DIC.'21 - N°03 NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
ANDREA TASSINARI ANGELS SANTARCANGELO OTIS HOWARD GIAN PIERO ARCANGELI MORENO MARESI
A TUTTO GAS GIACOMO FABBRI DA CEO DI VULCANGAS A VICE PRESIDENTE BIANCOROSSO ALL’INTERNO IL CALENDARIO COMPLETO DI RBR RBR Magazine 3 | Dicembre 2021 |
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Società Italiana Gas Liquidi Spa - Via Famignano, 6/8 - Poggio Torriana (Rn) Tel. 0541.675252 - Fax 0541.675474 RBR Magazine 3 | Dicembre 2021 |
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editoriale Se tutto procedesse di pari passo, l’euforia sarebbe certamente concessa. Perché alle belle vittorie che i biancorossi hanno inanellato in questo periodo sui parquet in cui sono stati impegnati si affianca il lavoro di chi, come noi, sviluppa l’attività di comunicazione di una società e di una squadra che di soddisfazioni ce ne stanno dando tante. Eccoci, dunque, al nuovo appuntamento con RBR Magazine, stavolta in versione natalizia e a chiusura di un anno che è stato esaltante per i nostri colori. In questi ultimi mesi abbiamo cercato di stringere l’abbraccio che non si è mai allentato d’intensità tra squadra e tifosi e grazie a queste pagine potrete respirare ancor di più il clima di assoluta vicinanza che esiste tra le due componenti maggiori che ruotano attorno al club. La copertina a mister Vulcangas, Giacomo Fabbri, è utile ancor di più a comprendere quanto le forze imprenditoriali del territorio abbiano compreso lo sforzo di una società che vuole riportare Rimini nell’élite della pallacanestro, dove peraltro è sempre stata. Allora che sia questo l’augurio che ci facciamo tutti insieme e che poniamo sotto il nostro albero di Natale sperando possa rimanere tale anche nel nuovo anno. Che sia per tutti voi, appassionati, simpatizzanti e tifosi, un periodo gioioso di serenità e di pace. Alla dirigenza, al coach, ai ragazzi e a tutto il team l’abbraccio forte e sentito di tutti noi. Il direttore
IL PERSONAGGIO GIACOMO FABBRI
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CONOSCIAMOCI MORENO MARESI
GRAZIE A...
ROC: I.P. 1100.744 - Testata registrata presso il Tribunale di Rimini, numero 2/2021 RBR MAGAZINE RINASCITA BASKET RIMINI SSDRL Via Flaminia, 28 - Rimini
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Direttore Responsabile Vittorio Pietracci redazione@geronimo.news
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Geronimo Network I giornali del territorio
Eugenio Petrillo Gianni Filippi Jacopo Maggioli Marco Rinaldi Matteo Briolini Alberto Crescentini Alberto Foschi Simone Campanati Massimiliano Manduchi Nicola De Luigi PH Giorgio Salvatori PH Alfio Sgroi PH Matteo Lepri PH
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STORIES OTIS HOWARD
IL TEAM ANDREA TASSINARI
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PERSONAGGI NELLA STORIA GIAN PIERO ARCANGELI
#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE TEDDY BEAR TOSS
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LA GENTE DEL FLAMINIO FAMIGLIA CANINI
LE SOCIETÀ ANGELS SANTARCANGELO
OLTRE AL BASKET FC YOUNG SANTARCANGELO HAPPY BASKET REN-AUTO
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PARLIAMO DI NOI Eccoci ancora qui, al terzo appuntamento con RBR Magazine. Siamo solo all’inizio di questa avventura, ma le soddisfazioni sono già tante e confidiamo sul fatto che piano piano il mensile possa entrare nelle abitudini e nelle attese dei tifosi riminesi. Soddisfazioni che anche la nostra squadra ci sta dando in abbondanza sul parquet. Insomma traguardi ambiziosi, sia pure ancora non raggiunti, ma programmati con serietà, dentro e fuori dal campo. Questa è la forza del progetto RBR e l’affetto del pubblico ne è una componente certamente non secondaria. Questo è il numero natalizio; per dare un tocco biancorosso alle festività potrete sfogliare la rivista in questi giorni che speriamo di poter passare tutti in allegria e serenità. In fondo il bianco e il rosso, oltre che i colori della nostra squadra del cuore, lo sono anche del Natale. Vi faremo perciò compagnia in queste pagine con una bella intervista a Giacomo Fabbri che ci racconta la sua Vulcangas. Marco Rinaldi presenta Andrea Tassinari leader e trascinatore di questa RBR. Ma, come è doveroso che sia, uno sguardo anche al passato con il racconto della nostra firma, Alberto Crescentini, di un mostro sacro come Otis Howard. Matteo Briolini invece ci fa emozionare con un’istituzione del basket riminese: Giampiero Arcangeli. Questo e molto altro, le nostre società, dalla sezione femminile, agli Angels Santarcangelo, alla nuova realtà calcistica degli Young Santarcangelo. Insomma un numero per veri appassionati, da gustarsi con il panettone e, visto che anche la Commissione Europea si è rassegnata all’evidenza, per l’occasione la redazione tutta è felice di fare a ciascun tifoso RBR i migliori auguri di buon Natale e di un felice anno nuovo. di Eugenio Petrillo
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IL PERSONAGGIO
di Simone Campanati
GIACOMO FABBRI PASSO DOPO PASSO VERSO LA RETE IMPREDITORIALE E SPORTIVA PERFETTA.
Quando scopro dalle sue parole che Vulcangas è uno dei primi cinque operatori di gas liquidi come combustibili in Italia, capisco subito di trovarmi di fronte ad un personaggio che dalla piccola Poggio Torriana ha conquistato qualcosa di più dell’appellativo che si è affibiato di persona normale, ma un uomo che da CEO della stessa azienda ha portato la Società Italiana Gas Luquidi ad essere leader in Italia nel suo settore e soprattutto innovatrice e con diverse aziende sparse in Europa. Giacomo Fabbri è amministratore delegato di Vulcangas, sposato con due figli, laureato in Discipline Economiche, mi racconta di essere scuola di famiglia. “Ognuno di noi è il prodotto dei valori della famiglia nella quale vive e a casa mia si ha sempre insegnato il valore del lavoro, dell’impegno e quello di essere gente per bene. Ho imparato anche ad essere vero romagnolo, quindi un po’ guascone, felice e un po’ sopra le righe.” Giacomo per chi lo conosceva poco come me, si presenta esattamente così, sorriso stampato sulle labbra, gergo molto colto e di uomo di successo condito da un’ovvia e profonda cadenza romagnola che lo rende proprio così, un po’ “guascone” come dice lui, “il prodotto di gente di Romagna, e io sono esattamente questo, ma nulla di più”. E in questo rientra l’azienda “una delle tante di famiglia che creò mio nonno e che figli e nipoti, nel tempo, hanno portato avanti. Azienda che definirei inquieta, giovane e dinamica, quando gli altri commercalizzavano prodotti classici, noi commercializzavamo gas, quando gli altri compravano in Italia, noi lo facevamo all’estero, siamo stati sempre un po’ innovatori e questo rispecchia totalmente il carattere dei Fabbri.” Giacomo parla di coraggio nelle sfide e di processo con-
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tinuo, due valori che ritrova anche all’interno del mondo di Rinascita Basket Rimini fin dal primo giorno del suo approdo. E proprio per questo chiedo a Giacomo di portare l’atmosfera nel mondo sportivo. Giacomo qual è il tuo rapporto con il mondo dello sport? (E anche la rispota è da guascone.) Mi piace tantissimo...GUARDARLO. Ti dico questo perché uno sportivo non lo sono mai stato, anzi mi definirei quasi sotto al dilettante e quasi in tutti gli sport che ho scelto, fra tennis, vela, sci. Non sono mai stato fermo, ma sempre a livello estremamente amatoriale, senza mai andare alla ricerca della perfezione o con la volontà di far carriera, solo puro divertimento. Crescendo ho sempre riconosciuto allo sport un ruolo quasi pedagogico, una scuola sana che merita di essere sostenuta in tutte le sue manifestazioni. In cosa una società sportiva e una grande impresa come la tua possono essere affini? Non c’è differenza fra società sportiva, di capitali e piccole medie imprese, perché il modo per fare azienda o società, è solo uno: farle bene! E per fare bene le cose servono pochi ingredienti, rigore, concetti e valori. Poi tutto lo puoi declinare nella piccola bottega, nelle multinazionali o nelle società sportive. RBR è nata da un concetto, ridare a Rimini una squadra come è sempre stata amata, facendo dei passi importanti, ma sempre uno dopo l’altro, un passo alla volta, quindi con una progettualità. I valori di RBR sono da sempre quelli dell’inclusione, della famiglia, della cooperazione. Qui siamo tutti insieme, non esiste uno davanti o uno dietro e su questo devo dire che Paolo (ndr Maggioli) è stato bravissimo nel cristallizzare assieme a sé e non attorno a sé, ma assieme a sé, la città. Questa è una squadra che
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poi indipendentemente dai ruoli e dalle quote sociali, è una squadra della città, che la sente sua e questo è il più grande messaggio, perché è la squadra della città che ha appassionato tutti. Come arriva Giacomo in RBR? Arriva semplice, dopo una telefonata che mi fa Massimo Colombo (CEO di COSER), per lanciarmi questa sfida ancora in gestazione. La cosa mi piaqque subito anche perché eravamo già stati nel basket a livello giovanile sia nel Basket Rimini che in altre società. Direi quindi che ci sono arrivato per un passaparola o mi piace più definirlo un porta a porta fra amici. Quali emozioni dà essere Vice Presidente di questo progetto? Il mio piccolo contributo all’interno del CDA e
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nel mio ruolo, mi piace pensare possa essere un contributo di natura tecnica per quelle che sono le regole dell’ente, perché se dovessi parlare di tecnica di gioco mi troverei enormemente in difficoltà. Ti direi che mi sento un vice-presidente più in ombra ai fari del parquet o a quelli delle manifestazioni di gioco. Mi sento invece più importante e incline verso il funzionamento delle scatole di gestione societaria che reputo essere il cuore dei progetti. Se la società funziona bene con regole chiare e ha sostanza, sarà difficile che non perduri nel tempo. La nostra squadra è un caso dal punto di vista societario, non esistono stipendi non pagati, non abbiamo ritardi, non abbiamo fornitori sofferenti, ma abbiamo la forza di poter pensare a più stagioni e al futuro del progetto. In un
campionato post-pandemico non è una cosa così scontata, né banale e questo permette ad elementi preparati come Paolo Carasso e a tutti gli altri dirigenti di progettare e immaginare una crescita, un programma, un progetto. Se in tutto ciò che sta dietro le quinte, dietro i riflettori e dietro al parquet un piccolo pezzettino è anche mio, questo mi rende fiero ed orgoglioso. I momenti più belli che hai vissuto con RBR? Bè ovviamente, quella partita dove è saltato il Flaminio senza distinzione di età e vedere gente di quasi 50 anni, fra cui io, mi ha lasciato senza parole, chi se la scorda più. Così come la primissima partita dove c’era un entusiasmo pazzesco e ricordo la grande dignità con cui siamo scesi in campo. Ho visto gente per bene che partiva dal fondo, ma orgogliosa di fare questo
percorso e non parlo solo di giocatori e staff, ma di chiunque scelse di essere RBR. Quando sono uscito dal Flaminio ho detto a mia figlia, stai a vedere che qui andiamo lontano. Ma il ricordo più bello è l’amicizia, il senso di famiglia e il sentiment che si è creato e si respira in maniera trasversale, dal parterre alle tribune e questa è una normolinea che può ricollegare tutti i frame dei ricordi che hai. RBR è una bella esperienza ed il merito è di tutti anche il tuo Simone e del tuo staff e poi il Flamino, il Flamino deve essere la nostra casa perfetta. Il Flaminio come casa sarebbe la legittimazione di un progetto, fatto di tappe importanti, dove siamo diventati grandi con l’acquisizione dello 000122, adesso ci manca solo quella, la casa di RBR.
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IL TEAM
di Marco Rinaldi
ANDREA TASSINARI LEADER IN CAMPO CON TANTA VOGLIA DI METTERSI IN GIOCO
MATTEO LEPRI
Chi ha visto almeno una volta nella vita una partita di pallacanestro probabilmente s’è accorto che il playmaker, nel condurre l’azione offensiva da un lato all’altro del parquet, indica ai compagni lo schema da seguire per favorire una situazione di gioco, in questo modo la squadra è ordinata in campo ed ogni giocatore sa cosa deve fare. Certi giocatori, però, sentono la necessità di uscire dagli schemi e dare sfogo al loro talento cestistico: questo affascina tifosi ed addetti ai lavori perché dal genio di questi inter-
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preti possono nascere giocate spettacolari. RivieraBanca Basket Rimini ha la fortuna, da questa stagione, di poter contare su un mago del pallone che incarna perfettamente il prototipo di giocatore appena descritto: stiamo parlando del nuovo #0 biancorosso Andrea Tassinari. Venticinquenne, cresciuto nelle giovanili della Virtus Bologna, Andrea è già un ‘big’ della serie B dopo la promozione in A2 conquistata ad Orzinuovi nel 2018/2019 e la semifinale playoff della scorsa stagione in maglia San Vendemiano.
NICOLA DE LUIGI
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La sua esperienza a Rimini, purtroppo, non è iniziata nel migliore dei modi: una squalifica di tre mesi dopo essere risultato positivo ad un controllo antidoping (Carboxy THC) lo ha costretto a restare lontano dal parquet fino a metà novembre. ‘Tasso’, però, ha ammesso le sue colpe e si è messo subito a disposizione di staff e Società per dimostrare a tutti le sue qualità e le sue ambizioni in maglia biancorossa.
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Il verdetto del campo e dei tifosi non è tardato ad arrivare: sin dal suo esordio al PalaFlaminio contro Ozzano, Andrea si è rivelato un giocatore capace di spostare gli equilibri nella direzione dei biancorossi grazie ai suoi assist ‘no look’, alle sue triple in transizione e ad una generale sensazione d’imprevedibilità nel momento in cui oltrepassa la metà campo col pallone tra le mani.
“Per me la pallacanestro è prima di tutto divertimento, anche se adesso è diventata un lavoro. Io non intendo il basket come gioco fuori dagli schemi, semplicemente mi viene da fare così: io non penso prima a quello che farò sul campo, le idee e le giocate mi vengono sul momento.” Nella tua intervista di presentazione hai dichiarato di affezionarti molto alla maglia quando arrivi in una nuova squadra. Che effetto ti fa la canotta biancorossa? “Dopo quello che è successo con la squalifica ad inizio campionato mi sento in debito con tutta Rimini: i tifosi hanno perso sei partite mie mentre la squadra non mi ha potuto avere a disposizione per tre mesi. La Società nonostante tutto ha avuto la buona volontà di continuare il rapporto cominciato quest’estate, devo tantissimo a chi ha continuato a credere in me.” Negli ultimi mesi, oltre alla squalifica, hai dovuto affrontare la perdita del tuo migliore amico. Come sei riuscito/stai riuscendo a superare queste difficoltà? “Gli ultimi tre mesi sono stati molto difficili, la cosa ancora più brutta è che non potevo sfogarmi giocando a basket, cosa che ho sempre fatto nei momenti bui. La squalifica è ormai superata e spero che sul campo si veda che ho voglia di rifarmi, mentre non posso ancora dire lo stesso per l’altra cosa: il tempo curerà le ferite. Durante questo periodo la mia fidanzata, Alice, è stata fantastica perché ha fatto i salti mortali pur di tirarmi su di morale; la mia famiglia mi è stata molto vicina telefo-
nandomi più spesso di quanto non succeda normalmente e la cosa mi ha fatto molto piacere, ma devo ringraziare anche la squadra che mi è stata vicino distraendomi dai problemi con un consiglio cestistico od un semplice invito a cena.” Pensi che questa esperienza qui a Rimini, con obiettivi importanti, possa rappresentare uno snodo per la tua carriera? “Sono venuto qui per crescere: sapevo che c’era un super allenatore come Mattia Ferrari ed un progetto molto importante. Questa è l’opportunità più grande della mia carriera perché ad Orzinuovi l’idea iniziale non era vincere il campionato, con Rimini invece ho deciso di mettermi alla prova: non ero mai stato prima d’ora in una squadra che dichiaratamente giocasse per tentare il salto di categoria, circondato da giocatori così esperti, dove non sono io quello più forte. Tutto questo mi gasa tantissimo perché ovunque io vada a giocare punto sempre a vincere ogni partita ed il campionato.” Come stai vivendo la tua nuova vita qui a Rimini? “Finora io ed Alice non abbiamo girato tantissimo, però siamo stati qualche volta nel centro della città e devo dire che è molto bello, ci sono piaciuti i mercatini in piazza Tre Martiri. Di base io sono un casalingo, soprattutto da quando è scoppiata la pandemia cerco di passare la maggior parte del tempo a casa per rischiare il meno possibile. Nel tempo libero sono uno che sta molto per conto suo, guardo serie TV, in particolare anime.”
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PERSONAGGI nella STORIA
GIAN PIERO ARCANGELI
di Matteo Briolini
UN’ISTITUZIONE DEL NOSTRO BASKET Un salto indietro nel futuro passando per l’attualità. L’intervista all’ex presidente del Basket Rimini, sponsorizzato Marr, Gian Piero Arcangeli, che di seguito leggerete potrebbe essere sintetizzata con questo ossimoro. Questo perché è veramente impressionante la lungimiranza di questo terzo personaggio della storia della pallacanestro biancorossa, che ha capito sin da subito quanto fosse importante valorizzare i ragazzi. Gian Piero Arcangeli è il ponte che unisce le diverse epoche del basket giocato all’ombra dell’Arco d’Augusto, dagli albori fino ad oggi. Insomma se c’è qualcuno che incarna lo 0122 non può che essere lui. Gian Piero come nasce la tua passione cestistica? “Possiamo dire che la nascita della passione per la palla a spicchi sia stata in qualche modo indotta da una serie di circostanze. Era il 1958, frequentavo il “Valturio” e all’epoca giocavo a calcio, sport che dovetti abbandonare per via di un serio infortunio ai legamenti. A instillare in me una forte curiosità per la palla a spicchi ci pensò un mio caro amico, Tino Ermeti, che all’epoca, militava nella “Libertas Rimini”. Mi propose di andare a vedere dapprima il campionato universitario, che in quell’occasione si giocava alle Acli e, successivamente se mi fosse piaciuto, di seguire la squadra nostrana. Al predetto torneo ho potuto ammirare il talento di Riminucci, che giocava con la casacca palermitana, dopo aver visto lui mi innamorai del gioco e grazie al mio omonimo Marcello Arcangeli, nel giro di poco tempo divenni accom-
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pagnatore della Libertas. Ho seguito per qualche anno il basket nostrano insieme a Carasso e poi a Boldrini fin quando il lavoro me lo ha consentito.” Di cosa ti occupavi? “Avevo una fabbrica di valigie a San Marino, che poi dovetti chiudere per via della forte concorrenza americana nel settore e quindi mi buttai sulle calzature sportive. Per un periodo i miei impegni lavorativi non mi consentirono di seguire la società, viaggiavo molto.” Quando avvenne il riavvicinamento? “Nel 1973-1974 all’incirca grazie all’amore per questo sport e anche alla profonda amicizia con Carasso rientrai in società. In panchina all’epoca c’era Bucci, che poté beneficiare degli importanti cambiamenti introdotti da Rapini prima e dall’ex Forlì Guerrieri poi per intavolare un discorso tecnico di alto livello. Oltre a essere molto preparato Alberto era un grande amico, con lui in panchina c’era un clima ideale per lavorare al meglio che pervadeva tutto l’ambiente.” Quando sei diventato presidente? Quali annate ti sono rimaste nel cuore? “Io sono stato presidente dal 1981 al 1989 per circa 8 stagioni. In quel lasso di tempo ho potuto ammirare la Marr di Pasini, Cecchini, Benatti, Sims e Wansley, che mi è rimasta nel cuore, non solo, come è ovvio a livello sportivo, dato il grande risultato sportivo ma anche a livello umano perché il gruppo era molto affiatato. Oltre a questo è impossibile non citarti i ragazzi giovani, guidati da Myers, protagonisti del doppio salto dalla B alla A1, sempre sotto la
sapiente guida del “Topone”. “ Raccontami nel dettaglio di Pasini, com’era il vostro rapporto? “Pasini arrivò da Brindisi, io lo notai per la prima volta alla “Palestra Rossa” di via Quagliati. Mi colpì da subito per la sua capacità di gestire i giocatori e soprattutto era un romagnolo puro, passionale, disponibile, anche questo aspetto fece la differenza e decisi di non farmelo scappare. Proprio come Bucci era un abile gestore delle forze a disposizione, entrambi inoltre erano molto preparati e sempre pronti a cambiare in corsa il copione tattico della partita se si rivelava inefficace. Non è un caso che entrambi abbiano lasciato un segno indelebile nella storia del nostro basket.” Quali giocatori ti hanno impressionato maggiormente? “Sicuramente Benatti, il miglior play mai visto da queste parti, era in grado di leggere il momento in maniera incredibile e conosceva bene i suoi compagni, sapeva a chi affidare la palla quando il momento contava. Ho sempre apprezzato il dinamismo e l’energia messi in campo da Cecchini, non si fermava mai. Non posso inoltre non citarti il talento cristallino e la grande voglia di emergere di Carlton Myers, un ragazzo che ho visto crescere e diventare un campione. Aveva doti atletiche fuori dal comune che gli permettevano di rimanere sospeso in aria più degli altri e in più si allenava sempre tantissimo, ogni mattina era al Flaminio a tirare. La miglior giocata che ho visto fare da Carlton è stata contro la Stefanel Trieste al Palafiera di Forlì nel 1991 alla finale nazionale juniores, poi vinta. Era il quarto o forse quinto minuto di gioco del secondo tempo, quando un tiro di Trieste si infranse sul ferro e la palla ebbe impennandosi stava andando verso il centro del campo.
Andarono a saltare per catturare il rimbalzo Fucka e Sartori per loro e Carlton per noi, con i triestini, più alti di Myers. Il nostro ragazzo riuscì però, nonostante pagasse qualcosa in termini di centimetri ai contendenti, ad arpionare il pallone e con un colpo di reni senza toccare terra fece un’assistenza straordinaria a Ferroni che poté imbucarne due comodi. Le settemila persone al palazzo, tra cui io, ebbero tutte un iniziale momento di stupore, abbacinati dalla bellezza del gesto, prima di abbandonarsi in una doverosa ovazione per quanto avevano visto.” Visto che mi hai citato i ragazzi della Juniores non posso non domandarti da dove nasce la tua attenzione verso i giovani e come nacque il “Grande Slam” degli scudetti giovanili? “Ho sempre desiderato occuparmi dell’attività giovanile da quando Muccini, un ragazzo che frequentava il Valturio, passò alla Spal di Mazza che, nel calcio investendo sulla freschezza dei ragazzi e sulla loro formazione fece una fortuna dal punto di vista sportivo. Quando a Rimini Taurisano portò con sé Papini, affidammo a quest’ultimo la squadra giovanile, nonostante lui puntasse, neanche troppo velatamente alla prima squadra. Io e Carasso lo convocammo in sede e lo ponemmo davanti a una scelta, poteva lasciare o continuare con i giovani. Per la nostra fortuna, pur poco convinto, accettò di continuare e così, anche grazie a lui arrivarono i 5 scudetti, un risultato di cui io, Giove e Giovanni Boldrini, insieme a Carasso e Cervellini andammo molto fieri, avevamo costruito una grande pallacanestro. Questo mi ha spinto a credere ancora nei giovani, credendo sin da subito insieme a Paolo Carasso in IBR prima e in RBR poi. Sono progetti che possono garantire un bel futuro al nostro basket.” Se l’approvazione arriva anche da lui RBR è davvero sulla strada giusta.
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EMOZIONI SENZA TEMPO di Alberto Crescentini
OTIS HOWARD
IL PRIMO, INDIMENTICABILE MORO DEL BASKET RIMINESE Otis Howard, basta la parola. Se pronunciate ai vecchi aficionados, quelli con le tempie ingrigite (a patto che i capelli ci siano ancora…), il nome “Otello”, i loro sguardi s’illumineranno d’incanto al ricordo di quello che fu il primo, indimenticabile moro della pallacanestro riminese. Siamo ancora nel lontano 1978, la Sarila è appena sbarcata in A2 e allora è tempo di andare a esplorare il mercato oltre oceano, alla ricerca di quei due stranieri che possano dare quadratura (e punti, naturalmente) alla squadra. La dirigenza va su un pivot che da alcune stagioni veste la canotta di Forlì (Ste-
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ve Mitchell) e su un ragazzo che deve ancora compiere 24 anni per il ruolo di ala forte (Mark Crow). Durante l’estate fanno capolino alcuni neri per dei provini – e tra questi, incredibile ma vero, c’è pure Connie Hawkins, il “falco”, la leggenda dei playground di New York, ma ormai il fisico non lo sorregge più –, però alla fine si parte con i due bianchi. Per rivedere Howard – sì, perché tra i vari forestieri passati al Flaminio c’era stato pure lui – bisogna però attendere un evento tragico. Siamo ai primi di dicembre, la Sarila ha disputato appena cinque partite, quando da Pesaro giunge
una ferale notizia: Mitchell è morto nell’appartamento di Jim Thomas, uno degli americani della Scavolini. Inizialmente si parla di congestione, poi viene a galla un’altra verità: a uccidere il povero Steve, che ha soltanto 26 anni, è stato un mix di alcol e droga. Per l’ambiente riminese dei canestri è un colpo tremendo, ma bisogna andare avanti, c’è tutto un campionato che dev’essere onorato e uno straniero non lo si può regalare a nessuno. Così torna d’attualità Howard, che al momento è libero. L’accordo è immediato, Otis sale sul primo aereo e vola in Italia. E all’esordio, al Flaminio contro Pordenone, ne imbuca subito 31 (15/24 al tiro) con 17 rimbalzi a contorno. Tre giorni dopo, sempre su quelle tavole, contro Brescia scrive invece 29 con un’ulteriore, ragguardevole prova balistica, per lui 14/20 dal campo. Sono bastate quelle due uscite per mandare in visibilio gli appassionati, “Otello” è diventato immediatamente un idolo, la gente arriva al palas con largo anticipo per non perdersi magari qualche schiaccione da urlo durante il ri-
scaldamento pre-gara. E’ alto due metri o poco più, Howard, ma sul parquet vola, abbinando al meglio elevazione e potenza fisica. In aria, poi, rimane tantissimo, gli avversari tornano coi i piedi per terra e lui è ancora lì, sospeso. Uno spettacolo, insomma. Si potrebbe obiettare che non sia un gran difensore (anche se certe stoppate in quota le abbiamo ancora negli occhi…), così come tende a esprimersi al meglio quando gioca in casa, divenendo sempre più beniamino del popolo biancorosso. Alla fine della stagione le sue cifre parlano di 26.8 punti e 13.5 rimbalzi a uscita, statistiche (ottime) che non raccontano però quanto i tifosi si divertano a vederlo decollare verso il canestro. Resta pure la stagione successiva e in pre-campionato, durante un’amichevole di lusso con la Virtus Bologna neo-scudettata, manda in pezzi un tabellone di cristallo con una terrificante schiacciata. Qualche attimo di sbigottito silenzio: poi, prima in maniera sommessa, quindi sempre più forte, il coro “Otis, Otis” inonda le tribune del Flaminio. E’ proprio vero, il primo moro non si scorda mai.
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#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE di Simone Campanati
TEDDY BEAR TOSS IL NATALE DEI VERI CAMPIONI
ALFIO SGROI
Quando entri nel reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Infermi di Rimini, senti subito lo stomaco stringersi, il cuore aumentare il battito e i brividi appropriarsi del tuo corpo. Ti rendi conto in pochissimo tempo quanto sia importante il lavoro che associazioni ed onlus come AROP svolgono per stare al fianco di chi vive un dramma così grande, come quello che riguarda le malattie gravi in età infantile. Ogni giorno scherziamo e giochiamo sulle parole, come HERO, heroes, playlikeahero e lo facciamo per regalare sogni ai nostri bambini. Ma quando varchi il portone d’ingresso del reparto, ti rendi conto che i veri eroi sono loro e soprattutto i loro genitori. Gli occhi dei papà e delle mamme tramandano ogni volta serenità, là dove serenità non c’è e non può esistere, là dove la paura, e la lotta contro qualcosa di intoccabile è all’ordine del giorno. Solo fiducia, solo affidamento a chi diventa angelo custode dei propri figli, i meravigliosi medici ed infermieri del reparto. Noi possiamo dav-
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vero fare tanto per tutto questo ed ogni anno ci proviamo. Grazie ad Arop Onlus di RIMINI ad ogni Natale, entriamo nella loro casa con i nostri giocatori a portare un po’ di felicità e i regali richiesti nelle letterine di Babbo Natale, oltre che tanta dolcezza con i prodotti di Dulca. Il momento dell’apertura dei regali, ti fa dimenticare il problema, perché vedi l’emozione negli occhi dei bambini, e la felicità quando scoprono che era esattamente ciò che aspettavano. Quel momento non faresti altro che piegarti sulle ginocchia e stringerli forte a te. Ma non si può e allora puoi solo applaudire. In fondo non abbiamo un vestito rosso e la barba bianca, ma siamo molto di più, persone vere che regalano sogni. Abbiamo regalato centinaia di giochi in questi anni e ogni volta uscendo da quella sala, dentro di noi è partito il pensiero: “coraggio piccolo/a segnerai il tuo canestro della vittoria, uscirai di qui e noi alzeremo le sciarpe per te”. Nel 2018 e nel 2019 grazie ad un’iniziati-
va della Federazione Italiana Pallacanestro abbiamo inoltre avuto la possibilità di regalare a questi piccoli eroi, tanti peluches con la grande iniziativa TEDDY BEAR TOSS. Si tratta di un momento del match, quello relativo al primo canestro segnato, in cui dagli spalti piovono in campo vagonate di peluches morbidi e con i quali, qualsiasi tifosi biancorosso può essere complice di un gesto d’amore verso i bambini. Il primo anno furono 1600 peluches arrivati in campo e donati ad Arop, il secondo oltre 2000 (con il grande record del primo peluche umano della storia) offerti alla Associazione Papa Giovanni XXIII per le proprie casa famiglia e per i piccoli che vivono in Tanzania in condizioni estreme. Un altro grande successo di quel contenitore chiamato Flaminio e della gente che lo popola. Vedere persone di tutte le età entrare al palazzetto con tanti peluches in mano, alcuni dei quali di grande valore personale o appena comprati in negozio, racconta quanto sia unito il nostro popolo e la nostra città verso la solidarietà. Tutti noi “Flaministi” abbiamo lanciato un pe-
luche e lo abbiamo visto volare sopra le tavole del Flaminio sentendoci protagonisti sul campo. E perciò, io da responsabile comunicazione della società e da uomo che ha vissuto in prima persona tutto questo, dico Grazie popolo biancorosso.
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Visit Rimini è la DMC - Destination Marketing Company - ufficiale della città di Rimini, una società specializzata che si occupa di ricerca e innovazione, marketing e promozione, informazione e accoglienza turistica. La sua mission è raccontare Rimini, la valorizzazione e lo sviluppo turistico della destinazione e del suo territorio, dei suoi prodotti e servizi, degli eventi e delle esperienze che offre in ogni momento dell’anno.
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CONOSCIAMOCI
di Alberto Foschi
MORENO MARESI
AVVOCATO E ASSESSORE CON LO SPORT RIMINESE NEL CUORE
“Sono orgoglioso della riminesità che si respira ogni domenica al Palazzo”. Parole dell’avvocato Moreno Maresi, uno dei fondatori del progetto Rinascita Basket Rimini e, fino a qualche settimana fa, anche vicepresidente del club. Infatti, per ragioni di opportunità e di rispetto per il nuovo ruolo istituzionale di Assessore allo Sport, ha deciso di fare un passo indietro formale, ma non sostanziale, dato l’immenso amore per il mondo della pallacanestro. Da neo Assessore dello Sport quali sono i tuoi obiettivi e cosa pensi che serva allo sport riminese? “Anzitutto, avendo iniziato da poco nuovo compito istituzionale, sto facendo il necessario
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per fare un rapido rodaggio e per comprendere le varie problematiche dello sport, che cercheremo di affrontare, nessuna esclusa, con la volontà di rendere Rimini sempre di più una città dello sport. Le società sportive saranno al centro dell’attenzione”. Come vivi il rapporto con la città di Rimini e con le sue attrattive? “Usando un termine sportivo, sono un grande tifoso di Rimini in generale. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha fatto straordinari lavori di miglioramento della città, rendendola molto bella ed attrattiva”. Che rapporto ha Moreno Maresi con lo sport praticato? Da giovane hai giocato nel Basket
Rimini… Come è iniziato il tutto? “Il prof. Gianluigi Rinaldi mi fece conoscere questo straordinario sport e la passione crebbe nel giro di poco. Ebbi poi la fortuna e l’onore di conoscere Alberto Bucci, che fu il mio allenatore quando ebbi la straordinaria occasione di giocare in Serie B nella stagione 1975. Arrivammo fino alla finale per approdare in Serie A, perdendo di misura contro una corazzata: la Fernet Tonic Bologna di un certo Meo Sacchetti. A Bucci devo tantissimo perché mi ha fornito di insegnamenti importanti per la vita di tutti i giorni, che ancora cerco di mettere in pratica. Credo molto nel detto “lo sport come palestra di vita””. Vuoi raccontarci qualche aneddoto accaduto in questi anni da vicepresidente di RBR? “Ricordo con piacere gara 2 di playoff a Bologna in serie C, con la vittoria che ci diede la promozione in B. Nascemmo e subito marchiammo la nostra storia con la promozione. Il ricordo si lega alla straordinaria cornice di pubblico che fece sì che i giocatori pensassero di giocare in casa. L’entusiasmo di quella giornata e la felicità per l’obiettivo raggiunto resteranno sempre
nei miei occhi e nel mio cuore”. Cosa puoi dirci riguardo la fondazione di RBR, una sorta di ripartenza dalle ceneri, per rilanciarsi con grande entusiasmo grazie ad un progetto nuovo? “Rimini è da sempre una città con una fortissima connotazione sportiva. Sono tanti gli sport che vengono praticati a buon livello: baseball, calcio, ginnastica… Parlando di basket, ero stato per quasi un anno e mezzo dirigente del Basket Rimini con Luciano Capicchioni: quell’anno, con Massimo Bernardi in panchina, riuscimmo a disputare i playoff per la promozione in Serie A, perdendo al primo turno con Forlì, la favorita numero uno. L’anno seguente, per una diversità di vedute, ho lasciato la società, poi, quasi per caso, mi sono ritrovato con alcune persone che mi hanno proposto di fare qualcosa per il basket a Rimini. il 4 luglio 2018, nel Borgo San Giuliano, c’è stata la presentazione di una società che veniva costituita ex novo. Si è trattato, in effetti, di un progetto innovativo: l’idea è stata quella di mettere insieme le società sportive, garantendo però ad ognuna la loro perfetta autonomia. Sia-
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mo riusciti a coinvolgere nel tempo un numero sempre maggiore di soggetti interessati a sostenere la squadra, senza cercare il patron che fa il grande investimento, ma suddividendo tra tanti amici e tanti imprenditori il sostegno da dare a questo progetto. La vera chiave di lettura di quanto di buono si sta facendo è inoltre il clima che si è creato: Davide Turci, Paolo Carasso, Paolo Maggioli, ma dovrei citare tutti i giocatori, lo staff tecnico e via dicendo, hanno contributo a creare grande entusiasmo e amicizia. Ci si comprende con un semplice sguardo e si ha la sensazione di essere in famiglia, tra amici: questo è il collante decisivo per un progetto del genere”. La nascita di questo progetto innovativo è replicabile in altri contesti sportivi cittadini? “Spero che possa essere replicabile, ma devono esserci le condizioni: non so se un progetto così potrà replicarsi in tante realtà, ma so per certo che il baseball ha avviato un’iniziativa del genere, ottenendo risultati importanti”. Come valuti la situazione dello sport italiano nel complesso periodo pandemico che stiamo vivendo?
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“Lo sport ha pagato un prezzo pesantissimo, soprattutto lo sport al chiuso. Credo che da un punto di vista di prospettiva lo sport debba essere considerato come una vera e propria industria, perché ha un ruolo di primo piano anche nel panorama economico. Sono tante infatti le persone che grazie allo sport ottengono una contribuzione ed esso muove tantissima gente che riempie stadi, palazzetti e gli altri luoghi in cui vengono svolti gli eventi. Ritengo quindi fondamentale una revisione dell’importanza sociale dello sport: è un percorso che è stato avviato, ma ancora c’è tanto da fare.” Come hai percepito in questo avvio di campionato il clima interno alla squadra? Da tifoso, quali sono i sogni di Moreno Maresi per questa stagione, sia da un punto di vista sportivo sia da un punto di vista umano? “Per quanto riguarda squadra e staff tecnico, penso che siano davvero di altissimo livello. Dobbiamo essere leggeri, ma senza dubbio puntare alla A2! Ci sono altre squadre attrezzate, ma nella pallacanestro non si gioca per il pareggio. Speriamo che la sorte ci ridia ciò che negli scorsi anni ci ha tolto.”
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LA GENTE DEL FLAMINIO di Matteo Briolini
FAMIGLIA CANINI UNA FAMIGLIA CHE SI RIUNISCE TUTTA SOTTO UN’UNICA PASSIONE
Negli ultimi due anni il contesto straordinariamente peculiare che abbiamo vissuto mi ha indotto a una riflessione continua sull’importanza enorme di alcuni gesti, che prima della pandemia, consideravo garantiti e dei quali, conseguentemente, non potevo cogliere appieno l’essenza. Da buon riminese, innamorato della palla a spicchi, la mancanza del Flaminio si è fatta sentire. Il palazzetto infatti ha sempre rappresentato l’attrazione sportiva delle mie domeniche da sempre e non metterci piede per due anni è stato davvero strano. Tornandoci di recente, pur con i noti limiti, ho riassaporato ogni istante, è stato come se fosse di nuovo la prima volta che entravo al vecchio palas. Sensazioni analoghe alle mie le ho riscontrate confrontandomi con Chiara e Carlo, una coppia a tinte biancorosse che ha saputo trasmettere la passione per il Basket Rimini anche ai figli Alessandro e Carlotta, rispettivamente di 11 e 14 anni. Come nasce la vostra passione per la pallacanestro? Carlo: “La mia inizia a germogliare grazie a mio padre che già negli 70’ mi portava a vedere il Basket Rimini quando gli sponsor di maglia erano “Sarila e Sacramora”. Da quel momento in poi non ho più smesso e nel 1993 mi sono fidanzato con Chiara. Ho provato a portarla al palazzetto e l’esperimento è riuscito, si è appassionata anche lei.” Qual è stata la prima partita che avete visto insieme? Chiara: “La partita con Reggio Emilia con quel finale di gara sportivamente drammatico sancito dalla tripla di Avenia dalla metà del campo. Nonostante la dolorosa sconfitta a me piacque subito tantissimo il basket, l’ambiente mi
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emozionò particolarmente, mi scattò qualcosa dentro, fu una sorta di amore a prima vista. Oltre al Flaminio apprezzai il gioco in sé, lo trovai davvero affascinante per il dinamismo e l’energia che sono ad esso connaturati e per quella sensazione di incertezza che regna sulle gare letteralmente all’ultimo secondo.” Siete mai andati in trasferta? Carlo e Chiara: “Certo molte volte, in particolare sul finire degli anni 90’ eravamo sempre in giro per l’Italia. Siamo stati a Pistoia, Cantù, Imola, Roma, insomma dove c’era il Basket Rimini c’eravamo anche noi, soprattutto nel 1998 quando era targato Pepsi, un’annata che ci regalò grandi soddisfazioni.” I vostri figli hanno ereditato da voi la vostra stessa passione? “Si, si divertono molto a venire a vedere RBR quando gioca in casa ma anche in trasferta, per noi vedere le partite è una scusa per passare del tempo insieme. Recentemente siamo stati al PalaRuggi a Imola per il derby, sembrava di giocare al Flaminio, tanto era il tifo riminese presente, poi veder vincere una partita così importante rende tutto ancora più bello.” Che cosa del Flaminio in particolare attrae i vostri figli? “Alessandro, impazzisce per Hero e per tutto lo spettacolo che fa da contorno alla partita, inoltre stravede per le giocate di Tassinari e per il suo estro, ogni volta che può va in campo a tirare, cercando di emularlo. Carlotta, invece preferisce Rivali ma in generale per lei il Flaminio è un punto di ritrovo per passare del tempo con gli amici. Entrambi adorano il Teddy Bear Toss, non vedono l’ora di rivederlo. Fa piacere notare come da parte della società ci sia un grande lavoro per costruire un ambiente che sia a prova di ogni tipo di tifoso.”
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LE SOCIETÀ
di Marco Rinaldi
ANGELS SANTARCANGELO UN MODELLO DI RIFERIMENTO PER TUTTO IL MOVIMENTO RIMINESE
ALFIO SGROI
Una delle qualità dello sport, la pallacanestro in particolare, è quella di coinvolgere appassionatamente la realtà sociale che circonda un progetto sportivo, soprattutto quando siamo in presenza di piccole città, le cui popolazioni sono sicuramente più facili da ‘mobilitare’ a sostegno di una squadra. Il modello di riferimento, da questo punto di vista, è rappresentato dagli Angels Santarcangelo, storica società che opera sul territorio clementino da più di quarant’anni e che è stata in prima linea nel supporto al progetto RBR sin da prima della sua nascita. Gli Angels rappresentano un meraviglioso borgo come Santarcangelo che pur non essendo grandissimo (poco più di 20.000 abitanti) è riuscito a creare le condizioni giuste per risultati eccezionali in ambito sportivo, come dimostra la cavalcata fino alla serie B
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2011/2012 e 2015/2016. “Santarcangelo è un’eccellenza sotto il profilo sociale, storico e, grazie anche agli Angels, sportivo. - queste le parole del Responsabile Prima Squadra Gianluca Sacchetti - Gli Angels hanno portato valore alla città di Santarcangelo tramite l’insegnamento della disciplina sportiva e dei suoi principi come il rispetto di compagni, avversari ed arbitri. Sotto il profilo strettamente sportivo dal 2004 con l’arrivo di Paolo Carasso i risultati hanno iniziato a parlare: 10/12 giocatori cresciuti a Santarcangelo stanno tutt’ora giocando in giro per l’Italia nei campionati più importanti come Matteo Palermo in A2 a Trapani o Francesco Bedetti in serie B a Rimini.” Che vantaggi ha portato la nascita del progetto RBR per gli Angels? “Il progetto per noi è importante perché man-
cava una vera connessione tra Rimini e Santarcangelo, questo porta sicuramente dei benefici come un’ottima Prima Squadra a livello provinciale dove poter far giocare i nostri giovani, ad esempio Alessandro Scarponi che l’anno scorso giocava con noi in C Silver, e la squadra U19 Eccellenza Angels/RBR che disputa un campionato con grande visibilità a livello nazionale, allenata da un Coach stimato in tutta Italia come Mattia Ferrari, nel quale lo stemma Angels affianca quello di Rinascita sulle canotte: per noi è motivo di grande orgoglio.” Per capire qual è il segreto del successo Angels nel corso di tutti questi anni abbiamo chiesto aiuto ad un assoluto protagonista con grande esperienza nel basket clementino e riminese come Coach Massimo Bernardi, attualmente allenatore di Prima Squadra ed U17 Angels nonché ex allenatore di RBR per i primi tre anni del progetto e più volte sulla panchina di Rimini e Santarcangelo, dalla serie A alla serie D. “La Società è competente, organizzata e con la visione sul futuro che si poggia sulla crescita dei ragazzi provenienti dal settore giovanile. La mission degli Angels è da sempre storicamente quella di credere nei giovani dando loro la possibilità di giocare, sbagliare e fare esperienza in maniera tale da percorrere la strada che li separa dal diventare giocatori professionisti.” Santarcangelo e Rimini sono le tue case, personali e cestistiche. Quali sono i ricordi più belli delle tue esperienze da allenatore in queste due città? “Mi porto nel cuore i tre anni da allenatore RBR (2018-2021) dove abbiamo ottenuto una promozione e due fantastici campionati purtroppo interrotti da Covid, ma che avremmo potu-
to vincere; per quanto riguarda Santarcangelo sicuramente ricordo gli ultimi due campionati vinti (2016-2018), così come la cavalcata nel 2012/2013 che da ultima in classifica ci ha portato quasi ai playoff. La cosa più bella però, al di là dei titoli, è l’aver formato e cresciuto tanti ragazzi sia a Rimini che a Santarcangelo, cosa che continuo a portare avanti perché c’è ancora tanto lavoro da fare con i giovani attualmente in forze agli Angels.” Gli Angels sin dalla loro nascita hanno sempre puntato molto sulla valorizzazione dei loro giovani, a partire dai più piccoli del minibasket. “La prima scelta societaria è di affidare i bambini del minibasket ad istruttori di alto livello, ad esempio Franco Foschi e Ciro Luongo che hanno sempre visALFIO SGROI suto il basket in maniera professionistica. - così il Responsabile Minibasket Yari Bartolini - Improntiamo gran parte dei nostri allenamenti sugli aspetti motori per cercare di costruire nel tempo giocatori più autonomi possibili da questo punto di vista.” Quanto ha inciso la pandemia da Covid sull’attività ed i numeri del minibasket? “Per il minibasket a livello nazionale non è un momento facile perché negli ultimi due anni non c’è stata attività a causa di protocolli e restrizioni, a livello di numeri ne risentiamo in quanto rispetto ai livelli pre-Covid abbiamo perso circa 70-80 bambini. Penso che tutto il movimento si debba riformare, le famiglie sono ancora un po’ titubanti anche se da settembre sono ripartite telefonate, iscrizioni ed ora ci sono nuovamente anche i campionati: sembra che le cose stiano tornando piano piano alla normalità, non sarà semplice ma continueremo a lavorare per far giocare i bambini.”
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NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
MATTIA FERRARI POLISPORTIVA STELLA LA PRIMA SERIE A ENZO CORBARI
FAME DI VITTORIA ROBERTO FABBRI DAL PROF. RINALDI ALLE TAVOLE ROMAGNOLE ALL’INTERNO IL POSTER DI HERO, LA MASCOTTE PIU AMATA DAI BAMBINI RBR Magazine 2 | Novembre 2021 |
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CURIOSITÀ DAL MONDO
IL BASKET IN GIRO PER IL MONDO
GRAZIE, STRAORDINARIE RAGAZZE! di Alberto Foschi Ci hanno insegnato che, nonostante tutto, non si deve mai smettere di sognare. Le straordinarie ragazze di coach Beatrice Terenzi hanno vinto la finale degli Europei di basket sordi, sconfiggendo in finale la Russia con il punteggio di 63 a 61 e mettendosi al collo una fantastica medaglia d’oro. E dire che nel match disputato a Pescara, le russe erano partite meglio, mettendo in seria difficoltà le nostre ragazze. Ma è proprio nelle difficoltà che emergono le squadre vere e le azzurre, trascinate da una sontuosa Giulia Sautariello (protagonista di una quasi tripla doppia, con 20 punti, 10 rimbalzi e 9 assist) e da una splendida Simona Sorrentino (17 punti e 7 rimbalzi), sono riuscite a ribaltare l’incontro con un secondo tempo da urlo. Raggiante di gioia la Terenzi: “Siamo felicissime. Questo è un cerchio che si chiude. Ringrazio di cuore la Federazione Sport Sordi Italia, che ha sempre creduto in noi. Con questo torneo pensiamo di aver ripagato la fiducia riposta in noi: è splendido mettersi al collo questa medaglia”. E allora bravissime ragazze: avanti così, sempre!
LO STAPLES SI INFIAMMA DI ROCK ITALIANO di Alberto Foschi Bisogna ammettere che ha fatto un certo effetto vedere, nella sfida interna dei Los Angeles Lakers di Lebron James ed Anthony Davis, dei volti familiari in prima fila allo Staples Centre, accanto a tante altre celebrità americane e non. Già, perché i Maneskin, in un momento della loro “giovane” carriera particolarmente propizio, iniziato con la vittoria di Sanremo 2021 e proseguito con l’incredibile trionfo all’Eurovision Song Contest, hanno avuto la possibilità di aprire a Las Vegas il concerto dei Rolling Stones e sono stati letteralmente travolti da una massa di fans americani! In prima fila, all’interno del palazzetto dello sport per eccellenza, nella “Città degli Angeli”, è stato davvero un grande privilegio potere avere dei nostri giovani connazionali, che stanno, mese dopo mese, portando in giro per il mondo la loro musica e un pezzo d’Italia. In bocca al lupo per tutto quello che verrà, Maneskin!
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MATILDE VILLA, LA GOLDEN WOMAN DEL BASKET FEMMINILE ITALIANO di Eugenio Petrillo “Appena ho saputo della convocazione sono stata colta di sorpresa”. Con queste parole Matilde Villa, astro nascente del basket femminile italiano, commenta la sua prima storica convocazione nella nazionale maggiore azzurra. Dopo le eccellenti prestazioni con la maglia di Costa Masnaga, il C.T. Lino Lardo ha deciso di chiamare Matilde per le partite novembrine di qualificazione ad EuroBasket Women 2023. La chiamata rappresenta qualcosa di storico, perché la Villa a soli 16 anni (nata il 9 dicembre 2004) è la più giovane giocatrice di sempre ad esordire con le “grandi” Azzurre. Nella partita di esordio, a Faenza contro il Lussemburgo, la golden woman italiana si è tolto lo sfizio persino di segnare 4 punti. Il futuro e le luci della ribalta sono tutte dalla sua parte: in bocca al lupo Matilde!
PAOLO BANCHERO, UN FUTURO AZZURRO SUL TETTO DEGLI STATI UNITI di Eugenio Petrillo Chi l’avrebbe mai detto che un prospetto italiano avrebbe fatto parlare di sé in tutto il mondo? Eppure, Paolo Banchero - che ha ottenuto il passaporto italiano nel febbraio del 2020 - al momento è il miglior giocatore del college basketball. Con ogni probabilità il talento di Duke al prossimo Draft NBA verrà scelto alla numero 1. In questo avvio di stagione, sotto la sapiente guida di coach Krzyzewski, sta dominando la NCAA con prestazioni clamorose viaggiando a cifre da capogiro (quasi 20 punti, 8 rimbalzi e 2 assist di media a partita). Il suo exploit poi l’ha avuto a fine novembre quando ha vinto il duello con Chet Holmgren di Gonzaga, unico vero contendente di Banchero per la prima scelta al Draft 2022. Presto Paolo diventerà un punto di riferimento della nostra Nazionale, ma gli occhi sul ragazzo del 2002 ce li hanno messi persino i più grandi del basket mondiale. Per maggiori informazioni chiedete a LeBron James!
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BASKET FEMMINILE
di Massimiliano Manduchi
PAOLO PIRACCINI PILASTRO DEL BASKET FEMMINILE RIMINESE
Classe 1939, Paolo Piraccini è un pilastro dell’Happy Basket che proprio grazie a lui circa vent’anni fa si stampò sulle canotte il marchio Ren-Auto per non toglierlo più. Ridurre tuttavia la presenza di Paolo e, successivamente, quella dei figli Silvia e Giovanni al ruolo di sponsor è del tutto sbagliato: lasciate le redini dell’impresa di famiglia, infatti, Paolo è diventato consigliere di Happy Basket e la passione lo ha portato a coinvolgersi anche in maniera attiva, al punto da accompagnare spesso e volentieri la squadra in trasferta. Una passione, quella per il basket, nata da adolescente.
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“Non ho mai giocato, ma a Cesena, dove sono nato, mio padre è stato il primo referente F.I.P.(Federazione Italiana Pallacanestro) del dopoguerra, organizzava tornei e corsi per allenatori ed arbitri. Mi sono subito innamorato della pallacanestro: avrò avuto 13/14 anni e quando c’era la partita del pomeriggio, si giocava al campo in cemento del circolo tennis, prima vendevo con gli amici palloncini e bibite, poi facevo lo speaker durante la gara”. E come è nato il rapporto con Happy Basket? “Ho incominciato a vendere auto nel ‘64, poi, una ventina di anni fa ho conosciuto Azzolini, il precedente sponsor. E’ stato lui a chiedermi se
potevo essere interessato a subentrargli e per me è stato facile dirgli di sì. Ho conosciuto il Presidente Piomboni, con cui poi ho stretto una solida amicizia, solo successivamente. E’ un’esperienza estremamente positiva, che mi ha coinvolto molto di più ultimamente, prima lavoravo troppo: quando posso guido il pulmino della squadra per le trasferte, faccio il tifo, mi arrabbio, ma non sono un tipo focoso, mi trattengo”. E i figli? “Ho cercato di coinvolgerli e sono contento che proseguano adesso che dirigono loro l’azienda. Temevo, visto il momento, che avrebbero mollato, invece no ci tengono quanto me, perché condividono il valore sociale di Happy Basket. La cosa più importante è che società come la nostra offrono un ambiente sano: sono basilari per la crescita delle ragazze e ringrazio i genitori, perché seguono le figlie, si impegnano in prima persona e ci aiutano a portare avanti questo progetto”. Una delle cose a cui tieni di più è la tua appartenenza al corpo degli Alpini. “Sì, ho fatto il servizio militare come Artigliere da Montagna. L’esperienza della vita in montagna è stata un’esperienza difficile, ma in grado di forgiarti in maniera positiva. Si impara ad
ubbidire ai superiori, a condividere la fatica, a collaborale con la tua squadra. Quando si ritorna a casa nella vita civile si rimane molto legati al Corpo degli Alpini, tant’è che la nostra Associazione conta 330mila iscritti, è la più grande Associazione d’Arma al mondo. Gli Alpini rimangono uniti e solidali: abbiamo bisogno di spenderci per il prossimo, la Protezione Civile è nata sulla base della Protezione Civile degli Alpini”. A tal proposito aspettiamo maggio. “Stiamo organizzando a Rimini l’Adunata Nazionale dal 5 all’8 maggio 2022, dopo due anni di rimandi causa covid. Nel salone Ren-Auto abbiamo un cannone originale di progettazione e costruzione italiana adottato fino al 1942 che è in attesa di essere esposto durante l’Adunata e che, come quello attuale veniva portato in montagna per le esercitazioni, smontato e someggiato, aiutandosi a vicenda: dove non arrivavano nemmeno i muli arrivava l’Artigliere Alpino. Il giovedì apriremo la manifestazione allo stadio “Romeo Neri” con una festa inaugurale in stile Olimpiadi, con parate e spettacoli di vario genere. Inviteremo tutti i gruppi sportivi, inclusa, naturalmente, Happy Basket!”. Lunga vita, sempre di più al basket in rosa.
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RIMINI oltre al BASKET di Eugenio Petrillo
FC YOUNG SANTARCANGELO PARTIRE DAL BASSO PER SPICCARE IL VOLO
GIUSEPPE MIELE
#thefutureisyoung (il futuro è giovane), questo è lo slogan del FC Young Santarcangelo. E proprio dal “giovane” si basa e comincia la mission della nuova società calcistica clementina. Nell’agosto del 2019 nasce il club con l’intento di riportare il calcio nella città santarcangiolese. Per anni il pallone è stato al centro delle attenzioni sportive con tante stagione in Serie D e una breve ma esaltante parentesi anche in C. Dalla ferrea volontà di Andrea Boldrini (a lui si deve la paternità del nome “Young”) si è però dovuti ripartire da zero. Ma da qui si deve spiccare il volo, con obiettivi importanti raggiungibili solo con il lavoro e la programmazione. Questo è quello su cui il Presidente de FC Young Santarcangelo, Nelson Nicolini, il direttore generale ed imprenditore, Mario Zavatta, il direttore sportivo, Luca Scattolari, il responsabile marketing e comunicazione, Simone Campanati, e tutto il personale coinvolto stanno lavorando con grande dedizione. Alla base di questo meraviglioso progetto ci sono, come detto, i giovani locali. Sin da subito lo Young ha deciso di puntare sul settore
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GIUSEPPE MIELE
giovanile, focalizzandosi sulla loro crescita. La nuova matricola costringe il club ad iscrivere la prima squadra (prevalentemente composta da over 2000 del posto) al campionato di Terza Categoria, l’ultima serie del calcio italiano. Ma proprio da qui i ragazzi di mister Giacomo Mugellesi possono crescere come calciatori e uomini. Il supporto della piazza - in particolare del gruppo ultras “Casualmente Santarcangelo” - in tal senso è fondamentale. I tifosi - non curanti della categoria - possono vedere un calcio organizzato ad altissimo livello. La prima squadra gioca le partite casalinghe nello storico stadio Valentino Mazzola (oggi denominato CPB Stadium) il quale ha ricevuto un restyling alle strutture e al manto erboso di primissimo livello. FC Young Santarcangelo ha votato anche su una comunicazione più attuale, partendo da un logo minimal che rispecchiasse il proprio credo e a cui le persone potessero ricondurre il cambiamento. Tutto questo senza dimenticare la tradizione e il proprio Borgo che è stato raccontato nel video di lancio della stagione girato
con gli abitanti di Santarcangelo per le vie del Paese. Ad oggi la risposta è davvero importante perché si sono raggiunti 250 iscritti, coinvolto oltre 300 persone il sabato allo stadio e creato un progetto come High Performance in cui viene dimostrata in maniera decisa le velleità del progetto Young. #thefutureisyoung è il motto, ma non sta solo a significare che il futuro è dei giovani come frase ad effetto per far appassionare il popolo esterno, ma è più un mantra interno che spinge a pensare sempre all’innovazione e alla sperimentazione per poter progredire con i giovani. Un premio per gli sforzi ed il lavoro svolto lo si è ricevuto nell’agosto del 2020 quando FC Young Santarcangelo ha stipulato un accordo con l’A.C.Milan che ha scelto i gialloblu per essere l’A.C. Milan Academy di riferimento della Romagna. Insomma la strada è ancora lunghissima, ma il futuro è YOUNG!
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Games
di Alberto Foschi RBR GAMES
Rispondi ai seguenti vero-falso (indicati da V ed F) per valutare, insieme ai tuoi amici, la tua conoscenza del mondo Rbr. Calcola poi il tuo punteggio finale!
1. Saccaggi lo scorso anno giocava ad Agrigento.
V
F
2. L’ultima partita di campionato sarà contro Cesena.
V
F
3. Tassinari è nato nel 1994.
V
F
4. Il nostro viceallenatore Brugè si chiama Samuele.
V
F
5. Mladenov è di origine bulgara.
V
F
6. Nel derby con Imola Rbr ha perso.
V
F
7. Nell’attuale girone di Rbr c’è una squadra proveniente dalla Sicilia.
V
F
8. Francesco Bedetti ha un fratello anch’egli cestista.
V
F
9. La stagione regolare terminerà il 22 maggio.
V
F
10. Per oltrepassare la metà campo si hanno 8 secondi.
V
F
Punteggio: /10
[Soluzioni: V, F, F, F, V, F, F, V, F, V]
[Soluzioni: V, F, F, F, V, F, F, V, F, V]
Punteggio: /10 V
10. Per oltrepassare la metà campo si hanno 8 secondi.
V
9. La stagione regolare terminerà il 22 maggio.
V
8. Francesco Bedetti ha un fratello anch’egli cestista.
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7. Nell’attuale girone di Rbr c’è una squadra proveniente dalla Sicilia.
F F F F
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6. Nel derby con Imola Rbr ha perso.
V
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Games
di Alberto Foschi
Il Sudoku si presenta come una scacchiera, divisa in 9 quadranti, con 81 caselle, 9 righe orizzontali e 9 verticali. Lo scopo è quello di riempire ogni riga e ogni colonna della scacchiera e ogni quadrato con i numeri dall’1 al 9 senza ripetersi.
tripla assist tradizionearrigoni
tabelloni promozione
Crucipuzzle Rbr Crucipuzzle Rbr G Z Q V KOGILB A VQ KLWTS Q KE R XA MEHTK B B I BLWWR LF F T S TY YCQRF E PV C WO EPMAC I U B B SB NMJIE M DI Y GT REPTO L T S UKZIP EC D Y J AW XFVPS U XN K IN CQRRZ E N S POOVD AQ T E T JL PABLU E LF A OE AXOEU F U O NWSMD HN V N R VDU C L Q Q L E F RT ME Y R ATBLT GY O O R SC ETHAT P LR O NM OPOFR M W O Y R O S N J A T A A A S T I Q RTL B U X D A V X AW ZX T Z R ZA ZLPPN S NZ W LN ESIAC S L C CBUIE AS U A M RL PBNCZ A AI P IE ZSORM I E N RANIR QS D N FAOQR EQ E A FI AIIFA D CO L SL GINTI S N A I Y KIY G G W L D U W ME EN T I RELET GA T M A GA SZAVC T SN Z OL HOJVO S U B HBCGO AC D R Z QT YKXIV R PE D WA RNRSL A S E I WO AIRXR O ID G OH NEIVL B I T SIEYR RZ G T S H I I N S J Y F I B H Y U E O N I F W I K V U N P Q O RA E L KOE E X N K Y S X SJ BB S W UTJDP SB L D N PS LKXMJ I GC S IE HYBGA V M
KD F Q NJ Z T VK G D YD O F IB F J H D S P F E O R E W D HE W D HS Q I WI O S I K F ID T A RE M Z UN O I BT V O M V N E A W E T masciadri E W N A G E F Oinfrazione E A P Y R G T passione GT O E Kallenamento E G D V C W P Qtrasferta C C B T H P Wpresidente UL K I territorio obiettivi
determinazione soddisfazione
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giornalismo tamburi
mercato rbrmagazine
biancorossi palleggio esultanza entusiasmo
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Music
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