GEN.' 22 - N°04 NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
FRANCESCO BEDETTI GIOVE BOLDRINI ANDREA NICOLETTI SG TIBERIUS BASKET
COSTRUIAMO IL FUTURO ALESSANDRO PESARESI VICEPRESIDENTE DI UN SOGNO IN CONTINUA EVOLUZIONE ALL’INTERO IL POSTER DELLA SQUADRA AUTOGRAFABILE RBR Magazine 4 | Gennaio 2022 |
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Società Italiana Gas Liquidi Spa - Via Famignano, 6/8 - Poggio Torriana (Rn) Tel. 0541.675252 - Fax 0541.675474 RBR Magazine 4 | Gennaio 2022 |
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editoriale Superata in casa biancorossa la fase critica del contagio che l’ha vista protagonista, il ritorno al basket giocato ha fatto subito dimenticare i momenti più brutti di questa stagione. RivieraBanca è tornata a far gioire i propri tifosi e si prepara a vivere un altro turno tutto cuore al Palaflaminio. A fare compagnia alle gesta degli atleti e agli appassionati sui gradoni anche il nostro magazine, ricco come sempre di pagine interessanti, di personaggi di ieri e di oggi sempre legati alla pallacanestro con due belle sorprese: l’intervista doppia tra un giocatore e un bambino e un articolo scritto da uno dei tanti ragazzi delle giovanili, serbatoio prezioso in prospettiva futura. Ma la prima pagina spetta all’imprenditore Alessandro Pesaresi, titolare dell’omonima ditta di infrastrutture, al quale si contrappongono in piacevole antitesi le figure dello storico stampatore del Basket Rimini Ramberti e un capitolo leggendario della nostra storia che ancora oggi (e chissà per quanto) rimane nella storia del basket italiano, ovvero il record di punti segnati in una sola gara. Artefice del fatto Carlton Myers. Sono solo alcuni degli spunti che vogliamo offrire ai nostri lettori, un numero ricco e che si perfeziona sempre più con il passare del tempo. Concentrazione e gran tifo, però, per i boys di coach Ferrari. Le emozioni e le soddisfazioni che ci stanno offrendo restano i momenti più belli di questa nuova e straordinaria pagina di sport. Buona lettura Il direttore
IL PERSONAGGIO ALESSANDRO PESARESI
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LA GENTE DEL FLAMINIO ANDREA NICOLETTI
GRAZIE A...
ROC: I.P. 1100.744 - Testata registrata presso il Tribunale di Rimini, numero 2/2021 RBR MAGAZINE RINASCITA BASKET RIMINI SSDRL Via Flaminia, 28 - Rimini
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Direttore Responsabile Vittorio Pietracci redazione@geronimo.news
Progetto grafico: Ennio Zangheri zangheriennio@gmail.com
Redattore magazine: Eugenio Petrillo
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Geronimo Network I giornali del territorio
Eugenio Petrillo Gianni Filippi Jacopo Maggioli Marco Rinaldi Matteo Briolini Alberto Crescentini Alberto Foschi Simone Campanati Nicola De Luigi PH Alfio Sgroi PH Luana Macchini PH Riccardo Gallini PH
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STORIES GLI 87 PUNTI DI CARLTON
IL TEAM FRANCESCO BEDETTI
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PERSONAGGI NELLA STORIA GIOVE BOLDRINI
#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE UN SECONDO
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CONOSCIAMOCI GIANCARLO RAMBERTI
LE SOCIETÀ SG TIBERIUS BASKET
OLTRE AL BASKET ACCADEMIA VB RIMINI HAPPY BASKET FILIPPO ROSSI
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PARLIAMO DI NOI Benvenuti nel 2022 biancorosso! State per leggere il primo numero del nuovo anno di RBR Magazine. Nonostante le difficoltà legate al Covid che i nostri ragazzi hanno dovuto fronteggiare nelle ultime settimane, siamo tornati più carichi che mai. Come è nel nostro stile d’altronde! Speriamo e vogliamo accompagnarvi ancora il più a lungo possibile in questa stagione, il che significherebbe vivere un campionato ricco di soddisfazioni. E permettetecelo, cari lettori: ce lo meriteremmo anche! E allora non ci resta che auguravi una buona lettura di RBR Magazine. In queste pagine, troverete come personaggio (anche in copertina) Alessandro Pesaresi, l’ala piccola biancorossa Francesco Bedetti, l’intervista ad un’istituzione come Giove Boldrini, le nostre società Tiberius e Happy Basket-RBR Phoenix con il contributo di Filippo Rossi. Poi il racconto della leggenda: la sera in cui Carlton Myers stupì l’Italia con i suoi 87 punti. Tante foto, immagini e giochi; tutto da gustare e vivere con la passione che contraddistingue ogni tifoso riminese. di Eugenio Petrillo
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IL PERSONAGGIO
di Simone Campanati
ALESSANDRO PESARESI BASKET: PASSIONE DI FAMIGLIA
La nebbia che avvolge l’edificio nascondendolo all’asfalto che lo anticipa, e che non permette di guardare fuori dalla finestre degli uffici. Questo è l’ambiente che mi ha accolto nella serata in cui ho incontrato il Vice Presidente di Rinascita Basket Rimini e naturalmente della sua azienda: Pesaresi Infrastrutture, presente sul territorio fin dal 1961, operante in buona parte del territorio nazionale e specializzata in asfalti, quindi in costruzione di strade autostrade, manutenzione di ponti e piste aeroportuali. Un’atmosfera onirica o per dirla alla maniera in voga negli ultimi mesi, felliniana, che non ha però creato in me, nessuna emozione rispetto a quella vissuta durante i minuti passati con Alessandro. Fin da subito ho avuto la sensazione di colloquiare con una persona che sapeva dove stavamo andando e che avrei toccato delle corde a lui care e probabilmente molto emotive. Quello che ho conosciuto è un grande imprenditore che ha nelle sue radici, prematuramente dissoltesi nella terra, l’elemento più importante della vita. Un uomo che parte dal sogno e dal lavoro del padre, Giuseppe, e con coraggio innova costantemente sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista delle relazioni, per portare quel sogno al massimo risultato possibile. Alessandro è un imprenditore, sposato con tre figlie, assorto completamente nella crescita della sua attività imprenditoriale. Formatosi sul campo fin da età giovanile, è partito dalla gavetta nei cantieri, fino ad arrivare a ridisegnare l’azienda a sua somiglianza. “Nessuno mai mi ha detto, questa è la strada, sono partito dalle basi e ho iniziato a capire come muovermi col tempo, cercando di apprendere quali erano i processi, e con l’esperienza cercare di andare verso la direzione che serviva all’azienda.” Quanto è stata importante la figura familiare? “Ho perso mio padre molto precocemente, ovvero all’età di 12 anni, ma negli anni in cui
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l’ho vissuto ha instillato in me un forte senso di appartenenza. Le nostre famiglie sono da sempre molto unite. Dico nostre perché c’è anche quella di mio zio, ora dei miei cugini. Questa unione avveniva nella vita privata, così come nel lavoro. Ci hanno sempre insegnato il grande valore delle relazioni. Sin da bambino vivevo l’azienda morbosamente, dopo la scuola non tornavo a casa, ma in azienda, ero fiero dell’impresa della mia famiglia”. La serietà e l’organizzazione dei progetti sembra essere sempre al centro dell’impresa, ma scopro una persona che parla costantemente di relazioni e capisco che è proprio il segreto che il Dott. Giuseppe Pesaresi ha lasciato in eredità a quel dodicenne lasciato solo troppo presto. “Mi ha fatto capire con i fatti che la parola “innovazione”, non è risiede solo nella ricerca e sviluppo del prodotto, ma nelle relazioni come processo di business. Mi sono accorto che era un qualcosa che in fondo mi apparteneva e ho seguito questa strada. Mio padre è stato il mio riferimento, il mio esempio in questo aspetto. Non me l’ha insegnato direttamente con le parole, ma l’ha fatto capire e mostrato nella vita. Molto spesso in famiglia entravano persone che difficilmente erano catalogabili, fra lavoro e amicizia, perché si creavano relazioni nate per interesse dichiarato, da cui nasceva un rapporto di grande amicizia che automaticamente migliorava produttivamente lo stesso approccio al lavoro. Quando ho iniziato a ridisegnare il modello di business con un progetto più preciso, mi sono inventato un mestiere che in un certo senso non esisteva: sono andato a presentarmi alle aziende su tutto il territorio nazionale con l’idea di fare rete senza un presupposto preciso, ma cercando di far conoscere le diverse realtà fra loro. Per farle collaborare su importanti gare d’appalto, andavo a vendere un’idea astratta, che aveva però dei connotati innovativi, che si sarebbero trasformati in fatti concreti”.
RICCARDO GALLINI
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Tuo padre è venuto a mancare nell’81, in maniera drammatica (ndr. Giuseppe e Franco Zavatta allora presidente del Basket Rimini, caddero con l’elicottero di ritorno da Chianciano) e questa tragedia ha dei legami con la pallacanestro, era un appassionato e grande amico dell’allora presidente Zavatta. Come hai vissuto tu con lui, questo sport e il Basket Rimini in generale? “Il Basket Rimini per me, a quel tempo, rappresentava due cose: La Sarila e il Pic Nic. C’era l’appuntamento fisso del Flaminio e del dopo partita al ristorante. Ricordo che era un rito domenicale e ricordo con piacere la partita contro la Jolly Colombani Forlì: eravamo con Giove Boldrini che era un pezzo della nostra storia lavorativa, famigliare e di passione sportiva. Ho pensato spesso a quei momenti in questi giorni. Io mi divertivo molto, come tutti i ragazzini, ma la cosa più eccitante era vedere come loro si appassionavano e si divertivano. Mi ricordo l’organizzazione della trasferta a Forlì e oggi mi rendo conto che quello che li rendeva felici era la semplicità delle cose. Non era tanto l’andare a vedere la partita, ma andarla a vedere con un gruppo di amici che rappresentavano la città. Questo è un po’ quello che sento io oggi”. Chi erano questi amici? “Giove Boldrini, ovviamente Franco Zavatta, Gianmaria Carasso, le sorelle Monterumisi, Riccardo Cervellini, tutte persone con cui avevamo piacere di condividere momenti come quelli”. Cosa ricordi di quel tremendo 4 Febbraio 1981? “Ricordo che c’era un’aria strana quel giorno, perché tanti amici venivano a casa, senza dire nulla. Erano le 10 di mattina, e noi solo alle 13:30 accendendo la Tv e ascoltando il TG apprendemmo il fatto. Ricordo solo questo fiume di gente che ci travolse in quel giorno, riempiendoci la vita per due, tre giorni di fila: era la dimostrazione del bene e della fama che avevano mio padre e Franco. Ancora oggi ho in mente l’ultimo saluto di Franco al Flaminio”.
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RICCARDO GALLINI
C’è un legame fra questo passato e il tuo ingresso in RBR? “Direi di sì. È venuto Paolo Carasso che non conoscevo di persona, e poi Maggioli con cui avevo già legami di amicizia nonché professionali importanti, presentandomi un’idea, e soprattutto facendomi vivere un po’ quel tuffo nel passato che ho raccontato prima. Ci legavano i genitori, ci legava Giove Boldrini. La soddisfazione di avere la stessa reputazione del padre all’interno del Basket Rimini è una cosa che fa piacere, inequivocabilmente, e farlo fra amici ha un peso ancora più importante”. Cosa significa essere il Vice Presidente di RBR? “Per me è meraviglioso perché ci sono persone con cui ho rapporti come piacciono a me, di qualità e condivisione. Ho grandi rapporti con Maggioli, Fabbri, Vici, Belletti, e come già detto sono relazioni spontanee e piacevoli, così come il basket”.
NICOLA DE LUIGI
In un momento come questo, cosa spinge un’azienda a continuare a investire nel basket? “È giusto investire in qualcosa che non è il tuo semplice business, e ritengo che sia una distrazione che ti aiuta nella gestione dello stesso e nel suo miglioramento, indipendentemente dallo sforzo economico. Ed è il sostegno ad un grande progetto della città non per forza all’interno del mio settore”. Qual è stato il momento più bello di questi anni con RBR? “Te ne dico due. Il primo è stato il primissimo articolo di presentazione che mi avete dedicato, perché dopo 40 anni sentir parlare di mio padre, significa rendersi conto che c’è un pezzo di mio vissuto importante, un’accoglienza famigliare e
di grande coinvolgimento con la mia storia. Il secondo è sempre legato un po’ a mio padre, ovvero, quando avete presentato il documentario sul Basket Rimini, parlando di lui e Franco Zavatta, nel giorno dell’acquisizione presentazione del codice 000122: una sensazione profonda perché condivisa con tante persone. Poi ovviamente il desiderio del pubblico di tornare al Flaminio, e l’ho respirata quando in azienda mi hanno dimostrato grande piacere nello scoprire che ero entrato dentro al progetto RBR. I miei stessi collaboratori e dipendenti si complimentavano con me, per questa scelta. Magari neanche sapevo che erano tifosi di basket. Bella scoperta per entrambe le parti, ed era un po’ come se anche loro ne fossero coinvolti direttamente”.
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IL TEAM
di Marco Rinaldi
FRANCESCO BEDETTI
RIMINESITÀ E GARRA ALLO STATO PURO “QUANDO ENTRO AL PALAZZETTO DIVENTO UN’ALTRA PERSONA”
La “garra”, stando alla definizione che ne dà il dizionario della lingua spagnola, è traducibile con la parola italiana “artiglio” e nella sua accezione figurativa unisce i significati di convinzione, attrazione e persuasione. Traslando il discorso nell’ambito sportivo, e mutuando uno stile calcistico legato ai paesi sudamericani, possiamo dire che la “garra” sia un mix di grande impegno ed intensità, ma anche sacrificio, dedizione e rabbia: questi elementi possono essere incarnati da un’intera squadra o da un singolo giocatore. Molto spesso la “garra” è fortemente apprezzata dal pubblico che, attra-
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verso questo atteggiamento, vede i propri idoli sportivi più vicini, umani. RBR ha la fortuna di avere tra le sue fila un guerriero che rispecchia perfettamente queste caratteristiche, un ragazzo del territorio protagonista di questo progetto sin dalla sua fondazione, insieme ad Eugenio Rivali l’unico dell’attuale roster: il nostro #14 Francesco Bedetti. ‘Bedo’, con la casacca biancorossa sul petto, ha condiviso gioie, come la promozione in serie B ed il costante affetto che i tifosi gli hanno sempre riservato, ma anche dolori, vedi gli ultimi due campionati forzatamente interrot-
NICOLA DE LUIGI
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LUANA MACCHINI
ti dal Covid nonché un tormentato infortunio al piede che lo ha tenuto lontano dal campo per la quasi totalità della scorsa stagione. “Tutti mi hanno detto almeno una volta che in campo sembro troppo concentrato, quasi arrabbiato, ma questa è una cosa che ho costruito col tempo. - spiega Francesco - Ho iniziato a giocare a basket grazie a mio fratello Luca e cercavo di imitarlo in tutto, dallo stile di gioco all’atteggiamento in campo. Sono sempre stato un agonista che scherzava poco durante gli allenamenti, a differenza magari di qualche mio compagno: mi sono reso conto che, soprattutto nel giorno della partita, ho bisogno di stare estremamente concentrato, mentre Luca riesce ad essere tranquillo fino ad un secondo prima della palla a due e riuscire comunque ad essere performante. Io devo entrare nel mio mondo e caricarmi con anticipo: non è una maschera che indosso, mi serve per essere pronto e giocare bene. Quando entro al palazzetto per me comincia
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un’altra giornata e divento un’altra persona, poi se la partita è in discesa mi sciolgo un po’ anche io; ho provato nel corso degli anni ad essere più ‘soft’, e comunque con l’esperienza sono migliorato, ma mi accorgevo di non riuscire a rendere al meglio.” Quanto ti rispecchia questa definizione fuori dal campo? “In generale ho un carattere non troppo espansivo, anche se negli anni sono cambiato: da piccolo ero più estroverso, ora tendo a dare meno confidenza però con le persone che conosco bene sono l’esatto contrario di come mi comporto in campo. Mi reputo un ragazzo tranquillo come molti altri: se dopo allenamento si decide di andare a mangiare qualcosa tutti insieme sono il primo che ride e scherza con tutti. Di norma tendo a separare le situazioni dentro e fuori dal campo, anche perché se non fossi così concentrato in me stesso probabilmente giocherei male e la sera a casa non dormirei!”
Dopo tre stagioni e mezzo in maglia RBR ti senti un po’ leader di questa squadra? “E’ una situazione difficile perché sono circondato da giocatori pluridecorati che hanno vinto tantissimo. I primi due anni eravamo un gruppo di amici e non avevamo bisogno di una guida perché c’era una squadra già fatta che negli anni ha giocato tanti campionati insieme: ognuno portava il suo contributo. Nelle ultime due stagioni mi trovo affiancato da ragazzi che sono più grandi di me e ci tengono come me: in questa situazione non vediamo la necessità della presenza di un leader ‘alla LeBron James’. Il capitano, poi, è Tommaso Rinaldi, il riminese doc che c’era anche prima della Rinascita e che probabilmente sente questa canotta più di tutti: io sono molto legato a questa squadra, ma fondamentalmente provengo dal settore giovanile di Santarcangelo. Questo gruppo è un insieme di giocatori che si danno una mano a vicenda: in generale ho un buon rapporto con tutti, sono pronto ad aiutare i miei compagni se li vedo un po’ giù di morale così come loro fanno con me. Ci spalleggiamo l’uno con l’altro, non c’è bisogno di un leader e questo penso si veda anche in campo: quasi ad ogni partita c’è un giocatore diverso come miglior marcatore, non ci serve uno che segni trenta punti ogni volta perché gli altri non fanno canestro. In squadra regna l’equilibrio ed il rispetto reciproco.” Nella stagione 2016/2017 hai raggiunto la promozione in A2 con Montegranaro. A 5 anni di distanza pensi che questa possa essere nuovamente la stagione buona? Che sapore avrebbe una vittoria del campionato con questa maglia? “Sicuramente sono più protagonista all’interno della squadra, a Montegranaro giocavo ma ero un ragazzino e la vivevo in maniera diversa: la prima volta che vinci un campionato importante come la serie B te ne rendi conto in estate, non durante l’anno. Per quanto riguarda noi, è vero che la sfortuna ci ha più volte
colpiti ma non per questo significa che siamo in debito con la fortuna perché non guarda in faccia nessuno: non si sa mai cosa potrà succedere, noi però continuiamo a lavorare duro ed a respirare un’aria molto bella quando ci alleniamo perché sappiamo che stiamo inseguendo un obiettivo importante. Il mio sogno sarebbe giocare una stagione in A2 con questa maglia: a Montegranaro ho avuto la mia occasione ma non mi hanno tenuto, per un ragazzo come me che ha sempre giocato questa categoria l’unico modo per fare l’A2 è vincere la serie B e sperare che la Società ti confermi. Io sono molto carico perché ho voglia di vincere un’altra volta questo campionato che non è per niente facile, ci sono giocatori che scendono dall’A2 e si trovano in difficoltà perché il livello fisico ed agonistico è alto. Vincere qui a Rimini dove ci sono tanti amici che ogni domenica vengono a vedermi e dove in generale c’è un clima bellissimo sarebbe una cosa molto emozionante.” Che rapporto hai sviluppato con i tuoi amici/tifosi in questi anni biancorossi? Quanto incide su questo il fatto di essere un ragazzo della città? “E’ una cosa comune a tutti coloro che giocano dove sono cresciuti: quando sei a casa tua vieni visto di più come il ragazzo che gioca al campetto al posto del giocatore che gioca al Flaminio. Sul campo mi piace avere dei punti di riferimento: da piccolo erano i miei genitori, adesso è bello sapere che uno dei miei migliori amici si mette in un punto preciso del palazzetto e quindi so dove guardare per dedicare ad esempio una tripla, queste cose mi emozionano. Ho un bel rapporto anche e soprattutto coi ragazzi della curva, alcuni di questi li vedo in giornata o addirittura ci esco a mangiare insieme. A volte mi capita di girare per Rimini ed essere fermato da persone che fondamentalmente non conosco: mi dicono ‘ciao Bedo’ solo perché mi vedono giocare la domenica, tutto questo è semplicemente bellissimo.”
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PERSONAGGI nella STORIA di Matteo Briolini
GIOVE BOLDRINI IL PRESIDENTE ONORARIO DI RBR
Come nel precedente numero di questo magazine anche il prossimo personaggio nella storia della pallacanestro riminese è un trait d’union con il glorioso passato biancorosso. Una figura importante dalle parti di via Dante, artefice della sponsorizzazione, ricordata con maggior affetto dagli appassionati della palla a spicchi della riviera, quella con Marr. Un uomo che non più tardi di due anni fa è stato fondamentale affinché Rimini potesse riappropriarsi della sua storia, quella storia che adesso, di nuovo in società, contribuisce a riscrivere sperando di riportare i canestri biancorossi ai fasti di un tempo. La storia di questo numero è quella del presidente onorario di RBR, Giove Boldrini. Giove, come è divampata dentro di te la fiamma della passione cestistica? “È stato un processo naturale, agli inizi degli anni 50’ vidi il campionato universitario, giocato al campo delle Acli e mi innamorai del gioco ammirando Riminucci in azione. Avevo circa 9 anni e dopo quella volta iniziai a frequentare spesso il sopracitato campetto, ci ho passato anni, fino quasi alla maggiore età all’insegna di passione e divertimento. Ho continuato a giocare anche ai tempi della scuola superiore ed è proprio sul campo che conobbi Gianmaria Carasso, anche se il primo incontro non fu felicissimo. Stavamo giocando la finale del campionato studentesco contro il Classico, io feci un partitone e negli istanti finali della gara eravamo avanti di un punto, mancava talmente poco alla sirena finale che bastava tener palla per assicurarsi di vincere. Io affidai la palla a Gianmaria, gli urlai di tenerla ma lui non ci stava e provò comunque a segnare, sbagliò, i nostri sogni di gloria si infransero con il canestro avversario allo scadere.
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Successivamente giocai in prima squadra ma non ottenni i risultati sperati così decisi di abbandonare e di darmi all’arbitraggio. Conclusasi anche quell’esperienza, alla fine degli anni 60’, in virtù della mia amicizia con Carasso entrai nel Basket Rimini”. Di cosa ti occupavi professionalmente? “Ho fatto il commercialista, proseguendo l’attività di mio padre, con buoni risultati. Lavoravo per la Marr e fui l’artefice del connubio vincente che unì la società al Basket Rimini. Feci la proposta di sponsorizzazione a Sberlati e Cremonini durante una cena, ne furono subito convinti, costituiva un ritorno pubblicitario importante per l’azienda e giovava alla notorietà del marchio. Fu una vittoria per entrambe le parti in causa”. Quali sono i momenti che sportivamente parlando ti hanno emozionato di più? “Sicuramente la promozione del 1984 con la mitica vittoria di Ferrara firmata da un super Wansley da 35 punti e poi quell’indimenticabile 8 aprile a Vigevano, con l’esodo di massa del popolo biancorosso e la festa promozione. Si respirava grande euforia quel giorno circa 1200 persone seguirono la squadra in trasferta, un qualcosa di mai visto, formavano una lunga catena umana che dalla sede arrivava in stazione. Oltre a quella anche la nidiata di giovani guidati da Myers, Ruggeri, Ferroni e Semprini che dalla B ci riportò in A1 nei primi anni 90’ per me è particolarmente speciale.” Quale è stata la trattativa più complicata? “Proprio la cessione di Myers alla Scavolini che si concretizzò nell’ultimo giorno utile. Ci eravamo dati appuntamento davanti al cinema Astoria, entro le 12 bisognava spedire la raccomandata e la trattativa si era complicata. In qualche modo ne siamo venuti a capo e io
ho attraversato la strada per depositare tutta la documentazione in tempo, ho rischiato davvero di essere investito”. Cosa mi puoi dire del caso Cage? “Ci sembrava strano che un giocatore di quel livello potesse venire da noi e infatti si sa come sono andate le cose. Abbiamo intentato un’azione legale contro di lui ed io, Carasso, Cervellini e mio fratello Giovanni siamo andati a Los Angeles dove il processo doveva tenersi. È stato uno di quei processi tipici degli USA, nello studio dell’avvocato del giocatore, si risolse in un nulla di fatto.” Quando è terminata la tua esperienza nel Basket Rimini? “Nel 91’ quando Marr ha ceduto a Sberlati ho preferito lasciare, sono rientrato solo nel 2018 quando Paolo Carasso mi ha chiesto una mano nella trattativa per il codice FIP con Capicchioni. È stato bello riavere la matricola originale, non solo per la storia, ma anche per tutti i diritti sui NAS (Nuovi Atleti Svincolati) che ne conseguono,
sono stati divisi con la precedente proprietà. Avendo sempre avuto un buon rapporto con Capicchioni la cosa si è risolta positivamente per RBR. L’ho fatto per amicizia nei confronti di Gianmaria e nei confronti della famiglia Maggioli. Alla cena in cui RBR prese vita, insieme a Carasso, Turci, Maggioli e Maresi c’ero anche io e ho indicato Maggioli come figura ideale per fare il presidente. Lui ha accettato a condizione che anche io facessi parte del CDA. All’inizio mi sembrava tutto molto strano ma poi mi sono riabituato.” Cosa vuol dire per te la nomina a presidente onorario? “È un bel riconoscimento, non me lo aspettavo è stata una grande soddisfazione.” Questa è la storia di Giove Boldrini figura che ha visto tutte le stagioni del nostro basket e ha indubbiamente contribuito a scriverne la storia. Adesso, con il nuovo progetto e il nuovo ruolo è pronto a farlo di nuovo, riconsegnando Rimini ai lidi cestistici che le competono.
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EMOZIONI SENZA TEMPO di Alberto Crescentini
CARLTON MYERS LA NOTTE DELLA LEGGENDA
Giovedì 26 gennaio 1995, una data cerchiata con il pennarello rosso sul calendario della pallacanestro riminese. In quella fredda serata di 26 anni fa, sotto le volte del Flaminio, prese corpo qualcosa di inimmaginabile alla vigilia: un giocatore della formazione di casa - il neppure 24enne Carlton Myers, rientrato all’ovile dopo due stagioni alla Scavolini Pesaro, dov’era letteralmente esploso - avrebbe infatti cancellato il record individuale di punti in una singola gara, record che apparteneva a Sandro Riminucci, l’angelo biondo del Simmenthal Milano che nel campionato 63/64 ne aveva messi 77 nella comoda passeggiata contro La Spezia (101-42 il risultato). In quell’infrasettimanale di inizio ‘95 i rimine-
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si della TeamSystem, primi a braccetto con l’Aresium Milano (14-6 il bilancio per entrambe), ricevono la Libertas Udine, penultima con 5-15. Non è un match di cartello, è un feriale e sui gradoni del vecchio palas ci sono sì e no 1.500 spettatori. Ma quei fedelissimi non dimenticheranno mai quella gara. Una partita che s’incanala subito nella direzione voluta dai riminesi, con Carlton che appare in una di quelle giornate speciali, nelle quali vede il canestro grande come una vasca da bagno. Segna un po’ da tutte le posizioni, la talentuosa guardia, col tassametro che corre vorticosamente. I furlani scivolano fuori dai binari dal match, tanto che all’intervallo la TeamSystem ha ampiamente sbrigato la pratica (73-38 il vistoso parziale a metà gara…). Myers
ne ha imbucati già più di 30 e qualcuno, sommessamente, comincia a pensare a Riminucci, a un record che sembrava inavvicinabile. Inizia la ripresa e la sosta non ha certo raffreddato il bomber, che prosegue il suo ‘lavoro’ senza che nessuno dei difensori avversari (Bon, Sonaglia, Bonamico… non certo gli ultimi della fila) riesca a frenarlo. Adesso, poi, anche la squadra si è messa al suo servizio, praticamente quasi tutti i palloni passano dalle sue sapienti mani, così come non mancano blocchi per favorire le sue conclusioni. E Carlton va, vola altissimo su tutto e tutti, fino ad affacciarsi a quota 76, cioè a una sola lunghezza da Riminucci. Per un paio di minuti il sorpasso non si materializza, chissà, forse anche lui ‘sente’ il momento, la grande impresa che sta per realizzare. Quindi, con una morbida sospensione dai cinque metri, il vecchio record è cancellato. Si è come liberato di un peso, Myers, e in totale leggerezza nelle ultime battute di gioco fa esplodere tre ‘comete’ da distanze siderali, toccando l’incredibile quota 87. Dove trovi ancora l’energia e le gambe è un mistero, ma quel punteggio spaziale adesso è scolpito. A rendere ancora più eclatante l’exploit ci sono le cifre: per issarsi fin lassù, dove non osano neppure le aquile, Carlton ha tirato col 64% da due (14/22), il 47% nelle triple
(9/19) e il 91% dalla lunetta (32/35). Irreale il +94 di valutazione, visto che stiamo pur sempre parlando di un ‘piccolo’. Sui legni del Flaminio è accaduto veramente qualcosa di straordinario, ma in giro nel Belpaese, invece di cavalcare il record, qualcuno pensa di svilirlo, affermando che il vero primato resta quello di Riminucci, che allora era diverso e via dicendo. Re per una notte, Myers qualche mese più tardi non riuscirà però a traghettare Rimini in A1 nell’amara finale playoff persa contro i ‘cugini’ di Forlì.
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#HOGUARDATODENTROUNEMOZIONE di Simone Campanati
UN SECONDO
IL MOMENTO CHE PASSA DA UN’EMOZIONE ALL’ALTRA AL FLAMINIO
Quando penso alla parola emozione, sono costretto un po’ come tutti a lasciare da parte ogni tipo di riflessione scientifica che ne spiega la vera essenza, e a raccontare solo quello che ogni persona in maniera più umana e sentimentale associa.
del derby con Cesena e in periodi più recenti nella sfida di qualche settimana fa con Rieti.
Ecco potrei usare altre parole che la spiegano meglio: - Boati - Mani alzate E allora quando penso alla parola emozione - Musica la prima cosa che mi viene in mente è tutto - Pugni chiusi quello che mi fa accelerare il battito del cuore, - Abbracci mi fa salire adrenalina e fa sentire al mio corpo tante sensazioni diverse e spesso difficili Queste due partite hanno in comune questo. Il boato di voi che leggete e che eravate da spiegare. presenti, la voglia di liberare l’urlo dopo la tenE se oggi devo dirvi quale sinapsi si crea nel- sione, i pugni chiusi per dire ai ragazzi forzaala mia testa quando sento la parola emozione, aa!!! Ho in mente il livello del suono del Flamiautomaticamente mi viene in mente, ciò che è nio, e lo riesco a distinguere, fra il rumore che successo, in quel giorno ormai tanto decantato, fa se entra un tiro da due o una tripla.
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La tripla ha un delay più accentuato, sarà perché la distanza fra il canestro e chi tira è maggiore. Per farvi capire meglio, e permettere alla vostra mente di creare come me una sinapsi, farò un esempio emozionale.
a scagliare quel tiro fossero stati loro. Guardateli i dettagli. Guardate quell’uomo che salta giù dai gradoni per abbracciare chi era con lui. Guardate quell’uomo che muove il braccio 4-5 volte verso la panchina per scaricare l’adrenalina, la paura e la felicità di dire sì ci siamo riusciti, guardate quei bambini che oggi iniziano a divertirsi per qualcosa di sano e a sognare un giorno di essere Tasso. Guardate quelle donne, mamme, fidanzate, appassionate che hanno gli occhi sorridenti e applaudono forte, forte da far sembrare 850 persone, migliaia e migliaia.
- Avrò rivisto decine e decine di volte il video della tripla di Tassinari in transizione nel big match contro la Real Sebastiani Rieti. La partita è tornata in equilibrio e Rieti è distante solo 5 punti, ma Dieng si “impappina” e Tassinari recupera il pallone. Il suono cambia. Passa dai fischi esorcizzanti, ad un mini boato di scarico della tensione. - Guardate quel ragazzo che ha appena spinTasso si libera in uno spazio che solo lui ha visto con una virata, e il suono diventa una to il tasto di esplosione della bomba, girarsi specie di “oooohh” di gruppo, testimonianza verso il pubblico, prima allargando le braccia di stupore, del tipo, cosa ha fatto questo qui?. come per dire “Va bene così? Vi basta?”, e poi guardare, là, dove sa che c’è chi lo ama ogni - Tasso parte in contropiede verso l’area av- giorno, fra quelli che lo stanno amando folleversaria, sotto canestro Arrigoni a reclamare mente in quel preciso momento. palla. E’ solo. Il rumore aumenta con l’avviciEcco questo per me è emozione. Guardare i narsi al canestro, per poi stopparsi di botto in dettagli di cosa ogni domenica regala il Flamiquel secondo in cui il numero 0 riminese, deci- nio, grazie agli sforzi che facciamo da quattro de di arrestarsi da 7 metri e scagliare la tripla. anni, ogni giorno durante la settimana. Un secondo. Quel secondo in cui il silenzio è Quella partita è stata emozionante, non deforse estramamente più rumoroso di ogni altra cisiva, era solo la prima di ritorno di un lungo campionato che determina piazzamenti playoff cosa che voi possiate immaginare rumorosa. Un secondo. Solo un misero secondo. Il e non promozioni dirette, ma per me e i miei tempo che ci mette la palla a raggiungere il ragazzi è stata come una finale vinta, perché canestro e sfondare la retina. E poi? E poi l’emozione è stata gigantesca. Ecco questa per me è emozione senza spieil delirio. Boato. Pugni alzati. Braccia che si gazione scientifica e se solo a leggere queste muovono. Facce che si guardano con l’unica parte li- pagine e rivivendo quel momento avete sentito bera del corpo, gli occhi. Unico contatto uma- un po’ di pelle d’oca e qualche brivido allono di persone nascoste, ma che vogliono far ra forse sono riuscito a farvi guardare dentro sentire la loro presenza. Tutti in piedi, come se quell’emozione.
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LA GENTE DEL FLAMINIO di Matteo Briolini
ANDREA NICOLETTI
ANIMA E VOCE DELLE DOMENICHE BIANCOROSSE
Il Flaminio, si sa è il sacro tempio della pallacanestro a Rimini dove ogni domenica si celebra quel meraviglioso rito pagano che è il basket. Come in ogni rito che si rispetti ci sono delle tradizioni da seguire e c’è un celebrante che tiene il polso del palazzo e lo allieta, esaltando i gesti tecnici e atletici dei giocatori e colmando i vuoti con le sue playlist travolgenti. Lo speaker, Andrea Nicoletti, anima e voce delle domeniche biancorosse. Andrea come è nata la tua passione per il basket? “Strano a dirsi, nasce da una corsa campestre a cui ho preso parte nel 1988, che durò,
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di fatto, molto poco perché la stanchezza arrivò quando il traguardo era ancora un miraggio. Quello che non sapevo è che a visionare quella campestre c’era il prof. Rinaldi che mi prese da parte e mi introdusse alla strada cestistica. Ho avuto il privilegio di condividere il campo con Righetti e Morri, due che hanno detto la loro anche nella pallacanestro dei grandi, io, invece posso vantarmi di esserci stato quando ci piazzammo sesti al campionato italiano cadetti, poi vinto da Roma”. Da tifoso a quale squadra sei più legato? “Senza dubbio alla B dei riminesi giovani del 90’ con Myers, Ferroni, Ruggeri e Semprini e poi
te, molta più diffidenza. Passare dalle 2000 persone del 2019 ai pochi fortunati di oggi è completamente diverso, attualmente chi viene deve essere stimolato a tornare la volta successiva nonostante tutte le limitazioni del caso. Indubbiamente è un ruolo di maggior responsabilità, bisogna richiamare anche al rispetto delle norme sanitarie in vigore, è più difficile coinvolgere e aggregare, come il mio ruolo imporrebbe, mi sto abituando alle nuove circostanze.” Con Bernardi avevi un rito riguardante il suo ingresso in campo, è così anche con Ferrari? “Attualmente no, con il coach ho avuto confronti cestistici ma non musicali durante la stagione ma ci sarà il tempo per parlare anche di musica. Ancora devo conoscere musicalmente i nuovi agli anni di A2 con Middleton e Israel. giocatori e l’allenatore mentre con i volti storici Tuttavia, citando giocatori a livello globale, di RBR abbiamo creato una playlist con diversi quelli che mi hanno emozionato di più sono sta- generi all’interno, dal Rock, all’House fino alla ti Kukoc e Oscar Schmidt, il primo trattava la Dance anni 90’e con un pizzico di Hip Hop mepalla con una maestria mai vista, l’altro aveva tropolitano voluto da Bobby Mladenov.” una irrisoria capacità di tirare e segnare.” Questo è il preziosissimo ruolo ricoperto da AnDi che cosa ti occupi? drea Nicoletti, l’uomo capace di far vibrare il Fla“Attualmente ho la doppia veste di DJ e spe- minio anche da vuoto e capace di caricare tutto aker in inverno e salvataggio bagnino in estate”. l’ambiente con la sua presenza e la sua musica. Come è nata l’opportunità RBR? “Nell’anno della fondazione sono stato coinvolto da due amici di vecchia data, Simone Campanati e Davide Turci, inizialmente solo per fare il DJ, poi anche come speaker. Non ho esitato ad accettare, è stata una grande emozione per me e le prime volte si avvertiva, nonostante io abbia a che fare con il pubblico da 20 anni mi sono dovuto abituare. Questo lavoro mi piace è sempre una bellissima esperienza.” Come è cambiato il tuo ruolo dopo la pandemia? “Ho dovuto ricostruire tutto il mio lavoro da zero, non è affatto facile intrattenere le persone in questo periodo perché c’è, comprensibilmen-
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Visit Rimini è la DMC - Destination Marketing Company - ufficiale della città di Rimini, una società specializzata che si occupa di ricerca e innovazione, marketing e promozione, informazione e accoglienza turistica. La sua mission è raccontare Rimini, la valorizzazione e lo sviluppo turistico della destinazione e del suo territorio, dei suoi prodotti e servizi, degli eventi e delle esperienze che offre in ogni momento dell’anno.
www.visitrimini.com
HEY, SIAMO RADIO BAKERY
Diamo voce alla tua storia. Radio Bakery è un’agenzia di comunicazione specializzata nello storytelling. Raccontiamo la tua storia attraverso attività di comunicazione e social media marketing. Abbiamo le professionalità giuste per curare ogni aspetto della tua presenza sui media digitali e per dare valore reale al tuo brand. Partiamo sempre dalle persone senza mettere limiti alla creatività. Il nostro motto è "Creiamo, raccontiamo, emozioniamo."
www.radiobakery.it
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INTERVISTA DOPPIA Nome?
Andrea
Giulio
Cognome?
Saccaggi
Catrani
Età?
32
10 anni e 3/4
Massa
Nato a?
Rimini
Basket
Sport preferito?
Basket
Professione?
Cestista
In quale squadra giochi?
Rivierabanca Basket Rimini
Insegnare Basket Rimini
Ruolo?
Guardia
Playmaker
I tuoi colori preferiti?
Biancorosso
Rosso e Blu
Il tuo giocatore di basket preferito?
Lebron James
Il tuo giocatore di RBR preferito di oggi?
Eugenio Rivali
E di quelli del passato?
Luca Pesaresi
Chacho Rodriguez Tassinari
Bambino
Larry Middleton Di diventare un giocatore di basket
Cosa sognavi da bambino? Cosa sogni oggi?
Una famiglia felice
Sono ancora un bambino Vorrei diventare un giocatore di basket o un pianista
Cosa ti piace di più quando giochi?
Il calore del pubblico
Il tuo piatto preferito?
Lasagne
Giocare con la mia squadra, fare canestro e marcare gli avversari, ma anche scartarli Hamburger e Patatine Fritte
Mora
Mora o bionda?
Bionda
Pizza
Pizza o Piadina?
Pizza con wurstel e patatine, senza mozzarella
Come si dice in riminese bambino?
Boh? Forse burdel?
Burdel
14
Il tuo numero preferito?
19
41
Il tuo numero di maglia?
19
Film preferito?
Il petroliere De Andrè
Cantante preferito?
Il cinema
Hobby? A cosa non rinunceresti mai?
Alle persone a me più care
Cosa ti piace del Flaminio?
L’atmosfera magica
Cosa ti piace di Rimini?
Il centro storico
Cosa vuoi dire a Giulio/Andrea?
Impegnati in quello che fai, divertendoti!! Esulto come un pazzo insieme ai miei compagni!!!
Up il cartone della Pixar Ultimo Disegnare, giocare con i miei amici, costruire lego, suonare il piano Alla mamma La musica prima della partita e stare in curva con i miei amici I parchi e il Flaminio Andrea portaci in Serie A
Segni il canestro della vittoria all'ultimo secondo Abbraccio i miei compagni e poi la di una partita fondamentale cosa fai? mamma che è in tribuna e saluto i miei tifosi
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NICOLA DE LUIGI
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LE DIVISE RBR IN OTTIME MANI RBR Magazine 4 | Gennaio 2022 | 33
CONOSCIAMOCI
di Alberto Foschi
GIANCARLO RAMBERTI
LO STORICO STAMPATORE CON IL BASKET RIMINI NEL CUORE “Avere legato per tanti anni il mio nome allo sport riminese mi rende orgoglioso e fiero.” Oggi siamo qui per presentare Giancarlo Ramberti, storico stampatore che fin dall’estate 2018 ha scelto di supportare con entusiasmo il nuovo progetto Rinascita Basket Rimini, per contribuire a rilanciare la pallacanestro riminese. Come è iniziata l’avventura lavorativa che l’ha portata a diventare lo stampatore più conosciuto del circondario riminese? La sua azienda quando è sorta e come si è sviluppata nel tempo? Sono nato in una famiglia fortemente radicata al territorio: mio padre possedeva una cartoleria in Via Giordano Bruno e mia madre d’estate gestiva una pensione al mare. Purtroppo, agli inizi degli anni ‘60, a causa di un aggravamento delle condizioni di salute di mio padre, dovetti rinunciare agli studi universitari per iniziare a lavorare. All’epoca, le aziende tipografiche in Italia erano poche, tanto che nel retro della cartoleria avevamo alcune piccole macchine da stampa che ci consentivano di rispondere ad una domanda sempre crescente. Fu così che io e mio fratello Romano decidemmo di dividere le attività: lui si occupò della cartoleria, io invece, con quelle poche macchine, decisi di intraprendere una attività del tutto nuova dedicata interamente alla stampa. Nacque così la Ramberti Arti Grafiche, con pochi dipendenti, in Piazzetta Carlo Zavagli. Da quel momento, l’attività aumentò e gli spazi in
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centro divennero troppo stretti. L’azienda si spostò in Via della Gazzella alla Grotta Rossa per ampliarsi tra gli anni ‘80 e ‘90 a Viserba nella nuova zona artigianale. Nel 2000, raggiunta la massima dimensione con più di 60 dipendenti, decisi con i miei soci di vendere l’azienda: i miei figli Andrea e Francesca avevano deciso di intraprendere strade diverse e avevo capito che di lì a qualche anno il mondo della stampa sarebbe stato radicalmente trasformato dall’avvento del digitale. Durante i suoi lunghi decenni lavorativi ha qualche aneddoto particolare da raccontarci sul fronte professionale? La Ramberti Arti Grafiche era specializzata in stampa di alta qualità, soprattutto offset, tanto che una delle prime macchine a 6 colori in bianco e volta d’Italia fu acquistata proprio da me. Gli aneddoti in 40 anni di storia sarebbero troppi per poterne fare una sintesi. Ricordo con piacere quando insieme a dei soci locali aprii una succursale commerciale a Il Cairo: fu un’esperienza indimenticabile. Nell’arco della sua vita quale è stato il suo rapporto con il mondo sportivo locale e nazionale? Oltre alla pallacanestro seguiva altri sport? Ho sempre respirato aria di sport. Mio fratello Romano è stato una figura di spicco della boxe riminese. Come ogni buon riminese, ho avuto un rapporto quasi simbiotico con lo sport cittadino e nei pochi momenti liberi ho sempre cercato di seguire tutto quello che mi era possibile, con una predile-
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zione per le discipline di squadra. Sono stato un assiduo frequentatore dello stadio Romeo Neri anche se non mi posso certo definire un tifoso di calcio. Ricordo inoltre bellissime partite di pallamano al Flaminio. La mia grande passione però è sempre stata il basket, la cui velocità, incertezza ed eleganza hanno sempre incarnato il mio ideale di sport. Negli ultimi anni, complice anche il coinvolgimento di mio figlio, mi sono ritrovato a seguire molte partite di Ultimate Frisbee al Paganello. Che rapporto ha avuto negli anni con la città di Rimini? L’impegno politico e quello associativo in Confartigianato e in Fondazione Cassa di Risparmio mi hanno portato a vivere a stretto contatto con l’evoluzione economica e sociale di Rimini. È una città che amo e ho la fortuna di essere stato testimone privilegiato del suo radicale cambiamento. In piccola parte, grazie al mio lavoro, posso dire di avere contribuito al suo sviluppo: penso alla Fiera, al Palacongressi, all’artigianato, alle prime riviste sul turismo di cui ero editore, all’Università. Passando alla pallacanestro, nell’estate del 2018, è stato lei a cercare Paolo Carasso per aiutare la neonata società. Può raccontarci come è andata? Ha qualche aneddoto particolare legato al suo rapporto con il mondo della pallacanestro riminese? Quando ho saputo della nascita della nuova società, ho subito pensato che fosse un progetto ambizioso. Mi è sembrato naturale aderire e quindi ho cercato Paolo con la volontà di restituire le emozioni che il basket mi ha dato. Ricordo come se fosse ieri la monumentale trasferta di Vigevano dell’84 che ci portò in A1. Il fatto che
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mio figlio Andrea abbia giocato per anni nelle giovanili del Basket Rimini non ha fatto altro che acuire una passione già presente. Gli aneddoti di quel magnifico periodo sono tanti e tanti sono i personaggi che l’hanno costellato. Ricordo che una sera, ad esempio, venne a cena da noi Sims: il nostro appartamento era tutto un controsoffitto tipico degli anni ‘80 e questo gigante dolce e timido non riusciva in nessun modo a stare in piedi senza piegare la testa. Quante risate! Ricordo con piacere altri due illustri personaggi: un Luca Dalmonte poco più che ventenne che allenava già straordinariamente e il Professor Rinaldi, un totem per intere generazioni di ragazzi. Rammento anche le lunghe cene al Pic Nic, il tifo sfrenato di mia moglie, le domeniche al cardiopalma al Flaminio con gli immancabili capannelli postpartita, il tiro da centrocampo di Niccolai all’ultimo secondo e gli 87 punti di Carlton in una indimenticabile serata infrasettimanale, il bancale intonso di “Uno Tre Uno” che il sabato, finito il processo di stampa, era pronto per essere consegnato al palazzetto e che come una spunta sul calendario sanciva il fatto che la domenica dopo ci sarebbe stato un impegno improrogabile. Da appassionato e tifoso quale obiettivo può porsi RBR in questa annata? Come vede il futuro per la società? Seguo l’RBR puntualmente, purtroppo non più di persona, e noto di giorno in giorno che il progetto sano ed ambizioso. Da tifoso, quindi, non posso che auspicarmi il ritorno quanto prima ad una dimensione che spetta ad una società seria come l’RBR. Ho molta fiducia nelle prossime pagine che questa società potrà scrivere.
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LE SOCIETÀ
di Marco Rinaldi
SG TIBERIUS BASKET
IL NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA SAN GIULIANO DEI CANESTRI
Una delle tre parole chiave del progetto RBR è “territorio”, un collante fortissimo che è riuscito ad attrarre eccellenze sportive, economiche e sociali intorno a questa iniziativa. Merito di questo effetto calamita è sicuramente dovuto alla qualità dell’offerta per la rinascita della pallacanestro riminese ad opera della società, ma anche e non in maniera secondaria al fatto che l’identificazione comune in un luogo simbolo, appunto il territorio in cui si hanno le proprie radici, annulla le differenze tra imprenditori, giocatori, volontari, giornalisti ecc: quando si rema tutti dalla parte della propria “casa” si crea un meccanismo spontaneo di collaborazione. Quanto appena detto vale non soltanto per un’intera città come Rimini, ma anche per un borgo o addirittura un singolo quartiere così come dimostra SG Tiberius Basket, una nuovissima realtà cestistica, operativa dall’estate 2021, risultante dalla fusione delle precedenti società Fadamat e Malatesta Basket, e facente parte del gruppo di società affiliate al progetto RBR. Tiberius si propone l’obiettivo di rap-
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presentare un punto di riferimento per il basket di tutta San Giuliano, grazie all’opera dei suoi fondatori Luca Migani e Maurizio Benatti. “Ho cercato una partnership perché iniziava ad essere difficile seguire da solo una società, per ragioni anagrafiche. - così Maurizio Benatti, ex playmaker classe 1955, stella del Basket Rimini negli anni ’80 nonché fondatore nel 2001 di Malatesta Basket - Sapevo quali erano le intenzioni di Luca Migani per la creazione di un settore giovanile ed abbiamo accentrato tutti i nostri sforzi già da quest’anno. Abbiamo avuto un bel riscontro, ci sono state una trentina di iscrizioni di bambini molto piccoli: questa per noi è linfa vitale soprattutto in tempi così difficili. Siamo partiti dal minibasket, ma abbiamo anche allestito due squadre giovanili, U13 regionale ed U19 élite.” Com’è nata la collaborazione con RBR? “Ho sposato inizialmente da solo col Malatesta Basket il progetto RBR perché credo in chi è al timone e so che sta facendo un grande lavoro per far crescere tutte le società nel circondario di Rimini. I riscontri ci sono sempre,
se noi attingiamo da varie società affiliate possiamo creare squadre giovanili in un clima di collaborazione e non di scontro. Il progetto è ben mirato ad aiutare tutti quanti, i ragazzi hanno la possibilità di giocare a tutti i livelli ed eventualmente, se ci sono le capacità tecniche, ambire a vestire la maglia della propria città in una squadra che al momento è in serie B, ma ha grandi ambizioni.” In tandem con l’esperienza di Maurizio Benatti c’è la freschezza di Luca Migani, fondatore nell’estate 2008 del progetto Fadamat e fortemente legato alla figura di Benatti già da diversi anni. “Fadamat è nata da un gruppo di amici che voleva nuovamente condividere la passione per il basket dopo l’Università. - spiega Luca Migani - Fadamat era diventata una società satellite di RBR e questo continuerà con Tiberius perché ho fin dall’inizio voluto essere parte integrante di questo progetto. Fadamat, dopo un’esperienza FIP in Promozione, continuerà a disputare esclusivamente la UISP così come faceva nei primi anni; già da tempo volevo creare un settore giovanile in una situazione adatta e con Maurizio Benatti s’è presentata questa opportunità. Lui è stato il mio primo allenatore alla palestra ‘Sforza’ e ci siamo sempre tenuti in contatto, per una stagione ha pure allenato Fadamat in Promozione. L’idea Tiberius è nata da me:
già prima della pandemia avevo accennato a Maurizio quest’idea per unire le forze e creare una nuova società, giovane, che coinvolgesse San Giuliano. Il Covid ci ha allungato i tempi, ma quest’estate siamo riusciti finalmente a partire: non siamo ancora riusciti a creare società e codice FIP ufficiali, ma l’importante era dare l’immagine di una nuova proposta di basket col nome Tiberius così come stiamo facendo con famiglie, ragazzi e sponsor.” Siete già riusciti a contattare tecnici di livello per U13, U19 e minibasket. Quali sono le ambizioni per le altre squadre giovanili e la Prima Squadra? “Abbiamo voluto spingere molto su istruttori ed allenatori perché se l’anno prossimo vogliamo ufficialmente partire con un nostro codice FIP, una Prima Squadra ed un settore giovanile maggiormente strutturato tutti dovranno sapere la bontà del lavoro svolto quest’anno. Ci sono allenatori super come Renzo Galli ed Andrea Brienza che sarà l’allenatore della Prima Squadra nella prossima stagione, Andrea Galli ha fatto tantissimi gruppi ed Alessandro Vandi è la dimostrazione di quello che abbiamo mobilitato in termini di interesse per la comunità: è stato lui, sangiulianese doc, a contattarmi per chiedere come poteva contribuire e gli ho proposto il ruolo di assistente allenatore che ha subito accettato con entusiasmo iscrivendosi anche al corso federale.”
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I NOSTRI RAGAZZI RACCONTANO
UN GIOCO CHIAMATO BASKET
DI EDOARDO BATTELLI (12 ANNI/MIRAMARE BASKET) Non voglio parlare molto di me ma almeno vi devo dire come mi chiamo e come ho iniziato a giocare a questo splendido gioco, chiamato basket. Mi chiamo Edoardo e ho 12 anni. COME HO SCOPERTO IL BASKET La prima volta che qualcuno mi ha dato una palla grande e arancione con cui giocare ero all’asilo da Suor Pinuccia. Sono arrivati un giorno una ragazza con un bel sorriso di nome Monica e un signore molto alto e con delle mani grandissime: il mitico LOMBA (alias Gianluca Lombardini). Ho cominciato così, giocando con i miei amici. Io abito e gioco a Miramare, dove vive anche il primo capitano della storia di Rinascita Basket Rimini, il grande Alberto Saponi e in quella squadra ho visto giocare il mio primo idolo: Niccolò Moffa. Questa nuova squadra è un sogno per me riminese, uno sogno per chi come mio babbo è appassionato a questo sport. Io ancora gioco, anno dopo anno e mi alleno, qualche amico cambia sport, qualcun’altro ritorna a giocare con noi e la squadra è sempre aperta a tutti. Poi abbiamo il “palazzo”, il Flaminio, un posto dove ti senti a casa, un appuntamento fisso con musica, amici anche nuovi come Hero la nostra mascotte e ovviamente il basket che ci unisce tutti. Per me il basket è gioia, rispetto dell’avversario e amicizia con i miei compagni di squadra che rivedo sempre prima di giocare nello spogliatoio, dove un giorno spero di diventare capitano, per insegnare agli altri quello che mi è stato insegnato dai miei allentori. Edoardo
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In questa pagina, per scelta non abbiamo apportato modifiche e correzioni, i bambini hanno dentro la forza del racconto che nessuno deve modificare. La purezza delle loro parole sta nel parlare, nel raccontare e nell’entusiasmo della realtà, cose che buttate su un foglio spesso non vengono facilmente trasmesse. Per questo ho deciso di non cambiare neanche una virgola, nel vero senso della parola, per lasciare intatta la parte espressiva dei nostri ragazzi. Chiunque volesse esprimere cosa rappresenta per lui/lei il basket, potrà farlo liberamente con un racconto, inviando una mail a: simone@rinascitabasketrimini.it. Grazie Edo per aver riempito le pagine di questo Magazine con il tuo pensiero. Simone Campanati Responsabile Comunicazione RBR Eugenio Petrillo Redattore RBR Magazine
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RIASSUNTO DEL MESE
IL RIASSUNTO DICEMBRE
di Marco Rinaldi
L’ingresso nel mese di dicembre comporta solitamente la consapevolezza di essere vicini all’atmosfera delle festività natalizie, alla possibilità di riposarsi un po’ insieme ai propri cari prima di ripartire con l’attività dell’anno a venire: si concentrano dunque gli ultimi sforzi prima di una meritata pausa. RivieraBanca Basket Rimini arriva al primo dicembre forte di tre vittorie consecutive, con Mladenov recuperato dopo l’infortunio e Tassinari che, scontata la squalifica, si rende subito grande protagonista con prestazioni e giocate d’alto livello, e pronta alla rincorsa delle prime quattro posizioni in classifica con un vero e proprio tour de force.
VERSO LA BOMBONERA Il primo impegno è all’apparenza semplice, almeno stando a quello che dicono i numeri e le statistiche: una trasferta alla Bombonera di Montegranaro, dove i nostri Eugenio Rivali e Francesco Bedetti hanno conquistato la promozione in A2 nella stagione
2016/2017, per la sfida contro la Sutor ultima in classifica, ma le insidie lontano dal Flaminio sono sempre dietro l’angolo e dunque l’attenzione rimane molto alta. I ragazzi di Coach Ferrari soffrono probabilmente più del previsto contro una squa-
dra agguerrita, i marchigiani infatti non vogliono darla vinta facilmente e sparano un incredibile 50% da tre punti, ma alla fine il peso e l’esperienza del nostro roster si fa sentire: torniamo a casa con due punti molto importanti, per la classifica e la fiducia.
NIENTE PAUSE, ARRIVA SENIGALLIA Non c’è molto tempo per preparare la prossima partita, il calendario prevede un insolito turno infrasettimanale per l’Immacolata, l’8 dicembre che cade di mercoledì, e sulle tavole del Flaminio arriva la prima squadra capace di strappare il referto rosa nei nostri confronti in questa stagione, nello specifico il 15 settembre
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in occasione della semifinale del gruppo B in Supercoppa: la Pallacanestro Senigallia, spinta dai contropiedi di un nostro ex beniamino, il più grande dei fratelli Bedetti, Luca, che viene premiato dal DS Davide Turci prima della partita. A differenza di settembre, però, i biancorossi hanno Masciadri, Rivali e Tassinari in
più, mentre i marchigiani sono falcidiati dalle assenze dei lunghi Cicconi Massi e Bedin: questo gioca tutto a vantaggio di Rimini che domina sotto canestro (49-36 a rimbalzo) e, pur andando un po’ a sprazzi come avverte Coach Ferrari nel post partita, raggiunge il quinto successo di fila.
SI TORNA A RIETI La settimana non è ancora finita, anzi il filotto di partite si rende ancora più impegnativo: dopo soli quattro giorni è in programma la difficilissima trasferta di Rieti, questa volta contro la NPC allenata da Coach Gabriele ‘Cecca’ Ceccarelli, riminese doc ed allenatore degli Angels Santarcangelo nella scorsa stagione, e capitanata da un’altra vecchia conoscenza di RBR, ‘Re’
Giorgio Broglia, dopo la sconfitta patita nella prima giornata contro l’altra Rieti, la Real Sebastiani. A differenza del primo viaggio nel Lazio, questa volta al PalaSojourner c’è il pubblico, e nonostante le restrizioni anti-Covid si fa sentire eccome; l’atmosfera è da playoff, le due squadre sono molto intense sul parquet. Tassinari incanta nel primo tempo e spinge RivieraBanca avanti
a fine primo tempo, ma Bedetti è costretto ad alzare bandiera bianca a causa di un infortunio ed i padroni di casa escono dagli spogliatoi con più energia, braccano Tassinari per tutto il campo e vengono trascinati da Broglia e Testa: il 20-7 del terzo quarto è eloquente, i biancorossi non riescono a risalire la china e devono interrompere la striscia vincente.
UN AVVERSARIO TROPPO FORTE La voglia di rifarsi c’è ed il calendario, per fortuna, propone subito un altro scontro ad alta quota: domenica 19 è in programma, infatti, la sfida contro Ancona nel nostro fortino, il Flaminio. I biancorossi tornano alla settimana tipo, si allenano duramente ed arrivano a domenica con la giusta carica per scendere in campo, ma il giorno della partita tornano i fantasmi dei playoff della scor-
sa stagione: intorno alle ore 14 Coach Mattia Ferrari risulta positivo al Covid-19, la Società ordina immediatamente un giro di tamponi per giocatori e staff tecnico. I risultati non lasciano scampo ad interpretazioni, con un totale di undici contagiati che costringono le due Società, a pochissime ore dal fischio d’inizio, poi mai avvenuto, ad avvisare FIP e LNP della situazione in corso e procedere conse-
guentemente al rinvio. Il focolaio emerso non consente nemmeno di recuperare la quinta giornata contro Jesi, riprogrammata il 23 dicembre, e blocca totalmente l’attività della Prima Squadra. I ragazzi, vincolati alla quarantena, trascorrono un Natale ed un Capodanno piuttosto insoliti, aspettando di essere liberati per tornare a correre sul parquet e proseguire il sogno biancorosso.
LE STATISTICHE INDIVIDUALI DEL MESE TOP 3 MARCATORI: #1 Andrea Saccaggi 45 punti (15 media) #2 Stefano Masciadri 34 punti (11.3 media) #3 Francesco Bedetti 29 punti (9.7 media) #3 Andrea Tassinari 29 punti (9.7 media) TOP 3 PERCENTUALE DA TRE PUNTI: #1 Andrea Tassinari, 6/14 (42.9%) #2 Tommaso Rinaldi 2/5 (40%) #3 Andrea Saccaggi 11/28 (39.3%) TOP 3 PERCENTUALE TIRI LIBERI: #1 Stefano Masciadri 5/5 (100%) #2 Andrea Tassinari 1/1 (100%) #3 Marco Arrigoni 8/10 (80%) #3 Andrea Saccaggi 4/5 (80%) TOP 3 VALUTAZIONE: #1 Marco Arrigoni 43 (14.3 media) #2 Stefano Masciadri 40 (13.3 media) #3 Eugenio Rivali 38 (12.7 media)
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DIC.'21 - N°03 NOV.'21-N°02
IL MENSILE CHE PARLA DEL MONDO RINASCITA BASKET RIMINI
ANDREA TASSINARI ANGELS SANTARCANGELO OTIS HOWARD GIAN PIERO ARCANGELI MORENO MARESI
A TUTTO GAS GIACOMO FABBRI DA CEO DI VULCANGAS A VICE PRESIDENTE BIANCOROSSO ALL’INTERNO IL CALENDARIO COMPLETO DI RBR RBR Magazine 3 | Dicembre 2021 |
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CURIOSITÀ DAL MONDO
IL BASKET IN GIRO PER IL MONDO
STEPHEN, IL FROMBOLIERE PERFETTO di Alberto Foschi Una serata di dicembre come le altre o forse no? Wardell Stephen Curry II, noto come Steph, colpisce dall’arco con la tripla 2974 della sua carriera in Nba. Nessuno c’era mai riuscito, prima di lui. Con questo canestro Curry supera Ray Allen, considerato da tutti gli addetti ai lavori il migliore tiratore da tre punti della storia della pallacanestro. Prima dell’arrivo di Steph. Dopo il canestro tutto si ferma. Silenzio e poi un boato assordante. Emozione, applausi, lacrime e sorrisi. Siamo al Madison Square Garden di New York, in uno degli impianti sportivi più famosi degli Stati Uniti e del mondo intero. Curry è pazzo di gioia, in prima fila si scorge un volto familiare: Ray Allen in persona. I due si avvicinano e si scambiano un lungo, caloroso, abbraccio. Si è fatta la storia. Il fuoriclasse da Akron, ad appena 33 anni, sgretola il record, da molti considerato imbattibile, scritto anni prima dal campione dei Boston Celtics. E per farlo impiega appena 789 partite, 511 in meno rispetto alle 1300 di Ray Allen. “Ogni tripla segnata sarà un ulteriore record” commenta un euforico Curry. E le statistiche continueranno a correre, partita dopo partita. Pazzesco, Steph, il fromboliere perfetto.
MARC GASOL, DAL TITOLO NBA AL RITORNO ALLE PROPRIE ORIGINI di Eugenio Petrillo È proprio vero che il richiamo della casa e delle proprie origini è sempre fortissimo. Lo sa bene Marc Gasol che ha deciso di tornare al suo Girona, squadra che lo lanciò da giovanissimo e di cui è presidente. La voglia di Catalogna è stata determinante nella sua scelta. A 36 il più piccolo dei Gasol, dopo tredici stagioni NBA, culminate con l’anello nel 2019 con la maglia dei Toronto Raptors, andrà a reindossare la canotta del Girona. La squadra della città catalana a poco più di un’ora dalla sua Barcellona milita addirittura nel campionato di A2 spagnolo. Il suo esordio da 21 minuti di impiego recita 19 punti, 16 rimbalzi e 39 di valutazione. Insomma un vero e proprio dominio per la categoria. E non si fatica a capirlo dal momento che fino a pochi mesi prima era il centro titolare dei Los Angeles Lakers. Marc aveva deciso in estate di porre fine alla propria carriera, ma vista la difficile situazione in classifica del suo Girona ha deciso di rimandare questo momento. Tutto questo per amore e riconoscenza: “Al Barcellona giocavo pochissimo. Girona fu l’unica squadra di tutta la Spagna a darmi fiducia. Mi consideravano semplicemente Marc e non il fratello di Pau”.
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ENMANUEL HANSEL: UN RAGAZZO SPECIALE ED UN SOGNO CHIAMATO NBA di Alberto Foschi Enmanuel Hansel ha appena sei anni quando, durante una partita del campionato giovanile nella nativa Santo Domingo, un intero muro di cemento gli crolla addosso, sgretolandogli il braccio e rendendo necessaria l’amputazione. Tutto sembra finito, ancora prima di iniziare. E invece no. Con tenacia e forza di volontà, il padre Salvador, a sua volta giocatore professionista nel paese natio, continua a portare Enmanuel al palazzetto e inizia ad indicargli la strada per fronteggiare il suo handicap. “Avevo la terribile paura, da padre, che crescendo non sarebbe riuscito a restare in campo e ad affrontare avversari robusti” commenta oggi, emozionato e con le lacrime agli occhi. Enmanuel cresciuto con il sogno di giocare nell’NBA, ammirando le gesta dei suoi idoli LeBron James e Kevin Durant. Ad appena 16 anni d’età, Hansel ha chiuso la sua prima stagione agonistica di pallacanestro negli Usa la scorsa estate con la squadra Life Christian Academy di Kissimmee, in Florida, con una media di 26 punti, 11 rimbalzi e 7 assist per partita. Quest’anno, diciotto mesi prima del diploma di scuola superiore, ha già ricevuto un invito a frequentare l’università presso la Tennesee State, una delle migliori scuole sportive della lega NCAA, trampolino di lancio perfetto per ambire all’NBA. Ed Enmanuel sogna di essere lì, tra qualche anno: intanto continua a sorprendere tutti e ha da poco trionfato nella gara delle schiacciate del City of Palm Classic, torneo per liceali che si tiene ogni anno a Fort Myers, in Florida. Umile, col sorriso sempre impresso sul volto e la tempra forte del predestinato, di chi continuerà a lottare, giorno dopo giorno, per un sogno folle che potrebbe presto tramutarsi in realtà. Un passo alla volta, ma credendoci, sempre e comunque.
URBAN KLAVZAR, IL RAGAZZO DEL DESTINO DEL REAL MADRID di Eugenio Petrillo Il lavoro sul settore giovanile paga sempre. Chiedetelo al Real Madrid, una delle squadre più titolate e blasonate del panorama cestistico europeo. Purtroppo la pandemia del Covid sta condizionando parecchio le competizioni. Ma i blancos non si sono scoraggiati e si sono tolti una gran bella soddisfazione di fine 2021. La squadra spagnola, decimata dalle positività, è stata costretta a giocare contro una corazzata come il CSKA Mosca con un roster ricco di giocatori provenienti dalla cantera. Poco male, i giovanotti di Pablo Laso non solo hanno fatto di necessità virtù, ma hanno anche strappato un’incredibile vittoria. Protagonista assoluto? Urban Klavzar. Playmaker, nato a Lubiana (Slovenia) che a 17 anni ha fatto il suo debutto assoluto in Eurolega. Contro i russi ha fatturato in 20 minuti 10 punti con 3/4 al tiro e una difesa granitica su Daniel Hackett e compagni. Insomma il suo futuro è tracciata e il Real si può coccolare il suo baby prodigio. Ah curiosità: la sua maglia è la numero 7, non certo una novità per uno sloveno del Real Madrid. Per chi non avesse letto tra le righe, eredita la casacca di Luka Doncic!
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BASKET FEMMINILE
di Eugenio Petrillo
FILIPPO ROSSI
FIGURA DI RIFERIMENTO DI HAPPY BASKET E RBR PHOENIX UN PROGETTO AMBIZIOSO PER LANCIARE IL BASKET FEMMINILE SUL TERRITORIO La pallacanestro femminile e lo sport “rosa” in generale sta sempre più prendendo piede in Italia. Da anni, anche nel nostro territorio, quello riminese, si sta lavorando affinché la palla a spicchi femminile possa diventare qualcosa di sempre più appetibile. E l’Happy Basket Rimini, nata nel lontano 1996, è ormai considerata una vera e propria istituzione. Anno dopo anno l’Happy Basket ha trovato il suo sviluppo sia a livello senior che, soprattutto, a livello giovanile, anche grazie alla smisurata passione del presidente Giampaolo Piomboni. Le figure di spicco di questo piccolo, grande mondo sono diverse. In queste pagine leggerete l’intervista che abbiamo fatto a Pier Filippo Rossi, responsabile del settore giovanile, allenatore della prima squadra e delle ragazze dell’under18 e 16. Cosa rappresenta il progetto Happy Basket? “Ufficialmente sono entrato in questa famiglia cinque anni fa, ma di fatto lo sono da molto
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più tempo perché ho sempre seguito mio padre allenatore di lunga data dell’Happy Basket. È una grandissima famiglia che nel corso degli anni si è strutturata sempre di più. L’obiettivo principale è quello di promuovere il basket femminile e far divertire le ragazze senza troppi voli pindarici o la possibilità di avere grandi risultati. Siamo sempre stati affiancati da Paolo Piraccini di Ren-Auto e grazie a lui e alla sua famiglia si è costituta questa società”. Come si è sviluppata la società nel corso degli anni? “Fino all’anno scorso operava autonomamente con i propri campionati giovanili e la prima squadra. Quest’ultima tre anni fa abbiamo ottenuto una bellissima promozione dalla Serie C alla Serie B e questa è stata una delle più grandi soddisfazioni raggiunto. Abbiamo mantenuto la B e per me è un risultato più che mai positivo. La gioia di strappare le prime vittorie in questa categoria è stata impagabile, un traguardo che la società non aveva mai raggiunto. Il nostro obiettivo è quello di consolidare il tutto
portando avanti le ragazze del settore giovanile che già giocano in prima squadra”. Da questa stagione siete entrati nel mondo RBR con il progetto RBR Phoenix. Da cosa nasce questa sinergia? “Erano già da un paio di anni che ci corteggiavamo. Per noi unirsi al mondo RBR era indispensabile dal punto di vista tecnico e formativo, soprattutto per quanto riguarda il settore giovanile. La nostra prima squadra si alimenta da quello perché purtroppo non abbiamo troppe giocatrici senior o giocatrici che vengono da fuori. Quindi tutto quello che riguarda la prima squadra lo dobbiamo “produrre” qui in loco. Non è nemmeno semplice questo perché la maggior parte delle volte, le ragazze che terminano il proprio percorso scolastico, si spostano in altre sede per frequentare l’università. Quindi in questa stagione siamo entrati anche noi nel progetto RBR e soprattutto con Angels Santarcangelo e IBR abbiamo cercato di mettere insieme i gruppi migliori e partire con un programma che nei prossimi anni ci dovrebbe portare ad un bacino di produzione e di visibilità per il basket femminile locale”. Come si sviluppa il progetto RBR Phoenix e quale è la vostra mission?
“Sotto la denominazione di RBR Phoenix ci sono dentro tutte le categorie per la pallacanestro femminile. Con tanto orgoglio diciamo che ci sono tutte dalle esordienti, under13, 15, 17, 19 e prima squadra. Stiamo cercando di creare tutto il percorso giusto per creare giocatrici di pallacanestro. Il nostro obiettivo è quello di cercare di avere un bacino di produzione migliori, più orari di palestre, più giocatrici e allenatori. Per questo serve un lavoro di reclutamento e marketing nelle scuole e su questo RBR ci può dare un’enorme mano”. Quali sono le maggiori difficoltà nel fare basket femminile? “Sicuramente è un mondo ancora tutto da scoprire per molti. Personalmente dopo aver giocato a livello professionistico, mi ci sono avvicinato grazie a mio padre e me ne sono innamorato follemente. È chiaro che non va paragonato al basket maschile, è un mondo diverso, ma ugualmente appassionante. Gli aiuti che ci dobbiamo dare noi di Happy Basket e RBR è quello di migliorare nella promozione per far capire alle ragazzine che esiste un mondo creato ad hoc per loro”.
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RIMINI oltre al BASKET di Eugenio Petrillo
ACCADEMIA RIMINI CALCIO
VINCENZO BELLAVISTA I FUTURI TALENTI RIMINESI ESCONO DA QUI
Tutti noi abbiamo e avremo sempre nel cuore il compianto Vincenzo Bellavista, patron della Rimini Calcio che ha fatto sognare una città intera. Con lui al timone della squadra cittadina, si può dire senza timore di smentita, si sono vissuti i migliori anni della storia calcistica riminese. La sua scomparsa, nel maggio 2007, ha lasciato un grande vuoto, colmato - per quanto possibile - qualche mese dopo con la nascita dell’accademia dedicata alla sua memoria, per l’appunto Accademia Riminicalcio Vincenzo Bellavista. Da allora questa è la scuola calcio di riferimento del Rimini F.C. Nel momento in cui scriviamo il Presidente dell’Accademia Riminicalcio VB, Marco Leardini ed il suo staff (composto dal vicepresidente Giorgio Dosi, il responsabile del settore giovanile Elvio Selighini e il Segretario Sportivo Nicola Bucci)
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possono contare su 370 tesserati, considerando anche una prima squadra che milita in Seconda Categoria e tutte le categoria di settore agonistico dell’attività di base. La mission principale dell’Accademia è sempre stata la formazione e questo è il punto di forza di questa società. Da qui nasce la preparazione dei giovani e gli obiettivi si leggono dalla storia: sono tanti infatti i ragazzi forniti al Rimini e alle principali società calcistiche del territorio. Le future star del Rimini Calcio cominciano da qui il proprio percorso. Respirano biancorosso e vivono la storica maglia a scacchi biancorossa, perché in un calcio dove è sempre più difficile sognare, il diventare una bandiera della squadra della propria città diventa grande motivo di vanto e orgoglio.
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Pills
Gli abbracci al Flaminio sono una costante. Se ne vedono di tutti i tipi: fra giocatori, tifosi addetti ai lavori. Nella foto di Alfio Sgroi, Andrea Saccaggi ed Eugenio Rivali, davanti alla curva festante dopo una vittoria.
Il saluto della curva al grande amico e appassionato di Basket Rimini, Andrea Gavagna detto Gavino, scomparso durante una vacanza in montagna. Gavino era uno di loro, ma non uno qualunque, era molto amato da tutti, tanto da meritare le torce sia al funerale a Santarcangelo sia all’esterno del Flaminio, una delle sue case più amate. CIAO GAVINO.
LOCANDINE PARLANTI Da un po’ di tempo abbiamo deciso di raccontare le partite un po’ così a modo nostro. Facendo parlare le foto in maniera sarcastica, divertente e innovativa, molti ragazzi hanno apprezzato, tanto da richiedercele per collezione. Speriamo possano piacervi e magari se qualcuno vuole darci qualche idea, noi ne saremo grati.
FOTO DI NICOLA DE LUIGI E GRAFICA INTERNO 2
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Games
di Alberto Foschi
INDOVINA CHI
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2 3 Soluzioni: 1) Tassinari - 2) Arrigoni 3) Mladenov RBR Magazine 4 | Gennaio 2022 |
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Games
di Alberto Foschi
Il Sudoku si presenta come una scacchiera, divisa in 9 quadranti, con 81 caselle, 9 righe orizzontali e 9 verticali. Lo scopo è quello di riempire ogni riga e ogni colonna della scacchiera e ogni quadrato con i numeri dall’1 al 9 senza ripetersi.
tripla assist tradizionestoppata
speaker adrenalina
Crucipuzzle Rbr Crucipuzzle Rbr G Z Q V KPGIOB C AQ TLATW Q WE Q KA AEQTH B T I KLNWX LN F O W OY XCIRO E MV S IO UPRAT I L T S SB AMRIA M CI S NT QETTO L O S YKFID EO D S P EW AFKPE U RN S KN PQGRB E H S JOYVM AS T J D ZL VAFLU E BF T AE ZXNET F Q O TWTMV HJ V Y F CWK A E V S E V R GT FQ I R YTMLJ GN O T Q XC TTKAI P TR G IM BPGFB M C O Y R O S N J A T A A A S T E C QIM I Q W A E B P OG IK I K A AA DLRPE S NZ A LN ISNAA S Z C PBMIQ AI U N Y ML RBHCQ A FI I QE TSBRC I L N OAJIG QT D Y GAPQA EF E A EI CIJFS D ZO P YL SIETM S A A K O PPF H W C F Q C F GL IK U I PEUEL GY T E I VA OZVVE T RN T IL MOEVR S Z B OBCGN AR D O Z VT OKMIV R PE T MA INBSV A V O D LO EITXO O ND T KH ZEDVM B T T TIMYI RD G V T P Y P P X A A S D B G F N Y O N I F W I K V U N P Q O RT R A DIZ I O N E F E W TC UK K W HTGDP SG L T J VS IKWME I TC T OE CYSGA V M
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middleton indicazioni
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altruismo tradizione
overtime carasso
biancorossi palleggio parterre giocata
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Music
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