Bimestrale indipendente d’informazione
Busto Domani - ANNO XXXIX – N° 1 GENNAIO/FEBBRAIO 2020 - Copia Omaggio
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Editoriale Sergio SergioColombo Colombo- -Direttore Direttore“Busto Busto Domani Domani”
È iniziato il confronto?
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l 2020 è l’anno che precede il rinnovo di gran parte delle Amministrazioni Comunali e rappresenta una (non marginale) verifica del programma elettorale. Il successivo semestre “bianco” è infatti scarsamente realizzativo sia per l’incidenza burocratica, sia per le oggettive difficoltà di predisporre il bilancio previsionale. Nel frattempo sono iniziate le manovre dei partiti nelle principali città tra smentite e conferme. L’incognita principale è rappresentata da Forza Italia in declino a livello nazionale e in provincia dove la “mensa dei poveri” ha ridimensionato i sogni di gloria di personaggi autorevoli solo per convenienza. Anche i risultati elettorali in Emilia-Romagna, nonostante l’apporto delle sardine, dagli ideali eccelsi ma franati nella quotidianità, non hanno prodotto i ribaltamenti preannunciati. La visita ai Benetton, concessionari di Autostrade per l’Italia, quelli dello slogan “stiamo lavorando per voi”, si è rivelata una performance negativa confermando la fragilità politica del movimento che, sotto false sembianze, ha illuso molti mentre il fotografo Toscani, con le sue folli dichiarazioni sul crollo del ponte Morandi, ha scoperchiato il vaso di Pandora. Con la recessione incombente, l’aumento del debito
rilanciare il centro purtroppo privo di quella animosità che dovrebbe caratterizzare la città e con Piazza Vittorio Emanuele ancora in attesa di decollo nonostante le iniziative promozionali dell’Amministrazione comunale.
È importante l’apporto delle Commissioni Consigliari per razionalizzare le scelte politiche-amministrative.
plessa soluzione ad iniziare dalla sicurezza. Al di là dei recenti episodi di bullismo nel centro cittadino dove la responsabilità genitoriale è spesso latitante, l’escalation dei furti in appartamenti e il girovagare dei soggetti pericolosi, richiedono strategie repressive in linea con i tempi. Corso XX Settembre, Via Libia, P.zza Manzoni – tanto per citare qualche segnalazione pervenuta – sono diventate zone a rischio dove la malavita organizzata sembra imporre le sue regole. Emerge allora l’esigenza di un innovativo coordinamento tra le forze dell’ordine per assicurare al cittadino quella protezione invocata soprattutto dalle persone anziane. Il programmato intervento per potenziare l’illuminazione viaria si inquadra in questo contributo migliorativo per
pubblico che si ripercuote sugli Enti Locali e sulle piccole-medie aziende costrette a sopravvivere in attesa di tempi migliori, si profila una crisi generalizzata dove Sindaco e Assessori – ritorniamo a parlare di Busto Arsizio – devono invocare Santa Rita per fronteggiare impegni e richieste sempre più pressanti. Anche se la città può esprimere significativi interventi che hanno migliorato, ad esempio, il sistema viario. La realizzazione di parcheggi per oltre 1.000 posti-auto, la progettata rotatoria in zona Tribunale e quelle preannunciate in altre aree, rappresentano soluzioni per decongestionare e migliorare il traffico locale con risparmi e riduzioni delle fonti inquinanti. Non mancano, ovviamente, problemi urgenti e di com-5-
Poi non mancano i mega-problemi. Dall’Ospedale unico ampiamente contestato a Busto e a Gallarate e con l’area della Beata Giuliana destinata ad un profondo rinnovamento urbanistico; alla vicenda Accam con i rappresentanti dei Comuni associati in perenne conflittualità mentre i borsanesi da tempo lamentano l’inquinamento prodotto da un impianto ormai obsoleto. In attesa di soluzione - nonostante il ventennio trascorso anche l’ex Borri mentre l’area circostante potrebbe essere trasformata in tempi brevi e con investimenti modesti in “verde pubblico” considerata la carenza in zona. Insomma, è in atto un radicale cambiamento della città ed è giusto sottolineare l’impegno della Giunta Comunale. L’auspicio è che il confronto tra le forze politiche per amministrare la Busto di domani non rallenti il programma. Sottolineava Raffaele La Capria, una delle voci più significative della letteratura italiana del ’900: cambiare la struttura urbanistica di una città, significa cambiarne la morale.
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Politica Antonio Laurenzano - Tributarista
La Tv e il teatrino della politica
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mpietosa verità quella rilevata dall’ultimo rapporto Censis sulla classe politica di casa nostra: il 90% degli italiani vorrebbe vedere sempre meno politici in televisione. E non a caso, osserva Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, “c’è uno zoccolo duro di tre italiani su dieci che ha buttato via la tessera elettorale e non va a votare.” Nei palazzi romani è caduta nel dimenticatoio la linea del Governo Monti di non mandare ministri e sottosegretari nei talk show televisivi per “essere più presenti a lavoro”. Si voleva “normalizzare” l’informazione politica, azzerando la sovrapposizione e identificazione tra il dibattito politico e la sua rappresentazione mediatica. Cancellare quindi il ricordo di partecipazioni a programmi tv con interventi poco eleganti, funzionali alle esigenze di share del conduttore di turno. Il compito di chi governa, sosteneva l’ex premier Monti, non è rappresentare sé stesso e le proprie scelte, ma compiere quelle scelte e applicarle nel rispetto del mandato ricevuto. Di acqua sotto i ponti del Tevere a Roma, in questi anni, ne è passata tanta, ma nulla è cambiato: il passato che ritorna. Oggi il politico è un volto noto, al pari di un attore televisivo, pronto a calarsi nel ruolo di “personaggio tv”
Politici televisivi: uno spettacolo che non appassiona il cittadino-elettore.
appena davanti a una telecamera. Personalismo, rissosità e toni sempre più accesi per stare al passo con le “regole” della visibilità televisiva. Un chiacchiericcio politico che con l’approfondimento ha davvero poco a che fare, con tanti ringraziamenti a una chiara e corretta informazione. Tante parole in libera uscita, pochi elementi di dibattito serio e costruttivo con la sensazione generale, alla fine della trasmissione, che tutti quanti si capisca di meno.
smo, accantonando progettualità politica e concretezza d’azione. Spettacolo inquietante sul quale, ammonisce il critico televisivo Aldo Grasso, c’è poco da essere indulgenti: “Smettiamola di pensare che i politici siano i protagonisti di una grottesca sitcom, degli innocenti personaggi che abitano l’immaginario collettivo, anche perché i danni di questa classe politica sono concreti e sono sotto gli occhi di tutti.” I politici ormai invadono a qualsiasi ora il piccolo schermo. Intervallati dai servizi in esterna, si snodano così interminabili girandole di pareri e soprattutto esternazioni di esponenti di partito chiamati a dire, a volte senza cognizione di causa, la loro verità e ancora di più a sconfessare quella altrui. Una finestra
È il teatrino della politica! È il luogo in cui il dibattito fra i partiti, o presunto tale, prende “teatralmente” vita con “attori” che, lasciando il seggio di Montecitorio o di Palazzo Madama, liberano in uno studio televisivo ogni repressa forma di protagoni-7-
sempre aperta sulla politica nazionale da parte di tutte le reti: dalla Rai a Mediaset, a La7. Tutta la programmazione mattutina e pomeridiana, con forte presenza in prima serata, non è altro che un lungo (sfibrante) talk show politico. E più la politica si indebolisce, più si rafforza il ruolo della tv nel cercare di spiegarla, anche nell’era dei social media. Decine di milioni di persone accendono giornalmente la televisione, a conferma dell’importanza strategica che ha assunto nel tempo lo spazio tv per ogni politico. Una campagna elettorale dal vivo, che non finisce mai: politica e tv, un’attrazione perenne. Un’attrazione favorita anche dalla progressiva erosione delle competenze legislative delle assemblee parlamentarti e dai relativi tempi del dibattito politico certamente poco televisivi. Si alimentano così di ambizioni personali e di una mediocrità dei palinsesti certe trasmissioni televisive che sono divenute il sintomo della malattia populista italiana: fake news, bufale e volgarità gratuita sono le “perle” di una tv spazzatura. Indignarsi non serve a nulla. Per fortuna c’è il telecomando, perché “nella vita comandi fino a quando c’hai stretto in mano il tuo telecomando”. Renzo Arbore docet.
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Politica Antonio Laurenzano - Tributarista
La lezione di De Gasperi
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a rissa politica che, fra accuse e invettive, i protagonisti di una confusa e incerta stagione parlamentare fanno quotidianamente registrare sui giornali e in tv, rende ancor più significativo lo spessore storico-politico di un grande statista del passato in occasione del 65° della sua scomparsa: Alcide De Gasperi, morto nel 1954 a Sella Valsugana, a 73 anni. Con il francese Robert Schuman e il tedesco Konrad Adenauer, De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Europa, «un europeo prestato all’Italia», ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una «comunità spirituale di valori e di civiltà». La lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un europeismo illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo i lutti e le distruzioni della guerra. L’integrazione comunitaria trovò nello statista trentino, nella sua lungimiranza storica, uno strenuo paladino. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sareb-
È di straordinario valore il patrimonio politico e spirituale lasciato in eredità ai politici di oggi dallo statista trentino.
be stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un processo di unificazione politica. Un monito severo per i distratti uomini politici europei.
dola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare. Con mano sicura, portò l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica, trasformando il nostro Paese in soggetto attivo, su un piano di perfetta uguaglianza con gli altri partner nel processo di costruzione della nuova Europa.
Comincia alla Conferenza di Pace di Parigi del 1946 la straordinaria avventura politica di De Gasperi al servizio del Paese. Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione, fu paragonato a Cavour. Particolarmente proficua l’intesa governativa con Luigi Einaudi per l’attuazione di quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall e le restituì prestigio a livello internazionale facen-
LA SVOLTA La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA, Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segnò una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della guerra si trovarono uniti per disegnare, con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace -9-
e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unificazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED) il cui Trattato istitutivo non venne però ratificato, nell’aprile 1954, dall’’Assemblea Nazionale francese. Per De Gasperi, nei suoi ultimi giorni di vita, fu la fine di un sogno. La storia di questi ultimi anni gli ha dato ampiamente ragione. Alcide De Gasperi portò nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercitò mai il potere per il potere, non fece mai del nepotismo o del clientelismo. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di curiali per sentirsi vicino a Dio, così profonda era la sua religiosità. La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale peraltro come cattolico era cresciuto, convinto assertore della divisione dei ruoli fra l’Uomo di Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla scia del principio risorgimentale: libero
Politica
Stato in libera Chiesa. De Gasperi era l’antitesi del mattatore, lui così sobrio, così schivo, così lontano dalle luci della ribalta. Semplicità e riservatezza furono le sue prerogative. Tolleranza e rispetto le sue armi. La classe politica nazionale ne sia degna per onorare la testimonianza storica di un grande statista, per rilanciare il Paese, la sua economia, la sua affidabilità finanziaria, la sua credibilità europea. Per dare cioè una risposta all’inquietante vuoto politico che è alla base del vento antisistema che soffia impetuoso fra la gente e che alimenta le
Shuman e Adenauer sono stati, con De Gasperi, i padri fondatori dell’Europa.
anacronistiche fughe sovraniste e la demagogia populista. Riscoprire, in un ritrovato clima di civile confronto, la politica, non quella urlata ma quella al servizio della gente, perché, come ha scritto Galli della Loggia, “è solo nella politica che una società democratica trova la sua prima e più ovvia auto-rappresentazione”. Sarebbe la migliore chiave di lettura dello spirito degasperiano, lo spirito di un galantuomo della politica, «un europeo venuto dal futuro», che ha lasciato in eredità alle giovani generazioni un grande patrimonio spirituale. Non disperdiamolo!
PILLOLE DI SAGGEZZA • Il proverbio è una breve sentenza, costruita da lunga esperienza • Lo sciocco ha mille certezze, il saggio non ne ha alcuna • Le belle parole sono come i fiori, le belle azioni come i frutti • Chi al caso s’affida, prende un cieco per guida • Chi si guarda intorno, vive un anno al giorno
LE SOLITE PROMESSE La disinvoltura politica del Presidente Conte non conosce limiti. Dopo il 2019 definito “meraviglioso” (forse per lui) ed altre amenità, qualche considerazione si impone. Ad iniziare dalla prospettiva, divenuta ormai un classico della politica contiana: faremo, convocheremo, approveremo, sanzioneremo… In questa strategia – si fa per dire – rientra lo show televisivo all’ILVA di Taranto dove la soluzione-tampone è la solita immissione di risorse pubbliche. Idem per Alitalia dove si è perso il conto delle centinaia di milioni versati con la pseudo-clausola del prestito. Intano l’Italia frana mentre in Liguria si è sfiorata un’altra tragedia sulla A26 a causa del cedimento di un muro in galleria. Senza dimenticare che i fiumi esondano per la mancata manutenzione, che Roma Capitale è sommersa dai rifiuti, che la spending review appartiene ai ricordi, che le tasse solo apparentemente diminuiscono in quanto aumentano altri costi per i cittadini oltre alle nuove povertà nonostante le…assicurazio-
ni del Ministro Di Maio. A completare il mosaico, il pasticcetto delle agevolazioni fiscali riservate al suo (quasi) suocero oltre ai sensibili aumenti mensili assegnati ai dipendenti della Presidenza del Consiglio: un privilegio assurdo e che non crea fiducia nel cittadino. Si profila inoltre un altro salasso per i pensionati diventati ormai il bancomat del Governo a differenza dei tanto decantati tagli alle pensioni d’oro di molti parlamentari e Dirigenti pubblici. E si ha l’ardire (ma è un eufemismo) di pensare all’abolizione delle pensioni di reversibilità: siamo in presenza di un ingiustificabile assalto, di uno scandaloso sopruso mentre il reddito di cittadinanza è generosamente elargito a troppi immigrati. Un’iniziativa, Signor Presidente, che assomiglia ad un furto. E Lei che si è proclamato “avvocato degli italiani” dovrebbe trarre le conseguenze evitando inutili arringhe. Detto in altri termini: ogni eccesso è difetto, e per Lei è ancora più grave perché illude gli italiani! (S.C.)
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Cinema Emilia Carnaghi - Ufficio Stampa BAFF
Un festival attesissimo
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nizia a delinearsi il profilo dell'edizione numero diciotto del B.A. Film Festival in calendario dal 28 marzo al 4 aprile - organizzato dall'associazione BA Film Factory in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Busto Arsizio e il supporto dell'Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni. «Affiancare oggi il festival mi onora – commenta Manuela Maffioli, vice sindaco e assessore a Identità e Cultura - dai semi gettati anni fa è nata una pianta rigogliosa, che ha respiro nazionale ma è profondamente radicata in città. Il B.A. Film Festival è il biglietto da visita di Busto Arsizio». In attesa del programma completo della kermesse, con il calendario delle proiezioni e degli eventi, e con i nomi degli ospiti, sono già molti gli appuntamenti da segnare in agenda e le anticipazioni che rendono l'idea della “multiformità” di una manifestazione che non ha timore di mescolare generi, indagare fenomeni e creare contaminazioni. «Al Baff si viene per divertirsi e per apprendere qualcosa di nuovo – spiega Steve Della Casa, direttore artistico insieme a Paola Poli - Non amo i festival con il solito giro di ospiti; il cinema ha caratterizzato tutto il ‘900, non lo si può confinare a una riunione tra addetti ai lavori». Spazio dunque, lunedì 30
tema: “Il cammino del pop. L’evoluzione dell’interpretazione dalla romanza ad oggi”. «L’interpretazione negli anni ha attraversato fasi salienti – si legge nelle note di presentazione dell'evento - con un punto di rottura in cui si passa dalla romanza, dove la potenza della voce la fa da padrona a discapito anche della comprensione del testo, ad uno stile di seduzione, fino ad avvicinarsi alla credibilità dell’interpretazione, definita dalla pulizia, dalla semplicità dalla chiarezza della voce».
il Baff e le realtà culturali della città. In programma domenica 29 marzo l'omaggio a Ugo Tognazzi, a trent'anni dalla scomparsa: a ricordarlo saranno i figli Maria Sole, Gianmarco e Ricky. In quella occasione si parlerà naturalmente anche di “Venga” a prendere il caffè da noi, tratto dal romanzo di Piero Chiara e diretto da Alberto Lattuada. Dato che il film fu girato in gran parte a Luino e in provincia di Varese, gli organizzatori del Baff – in collaborazione con il Premio Chiara – hanno lanciato un appello per trovare comparse o persone che in qualche modo diedero il loro contributo alla realizzazione del lungometraggio. Già confermati i titoli della rassegna “Made in Italy – Scuole”, proiezioni dedicate agli studenti, con un ospite del cast in sala; in palinsesto Il Traditore di Marco Bellocchio, Sole di Carlo Sironi, Gli uomini d’oro di Vincenzo Alfieri, Martin Eden di Pietro Marcello e Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano Cipani.
Nel corso della stessa serata, oltre ad alcuni riconoscimenti ad attori, registi e produttori, verrà consegnato anche il “Premio Delia Cajelli” istituito dall'associazione Educarte in occasione delle “Giornate Pirandelliane”; una nuova opportunità di partnership e di scambio tra
Un momento particolarmente sentito durante il festival sarà certamente l'inaugurazione del fondo Max Croci, regista bustocco scomparso prematuramente nel 2018, che sarà collocato nella sezione di storia locale della Biblioteca comunale Gian Battista Roggia. «La collezio-
La presentazione alla stampa: da sinistra Alessandro Munari, Manuela Maffioli, Daniele Geltrudi, Enrico Barlocco, Claudia Giussani, Gabriele Tosi e Steve Della Casa.
marzo, a una tra le compagnie teatrali più longeve e amate del panorama nazionale, I Legnanesi, recentemente anche protagonisti di un film. Nell'incontro, dal titolo “Dal teatro al cinema, 70 anni di successi”, Antonio Provasio Teresa), Enrico Dalceri (Mabilia) e Lorenzo Cordara (Giovanni), racconteranno - a modo loro - la storia di un trionfo inarrestabile, dal 1949 a oggi, e il loro rapporto con il grande schermo. Ospite d'onore della serata conclusiva del festival, sabato 4 aprile, sarà invece Mogol, celeberrimo paroliere e autore di oltre 1500 brani per artisti come Lucio Battisti, Mina, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Mango e moltissimi altri. Il Maestro verrà intervistato dal direttore artistico e terrà una lectio magistralis sul
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ne, composta indicativamente da 5.000 tra DVD e Bluray, donata dalla madre del regista all'Amministrazione comunale – racconta Claudia Giussani, direttrice della biblioteca - è frutto della grande passione per il cinema che ha caratterizzato tutta la vita di Max. Il suo desiderio era che la sua videoteca rimanesse unita e potesse essere fruita dagli appassionati di cinema, soprattutto i giovani. L'Amministrazione ha deciso di esaudire questo desiderio e di valorizzare la collezione. È allo studio un'etichetta che riporterà un disegno realizzato dal regista da giovane, destinata a contrassegnare ogni pezzo della raccolta». In questa occasione, sempre in biblioteca, verrà proiettato il documentario “A proposito di Max”, che ripercorre la sua carriera, realizzato da Sky Cinema e diretto da Simone Del Vecchio. «Un festival maggiorenne - sottolinea Alessandro Munari, presidente del Baff - sempre in trend di crescita, per migliorarsi ed avvicinarsi sempre più alla città, al territorio e al pubblico».
54° GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Con il Decreto Inter Mirifica del 4 dicembre 1963, il Concilio Vaticano II ha istituito la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali nella Chiesa e nella società. Con la scelta di questo tema per la Giornata del 24 Maggio prossimo, Papa Francesco sottolinea come sia particolarmente prezioso, nella comunicazione, il patrimonio della memoria: non c’è futuro senza radicamento nella storia vissuta. “L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. - ha scritto Francesco - Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo”. Ancora una volta, al centro della riflessione, il Pontefice pone la persona con le sue relazioni e la sua innata capacità di comunicare e chiede a tutti di fare della comunicazione uno strumento per costruire ponti, per unire e per condividere la bellezza dell’essere fratelli in un tempo segnato da contrasti e divisioni.
7G Gabry CENTRO GOMME CRESPI S.A.S.
…E LA CRISI DELL’EDITORIA
Sul mercato pubblicitario i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano mostrano un forte sbilanciamento in favore degli OTT: “il 76-78% di pubblicità va a Google e Facebook, quello che rimane è la quota residuale, quella degli editori nazionali. Negli ultimi 10 anni, in maniera assolutamente lineare, il mercato pubblicitario della stampa è stato eroso da quello di internet”. La (preoccupante) notizia riportata pone seri interrogativi non solo per la liberà dell’informazione in quanto, la stampa locale ha un ruolo fondamentale nell’affiancare lo sviluppo comunitario, presupposto necessario per l’affermazione economica e sociale. “Busto Domani”, dal 1981, è il testimonial della città, raccontando e stimolando eventi di interesse strategico. Un impegno che richiede sacrifici e passione, dedizione e coraggio per i non marginali costi di produzione. Anche noi, qualche volta, ci poniamo la domanda: sino a quando potremo resistere? Alla generosità e sensibilità di bustocchi e bustesi affidiamo la risposta per sostenere una pubblicazione (le modalità nelle pagine interne) in simbiosi con gli interessi della città!
lun-ven 8.00-12.00 / 14.00-19.00 sabato 8.00 - 12.00
Corso Italia, 25 21052 Busto Arsizio (VA) tel. 0331.633.589 fax 0331.653.182 centrogommecrespi@gmail.com
Mogol, celeberrimo paroliere, terrà una Lectio Magistralis.
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Attualità Laura Vignati Docente Liceo Scientifico Statale A. Tosi
Come rinascere
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Mai paura”. Questa la parola d’ordine risuonata nella serata del 29 gennaio in un affollatissimo Teatro Fratello Sole, straboccante di gente accorsa per ascoltare una lezione di vita, la testimonianza di due grandi campioni nello sport ma, soprattutto, nella vita: Umberto Pelizzari e Manuel Bortuzzo. Variegata la platea: ragazzi, adolescenti, giovani, adulti, istruttori, allenatori, operatori sociali, associazioni di volontariato. Tutti stretti attorno al pluricampione bustocco di apnea e al nuotatore nazionale ferito per errore a Roma un anno fa da due proiettili conficcati nella schiena che gli hanno immobilizzato gli arti inferiori. Due campioni sportivi, dicevamo, ma soprattutto due eroi che la sanno lunga della vita. A Busto Arsizio hanno voluto gridare “Mai paura”. Mai paura in acqua, negli abissi a 150 metri, mai paura anche osservando la vita da un’altra prospettiva, seduto su una sedia a rotelle. Del resto nel libro di Manuel “Lo sport come terapia” si legge: Tutti affrontano la vita su una sedia a rotelle. Alcuni e sono pochi portano il segno del disagio sulla loro pelle, mentre la maggioranza di noi li coltiva a livello interiore e sono le paure e i traumi che abbiamo attraversato. Guardare il mondo da questa prospettiva ha cambiato per sempre la mia. Ogni volta che incrocio
Sold-out al Teatro Fratello Sole per ascoltare Manuel Bortuzzo circondato dagli atleti della bustese nuoto e nel riquadro Umberto Pellizzari, già campione mondiale di apnea.
qualcuno che mi aggredisce o che si lamenta, chiudo gli occhi e cerco di vederla la sua carrozzina invisibile. Anche Pelizzari, lui che affonda nelle voragini marine, di fronte alla domanda che cos’è la paura, non si tira indietro: “Sarebbe sciocco affermare di non avere paura negli abissi. Occorre avere molta umiltà, allenarsi, avere persone che fanno capire quali sono i potenziali rischi: sott’acqua a 150 metri hai sedici atmosfere, il tuo polmone è un sedicesimo del volume iniziale, hai dei battiti cardiaci molto bassi, brachicardie a dodici o dieci battiti al minuto, perchè non arriva ossigeno. E quando sai di dover affrontare quelle situazioni è chiaro che rifletti e puoi avere paura, cerchi di capire, qualche paura fa parte della storia dell’ap-
nea. Tornando indietro negli anni, eroica è stata la sfida dei 50 metri di Maiorca, quando la medicina a quel tempo diceva che chi fosse arrivato a quella quota sarebbe morto. Dunque paura significa rispetto per quello che stai andando a fare. Comunque l’impossibile è un’opinione”.
LA RESILIENZA Così se Pelizzari sfida la paura per arrivare dove nessuno è mai giunto, Manuel Bortuzzo è pronto a sfidare se stesso, con un’attitudine speciale – come ha fatto osservare l’organizzatrice dell’evento Emanuela Bossi – la resilienza, ossia la capacità di affrontare difficoltà, puntando a restare sempre se stessi. Così Manuel ha incantato la platea del Fratello Sole con
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parole che andavano dritte al cuore dei bustocchi. “Certo la mia condizione è cambiata non per una mia colpa. L’importante è non sentirsi mai soli: e io non mi sento solo nella sofferenza. Voglio tirare fuori il bello dalle disgrazie per essere di esempio a quelle persone che non ce la fanno, che si abbattono di fronte a un destino avverso. Io sognavo le Olimpiadi. Ora sogno ancora, ma in modo diverso. Se vuoi fare qualcosa, lo fai lo stesso, ma in modo diverso. Da una tragedia occorre accettare il cambiamento, andare avanti senza paura”. E ha continuato con lezioni soprattutto rivolte ai ragazzi, (gli atleti della Bustese nuoto avevano sospeso gli allenamenti e si sono presentati in divisa biancorossa): Se uno vuole fare qualcosa, lo deve fare. La vita ti toglie qualcosa, tu devi reagire e andare a prendere questo qualcosa, tutto quello che puoi. E non sono mancate le sfide. I progetti futuri di Pelizzari si concretizzano in video per mettere on line dei tutorial sull’apnea, start up, negozio interattivo per cibi particolari, quelle di Manuel sono piccole sfide, perché lui è alla ricerca di emozioni, sempre nuove. Se da piccolo in meno di un minuto sincronizzava tutte le facce dello stesso colore del cubo di Rubik, ora vuole correre in pista con le macchine,
Attualità
ma soprattutto affrontare la vita a testa alta, con i pugni chiusi, alla ricerca di emozioni sempre nuove, stando bene dentro. Lui ha accettato il cambiamento, lo ha accettato subito, da quando ha riaperto gli occhi, è stato lui a incutere coraggio ai suoi, a dire a mamma e papà che la vita deve andare avanti e che non bisogna piangere. A proposito, scrosciante l’applauso alla domanda qual è stata l’emozione più grande. “Risvegliarmi dal coma. Questo il momento più felice della mia vita”. L’incontro, promosso dall’onlus Mai paura, è il primo di un ciclo di appuntamenti che proseguono ai Molini Marzoli il 26 marzo con “Chiedimi come sto” e il 7 maggio con “Femminilità ritrovata”. Poi il 6 giugno a Cascina Monte Diviso di Gallarate per la “Camminata maipaura e pet therapy”, il 26 luglio alla Nautica Lavazza di Brebbia per la traversata in barca a vela destinata ai ragazzi diversamente abili “Prendi il largo” e il 20 settembre a Volandia per la mototerapia “Prendi il Volo 2”.
Busto Domani è al servizio della città!
RICORDANDO PANSA
Riportiamo la nota che Davide Mura ha scritto sul mensile dell’Associazione Manageritalia per ulteriormente evidenziare un episodio che ha coinvolto un po’ tutti.
“Raccontami un po’ del tessile”. È stato questo l’approccio con GianPaolo Pansa nel 1964 in occasione dell’edizione straordinaria della Mostra tessile celebrativa del 100° anniversario della proclamazione di Busto Arsizio a città. E in quel “raccontami” c’era tutto il desiderio di conoscere da parte del giovane inviato del Corriere della Sera, la realtà espositiva di una piccola città proiettata sui mercati internazionali grazie all’importante rassegna fieristica. E Pansa scrisse una stupenda pagina sottolineando il ruolo dell’imprenditoria privata bustocca che ha saputo e voluto lanciare la prestigiosa esposizione inaugurata dal Presidente della Repubblica Einaudi. Un’intuizione che ha aperto le vie del commercio mondiale ed elevato Busto Arsizio a Manchester d’Italia: una storia che meriterebbe adeguato approfondimento e valorizzazione. Poi Pansa spiccò il volo verso i maggiori quotidiani nazionali diventando, in tempi brevi, un’autorevole firma grazie ad inchieste che hanno caratterizzato un’epoca. Celebre il volume “Il sangue dei vinti” dove ha narrato le vendette partigiane seguite al 25 Aprile e il Malloppo che ha anticipato Tangentopoli. Ma la collana delle pubblicazioni di Pansa rappresenta anche la “cronaca”
La sua storia ha commosso milioni di italiani. Sono trascorsi 12 mesi dal terribile incidente che lo ha fatto finire in sedia a rotelle a causa di un errore durante un regolamento di conti. Manuel Bortuzzo, giovane promessa del nuoto in lizza per un posto alle Olimpiadi, racconta la sua storia in “Rinascere”. “Eccomi qui, a raccontare di me, sperando di poter essere d’aiuto a chi ha dovuto far cambiare rotta ai propri sogni” spiega il nuotatore. Oggi il sogno di Manuel non è più partecipare alle Olimpiadi, ma ricominciare a camminare. Sofferenza, sconforto e rabbia cedono il passo al coraggio.
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di una Nazione attraversata da molti problemi aggravati da un sistema che ha seminato, purtroppo, il terrore. Un giornalista forse scomodo ma estremamente intelligente e razionale. Politicamente ha sconfinato anche nella DC - sua è l’invenzione della “balena bianca” - riservata al partito di maggioranza relativa dove imperava il manuale Cencelli di democristiana memoria. Ha cavalcato una fase storica complessa dove il solo galleggiare sui problemi rappresentava un’incognita che richiedeva - ma non per Pansa - doti non comuni di equilibrismo politico-partitico. Ci ha lasciato un grande del giornalismo, definito un “monaco guerriero” che ha raccontato eventi con rara competenza, passione, ma ponendo al centro quel bene supremo che si chiama libertà. Addio Giampaolo, maestro di giornalismo! Sergio Colombo
Educazione Sanitaria Simonetta Cherubini
Direttore S.C. di Pediatria e Neonatologia Ospedale di Busto Arsizio Direttore di Dipartimento Materno Infantile ASST-Valle Olona
Il cielo...da una stanza
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otremmo pensare ad un momento di attesa, di emozione, meraviglia, romanticismo…ma anche di paura e di ansia, se gli occhi che guardano al di là dei vetri sono quelli di un bambino ricoverato in ospedale: forse non comprende se la sua malattia è lieve o grave, sa di essere in ospedale mentre il mondo è fuori. In Italia i ricoveri si aggirano intorno al 10% della popolazione infantile e per molti bambini questa esperienza è vissuta come aggressione dall’esterno, con conseguente sentimento di ansia e paura, a seconda dell’età. La parola “paziente” indica “sofferenza”, dal latino “patior”, così preferiamo parlare di “minore” in ospedale, sia egli lattante, bambino o adolescente: il minorenne è aggredito dalla malattia che lo limita improvvisamente, gli interrompe il ritmo normale di una vita fatta di scuola, amici, gioco, sport, famiglia. Viene interrotta l’interazione tra mondo interiore e mondo esterno, alla sofferenza fisica si aggiunge la sofferenza emotiva. Il ricovero ospedaliero è sempre un evento familiare, ancora di più quando riguarda l’età pediatrica, perché il bambino ha bisogno della cura dei suoi famigliari: nel 1920 il dottor Spence del Newcastle disse che “quando il bambino si ammala, lui e la sua mamma hanno particolarmente bi-
La Pediatria rappresenta per la città un significativo richiamo. Enti e Associazioni gareggiano nel donare per rendere i reparti attraenti e festosi.
sogno l’uno dell’altra”, per il motivo per cui Blowlby definì la mamma come “figura di attaccamento primario”. L’esperienza della malattia e dell’ospedalizzazione va “mentalizzata”, cioè contestualizzata, spiegata nelle sue diverse fasi, vissuta in modo il più possibile in continuità con la vita “fuori dall’ospedale”. Risale al 1959 la pubblicazione di “The Welfare of Children in Hospital”, noto come il Rapporto di Platt, il chirurgo inglese che si occupò degli aspetti non prettamente medici dell’assistenza ospedaliera dei pazienti pediatrici, dalla nascita alla maggiore età. Ebbe inizio un cambiamento progressivo volto a migliorare la degenza, iniziando dalla rivalutazione del concetto di “persona” nel significato olistico di “soma e psiche”, con
particolare attenzione all’umanizzazione e alla personalizzazione delle cure: in campo pediatrico, si ponevano le basi per la creazione di ospedali “a misura di bambino”, innanzitutto con la presenza assidua dei genitori, orari di visita senza restrizioni, formazione di personale medico ed infermieristico dedicato alla cura del bambino. Come recita l’art. 7 della Carta dei Diritti dei bambini e delle bambine in ospedale: “un bambino o una bambina ricoverati avranno la possibilità di giocare, divertirsi e lavorare in maniera adeguata alla loro età e condizione medica. Avranno la possibilità di vivere in un ambiente pensato e attrezzato per le loro esigenze in questo senso”. La malattia e l’ospedalizzazione rappresentano un evento inatteso e traumatico, por-
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tarlo “a misura di bambino” richiede un processo di cura complesso che va oltre la terapia medica e che si compie attraverso la “care”, ovvero con il “prendersi cura” della “persona” nella sua interezza, in questo caso il minore, con le peculiarità delle diverse fasce di età. È evidente che l’assistenza globale al bambino e all’adolescente richiede un’attività sinergica di professionisti esperti in area sanitaria e psico-pedagogica: cure attente di personale medico ed infermieristico dedicato, riduzione della durata della degenza, attenzione particolare al dolore, abilità nelle tecniche di comunicazione verbale e paraverbale, rispetto delle esigenze del minore e dei suoi famigliari.
LA MALATTIA Come comprendere le esigenze, quali possono essere? Molteplici e diverse, per il bambino /adolescente e per i genitori, a seconda della gravità della malattia, dell’età, del sesso, dell’etnia, del livello socio-culturale. I genitori, i fratelli, i nonni vengono coinvolti nell’esperienza del ricovero di solito in modo inaspettato, con conseguente “destabilizzazione”, talvolta un vero shock. È da attendersi una fase successiva di “negazione”, un meccanismo di difesa per consentire un’elaborazione dell’evento
Educazione Sanitaria
sino all’accettazione. Nei primi quattro anni di vita, il bambino è in simbiosi con la figura materna e ne riflette il vissuto emotivo, anche nella percezione della sua malattia: pertanto, durante la degenza alla mamma deve essere donata la serenità, occorre sollevarla dal peso dell’assistenza, talvolta smorzare la sua “ribellione” alla malattia del figlio, alleggerire la preoccupazione del “come farò?”. Verso l’età scolare, il bambino può vivere la sua malattia in modo più consapevole, riesce a comprendere il male, vivendolo come un nemico, una punizione, una causa esterna che lo aggredisce quasi “magicamente” e la fiaba è il modo migliore per spiegargli la malattia. Successivamente il bambino è in grado di capire che una causa esterna genera la malattia nel suo corpo, la internalizza, affidandosi alle cure mediche e alle medicine che lo porteranno a guarigione.
porta al ricovero è già segnale di un disagio psico-relazionale che viene comunicato con il linguaggio del corpo, a sostituzione di quello verbale. Diversamente, la causa può essere una malattia organica, forse grave, facendo crollare un mondo di aspettative. Nel momento di maggior vigore fisico, di bellezza, di desiderio di autonomia, la malattia costringe il ragazzo a tornare dipendente dai genitori, innanzitutto, reprimendo quello stato di esuberanza e a quella sensazione di onnipotenza tipica dell’età giovanile. Per ogni bambino o ragazzo ospedalizzato, occorre favorire la possibilità di esprimersi, di palesare gli stati emotivi differenti, vanno garantiti spazi ricreativi per distrarsi, per incontrare gli amici e i parenti: la vita in ospedale deve essere il più possibile in continuità con quella fuori, attraverso un percorso che rivaluti la “parte sana” rispetto a “quella malata”. È un sistema assistenziale non di terapia medica, ma pertinente ad altre aree di intervento: sociale, ludico, educativo.
COME SOCIALIZZARE Un’attenzione particolare va dedicata all’adolescente ospedalizzato, in quell’età particolarmente vulnerabile, in cui spesso lo stesso sintomo che
La “socialità” è importante ad ogni età e in ogni ambito: orari di visita non restrittivi, la presenza dei genitori e dei fratelli, la possibilità di ricevere amici e parenti, la condivi-
sione di spazi adatti al gioco e alle attività scolastiche rendono alla degenza un carattere di “normalità e di quotidianità”, favorendo la riconquista di buon umore e ottimismo. Se il bambino può vivere insieme agli altri, può giocare e studiare, non si sentirà malato. Il gioco è “terapeutico” secondo Freud perché rieduca e restituisce stima in sé stesso; il gioco è “catartico”, secondo Klein, perché scarica le tensioni; il gioco è “compensatorio”, secondo Erikson, perché il bambino realizza con la fantasia ciò che in realtà non accade. Il momento educativo all’interno della degenza ospedaliera pediatrica ha rappresentato un cambiamento culturale lungo e difficoltoso, iniziato nel 1936 con l’introduzione di figure educative. Nel 1950 nacquero le prime scuole nei più importanti ospedali italiani a Roma, Bologna e Milano; il 1971 segnò la loro istituzionalizzazione, come attività indipendente e senza normativa. Successivamente, nel 1998 una circolare del Ministero, con oggetto “Il servizio scolastico nella struttura ospedaliera”, decre-
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ta la loro trasformazione in “struttura reale e organizzata”, un’istituzione con operatori dedicati. Ogni persona, di qualsiasi età, ha il diritto di sentirsi amata, considerata, partecipe al contesto in cui si trova: ancora di più, nei momenti di difficoltà, è importante non sentire un senso di abbandono, poter esternare e condividere le emozioni. Si dice da anni che il piccolo è al centro della società, ma talvolta in modo distorto, con maggiore sollecitudine verso le richieste materiali rispetto alle esigenze emotive, abituati al pensiero ingannatore che il bambino “è piccolo e quindi non capisce”. Il bambino ha l’istinto dei cuccioli, percepisce anche quando non ce ne accorgiamo, filtra attraverso processi propri dell’età e che possono esitare in immaginati e ricordi distorti, pesanti da sopportare. La malattia e l’ospedalizzazione possono rappresentare un momento della vita molto impegnativo, lasciando un segno negativo e incancellabile: è nostro dovere aiutare a superare la prova e alleggerire il fardello dei ricordi brutti.
Progetto di Educazione Sanitaria Giulio Signori - Associazione Dell’Acqua
Scuola, sanità e territorio
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l testo è datato ma ancora di estrema attualità. Scriveva il prof. Luciano Corradini, Ordinario di Pedagogia generale presso l’Università Roma Tre in un articolo dal titolo “Le ragioni di un’educazione alla salute nella scuola”. In sintesi: “si dovettero affrontare le nuove emergenze della droga e dell’AIDS, ma anche della dispersione scolastica, dell’immigrazione, dell’inquinamento, che facevano leva sul concetto di prevenzione dei guai che sempre più visibilmente flagellavano il mondo dei giovani. Si trattò in sostanza di ripensare quelle norme in termini di pedagogia scolastica, e cioè tradurne le finalità sociali in termini di obiettivi educativi”. Un richiamo che idealmente si collega con le finalità del Progetto di Educazione Sanitaria avviato nel 2016 dall’Associazione Enrico Dell’Acqua: un’articolata iniziativa grazie alla determinante collaborazione dell’equipe medica che ha consentito di coinvolgere oltre 25.000 studenti su una decina di problematiche ad alto rischio di Istituti Comprensivi di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona. La fotografia più aggiornata l’ha scattata il Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio nella relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle
meeting sull’Amazzonia svoltosi nello scorso Novembre in collaborazione con il Lions Club Gorla Valle Olona, ha delineato un quadro drammatico per l’equilibrio ecologico, l’annunciata scomparsa dei ghiacciai, l’erosione del territorio, i cambiamenti climatici e le inondazioni. Fattori che prioritariamente investono il mondo scolastico.
Anche le problematiche ambientali sono state analizzate suscitando vasto interesse evidenziato dalla stampa non solo locale.
tossicodipendenze: il 9% ha fatto il primo consumo di cocaina a 13 anni, il 13% tra i 13 e i 14 anni, il 23,4% a 16 anni, il 18,6% a 17 anni, il 21% a 18 e non possiamo essere ottimisti da non immaginare che ci sia una parte di sommerso (nel 2018 le operazioni antidroga sono state 25.596 e il costo annuo per cura e trattamento delle tossicodipendenze ha raggiunto i 2 miliardi di euro). Gli interventi di prevenzione rivestono un ruolo fondamentale perché consentono di identificare tempestivamente i comportamenti e le condizioni di vulnerabilità dei ragazzi. Inoltre, si calcolano 150mila studenti tra i 15 e i 19 anni a cui un sostegno clinico potrebbe già essere necessario per gestire
le conseguenze del consumo abituale. Numeri impressionanti che fanno emergere l’alto valore educativo sviluppato dall’Associazione dedicata al pioniere dell’esportazione italiana. Un impegno rilevante per il mondo della scuola e famigliare la cui sensibilizzazione è indispensabile anche se le crescenti difficoltà economiche si rivelano complici di un deserto educativo. Recenti episodi per l’utilizzo indiscriminato degli smartphone tra i giovanissimi hanno messo in luce la pericolosità, purtroppo in espansione. Un’altra problematica che si intende adeguatamente approfondire riguarda l’ambiente attraverso un monitoraggio. Il riuscitissimo
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Inoltre, per rinsaldare i vincoli con l’area, l’Associazione ha programmato il Dell’Acqua Day nel 110° anniversario della scomparsa del “Principe Mercante” descritto in un mirabile saggio da Luigi Einaudi. Un’opportunità per i giovani che vedono nell’alternanza scuola-lavoro un sistema innovativo per progettare il proprio avvenire. Un programma condiviso, propedeutico anche ad una valorizzazione della città sui temi dell’export e del Made in Italy che hanno contrassegnato sui mercati internazionali il valore della creatività italiana e il successo della sua produzione. Uno stimolo in più per rinsaldare i vincoli con il territorio in una fase congiunturale complessa e aggravata dalla recessione che investe molti Paesi di economia consolidata. Ad iniziare dal continente Europeo costretto a fare i conti con una situazione politica disomogenua e di difficile gestione.
Storia locale Don Andrea Cattaneo - Rettore
Il Collegio Rotondi nei secoli
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el 1599 a Gorla Minore e nella valle Olona dominano i Terzaghi, antica famiglia milanese la cui presenza in valle data dal 1200. Monsignor Giovanni Terzaghi diventa canonico maggiore del Duomo e in questo quadro storico Giovanni Andrea Terzaghi cita gli Oblati come destinatari dei suoi lasciti testamentari. Comincia così la nostra storia.
IL SEICENTO L’Italia vive la dominazione spagnola, ma nel contempo il panorama culturale è contrassegnato da un’attività vivacissima. Basti ricordare Galileo in ambito scientifico, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio nell’arte pittorica, oltre alla grande innovazione in campo musicale. In questo scenario inizia la sua vita il Collegio degli Oblati, improntato a criteri educativi che per l’epoca risultano proficui: il Collegio diventa polo di attrazione culturale per il circondario e la sua fama va via via aumentando. All’inizio del secolo la figura del Rettore si confonde con quella di Prefetto della Chiesa di San Maurizio. Poi con il progressivo sviluppo dell’attività scolastica, le mansioni del Rettore si evolvono e diventano quelle di dirigere anche la Scuola, sorvegliando e coordinando l’a-
zione degli educatori, oltre a sobbarcarsi gli oneri dell’amministrazione.
IL SETTECENTO Su tutto il secolo soffia il vento del razionalismo, della libertà, della lotta all’oscurantismo. Si ridisegnano i contorni dell’uomo, della società, del cittadino in una concezione del tutto innovativa dei doveri e dei diritti. L’affermarsi delle scienze investe la cultura in tutte le sue forme. Milano si segnala come uno dei centri più importanti della diffusione dell’Illuminismo con personalità di spicco nel rinnovamento come i fratelli Verri, l’Imbonati, il Beccaria, il Parini. In questo contesto il Collegio vive una complessa e meravigliosa trasformazione: la sua storia settecentesca è una chiara risposta alle esigenze dei tempi che cambiano. Il Colleggetto (come veniva chiamato) diventa un grande istituto. Si attrezza delle strutture idonee per essere sempre più presente nella realtà sociale. Sorge il grande cortile. I vecchi rustici Terzaghi vengono eliminati, la costruzione dell’edificio centrale è un grande atto di coraggio, ma si rivela un investimento tangibile la cui importanza si misura nei secoli. Ancora oggi il cortile centrale
rimane intatto nel suo valore di spazio sociale, didattico, di percorso educativo, di incontro e di socializzazione. In questo secolo comincia il fattivo rapporto tra il Collegio e le istituzioni statali cioè quelle degli Austriaci. Iniziano così i riconoscimenti delle Autorità, ottenute sulla base delle capacità di rispondere alle esigenze richieste dai parametri fissati. La nostra scuola, attrezzandosi con perizia per essere all’altezza delle nuove norme, si dimostra in grado di affermare la propria autonomia, il proprio diritto di esistere all’interno di qualunque capovolgimento sociale.
delle e vere proprie persecuzioni. Da qui gli atteggiamenti anticlericali dello Stato piemontese prima e dello Stato italiano poi. In questo contesto il Collegio degli Oblati vive il suo momento eroico e sopravvive ad una serie di situazioni che po-
L’OTTOCENTO In questo secolo l'Italia vive un momento storico particolare. Sotto la spinta delle sempre più pressanti richieste dì un risorgimento nazionale, i Savoia riescono nell'operazione di unificare il territorio della penisola. Utilizzano una politica di aggressione, di abili mosse diplomatiche, che coinvolgono le principali potenze europee. La nascita dello Stato italiano non avviene solo contro lo Stato della Chiesa e il potere temporale dei Papi, ma anche contro la Chiesa stessa con risoluzioni e provvedimenti che senza ombra di dubbio possono essere indicati come
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Le caratteristiche dello stemma.
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Storia locale
trebbero cancellarlo. Tutto il secolo è unlotta contro poteri statali, apparentemente democratici, che sembrano avere tra i loro scopi principali, quello di limitare la libertà dei cattolici, di metterne in discussione il loro diritto all’ autonomia, di appropriarsi del loro patrimonio, frutto di spontanee donazioni. Non a caso il secolo si apre, dominando Napoleone, con la liquidazione della Congregazione degli Oblati, con l'incameramento dei beni del Collegio, con le ardite operazioni dei Rettori Sioli e Rotondi, inventore di una serie di marchingegni legali che permettono al Collegio di sopravvivere, rinascere, ingrandirsi, diventare finalmente famoso, di quella fama che ancora oggi gode. Non dimentichiamo la brillante idea di svincolarlo dalla Congregazione degli Oblati, liberandolo così dai rischi dell'incameramento quando il vento anticlericale del Regno d'Italia torna a soffiare più rabbioso di quello napoleonico. Con lui il Collegio diventa scuola cattolica, scuola del Vescovo, fedele interprete del volere dei Cardinali Arcivescovi di Milano e della loro pastorale, ma autonomo e libero di esistere con le sue forze, non intruppato in ordini religiosi istituzionalmente strutturati.
Va notato che proprio in questo secolo la figura del Rettore assume un'importanza sempre più rilevante, diventa l'anima stessa dell'Istituto, la forza di propulsione. I Rettori della fine del secolo hanno sempre agito con grande coraggio, operando per dare all'Istituto una forza di penetrazione sempre più ampia sul territorio. Il Collegio cresce. Si allarga, si dilata sotto la spinta della necessità, con l’edificio che si fa sempre più grande e più monumentale, si aggiorna sulle esigenze del territorio, aprendo accanto ai severi studi classici quelle scuole tecniche che vengono incontro alla vocazione industriale della Valle Olona e, più in generale, dell'Alto Milanese.
IL NOVECENTO Il Collegio vede il consolidarsi della sua fama e della sua importanza. L'ottimo collegamento ferroviario con Milano, attraverso la così detta linea della Valmorea, lo rende ancora più appetibile ad una clientela proveniente da un bacino d'utenza sempre più vasto. L'inizio del secolo si apre con gli ultimi anni del rettorato di Monsignor Rossi, che si batte per ottenere dallo Stato italiano nuovi ed indispensabili riconoscimenti, a sancire il valore del servizio scolastico ed educativo del
Collegio, ma anche a ribadire gelosamente l’autonomia. Vive tutte le contraddizioni dei Cattolici nell'epoca fascista. Il periodo tremendo della Seconda Guerra Mondiale vede il Collegio fronteggiare, come sempre, le esigenze del momento storico che si fanno di nuovo drammaticissime. La sopravvivenza diventa l'ineludibile imperativo: sopravvivere alla fame, che morde e che costringe il Rettore a mettere al primo punto della sua agenda quello dell'approvvigionamento. L'edificio viene requisito ed il Collegio sembra quasi non esistere più. Ma anche questa situazione viene superata e comincia un nuovo periodo. I Rettori del dopoguerra, Cazzulani, Mangini, Crotti, Silva e Ferè, tutti e cinque sono sacerdoti diocesani. Il cambiamento, che può sembrare irrilevante, assume invece un'importanza storica. Al di là delle motivazioni contingenti, che certo hanno concorso a determinarlo, pare che gli Oblati rinuncino in qualche modo al tentativo di mantenerlo nell'orbita della loro opera pastorale e forse di ricollocarlo nell'organizzazione stessa della loro Congregazione.
Rettore è determinante e riassume in sé l'intera impostazione del Collegio, puntando sull'organica collaborazione dei sacerdoti e dei docenti presenti e sulla sempre maggior responsabilizzazione degli educatori laici impegnati nell’Istituto. È vero però che anche in que-
*** Si dovrà notare che anche in questo secolo la funzione del
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Una foto storica
Storia locale
sto secolo, come era già avvenuto nei decenni conclusivi del precedente, il Rettore riesce a realizzare i suoi progetti arditi e coraggiosi, quando si trova ad avere il sicuro appoggio di Amministratori capaci e di Presidenti del Consiglio di Amministrazione in grado di trovare il punto di equilibrio tra una politica che eviti ogni spreco ed un'altra che investa con coraggio, ma senza avventurismi.
LA TRASFORMAZIONE Si procede ai lavori di sistemazione e di completamento della Cappella dell'Immacolata, cuore religioso della vita liturgica del Collegio che acquista la fama di Università della Valle Olona, la scuola dalla quale passa la maggior parte di quegli allievi che poi occuperanno posti di rilievo nella società della zona. Ecco Don Lino Mangini aprire nuovi corsi scolastici, capaci di venire incontro alle nuove richieste e procedere alla sostituzione del glorioso Liceo Classico con il Liceo Scientifico. Risposta ai tempi moderni, ma anche ineludibile necessità di fare quadrare il bilancio attraverso l'introduzione di corsi capaci di attirare la richiesta di un maggior numero di allievi. Intanto il Collegio Rotondi comincia a cambiare progressivamente
volto in quanto la comunità degli alunni esterni aumenta. Diversi i ritmi, i tempi. L'internato va a spegnersi. Il Collegio era nato infatti per gli interni. Gli esterni in fondo erano sempre stati un corpo estraneo. La sua esistenza era stata garantita dalla presenza stanziale degli allievi, di quelli che qui potevano trovare oltre ad ottimi insegnanti anche un sito salubre e sano dove formarsi culturalmente, moralmente e fisicamente. Liquidare l'internato significa credere con forza al valore della scuola cattolica con l'adozione di modelli educativi ormai lontani da quelli maturati nel corso dei secoli passati, ma rispondenti a delle precise dinamiche sociali dei giorni nostri. Forte di un cospicuo lascito di Benigno Airoldi, il Rettore Don Carlo Crotti può procedere alla necessità prima del Collegio: una nuova e completa ristrutturazione. Dopo avere portato a compimento la nuova palestra, iniziata da Don Lino, Don Carlo prende atto che l 'edificio ha bisogno di aule nuove, strutture più funzionali, moderne, nuovi sistemi di riscaldamento. La chiesa di San Maurizio viene riportata alla sua condizione iniziale di ·oggetto architettonico svincolato dalla struttura del Collegio. Si inaugura la nuova Aula Magna giustamente
dedicata alla memoria del Cavaliere Benigno Airoldi. Ma avviene un cambiamento epocale: il Collegio accoglie tra le antiche mura la sezione femminile, e da questo momento si passa alla scuola mista. E la storia continua.
☞ Movimento 5 stelle. Frana come l’Italia. ☞ Indennizzo ai Benetton. Premio per la mancata manutenzione autostradale. ☞ Alitalia. Non ci resta che piangere. ☞ Taglio dei Parlamentari. Quando, dove, come? ☞ Piattaforma Rousseau. Come finanziare il movimento ☞ Forza Italia. Mancano le forze. ☞ LEU, Liberi e Uguali. Più uguali che liberi. ☞ Fratelli d’Italia. Ricordando credere, ubbidire e combattere? ☞ I selfie di Salvini. Professionista dello scatto. ☞ Bossi in Lega. Comando io... quando non c’è Salvini. ☞ E l’On. Di Battista? Inchiesta TV a “Chi l’ha visto”. ☞ Ministro giustizia. Bonafede o malafede? ☞ Dichiarazione dei redditi. Salvini 70.000 euro: in arrivo reddito di cittadinanza. ☞ Sardine in politica. Aumenta il degrado.
Il ciclo pittorico della loggia superiore nel cortile centrale
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☞ Le priorità del Governo. Intensificare la politica degli annunci.
Turismo Vanna Garavaglia Esperta di turismo internazionale
Scopriamo la Giorgia
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a catena montuosa del Caucaso è il confine geografico e culturale fra l’Europa e l’Asia. Al di là dello spartiacque caucasico, ci sono la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. Essi seguono in parte le linee morfologiche del terreno ma, dal punto di vista storico, sono per la grande maggioranza il risultato di complicate vicende tutt’altro che concluse, come dimostrano le confinanti regioni russe di Cecenia, Ossezia, e Dagestan. Desideriamo focalizzare l’attenzione sulla poco conosciuta Georgia, il Paese che più ha subito l’influenza dell’Occidente. Il nome stesso deriva dalla diffusione del culto di san Giorgio. Conta poco meno di 5 milioni di abitanti su una superficie di 70.000 kmq. ed è strutturata come una repubblica presidenziale. La capitale Tibilisi ospita un quarto della popolazione totale ed ha una singolare conformazione a terrazze, prospicenti la vallata del fiume Kura che scorre fra i due versanti. Ha grandi viali alberati fiancheggiati da edifici storici e un vecchio centro che ricorda la Istanbul di un tempo. È un paese antichissimo: parte della Colchide del mito di Giasone e degli Argonauti, che nel I secolo d.C. fu colonia romana. È un crogiolo di razze e religioni: arabi,
La Cattedrale di Bagrati, maestosa nelle sue linee architettoniche, è classificata dall’UNESCO “patrimonio mondiale”.
bizantini, mongoli, persiani, turchi e russi hanno lasciato testimonianze culturali e artistiche. Nelle chiese medievali e nei monasteri rupestri sono presenti tratti artistici della scuola siriana, greco-ortodossa e italiana, insieme a testimonianze di un raro ecumenismo religioso. Ricordiamo che molti monasteri rupestri furono fondati dai padri siriani asceti che diffusero il cristianesimo in Georgia. L’attuale economia è prevalentemente agricola, molto diversa secondo le zone climatiche; infatti il clima caldo-umido delle coste del Mar Nero consente addirittura la coltura del tè, mentre le zone semiaride dell’est producono cereali e sulle montagne prevale l’allevamento. Nel Paese si sono susseguite varie crisi economiche dopo gli ultimi cambiamenti politici e la
rotttura dei rapporti con l’economia russa che garantiva sbocchi alle attività economiche locali e il rifornimento di beni strumentali.
L’ECONOMIA AGRICOLA Una parte significativa del patrimonio agricolo della Georgia è la viticoltura: è infatti una delle più antiche regioni vinicole del mondo. Le valli fertili del Caucaso meridionale hanno favorito il nascere delle prime coltivazioni di vigna sin dell’età neolitica, circa 8.000 anni fa. Grazie alla produzione millenaria e al ruolo chiave economico giocato, la storia dell’identità di questo paese si intreccia con le tradizioni del vino georgiano. Le regioni dove si produce il vino sono numero-
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se: Kakheti, Kartli, Svaneti e Abkhazia, ma dove la produzione si è sviluppata e affinata è il Kakheti, che produce ora il 70% delle uve della Georgia. Le radici del vino georgiano sono state fatte risalire dall’archeologia al periodo in cui i popoli del Caucaso meridionale scoprirono che il succo d’uva selvatica, una volta lasciato sepolto sotto terra per il periodo invernale, diventava una piacevole bevanda. Questa idea del sotterramento è stata mantenuta nel tempo, in quanto il vino, servito nei vasi d’argilla kvevris, tipici della tradizione, prima di essere bevuto, viene tenuto sepolto, così da mantenere la temperatura del suolo. Questo metodo è stato riconosciuto dall’Unesco fra i patrimoni culturali dell’umanità che è intervenuta negli anni novanta per proteggere tre siti artistici georgiani e classificarli Patrimonio Mondiale: la Cattedrale di Bagrati, il Monastero di Gelati, i Monumenti Storici di Mtskheta e le montagne del Caucaso con i villaggi e le case a torre di Svaneti. Negli ultimi anni il Paese ha saputo aprirsi ad un nuovo turismo valorizzando le antiche tradizioni e proponendone una rilettura che evidenzia il legame fra la storia più conosciuta e una cultura agreste fatta di amore per le radici e la terra. La cultura del vino ne è un esempio.
Cultura Serena Contini curatrice mostra Renato Guttuso a Varese
Guttuso e la Fondazione Pellin
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’è molta Busto Arsizio nel rapporto con il Maestro di Bagheria grazie all’imprenditore Francesco Pellin che ha operato in città per molti anni (settore alimentare). Il redazionale di Serena Contini, che con il precedente apparso su Busto Domani conclude la presentazione di alcune opere di Guttuso, mette in luce anche questa splendida simbiosi con la città, suscettibile - è più di un augurio - di ulteriori e interessanti sviluppi. Il ruolo di Pellin, certo non di mero finanziatore, venne evidenziato in un volume con la frase “Realizzato grazie alla ideazione e alla promozione di Francesco Pellin”. Ma la sua vera soddisfazione fu la lettera che Renato Guttuso gli scrisse in segno di gratitudine in cui il pittore sottolinea la grandezza del suo gesto. Fra l'altro afferma: “Mi commuove, caro Francesco, che tu abbia voluto dimostrare la tua profonda amicizia nei miei confronti, al di là della tua nota passione di mio grande collezionista, facendoti promotore di una impresa culturale la quale potrà forse rappresentare anche un utile contributo per la migliore conoscenza della storia dell'arte italiana dei tempi che il mio lavoro ha finora attraversato”. La predilezione di Pellin per la produzione guttusiana fu assoluta e monoindirizzata. A
lin per lo studio e la valorizzazione dell’opera di Renato Guttuso”.
LE OPERE
Renato Guttuso con Francesco Pellin nello studio di Velate nel 1986.
questo proposito Enrico Crispolti parla di un “collezionismo d’affezione” particolare: «Per comprendere il senso del suo operare non basta tuttavia distinguere fra collezionismo “d’investimento e d’affezione”, al quale certamente il caso Pellin appartiene, ma occorre distinguere fra diverse tipologie del collezionismo “d’affezione” che possiamo dire appunto “generalista” e un’altra che possiamo dire invece “specifica”. I quadri, appesi alle pareti di casa, erano un tesoro che Pellin gelosamente custodiva, permettendo solo a pochi eletti di condividere la sua personale galleria. Una dedizione totale che richiedeva limitazioni alla vita quotidiana e mai poteva prescindere dalla cura delle opere, come la protezione dalla luce solare e i sistemi di sicurezza sempre
inseriti. Ben figurava nel salotto di casa, tra gli altri, l’autoritratto di Guttuso intitolato L’Atelier del 1975, uno dei capolavori della raccolta, in cui l’artista si rappresenta assorto in tre differenti momenti, sottolineati da abiti di diverse fogge: mentre dipinge e accende la sua amata sigaretta. Il ripiegarsi dell’artista su sé stesso, percezione che prorompe dalla visione del quadro, ha nel telefono raffigurato un elemento che lo rapporta con la realtà e con i legami personali. La passione per le opere dell’artista siciliano si trasformò, col passare del tempo, in un progetto culturale di ampio respiro che culminò con l’istituzione formale di una Fondazione nel 2000 che chiarificava i suoi intenti già a partire dalla denominazione “Fondazione Francesco Pel-
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Infatti dopo la morte del maestro di Bagheria, Pellin desiderò ampliare la raccolta entrando in possesso di altri capolavori, in particolare degli anni Quaranta e Cinquanta, per completare l’arco temporale della produzione guttusiniana. La collezione Pellin, che iniziava col San Sebastiano martoriato del 1931 e si concludeva con i grandi nudi del 1986, contemplava in tal modo opere fondamentali ed esemplificative di ogni periodo della vita artistica di Guttuso. La volontà di istituire una fondazione che istituzionalizzasse parte della sua collezione si deduce anche dall’acquisto di quadri dalle dimensioni rilevanti, più adatte ad essere esposte in una sede museale piuttosto che in una casa privata. Esemplificativo è la scelta delle tele dell’ultimo Guttuso destinate alla Fondazione come Chiaro di luna e Gineceo n.1 del 1985 e come Gineceo n.2 e Camera sull’Adriatico del 1986. Uno degli ultimi dipinti voluto da Pellin nel 1997 fu l’imponente Van Gogh che porta l'orecchio al bordello di Arles. Nell'agosto del 1978 Guttuso si era cimentato in
Cultura
un'opera complessa, densa di richiami storico artistici, chiaro omaggio al pittore olandese, realizzata presso lo studio di Velate che Pellin aveva visto realizzare. Il pittore nel raffigurare un momento tragico della vita di Van Gogh inserisce il rimando a due suoi dipinti, entrambi del 1888: il Ritratto di Armand Roulin ora al Museo Folkwang a Essen e Lo Zuavo, l’amico Paul Millet, ora al Museo Van Gogh di Amsterdam. Entrambi, ripensati ma fedeli nei colori, sono stati inseriti da Guttuso nell’ampia scena come clienti al bordello. Modello per lo Zuavo fu il sempre l’amico sempre presente Marcobi. Dopo l’acquisizione dei quadri, pronto a dar vita alla sua idea, Pellin non lasciò nulla al caso e nel 2000 partì per confrontarsi con il gallerista e collezionista Ernst Beyeler che, nelle vicinanze di Basilea, a Riehen, aveva costituito nel 1997 una Fondazione a suo nome con più di 250 opere di arte contemporanea in uno spazio espositivo progettato da Renzo Piano. L’incontro avvenne il 10 agosto 2000, data comprovata da una dedica di Ernst Beyeler sul catalogo del museo. Come non sottolineare la lungimiranza e l’apertura mentale di Pellin nel confrontarsi con una fondazione tanto rinomata. Non mancò di relazionarsi anche con la
fondazione svizzera Pierre Gianadda a Martigny, esistente dal 1978 e in quegli anni punto di riferimento dell’attività espositive internazionali.
UNA DATA STORICA La fondazione venne costituita alla presenza del notaio milanese Domenico Acquarone il 26 maggio 2000 con le seguenti finalità riportate nell'atto stesso: «la tutela, la promozione, la divulgazione e la valorizzazione della collezione formata da opere di Renato Guttuso che costituiscono significativa testimonianza dell'arte italiana del secolo XX. Raccolte dal Comm. Francesco Pellin, per il loro alto interesse storico - artistico, anche promuovendo la creazione e gestione nella provincia di Varese, dove per tanti anni ha risieduto e operato Renato Guttuso, di uno spazio espositivo (Museo) nell'ambito del quale mettere a disposizione del pubblico la suddetta collezione; la realizzazione di studi e ricerche su Renato Guttuso al fine di promuovere lo studio, la conoscenza e la valorizzazione delle opere del predetto Autore; la cura e la pubblicazione di cataloghi e testi specializzati; l'organizzazione, anche presso enti pubblici e privati, di esposizioni temporanee, di convegni, seminari, lezioni, conferenze, dibattiti, incontri, al fine di diffondere, nell'am-
bito della conoscenza dell'arte moderna, lo studio e la valorizzazione dell'opera di Renato Guttuso; la predisposizione di interventi a favore di giovani che intendano intraprendere studi od attività connesse con il restauro e la conservazione delle opere dell'Arte moderna e di Renato Guttuso in specie. Tutto quanto sopra al fine di favorire lo studio, la ricerca scientifica e l'istruzione sui temi in oggetto». La Fondazione ebbe il riconoscimento giuridico della Regione Lombardia il 6 ottobre 2000 e risultava essere dotata di un patrimonio di duecento milioni e di una donazione d’opere d'arte per un valore di un miliardo e ottocento milioni. I ventuno quadri destinati dal collezionista alla Fondazione istituita a suo nome sono ora divenuti oggetto del comodato, sottoscritto il 13 marzo 2018 dalla famiglia Pellin e dal Comune di Varese e saranno esposti nelle sale dei Musei Civici di Villa Mirabello per un decennio. L’operazione culturale avviene in concomitanza con il decimo anniversario della scomparsa dell’imprenditore bustocco. Si è in tal modo concluso un confronto articolato e complesso iniziato da Francesco Pellin con il Comune di Varese agli inizi degli anni Duemila. Il desiderio del collezionista di mettere a disposizione del pubblico la sua collezione non si concretizzò quando era
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in vita per le molte difficoltà incontrate, nonostante i non disprezzabili intendimenti del Comune di Varese. E’ stato il giornalista Gianni Spartà a sottolineare il nulla di fatto ancora nel 2005: «Sapete che a Varese vive Francesco Pellin, uno dei più importanti collezionisti di Guttuso, e conoscete i suoi progetti: se la municipalità costruisce un museo d’arte moderna, egli è pronto a recargli in dote i capolavori pazientemente raccolti [...]. A nessuno sfugge la rilevanza della proposta per i destini di una città che sulla cultura vuol giocarsi il rilancio. Solo che la proposta è stata per anni proposta». Con la mostra “Renato Guttuso a Varese. Opere della Fondazione Pellin” avvenuta il 18 maggio presso i Musei Civici di Villa Mirabello si è realizzato il sogno di Francesco Pellin: consentire a tante persone di ammirare l'arte del pittore siciliano che lo ha arricchito anche del dono della sua amicizia.
Renato Guttuso fotografato durante le fasi di lavorazione del dipinto “Van Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles”.
Cultura Testi di A. Cattaneo e A. Colombo
Il Convivio di Gorla Minore Con le iniziative riportate nella locandina, nasce il Centro culturale del Collegio Rotondi. L’abbiamo chiamato Convivio, un antico nome dantesco che vuole richiamare un’azione ed un intento sempre attuali: quelli di diffondere il più largamente possibile il pane del sapere, inteso quale strumento indispensabile perché la persona possa risplendere nelle sue potenzialità e dignità. È quell’umanesimo a cui ci spinge la nostra natura umana e che è lo scopo, per noi istituzione cristiana ed ecclesiale, della rivelazione di Dio all’uomo. L’intento è quello di dialogare con tutti gli uomini pensanti per contribuire ad illuminare le mille sfaccettature del prisma costituito dalla realtà storica che stiamo vivendo. Le riflessioni che proponiamo all’inizio della nostra avventura toccano temi che vanno dall’economia (Carlo Cottarelli) all’odierno travaglio ecclesiale sotto la spinta del papato di Papa Francesco (Bartolomeo Sorge), dal tema dell’effettiva necessità dei farmaci sempre più pubblicizzati (Gianni Tognoni) alla modifica delle relazioni umane in un mondo sempre più virtuale (Adriano Pessina), per terminare con una riflessione sui principi dei nostri comportamenti privati e pubblici in un’epoca di transizione di valori come la nostra (Aristi-
Il Centro culturale: un’importante istituzione per il territorio.
de Fumagalli). Le nostre relazioni culturali ci hanno permesso di poter invitare personalità di indiscusso profilo scientifico ed umano nei vari campi che noi mettiamo a disposizione di tutti, in una dimensione di servizio culturale. Don Andrea Cattaneo Rettore del Collegio Rotondi
CONOSCENZA E ETICA C’era bisogno di un centro culturale in una società pervasa dalla rete, dai media, da internet? In una realtà in cui Google e Wikipedia la fanno da padroni in tutti i campi dell’informazione, della cultura, dello scibile umano a 360 gradi? La risposta è sì. Sì per non essere irretiti in qualche modo da una rete
che, per quanto prodiga di informazioni, è impersonale, scarsamente o affatto dotata di capacità critiche e interlocutorie. Sì perché l’umanità ha bisogno dell’uomo. Sembra una tautologia, ma è doveroso riflettere. Non sto a giudicare (né tocca a me farlo) su requisiti importanti come la qualità, la correttezza, l’attendibilità delle fonti. Sta di fatto che non vi è arricchimento sul piano culturale, e quindi non vi è crescita, senza rapporto umano, senza il passaggio del dialogo (Platone insegna), senza la partecipazione e la comunicazione che sono l’anima del convivio, dell’incontro. Perché l’informazione diventi conoscenza e la conoscenza diventi sapienza: è questa la mission, l’enunciazione sintetica dello scopo fondamen-
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tale di questo Centro, sorto in collaborazione con il Lions Club Gorla Valle Olona. In una realtà umana sempre più disturbata da malesseri sociali, da pregiudizi, da false notizie, è di vitale importanza creare le sedi e le condizioni per una informazione qualificata e responsabile, in ogni campo del pensare e dell’agire umano. Credo non sia enfasi parlare di importanza vitale, quando la non conoscenza crea grave danno alla dignità dell’essere umano, alla sua salute fisica e psichica, alla sua stessa sopravvivenza, specialmente là dove si considerino temi ambientali e sociali. In questo senso la cultura è etica della conoscenza. E la conoscenza è al servizio dell’etica. Cultura non chiusa in se stessa, come alimento che soddisfi un bisogno personale di sapere, ma cultura aperta e attiva, fucina di pensiero, di ricerca, bisogno umano di tensione alla verità e, come tale, fonte indispensabile di speranza e arricchimento umano. Il Collegio Rotondi, è il laboratorio di questo progetto divenuto realtà viva e pulsante, che intende porsi al servizio di un bisogno primario dell’uomo: ampliare e migliorare l’orizzonte del proprio sapere. Adelio Colombo Presidente Lions Club Gorla Valle Olona
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La Voce della città
Dal mondo universitario CON EOLO INTERNET FINO AL 10 GB Se l’innovazione nella didattica passa prima di tutto attraverso idee, progetti e modelli di apprendimento, anche la tecnologia può fare la sua parte per creare nuove opportunità, fino a diventare un vero e proprio fattore abilitante: per questo la LIUC ha stretto una nuova e prestigiosa partnership con EOLO, operatore nazionale leader nel campo della banda ultra larga per il mercato residenziale e delle imprese. L’accordo garantirà alla LIUC di godere di una connessione a Internet in tecnologia ibrida fibra ottica e radio FWA fino a 10Gbps. “È per noi un vero piacere poter collaborare con un ateneo di eccellenza commenta Luca Spada, Presidente e Fondatore di EOLO. Questa partnership ha il duplice valore di rafforzare il legame con il territorio in cui siamo nati e supportare un polo universitario in grado di attrarre giovani talenti da tutto il mondo.” BUSINESS COACHING Diventare business coach per saper gestire il lavoro che cambia, per non essere solo “capi” ma leader che sanno ispirare i propri collaboratori: è stata presentata a Milano la prima edizione dell’Executive Master Business Coaching for Change della LIUC Business School, in partnership con PRAXI, società leader nella consulenza in ambito organizzativo, al via nel mese di aprile 2020 in formula part – time. Destinatari del corso sono responsabili delle risorse umane, responsabili funzionali, imprenditori e liberi professionisti. Durante l’Executive Master verranno apprese tutte le competenze determinanti nel percorso di “trasformazione” da capo a business coach, anche attraverso il coaching lab dove poter sperimentare e simulare sessioni di coaching affiancati da un coach professionista. L’ECONOMIA CIVILE PER TUTTI “Un orientamento nuovo dell’economia, una prospettiva di lettura dei fenomeni economici che non mette al centro le risorse materiali ma parte dalla persona e incarna un’antropologia positiva”: così Eliana Minelli, Professore Associato della Scuola di Economia e Management della LIUC - Università Cattaneo, definisce l’economia civile, tema al centro di un percorso divulgativo promosso dalla LIUC tramite il Centro Pastorale Pier Giorgio Frassati e articolato in 4 incontri. Un’occasione per approfondire questo filone, che affronta le contraddizioni del capitalismo liberista e intende rispondere con coraggio alle domande concrete che l’uomo si pone sui
grandi temi legati al lavoro, alla produzione, al benessere e alla sostenibilità. PROTAGONISTI DELLA SOSTENIBILITÀ Il 2019 è stato l’anno più caldo di sempre, nei Paesi occidentali si sono verificati eventi climatici impressionanti e le parole surriscaldamento globale, inquinamento e guerra alla plastica, ricorrono quotidianamente, cambiando la percezione dei valori della sostenibilità ambientale. Economy Group si fa promotore di questa sensibilità sviluppando da quest’anno il progetto editoriale “Circular Economy, l’economia che salva il pianeta e crea sviluppo sostenibile”. Si tratta di un format multimedia-live, che si declina in un contenuto cartaceo all’interno della foliazione del magazine, una giornata di convegni e la diffusione in tempo reale tramite sito e social dei contenuti prodotti. Attraverso questo format Economy intende mettere a disposizione la propria reputazione e i propri canali mediatici per raccontare l’emergenza ma anche le sue possibili soluzioni, valorizzare l’esistente, contribuire a promuovere il nuovo. Dieci tappe per un roadshow che da febbraio a novembre girerà l’Italia da nord a sud, dove Economy racconterà i contenuti più interessanti e incisivi, le case-histories più significative e le testimonianze più convincenti. GIOVANI ALL’ESTERO Storie di giovani emigranti del terzo millennio, per l’esattezza 101, raccolte nel nuovo libro di Enzo Riboni “Ciao Italia! 101 storie di cervelli in fuga” (edizioni Mind) presentato alla LIUC. Nelle librerie dal 6 febbraio, il volume raccoglie le storie pubblicate da Riboni sul Corriere della Sera nella rubrica “Giovani all’estero” negli ultimi cinque anni e le ripropone aggiornate a fine 2019, offrendo uno spaccato sulle tendenze e lo stato attuale dei cervelli in fuga. O forse sarebbe meglio parlare di cervelli in mobilità che Riboni ha simpaticamente suddiviso in Globtrotter, Oceanici, Asiatici, Panmericans, Continentali, fan della Grande mela o sedotti dalla City. Ma anche Repatriates, i rimpatriati (soltanto 11 su 101). Con una maggior propensione all’avventura della componente femminile su quella maschile. “Migranti per libera scelta, per curiosità intellettuale, veri nomadi post moderni”, così li descrive Riboni sottolineando che: “Più che di fughe si tratta di inseguimenti. Inseguimenti di opportunità poco presenti in Italia, di futuri più coerenti con la propria preparazione, di maggiori possibilità di imparare e crescere professionalmente, di soddisfacimenti delle proprie positive ambizioni”.
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Nel 2020 ricorrono i 110 anni dalla morte di Enrico Dell’Acqua, il pioniere dell’esportazione italiana, al quale Luigi Einaudi ha dedicato il saggio “Un Principe Mercante”. Da un ventennio l’Associazione svolge una intensa e qualificata azione per valorizzare l’attualità e l’importanza del messaggio grazie al sostegno economico, pressochè esclusivamente, dei privati e non solo per queste motivazioni, il Cda ha deliberato di commemorare l’illustre personaggio protagonista di iniziative che hanno onorato il Paese. Dell’Acqua ha infatti aperto le vie del commercio internazionale ponendo le basi per un armonico sviluppo del nostro export certificando così il valore della creatività italiana mondo. A Enrico Dell’Acqua la città di Busto Arsizio ha dedicato in Piazza Volontari della Libertà, l’artistico monumento (in foto) e lo ha proclamato nel 2017 “cittadino benemerito”: la più alta onorificenza cittadina. Per sottolineare l’importanza dell’evento, l’Associazione ha inviato nel Maggio 2019 un voluminoso dossier al MISE per caldeggiare l’emissione di un “francobollo celebrativo” della storica ricorrenza mentre con il Dell’Acqua Day ci si propone di programmare, in collaborazione con Enti istituzionali pubblici e privati, un apposito convegno sulle problematiche esportative.
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La Voce della città
Il Var, recentemente introdotto nel mondo del calcio, si è rivelato un prezioso strumento di verifica. Una specie di lente di ingrandimento simile ad un “ferma immagini” di grande effetto per la precisione. Insomma, sui campi di gioco consente responsi inequivocabili che hanno annullato dubbi e polemiche spesso alimentate (anche) da comportamenti censurabili. È stato quindi trovato un sistema che non ammette discussioni. Ed è con questa similitudine che inauguriamo il VAR: una rubrica-testimonianza per sinteticamente descrivere - aperta a tutti - fatti, episodi o frammenti di vita cittadina che meritano di essere portati a vasta conoscenza. Ecco il primo flash. Lo spunto è offerto dalla spianata in Viale Borri 21 dove sorgevano gli immobili della prestigiosa Mostra del Tessile. Dopo la demolizione del capannone e dei saloni espositivi, delle piante e arbusti che nascondevano l’area dove si verificavano episodi preoccupanti, si può vedere oggi la grande estensione di circa 30.000 mq. Non intendiamo entrare nella prospettiva edificatoria di competenza dell’Amministrazione Comunale di Castellanza, ma la storia della prestigiosa rassegna che ha richiamato per anni operatori da tutto il mondo, fortemente incidendo non solo sull’economia del territorio, non si può cancellare. I Comuni di Busto e Castellanza sono i più interessati a tramandare ai posteri un luogo per molti aspetti storico, ricordandolo anche semplicemente con una lapide marmorea a futura memoria. Alla Camera di Commercio di Varese, depositaria della documentazione storica dell’Ente espositivo, il compito di valorizzare la straordinaria testimonianza che ha registrato lo sviluppo industriale di Busto e Provincia. Sarebbe non solo auspicabile che venisse considerata in un’apposita pubblicazione per ricordare un grande passato che ha guardato al futuro. Insomma, la storia non si può cancellare ed è compito dei contemporanei ricordare un’imprenditoria che ha caratterizzato un’epoca.
ARTE E NATURA
Un pubblico molto interessato alle tematiche ambientali è stato ricevuto da “Crespi 1977” in un ambiente accogliente e ricco di stimolanti proposte di arredo capaci di suscitare emozioni. Il “fil rouge” che ha governato la serata è stata la Natura in alcune delle sue declinazioni, partendo dall’interpretazione che ne ha dato l’artista Marco Zambrelli, frutto di una lunga esperienza tecnica ed emozionale. Hanno introdotto la serata l’Architetto Paolo Torresan e la critica d’arte Lara Scandroglio che ha rivisto l’operato dell’artista incentrato sulla traduzione del paesaggio mediante una lettura informale del colore che giunge a rendere infinito lo spirito dell’ultima produzione, caratterizzata dai suoi grandi cieli. Sulla natura, in particolare in merito all’intelligenza vegetale, si è poi tuffato Fabio Bortesi, svelandone i segreti e proponendo i risultati delle ultime sperimentazioni, la logica della vita vegetale e le strette relazioni con la più avanzata tecnologia e l’intelligenza artificiale. Ci ha riportato nella dimensione temporale del sorgere della vita vegetale Ottavio Luoni (Gruppo Naturalista Bustese), che ha descritto la nascita del mondo vegetale in rapporto alla nostra breve esperienza dell’uomo sulla terra. Vitaliano Caimi, presidente del Comitato Parco della Genesi, ha proposto una lettura filosofica del nostro presente, ravvisando la necessità della creazione di un parco, attraverso un percorso partecipato, quale atto riparatorio rispetto alla gestione privatistica del territorio negli ultimi secoli. Fulvio Cattaneo ha infine presentato la ricerca di Zanotta sulla sostenibilità dei materiali utilizzati (reti da pesca abbandonate sui fondi marini) nella propria produzione di oggetti di arredo e di design. Con l’aperitivo totalmente vegetale di Gusto Arsizio, si è concluso l’evento. Gli organizzatori hanno anticipato che seguiranno ulteriori incontri legati al mondo dell’Arte e della Natura mentre l’esposizione di Marco Zambrelli proseguirà sino all’8 marzo.
Particolarmente apprezzate le opere di Zambrelli presentate nello Showroom Crespi 1977 in via Magenta 48/A a Busto Arsizio.
La Voce della città
Pronto Soccorso
Per iniziativa del Dott. Adelio Colombo, componente l'equipe medica del “Progetto di Educazione Sanitaria”, è in preparazione un report il cui obiettivo è di evidenziare gli interventi di pronto soccorso in caso di improvvisa “emergenza” alla persona comprendendo l’utilizzo dei defibrillatori rivelatisi, anche nella nostra area, di fondamentale importanza salvavita. La pubblicazione, oltre ad essere inserita nel bimestrale "Busto Domani", sarà stampata in migliaia di copie e diffusa agli Istituti comprensivi di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona che aderiscono al Progetto, oltre che online sul sito associativo: www.enricodellacqua.org. Uno strumento particolarmente utile, facilmente consultabile e che si propone di responsabilizzare i giovanissimi sulle drammatiche conseguenze degli incidenti. La pubblicazione, sponsorizzata dal Lions Club Gorla Valle Olona presieduto dal Dott. Colombo, rientra nei service programmati nel corrente anno dal Club e il suo annuncio ha suscitato ampi consensi e apprezzamenti.
Trenord
Il comitato dei pendolari utilizzatori del Malpensa Express è nuovamente in agitazione per il sovraffollamento che da tempo si registra su convogli soprattutto nelle ore di punta: ad esempio il 7.52 per Milano Centrale. Infatti, la fermata di Busto Arsizio si configura come un autentico assalto alla diligenza per l’inadeguata composizione delle vetture (5). La situazione, già oggetto di incontri e verifiche con i vertici di Trenord, ha prodotto promesse e assicurazioni purtroppo disattese. E nella stazione, che registra un notevole movimento di viaggiatori, la scarsa considerazione riservata a Busto Arsizio da Trenord è non solo riprovevole. Auguriamoci che i responsabili positivamente provvedano a risolvere una situazione che penalizza non poco molti lavoratori trattandosi di un problema da troppo tempo in evidenza e che ha suscitato anche apprensione tra i viaggiatori per la scarsa sicurezza.
Gioeubia
Rispettate le tradizioni, anche se non è mancata qualche polemica. Ma ha prevalso il fascino, più che centenario, del fantoccio che brucia, con l’inverno, i cattivi presagi. E in città si sono moltiplicate le iniziative rionali. Tra le gioeubie esposte in Piazza S. Maria – in verità molto dissimili dal passato quando Pietro Giavini e Luigi Grampa gareggiavano nella creatività – quella di maggior attrazione era rappresentata dalla Famiglia Bustocca. Non per la realizzazione, ma per il richiamo ad un argomento che appassiona un po’ tutti: il nuovo Ospedale. Molte le critiche, descritte in una bella poesia che sottolineava sia la grande preoccupazione, sia l’impegno economico. Infatti, la Sanità pubblica fa acqua con un Pronto Soccorso dove le prestazioni lasciano spesso a desiderare. Ed allora ha fatto bene la gioeubia a ricordare – urbi et orbi – un’opera grandiosa in prospettiva ma terribilmente carica di insidie. E aumentano i pareri contrari a Busto e a Gallarate.
Franco Mazzucchelli
Dopo quasi un ventennio (2001-2019) ha lasciato la Presidenza provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Franco Mazzucchelli, uomo-simbolo del volontariato bustocco. Impegno, passione, sacrifici hanno caratterizzato il suo percorso consentendo alla LILT di diffondere il concetto della prevenzione, baluardo indispensabile per il Sistema Sanitario Nazionale. Qualche realizzazione: dalle cure palliative all’assistenza domiciliare ai malati terminali avviata nel 2004 e che ha coinvolto oltre 1.500 pazienti con un risparmio per le strutture sanitarie pubbliche di circa 1.500.000 euro. Un altro fiore all’occhiello è rappresentato dal centro di prevenzione oncologica Angelo Girola che dal 2010 opera in città con apprezzati risultati. Senza dimenticare l’intensa attività promozionale sul territorio che ha coinvolto migliaia di persone con condivise iniziative. Grazie Franco, un Lions che ha servito la comunità senza proclami donando sé stesso. Un esempio!
Busto pizzaiola?
Non molti anni fa, la città annoverava prestigiosi ristoranti che richiamavano una selezionata clientela: il Pavone di Via XX Settembre, Peppino di Via Mameli, il Regina in Via Fratelli d’Italia, tanto per citare i più rinomati che davano lustro anche a Busto Arsizio. Tempi passati, ricordi nostalgici di un territorio grazie ad un “sistema economico” invidiabile. Oggi la situazione è notevolmente cambiata e sono esplose le pizzerie: nel centro cittadino, spesso quasi confinanti territorialmente, ne abbiamo contate una quindicina. Tutte attive? Forse, ma le difficoltà gestionali esistono e i frequenti mutamenti di proprietà lo confermano. Insomma, il centro si è un po’ “pizzaiolizzato” e la socialità ha subito mutamenti. Una nuova stagione per Busto? Le prospettive sono queste anche per le aumentate difficoltà economiche. Insomma, gli affari si concludono sempre meno al ristorante.
Addio, Luca!
La notizia è rimbalzata come un fulmine suscitando incredulità e stupore. All’antivigilia di Natale, Luca Cazzaro ha avuto un improvviso malore nella sua abitazione di Fagnano. Qualche minuto, e il giovane marito e padre di due splendidi bimbi in tenera età, concludeva il suo percorso terreno lasciando sgomenti la moglie Chiara, i genitori, parenti e amici. La notizia si è subito diffusa a Busto Arsizio dove la popolarità di Chiara Stefanazzi, più volte campionessa del mondo di twirling, è ancora altissima. In molti, apprendendo la drammatica notizia, si interrogavano su questa “morte impossibile”. E le testimonianze sul sagrato della Chiesa – presente il Sindaco Antonelli – accompagnate dal rombo delle Harley Davidson, la passione di Luca, hanno conferito un’ulteriore e intensa dimostrazione d’affetto. Stringiamoci allora attorno a Chiara e ai figli per manifestare loro grande e commossa partecipazione e condividere l’immenso dolore!
La Voce della città
E IO PAGO!
Come aiutare Busto Domani
La battuta “…e io pago” che Totò magistralmente interpretava, ha ispirato la rubrica. Con l’auspicio e l’intento di ridimensionare la burocrazia pubblica, continueremo ad ospitare documentate segnalazioni che perverranno a bustodomani81@gmail.com. Un contributo per scuotere il torpore burocratico con i suoi notevoli costi a carico della collettività. Siamo alle solite. Davide contro Golia per la richiesta di rimborso per l’illegittima doppia imposizione di imposta per l’energia elettrica. Alla luce degli ultimi orientamenti espressi dalla giurisprudenza delle Corti di legittimità e di merito, dopo un’attenta analisi è stato richiesto che la società Enel Spa provveda a fare i dovuti accertamenti effettuando il ricalcolo e rimborsando la somma ingiustamente addebitata entro e non oltre i 30 giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Dall’invio della PEC sono trascorsi oltre 4 mesi senza alcun riscontro mentre continua l’applicazione - errata - dell’IVA. Non è lecito attendere almeno un comunicato chiarificatore di un addebito che interessa milioni di italiani? È pretendere troppo dalla burocrazia pubblica? E il modo ancora ancor m’offende... parole di Dante Alighieri.
Pierdavide Galli, Architetto in Busto Arsizio.
Solo per sottolineare un disservizio pubblico. Quando un contribuente ritarda di qualche giorno un versamento - anche di pochi euro - dovuto per tasse, scatta il meccanismo sanzionatorio che spesso raddoppia l’importo originario. Poste Italiane, sede di Roserio, invece non risponde alle sollecitazioni. Il credito vantato - € 32,64 - per un conto continuativo per la spedizione di una pubblicazione, è modestissimo, ma il principio del rimborso è inalienabile. Abbiamo provato - nonostante l’enorme tempo trascorso - ad inviare il 30 Gennaio un’altra e-mail di sollecito, ma nessuna risposta è pervenuta. Segnaliamo il fatto come un episodio che denota, ancora una volta, il più che singolare metodo usato dalla burocrazia pubblica a danno del cittadino.
Anche i cani fanno politica? - 34 -
Alcuni lettori, apprezzando la nostra publicazione, hanno chiesto come contribuire a sostenere “Busto Domani” distribuito in omaggio soprattutto attraverso le farmacie cittadine. Ecco le modalità:
• Inserzioni pubblicitarie: telefonando al numero 340.5960377 o inviando un’e-mail a bustodomani81@gmail.com • Libero versamento su IBAN: IT77 G050 3422 8000 0000 0011 825 A questi “sostenitori benemeriti” saranno sempre inviate le comunicazioni e inviti a tutte le iniziative programmate dall’Associazione Dell’Acqua e “Busto Domani” - che non riceve alcun contributo pubblico - anticipatamente ringrazia per la collaborazione.
F ISCELL I FLORICOLTURA
L'azienda, fondata nel 1955 da Carlo Fiscelli fu da subito improntata nel settore giardini e coltivazione di piante verdi e fiorite.
Col passare del tempo ci siamo sempre più specializzati nell'ambito della coltivazione che impiega buona parte dell'azienda ed è rivolta ad imprenditori del settore, svolgendo attività all'ingrosso.
La progettazione del verde si è sviluppata seguendo l'evoluzione del mercato, specializzandosi nella realizzazione di giardini e terrazzi con servizi annessi, quali manutenzioni, potature, impianti di irrigazione, diagnosi e cure per malattie delle piante e dei tappeti erbosi.
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