MAR.' 22 - N°06 NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
STEFANO MASCIADRI LA PRIMA PROMOZIONE IN A1 RIVIERA BASKET RIMINI FAMIGLIA BENZI RBR SPORT TEAM ACADEMY
PALLA IN CASSAFORTE GIANLUCA CONTI “MOLTO PIÙ CHE UN DIRETTORE” ALL’INTERNO IL POSTER DELLA VOSTRA “SCIARPATA” RBR Magazine 6 | Marzo 2022 |
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Società Italiana Gas Liquidi Spa - Via Famignano, 6/8 - Poggio Torriana (Rn) Tel. 0541.675252 - Fax 0541.675474 RBR Magazine 6 | Marzo 2022 |
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editoriale Tutti pronti per una primavera che speriamo possa fare il botto (in senso buono, ovviamente) soprattutto per i nostri amatissimi biancorossi. L’ottimismo deriva non solo dal cambio di stagione, ma anche da una squadra che, a livello di prestazioni, continua a regalare soddisfazioni alla società e alla tifoseria. Proviamo, nel nostro lavoro di carta stampata, a dare impulso all’intero ingranaggio con un nuovo numero ricco di argomenti, protagonisti, scenari e anche attività parallele ed estremamente importanti come il basket in carrozzina. Come sempre quello che avete in mano è un giornale che pone all’attenzione dei lettori la nostra realtà, i nostri sponsor e soprattutto i nostri cestisti cercando di offrire ogni volta un profilo diverso da quello che abitualmente siamo abituati a vedere al palazzetto. A proposito, il PalaFlaminio continua ad essere uno dei vanti di questa stagione grazie all’ottima affluenza di pubblico che sostiene calorosamente i suoi beniamini. C’è tutto, insomma, per imprimere allo sprint finale della stagione il giusto rapporto (in questo modo abbracciamo anche i tanti ciclisti che con la primavera si lanciano in competizioni ufficiali e passeggiate di gruppo) per arrivare agli obiettivi prefissati. Un in bocca al lupo ai ragazzi e un saluto ai protagonisti del nostro magazine: Salvatore Verde, il direttore generale di RivieraBanca Gianluca Conti, Stefano Masciadri, Costruzioni San Martino e Riviera Basket Rimini. Tutti insieme per dare forza ai nostri eroi. Il direttore
IL PERSONAGGIO GIANLUCA CONTI
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LA GENTE DEL FLAMINIO LA FAMIGLIA BENZI
GRAZIE A...
ROC: I.P. 1100.744 - Testata registrata presso il Tribunale di Rimini, numero 2/2021 RBR MAGAZINE RINASCITA BASKET RIMINI SSDRL Via Flaminia, 28 - Rimini
REDAZIONE: Corso D’Augusto, 81 47921 Rimini
Direttore Responsabile Vittorio Pietracci redazione@geronimo.news
Progetto grafico: Ennio Zangheri zangheriennio@gmail.com
Redattore magazine: Eugenio Petrillo
Direzione Commerciale geronimo.redazione@gmail.com comunicazione@rinascitabasketrimini.it
Simone Campanati simone@rinascitabasketrimini.it
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Concessionaria per la pubblicità RBR MAGAZINE - comunicazione@rinascitabasketrimini.it GERONIMO NETWORK COMMUNICATION - geronimo.redazione@gmail.com RBR MAGAZINE pubblicazione mensile in distribuzione presso le attività commerciali della Provincia ed oltre. Vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto copyright 2021
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Geronimo Network I giornali del territorio
Eugenio Petrillo Gianni Filippi Marco Rinaldi Matteo Briolini Alberto Crescentini Alberto Foschi Simone Campanati Nicola De Luigi PH Alfio Sgroi PH
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STORIES LA PRIMA PROMOZIONE IN A1
IL TEAM STEFANO MASCIADRI
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PERSONAGGI NELLA STORIA SALVATORE VERDE
#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE RBR SPORTEAM ACADEMY
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CONOSCIAMOCI MASSIMO COLOMBO
LE SOCIETÀ LIONS ACADEMY BSK
IL BASKET OLTRE RBR RIVIERA BASKET RIMINI HAPPY BASKET GIANLUCA SANSONE
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PARLIAMO DI NOI Cari amici, tifosi biancorossi e fedeli lettori di RBR Magazine eccoci ancora qui a presentarvi il nuovo numero della nostra rivista. Siamo alle battute conclusive della stagione e ora è proprio vero: c’è tanto bisogno del vostro supporto. E su questo non dubitiamo, anzi siamo certi che con il ritorno al 100% della capienza le vostre voci si faranno sentire. La stagione è entrata nella parte finale della sua “vita”, ma è proprio ora che ci si comincia a divertire con le partite che contano e pesano di più. Quindi vi aspettiamo ancora presenti e numerosi sugli spalti del Flaminio dove potrete trovare la nostra rivista ufficiale. Siamo arrivati al sesto numero di RBR Magazine, come sempre unico e da collezionare. Il personaggio in copertina ed in primo piano è Gianluca Conti, direttore generale di RivieraBanca. Il nostro Matteo Briolini ha intervistato Stefano Masciadri, pilastro del roster biancorosso. Troverete uno speciale veramente interessante, a firma di Simone Campanati, sulla famiglia Benzi. Come sempre non può mancare la storia con il racconto di Alberto Crescentini della prima storica promozione in A1 del Basket Rimini e l’intervista allo storico accompagnatore Salvatore Verde. Poi le società come i Lions Academy Bsk e i mitici di Riviera Basket Rimini, di pallacanestro in carrozzina. Troverete un fantastico poster, con voi protagonisti, giochi, musica e tanto altro. Tutto questo sulle pagine del sesto numero dell’immancabile RBR Magazine. di Eugenio Petrillo
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IL PERSONAGGIO
di Simone Campanati
GIANLUCA CONTI MOLTO PIÙ DI UN DIRETTORE GENERALE
Coniare uno slogan efficace che riassuma in maniera coerente ciò che si vuole esprimere, non è semplice. Ma è esattamente ciò che è successo quando abbiamo voluto raccontare il connubio che si stava creando fra la società Rinascita Basket Rimini e il main sponsor RivieraBanca. Ci è voluto davvero poco a trovare le parole giuste, ci è voluto davvero poco a capire che quello slogan doveva essere “ Molto più che un Main Sponsor”. Ogni volta che entro nella sede centrale/amministrativa di RivieraBanca, in via marecchiese, mi sembra di essere in un luogo completamente diverso della mia idea di Istituto bancario. Si respira voglia di unicità, voglia di innovazione e soprattutto si respira aria giovane. Parte del merito di questa rivoluzione che da tempo caratterizza la cooperativa va attribuita al personaggio di questo mese, ovvero il Direttore Generale di RivieraBanca: dott. Gianluca Conti. Il DG che si presenta come sempre sorridente nel suo spazioso e luminoso ufficio, trasmette l’orgoglio che prova per la grande evoluzione della sua azienda. Mi racconta prima di tutto che è sposato con due figlie ormai grandi, è laureato in Economia e Commercio, a cui venne aggiunto nel tempo un importante Master con BCC Accademia e che ha iniziato la sua carriera all’interno del Credito Cooperativo, facendo la canonica trafila che parte da giovanissimo come operatore di sportello, per poi diventare in ultimo direttore generale dell’Istituto. Ha ricoperto nella Banca diversi ruoli: Responsabile Area Commerciale, Responsabile Area Credito e Responsabile Area Organizzazione. Il suo è un percorso professionale che si è strutturato dentro al mondo del Credito Cooperativo. Qual è il tuo rapporto con la città di Rimini? È una città incredibile, estrosa, un posto unico e per citare il nostro Fellini “dove nulla si sa, tutto si immagina”. Ciò che apprezzo maggiormente è la grande creatività che hanno i riminesi, la capacità di creare qualcosa che pochi altri riescono a vedere o pensare di fare. La capacità di rim-
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boccarsi le maniche e trovare soluzioni e soprattutto di saper interpretare quelle che sono le nuove tendenze. RIMINI ha questa grande risorsa chiamata PERSONE. Sono i riminesi l’elemento vincente della nostra città. Quali sono i valori che Gianluca Conti mette in campo nella vita e nel lavoro? Cerco sempre di immedesimarmi con l’altro, per questo ritengo che il primo valore importante per me, sia il rispetto e la considerazione della persona. Avere un rapporto in cui i percorsi che si costruiscono divengano solidi e di reciproco scambio. Non voglio che situazioni e relazioni si creino solo per interessi particolari e personali, altrimenti rischiano di avere una data di scadenza; occorre invece riuscire a guardare in profondità l’animo dell’altro, la sua storia, mettendola in connessione con la propria. Questo permette di creare profonde amicizie o rapporti professionali di grande rispetto reciproco. Credo di aver trasferito nella mia azienda proprio questo: il non fermarsi mai all’apparenza, ma guardare la realtà nella totalità dei fattori che sono sotto la superficie. Ad esempio nei colloqui per le nuove assunzioni, il mio focus è puntato sull’attitudine ad essere se stessi, ovvero far emergere ciò che ogni individuo è; questo permette di far crescere due entità: il soggetto e la banca. Ognuno può regalare, attraverso le sue caratteristiche, nuovi valori alla stessa azienda. Non bisogna mai conformarsi, appiattirsi. Il tema principale è annettere tutto ciò che si è e si ha, a quello che mette già in campo l’azienda, dando vita a nuove forme di processo e di lavoro. Questo è il nostro modus operandi aziendale che ci sta facendo fare il salto di qualità. Dobbiamo far emergere sempre le risorse e le potenzialità delle persone, dando loro la possibilità di metterle a disposizione nei progetti comuni. Parlami di RiveraBanca. RivieraBanca nata dalla fusione da due distinte realtà cooperative ha una rete territoriale
NICOLA DE LUIGI
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composta da 48 filiali in un territorio che è a cavallo dell’Emilia Romagna e delle Marche, che va da Cesena e Cesenatico ad arrivare alla città di Pesaro fino all’entroterra, annesse Valmarecchia e Valconca. Abbiamo ottenuto in questo triennio risultati importanti, con un utile complessivo di 30 milioni di euro. Tutto ciò ha fatto incrementare il nostro patrimonio ad oltre i 270 milioni di euro. Le masse amministrate con la clientela chiudono l’esercizio 2021 ad oltre 4 miliardi, con un aumento di 700 milioni. Abbiamo raggiunto i 100.000 clienti, quota in aumento in questo triennio di 10.000 unità, e indici di liquidità e patrimoniali eccellenti. C’è un slogan che ci definisce e che caratterizza il nostro operare. “Non siamo solo intermediari finanziari, ma anche e soprattutto, intermediari economici” Questo cosa significa? La nostra vocazione di Credito Cooperativo è di sostenere il nostro territorio attraverso, donazioni, beneficenza, mutualità, iniziative, ma soprattutto di collaborare a far crescere una cultura imprenditoriale. Per questo insieme alle categorie di impresa cerchiamo soluzioni capaci di valorizzare e rendere attraente e competitivo il nostro territorio. Da una banca ci si aspetta che conosca il business dell’azienda, che sia un partner che la aiuti a fare impresa. Le BCC hanno un grande vantaggio competitivo perché conoscono, da più vicino di chiunque altro, le dinamiche economiche e gli imprenditori nel territorio. Grazie alla nostra mission sono nate importanti iniziative. Raccontacene qualcuna a cui sei legato. L’agenda dei progetti è fitta e sempre in divenire. Cito fra gli altri Tourism Innovation Team, Calicity, HBenchmark e Collimare (in partnership con le Associazioni Albergatori e gli operatori turistici del territorio), Techstars Startup Weekend e Sporteam Academy (in collaborazione con UniRimini, Fattor Comune e Rinascita Basket Rimini).
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Quello a cui sono fortemente legato e che il Gruppo Bancario ICCREA, del quale facciamo parte con altre 127 BCC, ha valorizzato ed esteso è il Tourism Innovation Team, un progetto di formazione e consulenza sull’innovazione dei Sistemi di pagamento, voluto, ideato e pensato a Rimini, che è stato in seguito esportato e valorizzato lungo tutto il territorio nazionale. In tutto questo qual è il tuo ruolo? Il mio ruolo è come il coach per la sua squadra, tattica, strategia e soprattutto mettere in campo il team valorizzando ogni player, le sue potenzialità e pregi. La sfida più grande è “giocare” al meglio insieme per vincere la partita. Qual è la RivieraBanca del futuro? L’evoluzione dei servizi finanziari sta conducendo ad un momento di profondo cambiamento del rapporto banca-cliente, dettato dall’innovazione dei comportamenti di quest’ultimo, sempre più orientato all’utilizzo dei canali digitali. RivieraBanca si sta strutturando per rispondere a questa esigenza: una nuova banca digitale nello stile BCC, rivolta ai giovani, e non solo, con l’obiettivo di far leva sulla relazione sperimentando un nuovo percorso di digitalizzazione insieme a soci e clienti. Come nasce invece il rapporto con RBR oggi RivieraBanca Basket Rimini? Siamo entrati in contatto con il Basket Rimini attraverso il presidente Paolo Maggioli che ci ha interpellati per capire se eravamo interessati ad essere il main sponsor di questo sano e
futuribile progetto. Siamo rimasti subito colpiti dalla storia raccontataci da Paolo Carasso e ci siamo subito trovati in sintonia, proprio per i valori e metodo di stare di fronte alle cose che succedono. La capacità di aggregare sia dal punto di vista imprenditoriale che sportivo (con il progetto di network di società affiliate) ci ha fatto capire che era un progetto vicino alle nostra cultura. Siamo diventati parte del progetto e insieme abbiamo dato vita allo stesso, alimentandolo con altri progetti condivisi, come RBR Sporteam Academy e Hero School. È nata un’amicizia operativa grazie alla quale portiamo avanti tante iniziative e pensiamo continuamente a nuovi progetti da realizzare. Tra i progetti fatti in comune con RBR quali vedi come riusciti e futuribili? Il progetto più maturo di questo rapporto è la RBR Sporteam Academy, proprio per la potenzialità di far crescere una cultura imprenditoriale fra i giovani. Poterlo fare insieme è qualcosa di grande. Vedere in aula tanti giovani, che hanno passione per lo sport e di voler auspicare a cambiare il modo di farlo e viverlo, voglia di imparare, formarsi, essere protagonisti, sono motivi di grande orgoglio per noi. Un progetto citato anche dal Sole 24 Ore, che può diventare qualcosa di importante e che potrebbe a mio avviso nel tempo diventare un corso di laurea. Come è la tua giornata al Flaminio e come vivi il momento partita? Sono molto appassionato, è uno spettacolo. Mi piace vedere la partita ma anche vivere l’ambiente del palazzetto. Mi sento un piccolo grande tifoso che ha il privilegio di essere sul campo con i giocatori, sapendo di farne parte in prima persona. Curiosamente ci sono un po’ di foto da tifoso che dimostrano quanto sono coinvolto emotivamente ogni domenica al Flaminio. Sono fortunato perché so chi è RBR, sono tifoso della squadra, ma prima ancora del progetto, della società e di quello che insieme stiamo facendo per la città.
Cosa sogni oggi? Un sogno comune, ovvero una squadra RBR che faccia un salto verso la massima categoria in breve tempo, e al di là della vittoria sul campo, vorrei potesse essere un grande esempio educativo per tanti giovani della nostra città e anche nella mia Banca. Il successo di questa partnership è il contribuire ad avere ragazzi che possano dare nuove idee e visioni al servizio di tutta la comunità. Quali momenti ricordi con più piacere? Due. Uno sportivo e l’altro no. Uno è stato il giorno di inizio della RBR Sporteam Academy. Mi ha impressionato vedere il coinvolgimento dei ragazzi presenti e vogliosi di cambiare il loro futuro, di esserne protagonisti. Devo ringraziare i colleghi Fabio Donati, Matteo Merlini e Lucia Mattei Gentili, coinvolti in prima persona e grandi interpreti del pensiero della nostra Banca. L’altro ricordo è legato alla grande vittoria sul Roseto, dopo aver visto la brutta sconfitta con l’Ancona; due emozioni differenti: dallo scoramento alla grande gioia. Contro Roseto ho visto l’unità della squadra. Il giorno degli auguri di Natale con la squadra e la società mi ha lasciato un sentimento particolare, che mi ha aiutato a comprendere meglio il basket riminese. Scoprire una lunga storia di passione e coinvolgimento che ha incluso nel tempo tanti personaggi di alto livello che oggi, ha lasciato in eredità a noi e alla città.
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IL TEAM
di Matteo Briolini
STEFANO MASCIADRI ESPERIENZA AL SERVIZIO DI RBR
ALFIO SGROI
Avete presente quel famoso detto latino che si dice tanto spesso da essere d’uso comune? “Dulcis in fundo”, lo abbiamo usato almeno una volta tutti noi quando abbiamo ricevuto una bella, ma inaspettata notizia. Ecco, esclamando quelle tre parole io ho accolto l’arrivo di Stefano Masciadri in biancorosso, avvenuto la scorsa estate e credo di non essere stato il solo. L’arrivo del “22” ha chiuso il roster di Mattia Ferrari consegnando al neoallenatore della Rinascita un giocatore di assoluto spessore tecnico-tattico sui due lati del campo, con esperienze
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in A2, zone nobili della classifica comprese. In poche parole la più classica delle ciliegine su una, già gustosissima, torta. In questo sesto numero del magazine Stefano racconta, nelle righe che seguiranno, quello che è stato il suo percorso sportivo e non fino ad oggi e qualche curiosità fuori dal parquet. Non vi resta che mettervi comodi. Stefano come hai reagito di fronte alla possibilità di venire Rimini? “Con grandissimo entusiasmo, me ne avevano parlato bene, in ogni caso ho firmato appena ho potuto.
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Il progetto societario e la passione della città per il basket e la squadra mi hanno subito convinto.” Questi primi mesi riminesi che impressione ti hanno lasciato? “Purtroppo non l’ho ancora girata come avrei voluto, ma avrò modo di farlo. Siamo molto impegnati tra allenamenti e partite, ma quando posso mi piace fare due passi sulla spiaggia, ascoltando il rumore del mare, una sensazione unica a cui non ero più abituato, è davvero rilassante. Per come sono io credo sia la città di grandezza ideale, con il giusto livello di traffico, si sta molto bene qui.” Venendo alla pallacanestro, come ti trovi con i compagni? “Siamo un bel gruppo, avevo già giocato con
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Saccaggi e Rivali in altri contesti, ma è stato davvero facile adattarsi. Fin dai primi giorni di allenamento è parso evidente a noi e a chi ci gravita intorno quanto fossimo uniti, come lavorassimo insieme da anni. Questa componente, coadiuvata dall’ottima amalgama di talento ed esperienza che contraddistingue il roster, è alla base dei risultati che stiamo ottenendo in stagione.” Siete partiti con qualche, difficoltà poi siete venuti fuori a poco a poco. Come vivevate quel momento all’interno dello spogliatoio? “Eravamo sereni, ognuno di noi dal coach fino a noi giocatori, lo aveva messo in conto. Siamo una squadra nuova non è facile essere tutti allineati all’inizio, abbiamo avuto pazienza, il tempo ci sta dando ragione.”
Anche la tua stagione è stata finora un continuo crescendo, cosa ne pensi del tuo campionato fino a oggi? “Non è stato facile all’inizio, passare dalla A2 alla B è un salto più grande di quanto si possa immaginare. Persino il metro arbitrale è diverso, alcuni contatti vengono lasciati passare, occorre riabituarsi. Io poi arrivo da anni in cui ero sempre il “secondo violino” quindi dovevo ritrovare la fiducia necessaria per gestire anche la responsabilità.” Il punto di svolta della tua stagione è in casa con Roseto? “A dire il vero, avevo fatto una buona prova già con Jesi, la partita contro la Liofilchem ho dato il meglio. Nonostante un primo tempo dove la palla non ne voleva sapere di entrare ho continuato a difendere forte, sentivo che il mio momento sarebbe arrivato. Il coach mi ha motivato all’intervallo, le sue parole sono state fondamentali.” Cosa si aspetta da te coach Ferrari? “A me e a Saccaggi viene chiesto di prendere il tiro da tre, abbiamo carta bianca, nell’economia del nostro gioco entrambi recitiamo una parte importante del copione.” Come ti trovi a lavorare con Ferrari? “Molto bene, lo avevo avuto a Bologna quando ero un ragazzino, è stato un piacere ritrovarlo.” Com’è il tuo rapporto con i compagni che erano già a Rimini da tempo? “Ho un buon feeling con tutti, poi con Eugenio avevo già giocato a Ravenna. Per quanto riguarda Tommy, è un grande capitano, ci ha fatto capire quanto è pesante questa maglia è molto disponibile e dice sempre le cose giuste al momento giusto.” Che impressione ti ha fatto il Flaminio? “Davvero ottima, ho odiato i palazzetti vuoti degli ultimi due anni e il pubblico riminese mi
ha emozionato. Quando chiediamo il boato del pubblico, la risposta è da brividi, questa città vive di basket. Davide Turci me lo aveva detto già la prima volta che ci siamo visti, proprio su quel campo, mi ha convinto facilmente. Il mio obiettivo è lasciare un bel ricordo di me a chi viene a vederci.” Abbiamo notato spesso tuo cugina, Raffaella Masciadri, seduta in tribuna per sostenerti. Che rapporto avete? “Siamo cugini, ma è come se fosse mia sorella, mi ha ispirato è grazie a lei se oggi gioco a basket. Da ragazzo avrei voluto giocare in porta, poi vedendo lei, sono stato spinto sulla via della palla a spicchi, è il mio idolo, per la persona che è e per tutto quello che ha vinto.” Nel roster ci sono molti ragazzi giovani, ti senti un punto di riferimento? “Cerco di trasmettere loro quello che la mia carriera mi ha insegnato, mi piace poterli aiutare. In futuro mi piacerebbe allenare un settore giovanile per plasmare giovani talenti. Tuttavia io credo che non si smetta mai di imparare e cerco sempre di rubare qualcosa da ogni mio compagno ogni volta.” Quando eri tu ad essere una giovane promessa ha i avuto qualche giocatore esperto che ti ha dato qualche consiglio? “Si soprattutto a Casale Monferrato, in quel caso è stato l’anno in cui, grazie anche a giocatori come Pierich e Fontani sono cresciuto tanto fino a diventare un professionista.” Per quanto riguarda i tuoi hobbies extra campo cosa puoi dirci? “Al momento sono in pausa dai social, mi sto dedicando alla lettura, sono immerso nella lettura del “Signore degli Anelli”. Sono cresciuto con i film, non potevo non leggerlo. Ho letto anche “Black Jesus” di Buffa, perché la passione per “il Gioco” non mi abbandona mai.
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PERSONAGGI nella STORIA
SALVATORE VERDE
di Matteo Briolini
STORICO ACCOMPAGNATORE DEI BIANCOROSSI Siamo giunti al sesto numero e anche in questo caso state per leggere di un personaggio che del basket conosce ogni sfumatura, ogni segreto. Un uomo che ha vissuto tutte le migliori annate dei canestri a tinte biancorosse, che si è speso in prima persona per la nostra palla a spicchi, un vero e proprio personaggio nella storia. Alludo alla figura di Salvatore Verde, storico accompagnatore e collaboratore dei biancorossi. Salvatore quando e come è nata la tua passione cestistica? “Io sono di Enna e il mio primo incontro con la pallacanestro fu grazie agli americani, che allora erano molto presenti in Sicilia, era il 1944. Me ne innamorai subito, ma poi scelsi la strada dell’atletica. Sono stato campione italiano delle forze armate nei 10000 metri e ho fatto la maratona di Venezia.” Cosa ti ha portato a Rimini? “La conobbi la prima volta quando feci tre anni di collegio tra San Marino e Rimini. Tornai anni dopo sotto l’arco d’Augusto, con l’Aeronautica Militare. Cosa facevi per l’Aeronautica Militare? “Ero sottoufficiale e maresciallo scelto, mi occupavo di logistica. Avrei voluto fare il pilota ma non avevo dieci decimi in entrambi gli occhi e questo precludeva tale possibilità. La carriera mi ha dato diverse soddisfazioni, sono Cavaliere della Repubblica per meriti lavorativi.” Come sei venuto in contatto con il Basket Rimini? “Una volta arrivato qui in Romagna chiesi se ci fosse una squadra cestistica in questa zona, così venni indirizzato alla palestra in cui giocava la “Libertas” di allora. Il campo era all’interno del Teatro Galli, iniziai a frequentare l’ambiente e incontrai Gianmaria Carasso e Giove Boldrini. Quest’ultimo mi propose di iniziare ad arbitrare e così cominciai quel percorso.” Quanto tempo hai passato con il fischietto
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in bocca? “Iniziai a 28 anni e continuai per il decennio successivo. Arbitrai in C e B, condividendo il percorso con il mio amico Guido Fraternali, poi compiuti i 38 anni, andai a Roma per tentare il grande salto in A, ma purtroppo per ragioni anagrafiche non passai. Fu una profonda delusione e decisi di smettere.” Hai qualche aneddoto sulla tua vita da direttore di gara? “Ne ho davvero tanti, difficile sceglierne uno. Facevo spesso coppia con Guido Fraternali, nessun palazzo poteva metterci in soggezione e questo ci consentiva di essere designati in ambienti particolarmente caldi difficilmente gestibili. Una volta a Montegranaro mi chiusero dentro gli spogliatoi per un’ora dopo che avevo fischiato due liberi a 3 secondi dalla fine che erano co-
stati la partita ai padroni di casa. La polizia ci scortò per 3 chilometri. Terminata quell’esperienza mi chiamò Gianmaria, voleva qualcuno che conoscesse perfettamente il regolamento, dato che il Basket Rimini aveva centrato la Serie A per la prima volta.” Quanto sei stato in società? “Dal 1979 fino al 2000, anno che coincise con le dimissioni di Carasso, a quel punto non ritenevo più possibile continuare.” Cosa facevi esattamente per la società? “I primi due anni facevo il dirigente accompagnatore e mi occupavo della contabilità nell’ufficio di via Dante, coadiuvando Boldrini. Spesso capitava che andassi a ritirare gli assegni in occasioni di importanti cessioni, come fu per Terenzi. Ti confesso che avevo sempre timore a girare in macchina con certe somme. Successivamente mi sono dedicato solo a questo.” Tra le versioni biancorosse che hai potuto vedere, quale ti è rimasta particolarmente impressa nella memoria? “I ragazzi del ’72, una squadra particolar-
mente talentuosa e giovane che fece il doppio salto dalla B alla A1. Ero rimasto abbacinato dal talento di Myers, ricordo che a Ragusa la vinse da solo e i tifosi di casa non poterono che tributargli una doverosa ovazione, nonostante fosse noto per essere particolarmente ostile alle squadre avversarie.” C’è qualche aneddoto che ti lega a qualche biancorosso? “Si Otis Haward mi chiamava Mr Green. Quando lo prelevai a Bologna per condurlo dalla squadra mi chiese il mio nome e mi affibbiò questo soprannome che persiste tutt’ora. Quando ti ha coinvolto la Rinascita come hai accolto la proposta? “Con grande entusiasmo, il progetto ha riportato entusiasmo era quello che serviva a Rimini.” La partita che ricordi con più affetto? “Senza dubbio Vigevano 84’, una dimostrazione del legame indissolubile tra città e squadra, fu incredibile. Abbiamo dovuto chiedere all’ultimo 15 pullman in più. Spero si possa ripetere qualcosa di simile.” Un altro pezzo di storia dei ferri nostrani promuove RBR, ora non resta che vedere che succede da qui a fine stagione, auspicando di scrivere un’altra pagina importante…
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EMOZIONI SENZA TEMPO
LA SERA DI VIGEVANO
di Alberto Crescentini
LA PRIMA STORICA PROMOZIONE IN A1 Domenica 8 aprile 1984. Giusto quei 38 anni fa, la Rimini dei canestri scrive una delle più belle pagine della sua storia. In quel remoto giorno di inizio primavera la Marr - così era ‘targata’ allora la squadra biancorossa - è chiamata in causa a Vigevano in una partita che, se vinta, le spianerebbe la strada verso l’A1 con un turno d’anticipo rispetto alla fine dei giochi. Sarebbe un risultato clamoroso, anche perché nell’estate prima il roster era stato costruito senza alcun tipo di pretese, con la salvezza quale unico obiettivo. Ma il buon Piero Pasini, l’allenatore che più di ogni altro ha lasciato un’impronta indelebile all’ombra dell’Arco d’Augusto, ha lavorato davvero bene, ha creato la chimica
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giusta assemblando al meglio il ‘materiale’ a disposizione. Il quintetto è scolpito: Benatti è il metronomo in regia, Cecchini e Ottaviani gli esterni con caratteristiche differenti fra loro, Sims è l’ala forte e Wansley il centro. In panca Ioli, Paci, Mossali, Coppari e Brighi. Bene, quel gruppo è a un passo dal Paradiso e gli appassionati, che crescono di domenica in domenica, si mobilitano. La società capisce il momento e mette a disposizione gratuitamente i pullman. La risposta non si fa attendere, con i tifosi che ne riempiono la bellezza di 18. Abbiamo ancora negli occhi quell’interminabile colonna che dalla sede di via Dante si spinge fino a Piazza Tre Martiri, addirittura in via Garibaldi. E’ un esodo massiccio, imponente, così come non bisogna dimenticare i tanti aficionados che scelgono l’auto per salire in Lomellina (la Slobbovia, come la chiamava il compianto ‘Dido’ Guerrieri). Nella città lombarda i riminesi sono almeno 1.200, forse di più, tanto che il piccolo palasport vigevanese fatica quasi a contenerli (e meno male che la risposta dei padroni di casa sugli spalti è pressoché assente, altrimenti sarebbe stata dura farli entrare tutti). L’American Eagle Vigevano in classifica è messa male, ma un’eventuale vittoria la terrebbe ancora in corsa per la salvezza, per-
tanto non è per nulla disposta a recitare il ruolo di vittima sacrificale. Rimini deve dunque disputare un incontro vero, contro un’avversaria che non ha ancora alzato bandiera bianca. E il campo, sin dalle prime battute, ci dice proprio questo, che per Benatti e compagni non ci sarà nulla di facile. I primi 20’ sono all’insegna dell’equilibrio (36-38 il parziale di metà gara), con il ‘Paso’ che cavalca il suo collaudato quintetto più Mossali, unico biancorosso che si alzerà dalla panchina. Nella ripresa, faticosamente, la Marr comincia a prendere il sopravvento, spinta emotivamente da quel mare di appassionati che vogliono solo festeggiare. Il margine, però, non è mai rassicurante, con entrambe le squadre che lasciano qualcosa di troppo dalla lunetta (17/28 Rimini, addirittura 16/29 Vigevano). Il match entra in dirittura d’arrivo e la Marr tiene, 68-74 lo score sul tabellone luminoso, risultato che consegna le chiavi dell’A1 ai biancorossi. Cecchini (22 punti a referto) è il più prolifico, Sims e Wansley ne mettono 18 a testa (di solito segnavano meno, attorno ai 25 pt in cooperativa), Benatti e Mossali 6, Ottaviani 4. E’ fatta e poco importa se una settimana più tardi, nella passerella finale, la Lebole Mestre viene a prendersi la posta al Flaminio. Rimini è nell’élite dei canestri, tutto il resto non conta.
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#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE di Simone Campanati
RBR SPORTEAM ACADEMY
IL CAMPO DI ALLENAMENTO PER IL MANGEMENT SPORTIVO Da quando è nato il progetto RBR diversi sono stati gli attestati di stima ricevuti per il metodo con cui la società viene gestita su tutti i piani di lavoro. Proprio in questi giorni abbiamo fatto girare un video sui nostri canali social dove rappresentanti di società avversarie elogiano il nostro operato ed esaltano il pubblico del Flaminio per lo spettacolo che va in scena la domenica sera nel nostro amato Palazzetto. Tutto questo è come diciamo da sempre frutto di un lavoro meticoloso, che i nostri team sviluppano al pari di quello sportivo che scende in campo ogni domenica. Un lavoro mirato, programmato e ben delineato nella nostra testa. Frutto di questo metodo di gestione è RBR World, un insieme di progetti che nel corso di questi 4 anni abbiamo sviluppato su diversi livelli, passando dal reclutamento nelle scuole con RBR Hero School, al Network di imprese con RBR Business Network, dal progetto RBR Burdel in cui raccontiamo attraverso le fotografie di Nicolo De Luigi il nostro pubblico al Flaminio fino ad arrivare RBR Magazine, la prima rivista totalmente biancorossa che parla di personaggi prima ancora che di basket. Ma il progetto a cui siamo maggiormente legati nasce nel maggio del 2021 ed è un progetto che ingloba tutto ciò che avete letto fino ad ora, si chiama RBR Sporteam Academy, ed è un vero e proprio corso di management sportivo, che racconta i segreti del grande lavoro svolto in questi anni da RBR. Il corso che avrà luogo il 6/7/8 Maggio presso la Sala Auditorium di Rivierbanca parte da alcune domande che giriamo alle società che vogliono imparare il nostro metodo per migliorare il loro: Qual è la nostra identità? Quanto è importante la nostra storia? Come possiamo far diventare il nostro progetto un Brand? Quali operazioni di marketing servono per attrarre partner? Quali sono i veri tesori di una società sportiva?
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Chi è il mio pubblico e come posso comunicare con lui? Qual è l’unicità della tua società? Queste sono solo alcune delle domande che ci siamo posti in questi anni e a cui abbiamo dato risposta col lavoro, con la ricerca e a cui saremo felici di dare risposta e insegnamento durante questa tre giorni. Nella prima edizione dello scorso anno, abbiamo avuto la possibilità di formare quasi 30 persone fra le quali società come la Consolini Volley, New Rimini Baseball & Softball, Fluxo, FC Young Santarcangelo, e tutte le società a noi affiliate oltre a Lunardini Skills e 4 studenti universitari vincitori di 4 borse di studio messe in palio da UniRimini e UniBo patrocinatori del progetto. Anche questo anno avremo la fortuna di essere affiancati dall’Università di Bologna, dal Coni di Rimini e dal nostro meraviglioso main sponsor Rivierabanca, primo grande sostenitore del progetto con cui condividiamo sogni e progettualità. Il corso è diretto alle società sportive dilettantistiche che vogliono innovare e rendere unico il loro metodo di gestione dell’attività, che sia amministrativa, di marketing, comunicazione e che vogliano trarre valore assoluto dallo sviluppo dell’attività stessa. È inoltre diretto a
tutti i giovani che vogliono entrare nel mondo dello sport e del management sportivo, imparando da chi opera direttamente sul campo. In questa edizione avremo l’onore di avere un super ospite, il miglior storyteller italiano, giornalista, telecronista, scrittore che ha fatto del racconto sportivo la sua ragione di vita. Un personaggio che ama raccontare persone che hanno fatto la storia, perché la storia è fatta di individui, un credo che lo accomuna per valori proprio alla nostra società. Sto parlando di Federico Buffa che sarà presente il 6 maggio in apertura di corso per raccontare la nostra storia e svelare i segreti per raccontare la storia della propria società. In chiusura tengo a lasciare qui il programma del corso e con lui una promozione riservata che avrà una breve durata. Venerdì 6 Maggio 2022 15:00/16:30 Federico Buffa / Raccontare la propria storia con Paolo Carasso/Simone Campanati e Silvia Pedini. 16:30/17:30 Creazione e Sviluppo di una società sportiva sul modello di RBR (Paolo Carasso). 17:30/19:00 Costruzione e valorizzazione del brand. (Simone Campanati) 20:30/22:30 Social Storytelling (Rimini Storytellers) Sabato 7 Maggio 2022 08:30/10:00 Gestione Amministrativa e Contabile (Matteo Fontana) 10:00/11:30 Profilazione e studio del target (Giuseppe Cappiello) 11:30/12:30 Workshop 15:00/16:00 Perché fare il manger: Motivazione e ricerca della propria collocazione (Luca Balbarini- HR di Staff – Agenzia per il Lavoro). 16:00/17:30 Social Storytelling: Tools utili e consigli pra-
tici (Rimini Storytellers) 17:30/19:00 Storytelling Video/ Valorizzazione attraverso i video. 19:00/20:00 Workshop Domenica 8 Maggio 2022 08:30/09:30 Roberto Carnevali / relazioni con lo sponsor (Responsabile Area Sponsorship Sassuolo Calcio e Direttore commerciale Master Group Sport) 09:30/10:30 Importanza di essere Main Sponsor (Matteo Merlini/Fabio Donati di Rivierabanca) 10:45/12:15 Strategie e operazioni di marketing per le società sportive (Paolo Carasso) 15:00/16:00 Organizzazione di un evento: dalla progettazione alla realizzazione (Simone Campanati). Ci sono realtà che applicando i nostri metodi hanno cambiato davvero il loro modo di dare vita alla propria realtà sportiva, aumentando gli iscritti, aumentando i fatturati e la potenza e riconoscibilità del proprio brand. Segui i nostri canali Facebook, Instagram, Linkedin, You Tube e il nostro sito www.rbrsporteamacademy.it per avere maggiori informazioni.
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LA GENTE DEL FLAMINIO di Simone Campanati
LA FAMIGLIA BENZI CON IL SANGUE A SPICCHI
Nel mondo dello sport non è di certo raro trovare generazioni familiari che si affacciano nel panorama professionistico o semi professionistico, mi viene da pensare ai Meneghin, quanto ai Gallinari o in maniera ancora più completa ai Gentile. La storia che sto per raccontare oggi, trova forse più correlazione con una di stampo calcistico, ovvero quella marchiata Maldini. Una famiglia che ha masticato calcio fin dai tempi di Cesare, passando per il grande Paolo fino ad arrivare all’ulitmo, il nipote e figlio Daniel. Rimanendo invece molto più vicino a casa è un racconto molto simile a quello che descrive i Panzeri. Ecco la storia che vi sto per raccontare è proprio quella di una saga familiare che parte da papà e nonno Massimo, passa dai figli Matteo, Manuele e dal compianto Marco, fino ad arrivare proprio al figlio di quest’ultimo: Giacomo. Ovviamente sto parlando della Famiglia Benzi. Ho condiviso con i tre fratelli diversi momenti della mia vita, con Marco ho allenato i ragazzini dell’IBR, con Manu ho condiviso momenti di campo, con Matteo una stagione in cui ero assistente allenatore agli Angels e lui uno dei giocatori di punta, ma quello fu un anno davviero maledetto, per tutti purtroppo a causa della perdita del più grande dei fratelli: Marco. Prima di addrentarmi nella loro passione per la pallacanestro provo a chiedere se fossero a conoscenza della presenza di altre famiglie come la loro nel mondo cestistico. Massimo mi ricorda che a pochi km da lì, in un’altra città, pallacanestro dipendente, esiste una famiglia con cui la compagine Benzi ha avuto più volte a che fare. Stava parlando della Famiglia Marisi di Forlì.
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Due “Tribù dei canestri” a pochi km di distanza. Massimo, come inizia la tua passione per la palla a spicchi? Nasce nel 1964 quando frequentavo le Acli, il luogo storico dove giocava la vecchia Libertas e dove si può dire che ebbe vita la saga del Basket Rimini. Ho frequentato per un’estate intera quel cortile che mi ha fatto nascere la passione, ma il gioco vero è iniziato al Teatro Galli che in quegli anni era una palestra polifunzionale. Giocavo con la Libertas in Serie C, ma ero il piu giovane, perché allora non c’erano grandi selezioni giovanili e quindi mi ritrovai a giocare subito coi senior. Ho smesso presto perché poi scelsi l’università e frequentare la Facoltà di Medicina era molto impoegnativo, dedicai il mio tempo allo studio. E allora come è arrivata questa passione alla tua famiglia? Rimini è una città che vive di basket, con personaggi che ne hanno fatto la storia, sparsi anche nelle scuole ed è prorpio così che è arrivata. Il primo è stato Marco, che a dire la verità non era neanche così appassionato prima di conoscere il grande Claudio Papini. Se Marco ha influenzato Matteo, figuratevi cosa poteva succedere a Manu che molto più piccolo dei due fratelli era costantemente immerso nel mondo della pallacanestro e seguiva i fratelli ovunque, dove quell’ovunque erano i campi da basket. Erano gli anni d’oro del basket riminese, quello degli anni 80/90 dove a livello giovanile Rimini non era seconda a nessuno. Matteo raccontami un po’ la tua carriera? Ricordo che Marco fu invitato ad andare alle selezioni per il Basket Rimini, ma siccome le stesse venivano fatte per varie categorie, quando Coach Papini mi vide seduto sulle gradiante del Flaminio
a guardare gli allenamenti, mi chiese di scendere in campo a provare. Non avevo mai considerato la pallacanestro, non pensavo potesse piacermi, mi piaceva giocare a calcio con gli amici. Ho iniziato a sentirmi coinvolto col tempo, sono sempre stato testardo e volevo essere il migliore, per questo andavo sempre al campetto a giocare coi grandi. Ho avuto grandi allenatori come Claudio Papini e Paolo Carasso, Marco Priolo e Zannoni. Ho esordito in prima squadra a 17 anni, erano gli anni del grande Larry Middleton, di Paolo Calbini, Semprini, Ferroni e di Coach Massimo Bernardi. Poi feci un po’ il giro d’Italia, vincendo diverse volte la Serie B con Ozzano, ancora con Max Bernardi e Scafati. Mi racconti quel giorno dell’esordio? Quel giorno fu totalmente inaspettato. Ci fu un fatto di prestiti con Sales, Panichi che ora non ricordo e così mancava un giocatore nel roster per la trasferta di Arese, quindi fui aggregato io. Il fatto è che non mi aspettavo di giocare e quando Max fece il mio nome, pensavo avesse sbagliato, poi connessi che non c’era nessun altro Matteo nel team. Sia Max che il suo sostituto Di Vincenzo, credevano in me e col passare del tempo, iniziai ad entrare anche in quintetto. Ho giocato nella Koncret Rimini di Piero Bucchi con Scarone e Wylie in quella che fu una cavalcata trionfale, vincemmo il campionato di A2 e portammo Rimini nella massima serie, ma per me fu il momento dell’addio. In A1 il mio ruolo era uno di quelli ricoperti dai giocatori americani così tornai in B1 a Ozzano e dopo esser stato a Forlì, vinsi il campionato di B anche con Scafati. Giocai anche a Cagliari e Virtus Bologna con Consolini in Serie B, poi mi chiamò Carasso a Santarcangelo dove mi stavo allenando per restare in forma, in attesa di una chiamata. Ho visto giocare Matteo diversi anni dalle tribune e dalla panchina, aveva una sicurezza e una faccia tosta incredibili: era veramente difficile da marcare, leggero e preciso, con una mano delicata, grande dono di famiglia. Manu per te invece cosa ha significato la pallacanestro? Sono cresciuto andando a vedere ogni giorno Marco e Matteo, durante gli allenamenti, dalle giovanili alle squadre senior. Ricordo che il sabato andavamo spesso prima da uno poi dall’altro quando giocavano vicino. Erano gli anni del basket vero, anni d’oro sia a Rimini che a Bologna. Anni di passione. Ho ancora in mente il 2000 che per la nostra famiglia è stato un anno incredibile.
Marco vinse un campionato meraviglioso di B2 ad Argenta, dove veniva chiamato il sindaco. Quel giorno giocò una partita eroica, dopo un’infiltrazione per un problema alle costole, segno 8 punti nel finale di una partita pazzesca contro Castelletto Ticino, fra i quali il canestro decisivo per la vittoria. La partita più strana della mia vita, vedevo quelli di Castelletto esultare per una vittoria che mai arrivò, grazie al canestro allo scadere di mio fratello. Matteo nello stesso anno vinceva quello di B1 a Scafati. E poi ci sono io che in quell’anno esordivo in A1 nella Vip di Ticchi in casa della Snaidero Udine. Era la Rimini di Rodney Buford. Entrai per 2 minuti, vincemmo la partita. Ho poi realizzato anche 14 presenze con Ciani in panchina e ricordo pure di aver preso un 7 in pagella nella prima trasferta della stagione. Erano gli anni di Arthur Lee ed Eric Washington. Nel mio armadio sta ancora appesa la canotta con il mio nome e il numero 4 e ne vado davvero fiero. Interviene Massimo Quel giorno ricordo che un compagno di squadra di Marco era presente al Palasport di Udine e quando vide seduto sul cubo dei cambi Manu, prese il telefono, chiamò Marco e disse semplicemente: “Incredibile”. Prosegue Manu Facevo parte del gruppo prima squadra, mi allenavo sempre con loro, fino al fatidico giorno del cambio di proprietà. Ho fatto 13-14 presenze. Poi andai in giro per la Romagna, fra Santarcangelo dove vinsi un campionato e un viaggio in Giamaica e dove per una stagione mi ritrovai a giocare col mio fratellone Marco. Poi San Marino, Riccione, San Patrignano, Castel San Pietro, Castel Guelfo. Poi nel 2007 perdemmo Marco e la voglia di girare terminò. Marco morì a Novembre del 2007, ricordo quel giorno come fosse ieri, un ragazzo di 33 anni che lasciava una moglie e un figlio piccolissimo, così all’improvviso. In pochi giorni si passò da visite di controllo a non averlo più. Ricordo perfettamente la dignità e la forza di una famiglia, che in quell’occasione era rappresentata per me da Matteo, che allenavo da assistente negli Angels in C1. Fu un mese di commemorazioni, una cerimonia toccante e meravigliosa dentro al PalaAngels, un momento davvero difficile, condito poi da un problema che sembrava non voler abbandonare la famiglia, oggi risolto. Ho ben in mente ogni momento di quel 2007, ho in mente quando i due fratelli si incroRBR Magazine 6 | Marzo 2022 |
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ciavano al PalaAngels nei giorni in cui uno finiva di allenare e l’altro iniziava ad allenarsi. Ho ben in mente il momento in cui ci si recava al lavoro negli uffici del PalaAngels lavorando al buio. Settimane in cui si spense la luce, fino a che fu proprio Matteo a decidere che doveva continuare a vivere lo sport e si doveva andare avanti. La forza di questi ragazzi è sicuramente servita ad esempio per il giovane che in quel 2007 aveva solo 2 anni e che oggi ne ha 17, ovvero il figlio di Marco: Giacomo. Giacomo parlami del tuo basket. Gioco a Santarcangelo nell’Under 17 e sono allenato da Max Bernardi, un vero leitmotiv della famiglia, un coach che ha fatto esordire Matteo, vinto uno scudetto con Marco e ora fa sognare il giovane Giacomo. Mi piace tirare da tre punti, è nel mio, nel nostro DNA, - per chi non lo sapesse tutti i fratelli Benzi erano grandi tiratori -, mi piace l’ansia e l’adrenalina pre-partita. Interviene Manu e fa alzare la pelle d’oca. Simo devi sapere che Giacomo gioca con il numero 8, quello che ha accompagnato Marco nella sua carriera, ed è incredibile la somiglianza che ha raggiunto col padre. L’ho visto crescere e quando l’ho potuto rivedere in campo dopo il Covid, stentavo a credere ai miei occhi. Due gocce d’acqua, sembra Marco al periodo delle giovanili, stessi movimenti, stessa fisicità. Quali emozioni vi suscita il Flaminio? Manu: per me è sempre stata una seconda casa, ogni volta che entro è indescrivibile. Ho un ricordo felice anche della palestrina sotto il campo, la ricordo con passione. Entrare al Flaminio è come entrare in una città, sì ricordo che da piccolo mi sembrava una città. Matteo: Io andavo alle 14:00 e uscivo alle 19:00 perché facevo più di un allenamento e ho sempre a mente quell’odore che ti entra in testa e non ti
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lascia piu. Mi allenavo davvero tanto, è davvero una seconda casa. Giacomo: bellissimo stare in curva coi tifosi, emozionante. Mi piace molto andare a vedere l’RBR, visto che ora il livello è molto alto. Massimo: era casa mia, io facevo anche l’accompagnatore nelle giovanili, con Bernardi, Bucchi, a me piaceva molto, ero disponibile e non ero un genitore che rompeva le scatole, sapevo dove fermarmi per lasciare spazio ai ragazzi. Mi raccontate un momento particolare che avete vissuto e che ancora oggi vi fa emozionare? Matteo: se tolgo l’esordio, ti dico la partita nel derby con Forlì. Quel giorno era presente Telepiù e la telecronaca era di Dan Peterson. Ricordo che vincemmo e segnai 4 punti. Lui si riferì a me chiamandomi “il bambino d’oro”. Massimo: Ricordo sempre un derby con Forlì fuori casa, dove vincemmo. Matteo tirò 6 tiri liberi nel finale, sotto la curva forlivese, e partirono cori che richiamavano mia moglie, vi lascio immaginare il preciso coro. Allora Marco riferendosi a sua madre disse: “mamma alzati che ti vogliono vedere”. Manu: Il mio ricordo è lo stesso che sta appeso sul muro del Flaminio sotto la scritta Sala Vendemini, e che ritrae Carlton Myers mentre fa l’aeroplano dopo aver segnato 87 punti contro Udine nella giornata dei record. Ero lì, ero un ragazzino, ed averlo visto ancora oggi mi fa pensare a quanto sia stato fortunato. Sì quello è un ricordo indelebile del Flaminio. In chiusura di intervista interviene la vera capo famiglia: la mamma. L’unica frase che dice, alimentando ricordi e molta simpatia è: “Pensa quante lavatrici ho dovuto fare nella mia vita”. La Famiglia Benzi, una famiglia che ha dato tanto al basket riminese e che speriamo di avere con noi al completo al Flamino molto presto.
INTERVISTA DOPPIA Marco
Nome:
Arrigoni
Cognome:
30
Età:
Arro
Soprannome:
RBR
Squadra:
Ala
Ruolo:
Daniele Consalvo 11 Danny Lions Academy bsk Bambino
Il suono della palla che entra nel canestro Cosa ti piace del basket: Blu Destra Kobe Luca Fabiani
Il gioco veloce
Colore preferito:
Nero e rosso
Che mano usi?
Sinistra
Giocatore preferito:
Kobe Bryant
Giocatore di RBR preferito
Andrea Tassinari
E di quelli del passato?
Alberto Saponi
Di giocare a basket
Cosa sognavi da bambino?
Diventare Papa
Di giocare a basket
Cosa sogni oggi?
Giocare nel Rimini
Tagliatelle al ragù
Piatto preferito?
Cappelletti in brodo
Piada
Pizza o piadina?
Pizza
Tripla
Tripla o Assist?
Tripla
Matteo Panzeri
Ale burdel
Come si dice in riminese “Forza Ragazzi”?
Alè burdél
12
Numero preferito
25
12
Il tuo numero di maglia
83
La mia famiglia
A cosa non rinunceresti mai?
Al basket
L’amour Toujours
Canzone preferita al Flaminio?
Sirius
Cantante preferito?
Rhove
Enzo Jannacci Lo speaker L’accoglienza Perché tirare da due, quando un passo indietro vale tre punti?
Cosa ti piace del Flaminio?
La curva
Cosa ti piace di Rimini?
Il lungomare
Cosa vuoi dire ad Arro/Danny?
Dedicami la prossima vittoria
Faccio una corsa alla Fabio Grosso Segni il canestro della vittoria cosa fai?
Resto in posizione di tiro e vado davanti alla mia panchina.
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NICOLA DE LUIGI
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Visit Rimini è la DMC - Destination Marketing Company - ufficiale della città di Rimini, una società specializzata che si occupa di ricerca e innovazione, marketing e promozione, informazione e accoglienza turistica. La sua mission è raccontare Rimini, la valorizzazione e lo sviluppo turistico della destinazione e del suo territorio, dei suoi prodotti e servizi, degli eventi e delle esperienze che offre in ogni momento dell’anno.
www.visitrimini.com
HEY, SIAMO RADIO BAKERY
Diamo voce alla tua storia. Radio Bakery è un’agenzia di comunicazione specializzata nello storytelling. Raccontiamo la tua storia attraverso attività di comunicazione e social media marketing. Abbiamo le professionalità giuste per curare ogni aspetto della tua presenza sui media digitali e per dare valore reale al tuo brand. Partiamo sempre dalle persone senza mettere limiti alla creatività. Il nostro motto è "Creiamo, raccontiamo, emozioniamo."
www.radiobakery.it
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CONOSCIAMOCI
di Simone Campanati
MASSIMO COLOMBO IMPRENDITORIA, STOPPATE E VIS NOVA
Alzi la mano chi conosce una granigliatrice o una pallinatrice. Prenda la parola chi ha mai sentito la parola revamping. Di sicuro chi conosce perfettamente questi termini e ne ha fatto una ragione di vita o perlomeno di business è Massimo Colombo, Amministratore Unico di Coser, azienda di Poggio Torriana che fa delle sabbiatrici e granigliatrici il proprio core business. Massimo, dall’alto dei suoi 198cm, è un uomo molto riservato e pacato e confrontarsi con lui è stato piacevole. Il suo modo è estremamente passionale e pieno di tatto e con quel sorriso mai esagerato e spesso legato ai suoi ricordi, ti incuriosisce. Non so nulla del prodotto che commercializza, ma condividiamo tanti amici della palla a spicchi e ogni parola al riguardo è un ricordo nel mondo del basket underground riminese. Si definisce un piccolo imprenditore del settore metalmeccanico, la cui azienda produce e vende sabbiatrici e granigliatrici di cui cura anche l’assistenza. Come tanti imprenditori del territorio, entra in azienda fin da ragazzo affiancando il padre, per poi diventare il numero uno assoluto circa 25 anni fa. La Coser oggi conta 16 dipendenti e opera in ambito nazionale con qualche sporadica escursione verso l’ estero. Cosa sono le sabbiatrici e le granigliatrici? Per dirla in parole semplici sono macchinari che servono per togliere la ruggine o eliminare la calamina che è lo strato superficiale che si deposita sui metalli al fine di poterli poi verniciare o trattare in qualche modo. Noi siamo sul mercato dall’81, io ci sono entrato un po’ per caso perché avrei voluto fare un’ altra carriera, ma oggi devo ritenermi orgoglioso di essere arrivato fin qui. Da persona che lavora in un ambito completamente differente fatto di persone, di calore, di incontri e di creatività, mi chiedo spesso come un giovane riesca ad appassionarsi ad un prodotto come quello che vendete voi, freddo difficile da immaginare. Puoi dirci come ti sei appassionato tu? Fondamentalmente la mia fase iniziale è stata condotto dall’inerzia, mi ci sono trovato per caso, devo dire però che col tempo è arrivata
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una passione per un prodotto che, sebbene sia piuttosto povero, poco marginalizzato, risulta però applicabile a tanti settori, elemento che mi consente di conoscere imprenditori diversi e segmenti di mercato differenti, soprattutto legati all’automotive, alla meccanica agricola, alla filiera dell’alimentare, tutto ciò che richiede una lavorazione successiva dei metalli o dei marmi e pietre. La cosa che mi piace di più sono i numeri, io sono un uomo da numeri, quindi la parte commerciale e amministrativa. Come è iniziata la tua passione per il basket? Durante il primo anno di liceo ho iniziato ad avvicinarmi alla pallacanestro, transitando anche per quasi due anni nella storica Sacramora, dove ero uno dei Cadetti Nazionali allenati da Paolo Rossi (quelli del ‘65). fra i quali spiccavano Alessandro Angeli, Paolo Paci, Danilo Terenzi, tutti ragazzi che poi una piccola carriera nella pallacanestro l’hanno avuta. Mi definivo un fondo panchina metodista, che veniva incaricato di qualche missione speciale quando c’era da marcare qualcuno. Avevo discrete doti di stoppatore. Ricordi anche qualche avversario di livello? Un pivot della Sinudyne Bologna, tale Clivo
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Righi che poi ha fatto una discreta carriera in Serie A, ma credo che uno dei giocatori più forti che abbia mai visto è uno dei miei ex compagni, ovvero Sandro Angeli. Dopo la Sacramora? Negli anni, insieme ad alcuni miei ex compagni di squadra, abbiamo fondato una società di basket chiamata Vis Nova, in cui ho militato per circa 15 anni, fino a fine carriera. Abbiamo sempre giocato fra Promozione e Serie D. E in tutto questo RBR? Qualche anno fa mi sono incontrato con Paolo Carasso, che fra l’altro in uno dei vari frangenti Vis Nova fu anche un nostro allenatore, un coach giovanissimo. Paolo mi presentò il progetto RBR che stava nascendo. Sono stato uno dei cinque componenti dell’atto notarile di fondazione e da lì è iniziato questa avventura. La cosa che attirò la mia attenzione fu il coinvolgimento di Paolo Maggioli e la voglia di creare una rete di società del territorio che si prendesse cura della crescita di campioni del futuro autoctono e che potesse generare in loro il sogno di arrivare ai massimi livelli. Per fare questo venne creato un contenitore di società che potesse dare valore alle singole società mentre ne generava direttamente al progetto. C’è qualcosa che accomuna RBR a Coser? Quello che vorrei tanto nella mia impresa è ciò che RBR è già riuscita a mettere in piedi, cioè creare una holding di persone coinvolte in un progetto, che diano modo a chi gestisce lo stesso, di lavorare tranquillo, di potersi permettere di fare scelte e investimenti senza dover fare politiche di gestione particolari come avvenuto in altri periodi. Qualche aneddoto che hai vissuto con piacere? Vedere il Flaminio rianimarsi fin dal primo giorno, fino ad arrivare al fatidico derby-day con Cesena dove lo abbiamo praticamente riempito. Ho capito che era un progetto che amalgamava la città, le istituzioni e il popolo al basket e allo
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sport in generale. Spero che potremo essere in una Lega importante molto presto, perché è ciò che la città merita, il suo bacino naturale sia sportivo che civico. Cosa ti manca della tua pallacanestro e quale differenza trovi con oggi? Mi piacerebbe rivivere l’atmosfera dello spogliatoio, quando inizi a preparare le partite, entri in campo, studi l’avversario, questo mi manca. Ricordo che nel finale di carriera quando la condizione fisica stava venendo a meno, l’istinto mi portava a dover affinare l’intelligenza cestistica, quindi studiare come prendere rimbalzi, quando fare il passaggio giusto o il tiro giusto. Oggi c’è piu preparazione fisica e tecnica, come in tutti gli sport. Maggior ritmo, pressing, aggressività, corri e tira. Oggi ci sono mani più veloci e meno delicate. Nel mio ruolo ci vuole più dinamicità rispetto ad un tempo. Qual è il tuo sogno? Mi trovo ora nella fase migliore della mia vita mi sento realizzato sia in ambito lavorativo che sentimentale dove ho un rapporto molto sereno con la mia compagna Daniela. Mi auguro possa continuare in questa modalità e per RBR spero sbocci qualche ragazzo che possa aiutare la società ad esaudire tutti i suoi sogni e che un giorno possa dire di essersi affermato nel mondo del basket grazie a RBR. A quale annata del Basket Rimini sei più legato? La Marr dell’84 dove giocava qualche mio ex compagno. Ero un appassionato di Otis Howard e Reggie Johnson. Mi sono allenato con Wally Rank e Del Beshore. Ricordo un giorno, quando ero in difesa in un 1c1 contro Vecchiato. Arrivava come un treno per schiacciare e ho deciso di scansarmi perché non volevo essere travolto dal trattore. Di contro però vi dico anche che un giorno un certo Vinicio Mossali aveva deciso di andare a schiacciare, ma io ero noto come uno stoppatore e gli stampai la palla sulla tabella, cosa che ho fatto anche nei tornei estivi con un giovane Carlton Myers.
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LE SOCIETÀ
di Marco Rinaldi
LIONS CORIANO
CORAGGIO, PASSIONE E AMORE PER IL BASKET
Ribadire gli innumerevoli danni che la pandemia da Covid-19 ha causato ad ogni strato della società, in particolare per quanto riguarda il settore sportivo, avrebbe probabilmente un qualcosa di ripetitivo agli occhi dei nostri lettori. La storia che vogliamo presentare questa volta è basata, invece, su coraggio e passione anche e soprattutto in tempi difficili come questi, dove è meno scontato e più avventuroso prendere certe scelte. Ecco, immaginate allora un ragazzo che spinto dal suo amore infinito per la pallacanestro, e forse anche con un pizzico di follia, decida dopo solo due mesi dall’inizio del famigerato ‘lockdown’ del 2020 di abbandonare la sua vecchia posizione di istruttore per mettersi in proprio attraverso la costituzione di una nuova Società. Stiamo parlando di Giulio Dauti, deus ex machina dei Lions Coriano: una realtà molto giovane, ma già affermata del nostro territorio che sostiene fortemente il progetto RBR e che vuole essere protagonista della vita cestistica riminese. “La Società nasce come Lions Coriano nel maggio del 2020, in piena pandemia, per stare
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vicini ai nostri ragazzi dei comuni di Coriano e Montescudo. - spiega il presidente/coach Giulio Dauti - Abbiamo scelto il simbolo dei leoni per simboleggiare forza, coraggio e determinazione. Siamo una sorta di polisportiva perché durante il secondo anno s’è aggiunto il settore danza, che conta oltre 70 bambine iscritte, e nell’estate 2021 abbiamo organizzato il primo centro estivo date le tante richieste, circa 150, di bimbi e famiglie.” Come nasce la partnership con RBR? “Personalmente ho sempre appoggiato e sostenuto il progetto sin dal primo anno, appena costituita la Società era una scelta naturale quella di collaborare direttamente con Rinascita attraverso i Lions Coriano, anche perché. Questo legame ci consente di portare avanti quella che mi piace definire la ‘pallacanestro sociale’, ovvero la possibilità estesa a tutti i ragazzi di giocare ed esprimersi in base alle loro potenzialità senza che debbano abbandonare lo sport ad una certa età. Inoltre, ci ha portato diversi vantaggi: su tutti la decisione insieme a Miramare Basket di forma-
re una squadra U14 Silver, ma anche la possibilità per due nostri ragazzi, Nicola Amaroli e Gabriele Pennisi, di giocare nella squadra U15 Gold RBR/IBR così come Peyman Almasi fa parte del roster U14 Elite IBR.” Qual è il messaggio che la Società Lions cerca di trasmettere ai suoi tesserati? “I nostri valori sono la bellezza e le emozioni della pallacanestro, il nostro obiettivo è trasmettere tutto questo ai territori di Coriano e Montescudo dove svolgiamo la nostra attività. Per noi lo sport ha un valore sociale e d’aggregazione molto importante, prima di tutto viene la comunità insieme all’educazione e la formazione dei bambini nel loro percorso per diventare prima uomini, poi atleti. Quello che diciamo ai nostri tesserati è che vogliamo innanzitutto un ambiente sereno dove praticare attività sportiva, poi se viene fuori anche il campione ben venga perché in quest’ottica RBR è importante: rappresenta un punto di arrivo per chi vuole fare un percorso d’eccellenza.” Ci sono prospettive per ampliare il novero delle squadre targate Lions? “Vogliamo costruire un settore giovanile che comprende tutte le annate cui vogliamo aggregare una Prima Squadra che disputi un campionato di federazione, possibilmente già dalla prossima stagione. Al momento abbiamo 105 tesserati tra bambini ed
adulti, il nostro obiettivo è di raddoppiare questi numeri nei prossimi due anni e le opportunità ci sono perché siamo in un punto strategico: tutti i residenti di Montescudo, Coriano, Cerasolo e Gaiofana possono comodamente raggiungere le nostre strutture di Ospedaletto e Coriano per giocare a basket. Stiamo parlando di quasi 25.000/30.000 abitanti, un potenziale bacino di utenza che ci rende fiduciosi per il futuro.” Com’è cambiato il ruolo di Giulio Dauti, da istruttore IBR a responsabile della Società Lions Coriano? “Prima di costituire la Società ho lavorato in IBR sia con Massimiliano Intorcia, con cui abbiamo allenato l’U13 Elite, sia con Simone Brugè insieme all’U14 Elite anche se purtroppo causa Covid l’attività è stata fortemente limitata. Personalmente ho sempre lavorato immaginandomi sul campo perché quella è la base: anche ora che sono dietro la scrivania cerco sempre di stare sul parquet coi ragazzi. Ovviamente ci vogliono dei validi collaboratori per mandare avanti la Società, però quello che m’interessa è trasmettere l’idea del presidente-allenatore; al centro estivo, per esempio, sono il primo che sta dietro ai ragazzi e fa attività con loro. Mi ritengo avvantaggiato perché in precedenza ho già avuto il ruolo di responsabile basket al Garden Sporting Center ed alla Polisportiva Coriano, ero abituato a rapportarmi con le varie burocrazie della materia.”
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I NOSTRI RAGAZZI RACCONTANO
COME MIO PAPA PAPA’ DI NICOLÒ RONCI (13 ANNI/IBR RIMINI)
Ciao mi chiamo Nicolò, compierò 13 anni a luglio sono di Rimini, tifo Rimini e gioco nell’ IBR Basket Rimini! La mia passione per il basket me l’ha trasmessa mio papà, ex giocatore, regalandomi il mio primo canestrino e pallina a tre anni per dare inizio a un’infinita serie di partite in salotto insieme a lui! Da quel giorno ad oggi la mia passione per questo sport è cresciuta ogni giorno sempre più. Quello che mi piace sono la velocità in palleggio unita agli schemi, alle schiacciate e all’ immancabile STEP BACK e canestro da 3pt… come si fa a non amare questo sport? Io faccio parte della squadra Under 14 Elite, stiamo affrontando un campionato molto difficile ma dall’inizio dell’anno siamo tutti migliorati tantissimo.
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L’emozione più forte è quando vinciamo partite combattute, tornare a centrocampo e fare il nostro urlo è il momento più bello della settimana! Siamo un super gruppo e stanno nascendo delle belle amicizie anche fuori dal campo; Nel giorno che il nostro coach Max ci lascia liberi andiamo a giocare al campetto e poi a mangiare una pizza insieme! La domenica ci ritroviamo sempre in curva a sostenere la prima squadra, saltiamo, cantiamo e impariamo guardando le loro giocate. Il mio sogno è quello di diventare capitano della squadra della mia città e giocare al Flaminio la domenica alle ore 18:00… ma per ora mi va benissimo giocarci il martedì e il venerdì alle ore 15:00! La vita è un tiro da tre!!
Per vivere un’esperienza oltre la spesa. Via Caduti di Nassiri Nassiriya, 20 Presso Centro Comme Commerciale Le Befane
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RIASSUNTO DEL MESE
IL RIASSUNTO FEBBRAIO
di Marco Rinaldi
I cari lettori di questo Magazine ormai sapranno che, negli scorsi mesi, le vicende di RBR hanno dovuto fare i conti più di una volta con l’incognita Covid che ha letteralmente stravolto calendario e programmazione dell’attività. Il conto però, prima o poi, si presenta e per quel che riguarda i nostri biancorossi il mese di febbraio è stato ciò che si può tranquillamente definire un ‘tour de force’, con ben sei partite disputate nel mese più corto dell’anno di cui quattro, tutte al Flaminio, nelle prime due settimane e mezzo.
SI COMINCIA, SOTTO CON JESI La sfida contro i marchigiani ha parecchio dell’incredibile: inizialmente prevista il 31 ottobre, è stata rinviata al 23 dicembre per un focolaio Covid tra le fila proprio di Jesi, mentre
sotto Natale non si è potuto comunque giocare a causa delle positività emerse in gran numero tra roster e staff tecnico biancorosso. Mercoledì 2 febbraio, però, finalmente si gioca ed il
verdetto del campo è abbastanza chiaro: pur senza Rivali, Rimini manda a referto due giocatori in doppia doppia (Arrigoni e Masciadri), segna 90 punti e conquista altri due punti.
PIOGGIA DI TRIPLE, ANCHE TERAMO CADE AL FLAMINIO Siamo nel pieno della stagione e non c’è tempo di riposare, il tempo è poco anche per analizzare l’accesso alla Coppa Italia della NPC Rieti al posto nostro. Un grande peccato, ma la voglia di fare bene
in campionato e raggiungere la capolista Roseto è grandissima. Questo obiettivo passa anche dalla partita contro Teramo che domenica 6 marzo, appena quattro giorni dopo Jesi, arriva al Flaminio: anche
qui non c’è troppa storia, con i biancorossi, sempre privi di Rivali, che sparano 15/36 da tre punti (Tassinari e Saccaggi combinano per un 10/19) e mettono in cascina la quinta vittoria consecutiva.
SI TIRA IL FIATO UNA SETTIMANA, ORA TOCCA A CIVITANOVA C’è una parvenza di normalità nella settimana che segue la vittoria contro Teramo ed anticipa la sfida contro Civitanova: viene fissato il recupero del derby con Faenza (domenica 13 marzo) e c’è la possibilità di allenarsi come
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in una ‘settimana tipo’, per intenderci dal martedì al sabato. Questa volta all’assenza di Rivali si aggiunge quella di Saccaggi che dunque domenica 13 febbraio non sono della partita contro i marchigiani: nessun problema,
perché ci pensano ben sette giocatori in doppia cifra (tra cui i giovani Scarponi e Fabiani, mentre Masciadri scrive un’altra doppia doppia) e quota 100 punti superata per un altro acuto biancorosso al Flaminio, il quarto di fila.
ULTIMA RECITA AL FLAMINIO, MA ANCONA ROVINA LA FESTA La location non cambia, neanche la regione di provenienza dei nostri avversari: Ancona, però, è più forte, ambiziosa e strutturata di Civitanova ed arriva al Flaminio con la forza della sua efficace difesa, la migliore del campionato. E’ un vero e proprio scontro di alta classifica quello di mercoledì 16 febbraio, ma Rimini non riesce ad interpretare la partita di
conseguenza: forse complice la perdurante assenza di Saccaggi ed un po’ di comprensibile stanchezza visto il periodo molto intenso, i biancorossi offrono però la peggiore prestazione dall’inizio della stagione e forse della loro intera storia, con una percentuale da tre punti irrisoria (3/36) e solo quattro punti segnati nell’ultimo quarto.
JESI, DA QUANTO TEMPO... Non tutto il male vien per nuocere: se da una parte Rimini si appresta a giocare un’altra partita a distanza ravvicinata, è innegabile che dopo una sconfitta pesante come contro Ancona il fatto di poter scendere in campo subito è l’occasione migliore per sfogare la voglia di rivalsa e tornare alla vittoria. Domenica 20 febbraio si torna in trasferta, precisamente al PalaTriccoli di Jesi, per affrontare quell’Au-
rora Basket che solo 18 giorni prima è stata ospite del Flaminio. Rimini c’è, reagisce con forza alla debacle casalinga e ricomincia la propria corsa portando a casa il referto rosa: sugli scudi un super Tassinari da 33 punti e 9 assist, ma è da segnalare l’esordio in quintetto per il classe 2004 Alessandro Scarponi che ‘sostituisce’ egregiamente Saccaggi e segna 13 punti in 35 minuti di utilizzo.
LA SESTA FATICA E’ UNA CONSACRAZIONE CONTRO LA PRIMA DELLA CLASSE ROSETO Il tour de force del febbraio RBR non poteva che culminare con lo scontro diretto al vertice contro la capolista Roseto. Domenica 27 febbraio è una data segnata sul taccuino dei tifosi riminesi già da diverso tempo, l’attesa è tanta soprattutto perché sarà la prima partita con la capienza aumentata al 60%. Gli acciacchi ci sono da entrambe le parti: Rimini deve ancora fare a meno di Saccaggi e
Mladenov, mentre Roseto non ha a disposizione un big come Ruggiero ed il totem Amoroso è appena rientrato da un infortunio. L’atmosfera non delude le attese, il Flaminio spinge i biancorossi che danno battaglia per 30’ con la prima della classe, salvo poi alzare ulteriormente i giri del motore nell’ultimo quarto con la verve offensiva di uno scatenato Scarponi che mette a referto 17 punti.
BOX STATISTICHE RIASSUNTO MESE FEBBRAIO TOP 3 MARCATORI: #1 Andrea Saccaggi 38 (19) * #2 Andrea Tassinari 100 (16.7) #3 Stefano Masciadri 67 (11.2) *due partite disputate causa infortunio
TOP 3 PERCENTUALE DA TRE PUNTI: #1 Andrea Saccaggi 10/17 (58.8%) #2 Eugenio Rivali 4/9 (44.4%) #3 Alessandro Scarponi 13/30 (43.3%) TOP 3 PERCENTUALE TIRI LIBERI: #1 Andrea Tassinari 16/16 (100%) #2 Eugenio Rivali 6/6 (100%) #3 Stefano Masciadri 8/9 (88.9%) TOP 3 VALUTAZIONE: #1 Andrea Tassinari 128 (21.3) #2 Marco Arrigoni 97 (16.2) #3 Andrea Saccaggi 32 (16) * *due partite disputate causa infortunio
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CURIOSITÀ DAL MONDO
IL BASKET IN GIRO PER IL MONDO POP, CHE RECORD! di Alberto Foschi
Ogni attenzione è puntata su di lui: è un giorno speciale per Greg Popovich, che battendo Utah con i suoi San Antonio Spurs, ha appena ottenuto la vittoria 1336 in Nba. Nessuno c’era mai riuscito prima: superata una leggenda come Don Nelson. Risultato straordinario ottenuto in 2230 partite, a partire da quel 10 dicembre 1996 in cui sedette per la prima volta in panchina. Da allora “Pop” ha iniziato a scrivere una storia bellissima, fatta di successivi e soddisfazioni: 5 titoli vinti in tre decenni diversi e le 22 stagioni consecutive ai playoff, record Nba. Pare allergico alle celebrazioni e a fine partita allontana da sé i riflettori: “Sanno quanto adori questo tipo di cose: mi assicurerò che se lo ricordino bene nel momento in cui li farò correre come matti prima del prossimo match” dice sorridendo, dopo che in spogliatoio ha ricevuto il pallone dell’incontro da Dejounte Murray. Il riconoscimento più bello però arriva proprio da Don Nelson, il coach superato da Popovich: “Sono orgoglioso di te, non vedevo l’ora che arrivasse questo momento. Nella vita sei uno dei miei migliori amici, non posso che augurarti successo e soddisfazione per gli anni da allenatore che ti restano”. Di fronte a queste parole Popovich si emoziona e ringrazia l’amico: “Nellie, che dire? La cosa buffa è che sei stato tu a salvare la mia famiglia, dandomi un lavoro quando non ce l’avevo e salvando la mia famiglia”. All’ennesimo traguardo raggiunto Popovich non si sbilancia sul futuro: “Nessuno allena per i record. Tutti noi lo facciamo perché amiamo questo sport”. A 75 anni, ha infranto tutti i record .e Per ora però resiste in sella e si gode questo traguardo, cercando di allontanare le luci dei riflettori. Per il domani e per una vita lontana dal parquet ci sarà tempo.
COACH K: DUKE TI RINGRAZIA di Eugenio Petrillo Si è conclusa un’era, un periodo storico che durava dal lontanissimo 1980. 42 anni di passione, gioie, vittorie e anche qualche sconfitta. È finita l’era Mike Krzyzewski sulla panchina di Duke. Il decano della NCAA ed ex commissario tecnico della nazionale degli Stati Uniti d’America a fine stagione lascerà per sempre la storica università, una delle più vincenti di sempre. Ed è anche e soprattutto grazie a Coach K che Duke è diventata una vera e propria istituzione all’interno del panorama NCAA. Con i Blue Davils, Krzyzewski ha conquistato ben cinque titoli NCAA: il primo nel 1991, poi 1992, 2001, 2010 e 2015. Nel momento in cui scriviamo, Duke è in procinto di sfidare gli acerrimi rivali di North Carolina nella semifinale tutta sangue e sudore della March Madness 2022. E in questa stagione le sorti di Coach K si sono intrecciate con l’Italia. Lo diciamo con orgoglio, perché tra i protagonisti (e prossima star NBA) c’è quel Paolo Banchero che ben presto - si spera - possa fare le fortune della nostra Nazionale. Non possiamo sapere come finirà questa edizione NCAA, ma è chiaro che sarebbe bello, romantico e quasi da film vincesse ancora una volta la Duke di Krzyzewski. Inutile dire quanti record abbia frantumato in questi anni. Dalle presenze in panchina, alle vittorie di partite fino alla conquista dei titoli e dei riconoscimenti personali (già dal 2001 nella Naismith Hall of Fame). Insomma una vera e propria leggende del basket americano e non solo.
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UNA FUGA DA FILM: 2500 KM IN AUTO PER VOIGTMANN! di Alberto Foschi Incredibile storia quella accaduta al centro tedesco del Cska Mosca Johannes Voigtmann. In seguito allo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia, che sta tenendo il mondo intero col fiato in sospeso, il giocatore ha scelto di abbandonare la capitale russa in automobile, percorrendo 2500 km in auto, attraverso Lituania e Polonia, con la compagnia del suo cane nel sedile passeggeri. Proprio la presenza dell’animale e la chiusura degli spazi aerei, ha fatto sì che l’auto fosse l’unica soluzione disponibile per il giocatore tedesco. “Non potevo proprio restare in Russia e andare avanti come se nulla fosse” dice Voigtmann “soprattutto perché non sappiamo come cambierà la situazione lì. Nel contesto generale, non mi sentivo al sicuro.” Sul futuro il centro ribadisce: “Ho un contratto con il Cska fino al 2023 e vorrei tornare a giocare il prima possibile, anche per via dell’EuroBasket in casa, al quale voglio presentarmi in forma. Spero di avere una buona occasione presto, anche se in alcuni campionati è già scaduto il termine del trasferimento. In ogni caso, i miei pensieri vanno all’Ucraina, con la speranza che tutto questo orrore possa finire presto, ma anche con la consapevolezza che le cose non potranno magicamente tornare come prima.” Parla provato, Voigtmann, che in chiusura afferma: “Il mio agente sta ora vagliando le possibilità, tentando di trovare la soluzione migliore per me. Non ci sono precedenti per la situazione attuale che è un terreno nuovo per tutti. Chiarirò ogni aspetto al più presto con il Cska.”
I GRANDI ARRIVI IN ITALIA: LA GUERRA RUSSA-UCRAIANA HA CAMBIATO IL BASKET di Eugenio Petrillo Parlare di sport e di pallacanestro quando ci sono in ballo le vite umane è sicuramente superficiale e può apparire fuori luogo. Quindi il primo pensiero deve andare assolutamente alle perone coinvolte in questa drammatica situazione, a tutti quelli che hanno perso la vita e in particolare ai ragazzi più giovani e alle loro famiglie. Indubbiamente, però, il conflitto tra Russia e Ucraina - che da fine febbraio ha sconvolto il mondo intero - ha cambiato anche quelle che erano le gerarchie sportive. Le competizioni ECA (EuroLeague ed EuroCup) e quelle FIBA (Basketball Champions League e FIBA Europe Cup) hanno preso la decisione di escludere dai tornei le compagini russe. Fanno rumore, in particolare, quelle di EuroLeague: CSKA Mosca, Zenit San Pietroburgo e UNICS Kazan. Questo cambiamento e la giusta presa di posizione contro la guerra ha portato ad un’importante diaspora di giocatori dalle compagini russe. A fare la spesa da quel mercato sono state le squadre italiane che non si sono fatte sfuggire “l’occasione”. In particolare la Virtus Bologna, campione d’Italia, che si è notevolmente rafforzata con gli innesti altisonanti di Daniel Hackett e Tornike Shengelia dal CSKA. Insomma sono due mostri sacri della pallacanestro europea che sono andati a rafforzare ancora di più una delle squadre più forti del nostro panorama. Inoltre in Italia hanno fatto ritorno D’Angelo Harrison a Brindisi e Miro Bilan a Sassari. In questo caso però entrambi giocavano al Prometey, in Ucraina. Ultimo, ma non certo per importanza, l’approdo a Napoli dell’ex Milano, finora in forza allo Zenit di Arturas Gudaitis. Il big man lituano sarà una pedina fondamentale per la salvezza dei partenopei.
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A SUPPORTO DI RBR di Simone Campanati
COSTRUZIONI SAN MARTINO PERSONALIZZA LA TUA DIMORA
Quante volte ci avete sentito parlare del Flaminio come la nostra casa. Questo è ciò che rappresenta per noi, ed è ciò che amiamo vivere ogni due domeniche del mese, insieme ai nostri tifosi. Devo ammettere, poi, che per noi addetti ai lavori, il Flaminio rimane qualcosa di veramente unico anche durante la settimana quando non c’è nessuno o quasi. Parlando di case, di luoghi dove vivere la propria vita significa parlare di punti di riferimento, di luoghi dove essere se stessi. E quale luogo può farti sentire te stesso più di una casa personalizzata secondo le tue esigenze? Ho parlato di questo con Alessandro Cangini Ceo di Costruzioni San Martino azienda immobiliare del territorio e partner di Rivierabanca Basket Rimini dall’inizio di questa stagione. Alessandro parlaci di Costruzioni San Martino. La particolarità della mia azienda è che si tratta di un’ immobiliare di cotruzione, ovvero che costruisce e vende direttamente i propri immobili, si dedica quasi esclusiamente a escludere il coinvolgimento di terze parti e di vendere per-
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conto terzi. Costruisco e vendo, diciamo impresa edile e agenzia immobiliare. Quando si parla di chiaro posizionamento sul mercato Alessandro con questa spiegazione racconta già chiaramente quanto sia differente il suo business sul mercato rispetto alla concorrenza ma aggiunge anche: Io mi posiziono nel mercato di pregio, perché curo nel dettaglio la scelta dei materiali, degli impianti e delle finiture di pregio. Chiaramente questo indirizza il mio mercato verso un target medio-alto spendente. Ma ciò a cui tengo di più, ciò che per me è il punto cardine della mia attività è la ricerca accurata della zona in cui costruire. Spiegati meglio. L’elemento distintivo nella vendita di una casa è rappresentato dalla zona. Puoi avere la casa più comfortevole della terra, ma se è collocata in una zona sbagliata, secondo diversi parametri, non sarà mai un buon affare. Cosa intendi dire quando parli di personalizzazione della casa? Questo è un altro punto di forza della mia azienda, l’acquirente acquista su carta e poi con
noi condivide le sue necessità, andando a personalizzare il progetto, nel 99% dei casi noi diamo assistenza tecnica e progettuale per cucire la casa su misura del cliente stesso. Questo è ciò che ci viene riconosciuto maggiormente. Quando nasce Costruzioni San Martino? Nasce nel 2015 dopo che per circa 20 anni ho collaborato con lo Studio Buda come ingegnere tecnico e poi per qualche hanno ho deciso di lavorare autonomamente sempre come operatore tecnico. Col tempo ho deciso di realizzare il mio sogno, così mentre continuavo a operare sul campo, ho iniziato il mio percorso imprenditoriale e di fare il passo decisivo. Mi occupo a 360 gradi dell azienda, dalla parte cantieriestica a quella progettuale insieme a collaborartori esterni che nella maggior parte dei casi lavorano per il 90% solo con la mia realtà. Qual è il Core Business dell’azienda? Costruiamo prevalentemente piccole palazzine che prevadono massimo 10 appartamenti sempre, in zone di pregio dai noi selezionate a monte del progetto. Sono sempre appartamenti di ultima generazione che sfruttano energia alternativa come il fotovoltaico, così da essre nelle classi energetiche piu virtuose generando un risparmio concreto a livello economico nella gestione dell’appartamento. Perchè questo nome? Nasce da un fatto scaramantico. Il primo intervento fatto è avvenuto in una via chiamata San Martino e così ho voluto dedicare a quel momento, così importante per me, il nome della mia azienda. Siamo poi entrati nel mondo dello sport e della pallacanestro.
La pallacanestro mi ha sempre affascinato anche se non l’ho mai praticata tanto, se non a scuola. Ritengo sia uno degli sport più avvincenti dal punto di vista del pathos. Nel lavoro ho la fortuna di conoscere tante persone e fra queste ho incontrato Fabrizio Bartolini che è uno dei miei acquirenti e parlando con lui si è parlato di RBR. Ho incontrato Paolo Carasso che mi ha spiegato la filosofia di questa realtà riminese, mi è piaciuto molto ciò che ho sentito e mi sono convinto ad entrare nell’ambiente. Anche la mia azienda è ambiziosa e di recente fondazione, proprio come RBR e ho pensato potesse essere adeguta al mio brand, sia per aumentare la visibilità che per un progetto di crescita condiviso dei brand. Ti sta emozionando essere parte di questo progetto? Sì molto, mi piace essere al Flaminio e ricordo molto bene il momento che mi ha emozionato di più, sto parlando della partita con Roseto dove il Flaminio era tornato ai vecchi fasti della Marr. Ho rivisto un po’ degli anni 80 quelli di quando andavo a vedere il Basket Rimini in A1 in uno dei suoi punti più alti: la Marr Superstar. Cosa mette in campo secondo te RBR e cosa vi accomuna? L’impegno nel far sempre meglio, la serietà nell’affrontare i problemi che ci sono nella vita.. L’ ambizione nel voler creare qualcosa di importante per la città, nell’ambito del settore in cui si opera. Anche per questo il progetto mi piace perché è un punto di riferimento cittadino importante, questo crea un travaso del discorso anche verso la mia azienda.
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BASKET FEMMINILE
GIANLUCA SANSONE
di Eugenio Petrillo
LA GIOVANE MENTE DEL BASKET ROSA RIMINESE In questi numeri di RBR Magazine vi stiamo portando nel mondo della pallacanestro femminile riminese. Un movimento, complice anche l’inizio dell’ambizioso progetto RBR Phoenix, sempre più in crescita nel nostro territorio. Dietro a questo sviluppo ci sono si le atlete che lottano e giocano in campo, ma c’è un instancabile lavoro quotidiano di regia. Una delle principali figure di riferimento ve l’avevamo svelata qualche mese fa e si trattava di Pier Filippo Rossi, ma oggi vi vogliamo far scoprire chi al suo fianco si sta facendo largo in questo mondo. Parliamo di Gianluca Sansone, un giovane ragazzo del 1995 che da sei anni è entrato nella realtà femminile e di cui se ne è profondamente innamorato. Gianluca, per prima cosa presentati ai lettori di RBR Magazine. Come e quando entri nel mondo della pallacanestro femminile? “Ho iniziato ad allenare per passione quando frequentavo la quarta superiore. Dopo un paio di anni mi sono inserito nel mondo della palla-
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canestro femminile. Ora sono sei anni che mi sono stabilizzato sul basket rosa. Qui mi sto trovando molto bene perché il rapporto con le ragazze è sempre gratificante e quando le alleno vedo che hanno voglia di impegnarsi. Questa per me è una soddisfazione unica”. Quali ruoli ricopri e quali gruppi alleni? “Sono assieme a Pier Filippo Rossi e Massimiliano Intorcia il responsabile del settore femminile. In particolare mi occupo della realtà di Santarcangelo. Con Filo e Max gestisco i gruppi a 360°. Andando al lato pratico alleno l’under19 a Santarcangelo, sono l’assistente dell’under17 della Happy Basket e sempre dell’Happy alleno un gruppo esordienti nato proprio quest’anno”. Sei un ragazzo giovane che però ha già acquisito parecchia esperienza in questo mondo. Quali obiettivi ti poni? “Personalmente non mi pongo limiti. Però stare qui nel territorio riminese con il progetto RBR Phoenix sempre in crescita, ammetto che mi sprona a stare qui e a continuare a lavora-
re in questa direzione. A me piace tantissimo questo ambiente e coltivare la passione della pallacanestro alle ragazze che ho di fronte”. Hai giustamente menzionato il progetto RBR Phoenix. Come può aiutare il movimento femminile riminese? “RBR Phoenix è un valore aggiunto per tutte le società che praticano la pallacanestro a livello femminile nel nostro territorio. Questo perché avere dei numeri raddoppiati di iscrizioni, permette di coprire tutte le categorie e avere alcune ragazze che si possono dedicare interamente alla propria categoria giocando contro le pari-età. Ma soprattutto con RBR Phoenix si dà alle giocatrice un’idea concreta di prima squadra. In questo con Happy Basket che milita nel campionato di Serie B. Loro così vedono che c’è una continuità di percorso e una prima squadra a cui ambire. Questo per me è un aspetto fondamentale”. E anche sul reclutamento è un bel aiuto… “Questo progetto incide parecchio nel reclutamento. Happy Basket è sempre stato il punto di riferimento della pallacanestro femminile nel nostro territorio. Noi a Santarcangelo, con IBR che comunque nel basket rosa negli ultimi anni ha fatto cose buonissime, avevamo sempre un po’ faticato. Ora questa sinergia non può far altro che portare cose buone”. Che bilancio fai di questa stagione? “Il bilancio è sicuramente positivo. Faccio l’assistente all’under17 della Happy Basket e praticamente abbiamo vinto tutte le partite. Con l’under19 - nonostante il gruppo appena creato
da due mondi diversi - siamo riusciti a creare una squadra spettacolare di cui sono contento e orgoglioso. Infatti i risultati in campo lo dimostrano con una qualificazione alla seconda fase”. Intravedi del talento “futuribile” in qualcuna delle ragazze? “Sicuramente ci sono ragazze con delle potenzialità con la voglia di crescere, allenarsi e migliorare. Il consiglio che do a loro è quello di non mollare e di continuare ad inseguire i propri obiettivi. Se lo faranno sicuramente qualcosa si potrà tirare fuori”. In base alla tua esperienza e alle tue idee, cosa si dovrebbe fare per accrescere l’appeal della pallacanestro femminile? “In primis bisogna sfatare il mito - purtroppo ancora esistente - che il basket è uno sport maschile. Questo porta tantissime bambine a preferire la pallavolo. Nel nostro piccolo noi possiamo far scoprire al meglio il nostro mondo. A livello globale invece bisogna smetterla di fare queste distinzioni medioevali tra sport maschile e femminile. Del resto noi soffriamo il confronto con la pallavolo perché a livello femminile è il competitor principale. Anch’essa in palestra e anch’essa al chiuso. Noi possiamo puntare molto sul fatto che da noi nonostante l’altezze e l’età il canestro - ovvero l’obiettivo principale del nostro sport - lo si riesce a fare. Mentre nella pallavolo è molto più complicato buttare la palla oltre la rete e a fare le schiacciate. Quindi noi possiamo puntare su questo, ovvero vedere l’obiettivo più raggiungibile”.
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IL BASKET OLTRE RBR di Eugenio Petrillo
RIVIERA BASKET RIMINI WHEELCHAIR
VIVERE IL SOGNO DELLA PALLACANESTRO DA UN’ALTRA PROSPETTIVA Questa è la storia di un sogno, covato per anni e poi reso possibile grazie all’amore e alla passione per la pallacanestro di tre amici riminesi che si sono guardati negli occhi e si sono detti di volersi mettere in gioco con qualcosa di veramente speciale. Così nel settembre del 2017 nasce Rivera Basket Rimini, prima vera e storica società della nostra città di pallacanestro in carrozzina. Prima di allora una realtà del genere non esisteva a Rimini, ma da quel momento il sogno ha cominciato a prendere vita. Nel corso dei mesi e degli anni, Riviera Basket Rimini - grazie all’instancabile lavoro del presidente Pier Giulio Bernardi oltre che dei dirigenti Stefano Martinini, Mirco Acquerelli e Giuliano Bonato - si è sempre di più radicato nel nostro territorio cittadino. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La società, al momento, ha solamente una prima squadra che partecipa al campionato nazionale di Serie B dove gareggia con altre 27 squadre. Della crescita e della notorietà acquisita da Riviera Basket Rimini lo si vede dal fatto che diversi dei 15 tesserati vengano da fuori città. Ci sono atleti infatti che provengono da Bologna, Pesaro e Porto Potenza Picena (Macereta), oltre che ovviamente i ragazzi locali. Il giocatore più giovane ha diciannove anni, mentre tutti gli altri viaggiano sui 40. La pallacanestro in carrozzina è per antonomasia uno sport senza barriere, senza limiti e senza confini.
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Ci possono giocare persino i normodotati. La società protagonista di questo speciale, infatti, ne annovera uno nel suo roster. Questa regola vale per la Serie B, non per la Serie A. Il teatro delle sfide di Serie B e degli allenamenti (due a settimana) è la mitica Palestra Carim. E il sogno di Riviera Basket Rimini ha catalizzato l’attenzione di molti appassionati. Basti pensare che, come detto, si era partiti da un gruppo di amici e poi pian piano a crescere riuscendo a portare oltre 100 persone alla Carim a sostenere la squadra. Ma chi è abituato a sognare non vuole smettere di farlo. Anzi, se possibile, sogna ancora più in grande. La mission di Riviera Basket Rimini infatti è duplice, ma sempre comunque molto ambiziosa. Da un lato c’è la forte volontà di espandere i propri orizzonti, crescere e allargare la propria famiglia. Riviera Basket Rimini non si nasconde: si pone l’obiettivo di avere un settore giovanile per ragazzi con disabilità. È una vera e propria impresa, non è facile trovarli, ma si sta lavorando sodo per questo. L’altro sogno è quello di raggiungere la promozione in Serie A. Sarebbe il coronamento di un progetto serio, ambizioso, avanti in tutto e per tutto. Noi ci auguriamo che Riviera Basket Rimini possa esaudire ogni desiderio perché il sognare, la parola chiave ricorrente, permette di raggiungere vette persino inimmaginabili. Forza ragazzi!
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Pills La sciarpata è una delle cose più emozionanti viste in questi mesi al Flaminio. Che possa divenire un rito!!!
La Tabaccheria Pruccoli ogni domenica ci aiuta a vendere i biglietti per il Flaminio e spesso anche per le trasferte. Un grande servizio per il quale teniamo a ringraziare la Famiglia Pruccoli.
Il 28 Marzo RBR gioca in trasferta contro il Giulia Basket Giulianova. Ma si ritrova a farlo sul proprio campo, al Flaminio, per una richiesta della squadra avversaria. Così i nostri ultras decidono di occupare il posto riservato ai tifosi ospiti. Non mancherà lo spettacolo!
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Games
di Alberto Foschi
Sapete a memoria il nostro inno? Mettetevi alla prova riempiendo gli spazi con le parole mancanti di “Seconda pelle addosso” La vita è un tiro da ……… È una rivincita, è una ………, è biancorosso, è biancorosso, è biancorosso Seconda pelle addosso. Sentire quel ………, lo sai ti risveglia il cuore Rossa è la ……… e bianca è la sua unione E puoi entrare alle ……… e con tanti altri bambini E puoi giocare per il prof e puoi giocare per ……… E si vinceva un ……… e poi col tempo anche il ……… E quella maglia assai ……… e rispettata dalla gente. E sono 12 amici e sono 12 ……… che risorgono dalla cenere per poter risplendere. La ……… è un tiro da tre È una ………, è una rinascita, è biancorosso, è biancorosso, è biancorosso Seconda pelle addosso. La vita è un tiro da tre È una rivincita, è una rinascita, è biancorosso, è biancorosso, è biancorosso Seconda ……… addosso. Di centro non lo puoi scordare, questa è la squadra del tuo ……… Dall’Arco al ……… fino al ………, Ariminvm devi ……… Tutti uniti per tifare, una città deve cantare per i ……… biancorossi E poi giocare e ……… La vita è un ……… da tre È una ………, è una rinascita, è biancorosso, è biancorosso, è biancorosso Seconda pelle addosso. La vita è un tiro da tre È una rivincita, è una ………, è biancorosso, è biancorosso, è biancorosso Seconda pelle addosso. Adesso basta di sorridere, questo è il momento di ……… Ora è l’ora di ……… per poter rinascere. La vita è un tiro da tre È una rivincita, è una rinascita, è biancorosso, è biancorosso, è biancorosso Seconda pelle ……… La vita è un tiro da tre È una rivincita, è una rinascita, è ………, è biancorosso, è biancorosso Seconda pelle addosso. La vita è un tiro da tre È una rivincita, è una rinascita, è biancorosso, è ………, è biancorosso ……… pelle addosso.
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Games
di Alberto Foschi
Il Sudoku si presenta come una scacchiera, divisa in 9 quadranti, con 81 caselle, 9 righe orizzontali e 9 verticali. Lo scopo è quello di riempire ogni riga e ogni colonna della scacchiera e ogni quadrato con i numeri dall’1 al 9 senza ripetersi.
Sulla base degli indizi individua di quale partita di questa stagione stiamo parlando. Match 1
Match 2
Match 3
1) Tassinari segna 32 punti. 2) Nella squadra avversaria il centro titolare si chiama Gloria.
1) Per Rimini arriva la seconda sconfitta in campionato.
1) La partita si decide in volata.
2) Nella formazione biancorossa c’è un’assenza illustre.
2) Si tratta della classica partita “sporca”, giocata a basse percentuali.
3) La gara d’andata fu rinviata causa Covid.
3) Al ritorno arriva la vendetta di questa sconfitta.
3) Le due squadre si sono affrontate spesso in Legadue. Soluzioni:
[match 1: Jesi, match 2: Roseto, match 3: Montegranaro]
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