N° 4 - 1 marzo 2022
Rivista bimestrale della “Federazione del Tavolo delle Associazioni che amano il Fiume Chiese ed il suo Lago D’Idro” Online gratuita, e in formato cartaceo con abbonamento annuale 6 numeri euro 15 info: acqua.del.chiese.che.unisce@gmail.com Registrazione Tribunale di Brescia n°1/2021 del 11 gennaio 2021 Direttore Responsabile: Marzia Borzi Direttore Editoriale: Gianluca Bordiga Caporedattore: Luciano Gerlegni In Redazione: Antonella Busseni, Erminia Spotti, Gigi Rosa, Marco Zulberti, Mario Cherubini, Valter Bellandi
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editoriale Direttore responsabile
UNA PUBBLICAZIONE CHE SCORRE VELOCE COME IL FIUME Apriamo questo quarto numero con molteplici e ottime novità, prima fra tutte quella che ci rende più orgogliosi e che già avevamo anticipato nei numeri scorsi: “Acqua del fiume Chiese che Unisce” si presenta da oggi anche in edizione cartacea fruibile per tutti coloro che vorranno sottoscrivere un abbonamento annuale ad un costo complessivo di 15 euro per sei numeri. In questo modo la “voce del fiume” potrà arrivare anche a tutti coloro che magari sono poco propensi ad usare il mezzo informatico o internet, dove comunque la nostra pubblicazione resterà ancora accessibile per tutti i lettori che la vogliano consultare in forma assolutamente gratuita. La rivista cartacea, già stampata in oltre 250 copie, è in fase di distribuzione presso tutti i Municipi che hanno aderito, con le proprie associazioni, alla Federazione del Tavolo delle Associazioni che amano il Fiume Chiese e il suo lago d’Idro e
dunque potrà essere consultata reperendola anche nei Comuni suddetti. Altra novità è l’ampliamento delle firme che si potranno leggere sulle prossime edizioni. Fra i neo aggiunti alla redazione Erminia Spotti e Marco Zulberti. Erminia Spotti, attualmente vice presidente dell’Associazione Volontari Foce Chiese, è docente di Lettere in pensione. Ha dedicato oltre 43 anni al mondo dell’istruzione, passando per tutti gli ordini scolastici e arrivando ad insegnare Italiano e Storia alle Superiori. Scelta dal WWF Italia come insegnante comandato e nell’Ufficio Educazione Nazionale WWF, per l’ente ha firmato articoli su riviste didattiche e di settore e ha curato i rapporti con il Miur (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca). Marco Zulberti si è laureato all’Università Statale di Milano e lavora presso un primario istituto di credito italiano.
Ha collaborato con il «Sole24Ore», «Corriere della Sera», «Alto Adige», «Trentino» e pubblicato saggi di carattere economico, letterario e storico sia a livello nazionale che locale. Attivo nell'ambito culturale trentino è stato per vent'anni presidente del Gruppo Culturale "Quatar Sorele" di Cimego in Val del Chiese nelle Giudicarie, con il quale ha organizzato numerosi convegni e seminari sulla cultura storica montana. Socio del Centro Studi Judicaria collabora ad alcune riviste trentine come "Judicaria", "Passato Presente" e "UCT - Uomo Città Territorio" di Trento, per cui ha curato la raccolta di saggi Globalizzazione e Libertà pubblicato nel 2006. Altre firme, altri nomi ci auguriamo si possano aggiungere nelle prossime uscite, in modo tale da rendere la rivista quanto più aperta ad ogni contributo e ad ogni voce possibili. La pubblicazione scorrerà così veloce come il fiume dalla sorgente alla foce portando unità di intenti e conoscenza del territorio. (Marzia Borzi) Per scrivere al Direttore responsabile o proporre eventuali contributi giornalistici inviare un’email a: marzia.borzi@libero.it
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area del Trentino
IL VALORE “MONETARIO” DELL’ACQUA DEL CHIESE -1Il progetto di sostituire l’acqua che stanno registrando oggi, a del fiume Chiese, che scende dal causa della bolla energetica, il millenario ghiacciaio dell’Ada- petrolio a 95 $ e il gas naturale a 6 $. Che valore ha oggi l’acqua mello lenta, pulita, pura, gorgogliante, fresca e limpida con che corre nell’alveo del fiume quella che uscirà calda dai lungo i suoi 130 km? Forse il suo sfruttamento ha superato un canali di scolo del mega depurapunto di non ritorno che nessutore che i tecnici intendono no considera e che qualcuno costruire a Gavardo, ci fa capire vorrebbe scamquanto vale l’elemento liquido oggi non solo non sono esattamente biare come una sotto il profilo moneta- la stessa cosa come i scomparsa del fiume Chiese, per rio ed energetico, ma tecnici e i politici anche dal punto di vista vogliono farci credere sostituirlo con le acque calde delle della vitalità naturale delle vallate e comunità che ci fognature del Garda? Sembra di togliere il sangue a un corpo vivono. Vista dalla Val del Chiese, che già sfrutta il bacino vivo per sostituirlo con una circolazione duodenale. Questo idrografico per produrre in più sta avvenendo con quel progetpunti nel suo lungo tragitto energia elettrica, l’acqua che to. Basta passare vicino al fiume scende lungo il fiume e poi corre Chiese in Val di Fumo o in Val nel lago d’Idro appare con un Daone e ad un canale di scolo di un mega depuratore qui in valore ben superiore a quello
Lombardia per rendersi conto che non sono esattamente la stessa cosa come i tecnici e i politici vogliono farci credere. Forse quel punto di non ritorno è rappresentato proprio da quei prelievi che l’agricoltura intensiva del mais, che mai ci si era immaginati solo vent’anni fa di seminare, e che ora permettono di dire ai politici e ai tecnici che bisogna immettere nuova acqua prendendola dalle fogne? Ecco perché si deve risalire il fiume Chiese fino alle sue acque a nord, per capire il valore di quest’acqua che si dovrebbe far pagare all’agricoltura intensiva molto più del petrolio e del gas, mentre questi imprenditori la vorrebbero gratis anche se sente di fogna. Vogliono trasformare un fiume
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area del Trentino -2naturale in un canale per concimare i loro campi senza pagare una lira o meglio un euro. Direi di più: addossando i costi di questo megaprogetto non a se stessi ma al programma di finanziamento europeo, toglieranno risorse per piani di lavoro ben più importanti. Con questo progetto il fiume Chiese subirà un tracollo, perché a Nord ha già subito forti modifiche per generare energia elettrica (anche se pulita e preziosa per
la vita delle comunità e le imprese) mentre a sud verrà letteralmente cancellato a favore di un gruppo di agricoltori che hanno adottato sistemi di coltivazione intensiva innaturali e mai usati prima. Immettendo nel fiume Chiese anche le fogne delle comunità del Garda, responsabili di non aver mai progettato la propria depurazione, si lascerà spazio all’ultima speculazione, immobiliare, accontentando per di
più le mire di una agricoltura altrettanto innaturale. Se oggi l’acqua assume un valore monetario elevato a causa dei costi dell’energia, questi costi, per quanto alti siano arrivati, non saranno mai alti abbastanza per le classi che la sfruttano, che sono quelle degli albergatori, degli immobiliaristi, degli agricoltori, soprattutto se saranno rapportati ai disastri ambientali che potranno provocare il pompaggio in salita delle fognature o un blocco dei mega depuratori o per alluvioni che possono sempre avvenire soprattutto a Gavardo quando l’acqua cresce in tutta l’asta “santa” e “naturale del Fiume Chiese. Dalla montagna nasce perciò un appello: giù le mani dal nostro fiume Chiese che deve diventare un “Parco Fluviale da Daone ad Acquanegra”. (Marco Zulberti)
SLITTA ANCORA L’INTERVENTO NELLA VASCA DI CIMEGO -1Si palpa nell’aria molta tensione per l’operazione di “recupero e conservazione” di 16 mila tonnellate di terriccio dalla vasca afferente l’impianto idroelettrico di Cimego, nel comune di Valdaone in Trentino. Le associazioni di pesca e la popolazione non sono per niente tranquille in vista di questa operazione, sia per la mancanza di un obiettivo ed un luogo ben
preciso dove scaricare il terriccio e sia per le possibili conseguenze per l’acqua del fiume Chiese nei luoghi della sua fonte sorgiva. Dopo la conferenza dei Servizi svoltasi il 25 ottobre non vi sono altre novità operative se non questa tensione nell’aria che si accumula ad altri problemi comuni a tutta Italia causa Covid.
Ricordiamo che il “Programma per il recupero del volume di invaso della vasca di Cimego” riguarda la Concessione di Boazzo-Cimego-Storo, gestita dalla Hydro Dolomiti Energia, che già da tre anni ha trasmesso il suddetto programma prospettando l’approvazione in sede di conferenza di servizi degli interventi in esso proposti con l’adozione definitiva dei
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area del Trentino
-2Ministero infrastrutture e dei relativi piani operativi. trasporti - Ufficio tecnico per le Ma tutte le decisioni operative dighe di Venezia; Associazione sono ferme. Nella Conferenza Pescatori Dilettanti Alto Chiese dei Servizi sono già stati coinvolti l’Agenzia Provinciale per e Hydro Dolomiti Energia S.r.l.; Associazione Pescatori Diletla Protezione dell’Ambiente tanti di Storo. Settore qualità ambientale, Agenzia Provinciale slitteranno di altri Quel volume da asportare di ben per la Protezione mesi ed intanto la dell’Ambiente - Settore vasca dell’impianto 16.000 tonnellate di sedimenti accuautorizzazioni e control- di Cimego mulati nel serbatoli, Servizio Foreste, continuerà a Servizio Faunistico, riempirsi di terriccio io dal 2007 al 2020 possono venir Servizio Urbanistica, Servizio Urbanistica, Servizio rimossi con dragaggio e fluitaBacini Montani, Servizio Auto- zione nella derivazione ma ciò rizzazioni e Valutazioni che manca è un vero piano Ambientali, Servizio Prevenzio- operativo basato su un progetto definitivo da sottoporre ne Rischi e CUE - Ufficio all’approvazione di una succesDighe. Oltre ai rappresentanti dei seguenti Enti: Comune di siva conferenza di servizi che tenga conto di quanto emerso Valdaone (TN); Comune di in ottobre. Dove sistemare quel Pieve di Bono-Prezzo (TN), Comune di Borgo-Chiese (TN), terriccio? Comunità delle Giudicarie, Che vie percorreranno gli auto-
mezzi per non creare difficoltà al traffico locale? A che livello si rischia l’inquinamento nelle acque del Fiume Chiese? Nel frattempo si avvicina velocemente il primo traguardo di partenza dei lavori che era stato prospettato per aprile 2022, ma tutto lascia pensare che i tempi slitteranno di altri mesi ed intanto la vasca dell’impianto di Cimego continuerà a riempirsi di terriccio, tenendo alta la preoccupazione non solo delle Comunità che vivono a nord nella Valle del Chiese ma anche quelle che vedono scorrere le acque del fiume almeno fino all’ingresso nel lago d’Idro. (Mario Cherubini)
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STORIA A PUNTATE, DEL MALTRATTATO LAGO D’IDRO seconda parte, uno Cenni bibliografici sulla riduzione del lago d’Idro a serbatoio artificiale
proprietari terrieri della pianura a dichiararsi costantemente insoddisfatti della quantità d’acqua che bagnava i loro Il lago d’Idro nella tormentata possedimenti. fase compresa tra la tarda Oltre un quarto di secolo dopo dominazione austriaca e i la pubblicazione delle Lettere decenni postunitari zanardelliane, nel 1874 viene dato alle stampe uno scritto a Nel 1857, durante gli ultimi firma di Dominatore Sabardolianni del Regno Lombardo-Veni (Le escrescenze del Lago neto, Giuseppe Zanardelli, d'Idro e gli strapieni del fiume attraverso le pagine del settiCaffaro sul Pian d'Oneda, manale il «Crepuscolo», fornì Brescia, 1874), che in quel una lucida analisi delle questioperiodo ricopriva la carica di ni connesse irrigazione della veterinario condotto per la vasta pianura bresciana (G. zona dell’alta Valle Sabbia. Il Zanardelli, Lettere al «Crepucontributo del dottor Sbardoliscolo» sulla Esposizione ni rendeva conto dell’ambizibresciana del 1857, ristampa oso progetto che gli ingegneri anastatica, Brescia, Sintesi Cesare Deretti e Tobia Bresciaeditore, 1973). Nelle sue Lettere ni stavano elaborando per al periodico milanese, il futuro consentire, una volta terminata uomo politico bresciano pose l’opera, l’utilizzo delle risorse l’accento sul fatto che il idriche del lago d’Idro a benefiBresciano era punteggiato da cio dell’agricoltura della pianuuna notevole quantità di terrera orientale della nostra proni asciutti e da numerose aree vincia. Non a caso in quegli paludose, completamente stessi anni numerosi proprietainadatte all’uso agricolo. Non ri terrieri delle plaghe a sud-est solo: Zanardelli stigmatizzò di Brescia avevano espresso il l’uso irrazionale delle risorse loro interessamento ad un’eveidriche esistenti, che spingeva i ntuale riduzione dell’Eridio a bacino artificiale, al fine di sfruttare le acque del Chiese a beneficio di un’agricoltura La Rocca d’Anfo, Lago d’Idro, che, a iniziata dalla Serenissima, completata da Napoleone partire
dai primi anni postunitari, si stava convertendo ad una conduzione agraria di tipo intensivo che, inevitabilmente, richiedeva l’utilizzo di cospicue risorse idriche. Nel 1875, a distanza di un anno dal lavoro di Dominatore Sbardolini, appare sul quotidiano «La Provincia di Brescia», organo d’informazione vicino alle posizioni politiche dell’onorevole Giuseppe Zanardelli, un articolo (Il lago d’Idro, 1 aprile 1875) che informava l’opinione pubblica bresciana circa una riunione tenuta presso l’Università del Naviglio Grande Bresciano durante la quale l’ingegner Cesare Deretti aveva sostenuto con forza la realizzazione di un approfondito studio mirante a verificare la fattibilità dell’abbassamento dell’emissario del lago d’Idro e la conseguente regolazione delle acque del bacino lacustre. Nel corso di quell’anno (1875) i maggiori utilizzatori delle acque: dagli utenti del Naviglio Grande Bresciano agli industriali sembrarono caldeggiare senza riserve il progetto Deretti di riduzione del lago d’Idro a serbatoio artificiale (Bonifiche ed irrigazioni, in «La Provincia di Brescia», 22 dicembre 1875), ma si dovrà attendere il decennio successivo, e precisamente il 1884, per un’ampia discussione sulla fattibilità del progetto. (Giancarlo Marchesi)
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area del Lago d’Idro
STORIA A PUNTATE, DEL MALTRATTATO LAGO D’IDRO seconda parte, due La lunga avventura del progetto degli ingegneri Tobia Bresciani e Cesare Bertazzoli per la riduzione del lago d’Idro a serbatoio artificiale. L’ipotesi, avanzata nel 1875 dall’ingegner Cesare Deretti, di operare una riduzione del lago d’Idro a bacino artificiale restò sulla carta per un lungo periodo. Solamente a distanza di molti anni, nel corso del 1884, il progetto più sopra ricordato trovò una concreta formulazione per merito dell’alacre lavoro svolto da Tobia Bresciani e Cesare Bertazzoli, autorevoli tecnici che potevano contare sull’appoggio, non certo disinteressato, di molta parte della lobby imprenditoriale bresciana (Sul ruolo giocato, durante gli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, da questi due illustri ingeneri nell’ambito dell’economia della nostra provincia, si veda in particolare: G. Schiannini, Il ruolo dei professionisti nello sviluppo dell'economia bresciana tra Ottocento e Novecento: il caso dell'avvocato Paolo Ventura e dell'ingegner Tobia Bresciani, in «Storia in Lombardia», n. 3, 1996). Nonostante il progetto degli ingegneri Bresciani e Bertazzoli fosse stato realizzato già nel 1884, venne presentato all’attenzione dell’opinione pubblica di Brescia e della sua vasta provincia solo due anni dopo, nel 1886, suscitando vivaci polemiche e accesi scontri dialettici, che proprio a partire da quella fase
saranno il leit-motiv ricorrente nella tormentata storia del lago d’Idro tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del XX secolo. A questo proposito si rimanda ai seguenti articoli: Corriere della provincia, Montichiari 1 luglio 1886, in «La Provincia di Brescia», 5 luglio 1886; Corriere della provincia. Il progetto sul Chiese, in «La Provincia di Brescia», 3 agosto 1886. Nelle sue linee essenziali, la proposta presentata da Bresciani e Bertazzoli intendeva assicurare una rilevante quantità di risorse idriche per irrigare tanto i territori delle plaghe di Montichiari, Calcinato, Castenedolo e Ghedi quanto le aree paludose della bassa pianura bresciana. Per realizzare un obiettivo così ambizioso, il progetto prevedeva la deviazione di una porzione dell’acqua scorrente nel torrente Arnò, nel Trentino tirolese, nel fiume Adanà e da quest’ultimo nel fiume Chiese e poi nel lago d’Idro. Simultaneamente alla realizzazione della deviazione sopra accennata, nella loro proposta gli ingegneri avevano previsto l’abbassamento del letto del fiume Chiese allo sbocco del bacino lacustre e la costruzione di paratoie mobili per consentire, durante la stagione estiva, lo svuotamento del lago ridotto a serbatoio artificiale. L’idea dei professionisti fu illustrata nelle pagine del giornale «La Sentinella bresciana» da un dettagliato articolo dal titolo L’Arnò nel Chiese del 3 agosto 1886. Come si è più sopra accennato, sin dal primo momento l’ipotesi di deviare il
corso del torrente Arnò provocò dure proteste da parte degli abitanti dei comuni rivieraschi e degli utenti (industriali e agrari) che già utilizzavano il fiume Chiese, poiché temevano di essere penalizzati dalla realizzazione dell’opera progettata. Alle lamentele dei valsabbini si unirono quelle degli agricoltori mantovani, i quali avevano paura che il progetto di deviazione del torrente Arnò potesse compromettere il consolidato regime delle acque del Mincio, con conseguenti effetti negativi sull’utilizzo delle rogge. Si vedano: Città e provincia. Il torrente Arnò, in «La Sentinella bresciana», 17 settembre 1887; La questione dell’Arnò, in «La Sentinella bresciana», 21 settembre 1887). I paventati pericoli legati agli straripamenti provocati dall’immissione delle acque del torrente Arnò nel Chiese furono, da parte dei progettisti, prontamente e ampiamente ridimensionati in un opuscolo pubblicato nel corso del 1887. In questo lavoro dal titolo Relazione sopra il progetto di un canale per tradurre le acque dell’Arnò scorrente nel comune di Bondo nel Trentino, territorio austriaco nell’Andanà confluente del Chiese redatto dagli ingegneri T. Bresciani e C. Bertazzoli e contro-osservazioni dei reclami inoltrati Bertazzoli e Bresciani si preoccuparono di rassicurare, da un lato, le municipalità coinvolte nel progetto e le diverse utenze che usufruivano delle preziose acque del Chiese e, dall’altro, di allontanare i timori legati alla possibile diminuzione della pesca e alla ripresa del fenomeno malarico.
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area del Lago d’Idro
STORIA A PUNTATE, DEL MALTRATTATO LAGO D’IDRO seconda parte, tre In quella fase, Bresciani e Bertazzoli non si erano fatti influenzare né dalle aspre polemiche che avevano accompagnato la presentazione del progetto né dal parere sfavorevole espresso, nel 1888, dal Consiglio superiore dei lavori pubblici in merito alla realizzazione dell’opera. Non solo, ma avevano continuato a profondere energie per il compimento del loro progetto anche in occasione della presentazione di un intervento alternativo, da parte dell’ingegnere milanese Villoresi (A questo proposito si rimanda agli articoli apparsi sul finire del 1889 e nella prima parte dell’anno successivo: Agli utenti del Chiese, in «La Provincia di Brescia», 20 dicembre 1889; Sul progetto di derivazione d'acqua dal Chiese, in «La Provincia di Brescia», 21 dicembre 1889; I progetti di derivazione dell'emissario del lago d'Idro, «La Provincia di Brescia», 13 gennaio 1890; A proposito della riduzione dell’emissario del lago d’Idro, in «La Provincia di Brescia», 18 gennaio 1890). L’attività di propaganda al progetto di riduzione del lago d’Idro a bacino artificiale proseguì lungo tutto il 1890 e durante l’intero 1891, con una serie di incontri e conferenze pubbliche prontamente segnalati dai giornali provinciali. Si vedano, per esempio, i seguenti scritti: Un grande progetto d’irrigazione. L’immissione del fiume Arnò nel Chiese. Il lago d’Idro ridotto a serbatoio, in «La Provincia di Brescia», 16 aprile 1891; Il nuovo canale d'irrigazione Strada, in «La Provincia di Brescia», 18 aprile 1891. Sul finire del 1892 Bresciani e Bertazzoli presentarono un progetto che modificava il precedente predi-
sposto nel 1884. Dal punto di vista tecnico, il nuovo elaborato ipotizzava la realizzazione di uno svaso di 5 metri e la costruzione di un serbatoio d’acqua di 70 milioni di metri cubi. La rinnovata idea progettuale riuscì ben presto a ottenere il parere favorevole, tanto dell’Ufficio del genio civile quanto del Consiglio provinciale sanitario e del Consiglio superiore dei lavori pubblici. In quel momento i mezzi d’informazione provinciali dedicarono grande attenzione all’operazione di riduzione a bacino dell’Eridio, come ampiamente dimostrano gli articoli apparsi tra il dicembre del 1892 e il gennaio 1893: Il grandioso progetto d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli, in «Il Cittadino di Brescia», 27 dicembre 1892; Il grandioso progetto d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli. Invaso del lago d'Idro ed emissione dell'Arnò nel Chiese, in «Il Cittadino di Brescia», 30 dicembre 1892; Il grandioso progetto d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli. La plaga paludosa bresciana, in «Il Cittadino di Brescia», 12 gennaio 1893; Il grandioso progetto d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli. La coltivazione della plaga paludosa, in «Il Cittadino di Brescia», 13 gennaio 1893; Il grandioso progetto d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli. Salus pubblica suprema lex, in «Il Cittadino di Brescia», 14 gennaio 1893; Il grandioso progetto d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli. Costo e reddito del progetto, in «Il Cittadino di Brescia», 17 gennaio 1893; Il grandioso progetto
d'irrigazione Bresciani-Bertazzoli. I consorzi, in «Il Cittadino di Brescia», 18 gennaio 1893. Stando alle dichiarazioni dell’ingegner Bresciani, l’intera operazione di riduzione del lago d’Idro a serbatoio artificiale presentava ampi vantaggi anche sotto l’aspetto strettamente economico, poiché il capitale necessario per finanziare l’opera risultava ampiamente remunerato. Di più. Il progettista aveva parlato apertamente di concrete trattative per la realizzazione di nuove strutture industriali in Valle Sabbia, legate in particolare al comparto siderurgico. Si veda: Le miniere della Val Sabbia, in «Il Corriere bresciano», 21-25 gennaio 1893. (Giancarlo Marchesi)
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area della Valle Sabbia
L’ISOLO DI GAVARDO seconda parte
Un ponte sul canale Naviglio
Qualche anziano ricorda che la L’Isolo è sempre stato frequentato sera si ballava, al da molti pescatori, me li Durante l’estate ricordo con i loro gambali alti. malinconico suono molti ragazzi di una fisarmonica. Quando veniva chiuso il Si racconta anche canale Naviglio per essere del paese (ma forse è una pulito, rimanevano solo accorrevano leggenda) che pozzanghere: allora tante verso il loro persone andavano alla ricerca durante la guerra ci grande amico: fosse un calcinculo: delle ‘bòse musignűne’. è suonata la sirena Il signor Antonio ricorda che, il fiume. dell’allarme ed il responsabile è all’imbrunire, suo padre andava al fuggito, lasciando i ragazzi a fiume a mettere le esche per prengirare vorticosamente, con il dere le anguille. terrore negli occhi. Agli ami venivano attaccati dei lombrichi. Una scena da Hitchcock! Durante l’estate molti ragazzi del Al mattino prima dell’alba li paese accorrevano verso il loro doveva prelevare altrimenti le grande amico: il fiume. anguille si sarebbero liberate. Facevano gare di tuffi, tra grida e Un tempo sull’Isolo ci piantarono i loro tendoni dei piccoli circhi risate. Il fiume era come un mare. equestri e, prima della guerra, vi funzionò un campo di bocce. Come acrobati si tuffavano dal
ponte, per dimostrare il proprio coraggio agli amici (ed alle ragazze…). Per timore di incidenti quei tuffi vennero poi proibiti. Col tempo anche alcune ragazze comparvero fra le rocce in costume, tra fischi e sguardi maliziosi dei giovanotti. Il Comune fece piantare una siepe in riva al Naviglio lungo la via Sormani, come protezione dei passanti. Il fiume va, e porta via con sé anche delitti irrisolti, suicidi, persone annegate. Nel paese aveva fatto grande impressione il tragico annegamento di Idalgo Crescini: era nato come me nel ’52, ed è affogato a 9 anni. Mia suocera Virginia raccontava delle ricerche sul fiume, per
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area della Valle Sabbia
L’ISOLO DI GAVARDO seconda parte
cercare il corpo dello sventurato ragazzo. E come dimenticare Emanuele Ghidini, detto Ema, 16 anni, e la struggente lettera che gli ha dedicato il papà Gianpietro, che dall’immenso dolore della perdita ha creato la fondazione “Pesciolino rosso”? Nella lettera ci sono alcune commoventi parole: “Quanto ti ho amato, quanto ti amo ed amerò…Ema ti amerò sempre. Gettando via te hai salvato me e salverai tanti giovani. Te lo assicuro.” Le donne andavano a lavare i panni, a mano, sui lavatoi (laandér) di legno. Immagino la bellezza dei panni stesi al sole, come in un dipinto degli Impressionisti. Lenzuola su lenzuola, fra lo scia-
Una lavandaia al fiume
Accanto c’è la “tràada”, sopra la bordio delle onde, stese poi sul verde tappeto erboso o su corde casa del guardiapesca addetto alle chiuse. tirate tra una pianta e l’altra, in Anni fa nell’Isolo si organizzavaun continuo cicaleccio (i social no spettacoli teatrali, nel verde e dell’epoca). sotto le stelle. “Acqua che canta, acqua che incanta.” Gli spettatori potevano così ammirare le case affacciate sul Dall’Isolo si possono ammirare fiume, come in una piccola, paesaggi splendidi, tante volte suggestiva Venezia. fotografati e dipinti, vecchie case Un incanto! che si affacciano sul fiume e vi si specchiano. Mia sorella Rita accompagnava mio papà e mia zia a passeggiare Il fiume è come il flusso della vita, inarrestabile. ed a catturare il “Acqua che canta, fresco, nel polmoIn fondo all’Isolo c’è la cascata, che versa nel acqua che incanta.” ne verde del piccolo ma suggeChiese le acque del stivo parco, seduti sulla panchina canale. accanto al tavolone di legno. Quando il Naviglio non era così Incontrava molte persone che alto, molti ci camminavano sopra amavano leggere libri all’ombra per recarsi in via Sormani (dove dei cedri. c’erano il nido e l’asilo del LanifiL’altalena ed una costruzione in cio).
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L’ISOLO DI GAVARDO seconda parte
legno attiravano la gioia dei bambini, che potevano osservare la vita della colonia di germani e di altri uccelli acquatici che vi nidificano. Insomma, un’isola felice, con un paesaggio da favola. Poi, con il logorio del tempo, con le piene, è giunta la lenta decadenza dell’Isolo. L’Avis, con la camminata dei 15 ponti, molte volte l’ha fatto percorrere allo stuolo di partecipanti,
passando dal ponte di pietra di Vicolo Beveraggio e salendo poi le scale del Bar Acli: un modo per conoscere un posto quasi dimenticato. Tempo fa è nata l’idea di riportare la gente all’Isolo. L’ingegner Filippo Grumi aveva scelto l’Isolo per invitare la gente a
firmare contro il maxidepuratore. fiori, donati da una gentile Molti hanno esclamato: signora. Importante il “Quanto tempo è che non Perché l’Isolo è un contributo di vengo qua!” posto che abbiamo alcuni scout e E veniamo al presente. nel cuore. I gruppi “Amici dell’Isolo” e di ragazzi Ora sono ritornate le originari di “Gavardo pulita è più bella” famiglie, ci sono Gambia, hanno fatto rinascere il spettacoli ed eventi Senegal e Somalia parco pubblico dell’Isolo, culturali, come la che da alcuni anni, a causa mostra fotografica “Il del logorio del tempo e delle volto storico dell’Isolo” (cartolipiene era un luogo abbandonato. ne della collezione privata di Ora è divenuto Stefano Susio). un vero giardiParafrasando Bennato, prima era no, grazie al “l’Isolo che non c’è”. lavoro instanOra c’è, eccome se c’è! cabile dei Adesso c’è la grave questione del volontari che maxi depuratore del Garda sul hanno aderito Chiese. ai “Patti di Io continuo a sperare. collaborazioIl fiume siamo noi. ne” promossi Da noi dipende la crescita econodal Comune, mica ma anche la tutela del impegnato nel paesaggio e dell’ambiente. recupero del Baricco ha scritto: “Quanto centro storico. sarebbe bello se, per ogni mare A dare il via ai che ci aspetta, ci fosse un fiume, lavori sono per noi. stati DomeniE qualcuno – un padre, un amore, co Giordano e qualcuno – capace di prenderci Rino Fiorentiper mano e di trovare quel fiume, no, che per un immaginarlo, inventarlo e sulla anno e mezzo sua corrente posarci. hanno lavorato Questo, davvero, sarebbe meravialacremente. glioso. Sarebbe dolce la vita, Importante il qualunque vita…” contributo di alcuni scout e (Maestro John Comini) di ragazzi originari di Gambia, Senegal e Somalia che risiedono nel vicino Foto: parte del centro storico di centro di accoglienza. Gavardo, con l’Isolo. L’Isolo, luogo carico di storia, è stato ripulito da rovi ed erbacce, si sono sistemati i giochi dei bambini, le tavole e le panche, create aiuole ai piedi di un pino secolare con piante aromatiche e
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IL FIUME CHIESE A PONTENOVE DI BEDIZZOLE In località Pontenove di Bedizzole si trova uno dei ponti sul Chiese più interessanti dal punto di vista architettonico. Arrivando in auto è possibile parcheggiare nelle vicinanze dell’antica pieve, percorrere qualche passo a piedi e raggiungere questo luogo di grande interesse, scendendo poi sulla riva sinistra del fiume per osservare il rapido fluire della corrente. Visto dal basso, il ponte si staglia monumentale con le sue quattro arcate, i contrafforti e il profilo leggermente arcuato, coronato da un’edicola sacra. Dall’alto invece colpiscono altri dettagli: il manto stradale rivestito di ciottoli, le grappe di ferro che a distanza di secoli tengono unito il rivestimento marmoreo del parapetto, la piccola cappella di San Giovanni Nepomuceno, aperta verso il fiume e la campagna. Il ponte venne edificato nel Settecento per consentire il passaggio pedonale e carrabile in una zona prossima agli antichi attraversamenti naturali di epoca romana e medievale, posizionati più a nord e più a sud in località Ca’ del Bisso. L’area di Bedizzole era percorsa in epoca romana dalla via brixiensis, segmento bresciano della via
Pontenove esisteva la cosiddetta Emilia Gallica che congiungeva mansio ad flexum, un luogo di Bergamo a Verona, come si sosta per i viandanti che volevaevince anche dall’Itinerario no attraversare il fiume. Burdigalense (IV secolo d.C.). Presso la mansio i Il tragitto della via forestieri di passagil ponte si staglia brixiensis, orientato gio potevano trovare monumentale con da ovest ad est, non funzionava solo come le sue quattro arcate, una locanda, una stazione di posta direttrice di raccordo i contrafforti e il fra la città di Brescia e profilo leggermente dove cambiare i cavalli ed eventuall’area gardesana ma arcuato, coronato da mente la possibilità intersecava la rete un’edicola sacra di raggiungere un viaria che dal Trentino guado accessibile e dalla Valsabbia raggiungeva la tramite una piccola variazione di pianura meridionale, costeggianpercorso. do direttamente l’alveo del L’espressione ad flexum allude Chiese. proprio ad una deviazione della Questo intreccio viario dimostra strada, che si allungava per l’importanza dell’area e la stretta intercettare il fiume nel punto relazione che esisteva fra vie di più basso e più sicuro. terra e vie fluviali, come percorsi Nell’antichità il Chiese aveva una di transito e come vie di propagabuona portata e l’area era spesso zione culturale. In particolare, nella zona di
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IL FIUME CHIESE A PONTENOVE DI BEDIZZOLE soggetta ad esondazioni, con la cancellata in ferro battuto. Una conseguente formazione leggenda racconta che costruito in epoca il re Venceslao, temendi acquitrini e paludi di moderna intorno do di essere tradito difficile percorribilità. Accanto ai guadi naturali al 1718-1724 su dalla moglie Giovanna esisteva certamente anche probabile disegno di Baviera, avesse un ponte di fondazione chiesto al santo, dell’architetto romana, che in epoca predicatore di corte e comasco tardoantica cadde in Antonio Spiazzi confessore personale rovina, come accadde ad della regina, di rompealtre infrastrutture distrutte dalle re il segreto confessionale. invasioni barbariche e dalla carente Di fronte a un fermo rifiuto, il manutenzione. sovrano ordinò che venisse Il ponte attualmente visibile sorse in una posizione diversa rispetto a quello antico, leggermente più a sud. Fu costruito in epoca moderna intorno al 1718-1724 su probabile disegno dell’architetto comasco Antonio Spiazzi, attivo in quegli anni anche nella parrocchiale di Bedizzole, e andò a sostituire le precedenti strutture che, essendo in legno, erano soggette ad un naturale deperimento. A distanza di qualche tempo, nel 1743 venne eretta nel punto apicale una semplice cappella contenente la statua di San Giovanni Nepomuceno, un torturato e infine gettato nelle santo vissuto nel XIV secolo in acque vorticose del fiume MoldaBoemia e considerato patrono dei va, dove morì annegato. ponti e dei giuramenti. La scultura In Italia il culto di San Giovanni marmorea è tuttora visibile Nepomuceno è legato proprio nell’edicola sacra, protetta da una
alla speciale protezione contro le alluvioni e contro la morte per annegamento; l’uso di inserire la sua effigie sui ponti si sviluppa soprattutto nel Settecento, dopo che i papi Benedetto XIII e Innocenzo III ne approvarono il culto, e in qualche modo affianca o sostituisce la devozione a San Cristoforo, fino a quel momento invocato a livello popolare come protettore dei barcaioli, dei pescatori e di chiunque dovesse attraversare le acque pericolose dei laghi o dei fiumi. Gli esempi più significativi del radicamento di questa devozione a livello locale sono la statua di San Giovanni Nepomuceno a Limone del Garda, in prossimità dell’omonimo torrente, e quella inserita nel ponte a Borghetto di Valeggio sul Mincio. A Pontenove di Bedizzole, come in altri centri dove è diffusa la devozione al santo, particolari celebrazioni si svolgono il 16 maggio e nel mese di agosto. A livello locale le cerimonie religiose prevedono l’esposizione della statua su una speciale piattaforma collocata direttamente nel fiume ma coinvolgono anche la vicina pieve, costruita in età medievale su un
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IL FIUME CHIESE A PONTENOVE DI BEDIZZOLE terrapieno lungo la riva destra del di primitiva sacralità. Chiese, in posizione sopraelevata. Nei pressi della chiesa si svilupDedicata all’Annunciazione, la pano due percorsi, uno più basso chiesa ha rappresentato il punto di proveniente dall’alveo del Chiese partenza per l’evangelizzae uno più alto nella zione di un ampio settore campagna. Seguendo La pieve del territorio bresciano. primo è possibile attualmente ilraggiungere Gli scavi archeologici a sud la visibile è condotti nel 1996-7 hanno zona di Ca’ del Bisso, dimostrato la presenza di documentata oppure proseguire una basilica paleocristiana e verso nord e, superato dal XII secolo portato alla luce i resti di un il ponte, procedere battistero a pianta esagonale, lungo la sponda sinistra del elemento piuttosto insolito se si fiume lungo la contrada dei considera la sua collocazione in mulini. In questa zona erano un aperta campagna. tempo in funzione diversi opifici, La pieve attualmente visibile è come il Mulino del cane, dismesdocumentata dal XII secolo, sorge so negli anni quaranta del Novesui resti della basilica paleocristiacento, e altre strutture di cui na ed è stata progressivamente resta testimonianza all’ingresso arricchita con affreschi votivi del Parco Airone di Bedizzole. risalenti al Tre-Quattrocento. Avvicinandosi alla pieve, è possibile apprezzare la sobria eleganza della facciata, in cui si alternano ciottoli provenienti dal greto del fiume ed elementi marmorei pregiati in corrispondenza del portale o delle fondazioni. Anche il piccolo campanile e la vicina casa colonica, per quanto decadente, conferiscono un’atmosfera particolare all’intero complesso, trascinando l’osservatore indietro nel tempo, in una dimensione silenziosa, intima, pervasa da un senso
Questi luoghi del lavoro funzionavano con l’acqua del Chiese, opportunamente derivata con travate e canali che la convogliavano direttamente sulle ruote idrauliche, un tempo febbrilmente in azione. Un piccolo museo in località Bettoletto di Bedizzole costituisce una preziosa testimonianza di questo operoso passato: una sede espositiva dove imparare il funzionamento degli antichi mulini e acquistare la farina di mais del Garda bresciano, prodotto a cui è stato attribuito nel 2013 il marchio Deco. (Antonella Busseni)
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CORMORANI E PRESENZA ITTICA NEL CHIESE Nel Chiese la presenza ormai usuale e in numero abbastanza elevato di aironi e cormorani ha suscitato in alcuni preoccupazione per la fauna ittica, che credono minacciata da questi predatori. Chi meglio di Francesco Cecere, gestore della Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Le Bine, può dirci se questo timore ha un qualche fondamento? «Quando si parla di ambiente si deve tenere conto della sua complessità in quanto non vi è una sola causa per un solo effetto, bensì sono tanti i fattori che influenzano un dato elemento provocando tante conseguenze su quell’elemento e su quelli collegati ad esso» - è questa la
degli aironi - continua - è certaraccomandazione che Francesco mi anticipa prima di entrare nel mente dovuto alla riduzione della pressione venatoria in tutt’Euromerito della questione. pa, all’istituzione di nuove aree Mi dice che questi uccelli sono protette, fenomeni avvenuti negli specie autoctone, in particolare il ultimi 40 anni, ad un miglioracormorano, che è il predatore più temuto dai pescatori, sta ritornanmento generale delle condizioni degli habitat. do nelle zone che aveva abbandoCitando Andrea Agapito Ludovinato in seguito all’inquinamento ci, responsabile Acque del WWF del suo habitat, alla riduzione delle Italia, Francesco mi dice che la zone umide, alla regimentazione/artificializzazione dei corsi Direttiva Quadro Acque ha come obiettivo il “buon d’acqua, alla distruzione delle fasce di vegetazione sponta- questi uccelli stato ecologico” dei nee, in pratica ai fiumi che sono specie fiumi, il che vuol dire anche definire una sono stati ridotti a “canali”, autoctone, comunità ittica di meri trasportatori di acqua da monte a valle, perdendo molte in particolare riferimento chiara delle loro funzioni ecosistemi- il cormorano, (cosa che non sempre c’è). che. Se il cormorano mette a rischio «Il suo ritorno così come quello questa comunità, possiamo parlare di cosa fare per ridurne l’impatto; se, invece, il cormorano mangia pesci che sono alloctoni (cioè pesci che a causa dell'azione dell'uomo si trovano ad abitare e colonizzare un areale diverso dal loro storico, riproducendosi nel nuovo areale), allora non è un buon motivo per “fargli la guerra”. Altra cosa è verificare che il cormorano stia intaccando una comunità ittica che è stata ripristinata in relazione al raggiungimento del buono stato ecologico del fiume, in questo caso allora si deve ragionare su quali misure adottare per tutelare preda e predatore. In sostanza se i cormorani mangiano pesci e altri animali Cormorano al Chiese alloctoni, come ad esempio il Scatti per gentile concessione gambero della Louisiana, in un di Francesco Cecere fiume con
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pessime acque è un problema? Questa è la domanda su cui riflettere che ci pone Francesco. È fondamentale basarsi su dati e considerazioni di tipo tecnico scientifico e su ciò che è l’interesse pubblico per un confronto e una collaborazio-
ne tra tutti i soggetti che si battono per una difesa attiva degli ecosistemi acquatici (credo
che questo sia l’interesse anche delle associazioni dei pescatori), difesa che ha come scopo la tutela in particolare dell’ittiofauna autoctona e in generale di tutta la biodiversità presente dentro e fuori dal fiume. (Erminia Spotti)
Airone al Chiese Scatti per gentile concessione di Francesco Cecere
I COMUNI MANTOVANI DEL CHIESE Per difendere e tutelare un territorio lo dobbiamo amare, ma per amarlo è necessario conoscerlo: questo è l’obiettivo di una serie di articoli che andrò a scrivere sui quattro Comuni della zona manto-
vana del Chiese: Casalmoro, Asola, Canneto sull’Oglio e Acquanegra sul Chiese e sulle otto Associazioni locali che fanno parte della nostra Federazione, la LIPU Canneto sull’Ogl-
io, il WWF mantovano, l’Associazione Culturale Civico 40 Asola, il Gruppo Ecologico del Chiese Casalmoro, l’Associazione Klousios Centro Studi Ricerche Basso Chiese, l’Associazione Libera Mente Asola, la Pro Loco Asola 2.0, l’Associazione Volontari Foce Chiese Acquanegra s/C. Nel territorio mantovano il Chiese ha la sua foce al confine tra Canneto e Acquanegra, in località Bizzolano, dove si butta nell’Oglio all’interno del Parco Regionale Oglio Sud. I quattro comuni insieme coprono un’estensione di 141,35 km2 di un territorio un tratto a Acquanegra sul Chiese pianeggiante dell’Alto Scatti per gentile concessione mantovano e si trovadi Giacomo Jack Perini no
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ora le acque del nostro fiume in a nord-ovest nella provincia di questo ultimo tratto non si possoMantova. Gli abitanti, secondo i dati no definire libere da vari inquinanti. ISTAT del 31 marzo 2021, sono in totale poco più di 19 Questo è un E sì che quelle acque sono state fonte di vita e benesse000, con la presenza di territorio che re per le popolazioni una popolazione straniera proveniente va conosciuto residenti! Infatti lungo gli anni hanno per la maggioranza per essere modellato la loro esistenza dall’India, dal Marocvalorizzato secondo l’alternarsi delle co, dalla Romania, piene e delle secche, godendo della dall’Albania, dalla Repubblica fiorente biodiversità presente Popolare Cinese. lungo il bacino idrico del Chiese e Le attività produttive sono prevalentemente quelle del beneficiando dell’energia prodotta dallo scorrere delle sue acque. settore primario, agricoltura e Questo è un territorio che va allevamento, anche se non manconosciuto per essere valorizzato cano attività artigianali e indual meglio ma soprattutto difeso. striali sviluppatesi a partire dal Già il quadro generale che ne è secondo dopo guerra. stato fatto con queste poche righe L’attenzione al territorio non è vorrebbe rendere conto della stata sempre adeguata, tanto che
Il Chiese a Canneto S.O. Scatti per gentile concessione di Giacomo Jack Perini
ricchezza e della vita pulsante che vi si trova e presentare ciascun Comune dovrebbe dare conto anche della ricchezza di storia e di tradizioni che sono sorte e si sono sviluppate grazie alla presenza delle acque del nostro fiume che lungo tutto il suo corso è stato ed è fonte di vita. (Erminia Spotti)
dalla Federazione
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SENZA MAI PERDERE IL SENSO UNITARIO CHE HA RESO POSSIBILE LA NOSTRA FEDERAZIONE Da qualche mese il sodalizio particolare, che agisce per generare e tenere sistematicamente nutrita la cultura unitaria della difesa del bacino idrografico del Chiese tutto, annovera ben 25 formazioni sociali; è emozionante vedere come questo agire, necessariamente basato su una precisa forma organizzativa che garantisce a ognuno dei 25 delegati di poter sempre prendere la parola ed essere ascoltato da tutti i presenti, riesce a far sentire già adesso il calore del
mente fermi questi principi, che senso della collaborazione, della partono dal presupposto che è condivisione dei problemi e riesce quindi a far capire che imprescindibile il Agire pensando agli altri, questa che abbiamo rispetto che ogni considerando che nel imboccato è la strada territorio, e a giusta per realizzare un nostro caso gli altri sono maggior ragione felice processo culturale quelli della pianura se io quello che vive di sensibilità concreta sono sul lago o verso la grazie a un comune sorgente o viceversa gli alla tutela del bene più corso d’acqua, deve altri sono quelli del lago eminente, ovunque ricevere sia da chi lo diffusa, tra la gente e gli e della sorgente se io abita sia da chi è sono della pianura lontano, perché Enti locali del bacino l’acqua, la risorsa insostituibile, è del Chiese. il bene indispensabile per tutti; La nostra Federazione si muove su tutto il bacino tenendo assolutanessuno ha un diritto superiore tale da sottrarla agli altri, o da inquinarla. E per agire con questi obiettivi, non si può prescindere dal rispetto che ogni persona deve ricevere ogni giorno; ecco che il rispetto porta a considerare normale il tempo da dedicare per ascoltarsi ed è così che le nostre mensili riunioni si svolgono favorendo l’ascolto completo delle parole di tutti i delegati; siamo convintissimi che da questi comportamenti può svilupparsi solo il bene per tutte le diverse 31 comunità che abitano il Chiese ed il suo lago. Agire pensando agli altri, considerando che nel nostro caso gli altri sono quelli della pianura se io sono sul lago o verso la sorgente o viceversa gli altri sono quelli del lago e della sorgente se io sono della pianura, genera anche concetto di sincerità, di lealtà, che diventa mitezza, il che non equivale a ingenuità, anzi. E questo cammino che con la mente e anche col corpo stiamo
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dalla Federazione
facendo attraverso la Federazione del Chiese, porta anche a sentirsi del tutto estranei ai linguaggi violenti; violenza verbale che poche settimane fa abbiamo avuto modo di leggere anche qui e là sui social e che probabilmente, se è stata scritta lì pubblicamente, sarà per qualcuno un modo quotidiano di affrontare questa grave e ampia battaglia in difesa del Chiese che interessa più di 200 mila abitan-
ti. Noi no, noi non ci faremo trascinare nel linguaggio volgare e violento. Sappiamo difenderci, come sappiamo difendere tutto il Chiese dalla sorgente alla foce, ma credendo che nessuno debba essere discriminato o previlegiato per il solo fatto di abitare a valle, a monte o in mezzo; questa è la missione finora senza precedenti che l’ampia entità unitaria della “Federazione delle Associazioni che amano il Fiume
Chiese ed il suo Lago d’Idro” s’è data e su questo non derogheremo. Ricordo a tutti, sempre, che la nostra porta è costantemente aperta a ogni formazione sociale che volesse entrare per unirsi; è facile, sarà sufficiente sottoscrivere questi principi. Vostro (Gianluca Bordiga, Presidente della Federazione)
La nostra Federazione, al fine di portare a compimento una fondamentale raccolta fondi, che consentirà di sostenere puntualmente le spese della poderosa azione legale che il 30 novembre scorso abbiamo mosso per impugnare i risultati gravissimi della Conferenza dei Servizi preliminare voluta dal Prefetto di Brescia-Commissario alla depurazione del Garda, che sta portando avanti il concetto assurdo, innaturale, prepotente e discriminatorio verso la gente che abita il bacino idrografico del Chiese, ovvero il voler trasferire nel Fiume Chiese la depurazione dei reflui fognari della sponda occidentale del lago di Garda, la nostra Federazione per fermare questo progetto chiede a tutti, semplici cittadini, attività commerciali e turistico ricettive, e imprese che vivono e lavorano nel bacino idrografico del Chiese, un sostegno economico libero. Noi possiamo emettere Fattura, e per le attività che volessero fare pubblicità su questa Rivista bimestrale, che viene pubblicata sia online che in cartaceo, c’è la possibilità di concordare uno spazio per 6 numeri che equivalgono a 1 anno di pubblicità.
Per contatti: acqua.del.chiese.che.unisce@gmail.com
Puoi ordinare la Bandiera a: acqua.del.chiese.che.unisce@gmail.com
il Chiese grida aiuto... Tu non fai niente ? Questa BANDIERA è un simbolo unitario per difendere il fiume dalla prepotenza di chi vorrebbe scaricare qui la depurazione del lago di Garda. Tutti insieme mettiamola ai balconi e alle finestre delle nostre case e dei nostri Municipi.
IBAN per donazioni: IT17K0869254780063000003333 BCC Brescia, filiale Montichiari, cc intestato alla Federazione.