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Busto Domani 3/2019: Maggio-Agosto

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Bimestrale indipendente d’informazione

Busto Domani - ANNO XXXVIII – N° 3 MAGGIO/AGOSTO 2019 - Copia Omaggio


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EDITORIALE

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La linea del Piave

POLITICA

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Dalle urne, quale Europa?

INDUSTRIA

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Un’affascinante storia imprenditoriale

SERVIZI SOCIALI

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140 anni dell’Istituto La Provvidenza

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Davide e…Golia

ISTRUZIONE

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La rivoluzione dell’esame di stato

INFORMAZIONE

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A rischio la libertà di stampa?

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La fine dei giornali locali?

SPORT

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Festosi ricordi bianco-blu

AGRICOLTURA

25

Casa Alfredo, una splendida realtà

EDUCAZIONE SANITARIA

26

Tre progetti per il mondo scolastico

TURISMO RELIGIOSO

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Pellegrinaggio a Collevalenza

STORIA LOCALE

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La distruzione di Castelseprio

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Busto che scompare


Editoriale Sergio Colombo - Direttore Busto Domani

La linea del Piave

B

usto Arsizio – Gallarate – Legnano, un’area industriale tra le più importanti del Nord Italia, è stata costretta a confrontarsi con una politica ammantata di corruzione. Tralasciando Legnano - un ossimoro complicato da molti intrecci - Gallarate ha deliberato un complesso rimpasto di Giunta dopo l’intervento della Magistratura che ha ridimensionato l’apparato di Forza Italia mentre il ricorso a personalità politicamente non allineate, sottolinea la crisi dei partiti anche nella città dei due galli. A Busto Arsizio il sisma non ha provocato danni macroscopici pur producendo una situazione anomala con diversi Consiglieri Comunali rimasti privi del riferimento politico. Nessun allarmismo, ma il ripristino del confronto per evitare (possibili) compromessi che toglierebbero credibilità, rappresenta la priorità dopo la triste esperienza del 1992 coincisa con la visita del Presidente della Repubblica Scalfaro: forse la pagina più buia della città. La ripartenza non è facile per via dei soliti equilibrismi politici. Tra l’altro, c’è la sostituzione del V. Sindaco Tovaglieri meritatamente eletta al Parlamento Europeo e l’avvocato, che ha alle spalle una significativa esperienza nella pubblica amministrazione, ha le

Tre città con nobili tradizioni ma un po’ politicamente delegittimate.

carte in regola per interpretare le attese dell’imprenditoria locale. Riavviare il dialogo sui finanziamenti europei nonostante la complessità burocratica rappresenta, soprattutto per le PMI, un sostegno (spesso) determinante per superare le difficoltà collegate all’export. Il sistema, che obbliga a non facili aggregazioni, consente inoltre un determinante sviluppo dell’area già protagonista nel mondo con Enrico Dell’Acqua, il pioniere dell’esportazione italiana. Lo ha sottolineato anche il Presidente UNIVA Comerio alla recente assemblea generale a Malpensafiere, valorizzata dall’autorevole relazione del Presidente confederale Boccia. “Oggi, più che mai, l’impresa rischia di essere lasciata sola. Isolata. Se quattro anni fa il ruolo dell’impresa era solo un valo-

re da riaffermare, ora è anche un valore da difendere. Più recentemente si sono aggiunte le difficoltà di un sistema paese che ha visto ridursi la crescita del PIL e che non ha trovato risposte - ha sottolineato Comerio - alle esigenze di modernizzare la pubblica amministrazione, il fisco, la giustizia, le reti infrastrutturali. A ciò si sono aggiunti la perdita di fiducia, gli ostacoli alla collaborazione, un malessere del vivere sociale. Alle prospettive di crescita - ha ricordato Comerio - si sono ora sostituiti i timori per la recessione”. Considerazioni che rappresentano non solo un forte richiamo al Governo che Comerio ha rilanciato con grande e condivisa determinazione. Il passaggio del testimone a Roberto Grassi – bustocco doc con matrice tessile – è la continuazione dell’impegno -5-

a creare sviluppo e benessere per la collettività. Purtroppo il disagio alimentato dal quotidiano dissidio governativo - aggravato dal tempo trascorso senza il Ministro per gli Affari Europei dopo la nomina di Savona a Presidente della Consob - non depone a favore della credibilità italiana. Inoltre aumentano le preoccupazioni per l’incombente procedura d’infrazione per debito eccessivo e con la flat tax..., mina vagante per la stabilità governativa, evidenziano il vaso di Pandora della politica. A stemperare la difficile situazione c’è da registrare il trionfo dell’Italia con l’assegnazione delle olimpiadi invernali del 2026. Una grande opportunità sportiva-imprenditoriale il cui straordinario successo è siglato anche dalla varesinità con il Presidente regionale Fontana e il sottosegretario della Presidenza del Consiglio on. Giorgetti. Insomma, c’è molto da recuperare per riconquistare una nuova fiducia politica che la scarsa partecipazione alle urne nei recenti ballottaggi ha sottolineato. La gloriosa linea del Piave dell’ormai lontano 1917, è quanto mai d’attualità per il futuro di un’Italia autenticamente democratica e basato sull’etica politica. Un segnale atteso anche a Busto Arsizio.


Politica Antonio Laurenzano - Tributarista

Dalle urne, quale Europa?

Q

uale Europa è uscita dalle urne? Chi ha vinto le elezioni europee di domenica 26 maggio? Il voto per il rinnovo del Parlamento ha visto l’inedito scontro tra europeisti e sovranisti, un referendum sul progetto europeo. In gioco il futuro stesso dell’Ue, la sua integrazione o la sua polverizzazione con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sullo scacchiere internazionale. A urne chiuse, sul Vecchio Continente non è spuntata l’alba populista e sovranista: non c’è stata la temuta ondata antieuropeista, il massiccio atto di sfiducia nei confronti di Bruxelles, dei suoi vincoli di bilancio e della sua eurocrazia. Al di là dei successi registrati in Italia con Matteo Salvini e in Francia con Marine Le Pen, non saranno i sovranisti a dettare il gioco per i prossimi cinque anni. Il dichiarato “capovolgimento dell’Europa” è rinviato! E’ prevalso il buon senso, la voglia dei popoli europei di continuare a fare strada uniti per costruire un’Europa più forte, allontanando suggestioni e fantasmi del passato. Finito il tempo degli spot elettorali, è iniziato il day after. E non sarà facile. I due storici gruppi dei popolari e dei socialisti europei che hanno “controllato” l’attività parlamentare negli ultimi vent’anni perdono 72 seggi e non possono più contare

Eletto ogni 5 anni dagli elettori di tutta l’Ue, il parlamento ha un ruolo nell’approvazione delle norme e del bilancio, ratifica accordi internazionali, esercita il controllo democratico sulle altre istituzioni.

sulla maggioranza assoluta. Esce di scena Angela Merkel, la “ragazza venuta dall’est”, la Cancelliera che di fatto ha governato l’Europa per quindici anni, erigendosi contro ogni forma di nazionalismo e, sul piano economico, di finanza allegra. Si apre ora una nuova stagione, irta di incognite per i futuri equilibri istituzionali. Il voto comporterà a Strasburgo una ricomposizione della coalizione di maggioranza, cambierà il meccanismo politico e diventerà più complesso. Porte aperte per il blocco liberale, a cui si aggiungerà La Republique en Marche di Emmanuel Macron, di cui il presidente francese vorrebbe farne il perno della governance comunitaria per il rilancio della nuova Europa, con l’eventuale contributo dei Verdi in forte ascesa in molti Paesi.

L’europarlamento diventa ora il crocevia del ricambio nelle istituzioni comunitarie. In vista del debutto ufficiale previsto per il 2 luglio a Strasburgo, prendono avvio i negoziati per costruire i gruppi politici che daranno l’impronta al nuovo emiciclo per il prossimo quinquennio. Seguirà quindi la sessione per la delicata elezione del presidente della Commissione Ue, il futuro capo dell’esecutivo, figura cruciale nei rapporti con gli Stati membri dell’Unione. A seguire, dopo la pausa estiva, l’individuazione dei nuovi commissari, per finire in ottobre con la nomina del Presidente del Consiglio europeo e della Banca centrale europea di Francoforte. Sul tappeto ci sono importanti dossier aperti, tra cui l’unione di bilancio e banca-7-

ria, l’armonizzazione fiscale, la riforma di Dublino sui migranti, la crescita economica. Sono questi i temi di fondo che segneranno la futura agenda europea per creare strumenti efficaci di coesione sociale e di stabilizzazione dei cicli economici. Rilanciare cioè il ruolo dell’Europa nel contesto politico-economico mondiale e dare all’Unione una precisa soggettività giuridica nei rapporti internazionali per fronteggiare la globalizzazione dei mercati, arginare i dazi americani e la politica economica espansiva della Cina che estende sempre più la propria influenza in Europa con imponenti risorse finanziarie. E l’Italia, nell’anno di decisioni particolarmente importanti, quale ruolo avrà nel futuro Parlamento europeo? Il rischio è la marginalizzazione, l’irrilevanza della maggioranza dei nostri eurodeputati (47 su 73), perché espressione di gruppi parlamentari di minoranza. In Europa non paga il successo dei sovranisti nostrani. Speriamo in un ruolo di prestigio nella Commissione europea. Lo ha chiesto al Governo senza mezzi termini il Presidente di Confindustria Boccia, intervenuto all’Assemblea Univa di Malpensafiere: “Vogliamo un Commissario Ue di rango, di serie A: industria, mercato interno, commercio, concorrenza.” Chi raccoglierà questo appello per portarlo a Bruxelles?


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Industria Orazio Cammarata Cultore di Storia Industriale

Un’affascinante storia imprenditoriale “C’era una volta la Tovaglieri SAT”, azienda con un profilo a livello internazionale. Orazio Cammarata, per i suoi trascorsi nell’azienda metalmeccanica, con grande dedizione e competenza ha ricostruito e racchiuso in un pregevole volumetto per Pietro Macchione Editore, la storia della Tovaglieri SAT con l’autorevole prefazione del Prof. Robertino Ghiringhelli dell’Università Cattolica. Riportiamo l’introduzione alla pubblicazione che merita un’attenta lettura per rivivere uno spaccato della leggendaria industria bustocca. Orazio Cammarata si è laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla sociologia del lavoro in campo industriale. È autore di numerose pubblicazioni che hanno al centro le vicende socio-economiche con particolare riguardo alla storia delle aziende e dei personaggi che sono stati protagonisti del grande “miracolo” dell’industrializzazione del territorio Alto Milanese. L’Ottocento fu per il nostro Paese e l’Europa tutta un secolo di radicali trasformazioni e mutamenti degli assetti politici, economici, sociali, urbanistici, tecnologici e architettonici della moderna società industriale. Una decisiva metamorfosi che lasciò anche a Busto Arsizio un’importante eredità al Novecento che, nel corso del secolo, in nome della modernità, trasformò ulteriormente quel patrimonio e quell’impron-

nelle vicende di quell’epoca, nella situazione psicologica ed emotiva di allora e rivivere gli usi e i costumi di quel tempo.

LA VOCAZIONE INDUSTRIALE

L’opera dell’artista bustocco Pietro Giavini rappresenta la Tovaglieri SAT un anno prima della chiusura.

fino alla crisi delle grandi industrie.

ta del vecchio borgo che si accingeva ad assumere tutti i caratteri di una città industriale e moderna. Questo libro, nella sua essenziale ricostruzione, propone un’interpretazione del secolo attraverso due versanti di indagini narrative: l’insediamento di alcune aziende storiche lungo la strada ferrata con la vecchia stazione, più comunemente conosciuta come Viale della Gloria, e la storia di un’Azienda e di una famiglia che insediò le proprie radici industriali dall’altra parte della vecchia e nuova ferrovia: la «S.A.Tovaglieri SAT». Il lavoro si articola in una serie di quadri conoscitivi concepiti per offrire un’immagine d’insieme dello spirito che ha caratterizzato un’epoca: dalla fine del primo dopoguerra alla seconda guerra mondiale, dal boom economico alla grande emigrazione

Un primo approccio al tema dell’assetto industriale di Busto Arsizio del XIX° secolo, decisamente non esaustivo, può essere affrontato secondo due linee di lettura: una che guarda alla città ed alle già citate enormi trasformazioni, sia sociali sia urbanistiche, determinate dallo sviluppo industriale e dai riflessi di questa sull’economia e sulle società locali e l’altra che guarda allo specifico, con un’attenzione prevalente ai comparti industriali della «Tovaglieri» che hanno rappresentato una pagina importante della storia industriale del nostro territorio. La tentazione di cercare di descrivere un’epoca lontana ha sempre il suo fascino ed è davvero interessante lasciarsi trasportare dall’immaginazione, trasferirsi idealmente -9-

Dietro ogni storia aziendale, grande o piccola che sia, ci sono lavoro, impegno, fatica, progettualità, creatività, passione e competenza, impiegate giorno dopo giorno, anno dopo anno, al servizio di un sogno, di un’idea. Questo libro racchiude in sè la storia di questa Azienda della quale non rimane più nulla ma che molto ha rappresentato nel tessuto economico e sociale di Busto Arsizio. I giovani bustesi non hanno avuto modo di conoscere quella realtà industriale ma moltissimi nostri concittadini di una certa età probabilmente la ricordano oppure hanno sentito parlare direttamente o indirettamente di qualcuno che ha lavorato in uno degli stabilimenti metalmeccanici dei Tovaglieri. È una ricostruzione storica rivolta soprattutto ai giovani ma anche a chi ha vissuto e lavorato parte della propria esistenza in uno di questi stabilimenti. Non solo, ma attraverso immagini, testimonianze e ricordi di alcuni protagonisti che in varia misura e in periodi diversi hanno lavorato in questi comparti, questo libro può catturare


Industria

anche l’attenzione e la curiosità di chi ama il proprio territorio e ne vuole riscoprire la vocazione industriale. Riaffiorano ricordi e frammenti di memorie che prendono forma, escono dall’oblio, si ricompattano e rievocano in maniera indelebile storie di vita e di lavoro quotidiano, che danno a questa Azienda e alla sua gente il giusto riconoscimento di “piccolo cuore” in quanto, insieme a tante altre realtà industriali, ha contribuito a mantenere in vita l’economia del nostro Paese. Ma vi sono ovviamente molte altre aziende anche più importanti della «Tovaglieri» e ognuno di esse ha avuto e ha tuttora la propria specificità; è un unicum perchè fondata e forgiata ad immagine degli uomini che vi hanno creduto e lavorato. Si sfogliano vecchie immagini della città accompagnate da brevi e a volte brevissimi ricordi che narrano dei rapporti umani, siano essi di lavoro, di amicizia, d’amore ma che hanno in comune la semplice quotidianità della vita, come se un occhio indiscreto si soffermasse per un momento ad osservare le storie di queste persone che esaltano figure di vita quotidiana: gli operai composti che si recano a frotte nelle rispettive fabbriche. La domenica, nelle vie del centro, la gente vestita con sobrietà passeggia incurante che qualcuno avesse immortalato quelle scene per

trasmetterle nel futuro a testimonianza di un’epoca in cui la maggior parte della popolazione viveva certamente problemi di natura economica e sociale piuttosto difficili che, al tempo stesso, venivano compensati da una grande solidarietà fra gli strati più umili della società. Soprattutto i rapporti umani, appunto, avevano una grande valenza nel tessuto connettivo della stessa società cittadina.

IL TERRITORIO Dalle grandi alle piccole trasformazioni urbanistiche, dal dettaglio di una cascina al paesaggio, da una figura umana ad una grande variegata città di provincia, questo racconto forse a qualcuno dirà poco o nulla ma spero coinvolga molte persone che hanno a cuore la propria terra con la sua storia con le sue luci e le sue ombre che hanno tramandato alla sua gente fiducia, idee, innovazione e per secoli ha dato una dimensione familiare, a partire dal rapporto con il territorio. La sistematizzazione dei pochi documenti e la ricostruzione dei ricordi contestuali ad alcuni avvenimenti della storia recente ridanno vita ad una realtà per molti versi reinventata ma che esprime delle verità che concorrono a configurare e trasmettere ai posteri episodi, per la loro semplicità, avvincenti. Alcune citazioni e rappresen-

tazioni nascono da intuizioni e visioni per sviluppare un unico e coerente progetto, dominato dal piacere per la ricerca, allo scopo di lasciare una traccia, una testimonianza di un passato con radici profonde a testimonianza delle vestigia di dedizione al lavoro, tipico esempio di cultura di questo luogo. La costruzione dell’albero genealogico realizzata da Federico Tovaglieri, riportata in appendice, sui primi Tovaglieri insediatisi nel 1669, illustra i vari ceppi della casata fino al 1858 partendo dai registri conservati presso l’archivio della parrocchia di San Giovanni di Busto Arsizio. Per quanto riguarda la famiglia degli industriali Tovaglieri, oggetto di questo lavoro, l’albero genealogico costruito dallo scrivente illustra in maniera dettagliata, partendo dal 1808 fino ai giorni nostri, il ceppo della famiglia con i vari discendenti che fondarono l’omonima società. Il viaggio attraverso i settant’anni della «Tovaglieri» sembra allora indicare un’importante chiave interpretativa dell’immagine del nostro territorio e di un luogo con la sua cultura che, nonostante le difficoltà, resiste ancora. A tutto ciò viene assegnato il ruolo fondamentale di far emergere attraverso queste pagine e le immagini descrittive, un sentimento emotivo in grado di scuotere le coscienze, l’orgoglio e l’amore per la propria città.

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☞ Aumento dell’IVA. Sì, no, forse…quindi? ☞ Di Battista si ricandida. Era pesante fare il falegname. ☞ Sottosegretario Siri. Non un caso, ma il caso. ☞ Tangenti e politica. La storia si ripete anche nell’Altomilanese. ☞ Il ritorno di Grillo. Tra comicità e politica. ☞ Salvini e Di Maio. Perturbazioni in arrivo. ☞ PD post elezioni. Un percorso ad ostacoli. ☞ La notizia del giorno. Il mancato litigio (quotidiano) tra Lega e M5S. ☞ Allegri lascia la Juventus. Addio ai cinque milioni annuali di euro. ☞ Dimissioni della Presidente Regione Umbria. Meglio tardi che mai! ☞ Berlusconi ritorna alla politica attiva. Come Coppi: un uomo solo al comando! ☞ Rocco Casalino. Dal Grande Fratello a portavoce del Presidente del Consiglio. ☞ “Italiani rincoglioniti” parola di Di Battista. Forniamogli un grande specchio. ☞ Zingaretti “picchettava nel 1968” (ma è nato nel 1965). Un fenomeno targato PD. ☞ Il Presidente della Camera difende i Rom. È proprio Fico! ☞ “L’ILVA risorgerà” parola di Di Maio. E 1.200 operai sono in cassa integrazione.


Servizi Sociali Alberto Brambilla - Docente e storico

140 anni dell’Istituto La Provvidenza “Ha quasi 140 anni, ma non li dimostra”. È questo lo slogan che oggi gli operatori dell’Istituto LA PROVVIDENZA Onlus, ripetono spesso. Così facendo rievocano mentalmente quel 7 dicembre 1879 quando, sotto lo sprone di Monsignor Giuseppe Tettamanti, un gruppo di benemeriti bustesi incominciò a progettare un Ricovero di Mendicità per accogliere i “bisognosi” della comunità di Busto Arsizio e dintorni. Nella laboriosa Città di fine dell’800, nonostante lo sviluppo demografico ed i progressi economici legati allo sviluppo di nuove industrie tessili, erano infatti molti i poveri, vittime dell’alcolismo o della denutrizione. Spesso non erano afflitti da particolari malattie e quindi non necessitavano del ricovero ospedaliero. Questa situazione era sotto gli occhi di tutti i cittadini e naturalmente non poteva sfuggire a Mons. Tettamanti, sempre sensibile nell’ascoltare e spesso prevenire le richieste della cittadinanza. Secondo lo spirito bustocco, seguirono poche parole e tanti fatti, e venne steso lo Statuto Organico del Ricovero di Mendicità, deliberato dall’Assemblea generale dei Soci il 7 dicembre 1879 ed approvato il 27 febbraio 1881 con un Decreto firmato da Re Umberto I e da Agosti-

ne che avrebbe influito non poco sul futuro dell’Ente.

La struttura, completamente rinnovata nei mesi scorsi, rappresenta non solo un importante patrimonio sociale per la città.

no Depretis, allora Presidente del Consiglio. Importanti, perché ancora oggi ripresi, gli articoli dello Statuto relativi alla composizione del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto. Era quello il mattone iniziale di un edificio che sarebbe via via diventato sempre più solido ed affidabile, assumendo una dimensione ed un peso notevole all’interno della Città. Ciò pur incontrando nel suo lungo viaggio non pochi ostacoli di vario ordine. Sorto come libero Ente benefico, poco dopo a seguito della “Legge Crispi” 17 luglio 1890, n. 6972, l’Istituto LA PROVVIDENZA Onlus viene trasformato, come molte altre analoghe esperienze, in IPAB. Tale Legge – nata in un contesto massonico ed anticlericale – si basava sulla convinzione che l’assistenza

dovesse essere una funzione esclusivamente pubblica. Essa rimarrà valida per oltre un secolo, consentendo tuttavia alla PROVVIDENZA di ampliarsi notevolmente dal punto di vista strutturale, specializzandosi sempre più nella cura dei degenti anziani. La scelta della depublicizzazione dell’Istituto fu una decisione lunga e travagliata per gli Amministratori di allora. Era fondamentale un’attenta analisi al fine di stabilire, non solo se lo stesso possedeva i requisiti per la riconduzione al regime delle persone giuridiche private, ma anche se effettivamente la presentazione della domanda di privatizzazione corrispondeva ad effettive e rilevanti ragioni di opportunità e di doverosità. La normativa, infatti, imponeva una scelta di una posizio-

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Oggi possiamo con certezza affermare che la sottrazione al controllo pubblico è stato un grande successo. È stato un cammino lungo e difficile ma che ha portato enormi benefici. In primis la maggiore autonomia, la sottrazione a quel controllo politico spesso poco competente che mirava più ad una politica di consenso che ad una politica di vero sviluppo. Al contrario degli altri paesi industrializzati, dove da un punto di vista strettamente tributario esisteva una normativa unitaria sul settore non profit, in Italia fino a prima del 1997 convivevano più regimi fiscali a favore di diverse categorie di soggetti operanti nel Terzo Settore, rendendo il trattamento delle organizzazioni non lucrative confuso ed articolato. Si è cercato di porre rimedio a queste carenze solo nel 1997, anno in cui dopo un iter lungo e complesso avviato nel 1996 con la legge 23/12/1996, n. 662, è stato approvato il D.Lgs. n. 460/97. Tale provvedimento, mirato a riorganizzare la normativa tributaria degli Enti che perseguono scopi di pubblica utilità, ha rappresentato un primo importante passo che ha evidenziato la volontà del legislatore di intervenire con normative chiare e precise


Servizi Sociali

Ecco le farmacie che omaggiano una copia di

Busto Domani il bimestrale della Tua città!

Busto Arsizio ha avuto guide spirituali eccezionali: Mons. Tettamanti è un fulgido esempio e i Presidenti Prof. Gobbi e Ing. Gallazzi ne continuano l’opera.

relative ad un settore economico in costante crescita, decisivo per lo sviluppo sociale del paese. L’aspetto più innovativo del decreto è stato rappresentato dall’introduzione nell’ordinamento fiscale della figura delle Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS) alla quale sono state riconosciute importanti agevolazioni fiscali. L’obiettivo primario del legislatore che ha creato non una nuova categoria giuridica ma fiscale, è stato quello di contribuire alla promozione ed allo sviluppo di un settore, quello del non profit, concedendo ai soggetti, che ne hanno i requisiti, importanti agevo-

lazioni fiscali. La storia però continua... ed importanti cambiamenti ci attendono con la già prevista “Riforma del Terzo Settore”. Un grande elogio va fatto agli Amministratori del passato che da sempre con spirito di servizio e dedizione hanno dato la possibilità agli Amministratori di oggi di farsi trovare preparati e pronti ai cambiamenti. La sfida continuerà anche per gli Amministratori di domani; essi dovranno farsi trovare sempre attrezzati e solleciti ai mutamenti dovuti, non solo alle nuove esigenze dei cittadini, ma anche al continuo mutare delle regole e linee guida che la normativa regionale ci impone. - 12 -

Beata Giuliana – Via Q. Sella 126 Carmellino – C.so XX Settembre 1 Consolaro – Via Magenta 58 Di Borsano – V.le Ricordanze 22 Del Corso – C.so Italia 72 Bossi – P.za XXV Aprile 7 Paroni – Via per Lonate Pozzolo 33 Borellini – Via Mameli 27 Mazzucchelli – Via Cavallotti 4 Perina – Via Dante 2 S. Giovanni – P.za S. Giovanni 5 S. Anna – Via Comerio 1 Serventi – P.za Manzoni 2 S.S. Apostoli – Via Genova 20 Tre Ponti – V.le Cadorna 31 Pizzoli – V.le Alfieri 5 Agesp – V.le Rimembranze 27 Agesp – Via P.R. Giuliani 10 Agesp – L.go Giardino 7 Agesp – V.le Boccaccio 83


Servizi Sociali Gaetano Felli Presidente Cooperativa Davide

Davide e...Golia

N

el 2018 è continuata l’attività della cooperativa Davide Onlus mantenendo inalterati gli obiettivi e le attività a supporto dei minori e delle loro famiglie. Con l’obiettivo di migliorare e potenziare i servizi attivi presso le amministrazioni Comunali della Provincia di Varese e limitrofe, sono proseguiti i servizi di sportello e prevenzione presso le scuole della nostra città, i servizi di supporto genitoriale, gli incontri di spazio neutro, le sedute terapeutiche e le audizioni protette su richiesta degli organi preposti alle indagini sui minori (Tribunali, Carabinieri Forze di Polizia). Inalterati gli ideali e le aspettative che hanno determinato la nascita della Cooperativa. Nello svolgimento delle proprie attività la Davide si propone infatti come catalizzatrice della interazione tra le Amministrazioni locali e le istituzioni pubbliche territoriali (A.S.L., scuola, magistratura) ed il privato sociale. Fare prevenzione nelle scuole è un ambito che risponde alla nostra mission di cui ci facciamo carico da sempre. Il progetto Chaperon Rouge è foriero di opportunità e sviluppo nell’ambito delle scuole elementari di Busto Arsizio ma anche nei territori limitrofi. Svolge formazione direttamente sui soggetti coinvolti, quindi sui minori delle prime classi della scuola

sulenza individuale e di gruppo, osservazione…) e su più fronti (scuola e famiglia) con lo scopo di creare una ‘rete educativa’ che consideri cause, concause, comportamenti ed abitudini e che coinvolga, in modo coerente ed attivo, tutti i soggetti che influiscono sulla crescita armonica ed equilibrata del bambino

La Davide Onlus, presieduta con competenza ed entusiasmo dall’Ing. Gaetano Felli, attraverso attività di prevenzione, si prende cura del minore di oggi pensando all’adulto di domani.

elementare, e sul corpo docente, promuove la cultura della comunicazione, della responsabilità e della cura, in un’area delicata e complessa come l’abuso sessuale sui minori. Il Comune di Busto attraverso i Servizi Sociali e l’Assessore Miriam Arabini, particolarmente attenta ai problemi di disagio e di violenza, con determina n. 408/18 ha assegnato l’incarico per il progetto sul “Contenimento della Devianza” alla nostra Cooperativa, in coprogettazione con CTA, Alisei, Elaborando e Naturarte. Tale progetto sulla devianza minorile chiamato Rifr@zioni, lavora sulla prevenzione diretta agli adolescenti delle scuole superiori di primo grado fornendo un supporto di sostegno psicoeducativo ed eventual-

mente psicoterapeutico ai loro “Care Giver” attraverso uno “sportello itinerante”, l’educazione di strada e l’aggregazione giovanile. È cofinanziato dai servizi Sociali del Comune di Busto, dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e dalla Banca di credito Cooperativo di Buguggiate e Busto Garolfo per un importo complessivo di € 58.500 da suddividere tra i cinque coprogettatori e dovrebbe concludersi nel novembre 2019. In Aprile dello scorso anno abbiamo inoltre ottenuto l’affidamento del corso di formazione per il personale educativo delle scuole dell’infanzia comunali per il 2018-2020. Il progetto si pone l’obiettivo di attuare attività ed iniziative a più livelli (supervisione e formazione in itinere, con-

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La Cooperativa Davide continua nella ricerca di un nuovo assetto operativo attraverso la sua vocazione - che le appartiene filosoficamente – e che va declinata in una progettualità lungimirante e altamente specialistica. Fare prevenzione nelle scuole è un ambito che risponde alla mission di cui ci facciamo carico da sempre. Spazi significativi di interventi specialistici psicoterapeutici ed educativi sono presenti nell’ambito della prevenzione al disagio minorile, nel sostegno alla genitorialità, nella formazione degli insegnanti. Nello scorso Gennaio è stato illustrato al coordinatore psicologico dell’Ufficio Educazione dott.ssa Paola Fanchin, un progetto integrato con Chaperon Rouge, “Aiutiamoli ad Aiutarsi” nell’ambito della prevenzione all’abuso minorile. L’obiettivo è di sviluppare nei bambini la cultura della parola e le capacità critiche per riconoscere situazioni di disagio e potenziale rischio


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Servizi Sociali

di abuso, per gli adulti di riferimento fornire ai docenti prassi e modalità omogenee di allerta ed intervento, definire buone prassi operative con le forze dell’ordine del territorio di Busto e fornire ai genitori strumenti di attenzione e di comunicazione. Il progetto è stato successivamente presentato all’assessore all’Educazione ed alla Pubblica Istruzione Gigi Farioli e alla dirigente Dr.ssa Daniela Marelli con l’obiettivo di ottenere un cofinanziamento in partenariato (l’8 maggio 2019 con delibera 152/19 la giunta comunale ha approvato la partecipazione in partenariato per un importo di € 3.750). Il progetto è stato inviato alla Fondazione Comunitaria del Varesotto per una richiesta di finanziamento di € 7.500 e in caso di assegnazione del contributo, circa 700 alunni di 4 o 5 elementare potranno partecipare gratuitamente. Per quanto concerne il progetto Rifr@zioni, purtroppo viene a mancare per l’anno prossimo il supporto economico da parte dei Servizi Sociali. I partecipanti hanno pertanto deciso che, vista la volontà comune di proseguire, si ritiene necessario elaborare un progetto che preveda un approfondimento e un’implementazione delle attività svolte con un respiro progettuale pluriennale, nell’ambito di una continuità

con quanto realizzato finora. A tal fine hanno deliberato di proseguire nella riprogettazione fissando alcuni appuntamenti dello staff e ricercare fondi di finanziamento complementari da sviluppare in un orizzonte temporale di almeno 2/3 anni. L’apporto del Comune di Busto Arsizio rimane fondamentale in qualità di partner principale sia per contribuire alla sostenibilità economica del progetto sia, soprattutto, per garantire una visione d’insieme per il territorio. Quanto riportato assume maggiore valore considerando che il progetto Rifrazioni è stato occasione per consolidare risposte propositive in un’ottica di rete necessaria per i fabbisogni emergenti dal territorio.

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info@enricodellacqua.org bustodomani81@gmail.com

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PRESENTATI A ROMA I PROGETTI DELL’ASSOCIAZIONE DELL’ACQUA Nella sede dell’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI) a Roma, sono stati presentati tre progetti per il mondo scolastico firmati dall’Associazione Enrico Dell’Acqua. In evidenza quello di Educazione Sanitaria programmato per il quinto anno consecutivo e che ha già registrato oltre mille ore di docenza in venti istituti scolastici secondari di primo grado di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona e coinvolto oltre 20.000 studenti. Innovativo il corso “formare per informare” riservato ai docenti per un adeguato approfondimento sulle più importanti problematiche sanitarie: “alcool, droghe, cervello e i giovani”; “perché educare a non fumare”; “mondo digitale: spazio al progresso ma attenti agli eccessi” e “una corretta alimentazione giova alla salute psicofisica”: argomenti di grande attualità e rilevanza anche per i riflessi sulle giovani generazioni. In chiusura è stato illustrato il percorso didattico dedicato a “Enrico Dell’Acqua, il bustocco pioniere dell’esportazione italiana” riservato ai mille studenti delle V classi elementari di Busto Arsizio. Con la consegna di apposito materiale, esperti presenteranno la leggendaria figura dell’imprenditore quasi anticipando quell’alternanza scuola-lavoro propedeutica per lo sviluppo dell’economia e dell’industria del Paese e prevista nel nuovo rivoluzionario esame di stato. Un trittico - ha commentato Sergio Colombo, Presidente dell’Associazione nella foto con il Segretario Generale USPI, Prof. Avv. Francesco Vetere che ha sottolineato l’importanza dell’articolata iniziativa - con Busto Arsizio protagonista nel mondo della scuola con una vasta azione di sensibilizzazione dei cittadini di domani. L’Associazione, creata per valorizzare l’attualità del messaggio di Enrico Dell’Acqua, “un principe mercante” descritto in un mirabile saggio da Luigi Einaudi, si candida quindi a recitare un ruolo di primo piano non solo nell’Alto Milanese.


Istruzione Ufficio Stampa LIUC Castellanza

Dal mondo universitario GREEN DAY Economia circolare, gestione sostenibile dei rifiuti, della mobilità, dell’energia, della logistica green: sono solo alcuni dei temi toccati all’interno del primo Green Day della LIUC collegato al Festival dello Sviluppo Sostenibile in corso in Italia con centinaia di eventi. Il Green Day è stata anche un’occasione per riflettere sulla dimensione etica, con il prof. Massimo Folador, docente di Business Ethics alla LIUC e responsabile di un percorso di formazione manageriale sul tema: “La sostenibilità - ha detto - non è solo ambientale ma deve necessariamente passare anche dalle persone. In questo modo si avranno anche ricadute positive dal punto di vista economico”. Il convegno si è concluso con una tavola rotonda, moderata da Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia, dove le principali aziende e consorzi impegnati nella raccolta e trattamento dei rifiuti dell’Alto Milanese (Aemme Linea Ambiente, Agesp, Convenzione di Sesto Calende, Coinger, Sieco e Consorzio Comuni dei Navigli) hanno presentato i loro approcci all’economia circolare e i loro progetti innovativi. Al termine è avvenuta la cerimonia di consegna delle 3 borse di studio finanziate da Econord Spa ad altrettanti studenti LIUC: Federica Asperti, Andrea De Santi, Emanuele Patriarca. Contributi che vanno ad aggiungersi all’assegno di ricerca che Econord finanzia da due anni, dedicato alle attività di digitalizzazione della gestione logistica dei rifiuti, sviluppate dalla ricercatrice Martina Farioli.

L’INDAGINE DI ALMALAUREA Ad un anno dalla laurea alla LIUC , l’85,3% dei laureati in Economia e il 93,4% di Ingegneria è occupato: dati positivi che segnano anche un ulteriore miglioramento rispetto allo scorso anno, quando le percentuali erano rispettivamente dell’84,6% e dell’89%. I dati emergono dalla XXI Indagine sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati in Italia curata da Almalaurea (consorzio che raggruppa 75 università italiane) e presentata all’Università La Sapienza di Roma. Le buone performance dei laureati LIUC riguardano non solo l’occupazione ad un anno dal titolo, ma anche a tre anni (il placement per Economia sale al 93,5% e per Ingegneria al 98%). Da segnalare anche i tempi brevi e la regolarità degli studi, con l’84,4% degli studenti che conclude il percorso nei tempi prestabiliti, e il fatto che il 74,3% ha effettuato un’esperienza di stage durante gli studi. Anche a livello di tipologie di contratti, emerge un dato estremamente positivo: il 40% circa dei laureati LIUC a un anno dalla laurea ha un primo contratto a tempo indeterminato, contro una media Almalaurea del 28,4%.

SKILLMATCH - INSUBRIA Riallineare domanda e offerta di lavoro per rispondere ai bisogni delle imprese dell’area insubrica: questo l’obiettivo del progetto SkillMatch-Insubria del Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020 (finanziato in parte dall’Unione Europea con il FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e in parte da fondi nazionali). I Partner del progetto sono LIUC – Università Cattaneo (in qualità di capofila), SUPSI – DEASS (DFA), Divisione della formazione professionale (DECS), PTSCLAS e Università dell’Insubria. Il progetto si rivolge alle imprese dell’area insubrica, ai lavoratori, ai giovani, ai sistemi formativi e ai policy-makers di entrambi i Paesi e intende proporre metodi e prassi che possano essere un riferimento per affrontare il tema del disallineamento delle competenze professionali in altri contesti regionali. La presentazione ufficiale agli stakeholder è avvenuta il 13 giugno a Milano presso la Sala Meili del Centro Svizzero. - 16 -


Istruzione Laura Vignati Docente Liceo Scientifico Statale A. Tosi

La rivoluzione dell’esame di stato

C

ambiano i punteggi delle prove e dei crediti, cambiano la prima prova, la seconda, il colloquio e addio al quizzone. Insomma il nuovo esame di stato è all’insegna del cambiamento. Così quest’anno la maturità che vede coinvolti migliaia di studenti subisce una vera e propria rivoluzione. Archiviata la tanto temuta terza prova che, costruita dalle singole commissioni, costringeva gli studenti a cimentarsi in domande a risposta chiusa o aperta ma che includeva tutte le materie e per questo temutissima, da quest’anno saranno altre le prove. Intanto per sostenere l’esame occorre aver conquistato almeno il sei in tutte le discipline e aver affrontato la prova Invalsi di marzo. Poi ci saranno a disposizione più crediti per tutti: si passa dall’attuale massimo di 25 punti a un massimo di ben 40, di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto e 15 per il quinto. Questi sono assegnati in base alla media scolastica dei voti ottenuta alla fine di ogni anno.

PRIMA PROVA Alle 8.30 di mercoledì 17 giugno i maturandi si siedono ai banchi. Hanno a disposizione sei ore per svolgere il “vecchio” tema. Che ormai non ha più i connotati di un tema, ma gli studenti po-

L’esame rappresenta un traguardo fondamentale del percorso scolastico finalizzato a valutare le competenze acquisite.

tranno scegliere tre tipologie: analisi di un testo letterario che potrà essere una poesia o un brano per cui dovranno rispondere a quesiti finalizzati a valutare la comprensione del testo, le competenze di analisi, sintesi e approfondimento. Questa tipologia differisce da quella proposta lo scorso anno perché gli studenti hanno la possibilità di scegliere due testi, non più uno solo. Cambia completamente invece la tipologia B che consiste nella redazione di un testo argomentativo riguardante temi di ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico. La prova è strutturata in più parti anche per permettere di verificare competenze diverse in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi,

logici, argomentativi e la riflessione critica. Rispetto alla vecchia tipologia, i candidati si cimentano solo sul testo argomentativo, mentre in precedenza potevano scegliere se produrre un articolo di giornale o un saggio breve e avevano a disposizione almeno quattro documenti, ora invece il testo è unico e su questo dovranno dapprima rispondere a domande sulla comprensione e poi produrre un tema argomentativo. Viene invece eliminata la passata tipologia C, ossia il tema storico. L’ultima tipologia proposta è inerente all’attualità o alla riflessione: i ragazzi possono basarsi su un breve testo e comporre un tema.

SECONDA PROVA Il giorno successivo, giovedì

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18 giugno i maturandi ritornano sui banchi per la seconda prova. Sempre in sei ore dovranno svolgere in forma scritta, grafica, pratica oppure compositiva o esecutiva musicale e coreutica una prova che ha per oggetto una o più discipline che caratterizzano il corso di studio. Quindi se lo scorso anno era concentrata su un’unica disciplina che poteva essere solo matematica al liceo scientifico, greco o latino al classico e altro, nell’edizione 2019 le discipline si uniscono e, ad esempio i candidati dello scientifico, si ritrovano a risolvere quesiti e problemi sia di matematica sia di fisica. L’obiettivo è comune a tutti: accertare le conoscenze, le abilità e le competenze attese dal profilo educativo, culturale e professionale dello studente dello specifico indirizzo.

COLLOQUIO La novità più rilevante è il colloquio. Se fino all’anno scorso il ragazzo presentava una tesina in cui approfondiva un argomento e lo collegava in forma interdisciplinare con le altre materie, quest’anno la tesina è scomparsa. Al suo posto hanno fatto il loro ingresso i percorsi: si tratta di argomenti, sempre pluridisciplinari, che lo studente deve desumere dall’apertura di una busta dove può trova-


Istruzione

re un’immagine, una poesia, un documento, uno schema o un qualsiasi testo che gli suggerisce l’argomento. Individuato il tema, il ragazzo ha a disposizione cinque minuti per raccogliere le idee e quindi potrà iniziare l’esposizione che dovrà spaziare in vari ambiti, abbracciare più materie possibili. Nel colloquio è prevista anche la discussione sull’attività di alternanza scuola-lavoro che ha interessato i ragazzi negli ultimi tre anni. E non è finito qui: completa la valutazione del colloquio un percorso di cittadinanza che allaccia argomenti inerenti l’ambiente, l’integrazione, la legge, la nostra Costituzione e altro.

PUNTEGGIO Il punteggio totale resta in centesimi, ma cambiano i punti delle singole prove. Si hanno a disposizione 100 punti così ripartiti: 40 al massimo per il credito, 20 per la prima prova, altrettanti per la seconda e la terza. La commissione può anche decidere di integrare il punteggio fino a un massimo di cinque punti, se il candidato ha ottenuto un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato complessivo nelle prove di maturità pari almeno a 50 punti. Insomma un vero e proprio bonus.

RICCARDO COMERIO PRESIDENTE LIUC Passaggio del testimone ai vertici dell’Università Cattaneo dopo i sei anni di Michele Graglia. Al suo posto, Riccardo Comerio, Presidente uscente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Si conferma così la linea di continuità che ha portato fin qui la presidenza del consiglio di Amministrazione affidata ai past president di UNIVA, l’organizzazione alla quale si deve la nascita dell’Università. Sotto la presidenza di Graglia sono stati molteplici i traguardi raggiunti dalla LIUC: primo fra tutti un incremento della popolazione studentesca, dal 2013 al 2019, pari al +27% (fino ad attestarsi intorno alle 2.280 unità). La crescita è ancora più significativa se si analizzano i dati delle immatricolazioni, passati dalle 554 unità dell’anno accademico 2013/14 alle 930 dell’attuale. Inoltre, in questi anni sono state prese importanti decisioni relative alle strutture della LIUC anche sul fronte dell’offerta formativa con la nascita della LIUC Business School. La LIUC ha poten-

ziato anche la sua vocazione internazionale e le attività del Career Service ed è entrata nel circuito delle università sostenibili. “Sono stati per me sei anni bellissimi - commenta il Presidente uscente, Michele Graglia - ricchi di tante nuove esperienze e stimoli intellettuali. I risultati raggiunti, di grande risalto nella storia dell’Università, dimostrano come la condivisione di un progetto, supportata dal forte senso di appartenenza all’istituzione, sia l’unica strategia possibile per un successo di lungo termine”. “Ringrazio Michele Graglia per l’ e c c e l l e n t e lavoro svolto in questi anni di crescita della LIUC. Il suo è stato un ruolo fondamentale per raggiungere risultati importanti non solo a livello quantitativo, ma anche qualitativo. Il nostro ateneo è ormai un punto di riferimento nel mondo accademico e culturale nazionale. Il mio intento è di proseguire nel solco tracciato da Michele. La strada intrapresa è quella giusta e i numeri lo dimostrano”, così commenta il neo-Presidente Riccardo Comerio.

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Informazione Franco Abruzzo Consigliere nazionale dell’Ordine Giornalisti

A rischio la libertà di stampa?

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enza la legge sulla professione di giornalista (n. 69/1963) i cronisti diventerebbero degli impiegati copia-e-incolla del computer e di internet. Questa affermazione si comprende SOLTANTO se si tiene presente che le regole della professione in Italia sono fissate per legge e, quindi, formano un vincolo che obbliga tutti a determinati comportamenti. L’anomalia italiana nasce dalla Costituzione, che vuole un esame di Stato per accedere alle varie professioni intellettuali e presuppone un percorso formativo determinato sempre dalla legge. Nessuno disconosce che quella dei giornalisti sia anch’essa una professione intellettuale. Se è così, deve rispettare gli stessi vincoli delle altre professioni. L’Europa vuole che le professioni intellettuali regolamentate si possano esercitare a patto che gli interessati abbiano una laurea almeno triennale. Un vincolo, questo, oggi rispettato solo per l’accesso ai master universitari in giornalismo. La legge professionale 69/1963 (con gli articoli 2 e 48 dedicati alla deontologia) fissa delle regole ed esalta dei valori che possono riassumersi così: 1) la libertà di informazione e di critica come diritto insopprimibi-

Riforma o abrogazione dell’Ordine dei Giornalisti? I contributi pubblici ai giornali al centro degli stati generali dell’editoria che si concluderanno nel prossimo Settembre.

le dei giornalisti; 2) la tutela della persona umana e il rispetto della verità sostanziale dei fatti principi da intendere come limiti alle libertà di informazione e di critica; 3) l’esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà; 4) il dovere di rettificare le notizie inesatte; 5) il dovere di riparare gli eventuali errori; 6) il rispetto del segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse; 7) il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori; 8) il mantenimento del decoro e della dignità professionali; 9) il rispetto della propria reputazione; 10) il rispetto della dignità dell’Ordine professionale; 11) il dovere di

promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi; 12) il dovere di promozione della cooperazione tra giornalisti ed editori. Le “regole” fissate dal legislatore sono il perno dell’autonomia dei giornalisti: l’editore non può impartire al direttore disposizioni in contrasto con la deontologia professionale. La parola Ordine significa riconoscimento giuridico di una professione, nel caso particolare della professione di giornalista. L’Ordine, inoltre, è la deontologia. Nel caso specifico le “regole” fissate dal legislatore sono il perno, come afferma il nostro contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti. I Consigli territoriali di disciplina (incardinati negli Ordini regionali) sono per legge i giudici

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disciplinari e in questo campo fanno la loro parte, certamente con alti e bassi. È da sottolineare l’importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all’informazione (“corretta e completa”), costruito dalla Corte costituzionale sulla base dell’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo (che è legge “italiana” dal 1955 e che dal dicembre 2009 fa parte della Costituzione europea/Trattato di Lisbona). Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l’attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato che ne accerti la preparazione come prevede l’articolo 33 (V comma) della Costituzione.

LE INCOGNITE Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione di giornalista. L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione giornalistica comporterà questi rischi:


Informazione

1) quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge. 2) risulterà abolita la deontologia professionale fissata negli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963. 3) senza la legge cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del “segreto professionale sulla fonte delle notizie”. 4) senza legge professionale, direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarà giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione.

ministeri che affida l’accesso alle professioni - e quindi anche della professione giornalistica - all’Università. Oggi deve essere tolto agli editori il potere che hanno dal 1928 di “fare” i giornalisti. I giornalisti devono nascere soltanto in Università. Non bisogna dimenticare: a) che l’Ordine ha cercato di liberalizzare la professione creando le scuole di giornalismo e i master biennali in giornalismo d’intesa con alcuni Atenei; b) che i suoi minimi tariffari fermi al 2007 non sono vincolanti (come vuole l’Europa); c) che l’Europa, con la direttiva 36/2005 (“Zappalà”) ha dato

disco verde agli Ordini e ai Collegi italiani. Quella direttiva e poi il dlgs 30/2006 (“La Loggia”) hanno stabilito che le professioni intellettuali si possono svolgere sia in via autonoma sia in via dipendente. Vogliamo rimanere professionisti e non tornare alla stagione mortificante del “mestiere”. Senza l’Ordine, infatti, rimarranno soltanto gli ordini degli editori. Bisogna smetterla, una volta per sempre, di confondere l’ordinamento repubblicano della professione di giornalista con quello fascista. Con il regio decreto 384/1928, il Governo Mussolini ha creato l’Albo (non l’Ordine) dei

Governo e Parlamento devono preoccuparsi di riformare profondamente le leggi sugli Ordini e i Collegi nonché di tutelare i saperi dei professionisti. La formazione e gli esami per l’accesso devono essere delegati a un altro soggetto (l’Università) anche per garantire il rispetto del principio costituzionale dell’imparzialità. Non possono essere i professionisti a giudicare chi debba entrare nella cittadella delle professioni. È condivisibile, infatti, quella parte del decreto legislativo 300/1999 sul riordino dei - 20 -

giornalisti, Albo gestito da un comitato di 5 giornalisti operante all’interno dei sindacati regionali fascisti dei giornalisti. L’articolo 7 della legge 2307/1925 – che prefigurava la nascita di un Ordine dei Giornalisti – non è stato mai attuato dal regime, perché, con la nascita delle corporazioni (1926), la rappresentanza delle professioni è stata affidata ai sindacati fascisti. L’Ordine dei Giornalisti è nato nel 1963 su iniziativa di due eminenti personalità della democrazia repubblicana, Aldo Moro e Guido Gonella. Conclusione: riforma radicale dell’Ordine sì, abrogazione no!


Informazione Enrico Pedemonte Stralcio redazionale 001

La fine dei giornali locali?

L

a prevede il direttore del New York Times. Secondo lui l’attuale modello di business non consente più la loro sopravvivenza. Il mercato italiano sembra dargli ragione. I nostri giornali locali hanno perso oltre la metà delle copie dal 2008, quelli più grandi i due terzi. Quanto potranno resistere prima di chiudere? Qualche giorno fa, nel corso del Congresso mondiale della International Media Association, il direttore del New York Times, Dean Baquet, ha detto una cosa che è rapidamente scivolata nel silenzio: “La più grande crisi nel giornalismo americano è la morte dei giornali locali. Non so quale sia la risposta. Il loro modello economico è andato. Credo che la maggior parte dei giornali locali in America sia destinato a morire nei prossimi cinque anni, a parte quelli che sono stati comprati da un miliardario locale”. Le cause della crisi sono ormai note: il calo drastico delle copie vendute, il conseguente crollo della pubblicità (che sul web migra verso Google e Facebook) e lo scarso numero di lettori che scelgono di pagare un abbonamento alla versione digitale dei giornali. Il problema denunciato da Basquet non vale solo per gli Stati Uniti, e dando un’occhiata al mercato italiano c’è da chiedersi se la

Busto Domani è in trincea dal 1981 con passione e sacrifici. Ma il sostegno economico dei privati è indispensabile per continuare un’azione ampiamente condivisa.

sua previsione non sia persino ottimistica. Le copie vendute dai giornali locali italiani (oggi sono 42) secondo i dati forniti da Ads (Accertamenti diffusione stampa) nel gennaio del 2000, 2008 e 2019 sono rispettivamente: 2,3 milioni di copie; 2,04 milioni e 968 mila All’interno di questo panorama i più colpiti sono i giornali locali tradizionalmente più forti. Ecco alcuni esempi: Il Messaggero di Roma: 294 mila copie nel 2000, 201 mila nel 2008, 82 mila nel 2019. Il Secolo XIX di Genova: 122 mila nel 2000, 105 mila nel 2008, 36 mila nel 2019. Il Mattino di Napoli: 100 mila copie nel 2000, 75 mila nel 2008, 28 mila nel 2019. La Gazzetta del Mezzogiorno: 57 mila nel 2000, 52

mila nel 2008, 17 mila nel 2019. Le cause di questo fenomeno sono strutturali e difficilmente possono essere combattute. Un tempo acquistavamo il giornale non solo per leggere le news, ma per molte altre motivazioni: il tabellone dei cinema, la piccola pubblicità, le verifica dei nati e dei morti, i risultati sportivi di una varietà di discipline… Tutte queste motivazioni sono state cannibalizzate da Internet. Certo, mentre i giornali locali annegano, sorgono come funghi piccoli giornali digitali fondati da persone di buona volontà. Ma si tratta quasi sempre di minuscole organizzazioni. Soluzioni certe non ne esistono, ma in altri paesi si nota un maggiore dinamismo. In Germania - ad esempio

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– i quattro maggiori editori nazionali hanno stretto un accordo per combattere lo strapotere di Facebook, Google e Amazon nel mercato pubblicitario con l’obiettivo di riprendere il controllo degli investimenti pubblicitari con un’unica centrale, combattendo direttamente le piattaforme. Unendo le forze i quattro gruppi puntano ad offrire agli investitori (a partire dal 2020) una capacità di targhetizzare gli utenti simile a quella dei colossi digitali, in un momento in cui cresce, da parte delle aziende, il timore di fare investimenti pubblicitari in piattaforme che veicolano notizie senza distinguere le vere dalle false. È difficile dire se questa iniziativa funzionerà, ma creare un fronte comune degli editori che generano contenuti contro le piattaforme che campano sui contenuti altrui sembra un tentativo coraggioso.

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Notizie in evidenza

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DONAZIONI AL VOLONTARIATO CON DETRAZIONE AL 35%

La generosità fa risparmiare sulle tasse. Finalmente una buona notizia per gli Enti di volontariato, spesso scarsamente considerati dal settore pubblico. In base alle nuove regole, per le erogazioni liberali a favore di Onlus, Odv e Aps, le persone fisiche potranno portare in detrazione dall’Irpef un importo pari al 30% della liberalità, per un massimo di 30.000 euro. Importo che sale al 35% dell’erogazione effettuata se il beneficiario è una Odv. Rispetto al passato, si assiste ad un innalzamento della percentuale dell’imposta da portare in detrazione, che per le erogazioni liberali effettuate sino al 2017 in favore di Onlus e Odv era pari al 26% su un importo non superiore a 30.000 euro, mentre per le Aps si attestava al 19% su un importo massimo di 2.065,83 euro. In alternativa alla detrazione, poi, i contribuenti Irpef potranno decidere di dedurre gli importi erogati entro il limite del 10% del reddito dichiarato, riportando le eventuali eccedenze deducibili fino al quarto periodo di imposta successivo (ipotesi più conveniente per i contribuenti con aliquote marginali elevate). L’agevolazione spetta a condizione che il versamento sia eseguito tramite banche o uffici postali ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabile. In alternativa, basterà la ricevuta rilasciata dal soggetto beneficiario dell’erogazione, dalla quale risultino l’importo, il carattere liberale dell’erogazione e la modalità di pagamento utilizzata.

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Sport Giorgio Giacomelli Storico giornalista sportivo

Festosi ricordi bianco-blu

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a Pro Patria riteneva nell’ottobre 1919 di poter partecipare al campionato di Prima categoria, allora la serie maggiore, per via dei trascorsi calcistici dell’Aurora ed un campo di 60 metri per 110, cintato in muratura e con misure internazionali. Espose le proprie ragioni alla FIGC. La domanda non venne accolta e fu imposto, per salire di categoria, lo spareggio contro l’Enotria di Milano a Legnano il 5-10-1919. Venne sconfitta 2 a 0 ed iscritta al campionato di 2° Categoria Lombarda Girone A. Schierò una ventina di giocatori tra cui Fasoli, Colombo, Bottigelli, Ottolini II, Gramegna, Crespi, Venegoni, già titolari nell’Aurora, oltre al possente Attilio Marcora “caramèla”, da subito in gran spolvero per velocità e tiro possente. Si classificò al I° posto nel girone A, al 4° nel Girone Finale e venne ammessa alla I^ Categoria a scapito di un paio di squadre non in regola con le dimensioni dei campi da gioco. Nell’élite d’allora - ovvero Campionato di 1° categoria 1920/21- affrontò Milan, Monza e Cremonese. Ottenne il 2° posto, mantenne la categoria, fu costretta a lasciar partire Marcora per Saronno.... pecunia non olet. Le big del calcio nazionale nell’estate 1921 si staccarono dalla FIGC e fondarono C.C.I. (Confederazione Cal-

cistica Italiana) con sede a Milano. La Pro Patria, aderì alla FIGC, venne retrocessa nella neonata 2° Divisione a seguito della riunificazione degli enti sopra citati e la ristrutturazione dei campionati. La stagione successiva vide i biancoblu contrastare la palese superiorità di Biellese e Valenzana. Crosta II° mise a segno 11 reti in 14 gare, il bustese Raimondi subentrò a Fasoli alla guardia della rete. Nel ‘23 la Pro Patria partì bene, a metà stagione si ritrovò a ridosso della capolista Derthona. Nel girone di ritorno subì un secco 3 a 0 dalla Valenzana e terminò con rammarico al 2° posto. L’anno dopo arrivò a Busto il difensore magiaro Kuttik, al quale vennero delegate anche le funzioni di allenatore. Rientrò Attilio Marcora, si mise

in luce Carletto Reguzzoni, il complesso mostrò buona lena per buona parte della stagione. Subì un lieve calo finale, ottenne un buon secondo posto dietro al Como. La stagione 1925/26 fu l’ultima del sistema suddiviso tra Lega Nord e Lega Sud. Dall’anno successivo, la neonata Divisione Nazionale, suddivisa in due gironi, avrebbe accorpato le migliori squadre provenienti dalla I^ Divisione, formata dalle prime 4 classificatesi nei gironi di II^ Divisione. Orbene, sebbene rocambolescamente sconfitti 4 a 3 dai Vercellesi Erranti, i biancoblu vinsero a Monza 4 a 1, consolidarono il quarto posto, guadagnarono l’ammissione alla 1° Divisione. Oramai la Pro Patria aveva raggiunta efficace maturità per conseguire la sospira-

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ta promozione che avvenne nell’estate 1927. Quella stagione calcistica, caratterizzata da avversarie di buona caratura quali Atalanta, Triestina, Treviso, Fiumana comprendeva anche Venezia, Mantova, Monfalcone, Comense ed Udinese, non semplici comprimarie. L’avversario da battere sin dall’inizio fu l’Atalanta, alla fine superata in classifica di un sol punto, grazie al pareggio conseguito- 1 a 1- all’ultima giornata dalla Pro Patria a Treviso e la debacle subita - 6 a 1 – dai bergamaschi a Fiume. Va segnalato, peraltro, che la superiorità biancoblu era emersa netta nella gara vinta 7 a 0 allo Stadium di Busto il 24 gennaio 1927. La sera dell’ultima giornata di campionato i biancoblu non rientrarono a Busto, raggiunsero Venezia, per tre giorni di baldoria. Al rientro trovaro-


Sport

no al piazzale della Stazione le massime Autorità locali e la banda musicale. Si formò un lungo corteo che raggiunse il centro cittadino tra ali di folla festante. Il panettiere Azimonti Zimèla ridusse di 5 centesimi il prezzo del pane al chilo in occasione delle im-

portanti vittorie della Pro Patria. La formazione base era composta da Salerio, Mara, Azimonti, Piazzalunga, Kuttik, Giani Colombo I°, Visca, Corengia, Reguzzoni, Crosta I°, integrata all’occorrenza, da Dal Dan, Fizzotti, Porta, Genovesi e Marcora.

ANTONIOTTI GOLEADOR

LO DICO DA INTERISTA Molti quotidiani hanno riportato, nelle scorse settimane, la strabiliante notizia dell’ingaggio percepito da Antonio Conte, neo-allenatore dell’Inter per la prossima stagione calcistica. In attesa di smentita, il contratto prevede 9 milioni di euro l’anno, arrotondabili a 12 per i cosiddetti “bonus”. Pensierino della sera: in una fase economica prossima alla recessione, con un debito pubblico stellare, la disoccupazione giovanile in crescita, i ponti che crollano, la ricerca scientifica dimenticata e con precarie reti stradali e ferroviarie, lo stipendio di Conte grida allo scandalo. Un affronto ai 5 milioni di italiani sotto la soglia della povertà e a quei pensionati che devono sopravvivere con 700 euro al mese, magari rinunciando alle cure mediche perché impossibilitati a sostenerle. Ma lo Stato che auspica la moralizzazione dov’è? Ma queste società calcistiche di Serie A con bilanci miliardari e che elargiscono compensi milionari ai giocatori, sono in regola con l’Agenzia delle Entrate e con i rispettivi bilanci? E i tifosi sono (ancora) disponibili a sborsare esosi importi per i biglietti d’ingresso allo stadio? Forse siamo arrivati a un punto di non ritorno di una situazione eticamente insostenibile e che umilia le giovani generazioni. E allora, lo dico da interista: è un insulto al buonsenso! (S.C.)

Antoniotti nell’estate 1946 si aggrega agli ex giocatori della Sparta di Novara: Cavigioli, Molina, Patti, Bonelli, Marconi arrivati alla Pro Patria l’anno precedente. È riserva nel ruolo di centravanti riservato a Reddi, aitante “puntero” biancoblu di origine triestine. Reguzzoni, gloria biancoblu rientrato dal Bologna per riportare la mitica Pro Patria ai fasti della serie A, si accorge che il pivello, dribbla, scarta, inventa, si muove come uno che ci sa fare e ne impone l’esordio in prima squadra il 3 novembre 1946. D’allora in poi LELLO sarà gloria, non solo sportiva, per l’intera città di Busto. Lello Antoniotti è stato il miglior giocatore in assoluto della Pro Patria et Libertate dal 1946 in poi. A Busto non se ne sono mai resi conto ed è solo per la fattiva ed alacre operatività del presidente ASSB Massimo Tosi, dell’autorevole spinta necessaria imposta dall’assessore allo Sport Gigi Farioli, non da meno dal desiderio dell’intera Dirigenza della attuale Aurora Pro Patria 1919 di rimarcare le gloriose prestazioni dell’indiscusso campione, in occasione delle manifestazioni per La Pasqua dell’Atleta 2019, a Lello Antoniotti è stato riservato una speciale onorificenza. Il sottoscritto, di buzzo buono, con la regia dell’amico Carlo Fontanelli (Geo Edizioni) ha collezionato circa 80 pagine, piene di foto, annotazioni riguardanti le prestazioni del campione citato sul terreno verde di via Cà Bianca. Il libro è stato presentato 31 maggio nella sala appositamente allestita da Bustolibri.com (ex Boragno) in via Milano a Busto Arsizio. (G.G.)

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Agricoltura Luisa Comerio - Responsabile team

Casa Alfredo, una splendida realtà “La passione ci fa alzare al mattino e la soddisfazione ci accompagna alla sera: siamo piccoli, ma abbiano tanta voglia di crescere, di creare cose belle e buone. Non possiamo raccontarvi il passato, ma speriamo che Voi ci aiutiate a crescere in futuro”. La passione per i cavalli e l’orticoltura viene spesso tramandata da padre in figlio e questo è il nostro caso: nonno Alfredo amava gli animali, soprattutto cavalli e cani, e sin dagli anni 70 aveva allevato puledri a livello amatoriale. Amava andare a cavallo “a modo suo” e con il “suo” cavallo (una femmina olandese di grande stazza) girava tra peri e meli per controllare le colture. Amava mangiare sano con verdura e frutta coltivata in proprio perchè la natura era la sua “casa”. Questa passione l’ha tramandata alla nipote Federica (Chicca) che accompagnava in campagna sin da piccola, raccontandole storie di animali e di cavalli, regalandole il primo pony (Matteo) e cercando di farle apprezzare e condividere il suo mondo. Federica, oltre alle gare di salto ostacoli, ha un sogno nel cassetto: allevare cavalli. Zia Luisa vuole cambiare il percorso lavorativo e ha già fatto piccole prove casalinghe di orto. Nonostante abbia appurato che la terra “sta in basso”, la passione la coinvol-

Un’oasi agricola a due passi da Busto Arsizio e un affascinante mondo da scoprire.

ge e cosi, nell’aprile 2018, entrambe iniziano l’avventura costituendo la Società agricola Casa Alfredo a Magnago, a qualche chilometro da Busto Arsizio. Due età, due generazioni a confronto con un solo obbiettivo: collaborare per raggiungere un risultato comune e con la soddisfazione, a fine giornata, di aver fatto il lavoro nel miglior modo per lanciare l’azienda agricola. Le storie sono diverse. Federica si laurea in Veterinaria nel 2017 all’università degli Studi di Milano e alla triennale di Biotecnologie Veterinarie consegue il diploma di Masso-Fisioterapista Equino secondo il metodo Equiter ed inizia ad operare come Laser terapista equina in collaborazione con Veterinari e

professionisti del settore. Gli animali sono la sua passione e Casa Alfredo è il luogo ideale. Maria Luisa, laureata nel 1987 in Economia e Commercio all’Università Bocconi di Milano, fino al 2016 prosegue nell’azienda di famiglia (settore Chimico Gomma) e, dopo la laurea della nipote, decide di cessare l’attività nel 2016. Dal 2015 inizia a frequentare i corsi per Imprenditore Agricolo Professionale alla Scuola Agraria del Parco di Monza e consegue attesati in Orticoltura Professionale, Agricoltura Sinergica, frequentando altresì corsi per la conduzione delle aziende agricole. La sua meta, anche se soddisfatta dalle precedenti esperienze, era un “cambio vita” e Casa Alfredo le regala l’opportunità.

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Come coniugare le differenti mission? Da una parte allevare cavalli sportivi frutto di attenta selezione genealogica e consapevoli che il loro talento vada lasciato maturare nel tempo. Dall’altra, produrre cibo nel rispetto dell’ambiente, ortaggi e frutta coltivati con metodi naturali per riportare sulla tavola sapori talvolta dimenticati. La risposta è semplice ma non ovvia necessitando il confronto quotidiano, l’intreccio di interesse e curiosità, la scoperta di cose nuove: piccoli passi per percorrere lunghe strade! Ma sempre più giovani decidono di tornare alla terra. La crisi che pesa, le prospettive sempre meno legate a carriere improbabili, la riscoperta di valori e tempi che non sono più “usa e getta”, tutto questo sta portando ad una nuova generazione di gente “con i piedi per terra”. Una sfida da raccogliere e dalle infinite pospettive perché la natura insegna a non avere fretta nonostante l’inesorabile legge del tempo.


Educazione Sanitaria Sergio Colombo Presidente Associazione Dell’Acqua

Tre progetti per il mondo scolastico

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nnovative proposte firmate dall’Associazione Enrico Dell’Acqua sono state al centro dell’attenzione nell’incontro svoltosi al Golf Club Le Robinie con l’équipe medica del “Progetto di Educazione Sanitaria” programmato per il quarto anno consecutivo. Un’analisi importante e che ha registrato oltre mille ore di docenza nei venti istituti secondari di primo grado di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona (in collaborazione con l’Istituto scolastico provinciale di Varese) e il coinvolgimento di più di 20.000 studenti. Nell’articolato approfondimento, è inoltre emerso l’enorme bisogno di informazioni per i ragazzi sui più significativi problemi per un corretto stile di vita e l’opportunità - ma sono necessarie verifiche organizzative - di un “allargamento” ai genitori che con i Docenti-referenti del Progetto, potrebbero contribuire a consolidare un sistema divulgativo oggi a carico, soprattutto, del volontariato. In evidenza un dato allarmante: l’obesità infantile con l’Italia che detiene il primato europeo in quanto il 42% dei maschi è in sovrappeso. Occorre quindi aumentare la consapevolezza dei genitori al problema, come ricorda il noto studioso Joao Breda. Un’altra problematica esaminata è l’effetto alcool in quanto 3 adolescenti su 10

Prosegue l’ormai pluriennale intervento nelle scuole condiviso a livello istituzionale pubblico e privato.

dichiarano di bere, spesso intenzionalmente, fino a sentirsi male, e secondo l’Osservatorio nazionale dell’adolescenza, 6 ragazzi su 10 bevono regolarmente alcolici. In evidenza il tema del Pronto soccorso dove la condivisa partecipazione per sensibilizzare i giovanissimi a salvare vite umane ha ottenuto una rilevante attenzione. Pur nella sua complessità, il valore del “Progetto di Educazione Sanitaria” è stato riconfermato per l’anno scolastico 2019/2020 grazie all’équipe medica che non si finirà mai di ringraziare per l’impegno, la passione e la straordinaria disponibilità e professionalità. L’incontro è stato anche l’occasione per presentare altre due iniziative. Il corso “Formare per informare”

riservato ai docenti per una preliminare analisi sulle più importanti problematiche sanitarie. Si inizierà il primo giovedì di Settembre con “Alcool, droghe, cervello e i giovani” (Dott. Uccellini), per proseguire “Perché educare a non fumare” (Dott. Reguzzoni), quindi “Mondo digitale: spazio al progresso ma attenti agli eccessi” (Dott.ssa Semplici) e “Una corretta alimentazione giova alla salute psicofisica” (Dott. Giorgetti). Il corso si propone di fornire ai Docenti significativi elementi informativi utili al quotidiano lavoro scolastico affinché lo traducano in concrete analisi con gli allievi approfondendo così un innovativo sistema di condivisione. Con il Patrocinio di importanti Enti Istituzionali pubblici e privati, l’Associazione Enrico Dell’Acqua, grazie

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alla disponibilità dell’equipe medica, fornisce così un utile supporto nell’affrontare le sfide socio-sanitarie e i problemi più importanti per i giovani. Recenti eventi hanno infatti evidenziato un disagio generalizzato che sollecita mirati interventi per arginare anche preoccupanti fenomeni emulativi. Il corso sarà diretto dalla Dott.ssa Restelli, docente di formazione e sarà rilasciato ai partecipanti un attestato dal Dirigente scolastico della scuola Polo Centro Promozione Legalità Varese Prof.ssa Boracchi. In chiusura dell’incontro è stato presentato anche il percorso didattico denominato “Enrico Dell’Acqua, il bustocco pioniere dell’esportazione italiana” riservato ai mille studenti delle V classi elementari di Busto Arsizio. Oltre alla consegna di apposito materiale didattico, esperti illustreranno la leggendaria figura del pioniere dell’esportazione italiana quasi anticipando quell’alternanza scuola-lavoro oggi propedeutica per lo sviluppo dell’economia e dell’industria del Paese. Un trittico imperniato sull’eccezionale disponibilità del volontariato con Busto Arsizio ancora una volta protagonista di innovative iniziative nel mondo della scuola. Un notevole impegno organizzativo-promozionale ma ricco di interessanti prospettive.


Turismo religioso Vanna Garavaglia Esperta di turismo internazionale

Pellegrinaggio a Collevalenza

U

na nuova meta di Pellegrinaggio è in via di realizzazione: Collevalenza, una frazione di Todi (Perugia) dove sorge il Santuario dell’Amore Misericordioso di Gesù. Raggiungere l’Umbria su strada è un’esperienza fondante: dolci colline, borghi medievali, quiete città dal passato importante scorrono davanti al viaggiatore che vorrebbe che il percorso non finisse mai. Il Santuario è stato edificato per essere luogo di ritrovo e di riferimento spirituale per i fedeli di tutto il mondo, un progetto che doveva rappresentare la volontà stessa di Dio, fortemente voluto e realizzato da Madre Speranza che dedicò con impegno e amore la sua vita. Nel suo insieme, il complesso è considerato tra le espressioni più significative dell’architettura sacra del XX secolo. Disegnato dall’architetto madrileno Julio Lafuente, il nucleo centrale del santuario è costituito dalla grande chiesa consacrata nel 1962 e dalla Cappella dell’Amore Misericordioso. Una lunga scalinata conduce fino all’ingresso del Santuario e accanto al corpo principale, si trovano la Casa del Pellegrino, il Pozzo e la Fontana. L’acqua è un elemento importante e ricorrente: sono infatti presenti delle piscine dove il pellegrino può dissetarsi e rinfrescarsi, e nelle quali l’ammalato bisognoso di cure

Le origini del borgo di Collevalenza sono incerte. Il nome deriverebbe dal tempio dedicato a Giunone Valentia che si ergeva al posto dell’attuale castello.

può immergersi. Queste piscine, o vasche purificatrici, sono simili a quelle che si trovano presso il Santuario di Lourdes in Francia e si tratta delle uniche ufficialmente riconosciute e approvate dalla Chiesa Cattolica. La Via Crucis è immersa nel verde e raggiunge la Casa del Pellegrino (percorrendo circa un chilometro), avvolto nella vegetazione che contribuisce a creare un’atmosfera particolarmente adatta alla meditazione. DA MADRID A ROMA Spagnola è anche Maria Josefa, la nostra Madre Speranza. Parte per Villena nel 1914 con il grande desiderio di vivere come Teresa d’Avila. Diventa suora tra le Figlie del Calvario, unificate poi alle Missionarie Clarettia-

ne, ma la sua strada la porta a Madrid dove nel 1930 la guerra civile è alle porte. Da’ vita a un’Associazione Civile: sono povere, ma felici e piene di Spirito, si chiameranno Ancelle dell’Amore Misericordioso. Maria Josefa apre molti collegi dove accoglie i bambini poveri, aiutata dalle sue Ancelle e da Maria Pilar de Arratia. Tutte insieme vogliono dare loro un’istruzione, condividere il medesimo cibo e, attraverso le cure materne, fare famiglia. Dalla Spagna arriva in Italia, alla periferia di Roma. Nel 1936, insieme a Maria Pilar, apre la prima comunità di Ancelle dell’Amore Misericordioso. Madre Speranza, Maria Pilar e le sue figlie accolgono in una casa in affitto le bambine povere, cuciono camicie e proteggono la Congregazione. Scoppia la Seconda Guerra

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Mondiale e aiutano i feriti. Nel rifugio, con la gente del quartiere, portano il Santissimo, dedicandosi così alla cura di corpi e anime. La morte di Maria Pilar provoca un grande vuoto in Madre Speranza che colma aprendo una mensa per i poveri. Con grande passione e sacrificio inizia la costruzione di una nuova casa per accogliere i tanti pellegrini dell’Anno Santo del 1950. Durante il Giubileo Padre Alfredo di Penta è un prezioso aiuto. Con lui sorge la nuova Congregazione il cui fine principale è promuovere la fraternità sacerdotale e nascono così i Figli dell’Amore Misericordioso. Madre Speranza arriva a Collevalenza nel 1951, dove Ancelle e Figli muovono i primi passi contribuendo a realizzare la famiglia religiosa. Sorge l’omonimo Santuario, dove si recano i pellegrini in cerca di consolazione e perdono. Nel 1960 viene anche scavato un pozzo sulla cima di una vicina collina e fra tante difficoltà e con grande fede, le trivelle raggiungono l’acqua. Madre Speranza continua per oltre trent’anni ad accogliere ragazzi nel seminario e ragazze nel laboratorio di maglieria, poveri e ricchi, famiglie e sacerdoti, malati nel corpo e nello spirito: muore l’8 febbraio 1983. Il suo corpo, come aveva sempre desiderato, riposa nella cripta del Santuario e


Turismo religioso

viene beatificata a Collevalenza il 31 maggio 2014 e il suo accorato messaggio è “Figli miei, fatevi santi, perché in Cielo non voglio stare sola, ma circondata da tutti voi!”

CASCIA E LORETO Abbiamo detto che tutta la regione Umbria raccoglie testimonianze di spiritualità legate a luoghi speciali. Non lontano da Todi sorge Cascia, il luogo natale di Santa Rita. Nel nostro pellegrinare è l’occasione di una sosta in questa antica cittadina dai riferimenti storici dove la suora, beatificata nel 1900, visse tra il 1381 e il 1457. Oggi la Santa, conosciuta

come dispensatrice di grazie, è venerata in tutto il mondo e, nelle vicinanze del santuario, sorge il borgo montano di Roccaporena, suo paese natale, che custodisce i ricordi della sua vita da giovane, sposa, madre e, dopo l’assassinio del marito, vedova. Si possono visitare la casa, (attualmente una cappella), lo scoglio della preghiera sul quale meditava, il roseto e l’orto del miracolo dove, durante un gelido inverno del 1457, pochi giorni prima della sua morte, sbocciò una rosa e maturò un fico. Dopo la sosta a Cascia si prevede una visita a Loreto situata a 180 chilometri da Collevalenza, tra le colline delle Marche. Loreto da anni è meta di pellegrinaggi perché custodisce uno dei tesori più importanti della cristianità: la Santa Casa di Maria di Nazareth. Secondo una tradizione che risale al II secolo, nella casa di Efeso visse Maria con l’apostolo San Giovanni per alcuni anni, a partire dall’anno 44 circa, dove si rifugiarono per fuggire dalle persecuzioni dei cristiani in Palestina da parte di Erode Agrippa I. Sempre secondo la tradizione

nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina, le pareti della casa della Madonna furono trasportate prodigiosamente dagli Angeli fino a Loreto.

La casa ha avuto diversi interventi e rifacimenti attraverso i secoli e l’aspetto attuale è il risultato degli ultimi restauri effettuati negli anni 50 del secolo scorso. Gli spunti di pellegrinaggi sulle strade dell’Umbria sono numerosi: ogni percorso che si addentra nella natura straordinaria della regione permette di ripercorrere anche un pezzo di storia ritrovando, insieme ad essa, tutta la spiritualità dei luoghi.

Busto Domani

Il pellegrinaggio è programmato dal 26 al 29 settembre 2019.

tà!

it c a l l e d e c o v a l dal 1981 è

Info: LombardGate - Milano Tel.Fax 02/33105633 e-mail: info@lombardgate.it

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STOP AI QUOTIDIANI GRATIS NEI BAR Stop alla disponibilità gratuita dei quotidiani nei bar. A rilanciare la “battaglia” è il presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Andrea Riffeser Monti, nel corso della presentazione a Bologna di un protocollo sull’estensione dei servizi forniti dalle edicole. Un possibile modello è quello di Sky che ai locali fa pagare un abbonamento ad hoc. Si tratta di una grossa scommessa che sicuramente provocherà delle resistenze che però punta sul sostegno delle edicole. Lo stop al sistema attuale, dunque, può essere di grosso aiuto per i rivenditori di quotidiani, aggiunge Riffeser Monti, invitando gli edicolanti “a non avere paura e a darci una mano”. Infine, una stoccata al Governo che su questi temi si mostra “sordo e non ci aiuta”.


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BUSTO ARSIZIO - Viale Cadorna, 12 - Molini Marzoli tel. 340.5960377 E-mail: bustodomani81@gmail.com


Storia Locale Giuseppe Magini Architetto e studioso di storia locale

La distruzione di Castelseprio

A

completamento dell’articolo riportato sullo scorso numero di Busto Domani, l’autore propone l’ingloriosa fine di questa città. Castelseprio, quell’antico fortilizio longobardo che per secoli aveva dominato il territorio da Rho a Bellinzona, si era eretto contro Milano e specialmente - forse - contro Roma durante le lotte della Pataria. Federico aveva contrastato con Como l’egemonia dei signori milanesi sulle terre nord-lombarde e che ora minacciava di diventare un punto di forza dei nobili - anche milanesi - contro il governo monarchico che egli si accingeva a restaurare. Ottone fece inserire negli Statuti di Milano una terribile sentenza: “Castrum Seprium destruatur et destructum perpetuo teneatur ut nullus audeat vel presumat in ipso monte habitare” (Castelseprio sia distrutto e resti distrutto in perpetuo, affinchè nessuno ardisca o presuma di abitare su questo monte). È la fine di questa gloriosa città, uscita sconfitta da un’epopea quasi millenaria, della quale conosciamo ancora troppo poco. Abbiamo visto come Castelseprio fosse progressivamente venuto in contatto con la potente Milano, arrivando a subire gli effetti delle guerre fratricide scatenate per il suo

ll parco archeologico dell’antica Castel Seprio è costituito dai ruderi dell’omonimo insediamento fortificato e del suo borgo.

controllo, fino a perirne per sua causa: la macabra sanzione di Ottone ne sottolinea il sacrificio ultimo. Ha scritto Michele Augias: “I Cavalieri del Seprio contribuirono con Lanzone alla nascita del Comune di Milano poi passato in mano ai nobileschi e furono evidentemente sensibili alle influenze della civiltà cortese (notoriamente eretica) se qualche leggenda ama dipingerli come cavalieri del ciclo bretone. Il tipo di distruzione inflitto alla rocca dal vescovo Ottone Visconti è l’ultima prova a dimostrazione della loro irriducibilità ideologica. Quello che abbiamo imparato dai cavalieri del Seprio è una precisa scelta umanistica di civiltà contro ogni astratta trascendenza e il principio della tolleranza contro il dogmatismo cattolico”. È quasi certo che il territorio

compreso nell’antico contado del Seprio non era più un’unità omogenea né politicamente né economicamente. Già Busto Arsizio aveva legami con Milano e con famiglie nobili o con enti ecclesiastici che nel borgo bustese avevano possedimenti e benefici. Comunque, nel corso delle lotte fra Torriani e Visconti, Busto Arsizio se ne stette coi Visconti e si dice che i Torriani per ordine di Napo avrebbero distrutto il castello sul quale in seguito sarebbe sorta la chiesa di San Michele e del quale sarebbe rimasto un lacerto del IX secolo oggi inglobato nel fusto della torre campanaria. Anche Varese da tempo godeva di una certa autonomia e aveva magistrati propri. Luigi Brambilla scrive addirittura che “nel 1200 Varese si reggeva a repubblica e che un Giacomo Perabò ne era Capo

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e Consigliere”. Aggiunge il Brambilla che nel 1233 “gelosie di poteri ingenerarono separazioni tra i Varesini e i Sepriensi” e che Varese - fattasi amica di Milano, fornì a questa - con congruo pagamento - i legnami occorrenti per la fabbrica del Broletto nuovo. Doveva però trattarsi di un’amicizia precaria se pochi anni dopo l’arcivescovo Leone da Perego sottopose il borgo all’interdetto. Quando il conflitto fra Torriani e Visconti si avvicinava alla conclusione, i varesini furono con la parte nobiliare-vescovile viscontea contro quella popolare torriana e poi contro la nobiltà ostile alla forma monarchica di governo. Quando nel 1285 si svolsero le operazioni decisive contro Castelseprio - difesa anche da comaschi unitisi ai Torriani Matteo Visconti ebbe ricetto in Varese. La distruzione di Castelseprio suscitò malcontento in molte famiglie nobili milanesi. Esse ritenevano che il loro capo dovesse rispettare le loro prerogative e quel castello era uno degli strumenti che erano serviti e che potevano servire - anche in avvenire - alla difesa dei loro poteri. Per ciò il Visconti aveva distrutto quella antica fortezza e poi istituì una magistratura detta dei ‘Dodici di Provvisione’ che sedeva nel Broletto e che presiedeva fra l’altro alla difesa dei suoi poteri. Così venne scoperta una congiura ai suoi danni.


La Voce della città

BUSTO CHE SCOMPARE Non vorremmo chiamarla “pagina riservata” ma solo un modesto spazio che Busto Domani mette a disposizione per raccontare, sinteticamente, qualche frammento della “Busto che scompare”. Un ricordo delle tradizioni che nel recente passato hanno caratterizzato la vita cittadina quando i rapporti personali non erano assorbiti dal convulso ritmo della quotidianità. Una città - diremmo oggi - più a misura d’uomo che consentiva il dialogo e soprattutto l’ascolto senza essere distratti dalle incombenze giornaliere. Ecco perché gradiremmo ospitare “ricordi” della città e l’invito è rivolto soprattutto ai “diversamente giovani” custodi dei mutamenti cittadini. Cartoline-ricordo da inviare alla nostra redazione per allestire, se del caso, un’apposita mostra per rivivere la Busto di ieri. Ad esempio, la già nobile arteria di via Milano che, attorno agli anni ’80, era considerata un po’ il salotto della Busto-bene. Con un po’ di fantasia, era come percorrere via Condotti perché delimitata da eleganti negozi. Come non ricordare Vestes con Foresti che impreziosiva le vetrine e Redi con abiti firmati in bella mostra? E il Bar della Borsa confinante con la Banca Alto Milanese dove molti, con la scusa del caffè, davano (con nonchalance) un’occhiata allo schermo che presentava l’andamento dei titoli più noti?Poi c’era la cartoleria Tagliabue, ritrovo di molti imprenditori e, quasi di fronte, la gioielleria Ferraris, un orefice di alta qualità quasi confinante con il Ragno d’Oro, elegante boutique femminile. A pochi metri, il complesso Pianezza con annessa tipografia: un piccolo gioiello per la qualità del prodotto. Ha resistito a lungo il Giordano, con la sua ittica (forse) non molto accattivante, ma seguito con interesse. In evidenza anche la gastronomia Nembri, rinomata produttrice di apprezzate composizioni. Oggi molto è cambiato nel commercio (oppresso da lacci e lacciuoli) che deve sacrificare la qualità a prodotti di largo consumo. Insomma, sono cambiate le regole del gioco ma il fascino dell’allora è ricordato con un pizzico di nostalgia.

MESSAGGINI • Il giorno che segue impara dal giorno precedente • Chi non ebbe mai pietà, da nessuno la otterrà • Per sbarcare il lunario non si bada all’orario • Una persona buona, di solito perdona • L’allegria del povero è l’invidia del ricco • Più la festa è grande, più suonano le campane • Di vino e di fuoco, non ti fidar neppure un poco • Rifletti a ciò che fai e mai ti pentirai • Aver sempre da fare è il segreto per non invecchiare • Chi non sa giocare sta a guardare • Tacere è la risposta dei saggi

Pierdavide Galli, architetto e insegnante, elaborerà una vignetta su ogni numero di “Busto Domani” per raccontare argomenti di estrema attualità con un pizzico di satira. Ecco il primo messaggio: a sinistra il lavoratore, a destra il politico nella ricorrenza del 1° maggio.

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La Voce della città

Aviazione e passione

Interessante meeting (a Giugno) del Lions Club Gorla Valle Olona. Relatore l’On. Nino Pellegatta che ha affascinato l’uditorio con piacevoli ricordi, frutto di una quarantennale passione per il volo. Agganciandosi alla ricorrenza leonardiana e alla Provincia con le ali, Pellegatta ha tratteggiato il suo curriculum aviatorio compreso il brillante superamento degli esami di 1° e 2° grado completati da importanti gare di velocità e regolarità oltre a spettacolari esibizioni sul mitico aeroporto sestese della SIAE Marchetti. Non sono mancati i ricordi personali: la presenza alla pattuglia acrobatica, un gioiello tutto italiano; la presentazione dei Macchi 308; i ricordi con il grande progettista Ing. Bazzocchi. Ma anche episodi che hanno segnato l’Italia e rimasti irrisolti: Ustica, fra tutti, nonostante gli interventi in Commissione Difesa alla Camera dei Deputati. Una serata ricca di fascino e attualità che ha coinvolto anche i timorosi del volo travolti dalla competenza, passione e professionalità di Nino Pellegatta.

Secondi passi

Grazie alla sponsorizzazione di Mondoplastico, è stato ristampato un limitato numero di copie del volumetto “Secondi Passi…”. Autore il compianto prof. Liborio Serafini, già V. Primario pediatrico del nostro Ospedale che ha selezionato una cinquantina di articoli già pubblicati sul bimestrale “Busto Domani”. Una preziosa antologia di consigli per i genitori che possono attingere utili indicazioni. Nella presentazione, il prof. Serafini ricordava come “il bambino, superato l’anno di vita, realizza di essere un individuo indipendente. Si lancia, così, nei suoi secondi passi alla conquista delle proprie autonomie e personalità. Su di un percorso affascinante e gratificante. Con qualche inevitabile intoppo. Di solito modesto, fatto di niente, scevro di conseguenze. Capace, tuttavia, di mettere a disagio il pargolo e destare preoccupazioni in famiglia”. Il ricavato della vendita (€ 10,00 a copia) è devoluto all’Associazione Enrico Dell’Acqua per la gestione delle sue iniziative.

Tribunale

L’area verde – si fa per dire – attorno al Tribunale lascia molto a desiderare. Escludendo la parte sponsorizzata dai privati, la restante appare abbandonata: sia quella sul viale della Gloria sia l’altra in via Volturno. I frequentatori dell’austero Palazzo certamente non hanno il tempo di osservare il verde, ma per ingentilire l’area che circonda l’edificio - spesso ripreso dalle televisioni - una maggior attrattività non guasterebbe. Senza ricorrere a costose (soprattutto per la manutenzione) piantumazioni floreali, almeno un “verde prato” ben curato eliminerebbe quel senso di trascuratezza che negativamente si estende all’intera area. Insomma – ha sottolineato un nostro lettore - con un modesto investimento e un po’ di buona volontà, potrebbe essere valorizzata una zona che per il Circondario di competenza del nostro Tribunale è frequentatissima con provenienze anche fuori dai confini di casa nostra. E la visione complessiva non entusiasma!

Tolleranza zero

Non vanno dimenticati i recenti e violenti episodi (anziana mortalmente aggredita in Via Q. Sella, la minaccia - non verbale - in Via Cattaneo) che aumentano le preoccupazioni in città. Con la paura che incomincia a serpeggiare tra la gente, con il traffico che si riduce all’imbrunire in quanto…passeggiare è (quasi) un rischio. Insomma, Busto è cambiata e non è più quell’oasi felice di un decennio fa. Aggiungiamo l’irruenza dei writer che hanno deturpato importanti costruzioni del centro e monumenti causando, con la loro pseudo-arte, rilevanti danni. Poi, a complicare il tutto, ci sono gli atti di vandalismo in centro che hanno distrutto panchine, ombrelloni ed altro ancora. Noi ci schieriamo con le forze dell’ordine invocando tolleranza zero, facendo rigorosamente rispettare la legge. Per colpa di pochi, non è possibile vivere in un clima irreale che si ripercuote anche sulle giovani generazioni. Riappropriamoci della città – possibilmente – emarginando chi non rispetta il prossimo!

Vodafone

Da quando abbiamo attivato questa rubrica per recepire documentate segnalazioni di intralci burocratici, abbondano le lamentele. Le più recenti riguardano Vodafone in quanto, disdettato il telefono fisso per raccomandata, inizia l’avventura. La solita telefonata per procrastinare (senza alcun onere) l’abbonamento contrattuale, poi la riformulazione della disdetta e dopo qualche mese l’improvviso distacco dell’utenza. Poi continua lo stillicidio delle richieste di pagamento della fattura “irregolare” in quanto non riporta, ovviamente, il consumo del traffico perché inesistente. Ma i solleciti imperversano sull’utente, costretto a rinviare, per raccomandata, copia della disdetta perdendo così tempo e denaro. Ma è corretto infastidire con interventi che sconfinano nell’illegalità? O vale la regola del più forte? E le competenti autorità che sovraintendono alle “comunicazioni” perché non intervengono tempestivamente?

Poesie

“Venite avanti signori sognanti, di posti tranquilli ci sono per tutti. Prego sedete se volete ascoltare un matto che pare non abbia niente da fare”. Il 31 Maggio scorso, per Eretica Edizioni, è stata presentata la nuova raccolta di poesie del giovane autore bustocco Riccardo Zanin “Vecchio Circo Zanin” che accompagnerà i lettori in un colorato viaggio oltremondano. Tra i tanti personaggi del circo, tra i “diversi” che lo popolano e lo rendono vivo, sarà possibile trovare un pezzo di sé stessi. Al termine del viaggio il lettore si sentirà cambiato. Si tratta di un innovativo metodo letterario che evidenzia soprattutto le caratteristiche di questo giovane autore che brilla per l’originalità delle sue composizioni sottoposte al giudizio del pubblico. Riccardo Zanin è nato a Palermo nel 1994, vive in provincia di Varese e nel 2018 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Frammenti” per Santelli editore. E non è mancato il successo.

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La Voce della città

PENSIONI: BANCOMAT DEL GOVERNO? La mission del Governo giallo-verde è “abbassare le tasse”, un mantra ripetuto dai protagonisti tra un selfie e l’altro, tra comizi e conferenze-stampa, tra tweet e interviste nei programmi di intrattenimento più o meno culturali di compiacenti reti televisive. Così se Atene piange, Roma non ride mentre prosegue la contestazione - spesso surreale - con l’Unione Europea. In pericolo i risparmi degli italiani (compresi quelli contenuti nelle cassette di sicurezza) mentre dilaga la corruzione in attesa che “l’abolizione della povertà” trionfalmente annunciata dal balcone di Palazzo Chigi trovi qualche spiraglio di credibilità. Nonostante i ricorsi delle Associazioni più rappresentative dei lavoratori, gli scioperi in molte città, le dure prese di posizione dei sindacati, continua il salasso dei prelievi sulle pensioni: il bancomat del governo.

Ecco un esempio pensionistico dal numero 10038484 dell’INPS, nel primo semestre 2019: Gennaio € 2.237,38; Febbraio € 2.237,38; Marzo € 2.365,95; Aprile € 2.292,59; Maggio € 2.292,59; Giugno € 2.247,90. Dopo la rivalutazione di Marzo, la detrazione a Giugno ammonta a ben € 118,05 e così proseguendo. Senza dimenticare che le amministrazioni comunali stanno aumentando i cespiti di loro competenza per fronteggiare i servizi indispensabili per la collettività. Tutto ciò significa abbassare le tasse, aiutare le famiglie, incrementare i consumi? Aveva ragione Totò “e io pago. Ma mi faccia il piacere!”. Il commento lo lasciamo ai responsabili giallo-verdi.

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