FEB.' 22 - N°05 NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
EUGENIO RIVALI LINO SAULLE LARRY MIDDLETON MIRAMARE BASKET
VISION FAMILIARE LUCA VICI INNOVAZIONE E PRECISIONE NEL MONDO RBR ALL’INTERO IL POSTER DI “NOI CON VOI” RBR Magazine 5 | Febbraio 2022 |
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Società Italiana Gas Liquidi Spa - Via Famignano, 6/8 - Poggio Torriana (Rn) Tel. 0541.675252 - Fax 0541.675474 RBR Magazine 5 | Febbraio 2022 |
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editoriale Oggi mi piace parlare di passioni. Il basket da queste parti, come noto, è una tradizione. Generazioni su generazioni hanno stretto il cordone ombelicale con la squadra della propria città, passata nel tempo in un mix travolgente di emozioni e delusioni. I ragazzi di coach Ferrari, indubbiamente, stanno risvegliando quei sentimenti di cuore in una tifoseria competente e strabiliante allo stesso tempo, calda e appassionata ma anche in grado di capire che ci possono essere degli obiettivi, quelli sì, ma il passo più lungo della gamba non bisogna farlo mai altrimenti si… cade. Ma torniamo alle passioni. Sapete, vedere la squadra in mezzo al suo pubblico a festeggiare una vittoria è ancora un’emozione forte nel cuore di uno come me, che è over 60 e che di basket ne ha visto tanto nella sua vita. Ma qui a Rimini è più forte, specie ora che la società ha saputo ricostruire un meraviglioso rapporto con la sua tifoseria. E’ questo che spinge chi scende sul parquet e che esalta chi aspetta la bomba di Tassinari o il tap-in di Rinaldi. La partita è comunque una festa anche se poi magari alla fine il risultato non ti sorride. Passioni, abbiamo detto. E anche in questo numero del nostro magazine ne respirerete a pieni polmoni di passioni. Il bello della pallacanestro è proprio questo, forse al di sopra di ogni altra disciplina sportiva. E se alla fine si vince sarà ancora meglio. Buona lettura. Il direttore
IL PERSONAGGIO LUCA VICI
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LA GENTE DEL FLAMINIO GLI STATS BOYS
GRAZIE A...
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Direttore Responsabile Vittorio Pietracci redazione@geronimo.news
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Geronimo Network I giornali del territorio
Eugenio Petrillo Gianni Filippi Jacopo Maggioli Marco Rinaldi Matteo Briolini Alberto Crescentini Alberto Foschi Simone Campanati Nicola De Luigi PH Alfio Sgroi PH
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STORIES LARRY MIDDLETON
IL TEAM EUGENIO RIVALI
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PERSONAGGI NELLA STORIA LINO SAULLE
#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE U19 ANGELS RBR
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CONOSCIAMOCI STEFANO DELLAROSA
LE SOCIETÀ MIRAMARE BASKET
OLTRE AL BASKET LIBERA SOCIETÀ DEL FRISBEE HAPPY BASKET GIULIA NOVELLI
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PARLIAMO DI NOI Benvenuti in un altro numero di RBR Magazine. Siamo entrati nella fase calda della stagione, dove ogni gara comincia ad essere importante ai fini della classifica finale. I nostri ragazzi stanno cominciando a darci grandi soddisfazioni sul campo e l’apprezzamento per il nostro magazine - anche da parte dei più giovani - ci rende orgogliosi. A proposito, avete completato la collezioni di autografi degli eroi di RBR? Se ve lo siete persi, poco male: potete ritrovare la pagina dedicata dietro al poster anche in questo numero. Il personaggio di questo mese di RBR Magazine è Luca Vici, imprenditore che è sempre vicino al mondo di Rinascita Basket Rimini. Il focus sulla squadra, a cura del nostro Marco Rinaldi, riguarda Eugenio Rivali, vera mente dei biancorossi. Excursus storici anche questa volta non possono mancare: la nostra firma, Alberto Crescentini, ci riporta indietro nel tempo per le imprese di Larry Middleton, mentre Matteo Briolini ha intervistato lo storico preparatore atletico riminese Lino Saulle. Non mancano approfondimenti sulla Happy Basket Rimini, con un’intervista alla capitana Giulia Novelli, sul Miramare Basket e sulla Libera Società del Frisbee, vero fiore all’occhiello dello sport riminese. Troverete giochi, curiosità, interviste e tanto altro. Con RBR Magazine vi proviamo a portare dentro la nostro mondo; non ci resta che augurarvi buona lettura! di Eugenio Petrillo
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IL PERSONAGGIO
LUCA VICI
di Simone Campanati
IMPRENDITORE CHE VENDE CON LE EMOZIONI Qualche anno fa, dopo la prima grande stagione, feci un incontro con imprenditori che volevano conoscere il mondo RBR e che erano decisi a farne parte e propensi ad ascoltarne l’essenza. Alla fine di quella giornata, ricordo un fatto che mi diede molta linfa e che toccò le corde di quelli che sono i miei valori. Una persona presente a quell’incontro, mi chiese di andare ad un convegno imprenditoriale a raccontare come vendevo con le emozioni. Ho provato le stesse cose e avrei potuto dire la stesse parole al personaggio che vi sto per raccontare oggi, nel momento in cui è iniziato il nostro incontro: LUCA VICI, A.D. di Vici & C. S.P.A. Quando entri nell’azienda con sede a Santarcangelo di Romagna, devi dare spazio alle diverse immagini che ti si presentano davanti. Si parte dalla sala d’attesa, moderna minimale, passando poi dalle officine, dove grandi macchinari, perfettamente allineati indicano un lavoro magistralmente organizzato. Luca mi accoglie con la sua eleganza nascosto dall’odioso presidio che ci accompagna e accomuna tutti da circa due anni. Luca è un imprenditore di 51 anni, avrei anche chiesto la carta d’identità per poterlo appurare ma non me la sono sentita. Il suo aspetto è di un trentenne in grande forma. I suoi valori si radicano nel concetto di famiglia, e mai come questa volta, i fatti seguono l’essenza delle parole; famiglia che è estesa per sua affermazione, oltre che a quella di sangue, a quella nel lavoro e nello sport. “Penso di essere una persona abbastanza umile, molto schiva rispetto ai riflettori, alla ribalta, cerco di fare le cose divertendomi.” Luca è diplomato in ragioneria, rappresenta la seconda generazione familiare della azienda, benché sia al suo interno da oltre 30 anni. Terminati gli studi entra in azienda, composta da sole 25 persone, iniziando dai lavori base, come guidare i muletti o stare in officina. Grazie all’esperienza tramandata da chi stava realizzando il sogno dell’azienda e anche grazie “ad un po’ di fortuna”, l’azienda stessa ha iniziato a crescere in maniera organica facendo crescere il
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suo ruolo, fino alla chiamata alle armi, a capo dell’azienda stessa. Di cosa si occupa l’azienda? Vici & C S.P.A. sviluppa due business fondamentali: uno storico nato nel ‘77 riguardante l’automazione industriale su fornitura, “progettiamo e realizziamo cabinet di comando in bassa tensione per aziende molto importanti, come TetraPak e F.O.M Industire e tante altre.” Poi un business più recente dove “abbiamo sviluppato una tecnologia ottica con la quale progettiamo, realizziamo e commercializziamo in tutto il mondo macchine di precisione, che scattano foto a componenti meccanici o di qualsiasi altra natura e ne rilevano le dimensioni in qualsiasi istante. Vengono totalmente realizzati in azienda e distribuiti in tutto il mondo tramite filiali di proprietà.” Questo recente settore nasce da una tua idea? No, non c’è nulla che nasce dal singolo ma è un’idea che nasce dalla famiglia e dall’incontro con collaboratori che lavorano nel settore. Noi non facciamo altro che credere negli altri e nelle intuizioni comuni e investire sulla loro esperienza, conoscenza, è frutto di relazioni create nel tempo ed è una caratteristica fondamentale della Vici. Cosa porta un ragazzo di 20 anni ad appassionarsi ad un settore come questo? All’epoca la mia intenzione di proseguire gli studi era minima, oltretutto ho vissuto l’azienda fin da bambino, ci entravo anche solo per studiare, la vivevo e quindi nel mio intimo è stata una cosa naturale senza troppi pensieri. Sapevo già che terminate le superiori sarei arrivato in azienda, anche se i miei genitori avrebbero voluto altro. E sono fiero, di questo, ho studiato lavorando e ho studiato sul campo. Vorresti che tuo figlio continuasse l’attività? Ha già deciso di continuare gli studi, vuole fare Fisica e ha un percorso già definito. E’ in azienda da tre anni con modalità simili alla mia, studia e durante l’estate ci aiuta, ha cominciato partendo dal magazzino, passando alla produzione, mentre questo anno vive in ufficio Risorse Umane dove sviluppiamo progetti di inclusività e questo è esattamente ciò che mi piace,
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fargli conoscere realtà e percorsi che si basano sull’individuo più che sulle macchine stesse. Quali valori vorresti apprendesse dall’azienda? Sono i valori della famiglia Vici, ma non solo dei fondatori o parenti, ma di tutti i collaboratori, un concetto di famiglia e di squadra, il mio motto è: “non cè squadra senza famiglia“. Vorrei che avesse umilità e ambizione e mettesse davanti ad ogni cosa, le persone. Si può avere a che fare con istituzioni, fornitori, amministrazioni comunali, ma davanti a te ci sono sempre le persone e questo va considerato ogni volta. E’ così che ho raggiunto i miei obbiettivi perché da soli non si va da nessuna parte. In un’azienda dove tutto sembra essere meccanicizzato, automatico, preciso, protocollato è un attimo far sembrare le persone dei numeri, ma è proprio questo che Luca esorcizza, dando valore ad ogni individuo che lavora per e con lui. “Noi cerchiamo di far star bene le persone, di avere un clima sereno, cerchiamo sempre un’emozione in ciò che facciamo, e ci siamo accorti che quando riusciamo ad individuarla, abbiamo la possibilità di trasferirrla a chi acquista e di piazzare più facilmente i nostri macchinari. Il prodotto è la condizione sine qua non per stare sul mercato, ma tutto ciò che è soft e gli gira attorno fa la differenza ed è ciò che ci guida. Come arrivi nel mondo RBR? C’è un mondo relazionale dietro questa scelta. Ogni buona famiglia crea buone relazioni, che incidono sulla tua vita in maniera costruttiva. Sono un tifoso del Basket Rimini dal tempo della Sarila, quando siedevo sui gradoni del Flaminio. Il progetto mi venne presentato da amici a partire da Paolo Carasso fino a Paolo Maggioli, mio dirimpettaio, quindi sono arrivato al basket perché è qualcosa che ho dentro da sempre e ho scelto di farlo solo nel momento in cui l’azienda raggiunse delle performance tali da permettermi di essere utile alla causa con un contributo importante, e meritevoli di sostenere un progetto così ambizioso. Inoltre sostengo da oltre 10 anni un’ altra importante realtà
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del territorio: Insegnare Basket Rimini. Qual era la tua abitudine da ragazzo al Flamimio? Ricordo la prima volta che ci entrai, era pieno di gente e di boati, che ancora oggi mi fanno venire la pelle d’oca. Io entravo appena aprivano i portoni, ero uno dei primi, inizialmente sedevo in curva e in laterale, poi, via via, inziavo a permettermi postazioni più comode per godere delle partite e ho inziato ad avvicinarmi al campo e da lì lo spettacolo era doppio, perché oltre alla partita, potevo godere delle coreografie della curva che mi lasciavano sempre a bocca aperta. Era bellissimo vedere il palazzetto che si riempiva. Ricordo Capitan Cecchini quando entrava 30’ minuti prima per scaldarsi. Oggi invece come lo vivi? Ancora non mi sono abituato ad essere socio o membro del CDA e uno degli sponsor principali, mi sento ancora tifoso, tanto è che a volte so di esagerare anche un po’ nelle proteste, ma è il mio modo di vivere la partita intensamente, passionale. Non riesco disgtinguere il Luca tifoso da tutto il resto, ho il mio posto fisso e il mio modo di vivere la partita. Le emozioni sono tante, legate a tanti ricordi, è molto bello perché c’è un mix eterogeneo di persone, dai veterani ai giovani che entrano per la prima volta. Mi piace il momento in cui si riempie piano piano mentre i ragazzi si riscaldano.E poi adoro l’adrenalina che sale in simbiosi con i giocatori quando ci sono partite di cartello
come quella con Roseto. Sono sensazioni non facili da descrivere. Ci sono dipendenti o collaboratori che vivono questa tua passione? Noi come compagine aziendale non siamo tantissimi, però abbiamo decine di appassionati che seguono le gesta riminesi e anche chi viene al Flaminio. I momenti che ti hanno emozionato di più in questi anni di RBR? L’emozione più grande l’ho avuta quando Paolo Carasso mi interpellò all’inizio del progetto per propormi di farne parte e per raccontarmelo. Anche se in quel momento non potevo spingermi oltre ad un piccolo contributo ero felice della considerazione offertami. Poi il tutto si è realizzato quando l’azienda ha iniziato a correre ad aumentare il suo fatturato. Due grandi cose per me, un’azienda florida che mi permetteva di essere parte importante di un progetto della mia città. Poi la richiesta di Maggioli e Pesaresi di entrare in CDA come membro operativo. Sono persone perbene, grandi imprenditori e grandi persone che non vanno a chiedere a chiunque di condividere progetti e questo mi ha inorgoglito a tal punto da non farmi esitare un minuto, se mai ce ne fosse stato bisogno. RBR è un bel progetto perché richiede la voglia di fare bene di essere squadra e divertirsi, riportando Rimini ai livelli massimi del basket. Un momento d’oro è stato il derby con Cesena, che è negli occhi di tutti. Un’affluenza e un tifo di altri tempi, una gara difficile per come Cesena si presentava in quel periodo ma che mi fece capire che questa storia di RBR poteva sicuramente ricominciare e avere davanti un prospero futuro. Ci racconti un aneddoto dei vostri CDA? In uno degli ultimi CDA, Pao-
lo Carasso dichiarò concluso il primo triennio, raccontando che avevamo raggiunto i risultati richiesti, ma che si doveva decidere il futuro. Ridimensionare? O porre basi per un futuro ambizioso, verso la Serie A? Sai quale fu la cosa più eclatante? I soci e gli sponsor principali, in pochi minuti erano daccordo nel raddoppiare le quote e l’apporto finale. Eravamo tutti uniti perché tutti tifosi. Non ci fu nessun tipo di discussione. Cosa sogni per il futuro? Io spero di diventare inutile velocissimamente, in modo che le persone che lavorano con me possano fare senza di me e meglio di me, perché vuol dire che ho scelto le persone giuste. Significa aver dato all’azienda il massimo che potevo e che potrà camminare con le sue gambe, là dove tutti sono importanti ma nessuno indispensabile, nemmeno io. Poi ovviamente che tutte le persone a me care possano vivere tramite le emozioni. Ad RBR auguro di continuare a vivere all’infinito con persone come queste, con un alchimia che genera autopassione e che dà una spinta incredibile.
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IL TEAM
di Marco Rinaldi
EUGENIO RIVALI LA MENTE DI RINASCITA BASKET RIMINI “PER ME NON CI SONO RIVALI”
NICOLA DE LUIGI
Che cos’è il genio? Domanda da un milione di dollari, non c’è dubbio, soprattutto se presa in senso assoluto, ma proviamo a contestualizzarla all’interno della pallacanestro. Genio è colui che effettua la giocata più spettacolare della partita? Oppure genio è chi ha sempre la situazione sotto controllo, sa quando e come muoversi per il bene dei propri compagni? Ad ognuno la propria, legittima, risposta. Noi a Rimini, però, abbiamo le idee ben chiare sin dal giorno 0 del progetto RBR quando, dall’alto della serie A2, ritornò in Romagna un vero e proprio genio del basket: con lui in squa-
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dra, si dice, non ci sono rivali… guardate un po’, stiamo parlando del nostro Eugenio Rivali. Playmaker classe 1986, alla sua quarta stagione in maglia biancorossa, Eugenio vanta in carriera ben sette promozioni con cinque maglie diverse (Morciano 2003-2005, Santarcangelo 2009-2011, Ravenna 2012-2013, Montegranaro 2016-2017, Rimini 2017-2018) nonché il titolo di miglior giocatore italiano dell’allora DNA Silver nel 2014. La natura non gli ha concesso molto in altezza (178 cm), ma Eugenio è riuscito comunque a farsi strada con successo nella pallacanestro
NICOLA DE LUIGI
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NICOLA DE LUIGI
italiana grazie alla sua umiltà, alla sua dedizione ed alla sua impressionante capacità di leggere il gioco e le partite. “Il detto ‘non ci sono rivali’ mi ha sempre accompagnato, mentre il soprannome ‘Genio’ è più recente. - spiega il diretto interessato - E’ partito tutto dal nome: il mio nomignolo naturale è ‘Eugi’, ma a Montegranaro hanno iniziato a chiamarmi ‘Genio’, anche se inizialmente non c’era anche un riferimento al mio modo di giocare. Qui a Rimini, invece, lo sento più calzante alle mie caratteristiche sul campo e mi piace molto anche se, non volendo peccare di ‘sboronaggine’, però alcuni passaggi o giocate che i tifosi ritengono eccezionali a me sembrano semplici: penso sia una dote naturale così come, ad esempio, Saccaggi tira in maniera molto naturale io sono più propenso a vedere il gioco ed i miei compagni più smarcati.” 3 stagioni a Santarcangelo, 4 a Ravenna, 2 a Montegranaro prima del tuo arrivo in RBR.
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Non sei un giocatore a cui piace andare via dopo una sola annata. “M’è sempre piaciuto restare nelle società perché sia a livello umano che cestistico c’è sempre stata grande stima da entrambe le parti: sono orgoglioso di essermi fatto voler bene e meritato una o più riconferme ovunque. Ogni esperienza ha avuto le sue diversità, a Santarcangelo sono stato accolto a 23 anni ed è stato subito amore a prima vista: abbiamo vinto per due anni consecutivi il campionato ed alla terza stagione in B1 ho giocato insieme a tanti amici come i fratelli Bedetti, Pesaresi, Palermo, Broglia etc. Mi sono trasferito a Ravenna dove sono definitivamente sbocciato come giocatore: siamo stati bravissimi a vincere subito il campionato e tornare nell’allora B1 dove poi ho vinto il premio come miglior italiano. La Società ha fatto poi uno scatto di professionalità perché ci siamo ritrovati in A2 dopo l’accorpamento dei campionati: sono stato protagonista di un bel percorso
di crescita, ho la sensazione di aver preso una squadra per mano e di averla aiutata a crescere, questo è motivo di grandissima felicità. Dopo quattro anni a Ravenna era giusto cambiare: Coach Ceccarelli e la Società di Montegranaro mi hanno chiamato per fare il salto dalla B all’A2 dopo una Final Four persa. Per fortuna siamo subito riusciti a vincere il campionato ed ho anche disputato la stagione successiva. A gennaio di quell’anno (2018) era nato il mio primo figlio Matteo, e mentre stavo discutendo il rinnovo Davide Turci ha cominciato a prospettarmi questo mega progetto a Rimini: non potevo assolutamente dire di no, sapevo dell’affidabilità delle persone nonostante il doppio salto all’indietro fino alla C Gold.” Giunto al tuo quarto anno a Rimini, che cosa ti ha colpito della crescita di questo progetto che hai potuto vivere fin dalla sua nascita? “Sinceramente, la voglia del mondo RBR di esplodere e far venir fuori la passione che c’è sempre stata nella città di Rimini, ma che andava risvegliata. Questo progetto ha dato una ventata d’entusiasmo che ha coinvolto tutti i suoi ambiti di crescita, soprattutto la voglia di essere presente nel tessuto sociale riminese a partire dai bambini e dalle famiglie. Il puntare al massimo di questa Società è veramente ammirevole, a maggior ragione di questi tempi avere sempre il fuoco vivo e la voglia di crescere non è per nulla scontato. Essere parte di quest’avventura mi carica tantissimo ma allo stesso tempo mi responsabilizza molto nei confronti degli sforzi della Società e della spinta di tutta la città.” A 36 anni da compiere nel 2022 (a fine novembre però, dunque nella prossima stagione, come mi fa notare giustamente Eugenio) ci sono già progetti per il futuro? “Quest’estate ho rinnovato solamente un anno perché con un allenatore nuovo era giusto conoscersi ed avere la libertà di fare un passo per volta, ma personalmente mi sento ancora giocatore al 100% e se devo essere sincero
non penso al futuro post basket. Ovviamente non sono stupido e so che non potrò giocare all’infinito, però mi sento bene e penso di avere ancora un paio d’anni a questi livelli. Non nascondo che mi piacerebbe finire qui a Rimini perché questo è un mondo che mi piace e che sento vicino, spero proprio di poter fare un ulteriore passo di crescita insieme anche perché vorrei misurarmi nuovamente con la serie A2: ho basato tutta la mia carriera sulle sfide, sono sempre stato quello piccolino che doveva sempre dimostrare il suo valore anche se vinceva i campionati, penso di essere stato bravo a trasformare queste critiche in energia da portare sul campo, ma devo dire anche che ho sempre avuto degli estimatori che non si fermavano davanti a queste sciocchezze.” E’ la sera del 21 febbraio 2021 quando Rimini batte la corazzata Omegna, grazie anche ad una tua super prestazione, ma appena finita la partita sei costretto a correre in ospedale per la nascita del tuo secondo figlio. Sopra il basket c’è solo la famiglia per Rivali! “In verità ho scoperto dopo la partita che mia moglie stava partorendo perché avevo lasciato il mio telefono al fisioterapista Diego Bartolini, lei l’ha avvisato circa all’intervallo ma lui insieme a Davide Turci e Paolo Carasso hanno deciso di dirmelo a fine partita: negli spogliatoi stavo festeggiando una vittoria importantissima quando mi hanno detto di andare subito all’ospedale di Rimini, per fortuna molto vicino al Flaminio, perché era il momento del parto, anche se sono stato sfortunato perché un falso test Covid positivo m’ha impedito di vedere la nascita. L’arrivo dei miei due figli negli ultimi quattro anni non ha sconvolto la mia carriera perché ho sempre dato alla famiglia un ruolo fondamentale, tant’è che tutte le squadre in cui ho giocato sono più o meno vicine a Pesaro dove vivo: penso di essere riuscito a conciliare bene entrambe le cose perché ho raggiunto livelli eccellenti in Società importanti, se mi guardo indietro sono molto orgoglioso della mia carriera.
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PERSONAGGI nella STORIA di Matteo Briolini
LINO SAULLE LA PREPARAZIONE ATLETICA DEI RIMINESI PASSAVA DA LUI
Innovare, secondo la “Treccani”, significa mutare uno stato di cose, introducendo norme metodi o sistemi nuovi. Il personaggio nella storia del quale mi accingo a parlarvi, alla luce di questa definizione può, a buon diritto, definirsi un innovatore. La novità da lui apportata è infatti un sistema di allenamento fisico che nessuno aveva mai considerato prima, in prossimità di un evento sportivo. La figura della quale vi ho, per ora, solo delineato i tratti ha dato il suo contributo affinché il Basket Rimini si imponesse, ancor di più, all’attenzione del pubblico cestistico nazionale. L’uomo di cui vi parlerò nelle prossime righe ha lo sport nel DNA, con un curriculum che trascende la pallacanestro. Sto parlando di Lino Saulle, storico preparatore atletico dei biancorossi. Lino puoi raccontarci da dove nasce la tua passione per lo sport? “Da ragazzo facevo ginnastica ritmica con Romeo Neri, del quale avrai sicuramente sentito parlare, poi ho frequentato il liceo “Serpieri”. Una volta lì, il mio professore di educazione fisica Vitale mi consigliò l’ISEF. Decisi di seguire il suo consiglio e, anni dopo, nel 1970 mi diplomai.” Qual è attualmente e quale è stato il tuo percorso professionale?
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“Oggi mi occupo di riabilitazione, mentre in passato ho insegnato per 20 anni tra superiori e ISEF. Sono stato, inoltre, allenatore di pallamano in diverse squadre Rimini, Imola, Bologna e infine la Nazionale. Oltre a questi ruoli ho ricoperto quello di preparatore atletico nel Basket Rimini, come ben sai, ma anche nella squadra femminile di Cesena, guidata da Paolo Rossi. Un gruppo che conquistò l’accoppiata campionato e coppa dei campioni. Ebbi anche una esperienza nel baseball riminese, nella vincente stagione 1992.” Come nacque l’opportunità biancorossa? “Mi chiamò Carasso mentre ero di ritorno da un corso per allenatori di pallamano in Francia. Mi volevano per rimpiazzare Attilio Succi che aveva avuto alcune divergenze di vedute con la società. Per me non fu facile all’inizio, Attilio era un mio caro amico, ma poi parlai con lui e mi convinsi ad accettare.” Quanto tempo hai contribuito alla causa biancorossa? “Iniziai nel 1990 e rimasi fino all’arrivo di Ticchi nel 2000. Da quell’anno in poi ho fatto scelte diverse.” Sappiamo che sei stato un innovatore per quanto riguarda il riscaldamento pre partita, puoi dirci di più in proposito? “Per primo in Italia rivoluzionai questo momen-
to, che per gli atleti è di importanza capitale, portandolo dai 10 minuti di stretching di allora ad una lunghezza di 40 minuti sia per gli uomini che per le donne. Ricordo che gli americani, le prime volte, non erano così propensi a questo cambio di metodo, ma poi i risultati mi diedero ragione.” Come era strutturata la preparazione immediatamente prima della gara? “L’obiettivo era riabituare i muscoli allo sforzo facendo fare ai giocatori e alle giocatrici, 10-15 minuti di corsa, successivamente coadiuvati da del riscaldamento articolare. Infine il tutto terminava con un attacco contro difesa per simulare una fase di gioco. Nei primi minuti di gara la nostra maggiore freschezza era evidente.” Hai qualche aneddoto da raccontarci? “Nel periodo in cui lavoravo sia per il Basket Rimini che per la pallacanestro femminile di Cesena eravamo soliti disputare delle amichevoli miste. I ragazzi spesso, prima che l’incontro cominciasse, constatavano il grande atletismo delle colleghe e la loro incredibile resistenza. Questo li colpiva talmente tanto che è capitato che qualcuno venisse da me a dirmi che sarebbe andato a casa senza giocare perché non avrebbe retto quei ritmi.” Per poter applicare il suo metodo hai dovuto vincere la resistenza di qualche coach? “Si, ma tra le fila degli scettici non compaiono Pasini, Rossi e Bucchi. Con loro avevo un rapporto speciale, si fidavano di me e del mio lavoro. A deporre a mio favore ci hanno pensato i risultati del campo. Ricordo, infatti, che dopo aver vinto, a Barcellona, la coppa dei campioni femminile con Cesena, il compianto Franco Lauro andò da Paolo e sbalordito gli chiese come le sue giocatrici avessero potuto tenere un livello di prestazione atletica così alto costantemente per i tutti i 40 minuti. In quel mo-
mento il coach si girò verso la panchina e mi indicò, rispondendo che il merito era il mio. Probabilmente fu grazie a quell’affermazione europea che questo modello di riscaldamento pre gara fu esportato nel resto del continente.” Quali sono le differenze nell’approcciarsi a una squadra maschile e a una femminile? “Le ragazze le conquisti se si fidano di te e del tuo modo di lavorare, i ragazzi invece hanno bisogno di vedere i risultati tangibili dei loro sforzi.” Con quali giocatori del Basket Rimini eri in particolare sintonia? “I primi a venirmi in mente sono Myers, che era un giocatore straordinario, così come Benatti, ma in generale avevo un grande rapporto con tutti gli italiani. Tra gli stranieri una menzione d’onore va fatta per Larry Middleton che si fece riabilitare da me, costringendomi per una intera estate al Flaminio. Era un atleta di uno spessore tecnico e fisico impressionante ed era un combattente.” Come giudichi il lavoro di PierFilippo Rossi sulla panchina di Happy Basket/RBR Phoenix? “Sta facendo bene, è una tradizione della famiglia Rossi continuo sempre a seguirlo, sono il responsabile dal punto di vista fisioterapico.” Hai mai contribuito al recupero di un giocatore in tempi record? “Ricordo l’infortunio di German Scarone nell’anno della promozione con Bucchi. La squadra soffriva la sua assenza e Piero mi chiese di recuperarlo in fretta per paura che la temuta mannaia del taglio si abbattesse su di lui. Lo recuperai velocemente e, da lì partì la nostra cavalcata trionfale.” Questa è la storia, a tinte biancorosse, ma non solo, di Lino Saulle un precursore della preparazione atletica in Italia. Un uomo che ha segnato indelebilmente con il suo marchio le pagine della nostra storia.
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EMOZIONI SENZA TEMPO di Alberto Crescentini
LARRY MIDDLETON UNA SERATA DA INCORNICIARE
Adesso lo vedete tranquillo in tuta sulla panchina della Rinascita, i capelli ingrigiti in un fisico comunque invidiabile per un uomo che il prossimo 20 luglio compirà 57 anni. L’identikit è chiaro, parliamo di Larry Darnell Middleton, semplicemente Larry per tutti, uno dei più forti (e generosi) americani che abbiano calcato il parquet del Flaminio in canotta biancorossa. Da queste parti rimase due sole stagioni, dal ‘92 al ‘94, annate peraltro non positive dal punto di vista dei risultati, anche se non certo per colpa sua. Lo statunitense, già ammirato a Trieste e, prima, all’Olimpiakos Pireo, arriva in corso d’opera. La squadra riminese è in A1 e in quintetto, oltre ai due stranieri, ci sono tre ragazzi di
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appena vent’anni, Calbini, Ferroni e Ruggeri. L’inizio è complicato, quattro sconfitte su altrettante uscite, e la dirigenza sa di dover fare qualcosa per cambiare questa pericolosa inerzia. L’intervento è mirato su J.J. Eubanks, esterno che viene tagliato nonostante segni 32.5 punti a gara (con ogni probabilità il buon J.J. s’interroga ancora sul perché l’abbiano mandato via...). Al suo posto, ecco appunto Middleton, americano più duttile, che può anche aiutare ‘Paolino’ Calbini in cabina di regia. Poche apparizioni e la gente ha già dimenticato Eubanks, con Larry che comincia a stregare il popolo del Flaminio. E’ leggerissimo, praticamente una piuma quando stacca i piedi da terra per le sue morti-
fere conclusioni: e in aria sta una vita, il difensore scende e lui è ancora lì, pronto a indirizzare il pallone verso il canestro. La Marr - così era targato il Basket Rimini - inizia a trovare la quadra dopo il successo su Livorno, la classifica si ‘muove’ con buona regolarità e Rimini supera il primo step, cioè evita le ultime due piazze alla fine della regular season. Ma la formula è crudele, così i biancorossi devono rimettersi in gioco nei playout, 6 squadre per girone, 10 partite e solo le prime due brindano all’A1. Con Larry versione superstar l’approccio ai playout è ottimo. Prima il blitz a Siena, poi la vittoria sull’attrezzata Virtus Roma dopo due tempi supplementari (109-102). E qui, davanti al suo pubblico, Middleton dipinge la partita-capolavoro. La guardia è incontenibile, un enigma irrisolto per la difesa capitolina. Larry vola altissimo, sopra tutti i comuni mortali. Alla fine nel suo tabellino ci sono 50 punti e le percentuali sono da paura: 11/14 da due, 6/11 da tre, 10/11 ai liberi. Una prestazione mostruosa, quasi irreale. E invece è vero, magnificamente vero. E chi c’era, quel giorno nel vecchio palas, non ha dimenticato. Poi la Marr batte Modena e sbanca Trapani. Ma in Sicilia, a gara di fatto conclusa, Israel prende uno sfondamento e frana su Middleton, che si procura una lesione al legamento collaterale del ginocchio sinistro. La sentenza è tremenda, ma Larry non si arrende e con grande spirito di abnegazione gioca le rimanenti partite col ginocchio rotto. Non può essere esplosivo, ma una mano la dà ugualmente, anche se la squadra perde 4 partite su 6 e alla fine retrocede. Ingiustamente.
L’anno dopo Larry è sempre qui e in A2 è ancor più devastante. In regular season la Monini (questo il nuovo sponsor) è terza, nei playout per salire in A1 se la gioca, ma nel match-chiave con Reggio Emilia viene trafitta da una bomba allo scadere di Avenia. Da metà campo. L’amarezza è enorme, ma i canestri di Middleton sono ugualmente impressi nella memoria.
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#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE di Simone Campanati
UNDER 19 ANGELS/ RBR GIOCATORI FATTI IN CASA PER UNA GRANDE VISION
C’è il mondo RBR dietro a questa storia. C’è una vision che da tempo raccontiamo e che tempo richiede. Al nostro quarto anno di vita, si inizia a vederne la forma , la verità e l’identità. Lo staff di RBR non ha mai avuto fretta, i progetti che vogliono avere longevità, devono nascere solidi, consapevoli ed essere ben programmati, richiedono pazienza e focus, concetti che non abbiamo mai perso di vista in questi anni. Dietro a tutta quella meraviglia che ogni domenica tifate e create al Flaminio, c’è di più, molto di più. Oggi la miglior rappresentazione del concetto di “riminesità”, la miglior rappresentazione di questa grande vision, di creare futuri campioni partendo dal territorio, si esplica soprattutto in un gruppo, che sta facendo qualcosa di unico: sto parlando dell’Under 19 Angels/RBR dei coach Ferrari e Brugé, coadiuvati da Andrea Renzi.
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I ragazzi hanno raggiunto un risultato di spessore, tradotto in 9 vittorie su 9 partite giocate (al momento della stampa di questo numero del Magazine) e attenzione, non stiamo parlando di partite qualsiasi, ma di vittorie prestigiose come quella ottenuta al PalaDozza di Bologna contro la Fortitudo o la doppia vittoria arrivata contro la Virtus Bologna, oltre a quelle nei derby con Forlì. Una squadra con un potenziale altissimo che vede nel roster giocatori a voi, tutti, conosciuti come Alessandro Scarponi, Luca Fabiani, Dario Rossi, Davide Carletti e Leo Amati, ma anche ragazzi che stanno facendo grandi cose nel campionato di C Silver con Massimo Bernardi come Mulazzani e Buzzone oltre a Daniel James. Coach Ferrari li allena con la stessa grinta e mentalità con cui la nostra prima squadra vive il campionato di Serie B. “Questo momento positivo va condiviso tra
Santarcangelo e Rimini, perché questo è un bel momento di un processo condiviso fra Santarcangelo e Rimini. - così Mattia Ferrari - Il campionato U19, chiude un ciclo e se arrivi a questo punto, con questo livello, significa che è stato fatto un grande lavoro nel corso degli anni da Massimo e da Paolo Carasso. I ragazzi, hanno fatto una preparazione soprattutto mentale di alto livello, in questi anni, io devo solo metterli insieme e fargli fare le partite, con il contributo di Simone Brugé che per questa realtà si spende davvero tanto”. “Sono veramente orgoglioso di quello che stiamo facendo con il settore giovanile di Rinascita - dichiara Paolo Carasso - perché stiamo portando a compimento uno dei progetti per cui RBR è nata, ovvero creare nuovi prospetti interessanti per il basket a livello nazionale. Con soddisfazione posso dire che le due squadre di punta Under 19 e Under 17 d’Eccellenza, stanno ottenendo risultati eccezionali, grazie all’unione delle società che fanno parte del progetto Rinascita. Non dimentichiamo infatti che abbiamo 16 società sportive della provincia di Rimini che sono socie e che si sono messe a disposizione della società madre, con l’intento di creare gruppi competitivi e c’è un progetto tecnico trainato da allenatori professionisti che stanno cercando di realizzare questo sogno. “Scarponi come Fabiani sono solo un esempio di giocatori che escono dalle nostre giovanili e che trova realizzazione nel difendere i colori della squadra della propria città, ma dietro ci sono società che stanno facendo un lavoro costante e mirato.- continua Paolo Carasso - La prima è il Basket Santarcangelo che ha messo al servizio di Rinascita tutta la sua esperienza
nel campo del settore giovanile. In estate produce corsi per giovani prospetti, porta in campo le due squadre più importanti (U19-U17) con allenatori come Mattia Ferrari e Max Bernardi che aiutano gli altri allenatori a formarsi e crescere. Santarcangelo stessa, ha una squadra di C Silver, che permette ai giovani di avere un primo confronto importante con il mondo Senior per poi salire alla ribalta del panorama italiano con la realtà RBR”. Dietro a questa realtà navigano società storiche ed importanti come la Polisportiva Stella che con i 2006 gioca un campionato èlite e soprattutto Insegnare Basket Rimini che fa del minibasket il suo punto di forza e che gioca il campionato èlite con i 2007/2008/2009. “Abbiamo tanti ragazzi futuribli che presto vedremo in prima squadra, mantenendo la promessa fatta a tutti i soci e ai tifosi biancorossi”. RBR continuerà questo lavoro con passione, pazienza e dedizione, sarà il faro guida per il futuro e il famoso concetto di Ricerca e Sviluppo tanto decantato nel mondo imprenditoriale, sarà rappresentato totalmente dalle iniziative giovanili, sempre alla ricerca di nuovi metodi da utilizzare e ragazzi da formare come coach del futuro. In chiusura vogliamo riassumere solo gli ultimi grandi match dell’Under19 vinti a Basket City, in cui i ragazzi hanno sconfitto Fortitudo e Virtus. Virtus Segafredo Bologna - Angels/RBR 80 - 82 Fortitudo Bologna - Angels/RBR 53-66 Avanti tutta ragazzi! La nostra vision prima di tutto.
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LA GENTE DEL FLAMINIO
ANDREA GUELI, MATTIA PERONI, FILIPPO MIRIELLO E LORENZO DEL FABBRO
di Matteo Briolini
IL POKER STATISTICO BIANCOROSSO Ormai l’ho scritto tante volte, ma nonostante la reiterazione non mi stanco mai di ripeterlo, il Flaminio è quel luogo di Rimini in cui l’amore per il basket ribolle senza tregua ad ogni partita. L’ultimo incontro casalingo con Roseto è stata l’ennesima dimostrazione di quanto affermo. L’elettricità che si crea dentro al vecchio palas è contagiosa, s’impossessa ineluttabilmente di ogni singola persona presente, dai tifosi fino agli addetti ai lavori. In questo numero si è
deciso di dare spazio ad alcuni ragazzi appartenenti a quest’ultima categoria, probabilmente i più giovani dello staff, che ogni domenica contribuisce alla causa RBR. Sto parlando degli addetti alle statistiche, un lavoro spesso dato per scontato, ma di fondamentale importanza. Il team a cui alludo è composto da quattro ragazzi: Andrea Gueli, Mattia Peroni, Filippo Miriello e Lorenzo Del Fabbro.
Andrea, “il Rosso,” Gueli Ci puoi raccontare da dove nasce la tua passione cestistica? “Paradossalmente nasce da una partita di calcio, avevo appena cinque anni e stavo assistendo a un incontro di mio fratello, quando, incuriosito dalla palestra adiacente al campo, entrai ed ebbi il mio primo incontro con il basket, un amore a prima vista. Dopo quel primo approccio a questo meraviglioso sport manifestai la volontà di imparare a giocare e i miei genitori mi portarono alla Polisportiva Stella.” Come nasce invece il tuo rapporto con il Basket Rimini? “Quando avevo 10 anni sono passato alle giovanili dei “Crabs”, il mio primo allenatore delle giovanili, Ciro Luongo grazie al quale ho la possibilità di fare quello che faccio oggi per la Rinascita, mi propose di andare a pulire sotto canestro durante una partita della prima squadra in B. Non potevo rifiutare, era un sogno per me vedere una partita della mia squadra da così vicino. Da allora non me ne sono persa una”. Cosa rappresenta per te il Flaminio? “E’ una seconda casa. Ogni volta che salgo quei 10 scalini che portano alla sala “Vendemini” e inizio a sentire la curva intonare un “Forza Rimini” un brivido mi attraversa e l’adrenalina
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sale. Una volta entrato l’occhio cade sempre sui gradoni dietro alla panchina, percorsi centinai, anzi migliaia di volte. Era la punizione da scontare quando il coach non era soddisfatto dell’allenamento. Il mio auspicio per il futuro è poter applaudire una Rimini che schiaccia gli avversari nella bolgia del Flaminio, come è avvenuto con Roseto, magari in A1.” Di cosa ti occupi al Flaminio? “Mi occupo delle statistiche per la LNP, un lavoro che richiede cura e attenzione. Il mio “allenatore” in questa mansione è stato Simone Brugè che mi ha insegnato le regole e i trucchi del mestiere per rilevarle. Lo ringrazierò sempre, mi ha permesso di avvicinarmi ancora di più al nostro basket.” Quale biancorosso o quale versione di Rimini ti ha emozionato di più negli anni? “Ti dico due giocatori in particolare. Uno è il grande German Scarone, ho ancora il suo autografo in camera, fatto ai tempi della Legadue. Ricordo quanto il suo carisma sapesse infiammare il Flaminio, segnava triple a raffica, oltre a qualche trentello ogni tanto. L’altro è “Nick” Moffa, l’ho sempre seguito dalle giovanili in poi, con le sue affondate al ferro mi ha sempre emozionato, specie con Cesena nel 2020, gli auguro il meglio.”
Mattia Peroni Da dove nasce la tua passione per la pallacanestro? “Merito di mio babbo, mi ha sempre portato al palazzetto dall’età di sei anni. Da quel momento la febbre del basket non è mai scesa dentro di me.” Qual è il tuo primo contatto con i canestri riminesi? “Stagione 2010/2011, l’”Immobiliare Spiga” di Caja, una squadra fortissima. Ricordo i grandi nomi di quel roster, Vukcevic, Lollis, ma soprattutto Roderick, la sua esplosività era de-
vastante, mi piacerebbe rivederlo con la casacca RBR un giorno. Cosa significa per te il Flaminio? “È un posto magico, mi colpisce sempre la relazione profonda che la gente ha con il nostro palasport. Negli ultimi due anni ce lo siamo goduto poco, aspetto i playoff per rivederlo al suo meglio.” Anche tu ti occupi delle statistiche, hai una passione per i numeri? “Si, specie se si parla di basket, conosco davvero tutto lo scibile di questo sport, lavorare per la LNP non è semplice, ma mi diverto tanto.”
Filippo Miriello A che età la fiamma della passione cestistica si è accesa dentro di te? “Ero nella culla e mi dicono spesso che giocavo con una pallina dei “Sonics”, la mitica franchigia di Seattle. Per me la palla a spicchi è una questione di famiglia, mio babbo è stato giocatore e allenatore.” Il tuo approccio al basket della Riviera? “Avevo sei anni e ho avuto il privilegio di essere allenato dal Prof Rinaldi, una leggenda biancorossa, è stato incredibile.
Sappiamo che oltre alle statistiche sei anche assistente allenatore, è vero? “Si oltre al lavoro al Flaminio durante la settimana faccio anche quest’altra cosa.I canestri, insomma, sono parte integrante della mia vita.” Quali giocatori ti hanno emozionato di più? “All’interno di quel straordinario luogo di aggregazione, che è la nostra arena, i giocatori ad esaltarmi maggiormente nel tempo sono stati Myers, Roderick e Rivali, credo non serva altro per presentarli.”
Lorenzo Del Fabbro Il tuo rapporto con questo sport nasce in Avere la possibilità di offrire il mio contributo maniera simile a quello di Andrea, puoi dirci alla causa della Rinascita è un piacere.” qualcosa in più? Quale Rimini ricordi in particolare? “Mi ha contagiato mio fratello, avevo 12 anni “Quella di Bernardi nel 2016, con uno straore nutrivo un forte desiderio di emulazione nei dinario record, 13-2, che ci ha portato ai playoff suoi confronti, così ho cominciato anche io. e soprattutto al derby con Forlì. Anche per me il Flaminio è una seconda casa, Non vedo l’ora di rivederlo e riviverlo.” è molto accogliente.
Andrea Gueli
Mattia Peroni
Filippo Miriello
Lorenzo Del Fabbro
Anche le leve più giovani del popolo biancorosso sono infiammate dalla passione per la nostra squadra. La Rinascita ha coinvolto davvero tutti. RBR Magazine 5 | Febbraio 2022 |
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Visit Rimini è la DMC - Destination Marketing Company - ufficiale della città di Rimini, una società specializzata che si occupa di ricerca e innovazione, marketing e promozione, informazione e accoglienza turistica. La sua mission è raccontare Rimini, la valorizzazione e lo sviluppo turistico della destinazione e del suo territorio, dei suoi prodotti e servizi, degli eventi e delle esperienze che offre in ogni momento dell’anno.
www.visitrimini.com
HEY, SIAMO RADIO BAKERY
Diamo voce alla tua storia. Radio Bakery è un’agenzia di comunicazione specializzata nello storytelling. Raccontiamo la tua storia attraverso attività di comunicazione e social media marketing. Abbiamo le professionalità giuste per curare ogni aspetto della tua presenza sui media digitali e per dare valore reale al tuo brand. Partiamo sempre dalle persone senza mettere limiti alla creatività. Il nostro motto è "Creiamo, raccontiamo, emozioniamo."
www.radiobakery.it
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INTERVISTA DOPPIA Andrea Tassinari
Nome:
Federico
Cognome:
Cervetti
Età:
25
13
Soprannome:
Tasso
Cervo
Squadra:
RBR
IBR
Ruolo:
Playmaker L’atmosfera che crea il pubblico Bianco (anche se non è un colore)
Play/Guardia
Cosa ti piace del basket:
Fare molti assist
Colore preferito:
Rossonero
Che mano usi?
Destra
Destra
Giocatore preferito:
Steph Curry
Steph Curry
Giocatore di RBR preferito
Eugenio Rivali
Andrea Tassinari
E di quelli del passato?
Larry Middeleton
Niccolò Moffa
Di fare il giocatore di basket
Cosa sognavi da bambino?
Diventare un giocatore di basket
Di fare il giocatore di basket
Cosa sogni oggi?
Diventare un giocatore di basket
Tortellini con panna
Piatto preferito?
Tortellini
Pizza
Pizza o piadina?
Pizza
Assist
Tripla o Assist?
Tripla
Alè Burdél
Come si dice in riminese “Forza Ragazzi”?
Alè Burdél
0
Numero preferito
8
0
Il tuo numero di maglia
7
Playstation
A cosa non rinunceresti mai?
Playstation
Non ricordo i titoli
Canzone preferita al Flaminio?
Can’t hold us
J AX Il pubblico
Maneskin
Cosa ti piace del Flaminio?
La curva
Cosa ti piace di Rimini?
Centro storico e non il traffico Impegnati sempre ce la puoi fare Piango
Cantante preferito?
Cosa vuoi dire a Tasso/Cervo?
Segni il canestro della vittoria cosa fai?
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I monumenti Dedicami una tripla Abbraccio i miei compagni
APRILE AL FLAMINIO DOMENICA 03/04/22 ORE 18:00
DOMENICA 17/04/22 ORE 18:00 Probabile anticipo al 15 o 16
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NICOLA DE LUIGI
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CONOSCIAMOCI
di Alberto Foschi
STEFANO DELLAROSA UN SOLIDO RAPPORTO CON RBR
Oggi siamo qui a presentarvi un fedele e storico socio di Riviera Banca Basket Rimini, Stefano Dellarosa, che da anni collabora sia con Ibr a livello di settore giovanile sia con Rbr a livello di prima squadra. Buongiorno Stefano, di cosa si occupa lavorativamente? Quali sono i suoi obiettivi per il futuro?
ve esigenze del mercato. Ci siamo focalizzati maggiormente su settori industriali e particolari. Ho sposato progetti con fornitori sempre più specifici e devo dire che nel complesso la mia attività procede bene e non ha risentito più di tanto del periodo pandemico. Soltanto i primi mesi, tra marzo e aprile del 2020, sono stati difficili. La nostra fortuna è legata al fatto che ci occupiamo di una varietà di settori: se dunque uno di essi è in crisi, gli altri contribuiscono a non fare sentire più di tanto tale crisi. Tra i fulcri della nostra attività devo ricordare il metalworking, settore che abbraccia tutte le lavorazioni meccaniche, e i vari prodotti legati al food, ovvero alla sfera alimentare.
Sono un commerciante di lubrificanti e prodotti chimici. Terminata la scuola, a partire dal 1988/1989 ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia, la Dellarosa Lubrificanti, fondata da mio padre nel 1960. Da qualche anno lui è uscito dall’azienda e ora ho raccolto al 100% la sua eredità. Che rapporto ha con la città di Rimini e Il lavoro che svolgeva mio padre è comple- come vive la sua riminesità? tamente diverso da quello che ci troviamo a svolgere oggi: come un camaleonte, mi sono Sono molto legato alla mia città, essendo adattato al cambiamento dei tempi e alle nuo- nato nel cuore cittadino, il Borgo San Giuliano.
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Amo trascorrere parte delle mie ferie proprio a Rimini perché i periodi di riposo dal lavoro mi consentono di vivere gli eventi e le iniziative ludico-culturali proposte in modo differente e con maggiore relax. Per un riminese, che conosce i segreti del proprio territorio, è più facile godersi tutte le possibilità che la nostra splendida terra offre rispetto ad un turista, che normalmente si limita ad una visione più superficiale. Caratterialmente sono molto stanziale: vado anche fuori a trascorrere le vacanze, ma amo stare a Rimini. Come la mia società, anche la città è migliorata e mutata nel corso del tempo: mi hanno colpito molto il cambiamento della viabilità e la nuova luce data ad opere come il Teatro Galli. Sicuramente è stato fatto un grande lavoro. Dal punto di vista sportivo, quali sport ha coltivato durante gli anni? Nasco calciatore e ho giocato nella squadra che oggi è il Rimini United e che una volta si chiamava Victoria Tiberio. Poi a 14 anni ho cambiato sport e ho iniziato a giocare a pallavolo, sport che ho praticato per vent’anni. Il basket mi è sempre piaciuto: giocavo nella squadra della scuola, ma non l’ho mai praticato a livello agonistico. Quando giocavo a palla-
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volo ho condiviso il mitico Teatro con i giocatori di basket: i campi erano due e quindi ho tanti ricordi di quei tempi. In particolare ricordo il mitico Papini e Paolo come assistente. C’era una rete divisoria tra i due campi: quelli della mia generazione li vedevo crescere come me nell’altro campo. Venivo spesso a vedere anche gli allenamenti della mitica Marr e ho sempre amato questo sport. Quando è avvenuto poi l’ulteriore avvicinamento al mondo della pallacanestro che l’ha spinta a diventare socio del progetto Rbr? Quando è nato il primo figlio, Nicola, coetaneo di Tommaso, figlio di Paolo, è iniziata un’amicizia solida che dura tuttora e quindi ho iniziato a dare una mano, entrando nel progetto Ibr. Oggi entrambi i miei figli giocano a pallacanestro. Ora, oltre all’impegno in Ibr, do il mio contributo anche nel fantastico progetto Rbr. Io e Paolo condividiamo molti pensieri riguardo la gestione di una società sportiva ed è un onore e un privilegio potere dare un aiuto a questo progetto serio e ambizioso, che parte dalla cura del vivaio e dei ragazzi per poi occuparsi anche della prima squadra. Si tratta di due progetti profondamente legati tra loro.
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LE SOCIETÀ
MIRAMARE BASKET
di Marco Rinaldi
REALTÀ CHE VIVRÀ SEMPRE NEL RICORDO DI “LOMBA”
Non c’è dubbio che il concetto di ‘periferia’ sia più facile da immaginare in una grande metropoli come New York, Londra o Los Angeles, dove la cosiddetta ‘downtown’ è spesso un miraggio per chi non vive nelle zone più centrali della città, rispetto che ad una medio-piccola, seppur meravigliosa, città di mare come Rimini. Eppure, come in tutte le realtà, ci sono quartieri che non godono della visibilità fisiologicamente attribuita ad ogni centro città e dove non è scontato che l’attività, soprattutto sportiva, possa avere il medesimo sviluppo: nel nostro caso però siamo di fronte ad una bellissima eccezione, chiamata Miramare Basket. Grazie al lavoro costante, impagabile e preziosissimo del compianto Gianluca ‘Lomba’ Lombardini, figura storica della pallacanestro riminese ed autentico motore della Società, un’area periferica come Miramare è riuscita a garantire ai suoi residenti, famiglie e soprattutto bambini la possibilità di crescere all’interno di una realtà cestistica. Le origini della pallacanestro a Miramare sono da ricercare nel campo all’aperto della scuola elementare in Via Pescara dove ‘Lomba’ cominciò
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la sua attività di promozione del gioco; successivamente, nel 1985, il Comune costruì una struttura geodetica dove poter strutturare ulteriormente quella che poi è diventata, ai giorni nostri, una Società che presenta un settore giovanile dal Minibasket all’U13 ed una Prima Squadra UISP. “’Lomba’ è il basket di Miramare, noi esistiamo grazie a lui che ha creato e sempre portato avanti la pallacanestro qui, contro tutto e tutti. spiega Alessandro Paci, presidente del Miramare Basket - Lui ha introdotto il basket di quartiere, perché se a Rimini è facile fare attività, in periferia lo è di meno. Noi siamo una periferia ma siamo orgogliosi di esserlo, tant’è che ‘Lomba’ negli ultimi tempi mostrava uno striscione con scritto “Miramare Pride”. Noi gli dobbiamo tutto, siamo qui e continuiamo ad andare avanti grazie a lui: io gli ho promesso che avrei mantenuto in piedi la squadra, finchè posso continuerò a farlo.” Qual è il rapporto tra Miramare Basket e le scuole del territorio? “Sono il nostro serbatoio, abbiamo sempre fatto attività nelle scuole anche in questi diffici-
li anni di pandemia: abbiamo cercato in tutti i modi di mantenere un contatto con i ragazzi per non farli sentire soli e non appena si è potuto riprendere a giocare all’aperto c’è stata piena disponibilità da parte della responsabile. Le scuole, in particolare quella elementare di Via Pescara e Via Sobrero a Rivazzurra, sono un punto di forza perché ci hanno sempre dato iscritti: ‘Lomba’ ha sempre dato ai bambini delle scuole un’opzione per uscire di casa e fare attività fisica.” Come ha influito la pandemia sulla vostra attività? Quali sono le prospettive di ripartenza? “Causa Covid abbiamo inizialmente perso il 40/45% degli iscritti, poi grazie all’attività estiva presso gli spazi di RiminiTerme, che il presidente Luca Ioli ci ha concesso gratuitamente in virtù dell’ottimo rapporto con la Società ed in precedenza con ‘Lomba’, siamo riusciti piano piano a ripartire. Quest’anno abbiamo addirittura aumentato le iscrizioni rispetto ai livelli pre Covid; ovviamente siamo una Società piccola e non parliamo di numeri grandi, però questo è comunque molto importante per noi e tutta la nostra attività. Guardiamo al futuro con ottimismo, ad ottobre-novembre 2021 siamo arrivati a 74 iscritti e sia i bambini sia i genitori sono molto contenti, speriamo tanto di continuare su questa strada.” Quali sono i valori che Miramare Basket cerca di trasmettere ai suoi tesserati, considerando soprattutto che l’attività è prevalentemente giovanile? “Sicuramente il tema dell’integrazione, anche per un fatto di necessità visto che siamo una periferia, è centrale nella nostra società: abbiamo bambini che provengono dall’Africa, dal Bangla-
desh, dall’Est Europa, dalla Cina, dal Giappone etc. Abbiamo anche tante bambine, questo ci consente di sviluppare il gioco senza fare distinzioni di gruppi soprattutto in tenera età. Tengo particolarmente alla non diversità, cerchiamo di trasmettere il messaggio che il basket è aperto a tutti: molto spesso io e ‘Lomba’ ci siamo sentiti dire dai genitori che non avevano i soldi per pagare la quota, ma abbiamo lo stesso consentito ai bambini di allenarsi perché erano innamorati di questo sport.” Parlando della partnership con RBR, com’è nata questa idea? Quali benefici ha tratto Miramare Basket da questa collaborazione? “’Lomba’ è stato uno dei promotori di RBR insieme a Massimiliano Intorcia e Paolo Carasso, noi siamo stati tra i primi insieme ad IBR ad entrare in questo progetto. Questa collaborazione ci ha aiutato tanto dal punto di vista della visibilità: essere collegati direttamente alla società madre di Rimini ci dà uno slancio che prima non avevamo. E’ un ottimo biglietto da visita per andare a parlare con nuovi, seppur piccoli, sponsor e sicuramente proposte come la RBR Card invogliano maggiormente le famiglie ad avvicinarsi a noi.”
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I NOSTRI RAGAZZI RACCONTANO
UN GIOCO CHIAMATO BASKET DI ELIA ALBANI (13 ANNI / IBR BASKET)
Ciao a tutti, mi chiamo Elia, ho 13 anni e gioco a basket nell’IBR, da quando avevo 5 anni. Ho cominciato spinto da mio babbo, da sempre appassionato di basket, ma è bastato poco perché diventasse una passione anche per me. Di questo gioco mi piace il fatto che devi ragionare in fretta e cercare sempre la soluzione giusta. Credo nel valore del gioco di squadra e nei pomeriggi passati al campetto con gli amici, credo nella fatica di allenarsi per raggiungere il proprio obiettivo. E anche se a volte è dura e quella palla pesa tantissimo, la voglia di giocare è più forte. Aspettare le convocazioni, giocarsi la palla a due e tentare di segnare il tiro decisivo, sono i momenti che mi piacciono di più. Aspetto la domenica per andare al Flaminio, per seguire i ragazzi di RBR. Mi piace vedere che si buttano su tutti i palloni, la loro grinta e la loro competitività. Mi danno la carica e mi fanno venire voglia di allenarmi ancora di più per poter giocare un giorno come loro. Seguo l’NBA e il mio giocatore preferito di sempre è Steve Nash, per la sua bravura e precisione nel fare degli assist perfetti. Il mio sogno?... continuare a giocare e ad emozionarmi ogni volta che scendo in campo, perché, citando una frase che ho letto, ‘Il mio cuore non batte: palleggia”.
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Per vivere un’esperienza oltre la spesa. Via Caduti di Nassiri Nassiriya, 20 Presso Centro Comme Commerciale Le Befane
ELETTRONICA
PIANTE E FIORI
OTTICO
PARAFARMACIA
STAZIONE DOLCEZZA
CANTINA
BOUTIQUE DEL CAFFÉ
INSALATERIA
PASTICCERIA
GASTRONOMIA
PESCHERIA
MACELLERIA
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RIASSUNTO DEL MESE
IL RIASSUNTO GENNAIO
di Marco Rinaldi
NICOLA DE LUIGI
L’ingresso nel 2022 all’interno del mondo RBR significa solo una cosa: voglia di ricominciare. I fantasmi del Covid accompagnano la quasi totalità del gruppo squadra durante le vacanze di Natale, per fortuna senza sintomatologie grazie ad una vaccinazione onnipresente, separando però famiglie ed affetti più cari. La banda di Coach Ferrari comincia piano piano a negativizzarsi, riuscendo a svolgere il primo allenamento ‘ufficiale’ solamente mercoledì 5 gennaio, quasi venti giorni dopo l’ultima volta e ad appena quattro giorni dalla ripresa del campionato: obiettivo ritrovare prima possibile la condizione pre contagio.
SUBITO DERBY, ARRIVA CESENA L’adrenalina non manca mai al Flaminio, figuriamoci dopo uno stop così forzato e con un derby alle porte contro i Tigers Cesena programmato per il 9 gennaio: peccato però che, se da un lato i biancorossi devono
scontare un’inevitabile deficit fisico, gli ospiti scoprono alla vigilia del match la positività di quattro membri del roster, trasformando così il derby in una partita un po’ “mozza”. A spuntarla è RivieraBanca grazie ad
un Arrigoni in formato monstre (doppia doppia 28 punti e 10 rimbalzi) che accende il pubblico biancorosso, seppur ridotto al 35% delle sue potenzialità, e lancia con prepotenza il ritorno sulla scena di Rimini.
TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA La settimana che porta all’ultima giornata del girone d’andata (per le altre squadre, RivieraBanca deve ancora attendere due recuperi per dirsi “a metà stagione”), che per l’occasione vede tutte le partite in programma di domenica, in quel della Capitale comincia con due buone notizie per RBR: innanzitutto l’accoglimento del ricorso presentato avverso l’omologazione del-
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lo 0-0 contro Ancona, con la Corte Federale d’Appello che ribalta una decisione francamente poco comprensibile del Giudice Sportivo, e la conseguente ufficialità della disputa della partita, ma dall’altra parte arriva anche una data per il recupero contro Jesi: 2 febbraio alle 20.30. Si parla sempre più, dunque, di basket giocato anziché di interruzioni, e per restare in tema i biancorossi
approfittano della trasferta più lunga, ma anche decisamente più affascinante, del girone C per superare anche la LUISS Roma, squadra interamente composta da giocatori-studenti, col punteggio di 52-69 controllando dall’inizio alla fine la partita dominando, in particolare, la sfida a rimbalzo: sugli scudi, nuovamente, Arrigoni seguito a ruota da Bedetti. RBR caput mundi.
FLAMINIO SHOWTIME: E' CLIMA PLAYOFF CON RIETI Proiettarsi verso sfide di vertice col vento in poppa è sicuramente un valore aggiunto, se poi consideriamo che contro la Real Sebastiani Rieti (prima squadra in grado di strapparci il referto rosa in campionato all’esordio) c’è pure la possibilità di vendicarsi, l’entusiasmo è presto servito. Dopo la fissazione dell’ulteriore recupero (16 febbraio contro Ancona), a Rimini
parte il countdown per domenica 23 gennaio con l’obiettivo di andare al Flaminio: il 35% della capienza viene interamente riempito, ed anzi sono diversi gli spettatori che si mangiano le mani per non poter assistere dal vivo allo spettacolo. E che spettacolo. Due delle formazioni più ambiziose del campionato si danno battaglia dal primo all’ultimo minuto, in un vero e proprio
clima da post-season più che da metà gennaio. I vari Loschi, Dieng, Contento e Ghersetti fanno valere la loro qualità ed esperienza, ma in casa RivieraBanca c’è semplicemente un giocatore al di sopra della partita, leggasi Andrea Tassinari, che con 32 punti fa impazzire di gioia tutto il palazzetto e regala ai biancorossi la prima vera vittoria contro una ‘big’ del campionato.
AL PALACATTANI NON S’HA DA GIOCARE La vittoria nel big match contro la Real Sebastiani Rieti esalta l’ambiente biancorosso, ma come tutte le grandi fatiche porta con sé delle scorie: Rivali e Saccaggi, stoici nel giocare sotto infiltrazione nonostante problemi fisici rispettivamente a polpaccio e schiena, sono costretti a fermarsi per un completo recupero in vista degli appuntamenti futuri. La previsione, dunque, è di presentar-
si al PalaCattani per il derby contro Raggisolaris Faenza domenica 30 gennaio senza due autentici pilastri della formazione di Coach Mattia Ferrari. Interviene nuovamente, però, nell’ansia di quei giorni, una variabile a noi tutti purtroppo ben conosciuta negli ultimi due anni: il Covid. Faenza scopre nel pomeriggio di sabato di avere più del 35% del proprio roster positivo e dunque, come deciso
pochi giorni prima dagli organi federali, un dato sufficiente per procedere al rinvio automatico della partita. Pur nel disappunto generale per non poter giocare un match così sentito, Rimini guarda anche al calendario che prevede altri due impegni ravvicinati nella settimana in entrata, e con i due infortunati citati in precedenza forse qualcosina da guadagnare ce l’ha. Ma questo sarà un altro discorso.
BOX STATISTICHE RIASSUNTO MESE GENNAIO TOP 3 MARCATORI: #1 Marco Arrigoni 49 punti (16.3 media) #2 Andrea Tassinari 44 punti (14.7 media) #3 Tommaso Rinaldi 34 punti (11.3 media) TOP 3 PERCENTUALE DA TRE PUNTI: #1 Tommaso Rinaldi, 3/4 (75%) #2 Andrea Tassinari, 7/14 (50%) #2 Marco Arrigoni, 1/2 (50%) #3 Borislav Mladenov, 3/10 (30%) TOP 3 PERCENTUALE TIRI LIBERI: #1 Andrea Saccaggi, 4/4 (100%) #2 Andrea Tassinari, 9/11 (81.8%) #3 Tommaso Rinaldi, 5/7 (71.4%) TOP 3 VALUTAZIONE: #1 Marco Arrigoni, 67 (22.3 media) #2 Tommaso Rinaldi 49 (16.3 media) #3 Andrea Tassinari 45 (15 media)
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CURIOSITÀ DAL MONDO
IL BASKET IN GIRO PER IL MONDO DUE ANNI FA: KOBE, QUANTO CI MANCHI! di Alberto Foschi
26 gennaio 2020. Una data che gli appassionati di pallacanestro non potranno mai dimenticare. Questa fu la triste giornata in cui si spense il sorriso di Kobe Bryant, vittima, insieme alla figlia Gianna e ad altre sette persone, di un incidente in elicottero nei pressi di Calabasas. Già due anni sono passati da quella serata in cui fummo gelati da una notizia che nessuno si sarebbe aspettato di dovere udire. Due anni in cui il sorriso, i commenti sempre acuti e taglienti e la presenza di Kobe sono mancati tremendamente: sì, perché la sua iconica figura resterà qualcosa di unico per generazioni di appassionati e amanti della palla a spicchi. Tanti i giovani cresciuti a “pane e Kobe”: il Black Mamba, l’americano che dentro di sé aveva sangue italiano, che amava l’Italia e che parlava fluentemente la nostra lingua, la sua giovinezza vissuta seguendo il padre Joe, che giocò a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Quella data è stata quasi la premessa di un biennio pandemico che da lì a poco avrebbe stravolto le nostre vite e gettato il mondo intero nello sconforto. Bryant aveva continuato a lavorare su di sé anche dopo il ritiro, investendo sul futuro: terminata la carriera sportiva, aveva fondato un’azienda di video e scritto un cortometraggio, Caro basket, che gli era valso un premio Oscar, aveva riscoperto il profondo valore della famiglia, promuovendo continuamente i diritti del basket femminile e facendo da mentore a nuove generazioni di talenti, in primo luogo a sua figlia Gianna. Resterà sempre davanti ai nostri occhi il suo desiderio di primeggiare, ma pure la sua consapevolezza di ricercare il miglioramento. Questo è uno dei più grandi insegnamenti che il tempo mai potrà cancellare. E noi saremo qui a ricordarne le gesta: heroes come and go, but legends are forever.
AYOKA LEE, NESSUNO COME TE! di Eugenio Petrillo A fine gennaio si è scritto la storia della pallacanestro femminile. Non parliamo di WNBA, ma di NCAA. Il centro di Kansas State University, Ayoka Lee, ha spazzato via ogni record. Nel 90-61 in favore delle sue Wildcats contro le malcapitate delle Oklahoma Sooners, la Lee ha realizzato 61 punti (23/30 dal campo) con 12 rimbalzi. Mai nella storia della pallacanestro femminile, sia a livello NCAA che WNBA, si era raggiunta quota 61 (Rachel Banham nel 2016 e Cindy Brown nel 1987 ne avevano segnati 60). Al raggiungimento del 61esimo punto, Oklahoma aveva a referto lo stesso numero di realizzazioni… Ha giocato una partita pazzesca che fa seguito ad altre di pregevole fatture: sono tante le volte che ha scollinato i 30 ed i 40 punti. Ayoka Lee ha una bellissima storia alle spalle. È nata nello stato del Minnesota, a Byron. La pallacanestro è sempre stata la sua più grande passione, ma la ragazza studia per tenersi una valida alternativa per la vita. È laureata in psicologia, studia terapia di coppia e familiare e frequenta un master per diventare psicologa dello sport: “La salute mentale, non solo nello sport, è un problema ancora troppo sottovalutato. Se ne parla poco e male, basti vedere quanto populismo si faccia quando si parla di problemi psicologici o di depressione di sportivi famosi”. Insomma, Yokie, questo il suo soprannome, è una vera e propria leader, in campo e soprattutto fuori.
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DIRK NELL’OLIMPO DELL’NBA: L’OMAGGIO AD UNO STRAORDINARIO CAMPIONE di Alberto Foschi Il copione perfetto. Una serata perfetta. Nella data scelta per omaggiare Dirk Nowitzki, i Dallas Mavericks ospitano i Golden State Warriors, una delle squadre più temibili e in forma della Lega. E nell’aria frizzante che si respira vincono, tenendo la formazione guidata da Steph Curry ad appena 82 punti segnati. Dopo il successo, il tempo sembra fermarsi: nessuno lascia il palazzetto e tutti cominciano ad omaggiare la leggenda tedesca, tra i cori di MVP che non si placano e i tanti volti di ex compagni di squadra e rivali accorsi per “salutare” il compagno/avversario di tante battaglie. Prima di Nowitzki, a prendere la parola è il proprietario della franchigia Mark Cuban (che con il tedesco ha stretto un rapporto di straordinaria amicizia e complicità, fatto insolito e raro tra un owner e un giocatore) e l’attuale allenatore dei Mavs, nonché ex compagno di Nowitzki nell’anno del titolo, Jason Kidd. Un altro simbolo dei Mavericks del passato e di quelli del presente. Cuban ha svelato il modello di una statua di Dirk che verrà costruita al di fuori dell’arena, “così che tutti si ricordino per sempre della tua grandezza. È per questo che c’è il tuo nome in campo e, anche se non volevi, c’è la silhouette del tuo tiro su una gamba sola. Da oggi ci sarà anche il tuo numero lassù”. Jason Kidd invece, con la maglia numero 41 addosso, ha sottolineato come Dirk abbia cambiato il gioco per sempre e abbia “fissato uno standard inarrivabile su cosa voglia dire lavorare e vincere”. Uno standard che Nowitzki ha lasciato nelle mani talentuose di un altro predestinato: lo sloveno Luka Doncic. Ma di Dirk ce ne sarà sempre e soltanto uno e ora la sua maglia risplenderà sotto gli occhi di tutti, memoria di pagine indimenticabili della storia di Dallas. E non solo.
GIANMARCO TAMBERI CHE FA STRABUZZARE GLI OCCHI A TUTTO IL MONDO di Eugenio Petrillo A Gianmarco Tamberi non è bastato mettersi al collo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020 nella sua disciplina, il salto in alto. No, Gianmarco Tamberi ha voluto saltare ancora più in alto. E, badate, non solamente un gioco di parole. “Gimbo” ha saltato più in alto di tutti facendo spalancare le fauci e gli occhi di tutti con una schiacciata mostruosa durante la partita delle celebrità dell’All Star Game 2022 della NBA. Si, avete capito bene, Tamberi è stato convocato per una partita della classica di metà febbraio americana. Milioni di spettatori hanno visto Gianmarco esibirsi contro celebrità dello sport, della musica e dello spettacolo statunitensi. La sua schiacciata in tap-in gli sono valse le luci della ribalta e infiniti replay su tutte le emittenti televisive americane. La sua squadra, quella allenata dall’Hall of Famer Dominique Wilkins, ha perso 65-51, ma quel che interessa in questo tipo di competizione è solamente lo spettacolo. E Gianmarco Tamberi l’ha messo in scena. Nonostante la sconfitta, però “Gimbo”, oltre allo show, ha dato sostanza alla sua prova con 15 punti e 10 rimbalzi, una doppia doppia niente male! L’atletismo del ragazzo marchigiano è fuori dal comune, lo sappiamo. È l’uomo che salta più in alto al mondo, ma la sua passione più grande è la pallacanestro. Non lo hai mai nascosto. Lo si è visto anche durante il suo All Star Game: occhi pieni di felicità e tanto divertimenti. Grazie Gimbo, che hai portato ancora una volta in alto i nostri colori!
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A SUPPORTO DI RBR
STAFF
di Simone Campanati
AGENZIA PER IL LAVORO LE RISORSE UMANE CON I VALORI DELLO SPORT
“Da sempre il nostro progetto mette al primo posto le persone come elemento fondamentale per la sua riuscita. Questo è un aspetto che fin dal primo anno ci viene riconosciuto a livello nazionale. E quella che sto per raccontare è la storia di un’azienda che fa delle persone il suo motivo di esistere ed operare e che da due anni fa parte dei partner di RBR in maniera attiva.” Staff - Agenzia per il Lavoro, già nota in ambito cestistico, si occupa di somministrazione di lavoro e nasce nell’Ottobre 2012 a Porto Mantovano (Mantova) espandendosi in maniera vertiginosa in pochi anni in tutto il territorio nazionale. Fra le sue filiali riveste significativa importanza quella di Rimini. La somministrazione del lavoro continua ad essere per STAFF il business principale. L’agenzia riceve dalle aziende la richiesta di personale, riguardante le più svariate figure professionali, dall’operaio generico a quello specializzato, dal giovane alla prima esperienza lavorativa al neo diplomato o laureato, dall’impiegato con un’esperienza specifica allo specialista più qualifica-
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to e con professionalità si attiva per ricercare e selezionare queste figure sul territorio. “Siamo partiti con 4 filiali nel 2013, arrivando oggi ad averne 38, con 200 dipendenti - racconta Marta Rossi, Responsabile di area dell’azienda, fondata per mano di due imprenditori del settore con la volontà di intraprendere un proprio percorso di impresa - e abbiamo ampliato la nostra proposta ad altri servizi riguardanti il personale, come la formazione, il welfare aziendale, la selezioni di alti profili, che si andarono ad affiancare al core business nativo, ovvero la somministrazione di lavoro”. STAFF da sempre punta sulla consulenza, sull’etica e sull’alta professionalità al servizio dei clienti, ma anche dei dipendenti che la rendono possibile. “Ci muoviamo a seconda del cliente, con un servizio personalizzato, ascoltandolo sulle sue necessità, cucendo un’offerta su misura. Uno dei valori che ci contraddistingue è il Rispetto delle Persone, questo fa parte del nostro DNA. Si è voluta, infatti, costruire un’azienda che si appoggia su persone nate e cresciute nel territo-
rio, perché crediamo fortemente nel radicamento e nella crescita comune fra azienda e territorio stesso”. Un aspetto che la accomuna fortemente al progetto RBR e che ci ha avvicinati in maniera importante. “Abbiamo caratteristiche uniche, siamo un’azienda solida finanziariamente e questo non è da poco al giorno d’oggi, siamo un’impresa che ha conoscenza e che fa dell’ascolto e dell’esperienza sul campo il suo vanto. Io stessa vado nelle aziende cercando di capire le esigenze dell’imprenditore, parlando con lui, ascoltandolo e vivendo la sua quotidianità. Questo è uno dei motivi per cui scelgono noi.Un aspetto che oltretutto è gratuito. Inoltre tendiamo costantemente ad innovare, a muoverci e a cavalcare le novità del mercato”. Mi sono soffermato a parlare con Marta della situazione sul mondo del lavoro, scoprendo che il mercato è in grande fermento nel loro settore, nel 2021 c’è stato un incremento del +26% laddove STAFF invece ha incrementato del +36%. Nonostante questo il problema più serio deriva dal fatto che la domanda delle aziende è molto più alta dell’offerta di candidati in ogni settori, e non si sta parlando di professionalità ma di mera presenza. Non ci sono candidati. Un problema che nella nostra regione è molto costante. In questo segmento subentra un aspetto molto importante che contraddistingue STAFF, il suo metodo di gestione del cliente. Le decisioni vengono prese in maniera autonoma e fiduciaria dagli operatori delle filiali, senza dover passare da tanti gradini superiori, generando decisioni e proposte molto rapide. Questo in un settore dove spesso i competitors hanno rigide regole gerarchiche. “La possibilità di aver un azienda snella, dove c’è velocità nelle risposte, data dall’indipendenza decisionale ma nel rispetto della legalità è per noi un punto di svolta che ci ha fatto crescere tanto”. Sono poi entrato nell’argomento sport, perché STAFF è molto attiva in questo ambito. “Staff è entrata nello sport per caso, partendo dalla pallacanestro mantovana, dagli Stings Mantova che militano in LegaDue. “Quando un’a-
zienda giovane cresce in maniera costante e così velocemente (in pochi anni è diventata l’11esima agenzia per il lavoro in Italia) attira su di sé grande interesse e attenzione da parte di realtà territoriali come gli Stings. La società è stata brava a coinvolgerci in tutte le situazioni e a convincerci a diventare Title Sponsor. Ci hanno fatto appassionare e per noi sostenere progetti territoriali è sempre stato motivo di orgoglio e anche una necessità. Lo sport ha da sempre i valori corretti, che ogni azienda dovrebbe avere, oltretutto all’interno delle società gravitano molti giovani che non sanno cosa fare a fine carriera e noi amiamo instradarli. Siamo entrati anche nel basket femminile con i Magik Rosa Parma grazie alla mia passione per questo sport”. Oggi STAFF fa parte, anche, di Rinascita Basket Rimini, perché Rimini è una piazza importante a livello nazionale. Il tramite di questo approdo fu Carlotta all’anagrafe Bernardi, figlia dell’amato Coach Max. “Mi si sono illuminati gli occhi quando ho scoperto che la nuova collega aveva un collegamento con la vostra realtà, perché ho visto la possibilità di unire due aspetti per me fondamentali: presentare alla città il nostro brand ed entrarci tramite lo sport. Ricordo che ci siamo incontrati al Flaminio in un caldo giorno estivo. Sono stata accolta come speravo, comprendendo che i valori erano molto affini. Ci siamo piaciuti subito con Paolo Carasso e Simone Campanati sia dal punto di vista sportivo che da quello di business. Ciò che mi ha convinto definitivamente è stata la loro presentazione e la voglia di creare insieme progetti nuovi, come la nostra partecipazione alla RBR Sporteam Academy”. Ci ha bloccato solo il Covid, ma i progettti ideati insieme, troveranno fondamento in futuro. “Sogniamo di affiancarvi nel vostro sogno chiamato A2. Per questo anche se a distanza siamo fieri di ciò che sta succedendo al Flaminio e vogliamo farvi i complimenti per questa fantastica stagione”.
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BASKET FEMMINILE
di Eugenio Petrillo
GIULIA NOVELLI CUORE E CAPITANO DELLA HAPPY BASKET
La realtà della Happy Basket Rimini è ormai radicata nel nostro territorio cittadino da anni. Ve la abbiamo presentata nei numeri scorsi con excursus storici e - in ultimo - con un’intervista alla mente tecnica, e non solo, del mondo Happy Basket: coach Filippo Rossi. In questo numero invece abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il capitano della squadra “rosa”. Parlando con Giulia Novelli, abbiamo trovato una ragazza spigliata, innamorata della pallacanestro e con grande senso di responsabilità. È una delle figure di riferimento della squadra che gioca in Serie B ed è anche per questo che gli è stato chiesto di ricoprire questo ruolo di grande responsabilità, all’interno di un gruppo molto giovane. Giulia, nasci a Vasto, il 9 novembre 1995, ma poi le tue attività si sono trasferite nella nostra Rimini. Cosa ti ha spinto a questo cambiamento? Come vivi la tua quotidianità riminese? “Sono arrivata a Rimini nel 2017 per frequentare il corso magistrale dell’Università (Scienze Statistiche e Finanziarie e Attuariali). Poi ho iniziato a lavorare, prima da Maggioli e ora alle Poste Italiane. Quindi mi trovo in questa città prima per motivi di studio e poi lavorativi. A Rimini mi trovo molto bene, ho trovato la mia indipendenza anche se condivido l’appartamento con altre ragazze. Una cosa importante per me è che qua ritrovo il mare come a Vasto”. Come nasce la tua passione per la pallacanestro? “Prima facevo nuoto e andavo in piscina, ma poi per motivi logistici ho dovuto abbandonare la disciplina. Così seguendo le orme di mio fratello maggiore, all’età di sei anni ho iniziato a giocare a basket. In principio mi sono iscritta per provare, ma da lì non ho proprio più smesso. È dalla prima elementare che gioco. A Vasto ho fatto tutta la trafila delle giovanili, poi sono stata a Pescara e ora eccomi qua a Rimini”. Come vivi il mondo Happy Basket? Il progetto RBR Phoenix, appena nato, in che modo può aiutare la vostra realtà? “Mi sono sempre trovata bene. Mi relaziono con persone alla mano e con cui si può parlare
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tranquillamente. Non ho niente da dire di negativo. Il loro obiettivo è quello di far crescere le ragazze più giovani. Il progetto RBR Phoenix penso sia una bellissima iniziativa. Portare al di fuori della quattro mura della palestra il basket femminile - attualmente ancora poco conosciuto - può solo far bene. Ci serve visibilità e cultura del nostro mondo. Con RBR Phoenix, inoltre, si possono riunire ragazze che vengono da realtà diverse del territorio della Provincia di Rimini per creare una squadra competitiva”. La vostra stagione in Serie B. Finora il bilancio è positivo o negativo? “La prima fase è andata abbastanza bene tanto che ci siamo qualificate tra le prime nove della Emilia-Romagna e Marche. Questa secon-
da, invece, sta andando un po’ più a rilento. Non abbiamo vinto, ma ce la siamo giocata con tutte. Siamo state sfortunate perché siamo incappata in diverse defezioni per infortunio e Covid. In questa fase ci sono squadre che sono di tutt’altra categoria rispetto alla nostra. Ma noi ce la mettiamo sempre tutta e abbiamo voglia di rifarci nelle prossime giornate giocando con il coltello tra i denti. Sono convinta che giocando al completo potremmo dire la nostra”. Sei il playmaker titolare della squadra. Descriviti come giocatrice. Quali sono i tuoi pregi e dove puoi migliorare? “Sono un playmaker, ruolo direi obbligato vista la mia altezza (166cm). Mi piace portare palla, organizzare la squadra e chiamare gli schemi. Mi ci ritrovo sempre bene. Credo che la mia miglior qualità sia il tiro e saper bene come comportarmi in cabina di regia. D’altro canto però la difesa è il mio tallone d’Achille”. Hai al braccio la fascia da capitano. Quali responsabilità richiede questo delicato ruolo? Come ti rapporti con le tue compagne di squadra? “Il rapporto con le mie compagne è ottimo. Sono una persona tranquilla e non mi piace
creare delle tensioni con loro. Infatti per questo credo che tra noi non ci sia competizione ed invidia reciproca. E di questo ne vado molto orgogliosa. Ultimamente, purtroppo, per motivi di lavoro non sono troppo presente agli allenamenti. Ne faccio una metà soltanto e questo mi dispiace tantissimo. Non riesco a portare avanti l’esempio che un capitano deve dare alle proprie compagne, però nella vita ci sono delle priorità. Durante le partite cerco di attivare la squadra e di non far abbattere le altre nei momenti difficili. Si tratta sempre di un gioco, ci può stare la giornata no. Si può sempre sbagliare, basta tornare in difesa e provare a fare meglio”. Passando, infine, a temi più ampi: cosa deve fare il movimento del basket femminile per avere un maggiore appeal in Italia? “Il basket femminile ha bisogno di promozione e visibilità perché questo sport è concepito, per luogo comune, solo al maschile. Uno dei modi per farlo sarebbe quello di andare nelle scuole a presentare il nostro mondo. Così facendo si educherebbero i bambini allo sport che, oltre al divertimento e alle amicizie che si creano, possono scoprire un loro talento e trovare una strada potenzialmente di successo.
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RIMINI oltre al BASKET di Eugenio Petrillo
LIBERA SOCIETA' DEL FRISBEE DAL 1978 PER LO SPIRITO DEL GIOCO
Lo sport dovrebbe sinonimo di valori positivi, lealtà e di Fair Play. Diciamo dovrebbe perché, purtroppo, non sempre è così. Chi incarna perfettamente tutto ciò è l’ultimate frisbee. In questa disciplina, infatti, non esiste l’arbitro: è auto-arbitrato dai giocatori che diventano quindi giudici di sé stessi. Alla base di tutto c’è lo spirito del gioco, come vorrebbe ogni disciplina sportiva. E quello del frisbee è uno sport fortemente radicato nel nostro territorio. A Rimini, infatti, l’ultime è praticato ai più alti livelli italiani ed europei. La pratica del frisbee nella nostra città arrivò a fine anni ’70 con la storica “Cotarica”, ma poi a metà degli anni ’80 nacque la Libera Società Del Frisbee. Questa è tra le più antiche associazioni sportive frisbeestiche d’Europa e rappresenta il fiore all’occhiello di questo sport. La società, che oggi pratica la propria attività tra le mura dello Stadio Romeo Neri dal lunedì al venerdì dopo le 18:30, nel corso degli anni ha ottenuto un’importante serie di successi. Ad oggi ci sono 300 tesserati con circa 200 atleti di categoria juniores. Ai campionati nazionali, partecipano 16 squadre: due in Serie A Maschile, due in Serie B Maschile, una in Serie C, due squadre femminili in Serie A e una in Serie B. Insomma, roba da alto livello! In tutti questi anni, sono stati oltre 40 i titoli nazionali nelle varie categorie (18 di Serie A maschile, 6 femminile, 6 misti, 4 juniores e 8 sui campionati su sabbia). Tornando ai valori con cui eravamo partiti all’inizio, la “nostra” Libera Società Del Frisbee ha vinto quattordici “Spirito
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del Gioco”, premio più importante della disciplina. È tra le società più importanti e gloriose in Italia e tra i club più antichi e consolidati in Europa, questo anche e soprattutto grazie al Paganello. Questo movimento è stato ampliato dalla possibilità di organizzare - dal 1991 - il Paganello, vero e proprio must della cultura riminese. A dimostrazione del fatto che il lavoro svolto dalla LSDF è l’elevato numero di atleti nelle compagini nazionali, a partire dalle categorie giovanili a quelle maggiori. Non solo atleti, ma sono numerosi anche gli allenatori nelle selezioni azzurre. I ragazzi della Libera Società del Frisbee perciò sono abituati a girare per l’Europa e per il mondo, facendo quindi esperienze anche di vita importanti. Insomma, un fiore all’occhiello dello sport riminese. Da quest’anno, tra l’altro, la LSDF indossa sulle proprie casacche la scritta Rimini. L’obiettivo è quello di promuovere in Italia ed in Europa il nostro territorio. Storia, passione e amore per questa disciplina non mancano. L’ultime frisbee a Rimini c’è e fa sognare!
GEN.' 22 - N°04 NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
FRANCESCO BEDETTI GIOVE BOLDRINI ANDREA NICOLETTI SG TIBERIUS BASKET
COSTRUIAMO IL FUTURO ALESSANDRO PESARESI VICEPRESIDENTE DI UN SOGNO IN CONTINUA EVOLUZIONE ALL’INTERO IL POSTER DELLA SQUADRA AUTOGRAFABILE RBR Magazine 4 | Gennaio 2022 |
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Pills Ogni domenica un servizio completo per i tifosi. A partire da un’ora prima della palla a due, il nostro team comunicazione racconta le ultime impressioni prima dell’inizio del match. Marco Rinaldi, addetto stampa di RBR intervista i protagonisti dentro e fuori dal campo. Neanche a dirlo un bel successo.
Chi può vantarsi di avere come personal shot trainer un mostro sacro come Larry Middleton? Bè, Alessandro Scarponi. Ogni domenica mattina, e ogni domenica pomeriggio prima del match, il nostro idolo made in Usa, cura i dettagli di questo fondamentale del giovane biancorosso. Neanche a dirlo un bel successo.
Un racconto da batticuore. I nostri ragazzi ospitati da Residenze Quisisana per la consegna delle mimose alle donne di questo meraviglioso centro. Gli occhi di Lidia raccontano la grande emozione di tutte le donne, nonne che hanno vissuto questa grande esperienza. Non ci sono parole per spiegare cosa abbiamo vissuto, ma neanche a dirlo… è stato un successo.
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Games
di Alberto Foschi
INDOVINA CHI
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2 3 Soluzioni: 1) Tassinari - 2) Masciadri 3) Rinaldi RBR Magazine 5 | Febbraio 2022 |
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Games
di Alberto Foschi
Il Sudoku si presenta come una scacchiera, divisa in 9 quadranti, con 81 caselle, 9 righe orizzontali e 9 verticali. Lo scopo è quello di riempire ogni riga e ogni colonna della scacchiera e ogni quadrato con i numeri dall’1 al 9 senza ripetersi.
Sulla base degli indizi indovina il nome del giocatore 1.
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a. Classe 1991.
a. Alto 200 cm.
a. Toscano di nascita.
b. Alto 198 cm.
b. Classe 2002.
c. Ha disputato la scorsa stagione alla Pallacanestro Crema.
c. Proveniente da due stagioni a Bassano.
b. Ha disputato la scorsa stagione in un club siciliano.
d. Conosceva già coach Ferrari, che l’ha allenato a Latina nella stagione 2012/2013 e a Legnano nelle stagioni 2013/2014 e 2014/2015.
d. Cresciuto cestisticamente a Forlì.
c. Alto 190 cm. d. Ha esordito in serie A con la maglia di Treviso.
Soluzioni: 1) Marco Arrigoni - 2) Luca Fabiani - 3) Andrea Saccaggi
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