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Busto Domani - ANNO XXXVIII – N° 4 SETTEMBRE/OTTOBRE 2019 - Copia Omaggio
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Editoriale Sergio SergioColombo Colombo- -Direttore Direttore“Busto Busto Domani Domani”
Per una nuova resilienza
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risultata più lunga del previsto la ricomposizione - ai miei tempi la chiamavano rimpasto - della Giunta Comunale condizionata dall’intervento della Magistratura a Gallarate e dintorni. Aggiungendo le (solite) pressioni politiche, il compito del Sindaco Antonelli è risultato gravoso anche per la controversa assegnazione degli incarichi dopo le dimissioni di Arabini e Tovaglieri. Concluse le difficili trattative – in un clima di convergenze parallele di democristiana memoria - l’ambiente si è rasserenato. Nella prima seduta consigliare dopo la parentesi feriale, è stato avviato il programma degli Assessorati finalizzato a velocizzare le realizzazioni preannunciate. Ad iniziare dal piano attorno alle Ferrovie Nord: un intervento urbanistico che dovrebbe rivoluzionare – dopo anni di attesa – un’area strategica per lo sviluppo della città. Segue il centro cittadino ancora alla ricerca della propria identità con Piazza Vittorio Emanuele in fase di decollo nonostante gli impegni sottoscritti dall’impresa edile partenopea. Ed emerge l’esigenza di inventare un’incentivazione al commercio per contribuire al contenimento delle spese gestionali e assicurare una pianificazione in linea con l’agguerrita concorrenza. Le molte saracinesche “abbassate” evidenziano una
I tre neo-Assessori con il Sindaco Antonelli: da sinistra Mariani (Urbanistica), Rogora (Sport e verde pubblico) e Attolini (Servizi Sociali e lavoro).
città le splendide colonie di Alassio e dell’Aprica? – sembra scomparso. Complice la situazione economica, le difficoltà imprenditoriali, le diversità generazionali e il nuovo modo di “vivere la città”: una metamorfosi relazionale forse impossibile da ricostruire. Infatti, la causa civile intentata dalla Coop contro l’Amministrazione Comunale per la costruzione del supermercato dichiarato (da chi?) “il più bello d’Italia”, rappresenta un esempio eclatante non solo per l’ammontare richiesto - quasi sei milioni di euro! – ma anche per le (deplorevoli) insinuazioni contenute nella richiesta di risarcimento. I firmatari hanno frettolosamente scordato la mobilitazione cittadina contraria al taglio dei platani – quei filari alti e schietti,
crisi generale politicamente sottovalutata nella capitale: come il Decreto Legge sull’emergenza climatica – il tanto urlato Green New Deal – al centro dell’attenzione mondiale per salvare il pianeta terra e clamorosamente franato in un recente Consiglio dei Ministri per mancanza di risorse. E le amministrazioni comunali sono costrette a scelte impopolari, qualche volta con il taglio dei servizi per il cittadino. Insomma, appartengono alla storia gli interventi in Consiglio Comunale del Sindaco Rossini quando – mancando l’approvazione – proponeva “l’acquisto privato” pur di assicurare il razionale sviluppo alla città. Oggi quello slancio – come dimenticare la straordinaria generosità dei Borri e dei Comerio che hanno donato alla -5-
direbbe Carducci – che conferivano al Viale della Gloria un aspetto attraente. Oggi è stata realizzata una rotonda che non entusiasma nessuno, con i dossi che poco rallentano la velocità delle vetture e con una pedonalizzazione penalizzante. Poi gli sgradevoli attacchi al Sindaco, reo di abitare nella zona, oltre alla Giunta di centrodestra… giudicata politicamente scorretta. Non poteva mancare l’ex Borri, un infelice acquisto in quanto privo della contemporanea destinazione d’uso e che ha rappresentato il tallone d’Achille di tutte le amministrazioni succedutesi. Il rilievo è propizio per una condivisa accelerazione al restauro di quanto resta dell’immobile e della ciminiera che una perizia comunale – Sindaco Ughetto – dichiarava, sin d’allora, pericolosa. L’auspicio conclusivo: poiché l’avvio della causa civile è prevista a Gennaio 2020 – le diplomazie partitiche dovrebbero attivarsi per evitare una conflittualità surreale e che negativamente incide sui rapporti… di buon vicinato. Una mediazione opportuna per riattivare quel clima collaborativo che le generazioni passate anteponevano quando in gioco c’era l’interesse della città. Un ritorno alle tradizioni per valorizzare il futuro! Una nuova resilienza per gestire il cambiamento.
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Politica Antonio Laurenzano - Tributarista
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opo il rovinoso boomerang leghista, complice il sole di agosto, cambio di casacca per il governo: da gialloverde a giallorosso. Il voto di fiducia delle Camere ha salvato la diciottesima legislatura ma, al di là dei cromatismi politici e delle bizzarie di potere con … poltrone all’asta, ripropone una importante sfida: rilanciare il Paese, la sua economia, la sua affidabilità finanziaria e credibilità europea. Una sfida politica da vincere nel segno della “discontinuità” rispetto alle promesse e ai proclami, rispetto a illusori contratti di governo e alla vergognosa sagra dell’effimero. E’ tempo della concretezza d’azione, della certezza dei risultati, delle risposte ai tanti problemi sul tappeto, per imprese e famiglie: lavoro, fisco, sanità, sicurezza economica e sociale. E’ l’unica opzione per recuperare il rapporto fiduciario con la gente intercettando il crescente disagio sociale e per legittimare la democrazia rappresentativa azzerando il timore che l’esecutivo dei “non eletti” venga percepito come lontano dal popolo. Dopo le velenose polemiche e gli “strappi istituzionali” dell’ultimo anno, è iniziata una nuova stagione politica all’insegna di una comprensibile euforia: i grillini per aver evitato un test elettorale che li avrebbe dimezzati, il PD per aver rovesciato rapporti di forza che sembravano inattaccabili e che minacciavano
le di un Paese, come ha scritto Galli della Loggia, serve la politica, non quella urlata ma quella al servizio della gente, perché è “solo nella politica che una società democratica trova la sua prima e più ovvia auto-rappresentazione”.
Sono molti e rilevanti i problemi da risolvere. Nel contempo, sono stati nominati ben 42 Sottosegretari che hanno giurato nelle mani del Presidente del Consiglio.
il lungo esilio della sinistra lontana dalla stanza dei bottoni. Superato l’ottimismo iniziale, archiviate le foto di gruppo con sorrisi e strette di mano, ora è realpolitik per affrontare questioni vecchie e nuove con un profilo di governo di maggiore peso politico. Spetterà al premier Giuseppe Conte, “avvocato del popolo” e “mediatore inter partes” nella precedente esperienza a Palazzo Chigi, svolgere con pienezza di poteri il gravoso incarico di Presidente del Consiglio, senza veti incrociati e condizionamenti di parte, nel rispetto del suo ruolo di garante istituzionale della “unità di indirizzo politico e amministrativo”. Un passaggio delicato per il futuro di una coalizione di governo nata in soli quindici giorni cancellando in fretta, per necessità partitiche, invettive e accuse reciproche.
Un’alleanza politica tutta da verificare sul piano della coesione e delle scelte programmatiche, in presenza di un minor consenso popolare. E la recente fuga dal PD di Matteo Renzi rende ancor più incerto l’equilibrio governativo. Una fuga ispirata da un preciso disegno strategico dell’ex premier fiorentino: un mix di cinismo e astuzia per occupare lo spazio politico di centro, ormai vuoto, e diventare l’ago della bilancia della politica italiana per il prossimo futuro. Fuoco amico per il Conte bis che, per legittimare la sua azione in termini di efficacia e continuità, dovrà bene interpretare l’inquietante vuoto politico che è alla base del vento antisistema che soffia impetuoso nel Paese e che alimenta un anacronistico sovranismo e un demagogico populismo. Per la tenuta civi-7-
È la risposta da dare a chi sostiene che il nuovo governo “benedetto dall’Unione europea” corre il rischio di alimentare l’idea che i difensori delle istituzioni liberali, le “elite di ottimati”, non tengano abbastanza in considerazione la volontà popolare. In questa ottica l’Italia, dopo essere stata la culla del populismo gialloverde, può diventare l’avamposto europeo contro i sovranismi, un laboratorio della politica europea da esportare nell’Unione per l’affermazione dei principi fondanti dell’europeismo: solidarietà, sviluppo, sussidiarietà. Risolvere cioè in chiave europea i problemi nazionali, in primis crescita economica e immigrazione, in un ritrovato spirito di collaborazione con le istituzioni comunitarie per valorizzare l’interdipendenza delle politiche economiche e sociali e per restituire all’Italia, alla vigilia dell’insediamento a Bruxelles della nuova Commissione europea, la centralità storico-politica del suo ruolo. Una sfida che richiede una solida leadership per disegnare un quadro politico di reale cambiamento. Non è più tempo di pifferai e burattinai.
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Eventi Giuseppe Zois giĂ Direttore “Il Giornale del Popoloâ€? di Lugano
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hiunque, se ci pensa, comprende bene cosa vogliano dire per una persona – che oggi si avvia agli 83 anni – due ricorrenze forti come i 60 anni dalla Prima Messa e i 15 di ministero come Vescovo. E altrettanto rilevante è il legame di un uomo con la sua terra e il suo popolo. Sono momenti che lasciano un’impronta incancellabile. Un paese ci vuole, che ti fa da culla e da riferimento per sempre, una bussola che serve ad orientare i passi, che ricalcano orme di saldezza affettiva e morale. Con la memoria si ritorna volentieri indietro e si rivede una lunga ďŹ la di uomini, donne, persone che in forme diverse hanno in qualche modo plasmato quello che uno è. Volti che appartenevano a quelle grandi generazioni dalle quali venivano anche i nostri nonni, i nostri genitori, che sono poi parte del nostro DNA; generazioni di persone di consiglio, inteso come virtĂš, e che lasciano nel governo delle coscienze la loro energica dirittura. Don Pier Giacomo Grampa, uomo, prete, oggi Vescovo emerito, per tutti e sempre semplicemente “don Minoâ€?, ha avuto la fortuna – oggi fattasi molto piĂš rara – di imbattersi in questa costellazione luminosa di maestri silenziosi con l’esempio. Conosco don Mino da ormai mezzo secolo e gli voglio
Sulla vita e sul ministero di Grampa sono stati pubblicati i libri: “Tra terra e cielo - Un vescovo, l’uomo, il pastore� e “Per chi crede e per chi cerca - Sulle strade di Dio�.
anche bene per molte ragioni. Prima di tutto perchĂŠ è un emotivo primario, come lui si deďŹ nisce, ed anch’io lo sono. Ăˆ capace di accendersi di passione in quello che fa, ďŹ no a tracimare, sempre per passione, sbottando anche, e senza uso di perifrasi. Mi piace quando s’infervora e prende rabbia, santa rabbia s’intende, non preoccupandosi dell’esegesi in quei momenti: ma don Mino sa anche commuoversi, piangere e chiedere scusa. Era il prete, rettore di collegio, forgiatore di vite - impegnate in tutti i campi professionali, ďŹ no ai piĂš alti ambiti della politica - che ho considerato il piĂš libero, aperto e franco dei miei molti incontri: è rimasto tale anche da Vescovo. Da giornalista, nel giornale che fu della Diocesi di Lugano, e che lui con ostinazio-
ne e caparbietĂ salvò ďŹ no a quando potĂŠ, ho avuto a che fare con Vescovi dai diversi carismi. Prendendo segni dalla natura, li ho paragonati via via alla bonaccia, all’alba, al sole, alla luna. Grampa per me ha sempre rappresentato il vento, che passa, sferza, trascina, coinvolge, fa pulizia, riuscendo però anche ad essere brezza. E stabilisce con gli interlocutori rapporti che restano solidi e resistono al tempo, a tutto l’universo delle declinazioni nel sentire e nell’interpretare la sua vocazione. Che è di annunciatore del Vangelo, della Buona Notizia: duro nel colpire ciò che a suo modo di vedere (spesso non solo suo, sospettabile d’essere di parte) deraglia dai binari dell’onestĂ , della rettitudine, dei buoni comportamenti; -9-
ma comprensivo e sensibile come pochi verso la persona, soprattutto verso coloro che fanno fatica, che sono fragili, provati dalla vita, feriti da chi antepone il precetto al cuore. Per il rispetto che ha dell’altro e della sua dignitĂ , il Vescovo Pier Giacomo Grampa non predica “che cosa uno deve fare (o dovrebbe), ma “chi deve essereâ€?, differenza non trascurabile. In una lunga e densa intervista, diventata poi un libro (“Tra terra e cielo – Un Vescovo, l’uomo e il Pastoreâ€?), Grampa non ha fatto melina su temi scomodi quali l’urgenza di nuove modalitĂ pastorali, di come ristabilire un contatto con le nuove generazioni, di rivedere qualcosa nelle forme della Confessione, in certa ossessivitĂ sul Sesto Comandamento, nell’ecumenismo, nella mano tesa ai divorziati. Siamo nella modernitĂ , occorre prendere atto: non sulla base di percezioni, ma davanti alla realtĂ di chiese che si svuotano, del relativismo e dell’agnosticismo che avanzano. Non da ultimo, don Mino è anche un uomo che sta con tutti, che dialoga e si confronta e ama la convivialitĂ . Del resto anche GesĂš sorprendeva con tipi come Zaccheo, cui si rivolge senza fronzoli: “Scendi subito (dal sicomoro su cui s’era appostato) che devo fermarmi a casa tuaâ€?,
Eventi
costringendo quel gabelliere a rivedere il suo rapporto con Dio e con gli altri... Sarà anche “emerito” don Mino, ma lui ha una diversa idea di essere “al merito”: continua con il suo stile e le sue caratteristiche, prima fra tutte appunto quella di essere “vento”. Che riesce ad arrivare dovunque e anche oltre, nel Cantone, in Svizzera e fuori, naturalmente anche nella “sua” Busto. Buon proseguimento, paziente-impaziente don Mino!
IL LEGAME CON LA GENTE Don Mino e Busto Arsizio, qual è il legame con la terra delle radici? Da una parte strettissimo, perché fin da ragazzo feci parte del gruppo dei chierichetti, 60-70 ragazzi iscritti per il servizio all’altare, organizzati con un sacerdote che li guidava, don Felice Ballabio. Via via, rimasi legato alla parrocchia, all’oratorio. Da Busto mi sono dovuto separare presto fisicamente: già in quarta elementare andai in collegio a Gorla, quando nacque la mia ultima sorella, nel 1945. Era la quarta di quattro figli, mamma Veronica aveva un negozio: io che ero il primo, fui messo in collegio. Finito il liceo, presi la strada del Seminario San Carlo di Lugano e la lontananza è cresciuta. Già per il fatto di essere in
collegio, la vita della città e della parrocchia era limitata ai mesi estivi. Ho però sempre portato dentro me il ricordo, l’ammirazione per i preti di allora, dell’Oratorio, della parrocchia. La figura del prevosto della mia giovinezza e della mia prima Messa, mons. Giovanni Galimberti, mi ha segnato. Certo, un clima tutto diverso da quello odierno. Sono sempre stato orgoglioso della mia città, che ho sempre portato nel cuore, nonostante i miei progressivi crescenti distacchi. Essendo di fatto sempre stato in collegio fino a quando sono diventato Vescovo, almeno nei periodi delle vacanze scolastiche, a Natale e Pasqua e in estate, un ritorno a Busto, in parrocchia, un contatto l’ho sempre mantenuto. Il ministero sacerdotale prima ed episcopale poi si è sempre svolto nella Chiesa della Diocesi di Lugano. Ma Busto Arsizio è il punto di decollo del suo sacerdozio e del suo ministero pastorale. La parrocchia e la comunità di Busto hanno inciso molto sulla mia formazione. Era una parrocchia vivace, organizzata, fiorente nelle sue molte associazioni, Azione Cattolica, Oratorio, Corali, attività benefiche. Nella mia infanzia e adolescenza c’erano una dozzina di preti nel Capitolo della Parrocchia, - 10 -
CHI È Nato il 29 ottobre 1936, primogenito di Veronica e di Mario, entrò in collegio a 9 anni e vi rimase fino alla quinta ginnasio, terminata la quale si iscrisse al liceo nel Seminario di Venegono. Alla fine del liceo si sentì dire che non era pronto per entrare in Teologia, circostanza che lo portò a trovare la soluzione nel Seminario di Lugano, poi da qui a Innsbruck per studiare Teologia, insegnata in latino, e imparare il tedesco. Qui conobbe quello che sarebbe stato fra gli animatori del Concilio, il gesuita e teologo prof. Karl Rahner. Ordinato prete il 6 dicembre 1959 dal Vescovo missionario Giuseppe Maggi, che aveva conosciuto carcere e persecuzioni in Cina, fu dapprima inviato a insegnare latino e italiano nel Seminario minore di Lucino, poi dal 1965 al Collegio Papio di Ascona, fondato da San Carlo Borromeo. Qui ha vissuto, operato, insegnato per 38 anni, 24 dei quali da rettore, fino al momento della nomina a Vescovo il 18 dicembre 2003. Ordinato il 25 gennaio 2004, ha scelto come motto del suo dinamico episcopato “Patiens in adversis” (paziente nelle avversità) e si impose la Visita pastorale nella Diocesi: è stato in tutte le 255 parrocchie, fino all’ultimo oratorio dell’ultima valle. Tra le opere: il nuovo Collegio Papio di Ascona e il restauro della chiesa con nuovo organo e del Palazzo della Curia con l’aggiunta del nuovo archivio della Diocesi; il restauro della Cattedrale di Lugano e il Centro Pastorale San Giuseppe sempre a Lugano. Dieci le Lettere Pastorali pubblicate alle quali va aggiunta una mai interrotta attività con contributi scritti su giornali e riviste e diversi libri di spiritualità, ma anche in materia di educazione e costume. Ha due sorelle, Maura e Mietta e un fratello sacerdote, don Giuseppe.
La famiglia di Pier Giacomo Grampa. Da sinistra: la sorella Mietta, il fratello Giuseppe che a sua volta si è fatto prete, don Pier Giacomo, il vescovo Aristide Pirovano del PIME che svolse il suo ministero in Amazzonia, mamma Veronica, papà Mario e la sorella Lella.
Eventi
figure significative, penso a qualcuno come don Mario Ciceri che era canonico del santuario della Madonna, don Giancarlo Barenghi, il prete dell’Oratorio, ma dovrebbero essere ricordati tutti perché ciascuno ha dato qualcosa d’esempio, di insegnamento, di richiamo ai valori della fede e del Vangelo. Io ero l’ultimo, il più giovane di dieci seminaristi: questo per dire qual era il clima di quegli anni. Ci si trovava tutte le mattine, si andava alla Messa del prevosto alle 7,30, poi si stava in coro per recitare gli Uffici dei defunti, si faceva l’Oratorio feriale. A un certo momento c’è stato bisogno di essere assistenti all’Orfanotrofio cittadino e ci siamo prestati anche per questa presenza. Ci sono insomma i percorsi di un lungo cammino: belli, intensi, significativi, che si imprimono nel cuore e tengono compagnia per tutta la vita, anche se il ministero mi ha poi portato altrove. Dopo 60 anni da prete nel Ticino, che rapporto ha con la sua città d’origine? Oggi Busto cosa rappresenta in quest’anno di due anniversari così importanti? Il tempo e le circostanze finiscono alla lunga per affievolire, inevitabilmente, i ricordi. Molti volti sono entrati nell’eternità. Dopo mons. Galimberti che fu il mio prevosto, abbiamo avuto mons. Marino Colombo,
mons. Livetti, mons. Franco Agnesi che è l’attuale Vicario Generale, e ora mons. Severino Pagani. I preti nel frattempo si sono ridotti a poche unità dalla decina che erano una volta, anche questo è un segno dei tempi. Chiaro che la propria terra, il proprio popolo restano un vincolo forte per l’identità e l’appartenenza. Qui ci sono le radici, i miei cari al cimitero, altre personalità di spicco, come Este Milani, l’architetto Richino Castiglioni, figure di politici e di sindaci che si sono spesi per la comunità. Non bisogna tuttavia cedere al pessimismo: il cristiano deve essere portatore e suscitatore di speranza.
IL MITO DELLE AZIENDE CENTENARIE Un ritorno al passato? Non proprio, ma un condiviso e apprezzato revival della gloriosa imprenditoria bustocca che ha contribuito a far diventare grande la città. Il tessuto industriale è profondamente cambiato da quando in ogni cortile batteva un telaio: un riferimento che caratterizzava la Busto d’allora anche all’estero, la città che avrebbe ritrovato nella Mostra del Tessile di Viale Borri la sua massima espressione. Come non ricordare l’attrazione che la manifestazione esercitava nel mondo? E le delegazioni estere richiamate a Busto Arsizio da una produttività tessile all’avanguardia e in grado di sfidare la concorrenza? Ma attorno al tessile fiorirono altre industrie completando così un ciclo produttivo di rilevante interesse.
Per onorare questa industria che ha generato benessere e fiducia nel domani, “Busto Domani” dedicherà il numero di Dicembre 2019 alle aziende centenarie. Un doveroso omaggio alla illuminata imprenditoria bustocca che, con sacrifici, passione e lungimiranza, ha onorato la cultura industriale ben inserita nel miracolo economico italiano. Oggi, la Busto produttiva si è rinnovata e le aziende che hanno raggiunto il prestigioso traguardo centenario rappresentano una leggenda che suscita non solo ammirazione e un segnale per le giovani generazioni che credono nel lavoro e nel progresso: un messaggio da valorizzare nel nome di Enrico Dell’Acqua, il pioniere dell’esportazione italiana che ha aperto le vie del commercio internazionale. Alle aziende centenarie, baluardo di fede e fiducia nel domani, sarà dedicato lo “speciale” di Busto Domani.
Il Vescovo Emerito Grampa celebrerà la ricorrenza del sessantesimo del Ministero Sacerdotale nella basilica di S. Giovanni a Busto Arsizio l'8 Dicembre prossimo.
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Cultura Franco Bertolli - Direttore biblioteca
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el cuore di Busto Arsizio presso la chiesa di San Giovanni esiste una biblioteca alquanto particolare che si fregia del curioso titolo di Capitolare. Si chiama cosĂŹ perchĂŠ fu gestita dalla ďŹ ne del Cinquecento per almeno due secoli dal Capitolo dei canonici di San Giovanni. Ma a formare la biblioteca all’inizio del Cinquecento erano stati tre curati di Busto, tutti del cognome Crespi: misero insieme per uso pubblico i libri che individualmente possedevano, quasi tutti incunaboli, cioè primi prodotti della stampa a caratteri mobili. Gli inventari tardo-cinquecenteschi della biblioteca ci conservano i titoli, conďŹ gurando una biblioteca fondamentalmente umanistica, dove ad autori di cultura ecclesiastica (Ambrogio, Agostino ecc.) si afďŹ ancavano con pari dignitĂ autori di cultura classica (Cesare, Orazio ecc,). A questo nucleo si aggiunsero intorno al 1580 i manoscritti che stavano in sacrestia, ormai inutilizzabili nelle funzioni liturgiche. Donazioni successive, del Sei e Settecento, alterarono quel carattere umanistico di partenza. Passata attraverso vicende di segno alterno, compresa la soppressione del Capitolo in epoca napoleonica, alleggerita con furti mirati nel primo Novecento, poi cresciuta assai nel corso del secolo, la biblioteca Capitolare è anco-
Bibbia, Lione, 1509: immagine che ricorda un luminoso percorso storico-culturale.
sfruttabili dal clero per la meditazione e la predicazione, la MetaďŹ sica e il meno noto trattato “De generatione et corruptioneâ€?. Due volumi sembrano appartenuti a studenti delle universitĂ medioevali. L’uno, con tanti appunti marginali, è una raccolta di brani della codiďŹ cazione giustinianea; l’altro, di formato tascabile, raccoglie trattatelli teologici di Anselmo d’Aosta vescovo di Canterbury.
LA STORIA DI BUSTO ARSIZIO ra in grado di sorprendere, soprattutto con i suoi libri antichi. Per dare una pallida idea di essa cosĂŹ com’è oggi, prendiamone in rapidissima considerazione qualche pezzo, a partire dai manoscritti (100, di cui 40 anteriori al 1500). Il piĂš antico è l’evangelistario ambrosiano del secolo IX, in due parti, importantissima la prima perchĂŠ riette la liturgia praticata a Milano prima di Carlo Magno. Questo manoscritto, con larghi margini, quindi fatto per una chiesa milanese non povera, è noto ai liturgisti di tutto il mondo come “codice di Bustoâ€? sic et simpliciter. In nitida scrittura tardo-carolina è il manoscritto del XII secolo su due colonne con un commento al vangelo di Matteo circolante in passa-
to sotto il nome di Remigio d’Auxerre, ma oggi dagli studiosi assegnato ad uno dei suoi discepoli. Piuttosto raro il Pomerium ecclesiae Ravennatis di Riccobaldo da Ferrrara, con tante notizie storiche, scritto su carta e non su pergamena a differenza di quasi tutti i manoscritti antichi della Capitolare; gli ĂŠ abbinato un trattatello “De potestate papaeâ€?, testimone del medievale dibattito sul primato da accordare al papa o all’imperatore. Il manoscritto quattrocentesco con le epistole di san Paolo, in bella scrittura gotica, con molte glosse, è palinsesto, cioè i suoi fogli pergamenacei recano in prima scrittura un altro testo, che nel caso speciďŹ co è di un grammatico tardo latino. In bella graďŹ a coeva sono due opere di Aristotele in latino,
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Meritano speciale menzione i manoscritti di interesse bustese: i cinque antifonari di grande formato diligentemente scritti su pergamene intorno al 1515 dal sacerdote Francesco Crespi Roberti, abbelliti di miniature realizzate a Milano; il corpus cartaceo di poesie in latino composte negli stessi anni dall’umanista bustese Gian Alberto Bossi; la Storia di Busto in latino compilata a inizio Seicento da Antonio Crespi, che fu archivista di San Giovanni e custode della Capitolare. Nella sezione degli incunaboli (80 pezzi) le materie meglio documentate sono la sacra scrittura, la letteratura patristica, la storia, il diritto canonico, la teologia. Se il testo aveva un commento, il testo sta al centro della pagina e il commento gli
Cultura
gira intorno. Alcuni incunaboli si presentano illustrati di xilografie o di incisioni. Diversi tipografi si dotarono di una marca di riconoscimento, di un logo. Venezia tiene il primo posto per numero di tipografi, in gran parte tedeschi trapiantati. Accanto alla Bibbia troviamo i commentari di san Gerolamo e del francescano Nicolò da Lira. In campo patristico vincono per numero di volumi sant’Agostino e sant’Ambrogio. Degno di nota un volume con l’opera di Ambrogio, stampato a Basilea nel 1492, metà in tondi caratteri romani, metà in angolosi caratteri gotici. Ma ci sono incunaboli che vengono da più lontano: un Tostado su Matteo dichiara nel colophon di essere stato stampato a Siviglia nel 1491. Quasi tutti di formato in-folio i volumi con le Decretali dei Pontefici: spiccano tra essi i volumi stampati a Venezia nel 1476 da Nicolas Jenson in bel gotico ammorbidito.
LE PROSPETTIVE Passiamo alle edizioni cinquecentine. Rivelano l‘affermarsi graduale di innovazioni tecniche: il frontespizio, le iniziali ornate a stampa, la numerazione dei fogli, la rubrica, il carattere corsivo, la stampa della musica, il greco e l’ebraico. E si fanno più nu-
merose e più nitide le incisioni, soprattutto nella seconda metà del Cinquecento. Esempi rappresentativi di tutte queste innovazioni sono le edizioni monumentali: l’opera omnia di sant’Agostino in 10 tomi stampati a Basilea nel 1556 e una Bibbia con glosse in 6 tomi stampata a Venezia nel 1588. In contrasto con le opere monumentali trovarono larga diffusione le edizioni di piccolo formato, numerose in Capitolare. Le edizioni del Seicento usano porre nel retrofrontespizio o nell’antiporta il ritratto dell’autore. Le edizioni economiche presentano carta sottile e carattere tipografico piccolo. Nel Settecento sono frequenti i disegni nel frontespizio, abbinati a motti editoriali e per l’Ottocento abbiamo libri con frontespizi raffinati e tavole fuori testo a colori. Questo mio articoletto divulgativo mira a indurre l’idea che la Capitolare è un piccolo museo del libro antico: è comunque una biblioteca diversa o, se si preferisce, è complementare alla comunale, la quale mira alla diffusione della lettura prima che alla conservazione del libro. La Capitolare rappresenta o dovrebbe rappresentare un punto di orgoglio per la città, non potendo vantare nulla di simile le altre città dell’Alto Milanese e del Varesotto. Un
patrimonio librario antico da salvare. Dopo i restauri, le pubblicazioni, le mostre, le collaborazioni culturali sviluppate negli ultimi decenni, di cui rimangono sufficienti testimonianze nella stampa locale, la biblioteca Capitolare si trova purtroppo attualmente in una fase di transizione verso un futuro non chiaro. La parrocchia di San Giovanni, proprietaria, dovrà definire, magari con il sostegno del neonato gruppo Amici della Capitolare, il quadro delle attività praticabili dopo le dimissioni dello scrivente ormai anziano che l’ha diretta per parecchi anni, intessendo forti legami culturali in città e fuori, che è utile mantenere. Intanto rimangono ancora possibili visite guidate per gruppi, in orari da concordare con lo scrivente (tel. 0331-669330).
Ambrogio, Opera, Basilea 1492
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DONARE IN BUSTA PAGA Grazie a Fondazione Italia per il Dono, l’obiettivo è quello di promuovere la donazione via busta paga: una modalità molto diffusa all’estero, ma scarsamente utilizzata in Italia benché offra ai donatori interessanti vantaggi. Primo fra tutti la possibilità di godere dei benefici fiscali vigenti (dal 30% sino a quasi il 50% dell’importo donato), in modo automatico e garantito. I dipendenti potranno chiedere al loro datore di lavoro di trattenere una quota della propria busta paga e destinarla ad un ente che persegue finalità d’utilità sociale da loro stessi indicato, con modalità che riducono al minimo gli oneri a carico delle imprese stesse. Così l’azienda, con un unico bonifico, potrà sostenere tutte le organizzazioni scelte dai propri dipendenti. Un’iniziativa estremamente importante, utile, dinamica, sburocratizzata, in grado di valorizzare il dono con semplicità. L’Associazione Enrico Dell’Acqua seguirà con particolare attenzione l’innovativa proposta che è stata presentata al salone CSR il 2 Ottobre scorso.
Cultura Ufficio Stampa Comune
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ma rurale e manifatturiera, d'improvviso proiettata in una macro dimensione internazionale grazie al filo sottile ma infrangibile dell'arte. Un turbine di straordinarietà, di cui vantiamo ancora ricche testimonianze. Una parte immanente dell'identità della città. Un sapere di cui diventare, o tornare a essere, consapevoli. E da alimentare nel tempo, nelle coscienze a venire. Assolutamente.
e la collaborazione dell’Associazione Musicale Rossini e dell’Archivio Fotografico Italiano. In programma una giornata di studi sul Liberty a Busto Arsizio, una mostra di fotografie, oggetti, documenti d'archivio, visite guidate e attività didattiche e un concerto di musica dell'epoca. La mostra “Busto in Liberty” ha raccolto progetti, fotografie e altro materiale attinto dalle collezioni dell'Archivio Comunale, dei Civici Musei e da alcune collezioni private. La prima sezione della mostra ha proposto uno sguardo d’insieme sull’antica disposizione di Piazza Garibaldi, mentre una seconda è dedicata all’architetto del Liberty per eccellenza Silvio Gambini. Oltre a fotografie dei più significativi edifici ancora presenti in città a cura dell’Archivio Fotografico Italiano e una raccolta di etichette antiche per tessuti industriali provenienti dalla collezione del Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio.
Il progetto, promosso dall’assessorato a Identità e Cultura, consiste in un mese di eventi di elevato valore scientifico, dedicati alla valorizzazione delle testimonianze dello stile Liberty in città del presente e del passato, organizzati con il supporto scientifico del professor Giuseppe Pacciarotti
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romuovere la conoscenza e sensibilizzare la cittadinanza al linguaggio del Liberty, lo stile architettonico di fine Ottocento/inizio del Novecento che caratterizza e dà pregio alla Città: è questo lo scopo principale di “Busto in Liberty”, un grande progetto culturale avviato il 14 settembre scorso. Il ricco patrimonio Liberty che si lega anche con la vocazione industriale della Città, dato che furono gli imprenditori dell’epoca a voler realizzare stabilimenti e ville residenziali secondo lo stile in voga, pur essendo stato oggetto di studi approfonditi nel corso degli anni, resta parzialmente sconosciuto agli stessi bustocchi, soprattutto ai più giovani.
“In architettura, Busto parla il linguaggio del 'Liberty'. Una galleria a cielo aperto che tocca le tre dimensioni della vita dell'uomo: l’abitare (l’edilizia civile), il lavoro (l’edilizia industriale), il morire (i monumenti funebri). Un patrimonio di cui essere gelosi custodi, ma che noi cittadini del quinto centro lombardo sembriamo a volte inconsapevoli” scrivono il sindaco Emanuele Antonelli e l’assessore a Identità e Cultura Manuela Maffioli nella presentazione del volume, realizzato per i tipi della 'Libraccio Editore', che raccoglie gran parte dei contributi
La stampa fa parte di una raccolta di 100 opere di artisti bustesi incaricati dal Comune ad illustrare gli edifici di archeologia industriale ancora presenti in città. La stampa, tirata a torchio in 10 copie ed elaborata dall’arch. Pierdavide Galli, è esposta al Museo del Tessile e rappresenta la facciata liberty di Via A. da Giussano: gli ex Molini Marzoli progettati dall’arch. Gambini nel 1907.
del progetto. All'Amministrazione comunale compete certamente di prendersi cura della sua architettura in 'Stile Liberty'. Eppure, il prendersi cura presuppone la consapevolezza, il motu proprio di una coscienza collettiva. A questo ambizioso obiettivo guarda questa articolata e sofisticata operazione culturale: al recupero di un sapere, da parte di tutti, ma, in particolare, delle ultime generazioni. Al (ri)avvicinamento a un 'fare artistico' che mette Busto in contatto diretto con gran parte dell'Europa e dei suoi principali centri, attraversati tutti, tra fine Ottocento e primi Novecento, da un medesimo 'novo' gusto estetico in architettura e nelle arti applicate. Busto, dall'ani-
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Educazione Sanitaria Simonetta Cherubini Direttore S.C. di Pediatria e Neonatologia Ospedale di Busto Arsizio Direttore di Dipartimento Materno Infantile ASST-Valle Olona
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a paura dell’abbandono rappresenta una sofferenza, un timore abbastanza frequente e si manifesta in particolare nei confronti della mamma con cui hanno avuto fin dalla nascita un legame simbiotico. La mamma, infatti, non fa semplicemente parte del loro mondo, ma “è il loro mondo”. Progressivamente il bambino impara a correlarsi agli altri e a socializzare, iniziando il percorso verso una maggiore autonomia intorno ai cinque anni. Prima di questa età cerca sempre la mamma e la famiglia come fonti di affetto, cura e stabilità. Nella sua vita si presentano situazioni di distacco dal genitore: per esempio quando la mamma si reca al lavoro, o quando il piccolo viene introdotto all’asilo Nido o alla scuola materna. Situazioni di normalità che però il bambino può percepire come negazione di qualcosa o come una sensazione di abbandono. “Ambientamento” e “accoglienza” rappresentano due parole chiave nel processo di separazione dalla madre e nella successiva ricerca di continuità nella vita di relazione con gli altri. Pertanto, l’affidamento a persona diversa dalla mamma non deve essere percepito come una “consegna”, il piccolo non andrà semplicemente “consegnato” all’educatrice, ma deve essere accompagnato
Ogni anno milioni di bambini sono esposti a situazioni stressanti evitabili. Preziosi i consigli della Dott.ssa Cherubini che Busto Domani ringrazia per l’autorevole collaborazione.
da quei “rituali” che diventeranno uno “schema riconoscibile” e nel tempo rassicurante. Per esempio, è opportuno che la mamma aiuti il piccolo a indossare il grembiulino, lo accompagni in classe e si intrattenga “amichevolmente” con l’educatrice che apparirà così una persona “amica”. È buona cosa che la mamma si intrattenga qualche attimo con il figlio e gli amichetti, mostrandosi interessata alle loro attività, così da indirizzare l’attenzione sull’ambiente circostante e non sul momento del distacco. Al congedo, la gestualità nel saluto deve essere rassicurante, per esempio un bacio rapido accompagnato da un sorriso e una carezza; una frase allegra, per esempio “divertiti, stasera racconterai a papà e a mamma che giochi avete fatto” oppure “mi raccomando, fai un bel
disegno e stasera lo regaliamo al papà”… Ogni mamma troverà i gesti e le parole più adatte e corrispondenti alle aspettative del proprio figlio. È naturale, ma da evitare, il tentativo di voler ritardare il momento del distacco, indugiando sulla porta, chiedendo un altro bacio, ponendo domande “rassicuranti” per la mamma, ma non per il bambino ( per esempio: “sei allegro?”...“non sei arrabbiato perché la mamma va via, vero?”…). Un’altra buona abitudine è rappresentata dalla puntualità all’orario di uscita dall’asilo affinchè il bambino non viva con ansia l’attesa del genitore. E non avverta la sensazione di delusione e di “abbandono” nel momento in cui vede allontanarsi gli altri bimbi, già ricongiunti alle proprie mam-
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me. Un altro momento “difficile” coincide con la nascita del fratellino, allorquando il piccolo percepisce come riduzione d’affetto nei propri confronti l’attenzione che la mamma rivolge al nuovo nato. La reazione a questa percezione di abbandono può essere più o meno evidente ed espressa in modalità differenti: dalla regressione del linguaggio, ad una tendenza all’introversione, allo “sciopero della fame”, ai disturbi del sonno, all’aggressività, alla gelosia spiccata.
DA NON SOTTOVALUTARE Quelle descritte brevemente rappresentano situazioni frequenti e necessarie, accompagnano le fasi di crescita e sviluppo del bambino: una gestione naturale e rispettosa condurrà al superamento di queste fasi transizionali. Viceversa, la dipendenza totale e protratta nel tempo nei confronti della mamma e dei famigliari più stretti, impedisce al bambino di vivere il confronto con “l’altro”, necessario nelle tappe evolutive psicologiche. La casa rappresenta il nido e la stabilità affettiva: è il “contenitore” delle relazioni familiari, delle abitudini, degli oggetti cari, degli angoli prediletti per il gioco. Purtroppo, non sono rare le
Educazione Sanitaria
situazioni di vita in cui questo “contenitore caro” crolla, come accade in occasione di un lutto, di una separazione, di un divorzio o di un abbandono vero. Nel bambino può manifestarsi la cosiddetta “sindrome dell’abbandono”, con uno stato di sofferenza grave che può può avere ripercussioni sia sulla sfera psicologica, sia su quella fisica. In molti casi, se l’evento risulta particolarmente traumatico può scatenare una serie di processi con ripercussioni a lungo termine, irrisolvibili anche nell’età adulta. Le conseguenze sulla salute del bambino possono essere più o meno serie a seconda di come viene percepito l’abbandono e la sofferenza. Si possono verificare, per esempio, ritardi psicomotori e della crescita staturo-ponderale, debolezza, periodiche crisi di ansia, depressione, gelosia e aggressività. Il bambino, quando perde
l’amore o l’affetto di un proprio caro, vive il dramma con un senso di colpevolezza, con perdita di autostima,come un castigo meritato o una ferita aperta. Il trattamento psicoterapico è assolutamente necessario per la rielaborazione del vissuto e tentare riavvicinare i lembi di questa ferita di cui rimarrà l’esito cicatriziale per sempre. Il dolore provato nell’infanzia per l’esperienza di abbandono lascia il segno nella mente e nel cuore, riemerge nelle situazioni di stress, impedisce relazioni stabili, ostacola i rapporti: rimane la paura di rivivere l’esperienza di “perdere qualcuno”, come una minaccia sempre presente che arrecherà sofferenza e condizionerà le scelte importanti della vita.
È NATA VITTORIA! All’alba di Domenica 15 Settembre, presso la struttura Ospedaliera Del Ponte di Varese, è nata Vittoria, primogenita di Serena e Nico. Marisa, Sergio, Carlo, Gianluca e Marzia partecipano con immensa felicità all’evento, formulando alla splendida Vittoria affettuosissimi auguri di benvenuto tra noi.
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Progetto di Educazione Sanitaria Rossella Semplici - Psicologa clinica
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l mondo digitale con le sue opportunitĂ , i suoi rischi e la velocitĂ di cambiamento, potrebbe diventare un ambito di incontro intergenerazionale e di rideďŹ nizione del rapporto tra famiglia e scuola. I giovani hanno competenze e qualitĂ per aiutarci a considerare nella giusta dimensione le positivitĂ della vita, anche se fatichiamo a riconoscere che dentro l’impalpabile mondo digitale noi viviamo: ci diamo appuntamenti, scambiamo affettuositĂ e idee, iniziamo e manteniamo relazioni, lavoriamo, studiamo, guardiamo il mondo e diamo il nostro contributo. Gli adulti hanno l’esperienza e la saggezza maturata che sono indispensabili per aiutare i giovani ad abitare il mondo digitale in modo responsabile, tutelando la propria salute psico-ďŹ sica e rispettando la propria e l’altrui dignitĂ umana. Ăˆ innegabile che talvolta il rapporto con i giovani non è facile, soprattutto quando sperimentano di essere superiori agli adulti per capacitĂ tecniche, intuitivitĂ e creativitĂ . Inoltre, le difďŹ coltĂ aumentano quando ci relazioniamo con loro come se fossero giĂ adulti, dimenticandoci che sono ancora in formazione e lo sviluppo, compreso quello celebrale, si completa intorno ai 20-21 anni.
Digitale: spazio al progresso, ma attenzione agli eccessi!
Dalle ricerche effettuate è emerso che l’ultima parte del cervello che raggiunge l’assetto completo è la corteccia prefrontale; essa è implicata nei processi di previsione del rischio, nella gestione e regolazione degli impulsi aggressivi, nell’autonomia decisionale e nella deďŹ nizione della condotta sociale. Quindi ďŹ no a quando non è totalmente formata, i ragazzi avranno difďŹ coltĂ a riettere prima di agire, a valutare i pro e i contro, analizzare la situazione, elaborare le strategie possibili e scegliere la migliore. Anche a livello di competenze relazionali e sociali i ragazzi possono avere difďŹ coltĂ a scegliere le relazioni, distinguendo tra amici, conoscenti, persone pericolose; chiedere e trovare protezione nel gruppo positivo, essere in grado di attirare
l’attenzione di un possibile partner in modo adeguato. InďŹ ne sempre per lo sviluppo incompleto della corteccia prefrontale sono in balia delle gratiďŹ cazioni immediate, faticano a rinunciare a comportamenti che li appagano molto e subito in favore di comportamenti che presuppongono attesa, ma che daranno soddisfazioni anche piĂš intense.
IL RUOLO DELLA SCUOLA Ăˆ evidente che l’apporto degli adulti in questa fase di passaggio è fondamentale. Se alle loro provocazioni, intemperanze rispondiamo con altrettanta impetuositĂ e impulsivitĂ e se li giudichiamo, quale aiuto effettivo diamo? Alcuni studi hanno eviden-
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ziato che in etĂ giovanile sono accentuati alcuni aspetti, quali ad esempio l’indipendenza di pensiero, il desiderio di scegliere, creare, proporre, esplorare, essere riconosciuti e protagonisti. Quindi è indispensabile dedicare tempo all’ascolto, soprattutto a quello empatico. Esso chiede agli adulti, nel caso del rapporto con i giovani, un peregrinare nel nostro passato alla ricerca dei ricordi di come noi eravamo, come ci ponevamo nei confronti dei genitori, dei professori, dell’autoritĂ , come immaginavamo la nostra vita futura, quella della nostra famiglia, della comunitĂ , della societĂ , ďŹ no a considerare il mondo intero. Per quanto riguarda la tenuta dell’entusiasmo giovanile, essa dipende dal grado di coinvolgimento, da quanto credono in quello che fanno e come sono sostenuti dagli adulti. Pensiamo ai giovani impegnati negli sport: ho avuto in terapia una donna che da giovane aveva chiesto in dono un cavallo, per molti anni dai 17 ďŹ no ai 24 si è recata tutti i giorni, compresi sabato e domenica, ad accudirlo; andava in vacanza solamente se riusciva a trovare un sostituto. I giovani sono davvero capaci di grandi sacriďŹ ci, hanno una tenuta d’acciaio, ma dobbiamo essere al loro ďŹ anco in termini positivi, perchĂŠ queste caratteristiche le utilizza-
Progetto di Educazione Sanitaria
no anche quando mettono in atto comportamenti devianti o scivolano nelle dipendenze. Il mondo digitale potrebbe rappresentare uno spazio di riavvicinamento tra famiglia e scuola e un’opportunità per ricomporre il rapporto di fiducia che negli anni si è frantumato. Tutti gli adulti, indipendentemente dal titolo di studio e dalla professione sono in difficoltà nell’essere educatori digitali, ma creare rete può aiutarci a non perdere la sfida.
L’INVITO DI MATTARELLA Una via da percorrere è quella della corresponsabilità educativa; potrebbe far superare personalismi, individualismi che hanno spesso avvolto i
giovani nella sperimentazione del vivere senza guida autorevole. A questo proposito le parole pronunciate dal Presidente Mattarella possono aiutarci a riflettere: “La scuola e la famiglia devono parlarsi, incontrarsi, collaborare tra loro. Una società aggressiva, attraversata dal risentimento, orientata a esaltare l’interesse individuale a discapito della comunità, rischia di accentuare le fratture tra insegnanti e genitori. A farne le spese sono soprattutto i ragazzi, quando i loro genitori, per prenderne in qualunque caso le parti, arrivano a screditare o, addirittura, a insolentire gli insegnanti. La nostra società ha bisogno di ascolto, di dialogo, di rispetto degli altri, di maggiore fiducia. E la fiducia comincia dalla scuola”.
MESSAGGINI • Nessun ricco può comprare la certezza d’invecchiare • Chi furtivo un laccio ha teso qualche volta resta appeso • Il mattino è la madre dei mestieri, la notte dei pensieri • Le lusinghe del potere son sempre menzognere • Riconoscere i torti è dote di animi forti • Dalla lingua si misura la persona di cultura • Contro l’indifferente la furia serve a niente • Rispondi col silenzio a chi parla senza ragione • L’uomo sincero e deciso ti guarda sempre in viso • Pentimento forzato presto dimenticato • Dell’ironia e del sale, il troppo è sempre male
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Ecco le farmacie che omaggiano una copia di
Busto Domani il bimestrale della Tua città!
Beata Giuliana – Via Q. Sella 126 Carmellino – C.so XX Settembre 1 Consolaro – Via Magenta 58 Di Borsano – V.le Ricordanze 22 Del Corso – C.so Italia 72 Bossi – P.za XXV Aprile 7 Paroni – Via per Lonate Pozzolo 33 Borellini – Via Mameli 27 Mazzucchelli – Via Cavallotti 4 Perina – Via Dante 2 S. Giovanni – P.za S. Giovanni 5 S. Anna – Via Comerio 1 Serventi – P.za Manzoni 2 S.S. Apostoli – Via Genova 20 Tre Ponti – V.le Cadorna 31 Pizzoli – V.le Alfieri 5 Agesp – V.le Rimembranze 27 Agesp – Via P.R. Giuliani 10 Agesp – L.go Giardino 7 Agesp – V.le Boccaccio 83
Progetto di Educazione Sanitaria Giulio Signori - Associazione E. Dell’Acqua
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i è concluso nei giorni scorsi il corso formativo programmato dall’Associazione Enrico Dell’acqua nell’ambito del Progetto di Educazione Sanitaria e ospitato dall’Università LIUC. Con una partecipazione del 95%, una quarantina di docenti degli Istituti Comprensivi di Busto Arsizio e zona hanno avuto la possibilità di approfondire importanti e attuali problematiche che – come ha ricordato Anna Restelli, direttrice del corso – consentiranno di valorizzare il rapporto con l’équipe medica e di riflesso con gli studenti durante i prossimi incontri. Ha esordito il dott. Uccellini (responsabile SS Neurologia-Fisiologia P.O. La Galmarini di Tradate) che ha presentato il tema “alcool, droga, cervello e giovani”: una piaga sociale con gravi conseguenze e con pericolosi effetti sull’organismo e in particolare sul sistema nervoso centrale (cervello). Infatti, l’uso di qualsiasi droga danneggia i sistemi di neuro-trasmissione dei neuroni anche in modo irreparabile. È emerso uno spaccato preoccupante anche sui rapporti basati sull’emulazione (il 37% dei giovanissimi ha bevuto alcolici prima dei 10 anni). Ai docenti l’invito a contribuire onde incidere sulle coscienze individuali per arginare un
I docenti componenti l’equipe medica del corso. Da sinistra: Roberto Giorgetti, Giorgio Reguzzoni, Davide Uccellini, Rossella Semplici e la Direttrice Anna Restelli.
dramma qualche volta sottovalutato. Un messaggio che non può rimanere inascoltato nel generale interesse. A seguire, l’oncologo dott. Reguzzoni ha sottolineato come una scuola migliore porti a una vita migliore dopo aver analizzato i rischi del fumo. Occorrerebbe coinvolgere i genitori perché il 75% dei ragazzi fuma in quanto stimolati dagli altri e così compromettendo l’autostima. Il dato è allarmante considerato che i fumatori in Italia sono undici milioni. Il ricorso alla sigaretta elettronica non risolve il problema creando nausea e mal di testa, anzi: il fumatore potrebbe assumere più nicotina andando incontro precocemente a malattie che diventano croniche come l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale, le varie
bronchiti con un’importante ripercussione economica e sociale. Ricorda l’OMS che nel mondo muoiono 6 milioni di persone all’anno e ottocentomila per il fumo passivo.
giapponese che significa “rimanere in disparte” e in Italia sono già stati individuati 100.000 casi. Ecco perché gli adulti devono, possibilmente, diventare educatori digitali e creare rete.
Terzo incontro con la dott.ssa Rossella Semplici (psicologa clinica) sul tema del digitale, i rischi, le opportunità oltre alla ridefinizione del rapporto tra scuola e famiglia. I giovani quanto tempo dedicano al cellulare? Il 38% da 2 a 4 ore al giorno, con conseguenti patologie: depressione, ansia, isolamento dal sociale, aggressività. Navigare in internet è come aggirarsi per le strade del mondo e restare chiusi nella propria camera non significa essere al sicuro e lontano dai pericoli. Si pensi ad esempio al cyberbullismo o all’Hikikomori, termine
L’incontro conclusivo è stato affidato al Dott. Roberto Giorgetti, apprezzato primario emerito del nostro ospedale, che si è soffermato su: “una corretta alimentazione giova alla salute psicofisica”. Recenti statistiche hanno confermato che in Italia un bambino su cinque è sovrappeso e uno su dieci è obeso. Occorre ritornare alle vecchie abitudini, incrementare il consumo di frutta, verdura, ortaggi e legumi oltre all’attività fisica. In evidenza due importanti problemi: l’anoressia mentale, quando il soggetto rifiuta di mantene-
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re il suo peso al di sopra del limite minimo di normalità e bulimia, caratterizzata da un’alimentazione smodata associata all’ossessione del “controllo-bilancia”. Fenomeni - ha sottolineato il dott. Giorgetti – che meritano la massima attenzione e la scuola non può sottrarsi a questo impegno. Dal rapporto medici-docenti-genitori possono scaturire positive analisi per migliorare la qualità della vita dei giovanissimi oltre a ridimensionare molti problemi. “È stata un’iniziativa utile e interessante ha commentato Sergio Colombo Presidente dell’Associazione Enrico Dell’Acqua che ha promosso il corso e che ha registrato un ampio e condiviso successo”.
LA SAPIENZA E BUSTO ARSIZIO
La notizia è destinata a suscitare molto interesse. Recentemente si è svolto a Busto Arsizio un proficuo incontro tra il Direttore Generale dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, dott. Donato Squara e il Presidente dell’Associazione Enrico Dell’Acqua, Sergio Colombo. L’ateneo è il braccio operativo, sul fronte della formazione online, della prestigiosa Università romana che autorevolmente si interfaccia con la politica di “prossimità” verso gli studenti universitari iscritti nelle sedi decentrate d’esame. Un’antenna sul territorio in grado di captare esigenze culturali e formative rivolgendosi in particolare al locale settore economico, produttivo, sociale e fornendo un contributo didattico d’alto livello. La preliminare ricognizione è stata finalizzata a condividere strategie e obiettivi, per svolgere in modo idoneo quel ruolo critico ed efficace richiesto dallo “status” di polo didattico decentrato di Unitelma Sapienza. Tra i più prestigiosi atenei europei, l’Università nel corrente anno ha inoltre attivato, in collaborazione con l’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana), un master in editoria periodica e digitale per cui – ha sottolineato Sergio Colombo, membro della Giunta USPI – “sono onorato per l’attenzione e la considerazione che La Sapienza ha riservato all’Associazione che si attiverà per sensibilizzare le Istituzioni pubbliche e private a collaborare alla realizzazione di un progetto ricco di elevato valore culturale e di prospettive per il territorio”.
abry G7G CENTRO GOMME CRESPI S.A.S.
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Convegni Sala Kock - Senato
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l 26 Settembre scorso, nella sala Kock del Senato, l’Uspi ha presentato ai parlamentari le azioni intraprese e finalizzate a rilanciare il settore dell’editoria cartacea e digitale, a favorire le riprese dell’occupazione, a contrastare il lavoro precario e sostenere la tenuta del sistema previdenziale. Riportiamo la sintesi della relazione del Segretario Generale USPI Avv. Vetere e l’indirizzo di saluto del Sottosegretario con delega all’editoria Martella.
L’INTERVENTO DI VETERE
Ringrazio il Sottosegretario Martella e i senatori intervenuti per l’attenzione al nostro settore, ha esordito Vetere, e per la sensibilità che trova riscontro nell’anima profonda dell’USPI. Il settore è in grande crisi da una parte (cartaceo) e in grande sviluppo dall’altra (digitale). Gettiamo le basi per un grande lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi, ha sostenuto il Segretario Generale, senza però trascurare il contenuto che le associazioni e la Presidenza del Consiglio hanno portato, nei mesi scorsi, durante i lavori degli Stati generali dell’editoria. È stato fatto un grande lavoro e quel lavo-
Un’immagine dell’importate convegno organizzato dall’USPI in Senato
ro non va buttato via perché i rappresentanti del settore hanno rappresentato le criticità di tutto il comparto. Si partiva da presupposti diversi che hanno orientato il lavoro delle istituzioni e delle parti sociali in maniera diversa. Siamo partiti da un’idea dello Stato che si è andata modificando nei mesi, originariamente il settore avrebbe dovuto rinunciare all’intervento pubblico perché inizialmente il tema era quello. “Per la tutela del pluralismo dell’informazione in Italia non è possibile rinunciare all’intervento statale nel settore, che deve tutelarlo e regolamentarlo - ha affermato Vetere - Parliamo della necessità che alcune voci nascano e restino presenti nel sistema dell’informazione per garantire un effettivo pluralismo. Il pluralismo si deprime se i
giornali chiudono”. Anche l’Ordine dei giornalisti, ha insistito il responsabile USPI, esiste perché nel nostro ordinamento è previsto che la professione sia regolamentata. I principi deontologici vanno tutelati e la disinformazione si può arginare ricorrendo alla deontologia. L’USPI chiederà che i contributi vengano mantenuti anche dopo il 2022. I numeri di vendita dei giornali generalisti sono crollati nell’editoria imprenditoriale, è quella che è in crisi. I giornali non si leggono più a causa del disinteresse dei lettori e occorrerà capirne il motivo. Rispetto all’editoria digitale, che invece è in crescita, bisognerà sostenerla per farle aumentare il fatturato, individuando anche possibili contributi indiretti. Andrà analizzata la struttura stessa
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dei contributi indiretti e l’eventualità di abbattimento del cuneo fiscale. La storia del nostro Paese, ha così ricordato Vetere, ci dà un’indicazione importante: lo Stato deve intervenire per sostenere il pluralismo, ma dentro un recinto di regole da rispettare. L’editoria online si è ritrovata molto in ritardo nel sistema editoriale, perché non voleva accettare regole, questo ha portato come conseguenza che l’online non abbia mai avuto un sistema di contribuzione pubblica. I giornali online, registrati in tribunale, devono poter accedere ai contributi pubblici e quindi all’aiuto dello Stato. Negli anni ’70, ci fu uno sviluppo tecnologico importante, e lo Stato varò la legge 416/1981 che regolava il settore e prevedeva i contributi pubblici per 5 anni. Quella legge smosse il settore. “Occorre, oggi più di allora - ha finito l’intervento Vetere - una nuova legge che regoli e dia sostegno al comparto editoriale come attualmente si struttura”.
IL SALUTO DI MARTELLA
“Ho accolto con gioia questo invito. Da me oggi aspettatevi un messaggio di saluto,
Convegni
per ragioni di correttezza istituzionale verso il Parlamento vorrei astenermi dal dire quali saranno i miei indirizzi. Voglio ascoltare i vostri pensieri e pareri su questo bene pubblico fondamentale quale è l’informazione”. Quando si elaborano delle strategie per il nostro settore, ha sostenuto il sottosegretario, non si può prescindere da alcuni principi: la libertà di stampa è un bene di tutti, fondamentale per il funzionamento della nostra società. Bisogna assicurare sostegno al pluralismo. Il lavoro giornalistico (al pari della libertà di stampa) è fondamentale per la qualità della informazione: ne discende la possibilità del lettore di informarsi correttamente e crearsi un’opinione. Ora sembra giunto il momento di fare delle scelte politiche che possano offrire al settore delle strade di miglioramento. La crisi dell’editoria è dovuta sicuramente alla rivoluzione digitale che ha cambiato il modo di fruizione e di produzione dell’informazione, ma la democrazia ha tra i suoi fondamenti quello di una stampa libera, professionale, ancorata alla verità dei fatti e pluralista. Per questo occorre, secondo Martella¸ combattere l’odioso problema della pirateria. Il copyright, terreno di scontro tra ideologie negli ultimi anni, è essenziale per preservare la certezza del
principio fondamentale della giusta remunerazione del lavoro. “Questo è il mio messaggio, il mio saluto, – ha chiosato Martella – la mia ispirazione fondamentale. Solo con il confronto sereno tra le parti si potrà aprire un orizzonte di crescita per il settore. La tutela dei diritti e la difesa del lavoro sono ambiti essenziali per la nostra democrazia”.
NOMINE MINISTERIALI Non è facile collocare l’uomo giusto al posto giusto. Ma il Presidente Conte c’è riuscito nell’assegnare i vari ministeri.
ALLARME FAKE NEWS È reale il rischio di diffusione incontrollata di fake news a causa di un software di IA (intelligenza artificiale) in grado di ricreare i discorsi dei politici di tutto il mondo. La denuncia arriva da due ricercatori di Global Pulse, un’iniziativa dell’Onu dedicata a big data e intelligenza artificiale utilizzata per lo sviluppo sostenibile e l’azione umanitaria. I due affermano che con 7 euro e mezza giornata di lavoro si possono realizzare imitazioni di discorsi di leader mondiali, composti da testo e audio, credibili nel 90% dei casi tramite un software di IA che prende informazioni da Wikipedia. D’altronde, il contrasto alle fake news è un obiettivo di primaria importanza nel panorama informativo online, ne va del lavoro giornalistico professionale e veritiero e della corretta informazione del lettore. Un sistema di questo tipo nelle mani sbagliate potrebbe creare scandali internazionali e incidenti diplomatici, senza contare la concreta prospettiva di alimentare odio e discriminazioni, già abbondantemente presenti sul web.
Ecco un esempio: Ambiente COSTA Sanità SPERANZA Affari regionali BOCCIA
Anche l’UE si è espressa sul tema dell’IA. Data la direzione degli eventi negli ultimi anni, nell’aprile del 2019, l’Unione Europea ha elaborato il suo Codice Etico, che contiene le linee guida sull’utilizzo e sviluppo di sistemi di Intelligenza Artificiale. Il punto di partenza è che l’IA deve avere l’uomo al centro e deve essere al servizio del bene comune per migliorare il benessere e garantire la libertà. Le linee guida che sono state individuate sulla gestione dell’IA riguardano la supervisione umana, il rispetto della privacy del cittadino, la trasparenza nella tracciabilità dei sistemi, il benessere sociale e la responsabilità umana per minimizzare gli impatti negativi.
Difesa GUERINI Sport SPADAFORA Giustizia BONAFEDE Sud PROVENZANO
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Convegni Intervento del Presidente FNSI Giuseppe Giulietti
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l 24 settembre, Sergio Lepri ha compiuto cento anni di vita. Oggi lo ricorda la sua città, Firenze, con una cerimonia nelle sale di Palazzo Vecchio, fortemente voluta dal sindaco Nardella e dai suoi amici dell'Ansa, in testa il presidente Giulio Anselmi e il direttore Luigi Contu. Lo scrive il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, Giuseppe Giulietti, in un editoriale pubblicato sul sito web della FNSI. «La Federazione nazionale della Stampa italiana – prosegue – mi ha fatto l'onore, nel senso pieno del termine, di rappresentare le giornaliste e i giornalisti italiani. Non casualmente ho scelto questo verbo, perché Sergio Lepri è stato davvero un cittadino, ancor prima che un giornalista, che ha 'onorato' la Costituzione, nella lettera e nello spirito. Prima lo ha fatto come partigiano assetato di giustizia e libertà. Poi, insieme a Ettore Bernabei, partecipando alla ricostruzione della libertà di informazione in Italia. Quindi dirigendo con un equilibrio proverbiale l'agenzia Ansa; un equilibrio, tuttavia, che non è mai scivolato nell'omissione, nella censura, nel servilismo, perché, a differenza di tanti altri, Sergio Lepri ha sempre tenuto la Costituzione nel cuore e nella mente, anche nei tempi più difficili e bui. I suoi libri hanno segnato generazioni
☞ Continuano gli sbarchi. Nonostante i porti chiusi ☞ Zingaretti: “mai con i 5 Stelle”. Che figura di… ☞ Grillo e la politica. Comicità assicurata ☞ Navi sequestrate. Si attende il decreto rottamazione La Federazione Nazionale Stampa Italiana: “Decano nella professione, Maestro di libertà e di stile”
di giornalisti. Ha insegnato rigore, senso etico, rispetto del lettore e, soprattutto, un sacrale rispetto della parola che non può mai diventare pietra, invettiva, proiettile per cancellare pensiero critico, diversità e differenze. La Carta di Assisi deve molto alla sua lezione. Il linguaggio della violenza, la diffamazione sistematica, l'uso dei social per colpire la democrazia rappresentativa e i corpi intermedi, l'aggettivo che sostituisce il sostantivo, la percezione che soppianta la realtà sono quanto di più lontano si possa concepire dallo stile di vita di Sergio Lepri. Se fossimo nel gruppo dirigente della Rai andremmo a rileggere i rapporti sulla qualità predisposti anche da Sergio Lepri e che potrebbero essere riproposti senza modifica alcuna. Nelle sue parole, come in quelle di Jader Jaco-
belli, di Albino Longhi, di Angela Buttiglione, di Enzo Biagi, si ritroverà la fondamentale distinzione tra la radicalità di chi tenta di cercare una verità e il radicalismo di chi tenta di nascondere il proprio analfabetismo dietro invettive e bestemmie di ogni sorta, civili, religiose e persino grammaticali. A Sergio Lepri, infine, dobbiamo anche un grazie perché, alle origini della associazione Articolo 21, ci sono anche i suoi suggerimenti, le sue critiche, lo sprone a non mollare mai e a non considerare la Costituzione e i suoi valori come un'acquisizione perenne. Senza di lui, Federico Orlando, Enzo Biagi, forse non saremmo riusciti a costruire questa casa comune dove differenze e diversità convivono e si arricchiscono reciprocamente», ha concluso Giulietti.
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☞ Icardi al PSG. E la moglie-manager? ☞ Piattaforma Rousseau Follie stellari ☞ Sen. Paragone. Dichiarazioni di voto in libertà ☞ Di Maio Ministro degli Esteri. Non è una fake news ☞ Salvini-Di Maio: il nostro Governo durerà 5 anni. Infatti... ☞ Nominati i sottosegretari. Un plotone che avanza ☞ Conte ai terremotati: vi saremo vicini. Meglio di no ☞ Savini a La7. A domanda...non risponde. ☞ Taglio dei parlamentari. L’Italia è salva! ☞ Abolita la povertà. Parola di Di Maio. ☞ Roma e la Raggi. Chiesto il divorzio.
Convegni Ufficio Stampa LIUC Castellanza
'DO PRQGR XQLYHUVLWDULR UNIVERSITÀ DELLA BIRRA Ripartono i corsi di gestione aziendale nella nuova sede di Lambrate dell’Università della Birra a Milano, inaugurata lo scorso maggio. Nel polo di formazione professionale promosso da HEINEKEN Italia, unico nel suo genere, i docenti della LIUC Business School, la scuola di management, terranno altre giornate formative per migliorare le competenze manageriali di imprenditori e professionisti del settore. Dal passaggio generazionale, con la conoscenza degli strumenti per la pianificazione societaria e patrimoniale, alla gestione corretta del magazzino puntando all’organizzazione ideale degli spazi e al miglioramento delle prestazioni di prelievo e allestimento ordini. Tutti i corsi sono caratterizzati da una metodologia didattica ricca di spunti e consigli utili tratti da casi reali e applicazioni sul campo, su cui i partecipanti sono chiamati a discutere. “Le attività di formazione svolte all’interno dell’Università della Birra costituiscono uno degli esempi più riusciti di collaborazione con il mondo aziendale. Con HEINEKEN Italia si è creata una partnership molto efficace in quanto si è riusciti a valorizzare i tratti distintivi e i contributi specifici delle due organizzazioni per sviluppare un programma formativo assolutamente unico nel panorama nazionale e internazionale”, dice Raffaele Secchi, Dean della LIUC Business School. Università della Birra, nata alla fine del 2017, si pone un’importante missione: divulgare know how e competenze di alto livello per gli operatori del settore e stimolare concrete opportunità di business per il mondo dell’Ho.Re.Ca., del Canale Moderno e dell’intera filiera. Tre i pilastri formativi: Cultura Birraria, Competenze Commerciali e Competenze Manageriali.
TENUTA MONTEMAGNO È in un casale del XVI secolo, compreso tra i Comuni di Montemagno, Viarigi, Casorzo e Altavilla, dove ha preso vita un sogno: riscoprire un territorio custode di antiche tradizioni, donare nuovo fasto ad antiche mura testimoni della nostra storia e produrre vini che siano sì espressione del territorio ma, attraverso un’interpretazione personale, lascino il segno dell’innovazione. Così Tiziano Barea, Presidente di Tenuta Montemagno, sintetizza il racconto di una famiglia che ha saputo unire passioni apparentemente distanti come l’elettronica, il vino e l’equitazione, per tramutarle in progetti imprenditoriali. Proprio alla Tenuta Montemagno, nell’Astigiano, ha fatto tappa, giovedì 24 ottobre 2019, il percorso itinerante di formazione professionale Storie di ordinaria economia diretto da Massimo Folador, docente di Business Ethics della LIUC Business School. Si tratta di un percorso rivolto a imprenditori e manager con 4 tappe in 4 diverse realtà aziendali che operano su un mercato in continuo cambiamento, dove la qualità del prodotto e del processo, l'innovazione, l'attenzione alle persone, alle relazioni e all'apertura al contesto territoriale locale divengono le linee guida per lo sviluppo di nuovi modelli d'impresa in cui si restituisce al lavoro il suo vero valore sociale.
INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO Lunedì 28 ottobre con l’intervento del corpo accademico, di autorità e universitari dell’ateneo, si è svolta la cerimonia d’apertura dell’anno accademico 2019/2020. Questo il programma: Intervento di apertura di Riccardo Comerio - Presidente LIUC; Relazione di Federico Visconti - Rettore LIUC; Prolusioni: “Università, cultura e società: le sfide del mondo contemporaneo” del Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra; “Miopia e ipermetropia: il giusto orizzonte temporale nella soluzione di problemi economici e sociali” di Carlo Cottarelli - Economista e Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica. - 26 -
Attualità A.A. Provincia di Varese
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’alcolismo è riconosciuto come uno dei più gravi problemi di salute pubblica. In gran parte dei paesi occidentali è addirittura al terzo posto per mortalità, dopo le malattie cardiache e il cancro. E non basta. I suoi effetti coinvolgono anche chi non ne è vittima in prima persona, basta pensare ai famigliari, agli incidenti sulla strada e sul lavoro, e anche all'enorme costo sociale che comporta. Anche chi non è un alcolista attivo può vederlo entrare in modo disastroso nella sua vita. Noi abbiamo imparato molto su come identificare ed arrestare questa malattia che fino ad oggi nessuno ha scoperto il sistema di prevenire. Infatti, nessuno sa esattamente “perché”, ad un certo punto alcuni bevitori si trasformino in alcolisti, medici e scienziati non si trovano d'accordo sulle cause. In A.A. riteniamo che ciò abbia poca importanza: ci siamo concentrati sulla possibilità di aiutare coloro che già hanno problemi con il bere a smettere e a vivere una vita serena.
IL PROBLEMA Già da quasi mezzo secolo, dal 1956, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l'alcolismo una malat-
Chi soffre di alcolismo continua a bere pur sapendo che l’alcol causa problemi relazionali, di salute, lavorativi ed economici.
tia progressiva, inguaribile, mortale. Da allora tutte le principali associazioni mediche del mondo sono concordi su questa valutazione del problema: non è un vizio, una debolezza, un qualcosa di cui doversi vergognare. Crediamo che l’alcolista non possa controllare il suo modo di bere perché è malato fisicamente, mentalmente o emotivamente. E se non smette di bere, la sua malattia, in quasi tutti i casi, si aggrava sempre di più sino alla morte. Sappiamo anche, per nostra esperienza personale, che quasi sempre siamo incapaci di farlo da soli: dobbiamo cercare aiuto. L’alcolismo, come tutte le altre malattie, va curato col metodo giusto.
LA SOLUZIONE In A.A. abbiamo trovato come uscirne. L'associazione, nata nel 1935 negli U.S.A., conta oggi più di due milioni di membri sobri in tutto il mondo. In Italia, in tutte le regioni, è possibile trovare un nostro gruppo non lontano da casa vostra. Sempre più spesso i medici, con i quali abbiamo ottimi rapporti, indirizzano a noi i loro pazienti con problemi da alcol. In molti ospedali si stanno aprendo gruppi di A.A. e abbiamo stabilito rapporti di collaborazione continuativa. Gli A.A. vengono in soccorso di un alcolista solo se questi ne ha il desiderio, se vuole ricevere il nostro aiuto: lo facciamo volentieri, è il nostro sistema per rimanere sobri noi stessi. I gruppi si
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riuniscono una o più volte alla settimana, lì affrontiamo i nostri comuni problemi, e portiamo avanti il programma di recupero. Non abbiamo presidenti, né direttori: coloro che lo desiderano assicurano a turno i necessari servizi. L'anonimato è garantito, non abbiamo elenchi dei nostri membri, nessuno di noi divulga l'identità dell'altro, pur essendo libero, chi lo desidera, di rivelare la sua appartenenza a A.A. Abbiamo trovato il sistema per poter condurre una vita utile, normale e serena astenendoci dal bere. Non resta che provare, bisogna solo riuscire ad ammettere che forse si ha un problema con l'alcol e partecipare a una riunione degli Alcolisti Anonimi. Insomma, il problema esiste anche nella nostra zona e merita di essere adeguatamente affrontato per ridare fiducia a chi soffre di questa patologia. E un campanello d'allarme è scattato per i giovanissimi, perchè nei "pronto soccorso" arrivano, spesso, accompagnati dalle forze dell'ordine e i genitori sono ignari di tutto. Sembra quasi sia scattata una gara a chi beve e resiste di più, con conseguenze anche drammatiche. A.A. in provincia di Varese: 334/1884239 - ref.va@aa-arealombardia.it – www.alcolistianonomiitalia.it
Sport Giorgio Giacomelli Storico giornalista sportivo
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l 28 dicembre 1924, 7° del campionato di II^ divisione Nord- girone B, la USB Pro Patria et Libertate affronta per la prima gara ufficiale la Canottieri Lecco allo Stadium di via a Valle Olona in Busto Arsizio. I giocatori biancoblu: Raimondi, Mara, Kuttik, Porta, Eichbaum, Tacchini, Crespi, Crosta M., Azimonti, Crosta V., Marcora girano sin dall'inizio a gonfie vele, e nei primi 25' di gioco, sistemano l'affaire con il gol di Crosta Valentino al 10' e quello di Eichbaum (ungherese), su rigore, al 25'. Crosta Valentino, goleador della squadra segna a piacere, l’esperto Marcora Attilio “Caramela” mette a disposizione del gruppo il suo sapere calcistico e Carlo Reguzzoni, seppur giovanissimo ma già abile e talentuoso, sospingono gli abili compagni di gioco a metter in bella vista un fruttuoso sistema di gioco. La Pro Patria è al 2° posto finale, preludio alla promozione nel ’27 alla Divisione Nazionale, maggiore espressione dal calcio allora praticato. Dei citati biancoblu nove sono iscritti all'Anagrafe del
Comune di Busto Arsizio, KuttiK ed Eichbaum a quella dei paesi d'origine ungheresi. Carlo Reguzzoni negli anni a seguire è conclamato artefice della promozione (nel '27) alla Divisione Nazionale della USB Pro Patria et Libertate e al mantenimento nella massima categoria sino all'estate del 1930. Poi Carletto, trasferito al Bologna, è massimo attore nella conquista di 4 scudetti rossoblu, 2 Coppe Europa, 1 Trofeo Esposizione a Parigi nel 1937, ed anche miglior goleador rossoblu, con 147 reti in 350 gare di serie A. Filippo Ghioldi, espressione del settore giovanile biancoblu, è maturato bene e scorazza quasi disinvolto accanto a Le Noci, Mastropasqua, gli altri compagni di cordata. Gli riesce già far bene, farà ancor meglio in ossequio alle direttive del pragmatico Ivan, l'inflessibile. Risiede a Mozzate, appena al di là della Valle Olona. Filippo “facci sognare”, alla pari dei mitici, mai scordati, Turconi, Borra, Taglioretti nati per l'appunto in Valle Olona.
6 Ottobre 2019: il “derby” con il Lecco lo vince la Pro Patria.
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GRAZIE A PATRIZIA TESTA Un po’ di storia raccontata con passione, quasi a sottolineare l’importanza della maglia tigrata. Altra epoca, altro calcio, modi diversi di intendere lo sport. Anche la Pro Patria, recentemente, ha attraversato periodi oscuri quando il sistema posizionava sul piedistallo figure ambigue. Poi, finalmente, la musica è cambiata e anche la Società ha ritrovato lo stile di un tempo e i tifosi - purtroppo non numerosissimi - la passione per una squadra che ha tenuto alto il nome di Busto Arsizio sportiva.
Oggi i biancoblu - con la presidenza di Patrizia Testa che ha conferito alla struttura un metodo manageriale e professionale - sono ritornati a difendere la maglia alla vecchia maniera: sacrifici e determinazione rappresentano gli ingredienti dei recenti successi propedeutici ad altre prestigiose affermazioni. Inoltre, l’acquisto della totalità dell’azionariato societario effettuato dalla Presidente, testimonia la proiezione verso l’obiettivo importante con l’ausilio della componente tecnica di sicura affidabilità. Manca un po’ di collaborazione economica che è il risultato di un ricambio generazionale e delle oggettive difficoltà che sta attraverso gran parte del mondo imprenditoriale. L’augurio è che l’encomiabile impegno e passione di Patrizia Testa sia partecipato e condiviso non solo in città.
La Voce della città
CORO DIVERTIMENTO VOCALE Il Progetto Pollicino è già proiettato al Natale! La Cooperativa è lieta di annunciare, con il Patrocinio della Città di Busto Arsizio, un grande evento musicale benefico: il Coro Divertimento Vocale di Gallarate si esibirà il 23 Novembre prossimo al Teatro Sociale. “Gioisci, sorridi, partecipa insieme a noi!” è il messaggio che in ogni concerto il Divertimento Vocale cerca di trasmettere arrivando direttamente e irresistibilmente al cuore degli spettatori. Fondato nel 1996, il Coro era composto da soli 20 ragazzi, crescendo nel tempo fino a raggiungere l’attuale organico di 138 elementi, tutti giovani con la gioia nel cuore ed il sorriso sulle labbra, accompagnati da ormai 7 anni da una band vivace e dinamica.
Il ricavato della serata sarà destinato a sostenere le attività delle due strutture che compongono la Cooperativa: - La comunità residenziale “Piccoli”: una casa che ospita bambini di età compresa tra 0 e 6 anni. Questi bimbi, pur essendo tanto piccoli, vivono una situazione di disagio in quanto, a causa di diverse problematiche legate al nucleo familiare di origine, vengono allontanati dai genitori dal Tribunale per i Minorenni. Così vengono accolti nel Progetto Pollicino - La comunità diurna “La Chiave d’Oro” è una comunità dalle caratteristiche innovative in cui i bambini sono accolti dall'uscita della scuola fino a dopo cena, quando fanno rientro nella loro casa. Nelle ore di permanenza vengono affiancati da educatori professionali e hanno la possibilità di fare esperienze importanti per la loro crescita. Insomma, una serata all’insegna della solidarietà e dell’allegria, dedicata alla cittadinanza! Per informazioni e biglietti, è possibile contattare direttamente Progetto Pollicino: 0331/670677 - 0331/070686 – info@progettopollicino.it
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La Voce della città Consulenza Turismo Tour Operator
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Il fascino di Zurigo
Montreux, la casa di Babbo Natale
Il Natale di Zurigo: a dicembre tutta la città è avvolta da una calda luce, pervasa dal profumo di cannella e vin brulé e da suoni e melodie natalizi. Aperture domenicali danno la possibilità di comprare regali e pensierini. Zurigo garantisce ai suoi visitatori un’atmosfera unica. Il più importante Mercatino di Natale di Zurigo al coperto tra più grandi d’Europa, è quello nella Stazione Centrale, lo Zürcher Christkindlimarkt, con 150 chalet e il gigantesco albero di Natale alto 15 metri e decorato con Swarovski. Il più antico invece si trova nel centro storico nel quartiere di Niederdorf, tra Hirschenplatz e Rosenhof: qui artigiani da tutto il mondo mettono in vendita i loro manufatti. A pochi passi dalla Bahnhofstrasse, la via dello shopping zurighese griffato, c’è il mercatino sulla Werdmühleplatz con solo 10 casette ma con l’originale e suggestivo Singing Christmas Tree dove ogni giorno i bambini di Zurigo si esibiscono con un repertorio di canti natalizi. Nella cornice del Teatro dell’Opera e a due passi dal Lago di Zurigo, sulla Sechseläutenplatz ha luogo uno dei mercatini di Natale più grandi di Zurigo, il “Wienachtsdorf ” che tradotto significa il villaggio natalizio.
Montreux è una città situata in una baia riparata sul Lago Lemano, circondata da vigneti e nell’emozionante scenario delle Alpi innevate. Grazie al suo clima straordinariamente mite, Montreux si merita a giusto titolo l’appellativo di capitale della Riviera Vodese. La regione presenta una vegetazione di pini, cipressi e palme, che solitamente si trova più lungo il bacino mediterraneo. Il mercatino di Natale di Montreux - caratterizzato da oltre 100 espositori di prodotti artigianali e gastronomici della regione che ne fanno uno dei più interessanti della regione - è ricco di bancarelle di legno con numerose e originali proposte. Da Montreux sono raggiungibili in treno: il Villaggio di Natale, ubicato a Caux, dove i folletti di Babbo Natale accoglieranno festosamente i bambini con giochi e animazioni sia ludiche che istruttive; oppure la Casa di Babbo Natale ubicata a Rochers-deNaye in cima alla montagna di Rochers-de-Naye sopra Montreux, a 2042 mt. di altitudine.
Programma di viaggio - 1 Dicembre 2019 Partenza al mattino presto alla volta della Svizzera. Arrivo a Zurigo e tempo libero per la visita della città e del mercatino natalizio. Pranzo libero. Viaggio di rientro con arrivo previsto in serata.
Programma di viaggio - 1 Dicembre 2019: Partenza al mattino presto alla volta della Svizzera. Tempo libero per la visita individuale dei mercatini natalizi. Pranzo libero. Alle 17.00 viaggio di ritorno con arrivo previsto in serata.
PREZZI NETTI QUOTA ADULTO € 69 - QUOTA BAMBINO 2/13 ANNI € 45 La quota comprende: viaggio in pullman da Busto Arsizio e McDonald’s Olgiate Olona h. 6.30; assicurazione medica. “Busto Domani” ha raccolto l’invito del tour operator “Consulenza Turismo Srl” per una visita ai famosi mercatini di Natale privilegiando Montreux e Zurigo. I posti opzionati sono limitati pertanto chi fosse interessato è inviato a prenotare al più presto inviando mail a info@consulenzaturismo.com oppure WhatsApp 3519793523 o tel. 034625769 specificando che si tratta dell’offerta “Busto Domani”. (L’organizzazione si riserva di aggiungere delle fermate lungo il percorso per raccogliere altri iscritti e di variare l’orario di partenza - le fermate e l’orario definitivi verranno riportati nei documenti di viaggio inviati una settimana prima della partenza - . Il viaggio è garantito con minimo 30 persone. In caso di mancato raggiungimento del numero minimo i clienti verranno avvisati 10 giorni prima della partenza e verrà restituito integralmente l’importo pagato. È richiesta la carta di identità valida per l’espatrio. Condizioni di vendita e assicurazione su www.consulenzaturismo.com). - 31 -
La Voce della città
Ricordando il Sen. Rossi Ci ha lasciato in una caldissima giornata di fine Luglio, sorprendendo un po’ tutti. Perché Giampiero Rossi, sette volte Sindaco di Busto Arsizio e Senatore per più legislature, nonostante l’età avanzata, era ancora attivo nel dare il proprio contributo alla città con l’ormai collaudata passione. Fu abile negoziatore quando i rapporti Camera di Commercio – Ente Mostra Tessile avevano raggiunto sproporzionate conflittualità e memorabile il suo NO – l’unico – alla fusione tra gli industriali di Busto Arsizio e Varese. Anche perché stava consolidandosi l’Associazione Comuni Comprensorio Alto Milanese – l’attuale ACCAM – che, nelle originarie intenzioni di Rossi, era propedeutica alla creazione di “Busto Provincia” già cara al predecessore, il Sindaco Rossini. Avendo collaborato come Assessore nella sua Giunta Comunale, ho avuto modo di apprezzarne l’intuizione e l’intelligenza amministrativa nell’analizzare i problemi e avviarli a rapide soluzioni compresa la sburocratizzazione del sistema. Politicamente era approdato tra i fanfaniani, un passaggio obbligato delle correnti democristiane. Ma il suo cursus honoris aveva acquisito il suggello dell’autenticità e non solo protagoni-
sta di una stagione politica complessa. Ricordo ancora una sua telefonata “ti porto il Presidente del Senato Fanfani ad inaugurare la Mostra del Tessile. Predisponi il programma”. E così è stato, compresi gli incontri con personalità bustocche ma con al centro dell’attenzione il futuro di Busto Arsizio. È stato forse il periodo politicamente più interessante e proficuo anche se poi sfiorato da tangentopoli dalla quale uscì indenne e con gli onori delle armi. Personalmente ho il rammarico di non avergli fatto incontrare, il 28 Giugno 1993 al Teatro Sociale, il Presidente della Repubblica On. Scalfaro che aveva accolto il mio invito a presenziare alle celebrazioni del co-fondatore dell’Università Cattolica: il bustocco Mons. Francesco Olgiati. Ma il tempo è stato galantuomo e la giustizia ha riabilitato Rossi padre nobile della politica locale che sarà proclamato “Cittadino Benemerito” di Busto Arsizio il prossimo 14 Dicembre. Un riconoscimento deliberato dalla Giunta su proposta del Sindaco Antonelli, particolarmente apprezzato e condiviso. Grazie Giampiero per quanto hai fatto per la tua e nostra Busto e per avermi onorato della tua amicizia. Un abbraccio. Sergio Colombo
Come aiutare Busto Domani Alcuni lettori, apprezzando la nostra publicazione, hanno chiesto come contribuire a sostenere “Busto Domani” distribuito in omaggio attraverso le farmacie cittadine. Ecco le modalità: • Inserzioni pubblicitarie: telefonando al numero 340.5960377 o inviando un’e-mail a bustodomani81@gmail.com • Libero versamento (anche una tantum) su IBAN: IT77 G050 3422 8000 0000 0011 825 A questi “sostenitori benemeriti” saranno sempre inviate le comunicazioni e inviti a tutte le iniziative programmate dall’Associazione Dell’Acqua. “Busto Domani” - che non riceve alcun contributo pubblico - anticipatamente ringrazia per la collaborazione.
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La Voce della città
Adriano Fusetti È stato il primo Presidente di Ceam, il Consorzio Export Alto Milanese bandiera del meccanotessile dell’area bustocca. Direttore Generale di Arioli Spa, una quotata azienda con sede a Gerenzano, era un manager proiettato al futuro che preferiva il fare al dire. Così operò in Ceam, assegnando al Direttore tutte le deleghe sin dalla costituzione: un rapporto fiduciario che ha prodotto pregevoli risultati per il consorzio in Italia e all’estero. L’intelligente clima collaborativo instaurato da Fusetti ha rappresentato infatti il viatico dell’iniziativa associativa programmata con lungimiranza e professionalità. Quando rinunciò alla Presidenza per l’avvenuto mutamento azionario della Sua azienda, è rimasto con il cuore in Ceam, elargendo consigli con quella discrezionalità che ha contraddistinto la sua brillante presidenza. Un esempio indelebile nella storia consortile e del meccanotessile.
Magini “Albissola con due S” spunti e schizzi di Giuseppe Magini sono stati raccolti in un pregevole volumetto che l’architetto bustocco ha ideato e con cura realizzato. Disegni che si ricollegano alla storia del piccolo centro ligure, noto e apprezzato per le sue artistiche ceramiche. L’autore, con i suoi disegni, ha offerto interessanti riscontri: la Casa di Italo Canepa e Francesca Gagliardi a Stella S. Martino; la passeggiata degli artisti inaugurata nel 1963 con autorevoli artisti contemporanei e tra questi Luigi Fracesco Canepa, affermato scultore le cui mani sono sensibili come quelle di un violinista. Al termine, Scorci di Albissola…con due S: nove originali disegni che esaltano la città raccontata con semplicità e passione da Giuseppe Magini, apprezzato cultore bustocco di storia locale. Una raccolta che si inserisce nella tradizione di Albissola offrendo al lettore inediti angoli di una città conosciuta nel mondo per l’arte ceramica: un rapporto importante anche per l’economia locale.
Daniele Cassioli Daniele Cassioli, cieco dalla nascita, è il campione paralimpico di sci nautico più forte di tutti i tempi. Nato il 15 agosto 1986, detentore di tre record del mondo, in carriera ha vinto 22 medaglie d’oro ai Mondiali e 25 agli Europei. Fisioterapista, laureato con 110 e lode, tiene diversi corsi di sviluppo e crescita personale. Membro del Consiglio nazionale del Comitato Italiano Paralimpico (Cip), è in prima linea con la propria Onlus per aiutare e stimolare i bambini non vedenti. Nel suo libro racconta «La forza necessaria per superare i nostri limiti è già dentro di noi. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo finale. Ho imparato che quando tocchi il fondo ti conosci meglio, dopo. Soprattutto, ho capito una cosa: vincere non è solo raggiungere un traguardo, è anche liberarsi di un ostacolo che ti blocca la rotta. Vincere può voler dire ritrovare te stesso e volerti bene così come sei.». Un esempio che deve far riflettere e che merita sostegno e ammirazione.
Piazza Vittorio Emanuele I commenti non proprio benevoli si susseguono attorno ad un’area ricca di tradizioni e di storia ma che si candida come opera incompiuta. I ritardi accumulati dalla Società responsabile dei lavori, la conflittualità emersa, ed altro ancora, hanno gettato ombre sul vasto complesso residenziale che attende una razionale definizione in quanto i numerosi eventi promossi dall’Amministrazione Comunale sono serviti ad evidenziare la ricettività della piazza e le sue potenzialità. L’area, dopo alterne fortune, doveva anche rappresentare il naturale collegamento (e miglioramento) con il centro cittadino e il rilancio del commercio da tempo costretto a navigare a vista. La mancanza di un progetto finanziario e di un marketing innovativo che consenta di ultimare le varie costruzioni, potrebbe ulteriormente allungare i tempi dando spazio al crescente vandalismo. E la città non può attendere considerando il notevole tempo trascorso.
Benefattore Segno dei tempi? È passata sotto traccia nella ricorrenza patronale di San Giovanni, l’ormai collaudata tradizione benefica a favore di alcune associazioni cittadine. Protagonista l’anonimo mecenate che, con discrezionalità, contribuiva a sostenere selezionate iniziative. Un gesto non solo condiviso e atteso per l’ormai pluriennale consuetudine che evidenzia anche la tradizionale generosità bustocca. “Busto Domani” ha già sottolineato il ricordo – che meriterebbe un adeguato approfondimento - in un articolo dedicato al messaggero di casa nostra. Un modo personale per sottolineare l’attenzione verso il sociale mirando, come recita il codice d’onore dei Lions, a costruire e non a distruggere. Ed è bello ricordarlo in un momento politico difficile dove il “farsi prossimo” è scarsamente considerato perché sommerso dai (quasi) quotidiani scandaletti del pubblico denaro e dal crescente opportunismo finalizzato al facile guadagno.
Via Miani Il negozietto, che distribuisce bevande ma (soprattutto) rappresenta il ritrovo di giovani un po’ troppo dediti all’alcool, dovrà chiudere alle 19.30. Un’ordinanza del Sindaco Antonelli ha cercato di limitare il disagio dei residenti che da tempo sono costretti a subire comportamenti al limite della tollerabilità: bottiglie e oggetti vari disseminati un po’ dovunque hanno trasformato l’area in una piccola discarica a cielo aperto. Il degrado è crescente in una zona centrale da costantemente monitorare e dove la “tolleranza zero” appare come l’unico rimedio per limitare atti di vandalismo che hanno recentemente assunto proporzioni allarmanti. E siamo a due passi dall’oratorio S. Luigi e dall’Istituto La Provvidenza che meritano adeguata tutela prima che si verifichi qualche episodio increscioso, come le cronache, purtroppo, quotidianamente ci ricordano.
La Voce della città
E IO PAGO! La rubrica - titolata al grande comico napoletano, formidabile interprete delle quotidiane disfunzioni burocratiche - si propone di evidenziare, in estrema sintesi, le documentate segnalazioni pervenute a bustodomani81@gmail.com. Ecco qualche perla: “Nei mesi scorsi (segnala C.S.) sono pervenute al mio indirizzo di casa, 4 avvisi per ritiro raccomandate. Il primo negli uffici postali dietro la Mizar, un’area sprovvista di collegamenti pubblici e quindi difficile da raggiungere. Il secondo in via Marsala, strada interrotta dall’edificio del Tribunale ma che prosegue – è una scoperta anche per un bustocco – lungo un tratto di Viale Diaz. La terza, nel nuovo ufficio di Via Sondrio, rione di S. Edoardo. La quarta in Piazza Volontari della Libertà che funziona a giorni alterni in un piccolo locale dove è impossibile... muoversi e dove si respira un’aria... burocratica. Incredibile (sottolinea il nostro lettore che abita a 100 metri dall’ufficio postale di Via Fratelli d’Italia). Ecco le domande: qual è il criterio di smistamento? È possibile che il destinatario sia sempre assente? E il rischio di non individuare lo scontrino sommerso dai volantini pubblicitari? Nell’era digitale, è tollerabile il sistema? Con una tassazione oltre al 50% come mai non è possibile assicurare i servizi minimali?”
A Gennaio 2019 si riceve fattura n° 1823221363 per conguaglio fornitura gas con la seguente annotazione: “Alla data odierna il credito a suo favore, al netto di precedenti bollette non pagate risulta essere di € 15,00. Rimborso con invio di assegno bancario”. Nonostante il modesto importo, e dopo mesi inutilmente trascorsi, si sollecita l’accredito telefonicamente, pur tra grandi difficoltà di comunicazione. Poi quando si verifica il miracolo del “contatto”, le assicurazioni sono rituali ma senza alcun effetto pratico. Dopo ulteriori solleciti, l’invito è ad iscriversi al sito Eni, e a seguire la complicata procedura. Stiamo parlando di 15 euro!! Il risultato è che dopo un anno, perdura l’attesa per l’accredito. Siamo di fronte ad un’azienda…statale, dagli utili milionari, e che dovrebbe essere un modello di trasparenza. Invece, come al solito, il contribuente-cliente è dimenticato, vessato, quasi umiliato”. Vale la regola dei più forte? E io pago…ricorda Totò!
ASL di Piazza Plebiscito a Busto Arsizio con, mediamente, 50 persone in lista di attesa. Il monitor fornisce indicazioni per effettuare gli adempimenti online. Uno ci prova, ma scopre che non è possibile. Al cittadino non resta che rifare la fila con un’attesa di oltre due ore. Poi, conquistato il suo turno, il funzionario lo gela: per la richiesta del medico-pediatra (ad esempio) occorre la delega della persona avente diritto. E allora due semplicissime considerazioni: ma il monitor a che serve se non sono inserite le informazioni-base almeno di quelle più gettonate? Altra stranezza: nella sala d’attesa sono esposti una trentina di cartelli-annunci, non solo difficili da leggere, ma che richiedono concentrazione e pazienza, molta pazienza. Nel frattempo, è trascorsa la mattinata. Domani si replica: con il cittadino travolto della burocrazia. Superfluo ogni commento. Ma la città merita un simile trattamento?
Alle pensioni riminesi
Evviva le pensioni umili baluardi diga di miliardi contro le recessioni evviva le pensioni che tedeschi a milioni fan dormire contenti salvando la bilancia dei pagamenti
Dalla finestra c’è il panorama di due tedeschi in pigiama a mezzogiorno cozzano le forchette contro il granito delle cotolette a sera, si cammina inquadrati per conquistare due coni gelati a notte, si senton sibilare come aerei in picchiata le zanzare dalla finestra viene un odore sensuale di fritto misto e fogna di canale e nella notte adriatica e stellata dice l’amato all’amata ustionata “sei mia? sei come la Romagna della nota canzone?” e frenando la passione la bacia con cautela se no si spela. Stefano Benni
F ISCELL I FLORICOLTURA
L'azienda, fondata nel 1955 da Carlo Fiscelli fu da subito improntata nel settore giardini e coltivazione di piante verdi e fiorite.
Col passare del tempo ci siamo sempre più specializzati nell'ambito della coltivazione che impiega buona parte dell'azienda ed è rivolta ad imprenditori del settore, svolgendo attività all'ingrosso.
La progettazione del verde si è sviluppata seguendo l'evoluzione del mercato, specializzandosi nella realizzazione di giardini e terrazzi con servizi annessi, quali manutenzioni, potature, impianti di irrigazione, diagnosi e cure per malattie delle piante e dei tappeti erbosi.
Via della Repubblica, 2 – 21057 Olgiate Olona (VA) Tel./Fax: 0331 63.54.09 – E-mail: floricolturafiscelli@libero.it
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