Bimestrale indipendente d’informazione
Busto Domani - ANNO XXXVIII – N° 5 NOVEMBRE/DICEMBRE 2018 - Copia Omaggio
5
7 9
11
13
15 17 18
19 20
21
23 27
31
Editoriale Sergio Colombo - Direttore Busto Domani
La città tra realtà e prospettive
L
’On. Comi e l’On. Garavaglia descrivono, nei redazionali riportati in “Busto Domani”, scenari di un Paese in difficoltà sul versante europeo. Complice la controversa manovra economica del Governo, lontana dal rilancio degli investimenti, tra l’altro condizionati dai rialzi dello spread. Inoltre, la recente discesa in campo a Torino del sistema confindustriale e associativo, evidenzia un malessere che condiziona le nostre prospettive economiche nel medio periodo. Anche a Busto Arsizio dove l’analisi occupazionale sta suscitando non marginali preoccupazioni, ad iniziare dal commercio che presenta molte zone d’ombra. Il centro, con piazza Garibaldi e dintorni, registra infatti esercizi “chiusi” da qualche anno mentre i writer hanno causato danni alle costruzioni che richiederanno consistenti investimenti per il loro ripristino. Compresa via Roma dove recenti “abbandoni” sottolineano un’area apparentemente collegata ma in realtà un po’ ai margini del centro cittadino. Anche se l’eventuale saldo positivo, tra nuove e vecchie licenze, non risolve un problema ancorato a dinamiche assai variabili. In attesa che la pedonalizzazione – più volte annunciata negli anni scorsi – trovi applicazione nelle piazze Garibaldi e Santa Maria – è necessario migliorarne la viabilità. Sen-
Le “vasche” di via Milano. Solo un ricordo?
za dimenticare Piazza Vittorio Emanuele con il dedalo di vie confinanti, importanti sotto il profilo storico ma un po’ meno sotto quello commerciale. Ne soffre l’area, recentemente inaugurata dal Principe Emanuele Filiberto di Savoia che, pur liberata dalla sosta-auto, richiede un adeguato intervento migliorativo di arredo urbano e il completamento abitativo onde conferirle dignità e renderla economicamente interessante. Qui si potrebbe fare appello a quella “finanza creativa” tanto cara all’ex Ministro Tremonti, per impostare un piano operativo che consenta di verificare, in tempi brevi, il rapporto costi-benefici. L’importanza strategica della zona, e la sua valorizzazione, è infatti prioritaria per evitare l’accerchiamento della grande distribuzione e quelle iniziative commerciali che non offrono, spesso, una produ-
zione d’eccellenza e/o competitiva. Non solo per queste motivazioni è quindi difficile condividere l’insediamento di un nuovo supermercato in Via Magenta, un’arteria dalla già difficile circolazione e che potrebbe ulteriormente isolare il rione di Sacconago. Ad un paio di chilometri, ritorna alla ribalta l’ACCAM che il quartiere di Borsano da tempo contesta con forza. Una situazione complessa anche per l’invadenza della politica che divide i Sindaci nonostante il possibile inquinamento ambientale. Frattanto, il Senatore Rossi da tempo caldeggia una soluzione innovativa con costi a carico dell’azienda proponente. Un sogno? Forse per evitare illusioni, una risposta tecnica andrebbe ufficializzata in tempi brevi. Nell’interesse, soprattutto, della gente di Borsano che attende da tempo interventi risolutivi. -5-
Valutazioni estendibili a Via Lonate, il cui restyling – vedi marciapiedi sovradimensionati – non ha soddisfatto i negozianti. Come la posa della fibra ottica, un importante investimento tecnologico per il futuro, ma che ha generato ripristini stradali approssimativi. Conseguenza: problemi di circolazione, spegnimento di lampioni anche in vie centrali per più giorni, rallentamenti di internet e nelle comunicazioni telefoniche. Senza dimenticare il problema sicurezza confermato dalla decina di furti perpetrati in abitazioni private – anche condominiali – nei giorni scorsi. Un record che sollecita rigorose misure per consentire alla gente di muoversi senza affanno essendosi recentemente registrati in città inquietanti episodi anche a causa di una irregolare immigrazione. Urge insomma ritornare alla normalità nonostante la gravità di episodi quotidiani sovente amplificati dalle cronache che generano anche pericolosa emulazione in soggetti psicologicamente fragili. Ed allora, lasciamoci trasportare dall’atmosfera natalizia e dal magico mistero del Natale per riscoprire speranza e fiducia in un futuro migliore. Soprattutto per le giovani generazioni costrette a confrontarsi con problematiche che richiedono non solo uno straordinario impegno e intensi sacrifici.
INVITO AD ADERIRE La Ditta/Il Sig. …………………………………………………………………………………………...………………………………………… Residente in Via ……………………………………………………………………………………………. n° ………………………………. CAP ………………………….. Città ………………………………………………………………………….. Prov ………………………….. Tel ………………………….. Cell ………………………….. E-mail ………………………………………………………………………….. P.IVA/C.F. …………………………………………………………………………………………...………………………………………………. ADERISCE ALL’ASSOCIAZIONE ENRICO DELL’ACQUA DI BUSTO ARSIZIO IL CONTRIBUTO È LIBERO Il versamento “una tantum” consente di partecipare a tutte le iniziative indette dall’Associazione , ricevere la relativa documentazione e il bimestrale “Busto Domani” Le persone fisiche e giuridiche possono detrarre le erogazioni effettuate a favore dell’Associazione nei limiti e con le modalità stabilite per legge (Art. 15, comma 1, lettera i-quarter del DPR 917/86). L’Associazione attesta di possedere tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalle norme citate.
MODALITÁ Bonifico bancario sul c/c n° 12078 – Banco BPM IBAN: IT84 S050 3422 8000 0000 0012 078 Assegno di € __________________________ n° _______________________________ Istituto ________________________________ Filiale di _____________________________ LA MISSION L’intensa e qualificata attività associativa – tra cui il “Progetto di Educazione Socio-Sanitaria-Ambientale” che ha già coinvolto oltre 16.000 studenti delle scuole secondarie di primo grado di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona, è visionabile sul sito: www.enricodellacqua.org
UN RUOLO IMPORTANTE L’Associazione Enrico Dell’Acqua, costituita nel 1997, ha svolto un’intensa attività promozionale ed è stata ufficialmente ricevuta dai Presidenti della Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Con atto notarile n° 8835 del 14/04/09 è stato riaggiornato lo Statuto Sociale. È iscritta nel Registro della Provincia di Varese al n° VA55 sezione F (associazioni senza scopo di lucro L.R. 1/2008 Relazioni Internazionali) con la qualifica di Associazione di Promozione Sociale.
SCOPI E OBIETTIVI L’Associazione è apolitica, apartitica, non ha fini di lucro e si propone di valorizzare iniziative di studio e di ricerca oltre ad organizzare convegni, mostre ed esposizioni. Sviluppare e approfondire le problematiche collegabili all’export e al mondo del lavoro ispirandosi e interpretando il pionierismo del bustocco Enrico Dell’Acqua, rappresenta la mission dell’Associazione. Si acconsente al trattamento dei dati personali ai sensi della legge 675/96
FIRMA
…………………………. lì ………………………….
…………………………………………
Associazione Enrico Dell’Acqua
Viale Cadorna 12 – Molini Marzoli – 21052 Busto Arsizio (VA) Tel: 340/5960377 - www.enricodellacqua.org - info@enricodellacqua.org – info@pec.enricodellacqua.org
Parlamento Europeo Lara Comi Europarlamentare e V. Presidente PPE
C
I debiti (miliardari) della Pubblica Amministrazione
’è un altro “spread”, meno noto e visibile di quello tra BTP e Bund, ma altrettanto serio, che ci distanzia in modo eclatante dagli standard europei e che mette in ginocchio una parte importante del nostro tessuto imprenditoriale. È testimoniato da un numero, i 104 giorni che trascorrono mediamente in Italia, tra l’emissione di una fattura intestata ad un ente o a un soggetto che fa parte della pubblica amministrazione e l’effettivo saldo dell’importo all’impresa che ha fornito un bene o un servizio. Più del doppio rispetto alla media dei paesi europei che saldano i propri debiti in 47 giorni. Il problema è che nel 2011 l’Unione Europea ha emanato una Direttiva sui pagamenti nelle transazioni commerciali che fissa in 30 giorni (fino a 60 giorni in caso di accordo tra le parti), il limite massimo per assolvere al saldo della fattura da parte di un privato o del pubblico. Se dunque la media europea rispetta i termini stabiliti dalla Direttiva (recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 192/2012, entrato in vigore il 30 novembre 2012, da applicarsi alle transazioni commerciali concluse a decorrere dal 1 gennaio 2013), l’Italia rappresenta una grave anomalia nel contesto europeo.
L’On. Comi sottolinea le difficoltà gestionali per le PMI a causa delle gravi inadempienze dello Stato.
tocca in maniera clamorosa la Pubblica Amministrazione, visto il dato dei 104 giorni medi per saldare le fatture che mette l’Italia nella scomoda posizione di fanalino di coda in Europa. Ma anche le transazioni tra privati, con le piccole e medie imprese che rischiano di finire troppo spesso sotto il “ricatto” delle grandi, che dilazionano i tempi di pagamento approfittando della propria forza contrattuale. Ma è anche una beffa doppia per il nostro Paese, che rischia una multa salata da parte dell’Unione Europea per aver disatteso la direttiva.
xEd è per questo che nella Commissione per il Mercato interno e la Tutela dei consumatori (IMCO) del Parlamento Europeo, da settembre siamo al lavoro su una proposta, di cui sono relatrice, di revisione della direttiva sui pagamenti del 2011. Il caso italiano è emblematico, visto che il nostro paese è incorso per ben due volte in una procedura di infrazione, a causa del mancato rispetto dei termini di pagamento previsti dalla direttiva. Non è solo un tecnicismo burocratico: una recente stima quantifica in circa 5000 le imprese che ogni anno falliscono in presenza di crediti da riscuotere presso le pubbliche amministrazioni. Di ritardi nei pagamenti, insomma, si muore. Ed è un problema che
L’obiettivo della revisione, al di là della necessità di dare una bella svegliata al nostro Paese inadempiente, è in ge-7-
nerale quello di rafforzare le misure per combattere il malcostume dei ritardi nei pagamenti (un problema europeo, visto che tocca il 60% delle imprese della UE), attraverso termini più stringenti e rigorosi per assicurare il rispetto dei 30/60 giorni stabiliti dalla Direttiva. Introducendo anche forme automatiche di compensazione tra crediti con la PA e debiti fiscali, per evitare il paradosso di uno Stato che dilaziona a dismisura i suoi obblighi ma che è inflessibile quando va a riscuotere con il Fisco o con Equitalia. Il percorso di revisione della Direttiva, per la parte che compete il Parlamento Europeo, si completerà nel mese di gennaio con la votazione nel corso della sessione plenaria. Poi si aprirà la fase di negoziazione con la Commissione e il Consiglio UE per l’aggiornamento della Direttiva. Io spero che l’Italia, in primis, colga questa occasione per poter finalmente dare delle risposte concrete alle imprese che attendono di vedere riconosciuto, come dovrebbe essere sacrosanto, il frutto del loro lavoro. È una questione veramente di dignità, per usare un termine tanto in voga tra chi oggi governa il nostro Paese. Perché chi lavora, prima che chi
Parlamento Europeo
è senza lavoro (vedi reddito di cittadinanza) deve avere il diritto di essere pagato entro i termini previsti dalla legge (e dal buon senso, se mi permettete). Il punto è che, al di là di questa mia proposta di revisione della Direttiva UE, il problema potrebbe, e dovrebbe, essere risolto con un provvedimento dello Stato italiano. Invece, gli stessi vicepremier che in campagna elettorale non esitarono a solidarizzare ad esempio con Sergio Bramini (l’imprenditore di Monza il cui caso è stato sollevato alla ribalta nazionale, fallito con milioni di euro di crediti dello Stato ancora da riscuotere e con la beffa addirittura di essere sfrattato dalla sua abitazione che era stata sottoposta a pignoramento), da quando si sono seduti sulle poltrone del governo hanno dimenticato totalmente questo problema. Eppure glielo abbiamo già detto e ripetuto più volte, come per anni lo abbiamo detto ai governi a guida PD (Renzi in primis che su questo tema fece promesse mirabolanti, mai mantenute): i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese possono essere saldati senza incorrere in quei vincoli del deficit del 3% su cui il governo italiano sta facendo ormai da mesi una bat-
taglia perdente. Sbloccare questi fondi, sia per le amministrazioni centrali che per quelle locali, vorrebbe dire mettere in circolazione svariati miliardi di euro (le ultime stime parlano di almeno 30 miliardi di debiti da saldare per la PA italiana) da immettere nell’economia reale. Perché un’impresa soffocata da uno Stato che non paga è costretta spesso a tirare i remi in barca: in attesa di essere pagati, l’imprenditore rinuncia inevitabilmente a fare investimenti, ma talvolta anche ad assumere. Viceversa, se chi governa si convincesse di sfruttare questa finestra lasciata aperta dall’Europa (probabilmente rovinandosi una facile campagna elettorale con la “cattiva” Europa come bersaglio grosso e nemico da abbattere), ne gioverebbe l’intero sistema economico italiano, in particolare il tessuto delle piccole medie imprese, senza peraltro dover intraprendere un inutile braccio di ferro con Bruxelles.
Busto Domani è al servizio della città! -8-
Parlamento Italiano Maria Pia Garavaglia Già Ministro della Sanità ’93-‘94.
Quale strategia?
G
li Italiani sentono citare “Bruxelles ci condiziona”; “non ci interessa quello che dice l’Europa”... il fatto è che noi siamo l’Europa! Le istituzioni europee sono fondate sui voti democratici espressi dai popoli. Non è una idea virtuale ma una realtà essenziale. Né le parole né i numeri hanno lo stesso valore in tutti i Paese europei. I nostri governanti studino il Pil, il debito, lo spread e le consuetudini dei loro cittadini nel rispettare norme e scadenze, prima di paragonare il nostro 2,4 con quello francese, per esempio! Prima gli Italiani vuol dire non allearsi con quell’America che non vuole l’Europa, non vuole pagare la NATO, vuole mettere i dazi: è nemica dell’Italia invertendo un antico tradizionale patronage. Non possiamo pretendere che le cose cambino, se non modifichiamo i comportamenti: la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi: “E’ nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato“ (A. Einstein). MIGLIORAMENTI? Che l’Europa debba diventare diversa, è una proposizione condivisibile e condivisa
una monotona lagna sulla immigrazione, immiserendo il dibattito anche su questo fronte che è davvero un nervo scoperto per il Paese e che un governo lungimirante - e cioè che pensi al futuro del Paese e non alla continua propaganda elettorale - dovrebbe gestire anche col consenso dei cittadini. LE DIFFERENZE La burocrazia imperante proietta più ombre che luci e molte difficoltà gestionali.
dai più. Ma chi vuole dare una spallata all’Europa della austerity e delle regole burocraticamente interpretate, deve avere un progetto e una credibilità tale per ottenere consenso su una strategia. Se, invece, si insultano i Commissari europei (che sono espressione di tutti i 27 Paesi) senza far lavorare il Parlamento (eletto direttamente dai popoli europei) non si propone nessuna strada da percorrere. Difficile anche fare paragoni con la Francia - che è una potenza nucleare e ha un seggio nel Consiglio di sicurezza - ed ha un debito pubblico ben inferiore al nostro. Nonostante la Conferenza sulla Libia sia stata programmata e tenuta in Italia, a Palermo, non ha potuto rappresentare una occasione di orgoglio nazionale. È venuto meno il riconosci-
mento della nostra appartenenza ad una alleanza storica, necessaria, naturale come quella con la Francia, che non si è espressa nemmeno con continuità sia sull’immigrazione che sulle scelte di politica estera. Qualsiasi argomento che riguardi la geopolitica ha implicazioni sulla politica interna. Ci sono Paesi che hanno messo in campo laboratori per studiare le infrastrutture che serviranno fra 10/20 anni, mentre da noi si vogliono bloccare quelle già previste e iniziate! Gli Stati Uniti d’Europa non piacciono né a Trump né a Putin, perché un continente, che avrà il Pil più forte al mondo, sarà un danno per le loro economie e per la loro influenza politica planetaria. A fronte di orizzonti ambiziosi e straordinari si cercano consensi in Italia con -9-
Il Governo si dedichi a mantenere in Italia tutti quei giovani che, formati e laureati in Italia, emigrano così contribuendo alla crescita di altri Paesi del nostro continente o più lontano. E il Sud? I giovani preparati del Sud migrano in Italia settentrionale o all’estero. Se non cresce il Sud (non con aiuti monetari modesti e contingenti) non cresce l’intero Paese. Cosa impedisce al governo, invece di offrire un sussidio, di pianificare un grande investimento di fondi strutturali europei per strutture turistiche, infrastrutture che facilitino raggiungere il Sud e le sue splendide località, e una particolare attenzione ai servizi sanitari? È accettabile che i cittadini delle regioni meridionali abbiano una aspettativa di vita inferiore di tre/quattro anni rispetto a chi vive in quelle settentrionali? Occorre coltivare una formazione strategica. Per cambiare l’orizzonte
Parlamento Italiano
Tra un vertice e l’altro continua il serrato confronto Lega-5Stelle.
europeo serve “utilizzare” quella che chiamiamo Europa, come fosse una identità autonoma, con una visione e non come un alibi, uno scaricabarile per la incompetenza a definire ruolo, opportunità e disegno riformatore. Sarebbe un danno incalcolabile per il futuro dell’Italia - dei suoi cittadini di oggi ma soprattutto dei figli e nipoti - indebolire quel grande monumento di democrazia e pace che è stata ed è la Unione Europea. Rifletta il nostro Governo sul fatto che anche i suoi amici di Visegrad non assecondano prese di posizione contro la Commissione in merito alle regole sulla manovra di bilancio. È talmente evidente che le regole vanno rispettate perché una loro deroga tocca gli equilibri di tutti. Se ogni Paese decidesse di scegliere il tasso di deficit, nuocerebbe a tutti gli altri e in questo momento rallenterebbe la loro ripresa. È vero che il famoso 3% è un limite convenzionale ma, fino a quando non lo si cambia con una scelta condivisa,
rimane una garanzia per tutti. L’Italia si dedichi a modificare trattati e direttive - forse anche sostenendo diverse velocità di integrazione - per non distruggere un grande sogno che ci proietta in uno sviluppo socioeconomico e politico culturale, che ci manterrà ai vertici del mondo. Un padre fondatore della Europa unita ci esorta: “Il popolo sovrano deve ormai possedere altre virtù: il senso della responsabilità di governo, la forza morale di contenere spontaneamente la propria libertà, per lasciare un posto giusto ai diritti degli altri e infine l’energia di non abusare delle istituzioni democratiche “. (A. De Gasperi, Bruxelles, 20 novembre 1948).
PENSIERI IN LIBERTÀ • Gli economisti, come sempre, prevedranno tutto, sbaglieranno come di solito e poi ci spiegheranno il perché. • La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia. • Coloro che leggono sanno molto, coloro che osservano sanno molto di più.
Anche Lombard Gate offre tours di scoperta in Oman: in gruppo o per pochi, una sempre nuova avventura introdotta dalla stimolante presentazione di Vanna Garavaglia!
- 10 -
Finanza Pubblica Antonio Laurenzano - Tributarista
Buona fortuna, Italia!
A
un passo dal cielo? No, finanza pubblica a un passo dal precipizio dopo la bocciatura europea della manovra di bilancio per “debito eccessivo”. Volatilità dei mercati, spread al rialzo, investitori esteri in fuga, aste dei Btp deserte, risparmi a rischio. Un quadro finanziario reso ancor più pesante dalle previsioni economiche dell’Ocse: sviluppo in frenata, deficit in crescita. E l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria dell’Italia conferma le criticità di una legge di bilancio che, scontando anche gli errori del passato, lascia poco spazio a una reale politica espansiva. Allarme rosso! L’incertezza sull’orientamento delle scelte economiche con interventi di spesa non sostenibili, dettati da impulsi demagogici, ha determinato forti variazioni di rendimento dei titoli pubblici. “Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti -avverte Bankitalia – aumenta il rischio di un crescente indebitamento”, con un pericoloso effetto domino. Solo nell’ultimo semestre ha provocato un’espansione della spesa per interessi (superiore a quella per l’istruzione!) di quasi 1,5 miliardi di euro che nel 2019 costerebbe oltre 5 miliardi e circa 9 nel 2020, a tassi correnti. Si vanificherebbero così gli auspicati effetti della manovra illustrati dal premier Conte al Presidente della
Bankitalia segnala il crescente rischio di indebitamento e la mancanza di una concreta politica espansiva.
Commissione UE Juncker nel corso della “cena dell’amicizia” di sabato, a Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione e l’arrivo a Roma della troika. Una resa dei conti lenta ma inevitabile. Non premia la sprezzante offensiva contro quella Unione europea che ci ha garantito sessant’anni di pace e benessere, solo perché ci ricorda l’enorme debito e i rischi di default della nostra economia. Una puerile sfida alle regole comunitarie sottoscritte e condivise dall’Italia e che l’incompetenza e l’arroganza di qualche ministro vuole ora cancellare con burleschi attacchi alle istituzioni di Bruxelles! Nessun complotto in Europa: Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto al nostro, ri-
ducendo progressivamente l’indebitamento netto. L’Italia resta così sempre più isolata in Europa, disconosciuta anche da quei Paesi, Austria e Ungheria, ritenuti alleati nella ipotetica “Internazionale sovranista”. Voltare pagina, e presto! La drammatica vicenda finanziaria della Grecia di Tsipras è storia recente. Uscire dall’ inquietante stato confusionale, caratterizzato dalle speranze di crescita del premier Conte e dai timori di recessione del ministro dell’economia Tria, prima che si chiuda l’ombrello protettivo della Bce con il “quantitative easing”. Strada in salita per un governo convinto di capitalizzare a livello elettorale uno scontro con l’Ue ma che deve fare i conti con i mercati, i veri arbitri del futuro economi-
- 11 -
co dell’Italia. Lo spread alto peggiora il rapporto debito/ pil con rovinose ricadute sull’economia reale, complementare di quella finanziaria: rende più oneroso il credito al settore privato, peggiora le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni che detengono oltre il 45% del debito pubblico. E con i rialzi dello spread famiglie più povere con ricchezze erose per circa 145 miliardi di euro. Per Bankitalia sono ottimistiche le previsioni di crescita: l’accelerazione del Pil “presuppone moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati” (investimenti) che non sono certo il “reddito di cittadinanza” e “quota 100 per le pensioni”, le due proposte bandiera del governo gialloverde. L’effettivo impatto sul Pil e quindi sul debito “dipenderà dalle misure specifiche e dalla fiducia degli investitori”. Un appello alla buona politica per scongiurare una crisi di liquidità sul debito. Non servono “capitani coraggiosi” e “avvocati del popolo”: serve un’assunzione di responsabilità per le future generazioni. È in gioco la credibilità del “governo del cambiamento”, ma soprattutto l’affidabilità del Paese. Scendere in fretta dal Titanic. Buona fortuna, Italia!
Editoria Francesco Saverio Vetere Segretario generale USPI
Il ruolo della stampa locale
N
ella sala “Caduti di Nassiriya” del Senato della Repubblica, si è svolto il 21 Novembre scorso un interessante dibattito con la partecipazione di Parlamentari ed autorevoli esponenti del mondo del giornalismo e dell’editoria sulle funzioni della stampa. Tra i relatori, l’Avv. Francesco Saverio Vetere, Segretario Generale dell’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI) del quale riportiamo l’applaudito intervento:
Un significativo momento dell’importante incontro istituzionale a Palazzo Madama che ha suscitato vasta e favorevole eco.
«Prima dell’Unità d’Italia non c’ era l’editoria che conosciamo adesso. Il primo, grande, vero giornale italiano è il Secolo di Milano di Edoardo Sonzogno, che viene creato sul principio della cronaca locale. Sonzogno prese i suoi redattori, e ne aveva assunti tanti, e lì guinzagliò per tutta la città, nelle piazze, negli ospedali per fare la cronaca locale. L’editoria e il giornalismo italiano nascono con la cronaca locale. Per capire cosa fossero gli editori in quel periodo, ma soprattutto i Sonzogno, voglio ricordare l’episodio del fratello di Edoardo, Raffaele Sonzogno, che andò con un mulo al seguito del generale Cadorna e non appena i piemontesi entrano a Roma, con la breccia di Porta Pia, il giorno dopo fece uscire il primo giornale romano: La Capitale. Nel 1876, dieci anni dopo
rispetto al Secolo, nasce il Corriere della Sera, sullo stesso principio seppure con una linea politica di destra. Il Corriere fu un giornale molto fortunato perché tre mesi dopo la nascita, il governo di destra cadde e arrivò al potere la sinistra storica, quindi il Corriere si trovò all’opposizione e questo ne fece una grande fortuna. In quel periodo nascono il Mattino, La Stampa (1895), il Giornale d’Italia (1901). E’ il periodo d’oro della stampa italiana, perché non c’erano altri mezzi di comunicazione. Il primo giornale radio è del 1930. Ma si evidenziano subito i problemi degli assetti proprietari, della trasparenza, dell’ editore puro e dell’ editore non puro, perché tra il 1892 e il 1894 ci fu lo scandalo della Banca Romana.
In quel periodo nasce anche tutto il settore dell’ editoria diocesana, cioè i giornali locali settimanali editi dalle diocesi che fanno informazione locale. Il problema della trasparenza degli assetti proprietari e il problema del rapporto difficile tra i governi e i giornali è sempre stato in Italia all’ordine del giorno. Anche perché i contributi – che adesso sono pubblici e ufficiali – in quel periodo storico venivano dati sottobanco dal Ministero dell’ interno e non c’ era una legge che obbligava a rilevare chi fossero i proprietari dei giornali. Non c’era nulla di certo, tranne l’ editoria locale di informazione territoriale che nasce, per sua stessa natura, come editoria pura cioè finalizzata solo a vendere copie e pubblicità. Questo stato di cose si è ri-
- 13 -
solto, naturalmente, con il fascismo: era chiaro soprattutto a Mussolini chi fossero i proprietari dei giornali. Mussolini prese atto, anche perché lui era un giornalista, della necessità di dare un ordine alla professione. Fece naturalmente a modo suo, ma creò istituti che ancora esistono: l’ente di previdenza dei giornalisti e l’albo dei giornali e dei giornalisti. Nel 1944 al loro arrivo, gli alleati volevano abolire l’albo dei giornalisti, ma fu la Federazione della stampa – appena ricostituita – a dire assolutamente di no, perché l’albo generava certezza dal punto di vista dello sviluppo e delle tutele della professione. Dobbiamo stare molto attenti anche quando critichiamo l’attuale governo. Sono entrato la prima volta a Palazzo Chigi a luglio del 1996 e da quel momento in poi non ho smesso mai di combattere perché tutti i governi succedutisi nel tempo hanno messo in discussione i contributi all’ editoria e l’assetto del sistema. E ogni volta, in questi ventidue anni, venivano creati tavoli di settore, conferenze stampa di mobilitazione giornalistica, si gridava ad un attacco alla libertà di stampa. Vi ricordate cosa avvenne con Berlusconi o con il governo Prodi che voleva sostituire le agevolazioni postali con contributi diretti a posteriori agli editori?
Editoria
Tutto quello che sta succedendo adesso non è niente nuovo. Questo non vuol dire che dobbiamo essere meno preoccupati, ma ricordiamo che, quando si parla di libertà di stampa e di contributi all’editoria, questi ultimi sono riservati a circa centocinquanta giornali, mentre in Italia le testate sono più di seimila. La stragrande maggioranza dei giornali italiani, soprattutto quelli locali, non prende una lira da nessuna parte. Un esempio virtuoso viene dai giornali digitali. In Italia abbiamo fatto una terrificante fatica a capire che il giornale digitale deve essere considerato alla stregua del giornale cartaceo. C’è voluta la legge 198 del 2016 per dare una definizione di cosa è un “quotidiano on line” e farlo entrare nel sistema, perché nessuno ci aveva minimamente pensato. A patto che abbia, come dice la legge 416/81, chiarezza e trasparenza degli assetti proprietari. Un ritardo imbarazzante rispetto agli altri Paesi. Facciamo un esempio: i giornali cartacei scontano l’IVA al 4%; i giornali digitali fino all’ anno scorso, cioè finché l’USPI non ha vinto la battaglia con l’Agenzia delle entrate, scontavano l’IVA al 22%. Il vero problema è che non abbiamo una chiara comprensione di come dobbiamo
tutelare la nostra stampa, perché per far bene creiamo delle nicchie che si oppongono a portare avanti la linea della libertà di stampa e portano avanti loro i privilegi. Il vecchio contributo all’editoria è stato smontato nel 2016. In quell’anno è stata emanata una nuova legge per l’editoria che adesso questo governo vorrebbe disfare un’altra volta per rimetterne su un’altra ancora. Le norme del 2016 non sono mai entrate in vigore, per cui non sappiamo quanto beneficio potrebbero portare, ma la legge 198 del 2016 ha imposto ai quotidiani on line lo stesso numero di dipendenti rispetto ai quotidiani cartacei (che, anche quando sono piccoli, fatturano dieci volte di più rispetto ai giornali on line): questo vuol dire escludere tutta la coda lunga degli on line dai contributi pubblici.
e adesso siamo arrivati a due milioni e duecento mila copie vendute dichiarate al giorno, mentre in realtà, se lasciamo perdere gli omaggi e le vendite in blocco, siamo a circa un milione e seicento mila copie di quotidiani vendute al giorno. Di questa stampa generalista sta già facendo giustizia il mercato. L’unica stampa che cresce è la stampa locale, la stampa veramente utile, quella della tradizione italiana, la stampa di cronaca nella quale il giornalismo è veramente giornalismo, in Italia come in tutti gli altri Paesi del mondo».
Con i governi si dialoga. Probabilmente il nuovo governo non ha approfondito alcune questioni al punto giusto, ma bisogna evitare di mettere in pericolo continuamente quelli che sono i presupposti, perché le leggi ci sono e sono buone. Vanno soltanto attuate e bisognerebbe prendere esempio dalla stampa virtuosa come quella del Vomere. Per i quotidiani cartacei, siamo passati da sei milioni di copie (gonfiate) gradualmente a tre milioni di copie - 14 -
abry G7G CENTRO GOMME CRESPI S.A.S. lun-ven 8.00-12.00 / 14.00-19.00 sabato 8.00 - 12.00 Corso Italia, 25 21052 Busto Arsizio (VA) tel. 0331.633.589 fax 0331.653.182 centrogommecrespi@gmail.com
☞ Volgarità Di Maio contro i giornalisti. Al peggio non c’è mai fine. ☞ Di Battista dal Nicaragua. Messaggi in codice. ☞ Demolizione Ville Casanova. Uno spettacolare show politico. ☞ Presidente Conte. Se ci sei, batti un colpo! ☞ Manovra economica italiana. Preghiamo S. Rita, la santa dell’impossibile. ☞ PD: aumentano i candidati alla segreteria. Ma diminuiscono i consensi. ☞ Liberi e uguali. Eclissi totale. ☞ Forza Italia al governo? Non è proibito sognare. ☞ Salvini e l’Europa. Che c’entra Babbo Natale? ☞ Giorgia Meloni ai Fratelli d’Italia. Credere e obbedire. ☞ Di Maio è nero. Lavoratori in nero nell’azienda paterna. ☞ Movimento 5 Stelle e Lega. Come una battaglia navale. ☞ Il declino di Renzi. Da rottamatore a rottamato. ☞ Imprenditori in piazza per Sì Tav. Torino docet. ☞ Nominati i vertici giornalisti RAI. O meglio: lottizzati tra i partiti di Governo.
Eventi Servizio di Busto Domani
I
Busto Arsizio e Alassio ricordano Dell’Acqua
n una splendida giornata d’Ottobre (era il 19) illuminata da un sole che brillava anche sulle costruzioni del litorale, si è svolta la cerimonia per affrancare sul Muretto di Alassio un’artistica ceramica a ricordo di Enrico Dell’Acqua, il pioniere dell’esportazione italiana. L’evento è stato promosso dall’omonima associazione per celebrare la leggendaria figura dell’imprenditore di Busto Arsizio che ha aperto le vie del commercio internazionale. E in una fase storica che registra turbolenze sui mercati alimentati dall’applicazione di dazi che minano la libera concorrenza, l’intuizione di Enrico Dell’Acqua assume un valore straordinario. È emerso anche nei preliminari dell’incontro alassino che ha registrato una qualificata partecipazione e positive valutazioni non solo per i cordiali rapporti che, da tempo, uniscono le due città. La delegazione bustocca, guidata dal Sindaco Antonelli, annoverava i Consiglieri Comunali Tallarida e Pinciroli e il Funzionario Scianna mentre l’Associazione era rappresentata da Sergio Colombo e dal pronipote di Enrico Dell’Acqua, Valentino Corradi Dell’Acqua. Particolarmente apprezzata l’attenzione del Sindaco di Alassio Marco Melgrati che ha sottolineato come “il Muretto è oggi un monumento universalmente riconosciuto che
L’artistica ceramica è stata realizzata dalla ditta G. G. Arte Ceramica di Pegli. Fotocronaca della cerimonia nella pagina successiva.
negli anni ha raccolto le firme dei più grandi artisti, uomini di spettacolo, sport e cultura che la storia ricordi. Nel tempo l’amministrazione comunale ha inteso dedicare una parte del prestigioso Muretto a quelle personalità che si sono distinte nella vita quali esempi di rettitudine, imprenditorialità, lungimiranza. Quando ho incontrato i rappresentanti dell’associazione intitolata alla memoria di Enrico Dell’Acqua - ha evidenziato il Sindaco - ho voluto approfondire la conoscenza di quest’uomo. Mi ha impressionato leggere parole come indagini di mercato, esportazione internazionale nella seconda metà dell’ottocento e sono onorato di poter vantare la piastrella di tale innovatore sul nostro Muretto, felice, così facendo, di farne rivivere la figura, le idee, le azioni: un esempio ancora oggi per molti”.
Non un ricordo genericamente rievocativo ma un significativo approfondimento condiviso dal Sindaco Emanuele Antonelli che ha evidenziato come “Enrico Dell’Acqua un secolo prima immaginò quello che nessuno aveva previsto di fare e cioè produrre le nostre eccellenze non fuori dalla porta di casa, ma dall’altra parte del mondo. Come disse l’ex ministro Francesco Forte partecipando a un convegno organizzato nel 2010 a Busto Arsizio, Dell’Acqua inventò il Made by Italy e cioè la capacità produttiva della regione d’origine con la sensazione del consumatore di acquistare sì un prodotto italiano, ma anche della sua nazione: insegnamenti di grande attualità oggi!”. Così ha concluso il Sindaco Antonelli: “Non posso, quindi, che ringraziare a nome di tutta la Città il Sindaco di Alassio per la di-
- 15 -
sponibilità dimostrata ad accogliere la piastrella con il nostro illustre concittadino al centro della città, nel simbolo della città: il muretto. E grazie anche all’Associazione Enrico Dell’Acqua e ai suoi infaticabili sostenitori per aver portato avanti l’idea. Alassio mi piace perché è la città della nostra colonia “sorriso dei bimbi” oggi più che mai centro aggregatore del turismo sostenibile, attento anche a coloro che risultano meno fortunati. Questo ulteriore motivo d’unione fra le due città mi auguro non sia solo formale, ma serva a rinsaldare i sentimenti di amicizia e collaborazione”. Lo scoprimento della ceramica posizionata sul muretto nei pressi dello storico Caffè Roma effettuato dai due Sindaci è stato un momento di sincera commozione e intensa partecipazione. Una cerimonia, ha commentato il pronipote di Dell’Acqua, che ha entusiasmato per l’alto significato e che va annoverata tra le più prestigiose iniziative. L’alto valore turistico della città ligure che annualmente richiama turisti e operatori dall’estero, rappresenta un’ulteriore e stimolante motivazione per avviare incontri con al centro – ad esempio – le prospettive dell’export. Le città di Alassio e Busto Arsizio, oltre all’Associazione Dell’Acqua, hanno così ricordato un personaggio che è stato protagonista della storia economica italiana.
- 16 -
Eventi Lara Lualdi Addetta stampa Progetto Pollicino
10 anni di Pollicino
C
orreva l’anno 2008 quando, a seguito di lungo impegno, prese vita l’idea di una nuova Comunità per minori sul territorio di Busto Arsizio: il Progetto Pollicino Onlus. Da allora, Pollicino è cresciuto, cambiato, ma sempre con lo stesso obiettivo: aiutare i bambini che vivono in situazioni di disagio. E nel corso del 2018 questo obiettivo ha assunto una nuova forma: “La Chiave d’Oro”. Si tratta di una comunità dalle caratteristiche innovative in cui i bambini vengono accolti dall’uscita della scuola fino a dopo cena, quando fanno rientro nella loro casa. All’ufficiale inaugurazione della struttura avvenuta il 10 Novembre scorso, insieme all’Assessore all’Inclusione Sociale Miriam Arabini, in molti hanno preso parte facendo sentire il proprio supporto alla nuova Comunità. Abbiamo chiesto ai Responsabili Elena Ballarati – Presidente, Alessandra Milani - Responsabile Educativa e Luigi Baggio - Responsabile per la Genitorialità, di illustrarci questo progetto: Come è cambiato Pollicino in questi dieci anni? Nel 2008 la Cooperativa ha dato avvio ad una comunità per minori di età compresa tra 6 e 10 anni ubicata in un appartamento nel cuore di Busto Arsizio. I bambini accolti provengono da un contesto familiare profonda-
Da sinistra, la coordinatrice de “La Chiave d’Oro” Serafina Solimeno, e i Responsabili Elena Ballarati, Luigi Baggio, Alessandra Milani e l’educatrice Valentina Moneta.
mente disagiato e per questo motivo, attraverso un provvedimento del Tribunale per i Minorenni, sono temporaneamente allontanati dal nucleo di origine e inseriti in una casa d’accoglienza dove, insieme agli educatori, hanno la possibilità di rielaborare i loro vissuti e ricostruire, quando possibile, il legame con i loro familiari. A distanza di due anni, considerata l’elevata richiesta da parte dei Servizi Sociali non solo del territorio, Progetto Pollicino ha esteso il suo intervento anche ai bimbi tra 0 e 6 anni. I piccoli ospiti sono accolti in una casa situata alla periferia di Busto Arsizio. Un ambiente colorato e confortevole, dove tutto è a misura di bambino: dalle stanze giochi alle camerette. A distanza di 10 anni dalla fondazione della Cooperativa, è stata recente-
mente inaugurata una nuova sede: “La Chiave d’Oro”, una comunità diurna operativa dal lunedì al venerdì. La struttura è ampia e luminosa, e ogni ambiente è stato progettato per soddisfare le differenti esigenze di ogni bambino: una sala dedicata ad attività di laboratorio creativo, una stanza dove i bambini possono svolgere i loro compiti scolastici e studiare, uno spazio dove dar loro la possibilità di rilassarsi con la lettura di un libro o semplicemente guardando un film o un cartone animato e infine una sala da pranzo dove condividere pensieri e imparare a raccontarsi. Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto ad aprire “La Chiave d’Oro”? Nel corso della nostra esperienza abbiamo potuto con-
- 17 -
statare quanto sia importante, nel lavoro con i bambini, occuparsi anche dei genitori, della loro sofferenza e del loro malessere. La Chiave d’Oro si pone come obiettivo quello di lavorare anche con le figure parentali in modo da poter prevenire l’allontanamento dei bambini dalle loro famiglie. Un obiettivo forse un po’ ambizioso, ma in cui crediamo e per cui ci impegniamo ogni giorno. È importante che i genitori vengano accolti insieme alle loro paure e preoccupazioni, che vengano ascoltati e coinvolti nel percorso con i loro bambini attraverso la partecipazione, all’interno della comunità leggera, a gruppi di parola strutturati e coordinati da professionisti e ad attività ludico-ricreative ed educative. La Chiave d’Oro si propone inoltre di offrire la possibilità ai bambini ospiti di fare esperienze nuove e scoperte stimolanti, che probabilmente non hanno avuto modo di sperimentare in precedenza. Come mai questo nome? A Pollicino piacciono le favole, e non è stato difficile trovarne una nuova che potesse dare nome alla comunità diurna e rappresentare il nuovo progetto. Si tratta di una favola dei Fratelli Grimm che narra la storia di un bambino che trova una piccola scatola di ferro e, con fatica, riesce a recuperarne la chiave che apre la serratura. La sto-
Eventi
ria si conclude senza un vero e proprio finale, lasciando all’immaginazione del lettore il contenuto dello scrigno. È proprio questo che vogliamo trasmettere ai bambini ed ai loro genitori: ognuno di noi ha un tesoro che aspetta solo di essere portato alla luce; a volte è nascosto così profondamente che nemmeno sappiamo di averlo. Il nostro compito è aiutare i bambini e le loro famiglie a cercare la chiave per scoprire così il proprio tesoro. I prossimi progetti di Pollicino? Progetto Pollicino vorrebbe crescere ancora, e realizzare tante altre iniziative: presso la sede di Viale Cadorna è già attivo il servizio di Coordinazione Genitoriale, in cui un professionista accompagna i genitori, in fase di separazione altamente conflittuale, a prendere e mantenere nel tempo decisioni nell’interesse dei figli. Ancora da concretizzare è la realizzazione di un percorso formativo rivolto ai docenti delle scuole elementari che possa fornire indicazioni e strategie di intervento da mettere in atto con quei bambini che vivono una situazione di disagio comportamentale riuscendo così a condurre al meglio la gestione dell’intera classe di alunni. Auguriamo a Pollicino di poter proseguire il suo cammino con l’aiuto e il sostegno di tutte le persone che fino ad oggi lo hanno accompagnato!
PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO Luca Spada, Presidente e A.D. di Eolo Spa, azienda di telecomunicazioni con sede a Busto Arsizio, è stato premiato da SDA Bocconi School of Management come Best Performer From steady to ready nell’ambito telco, un riconoscimento assegnato in collaborazione con J.P. Morgan Private Bank, PwC, Thomson Reuters e Gruppo 24 Ore.
Due domande a Luca Spada (sul prossimo numero, Busto Domani ospiterà un ampio servizio sullo straordinario sviluppo di Eolo): - Qual è il suo rapporto con il territorio? Sono molto legato al mio territorio, nel varesotto sono nato, continuo ad abitare e qui, a Busto Arsizio ho costruito la mia azienda e iniziato a realizzare il mio sogno. Questo sogno era anche un’esigenza nata dalla reale necessità di un ragazzo appassionato di tecnologia. È stato proprio durante i miei pomeriggi da adolescente, passati a trascrivere pagine intere di linguaggio basic e a trafficare con i primi modem, che è nata l’idea che oggi corrisponde alla mission di EOLO: portare internet dove gli altri non arrivano, abilitando quelle zone del nostro paese che hanno un potenziale umano incredibile e che possono trovare nella tecnologia un ottimo acceleratore. Qui a Busto ho trovato competenze e collaboratori ideali per sviluppare la mia idea di business e continuare a crescere. Sono molto grato a questo territorio e credo sia importante continuare ad investire in strutture e risorse, in un’ottica di restituzione verso questa terra: con questo obiettivo abbiamo inaugurato a maggio scorso il nuovo campus ed headquarter e continuiamo ad investire in programmi di formazione e assunzione con il nostro EOLO Factory. Un programma di corsi, finalizzati all’inserimento in azienda dei partecipanti che ci porterà nel prossimo anno a raggiungere i 500 dipendenti. - Un personaggio che l’ha ispirata nel suo percorso? Adriano Olivetti è sicuramente una figura di riferimento per me e il suo pensiero dovrebbe a mio parere guidare tutti gli imprenditori nell’immaginare la propria attività e la strategia di sviluppo della stessa. Tra le citazioni di questo imprenditore illuminato che preferisco: “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.”. Un vero e proprio riferimento per sviluppare la propria idea di azienda, come luogo privilegiato dove incubare e fare crescere le competenze dell’uomo e della società.
- 18 -
Sport Laura Vignati Docente Liceo Scientifico Statale A. Tosi
Stoccate in biancoblu
È
stato battezzato “Stoccate in bianco blu” il libro che ricostruisce la nascita e l’evoluzione di una società che a Busto Arsizio ha dato davvero tanto. Ha regalato alla città medaglie olimpioniche e ha saputo tenere alto il nome della città non solo in tutt’Italia, ma anche in Europa e persino nel mondo. Centotrentasette anni che hanno costellato successi e che il maestro Giancarlo Toran ha voluto celebrare firmando di suo pugno un libro. Così, in oltre cento pagine, si riannoda il filo dei ricordi e si ricostruiscono le cinque fasi che hanno scandito la storia della scherma a Busto Arsizio. La prima racconta quel che si sa o si è scoperto dalle origini, nel 1881, fino alla seconda guerra mondiale. La seconda prende il via dalla rinascita nel 1952 e snocciola un periodo ricco di risultati e si conclude con la crisi del 1967. La terza che vede prima la presidenza di Enrico Mirelli e poi di Cesare Vago, termina con l’arrivo di Giancarlo Toran al posto di Carlo Carnevali. La quarta va dal 1980 e giunge alla medaglia olimpica di Daniele Crosta a Sydney nel 2000. La quinta parte prosegue fino a toccare i giorni nostri con la nuova sala di scherma e la nascita del museo, due strutture che hanno rafforzato la notorietà internazionale della Pro Pa-
della storia recente della Pro Patria. Dopo Andrea Felli, il testimone a livello giovanile è passato a Daniele Crosta e Matteo Cazzani e sul finire degli anni Novanta ad Anna Giacometti.
Il Maestro Toran racconta l’affascinante storia della Pro Patria Scherma, una società che onora la città. A pag. 20 il ricordo del Presidentissimo Cesare Vago.
tria. Già il museo. Inaugurato sei anni fa, il museo è un vero e proprio gioiello di attività sportive e culturali. Uno scrigno della genesi della scherma. Con la sala d’armi costituisce l’Agorà di questo sport, un esempio unico che non ha precedenti in Italia. Così pagina dopo pagina si sfoglia la vita di una grande società, animata dal vero spirito sportivo. Come sottolinea il maestro Toran nell’introduzione: «La passione sportiva degli schermidori bustesi è sempre stata il naturale complemento del valore educativo che dirigenti e maestri hanno posto a fondamento del loro impegno per sostenere l’attività. I risultati sono un’ottima cosa, ma sono e devono essere la naturale conseguenza dell’impegno di tutti in un’atmosfera sana e cordiale, familiare e
accogliente, aperta al nuovo e sempre rispettosa degli individui. Non tutti possono diventare campioni, ma confidiamo che la scherma possa aiutarli a divenire uomini e donne migliori, per se stessi e per gli altri». Presieduta da Cesare Vago, la società è allenata da due grandi maestri: a dare manforte al già citato Toran c’è Marco Malvezzi, altro nome importante tra il ventaglio di allenatori italiani. Non si può passare sotto silenzio il nome di atleti come Andrea Felli, cui tra l’altro è dedicata l’attuale sala di via Galvani. Scomparso prematuramente nel 1997 a soli 34 anni, Andrea Felli è stato un campione della scherma, atleta di punta degli anni Ottanta, un nazionale che ha segnato con le sue vittorie una buona parte
- 19 -
I risultati non si sono mai fatti attendere per il sodalizio bustocco. A snocciolarli è nientemeno che il presidente Coni Giovanni Malagò intervenuto nel testo: «Titoli mondiali e giovanili nel fioretto, vinti da Matteo Cazzani, Marta Cammilletti e Daniele Crosta, che farà parte della squadra medaglia di bronzo ai giochi olimpici di Sydney 2000, poi i mondiali militari di Carlo Pensa, Daniele Crosta, Marta Cammilletti, Carolina Erba, Serena Lualdi, due mondiali assoluti a squadre di fioretto con Anna Giacometti». Concludono il testo foto significative, in bianco e nero e a colori che segnano le tappe importanti della storia della società bustese. «Una storia che è un susseguirsi di attimi, di emozioni, di giorni che passano – spiega il presidente della Federazione italiana scherma Giorgio Scarso – La quotidianità di una società di scherma è fatta di pedane, allenamenti, lavoro di segreteria, riunioni, viaggi, gare, successi e delusioni. Ma soprattutto passione. È proprio la passione il binario su cui si muove la storia della Pro Patria di Busto Arsizio».
Sport
Ecco le farmacie che omaggiano una copia di
Grazie Cesare! Potremmo affermare che la recente storia della scherma locale si identifica in Cesare Vago, bustocco doc, appassionato e brillante sportivo d’altri tempi, imprenditore tessile di successo. «È sempre stato tra i primi quando si trattava di aiutare, sostenere, incoraggiare materialmente studenti e scrittori, enti benefici, iniziative culturali e sportive», spiega il maestro Giancarlo Toran.
Busto Domani il bimestrale della Tua città!
Già vicepresidente della Cestistica Antoniana, sostenitore del gruppo ciclistico Serenità, dell’associazione società sportive bustesi di cui è presidente onorario dopo essere stato al vertice del Panathlon La Malpensa e della Polisportiva Busto 81. Stella d’argento al merito sportivo del Coni (1997), presto sarà insignito dell’Elsa d’Oro, la massima onorificenza della Federazione italiana scherma.
Beata Giuliana – Via Q. Sella 126 Carmellino – C.so XX Settembre 1 Consolaro – Via Magenta 58 Di Borsano – V.le Ricordanze 22 Del Corso – C.so Italia 72 Bossi – P.za XXV Aprile 7 Paroni – Via per Lonate Pozzolo 33 Borellini – Via Mameli 27 Mazzucchelli – Via Cavallotti 4 Perina – Via Dante 2 S. Giovanni – P.za S. Giovanni 5 S. Anna – Via Comerio 1 Serventi – P.za Manzoni 2 S.S. Apostoli – Via Genova 20 Tre Ponti – V.le Cadorna 31 Pizzoli – V.le Alfieri 5 Agesp – V.le Rimembranze 27 Agesp – Via P.R. Giuliani 10 Agesp – L.go Giardino 7 Agesp – V.le Boccaccio 83
Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il “Giancarlo Castiglioni” nel 1994, la “Fiamma” Panathlon, il “Bustese dell’anno” nel 1998, il premio alla memoria di Ernesto Chierichetti nel 2011 e “Stelio Villani 2012” conferitogli dalla società del giardino di Milano quale miglior dirigente. Una colonna portante dello sport bustocco al quale continua dedicare entusiasmo ed energia in una disciplina che è maestra di vita per le giovani generazioni. Protagonista del mondo imprenditoriale bustocco, è stato proclamato, nel 2004, “cittadino benemerito” di Busto Arsizio, un prestigioso riconoscimento. Un personaggio inimitabile per passione, altruismo, generosità e competenza! Grazie Cesare e un forte abbraccio. (S.C.)
- 20 -
Educazione Sanitaria Sergio Colombo Presidente Associazione Enrico Dell’Acqua
I giovani, la scuola e la sanità
M
olte le motivazioni al Progetto di Educazione Sanitaria programmato per il quarto anno consecutivo dall’Associazione Enrico Dell’Acqua in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese. Qualche considerazione. Nel 2017, nei 139 Comuni della nostra provincia sono stati spesi 1miliardo e 152milioni di euro per il gioco d’azzardo. Un dato pari al fatturato annuo del gruppo Versace nel mercato mondiale della moda. A questi numeri bisogna aggiungere il gioco online che è in grande aumento ma difficilmente tracciabile. Inoltre, basti pensare che il distanziometro, cioè la misura che le Regioni e i Comuni hanno messo in campo per proteggere luoghi sensibili come scuole, chiese e ospedali, non si è rivelato uno strumento efficace per contrastare la dipendenza dal gioco. Un’altra, nel nostro paese è quella del fumo con oltre 10milioni di persone (dati Istat) nonostante la campagna nazionale di prevenzione oncologica. Al secondo posto l’alcool con 8milioni e i social network che, secondo i dati di telefono azzurro, le persone vittime di questa dipendenza, sono oltre 6milioni. Da sottolineare che il 98% degli adolescenti ha uno smartphone di ultima generazione e il 50% possiede anche un tablet.
Nella pagina seguente la composizione specialistica dell’equipe, gli argomenti in esame e le prime adesioni degli Istituti dell’area.
In evidenza alcool e droga che procurano effetti devastanti sulla salute perché causano gravi anomalie nel funzionamento neuro-psichico dell’individuo e che incidono, anche in termini economici, sul servizio sanitario nazionale. Merita quindi di essere sottolineato che al progetto 2018-2019, patrocinato da importanti Enti pubblici e privati, hanno aderito 20 Istituti comprensivi (2 in più rispetto allo scorso anno) di Busto Arsizio, Gallarate e Valle Olona. Ed è la conferma di come l’iniziativa, istituzionalizzata dall’Equipe composta da 12 tra medici e professionisti, trovi ampia adesione nel mondo della scuola. Con la “settimana della sicurezza” introdotta a livello ministeriale, è stato completato
l’articolato approfondimento che comprende anche l’alimentazione, la sessualità e il primo soccorso. Il coinvolgimento di circa 6000 studenti con 105 lezioni per oltre 200 ore, evidenzia l’alto livello del progetto grazie ai medici-relatori che in presa diretta verificano le richieste del mondo giovanile bisognoso di aiuto. Il richiamo – ad esempio – ai genitori per controllare il (pericoloso) sistema digitale, è un mezzo anche se di impegnativa applicazione che sarà sperimentato all’Istituto Crespi della nostra città Giovedì 21 Febbraio 2019 sul tema: “ragazzi e nuove tecnologie: spazio al progresso ma attenzione agli eccessi”. Infatti, è dalla scuola che deve iniziare il processo riformatore per porre al centro delle re-
- 21 -
lazioni interpersonali il bene comune che la nostra società pare abbia dimenticato. Infine, lo scorso anno è stato avviato, in collaborazione con il Parco Alto Milanese, una ricognizione del settore ambientale con il ricordo del monito dell’astrofisico Adam Frank “tutti devono prendere in seria considerazione che la terra ha risorse sempre più limitate per il fabbisogno della popolazione che nel 2050 potrebbe contare 10miliardi di persone con esigenze energetiche crescenti”. L’umanità dovrà impegnarsi a diffondere una nuova cultura per salvaguardare il futuro generazionale. Ed è significativo che l’Istituto G. Cardano di Gallarate abbia assegnato nei giorni scorsi all’Associazione Dell’Acqua una targa-ricordo per il contributo fornito con il “Progetto di Educazione-Sanitaria-Ambientale”. Un riconoscimento che apre ulteriori prospettive collaborative.
Educazione Sanitaria
L’èquipe, gli argomenti, le adesioni Sessualità consapevole dei rischi Severino Caprioli Già primario Medicina II Ospedale di Busto A.
Mondo Digitale Anna Restelli Già dirigente scolastico e docente in corsi di formazione
Istituti comprensivi: le prime adesioni Busto Arsizio Giovanni Bertacchi Daniele Crespi Edmondo De Amicis Galileo Galilei Gian Alberto Bossi
L’alimentazione nei ragazzi Roberto Giorgetti Primario emerito pediatrico Ospedale di Busto A.
Il Primo Soccorso Adelio Colombo Già medico di base
Contro il Fumo Giorgio Reguzzoni Specialista in oncologia
Crescere, che fatica! Luigi Baggio Psicologo e Psicoterapeuta
Castellanza
Alcool e Droghe Davide Uccellini Responsabile S.S. Neurologia Neuro-fisiologia P.O. “La Galmarini” Tradate
Ambiente Angelo Dal Lago Esperto di tematiche ambientali
Valle Olona
Nuove tecnologie Rossella Semplici Psicologa clinica
Gioco d’Azzardo Silvia Testi Psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione ElasticaMente
Gallarate
Collaboratore Scientifico Prof. Liborio Serafini Già V. Primario Pediatrico Ospedale di Busto A.
Gioco d’Azzardo Caterina Laini Psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione ElasticaMente
- 22 -
San Giulio Alessandro Manzoni
Scuola Secondaria di Fagnano O.
Dante Alighieri Edmondo De Amicis Figli di Betlem Giovanni Falcone Gerolamo Cardano Maria Montessori (Cardano) Alessandro Manzoni (Samarate) L. Da Vinci (Somma L.) Galileo Galilei (Tradate) G. Ungaretti (Sesto C.)
Storia Locale Giuseppe Magini Architetto e studioso di storia locale
Il Seprio dai Comuni alla Signoria
G
ià con la pace di Costanza (1183) e il trattato di Reggio (1185) era incominciata una nuova storia e ogni autonomia territoriale della ‘campagna milanese’ era di fatto scomparsa Il contado del Seprio, privato di buona parte dei suoi territori e quindi delle proprie risorse economiche, era passato nei fatti sotto la giurisdizione di Milano. Doveva essere comunque ancora considerata una localizzazione strategica poiché dopo quelle date si restaurarono le mura di Castelseprio e vi si predisposero nuove opere di difesa. Fu comunque solo uno sprazzo perchè tornata politicamente autonoma, Castelseprio si legò ai Torriani, divenuti nel 1266 signori del Seprio e finì – come vedremo in seguito – per essere travolta nel 1287 con la loro sconfitta da parte di Ottone Visconti. Io considererei conclusa – a quest’ultima data – la storia indipendente del contado del Seprio, di fatto definitivamente entrato nell’orbita di Milano, anche se narrerò la distruzione del castrum.
GOVERNA MILANO Milano, che dapprima aveva reso vassalli i contadi ad essa limitrofi, ora li annette direttamente e – per quanto l’amministrazione della giustizia venga diversificata dagli statuti del 1211 – tuttavia chi
Uno splendido panorama visibile tra Lonate Pozzolo e Tornavento.
governa il Seprio – come gli altri contadi – è sempre Milano, sicchè il nome di ‘contado’ – in senso stretto – rimane una “imago sine re”. È Milano che vi manda i suoi vicari, o è il signore che li nomina. Perché anche qui troveremo un governo signorile: nel 1266 Francesco della Torre è signore del Seprio, come nel 1270 lo è della Burgaria. Nel 1311 signore del Seprio è Lodrisio, nel 1329 è Marco e finalmente nel 1355 lo è Gian Galeazzo, che nominerà per il Seprio due vicari (sembrerebbe uno a Varese e uno a Gallarate) e due per la Burgaria (uno a Magenta e uno a Saronno). Verso il 1370 il Seprio come la Martesana e la Bazana vengono riordinati giuridicamente da Gian Galeazzo, che vi stabilisce dei capitanati. Breve risurrezione del passato fu la rivoluzione del
1224 fatta a Milano dai valvassori e capitani del Seprio, che elessero per capo Obizzone della Pusterla. Il capoluogo del Seprio cadde però definitivamente per opera di Ottone Visconti e col capoluogo venne cancellata anche la memoria del contado. Sotto il regno di Enrico IV e di Enrico V di Franconia, imperatori del Sacro Romano Impero, il papato si era già levato contro l’autorità imperiale, strappandole gran parte di quell’aureola sulla quale essa fondava il suo prestigio e rivendicando a sé la funzione di suprema guida dell’Europa cristiana. Alla morte di Enrico V (1125), che non aveva eredi diretti, il principio barbarico dell’elezione del sovrano al posto della successione ereditaria in attuazione da tempo risorse e due partiti si affrontarono nella nobiltà
- 23 -
germanica, presentando un proprio candidato alla corona: il partito capeggiato dai duchi di Baviera o Welfen (da cui l’italiano ‘guelfi’) e il partito capeggiato dalla casa degli Hoenstaufen, duchi di Svevia, signori del castello di Weiblingen (da cui la parola ‘ghibellini’). In seguito però la lotta tra questi due partiti assunse le sembianze del conflitto tra l’autorità dell’impero e quella della Chiesa e nel XIII secolo questa lotta passò in Italia. I ghibellini sostenevano sostanzialmente la supremazia dell’impero sulla Chiesa, mentre i guelfi erano favorevoli ad una politica di accordo con i pontefici. Non sempre comunque – per diverse ragioni – i rappresentanti delle alte gerarchie ecclesiastiche erano guelfi. Mentre col fiorire del feudalesimo era prevalso nel territorio milanese il massimo decentramento di fronte alla metropoli, col sopravvenire della potenza comunale si tornò al concetto romano della differenza tra “cives” e “rustici”, riducendo la campagna ad una dipendenza pura della città, in condizioni quasi servili. Fu giocoforza pertanto che in seguito il Seprio venisse coinvolto nelle lotte per il controllo di Milano che vedevano primarie protagoniste le famiglie dei Visconti, ghibellini e dei Torriani, guel-
Storia Locale
fi e perdesse anzitutto ogni controllo sulla Burgària. Tra le rovine di Castelseprio che la boscaglia ben presto ricoprì, rimasero solo le chiese, destinate peraltro anch’esse ad una lenta, ma sicura rovina. La comunità, espulsa nel 1287, sopravvisse migrando nella vicina piana dove sorgevano villaggi satellite quali Vico Seprio e Carnago. Nel 1497 le monache di Torba si trasferirono definitivamente a Tradate.
LE DUE VIE I resti di Castelseprio dimostrano un grande sviluppo della prosperità del “vicus” nei secoli della sua vita, dovuta in buona parte – oltre che alla sua storia – alla sua posizione, la quale – come ho già detto in apertura di questa ‘Storia del Seprio’ - era sull’incrocio di due vie: la prima che risaliva dalla pianura padana e da Milano e passava lungo l’Olona, raggiungeva Bellinzona, i passi alpini del Gottardo, del Lucomagno, del S. Bernardino nelle Alpi centrali (quindi i centri commerciali transalpini). La seconda - pedemontana - che collegava le Gallie ai valichi alpini e passando per Ivrea, Novara e Como raggiungeva Aquileia attraverso il Veneto. Dalla prima passavano mercanti e i pellegrini che si recavano a Roma e dalla seconda chi aveva
l’esigenza di attraversare il settentrione d’Italia per raggiungere mete orientali come Costantinopoli e la Terrasanta o mete occidentali come Santiago di Compostella. Gigliola Soldi Rondinini – a proposito di strade del Seprio nel Medioevo – mette in evidenza anche la via d’acqua del Verbano (le corti regie in zona erano almeno cinque: Massino, Capronno, Cannobio, Locarno e forse Sesto Calende) con l’appoggio delle isole, antichi punti di fortificazione, e con i centri di Angera, Gravellona, Locarno, già attivi in epoca romana, nonchè altri percorsi che dovettero essere molto usati. Nell’ambito delle zone collinose è nominata con una certa frequenza una strada ‘mercatorum’ o ‘mercantescha’: passava da Golasecca, nel cui territorio si trovava anche la ‘strata Mediolani’, con un percorso forse simile a quello odierno. E’ stata ritenuta dal Mastorgio la ‘strata de Raude’ o ‘strata Perosa’, ossia un tratto della famosa ‘Mediolanum-Verbanus’ che il citato autore identifica nel percorso Milano – Pero – Rho – Nerviano – Legnano – Castellanza – Busto Arsizio – Gallarate – Crenna – Arsago – Ponte Laveggio – Vergiate – Sesto Calende – Angera. È interessante rilevare che l’aggettivo qualificativo ‘perosa’ potrebbe stare per ‘petrosa’, attributo comune per definire una strada selciata
Salita Chiavenna: passo dello Spluga
romana. La ‘strata mercantescha’ passava anche da Varallo Pombia; talvolta è chiamata ‘strata mastra’ o ‘strata maior’: è quindi indubbio che si tratti di una vera ‘strata’ e non di una via locale qualsiasi. Risulta anche una ‘strata de portu versus flumen Ticinum’ in territorio di Castelnovate ed una per il porto della Torre in territorio di Somma, punti di partenza e di arrivo di vie navigabili. Nel territorio di Gallarate troviamo citate una ‘strata Varesina’ e una ‘strata mulinaria’, forse non solo di interesse locale. In merito al problema strade nel Medioevo va fatto presente un altro aspetto non secondario, ossia quello di individuare quale realtà fosse recuperabile attraverso la terminologia usata allora per definire e riconoscere le strade, un aspetto che è stato preso in considerazione da alcuni di coloro che si sono occupati di viabilità. Ne è risultato – fino ad ora –
- 24 -
che erano indicati come ‘vie’ in genere gli innumerevoli tramiti locali che univano i campi, le proprietà tra loro e ai villaggi e alle cascine cui facevano capo i fondi, e sono queste le più citate nei documenti; diverso evidentemente è il caso quando al termine via si univano gli aggettivi di ‘publica’ o ‘regia’. ‘Strata’ avrebbe indicato, in origine, una strada coperta da uno strato di materiale – forse lastricata – ma dall’epoca comunale in poi sarebbe divenuto termine di uso frequente per indicare una strada maestra o un itinerario di una certa importanza; altro toponimo frequente è quello di ‘strata Levata’, forse perché posta su un rilievo o un argine.
CONCLUSIONI Da quanto sopra mi sembra però evidente che sebbene nei documenti vi siano riferimenti locali molto precisi, non è certo facile per noi – in mancanza di reperti od altro – riconoscere i tracciati medioevali anche all’interno di un territorio noto com’è quello del Seprio, cosa che invece era senz’altro molto agevole per gli uomini del tempo, bene al corrente di quelli che oggi chiamiamo ‘microtoponimi’: un nome di persona, un rivo, un albero, una pianta da frutto, un guado e così via. Il limite dell’i-
Storia Locale
dentificazione è quindi molto basso e così le nostre possibilità d’indagine. Credo di aver presentato un quadro del Seprio che lo propone non solo come un territorio di larghe possibilità fin dai tempi più antichi e quindi oggetto di notevoli interessi politici ed economici, il che giustifica l’attenzione portatagli da sovrani, principi e signori e spiega le ragioni della sua distruzione, ma anche come crogiolo di popoli e di culture che si sono mossi ed intrecciati lungo quelle aree di strada, che gli uomini del tempo conoscevano e frequentavano. Questo mi sembra spieghi anche il fascino che per lo storico emana ancor oggi dal suo nome e dalle strutture antiche rimaste a testimoniare quel lontano passato, perché tali strutture – che giacciono nel silenzio – rappresentano il modo più immediato e tangibile per rendere vivi e reali ai nostri occhi gli uomini che nei secoli le hanno popolate.
“Busto Domani” è particolarmente lieto di ricevere (bustodomani81@gmail.com) commenti e osservazioni per completare una rilevazione
Viale Lombardia, 5 - 21052 BUSTO ARSIZIO (VA) - cell. 339/7315440
che interessa la collettività.
- 25 -
Storia Locale Sergio Colombo - Direttore Busto Domani
Solidarietà e anonimato
C
aro bustocco,
ho avuto un attimo di esitazione: utilizzare confidenzialmente il “tu” o rispettare i canoni tradizionali della comunicazione? Ho optato per quest’ultima, anche se l’istinto – non solo per l’alto significato che riveste il Suo nobile gesto - caldeggerebbe la prima. Perché la Sua scelta di continuare a inviare assegni alle Associazioni rimanendo nell’anonimato in una fase dove l’apparire prevale sull’essere, assume una dimensione inedita. Infatti, sembrano lontani i tempi in cui la produttività generava ricchezza che si trasformava in spontanea generosità bustocca al verificarsi di determinate circostanze. Lo schema era collaudato. L’imprenditoria produceva benessere che, sensibilità, passione e intelligenza, integrate da un costruttivo spirito comunitario, indirizzavano verso la soluzione di problemi di interesse collettivo. Un metodo in linea con le (favorevoli) condizioni d’allora grazie ad un boom economico che ha visto Busto Arsizio protagonista. Come non ricordare le realizzazioni attorno agli anni ’80 che hanno profondamente inciso non solo sullo sviluppo del territorio? Avevano iniziato i Borri donando la splendida colonia di
Un grande cuore: quello della generosità e solidarietà bustocca.
Alassio seguiti da Carlo Comerio con l’altrettanto magnifica costruzione ad Aprica. Due gioielli che ancora oggi rappresentano luoghi dove i giovani possono trovare ospitalità e agevolazioni anche sotto il profilo economico. Quindi Antonio Aspesi con il Centro di Calcolo Scientifico dell’Università Cattolica in Viale Stelvio: una struttura avveniristica per quei tempi. Poi Stefano Ferrario con il Centro Sociale S. Anna e l’asilo-nido Poggi in Corso XX Settembre ed altre importanti realizzazioni. Senza dimenticare Annibale Tosi con l’AIAS che ha colmato un vuoto sociale per molti aspetti drammatico. Quindi Benigno Airoldi con le case popolari (IABCP), la mostra internazionale di Macchine Tessili che ha richiamato a Busto Arsizio
operatori da ogni continente e la Banca Alto Milanese che ha egregiamente sostenuto lo slancio industriale della città. Con Giovanni Rossini, autorevole Sindaco, che coordinava le varie iniziative dopo la grande intuizione dell’aeroporto “Città di Busto Arsizio”, l’attuale Malpensa. Un aeroporto che ha contribuito allo sviluppo economico non solo dell’area. L’elenco, incompleto perché la gara di generosità era insita nel DNA bustocco, si auspica possa essere aggiornato rappresentando un valore aggiunto per la comunità bustocca. Un pezzo di storia forse (frettolosamente) dimenticata, anche se le “benemerenze” sono ricordate sulla lastra marmorea di Palazzo Gilardoni. Purtroppo, oggi è cambiato il mondo e una profonda crisi ha ridimensionato molti progetti.
- 27 -
Dobbiamo fare i conti con i problemi della sicurezza, dell’immigrazione selvaggia, delle nuove povertà, del disagio giovanile e della disperata ricerca di un’occupazione. Ecco perché la Sua innovativa iniziativa nella ricorrenza della festa Patronale di San Giovanni, assume un ulteriore valore, sia per l’ormai decennale consuetudine, sia per il metodo adottato con intelligente ricerca. In altri termini: ha creato uno stile in linea con l’essenza delle nostre radici, lanciando quasi una sfida, perchè si può fare del bene senza clamori e con semplicità un esempio da clonare in un momento storico carico di insidie e, purtroppo, anche di odio come testimoniato dai recenti e drammatici episodi non solo in Europa. Ed allora, caro bustocco, mi consenta un grazie di riconoscenza anche a nome di tutte le Associazioni per il generoso sostegno perché ridona sorriso e speranza a molti bisognosi. E se un giorno decidesse di rendere pubblico il Suo gesto – di fede e fatti, avrebbe detto D’Annunzio – l’intera comunità bustocca, ne sono certo, sarebbe particolarmente felice e ammirata per un gesto ricco di profonda umanità e solidarietà. Posso concludere con un forte e caloroso abbraccio e con il “tu” confidenziale riservato ai veri, sinceri e autentici amici? E molti auguri per le imminenti festività.
Cultura Uffici Stampa di Insubria (Varese) - LIUC (Castellanza)
Dal mondo universitario CRESCERE ANCORA
ATTRATTIVITA’ TERRITORIALE
Dal primo novembre, si è insediata una nuova guida per il giovane Ateneo che quest’anno ha festeggiato il suo ventesimo compleanno: Angelo Tagliabue, Magnifico Rettore, e Stefano Serra Capizzano, Magnifico Prorettore Vicario. Tante idee e tanti passi da compiere per un Ateneo, che con il coordinamento del Rettore uscente, Alberto Coen Porisini, ha saputo rendere la sua peculiarità di avere più sedi (Varese, Como, Busto Arsizio) un ingrediente fondamentale di una ricetta che vanta didattica di qualità, ricerca di alto livello nazionale e internazionale, ottimi risultati per l’ingresso nel mondo del lavoro, capacità di essere punto di riferimento per il territorio. Punti di forza che rendono incredibilmente affascinante la sfida per crescere ancora sia in numeri che in qualità, per dimostrarsi capaci di stimolare e guidare l’uso della conoscenza per lo sviluppo sociale, culturale e economico. Studenti, eccellenza, territorio: queste sono le tre parole chiave su cui i nuovi vertici si metteranno immediatamente in moto. Una crescita che si prospetta del 10% nel numero delle matricole anche per quest’anno accademico rappresenta un successo per l’Ateneo, risultato lo scorso anno secondo in Italia per crescita percentuale degli immatricolati. IMPORTANTI INIZIATIVE Il 19 dicembre nell’Aula Magna si è tenuta – in collaborazione con UNI3 il seminario “La liberalizzazione delle televisioni. Il caso di ETL (Emittente Televisiva Locale di Varese 1977-2017): ETL e la grande Varese sportiva”, con la partecipazione della giornalista Maud Ceriotti e dei professori Andrea Bellavita e Minazzi. Notevole interesse ha suscitato l’incontro del 20 dicembre dal titolo “La parrhesia e i suoi maestri. In dialogo con Socrate, Cristo e Maometto”, che ha registrato l’intervento, insieme al professor Minazzi, dei giovani laureati in filosofia, dottori: Luca Lanfranchi, Francesca Marchinu e Fabrizio Maroni. MONDO DIGITALE Elena Ferrari, docente dei corsi di Laurea in Informatica del Dipartimento di Scienze Teoriche ed Applicate dell’Università degli Studi dell’Insubria è una delle 50 donne italiane più influenti nel settore della tecnologia (https://italy.inspiringfifty.org/). Per la prima volta quest’anno, infatti, è arrivata in Italia l’iniziativa europea che seleziona le 50 donne più influenti nel mondo della tecnologia: imprenditrici, top manager di azienda, influencer, ricercatrici ed esponenti delle istituzioni che si sono distinte nel corso dell’anno per essere eccellenze del mondo tecnologico.
Dove è ottimale insediare un’attività d’impresa? Dove si producono i talenti? In quali zone si vive meglio e quali sono le performance delle filiere produttive della regione? A questa e ad altre domande si propone di rispondere il volume “Welcome In – Percorsi di attrattività territoriale”, curato da Massimiliano Serati, Professore Associato di Politica Economica della LIUC e Direttore del Centro sullo Sviluppo dei Territori. Il libro, realizzato con il supporto di UBI Banca, è stato presentato il 26 novembre alla LIUC. Tra i risultati emersi, anche il fatto che nei territori lombardi il matching tra localizzazione dei talenti e delle imprese che li impiegano non è perfetto. Da questo deriva che sul territorio si riscontra un’alta incidenza di mobilità lavorativa, il cosiddetto pendolarismo, che quindi porta pressione sul sistema infrastrutturale e pone al centro il tema dei servizi per la persona. RADICI Perché si perde la fiducia negli altri, nell’economia, nelle istituzioni politiche? Questo tema di grande attualità è stato al centro dell’incontro “Alla ricerca del futuro perduto: per un’economia veramente umana”. “I beni si consumano, come quelli ambientali, e se non vengono protetti vengono distrutti. Ci rendiamo conto della loro importanza solo quando iniziano a scarseggiare e cominciano ad apparire gli effetti devastanti sui legami sociali e sullo sviluppo economico. “Bisogna avere cura delle radici è nelle radici che ha luogo il processo di rigenerazione della fiducia e, dunque, della nostra società”. “E’ la fiducia a rendere migliori le persone”. Ed è sempre la fiducia ad avere un impatto sull’economia e se diffusa in un Paese, aumenta il livello di reddito pro capite. ISTITUZIONI CULTURALI La storia dell’Orchestra Sinfonica “Rossini”, un progetto d’impresa che crea benessere e profitto: un’esperienza aziendale che ha saputo attrarre fondi privati e fare successo. Necessità, professionalità e dinamismo riassumono questa storia d’impresa che nel 2019 compirà 25 anni. “L’orchestra mette al centro la persona e le relazioni con gli altri: fondamentali sono, infatti, le competenze artigianali dell’individuo e la capacità di cooperare tra le varie sezioni dell’orchestra – indica il Maestro Salucci - esiste poi una gerarchia precisa che, unita al ruolo del direttore e talvolta a quello di solisti, permette l’esecuzione del brano musicale”.
- 28 -
La Voce della città
Il Pioniere dell’esportazione italiana A richiesta di alcuni Istituti scolastici della città, riportiamo, in sintesi, una nota bibliografica di Enrico Dell’Acqua. Raccogliendo l’invito, l’Associazione ha creato il “Progetto Enrico Dell’Acqua, il bustocco pioniere dell’esportazione italiana”. L’obiettivo è il coinvolgimento degli alunni delle 5° classi elementari di Busto Arsizio per approfondire il valore di un personaggio che, un secolo fa, ha aperto le vie del commercio internazionale. Enrico Dell’Acqua nacque il 22 maggio 1851 ad Abbiategrasso (MI) da Francesco e Anna Provasoli, entrambi originari di Busto Arsizio. Il padre, ragioniere, si occupava della ditta del suocero Pietro Provasoli, commerciante in tessuti di cotone. Dopo brevi studi commerciali a Milano, Enrico entrò nell’azienda familiare che, dopo la morte di Francesco (1871), assunse la denominazione “Anna Provasoli e figlio”. Fino ad allora l’industria cotoniera rischiava di essere soffocata da confini troppo angusti in quanto la vendita del prodotto era limitato quasi esclusivamente all’Italia settentrionale. Dell’Acqua allora ebbe l’intuizione di scendere nelle Puglie ed iniziare un processo di espansione. La grande rivoluzione si ebbe nel 1885 quando rea-
Nel discorso celebrativo per la consegna del monumento eretto in città per ricordare l’opera di uno tra i suoi più illustri figli, l’oratore concludeva “a Busto l’alto onore di custodire gelosamente la grande memoria e di esaltarla alla riconoscenza dei suoi figli, ora e sempre”
lizzò l’idea, allora temeraria, di esportare anche all’estero il prodotto nazionale. Fra le varie aree geografiche prese in considerazione, Enrico pose particolare attenzione all’Africa, all’Asia minore e all’America del Sud, zone dove la presenza di italiani poteva garantire il buon esito dell’impresa. La sua strategia, che si basava sulle indagini di mercato utili a conoscere la situazione economico-sociale del Sud America, condusse alla scelta dell’Argentina come paese dell’industrializzazione per via delle particolari condizioni favorevoli. Enrico, nell’arco di quindici anni, dopo il suo primo viaggio nel 1887, fu in grado di costruire
un impero economico, grazie a intuito, intraprendenza e coraggio. Nel 1890 costituì la “Società per l’esportazione di prodotti italiani nell’America del Sud” con sede a Milano e filiali a Buenos Aires e San Paolo e impiantò in Brasile la prima fabbrica di tessuti. Enrico Dell’Acqua si meritò il riconoscimento ufficiale per i meriti acquisiti, dal Ministero dell’Industria e del Commercio che gli conferì la Medaglia d’oro “per lo sviluppo grandioso da lui dato al commercio e all’industria tessile dell’America latina”. Successivamente, a causa di una serie di imprevisti come l’improvvisa crisi, il
- 29 -
perfetto organismo creato dal Dell’Acqua si frantuma e l’11 giugno 1910, intraprende la sua cinquantesima attraversata dell’oceano per giungere a Milano dove morì improvvisamente. L’Associazione si propone di rivisitare e promozionare il percorso storico-economico-imprenditoriale di questa eminente figura. Rilanciare l’attualità e l’importanza del suo illuminato messaggio onde esaltare, con azioni mirate, la figura del “Principe Mercante” così definito da Luigi Einaudi in un mirabile saggio, rappresenta la mission ampiamente condivisa e apprezzata dalle Istituzioni pubbliche e private.
La pubblicitĂ su
Busto Domani rappresenta un’interessante informativa per migliaia di lettori Agevolazioni fiscali per le aziende
BUSTO ARSIZIO - Viale Cadorna, 12 - Molini Marzoli tel. 340.5960377 E-mail: bustodomani81@gmail.com
La Voce della cittĂ
Regala le fi fi
fi
fi
fi fi
Patrocinio: Ministero dell’Ambiente Dimensioni: astuccio chiuso cm. 10x15 Custodia: elegante packaging con card di sicurezza Costo dei due esemplari: € 20,00 (iva compresa) Per acquisti:
Un preziosoAssociazione ricordo del grande evento italiano! Enrico Dell’Acqua V.le Cadorna 12 – 21052 Busto Arsizio Tel-Fax: 0331/633.194 Per acquisti: ti aspettiamo ogni- www.enricodellacqua.org mattina dalle 9.00 alle 12.00 info@enricodellacqua.org Per acquisti:
Associazione Enrico Dell’Acqua Associazione Enrico Dell’Acqua
VialeV.le Cadorna,12 Marzoli) - BUSTO ARSIZIO Cadorna 12 –(Molini 21052 Busto Arsizio Tel-Fax:Tel. 0331/633.194 340.5960377 info@enricodellacqua.org www.enricodellacqua.org E-mail: info@enricodellacqua.org - www.enricodellacqua.org
La Voce della città
Antonelli Presidente
Emanuele Antonelli, Sindaco di Busto Arsizio, è stato eletto nello scorso Ottobre alla Presidenza della Provincia di Varese. Un riconoscimento significativo che premia la sua concretezza politica in una fase dove le risorse pubbliche scarseggiano e i bisogni per la collettività aumentano. Inoltre, il ruolo della Provincia, che ha subito forti ridimensionamenti politici-amministrativi, non facilita la programmazione delle competenze rimaste, alcune particolarmente importanti. Ma con la sua collaudata professionalità, Antonelli riuscirà sia a far quadrare i bilanci provinciali, sia ad unire un territorio che continua ad avere difficoltà di crescita e di sviluppo in settori – come il tessile – sino a qualche anno fa trainante in termini occupazionali. Un impegno politico ulteriore ma destinato a fare da collante fra Busto e Varese con innegabili benefici per l’area. Ai voti augurali per ulteriori successi, si uniscono i lettori di “Busto Domani”.
Nuove tecnologie
Nell’ambito del “Progetto di Educazione Sanitaria”, gli incontri sulle nuove tecnologie stanno suscitando crescente interesse. L’uso – spesso improprio – da parte delle giovani generazioni e senza un adeguato “controllo”, genera spesso preoccupanti situazioni dal difficile recupero. Un contributo, determinante, può essere offerto dai genitori anche se il coinvolgimento è complesso ma il problema merita di essere approfondito. Se ne è fatta carico la dott.ssa Rossella Semplici, psicologa clinica che, in collaborazione con i docenti dell’Istituto Crespi ha programmato un incontro genitori-studenti per il 21 Febbraio nell’aula magna del plesso di Via Comerio sul tema “Ragazzi e nuove tecnologie: spazio al progresso, ma attenzione agli eccessi”. Una straordinaria occasione per affrontare una problematica di grande interesse e con l’auspicio che l’iniziativa possa estendersi in città considerato non solo il suo valore sociale.
Catafalco
Non è una visione entusiasmante. Ci riferiamo alla struttura posizionata – da oltre un anno – in Piazzale Facchinetti davanti alle Poste Centrali. Una copertura che andrebbe, se è la sua destinazione definitiva, completata e meglio utilizzata. Come? A Milano, tra i condomini della centrale Via Morosini e su un terreno abbandonato e frequentato da balordi, è stata allestita un’area “socialmente utile” e gestita senza gravare sulle risorse pubbliche. Eterogenea la frequenza degli abitanti della zona che condividono il luogo realizzato grazie al sostegno economico di un privato. Insomma una rivalutazione ad alto rendimento, apprezzata e ubicata in una zona frequentatissima. Un intelligente esempio che contribuisce a migliorare i rapporti tra la gente pur in una metropoli assillata da mille problemi, compresa la criminalità organizzata. Una sperimentazione che potrebbe essere allargata alle zone periferiche stando alle molte richieste che pervengono dai quartieri che lamentano di essere un po’ trascurati.
Alfa Srl
Basta scorrere la home di facebook per leggere le lamentele per i servizi forniti dall’azienda a gestione pubblica. Aggiungiamo le modalità di fatturazione. Il giochino è semplice: nonostante la “comunicazione” dei numeri consumati per l’acqua, scatta la clausola “stimata” che consente un (arbitrario) aumento che spesso supera la realtà. In altri termini, il cittadino è costretto, nel giorno della scadenza del pagamento, a saldare un consumo che ancora non ha utilizzato e che, tradotto in soldoni, può oscillare anche attorno al 40%. Ed è grave che a commettere l’infrazione sia un ente pubblico la cui trasparenza dovrebbe rappresentare il biglietto da visita. A chi compete ripristinare la difesa del consumatore già bombardato da mille balzelli? O ci troviamo dinnanzi alla solita arroganza della burocrazia pubblica? Ci rendiamo conto di quanto, complessivamente, incide per la collettività l’onere forzosamente prelevato?
Ciclismo
Censimento Anche a Busto Arsizio è scattato il censimento che, da decennale, diventa annuale e per la prima volta in Italia non vengono più coinvolte tutte le famiglie, ma solo un “campione” di esse. Ogni anno, infatti, saranno 1 milione e 400mila le famiglie chiamate a partecipare in 2800 comuni. Il nuovo censimento ci aiuterà a conoscere meglio il Paese in cui viviamo e aderire è un obbligo di legge, ma anche un’importante opportunità perché fornisce informazioni sulle principali caratteristiche della popolazione a livello nazionale, regionale e locale. Informazioni utili a cittadini, imprese, associazioni per progettare e fare scelte, organizzare attività e valutare i risultati indispensabili anche ai decisori pubblici Stato, Regioni, Province, Comuni, per programmare e monitorare gli interventi sul territorio. Per arricchire il patrimonio di dati statistici è fondamentale la piena collaborazione.
1919-2019 è il centenario del ciclismo bustocco valorizzato dallo storico museo con cimeli, testimonianze, biciclette d’epoca, grazie alla passione di Luigi Celora che l’ha ideato. Una ricorrenza importante per ricordare anche Fausto Coppi, il campionissimo protagonista di imprese sportive leggendarie che ha vestito i colori del velo club bustese. “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi” era l’annuncio, diventato un classico, del radiocronista Enrico Ameri mentre l’esplosione di gioia degli appassionati non aveva limiti. Tempi storici del ciclismo che ci auguriamo di rivivere in città dove fervono i preparativi per ricordare un secolo di un ciclo sportivo che ancora emoziona e che merita grande partecipazione. Un appuntamento che la città si candida a vivere con l’autentica passione sportiva anche attraverso un’apposita pubblicazione per non dimenticare cent’anni di ciclismo che ha visto Busto Arsizio protagonista.
- 33 -
La Voce della città
Come si festeggia il Natale? ALBERO DI NATALE Ha origini antiche. C’è chi lo fa risalire al 1441 quando nella piazza centrale del Municipio di Tallin, in Estonia, fu eretto un abete gigantesco attorno al quale i giovani ballavano in gruppo alla ricerca dell’anima gemella. La tradizione fu ripresa dalla Germania del XVI secolo dove venivano decorati con mele e frutta secca. In Italia arrivò nella seconda metà dell’Ottocento grazie alla Regina Margherita di Savoia che ne fece addobbare uno nel Palazzo del Quirinale lanciando una vera e propria moda che si diffuse rapidamente in tutta la penisola. La tradizione vuole che l’albero si addobbi l’8 dicembre e si tolga il 6 gennaio. A Bari però lo si allestisce il 6 dicembre, festa di San Nicola e a Milano il 7, festa di Sant’Ambrogio. PRESEPE La nascita del presepe, così come lo conosciamo, è opera di San Francesco d’Assisi. Nella notte della Vigilia di Natale del 1223 a Greccio, in Umbria, allestì il primo presepe vivente della storia. Lo fece tra le strade del paesino umbro perché, in quel tempo, in Chiesa era proibito tenere rappresentazioni sacre. Il primo presepe con le statuine risale al 1289 e fu opera dello scultore Arnolfo di Cambio che realizzò otto statuette in legno che rappresentavano la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello e i Magi conservati nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Da quel momento, molti artisti si cimentarono nella realizzazione di statuette in legno o in terracotta. I primi furono i toscani, poi gli artisti napoletani tra il Seicento e il Settecento inserirono la Natività con personaggi legati alla vita di tutti i giorni. Ancora oggi i Sassi di Matera si trasformano in un grande presepe vivente. Percorrere la città nel periodo Natalizio, significa non solo immergersi nei più grandi percorsi presepiali viventi, ma vivere tradizioni che regalano il profumo dei giorni di festa. Nella Cattedrale duecentesca fa bella mostra di sé il presepe cinquecentesco scolpito dai Persio. CEPPO DI NATALE Si tratta di una delle più antiche tradizioni risalente al XII secolo, sviluppatasi nei Paesi del Nord Europa e giunta nel corso dei secoli fino a noi. Il ceppo di Natale è una tradizione sentita (per lo più nel passato) in Lombardia e in Toscana, soprattutto nella zona della Val di Chiana. Il capofamiglia, con un brindisi, metteva a bruciare nel camino di casa un grosso tronco di legno che veniva lasciato ardere fino all’Epifania. Del ceppo poi ne veniva conservata una parte come buon auspicio per l’anno successivo.
- 34 -
F ISCELL I FLORICOLTURA
L'azienda, fondata nel 1955 da Carlo Fiscelli fu da subito improntata nel settore giardini e coltivazione di piante verdi e fiorite.
Col passare del tempo ci siamo sempre più specializzati nell'ambito della coltivazione che impiega buona parte dell'azienda ed è rivolta ad imprenditori del settore, svolgendo attività all'ingrosso.
La progettazione del verde si è sviluppata seguendo l'evoluzione del mercato, specializzandosi nella realizzazione di giardini e terrazzi con servizi annessi, quali manutenzioni, potature, impianti di irrigazione, diagnosi e cure per malattie delle piante e dei tappeti erbosi.
Via della Repubblica, 2 – 21057 Olgiate Olona (VA) Tel./Fax: 0331 63.54.09 – E-mail: floricolturafiscelli@libero.it
www.floricolturafiscelli.it