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Acqua del Fiume Chiese che Unisce n°3

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N° 3 - 1 gennaio 2022

Rivista bimestrale online gratuita, e con abbonamento annuale in formato cartaceo 6 numeri euro 15 della “Federazione del Tavolo delle Associazioni che amano il Fiume Chiese ed il suo Lago D’Idro” Registrazione Tribunale di Brescia n°1/2021 del 11 gennaio 2021 Direttore Responsabile: Marzia Borzi Direttore Editoriale: Gianluca Bordiga Caporedattore: Luciano Gerlegni In Redazione: Antonella Busseni, Gigi Rosa, Luciano Gerlegni, Mario Cherubini, Valter Bellandi


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azione legale in difesa del Chiese

il 25 settembre 2020 la Federazione aveva conferito incarico di consulenza allo Studio legale Marcinkiewicz-Patelli-Tumbiolo e associati di Como-Milano per monitorare la situazione della volontà gardesana di trasferire nel Chiese la sua depurazione della sponda bresciana, e il 30 novembre 2021 la Federazione ha notificato a 21 enti una impugnazione della Conferenza dei Servizi preliminare, evidenziando ben 9 motivi. Con il primo motivo si sono contestate le modalità di svolgimento della conferenza dei servizi, per cui – nei fatti – le Amministrazioni partecipanti non si sono potute esprimere sul progetto di fattibilità e, in particolare, sulla localizzazione e sul tracciato dell’opera. Con il secondo motivo si è evidenziato che è mancata la fase di individuazione, scelta e approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica da parte del competente organo competente, ossia l’Ufficio d’Ambito di Brescia: la scelta è stata fatta – preventivamente e illegittimamente – dal Commissario straordinario, che così ha esorbitato dai poteri attribuitigli dalla legge. Nel terzo motivo si è spiegato che il progetto sottoposto alla conferenza dei servizi non è compreso tra gli interventi per i servizi di depurazione e fognatura riportati nel piano d’ambito dell’Ufficio d’Ambito di Brescia 2016-2045. Ne consegue che non potrebbe, in questo caso, invocarsi l’effetto di variante implicita derivante dall’approvazione del progetto e, per poter essere approvato, il progetto sottoposto alla conferenza dei servizi dovrebbe risultare conforme agli strumenti urbanistici di tutti i Comuni interessati, ma così non è: ad esempio, l’ampliamento dei depuratori di Gavardo e Montichiari appare non conforme agli strumenti urbanistici vigenti. Il quarto motivo sottolinea che il progetto sottoposto alla Conferenza di servizi preliminare è assoggettato alla “valutazione di impatto ambientale”, che deve essere effettuata nella fase preliminare della progettazione, cioè in vista della approvazione del progetto preliminare/progetto di

fattibilità. Valutazione di impatto che però non è stata avviata. Nel quinto motivo è stato rilevato che a livello ambientale il progetto interferisce con alcuni siti di importanza comunitaria (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) appartenenti alla Rete Natura 2000: il che impone che il progetto debba essere sottoposto a “valutazione di incidenza ambientale”, tenendo conto degli obiettivi di conservazione dei suddetti siti e zone. Anche questa valutazione è stata completamente omessa. Con il sesto motivo si è eccepito che la realizzazione di un’opera così vasta richiede l’azione integrata della Regione Lombardia, della Provincia di Brescia, dell’Ufficio d’Ambito di Brescia e di diversi Comuni, oltre che di svariate Amministrazioni (anche statali) e soggetti pubblici, che deve essere preventivamente prevista, programmata e disciplinata tra gli Enti interessati mediante un apposito “accordo di programma”. Quest’ultimo è stato completamente omesso. Il settimo motivo rileva che, per legge, tutti i piani e programmi aventi effetti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale (nel caso di specie, l’accordo di programma) debbono essere preventivamente sottoposti a “valutazione ambientale strategica”, per stimarne l’impatto complessivo finale sull’ambiente. Anche questo aspetto è stato del tutto trasandato. Nell’ottavo motivo è stato evidenziato che il progetto di fattibilità delle opere di collettamento e depurazione “scelto” dal Commissario straordinario e sottoposto all’esame alla conferenza di servizi preliminare è privo degli elementi e dei contenuti previsti dalla legge ed è, comunque, carente

sotto il profilo degli approfondimenti istruttori riguardo a diversi aspetti dell’opera (interferenze con altre infrastrutture, valutazione di soluzioni progettuali alternative con minore impatto, valutazione degli impatti su aree particolarmente vulnerabili come il Fiume Chiese). Con il nono e ultimo motivo di impugnazione si è spiegato che il “documento di fattibilità delle alternative progettuali” sviluppato da Acque Bresciane s.r.l. nella versione originaria del luglio 2019 contiene l’analisi comparativa di quattro “scenari”, a cui si è aggiunto un quinto “scenario” nell’aprile 2021. Tutti gli “scenari” prevedono la dismissione (definitiva) della condotta sublacuale che oggi veicola i reflui fognari di buona parte della sponda bresciana fino a Torri del Benaco, sulla sponda veronese. Ma in questo modo si è trascurata del tutto la soluzione intuitivamente più semplice, meno impattante e più logica: quella della sostituzione della condotta sublacuale con una nuova, tecnicamente più evoluta. Secondo uno studio, che è stato sottoposto al TAR, l’opzione di una “nuova sublacuale” a confronto con tutte altre sarebbe la migliore. Sappiamo già che questa poderosa azione legale ci costerà 27 mila euro, e a sostegno di queste spese chiediamo la partecipazione di tutta la cittadinanza dei 31 Comuni del bacino idrografico del Chiese, in difesa appunto del territorio che deve arrivare a unirsi ora e per sempre. Conto corrente della Federazione: IBAN IT17K0869254780063000003333 BCC Brescia, filiale Montichiari.

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area del Trentino

RECUPERO INVASO DELLA VASCA DI CENTRALE A CIMEGO Verrà effettuata nella prossima primavera l’operazione di “recupero e conservazione” di 16 mila tonnellate di terriccio dalla vasca afferente l’impianto idroelettrico di Cimego, nel comune di Valdaone in Trentino. Una centrale molto importante che riceve le acque dal fiume Chiese e che non deve venir inquinata da quell’operazione di recupero. Il 25 ottobre si è svolta la conferenza di servizi istruttoria per esaminare il “Programma per il recupero del volume di invaso della vasca di Cimego”, riguardante la Concessione di Boazzo-Cimego-Storo. Premesso che il gestore dell’impianto, la Hydro Dolomiti Energia, il 22 ottobre 2018, aveva trasmesso il “Programma per il recupero del volume di invaso della vasca di Cimego”, prospettando l’approvazione in sede di conferenza di servizi degli interventi in esso proposti, con l’adozione definitiva dei relativi piani operativi. Gli elaborati del predetto programma per la conservazione del volume e relativi piani operativi sono stati presentati da Cisma srl, a firma dell’ing. Gianluca Vignoli e da Geocom Parma srl con referti dei campionamenti del 2017 nella vasca di Cimego e referti dei campionamenti del 2018 nella vasca di stoccaggio del 1985. Necessarie e numerose le strutture provinciali coinvolte nella Conferenza di Servizi: Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente - Settore qualità ambientale, Agenzia Provinciale per la

Protezione dell’Ambiente Settore autorizzazioni e controlli, Servizio Foreste, Servizio Faunistico, Servizio Urbanistica, Servizio Urbanistica, Servizio Bacini Montani, Servizio Autorizzazioni e Valutazioni Ambientali, Servizio Prevenzione Rischi e CUE -

Ufficio Dighe. Oltre ai rappresentanti dei seguenti Enti: Comune di Valdaone (TN); Comune di Pieve di Bono-Prezzo (TN), Comune di Borgo-Chiese (TN), Comunità delle Giudicarie, Ministero infrastrutture e dei trasporti Ufficio tecnico per le dighe di Venezia; Associazione Pescatori Dilettanti Alto Chiese e Hydro Dolomiti Energia S.r.l.; Associazione Pescatori Dilettanti di Storo. Nella relazione di HDE viene stimato il volume di 16.000 tonnellate di sedimenti accumulati nel serbatoio dal 2007 al 2020 (iniziale periodo di proroga della concessione). Si individuano gli interventi più opportuni per la loro rimozione in adempimento alle leggi per

garantire la funzionalità degli organi di scarico. Si è stimato che fra il 2007 e il 2020 il volume utile della vasca di Cimego si sia ridotto di circa 19.500 mc. Tra il 2007 e 2023 il volume totale della vasca di Cimego si sarà ridotto di circa 41.887 mc. Nella relazione vengono descritte le modalità di accumulo dei sedimenti nella vasca di Cimego e le condizioni in cui si trova lo scarico di fondo. Si è preso atto che l’unica soluzione percorribile in tempi rapidi tra le proposte presentate dal concessionario è quella di effettuare l’intervento di dragaggio e fluitazione nella derivazione. Pertanto si è chiesto ad HDE di presentare, nel più breve tempo tecnico possibile, un Piano operativo basato su un progetto definitivo da sottoporre all’approvazione di una successiva conferenza di servizi che tenga conto di quanto emerso in questa sede. Il periodo di intervento indicato dai Servizi e Enti presenti è stato definito da aprile a ottobre 2022 compreso, tenendo conto di eventuali possibili sospensioni, tra cui quella già evidenziata del mese di luglio. Il Servizio Gestione risorse idriche ed energetiche provvederà ad informare i comuni interessati all’operazione e la regione Lombardia nel prosieguo dell’istruttoria. (Mario Cherubini)


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area del Trentino

Centrale idroelettrica di Cimego INTERVENIRE NELLA VASCA DI CIMEGO SENZA RECARE DANNI AL DEFLUSSO ECOLOGICO DEL FIUME CHIESE Gli interventi prospettati da HDE per il recupero del volume della vasca di Cimego sono tre: 1) asporto con mezzi meccanici; 2) fluitazione mediante dragaggio e mescolamento con la portata derivata 3) fluitazione mediante dragaggio e mescolamento col deflusso minimo vitale. La società Hydro Dolomiti Energia S.r.l. ritiene eseguibile in tempi rapidi la soluzione due e ha portato come esempio un intervento recentemente effettuato sul fiume Adige in regione Veneto. Evidenzia rispetto alla soluzione uno che si evita di intorbidire le acque sia della vasca di Cimego e sia del tratto di alveo del fiume Chiese tra la traversa e lo scarico della centrale

di Storo. Inoltre l’utilizzo della pompa per il dragaggio (soluzione 2.) permetterebbe di dosare meglio le concentrazioni e quindi gestire al meglio la torbidità al rilascio a valle della centrale di Storo. La Dott.ssa Clara Poncia dei Servizio Bacini Montani ha espresso parere favorevole sull’ipotesi di fluitazione controllata e ha ricordato che “l’installazione di eventuali misuratori di torbidità e di pompe lungo l’alveo del fiume Chiese, sulla

sua fascia di rispetto idraulico o nel bacino oggetto della fluitazione dovranno essere autorizzati ai sensi di legge”. Massimo Levati dell’ associazione pescatori di Storo ha evidenziato che “nell'intervento 2. i sedimenti verrebbero scaricati nel fiume Chiese a valle della centrale di Storo, tratto di alveo di competenza dell’Associazione e chiede venga valutato attentamente l’effetto che hanno questi sedimenti sulla fauna ittica. Rileva che se si intende adottare la soluzione 2. occorre venga coinvolto anche il Comune di Storo nell’istruttoria in corso.” Il Dr. Leonaldo Pontalti del Servizio Faunistico è anch’egli favorevole all’intervento 2, ma aggiunge che “Sarebbe utile conoscere la concentrazione di fosforo presente nei sedimenti per capire meglio gli effetti a valle e nel lago d’Idro.” Dino Zocchi, presidente dell’ Associazione Pescatori Dilettanti Alto Chiese ha dichiarato la sua attenzione per l’intervento 2 e chiede “di valutare quale sia il periodo migliore, per creare meno impatto nel fiume Chiese, ipotizzando che possa essere i mesi aprile, maggio e giugno.” Favorevoli all’intervento 2 si sono dimostrati anche il Comune di Pieve di Bono, il Comune di

Valdaone, il Servizio Urbanistica, Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA)Settore autorizzazioni e controlli. Si è concordato che “per l’interve-

nto di rimozione meccanica, prevista nell’intervento 1, esistono dei vincoli normativi che ne rendono difficile la realizzazione. Ricordiamo che l’invaso idroelettrico di Ponte Murandin, dove si trova la centrale di Cimego, è classificato nella tipologia ambientale tra “i piccoli bacini artificiali” catalogati “Laghi artificiali di importanza ittica” nella Carta Ittica Provinciale, per la loro utilizzazione ai fini della pesca dilettantistica. Un invaso quindi oggetto di semine ittiche di trota fario ed iridea in base al Piano di Gestione voluto dai 370 soci dell’Associazione Pescatori Alto Chiese, presieduta da Dino Zocchi. (Mario Cherubini)


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area del Trentino

Campionato Mondiale FIUME CHIESE TRENTINO SEDE PER LA PESCA CON LA MOSCA NEL LUGLIO 2022 Per la prima volta nella sua lunga storia, il fiume Chiese sarà tra i luoghi preposti al “Campionato Mondiale di Pesca con la Mosca” che si svolgerà dal 18 al 24 luglio 2022 in Trentino. Oltre al fiume Chiese saranno interessati il fiume Sarca, il fiume Noce ed il Lago dei Caprioli. Sabato 27 novembre, alle ore 14:30, presso la “Fishing Arena”, nella Hall 7 del Pescare Show 2021, in fiera a Vicenza, si è svolta la Conferenza stampa di presentazione dei Campionati Mondiali di Pesca Sportiva, che si svolgeranno in Italia nel 2022: Campionato Mondiale Master di Pesca con la Mosca Campionato Mondiale Giovani di Pesca con la Mosca Campionato Mondiale di Big Game Fishing Campionato Mondiale Master di Surf Casting Campionato Mondiale di Feeder Fishing per Club La FIPS Mouche internazionale ha scelto nuovamente l’Italia e più precisamente il Trentino, nel cuore delle Dolomiti, per organizzare il 19° Cortland Youth World Fly Fishing Championship e il 7° Master World Fly Fishing Championship 2022. Alla conferenza sono state invitate autorità sportive, istituzionali, politiche e federali, oltre alle aziende che collaborano con la Federazione. “Il nostro paese, ancora una volta, si conferma territorio ricco di ambientazioni naturalistiche adeguate allo svolgimento di

competizioni a livello mondiale e paese ben strutturato nell’organizzazione e nello svolgimento di tali importanti manifestazioni” ha dichiarato Claudio Matteoli, presidente della FIPSAS “ Le Federazioni internazionali che si occupano della pesca sportiva hanno rinnovato la fiducia riconosciuta nelle scorse stagioni affidando alla FIPSAS l’organizzazione di altre importanti competizioni.” La Federazione Internazionale di Pesca Sportiva con la Mosca (FIPS Mouche), riconosciuta a livello mondiale, ha assegnato alia F.I.P.S.A.S. l’organizzazione del Campionato Mondiale Giovani e Master di Pesca con la Mosca 2021, individuando quale sede del Campionato la Provincia Autonoma di Trento. L’assegnazione di tale campionato da parte dell’organismo Mondiale all’Italia è un vanto per la Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquea e Nuoto Pinnato “F.I.P.S.A.S.” e “ l’aver individuato, quale sede per lo svolgimento della manifestazione, la Provincia di Trento - ha dichiarato il suo presidente Stefano Trenti - è un riconoscimento esplicito alla bellezza del nostro territorio e alla sua capacità recettiva oltre che alla lungimiranza degli amministratori locali nel preservare e salvaguardare il nostro territorio.” Il Direttivo del Comitato Provinciale di Trento riunitosi in data 23 settembre 2019 ha accettato l’incarico di organizzare il Campionato in oggetto. Pertanto prossimamente saranno individuati i territori in cui si svolgerà

la manifestazione. A seguito di ciò, una Commissione internazionale valuterà i campi gara proposti. La Cerimonia di apertura è programmata per lunedì 18 luglio 2022 alle ore 17 a Madonna di Campiglio con la “Sfilata e Cerimonia di apertura in Piazza Sissi”. Le sessioni di gara si svolgeranno da martedì 19 a sabato 23 luglio dalle ore 9,00 alle ore 12,00. La Cerimonia di Chiusura si svolgerà sabato 23 luglio alle ore 17 con la premiazione

dei vincitori sia per nazione che individuale e relativi inni nazionali presso i giardini del Carlo Magno Hotel&Resort a Madonna di Campiglio. Il World Championship Headquarters (www.wffymc2022.it) si trova a Madonna di Campiglio presso l’Azienda per il Turismo spa: www.campigliodolomiti.it con email fishing@campigliodolomiti.it. Iscrizioni aperte fino a marzo 2022. (Mario Cherubini)


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area del Lago d’Idro

STORIA A PUNTATE, DEL MALTRATTATO LAGO D’IDRO prima parte, uno Cenni bibliografici sulla riduzione del lago d’Idro a serbatoio artificiale

tà delle problematiche collegate alla gestione delle acque del lago d’Idro.

Scopo del presente lavoro non è tanto quello di affrontare in maniera esaustiva il tema della riduzione del lago d’Idro a bacino artificiale. Esula, infatti, dai nostri intenti quello di fornire una minuziosa rassegna della bibliografia che nei decenni ha preso corpo intorno all’annoso problema dei livelli delle acque dell’Eridio. Più semplicemente vogliamo, da un lato, dare indicazioni utili a tracciare l’evoluzione storica del problema e dall’altro

(Giancarlo Marchesi da Anforacconta)

proporre un supporto all’acceso dibattito che in quest’ultimo periodo ha coinvolto, su opposti fronti, tanto le popolazioni rivierasche quanto gli agricoltori della pianura bresciana, utilizzatori finali delle preziose acque del Chiese. Partendo dal volume Idro e il suo lago. Documenti e itinerari nella storia di una comunità, a cura di A. Bonomi, edito nel 1996 dalla casa editrice Grafo di Brescia compiremo un viaggio a ritroso nel tempo che ci consentirà di segnalare relazioni, rapporti, monografie che mettono in luce una secolare continui-

1. Le acque e la loro utilizzazione nel Bresciano Per orientare il lettore nel complesso e articolato tema dello sfruttamento idrico in provincia di Brescia elenchiamo qui di seguito – in ordine alfabetico – alcuni contributi generali che, inerenti il periodo compreso tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, sono stati pubblicati in riviste, lavori miscellanei e monografie. E. Balestrieri, Le acque e la loro utilizzazione, in Storia di Brescia, vol. IV, Brescia, Morcelliana, 1964; - Idem, Memoria sulle origini e le vicende del Canale Naviglio Grande Bresciano, a cura del Collegio Geometri di Brescia, Brescia, 1961; B. Barbieri, Profilo di un precursore: P. Giovanni Bonsignori, Brescia, Queriniana, 1961; E. Barni, Per una politica delle acque, a cura della Commissione economica di guerra della Camera di Commercio e Industria di Brescia, Brescia, Apollonio, 1917; G. Beltrami, L'oro bianco di Darzo, in Gente di confine. Note storiche e immagini per il territorio del bacino del Chiese e del lago d'Idro, a cura di G. Poletti, Brescia, Grafo, 1992;

A. Bianchi, Gli sviluppi dell'irrigazione in provincia di Brescia, in «Commentari dell'Ateneo di Brescia», 1924; - Idem., Notizie sulla utilizzazione delle acque del Naviglio grande Bresciano e delle Roggie Lonata, Calcinata, Montichiara, in Le acque del Chiese e il riconoscimento delle quattro grandi utenze, a cura di A. Bianchi - E. Conte - A. Reggio, Brescia, Tip. Istituto Pavoni, 1922; A. Bonomi, Il lago come bene da recuperare: storia di un dissidio tra speranze e progetti, in Idro e il suo lago. Documenti e itinerari nella storia di una comunità, a cura di A. Bonomi, Brescia, Grafo, 1996; R. Chiarini, Antonio Bianchi e l'incivilimento delle campagne, Brescia, Grafo, 1995; R. Chiarini; L'armonia e l'ardimento. L'ascesa del fascismo nella Brescia di Augusto Turati, Milano, F. Angeli, 1988; C. Cocchetti, Brescia e sua Provincia, in Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto, a cura di C. Cantù, Milano, 1858, ristampa anastatica, Brescia, 1995; A. Giarratana, Delle acque in Provincia di Brescia, supplemento ai «Commentari dell'Ateneo di Brescia», Brescia, Apollonio, 1942; L'Alto mantovano irrigato a spese del Naviglio Grande Bresciano, in «La Sentinella Bresciana», 11 agosto 1920; La bonifica dell'Agro bresciano tra Mella e Chiese, in «Il lavoro bresciano», 25 aprile 1925;


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area del Lago d’Idro

STORIA A PUNTATE, DEL MALTRATTATO LAGO D’IDRO prima parte, due A. Locatelli, La cascina bresciana, in Paesi e paesaggi della Bassa bresciana, a cura di D. Tinelli, Manerbio, Desca, 1996; A. Metelli, Agricoltura, irrigazioni, bonifiche, in Ingegneri e industria in terra bresciana, a

P. Pasini, La lunga guerra per le acque del lago d'Idro e del Chiese, in «Atlante Bresciano», n. 40, 1994; G. Porta, La guerra di tutti: campagne e contadini a Brescia (1940-1943), in L' Italia in

cura di N. Zucchelli, Bergamo, La Ronda, 1953; F. Nardini, Dalle società di mutuo soccorso ai sindacati: il movimento operaio e contadino nella Bassa, in Atlante della Bassa. Uomini, vicende, paesi della pianura orientale, Brescia, Grafo, 1987; D. Paoletti, Elementi generatori del paesaggio costruito, in Bassa bresciana: un patrimonio ambientale e culturale da conoscere e valorizzare, atti del convegno, 5 dicembre 1987, Leno, Cassa rurale e artigiana della Bassa bresciana, Fondazione civiltà bresciana, 1987;

guerra 1940-43, a cura di B. Micheletti - P.P. Poggio, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 1992; A. Reggio, Le utenze irrigue dal Chiese dal Mella dall'Oglio nella storia e nel diritto, in «Commentari dell'Ateneo di Brescia», 1924; - Idem, Le utenze irrigue dal Chiese, dal Mella, dall' Oglio nella storia e nel diritto, in «Commentari dell'Ateneo di Brescia», 1924; R. Romano, La forza motrice nell'industria cotoniera lombarda (1859-1914), in «Storia in Lombardia», n. 3, 1991;

G. Schiannini - C. Simoni, L'Acqua e il cotone. Ercole Lualdi e i fratelli Schiannini nell'archivio di una famiglia cotoniera, in «Storia in Lombardia», n. 1, 1992; - Idem, Il ruolo dei professionisti nello sviluppo dell'economia bresciana tra Ottocento e Novecento: il caso dell'avvocato Paolo Ventura e dell'ingegner Tobia Bresciani, in «Storia in Lombardia», n.3, 1996; C. Villa, La bonifica delle paludi bresciane, in «Lo Stato Economico», XVIII, 2, 1923; P. Zanelli, Grandi opere per l'utilizzo delle acque: i consorzi di bonifica e di irrigazione, in Dalla famiglia contadina all'impresa moderna. Un secolo di agricoltura bresciana (1880-1980), a cura di M. Cattini - M.A. Romani, vol. III, Brescia, Grafo, 1984; P. Zanelli, Il Naviglio Grande. Nasce dalle acque del Chiese il più antico canale del Bresciano, in Atlante valsabbino. Uomini, vicende e paesi, a cura di G. Biati, Brescia, Grafo, 1980; E. Zanotti, Il paesaggio naturale, in Paesi e paesaggi della Bassa bresciana, a cura di D. Tinelli, Manerbio, Desca, 1996. (Giancarlo Marchesi da Anforacconta)


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area del Lago d’Idro

STORIA A PUNTATE, DEL MALTRATTATO LAGO D’IDRO prima parte, tre Sopra: due immagini del fiume Chiese all’incile del lago d’Idro, che ne è uno splendido rilassamento morfologico, all’epoca di quando veniva tenuto forzatamente in secca per lo sfruttamento innaturale e abnorme imposto da scopi produttivi idroelettrici e agricoli;

in questo modo usando una galleria idraulica cosiddetta “degli agricoltori” durante la stagione irrigua il lago veniva abbassato molto al di sotto dello scolmo naturale, l’incile, e come si vede nella fotografia quella galleria scaricava a valle durante l’estate, e durante le

altre stagioni il letto rimaneva pressoché secco, tolti quei rari giorni di lago troppo alto per effetto di abbondanti piogge. Sotto: il lago d’Idro dopo il 2007, riportato dopo 90 anni al suo naturale splendore.


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area della Valle Sabbia

L’ISOLO DI GAVARDO prima parte

A volte abbiamo meraviglie della natura accanto a noi, sotto i nostri occhi, ma non sappiamo apprezzarle. Forse perché le diamo per scontate, forse perché il tempo le ha deteriorate, e ci siamo scordati di loro, presi come siamo dal vortice delle faccende quotidiane. Una di queste meraviglie si trova nel mio paese, Gavardo, e si chiama Isolo. Che cos’è l’Isolo? È una specie di penisola allungata, una lingua di terra, stretta e lunga, che parte dai due ponti della strada

spettacoli, eventi culturali, incontri. L’Isolo parte dal centro dei due storici ponti e si conclude con una cascata, da dove una parte dell’acqua del Naviglio ritorna al fiume, mentre un’altra continua il suo percorso. Il luogo è davvero pittoresco. Nel 1943, Baruzzi lo ha descritto in termini poetici e suggestivi: “…gli scogli denudati dalle acque del fiume nel loro perenne andare; ora le sagome tozze e contorte

ed è racchiusa tra le acque del fiume Chiese (ah, il Chiese!) e del canale Naviglio, che convoglia le acque dello stesso fiume. Si potrebbe dire che è lo scrigno del paese, un mini parco, un polmone verde affacciato sulle acque e sulle case del centro storico. Per troppo tempo lasciato in stato di abbandono, ora grazie all’impegno di tante persone, dal Comune ai volontari, è stato reso pulito ed ancor più accogliente, tornando ai fasti ed allo splendore di una volta. In tal modo si è riportata la gente a vivere questo spazio, riportando

degli alberi che vi crescono e si specchiano nei due corsi, ora il bianco delle spume dell’acqua che gorgoglia tra masso e masso; ora sposando la bellezza della natura con il rustico patinato del tempi delle case che coronano le opposte sponde animando meglio il loro paesaggio; ora riempiendo la tela con l’impetuoso fascio d’acqua candida che si precipita dal canale attraverso la grande chiavica posta a nord, e che forma una nivea corrente in quella verdura del fiume, con sullo sfondo l’arco di un ponte

ove corre la provinciale; ora riempiendo la tela di iridescenze nel tentativo di fermare il fenomeno di rifrazione della luce, dovuto al pulviscolo che l’acqua forma precipitando sempre da canale nel fiume attraverso la cascata che si forma a sud, quando le piogge sono abbondanti o le chiaviche principali sono calate.” E ancora: “Appollaiati sulle rocce gli adolescenti passano in rivista tutte le canzoni del loro repertorio: dagli inni marziali e solenni imparati a scuola, ai cori campagnoli locali, alle ultime novità canzonettistiche, che si rimandano di gruppo in gruppo. Giunge in questo modo l’ora del bagno. Senza tanti complimenti si svestono tuffandosi gioiosamente nelle acque…” E al tramonto ecco che la scena cambia: “Altre persone sono giunte, varcando furtivamente l’antico ponte a schiena d’asino gettato sul canale tra l’isolo e un vicolo del paese, e vanno a due a due. Una coppia s’è fermata sul greto, un’altra più distante s’è messa sull’argine, una terza s’è appoggiata a un albero: tutte frammischiano un bisbiglio a lunghe pause. La luna, apparendo improvvisamente dietro una nube, inonda il luogo con una luce da giardino di fate e inargenta le onde.” Il fiume va, e fa riaffiorare i ricordi… (foto: volontari del Gruppo “Gavardo pulita è più bella”)


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area della Valle Sabbia

L’ISOLO DI GAVARDO prima parte

Ricordo che, da bambino, con i miei amici organizzammo una mini olimpiade nel cortile della casa di Vicolo Fiorini e poi, superando la passerella di ferro, nell’Isolo gareggiammo alle corse, al lancio del giavellotto (un semplice manico di scopa) e al tiro con l’arco. Immaginavamo di essere Robin Hood ed i cedri del Libano sembravano la foresta di Sherwood. Alla finestra del “grattacielo” talvolta vedevo volare nel Naviglio oggetti misteriosi: erano i sacchetti dello sporco buttati in acqua! Accompagnavo mio fratello a lavare la Multipla, armati di secchio, sapone liquido e spugna, usando l’acqua del Naviglio. Scuotimento dei tappetini e asciugatura meticolosa, con svuotamento dei secchi di acqua sporca nelle “Chiare, fresche et dolci acque” (come cantava il Petrarca). Tra un ponte e l’altro, proprio all’inizio dell’Isolo da cui un tempo si poteva accedere attraverso delle scale di pietra, c’era il Bar-Ristorante Acli, con davanti la fontana di Garibaldi. Seduti ai tavolini, all’ombra dei secolari ippocastani (di cui noi bambini raccoglievamo le castagne “genge” perché pareva che togliessero i dolori), i giovanotti fischiavano alle ragazze di passaggio: alcune acceleravano imbarazzate e rosse in faccia, altre si voltavano verso quei nostrani latin lover come per dire “fischia pure, che ti faccio suonare io l’Aida.”. Spesso mi dissetavo alla fontana con sopra l’effigie di Garibaldi, dove si legge: "Garibaldi sul ponte antico rotto dagli

austriaci ed in un sol giorno dal popolo di Gavardo ristabilito mosse rapido alla vittoria nel 17 giugno 1859." Io, a cavalcioni, bevevo alla garibaldina, ignaro della tradizione che dice: chi beve l’acqua di Garibaldi non si allontanerà più dal paese. A scuola ho poi saputo che, duran-

stata dalla parrocchia grazie ad una grossa offerta di Antonio Ferretti, celebre inventore del Lanital (una fibra autarchica tratta dalla caseina, la proteina del latte) nonché fratello di monsignor Luigi. La sala venne messa a disposizione dei lavoratori cattolici delle A.C.L.I.

te la II Guerra d’indipendenza, gli austriaci in ritirata il 14 giugno 1859 fecero saltare il duplice ponte. Garibaldi incitò i patrioti gavardesi affinché lo riparassero, e già il 17 giugno l’Eroe dei due mondi ed suoi Cacciatori delle Alpi poterono riprendere l’avanzata verso il Trentino, acclamati dai gavardesi. Altri tempi! L’amico Antonio Abastanotti racconta che prima della guerra, oltre al bar c’era il Cinema Italia (ecco il motivo della particolare architettura del locale). Fra un tempo e l’altro venivano proiettati documentari di propaganda fascista. Alcune volte la proiezione dei film veniva fermata dai militi, che controllavano se nella sala vi fossero renitenti al servizio militare. Nel dopoguerra la sala fu acqui-

Ho partecipato molte volte alle conferenze che vi si tenevano. Erano super affollate, la gente partecipava, non ancora attratta dal potere incantatore della televisione. L’Avis ha organizzato molte conferenze sulla salute e sui temi sociali, grazie all’entusiasmo del mitico Renato Paganelli, di Cesare Goffi e di altre belle persone. A volte nella sala si svolgevano mostre d’arte (ricordo una del mio grande amico Andrea Giustacchini). Al piano sotto il salone, c’erano le stanze adibite ad uffici per la consulenza per il lavoro e per le pensioni, nelle quali si sono impegnati Anacleto Abastanotti, suo cognato Luigi Taraborelli ed Orsolina Avanzi, persone che hanno lavorato con dedizione e grande generosità. (Nella foto: parco dell’Isolo)


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area della Valle Sabbia

L’ISOLO DI GAVARDO prima parte

Il bar Acli è poi passato alla gestione dei simpatici fratelli Bresciani Francesco e Gabriele ed è diventato Bar Caligola, poi è passato per varie gestioni. Ma ancora adesso, ogni volta che ci passo davanti, nella mia mente si muovono tanti ricordi. Al sabato vedevo i cortei nuziali che giungevano al pranzo, nella sala del ristorante. Oltre il bar c’era infatti un grande salone, dove in fondo troneggiava un biliardo. Come ha scritto il dottor Marco Marzollo nel piccolo gioiello letterario “L’isolo”: “Si tratta d’una sala destinata ai banchetti, nella quale, finita la cerimonia in chiesa, sposi, testimoni, parentado, amici e conoscenti si radunano a mensa fino a notte… Gli sposi uscivano dal portone della chiesa e si avviavano a piedi per quelle poche decine di metri che conducevano alla terrazza davanti al bar: qui si fermavano per la fotografia e poi, a gruppi rumorosi, gli invitati scomparivano nella grande sala nella quale i tavoli, ben disposti a ferro di

cavallo, ospitavano quasi sempre oltre un centinaio di commensali.” Il sabato sera mi addormentavo sentendo i canti dei partecipanti agli sposalizi. Mi piaceva ascoltarli, c’erano certi acuti fatti da donne degne di cantare nell’Opera Lirica. Mi dava un senso, come dire, di comunità, di voglia di vivere. Ricordo le nozze di mia sorella Rita con il caro Sergio Franceschetti, e quelle di mio fratello Franco con Piera. Terminata la

segno di giubilo. Come tradizione, c’erano pranzo e cena. Durante il pomeriggio, con le giacche a spalla e la cravatta sciolta, gli invitati sciamavano nei bar, in attesa della cena. Con i miei familiari abbiamo sceso le scale e ci siamo recati al verde Isolo, in lieta compagnia, per scattare foto, tra sorrisi ed allegria. Ricordo un filmino, testimonianza di quell’evento.

cerimonia sacra nella chiesa parrocchiale, dopo il classico lancio dei confetti (che io e gli altri bambini raccoglievamo per terra e mangiavamo: tutti anticorpi!) gli sposi camminavano in mezzo alla folla plaudente fino al vicino ristorante. La gente gridava “W gli sposi!” e le auto di passaggio strombazzavano in

(Nella foto: l’Isolo dall’alto, nel verde, autore l’amico Antenore Taraborelli)

(Maestro John Comini)


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area della Pianura Bresciana

IL FIUME CHIESE A MONTICHIARI

Le acque del Chiese e la Comunità di Montichiari hanno una lunga e indissolubile storia che li unisce. Lo dimostra anche il fatto che, proclamata l’unità d’Italia nel 1861, i consiglieri comunali approvano la modifica del nome del loro Comune. Infatti: “…il re Vittorio Emanuele II con il Decreto n.975 datato in Torino il 23 ottobre 1862 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre dello stesso anno autorizzava il Comune di Montechiaro (Brescia) ad assumere la denominazione di Montechiaro sul Chiese, in conformità della deliberazione di quel consiglio comunale del 27 passato settembre …” “Fino dalle origini più remote e cioè, prima ancora di ottenere i titoli legittimi…Montichiari usava dell’acqua del Chiese quando cioè si incominciò a praticarvi l’irrigazione dei terreni che si ritiene derivato da un principio di Diritto Romano (Quominus esc publico

flumine) che si traduce: Nulla impedisce che si derivi acqua dal pubblico fiume, a meno che l’Imperatore o il Senato non lo vieti o quell’acqua non sia di uso pubblico, non si permetta di ciò fare se il fiume sia navigabile o alimenti altro fiume navigabile…” Il fiume Chiese ha la sua origine nella Val di Fumo, in territorio trentino, e dopo aver attraversato parte del bresciano va a sfociare nell’Oglio presso Canneto. Il suo percorso totale, compreso il lago d’Idro, è di 147 chilometri dei quali 48 nella provincia di Trento, 83 nella provincia di Brescia e 16 in quella di Mantova. L’etimologia della parola “Chiese” è ritenuta, da alcuni, di origine celtica e da altri etrusca. Nel 1085 è citato come “Clesum”, poi come “Kiysis”, e più tardi “Clusius” o “Clisio”. Il suo corso è alquanto tortuoso anche se abbastanza tranquillo fino al lago

d’Idro. Dopo aver attraversato la Valle Sabbia le sue acque raggiungono Bostone di Gavardo dove la metà di esse va a formare il Naviglio Grande; mentre una parte continuerà a scorrere nell’alveo del Chiese, l’altra metà andrà ad alimentare le tre grandi rogge: Lonata, Calcinata e Montichiara. I benefici dovuti all’uso delle sue acque sono stati universalmente riconosciuti e già documentati dal Medioevo quando, a detta di alcuni, il fiume Chiese veniva addirittura percorso con chiatte. (Virgilio Tisi e Fernanda Bottarelli, da l’eco della Bassa n°29 del 4/10/2003)


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area della Pianura Bresciana

PONTI E PIENE prima parte Già nel secolo XII a Montichiari “…le terre coltivate erano divise in quattro Quadre dall’intersecarsi del fiume Chiese con la strada Brescia – Mantova e prendevano nome dalle cappelle situate al centro di ciascuna, già segnalate nel 1185 con la Bolla del Papa Lucio III: s. Margherita, S. Zeno, S. Giovanni Battista e S. Cristina. Si trattava di semplici cappelle devozionali e isolate, perché nelle campagne non erano ancora sorte le cascine e tantomeno si erano formate le frazioni che prenderanno vita a partire dal secolo XV” Per l’attraversamento del fiume Chiese sono ricordati due ponti: uno “quello per Brescia” per i collegamenti a nord del paese e l’altro, più a valle, per collegare Montichiari a Calvisano. Fra questi due è tuttora visibile la base di una “pila” di un terzo ponte riemersa grazie ad una grande piena del fiume avvenuta nell’anno 1927; la pila è attribuita all’epoca romana o al primo periodo medioevale. “…Si tratta di un manufatto largo 3

metri, lungo 10 metri ed alto un metro, rivestito da un triplice corso di grossi conci in pietra bianca di Mazzano. Le misure sopracitate fanno pensare ad una carreggiata di circa sei metri, una via di comunicazione molto importante che collegava probabilmente Brescia a Mantova passando attraverso il colle di San Pancrazio entrando nella rocca dalla porta sud…” Gli attuali ponti sono stati ricostruiti in epoche relativamente recenti, sostituendo quelli precedenti

realizzati quasi sempre in legno e abbattuti, per lo più, dalle piene del fiume. Alcune di queste piene furono eccezionali tanto che i cancellieri del Comune pensarono di tramandarne la “memoria” nei Registri delle Provisioni: “…Hoggi 7 ottobre 1647 si doveva dar principio al mercato, ma tutto heri notte, et tutto hoggi e venuti si grande pioggia che pareva venisse il diluvio et il Chiese venne si fattamente alto che alagò gran paiese, et venne sin nel Reale fra li Molini, et non si fece il mercato per tal pioggia. Ma alli 7 di novembre, havendo cinque giorni cinque notti piovuto si gravemente, cosa non più vista da homo vivente, venne il Chiese, ma tutti quelli sopra di esso da Gavardo sin di sotto Asola, et alagò tutto Vigizolo (la parte bassa) seguendo tutto Ro, dugali, santo Brancano, Bredazane qual arrivava sin da messer Tomaso Breda, et a stare sopra il monte vardando in là pareva tutto lago et in oltre portò via campi facendo sì grande Rovina che tutti restava atoniti…” (Virgilio Tisi e Fernanda Bottarelli, da L’Eco della Bassa n°30 del 11/10/2003)


area della Pianura Bresciana

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PONTI E PIENE seconda parte

Anche la piena dell’ottobre 1738 causò notevoli danni calcolati in 200.000 ducati. Oltre alla distruzione del ponte di Montichiari venne abbattuto anche quello di Ponte San Marco. I Cancellieri del Comune riportano questo avvenimento nei Registri delle Provisioni “…Questa notte venendo il 18 venne una gran altezza del fiume Chiese che continuò qualche giorno con rovina totale delle Travate e Ponti del Chiese e grandissimo danno dei Beni, devastando e rompendo le bocche delle Seriole Bagatta e S. Joanna sopra questo territorio con Rovina eccizionale delli Edifici, Case, Beni nelle terre superiori. Arrivando l’acqua medesima alli Mulini di questa terra sino alla Levata in Vighizzolo e Ro…” In epoca recente il ponte sulla via per Brescia (costruito nell’anno 1897) fu colpito da un bombardamento durante la Seconda Guerra Mon-

diale (1945) causando enormi disagi a chi doveva attraversarlo. Per ovviare all’inconveniente alcuni “nerboruti” giovanotti si caricavano sulle spalle i passeggieri del tram Brescia – Carpenedolo per trasportarli ai vagoni fermi su due estremi del ponte distrutto. Dopo la pace siglata nel 1945 ebbero inizio i lavori di contenimento del fiume Chiese sul territorio monteclarense, con l’apertura di un cantiere per la costruzione degli argini di cemento. In un prossimo futuro verranno costruiti, ai lati del ponte, due passerelle che risolveranno il problema della pista riservata ai ciclisti e pedoni; la necessità di quest’opera era stata più volte sottolineata dai monteclarensi finalmente ascoltati oltre che dall’Amministrazione Comunale, anche dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici che ha

dato il via libera per la costruzione. Ai primi del 1900 risale la ricostruzione del ponte in località Borgosotto, utilizzato per raggiungere i paesi a sud-ovest di Montichiari (Ghedi, Calvisano, Leno, Manerbio, ecc). questo ponte sostituì il precedente in legno che aveva subito notevoli danni causati dalle piene del 1882 e del 1889 con l’infracidimento di alcune sue parti. Il rifacimento, questa volta in ferro, fu affidato alla Ditta Luigi Daverio di Milano che lo concluse nel 1907. (Virgilio Tisi e Fernanda Bottarelli, da l’Eco della Bassa n°31 del 25/10/2003)


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area della Pianura Mantovana

AVVENTURE IN CANOA SUL FIUME CHIESE dall’esperienza di Luciano Mazzotti Il fiume Chiese si può guardare da tanti punti di vista. Si può camminare lungo l’argine, accompagnati dal suono vigoroso delle sue acque, inoltrarsi nel folto della vegetazione lungo i tanti boschi ripariali, ci si può immergere nel fiume per pescare, aspettando con immobile tensione uno scintillio argentato sotto il pelo dell’acqua… Oppure fondersi con il fiume, scendere coraggiosamente le sue rapide, sentire il gorgoglio dei mulinelli e l’odore umido del fondale: lasciarsi trascinare dalla corrente e lottare con essa in un abbraccio vitale. È questa la prospettiva di Luciano Mazzotti, architetto e docente di topografia ed educazione tecnica ora in pensione. Il grande amore per la pratica sportiva corsa ad ostacoli, surf, marcia l’ha portato a interessarsi anche della canoa: una grande passione condivisa con diversi amici e perfezionata grazie a diverse trasferte, nei fiumi abbordabili e calmi come il Po o in quelli più impegnativi come il Noce, il Sesia, la Dora Baltea, ricchi di

rapide e dislivelli. Dall’Italia la prospettiva si è poi ampliata ad altre nazioni europee come la Francia, l’Austria, la Germania, la Repubblica Ceca, dove la discesa di fiumi e torrenti può coinvolgere gli appassionati anche per più giorni. Memorabile una discesa nel torrente Isonzo, chiamato Soča in Slovenia: le rocce calcaree del fondo rendevano l’acqua più chiara e l’azzurro del fiume si fondeva con quello del cielo in un’unica tonalità luminosa. L’interesse per la canoa diventa nel tempo così travolgente da contagiare positivamente altri ambiti della vita. Dal punto di vista professionale, dopo l’esperienza come docente all’Istituto Bonsignori di Remedello e in altre scuole superiori, Luciano supera il concorso e diventa insegnante di educazione tecnica nella scuola media. Qui comincia a proporre esperienze di “tecnica della navigazione”, associando il suo grande amore per la pratica sportiva alla volontà di trasmettere agli alunni delle cognizioni scientifiche ben precise. Che cos’è l’acqua se non forza, energia, movimento? Con l’approvazione del Dirigente e la collaborazione di un segretario amante della canoa, Luciano organizza delle semplici discese nel fiume Chiese con

i suoi studenti e scopre che in altri contesti, per esempio in Francia, questo approccio inizia con bambini ancora più piccoli, a dimostrazione che qualsiasi persona, indipendentemente dall’età, può avvicinarsi ad uno sport che garantisce una totale immersione nella natura e straordinari benefici per la salute. Nel 1982 Luciano aderisce come socio fondatore all’Associazione “Amici del Chiese” e prende parte al progressivo sviluppo della discesa in canoa anche sul corso del nostro fiume. L’Associazione poi cambia nome ed evolve nel Canoa Club Asola, organizzatore di tante attività e di storici raduni: fra i più partecipati, l’annuale discesa del Primo Maggio dalla diga di Acquafredda fino ad Asola, in memoria di Romeo de Munari, presidente dell’Associazione Amici del Chiese e promotore di iniziative per far conoscere ad un pubblico sempre più ampio la bellezza di questo sport. Un mezzo utilizzato è la “canoa canadese”, singola o doppia, che si utilizza in ginocchio, con pagaia semplice, ma ci sono anche canoe turistiche aperte, dove si sta seduti, pure con pagaia semplice; però il mezzo più diffuso è il kayak, a pagaia doppia, che viene quindi usata alternativamente a destra e a sinistra, senza “cambiare di mano”, dove invece si sta seduti, in un pozzetto con paraspruzzi, che permette di essere riparati dall’ingresso dell’acqua, pur mantenendo la possibilità di muoversi in modo agevole durante le manovre e la propulsione.


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area della Pianura Mantovana

AVVENTURE IN CANOA SUL FIUME CHIESE dall’esperienza di Luciano Mazzotti Al di là del tipo di imbarcazione utilizzata, la discesa in canoa permette un contatto assoluto con l’acqua e una perfetta fusione con il contesto naturale circostante. Pochi sanno che tecnicamente il fiume Chiese si può è navigabile in canoa lungo quasi tutto il suo percorso. Nella parte della pianura bresciana e mantovana si possono percorrere con facilità diversi settori in discesa e in risalita, ma i tratti più belli ed emozionanti sono alla sorgente, in Val di Fumo fino al lago di Malga Bissina ed in Valdaone, così come entusiasmante è la discesa lungo il Caffaro, torrente che nasce dal Cornone di Blumone nel territorio di Breno e si immette nel fiume Chiese poco prima del suo ingresso nel lago d’Idro. In passato venivano organizzati raduni a cui partecipavano numerosi canoisti provenienti da tutta Italia, attirati dal difficile percorso con rapide serie ed impegnative. Attualmente il Parco dell’Adamello ha sottoposto a legislazione la discesa in canoa, imponendo dei divieti, che dalla Val di Genova e del Sarca si sono estesi anche alla

pratica sportiva sull’alto percorso del fiume Chiese. Si tratta di regole sorte probabilmente per scoraggiare la più invasiva discesa con i gommoni - che dal punto di vista organizzativo creava non pochi problemi - ma è

l’impiego della canoa diventa impossibile durante la stagione estiva, perché il livello idrometrico si abbassa bruscamente, a causa dei prelievi a scopo irriguo, e solo nella zona di Mezzane di Calvisano l’acqua torna ad essere

un vero peccato che tali scelte si ripercuotano anche sulla pratica della canoa, che difficilmente viene autorizzata nel territorio del parco, benché sia ecologica e rispettosa degli equilibri naturalistici del fiume. Più a sud, in Val Sabbia e fino a Gavardo, la discesa può riprendere e consente delle piacevoli esperienze, fino all’incontro con gli sbarramenti creati anche a scopo irriguo e gestiti dal Consorzio di Bonifica Medio Chiese. Da Calcinato, Montichiari

alimentata da risorgive che accrescono la portata generale, senza peraltro garantire stabilmente la presenza del deflusso minimo vitale. È evidente dunque che la pratica della canoa è sì tecnicamente possibile lungo l’intero percorso del fiume ma deve tener conto di alcune variabili e di particolari autorizzazioni nei territori soggetti a tutela.


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area della Pianura Mantovana

AVVENTURE IN CANOA SUL FIUME CHIESE dall’esperienza di Luciano Mazzotti Chi volesse accostarsi al kayak fluviale deve ovviamente seguire le indicazioni di maestri più esperti che possano indicare l’uso corretto delle attrezzature e il modo più efficace per affrontare i potenziali rischi. La canoa è uno sport abbastanza sicuro ma non vanno sottovalutati alcuni pericoli, legati soprattutto alla possibilità di incontrare, durante la discesa, degli alberi caduti per calamità naturali nell’alveo del fiume, oppure ferri di armatura, sporgenti da manufatti in cemento armato, oppure cavi d’acciaio di traverso, messi per unire grandi massi, che in passato venivano posizionati per rallentare o spezzare il flusso della corrente: ostacoli che andrebbero rimossi per evitare possibili incidenti anche mortali. Particolarmente pericolosi sono anche i salti artificiali, anche piccoli, di sbarramenti uniformi e continui da sponda a sponda in grado di creare il temibile effetto “rullo” o “ritorno”, cioè un’inversione della corrente che impedi-

sce al canoista di uscirvi e di risalire sufficientemente da sotto il livello dell’acqua. Spesso capita che i principianti non tengano in considerazione queste insidie nascoste, che in realtà possono esporre a rischi ben più gravi rispetto per esempio a salti naturali di diversi metri. Proprio per questa ragione dovrebbe essere dedicata un’attenzione particolare alla creazione di scivoli laterali agli sbarramenti artificiali e di piazzole, dove chi pratica questo sport possa trovare dei punti di appoggio e di sosta durante la discesa. In realtà si nota poca sensibilità per questi aspetti, che invece andrebbero valutati seriamente, anche ai fini del salvataggio di persone o animali caduti accidentalmente in acqua. Un altro aspetto importante di questa pratica sportiva è la possibilità di monitorare, nel corso dell’attività, lo stato di salute del fiume, verificando i cambiamenti che nel tempo coinvolgono il suo alveo o le infrastrutture ad esso collegate. Spesso emerge uno stato

di manutenzione precaria dei ponti in calcestruzzo, all’intradosso dei quali si possono vedere ferri di armatura emersi e corrosi dalla ruggine o fessurazioni che avrebbero bisogno di interventi radicali di restauro e consolidamento. In altri casi si nota la tendenza a convogliare l’alveo dentro strutture cementificate di dubbia utilità, con il pretesto di limitare possibili esondazioni ma, di fatto, con il risultato di velocizzare il flusso della corrente in modo innaturale. Il mondo della canoa meriterebbe dunque un’attenzione maggiore, per il ruolo importante che ricopre fra gli sport a contatto con la natura, per le emozioni che sa trasmettere e, soprattutto, per la capacità di fornire uno sguardo sul fiume che parte veramente dal suo interno. (Antonella Busseni) (foto: Canoa Club Asola)


Federazione del Tavolo delle Associazioni che amano il Fiume Chiese ed il suo Lago D’Idro

O V O U N O N N A N O U B

i suoi 25 delegati augurano a tutte le genti dei 31 Comuni del bacino idrografico del Chiese che il 2022 sia soprattutto di salute e anche di soddisfazione per la salvaguardia del Chiese e del suo lago

La nostra Federazione ha realizzato le Berrette invernali, molto calde, disponibili nei 3 colori “Bianca, Blu, Bordeaux”, si possono avere con offerte minine di 15 euro, che andranno al fondo cassa nostro per poter pagare la poderosa azione legale che il 30 novembre 2021 abbiamo depositato per opposizione a ogni ipotesi di scaricare nel Chiese la depurazione del Garda. Sosteneteci. Info: 340.2930784


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Acqua del Fiume Chiese che Unisce n°3 by FEDERAZIONE ASSOCIAZIONI FIUME CHIESE E LAGO D'IDRO - Issuu