N° 2 - 1 novembre 2021
Rivista bimestrale online della Federazione del Tavolo delle Associazioni che amano il Fiume Chiese ed il suo Lago D’Idro Registrazione Tribunale di Brescia n°1/2021 del 11 gennaio 2021 Direttore Responsabile: Marzia Borzi Direttore Editoriale: Gianluca Bordiga Caporedattore: Luciano Gerlegni In Redazione: Antonella Busseni, Gigi Rosa, Luciano Gerlegni, Mario Cherubini, Valter Bellandi Registrazione Tribunale di Brescia n° 1/2021 del 11 gennaio 2021
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editoriale
Lanciando il cuore oltre l’ostacolo Questo secondo numero di “Acqua del Fiume Chiese che Unisce” esce con cadenza bimestrale modificata rispetto a quanto prefissato. La variazione di pubblicazione è in parte una decisione editoriale e in parte forza di causa maggiore dovuta agli importanti e impegnativi accadimenti che la Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ha dovuto affrontare negli scorsi mesi. Uno degli ostacoli più difficili da superare per riuscire a vincere la battaglia e respingere quella volontà che vorrebbe trasferire nel fiume Chiese la depurazione dei reflui fognari della sponda bresciana del lago di Garda, infatti, è spezzare quella complicità che ancora oggi purtroppo viene data da taluni abitanti del Chiese che, a vario titolo e forse perché ignavi, prestano a questa sostanziale abnorme prepotenza di un bacino idrografico nel confronti di un altro. Di questo grave e talvolta invisibile ostacolo ne è consapevole l’ampio sodalizio che, avviato sotto forma di tavolo permanente nel 2018, oggi agisce nella veste giuridica di Federazione: la “Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro”, che attualmente annovera 25 formazioni sociali no-profit dalla Val Daone fino a Canneto Sull’Oglio. Dalla convinzione,
nella natura stessa di questo ampio sodalizio, che la cura e la difesa del grande bacino idrografico del Chiese possa realizzarsi solo se ogni suo tratto di territorio si rende solidale con gli altri, la nostra Federazione il 9 agosto scorso si è resa partecipe dell’azione eclatante di avviare un Presidio popolare di protesta e informazione h24 giorno dopo giorno davanti all’ingresso principale della Prefettura di Brescia, insieme ad altre quattro organizzazioni di difesa dell’ambiente: il Tavolo provinciale Basta Veleni, il Comitato referendario per l’Acqua Pubblica, il Comitato mamme del Chiese e il Comitato Ambiente Territorio Basso Garda. Questa azione, giorno dopo giorno, ha preso sempre una crescente forza di partecipazione, divenendo un punto chiaro di convergenza per quanti amano e quindi difendono in modo autentico il fiume Chiese e il suo lago d’Idro che ne è un rilassamento morfologico. Proprio questa azione, che mentre scriviamo il presente è in atto da ben 85 giorni, nelle prime 3 settimane di attività ha assorbito quasi totalmente anche le nostre energie ed è per questa ragione che il secondo numero del giornale online della
nostra Federazione, ovvero questa edizione, esce con due mesi e più di ritardo. Protraendosi, infatti, la presenza di alcuni di noi, che sono anche parte attiva di questa pubblicazione, presso il presidio, di concerto con la Redazione, abbiamo ritenuto di uscire in data primo novembre e di fissare poi nei primi giorni dei mesi dispari le date di pubblicazione del nostro giornale bimestrale. Ciò ci ha permesso altresì di arricchire questo numero con ulteriori voci che giungono dal presidio stesso e che daranno modo a tutti voi lettori di percepire con profondità quale spirito comunitario animi questa azione popolare che resterà come unica e importantissima negli annali delle lotte ambientali a difesa del territorio.
(Gianluca Bordiga, Direttore editoriale) (Marzia Borzi, Direttore responsabile) Per scrivere al direttore responsabile o proporre eventuali contributi giornalistici inviare un’email a: marzia.borzi@libero.it
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area del Trentino
Un nuovo pericolo all’orizzonte per il fiume Chiese
DOVE VERRA’ SCARICATO QUELL’INVASO DA TOGLIERE DAL LAGO MORANDINO ? Son trascorsi oltre 30 anni granulometria più fine sita nella dall’ultima pulizia eseguita sul zona prospicente l’imbocco fondale del lago Morandino, in dello scarico di fondo (circa alta Val di Fumo, nella Valle 4000-5000 metri cubi). In quel trentina attraversata dal fiume rapporto datato 5 luglio 2018 il Chiese. A seguito di un’indagi- CESI annunciò che, entro il ne richiesta dal 2020, doveva essere fatto gestore del lago, la “Dove verrà un intervento importante portato Hydro Dolomiti per preservare la funzioEnergia srl (HDE), quel terriccio” ? nalità degli organi di scariora è giunto il tempo co e per assicurare la di togliere dal lago ben 16 mila conservazione dei volumi tonnellate di terriccio e fanghi- d’invaso rilevati nel 2007 del glia, pari ad un palazzo di 6 bacino di Ponte Murandin nei piani con base da 900 metri Comuni di Valdaone (TN). Un quadri. Un’operazione che programma elaborato a seguito richiederebbe un lavoro di circa delle disposizioni ministeriali 6 mesi che aziende esperte sono del 2004 e 2008 ben capaci di compiere. Ma la inerenti gli domanda, per ora senza rispo- obblighi di mansta è: “Dove verrà portato quel tenimento dei terriccio” ? La Società HDE, volumi d’invaso, dopo aver chiesto uno studio a seguito della dettagliato ai tecnici del CESI, proroga di ha presentato nel luglio 2018 concessione di all’Agenzia Provinciale per le prelievo d’acqua Risorse Idriche e l’Energia ad uso idroelet(APRIE) della Provincia di trico ai sensi Trento il programma per “il della legge recupero e la conservazione del n.4/98. L’impivolume d’invaso della diga di anto di Ponte Murandin è stato Ponte Murandin afferente realizzato nel 1954 sbarrando il all’impianto idroelettrico di fiume Chiese in località MuranCimego”. A tal proposito è stata din nel Comune di Valdaone convocata una Conferenza di (TN). L’utilizzo del serbatoio è Servizi il 22 gennaio 2020 per finalizzato alla regolazione poter dar modo a tutti i convesettimanale delle acque del nuti (compreso il Ministero dei fiume Chiese per la produzione Trasporti) di trovare il miglior di energia elettrica nella centrasistema per il recupero ed il le di Cimego. Il serbatoio riceve travaso di ben 16.000 metri cubi le acque del fiume Chiese e, di terriccio e sedimenti, che si mediante canale a pelo libero, distinguono in una componente quelle dei torrenti Adanà, Revedi granulometria più grossolana gler e Molinello. Le acque invasituata nella parte di monte sate vengono derivate nell’impidell’invaso (c.a 11.000 metri anto di Cimego mediante un cubi) e in una componente di canale di derivazione in pres-
sione lungo 3307 metri e diametro di 1,80 metri e condotta forzata lunga 461 metri. Le acque turbinate vengono rilasciate nell’invaso di Cimego, posto a valle dello scarico dell’omonimo impianto. Dallo sbarramento di Ponte Murandin è previsto il rilascio modulato delle portate di DMV secondo il seguente programma temporale: 371.7 litri/sec dal 1 gennaio al 30 aprile e dal 1 novembre al 31 dicembre; 714.5 litri/sec dal 1 maggio al 31 ottobre. Il fiume Chiese nasce dal monte Fumo nel Parco Naturale Adamello-Brenta e a monte della diga di Ponte Murandin forma i laghi di Malga Boazzo e Malga Bissina. Il bacino a monte dell’invaso di Ponte Murandin è costituito di rocce magmatiche intrusive, talvolta ricoperte da depositi alluvionali detritici. La superficie del bacino imbrifero a valle dello sbarramento di Malga Boazzo è di 30,4 km2 e di quello allacciato è di 27,7 km2, per un totale di 57,8 km2. Il territorio a monte dell’invaso è caratterizzato da aree agricole, boschive e pascoli, e piccoli nuclei abitativi. Non sono presenti attività antropiche di rilevanza. Dal Piano Tutela Acque risulta che il corso d’acqua, a monte e a valle dello sbarramento, ha raggiunto obiettivi di qualità ai sensi del Decreto Legge 152/06. (Mario Cherubini)
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area del Trentino
Non ha dubbi Dino Zocchi, Presidente Ass.ne pescatori Alto Chiese
SE QUEI SEDIMENTI VANNO NEL FIUME CHIESE SARANNO LA SUA MORTE L’invaso idroelettrico di Ponte Murandin è classificato nella tipologia ambientale tra i “piccoli bacini artificiali” catalogati “laghi artificiali di importanza ittica” nella Carta Ittica Provinciale, per la loro utilizzazione ai fini della pesca dilettantistica. Nell’invaso si eseguono semine ittiche per “pronta pesca” ogni anno (trota fario e iridea) in base al Piano di gestione dell’Associazione Pescatori Alto Chiese, presieduta da Dino Zocchi, 370 soci , di cui 70 soci aggregati minori fino ad anni 14, permessi giornalieri venduti ben 2786 nel 2020. Senza dimenticare che “nel 2020 eravamo nel pieno COVID”, afferma Zocchi “e come tutte le società di pesca non abbiamo un ricambio generazionale di giovani, essendo i soci Ordinari di età media di anni 53.” Questi pescatori, oltre a tutti i residenti della Val di Fumo, sono preoccupati per il possibile travaso di quei sedimenti nel fiume Chiese. “Significherebbe la morte di tutto il patrimonio ittico del fiume”, afferma il presidente. “Dopo la conferenza dei servizi 22 gennaio 2020 non si sa più niente oltre ai pareri espressi dalle autorità; da quel che sappiamo stanno discutendo con il parco, per lo stoccaggio e per come fare a togliere il materiale, e le autorizzazioni. Noi durante la conferenza dei servizi abbiamo ribadito che versare il materiale nel fiume significa farlo morire, e poi rigenerarlo serviranno decenni”. Per il ripristino del volume del bacino Ponte Murandin, considerando l’accumulo di materiale dal
2007 al 2018 e quello al 2020, lo studio conferma che serve asportare 16.000 metri3 di sedimenti, tramite tre ipotesi di rimozione: fluitazione, asportazione, o sghiaiamento. La destinazione potrebbe essere: aree di ripristino ambientale, o cessione di materiale a imprese locali. Preoccupa molto la cittadinanza e l’associazione pescatori l’ipotesi di “fluitazione verso valle dello scarico di fondo”, aspirando con draga il sedimento fine, rilasciandolo nel corpo idrico ricettore, cioè nel fiume Chiese “con torbidità controllata, diluito con la portata stagionale prevista”. Consigliano di farlo in inverno, che è periodo critico per riproduzione dei salmonidi e perché la portata è dimezzata. In alternativa, propone lo studio CESI “l’attività può essere svolta a bacino svuotato tramite l’ausilio di mezzi meccanici che favoriscono la rimozione del materiale fine convogliandolo nelle acque in arrivo al bacino verso lo scarico”. Preoccupa anche il fatto che “il materiale fluitato comunque verrebbe convogliato nella sottostante vasca di Cimego, andando ad aumentare ulteriormente il volume di materiale sedimentato che già interessa il manufatto”. Inoltre “le criticità ambientali dovute all’aumento di torbidità delle acque interesserebbe il
corso del fiume Chiese, nel tratto da Cimego al lago d’Idro, e le acque del lago nei dintorni della Foce”. Da considerare la gravità della possibile riduzione di riserva idrica dei due serbatoi Boazzo e Malga Bissina, che è altamente strategica in estate a salvaguardare la balneabilità del Lago d’Idro e le pratiche irrigue bresciane. Il materiale potrebbe essere sistemato in sponda destra dell’invaso, al di fuori delle pertinenze idrauliche. Tale area è già stata utilizzata negli anni ’60 per deposito di 30.000 metri3 di materiale di granulometria grossolana, costituita di ghiaia. Per lo stoccaggio attuale pare sia disponibile una zona residua semipianeggiante, con conifere da disboscare, che potrebbe contenere i sedimenti, in una superficie di circa 4500 metri2, di cui una parte di proprietà di HDE ed altra da acquisire. Difficile da risolvere anche il problema del traffico di mezzi pesanti per trasporto del sedime attraverso le strette vie dei comuni nella Val di Fumo. “Noi come società aspettiamo per vedere quale sistema adottaranno per togliere il materiale dagli invasi visto che anche i Comuni sono dalla nostra parte del parere che quel materiale va tolto e portato via in sicurezza, non riversato nel fiume” conclude il presidente Dino Zocchi, delegato per questa associazione nella Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro; che è pronta ad affiancare i cittadini della Val di Fumo a protezione delle acque del Chiese, che sono Vita di 31 Comuni italiani. (Mario Cherubini)
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area del Lago d’Idro
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area della Valle Sabbia
La tristezza del fiume I fiumi, con la loro bellezza, la loro stava morendo nello stagno di tranquillità ma anche con la loro casa; ma ahimè il Pesciolino fu agitazione, con la loro riva, verde divorato da un’anatra. d’estate e scheletrica d’inverno, L’acqua era vita, ma poteva sulla quale si ascolta il essere morte. lento scorrere dell’acqua e Dopo quel giorno Per dieci anni ne è il rumore che fa fra i salti quell’acqua è passata di acqua o nelle piccole cascate sotto i ponti, ma non tornata ad oppure il frastuono creato avrei mai pensato essere vita dalla violenta corrente nei che quel fiume momenti di pioggia, rigonfi di sarebbe diventato il protagonista acqua confluita dagli affluenti, della nostra vita. sono talvolta testimoni di tragedie. Il 24 novembre 2013 quel fiume Il Chiese, purtroppo, ha le sue ha inghiottito mio figlio Emanuevittime e si porta via la gioia della le, che ha raggiunto il suo pesciovita di chi spesso quella vita l’ha lino dopo aver assunto una droga ancora tutta davanti a sé. sintetiRicordando con commozione ca ad coloro che lungo tutto il corso del una fiume hanno lasciato nel dolore i festa. propri affetti, abbiamo voluto Quella ascoltare il pensiero di Gianpietro notte Ghidini, della Fondazione Ema ho Pesciolino Rosso (per informazioni odiato e sostegno alla Fondazione sito quel internet: pesciolinorosso.org), fiume, chiedendogli come fosse cambiata perché la sua visione del fiume Chiese, la sua dopo la scomparsa del figlio che lo acqua nera aveva portato via mio ha portato ad un profondo impefiglio: l’acqua non era vita, ma gno, tramite la Fondazione, nel morte e ora stava sostegno dei giovani attraverso una chiamando attenta opera di divulgazione. anche me a un tuffo con il quale Il rapporto di papà Gianpietro con avrei potuto il fiume Chiese. cancellare tutti i «C’è un massiccio montuoso sul sensi di colpa e quale raggiunsi la vetta trent’anni la sofferenza. fa: l’Adamello. Ma qualcosa mi È da questa montagna immensa ha fermato e che nasce il fiume Chiese; un fiume sono tornato a importante, che attraversa numecasa, nella quale rosi comuni bresciani, tra i quali dopo due giorni Gavardo, dove mi trasferii con la ho sognato di mia famiglia nel 2003. salvare EmanueProprio in quell’anno con Emanuele dal fiume; le, che aveva sei anni, liberammo nello svegliarmi nel Chiese un Pesciolino rosso che ho avuto chiaro
quello che avrei dovuto fare: dedicare la mia vita ai giovani, cercando si salvarne almeno uno. Solo così avrei potuto dare un senso alla mia vita. Dopo quel giorno quell’acqua è tornata ad essere vita e ho capito che tutto è vita, perché la morte non è altro che trasformazione. Dipende solo da noi trovare il senso e ho capito che se metteremo amore, tutto sarà trasformato il in vita». (Gianpietro Ghidini)
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area della Valle Sabbia
La centrale idroelettrica di Carpeneda, a Vobarno Nel 1919 la Società Elettrica Bresciana mise un intoppo alla realizzazione delle opere idrauliche già approvate per la riduzione del Lago d’Idro a serbatoio artificiale. Chiese infatti di incrementare la quota di invaso del lago e di portare a Vobarno il salto d’acqua. La centrale idroelettrica, in base a quanto stabilito nel 2017, si sarebbe dovuta costruire a Vestone. Il salto d’acqua sarebbe stato di 41,27 metri mentre a Vobarno il salto raggiunge circa 105 metri, aumentando la potenza nominale della centrale di quasi sei volte. Dopo avere iniziato i lavori, la S.E.B, li sospese ritenendoli troppo onerosi e con costi notevolmente incrementati rispetto alle previsioni iniziali. Attraverso l’opera di mediazione operata da alcuni agricoltori bresciani appoggiati dalla Banca di Credito Agrario e dalla Banca San Paolo di Brescia, si giunse alla costituzione della “Società Lago D’Idro” che si prese in carico le opere di regolazione del lago mentre l’impianto idroelettrico vero e proprio, da realizzarsi in seguito alla regolazione del Lago d’Idro, sarebbe stato a carico della S.E.B.. La galleria di derivazione, che porta l’acqua dal Lago alla centrale, inizia dalle falde del monte Proace, sulla sinistra del Lago, nei pressi dell’abitato di Lemprato e si dirige
poi, nel sottosuolo, verso la Val Degagna che è una diramazione della Valle Sabbia ed è percorsa dal torrente Agna, affluente del Fiume Chiese. Dopo un altro tratto, deviando leggermente, la galleria raggiunge la centrale idroelettrica di Carpeneda, con un percorso di 9.370 m. La galleria è interamente rivestita di muratura con intonaco di cemento. La portata massima è di circa 30 metri cubi d’acqua al secondo. Le centrali idroelettriche realizzate fino ad allora dalla Società Elettrica Bresciana, lungo il corso del Chiese, a Barghe e Sabbio, avevano una potenza piuttosto modesta con salti di pochi metri. La realizzazione della centrale di Carpeneda fu un progetto ambizioso che dovette far fronte a grandi difficoltà tecniche, fra le quali il fatto di dovere perforare la roccia impregnata di acque sorgive. La centrale di Vobarno entrò in funzione nel 1931; con una producibilità annua di circa 130 GWh. La concessione idroelettrica della
S.E.B., sostituita dall’Enel, scadrà nel 2029. La centrale restituisce al Fiume Chiese l’acqua utilizzata nel processo di produzione di energia elettrica nelle sue immediate vicinanze. Purtroppo talvolta ciò non avviene e veniva a mancare il deflusso minimo vitale con conseguenze pesanti anche per l'intervento di ripopolamento della fauna ittica in atto ad opera della Provincia. Per questo il controllo messo in atto dai Carabinieri Forestali a carico della centrale idroelettrica di Carpeneda di Vobarno, lungo il Chiese - di suo regolarmente autorizzata alla derivazione delle acque pubbliche in forza di una concessione regionale - si è concluso con una serie di sanzioni amministrative” (Giornale di Brescia 26/01/2019).
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area della Pianura Bresciana Spazzatura, fiume e territorio
UN COMITATO FA DA SENTINELLA Fiume e spazzatura. Qualunque cosa finisca nel Chiese, ma proprio ogni singola cosa, dal momento in cui diventa immondizia, inizia a mutare non solo la sua forma bensì lo stesso destino dell’habitat naturale in cui va a confluire. Ne è consapevole il Comitato Cittadini
di Calcinato il cui territorio comunale, di circa 12 mila abitanti, è abbracciato proprio dal fiume Chiese che ne delimita le tre grandi aree del Centro, di Ponte San Marco e di Calcinatello e dove il fiume da sempre è stato fondamentale nel corso della storia per il supporto agricolo e per la fruizione di acqua, legname, pesce, materiale edile, principalmente sassi e ghiaia, con il quale anticamente si edificavano le abitazioni e ci si sostentava. Proprio al fiume e al territorio civico, il Comitato ha voluto dedicare un progetto mirato lavorando su tutti i fronti del degrado ambientale con una sessantina di sentinelle pronte ad allertare in caso di pericolo ecologico di qualsivoglia specie. Grazie alle segnalazioni e alle informazioni drammatiche sullo stato di abbandono dei rifiuti stagnanti nelle scarpate, nei fossi, in mezzo ai rovi, sulle sponde del fiume e nella campagna, si è riusciti a creare così quasi una sorta di mappatura dell’immondizia, una
documentazione fotografica di cosa gli inquinatori lasciano per strada, il segno tangibile del loro terribile, devastante passaggio in quell’ambiente che un tempo era pressoché incontaminato. Molti dei rifiuti raccolti – come raccontano le testimonianze dei volontari – sono quasi “reperti archeologici” e hanno un’età databile addirittura di 20/25 anni, come ad esempio gli pneumatici Anni Ottanta. E sono proprio gli pneumatici a farla da padrona fra i pezzi maggiormente rinvenuti, di tutte le misure e dimensioni: 397 quelli raccolti complessivamente riferiti a vari mezzi di trasporto come moto, auto, trattori, camion (assenti all’appello stranamente solo le biciclette). Tra quelli più pericolosi le coperture in eternit, onduline bituminose e batterie delle auto mentre fra le “testimonianze del passaggio umano” più originali 39 batterie auto/camion, 24 secchi pieni di vernice abbandonati in aperta campagna, una “stufa della nonna” e un albero di Natale che narrano una storie ormai dimenticate di famiglia e condivisione. Oggetti spesso
anche bellissimi, come alcune biciclette del dopoguerra, sedie impagliate, vasi decorati, tante piccole cose che degnamente restaurate, hanno trovato un nuovo posto nel cuore e nella casa di chi le ha salvate. Per tutto il 2019 i volontari, oltre 60 persone, hanno monitorato, grazie alle sentinelle e a mappe ben precise, il territorio e poi hanno valutato le priorità, cioè i punti che andavano ripuliti nell’immediato (anche a causa della pericolosità dei rifiuti da smaltire o all’accessibilità dei luoghi) e quelli che, meno in sofferenza, potevano aspettare qualche mese. Il progetto, iniziato a novembre 2020, in sei mesi con 4 spedizioni a settimana, ha messo a segno oltre 104 uscite, 1400 sacchi neri utilizzati e oltre mille quintali di spazzatura di ogni genere raccolta, concludendosi il 1 giugno 2021 soprattutto perché il caldo e i rovi a bordo strada non consentivano di operare correttamente e in sicurezza. La mappatura, però, ad oggi continua e la raccolta riprenderà al primo di ottobre con azioni probabilmente molto più leggere perché il grosso ormai è stato decisamente raccolto. Il Comitato, dunque, può dirsi soddisfatto dei risultati raggiunti sebbene quello dell’abbandono rifiuti resti un fenomeno difficile da sradicare. (Valter Bellandi)
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area della Pianura Bresciana
QUANTA VITA DONA IL CHIESE! Il sentiero lungo più di 5km che costeggia in tondo il Chiese, passando dal ponte in Borgosotto fino al Ponte del Centro Fiera, permette di fare piacevoli passeggiate in ogni stagione e proseguire poi a nord o a sud verso i paesi limitrofi che il fiume attraversa. Ci sono pure spiaggette dove in estate prendere la tintarella e farsi un bagno; anni fa infatti chi non poteva permettersi una vacanza al mare, aveva come meta Chiesenatico! Il Chiese è comunque sempre suggestivo: suoni, profumi e colori della natura, offrono alla passeggiata o alla sosta sensazioni rigeneranti, rilassanti, adatte a tutte le età e anche con cani al seguito. Mi ha raccontato un amico, residente dai primi anni ’60 nel quartiere “Campo Sportivo “(vicino al Romeo Menti), che scorrazzava con gli amici lungo il tratto di fiume antistante casa sua, notando da allora ad oggi tanti cambiamenti: alcuni naturali, altri a causa o per merito dell’uomo. Quando si riscaldavano le case con la stufa, molti si procuravano la legna sulle rive del Chiese, dov’era gratuita ed abbondante e per questo erano più brulle. Adesso è proibito portare via anche piante morte, inoltre sono cambiati i materiali di riscaldamento, perciò il paesaggio è più verdeggiante. Il
fiume era ricco di pesci, tra cui i cavedani che nei periodi di secca saltando uscivano dalla superficie, quindi per facili prede per gli abitanti delle case del villaggio. ”Erba lègn e rübì” erano cibo per i conigli; i prati appetitoso pascolo per greggi di pecore; in primavera e in estate i ragazzini si arrampicavano agili su piante
di frutti selvatici (ciliege, more, gelso, carrube, fichi), sia per mettere a tacere un po’ la loro fame mai abbastanza saziata, sia per gioco o sfida tra compagni di scorribande. Le donne in autunno raccoglievano cicorie (redécc e sgrégn) conservandole in vasi
sott’aceto per l’inverno e in primavera il luppolo (loertìs), per insaporire frittate o risotti; e ancora bacche di rosa canina, fiori di camomilla e di malva, per curare lievi malanni. C’erano i carrettieri, come mio nonno materno e, passata alla storia monteclarense perché unica carrettiera, “la Balina”: con la sola forza di braccia e badile, con immensa fatica, estraevano nel letto del Chiese sabbia e pietre utili per l’edilizia, caricandole sul carretto trainato dal cavallo o dal mulo. Il villaggio, ma un po’ tutto il paese ha goduto dunque di molte risorse del Chiese, ma lo ha pure usato per buttare scarti di ogni tipo, come si è visto di recente con gli scavi per rinforzare l’argine, oltre ad essere usato purtroppo tuttora come pattumiera da parte di incivili. E lui, il nostro Chiese? Sono certa che se potesse dire la sua, confermerebbe di essere orgoglioso di regalare tanta vita e proprio per questo ci implorerebbe di ritornare a rispettarlo come merita. Questa intrigante storia d’amore tra fiume, natura e uomo, rende ai miei occhi il Chiese un grande dono, una fonte preziosa da riscoprire, apprezzare e preservare per il benessere di tutti. (Ornella Olfi)
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area della Pianura Mantovana
MESTIERI ALL’ARIA APERTA Prima che si verificasse la meccanizzazione delle campagne, le necessità della vita quotidiana spingevano le comunità contadine a trovare in natura le risorse più varie, integrando le pratiche agricole con semplici attività di raccolta. Il fiume Chiese, come altri corsi d’acqua della nostra pianura, forniva un’infinità di elementi utili agli usi più disparati e alimentava una “economia del selvatico” di particolare interesse. Molti erano i mestieri all’aria aperta che era possibile praticare sul fiume o lungo i suoi argini, nei boschi o nelle campagne circostanti, ricche di fontanili e canali di derivazione. Alcune professioni sono del tutto scomparse ma le testimonianze orali e, in qualche caso, la documentazione fotografica precedente agli anni Cinquanta contribuiscono a farle riaffiorare dall’oblio e ci inducono a riflettere su un rapporto tra l’uomo e la natura che era certamente indirizzato allo sfruttamento ma in termini decisamente sostenibili e sempre accompagnato, in ogni caso, dalla parallela contemplazione degli elementi naturali, acqua e terra in particolare. Una figura che era legata all’acqua del fiume e alle sue rive erbose e umide era quella dell’impagliatore, che in esse cercava la preziosa fibra del carice da utilizzare per il proprio lavoro. Il carice è una pianta
appartenente alla famiglia delle Cyperaceae: in dialetto le sue foglie erano chiamate carèśe. Verdi e slanciate, venivano raccolte in estate e poi fatte essiccare all’ombra per non perdere la propria elasticità. Prima dell’utilizzo si procedeva a reidratarle, immergendole per alcuni minuti nell’acqua perché fossero flessibili; in questo modo l’operazione dell’impagliatura era più agevole e non procurava sottili ferite alle mani per lo sfregamento delle dita nella torsione delle fibre. Il nome scientifico della pianta (carex riparia) deriva dal verbo greco cheìro che significa tagliare e allude al profilo radente delle sue foglie. Un tempo il carice cresceva abbondante nei meandri dei fiumi, nelle zone palustri e nelle lanche della nostra pianura, dove l’acqua veniva gradualmente abbandonata dal flusso della corrente fino a trasformarsi in una pozza stagnante. In questo habitat il carice si sviluppava in associazione con altri tipi di piante palustri, come la tifa o l’iris d’acqua, producendo a primavera le sue caratteristiche infiorescenze a spiga di color marrone. L’impagliatore di sedie si muoveva di cascina in cascina in modo itinerante. Arrivava con la materia prima e gli strumenti del mestiere e rimaneva per un giorno intero o per più giorni, per accontentare le necessità delle varie famiglie, suscitando l’interesse dei
bambini che si fermavano a guardare le sue mani esperte, capaci di trasformare la massa dorata del vegetale in una cordicella tesa che partendo dal bordo era in grado di ricostruire saldamente la trama di una sedia logorata dall’uso. Spesso veniva ospitato a pranzo oppure accolto nel fienile per la notte. Il carice aveva diversi altri utilizzi. Legato in fasci di una certa dimensione veniva impiegato per isolare i tetti delle case o per l’imbottitura del giogo per i buoi, intrecciato in sottili funi serviva a legare i covoni del grano durante la mietitura, oppure per realizzare le arelle, i graticci su cui si appoggiavano i frutti da essiccare o le foglie del gelso per la crescita dei bachi da seta. Più spesso, per questo impiego, venivano utilizzate le sottili e lineari canne di palude. Mentre la raccolta delle fibre era un’operazione maschile, la realizzazione dei cannucciati era svolta in prevalenza dalle donne nei mesi autunnali. Le arellaie – così venivano chiamate le giovani impegnate in questa attività – lavoravano all’interno di fabbricati in cui si passava ad una produzione quasi industriale di graticci, sfruttando la disponibilità di piante palustri che alla fine dell’estate raggiungevano il massimo sviluppo. Anche il cestaio legava la sua attività alla raccolta di giunchi e di altre piante tipiche delle zone umide, oppure di vegetali rustici reperibili in campagna. Continua a pagina 12...
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area della Pianura Mantovana
E’ il caso della saggina (sorghum vulgare) che, privata della granella destinata all’alimentazione animale, veniva impiegata per la creazione di scope. Un’altra pianta molto conosciuta era il sanguanì (cornus sanguinea), un arbusto della famiglia delle Cornaceae. I rami giovani, ricchi di una sostanza chiamata antocianina, assumevano un vivace colore rosso ed erano spesso utilizzati sia per la fabbricazione di scope e ramazze da cortile sia per conferire una suggestiva nota cromatica a ceste e graticci. Questi oggetti venivano venduti ai mercati e potevano essere prenotati
con particolari caratteristiche: la settimana successiva l’artigiano ritornava con il cesto perfettamente realizzato. Nel mondo agricolo, in ogni caso, molti conoscevano il modo di lavorare vimini e giunchi, per cui il proprietario di una grande cascina impiegava i suoi braccianti per questo tipo di attività durante la stagione invernale, quando non c’era lavoro nei campi e ci si dedicava piuttosto alla manutenzione degli strumenti o alla costruzione di gioghi e badili. Nascevano così vari tipi di oggetti di salice, nocciolo, corniolo, olmo: caśöi per i pulcini, sìste per i bachi da seta o per le pannocchie
scartocciate, naśe per la pesca, sistèi, caagnoì per la raccolta di patate o altre verdure, magari intrecciati in modo più grossolano e meno artistico rispetto all’opera di un cestaio esperto ma certamente utili allo scopo. Un’altra figura, oggi quasi scomparsa, che dipendeva dalla ricchezza d’acque della nostra pianura era quella del pescatore di rane, chiamato in dialetto ranér. Munito di una particolare lenza, si avventurava nelle zone umide dopo il tramonto per avere maggiori possibilità di successo. Gli strumenti che lo accompagnavano erano le fiocine e la lampada ad acetilene per abbagliare gli anfibi, detta löm col carbùro. I più abili pare riuscissero a pescare le rane direttamente con le mani, scavando nella fanghiglia per stanare i diversi esemplari. Le rane venivano poi riposte in una reticella o in cesto di vimini intrecciato con coperchio, laccio di cuoio e fibbia, usato anche per conservare temporaneamente altre prede. Mentre il ranér si dedicava alla sua attività in modo relativamente stabile, nelle famiglie contadine la pesca alle rane poteva diventare un’occasione festosa per gustare una saporita frittura e variare l’alimentazione in tempo di primavera. Allora anche i ragazzi aspettavano il momento propizio: approfittando del periodo in cui le rane si accoppiavano e perdevano il loro istinto diffidente, un prato coperto d’acqua e una notte di plenilunio bastavano a garantire un eccellente bottino. Nel fiume Chiese un tempo erano molto diffusi anche i gamberi di acqua dolce e i bòs (ghiozzo padano), che venivano pescati abbondantemente e serviti con la polenta
nelle trattorie. Erano pesci che amavano acque pulite, alimentate dalle risorgive, e per i quali esiste oggi il divieto assoluto di pesca, essendo una specie protetta. Nelle isole create dal fiume o
lungo i tratti privi d’acqua anche i sassi e le pietre levigate, la ghiaia fine e la sabbia erano sfruttate come materiale da costruzione, soprattutto nei secoli passati. Qui entravano in azione i raccoglitori di sassi che conducevano poi il materiale alle fornaci, dove si produceva la calce o si macinavano le pietre ricche di quarzo per ricavare una polvere fine che, mescolata all’argilla, serviva a produrre la terraglia, cioè le stoviglie. Questi mestieri presupponevano la capacità di industriarsi per ricavare dai luoghi tutto ciò che potevano offrire, secondo ritmi stagionali e tecniche precise che richiedevano una trasmissione di saperi fra generazioni. Un contatto spontaneo con la natura, un’immersione nel respiro del fiume e della sua vegetazione che dobbiamo certamente riscoprire, benché tutto ci separi ormai dalla civiltà contadina, fatta di fatica e miseria ma anche di abilità e sapienza. (Antonella Busseni)
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda.
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Federazione del Tavolo delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d'Idro
Collettamento e depurazione dei liquami fognari degli insediamenti in sponda bresciana del lago di Garda
Soluzioni tecniche a confronto
Sommario 1
2
3
4
5
PREMESSE ................................................................................................................................. 2 1.1
Oggetto ......................................................................................................................................... 2
1.2
Generalità ..................................................................................................................................... 2
CARICHI DEGLI AGGLOMERATI ...................................................................................... 3 2.1
Il bacino bresciano – veronese del lago di Garda......................................................................... 3
2.1
Portate fognarie generate dal bacino bresciano da Tignale a Salò (“Toscolano”) ....................... 4
SOLUZIONE “ATTUALE” – COLLEGAMENTO SUBLACUALE................................... 5 3.1
trasferimento in condotta sublacuale ............................................................................................ 5
3.2
Ampliamento del depuratore di Peschiera ................................................................................... 6
3.3
Riepilogo degli interventi necessari e criteri di valutazione ........................................................ 8
3.4
Riepilogo dei costi della soluzione “Sublacuale - Peschiera” ...................................................... 9
SOLUZIONE ESENTA DI LONATO.................................................................................... 10 4.1
Caratteristiche del bacino ........................................................................................................... 10
4.1
Fognature, depurazione ed emissario nuovo depuratore ............................................................ 10
4.1
Costi della soluzione “Esenta” ................................................................................................... 11
CONFRONTI E CONCLUSIONI .......................................................................................... 12 5.1
Aspetti ambientali ...................................................................................................................... 12
5.2
Aspetti economici....................................................................................................................... 12
5.3
Costi sociali ................................................................................................................................ 13
5.1
Conclusione ................................................................................................................................ 13
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda.
PREMESSE 1.1
Oggetto
La presente relazione concerne una valutazione tecnico economica di due soluzioni alternative riguardanti il collettamento, la depurazione e lo smaltimento delle acque reflue generate dagli agglomerati prospicienti il lago di Garda, in particolare per quanto riguarda la sponda bresciana, comprendendo la sponda veronese, senza peraltro tener conto di eventuali contributi associabili al litorale trentino. Tali soluzioni, come più avanti più dettagliatamente descritte, sono le seguenti: a) mantenimento del sistema di collettamento del bacino attualmente sotteso dalla stazione di sollevamento di Toscolano e trasferimento dei liquami, tramite sistema di condotte sublacuali, al collettore costiero di sponda veronese in località Torri del Benaco; b) realizzazione di un nuovo collettore fognario a servizio della sponda bresciana, recapitante in un impianto di depurazione di nuova costruzione in località Esenta di Lonato. 1.2
Generalità
I dati acquisiti nella stesura della presente relazione sono stati tratti dalle diverse pubblicazioni disponibili, in particolare dall’”ANALISI DI SITI ALTERNATIVI PER L’UBICAZIONE DELL’IMPIANTO DI DEPURAZIONE A SERVIZIO DELLA SPONDA BRESCIANA DEL LAGO DI GARDA, a
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firma del prof. Giorgio Bertanza, Ordinario di Ingegneria Sanitaria Ambientale all’Università di Brescia.
La popolazione equivalente servita da sistema fognario gravante sul lago di Garda (escluso trentino), è la seguente:
In altri lavori (Olivieri) si è data per scontata la avvenuta fine vita delle attuali condotte DN400, con necessità di immediata rimozione dei “relitti”, il che invece non risulta da altri lavori (Comini), nei quali si afferma che Le condizioni delle attuali condotte in acciaio permettono ancora molti anni di corretto funzionamento.
carichi bacino nord (Toscolano) estate inverno Tignale 7.211 1.657 Gargnano 9.618 3.829 Toscolano M. 25.130 10.293 Gardone R. 8.329 3.435 Salò 18.076 13.561 Roè Volciano 6.275 5.607 Totale b. nord 74.639 38.382
Non è stata invece abbastanza evidenziata, ad avviso dello scrivente, l’insufficienza idraulica dell’attuale coppia di condotte nel trasferimento delle nuove portate pluviali come prescritto nell’intervenuta nuova normativa statale e regionale, il che è altra cosa.
San Felice B. 16.727 Puegnago s.G. 5.300 Manerba d.G. 25.293 Polpenazze d.G. 7.025 Moniga d.G. 17.093 Soiano d.L. 5.403 Padenghe s.G. 17.718 Lonato Lido 3.623 Totale a. sud 98.182
Quanto sopra premesso, Il presente studio preliminare ha carattere comparativo, finalizzato ad una maggior comprensione dei vantaggi e degli svantaggi delle due soluzioni alternative considerate.
TOTALE SPONDA BRESCIANA 172.821 71.412
Le parti relative al collettore di sponda veronese e sistemazione impianto di Peschiera nei limiti dell’attuale potenzialità (335.000 a.e.) si considerano risolte con altri interventi e sono quindi qui escluse dalla trattazione.
SPONDA LAGO
CARICHI DEGLI AGGLOMERATI
(Fonti: studio del prof. Bertanza 2019, progetto preliminare Garda Uno 2016, Acque Bresciane srl, Ufficio d’Ambito Brescia, A2A ciclo idrico)
2.1 Il bacino bresciano – veronese del lago di Garda
carichi agglomerati sud: 4.792 4.530 7.363 3.425 3.857 2.703 5.877 483 33.030
DESENZANO+SIRMIONE 79.925 48.123 Desenzano 47.963 35.785 Sirmione 31.962 12.338 VERONESE DEL 240.000 120.000
Da Malcesine a Peschiera 220.380 102.680 Valeggio sul Mincio 19.620 17.320
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda. 2.1 Portate fognarie generate dal bacino bresciano da Tignale a Salò (“Toscolano”) L’attuale sistema di trasferimento sublacuale di Toscolano sottende, in sponda bresciana da Tignale a Salò, un bacino di 38.382 abitanti residenti (presenti d’inverno) che diventano 74.639 durante la stagione turistica estiva, come sopra riportato (dati ricavati dallo studio del prof. Bertanza). Le caratteristiche del liquame prodotto dal bacino sotteso sono quindi così quantificate: popolazione equivalente servita ab. eq. 74.639 dotazione Idrica netta l/ab/d 200 portata nera giornaliera 14.928
mc/d
portata nera media oraria Qm mc/h 622 portata di punta tempo secco mc/h 933 pari a l/s
259
portata “legale” di pioggia (5 Qm) mc/h 3.110 pari a l/s
864
La corrispondente portata da trasferire (al netto delle eventuali acque parassite) è quindi di 622 mc/h in tempo secco e di 3.110 mc/h (misura obbligatoria per legge) in tempo di pioggia. Attualmente, le acque reflue prodotte dal bacino considerato
vengono traferite, tramite un sistema subacqueo, al collettore di gronda in sponda veronese, recapitante nel depuratore terminale di Peschiera. E’ poi allo studio, tra diverse altre, una soluzione alternativa, più avanti descritta, che prevede il collettamento di tutte le acque provenienti dai centri costieri orientali (sponda bresciana) ed i relativo trattamento in un costruendo impianto di depurazione da realizzarsi in località Esenta presso Lonato.
SOLUZIONE “ATTUALE” – COLLEGAMENTO SUBLACUALE
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3.1 trasferimento in condotta sublacuale Consiste nel trasferimento dei liquami generati dal bacino sotteso dalla stazione di sollevamento di Toscolano al collettore costiero della sponda veronese del lago, tramite sistema di condotte sublacuali. Attualmente la portata di tempo secco viene trasferita con una sola condotta mentre per le portate di pioggia si attivano 2 condotte. Come vedremo, nelle condizioni attuali, anche le due condotte risultano insufficienti a trasferire le portate di pioggia come sopra quantificate relativamente alla stazione estiva. Con i dati aggiornati all’attuale popolazione equivalente servita, date anche le lamentate non ottimali condizioni delle condot-
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te esistenti, per garantire il regolare trasferimento delle portate indicate si rende necessaria una terza condotta. Infatti, anche distribuendo la portata di pioggia come sopra calcolata su due condotte del DN400, cioè assegnando a ciascuna la portata pluviale obbligatoria di 432 l/s, è necessario far viaggiare l’acqua alla velocità di circa 4 m/s. Con questo valore, esagerato in tali applicazioni, la perdita di carico a tubi nuovi risulta pari a 0,024 x 7400 = 177 m, che possono salire anche fino al doppio considerando la vetustà delle attuali tubazioni. Ciò corrisponde però ad una potenza di sollevamento dell’ordine della decina di MW, con oltre 30 bar di pressione di mandata, valori completamente al di fuori della normale tecnica operativa in istallazioni di questo tipo e funzione A fronte di questa insufficienza, si sono predisposti diversi programmi per la rimozione delle condotte e dar corso a soluzioni alternative; di queste, quella attualmente più accreditata appare quella esaminata, per i debiti confronti, nella seconda parte del presente lavoro. Tuttavia, dalle informazioni assunte e dai lavori e studi svolti, salvo errori e/o omissioni, non risulta siano state effettuate prove di tenuta sulle tubazioni esistenti, pur rilevando delle corrosioni che, nei punti maggiormente ammalorati, presenterebbero diminuzioni puntuali di spessore di circa 3 mm sui 13,6 mm originali.
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda. La cosa andrebbe sicuramente approfondita, però date le pressioni del liquido trasportato che, nel caso più avanti esaminato (con varo di una terza condotta), raggiungerebbero al massimo 3,7 bar, non si ritiene di poter affermare che dette tubazioni abbiano raggiunto per questo una “fine vita”. La sollecitazione meccanica derivante dalla pressione del fluido trasportato appare infatti tutt’ora ininfluente sulle caratteristiche della tubazione. Non si ritiene pertanto condivisibile, salvo diverse motivazioni, dismetterle. Per quanto riguarda le prestazioni idrauliche del sistema, per far fronte alle maggiori portate intervenute per effetto dell’incremento della popolazione equivalente servita, ma ancor più dalle nuove disposizioni di legge in materia di sfiori di piena (oggi 1.000 l/ab/d pari a 5 volte la portata media di tempo secco), la soluzione che si ritiene più conveniente consiste invece nel mantenimento delle condotte esistenti, ma con l’installazione di una terza linea, una nuova condotta del DN600, in grado di trasportare le portate di tempo secco (1,5Qm = 259 l/s) con una perdita di carico tra gli 8 m (tubo nuovo) ed i 12 m (tubazione sporca), con una potenza massima assorbita dalle pompe di lancio, in piena stagione, attorno ad 87 kW ed un consumo giornaliero, su 16 h/d, di circa 1400 kWh/d. La spesa energetica, durante la stagione estiva, risulterebbe di 210 €/d. In tempo di pioggia, distribuendo opportunamente la portata sulle 3 condotte (500 + 182 + 182 = 864 l/s), la perdita di carico si alzerebbe di
poco, attorno ai 37 m (3,7 bar), quindi con una potenza massima complessiva di lancio di circa 640 kW, ben più accettabile, essendo limitati ai soli eventi di piena. Un’ulteriore maggiorazione del diametro della terza tubazione potrebbe diminuire ulteriormente i consumi energetici, ma oltre certi limiti è sconsigliabile, non tanto per il costo, quanto per il maggior tempo di ritenzione e per l’inferiore effetto di autopulizia conseguente alla minor velocità dell’acqua alle portate inferiori. Peraltro, va considerato che le condotte possono essere mantenute pulite anche tramite “pigging” (risulta che anche le esistenti siano predisposte), motivo per cui l’esatto dimensionamento della terza condotta va comunque verificato in fase di progettazione.
Ampliamento del depuratore di Peschiera
3.2
Il mantenimento del sistema translacuale con recapito delle nuove portate pluviali nel collettore costiero in sponda veronese comporta un corrispondente adeguamento di detto collettore e dell’impianto di depurazione terminale di Peschiera. Per una valutazione delle spese si è considerato l’inserimento di una stazione monoblocco a fanghi attivi completa, comprendente i
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pretrattamenti meccanici, la sedimentazione primaria, la predenitrificazione, l’ossidazione biologica, la sedimentazione finale, la disinfezione finale, più un contributo di adeguamento linea fanghi con digestione anaerobica e disidratazione fanghi digeriti, un contributo impianti elettrici, computando 215 € per abitante equivalente servito, ottenendo rispettivamente un costo di 15.000.000 relativo ad un ampliamento da 74.639 abitanti (cioè il bacino sotteso da Toscolano). Per adeguare invece l’impianto dagli attuali 335.000 ai 492.746 calcolati dal prof. Bertanza per l’intero sistema del Garda (sponda bresciana + sponda veronese) si dovrebbero aggiungere ulteriori 17.000.000 di euro. Per quanto riguarda il fabbisogno di aree nuove, ai fini di una stima tecnica ed economica, si è ipotizzata la semplice aggiunta del sopraindicato “monoblocco” all’attuale impianto da 335.000 abitanti, relativamente alle due ipotesi di ampliamento:
sopra, impianto di Peschiera: schema ampliamento per 74.639 abitanti aggiuntivi
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda. quelle fognarie nere, interventi sulla cui importanza non si insisterà mai abbastanza. Purtroppo con risultati quasi sempre deludenti.
Riepilogo degli interventi necessari e criteri di valutazione 3.3
sopra, impianto di Peschiera: schema ampliamento da 335.000 a 492.756 abitanti totali Ovviamente gli schemi sopra indicati sono del tutto esemplificativi, rappresentati solo per dare un’idea di quelli che possono essere gli spazi necessari e dei relativi costi. Rappresentano una soluzione possibile (ma non la migliore) ed il relativo costo. Nel caso di una revisione generale dell’impianto (oramai 44enne), si individuerebbe sicuramente una configurazione più razionale, più compatta (probabilmente rientrando nell’area attualmente occupata) e più economica. Come precisato nelle premesse, nel conteggio non si sono computati i lavori del collettore Garda est (in corso d’appalto) e la necessaria e programmata manutenzione straordinaria dell’attuale impianto di Peschiera. Si è invece tenuto conto dei lavori relativi alla linea fanghi (ancora tutta da sistemare) di adeguamento alle nuove potenzialità, ancorché non visibilmente evidenziati in figura. Parimenti, non si sono qui presi in considerazione gli auspicabili interventi di separazione delle reti fognarie rivierasche, cioè con canalizzazioni pluviali separate da
Gli interventi necessari sarebbero, come detto, i seguenti: -Fornitura e posa di una terza condotta sublacuale DN600 parallela alle due esistenti, con relative connessioni terminali e adeguamento dei sistemi accessori (pretrattamenti e sollevamenti di lancio); -Maggiorazione del costruendo nuovo collettore di gronda in sponda veronese (+ 864 l/s); -Ampliamento dell’impianto di depurazione di Peschiera dagli attuali 335.000 nominali ai 492.746 (v. studio prof. Bertanza) abitanti equivalenti di potenzialità, vale a dire + 157.746 a.e. Per la stima dei lavori si sono seguiti i seguenti criteri: a) Fornitura e posa della terza condotta: si è considerata una tubazione in acciaio DN 600, con rivestimento interno epossicatramoso e protezione esterna poliuretanica o epossidica a forte spessore, interrata fino alla batimetrica -10 m e appoggiata sul fondo. Eventuale rimozione di ostacoli sul letto di posa. Lunghezza 7.500 m. Costo stimato per la fornitura e posa in opera 2.000 €/m.
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b) Revisione/adeguamento opere a terra in prevalenza esistenti: adeguamento della stazione di terra, comprendente i pretrattamenti (dissabbiatura, grigliatura fine), sollevamenti autonomi per le 3 condotte, intercettazioni con saracinesche motorizzate con possibilità di pigging per la pulizia interna, parte elettrica di comando e controllo, impianto di protezione catodica. Costo stimato a corpo 3.000.000 di euro. c) Maggiorazione collettore sponda est: si è considerato il finanziamento di una perizia di variante al progetto attualmente in fase di appalto: 25 km a 200 €/m di supplemento. d) Ampliamento Peschiera: come precedentemente esposto, si è considerato il costo di una stazione monoblocco a fanghi attivi completa come descritta, computando 215 € per abitante equivalente servito, ottenendo rispettivamente un costo di 15.000.000 relativo ad un ampliamento da 74.639 abitanti (cioè il bacino sotteso da Toscolano). Per adeguare invece l’impianto dagli attuali 335.000 ai 492.746 calcolati dal prof. Bertanza per l’intero sistema del Garda (sponda bresciana + sponda veronese) si dovrebbero aggiungere ulteriori 17.000.000 di euro.
Riepilogo dei costi della soluzione “Sublacuale - Peschiera”
3.4
Il costo approssimativo di tali interventi, parametrato sulla base di medie su interventi analoghi, è il seguente:
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda. -Fornitura e posa della terza condotta: 15.000.000 -Revisione/adeguamento opere a terra: 3.000.000 -Maggiorazione collettore sponda est: 5.000.000 -Ampliamento Peschiera + 74.639 a.e.: 15.000.000 -Ampliamento Peschiera + 83.107 a.e.: 17.000.000 -Sommano lavori “mantenimento” : 55.000.000 -Somme a disposizione 15%: 8.000.000 -Spesa totale intervento 63.000.000 Gli importi sopra indicati, che andranno precisati e confermati almeno con una specifica progettazione preliminare, sono da considerarsi quindi larga massima, in quanto determinati su base parametrica come precedentemente specificato.
4. SOLUZIONE ESENTA DI
LONATO 4.1
Caratteristiche del bacino
Si considera ora la soluzione che prevede di mantenere il conferimento all’impianto di Peschiera dei reflui generati dai bacini bresciani di Desenzano e Sirmione (79.925 a.e. estivi), a cui si aggiungerebbero i reflui della sponda veronese (240.000 a.e.). Il carico totale gravante su Peschiera risulterebbe di 319.925 a.e., compatibili quindi con l’attuale potenzialità del depuratore terminale (anzi, lasciando a quest’ultimo una potenzialità residua di circa 15.000 a.e, utili ad esempio per un eventuale servizio bottini).
Andrebbero quindi collettati e trattati tutti gli scarichi della sponda bresciana a monte di Desenzano, e cioè quelli attualmente sottesi dal nodo settentrionale di Toscolano, precedentemente indicati più quelli relativi agli altri centri rivieraschi, e precisamente: Estate
Inverno
Nodo settentrionale di Toscolano 74.639 38.382 San Felice del Benaco 16.727 4.792 Puegnago sul Garda 5.300 4.530 Manerba del Garda 25.293 7.363 Polpenazze del Garda 7.025 3.425 Moniga del Garda 17.093 3.857 Soiano del Lago 5.403 2.703 Padenghe sul Garda 17.718 5.877 Lonato del Garda Lido 3.623 483 Il carico totale estivo della sponda bresciana, esclusi Desenzano e Sirmione, risulta quindi di 172.821 a.e.
Fognature, depurazione ed emissario nuovo depuratore
4.1
Per quanto concerne le fognature, si dovrebbe procedere come segue. Ovviamente il bacino sotteso da Toscolano è tutto servito da collettori fognari realizzati con
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pendenze convergenti, appunto su Toscolano, in particolare la parte compresa tra Toscolano e Salò, che comporterebbe problemi di non poco conto (inversione delle fognature). Ora, essendo impensabile procedere con il rifacimento di dette fognature con pendenza invertita e evitando per quanto possibile la formazione di cantieri sulla gardesana, una soluzione che qui si considera possibile consiste nel mantenere invariata la rete esistente sottesa da Toscolano e sfruttare, adeguandola, l’esistente stazione di sollevamento per trasferire, anche tramite tratti di condotta in pressione, i liquami a valle di Salò e proseguire quindi con un collettore tradizionale di circa 35 km fino al prospettato depuratore di Esenta di Lonato (172.821 a.e.). Le portate idrauliche dei liquami che si presentano alla sezione terminale, sono le seguenti: popolazione equivalente servita ab. equiv. 172.821 dotazione Idrica netta l/ab/d 200 portata nera giornaliera mc/d 34.564 portata nera media oraria Qm mc/h 1.440 portata punta tempo secco 1,5Qm mc/h 2.160 pari a l/s 600 portata di pioggia (5 Qm) mc/h 7.201 pari a l/s 2.000 La portata pluviale che il collettore deve garantire, prescritta dalla norma (5Qm) e sulla quale la tubazione deve essere dimensionata, è quindi di 7.201 mc/h pari a
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opere a
5.1 C
Per qu 2.000 l/s. Anche lo smaltimento delle acque depurate costituisce un problema non da poco. La scelta del recapito finale (Chiese, Mincio, canali irrigui), oltre che dall’analisi idraulica dei possibili ricettori, dipenderà anche dalla verifica di diverse esigenze e la necessità di accordi tra molteplici soggetti. Si può stimare, comunque, una lunghezza di almeno 10 km.
Costi della soluzione “Esenta”
4.1
I costi di questa soluzione sarebbero i seguenti: -Collegamento fognario da Toscolano a Esenta: 35.000.000 -Impianto di Esenta: 50.000.000
depurazione
-Emissario di scarico: 10.000.000 -Totale lavori 95.000.000 -Somme a disposizione 15% 15.000.000 -Spesa totale dell’intervento 110.000.000 Anche in questo caso, il conteggio non comprende i lavori del collettore Garda est (in corso d’appalto) e la necessaria e programmata manutenzione straordinaria dell’attuale impianto di Peschiera.
CONFRONTI E CONCLUSIONI 5.1 Aspetti ambientali 5
Dal punto di vista ambientale va osservato che la seconda soluzione prevede per il Garda 2 depuratori, mentre la prima soluzione prevede un unico depuratore (peraltro già esistente, ancorché necessiti di adeguamento e di ampliamento), in conformità al principio che promuove la concentrazione delle strutture di depurazione in pochi impianti di maggiori dimensioni, evitando per quanto possibile un ambientalmente nocivo frazionamento. Per quanto riguarda il collegamento sublacuale, il trasferimento delle acque nere è affidato esclusivamente alla nuova condotta, che garantisce sicuramente un livello di sicurezza elevato e più che adeguato alla funzione. Le condotte esistenti, pur risultando in buono stato, potrebbero forse non garantire un livello di sicurezza pari a quella nuova, però sarebbero destinate al trasferimento delle sole acque pluviali, quindi con un livello di rischio ambientale comunque inferiore in caso di fessurazioni. Rischio che scende comunque a quasi zero dato che al momento non risultano esservi danni di rilievo né fessurazioni e che comunque queste sarebbero in ogni caso prontamente rilevate dalla strumentazione con conseguente immediata intercettazione della condotta eventualmente difettosa. Anche in tal caso la sicurezza ambientale sarebbe garantita, in quanto la condotta nuova più una sola esistente sono già in grado di convogliare la portata di piena, ancorché con maggior consumo energetico delle pompe di lancio.
trasferi Per il futuro, un intervento che esula dalla presente trattazione, in quan sicuramente non da poco ma altrettanto sicuramente racco(niente mandabile è quello della separalegate a zione delle reti (acque di pioggia e acque nere in sistemi separati). Si tratta di un processo da Gorizia programmare non certo a breve termine, tuttavia il beneficio ambientale che ne deriverebbe sarebbe di grande rilievo. Non possono infatti sfuggire i vantaggi di tale configurazione: a) scaricare a lago esclusivamente le acque meteoriche, eventualmente alleggerite della quota di prima pioggia (dilavamento superfici), totalmente prive di acque nere ancorché diluite (con apporto inquinante quasi zero); b) Alla depurazione sarebbero conferite esclusivamente le acque nere, con esclusione delle portate pluviali e quelle parassite, quindi con portate assai ridotte e netto miglioramento dei rendimenti di depurazione; c) il sistema di condotte sublacuali risulterebbe sottoposto ad un carico idraulico assai minore (-80%) 5.2
Aspetti economici
La popolazione equivalente totale generata dagli insediamenti gardesani (trentini esclusi) ammonta a 492.746 abitanti equivalenti, coperti solo in parte dalla potenzialità del depuratore di Peschiera (335.000 a.e.). In qualsiasi caso, in un modo o nell’altro, sarà necessario provvedere alla copertura, con ampliamenti o con nuovi impianti, dei 157.746 abitanti equivalenti non serviti.
rra per la costruzione del grosso collettore e del nuovo impianto di depurazione ad Esenta.
inserto speciale, studio preliminare dell’ing. P. Cappella, nclusione ristrutturazione e potenziamento dell’attuale sistema di depurazione del lago di Garda.
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to sopra esposto, si può affermare che la soluzione c.d. “Attuale”, che contempla il sistema d
ento deiIl costo liquami del bacino nord da Toscolano a Torri del Benaco sia da preferire a quella Gorizia, 10 maggio 2021 c.d. “Esenta impiantistico della depuraCosti sociali 5.3 zione, parametrato come sopra
comporta minori costi per le strutture (oltre il 40% in meno), minori costi sociali durante i lavo indicato (215 €/ab nel caso di I costi sociali, i disagi, ecc. dipenampliamento di impianto esistenestensore– ambiental deranno molto garanzie dalle scelte antieri a bloccare la circolazione stradale) e migliori sotto llil professionista profilo ecologico te), dovrebbe ammontare nell’uno e
progettuali operate in sede di
Nel caso di Esenta, si ha un maggior costo di 16.000.000 di euro, dovuti 0 maggio alle 2021 seguenti diverse circostanze:
per quanto riguarda la realizzazione del collettore Toscolano – l professionista estensore Esenta. Quello che per ora si può evidenziare, in termini di Ing Pieraimondo Cappella confronto, è che i disturbi arrecati dai lavori a lago (nuova condotta) e all’interno dell’impianto di Peschiera risultano veramente trascurabili, se paragonati a quelli connessi con i cantieri delle opere a terra per la costruzione del grosso collettore e del nuovo impianto di depurazione ad Esenta.
mantenimento e al controllo di gestionedefinizione di un unico depuratore. nell’altro caso ad euro 33.915.000. dei lavori, soprattutto
La popolazione da servire risulta maggiore 172.821 a.e. anziché 157.646, e questo a causa della diversa configurazione fognaria che si accolla i circa 15.000 a.e. del margine inutilizzato di Peschiera, come precedentemente indicato. Si tratta della realizzazione di un impianto di depurazione ex novo, con i collegamenti stradali, le aree da espropriare, l’ubanizzazione, gli allacciamenti elettrici, gli edifici di serviPag.13 zio, ecc., per cui il costo specifico STUDIO – GORIZIA per abitante lievita dai 215 €/ab ai 5.1CAPPELLA Conclusione circa 290 €/ab (totale 50 milioni). Per quanto riguarda i collegamenti fognari, nel primo caso il trasferimento sublacuale aggiornato alle nuove intervenute disposizioni di legge, comporta un costo di 15+3+5 = 23 milioni di euro; nel secondo caso, si tratta di realizzare 35 km di collettore fognario nuovo, con tratti in pressione, espropri, opere d’arte, allacciamenti, ecc., portata pluviale trasportata (per legge) alla sezione terminale di oltre 7.000 mc/h, stimabile in 35 milioni di euro. Si pone poi il problema dell’emissario dell’impianto, con recapito in un adeguato ricettore, corso d’acqua superficiale o canale artificiale che sia. Per la soluzione si è qui stimato un costo di 10 milioni di euro, ma che potrebbero anche non bastare.
Per quanto sopra esposto, si può affermare che la soluzione c.d. “Attuale”, che contempla il sistema di trasferimento dei liquami del bacino nord da Toscolano a Torri del Benaco sia da preferire a quella c.d. “Esenta” in quanto comporta minori costi per le strutture (oltre il 40% in meno), minori costi sociali durante i lavori (niente cantieri a bloccare la circolazione stradale) e migliori garanzie sotto il profilo ecologico – ambientale legate al mantenimento e al controllo di gestione di un unico depuratore.
Ing Pieraimondo Cappella
la Bandiera unitaria, creata dalla nostra Federazione
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La Bandiera della Federazione simbolo d’intento comune e di unità Hanno iniziato a sventolare dai balconi e dalle finestre di molti paesi che si trovano sull’asta del Chiese e sono rimbalzate qua e là anche sui social, postate dai sostenitori e da tutti coloro che vogliono dare un segno, seppur pacifico e silenzioso, del proprio dissenso alla decisione di far defluire i reflui del Garda nel fiume. Si tratta delle bandiere della Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese e il suo lago d’Idro, vessilli privi di qualsivoglia connotazione politica, che vogliono essere uno strumento mediatico forte e preciso per far sì che il messaggio di salvaguardia arrivi al maggior pubblico possibile. La bandiera, alla quale la Federazione ha iniziato a pensare già verso la fine del 2019 quando era ancora un tavolo permanente, prende spunto da quelle realizzate anni fa per la battaglia sul deflusso minimo vitale del lago d’Idro, che erano state più di 4000 ed ebbero un grande impatto sull’opinione pubblica riuscendo a far uscire di casa e ad aderire alla causa persino le persone più scettiche, quelle che si erano fatte prendere dall’assuefazione. Il ruolo che si
affida alla bandiera, che è stata concepita come uno stendardo di 1 metro e 50 verticali per 1 metro orizzontale, è quello di porre una domanda quotidiana a ciascuno dei 130 mila abitanti residenti nei 31 Comuni che compongono il bacino idrografico del Chiese: “Il Chiese
grida aiuto… Tu non fai niente?”. Chiunque, andando a lavorare, a far la spesa, spostandosi anche solo per svago, ogni giorno avrà dunque modo di vedere, leggere, meditare su questa domanda e interrogarsi su quanto sta accadendo. La frase, che è stata pensata a lungo e con estrema attenzione, quasi fosse una poesia, ed è posta in modo significativo, una parola per riga e per finire dei punti di sospensione, pone un grande interrogativo dentro l’intimità di ogni persona: «Il Chiese grida aiuto perché il depuratore si avvicina. Tu cosa stai facendo? Partecipi a qualche riunione? Esprimi un parere sulla
vicenda o sei agnostico? Da che parte stai? Da quella dell’ambiente o di un certo tipo di politica?». Durante i prossimi lunghi mesi, attraverso le bandiere, il quesito verrà posto in modo martellante, rispettoso ma deciso e si rivolgerà a tutti i paesi dell’asta del Chiese, anche a quelli trentini, che ovviamente non hanno i problemi di inquinamento o di depauperazione delle acque come la pianura ma che comunque ci sono e partecipano congiuntamente agli altri. La bandiera infatti è anche il segno di unità e di intenti, di fronte comune per la difesa del patrimonio ambientale che è identitario di tutti. Si confida che venga appesa a tutte le finestre, i davanzali, i balconi delle case; si spera possa sventolare anche davanti alle pareti dei Municipi; ci si augura addirittura che qualche Comune magnanimo ne acquisti qualcuna da distribuire a quei cittadini meno attenti, incoraggiandoli ad esporla. Si spera nell’effetto domino, cioè sul fatto che nessuno, leggendola, possa sottrarsi alla propria responsabilità di cittadino e che spinga ciascuno a fare la propria parte, piccola o grande che sia. (Marzia Borzi)
dal “Presidio 9 agosto” Salviamo il Fiume Chiese
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UNA VOCE DEL PRESIDIO CONTENITORE DI UMANITÀ Quando verso la fine di luglio, in una riunione di tutti i delegati della Federazione ad Acquafredda, si decise di organizzare un presidio permanente a Gavardo, l’idea mi piacque molto ma mi spaventò anche un po’: mi chiedevo se saremmo riusciti a mantenere per molto tempo l’impegno. La questione poi a breve si modificò e si scelse di aderire al presidio di 3/4 giorni, pensato con altre associazioni, davanti alla prefettura di Brescia per poi eventualmente spostare il tutto a Gavardo e Montichiari. Iniziò così il 9 agosto, dalla Piazza antistante l’ufficio prefettizio di Brescia, un presidio che, viste le adesioni e
progetto che rovinerebbe irreparabilmente il fiume Chiese... Anche molti di noi, della Federazione, aderiscono in prima persona
l’importante punto strategico in cui si colloca, prosegue tuttora 24 h su 24. Appare incredibile che più di 150 persone si alternino per manifestare pacificamente contro un
storie. Senzatetto che si fermano anche per ore, così per stare un po' in compagnia, e comunque condividendo opinioni e idee, chi invece porta la propria solidarietà fornen-
a questa importante iniziativa, unica nel suo genere, iniziativa ricca di valori, di rapporti umani; tanta la gente che passa, magari non tutti si fermano a parlare, ma chi lo fa è sempre portatore di un qualcosa, storie che si intrecciano, opinioni, gesti di solidarietà, arricchiscono continuamente il presidio "9 agosto". Chi fa il turno di notte poi è testimone di altre
do bevande calde nei termos o presentandosi addirittura con la moka del caffè e tazzine di ceramica sul vassoio, chi (nel mese di agosto) ci portava gelati o bibite fresche.... Una notte, durante la quale anche io ero presente, una persona venne da noi chiedendoci se avevamo qualcosa da mangiare. Noi purtroppo ne eravamo sprovvisti in quel momento, avevamo con noi solo bevande calde, ci è dispiaciuto moltissimo, ma, allo stesso tempo, ci ha riempito il cuore e ci ha emozionato fino alle lacrime quando dopo un’ora è tornato portandoci del pane fresco recuperato da una panificio cittadino. Ecco, è anche questo il presidio, un contenitore di umanità, di solidarietà. Molti dei nostri governanti dovrebbero imparare da queste persone umili, spesso isolate... Non servono talvolta grandi studi universitari, grandi politici famosi e ambiziosi, o autorità" incompetenti" per risolvere problemi ambientali o di altro genere....servono sì le università, i politici, le autorità, ma che abbiano il cuore e la sensibilità di quella persona, solo così si potrà migliorare il mondo in cui viviamo... proteggendo la natura, grandissimo dono che abbiamo ricevuto ma che abbiamo soprattutto il dovere di preservare per le generazioni future. (Gigi Rosa)
intervista a Alessandro Scattolo
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Alessandro Scattolo
La dimensione “corale” vera forza del Presidio Nove Agosto Alessandro Scattolo, attivista del Comitato Ambiente e Territorio del Basso Garda, è uno dei cinque coordinatori del Presidio Permanente a difesa del fiume Chiese ed è stato fra i protagonisti della trasferta romana che il 7 ottobre ha visto i comitati ambientalisti presentarsi in audizione davanti alla Commissione Ambiente e Territorio della Camera dei Deputati. Con lui abbiamo voluto approfondire l’esperienza, che, incessantemente dal 9 agosto, si svolge sotto la Prefettura di Brescia. Come attivista hai subito sostenuto lo strumento del Presidio Permanente per far sentire in modo concreto la voce della protesta? «Sì, insieme agli altri portavoce e rappresentanti delle cinque realtà coinvolte ci siamo confrontati sull’idea di dare vita a quello che è il presidio sotto la Prefettura di Brescia, consapevoli che ci trovavamo di fronte ad un’imposizione dall’alto e ad uno strappo istituzionale molto grave che riportava indietro le lancette rispetto al dibattito democratico che si era aperto dopo l’approvazione della “Mozione Sarnico”. Abbiamo scelto una forma di protesta eclatante che può apparire perfino una forzatura ma che vuole dare un segnale molto forte, consapevoli di avere alle spalle una grande forza che è quella del movimento popolare giunto dai territori dell’asta del Chiese che si oppongono al
depuratore. Noi del Comitato Ambiente e Territorio Basso Garda e tutti gli attivisti di Lonato, di Moniga e di Salò presenti al presidio siamo la dimostrazione che anche dal Garda si alza il dissenso e rivendichiamo la nostra responsabilità nella depurazione dei reflui, depurazione che non si può addossare ad altri, soprattutto al Chiese che ha già i suoi reflui da gestire». Al di là della presenza di voi ambientalisti gardesani al presidio, cosa si percepisce stando sul Garda sulla questione? «Il dibattito sulla questione è assente, soprattutto perché la politica istituzionale non lo vuole affrontare e si chiude in una sorta di “Silenzio assenso” che dimostra anche l’imbarazzo dei Sindaci gardesani. Tutto ciò è molto grave perché i cittadini gardesani dovrebbero assumersi la responsabilità di una problematica che riguarda soprattutto loro. Il nostro lavoro sarà proprio questo: forti del presidio popolare cercheremo di dare nuovo impulso al dibattito, di esportare quella che è la lotta del Presidio sul Lago di Garda cercando anche di sintetizzare una vicenda, la cosiddetta “Saga del depuratore” che è molto lunga e altrettanto complessa». Quali sono stati i momenti più significativi del Presidio sia in positivo che in negativo? «Sicuramente la sua dimensione “Corale” con le svariate iniziative che sono nate spontanee e che mi hanno colpito molto. Si è formata una vera e propria Comunità di persone che con allegria hanno
saputo imbarcarsi in questa battaglia. Persone di diversa estrazione e diversa età che si sono viste arrivare in piazza Duomo. Ci sono state serate piacevoli e notti in cui c’è stata la percezione concreta di vivere qualcosa di importante e che non solo a Brescia ma in nessun luogo d’Italia esistesse un’altra esperienza come quella del Presidio Nove Agosto. Abbiamo vissuto momenti toccanti di solidarietà da parte delle persone e dei ristoratori limitrofi che ci hanno portato caffè, the e bevande; i momenti delicati sono stati quelli legati a intimidazioni o pressioni da parte della Questura che hanno impressionato qualche presidiante». Alessandro Scattolo è intervenuto alla Camera davanti alla Commissione Ambiente riportando la delicata situazione ambientale legata agli scarichi del Garda e sottolineando le reali priorità del territorio nonché la grande menzogna della sublacuale spacciata per una falsa bomba ecologica. «I problemi sono noti da decenni e la politica non ha alcun interesse nell’affrontarli – ci tiene a sottolineare l’attivista – Purtroppo dalla politica istituzionale mi aspetto poco perché fino ad ora ha dimostrato più pavidità che sensibilità. Detto questo l’auspicio è che l’ascolto del nostro intervento porti perlomeno a comprendere il gravissimo strappo politico che la Provincia sta vivendo sulla questione e il bisogno che la Politica si rimetta in moto non commissariando ma aprendo uno spazio reale di mediazione, confronto e dibattito». (Marzia Borzi )
Momenti del Presidio davanti alla Prefettura. In alto: primi giorni. In centro: sere affollate. A destra: vero amico On. Dori collegio BG durante un incontro con noi nel cortile del Broletto. Sotto: sedie vuote incontro parlamentari bresciani. Sotto a dx: il Gazebo messo il 2 novembre.