ISTRUZIONE SUL
SERVIZIO CHE DEVONO PRESTARE GLI
INFERMIERI MILITARI NELI/INTERNO DEGLI SPEDALI DI
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P. E. MANAYRA COLONNELLO MEDICO Jl&MBRO DIL COlltlTATO Dl SAl'CITÀ MILITAR&
sa. Edizione.
ROMA
VOGHBRA C!RL0 1 TIPOGRAFO DI S. M.
1819
-'-'Il
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PREFAZIONE ALLA 2 EDIZIONE. 11
L'nccngli r nza fatta dagli ufficiali òi sa nità e dag-li
(
inf,.. r mi er i militHri (a cui ttr a specinlmeote r i volta), all'l strt1zion e sul s:·rviz.io che dPvon o prcslnre g l' i11fermi t-· ri m ili t,iri ne ll'inte rno degl i o spf>da li da me pul>hli cn ta ne l 1874 , t~d i l cornplf:to esaurimf·Dto di quell'P-dizi,, ne m'tndu ce a crede re ch e il moci Pslo mio lavoro è rerilmente di una q1rnlche utili tà, e mi a nim a a r innovarne la stnmµa. Prim a di porre in alto qu Psta mia in tenzi one ho ri letto paca tr1 m en le i I mio 11b:--icci uolo ptir vedne se convt·nisse aggi ungervi o toglH· r vi rosa alcuno; ma, tui to bPn ,·.onsid 1• r r1 to, mi parve più rlannoso ctH, uti le l 'c1 lt Pr nrlo rn:>lla su a furm a o ne!I~ sua sos tanrn e deci::;i pt-! f' con ~eg tH' nza di rip restrnlar:o nl pubblico talo quale era quando vide la luce la prima volta. \ 'i fu chi mi co nsigliava a compl etare i n qne~ta circostanza il mio l avoro cou alc,rn o arldizio11i r eJativH al servi1.iu dei porta fer iti ed a quello d , gli in f'Hrmieri e dPgli aiulanti d'osp edale su l cnmpo di hnt1nglia e prPsso le sezi oni di sani tà; c onsi~ li o a cui non cede tti pe r non esse r e accusa to d'aver c 9 cciato l a falce nell'altrui m esse, giacchè non
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PRB FA ZIONE ALLA
2a EDlZIONK
ìgnoro che vorì miei coll eghi si sono occupati parti co larm ente di quelle due parti del servizio sanitario a usi Ifa re. · Non poss o pera l tro pas::ar sotto silenzio che dal 1873 in qua a !cune modi tìcazion i foro no porta t<\ si a nel l'organnmento d ello compngnie di sanità, sia nella carrir ra e nell'istruzi one degli i n f'"Tmieri ed aiu tanti d'os pedn le. Queste mod i fi ca zi oni, ch'io non ri produrrò parlilii meo!P, pcrchè r isullano in modo chiaro e paten te dnl rng olam cnto d'i struzione o di ser vi zio
d'os peda le pE· r il corpo sanitario militare, chn il Ministero della gu r-rra émanava i l 20 maggio 1875, prov vedon o m Pg li o al buon andamento clell'assisleoza osp edaliera ed hanno riparati r.lcun i degl i rnonci da mc n otati, e fra gl i al tri quel lo di non EJccor da r avanzamento ai sorta ag li aiutanti di sanità (che corr ispon<iooo c1gl i ese1·centi d'una voi t a), e l'altro ancor pih grave <.li non impa rtire agl'1nf erm ier i, elio ora chiamaosi soldati d'i sanilà, un'istruzion e tecnica in armonia coi doveri che loro in combono . Il progresso verifìcatosi ao ehe in questo ramo rl i servizi o, da cui incontr overti bilmenlo si des um e il buon vo lc·r e e la sollecitud in e di ch i reg~e le sor ti dell'eser eito, non s'arresterà, giova sperarlo, alle modiffcazi ou i suaccennate ma si svol gerà maggiormente, e sa rà· di stimo lo a studiélre ed adollnre tutti qnei mezzi o prov vedimP.nti ch e si ravYiserann o più atti a promuovere l'addeslr~meoto 11 la moralità o ei soldati sanitari i ed n renderli ~emp r e più ri sptltnbil i agli octhi dei mil ita ri degli altri corpi; n ell'intento di più efficacem ente tutelare la salu te e la vita dei difensori d ell a r.,a tria, del Ho e delle n os tre libero i stituzioni. che in num ero non tanto scarso popolano sventuratamente i nostri speda li. ~oma 1 9 dicembre 1878.
P. E.
MANAYRA .
fREFAZIONE.
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Il modesto libercolo che oggi mi determino a far di pubblica ragione, fin dall'anno scorso avrebbe dovuto veder la luce, se varie circostanze non mi avessero impedito di assecondare i desi.:. clerii e di obbedire a i benevoli eccitamenti del Consiglio Superiore di Sanità Militare, al cui illuminato ed imparziale apprezzamento sottoposi il mio lavoro. C01ne il leLtore se ne accorgerà sin dalla prima pagina esso è un libro al1u buona e senza pretese, destinato ad ilnpartire, anzi a sminuzzare ai militari a cui è devoluta l'assis tenza degl'infermi quelle nozioni tecniche e quelle istruzioni pratiche ond'essi abbisognano circa il 1nodo di comportarsi coi malati n elle varie fasi e specialità de' loro morbi, le quali esigono diverse cure, particolar.i riguar di. Mio scopo fu quello di colmare una lacuna e di giovare ad un tempo agl' infermi od agl' infer.. mierl.
4 A tal uno sernbrerà forse che 10 abbia circoscritta troppo l'azione dell'infermiere, e che avrei dovuto consiclerurlo non solo dal punto di vista del servizio che gl' incombe nell'ospedale, ma da quello ,ezianclio del setvizio d'arnbulanza durante o dopo il comhattiinento) e ciò ù verissimo. Ma io 1ni sono pens~rtan1enLe as tenuto dal t1·altm·e cli qucs t' ultimo s er·vizio, perehè oltre all'opuscolo del doLL Solaro, che fino ad oggi servì rru.[ìl libro di testo su sif fatto argomento, mi si fece cornp.r ende re ch r.! ùltri si occupava di quella m ateria e s tud iavasi cli coordinare il ser-vizio sa,nit.ario colla nnova tat tica e di modifi~are l'operi-1 ed il concorso clegl' infc:n-rnier'i in conformità dei progr2ssi dell'a1'to ckila guerra e deUa 1naggior rni cid.iali t<J dei rnez:c.:i di cui dispongono in oggi gli eserciti combattenti (t). (l) Ecco qui quanto in proposito mi si scriveva dal Consig l. io Superiore di sanitò. militare. All'Ill.nw sig . .'11edico Capo Direttore degli Spedali Militari clella. D'lvisione di
VERONA. Firenze, addì 9 luglio 1873.
Il Consiglio ha accolto e letto con molto interesse i l qui unito lavoro della S. V. 111.ma. intitolato: Jstruz·lone sul servizio degli infermieri negli spedali, statomi trasmesso col contronotato foglio . Nel tributarne lé debite lodi e ringraziament i, non può il Consi g lio ctisconoscere l'in1portanza pratica degli insegnamenti che in quello scritto si trovano contenuti, specialmente avuto riguardo alla deficiente educazione di <ittes t i n eces.sa.ri ausiliari del corpo sa nit.a1·io m ilitare.
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PREFAZlOl'iR
Ho stin1ato non inutile di premettere a questa in ia Istruzione alcuni cenni intorno al modo di reclutamento clegl'infermieri ed al tirocinio a cui venivano ess i sottoposti per lo passato. Da siffatti cenni il lettore rileverà come il loro accozzamento abbia s ubìte dal 1833 in poi parecchie modificazioni) le quali giovarono pochissimo all'istituzione; e come 1a loro istruzione sì teorica che pratica sia andata n1an mano scapitando per colpa appunto di quell0 modi ficaz ioni n on sempee opportunamente informate a un giusto concetto della nutura e dell'importanza del servizio che tlevono prestar gl'infer>mieri . Vuol giuslizia che non letC'c:ia che or 'fa un anno - come sarà messo in chiv.ro a s uo luogo - fu·
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La 1rnbblicazio1:e che intende fare la. s . V. 11i quel pl'egèvo!c lavoro non po:l'C'hb0 fJUindi <:h e i-iuscire di profitto a e.bi s i dedica a s i tratto se L·,·i zio, 1.-~ !o sn. r·ebhe vi eppiLL se ,J s surnesse un ca rntter,~ di ordinamento uliicL.le . Se non c.he nell'aspettazione di u:i pal'ticotal'c r egolamento d estina to a sistemare i var, senizi <l i questo gener e, r elativi :ii singoli suoi r am i di ·i n f erinieri sew1,plioi, dipoi·ta,malati, di aiut·l sanita,1·i, ognun a di:lle qu,d i categorie, oltre alle is truzioni comuni, esigo lo speciali del proprio uffic io, il Consiglio non po trel.Jbe es primel'e LUI voto p;·ov1·to, che far ebbe assumere un carattere ufficiale alla pubblicazioue d el suo scritto, inc,igliando forse le viste che il :Mi n ii;te i'O potesse aver già maturate a sua insaputa sulrargume rj to . La S. V. però fat·a pur sempre cosa u tile a darlo alle stamµ e pe r conto prnprio, dove e quanjo credesse m egi io oppo1·tuno elio scopo c he si è proposto Del compilarlo. · Per il Presiclent, ORSV.Ll.I.
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PR'EFAZiONE
introdotta nel reclutamento degli infermieri una savia e provvida riforn1a. È un primo passo fatto verso il bene, 111a non basta. Se potessi lusingarmi che la debole mia voce giungesse « Colà dove si puote ciò che si vuole» indicherei quello che, a 1nio parere, resta a farsi per· aver infermieri capaci, e quali. li esigono l' umanità e l'ir.lter esse beninteso d.ell' Esercì to. Se tale qual è questo l.unil'e. trattatello incontrerà il favore di queìli a cui "è 'specialmente destinato e conferirà a rendere il penoso loro tirocinio più pr onto e più completo, mi trov~rò sufficientemente ricompensato, nè mi dorrò del tempo e della fatica spesi in una compilazione tanto più meritoria quanto meno divertente. Rorna,, 3 giugno 1874.
ISTRUZIONE SUL
SERVIZIO DEGL' INFERMIERI NEGLI OSPEDAL'I
Introduzione.
Parte assai importante del serv.1z10 ospe.-.. daliero è quella affidata agli inservien ti od infermieri, e tutti coloro i quali ebbero occasione di studiare da vicino siffatto servizio, sono pienamente persuasi del) a verità di questa affèrmazione che un biwn 'in(er1niere torna grandemente utile al 1nerlz'co e all'ammalato. Finora però, giova confessarlo, ad onta degli sforzi di certuni che a più riprese misero in l uce il difettoso organamento del corpo degli infermieri ed i gravi inconvenienti che n'erano la n ecessaria conseguenza, non si pensò punto a correggere una istituzione che dal 1833 andò sempre tralignando, ed in questi ultii:ni t empi è giunia a tale, che in tutto il corpo non havvi un solo individuo a cui competa. }Pgittim amente il titolo d'in-
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lSTllUZlON& SUL SERYlZiO
fermiere e che sia capace di comprendere tutta l'estensione e l'importanza del suo mandato e adempia ai suoì doveri colla voluta carità e con piena cognizione di causa. Non . istarò a rivangare . quali siano le ragioni del progressivo peggioramento del corpo in discorso, ma non so trattenermi dal notare che le precipue furono il modo di reclutamento che gli venne imposto~e la soppressione degli infermieri maggiori. E per verità a fare un buon infermiere si richiedono intelligenza, onestà e robustezza: ed invece per molti anni si riempirono le file del corpo d'amministrazione col rifiuto dei vari reggimenti, con tutto ciò che v'era di meno acconcio al mestiere . delle armi intellettivamente, moralmente e fi sicamente. Quali frutti si raccogliessero da siffatto sistema lo sanno tutti coloro che hanno lungamente bazzicato pegli ospedali militari, e che ebbero occasione di vedere quale abbominevole servizio vi prestasse quella masnada di sciancati, di utilitari, d'ignoranti, cui l'as-: sistenza degli infermi era particolarmente devo Iuta. Nè le cose miglioravano gran fatto dopo che il corpo d'amministrazione al pari di tutti gli altri ricevette il suo contingente d'inscritti ·o prese dai vari reggimenti di fanteria quelli che sponta!)ei chiesero di farvi passaggio. Imperciocchè~ se .a .costoro non manc~ v::i no l'at-
CHE DEVONO Pfi~STAflE GLI INFEM.IIERJ MILITARI, Eèè.
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titudine fisica e la svegliatezza, mancavano pur sempre l'indispensabile educazione e quell'amm aestramento speciale, senza di cui riesce impossibile l'esercizio di qualsiasi professione, arte o mestiere. E ma ncavano codest'educazione e codesto speciale amm aestramento, perchè non vi era negli spedali chi potesse e volesse incaricarse?e,. dacch~ e.rano stati soppressi gli inferm1~r1 magg10r1. E vero che al posto di questi erano state messe l e suor e di cat'i th, rrHt ognuno capirà che in un ospedale milital'e si danno certi servizi, i cui particolari non possono nè devono essere spiegati da una r eligiosa aà uri soldatQ, prescindendo da una serie di altre considerazioni che omm etto, onde non si supponga da taluno ch'io sono avverso alle suore di carità, per le q.u ali professo al contrario la massima stima ed ammirazione, pue non r icon oscendo con un benemerito e illustre personaggio che per }a salute degl'infermi fanno più esse che il medico, il cui còmpito sarebhe più agevole e di minor momento del lo ro. Mi si opporrà per avventura che il difetto d'insegnamento da me lamentato non è n è universale nè assoluto, come io vorrei dare ad intendere; poichè fin dal 1850 per gli infe r mieri dell'esercito piemontese era obbliga-
toria la scuola del maneggio dei cassoni e del servizio d'ambulan za, e fu dal Ministero
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ISrRtJZIO.NE SUL S8R VIZI O
della guerra fatta redigere un' 4pposita Istru, zione, e nel 1863 e 64 fu riattivata siffatta scuola presso tutti gli ospedalf· diparti~ental i, appo cui convenivano per-turno gli infermieri di tutti gli ospedali divisionali e succursali del dipartimento. lVIa oltrechè siffatto insegnamento r.ra pri1nordialmente -]imitato all'ospedale di Torjno, che solo poteva disporre del materiale occorrente, esso non valeva ad addestrare gli jnfern1ieri che ad una sola parte del loro .servizio, la quale non era per soprassello che di una utilità mediata e secondaria. Nell'intento non tanto di riempire un vuoto, quanto di far opera proficua -agli ammalati ed agl'infermieri e di segnare, a chi abbia . più di 1ne 1ena e dis pr)sizione a ciò fare, un terreno vergine da àissodare e da seminare, mi proverb di 1ql!i consegnare quelle cose che la mia e 1a altrui esperienza mi dimostrarono come più utili a sapersi ed a porsi in opera da chi esercita l'ingrata quanto filantropica missione di assistere gli ammalati. Però, prima d'intaccare la parte didattica, mi sia concesso di dare sul r eclutamento degli infermieri i cenni che bo promessi nella prefazione . Quei cenni varranno a dimostrare quanto poc'anzi toccai di volo circa -al pro .. gressivo decadimento di essi infermieri, e più ancora a porre in rilievo l a necessità di ri forrn r, re A irist ruire conYeniéntemente que-
CII& DEVONO PRESTARE GLI 1NFER611El\I l\11LITARI, ECC.
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gl'indispensabili ausiliari del corpo sanitario militare. Onde provvedere all'assistenza dei militari ammalati, il Regolamento del 1883 stabiliva, all'art. 53, che vi sarebbero du e classi d'inferm ieri, cioè: Gl'infermieri maggiori; Gl'infermieri ordinari. Gl'infermieri maggiori, giusta il disposto dell'art. 54 del suddetto Regolamento, dovevano saper leggere e scrivere correntemente; conoscere le , quattro regole dell'aritmetica ed avere servito almeno due anni in qualità di infermiere ordinario; era pur fatta facoltà a_i sott'ufficiali dèll' esercito, i quali avessero compiuta la loro limitazione di servizio, di concorrere per metà dei posti d'infermieri maggiori che si far ebbero vacanti. La assegnazione a tali posti era fatta dal Ministro della guerra e della marina (art. 55). Per gl'infermieri ordinari l'art. 56 stabiliva che sarebbero tenuti a numero col mezzo d'arruolamenti volontari, e altresì col mezzo di passaggi di caporali e soldati appartenenti ad altri corpi dell'esercito. , Gli arruolamenti volontari erano eseguiti dai commissari di guerra nelle rispettive città capiluoghi di divi sione sino alla concorrente del numero :fissatone per cadun ospedale militare, a misura delle vacanze, e sull'accettazione del direttore del rispettivo spedale.
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l.sTRUZIONE SUL S.iiH ,·JZIU
La limitazione del servizio d'infermiere era fissata ad otto anni, terminati i quali erano ammessi a contrarre dei riassoldamenti non mai minori d'anni due, nè maggiori <li otto, purchè risultassero in istato di servir per quel numero d'anni, pel quale chiedevano il riassoldamento, ed avessero ottenuto l'assenso del direttore. La somma annua che loro si cm;rispondeva a titolo di riassoldamento era di lire cinque. Riguardo alle condizioni di ammissione l'articolo 59 portava che per essere arruolato come in{e,rmiere bisognava: 1° A vere un certificato di buona condotta; 2° Avere vent'anni compiuti e non oltrepassare il trentesi-mo sesto anno d'età; 3° Aver adempito agli obblighi imposti della leva militare; 4° Saper leggere e scrivere; 5° Non essere ammogliato o vedovo con. · prole; 6° Non essere affetto da alcuna infermità che possa impedire cli sérvire convenientemente in tale qualità. In ordine all'età si faceva una eccezione a favore dei militari congedati definitivamente per termine di ferma, ai quali si concedeva l'arruolamento nella categoria infermieri, anche a quarant'anni. Agl'infermieri n1agg iori ed agli ordinari
CHE DEYONO PHESTAll.E GLI IN FEHi.\111.Hll l\11LITAill, ECC,
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incombevano tutti i mi uuti particolari del servizio interno degli stabili mep.ti militari di sanità, sec-ondo il riparto loro fattone dall'uffici ale contabile (art. 88), riparto che doveva essere, approvato dall'ufficiale sanitario capo e cornbinato per modo che vi fosse un infermiere maggiore per ciaseuna di visione di circa ~ento mal ati, ed un infermiere ordinario per ogni dieci o dodici inferm i. Il còmpito degl'infermieri maggiori equiparati a sergenti era quello di curare che gl'infermieri loro sottoposti adempissero esatta mente i loro doveri, e d'invigilare sul buon governo e sulla pulizia delle sale, nelle quali facevano mantenere la t e mperatura indicata dBgli ufficiali di sanità in capo, alle cui visite ass istevanò, come pure a quelle degli altri medi ci, ed alle distribuzioni dei viveri: di accer tarsi, si di giorno che di notte, che .i malati erano debitamente· assistiti, e di riferire ogni . n1attina. aUa pr;n1aria a utorità sanitaria e amministrativa sull' andamento del servizio. Con R egio Deereto 13 ot,tobre 1851 vennero soppresse le suaccennate categorie d'infermieri, come pul'e il corpo d'infermieri militari istituito per Regio Decreto in data ì6 settembre 1848 e si stabilì invece l<\ compagni,\ infermieri composta di: · · 1 capitano; 8 luo t)0 ·otenenti·' 14 sottot enenti:.. ~
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lSTRUZI0N8 SUL
srrn \TlìO
10 furieri; 32 sergenti; 56 caporali; 274 soldati. Siffatta compagnia dove vè1 essere mantenuta in tempo di pace nella forza stabilita coll'assegnazione d'individui di levata., col mezzo dell'arruolamento volontario e co.l passaggio d'individui gi à ascritti ad altri corpi dell'esercito. Gli arruoJ a menti volontarj dei so1 rlati nella compagnia infermieri non dove vano essere in mass ima effoitnati fuorchè dopo l'esperimento di due nie.si del c : 1 ndidat o, come inf ermiere provvisori,.> presso qualche ospedale . La stessa condizione era applica bile agli individui che da altr'i' corpi facevano passaggio nella surnmentovata com pagnia. Era poi fatta facoltà al comandante di proporre al :Ministero il rinvio daJ.la. compagnicJ.ì nfermieri ai corpi, donde provenivano, di quelli che per jncondotta o per altri motivi non venissero ravvisati capaci a disimpegna.re in modo soddisfacente il servizi o che loro sarebbe affidato negli stabilimenti sanitari mi-
litari.
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Lo stesso do vèva t1rs i per quegli individui di leva assegnati alle compagnie, che evidentemente inetti al servizio delle infermerie promettevano di far miglior p rova jn qual... siasi altro corpo dell'esercitor
CHE DE YONO PRF.STAH& GLI INFERJIIERÙII!LlTARI 1 ECC.
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Il e.o mando della compagnia infermieri ri .. siedendo 'in Torino, le reclute ad essa destinate dovevano rimanere preferibiìmente presso di quello per ricevere la ne-ces3aria istruzione, sia relat ivamente ai doveri del soldato. che riguardo allo speciale servizio che avra n no
a prestare.
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§ :34 del succitato Decreto specifica che nppo 1a. sede del corpo vi sarebbero 60 fra bassi ufficiali e soldati, che sarebbero esercit::rti al servizio delle ambulanze, al trasporto dei feriti sul campo, e verrebbe loro insegnato il modo di dare a quelli i primi soccorsi e d' a pplicar loro i primi apparecchi e le prime fas ciatuce ad attate al genere di ferita ri-
~ rtata.
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,\ Le. reclute,. raggiunto il voluto gr~do d'istruzione, venivano mandate per turno 1n qualcble speda.le, onde impratichirsi nel servizio e ____-;u ppli r~ ai bisogni straordinari di quegli stabili menti , in cui il nu mero dei malati fosse maggiore del consueto. Circa all' ~ì m missione dei bassi ufficiali e sol~ dati infermieei, e rano mantenute le condizioni sancite dall'articolo 59 surriferito del Regola· mento del 1833. Più tardi, col R egio Decreto 14 dicembre 1856, si modificarono (i }quanto le c1 isposizioni relative agl'infermieri~ e stabilissi che la compagnia infermieri fosse chian~ata a far parte del battaglione d'amministrazione, il quale dovea
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ISTRUZIONE SUI., SEI\VlZ ,O
essere alimentato coll'assegnazione d'uomini di levà, col passaggio di militari d'altri corpi e c0lla destinazione degli individui che nelle rassegne vengono dichiarati non più completamente idonei al servizio dei corpi attivi. Il :Ministero aveva adottato che ogni anno la compagni::i infermieri ricevesse t16 inscritti, compresi 8 studenti di medicina e 8 di far-macia, o quanto 1neno già iniziati nnll'esercizio di tali arti, accordando però la preferenza a quelli di essi che fossero già laureati o patentati o prossimi a compire i loro studi. Erano inoltre autorizzati gli arruolamenti volontari di quegli ind ividui che presentassero i voluti rea uisiti pel servizio d'infermiere: ma tali arruola menti erano subordinati all'esperimento di due mesi in un ospedale, ed erano parimenti autorizzati i passaggi di bassi ufficia! i e soldati da altri corpi. Nel 1833 essendo state introdotte nell'ospedale divisionale di Tori no le suore della carit:ì, fu decretato .che verreb bero soppressi in detto ospedale 2 sotto aiutant i di contabilità e 5 i~ Iermieri maggiori, assumendo le suore gl'incarichi a quelli affidati. • Posteriormente vari altri ospedali militari ricevettero un contingente proporzionato di suore,· e nel 1844 venne così definito il loro còmpito in ordine all'assistenza degli V
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infermi. i< Il Sf,fYlZlQ delle sale d( g l' in fr_ •nn i snrà 1
CiH! DKYùNO Pl\ ESTAHE li LI INFEHl\I lE RI .MILJTAiì.1, ECC,
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« eseguito come prescrive il R egolamento del « 4 giugno 1833.
« Sussidiate dagl'infermieri, i quali avranno « più specialmente il carico delle opere fa« ticose, e di nettezza, come a dire trasporto « di oggetti qualunque, cambio e pulitezza dei « vasi da notte, mondezza dei cessi e simili, « le suore di carità attenderanno al medesimo « non solamente durante il giorno, ma anche « durante la notte. A questo fine due suore « col numero opportuno d'infermieri saranno « di nottetempo comandate sempre di guardia « per a~sistere gl'infermi ». Un Regio Decreto del 18 dicembre 1864 moddlcò in alcuna parte le disposizioni surriferite, ed aboliti i contingenti di leva, stabilì che la compagnia infermieri sarebbe esclus ~vamente mantenuta. a numero mediante traferta in essa d'individui di reggimenti di fant ria, che ne facessero dimanda, i quali, prima di esservi definitivamente ammessj, dovevano · ottostare ad uno sperimento di tre mesi.· Una sola eccezione era fatta alla modificazione or rammentata, e questa intesa a favorire quegli inscritti di leva già iniziati negli st udi medico-chirurgici. Noterò qui come la Circolare del comandante del corpo d'amministrazione del 16 dicembre 1866 riepilogando il succitato Regio Decreto, inculchi a' suoi subordinati di non proporre ad infermieri che militari di buona Istrui .. sul se1·viz io degli infer mieri.
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1STRl1Zl0~E SUl,
s.1rn V i llO
costituzione fisica , di nota moralità e che sappiano l eggere e scrivere. F in almente l'Istruzione del 5 gi ugno 1871 circa all'ordinamento ed al servizio delle con1pagnie inferm1eri militari in base al Regi o Decreto 13 novembre 1870, mentre porta a 16 le compagnie infermieri, una cioè per divisione, abroga il disposto dal Regio Decreto rlel 1864 intorno al reclutamento degl'infermieri e statuisce: « che i soldati infermieri « sono mantenuti a numero coll'assegnazione « d'un contingente annuo di leva, e che le « compagnie infermieri non possono ammet« tere arruolamenti volontari ». La suddetta Istruzione non esclude esplicitamente i passaggi da altri corpi nelle com pagnie infermieri, ma l a risposta data dal Ministero della guerra a qualche direttore di ospedale chiedente il passaggio di soldati da un reggi mento di fanteria nella rispettiva compagnia infermieri, non lascia il menomo dubbio intorno all'intenzione del sullodato Ministero di non ammettere altro modo di rifornire l e suac~ cennate compagnie, che quello d' un contingente annuo d'inscritti di leva. Da questa rapida esposizione ricavasi, che · il r eclutamento degl'infermieri dal 1833 al presente fu diversamente inteso e r egolato, e che invece di tendere al progresso ed ai miglioramento dell'istituzione, si tornò indietro e la si rese più monca, più imperfetta e meno
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CHE DEVONO PBESTAI\E GLI INHHMIERI rtlll,IT~Rf, ECC,
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giovevole di quello che fosse alla sua prima origine. Tacerò per ora della soppressione degl'infermieri n1aggiori e della loro sostituzione mediante le suore cotanto poco profittevole alla disciplina e massime all'istruzione del neoinfermiere, ma mi sia lecito di spendere alcune parole intorno all'abolizione degli arruolamenti volontari e dei passaggi da altri corpi, che in pratica vedemmo non corrispcndere allo scopo. L'arruolamento volontario, come pure il passaggio da altri corpi, permetteva di non introdurre negli ospedali che uomini, i quali, vuoi dal lato fi'sico, vuoi dal morale. ed intellettuale, corrispondessero all'uopo. Era una $pecie di benefizio d'inventario accordato ai direttori, i quali se ne giovavano non solo apprezzare preventivamente gli aspiranti in~rmieri, ma eziandio per misurarne l'attiine e la capacità pratica; poichè erano auizzati a tenerli due o tre mesi in prova ed espi~ge~li in caso che non avessero dimQstrato disposizioni o robustezza bastante a so. stenere il carico a cui volevano sobbarcarsi. Cotesta provvida ed assennata misura era stata alquanto viziata e guasta dal temperamento, in forza a·e1 quale venivano incorporati negli infermieri militari d'ogni arma aventi qualche difetto fisico od imperfezione, che senza dar loro diritto alla riforma, li rendeva inabili.
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iS'f!HiZ!O.'."lB SUL SEfiVJZìO
al serv1z10 attivo, imperciocchè per costoro non solo si violava una delle condizioni fi s. sa.te dal Rego]amen to del 1833, quello di non essere affetto da infermità, che impedisse di far convenientemente il proprio servizio 1 ma si viola vano spesso anche le al tre due rel ative alla condotta ed alfistruzione elementare. E non poteva essere altri menti <lacchè questi €ssen do impost i, e venendo a far parte degl'infermi~ri in seguito a decisione d'un generale russegnatore, a pprov ata dal l\:Iinistero, bisognava non t ener ne conto , o non considerar come impedimenti dirim enti le loro cattive note cara tteristich e e hJ. ] oro ignoranza. I l siste ma de ·passaggi da altri corpi, giova confessarlo per esser gi ust i, non r llggiunse sempre lo scopo a eui mi rava , e non fece miglior prova di quello suesposto; ma di ciò devesi incolpare pilÌ l' applicazione storta del pr i t1cipio, che il princjpio per sè stesso . E savio infatti e ragionevole che trattandosi d'un ser·vizio s peciale, f aticos<.\ sgradevole, e diciam olo pure, tenuto a v ile dai 1nilitari in genere, quale è qu ello degl'inferrnieri, s'inter roghi l'in dividuo se vuole o no abbracciar siffatta carriera; poi chè non basta che u no abbia tutte le qual itR- di robustezza, d'intel,. . l . t e per essere arugenza e d' on est'a ric..:11es ruolato infer n1iere, n1a fa duopo altresì averne la vocazione, senza di cui nessuno regge a quell'in g r,1to e sehifoso uffi cio, pel quale mol-
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tissimi hanno un'istintiva antipatia, che nes-· suno sforzo di volontà e di raziocinio giunge a superare. :Ma che cosa succedeva d'ordinario, quando si chie~eva ai var i corpi se avessero uomini che desiderassero essere addetti alla categoria infenuie ri?.... Se i postulanti erano davvero buoni a nualche cosa ed avevano delle doti che facevan presagir bene di loro, tutti i superiori, dal caporale al càpitano, cerca:vano di distoglierli _da quel proposito, dipingendo loro co' più tetri colori la posizione a cui aspiravano, e lardellando le loro osservazioni di scherni, di motteggi e di qualificazioni poco lusinghiere per · chiunque avesse un tantino di educazione e d'amor proprio. Quegli altri invece, che brillavano per ottusità di mente, per sudiciume della persona, per l'aspetto e il fare impacciato e goffo, o per una di quelle -----9~)ndotte che menano, tosto o tardi, se non ài\a reclusione, certo a una compagnia di dis~iplina, ricevevano eccitamenti ed ince _"aggi ' menti d'ogni sorta, ed erano essi per coneguenza che ricolmavano i vuoti lasciati nelle file degl' infermieri dai licenziati per ferma compiuta, dai riformati, dai morti e da quelli che dopo due rnesi di prova, e talvolta anche prima, si pentivano del passo fatio e ritornavano ai rispetti vi corpi da cui erano momentaneamente usciti. Si opporrà forse , che riconosciuta Ja costo ro .
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malvagità ed inettezza, i direttori, a cui spettava il decidere se potessero essere arruolati o no fra gl'infermieri, avrebbero dovuto rispon·dere negativamente. M~ qui convien riflettere chelanecessità di raccozzar inservienti, affinchè non rimanesse troppo compromesso il servizio degli ospedali, faceva soventi chiuder gli. occhi sui difetti di questo o di q nello; che nei due mesi di prova anche i mascalzoni i più matricolati si regolavano benA acciò non fallisse loro l'intento di conseguire il posto che ~gognavano; e. che messi fra la Scilla di cattivi infermieri. e la Cariddi di pessimi inservienti borghesi, i poveri dirett.ori s'appigliavano ai primi, pei quali c'era sempre un freno più o meno sentito, quello <lella disciplina, che non si scuote mai completamente. Or son sei anni, trattando la questione de·gli infermieri militari ebbi a dire che « per fare un buon infermiere si richiedono appunto tutte le doti, che per 10 più rnaneano a coloro che nei nostri spedali ne compiono le -f unzioni, i quali, generalmente parlando, sono per un verso o per l'altro il rifiuto dei reggimenti, quando invece dovrebbero essere uomini robusti, intelligenti, operosi. ed onesti sino allo scrupolo ». D'allora in poi quelle mie convinzioni si sono ancora rafforzate, perchè ebbi campo di vedere che razza: di servizio prestino negli ospedali tanto _g l'infermieri borghesi presi a
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casaccio e pel bisogno del momento, quanto i militari regalati dai vari corpi, come pure gl'inscritti assegnati primitivamente alle compagnie infermieri. Intorno alla mala prova delle due prime categorie è superfluo il discorrere: dirò inve~e alcun che dell a terza, cioè degi'inscritti di leva che di prim'acchito furono assegnati ad una compagnia infermieri, dei quali, dove il quarto, dove il terzo dovette farsi passare in fanteria per invincibile avversione per l e funzioni d'infermiere, e vari i altri dovettero essere ri mandati, p13rchè analfabeti ed intellettivamente e fi si camente in~tti a.d assistere gl'infermi. Un simile risultamento chiariva all' evidenza che il sistema di r eclutamento adottato per gl'infermieri era essenzialmente vi zioso siccome quello che presupponeva che :-:ia indifferente per l'in scritto il servire in un f'ggimento di fanteria o di cavalleria, o in una comp agnia d'infermieri, quando in realtà -On è così; giacchè negli stessi infimi servizi
cui è astretto un militare in quartiere, nulla avvi d'assolutamente schifoso e di ripugnante, occhè non può dirsi del servizio d'ospedale. Non tutti coloro che sono capaci di affrontar ridendo le fucilate e l a mitraglia del nemico, reggono alla vista del sangue che spiccia da un mem·b ro di cui si fa l'amputazione, alle grida di dolor e degli operati, al rattristante spettacolo d'un corpo 9operto di piaghe
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e di guidaleschi d'ogni mena, o d'un infelice lottante a lungo e penosamente colla morte. Mi occorse di dirlo altra volta, ed ora lo ripeto, gl'inservienti d'ammalati devono avere una t empra speciale, senza di cui non solo non resist<?nO ai disagi, alle fati che, alle commozioni inseparabili dal loro pietoso quanto ingrato mestiere, ma non sì acclimatizzano neppure all'atmosfera dell'ospedale più perniciosa e più funesta, per chi non sortì dalla natura un'apposita organizzazione, di quella della campagna di Roma, della maremma toscana e di quant'aìtre località più infami per l a malaria e l'insalubrità si noverano in Italia e fuori. Iri ordine alla gracilità ed all'analfabetismo degl'inscritti destinati alle -compagnie infermieri, farò osservare che oltre ad essere in opp-osizione a quanto si esigeva in addietro per chi si_dedicava all'assistenza dei malati, que' loro difetti possono dar luogo a molti e gravi inconvenienti. E per verità un infermiere scarno, sparuto, slombato, non solo offrirà poca resistenza organica alr azione dei vari agenti morbosi a cui è di continuo esposto chi vi ve in un ospedale , ma non sarà neppure in grado di sollevare un a1nmalato, di trasportarlo da un letto ad un altro, di tenere in freno un convulsionario od un maniaco , nè di disimpegnare parecchie altre faccende che richiedono forza ed energia muscolari non comuni.
CHE OEYO~O PHE STAI\E GLI INFERì\IIRRI MiLl1'ARI 1 ECC.
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E di quante sciagure non può essere fonte la poca svegliatezza d'ingegno ed il completo analfabetismo dell'infermiere? In qual maniera potrà egli descrivere al medico i fenomeni offArti da' malati più gravi, negl'intervalli delle visite ? Co_me terrà a memoria l e svariate prescrizioni e come distin guerà i medicinali da usarsi all'esterno da ·quelli che devono essere presi internamente? Pur troppo non mancano esempi di avvelena-:. menti avvenuti per l'ignoranza di assistenti, . che propinarono agl' ·infermi acqua -vegetominerale in luogo di latte di mandorle, e pomata d'estratto di belladonna o di cicuta, in cambio di polpa di cassia o d'ele_ttuario lenitivo. Nè vale l'allegare che l' amministrazione de'farmaci è particolare incarico delle suore di carità: perchè queste no.n trov ansi ptesso tutti gli ospedali, e trovandovisi, non sono mpre di molta levatura o convenientemente is~ruite; perchè in alcune circostanze il biso;gno stringe, l'amm al ato s'impazienta, se non li si dà subito il suo ri n: edio, e in un grande spedale è impossibile che due suore di guaria, possano, massime di notte, bastar a tutto. L' infermiere deve sapere e poter far da sè, all'occorrenza, senz'aspettar l'imbeccata o l'aiuto di chicchessia; pe-rchè in caso contrario, l'assistenza de'malati è più d'apparenza che di sostanza, è più aleatori~ che assicurata! Per avere un corpo d'infermieri disciplinato,
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utile e pari alla sua quanto dura altrettanto umanitaria missione, sarebbe mestieri, secondo me, che si tornasse agli arruolamenti volontari ed ai passaggi dai vari corpi. Si potrebbero destinare alle compagnie infermieri anche inseri tti di leva, a condizione però eh'essi medesimi lo chiedessero, o interrogati se bramassero farne parte, liberamente vi acconsentissero (1). Qualunque fosse il modo di reclutamento, gli aspiranti infermieri dovrebbero non essere i_lletterati, aver fama di onestà e godere di valida costituzione e di florida salute, e subire un esperimento di tre m~si in un ospedale, il cui risultato, q uan·io fosse favorevole, darebbe loro diritto all'incorporazione effettiva. Sarebbe poi necessario che o si stabilisse per gf infermieri una ferma più lunga che per gli altri corpi di truppa, ovvero si accordassero loro de' vantaggi oncle allettarli, finita la prima, a con trarne un a seconda, e ciò nella considerazLone, che non riman endo che tre anni in servizio, gl'infermieri se ne andrebbeto appunto nel momento in cui avrebbero r aggiu nta quell'istruzione e quella pratica che renderebbero la loro opera più giovevole. (l l Una disposizione minis teri ale dell'anno scorso stabilisce appunto che non si assegni alcun inscritto ad una compagnia infermieri, s'egli stesso non si dichiara spontaneamente disposto a farrw parte. Non tutti però i comau• danti di distretto si uniformarouo a quella savia e provvida misura, e vennero arruolati fra gl'infermieri parecchi che dovettero poi farsi p::t.ssare in un corpo di fanteria non perchè in 1oro la materia si fosse ribellata allo spirito, ma perchè era stata negletta la prudente ed ass ennaLa fo rmalità di scandagh~rne preventivamente le intenzioni.
CBR DEYONO PRESTARE GLI lNFBRMIERI MILITARI, ECC.
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Per u ltimo, acciò la pratica e l'istruzione or accennata non restassero allo stato di f~rvido ma sterile desiderio, ravviserei opportuno di ripristinar gl' infermieri maggiori, il cui concorso sarebbe fecondo di ottimi frutti eziandio ne' n osocomii che posseggono suore di carità; perchè queste n è possono nè devono per r agi one di decenza sovrintendere alla sezione di chirurgia e dA'venerei, e molto 1neno insegnare ai giovani inservienti ad eseguire le medicazioni e l e operazioni di bassa chirurgia reputate di competenza degl'infermieri, che in dette sezioni' o in altre accade di dover giornalmente .praticare. Qui mi cade in acconcio di n otare che dalla soppressione degli antichi infermieri maggi ori in poi si verificava negl i spedal i militari una singolare anomali a, ed er a qtrnlla che all'in fu ori del sergente di disciplina, nessun sott'uffici ale infermiere ~ra l asciato a sovrintenrl ere · al servizio dei diversi reparti. Quanti v'erano 'e rgenti e furieri, erano tutti addetti all'ufzio d'amministrazione dove attendevano ai vari l avori di contabilità. Forse quest'uso era invalso dacchè le suore di carità, come fu innanzi avvertito, essendo equiparate agli infermieri maggiori dovevano esercitare elleno stesse la sorveglianza e le , al tre attribuzioni a quell i devolute. Si capiva pertanto e si spiegava, malgrado la mancan za di ch i istrui sse n elle svariate
-).,_l., 1S'IlWZIONE SUL SJ::. H\ .. ,,.. piirticolarità del loro servizio i neo-infermier i, l'allontanamento sistematico di tutti i sotto ufficiali dalle infermerie; ma nè si capiva nè si spiegava un'altra anomalia assai più curiosa e singolare, voglio dire quella della non promovibilità degli esercenti. Chiamavansi esercenti quegli infermier i i quali, perchè già iniziati :nella medicin a e chirurgia o nella farmaceutica, o nella flebotomia disimpegnavano nelle singole sezioni il servizio di bassa chirurgia e di farm acia, (\d erano incaricati delle rnolteplici seri tturazioni tecnico-statistiche, le quali s.i riferì. . scono a ciascuna sezione. · Come ognuno comprende, questi g·iovani e per coltura generale e per la specialità degìi studi erano da ;pi.ù di gran lunga dei loro commilitoni, a cui incombevano i più umili ed i più grossolani servigi. Eppure, chi il crederebbe? -:Mentre a questi era dato di percorrere tutti i gradini della gerarchia mil:tare, agli esercenti non era neppur consentita la modesta consolazione di aver un giorno o l'altro i g alloni da caporale ! E incontestabile che gli esercenti preforibil mente a qualsiasi altro infermiere, g raduato o non, avrebbero potuto insegnar e ai coscritti quel tanto di chirurgia minore che importa eh' essi sappiano onde il loro servizio nulla lasci a desiderare; ma la circostanza del non poter essi venir in signit! del. menomo
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grado, faceva sì che nè eglino l 'ambissero, nè gli altri cercassero di dar loro siffatto incarico, che gli avrebbe esposti a risa, a motteggi, a odiosiià, a rancori che eglino non avevano i mezzi di r eprimere. Per quanto vi abbia studiato su, 10 non sono mai riuscito a rin venire il motivo del1'esclusione degli esercenti da ogni e qualsiasi promozione finchè duravano in tale qualità. rifa qualunque si fosse, questo so benissimo, che gl'infermieri semplici, che diventavano caporali e sergenti, facevano pesare nel modo il più insopportabile la. loro superiorità sui poveri esercenti, dai qu ali avevano o credevano di aver ricevuto qualche sfregio o qualche molestia. Come un simile stato di cose, che costituisce una vera iniquità, sia perdurato ner t anti anni e perduri tuttora (salvo errore) è per me un mistero incomprensibile; e faccio ~ voti perchè il nuovo regolamento metta gli esercenti {che dnl 20 dicembre 1873 chiab1ansi a1:utanti d 'ospedale) almeno allo stesso ivello dei loro commilitoni, che più della penna trattarono la granata. Non mi dilungherò maggiormente su simili magagn8, alle quali confido verrà posto rimerlio, e riepilogando le mie idee concluderò che mal si provvede all'ass istenza degl'infermi c )n un personàle che s i rinnova ogni tre anni. Che gl'infermieri dov rebbero essere divisi in 1
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due classi, la prima delle quali consterebbe · d'uomini provetti, graduati o non, che si dedicherebbero di proposito e per sempre ad assistere i malati, come fanno gl'infermieri borghesi, e la seconda sarebbe composta dei giovani assegnati all<t, compagnie di sanità, che farebbero ritorno alle loro f-1miglie, non appena compita la loro fArma. Gl'infermieri di prima classe avrebbero naturalmente la responsabilità del servizio e l'obbligo di formare e d'istruire i coscritti in tutto ciò che si riferisce alle funzioni d'infermiere nell'interno d~gli ospedali dapprima, e quindi anche presso le ambulanze sul campo di battaglia. Di tal guisa le cose procederebbero ordinatamente, non si andrebbe incontro agli errori ed agli sconci che adesso così di frequente si lamentano, e curanti e curandi vi troverebbero del pari il loro tornaconto.
CAPO 1° DEGLI INFERMIERI IN GENERE.
Ho premesso che l'infermiere dev'essere ro busto, intelligente ed onesto e mantengo più_ che mai queste tre condizioni fondamentali, perchè, come ognuno comprenderà di leggieri, ' . . . . e necessaria una organ1zzaz10ne vigorosa e
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salda per resistere all' influenze . nocive che s'incontrano negli spedali, a durar le fatiche cui sono esposti gl'inservienti, come sono· necessarie l'intelligenza per.ben capire le prescri... zioni del medico e mandarle ad effetto, e l'onestà per non lasciarsi trascinare dall~ cupidigia e far mercimonio delle cure e delle attenzioni che l'infermiere ha da prestare indistintamente a tutti gli ammalati per solo sentimento di filantropia e soddisfacimento dei propri doveri. Sic0ome per altro è impossibile che le suddette tre condizioni si trovino riunite in ciascheduno individuo, senza differenza di grado, così, a seconda della prevalenza dell'una piuttosto che dell'altra, e dell'attitudine ad un genere di servizio piuttosto che ad un altro, assaggiatane prima la rispettiva capacità, gli infermieri saranno, come le api, divisi in due categorie, una delle quali consterà di coloro che per maggiore svegliatezza, attività e buon . volere si presume siano più adattati all'imrnediataassistenzadegl'infermi, l'altra di quelli h~. . per essere ottusi d'ingegno e più torpidi di :tibra sono più acconci a lavori grossolani ed ~Ile varie n1anualità, in cui si richiede più~orza che intelligenza, ed obbedienza cieca e p ssiva più che sagace discernimento e pro tezza di spirito e d'azione. G 'inservienti della prima categoria costituirebbero gl' infermieri propriamente detti, giacchè .verrebbero esclusivamente addetti al servizio delle jnfermn<n .
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ISTHUZ!ON& SUL SERVIZIO
Lasciando che un sott'uffioiale qualunque si incarichi dell'istruz~one di quelli dell'altra categoria, io mi occuperò soltanto di questi, il cui còmpito sarebbe : 1° La pulizia delle sale; 2° L'assistenza dei malati in conformità alla prescrizione del medico; 3° Il riferire al curante tutto quello che l oro verrebbe fatto di notare in ciascun in· fermo, che potrebbe metter e lo stesso curante o sulla via di meglio stabilire la diagnosi o su quella di apprezzar più sicuramente il valore terapeutico dei m ezzi adoperati a combattere le varie specialità morbose. A chi credesse che l'assistenza diretta dei malati e la relazione al medico delle varie fasi e circostanze dei morbi siano o possano esser e fat~e più efficacemente e con maggiore conoscenza di causa dalle suore, anche a costo di scandalizzarlo dirò che ci ò non è, nè p uò esser e, perchè le suor e di carità passano poche ore nelle inferinerie, perchè ve ne ha una sola per ogni sezione durante il giorrio, e di notte ve ne ha parimente una sola a guardia di tutto l'ospedale (1); e perchè finalm ente non tutti gli spedali militari sono provvisti di siffatte suore. (1) In certi ospedali ve ne sono due, lo so: ma . siccome esse stanno sempre appaiate • come 1 frati mi nor vanno per via» il servizio non ne ritrae alcun vantaggio, a meno che non vi siano da assistere due malati in una stessa camera.
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CAPO 2° DOVERI GE NERALI DELL'I NFE RMIER E VERSO L'INFERMO.
L'infermiere può considerarsi (mi s1 permetta l'espressione) come l'angelo custode dell'ammalato. Egli si attacca a lui al suo primo giungere all'ospedale, lo accompagna. e veglia su di esso durante tutto il corso della malattia e non lo abbandona che quando ne esce completamente guarito o morto. Il militare che r ipara all'ospedale viene visitato dal medico di guardia e destinato a quella data sezione a cui deve essere ascritto, in considerazione della malattia da cui è affetto, ed a uno dei letti disponibili di essa sezione. Da què l momento egli è sotto la tutela dell'infermiere, il quale comincierà dal condurlo allo spogliatoio, dove lo svestirà dei suoi panni e gli farà indossare quelli dell'ospedale V Coif istintivi della sezione a cui appartiene. Sar6{bbe provvido ed igienico che ciaschedun amjalato prima di vestirsi degli abiti ospedale chi facesse un bagno generale: ma siccom ciò non può aver luogo nè sempre, nè in tl tti gli ospedali., l'inserviente procurerà \: almJno che coloro che avrebbero mani, piedi e gambe s udici se li lavino accuratamente, e dopo l'abluzione li condurrà al proprio letto. lstru.r. s~l servi::io degli in(ernu·er,.
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CAPO 3° PULIZIA DELLE SALE.
All'ora stabilita per la pulizia delle sale , che dovrebbe precedere di poco quella della visita medica, per non disturbare inutilmente gl'jnfermi nel momento in cui, massime a 1 mattino, godono di maggior tranquillità e riposo, gl'infermieri, semprechB il tempo e b stagione lo consentano, apriranno le porte e le finestre affine di rinnovar l'aria, provvedendo nel tempo stesso a che i malati non istiano scoperti: asporteranno quindi i vasi da notte e le sputacchiere per rinettarli, ad ec cezìone di quelli che il medico avesse detto di non v uotar prima che egli ne avesse esaminato le materie: quindi rassetteranno i letti e spazzeranno le sale, avvertendo di fare a modo e adagino per non sollevare ad un tratto un nembo di polvere, che riescirebbe inco modo e dannoso agl'infermi. Per ovviare a questo sconcio non bisogn a cadere, come succede di spesso, nello sconcio opposto, in cui cadono coloro che inondano, anzichè aspergere di pochi spruzzi d'acqua, il pavimento, poichè l'umido risultante da una troppo generosa annaffiatura è più nocivo della polvere. · ·
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. g7 Per cotesto motivo non si dovrà abusare della lavatura dei pavimenti, in ispecie di quelli di legno, la qgale a llora soltanto ridonda a vantaggio degl'infermi, quando si può praticare a camerone vuoto, ovvero allorchè si fa colla debita circospezione, e le condizioni atmosferiche sono propizie e permettono di sperare che entro la giornata il pavimento ridivenga c01npletamente asciutto. Nei mesi invernali gl' infermieri accenderanno le stufe conformemente alle istruzioni che verranno loro impartite a tal riguardo; baderanno che non tramandino fumo; ne alimenteranno il fuoco con moderatezza, e si opporranno a che i malati vengano a gettarvisi, come è loro costume, col naso addosso; siffatto mal vezzo tornando assai pregiudizievole a chi vi si abbandona. La sera accenderanno i I umi, avvertendo che la fiam rba non sia nè troppo alta, nè troppo bassa, per non offendere la vista degl;infermi ~ ~ soverchio splendore, ed il loro odorato col puzz(? del gas carbonico, che spandono in tale occasjone i lumi, e per non andar incontro alla ettura dei cartocci, alresplosioni, ai risc~i d'un. i cendio, ecc. secondo che l'illuminazione è a lio, a gas, oppure a petrolio. \. Ne procedere a tutte queste operazioni, useranno altresì la ~recauzion-e di non ischiamazzare e di non scalpitare in modo da recar noia altrui e svegliare quelli che dormono. C.HB DEVONO PRE$TARE GLl INFER11IIERI l\lILITARr, ECC.
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Rinnovata che sia a sufficienza l'aria delle infer merie, chiuderanno le finestre, onde l a temperatura interna non si abbassi soverchiamente, e quando vi sia il sole e dia f astidio a qualcheduno , tireranno le tende e chi uderanno le persiane conformemente alle esigenze. Tanto la spazzatura come la paniera della biancheria sporca, e qualsiasi altra immondezza verranno portate via immediatamente non solo dai cameroni, ma anche dai corridoi, che vi danno accesso, nei quali deve regnar la medesima pulizia, che si esige per !'infermerie. Le latrine stesse dovranno essere più volte al giorno spazzate e l avate con acqua semplice, con acqua clorurata o colla soluzione · r egolamentare di solfato di ferro, a seconda delle circostanze. Durante la visita del medico presteranno la massima a.tten7,ione alle costui prescrizioni e gli forniranno tutti gl i schiarimenti e tutte le indicazioni che loro saranno richieste circa il modo di comportarsi di ciascun ammalato nell'intervallo di una visita all'altra B riferiranno se vi furono esacerbazioni, vaneggiamenti, inquietezza, accessi di convulsioni o di tosse, scariche di ventre, sudori, orine più o meno copiose, emorragie e simili accidenti. Terranno nota esatta delle ordinazioni particolari sì di alimenti che di medicinali, per
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far prendere. gli uni e gli altri alle ore e nelle maniere indicate. Eseguiranno inoltre col maggior garbo ed amorevolezza possibile quelle operazioni di bassa chirurgia che loro pessono essere affidate senta tema di danno per l'infermo, quali sono le medicazioni dei vescicanti e delle piaghe semplici, le applicazioni di mignatte, l'imposizione dei clisteri , le fasciature contenti ve ed · espulsive, la preparazione dei cataplasmi, le embrocazioni e schizzettature varie, l'instillazione dei colliri, la compressione digitale o mediata per combattere gli aneurismi o frenare un flusso di sangue consecutivo a ferita di vasi arteriosi o venosi, e presteranno agl'infermi tutti quelli altri soccorsi che saranno reclamati dalle singole circostanze di ognuno di essi.
CAPO 4° MEDICAZIONI ED OPERAZIONI DI BASSA CHIRURGIA.
11 m do di eseguire le suddette medicature ed ope ~zioni di chirurgia minore è assai più facile ali impararsi mediante la pratica, che colle più lunghe e più minute dissertazioni "-"eone. . h f' ; nnro g 1;1c~ne . ' ' anos t·.1 cenni. sono del •. t
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stinati ad istruire e formar i militari chiaoÒ mati ad assistere gl'infermi, non sarà qui fuor dì luogo un qualche precetto concernente il metodo più opportuno, più spiccio e più sicuro che per ciascuna di esse gioverebbe adottare. Ma prima di descrivere il modo di fare le suaccennate medicazioni, sarà necessario di dare un'idea dei mezzi che occorrono per praticar} e a dovere. 111adielle da 1ne,licazione. Tra le tante incombenze degli inferrnìerì, non ultima, anzi una delle più importanti, è quella di tenere in pieno assetto la madiella da rnedicaz10ne. Si chiama in tal modo una specie di cassetto a scompartimenti di forma rettangolare, mancante, o no, d'una delle pareti longitudinali, colle pareti trasversali munite di maniglie o di aperture da passarvi dentro le mani per poterla più facilmente trasportare da una in un'altra stanza. Siffatta madiella contiene gli unguenti, le soluzioni, i cerottL e gli strumenti che occorrono per le medicazioni comuni, più le filaccie, le pezze e le fascie d'ogni dimensione. Quantunque sja probabile che non tutti gli oggetti summentovati siano ignoti al neo-infermiere, per maggior sicurezza dirò in succinto alcunchè di ciascuno di es ..;;i e del · rispettivo loro uso, nonchè del modo di apprestare . quelli che richiedono lina qualche preparaz10ne. '
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èHE DEVO~O l>RÉSTARg GLC INPERMIERI &ilLITARI, ECC. 41
Gli unguenti, le pomate, le polveri, le soluzioni medicamentose porteranno la sovrascritta che ne indichi chiaramente la qualità: i r ecipienti saranno tenuti puliti al di fuori, e perchè il contenuto non si sporchi, nè si alteri, saranno provvisti di coperchi o di tappi e si manterranno chiusi diligentemente. Ciascun recipiente occuperà uno degli scompartimenti dd la madiella, così non vi sarà confusione possibile, e quando il medico chiegga questo o quello, si saprà appuntino dove pren- derlo. In uno scompartimento speciale si custodiranno i caustici, come la pietra infernale, quella di Desmarres, ed il solfato di rame, i primi àue rinchiusi in apposito astuccio, l'altro munito d'un cannello, o no, e in questo caso rinvolto nella carta o riposto in una scatola. In un altro compartimento saranno disposti gli strumenti usuali da medicazione, che sono le pinzette, le forbici,· lo specillo, il porta-stuello e la spatola; più alcuni schizzetti di vetro ed alcuni altri di gutta-percha o meta ,ici. 1..4r pinzette. - Sono un istrumento compost{> di due branche come le forbici, dalle qul}1i differiscono in questo, che sono arrotondate esternamente e piatte all'interno, e ~e invece d'incrociarsi reciprocamente, sono ,semplicemente opposte l'una all'altra ed hanno alla loro estremità superiote una serie di denti trasversali, che servono ad afferrare ed a tener
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gli oggetti, ed alla estremità inferiore hanno due anelli ovalari, in cui si passano il pollice ed il medio o l'anulare per farle agire al modo stesso delle forbici. Le fo1•bi~i . - Questo strumento è trop po noto, perchè io perda tempo a descriverlo; mi limiterò a dire che volendo servirsene efficacemente, bisogna prenderlo col pollice e coll'anulare, come è stato raccomandato parlando delle pinzette perchè, ove sia necessaria molta forza per tagliar qualche cosa di resistente, si fanno concorrere l'indice ed il medio applicati sul margine inferiore delle cesoie, al disopra dell'anello. . Specillo. - Chiamasi un ferrino che rassomiglia quasi ad un ferro da calzetta, di cui è però più corto, ·ed ha le estremità terminate con una capocchia più o meno arrotondata, e si adopera per riconoscere la direzione e la profondità delle ferite. Havvi una varietà di specillo detta anche tenta scannellata, perchè è solcata nella sua lunghezza da una scanalatura ed in alto ter· mina con due alette separate una dall'altra da uno spazio eguale al diametro della scanalatura. Questo specillo si usa più particolarmente per guidare il bisturì, quando si tratta di di..latare un'apertura o di spaccare completamente un tragitto fistoloso. ' }li Jlo1•ta .. ~·thrneno. - Non è altro che uno
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CHE DEVONO PRBSTA'1\E GLI INFEMIIERI ~ilLITARI,
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specillo ordinario, il quale a una delle sue estremità ha una solcatura angolare in cui viene ricevuto lo stuello da introdursi in fondo alla piaga. , Spatola. - E questo un istrumento fog-. giato all'incirca a lama di coltello, però non tagliente, più largo alla sua estremità libera che all'altra, che ne costituisce il manico, e terminato, or come una foglia d'olivo, or come un taglia-carta, il quale serve a prendere gli ungu enti, le pomate; gli estratti e simili e a distenderli sovra un pezzo di foglio o di tela. Ce:a•otto :ulc§ivo, ,liacbiion go:onanoso
Chiamasi quella tela spalmata d'una materia giallognola appiccaticcia che serve a tenere avv icinati i ·margini delle ferite o delle piaghe, ed anche ad assicurare, senza il soccorso di fascie od altri mezzi contentivi, le medicazioni delle ferite o delle piaghe stesse. A tal fine il summentovato cerotto si adopera o a pezzi quadri~ eri più o meno larghi, od a listerelle o striscioline di varia lunghezza, secondo la par~e su cui devono applicarsi e l'intento nel qti1e si applicano. ilaccie. - Si chiamano con tale nome ~ fila sfilate di un pezzo di pannilino usato, che sarà più o meno lungo, secondo la specie 1 di filaccia che si vuol ottenere. La :filaccia si adopera t8.nto per ripulir le piaghe, quanto pPr prr~rrvn.rlA rfa.ll'm·in. e rn:1ntPnerr in r.ono §pai1•&di~a1lpo. -
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ISTRUZIONE SUL SERVIZIO
tatto della loro superficie questa o quella so stanza medicamentosa. Vi sono due sorta di filaccia, l'ordinaria, cioè, più o meno lunga in ragione del pezzo di lino adoperato e della pazienza e della destrezza di chi l'ebbe a sfilare, e la raschiata. Questa si ottiene piegando il pannilino, e presane un'estremità ed affidata l'altra ad un assistente, sicchè ciascuno tiri dalla sua, raschiando con un coltellino o colla lama di una forbice la parte sporgente del pannilino. La filaccia così ottenuta rassomiglia al cotone cardato, , e per lo più serve a ricoprire le superficie che furono cauterizzate colla pietra infernale. Fu un tempo in cui si credeva che le filaccie dovessero farsi unicamente con ritagli di stoffe di lino, il cotone essendo in fama d'irritar le piaghe e di produrre altri perniciosi effetti. Al dì d'oggi nessuno più crede alle malefiche facoltà di quel vegetale tessile, e si adoperano indifferentemente per uso chirurgico tanto le stoffe di canape e di lino, che quella di bambagia. Importa però di avvertire che qualunque sia la specie del tessuto da convertirsi in filaccie è indispensabile eh' esso sia bianco di bucato, morbido, senza salda nè bozzima e specialmente senza ombra di quel color turchino che adoperano soventi le stiratore.
CHE DEVONO PRESTARE GLI INFER!\IIRRI ftJlLITARI, ECC.
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Colle filaccie si compongono le faldelle e gli stuelli, che descriveremo, parlando delle varie medicazioni. Pezz e, c o sn 1~:N~§§C e 1Hn 1nilini. - Sotto quest~ denorninazion1 si conoscono in chirurgia de' lacerti di tela bianca, per lo più usata, di forma quadri latera o quadri] unga, di dimensioni v arie, che servono ad involgere od a coprire un membro o parte di esso, ed a contenere la rnedicazi.one posta immediat an1ente sulla piaga o quell'altra qualsiasi lesione che s_i ha a curare. Le compresse si distinguono in quadre, lunghette, a croce di Malta bifide, a coda di rondine, graduate e finestrate. Le compresse qitadre sono le ordinarie, che si adoperano nelle medicazioni giornaliere per gli impiastri, i bagnuo1i, ecc., le lunghette son quelle più lunghe assai che larghe, le quali si ripiegano più volte e si adoperano a ricoprire i monconi di membri amputati o si collocano lungo le ossa fratturate; quelle , a croce di lvlalta, sono fatte d'un pezzo per/Iett . mente quadro di tela tagliato agli angoli ·n ·senso diagònale, senza arrivar però al p nto d'intersecazione delle due diagonali; quest specie di pezza conviene preferibilrnent all'altra nella medicazione dei monconi suddehi, dell'estremità delle dita e del pene, perchè, fessa co1n'è, abbraccia più esattamente la parte cilindrica sulla cui sommità appoggia
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ISTRUZIONE SUL SERVIZIO
il suo centro, in corrispondenza del quale si praticherà un foro, dovendo applicarla al pene, onde non essere costretti a disfare la medicazione ogni volta che l'infermo ha bisogno di pisciare . Le bifide. Sarebbero lunghette poco larghe, tagliate longitudinalmente per due terzi della loro I unghezza; si usano nelle amputazioni di coscia e di braccio per proteggere le carni nell'atto che si sega l'osso; quella a coda di rondine rassomiglia alla bifida, ma ha tre lembi in luogo di due e si adopera nelle amputazioni di avambraccio e di gamba,· onde nel segar l'osso non danneggiar le parti rnolli; -introducendo fra le due ossa di ciascuno dei suddetti membri il lacerto mediano della compressa, e sollevatolo posteriormente, incrocicchiando su di esso gli altri due lacerti. G»•adua.ta. - Chiamasi quella compressa quadra o rettangolare ripiegata in modo che rappresenti una doppia gradinata, e serve ad esercitare ur.i pressione non molto incomoda, benchè efficace su questo o su quell'altro punto. Fh:a.c§ts•ata. - Finalmente dicesi quella compressa, in cui furono qua e là praticati più tagli colla punta delle forbici. Bende o fascie. - Chiamansi certe listo di tela più o meno lunghe, le quali si ar. rotolano attorno alle parti offese, spesso nell'intento di contenere ed assicurare gli altri elementi della fatta medicazione, talfiata in-
CHE DBYONO PRESTARE GLI INFERMI ERI &IILITARI, ECC.
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vece in quello di curare con una metodica compressione il morbo esistente. A qualunque uso devano servire coteste fascie, è bene che la loro larghezza non oltrepassi i 6 centimetri, se si vuole ch'esse si adattino facilmente e con esattezza ai contorni non sempre nè ovunque eguali dei membri. Le bende si tengono arrotolate; nell'arrotolarle bjsogna stirare con una cotal forza dalle due estremità, acciò evitare che si formino delle pieghe, e per ottenere un rotolo saldo ed uniforme; locchè si ot tiene arrotolando da principio uno dei capi col poll ice e l'indic~ d'ambo le mani applicate sui margini della -fascia, e quando il rotolo abbia raggiunto la grossezza d'un <lito, lo si stringerà tra il pollice ed il medi0 della mano dest_ra il cui polpastrello si applicherà alla estren1ità del rotolo in guisa da servire a questo di perno; il capo libero della benda lo si farà scivolare fra il pollice e l'indice della mano sinistra distesi ed avvicinati l'uno all'altro onde spianare la benda e stirarla ad un tempo. Per alcuna fasciatura particolarè si ravvisa pi~ comodo e più opportuno di arrotolare ci~scun capo della benda cosicchè ne risultilljO due rotoli uguali. P er ottenerli, si arrotola dapprima un capo, e giunti a metà della benda si fissa quel rotolo con un spillo, e si ripete l'operazione ~oll'altro capo .
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ISTRUZIONE SUL SERVIZIO
Tutti gli oggetti suddescritti saranno disposti ordinatamente nella madiella suddetta, affinchè al primo cenno del medico l'infermiere sia in grado di porgere senza esitazione quanto gli viene chiesto. Tanto la mad iella che i diversi utensili q.i cui va fornita saranno mantenuti scrupolosamente puliti, nella duplice mira di non offendere la vista e l'odorato, e di non recar danno a qualcheduno toccandolo con istrumenti, pannilini od altri oggetti sudici e carichi di pus o di principi consimili, capaci d'infettare l'or ganismo col quale verrebbero m·essi a contatto. Per questo medesimo motivo l'infermiere curerà con tutta la possibile diligenza la sua nettezza personale, laverà ed asciugherà attentamente le pinze, le forbici , gli specilli , gli schizzetti, i cannellini di nitrato d'argento, e gli altri caustici, tutto ciò insomma che in un verso od in un altro toccò a nudo una piaga od una membrana secernenti materia, quand'anche questa non fosse di natura con tagiosa; e si laveranno le mani ogni volta che, dopo aver maneggiate masserizie od aìtre cose imbrattate di sterco, di orina, di pus, di ;;angue, ecc.~ dovranno presentare all'infermo commestibili, bevande o medicamenti solidi o liquidi.
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CHB DEVONO PRESTARE GLIJNFEnMJERJ MILITAnJ, !CC.
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CAPO 5° VESCICANTI.
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Trattandosi di applicare dei vescicanti, l'in .. fermi ere cornincierà dal radere i peli di cui la parte sulla quale devono mettersi fosse coperta; quindi vi apporrà il vescicante, coprendolo con una compressa larga due volte il diametro di esso, e conterrà il tutto con una fascia che ravvolgerà attorno al membro, in forma spirale, principiando dalla parte più sottile e procedendo verso la più grossa. Questa specie di fasci atura è particolarmente adatta pel collo e per le membra, ma quando il Yescicante dovesse collocarsi sopra un punto qualsiasi del tronco, bisognerehbe assicurarlo con due liste di cerotto adesivo, disposte crocialm ente, e con una fascia da corpo, ovvero con una fasciatura a spica. I vescicanti d.a applic.arsi in pressi mità degli occhi vogliono essere maneggiati con som!na cautela, massime se cospersi di polvere di -cantaridi; perchè se una qualche particella di questa venisse a penetrare fra le palpebre, provocherebbe dolore ed irritazione assai grave ~~~ngiuntiva. Lo stesso dicasi di quelli ;ra appl~·rsi alla parte interna delle coscie, i quali i genere devono porsi verso la parte inferiore \ esse, onde evitare l'eritema dello Jstru-r. sul s\ i.:.io degli infermieri.
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lSTRUZ ! Ol'iE SOL SE H VIZIO
scroto e l'irritazione delle vie uropoietiche, solita a man ife starsi dietro il contatto o l' assorbirn.ento della summentovata polvere epispastica.. · La prima medicazione dei vescicanti, a senso del regolamento del 1833, vorrebb'essere eseguita dal medico di battaglione od almeno dall'esercente flabotomo addet to alla sezione, tna siccome potrebbe daT·si il caso che l'uno e l'altro mancassero, così non sarh inutile che gl' infermieri siano in grado di saperla praticar e. A tal uopo disposto pri1na al disotto e attorno alla parte su cui fu applicato il vescicante un l enzuolo od un te lo, che assorbisca il liquido che sgorgherà dalla vescica, l' infermiere afferrerà. questa con una pinzetta, che terrà colla sinistra, a due centimetri circa dalla sua periferia, traendo l eggermente; quindi con un::t forbice smuzzata la taglierà rasente il margine di essa vescica, la quale, v uotandosi dell'acqua che conteneva, l ascierà facilmente esportare il resto dell'epiderma che la costituisce, sol che l'operatore faccia un rnovimento di trazione in senso paralle lo alla circonferenza del vescicante; che se vi restasse attaccato o rimanesse-vi qualche coagulo d'a1bumina, bisognerà reciderlo e portarlo via, e poscia con un pannilino morbido si asciugherà lievernente la superficie secerr~ente, ed in ultimo vi sì sovrapporrà la pezzetta unguentata ed una compressa a più doppi, ed il tutto si
Cile DEVONO PRESTARE GLl INFEIHII!EHJ ftllL ITAfH> ECC.
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assicurerà con alcuni giri di fascia, avvertendo di non strin gere troppo, sia per non accrescere dolore al paziente , come pure per ncn inceppare la secrezione. Va senza dire che sarà obbligo imprescindibiie dell'infermiere di trn r r ragguagliato quotidianamente il medico dtll\rndamento di tal emuntorio, per quei provvedimenti che questi r eputerebbe del caso, come altresì per le indicazioni che ne potrebbe desumere . ...
_____________ CAPO 61)
.MEDICAZIONE DELLE PIAGHE.
Per l n medicazione deìle piaghe semplici si atter ranno alle stesse avvertenze e seguir anno il modo di f are su ggerito per la medi cazion~ dei vescjcanti , a cui si aggiungerà, quando la piaga suppuri abbondantement e, la precauzione di lavarne la~ superficie con u n po' d'acqua tiepida e di asciugarl a poi con una pallott.olina di :filaccie o, ciò che è me glio, con una pezzeti.ina applicatavi sopra imme-diat amente , su cui si premerà legg ermente colla suddetta pallottolina, in guisa~che essa s' irrµrév megl io ed assorbisca i ntieramente l't ,filor ma ioso. P er le pia e in via di cicatrizzazione bisogna badare n on praticare troppe strofiJ •
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JSTRUZIO~E SUL SE fi VlZIO
nature, nè troppo aspre sui margini, perchè da questi appunto principia il lavorio di riparazione, il quale procede dalla periferia verso il centro, e verrebbe disturbato da ogni manovra, che col pretesto di ripulir la piaga d'ogni particella di marcia non farebbe altro che asportar la linfa coagulabile. Rinettata convenientemente l a piaga, si dcuoprirà conformemente alle istruzioni del curante, sia con un a faldella di fila asciutte, sia con una spalmata d'ung uento, che si conterrà in seguito con una compressa e con una lasci a, la cui lun ghezza sar;\ proporzionata all a grossezza del membro ed all'estensione dell'ulcera. Pri ma di andar e più innanzi non sarà inopportuno di spiegare che cosa s'intenda per fa.lde lla e per stuello. L a f aldella è una specie di piccola focaccia di fil accie che si prepara prendendo una manciata di queste colla destra e stirandole e disponendole a strati sulla palma della mano manca, fissandone l'estremità superiore col pollice portato in adduzione verso la base dell'indice. - Quando ]a faldella ha raggiunto la grossezza voluta, alle due estremità le fila si radunano e si fissano mediante un movimento di torsione e si ripiegano verso la sua faccia dorsale; quindi la faldella s i schiaccia fortemente fra le due mani onde r esti meglio unita e compatta, e .la facci a la più levigata,
CHE DKVONO PRESTARE GLI lNFEI\MIEIU rt1ILITAn1, ECC.
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che naturalmente è quella su cui non furono ripiegate le estremità delle fila, si spalma d'unguento, o no, e si pon e sulla piaga o come modi ficatore o come assorbente. La faldella ha la 1 forma ovolare ed irregolarmente rotonda,' ma all'uopo la si fa quadra, tagliandone colla forbice le estrem ità. I chirurghi chiamano stuello un'agglome razione di fil a disposte parallelamente in forma cilindrica o di nastro, come uno sto1,pino o una calza da lumi, di maggiore o minor grossezza, secondo l'uso che se ne vuol fare. Gli stuelli s'introducono d'ordinario nelle piaghe profonde, quali sarebbero quelle consecutive a ferite d'arma da taglio o da fuoco, i seni ed i tragitti fistolosi._:_ Gli stuelli vengono portati in fondo alle piaghe ora colle pinzette, ora con uno strumento apposito che si chiama portastuello, e per lo più si ha cura di l asciarne un'estremità fuori delle piaghe, non solo perchè serva di conduttore al pus, ma altresì per poterlo più facilmente estrarre quando si rinnova la medicazione.
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CAPO 7°
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FASCIATURE.
Non p a r l e r ~ i v e r s e fasciature o l,Ilezzi contenti vi che conviene adoperare nelle
ISTllUZlONE SOL SERVJZIO 54 varie circostanze ed allorchè l a. pi aga ha l a sua sede piuttosto in quella che in que~ta regione del corpo, giacchè siffatto argomento è stato abbondantemente e con mirabile chiarezza trattato dalr egregi o dottor Solaro, al cui libro nulla pretendo aggiungere o mutare.
CAPO 8° SOCCORSI I N CASO D'EMORRAGIA.
Fra le medic.a ture che almeno estemporaneamente può· dover praticare l'infermiere, ,i è quella. contro J' emorragia da ferita o da altra qualsivoglin, soluzione ài continuità. In simili casi bisogna distinguere anzitutto se si tratta d'emorragia arteriosa o venosa. L'e morr~gi.,t venosa, auche quando non è manifestamente la conseguenza òell'1ncisione d'una v ena, i cui margin i non furono bene esatta1n ent e r;i ffrontai.i, come avviene non infrequentemente dopo il salasso, si riconosce al colore r osso cupo del sangue, aU'uniformità del getto, nonchè alla sua continuit à ed alla prontezza con cui s'arresta intiera mente o diminuisce considerevolmente comprimendo il membro fra il punto donde sgorga il sangue e la periferia o l'estremità dellrarto . . H fl usso arterioso invece si presenta sal ..
CHE DEVONO PUE'S TAilE GJ,I 1~1:1nrnum1 lìl1Ll1'ARI, ECC.
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tellante, intermittente, impetuoso ed offre un colore r osso chiaro, che si può paragonare a quello dei grani della n1elagrana e del rubino, e non s'a1Testa o scema che a patto di far la compres~ione fra il cuore e la soluzione di continuit ì da cui fluisce il s angue. Stabilita ad unq ue dietro ai suddetti criteri la qualità dell'emorragia, volendola frenare sarà rnestieri anzi ogni altra cosa d'interrom pere la. circolazione del sangue nel vaso offeso, scopo che s i raggiunge, o compriméndolo direttamente, se è possibile, nel senso suindicato, od allacciando l'arto in massa ove nulla vi si opponga. La compressione diretta si fa o con istrumenti appositi, quali sono il torco l are ordinario, il compressore del Signoroni, il randello e simili, ovvero colle dita disposte sul
corso dell' arteria, secondo la r accomé,1 nd.azione di Ambrogio Parè , il quale soleva dire che le dita erano il compressore che il chirurgo in ogni circost :.1nza aveva in peonto . L,n, compressione indiretta si eseguisce con fascie, che si r avvolgono circol armente ed in forma di 8 o di X attorno al me1nbro e tengono applicate sul corso del vaso e sulla ferita compresse graduate, pallottole di filaccia o fascie arrotolate, o cilindri, o stecche di mstallo, di l egno o d'altr a materia. 1
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ISTRUZIONE SUL S'KUVJZJO
CAPO 9° APPLICAZIONE DELLE MIGNATTE .
Dovendo applicar mignatte, l'infermiere comincerà dal lavare accuratamente la parte e raderne i peli, se ve ne sono: quindi radunate le mignatte in apposito recipiente di vetro aperto alle sue due estremità si pone una di queste in contatto colla cute. e si sposta a seconda della prescrizione, n1an n1ano che le mignatte si appiccicano e si mettono a suggere. Allorquando queste si mostrano svogliate e ricalcitranti, se ne stimolerà l' appetito lan1bendo la parte, vuoi con un po' di latte o d'acqua zuccherata, vuoi con del sangue. In 1nancanza del recipien te surricordato, le mignatte si porranno in un bicchierino, od anche in una pezza pulita, che si terrà nella palma della mano curvata in forma di volta. In certi casi le mignatte vogliono essere applicate una alla volta: è pertanto indispensabile in tali circostanze di usar la massima attenzione onde non offendere la mignatta, stringendola soverchiamente fra le dita o la-sciarsela sfuggire di mano, tenendola troppo lenta. ed esporsi a vederla penetrare in qualche cavità inaccessibile agli strumenti di presa, · 'é dove potrebbe originare pericolose emorragie o cagionare altri guasti .
CHE DEVONO PRESTARE GLI lNFERftllERI MILITAR(, ECC. 57
Ove accadesse che una qualche mignatta, s'introducesse nell'intestino retto o scivolasse dalle mani giù nella faringe e nell'esofago: si ricorrerà immediatamente all'amministrazione d'un clistere nel primo caso, d'una bevanda nel secondo, o d'infuso di tabacco, o di soluzione di sal comune, sostanze che hanno la proprietà di ammazzare l'animale in di scorso. Le sanguisughe, a misura che si staccano, · verranno afferràte colle pinzette od altrimenti , e si taglieranno a pezzi, o si deporranno in un vaso contenente dell' acqua leggermente acidulata, secondo che si ha intenzione, o no, di conservarle, perchè servano un'altra volta. Quando tutte sieno staccate converrà lavare la parte con acqua tiepida, onde libirarla d~i grumi, e se si vuole che lo sgorgo di sangue continui, la si ricuoprirà con una pappina di lin-seme calda, ovvero con delle pezze intrise d'acqua Jpgg~rmente calda e sì le une che le altre si rinnoveranno di quando in quando. Volendo invece far .cessare lo stillicidio sanguigno, si porrà sovra ogni morsicatura di mignatta un pezzettino d'esca focaia o dt ragnatelo o di cencio bruciato, e vi si f aranno su bagnoli d'acqua fredda: che se taluna delle ferite malgrado questi mezzi seguitasse a sarlguinare, converrebbe ricorrere allora alla ol vere di agarico o di colofonia,
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lSTRUZlO~E SUL SKlH'IZIO
alle toccature colla pietra infernale, all' applicazione del ghiaccio, della soluzione di p~rcloruro di ferro, o di altre acque emostaticlle,. ed alla compressione, che si praticherà con faldelle e pezze graduate, contenute mediante una lunga fascia, od una fasciatura da corpo, secondo l'esigenza .
CAPO 10° D1POSI ZI0NE DI CLISTERI.
L'imposizione dei clisteri si potrebbe lasciare a ci-ascun individuo che ne abbisogni, che si ovvierebbe così ad una serie <l'inconvenienti, giacchè cogli schizzetti di gutta-percha, che usano al dì d'oggi , nulla è µiù facile di siffatta operazione; peraltro siccome può accadere che l'infermo, o perchè troppo aggra. vato dal 1nale, o per altre r agioni, non sia in grado di fare da sè, s arà bene che l'infern1iere si addestri ad eseguirla. A tal fine avvertirà che l' acqua non sia di temperatura troppo elevata: che lo schiz. zetto, o l a canna, non contenga aria: che 1a cannuccia sia spalmata d'olio od altra rrrnteria grassa, che ne agevoli l' introduzione nell'intestino retto: che questa si faccia blandamente e in direzione parallela all'osso sacro,
CHE DEVONO PRBS1'ARE GLI lNFEfil\llERl r.lILl'l'Af\l, ECC .
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sulla cui sL1perficie interna ri po.s a l' oradetto intestino: che il liquido vi sia spinto senza scosse e con sufficiente , ma non ismodota pressione. Venga poi rnesso il clistere dall'ammalato o dall'infermiere, questi avrà sempre cura di stendere un tel o sotto al sedere dell'infermo, onde evitare che il letto s'insudici e s'ammolli.
CAPO 11° APPLlOAZIONE DI COPPETTE .
Oltre a coteste medicature ed · operazioni gioverebbe che gl' infer mieri sapessero met-
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t ere le coppatte, almeno queìle secche, e medicare i setoni. L'applicazione delle coppette riesce semplicissima e pi enamente efficace risciacquando la coppetta con un t antino d'alcool ed applicandovi il fuoco nell'atto di capovolgerla sulla parte ove si vuole determinare l'afflusso sa11gu1gno. Siffatto metodo è preferibile a quello di fare il vuoto nella coppetta, mediante la stoppa, il cotone, l a carta ed altrettali sostan ze infiammabili solide. Aven do lo scarificatore a susta, l'infermiere potrebbe anche eseguire le scarificazioni: m a V
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ISTRUZIONE SUL SERVIZIO 60 dovendole fare colla lancetta, è più prudente che se rie incarichi il chirurgo, a meno che l'infermiere non sia anche assuefatto a salassare. Ma qualunque sia la specie delle coppette, è mestieri ricordarsi che, raggiunto lo scopo, e volendo staccare la coppetta , senza provocare dolore o senso di strappamento, bisogna coll'apice dell'indice sinistro abbassare e stirare la cute in un punto 11ualunque della periferia occupata dalla coppetta, mentre questa si abbasserà coll'altra mano verso il punto opposto. Di tal guisa l'aria penetrerà agevolmente sotto lo strumento, che, tolto il vuoto, cadrà da sè, ob... bedendo alla legge di gravità.
CAPO 12° '
MEDICAZIONE DEI SETONI.
Chiamasi setone in chirurgia ed in veterinaria un nastrino, una fettuccia od un- cordoncino passato fra la cute ed il tessuto cellulare sottostante mercè un ago apposito, che v-i si introduce facendo una piega alla pelle, ed attraversandone la base. Gl'infermieri useranno, se è possibile, nel medicare i setoni maggior delicatezza e maggiori riguardi che nella medicazione di qual.si voglia altra piaga.
CIIB DEVONO PRE STARE GLI INFERUJER( MILITARI, ECC.
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Lav-eranno per conseguenza le due ferite con acqua tiepida, ed av1·anno particolarmente cura di levar dalla parte di cordone o di fettuccia, che deve a'ttraversare la fistola artificiale, ogni avanzo di pus addensato, che per la sua ·solidità causerebbe molestissima sensazione al paziente: poscia la spalmerà d'unguento, e fattola. scorrere con garbo e leggere,zza sino al punto voluto, ricuoprirà le dne fer-ite con una pezza unguentata, a cui ne soprapporrà una asciutta e conterrà il tutto con fascia circolare, senza stringere troppo, massime se il setone sia situato alla nuca od in altro. punto della regione del collo.
CAPO 13° INSTILLAZIONE DI COLLIRII.
S'intende per collirio ogni sostanza solida o liquida, che si applica sulla congiunti vaoculare. I collirii sono secchi od umidi; qui non si parla che degli umidi, i secchi essendo d'ordinario applicati dal chirurgo, e non esigendo d'essere r innovati più volte nella giornata. L'instillazione di collirii richiede varie cautele, la prima delle quali è di gettare sulle spalle dell'infermo, secondo che questi è se· duto o coricato, un lenzuolo ripiegato più
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JS'fn UZIONE SUL SEI\VIZW
volte, per in1pedire che il liquore da instil. larsi non gl' infradici la camicia e gliela sciupj, se cateretico: quindi gli farà flettere l'occipite sul colld di guisa che la faccia, per quànto è possibile, si trovi su un piano orizzontale: divaricherà poi 1~ palpebre coll' indice ed il pollice d'una mano, e lascierà cadere dal beccuccio clell'ampollin~, che terrà nell'altra, alcune goccic del collirio prescritto, e poscia richiuderà le palpebre e passando lAggermente il polpastrello del medio sul globo oculare, far! sì che il liquido vada ad irrorare tutto il sacco congiuntivale. Dovendo l'ammalato far uso permanente d'un qualsiasi collirio, l'infermiere intingerà la pezzolina nel liquido medicamentoso e spremutala sì che non isgoccioli lungo la guancia e causi, se non danno, molestia al paziente, l'applicherà sull'occhio e ve la manterrà con alcuni giri di benda che passerebbero prima sull'occhio e poscia circonderebbero un paio di volte la testa per rendere più stabili quei giri. Questa fasciatura dovendo essere meramente contentiva~ baderanno gl'inservienti di non istringere troppo, perchè in caso contrario si farebbe più male che bene, la compressione favorendo i ristagni di sangue , contro i quali si adoperano per lo più i collirii. ...
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CHR DEVONO PR ESTARK GLnJNfER~IIEfi l MILITARI , ECC.
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CAPO 14° MEDICAZIO NE DEI FON1'1COL1.
Chiamasi fonticolo, fontanella, rottorio o · cauterio una piaghetta profonda di forma circolare, che si provoca artificialmente al braccio od. alla coscia, nei punti più ricchi di tessuto cellulare, ma che può farsi eziandio in altre regioni dèl corpo. I fonticoli o rottor ii si medicano diversamente secondo il modo e l'epoca del loro stabilimento. . Se~ a formare il fontico lo si adoperò la potassa caustica o la pasta di Vienna, sarà d'uopo per alcuni giorni di tenervi sopra un pezzettino di diachilon od un piccolo cataplasma per facilitarne il dista cco dall'escara, e una volta questa caduta, s'introdurrà nel foro risultante, sia un pisello d'iride fiorentina, sia una pallottolina di cera attraversati da un :filo , i cui capi riuniti dovranno star fuori della piaghetta , onde torni meno malagevole al medicatore e meno dolorosa al malato l'estrazione del corpo straniero introdotto a bella posta n el buco fatto a spese della pelle, per irritarne la superficie ed att~varne la suppurazione. Si cuoprirà la piaga con una pezza un.. guentata, e su questa se ne porrà una asciutta
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ISTRUZIONK SUL SERVIZIO
e si assicurerà il tutto o coll'apposito laccio di tessuto elastico o con una fascia non troppo stretta. Se invece si apre il fonticolo mediante la incisione, la pallottolina suddetta si collocherà tra i margini della ferita nella stessa maniera che fu detto or ora: ma ad ottenere che si form i meglio e più profondamente il buco, la fascia destinata a contenere tutta la medicazione bisognerà che stringa alquanto di più il membro. Avviata la suppurazione e finchè il rottorio funzion a r ego larmente, l'infermiere continuerà a medicarlo nella stessa guisa; ma ove egli notasse un qualche cambiamento nel fondo e negli orli della piaga, ne renderà avvertito il medico, il quale provvederà, conformemente alle varie esigenze, ed o rintuzzerà col caustico le carni soverchiamente vegetanti e quelle tendenti alla fungosità, o stimolerà quelle inerti e non secernenti materia con polveri od unguenti capaci di ravvivarle e di determinare un aumento di pus.
CAPO 15° INIEZIONI URETRALI ED AURICOLARI.
A praticar convenientemente le schizzettature dell'uretra bisogna prima di tutto riem-
CHE DEVONO PRESTARE GLI INFfrRMIEfil MILITARI, ECC .
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pire esattamente lo schizzetto ed espellerne l'aria, quindi si prenderà il pene col pollice e colfindice della mano sinistra, e lo si strin, gerà fra il medio e l anulare, e stiratolo alquanto e portatolo quasi in direzione perpendicolare al pube, per diminuire la curva del · canale, s'introdurrà con precauzione nelì'ori~ fizio dell'uretra la cannuccia dello schizzetto, di cui si sarà armata la mano destra,. e col poll ice passato a traverso all'anello dello stantuffo spingerassi questo, mentre col medio e coll'anulare si sorreggerà lo schizzetto, acciò non si sposti e vada ad urtare colla punta della sua cannuccia le pareti del meato orinario. La pressione sull,o stantuffo dovrà essere moderata e continua, sicchè il getto non riésca nè troppo violento, r1è intermittente, e quando tutto il liquido contenuto nello schizzetto sarà penetrato nell'uretra, se ne impedirà l'immediato rigurgito, comprimendo il canale alla base del ghiande colle dita che tengono ~fferrato il penè, nell'atto stesso che si ritirerà la cannuccia dall'uretra. Lasciata l'iniezione in cavità quel tanto di tempo che sarà stato prescritto dal curante, sì smetterà la compressione dell'uretra, avvertendo di avvicinare all'infermo un vaso da notte od un altro recipiente purchessia, onde la medicina iniettata non lordi il letto od il pavimento. Trattandosi di praticar iniezioni nell'orec1
Jstruz. sul servizio degli infermieri.
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JSTI\UZION,& SOJ, SElV'l' ZlO eG chio, sia che l'infermo giaccia in letto o sia alzato, gli si porrà sulla spalla corrispondente all'orecchio da medicarsi un lenzuolo più volte ripiegato, e previe le solite cautele preliminari, s'introdurrà la cannuccia dello schizzetto, tenuto come s'è detto dianzi, ne l condotto uditivo esterno, e si spingerà il liquido in fondo ad esso, calcando lo stantuffo ma leggermente, onde evitare lo spruzzo di rimando, a cui si andrebbe incontro spingendo con troppa forza l'iniezione contro la membrana del timpano, la quale, quando non fosse perforata, la risospingerebbe all'infuori con impeto proporzionale alla forza impellente. Accade talvolta di dover fare delle schizzettature agli occhi. In questo caso, e massime se trattisi di ottalmia blennorragica, purulenta o granulosa, bisognerà andar molto guardinghi , e praticare le schizzett.ature in modo che gli spruzzi dell'iniezione riflessi dall'occhio dell'infermo ,non si ripercuotano sull'occhio di chi eseguisce l'iniezione, e gli comunichino il male, come pur troppo avvenne più d'una volta. A schivare un tal pericolo, gioverà che roper atore stia lateralmente , anzichè di fronte all'ammalato, e diriga il getto parallelamente all'occhio, o dovendolo dirigere in senso per'pendicolare, che munisca l'estremità inferiore dello schizzetto d'un disco di cartone o di latta un po' più largo del diametro delrorbita,
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67 il quale non permetterebbe agli spruzzi che fossero per aver luogo, di rimbalzar fino all'occhio di chi sta praticando la schizzettatura. CHI!! DEVONO PRESTARE GLI JNF:WLU,1IERI MJLlTAftI> ECC.
EMBROCAZIONI FREDDE O CALDE.
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Assai di frequente occorrendo di fare dei bagnuoli freddi o caldi su questa o su quell'altra parte dell'ammalato, è bene che l'infermiere conosca il modo di praticarli col minor disturbo pòssibile dell'ammalato stesso. Per raggiungere siffatto scopo, qualunque sia la regione su. cui s'hanno a fare le embrocazioni e la temperatura di queste, bisognerà mettere sotto o attorno alla parte offesa un pezzo di tela incerata, quindi un te lo raddoppiato: questo per assorbire l'umido, q uellG per impedire che si comunichi al letto: si intingeranno poscia i pannilini nell' acqua pretta o medicata, giusta la prescrizione, e s_premutili prima quanto basta e stiratili, acciò non facciano grinze, si collocheranno sulla parte dolente, che si ricuoprirà poi col telo e colla tela incerata. Generalmente parl ando i pannilini , quando sono asciutti, per riamrnollarli si tolgono via e si ripongono poi nuovamente colle stesse
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1STRUZlONE SUL SEI\ VIZIO
precauzioni e coi 1nedesimi riguardi di prima. Qu~sto sistema è da preferirsi a quello di ri ammollarli in sito con una spugna od altrimenti ; perchè espone meno l'infermo ad avere il letto fradicio; però in alcune circostanze speciali riesce più comodo, anzi non si può fare a meno di ricorrere a quello di annaffiar il membro malato direttamente e senza rimuovere o toccare alcuna parte' della fasciatura, come per esempio, allorchè si tratta di gambe o di braccia fratturate, che vogliono essere lasciate nell'immobilità. Per i bagnuoli caldi si esige, oltre alle anzidette, la precauzione di assicurarsi che il decotto o rinfuso che si adopera ha una temperatura sopportabile e non può produrre nè rubefazione moles ta della cute, nè tanto .m eno un cotal grado di scottatura. Bisogna poi in tutti i casi ricordarsi che non si ha a scuoprire dell'infermo che la parte da medicarsi, ed il resto del corpo per ragioni di decenza e d' igiene deve essere protetto o dalle coperte solite, o da un qualsiasi panno provvisorio e straordinario. Quando i bagnuoli freddi si fanno nel solo intento di diminuire il calorico nella parte su cui si applic::ino, invece di adoperar panni lini inzuppati nell'acqua, sarà meglio, potendone avere, cli ricorrere al ghiaccio ridotto in pezzi e rinchiuso in una vescica. Questo mezzo abbasserà la te~peratqra dell'arto più.
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69 dei pannilini intrisi, dura più di qu esti e in· fradicia ass.ai meno. Esso è raccomandatissi mo nelle affezioni di cervello e nelle lesioni violente della testa. In tali casi la vescica non deve essere piena che a metà onde si adatti al capo e prenda la forma d'una calotta, e vi si :fisserà mercè uno o due giri di benda, che dal vertice scenderanno al mento per risalire verso il punto di partenza. I capi della fascia si annoderanno in alto sopra la_vescica o vi si fermeranno mediante uno spillo. Il ghiaccio si rinnoverà quando il primo sia compl etamente distrutto. CllE DEVOì',O PRESTAil& GLI lNFElrnurn.1 MlLlT'ARI, ECC. '
CAPO li
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FOMENTI CALDI ASCIUTTI.
In occasione di coliche, di . gastralgie, di sincope, di artralgie ed altre affezioni nervose vengono · raccomandati i fomenti caldi ed asciutti. Questi sono semplici o medicati. I semplici si fanno o con pannilini o con pannilani, che si saranno scaldati o con uno scaldaletto od esponendoli alla fiamma d;un camino, ' alla brace d'un braciere, al calore · d'una stufa od in qualsiasi altro modo. Lo scopo a cui servono siffatti fomenti es...
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70 ISTRUZIONE SUL SERYJZIO sendo unicamente quello di riscaldare una data parte, sarà mestieri, onde meglio raggiungerlo, di piegare e ripiegare i panni, che si adoperano a tal uopo, e di rinnovarli frequentemente e prima che siano divenuti fred di. I fomenti medicati si eseguiscono nella stessa guisa e colle medesime norme; soltanto con questa variante. Sulla brace d'uno scaldino o d 1 un braciere purchessia si spargerà una ,certa qu antità di quella polvere medicamentosa che sarà indicata dal curante. Su quello si collocheranno i pannilini o i pannilani in modo, da raccogliere il fumo di siffatta polvere onde se n e impregnino il più che sia possibile, ed una volta. che sar anno ben caldi, si applicheranno sulla parte l esa e si muteranno, non appena la loro temperatura siasi sensibilmente abbassata. Per questo genere di fomenti come per quelli umidi, si userà l'attenzione di n on iscoprire troppo l 'infermo, acciò non violare ad un tempo le regole dell'igiene, e quelle della decenza, che vogliono essere rispettate anche negli ospedali militari, vi siano o non vi siano suore di carità od altr e persone di sesso di verso. Si baderà inoltre nel far e questi fomenti di non approssimar troppo i panni al fuoco onde non ne rimangano bruciati rosoli ti.
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CHE DEVONO PHESTARE GLI INFERMIERI hllLI fARI, ECC.
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CAPO 18° CATAPLASMI O PAPPINE.
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I cataplasmi o pappine possono farsi con varie e diverse sostanze, i più usitati però sono quelli di farina di linseme. Prenderemo questi per tipo tanto più che quando si sappiano preparare questi, si sapranno facilissimamente preparare tutti gli altri, che potrebbero venire ordinati. La preparazione della pappina richiede alcuni riguardi, onde non contenga grumi e non sia nè troppo tenera nè troppo soda; si otterrà il primo intento lasciando cader la far in a nell'acqua poca alla volta e con_temporaneamente rimenandola col mestolo; e si conseguirà il secondo proporzionando la farina alla quantità 4'acqua e calcolando il rigonfiamento che subisce quella per la cottura. Ritirata la pappina dal fuoco, ove non si adoperi subito, bisognerà più tardi rimuovere la crosta, che vi si forma alla superficie, e prendendo col mestolo quel tanto di pappa., che si crede necessario, in ragione delle dimensioni, che deve avere il cataplasma, si deporrà nel centro della pezza. 1 e ripiegandovi sopra la metà di questa più vicina all'operatore, vi si appoggierà su la palma della mano destra, onde schiacciarne la massa e
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ISTRUZIÒNE SOL SERVIZIO
far che si diffonda più o meno equabilmente · per la lunghezza del pannilino; quindi premendo con ambe ]e mani e tirando dal centro ad uno dei lati del quadrato o del parallelogramma di tela, che sopporta la pappina, si farà scorrer questa in maniera che venga a formare uno strato uniforme. Compiuta l'operazione da un lato, si girer,\ il pannilino e si rjpeterà identicamente dagl i altri tre lati, e poscia se ne ripiegheranno gli orli sulla pappina così che questa vi si trovi come inquadrata. Salvo casi particolari, i cataplasmi non devono avere nè più nè meno di dodici millimetri di grossezza, per non aggravare troppo la parte malata od insecchire con soverchia facilità, inconvenienti che importa di evitare per non cagionare danno o molestia agli infermi. Questi cataplasmi così fatti si applicano sulla parte morbosa o immediatamente, o mediatamente, a tenore della prescrizione del curante, ma in qualunque modo si applichino, per mantenerli in sito ed impedire che imbrattino le lenzuola, si ricoprono dapprima con un panno più largo e più lungo ch'essi non siano, e si assicura il tutto mediante quel genere di fasciatura che sarà reclamato dalla configurazione della parte. Talfiata per eccitare alcune parti intorpidite o spostare l'afflusso sanguigno vengono ordi-
CUE DEVONO PRE STA RE GLI INFEIUJlRH l l\llLITARI, ECC. 73
nati i senapismi. Questi sono cataplasmi fatti con pol vere di senape, acqua fredda ed aceto, si può far a meno di quest'ultimo. I senapismi si l asciano sulla parte che si vuole stimolare uno spazio di ttempo più o 1neno lungo in ragione della sensibilità della cute, perciò il miglior giudice circa la durata della loro applicazione è il malato,, il quale non mancherà di l agnarsi quando si sente frizzar la pelle; ove ciò non avvenisse, dopo un'ora l'infermiere scoprirà la parte per vedere se è arrossata, e se conviene di lasciarvi su il cataplasma per un'altra ora, o trasportarlo altrove, o rim~overlo affatto.
CAPO 19° FRIZ IONI UMIDE OD ASCIUTTE.
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Giovando talvolta d'introdurre medicamenti per la via della pelle nd eccitare questa ad una maggior funzionalità, vengono ordinate dal medico frizioni, le quali possono essere mediate od immediate, fredde o calde, asciutte od umide, semplici o medicate. P er frizioni 1nediate s'intendono quelle che si eseguiscono con una spazzola o colla !l}ano coperta d'un apposito guanto o d'un panno.
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JSTUCZIONI?. SUL SRUVIZIO
Le immediate sono quelle, che si praticano colla mano ignuda. Cosa debba intendersi per ·frizioni fredde e calde, umide od asciutte, ognuno lo capisce senza che si spendano tempo e parole a porgere intorno ad esse maggiori spiegazioni. Le frizioni semplici son quelle consistenti nel solo strofinamento della cute o con una sp~zzola o con altro mezzo di vellicamento e di calorificazione, o senza; le medicate invece sarebbero quelle con cui si cerca o mediatamente o immediatamente di far passare attraverso ai pori della pelle, polvere, unguenti, pomate, estratti o liquidi medicamentosi. Quando si abbia a fregare una parte, si userà la cautela di non iscoprire che quella e di raderne, ove ne sia il caso, i peli; e sia che debba adoperarsi la spazzol a o la mano coperta di guanto o scoperta, si fregherà con leggerezza e mediocre rapidità, perchè met-. tendovi troppa forza o celerità si cagiona. dolore all'inferino e si va incontro alla denudazione del derma, che è d'ordinario più di molestia che di berrnfizio al paziente, massime quando si fanno frizioni medicate e si adJperano sostanze irritanti. Dovendo far uso d'un pannilano, bisognerà inoltre che non faccia pieghe o grinze, le quali contribuirebbero a determinare la suddAtta denudazione, anche allorquando la pressjone ed il moto della mano non sarebbero smodati.
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Acciò premunirsi contro siffatta spiacevole eventualità, sarà prudente di tendere il pannilano sulla palma della 1nano; ma il rnigliore e più sicuro espediente sarebbe quello di ricorrere ad un guanto di lana grossa. , Ove si tratti di frizioni 1nedicate mediante sostanze il cui assorbimento si vorrebbe limitato alla pelle .del paziente, bisognerà farle colla mano rivestita d'un guanto di pelle, a ciò che varrebbe forse meglio, con una spazzola composta di .cilindri di flanella, colla quale si svilupperebbe maggior calorico, e si promuoverebbe l'assorbimento del rimedio, senza il menomo periçolo e molestia di sorta pel1'operatore. La parte che fu assoggettata a fri1zioni medicate di qualsivoglia specie si dovrà ricoprire o rinvolgere in un pannilino o in un pannilano, conformemente alle circostanze, sia per mantenervi. un più elevato gnado di calorico, come pure per non imbrattare e talfiata rovinare anche la biancheria del letto.
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CAPO 20° STROPICCIATURA E PALPEGGIAMENTO.
A combattere i reumatismi muscolari, p.articolarmente delle·membra, fu raccomandata la
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ISTRUZIONE SOL SRRV1ZI0
stropicciatura o palpeggiamento, che i Francesi chiamano 1nassage. Questa pratica comunissima in Oriente, è disimpegnata (non però in uno scopo terapeutico) con mirabile destrezza dagli inservienti addetti ai bagni, e consiste nello stropicciare a tutta prima la pelle per un tratto di tempo, e poi nell'afferrare colla mano e stringere le masse muscolari e nello stirare le giunture. Tutte queste manualità ripetute successivamente e più volte, non però con ruvidezza, innalzano la temperatura periferica, attivano la circolazione del sangue, e procurano il riassorbimento degli essudati intermuscolari. Però fa d'uopo non eccedere nè in forza nè in durata, perchè, in caso contrario, le doglie degli amm alati aumenterebbero, mentre invece procedendo blandamente e a gradi, si ottiene un notevole senso di ben essere e a lungo andare la guarigione. Questa raccomandazione è tanto più applicabile allo stiramento delle articolazioni, in quantochè, qualora quello :si facesse rozzamente e con più violenza del bisogno, si provocherebbero flogosi lente e subdole, che in seguito non solo nuocerebbero al libero movimento dell'arto, ma potrebbero anche produrre guasti gravi e difficilmente riparabili.
CIJE DEVONO PRESTARE GL I lt'iFERM IRRI l\llLlTARI, ECC, 77
CAPO 2 1° BAGNI GENERALI.
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L'infermiere il quale deve far fare il bagno ad un ammalato, si assicurerà prima di tutto che l'acqua abbia una temperatura uniforme e raggiunga quei t anti gradi prescritti dal medico; a tal fine rimescolerà ben bene l'acqua nella tinozza, sia colle braccia, sia con un mestolone, e v'immergerà il termometro, il quale gli rivelerà se essa sia, o no, sufficientemente calda. . In caso negativo vi aggiungerà acqua calda: quando invece fosse di temperatura troppo eleYata, vi rimedierà coll'acqua fredda. Questo fatto, chiuderà le porte e le finestre, spoglierà completamente l'ammalato e lo aiuterà ad entrare nella tinozza e gli starà vicino per soccorrerlo in ogni suo bisogno. Q.ui fa d'uopo notare che la quantità del 1' acqua dev' essere tale che l'infermo vi sia tutto immerso dal collo in giù, ma non da riempire completamente o quasi completamente la tinozza, tal.chè al menomo movimento dell'infermo, l'acqua trabocchi e si spanda sul pavimento . Venuto il momento di uscire lo sorreggerà, onde si rizzi (se è capace di farlo) e gettatogli sulle spalle un accappatoio od un len...
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1STR\iZ10NE SUL SEl\YIZ !O 78 zuolo, lo trarrà dalla tinozza,. . e rnessolo a sedere sulla scranna, che avrà preparato accanto a questa, lo asciugherà diligentemente dappertutto con panni caldi o freddi, secondo la stagione e l'ordinazione del medico, e q.uindi lo farà rientrare nel letto, se il bagno ha luogo nella camera o nel camerone in cui è ricoverato l'infermo; o l'aiuterà a rivestirsi e lo accompagnerà alla sua stanza se il bagno fu fatto in apposito locale da quello discosto.
CAPO '2".!-0 S EMICUPI.
Le avvertenze preliminari pei bagni general i, valgono anche pei semicupi, i quali sono bagni parziali della estremità inferiore del tronco, mediante una tinozzina foggiata a seggiolone, in cui l'infermo si pone a sedere. Siccome questi si fanno quétsi sempre nella stanza me<les!ma abitata dall'infermo , bisognerà graduar diligentemente la quantità dell'acqua, onde non allagare il pavimento. L'ammalato a cui si fa fare il semicupio, potrà tenere in dosso la camicia: però è più prudente il levarla, e indossare un giubbino di tela od un corpetto di lana, secondo la stagione, che es~<,endo più corti non corrono pe~
CHE DE\'ONO PI\ ESTAllE GLI 1Nf.1i!I\1IIEHI MILl'l'ARI , HCC .
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ricolo d'ammoUarsi. Gli si coprono poi le spalle con un accappatoio o con un cappotto, e le estremità inferiori si rinvolteranno in un lenzuolo od in una coperta; l'infermo potrà inoltre tenere le calze e dovrà mettersi le pianelle. Terminata l'operazione, l' infermiere farà passare sotto le coscie dell'ammalato un lenzuolo ripiegato, e ne incrocerà i lembi al dissopra delle coscie stesse, e fatto alzare un tantino l 'inferino, passerà bel bello quel suo lenzuolo più in su, sicchè ricuoprirà interamente la regione del corpo che fu immersa nell'acqua, quindi inviterà l'ammalato a rizzarsi in piedi, e lo asciugherà accuratamente prima di farlo · rientrare in letto.
CAPO 23° MANULUV I.
Pei manuluvi, i quali non sono altro che i bagni parziali delle mani, si useranno gli stessi riguardi, che si richiedono per gli altri, vuoi per la temperatura, vuoi per la quantità dell'acqua, come pure per l'asciugamento delle parti, fìnito il bagno. Se l'ammalato che fa il manuluvio, è obbligato a l etto, bisognerà, potendo, sollevarne il tronco con dei guanciali, o farlo sedere; e copertigli conveniep ..
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ISTRUZIONE SUL SE RVIZIO
temente le Epalle e il petto, fargli tuffare le mani in un mastellino, che l'ammalato sopporterà sulle coscie. Che se l'infermo trovasse disagiata quell a posizione o fosse troppo aggravato dal male per sopportarla, allora sarebbe miglior partito lasciarlo disteso supino,e fargli immergere ci ascuna mano in un mastello separato, che si collocherebbe sopra un comodino posto accanto al letto.
CAPO 24° P ED IL U V I I.
I pediluvii, o bagni di piedi, si fanno immergendo i piedi in un mastello contenente da dodici a quindici centimetri d'acqua, afflnchè questa arrivi quattro dita al dissopra dei malleoli. Essi (i pediluvii) sono semplici o medicati: i semplici sono quelli che non contengono sostanza alcuna estranea all'acqua: i medica.ti al contrario contengono sospese o disciolte alcune sostanze medicamentose, come la senapa, la cenere, l'aceto , ecc. Premesso che l'acqua non dev'essere eccessivamente calda, bisognerà vedere se l'infermo, che deve fare il pediluvio, è in grado di scendere giù dal
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CHE DEVONO PRESTARE GLI INFEI\MIEBI ~JILITARI, ECC.
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letto, o no: se lo è, il ·mastello si porrà per terra, a capo o a piè del letto: il malato si metterà.a sedere sur una scranna o poltrona, a portata del mastello e vi caccerà dentro i piedi: l'infermiere avrà ~u.ra di fargli indossare iI cappotto o di ravvolgergli una coperta attorno alla persona; se nQn è in istato di scendere, lo farà porre colle gambe penzoloni fuori d~l letto, presso al quale si collocherà uno sgabello e sovr'esso il mastello. Nell'un caso, come nell'altro, siccome i pediluvii ve,ngono ordinati per lo più come derivativi e per attirare il sangue verso le estremità inferiori, a . raggiungere pienamente lo scopo' sarà mestieri rinvoltare le gambe· in un lei:tzuolo e ricoprir con questo il mastello, per impedir che i vapori dell?acqua calda si portino in alto e neutralizzino , se non del tuttò almeno in parte, il salutare effo•tto che dall'uso del pediluvio si ripromette il curante.
CAPO 25° • MODO DI MUTAR LA BIANCHERIA AI MALATI.
La nettezza. del corpo essendo uno dei fa ttori, che più contribuiscono al mantenimento ed al ripristinamento della salute, gli am~ marati dovranno essere tenuti puliti quanto pH~ sì po-trà. lstriiz. sul set·vi.zio degli infermie1·i.
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ISTllUZION .~
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A tal uopo sarebbe opportuno che, come già fu accennato, ogni infermo al suo primo entrare alr ospedale facesse ; le ch"costanze permettendolo, un bagno generale, od almeno un'accurata abluzione dei piedi, perchè il sudiciume di questi si trasmette subito alla biancheria del letto, e, ciò che più monta, manda un'odore sgradevole per tutti, il quale vizia l'aria del camerone. Dovendo cambiare la camicia ad un ammalato bisognerà metterlo a sedere, quindi afferrando l' est remità. delle maniche , e tenendole fisse, s'inviterà l'ammalato a tirar le braccia a sè. Liberate queste , e quando la camicia non sia inferiormente imbrattata di materie fecali od altre capaci di lordare il dorso o la giub ba di lana dell'infermo, basterà prender la camicfa pe l go letto e tirar in su, per tosto spogliarne il paziente, senza il suo minimo disagio. Per eseguire amrr.otlo questa operazione gioverà che l'infer.m iere sta a fianco ed alquanto posteriormente all' ammalato. , Per mettergli invece la camicia puli to. i arà meglio che gli si ponga davanti, e r.thlz~fo il lembo posteriore fino all' altezza e! el ioletto, e stringendo l'uno e l'altro con an bo le mani, si farà passare l a testa dell'infermo attraverso all'apertura inferiore della camicia, onde venga ad uscire dallo sparato di essa. Si aiuterà poscia l'infermo ad infilare le braccia
CBB DEVONO.PRESTARE GLI INFER!IlERI MILITARI, ECC,
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nelle maniche, e ciò eseguito si faranno ricadere e si stireranno all'ingiù i due teli della camicia, massime il posteriore, il quale si accomoderà sotto al sedere dell' infermo in modo che non vi formi grinze incomode e moleste. Ma se la camicia fosse notevolmente lorda e suscettiva di lordar la persona ed i panni dell'ammalato, l'infermiere dovrà arruotolare il lembo sudicio, tenendolo staccato dal tronco dell'infermo e passar anche fra questo e il lembo suddetto un telo, che si farebbe uscir dalla apertura corrispondente al collo e quindi in traducendo le braccia nel senso stesso del telo , ed afferrando il goletto della camicia, sollevando il tutto, arrovesciar all'innan zi la parte posteriore, e disimpegnate le braccia dalle maniche, la camicia rimane bell'e levata. In generale trattandosi di malati che insudiciano il letto~si avrà la cautela di stendere sotto il lenzuolo, su cui giace l'infermo, un pezzo d'incerato per proteggere il materasso, e di collocare immediatamente sotto al deretano di esso un lenzuolo più volte ripiegato, che man mano che l'infermo insudicia, si tirerà da un lato e si arruotolerà, per preservare il malato e le lenzuola dal sudiciume. Questo ripiego per altro (il quale fa economizzare di molta biancheria e provvede più prontamente d'ogni altro alla nettezza dell'infermo ) non è adottabile che nei casi in
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1srnuz10;,& SUL SBRV1ZIO
cui l'insudiciamento n on è eccessivo e sover... chiamente fetido: quando vi sia abbondanza straordinaria di m aterie o puzzo esorbitante, il t elo, ovvero il lenzuolo surramentato, dovrà essere rimosso dopo ogni scarica di ventre. Volendo cambiare le lenzuola ad un infermo, continuando questi a r imanere n el proprio l etto , si piegherà in due ne1 senso trasversale il l enzuolo da sostituirsi, e lo si deporrà sul letto vicino. Si pa~rnerà poi u n tel9 sotto al sedere del., l'ammalato, quindi invitandolo ad alzare alquanto il tronco , si farà di scendere, ripiegandolo fino all'orlo del telo suddetto, la parte superiore del lenzuolo da mutarsi ( che si suppone per ora esser quello di sotto) e o coll'aiuto del tB1o sostenuto da due assistenti, o con quello dell'infermo stesso, si so lleveranno l e natiche e si farà scivolare al di là di esse il l en zuolo ripiegato, che poi, sostenendo un istante le estremità inferiori, si tirerà completamente via, esercitando una lieve trazion e alle due estremità pendenti appiè del letto. Esportato il sudicio , si piglia il lenzuolo pulito piegato come s'è detto, e lo si mette da piedi, in modo che la piegatura venga a corrispondere suppergiù alle natiche: e poi prese in due le estremità della. pagina superiore del lenzuolo, e rialzate o fatte rialzàre le natiche, lo· si porta in su e lo si fa arri<-
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vare senza grande disturbo all'estremità capitale àel l etto. · Il lenzuolo di sopra si 1nuta con 1nolta più speditezza e senza toccar nè punto nè poco l'infermo, anche quando importa di non scuoprirlo. Giacchè disfatta la rimboccatura dalla parte del capo, e fatte sollevare un tantino le coperte da due aiuti, e tenute salde onde non isdrucciolino, tirando il lenzuolo da' piedi del letto, verrà via colla massima fa~ilità. Il pulito si sostituisce nella stessa manier a che si è accennato poco fa: si potrebbe anche semplificare l a cosa, unendolo mediante alcuni punti all'orlo superiore di quello che si deve levare: che cosi man mano che si toglie il sudicio, vi su bentra il pulito. Nel mutar la biancheria del letto agl'infermi bisognerà tener conto della stagione, dell'indole della malattia e delle condizioni in cui versano essi infermi e farla convenientemente scaldare, indicazione a cui si soddisfa collo scaldaletto e col t arnburlano, ma meglio con quest'ultimo purchè non s'abbi a troppa fretta. Quando, oltre al rinnovar la biancheria, le circostanze esigano il cambio delle materassa e lo sprimacciamento della paglia del saccone, converrà allora trasportare provvisoriamente l'infermo in un altro letto, ed accomodato a dovere il suo, riportarvelo.
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JSTltUZIONE SUL SERVIZIO
CAPO 26° DOVERI DEGLI INFERMIERI VERSO I MALATI SECONDO LE SPECIALITÀ DEI CASI.
S'è detto che l'infermiere deve informare il curante delle varie accidentalità, che si m~nife8tarono nell'ammalato, diremo adesso come egli debba regolarsi durante o in occasione di ciascuna accidentalità. Vomito. - Il malato preso da vomito deve essere messo in una posizione comoda, che renda meno faticosi i conati e più facile la espulsione delle materie con,tenute nel ventricolo. L'infermiere pertanto porrà a sedere quell'ammalato che accusi volontà di recere, e gli accomoderà dietro la schiena parecchi guanciali per sostenerlo durantè il vomito e per riposarvi sopra il capo dopo ogni insulto. Gli passerà poi un braccio dietro la nuca e colla palma d'una mano ne premerà la fronte; coll'altra mano gli avvicinerà alla faccia una catinella per raccogliere le materie rigettate e prevenire che se ne impillacheri il letto o il pavimento. - Queste materie saranno serbate e mostrate al curante , possibilmente però yorranno essere tenute fuori della vista e fuori della camera. Scariche di v~uta·e. - I malati che sono in grado di alzarsi e di andar alla latcjna si
CHE DhV ONO Pil ES'Ì'Afi E GLi I NFJ.WMIEnt JU ILITAIH , li.CC.
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vestano e vadano là a far le occorrenze loro; ma se non sono in grado di andarvi, l'infermiere collocherà presso al letto una seggetta, sulla quale aiuterà il malato a sedersi, po nendogli ai piedi le ciabatte, il cappotto sulle spalle e una coperta sulle gambe. Quando l'infermo sia talmente aggravato da non poter lasciare il letto, allora gli farà passar sot to un vaso piatto, volgarmente detto padelletta, e l o ritirerà, soddisfatto che abbi a l'infermo ai suoi bisogni, e lo cuoprirà d'un to vagliolo o d'un telo per portarlo -yia. Ove si tratti d'infermi che perdono involontariamente le feci, si terrà l oro sotto un telo od u-n lenzuolo ripiegato, che si farà scorrere o si n1uterà a seconda del caso il più sovente possi·bile. L'infermiere dovrà per conseguenza scuoprire tratto tratto cotesti inal ati, onde mantenérli puliti, sia con esportar le lenzuola imbrattate, come anche lavando con una spugna intrisa d'acqua tiepida il sedere degl'infermi stessi. P er rinnovar l'aria e neutralizzar gli ef-fluvii escrementizi, ogni volta che un ammalato sia andato di corpo, l'infermiere aprirà largamente le porte e le finestre; questo mezzo è più semplice, più ovvio e più igienico di quello a cui r icorrono le donnicciuole, d,i bruciare dello zuccaro, della camomilla, del rosmarino od altre sostanze ar omatiche, le quali se esalano odore grato, fanno in compenso di
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molto fumo , che obbliga gli ospiti di quel camerone a tossire e a piangere tutt'altro che di contentezza. È sottinteso che le dejezioni saranno immediatamente portate fuori della camera, quand'anche dovessero serbarsi per sottoporle al. l'esame del medico. Orine.-Gl'infermieri staranno attenti alle chiamate dei malati, e porgeranno a quelli che esprimono il desiderio di orinare il relativo vaso, che vuoteranno e risciacqueranno accuratamente. Essi noteranno il colore, la quantità e la densità dell'orina, e ne riferiranno al medico, ed ove questi abbia manifestata l'intenzione di studiarne le qualità estrinseche ed intrinseche, ne riporranno in un bicchiere od altro recipiente di vetro quel tanto che loro verrà indicato. Agli ammalati cui la gravezza e la specialità del loro male non permetta di muo . versi e di prendere la posizione voluta per valersi d'un vaso ordinario, si darà uno di quegli orinali d-i vetro conosciuti sotto il nome di pappagalli. Coloro che soffrono d'incontinenza d'orina, dovranno essere muniti d'orinali di gomma elastica, coi quali si previene il sudiciume del letto, e l'escoriazione, o per lo meno l'infracidamento e l'eritema delle coscie dell'infermo. In generale dovendo porgere ad un aroma-
CHE DBVONO PRESTARE GLI INFBRMIÈl\tl MILlifTAiU, ECC.
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lato un vaso da notte, tanto più se la stagione è fredda, sarà opportuno di scaldarlo, di rinvolgerlo in un pannilino o di sovrapporvi una ciambella, per risparmiare al paziente l'impressione sgradevole che gli cagionerebbe il contatto di quell'arnese, la cui temperatura sarebbe in troppo notevole sproporzione con quella di lui. §aul @Jite. --- Sia che il sudore rappresentì un fenomeno morboso ovvero un effetto terapeutico, l'infermiere userà ogni attenzione per evitare che esso si arresti e si ripercuota all'indentro, come si dice volgarmente. Per conseguenza egli si asterrà dallo scoprir l'ammal~to per qualsiasi bi_sogno e motivo, avvertirà che sian chiuse porte e finestre, o quanto meno le prime, per non esporre gl'infermi a de' subitanei raffreddamenti in causa de'riscontri. Dovendo poi mutar la camicia e le lenzuola ad individui che siano tuttora in traspirazione, oltre al precludere ogni via all'aria fredda, si userà la precauzione di scaldar previamente ben bene la biancheria e di sostituir r asciutta alla . molle prontamente e secondo le norme rammentate. . Escreati. - I malati che soffrono di affezioni acute o croniche delle vie respiratorie vanno soggetti ad espettorazioni sanguigne, mucose o muco-purulente. Siccome l'aspetto dello escreato può somministrare al medico
ISTRUZIONE SU L S&fiVIZIO 90 dati prec1s1 ed indicazioni preziose circa la natura, la sede e il grado della malattia, siffati inalati saranno provveduti di sputacchiera, che oltre a serbar gli escreati per illustrar la diagnosi del morbo, gioverà alla pulizia del letto e del pavimento, obbligando·l'infermo a sputarvi dentro, invece di sputare alla ventura. Qualora la tosse avesse il carattere convulsivo e sorprendesse il malato supino, o prono, l'infermiere lo aiuterà a porsi a sedere e gli appoggierà dietro al dorso due, t re ed anche più guanciali, e gli sosterrà la fronte colla palma della mano, come s'è detto parlando della assistenza da prestarsi a chi è preso da vomito. Convulsioni. - Vengono non infrequen temente inviati in osservazione all'ospedale militari che soffrono d'epilessia o di convulsioni epilettiformi. Verificandosi l'accesso in uno di costoro, se l'infermo è alzato e l'in fermiere se n'accorge in tempo, lo sorreggerà e procurerà d'impedirgli di cader per terra: ove quegli sia già caduto, gli sbottonerà la camicia, i pantaloni, le mutande e tutto quanto può inceppare l' azione dei muscoli e porre ostacolo alla respirazione ed alla circolazione. Gli farà fiutare dell'aceto, dell'ammoniaca o dell'acqua di Colonia; gli spruzzerà il viso con dell'acqua fredda, per farlo risensare, e veglierà a che dimenandosi violentemente non si ferisca in questa od in quell'altra parte.
CHE DEVONO PREST.A RB GLI 1NFERM1BRI MILITÀRI, tee. Qi
Se all'opposto l'insulto gli sopravvenisse mentre è coricato, bisognerebbe mettere in opera tutte le avvertenze suesposte, e di più tenerlo saldo, onde, scuotendosi e rivoltandosi, non precipiti giù dal letto. Deli1•io e sonnarnblllli§mo. -Coi malati in delirio è indispensabile da parte dell'infermiere la più attiva vigilanz~ e la maggior pazienza. Qualunque cosa essi fossero per dire o per fare in quello stato, non bisogna farne loro addebito, ma trattarli con amorevolezza e sollecitudine; impedire colle buone che si faccian o male e ne facciano agli altri; e solo quando a nulla_approdassero gli sforzi tentati in. quel senso, si ricorrerà alla ca.micia di forza. Gli stessi ed anche più indefessi riguardi si useranno verso i sonnambuli, i quali durante il sonno non devono mai essere per., duti di vista, ed a cui fa duopo tener dietro acciò impedire che diano della testa nei muri, che cadano o "facciano qualche atto dannoso per loro o per gli altri. Si avrà poi cura di non destare i sonnambuli bruscamente e al.. l'improvviso, che nell'imminenza d'un grave pericolo. Sonno. - Nelle ore destinate al riposo dei malati gl'infermieri, che non devono mai nè schiamazzare nè parlare a voce troppo alta, nè fischiare nè cantare nei cameroni, si studieranno di far il minor r umore possibile e andando da un letto all'altro cammineranno in
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ÌSTRUZlONE SUL SERVIZIO
punta di piedi e parleranno sommessamente} tanto cogl'infermi che coi loro compagni, per non disturbar la quiete comune. Non bisogn a mai ilnitar coloro che per eccesso di zelo e malintesa osservanza della consegna sveglia I:! , un povero infermo nel più bello del sonn11, per dargli la bevanda o la pillola prescrit · ~. dal curante, imperciocchè il sonno sia uri :1 medicina per sè stessa molto più riconfortant e e riparatrice di qualsivoglia farmaco. Solo in circostanze di sonno rn.orboso, come nelle affezioni tifo idee e nella catalessia sarà lecito all'infermiere di scuotere l'ammalato e di obbligarlo a prendere i rimedi, perchè in siffatti mali la veglia forzata è parte principale ed .. efficace della cura. Durante il sonno de'malati, sia che quest.o avvenga di giorno oppur di notte, gl' infe rmieri attenueranno quanto possono, compatibilmente colle esigenze del servizio, la 1ue,"· delle infermerie, giacchè l'assenza e la cou · siderevole diminuzione di questo stimolo dell'occhio contribuisce alla quiete dell'animo e concilia il sonno; mentre all'opposto una lu~e intensa. eccita, distrae e non consente che in casi eccezionali l'assopimento completo dei sensi.
CBE DEVONO PI\E·S·TA~E GLi INFBRI'tÌI.IHU MILITARI 1 ECC.
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CAPO 27° MODO DI FAR PRENDERE LE· MEDICINE.
Non tutti sapendo qual sia la maniera la più adatta per far prendere ai malati i vari rimedi préscritti 1 indicherò rapidamente le -avvertenze relative alla propinazione di ciascuna delle forme medicamentose le più tisitate . . I medicamenti si danno sotto forma liquida o sotto forma solida. Quelli a forma liquida si prendono a cucchiaiate o a bicchicr-i, secondo la natura e la potenza del farmaco, e si distinguono in so1uzioni, pozioni, decotti, iniusioni ed emulsioni, olii e sciroppi. Quelli a forma soli·da: si dividono in pillole, boli, polver1., po_lpe, elettuarii ed estratti. Dovendo amministrare a' malati, che stanno a giacere, rimedi da prendersi a cucchiaiate, bisognerà porre loro un tovagliolo sotto al mento, quindi sollevarne leggermente la testa colla mano e invitandoli ad aprir la bocca introdurvi il cucchiaio (che si baderà a non riempire sino agli orli) ed alzandone alquanto il manico, vuotarne adagino il contenuto. Poscias ritirato· il cucchiaio, si netteranno col tovagliolo le labbra dell'infermo. - Per· le bevande da mandar$i giù a bicchieri
ISTRUZIONE SUI, SERVIZIO 94 o mezzi bicchieri, si useranno le medesime precauzioni e si raccomanderà al malato di non aver premura d'inghiottire. Per coloro che trovassero troppa difficoltà a bere al bicchiere od alla tazza ordinaria, si mesceranno le bibite in una ciotola a 1netà coperta e munita d'un beccuccio, mediante il quale torna agevolissimo a1l'infer1no di aspirar qualsivoglia bevanda senz'ammollarsi o spanderne sul letto, come accade non di rado, quando non si ricorre a questo espediente. Le pillole si porgono o con una cucchiaiata d'acqua, o si depongono sulla lingua e si fanno ingoiare, bevendovi dietro una certa quantità d'un liquido qualunque. Nello stesso modo si amministrano i boli o bocconi, che sono specie di pillole della grossezza d'una nocciuola, e sogliono cospergersi di polvere di liquirizia, o rinvoltarsi nelle cialde. I semplici sono più facili ad inghiottirsi di quelli preparati colle cialde, perch è questi si appiccicano al palato, donde si dura fatica a staccarli, bisognerà per conseguenza. far bere più largamente l'ammalato per trascinar siffatti boli nell'esofago. Le polveri, se solubili, si disciolgono in un po' d'acqua pretta o zuccherata; se no, si sospendono in un veicolo proporzionato alla loro quantità, e si tiran giù come una bibita qualunque, avvertendo però di rimescolar con un cucehiaio la polvere nel suo veicolo, .onda
CilB)fDRVONO PRESTARE GLI lNFER:\IIERl iUILITARI, ECC.
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pel suo peso non rimanga in fondo del bicchiere o della tazza. Le polveri, gli elettuari e gli estratti si possono mangi are o bere, secondo il genio o l'abitudine dell'infermo. Volendoli mangiare, se ne pren de · una dose colla punta d'un cucchiaio da caffè, s'introduce nella bocca dell'infermo, si capovolge il cucchiaino, sicchè la lin gua di lui curvandosi ad arco e percorrendo col suo apice dall'infuori all'indentro la concavità del cucchiaio, ne spinga il contenuto, e lo faccia scivolar nelle fauci . Che se si preferisce di berli, allora si stempereranno in sufficiente quantità d'acqua o d1 decotto, versandovi su quella o que sta, poco alla volta, dimen ando a lungo e diligentemente con un cucchiaio, o con una spatola, finch è non rimanga alcun grumo in fondo al recipiente, e l'estratto, la polpa, l'elettuario sia completamente ed in modo uniforme di1uito. · La propinazione di certi rimedi impone delle attenzioni speciali. Così dopo aver fatto prendere un emetico, non appena si manifesti nell'ammalato la vomiturizione, l 'infermiere gli farà ber e dell'acqua tiepida per provocare e facilitar e il vomito. Dopo i purganti invece, per aiutarne l 'azione, si porgeranno ad inter,r alli di mezz'ora o di un'ora delle tazze di brodo leggero. Uno dei purganti più usuali è l'olio di ri-
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ISTRUZIONE DEL SERVIZIO
cino, che alcuni prendono senza la menoma ripugnanza, mentre altri non sanno risolversi ad appressarselo alle labbra. Certuni lo desiderano sospeso nell'acqua nanfa e indolcito con un qualche sciroppo; v'ha chi non lo può affrontare che mescolato al caffè, il miglior modo però di amministrarlo è di unirlo a un brodo esattamente sgras~ato e ad incorporarvelo agitando e rimenando il rniscuglio; l'olio di ricino essendo assai grasso, il brodo magro è il suo più naturale escipiente ed il più omogeneo; infatti i più schizzinosi lo bevono senz'ombra d'avversione, e quasi direi, senza accorgersene. Tutti i malati non sono egualmente docili e ragionevoli; se ne incontrano di quelli a cui si possono far inghiottire i beveroni i più sgradevoli e ributtanti: se ne danno in cambio degli altri che non vogliono sapere di medicine, per le quali provano un'invincibile ripulsione. Imbattendosi in malati di quest'ultimo stampo, gl'infern1ieri cerchino con dolcezza di persuaderli e di indurli a superare quella siffatta loro antipatia; ma se vien loro fallito l'intento, non s'incoccino ad~ ottenere colla violenza ciò che non conseguirono collé blandizie, e non li sgridino nè li tormentino inutilmente, e si limitino a fare il loro rapporto al medico curante.
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CHE DEVO~O PRESTARE GLI INFERMIERI MILITARI, ECC.
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CAPO 28° DI
ALCUNI CASI
CHE RECLAMANO SOCCORSI IMMEDIATI.
A volte vengono portati all'ospedale certi infermi il cui stato richiede de'pronti soccorsi e non vi si trova un medico per fare od ordinare immediatamente quanto abbisogna. Non è pertanto superfluo che gl'infermieri sappiano quali sono quei casi e quali i sussidi a cui in ciascuno di essi si deve ricorrere d'urgenza, nell'interesse dell'ammalato, aspettando l'arrivo dell'uomo dell'arte, che assuma la dir ezione e la responsabilità della cura. Siffatti casi sarebbero l'apoplessia, la sincope, l'a~fissia, l'avvelenamento. Apopless ia, colpo od accidente, è una malattia che sorprende l'individuo, e se è in piedi lo .fa strarnazzare a terra, togliendogli la coscienza di sè stesso e privandolo della sensibilità e della mobilità d'un membro, ed ·anche di tutto un lato del corpo. L'individuo colpito da apoplessia si riconosce alla r~spirazione stentata, affannosa, russante; all'iniurnidimento della faccia che è inoltre molto rossa, violacea, talfiata anche pallida; alla schiuma densa e biancastra, che gli vien fuori dalla bocca, alle pupille dilatate, alla. perdita lst,r itz. sul servi.zfo degli infermieri.
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lSTfiUZIOi'IE ~UL SERVIZIO
involontaria degli escrementi e delle orine, ed alla impossibilità d'inghiottire. Il malato che offrisse questi sintomi, dovrà essere immediatamente coricato colla testa alta 1 e spogliato; quindi lo si salasserà e gli si ap .. plicheranno dieci o dodici mignatte dietro gli orecchi; gli si faranno fomenti freddi sul capo, g1 i si apporranno senapisrq.i a' piedi e a' po 1pacci: gli si darà un clistere con sale ordin ar io, e qualora vi fosse tendenza al vomito, bisognerà . eccitarlo, vellicando le fauci coll~ barba d'una penna, e in n1ancanza di questa, colle dita. § fi ~ co~ c, o svenimento o deliquio chiamasi la sospensione improvvisa e momentanea della respirazion,·, dei movimenti e del sentimento. All'uomo preso da sincope s'oscura la vista, gli orecchi tintinnano, il volto si fa pallido, si raffreddano le estremità, la sensibilità si ottunde, i muscoli s'allentano e l'arnmalato cade, come corpo morto cade. L'infermiere che si trovasse in presenza d'uno svenuto lo porrà a giacere supino per t erra, aprirà le finestre perchè abbia aria in abbondanza, ne scioglierà le vestimenta, gli spruzzerà acqua in faccia, gli far à :fiutare aceto od ammoniaca e gli praticherà frizioni asciutte sul petto, specialmente alla regione del cuore e lungo le membra, e persisterà in tali mezzi finchè il malato non ritorni in sè . .&.s!i§§~~ . Chi ·unano i medici la sospen-
CIIB DEVONO PRESTARE GLI INFERMIERI l\11LlTAlHl ) ECC .
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sione delle funzioni vitali con perdita totale àei sensi e del moto, ed interruzione del polso e del respiro. L'asfittico è in istato di morte apparente. La morte non essendo mai facile ad accertarsi in caso .d'asfissia, ne ~onseguita che bisogna sempre apprestar agli asfittici i dovuti soccorsi e perseverare 1ungamente in essi, con attività e con ordine, ma senza precipitazione. Siccome ras.fissia può essere originata da diverse cause, ed i soccorsi da darsi diversificano appunto in ragione di essi; passeremo a rassegna le varietà d'asfissia, che si osservano più frequentemente. As fi@§ i a d.a aH1nHegt-u1:nent o .. Questa r ich iede anzi tutto che il soggetto sia completaniente spogliato anche a costo di tagì iargl i i panni fradici colle cesoie, per far più presto, tenendolo coricato sul fianco destro colla testa l eggermente inchinata ma sorreggendone la fronte . Sì asciugherà ben bene il corpo dell'asfissiato, lo si rinvoìted t in una coperta di lana, e lo si adagierà sul letto, avendo cura di collocarlo in modo che il capo ed il petto sieno più alti delle gambe, quindi si comprimeranno, d'alto in basso ed alternativamente colle mani le pareti toraciche e addominali, cercando d'imitare e di riprodurre i movimenti respiratorii. Consecutivamente si faranno delle frizioni
ISTRUZIONE SUL SEH VIZIO
su tutto il corpo, ma segnatamente lungo la spina dorsale e il petto, sia colla mano ignuda sia con un pezzo di lana imbevuto di liquidi eccitanti: si farà fiutare dell'aceto e si soffierà o col soffietto del Configliacchi o con una cannuccia laringea, o colla bocca applicata a quella dell'annegato dell'aria nei polmoni, avvertendo però di pro~edere con molta delicatezza e precauzione; si solieticheranno le membrane del naso con polveri irritanti come tabacco, angelica, senapa, pepe, ecc. e si introdurrà nell'ano del fumo di tabacco. Per richiamare il calore periferico taluni r acco1nandano di fare scaldare un ferro da stirare e di farlo scorrere su tutto il corpo protetto dalla coperta di lana, ma più particolarmente sul petto, sul ventre, sulla colonna vertebrale. Ove si palesasse nell'asfissiato qualche sforzo di vomito, si dovranno tosto vellìcare le fauci con una penna come fu detto dianzi. Si ricordi l'infermiere che sarebbe una grave imprudenza in questo caso d'introdurre nellf¼ bocca del soggetto un liquido qualunque, a meno che questi non sia risensato e possa ìnghiottire facilmente: quando ciò sia, gli potrà dare un po' di vino indolcito. Se il ventre fosse tumido e teso, sarebbe utile un clistere d'acqua tiepida in cui sarebbero state sciolte due cucchiaiate di sal comune.
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I gas impropri alla respirazione, se inalati in certe proporzioni, producono l'asfissia e la morte; i , vapori del carbone., le emanazioni delle latrine, , delle fogne, delle chiaviche, di certi p·ozzi,'figurano in prima linea fra i gas suddetti. L'infermo deve essere subitò spogliato ed esposto all'ari.a: se l'asfissia fosse stata determinata- dalla caduta in una cloaca bisognerebbe lavare il corpo dell'asfittico con una soluzione di cloruro dì calce, collocarlo quindi . sopra una poltrona o sopra una sedia e versargli sul corpo e più special mente sulla faccia parecchi bicchieri d'acqua fredda e favorire i movimenti respira.torii nel senso precedentemente indicato. Quando l'infermo dia segno di vita e sia in grado d'inghiottire, gli si farà bere del1' acqua acidulata, lo si asciugherà diligentemente, e lo si porrà a letto tutto involto in una coperta di lana, e gli si imporrà un lavativo d'acqua di sapone o d'aceto diluito. Asfi@sia daJ i1°cd«lo. .:_ L'asfissia dal fre ddo · o l' assidera1nento può verificarsi nei militari, indipendentemente da circostapze di guerra o di esplorazioni all'estero ed in climi inclementi, in alcune parti della nostra Italia, quando nelle notti d' inverno sono obbligati .a star di sentinella allo scoperto, come sarebbe sovra una piattaforma o su bastioni di qualche fortezza. Asfi§§ia p1•ovo©ata dal ga§. -
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fS1 RVZIONE SUL SERVIZIO
In questo genere d'asfissia fa d'uopo ristabilire il calore lentamente e a gradi, e sopratutto non collocar l'ammalato nè in una stanza calda, nè in prossimità del fuoqo. Bisogna spogliarlo e iuvolgerlo in un lenzuolo a mmollato nell'acqua fredda; lo si st ropiccierà poi con pannilini intrisi anch'essi di acqua fredda\ o con neve o con pezzi di ghiaccio, e si passerà quindi a fregagioni con pezze imbevute <l'acqua, la cui temperatura si an drà man mano. elevando. Incominciando il corpo a riscaldarsi ed a manifestarsi segni di vita, lo si asciugherà accuratamente e l o si coricherà, badando di non riscaldar la camera prima che quello abbia riacquistato il suo calor naturale, allora si potrà propinare all'infermo un infuso di thè a cui si aggiungeranno alcune goccie d'acquavite. Persistendo l'intorpidimento ad onta di tutte le cure, sì farà bere dell'acqua con aceto e s'imporranno clisteri d'acqua saponata o clorurata. A§fh, siVl (la sove,•ch.io caio1•e. - In occasione di marcie o di fazioni campali nella stagione estiva, q1:1ando il caldo è soffocante, non alita l a menoma brezza ed il sole saetta con violenza i suoi raggi, parecchi militari cadono asfittici . Per costoro, come per gli altri asfissiati, la prima in<licazione a cui bisogna soddisfare è
CHE DEVONO PRES'f AHE GLI INl~ERi\llElU l\IILl'f ARI, ECC.
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quella di l iberarli d'ogni cos a che possa portare ostacolo alla circolazione : si spruzzerà loro in seguito acqua in faccia e si darà loro a bere acq\J.a acidulat a od aromatizzata conun po' di spir ito d auice, di ginepro, od alt ro consimile pr eparato. ll@fis§ia e:!H s ii;_e-ang@l~uu;,1!·d:o. -Lo stran. golato liber ato dal laccio sarà svestito e messo a letto in una camera ben arieggiata, nè t roppo calda nè ·troppo fredda, col capo e il petto più alti del rimanente del corpo. Se il volto ed i vasi venosi del collo fossero molto gonfi e turgidi ed apparisse nera l'impronta del laccio, bisognerebbe applicare del.le mignatte dietro gli orecchi (6 od 8 per parte). Quando il laccio fu tagliato immediatamente e lo impiccamento non durò che pochi minuti, le affusioni d'acqua fredda sulla faccia e le frizioni asciutte mediante un pezzo di flanella lungo le membra inferiori bastano per richiamar alla vita l'impiccato. Però a quest i soccorsi devono aggiungersi le pressioni alternative sul torace e sul ventre nell'intento di prom uovere il ristabilirnento degli .atti respiratorii. Rianimandosi il soggetto, gli si darà del thè o un po' d'acqua di melissa éterizzata o un po' di vino. A.vvelen a 1n11cnJati . Quando venga trasportato all'ospedale qualcheduno che ~i ha motivo di sospettare sia avvelenato, l'infer1
IS.XI\ UZION.B SUL :;ERVIZIO
miere procurerà di far vomitare l'infermo titillandone le fauci colle barbe d'una penna od altrimenti, od amministrandogli dell'olio e dell'acqua tiepida a larga dose. Questa .pratica non saprebbe in alcun caso essere nociva, perchè qualunque sia la natura del veleno ingoiato, sarà sempre vantaggioso lo espellerne la maggior quantità possibile, gli effetti di esso stando in proporzione colla dose. Però il veleno assorbito potendo essere di natura ipostenizzante, se ne accrescerebbe l' azione, ricorrendo, per ottenere il vomito, all'emetico ed alla ipecacuana che appartengono essi pure, come farm aci, alla famiglia dei debilitanti: la prudenza vuole adunque che a scongiurare siffatto pericolo, si ricorra ai mezzi preaccennati, i quali valgono quanto l' ipecacuana e gli antimoniali a suscitar_ il vomito, senza per altro presentare il menomo inconveniente. Ma intendiamoci bene, a questo deve limitarsi l'infermiere, lasciando al medico la briga di ammini$trar gli antidoti reclamati dalla specialità del tossico od i rimedi acconci a com. batterne e neutralizzarne l'azione.
C'UE DEVONO PRESTAHE GLI !NF'ERì\JIERl IIIILITARI, ECC.
A. VV.~.R l'ENZE
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CIRCA H, MODO DI COMPORTARSI
DEGLI INFERMIERI VERSO I MALATI.
Nel praticare tutte l e varie operazioni di cui si fAce parola, gl'infermi eri us :H'anno tutto jl garbo e la buona maniera d1 cui sono capaci: si asterranno dal d, mostrare svogliatezza, impazienza o re pugnanza, e sopratutto dal dire ingiurie o fare agli ammalati minaccie od augurii sconfortanti. , Essi de von o ben bene penetrarsi che il loro ministero è utile e meritori o, quanto modesto e penoso; e che servono proficuamente ed onorevolmente il loro paese tanto essi che in un ambulanza od in un ospedale attendono all'assistenza dei feriti e dei malati, che i loro compagni, i quali sui campi di battaglia sfidano ardimentosi il ferro nemico. QuAl ministero è duro e difficile, ed esige, non solo l'alnrngR zione la più completa, ma ·una tolleranza inalterabile, una calma costante ed un ,1 ol.>bedienza assoluta, virtù pas:-;ive tutte, che richiedono assai più forza di animo e fermezza di carattere che non ne occorra per costitui re ciò che si c,1.liama volg armente u n eroe.
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ISTRUZIONE SUJ, SEHV I ZIO
Chi soffre è n aturalniente irritabile, per-maloso, di mal umore , proclive a trasmodar .negli atti e n elle parole: l'infermiere deve farsi una corazza di stoicismo cont ro tutti gli attacchi che gli posson o venire dai malat i e che presumibn mente sono attribuibili al male: e deve specialmente astenersi dall'usar delle rappresaglie e delle vendette, che sarebbero tanto più rjprovevoli, che esercitandosi da un sano a danno d'un povero infermo, n on pot rebbero considerarsi altrimenti che qu ali vigli accherie. Incombe aìl'infer1niere l'obbligo preciso di trattare con dolcezza amorevole t utti indistintamente gli ammalati che può essere chiamato ad assistere, e di prestar loro per pura. fil antropia e religione del proprio dovere tutti quei piccoli servizi che sono in suo potere e che reputa valevoli ad attenuare i loro patimenti fisici e morali. . Egli deve farsi uno studio di non imitare quei t ali, che nel loro compagno giacent e non vedono già un meschino che suffre, i cui patimenti essi h anno missione d'alleviare, n1a bensì un essere ch'eglino possono tagliPggiare e smungere a loro talento, da cui è lecito di trarre il maggior guadagno possibile. L'amor del prossimo ha da essere il solo suo incentivo e n on l'amore del 1ucro; e perciò deve rn i surare ed impartire le sue cure in ragione della gravezza del male, anzichè in quell a
CHE DEVON'O PflESTAUE GLI INFERUIERl ~llLITAill, ECC,
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dell'utile, che ricaverebbe o /spererebbe d~ ricavar dall'infermo. La venalità, turpe e biasimevole in tutti, lo è mille volte di più in chi ha un mandato di carità da compiere. Imperciocchè l'abbominevole sete dell'oro, · che pur troppo trascinò in tutti i tempi l'uomo ai più atroci delitti; ove mettesse r adici nel cuore dell'infermiere, condurrebbe a conseguen1,e micidiali per l'infermo, qualora quegli, contro l'intenzione del medico e adescato unicamente dal danaro, gli procacciasse cibi o bevande incoinpatibili collo stato in cui si trova. Stia adunque in guardia l'infermiere contro se stesso e contro le seduzioni, le corruzioni e le tentazioni d'ogni genere. Si ricordi che la. carità per lui non consiste nel secondare i capricci, le iil.ee storte, i pregiudizi e le voglie insensate degli ammalati, ma nell'eseguire fe delmente e scrupolosamente l'ordinazione del curante, nel vegliare costantemente sull'infermo, nel confortarlo e compiacerlo in tutto ciò che non contraria l a cura, e nel rendere di tutto esatto conto al medico. Dominando malattie epidernico-contagiose può accadere che per restringere il fo colaio d'infezione si stabilisca nell' o~pedale una specie di lazzaretto e vi si tenga in seque~tro assieme agli ammalati anche il personale di assistenza. Gl'infermieri, a cui toccherà di
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1ST1\UZ10NE SUL SERVIZIO 108 stare in quarantena, vi si presteranno di buon grado e si presteranno pure alle dif;infezioni, ai suffumigi ed alle abluzioni, che, dovendo comunicare con persone sane o con malati d'altra specie, venissero loro imposti dai medici acciò non diventino, anche involontariamente ed a loro insaputa, mezzi di trasmissione del contagio ,
CAPO 30° RIGUARDI DOVUTI AI MORTI.
Adombrati così per sommi capi gli obblighi che hanno gl'infermieri verso gli ammalati, diremo alcun che dei riguardi con cui devono trattare i cadaveri di coloro la cui malattia termina colla morte. Non appena l'infermiere si sarà accorto che qualcheduno dei malati del suo riparto cessò di vivere, ne darà avviso al medico di guardia, perchè venga a verificare se la morte è reale od apparente. Se questi, occupato in altre faccende, non potesse venir subito, egli nel frattempo allontanerà i curiosi dal letto dell'estinto, e non permetterà che alcuno insulti .alla solenne maestà della tomba con atti o
CHE DE VONO PRESTARE GLI lNFERMIEnn11LI'1'ARI, ECC.
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mot teggi irriverenti, e sopratutto si asterrà egli pel primo dal mostrarsi cinicamente insensibile e sguaiato, e dal fare del morto un oggetto di derisione, il ludibrio in certo modo ed il passatempo della camerata. Una volta che il medico avrà fa.+ 1·~ ii debito esame, e la morte sarà ~0ientificamen te e legalmente accertata, l'infermiere andrà a cercare la barella ed aiutato da un compagno l everà dal let-to H cadavere r avvolto nel proprio lenzuolo e :o deporrà nella bara per trasport arlo nel deposito mortuario. I vi giunto il cadavere verrà cogli stessi riguardi con cui vi fu messo, ritirato dalla barella e adagiato sull'apposito pancaccio, evi_tanòo diligentemente cli lasciarlo cadere a terra, di fargli battere dei colpi qua e là, e di danneggi arlo in qualsiasi maniera. A chi sembrassero oziose queste raccomandazioni, diremo che indipendentemente dal ri-. spetto che si deve portare alla salma d'ur nostro simile, d'un nostro cam.erata, esse hannc le loro ragioni d'essere nella possibilità che chi si reputa estinto non lo sia effettivamente (non mancano di sgraziatamente i casi di sepolti vivi), possibilità che, come ognuno comprende, impone le più rigorose cautele per non r endere irrevocabilmente vera una sciagura verosimile soltanto. L'infer miere militare non si modelli sui monatti di Milano così stupendamente bulinati
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ISTRUZ. SUL SERVIZIO CHE DEVO.NO PllESTARE ECC .
da Manzoni; sia amorevole, operoso e disin.. teressato coi vivi, grave e contegnoso coi morti, e non gli verranno meno l'affetto e la gratitudine degli ammalati, nè gli encomi e gli attestati di soddisfazione e di stima dei suoi super1or1.
INDICE
PREFAZIONE ALLA PREFAZIONE .
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EDIZIONE
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Dèg li infermieri in genere » ! - Doveri generali dell'infermiere verso ,> l'infermo 3° - Pulizia delle sale » 4° -- Medicazioni ed operazioni di bassa » chirurgia » , . 5° - Vescicanti » 6° -- Medicazione delle piaghe . )) 7° - Fasciature . . » 8° - Soccorsi in caso d'emorragia )) 9° - Applicazione delle mignatte. 10° ·~ Imr,osizione di çlisteri . )) H Applicazione di coppette . 0 » 4t - Medicazione dei setoni. » ~ 3° - Instilla1.ione di collirii. » ~ 4° - Medicazione dei fontieoli . O )) H - Iniezioni uretrali ed auricolari . » 46° - Embrocaziqni fredde o calde » 17° - Fomenti caldi asciutti. )) 18° - Cataplasmi o pappine . -
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INDICE
CAPO 4 9° - Frizioni umide od asciutte . . Pag. > 20° - Stropicciatura e palpeggiamento > > !4 ° - Bagni generali > » 22° - Semicupi . » » ~3° - Manuluvi . > » 24° - Pediluvii . > » 25° - Modo di mutar la biancheria ai malati ~ > 26° - Doveri degli infermieri verso i malati secondo le specialità dei casi » » 27° - Modo di far prendere le medicine. » » !8° - Di alcuni casi che reclamano soccorsi immediati . » 29° - Avvertenze circa il modo di comportarsi degli infermieri verso i malati » » 30° - Riguardi dovuti ai morti. »
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