RlV.lSTA
MILITARE GlOR i'U LE ~I El'iSlLE
Anno
1n. - Volum e 111.
TORINO, 18!S9 'l'IPOGRAFIA ED11'RICE G. CASSONE E CO:\IP.~ Via S. Fr:rnccsco da Paola, N. 9,
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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE FORTIJ?1CAZIONI DI LINZ
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Proprietà Letteraria,
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In altro numero della nostra Rivista abbiamo riportata la seguente notizia tolta dalla Gazzetta militare di Vienna : << In forza di un ordine cieli' imperatore, parecchie opere » di fortificazioni pii, o meno considerevoli saranno demo>> lite , cioè: il campo trincerato di Linz , la fortezza di >> Koenisgraetz , i castelli di Deva, di Lavano, di Valcesino >> e di Semione. l lavori di terra di Floridsdorf, il fortino i> del passaggio della Tour- Rouge in Transilvania, i castelli » di Gratz e di Presbourg e diverse opere di fortificaz ione >l meno consid érevoli in Transi lvania saranno mantenute nello » stato in cui sono attualmente, senza spese di manteni)) mento. Però l'epoca in cui dovranno demolirsi le fortifi>> cazioni di Linz e di Koenisgractz dipende da condizioni ,
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SULLJ,: fORT11"1CAll0l\1
or
LINZ
il cui compimento richi~de ancora ~ollo _te~P?· ~o attesa . c·ò si lavora attivamente alle forl1ficaz10111 d1 Vieuna ». » dl I J" · I progressi della strategia, la forz~ ~legli es~rci\i nllua 1, 1 cangiamenti avvenuti ndle ùi, isioni polit_1che del\ E_uropa, ~anno tolto r1ualunq11~ importanza a dh·crsc p1~zze, quali ~crch_e. nu~ collocale in punti strategici, quali pcrcbe rendulc 1nsuu_1c~enl1 ai bi:oogni. Le prime voglion$i ckmolire , se per presidiarle hi:w•ni togliere truppe ùail' esercito a\ti,o ( \), le seconde amptiare, per adattarle ai nuo\'i bisogni. Anzi può occorrere di costruirne di nuoYe, in que' siti indicali dalla stra_tegia, dove al\ualmenle se ne difelli , o. perchè , prima che s1 fo1:massero delì.uitivamentc le ag3lomcrazioni pol_iliclle alluali_ , non avevano la medesima import.>.nza ; o perchc una s1~·all'~1a meno sapiente e auùace, non a, ern falio sentir~ il bi~ogno eh forllfi• care taluni punti a\ di q1ia della estrema fronl~er~d, u1_\0 Stal_o. 1 In questa condizione si trovano le cap1tal1 . Nei Lemp, anteriori alle "Uerre della r<>p11l)lJlica e <.lell' impero francese, sebbene la ;aggiol' varie t.li esse fL1ssero prive di l'orti_lìcazioni, difficilmente si son veclu\e i.lggre1lite in breve tempo, tn quella maniera in cbe yeni vano condvlle le operazioni, p~r ~ui l_e fu~rr~ rcntlcvansi lunghe e poco 1.kci:,;ivc. Dopo una serie 1.h 1alt1 dt guerra vantaggiosi, il nemico n1J11 \n,vavasi mollo nv~nzal•l ~-erso la capitale, cri arrcs\arnsi ad asse:liarc le pinz_c _,lt f~·ont1crn .; la qual cosa ,lava lcmpo alle \ruppr b~ttulc 1.h nfarst _ed ali~ fortuna cli mutare, e I' a~sa\ilore 11n1va 1wr lrùvars1 anco~ piti lungi dalla sua nwlu. E però 11011 ~en_tiv~si in modo cosi imiwrio:;o il bisogno di forlilicare le cap1ialt_; non v_ole_ndo, per un lontano p<'ricolo, iucorrcrn nelle ingenti spese r1cll1cs\e
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da vastissime fortificazioni. ' l J concor-o dei citla(1) Qunndo un governo possa fare fomlamcn s_11 • ~ i midini per la dik;a dello Slato, quelle pinzr.c, pres1d1a~e da \ruJ~pc d' . lizin' possono servire di appoggio per la guerra nazionale ' s1ccon.e m
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Ispagnn dal t 808 al l SJ 4..
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S\)LLC f ùRTlFICAZli ~l 1)1 LJ:0.7.
Ma oggi la cosa sia altrimenti, e talune guel'l'e sono state decise celeremente con l'occupazione della capitale, poco dopo che la guerra fosse incoo1iuciata, ed in conseguenza di una o ù11e grandi battaglie. Per difendere la capitale non fortificata, l'esercito battuto si è ,edaìo costrelto ad opporsi direttamente alla marcia del nemico , rinunziando per tal forma all'aiuto cbe avrebbe potuto ricevere dalle manovre per danneggiare il nemico, con eviture impegni decisivi e menando la guerra in lu11go, siccome deve proporsi colui clte sia sulla difensiva. Per siffatte ragioni, il fortificare le capitali 03gidl è una necessità. E però il pensiero di fortificare Vienna è giusto; l'altro di distruggere quelle piaue , le c1uali si trovi110 in coudi2ione elle ne rendano l'esistenza dannosa ed anche inutil< può essere buono. Ma , rinunziare di difendere la capitale, sia per mezzo di fortificazioni che rendano impossibile" on colpo di mano, sia per mezzo cli posizioni apprestale innanzi cli essa, sin verso la frontiera, le quali agevolino le manovre dell'esercito difensivo ed impediscano all'allaccante di recarsi a farne l' asscùio, ci semhra contràtio alle regole di una buona difesa. Ora, a queslo ci sembra accennare l'ordino dato per distruggere le forlificazioni di Linz. Se l'occupazione di qiiesto pnnlo p('r parte dell'c!lercito difensore, non avesse veruna influenza per impedire la marcia dell'attaccante sopra Vienna, per farne l'assedio, potremmo convenire nell'opinione del governo auslriaco; ma, secondo noi, la cosa sta altrimenti. La deliberazione di demolire Linz, ùimostra una delle due cose : 1 ° o che il governo austriaco reputa inutile, o per lo meno cli poca -importanza le grnndi posizioni di fianco innanzi per ritardare l'attacco della capitale forlifìèata , e crede che una sapiente strategia non offra altro mezzo come difenderla, che· quello di opporsi direl\amf'nte alla marcia del nemico, riducendosi in ultimo sollo le mùra di e;;sa; 2" o 1
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SULLE FORTIFlCAZIONf DI Ll!iZ
SULÌ.lè FORTIFICAZ!ON! DI T.l~Z
che la posmone di Li nz non abbia le proprietà strategiche necessario, percbè sia alla a contrariare le mosse dell' invasore. Crediamo che runa e l'altra idea sieno egualmente inesatte. Sempre cbe l'invasore non sia sifTattamcnte superiore al difensore, da poter tentare due imprese separate, conservando in entrambe tal decisa superiorità sull'avversario, da essere sicuro della villoria in qualsiasi circostanza; da questo caso in fuori, diciamo, elle non è quello sul quale si possano basare i calcoli di una buona difesa, e che contro una grande potenza non può verificarsi cbe nel solo caso di una coalizione generale , l'attaccante nou può indirizzal'C i suoi sforzi su di un punto lo1ìtano, sulla direzione della linea di operazione, insino a che sia minacciato sul fianco da tulle le forze del difensore. In tal caso deve da prrma a questi togliere ogni pos~ibilith di molestarlo sul fianco ed alle spalle, cd indi proseguire verso l'oggelLO delle sue operazioni. Percbè, a malgrado della posizione di fianco presa dal difensore, possa l'attaccante proseguire le sue operazioni sulla capitale, conviene che giunto sollo ùi essa, possa cangiare la direzione della linea di operazione e sollrarla al~ l'azione dell'esercito difensore, con allontanarla per modo, clic l'esnrcilo invasore possa accorrere a difenderla più celeremente che l'esercito difensore ad attaccarla, e ébe. questi, nel tentare l'operazione, corra il rischio di vedersi taglialo dalle sue posizioni difensive. QualLmque volta ciò. non si verifichi, l'invasore non potrà recarsi ad attaccare la capitale, se prima non abbia guadagnato tale distesa di paese sul fianco , da assicurare la sua operazione sulla capitale allo stesso modo che se avesse cangialò la sua linea di operazione. Se la capitale non sia fortificala, la manovra difensiva indicala di sopra salva l'esercito, e fa cbe la guerra prosegua anche dopo la caduta di quella. In questo caso l'oc-
tupazione della capil;.tle può aver luogo per m~zzo di un distaccamento. Perocchè l'attaccan te, per couservare l'offensiva, conviene che abbia uua superiorità sul difensore, la quale vuol essere tale, da permettergli di fare senza pericolo un distaccamento, semprochè il movimento di questo sia ben coverto dalla posizione presa dal rimanente esercito. Se invece la capitale fosse forliOcata , l'opera1.ione non avrebbe vcrun risullato , occorrendo 1m assedio per impadronirsene ; allora non basterebbe un piccolo distaccamento, ed una distrazione ùi forze maggiori , esporrnbbe l'esercito principale ad essere bal!ulo, e con ciò a lasciare le comunicazioni in potere dell'anersario, cd a rendere, per difetto di mezzi , impossibile il proseguimento dell'assedio. Questo ragionamento è conforme a ciò che ne pensava il maggior capitano del secolo, il quale così si esprime nelle sue memorie: « Rimane un terzo partito, quello di manovrare senza la>) sciarsi stringere alla capitale che si vuol difendere .... .. . )> per far ciò voglionsi buoni gencrnli cd un ottimo capo. » Io generale l' idea di coni re la capitale, o un punto qua> luuqne , per mezzo di marce di fianco, porta con sè la >1 necessità di un distaccamento ( qualunque volta quel punto >J non sia fortificato ), e g\' inconvenienti ihercnli alla disse>) minazione delle forze innanzi ad un esercito superiore. » Dopo l'affare di Smolensk, nel 18 I 2, l'esercito francese » marciò direttamente su Mosca, ed il generale Kutusow covrì >, questa città con movimenti successiYi, sino a che, giunto » al campo trincerato cli i\lciiaisk, tenne fo rmo cd accettò la >> battaglia: avendola perduta , continuò la sua marcia ed at>) traversò la càpitalc che cadde in potere del vincitore. Se » rgli si fosse ritiralo nella direzione di Kiow, aHcbbe allirato' >l a sè l'esercito francese; ma avrebbe dovuto di necessità con vrire Mosca con un distaccamento, e niente avrebbe impedito •
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SULLE FOJl'f lf lCAZ!ONT fJI Ll);Z
St;LLE FORTIFICAZI0:-1 l>I Ll:'\Z
n al generale francese ùi far seguire questo ·distaccamento da >> un allro <li maggior forza, che lo avrebbe egualmente co» slretlo ad evacuare quella importante ciLtà >). Ciò per il c-aso in cui la copilale sia interamente aperta, per cni non riesca possibile resistere a forze snperiori. Ma nel caso che, e per effello di fortificazioni permanenti o passeggiere, e per il concorso dç\la popolazione, si potesse difenderla con truppe di numero limitate contro forze maggiori, ecco qnol che ne dice in altro luogo lo stesso Napoleone I. << Allorcbè Napoleone passò la Marna , nel 181 4, e mano» vrò alle spalle dell'esercito nemico, se il tradimento non >) avesse aperto le porte di Parigi, le piazze della frontiera an>> davano a rappresentare una gran parte; l'esercito di Scbwarl» zenberg sarebbe stato costrcllo di gittarsi fra esse, il elle >i avrebbe <lato luogo a grandi ·avvenimenti. Nel 1815, esse » sarebbero stale egnalmenle di granrle nli lità: l'esercito anglon prussiano non avrebbe osalo cli passare la Somma, prima .» ùell'arrivo dell'esercito anstro-rosso sulla Marna, senza gli » avvenimenti poli lici della capitale , e può ritenersi per sicuro » che quelle piazze, che rimasero fedeli, si ebbero un' influenza » non lieve sulle condizioni dei trattati e sulla eonclolla <lei re 1> coalizzati nel 18 1 t e ,1 81 o ». Le quali parolo riel gran capitano accennano a due cose : '1° all'influenza delle operazioni sol fianco della linea di opera~ zionc tlel nemico, se Parigi avesse resistito; 2° a quella cbe, .anche dopo la caduta della capitale, si ebbero le piazzo forti , le qJiali impedendo al nemico di possedere ·compiulamenle il paese, lo costrinsero ad usare nei tralLati alcuni riguardi , che altrimenti non avrebbero avuti. Ed in verità , quando si ha il mezzo di evitare la compiuta dissoluzione dell'esercito, scansando, nello stato d'inferiorità in che questo si trovi rapporto al nemico , le azioni decisive e terminative, si può continuare a tener viva la guerra , e col
tnmpo andare incontro a circostanze , cbe possano menare ad un cangiamento di fortuna. Ora, percbè l'esercito possa evitare un combattimento, che non abbia probabilità di felice risultalo, conviene che sia libero ne' snoi rno\'imenti e che possa ritirarsi ora in una direzione, ora in \ln'altra, e ché U·ovi in ogni luogo le necessarie risorse; le quali non possono essere assicurale dalle sc1)rrerie del nemico, cbe in luogbi chinsi e fortificati. In tal caso il nemico, per venire a capo della resistenza del difensore, è costretto , come in Ispagna, aù una serie di assedi i, i quali rendono lunghissi rna e disastrosa la guerra. E però, sotto questo punto di veduta, I' idea di restringere soverchiamente il numero dei punti fortificati non è utile. Il troppo ed il troppo poco , sono egual mente erronei. Prima di passare alla seconda parlo di queste nostre osservazioni, vogliamo ricordare alcune considerazioni fatte da Napoleone sulla prima campagna d'Italia del I 79G, le quali ognor più coofermauo quanto abbiamo discorso sulla utilità delle posizioni di fianco per interdire l'accesso alla capitale, lfualunque volta qnesta sia difendibile contro un colpo di mano tentato da forze molto superiori. ~el giudicare le operazioni degli alleati dopo la battaglia di Monlenolle, egli cosl si esprime: << Dopo la ballaglia >, di Monlenotte, gl i Austriaci si riunirono sulla strada del ~fon» ferrato; essi non potevano fare allrimeoli, percioccbè la >l maggior parlo delle loro forze erano s11 Vollri e Sassello e ' » tuttora sperperate sulla loro sinistra ( in conseguenza dell'er». rore commesso di marciare su Voltri per difendere Genova , » invece di recarsi in forza su Acqui e Càiro ). Ma l'esercito )) piemontese, sotto gli ordini del gcneralé Colli , invecè di » recarsi a Millesimo, avrebbe dovuto appoggiare su Dego e » formare la sinistra di Boaulieu. Era un errore il credere ' il che per r.ovrire Torino, facesse mestieri stare a cavallo sulla » strada ùi questa cillà. Gli eserciti riuniti a Dego avrebbero
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SULLE FOJ\Tl FICAZlO:,;fI DI LtNZ
coverto Milano, percbè a cavallo sulla grande strada del )) Monferrato; e coverto Torino, perchè sul fianco della strada )) di questa città. Oppure Beaulieu, se aves·se avuto cinque o n sei giorni a sua disposizione, avrebbe dovuto recarsi a Ceva ii per riunirsi all'esercito piemontese, essendo vantaggioso agli >> alleati il tenersi vicini alla linea di operazione dell'esercito >i francese ; nè aveasi da temere che questo entrasse nel Monn ferrato, insino a che l'esercito avverso occupava Ceva )) . Perchè Napoleone, nel caso che gli alleati si .fossero riuniti a Dego , avesse potuto recarsi a Torino sen1.a tener conto della -posizione di fianco presa dagli Am,tro-Sardi, bisognava cbe· l'esercito francese avesse potuto mutare la sua linea di operazione e prenderne un'altra per il Cenisio o il Ginevra; m~ le pia1.ze della Brunetta, Exilles e Fene!,trelle chiudevano quelle vie, ed il nemico non poteva rendersene padrone sollecitamente ; intanto sino a che quelle piazze erano· nelle mani dei Piemontesi, la linea di operazione dei Francesi a traverso le montagne del Genovesato, era esposta alle operazioni degli alleati postati a Dego. La stessa strada del colle di Tenda, alquanto più ad occidente di quella di Savona, non era neppure abbastanza garantita ed in buona direzione, per assicurare le operazioni di assedio contro Torino , ed era àlla sua volta intercettala dalla piazza di Conco. Nella guerra della Prammatica Sanzione, allorchè i Francesi si sprolungarono per la Riviera di Genova, e, insieme con gli Spagnuoli, irruppero di qua dall'Appennino ligure, la posizione presa da Carlo Emanuele III sul Tanaro, appoggiandosi ad Alessandi'ia e Casale, e manovrando fra quelle piazze, garantì Torino ( che era fortificata) da ogni insulto,· e delle luogo allo sviluppo degli avvenimenti, dei quali il prode ed intelligente re seppe trarre profitto per iscongiurare i danni da cui era rninacciato lo Stato. · · Le ragioni esposte, e· l'autorità dei folti , non lasciano alcun >i·
SU LLE l'ORTIFTCAZIONI DI ÙNZ 11 dubbio sulla utilità delle fortificazioni ben collocate, per rendere più efficaci e sicure le operazioni militari rivolte a difesa degli Stati, siccome quelle che danno agli eserciti un piiI largo campo alle manovre ed una libertà di scelta nelle combinazioni della strategia. Altrimenti queste sarebbero-molto limitate, e l'avvenire di uno Stato dipenderebbe dal risultato sempre dubbio di qualche battaglia, potendo un'eventualità impreveduta ed imprevedibile sovente rovesciare i disegni meglio concepiti. Quale elle sia l'ingegno del . generale e la bontà delle truppe , è sempre possibile che una battaglia si perda; ma a lungo andare l'ingegno, la costanza ed il valore finiscono col trionfare. E però, se è vero che la difesa di uno Stato dcbb'cs.;ere basata sulla intelligenza dei capi, sul valore delle truppe, non che sulla costanza e sull'intiera abnegazione di tutti al bene ed alla gloria della pàtria, è pur vero che vuolsi, per quanto è possibile, non commettere la salute dello Stato alla volubilità drl!a sorte di un momen.to; e però col procurare ai difensori i mezzi come &oslenere lungamente la guerra, si o[re ali' intelligenza ed al valore il mezzo come predominare sulle accidentalità del momento. Esaminiamo ora la seconda questione, cioè se la posizione di Linz sia tale da meritar di essere fortificata. Il vasto. bacino del Danubio è diviso in quattro bacini particolari , ed il fiume nel passare dall'uno all'altro si apre la via a trav_erso uno stretto formato da tre principali diramazioni ch·e, da ciascun la.lo, si distaccano dalla vasta cintura di montagne , e vanno due a due ad incontrarsi di fronte sulle due rive del fiume. Le diramazioni che chiudono il primo bacino, e formano lo stretto che incomincia a Passau, presso il confluente del!' Inn, sono: al sud, la catena di Hausri.ick sulla destra dell'Inn; al nord , la piccola catena che si distacca dal Boehmcr-wald, e corre tra l'Ils e la Mulhbacb. . Questo primo bacino del Danubio è cinto al sud dalle Alpi
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di Costanza, le quali cosleggiano la riva settentrionale del lago dello stesso nome; e, piuttosto che rnonLag11e, sono una contrada elevata, composta di alture a dolci pendii, di facile accesso ed attraversate da strade importanti, che menano dalle rive del lago allo stretto dell'alto Danubio. A queste allu1·e, procedendo verso oriente, seguono le Alpi Algovic, Grige e Retiche. Dal picco dei Tre Signoi·i si distàcca una catena che s'incli rizza al nord, incassa la Salza e si sprolunga sulla destra dell'lon, sino a Passau, e si stringe al Danubio. Tulle qneste montagne sono aspre ed alte, e ne discendono grandi Oumi, i quali formano tante linee di clifesa. La cintura al nord del Danubio è formata dalle mnntagne della Foresta-Nera, le quali si riattaccano alle Alpi di Costanza fra le sorgenti della Wnllach e ciel Danubio, ed _oppongono un ostacolo considerevole alle opernzioni. S<'gnono le Alpi di Souabe1 le Ste·igcr-Wald ed il Ficbtel-Dug. Indi succedono le montilgne di Boemia, le quali s'inclinano da nord-ovest a soci-est , e da Ratisbona sino al di là di Ens vanno a terminare sul Danubio; cli maniera che non v'ha più veruna comunicazione rotabile lungo la riva sinistra del fiume, fra Ratisbona e Linz. Al di sotto di Passau il finme è perciò stretto fra le montagne che sono sulla deslra del\'Inn, e quelle di Iloeruia, tra Clli è lo streUo cbe il Danubio ùeve superare , per iscorrere dal primo al secondo bacino. Le montagne della Doemia sono generalmente coverte di foresll', di aspetto selvaggio ed attraversale da piècol numero di strade. Il tratto della cintura settentrionale del primo bacino del Da• nubio, compreso tra la Foresta-Nera e la Boemia, chocomprende montagne poco alte, è invece accessibile alle invasioni . La valle del Danubio, dall'origine nella Foresta-Nera sino ad Ulma, forma un contiuno stretto, il cui possesso è indispensabile per le operazioni ulteriori. Dopo Ulma il fiume diviene largo e poco profondo, la valle
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SULLE l!'ORTJl1 1CAZIO:.I IH L1NZ
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si slarga; ma il paese è più vaslo sulla riva destra che sulla sinistra, donde scorrono poche acque, le montagne seguono a breve distanza la riva, e questa domina quasi sempre l'opposta sponda; la quale è piana e paludosa, eù allraversata da corsi d'acqua considerevoli. A Ratisbona, punto più settentrionale del gran gomito cbe fa il Danubio verso il nord, le monta()'ne di B_o~~ia si accos_lano in guisa al fiume, da baguarc le ultim: pend1c1IIl esso, e ,·1ctare ogni comunicazione rotabile lungo la riva per un gran tratto, sino aldilà di Ens. A Passau comincia lo stretto cbe attrnversa il Danubio per passare dal pri mo bacino al se~ condo, il quale sisprolnnga per più chilometri, e a<l intervalli si diviùe in bracci~, le quali lasciano nel mezzo alcune isole· in tal guisa procedendo, si giunge a Lioz. Poco al disotto di que~la citlà, si scaric.a nel Danubio, sulla riva destra, la Tra un , la qu_ale nasce nel contrafforte elle incassa l'Ens , che è più ad 0!·1ente, ed attraversa un baciuo taglialo da torrenti e Iagbi, e c1rcondalu da aspre e dirnpate montagne. La Traun dice » l'arciduca Carlo, incàssata nelle montagne, non è acce;sibile » che verso la pianura di Wels ». Una· mezza marcia al disotto di Linz, shocca sulla destra del Danubio l'Ens, fiume che scorre in un bacino di alle monla<l'• e le quali oirrooo lutti i caratteri delle grandi Alpi, e forma : 11; buona linea mililare, cbe, secondo il peusiero dell'illustre arcidu~a Ca1:lo, fa parte della base di operazione delle truppe auslnache 10 Germania. ~11 un~ guerra della Francia co1Hro l'Austria, a,•endo i Francesi per 1s~opo_Vienna, la linea che segue il corso ciel Danubio, -? ~raverso il prnno bacino, è la più importante, e questo baciao ~ 1~ le~lro naturale sul quale si dovranno indirizzare le ope1az10n1. Per muovere verso Vienna non v' hanno che tre vie ap_erte da tre fiumi paralelli, il Meno, il Danubio ed il Po. L~ prnna st~·ada è una linea lunga ed ohbliqua, la quale attraversa la Boeuua, e per ua grau !ratto presenta rare e difficili comu(<
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SU Ll,E F'ORTIFICA 7.lO:-(I DI Ll:SZ
SULLR F'ORTll'I C,IZIONI DI I,INZ
nicazioni col Danubio; posta ad una estremità del teatro delle operazioni, essa offre il fianco all'esercito difensore padrone del corso del Danubio. Questo fiume dividendo il teatro della guerra iu due parli, è pe'<.Ùfensori nna base paralcllaalla linea di ope• razione nemica, ed una linea di difesa da cui possono muovere con vantaggio contro il fianco e le spalle dell'attaccante che seguisse la via indicata, ed arrestarlo innanzi che abbia raggiunto lo scopo delle sue operazioni. il Queste posizioni sono troppo minaccevoli, dice l'arciduca >, Carlo nei suoi I'rincipii di strategia, percbèl' armata offensivo 1> possa lasciarle da parte, e proseguire senza pericolo il corso » delle operazioni verso la base nemica. I numerosi passaggi » del Danubio tra Ulma e Ratisbona aumenterebbero di mollo » questo pericolo; d'altra parte i due grandi lati del teatro della » guerra, essendo con le basi di operazione nella ragione di ~H » a 1 e per couseguenza la distanza friì le due basi essendo >i del doppio più lunga che le lince tn1s, ersali cbc le tagliano, » è da presumersi che un esercito il quale oltrepassasse queste >l posizioni per muovere contro la base di operazione opposta , » sarebbe preso di fianco ed alle spalle, prima di raggiungere >i lo scopo della sua operazione ». 1,'allra via, quella che segue la ,·alle del Po , è più direlta della prima, ma divisa dallo scopo da grandi masse di montagne , troppo lontana e presenta il fianco agli allaccbi procedenti dal Tirolo. Nel ·l 797, se l'arciduca avesse riunito le sue forze nel Tirolo, e di là avesse minacciato d'irrompere in Italia, Napoleone sarebbe stato costretto a segairlo in quella direzione, abbandonando la via diretta, la quale attraversa l'lsonzo, e per il Simmering mena a Vienna. Questa opinione è confermata da Napoleone stesso. 11 Se il » principe Carlo, egli dice, nella camp,1gna del 1797 volorn >> covrire Vienna e Trieste , do,•eya riunire tutte le sue forze
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nel Tirolo , dove anebbo _trovato appoggio nelle locali là o >> nello spirito delle popolazioni. Egli sarebbesi tro\'ato al caso » di ricevere prontamente i rinforzi dalresercito del Reno; in>> sino a che si fosse mantenuto nel Tirolo, egli non avrebbe » avuto da temere che l'esercito francese 'ii recasse sull'Isonzo. » Al primo movimento da questo fatto sul Piave, egli lo avrebbe ,, richiamalo indietro passando l'AYisio, cd occupando il Tren >i Lino; la qual cosa avrebbe cos1rello il generale francese a n condurre la guerra nel Tirolo con tullo il suo cser~ito, opc>1 razione difficile mollo e piena di accidenti. Se il q uarlier ge>i nerale del principe Carlo, inrece di essere a Conegliano, fosse 1 i stato a flolzano, se_i quarantamila uomini che quegli aveva » sul Piave ed il Tagliamento, fossero stàti ~ull'Avi,;io, Vienna n e Trieste sarebbero state coverte perfettamente >). . Sì per la linea cli operazione ùel i\Ie1io elle per quella <lei Po, il difensore, operando sul fianco dell'allaccanle, trovasi nr.1 mPzzo del teatro della guerra, con vasti paesi alle spalle, ed è più prossimo alla linea di opcrnzione ùell'ayversario, di giiello rbe questo non lo sia dall'oggcllo delle sue operazioni. Se l'allaccante sia padrone del primo bacino del Danubio e del corso del fiume, ùa ~ualunque lato o·peri il suo avversario, avrà ~empre le COIDllllicazioni assicurale per la riva opposta , pere be coverte dal fiume stesso. Inoltre , se il difensore operi per una delle linee estreme del t!'all·o della guerra, nell 'idea di girare un'ala dell'atlaccante, rischia di essere tagliato fnori dalla base se perdesse; mentre che l'avversario, nel caso più sfavorevole, può ritirarsi ohbliquamentc e guadagnare una delle estremità della sua base. E però la lirwa, non pure più diretta, ma anche nwglio collocata sotto tutti i rapporti, per un attacco dei Francesi con tro l'Austria, è la valle del Danubio. Non per tanto,, orn l'Italia non sia uno si.ilo neutrale e fuori del dominio austriaco, le operazioni contro Vienna è sempre utile che iiiano appoggiale da un secondo esercito che muova per l'Italia, siccomr dimostrarnnlo le guerre della Repubblira e dell'Impero. ll
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SULLE; FORTlFICAZI0:-11 DI LINZ
La valle tlel Danubio presenta uno streuo dall'origine sino ad Ulma, ed un scconùo da Passau in giù; siccbè lo spazio <love te oomunicazioni trasversali sono in gran numero, e che si prestano alle manovre dei grandi eserciti l'è quello da Ulma a Ratisbona. Ratisbona è il punto più in giù del corso del Danubio, innanzi le monta.gne della Boemia , dove s'incontrino comunicazioni cbe s'indirinino in tulle le direzioni. Quelle rivolte verso il B,eno ne hanno di trasversali , le quali le uniscono e fanno abilità di passare dall'unà all'altra; quelle che partendo da Ratisbona s'indirizzano verso lé! base di operazione austriaca, sono divergenti, e bisogna scendere il fiume da Ratisbona 13 Straubingen, sino a Li nz ed -Ens, per trovare-qualche via trasversale, s.iccome quella di Budweis, sulla Moldava,a Neumarkt, e da questo punto da un lalo a Linz, e dal°l'altro ad Ens e Steyer, sull'Eus. E però il primo oggetto di operazione, per 1\mo e l'altro esercito è la vallo del Danuùio tra Ulma e Ratisbona. ' << li nemico , dice l'arciduca, non può agire su i fianchi di » un esercito che si porti in avanti, se non quando molte coi> municazioni trasversali taglino le lince di operazione che n muovono direttamente dalle due basi. Egli non potrà farlo tra >> Linz e llatisbona, nè sulle montagne dell'Alb, che separano » il Danubio dal Necker, nè su quelle che chiudono la valle del n Reno; sibbene tra Ulma e Ratisbona, perocchè un gran nun mero cli comunicazioni attraversa questo tratto in tutta la lai·n ghezza del teatro della guerra. n Questo è dunque l'oggetto esseuziale, dal quale è necesii sapio allontanare il nemico , e per riuscirvi si rende impor>> tante lo acquistare una piena libertà nei proprii movimenti. ii Ora questa non si conseguirà , se non guadagnando una co;i municazione sicura sulle due rive del Danubio, in che sta la ii sola gran difficoltà del calcolo delle operazioni. Le due armate n avranno necess.iriamente di mira quest'oggotlo, senza di cui
SULLE FORTIFICAZIONI lJI LlNZ
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è a:5solu'tamcnte iplpossibile di condurre innanzi il loro piat\-O di campagna. • • • • • • • • • e< Gli ostacoli cbe l'occupazione- di Ullil sponda >i presenta alle operazioni sulla sponda opposta, reagiscono sulle n due annate; e siccome lo stretto del Danubio influisce essen--. >i zialmente sul piano generaLe della campagua soltanto tra ,i Ulma e Ratisbona, a ca_gjone che ivi solamente offre comu...,. >i nicazioni che alt.raversano il teatro-della guerra io tntli i sensi; n così questa medesima estensione diverrà a vicenda il primo >i oggetto delle 0perazioni, e i· due eser"citi avranno un egu.,1I{', >> i!}leresse ad occuparla ,i. Ciò éhe l'arciduca ~1~ dimostrat.o {:OIJ ·tanta pbiarezza nell'opera citata, è conf<irmato <ltii grandi esempi somm ini,strati dalle, guerre di Nopolcone; ed in nùnzi ùa tulle quelle della llepqb~ blica, del Cohsolato e del)'lmpero, in cui i primi colpi decisivi,; sul teatro della guerra di Germania contro l'Austria, sono stati dati nella valle del Danubio lra ·Ulma e Uali~IJoua. 'Alle aggressioni della Francia si offrono tre vie per r~carsi uel tratto della valle in discorso. La prima per gli strelli cieli~~ Foresta-Nera a traverso le valli dell' El7; e della Kintzing, eh'!) la più diretta:; rna, superate te montague, bisogna operar~ sull'altopiano ondulalo di Costanza, e si ba innanzi la pia~Z~\ di Ulma, e sulla sinistra le selvagge valli delle Alpi di Soltabc :e però sì dovranno vincere direttamente una serie cli ostacoli , le azioni saranno poco decisive e non feconde cli gr.1ndi ri~ su\tamcnli, ed il terreno bisognerà, per così dire, conqui~arlo. palmo a palmo. La seconda vi'a d' inyasionc è quella che segue contempo" raneamente ·i baoirn del Necker e del Meno; quella cioè , ohe seguì l'esercito francese nel 1805, frattanto cb~ .COQ duc·corpi si presentava dii·eUameJ1te innanzi agli stretti della foresta~ Nera, come per forzarla , e così ingannare. l'ayversario e cli~t.o~ glierio da ciò che avveniva sul fianco destro.· Questa linea è n
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la più lunga e indiretta, e mena sulla riva sinistra del Danubio, dove le operazioni sono grandemente contrariate; ma. essa gira lo stretto dell'alto Danubio ed Ulm a, e, passato il fiume, si tagliano le comunicazioni dell'esercito avverso. Ma questa operazionè suppone nna grande superiorità ùi forze, perocchè bi~ogna essere padrone delle due rive per covri1·e le proprie comunicazioni e tagliare quelle dell'avversario. Nel caso contrari9, passando sulla riva destra, bisognerà abbandonare la sinistra, e perciò le prop't'ie comunicazioni prima di esser$i_ aperte quelle per la riva destra; operazione piena di pericoli. « , Egli è certo,. che qu'esla. posizione ( sul Danubio tra Ulma » e Ratisbona, il nemico stando sulla riva opposta ), è molto >i forte sulla frònte, e benchè non sia probabile che un esercito » vi si stabilisca dall'apertura della campagna, pur non di >> meno può divenire molto utile nel seguito, allorchè avv·e >> niment.i contrari lo mettano nella necessita di rifarsi e di » temporeggiare ... , . « ..... L'esercito dell'est, costretto a retrocedere suH' Ens » ( dalla posizione della riva -destra del Danubio li:a Ulma e >i Ratisbona'), non può incontrare la medesima difficolla (cioè » quella che sperimenterebbe l'esercito dell'ovest, poMato allo >> stesso modo, il quale dovendo ritirarsi. per l'estremità di >l un'ala nella direzioi1e della fronte prolungata, correrebbe il >> pericolo di essere prevenuto dall'avversario); pereioccbè il >> di fello di passaggio dalla sponda sinistra alla destra , dà >> m.1ggiore sicurezza alla sua marcia. << Ma cessano tutti i vantaggi di una linea di difesa dietro il >> Danubio, quando l'avversario per una grande superiorità di n forze possa mascherare i suoi movimenti e continuare le ope>> razion.i ... . . : essa diverrebbe anche pericolosa, qualora l'e» sercito si ostinasse a sostenerla, perciocd1è il nemico po)> trebbe forse riuscire a gnadagnare il secondo oggel!o .delle >J sue operazioni, forzando il punto di appoggio, che lega la
linea di difesa con la base dell'esercito 1>. Così l'archluca Carlo , e noi aggiungeremo forzando la linea cji difesa in qualche punto, e tagliando fuori dalla base una parte, o tutto l'esercito difensore, come avvenne a i'Jack. La terza via d'invasione è per la Svizzera. Seguendola , si gira lo stretto dell'alto Danubio per la destra; ma, passato il Reno, le alture cli Costanza offrono posizioni favorevoli alla difensiva : Moreau, che seguì questa via nel 1800 , dovette dare quattro lJatlaglie ad Engen, Moeskirch , Biberach e Memmingcn, prima di respingere il nemico sotto_Ulma. La base austriaca essendo sulla Moldava e l' Ens, e quella francese sul Reno , i due avversari sono aù eguale distauza da Ilatisbona ed_ Ulma, e possono con la stessa faci lità prevenire l'avversario all'estremità più prossima dello spazio tra Ulma e Ratisbona. Da Brisach ad Ulma si contano 1O marce ( calcolando le marce come fa l'arciduca, a 3 miglia di Germania, 12 italiane), ùa S1rasbnrg ad Ulma 8 a 9 , e da Lauterburg allo stesso punto 8. Da Ens a R<1tisbona v' hanno dieci marce, ed altrellanlc da Bndweis. La diiTerenza fra le prime e le seconde si rende poco importante, se si riflette cbe da Ulma a Ratisbona v' banno 8 marce. I due eserciti avxersi, avendo lo stesso interesse cli fJCcupare il corso del Danubio da Ulma a Ra Lisbona, faranno il possibile per recarvisi rapidamente, e ciascuno potrà giungere al punto più prossimo prima dell'esercito contrario. li possesso cli Ratisbona è importantissimo per l'esercito austriaco, sotto tntli gli aspetti , ed in particolare sotto quello della difesa, alla qna\e bisogna sempre por mente nel I' intra• prendere una guerra; peroccllè, ancbe quando si operi offensivamente, un'azione perduta, o qualsiasi imprevedibile even-, tualità, che sovente contrariano in guerra i disegni meglio concepiti , possono costriDgere l'altaccante a mettersi sulla difcnsi va. .
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SULLE, FORT IFICAZ !ù'il DI LIN'Z
S ULLE F ORTJ F !CAZ!ONI DI L!NZ
La base austriaca essendo su\l'Ens e la l\folùava , cbe è pcrçorsa in tutta la lungbezza dalla strada cbe da Linz ed Ens con duce a Budweis, ed innanzi di essa non inco~trandosi altra comunicazione trasversale, che a Straubingen e Ratisbona, cli cui quest'ultimo punto è il più avanzato ed il nodo principale delle comuuicazioni sulle due rive del Danubio; ne consrgue, ch'è della maggiore importanza per gli Austriaci di occuparlo in tempo e sosteuerlo il più lungamente cbe sia possibile. Esso è un perno efficacissimo dei movimenti offensivi , che denno fàrsi innanzi nella direzione di· Ulma, e sulla difensiva offre una posizione di fianco prossima alla linea ùi operazione del nemico, la quale impedisce a qliesli di procedere nelle sue· operazioni innanzi di essersene impadronito. L'esercito postato a Ratis_bona, qualora il nernico operi sulla riva destra del Danubio, ha la sua comunicazione assicurata con la Boemia, coverta com'è da Ratisbona a Linz ed Ens , da montagne impraticabili. Per minacciare Buclweis, l'esercito invasore dovrà discendere il Danubio sino a Linz, dove s'incontra la prima strada trasversale dopo Ratisbona, e quivi passare il fiume e le montagne. Ma da Ratisbona, per Linz e Budweis vi hanno 1 3 marce, e l'attaccante si vedrebbt~ tagliate le comunicazioni ed attaccato alle spaìle, prima dj raggiungere il fine propostosi. E ciò, supponendo che l'auaccante non incontri ve, runa di fficollà' nel seguire la strada che mena a Budweis; ma, se invece i passaggi sul Danubio di Linz cd Ens fossero fortificati, e che la strada, la quale da questi punti mena in Doeroia, fosse intercettata al passaggio dei monti, l'operazione diverrebbe lunga e difficile, e potrebbe dar luogo ad imprevedute eventualità, se pure l'allaccante avesse forze s_iffattarnente superiori, da poter te.nei'e in rispetto l'esercito di Batisbona, e con un forte distaccamento minacciare di occupare Bndweis cd inte1 cettare le comunicazioni dell'esercito difensore. ~< Una posizione di fianco ( principii di strategia) , sopra di 1
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una sponda del Danubio non si potrebbe oltrepassare impu)> nemcnte, senza una grande superiorità di forze. Essa vuol es)> sere auacc.i.ta affine ùi disfarsi del nemico, che altrimenti n potrebbe indagare le mc nome circostanze ed impedire ogni n ulteriore operazione. (( Le osservazioni sul teatro della guerra banno most.rato che )1 tali posizioni non potevano essere girate senza esporre lè » proprie comunicazioni. E sarebbe egualmente pericoloso di ii mascberare le proprie intraprese con un corpo di osserva_;, » zio ne: perchè il difensore senza altro rischio, fuori di quello n di essere forzato a ritirarsi dieLro il Danubio, coglierebbe il >> momento favorevole per piombare sopra questo coi-po isolato, " e dopo averlo disfatto avrebbe anche nn tempo sufficiente ,>) per andare a battere in dettaglio gli altri, che manovrassero >' su i. suoi 6anchi' )>. Dal caso in fuori che si abbiano forze più che doppie, uon sì può procedere· nella tllrezione di Vienna, se prima non si sia padrone ùel corso dc.I Danubio; e le stesse mano,,re su i fianchi divengono pericolose in presenza di u'n generale alliv•o cd intelligente. Ora, se a queste pro'prietà generali dèlle pòsi:.. iioni sopra una sponda del Danubio, si aggiunga che·quella d't Ratisbona ha la linea di ritirata sì ben coverta dalle montagne della Boemia, da costringere il nemico ad un immenso giro per interccllarla, esponendo compiutamente le proprie comunicazioni prima di conseguire l'intento, e che i ·pericoli e le difficoltà del!' impresa possono essere accresciute col chiudere ! passi rotabili dei ·monti con qualcbe semplice forte, si scorge tutta l' imporlanza per l'Austriaco di occupare e sostenere Ra~ tisbona. Se il nemico opBrasse sulla sponda sinistra ciel fiume, le comunicazioni dell'esercito di Uatisbona _sarebbero assicurate per la riva destra del Danubio. Il nemico ·per intercettare la via che da Ratisbona conduce a Vienna , donebbe _pe.netrnre in }J
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Boemia, e per Budweis a Linz o Ens ('i), eseguire un largo giro, lasciandosi .dietro l'ese1·cilo difensore postalo a Ratisbona; il quale, per v:a diretta ed in tempo mollo più 41·eve, gli taglierebbe le comunicnioni e lo molesterebbe alle spalle. Un forte nelle montagne, e le fortificazioni di Linz eù Ens, renderebbero l'operazione ancor più arrischiala. Infine, le comunicazioni fra Ratisbona e Li1iz, per la riva destra del fiil'me, sono molto più brevi del gran giro cbe deve fare l'allaccante; e però si può liberamente attaccarlo sulle comunicazioni ed alle spalle, prima cbe giunga a Linz, ed ancbe prevenirlo su questo punto. Quanto diciamo è confermato dalte.parole stesse dell'arciduca Carlo, nell'opera più volle citata: (< Ritorniamo alla supposizione elle l'esercito dell'est ( au- >l siriaco) dopo aver eITeltual~ la sua ritirala sopra Stadt-amhof, » possa ancllc misurarsi col nemico e non abbia cla ~perare » soccorso dalla Boemia. Allora il passaggio del Danubio a >J Ratisbona e una posizione sopra la sponda dirilta di questo » fiume le diverranno più utili, cbe una prolungata resistenza >l ·sulla sponda sinistra. A meno che il nemico non voglia az1J zardar lulto , non oserà portare innanzi la ·sua operazione n sopra la Boemia, e sarà costretto di attaccare l'esercito sulla · (1) Al disotto dì Ratisbona v'ha la strada trasversale di Cliarn a Slrnnbingen sul Danuhio; ma da ,Ratisbona a Straubingen, per la riva destra del Danubio, il difensore deve percorrere uno spazio immensamente mi·norc del giro che l'aLtaccante dovrebbe fare per giungervi, per cui potrà sempre rafforzare Straul1iugen e prevenirvi il nemico. Ln qual cosa è tant0 più facile, qurrnto che l'attaccante non può minacciare più punti ad lln tempo, non essendovi , siccome abbiamo di già fatto osse rvare , veruna comunicazione lungo il fiume sulla sua riva sinistra, da Ratisbona a Linz cd Ens. Ed ove il corpo di osservazione lasciato innanzi Ratisbona non fosse abbast~nr.a forte da impedire le operazioni del difensore, l'attaccante, giranrlo a bicve ctislanza .dalla posizione cii questo, r:ìsel1icrcbbe, nel caso il suo corpo di osservazion,e fosse battuto, di trovarsi rinchiuse dentro stret.te vallate di montagne e nella difficilissima condizione dì doversi aprire la ritirata con te ~rmi, in terreno fayorevolissimo a colui che trovasi in posizione,
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tìva diritta. Or siccome egli non potrà sperare di aprirsi un >i passaggio sul punto occupato dall'avversarip ( supposto forte)) ménte munito), così dovrà ricorrere ad altre misure ed a >> manovre, che l'esercito forse farà andare a vuoto, ripetendo » un'altra volta la stessa operazione. In tutti i casi quest'ultimo )> guadagnerà del tempo per rimettersi e pe( prepararsi delle » posizioni dietro l'Inn e l' Iser, ad oggetto· di arrestare il nen mico fino all'arrivo dei soccorsi che potranno giungergli dal1) l'Austria o dall'_Uugberia. In ultimo luogo esso si ripiegherà >l sopra Linz e prenderà sufla sponda sinistra una posizione che \) ne imporrà quanto quella di Ratisbona, e Io ravvicinerà al >i centro della sua base. « Sino a che l'esercito occupa le sponde dell' lser e dell'Inn, >) il nemico non p.oteodo intraprendere nulla sulla strada di » Ne~markt, anche dopo l'evacuazione di Ratisbona, senza te>) mere per le sue comunicazioni, dovrà necessariamente sen guirla .. .. . Giunto ad una certa altura non dipenderà più da » lui sorprendere Budweis, portandosi sulla sponda sinistra; >> poichè non avendo a questo effetto che la linea ùi operazione >> per Straubi.ngen e Cbam , se ne allontanerà a misura che se)> guirà la marcia retrograda dell'esercito difènsore, e ché questo )) si avvicinerà a Budweis per Linz >>. Napoleone, nel 1809, dopo la giornata di Abensberg, in cui l'esercito au3triaco rimase diviso in due, e dopo avere nel seguente giorno 1 2,1 aprile, compiuta la disfatta d' lliller, lasciò Bessières con tre divisioni I per togliere all'avversario ogni idea di ritorno offensivo; e rifece, il 22, i suoi passi verso Eckmiil, con le rimanenti forze, per riunirle a quelle di Davoust, bat-• tere l'arciduca, e respingerlo su Ratisbona. Viola la battaglia di Eckmiil, egli non cessò dall'incalzare l'arciduca e- non riprese la marcia su Vienna, se non dopo cb 'ebbe·preso Ratisbona e tolta all'avversario la facilità dei ritorni oITensivi sulla riva destra del Danubio.
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Dopo le giornate tli Aber.sberg ed Eckmtil, le forze austriache trovàvansi divise su due direzioni diverse, con grandi ostacoli in mezzo;· per cui le troppe francesi, ohe dopo que' fotti d'armi avevano acquistato una decisa superiorità sol nemico, si trovavano nel cent1·0 de.l!é due masse principali dell'avversario. Ed agevofati com\•nmo dalle linee cli comonicazioni dirette se(:ondo il corso dé! Danubio, potevann rnpidllmente riunirsi o suHa direzione dr Vienna, o contro gli sbocchi della Boemia_n1olto pi/1 rapidam()nte det nemico; il quale, per riunire le soe 'forze, do~ vendo seguire una via torlllosa e lunga e superare grandi ostacoli, non poteva minacciare i Francesi in nessun punto, seuza che questi avessero il tempo di mandarne a vuoto i disegni. E però, battuto l'aroiduca ad Eckmi.il, Napoleone poteva \asciarlo osservato con forze sufficienti, e con· le altré muovere coùtro l-Iilfor e spinger&i sopra Vienna. Noli per tanto, poichè l'arciduca ioneva Ratisbona e poteva passare sulla riva deslra senza ostacolo, le forze che bi&ognava Iasciargfi incontro, per assicural'é la vittoria, noo -essendo protette da qualche ostàcoto considerevole, bisognava che fossero sopori ori a quelle dell'avversario ; e però non gli sa rcbbero rimaste trn ppe abbastanza numerose , da tendere sicuro n risultato clèlle opet·azioni cont1:o Hiller, e celare la mossa sopra Vienna. Per la qual cosa fu i111Hspensa- . bile, · per fa pronta e sicura riuscila delle opel'azioui sopra Vienna., di rendersi padrone di ftatisoona. Ottoouto ciò , e coverla la shlistra con un grande osCacolo come i! Danubio, il corpo di Davoust, seguito da quello di Ilernadofte, era pì11 che sufficiente per 'impedire un ritornò offensivo dell'arciduca, e tlar tempo all'eserèito francese di tlcc11pare Linz ed Ens; donde, minacciando Bndweis, si ronde%· impossibile •ali' arciduca di operaro contro il èoqlo di bavoust; vièmaggiormeute che tra Ratisbona e Linz iI còrso del · Danubio è garanti lo; contro qt1alunque operazione del nemico, dàlle montagne della Boemia , le quali non
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offrono neilsuna grande comuhicazione trasversale lungo il fiume, nè vernna strada cbe da questo cond11ca ne.Il' in- · terno della Boemia stessa. Difalti l'arciduca, per la rapida mossa dì Napoleone verso I' Ens, si vide costretto ad .internarsi nella Boemia; e.siccome Linz, Ens e le alture dì Ebersberg · erano in potere dei Francesi, prima che gli Austriaci 1·aggiungessero questi punti , l'arciduca dovelle continuare il suo movimento verso Vienna per la riva sinistra del Danubio. . Donde si scorge, come il movimento di Napoleone sopra Vienna venisse favorito dalla divisione delle forze nemicbe , e dalla posizione centrale dei Francesi ; malgrado ciò , quel grande capitano sentiva la necessità d'impossessarsi in tempo àci punti importanti sul Danubio, dove sboccano le strade della Boemia (Ratisbona, Linz ed Ens), prima di procedere verso la capitale. Ora, si supponga che l'esercito dell'arqiduca, fosse stato tutto raccolto a Ratisbona, e si vedra che il francese avrebbe necessariamente dovuto seguirlo in Iloemia. dopo la presa della città: tale è I' imp_orfanza di questa posizione ·di fianco, qualora venga occupata e difesa da tutto t1n esercito. E se pure l'esercì to austriaco si fosse trovato diviso come dopo la battaglia di EckmUl , quando Ratisbonà e le alture indfolro fossero state fortificale nella maniera che l'importanza· della posizione. richiede, è certo che l'esercito francese avrebbe dovuto farne l'assedio in prr.senza di .tutto l'esercito dell'arciduca, e perdere un tempo lungo e preziosissimo, dopo di che ·solamente avrebbe potuto ripigliare con sicurezza la marcia sopra Vienna. · Ora ·, se Vienna fosse sta la fortificala coll'vei1ièntemente·1 i corpi di landwer e poca truppa sarebbero st'ati al caso di costringere Napoleone ad un assedio. ~Se a questo aggiuògr, che Hiller avesse trovato a Linz ed Ens d1c1e punti fortificati per di:., fendere il passo del fiume, 1)pieg'ato che si fosse su ·quelli per covrire la strada della Boemia , egli avrebbe potuto difendere
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efficacemente quel tratto del fiume; pero~chè, superiortnentc a Linz, le montagne della riva sinistra del Danubio non per.:. mettendo di operare con grossi corpi, i Francesi non avrebbero potuto tentare di passare il fiume da quel lato. Invece il tratto fra Linz ed Ens offriva sulla riva sinistra comunicazioni capaci di favorire le operazioni difensive, ed era abbastanza breve per essere garantito ed energicamente difeso dalle forze di Hiller ; il quale, se guadagné\va alcuni giorni , poteva essere raggiunto daile forze dell'arciduca. Allora, riunito ·tutto l'esercito austriaco su quella posizione di fianco , non potendo il generale francese occupare Vienna con un colpo di mano, bi~ sognava che supera~se da prima la posizione di Linz, e too-Jiesse ' o all'avversario la possibilità di molestare le comunicazioni du-• ranle le operazioni d'assedio di Vienna. Il gabinetto di Vienna riconobbe troppo tardi l' importanza di Linz, e quando vide il pericolo, deliberò di ricbiamarc Hiller su Vienna. Frattanto che per tal form·a occupavasi di fronte l'esercito francese, _si dç,vevano tentare alcune operazioni dalla Boemia contro le comunicazioni di qllesto, e Kollow1:alh con 25 mila uomini doveva discendere da Budweis sul Danubio ed impadronirsi del ponte e della città di Linz. Inoltre, ordinavasi all'arciduca Giovanni di ripassare le Alpi, e; dopo aver raccolte per istrada le truppe del Tirolo e quelle di Jellachich, di recarsi su Linz. <e · Non v'ha dubbio, dice il Rocquancourt n nel suo Corso elementare di arte e storia militare, che settanta ii mila uomini , per tal forma destinali a chiudere il bacino del >> Danubio nella sna parte più stretta, sarebbero stati pe' Fran·n cesi, arrestati innanzi Vienna, un terribile soggetto d'inquien tudine e di allarme >). Ma l'operazione era deliberata troppo tardi, ed i corpi che dovevano riunir~i a Linz erano fra loro molto distanti e separi;lti da ostacoli naturali ; mentre che i Francesi stavano nel mezzo, ed erano comandati da un gran generale , al cospetto
27 SULLR FORTlF1CAZ!ONl D I LINZ del quale rendevasi difficilissimo il menare ad effeUo quel disegno. Napoleone, che a vea già tutto compreso il pensiero dell'avversario, sentendo l'importanza _di garantirsi contro simiglianti operazioni di fianco, teneva d'occhi.o quanto avveniva sulla riva sinistra del Danubio ; e, prima di oltrepassare SaintPolten , dietro avvisi ricevnli· de' movimenti che av~an luogo da queì lato,. credette conveniente raddoppiare di prudenza per assicurarsi il fianco e le spalle. I ponti sul Danubio, e particolarmente quelli agli sboèchi delle strade della Boetnia, richiamarono la sua attenzione, ed alcuni li volle demoliti , altri coverli da opere fortificatorie a grandi profili, tra i quali Linz ; inoltre scagliouò lungo la riva del Danubio i corpi di Davòust e D~rnadotte, postò un corpo di 1O mila nomini ad Augsbourg , e Lefebvre fu inviato a sedare la rivoluzione del Tirolo. Di maniera che, le operazioni della guerra del 1 S09 confermano l'importanza delle posizioni di Ratisbona e Linz. La prima è senza dubbio preferibile, e gli Austriaci, in una guerra contro la Francia, faranno certamente in maniera d'averla in loro potere; ma gli avvenimenti politici potrebbero loro impedirlo, e fare per converso abilità all'avversario di prevenirli. In ogni caso quella città, non appartenendo a:ll'1mpero austriaco, non può far parte del si8tema di difesa che il governo imperiale credesse di adottare per la sicnrezza delle sue frontiere. Ma se pure l'Austria possedesse Ratisbona e che potesse fortificarla a suo talento ·, non per questo sarebbe dispensata daLdovere di fortificare altri punti importanti più indietro, siccome Linz. La base di operazione austriaca, dal lato della Germania, sta sull'Ens e la Moldava. Essa è tagliata nel mezzo dal Danubio e dalle montagne della Boemia, che costeggiano il fiume sulla riva sinistra, e sono impraticabili da Linz a Straubingen. Linz , posta nel centrò della base, covre l'unica comunicazione, che in tutto quel trailo mena dalla valle del Danubio alla Boemia e lega le varie parti della base.
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. Se le, operazioni dell'attaccante seguissero per entrambe le nve ~el Danubio, i due corpi sarebbero separati dal Danubio e da rno,~tagne impraticabili; mentre che il difensore , padrone della strada di Budweis a Lioz, degli stretti che questa strada ~ltraversa e dei ponti sul fiume, potrebbe·ballcre separatamente l due corpi nemici. E però l'crnrcito difensore postato fra Budweis e Li:n, se giudichi cli dovere serbare una difensiva misurata , con l'occupare quella posizione centrale, si trova in una fotte pQsizione di fianco , con la ritirata assicurata e con una serie cli posizioni alle spalle, ovvero in condizione da poìer con ·t-raslare lungamente il terreuo. ,. P~ichè sulla destra di Budweis il terreno si slarga, l'azione del corpo postato in quella città può cstende,;si a qualche distanza dalla linea di operazione nemica diretta su Praga , e di là su Vienna. ì\Ia, il giro cbe l'attaccante deve fare in tal caso, e la nat.ul'a montuosa di alcunè parti del lerreno che deve attraversare, offrono il mezzo come molestare siffattamente le conrnnicazioni del nemico; da costringerlo, per procedere con sicurezza, ad allontanare i difensori dal suo fianco destro. Sulla sinis!rà di Linz l'efficacia difens iva della posizione di fianco è molto maggiore, perocchè le montagne della riva destra del Danubio rèstl'ingooo il terreno accessibile per modo che , oltre la strada che pas:Sa per Linz e conduce ad Ens, non vi ba che quella la quale; per Vels e la piccola pianura dello stesso nome conduce a Steyer a lraverso le montagne della riva destra cieli; Traun, impraticabili superiormente alla strada cli Vels. Da· Linz a Vels non v'ba che poco più <li 12 o 14 miglia geografiche. In conferma di qnanto asseriamo, riportiamo il seguente brano dello stesso arciduca: · cc Da Ratigbona sino alla grande strada da Steyer a Tbere~ >> sienstadt vi è una sola e difficile comunicazion; per Chn m e ,i Straubingen, che attraversa una parte del teatro della guerra » paralellamentc alla base, e questa via difficile ed imboschita •
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non conviene sotto nessun rapporto ad una linea di difesa. n Bisognerà dunque arrestarsi (parlasi dell'esercito che muove » dal Reno ad attaccare la frontiera austriaca) all'aliura,di Ra» lisbona , o penetrare fino alla base nemica e stabilirvisi. Ma » un movimento diretto sopra il ce_ntro di questa base non con,i durrà alla generale occupazione della medesima.; poichè es» sendo protell.a da un lato da forleue , appoggiata dall'altro » alle montagne e tagliata in due parti dal Da1rnbio, non può >) essere forzata, che tra Ens e Steyer,' ovvero pc'passaggi acn cess.ibili della Moldava. Queste considerazioni metteranno n l'esercito dell'ovest nella necessit~ d'intraprendere un'opera,. » zione isolata sopra l'uno e l'altro lato del Danubio; che per >> altro non sarebbe praticabile che nel caso in cui il nc;mico >> non fosse affatto nello .stato cli rendergli la pariglia sulla riva » opposta, e di arrestare i suoi progressi con un' operazione vi1> gorosa alle spalle. Se non è da temersi questa alternativa, al, 11 lora volgerà l'attenzione sopra Ens e Budweis, ove si riun i>> scono le principali comunicazioni del difensore. << Le distanze che separano questi due luoghi da Ratisbona, n e le difficoltà che incontrerebbe l'esercì to dell'ovest dirigen» dosi sopra l'uno, o sopra l'altro di questi punti, sono presso» cbè le medesime; esso dovrà fare 1Omarce da Ratisbona ad n Ens, eq altrettante da Ratisbona a Budweis. La prima di que» sle strade l'obbliga a passare l'Iser e l'Inn, l'altra lo conduce )> p<~r le montagne del Bobmerwald. Ma co[))parando i risulta» me:n li delle due operazioni, non si avrà difficoltà a decidersi >> per quella di Budwcis, e non si esiterà a riguardare questo ;i punto, come il secondo oggetto di operazione dell'esercito )) occidentale. Un movimento sopra Ens gli darebbe uno spazio >> ristretto fra il Danubio e le moutagne, ed i suoi progressi sa, >> rebbero arrestati da una posizione di fianco, che il dif.ensore » prenderebbe sulle eminenze dominanti della ri va sinislra del 1> Danubio (tra Liuz ed Ens); all'inoonlro facendo un'operazione >>
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sopra Budwèis s'impadronirebbe di una buona parte della li base nemica ». Ed altrove: e{ Se il tempo ed i suoi mezzi (parlasi ùell'eser>) cito difensore) non gli permettono di guadagnare le alture di >) Ratisbona e di preparare la sua linea di difesa fra Landslrnt il e Wernberg, esso sara costrello di allenderc il nemico sopra )) la sua base, perchè non esiste alcun punto intermedio , ove >> possa stabilirsi, e dopo Ratisbona non v'ha alcuna comunica» zione trasversale, che unisce le linee cli'operazione del nemico >) su di Budweis e su di Ens. Hidolto a questa estremità, non >J gli rima• e altro partito ùa prendere che di occupare un punto n ce• trale sopra la base, finchè il nemico non avrà manifestato n il suo piano di campagna, portandosi da llatisbona sopra l'una » o l'altra riva del Da • ubio. Allora solamente esso può avere » la scelta di marciare al suo incontro o di attenderlo a Dud» weis, o infine di prendere posizioue sulla sponda sinistra del il Danubio di rimpetto Linz ed Ens, se il nemico segue il corso » di questo fiume. « In attenzione di questa alternativn, l'esercito dell'est si riu>> nirà tra Bu<lweis e Koplitz. Questo punto gli sarà più convei> nevole: poichè trovando3i ad ugual distanza da Klattau e da n Scarding, che il nemico lo sarebbe dai medesimi luoghi, » partendo da Ratisbona per portarsi sopra uno tli qu~sti punii, >i avrà la facoltà se non di prevenirl o, almeno di attaccarlo , n tosto che avrà lasciato dietro di sè il passaggio dell'Inn o gli n sbocchi delle montagne. {{ Intanto se delle imperiose ci rcostanze riducessero l'esercito >l ad una difesa passiva, una posizione centrale sulla parte pii1 ,, accessibile della sua base, sareb.be per lui anche più vantag» giosa. Concentrando i suoi primi movimenti su questi punti, n si procurerà il tempo ed i mezzi di fortificare Budweis, e di n costruire una doppia testa òi ponte a Linz ed Ens ..... . ('. Un'altra considerazione viene in appoggio della posizione il
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centrale tra Budweis e Klopitz, qual è quella che dei distaccamenti di truppe lcggiere potranno facilmente , prevenire il » nemico ci.Le si avanza verso l'Austria, inquietare i snoi mo» vimenti c0n delle imprese dalla riva sinistra sulla destra , )) rompere i ponti dell'lnn e forse dell'Iser , intercettare i suoi » convogli, arrestare la sua marcia ecc., prima che egli possa n operare sulle comunicazioni dell'esercito nell'interno della n Boemia; perchè non vi sono ci.Le 1 O marce da Dudweis a >> Ratisbona per Cham, mentre che da Ratisbona a Budwcis per n Linz se ne contano 1 3 )> • E però la posizione tra Budweis e \,inz è import.ante quanto quella di Ratisbona , per arrestare la marcia diretta dell'invasore sopra Vienna; ma quella di Ratisbona favorisce una difesa più attiva, perocchè ha dietro di sè grandi ostacoli privi di comunicazioni trasversali, i quali covrono le sue comunicazioni , ed inuanzi ha un terreno pieno di comunicazioni in tutte le direzioni , che rendono possibile il manovrare secondo le circostanze, non che riprendere compiutame• te l'offensiva, allorchè pei ricevtl.ti rinforzi lo si possa con probabilità di successo. Lu cosa sta altrimenti per la posizione tra Budweis e Linz, a cagione che la natura del terreno e la mancanza di comunicazioni - trasversali , tra Ratisbona e Linz, che contrariano le operazioni offensive dell'attaccante, e favoriscono il difensore, quando questo_ passa all'offensiva saranno egualmente contro d.i lui. Conchiudiamo col dire, che la posizione <li Linz è molto importante, sopratutto per la difesa delle vie sulla riva destra tlel Danubio, ch'è la parte della valle di questo fiume dove, per la natura del teatro della guerra , si sviluppano le grandi operazioni che decidono di una guerrà mossa all'Austria dal lato della frontiera che guarda la Germania, e dove si riscontra la strada più diretta e più agevole per l'invasione. Se, con fortiOcare posizioni pari a quella di .Linz, non si ottenesse altro risultato che quello di costringere il nemico a seguire la via pìlt lunga e >1
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S ULLE fORTIFlCAZlOX I ili LI1'ìZ
dillicile della Boemia, si sarnbbe di gih guadagnato molto, ma le po.sizioni di fianco-e l'appoggio cbe un buon sislema di fortificazione della frontiera offre all'esercito difensore, semprecbè la capitale sia fortificata, sono un mezzo come prolungare la guerra, costringendo il nemico a distruggere gli appoggi cbe facilitano le operazioni del difensore, affincbè questo non possa più evitare un'azione decisiva, e con la distruzione delle forze attive ,rendere certa la sottomissione dell'avversario.
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LA VALLE DI DAPPES
LUIGI MiJ:ZlACAl'O.
Questa piccola valle fra i monti della Dòle e delle Tufl'e~, abitata da soli 1 50 pastori, attrave1·sata dalla strada che da Salius conduce a Gex, per il colle di Faucille, è un costan:e oggelto di litigio tra la Francia e la Svizzera, sin dal 1 81 4-. Ed oggi, elle complicazioni politiche fanno presagire una guerra, se la Svizzera non si aITretta a togliere di mezzo questa causa perenne di violazione della neutralità del suo tenitorio, potrebbe suo malgrado trovarsi trascinata nella lotta. Peroccbè la Francia, che sin oggi, col tacito consentimento delle altre potenze di Europa, ha sempre avuto l'uso di una strada costruita e mantenuta a sue spese, non vorrà rinunziarvi in caso di guerra; e l'Austria ed i suoi alleati, che mai risentirousi di questa violazione del suolo Svizzero, potrebbero per avventura farla servire di pretesto per attraversarlo, alla lor volta, con le proprie truppe, affine cli agevolare !e operazioni militari contro gli avversarii. Eù in tal caso, converrà che la Svizzera si gitti in quel campo, nel quale i suoi interessi veri e permanenti l'attirino. A.'!NO
Ill, Voi, III. -
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LA VALLE DI DAPPES
La q~e~tione, considerala sotto l'aspetto politico, non sarebbe del ~omin10 d~I nostro periodico. Ma, poichè gli avversarii della c.ess1one, m~rce compenso, di quella piccola valle alla Francia' s1 ap~oggiano sopra argomenti militari, crediamo conveniente esam rua_rla'. per formarci un giusto criterio di una questione c~ie oggi v1vameul~ si dibatte, e cbe rimanendo insoluta, pot'.ebbe ~vere gravi conseguenz1~ su gli avvenimenti militari che s1 presagiscono. Ed innanzi i-ullo sarà convenie;He fare un breve cenno storico, giovandoci dell'opuscolo del colonnello A. DeClossmaun, pubblicato a Ginevra nell'anno scorso, sotto il titolo ~a Vallée des Dc?pes et son impor/ance militaire (1 ). .Pr1~11a della nvoluz1one francese la valle di Dappes appa1'le":va al can~_one dt Vaud, allora sotto la dominazione di quello d1 Bero.a. L impero francese per la forw delle circostanze impadro111vasene, e vi costruiva J.a strada di Salins a Gex e Gine: ra, attraversando il Giura al colle cli Faucille. Nel 1813 la ~vizzera 1:eclamò per il cantone di Vaud la restituzione di qu~lla ,alle, ed il .20 marzo 18·15 il congresso cli Vienna stipulava c/'.e la valle di Dappes, la q11ale altrn volta apparteneva. al canton; di .Vcmd, d.I 'valer·Ioo, , a q11esto fosse restìtm·to. Dopo la batta.o-!" 0 1a a Il orcbe . f urono rrpres1 · · i· lavori di quel congresso, la Francia fece ognt sforzo per ria vere la valle di Dappes, ed il 19 nov~m_bre 18 I 8, l'Inghilterra, la Prussia e la Russia dichiararono dt nco:ios.cere la regolarità della domanda del!ci Francia; ma sif:.. fatta drchiara7:ione non avendo potuto essere registrata nel protoco_llo'.. a cagione delle proteste Jell'invial.o svizzero, i plenipolenz1arn dr quelle potenze s'i mpegnarono formalmente di fare presso la Confederazione tutti gli sfot·zi, percbè il litigio fosse composto secondo i desiderii della Francia. Difatti, uell'autunno
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(I) In quest'opuscolo il signor Closmann uno dei nostri i . d' t' . ;~'.ii:i~~atori, si dichiara contrario alla ~essione di qu.eIJ/
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LA VALLE DI DAPPES 35 del 1 81 8, le potenze alleate indirizzavano una nota collettiva alla Svizzera, nella quale -chiedevano la restituzione della valle di Dappes alla Francia, ed aggiungevano, cb'esse attribuivano alle promesse fatte a questa potenza lo stesso vdlore, che se (0ssero t'e• gisfrate nel patto finale del 181 5. La Svizzera non adei-L Nel 1822, l'ambasciatore inglese fece nuovi passi verso la Svizzera, ma inutilmente. Invece, nel 1 828 e 1 835, questa propose di dividere la valle in due parli, nel senso della sua lunghezza, e cbe_la- parte occidentale con la strada appartenesse a\la Francia, e l'orientale al cantone di Vaud; ma, non essendo stato possibile intendersi, la questione rimase insoluta. Oggidì la strada è mantenuta a spese della Francia, e la maggior parte delle proprietà-appartiene a cittadini del cantone di Vaud. Per lo innanzi, a questo eran pagate tutte le impost_e ; ma atlualmenle v' ba di quelli cbe riconoscono la supremazia della Francia. E però può dirsi, che i due paesi, se non di diritto, almeno di fatto esercitano in comune la loro autorità sulla valle di Dappes. Per esaminare la-questione militare, cioè, se la cessione di quella valle alla Francia indebolisca oppur no la forza difensiva della frontiera svizzera del Giura, ci con vien dare uno sguardo al terreno. La catena del Giura si sproluuga dal sud-ovest al nord-es~, dal forte clell'Ecluse, sul Rodano, allo sbocco dell'Aar nel Reno, di rincontro Valclshntl. Meglio che una catena distinta, essa costituisce un fascio cli monti di _secondo ordine, ligato alle Alpi svizzere della destra dell'alto Rodano, per mezzo delle alture che circondano al nord il lago di Ginevra, e forma una quantità di valli ad essa paralelle, siccome quella della Valserina: sul versante francese dei monti, e che va a sboccare sul Rodano; quella dell'Orbc1, che in direzione opposta e sul versante svizzero cli essi, va a sboccare su\ lago di Ncuchàtel, presso lverdun; l'altra del Douhs ccc. Sull'altopiano alle sorgenti cieli 'Orba e 1
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LA VALLE DI DAPPES
della Valserina, fra il monte delle Tuffes e quello della Dole, sta la valle di Dappes. 11 terreno fra il Giura ed il lago di Ginevra va ognor più
spianandosi, e non olfre che leggiere ondulazioni, siccome le colline di Sacconex, che dominano la città dalla parte del nord; ed alquanto si ristringe soltanto all'altura di Nyon, fra il monte della Dòle ed il lago.
La catena del Giura è attraversala da parecchie comunicazioni rotabili, acconce per una invasione; le · qual( in prima linea vanno a metlere capo a Ginevra, Losanna, Ivcrdun, Neu• chàtel, Soletta, Aarau e B1tigg. E discorrendo più particolarmente del !rallo del Giura che costitu isce la sinistra della linea di ·difesa, per quattro passi si penetra sul suolo svizzero; il primo, quello che segue la strada della sinistra del Rodano per il forte dell'Ecluse, e conduce pèr Farges e St-Genis a Ginevra; il secondo, detto di Faucille, cbe mena dalla valle di Dappes a Gex e Ginevra; il terzo, detto di St-Cergue, aperto fra i monti della•Dole e della Noi re, per cui dallH sorgenti dell'Orba si sbocca a Nyon, sul lago di Gi11evra; ~il quarto, infine, per la valle della Orba conduce sul lago di Joux, e di lì ad Iverdun sul lago di Neuchàlel. La sl.rada, che da Salins conduce a traverso la valle dell'A in al forte delle Rousses, dopo avere distaccalo il cammino che segue la valle dell'Orba, si sprolunga sino a Gressonières, e quivi si divide in due rami: il primo, per il colle di St-Cergue mena a Nyon, e, lunghesso il lago di Ginevra, da un lato alla città di questo nome, dall'altro a Lo.sauna e Fribourg, sulla Sarine; il secondo, per la valle di Dappes ed H colle di Faucille, conduce a Gex, e di là, da un lato a St-Geoi.s, dall'altro per Ferney a Ginevra. Al colle di Faucille mette capo altresì la strada che procede da St-Claude, a traverso la Valserina. Se la Svizzera possedesse da questo lato tutta la catena del Giura, sino al Rodano, la difesa del cantone di Ginevra potrebbe
37 farsi su quei monti, occupando il forte dell·t ~lu:e: i~ colle di Faucille, per sbarrare le strade di St-Claude e d1 Sal111s, _ed il colle di St- Cergue; od anche Gressonières, al nodo cli separazione de' due rami della strada di Salins; o m:glio una ,posizione innanzi il forte delle Rousses, per. covnre altre51 I_o sbocco per la valle dell'Orba. Ma, la Francia p_ossiede tutto 11 trallo del Ginra sino al piede della Dole, con rEcluse, il colle di Fauci Ile, Gex e Ferney. E però può, sempre che voglia, per l'Ér,luse recarsi a Gex e Ginevra, ed occupare tutto il ca1~t~ne di questo nome; · il quale, perciò, non è altrimenti. difendibile, che nel caso in cui la Svizzera sia alleata del Piemonte: la sola neutralità, sotto questo aspetto, non le sarebbe di gran giovamento. Di maniera che, nello stato attuale delle cose, la difesa da questo lato si restringe alla linea dalla Dòle a Nyon. Per superare questa linea, crediamo che i Francesi semprechè il Piemonte fosse neutrale, preferirebbero ali' occorrenza la via dell'Écluse, perfettamente coverta sul fianco sinistro dal tratto impraticabile del Giura, sino al colle di Faucille, e. che li metterebbe immediatamente in posst'sso di un paese 1_'1~00: Sfilando per Nyon, lungo il lago di Ginevra_, _le posizionr dei monti della Dòle e della Noire troverebbons1 girate, e con esse il colle di St-Cergue; per cui sarebbe aperto l'adito alla strada di Sa\ins, ed i Francesi giungerebbero a Losan~a senza aravi difficoltà. Nel quale caso, il possesso della valle di Dappes :arebbe di nessuna utilità per gli Svizzeri. . Ma snpponiamo pure, che l'attitudine del Piemonte costnnga Francesi a seguire la strada di Salins al fort~ d_ell~ _Rousses. ·Allora, che gli Svizzeri sieno, oppor no, padro~, di dm~to della valle ùi Dappes, purchè lo siano di fallo con ~ occu~az10ne d_el monte della Dò\e, il quale, con quello della No1re, difende direttamente il colle di St-Cergue, e di lìanco la strada eh~ procede per Ja valle di Dappes , i Francesi non potranno mar pro L A VALLE DT DAPPES
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LA VALLE D1 DAPPES
cedere verso il colle di Faucille e Gex, senza avere dapprima spostato i difensori . da quelle posizioni ed occupalo il Cùlle di St-Cerguo; nel qual caso, tanto vale lo spingersi sino a Nyon, donde essi possono procedere verso Losanna o verso Ginevra, secondo credano più conveniente. Nel caso i Francesi procedes~ero per la strada di St-Clauùe al colle di Faucille, dovrebbero, prima di spingersi sul versante svizzero del Giura, occupare il monte della Dòle e trincerarvisi fortemente, allìne di essere cornpiutamente padroni della valie di Dappes, sul fianco sinistro della loro linea di operaàoue, e interdire il passo di St-Cergue. La qual cosa fa rientrare questo caso ,nel precedente. Sin ora abbiamo supposto cbe la difesa della Svizzera, in una guerra contro la Francia, si facesse su tutta la linea del Giura; ma in realtà, la cosa sta altrimenti. Se gli Svizzeri adottassero il partito di sperperarsi su quella lunga distesa di monti, dall'Écluse a Valdshult, i Francesi, proceùendo fra il Doubs ed il Reno, per Porentruy, Bienne cd Arberg, potrebbern giungere a Berna, nel cuore della Svizzera; e per tal forma girare il cenll'o e la sinistra del Giura , separare i difensori di questa parte della frontiera da quelli della destra, e rigettarli nel l'acuto angolo formato dal Gium ed il lago di Ginevra. Per evitare siffatto inconveniente, convien concentl'are tli più la difesa, e restringerla da un lato a quella parte del Giura compresa fra l'imboccatura dell'Aar ed il lago di Bienne, sostenuta indietro da quel fiume; e dall'altro ai lagbi di Bienne, Neucb.ltel e Morat, ed ai monti ucll'al ta Sarine; appoggiando , la sinistra alla punta orientale del lago di Ginevra ed alle _Alpi svizzere. La rimanente catena del Giura non potrà essere altrimenti occupata, cbe con corpi di osservazione, i quali dovranno ripiegare sul 'grosso delle forze indietro, lostochè sieno seriamente attaccati. Di maniera che, i cantoni di Ginevra, Vaud, Neuchàtel, una parte di quello di Berna, e Basilea, rimangono
LA VALLE DI DAl'PllS ' . 39. al di fuori della linea generale di difesa: pcrchè questi due ult1m1 cantoni fossero compiutamente coverli' converrebbe _portare quella linea innanzi al Giura' occnpando il suolo_ lrances~ fra il Doubs ed il Reno, sino al gran canale che umsce quei dne '.]umi. . Ond'è che' da qualnnque lato si guardi la ques~wne, non . snpp,arno persnacIe1·ci della b"rande importanza militare che taluni annettono alla valle di Dappes, e convenia~o pienamente con la Revuc militctire Suisse, là dove così si espnme : croyait devoi1· violer nòlre neu(< S·1 une arméc francaise • • n tralité pour passer en Italie, à bien plus _forte ra1son ne se » "ènerait-elle avec un terrain \itigieux. S1 nous, pour nous n ~éfcndre, nous ' croyons devoir marcber sui; Lyon ou Ben sancon le respecl. des alentou rs contestes du fort des • ' ne nous mreterait' sans cloute, pas p1us que le fort >) Rousses . I ruè1ne Si nous derneurions en expectative sur la Ve» u1 . ·ct · ' u 11lua, le v·1I )J nogc ou la iue ' des .Dappes ne nous .ai , era,. t. pas a » ()'raneI c hose In Obani caso , , c, pare superfluo mtavo\a1e. una lun~a discussione slralegicà sulla convenienza o sco1~vemenza della cessione della piccola valle di Dappes alla _Fn~nc1~, tostochè la difesa della Svizzera contro le aggress1on1 ~'. q~esto ' v1c1110, . . da c1uel poten.e , lato . , non. può . . farsi che . tirandosi . G' , rnd1etrn, v d ed abbandonando sin dal princ1p10 i c~nton1 d1 mevia, au e Neucbàtel. · l Qual è, dunque, il grande interesse che ~!tacca la Fra1_1~ia .~ possesso d.I que \ P1·ccolo lembo di terra? P1uttosto •cbe •m1llta1e, • I . . po1 · 1 11 · co e commerciale· cioè, quello d1 fact\1tare ered1amo sia · ' c1·e . · pe·' mezzo del. la"O 1 transazioni con la Svizzera e 1a savo1a, ~ Ginevra e l'industre città di questo nome, e ~ettere tn d11:ella . . comumcazwne co n 1,,. nterno della Francia i paesi ch'essa possiede . al di là del Giura, i quali altrimenti si potrebbero senltre -attirati verso la Svizzera. . Un punto eminentemente strategico ~er la Francia, in una >) •
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LA VALL!l 01 DAPPES
g~erra COJ~lro. l'Austria , nel caso questa avesse occupato il ~1emonte, e _Gm_ev1:a; come quello dal quale essa può muovere Il~ tu_tte le d1rez10m, per il Vallese come per la Savoia, e colpire inaspettatamente la sua rivale sul punto più debole siccome _nel ,f 800. Ma, ciò suppone l'alleanza della Svizzera'· o la conqu st ct· a· · ' _1 ~ i 51a e ettuata d1 una gran parte del suo territorio. Ora, il g1_orno in cui la Francia possa aver biso{)'no di Ginevra per lo sviluppo di vas\i disegni di guerra, vor;assi ben altr~ che la valle di Dappes per arrestarla nella sua marcia . ~ p~rò' rispetta nd0 l'opinione contraria di distinti. scrittori mil1tari su tale quesr . d' .. . ione, cz e iamo che la Svizzera dovrebbe a(h ettars1 a comporre un litigio, che potrebbe farla trovare travolta nella guerra, che si crede non lontana.
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GIORNALE DELLE OPEU!ZIONI DEL -GENIO ALL'ASSEDIO DI SEBASTOPOU SCBI'J."l.'0 D,~L GENERALE
NIEL
CARLO MllZZACAPO.
Nel numero precedente del nostro periodico, riportammo un brano rmportante dell'opera del generale Niel, cioè il disegno ùi guerra dell'imperatore Napoleone III. In questo numero crediamo far cosa grata ai noslri lettori continuando ad estrarre da quell'opera quanto v'ba di più rimarchevole, e meglio acconcio a far apprezzare al loro giusto valore quegli avvenimenti. Si era detto cbe gli alleali, se tosto giunti innanzi Sebastopoli l'avessero attaccata di viva forza, sarebbe stato agevole impadronirsene, ciò che altri negavano; ma siffatte asserzioni e negazioni lasciavano sempre un dubbio, insino a che non fosse noto lo stato vero della piazza prima dell'assedio. Questo vuoto è riempiuto dall'opera sopra di scorsa. La descrizione dello st;i.to delle fortificazioni di Sebastopoli all'epoca in cui questa ciLlà cadde in potere degli alleati, ci fa conoscere la prodigiosa attività e costanza dei Russi, che sotto il
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OPF.RAZION[ DF.L GEN!O
fu?co nemico innalzarono tante opere, e con ciò abbiamo -la misttra delle falicbe e dei grandi ostacoli elle gli alleati han dovuto superare. · · . Importante molto è il giudizio cbe il generale Niel dà del sistema di difesa_dei Russi; il che dimostra, che se per allività ~ costanz_a questi dettero molto da fare agli alleaii, perdt'ltoro in parte I loro vantaggi con un catti.vo sistema di difesa. . La conoscenza delle fortificazioni di Sebastopoli e t'cstens1on~ dei ~iezzi di difesa al momento che caddero in potere degli . alleati, dànno la spiegazione delle difficoltà dei lavori di · assedio e del procedere passo a passo sino ad una breve distanza ~talle ~pere d_ella difesa, del pari che contro ogni grande e forte pmza d1 guerra, e· come 111 · seguito · s1· poiesse procedere ' ad un assalto generale nel mo_do stesso che nell'at.tacco di trinceramenti occasionali. . La descrizione di questo assalto, quale vien data dal Niet fa_ conos_cere i ~eni adoperati per riuscire. E però, quesli ?tani ~e! gwl'llale Ili discorso, ci spiegano chiaramente ciò che lll altn scritti, più letterarii che militari, era accennato in modo molto vago ed incompiuto, e lasciava molto a desiderare per la chiara intelligenza ·dei fatti. C l.
Descrizioni delle difese di Sebastopoli, prima dell'assedio. Nel creare uno stabilimento a Sebastopoli; il governo rnsso >> n?n si preoccupava di una discesa in Crimea , poco proba1> bile per parte dei Turchi, ma temeva, dal lato del mare, un >> bombardamento che potesse distruggere la flotta e l'arsenale. n Per cui aveva rivolte tutte le sue cure a forlificare Sebasto)J poli dal lato del mare, con un insieme di lavori considcre>> voli, destinati a difendere l'entrata del porto cd a tenere lon>> tani i vascelli nemici. Dal lato della terra, al contrario, le n difese progettale non avevano ricevuto che un principio <<
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OPERAZIONI {!EL GENIO
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di esecuzione, insufficiente a mette.re la piazza, in tutto il
» suo giro, al sicuro da un attacco cli viva forza. Ecco qual era
n lo stato delle difese di Sebastopoli al principio dell'assedio. <( All'entrata del gran porto; si trovava sulla riva nord il n forte Coatantino, che consisteva in un gran fabbricato casa>> mattato a due ordini di fuoch i, e sopra di essi nna spianata 1> con balleria a barbetta. Questo forte a ferro di cavallo, che ,1 occupa la parte più sporgente del capo, e batte molto bene i ,i dintorni, l'entrata e l'interno del porto, ha_1 1O cannoniere. » I suoi fuochi s'incrociecbiano con quelli del forte Alessandro, >> situato su cl i un capo cli rincontro sulla parte meridionale >> del porto , ed anche con _ quello della Quarantena armato di >> 60 cannoni , il quale occupa la punta all'est della baia della n Quarantena e del gran porto. Il forte Alessandro, con due n ordini di casematte ed una batteria superiore a barbetta, è •> una costruzfone simile a quella del forte Costantino, e >> contiene 9tl pezzi d'artiglieria. La batteria della Qua>> rantena è di terra, e può ricevere 50 pezzi. A 1100 metri >.> all'incirca dall'entrata del porto, v'hanno due nuovi forti, >> uno di rimpetto all'alt.ro: sulla riva nord v'ha il fo1·te Michele , >> casamaltato come i forti Alessandro e Costantino, e contiene » novanta bocche da fuoco, delle quali alcune infilano la baia >J del sud (cioè il porto militare); sulla riva sud sta il forte n Nicola, in1mensa costruzione cli quasi 500 metri di lunghezza, n anche a due ordini di casematte con spianata superiore, sta-=» bilitp sulla riva tra la baia dell'artiglieria· ed il porto militare. 1> Quesfullimo forte, che con alcune batterie basse poste sul » suo prolungamento, contiene duecento pezzi, forma col forle >> Michele una seconda linea di difesa, e, come quello, rivolge • » una parte dei suoi fuochi verso l'interno del porto. All'estre» mità del capo Paolo, dall'altro lato della baia del sud, » si trova il forte Paolo, armato con oltantaquattro pezzi, il >> quale difende l'entrata del porto militare e della baia dei 1
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OPERAZIONI DEL GRNCO
vascelli, infila tulio questo porto ed incrocicchia i suoi fuochi n con '}uolli della balleria n.o 4 situata sulla riva nord ciel » gran porto. Inoltre, sulla cima dell'alta spiaggia (falaise) al >J nord del ~orte Costantino' i Russi avevano costruito lilla » ~orr~ massuniliana, detta torre Volokhoff, con un telco-rafo 0 ,. 1n cima. »
'.' Secondo una statistica falla nel mese di gennaio 18541 >J I armameu~o dei forti e batterie che difendono il porto di ii Se,ba~topoli, non contava meno di 71 9 bocche da fuoco. Di » pm I entrala del porto era chiusa da catene e steccate dietro >> le quali v'era una linea di vascelli. ' « In quanto alle difese di Sebastopoli dal lato di terra esse » ~rano molto incomplete, siccome si è di già accennato, par» t1colarmente per la parte P.OSta al sud del porlo. Ne daremo ,, nn cenno, incominciando dal nord. 4( Il porto di Sebastopoli ò protetto contro i venti del nord i> da un terreno elevato e spianato in cima, che discende dalla » parte del largo con ripe erte e scoscese, mentre che verso il n sud presenta pendii accessibili e contrafforti, al cui piede si » tro:'ano i forti Cosian tino e Michele, ed una parte del le bat>> tene che difendono il gran porto. Un esercito assediante che » occupasse l'alto piano ùel nord (Sivernaia), dominerebbe tutte >l queste opere, batterebbe con la sua artiglieria il porto e ron» derebbe la città inabitabile, infilando il burrone del sud che » shocca n<'i mare (cioè nel gran porto). li forte ciel nord che n occupa l'alto piano, è dunque la chiave delle difese el~vale >> al nord del porto di Sebastopoli. Questo forte è composto di » quattro piccoli bastioni riunili da lunghe cortine spezzate >J verso l'esterno, ciò che gli dà, presso a poco, la forma di » un ott~gon~ regolare di .270 metri di lato. Le sue scarpe n sono nvest1te, ma poco alte; un cavaliere, appoggiato sulle n cl~e cortine adiacenti al bastione del sud, forma un piccolo » trmceramento interno, ed innanzi di questo bastione si trova 1
OPEllAZIOl'il DEL GENIO 45 » una lunetta, cll'è la sola opera esterna del forte. Durante » l'ass,:dio, i Russi ele,arono sulla riva sellentrionale del
porto varie opero; l'artiglieria delle quali molei;tò sovente 1, la destra dei nostri attacchi. Dopo la presa della città , ,, essa ue rese l'occupazione molto incommoda. « Il sobborgo Karabelnaya non era difeso che da alcune 1, opere costrulle su i punti culminanti. La prima cli queste » opero era un ridotto di fabbrica a fo rma di croce a ,òlta, arn malo <l'artiglieria e forato da fe ritoie: esso era situato a bn:we >J distanza dal porto, fra il burrone OuchakolT e l'altro del Ca• >, reaaggio. Alcune opere di terra banno pili lardi avviluppata » questa costruzione ; una gran batteria è stata costrutla alu quanto più all'est, e l'insieme di queste difese è staio chia,, malo bastione n° ·1 dai Russi, e batteria della Puòta dai » Francesi. u A dugento metri al sud del posto in fabbrica, si trovava n una casa con feritoie, ed a trecento metri al sud di questa » casa, un dente armato con otto pezzi, che prese più tardi un n grande sviluppo. Questo era il bastione n° 2 dei Russi, dello n dagli alleati Piccolo Dente , per contrapposto al Gran Dente n attaccato dagli Inglesi, o di cui discorrernmo più giù. <( L'opera principale che covrisse gli approcci del sobborgo, i> era una loqe semicircolare a due piani , delta torre Mala» kolf, dal nome del rialto sul quale era costruita. Essa era )> coverta da un parapetlo circolare preceduto da un fosso. Il n rialto (Kourghan) Malakolf domina tutto il sobborgo; cli là » si può, con tiri ficcanti, colpire nel porto del sud, e si pren>l dono di roYescio le difese, che più tar,di vennero aggiunte al >) sobborgo. Innanzi ed a seicento 1Mlri dal riulto MalakotT, si » trova, sempre tra il burrone Karabelnaya ed il burrone del Can renaggio, un secondo rialto che domina alquanto il primo, e ,, che ba avuto una grande importanza nell'assedio. I Francesi » lo banno detto rialto Verde. Allorcbè gli alleati giunsero »
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OPERAZIONI DEL GENIO
innanzi alla piazza, esso era occupato da posti-avanzati russi, ma non vi avevano elevata nessun'opera difensiva. 1 ' Tra il burrone Karabelnaya e quello del Laboratorio su di un ripiano elevato, ma dominato dal rialto Malakofl' 'cbe ne dista mille metri, trovasi un ·dente armato da quindlci o venti bocche da fuoco. Qnest'opcra, detta bastione n° 3 dai Ilnssi, è stata denominata dagli alleati Dente degli Ingl'esi 0 Gran Dente.
Infì_ne all'~vesl, a s~icento metri dal Gran Dente , sulla n sommità dell erto pend10 che forma la ripa destra del fondo · >' del porto m_ilitare, si trova una batteria armata con sei pezzi, '' detta ba!te!'la delle Caserme, a cagione degli edifizi occupati » dalla guarnigione dietro di essa, e denominata dai Rossi » batteria Nikonoff. · << Le dette opere, che più·tardi presero poco per volta un >> grand~ sviluppo, erano isolale o tutto al più riunite da qual» che trincea. Il sobborgo Karabelnaya era dunque esposio ad >) essere preso di viva forza; ma, penetrandovi, si sarebbe stato '' esposto ai fuochi della flotta, e fesercito russo vi teneva ,, buona parte delle sne forze. <<
« Le difese della città erano più avanzate. Sui ripiano si» tuato tra ti burrone del fondo del porto e quello della citt.à >) >)
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v'e'.·a ~n de_nt: isolato armato di otto o dieci pezzi: quest'o~ peia, !Il cur vera on albero molto alto, dalla cima del quale una vedetta osservava i primi lavori d'assedio venne detto dai Francesi bastione del Màt: bastione 11° 4. d;i Russi. « Alquanto più all'ovest, sul ripiano compreso tra il burr·one _della città e qoollo della Quarante_na, v'era un posto cli fabfmca, costrutto a croce con vòlte e feritoie, e qualche pezzo a barbetta sulla spianata superiore; i Rnssi lavorarono a covrire questo ridotto con un dente, la cui costruzione era moi~o avanz~ta perchli fosse di già armato con cinque o sei pezzr. Quest'opera, eletta bastione Centrale dai Francesi, era
OPERAZIONI DEL GENIO 47 » il bastione n° 5 dei Russi. Esso non era allora riunito al ba>>
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stìone del Mà.t che con qualcbe trincea; ma alla sua sinistra v'era un piccolo ridotto destinato a battere il burrone della città. « Mille metri più al nord, sempre sull'orlo del burrone della Quarantena, lrovavasi il bastione n° 6 dei Russi, che i Francesi denominarono bastione della Quarantena. I bastioni 3 e 6 erano riuniti con un muro a feritoie .di piccola spessezza, che aveva la forma bastionala, e scoverto sino .al piede. Questo rnnro si sprolungava al nord del bastione n° 6, e riuniva questo alla batteria n° 8. Quest'nltima opera, delta dai Francesi forte dell'Artiglieria, era chiusa alla gola da un muro e da fabbriche con feritoie; essa formava un ridotto sul quale veniva ad appoggiarsi la cinta a feritoie. •< Faremo osservare che il forte e la baia della Quarantena, insieme col forte Alessandro, mettevano la parte nord della
" cinta in un rientrante pressocbè inaccessibile
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Da questa descrizione delle opere di Sebastopoli prima dell'assedio rilevasi, che il sobborgo Karabelnaya era difeso da opere distaccate, e la città coverta da uu mmo ·di cinta a feritoie senza terrapieno, di ~iccola spessezza e scoverto sino al piede, e quindi facile ad essere aperto in breccia con le batterie da ,1 2; il suo accesso non era difeso che eia opere armate di cannoni, poste ad una certa distanza l'una dall'altra. E però Sebastopoli poteva dirsi difesa da una linea di opere ad intervalli, legate fra loro da un debole muro o da semplici trincee, e sopratutto il sobborgo Karabelnaya; la qual cosa, nelle cond izioni ordinarie della guerra, avrebbe indotto ilconclottiero di nn esercito, che avesse vinta cli già una battaglia importante, a tentarne l'attacco di viva forza, per lrnrre profitto prontamente della riportata vittoria, e togliere all'avversa1·io il tempo di riprender lena, accrescere i mezzi di difesa e tentare d'impedirne la conquista. Ma, la batlaglia d'Alma fu tale vittoria, da ridòrre le
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OPERAZIONl DEL GENIO
OPERAZIONI DEL G!NJO
forze russe nella quasi impotenza? La posizione dei Francesi ora ordinaria, oppure eccezionale? Sebastopoli era così debole e debolmente presidiata, da rendere sicuro il pronto successo? Eoco le . questioni che crediamo vogliano essere precedentemente esaminate, per decidere se convenisse al generale Canrobert di ton tare l'operazione. La battaglia d'Alma fu certamente uno splendido fatto d'armi, ma la vittoria degli alleati non fu così decisiva, da disordinare lo forze russe, e far che, bastassero poche forze a con tenerle. Difatti il Rus:;o, raccoltH in pochi giorni le sue forze sulla strada. di Batchi-Serai, avanzò di nuovo, il 28 settembre, con 48 mila uomini verso Sebastopoli, collocandone 23 mila sulle alture del Nord del porto. L'esercito alleato, che nel ·discendere in Crimea aveva meno di 60 mila uomini , dopo le perdite faLte all'Alma, e tenuto conto della guarnigione lasciala a guardia del punto di sbarco ad Eupatoria, non poteva contare più di 50 mila uomini. Se attaccava la parte settentrionale della piazza, esso non aveva altra ritirata che sopra Eupaloria, cioè per una linea elle offriva il fianco al nemici,, raccolto nell'interno del paese. E se attaccava la parte meridionale, trovavasi chiuso in un breve ~pazio, senza altra ritirala, in caso di rovescio, che su Balaclava; luogo in qualche maniera eccentrico, eù a portata di essere intercettato dal nemico che avesse superata la Cernaia, ignorandosi sino a quel momento l'utilità che potefse ritrarsi dalla baia di Kamiesch. In ogni caso, nessuno di quei due punli essendo fortilicato, l'imbarco delle truppe, dopo un rovescio, non sarebbe stato agevole, e probabilmente si sarebbe mutato in un disastro. E però, la posizione degli alleati era Lult'altro cbo normale. Infine le opere, per così dire, distaccate che difendevano Sebastopoli, erano per la maggior parte armate di grossi cannoni da piazza, i quali avrebbero potuto fulminare di lungi lo colonne che avanzavano all'attacco su di un terreno scoperto: i
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pezzi di battaglia, di cui potovano fai· uso gli aHeati, non erano al caso ùi lottare senza spalleggiamenti con la grossa artiglieria della piazza. Lo sviluppo della cinta ond'era circondata la ci ttà, era difeso dagli equipaggi della Oolta del mar Nero, che nei tempi ordinarii conlaYano ·19,800 uomini , ed in quelli che correvano non potevano essere mino1·i ; non cbe da 8 balla~ glioni di riserva, elle se pure si suppongano molto al dissolto della loro forza organica, dovevano pur sempre ascenùere ad uu 5000 uomini; di maniera che i difensori della città, nel momento più critico,. erano tupe1·iori ai 20 mila uomini. 'Questa forza non era sproporzionata relativamente allo sviluppo delle opere, e, tenuto conto dell'energia e tenacità dei Russi nella difesa delle posizioni, non che delle forze poco superiori onde queste potevano essere attaccate, a cagione cbe buona parto dello truppe alleate dovevano osseryare i movimenti dell'esercito russo di Batchi-Sera"i e covrire Balaclava; si scorge, che se l'operazione era possibile, nou poteva dirsi nè certa nè pronta. Supposto anche superate, con granùo sforzo e perdi_tc, la cinta, le case della città, cbe sono indietro, potevano offrire il mezzo come prolungare la lolla di mollo. · Lo stesso generale Niel dice: t( ll sobborgo Karabclnaya era n dunque esposto ad essere preso di viva fo1w; ma penetrnndovi, si era esposti ad essere presi di fianco dai fuocbi della » flotta, e l'esercito russo vi teneva buona parlo delle sue forze». E però b posizione delle cose, al giungere degli alleati innauzi Sebastopoli, <•ra questa: I li Russo, sebbene balluto ad Alma, aveva in campo forze sufficienti per lcntaro un'operazione importante, olfrcndoscuo l'occasione favorevole. Nò vuolsi obbliarè, elio il 27 sellcmbre gli alleali giun~ero sul riallo della riva sinistra della Cer11aia, cd inlrapl'cscro una ricognizione della piazzà con duo di,;isioui 00111anth1te dal generale Bosquct., e che il 28, 118 mila Russi si an'icinarono a Sebastopoli; >)
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OPRKAZ!0:-11 DEL GENJO
_. 2° L'esercito ~llealo no11 aveva indietro nessun appoggio sohdo, ed un rovescio avrebbe potuto riescin1 esiziale. Le sue forze erano presso cbe eguali a qnelle dell'esercito attivo russo, senza tener conto della gu.irnigione della piazza, che insieme con gli equipaggi formavano certamente un corpo rispeUabile; 3° Le condizioni difensive della piazza 110n erano Lai i, da fare sperare che cadrebbe con certezza e presto, sollo lo sforzo di una ·parte solamente dell'esereito allealo. Fissali i termini della questione, ei sembra agevole dare una opinione sul folto in discorso. • L'attacco di viva forza di Scbastopoli 1 nel momento elle gli alleati giunsero innanzi la piazza, era possibile; ma , se i Russi si difendevano cou la loro abilu,de ten·acità, il risultato non era nè ce11to, nè pronto; e queslo·dubbio , nella posizioue eccezionale dell'esercito éllleato, senza aver un punto di ritirata sicuro, in caso di rovescio, e con un esercito di soccorso in prossimità, forte quasi quanto il loro, imµoueva al generale francese il dovere di operare con prudenza, per evitare, in caso di avversa for. tuna, un compiuto disastro. La ricognizione di Sebastop >li per parte del generale Bosquet, ebbe luogo il 27. Se il generale CanroberL si deGideva ad attaccare, poichè faceva mestieri riconoscere bene le posizioni del nemico e fare le disposizioni per l'allacco, que~to non poteva aver luogo clie ad o.ra tard~ del giorno 27, e forse l'indomani. Ora, essendo i Russi giunti, il 28, di nuovo in prossimità della piazza, gli alleati, nell'attaccare Sebastopoli, avrebbero dovuto necessariamente lasciare un forte corpo per osservare le truppe russe, r, contenerle, occorrendo, e per lai forma dar tempo al genera le in capod i far. nuove disposizioni; e però, le forze destinate all'assalto della piàzza sarebbero state di poca superiori ai difensori. La prossimità. dell'esercito di soccorso, richiedeva che l'operazione fosse compiuta speditamente; e frattanto la poca superiorità numerica d~ll'attaccantc, e la forza della guarnigione e delle posizioni, fat;e-
OPERAZIONI DEL GENIO 51 vano presagire il contrario. Ora. si supponga per poco, che uno' o due assalti vigorosi fossero stati respinti , siccome avvi@e allorquando si voglia riesci re in un'impresa difficile, e che quindi l'attaccante avesse avuto alcune migliaia cli uomini' fllofli combatti mento; e cbe in quel momento, o poco dopo, fosse sopraggiunto l'esercito russo di soccorso, ed avesse profittato délle perdite e della stancbezia, non ,che dello scoram'ento .che tien dietro ad un gran tentativo fallito; e si vedrà, come pe.i . Russi cl ivenisse probabile il vincere una grande battaglia impegnata senza pordil~l cli tempo~ con forze intece e fresche, e con la coadinvazione dello sorti te delle truppe vittoriose della piazza.Dopo una battaglia perduta io simigliante condizione, •ybe cosa sarebbe divenuto dell'esercito alleat'o? La posizione era abbastanza arriscliiata senza di ciò, e la battaglia ,d' Inkermann. avvenuta quando gli alleati oraÌlo già covert\ con alquante opere, ed avevano garentita la baia di Balaclava; mise in pericolo l'e"'I' sercito alleato; e ,vuolsi non obbliare, che se questi vinsero, lo dovett~ro agli err1(wi de !l'avversario, che rendetter.o proficuo il grande valore eia loro spiegato. Ond 'è che,. a nostro credere, il generale Canrobert operò da generale previggente, nel rifiutarsi di arrischiai•e ).'assalto. I(
Descrizione delle forl'lficazioni di Sebl"lstopoli ' quali erano alla (hie dell'assedi0.
Le cl ue facce della batteria della Punla (bastione n•, ,1.) sono armatr. con tnidici peizi, e h,1 specie di fianco spe.zzalQ che fa soguito alla l'accia -sinistra, è forato da undiçi ea1\\l0r, niere. Questo fianco è legato alla baia del C.irenaggio, sil~iat~ qu~r~nta ,metri pitt giLt, con un par~pfLt~ ,a .ri,salt\ successivi; al qu~le è stato neces~\lrio dary UlH\.g~i:1-:0,de alt,epa, per diUìlarn i Le_rrapien i dai l'uochi ficcanti che parton9 .dHile alture ciel Carenaggio, parlit;oJarmcmtc dalla balleria del '.2 cc
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OPERAZIONI DEf, GENIO
Of'!lRA7.,JO~ ! DEL GENIO
maggio, _elevata snl monte Saponn, a circa 4,00 metri dietro >i le op~re Bianche. 11 parapello a risalti è preparato per » la difesa di moschetteria: inoltre vi eran_o in balleria due >1 piccol_i pezzi d'artiglieria. La balleria della Punta e la cor,1 tin:l che la riunisce al bastione n° 2, sono procedute da un 1 n fosso scavalo nel sasso, fS a 6 largo .., e 1' ' , 50 a 2"' ,50 1Jro>1 fondo. La mezza cortina di sini~lra del fronte •I -2 è unita >) alla mezia cortina di destra, ch'è alquanto rientrante, con un » fianco armato di cinque pezzi. Un antico muro clrn pnrte da >l questo fianco, si sprolunga paralelhimenlc alla cortina sino )) al di là della casa a croce, e la sua estremità è riunita con 11 uno spallf,ggiamento a quello della faccia sinistra del ba>> stione n° ·I, in modo da formare col parapetto di questo )> bastione e la mezza cortina uno spazio chiuso,·del quale la » casa a croce è il ridollo; in · questo spazio si è protetti )) conll'o i proielli dell'allacco da numerose tnwerse, delle quali i> alcune hanno sei gabbioni di altezza. Più ballerie _isolale n costrut.le dietro la cinta, sul giogo che trovasi di l'incontro !11 >l baia del Carenaggio e del gran porlo, sono destinale a trarre >l sul ripiano del Carenaggio, o ad opporsi ad tlll lentalivo -per » penetrare nella piazza, girando, lungo la bnia, le difese della n Punta. Numerose trincee scl'\'ivano da comunicazioni coverlc, i> dietro quest'ultima parte della fortifìcazio11e. <( La cortina che unisce i bastioni n° 1 e 2 essendo troppo >i ritirata per vedere i pendii che discendono sulla baia del Ca» renaggio, una specie di cammino coperto era st.ito costrullo » innanzi, sull'alto stesso di questi pendii. In11ne un triplo or» dine di buchi eh lupo, scavati fra il bastione n° 2 e la baia del " Carenaggio, difendevan o gli approcci alle opere della Punta, n delle qua-li alcune parti erano pure precedute da tavole in- · » terrate e guernite di lunghi chiodi, che facevano l'ufficio di " triboli. Questa sovrabùonùanza di precauzioni prese dai Russi 1> ùa reso fortissima lolla qòesla parte della cinl.J, ch'era pri-
n mil.ivau1entc esposta ad essere girala pe'prndii cl.cl burrone
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del Carenaggio, cùe la piazza non può vedere direllamente. (( li bastione n° 2 (Piccolo Dente) si compone di due facce, . n riunite con uno scantonamento della ste:;sa lunghezza che >1 quelle, e di duo fianchi. Lo scantonamento è forato da tre n cannoni~re, la faccia destra da cinque ed il fianco destro da » qnal\ro. La gola è chiusa da un trinceramento cl:i~ ~a ·pi~ » cannoniere rivolte verso l'interno della piazza. Akunt ncoven n O traverso proteggono i difensori del bastione .. li fosso del >i piccolo Dei\le, il quale non ba che quattro metri di lar~bezza » innanzi la faccia ed il fianco sinistro, ba selle mctn d1 lar>) ghezza, e due all'incirca di profondità innanzi la faccia de» ; Ira opposta agli attacchi. Due pezzi ùel trincernmenlo d~lla » g(lla veggono il fosso del fianco sinistro : un altro pezzo in>) fila il fosso del fianco destro. « Il bastione n° 2 è legato all'opera MalakofT con una cor» tina spezwta, il cui traccialo è mollo clifclloso. La direzione » della mezza cortina alligua al bastione n° 2, viene mollo ,, obb\iquamentc ad unirsi all'estremità del fianco_ destro di ,, questo bastione, di maniera elle il fosso della cor~.1na, spt·ovn veduto del 6anchrggiamelito dell'artiglierin, lo è 1mperfelta,1 mente dalla rnoschelleria (1 ). <( Lo spezzamento della cortina è armato di_ quattro pez~i , n elle formavano LI batteria Schmidt dei Russi. Un passaggio, , difeso da un pezzo, esiste non lungi dalla batteria. Quattor1 ii dici cannoniere sono aperte nella mezza cortina di destra. n li fosso della cortina, scavalo nel sasso, ha pùca profondità » tlal bastione n° '.2 alla balleria Schmidt; è interrollo sino al 11 passaggio e ricomincia in seguito sino all'opera Malakoff;
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(1) Fn questo difetto nel traccialo della ~orlina che, _all'assal~o dr~1'8 _set• tcmbré 1855, pcr,nisc alle nostre truppe d1 manleners> lungo 1I patapcllo,. scbbc~c il nemico· avesse ript·eso il buslionc no 2.
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OPERAZ10Kf ORT, GENIO
OPRR M'.IONI DllL GRNfO
» i11 {!lHJ11~'ulti1.na parte ha la larghezza di qua!lro metri o la n profondità d1 1 '" ~o ·i. 2"' 0•·o GI 1 ' approcci. della cortina ' v ' , ·
,, s~no c~..-erli di Ire linee d1 buchi di lupo paralel le fra loro, n d1s1ant1 tre o quattro mot I.·J '. ciascuna ·. . 1.rnea e, forma • • ' ta da un )) lnplo ordino di buchi di lupo. Una quarta liuca, dietro alle a!lre: eone la balleria Scbmidl. lufìnc , una linea di carnlli '' di fnsa protegge pure la parte della cortina difettiva di fos,,,. << li _basti~no Kornilofl', lesta del grnn l'idotlo costrutto dai )) Russi sul rialto ~~alakoO', si compo11e di due fianchi riuniti » <lai 1_mrapet10 circolare, elevato dal principio dell'assedio per ,1 ~ov_r,ro la tol'!'c Malakoff. Il fianco sinistro ha sci cannouierr, » il fta1~co ~est.ro cinque, e la parte roto11da tre. Nella parie )> anteriore il fosso del bastione non ba meno di 7 metri di ,, larghezza _e ft. di profondità, cd il rilievo della cresta dell'o» pera al disopra del fondo del fosso, è di ·I O motri all'incirca. <'. Il gran ridollo costrutto dietro la torre Afalakoff è tulio » cinto da fosso, e nei suoi parapelli sono aperte quarantuna " cannon_1era, non compreso quelle del parnpctlo che fa parie i> della c1~1ta esterna. Quest'opera importante era la vera cbia, e >• delle _cl1fose della piazza, sl per la sua posizione domi nante » e_ la vista che ha sul porto, che per il traccialo del la seconda n cinta del so?borgo,che :11 pari della prima, va ad appoggiarsi n ad esso. Ali assalto dell 8 sellembre 1 s:~1-1 la sua conquista . , viJ, n ~ staia ~ufficiente per fare abbandonare ai Russi la ci Ltà cd » il sobborgo . ~ . di Sebastopoli. L'opera ·~Ialakoff è cl.uusaa 11 ago 1a; » e s1 e nlen uto, elle forzata la cinta sulla destra o sinistra. >) essa sarebbe caduta indubitatamente. Ma se i Russi considen ravano l'opera Malakolf come un ridollo , è da sorprendersi » che non .l'abbiano rèso indipendente dalla cinta esterna, 1wr i> mezzo dt uua buona tagliala ( I ). Le gallerie di mine prepa»
(1) ~ ..si vcdri1, che a'.l'~ssnllo dcll'S scLtcmb1·c 1855, la chiusura della <>ola " del mloUo Malakofl e stata molto Il tilc a. F " . "'.. " malgrado tulli gli sforzi dei Russi » . • , ,1 nccs1 per manlen,•rvlSJ,
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rato dai Russi innanr.i al bastiono KorniloIT sono state intrn» prese troppo tardi, e non hanno potuto avere veruna parte n nella diresa. Queste contromine sono aperte gotto la contro>> scarpa, ed una galleria, che passa sotto il fosso, le mette in » comunicazione diretta con l'opera l\lalakofT. Due gallerie, » praticale l'una sollo la torre MalakoO', l'altra 1,otto l'estremo » del fianco destro del hastionr. Korniloff, permettono di co» municare da questo bastione nel fondo del fosso. cc Per !lupplire al difetto di cammino coverto, i Russi ave» vano stabilito Rella parte circolare <lei fosso dell'opera Man takolf una bancbetta con sacchi di terra, che faceva loro abi,1 lità di tirare per di sopra la ronlrosca rpa. Una linea di ab1> bnttute d'alberi proteggeva inoltre gli approcci di questo fosso. (< Il pe1.zo di cortina ch'è a destra della parie arrotondila , 1 del bastione KornilofT, e ohe fa anche parte del ridotto, è la· » gliato da cinque cannoniere. A partire di là, la cinta imita 11 la forma di un piccolo dente salientt'. arrotondito, armalo n eon tre pezzi; e legalo con un parapetto disposto per la fun cileria, con la balleria Gervais, opera importante costrulla » con grande cura e che ba 1 3 cannoniere. Un parapetto, n con banchina per fanteria, lega quest'opera alla sponda del » burrone Karabelnaya; all'angolo rientrante di questo parai> petto, v'ha una cannoniera ed alqnanlo indietro una batteria » di sci pezzi. · << Un'altra balleria, ugualmente di sei pezzi, è costrulla s111n l'altro \alo del burrone Karabel naya. Quattro ùi questi pezzi n conco1;rono con quelli della prima batteria a difendere il » burrone, e gli altri due sembrano destinati alla difesa esterna, » nel caso che si fosse giunto a forzare la cinta fra il burrone » e l'opera Malakoff. Un parapello continuo, che segue,la ,, sponda sinistra del burrone , riunisce la batteria di sci >> pezzi, di cui abbiamo parlalo, con la grande batteria Baudi>> slcheff, cbe comprende per lo meno lrenlntrè cannouiere.
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Cinque pezzi sono inoltre posLi in due piecoli spall<'ggianwnti, dietro la sinistra della batt.eria. ci Il Gran Dentr, opera di gran rilievo, con fosso largo e pro•> fondo, è preccJula da una linea di abballuta d'alberi che )) dal burrone Karabelnaya va sino al burrone del Labor,;lorio: >> essa è armata con nove pezzi sulla faccia sinistra e di~ci ,, sulla destra, senza conLarc quattro pezzi su di una specie di ,, doppio fianco interno, alla dtstra di quest'opera. Il pc1rapello n che partC\ dall'estremità della faccia destra del Dente, ha in » sull~ prime la direzione conreniente por fiancheggiare questa n faccia con quattro pezzi , doe <lei quali baltono il fosso. In » seguilo gira per seguire la sponda destra del bu!'l'one df'I >) Liboratorio; quest'ultima pari<', di presso che trecento mt'tri di sviluppo, contiene dieci cannoniere. U11a semplice trincea >> poco profonda, preceduta da un muro di pietre a secco, >> continua a seguire gli soarpamenti del burrone sino al di là 1) dr.I punto dove finisce il porto del sud. << Dietro questa prima linea, v'hanno due grandi ball<'ri(', n che formano, pt·opriamente la vera cinta della piazza. La 1 > batteria Ouçova riunita al fianco interno del bastione n° :3 » contiene venti cannoniere. Due aggiunte di tre pezzi l'un~ » sono tra questa batteria e la balleria l\ikonoff, ohe é armala >l da trenta pezzi, e la cui estremità destra si lega ad no muro >) di pietre a secco, che corona Io scoscendimento. Al dissolto n della faccia destn, della batteria NikonoO', i Russi hanno sia>) bi lito sul pendio della sponda tre batterie, delle qnali due >J di tre pc1.1.i a mezza costa, ed una di otto pezzi al lembo cl ella » strada \VoronzoIT: quattro di quèst'ultimi infilano la strada, >J mentre ohe gli altri quattro battono il terreno basso, innanzi J> il fondo del porto. Diversi altri pezzi so:10 anche disposti lunoo » la strada sin presso la sua congiunzione con la grande ba7» teria del fondo dol porto, cli cui parleremo più giù. « La seconda cinta, formata dalle batterie Nikonolf, ed >>
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OPERAZtoNT UE{, GRJ\"TO
OPEn,17.TONI bET, GRNTO
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Oucon\ ì, prolun"ala pa1·alellamcntc alla batteria Bondi• ' o » stcl1eff, dalla battNia Ouçova sino 'all'angolo sud-est del >) muro di cinta dell'ospedale, con spalleggiamenti ad intcr,, valli atti a covrirc riserve, e che servono al tempo stesso di » comunicazione. Dietro questa seconda linea v'ha una tagliala n formala da muri di pietre a secro, ohe partendo rgualmrnte >1 dalla batteria Ouçova, raggiuogo110 il muro di cinta all'ovest » dell'ospedale. ' (( Dal lato del fronte di MalakofT, il sobborgo Karabelnaya ,i è coverto pure da una seconda linea di difesa che prende n oricrine presso l'imboccalura del burrone OuchakoCf, nel gran o . 1) porto, segue la sponda sinistra di questo burro11e, s1 ap» poggia alla gola dell'opera MalakolI, e va a raggiungm·e il >) porto militare al disopra dello sbarcatoio (pass<:-relle), che ,, esisteva al principio dell'assedio e che i Russi hanno do1> vuto più tardi portare più lungi, per sottrarlo ai proietti delle 11 batterie dei nostri attacchi. « La parte più forte di questa seconda cinla è quella che, " partendo dalla gola dell'opera di MalakoIT, si disten<ile parn1> lellamente alla cortina della prima linea sin dietro il bastione » 11• 2. La parte destra ohe i Russi non hanno armata che ali> l'ultima epClca alell' asscdio, aveva undici cannoniere; la · 1, parte centrale tra i due passaggi, aveva tre pezzi ; la pa_rte ,> sinistra, legata alla gola del bastione n• 2 ed alla cort111a » con due comunicazioni a zig zag, è una batteria cli otto pezzi ,, da cui la difcs.i ha ca\'alo gran partito. u Sulla maggior pal'le del suo sviluppo, la seconda cinta di ,, ~lalakolT non è di:;posla clre per una difesa con la mosd1cl,> 1cria. Solamente al passaggio del burrone Karabclnaya, chr. ,> ha foo"O a cento metri <lai dock, su di on punto ove è colmato n in pat~e con riempimenti, è stata elevata una balleria di i> scì p01.zi. <t Due allri pezzi, alquanto più a sinistra, sono egualmente
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0PERA7.tol'{T DEL GEKfO
n destinati a battere il bnrrone. L'estremit11 della cinta si ap» poggia all'angolo sud -ovest del muro di cinta dei dock; una » comnnicazio11e riunisce que,;la eslremi là alla sinistra della >J batteria Iloudislcheff. Inoltre, una balleria cli sei pezzi è co>> stl"lllla innanzi al grande edifizio che sia oel prolungamento » ciel muro di cinta dei dock. l passaggi alle due estremità di n questo edificio sono ch iusi da spalleggiamenti, quello di >) destra per Elue pe1.zi, quello di sinistra per tre; un altro » pezzo balle lo sbocco della rampa che sale dal fondo ciel n porlo ciel surl, per il pendio della sponcb destra. 1< Le difese del sobborgo Karabclnaya si legano a quelle n della cillà p<'r mezzo della grande balleria Hai, postata al n punto dove termina la baia del sud, ed appoggia le eslre.,.. >> ~ milà ad alcuni gruppi di case, poste sul pendio del terreno. >> Questa balleria, di ventuno pezzi , preceduta da un fos,io, >> bai.te tullo il len·eno basso che i Russi chia~1ano Peresype n (terreno ùi riempimento), e cho sia al punto di Qongiunzione » dei lrr. burroni che convergono verso il porto del snd. A n de:;lra della batteria IIal, i Russi hairno collocalo sei pezzi n dietro spallr.ggiamenti appoggiali alle case; qnesli sei pezzi n formano ·h\ balleria 13rilkina dei Russi. Alcune difese acces>> sorie, buchi di lupo, ahballul.e di alberi, cavalli ùi frisa, >> covrono gli approcci ùi questa parie della fortificazione. « Il ramo che sale al bastione del Màt è armato di ventinove 1> pezzi, non comprese. due piccole batterie isolale, di tre pezzi n ciascuna, poste dietro la ciHta e direlle verso il Pcresypr. n Il .ba3tione del Màt ha due pezzi sul suo fianco sinistro, 13 n suHa faccia si nislra, 1 1 su Ila faccia desl ra, 5 sul fianco >> destro e 4 su di un secondo fianco avanzalo. La cresta del 'l bastione ha quattro metri all'incirca di rilievo dl disopra » della scarpa, ed il fosso ba presso che quallro metri di pron fondità e quind ici di larghezza. La scarpa è rivestila in >> legno. 11 fosso del qaslione del Màt si distende dal fianco 1
0!'EHAZ10Nl DEL GE;,(fQ
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destro sin presso il mezzo del ramo che disceude verso il n porto; il fosso cessa dal punto do\"e il pendio del terreno n rende la fortificazione inuccessibile. Tra il fianco sinistro del >) bastione e la piccola cortina del ramo discendente attiguo a » questo fianco, il fosso ha ventollo metri di larghezza, e sono n stati scavali nél fondo alcuni buchi di lupo armali di picn cbetti. ll fosso della l'accia destra è fìaucheggiato da tre ca>> ronate poste rn un blockbaus, coslrntto con gran cura ionami ,1 l'angolo alla spalla e che comunica col bastione per mezzo di n una galleria sotterranea. La contro-scarpa è disposta in modo >> acconcio per ricevere alquanti bersaglieri, deputali a vigilare >l il difuori. innanzi la ccrntro -scarpa della faccia sinistra v'ha ,1 una batteria bassa di sei pezzi, che spazza co'suoi fuochi >> tulio il ripiano cbe questa faccia batte imperfettamente a n causa del suo grande 1ilievo. Infine il bastione del Màt » raccbiude parecchie batterie di monai, cd alcuni grandi >> spalleggiamenti formano alla sua gola una specie di -trincen ramcnlo sollo il quale sono state moltiplicate le blinde. (( La mezza cortina a denti di $ega che discende dal fianco >J destro del bastione de\ M~t verso i\ !Jurroue tiella cilth, è arn mala con ventuno cannoni. Innanzi a questa parte della cinta, » non v'ba, per dir così, fosso: è una semplice trincea scavata » nella roccia finanche interrotla in qualche punto. La mezza n cortina di destra, preceduta da un piccolo fosso, è armata » con dodici pezzi nella sua parte inferiore; essa si lega al ri<lotto Schwartz, opera iu sulle prime isolata, il cui parapetto ha dodici cannoniere. La piccola parte di cortina che lega il n ridotto Sellwarlz al bastione n° 5, è armata con sei pC'zzi. {( Una lioea di alberi abbattuti sta innanzi a tutta la distesa >> del froule 4-5. inoltre v'hanno su i punti pit1 accessibili >> alcune tavole armate di lunghi chiodi, interrate e beu fissale » a fior di terra. << Il parapetto del bastion~ centrale ha ventisette cannoniere:
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OPERAZIONI DEL GENIO
OPERAZ!O~l DEL GENIO
)) due sul fianco sinistro, <Indici sulla faccia s101stra, undici n sulla faccia destra, e due sul fianco d<'slro. Il fosso che cìr" conda la lunf't.ta Scbarwtz, non ba che '..l"' a 2"',50 di pro» foudì!à su quattro o cinque cli larghezza; quello del bastione >> centrale presso che sei metri di larghezza e ciuque ;i st'i >) cli profondità, e la scarpa della faccia <ll'Stra è rivestila di » fabbrica sulla più gran parte· della sua altezzri. La lunelta >> Bielkina si appoggia all'angolo della spalla destra del bastione >) n° 5 : la parte che fiancheggia la faccia del bastione ba >> otto cannoniere; inoltre il fosso della stessa faccia è fìan>> cbrggiato da una piccola batteria a due piani, posta all'.in- ' n golo alla spalla della contro-scarpa. I due pezzi inferiori n (p'iccole caronate) sono a livello del fosso, in ' tlll ricovero >> sotterraneo scavato al disotto ·di uno strato di roccia che nt' n forma la volta; vi si discende per una galleria che part1, n dal terrapieno della lunetta. Lo scantonamento sul saliente n della lunetta ba una c;1nnoniera, e la faccia d<'stra ne ba '' nove. Un fosso di quattro metri di larghezza ali' incirca, >> sopra una profondità per lo meno eguale, circonda la lui> netta Biclkina a qualche distanza dal suo parapetto. << Il ridotto di fabbrica (edifizio a croce) che sta nel mezzo i) della gola del baslione centrale, è lrgato con alcuni para-· )> petti ai due angoli di corti1~a. La sin istra di questo parapet.to, >> che ha sei cannoniere, forma la parte anteriore del gran ri>> dotto Tchesme, il cui hrngo lato di destra, tracciato a denli n di sega, ~i presso cbe 280 metri cli lunghezza, parte dal n mezzo del ridotto di fabbrica. Quattro o cinque pezzi posti » sul primo ramo di questa linea a denti di sc-1ga, fiancheggiano » la gola del bastione n° 3. Un altro pezzo è posto sull'asse 1 > della sortita lasciata nel luogo ramo, il cui parapetto è inoltre >) guar~iito da qualche ca~none che tira a barbetta. La punta >> del ndo!to Tchesme, che è rivolto alla città, ha la forma di » un bastione, il cui fianco destro ba tre cannoniere, con un 1
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pezzo ritiralo che batte il fosso. Il ramo sinistro, tracciato a tenaglia, va ad appoggi<lrsi all'angolo di destra della gola della lunetta Schwarlz. Questa p::.rte del parapetto ha venticinque rnnnonicre, non compresi i due in testa che tirano per di sopra la cortina che riunisce il bastione CPntrale alla lunetta di siuist1·a. Diversi pèzzi tirano, inoltre, a barbetta. (< Dal mezzo del ramo si'nistro del ridotto Tchesme, parte un trinceramento cbe forma una seconda linea di difesa, e nello stesso tempo una comunicazione coverta dietro ai bastioni n° 4 ·e 5 (una semplice linea diritta che riuuisce i due gruppi di case). Inoltre, i Russi hanno costrutto, dietro la gola ciel bastione del Màt e sullo stesso ripiano, una specie di ridotto' che gli alleati banno denominato batterie ciel Terrazzo o dei Giardini. Queste batteri~, che tirano per sopra le cortine attigue al bastione n° 4, sono armate con circa quar;1nta pezzi diretti sì contro i nostri attacchi' del bastioue del Màt, che cont.ro gli attacchi di sinistra clegl'loglesi. « Alcune comunicazioni legano le ballerie ciel Terrazzo al bastione del Màt ed alla cortina 4-5, e sedici pezzi sono stabilili lungo quest'ultima comunicazione, dietro diversi spalleggiamenti. « Infine, più indietro, e dall'altro lato ciel colle che separa il bastione del Màt dalla parte elevata della dttà, i Russi hanno costruite più batterie destinate alla difesa iuterna; esse possòno tirare con fuochi ficcanti sulle opere della prima ciuta. Qualche pezzo di queste opere tira pure nel burrone ciel fondo del porlo e su gli attacchi inglesi. ,> La parte della cortina attigua al fianco clcslro del bastione n° 5, è taglì,ala da un passaggio che mena nell'interno della lunetta Biclkina. Coverta da quest'opera, la cortina non ha che un solQ pezzo destinato a fiancheggiare il fosso del fianco destro della lunetta. A partire di là v'ba una batteria di sette pezzi, cbc i Russi hanuo costruita sul posto della breccia fotta
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OPERAZIONT DEL GENIO
al muro. a feritoie dalle batterie francesi, che hanno aperto il fuoco il 9 aprile ,1855. Il reslo della cinta 5-6, che imita '' la forma bastionata, è formata dal muro a feritoie che esi1' steva prima dell'arrivo degli alleati in Crimea. La porta che )> era nel mezzo della cortina, otturata durante l'assedio, è ,1 stata coverta da utrn piccola .opera armata da nove pezzi: >J questa è la lunetta Boutakoff dei Russi; vi si giunge per mezzo 1 > di due trincee, che mettono capo ad alcune piccole aperture » praticate nel muro di cinta. (< Dietro la lunella Boutakotr, nell'interno della piaz~a, v'ha » il ridotto RoslilolT, grande ridotto interamente chiuso e » preceduto da un fosso di cinque a sci metri eh larghezza. La n parte anteriore del sno parapetto ha trentasette cannoniere. ,i Una comunicazion<ftracciata sulla sponda sin istra del burn t\rne della città riunisce quest'opera al ridotto Tcbesmé. cc Dalla gola del ridolto Rostilo!T, parte una tagliata formata )> da una ~erie ùi parapeu.i cbe sbarrano le diverse strade paralelle tra loro cbe si trovano dietro la cortina 5-6; tulli )) questi parapetti, sono armati cli artiglieria. <e li bastione n° 6, di fornia regolare come il bastione n° 5, » ba la sua scarpa rivestita cli fabbric;;i. Ciascun fianco è ar>l mato di due pezzi, la faccia sinistra ne ha nove, la destra 11 otto; inoltre, un pezzo tira in capitale. La gola è chiusa dal » prolungamento del muro a feritoie cbe si appoggia ad un ri)> clotto cli fabbr ica, della stessa forma che quello del bastione n n° G, il muro cli gola è stato terrapienato ed armato con n qualche pezzo che balte il terrapirno del bastione. Il fosso i> del bastione ha all'incirca venti metri di larghezza in>) uanzi le facce; esso si sprolunga innanzi ai due pir:coli fronti ,, bastionati, formati dal muro di cinta a deslra e sinistra di » quest'opera, e va a perdersi alquanto al di là dei fianchi op>) posti a quelli del bastione. Il fianco destro, ch·e è casamat» lato, è armato con clue pezzi che battono il fosso della faccia l)
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63 )J destra del baslione n° 6. Una cornuoic,,1zione, che parte dal n saliente della controscarpa del bastione n° 6, riùnisce la n piazza alla grande balleria Cbémiakine, tracciata come il >, fronte 5-6 sulla sponda sinistra ùel burrone che mcl.le alla )> baia della Quarantena. L'esistenza di questa batteria , che n lascia 2.4'0 metri appena fra la sua estremità destra ed il >l forte della Quarantena, trasformava in un vero campo lrin)> cerato tutto lo spazio situalo indietro sino al •mare; i Russi n hanno lavoralo a questa balleria durante una gran parte del» l'assedio, ed alla fine il suo armamento era dì una treut,na di » pezzi che, quasi tutti , traevano di rovescio, in modo molto n imbarazzante, sull'estrema sinistra · dei nostri attacchi. Una n piccola balleria di due pezzi era pure stata costrntta innanzi >> la tesla del trinceramento, .na non è stata mai armata. « li traccialo del muro ùì cinta che riunisce il bastione )> n° 6 al bastione ri;eslito di fabbrica ciel forte dell'artiglieria, >J è interamente simile a quello ciel muro tra i bastioni u e 6. )) Questa parte della cinta si trova, sopratutto dopo la costrnn zione del campo trincerato formato dalla batte1:ia Cbémian J,inc, in un rientrante inattaccabile. Una batteria di quallro l> pezzi, costruita innanzi ccl a 200 metri dal m·ezzo della cor» tina del fronte 6 -8, tira sulla baia della Quarantena, a tran verso il vuoto tra la destra della batteria Chémiakine ed il )) forte clella Quarantena (batteria n° 1O dei Russi). (( Siccome abbiamo dello di sopra, il forte dell'artiglieria forma un vero ricloUo all'estremità delln cinta della piazza. >J Qualcbc batteria rivolta verso la ci ttà difende gli approcci e » l'interno di quest'opera. , (( Nel porre termine a questa descrizione delle dif('se di Se,, bastopoli, quali erano al momento che la piaua è caduta in » potere degli alleati, faremo osscTvare, che per effetto cieli~ » configurazione del terreno e ciel traccialo delle opere, ~1nas1 1> tulle le parti della cinta sfuggivano al rimbalzo, e gli alOPERAl'.SIONI DEL GENIO
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Ri(tessioni del generale Niel su./ sistema di d1fesrt dei Russi. cc
OPERAZ IONI DEL GENIO
• OPER,IZlON! DEL GE::-IIO
leali r , . non . . han . no po t utO iare che pochissimo uso di questa n .:.p~c1e_ d1 t1_ro, elle ordinariamente assicura in poco tempo >> ali arli~lieria dell'atlacco la superiorità su quella della difesa. >> I Russi avevauo inoltre protetto i pezzi con traverse altissime >> e m_o_lt1, numerose, e gl'inservienti dell'artiglieria erano aa>> rantiti contro le palle dei nostri cacciatori, da sportellt di >J grosse corde che mascheravanò le cannoniere e non lascia» vano passare cllé la volata dei peizi. Infine, numerosi rico>1 veri blio~lal_i' costruiti sollo i parnpetti delle opere, permei>> levano a1 difensori di sottra~·si in parte agli clfelli micidiali 1> dei nostri proietti vuu.ti >1. >>
Nella sortita del 22 marzo, i Russi erano stati ricevuti
» dai nostri soldati con oarande b.iavuta. . r,ss1 ., . doveano esserne
,, persuasi' ma 1_1011 avevano potuto prevedere che la parte della paralella rng,lese che essi andavanò ad alt.a0care, non n sal'ebbe stata gua rclata. Ma malgrado quesla circostanza· » favorevole, gli sforzi dei loro undici battàglioni di truppe >> scelte, erano venuti a rompersi contro la resistenza di ll'e ·balta"lioni francesi • Q_ucs to 1ra tto conferma l'opinione · o gene» ralmentc arnmcss·1 che I · d. · < , e sor1-I 1e 1 notte non denno essere » fatte che con poca gente. Quando una sortita di notte molto >1 numerosa è spinta ad una certa distanza, come si fa adiri» gere l_e truppe ? I. soldati marciano seiìza vedere l'oggetto )> che s1 deve raggiungere; durante il combattimento· non >, posso_no giudicare del risu ltato ottenuto; C3si si disorie,ntano n .e finiscono . sovente col t.1at10 .. g.1I- uni• su g1I. àltn; . . rnfine, >> , rn~no bravi profittano dell'oscnrith per allontanarsi dal com>) ba1t1mcnto. )>
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. Io stesso di una sortita di giorno, cd è questo .(( 'Non avv1eu_e )) Il momento dt fare osservare elle le difficoltà ed i pericoli
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n che presentava l'attacco d( Sebastopoli, superavano di molto » quelli che s'incontrano in un assedio regolare: non vogliamo n discorrere nè dell'armamento gigantesco della piazza, nè dei » suoi approvvigionamenti inesauribili , ma solamente della
forza relativa della guardia della trincea e dell'esercito as~ >> sediato. (( Vauban dice, che prima di lui si stimava che occorresse >> nell'esercito assediante una forza dieci•volt.e· più numerosa )) di quella delle truppe assediate, ma che ai suoi tempi non » si esitava ad attaccare una piazza con sei o sette contro uno; >i perocchè l'assedio durando meno, si può con questo numero, >> senza aggravare di troppa fatica le truppe, giungere a n fornire una guardia alla trincea eguale ai tre quarti della )> guarnigione , e perciò sufficiente a respingere le più grandi >> sol'!ite che possa fare l'ass~diato. Ora, a Sebastopoli, la guarnigione abituale era di 4'0 » mila uomini, e poteva essere raddoppiata in on dato mo» mento, perciocchè l'esercito di soccorso comunicava libera>> men te cim la piazza. Secondo la regola · ordinaria, sarebbe >> stato necessario che la guardia della trincea fosse ogni giorno » per lo meno di 30 mila uomini, condizione impossibile a » soddisfare; perchè, indipendentemente dai lavoratori da fol'>> nire tutti i giorni per la trincea e le batlerie, e dalle guardie ,> necessarie per le linee di circonvallazione, occorrevano la» voratori per la costrnzione delle strade, degli ospedali, dei >) magazzini, per scaricare e trasportare i viveri , il materiale » e lo munizioni, e per la costruzione ed il trasporlo delle fa>> scine e dei gabbioni che bisognava andare a costruire al cli >> l~t di Balaclava. « Non lasciando quasi nessun riposo al soldato, si giungeva >> a fornire per la guardia della trincea lre o quattro batta>> aJioni a ciascuno dei nostri attacchi , i quali, se.parali da o )) grandi distanze e da profondi burroni, non potevanò soc1i
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ANNo III, Voi. III, -
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» corrersi a vicenda. Quelle grandi batterie, che durante l'as» sedio hanno prodotto sì gravi perdite all'esercito russo sul >)
qtiale concentravano i loro fuochi, non erano difese che
» da 2000 a 2500 uomini, ed il grosso calibro delle arti>) >)
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OPERAZIO:'<I DEL Gl!.NIO
OPlsRAZlONl DEL GENIO
gl ierie della piazza aveva costretto gli alleali a tenere i loro campi a tale distanza, che se i Russi avessrro fatto una grande sortii,\ al far del giorno, avrebbero avuto tulio il tempo J i respingere la guardia della trincea o distruggere le nostre batterie, prima ~he si fosse potuto riunire alquante truppe di soccorso e condurle al luogo del combattimento. Per riuanlo si fosse cercato di rimediare a questo peri1:olo ponendo qualche truppa di riserva dietro le ondulazioni del terreno) fra le trincee cd il campo·, eravamo tuttavia esposti tulli i giorni a vedere le nostre batterie attaccate da forze decuple di quelle che le difendevano ».
La descrizionr. delle opere dei Russi quali erano alla fine dell'assedio, ed il giudizio che dà il generale Niel su l sistema di difesa, ci mettono al caso di assrgnare il giusto valore all'operato dei difensori della piuiza, durante l'assedio. I lavori compiuti dopo cbc l'assedio fn cominciato, per ridurre una cillà aperta a piazza da guerra, s0110 graudiosi; le ,1pere, nell'insieme, adattale alla natura del terreno, del quale si seppe trarre profitto per sottrarle presso che del tullo ai rimbalzi; le numerose e grandi traverse, non che le numerose blinde coslrulte per ricoverare numerose trappe, attestano inLelligenza nelle opere fortificatorie e grande operosità. l\1a, allorchè si passa alla parte, per dir cosl, offensiva della difesa. cioè all'uso delle sortite, i Russi, come dimostra chiaramente il Niel, sono in difetto, e si vedono trascuranti di una cir~ostanza favorevol issima per prolungare chi sa per quanto l'assedio, e forse per rendere impossibile agli alleati di venirne a capo. La stessa insufficienza banno essi mostrala nei varii movimenti
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offensivi ton tali dall'esercito di soccorso, pPr dir.turbare l'assedio. ln essi, o non si seppe trarre profitto della superiorità delle forze in un dato momento, o si scelse male il momento, o la condotta dell'attacco non fu quale avrnbbe dovuto essere. La qual cosa ognor più ci convince, che la riuscita di uu'impresa arrischia.La, siccome quella di Crimea, più che ad altro debbesi attribuire agli errori dei generali russi.
(Continua). LUIGI MEZZACAPO.
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68 BIDLIOGRAFl A Mlf.lTARF.
BIBLIOGRAFIA IIILI'fAUE
I PIEMONTESI IN CRIMEA Narrazione .. storica di• MARIANO n'Anu , , ,· I voi. , 11·1renze, 1 sr..:s. " - 11po9rafìa Barbèra, Bia11c/1i e Comp. To~liam,o dal Homilo , giornale di Livorno , del dì 2~ di gcnnaro , 1:H·ticolo seguente: (( È questo il 3• volume della ./Mliotecri civile delt' Italiano compilata e pubblicala per cura dpgli PgrPgi niarchese Cosn,~ RIDOLFJ, ba1·one BETTINO R1cASOL1 , cavaliPre llttALDJM Prmuzzr, avvocato Tomuso Cons,, avvocato LEOPOI.oo c~:J1P1N1 e CELESTINO BIANCHI. C(. Olli.~o divi_samcnlo dei benemeriti compilatori quello si ~u d1 o0ri'.·c agi! ltaliani una raccolta di opPrPtte ori.,.inali 111tesa a d1lfo11dcrr. utili P. svariale cog11izioni in una ~ar"a sfer~ di persone, anzicbè nel sempre ristretto cerchio r~i dollr: Era ,questo '. l modo più acconcio per giovare alla patria ~o~lra coll ac~omu11amento di sane e adequate idee intorno ali essere sociale <lrlla 11azione, allo ~lato delle parli pi1J im-
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portanti di sua legislazione, alle condizioni delle sue industrie e del suo commercio, alla storia dei fa lli conlcruporanei pitì ruen:orabili. Del buon ùiscernimenlo <lei compilatori nella scelta degli argomenti i tre volumi lìncn pubblicati fanno fede, e ci sono arra per quelli avveuire. - Il 3° volumetto, da noi annunzialo, corredalo di una nitida carta geografica, racchiude un Iapici o e sugoso racconto della spedizione e del la guerra combattuta dai Piemontesi in Crimea. La narrazione dei falli è precedula da un breve cenno intorno alle cause ed allo svolgimento dell'ultima guerra c1·orien1e, che i compilatori hanno unito a guisa d'introduzione al lavoro del sig. Mariano d'Ayala. Questa introduzione merita non poca lode, sl per la franchezza con cui è dettata, e sl per la larghrzza delle considerazioni cui opportunamente richiama. - La perizia e la dotlrina ùel signor d'Ayala nelle cose di guerra si rivela nel corso del racconto , cbe 11011 è una nuda e magra esposizione Ji falli , ma va condito di giuste e sagaci osservazioni alle a dimostrare la conveniente applicazione delle più apprornle teorie dtllla scienza bellica ai casi pralici, cbè via via occorsero in quella memorabile impresa , le cui difficoltà crescevano in ragione della distanza, e della pericolosa ristrettezza del teatro di operazioni. Gli Italiani poi ritrarranno non lieve confo rto dalla letlura di questo libro, come quello che offre una nornlla e splendida prova sì della costanza dei loro connazionali nel tollerare i disagi degli accampamenti resi più gravi dagli slrazii di un morbo esiziale, e nel mantenere una esatta disciplina ( senza la quale non v'è esercito possibile), e sl del loro valore nell'alTronlare arùitamente i cimcnll di guerra ».
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MISCELT, At.EA
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~fISCELLANEA
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IL TIMONE NELLE MACCHINE D'ARTIGLIERIA.
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11 signor colonnello di artiglieria svizzera Mollè, ba indirizwlo una lellera al dipartimento federale, in cui Ira le altre cose, ha pn•senlale molle osservazioni concernen ti il materiale di artiglieria svizzera. In esso vediamo lenulo in mollo conio il modo di allacco del limone piemontese, paragonalo a quello francese e svizzero. Ecco in qual modo egli si esprime:
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• Fin dal primo momento che si è adollato il sistema inglese modificalo, nei paesi in cui non sono ritenute le stanghe, il modo di attacco dell'a!Tuslo all'avantreno e la posizione da dare al limone sono stati oggetti di gran numero di discussioni e dj molteplici esperimen ti . Ovunque il sistema di Limone sostenuto sul collo dei cavalli è staio ripulalo vizioso ed impraticabile per la guerra, in co_nseguenza delle ferite che questo sistema produce ai cavalli e che li melle subilo fuori servizio. In Francia , in Bavicrn, in llalia, in Piemonte, dei buoni generali si sono applicali a ciò ed in questi paesi delle motlifìcazioni relici hann o almeno diminuiti gl'inconvenienli del ·sistema.
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Anche in Svizzera fin òai primi an 11i diver:;i umv1<1li rurono corll'inli Jegl'incon\'enienti del motlo òi al1,1cro adollalo 111:ll'arliglieria federale: in seguito, lP prime obbiezioni folle, lungi dal diminuire, non fecero che accrescersi Nel 18/~2, dPgli abili uffiriali federali, che facevano parte della socie là militare ftideraie, convinti dell'imperfozionc del modo di sostenrre il timone e tli allacco <lei cavalli, mis'!ro al concorso la quisl1011e di sapere se 11011 eravi qualche cosa a fare a questo riguardo. Il colonn.,llo Moli!'! come membro della so~ielà, v, rispose c:on un~ memoria. • Trallavasi allora, rom(• anchr adl'sso, di cercare ,, di proporre un meccanismo semplice e poco costoso ehe arrecasse un rinwdio eflicace a questo sistema vizioso di timonP abbandonalo al proprio peso, e ~ostenuto dal collo dei cavalli, ehe li d1slrugge o almeno li rovina, e <li assir.urare all'arliglieria federale un gradii di mobilità eh" le è assolularrn•nle indispensabile r. che è paralizzai,, dallo staio allualr dell11 cose, lanlo più che non ò possib,le illudersi sulla poca <'sperienz., d1•i no~lri snidali del tren o, r,hc non <'.s~e nrlo in servizi o permanente, n raramente esercitali, non pos;ono essl're a livello dellP truppe permanenti, e sono, inoltre , ch1amal1 a condurre cavalli che, non sono in alcun moJo educc.1ti nè accostul.llali al servizio che si richiede da
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• U11'allr<1 cirr.oslanza che rende anche il sistema sviz1.cro più difolloso e ratale ai cavalli, è l'adozione che si è falla drlla pesante bilancia posta all'estremo del limoni' per allaccarvi i cavali, di avanti, e che, con qurslo braccio di leva. accresce considcrevolmente la carica del limone che grav,ta sul collo dei cavalli, e li affalica anche di più per le :;co~se costanti oci:asionale dal tirare <lei cavalli di avanti. Dapperlullo anche quando il limone ò equilibrai,,, si ò lolla ria la bilaucia all'eslrPrno del limone, e<l i cavalli sono allaccali uno all'altro, ed in Svizzera ove il timone p1•sa sul r,ollo dei cavalli, si aggiunge a questo peso di già forte, una pesante bilancia abolita da lulli. • Sollo lui li gli aspe lii indicati qui sopra, uno de, rnaleriali europci, che sembra aver meglio risoluto le tlifficollà, è il materiale di arliglieria del Piemonte. Con nn mc1,zo ~emplice ed ingegnoso. si è trovalo 111 questo paese il mezzo di dare al limone un solido
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• appoggio,_ conservando al sistema inglese l'indipendenza delle due _1m:l1_ della macchina e la flessibililà desiderabile. Fin da prin_cipio questa costruzione ha cornpiutamente corrisposto • alle esigen:e del servizio , e dopo è stata sanzionala da una • lunga espenrrnza e da più serie campagne. • Sarebb_e conv_en~vole di fare esaminare questo materiale con • cura ed 1mparz1al1là, tanto più che il sistema in quistione si • p~ò _adoLtare agevolmente dall'artiglieria federale , e con spesa •
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MI8CELLA~EA
EJ?FE~1ERl01 1'-11 LITARI JTALIANE
IDIOIOla , ,
. · Circa al calibro e portata dei pezzi ed alla mohililà del sistema il Mollè preferisce il sistema dei cannoni obici francesi da 12 si~ stema dovuto all'imperatore dei Francesi. '
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Gennaio
1 gennaio •13t>7. - Lodrisio, il condolliero della Compagnia di San Giorgio, v~ncitore il 1° novembre ,1356 sul Ticino, perde il caa stello di Novara, ed è sconfillo dalla lt'ga di Mantova, Ferrara e Dologna. - 15·1 a. - Muore Luigi XII. Cotesto re francese debb'essere rammentato, perot~chè non solamente accompagnò Carlo VIII nell'impresa d'Italia nel 149,i., e sostenne allora lungo assrdio in Novara; ma entrò in Milano il 6 ottobre 1499: passò nuovamen~e le Alpi sul cominciare del ,1t\09; e per<lè la batlaglia di Novara il 6 giugno 1513. 2. gennaio 159·\ . - Le truppe fiorentine unile alle papali sconlìggono la banda <lei Piccinino, e lo fa nno prigionr.. 3 gennaio 172G. - Entrano nel nuovo ordin;i.mento dell'esercito piemontese soldati di cavalleria, cui è <lato il nome di Dragoni leggeri di Sardegna. · 4c gennaio •I {1.23. - Muore sommerso nel fiume Pescara presso la foce il celebre capitano d'Italia Muzio AUendolo , conosciuto anèhe col nome <li Giacomo Sforzn, nato in Cotignola il ·1 O giugno 1369. Fu dapprima capitano di Giovanna II, poi seguì le
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bandiere dell'avversario Luigi 11 d'Angiò, e tornò da u!Limo nelle fi le di Giovanna conlro Braccio di lVIonlone, il quale asseJiava la ciltà di Aquila per Alfonso di Aragona, figliuolo adollivo di quella. 5 garmaio 1373. -- L'Acuto, il cui monumento sepolcrale vedesi disegnalo nel duomo di Firenze, rompe i Visconleschi presso il Tanaro, e con una cavalcala verso l'Adda libera da' nemici che lo circondavano il conte di Savoia. E quindi nel 1389 cotesto venturiero passa ai servigi del re Ladislao in Napo li. 6 gennaio 1 t\07. - Fu sentila con grandissimo dolore per Iuli a Halia la morte del celebre capitanò Antonio Giacomini Tebalducci, nato il ,t O agosto ,14o3 in Firenze da Jacopo e da Gio~ vanna dei Giugni. Ne scrisse la vita Jacopo Nardi, e nell'Archivio. storico italiano, Cirillo Monzani ne pubblicò un'altra scritta dal Pilli. 7 gennaio 145,t. - l\Iuore in GineYra Amadeo VIII detto il Pacifico, il quale nel ·! 439 riliralosi nell'eremo di Ripagl ia, fu elello. papa, e rinunziò al papato nel 1 U.9. 8 gmmaio ,1&-80. - - Si pubbli ca in Venezia pel lllaeslro Pietro Maufer, sollo il pon tificalo di Sisto lii e il doge di Veneiia Giovanni Mnccnigo, il libro: Dé bell0 judaico, di Giost'ffO ebreo, figliuolo di Mucacia. - 1799. - A Cuiazzo, sulle rive del Volturno, è ferilo mortalmente comballendo contro la caval leria napolitana capitanota dal generale Lucio Caracciolo rii Roccaromana, il generale fran .., cese Francesco Barboat di Boisgerard. nato a Tonnerre nel compartimen to de lla Yonne il di 7 di loglio 1767. Eil è seppellito nel caslello di Capua, ove leggesi un,i iscrizione funebre . 9 genna-io 1537. - Co~imo dei Medici è elello supremo reggitore della cillà di Firenze. 10 gennaio U-96. - Nt'I consigl io del popolo pisano si vince il parlilo di buttare a terra la c1Lladella vecchia e tulle le fortezze di Pisa, chP, fossero per olTendHe la città, ed anche il borgo di S. Marco, liberatosi dai Fioren tini con l'aiuto di Carlo VIII. E infalli il ·I 3 s'incominciò a tagliare la rocca nuova. - ,t 57'.2. - È rigorosamente vietalo ai soldati piemontesi di ; parlar colori di Francia e di Spagna, come si era usi avanti all'ordinamento della milizia del ,f 56'1.
75 •I 1! gennaio •I 259. - Alessandro IV chiede soccorso a' Perugini · contro Manl'rndi, il quale ~veva invaso il tenitorio romano; e lo stesso Papa, con lellera del di 1 o, esortò il podeslà di Perugia a conservarsi fedele alla Chiesa. E cosi fu sempre falla entrare la religione nella polilica. 12 gennaio 17k2. - Il governo piemontese per via del marchl'Se Fontana, ministro di Slalo, ferma col lenente colonnello GioVdnni Rcide la capitolazione per l'ordinamento rii un reggimento strani<>ro composto di Grigioni e Svizzeri. - ,1799. - La Francia rhr.hiara la guerra al PiemontP, quando ne a\'eva confinalo a Ilarcellonetla il minislro Balbo rappresentante il re a Parigi, mandato via il segretario di lega1,ione Paro letti• e fallo entrare Jouberl nella ciltà di Torino. '13 gennaio •129.7,. - l i comune di Perugia, sempre per r.agione delle fazioni imperiali e papali, fa colleganza con quello di Fi renze. 1 ,~ genna.-io ,1793. - Ugo Baswille, console francese a Roma. muore per ferite ricevute in un lumullo popolare scoppiato contro i Francesi. 15 gennaio 1796 _:, Battaglia cli Rivoli combattuta dai Francesi (25 e 26 nev<fso) capitanali ila Bonaparte conlro gli Ausl1·iaf'i sollo il comando <li Alvinzi. Cotesta villoria soprn 20 mi la Austriaci fece aprirr· le porte· di Mantova il dì 2 di febbraio, e diede a Massena il titolo di duca rii Rivoli. 16 gennaio 1441. - Erasmo Gallamelala, uno dei più splendidi capùani d'Italia, omore in Padova, dove la repubblica di V~nezia gli alzava una statua equeslre nella piazza di S. Anto1110. Errli era nato nella cillà di Narni verso il ,1380. b -- •180·1. - Sono solloscri lli in Treviso i quindici capi del trattalo di tregua nrlla guerra italiana. ,t7 gennaio. 14.67. - MuorP il famoso guerriero Giorgio Castriollo, la cui famiglia vediamo sino ai dì noslri conlinuarsi i11 Napoli. - ,14.99. - Il Trivulzio parie da Asli con 2 mila fanti e 800 lance prr tenere io freno il duca di Milano. - •I 601. - - Emmanuele I, per la pa1·e di Lione, può libera. mente conservare Saluzzo ne'suoi SLali. 18 gennaio 16 8. - Vien nominato capo condolliero della no, MTSGF.LLANEA
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bilià, ch'era la cavalleria feud,1le piemontes<', il marchese di Ciglian o Guido de Ville, il quale fu l'ultimo a lenere coleslo offi<'io. - ·175:2. - Nasce in Napoli Francesco Caracciolo, il quale avev;i ad _essere dellr. prime villime nelle sanguinose ven delle del ·1799, appiccalo all'albero della sua frega la Minerva, soldato ed ammiraglio ilalian0 de'più rinomati come Emo, uJlimo capitano mar1llimo della repubblica di Venezia. ·19 gennaio -15H4. - Muore Tadc..leo della Volpe, celebre capi ta no !taliano nato in Imola nel 1474, nei luoghi ·medesimi clw videro nascere Allendolo Sforza ed Alberico da Barbiano. Dopo la strenua difesa di Padova, il senato di Venezia gli mandò in dono un bastone da eomando di ebano nero con ornali d'argento. rappresentanti il leone veneto e la volpe col mollo: Simut arte et dentibus utar. Il quale bastone conservasi nelle e.ase dei conti Della Vo lpe in Imola. Nel tempio di S. Marl!o in Venezia ·è il s~polcro di Taddeo e la sua statua equestre dorala. ·20 gennaio ·I !S70. - Carlo Emmanuele varia alquanto le anlicbr. scrillure e regole mili tari pubblicando un editto intorno alle gen ti di guerra, in speciali tà sul fallo della disciplina. 21 gennaio 11H ·I. - Emmanuele Filiberto di.:terwina le rco-ole di unione del nuovo ordine di S. Maurizio coll'antico di S. Lazzaro. Pure i pri mi cavalieri cli San flfau rizio falli ne lla città di Ripaglia il 16 ottobre 1454 fu ron o Enrico di Colombero Claud io de Sasso, Nuodo dP. Menthone, Urnberlo de Gleren.s. ' ·- ~ 656. - Muore in Torino Tommaso di Savoia, principe di Carignano, famoso capitano. 1587. - Muore quiv_i Ferrante Vitelli, il quale nell'anno . 15·15-73 aveva fa llo le- fo rtificazion i di Mondovì, e la cittade lla, di cui fu anche governatore. - 1 ii01. - Nasce nella terra di S. Minialo in Toscana Frnncesco Sforza, rifuggi to là il padre dopo che fu licenziato da Milano come traditore, e sposala Lucia di Terzano. - 1775. - Nasce io Napoli Pietro Collella, il quale è a considerarsi come dolio ingegnere militare e come consigliere dello Stato nella pubblica amminis lra1.ione, e come esule illustre di Brunn nella Moravia, e. co111e scrillore della Storia del Reame di • Napol-i, una di que lle opere, la quale, non scevra di difelli, starà, 1
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'77 hlTSCELLA liEA e laolo mt>glio ,tarà quanto fu df'lle primf' a meglio palesare le miserie e le tirannie de'Borboni di Napoli. - •I 799. - All'alba di questo giorno l'esercito di Championnet assaltò Napoli, e poco di poi entrava nella cillà, dove sin dal di '20 sul castello Lii S. Elmo svenlolava la bancliera re\rnbblicana. _ ,t G66. - Vienè fuori in Piemonte l'edillo dell'ordinamento de\la soldatesca stanziale sugli esempi ue lle Ccrne o Cernide di Venezia, ed anche sulle bande in Toscana. Ma non fu che milizia provinciale davvero·. e i cittadini v'erano chiamali dai 18 ai 50 anni, arm.ali a spese del comune, secondo determinò sulle prime l'editto tlel 28 gennaio 156 •1 ; talmente che vi vollero sei anni di studi e di prove prima di venire a durevoli norme. 24 gennaio ,t 793 . -- Pone l'àncora nel porlo di C~gliari un'.irmala francese: composta di '22 navi da guerra e di 6 mila soldati da sbarco. L' àmmiraglio Truguel mandò un ufficiale a domandare la cillà. Ma quando vide che i prodi cilladini dell'isola italiana correvano armali al lido, animandosi a saldà difesa, e spesseggiando coi colpi, cominciò a bombardar~ la città _e a fui~ minare 'le batl~rie. I Sardi pugnarono da leom contro 1 ~oldal1 sbarcati e li ricacciarono alle navi, e l'ammiraglio di :Francia se n'ebbe a tornare a Tolonr., contando seicento e più soldati morti, dell'isola, e due andate Una o<>rossa nave bruciala dalle arligli(•rie . per lraverso. 2l'> 'gennaio 11H. -1 capitani svizze ri lVIegar e Schindler fanno capilo!O.zioni col ministr'o Bogino cli Bigl iandolo, di levare un reg"imenlo forest iero nei cantoni di Glaris e Appenzel. 0 26 gennaio 1 t,9ri. - Vitellozzo Vilelli presenta lmllaglia a'Ponlificii presso a Soriano tra la via Flaminia e la Cassia, e rompe i Colonnesi ed i Tedeschi, i quali erano il principal nerbo delle soldalesclie papali. - 4 683. - On nuovo reggimento di cavalleria è composto nell'esercito pieillonlese col nome cl i Dragoni t11rchini (Dragons bteus) sollo il comando del con te di Bernezzo, brullo ricordo d'intolleranza religiosa, perocchè era conseguenza della colleganza della Francia, la quale vi faceva le spese della formazio ne contro i Valdesi. 27 gennaio 1 -1'26. - La repubbl ica di Venezia consegna a Francesco Bussone di Carmagnola il b,1slone di capi lan generale, dopo 1
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ch e Filippo Visconti, aveva confiscalo · lulli i suoi beni, un quarantamila ducali di rendita, e tentato l'av1•clename11!0 per via di un fuoruscilo milanese. - ·160•1. - È solloscrilla la pace tra la Savoia e la Francia la quale ceJe a quella il marchesato di Saluzzo e ne ha in conir~ccambio la Bressa. .• 2_8 gennai~ 8'14. - i\Iuore Carlo Magno dopo O anni di regno. Egli avev,t r idonalo agli Jlaiian i i drilli di cilladini che loro avevano tolto i Longobardi; ma ebbe il gru ndissimo torlo di non r.oncedere al nuovo impero lombardo da lui istiluilo l'indipendenza e la nazionalità. 29 gennaio 1329. - Lodovico di Baviera imperalore confe rma la signoria di Milano ad Azzo Visconti, previa la somma di 12l>,000 fiorini d'oro. 30 gennaio 1078. - Nasce in Milano Francesco Teodoro Arese figliuolo del conte Benedetto e della march0sa Mar"'h eri la Lucini' o il quale fu riputalo in gUerra, colonnello nell'esercito italiano di Lombardia, e ripulatissimo per le virtù cittadine: una delle vittime dei processi politici dello Spielbergo, ove rimase quallro e più anni, morlo il 30 di aprile '1830, e seppellilo nel cimitero suburbano della Porla orientale. 31 gehnaio ·1702. - li principe Eugenio di Savoia s' impadronisce per sorpresa del la fortezza Lii Cremona presid iala da 7 a 8 mila soldati francesi governati dal m,Hesciallo Villeroi. U princjpe erasi indetlalo con un prete cremonese per nome Gozoli, il quale gl'indicò un acqucdollo presso la sua parrocc}1ia di Sanla Maria Canova.
LA BIBLIOGRAFIA IIILITARE D'ITALIA ANTICA E ~IODERNA
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INTRODUZIONE
La bibliografia, vocabolo nuovissimo in Italia da un cinquant'anni fa, è l'arte di notare, raccogliere, conoscere e valutare le opere pubblicate, nè l'arte del bibliografo, che un tempo suonava meschinamente siccome copista, ha una data antica cli molto; perocchò la prima bibliografia f'u propriamente quella, a q uanto ci fu dato sapere, del fiorentino Michele P occian ti, il quale nel 1589 pubblicò in latino il catalogo degli scrittori ùi F irenze, aumentato dal :Ferrigni e più tardi da Francesco Bocchi, anche latinamente. Se non che avevan preceduto questa maniera speciale di lavori gli elogi e le vite di uomini illustri, che potrebbero per avventura far parte della bibliografia nazionale, dettati nel secolo x.vr dal Giovio in generale, dal Foglietta sugli uomini illustri della Liguria, dal Galeotti sui Bolognesi e dal Marzari su qu~lli di Vicenza. ·Certamente che la bibliografia e la bibliognosia, cicè la cognizione di tutte le opere di ogni secolo e di ogni popolo è andata accrescendosi, e anco innalzandosi. a mano a mano che più dalla in venzione della stampa siam venuti avanti. E noi cet·chererno appunto additare il cammino lento ma costante che le fecero correre alacremente gli Italiani. ·
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A ~ia~omo Alberi_ci si ~ee l'altro catalogo italiano degli scrittori veneziaru messo fnon nell anno 1600, sebbene ristretto e scarso di mo_lto; _ad Agostino della Chiesa nel 16U, il Sillabo latino degli scn Lton _piemontesi, savoiardi e nizzardi, ampliato dal Rossotto nel 67, e molto più tardi dal Rossi l'anno •1790. · · . F~on nuovo aiuto alla bibliografia gli altri autori di elon-i e di ,vite, come Ottavio Rossi, il quale l'anno ,1620 ne scrisse de'13reSlCian~ illustri, il Superbi de' Ferraresi nell'anno medesimo, sù quelh d'. Verona_l'anno dopo il celebre Panvinio, e l'Allacci nel 33 sugli_ altn ~1 Roma. Girolamo Ghilini pubblica.va il suo Teatro d1 uom1m _leLterati nel 4-7, l'Ugurgieri nel 16 &-9 le ::;ue Pompe sanes1, e 11 Correlini, nell'anno •1662 le Brevi notizie degli uomini il'.ustri di Viterbo. Ma più precis;rnente cleggionsi annoverare fra 1 nostri antichi bibliografi An tonio Bumaléli, siccome antore nel 164--1 della biblioteca bolognese scritta Jatinamen~e, :..,udovico Giaco_b ilb che nella medesima lingua pubblicò nel 08 l opera sugli scntton dell'Umbria, Donato Calvi su quelli di Bergaw? nel 64-, _cm seguiron l'anno dopo il L1banori pei Fe_rrares1, _il_ Vedriaru ~e· natii cli Modena, e nel 67 il Soprnni e il G1ustm1am, 1 quali dettarono i loro libri intorno agli scrùtori genovesi. Tempi di più vasta erudizione e di• più accurate ricerche avevano veduto a stampa nell'anno ·I 666 gli elogi di uom ini letterati d'ogni paese di L01·enio Crasso, e più particolarmente ]a ?1bh~teca volante cli Giovanni ·c inelli, comiuciata a pubblicare in FJren~e nel •1677, poi in Napoli, in Parma, iu Veneiia, in Padova, lll Modena, in Ferrara, in Roveredo. L'Ateneo dei letterati milanesi fu opGra del Piccinelli nel• l'anno ,( 670. · Nicolò .Toppi chietino dava a.Ila luce nel 78 la biblioteca na• politana, cui apportò di mol te aggi unte copiose il Nicodemo dopo cmque anui; e in quell'anno medesimo vidcsi l'Ateneo august~ degli scrittur~ perugini dell' Oldoioi, il r1 uale pubblicò di po1 l Ateneo l1gustico, ove sono notati inoltre oo-ii scrittori di Sarzaoa e quelli di Corsica. · Prospero Mandosio ne dava nel •1682 la biblioteca romana, siccome nell'85 faceva il Cozzando con la sua libreria bresciana.• E anco in questi tempi raggrnngev~no materia bibliografica
si
Giuliano Porta co' suoi uomini illustri alessandrini nel •I 693, • il Coppi con quelli di San Gerni'gnàno nel 95. Ed è facile osservare come l'ampiezza dell'a:rte; che diventava arté scientifica del bibliografo, avesse sempre, almeno· suf bel principio, consigliato meglio la c6gnizione e'lo studìo degli scrittori çli un sol luogo; òvveto, come 1segùi più tarai, di una sola materia e di un ordine solo.: ·' Laonde possiamo dire essere la bibliografia l'apparecchio e la tela della storia letteraria, come cli certo è la cronologia per rispetto alla storia civile e politica. Gli Italiani dimostravano co' fatti meglio che con le parole come, insegoatori altrui due volte, potessero per avventura apparncchiarsi a darn, in mezzo alle pubbliche sciagure del secol0 xv ur, nuova più robusta civiltà, dappoichè venivan fuori le opere immortali- di Vico, di Beccttria, di Filangieri, di Genovesi, di Spallanzani, di Volta, le quali da sè sole baste1·ebbero a provare il nostro còmpito alla civiltà duratura del 'mondo. Nel quale secolo, a dimostrare la valentia e il numero degli scrittori italiani, si pubblicaYano molti lavori particolari e mo1té monografie bibliografiche; e insieme con esse le biblioteche ge~ nerali, che è opera sì ardua e come impossibile a riescire conipiuta ed esat1a:. . Nell'anno 1706 videsi la bil.Jlioteca della eloquenza italiana. del Fontanini, opera sì dottamente .ed abbondevolmente arricchita dalle annotazioni di Apostolo Zeno, il quale avrebbe po-. tuto fare opera nuorn e assai più utile. E finalmente nel 1763 i.I bresoiano benemerit1ssimo Giammaria Ma:tzuchelli poneva a stampa gli scrittori d'Italia, ma a lui non bastò la vita e il tempo che soÌarneute per esaurire gli autori · il cui nome cominciasse con una delle prime tre leltere; nè Hncor sorse coraggioso e valente scrittore nostro, il quale prendesse a continuar~e riempiere un'opera s\ onorevole all'Italia. Imperocchè, come di::;se sapientemente il Lenglet-Du!'resnoi nel suo libro intorno al modo di studiare le storie, nulla è più ,facile che fare un'opera di bibliografia e di notare degli errori; ma nulla pni torna sì difficile che cor'npiere un lavorò esatto di questa· 1 manie'n t, nel quale i meno es1jr:rti eziandio non trovino a· ·rÌm· proverare. ANNO
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82 \IISCET.l'.,ANEA E gli aiuti che potè avere il Mazzuchelli furono le operé <;h'egli medesimo rammenta noi suo primo volume, fra qua li più specialmente vanno al fatto nostro quelle di Lazzaro Agosli110 Cotta, autore del Museo novarese nell'anno 1701, dell'Arisi su la Cremona· letterata nel 1702, di Serafino Pasolini:> su' Ra veonati l'anno_ dopo, del :\Ioogitore, il quale nel 1707 pubblicò _la bibli0teca sicula, e dell'Orlaodi con le notizie degli ~crittori bolognesi apparse l'anno 171;2. Frattanto altri biografi davan la ma1rn ai bibliogr11fi; e co;,\ vennero fuori le vite di quaranta uomin i illustri di San Pietro in Galatina nel 1709, e quelle de' Marsi illustri del Corsi guani dopo tre anni. P iù vasto lavoro potè c1uindi fare nel 22 il ftJrrarese Giulio Negri pu bbl,icaodo l'istorio. degl i ::;crittori fiorentini. France:-sco Al berti nel 24 poneva in giro l'Ateneo ~ospellese, il Tortoretti la biblioteca tirolese sta rnpata a Roveredo nel 1733, e nel 39 Giovanni Andrea Barotti' fece una difesa degli scrittori ferrar(!si, de'qnali aveva su' generali scritto in latino il Barutfaldi nel 1698; poichè la pubblicazione dell'opera di monsignor F on tanini 11,· e,·a. suscii.atu di molte critiche e direse, siccome quelle eziand io del Muratori e del Maffei, il quale appunto verso quel t1m1po medesimo aveva pubblicato prima la biblioteca de'volgariizatori italiani e posci,i la sua sempre ricordala e citata Verona illustrata. Ma più grave aod10 e pur tenuta in gran pregio, venne fuori la biblioteca milanese nell'anno 1745, per opera di Filippo Argelati bolognese, la quale opera rimane fra le più clas.5iche e rinomate nella materia, anco pei lavori arrecati vi dal prefetto dcli' Aro brosiana Giuseppe Antonio Sasso, del quale autore medesimo abbi11mo l'altra opera della biblioteca dei volgariz7.atori di opere scritt,e in lin_sue morte prima del secolo xv, am pliata nel 1754 da Angelo Teoctoro Villa. E in quel teo 1po medesimo ebbesi un'altra opera di mole e di pregio, la bi bliografìa critica sacra e profana di Michele da Sn,u Giuseppe pubblicata in Madrid. Erano Yenute a luce le Yite dei 1etterati saJentini di Domenico De-Angelis (171O), la P inacoteca latina di Giovanni De-Nica.stro per gli uomini insigni di fle- • .nevento (1'7.20), ltJ notizie su qnelli cli Jesi del Magnani ( 1721),
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de'Forlive:,;i di Giorgio Viviano Marchesi (1721), e mol_to pi? tardi \a dissertazione su la letteratura raYennese del Gmanm. l\1a più precisamenle su gli scrittori ca_la~resi di ~os~nza del~ava lo Spiriti · l'opera sua (l '750), su la b1bhote_ca p1~to1ese_ lo Zac: caria in Torino nel 52, e nell'anno medesimo l Ago~t11n sugh scrittori veneziani. Nè di opere stampate ma an~o ~1 alcun_e a penna trasse note il i\fazzuchelli, siccome quelle d1 _Gia,~ba~tist~ Febei sn gli scrittori orvietani, di Giusepl?° Garamp1 _su r1~ rnes1, su quelli di Città di Castello ùi Domernb~ De-Pazz1s: SU! veronesi del Pola, tutte dagli autori medes11m donategli. . E nell'altra metà. del medesimo secolo _non si s~ancarono, gh ILaliani delle varie parti della penisola d1 raccogl1e~e rer. 1 appunto onorevoli e precise notizie in~orno a, coloro, 1 quah con la penna e coli 'ingegno a,·evan~ amta~o 1_ope;a della_ sp_ada , che è la principale a rùndere cbial'O e riverito 11_ nome ,1tahano: Giovan Giuseppe Liru1i pubblicò nel 1760 1l catalogo de1 le~terati del Friuli; seguendo poi nel 1771 la stampa del cata: lo(J'o fatto dal ì\i!orano degli scrittori di Casale, e quello sui vi~entioi di Angelo Gabriello di Santa Maria l'a_n no ~opo. Le notizie deo-li scrittori lodigiani ci Yenoer6 m quel tempo 0 cla Giambattista :Molossi ; ma sorsero snpra tutti i bi_bliogr~~ due sommi lll)mini, non solo per indagini pazienti ed ass1euratr1c1, m~ perchè vivaci e dotti comtnentato1·i, il _Ti~·aboschi e l''Affò; 1_1 pri01o che pose a stampa nel 1781 _la B~blio~eca Jfode~ese, e '.I seceudo, autore delle Memorie degli scrittori e lellerali parri:igiani noll'89; quantunque pu\· essi avosser~ fatt~ rtesoro ~ell opera avanti pubblicata dal romano H~yrn m l\-Iilano oell ann~ 1770, Biblioteca italicma <le' lib1'i rari, che non ba perduto d1 pregio neppure a' tempi nostri. . . . . Nel 179'2 anparve un lavoro particolare d1 Lorenzo Grnst:' . . \\ ' niaoo, la biblioteca storica e topografica, e un sagµ1~ su .a ti:, pogmfia del regno di ?\apoli, e in quelranno meclc•s1mo us?1 la bibliografia storica della città e luoghi dello Stato ~onu~c1~ del Ranghlassi. Ma gli studi storici e 1~ v1t~ d1 uomm1 chutr'. nelle città. più e più anmenta.vauo. Scrisse 11 ~falacar~e su gl~ -uomini illustri saluzzesi, l'Ughi nel 1804 contmuò e nfcce gh antichi lavori su' cl1iari uomi11i cl i Ferrnl'a, e l'anno 1817 Giusflppe Emmanuele Ortolnni (!<l_va aHe stampe la Sll~ biografi.a degli uomini illustri della S1c1lia, 10 quattro volumi.
84 MISCELLANEA ,~ intorno a quel tempo medesimo era.si veduta la biblioteca ~oscana dell'e~uditi~simo Moreni, -~icercatore e collettore esimio, cui s1;cc~sero le opere del Grillet di Ciamberi: Dictiomnaire hfstoriq1w_ et littérairè de la Savoie, e del De-Gregoris su la letteratura vercellese, l'anno 1819. ,11 .Macrobio poneva quindi a stampa nel '21 il libro su gli u9mm1 iJ!ustri di Pesaro, come due anni avanti aveva fatto il t,,esuita Carlo Grossi su quelli di Urbi,-io; e conten.1poranea~~nte videsi la biografia cremonese di Vincenzo Lancetti. Più special lavoro diligente fu quello di Emmanuele Gerici j.çi,\ornç, agli sc,·i.ttori della, Lunigiana, nel 1829, diligentissimo l;;iltro del dotto Vermiglioli su gli scrittori perugini; e dal lato appunto della ddigeuza meritano anco particolare nota lodativa quei fatti da Della Vedova: su gli sc,rittori di Padova, nel 32, B d_a Giacinto Cantal&messa, Memorie intorno a' lettera'ti e gli art)stl del/a çittà di Ascoli.. Dt:lle vite di uomini illustl'i italiani uscii-ono rn;rve volumi in Venezia nel 1834 per opera del Tipaldo ;. q~gl'illust~i di Tortona discorse Clerpente Giacomo CarnevaJe nella sua opera pubblicata a Vigev11110 nel 37, e su rrli Astigiani illu;,tri il De-Rolqndis mandò alle stampe l'anno doi~o. .N~ll'aqq.o 1840 çarlo Novellis dettò un picciol libro su' Savigliapesi illustci, e nel 43 i\ Sauli pubblica"lia un'opera sulla conçlizione degli S\)idii in Pie!llonte, la quale contiene medesimamente. d,e' cenni i mportanti bibliografici. Veqemmo assni t·icca l'opera di Fra · Silvestro da ·veirnzia pubblic<l,ta colà nel 42 col titolo Bibtiogra(ìcb a,ntica e moderna., sam·~ e profana, e più specialmente furon pregevoli pubblicaz1om 1-a :{31 bhograf;ìa sarda del ì\1artini, e il Dizionario degli scrittori del regno di Napoli di Camil!o Minieri nel 1844. Ultima opera ma che merita di certo de' pi:im i posti fra quel le che volgono intorno alla materia, è il saggio di bibliografia veneziana del dottissimo Emmanuele Cicogna. E tornò anche utile alla bibliografia l'opera pubblicata in Napoli nell'anno passato su la storia di Reggio della Calabria di Sp&nò Bp,J.ani ; poichè nel secondo volume si discorre abbondantemente degli uomini illustri dj quella estrema pa vté d'Italia. Perfezionate di certo le vie dell'universale ammaestramento ·e fatte plù sicnrn le' g11ide degli stu<l i e ?elle in;1restigazioni, J~
MISCELLANEA 85 nostra letteratura a.rricchivasi nell'anno 1805 deHa bib!iografia de' claissici italiani del Gamba, nel 14 della bibl'iografia od elenco ragionato delle opere contenute nella collezione de' classiéi ita• forni, nel 21 del catalogo ragionato de' libri d'arte e di a1ilichità posseduti dal Cicogna1'a, nel 24 della bibliogràfia òel1'e crociate del Michaud, nel 28 della bibliografia sl tenuta in pregio 'dei romanzi e pdetni cavallereschi italiani del Melzi, e iu qùest'anno medesimo cominciò per l'appunto a pubblicarsi in Milarìo la hibliografìa italiana. ' Venne poi fuori nel 1832 la serie• degli scritti impressi nel dialetto veneziano, l'anno dopo la. bibliografia delle novelle italiane in prosa, opera dello stesso chiarissimo Bartolomeo Gamba .bassanesi?, e nel 36 la Pseudonimia ovvero tavola alfabetica dei nomi finti o supposti degli scrittori, cbe in Milano pubblicava l'erudito Vincenzo Lancetti, di cui abbiamo per l'appunto rammentata la bibliografia degli scrittori di Cremona sua patria. La quale opera verinè di molto ampliata dal sopra detto Melzi, il quale pubblicò non ha g uari il terzo e ultimo volui:n,.e àel s1_10
dizionario di opere anonimP.
e
psmi<lonimP. <li f;rrittori' it!'l-
liani, cominciato nel 1848. E ci paré anco rammentare un'ope'ra, quantunque potrebbes~ per avventura credere uri catalogo, che nel 1844-47 pubblicò in Siena il dotto bibliotecario e bibliog11afo e bibliofilo Lorenzo Ilari - Indice per matérie della biblioteca comunale di Siena; - e sono tte bei grossi volumi. Nè vogliamo fiù dilatarci; e forse il potremmo, intorno ai libri che concerno:uo la storia della tipograiia e le vite di tipogran illustri, come per l'Italia. nostra gli Aldi, 'i Torrentino, i Comino, i. Bettoni, Passate così a rassegna le opere italfane intorno a Biblioteche, Cataloghi, Notizie, Sillabi, Atenei, Musei di sc'rìttori o di una o di tutte le parti d'Italia, lasciando da p~rte le opere de'bibliotecari. della Vaticana, della Magliabechiana, della Riccardiana, della Còrsiniana, della Parmense, dell'Ambrosiana, e di altre antichissime, ne rimane ancora ad accennare di quelle opere le quali han raccolto una sola maniera di scrittori nella data materia. E così ebbesi fra le prime opere bibliografiche la Biblibt'eca
86 M11'Cl!LLAl'iEA de' ginreconsulti nel 1537 scritta da Rutilio, ainpliata dal F remonio nel medesimo secolo, dal Paucirolo e dal Fontana nel secolo successi.o. I filosofi ed i fllologhj cominciarono ad a vere i loro cataloghi ~in dal 1666 per opera di Paolo Bolcluano I medici ebbero auco le·loro monografie nelle opere d1 Gallo (1690), di Giovanni Jacopo Mangeto (1731), e tli Pietro de Castro nell'anno 174-2. Agli storici consacrò il suo lavoro nel 1710 Cristoforo Grifio; ma una bibliografia. possiamo dire compiuta e pei-fctta venne nell'anno 1841 su l'argomento medesimo di Edoardo Oettingcr, {l quale nel 1850 pnbblirò eziandio la Bibliogmphie biog1·aphiqne, dove sono notate 26 in1la opere su Yite di uomini chiari. Bernardino ·Baldi, urbinate famoso, diede alla luce sul cominciare del secolo xrm la cronaca dei matewatici in generale, e più parti~olarmente il Santini intorno a1 matematici piceni. Poco di poi vid,esi la biblioteca numismatica di Anselmo Bandurio; e finalU1E)I)te quella di botanica di Glovanni Antonio Bumald i. Quindi in maggior copia si pubblicavano da frati e da monaci particolari memorie intorno agli scrittori appartenenti alle loro comunità. Cominciò il Razzi nel 1596 >ìU' domenicani , prolungandoi;1e il lavom insino al 1677 il padre Altamura, già protratto dal Piò bolognese. Poi seguirono il padre Ribadeneria nel 1609 su' gesuiti, cui aggiunse di molto il Patrignani nel 1730 ; il Rossini pubblicarn nel 49 la })iblioteca de'canonici late• Ì·aoensi : Dionigi da Genova q11ell9-, d_egli scrittori cappuccini nel 1691, i quali ebbei-o continuatore infino al 1747 frate Bernardo da Bologna: il Franchini dei francescani nel 93. l'\el qual tempo più gener\;llmente trattarono deg~i scrittori chiesast'.ci il Bellarmino o il Fabrizi. Nell'altro secolo Francesco Bar!')ll1 pubblicava, le suo memmie sni barnabiti illustri (1703), cui tcnern dietro dopo uu anno l'opera del Gandolfo su gli agostiniani. l'\el 1720 venne fuori la biblioteca degli scrittori olivetani di ~Iiohelangeli, Belforte, e quella de' carmelitani_ scalzi nel 1730 di :tl,Xarziale da San Giovanni. Su'cassincsi discorse l'Armellini n el 31, e l'anno dopo su' francescani da capo fra Giovanni da Sant'Antonio. Nè i lettori nostri militari faccian le maraviglio come qur ~n queste, pagine di guerra e di scienze o arti belliche abbiasi
,
MISC:EU,ANEA
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av uto in mente discorrere di scrittori claustrali ; percliè, o per ragioH delle ncche loro librerie, o per la vita abbondante di oz•i e di ritiro, o per quella specie di febbre che hanno gl.i uo• mini a padare pi1ì volentieri e a scrivere di cose lontane da! diu llll'ni ed uggiosi loro officii e intendimenti abituali e quasi meccnnici, moltissimi di loro entrarono nella bibliografia militare, e non pochi eziandio lavorarono e governarono le opere di fortificazione. Nè qÌli è luogo di trattarne alla distesa: ma ci staremo a rammenta1·e come più singolari, il primo scrittore di argomenti militari nel secolo s.1v, Egidio Colonna degli eremitani <li Saut'A· gostino; la prima opera a stampa nel 1493 _sulle co_se n_1ilùa~i ~i Antonio Cornazano prete, citato poi da tutti gli scntton m1htar1; l'autore del primo lessico militare e.be è del padre Carlo D'A_quioo gesuita, i discorsi intorno al governo della guerra, pubblicati nel 1566 dal cosentino Bernardino Dombini dalla medesima Com pugni a di Gesù, cui appartenne eziandio il Giannattasio , il quale pubblicò l'opera latina Naumachia seu de bello naval-i: Certo suu waravi 01iosi lil.11i: Il t:cipitauu gcneraleJel vescuvod1 Galleda Girolamo Garimberto da Parma nel 1556, cd il trattato dell'arte di com battere di Marcello Marchesi vescovo di Segue, che è un codice della biblioteca di Parigi, dedicato a Enrico I V, siccome è a rammentarsi il codice militare della Vaticana di Angelo Terzone da Lion~ssa, francescano. Del domenicano D'Afflitto è un trattatello di fortificazione, del 1665; dell'abate Ca rlo Borgo l'analisi dell'arte della fortificazione dei 1770, ·e del gesuita Cassani la scuola di fortificazione; si ha un'opera simigliante del fratn domenicano Benede tto del Castrone; del barnabita milanese Ermenegildo Pini i dialoghi dell'architettura. militare, e del canonico Donato Rossetti, pro· fessore nello studio di Torino, la fortificazione a rovescio messa qui a stampa nel 1678. Trattò di G.losolia militare lo scolopio di Oneglia Gaspare Morardo, e fin di pirotecnia scrisse il gesuita Federico Sanvitale parmigiano. Chè se volessimo pur qui intrattenerci dei frati artisti, potremmo ri 1·oeare alla memoria quel famoso capitano frate da Modena, il quale sarà forse la medesima persona che fra Giacomo Se-
8.8
mSCELLANl>A
ghizzi nominato dal Tit·aboschi nel volume nr della biblioteca ~ucci~ata modenese, e quel Vincenzo Maculano domenicano, nato rn. ~ irenzu?la, il quale rivelò il sno ingrgno nelle fortificRzioni ~h 81 fu chiamato. ad innalzare Ìn Geno,·a nelle ampliazioni delI anno ~627 , fort1ficatorc ànco 11el 29 del forte Urbano nel Bolognese, 11\Prto cardinale a dì 15 febbraio del 65. . Le bibliografie delle parti .arie d'Italia arnrnno già notato qua e colà molte opere militari : le bibliografie de' frati andarono. segnando gli_ aut_ori di libri militari : le notizie bibliografiche intorno a leg1slaz1oue, a medicina, a storia, ad arte, ci avevano dato le speciali scritture di legislazione militare, di medicina C' di vet~rinaria militare, di arti navalleresche e più particolarmente d1 cavc;1.llerizza e di eqmtazionc militare, di letteratura e d i storia m_ihtare, ed anche ntll'opera dol Marsancl, pubblicata nel 1835: 1 manoscritti italiani della biblioteca di Pariai tro . o ' Ya_m m~ auton_ e_ materie _militari. Laonde cominciarono dap• P:1~a 1 forest_1~r1,. francesi, tedeschi ed inglesi a pubblicare bibliografie m1litar1, siccome Gabriele Naudé, parigino, con Ja su~ _o pe:a l,atina _stampata in Rornn nel ~637, Synlagma slmlio :nilitan, l anon11no a.utol'e del illaniwt militaire posto a stampa in Copen~gh_e nel 1761, oltre ai cataloghi delle cospicue biblioteche m1litar1 del maresciallo duca d'Estrées, del duca di Cba nlnos, eyiù a~ticamen'.e dd principe Enrico d'Oranges. Opera più spcCJale, più rnlummosa e più dotta pose fuori il ,Valter l'anno 1783 u Dresda, sebbene fosse un saggio di biblioteca milita.re scritto in . ~arie lingue, che la biblioteca di S. A. il duca di Genova possiede. Segul poi l'ufficiale sassone Hoyer autore abbondantissimo e sapiente, il q uale nel 1797 diede a stampa il suo libro di bibliografia m ilitare nella òttà. di Gottinga. Anche il generale francese Gasscndi in fine del secondo YO· lume della sua opera, che pur rimane classica : Aidt-mémofre à !"usag~ cles officie1·s _~• a1·tille1·ie de F'?·ance, pone uno specchietto d1 appena vent1cmque pagine degli autori antichi e moderni, i qnali dopo la invenzione della polvere scrissero sulle a_rti?lierie e g li _ingegneri. Ma non è che un ca\alogo semplic1ss1mo, e tanto imperfetto dal lato delle cpere italiane, che rammen ta solo trentasette autori, ponendov i anche il Morasra • •i cui dà il nome di Piacentino e per patria la Spagna, Jadd~Y~
msc~LAN.EA 8\l il irornsca chiamnsi Giornn Battista e fa nati,·o di Piacenza. Nil vogliamo notare di aver egli dato al novarese Calanco il nome di Giacomo invece di Gi rolamo, aver aLtr1 bnito le due overe di Giarnba.Uista l\lartena, uoa a Martena e l'altra a Marteuo, aver chia mali l\fonnaci il romano Manacci rhe scrisse un eompcndio pe' bombardieri, e Marzaglia l'autore dd alcolo ba7 listico, che è Gaetano Marzagaglia. Più arr;piai.nen1e e con maggior correzioni diede una Biblio, grafia militare l'altro generale Cotty nel suo Dizionario di art iglieria, pubblicato nel 1822 e nel Supplemento del 1832, sotto il titolo Notict sur une bibtiothéqii.e d'artillerie , in cui veramente sono notate a ltresì le opere delle altre mate1·ie d1 guerra, 11H1. quasi sempre portandone le traduzioni francesi, se gli autori fossero o italiani o altri fo restieri. E nell'ampiissinw Dizionario militare del generale Bardin, le"O'iamo altre notiz e bibliografiche sotto lo due don.ominazioni: 00 . Auleu1·s, da pagina ,438 a lla cinquecento sessagesima sesta :
Noms p?·op1·es ou Catalogue_des 7Je1·sonnages rnentionnés dans rrtte ouvrage, il quale catalogo vi contiene cospicuo posto d~ pagina 3787 a 41 13. E ognuno intenderà che in opere fr~nces,_ decrgionsi trovare di molti errori e sviste, come a ragion d1 esirnpio, aver -messo nella zeta il nome ùi Zinuzzi sanese, in luogo di Cinuzzi , avere riportato come dol Tasso i l discorso su la scienza militare del nostro epico cantore, pubblicato da Galeani Napione, aver creduto veneziano il Biringuccio di Siena, e altre mille cose compagne. i\Ia più sapiente ricerche c luoghi studi fecer~ i d~e tedescb_i Enslifl. e Rumf, i quali noi 1824 pubblicarono, 1\ primo la Biblioteca degli scrittori di 9·ue1·rci, e il secondo d ue volL1mi , l,ell1watitm universale degli
scritlo1·i della scienza clclla gue1Ta,
n il frai1roso Doisy del (1unle abbiamo il Saggio rii bibliog1·a(ìa, militcwe, pubblicato nel medesimo anno. _ Seguì poi nel 1826 un'altra operetta tedesca'. ~tampala a Lipsia , senza nome di autore, sulla letteratura m ilitare; e finalmente con più utile e speciale intendimento nsciva pe' torchi di Stralsund nel 18-!2 il Repertorio della letteratura militare negli 11ltimi dicci anni di Federico, Schi.itte, diviso in, XX sezioni. E in quell'anno stesso videsi l'opera messa a stampa in Darmstad :
90 . MISCELLANEA . Quadro sistemat-ico clella letteratum milila1·e e delle scienze ausiliarie dall'anno 1830 dello Schol! ufficiale delle fanterie assi.ane.
91 MISCELLANEA Marzioli il Va.lperga, lo Zonta e forse qnalc~e altro, senza ap• •u-1'· qualche errore, come quello dl chiamare San _Mar1mnta1,, I . ·1· d 1 · · hè S n · i\l'lari'no il colebre rngegnere rn1 1tare e set lllO al17.IC "' ' '
E particolarissima bibliografia ne diede anche il generale Marion nelr'anno 1845, pubblicando in Parigi un opuscolo intitolato Poudre ·à canon ou poit,d·re de gueq•1·e, ove· pose il catalogo cli tutti quanti gli autori ·su la origine, la composizione, la 'fabbrica, le prove e l'uso delle polveri; annoverando d' italiani Papacino d' Antoni~ , Ariosto, Birago, Biringuccio, Busca , Capobianco, Castriotto, .Cattaneo, Collado, Dulacq, FlavioDiondo, Giovio, !sacchi, Maffei, 'Manacci (ch'egli scrive Monacci Romano), Moretti , Muratori, Omodei, Palmieri, Petrarca, Platina, Quaglia, ·sabbllico, Tartaglia . Della Valle (cui dà il nome del Vallo), Valturio, Venturi (non Venturini com'ei dice). Anche nell'Italia nostra cominciarono alcuni uomini benemeriti a volgere un pensiero amorevole agli autori militari, i quali possono per avventura stimarsi più e più disgraziati di tutti gli altri autori. I mperocchè_in vita non hanno di certo gran • urnero di lettori, e le più ricche edizioni . anehe in popoloso na;:ioni, non vantano che difficilmente i cinquecento esemplari; e dbpo morte, difficilmente lasciando doviziose sostanze, l'afflitta , 1 edova e gli orfani cominciano a dare come carta sudicia i libri militari, che trovan difficiii compratori, massime quelli de' secoli passati. Già nel 1641 erasi pubblicata in Veronà l'opera di Fabrizio Ampugnani l'Ord,inanza militare, in cui nota molti scrittori ita• liani. Ed a nche il Maffei nella sua Verona illustrata, al capo quinto della terza µar te, discorre degli autori e de' costruttori di architettura militare, siccome, fece più ·tardi il Tiraboschi nella storia della letteratura italiana; rammentando i principali autori rnihtari dalla pag. 430 alla 466 dell'edizione modenese del 1777. E rese perciò gran servigio agli studiosi di opere intorno alla fortificazione Paolo Emilio Guarnieri con la sua breve bi. blioteca dell'architettura militare, stampata in Milano nel l 79i, comunque non si conoscesse universalmente che la seconda edizione, ov'è la dedica al proprio figliuolo in data del 18 di aprile 1801, della mia età, secondo scriyeva l'autore, sessantesimo. La quale biblioteca fra le più diligenti annovera 341 autori e 444 opere; eppure vi mancano l' Achielli, il Lombardi , il'
colo xvi. . . ·i . Gianfrancesco Napioue Galeani da Cocc.onato tu. 1 prnno, io credo, che oell'ant:)o 1803, in quel volume degh atti del~ r ,\.ccademia delle scienze di Torino, pu bbhcasse h not1:ma det [J;'inc.ipali scrittori d'arte _militare ital1an_i ..Ma. è lavoro_ p~~ e l ('Sat'o ru d·t 1 o cie , , e \'Oilll)lUto • • , venuto dietro alla . pubbl1 . .caz10no. ch'e"'li fece nel 1777 del discorso sopra la SG1_enza militare d1 Tor~uato Tasso, e precedente all'altro che leggiamo _ne_l voi._xix delle citate memorie tori111,si; cioè delle prune ed1z1om e_d1 un a cui. s1 mauoscn'tt.o clolle memorie del oo-onerale Montecuccoh, . . ag• o-iu no-ono i supplementi originali delle lacune più notabili ,eh~ ~'inc~ntra.no in esse memorie. E finalmente nel 182~ anch eg~1 · · msenva n ell'altro volume ,X.5-Vm il discorso della . smenza . , m1h-. tare di Egidio Colonna, e generalmente degl'Itahau1, ne t;mp1 tralasciare d1 rammentare un altra letd.1 l nezzo • Nè voo-liamo O · d' tera dèl Napione pubblicata nel volume vr dell' Antolo~ta _1 Firenze, a pagioa 191, sulla nuova edmone delle opere d1 Raimondo Montecuccoli. . Lavoro veramente glorioso e monumentale ali'ltalia fu l'~d1.. zione delle opere del Montecuccoli nell'anno 1807, m 1splendida carta e nitidi caratteri, co' pregi della correzione e della çtisposizione tipografica, confo rtata dal ministro della Guerra Caffa.relli, accompagnata e corretta dal rinom~to Ugo Foscolo'. il quale vi unì sette de' suoi di~corsi,. Ci-a q_uah : su l 'us~ deg~1 . t'chi libri di g·uerra - su gli scntt1 med1t1 del Montecuccoh, an 1 . • • fi · i quali possono bene andare nel numero de' lavori b1~l10gra : Cl, Non contenta la repubblica delle lettere 1t.al1ane del! op~ra _del · ,ace Fo:s·colo, il quale. non I)Otè di certo avere quegli vn . . arntJ, . che poi si ebbero da varii codici. rinv~nuti nelle_ va'.'10 _li~ren~ d'Ital ia, massùne di questa Italia s ubalpma, pubblica"Va \1 ~rass1 una nuova edizione del lVIontecuccoli qui in Tonno nel! anno
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1821. ... b'bl' I.i E pii'.1 accuratamente vi pose in fine una not1z1a _1 1~gra ca delle varie ecli-iioni delle opere del Montecuccoh, p10è d1 quella di Colonia del 1704, due tomi in 12, la contraffazione fattane m
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UISCELLANEA
Ferrara per il Ziloni, senz'anno, e la precedente. Se non che aggi~~se le ediziooi di libri separati, siccome q 1iello pubblicalo rn Torrno nel 1G92: l'azione bellica All'opera del Gnarnieri dan ampliazi_o ne Luigi Marini ne,l fare la ristampa in Roma l'anno 1810, clPll'opera immortale cli Francesco de Marchi : dell'architettura, militare; clappoichè ne' Prolegomi che vi pose avanti pubblicò la bibliografia della fortificazione, contenente il numero di 404 autori, de' 1uali 102 italiani, cominciando dal Machiavelli (1521) e terminando a Fossè '(1810). E fece sirnigliantemente a pro degli studiosi di marineria lo Stratico, il quale ne p0se a stampa la bibliografia nel 1823. Anche il Grassi vol le . sulle prime pagine del suo dizionario noverare alquanti a.n_tor: d1 materie militari, m a in ,troppo picciol numero, come prm~1pali fonti dell'opera sua, cioè Algarotti , Baldelli, Bartoli, Benti voglio, Biringuccio, Botta, Carani, Corsin i, Davi]a, Galilei, Malispini, Montecuccoli, Monti, Nardi, Segneri, Soliani-Raschin i, Tensini, e Vinci. · CÒme Luigi l\farini nel ripnbblicarn il Marchi, cos\ i] dotto e diligentissimo Carlo Promis nel porre a stampa l'anno 1842 · l'architettura civile militare di Francesco Martini di Gioraio t> ' antore sanese del secolo xv, premise n n trattato della vita e delle opere degl'i ta liani scrittori di artiglieria, architettura e meccanica militare da Egidio Colonna a Francesco de Marchi ( 1250-1560). Ne] pubblicare qui in Torino l'opel'a loro del dizionario di artiglieria, l'anno 1835 , i colonnelli Carbone ed Arnò poseto avanti un breve elenco di aut ori particolarmente consultati o c!tati; ma gli autori o traduttori militari italiani, fra i quali l'Appiano, 11 Balbo, il Bordino, il D'Antoni, l'Omodei e il Quaglia, scrittori piemontesi, quasi ~u·tli contemporanei, non sommano che ven titrè. Uscita alla luce nel 1837 la prima edizione del dizionario militare d i Mariano d'Ayala , vi prepose una ricca biblioteca militare italiana, la quale fu per cosi dire l'ordito dell'opera che si pose q~i a stampa nell'anno 1854, Bibliografia n..ilitare italiana antica e m oderna divisa in sette parti. I Su le scienze ed arti militari in generale. II Architettura militare, storia degli assedii e regolamenti degli ingegneri militari.
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MISCELLANEA
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III Artiglieria e suoi regolamenti. IV Marineria e regolamenti na l'ali. V Medicina milita,·e, mascalcia, arti ed ordini cavaillereschi. VI Letteratura m,ilitare. VII Legislitzione, amministrazione, lessicografia e poligrafia. Ma dopo di aver meglio vednto, non pure col fatto della stampa, con1e la letteratura militare vi tenesse oltre a cencinquantadue di tutte le 410 pagine, ma con la pratica e la sposizione oculare nella biblioteca di S . A. il duca di Genova, ci pare assai più conveniente suddividere in dne sezioni la classe VI delle opere militari, se pure non se ne volessero due parti prop]}ie, separando con maggior precisione la materia de'dizionari e delle co:-i dette m iscellanee. Imperocchè gl i autori delle storie_ militari, delle narrazionì e descrizioni di batitaglie, di cronache cavalleresche, di particolari memo1•ie militari sono tanti e poi tanti, ch'essi soli formano quasi il numero di tutt1 coloro i quali h<J,noo d0ttato .opere intorno alla parte puramen·t e dommatica. VI Storie, vite ed elogi militari. VII Letteratura, lessicogra.fa'i, bibliografia e g iornali militari. , E fçirse non ispregevole mutamento tornerebbe quello cli por, tare alla prima parte quella che è l'ultima. ImperoccM fatti gli eserciti, polremmo noj tenere come ultima raccolta e quasi· storia della civiltà militare le leggi, i rcgolarn(1nti, le istruzioni, i chiarimeoti, che vengono pubblicati nei così detti g iornali o meglio rep8rtorii militari. Ma se invece guardiamo, per così dire, al la sintesi e alla composizione di un esercito, cioè a l passaggio dall'ordine civile all'ordine militare, noi vedremmo che tutta l'arte militare potrebbesi dividere in due parti, una sull'apparecchio militare, e l'altra per l'appunto sull'arte della 'guerra . ·E l'apparecchiamento milita.re a,bbraccia 1° la costituzione cioè, cotuHosizione, descrizione e ordinamento: 2° la politica militare, il diritto della pace e della guerra, il diritto interna zionale, la neutralità a rmata o inerme: 3° reconomica, qua nto a dire il codice dell'amministraiione e le pratiche a tnministrative : 4° i regolamenti o ordinazioni , i quali sarebbero o per le guar111g10ni, o per gìi csercii ii militari e ginnastici, ovvero per gli accampamenti e l:t g uerra,: 5° •il comando m ilitare, ov'è
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MISCELLANEA
co~presa l'eti_ca mil_itare, .cioè i doveri de' superiori, i doveri d_e sottoposti, 1 cod1c1 della disciplina militare i codici della mihta1·e g iustizia, le difese o arringhe militari , ' il merito e le ricompense, _cioè _g li ordini cavallereschi: 6° l'igiene militare, la q uale c~.r;i t1~ne 1 trattati della salnte della. milizia. in pace, quelli 1 ne_camp1 d1 .guerra, ov'è discorso eziandio delle ferite le ]ermi e . 1. regofa~1enti ~u ll'ordinamento e il buon governo d;gli os~~dah , _su g li rnvahd1, e su le provvisiorti di posti in sospensione o a riposo : 7° finalmente la dialettica militare ov' entra.no le ~ond izioni. militari del paese, le colleganze naturali e propizie alla_ !'. berta e alla grandezza della patria. a.dunque allorchè nelle ventme pubblicazioni entreremo
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a discorrere delle materie particolareO'o-iate della biblic)n·-rl]ifi•,
T . oo o"" mi 1_tare, dare~_o pnmo posto a.Ila legislazione, tanto più che oggi davvero_ s mcomincia a vedere quello che è propriamente una legge m1htare, non opera meschina e soli taria di un ministro d~lla guerra, il cui intendimento e proposito non . era c?m pless1vo e largo a pro dell'ordine militare, siccome emanazione e bJsogno dell'ordine civile, ma opera della discus5ioue e dell~ sapienza di molti in solenne nazional Parlamento, ove le l~ggi no~ possono es;;ere passionate e politiche, non deggiono rivolger.31 al presente, come fu visto portarsi passione e politica cieca ~n nella legge fondamentale dello s tato mili tare, cioè nella descmwne, che si tenne dalla R istorazione in Francia e in Itali:i:· q ua;e. trovato della R ivoluzione e di Dona parte. N01 ~al'~roo a ogni autore, quand1'l .non ne fossimo impediti da gravi d1fficoltà, un~ spo$izione bibl_iologica e ragionata, onde mostra_re ~ quale nazione ed a q ua1 tempo appartengano le opere md1catE:. Imperocchi: in tal guisa i lettori saranno certi ficati_ den'au torità delle nostre parole e delle nostre opin ioni. Il 1rnllesnno ch'eglino leggeranno accanto al ·nome dell'auto~e svelerà loro qualr_sia la data approssimativa in cui l'opera venne df::ttata, e qual sia la data della stampa, perocchè per g li autori cbe a 001 pervennero de' Greci e de' Romani ben lontane sono lo due da.te del tempo in che scrissero e della stan1pa. E nella medesima parentesi del millesimo una lettera maiuscola additerà il posto numerico che l'opera prende· fra qnelle della natura medesima. pubblicate l'ano.o medtsimo e riurnte nella nostra
MISCELLANEA 95 serie; taliuentechè la via da battere e lo scopo della ric~rca a farsi saranno sotto un solo sguardo riconosciute. Ma i libri apocrifi e ~critti da ignota mano non saranno menzionati che nella tavola cronologica che verrà dopo; indicandovi l'origine, se sarà possibile, e per via delle spiegazioni'far convscere SP. l'opera fosse o allonima, o an onima o,,yero psen: don ima., cioè se il nome dell'autore, coi è dovuta in realtà o apparentemente, sia immaginario, o taciuto, o anche falsamente annunziato. I 1101111 degli autori viventi se.mpre noi noteremo e rammen• teremo con titolo di ossequio: de' morti toccheremo più brevemente; dappoichè la storia gli ha cancellati dalla civil campa• gnia, e i loro mani non si curao p11uto delle condiscendenze e delle moine cli una civiltà ciarliera. Coloro i quali fossero vaghi di vedere se tale o tal ~!tra. opera., da essi conosciuta, fosse o pur no menzionata nel nostro lavoro, potranno consultare il catalogo e la tavola che noi porremo alla fine di ogni materia; volgendovi la loro attenzione in ehm nrnnir.re diverse; secondo che avessero obliato il nome clell' autore e conoscessero il titolo del libro, ovvero nel caso contrario; e s:irebbevi anche un terzo espediente, la reminiscenza del tempo della pubblicazione. Laonrle i lettori si aiuterebbero della data che la loro memoria conserva, per rinveoiro nel catalogo il nomo obliato dell'autore; ovvero, pet' via di non1i che essi rammentano, quando abbian dimenticato la data, percorrere bbero una scala cronologica, la qu,1,le li rimetterebbe sulla strada che cercano. Le lettere sono spesso a iutate e agevolate dalle più piccole cose, e la letteratura m ilitare e la nostra bibliografia., le quali parrebbero per avventura cose piccine, hanno pur tanto bisogno cli ricetche e di studi, nè Loma mai soverchio andare per l'appunto su ggerendo le vie abbreviatrici e le tabelle o quadri complessivi. Noi saremmo pur lieti se fossimo riusciti a togliere qualche spina da investigazioni e da lavori pazienti e necessarii, risparmiando il tempo alle persone militari , il cui bello e principale intew1imento è, massime per noi, la ,,ita operosa e militante per racquistare ali' l talia la libertà, la indipendenza, ed allora soltanto la pace.
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MIS<lBLLANEA ~?' Michelè Pohianti 1089 H,85 Luca Ferrigni , ·I 609 Francesco Bocchi Ferdinando Leopoldo del Migliore ·1684' Giulio Negri 1722 Moueni l0805 1726 Giorgio Viviano ~larcbesi Giusto Fonlanini 1742 Giovan Giuseppe Leruli 1760 Giovan 'Ballista di Mag11ani, Tomo 33 del Calogerà Oberlo Foglietta ·1574 Tr<1duzione di Lorenzo Con ii 1579 Raffaele Soprani 166'7 Michele Giusliniani 1667 Agostino Oldoino 1680 Luigi Grillo 1846 , Giovan Ballista Molossi 1716 ~' ) Emmanuéle Gerici' 1826 Amico Ricci 18j6 .11•n' 2 Pietro Anlonio Corsignani Filippo Piccinelli 1670 Filippo Argelati · ·, Anlon10 Sasso Giovan Ballista Castiglione, Ms. Ludovico Verdiani 1665 Tiraboschi 1781- s,i ConLinuazi/Jne della b1b. modenese · •1837 Gio. Antonio l\fangarda , Ms ' nell"Uni ·. versilà di Torino Nicolò Toppi i-678 1683· Lionardo Nicodemo Gio. Bernardino Tafuri Eustachio d'A!llitlo Grusliniano 1793 .P8f0 Pietro Napoi'ì Sigtìore!li Camillo Minieri R'iccio '1700 Gio. Bci·nardino Tafuri
MISCELLANEA
Firenze.
PARTICOLARITA' DELLE MONOGRAFIE ITALIANE PER USO l)ELLA BIBLIOGJL\FIA MILITARE D'ITALIA
Forlì. Friuli.
Alessandria. Acqui. Ascoli. Asti. Benevento. Bergamo.
Giuliano Porta Luca Blesi Giacinlo Canla larnessa Giusl'ppc de Rolandis Giovanni de Nicastro Comino Vrr\lura Donalo Calvi Ba, lolomeo Galeotti Antonio Bumaldi ·
Bologna.
Antonio l\f asini·
1693 16U
,1830 1838 1720
Capaccio. Casale. Chieti. Cillà di Castello. Col'eggio. Crema. Cose11za Cremo11a.
Ferrara.
I
A:lemaniò Fino Salvatore Spirili Anton io Campo Fr.,ncesco Arisi VinLenzo Lancelti Agoslino Supert:J\ Antonio· Liba1ro1·i Giovanni BarulTalrli Giannandrea Barolti Ughi
Jesi. Liguria.
1
1603 1664 ,! 590 ·16,1,1 1666
Pellegrino Anlouio Orlandi ,17·12 Ottavio Rossi 1620 Leandro Cozza'ndo ·1 685 Giuseppe Volpi •1720 Giorgio Merola Hi2'1 ·,1771 G1oseffanlonio ~forano Gennaro Bari1,1.a 1840 Domenico de Pazz1s lUanos. verso il •I 71:i0
Bresoia.
1
Lodi. Lunigiana. IllaceMta. , Marsi. Jfilano.
t,
Jfodena.
n1 ,1
·I 7;;0 ,16i42
Napoli.
·1702 1819 ,\ 620 ·1665-74. ,1698 ;J739 •l80t
Nardò. ANNO
Ili.
voi:
Ili -
7
98 Nuval'a. Orvieto. Padova Parma.
MISCELLAXEA
Giuseppe ciella Vedo"a
99
MISCEI.LA NEA
La·lzaro Agostino Col la 470 ·1 Gio. Ballista F<'lwi, ;\k drl .l\hiwdrnlli 1832
Ran~ccio Pico ,1 6m Ireneo AITò 1789 Pavia. Ml'm.>rie b1bliografichH 1607 Pert1gia A~o~lino Oldoino •1678 Gio. Bnllisla Ve rm1~holi 1829 Pi saro. l\fon ohio ·182·1 Piemonte. Agostino dl'lla Chiesa 1614 Andrea Ho,sotto 1666 Onornlo (I,, Ro~si 1790 Sauli l 8/13 Pisa. Angelo Fabhro ,11 1790 Pistoia. Antonio Zaccaria lì52 Reggio di .Modena. Giovanni Guosro ·1 7•1 l Ravenna. Srrafioo Pasol ino ·1703 Pietro Pnolo Gioran11i l 74-9 Reooio di Calabria. Dom<'fliro Spanò 1857 Rimini. Giuseppe Garampi, Ms. del l\fanuchelh 11 lloma. Lrone Allacci ·633 Prospero Mandosio 1682 RanghiHss1 1192 Rossano. Gaetano Tremiglioni ·1703 S11le11tini Giovanni Uatti,-ta A udifrl'd i 178,1 Domenico de An!,(elis 1716 Saluuo. Vincenzo Malacarnc 1783 Sa11 Pietl'o i11 Galalina. Nel volumP Il degli Ozii LPllerMiì Sar1 Gel'magnano. Giovanni Vincenzo Coppi 16% Sardegna. Martin i ·1 8.U Saviglia110. Carlo dt> Nuvellis 184-0 Savoia. Guillel 1807 Serravalle. Ve r,·ellino Bellini ·164-6 s;cilia. Antonio Mongi lore 1707-H Giuseppe Emmanul'le _ •1819 Siena. Isidoro Ugur15ieri Azzolini ·164-9 Uberlo Benvoglienli Luigi de Angelis 1824-
Siena Sospello. . Tfrolo. Tort()nct. Udino Umbria. Urbino. l'enP!:';Ìa
Vercelli. Verona. Vicen~a.
Viterbo
· Ilari Sigismorulo Alherti Torlo re Ili Carnevale Udine illustmlci Ludovico Giacobilli Carlo Grossi Giacomo A!berini Pielro Angelo Zeno (1ranr,esco Sansovi110 Gio\'anni desii Agosl1ni Foscari11i Marco Ern111anuele,,Antonio De Gregoris
1720 1733 183'1 ,1665
1685 1819
1605 ·IM.~ 4663
;1
1752--M '1752
Onofrio Panvinio
1·84-7'. 181'7
162 1
Francesco Pola, l\Is. dt'I Mazzuchelh ·1 li91 Jncopo Marzari i 663 Ballisla Pagli~rino 1772-82 11,ngelo Gabriello cii S. Maria 1662 Corrrlini
'
'
GENEHAL l 'f À. , DELLE· BIBLIOGRAFIE E VITE ITALI ANE •I
- Biondo Flavio. Italia illustl'ltla (lai.). . - Guglielmo P ttslrègico. Scritti degli uomini ill11stri (l,tl.). - Antonio }?rane-esco lhti. - l\wlo Giol'io. Elogi, lradolli. 1583 - Alfonso Ciarnnio. Biblioteca degli scrillori italiani smo al 1583. ,159 1 - Angelo Rocc,1. Bibliot~c<i vaticcina ( la\.). i 6J7 - Girolamo Ghilini. Teatro di II omi11i letlerati. I 1>27 l M7 I 557 1560
101
J 00 MISCELLANEA ·1 6~8 - Giacomo Gaddi. Scrittori greci, /a.tini e italia.11i (lai.).
4 6..6'6 - Lorenzo Gr,ls:;o. Elogi di uomù,i let/.erati. rn7,6. - Gregnrio Leli. L'Italia regnante. •I 6-77 - Giovanni Ci ne lii. Biblioteca volante. ·I &8'6-90 - Giornale de' letterati, P,~rina. ·1·69-2.-97 - Giol'na/,e de' letle1:ati, Mo<lena. 1101-4 - G,o. Pellegrino Landi. Giomcile de' letterati, Forli. 1706 - Angelo Fubrir,io. Vili! d'ltaliani (la.L). ·J.7•1•0 - 4-0 - Giornale de' lehtemti, Venezia. i'H 7 - Galleria di Minerva. 1-120 - Scipione l\laffei. Traduzioni italiane. 4'1'2•3• - Giacinto Gimma. ltcilia letlorata. , ,_ 1·1 . a1· uma. · t726 - Giuslo U-Onl<1n i11i. Biblioteca delht1el<1,11•r.1•~a. 17-28 - Biblioteca italiana. 029-03 - Novelle pei letterati, Verll'Z.Ìa. 1730 - Gfo. 1M'alleo Tosca·n0. l_lpopolo d'Italia (lat.) 1'.3·1 - Catalogo della Riconsdiana (tal.). +73·8 - Aposlolo Zeno. Annotazioni al Fontani-ni. -t-7'37-~0 - Scipione Muffei . O.ise·i'vazioni "l Giornale do' lellcniti. +n2 - Giornale de' letterati. Firen'le. e Roma. 17113 - Francesco Argel lali. Uomini illustri. t74-7 - Calalogo <lelh1 hi!}l.i.0-l-0-ea Garponiana t lat.): f7,i8 - Giornale dei dotti d'Italia, Am,lerrlam. , 1748 --- Angelo B,1ndini. Italiani -illustri del secolo xv (lai.). 1749 - l\11chele da Sf,lll Giuseppe. Bihli.oyrafìa critica (lal.). f _7~0 - Jacopo lailoni. Biblioteca dei volgarizzatori. f7o0 - Giornale de' letterati d'Italia, Venezia . ~ ~t'>3 - FiE]pO Argellali e V1tla. Biblioteca dei -volgarizzatori. ·1 163 G1ammana Mazzur·h,, lli. Scrittori d'Italia. 070 - H~ym. Biblioteca ilaliatia. f 778 - Andrea Rubbi . Elogi italiani. 1835 - M,arsan. i\fa11osorilli ilaliani nella Biblioli•'ca di Parigi. f 84-! - Tipaldo. Vite d'italiani.
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.l f\l.Rlì' . .Li S-'TATJST[C fii!._ Il~:1-JJ lrii .,J
INGHILTERRA. Serondo il Monilcur llc la {!olle lolla la fort:1 d,,tl'eser,: ilo inglese sarebb(ì, per l'anno ·I 858-59, <li 9,24-3 u!Tiéiali, 16,319 solt'uffh,ali e 196,676 soldati, cioè una somma vera di 'il22,238 0011111,i e cavalli 22,8%. In questa s1>mma sono noverale le soldall'sehc ddle liidiè, cioè ;~,370 ufficiali, G,567 soll'ufficiali, 82,1Ò2 solùali e ·I 0,181 cavalli. Da un calcolo otli('.iale si lrae che sopila 7 J,0 \10 sblt'ufficiali e soltl.Jli dell'esercito inglese 20 ,000 non sanno nè leg~<'te, nè se.rivere; e solianlo •I 3,000 legg~ho; 38,00Ò leggono e scrivono con vcnienlemenle, e 20,000 han ricevuto poi quel gràdo di amma~slrarùenlo che rompete a un buon ufficiale del commercio o della amminislra'lione.
DEI GIORNALI MILITARI IN EUROPA NEL L' A N N O t 8 5 9.
MARIANO ·~·A.YALA.
Giornale militare universale (Allgefoeine mililar zeilang). Giornale ripulatissi1110 in tulla la Germania e fuori, come pur
Ass1,1,
DABMSTAD. -
102
STATISTICA MIL ITARE
dimostra la sua lunga Jurat,1-Ja 34 anni, es$en,loscne cominciata la pubblicazione in Darmstad l'anno 1824, settimanalmente al sabato. Ausn11A. :_ Giornale militare (l\fili!U.r zeitu ng). Con questo nome apparve nel 18,i5, ma fu la continua·Lione del Soldatenfreund dPI 1833, e dell'altro Oestreichische militèirisclw zeit schrift, cominci,110 nel 18 1,1. - Foglio militare (!Vlililltr Worhenblall) in oliavo di foglio; C<'OJe si cava dal titolo, è opera set.timanale, simigliante al Giornale militare del ministero piemonle!>e. B ELGIO. Giornale dell'esercito (Journal de l'armée beige, rel'ueil d'ari, d'hisloire el de sciene;es militaires). Giunse 0ramai al 1x anno di vita, cioè al volume xvi , del .~eslo medcsimp tlella noslrù Rivista. poichè dice l'editore E. Guvo t 1 chr, il giornale 'si pubblica per lo meno una volla al muse, ·ed ogni guade1:no si comp0ne di 5 a 6 fogli di stampa, accompagnali, quando che sia, da carte e rami, facendo di sei quadm1i un V?l. di H>O pagine all'incirca, il quali' viene a costare 1'2 lir~. DANIMARCA . Gforn11.le rlf!gli affari della 9nerra, compilato da iina società df ufficiali (Tidsskrifl for Krigsvasen, u<lg,vetaf en Jorening of office rer). Si pubblica a Copenaghe per quadertJi ~ensuali; cd ora è __ •. entrato nel quarto auno. · , , FRAN?IA. , Giornale militare offiqiale (Joup1,d militaire o!Iì.,:iel). . E la raccolta tlellc leggi e de' regolamenti militari, come il Giornale militare riel minisl(~l'O de lla guerra in Piemonle. Nacque nell'anno 1790 per opera di Gournay. - Bollettino della marineria . È come il giornalÒ militare per l'esercito, e corre 1'8° anno . - Mo.nitore dell'esercito (l\1onit(~ur de, l'arméeJ. Vien fuori ogni cinque giorni . Spettatore militar~ (Spectateur mililaire ou recueil de science, · d'arl et d'hisloire militaire). Si pubblica ogni mesP, e nacque noll'allno •I 826. Giornale delle scienze militari (Journal de l'armée de lerre et de mer, ou revue du monde militaire). Corre l'anno 3-1-. della sua apparizione, sollo la dir1:zio 11 e allora del generale d'artiglieria Vaudoacourt, quando pubblicavasi l'opera del Ferussac, Bulletin des sciences militaires. 0
STATI STICA MILITARE
103
Giornale delle armi speciah (Journa·l des armes spéciales). . Co lesta opera periodica venne fuori nell'anno •I 834. OH\ il suo eJilore ConéarJ, il quale intendeva eziandio all,\ precedente puhblica1.ione, ue ha fallo da due anni a questa parte un'opera •sol.i, che vien fuori per volumi di tre in Ire mesi. · - 1\fowitol'e dellarmatci. (l\fonileur de la flollP.). _ . _ GC/1!,r.etlà degli ospeclali (Gazdle de; hòpila'~x civiles et 111d1ta1res). Esce tre volle per sel!imana, un foglio rn fi..o Memol'iale dell'artiglieria (Memoria\ d'arlillene). È come una pubblicazione ministeriale per lullo quel che concerne le artiglierie. . _ L'Annonia. 1L'H.1rmonie, moniteur musical de I arméP) . . 1 · · ·i gw · n1ale I NOHILTERIIA Magazzino di Colburn pe! servigw -umo, militure e navale ( Colburn ;'un,ted ~(\rvice rnag~zine and n,ival anrl mi11l,irJ' journo l). · . · Effemeride mensuale in 8.0 alquanto più vo luminosa dello Spettatore e costa 3 scellini e 6 danari, circa 4- lirt\. L'Araldo navate e milit.àre (Naval an,I m11! lary lwraltl). . Portll{ogtio O registro nav!tle e mi lita.re dell'editore (Editor s porfolio of naval a,hl military r~gistn). · La Gazzetta delta milizia (Tlie mi liti a gazel\e) • . È foglio pubblicalo per uso della milizia, che è una specie di lanrlwPher O piuttosto di guardia mn1onale mohil1ziala . Lo SJJettat_ore m1.litare (The military speclator). Viene pubblica11dosi a mese e in quad_ern1. La cronaw militare (The mililary chron1cle). Si pubblica in Ca\cul\a . . . Gazzella navale e militare (Nava\ ancl m1l1tary gazzelle. Ea, l india atlll colonia! chroniclel. Si pubblica in Londra. PAESI BASSJ. _ Lo spettatore mil-itare (De militaire speclator). Si stampa in Breda. . . PIEMONTE. _ Giornale mi/.iiare, ossia raccolta ufficiale , delle. leggi , regolamenti e disposizioni relative al servizio e ali amm1111strazione militate. Tolse il titolo di Giornale nel ,f 84-9'. Gazze/.ta militare. . N'escono tr~ fogli per settimana con un supplemento mensile, ed ha incominciato col 1859 il suo anno VI.
. lO~
STATISTICA )i!LITARE
...:.i" Rivisia militare.
È pubblicazione mensuale, incominciala da tre anni. PRUSSIA. · - - L'amico del saldalo (Soldalenfreund). · H ùi ,1° <li luglio di questo anno ,1859 entrerà 1101XXVI anno e il suo vecchio direllore Luigi Sct,neide ha spesso avuto all'an1;ivorsario grazioso banchello dagli ufficiali del presidio di Polsdam. - - Arcltivir, per gli u(Pciali di arti,qli!Jria e del genio (Archi v fiir du · offiziere der Koniglich preussischen arlillerie und in~ genieur corps). _Si ,~tampa a Be~lino, e queslo è il XXIll anno della sua pubb~1caz1ono, compiuto il volume XLIV. Di mole alquanto più piccola dello Spettatore di Fra1)cia, vien compilalo dal ma/!,giore delle artiglieri e Neumann edall' allro degli ingegneri Kirn, molto lavorand,>vi il capitano chiarissimo dell'artiglieria Ollo. PORTOGALLO . - Hivista mU·ilare (Revisla militar). Ross1A. - Raccolta militare. È entrala nel secondo anno ed è compilala sollo gl i auspicii ùel ministero della guerra. Uno degli u'llimi numeri ha parlalo delle malVertiazioni in Crimea contro il generale ZaUen. - L'invalido ,·u.sso. - Rivista d'artiglieria. Il primo volume è del 1857, e si pubblica nrnnsualmenl~ a Pietroburgo. La noslra bibl ioteca dell'arLiglieria lo riceve e l'abbiam veduto stampato benissimo e con buone incisio.ni. - R~ccolta marittima (l\'lorko'i sborn ick). · , E un giornale di molta considerazione. SrAGNA. - Gazzella miliilare (La ga~ela militar). -,-- L'assemblea (L'asamblea de lo ejèrcilo, periodico mensual ·de . ciencia, arte y historia militar). E questo il suo lerzo anno, tomo IV. llfonoriale di ctrli,qlioria (Memoria! ùe artelleria, periodico militar). Incominciò nell'anno ,18/~3 1lfetno1 iale degli, ingegneri (Memoria! ùes ingenieros). Surse nel 1846. - Bollettino d_ell'esercito (El bolelin del ejèrcilo, periodico militar) SvEZIA. Giornale delle cose di guerra clell' accatlmnia militare (Kong-Krigo-Ve lenskapes akademiens Ilantlligar och ridskri fl), 1
STATISTICA MILITARE 105 Vien fuori a Slocr.0!µ1a ove appunto è la sede dell'iirrademia militare. SVIZZERA. Rivista militare (Re\lUe mililaire suisse). Nella cillà di Losanna vien fuori tre volle ,1I mese, diretta dal capitano dello stato maggiore foderale Lrcomte, da farne poi un volume in 8. in fin dell'anno . . Giornale universale svizzero (All;i;enw ine S\'hweizerische militar zeitungJ . . È pubh!,cazione fatta in Berna , cominr,iata nell'anno ,1841. 0
1
.MA.RIANO D
AYALA .
106
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CRONACA ~IILITARE
CRONACA ~'!1Ll1' ARE ] 07 avesse fallo lu\le le guerre insino al ·I 81 5. e si fosse fallo nolare al passaggio del!' A.<lige nel 1I 805 e ali' as-edio di Garla nel · 1806. Luogolenenle gc>nerale, subi(o dopo la rivolu2,ion e cii luglio del 1830, direttore generale ,1el depo,ilo della guerra dal 1833 al· 118f>O, negO?,ialore da parle del presidente della repubblica francPSe nel •18~8 col re Carlo Allwrlo, Jcpulalo . nel 1831, poi p<1ri di Francia, veun,· rielel lo al consiglio legi,;l~livo l'anno 1850. Uno de' fonda lori e collabor,1Lort dèllo Spectaleur, snillorc nella Enciclopedia moderna degli artico li nùlilari, gran croce dt'lla legion d'onore, senatore dell'impero nel 18:S>l, gral) croce de' Ss. Maurizio e Lauaro, morì in Pari~i a' di 20 di dicembre •1858. li suo nome è scritto sul lato orientale dell'arco di trionfo della stella . E rimarrà anL:O inHuorl,1le per l'opera sua Atlas des mémofres militaires rélat.ives à la si.ccession d'Espagne sous Louis XIV, Paris, 1836, e per quell'altra falt,1 sollo la sua ma110 la Carte topographique de la France in 258 fogli, alla scala de\1'80 mila. di rui son pubblicati un dugen lo fogli. li Lebrun, cluca di Piacenza, morto non ha guari a d"t 24- di gen,wo, fu quel l"dmoso capi lano aiutant0 di campo, giovane allora di '24- anni. in ·braccio a cui spirò a Marengo il ·ge.ner(lle Desaix. Ei fu il belo araldo a Parigi della villoria di Oslerlizza nel 1sori 1
1/ '
PIEMONTE. In data del 7 di febbraio 1857, fu annunziato dal ministero della guerra un concorso generale per la migliore ar;ne da fuoco ad uso delle fanterie, e il Parlamento ne deèrelò anco un prem io. , \ _O~a s~ la. proposta d~lla_ Giunta centrale (Comitato) Jel lf artiglierie , 11 m1111s~r~ ha chchiaralo, fra lanle armi pervenute) solamente ammess1b1l1 alle prove da farsi per riconoscere il p regio relativo , quelle inviate dal capitano dellti artiglierie vitlemberghesi DoRN, dall'armaiuolo LA_RDtNOIS di Liegi nel Belgio, dal1'. uffìciale superiore · svizzero HANS WJELAND . e dell'armaiuolo della medesima nazione SAWERBERG, e finalmente dagli archibugieri di Londra CALTSHEI\R e TERRY. Sarà giud icato inefficace il moschello il quale imbroccasse meno del 50 per 100 di colpi in un bersaglio circolare del raggio uguale· alla dugentocinquc1ntesima parte della distanza.
FRANCIA. Una nuova scuola di artiglieria si è fondala in Versaglie, i cui professori daranno lezioni agli ufficiali e solt'ufficiali della ·guardia imperiale.
- La Francia ha rimpianto in que$li ullirni mesi la morte dt'i due geirerali Pelel e Lebrun. Il primo, nato a Tolosa nel ·1777, ufficiale degli ingegneri alle fo rtificazioni di Alessandria e di Verona a dì ,t 5 di settembre 1800 acquistò poi gran nominanza sic~ome ingrgnr~e geografo, sehben~
1
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Forze drlla Francia et d-i ·\ 0 di aprile 1859. "'
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Presenti Soldati della io classe congedo dcl1857
Totale
"O
Fanteria . Cavalleria Artig lirria . G<mio Equip~ggi militari
208728 Hì900 27450 6710 4870
8!!000 .12500 13900 4600 ,,400
43500 12700 2900 450 450
351228 72100 'ilt2:'!0 U760 ·9720
134400
60000
1189058
Squadrone ,!elle 100 guardie . Guardia Imperiale . . . . . , Corpi compost.i fuori leva • .
294658 H2 29700 48900 3731,00
131;600
Totale
.100
100
,, n ,,
--60000
142 29800 49000 568000
108
CROJ.1,AC1~ ,f!J.l'f ARE
lNGf!IL'l'ERI\A. Lezioni 11oli,tico-mil:itari. - Uno dei <li~corsi clll' period icamentr. sono andali facrndo il 1:olonnello Wilf<,r,1, govnnalore riel la Begia Accademia Militare, e il colonnello Wilmol, soprinlende11le delle Ut'gie Officine di cannoni, v<>nne lello addì 3,1 dicembre nell'edificio delle scuole reggimenlali , alla presen1,a d•·I generale Williarns <li Kars comandante dell.i guarnigione, e di molli ufficiali, andw in disponibilità, e sol da li del corpo di artiglieria. L'orator~ s'indirizzò anzi lutto agli ufficiali in disponibili tà, t'd a quei soldati, parlando in termini generali dei loro doveri come artiglieri. e gli avvertì nuovamente quando vrnne a trarre le conclusioni dai particolari che potevano udire in altri quartieri sull'argomento delle difese della costa. Egli quindi procedet te a imprimere in essi la necessi là di studiare e di acquislare una cognizione- del sistema pratico dal quale saranno guidali in ltÌUc le operazioni che essi possono esser chiamali ad eseguirr coh e cannonieri, e. dopo aver rimandalo alla buona ed inleressanle lettura data rect\nlemenlci òal colonnr,llo EardlPy \Vilmol, enlrò in un dettaglio di- molle fra le più w,1ndi conquisle cui queslo pae~e era slalo soi;,gel\o, e dei cambiamenti che probabilmenle aveano stabililo nel popolo quel carallere naturale pel quale era rin•omato. Egli poscia osservò che la forza nazionale sta nel gran potere di difendere le coslf; e mentre i mari sono guardali dall'indomabile prodez1,a della marineria, quando quesla sia in forza, gli arsenali, i gran1li porli devono essere difesi dall'artiglieria. Il colonnello continuò a rammenlare al suo udilorio quelle fortunale discese che erano state fatte in Irlanda e, in Torguay nel 1796 , e che duranle il regno di Giorgio ll un nemico era giunlo coi suoi vascelli presrn Cbatham, ed avea bi'ucialo molle nostre navi. Avvertendo 'al grande rnigliorame:nto nei bastimen li a vapore, egli mostrò i molli cambiamenti rwll'avanzala arte dell'a'rtiglieria che il progresso di quesla invenzione ha menalo avanti. Descrisse poscia le stupende di fese di Malia e Gibilterra, e diede un breve schizzo delle principali . fortezze e dei loro assedii memorabili, ed esplicò per via di semplici disegni la dilfrrenza nel!' effello delle bombe tirale dai vasc<'lli e quelle lirate dalle batterie di terra. Il c:olonnello Jiede una chiara e ('Oncisa definizione del modo di elevazione da essere studialo
CRO~AC! mLITARE
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nc•lla buona arte del I' a1·t,a!ieri,1, e foce v;irie os~ervazioni sui, differenti proielli , d~scrivendo la distinz1on~ fra ~ombe_ a concussione e bomb,è a percussione, c,1nnon1 di vario cahbrQ, la loro mira, (•cc. U11 Jisegno ru esibito p~r dimoslra1:e il metodo di \Jr0lE"'"ere un fiume (il Tamigi) in modo da porlare ~n forte ob · d' rove~ci,1 su di una 0olliglia n0mira, e Ja ll)etlt1 rv1 pronta 1• stru 7,ionc. Un altro di;t>gno- ven11<:f fallo prr rnppresenta,re un,1 baia apt>rla ad u110 ~barco del nemico con batteri~ bene_ im_maginale pcw dominare lo sbarco nemico, come pure 1 rne~z, _di didifendcr-e, un porto ( ('Ome Porlsmoulh) per via <li fo1;t 1 . di_slaccali , ed elfell1vamen[e evitando un a,varvzamenlo <lei\· 1mmi_co a travr•rso la metà d'una lunga \ìla, e prevenendo cos·1 un sicuro bombardamento. lìopo alcune osservazioni sul\'ulililà d~lla torre martello per una difesa delle rive, il lettore sosl_enne il suo ar"0rnenlo riferendo un caso pel quale Sydney-Smilh avea dura~enle sofferM in Corsica , e ru obbligalo a sbarcare le sue _sol~ dalesche per assaltate la città. li lcittore conchiuse con _o~servazioni generali sulle forlifica11ioni, sui cannoni'. sulle mun1z1o_n1 ,' sulla re,cenle iovènziooe rie.li~ bombi: a concussione e percusswne ecc., e parlò della superiorità del getto dell'ultimo quartiermaslro Freeburn-. li L•e nerale William~ esortò gli uffi,;inli in disponibrlilà e i can n;nieri a preslargi'i la loro allenzione , prima di anda~ via, per· pochi minuti, ed allora colse l'opporlunilà di . osst>in•are ch,e egli avea a;collalo c.;o n mollo piacere gl'impol'tanll ed ul1lr p<l.r~ ticoL,ri che erano slali dati dal bravo e dotto letlore, che eglr cor,lialme nle ringraziava; dicendo che sarebbe bén for tunato di e.ssn presenlc a tulle qu%le ocr.asioni e di dare il suo ~ssenso r~er proporre e additare pel benefizio delle soldale~che .11. soggdto de ila sera, ,;osi inleressanle agli ufficiali 111 d1spon1b1hlà e ai solct,iti del rt'ggiownlo di arliglieria, ed egli 3perava ohe altri ufficiali vogliano seguire l'esempio del colonnello Wilfor_l e del colonnello Eartlley Wilmot, i quali ei ringra'l.iava per il buon · lavoro chè essi aveano comincialo con tanlo successo. - TI principe di Galles cominciò il dì 10 di gennaio 1859 la sua vil,1 militare, dando I-e bandiere al 100° reggim-emlo della fanteria (reale canadi.ino ùel principe di Galles), al campo · di Shorncliffe.
110 CRONACA )l!LlTARE Veniva il principe accompagnalo dal duca di Cambridge e seguilo dal còlonn~llo Brul'e, dal capitano Grry <' da uno splendido stato maggiore. Dopo gli armeggiamenti e le ct•rimonie d'uso, il priscipe dì Galle~, affidando le insegne, sì espresse nei s<>guenli termini: · • Lord Melville , colonnello di Roltenberg, ufficiali e soldali del 100° reggimento, è cosa per me gratissima che, in virtù di grazioso p1' rmes;o dell a rflgina, il mio primo pubbliro alto <lacchè ho l'onore di ollenère ui1 officio nell'esercito ingle~e, sia la, presenlal.'-ione delle bandiere a un reggimen!o che è un'offerla spf\ntanea Ml leale e w1bi,le popolo canad1ano, al qual(\ co'me fu colà desideralo, · fu d,ilo parlicolarinente il mio nome. • La cerimon ia che ha avuto luogo in questo momento, ha un significato e una solennità particolare, perucc'hè confidandovi per la prima volta questo emblema della fede militare e del valore, no~ pure io 'riMnosco altamente il vostro arruol.imento nel nostro f'Ser·~ \) cito' nazi·onale, ma celebro eziandio un atto il quale pr.1clama e dà maggior- fo rza all'unità delle diverse parli di quest'ampio impero '/ sollo il tlnrninio della nostra comune sovr,rna. • Benchè ia mia giove11U1 e la mia poca esperienza noµ mi prrme ltano che imperfettamente espr1mere i senlimenti che in quesla congiuntura si deggion destare appovoi e nel seno di questa grande e fiorente provincia qel Canadà, siate pur cerli chi~ io vedrò sempre con prnfooda soll,·citudine gli avanzamenti e le imprese del vostro corpo valoroso, e ch' io vi' auguro cordiaiJnen te tulli quanti gli onori e i successi nel nobi le aringo che vo, seguite •. Dopo le qu al1 parolr , il principe di Galles, partì per Douvres·, ove giunse alla se ra, per imbarcar.;i alla volt.a di O~le nda, da cui prendeva la via di Roma, ed era veslito da colonnel lo delle guardir.. Sviz~EllA . - Le ultime tornate delle Camere sono state no, levoli p~I volo d, un rreuito di 000 mila lire, le quali si dovrannÒ spendere per trasformare i fuc ili della fonleria scelta e per la riserva militare fed~rale , secondo il sistema invenlato da due uf{kiali svizrnri . Prélal e Burnand. Delle prove falle dalle più comp.etenli persone miiilari, han confermato la immensa superiortlà del sistema di cui lral\asi, tanto per la giustezza, quanto per l'ampiezza del Liro._Nèlla previsione degli• e ve oli , cui molli sintomi
CRONACA MILITARE 111 dànno apparenza b,ellicosa, i quali ranno una legge alla Svizzera di starsene stretlamente Jigala al.la neutralità che le guar~nliscono i tra\lali, il Consiglio na1,ionale Hon ha e.silalo c;on una deliberazione quasi· unanime, di fornire al diparlim1,rnto federal e rui lita re, .i mC'zzi dì rnanleriere l'esercito in buon conto di guerra.
- Fw:ilc trnsfomiato sistema Zaller. - li lenente colonnello V. Rading-Biboregg, a proposito del nuo11 0 fucile trasformalo ad elice. invenlalo dal Zaller di cui abbiamo fallo cenno in altro numero in quès_ta Rivista , dichiara nella Schev. Militar Zeitu11g • che Z,iller • garanti~cc espressamenli: che col fut:ile di fduleria, trasformalo • secondo il su,) sistema, colpirà a '1000 piedi di distanza tutti • i tiri, S:U di on bersaglio dei carabinieri 6 piedi alto e 2 % largo • e su di un uomo di legno • .
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- Ndla Rcvue lllilitaire Swsse si legge: • La Gaz:etta ftfilita,·e di Vienna riproduce con compiacenza un articolo di ·una rivista tedesca (il Vierlelsjahrschrifl) sulla difesa della Foresta-Nera. Secondo l'aulore, questa difesa si fa coo 60 mila uomini, e<l abbraccia tre linee. La prima è al lleno stesso; la seconda part_e da Ald,h,ut e segue l'origine delle valli che sboccano nel Heno, sino prnsso Rastatt; la terza, nell'alto del paese, comincia aDoeggingen. sulla Vieltach superiore, passa per Valterd1ngen e Wulligen, prosegue vers Freudrnslad, e scende lungo la Mury verso Ilaslatt. La Svizzera rappresenta u11a certa parle in que$to disegno di difesa (che ci ricorda involonlariamenle quello di .l\Iack, presso d, Ulrna, nel 1805) al cruale il foglio austriaco trova una certa importanza di altualilà, in un pro~simo numero ne parleremo nuovamente , .
- li signor Gr1111er amministratore de ]l'arsenale di Berna ha presentalo un nuovo sistema di fucile rigalo, chr, verrà presto soll"messo all 'esame del dipartimento militare federale.
PRussu. - Secondo la Gazzella prussiana, il capitano di vascello La Ronc:ière la Naury lrovavasi a Berlino per l'ordinamento 'detla marineria militare di Prussia , e vi fu invilato dal governo medesimo.
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CRONACA MILITA B.E
.- ~I govRrno del granducalo di Badeo dopo aver soppresso l'officio di reclutamento dell'esercito neerlandese ohe era a Lonach, ha a_n'.:he ul,timarot• nle sopprPsso quello del regno dellP Due Sicilie stab1lrto a Costanza, 11 quale ultimo s1 è traslocalo a Bregeoza.
ALCUNE CONSIDERAZIONI IIILITARI SUL PIEMONTE.
TAGLIANO GAETANO
Geronto.
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I
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Non ba guari il maggiore Pinelli, nolo p<'r importanti lavori militari, principalissimo de' qua1i la Storia militarr del Pie111011/e, pubblicava 1111 opuscolo col titolo Cousidérations politiques et militaires sw· une nouvelle guerre enlre le Piémonl et I' Attlricl1e; nel qnalc, trovandosi svolte, relativamente alle nuove fortificazioni d'Alessandria, idee del tulio contrarie a quelle discorse nella dispensa lX , anno l , della nostra Rivista, ci crediamo in dorere di farne un esame coscienzioso, per rilevare quanto w'diamo cbe, a tnl riguardo, Yi sia d'inesatto o di non osservato dal suo vero punto di vista. Se non cbe stimiamo far cosa utile, aggiungendo pure qualchl\ nostra considerazione su quelle altre parti dell'opuscolo , nelle quali ci sembrasse riscontrare giudizi e ragionàmenti non del lutto e$alti, relativamente alla utilità AN:-10
lii, Voi. lii. -
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· CONSIDERAZIONI
mLITARI
delle cose fatte, dopo l'ultima guerra d'indipendenza, per migliorare le condizioni militari del paese. Non è nostro scopo, né lo comporterebbe i limiti di un articolo, l'esaminare minutamente l'operato in questi dieci anni, per vedere se tutto sia stato mutato in meglio; ma vogliamo solo dimostrare, che, ammettendo purn che rimanga ancor molto da fare e da innovare per raggiungere quel grado di perfeltibilità compatibile con lo staio odierno <l(>lle idee, la forza difensiva del Piemonte è non pertanto assai maggiore che non fosse prima del 18~.9, e lo stato militare più consistente. La fiducia 11ellc proprie forze è un elemento indispensabile del successo. E però , mi1rncciati da una nuova gnerra, che potrebbe per avventura non esser più in potere del Piemonte di evitare, senza gravi danni, è dovere di un periodico mil itar~ italiano di esprimere le propriP convinzioni , per dileguare i \ dubbì e le apprensioni che potessero nascere nel paese e nell'escrc'.to, relati va mente ai proprii mezzi di gue!'l'a ed alln loro / efficacia per far frnnte agli avvenimenti, __che si presagiscono non lontani.
Sebbene le forme generati e le grandi accideutillità del suolo non mutino, in un lungo gi,ro di secoli , in guisa da cangiare le proprietà militari , e l'importanza dei pnnli geografici e strale~· gici; pure la variazione dei limiti politici , i progressi della scienza militare e tante altre cose, influiscono ad accrescere o .,. a menomare l'importanza di alcuni punti strategici , e però ad apportare variazioni nelle disposizioni difensive. Cotesta e una verità sì evidente per chiunque sia per poco vers,Jto nelle cose militari, da clovPrsi ritenere come un assioma. E però, siamo in ciò pienamente di accordo cun l'autore dell'opuscolo. Ma, perchè non si cada in errore dando soverchia estensione
SUL
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l'!EMONTE
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all'interpretazione ùi questo principio, convien precisare termini della questioqe. Uno degli elementi che può influire sulla importanza delle diverse accidentali là del suolo, è la natura delle armi che si adoperano. Gli ostacoli che impediscono il trasporlo dei carri , sono, dopo l'invenzione della polvere, d'una importanza molto maaaiore che non fossero allorcbè combattevasi precipuamente 00 ad arme bianca. In una lunga catena di monti come le Alpi , dove sono numerosissimi i passaggi per uomini e cavalli, ma assai limitati quelli atti al trasporto dei carri, solo questi ultimi potranno ~ervire per le invasioni; cbè gli altri non saranno altrimenti acconci, elle per operazioni secondarie. E poicbè qnelle vie carreggiabili possono essere sbarrale con fortilizii nei luoghi opportu111, queste piccole piazze acquistano nelle mont;ignc un'importanza sovente maggiore che le più vaste in paese aperto. li forte di Bard stette per anestare Napoleone, nel 1800, e lo avrebbe sicuramente trattenuto per un tempo considerevole (come confessa egli stesso), se le opere ùi quel forte aves~ero' coperto direttamente la strada. La qual cosa avrebbe per lo meno renduto vani i risultati grandiosi dell'audace e sapiente direzione data all'eser<;ito di riserva, e ridotta l'impresa alle condizioni di una guerra ordinaria. Togliete le artiglierie, e la roccia di Alberedo ed i mille sentieri delle Alpi avrebbero potuto egualmente servire per l'invasione. Crediamo inutile moltiplicare gli esempii. Ma, ove la natura delle armi sia la stessa, quali che siano i perfezionamenti sulla gittata e sul\' aggiustatezza , non che sulla potenza di distruzione delle armi da fuoco, l'importanza de' punti strategici rimane la stessa; e le modificazioni cadranno sul come accrescere la resistenza delle opere e come metlere i mezzi difensivi in relazione con l'attacco.
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. SUL PIJ;MO/iTI>
C0'.'1$!0ERAZIONI MILITARI
Questo è il caso attuale, e- l'importanza di alcuni punti strategici , in quanto risguarda la natura delle armi ( 1), è la stessa che cento anni fa. Altre cause di variazione nell'importanza di alcuni punti, son quelle dipendenti dallo sviluppo delle forze, e dai progressi del!' arte della guerra. Entr·ambe queste cause, nelle guerre della rivoluzione e del prim_o impero francese, han reso-- -~ nessuna importanza alcnni punti fortificati , che in altri tempi avrebbero arrestato i movimenti dell'invasore. Quelle piazze, che oggidì non fossero in una delle srguenti condizioni, sono o affatto inutili , o d'importanza secondaria: / (1) Diciamo di u/cuni punti strategici, ùi quanto risguard<t la natw·a deUe ai·m-i, a cagione che le proprietà strategiche del suolo sono quasi del tutto indipendenti dalla natura delle armi, cd i principii della stralegia sono gli stessi, sia che si CQmbatta ·con le anni antiche, sia con quelle da fnoco . Ma ciò vuolsi iutcmlere in generale. Perocchè, inctipendentemen te dallo esempio innanzi citato dei for ti che sbanano le vie rotabili dei monti e d i altri dello stcs~o genere, è in conlrastabilc che, con le nostre armi, sia mollo più importante gam ntire cd assicurare le comunicazioni con la base, a cngiou c del grande c contin uo iuvio di munizioni necessa!'ic allo eserci to. · Per tm esercito greco o rom11110 , era certamen te necessario avere un paese sicuro alle spal le, s111 quale si basavano le operazioni , e donde partivano i soccorsi, 1na non si sperimentava il bisogno di un continuo invio di convogli di munizioni ; e quindi di avere. per così dire, una sequela rii luoghi fortificati, i ({Uali leghino la posizimJe dell'esercito con la base primitiva, e di quelle disposizion i dell'eserc ito atte " coprire continuamente la linea di connmicazione cou la 1H1se, da 11ualnnque impresa del Mm ico. Le quali cose inHuiscono luLte s ulle opc1•azioni strategiche, ed, in qualche manicr:i , rendono .i movimenti dei nostri eserciti nH·no indipcndcuti. Una battaglia presso gli antichi dava per risultalo la distruzione dello esercito vinto, mentre che Ol(gi s i può lroneare a tempo un comball.irnento ed impedire la tota le d istru zione dell'esercito; la qual cosa ci fa abil ità di prolungare la guerra. E se a questo aggiun g i, che il nemico non può trascurm·c di coprire le s n e comunicazioni, n ell'operare offensivamente, si scorge che la d ifesa strategica, a cagione della diversità delle armi, ha guadagnato attua lmente s11 q11ella degli antichi; a differenza della difesa locale <lrllc p iazze , la quale ha perduto.
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1. Le piazze ·che intercellauo le strade rotabili, in terreno inaccessibile ai grandi eserciti per altre vie, come nelle Alpi; Quelle grandi piazze che possono servire di appoggio ad un esercito, come Verona; 3. Quelle piazze che agevolano le manovre difeusive di uu esercito, sia facendogli abilità di operare liberamente, cangiando per così dire base secondo il bisogno, sia assicurandogli l'uso dei ponti su i. fiumi, degli stretti ecc.; di maniera che queste accidentalità del suolo, che sono di ostacolo per il nemico, non lo sieno per il difensore c1llorchè operi olfonsi vamente, e lo garantiscano nel caso sia incalzato. Altra causa di variazione nella importanza di alcuni punti strategici, sta nelle mutate agglomerazioni politiche. Le quali, col variar delle frontiere o degli appoggi che alcuni punti l1• vano sulle ali e indietro, non che del rapporto tra le forze che lo stato può adoperare con quelle che possono attaccare, acquistano maggiore o minore impo1·tanza, où anche interamente '- l'acquistano o la perdono. Ma i punti e le linee strategiche, considerate sotto il solo aspetto della disposizione geografica e topografica del paese, falla astrazione dalle divisioni politiche, hanno alcune proprietà, per così t.lire , assolute; di maniera che, qualunque volla in forza di queste divisioni alcuni ostacoli o linee ùi difesa n?n restino spezzati in due, quelle qualita non vengono distrutte, ed il punto o hl linea strategica conserva le sue proprietà. Per uno Stato posto sopra entrambe le rive del Po, il possesso del trailo di questo gran fiume, che divide io due il paese, è di grnnt.le importanza ; anzi diremo, ch'esso è necessario per assicurare il dominio della grande sua valle. Donde l'importanza che, nelh~ passate guerre, llanoo avuto Mantova col Serraglio, Cremona, Piacenza, Valenza, Casale, Verrua, Chivasso. Sia che la frontiera del Piemonte si supponga come altra volta alla Sesia, sia al Ticino, al Mincio ecc., i punti sul Po 0
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CONSlDERAZIONl MILITARI
SUL PIEMONTE
avranno sempre l'importanza dipendente dalla loro pos1z1one, relativamente alla difesa genf:rale, ed a quella de' punti che possano coprire, secondo il lato donde muova l'invasore. Mantova, col Serraglio, è importante per la difesa della linea del Mincio. Di quivi Eugenio Beauharnais difese la Lombardia sino alla caduta di Napoleone., Hel ~ 8 ! 4, contro l'esercito di Bellegarde, più forte del suo, e gli vietò di superare la linea di difesa e di muovere sopra Milano. Ora, che il Mincio, per la estensione dello Stato, si trovi iii prima, seconda o terza linea , l'importanza di Mantova e della sua pùsizione rispetto a quel'la linea ed a Milano, contro un attacco dell'Au:_ s'tria, rimane pur sempre la stessa. L'avH potuto iniziare la difesa del regno tl'Italia al di là llflle Alpi Carniche e Giulie, quale influenza si ebbe ad accrescere l'importanza di Mantova, allorchè Eugenio, perdo lo il paese innanzi, si ridusse sul Mincio? Ma potrebbe domandarsi, il possesso di Venezia non fu per il difensore di nessuna influenza? Rispondo, che l'esser padrone Ji Venezia pote,•a essere utile in alcune circostanze, ma che non ne ebbe verurra nella posizio11e in che era Eugenio a Mantova. Le truppe, chiuse strettamente dentro Venezia e · bloccate per mare e per terra, non potevano nulla intraprenderE\ e non altrimenti influirono, ehe obbligando gli Austriaci a lasciare al blocco di Venezia un corpo di truppe. Se i Francesi non avessero posseduto quella città, parte delle truppe del blocco avrebbero raggiunto Bellegarde; ma, iu pari tempo, la numerosa guarnigione di Ve1iezia si sarebbe unii.a alle truppe di Eugenio, ·e la proporzione fra i due eserciti sarebbe ri masla la stessa. Verona, rispetto all'Adige, avrà sempre la stessa importanza, supposte eguali le altre cose, che l'Austria si estende sino al Ticino, o che si arresti al Mincio. La difesa generale si avvantaggia col crescere il numero 1
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delle linee di difesa che coprono il cuore dello Stato, e una piazza diviene pi(t importante allorchè formi parte di un nompiuto sistema di difesa; ma la posizione di un punto rispetto ad una data linea rimane la stessa, tanto se questa si trovi in prima linea, quanto se sia coperta da altre. La strada più diretta per un'invasione della Francia contro l'Austria, è la valle del Danubio, ed il tratto più importanle si è quello tra Ulma e Ratisbona; e però, ciascuna delle parli combattenti deve farne scopo delle prime operazioui. Ma , poichè quel tratto non appartiene all'Austria, que,;ta potenza non può trarne tutt.o l'utile possibile apprestandovi le fortificazioni necessarie; non pertanto, a cagione della sua importanza geug..afica e strategica, vediamo gli eserciti austriaci, in tutte le guerre contro la Francia, affrettarsi a prenderne possesso. SeÌ 'Austria possedesse la valle del Danubio sino a Ra Lisbona, sicuramente quivi creerebbe una seconda Verona, ·sia che la sua frontiera si arrestasse a quel punto, sia che si estendesse sino al Reno. I punti e le linee strategiche, rispetto alla struttura geografica e topografi0a di un paese, hanno dunque qualche cosa di assoluto, insino a che gli ostacoli che essi domiuano od a cui si nppoggiano, o meglio dai quali ricevono la loro importanza, sieno in una sola mano. Infine, se qualche posizione importante sia in potere di uno stato debole, il quale non possa adoperarvi i mezzi e le forze neeessarie, l'impotenza di questo non muterà la propl'ietà della posizione. In tal caso la difesa sarà. impossibile, e tutt'al più si potrà rinchiudere l'esercito in una piazza, per cadere cop onore o per attendere l'arrivo di un alleato. Queste premesse erano necessade, per chiarire il nostro pensiero so quanto diremo in seguito.
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CONSIDERAZIONJ MlLITARì
Dal generale passando al particolare, uon si può ùisconvenire con l'autore dell'opuscolo, che la demoliziouc dei bastioni di Torino e l'acquisto della Liguria cun la forte piazza di Genova, abbiano mutato le condizioni difensive del Piemonte; e che la importanza di alcuni punii, per lo addietro grandissima, sia diminuita, mentre quella di altri sia forse cresciuta. Ma questa queatione, che può iufluire a fissare i dati per chiarire quanto risguarda Alessandria, ,-uol essere ben esaminata. Torino, oggidì aperta, è esposta ad un colpo di mano eseouito ' o da alquante truppe distaccate dall'esercito priucipale del nemico, qualunque volta questi, a cagione della superiorità delle sue forze, abbia invaso il paese. Suppongasi ora che il difensore possegga, come per lo passato, Casale, Venua e Chivasso, e che l'assalitore, nell'essere superiore ul difensore, non disponga per questo di forze pressoché doppie. È chiaro, che uu distaccamento sopra Torino per occuparlo, in pari ternpo che altre lruppe resiino indietro per garantire il fianco della linea di operazione dalle imprese del difensore, il quale può operare dai varii punti èhe occupa sul Po, indebolirà le sue forze, o per lo meno ristabilirà fra i due eserciti l'equilibrio; e però, se il difensore prenda l'oITensiva, avrà egual probabilità di vincere e di perdere la battagliò, ed ove si \'erifichi il primo di questi casi1 l'attaccante avrà fallo un cattivo giuoco, perdendo il principale per l'accessorio. Per muovere con sicurezza sulla capitale, supponendo la superiorità dell'attaccante fra limiti ragionevoli, convel'l'à che questi tolga al difensore gli appoggi e le facilitazioni che gli oJJrouo i punti sul Po. E però anche oggi, sebbene in proporzione minore, Casale, Verrua e Chivasso hanno un'influenza sulla difesa della capitale, Contro un attacco che non proceda dal lato delle Alpi, e l'acquisterebbero intera se Torino fosse solo garantita da un colpo di mano. Suppongasi anche il caso di una iuvasione per la via di Sa-
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vona. Essendo gli sbocchi delle Alpi chiusi come ·uel 1796, e il difensore in possesso di Alessandria, di Casale e di altri punti sul Po, se esso si ritiri H!rso questo fiume, nella direzione della linea di Alessandria-Cusale, che cosa farà il nemico? Dovrà necessariamente seguirlo. È vero che Torino, non essendo fortificato, come ai tempi della invasione di Napoleone, pf'r occuparlo non si richiede che il solo tempo necessario a percorrere la strada che quivi conduce; ma, siccome l'esercito attaccante deve coprire la sua linea di operazione, non potrebbe minacciare la capitale che con un distaccamento: il che rientra nel caso precedente. Nel '18·13 e 1s ,11~, Milano non era fort ificata; pur tuttavia, la posizione di Eugeùio sotto Mantova non perniise a Bellegardc di oceuparla, sebbene questo generale disponesse di forze molto superiori alle italiane. L'occupazione della capitale è un gran fatto, semprcchè meni alla fine della guerra. Ma, se l'esercito abbia su altri punti quanto occorra per continuarla, e che il governo si trasporti altrove, l'oucupazionc di una grande citlà iu posizione eccentrica, è pit1 a carico che a vantaggio, insino a che \'esercito difensore sì conservi intero; ·e che, appoggialo e favorito dalle piazze e luoghi forti, manovri tra esse liberamente e con sicurezzci, schivi le azioni decisive, e si tenga pronto a profittare della prima occasione favorevole per danueggiare l'avversario. Nel 1706, quando Torino era assediala, Vittorio Amedeo II nun si lasciò rinchiudere nella capitale. Egl i trasportò, per così din\ il governo nel campo, continuò a reggere le sortì del paese, tenendosi in libera comunicazione con esso, provvide a sostenere la guerra e tener desti gli animi, e finì per riunirsi ai soccorsi austriaci e vincere la celebre battaglia di Torino. In questo caso, l'influenza della difesa di Torino non andò oltre quella di una grande piazza da guena, a cagione cbe il governo risiedeva altroye.
]22 CONSIDERAZIONI MILlTARI Ond'è, che le fortificazioni di Torino accrescerebbero i me;i;zi difensivi del Piùmonte; ma il loro difello non toglie l'importanza del possesso del corso del Po, e Valenza, Casr1le ccc. conservano ,;ernpre le loro proprietà strategiche. Ciò in quanto risguarda le demolite fortificazioni t.lella capitale: esaminiamo ora le conseguenze militari dell'annessione di Genova e della Liguria allo Stato Sardo. L'acquisto del Geoovesato e del la forte sua capitale, trasportando la frontiera mPridionale del Piemonte sul mare ha rafforzato una delle estrnmità delle linee di difesa che tagliano il paese perpendicolarrnei1te al Po, le quali da un canto appoggiano alle Alpi, dall'altro al mare, e la strada della Ririera che gira una delle estremità è in potere del difensore. La falsa manovra di Ileaulieu, nel ,1 796, per coprire dirrttamente la ~trada della Bocchella, a cagione del movimento di Napoleone verso Vollri , non sarebbe avvenuta se Genova apparteneva al Piemonte; ed è certo, clic l'esercito alleato uon ' avendo allora nulla da t~mere sulla sinistra, si sarebbe concentrato sul centro, ed avrebbe tolto a Napoleone il principale dato per vincere a Montenotlf!. Ma, supposta pure perduta per gli alleati la ballagli a di Montenotte, e Napoleone giunto ad ottenere altri rilevant i vnntaggi; avendo il Piemonte Genova ed il mare libero, a cagione dell'alleanza dell'Inghilterra, con quella stessa corte, debole quale si mostrò in quell'epoca, si sarebbe pototo resistere alle esorbitanti pretese dei Francesi. Ritiratosi il governo a tempo debito in una piazza fortissima, ed in comunicazione diretta con gl'lnglesi, la posizione si sarebbe resa migliore sotto varii aspelli. Non risiedendo più il governo a To1:ino, l'errore degli alleati di dividersi, per covrire cliretlanicnte Torino e Milano, non avrebbe avuto luogo, e la ritirala surebbesi operata nella direzione di Alessandria e del Po, e le condizioni della guerrn sarebbero compintamentc mutate. Non avendosi da
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temere per la sede del governo, il trattato di paee che fece cadere in potere della Francia tante piazze ed aprì le Alpi, non avea luogo, e pel' tal modo sarebbesi renclulo difficile il proseguimento della guerra pe'Francesi; a cagione cbe essi, inoltran1.losi in Italia, avrr:bbero lasciato alle spalle un paese orcupato dal nemico, con tutte le vie dirette cli comunicazione con la Francia chiuse, ed una forte piazza come Genova sul fianco: la quale, in comunicazione con gl'lnglesi padroni del mare, poteva da questi essere potentemente soccorsa e divenire una hase di operazione, pari a quella nel Portogallo, cd in condizioni ben più pericolose pe' Francesi, la cui unica linea di operazione seguiva la Riviera. Se pure l'esercito piemontese si fosse separato dall'austriaco per ritirarsi verso Genova, avendo esso un sicul'o ricovero in quella piazza, la condizione di Napoleone, il quale non avrebbe potuto inoltrarsi in Iralia, lasciando un esercito sul fianco pronto a tagliargli le comunicazioni, non sarebbe staia migliore. Questa posizione minacciosa del Piemonte avrebbe reso meno esigente Napoleone, che avrC'bbe rlovuto star contento della neutralit.à, di un parziale disarmo dei Piemontesi, e dell'uso di qualche via a traverso le Alpi; e però, non divenendo egli padrone delle piazze, l'usurpazione avuta luogo qualche anno dopo, mercè la quale il re veniva spodestato e costretto a ritirarsi nell'isola di Sardegna, non divenLva sì facile. Io ogni caso il possesso di Genova (la quale non bloccata, e soccorsa dagli alleati, poteva sostenersi eh i sa quanio, e forsC', per un tempo indeterrni nato) avrebbe resa la posizione dei Francesi meno salda, le operazioni di Moreau e cli Massena sulla riviera di Genova, nel 1799 e 1 800, sarebbero state molto contrariate; e la presenza della bandiera e delle forze piemontesi avrebbe rendute vane le mene dell'Austria, dopo le vitlorie sopra i Francesi, rivolte ad impedire il ristabilimeuto della Casa di Savoia ne'suoi Stati, Se, nella guerra della Prammatica Sanzione, il Piemonte
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CONSlDEltAZIONI mLITARI
avesse posseJuto Genova, la posiziuBe di Carlo Emmanuele Ili sarebbe stata mollo migl iore, allorcbè i due eserciti spagnuolo e francese sludiava1Bi di riunirsi , venendo il primo dall'Italia peninsulare e basato su Napoli, ed il secondo dalla Fraucia lungo la Riviera. Stando il re cli qua dai monti, la riunione dei due eserc.iti nemici, per operarsi con sicurezza, doveva aver luogo verso Genova, siccome avvenne; e se questa città fosse stata in potere dei Piemontesi, l'esercito del re si sarebbe trovalo fra le due masse nemiche, e però nella possibilità di impedire la congiunzione, che avrebbe allora dovuto eITettuarsi sull'opposto versante de' monti, e di batterle separatamente. Qualora si abbia il mare libero e si attendano per quella via validi soccorsi, Genova offre un ultimo sicuro rifugio al governo ed all'esercito che non possa più tenere la campagna. Ma, poicbè ritiratosi sotto Genova si abbandona tutto il paese nelle mani del nemieo, simigliante partito non vuol esser preso che in casi estremi. ln sino a cbe l'esercilo conservi forza bastante da poter_tenere il campo, manovrando fra le piazze, convien rimanere sul Po, nel centro del paese. Qualora, invece, .il mare sia nemico, il ridursi a Genova non sarebbe di veruna utilità, se ne logli quella ·ciel poters[ avvan taggiare delle sue for tificazioni, nel caso il nemico p~rvenga a chiuderci in una piazza con la sua grande superiorità di forze; ed in Genova, bloccala più o meno strettamente, si sarebbe come in qualnnque altra grande piazza. Ed ove il blocco si rendesse impossibile, a cagione elle le forze uemicbe, nell'essere superiori, non oltrepassassero un certo limite, 0 che però Genova non servisse cbe di punto di appvggio all'esercito difensore, sarebbe da preferire un altro punto meno appartato, e più nel mezzo <lei paese. Ond'è elle, se il Piemonte si supponga isolc1to, converrà pur sempre difendersi nella valle del Po, come per lo passato. Nel solo caso iu cui fosse impossibile ogni manovra in campo, e
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non rimanesse che cadere con onore, potrebbe forse convenire di rinchiudersi dentro Genova, anzicbè in altra piazw, a cagione della fo1·za delle sue fortificazioni. Nel caso ancora che si sia alleato di una potenza la quale non domini i\ m.arc, per cui i soccorsi si attendano dalle Alpi o dall'oriente della valle del Po, conviene che \'esercito piemontese si tenga in quella valle, anzicbè git.tarsi nella piazza di Genova; perocchè, $enza accrescere \e difficoltà della congiunzione delle forze, sì evita di c1bbanclonare interamente il paese al nemico, sia pure temporaneamente. Oa quanto abbiamo discorso ci sembra potrrsi derlnrre, che la demolizione dei bastioni di Torino e l'acquisto del Genovesalo non hanno tol'to alla linèa del Po, ed ai punti che ne assicurano i\ possesso, l'importanza che aveano per lo passato. Che l'acquisto di Genova aggiunge forza alle combinazio11i difensive, alle quali danno luogo le varietà geografiche e topografiche del paese, ed alle antiche risorse ne aggiunge di allre, sopratutto in alcuni casi particolari. Che Torino, infine, se fosse for tificato, conserverebbe oggi , come sempre, una grande importanza rispetto alla fron tiera d<•lle Alpi, come punto centrale, grande piazza di deposito, e punto di appoggio all'es1'rcito sulla importante linea strategica drl Po. Qualora l'nttacco del nemico procedesse, come nella guerra della Prammatica Sanzione ed in quella del ·1796, per Sa,·ona, la linea 'di difesa, dopo gli Appennini, essendo quella del Tanaro e del Po, le posizioni su qu03ti fiumi, e precipuam1mte le due estreme di Alessandria e Torino, hanno una grande importanza. Se !'al.tacco muova dal Ticino, il terreno fra l'Appennino ed il Po, il cni centro è A\e~s~ndria, ed i punti su quel fiume sino a Casale, formano la posizione oode puossi difendere efficacemente la frontiera.
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In quest'ultima sentenza conviene l'autore dell'opuscolo; ma
tosto soggiunge: cc L'opìnion que nous venons d'émettre nous n conduit assez naturellement à parler de l'irnportance du poinl >l d'Alexandrie, qui dans notre pian éléfensif formerait le centre 1 > de la ligne occupée par l'armée italienne. Piacé d~ns la zone >J assez rétrécie de terrain comprise entre la Bormida et le n Tanaro, éloignée seulement de 18 kilomètres du poinL où ce ') fleuve, dont avec ses boulevards elle embrasse les deux rives, >J se jetle dans le Po, au premier abord Alexandrie semble etre n une de ces posilions éminemment propres à la concentration >> d'une armée nombreuse; et dans certains cas, •q ue nous si>J gnalerons bienlòL, elle pourrait,remplir cet objet: cepeodant n un examen consciencieux des conditions topografiques des >) environs, et de la portée des ressources militaires du royaume n à qui cette ville appartient, ne tardera pas à nous convaincre >J que l'importance de cette forteressc est très-seconclaire et >) tout-à-foit dépendante des forces chargées de la défense n des Etats Sardes. Si on veut consiclérer l<' ville et la cittadelle,d'Alexandrie il comme un abri ,sur où l'armée piémontaise puisse se con>) centrer dans le cas d'une invasi on imprevne, ou au com men» cement d'une guerre d'alliance, ou après une défaile, ou i) enfin comme nn point de déparl contre un ennemi dont on i J étudie les intentions; nous n'avons aucune difficulté de choisir n Alexandrie plutòt que tout autre point du territoire pié• >J montais; quoique, sous cerlains rapporls, la position de Basn signana pourvue de bons retranc;bements et de tèt(\s dc pont » qui la reliassent à Valcnce et à Sale pouvait paraHre prérérable: mai:; pour dcsliner Alexandrie à cet objel là, les tra)) vaux très-étendus qu'rm vient d'entreprendre sont tout-à-fait '> supertlus, et juslifiables (si toutefois la folle dépense du denier i> pnbl ic pour réaliser un erreur peut ètre jnstifiee) clans le seul » cas qu'on eùt \'intentio·n de faire des boulevards d'Alexanclrie >)
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SUL l'!E)!Ol'iTE
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des nouvelles lignes de Torres-Vedras, autour des quel\es se décidera le sort de la guerre; iutention cepcndant qu'on )) ne pourrait jamais assez vertement blàmer ,i. In questo, e negli argomenti cbe seguono per convalidare le idee annunziate, siamo compiutamente di contrario parere. In prim o luogo, uua grnnde posizione militare non è sempre necessario che sia nelle condizioni di Torr<'s-Vedras per avere una grande importanza. Semprechè nna grande posiziono assicuri più comunictizioi:ii separale da quc.1lche grande ostacolo, e sia occupata dc.1 un esercito, il qualP- in pari tempo çbe abbia uopo di s1c.1re sulla difensiva, non sia in tale condizione d'inferiorità da potervi essere investito , può avere un'influenza grandissima sulla difesa. Le truppe ritirate sotto la protezione di quella fo rtezza, non solo non possono essere forzate ad accettar battaglia, nè essere attaccate di viva forza, ma neppure investite; percioccbè il nemico dovrebbe, in tal caso, abbracciare un vasto spazio, dividendosi in più parli separate da grandi ostacoli. La qual cosa farebbe abilità all"esrrcito difensore, postato nel mezzo, ed in possesso delle comunicazioni che menano in tutte le direzioni, di at.taecare il nemico alla spartita. Allora, qual è la ris.0luzione da prendersi dall' attaccante ? Egli non può oltrepassare la piazza, lasciando sul fianco tutto un esercito pronto a profittare dell'occasione, per ta1-5liargli le comunicazioni ed intercetlargli i convogli ed i soccorsi. Per scac• ~iare il difensore da una posizione che non può nè attaccare di viva forza, nè investire, egli dovrebbe farne l'assedio; e l'assedio di una piazza non investita e difesa da Lutto un e:;ercito, è cosa assai disagevole. Basta ricordarsi di quello memorabile della piazza di Verrua, la quale non fu presa, dopo lunga resistenza, se non quando riesci ai Francesi di tagliare le sue comunicazioni con l'esercito del duca di Savoia, accampato a Crescc11lino su ll'opposta riva del Pu. >) >)
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SUL PIEMONTE 129 permnnenti , il successo dell'assedio fu dovuto in gran parte al cattivo sistema cli difesa adottalo dai Russi, siccome osserva lo stesso generale in capo del genio francese Niel, nella sua relazione dell'assedio. Peroccbè, dice quosti, la forza dell' esercito assediante, tenuto conto dei diversi servizi da provvedere e del riposo strettamente necessario alle truppe, non era tale da poter mettere giornalmente a guardia della trincea una forza eguale ai tre qnarti del la guarnigione, siccome vuol5i per assicurare i lavori contro lt> grandi sortite. E però i Russi, se avessero operato le ~orlite i.:on trnppe lllinH•rose, ~opratutto allorchè i lavori erano in prossimità clelhi piazza, avrebbero agevolmente respinto le gu ardie dalla triucea e distrutti i lavori, prima elle l'esercito alleato, costretto ad acca1npare molto pili indietro prr sottrarsi ai fnocbi delle grosse artiglierie della piazza , avesse avuto il tempo di accorret;e . Questo giuoco, ripE>.tuto più volte, avrebbe costretto gli alleati a rifare continuamente i lavori; il che per lo meno ne avrebbe assai rallentato l'andnmenlo, e forse avrebbe costretto ad arrestarli ad una certa dislanLa dalla piazza. Allora, a malgrado che le opere di t111esta fossero di terra, sarebbe riuscito molto difficile nn attncco di viva f'orza, ,come lo dimostrò il primo attacco respinto con grave dc1nno degli assalitori, in cui questi dovettero percorrere uno spazio scoperto cli alcnnecentinaiadi melri,innanzi di raggiungere le ·opere. La cosa sarehbe poi stata assolutamente impossibilP, se Srbastopoli fosse stata cinta di opere permanenti; perocchè senza avvicinarsi nqn si fa breccia, e senza breccia non si prende di assalto una piazza rrgolarmente costrotta e difesa. La forza della posizione cli Verona, si desume precisc1mente da tulle queste osserrnzioni da noi fattr. Nell'inizio della guerra del 134..8, i Piemontesi avevano la superiorità so gli Aus\riaci. Ma questi, ritiratisi sotto il cannone di Verona, si misero in pt>sizione da non-poterne essere nè scac-
CO!\SIDER.~ZIOKI MILITARI
Non ha guari ne avevamo una novella prova nel lungo assedio di Sebastopoli, abbencbè questa piazza, qual è descritta dal ge. nerale Niet; volesse essere ritenuta come una semplice posizione trincerata con opere di terra ; per cui i lavori degli assedia o ti avevano lo scopo di potersi avvicinare sino a breve distanza dalle oprre, senza essPre fulminati dalla numerosa artiglieria della piazza, ed indi attaccnrla di viva forza su tntt.o il suo circuito. Chè, se Sebnstopoli fosse stata cinta di opere permanenti, molti altl'i sforzi avrebbero dovuto ancor farsi prr snperare gli spalli costruire le batterie e fare la breccia. In segnito, dovendo mon- · tare l'assalto per poche anguste brecce, e disponendo i Rnssi di numerose trùppe, che potevano rinuovare a piacimento, è agevole pei militari lo intendere quanto difficile sarebbe stato riuscire, con la nota tenacità dei Russi. Qnesti, se furono vinti dalle disposizioni pit'1 sapienti degli avversari i, quando non nvessero avuto da combattere cbe di fronte,col vantaggio delle posizioni ..e potendo sopraffare con molte forze le teste delle colonne che sboccavano per le brecce nel vasto terreno dell'interno dei bastioni, avrebbero sicuramente respinti molti assalti. Le perdite, in . on assnlto, sono sempre per l'assalitore molto maggiori che per il difensore. Non pertanto, in nn assedio ordinario, essendo l'assalitore sette od otto volte più numeroso cbe la gnarnigione, questa , d,)pO on certo numrro di assalti, si trova siffollame nte spossata, che finisce per soccombere sotto gli attacchi rinnovati dell'assalitore, che li effettua sempre con truppe fresche. Ma a Seba&topoli la cosa sarrbbe stata altrimenti, a cagione cbc la piazza, essendo in comunicazione ditf'tla con l'esercito di soccorso, poteva rinnovare le sne truppe alla stessa maniera che l'assalitore, e però qnesl'nlt.imo avrebbe finito per rimanere più spossato che i difensori. La riuscita dell'assedio si rendeva molto dubbia. Ma , a malgrado cbe Sebastopoli non fosse cinta di opere
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CONSIDERAZION I MILITARI
ciati con un att;1cco di viva forza, nè invest iti; perocnhè lo forze italiane non poteva110 dividersi sulle due rive dell'Adige, distendendosi da Rivoli a S. Bonifacio e Villnnova, senza pericolo di essere baltuti alla spai,tita. E l'assedio di Vrrona, senza investirla, era un'impre~a molto ardua, anzi impossibile, ove si consideri che, nel tempo certamente non breve dell'assedio, avrrbbr Radctzki ricevuto i rinforzi e ripresa l'offensiva. E però , sebbene Verona 11011 sia nt>lle condizioni tli TorresVedras, è un possente ostacolo opposto dagli Aust riaci contro chi trntasse scacciarli dall'Ilaliil. Pitì volte abbiamo ricordalo la grande resistenza fatta ria Eugrnio a Mantova , nel 1814, e come vi si mantenesse sino alla caduta di Napoleone contro forze molto superiori, senza che quella piazza offrisse nessun riscontro con Torres-Vedras. Ma, si potrebbe domandare, Alessaodri_a è in queste ~ondizioni? Ed anche ammesso ciò, il Piemonte ha forze tali da giovarsi di quella posizione? Se si s11ppone il caso di un attacco dell'Austria con t11tti i suoi mezzi contro iI solo Piemonte, e che le fo rze invadenti sieno doppie o~ triple delle difooditrici, queste si troverebbero investite non solo in Alessandria, ma in qu&lunque altra piazza, sia essa sul Po od altrove; e fìn nella stessa Genova, se l'Austria abbia ancora qualche anno di tempo per accrescere i suoi mezzi marittimi, secondo il disegno che va menando in esecuzione. lu tal caso, qualunque calcolo di difesa diventa effimero; la resistenza non potrebbe ridursi, che a sostene1'B alcuni assedii, e·d allo stesso modo che si ci'icono inutili le nuove fo rtificazioni di Alessandria, si dovrebbe dire di qualunque altra nuova fortifi cazione : la piazza di Genov,1 offrirebbe allora il destro di fare una grande resistenza, per cadere con onorr, non potendosi evitare la caduta. Il Piemonte vedrnbbesi ridotto nelle condizioni di Roma, nel ,f 849. Lo stesso abile partito preso da Vittorio Amedf\o U, nel ,1706,
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cioè di provvedere alla difesa di Turino e delle altre piazze, e manovrare fra queste col piccolo esen:ito rimastogli, senza lasciarsi stringere e chiudere in nessuna di esse, nè accettare combattimenti sproporzionati, sarebbe riuscito vano senza la spPranza di soccorsi. Il ten<'rsi libero in campo e guadagnar tempo, poteva nrnnare ad un cambiamento di fortuna , solo perchè il duca attendeva Eugenio; altrimenti Torino sarebbe caduta senza che il duca avesse potuto impedirlo, ed allo stesso modo, prese alcune altre piazze, lo Stato intero passava sotto il dominio del nemico. E però, voletldo esaminare il valore strategico d'Alessandria, convien farlo nelJa supposizione che le forze difensive sieno in 1111 certo rapporto tmn quelle dell 'attaccante: come erano, a cagion d\ sempio, quelle dell'esercito d'Italia di Eugenio, ritirato·si a Mantova, sul Mincio, rispetto alle truppe cli Bellegarde ; o quelle di Radetzski, sul principio del 4.8, rispetto all'esercito italiano. Chè, nella stessa posizione di Verona, che nessuno dirà inutile, se Radetzski fosse stato attaccato da forze più che doppir, (\ non aYesse avuto speranza di soccorsi pronti ed efficaci, avrebbe dovuto uscirne per evitare di essere investito. Ma potrebbe dirsi , VPr9na è importante perchè nppart.ieue ad una grande potc nza, le cui forze non potranno mai essere di mollo inferiori a quelle del nemico, mentre che per il Piemonte la cosa sta altrimenti. Quest'obhiezillnc rientra nella seconda questione di già posta, e che ci stud ieremo risolvere tosto dopo la prima. Ah•ssandria, posta fra il Tanaro e la Bormida, a cavallo ad entra mbi qnesli fiumi pèr mezzo della cill,1della e di fort i avnnzati, ed a breve distanza dal Po, si trova, sotto varii aspetti, relalivaniente alla riva destra di questo fiume, in condizioni presso -che simi I i a quelle tli Mantova p('r la riva sinistra. Anche ·questa piazza non è immediatameute sul Po, e ne dista più che Ales1
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132 CONSIDERAZIONI MILITARI sandria; nè il Mincio, impoverito di acque dalle derivazion i, è un fiume d'importanza molto maggiore cbe il Tanaro. La posizione tli Mantova, dspotto alla linea del Mincio, era più importante di quella d'Alessandria rispetlo al Tanat·o, sol perchè Mantova era una gran piazza attaacont.e11crctuttii mezzi occorrenti ad un grande esercito, ed Alessandria aveva una cittad1•lla insufficìcnte ai bisogni di un esercito. Ora le allm,li fortifi<·azìoni, facendo di Alessandria una grande piazza, compiono in qualcbe maniera l'identità della posizione. Per mrzzo delle posizioni di Borgoforte e di Piacenza, l'esercito di Eug1:nio poteva da Mantova operare sulla riva destra d<~l Po; e, con le posizioni di Valenza c Casale, si estende l'azione di Alessandria sulla riva sinistra del Po (1 ). Bellegarde, pl~r togliere a Mantova ogni comunicazioue col Po, avrebbe dovuto passare il Mincio fra la piazza e lo sbocco di questo fiume; e se si astenne dal tentarlo, convien dire che riconoscesse tutlo il pericolo di forzare il fiume in un trailo che, a cagione della sua bre,•ità, era fortemente guardato da Eugenio. Ma, se pure egli fosse riescito a gettare un ponte di sorpresa, Eugenio avrebbe .potuto in brevissimo tempo recarsi da Mantova con tulle le sue forze sull'una o l'altra riva, ed attaccare le forze del nemico divise sopra entrambe, prima che avessero compiuto il movimento. fu ogni caso, il tratto del Mincio al disotto ai Mantova essendo breve, la linea d'operazione del nemico sarebbe passata a poca distanza dalle posizioni d'Eugenio sotto Mantova, e però avrebbe cor~o pericolo, se non guardata sull'altra riva da una forza considerevole; il che avrebbe offerto (1) Si potrebbe dire, che intorno V,ilenza 11011 v' ha nessuna posizione fort.ifìcata, e che però mettiamo nei nostri calcoli un dato che non esiste; e noi aggiungeremo , che per · accrescere ancor più l'importanza della posizione di Alessi,ndria, potrebbe forse occorrere altresì una tesla di ponte a Mezzana-Corti. Ma, con questo non si verrà a dire che con le nuove fortificazioni di Alessand ria si sia sciupato il denaro; sibbene che, potendo, converrebhe spenderne ancora per compiere il si~lcma di difesa.
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buon giuoco ad Eugenio. Bellegarde, posto fra il Mincio ed il Po, con le spalle a questo fiume, si sarebbe trovato menomato di forze per il distaccamento lascialo indietrn, ed in uno spazio ristretto, mentre che Eugenio avrebbe avuto le sue forze riunite, ed uno spazio indietro molto più largo, e però con le comunicazioni più sicure. Ad Alessandria avverrebbe lo stesso, se il nemico vole.sse for .. zare il Tanaro fra Alessandria e Bassignana; anzi questi correrebbe maggior pericolo, a cagione che quel tratto drl fiume è molto più bre\-e che l'altro del Mincio al disotto di Mantova. Nella campagna del 1799, un tentativo fatto a Bassignaoa prr forzare il Tanaro, difeso da Morrau, ebbe un esito funestissimo per l'attaccante. Nella guerra della Prammatica Sanzione, se Al~ssandria avesse offerto una grande e solida posizione all'esercito del re Carlo Emanuele III, la ballaglia di Bassignana o non avrebbe avuto luogo, o il suo esito sarebbe stato diverso. In difetto di una solida posizione ad Alessandria, il re dovette fortificarsi alla meglio, e distrndere l'esercito austro-sardo lungo il Tanaro inferiormente ad Alessandria; e quando, allontanatisi gli Austriaci per effetto della simulata minaccia di una parte delle truppe nemicbe sopra Milano, egli fu attaccato e sforzato nella sua posizione da truppe più numerose che le sue , non ebbe altra risorsa che ritirarsi sotto Casale, dove neppur trovando un vasto e solido campo trincerato in cui arrestare il nemico, si vide, all'avvicinarsi di questo~ costretto ad abbandonare la riva destra del fiume e passar<' sulla sinistra. Suppongasi Alessandria in altre condizioni, e \'esercito piemontese avrebbe difeso il basso Tanaro con una posizione di fianco, dalla quale non poteva essere scacciato di viva forza. E se pure il nemico avesse passato il basso Tanaro, coHa ben difficile quando fosse stato atlaceato in tempo, rgli avrebbe dovuto abhandoMre hl sua linea d'operazione 1wlle mani -del nemico,
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per recarsi in un terreno ristt'ello fra il Po -ed il Tanaro, nel centro delle piazze nemiche di Ales8audria , Valenza e Casale; il meglio che avesse potuto- fare, sarebbe stato di affrellarsi ad uscire da quella pernicio:;a posizione, senza essere riuscito a nulla. L'importanza di alcune grandi posizioni è tale-, che se la stessa Casale fosse stata in condizione di accogliere in un vasto campo trinceralo, sulla destra del Po, \e truppe hattule a Bassignanu, il re non si sarebbe veduto costrello ad abbandonare la riva destra di quel fiume. Proseguiamo il paragone No11 pote11tfo il nemico operare tra Mantova ed il Po per forzare il Mincio, dovrà te1itare il passo superiormente alla piazza, dove ha spazio più largo e può meglio garantire le sue comunicazioni. li risultato di un'operazione simigliante è noto: l'Austriaco perdette molta gente, senza essere venuto a capo del suo disegno. Ad Alessandria la posizione è anche migliore, a cagione cbe il terreno fra quella piazza e l'AppC'nnino essendo mollo più ristretto obe quello fra Mantova ed il lago di Garda, è più facile a Jifenderc con movimenti olfensivi, nel momonlo opportuno, siccome quando il nemico sia diviso sulle due rive del fiume , per lasciare un corpo a Lutela delle sue comuuicazioni. ' Se il nemico abbandona la riva dove sta la piazza per operare sulla riva opposta,_Mezzana-Corti, Valenza e Casale fan-urno lo ste:;so ufficio elio Borgoforte, Cremoua e Piacenza, come rnrnli forti sul Po , e posizioni e .sbocchi per manovrare sul fianco e le comunicaz·1 oni del nemico, se volesse inoltrarsi trascura11do l'esercito difensore. In questo stato di cose, l'attaccante don-h rivolgersi contro la linea di difesa del Po affine d'impadronirsi successivamente delle fortezze che lo Jifendono. Intanto l'csercil0 difensore, padrone di vari i punti su quel fiume, può da Alessandria operare sopra entrambe le rive ed obbligare il nemico, i! quale, assedia le opere
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che coprono uno di quei punti, a stare molto raccolto, e rendendo per tal forma difficile uno stretto investi mento, prolungare di molto l'assedio: cosa assai importante per la difesa. Se Alessandria fosse al con.fluente del Po e del Tanaro , con le sue opere a cavallo dei due fiumi, sarebbe certamente piì1 vantaggioso-. Ma vuolsi considerare, cbe ad Alessandria esisteva una èiltadella, e polevansi usufrnirn tutte le ri:,'Orse che può offrire una citta discretamente grande; mentre che al contlu ente del Tanarn col Po faceva mestieri tutto creare, fare grandi lavori e spendere somme mollo maggiori che ad Alessandria. Del resto, se la posizione al confluente dei due fiumi sia da preferire, non per questo debbe dirsi che quella di Alessandria , messa in istato ila accogliere tutto un esercito, e fortiticata io guisa che la piazza e le opere avanzate, abbandonale a loro stesse, non possano cadere che con u-n regnlare assedio, non abbia una grande importanza strategica. Not non conosciamo abbaslanz·J \e l'orlilìcazioni recentemente costruite ad Alessandria, per poterne dare nn giudizio. Ma, 8e mai l'o&se vero cll'esse nùn soddisfacesser0 conpintamente alle richieste condizioni, dopo qnanto abbiamo esposLo, non poLremmo elle far voti perchè. si spendesse quilnlo occorra per ridurla convenientemente, anzichè rimpiangere i\ già speso, siccome fauno colorù che reputano quelle fortificazioni supe.dlue. Prima di passare o.lire, ci sembra necessario rilevare alcune i11esallezze, nel paragone che l'autore fa delle condizioni di Alessandria nel tempo del primo impero francese con le presenti, per dedurue , che l'importanza da Napoleone attribuita ad Alessandria, uuHa dica a favore di quella che vi si anuette oggidì. Ecco le sue parole: <1 Qu'une puissance de primier ordre, cornrne \a France n sous Napoléon '\°', maltressc de Plaisance, de· Pizzighellone » e de toutes lrs forteresses qui s'élève11t rntre le Tessio e la l'-i',i(,p f)r.i \'e, n·t 1 en ncti • , _ dr conw rl ir A\!-':rnnd rie. dans une "
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136 CONSIDERAZIONI i\ULITARI >> vaste enceinte forti,fié,~, qui , rcmplissant le ròle de grande i, eutrcpòt de guerre des armées françaises en llalic, put leur » offrir, dans le cas <l'une campagne malbeureuse, un abi·i sur; i, cela se comprend parf'aitcmenl. Un lei cas éd1éant, le général n des troupcs françaises, après avoir bien garni h~s forteresses )> du Vénitien et de la Lombardie, et jeté dans PL.1isa11ce une » division légère sous un chef entreprenant et prèt à saisir roc)> casion de fondre sur le flanc d'un ennem i qui osernit ,, marcber snr Alexandrie, n'aurait aucun mcillcur parli à em)> braser que celui de s'enfcrmer dans IC's lignes d'Alexandrie, n y réunir tous !es corps que par bazard poorraienl se trouver diss6minés en P"iemonl, et avec sa retraile toujours sure et ,> libre sur Gènes, tani que Plaisance serait en son pouvoir, n atlendre l'arrivée des renforts qu'on pourrait lui envoyer de n France, et après avoir ainsi augmentées et organisées ses n forces, choisir le moment fovorable pour attaqner l'ennemi, >> qui, dans le cus d'une déf'aite, verrait sa ligne de retrai te » menacée par les garnisons des p!aces fortes de la haute >> Italie. Rien d'étonant donc, que Napoléon ,Jer ent couçu ii un tel dessin, et l'ait mòme réalisé jusqu'à un certain point. « Mais si les inépuisables ressources ruilitaircs d'une grande >> puissance permellent de former des plans stratégiques sem>> blables, et d'cn essayer meme l'execotion, la chose est bien » différente lorsqu'il s'agit d'un petit état comme la Sardaigne, ,, qui, dans le cas d'une guerre contrc l'Aulricbe, sera conn trainte à ·fa ire des efforls tels, que, s'ils ne soni pas coun ronnés d'abord par un beureux succès, elle ne sera plus ii dans la possibilité de les renouvelor. A cela il faut ajouter >> que, pour !es États Sardes , Alexandrie, placée en première i> ligne, se trouve <lans une position tont--à-fait opposée à n celle qu'elle occupait sous !'empire frança is, converte ,> com me elle étuit par tout es les places fortes d'llalie, et apn puyée à Gènes et à tout le corps de l'empire frauçais. De
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uos jours, uu contraire, envi1'onnée par un ennemi supérieur ii en force, libre sur ses derrières, et mailre de Plaisancf', n coupée de Gènes depuis la démolition de Tortona, Aie>> xandrie n'esl plus que une posilion malsaine, dans laquelle >> une armée, après un siège plus ou moins long, ou mieux » eneo re, après un blocus rigomeux , sera forcément obligée n (1 capituler, comme le fut dans le 180~ l'armée autrin chienue enfermée Jans Ulma sous les ordres de Mack; >) avec cette tliITérence, que derrière Mack il exist.ai t encore >> une aulre armée, et qu'il fallut le génie de Napoléon pour i> livrer et gagner la mémorable bataille d'Au,,terlitz; taod·1s » que pour la dynastie de Savoie la resistance serait finie n après la red<litton d'Alexandrie i> . Che la posizione di Alessandria rispetto all'impero era diversa da quella che fosse rispello al Piemonte, non occorre diruostrarlo; come non farebbe mestieri dimostrare che un grande impero come la Francia di Napoleone I, sia immensamente più forte che lo Stato Sardo. Ma da ciò alla conclusione <lell'aulore, v'ha uua dilferenza grandissima. li trovarsi allora Alessandria in posizione più ritirata rispetto all'estrema frontiera che guardava l'Austria, significava che, oltre la linea del Tanaro, la frontiera della Francia da questo lato era copetta da diverse altre linee: e percbè Alessandria entrasse in giuoco, bisognàva da prima che gli eserciti francesi d' Italia a,·essero provalo molti disastri; indi, che l'Austriaco avesse superato le Alpi Carnidie, e di poi lal'orle linea dell'Adige; linea, che Eugenio nella campagna del 1 3 e 14 sostenne lungamente contro le forze preponderanti di Bellegarde, e non abbandonò elle quando un nuovo esercito nemico, quello di Murat, avvicinandosi al Po per la riva destra, uon lo costrinse ad ·appressarsi a queslo fiume, prendendo posizione nel serri.lglio di Mantova. In segu ito il nemico avrebbe dovuto forzare quest'altra impor-
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CONSIOERAZIONl
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lanle posizione, ÙO\'e Eugenio si ruanlenne lungamente fra due eserciti nemici, un solo de' quali superava cli mollo le sue forze. E fina lmC'nle, superata questa linea, dopo avere coslrelto il di fensore ad abbandonare le altre posizioni fra CrenioDa e Piacenza, che può prendere semprccchè l'avversario muova per uua srila riva (caso ordinario fra ùue grandi potenze, in cui è assai raro che una delle parli abbia forze più che doppie dell'allra), l'esercito francese poteva lrovar~i nel caso di giovarsi di Alessandria. Ora, se pure il nemico avesse allaccalo all'impensata e senza dicl1iarazione di guena; per recarsi dai confini del regno d"Jlalia ad Alessandria, superando le resistenze che le forze italo-franche gli avrebbero opposte, si richiedeva un tempo sì lungo, clte i soccorsi di Francia potevano giungero molto prima che fossero i difensori ridotti sollo Alessandria. A malgrndo ciò, la prudenza del gran capitano non volle nulla trascunilo per accrescere i mezzi di resistenza t:d offrire all'esercito d'Italia in caso di una campagna infelice, un ullimo appoggio in Ales-' sandria, dove potesse ristorare la sorte delle armi ed attendere poderosi soccorsi. Ora, se Alessandria, allorchè stava io terza o quarla lioea, era importante farne 1111 ul1in10 appoggio alresE'rl'ito, come mai non debba esserlo viemaggiormente por uoi, cui serve di immediato appoggio in una guerra contro l'Austriaco? Al ciò l'aulore rispon<le, che Alessandria era allora copcrla da lulle le piazze fo rti d'llalia ed appoggiala a Genova, con la qnale aveva sicura la comunicaiione, a cagione dell'esistenza delle demolite fortificazioni rii Tortona; come altresì, che i: ritirarsi ad Alessandria era rnlevole, sol perchè si attendevano colà i soccorsi del resto dell'impero. Perchè l'esercito italo-franco fosse costrello ad abbandonare tante posizioni imporlanti e ridollo sollo Alessandria, facern mestieri elle avesse sperimentalo tante perdite, eia far sì cbe il
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l'IE)fONTE
vinrilorc si trQvasse d'aver acquistalo una decisa supcriorilà. E però le forze difendilrici, di già per se stesse inferiori alle avverse', sollo Alessandria si sarebbern vedute ridolle anche di più per le numerose guarnigioni lasciate nell'alta Italia, e pC'r la clivi~ione leggera, 1:be, secondo l'autore', esse avrE'bbero dovuto lns1.,iare a Piacenza. In tal caso l'allaccaule a\'rehbc fatto osservare le piazze con un corpo di forza uguale a quella delle loro guarnigioni, o poco superiore, e proseguito il movimento ver&o Ales~andria con lulla sicurezza. E però la divi~ione leggirra lasciala dai difensori . a Piacenza non avrebbe nulla impedito, C' Tortona osservata non sarlc',bbe staia di ostacolo ai tentativi drll'alltH·c,.lllte sulle comunicazioni di Genova. La posizione ùi Alessandria, a malgrado delle piazzr innanzi, sarebbe slata la stessa che og~i. Oncl'é che Napoleon<' dovette crederla importanll' , indipendentemente dalle piazze che la precedevano. Le piazze abbandonate a loro stesse, sernpr('cchè le guarni gioni debbano essere lolle dall'rsE'reilo allivo, com'era il caso di Napoleone, non sono di nessuna utilità per le operazioni di un csC'rcito che stia sulla dil'ensiva in una forte posizione. E'ls<' sono utili allorchè servano di appoggio imnll!diato all'esercito, o ugevolino le sue manovre difensive-offensive nella zona in cu i si comballe. Le µiil'l7.<' dell'alta Italia sarebbe stato utile cons(ln·arle, per ~pn·irsenc• non sì tosto si riprendeva l'offensiva; no.11 gih, p!•rchè gi1ivasset·o ad un esercito postatosollo Alessandria. A che cosa servirono a Napoleone le piazze della Vistola, dell'Odcr e dell'Elba nel 181 4, se non a paralizzare dell'avversario una forza eguale a quella ùa lui lasciata per guarnigioni, e quindi a rendere la sproporzione tra le sue forze in campo e quelle attive degli alleati ognor più srnsihile ? E se per tal forma operò, fu solo nella sprranza di riprendere la sua posizione iu Europa, non appena avesse potuto 1
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CONSIDERAZIONI MILITARI
riprendere l'otfe11siva, siccome sperava. Ma è indubitato, ehe questa sua risoluzione fu di nocumento alla difesa della l<iancia. Invece, le piazze della frontiera fra le quali egli voleva gittarsi per manovrare su i fianchi degli invasori (di8egno cbe ebbe un principio di esecuzione con ottimi risultati), gli sarebbero state di grande utilità senza gli avvenimenti di Parigi, siccome egli stesso asserisce nelle sue memorie. ~ella guena della successione di Spagna, a\lorchè Vittorio Amedeo II vide la sua capitale assediata, egli possedeva ancor molte piazze nel Piemonte, cbe gli servirono per sostenersi col suo piccolo esercito all'aperta campagna sino all'arrivo rii Eugenio cogli Austriaci; ma, di quale utilità sarebbero state quelle pinze alla difesa dirella di Torino, senza Eugenio? Nes-suna: Torino cadeva allo stesso modo, che quelle piazze fossero oppur no nel le mani del duca. Le piazze sono utili per appoggiare e favorire le opel'azioni degli eserciti ; ma, ove siano da que:,li compiutamente abbandonate e ridotte alle sole guarnigioni, perdono ogni importanza. Le fo rtezze lontane sono utili in una guerra nazionale, qualora siano presidiate da poca truppa permanente e da milizie comandate da. ottimi ufficiali. Queste, che in campo non avrebbero la necessaria_consistenza, ma che dentro le piazze possono rendere utili servizi, siccome si è veduto negli assedii delle numerose piazze di Spagna, arrecano il grande vantaggio di paralizzare una parte delle frn·ze dell'attaccante a vantaggio del proprio esercito, che resta intero; oltrecbè servono di appoggio alle guerriglie, le quali costringono l'attaccante a nuovi distaccamenti. Ma questo non era il caso di Napoleone, il quale non poteva e non voleva far fondamento che su gli eserciti permanenti. E però crediamo, che l'importanza da Napoleone altribuila alla fortezza di Alessandria, come imperatore dei Francesi, cuutro
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un_..,attaceo dell'Austria, glie \"avr~bbe attribuita altresì se avesse dovuto pro,·vedere alla difesa del Pirmonle, nell'interessP di questo paese. ID quanto all'altra osservazione dell'autore, voglionsi considerare due casi: l'uno, quello in cui si supponga che il Piemonte debba èOmballt're solo contro le forze dell'impero anst.riaco, k quali, libere da qualunque altra preoccupazione, si possano rivolgere tutte contro <li esso; l'altro, che abbia degli alleali. Nel primo C()sO, è 0erto che l'<'sercito piemontese, riliratosi ad Alc.ssandl·ia, può esservi avviluppato da forze doppie o triple., cd ogni resisle11zà si rrnde impossibile, siccome abbiamo altrove fotto osservare. Qdando si fosse in questa posiziont', ·sarebbe stoltezza impegnarsi in una guerra contro una grande potenza. Se si metta per base, che le altre potenze d'Europa no11 si interes~ino all'esistenza del Piemonte, e non lo considerino come un elemento dell'equilibrio europeo, e che però esso non debba, in qualunque circostanza, che fore assegnamento sulle sole sue forze, e da questo si voglia dedurre l'inutilità delle fortificazioni 11'.~le~sandria, si vie11e a dar ragi1,ne a quel partito, il quale dice inutile ·un forte esercito per assicurare l'indipendenza del pa<'se, pen:hè, quali che fossero gli sforzi che si facessero, non si potrf'bbe mai lottare con una potenza sette in otto volte più forte. L'autore non si associa a questa conclusione, pero<:cbè pit1 lungi \'Orrebbe, anzi, che le somme spese ad Alessandria fossero state adoperate ad accrescere le forze militari; non pertauto, ammesso quel caso, la conseguenza è inevitabile. Ond'è che, ove si voglia ragionare sull'importanza di qualche posizione strategie;a del Piemonte, convien supporre cbe esso non s'impegni in una guerra contro l'Austria, se non quando questa potenza abbia altri imbarazzi, come nel 184-8 e ,f 84-9, o quando si abbiano poteuti alleanze. L'Austria, nel 1Sli,8 e 184-'J, mise tulto il suo forte esercito
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CONSIDERAZIONf MILITARI
sul pictlc~ di guena; pur tuttavia, avendo una doppia guerra e le popolazioni ital iane avverse, non potette Radetzsky passare ìl Ticioo che con 64 mila uomini, ed il piccolo Piemonte, u fronte di un grande impero, schierò forze per lo meno eguali, se non superiori di numero. Snppongasi che Alessandria fosse allo·ra stata nelle condizioni odierne, e che -l'esercito piemontese si fosse concentrato in prossimità del Po, avendo tre teste di ponte fortificate à Mezzana-Corti, Valenza e Casale. Se Radetz~ky passava a Boffalora, l'esercito piemontese risaliva il Ticino e gli offriva battaglia, con la ritirata sicura sul Po: se la ballaglia era perduta pei Piemontesi, essi trovavano un sicuro riccv11ro dielro il Po, e questo forzato, ad Alessandria. Questa piazza, ed il suo campo clife~o da opere permanenti, so&tenuta da rneglin che sessanta mila uomini, non. poteva essere superala di viva forza da una truppa eguale di numero, e però avevasi tempo di rimettere il morale delle truppe; le quali, sussidiate dai movimenti cbe non sarebbero mancati in Lombardia (1 ), siccome fa fede il fatto di Brescia, avrebbero potuto ritentnre la sorte dellP; armi. Se il nemico pa~sava a Pavi::i, urtava contro tutte le forze piemontesi, cbc, in caso di cattiva rinscita , aveano il Po ed Alessaouria pc·r continuare la lotta. Finalmente, se l'Austriaco passava a Piaeenza, i Piemontrsi potevano aspettarlo in tutte le posizioni innanzi Alessandria, cd indi ripiegare sotto questa piazza. In tnlti questi casi, le forze riunite intorno Alessandria non (1} li pri mo effetto della ritirata dei P iemontesi s otto Alcssa11dr ia, ~arebbe stato un .qualche s.gomcnlo nelle popolazioni. ;,ra, quando qucst.c ave:.sero veduto l'Aust.rinco a!'restato sollo Alessand1·ia, e la rivoluzione· d i Brescia trionfante, a cagione che esso non poteva far d istaccamenti innanzi all'cscreito p iemontese concenti·ato, la 1·ivoluzionc StH·ebhc indubit.atament.e divampnla. Sr. Uarlctsky avesse fatto un distaecamcnto contro llrescia , per sotlomctlcda e per contenere Milano, offrivasi un'occasione propizia per riprendi,rc l'offensiva iu migliori condizioni._
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pnmett,wano a Radelzsky d'investirla, senza offrire ai difonsori l'opportunità di mutare la sna vittoria in una sconfitta. La posizione di Alessandria 1·iesciva più utile cbe quella di Genova, a cagione cbe, occupandola, non si abbandonava tutto il pae~C' e si teneva sempre vivo lo spirito delle popolazioni della Lom bardia, che in tal guisa poteva comnnicarc con l'esercHo e combinare i loro sforzi; e, giunto il momento di prendPre l'offensiva, si era tosto sul suolo lombardo. Nel solo ca,,o che si fosse perduta una di quelle battaglie, per cui l'esercito fosse rimasto scompigliato in guisa eia non offrir più nr~sun elemento dì forza, e si trovasse molto sc<'mato dì numero per le diserzioni, r eh<' però avrebbe potuto trovarsi investito dentro Ales~andria senza speranza di poter ripigliare la lolla: sarebbe stato miglior consiglio ripiegare sn Genova, dove, in una posizione fortissima, col mare libero, si poteva trattare una pace mrno onerosa. Ma, i piani dì guerra non si basano sopra casi eccezionali: se non che il generale li conta fra i possibili, per rendrwsi preventivamente ragione di ciò che gli ro1wenga fare nell'cventualilà più disgraziata. Innanzi rli passarC' oltre, vogliamo far osservare che l'autore, 11Pl brano citato, sembra accennare alla possibilità cbc il Piemo11te , abbencbti privo rlell' appoggio di alleati, si trovi in qualche caso a fronte degli Austriaci con forze proporzionate alle avverse; e riò, q1Jat1do dice cbe la Sardegna, in una guerra con l'Austria, do~ rà fare cli tali sforzi, che, se non sieno coronati dal bel principio dal Jrlice snccessn, essa non potrà più ripeterli. Perchè si ot.lcnga il pronto successo, conviene che egli ammetta il cnso in cui le forze avvPrse sieno in tale rPlazione, che una vittoria sia pos5ibile da parte dei Piemontt!si. Ora, se questo si suppone possibile, ne risulta, come incluttabi\e consrguenza, che non _po!r•ndo il Piemonte, perduto che abbia un esercito, rifal'tle un ,)ltro con la stessa fac ili.là che l'Austria, quest'ullim~ 1
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potenza deve desiderare un'azione decisiva, ed i Piemontf>si de11no stu9iarsi d'evit.ada e difendersi per mrzzo di manovre e d'impegni parziali, ccl obbligare l'allaccaute a movimenti di cu i si possa trarre vantaggio, tenendosi .in posizione di prontamente profittarne. Le posizioni sul Po, ed una grande piazza centrale cbe non si possanè ol trrpassare nè avviluppare, raggiungonn precisamente l'intento. Se si ammette che l'esercito piemontese possa, in un da to caso, vincere l'Austriaco in campo, nelle suC' posizioni fortificate sarà inattaccubilP, nè potrà c~sservi avviluppai.o. Di mnniera che ~uesta ragione addotta dall'autore, mena, S<'COtHlo noi, ad una conseguenza oppo~ta a quella che. r>gli ne' vo1TC'bbe de, durre. E non possiamo intendere come un esrrcito, ch'egli suppone poter-combattere l'avversario in campo aperto, debba poi trovarsi a\'viluppato e ch iuso da forze supl'riori , al pari di Mack nel 1805, siccome si asserisce nell'opuscolo , poche rigbe dopo. L'esercito di Mack formava due grand i masse: runa sollo gli ordini dello stesso ~Jack, forte di DO mila uomini , clrn si di~tendeva da Ulma a Riedlingen; l'altra di tO mila solto gli ordini di Kienmaye.r, 0 che rimase nell'elettorato di Baviera. Di maniera che, tra Olma e la posizion e di KiPnmayer vi era una lacuna debolmente guardata, nella quale si gellò Napoleone con 1no mila nomini. r,gli , dopo avere con quPslo movimr nto separale le dnegrandi masse dell'esercito austriaco, e con una sequela di co mbattimenti costretto Mack ad appressarsi ad Ulma, spinse contro Ki enmayer il corpo di ·Bernadolle, I 4- mila uomini, e l'altro di Davoust, 30 mila; di maniera che,, 4-6 mila uùmiui erano ri volti contro i 90 mila di Mack. Malgrado questa grande superiori tà delle forze fran cesi, se Mack avf~sse saputo colpire il momento favorevoli>, cioè quando Ney col s110 corpo cd una divisione di ~uP!lo di Soull, _40 mila uomini, stava su lla riva sinistra del Danubio, con la tlr;;tra ad 1
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Heidenbeim e la sinistra al ponte cli Guntzburg, e che le rimanenti forze francesi trovavansi sulla riva destra, ancor lungi da Guntzburg; se avesse, diciamo, attaccato Ney con -forze superiori, anzicbè affidarne troppo tardi il carico.all'arciduca Giovanni con forze insufficienti, ml'ntre che egli con le rimanenti si recava a Burgau, anebbe probabilmente sbarazzala la riva sinistra del Danubio, distrut.to il ponte di Guntzburg, e quindi imped ito l'investimento d'Ulma. E diremo di più, se pure Mack ilon avessr sapnto ciò fare, e che, invece cli dividersi p r tutto coprire, si fosse tf>nuto raccolto; ripiegatosi sopra Ulma con tutte le sne truppe, vi avrebbe rin nito una forza S\lperiore a quella di Ney, ed auzichè f'ar muovere l'arciduca Ferdinando con soli 25 mila uomini, avrebbe potnto uscire egli stesso con 70 o 80 mila uom ini, schiacciare oon sicurezza Ney con una forza lloppia, e riaprirsi !e comuni~ cazioni-- con la Boemia. ~fack operò malamr,nte sino all'ultimo momento. Allorcbe si rinchiuse dentro Ulma, aveva perduto una metà delle sue forzo; ed il tentativo parziale dell 'arciduca F,,rdinando aveva ridotlo il suo esercito, al m'omento della resa, a non più di 33 mila uomini contro i ,120 o ·130 mila che tuttora componevano l'esercito francese. Con 11na sproporzione di forze tanto considrrrvole (·I contro 4) non v'ha posizione cbe non perda tutto il sno valore. Ond'è, ehe i risultati della capitolazione d'lllma sono dovuti all'incapacità di Mack, e non al difetto della posizione. Ove si , oglia citare Ulma in appoggio dei ragionamenti su Alessandria, ci S('mbra che ca lzi meglio l'esempio della campagna. del 1800. Kray, ritiratosi sol.lo quella piazza , arrestò per 4-0 giorni il vinci tore Moreau, e prese opportunamente un'altra posizione, illlorcbè mancò di profittare della sua posiziono, nel momeut.o che Moreau dalla riva destra passava alla sinistra, e vide, per l'insufficienza (lellr fortificazio ni del campo, minaeeiate le sue comunicazioni. 0
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GONS1DERAZION! MILITARI
Nulla varrà meglio a far rilevare l'i_mportanza della posizione di [Jlmìl, quanto le stesse parole del gran capitano, tolte i:lalle sue Memorie: e< Il disegno di passare sulla riva sinistra del Danubio, al » disolto di Virna, era pericoloso e molto arrischiàto ; se Kray n ed i'l principe cli :Reuss avess<:WO manovrato riuniti, con fa n sinistra al Danubio e fa ,destra al Tirolo, l'esercito francese ii poteva essere preso i II flagrante ed assai compromesso. Ma n poi0hè il ge1rnralc francese era risolnto a quest'operazione >i inutile e L emera:l'ia, bisognava farla c_on risolu1iione ed in una >> ·sol volto; bisog1wrn cl1 11 il ,1 9 fosse sorpreso il passaggio, che >1 il 20 tutrto l'esercito si trovasse sulla riva sinistra, lascinndo » solo qnalcl.Je colonna mobile in osservazione sulla riva de» stra, e che l'ese1:cito muovesse difilato sopra Ulma e Nord)) lingen, affine di attaccare in fianco l'esercito austriaco e con stringerlo a<l accettare la battaglia, od impossessarsi del suo n campo 1rincerato se- Kray si decideva a passare sulla riva >) destra per muovere incontro all'esercito francese. In tal guisa >> il generale .Moreau non aveva nulla a temere; il suo esercito, >' superioni -come era di uumero e di morale, se perdeva la )) riva destra, si stabiliva sulla sinistra: tutte le eventualità erano n per lui: profittava <lell'in_ iz.iativa per marciare riunito e sor>) prendere il nemico nei suoi movimenti, in pari tempo che >i non lasciava nulla esposto all'iniziativa del nemico. Questo è n il vanlaggio di qualunque esercito che marci srmprc unito: n cbe cosa avrebbe potuto fare il generale 'Richcpanse, che era i> il più prossimo ad Ulma, se Kray ed i'I principe di "Reuss lo >> avessero attacca'Lo con 60 mila uomini ; e che cosa sarebbe n avvenuto se Iliçhcpanse rosse stato disfatto , e che l'esercito 1, avesse pcrclulo la linea d'nperazione sulla riva destra, ~perii, mentando s\ gran rovescio, allorchè non aveva ancora assiil carato nn piecle sulla riva sfoistra? n. Su queste parole di Napolrone si possono -fa-re ·varie conside1
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razioni importanti, le quali calzano a .capello con l'oggetto dei nostri ragionamenti. Abbencbè Moreau comandasse un esercito superiore a quello di Kray per numero e per morale, I'oper~zione sarebbe riuscita a danno di Moreau se Kray avesse operato secondo i veri principi i. La qual cosa conferma la prima parte delle nostre proposizioni, cioè che il risultalo delle operazioni di Moreau era in parte dovuto all'errore del generale austriaco. Napoleone volev,, che l'operazione fosse eseguila con tutte le forze riunih~, e reputa pericolosa la missione affidata a Richcpanse sulla riva destra, la quale avrebbe t:nenat.o a gravi inconvenienti se Kray ne avesse saputo profittare. Il che dimostra, cbe nna posizione su . di un gran ostacolo, occupata da un ese1·cito, non s'investe, se pure si abbia la non lieve superiorità che aveva ì\foreau su Kray, ove non si voglia offrire al difensore l'opportunità di rivolgere la fortuna a suo favore. Anche eseguito il passaggio sulla riva sinistra del Danubio, Napoleone contava di riescire a tenere immobile Kray nel campo di Ulma, ed impedirgli di spazzare la riva destra e per di là riaprirsi la comunicazione, sol percbè sapeva la possibilità di forzare il campo trincerato e di dominare e rendere impossibile all'esert:it.o di ri-manere nella città, non appena oceupalo il 1Mibelsberg. l'Ila, se questa condizione fosse mancata, e che il campo fosse stato cinto di forti permanenti, per prénclerc i quali fosse bisognato un assedio, tutto il calcolo svaniva; percìoccl.Jè Kray avrebbe potuto la:;ciare presidiati i forti e le ciuà con alquante truppe, ed operare sulla riva destra per riaprirsi le eor~unicazioui ( 1 ). In tal caso, il passaggio sulla riva sinistra (1) E qui vnolsi considerare, che tanto le operazioni di M_oreau _nel_ 1800: quanto quella di Napoleone n" I 1805. furono_ag~volale da1yontt cs1slenti su l DanuLio, che non erano nè [01-tcmente d1fes1 da kslc ù1 ponlc perma-
nenti nè distrnt.ti : altrimenti sareLLcsi richiesto qualche tempo .per passare ~ucl ~rnn fìu~e: la qual cosa avrebbe assai contrariate le operazioni,
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. CO:SS!DER.IZJO!\l ~tlr,IT,\Rl
del Danubio esponeva Moroau al prricolo di eh<' discorre Napoleorw , senza 111 igliorarc la propria posizio • e; prroccbè. iI risultato riducevasi a scambiare le ri\'e per le quali ciascun esercito comuni cava con la propria base. Anzi aggiungeremo, se tali fossero state le fortilkazioni di Ulma, 1H•I 180:i , l'l•sercito austriaco , anche ridollo nelle condizioni in che an,alo messo ~lack, non sarebbe stato costret.to a capitol,1rc. Ed all ora ~apulc/ll1e, dovendo rivolg<~rsi contro Kienmayer ed i Russi, che roco dopo sarebbero insirme giunti sul ll'atro delle opPrazioni, sarebbesi veduto nell'alternativa , o di adop1:rare l!onlro ,\fot:k una forza doppia 1klla sua prr investirlo sulle due rive, e marciare cou GO o 70 mila uomini di meno incontro all'esercito alleato; oppure di farlo os~errnre da una forza eguale sulla sola ri,,a destra, lasciandogli lilJere le comunicazioni sulla riva sinistra: nel qual caso lasciava al generale austriaco la piena libertà di manovrare come meglio credcssr. Di maniera ulie, nello stcs~o caso più sfavorevole, cioè quello in cui trovossi Mack, ltl l'or'lificazioni di Ulma sarebbero state utili, semprochè si attendesse un esercito ~li soccorso. Il 11ual caso è simile a quello in r,he troverebbesi il nostro esercito, ridollo sollo Alessandria per attendervi i soccorsi di Francia. Anzi le condizioni sarebbero per noi migliori 11C'll'inizio di una guerra; peroccbè, siccome ci studieremo di dimostrare di qui a poco, 11011 potremo esservi mai atlaccali da forze ecGessivamcnte superiori. Seruprechè si abbia nella Francia 1111 polente allealo, l'esercito piemontese sotto Alessandria si t,rova in una posizione iJeulica a ynella dPllc truppe francesi del primo impero, dal possesso dr-lle piazze della Lombardia e della Venezia in fuori, che crediamo aver dimostralo nou aggiungere forza alla difesa direua ed avrebbe potuto sin fal'!e fallil'c, l': però, lungi 1lal dil'e inulili le fortificazioni di Ulma, bisognava poL1TIC accrescere e coslruimc ili nuove iu altri punti.
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di quella posi1.ionc. L'esercito francese sar~bb_es~ rid~tio a<l Alessandria per atlendere l'arrivo dei soccorsi d1 han~,~• c'.I i Piemontesi lo farebbero in un dato caso, p,,r attentlerv, l arrrvo dell'esercito allct1lo. L'autore a questo rispun<lc, innanzi tulio , essere imprudcnll• cosa lo arrischiare la sorte di una campagna, sui· l'espoù· plus on moin fondé d'un secours e/rangers. Ma ci s1 permetta di dire, che questo dubbio non risolve la questione. .. . . . Cerlamenle non sarebbe savio consiglio se, avendo I 11m1a1,,a della rottura della guerra, la si rompesse innanzi tempo, pPr rinchiudersi dentro Alessandria ad atlendervi l'arrivo dell'al leato; in tal caso conYerrebbe riunire da prima tulle le forzt', ed imprcndere decisa men le l'offensiva. Ma pulre~be sta~·e,. the l'Austriaco essendo di gih in Italia, volesse prevenire la r1un1011e dei due esereiti alleati, allaccando senz'altro il piMnonlese; nel qual caso, semprechè non si sia quasi certi di Yincere la hallaglia, converrebbe l'\·itarla, appunto pcrchè l'avversario la _drsidcra. Alla qual cosa servirebbero pcrf'ellarnenlc Alessandna e le posizioni intorno di essa. O\'e poi si dicesse che non conviene fare assegnamento sulle alleanzl!, risponderemmo: cbe uua piccola potenza di cinque milioni , senza uppoggi o alleati , è alla discrezione di una grande potenza, la quale conta da 36 a 37 milioni di _abi~ tanti , e cbe qnnlunque ragionamento su i suoi disegni rlt difesa in tal caso diventano oziosi. Le alleanze sono effimere, se non cementate dalla comunità di quald1e grande interesse. Ora niuno vorrà negare, che gl'intercssi della Francia e dell'Austria rispcllo all'llalia sieno opposti, siccome fa fede la storia. La qual cosa ba fallo al)ilità alla Casa d1 SaYoia di me:;colarsi in tulle le lotte fra qnelle dnr potenze, e con l'alleanza or dell'uua, or dell'altra, da un semplice ducato elevare il loro Stato all'estensione e alla dignità di un r~gno.
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CONSIDERAZIONI MILITARI
Perchè dunqtie una politica riconosciuta utile all'ingrandimento dolio Stato per tanti secol_i, diverrebbe oggi pericolosa? Che il Piemonte continui a rendersi forte per rnodo, che la sua amicizia sia utile e non a carico dell'alleato; che adoperi una politica saggia e forte, come ha sempre fallo; ed il sistema del le alleanze, che gli è riuscito sì utile per lo passalo, lo sarà pure oggidì. Se il Piemonte potesse !ollare con le sole sue forze contro grandi potenze, e perciò elevarsi e tenersi allo ste~so loro livello, ogni uomo ragionevole direbbe: facciamo fondamento su di noi, e leniamo le alleanze come accessorie Ma in questo cas(.) ancora, certi passi non si fanno soli , e senza il consenso di altre potenze; la stessa Russia ha dovuto i11diel11eggi,tre nelle sue pretese sulla Turchia, dì rincontro ali' opposizione delle potenze occidentali. Potrebbe dirsi, che il Piemonte, in un dato caso, potrebbe avere appoggi ben diversi dalle alleanze stranicnl, per combattere una grande potenza. Noi non lo crediamo sl facile. Ma, ammessa pure la possibilità della cosa, .Alessandria all'occorrenza impedirebbe che l'esercito arrischiasse tutto in una battaglia•decisiva, e darebbe tempo ai soccorsi diretti o indiretti di operare e di offrire l'opportunità di prendere l'offensiva con vantaggio. Anzi, il genere di guerra cbe in tal cai,o ci converrebbe adottare, per riesci re a lieto fine, richiede appunto clw si temporeggi e si evitino azioni generali, insino a elle spossato ed affralito il nemico, ordinate ed agguerrite le nost,re truppe , non ci si offra l'opportuni tà di dare l'ultimo colpo, con impegnare azioni vigorose e decisive. Jn tutti i casi, purchè vi ~ia possibilità di.lotta, Alessandria è mollo importante. È indubitato che l'Austria , semprecbè preveda un'alleanza <lei Piemonte con qualche grande potenza pet· muoverle guerra in Italia, avrà interesse di profittare della sua superiorità nume-
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ricr., per sconfiggere i Piemontesi prima che- sieno raggiunti dall'esercito alleato. Donde la necessità per il Piemonte di apprestare i mezzi perchè ciò non avvenga, garantendosi contro nna 3orp1·esa e conservando le proprie forze sino, all'arrivo dei soccorsi. Il mezzo più acconcio per riuscirvi, è appuoto quello lii crearsi una posizione forte quanto quella di. Alessandria. E se pnrc si ammetta per poco, ehe dentro Alessandria si possa essere invrstito; purchè quivi si abbia una vasta posizione capace di contenere quanto possa occorrere ad un esercito, e viveri per alcnui mesi, si potrà attendere l'arrivo cieli' esercito alleato. Ali 'appressarsi del quale l'assediante sarà costretto a la· sciare la piazza osservata da un corpo di egual forza, e muovergli incontro; e con ciò il blocco è tolto, l'esercito è libero di operare, ed il possesso dei diversi punti forti su\ Po agevola le operazioni dei due eserciti alleati per riunirsi. · Questa snppo_sizione, che abbiamo ammessa per un m,imento, affine di dimostrare l'importanza di Alessandria nella p('ggiore di tutte le ipotesi, non potrebbe verificarsi. Un governo oculato ed attivo, a\lorchè vede che l'Austriaco accresce st raordinariamente le sue lrnppe in Italia, mette l'rsercit.o piemontrse sul piede di guerra; e riunendo quallro sole divisioni soUo Alessandria, avrà una forza di 58 in 60 mila nomini (·I). ·orn, perchè l'Austria potesse avviluppare questa forza dentro Ales(1) Ogni d ivisione consta di quattro reggim enti, ciascuno di quattro battaglioni, più due battaglioni borsaglieri . I batta,glioni sono di quattro compagnie, le quali, portate a t:,,0 uom ini , danno 600 uomini per baltagliouc, sen za gli L1ffì ciali, lo stato- muggiorc ccc.; e però la d ivisi one è forte d'i meglio che l1 mila uomini. Ovvero si ha per tntta la fanteria una forza di 1,5 n1 il a nomini all'inci1·ca. A cu i vogl ionsi aggiungere: otto reggimenti d i cavalleria, di quattro squad roni di 150 cavalli ciascuno, che con gli uffìciali, lo stato-maggiore ccc. formano 5000 uomini; 100 pezzi, cioè due a m igliaio, divisi in 17 batterie all'incirca , se di sei pczii c iascuna, l'artiglieria da parcb, il trnuo cli arti glicrin, i pontonicri, gli armaiuoli ccc., ovvero 3500 uom ini all'incirca ; le truppe ciel genio, le ambulanze, le truppe d i amminisLrazionc, il treno ùcgli cq11ipaggì, i carabinir:ri". er.r.. cioè 5 i11 t,000 uom ini. In t,otal'c, pressochè 60 mila uomini
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CONSIDERAZIONI ,IILITARt
sanana , con,•eì-rebbe che avesse truppe numerose quasi del doppio; e poichè essa deve in pari tempo presidiare le piazze della Lombardia e del Ve11elo , guaruare le sue comunicazioni ecc., non potrà passare il Ticino con forze s\JITicit>nti, semprectu\ non abbia in Italia truppe mollo più nunwrose che non le aves~e Radetsky nel 1819; il quale, avendo 135 mila uomini, non potette passare con più di 64 mila. Ma una forza di 170 o 180 mila uomini non si fa giungere di v<,lo iu Italia, senza che se ne abbia sentore. I Francesi allora avrebbero il diritto di accorrere in difesa dell'alleato, non potendo l'Austria mascherare sollo verun plausibile pretesto rintenzione di muovere guerra in Jtalia; e dovendo essi percorrere distanze eguali a quelle dell'avverciario, ed essendo inoltre coadiuvati dai loro grandi mezzi marittimi , accorrerebbero certamente prima· che il disegno ostile fosse messo in esecuzione. Un allacco inopinato dell'Austriaco può aver luogo ne' sc-guenli casi : 1° ln piena pace; ma allora è molto se potrà adoperarvi 30 o 35 mila uomini, a cagione che l'esercito d'Italia si compone di quaHro corpi, che in pace hanno fra i 16 e i 18 mila.uomini ciascuno, ed il Piemonte potrebbe in Alessandria opporre certamente 20 o 215 mila soldati. 2° Quando, come nel caso preseute, vi sieno di già delle minacce, e cbe l'Austriaco abbia perciò accresciute le sue forze, ma non sino al punto di dare ad altri il dirillo d'intervenire, nel qual caso non convicn supporre all'Austriaco in Italia più di 80 o 90 mila uomini: ma, se pure si ammetta che ne abbia 120 mila, esso non potrà passare il Ticino con più di 60 o 70 mila uomini, ai quali il Piemonte opporrà i suoi 60 mila, supponendo chiamati sollo le armi gli uoroioi in congedo illimitato. E però in entrambi i casi è impossibile investire i difensori dentro Alessandria, e l'esistenza di quella fortezza renderà vana l'iniziativa dell'Austria, togliendole la possibilità di sottomettere i Piemontesi prima dell'arrivo <Ml'esercito alleato. 1
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153 L'esercito sardo, con Alessandria e le posizioni $Il\ Po, ò libero di accettare o rifiutare la battaglia, secondo creda più co11veniente ai suoi interessi. Di maniera che, sebbene g\i Austriaci muovesse1~> i primi, può dirsi che la iniziativa rimane al nostro esercito; con~istendo essa precipuamente nel vantagg(o cli costringere l'avversario a seguire l'indirizzo che si vuol dare alla guerra, e che certamente per colui che \o sceglie è il più vantaggioso. Difalli, siam noi che costringiamo l'avversario a seguirci sul terreno clte vogliamo, e che gl i offriamo la battaglia quando la crediamo utile per noi. 1, Mais, l'A. soggiunge, merne en admettanl comme bonne la n raison d'une alliance, 11ous nions qu'il s'ensuiyil la nécess1lé d'en)J treprendre des tra,1aux si considérables autour d'Alexandrie >1 • In primo luogo, egli dice, la cittadella rii Aless;indria, quale c·ra prima eh!:' vi si costruissero le nu ove fort ificazioni, con u11a guarnigione di 8 mila uomini al più era capace di una resistenza di ,1 7 giorni. E però con gli atlua\i rapidi mezzi di comunicazione fra il Piemonte e la Prancia, e la facilità con cui un grosso corpo di esercito francese può recarsi in pocbi giorni a Genova, è certo che si avrà tullo il tempo di presentare sollo Alessandria forze sufficienti per costringere l'avversario a togliere l'assedio. Qui ci sembra cl.le l'autore muti la questione. L'oggetto delle nuove fortificazioni di Alessandria non è quello di assicurare il possesso esclusivo di un ponte sul Tanaro, siccome nv\'errebhe se quivi non vi fosse cht\ la sola cittadella; sibbene di avere, nel campo trincerato che circonda la cittaclella, una forte posizione dove l'esercito potesse slare al sicuro, e non essere coslrn\lo ad impegnare azioni decisive prima dello arrivo degli alleati. E se egli crede cbe la cittadella, abbandonata a se stessa, non potrebbe cadere prima di essere soccorsa , dovrebbe ammettere allresl che una grande piazza, di fesa da tutto un esercito, resistesse mollo di più: e però il SUL PllsllO"'fE
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caso di Mack, cilato innanzi dall'autore, non crediamo che possa verificarsi. Una piazza, prr quanto si vogl ia ben collocata, non polrà servire di appoggio ad un esrrcito, se non qunndo sia vasla abbastanza per contenere quanto possa occorrere ad una vasta riunione di uomini , e sia circondata da un campo trincerato che impedisca il bombardamento, cd o!Jra all'esercito un campo di battaglia e la facilità di sboccarne in massa per prendere l'offensì va. E che inoltrr, sì la piazza clrn le opere distaccale sieno fortificate in guisa, che si possano abbandonare a loro slesse con una disc1~eta guarnigio1w, affinchè l'esercito difensore, profittando della sua posizioue centrale, potesse allontanarsenf~ per manovrare, nel caso il nflmico cercasse av11ilnpparlo, senza temere che il campo e la piazza cadessero in polere dell'assali-tore con un ·altacco cli viva forza. Ai risultati delle i;nanovre contro Ifray e Mack, potentemente contribuì il non essere le fortificazioni di Ulma in siffatte condizioni. E pPrÒ non sappiamo confo possa dirsi, non essere neces• sario accrescere le forlificazioni della città di Alessandria e< qui, )> bicn loin d'acGroHre force à ce poinl st.ratégique, ne servenl, >) aa. contraire, h notre avis, du moins, qn'à en rendre plus » chance use la défense >>. Ripetiamo, se ad Alessandria non fosse occorso che assicurarsi di un ponte sul Tanaro, la cilladella avrebbe raggiunto lo in,tento; ma che, essendo ben altra l'importanza cli quella posizione, e dovendo essa darn ,1ppoggio all'esercito, richiedeva maggiori fortificazioni. e< Oggidì, dice il generale Dnfour nella sua /i'ortificazio11t1 1> ptw,mariente, non v'ha che le piazze di prim'ordine, le qu_ ali ,, ~ia1;0 capaci d'imporre ad un nemico superiore e forzarlo >• ad arrestarsi. E però una difesa regolare vuol essere asso!ulame11 te urdinata sopra grandi piazze; le sole grandi piazze >> possono n1ellere al coperlo l'immenso materiale necessario
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,, ai bisogni cli un esercito; esse sole danno una solida base » alle operazioni tli difesa ed offrono trinceramenti abbastanza >> forli, percbè dopo alcuni rovesci un esercito possa ritirarsi » sollo il loro cannone )>. Ed altrove soggiunge: « Una delle !'unzioni più importanti 1> delle piazze da guerra è quella di servire cli appoggio agli >> eserciti che si tengono sulla difensiva, o di rifugio a qurlli n che hanno sperimentato dei rovesci. Ora, non v'ba piazza di >> primo ordine capace di ricevere nelle sue mura, non dirò ., un esercito, ma neppure un corpo di 25 a 30 mila uomini; n e quelle piazze sono in picco\ numero...... ». E poco dopo concbiude: (( Si tratta di sapere in qual ma>> niera si possa da're alle piazze meglio situa.te per la difesa >> della frontiera quèl grado di forza, senza di cui, sotto lo aspelto strategici), sono più imbarazzanti che utili n. Ed il ri,med io lo rinviene ne' campi trincerati. Se debb'esservi un limite nello sviluppo eia dare alle fortificazioni, questo non può che essere tìssato da-Ila forza dell'esl:'rcilo che esse sono destina.te ad accogliere. Solto questo aspello, non che essersi ecceduto, ci sembra cbe, forse per ragione di economia, si $ia pe' forti esterni rimasto al di sollo di quello che sarebbe couvenulo. Una piazza che conta quattordici fronti, ed a cui aggiunti i quattro della citladella rivolti alla campagna, ha un totale di 18 fronti che guardano esteriormente, non può ~dirsi e,ccessivarnenle grande. Ora, secondo il Laisné, il minimo della guarnigio1rn neces~aria per· difendere una piazza regolarmente fortificata e rivestila., è di 372 uomini per bastione; ciò che pe' 18 bastioni di Alessandria, dli 6696 uomini, e co' forti esterni 8000 all'incirca, supposte le opere ultimate e rivestite. Questa forza, pari a quella voluta dall 'autore per la clif,,sa della sola cittadella, non occorre che sia interameute soltralla all'esercito attivo; potendo essa ben essere composta, parte di >)
156 CONSIDEnAZ!O~I MILITARI vecchie truppe, parle di riserve e milizie. Un buon capo con un forte uuclco <li vecchi soldati, secondalo da buoni ufficiali messi a capo delle riserve e dei le milizie, assicura una buona difesa. Il Piemonte, nei numerosi e memorabili assedii sostenuti nelle guerre clei secoli scorsi, affida"a le sue piazze in gran parte alle milizie, che formavano il nerbo principale delle forze dei duchi di Savoia. I risultali brillanti <li quelle difese, ci dispensano dallo spendere altre parole, per dimostrare comP, senza sollrarre troppe forze all'esercito attivo, si possano presidiare e difcndc1·e convenientemente le piazze. Una piazza grande quanto quella cli Alessandria, ha uopo di guarnigioni fortissime di \'CCchic truppe, sol qua11do sia cin ta , come Sebastopoli, da semplici trinceramenti di campo a grandi profili si, ma pur sem pre privi di riveslimenli, con fossi asciulli , e mollo meno larghi e profondi elle nelle opere permanenti. E però, non che credere spesi a pura perdila i pochi milioni concessi per le nuove fo1-Lificazioni, desidereremmo che vi si spendesse tulio quel di più occorrente a rnellere quella piazza nelle migiiori condizioni, se pur fossero parecchi milioni. La quale risoluzione polrebbesi prendere con tanta maggior franchezza, quanto che le fortificazioni di Alessandria sono utili nel caso ancora elle lo Slato Sardo ingrandisse , siccome par. cbe convenga lo stesso maggiore Pine!li, poicbè dice: « que le » gouvernement aurait agi plus prudernment avant d'étendre n sur une écbelle aussi vaste IPs fGrtificatioos d'Alexandrie, » d'allcndre l'époque dans laquellc, ou par traité, ou par la » force ùe,s armes, les limilcs du royame ne fussent plus » marqués par l'llumble cours du Tessin; mais au moins par n celui du Mincio, ou mieux encore dc l'Adige ,i. Un secondo argomento medso innanzi dall'autore sulla inutilità delle nuove fortificazioni di Alessandria, si è quello che, consl'rrnndo questa cillà nello stato primiti\'o, nel piano difen-
157 SUL PJEMO:--TE sivo da lui proposto essa avr0bbe tl lato pi/1 debole, cioè quPllo rivolto alla Bormida, coperto da tulio l'0sereilo accampalo sotto le sue mura. Donde quc;;to potrebbe, per Casalt•, recarsi rapiJamcnte sul fian co drl nrmico elle m,1rciassc dalla Sesia su Torino ; o pure rrcarsi ad inconlrarlo, in caso muovesse dal Piacentino, difendere le posizioni che dalla frontiera dPI ducato si distrndono sino a Tortona, cd iufinc, dopo arnr rollo i ponti della Scrivia, dare sulle all11ro di Novi una ballaglia, d1e, guadagnata, ci aprirebbe di nuovo le comunicazioni di Alessandria, perdula , la~ciercbbe sempre aperta all'esercito la rii irata su Genova « s1 ule ville dc lonl l'Etat, dice l'autore, qni offre les )> condilions \'oulues pour en fai re un drrnier récluil ». Con questo ragionamento egli fa dipendere il possesso della ralle del Po dalla sorte di una baltaglia, perduta la quale !"esercito deve abbandonare tulio il paese per ridursi in un augolo appartalo, qual è Genova. Il che ci porge l'occasione cli fare alcune riflessioni. Se l'esercito piemontese lo si suppone in condizione da poLer affrontare il nemico in rasa campagna. con speranza di Yincere una battaglia campale, cc,ll\ ien dire elle le sue forze non sil'no inferi ori alle austriache. Ed allora, perchè, dopo aver difeso il terreno fra la frontiera e Tortona, non comballere col favore delle lince di Alessandria, dove si è sicuri di non poter essere nè forzali nè investiti; anzichè esporsi alle evenlaalità di una battaglia sulle all• rc di Novi, nella quale le probabilità sono in fav(lre dell'allaccantc, cbe di già ha vinto più volle il clifen,;orc nelle ,·a1·ic linee inclicate dall'autore tra la frontiera e Tortona, per indi nbbandonarc lutto il paese in caso di sventura ? Invr.ce, se l'esercito possa appoggiarsi ad Alessandria, il nemico sarà costrrllo ad arrestarsi, il paese si troverà in gran parte coperto, e il difensore polrà prendere l/sue misure con calma, per ristorare l'esercito e disporre l'occorrente per riprendr rc l'offensiva nel momento opportuno. 1
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L'autore ba detto in altro luogo, che il Piemonte non ba che un solo esercito, perduto il quale non ha speranza di rifarlo. La conseguenza di questa verità ci parrebbe quella, di fare in maniera che ciò non avve11ga, evitando di arrisch iare tulio· in una grande ballaglia, sempre che non si abbia tale superìorftà co3Ìante o uccidentale che sia sul campo, per effetto di qualche fallél del nemico, da essere quasi sicurn della vittot'ia; altrimenti non si lotta a circostanze cauali e basterà t> ' che il nemico vinca, fra molte, una sola bilttaglia, percbi~ la guerra sia decisa in suo favore. Orn, qual è quel generale cbe possa ·dire: io incatenerò costantemente la lòrluna al mio carro? Ond'c, che i-l Piemonte lieve studiargi di evitare di alfidure la so'rle dello Staio ad u11a 'battaglia ca in pale, insi no a che i dati uon siano in suo favore. Questa ci pare la conseguenza di qnella premessa. Invece, l'autore vorrebbe arrischiare tutlo con un' azione ·decisiva intorno Novi. Ma po'trebbe dirsi, ·da Novì l'esercito si ritirerà sollo Genova. Sta bene. Ma, se i Piemontesi si suppongono abbastanza forti per arrischiare una battaglia 'in campo aperto, con possibilità di vincere, è indubitato che {,otto Alessandria saranno invincibili. Cbè, se poi si suppongono le nostre forze tanto inferiori al nemico da poter essere bloccate denlro Alessandria, tull.o il disegno di difesa delle posizi011i innanzi Alessandria, e la battaglia sulle alture di Novi, diventano un'illusione. Genova, per la natura del suolo su cui sono costruite le for tilìcazioni, è una piazza fortissima e presso che imprc11dibìle, sem-. prccbè si a'bbìa il mare libero. Ma questa proprietà , che fa prefe'rire quel punto a qualunque altro, semprechè si sia. ridotto nell"i,mpossibilità.(li nolla fare, oltre una difesa locale, sino al l'arrivo dei $Occorsi dì un alleato potente sul mare; non basta per farla preferire ad Alessandria in tutti gli _altri casi, che (I
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siccome crediamo di aver dimostrato, sono quelli che hanno maggior probabilità di verilìcarsi. Il l'atto òi Novara, citato dall'autore in appoggio della sua opinione sul pericolo che v'ha di riunire tutte le forze su di un sol punto, secondo il nostro modo di vedere non cade in acconcio; anzi, sino ad un certo punto, prova il contrario. La posizione di Novara è ad un'estremità della fronHera dello Staio, ed Alessandria nel cenitro; Novara è in rasa camp,1gnu , ed Alessandria si lega al Po per il Tanà1•0, come Mantova col Mincio. Queste cioè condizioni 'fanno sì, che Novara non avesse che una linea cli comunicazione, che il nemico poteva tagliare ;;enza nè distendersi troppo, ne dividere i suoi corpi con un grande ostacolo di mezzo. Alessandria, invece, comunica con -Genova, Savona, la RiviE'ra e l'interno ,del paese, per tre linee sulle due ri,•e (lei Po; le qnali tre linee sono divise fra loro dal Tanaro, le colline del Monferrato ed il Po, <li cui possediamo i ponti. Eppure, a mul;rado che Novara sia un punto, nel quale nessun ufficiale di buon senso consiglierebbe di costruire mia vasta piazza con campo trin,~erato, se fosse stata in 1tal guisa fortilìcata, nel 1849, Radeslky non avrebbe vinta la guerra in 4- giorni; la qual cosa poteva dar luogo a combin·azioni pe1' lui tull'allro che favornvoli. li generale dell'esercito piemontese avrebbe avuto piena libertà di evitare la battaglia, insino a che no·n l'avesse ·giudicala otile; e Riuletsky, a1:reslato sotto il cannone di Novara, e con un esercito forte quanto il suo di fronte, ;mrebbesi veélulo paralizzato. F1·attanto la rivoluzione ùi 'Brescia sCO'ppiava, l'eser cito in comunicazione coi Lombardi avreb'be . potuto 'eccitarli, Milano, veduto l'Austriaco inoperoso, era quasi certo che insorgesse, e Rad'etsky sarebbesi trovalo in condizioni niente fel ici. Se egli appoggial'a o destra per mettersi fra Novara ed il
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CONSlDER ,• IZJQ)ll l!TLJTAR!
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ponte di Buffalora, affine d'impedire le comunicazioni coi Lombard i, scovriva la strada di Torino e l'esercito sardo riprendeva una posizione normale; se voleva tagliare le comu ni cazio ni di Torino, l'esercito piemontese poteva un bel giorno passare i~ Ticino ed entrare in Lombardia, ciò che costringeva l'Aust.riaco ad una pronta ritirata. Le divisioni dei generali Lamarmora e llamorino, si sarebbllro riunite su di un punto del Po. Di maniera che , se Radctsky seguiva l'esercito piemontese per BnITalora, questo si basava sul Po ed attaccava Pavia; se l'Austriaco si ritirava per Pavia, le comunicazioni dei Piemontesi si seguitavano a tenere per Novara. Per guardare entrambe le vie, ed impedire qualnnque comunicazione dell'esercito piemontese con Torino e la Lombardia, bisognava occupare un vasto spazio circnlarr, lenendo i diversi corpi a grande dìst,inza fra loro; il che avrebbe offerto una oc~ ca~ionc propiiia al difen~ore di riprendere l'o!Tensiva, per battere l'Austriaco alla spartita ed aprirsi la via pt>r Torino, t,d anche per gittarsi in Lombardia. Se, infine, il generale dei Piem,rntesi accettava e perdeva una ballaglia fuori le &ne linee di Novara, polevà quivi ritirarsi con l'esercito; e se purn lo stato di questo avesse Lolto ogni speranza di poter rirnet,terc la disci'plina (cosa che non crediamo, perciocchè in lnogo sicuro dall'insegni mento, i capi avrebbero avuto la forza e l'opportun ità di rimettere il morale) , chiusi in una forte posizione, con. la di~posizione degli anim i delle popolazioni italiane contro l'Austria, questa sal'(•bbe staia più docile a trattare, e la sorte de.Ilo Stat0 non restava in balìa del vincitore. Ora, se malgrado la caltiya posizione come punto di concentramento, e gli enori del generale dell'esercito piemontese , ~ovara fo rtificata su vasta scala san•bbe stata utile, nel 18 t,.9, quale non debb'essere l'utilità delle fortificazioni di AlPssandria, posta in un ·punto eminentemente strategico,? E però crl'diamo
non aver erralo dicendo, che il fotto di Novara, non che essere n11a prouva conlro lr. fortificazioni di Alessandria, ne conferma \'u tJlilà.
La terza p,11·le dell'opuscolo, che abbiamo preso ad esaminare, tratta dei disegni di guerra olfensiva contr,> lr possessioni austriache in Italia, ne'qua\i discordiamo in parie con I' antore. Ma, poicbè essi non banno nessuna relnzione diretta col fine che ci siamo proposto nel\'irnprendere l'esame dell'opuscolo in discorso, ci asteniamo dal ragionarne e passiamo senz'altro alla quarta ed ultima parte. In essa l'autore si propone un doppio scopo: la cri tica dello oper,1to del govp1•no negli ultimi <lieoi anni, rispetto all'ordina~ mento della forza militare; ed un esame dello stato presente di questa. La prima questione risguarda il passato, cbe in questi momenti è inutile ril'angare, nell'impossibilità in che si sarebbe di fare mutamenti pe' quali vuolsi tempo e calma, qualora fossero riconosciuti utili. Oltrecb0, per dare un giudizio ndeqnato sull'opinione dcll'antore a questo riguilrdo, converrebbe disc0nclPre ad una minuta e parlicolariuata analisi di lutto il sistpma militare del Piemonte; il c·.hr. ci mcnerr'bbe mollo lungi dallo scopo propostoci, e fuori i limiti di questo seri Ilo. La questione principale, quella che ba un'importanza <li attualilà, è di S,)pere, non già se per lo passato si sia fatto tutto quello che si polc•va, sibbene se le condizioni militari del paese siano oggi migliori che nel t8 e 40, e tali da offrire mezzi acçvnci per far fro nte agli nvveni1ne11ti. Noi, contrariamente all'opinione dcll'aulore, opiniamo per il sì. L\\Ul.01·e dice, a pagina 42: e< Nous a~ons J'ulliders assez n bons pour comander &.o mille hommes tout au plus: mais ANNO
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CONSIDERAZIONI MILITARI
nous n'avons pas de sous-officiers; car nussitòt qu'on voudra mettre les régiments su r le pied de guene, !es sous -officiers n anciens seroiit promus offie.iers, el pour inslruire et ernboitcr >) des compagnies dc ,150 a 200 hommes il faudra recourir • >> aux sous-officiers provinciaux, qui à présent se trouvént chez n eux avec les hommes, et qui n'en saYent pas bl'aucoup plus n que ceux:...ci ,i. L'l'sercilo piemontese, come lutti sanno, ha 20 reggimenti di fanteria, di 4, battaglioni ciascuno, e 1 O ballaglioni di bersaglieri; in tulio 90 bat.tnglioni di quattro compagnie ciascuno. Ogni compagnia si compone, in tempo di pace , di quattro ufficiali e 76 sottullìciali e soldati , per la linea, e 5 ufficiali e 93 sottufficiali e soldati pc' bersaglieri. Tutti i soldati ser,,0110 cinqne anni attivamente, e sei in risern1. li contingente annuale di coscritti è di 9 mila uomini, che noi ridurremo a 7 mila, tenuto conio delle perdite che ;)l'Vl'llgono nel corso degli undici anni; il che dà una riserva di 1, 2 mila uomini. E poichè i soldati in servizio allivo sono 47 mila, e quelli di riserva 42, il l'apporlo dei primi ai secondi in ogni compagnia o squi,\drone risulta di r,,7 a 42; di guisa che, un a compagnia di 76 nomini di fanteria ha una riserva di 66 uomini all'incirca. E però, in caso di guerra , si possono portare le compagnie fl 14.2 uomini, senza aggiungervi neppure un nomo di seconda categoria; e se pure si vogl'iano avern compagnie dì 150 uomini, si possono aggiungere 8 indil'idui di seconda categoria, in• mezzo a 1 42 vecchi soldati, senza alterare la consistenza della compagnia. · Dietro questi dati, la forza cl i un battaglione ri:sulta di EiOO soUnfficiali e soldati, un maggiore, nn aiutante maggiore e ,16 uflìciali di compagnia; ovve.ro 6 18 uomini, senza tener conio dello stato maggiore dei reggimenti. Ciò che, per 90 ballaglioni, fa meglio che 56 mila uomi ni di sola fanteria, quasi intera)> >J
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men te di vecchi soldati, s~nza che facesse mestieri un solo ufficiale o sottutnc.ialc nuovo (1). La cavalleria si compone di 9 reggimenti, ciascuno dì 4 squadroni attivi ed un quadro di deposito. E_poichè lo sqnadrone ha la forza di 141 uomini, la riserva di questo ascende a presso che ,125 uomini. Ogni squadrone ha in tempo di pace 106 cavalli, e 35 uomini sono smontati. Di maniera che, volendo conservare la medesima norma nel portare in tempo di guerra gli squadroni a 150 uomini montati, converrà. far questi forti di ,185 uomini. aggiungendone 44 al numero ordi nario. E poichè la risena si compone di 125 nomini, ne l'i marranno disponibili meglio che 81 per squadrone, cioè . 3 ~4- per reggi mento; e però si potranno avere squadroni di 180 cavalli se si voglia, ed nn quinto squadrone di deposito per reggimento, tutti di vecchi soldati, senza altro aumento di graduati che 2 ufficiali, 2 sergenti e fi caporali. Ritenendo lo squadrone di 185 uomini · e 150 cavalli, la forza dei cinque squadroni in solt'ufTiciali e soldati risulta di 9'.25 uomini; ai quali bisogna aggiungere lo stato maggiore, composto di 12 ufficiali e 118 individui diversi, e 25 ufficiali di compagnie. Nel totalè la forza di un reggimento è di 98() uomini, e quella di lutti i nove rcggim<:;nti di 8820. Una compagnia ciel genio essendo di 96 sott'ufficiali e soldati, deve avere una riserva di 84- uomini: in t.utl1J 180. E però, le dieci compagnie del genio offrono una forza di vecchi soldati e 1
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(1) I b~tluglioni IJcrsagliel'i possono essere anche più numerosi, senza """tlln"crv i neppure un soldato cli seconda categoria ; pcrocchè, avendo D • , 93 uo'mini in sel'l'izio per compagnia, ve ne dcnno essere 83 111 riserva, 01rvero in Lotalc 176 vecchi soldati. Ciò che fa per il bat.taglionc 704 so ti.ufficiai i e soldati , oltre un maggiore, un aiutante maggiore, 20 ufficiali di co mpagn ia, e sei altri individui di stato maggiore. In tulLo 732 uomini.
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CONSIDEIUZ!ONI \llLITAlH
SUL PfF,\!ONTE
sottufficiali di 1800 uomini, senza lo staio maggiore e gli ufficiali delle compagnie. Le batterie di artiglieria a ca vallo, da campo e da piazza, banno rispeUìvamente presrnli sollo le armi, in tempo di pac\1,· 126, 105 e 06 sottufficiali e soldati; e però dcnno aYere in riserva 11 i , 9:1 ed 85 nomini. Ciò che fa, in caso di guE'rra, per le batterie a cavallo 2,1,0 sottumciali e soldati, per quelle da campo a piedi 198, e per 1!1 compagnie da piazza ·181; forza sufficirnte per il servizio cui ogni halleric1 è destinatu. Laonde per due batterie a cavallo, 18 da campo a piedi e ,1 2 da piazza, si ha una forza totale di 62~ 6. Aggiunto a questa cifra il rrggimento operai, gli ufficiali N:e., si può rilencre che l'artiglinia tale qual è, senza nè formare nuove compagnie, nè ~ ccrescere quadri ree., pres\lnti una forza di meglio cbe 7000 uomini. Se a queste forze, che ascendono a 73,6:20 uomini, si aggiungano le truppe di amminislrazionr, il Ire no di armata (1 ), il balt;ig\ione di cacciatori franchi, i carnbinieri, i veterani ecc., si raggiunge la cifra di 8l1 in 85 mila nomini. Eciò SC'rYenctosi dei quadri esistenti, senta nrs~una altrrazione. Aggiungi, cbc questa cifra può ,~ssc•rc nccresciula di 20 battaglioni .di drposito , uuo pPr reggimcnlo di linea, e Ji dieci compagnie ber,-aglieri, una per battaglionr, nwrcè lrggi('ri cambiamenti cbr. non alterano la bontà dei qnadri. La formazione di siffatti dPposili r,orrispondendo ad una
<JIWdri di una compagn ia, O\'VL'l'O ogni compagnia la quarta parte dPi suoi quadri , che corriiiponde ad un ulftcia le, un ser-· genie r) due caporali, Una compagnia di 1;", 0 uomini è ben comandata dii :1 ufli('iali, e \o prova l'ordinamento dell'esercito francese, in coi tre uffki,1\i co1uandano una compagnia di quella forza in tempo di guerra; cli maniera che, ogni compagnia può fornire un ortìciale senza che sia rimpiazzato. In tal guisa pro\'veduto agli uffkialidelle quauro compagnie dl'I quinto baltaglione di ogni reggimento, ne rimangono tuttora quauro disponibili; e però, neppu rn la nomina del maggiore e dell'aiutante maggiore condurrebbe alla necessità di creare nuovi ufliciali. Se si adottas~e siffallo sistema, ogni compagn ia non dovrebbe rimpiazzare che :1 sottufficiali, sopra 1,i, che ne ha ; e crediamo eh~, se si prendessero dai sottuflj_ciali d<'lle riserve, e, in difrtt" di un numero sufficiente di questi, d,,ì Yecchi soldati , tra' qnali non possono mancare individui buoni per farne semplici caporali, non potrebb'esservi nessun militare il quale potei.se dìre che per questo i quadri avessero perduto ogui consistenza. Le compagnie dei battaglioni di deposito , ricevendo 3 sottufficiali da ciascuna delle quattro dei ballaglioni attivi , non dovrebbero agginngervene che due per completare i proprii quadri. Se si v,Jlesse che le cornp<1gnie conservassero 4 ufJìciali, ogni compagnia avrebbe uopo di un altro sottufficiale in rimpiazzo dì quello promosso a sottotenente, cioè 4 pe' bi1tlaglioni attivi e 3 per quelli di deposito. Ond'è che i quadri dei ballagl ioni di deposito, csseudo formati di vecchi milit,u·i in servizio, potrn11no offrire tutte le garanzie per ridurre ben presto i soldati di seconda cal(•g<,ria, cbe restano nel par.se, buoni quanto gl; altri. Frattanto quei<lo ac 1
(1) li treno ha mestieri di un accrescimento oltre i limiti delle sue ri-
ser,-c. Ma , •uolsi por mcnl~, che, riknll la la fo1za degli squadroni tli cavullcriti di 185 uom ini, ngui reggimento ha un'ccrcdenzn di riserva la q11alc oltrepassa i 300 uomini, e che per nove reggimenti dit' un totale di 2100 uomini che si possono dare al t.rcno. E se non si volesse ciò fare, per nou cn11sumare in un servizio che non ha bisogno di grandi qualità n,ili!ari , :;o]dati sottratti da una riserva utile per· trncre la cnvalleria al completo, vi si possono adibire, senza alcun inconvenien te, quc' solclat.i di seconda · categoria alti per mestiere a guirbre i cavalli.
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CONS!l)ER.17.IONI MILITARI
cresci mento di quadri, folto nelle proporzioni per noi indicale, non altr.ra punto la consistenza dei vecchi battaglioni. Venti battaglioni di linea e dieci compagnie bersaglieri, formano presso che ,1 4- mila uomini, e coi depositi dell'artiglieria e del grnio, si ha un totale di ·16 mila uomini all'incirca. 11 Piem(tntc dunque, col presente ordinamento, può mettere in armi ,100 mila uomini, ben ordinali e comandati. De' quali, 90 bauaglioni, 36 squadroni, 20 batterie, e le competenti compagnie di artiglieria da piazza per il servizio dei parchi , i ponloni1 ri, gli opcrni, il corpo del genio e gli zappatori, le ll'llppe di amm inislrazionr, il Lreno, ecc., c.he formano 1~ p.irlc attiva delle forze militari piemonte:ii, offrono un totale di 72 in 7;-3 ruila nomini , tu\li recchi soldati. Paragonando il sistema attuale con quello di Villamarina , l'autore dell'opuscolo esclama : << Nous som mc,, obligr,, d'ad» meltro (!lii-\ sou~ l'aspect de la défense nalionalr son svslèmu (qnrllo di Villamarina) ralail heaucoup mieux que l'actn.cl ,1. For,c' c'ingnnniamo, ma noi erediamo altrime11tL Qnrstn presunta :;11peri,)rilà, potrebbe dipendere d,1 lrr cose: dal nu mero <' cprnlità dei quadri; dal maggior numero rii uo. mini e dalla maggiore consi~tenza dclr1•sercito attivo; dal miglior ordinamento, clal uumero e dalla qualità delle riserve. Esaminiamole partitanwntc. li numero dei re~gimenti di fanteria, r quello dei ballaglioni e compagnie di cui c;-ano com posti , era lo stesso che al oresente ('I). I uersaglieri, inv<'Cr, hanno oirgidì un or<li nan1rnto assai p1ì1 vasto che per lo addietro. La cavalleria consta\'a come oggidì di ;~6 squadroni. L'artiglieria ed il genio avevano un minor numero cli compagnie.
SUL r11n10~TE
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(1) PrnELLr, Slo1·iu ,tltlitare del Pic,11onte, pag. JOO.
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Per cui, nel totale, l'esercito attualmente ha quadri piì1 1111mel'osi che 11011 con l'ordinamento di Villamarina. · I soldati di fanteria erano divisi in due classi: ordinanz,t n provinciali. I primi servivano attirnmcnte per 8 anni; i secondi erano tenuti ad un servizio di ·1 G ann i, dc' quali I ,1. mcBi in :;pnizio attivo, 6 anni e 1O mesi nella ri~crva cl1'i corpi allivi, cd 8 anni nella riserva generale. Di maniera cl1e, in cas<1 di guerra , ogni compagnia non a1'Cil che pocbi ~otdati cli ordinanza, essendo i rimanenti ~oldati provinciali che avevano servilo por pochi mesi, e trovavansi nella maggior parie fuori sen•izio da 3 anni e 5 mesi, nel medio. L'esercito atluulc, avPudo quadri piL1 numcro:;i che non con l'ordinamento cli Villa marina, può in caso ui guerra a\'ere una forza maggioro, composta di soldati in servi·1.io attivo, e di soldati di riserva che hanno ser1·ito 5 anni, r questi ultimi hanno abbandonato il servizio i11 meùia da 2 anni e mezzo. Con qnalehc differenza , può, in genernle, dirsi lo stesso degli altri corpi dell'esercito. E però chiaro emerge, come l'attuale ordinamento, oltre all'essere per quadri più vaslo che l'antico, olfrc elementi di maggior solidità anche in quanto ai soldati, so llo lnlli gli aspe Ili. Solo potrebbesi obbiellarc, che i battaglioni di drposito di fanteria, i quali oggi sono composti di soldati cli Sècontla calegoria, per lo innanzi lo erano di pro\'inciali. Ma soldati, i quali avevano, in med ia, abbandonato il servizio da 3 anni e 5 mesi , dopo aver servito soli ,1 ,i. mesi , non polern no differenziare molto da quelli cli seconda categoria, che han fallo un campo di 40 giorni, a 2 anni e mezzo di dista11za, in media, dall'cpoea del loro richiamo sollo le anni. Ma, c;nale che si voglia la difTc· renza fra que'due elementi, è certo che i battaglioni t.li deposito in entrambi i sistemi non sono che truppe da tener guarnì -
168 CONSIOERAZIONJ MILITARI gione alle spai le del l'esercito; per cui son buoni e gli uni e gli ultri. In ogni caso, per una legg'iel'a inferiorità dei depositi, se [)'ur vera, eowpeus;ita dulia maggior con~istenza dell'esercito attivò, niuno vorrà prt•ferire il vrcd1io sislc111.:1. Jnfine la seconda riserva, oun l'antico sistema, era più numerosa, ci0è di 55 UJila uomini; mentre che oggi l!onsla di ciuqlle contingenti di seconda categoria, di 9 mila uomini cias(·u110, ovvero di 45 mila, "dai quali tolline 1 6 e più mila ebe occo1-rouo pei Jeposili, ne restano poco menu di 30 mila. l\fa, in questo puragone non vuolsi tener conto del solo nu mero. Peroccllè, se gl'ind1vidui Ji se.,:onda categoria lian110 ~crvilo 40 giorn i e i provinciali 1 4 mesi, i primi ba11no, in media, lasciato le armi da 2 anni e mezzo, e sono giornni che non banno oltrepassalo i 26 aoui, e però nel vigore della gilJveuti1, e gli allri sono lon latii dalle bandiere da 12 unni: nel che dia ccrbmt>nle co:11pe11su. lln periodo di l 4. mesi, nou è tulc Lla fdr acqu:sltirc ad liii uomo quell'abit,J al mestiere elle 11011 più si oblia; in quel lJrevc tempo non si può elle ricevere u11' in1pres~iune pa~seggiera, la quale poco lascia rlopo l'elasso di 12 anni.
169 SUL PrnMONl'E Ma potrebbe dirsi cl.te, sebbene l'attuale ordinamento sia superiore all'antico, sarebbe stato com•en iente fare in maniera, che l't•scrcito f,,sse eoadiuvalo da un 120 mila uomini di milizia ben ordi11ata e<l istru ita, come vorrebbe l'autore a pagina 45. Alla
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Certamente una cifra di 25 mila uouiini 11011 è da disprez-• zar~ì. Ma, sì la rist:rva dell'antico si:;tema che la presente, es.:_ sendo difettive di ordinamento regolare e di quacli'i, non dcnno considerarsi che con1e u11a fonte per I irnpiazzare gli straordinari consumi d'uomini prodotti da ana guena : e la cosa, ridotta a queste proporzioni, perde rnolt,, della sua iuiportauza. Donde si conchiudù che, paragonali i due ordinamenti, con l'attuale l'esercito ha quadri più numerosi d1e <.:011 1·anlico, iu tempo di guerra si completa con Yecchi soldali e non con mi. liziotli, quali dol'evano co11siderarsi i proYinciali, e 11011 manca di depositi e riserve suflìcieuti al bisogno. E però, la superiorità deli'a lluaic sislcma ei sembra iuconlrastabile. •
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qual cosa ri~pondercmo, essere indubitato che se l'esercito fosse appoggia tu da unc1 potente inilizia, la difesa dello Stato sarebbe mollo megli0 assicurata; ma, senza tener co11to elle questo nou può farsi in prossimità di gra\'i avveuirneutì, e cbc però per il momento è ìnutilc oecuparsene, facciamo ossernil'e, che le consegue11ze cb'egli deJucc da questo sistema non ci sembrano esatte. Innanzi cli esarn iuarc siffatta questione, l'icordererno <]uanto crediamo d'uver cli1l'lostrato, cioe che, anche senza un forte ordinamento di milizie, può l'c:.ereito ullil'O, uelle condizioni attuali e con la forta Ji 7.i in 75 mila tomba tienti effettivi, garantire il paese da qualunque sorpl'esa. E che però, continuando a seguire con abilità la politica lrc1clizionale del paese per 1.:rc:.mi alleali, ed appoggiandosi sulle proprie disposizioni e : sullu stato militan', es..o è in uondiziune da difendere IJ ,ma i11rlipendenza t.:on fe rmezza e speranza di successo. L'autorù, nel discorrere l'utilità di un ordinamento solido dì riserve, così si esprime: . " C'est cle propos délibéré CJUè nous a,,ons dil guerre o/fè11» sive; car, quanl à une guerre défcusive, la chose esl tant soit >) pcu différente.; et· 11ous prélenduns mème que si, dans ctix » ao11ées dc l'iC librn, le gonvernement sarde eùt voulu exploiter >) la di,positiou des esprits, el enlretenir l'aversion innée des >i populatioos de l'étal contre les Autricltiens, à eette beure il >i se trouverail non pas, à la l'érité, en cas de prendre l'olfen>) sive, mais certaincment de <lésirer une démarche bostile de >i la part dc l'Aulrichr , cl mème de cbcrcber à la ll:Her par n tou t espèee de provocation poliliqu(i. Mais, pour étre en etat )) de faire cela, il fa\lail suiy1·e un système tout à fait opposé à
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CONSIDERAZION I ,\llLITAnt
celui que !es aclucls régisseurs de l'état onL cru devoir adop n ler. Au lieu dt1 prodiguer l\ngent public à perforC'r !es mon>> tagnes, a éri.ger drs vasles arsénanx maritim,es, à la conslrnc,1 tion dcs fortilìcalions d'Alexandric, il fallait lenir l'année :rn » grami complet, allécber !es vicux solclats par clcs avantages )> pécuniaires à restcr sous les clrapeaux, crécr dans chaq uo >) cbef-lieu de province les cadres d'une bonne réserve, où les » hommes qui complaienl cinque ans de sef'l'ice pussent ètre. ,n envoyés chaque clcux a11s pour un certain nombre de jours >) pour ètre conservés <fans le rnèmc degré d'insLrnction mili,i taire. Les bomn1es de 2"'" ca\bégorie, au lien d'une ridiculc » instructfon de 1-0 jours, auraient dù ètreenvoyés chaque >} année chez ces rnèmes cadres de réscrves ponr y rècevoir n leur éducation mi!itaire . « Après sept on buit ans d'un système semblablo on aurait n eu tonte la jeunesse de l'état habituée à l'usage des arrnes t1 n feu et aux longues marches rni!ilaires, c'est-à-dirc en posses>> sion de tonte !'instructioll qui, .a la rigucn r, soit nécessairc i, au solclat d'infanteric. Alors, dans le cas d'une invasion étrani> gère pendant que l'armée régulièrc, occnpanL la lignc défen'1 sive conseillee par nous, anrait tenu en écbec l'arn1ée ennemie, n toute la jeuncsse du royau me, excitée par des proclamations n é'nergiques et par la présence des prince8 de la dinastie, sernit >1 -accourue en fou le anx chcfs-lieux de sa pro1•ince respcctive, n otÌ habillée et armée en peu de jours, cl organiséc partie cn » bataillons provisoires, partie en corps irrégulìers, aurait com. n mencé la guerre par bandes, lrnrcelant l'enuemi, lni coupanL n les vivres, et renouvelanl enfìn aux dépe,is des Autrichiens >) celle guerre lerrible que Orent pour dcs annécs, vers la fin n du siècle dernier, contre les soldals de la républiquc fran» çaise, le barbets du comtat de Nice e dea provinces limitro,i phes, guerre qui, par raven mème des généraux de celle n natiòn, leur fut aussi funeste que celle faile par les tròupes »
SUL PIEMOtiTE
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regulières. Alors une révolle clans les provinccs italieno;s soumises on smveillées par l'Aut,·ichc aurait eu une portee 11 immense et l'armée aulrichienne menacée de front par une n arrnéc régulièrc, ·Cl coupée de sa base par \es populalions n iusurgées, se scrait t1·ouvée, selon toutcs les apparcnces, clan~ n la dure nécessité de déposer les armes ou d'acquérir le droit >) de se rclirer en signant l'évacuation de tnule. la péninsule n. li far concorrere con l'esercito permanente le popolazioni ordinate in milizie, agevola certamente la guerra, ed è il sistema adoperato dagli Spagnuoli nella loro memorabile difesa contro Nopolcono I, e più parl'icolarmentc riuello usato da Wellington in Portogallo. Ma, le conseguenze ohe l'autorG ne deduce in principio <li que_sto ' brano del suo opuscolo, in quanto alle fortificazioni d'Alessandria, non ci sembrano giuste. Per sostenere una guerra simigliante, la quale non può produrre i frulli che lentamente, occonono dne condizioni: la primi!, che l'esercito non si lasci battere e sgominare; la seconda, che le bande trovino su molti punti d1~l paese alcuni punti forti, i quali racchiudano quanto loro possa occorrere in armi e munizioni, e diano loro appoggio se vi1 ament,1 incalzate. L'attaccante, non potendo costringere l'esercito (.hfenso re ad un'azione decisiva, si vedrà nella dura alternativa, o di tenersi unito per non offrire all'esercito avverso l'opportunità di batterlo alla spartita, lasciando che le sue comunirnzioni cadano in potere delle milizie; o di rar distaccamenti per rnsegni1· quoste, le quali potranno sfuggire un disastro, ricuaando impegn i disu guai i, col ritirarsi in nit.imo sollo il cannone di qualche luogo fo rte, ed offrendo per tal guisa all'esercito attivo dei difensori \'opportunità di prendern l'offensiva con vantaggio. Insomma, le milizie impediscono all'esercito attaccante di restare unilo per opporsi alle operazioni delle forze regolari del paese, e queste tolgono all'attaccante la possibilità di troppo vivamente incalzare le milizie. >) >)
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172 C0 1'1SlDEllAZWNI MILITAR( In questa allernaliva bisogna cbc il nemico avanzi passo n
r ,:ssn, forlifì chi molti posti lungo le linee di comunicazioni, laf<r.i corpi nnmel'osi indietro IWI' as~icnrarr i eon\'ogli, Nl indi co minci una serie rl'assedii per logliero ai difensori ogni' punto d'appoggio. La guerri.l acquisterehb<' il r<1rallr.re di quella di Spagna, 1\ per intraprenderln, l'invas.nl'r avrebbe uopo di forzr 11umer(lsissime;. ciò non pertanto essa divcnterebbr, lunga, miei1lialissima e di dubbio l'isultamrnto. Questo ge1wre di guerni richiede, come dicevamo, molti punti forti ~u tulio il paesr, ed alcune fori i po1,izioni trincerai(' , alle quali l'esel'cito si possa appoggiare per evitare un imr1egno decisivo. E però , non che risparmiare c1:n ciò i pochi milioni spesi ad Ales~andria, ne occorrerebbero molti nllri ancora per creare i ponti di appoggio necessarii. L'esercito invasore, che l'anlore suppone superio re di numero al piemontese, noi caso qui>~to sia nella posizionr da lui indieata, senza avere nessun appoggio solido in Alessaodria, cercherà di decidere senza indngio la partila e srm plifìcarfl la sua posizione, col muovergli incontro e batterlo i;nlla riva destra del l>o (operaz.iope che può fare con le forze riunite, a cagione che richiede poco tempo), ed acqui~tare prr tal forma maggior libertà di spazzare il paese dalle milizifl. In tal caso i Piemontesi, non avondo un campo trincerato nè sollo Alessandria, nè sotto Casale, saran110 costrrtli o di accettare una battaglia disuguttlP, o di uhbandonare la loro posizione e l'appoggio del Po, prr ripiegarsi sotto il cannone di Gr•no\·a. È ,·rro, cbe la ritirata sotto questa piazza farebbe abilità ali· esercito di evitare la battaglia alla ~tessa maniera che nelle linee rii Ales sandria ; ma lo confinerebbe in un angolo dello Stato, separato da una catena di montagne dalla valle del Po, abbandonando tnllo il paese, e limitando il suo campo di manovra. Sotto All'Ssandria, invrcfl, l'esrrcito diferisore~i 1ìrnc nel centro dello Stato, e pnò muoversi in tutte le direzioni, e toglie al
:,UL PIE~!Ol\TE
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nem ico ùi potersi avvantaggiare ùella sua superiorità numeriea per tentare un attacco di viva forza. E però questi, arrestato lungamente sotto il cannone di quella fortem,, H' continua a tenersi unito, si veclra quasi assediato nel suo campo; siccome avvenue a Conti, nel 17 H., illl'asscdio di Cuneo, dove, ci rcondato da nn lato dalle truppe del re, e dagli altri dai corpi di milizir, si vide costrello a togliere !'assedio e ritirarsi, essendogli stati intercettati i viveri ed i mezzi necess~rii p<'r co11durre a fine !"impresa. Per sottnwsi a que.,to pericolo , il nemico sarà co~tretlo a fan' nnm erosi o forti clistaccanwnti. Ma allora, trovandosi scem.ito di fo!'za, dovra tenere raccolte quelle cbe gli rimangono, e.. lasciare il difensore padrone di molte vie ìn tutte le direzioni, 11011 che di varii po'nti fortificati sul Po; la rrual cosa lascierà questo libero di manovrare, per contrariare le operazioni dell'alt,1ccante e profittare di tutte le occasioni favorevol i. D'altra parte, in un sistema di guerra simigliaute , perchè l'rsereito rlifensorr possa opE>rare liberamente, bisogna cbe abbia parecchi punli di appoggio. Allora poli à tentare qualunque impres,1, senza tema per le sué comunicazioni col pnnto donde muova, non che r.ambiarr, per così dire, la sua base e ~piazzare il centro ed il campo delle sue operazioni, S(~condo creda più utile. E però , l'avere Alessandria ollre Ge11ovn, non è un eccedere in posizioni forti. Nè delibesi preoccuparsi delle guarnigioni che assorbano cotesti luoghi fortificati, semprechè si abbia una solida e uum<)rosa milizia come quella cbe v0rrebbe l'autore. Qnesto sistema di diCesa non si può ~llrimenti sostenerr, che a palto di avere molti punti fortificali, alcuni de' quali alti a ~ervir di appoggio ,id un rscrci!o. E però, lo ripetiamo, i pochi milioni spesi ad Ale~sandria sarebbero insufficienti, e converrebbe spenderne molti alt.ri por mettere di accordo i mezzi materiali di dif'esa, con l'ordinamento della for~a militare del paesP, indicala dall'antor(', e col genere di gnerra che n'r la conseguenza.
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CONSIDER,12,IONI )ItLITARI
L'influenza che nella guerrn di Spagna ebbero le numerose piazze di questo paese e quanto favorìssero la guerra popolare, non occorre rammentarlo; e si può asserire, con molta probabi lità di non errare, cbe l'esito non sarebbe staio così' felice per gli Spagnuoli, se avessero difettato dell' appoggio del le piazze, o queste fossero state molto meno numerose. Nelle piane si ritiravano le truppe spagnuole per evitare di essere distrutte, quivi ordinavansi nuove forze, e da esse, come centri e depositi, si spandeva sul paese la resisìenza armata della popolazione. I Francesi , comechè fossero numerosi, non potevano assediarle tutte ad un tempo; frat.tanto le colonne mobili non potevano giungere a distruggere le b,rnde insorte, senza tor loro i punti ne' quali pòtevano ritirarsi con sicu,•pzza, r gli appoggi che ricevevano in dati casi direttamente e indirettamente dalle trnppe permanenti riparatesi nelle fortezze. Donde l'assoluta necessità di assediare e prendere le piazze successivamente ; nella qual cosa i Fra11cesi si a<loprnrono sino alla fine della guerra ,· e nel 1181 2, dopo vari i anni di sforzi ed allorchè cominciarono i rovesci, non ancora le possedevano tu Ue. Le piazze di Spagna, dunque, con tribuirono assai a mùnare in lungo la guerra, e por tal forma, come avviene sovente, diedero tempo allo sviluppo degli avveni menti, , quali condussero a mutamenti che salvaro110 il paese. L'ordinamento di uua mi lizia numerosa e solidamente cosliluita, per servire di appoggio all'esercito, sarebbe di grande ulilit!i al paese. ~fa, come crediamo di aver dimostrato, esso non dispensa dal fortificare Alessandria; anzi quelle fortificazioni e tut.to il sistema di difesa dello Staio, vorrebbero ossern compiute, senza por mente ai sacrifizi necessarii, pcroccbè tutto ciò cbe si spende per assicurare l'indipendenza e l'onore della patria, è inferiore all'utile che se ne ritrae. Ma, se pure si fòssern trascurato quelle fortificazioni, il dan, ro risparmiato non 1
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SUL I'IE)!ONTE
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sarebbe bastato per ordinare una milizia di 120 mila uomini , quale la vorrebbe l'autore, e ch'egli crede avrebbesi potuto ollenere con una spesa annuale di so'ti 900 mila franch i, È vero che l'autore vorrebbe destinali a quest'uso non solo i cinque milioni di Alessandria, ma anche quelli ass(.'gnat.i alla costruzione de\l'at·senale della Spezia ed al traforo del ~lonccnisio. Ma, le sommo destinate a questi due ultimi oggeui sono nella massi ma parte da spcndel'e e non g:à speso, e però !ì(lll si può dire che avrebbonsi potuto adoperare per lo passato. Tutto dunque si riduce ai cinque milioni delfe fortificazioni di Alessandria cri a quelli per la provvista del materiale di artiglieria, non che ad nna piccola parte dell e somme assegnate per gli allri oggetti.' Orn, la spesa della milizia essendo costante e non straord inaria, siccome quelle sopra indicate, si poteva ; quell'oggetto adoperare l'interesse del danaro speso sin oggi, ovvero quatt.ro in cinque.cento mila lire l'anno; somma molto al disotto llelle 900 mila \ire giudicale necessane ùall'autore. D'altra partr, la somma cli 900 mila li re ci sembra insnllicienteper costituire e mantenere eomenieutcmente una milizia di •I 20 mila uomini. Non essendo nostro divisamento lo ent rare in minu ti pal'licolari a questo riguardo, ri limiteremo ad alcune brevi osservazioni, per far vedere quapto, secondo noi , cjò sia lontano dal vero. Se il servizio della milizia si limiti ad 1 1 anni, come per lo esercito attivo, ogni anno, su. di una massa di 120 mila uom ini, si avranno per lo meno 1 ·1 mila giovani coscrilli; perocchè gli uomin i che hanno cc,mpiulo i cinque anni di servizio all.ivo nell'esercito e che rimangono a disposizione per altri· sci anni consecutivi, servono a metter quello sul piede di guerra all'occorrenza, se pure non faccia mestieri t.li aggiungervi alcuni uom ini tolti dalla risPrva . Ora, questi 1,1 mila uomini conviene che nel primo anno sieno esNcitali per lo meno durante 40 1
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.. CO~SlDER,\ZJONt MILITARI
gi(lrni . il r.he, per la sprsa, è come sr si ave~~ero 12'2'2 uomini per un anno intero. I rimaoenli ,109 mila uoinini, dovendo essere esercitati per un 20 giorni almrno, ogni anno, la spesa corrispondrnte è pari a quella di 6054 uomini per un anno intero. In tutto la spesa della 111ilizia, per la sola ri unione per r;igionc d'istruzione, corrisponde al man tenimcnlo di 7·276 uomini all'anno : i qn;ili, se pure si su1:pongono cl i sola fanter ia, costano di già piu milioni. Si 3gginngano ora le sprse per il tiro al bersaglio, per l'accampamento o aoquarlirraruento di ,120 mila uom ini dorante l'istrnzione annuale, la spesa prr la manutenzione del ve~tiario, che se è molto minore di quello occorrente per il soldato di linea, non è per questo trascnrabile, la spesn pe' quadri pei maneoti, ccc., e si vedrà che la somma di 900 mila franchi sarà oltrepassata di molto. Essa sarà di div,,rsi milioni: e nei soli dieci auni SC()r.,i avrebbe rélgginnto di già una cifra totale rispettabile, e molto sopori ore ~ quella clell'iotrresse delle spese fatte pei lavori indicati dall'i1t1VH'e. D'altra parie vuolsi por me11te, ehe la forza di uno Stato rssendo proporzionata ai nH'zzi di cni èSS1J pr;ssa disporre ad uso di gnerra, l'acc1·!'se irnenlo della ricchezza pubblicar un elemento necessario per aumentare la forza d('llo Stato; e con la ricchezza eresce allresì la popolazionr, e quindi si aument,rno le bracci·a p('l' dit'Pndere il paese. Di maniera che, se pure si consirleri la cosa dal solo lato della di fosa dello Stato, corre obbligo :il governo cli promuovere l'acereseimento della_ ricchc·zza e della popola zione. Anzi agginngerrmo, che solo per non vcrlcr diminnita la sua forza relativa , de1e il Piemonte far di tulio pl'r progredire, i-n un tempo in cu i tutte le nazioni di f:uropa crescono di popolazione e di ricchezza ; chè, se esso rimanr,ssc stazionario , si lrr1vcrcbbe rispetto alle altre potrnzc in una debolezza relativa sempre maggiore. Ora, fra i mrzzi onde prnrnu:wc·rc l'atlivi ih prnduttrice di
SUI, PIEMONTE
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una nazione, v'banno quelli tendenti ad agevolare le comunicazioni si interne, che co'paesi confinanti, a facilitare lo scambio dei proprii prodotti con quelli deglì stranieri ecc. Alla qual cosa tendono le misure prese per rendere comode e celeri le comunicazioni Ira la Francia ed il Piemonte, per mezzo di una strada di ferro. E per agevolarne promuovere l'aumento del comirercio _ marittimo dello Stato, si credette conveniente di trasportare altro\'e la marina militare, affine di dedicare il porto di Genova iuteramente al commercio, migliorarlo, t:i crearvi tutti quei comodi richiesti in un gran porto commerciale moderno, perchè potesse sostenere la concorrenza degli allri porli del Medi terraneo; viemaggiormente che, destinalo com'esso è a divenire un gran centro commerciale , lostocbè saranno compiute le linee dì strade ferrate che dovranno cougiungere le nostre con quelle di Francia e di Svizzera , non poteva capire ad un tempo le accresciute navi mercantili e gli stabilimenti della mariua militare, semprechè si voglia a questa dare lo sviluppo necessario. Lungi dunque dal deplorare le spese fatte per migliorare le comunicazioni ed il commercio , come cagione d'indebolimento dello Stato, vuolsi riconoscerle come cau~a dell'accresciuta pro• sperità del paese , che , per cosl dire, è un coefficiente della forza, semprechè si sappia usarne convenientemente. Si potrà discutere, sotlo l'aspetlo commerciale e tecnico, se un dato progetto di strada o di lavori marittimi sia o no bene ideato, nou già respingerlo in massima. Ma allora la questione mula <li aspetto , e la discussione si tra~porta su di un terreno diverso da quello sul quale abbiamo preso ad esaminarlo. li traforo del Moncenisio ed il trasporto a Spezia della marina militare, per fare di Genova un gran porlo di commercio, fa parte di un sistema economico che si continua a svilu1ipare e che crediamo sinora abbia rrodotto buoni frutti. La rendita dello Stato, dal ,i.8 in qua, è cmciuta presso che A.11No !IL Voi. Jll. -
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CONSIDERAZIONI MILITAR!
dei I.re quarti ; pur tuttavia, un osservatore spassi on alo può ben dire se, in generale, la popolazione dello Stato, e le classi operaie in particolare, oon vi vano oggi meglio che per lo pas•• salo, e se l'aspetto generale del paese non sia di maggior agiatezza. Non v'ha dubbio che i nuovi pesi abbiano eccitato reclami, ma più per la manìera della ripartizione che per l'impotenza del paese a sopportarli. DifaLti, se le imposte fossero eccessive, avremmo dovuto vedere diminuita l'attività indust riale e commerciale, mentre che tutto annunzia il contrario. Del resto, si sa che una nuova imposizione è sempre male accolta; per cui con molta verilà dice il Colletta, nella sua Storia del .Reame di Napoli: « Quella legge (la coscrizione) spiacque al popolo, por>> cbè suo mal destino è il disgustarsi dei tributi e dell'esercito, n ricchezza e forza dello Stato, mezzi di grandezza, di civiltà, n d'indipendenza >,. Le nazioui che più bauno speso in opei:e di pubblica utilita, Sùllo oggi le più ricche e potenti relativamente al loro territorio. La Gran Dretagea, che non è nè il pili vasto nè il più popoloso regno di Europa, ba crealo un impcl'O vastissimo ed esercita in luLLo il mondo un'influenza superiore a quella rispondente alla sua popolazione. E ciò è dovuto ai grandi la\'ori ed alle non risparmiate somme per accrescere l'attività nazionale, e per promuovere il progresso intellettuale e materiale della nazione. Nel sistema sociale tutto si lega, ed un progresso in un ramo non si compié, se non si progredisce anche negli altri. Il volere at.:cresciuta la r._otenza militare dello Stato, senza far quaulo si Cùnvenga per accrescere la ricchezza e la popolazione, che ne sono lo fonti, è una contraddizione. Conchi udiamo. Le nuove fortificazioni di Alessandria le crediamo utili e necessarie in tulle le circostanze, purcbè vi sia possibilità di resistenza. Sarebbe desiderabile che il paese avesse speso, non solo
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PIE110NTE
quanto occorre a renderle più imponenti , ma anche quel che faccia mestieri per compiere il sistema generale di difesa del paese. Le forze militari del Piemonte sono sufficienti ad impedire qualunque sorpresa da parte dell'Austria, semprechè il governo, come fece sinora, sappia accoppiare la politica con le disposizioni militari. Sarebbe certamente di grande utilità lo avere, oltre l'esercito allivo, un seelondo esercito çli riserva numeroso ·e ben ordinato, per servire di sostegno al primo, e concorrere alla difesa del paese nella n)allicra innanzi indicata; ma, se questa riserva si vuole che sia realmente una forza ordinata e sufficientemente esercitata, \a somma occorrente annualmente sarà di diversi milioni, e non di soli 900 mila franchi. Malgrado l'assenza di questa milizia, l'esercito riceve un qualche sussidio dai battaglioni di guardia nazionale che si possono mobilizzare; i quali lo sgravano di parecchie c.ure, e gli fanno abilità di adoperare tutte \e forze attive per combattere il nemico. La qual cosa, è come se l'esercito avesse ricevuto un accrescimento di for1.e; pcrcioccbè rende disponibili per il combattimento tutte quelle truppe, che, senza siffatto sussidio , avrebbero dovuto rimanere indietro per provvedere a quanto faranno le guardie ua·lionali mobilizzale. E però il Piemonte, nello stato presente, può proseguire con sicurezza la via intrapresa e sperar bene dell'avvenire, non mancandogli per questo nè 13 forze nè i consigli. LUlGI MEZUCAPO.
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NU OVI CA NNON I RlGATI
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La palla piena ò del tutto soppressa. Non v'banno più che proietti vuoti. « Questi proielli sono a doppio elfello. EsBi urtano come palla piena e scoppiano come granata. << La loro forma è conica. Sono muniti di alette di piombo, le quali s'impegnano nelle righe del pezzo e danno al tiro una precisione per lo innanzi sconosciuta. Il p,ezzo da 12, destinato alle operazioni di assedio, rimpiazza r,on vantaggio que' calibri mostruosi e difettivi, i quali attestano l'infanzia dell'arte. << Il pezzo rigato da 1 2 surroga in particolar modo il pezzo da 2-i , calibro usato per eccellenza pe1· far breccia. Ecco alcuni vantaggi: << Contro un masso della fabbrica più forte è stata puntata una batteria da 24, (antico) alla distanza di 35 metri, cbe è quella a cui si apre il fuoco di ·breccia contro un riparo. Un secondo masso cli fabbrica, del tutto simile al precedeute, è stato battuto in breccia da una balleria da 12 (nuovo), ma alla distanza di 7O metri. (< Ora è occorso all'artiglieria rigata un numero di colpi metà di quello dell'ant.ica artiglieria, e ciò ad una distanza doppia. o l proielti peoetravano nella spessezza del masso di pietra e di cemento ad una profondità di 80 centimetri, e con l'esplosione aprivano enormi imbuti. << Per spiegare questa terribile potenza di proiezione, non occorre al pezzo rigato che una carica di polvere di 1200 grammi. Il pezzo da :H brucia 8 chilogrammi di polvere per ogni colpo (1). cc I vantaggi che offre il pezzo da i o da campo, sono ancor più rimarchevoli. «
NUOVI CANNONI RIGATI
La quesLioue delle armi rigate oggi preoccnpa tulle le mentì,
e siccom~ a,•viene delle nuove invenzioni , se ne esagera di molto l'importanza. Dai fucili e carabine essa è stata trasportata su i cannoni, ed in Francia vuolsi, generalmente, che si facciano grandi esperimenti e lavori di questo genere , e sin pretendesi che presto tutta l'artiglieria francese sarà trasformata col nuovo sistema; il quale poco differenzierebbe da quello del colonnello Cavalli , distinto nostro artigliere, che da molti an.ui ne fa accurati studi i, con grandissimo amore e perseveranza. 1 · seguenti ragguagli sui nuovi cannoni francesi , sono tolti dal . Joumal de Genève del 7 marzo, e riporlat.i nel N. 6 della Révue militafre Suisse : (( I pP,zzi di artiglieria sono internamente rigati come le carabine di precisione. {< I calibri souo ormai ridolli a due: calibro <la 12 o di assedio; calibro da ,i. o di campagna, senza discorrere dei calibri di marina e dei cannoni a bomba, i quali sono conservati.
( I) Qui vi è errore, perciocchè la carica ordinaria del cannone da 21', (li chil. ). e qnel la cli hreccia, di 12 libbre (6 chil.).
è rii 8 lihhrc fran cesi
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Questo peno è sì piccolo, che potrebbesì nomarlo la cara• bina d'arliglieria. Esso pesa meno di 300 chilogrammi, e sei cannonieri possono agevolmente trasportarlo sulle ~palle ìn qualche passo dillicile. « Esso non impiega per ogni colpo che 500 grammi di poi. vere, o lancia la sua palla ad t1na lega chilometrica. « La sua precisione è tale, d1e alla distanza di 3600 metri colpisco facilmente un uomo a cavallo. A si ffatta distanza esso annìcnterèbbo un corpo di cavalleria. « La forza d'esplosione di un proietto vuoto è terribile. Per farsene un'idea, busta rammentare la catastrofe deplorabile che mise Une ai giorni del geuernle Ardant. È noto come questo ufficic:1le fosso colpito da una scheggia di proiettile alla tempia, mentre guardava a~traverso una fenditura pressochè lineare pratica la in un mu\'o spesso. La palla-granata ( bou1et-obus) scoppiava per lo meno 60 metri lungi, e la scheggia o meglio parlìcrlla onde fu colpito il generale era di una eccessiva esiguità. Non pertanto il cranio della vittima fll rotto circolarmeote in tullo il suo giro, e la morte fu istantanea. <t La carica cd il maneggio della nuova artiglieria sono ciò cbe v'ba di più semplice e rapido. « Tutti i pezzi del nuovo sistema si caricano per la bocca. Dùpo numerosi saggi, i quali hanno dimostrato ad usura cbe questo procedimento è pieno di inconvenienti e di pericoli non attenuati da mediocri vantaggi, si è decisnmente ri11unziato al carica re per la culatta. Gl'fnglesi e gli Americani invece proseguono i loro perfezionamenti su questa via n. Queste poche indicazioni non bastano a dare un'idra com• piuta del sistema, e mollo meuo a dileguare i dubbii esistenti negli artiglieri sulla conyenìenza della generale adozione de' cannoni rigati, come arme unica da sostituire ai cannoni ed agli obici. Nella risoluzione del problema relativo alla rigatura dei can«
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noni, avevansi da superare tre gravi difficoltà: facilita del servizio, leggerezza del proietto e possibilità del rimbalzo. La prima di queste difficoltà è stato agevole superarla con le armi portatili, a cagione della duttilità del piombo di che sono formati i proietti, la quale ne rende possibile la compenelrazionè nelle spire per mezzo della compressione esercitata ad una delle estremità. Ma nell'artiglieria, i coi proietti sono destinati ad nrtare e fran gere corpi durissimi, siccome i muri delle fortezze, e denno, per rimbalzare, non perdere della loro forma nell'urlare la superficie del terreno, non si è potuto sinora fare uso che di ferro, il quale accoppia alla durezza il poco costo. Per assoggellare i proietti delle artiglierie nelle spire dell'anima , 3i è stato costretto ad adattarvi sulla superficie alette più o meno sporgenti e di forme varie, le quali, indipendentemente da altri inconvenienti che tralasciamo di accennarr, 1Ja11110 quello gravissimo, di rendere disagevole il caricamento pr,r la bocca nella concitazione del combatti men Lo, a cagion<~ della calma che vnolsi a far ·combaciare le alette con le spire eù a far scorrere il proiello nel fondo dell'anima. Par la qual cosa, si son fatti molti stodii per effettuare la carica dalla parte della culatta, !-0praLntto dal colonnello Cavalli; ma pare, che, rlopo molti esperimenti fallì in Francia , si sia sta li costretti a rinunziare a questo modo di caricamento, e conservare quello prr la bocca , con tutti i suoi inconvenienti. La questiono dr.Ha leggerezza riel proietto è pure di gravissima importanza. lnsino che si voleva tener fermo a conservarù gli attuali calibri delle bocche da fuoco, con allungarli se ne accresceva sensibilmente. il peso; donde, da un lato la necessità di diminuire eccessivamente le cariche, per 11011 er.cedere i limili drl possibile nello sfol'ZO che i.ostrner denno gli affusti ; dall'a\tro il considerevole aumento rlC'i carri , per Il'asportare lo stesso numero di cariche che coi cannoni ordinarii. Ma, da che
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si è convenuto sulla diminuzione deì calibri, per modo che il proietto allungalo s'abbia un prso presso che pari a quello del proietlo sfPrico corrispondeo le, o che almeno I' eccNlenza sia compensata dalla diminuzione di peso della carica di polv<'rP, il problema può dil'Si risoluto da questo lato; SB 11ou cbe, rendP~i in tal guisa impossibile la trasformazione del vecch io materiale, dovendo il peso del cannone conservare un dato rapporto con quel del proietto, pcrcbè il rinculo e lo sforzo sull'affusto fossero compresi nei limi ti comportabili con la leggerezza del sistema, ricbie~ta dalle necessità del servizio cui l'arma sia destinata. Ora, il mutamento radicale di tutto un materiale d'artiglieria, in bocche da fuoco, affusti, cnrriaggi ed approvvigionamenti di munizioni, riebiede tempo grandissim o e somme ingenti. E però, si può decidervisi sol quando un sistema s'abbia la sanzione dell'esperienza, ed allorcbè si sia acquistala la profonda convinzione chfl, nello sta to del la scienza del l'artigl ieria, per lungh i anni avvenire esso non possa andare soggetto a mutamenti essenziali. Così avvenne per l'acciarino a silice nelle armi portatili, clw, con leggierc modificazioni, si serbò pe1· moltissimi a11ni qual era nel momento che veniva sosti tnita da qnello a percnssione; e questa, dopo niolli mutamcn1i ed esperimenti, veniva general mrrntr adotlala, e_si conserva inaltera ta già da parecchi anni, nè nulla accenna ad invenzioni cbe mutassero sensibilmente il aistcnrn. Ma, la più grave di tutte le difficoltà, l'è qnella del rimbalzo. Nelic armi portatili rssa non si sperimen tava, a cagionecbe il loro tiro è sempre di volata, e la qnestione da risolvere era quella di avere una traiettoria spianata abbastanza, affincbè in linea, qnando il soldato non può adoperare tulli gli artifizi del pun tamento delle armi di precisione, bastasse trarre dritto innanzi cli sè alla distanza a cu i si decidono i comballimenti. E pure questa difficoltà è tale, che ancor oggi si discute sulla utilità dell'adoziono delle armi rigate per la fanteria di linea, e
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v' ba cbj preferisca le armi lisce , siccome quelle cbe hanno una traiettoria pit1 spianata, alle distanze sopra discorse; almeno sin oggi, non essendo ancora a sufficienza constatato, che i fucili Enfield ed Harper-Ferrey, tntlora in esperimento in Inghilterra ed in America, riuniscano tulle le condizioni richieste per essere aclollati dalla fanteria di linea. Per l'artiglieria, invece, il rimbalzo è di assoluta necessità, non pure nell'attacco e nella difesa delle pi,me, ma anche in rasa campagna. Nella difesa, non altrimenti che di rimbalzo si può colpire nei cammini a svolta; e nell'attacco solo con tiri di rimbalzo si possono scavalcare le artiglierie della piazza, collocandosi sul prolungamento ,delle facce delle opere. Non per tanto, in questi due casi si ha talvolta un qualche compenso nella maggiore aggiustatezza dei tiri di vola la, a cagione della precisa cono~ scenza delle distanze, che è un elemento indispensabile in questa maniera tli Liro. Ma, la cosa sta altrimenli in campo aperto. Quivi le distanze non si possono altrimenti misurnre che ad occhio, nè vi ha artigliere, quanto si voglia esercitato, il quale possa lusingarsi di poterle misurare con la dovuta precisione, tra il fuoco, il continuo movimento, la confusione e la concitazione del campo di ballaglia. In tal caso, semprechè la natura del terreno lo consenta, non v'ha che mettere la linea di mira orizzontalmente e nella clireziòne clell'oggetlo da colpire, e far che il proietto raggiunga lo scopo dopo uno 0 do e rimbalzi molto spianati ; ossia, adoperando quello che i Francesi dicono tÙ' roulant. Ed ove non si possa ciò fare , a cagione della natura <lei terreno, e che faccia assolutamente mestieri tirare di lancio, il colpire si rende assai disagevole, sopratutto coi cannoni rigati, il cui tiro è molto curvo, e pei quali conviene inoltre tener conto delle dirivazioni , che alle grandi distanze sono considerevoli, Nella difesa delle coste poi, cou quella straordinaria mobilità
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degli oggetti da colpirr, il tiro di rimbalzo è di pl'imissima necessità, e forse il solo col quale si possa sperare di colpire una nave con qualche probabililà, tirando in maniera che il proietto incontri la superficie dell'acqua sotlo un angolo pi1'1 che si pos~a acuto, in11ailzi di urtare la nave. Ora, il rimbalzo è impossibile coi proietti allungati. Aggiungi, che nei cannoni non essendo agevole immaginarn una maniera semplice di sopprimere il vento, siccome nelle armi portatili, a cagione della ùurezza del metallo dei proietti, la quale costringe a fare uso di alette, s'incontreranno gra11i difficoltà ad ottenere un tiro sufficientemente spianato. E però, si vede quanto gravi sieno le difficoltà da superare nell'adottare il principio delle armi rigale alle artiglierie. Difettiamo di dati sufficienti, per giudicare sino a qual punto il problema sia stato risoluto in Francia. Ma, se son vere le poche nozioni che se ne hanuo, convieu dire che esso sia ancor lungi dalla sua compiuta soluzione, e c!Je gli apprestamenti della Francia sul proposito si limitino a qualche esperimento in grami e, ovver0 all'armamento di un numero di batterie nel caso di una guerra, siccome praticossi in Crimea col cannone-obice da 12, ideato dall'imperatore dei Francesi. lnsino a che i cannoni rigali non soddisferanno alle condizioni di facilità del servizio e di pos~ibilità di adoperare il rimbalzo, ammesso che si sia riescilo ad ottenere la leggerezza .del proietto, non potranno essere adoperali in tulle le circostanze; e converrà, secondo noi; limitarsi ad usarli in quei casi -~peciali, in cui predomini la necessità della lunga gittata o della precisione del tiro di volata, siccome per difendere qualche passaggio importante, in mare od ìu terra, per battere in breccia rivestimenti scoverti e veduti di lungi, ecc. ·E però, insino allora, essi non saranno che. una nuova arme aggiunta alle esistenti, che potranno in alcuni casi rendere utili servigi. CARLO MEZZACAPO.
GIORNALE DELLE OPERAZIONI DEL GENIO ALL'ASSEDlO DI SlìBAS'fOPOLl
( Continuaiione e fine )
PRESA DI MALAKOFF.
« L'opera Malakoff è inconlestabilmente la chiave della n piazza. ma la più gran parte dell'esercito russo prendendo
) Pal·te ;Ila difesa non si poteva limitarsi ad allaccare su • da_ P_er tutto » questo solo punto,' bisognava occupare •1\ nemrno T· _
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e minacciarlo sulla linea di ritirata dal lato della c_1tlà. ~t. · . tavia se non si giungeva a prendei.e e conservare 1\ forte d1 ii M.alakoff, sul quale andava ad essere diretto il nost.ro sforzo • •pate, e che era ben trincerato alla gola, nont eraJ da )) prmo1 Ila n sperare dì potersi mantenere sopra veru~1 a1t,_-o ~~n o < e. ,i cì~ta; e però fu deciso, che, pe1· risparmiare ,1 pm che fosse
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OPERAZIONI DEL GE~IO
OPERAZIOS I DEL GE~!O
possibile il sangue dei soldati in questa lotta che nòn poteva )) mancare di essere accanita, l'attacco ciel Grat, Dente per )) parte degli Inglesi e quello drlla cillà per pa1'le d('l 1° corpo, » non avrebbe luogo che quando le truppe df'l secondo corpo n fossero giunte ad impadronirsi dell'opera M:alakoff. cc I generali in capo fecero le seguenti disposizioni: << Alla sinistrn, la divisione Levaillant (2" del 1° corpo), )> compo3ta dalle brigate Trochu e Causton, fu incaricata deln l'attacco del bastione Centrale e delle sue lunette; le sue » truppe si ammassarono nelle comunicazt•ni e piazze d'armi » di sinistra dell'opera 2 maggio. La divisione d'Autemarre O >> ('I• del I corpo) che comprendeva le brigate Niel e Breton, n occupò la destra dell_a stessa opera e la paralella del burrone » della città; essa doveva penetrare nella città sulle tracce n della divisione Levaillanl, ed impossessarsi della gola dPI >> Màt e delle batterie del Terrazzo. La brigata del g,~u~rale n Ciald ini, inviata a prendere parte agli attacchi della città , n fu posta nella qu:1rta paralella e nelle comunicazioni di n sinistra che sono rivolle al bastione ùel Màt. I Sardi >) dovevano attaccare questo bastione pe1· il fianco destro, non >) appena si fosse -penetrato nel bastione Centrale. Le due >) divisioni Paté e Boual (3' e 4• del 1° corpo) erano messe >, in riserva; la prima diell·o le divisioni Levaillant, la seconda dietro la divisione d'Autemarre. Di più il generale in capo n aveva inesso a disposizione del generale de Salles il 30° ed >) il 35° di li-nea, che erano venuti da Kamiescb; questi reg>) gimenti, posti all'estrema sinistra, assicuravano fortemente >) da questo !alo il possesso della nostra linea. « Gli officiali e le truppe del genio che dovevano prendere n parte agli attacchi della città , erano sotto gli ordini del ge» nerale Dalesme comandante il genio del ·I corpo. Il tenente >) colonnello Ribot comandava il genio all'altncco del bastione >) Centrale; egli aveva sotto i suoi ordini il capitano Bé1,iot e n
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)) quattro brigate di 30 zappatori , comandata ciascuna da un n ufficiale. << L'assalto doveva essere dato al tempo stesso alla lunetta » Schwartz per il fianco destro, al bastione Centrale per il sa>) liente e la faccia sinistra, ed alla lunetta Bielkina per la facn eia sinistra; tre compagnie di fanteria, che marciavano alla 1) lesta erano fornite di 30 scale di 3"' 50 a 4- mdi lunghezza. ' )) Una delle brigate di zappatori, comandata dal capitano Gar1> nier e secondata da 1 80 lavoratori di fanteria, doveva gittare i> alcuni ponti-scale su i fossi. Una seconda brigala co>l mandata dal tenente Thouzellier e rafforzata da 100 lavora>> tori di fanteria, formava la tesla della colonna della divisione » Levail\ant. Una terza brigata, sotto gli ordini del tenente >i Servai, che seguiva la colonna con 80 lavoratori di fanteria, » avea il carico speciale di gittare un ponte e di aprire alcuni ii passaggi per sei pezzi da campo tenuti in riserva nella cava ll di pietre dell'opera del 2 maggio. Infine, due brigate di mi>) natori , sollo gli ordini del capitano Méreau, dovevano mar>' ciare con la colonna di assalto, una alla testa, l'altra alla 11 coda, per tentare di distruggere le• disposizioni di mine del )) nemico. l( All'attacco del bastio11e del Mà.t, si fecero disposizioni n analoghe. Tre brigale di zappatori, rafforzale da distaccamenti >l di fanteria , dovevano gittare ponti su i fossi ed aprire pas>J saggi alle colonne di assalto, e due brigate di minatori erano n state date ;i.\ maggiore Tholer per ricercare da per tulio e i> distruggere le mine del nemico. o L'artìglieria aveva del pari aggiunto alle colonne di allacco n alcuni distaccamenti di cannonieri deputali ad inchiodare o >1 schiodare i cannoni, secondo i casi, e rivolgerli all'occorrenza 1) contro il nemico. << Oltre la batteria ch'era nell'opera 2 maggio, due altre >) batterie d~lla prima divisione postavansi presso la casa del
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OPERAZIO~l DEL GJ!,Nl(l
OPl!RAZ!ONI DEL GENIO
Clocbeton, ed una quarta andava a prendere posto all'estrema " sinistra, in prossimità del Lazzaretto. (< Gl'Inglesi avevano fatte tu lle le loro disposizioni per attac» care il Gran Dente, nou appena il generale in capo dell'eser• » cito francese avesse dato il segnale convenu lo. (< Tuili gli allaccbi essendo subordinati a quello del fronte >> Malakoff, il cui successo impo1·tava innanzi tulio , il generale >> in capo aveva aggiunto alle truppe del generale Bosqnet tulla n la faJlteria della guardia imperiale . <1 11 fronte Malakoff doveva essere ùllaccato da. tre colonne. » Quella di sinistra, la quale non aveva che una breve distanza >> a percorrere fuori della trincea, doveva impadronirsi del forte n Malakoff e mantenervisi a qualunque costo. Quella di destra >> doveva prendere il Piccolo Dente, indi girare la seconda cinta . » dei Russi. Infine la terza, cbe muoveva dal punto più lontano, n doveva impadronirsi della cortina del fronte, recarsi sulla n seconda cinta e manten.ervisi. e< L·at.tacco del forte l\falakolT era confidato alla divisione >) i'\fac-1\fahon ('I• del 2° corpo), della quale la I• brigata era i> comandala ùal colonnello Decaen del 7° di linea, e la seconda n dal generale Vinoy. Questa divisione avea in riserva la brin gala de Wimpffen (della divisione Camou) e i due batta>> glioni déi ·wuavi della gua t·dia , comandati dal colonnello >> Zanniu. « La divisione Dulac (4• del 2° corpo), composta delle brin gate di Saint-Poi e Bisson, era deputata a!l'attacco del Piccolo >> Dente. Essa aveva in riserva la brigata Marolles (2' della >> divisione d'Aurelle) ed il battagUone ·dei cacciatori a piedi >> della guardia imperiale, comandato dal maggiore de Cornulier >> de Lucinière. Dopo la presa del Piccolo Dente, questa colonna >> doveva spingersi inoanzi per oltrepassare e girare la sinistra >l della seconda lioea di difesa del nemico, cerc~ndo di avan» zarsi per la destra sino alla casà a croce situala fra i bastioni i>
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n° 1 e 2, nel caso si giudicasse sopra luogn che quest'ultimo movimento si potesse eseguire senza nulla compromettere. « La colonna del centro era composta della divisione della Motterouge (o• del 2° corpo), le cui due brigate erano sotto gli ordini del generale Bourbaki e del colonnello Picare!, comandante il 9·1° cli linea. La riserva di questa divisione si componeva dei due reggimenti volteggiatori e _dei due reggimenli di granatieri della guardia ,. sotto gli ordini diretti del generale di divisione Melii net, che aveva sollo di ?è i generali di brigata de Failly e cle Pontevés. « Gli ufficial i e le trnppe del genio che dovevano pren<lern parie agli auacchi Llel sobborgo erano ·sotto gli ordini del generale Frossard, comandante il genio del 2° corpo. « Il capo bat\aglione Ragon comandava i1 genio alla colonna di sinisll'a, ed aveva con sè il capitano Bonnevay e due brigal.e di zappatori della compagn ia del capitano Aufroy. " Con la colonna del centro marciava il capitano SchoE>nnagel, avendo sotto i suoi ordini il capitano Laruelle ed una brigata di zappatori comandata dal lenente Pradelle. <( li capo battaglione Ronoux comandava il genio all'attacco di dest.t·a, ed aveva sotto i suoi ordini il L:apitano Salanson e due brigate di zappatori della compagnia del capitano lleydt. « Inoltre tre distaccamenti di zappatori e di soldati di fanteria, esercitati al la manovra dei ponti, erano ~pecialmen te destinati, sollo gli ordini del maggiore de Marsilly, a trasportare e mettere al loro posto ì ponti- scala per il passaggio del fosso. Il tenente Joyeux con una brigata di zappatori, aveva la missione di aprire alcune aperture nei parapetti della trincea per il passaggio della nostra artiglieria attaccata, e di aprire allresì una via nella cortina della prima cinta, nel caso si giudicasse che questa ·artiglieria dovesse passarla. Infine due distaccamenti di minatori diretti dal capitano Berrier, erano uniti alle colonne di attacco di destra
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OPERAZIONI DEL GENIO
e sinistra per ricercare e distruggere i mezzi di trasmissione del fuoco alle mine russe. « Tutte le brigate <li zappatori erano provvedute degl'istrumenti e degli ordcgni giudicati necessarii per sgombrare la via alle colonne di assalto. Un certo numero d'istrnrnenti a manico corto da portare alla cintura furnno inoltre distribuiti nei corpi, affine di potere immediatamente lavorare nell'opera conquistata. « Gli ufficiali del genio e gli zappatori avevano preso posto nella trincea, alla t.lil'itta ùel secondo ballaglione di ciascuna colonna. (\ L'artiglieria , come dal lato della rittà, aveva aggiunto alcuni distaccamenti di cannonieri alle diverse colonne di attacco. Una riservn di 24 pezzi da campo stava presso la batte1·ia Lancastre, e ·1 ~ pezzi di artiglieria della guardia imperiale leuevansi presso il ridotto Vittoria. « ll gE>nerale d'Aurelle cuu la sua ·1' brigata aveva preso posizione sulle alture a destra del burrone del carènaggio e dornva respingere qualunque intrapresa del nemico da questo lato. << Il generale llerbillon, elle occupava le posizioni della Tchernaya, aveva ricevuto l'ordine di far prendere le armi alle sue truppe all'ora fissata per l'attacco. li generale in capo aveva inoltre fatto uiscendere nel piano la brigata dei c:oraziieri del geuerale Fertuu. Tutte queste disposizioni erano state concertate col generale Lamarmora, e la <livisione di cavalleria del generale d'Atlonville doveva nella notte dcll'S al 9 ripiegare dalla valle di 13aidar per venire a prendere posizione presso il ponte ùi K:·eutzen. (< Di comune accordo i due generali in capo francese ed inglese avevano fi~sato l'ora del mezzogiorno per la partenza delle colonne di assalto deputate all'attacco del sobborgo Karabelnaya. Quest'ora avc1c.t diversi ,•anlaggi: le azioni di
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virrore avendo sempre lnogo alla punta del giorno o poco » in~anzi In nottt>, aveasi maggior probabilità di sorprendere il n nemico ntlaécandolo nel mezzo del giorno, e nel caso l'cseri> cito di soccorso avesse voluto fare un tentativo per liberare n \a piazza, non av1·ebbe potuto formarsi e recarsi sulle nostre >l linee prima della notte. cc Il generale in capo dell'esercito france::e fissò il suo_ quar~ ,, tiere generale nel ridotto Braocion. Per non svelare é\l Russi » il momento d1!ll'attacco, si rinunziò ai segnali d'uso. Gli 1> orologi di tutti i rapi furono regolati su quello del generale » in capo, e le colonne di attacco del gen_eral~' Bosquet dove~ i> vano superare le trincee a mezzodl preciso. I ostocbè questi n fosse padrone ciel forte Mal<1koff, le bandiere inglese e fran11 cese innalzate sul ridotto Brancion, dovr,vano essere il segnale » di attacco per le lrnppe inglesi e per quelle del 1 ° corpo. (1 Da parte loro i Russi non ave~•ano null~ neglello,_yer » respingere l'assalto su lutti i punti della cmta. La d1tesa » della città (1• e 2' sezione} era stata affidata al tenente ge» nerale Semiakine; qudla del sobborgo (3", 4.,• e 5' sezione} n al tenente generale l{hrouleff. Quattro battelli a vapore si n tenevano pronti a recarsi verso il fonclo del porlo, per trarre ii snlle colonne d'assalto dell'estrema destra. (< Mnl "rado le precauzioni prese clal generale Frossard per o I . 1> celarsi alla vista dPI lato nord riel porlo, e la curn c ie si ii ebbe di far seguire alle t.rnppe vie che nascon<!ess<'ro la l~ro n marcia nl 1wmico, i grirndi niovimenti effctt11al1 nella mattrna i> dell' 8 settembre non potettero sfuggire compiutamente ai » Russi, ed il generale GorlchakolT fece prevt'nire _ cbi. c1:a nella » piazr,a che le trincee francesi erano riboccanl1 d1. truppe. n Ond'è cbe i !lussi allemlevansi l'attacco per qul'I giorno, e il non rimasero indecisi r'. he sull'ora in che esso avrPbbe luogo. 1 Ma la vivacità straordinaria del l'u oco delle batterie della si1 )> nistra. gli sforzi fatti dall<' uoslr<' arligl icrie per 1 ·0\·inare le >>
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OPERAZIOXI DEL GENIO
OPERAZ!Ol\I DEL GENIO
n difese del bastione del Màt, infine l'arrivo della brigata sarda >> nelle trincee, li aveva mantenuti nella persuasione che l'ali> lacco principale degli alleati sarebbe indirizzato contro la· >> città. Essi avevano follo passare da questo lato i loro piì1 poii tenti mezzi di difesa, ed il generale Osten-Sacken non volle >> allontanarsene. . « Nel malli no de 11' 8 setlembre l'arligÌieri,; dei nostri allacn ?bi di si11istrn continuò il fuoco violento che manteneva dopo >i il 5. Agli attacchi di destra le noslre artiglierie tirarono pure ii vivamenLe, come facevano già da lungo temp_o. Verso · le· otto ,, ore del mattino il genio'lanciò sul bastione .centrale aue gros~ i ii barili, caricalo ciascuno con 100 chilogrammi di polvere, ii che fecero esplosioue nell'interno del l 'ope1:a. Alla stessa ora )) esso faceva brillare tre fornelli di 500 çj1i_logrammi ciascuno, >l preparati sotto lo spalto del .forte·~alakoff, alquanto innanzi 1i ai nostri cammini più avanzati. QÙesti fornelli, che potevano )) distruggere o turbare i lavori ·del 'minatore russo, che si era >> udito presso le trincee, avevarir1 per fine precipuo di µro\'are >i alle trnppe che dovevano attr,,Yersare lo spalto, che i noslri n minatori erano padrolli del terreno. (( A mezzodì preciso lultè le ballo.rie della destra cessarono n il loro fnoco, per loslo riprendere u11 tiro pili allun'gato contro >) le riserve clel nemico. Alla voce dei loro capi, le divisioni ii Mac-Mahon, Dulac e della Molterouge sortono dalle trincee >) e si precipitano verso la cinta della piazza. La ·1 • brigala della ii divisione lWac-Mahon (·I reggimento degli Zouavi, seguito ii dal 7° di linea) corre verso il fianco sinistro del forte Man lakoff. La profondit.à del fosso ed il pendìo della scarpa non >> arrestano lunga111ent<, i nostri soldati; i primi arrivati salii lano nel l'osso, ed aiutandosi a vicenda, giungono a snperarc )j la scarpa; gli ultimi profittano, per passare il fosso, dei ponti >i gittali dagli zappatori; lutti banno ben presto superato il pa» rapello. I llHssi, sorpresi da questo pronto attacco, escono
)) dai lorn ricoveri · blindati e corrono verso la testa del ponte. » Essi impegnano coi nostri soldati una lo\ta corpo a corpo; in
difetto di fucili, i cannonieri si fanno arme dello zappe, delle pietre: degli scovoli; la gual'l1igione della torre fa dalle feritoie un fuoco micidiale sui nostri soldati. i\la i !lussi sono respinti dielro le prime traverse, e la bandiera di Francia è inalberala sul parapetto del forte Malakoff per non esserne ·
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pii1 divelta. << A destra ed al centl'O le divisioni Dnlac e de la Motte)> rouge si erano impadronite, con lo ~tesso slancio, del Piccolo )) Dente e della cortina , spingendosi fino alla seconda crnta m » costrnzionc. Veduto questo successo rapido, il generale in » capu dava i segnali convenuti per l'attacco <lei Gra_~ Dente _e >J della città: ma il fnmo Ghe ekvavasi dal campo di battaglia » impedì che la bandiera francese fosse scorta, ciò che ritardò
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l'attc1cco del generalt~ de Salles. . (( GI' tnglesi, il cui al\acco era diretto dal generale Sir W. >) Codrington, avevano da attraversare ioo metri sollo un ter>J ribilc fuoco di metrag\ ia. Queslo spazio fu ben presto coperto » di nwrt 1 ; non pertanto la colonna giunge a\ saliente del Dente, n passa i\ fosso, malgrado la sua profondità ed i fuoohi di_ fianco )l piì, micidiali, e peneLra nell'opera. Dopo un comball1mcnto >> alla bc1ionella, gl'lng\esi restano padroni del saliente, cd 1 >) Russi si ritirano dietro le traverse lontane. Sventuratamente gli c1ssalitori avevano innauii di sè un vasto spazio solcato >J dalle palle uel nemico, ed i rinforzi che s'inviavano loro, de: , - cimati nel transi to, surrogavan,) a stento gli uomini messi 1 n ruori comballimento. Questa lotta accanita <lnrò quasi due >> ore, ma g\'Ing\esi dove.Uero \asciare il De1~te e rientrare nelle n
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)) loro trincee. (( All'attacco della città, le colonne della divisione Levaillant, )) comandale dai generali Conston e Trochu, si lanciarono dalle )) ll'inc,:e a due ore preci5e. La faccia sin istra del bastione
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OPERAZIONI DEL GENIO
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,, Frntlanto l'attacco del ,;obborgo subiva fasi diversP. Nell'inizio del cornbatlirnenlo il generale Uosquet, colpito da uua scheggia di bomba al fianco, aveva dovoto laseiuro il cani po di batlagli ,1; il comando fu rime3so al generale Du\ac . cc I.a brigata cli Saint Poi, eol 17° battaglione cli c,1ceiatori a piedi alla tesla, aveva preso il Piccolo Dente, siccome ahbiamo detto. Gli ufficiali del genio cominciarono a uisponc la gola del bastione 11. <2 pt'r la difensiva; i cacciatori giravano la seconda l111c•a cli difesa del nemico; i ponti rapida mente collocati agevolavano il passaggio dr! l'osso al 57° di linea che seguiva i cacc:iatori. Al centro la brigata Bourbaki, col 4- 0 battagli one di caccialori a µiedi 'alla tesla, aveva attaccalo la cortina; il passaggio del fosso non aveva presentato grande difficolth, e, superala la pri ma cinta, il nemico era stato respinto sulla seconda. (< ln questo momento i Russi, conducendo alcu ni pezzi da campo , lanciarono una gran quantità di metragl ia sulla colonna del centro, che retrocedette verso la prima ciuta. Nello slesso tempo le batterie del bastione n. 1 e della tagliata della cortina 4-2, i quattro batt.elli a vnpore posti alla entrata della baia del Carenaggio e le batterie del nord, coprirouo il terreno conquistato e la lesta delle trincee dì melraglia e proietti d'ogni specie. Un movimento offensivl• dei Russi contro il Piccolo Dente 1·espìnse i nostri soldati, cbe ripiegarono in quest'opera e ne sol'lirono per riguadaguare le triucee, malgrado gli sforzi falli dagli ufliciali per ritenerl i. Il generale di Saint-Po!' ru ferito a morte, nel momento appunto che lasciava il bastione con gli uaìciali del genio ed i !uro lavoratori. Al centro la rnaggi_or parte delle truppe oltrepassarono fin la cinta nel loro movimento di rilirata, ed entrarono nella sesta parnlella; ma non tardarono a l'ip!irlarsi innanzi, so.slt'1111t0 Ja una l'isrrva di vo!t('ggiatori · 1
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OPBRAZI O~ J DEL G E:\ 1O
centrale od il saliente della lunetta Schw~rtz furono ass,1liti n contemporaneamente; quelli che portavano i ponti-scale furono n in gran parte uccisi o fei'iti nel transito, o su altri punti lo >J scale per la scalata si trovarono troppo cortP. Tuttavia, dopo » una lotta vivissima, le nostre tn1ppo penetrarono nelle ùue >> opt're. Ma il nemico, ripiegato dietro le traverse, teneva fermo » dovunque: una vi11issima fucilata partiva da tutte le creste. n I Rusi-i rientrarono ben presto in possPsso del bast.iune; le >> nostre truppe si troval'Ono allora esposte ai ruochi di metra» glia che partivano da (JLWlla cannoniera drlla faccia destra n del bastione, e la faccia sinistr.1, il cu i fuoco si credeva din strutto da piì1 ore, lo riaprì contro la colon1rn Couston. Inoltre » i Russi lrasportarono in tutta l'rC'lta qoalche pezzo da campo )) cbe misero in batteria su diversi pun ti. I generali Couston e n Trochu, che erano stai i fer iti, avevano dovuto cedere il >J comando; i generali Riwt e Brenton erano stati uccisi. I flussi prolìUarono del ·disordine che si manifr~tò nelle noslre ,; colonne per fare sulla lunetta Schwal'lz un ritorno offe11si\'O )> che ci fecn abbandonare quest'opera. S'ingenerò verso » lrin cca un riflu~so, che tH'ssuna forza potette anestarc. I.e n nostre batterie riaprirono allora i loro f'uoehi con tro la cinta n e costrinsero il nrmico a conirsi uietro i parapc!li. Jl geue, raie de Sa lles l'acera avanzare la divisione d'Aulrmarre e » preparava no nuovo attacco; ma in questo momento rssen» doci assicuralo il possC'sso dell'opera Malakotf, il generale in )J capo fece darr l'ordine al comandanle drd 1° corpo di non i> rinnovare l'attacco della cillà. Il ~ottolene1!lo Dreyssé, incaricato di cercare le mine del >J nemico, si el'a gitlato col serge111e Charles e quattro mina lori •> nel fosso della lunrlta Scbwartz; ma quesl i quall1·0 minaiori )J essendo stati ucrisi o f('1·i1i, rgli si lroYÒ solo col sergente, e >> dovette ritirarsi allorchè i nost ri soldati evacuavnno l'oprra >> di cui si rrano pC'r nn ·momrnto impadronit i. >J
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OJ:'F.RAZIONI rlEL GE~I.O
n della guardia ; r comi>chè i~ bastione ri manesse ·in potere drl )) nemico, esse si mantennero definith·anwnte nel fosso luogo >l il parapetto della cortina. ~ <• In un fronte hrn tracciato questa posizione 11011 s,m,bll<' n stata possibile ; ma fortunatamen te il fos~n della c·.rlina non n era veduto die dall'estremo della faccia dr~tra del bastione >) n. 2, per una lunghezza di due o l1·e metri, nella quale era n aperta una cant\oniera diretta verso la campagna. « Si tentò più volte di rientrare .nel bastione n° 2, e la brin ~ala del ge11el'ille de Marolles fece uno sforzo vigor.oso pH » npn~nderlo, ma quest'ufficiale generale fu ucciso nel trn>> tarlo. Le trincee erano piene di feriti, la ci rcolozi1>nP era )) dilHcile, non v'<'ra piLl insiPme nei movimenti; no11 appeua ii le colonn e di attacco uscivano dalle trincPe, erano schiacciate >J ~otto il fuo co del b,tstione che i Russi oCCUJ)avano con "l'ancl i ' )) forr,(', e dietro del quale Yednransi numerose riserve. " " llnr delle batterie da campo cho stavano pl'fsso la batn teria Lancllstre ricevettero ordine di recarsi verso \a cortina, n P1'1' sostcnerr, 1·attacco; ma non pDtettcro sostener~i iunanzi n al ll·rri bilc fooeo dei Russi, e dopo poc hi colpi di cannone , >i avendo porrlulo lutti i cannonirri ,,ct i 1'avalti, dovettero riti » l'ilrsi. <1 L'esplo;ione di un magazzino a polvr!rC blindato, situato >1 dicl1 \l i~ p~1rapello delh1 corliua in prossimi tà d1~ll' opera >> Malakoff, ci fece soffrire piì1 tardi prrditr, ron~idcrn\'Oli nf\l » fossn della cortina e nella stessa oper..i lYfo lakoff. dove caci» df\rO pietre e tra\' i. La band i1~ra dr\ 91" ri i lin e,i, profonda>) mente i1 1terral.a, non si po\rtte ritirnnrnla chr l'indomani: » l'ufficia le che la portava Prn morto, tenendola stretta nel I<; n mani. e< 11 capitano del genio Schoennagel r, la brigat,1 di zappa» tori de_l _t~nente Prndelle, marciando con le prime truppe >) della d1ns1one della i\Iollerooge, era gi uulo sino alla seconda 0
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cinta. Respinto di nuovo sino alla cortina, il ~enente Pradel\e >i vi mantenne i suoi zappatori; ma ben presto ebbe fracassato 11 il braccio destro da una palla di cannone, e poco dopo il n capitano Sdrnennagel fu ucciso superando il parapetto. « Gli zappatori andarono allora ad uni·rsi .ille brigale imn piegale nell'interno dell'upern Malakoff. Il tenente Juyeux , n dopo aver fatto aprire alcuni passaggi per la nostra artiglieria ,1 da- campo a traverso i parapelt.i delle trincee, si recò sulla >, cortina con la sua brigala di zappatori, per eseguirvi lo stesso » lavoro , allorchè una palla gli ruppe la coscia. e< li forlc Malakoff restava solo in nostro potere. La lott,1 vi .)) era stata accanita. li regglmento russo di Praga, deputato )) alla sua rlirc:a:a , ru respinto, sict:.ome abbiamo dello di sopra, ,> dalla prima brigata della divisione Mac-Mahou, dietro le >i prime traverse, che formarono una linea pressochè continua >) dietro la torre Malakoff. Questa seconda linea di difesa fu ,1 pure pre~a; ma le truppe del colonnello Decaen furono ar11 restale da altre traverse più alte, che · formavano pure >) uu ostacolo quasi continuo, nella parte dove il forte ba la
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maggior larghezza. ( < l Russi, rafforzati dalle loro riserve, vi si difendevano con n ostinazione. I nostri soldati avEivauo tentato di superare la 11 srnrpa ripillicisi,na dellr traverse ,.e pEinetrare per gli slrelli i> pas~aggi che \('. separavano; essi erano stati respinti piì1 )) volle, allorcbè la srconda brigata venne a prendere parte al
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combattimento. e< li •I battaglione di caccia lori a piedi, che marciava alla )> tesla di questa brig,1ta, era entrato in Malnkoff st>guendo le ii \raccc del '1° di linea, indi, girando a sinislra, ne e1·a uscito ll per anda1 ·e ad im_pa1lronirsi della batteria G,•rvais, di çui ,> aveva ucciso e fori lo i difensori; il 20° e 27 di linea si » erano pure recati 3ul forte Malakoll, al st'guito della I • brì)) gala. Ma il gt' neral e Viroy, avendo fn\t.o passare il fosso cieli.i
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OPERAZI0.)11 DEL GllN!O
cin La t1lquanto pi/1 a destra, a11eva menalo le sue leste di co,i lonna sul punto dove le traverse che arrc;11arnno la 1• brin gala. ,euivano, tft1l lato dell'est, ad appoggiare ai parapelli; » di là _lanciò i suoi soldati sulla massa dei Hussi, che prL·ndeva " di slJ11•co e di rnvescio. La 1' brigata rinnova11do in questo » momento i suoi allaccbi co11 gran rigore, ii nemico ,·eone » res_pinlo da traversa in traversa sino alla gola, OH', dupo un i, ulluno combattimento corpo a corpo, fu cacciato ruori del » furlr. >>
li generale Mac- ~lahon, elle aveva richiamalo le sue riserve nel nrnnwnto della maggior resistenza dei Russi, vide giuu 11 gerc succes»ivamente gl i zuavi della guardia, la brigala del. " generale de Wimpffen ed un battaghouc dei voltrggialuri n ~ella guardia: nou voltindo accumulare laute truppe sollo il » fuoco 1fol nemico, egli fece rienlrare nella trincea il 1° reo-0 1> gimento di zuavi, cl.te ave\·a :;offcl'IO <li più. <, Intanto i flussi, i 4uali cc1pivano, che se abbantlouara110 11 il fort e Malukof!', la piazza era pel'dula, l'l!cel'o gl i sforzi più 11 ero1c1 per r1pronJerlo. Formarono tre colonne, la principale, 11 salendo per ia gran rampa del sobbo1·go, ,;i recò dircLlamenle n sulla gola del forlè, un'allri.1 prendendo più a destra, marciò 11 pei vrrsau li del la balleria Gervuis; i11f111e la lel'za, sboccando » ~alle rovine del sobborgo, si recò verso il lu11go ramo del» J·esl e la gola del forte, ove trovavasi il generale Vinoy. La n lotta l'u delle pi/1 accanire. 1 llussi vennero ad urtare contro " una parie del 20" e 27° di linea e del reggimento dei tira11 lori algerini, soste11u10 da due compagnie di zuavi della >J guardia; la loro testa di colonna penetrò per un momeuto 11 sino allo prime Lra,,erse <lei torte, ma ~uasi lutti quelli che » a\·evano potuto supenire lo strello pas:;aggio della gola fun rono uccisi. Infine, dopo diversi tcntaLi\'i disprrati nei quali 11 aveva110 accumulato i loro cndaveri al som mo della rampa, n le due allre colonne essendo state µure respinte, il nemico 1
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Ol'ERAZIONI DEL GEN!O 201 » dovette riconoscere la sua impotenza a rip1'lrndern lo proprio
fort1flcazi()oi; ('gli si ritirò nel sobborgo e stelle contento , a p.nli1·c d,1\le tre ore, di molestarci nel forte ~lalakoff con una » viva rucil.1ta, che parti,a dalle casr pi/1 \'icinc, e col fuoco ii dl'lle sne artigli erie. <« La piccola guarnigione della torre, composta di uII uffi11 cialc ed una sessantina di soldati, teneva sempre fl·rmo, Liii rando dalle l'eriloic su chiunque pussnsso innanzi di essa. » Poichè nun ,-;i era avuto il tempo di costriugerla alla resa , n cr,1no state coll,,catt! alcune sentinelle che impedissero di ap,1 pressarsi ,111<• feritoie ; ma, lostocbè si ebbe meno d.1 pen1) sarn ,1gli alt,1cchi esterni, si traspurtè1 un piccolo mo1·taio, 11 col quale fu sfondata la porta della torre, e l'ufficiale che ii aveya audacemt'nle continuato il fuoco sulle noslre trupp<', >> che lo circondavano i1{ sì gran uu111<·1·O, fu costretto ad arn rendersi. Nl•l momento appunto in cui i soldati rnssi useii1 vano dalla torre e tlcponev,,no le <1rmi , il magazzino a poiii vere della cortina scoppiò ; i 11O,ìlri soldali, avviluppali da ,, un nuvolo di pulvC'l'e, vcdl 1Hl1J molli loro l'ompagni scbiac)) ciati dai rottami lanciati dall'esplosione, e credendo rhc il » fuoco fosse staio messo alle polveri <.lai Russi, vulovano vcn» tlicarsi sopra coloro che si erano arresi, ma gli urfìeiali çal» marono ben presto la loro esasperazione, e la picc·ola guarn nigione llella torre fu trattata co· riguardi dovuti alla sua n bravura. <« Le truppe che avevano combattuto coi; tanto valore al >J forte Malakuff, avevano disgraziatamente pro\·ato grandi per» dite. La tlivisione Mac-Mabon, che era mossa all'assalto con » un cffollivo di 199 ufficiali e 4-520 baionette , aveva avuto » 292 morii, Ira. i quali 29 ufficiali, e ·1 8·18 feriti , tra i » quali 89 ufficiali; in lutto 2090 uomini fuori comballimento. )> Su di un effrttil'o cli 637 uomini , gli znavi della guardia ,i avP1ano a\'UIO 3 1·1 111orli e fC'rili: la hl'igata di WimpfT<•n, » forte di 2,100 uomini I aveva arnto 627 morti e feriti. » »
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OPERAZIONI DEL GENIO
Secondo i rapporti russi , il generale KluonlcfT dirigeva n egli sle~so il ritorno offon.,ivo cont ro 'lalakoff: ma ri;sendo » stato ferito, dovette l:ed1'r<' il comando al groen1le Lyssenko; 1 i ferito poco dopo , il geurrale Lysse11l<0 rimisr il C(lmando al >) generale Yo11ft rofT ehr fu ncciso: infi ne il generale de :\Jar» tinau, che r.omandava in ultimo, fu anrh ·egli gra,·emrnte fel'ito. « Così, l'i_mportanza e le difficolth dPlla conquista, il cornggi o )) ostinato del nt1mico, nulla mancò alla gloria delle nostre armi. e< Sin dopo la presa di :\lalakoff, gli nffiriali del genio e gli n zappalori an vano operalo come comhalleoti nel mezzo del n 1" rcggiment,, rii zuavi. Assicuralo il .~ucccsso, il maggiore i> Rayon adoperò i suoi lavoratori a ch iudere solidamente i » passaggi della gola, a costruire alcuni gradini per la fucilrria » lungo i parapetti che guardano la piazza, ari elevare lraversL' n di difHlamento contro i colpi più pericolosi, a tercare i den posili di polvere, infine a riunire con le nostre trincee i ponti n giuati sul fosso. P('r provvedere a tulli qur:-ti lnrori, il ge,w >> rai e Fross,ml aveva ri chiam alo le dur brigai<• di za pp:1tori )) di risrrva alle colonne di destra e sini~lra. Sull'imbrunire fu >' spedi lo pure un rinforzo di due brigale di zappatori. Una di >> esse andò, con tre compagnie di fanteria gnidatc da l capitano n Bonnevay , a riconoscere l'esteriore drl !"orte dal lnlo della » piazza e frugare i sotterranPi ed i rico,•(lri praticati nei fo~si. » Questa brigata raggiunsr. in segu ito la second.1, octupala a n coslrnirn una ~lrada a lrn verso il fos~o , non clw ad aprin' >i una larga ,·ia nel parapetto 1 w1· il passaggio dPlla nostra arn tiglicria da campo. cbe venne rlurantr la notte a prendere i> posi1ioue nell'interno d<:>ll'oprra. La mnggior parte clri can» noni russi erano stali inchiodali; tullavia se ne potette utiliz>> zare alcuni, che insieme con l'artiglieria eia campo, dovevano >) costringere il nem ico ad evacuare il sobborgo. t< Verso sera, la brigata riel genr.rale VirnplTen fu ri r.hiamala, » per r('C.trsi alla Tchernava. . Per tema dei danni r be , in caso (<
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di e$plosionc, sarebbero stati la c.onsegucnza ùi un suverclJ10 agglomeramento di uomini , una partr della divisione Mac>i ~labon ru rin, iata nella lri ncea, e la guardia del l'opera fu n allidata a due battaglioni rlclla brigala Viuoy. cc La giornata era slala mollo micidial<\ per gli alleali e pc' n Ru~si; pii1 di ,·enti mila uomini erc1no distesi al suolo. Noi ave>) vamo attaccato la piazza su quattro punii; al Piccolo Dentr, n a Mal..ikolL al Gran Bente ed al bastione Centrale. So lutti i » pu11ti noi aYcvamo superata la ciuta, e non avevamo poloto n rnanl1'nPre-i che a ~folaknff; ma que;;ta conq uista era decisiYa, » e da che i Ilu~si Pbbern perduta la speranza di riprenderlo, n si delt1rminarono ad abbandonare tulla la parte della piana n ch'è nl ,sud del porto , cioè il sobborgo e.o· suoi grandi n stabilimenti rnarillimi e tu.ttn la città , con un armamento di » quali romila boceh(' da fuoco. ln!ìne, 1w1· l1llll lasciarsi bru11 cian• la fiotia, i Rus:-i i-i l"idrro c,>slrelli ad affondarla. E p,'rÒ » si può dire che, non potendo altrimenti prolungare I.i difesa n di qualcbe giorno ancora, che sagrHicandù una parto del loro )) esc1·cito, i Russi ci abbandonarono Sebastopoli. cc Esaminando l'i11terno d<'lla piazza, si trova facilmente la )) spiegazione del perchc la presa del forte Malakoff abbia n menalo ad un s\ grande. risultato; ma prima che ciò fosse n a\'venuto, era so,·enle contrstata la nocessi là d(•gli allacchi n di ~lalakoff, i quali, rl,lpO cinque mesi di un assedio tli già molto penoso, 0rano ,·('nuli ,\(I imporre all'esercito fruncr.sc i> nn sopraccarico dr fatiche " di pNicoli l-Ì grande. l< Il mo,·imcnto rii ritirata tlei [lussi $i annunziò nella S('ra i) cieli ' 8. Si videro alcuno truppe e molte Y ellUl'li passare il >> ponte, pl'r recarsi sulla riva nord del porlo. Nella notte alcuni ii incendi i ma11ife.~1ati su tutti i punti. 11011 lasciavano piì1 )> dubbio stil partilo prPso dai Russi di abbandonar(' la città, » nnn laseiando 1lirtro di loro che rO\' inc. Alcu 11e r~plo~ioni s111·» cessive, la prima delle quali cbl.ie lu ogo Ycrso le undici 0 1\:
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OPERAZIOJ\' I
DEL GENIO
della sera, distrussero h batterie, i magazzini di polvere e di » proietti, cd una parte clellr. opere della piazza. li generale in >i capo credt:lte di non cio,er molestarn la ritirala dei Russi; >i non si poteva avven tu rursi du rante la notte, ndle strnde di » una c1 llà sconosciuta, allurchè le grandi esplosioni preparale 1 > dal nemico cd i progressi dell'i1wc1Hlio , che faceva ad ogni u passo saltare in aria i numerosi magazzini nei qual i la gnar>J nigione aveva deposto i suoi approvvigionamenti di polvere , » potevano annientare le tr-u1lpe. Il generale in capo do,'elle » lim itursi ad altenùrrc il giorno, conservando la sua posizione. » Al sorgere del sole, si polo lle scorgere clw i Russi 1·ipiegavu110 1, il ponte dì zallere, e elle avernno affoudati tulli i l'ascclli an,, corali nel port ,, conservando sulo qualche baltello a rnporP n per imbarcarn gli ultimi difensori. L'iucendi,J continuò a di» vorare la cillà, e parect:bie esplosioni ebbero luogo nel mali> lino. Alcune di esse uccisero due predatori che si erano in" tro<lolli nella cillà, a malgrado del di\ ieto fallon(•. 11 I llussi effettuarono la loro ritirala con tanta precipita }) zione, cbe abbandonarono una parie dei f'1•riti, i quali peri >, rono miseramente, prima elle i nostri avessero potuto socn correrli. Secondo rilevasi dai loro rapporti, il poule non » servi cbe ad el'acuare i dife nsori Jella ci ttà ; quelli del sol.J ,J borgo furono ritirati per mczw dei ballelii a raporc; alc:uni » artiglieri e bersaglieri volontari occupavano le opere della i, cinLa, e diversi reggimenti difendevano le banicJle ele\'ale >i nella cillà. Nella notte dall'8 al 9, il nc111ico fece sal tare 31'> >i magazzini di pol vere. Il 9, a, \'enncro le esplosioni tlelle ual" terie 7, 8 e ·1O. li forte San Paolo saltò nella sera .dello » stesso giorno ; mancò il tempo per distruggere il forte Nicola, » miualo io qualche punto. « Le nostre perdile, nella giornata dell'8 settembre, furono >J grandi e <lolol'IJsc, 1 generali di Saint- Poi , de ~farolles , de n Ponthes. Riret e Brcton furono uccisi; i geucrale B,,squet, »
OPF.RA7.IO~ l PF.I. GE~l0
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Melli net, Uourhaki e Trochn feriti; cinque altri genPra\i rii, ce\'('l\1•ro contusioni. lnollre si cblwro, ai due attacchi , ·140 ii nffichtli morti , fr,1 i quali citeremo i ro\ounelli Arlam ilei 27° n di linea, Dupuis del 5'7° rii linr.a , dc Kerguern del &.-9° di 0 ,1 linea, e Cavarek <le\ 3'z ; i tenenti colonnelli Magnan , ca po » di stato maggiore rll'lla 4.• divisione del 2° corpo, Cassaigne n aiutante di campo del generale in capo; Oelaville , capo di n stato 1naarrior<' della n' divisione d<•I 2° corpo, ed Hoguenel .,o ,, dell'artitrlieria· il capo balla0crlione de Cornulicr de Lucioière, o ' )) dei cacciatori rle\la guardiil, ed il capo sq uadrone di stato 1> maggiore Lefrbl're; 2 1 5 officiali f'el'iti e 20 smanit,i ; 1489 » soltu!Tiziali e solrlali ucci~i , i2119 feriti e 14-00 disprrsi. ln n tult,J 7561 uomini fuori combattimento. Queste perdite >J vanno l'iparlile nPlla seguente maniera fr~ i due attacchi : a 11 quello della cillà, si ebbero 15,i, morii , tra' quali 23 ullìciali ; i> H-18 ferili , tra cui 118 ufficiali; 1HG dispersi , compresi >, 15 uffìcìali; in tulio, 2 11 8 uomini fuori combattimento : a )) quello dPI sobborgo, ,1 ,i 80 morti , tl'a' quali ·I 22 ufficiali; i, 3095 feriti, di cui 136 ufficiali ; '7!~ dispersi, compresi » 5 ufficiali; in tu Ilo il I Hl nomini fu ori combatlimr nto. Nel » corpo dPl genio, il capitano Sch~ennagnl fu ucciso, ed il 'Il tenrnte Joveux mortalmente t'erito : il capo battaglione ». Fournicr, i ·cnpitani Anson e LarnellP, il tcnenle Pradelle ed ,1 il sottotenenln Hcnnequin furono feriti ; il gcnera113 Frossard, )> il trncnte colonnrllo Riboux, il capo battagli one' Ragon, i » capitani Salanson e negad ed i I tenente Darncry furono ,, contusi. ~rlle truppe del grnio, si ebbero 24- ;norti •I 26 fe» riti <' 2 dispersi. (1 Lr pcrditr degl'lngle;;i si rlevarono a 385 morti, tra i n quali '2fl ufficiali; 1886 frriti , lra cui 124, uffìciali , comn presi i o"rnerali Warrcn e Sh illev. ; •I 76 rlisprrsi, tra' quali ,i un 11ffìcialc : in tulio 2U7 uomini fuori combattimento. (< La brigala sarda, che ùovc\'a cooperare all'allacco del ban stionc Màt, ebbe,~ morii e 36 feriti, tra· qunli ;i uffìi'iali. »
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Ol'IlRA%JONl !)EL GENIO
La giornata cieli' 8 settembre costò dunqur, a lutti gl i al" leali, I 0,054, uolllini fuori combattimento. « Le perdile dei Hussi, nella giornata dell'8, si el,mirono, » secondo i loro rapporli , a 268,i. morii, tra' qt1ali 5fl uflìziali; )) G0o8 ferili, tra cui 232 ulTiziali; ·I 185 contusi, comprc,;i n 4.7 uffiziali ; -1163 dispersi, trn' qllali 2,i, uflìziali; in lullo n I 1690 uomini fuori comballi mento, non comprese le peri> dile dell'artiglieria. Tra gli ul'fìziali si notano i generali dc n Bussau, Youferolf e Lyssenko uccisi o mortalmenle !'eri Li; i >) g~ncrali Khrouleff, dc ~lilrlincau e Zourolf feriti, cd il gene» raie Nos3ofT contuso ». Sebastopoli fu presa eon un as~allo gcnrrc1le, alici ~tessa guisa onde si prendono i trinccrameuli ùa campo, no11 appena le opere d'a:;seùio fecero abililà cli avvicinarsi per modo alle difese, ua 11011 doversi perrorrel'e che un brevissimo spazio fuori la trincea: di guisa elio lo truppe non riman1l\ano espo~le, prima di dan• la scalat,i, che per brevissimo lcmpo al ruo1;0 di mel1·aglia della piazza. [,"Jssallo precedente fallì ed arrecò grari perdite agli alleati, appunto pcrcbè le trincee, <'Sscndo tuttora mollo lungi dalle opere elci difensori, si dovettero percor'l't're piì1 crntinaia di meli i allo scupcrio, e:-posti.ad u11 fuoco micidiali· di rnclraglia e cli l'ucileri.i. Inoltre, 11c11·alldcco del\'8 scllembre, muovendo i Francesi all'assilllo di ~Ja!ai{ti!Y, del Pici::olo Denlr. e della cortina interposta, io un'ora insolila. ed essendo mollo prossimi alle opere, potettero superare le difese prl'sso che di soi-pn•sa: ;;iecbè essi er,1no di gil\ nell'opera di Malal,off, quando i\ grosso ù~i difen~ori era tullor,1 ricorcrato sotto le bliude. Non pcrta11lo gli alleati furono ricacciali da tutte le opere prese, e se l'vpera ì\lalakoff non rosse stata ingombra di tr,1verse, che scrvi1·0110 dr appug3io ai Francesi ed impcdrron{J ai !lussi tli operare in massa, sarebbero stati probi.lbilmente ril5acciali anche da quosla ultima opera. La qual cu:;a dimoslr.i, quanlt>di,,age\ole sra lo rwpaclrouirsi {<
OPE!tAZl•Nl
DEL GENIO
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di un trinceramento difeso con grossa artiglieria e da numerosa guarnigione, con un attacco di viya for;,.a; e conferma quanto abbiamo dello prccc<leotementc, sulla dillicolth di riuscire con certezza e prontamente, nel tentare di prendere Scbaslopoli per assallo al primo giungere degli alleati soll•l Sebastopoli, e però la ncces5illi per il generale Canrobcrt, atte~a la sua posizione eccezionale, di null.i arrischiare senza essersi da prima solidamente stabilito ed .is~icurato un mezzo come far fronte agli c,•enli contrari. ~on v'ha dubbio che S<::baslopoli, quando cadde in potere degli alleali, ern difesa da quarantamila uomini, mentre che in . ulle. primo le Lrnppe ascendevano a poco più della metà; ma anche le forze alleale, le quali in principio raggiu ngevano al massimo la cifra di oO mila uomini, nel momento dell'assalto erano, secondo Niel, presso che quatruplc•, cioè ·12G 1 ·I 5 Frani:.<•:.i r. 63'7 I o Anglo-Sardi: in tulio ·190430 uomini. Le opere di forlifieazione e lo artiglierie della piazza erano certamente accresciute a dismisura, ma gli alleali altre3Ì crnno secondali da una potente artiglieria d'assedio; meulre clic in sulle prime avreblwru dovuto, con poche batterie da campo, lottare contro grossi peu,i da moro misti a pezzi da campo. lnlìue, il primo atlacco di ~lalakoff fallì, perchè le truppe dovevano attraversare 1111 terreno scoperto per quald1e ecutinaia di metri; si consideri, quindi, ciò cbe sarebbe avvenuto al primo giungere innanzi la piazza, quando dovevasi attra,ersare un terreno suoperlo e bt1llulo dall'urliglieria sino alla maggior passata uci cannoni. Di maniera elle, da qualunqutJ lato si consideri la cosa, pur(jhè lo si l'acda con sangue freddo e senza csallaz.ioue di mal ripo,;to croi~mo, ci st•111bra rilev3re chiaramente, nhc no11 era da es1wrto ca1litauo il mellere in bilancio una Sl'mplice possibilifa di riuscila, con la probabilith di un.impresa fallita, a eui avrebbe tenuto dietro, come legittima conseguenza, un compiuto disastro. LUlGl M&Z.ZACUO,
Là VA!,LE Dl DA PPJ'.S
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ANCORA
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DELLA VALLE DI DAPPES
'.'fol numero precedente della nostra Rivista, esaminammo bre"ementc la questione Jella ces$iotie della Valle di Dappes ali.i Francia, per vedere quale influenza potesse aversi sulla difesa Jella f'runliera otcidrntale della Svizzel'i.l. E, dopo aver dedotto dal ragionamento la niuna sua importanza militare, Jal momento che la Francia possiede tutto il tratto del Giura, , dal !'orte dell'Ecluse al piede della Dòle, e con esso la gola di Fauciilc, Gex e Ferney, concludevamo: , « Sinora abbiamo supposto che la difesa della Svizzera, in n una guerra contro la Fra_ncia, si facesse su tutta la linea del >) Giura; ma, in realtà, la cosa sta altrimenti. Se gli Svizzeri >i' adottassero il parlito di sperpl·rar~i su quella lunga distesa ') di monti, Jaìl'Ecluse a Valds!Jult, i Francesi, procedendo l'ra ,> il Doubs nd il Reno, pl'r Porentruy, Bienne e<l ArbPrg, po-
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trebbero giungere a Berna, nel cuore della Svizzera; e per >) tal forma girare il centro e la si11ist1·a del Giura, separare i >• difensori di questa parte della frontiera da quella della destra, » e rigettarli nell'acuto angolo formato dal Giura ed il lago di >l Ginevra. « Per evitare siffatto inconveniente, convien concentrare di )) più la difesa, e restringerla da un lato a quella parte del >> Giura compresu fra l'imboccatura dell' Aar ed il lago di n Bienne, soslennta indietro da quel fiume, e dall'altro ai laghi )> di Bienne. Neuchàtel e Morat, ed ai monti della Sarine, appoggiand~ la sinistra alla punta orientale del lago di Ginevra >J ed alle Alpi svizzere. La rimanente catena del Giura non )> potrà ess· re alt11imenti occupata, che con corpi di osserva)) zione, i quali dovranno 1·ipiegare sol grosso delle forze in)) dietro, toslochè sieno seriamente attaccati. Di maniera che >i ì èanlnni di Ginevra, Vaud, Neuc.bàtel, una parte di quello )) di Berna e Basilèa, rimangono al di fu?ri della linea generale » di difesa: perchè questi due ultimi cantoni fossero compiu)l tamente coverti, converrebbe portare quella linea innanzi al )) Giura, occupando il suolo Francese fra il Doubs ed il Reno, )) sino al gran canale che unisce que' due fiumi ». La Rém1e ,Jfilitaire S11,isse, nel riconoscere la convene\'olezza delle no~tre vedute su tutta la questione, si mostra alquanto dubbiosa sull'ultima parte. « Cette observation, essa dice, est n juste, au fond; rnais avec une connaissance plus détaillée du )) pays, la Rivista aurail vu qu'on pe~t, sans compromettre la >) défense générale, commencer la resistauce plus en avant que n la \igne dc l'Aar et de la Sarine, surtout si les forces ennemies )) ngissaient par le sud-ovest >>. Non v'ha nessun dubbio, che qualunque volta l'attacco dei l~rancesi procedesse per il sud-ovest, cioè per il cantone di Ginevra, sarebbe poco savio consiglio lo abbandonare il cantone di Vaud, ed ancor meno quello di Neucbàtel, per ridursi di~tro
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LA VAU.E " DI DAPl'ES
LA VALLE DI Di\PPES
la Sa rin e, cedendo al nem icQ senza contrasto un terrrrno frastaglialo dai monti d1'l Jorat e da numerosi corsi d'iicqua e cauali, e però dHendevolissimo. Ma, è quello il lato per il quale la Francia farebbe operare un poderoso esercito, il dì ohe si decidesse ad invadere si'riamente la Svizzera'? Ne dubitiamo grandemente. In tal caso erodiamo, inve'ce, cbe la Francia concentrerebbe le sue forze nella valle del D"ubs, intorno Besançun, per lenrre incerti gli Svizzeri e adescarli a sperpPrare le toro forze lnugbesso il Gi1wa; ed indi penetrerebbe per Porentruy, nel caso essi si lasciassero indurre in err-orc sul vero punto di attacco. Donde la· necessità dì concentrare la nrnggior parte dcllf; forze su di una linea di difesa più _ristretta, senza per questo abban. donare compiutamente i cantoni di Neuchàtel e di Vaud; i quali, non potendo essere suocorsi cbe dopo avere il nemico d~cìs«mente sviluppato il suo attacco per Pontarlicr, o per Salins e le .Rousses, e quando non si avesse più nulla a temere per la ,·ia cli Porenlruy, non potrebbero essrre lungamente difesi. Perohè la cosa stasse allrimrnti, converrebbe che la Svizzera potesse spendere grandi somme, per fortificare conveuienlemente con opere permanemi quel tratto della frontiera; nel qual caso, poche forze basterebbero a guardarla per qualche tempo, e le forze principali acquisterebbero facoltà di manovrare liberamente per accorrere sul punto minacciato dall'invasore. In quanto al cantone di Ginevra, la Réooe J!ilitaire Suùsc non mette in dnbbio la triste necessità ùi abbandonarlo alla sua sorte, e così si esprime: « Il nous semble cntenclre d'ici Dos i> a mis de Genève nous dire: Avec vos princi pes snr la défcnse >) dc la Suisse, quc faites-vous donc de nous, cxtrémité gauche, » en cas de guerre à l'occident? - La réponse est pénib\e à » d'aus~i bons camarades; mais la voi ci en toute francbise: On » doit vous défendre en envabissant. la France jusqu'au dela » .du Jura; ou vous abandonner à votre excenlrique sort, retirer
»
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de votre ville le matériel de campagne et l'élite, n'y laisser
» que la landwer qu'on abriterait derrière quelqoes ouvrages » de campagne rapidemment élevés, sur la rive gauche surtoul,
garnir ces défenses <les vieux canons et aulres engìns qu'il ,> ne nut pas la peine de mobiliser , rcnforcer ces défenseurs n d'un Léonidas et de 300 Spartiates de la Suisse allemande, » pour le maintien du principe de la solidarité, élever des bar» ricades, snrexciter un peo la population; alors il est probable )) que la rive gauche pourrait ainsi tenir quelques jours et ètre » délivrée par qnelque opération décisive sur un autre point, >> ou qu'en tous cas q,l\e succomberait avec honneur militairC', » mais sans affoiblir l'armée suisse et sans autres pertes que )> celles pré, ues d'avance. Y lancer une division entière serait trop nous affaiblir, car elle pourrait facilement se trouver » iso\ée. Mème au cas où celte division pùt se retirer par la >> Savoie, le Valais, le Gemmi etc., elle serait pour assez long>> lemps inutile - et cela à un moment critique sans doute >>. Del resto , nel nostro articolo inserto nel numero precedente di questa Rivista, non demmo che alcune indicazioni generali, senza arrestarci ai particolari della difesa della frontiera occidentale del fa Svizzera; e però, non vuolsi tiare al nostro pensiero un'estensione maggiore di quella cbe convenga. )>
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CARLO MEZZACAPO.
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FUCILE l'RÉLAT - BUR :H ND
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oltrepassa per modo quella dei fncili a ca una liscia, e l'opinione pubblica si è pronunziata con tanta energia in favore ct/JllP prime, che non si può scnz;1 esporsi ai maggiori pericoli, ritar dare viernaggiormente l'epoca in cui un esm~ito di milizia debba avvantaggiarsi di siffatto miglioramento, ed ancor meno respingerla compiutarne1HP. E però, nell'interesse militare, ben inteso della Svizzera , vuolsi al più presto possibile dare una soluzione a questa questione da sì lungo tempo sospesa dinanzi I~ aut0rità militari federali, e dare al nostro esercito confidenza nelle sue armi. « È vero che l'arma rigata ba fatto presso di noi un p1·imo passo, non senza importanza, nel momento dell'adozione dei fucili da cacciatori, di cui nell'anno corrente si troveranno armali la metà degli uomini di questo corpo; ma non si può arrestarsi a questo punto, e vuolsi trovar modo di far fruire di questo perfezionamento tutta la fanteria. <e Voi stessi avete riconosciuta la cosa in principio, allorchènel postulato 9 della decisione federale relativa alla gestione del consiglio federale nel 1857 (Raccolta ufficiale, VI, 72),avete invitato il consiglio federale di proseguire attivamente i saggi relativi al fucile di fanteria, e, in caso di successo, diJare le proposizioni necessarie per la tr;isformazione immediata del fucile attuale. << Innanzi tutto, nasce la questione se convenga trasformare le nostr(' armi attuali in fucili rigati senza modificarne il calibro, o se sia da preferire l'acquisto di nuovi fucili di un calibro piì1 piccolo. Alcune circostanze, meritevoli d'essere prese in consi- derazione, militano a favore della prima alternativa. Una tra8formazione generale può compiersi in un tempo relatiwamenle molto breve, mentre che l'introduzione di un fucile del tutto nuovo richiede indubitatamente sei o dieci anni, per quanto considerevoli fossero gli acquisti annualmente fatti dai cantoni. Senza tener conto, d'altra parte, che una misura simigliante
ADOZIONE IN !SVIZZERA DEL FUCILE
PRÉLAT-BURNAND
Avendo la nostra Rivista tenui.o sempre diclro ai progressi delle armi <li precisione nei diversi Stati d'Europa, e soprntutlo in Isvizzera, crediamo utile riportare le parti più importanti del messaggio del consiglio federale, in segnito del quale il consiglio nazionale deliberava: cbe tutti i f'ncili degli uomini della scelta e della riserva federale, ad eccrzione delle compaguie lJUi è devoluto il fucile di cacciatore, fossero trasfc;rmati col sistema Prelat-Burnand, e destinava a tal fine la somma di 500,000 franch i. li messaggio cosl ::;i esprime: '< È 'nolo, .cbe la maggior parte degli Stati dell'Europa banno adottato in principio il fucile rigato non pure per le truppe leggierr, ma anche per la fanteria di li11ea, ed banno in gran parte menato in atto questa misura. La git1<1ta di queste armi
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FIJCILE
FUCILI! l'RÉL.-\'f-BURN lND
imporrebbe sagrifìzi molto consiùerevoli alla confederazione ed ai cantoni; perciocchè, ìndipenùcntemente dal eosto dei nuovi fucili, i quali non potrebbero essere dati alla truppa ehe quando fossero in numero sufficiente per armare tutta la fonteria, od almeno la maggior parte di essa, converrebbe nel frattempo, fare le spc•se del surrogamento delle armi cbc uscisse!'o di uso con fucili conformi al mo<lello attuale, i quali divenebbero in -• teramente inutili 11011 sl tosto la nuova arme fosse nelle- mani di tutta la truppa. <e Si partì da questo punto di vista nei saggi fatti con diverse armi rigatt>, affine di rinvenire sopratutto il sistema che mt>glio si adattasse agli attuali nostri fucili. In pari tempo si fecero accurate indagi11i, per assir.urarsi se gli approvvigionamenti di fucili di fantPria a percussione, che sono in potere dei cantoni, fossero nelle condizioni e sopratutto avessero un calibro che ne rendesse la trasformazione possibile e Ya111aggiosa. A tal fine si cbieserv ai cantoni indicazioni esatte sui limiti nei quali fos Bero eomprcse le differenze di calibri. Attualmente ia tolleranza di calibro per le canne lisci e è dì 3,3 linee (punti?). Per le armi rigale non si. può ammettere cbe u11a variazione di 2 a 2,5 lince (?), senza nuocere grandeìnente alla sicurez.za del tiro. Si comprende che questa circostanza esercita un'influenta considerevolissima sulle spese, percioccbè nel caso le differeuze di calibri fossero importanti, e che però vi fosse da rigellare un gran numero d'armi, potendo avvenire eh;\ la trasformazione del fucile rigalo c11stasse quanto l'acquisto c1·armi nuove, eonverrebbe attenersi, senza esitare, a quest'ultimo partito. Ma le notizie foroite dai ·cantoni essendo molto soddisface11ti, ne risulta che i fucili non suscettivi d'essere trasformali sono iu sl picco! numero, cbe si può essere perfett.amente tranquilli a tal riguardo. V' hanno 50000 fucili il cui calibro varia fra 58,2 e 59,4 linee, e meglio che '.20000 del calibro di 59,5 a 60,4 linee. Di guisa ehe v'ha un numero più che sufficiente per armare di fucili trasformati tutta la scelta e /a riserva.
PRÉLAT·BURN AND
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« I saggi sono stati falli con diversi sistemi. I risultati ot-
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tenuti sono stati paragouati con quelli delle armi di altri Stati. Frattanto un sistema proposto dai signori Bunwnd, tenente colonnello, e Pré/at, armiere, non ba tardato a preoccupare di pre- · ferenza l'allenzione, siccome quello che sembrasse più acct111cio pei nostri fucili e facesse abilità di ottener(\ con una spe;;a relativarnen te modica, la gittata che si può richiedere e sperare da un'arme rigata di un calibro sì grande. Alcuni saggi, i tui risultati pur . tuttavia non furono ~empre favorevoli, avendo impegnato gl'inventori ad arrecare alcune modifica1.ioni al loro sistema, un ultimo saggio proli minare fu coronato dal succesi;o. Per la qual cosa sì ordinò la tnisformazione in armi rigate, secondo il sistema Préht-Burnand, d'un certo numero di fucili di calibri diversi. Di poi, in presenza dei signori Véillon, colonnello; Wurstemberg, colonnello; Wieland, comandante, e Wydler maggiore dello stato maggiore, fu fatto a Basilea, il 23, 24, 25 e 26 agosto dell'anno scorso, un saggio in grande, il cui risultato riescì si!Tattamente soddisfacente, cbe noi non esitiamo a-proporl'i oggi la trasforn1az.ione immediata dei nostri fucili, secondo ìl sistema in discorso >l. Seguono le osservazioni tecniche e i risultali ottenuti con gli e$perimc11ti fat.ti , per noi pubblicati nella dispensa 5', anno Ili, di questa Rivista, r.d a cui rimandiamo i lettori. u L'esnme, prosegue il messaggio, al quale ha proceduto la commissione, ha avuto per risultamento d'impegnare la commissione a presentare la seguente proposizione: « La commissione incaricala di mettere alla prova !'arme n Prélal-Burnand, si permclle di raccomandare caldamente aln l'alto dipartimento · militare fede rale 1·actozione di questo ., sistema e la trasformazione secondo questo dei fucili di fau» teria in buono stato ed oceorrenti all'armamento di tutta la » fanteria dell'esercito federale, eccelloate le sole compagnie alle quali è fle~linato il fu cile cli cacciatore federale. >)
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FUCILE
PRÈLAT·J3URN,\1'D
La commissione prega l'allo dipartimento militare d'inten-
dersi direttamente coi signori inventori >> . « Trovato il sistema cbe meglio si convenisse alla costn1zione interna del fucile, rimaneva tuttoi·a a del('rminare un secondo punto relativo alla forma esteriore dell'arnH', ovvero faceva mestieri determinare quale •mira si dovesse adallarr. nlla nuova arme. Un fucil e col quale si può colpire con esattezza nn bersaglio collocalo alla distanza di 200 a 1000 passi, deve necessariamente avere una buona mira, semplice e. solida per essere usata dalla fanteria e cbe non impeùisca l'ordinario maneggio dell'arme. « A tal fine fu convocata una commissione composta. del signor 1'fitller di Zug, colonnello federale, presidentt', e dei signori Pf/iirsternberger, colonnello (ederale; Vogel, tenente colonnello; Noblet, ispettore delle milizie, e Afiiller-, tenente colonnello d'artiglieria. Questa commissioni' esaminò diversi modelli, che le furono presentati dal dipartimento militare federale e dallo stesso colonnello Burnand. Essa si pronunziò i11 fa vore di un modello costrutto da! colonnello Wurslemberger, modello il quale riuniva al più alto grado le condizioni richieste e che, fabbricato in grande, non costava più cbe qnalunque altra mira. Non per tanto essa si riservò alcune modificazioni. ,e I risultati di questi saggi e di queste prove sono certamente tali, da giustificare compiutamente la nostra proposizione tendente all'adozione del sistema in discorso , permettendoci questa misu ra di trasformare in pochissimo tempo e con una spesa relativamente minima, i nostri fucili a canna liscia della gittata al massimo di 200 passi, in aru::i rigate il cui fuoco sia eflìcace e sicuro ad una distanza di 800 passi. Non per tanto noi persistiamo nell'opinione di già emessa, che la trasformazione dei nostri fn_cili secondo il sistema Prélat-Burnand non possa essere riguardata cbe come transitoria, e che convenga sin da questo momento decidere in principio di dover inlt·o»
FUCILE l'HÉLAl'·llUlCUi'-0
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durre u11'arrne nuova, ossia di diminuire il calibro dell'attuale fucile di fanteria, e preparare l'esecuzione di questa misura. Ma, essendo necessario di provvedert~ senza i!!dngio il nostro esercii.o di un'arrne migli ore, e di usc ire da una situazione cbe, in un conflitto serio, r~sporrebbe le nostre truppe a' maggiori pericol i, ed essendo sicuro cbe, mercè l'acJozione del sistema in discorso, si pos~a per il momento giungere ad un riirnltato soddisface nte nel minor tempo e con la minore spesa possibile, cd infine non riuscendo inutile la spesa cagionata da questa misura, neppure nel caso in cui si classe alle nostre truppe un'arme del tutto nuova, a cagione che i fucili trasformati potrebbero servir sempre prr la landwer, la proposta di trasformare i fucili allualmenle in uso nel -nostro esercito si trova giustificala e perfettamente moli\'ala come misura di transizione >). Qui il messaggio entra in alcune particolarità relativamente alle pratiche fatte presso gl'invoniori, mcrcè le quali il cost,, della trasformazione ven iva fosato a 5 00,000 fr. per 66,000 fucili, ri:.ultanti dal sAguenle quadro: \ Scelta s t 9 l , ,386 Genio · · · · · · · ) Riserva 567 { ; Scelta 31 s t Artiglieria di parco 528 21 O( I Riserva \ Scel ta !So,031 l 73 465 Fanteria . . . . . . Ì Riserva 23,434 ~ ' Totale degli uon1ini armati di fucili 75,379 Da dedurre pe' cacciatori di fanter ia armati del nuovo fucilo apposito . . 9,03 4 Rimane da trasformare fucili 66,3-i,5 Il messaggio così concbiude: « Giunti per tal forma alla fine del nostro rapporto, non possiamo astenerci dal farvi osservare ancora unn volta qua nto sia da des-iderarsi che questa questione riceva una pronta soluzione.
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PRÉLAT·BURNAKD
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FUCILE l'RÈLA'l'·DURNAND
(,'esercito dimand;1 con premura un'anue migliore che il fucil e
fanterie, quella di linea e la leggir.ra, sar:inno armate dello stesso fucile, con qualche lieve dilferenza per quest'ultima nella lunghezza della canna , affine di renderlo più maneggevole senza la baionetta nei combattimenti io ordine sparso, compensando con que~la la lunghezzn totale di Psso; nei ' combattirnr.nti in linea contro la cavalleriii. Allora la fanteria leggiera sarà nuovamente non più che una truppa scelta, meglio e:;ercitata che l'altra a manovrare nell'ordine sparso ed al tiro al bersaglio alle maggiori distanze, e delle due fanteriP, l'una i:arà deputata a combattere abitualmeute in linea, e per eccezione in ordine sparso, e l'altra viceversa; la qual cosa, comecht\ si pratichi anche oggidì, pur tuttavia è indubitato che non se ne ritrae tulio il fruito che se ne potr'ebbe con armi più acconcie ad un genere di combatlimento, in cui l'individuo può sviluppare tutta la sua abilità e la sua intelligenza, e nei quali esso può non raramente collocarsi in guisa da stare sufficientemente coperlP, e puntare con la calma che richiede \'arme di precisione. Ed allora le cariche avranno la leggerenza che si richiede per portanw indosso un numero convenieutc, e non si sarà costrelli ad accrescere considerevolmente il numero dei carri di trasporlo, siccome avviene con gli attnali grossi calibri delle armi rigate. Sino a quel momento, vuolsi andare molto cauti nel trasformare tulle le nuove armi, e pintlo1-to che la Svizzera, vuolsi imitare la prudenza della Francia, la quale, se accresceva il numero deducili trasformati nelle file tlel suo esercito, si asteneva dal prendere una misura generale in proposito. Nè vuolsi obbliare ' cbe la Svizzera è in condizioni speciali di suolo e di ordinamento, e t;\ie, essendo fra i suoi abitatori assai comune il tiro della carabina, era necessario sostenerne il morale col fornirli di un'arme che rispondesse alla loro espertezza nel tiro al bersa.olio e di cui la natura del suolo permette ritrarne tutta o ' l'utilità. Altrimenti operandri, si co1Te rischio di fornire la no-
a canoa liscia, uon più in uso nella fanteria ('llrop,~a, e salnterà
con gioia una decisione la quale accordi a tuUi i fantaccini il fucile rig<,110, l'arme d'oggidì.· Se quPsta innovazione richiede una spesa considerevole, è iw11 per tanto perfettamente giustificata. Lr. autorità supreme del nostro paese>, le quali vedono gli sforzi che si fanno da Stati meno grandi e meno riechi della Svizzera per mettersi ali' allezza delle esigenze militari del tempo, possono ben sopportare la rrsponsabili tà delle spese che l'introduzione d'un'arme migliore impone alla Confederazione ed ai cantoni>). Di maniera che la Svizzera, nell'adottare il sistema Pré!atBurnand per le armi trasformale, riconosce ebe la vera soluzione delle armi cl.i precisioue stia nella diminuzione de' cal ibri, e_ si appn~sla a mutare tutto il suo materiale, in pari trmpo cbe s1 mette al CMO di far fronte agli eventi che inlauto potessero sorgere, e nei quali dovesse per avvcnlura trovarsi impegnata, la sicurezza della confederazione. Difillli, non altrimenti che conservnndo al proietto allungato lo si esso peso , o per lo meno facendo in guisa che questo fosse poco maggiore della 1,atla sferica, si può speq1re di proporzionare alle. armi di precisione una carica la quale dia al primo una n'lo(1ilà iniziale pari a quella dei pi•oi<~lli ordinal'i, ed ottenere una traieltol'ia spianata quanto quella di questi ultimi, nei limiti di distanza a cui si decidono i combattimenti, e nei quali il soldato non può elle spianar !'arme e tirare dritlo innanzi di sè. Alle grandi ti istanze, invece, il prnietto allungato perdendo per effetto della resistenza dell'a1·ia assai meno della sua velocità che non lo sfericoI conserverebbe su questo il vantaggio; il quale, insieme alla precisione del tiro, gli assicurerebbe quella decisa superiorità sul fucile ordinario, da non renderne più controversa l'adozione per la fanteria di linea. Allora si ritornerh all'antica semplicità, ·mercè la quale le due
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FUCILE PRELA.T-BURNAND
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stra fanteria di linea di on'arme peggiore dell'attuale per gli usi ordinari, e, superiore soltanto per le grandi distanze; ovvero per quelle appu1llo, per cui ricbiedonsi tiralori ben altrimenli esercitati che non possa esserlo la totalità dei fantaccini, reclutati la massima parte fra contadini non usi al maneggio delle armi da fuoco. Le grandi cure che richiedon~i per avere un certo numero di abili tiratori, così nel nostro, come negli altri eserciti europei, ne sono una prova sufficiente, I
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DELLE SURROGAZIONI 111LITARI
CARLO . MEZZAC!PO, E DELLA
DOTAZIONE DELL'ESERCITO
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In tutti i paesi nei quali si è preso per base del reclutamento dell'esercito la coscrizione, nell'imporre a tutli i cittadini l'obbligo del servizio militare, si è parimenti ammesso che colui ìl quale sia chiamato dalla sorte a far parte della leva annuale, possa farsi volonturiamente surrogare da un altro, In lai guisa si è creduto conciliare l'interesse pubblico e la giustizia, con l'interesse privato. Ma qualunque v0lta il diritto di farsi surrogare non sia sottoposto alle convenienti disr,ipline, ingenera gravi inconvenienti sollo l'aspetto dell'ordine pubblico e dell'interesse stesso di coloro che si fanno surrogare. I qnali inconvenienti si sono difatti verificati per molli anni, ed insino a che, avvertiti dai governi, questi non abbiano falle alcune leggi per regolare il modo della surrogazione.
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DELLE SURROGAZIONI MILITARI
Da che le fila drgli eserciti della maggior parte d' Ellropa non vengono più riempiute per mezzo d'impegni volontari i contralti dietro un premio stabilito, e che, col concorrervi indistintamente tulli i cittadini mcrcè l'estrazione a sorte, essi sono divenuti naziooàli, non si poteva più escludere i sottuffiziali dall'ascendere ai gradi di ufficiali, senza manifesta ingiustizia, e senza distruggere lo spirito milit,ire del paese. Altrimenti ,edrebbesi lo sconcio, che quell'istesso individuo, -il quale, non indossando la divisa del soldato, avesse i requisiti necessarii, potrebbe concorrere al grado di ufficiale, perderebbe questo diritto dal momeuto che fosse dalla sorte chiamato a servire da soldato. Di maniera che, il servire la patria in tale qualità e il dare per essa la vita, farebbe discendere al disotto della condizione degli altri cittadini, e verrebbe assai mal compensato l'uomo il quale, chiamato a servire la patria, rinuncia alla libertà, agli agi. agli affetti domestici, per andare incontro agli steuti, alle fatiche, e non di rado alla morle. La qual cosa non pure sarebbe contraria ad ogni principio cli giustizia, ma riescirebbe altresì dannosa, siccome quella che distruggerebbe nel paese lo spirito militare, dal quale esso attinge la forza, per resistere eroicamente alla prepotenza slraniera, ed assicurare la indipendenza e l'onore uazionale, base di ogni pro1>perità e grandezza. D'altra parte, l'interesse pubblico impone che nessuno occupi un grado che non sia nel caso di disimpegnare con capacità ed onore; e, uell'ufficiale, si richiede un'accuràta educazion~ intellettuale, morale e civile. E però, per conciliare il diritto dei sottuffiziali ad ascendere al grado di ufficiale, con l'interesse del pubblico servizio, il quale richiede negli ufficiali scelta educazione e capacità, bi- ' sogna che la legge del reclutamento non agevoli troppo \'esonerarsi dal servizio alle classi intelligenti ed educate della popolazione; affinchè le fila dell'esercito non vengano riempiule
DELLE SlrRROGAZIONI MIJ,ITARI
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esclusivamente dalle infime classi della società, nelle quali difettano pressochè del tulLo i requisiti per diventare uffidali. Esteso l'obbligo del servizio militare a tutti i cittadini, bisognerebbe fare in maniera cbe esso pesassè, pel' quanto fosse possibile, egualmente su tutti, restringendo il tempo del servizio allo stretto necessario. E perchè si avesse un esercito numeroso ìn caso di guerra, scuza aggravare oltre misura le finanze in tempo di pace, questo stesso discreto numero di anni di servizio militare \'UOI essere ripartito, parte in· servizio attivo e parte in riserva; la qual cosa, coi sistemi adollati, fa sl che ogni anno un quinto per lo meno dei soldati sia composto di reclute, e i:he solo altrellanti sienu nel quinto anno di sel'vizio. In caso di guerra poi, convien richiamare· un gran numero di soldati congedati da uno o più anni, ed aggiungervi altresì un cel'to numerro di reclute. Per dare consistenza all'ordinamento delle truppe con questo continuo mutar di uomini, convien studiare un modo come allet· li.tre -un oert6 numero di vecchi soldati a rimanere al servizio attivo per molti anni. La solidità che acquistano in tal guisa i quadri, aggiunge forza all'insieme, allorcllè si accresce straordiuariamente il .numero drgli uomini delle compagnie, nel passare dall'ordinamento di pace a quello di guerra. << Bisogna incorag. ,, giare, dice Napoleone nelle sue memorie, con lutti i mezzi i » soldati a rimanere sotto le bandiere; la qual cosa si otterrà » facilmente, mo~trando una grande stima pe' vecchi soldati: i> bisognerà accrescere altresì la paga in ragione degli anni di i> servizio; perocchè è una grande ingiustizia a non pagare n ,meglio un veterano che una recluta ». E noi ~ggiungeremo, cbe quando un soldato, logorato dagli auoi e dalle durate faticlle, non sia più atto alservizio,conviene assicurargli i mezzi come sostenere la vita senza stento: cbè niente è più ingiusto e disonorevole per un paese, nè piùdimiuuisce la considel'azionc di cui vuol essere circondato il mestiere
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DELU SURROGAZIONI !IIILITARI
DELLE SURROGAZIONI MILITARI
~E'll~ nrh1i, da c:1i s0110 garantiti i maggiori beni della patria, I indipendenza, I onore e la gloria, senza di che non v'ba vera prosperità e grandezza , quanto il veder languire nella miseria i vecchi militari. Per non aggravare l'erario, è utile, e sotto un certo aspetto è anche ginsto, che coloro i quali rogliono esonerarsi dal serrizio militare sieno indirettamente cltiamali a contribuire c;1i mezzi occorrenti, Diciam,i imliretlame11te, peroccbè nel mestiere ù<'lle armi il principale movente è l'onore, volendo l'interesse essere a questo subordinato. I soldati miglio1·i, quelli cbe principalmente convien desiderare che restino sollo le armi, sdegnauo di ricerere qualsiasi vantaggio pecuniari o da un particolare, come prezzo della propria vendila. Difatti , t:Ltiunque abbia per poco servito in qualche esernilo, sa quella specie <.li sfavore con che sono veduti coloro i quali abbiano riceruto uoa somma qualunque per surrogare altri nel servizio. Ordinariamente questi individui non sono fra i migliori soldati, nè i più sensibili all'onore; chè i migliori sdegnano di mostrarsi interessati, e credono di offendere la loro dignità di uomini re11dentlo, per cosi ùirr, la propria Pl'rsona. Ora questi uclli sentimenti che più o meno si riscontrauo in lutti gli esr'rcili e uobilitaou il mt'slil'rc delle ar,ni, , ogliono essere promossi con ogni mezzo, evitando qualunque cosa possa leudere il sostituire l'interesse all'onore. Pt'rcuè un vantuggio sia accetto e desideralo dui migliori, conviene che sia accordato come un diritto a tutti quelli che sil'uo in alcune posizioni ; e però nessuno deve ricerere vantaggi pecuuiarii a titolo di surrogante, mu solo come pn mio del lungo servizio. Anzi, se fossr possibile, l'orre11JL110 clic si facesse un passo innanzi all'uhima legge francese; cioè, cbr quei vantaggi fossero accordati ai soll'u!Iiciali e soltlali come un diritto inerente al servizio reso, e nella stessa misura per tutti coloro che restassero al servizio dopo aH'r compiuto l'antecedente impegno. 1
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La legge dunque sulla leva, nel permettere la surrogazione voi on laria, bisogna che provveda : 1 ° A che nelle fila dell'esercito non diMtioo alquanti uomini di accurata educazione , affine di avere sottufficiali capaci di divenire buoni ufficiali. 2° Che, con le somme pagate da quelli che chiedono l'esenzione dal servizio, se ne formi un fondo per mettere il governo al caso cli rimunerare convenientemente i vecchi soldati. Questo doppio scopo si raggiunge, con fissare una somma da pagarsi da qualunque cittadino volesse esimersi dal servizio militare, e col versarla in una cassa governativa, per formare il fondo della dotazione dell'esercito. La somma da fissarsi non può essere invariabile per tutti i paesi, e nelle diverse circostanze in coi ciascuno possa trovarsi in un dato tempo. Essa vuol essere abbastanza forte, rapporto alla fortuna media dei cittadini, per modo che non tutta la gente educata e colta possa agevolmenle esentarsi; ma non tanto elevata da rendere impossibile alla quasi totalità dei cittadini di pagarla. Inoltre bisogna che il prezzo dell'esonerazione sia tale, che le somme che s'incasser11nno non siano inferiori a quelle occorrenti per pagare quel tanto ai vecchi soldati che rimanessero r1I servizio dopo a·ver compiuto l'impegno, non che l'aumento di paga cui harrno diritto, ed un'aggiunta alle pensioni accordate dal governo ai soldati e solluffiziali in ritiro. Nel fissare sì il prezzo dell'esonerazione, che ciò che convenga dare ai vecchi soldati, vuolsi por mente a che il numero di coloro che chiPdono l'esenzione non sia inferiore a quello dei soldati cbe volessero riman ere al servizio. Se il numero dei primi sia maggiore dei secondi, dopo aver ritenuto al senizio tutti i vecchi soldati che lo volessero, il governo può provvedere a compiere il numero dei surroganti per mezzo dell'arruolamento di individui non appartenenti all'esercito. Ma è sempre mf'glio se di questi ultimi nou ne occo1Tessero. AKNo III. Voi. lii -
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DELLE :lt;RROGAZ!ONI )!!'LITARI
Il problema non è di facile soluzione, nò questa può essere determinata con sicurezza precedentementt' ; ma si può, tenendo ben conto d'ogni cosa, avvicinarvisi molto._ I risultali ottenuti 1n Francia, dove l'ultima legge sulle surrogazioni militari è informata a questi priucipiì, e riportati in un articolo dello Spectafew· mililairr, firmato II. HENNET , ed intitolato: Opé-
rations de la dolation de l'armée, depuis sa créalion jusqu'à la fin de 1857, ne offrono una pruova. Ciò, in quanto all'utilità del servizio. Ma una legge sulla surrogazione, che toglie ai privati di provvedervi da se stessi, e ne affida lo core al governo, è ulile anohe dal lato dell'interesse degli stessi privati. La qual cosa risulta obiMamcnlc di111'artìcolo accennato, il quale fa conoscere allresl i dati generali relativi a quella legge ed i risultati ollenuti; e però crediamo ulile trascriverlo per intero.
La dotazione dell'esercito è slata istituita con legge del 26 aprile 1855, nell'intento di por fine agli scandali dei surrogamenti militari, e per supplire al tempo stesso al silenzio della legge del 2 I marzo '1832 sul rnclutamento, so quanto riguarda la costituzione dell'esercito e ùella riserva. u Co11servauùo il principio del servizio persona:e, qucst'ultima legge accorda, come eccezione e sotto il controllo dello Stato, la facoltà di farsi rimpiazzare. Ora questa facoltà aveva ingenerato abusi cbe sollevavano una giusta riprovazione; la corruzione organizzala dagli agenti del surrogamento, i disordini ai quali trascinavano i surroganti prima di essere incorporati; sviluppavano in essi dei germi d'immoralità, dei quali il tempo e la disciplina trionfavano con molta pena. D'altra parte, lo spirito di frode presiede,,a troppo spesso alle operazioni di questi agenti, cd i padri di famiglia erano esposli, soprattutto nei tempi difficili, a vederli cadere nel fallimento, «
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DELLE SURROGAZIONI MILITARI
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ed a trovarsi così privi del loro concorso al momento stesso
» in cui gli era più necessario. Uu sistema che aveva per l'eser-
cito e per la società delle conseguenze cotanto deplorabili, imponeva ai governo il dovere di regolarlo, di moralizzarlo e >) di covrire di egual protezione gl'interessi dell'esercito, quello » delle famiglie e quello dei surroganti stessi. « Tnle fu 11110 dei principali oggelli de.Ila legge del 26 aprile 1855. Es~a incarica lo Stato solamente della cura di prov,i vedere d'ora innanzi, in tulli i casi, alla realizzazione dell'ef,) fcUi vo dell'esercito, sia per mezzo del rìngaggio cou premio, ,, sia, sussidiariamente, con il ri1ezz.o clcgl'impegni volontarii >J dopo la liberazione, e del rimpiazzo in via amministrativa. ,e Ma importa egualmente , che la legislazione permetta di » mantenere sotto !e bandiere on nucleo di vecchi soldati che ,1 possano servire alle reclute di modello e di punto d'appoggio, » e senza dei quali non potrà esservi nè "ero esercito nè spi» rito militare. Questo elemento di forza, tanto essenziale in ,, tllmpo dì guerra, non è cii minore importanza in tempo di pace: I) esso permette di soddisfare ai bisogni d'economia che s1 maii nifestano allora, ritenendo un effettì\'o meno numeroso, comn pensando la quantità con la qualità. Esso è pnre un mezzo n tli essere sempre in mi:-nrn di passare rnpìdamcnte dal piede ,i di pace a quello di guerra, perocchè le riserve, se pure fosn sero composte di giovani soldati che non banno mai servito, )) entrerebbero, nel giorno del loro arrho al corpo, in quadri n suscettivi di slargamento senza indebolire la solidità dcll'in» sìeme. li sostituire il ringaggio al rimpiazzo offre questo n doppio vantaggio, di dare all'esercito surroganti cli meno e )l vecchi soldati in maggior numero. « In tal guisa la nuova istituzione dà per conseguenza di ,i liberare le famiglie dagli abusi della surrogazione, e di esen>) tarle dal fornire alle volte un secondo surrogante dopo aver >) già pagato il primo; poichè non appeua l'es_ oncraziooe è pro>J
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DELLE SURROGAZIONI MILITARI
nuniiata, la liberazione è definitiva. Coloro che si sono impegnati nllovamente, sono assicurati, dal canto loro, di van>) taggi non m.eno grandi : la loro onornlezza militare o-arantita ' o >> da qualunque attacco, si accl'esce con la durata del servizio: >> essi non corrono il rischio, come precedentemente per i surn roganti, di vedersi rapire con odiose mene la maggior parte >i del prezzo convenuto; -ollre al premio di 1 000 franchi, che n si è elevato sino a 2300 franchi, essi banno un'alta paga )> giornaliera che Cllmnlano con l'alta paga dei periodi d'an» zianità de clievrons; infine ricevono, dopo venticinque anni dì » servizio (invece di trenta, richiesti precedentemellte/ì l una >> pensione di ritiro, alla quale la dotazione aggiunge ull sup>> plemento di 165 franchi; _ di maniera che un soldato può ri>J tirarsi . a casa all'età di quarantacinque anni con un piccolo >> capitale ed una pensione annuale almeno di 365 franchi per n il soldato, e ,i,,f 5 per un sergente: insomma l'esistenza del sol.:. Jl dato è migliore ed il suo avvenire pitt cerio che se passasse n la sua vita nei lavori dell'agricoltura e dell'industria. « La dotazione dell'esercito è messa sotto la garanzia dello i> Stato e retta Onanziariamenle dall 'amministrazione ùellacassa n dei dnposHi e consegne. Essa forma uno stabilimento parti>> colare, che non riceve il prezzo che a condizione di applin ~arlo alla sostituzione militare; la destinazio1Je delle somme >J pagate dalle famiglie resta caratterizzala, ed il sacrifizio che >> ne risulta, differisce essenzialmente dall'imposizione: lungi >> dall'essere destinato a sovvenire ai pubblici aggravii, è esclun sivamente adoperalo a beneficio di quelli stessi che li fanno. t< Una commissione superiormente nominata dall'imperatore >) e composta quasi tutta di senatori, deputati e consiglieri i> di Stato, sotto la pl'esidcnza del maresciallo Magna11, sorveglia ,) e controlla le operazioni della dotazione. La sua alta posin zione è di tal natura da assicurare tutti gl'interessi. « Questa commissione ha già pubblicati due resi-conti, che, >>
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DELLE SURJ.'\OG AZ!ON I WLl'l'ARI
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n ai termini della sua istituzione, deve presentare ogni anno, )) sulla situazione generale della dotazione'. Da questi rimarn chevoli documenti togliamo la maggior parte delle notizie n che seguono. << La legge del 26 aprile 1 355, messa in csecuiione dal >> momento della promulgazione, per quello che riguarda i nuovi n impegni e gl'ingaggi dopo la liberazione, era, circa all'esone>> razione del servilio con il mezzo di una prestazione pe~ n cuniaria, esecutiva solamente a partire dal 1 ° gennaio 1856. >> Questa dilazione nell'e.secozione era sembrata necessaria eia )) un lato, perchè gli antichi militari conoscessero i vantaggi » cbe gli venivano offerti, e, dall'altro, percbè la popolazione i) civile e le . imprese di rimpiazzo fossero preparate a farne >> l'applicazione. << La nuova legge , indipendentemente dagli ostacoli che gli >i suscitavano gl'intPressi che aveva contrariati, si era trovata » subito a fronte di una situazione eccezionale; lo stato di )> guerra che reclamava di ritenere sollo le bandiere i min litari 1iberabili della classe del ,J 84.7 e la chiamata della >> classe del 1854. in totalità. Tuttavia, in virtù delle misuro n prese dall'amminis1razione, il numero dei soldati che rinn novarono l'impegno nel ,1855, nelle condizioni di questa >l legge, si elevò a 22,800, e quello dell'ingaggio dopo la lin bera1,ione a 1477. Questi 24277, di nuovi impegni ed >> ingaggi corrispondono a 208,i.9 esonerazioni di sette anni, >1 cifra che doveva accrescere i nuovi impegni dei primi mesi >> del 1 856. li governo aveva in tal guisa, dalla fine del 1855, >) la certezza di poter far fronte alle domande di esunerazione » che sarebbero faUe dai giovani della classe del 1855 da n chiamare nel 1856, e che si valutavano a 22000, calcolali » sulla media dei nuovi impégni effettuati per le tre ultime >l classi. Questa prima applicazione della legge, la più difficile, ).l perocchè si trattava del reclutamento stesso dell'esercito, è
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DELLE SURROGAZJO~I MILITARI
n dunque compiutamente riuscita. L'esperienza della parte della >) legge relativa all'esonerazione del servizio, quella che inte» ressa più specialmente le famiglie, non è stata meno soddin sfacente. « Il prezzo del rimpiazzo era stato fissato in maniera da n ravvicinarsi al prezzo reale di esso. La somma che le comii pagnie facevano pagare alla famiglia, nel 1855, avendo variato » da 3000 ai 4000 franchi ed anche 4500 franchi, sulla quale » ritenevano quasi il 33 per cento, ed i rimpiazzanti non ri>> cevevauo, in medio, che 2300 franchi. Questa base parve » conveniente per determinare un prezzo equo, ed, in conse» guenza, il premio fu fissato a 2300 franchi per i nuovi im» pegni di sette anni, ed a 230 franchi per ciascun anno per )> quelli di durnta minore. li premio che la dotazione offriva » a coloro che Mntraevano nuovi impegni, ern uno det più )> siJuri elementi per valutare a quanto conveniva fissare la prestazione pecuniaria dadirnandare alle famiglia. Nel pen» siero del governo , il prezzo dell'esonerazione deve essere n sempre inferiore a quello che costava comunemente il farsi )> rimpiazzare nel.le medesime circostanze. Ma una differenza )) in più di 500 franchi è stata riconosciuta, in principio, )> indispens;..bile, tra la prestazione individuale e.d il prezzo n pagato a cbi contrae un nuovo impegno, aflinchè la dota n zione possa fornire a questi l'alta paga, che, oltre al premio, n deve esserle pagata clllranle tutto il tempo del servizio, e di >) provve~lere per i pagamenti del supplemento di pensione che ,> la legge accorcia ai militari ammessi al ritiro. Divei·samenle » lo Stato dovrebbe venire iu aiuto della dotazione. Ora, esso » non deve pagare per le famiglie che banno i mezzi di fare )) esentare i loro flgli, che in tal caso sarebbe sulle pubbliche >) entrate che graverebbe la spesa, e per conseguenza le fa>i miglie meno agiate vi contribuirebbero per una gran parte. » La prestazione individuale da pagarsi dai giovani della classe )>
DELLE SURROGAZIONI MILITARI
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n del 1855 fu, per queste ragioni, fissala a ~800 franchi, n prezzo 'mollo inferiore a quello che gli agenti del rimpiazzo >> avrebbern certamente esatto. « Le osonerazioni prominziale nel ·! 856 dal consiglio di )) revisione a favore dei giovani compresi nel contingente de, n 1 40 mila uomini•assegnati alla classe dnl ·1 855, si sono >> elevali a 2'.2427. La sanzione che l'esercito aveva data alla )> legge con il gran numero dei nuovi impegni contratti nei ,> corpi, la popolazione l'ha <lata egualmente con il gran nu>> ~1ero di esonerazioni da essa dimandate. t< Il successo della legge fu pure tale -nell'esercito, che a~ » 1° o-iurrno 1856 esisteva un eccesso di 8172 nuovi impegnt o o d' cl >> di sette anni. In questo stato di cose era pruclénte I mo e1 _·ar~ )> ·il premio assegnalo sino a quel momento. D'altra pa_rte_quesl1 )) nuovi impegni dovevano contare per le esoneraz10111 , nel >) 1855, dei giovan·, della classe del 1856, e senza alcun dub>J bio, a eagione della pace conclusa, il prezzo della prestazione >i individuale sarebbe stato per questa classe, inferiore a quello » della classe del I 8M. Il premio fu perciò ridotto da 2300 ,> a 1500 franchi per i nuovi imp-egni e per gl'ingaggi di selle >, anni dnpo la liberazione, ed il prezzo per ogni an.no, di quelli i) di minor durata, da 230 a 1 50 franchi. . (< La cifra dei nuovi impegni ricevuti nel ·1 856 è stata di )> •16830 , e quella degl'ingaggi dopo la liberazione di 3336_, n che rappresentano in tutto 177-1 2 esonerazioni di selle anni. n Ql!esti nuovi impegni aggiunti a qudli contratti nel 1855, >> c0 rrispondono a 38561 csonerazioni. li numero delle esone)> razioni pronunziale nel 1 856 dai consigli di revisione essendo )) state siccome abbiamo veduto qui sopra, di 22427, e quelle >• amm,esse dai consigli d'amministrazione di 3268 militari, che )> rappresentano :210·1 esonerazionr di sette anni, che fanno in >) tutto 24528, ne risulta che i nuovi impegni presentavano un ,i eccesso di •I 4033, snlle esonerazioni. Sebbene la situazione del 1
1
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DELLE SURROGAZION I MILlTARI
» 1856 sia stata numericamente meno soddisfacente che quella l> dell'anno procedente, perocchè presentava una differenza di » 5970 nuovi impegni, essa lo è stato di più sollo l'aspetto della )) durala der nuovi impegni , e soprattutto per la qualità di » quelli che li hanno contratti.
Riguardo alla situazione finanziera della dotazione al 3·1 » decembre ,J 856, il suo attivo era di 39, 598,819 fr. e 28 c., » gl'in lr oi li essendosi ele\'ati a 70,425,102 franchi e 83 c. , e » le spese non essendo siate che di 30,8~6,283 fr. e 55 c. (< Sin <la principio dunque, la dotazione messasi come intcr» me<.liaria tra gl'intere"si della popolazione, e le esigenze della » sicurezza del paese, ha dunque lrionfolo di lulli gli ostacoli >> e si è elevata all'altezza della sua missione veramente na» zionale.
è messa in esecuzione la legge sino al 31
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decembre ·I 85'7:
1
·
NUOVL IMPEGNI
<<
(( Nel ·18-57 il numero <lei nuovi impegn i è stato di 8604, )) e qaello degl'ingaggi dopo la liberazione di ·131 4; in tutto » 99·18. Questa cifra corrisponde a 8 170 csouerazioni di sette » ar!ni. Se si aggiungono ad essi 16457 nuovi impegni che » rappresentano t 4033 csonerazion i, che eccedevano uel 1 ° » gennaio 18i:S7 le esone razioni pronunziate nel 1856 , si ba " un totale di 26375 nuovi impegni de.~tinati a compensare » 22203 csonernzioni. Quesln cifra oltrepassa di 64-46 quella n delle domande di esoncrazionc prrscntata dai giovani della » cl,1;;se del 1856, chiamati nel 1857, le quali si sono elevale » a ·1 7757.
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DE LLE SURROGAZIONI MILITARI
» dalla data che si
PHOPORZLONE per r.enlo
nel
,( 855'
·1856
1857
,~1
23
30
863
13
10
40
5,1 26
40
67
60
1855
1856
1857
Solluflicill li .
10 ,756
3,909
2.6·\ 5
Ca por. o hrig.
2,900
,703
Soldati
9,1 H ,1 ·1,'2,18
- - - -- - - - - -
- -
,j
- - - - - --- - -
Totale .. 22.800 ,16,830
8,604
,100
,, 00
100
Ecco ora lo stat<> comparalivo della durata dei nuovi » impegni : <(
1
NUOVI IMPEGNI
PROPORZlONE
nrl
per cento
1855
1856
1857
~855
-1856
----------
~
857
« La diminuzionr cbc si osserva nel numero dei nuovi im-
PPr 3 anni.
1•• 879
3,284.
2.274.
2-1
'20
26
pn:3ni nel 1857, si deve a più cause: la prima e principale >> è lo slato i.li pace, che produce sempre un simile risultalo, >) indi l'aver dati circa 170 mila congedi rinnovabili, infine » all'abbassamento del premio per i nuovi impegni , che si è ii mantenuto lo stesso fissato per i sei ultimi mesi del 1856. <( li quadro seguente fa vedere la proporzione dei nuovi irn» pegni tra i sotto-ufficiali, i caporali o brigadieri ed i soldati,
Per 4. anni .
43ì
33,1
402
2
2
5
Per 5 anni.
i ,471
1 357
928
7
8
1'I
Per 6 anni .
224
145
8·1
1
1
1
15,787 H .!173
4.9 19
69
69
57
»
Per 7 anni.
- -- - - - - - - -
Total e . . 22,SJO ·1 6,830
8,604
·I 00
,100
100
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DEI.LE SURROGAZIONI Mll.!TARI
« I nuovi impegni tendono, come si vede, a equi librarsi in
ragione del numero, natura e durala, con l'clfelli\'O oroanico dell'esercito. L'inconyenicntc che si el'a temuto, dopo ii°risul>l lato dell'~nno 1855, del nuovo impegno di un nn n1ero troppo » grande d1 sollo-ufficiali , come causa di rallenlal'c troppo il 11 1~ovim~nto dell'avanzamento, non sembra doversi produrre. 1 ' L esercito conta 35500 sotto-ufficiali, dei quali 3909 si 1 > sono tornati ad impegnare nel 1856 e 26 I 5 nel 1857 n mentre nel 1854 quando nessun premio si dava, se ne eran~ n t~r~ali ad impegnare 39i- I. 11 paragone di queste cifre, rav>> v1c111c1Lo a quello degl'impicghi esistenti, dimostra che l'in>> quietudine concepita non ha fondamento. « La riduzione del premio per i nuovi impegni in seguilo » della ~onclusione d:lla pace, deve prodorne uno conispon» dente 111 quello cieli esonerazione. Per conseguenza, il prezzo » della prestazione individuale da pagarsi dai giovani della 11 classe del 1856 è stato fissato a 2000 franchi. Questa cifra » proporzionata al contingento della classe, è rimasta anch(: 1 > i~fer'.ore, senza alcun dubbio, a quella che gli agenti del >> rimpiazzo avrebbero imposto alle famiglie. « Si sa che l'esonerazione dei militari che sono sotto le » bandiere non è un diritto, ma una semplice facoltà il cui >> esercizio è subordinata alle circostanze e sottomessa all'estimazione dei capi. Una simile restrinzione è conforme alla 1 > g_iusti~ia. In fatti se, io un dafo momento , un gran numero » dt solèati potessero manifestare contemporaneamente la loro » volontà di ritirarsi, ne risulterebbe, particolarmente in » tempo di guerra, il disordiuc il più grave. La distinzione » stabilita tra gli uomini chiamati al momento della forma» zion? del contingente, e quello che è già sotto le bandiere, » è _d ~lira parte ragionevole, in vista, che, per questi » u~timi,_ lo St_al@ ha ,Pagato delle spese Ùi viaggio, di vestiario, n d1 equipaggio e d istallazione , che non debbono rimanere » »
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DELLE SURROGAZIONI MILITARI
a suo carico. L'interesse del serv izi o, della disciplina e del » tesoro, esigono dunquP che l'esonerazione dei militari sia » ottenuta cou minore facilità, ùbe quella dei gio.,uni com>1 presi ne! contingente, cd è perciò che si è determinato 11 il ministro a fissare a 350 franchi per anno o frazione di n anno che si restano a compiere, il prezzo dell'esonf'razione >> dei primi , che nel 1856 era stato di 300 franchi. (< Le esonerazioni pronunziate nel ·181>7 dai consigli di re» visione a fa,·ore de' giovani compresi nel contingente li 1 00 1> mii? uomini ass<'gnati alla classe del 1 856, sono state, sic» come abbiamo veduto più su, di 15757. Un quadro, an ~ » nesso al secondo reso-conto della commissione superiore >> della dotazione, indica per dipartimenti la proporzione su n 100 esonerali, paragonali alla cifra del contingente: un n altro quadro prese11ta la classificazione dei dipartimenti, in» dicando il rapporto numerico Ira la cifra del loro contingente n e quella delle csoncrazio11i pronunziate. Questi quadri conn stalano che fil propol'Ziòne sn 100 fra il numero cl0lle esone» razioni ammesse in ciascun dipartimento e quello del con11 tingente dipartimentale è al massimo di 35 p: c:, al minimo 11 <li 0,46 per cento, ed in medio, come nel 1856, di circa n 16 per cento. u Le esonerazioni ammesse dai consigli di ammini'.Jtrazione >i dei corpi si sono elevate, per l'anno -1857, a 5524, che » corrispondono a 3887 csonerazioni di sette anni. Aggiun>1 gcnrlo a quest'ultimo numero, quello delle esonerazioni pr.on nunziate dai consigli di revisione sulle classi del 1856, cioè >i 15757, si ha un totale di 196U esonerazioni. Ora i nuovi 1> impegni e gl'ingaggi contratti durante lo stesso anno, accre>) sciuti da quelli che non ernno stati compensati dalle esonen razioni pronunziati nel 1856, rapprl:lscntano 22203 esonen razioni, per cu i i nuovi impegni alla fine del 1857 eccede» vano di 2559 le esonerazioni. >1
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DELLE SURROGAZlO:,II }IILITAH(
Questo eccesso di 2559, ed i nuovi impegni ed ingilggi n contratti uel 1858 dovevano compensare le esonerazioui da » ammettere durante quest'anno, e nel caso la cifra dei primi n fosse inferiore a quella delle esonerazioni , sarà il caso, per n rimettere l'equilibrio, di ricorrere ai rimpiazzi amministrativi, r, secondo le sagge previsioni della legge del 26 aprile 1856. « Sotto il rapporto finanzi ero, la dolazione era, al 3,1 » decembre 1857, in fiorente situazione. t< Il totale generale degli introi li fatti oeJ corso di questo '' anno, si eleva alla somma di U,062,024, franc]li, e 20 ceun lesimi: su questa somma 8,800 franchi, solamente, sono » stati versati, prima dell'appello della loro classe, dai gion vani o in loro nome, e 39,976 franchi e 20 centesimi, per)> venivano dai versamenti fatti dai militari al momento del )> loro nuovo impegno e de\ congedo cbe gli è accordato in » questa occasione, affine di ricevere nelle loro famiglie la » porzione del premio pagabile immediatamente. La poca imn portanza del primo di questi v-ersamenti fa presumere, che » questo modo non è suscettibile di svilupparsi, a cagione )) delle facilità che offrono le compagnie di assicurazione per i> l'esonerazione. Riguardo agli altri versamenti, la disposizione )) regolamentaria che li autorizza deve avere per risultato, n siccome ha avuto per iscopo , di sotlran e somme imoortanti » dall'essere dannosamente dissipate, e di farne profittare le » famiglie dei militare. Se non si veggono a questo effetto fi,, gurare che 39,956 franchi e 20 centesimi, versati ùa 158 )> deponenti , ciò è avvenuto perchè fin da principio, la misura )> non è stata egualmente beue applicata nei di versi corpi » dell'esercito, ma nuove istruzioni ministeriali sono state date ,, per farne meglio apprezzare i vantaggi. <<
DELLE SURROGAZIONI MlLITARt
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Le spese del i 81) '7 si elevano a . . . fr. 6,665,003. 29 Gl'introiti erano di . . . . . . . . . '' U-,062,024. ~-O Eccesso degli introiti. . . . . . . . . n 37,397,021. 11
« Bisogna aggiungervi il saldo a favore della
dotazione al 31 dicembre 1856, che era di . . . . . . . . . . . . . . . » 39,598,819. 28 a 1\ che porta questo saldo al 31 dicembre <<
<<
del ,1 857 a . . . . . . . . . .· . . . n 76,995,840, 39 Ma alla stessa epoca, restava a saldare il co,;1plemento dei prernii dei nuovi impegni e degl'ingaggi durante il corso o alla fine del servizio, questo complemento pagabile dal ,1 808 al 1868 è ,, 48,773,204. 24 Resta l'attivo reale di . . . . . . . . » 28,222,6·3 6. 1 5
Questo attivo è pìù che sufficiente per mettere la ùota)> zione al caso di far fronte agli altri carichi: alta paga, sup)> plemento di pensione e spese di amministrazione. (< Ognuno ha potuto convincersi, da ciò che precede, deln \'influenza morale e militare che questa utile istituzione ha » esercitata, con tanto legittimo successo, sul\' esercito e ,, sulla popolazione. Essa ha risposto compiutamente alle m!re · il del governo, mettendo termine a quel vergognoso traffico )> a cui l'opinione pubblica aveva dato il nome di tratta n dei bianchi; essa Ila fallo sparire la riprovazione, sovente ìnn giusta, che si annetteva nell'esercito alla posizi?ne ùi rimn piazzante: essa protegge le famiglie abbassando 11 prezzo del » rirnpìazzo·, accordando loro -grande agevolezza eh_ esoner~» zione e facendo abilità rii diminuire, in tempo d1 pace, 11 » numero di uomini chiamati in attività; essa fa dello stato i> militare una professione; essa ritiene sollo le bandiere un n gran numero di antichi soldati, nella forza dell'età, istruiti, u
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DELLE SURROGAZIONI MILITAR!
disciplin'ati, agguerriti; essa costituisce' co' vantaggi che >> offre, un_ vero esercito, un vero spirito militare: essa agevola n I~ soluzione della quistione da tanto tempo . agitata della ,> riserva, e del passaggio dal piede di pace a quello di guerra >l mantenendo quadri nei quali si conservano non solo ecce!~ n lenti istruttori, ma pure i migliori modelli di cli3ciplina· in>) fine, ed è questo il lato veramente umano di tale istituzione >: essa . p~rme_tte di adoperare' al rompern di nna guerra: >. u_omrn'. fatti a tutte le esigenze della vita militare , invece di » g1ovan1 che soccombono alle prime fatiche del mestiere. In >> una parola, ess~ assicura oramai alle famiglie un alleggeri>> mento d~l canco necessario del reclutamento; ai militari, i> una carnera ed un avvenire; ali' esercito stesso una co>> stituzione più vigorosa. <.\ L'esercito e la popolazione apprezzeranno ogni giorno cli >> pm, s~nza alcun dubbio, i beneficii della dotazione, i cni inn terèss1 sono assicurati nel modo più lòdevole dalla vigilanza n e tl_a~lo ze_lo della commissione superiore alla quale sono affi)) dal! 1 suoi dest.ini >). n
La_ legge del 26 aprile •I 855 è un grau passo nella via del
perfezwnamento delle istituzioni militari , e• 1··1mecl··1,1 •,i mo 11·1 111· couvenienti. ~fa, per togliere ognor più l'odioso che ~ccompagna q_ualunque azione che mostri di avere per base l'interesse materiai~, e nobilitare innanzi a se stesso ed agli altri il soldato cbe resti al ~ervizio oltre il primo impegno obbligatorio, senza privarlo dei vantaggi che possano spingerlo a rimanere al servizio, vorremmo che non si ammettessero nuovi impegni a premio; r~erocchè, se pure non fossero che pochi quelli che volessero n~ane'.·e al servizio senza ricevere premio, basterebbe perchè gli altn fossero considerati come meno delicati e pià avidi. l.:Jvcce, dall'epoca della promulgazione de.Ila legge, ogni soldato
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che avesse terminato il primo impegno, dovrebbe aver diritto, ollre all'alta paga rispondente ai periodi di anzianità. chevrons, ad un'alta paga da togliersi da\la cassa della dotazione dell'esercito, ed un tanto pe1; ogni anno di servizio al di là del primo impegno, sino al lt-5° anno di età; somma che resterebbe nella cassa, insino a che il soldato cessasse dal servizio o si ritirasse, se non che il soldato ne riceverebbe anouulilìenle l' inlerei;se ; più dalla cnssa di dotazione dovrebbe ricevere un supplemento di pensione cli ritiro, dopo ~5 anni di servizio. La cosa, in quanto agli effetti, torna allo stesso. Ma, siccome chiunque. rimane al servizio riceve quel tanto come diritto acquistato pe' servizii resi, senza nessuna eccezione, il veccpio soldato non può essere tacciato d'avidità ; alla stessa maniera che non può dirsi interessato un militare, il quale 1·iceva 1m'alta paga pc' clìevrons, o per altra ragione di servizio. Tn tal caso, ove il nu:nero dei vecchi soldati che annualmente resta·ssero al servizio, non bastasse a compiere le h).cune lasciate dai giovani della leva annuale che avessero pagato alla dotazione il prezzo dell'esonerazione, si ricorrebbe 11gl'ingaggi; ma i vecchi soldati sarebbero esenli da qualunque taccia. In caso di guerra, essendo le domande di esenzione certamente molto più nurneros~, si correrebbe il rischio di noo po~ tcr provvedere convenientemente a completare l'esercito, e però si dr·;rebbe necessariamente elevare il prezzo de\l'eson.eraziooe. .E poicbè col sistema accennato, i vantaggi procurali ai vecchi soldati per il lungo servizio sono e.ostanti, vi sarebbe un ~ccesso d'introiti, che vorremmo ripartiti proporzionalme1)te fra wtti i soldati iscritti alla dotazione, in ragione degli anni di servizio prestati al di là del primo impegn·o , _e di quelli eh.e restas<,ero a percorrere dell'ultimo impegno. l sollufficiali e soldati, per essere ammessi a continuare il servizio, dovendo essere di buona condotta, e tutti i vantaggi procurati agli antichi soldali essendo a titolo dei lunghi e bµoni
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servizii renduli al paesn, è giusto che in alcuni casi di grave manc:.tmento, come rivolta, ammutinamento grave, insubordinazione con minacce o vie di fatto, rifiuto di adoperars: a reprimere nelle truppe gli ammutinamenti o la rivolta, essi perdano le somme loro assegnale sulla cassa della dotazione. Ciò pa1·ticolarrnente in tempo di Juerra, aggiungendovi in tal caso la viltà e la diserzione. Una legge simigliante, oltre ai vantaggi enumerati sinora, avrebbe quello rilevantissimo, che i vecchi soldati, semprecbè la guerra si prolunghi, se da un lato vedono accresciute le fatiche ed i pericoli, dall'altra ricevono proporzionati vantaggi, per mezzo dei dividendi annuali. Questi soldati sarebbero in qualche maoiera intei•essati a sostenere il proprio paese , e se è indubitato che la forza e devozione dell'esercito deve principalmente basarsi sull'onore, pure se a questo movente morale principale se ne aggiunga come accessorio un altro materiale la consistenza sarà maggiore. ' Inoltre, le migliori truppe si trovano talvolta in guerra, per effetti di avvenimenti disgraziati, in un uno stato di eccitamento, ·il quale toglie al)a disciplina ogni forza. Ebbene, in tali casi lo avere un numero di vecchi soldati vincolati dai loro stessi interessi ad ubbidire ciecamente ai loro capi e secondarli effica· cemento nella repressione dei disordini, è un mezzo potente in mano di chi comanda, per superare le resistenze, impedire i disord ini e la diserzione, rimettere la disciplina, e con questo salvare l'esercito e lo Stato da un grave disastro. Non essendo nostra intenzione di formula re una compiuta legge su ll'oggetto, ci limitiamo a proporre alla meditazione dei . militari queste poc\1e idee generali , che, mena tir in atto, crediamo che potrebbero produrre grandi vantaggi. LUJGJ MEZZACAPO.
SULLA MANIERA 01 ATTACCARE LE MUTE ALLE MACCHINE DI ARTIGLIERIA.
La questione di altaccare le mute alle vetture è stata lungamente dibattuta rra gli art,iglieri, siccome quella che tendeva ad utilizzare nel miglior· modo possibile la forza degli animali, sottrane questi al pericolo di ferite che li rendessero inetti al lavoro nel maggior uopo, e conciliare questi vantaggi con la semplicità e la solidità del sistema. I due sistemi che contendevansi il primato, erano il francl'se e l'inglese. Col primo, lo sforzo viene ad essere appl icato al petlo dei cavalli , le tirelle s9no attaccate ad un bilancino, o piccola traversa, che, pe' cavalli di timone va unito alla bilancia dell'avantreno, e per quelli di ,•olata agli estremi di una bilancia cli timone, sospesa alla tesla di questo. Col secondo sistema, invece, lo sforzo si esercita dai cavalli per mezzo di . collari, e però va ripartilo tra il petto, le spalle ed il collo, e le tirelle sono attaccate le une sulle altre, e quelle dei cavalli di timone direttamente alla bilancia dell'avantreno. Anno III. Vol. UI. -
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ATTACCO DELLE MUTE
Di maniera che, col sistema francese, lo sforzo degli animali si esercita parte sulla bilancia deÌl'a,·antreno , parie sulla lesta del limone; con l'inglese, tulio direllamente sulla bi lancia dell'avantreno, e pel' essa sull'asse , alla quale essa è paralclla. Il primo lascia maggior indipendenza agli animali, ma è più complicato che il secondo; il quale, d'altra parie , utilizza meglio la forza. E però, dopo lunga esperienza, in Francia finiva per essere adottato il sislema inglese; sopratutto dopo l'adozione del macchinario· del 1I 827, in cui al timone equilibrato , secondo il si stema di Gribeauv.:il e èlell'anno XI, vrniva sostituito il Limono cadente, di cui si afGdava la Lesta al petto tlei cavai li , e però vcnìrn col suo peso a gra,·itare su di questi. La stessa questione oggi si agita in Isvizzera , e si trova trattala con lucidezza in una lettera indirizzala al Redai-, !ore della Révue mUitairc Suisse, che qui lrascrivforno, a cagione dell'importanza dell'al'gomento, comechè non dividessimo tulle le opinioni dell'auto11e; del timone cadente, tale qual è ammesso oggidl uel nostro sistema, sono sì generalmente sentili, che sarnbbo eia desidcral'e cbc si rinYcuisse un rimedio efficace, e forse la Révue potrebbe far fare un passo innanzi a questo riguardo, col dare i particolari delle modificazioni arrecate a questo sistema in altri paesi, e precipuamente su'l metodo us:,to in Piemonte; percioccbè l'articolo citalo dice, che in questo paese sia stato trovalo un mezzo semplice quanto ingegnoso per dare al limone on solido appoggio, in pari_tempo ohe si conserva al sistema inglese tull;.1 !"indipendenza de' suoi due traini e lolla la flessibilità desiderabile. Io ogni caso, simiglianti particolari sarebbero lelt.i con piacere da tulli coloro che si occupano de' progressi, non pure della nostra artiglieria, ma in generale di tulle le nostre co1,c militari , senza recare nocu« Gl'inconvenienti
.ALLE ARTJGLIERIE
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men lo all'iuvenzione Correvou, perciocchè metterebbe meglio in rilie,•o la sua superiorità, se vera, o potrebbe per avventura fornire i dati per modificarla se facesse mestieri ( 1 ). (< Ma oO'<>i il mio scopo è precipuamente quello di rispondere ob d a quanto dite relativamente alla bilancia.. lo n~n ere o, con l'autore dell'articolo citato, cbe la soppressione d, questo pezzo del nostro materiale sia urgente, ed anzi mi pare che sarebbe più dannoso che utile sopprimerlo. Ec~one _la ragion~: , H J principali inconvenienti della b,laDcia, sono: 11 pe:so , la facilità di perderla e di rompersi, e le difficoltà, del reslo, comuni ai bilancini ancora, elle può offrire per rialzare un cavallo cadulv , 0 per isbarazzare le tirelle d'un cavallo ucciso. . (( Jl primo di quesl'inconvenienti è il maggio~c; pur tut_ta\'1a vuolsi aggiungere, ch'esso è stato diminuito di mollo d1et~·o l'adozione in parecchie batterie d'una nuova volata senza bilancini, del peso di 1 O a<l 11 libbre all'incirca, e che. al _ma_ssimo la bilancia pesa- direttamente sul collo dei cavalli di timone sol quando i cavalli che li precedono nou _tirino; ma, qualunque volta la velLura sia regolarmente in mov1men10, la tirella e la sbarra di allacco (barre d'attelage), la volata e le tirelle <lei cavalli di mezzo, formano una linea obb\iqua, la quale, a partire dul gancio della tirella di aU~cco, si eleva in.sensibilmente sino alla .spalla del cavallo <l1 mezzo e ~assa alquanto al di sopra del fondo della staffa della sbarra eh attacco , per modo che la bilancia si trova sostenuta pc'.· elfell~ della trazione. In quanto alle scosse cb'essa cagiona a, cavalli di timone 1 non sono nè più violenti nè più pericolose che quando le tirelk sieno attaccate le une sulle altre , pcrcio,cch_è con la volata esse operano pr<'ci puamenlo sul collo, e con 1alti o sistema sulle spalle de' cavalli, eh· è ancor peggio. · · · ea:i.tnl (I) Vedi la ùispcnsa D•, anno Il, ùella nost1•ù 1,··1 ,.1u1s a, 111 cui s1 . riguardo un paralcllo fra i tre sistemi francese, p1c111ontcse e napol1lano.
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ALLl> ARTIGLIERIE
ATTACCO DBLLE MUTE
« li secondo inconveniente della volata si. trova pure ridotto a ben poca cosa, dietro l'aclÒzione d"un nuovo genere di tirelle di cui vi ragionerò di qui a pGco. 1, In quanto risguarda il terzo, può essere reale, ma non basta da se solo a far rigettare la volata. (( È vero , che questi varii difetìi han fallo sopprimere la bilancia in altri paesi, per esempio in Francia, comechè in essa riconoscessero alcuni vantaggi; ma, se uomini e cavalli perfettamente esercitati han quivi fatto abilità d'introdurre questa semplificazione, non può dirsi lo stesso presso di noi, dove si può essere chiamato ad entrare in campo da un giorno all'altro, con uomini i quali abbiano pii1 o meno perduto l'uso di guidare, e con cavalli del tutto nuovi. « Il sistema delle tirelle attaccate le une sulle altre, per produne buoni frutti, richiede una grande precisione nelle manovre, p,crciocchè in ciascun? fila i cavalli sono siffattamente dipendenti gli uni dagli altri, che tutti i 1oro movimenti con vien che sie no molto ben coordinali perchè non si soffrano scosse , nè accidenti. « Per adoperare questo sistema di attacco, converrebbe sopprimere alt1esì i bilancini ecl attaccare direltamente alla bilancia dell'avantreno , siccome in Francia; altrimenti è i~clubitato che in un momento di sforzo una fila di ti•e o quattro cavalli li 'romperebbe molto agevolmente. Ma, oltre i mutamen li che per questo occorrerebbero alle vetture di artiglieria, perdere.mm o il vantaggio considrrevole dei bilancini, prrciocchè nell'attacco fisso, la bcnchè menoma differenza nella lunghezza del"le tirelle può in brevi istanti ferire nn cavallo; mentre cbe i bilancini con la loro mobilità, correggono questo difello (l'incrocicchia~ mento delle tirelle interne nelle bilance senza bilancini si fo per la :5lessa ragione) che si risentirebbe assai di frequente, sia per l'inerzia degli uomini, sia per il callivo stato del materiale degli arnesi.
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Non vuolsi obliare, che nel sistema di attacco di una tirella sull'altra quelle dei cavalli di timone si logorano molto presto, a cagione dello sforzo cbc den110 sostenere, e che però vuolsi una gran vigilanza per cambiarle a tempo opportuno; inconve-· niente tanto pitt grave , quanto che in campagna, nel uostro paese, i cavalli di artiglieria possono essere chiamati assai di frequente a fare sforzi considc~revoli , che logorerebbero ben presto le tirelle di dietro. ( < E però converrebbe insegnare, ai nostri soldati clel treno , la maniera di surrogare una tirt'lla di dietro, allorcbè cominci a logorarsi, con una di avanti, la maniera di cambiare una tirella corta con una longa e viceversa, non che alcuni particolari sulle' differenli lnnghezze di tirelle ecc.: paragrafo inutile ad aggiungere alle conoscenze di già soverchiamente estese, cbe dovrebbe possedere il nostro treno di artiglieria. c< La bilancia, invece, ovvia a tutti questi inconvenienli. Mercè sua si giunge a dare alle dilierenti coppie di cavalli tutta \'indipendenza di movimenti possibile, sopratutto pe' cavnlli di timone; cosa imporlant.issima per la buona congolla della vettura; ne' cambiamenti di direzione e mezzi-giri, la sua mobilità agevola molto il movimento, a cagione che i cavalli di a\'anti possono descrivere un certo arco di cerchio, prima che qurlli di timone ne risentano l'effetto; ciò che non ha luogo nel sistema di allaccarr. una tirella sull'altra, in cui qualunque movimento de' cavalli di avanti risponde immr.diatamrnte a quelli di dietro. <t Questa pil'ghcvolezza è preziosa a conservarsi, sopratutto in {svizzera, a Ci)gionc che con gli elementi poco favorevoli che noi possediamo, si giunge non pertanto, in un tempo molto breve, ad impal'arc passabilmente a condurre le vetture, ciò che non ·avverrebbe cambiando sistema. Sarebbe finanche da desiderare, nel caso si giungesse a tenere in equilibrio il timone , che si ritornasse all'uso della bilancia con bilancini , la qnale è piì1 completa e raggiunge lo scopo meglio che quella senza bilancini ». (<
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ATTACCO DELLE )!UTE
A questa discnssio11e per dimostl'are la preferenza che, in Isvizzera, dovrebbesi dare all'antico sistema francese a bilancia e bilancini, sul nuovo ingle~e, ovvero a quello dello tirelle legate l'una sull'altra. segue una proposta dell'autore , per potC'rC' ron un sol genere di tirelle attaccare nell'una o nell'altra maniera , secondo le occorrenze, e di cui crediamo utile far qui cenno. <( Trattasi, òice l'autore, di tirelle per cavalli di dietro, mu nite di un pezzo aggiunto stabilmente, non già alla parte posteriore delle tirelle, sibbene alla unione della catena della testa della tirella con la corda di questa, e per attaccare si unisce per mezzo di un T il pezw aggiunto alla tirella df'I cavallo chr. prP,cede; ciò che fa lo stesso ufficio di una tirella lunga al cavallo di avanti, trovandosi la sua tirella aumentata di tutta la lunghezza del pezzo aggiunto. Questa tirella credo che sia perfettamente buona, ma per trarne il miglior partito pos~ibile, converrebbe adottarla per latte quelle dell'artiglieria. (( Dall'adozione di qncsto mutamento, risulterebbero i seguenti vantaggi : « 1 ° Non si avrebbe più che un sol genere di tirelle per tutta !'artigl ieria federale, ciò che apporterebbe una grande semplificazione, ed i11 simiglianti cose il più semplice e il migliore. (< 2° Se, come dicevo, una bilancia si perda o si rompa, e sia impossibile surrogarla, si possono istantaneamente attaccare le tirelle le une sulle altre, ed ottenerne gli stessi effelli che se fossero espressamente fatt.c per questo. (( 3° La facilità di aggiungere ai cavalli di avanti le tirelle che si fossero alquanto logorale. « if. Nel caso facesse mestieri raddoppiare le mute, i cavalli di rinforzo potrebbero es~er presi indistintamente nella batteria , senza perder tempo ad aggiustare le tirelle, acl aggiungere pezzi mobili, ecc. « 5° Una delle cose dillìcili nell'ordinamento di una batteria, 0
ALLE AR'l'IGLIER!E
'>,lì ~
si è quella della composizione delle mule, per cui v_ogli~nsi conoscenze speciali ' ccl in og11i caso gran prnlica; d1 ~msa. che pochissimi nffiziali sono al caso di farlo bene, lnllo _d un 11_allo. Ebbene con un sol genere di tirelle, lo si può fare imnwd1ata. , b stando le JJiÙ piccole fermate in istrada, per npmenle, a . . slrarC' portare lulli que' mutamenti che \'espel'1enza possa mo ' ~ .. e oiunoere dopo qualche giorno a comporre co1wcneces:.arn, o o . o· , nientemente le sue mute; cosa per cui vuols1 t~o1to mago101 tempo allorcbè faccia uopo cambiare ad ogni momento_ I~ . d'i g1un • le mobili' le quali s1 tirelle ' od a\'ere un assortimento perdono continuamente. ., <( 60 L'operazione dell'attaccare si farebbe pili pr~ntamenle ' e rneo-\io non rssendovi più ganci di allacco alle llrelle, co. che si oou•istano e si dimenticano reggeo c1·'1 sicurezza • . talvolta, . co1po d'occhio potrebbonsi scorgere le rnesaltez'/Y. cd aI pnmo ., (( Il pezzo aggiunto, provvedtilo di un T alla su~ e~tr~m1ta, ·1llorchè non si adopera, come pel' esempio cu'cavalh d1 Limone •e di. avanl,. si. caccia ·. neli'a nello della reclina' dove non fa scom. parire il c~llare nè imbarazza gli arnesi, ed ancor meno il cavallo o il conduttore. . . < In quanto alla spesa occoneute per aggiustare le lll'~11 C' del\: nuova ordinanza secondo il modtlllo citato, ~arebbe pu:_r.olissima, a cagione che possono sen:ir~ tu~te le tirelle attuali' lungbe e corte, e quella spesa non s1 nfcrirebbe che al pezzo aggiunto, e però non potrebbe esser forte ii.
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SUL L'USO D&' GUAS1' AT0Rl ---- ::±.22ZZ
SULL'USO
DE' GUASTATORI OFALEGNANU NELLA FANTERIA
I guastatori, o falegnami tra noi, sono una istituzione antichissima ed utilissima, ma che col teo1po ba cou le altre degenerato. Lo avere in ogni battaglione un picco! numero d'individui muniti d' istrumenti opportuni, cbe precedano e sgombrino la strada dagli ostacoli che si frappongono, è di non poca importanza. Ma, converrebbe che fossèro ricondotti alla origine della loro istituzione, e non più servissero a sola pompa di parate, alla testa de' reggimenti, col da van ti coperto di bianco grembiale ed ornati di lucidissimi istrumenti, a tutt'altro acconci cbe àll'ufficio cui dovrebbero essere destinati. cc Per questo, dice un vecchio uflìzialc dell'esercito federale nella liévue militaire Suisse, è uopo dar loro un ordi-
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namento ed una istruzione conveniente. Invece di dare un guastatore a ciascuna compagnia (come in Francia e nella maggior parte degli eserciti d'Europa), tenerli i~o\ati e sfornirli di qua-. lunque valore, con vien riunire tutti quelli di un battaglione, dar loro un capo ed unirli al piccolo stato maggiore de\ baltaglione. In tal guisa ogni battaglione (cli 6 compagnie) avrebbe 7 guastatori, compreso un caporale. L'istruzione di che essi hanno uopo , non è estesa quanto quella degli zappatori del "enio ma è relativa al servizio che loro si chiede; come t> ' clistruziune e ristabilimento di strade e ponti , costruzione di barricale e di abbattute d'alberi, messa in istato cli difesa di villaggi e fabbriche isolale , di posti avanzati ecc., in somma la parte più semplice e ordinaria della fortificazione passeggiera. A\\'antiguardo i guastatori possono rendere 'segnalali servigi, distruggendo gli ostacoli che si frappongono alla marcia delle truppe; al retroguardo, creando ostacoli al nemico che insegue una truppa iB ritirala; a\la Lesta delle colonne, aprendo passaggi ne' recinti , nelle siepi, ne' muri; al campo, negli accan· tonamenli, facendo provvigioni dì legna, elevando ricoveri, baracche, recando acqua o scavando pozzi, ecc. Questi servizii sono certamente importanti, ma rìesciranno tanto più efficaci, quanto maggiore sia il numero dei guastatori; e però conviene che tolti quelli di una brigata possano riuni1si: per tu\ forma, in una brigata di t battaglioni, il comandante potra disporre di 28 guastatori, distaccamento abbastanza considerevole , al quale sarà dato per capo un uflìziale di truppa, staccato per queBto servizio >i • In Piemonte i\ primo passo è fatto, essendo i guastatori o falegnami, nel nnrnero di 8 ed un capo, uniti allo stato maggiore ciel reggimento; e però non rimarrebbe a fare che il secondo, cioè quello di dar loro un'istruzione conveniente. Forse, potrebbe anche convenire di accrescerne i\ numero, per darne
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p~r ~o meno quattro ed un caporale per ciascuno dei ballagl~o111' semprccbè questi fossero staccati. In tal ,, . , bngata, di 2 r·e oj . . . . t,OISa una 0 • ~o menti , 8 battaglron1 , avrrhbe 37 fole-• 0 ?o~m•, c~mpresr 4-_ ca_porali ecl un capo, numero sufficiente er rnlt apiendere lavo!'! dr qnalcùe entità . d" d p za t .- d I . .. ' rn 1pen en temente dagli ppa o11 e genio urnt1 a ciascuna cl·IYISJone. .. ( '
~USCE LLANEA
BIBLIOGRAFIA MILITARE D'ITALIA I
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BIBLIOTECA DI S. A. R. IL DUCA DI GENOVA Anche nella stessa specialità degli scrittori militari havvi una certa differenza di composizione di biblioteche. Perocchè alcune possono unicamente intendere alla scienza ed all'arte, come sono ai dì nostri , altre raccogliere le opere dell'antichità, <li cui ha bisogno lo scrittore sapiente ed erudito, lo storico e l'archeologo militare, e di quelle infine che additano il cammino delle scienze e delle arti militari, ove il bibliografo possa con sicurezza trovare la ricca e non interrotta serie degli scrittori. A cotesta ultima maniera appartiene la biblioteca ducale, la quale, in ispecialità per le opere italiane, o manca poco, o può dirsi convenientemente compiuta e preziosa. Oltrechè vi sono sopra a seicento opere a penna, delle quali quattrocento e più o scritte in italiano, o dettate in francese da autori anche nati in Italia, raccogliendovisi i più importanti codici e dello due biblioteche di Firenze, la Magliabechiana e la Riccardiana, e delle
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grafo, poichè alla fine leggcsi: escrtt de ma ma:in , nel tempo
~ enissimo _cons~rYato è il codice dl'I 1380, alla cui prima pagma legges1: lei commence le lim·e cle l'art de cheva-lerie fait de hault homme et nobte jacl-is FLAVE VEGEsc11. cl1,1, Rene:
Conte ot contient ce petit lmllte quatre livres. Le quel {ùl t1·a11 sl~te de latin en frnnçais l'a,i cle g·1·6.ce mil trois cens quat1·e vins. Sul frontispizio è nna miniatura del tempo, fatta da mano maestra, rappresentante un papa, il qu11le dà a manca e a destra du_c libri a due giovani gmirrieri, principi francesi. Ma in fine del codice si leggono, in versi mediocri alcune massime di g uerra ; ne diamo il principio : ' Tu qui de g11cn·cs vcuts savoir Dois pom· généraL r11ilc avofr
Quc ce qui p1•011fìt te vcut {aire Soit mtiscmsc cì ton adverscii1·c.
. F inalmente vi si leggono alcune ballate morali, fa..iles et comp-il_ée~ pa1· noble homme et p1·udent E osTACE MoREr. nag1ure bailli de Gentis. Fra i .codici l'ari abbiamo a notare quello intitolato: La ne{
des_ balailles_ avec le chemin de tospital, composé pa1· noble et puissan! seigneu1· R onERT DE B ARSART, seignewr d'anlresgues et de samt amcid es montagnes d'auve?·gne conseiller et chamb~ellaz du Roy no_t1·e SÌ?'e en: son conseil et senechal au pwys d agenes et de gascoigne. Ma il suo nome pare che sia Balzac. E appunto sul frontispizio vi è dipinta una nave, cioè una galea ad un albero, ove sono imbarcati moltissimi eroe.iati. li codice è su pergamena, posteriore però all'invenzione della polvere, poi~.hò l'autore dice alla prima pagina, parlando, pare, del capo dell impresa: ltem avise s'il a maniè?·e d'avoi?· vim·es de
ce qu'it lui en fauldroit, et scavofr s'il a t'artillerie qui lui est necessairn. Imperocchè tutta l'opera, la quale non si comp~ne_ che ~i .28 facce, contiene una maniera di aforismi di guerra, e
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altre due di Siena, la Pubblica e la Comunitat iva e di quelle di Parigi e di Vienna. '
1Spec1ahtà per la difesa delle fortezze. Di . Giovanni D~ Langaernon e il codice anche in pergamena, la cm quarta pagina porta cosi scritto: Cy commence le livre appellé la?·bre des batailtes con/.e,'/, quatrn pa?·ties. E pa re autolll
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in cui regnaYa in Francia Carlo E le quattro parti, siccome ~-edes1 nelle prime tre pagme, so~o. • Des tribulations de leglise jadis passées. - De la dest~uction · a·s , des q_L1atre plus gran ds royaumes_d e Ja 1 • - Des bata1lles en , général. - Des batailles en especial • . . . . . BAnT0Loi1rni.o DA URBINO dell'ordine degli Eremitani di S. Agostino (1509 e 1236): Traclatus de re bellica speciali pe1• ~omparatiorwm temporalis, dedir,ato a G iovaDni Geri de'Pepqh, ed avanti a Galasso conte di Montefeltro verso la metà del se-
colo xiv. ·h · Ed un brevissimo codice della biblioteca di Bologna si a in copia di Ulisse Aldrovandi : l~!elh_odus de re militari, che è come no rndice di opera sulle leg1on1 romane. . . . . . . Sono singolari anzichè rari gli Avve1·timenti militari ~1 Belisario Simoncelli; è un codice del secolo xvr, parte scritto ~ Bolduch nel 1599, e parte nel 1600 in Brus~ell_e. Il . qual~ S~moncelli militò nella guerra di Fiandra, per d1ec1 anm contmm, sotto il cardinale arciduca Alberto, e nello scrivere adopr~ una lingua che pare di un T oscano. Infatti di Toscana l'ebbe 11 Saluzzo nel 1833. . . Per studii di lingua hanno di certo gran pr~gi~ le lstruz~oni e le lette1·e sull'asserlio di Siena nel 1544, d1 Pier~ ~tro_zz1; la Vita di Vitello Vitelli, scritta cla Lodovico Dome01ch1; 11 P1' 6 • sidio di Serafioo Durali d'Arezzo,. cioè quanto deve fare un governatore d'una piazza, siccome dice l'autore ne~la dedica a Cosimo III; la ,llasccilcia toscanci di Vincenzo Ferri, comunque stato non fosse che maestro Ji stalla di Ferdinando Il granduca· i Commontarii di Neri di Gino Capponi delle cose s~ "• ite' in I talia dal 1419 al 1456; e il Sacco di Roma ~el ':ettor1: 0 La bibliografia degli scrittori napolitani qui si arr1cch1s~e ~1 1 1111 altro autore che nè il Toppi, nè il Nicodemo, nò 11 G1us~ uiani, nè J'Afrlitto nei secoli passati, e nemmeno Camdlo 1\ilLnieri recente hanno punto conosciuto. Di Gerolamo Morl1m napolitano è ,; Sto,·ia eletta guerra ,nilanese di Francesco I e Carlo V. . .. Appartiene alla bibliografia pi~montese, ed era a ?oc~1ss1m1 noto, Giacomo Antonio Gromo d1 Biella, marchese di Rivarolo,
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I quale all'assedio cl'lvrea nel 1542, e il d1 12 di genn aio !575_termina va in Padova il suo trattato: Ordinare irn ese,rcito il cu.1 autog'.·afo è fr_a i libri del maggior generale degl' inge'. gnert Verant, da cm tofa:e copia il Saluzzo. E forse Antonio sarà fratello a quell'Andma Gromo, d i cui in casa Rossi di Venezia si conserva un'opera manoscritta di architettura militare. Alla quale copia fu rono aggiunte due lettere del medesimo Gromo ad Emanuel Filiber•tc,,. ove si discorre di un segreto d1 guerra che vuol, presentargli un dotto Veneziano, Giacomo Aluise Cornero. Da' libri di Antonio Bertola venne il prezioso codice cartaceo del secolo xvi su materia di guerra , che il cavaliere Omodei ~alamente attribui a Leonardo da Vinci, mancante qua e là d1 qualche pagma. Ed alla fine appunto è leo-ata l'Jnt·rocl·uzfone all~ ~i~.c_ipvina milita1·e, dello stesso Bertola , pM' mezzo elci p1·incipii geometrici, l'anno 1669, opera affatto abbozzata. Venuto da Milano per via del Lancetti è il manoscritto del secolo xvu, intitolato: Della giiM'?'a, il quale, come denota il nnme del possessore nel 1643, Giovanni Andrea, Durante di At~i , e più_ la scala de' disegni in c~nn_e napolitane, fu opera pex certo d1 un Napohtano, m due hbn. Ed è preziosissuno il manoscritto di Alessandro Balducci: Della rn:ilitia, cl~di_cato a Neri Dragomanni da Bologna, 161 1. Dalla biblioteca eh Padova ebbesi il piccolo trattato del marchese_ B?ri : Sulla fo1·ti(ìcazione campale ovvero offensiva; nè sa~r_e1 d1 quale provenienza fosse l'altra copia : Dell'ar·chitettura militare, di frà Giovanni Palavicino, scritta nell'anno 1645. Sappiamo però che dal libraio Audio di Firenze venne al Saluzzo n~l 1827 il Trattato e piante cU fo1·tificazion·i, creduta o~era cli Giovanni Francesco F iarnmelli , autore del Principe
difeso. Pare originale la relazione dell'assedio di Mommeliano del 16_70. Da_lla bi? lioteca r eale di Parigi (7239) furono tratte copie dei codici latm1 del secolo xv di Paolo Santini : Trnctat·us de 1:e milit~ri et de machinis bellicis, il quale passò da Costant1~opoh 1~ Francia nel 1688, e probabilmente capitò nelle mani de1 Turchi _sul p_rinci pio delle loro conq uiste in Ungheria. R mentre abbiamo la copia dell' Tst·1·1.izione cle' bomba1·dier,•i
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di Ferdinando Pasquali, fa~~a sull'originale della medesima bil;ilioteca ( fondi antichi, n° 8H5·), Ciledioata dal figlio Girolamo Pasq1~ali. a momsignor Ne·r1i, vice-legato di Bologna, n'abbiamo il vero origilna.ìe del paire, dedicato a 'D. •Gaspare Altie~i, gener&le di Santa Chiesa , dalla Fortezza 'Urba1na 1° novembre 1'670. Copiale colà si ebbero ainc0 ;(fondi di S. Germano, 1-6!2) le opere di mwosigno,r Marcelli, , ,~scovo ·d i Segni pre~so Fros~nai:1e_: 1 Del .quinto trattato .dcll'a't'te cl'i combattere contro i !J.;urc-hi, dedicata a F.mrico lV, e quella di Giovanni Scala, i.trn~{!O'lat•ico (77'43'):
Della prnt-ica della geometria ·necesscvrìa pe1· l'aq•chitettura militarie, dett3Jta in Roma nel 1'563; ma affatto diversa da quella st~rrnpata nel Hi27 e 1644. Notiamo fra i manoscl'itti una Relazione del/ie •cose eh Vene.zia, fatta cott po' di bile da D. Alfonso della Queva, ambasciatore di Spagna, scritta in purgato italiano , sedendo al go,r.erno ·della repubblica il doge Antonio ·Friuli. . [mportantissime sono ·le Rela.z·ioni -venete, in numero d1 '11·~ dici, copiate dal Cotltice originale FoscA-R[Nl, èsistente neHa b1• hlioteca impeuiale di Vie1m-a, e contengono: 1° Narrazione dell'assedio e ?'esa di Famagosta, •del capitano Angel@ Gatto da Orvieto (di 98 fogli); _ . 2° Relazione di Frcmcesco ,Co?·ner, r itornato d1 provveditore della cavalleria de' 'tl0bili e fendali del regno di Candia (fogli 4); 3° R0lazione cU Francesco Cat·ner, ritornato dalla provincia d'Ist1•ia (fogli 51); 4° Relwzione di Roma di Giovanni Delfino, ritornato ambasc,iatore ,per la serenissima repubblica (fogli 58); 5° Dise01·so dello Stato clel grnncluca cl·i !foscana, 20 novembre 1603 (fogli 26); 6° Rela-zione di C. P. E?~izzo, ritornato dall'aro basciat-a d i Roma (fogli 16); 7° Relazione cli OostG1Jrttinopoli (fogli 24); '8° ,Relazio1M dell'isola cU C01°fù (fogli 24); go ln[o?'maz-ion,i clella o~ità cli BeZZ.u,no, fatte !'-anno 1561 (logli 4); 10. Relazione cli Aluise il'locewigo, ritornato di ambasciatore a Carlo V nel 1549 (fogli 3); 11.
Rela.zione d,i Antonio Navagier cleUa fo1·tezza della Canea
l'anno 1645 (fogli 33).
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Prove?i~nte <la_lla me?esima biblioteca imperiale di Vienna è la Veridica nobile pa~·ticolai·e histo1·ia della guM'·ra di Cipro, la_ quale, come leggesi sul frontispizio originale, è creduta di ~iccolò Longo. , Ed il_ cust0de dei codici, il signor Kopitar, seri, ev_a Bel 1834: Notavit hoc manu,s 1·ecentio1'. Ed anche un altro codice di quella biblioteca fu copiato, ove sono le descrizioni delle guerre fra Venezia e Solimano nel 1537, di autorP. incognito; tra Venezia e Solim nel 1570 di Federico Sanudq · tra Venezia e l'arciduca Ferdinando, per gli Uscocchi nel 1615, stampata col nome di Pomponio Emigliani, milanese. . Autografo è il manoscritto di Castruccio Bonamici: De b~llo ·italico, ma mancante del libro III, con tre lettere auco di suo pugno a l marchese Ambrogio d'Oria, una in data di S. Fra.ncesc~ di Castelletto li 15 settembre 1748, e le altre da S. Do~~mco, 16. e 19 mar~o. 1751, nella prima delle quali ringrazia 11oenato dei 150 zecclum, e dà la sua pa1·ola d'onM'e che il terzo
Noi, non persuadendoci vedere così rotto un codice scritto con una diligenza sorprendente, ci è riuscito scoprire che tutt9 il difetto fo opera del legatore. Ma quando le ultime quattro pagine, prima di cui leggesi fi,rie; si portino quindici pagine più avanti, il codice sarà bello e compiuto. Anzi vi è ora nella biblioteca di S. A. un altro codice del Montecuccoli, di che al tempo del Grassi non era possessore il Saluzzo, perocchè altrimenti ne avrebbe fatto menzione il dotto filologo. Ed è anche copiato in più gra.nde e nitida scrittura, con la
tomo ,della_storia sarà, più presto che si può, fcitto in Genova, e sam cled,ic(.lto a questo sere,nissimo Senato, e nell'ultimo acce~na a 140 zecchini cleUa protezione e bontà avuta pe1· qiwlle m-ie deboli fatiche.
_Il Grassi ~Ila fine delle opere di Raimondo rviontecuccolì, pubbhèate nel! anno 1821, fa una Desc1·i.ziorw de' manusc1·itti'. clai q1wli è stata desu1Jta qiiella edizione. E incomincia dallo scritto a penna posseduto dal conte Galeani Napione, il quale lo descrisse m un'a_rposita dissertazione fatta nel 1810, ed appartenente a ,cambiano di Ruffia, forse quel medesimo che fu gran rnastrn d artiglieria nell'anno 1690. Poi discorre del manoscritto appartenente ai Faussorie di Montaldo, e propriamente a Gaspare conte di Beinasr.o, maggiore delle fanterie, il quale morì a 31 ann i m uno scontro con le soldatesche francesi assediatrici intorno Chivasso l'anno 1705; e forse potè essere clono di una sua sorella maritata ne'marchesi Foschieri di Modena. . In t_erz_o luogo fa l'elogio di Cesare Saluzzo, il quale, ai molli Iavori di che fu cortese a questa edizione cla lu.i calclamente pro~nossa, aggiu,nse q·uello cl,i tin manuscritto delle opere mililan ~~l illo~ttecuccoli. Ma bisogna pur dire che il Grassi guardò un po m fu~,ia cotes'.o codice, perocchè lo dice non intiero, e soggiunge che 1] terzo hbro degli aforismi ·non è terminato.
cifra B. V. C. Nè cotesto manoscritto può essere quello che al Grassi medesimo mostrò il Saluzzo, appartenente al conte Carlo Vi<lua di Conzano, cultore delle lettere italiane; dappoichè non è composto, come dicesi nella bibliografi.a, di 194, fogli, nè scritto da diverse mani, dal quale furonor pur tutta volta tratte alcune varianti. E noi vogliamo sperare che i tre codici del Napione, del Montaldo e del Viduasieno pur anco ornamento delle private biblioteche di Torino. Alla bibliografia italiana sono anche a raccomandar,;i le opere a penna di Alessandro Colleoni, brigadiere piemontese nel secolo passato; di Embser, sul vocabolario d'artiglieria; di Antonio Maurizio Valperga, barone di San ì.Yiarzanotto, sulla fortificazione reale; di Cesare Pagano napolitano , sulla scherma; di Agostino Le,,is, intorno all'educazione militare pei paggi e accademisti cli Vittorio Arr;edeo III; di Angelo Cortenovis, autore di un'architettura militare, dettata in Milano nel 1758; di Domenico Cassetti, sul medesimo soggetto; del canonico Virando del Vercellese; di Bisante Conestevole, sulla mascalcia, e di alquanti altri sconosciuti. E è anco originale l'opera di un certo Renaut, dedicata. al re, in data di Venezia 23 di agosto 1691: • Abrégé des guerres de Gaule des commentaires de C6sar avec , quelques remarques sur celles • . . . Dalla biblioteca reale si trasse copia del codice (7112) d1 Giacomo Chantarean: « Le miroir des armes militaires ", dedicato a Francesco L E pare originale la • Relation des opérations de M. , le com te de Paradès du 1"' jan-vier 1778 jusqu'à la paix 1782• . Finalmente dai codici della biblioteca dell'università si trassero: • Les négociations de la délivrance de François I, 1525 •. ANNO
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M!Sç,ELLA::.EA
Coloro çhe intendono all0 studio dell'istoria del :Piemonte, e più specialment~ delle storie .militari, pot~~n~o consultare !e opei;e seguenti: Atfieri Ca,talari,o. ,Guerril contro i Genov13si, 1672. Cavalchino Giovanni Matteo. Cro,I).ll,che .c:li guf),tra d'?l Mon• ferrato, 16l(i. •CMtill.9n: Voyage danr, l\;ls Li!-ugues du haut Mo,ntferrat, 17§1• D'Antoni Papacino .Jfofsancl,ro. C,onnais,sai1ce pour fojr.~ .la gue,r:re en L,ombardie. D'Aquino Giovenale. Cronaca latina dal 1475 al 1515. pecker. Yoyage militaire gn piérpont. .J-?évj;è. ').'roubJes des v~llé,es yaFdoises. Donato Aliiise. Guerrll, de} i\l.lonferrato, 1613. JÌ~rtjnel. pan;pagi:i~s Ì79~95-99. 1tlqssirn·irw. Cep.µ,_o storico militare sullf:l for\if.icazioq.i di 413q.ove, ed •<;lrtigjierie che la c).ifendono, 184~. 1t~in1..ltqli. Campagna di C~r)p Jj;nianuele IU Pram11,11.),tica ~ai;i• ziom;. .Monod. Guerra d'lt(l.lia, 163p. ]Jic~lis di ~obilant. n,élation d'u);le toµrµ ~e dans. Je~ ~tats PR roi de l?~i;dajgne, 1788. Panzone. Descrizio~e del 1rngche;;ato di $aluzzo, 159-l So~dqti Jacop;. Relaziol}~ del nwc\o di ç1if~nqere V ~r,celli dai fi.um,i $e<1ja ~ Ser,va, 15$Q (autqgrafo). 1".'ache1·0. Cqngiura qontr9 Ili nobiltà çli Genoya, 1627. figcineg9 Ca,rlo, 1.f;manuele (pqtri7,,jo genovese e savone~e). 0.ss~rvazioni sop,ra il qommerçio degli ~tati di S. Iy~. C<\+lo Eyur nuele III. Della guerra e deUe cose cl'I~alia dal 1550. al ~955. Gli assedii di Cuneo, di VerceJH e di TortOI!l\ negli ani:ii 155'7, I (>38, l 7A5. . Assedii e batt11glie (Carigoa.no,_ 154.4; 'Cortona, 155,5 ; scala,\q. di Ginevr11,, 2 di.c,embie 1602.; Crnm,ona, 16:02; V~,rruµ, 1625; Torino, 1640, 1706; P,.lessandria, 1657; fyfom:i;n1;Jgliano, 1690 ; Brunetta, 1706; Ca.sale, 1706; Gua_;;talla, 1734; Cuneo, 1714 ; A.ssie,tta, 1747; SarzaneUo, i747; Nizza e Belveclme). Della guei_t'ç), co1;1tro gli $pagn\loli, 1,§14 e 16,15 (poema er9ico io la tipo). 1
M!SCELLA.NEA 259 La guerra del Monferrato dal 1616 al 1631. Affari d'italia dal '1639 fra madama la duchessa e i prmcipi di casa Savoia. Guerres de Piémont 1691, 1693, 1706. L'amministrazione delle trn ppe ·gallo-savoiarde nell' anno 1701 e seguenti. Campagnes en Italie, 1733. Una relazione delle campagne del 1742 con disegni. Guerre dal 1742 al 1747. Rélation abregée de la guerre d' Italie, 1742 à 1748. Campagne dell'armata austriaca in Italia, 1743 -1746 . Mémoire sur la còte de Génes avec la campagne de 17'46. Capitulation pour les régimens étrangers au service du ro1 de Sardaigne, 1769. Re"'istre des ordres et tettres dans la campagne 1795. o . l Notìces sur la ville de Turin avec des rense1gnements sur es dernières guerres d'Europe, 1796. Mémoires de la guerre 1792-1800. Carteggio e atti rlivP.rsi rP.lativi alla storia del P iemonte. Relazioni varie sulla . Sardegna. E dai manoscritti passando alle opere stampate, dobbiamo no• ta.re che nitido e ben conservato esemplare si possiede dell'opera di Gioseffo ebre5"figlio di Macacia; De bello Iudaico, stampata a Verona nel 1480 per magistrum Petrum ftfaufer gallicum, regnando il pontefice Sisto IV, e doge di Venezia Giovanni Mocenigo. · Rarità bibliografica è un'espitola lat.ina indirizzata dal vescovo Roderi()'o di Sanzio al cardinale Bessarione sulla espugnazione dell' isila di Negroponte, essendo egli castellano anche di castel Sant' Angelo sotto il papa Paolo II, il quale fu eletto il dì 31 cli maggio 1464 e morì il 26 luglio 1471. E lo stesso Bru~et nel suo Jfanuel du librafre, al volume III, pagma 486, dice rarissima e probabilmente la prima cotesta edition e, stampata in caratteri gotici, ma senza data nè nome di stamperi_a: Non è punto comune l' opera in folio di Lorenzo ~p1r1to da. Perugia - Libro chiamato a.Uro iWa1·te de la vita e gesti de lo ill'!.tstrissimo e potenti capitano Nicola Picinino, in terza rima, stampato in Vicenza nel 1489, ma terminato addì 2 d'aprile 1470.
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MISCl!:LLANJM 261 Dell' Onosandro st hanno le versioni italiana del Cotta nel 1546, e . francese del Vigenere nell'anno 1_605. Del 1496 il Quinto Curzio, dedicato da Bartolomeo Merola al giovanetto Francesco de' Giorgio Cornelio, in data d1 Venezia 1494, colà impresso da Giovanni da Trino; ed un Guglielmo Caoursin vice-canc8lliere di Rodi, il quale ne pubblica l'assedio in latino nella città d'Ulma, pe'tipi di Giovanni Reger, con caratteri gotici e figure sopra legno. Aggiungiamo eziandio Historia A.lexand,,r·i Magni ?'egis Macedonie de preliis, stampata in Argentina l'anno 1489. E non meno peregrina è l'opera intitolata le Ve·rgie1· cl' honrwwr, stampata a Parigi verso il 1496, ali' insegna della Rosa bianca coronata, ed è nn giornale delle imprese di Carlo VIII in Italia, ove leggonsi alcuni particolari assai vivi del soggiorno di quel re in Piemonte; e sebbene non vi fosse nè anno nè luogo, parf da una profezia messa 111 ultimo dal!' astrologo Albumosar, che l'anno sia il 1495, e -la stamperia in Germania del!' opuscolo molto raro, Desc1·iptio apparntus bell-ici 1·eg·is Francie Ca1·oli
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E della medesima rarità è l'altro q uattroc0ntista. Giovanni S imoneta, traductione cli latino in lingua fiorentina clella sforti(tda fatta da Cristoforo I.andino, stampata in Milano da Antonio Zarotto, parmesano, nel 1490. E v'è istes,,amènte \' originale latino che il medesimo Zarolto stampò nel 1486, con una lettera in fine di Francesco Filelfo scritta ali' autore in data del 1479 per congratular;,i dell'opera dettata. Del Vegezio abbiamo le edizioni latine del 1487 e del 1494 in Roma per Eucario Silber alias Franck, la prima coli' Eliano, col Frontino, e col Modesto, e la seconda col Frontino, col Modesto, coll'Eliano e coli' Onosandro; del 1496 e del 1505 in Bologna pei tipi di Platone de Benedictis, bolognese, col Frontino, l'Eliano e il Modesto; che si ripete in Colonia nell'anno 1524; 1532 in Parigi col Valturio, Frontino, Eliano e i.YlodesLo, del 1536 e del 1553 anco in Parigi ma senza il Valturio, all'insegna del Pegaso presso Cristiano Vechel, ed anche all' insegna del Bellerofonte da Carlo Perier. Dalla quale raccolta è da osservarsi una traduzione in francese , assai pregevole e peregrina, fatta par le poligraphe humble secrétaire et histor,ien du pare d' honnew·, stampata a Parigi nel 1536 dal medesimo Cristiano Vechel ali' insegna dello scudo di Basilea, in caratteri gotici; del 1534 tradotto in tedesco in Augusta; del 1555 traslatato in francese col Valturio, il Frontino, l'Eliano e il l\fo~sto; 1616 fatto anca francese da Giovanni Giacomo de Wallhauseo, capitano in Francoforte sul Meno; del 1767 in latino e francese stampato in Norimberga. Serbasi inoltre l' edizione di Parigi del 1524 dello stampatore g ià avanti citato Cristiano Vechel sotto lo scudo Basiliense; la quale edizione non è che la ripetizione dell'altra antecedente del 1532, con la medesima impaginazione di 183 facce, cui però erano agginnte .le opere di Flavio Vegezio , di Sesto Giulio Frontino, d1 Eliano e di Modesto. Della quale collezione latina usci quindi in Francia , e vedesi pure nella biblioteca una versione di Luigi Meigret, lionese, stampata con lusso in Parigi nel 1555 da Carlo Perier, che abbiamo testè nominato. . De'volgarizzamenti italiani si hanno quelli di Gaetano Tizzone da Pofi, stampati in Venezia nel 1524, 1525 e 1540, e del Bono Giamboni trecentista pubblicato in Firenze nel 1815, mancando solamente dell'altro del Ferrosi messo a stampa nel 1551.
·intrantis ltaliae Civitates Ptorentiam ac deinde Romcim d·um exe1·citum cluceret contra i·egem neapolilanum pi·o i·eciiperando 1·egno S,icil-ie et contm Thurcos infestìssimos ch1·istianitatis inimicos. E del 149!1,•stampata in Venezia, è la storia fatta latina di Ditta cretese e Darete frigio, dedicata da .Francesco Faragone a Bernardo Rizzo messinese, oratore e poeta eruditissimo. Del tempo medesimo, e molto somiglianlé nei caratteri gotici, è un altro quattrocentista -- le songe du l'ergie1· le qiiel parle de la disputation du clM'C et du chevaliM' , il quale ·viene da alcuni attribuito al cancelliere De Dormains, tradotto poi latino. E fu stampata in Parigi , ma per cura del libraio Giovanni Alisot dimorante in tingfors, e pare che un Debougne ne fosse stato lo stampatore, leggendovisi intorno al suo nome queste parole; Dieu ga1·de l8 roy et la noble cilé d' Angiers et l'uni•
versité I E v'è a osservare la collezione delle 195 tavole di Vegezio 1igate insieme, la cui prima figura rappresenta un guerriero del medio evo, che non trovasi in nessuna edizione dell'autore medesimo.
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V'ha tra le edizioni ricercatissime quella del Polibio, in greco cd in latino, e,01 cowmenti d'Isacco di Casaubofi ginevrino, pubblicata a Parigi nel 1609 da Girolamo Drovard, siccome Enen il titltico, commentato del medesimo autore. Di Roberto Val Lu rio si possiede l'edizione vera,nC'nte si ngolare òcl 1472 pe' tipi di Giovanni Cimgia, òi origino Yeronese, figliuolo del mediço Nicola , e I' altre anche veronesi del 14831 una latina e l'altra fatta italiana dal Ramusio. E vi è l' edizione francese del 1532, sconosciuta al Brunet, il quale non pose chtl la versione francese del Moignet fatta noi 1555. Un'edizione famosa ciel quattrocento , è quella maraviglio, sa mente conservata: /,' a1·te de chevale1·ie selon Vegece, stampata a Parigi il 26 giugno 1488 da Autonio Vorard E sono a raccogliersi in codesta opem parecchie notizie recondite, cio(• (foglio 12, colonna 2) che il re Carlo VII , il quale regoan1 in Francia quando fu scritta, all'età di 14 anni fu alla battaglia di Rosbe(.)k contro i F iamminghi n el 1382; e poichè Carlo mor\ nel giugno del 1461, possiamo dire che l'autore fosse anteriore di certo; parlando appunto al foglio 31 della batlaglia di Lil~gi , dove il duca Giovanni di Borgogna, sconfisse i Liegesi, vi s i parla inoltre di v ino sonnifero (f'oglio 30) , d i buoi con fiaccole alla coda (46), di mura curùssime (46 indietro), di carni :.enza sale cotte nel vino (47), di barche per ponti (56). Del 1493 è la prima edizione di Antonio Cornaznn0 De lar·te militare, in terza rima, fatta in Venezia dal mastro C1·istophoro
de Madello a posta del venembi!e huomo :lliser Pre Piet1·0 Benagl·io. Ed è di una rarità esimia l'altro libriccino del cece di Lauèinio, che nel supplemento del Dù:tionnafre è chiamato LaIJdivio, le Epistole <lel g1·an 1'u1·co, senza data nè stamperia. Egli era di Vezzano piccola città della Lunigiana, e si recè,> in Napol i, dove pare abbia stampato cotesfe lette-re. È anche di bella rarità la edizione prima di Egidio Colonna: De 1·egimine p1·incipum, stampata in Venezia nel 1498 per maestro Simone Bevilacqna. Conrnnque impresso in Milano nel 1509, pure i catatteri goti<'i e l'edizione nitidissima, rendono prezioso 11 volume contenente le due oper? di Pietro Mon ti, la prima: bb,;ercitio1·um a tque artis militaris collectcmea in tris (sic) l-ib1'0s disti-ncta, e la
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seconda: De singu,lari certamine sive dissensione . E lo stampatore fu un tedesco, Giovanni Angelo Scin1.enzeler, a spese dei fratelli De-Lignano, negozianti. , . In nitidi caratteri nostl'l vedesi poi la Epistola ltilùia, d1 BalJa-ssarre Ca:;tiolione al re d'Inghilterra Arrigù intorno alla rita ed ai gesti di G~idobaldo duca di Urbino, pei tipi di . Olla~·iano Petruzio in Fossombron'e nel\' U rnbl'ia, ducato d1 Urbmo, 1 anno
1513. Nè vale che sia del 1518, ma è di una rarità prodigiosti l' O· pera Petri de' Elar1·orivo parhisiani insigne Nanceidos opus de bello namceiano hac primum exti1·alum elimatìssime nupe·rrime in luceoi emissmn. E v'è alla prima pagina la ~acolt~ della pubblicazione concessa da An_tonio ~uc~ di Calabria, d'. Lorena e di Bar allo stampatore P ietro d1 Giacomo, cl~e egh chiama venemble not1·e chie1· et bien amé imprimeur , rn data del. castello di Gondey sur Mezelle. Il quale libro è scritto in endecasillabi , diviso in sei libri , e narra la v ittoria di Renato sopra Carlo uell' anno 1476. D_d quale Blarrorivo., lat1?amente, cioè do Blarm abbiamo una Yers1one francese pll bbltc:l.fa In Nanf!y nel 1840 da F erdinando Schutz. _ In Vienna l'anno 1519, nell'officina di Sigismondo Grimm , medico, e di ' Marco Uvirsnng fu impressa la istoria latina di re Dladislao scritta da P. Callimaco Gemignanese. Rarità ti~ografica della stamperia di_ Tori~o di A~tonio Zanotto 1525 è l'opera di Jacopo Castillo alias de Villa Sancte Intrdctatum' de diiello , dedicata a Ferranto Francesco d' Avalo,, Aquinate marchese di P csca:ra. Alti'• libro prE:gevolissirno, edizione d i Per~gia, '. 52_6, nella stamperia del conte Jano Bigazzini, è la verswne 1ta~rnna fatt~ da Giambattista Caporali, perugino, del V1_trnv10, ded1~ata pe~ l ap• punto al Bigazzirù, del quale stù frontisp1z10 vedesi f 1ccol? ritratto ritto in piedi, vestito di guerra.- E nella l_euera d1 ded1~a parla il Caporali di traduttori che lo precessèro, c1~è ~uonmauro, Ago• stino Gallo, Aluigi Pivorani e Cesare Cesar1an1. . ,, Del 1527 è vero, ma non pertanto ben rara è la pmna ed1• zione tedesca dell'opera di Alberto Durer, intitolata: Etiche un· der1·ichl zu, be/èstigiing der Stett Scli losz und (Lecfoten, st~p: pata a Norimberga nel 1741, edizione ignorata dal Guarnum
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nella sua biblioteca rlell' architettura militare, in CLÙ nou è noYerata che la versione francese del 1575, stampata dal Wecheli n Parigi. Ed è gran maraviglia che il Marini non l' a bbia punto rammentata nei suoi P1·olegomeni alt' a1·chiteltura militare di Francesco Marchi. Ma per noi Italiani è assai rilevaute cc,tcsta ùata del 1527, perncchè Jislruggc l'opinione messa fuori leggermente che fosse Durer il primo autore di fortificazioni, laddove abbiamo il nostro Giambattista della Valle cl i Venafro, il quale mii 1521 pubblicò il suo Vallo che è un t1·attatino di fortificazione e d'arte militare, nel!' anno medesimo che usd alla lnce l'opera di Nicolò Machiavelli. Di quel!' anno medesiwo, 1527, vedesi un Diodoro Siculo stampato a Venezia da Giovanni da T rino, alias Tachuinum, fatto latino da Angelo Lospo bolognese. Nè di meno scarso p reg io è l' edizione del Quinto Curzio latino, posseduto ila Paol,> Benivieni, il quale, pare, di suo pugno vi pose, Pauli Bene• venii et amicm·iim, e con la dedica di Erasmo da Rotterdam ad Enrico duca di Baviera, tutto postillato dal medesimo Hemv1en1. Rarissiu111 egualmente possiamo stimare l'opera Lli Giovanni Huel: Vete1·ùia.1·iae meclicinae libri II, in-folio, Parigi, 1530, presso Simone Coligny, dedicata d11l1' autorf' a Francesco I, e l'altra pubbl icata in Basilea nel 1552: Notitia utrnque cum
Orientis ttlm Occiclentis ultra. A1·cadii Ilono1·iqt1e Caesarum tempo1·e. In caratteri gotici abbiamo l'opera francese intitolata - Le premier voliLme de la Thoison d: or composé pcvr 1·everend pè1·e en Dieu Guillaume pa1· la permision divine fadis evesque de Tournay abbé de Sainct Bertin et chancellier de l'ord1·e <le la Thoison d'or du bon due Pltil'ìppe de Bou1·gogne, stam-
265 cle Sa$() Fe1·rato de insigniis el a1·mis; non meno che quello nscito dalla stampei·ia di Tfaganoae per Giovanni Secerio , che è opera di Alessandm Cortese sulle virtù guerriere di Ma.ttia Corvino. Curiosità di certo bibliografiche :;ono un libro stampato a Parigi nel 1540 nell'officina del notaio Cristiano vVechel: De bello 1·hoclio libri Clenwnli Yll JJont. max. dedicati, di Teodorico Adameo Svallerubergo; l'altro del 1559: J-listoiredes gue1·1·es MISCELLANEA
faictes pa1· les Chrestiens cont1·e tes 1'u1·cs pour le ,·ecouvrement de la, ter1·e Saincle; par G. Aiibe1·l de Poiclie1·s. Il quale ne presentò un esemplare alla duchessa Margherita di F rancia moglie di Emanucl Filiberto, con una dedica particolare a mano, in carattere diverso dal testo; e in fatti la biblioteca ne ha un secondo esemplare senza punto la dedica. E finalmente notiamo altro libro del medesimo anno stampato a Lione par JIIace Bonhome à, la rnasse d'o1·, col titolo
Jnstivu.tion de la disciplina mili,taire au royaume de Fraince. Pe' tipi di Parigi di Galiot du Prè e Michele de Vascosan, il re Enrico Il permetteva che fosse stampato, nel 1548, il lihro da essi scoperto intitolato: Inslruclions siw te faict de la gue1·re, nitida e bella stampa, in-folio, in cima alle cui pagine leggesi livre premier, poi second e infine troisième de la discipline
militafre. Un esemplare magnificamente conserYato si ossen·a nell' A1·chitettu1·a di Leon Battista Alberti tradotta in lingua fiorentina da Cosimo Ba1·toli gentil' h'uomo et accademico fìo1·entino. In Jllonte1·egale appresso Liona1·do l To1·1·entino nel mese d.i agosto 1565. V i sono dei Commenta1·ii cli Cesare 21 edizioni latine, la
pata in Troyes l'anno 1530 da Nicola Le Rouge. In bei caratteri gotici leggesi un opuscolo stampato in Gand nel 1532 per Pietro Cesare libraio intitolato: L'ordonance de la
prima di Bologna 1504, e poi quelle de'Giunti in Firenze, degli AIdi in Vcnezia , degli Elzeviri in Amsterdam; e le non meno pregevoli di Pal'igi 1550, di Anversa 1570, di Lione 1574, 1713 e 1740, di Francoforte sul Meno 1575, di Londra 1712,
lrès victorieuse et t1·ès noble a1•mée de l' impe1·ialle majeslé avec les alliés 1·oys et p1·inces clwistiens: lesquels a piit combalerit la t1·ès grande armée clu gran Tu1·c. E così del libercolo stampato in Lione ocl 1537, r.on caratteri gotici, presso Mattia Bonhome: T1·actati1s domini Bartholi
pe' tipi di Giacomo Ionsou e con le noto di Sa1nuele Clarke, che è una magnificenza, e finalmente di Venezia del 1737 , di Amsterdam del 1746, di Lipsia del 1780, di Parigi del 1819 e di Londra del 1825. Di cotesti Com,menta,·i'i, voltati in italiano, si contano nove
266 MISCST.LANEA versioni; la più rara qnella di Fircùze, 1518. fatta rla Dante Popoleschi, cui fa n seg11ito quelle di Agostino Urti()a della Porta, Genovese, in Venezia, 1317; d i Francesco Baldelli anche edizione veneziana. del 1558; del Palladio, iste.ssame:1te pei tipi ·veneti, del 1617 é del 1628. Xè mancano i Commenta1·ii ridotti in cornpeudio dal Bran,..atio nel 1582. Si ha del Marchi l'edizione rarissima del 1590, fatta in Brescia: da Comino ~resegni, per opera di Gaspare dell'Oglio, a'mico del d~funt? capitano bolognese; ed anche la più rara raccolta di d1segn1, medesimamen te in-fol.; e questo esemplare contiene 116 l'ami, fra'.~uali la pianta di Malta, di cui non tntti gli esemplari sono forniti; ed alla tavola 62 leggbsi : Quest'opera si comincid
MISC.ELU~EA 267 Ed altre curiosità sono le opere stampate in Coloni.a nel 1585 da Gerardo Campo: De leone belgico l'ju,sque topog1·aphica atqua histo?·ica d6sc1~i11tione tibe?·, scritto da Michele Eykinger, austriaco. Stampato io Basilea, nel 1568, da Enrico Pietro, vedesi il PanYino Onofrio, Yeronesc: Romano1·um p1·incipum et eorum, quo?'ttm macoimro in ftalia impe'Y'ia fuerunl,, lib1·i 1v. Dall'altra tipografia p[vetica di quella città. di Pietro di Perna, uscivano nel 1596, in-folio grande e coi ritratti, le due opere latine di Paolo Giovio, gli Elogi degli uomini chim·i nelle a1·mi, e gli Elog'i degli i.omini chia1·i nelle lettern. E dall'officina opor:niana di Basilea Yeniva fuori, nel 1571, l'opera: Rm•um mo-
dal ,capitano Fmncesco de ilfa1·chi da Bologna nel mese d'ar,osto deU anno 1546 in Roma. E fra i manoscritti poi evvi la copia
scovùarum commentarii Sigism!linclti liber~ ba1·onis i,n lfe1·be1·stain, R.eype1·g et Guettenbag, continuata, dal 1549 insino all'anno p1·edetto, da Gio·vanni Lenenclaio.
bellamente fatta su quel la della i\Iag!iabechiana. Contansi finalmente 14 edizioni di traduttori francesi· e soùo rarità bibliografiche le versioni dì Roberto Gaguio, pubblicate nel 14815 m-4° , riel 1517 iu-8° , e noi 1539' e di Bia<>io di Viginere, stampate nel 1609 dòpo Les paralel;s de Césa1~ et de He-nry IV, dì Antonio di Bandole ; non meno che le osservazioni militari, fatte anche io francese da Gabriele Simeoni fiorentino, nel 1558 a Parigi (1). ' V' ha il Vitruvio, tradotto da France:,co Lutio Duranti no stampatb in Venezia:• nel 1524 in le' case dé Joamie et Piero' f:atelli de Subio; della quale opera tronsi anche una tradu: z1one. spagnuola, pubblicata' in Alcalà de Jlènctir'es pòr' Juan G1·acia.n nel 1569, dedicata a Filippo II dagli eredi dèl traduttdre, Michele Dé Urrea. . Di molto valore bibliografico sono 1stessamente l'opera latina d1 Lorenzo Valla, patrizio romarid, avversato da Bartolowe6 Flazi_o e ~al _Pa~ormi~a: Histo_riarum Fe1·dinandi regis A1·agoniae, libn tries {sic), pubblicata 1n Roma Jn aedibus 1lfa1'celli Silber alias franclc; e la versione dal greco di Agathyus de bello golllio1·1,im et aliis pe1'°egri1tis historiis , fatta da Cristoforo Persana, romano.
A Parigi, da Pietro Du-Pré, libraio, nel 1569, in bel sesto, ~i stampò in francese l'Appiano Alessandrino, tradotti i primi XI libri da Claudio di Scyssel, vescoro di Marsiglia, e poi arciYescovo di Torino, e gli altri due dal signor Des A venelles. E colà istessamen1c, da Roberto Le-Maugnier, nel IG73 pu li• blioavasi l'opera: Histoi1·e de la gtm'1'C saincte, dite p1·01wement la F1•a;nciade 01•ientale, scritta in latino da Guglielmo, arcivescovo di Tiro, e tradotta in francese da Gabriele Du-Preau, nati,•o di lVlarcoussis presso l\foot-Thery. Due opere spagnuole, stampate una nel 1572 e l'altra nel 1582, la prima a Toledo in casa di G10vanni de Ayala, e la seconda in casa di Andrea Pessioni, sono anche fra le curiosità. della biblioteca, cioè: Chronica de las fres o?·denes y cavalle?·ius cle Santiago Calat?·ava, y Alca11ta1·a rii Fl'ancesco de Rades y Andrada, e Clwonicn del gmn capitan Conr;alo Hei-nandez de CM·dova y Aguila'I'. Finalmente vi è in biblioteca. un altro libro , stampato in Francoforte presso Andrea Wechel nel 1581: Chronica SlaVO?'um seu annales Holmoldi, in-folio, e col solito emblema del Pega!lo. Pei tipi di Pietro Ficher in Francoforte pubblicavasi il libro di Gaspare Ens: Re1•um danica?·um Fede?·ico II
( I) li Gaguin morì nel 1501. Nella biogrnfìa universale parlasi dell'cdi-
inclitae memoriae ?'e•nim potiente terra mwrique gestm·ivm hisloria. E colà medesimamente usciva nel 1606 impressa da
iione del 1539;
268 MJSCELLANEA Paolo Jaques l'opera illustrata da Giovanni Jaques di Wallhausen, capitano: La milice 1·omaine tmicté avec la traduction de Flave Végéce en langue f1·ancoise, dedicata ad Ambrogio Spinola, duca di San Severino, principe di Serrava.Ile , marchese di Benafer e generale maestro di campo di S. M. De' tipi ginevriòi cli Pietro Chonet nel 1637 si ha l'opera di Antonio Possevino, mantovano: Belli ilfon(ermtensìs histoi"ia ab armo 1612 usque ad annum 1618, dedicata a Maurizio di Savoia, cardinale. L'esemplare del l\fontecuccoli è quello de' cinquantasette in carta real fina, che Ugo Foscolo col suo autvgrafo mandò a S. E. Augusto Ca.ffarelli, min istrn della guerra. · . F r~ le ricche edizioni del 600 abbiamo i due volumi grandi in-folio dell'opera di Sebastiano de Pontau signore di Beaulieu intitolata: Les glorieuses conquetes de Lowis-le-Gmnd où sont
représentés les cartes, profìls, places , plans des vUles a1;ec lem·s attaques. E dobbiamo osservare al Brunet: 1° essere impossibile che siasi venduta cotesta opera 80 franchi: 2° essere tutt'altra cosa l'opera del medesimo Beaulieu in tre volumi, che anche la Biblioteca possiede sotto il medesimo titolo: Let gloriei,,ses conqiiBtes de Louis-le-Grand: 3° non vedersi punto in nessuno de' nostl'i due esemplari , non . ostante che uno fosse appartenente ai Reali di F rancia, e l'altro ai Medici, le due date ch'egli scrive 1676, 1694. Nè sappiamo come l'Augoyat abbia affermato nello Spectateur militaire del 15 ottobre 1857 che l'opera si fosse pubblicata nel 1679. Bel pregio tipografico per magnificenza di sesto, di caratteri e d'incisioni è l'opera di Girard T hibault di Anversa : Académie cle l'épée, esemplare intonso, stampato nel 1628 in Anversa. E pur qui ci è d'uopo creder poco al prezzo di 30 e di 60 franchi posto nel Brunet, non ·parendo cosa giusta. Rari anzichè no sono i due volumi in-folio di Ludovico Gonzaga,duca di Nevers e principe di Mantova, pubblicati a Parigi nel 1665, dov'è tutto il mal animo di coteo;to governatore di Carlo IX, Enrico III e IV negli stati cisalpini di Pinerolo , Savigliano, La Perouse e Grenoble contro il duca di Savoia.
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1!ISCELLANEA
Per le edizioni m-folio più cospicue del secolo xvm possiam? noverare l'opera Pedemontium stampata. all'Aja nel 17()0, ~l Puy-segur del 1748, 4rt de lct gue1·1·e, il 1'mité de cavalM'·te del conte Drunmond, stampa di Parigi del 1776 con atlante. Tra le edizioni splendide si vede poi un libro stampato a Madrid nel 1772 da Gioachino Harra, intitolato: Caio Salustio C1·ispo en espanol, traduzione dell'infante D. Gabriele . E gl~ autori di v ite, ali' articolo Caio Sallustio, padano di cotesta ve;rs10ne, della splendidezza della stampa e delle !néisioni. E~ anche ha il Vitruvio fatto spagnuolo da D . Giuseppe Ort1z y Saozi stampato in Madrid nel 1787 dalla stamp_eria reale. . . Di grandissimo lusso tipografico sono 1 tre volumi m gran folio dell'opera Histofre m·ilitaire du prince Eugene de Savoye,
s!
du prince et due de Malboiwoiigh et du princ~ de Nassa:i-~ri~e, pe'tipi d'Isacco Van der Kloot all'Aja nel 1129; nè d1 p1cc10l pregio è il libro stampato a Parigi dal Galignani, le _Ca~pagne del duca di Wellington, parte in francese e parte rn mglese, co'quadri delle battaglie. E in cotesto numero di ricche edizioni dobbiamo no.verare l'opera dell'arciduca Carlo, tradotta dal tedesco da l 1.;a pitano del genio De la Barre Duparcq, stampata a Parigi nel 1851 dal Correard. Oltracciò possiamo di re compiuta la collezione degli autori i quali trattarono delle guerre della Rivoluzione Francese, e ve n'ha qualcuno che non è facile rinvenire : Il fatto d'armi di Luber,ca; e quasi compiuta eziandio la raccolta delle vite militari sì in italian o che in francese. Dobbiamo da u ltimo additare la grande collezione delle carte geografi.che, corografiche e tipografiche, tra le quali risplende per lusso d' incisioni la carta della sola Inghilterra in 100 e più fogli. MARIANO n' ATALA.
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lllSCELLAI,EA
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Bo;ua Eusebio. Relazione delle operazioni militari dirette dal generale Bava, comandante il 1° corpo d'armata in Lombardia nel 1848, con documenti e piani. Torino, 1848, in-8, tip. Cassone. Fu tradotta a Zurigo nel 1849. B?·andini Federico. Le giomate del 13 e 29 maggio sostenuta dai Tosco-Napoletani a Montanara, .San Silvestro e Curtatone. e le consecutive de' 24, 25, 26, 27 luglio dell'anno stesso soste._, nute dai Piemontesi Italia, 1848. È un opuscolo di 19 pagino scriuo da un chirurgo -Qe' batt<J.gliom di militi ,•oloota ri t~scani. B?'un Clemente. Racconto storico dei fatti accaduti io Novara dal 12 al 24 marzo 1849. Novara, in-8, Ibertis tipografo municipale. Breve sposizione di 16 pagine. - Fasti del Piemonte nel 1848-49. Novara, 1840, in-8; tip. R.usconi. Sono pag. 28. ~ Cao ,llichele. Petizione al Senato del Regno. Torino, 1854, iu-8, tip. Benedetto. Opuscolo di 52 pagine per giustificare la sua cowlotta militare nelle ç,ampagn,e del 1848-49. Capriglio (di) Giuseppe. La campagna del mese di marzo 1849, narrazione con documenti. Torino, 1856, in-8, tip. Bocco, pagine 12:l. Attore del dramma, siccome luugutenente colonnello, amico del Bes, del quale ha potuto é}Vcre sott'occhio i çocµmenti, ha cercato gittar luce sull'argomento. Castellini. Album della guerra dell'indipendenza italiana. Torino, 1849. Cibra?·io Luigi. R icordi d'una missione in Portogallo al re Carlo Alberto 'forino, 1850, io-8, stamperia Realej lnsino alla ._ pagina 193 non parlasi. che della storia portoghese. Da cotesta pagina insino a 371, cioè i capitoli VII, VIII, IX e X volgono intorno a tutta quanta la vita del principe il più disgraziato forse e il più generoso di Ca:,;a, Savoia. D.c-Agostini. Poi funerali di re Carlo Alberto celebrati dal municipio di Casal-Mooferrato. Casale, in-8, tip. Corrado. Vi è la vita del re, le due guerre <Jella indipendenza e un'esortazione in fine agli Italiani. Dandolo Emilio. I volontari ed i bersaglieri lombardi, annotazioni storiche. Torino, 1849, in-12, tip. Ferrero o Franco, pagine 303. Vi è n,va.nti questa dedica -- In rnemoria. di E~rico Dandolo - di Luciano Mannra e di Emilio Morosini - morti
OPERE PUBBLICATE SULLE GUERRE DEL 1848-,9
_P er varie ragioni c1 siamo consigliati pubblicare questa Biblto~rafia che o~nuno potr~ di leggi eri argomentare; ma più p~rt1eolarmente siamo aodat1 raccogliendo questo catalogo sì er giovare_ a_lla memoria de' nostri lettori militari, e si per pales~re u_na o~m1?ne che, fondate le nostre biblioteche militari, se non d1 tutti, d1 buona parte di cotesti libri dovrebbero essere fornite ~ppunt~ perchè la scuola del passato torni utile all'avvenire, ; 1 avvemre nostro non può attaccarsi che a"'li avvenimenti del 1848 _e ~849, da cui provenne la più unirn:ale e carezzata idea della md1pendenza della patria.
Anfossi F1·ancesco . .Memorie sulla. campagna di Lombardia <lei 1848. Torino, 1851, in-8, Fontana, di pagine 224. • So~o le vicende, c~me dice l'autore, dr una legione di vo" lo?-tar1 attraverso le vicende della campagna di Lombardia•. L au'.ore fu u_ffi?iale _<l'armamento del 6° delle fanterie piemontesi.' e ando 10 .Milano a ordinare un corpo che prese il nome d1 Augusto Anf >Ssi Ii1orto nello giornate famo~e. Asigliano (prevosto d i Piovà). Raginnam ent.o sommario suo-li affari d'Italia e sopra alcune rare ;,irtù del re Carlo Alber~o. Asti, 1849, in-8. È un opuscolo di 3) pagina, jn data del 25 d1 agosto. Baroni Caloand?'O. I Loru bardi nelle guerre italiane dei 1848-49. ITorino, 1856, Cassone.
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mscELLANtA
per la difesa di Roma. Questo egregio gioYine è morto non ba guarì in Milan0, · ,:i il d'1 26 di febbraio ne foron celebt'ate le esequie nel tempio di S. Francesco rii Paola, sulla cui porta leggevasi questa iscrizione:
EMILIO DANDOLO MILANESE
l)el conte Tv-llio e di Giulia Pagcmi Bargncvni - Ai più rari doni della natum - Accoppiò i frutti di un'editco zione 1·obusla e c?·istiana - Soldato d'Italia a XVIII anni - Combattè impavido nelle schiere lombarde - E si vicle cader al fianco il fratello En1·ico e gli amici più ca7•i - Affranto dai lutti italici e suoi - Cercò non volga7•i conforti - Na1·rando i casi dei suoi commilitoni - Con giovanit calore e viril senno -- E descrivendo le maraviglie d'Oriente - Che visitò .~in p?·esso le fonti rlel Nilo - F1·egiato della c1·oce mauriziana - Sottotenente nei be1·saglieri sa1·cli - Anelò milita1· nelle lo1· file in Crime<i Sugli esempi dell'avo itlust1·e del pad1·e OJJerosissimo - Si volse ii molte imprese di pubblico beneficio - E sempre mantenne e studiò tmsfonde1·e in altnti - La fede della 1·edenzione italiana - Ahi! solo ne doveva salutar la nova aurorci - Estinto <l<i tabe polmonare - Passò al Signore il XX di questo mese <li XXIX anni.
2'73 istr·uzione -· E nel fim·e di sua vita - Compianto da quanti lo conobbe1·0 ecl amarono - Passò dalle spe1·anze ter1·ene Alle immortali. - De B1·imne1· Giovanni. Memorie o casi della compagnia sviz· zera durante l'assedio di Venezia dagli Austriaci. Zurigo, 1850. :IIISCELLANJ!:A
Evvi il ritratto di Manin, la pianta della città, e 6 tavole incise. Delmas. Rélation du siège de Rame en 1849 .. Paris, 1849. De Sauget Robe1·to. Osservazioni alla st?ria militare della rivoluzione avvenuta in Pale1·mo nel gennaio 1848. Salerno, 1848,, in-8, tip. Migliaccio. . . De Siena Luigi. Condotta dei liberali della truppa nel 15 roagg'.o / 1848 esaminata imparzialmente. Napoli, 1848, Jin-8, stamperia Filantropica.
(tutti gli alti ufficiali relatm. C~polago, 18~9. E 11 vol.
Non sarà discaro a' lettori di conoscere l'epigrafe ch'era stata preparata per mettere alla porta della chiesa di Santa Babila, in Milano. Essa è la seguente: Pace - All'anima generosa leale {O?'te - Di E"1uo DANDOLO
- Che nelle lettere e nelle a1·mi - Lasciò memo1·ia di vfrt-ù cittadina .:_ E wn alto esempio - f'ereg•rinando ce1·cò vfrile
n:
dei documenti della guerra santa, scr1llo con furia e con nessun arte militare. . _ Bologna nel maggio 1849, racconto st?rico ~o~redato d1 tutti gli atti ufficiali relativi. Capolago, 1849, rn-12J E 1! vol. VI de' citati documenti. - Intorno al glorioso fatto bolognese dell'8 ~gosto 184~, c:o~ naca con documenti,) aggiuntavi la dedizione d1 Comacchio. E 11 vol. XY.
Dino. Custoza, histoire de l'insurrection et de la campagne
d'Italie en 1848. - Histoire de la. campagne de Novare par l'auteur de. Custoza, édition. lQueste due monografie più sicuramente s1 at•
PO /ERO E1J!L1O t
Milano accalcata intorno al tuo feretro - Ono1·ò in te comggiosa - Il soldato il cittadino l'esempio de' giovani suoi - Gli amici che qui ti p1·egan la requie ete1·na - E qitanli JJiangon l'acerbo tuo fine·- Jn liitta Italia - Rammenteranno l'onomto o w.1·0 tuo nome - Ne' trepidi giorni del con{l,itto - Ne' giorni lieti delta villo1·ia.
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Del Vecchio Bo·,~a~to. L'_a~sedio di Roma, ra~~on~o storico co~
ze
tribuiscono a Le Masson. -- Tradotta in italiano. La seconda edizione ìn-8 non porta data. Durnndo G-iacomo. Schiarimenti sulla condotta del gen~rale ' comandante le truppe pontificie nel Veneto. Roma, 1848, 10-8, ~pagine 59. 1
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Fanti Manfredo . Processo e giustificazione del generale Fao~1, con note sulle truppe lombarde in Piemont~ cd una rnem?na intorno al modo di munire e difendere le c1t~à aperte. Torrno, 1850 in-12, tip. Castellazzo~Vi si contiene la difesa del generale Buss;tti, l'ordinamento e i faui dellai dvisione.
Anno Ul. Voi. lii, - 18
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MISCELLANEA
1 Ferrero Gab1·iel Maximilien. Journal d'un officier de la bri-
( gade de Savoic sur la campagne de Lombardie. Turin, 1848) in-8, chez Aut. Pavesio, pagme 35. , Giacomelli Vincenzo. Assedio di Venezia, 1848-49. / ' - Rovine della guerra di Roma.lSono due disegni fatti e pubblicati da cotesto ufficiale italiano ea artista, autore del quadro di Goito nella reggia di Torino. /' Gigl-ioli Gùu.seppe. Guerra agl'invasori, donde a Italia indiI pendenza, libertà ed unità per coordinazione di governi eccentrici subordinati a centrale reggimento, auspice e re Carlo Alberto. Torino, 1849, in-8, Pornba} Opuscolo di 73 pagine. I Gfraldi Luigi. Storia del corpo degli artiglieri veneti Ban• ( diera-Moro, con relazione dell'assedio l\'larghera e dei fatti del . ponte. Capolago, 1850, in-12, tip. Elvetica.) È il fase. X de' documenti della guerra santa d'Italia. • Grillo Luigi. L'armistizio Salasco, con documenti. Ancona, ,J849, in-8.~ra cappella.no della squadra sarda. G1·imaldi Stanislao. Album della guerra della indipendenza ( d'Itali'a. Parigi, 1851\ Sono 15 tavole grandi e 20 un tantino 1 più piccole, le prime rappresentano i fatti d'armi generali, e le seconde le particolari gloriose fazioni di ufficiali e soldati, siccome potrà vedersi dalle due seguenti tabelle :· I. Passaggio del Ticin0, 23 marzo. II. Goito, 8 aprile (la fece anche il Cerruti). JII. Pastrengo, 30 aprile. IV. Santa Lucia, 6 maggio. V. Calmasino, 29 magg-io. VI. Peschiera, 30 maggio. VII. Goito, 30 maggio. VIII. Corona, 1S- giugno. IX. Governolo, 18 lnglio. X . Rivoli, 23 luglio. XI. Sommacampagna, 24 luglio. XII. Staffalo, 24 luglio. XIII. Volta, 26 luglio (notturno). XlV. Volta, 27 luglio (diurno di cavalleria) . XV. Sforzesca, 21 marzo. I. Brigadiere Fìora di Novara cavalleria.
MISCELLANEA
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IL Sottotenente Marazzani e brigadiere Cignetti, Genova ca.va.1leria, 27 luglio, Volta. . III. Il soldato Castellar del 14 fanteria, Pinerolo, fra•Valeggio e Goito. IV. Luogotenente Galli, aiutante di campo di Bes , e brigadiere_ Mathieu alla Sforzesca, Piemonte Reale cavalleria. V. Brigadiere Prato di Savoia cavalleria ne' dintorni di Som• ma.campagna. · VI. Càpitano Garuccio delle Guardie a Sommacampag~a. VII. Gio. Battista Borello dbl 13, Pinerolo, presso la Bicocca. VIII. Sergente Varenzano del 17, Acqui, a Santa Lucia. IX. Soldato Chiaffredo Piccotto del 14, Pinerolo, alla Bicocca. X. Sottotenente Gottero e brigadiere Gastoldi a V aleggio, Aosta cavalleria. XL Il luogotenente Riccardi a Goito, 30 maggio. XII. Il soldato Re de' Cacciatori franchi al blocco di Mantova. XHI. Il luogotenente Rodolfo di Gattinara di Genova cavalleria seguito da Odoardo Brunetta·e dall'Appint~i a _Governo~o. XIV. Gli artiglieri Barrot e Saunier a Rivoli, 22 luglio. XV. I fratelli La.viny a Novara. . XVI. Il soldato Trannio Forni di Parma alla Bicocca. XVII. Il luogotenente Del Carretto a S. Lucia, ~rtiglieria. XVIII. Il soldato Perrier e il sottotenente Cocatnx nel 48. XIX. Il foriere Bonifacio al borgo di S. Lucia, brigata Aosta. XX. Capitano Prola a Rivoli. . .. , .. . Grossi Ercole (gesuita). Solenm fun~rah rn o~ore de _mihtan ( dell'esercito ed armata napoletana morti nelle vicende d1 guerra La,•venute negli anni 1848-1849 .--l'Napoli, 1850,) in-8, tipografia 1 Militare. 1 Jlo{Tstette1· Giislavo. Giornale delle cose , di Roma nel 1849. Lzurigo, !85~. Torino, 1851, in-8, Cass?ne. L'a~tore ebb~ grado di maCTrrJOre m Roma e fu capo dello sta,o maggiore generale del 00 Garibaldi. La Fa1·fria Giuseppe. Della guerra attuale e degli ultimi casi del Veneto. Roma, 1848, tip. della Pallade, in-8./ · , Laugier Cesare. Le milizie toscane nella guerra di Lom~a_rdia _ \ del 1848, narrazione istorica). Ne fu fatta una seconda e~1zione a Capolago nel marzo 1850, per far parte de' documenti della guerra santa d'Italia.
276 .MISCELUNE.A. L'assedio e _blocco di Ancona, maggio e giugno 1849. Capolago, 1850, in 12. )E il voi. XIII do' documc-mti medesimi. Lorenzini Francesco. Considerazioni del 1848 in Lombardia . Torino, 1849, in-8. - I m iliti lombardi in Piemonte dopo il 1 \ 6 agosto 1848. Torino, 1850, in -8, tip. Cassone, pag. 210. -· Giustificazione. Torino, 1850} sono pag. 88. ~ illa1·tini Piet1·0. Memorie intorno alla vita di Carlo Alberto. l_Torino, 1850, ln-8, con ritratto, Cassone. 1Wann-ucci J}fichele. Il mio governo in Civitavecchia e: l'intervento francese con note e documenti ufficiali. Torino, 1850~ in-8. 1 -ilfariami Carlo. Storia politica militare della rivoluzion~ ita( liana e della gµerra di. , Lombardia del 1848, corredata di documenti. Tori no, 1854, ìn-12, tip. del Progresso, voi. '2. I 1l1a·r·iscotti Ca1·lo. Il tenente generale Ulisse d'Arco Ferrari, ( pochi detti. Firenze, 1848, in-8, tip. Tofani.\È una difesa del ger.erale cu i fu sostituito De Laugier al c~mando delle genti toscane avanti Mantova. ilfan1,lli Genna1·0. Avvenimenti di Napoli del 15 maggio 1848,1 ovvero cause, giornata in se stessa, conseguenze. Napoli, 1848.} / illasson (Le). Venise en 1848, auteur de Custoza e Novare. l Torino, 1850, in-8, CassoneJ __/.. il1azzini Giuseppe. La guerra regia del 1848. Losanna, 1850, 1 / ( in-18. ) .Menabrea Leon. I-Iistoire des négociations qui ont précédé le traité de paix conclus le 6 aott 1849 Tu rin , 1849 ,} in-8 , Pomba, pag. 239. Fu scritta per commissione del m inistro D'Azeglio. Moeller Geo1·ges. Éclaircissements sur !es derniers mouvements 1 de l'Allemagne et de l'Italie; les campagnes de 1848 et 1849 dans la péninsule ;\la verité sur les desastres de Novare. Genève, 1851, en-8, Gruaz. J Jliontecchi 111attia. Fatti e documenti risguardanti la divisione civica e volon tari mobilizzata sotto g li ordini del generale F errari, dalla partenza da Roma insino alla capitolazione di Vicenza. Venezia, 1848, in-8, Andreola.1 . Era uno de' segreta.rii del Ferrari; poi fu u no de' triumviri ' di Roma. 1 Noaro Agostino. Dei volontari in Lombardia e nel· T irolo e
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mscELLANEA 277 della difesa di Venezia nel 1848-49. Vi si aggiunge lo stato nominativo degli ufficiali e dei corpi dell'armata veneta di terra \_ e di mare. Torino, 1850, in-8, Zecchi e Domy Paravia Pier Alessand1'0. Orazione recitata il 5 maggio 1849 r nella chiesa della Gran Madre di Dio alla presenza di S . iVI. il re Vittorio Emanuele Il in occasione de' solenni funerali celebrati a onore e suffragio dei morti nella battaglia di Novara. Torino, 1849, io-8, stampe~ia Real~/ . . . _ Pagano G. Storia degh avvemment1 napohtam del magg10 1848. Napoli, 1848, in-8, Imparato../ \ Pepe Gi1,glietmo. L'Italia nel 1847-48-4g, ovvero volume terzo delle JVIemorie. Torino, 1850, tip. degli Artisti. - Casi d'Italia negli anni 1847-48-49, continuazione delle Memorie, seconda edizione corretta ed accresciu ta di documenti \....- dall'autore.Genova, 1851, in-8, Pontenier. - Histoire des ré volutions et des guerres d'Italie en 1847, \.. 1848 et 1849. Paris, 1850, in-8, P agnerre éditenr. - Mernoirs of gt::neral Pepe comprising tbe priocipal military , and politica] events of modern Italy. Pet·itti Agostino. Pensieri sulla scorsa carn pagua ùella guen a , italiana. Torino, 1849, in-4, pag. 36. - Pesce. Il portafoglio del generale Ramerino. Torino, 1850. Fa parte dei documenti della guerra santa, ma senza il nome dell'autore. Pinelli Fe?·dinando. Storia militare del Piemonte in continuazione di quella._ del Saluzzo. Torino, 1854, in -8, Degiorgis editore, volumi. 3 .) Nell'ultimo, che è più . voluminoso'. si narrano i fatti dal 1831 al 1850; ma la massima parte, cioè da pag. 195 a 1120 volge su' casi delle due guerre. Pisacame Carlo. Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49; narrazione. Genova, 1851, i11-8, tip. Moretti. )Ne fu fatta una / traduzione tedesca dal colonnello svizzero A . 1 De Clossruann, 1 1,,_ pubblicata a Coira (Grigioni) n el 1852; ed è certo fra le migliori opere m ilitari, sceverata, appurala della parte politica. Trtisiani i)'lassimino. Lettere sulla relazione dell'assedio di
'.Roma, di Delmas Tori?o, 1~52: ) . . . .. . Promis Cat·lo. Cons1deraz1om sopra g h avvemment1 m1hta1·t del marzo 1847. Tori no, 1849, in-12. - Delle operazioni e della situazione presente dell' esercito
278 . MISCELLANEA . \ . . ligure-piemontese, cronaca politica mensile. JS1 andò pubbhca.ndo nell'antologia italiana di Torino, la quale era cominciata nel 1846. Racletzlcy. Relazione officiale sull' ultima campagna cl' Italia. i. ___Torino, 1849, in-12 . Sono pagine 48. c__Ramorino. Il portafoglio. Torino, 1850. Fa parte dei documenti della guerra santa. L'anno ava o ti -fn pubblicato il processo del generale Ramorino, consiglio di guerra, seduta pubblica del 3 maggio 1849. -Riiucci Giosuè. Memoria stori~a dello attacco sostenuto in !Velletri il 19 maggio 1849 dalla colonna di riconoscenza armata delletru ppe di Napoli contro quelle de'rivoltosi misti usciti di Roma, ~~ dell'azione che ne seguiva. Napoli, l 851) iu-8, tip. Militare. Roselli Pietrn. lVIemorie relative alla spedizione e combatti\ mento di Velletri avvennto il 19 maggio 1849. Torino, 1853, "-- in-12, tip. Sociale. Rusconi Carlo. La repubblica rumq.na del 1849; 2 voi., tip. I..... Cassone. ~ Torre Federico. Memorie storiche sull'inten-ento francese a I__, Roma nel 1849. Torino, 1852, 2 voi. in- 8. 1° volume fu stampato a Genova, ed è questa la miglior opera che siasi scrir.ta sull'argomento. Ulloa Gerolamo. Brevi cenni sulla spedizione del corpo d'esercito nar,olitano nell'ultima guerra d'Italia. Torino, 1856, in•8, Biancardi;}di pag: 47. È una risposta alle narrazioni storiche di Pier Silvestro Leopardi. · ___, - Guerre de l'indépendance italienne en 1848 et 1849. Pari~, L 1858, 2 voi. in-8, avec cartes et plans. / Yaillant. Siège de Rome en 1849 par l'arrnée françaisej ·our1 nal des opérations de l' artillerie et du génie. Paris, 1851, in-4 '--avec fig. ,,.. -viglia Df:ichelangelo. Il decimo di linea napolitano},la guerra ( della italia·ua indipendenza, relazione. Napoli, 1848, in-8, tip. dell'Araldo. ~ Willisen. La campagna d'Italia del 1848 esposta e giu'dicata.. Tip. Cassone. ) Vecchi Augusto. La Italia; storia di due a.uni, 1848 e 1849 , Torino, 1852. · .-- Cenno storico degli avvenimt:nti della truppa napolitana negli
)1
279 1!lSCELLA1'EA rultimi trambusti in Palermo dal 12 gennaio al 6 febbraio 1848. ( di V. D. Napoli, 1848, in-8, tip. dell',A.raldo. Storie delle rivoluzioni italiane dal 1820 al 1848 con docuL menti. Torino, 1850, vol. 2, in-8, Cassone. Memorie ed osservaiioni sulla guerra dell'indipendenza d'Italia nel 1848, raccolte da nn ufficiale piemontese. Torino, 1848, in-8, l stamperia Reale. · Evvi l'epigrafe -· Nuove a recar vengo dal campo, e fu i Osserva.tor di quanto narro io stesso. - E si disse opera del re Carlo Alberto. Relazione delle operaz10m militari di Messina nd settembre l..1848. Napoli, marzo 1849, in-8. Gli avYenimenti militari in Italia nel 1848 con una succinta introduzione storica, prima versione italiana dall'originale tedesco. l ..:rorino, vol. 1 in-8, Qassone~Fu traduzione del capitano Antonio Perego. j Memoria della parte presa nella guerra dell'indipendenza ita• "- liana dal generale Antonini, di L. G. Torino, 1853, in•~ Fu opera ' di Innocenzo Marcenò, egregio emigrato napolitano, morto in quell'anno medesimo. . . Gli avvenimenti militari d'Italia nell'anno 1849, prima ver(_sione dal tedesco. Torino, 1851, in-12, Cassone.) ' Gli ultimi settantanove giorni della repubblica in Roma; narrazione completa su gli atti ufficiali. Benevento, 1849 , in-8, ' Paternò.)-La data è falsa., poichè_ fu stampata in Napoli con mala fede. Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-49 di un vete, rano austriaco; rima versione italiana. Milano, 1852, in-8. Guglielmini, vol. 2J L'autore è il generale Schonals.~ Non ti scordar di loro, strenna per le feste clello Statuto. To• \.,__r ino, 1853, in-12. Fontana .) Vi si contengono i nomi de' morti ~elle due guerre, e fu compilata in pochi giorni da Mariano d'Ayala. · Racconto storico della giornata campale pugnata il dì 29 di maggio 1848 a Montanara e Curtatone i1,1 Loro bardia, dettato cla un testimonio oculare. Firenze, 1854. Cotesto racconto è fornito di 40 documenti e di una carta topografica, e per la ingenua lealtà e pel catalogo di tutti gl'Italiani che v'intervennero; ren-
280
Ml;CELLAr.i&A
desi accetto a quauti hanno in pregio lo studio della patria storia. ,,-Krie_gsbegebenheite~- bei _der kaiserlich i:isterreichischen armee ( m Itahen, vom 18 marz bis 6 mai 1848. I Absohnitt. vVien, -1851, in-4. · II. Abschnitt. Wien, 1852, in-4. 1 III. Absohnitt. W ien, 1852, in-4. IV. Abschnitt. Wien, 1850, in-4. .Kriegsbegebenheiten bei der kaiserlich i:isterreichischen armee in Italien vom 20 marz bis 2 aprii 1849. I Abschnilt. Wien, "- 1850, in-4.
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O PERE MILITARI PUBBLICATESI IN QUESTI ULTIMI ANN I
·n. Abschnitt. In mittel-Italien and der Romagna in jahre 1849. Wien, 1850, in-4.
IN JTALlA
III. Absclmitt. In Italien vor Venedig von anfangs, novembre 1848 bis inde august 1849. Wien, I 850, in-4. La campagna nel mese d i marzo 1849, narrazione con docunti. Torino, 1856, in-12, tip. Bocco. All'ultima pagina, ove parlasi di re Ca1·lo Alberto, si cita un opuscolo dettato da Lorenzo Gamallero cameriere del re; ~ ciò ne dimostra esserne autore il Capriglio , siccome leggiamo in qualehe eseru pi are particolarissimo.
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OTTONE. Memoriale per la fanteria e cavalleria, pubblicdlO eon autorizzazione del. ministero della guerra. Torino, ·1855 in-12°, presso T. Deg1org1s. . ' Gi110LAMO ULLOA. - Brevi cenni sulla spedizione del corpo d1 eserèilo napolitano nell'ultima guerra d'Italia . in rispost~ alle narrazioni storiche, pubblicate da Pier Silvestro Leopardi. Torino , 1856 , io-8°, tip. Biancardi. È un opuscolo di 47 pagine: Istruzione sulle operazioni secondarie della guerra, ad uso . degli uffiziali dell'esercito, re dallo per cura del corpo reale d1 stato maggiore ed approvata dal ministro della guerra. Torino, 1855, in-12°, tipografia Scolastica. Breve istruzione sul servizio degli uffiziali del corpo reale di stato maggiore in tempo di gucrrc1, redatta per cura. del corpo reale di stato maggiore ed approvata dal ministero della guerra. Torino, 1855, in-42°, tipografia Scolastica. . Servizio di campo, compilato per un uffizi aie del 1 reggi mento di fanttiria, con tavole. Torino , ·1856 , in-·12°, tipografia Cassone. li fascicolo Vlll è stato pubblicalo nel 1858, nè fi nora si ha la continuazione del volume 2°. LAMASA GrnsEPPR. Della guerra insurrezionale in Italia, l<'ndente a conquistare la nazionali là; memorie. Torino, 1856, in-8°.
GAUDENzio
I
s:
282 MI SCELLA!<l!A Grns-rrNIANr HeNRY. Commenta1res sur les opéralions mililaires en Crimée. Paris, •1857. · Il Giusliniani vi comandava la IV brigala . F11ANCllSCb Tucc,. - Mi~cellanea mililare o sia compend io di nozioni d'islruzione mor~le e mil ilare. Napo li, •1857. li Tucci è un lnogole11ente quarliermagtro della gendarmeria. COLLEGNO GrACINTO. - Diario dell'assedio di Navarino , preceduto da un ricordo biografico dell'aulorf>, scrillo da Massimo d'Azeglio. Torino, ,J 857, in-8°. Pelazza. FllRRARI GIUSEPPE. - Nozioni 3enerali del tiro al bersaglio e sulle armi da fuoc<a a canna rigata ed a canna liscia per la fanteiia. Genova, 1857. l\foNno C. - N0zioni elementari ~ul tiro delle ar:nì d,1 fuoco . 'forino, 1857. SAN Ronmwo PAOLO. Nuovo proiello e nuova arma da fuoco. Torino; 1857. --- Del tiro. Torino, 1857. - Des effets de la rolation de la terre sur le mouvernent dPs projer;liles. Paris, ,18ts8. CAvALL1 GrnvANNI. - Memoria su vari i perl'ezionamenti militari, che comprende alcuni cenni sui cannoni caricantisi dalla culalla r sui cannoni rigati per l'artiglieria da fortezza, di assedio, campale e d1 mare. Torino, 1856. · , B11A~ELll GIACOMO. - Della guerra di Spagna, libri cinque, versione d1 F. ·ALIZERI , con testo a fronte e con rilrallo del. Bracelli, incisione del l\1erello. Genova, 18o6. ZAMPONI F. - Manuale di slrategia e storia mili tare modr ma. Firenze, 1858, in-8°. T ipografia Tofani, parte prima e seconda. co n Vlll tavole. Lo Zamponi, maestro di storia militare nel Liceo militare di Toscana, awebbe forse l'atto opera migl iore se si fosse limitato alla sola parte storica. SALUCES ALEIANDRE. - Hi3loirn militaire du P1émont, deux_ième édition, revue, augmentée et ornée de plans. Turin, 1859, in-80 chez T. Degiorgis librai re, rue Neuve, N. ol7 ; prix 4 francs _ chaque volume. La vita de! Saluzzo e le note sono di 1\1. d'Ayala. LEoNn LORENZO - Vita di Bartolomeo Alviano. Lodi, 1858, presso A. Natale, editore. 1
lHSCELI,AN!lA 283 GEMELLI CARLO. - Storia della rivoluzione belgica nell'anno 1830. Torino, ,1808. Tipografia letteraria. QUAGLIA ZENONE. - Codice dell'uiTiziale dell'esercito pieruonlese. Torino, 18b7, T1 pografia Il olla. TunoTTJ FELICE. - Storia dell'armi italiane dal 1796 al rnH. l\Iilano, ,1858, volum i 3. CROLLALANZA G10YAN BATTISTA. - Storia militare della Francia. Fano,1857-58-59 . - Si è al quaderno 36, volume il. ARMINJON F. V. - Essai sur les boulets crrux à percussioo. Génes, 1858. PONZIO Pio. - Della sicurezza pubbl ica contro gli incendii. Torino, ·1858. l\faleriale di assedio. Torino. 4857. Relazione sul panificio militare ad economia. To1·ino, rn57. Annuario il11lilare dello Stato Sardo. Torino, 4858. Nuovo metodo per comunicare il fuoco alle mine da guerra, del colonnello del gen io spagnuolo GREGORIO VERDU; traduzione. Torino, ,1858. Uso dell'eleLlricilà nel le mine del maggiore EnNER, tradotto dal tedesco. 1'orino, 1858. Trallato sulle anni portati!,, compilato per cura della direzione della lt fabbrica d'armi. Torino, 1857. Sunto delle cose nuove proposte ed introdotte nel materiale d'artiglieria durante il biennio 18ts6 e 4857. Torino, 1858. PISACANE CARLO. - Saggi storici-pol1tìci-mililari sull'Italia. Genova, ~ 858, in-8°, stabilimento tipografico nazionale. Opera postuma del prode soldato e cittadino. CECCARINJ Lu1m. - Progello di organizzazione del ballaglione universitario italiano per la guerra d'indipendenza nel 4859. Torino, •I 859, in-8°, Franco. È un opu~colello di 16 pagine. Trattenimenti militari. - Della educazione morale e disciplinarn del soldato. Firenze, •1858, in-8°, presso Grnzzini Giannini . Considérations politiques et mililaires sur une nouvelle guerre enlre le Piémont et l'Autriche, par F. A. PINELLI ex déput~, ollicier supérieur en retraile, auteur de l'histoire militaire du P1émont depuis la paix d'Aix-la-Chapelle jusqu'au 18ts0. Turin, janvier I 869. 1
1
284 MISCELLANEA
STORIA MILITARE
GIUSTIFICAZIONI DEL GENERALE SUPREMO GORTCHAKOFF SULLA llAT'l'AGLJA D'INKERMANN
Signore: Non senza ragione è stato detto, che non si può scrivere
la storia mentre si fa. Ora gli avvenimenti che avete preso ad esporre sono ancora troppo recenti, gli attori troppo vicini a n~i, e le_ molle che li hanno fatto muovere troppo poco conoscmte ne1 loro dettagli perchè un gmdizio irrecusabile possa già essere portato su tutti gli episodi dell'ultima guerra d'Oriente. La _vostra ?pera, signore, conferma la giustezza di questa osservazione; g1acchè, benchò ragguardevole sotto molti riouardi non cessa di contenere alcune volte degli errori, specialment; nel valutare le nostre operazioni militari. È difficile d'altronde giudicare di fatti di cui non s·è visto personalmente che un lato solo, quando per completare il racconto ci si trova nella necessità di ricorrere a sorgenti più o meno autentiche che esse medesime, possono sino a 1m certo punto , essere /nesatte o parziali , l'epoca delle considerazioni personali non essendo as-
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solut'lmeote passata. Si è in questo modo, o signore, che colle più rette intenzioni, racr,ogliendo quello che è stnto avanzato dngli a Itri, si propagano spesso delle opinioni azzardate. Il do-rere d'uno ~torico esige, senza dubbio, che nessuno sbaglio commesso sia pa~sa to sotto silenzio, senza riguardo alle persoue, ma la giustizia anzi tutto; e rovescia udo il biasimo su ciò che è stato compiuto, forse sarebb€: stato equo di precisare nel medesimo tempo il modo in cui si può far meglio. Senza rercarc rilPrnre tutto quello che, nel vostro libro, potrebbe dar luogo a controversia e trascinarmi verso una polemica ch'io desidero lasciare, almeno pel momehto, ciononostante mi Yedo nPlla necessità di volgere a rettificare ciò eh~ mi concerne personalmente in oçcasione della battaglia d'Inkermann. Voi dite, o signore (tomo Il, pag. 373 e 374), ( egli (11 prin• • cipe Gortchakofl) non dimostrò in quel giorno le sue qualità , ordinarie, forse perchè avea prima d'ogni altra cosa da occu• parsi della sicurezza dei due giovani figli del!' imperalore • Nicolò, ecc. ecc. • . Comincierò dal mettere fuor di causa questa ciwa della sic11,rezza dei giovani principi, che m'è attribuita a ltrettanto p;ù g ratuitament-e, ch'io non ho mai avuto l'onore di far parte della loro casa e che, come tutti sanno, i granduchi Nicola e Michele si trovavano allora sulla spianata d'Inkerruaon e pochissimo disposti a schermirsi. Sufficientemente chiarito questo punto, continuo: la mia destiuaiione era come voi dite (tomo II, pag. 366) • partendo da , Ciorguna nella direzione del monte Sapoune e di Balaclava, , di fare una di,·ersione sul corpo d'osservazione del generale , Bosquet (tomo li, pag. 367); e nel medesimo tempo, seguendo • la strada d i Woronzoif, (1111ge?·e <l'impadronirmi d'una delle , vie che conducono al monte Saponne, perr fissare l'attenzione • del corpo di riserva del generale Bosquet e tene?·e sui chi , va là lord Raglan nella valle di Balaclava. Basta un colpo d' occhio sul piano topografico aggiunto al vostro terzo tomo; benchè non possa accusare sufficientemente i rilievi per scoprire a prima vista che ora assolutamente impossibile di giungere a questo doppio scopo con una offensiva energicamente disegnata. Deviando a destra sulla via di Wo-
286 YISCELLANEA ronzoff, non teneva pi à sul chi va là lord Raglan e, volgendomi verso Balaclava, lasciavo libero il campo al corpo di riserva francese, eia che bisognava· specialmente evitare. Mi avanzai dunque direttamente cosl lontano che si potè fare per attirare nel medesimo tempo l'attenzione dei due generali nemici; ma, giunto a portata del cannone, ogni finta ulteriore diveniva impraticabile, il generale Bosquet, dall'alto della sua posizione, potendo seguire tutti i miei movimenti e contare gli a vvel'Sarii uno a uno. Mi fu dunque forza di fermarmi e di aprire una cannonata che, coi miei pezzi da campagna, qualunque fosse il loro numero, non poteva essere d'un grande effetto contro delle opere- domi, nanti e armate in parte di cannoni di marina lunghi e del calibro di 30 libbre (tomo II, pag. 373), oppure dovevo assalire francamente delle alture a picco, elevate di più di 100 metri, coro, nate di trinceramenti e custodite sino alla fine dell'azione (turno II, pag. 379) dalla prima divisione _francese, nna parte della seconda (che forma un totale di 1O '1. 12 battaglioni) e una artiglieria formidabile. Me ne appello a tutte le genti del mestiere, se questo era possibile coi miei sedici battagliooi comandati dal generale Liprandi (1), di cui bisognava lasciare una parte alla guardia dei ridotti presi sui Turchi, situati a 500 tese dai trinceramenti di Kadi-Kioe e che coprivano il mio lato destro? Potevo nella mia posizione, rin novellare l'impresa dei zuavi all'Alma, i quali-, malgrado del loro coraggioso slancio, non avrebbero verisimilmente ottenuto successo, se la nostra posizione fosse stata, come il Sapoune, (1) Non con.to i 58 squadroni che formavano un g1'a>i tei·zo del mio ,listaccamento, giacchè questa cavalleria, che non avea mezzo di spiegarsi Lulta per mancanza di spazio, e che m'era stata lasciata pcrchè non sapevano che farne altrove, era assohitamcntc inutile, non potendo accettare l'idea di coloro che avrebbero desideralo vcclcrnwla lanciare sulla vfa cli Balaclava nel rientrante dell e lince alleate, ove il gcncrnlc Rjgeoff aveva corso il pericolo di una disfatta prima che questa svolta nou fosse fortificala r,ome era stata verso l'epoca della baUaglia d' Inkermann (tomo li, pagina 352) " Cl'lnglcsi costruirono dei parapetti e elci ridotti che, renden" doli padroni dei due lati delle alture, servissero d' dficar.e difesa alla " gola che conduce a Ilalaclava ·. . . un fosso con parapetto e buche di » lupo fu scavato per impedire l'avvicinamento della cavalleria nemica ecc. n.
MISCELLANllA 287 guarnita di trinceramenti, se la sua estensione fosse stata proporzionata alle nostre forze e alle nostl'e truppe non si fossero trovate battute di sbieco da una flotta di vapori. D'altronde i zuavi erano seguiti da un esercito, mentre che il distaccamento di Ciorguna, di cui si ha mollo esagerato i mezzi attivi neÙa giornata· del 5 novembre, isolato come era, nel raso di successo il più impt·obabi,le, giungendo sulla spianata. in disordine e senza artiglieriu, sarebbe irnmediamente stato rigèltato con una perdita proporzionata agli sforzi che avrebbe fa•to così inutilmente. Uua dimostrazione più viva contro lord Raglan, diretta, verso la parte più lontana dal teatro dell'azione decisiva, non sarebbe stata più u tile al successo del nostro attacco principale, giacchè il generale Bosq uet , non essendo minacciato da nessuno, otteneva anche maggior latitudine per sguarnirsi P- portarsi al soccorso dei punti minacciati, e ciò tanto più facilmente che non poteva avere inquietudini sulla sicurezza di Balaclava sapendola guardata (tomo II, pag. 352) • dalla brigata di sir Colin • Campbell , una truppa di soldati òi marina inglesi, i battaglioni • turnhi ~celti , appoggiati snlla. sinistra dalla brigata francese • Vinoy, e coperti da trinceramenti • di cui lord Raglan (tomo II, pag. 359) si era sempre e troppo esclusivamente preoccupato, e di cui voi parlate in q nesti termini ( torno II, pagina 364): • Gli ostacoli creati dal 25 otlob1·e sulla strada di Balaclava, • le posizioni prese dagli alleati dal lato della città, ora difese • da un gran nuim~ro di batterie, non permettevano ( ai Russi) > d'attaccare in 1m modo utile per le stesse vie di cui aveva , usato Liprandi • . Io non ignoro, che in guerra è necessario di 'sacrificarsi senza speranza di riuscita per assicurare altrove un risultato importante. Ma nella posizione sfavorevole in cui mi trovavo, prestando all'inimico uno o l'altro de'miei fianchi , per poco che mi fossi avventurato imprudentemente, dominato da alture di cui non potevo impadronirmi, come' tutti dicP-ano (torno II , pagina 365), . ogni fazione decisiva da parte mia non avrebbe condotto che all'vnutile perdita di un numero considerevole d1 bravi, senza ritenere perciò lontano dal generale Danenberg, un sol uog10 al di là di ciò ehe il generale Bosquet avea, con ragione, giudicato sufficiente per la difesa della sua posiz,ione,
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MISCELLANEA
mSCELLA:S-EA
Ecco, signore, dei deltagli i quali, bend1è succinti, potranno forse modificare la severità del vostro giudizio a mio riguardo (tomo II, pag. 3'74), dandovi la spiegazione dell'estrem a m,ollezza della mia diversione e di ciò che mi ba impedito di pesat·c più potentemente sugli avvenimenti della giornata, ai quali non ho potuto, è Yero, prenàere che una parte poco attiva. t1Ja mentre com·engo dell'esauezza di questa asserzione, non posso però comprendere come la. mia presenza, anche passvva, a,1 anti il Sapoune • ha potuto nuocere alle colonne d'attacco del aenerale o • Danenberg ,, ( tomo II, pag. 374); quando essa ne ha nel f~tto, ritenuto lontano molte migliaia d'uomini, la cui cooperazione sarebbe stata certamente d'un peso considerevole nella bilancia. del combattimento. Credendo dunque d'avere cosciem:iosamente adempito ai miei doveri di generale, se non di granatiere, aspetterò per riconoscere il mio sbaglio, che mi sia provato, ch'io doveva e poteva attaccare BalaclaYa , la qual cosa il principe Menchikoff e il • suo consiglio (tomo II, pagina 365) aveano riconosciuto dì una • difficoltà quasi insormontubile; assalire il Sapoune • , contro il quale una seria operazione incontrava di(lìcoltà piìi g·randi ancoi•a, o che mi sia almeno indicato dì quale finta avevo ad usare, per dare il cambio al generale Bosquet su ciò che aveva a temere da me. Non potendo dunque convenire con voi, o signore, che una cooperazione pitì energica da parte mia a lle operazioni del 5 nov~mbr~, avrebbe potuto cambiare, a nostro vantaggio, gli av• vemmentl d1 questa giornata (tomo II, pag. 386) credo dovere sottomettere al ~iud1zio dei vostri lettori altre supposizioni, di cui sarà loro lecito di apprezzarne il valore. La nustra impresa, cakolata snlle eventualità d'unasorpresa(l ), è visibilmente mancata in seguito a sbagli commessi sulla spianala d' Inl,ermann al principio del l'azione, quando vi era
ancora possibilità. di profittare d i qnesta costernazione moma11tanAa d'un ini:uico preso alla sprovvista (tomo 11, pag. 370) e chl3, sentendo il cannone tuonare da più .lati alla volta, non sapeva dove portare la sua attenzione. I nostri battaglioni, ~iunti su di un terreno ove non si potevano convenevolmente difeudere par mancanza di spazio, presentando al fuc,co dei loro avversarii una massa quasi compatta, a bordandoli parzialmente e su di un sol fianco invece à' assalirli su tutta la linea, come era. stato ordinato (torno 11, pag. 372) non potevano otten<:?re riuscita. È vero che una volta riconosciuto l'errore, le parti non impegnate furono condotte quasi alla loro primitiva destinazione, ma il momento opportuno per fare il colpo decisivo era perduto senza ritorno. Gl' rnglesi essendo riuvenuti dalla loro sorpresa e avendo ricevuti dei rinforzi che sarebbero loro mancati al principio del combattimento, fecero ben tosto chinare la bilancia dalla loro parte e resero tutti i nostri ulteriori sforzi senza risultato. Si è in questo modo che la nostra intrapresa, aperta sotto favorevoli auspicii, mancò per l'intempestivo incontro delle colonne di Soimonoff e di Pavloff su di un medesimo punto, il che ha cagionato un tempo d' a rresto nel nostro slancio, e permettendo agl'Inglesi di riconoscersi • fece in parte la loro salvezza 11 (tomo 11, pagina 312). È dunque questa falsa manovra di cui non è più quistione nella vostra analisi delle cagioni del nostro cattivo esito (tomo 11, pag. 386) chi~ sola, ha non solamente compromesso la sorte della g iornata, ma che ci sarebbe stata ben altrimenti disastrosa senza l'eroismo dei nostri soldati. I quali posti nelle più svantaggiose circostanze, sostennero lungo tempo un combattimento ostinato, beochè già inuti'e, e fecero subire agli alleati perdite assai importanti per impedirli d' inseguire dei battaglioni disorganizzati e che non avevano che degli stretti
~1) Affermo in modo positivo, che la riuscila dell'impresa dipendeva w11came11te dal successo del nos~ro primo sforzo, e che le combinazioni del nostro aUac~o sono state basate sull'eccessiva sicurezza degl'lnglesi , che n_o~ sorveg_lmvan? nemmeno l'unica salita praticab ile della spianata; pcrchc e fuor eh d ubbio che senza <rucsla previsione, giustificata dall'avvenimento, il principe MenchikolT :wrebbe modificalo qnesln parte del suo
piano non potendo ragionevolmente sperare che il gener ale Pavloff giunga a pas~ai·e la rotta spiaggia d' Inkcrmann per poco che fosse convenevolmente Jifesa. Operazione altrettanto meno eseguibile in questo caso, nel quale avremmo dovuto assalire l'inimico immcdiat:imcnte allo sboccare dello stretto della Cernriia, dopo averlo traver~alo in fo1•mazione di strada o per sezione, il che allungava la colonna oltr e misnl'a e manteneva lungo t empo le prime truppe al difuori del sostegno delle ultime.
AN:.-o Ili. Voi. lii. -
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per ritirata: da un 'lato le porte di Sebastopoli' d" . . , e , d a Il'altro, .una scesa irupata seguita da un' argine stretta e lunga 600 t . Pregandovi si ri· , a· l' . . . me r1. ' guore, 1 gra ire espressione del mio rispetto oso aspettare dalla vo-;tra imparzialità un posto per questa !et: tera fra le cose supplementarie alla ·vostra . opera.
Il generate d-i fa,nteria P1·incipe PIETRO GORTCH,11.oE"F
RISPOSTA AUJ\ J1ETTER.A DEL GEN. GORTCHAKOFF . P:S. Profitto dell'occasione per protestare similmente contro' i l discorso poc? cortese che io avrei tenuto ad un im·iato inglese sulla carica e::ieguita dalla loro (avalleria nell' affare di Balaclava (tomo 11 , pag· 315) cc . , averido l' onore d' aùermare che durante tutta la campagna rli Crimea, non ho pa1'la.to direttamente ad alcun parlamentario nemico' e che non ne ho ,,isto un solo. ·
lN!ORNO ALL'OPERA
S'fORIA DELL'ULTIMA GUERRA DI RUSSIA
La lettera che mi è stata indirizzata , nella mia assenza da Parigi, dal generale di fanteria al servizio di S. M. l'imperatore di Russia, principe Pietro Gortchakoff, sul mio racconto della battaglia d'Inkermanu, doveva e deve essere unita all'annessa che seguirà da vicino la seconda edizione , sul punto di pubblicarsi la mia opera, nello stesso tempo che la lettera del maresciallo Canrobert, che è stata inserita nel illonileur universel, lettera la quale sembra essere anche, benchè indire.ttamente, mandata al mio indirizzo. Anzichè rigettare i documenti contraddittorii, io li ri<Jerco, li chiamo, li metto a confronto gli uni cogli altri; poichè in tal modo si fa la storia, ed è una giustizia che mi è stata resa dalla stampa in generale, chè avevo fatto i più coscienziosi sforzi per giungere alla verità. Ma siccome il generale principe Piètro Gortchakoff ha creduto dovere prevenire la pubblicità che mi sembrava deYoluta di dare il primo alla sua lettera, mi sarà permesso di dire, sin d' adesso. che, dopo aver ragionato di questa lettera con alcuni uomini competenti, io non ho creduto dovere (nel dare il
292 . MISCELLANEA documento contraddittorio) nulla cambiare, nella mia second11. edizione, alla mia narrazione della battaglia d'Inkermann, e che ho anche motivi a credere che un distinto scrittore militare, nel voler render conto della mia opera, forse s'incaricherà della risposta. Quanto alla parola inconveniente, prestata al prin0i pe Gortchakoff a proposito della carica della cavalleria inglese a Balaklava - è bellissima, ma, permettetemi di dirlo, è molto bestiale"-nel riprodurla sotto la forma più dubitativa, giusto per cagione della sua sconvenienza, in una nota della mia opera, ho avuto la cura di dire che la trovai nell' opuscolo del qenerale Klapka sulla guerra di Crimea. Nel reclamare dalla vostra cortesia l'inserzione di questa lettera in uno dei vostri prossimi numeri, vi prego di aggradire, signor redattore in capo, l'espressione dei miei sentimenti più distinti.
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LETTERA DEL lURESCIALLO CANROBERT
Tours, il 3 di marzo 1859. GUÉRIN.
Per noi, che abbiamo appunto riportato degli estratti dell'opera del generale Niel sull'assedio di Sebastopoli, è un dovere pubblicare anco la lettera che, in data del 27 di novembre, ha scritto il maresciallo Canrobert al ministro della guerra. • La pubblicità del Gio1·nale dell'asse.dio di Sebastopoli ha già dato luogo, nelle gazzette e altrove, a molti commentarii. • Parecchi scrittori di coteste opere periodiche, le cui cognizioni in fatto d'arte militare e di fortificazione possono per avventura non essere d1 molto ampie, hanno tolto dal libro del generale Niel alcuni pa.c;saggi i quali, citati da sè, hanno un siguifìcato che non possono punto avere nel complesso del libro medesimo nè per conseguenza nella mente dell'autore. Per la qual cosa essi scrivono: • Cavasi dall'opera del Niel, che Sebastopoli era appena mu• nita alloraquando i collegati vi sono apparsi avanti: e nella opi. • nione di questo generale pare che una battaglia di mano (coup • de main ) avrebbe potuto adempiersi • .
294 ~f!SCELL ANEA • Ma mentl'C dalla verità de' fatti, presentati di certo dal generale Niel con la lealtà che lo distingue, risulta che le prime difese di Sebastopoli (particolareggiate nelle pagine 22, 23, 24, 28, 30, 31 e 33) erano di qiwllci natura che non si possono fu rare a forza di baionetta. • lo soll persuaso in questo, che se il gene1·ale Niel avesse comandato da bel pl'iocipio il genio dell'esercito francese, avrebbe anch'egli diviso il medesimo saldo convincimento del suo glorioso e impavido compagno d'armi, il rimpianto generale Bizot, il quale, usando le sue parole medesime, sarebbesi "ben gua1·dato di consigliare un assalto di vìva forza prima d'aver usato contto le opere solidamente armate di g ravi cannoni, quattro delle quali erano per lo meno opere permanenti, chiuse alla gola, protette per dietro dalle eminenti batterie di· cinquanta navi da guerra, de' ceatoventi cannoni d'assedio posti sotto la mano dei collegatj, e avanti d'aver tentato, per via di così potente argomento, di rapidamente rovinare due o tre punti della difesa, portando più vicinamente il punto di partenza delle colonne d'assalto, la quale opinione cotP.sto capo degl' ingegneri sì chiaro esprimeva precisamente (catégoriquement) a V. E. sin dall'esordire delle ope• razioni avanti Sebastopoli, e per via d'ogni corriere. E in tale sentenia convenivano sul luogo molti e molti de' migliori intelletti dell'esercito, ed io mi vi annovero anche maggiormente in oggi; perocchè, dopo aver letto la dotta opera del generale Niel, più parmi impossibile che una battaglia di mano avesse potuto rii;.soire l E certamente io non ho punto bisogno di q ui richiamare alla memoria di V. E. ciò che avrebbe menato la non 1•iuscita nelle emergenze in cui erano gli eserciti della lega ! • Io ho creduto compiere un dovere, signor ministro, indirizzandovi queste semplici osservazioni. Se voi le approvate, siccome ne ho speranza, fo rse terrete cosa utile di farle inserire nel. Moniteu1·. • Vogliate aggradire, ecc. • ll ma1·esciallo CAN.ROBERT 1>.
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CRONOLOGIA DELLE IMPRESE MARIT T IME
Dal giornale di Losanna La Réime ,nilitai,·e Logliamo la <:ronologia degli sbarchi dal 153a al ,18:H; lasciando da parie le fors1:1 passionale parole a favore dell'lnghillerra e contro la Francia_; avendo per l'appunto intitolalo l'articolo: Une desoente des Français cn Angletcrre. Le difficollà di uno ·sbarco, fosse pure alla China e alla Cocincina, sono grandi; ma a noi pare che l'<'gregio autore anonimo non abbia di troppo valutato il più agevol còmpilo delle navi a vapore, quanlunque avesse menzionato con brevi parole la impresa di Bomarwnd e quella della Crimea. Noi non diremo di cerio facile l'opcrn vastamente drammatica di uno sbarco; ma crediamo che la scuola storica debba cedere in questo argomento alla sruola razionale , cioè i falli pasgali non avere la st~sa forza che quelli che polran venire. •I O Nel 154-1 , Carlo V contro Algeri , perdè ·1GO bastimenti e 8 mila soldati.
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l!ISCF.LLANEA
2° Nel ¾565. Mouslapha e Draoul-Pacba, con 140 vascell i e
32 mila giannizz('ri, contro l\lalla, respinti da Giovanni della Valelle. 3° Nel 1578, Sebastiano di Portogallo, contro il ì\\arocco, ron
20,000 soldati. tagliali a pezzi ad Alcazar. 4° Nel 1588, l'invincible armada <li Filippo II, contro l'lnghilterra, 137 bastimenli da gucna, 2630 cannoni, 30 mila soldati,
mezzo clistrulla dai venli e da Drake. 5° Nel 1690, (\ mila Francesi, trasportali da 73 vascelli _<li fila sbarcano in Irlanda per sostenere la causa di Giacomo ll, sono ridotti a capitolare. 6° Nel 1775, sedici mila Spagnuoli, contro Algeri, devono rimbarcarsi. 7u Nel 1779, una nuova armala fràncese, sollo cl'Orvilliers, contro gl'Inglesi in America ; 65 vasct'lli, 300 trasporli, 40 mila soldati; dispersa. 8° Nl·l 1796, Roche e 25 mila soldati, contro l'Irlanda, sbaragliali. 9° Nel '1798, Bonaparte contro l'Egillo, 30 navi <la guerra, ~00 trasporli, 25 mila uomini, sbarco e fortunali principii, poi rovesr.i e capitolazione. 10. Nello stesso anno, 11-i mila Ollomani sbarcano ad Aboukir disfnlli, malgrado del la loro bravura e del vantaggio della penisola, dalle disposizioni di Napoleone, cbe possono servire <li modello conlro ogni sbarco. 1 t. Nel 1799, 40 mila Anglo-Russi sbarcano successivamente i11 Olanda s,'nza risultali, benchè senza pericoli. 12. Nel ·1802, discesa forlunala dei Francesi· a S. Domingo, i quali devono pur nondimeno sgombrare presto l'isola dopo enormi perdile. . 13. Nel -1806, il generale Stuart invade la Calabria, ma poco dopo deve ritornare in Sicilia. H. Nel 1808, gl'Inglesi, partili <la Monlevideo, vcngon meno contro Duenos-Ayres e perdono lulle le forte zze spagnuole. 15. Nel 1809, 40 mila soldati ioglesi, con 30 mil a marinai, direlli conlro Anversa e malamente comandali. non alli11gono al loro scopo. 16. Nel ·f 813, scesa ben combinata di Murray verso Tarragona
MISCELLANEA
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conlro Suchd, ma il generale inglese deve riparlirn dopo alcuni vantaggi. -i 7. Nel •I 815, 1 O mila Inglesi hanno la peggio nella Luisiana colle milizie di Jackson. •18. Nel 185l e 1855, le spedizioni dei collegali nel Baltico, con 60 bastimenti da guerra, che porlavano più di un migliaio di bocche da fuoco e truppe di sbarco, riducendosi alla presa di alcuni isololli . devono anche essere considerale come privi di scopo. Si potrebbe anche aggiungere a questa lista il disrgno di campo di Bologna in Francia, a cagione delle paure e dei vasti apparecchi cbe tennero <lielro. Le imprese che riuscirono più o meno compiulameole sono al numero di •15, cioè: •1° Nel HS3n , il polente imperatore Carlo V, con 500 bastimenti e 30 mila soldati, contro Tunisi. 2° Nel 1052, presa di Rodi da So limano I. con un naviglio numeroso e un esercito valutalo oltre ai 120 mila. 3° Nel rn7'.2 Mustapba Pascià contro Cipro, con 200 galere e 55 mila comhallrnli. 4° Nel 1630, Gustavo Adolfo discende in Pomerania con 18 mila solda li e un naviglio di 9 mila marinai ; lo sbarco è poco dispulalo dagl'imperiali. 5° Nel 1615, gli Ollornaoi, con 3 50 galere e 5• mila soldati, prendono la Canea e trionfano dei Venrziani, poco soccorsi dalla metropoli. 6° Nel •1 667, sbarchi successivi in Creta di 50 mila Ottomani , prima sollo Kiupruli, presa di Candia; \'enlicinque anni di lotta contro i Veoniani e i loro aiuti. 7° Nel 1700, Carlo XH, co n 200 trasporti e 20 mila soldati, protelli da una squadra e secondati dalle marinerie olandese <' inglese, invade la O<1nirnarca. 8° Nel 1772, Pietro il Grande scrnde sulla costa persiana del mar Caspio, con 270 baslimenli e 20 mila solduti, raggiunge la sua cavalleria venula per terra.e prende Aslrabad. profittando delle dissensioni delle fazioni. 9° Nel ,1779, 35 vascelli francesi e 1O mila comballenti, sollo d'Estaing e Rochambeau, riescono a dominare nelle An tille e contribuiscono all'1nveslimento degl'luglesi di Cornvallis.
298 MISOELLANE..I. 10. Nel 180·1, 20 mila Inglesi, sollo Abercrombie, sbarcano in Egillo e vi danno, a costo di gravi perdite, l'ultimo colpo alla spedizione francese, già anda ta in rovina, 1 ·1. Nel 1807, lord Catbearl e 25 mila Inglesi s'impadroniscono d1 Copenaghe e della 0olla danesr. 12. Nel 1808, sbarco di Wt'llington, con 1B mila Inglesi, 111 Portogallo, sbar,~o susseguente, ma rovesci e morte del gencr,1le Moore, il cui esercito ,-. costrello a rimbarcarsi alla Corogna. 13. Nel 1814 audace battaglia di 8 mila Inglesi co'ntro Washington, ma senza vantaggi militari; ne ripartono subitamente. 1 .i. Nel 1830, 30 mila Francesi prendono Algeri, dietro una spedizione ben condotta, dove la Francia era di gran lunga superiore in forze. 1t>, Nel 1854-, sbarco senza resistenza nè per mare nè sulla spiaggia di 60 mila Anglo-Francesi in Crimea, a mano a mano rinforzati; presa della metà di Sebastopoli dopo un assedio di undici mesi . Da questo ragguaglio possiamo trarre alcune osservazioni: I° Fra le imprese che riuscirono, quasi tutte sono state falle con grande superiori là di forze materiali, dalla parte dell'assalitore, e non ne troviamo nessuna, la guair mercè gli argomenti adoperali potesse paragonarsi a quella , la cui ipolesi ci servf' oggi di discussione. Quelle che, per diverse analogie, se ne avvicinerebbero di più sono le due principali de.ili Ottomani contro Creta e i Veneziani , o, per allri riguardi, quella dt'i col legali in Crimea ; di modo che, se si volesse slahilire , da quesli deboli notizie sulla storia, una media appro.;simntiva cl Pile probabilità di riuscila di una spedi?.ione marittima d'una grande potenza contro un'altra grande potenza, si avrebbe al più il ~ O per cento. 2° Nel caso particolare, questa media dovrebbe anche essere abbassala, se si osserva che i risullamenli di queste diver,;e imprese danr.o comparativamente il vanlaggio agl'Inglesi. Tulle le tre spedizioni direlle contro il suolo d'Inghilterra, furono respinte, senza contare il progello del 1803. Sulle trentalrè operazioni notale, dodici furono condotte dagl'lnglesi, soli o coi loro collPgati, contro diversi paesi, e cinque riuscirono. Hanno dunque avuto nel totale, olio successi, di cui alcuni importantissimi, ed al contrario 1
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lllSCELLANEA 299 nllo rovesci, di cui due solc1mente, agli Stati Uniti e a BuenosAyres, ebbero gravi conseguenze mililari. Noi potremmo, proseguendo questi calcoli e facendovi entrare altre operazioni navali, stabilire uno specchio compiuto dei vantaggi e dei sinistri d1 ognuno dei grandi Stati marillimi, e calcolare le differenze di forze rappresentate da quesli dati, ma noi lasciamo qorsto lavoro inlercssanle, bcncbè alquanto sottile•, agli amatori di stalislica storica.
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mSCELLANJ;;A.
FILOLOGIA NIILITARE
DI ALCUNI NUOVI VOCABOLI CHE SI SONO INTRODOTTl O SI DEBBONO INTRODURRE NELLA LINGUA l't!ILITARE D'ITALIA
Sempre Id civiltà militare, come la civiltà generale, ha cercalo dilatarsi da una parte all'altra dell'Europa e del mondo civile; e quasi come il grnlogo vede le diverse elà delle zone e de' terreni da' varii strali e da' moll.ipliei collocamen ti, così il fi lologo e il filosofo della storia vede r.ome la civiltà sia andata soprapponendosi sulla faccia di un medesimo popolo, insino a che falla poi grande appo questo, fu generosamente recala allrove a illuminare altre nazioni più barbare e selvatiche. 'E quel che più dee fare meraviglia come non solamente le pacifiche arti e le vie serene della dottrina e del sapere, abbiano aperto agli uomini il tesoro della civillà; ma la guerra, la medesima guerra, è slala quasi sempre, massime dopo il medio evo, apportatrice di civiltà e di miglioramenti inauditi.
301 secolo passato si dilatò cercavano conformarsi a lai lica; e si vidf'ro quasi prussiani ne-Ila massima
La civillà mii ilare della Prussia dal per lulla Europa; poichè lutti gli Stati quelle regole e massimamente a quella supplicali e invitali gli ammaestratori p~rte degli eserciti. E in quel lempo medesimo, traendo dalla Prussia aiuti e consigli, le artiglierie fran cesi ebbero quasi un \P-gislatore nel Griheauval, le cui lavo le e le cui massime fecero a neo il giro d'Eu ropa, i cui diversi eserciti chiamarono medesimamente ufficiali francesi di quella scuola per creare e ord inare le nuove artigli erie df''rispeltivi eserciti. PP.r la qual cosa su lo scorcio del secolo passalo nel solo ese rcito M Napoli si videro gPnerali prussiani, svizzeri, tedeschi e fi·ancesi come Moetch e Philislall per la cavalleria, Sales per I(; fanterie, Pommereul per le artiglierie: poi Bourcard, Damas, l\1ack; dappoichè, pensa vasi, ed è pur vero, che quelle non eran purrililà da tealro , e che il partilo che si può trarre da una soldatesca spesso deriva dalla formazione. l'tla oggi in cui la civiltà militare d'Europa e anche d'America ha preso tutta urrn faccia sola; avvegnachè lutti gli eserciti .si rassomigliano sollosopra, non rimane che un problema solo a risolvere presso di ognuno di essi; cioè la costruzione e la fabb rica di nuove armi, si le gravi come le portatili e le manesche. Noi non dobbiamo qui di cerio numerare i vantaggi de' proietti oblunghi che si muovono UP.I verso dell'asse maggior<', poichè in contrano nPll'aria una minor resistenza, tanto più che la parte anteriore fu trasformala in forma conica ; nè discorreremo delle anime rigate, le quali aumentano la portala, ma richiedendo velocità iniziali minori, dan luogo a tiri incurvati, belli e buoni nei campi delle provr, ma mancanti di quella lraielloria lesa che è tanto desiderabile nei campi di ballaglia. E pri mieramente osserviamo che sebbene sulle prime, introdotta la fabbrica e l'uso delle armi da fuoco portatili con le anime scanalale, fosse adoperala la denominnzione carabine rayée, cbe in Italia fu chiamala carabina rigala; oggi quasi in tulle le opere francesi e in lulli i parlari dicesi semplicemenl,e e a modo riciso la carabine per indicare !'arme dai tiri più giusti e più lontani. Che faremo noi Italiani? Incominciamo innanzi tutto a richiamare alla memoria le defi-
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nizion i più conosciute del dizionario militare del Grassi intorno alla carabina: << Arme da faoco portatile, più corta del fucile, più lunga della » pistola, che si suole pd1·tare da alcune milizie a cavallo pendente • .al fianco sinistro da una tracolla di cuoio». La quale definizione non comporla invero il corrisp_onden'Le termine francese che il Grassi vi colloca accanto dt cambrne, p1ullosto mousqueton, al quale noi abbiamo datil mala traduzione anc_ora col vocabolo moschettone ; ddppoichè nell'indole e nella fonologia dell~ lingua francese la desinenza in on è un dimin~t_ivo, me,ntré per _11~1 Italiani la terminazione in one è un accresc1tivo, Pe Francesi 1I mousqueton è un'arme più piceola del mottsquet, prr no_i invece sarebbe più grande; comunque altrimenti l'avesse usato ,_I Montecuccoli medesimo, dicendo: , Le armi o/Tensive da lungi sono: mo) schello, carabina, moschellone. • E il medesimo Grassi, dopo aver segnata l'altra significazione del termine carabina in luogo del soldato armato di carabina, cui fa corrispondere il francese carabinie1', e forse dovrebb: me~!io compelere carabin, soggiunge la spiegazione della carabma ngata_: • Spezie di carabina corta e rinforzata, che ha la canna rigata • dentro e che si carica di palla calcala a forza col mazzuolo, per , otlene:·e maggior passala e tiro più esatto. Si adopera in guerra , da corpi scelti•di bersaglieri e cacciatori ». _ , _ Nè altro esempio ei rinvenne ehe uno del Papacmo D AntonJ, scrittore piemontese del secolo passalo. La de6uizione del mo$chello poi è la seguente: • Un'arme da fuoco portatile, della quale si assegna l'invenzione » al principio del secolo xvi, fatta in tulle le sue parli come l'ar• chibuso, ma più gro;sa assai, e però grdve al maneggio p~·l suo • grnn peso, che era di 18 a 20 libbre, e per la lunghezza d1_ ,selle , palmi toscani almeno, la quale veniva perciò p~rtata dai pm ro• busti soldati e manego-iata col l'aiuto di una forcina » . 0 ' Dal paragone adunque delle de6nizioni dei due voca bo1·I ca:abina e mosche Ilo, quando non si avesse nè si volesse dire car~b1na rigala, parrebbe preferibile moschetto, rimanendo la vo_ee sch1op_po 0 archibugio per. dinotarn il mr,schetlo comune non ~1galo; _ avverrnachè nemmeno il vocabolo fucile è oramai più proprio, nè 1I cac; iatore toscano l'usa oggidì, dopo che al fucile, cioè al congrgno
MISCELLANEA 303 della pietra focaia venne sosti lui lo il magistero della martellina e d,,J cappellnzo fulminante. E tanto più pr1·feriremmo la parola moschetto, quanto che nella recentissima tecnologia militare non sì fabbricano canne più corlt1, ma canne di più picco! diametro solamente. quando si hanno a acan,1lare nell'anima, la qual cosa si è anco fatta appo noi e presso molte nazioni, sulle canne antiche degli antichi fucili. Ma la palla de' nuovi moschetti o carahintJ non ha più l' dOlica forma: da poco in qua anche le artiglierie sono,i rigale; talmente che, secondo la nomenclatura francese, si hanno baltes ogivales e boulels ogiva/es ou à rgive. La voce forrstiera non è nuova, ma ant ich issima, per indicare nel linguaggio proprio, da r·ui l'ba preso il lingqaggio figurato, l'arco gotico a sesto acuto; poichè un ta~lio fallo secondo l'asse · nella nuova palla delle armi rig,tle, presenta per l'appunto un arco di quelli. Alloraquando il foresti ero inventasse un vocabolo nuovo per significa1:e una nuova idea, noi ci sobbarcheremmo pure a quello che comunemente dicor;io i lassisti che è d'uopo ritenere la veste nuova; ma non così quanrlo il vocabolo straniero è vecchio, vecchissimo. Chi impedì rà a noi di chiamarla palla acuta, palla appuntita, ovvero a punta, palla conica, o anche oblunga. o allrirnenli ancora ?
Se non che sorgerà poi la d1fficoltà se dovremo noi mantenere, siccome han fallo i Francesi, le voci balle ovvero boulet ogivnle, o solamente cangiare· le definizioni che il Grassi ed i vocabolaristi han messo: « Globo di ferro fuso di diversa grandezza secondo i diversi ca• libri, col qual-e sì carica il cannone • . « Picco! globo di piombo, del calibro stesso del fuc ile, del mo• schello, o d~lla pistola, che si soprappone alla polvere nel ca» ricar quelle armi ,i. Pur tullavolla il Grassi nota <lue altri vocaboli: Pallin(t. « Piccola palla di ferro balt.ulo, grossa poco più d'una , noce, che si adopera per la mitraglia , . E vi pone per correspetlivo termine francese biscayen. Pallottola. « Piccola palla come quella che si adopera nella ca, rica degli archibusi, per distinguerla da quella grossa usala nella » carica del cannone , .
304· MISCELLA!l"EA Pure il Villani nel libro Xli delle sue storie fiorentin e, riferendo la famosa ballaglia di Crecy, narra come le bombarde degl'lnglesi saettavano le pallottole del ferro con fuoco. Osserviamo intanto che quantunque il filologo milildre piemontese avesse discorso della carnbina rigata, ed avesse noveralo il participio 1·igalo, rimandando alle parole arch1buso, canna e carabina, parrebbe doversi ammellere il nomr sostantivo riga, se gli scrillori militari d'Italia la crederanno acconcia traduzione di myure, che ha radice in rayon. e il verbo rigare> , se potrà stare in luogo del francese myer. Noi preferimmo nella seconda edizione del Dizionario militar~ ristampalo in GentJva nel 48t'>3 le frasi listare o addogare le canne di rincontro al rayer les canons; come preferiremmo le liste o le scanalature alle righe del le canne: Finalmente più recente ne venne la parola revolver inglese nella nuova terminologia militare. Così la ritengono i Francesi insioo ad ora; e non potremmo noi tradurla con gfracolpo? O non sarebbe opportuno tornare in voga la voce organo, che vi ha pur somidianza di officio? : Gli organi, disse l\fontecuccoli, sono più canrrn sopra una la>> vetta (affusto) a due ruote, rassellate insieme, che con un sol fuoco , serpeggiante si sparano. , Non ci gridio la croce addosso gli utlìciali, i quali hanno di certo in questo momento ben altro per la Lesta che quistioni di frasi e di lingua, di moschetto e di carabina, di palla o di pallottola, di pallottola conica ovvero oblunga, di giracolpo o di organo. È vero, .in questo momento pensiamo a usar bene cannoìii e moschetti rigali, bombe e palle d'ogni maniera; ma 11011 dimentichiamo che il primo pregio e la prima signoria e indipenden1.a nazionale sta ne l linguaggio, che è tanta parte dell'alTelto e del legame fra i popoli di una medesima patria. MAR UNO n' ATALA
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EFFEMERIDI MILITARI ITALIANE
Mese di Febbraio
1 febbmio 1742. - Trattato di Torino fra Maria Teresa e il re di Sardegn~ per difendere la Lombardia contro le invasioni spagnuole.
· 2 febbr-aio 1467. - Pubblicasi la pace in Roma nella chieS& di Santa ì\laria in Ara 'Coeli fra il re di Napoli Ferdinando, il doge di Venezia Cristoforo lVlauro, Galeazzo Visconti duca di Milano e la repubblica di Firenze. - 1618._ - Pace di Newstad fra il re di Boemia Ferdinando e la repubblica veneta. 3 febbraio 1837. -
Saccheggio alla città di Cesena dalle bande della compagnia di ventura de' Brettoni. - 1797. - La città di Faenza, la quale fu tante volte roYinata nell'età di mezzo, è presa dall'esercito francese. 4 febbraio 1500. ---: Ludovico il Moro, che il Balbo chiama· il tra.dito.re piti esecmto nelle memo1·ie italiane, entra in Milano. ANNO
lii. Voi. III -
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306' MISCl!LLANBA 5 febbraio 1319. - Roberto re di Napoli libera Geno,,a a{;Se• diata da tutti i Ghibellini d'Italia. - 1416. - Lo Stato di Savoia si erige a Ducato, perchè il solo Ciablese avea cotesto titolo fin dal secolo xm , ed anche la valle di Aosta più tardi. 6 febbmio 1546. - Gli Spagnuoli capitanati da Giovanni de Luna sono cacciati via da Siena. 7 febbraio 1623. - Tra:ttatò di Parigi tra Savoia, Francia e Venezia per la restituzione della Valtellina, che gli Spagnuoli ritenevano non ostante l'accordo di Madrid. - 1807. - Morte di Pasquale Paoli, generale e governatore della Corsica, in un villaggio presso Londra. La sua vita è una meditazione sulla libertà della patria promossa con la chiamata dello straniero. ··
8 febbraio 1743.'---'- B9.ttaglia sanguìnosissima di Camposanto nel Modenese tra gli Austro-Sardi _e gli Spagnuol; , con esito incerto. Questi sommavano 12 mila e 400 soldati; gli Austriaci 8 mila e i Piemontesi 2 mila e 600, cioè il reggimento de' dragoni piemontesi Regina, il battaglione svizzero Rehbinde1·, e sette battaglioni di soldatesche piemontesi: - 1846. .:.... Il prode Giuseppe Garibaldi, condottiero della · legione italiana a Montevideo, riporta segnalata vittoria nel campo di S. Antonio sopra Serosnolo Gomez, molto superiore in numero. I più generosi italiani della Penisola gli offrirono una spada di onore cesellata a Firenze, e la repubblica messicana gli decretava una bandiera e il primo posto d'onore. ' 9 febbraio 1500. I Francesi s'impossessano del ducato di Mìlano per opera degli Sforza. - 1795. - In Parigi vien sottoscritto il trattat0 di pace t ra la repubblica francese e il Granduca di Toscana.
10 febbraio 1806: - Comincia l'assedio della fortezza di Gaeta. I Francesi, pieni di sè, spregiatori d'Italia, credevano bastasse un' intimazione; e p 11re vi stettero dal 10 di febbraio insino al 18 di luglio, e v i lasciarono morto il generale Vallongue degli ingegneri.
MJSCEL/,AKE,I.
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- 1855. - Muore Ferdinando di Savoia duca di Genova, il q u~le a vea valomsamente comandato in battaglia ~na divisione nelle guerre dell'indipendenza italiana, ed era al co:11ando supremo delle arti15lierie piemontesi; giovine di 32 anm. 11 fe'bbraio 1381. - Il conte di Savoia Amedeo VI parteggia per Luigi d'Angiò, s'cchè fa un trattato a Lione per rompere la guerra a Carlo di Durazzo nel regno di N_apoli, e per avere la contea d'Asti. Cherasco, Alba, Mondovì, Tortona- e Cuneo. · - 1814. - Trattato infausto di Gioachino Murat coll'Austria: il qua.le gli assicurava la corona di Napoli, sotto la rnalleveri~ delle potenze collegate, aggiungendo anche quella. parte degli Stati Romani, già. tenuta dalle sue soldatesche.
12 febbraio 1434. - Trattato in Ciamberì tra Filippo duca di Borgogna e Amedeo VIII, contro il duca di Borbone. . - 1685. - Luigi XIV conchiude la pace con la repubblica di Genova. 13 febbraio 1154. - F.ederico Barbarossa stringe d'ass~io la fortezza di Tortona posta sopra un rialto , a cavallo delle pianure sulla destra. del Po. - 1503. - Disfida di Ba;letta nella quale 13 Italiani combatton0 contro 13 Francesi in campo chiuso, all'ultimo sangue. Dalla parte degl'Italiani pugnarono Ettore F ieramosca di_ Capua, Giovanni Capoccio, Giovanni Brancaleone ed Ettore _Giovenal~ di Roma, :Marco Carellario di Napoli, :tvlariano Ab1gnente d1 Sarno, Romanella di Forlì, Lodovico Aminale di Terni, Francesco Salomone e Gugliehno Albi monte siciliani, Mia.le da Troia il Rìcco ed il Fanfulla parmigiani. I quali scontratisi animosamente co' Francesi, rotte le lancie, misero mano alle spade, e dopo :?tretto combattimento 12 francesi restarono prigionieri. Di costoro un solo morì, e fu Claudio d'Asti, e la sua morte non fu onorata, nè pianta, per aver egli impugnato le armi contro la sua patria. 14 febb1·aio 1423. - li capitano Braccio da Montone_ è f~tto principe di Capua dalla regina. Giovanna, e Corrado T~1nc1 signore di Foligno lo incoronò in un cerchio d'oro nella pn ma sala del palazzo di Perugia. Sempre la glol'ia guerriera ha fatto se non perdonare, obliare per lo meno la poca carità di patria.I
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1814. - Muore colpito da una palla alla difesa di Chalons il nostro generale Giambattista Rusca, nato io Briga il dì 27 di novembre 1759, il quale fu medico dapprima del principe di Monaco. 15 febbraio 1806. in Napoli.
L'esercito di Giuseppe Buonaparte entra
16 febbrnio 1832. - Vien fuori in Torino un regio d~creto perchè si costruisca un equipaggio di ponti per far parte del corpo delle artiglierie piemontesi.
17 febbraio 1511. - Il signor Gastone di Foix giunge in Brescia, ribellatosi il 2 febbraio di quel!' anno stesso al re di Francia, e intima la resa, la quale non è accettata da'Bresciani. Il che udendo monsignor di Foix, fa uscire dalla fortezza un buon numero di soldati che mettono a sacco tutta la città, uc• cidendo 1400 uomini tra soldati ed abitanti. Dopo questa ,ittoria fu fatto morire ìl conte Luigi A vogaro, capo della ribellione. - 1564. - Muore in Roma il divino Michelangelo Buonarroti, il quale è noverato tra gl'ingegneri militari italiani, e di 11uelli pochi che servivano alla fortezza della patria libera ma non la circondavano de'fossi e de'baluardi della tirannide. 18 febbraio 1504. - Celebre torneo a Carignano, dove combatte il cavaliP.r Baiardo, il quale era stato paggio di Bianca , duchessa di Savoia. - 1801. - Convenzione di Foligno tra il generale franc&e Murat e il ministro per Napoli Micheronx: i soldati napoletani sgombravano Roma, e il re di )(apoli si obbligava di richiamare gli esuli e liberare i carcerati per opinioni politiche. - 1856. - Morl in Torino il generale degl'ingegneri Antonio Olivero vercellese, di cui si ammirano i lavori a Bard , a Lessiglione e altrove. 19 febbraio 1339. - Battaglia di Parabiago tra le armi di Lodrisi•i Visconti, capo della compagnia di S, Giorgio, e di Lurhino Visconti signore cli Milano, aiutato da Luclovico di Savoia suocero di Azzo, nipote di Luchino. Fu piuttosto un assalto con le genti milanesi riparate dentro le mure della città , le quali furono sorprese nel buio della notte,
MISCELLANEA 309 fatta più lorbid,1 da fitta neve. Pnre sventolava dalle dne parti la im l'resa della vipera! E Lod risio fatto prigione stette dieci anni in una gabbia di ferro nel castello cli S. Colombano. - 1797. - Pace di Tolen~ino conclu1:,a tra la Francia ed il Papa, il quale cedeva Avignone e le due legazioni di Bologna e di Ferrara, dando in pegno la città e cittadella di Ancona; ipagando 30 milioui di lire, metà in moneta, metà in nuroo• rato e metà in diamanti, dando manoscritti, quadri e statue pattuiti nel trattato di Bologna, e r·istorando i danni òella famiglia dell'ucciso Basville con 300 mila lire.
20 febbra'ÌO 1717. - Muore in Parigi il generale Francesco Albergotti, nato in Arezzo. 21 febbmio 1495. - Dopo quattro mesi e diciannove giorn i dacchè avea superato le Alpi, entra in l'ìapoli trionfatore Carlo VIII fra le grida dissennate di plebe, la quale avea testè lagrimato la partenza dc>! suo re Ferrante. - 1513. - Muore il belligero pontefice Giulio lI. Eppure il Nardi ne segna la morte nel 1Gl2. 23 febbraio 1508. - Bartolomeo d'Alviano , capitano della repubblica di Venezia, 1·ompe presso Cadore l'esercito di Massimiliano re dei Roruani, e trionfal~ente ricevuto nel Bucintoro, ne toglie io premio la condotta di mille cavalli, e tutte le artiglierie tolte al nemico. - 1796. - Bonaparte è chiamato generalissimo dell'esercito d'Italia in luogo di Scherer. 24 febbtaio 1525. - Si combattelacele.bre battaglia di Pavia fra Carlo V e Prancesc0 I, dove fu rono fatti prigionieri il bastardo di Savoia, Federico Gonzaga da Bozzolo, Galeazzo Visconti ed il marchese di Saluzzo; e dove accrebbe tanto splendore la prodezza del celebre marchese di Pescara , marito della famosa Vittoria Colonna. E i suoi discendenti marchesi del Vasto, della famiglia d'origine spagnuola d'Avalos serbavano molti arazzi e alcune bandiere e varie armi, guadagnale nel fatto d'armi sul Ticino. E morì appunto in quell'anno cotesto giovane guerriero Ferdinando d'A valos, nè la moglie giunse ad abbracciarlo1 fer• matasi in Viterbo alla tristissima novella.
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MISCELLAKEA
1808. - Giuseppe Buooaparte re di Ì'fapoli, p<>r lasciare memoria del novello ordinamento politieo, istituisce l'ordine delle Due Sicilie, composto di 50 cln:gnita1·i.i, 100 co1111r,.enclato1·i. e 500 cavalùwi, con l'epigrafe renovata patria, la quale diventò poscia, mutato il nome in S. Giorgio della Bi-unione, felici trite
rlrl r,omrindo siccomP r apitan11 ::renera].. rlella repubblica fì t,rPntin,i
restiliita.
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::;uccedu11Jo al forestiero Giovanni Aguto, prus~iwo a worire. Nè i Micbelotti vttnno novera.ti tra i ciechi soldati, di cui anche ai giorni nostri abbiamo esempi facili , ma tra i soldati cittadini c-he arnano e servono la patria .
25 febbra,io 1237. - Fra le recenti iscrizioni pub1Jicate dar Leoni, leggiamo questa che è veramente pittorica, per mettersi a Ponte Torricelle di Padova:
illese tll ffiarzo
EZZELlNO EliTRAN'DO VlSCO~TE E TIRANNO QUf TRATTO L'ELMO
LA CITTADINA PORTA A VlDAMf:NTE BACIÒ
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l<'EBBRAIO
1237.
1530. - Nasce in Civita-Lavinia Marco Antonio Colonna , il quale ebbe tanta parte nella guerra e nella famosa giornata alle Curzolari e a Lepanto il d\. di Santa Giustiua, 27' ùi St:lt· tembre dell'anno 1571. 26 febbv·aio 1266. - Vien combattuta la battaglia di Benevento tra i Guelfi condotti da Carlo d'Angiò e i Ghibellini che avevano per capo Manfredi della ·casa regnante di Svevia. Quivi mol'ì Manfoidi, il cui cadavere, dapprima confuso coi molti giacenti nel campo, fu poi riconosciuto da alcuni suoi baroni prigionieri de'Guelfì, e con pompa militare seppellito sulle sponde del Calore. Se non che quel prete spregievole del!' arcivescovo di Cosenza lo fece levare di quel luogo e gettare presso il fiume Verde. - ] 815. - Napoleone parte dall'isola dell'Elba ov'era relegato. 27 {ebbt·aio 1443. - Entra in Napoli, dopo l'assedio, il nuoYo re Alfonso; di che vedesi l'arco trionfale in Castelnuovo, opera. di Giuliano da Maiano, scultore fìorentiuo. - 1600. - Occupazione della Savoia e della Bressa.
28 febbraio 1394. - Biordo Michelotti da Perugia, rinoniatissimo capitano del tempo, va a Firenze a prendere il bastone
l marzo 1162 - Dopo ostinato assedio di nove mesi, i prodi difensori di Milano e della lega lombarda. si debbono rendere a discrezione alle smisurate forze di Barbal'Ossa. - 1383. - Nel piccolo Yillaggio di S. Stefano nelle Puglie muore Amedeo Yl detto il Conte Verde, dopo avere combattuto egregiamente in Turchia e tornato in Italia per aiutare Lodovico cl'Angìò nella guerra civile contro Carlo di Durazzo. 2 ma1·zo 1555. - I Francesi, già. padroni da venti e più anni di Torino e di quasi lulto il Piemonte, s'impadroniscono pet· sorpresa notturna di Casale.
3 marzo ] 323. - Filippo Tedìci, tiranno di Pistoia, dopo avere espulso dalla città il vicario del re Roberto di Napoli Io sconfigge sotto Tizzano. - 1440. - Il re Alfonso di ~apoli nella chiesa di S. Gregorio Armenio fa dichiarare dnca di Calabria il suo1 figliuolo bristardo Ferrante I.
4ma1·.zo 1447. - I Veneziani assaltano vigorosamente Cremona. 5 ma1·zo 493. - Odoacre, re degli Eruli, dopo tre anni di assedio sostenuti nel forte di Ravenna si arreud3 a Te0dorico re dei Goti ad onorernli patti, che non furono però dal vincitore mantenuti, giacchè, pochi giorni dopo, questi facea assassinare il suo rivale in un banchetto ct,i lo aveva invitato. E così l'Italia rimase tutta in potere dei Goti.
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MJSCELLANEA
6 ma1·zo 1495. - Il Castello Nuovo di Napoli s: arrende a Carlo VIII, dove nel novembre appunto per ri pigliarla su i Francesi, si vuole fossero inventate le mine per opera di Luigi di Capua e anche dell'ingegnere toscano Narciso, secondo narra il Giovio. 7 ma1·zo 1746. - Con un ardito colpo di mano i Piemontesi comandati da Leutron riprendono Asti, di cui erano padroni i Gallo-Ispani sin dall'ottobre dell'anno precedente, e fauno prigioniera la guarnigione forte di 5 mila uomini. 8 ma1·zo 1466. - Muore in Milano nel colmo della sua fortuna il celebre condottiero Francesco Sforza, il quale di basso stato giunse col suo valore ad occupare il trono di Milano. - 1855. - Vien pubblicato il manifestq di guerra del Piemonte alla Russia, in cui notiamo queste parole: « Sua Maestà • è sicura nella coscienza di avere adempiuto il suo dovere. • Nè per quanto lo tra, aglino crudeli afflizioni, sarà meno riso• luto e costante nel difende,:e cou tutto le sue forze contro • q•ialuolJu~ aggres5'ione i gacri interessi de'popoli , i dritti im' prescrittibili della corona n. 9 marzo 1337. - I Fiorentini prendono possesso della città d'Arezzo, la quale nella g uerra tra la repubblica di Firenze e Mastino della Scala, avea tenuto per quest'ultimo. IO marzo 1398. - Da F rancesco Guidalotti viene ucciso in Perugia a furia di pugnalate Bilordo Michelotti signore di quella città e fra'pil't illustri capitani di ventura.
11 ma1·zo 1764. -· Il generale Loutron a capo dei Piemontesi libera Alessandria dall'assedio di cui era stretta da più di 5 mesi. 12 mm-zo 1530. - Ludovico Martelli e Dante da Castiglione giovani fiorentini combattono contro Giovanni Ba adini e Rubertino Aldobrandi , i quali si erano uniti agli stranieri malvagiamente indotti e quasi capitanati dal Papa Clemente ad opprimere la patria loro. Ma incerto funne l'esito, giacchè mentre Dante da Castiglione stendeva morto l' Aldo brandi, Lodovico Martelli essendc, da più lati ferito, si arrendeva al Bandini , morendo poscia dopo
MISCELLA NEA.
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pochi giorni. Del quale duello abbiamo vi,·a descrizione nel romanzo del Guerrazzi. - 1849. - Vien disdetto rarmistizio Salasco, cioè denunziato a ruodo comune secondo dicono i Francesi.
13 marzo 1795. - Combattimento navale presso Savona tra il naviglio francese di 15 vascelli coruandato dal contrammira_g!io Martin e il 11aviglio anglo-napoletano composto d1 13 vascelli 10glesi e due di Napoli comandati dal celebre Caracciolo, cui si rese un Yascello frances'3 il Censore, 1Dandatone un altro a fondo. Noi crediamo intanto che il giorno della resa fosse invece il dl 14. - 1820. - .Abdicazione di Vittorio Emanuele 1, che fa molto onore al suo procedere cavalleresco e alla mitezza dell'animo suo, poichè non volendo nè potendo accettare la Costituzione di Spag::ia, nè sapendo collo spargimento di sangue cittadino resistere ostinatamente, depone la corona sull'altar<:: della patria. E poicbè Carlo Felice suo fratello era in Modena, tolse la reggenza del regno Carlo Alberto, cui ne fu poi fatto grande delitto. 14 marzo 1820. - Giorno fausto in cui ven ne al mondo quel principe di casa Savoia che avea sin dal giorno in cui prese la corona, avuto in Vignale il famoso abboccamento col supremo generale austriaco, a dimostrare colle parole e più coi fatti quanto fosse degno di reggere un popolo libero. 7 15 ma,·zo 1805. - Napol<::one Buonaparte, già eletto imperatore dei Francesi il 18 maggio 1804 dal voto popolare, prende il titolo di re d'Italia. 16 ma,·zo 1394. - Muore in Firenze Giovanni Aguto. - 1797. - Napoleone passa il Tagliamento; batte gli Austriaci comandati dall'arciduca Carlo, e li costringe a ritirarsi.
17 ma,·zo 1566. -
Benedizione della cittadella di Torino dall'arcivescovo Girolamo della Rovere, e ne prende il comando Giuseppe Ceresana celebre ingegnere. Ed in questo medesimo giorno nell'anno 1748 vi muore lo storico napoletano Pietro Giannone.
18 rn.a,·zo 1805. -
La repubblica cisalpina vien cambiata
314 MtSCELLANEA in regno d'Italia, e ne è eletto vicerè Eugenio De,whar11ais fi . gliuolo adottiYo di Kapoleone.
19 marzo 1807. - F erdinando III g randuca <li Toscana fonda nella città d1 Vorzburgo , dove allora iwea soggiorno, l'ordine del merito sotto il titolo di S. Giuseppfl , di cui poi rinnovellò l' istituzione il 18 marzo 1817. 20 ma1·zo 1437. - Niccolò Piccinino, duce dei Milanesi, scon, figge presso l'Adda l'esercito veneziano comandato da Gian Francesco Gonzaga duca di .Manton. Tremila Veneziani si contarono tra prigionieri e sommersi, il rimanente o lo stesso Gonzaga ripararono in Bergamo.
21 marzo 1530. - I Fiorentini guiditi da Stefano Colonna assaltano il campo tedesco posto a S. Donato in Polverosa presso l'Arno. Iusignoritisi delle ti·incee, dopo sanguinosa zuffa furono ributtati, ma venne loro fatto di ritirarsi con poco dauno, giacchè i Tedeschi temendo di cadere in qnalche imboscata, non ebbero animo d'inseguirli. 22 marzo 1755. - Muore in Toriuo il celebre ingegnere militare Giuseppe Bortola, il quale ordinò e diresse le scuole del . !'artiglierie fondate nel 1'739 e costrusse il forte d'Essiglie, di cui vennegli da Carlo Emanuele III conferito il titolo d i conte.
i3 ma1·zo 1821. - L'esercito austriaco entra in ·apoli, si impadronisce dei forti e s'accampa nelle piazze, in mezzo alla generale costernazione, e nel medesimo tempo in cui si scioglieva il parlamento nazionale, dopo avere come ultimo suo atto solennemente protestato contro l'in vasionc straniera. -1849. - Pochissime guerre si compiono con una battaglia, e quando ciò an"enga dobbiamo pur esser certi che il numero e non il valore decise della vittoria. Il prode ma piccolo esercito del Piemonte soggiacque nelle pianure di Novara presso la Bicocca e le sorti d'Italia furono nuovamente sinistre. E noi ne celebrammo il decimo anniversario con festa religiosa nel tempio maggiore per pregar pace all'anima dei caduti in battaglia. 24 ma1·zo 1794. - Il generale Dumas a capo di alcune truppe francesi tenta occupare il Moncemsio ma è respinto.
Y.ISCELLAXEA
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25 marzo J 735. - Gli Austriaci compi·1tamente battuti dagli Spagnuoli a Bitonto il 23 maggio l '731, sgombrano la città. di ~Iessina, la quale sciolta da'frcm di fedeltà e di timore, festosamente accoglio lo Spagnuolo stranioro anch' esso. 1848 - La divisione Bes varca il Ticino a Buffalora. 26 marzo 1799. passa l'Ad ige.
-
L'e,;ercito francese capitanato da Scherer
1833. -
Vien creata in Piemonte la medaglia al valore militare, d'oro o d'argento, per premiare le azioni di segnalato valore sì nell'esercito che nell'armata, dal generale al tamburino.
27 marzo 489. - Teodorico re degli Ostrogoti, yaJicate le Alpi Carniche, si scontra presso l'Isonzo con Odoacre, e lo sconfigge. 28 ma1·zo 1801. - Trattato di pace tra Ferdinando IV re di Napoli e Napoleone, sottoscritto in FirenY.e dal colonnello lVIicheroux per Napol i e dall'Alquier per Francia. Mediante il quule il re cedeva tosto Luu~u1.w , Piombino e i cosl detti Presidii, e prometteva un indulto generale ai perseguitati politici del 1799. !
29 marzo 1281. - Nasce in Gottella prcSRO Lucca Castruccio Castracani degli Antelminelli da Gerio e da Puccia Streghi. - 1630. - Urbano di Piossasco conte di Scalenghe, comandanto la cittadella di Pinerolo, viene a patti col mare:;ciallo di Crequi, cui già si era resa la città il 23 di quel medesimo mese.
30 ma1·zo 128i. - Fu eterna sventura d'Italia l'essere invasa dallo straniero, ma fu maggiore s ventura che lo straniero fosse chiamato dal Pontefice. Al regno glol'ioso degli Svevi successe quello tirannico e predace clell' Angioino. Per diciasette anni continui i Siciliani avevano tutto sopportato, quando un insulto fatto da un soldato francese ad una fanciulla che al fianco del suo fidanzato si recava a' vespri nella chiesa di San Spirito in Palermo, acGese gli animi già inaspriti da sl lunga servitù li popolo palermitano si sellerò al grido di muoiano i Frnncesi, e ne fece aspro macello, imitato poscia da tutte le altre città della Sicilia.
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MISCELLANEA
~l ~arzo _1495. - Lega tra il pontefice, l'imperatore d'Austria, 1] re d, Spagna e I Veneziani contro Carlo VIII. A c~i pure aderisce Lodovico il Moro, il quale, affine d'assicurarsi il trono, p~ima chiamava i Francesi in Italia, ed orn. volgeva h1 sue armi contro di loro. - 1631. - Trattato di Cherasco, per cui il Piemonte deve cedere ali~ Francia Pinerolo col suo territorio, la valle della Perosa e_ il forte di S. Brigida , acquista.udo in cambio Atb11 Trino, Nizza della Paglia e altre 74 terre del Monferrato. '
TECNOLOGIA MILITARE
MARIANO n ' AYALA.
NUOVI COCCONI NELLE ARTIGLIERIE NAVALI
/La marineria imperiale ha testè adottato nella fabbrica de'tappi o cocconi (valets) di ricalcamento pel tiro del cannone, l'uso delle alghe marine , le quali s'incontrano in abbondanza su le coste. L'ingegnere civile Marini , già rinomato, ha immaginato di trarre vantaggio dalle proprietà notevoii di coteste piante, in• combvstibili e non soggette a putrefazione, in virtù della gran quantità di silice e d' idroclorato di soda che contengono. Le quali due qualità., sì poco comuni nel regno vegetale, ne fanno l'elemento più prezioso per la fabbrica de' cocconi di tiro, cui erasi rinunziato in marineria per ragione degl' incendi che cagionavano i cocconi di fieno e delle sterminate quantità d'iosetti generati da. tappi incombustibili fatti di borra animale; e frattanto sappiamo di certo che il medesimo cannone tirato con cocconll fornisce una durata cinque volte maggiore che allora quàndo vien soppresso cotesto congegno_ Nella prime prove ordinate dal ministro della guerra sul vascello da scuola il Suffren, l'ingegnere Marini aveva proposto de' cocconi cui erasi aggiunta qualche sostanza chimica deputata ad aumentarne ld. incombustibilità. Ma le relaziorù della
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MISCELLANEA
giunta ~anno testificato l'inutilità di questa sovrabbondanza di precauzione J' aga J mar,na : fu r1conoscrnta • . . ,- dappoi'chè .. tanto apira che non rt.tie~e nessuna tra1:cia di fuoco ne' tappi fabbricati senza preparnz10m. Cotest~ tr~v~to. reca gran vantaggio all'economia delle materie dell art1g!ter1a. navale, la quale rimane assicurata da più lung~ ~nrata mercè l' uso d'un prodotto di sua natura abbondant1ss1mo e senza nessun valore.
DE' MOSCHETTI OCARABINE RlGATE
In Francia le fanterie flrano arU1ate del foci le secondo il mod_ello 1842, m~ avevasi anco un modello di moschetto o carabina rigata detta d1 Versaglia, la cui origine risale al 1793; e ne fu del tutto abbandonato l'uso quando si propose un fucile da ?arapet_to,. 0 da r_amp~ro, modellol831, che rese alcuni servigi m A;1frica sul pnnc1p10 della conquista. Finalmente nel 1833 Delvigne pr1)pose un modello di carabina riaata di cui si armo.' 0 nel 1839 1·1 primo · · . battaglione 111. cacciatori a piedi' allora formato. (Que~to modello, modificato a Chatellerault, nel 1840 , serv\ poscia_all'armamento dei dieci battaglioni che furono croati nella medes:ma epoca. Le belle prove fatte da queste àrmi menarono a un più attento st~dio dellfl loro proprietà, si creò scuola n~rmale del t iro a Vm_cennes ;_ si giunse alla scoperta del movimento dei proietti_ che si adoperava per il servizio delle nuove armi. Le teorie del capitano Tamisier sulla derivazione furono fin d'allora rnsegnate alla scuola, e delle nozioni esatte sulle diverse armi 1~ u_so cominciarono a spandersi in tutti i corpi di truppe a ~ 1~d1. Dopo _ q uesti lavori, il colonnello Thouvenin propose, col1 amt0 del signor Bombled, capo armaiuolo al 19° di linea, un nuovo modeHo ove il_ forzamento della palla si operava sopra uno stelo c1lmdrico d1 ferro, avvitato nell'interno della canna, la quale a~me pre·~e, dopo alcune esperienze fatte per constatare la sua supenorità, 1I nome di carabina a stelo, modello 1844; questo modello doveva, in seguito , dare egli stesso nascita a l ~odello 1~46, e di:enir l'arma definitjva dei battaglioni di cacc1at.or1 a piede e dei reggimenti dei zuavi.
MISCELLANEA 319 Finalmente, nel 185~, si· ·adottò un modello di fucile rigato che, dopo essere stato messo alla prova nei primi reggimenti della guardia che furono formati, è recentem<.>nte divenuto l'arma definitiva di tutta la fanteria francese. Ma non basta; per avere un'idea del valore delle armi che sono nelle mani de' soldati, conoscerne la costruzione e le proprietà, bisogna anche poterle paragonare a quelle cha si tro-vano fra le mani delle truppe delle potenze eu.ropee. Si è dall'attento studio dei diversi modelli di cui esse fanno uso che debbono andar via le difficoltà da-incontrarsi nella condotta d'una guerra intrapresa contro di esse, la maniera di procedere nella direzione delle operazioni militari. E ne' varii eserciti d'Europa vi sono vari modelli di moschetti e varie maniere di pigiamento (forcement) sempre rassomigliandosi i sistemi Delvigne, Lamarmora, Berner, Delvigne -Thouvenio-, Greener-Miniè, Wild, Wild • W urstem berger, W ilkinson -Lorenz, Scheele, Feilizzen e Dreyse. E si adoperano a nco diverse maniere di cartucce le quali si posson separare in due gruppi; il primo ove la palla è in contatto con la polvere, e la cartuccia è chiusa per via d'un filo annodato sul proietto ovvero al di sopra; e il secondo in cui son separati palla e polvere. Le palle scoppianti o incendiarie avranno forse a giorni nostri gran parte alla guerra. E in Francia si lavora. di molto, sopra i dati di Del vigne e del capitano inglese Norton, a perfezionare questo nuovo modo di d istruzione di cui si sou fatte lunghe prove dal colonnello J acob del!' artiglieria delle Indie, e nella manifattura regia di Enfield nel 1857. A ltri tentativi si son fatti in Vittemberga e in Baden su' razzi incendiari da e,;ser ti• rati dalle armi a fuoco portatili. F inal1uente v i sono oggi a risolvere i problemi su le macchine per fabbricare a freddo delle palle e de' cappellozzi, come quella iuventata da Gaugler de Gempen insieme con Mance! ufficiale de' cacciatori, del maggiore Nevens del!' artiglieria bel gica, e del luogotenente colonnello Solari ùell' artiglieria pie u1ontese.
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~ISCELLANEJ.
Baviera 138,038
Fanterie Cavalleria Artiglieria ( con 112 cannoni) Genio Landweher atti,•a
23.179 24,760 2,684 56,600 Somma totale
STATISTICA ~ULITARE
Belgio
lnl'htllerra
Dal bilancio del ministero della guerra al Parlamento nel pas~ato mese di febbraio caviamo questa statistica militare. Artiglieria reale. . 1,500 Cavalleria reale. . 1,100 Cavalleria di hoP.a 9,200 17,000 Artiglieria di linea 3,600 Genio 1,701 Treno militare 6,300 Guardie a piedi 70,000 Fanterie di linea ' 1,000 Corpo sanitario 9,000 Reggimento delle colonie e delle Indie occidentali 106,000 Truppe regie nelle Indie .
'.
Somma totale
245,261
226,800
12 Reggimenti di fanteria 6 Battaglioni di cacciatori 2 Lancieri 2 Cacciatori a cavallo 2 Corazzieri l Reggimento delle guide 4 Reggimenti d' artiglieria 2 Compagnie di pontieri e armaiuoli 1 Reggimento del genio . . 1 Divisione del treno I reggimenti di fanteria hanno i terzi e i quarti battaglioni di riserva.
Esercito Federale della Germania Sul piede di pace Fantaccini Cavalleria Artiglieri Genio Stato maggior generale Non combattenti E sul numero totale l'Austria fornisce Prussia . , • ANNO
lii.
Voi.
Ili. -
21
645,978 458,215 79,030 5i,172 11,943
1,291
~
41,327 198,344 176,048
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,\l!SCELLANEA
Reg~imenfi di linea dell'esercito austriaco.
I. Ungheresi. - Reggimenti N. 15, cioè il .2°, il 50, il 19°, 32°, il 33°, il 34°, jJ 37°, il 39°, il 460, il 480, il 52°, il ·53°, 60° ed il 610 reggimento dì linea. II. Galliziani. - Reggimenti N. 11, cioè il 9°, il 12°, il 150, 200, il 24°, il 30°, il 40,0 il 41 °, il 56°, il 570, il 580, di linea: III. Boemi. - N. 9, cioè il l0o, l'Ilo, il 180, il 21 0, il 250, 280,, il 35°, il 360, il 420 . IV. Moravi. - Reggimenti N. 5, cioè il 1°, il 3°, l' 30, il 29°
il il il il il
540. V. Lombardi. - Reggimenti N. 5, cioè il 230, il 38°, il 43°, il
,i,,
44°, il 55°. VI. Veneti. - Reggimenti N. 4, cioè il 13°, il 16°, il 26°, il
45°. VII. Bassa Austria - Reggiménti N. 3, cioè il 4°, il 49,0 il 50°. VIL Illirici. - Reggimenti N. 3, cioè il 7°, 170, 220 • IX. Austria Superiore. - N . 2, cioè il 14°, il 59°. X. Transilvani - Reggimenti N . .2, cioè il 31°, il 350. XI. Austria Interna- - Reggimento N. 1, cioè il 27°. XII. Stiriani.- Reggimento N. 1, cioè il 470. XIII. Serbiani - Reggimento N. 1, cioè il 6°.
Heggimen1i Lomb~u•do-"l'·eneu di linea. Lomba?·di. - N. 23, Airoldi; si recluta nelle provincie di Loài, Cremona, Pavia. - N. 38, Haugwitz; si recluta nelle provincie di Brescia e Mantova. - N. 43, Allemann; si recluta nelle provincie di Bergamo e Sondrio. - N. 44, arciduca Alberto; si recluta nella provincia di Milano, esclusa Monza. - N. 55, Bianchi ; si recluta nella città di Monza e provincia di Como. Veneti. - N. 13, Principe Hohenlohe; si recluta nelle provincie di Padova e Rovigo. - N. 16, Zanini; sì r-ecluta nella provincia di Treviso e Venezia. - N. 26, Grandt1ca Michele; si recluta nelle provincie di Udine e Beìluno. -;- N. 45, Arciduca Sigismondo; si recluta nelle provincie di Verona e Vicenza. I Cacciat~rì, gli Ulànì', la fanteria, l'Artiglieria di marina, e i
323 \IJSCl!:LLANEA contingenti degli altri corpi si reclutano in proporzione su tutte le provincie. I comandi dei dlle reggimenti di Gendarmeria sono in Milano e Padova. In Lombardia erano il V, VII, e VIII corpo d' esercito, cui si unì dapprima il III.
A.os1rta. Le forze austriache in Italia, seèondo il Coristitutionnel sono le seguenti : 140,330 22 Reggimenti . 10,320 2 Battaglioni Cacciatori ( 4 battaglioni ) 5,000 4 Battaglioni di fanteria 5 Reggimenti di cavalleria leggiera (8 squadroni 6,400 ognuno) . 6,000 4 Reggimenti di artiglieria 6,000 Artiglieria da fortezza stazzieri 1,700 Pionieri 3,500 Genio . Totale
177,210
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mSCELLANEA 325 b) L'attitudine di corpo e di mente neces~aria a sel'vire nel-
LEGISLAZIONE MILITARE
l'esercito, e specialmente la statura almenv di 60 pollici, misura di Vienna, per la prima e seconda classe d'età, ed almeno 61 pollici per le classi più alte di età. Ivlarinai ed operai navali vengono accettati nella marineria imperiale, senza riguardo alla statura; e) Un'età almeno di 15 e al più di 36 anni compiuti. Ad uorn ini che ~ervirono già nell'esercito è permesso rientrarvi anche a 40 anni. Gli stranieri non possono essere ammessi a servire nell'esercito che con sovrana concessione, e soltanto sotto gli obblighi stessi pei nazionali, quando si sieno legittimati nelle loro suppliche da presentarsi al comando superiore e rispettivamente della marina, coll'assoluto permesso del lol'O governo.
§ III.
LEG-GE PER TENERE A NUMERO L'ESERCITO del ~7 di sellemb1·~ ~ 858.
CAPITOLO PRl~IO
Disposizioni generati. § I. L'esercito si tiene a numero: a ) Mediante l'aggregazione n e.lle sue file degli allievi degli stabilimenti d'istruzione militare; b) Coll'arruolamento volontario; e) Coll'arruolam~nto secondo le classi d'età ed a sorte; d) Coll'arruolamento d'uffizio (*~ 44, 45 e 46); e) Col volontario rinnovamento degli obblighi del servizio già adempiuto. ~
II.
Onde entrare nell'esercì to richiedonsi a) La pittadinanza austriaca ;
Il dovere d'entrare nell'esercito è generale. Comincia col 1° - gennaio dell'anno che segue al ·ventesimo anno d'età compmto, e dura per sette anni. Le esenzioni dall'obblige d'entrarvi non hanno luogo se non nei casi indicati nel capitolo X della presente legge. ~
IV.
Il rinnovamento dell'esercito mediante l'arruolamento ha luogo nei mesi di febbraio, marzo ed aprile. ~
V.
Il numero delle reclute toccante ad ogni distretto di arruolamento dee darsi compiuto eil in regola dalla prima e seconda classe d'età, e solo in quanto sia indispénsa.bilmente-. necessario, approfittando gradatamente delle superiol'i classi d'età. Nei rinnovamenti ordinarii dell'esercito, eccettuato il caso qui sotto indicato, non si andrà oltre alla quinta. classe d'età. Le reclute verranno sempre ripartite secondo il numero della complessiva popolaziom•, ma avuto contemporaneamente riguardo a.Ila provata. attitudine al servigio. Laoude nel caso in cui un distretto d'arruola mento non potesse raccoglie re dalle cinque prime classi d'età il numero di reclute che gli tocca, il resto verrà ripa.1·•
326 MISCELU.\'EA tito fra gli altri distretti di arruolamento dello stesso distretto di rinnovamento dell'esercito. Se a ciò non bastassero le prime cil1que classi, potranno, secondo il bisogno, essere ,dimandate anche la sesta, e finalmente la settima classe di età. Deggiono dunque essere chiamate all'arruolamento tante classi d'età quante presumibilmente sono occorrenti a soddisfare al bisogno di reclute. Ad ogni arma e ad ogni corpo vengono assegnati .cìal disti·etto d'arruolamento gli uomini più idonei, avuto possibilmente rjguardo ai desiderii delle reclute.
i
V1.
L'obbligo del servizio principia col giorno del giu:amento prestato alla bandiera e dura 8 anni (§ 42), compiuti i quali dee ognuno in0ltre adempiere al servizio di riserva stabilito oello statuto per la riserva del 31 luglio 1852. ~
.VII.
L'ufficiale politico non potrà concedere permesso di viaggio al di là del tempo in cui cominçia l'arruolamento all'obbligato allo arruolamento stesso che stia nella prima o seconcja classe d'età, o che durante il viaggio, se non quando ei sia manifestamente inabile al servizio militare o sia da esso r,seotato d'uffizio (§ 26) o quaHdo sia stato già ric0nosciuto p8r sempre inabile da una Commissione d'arruolamento. :qovendo il viaggio av,e r luogo ali' interno e non essendo pos . si bile il limitare il perrnes;;;o di viaggio da un tuogo.determinato, esso non potrà essere accordato se non coli' ob,bligo che il viagg iatore dia notizia del suo soggiorno al capo ,del comuqe, al quale appartiene ,per l' ,arruolamento dal principio dell',itrruolamento fino alla fine di esso 4). Se l'obbligato ali' arruolamento appartiene di già alle classi superiori d'età, si osserveranno le prescrizioni del presente paragrafo nel caso soltanto in cui la classe d' età del!' obbligato fosse già stata chiamala per imminente arruolamento (~ 5 ).
rn
~!ISCE LL A::S' E A
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§ VIII.
Chi non è legalmente esente a entrare nell' esercito, o chi manifestamente non è inabile 26 ì, e chi secondo la decisione a·una giunta d'arruolamento, non è pe1· sempre inabile al servigio dell'esercito, non può ammogliarsi prima d' essere uscito dalla seconda classe d'età. Il magistrato politico ha facoltà di dare, in via d' eccezione , permesso di matrimonio in caso eh' esistano circostanz& degne di particolar riguardo , ma tale permesso n.on è fondamento di veruna esenzione dal dove:·e di arruolament0 durante la prima e seconda classe d' età.
(*
§ IX. Quegli e;he ha sotto di sè uno che si trovi nelle classi di età chiamate 5) è obbligato a denunziarlo al capo del comune, entro l' ultima settimana precedente al principio d'arruolamento. Chi poi lo tiene sotto di sè durante l'arruolamento, dee insinuarlo entro ore 24. Il capo del comune è obbligato a far conoscere senza l'itardo tali denunzie alla preposta autorità politica.
rn
CAPITOLO Il.
Dell'a,gg1'egazione degli altiev·i de' Collegi d' istruzione rnilita?'e.
3 X. L'aggregazione degli allievi , uscenti dagli stabilimenti d.' istrnzione militare, vien fatta dalle podestà militari secondo le speciali prescrizioni. CAPITOLO Ili.
Dell'arruolamento volontario nell' eser·cito. ~
XI.
A chi entra volontario nell' esE.rcit.o è permesso scegliere ii corpo, nel quale 'voglia servire , purchè ne abbia l'attitudine.
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\USCELLA.SEA
§ XII. Agli obbligati all'arruolamento, che w no gill chiamati dalla sorte a servire nell'esercito, non è permesso l'ingresso Yolontario durante il periodo d' arrnolarnento. CAPITOLO IV.
Esenzione cli entran·e nell' ese,•C'ito. § XIII. È esente dall'obbligo di entrar nell'esercito: l. Il figlio unico di padre di 70 anni o di madl'O vedova. 2. Dopo la morte di ambi i genitori, il nipote unico di aYo di 70 anni o di ava veJ.ova. 3. Il fratello L1nico di fratelli o sol'elle orfani. Ha però dritto all'eseozior.e quell'unico figlio, nipote e fratello: a) che sia legittimo e naturale, e b) dalla Clli presenza nella famiglia dipenda il sostentamento de' genitori, avi, o fratelli e sorelle, fino che adempia a a tale obbligo. All'età settuagenaria sono tutt'uno i difetti insanabili di corpo e di mento, poichè rendono inabili ad ogni g uada-gno. Al pari di figho unico, nipote o lratello, è trattato anche quello, il cui fratello unico e gli altri fratelli; aa) servono nell'esercito, a nche come soldati di riserva , non però come surroganti; bb) abbiano meno di 15 anni; o finalmente cc) siano incapaci di ogni guadagno per difetto insanabile di mente e di corpo. 4. Chi dopo essere uscito dalla seconda classe d'età o chi primà, col permesso dell'autorità politica, si sia ammogliato (3 8), ed abbia oltrepassato la seconda classe d'età, allorchè io ambi i casi sieoo in vita la moglie od un figlio, ed egli sia indispensabile in casa pel loro sosten tamento.
§ XIV. 5. Gli ecclesiastici della chiesa cattolica , senza differenza di rito, quando abbiano ricevuto u no degli ordini maggiori.
MISCELLMiEA
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6. I candicìati del ceto ecclesiastico della chiesa cattolica , senza differenza di rito, i quali : a) sieno accolti dall'ordinario :l' una diocesi nel suo :-eminario, studino la teologia; o . . b) attendano agli studii teobgici io un p~bbhco st~b1limeuto d" istruzione coUle esterni, e provino coll' ass1curaz1one di un preposto diocesano di voler accoglierli,. dopo c~1~pi~ti gli studii, nel clero della diocesi, e coi certificati scolast1c1 d1 .aYer ottenuto nell'ultimo anno scolastico, oltre a bnone note dt CO· sturoi, almeno la prima nota cii progresso io tutti gli studii di obbligo. . e) 1 oandiclati del ceto r.cclesiastico, che abbiano [atto vestizione in un ordine approYato dalla chiesa. d) I candidati del ceto ecclesiastico, di rito greco, ?he banno già compiuti gli studii teologici, che ha~no ancor ricevuto gli ordini, quando 10 provino con un .certificato del loro ordinariato di essere ancora chierici della d1bces1. . Esenzione dall'entrare nel!' esercito spetterà eziandio ai laici di ordini approvati d~lla chiesa, tantn dnpo emes~1-1, la p1·ofes• sione, quanto durante il noviziato.
§
xv.
7. Gli ecclesiastici del rito greco scismatico nel caso di q uelli della chiesa cattolica (~ 1~, ~- 5). . . . . . 8. I candidati del ceto eccles1ast1co ed 1 la1c1 del rito greco scismatico, secondo le disposizioni per quelli della chiesa cattolica (§ 14, n. 6). ~ XVI.
9. I candidati delle altre professioni religiose cristiane legalmente riconosciute. . . 10. I candidati del ceto ecclesiastico delle confess1om angustana ed elettiva e della confessione unitaria quando: a) ne facciano pruova con certificato confermato dal lor? sopraintendente, o da chi ne fa le funzioni, ed emesso dal direttore di uno stabilimento d'istruzione teologica, che attendono con corrispondente diligenza e successo agli studi i teologici e che nulla ~merse di svantaggioso sul loro contegno;
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lllSCJ!:LLAN&A
b) q uando provino con certificato del loro soprintendente, o di chi ne fa le veci , aver compiuto da tre anni al più "li studii teologici secondo le presccizioni vigenti per quella soprin~ndenza, con buon successo, essere fra' candidati del ceto ecclesiastico, e dal lato loro avere adempiuto a tutto ciò che richiede. ond 0 poter otte• nere un, impiego •nella cura d'anime. ~
XVII.
11. I rabbini. 12. I candidati al rabbinato : a) mentre sono in una scuola di rabbinato riconosciuta dal governo quale stabilimento pubblico, quando si legittimino sul loro contegno incensurato ·e sul buon p rogresso 'dei loro studii; e per tre anni.
CRONACA MILITAR E 1
b) dopo aver terminato eon successo i loro studii in q uella scuola, qn~n_d o dimos_trino la loro altitudine ad essere impiegati come rabbm1 col certrficato di un rabbino, e il loro ÙL1on coutegno e sulla circostanza di trarre ancora fra candidati al rabbinato col certificato <lolla loro au torità politica distrettuale.
§ XVIII. 13. Gl'impiegati dello stato, compresi vi gli alunni dì concetto giurati e gli allievi giurati delle autorità dello stato. . 1~. ~l'impie6ati ~-ei pt1bblici fondi, delle rappresentanze pro,·mc1ah e degh uffizu comunali incaricati dell'amministrazione p olitica, quando pel posto di servigio d i quegl' imfiegati è richiesta la prova di aver compiuto gli studii. Jegali e delle scienze politiche.
(Continua).
FRANCIA. -
Si legge nel Moniteu.r de l' Armée:
In virtù d'un decreto imperiale del 25 marzo, sulla proposta del ministro della guerra, le operazioni dei consigli di revisione, per la formazio ne del contingente della classe del 18ti8 da chiamarsi nel •I 859, coruincieranno il 27 dei prossimo aprile e saranno chiuse il 26 maggio seguente. Esse cosi avranno luogo alle epoche ordinarie, e nello spazio di 30 giom1 , la loro solita durala. Al decreto è annes;a la tabella che presenta la distribuzione nei vari i compartimenti dell'impero dei 100,000 uomini che formano il contingente fissalo dalla legge del 2!1- marzo 1858. 1 ooiovani inscri\li sulle lisle della lralta sono, quest'anno, ai numero 305,943: questa cifra sorpassa di più di ·I 0,000 quella dell'anno passalo. Indirizzando questo decrelo alle autori là civili e militari , con una circolare del 26 marzo, il ministro della guerra ha rammentalo le islruzioui dale precedenlemenle per assicurare il buono
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llISCELLANEA
e compiuto adempimento delle operazioni, e vì ha aggiunto c1lcune
nuove raccomandazioni nelle viste delle famiglie secondo l'articolo 5 della legge del 26 aprile 1855 sulla dole dell'esercito; i giovani compresi nel con tingente ollerranno I esonera·lione dal serviiio
per mezw d'una data somma rersata nella cassa di do te e deBlinata a·d assicurare ia loro surrogazione nell'esercito, per via del riassoldamenlo d'antichi militari. La lassa del nsc<1llo individuale è fissala in qu ..st' anno a '2000 franchi. Secondo l'articolo 13 del decreto reggimentale del 9 gennaio ·1 856, i versamenti per esonerazione dal servizio sono falli nel compartimento dove i giovani debbono soddisfare alla legge del reclutamento , sia dagli interessali , sia da altri i11 loro nome. Ii prefetto del compartimento dà ai giovani o a chi ha rallo la domanda per essi , il CPrlific'ato della loro iscrizione nel contingente, e appartirne esclusivamente ,Il consigl io.di revisione dello stesso compartimento <li decidere sulla loro esonrrnzione , anche quando questi giovélni siedessero e fossero stati esaminati ir. un altro comparlimento che non sia quello ove han fallo la tralla. L'articolo 7 della legge del 26 aprile ,1 855 esige che il versamento del cambio individuale sia fatto enlro i dieci giorni che seguono la chiusura dei lavori dei consigli di revisione ( per la classe de.I 1858, quesla dilazione spira il 6 giugno prossimo, a mezzanolle). Al termine di questo tempo, il consiglio di revisione , riuriito al capoluogo del dipartimento, pronuncia le esonerazioni sulla presentazione delle ricevute di versamenlo. A tal uopo, è iodispen3abde che le ricevute che certificano il versamento del riscatto (prestation) individuale siano deposti alla prefellura prima dello spirare del tempo fissalo dalla legge ; cioè, per quest'anno, prima del 7 giugno prossimo, o presentati al consigliò di revisione al momento in cui è riunito per deliberare sulle esone razioni; giacchè, scorso il tempo richir.sto, i giovani non sarebbero più suscellibili d'essere ammessi all'esont razione dal consiglio di revisione. La proporzione nella quale i giovani soldati sostegn i della famiglia potranno essere lasciali alle case loro resta fissalo, per la classe del 1858, al due per cento, cioè due mila uomini su tulio il conti~gentt>.
333 INGHILTERRA. _ Le gazzella ufficiale di Londra contiene la seguente ordinanza realP intorno a una disamina sul reclutamento dell'esercito: )!ISCELLANE.\.
" Ufficio clella guerra , Pali-Mail, '29 marzo. La reg_ina si è • degnala di emanare un ordine sottoscritto della sua re~~a ma~o, ~ · <li cui si trasroelle copia , perchè si proceda a un rndagrne (enquéte) intorno al si,;lema presente di reclutamento dPl\'eserciLo. • E sono inl'-aricati di questo mandalo il ma11gi{lre gennalP Beaumonl , il harone Holbam , il :;ignor Al,·ssan<lro Marray Tulloch • cavaliere commendatore dell'onorevolissimo ordine <lei Bagno; • Gualielmo Federico Forslen, id.; il cavaliere Davide Russ~I >> col~nnello del 2° reggimento della milizia di West-York; Il • cavaliere Pietro Blackburn, uno de' lord commessari del tesoro. • La regina comanda loro con la presente <li ~tudiare il sist~ma , vigente del rec)ulamento dell'eserc~to, suggerisc~ le m~1az10111 • che possano sembrar lorn più nllle 1nl~odurv1, e, melt~re ~ • quando a quando sollo gli occhi d1 S. M. il frullo de lo_ro lavo~1 • con gli avvisi che crederanno dover dare per m1ghorare 11 • precle llo sistema.
• s.
GERMANIA. _ del Weser.
Pl!l!L •.
Scrivesi da Annover il 27 marzo, alla Gauetta
• Biso11na stabilire delle batterie costiere sopra olio punti delle nostre co~le per coprire i nostri fiumi, rElba , il Weser e l'Ems specialmenle a Bremerbaven , Br~nsha~sen , • Petkum e Pellu'.n. Queste ballerie saranno armale d1 pezzi 68 1~ saranno custodite provvisoriamente da 60 uomini ognuna. _ • Si fortifir.herà forse anche Amburgo. Gl'ingcgneri sono già partili per incamminare i lavori. . . , Vi s'impiegheranno delle soldatesche, probabilmente il 4- e 50 reagimento di fanteria. Probabilmente il Generai~ Muller, capo dell' ~rtiglieria, prenderà più tardi il comando d1 tulle queste ballcrie • . 0
li ministro della guerra generale Bonin nella lor. _ . P RLlSSIA nata del 3 di aprile della Camera de' Deputali ha dello ~uesie parole:
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MISCELLANEA.
, Il governo riguarda il decrelo intorno all'ordinamento della Ja11diveher del 21 di novembre 1815 siccome legge del paese. Per rivederla hisognerebbe duqqur volgersi alle Camere. Ma noi non abbiamo punto l'intenzione di modificare cotesta legge. l timori espressi su ciò non hanno fondamento e le voci che corrono attribuendo al governo la intenzione di far subire alla landweher una lrasformazione è una pura iovenzioOP. Non entrò nella noslra mente rinunciare a un sistema cui il paese de.e quarant'anni di pace . Senza dubbio in ogni tempo si son falle delle riforme nell'esercii o, bisognerà farne sempre. Se è certo che il governo non intende a trasformare la la-ndweher, noi dovremo d'altra parie mantenere il drilto nel capo dell'esercito di liberamente agire nella formazione e nell'ordinamento interno dell'esercito. • Bisognerà, come dissi, intender sempre a riforme. Epperò ci siamo occupali or ora ad armare i uoslri soldali di nuovo fuc ile eccellenle. La linea e una parte della landweher l'hanno già ricevuto. Noi riuniremo nel corso dell' anno altre parli della lmidtvehtr per esercitarle nel maneggio di cotPsla arma. E così il governo dà certa ripruova della confidenza su queste genti , poncnclo in lor mano un fuci le che richiede mano abile e soldato pratico. • Ci siamo a neo occupali a riformare l'artiglieria , ed io penso che tal lavoro sarà terminalo sullo scorcio di aprile. Il miglioramento delle suddetle armi posto di accordo con gli esperimenti degli ultimi anni, in ispezialilà durante la guerra di Crimea, richiede un nuovo ordine di battaglia, e per conseguenza, rispello a vari i punti, un altro ordinanwnto cui dovranno sottostare l'e · sel'cilo e la landweher. Ma tulio ciò dipende da molte consi!le.razioni , ed è sopratutto argomento di pruova • .
TAGLIANO GAETANO
Gerente.
INDICE DEL VOLUME Ili -
J
ANNO IIJ.
i
Gennaio, Febbraio e Marzo 1859.
Akune consideraziooi ~ulle forlificazìoni di Linz .. . tJag. La Valle di Dappes .. . . . . . . . . . . . . • • • • • • • >_ Giornale delle operazioni del Genio all'assedio di Seb:1stopoh rPdallo dal Grnerale Niel . . .. . .. . Bibliografia militare )
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33
u 68
MISCELLANEA
li timone nelle macchine d'artiglieria . . . . . . . . . • • D 70 Effemeridi militari italiane (gennaio) . . . . . . . . . . . . • .. " 73 La bibliografia militare d'Italia antica e moderna . . . . . . . . . D 79 Statistica militare . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . • . . • • • • " to t Cronaca milit~re .. .. . . . . , • . • • • • , • • • • • • • • • · · · " 106
Alcune considerazioni mii ilari sul Piemonle .. . . . . . , • Nuovi cannoni rigali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , » Giornale delle operazioni del Genio all'assedio di Sebastopoli redatto dal generale Niel (continuazione e fi ne) . . • Ancora della Valle. di Dappes . . . . . . . . . . . . •
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