Page 1

vieni sul sito venerdì 7 gennaio 2011

Movimento

Siamo noi. Siamo ciò che saremo

Vogliamo tutto! Claudio Riccio

Da anni in Italia una controrivoluzione ha chiuso le porte in faccia alla democrazia e ai diritti sociali. La trasformazione profonda della Costituzione materiale, lo svuotamento del Parlamento, la trasformazione del sistema politico, sono tasselli fondanti della “guerra totale alla società”. Da anni, infatti, la democrazia italiana non c’è più, sostituita da posticce macchine del consenso e discutibili tornate elettorali. Il 14 dicembre 2010, con la compravendita della fiducia, equivale alla notifica della fine della democrazia in Italia. In questo contesto sono molti i temi da affrontare, ma, senza dubbio, la crisi democratica ci costringe a interrogarci sull’efficacia e il senso delle lotte che conduciamo, sulle prospettive del movimento studentesco e sulle sue possibilità di vittoria. Siamo in un sistema politico bloccato, nel quale sembra essere saltata ogni mediazione tra istituzioni e società civile. Il fossato tra Parlamento e istanze sociali non è mai stato così ampio. A descrivere ciò è l’istantanea del 22 dicembre: il Parlamento presidiato da una enorme zona rossa, i cittadini che scappano dal centro, i negozi chiusi, le risse nel Senato, Segue a pagina 2

Il più grande autunno studentesco degli ultimi trent’anni non finirà con la pausa natalizia. Non c’è solo una riforma da fermare ma un futuro da riconquistare, qui ed ora

Mirafiori

III

Il ricatto continua, la Fiom unica ad opporsi alla svendita dei diritti, con i lavoratori alla prova del referendum “truffa”

Scuola

IV

Studenti sempre più ignoranti a causa dei diplomifici che abbassano la media. E il governo continua a finarziarli

Beni comuni

V

Intervista a Marco Bersani del Forum Movimenti per l’Acqua. La ripubblicizzazione nuova frontiera anche per i Saperi

Ce n’est qu’un début, non è che l’inizio, comincia adesso, il nostro tempo è qui. E ogni volta credevamo cominciasse qualcosa di nuovo. Ogni interruzione nello scorrere dei nostri tempi, fosse data dall’estate o dal Parlamento, da un Capodanno o da una sessione di esami, dall’apparente sconfitta o dai nostri stessi errori, era un automatico riazzerare i contatori, strappare la pagina al calendario, per alcuni continuare l’impegno con lo stesso vigore e minor clamore, per altri tornare a casa, in attesa che il vento gonfiasse ancora le tende alle finestre. Questa volta non è e non sarà così. Sappiamo che quel che siamo nasce nell’Onda, nelle facoltà occupate del 2005, nei Controstati generali del 2001, nei movimenti contro la guerra, ma anche nei vari movimenti di indignazione e opposizione sociale del ciclo berlusconiano. Sappiamo che non c’è mai un inizio. È un continuo riprendere, rilanciare, continuare. E non si riprende mai dove ci si era fermati, ché il futuro si avvicina ogni giorno che passa, ed è sempre peggio. Come dicono gli zapatisti: “La lotta è come un cerchio, può cominciare in qualunque punto, ma non finisce mai”. Provi e riprovi a far tornare quel vento, e di colpo ti sorprende, anche quando sai che sta arrivando. E sei di nuovo lì. Le strade si riempiono, e tutti ti guardano. Curiosi o spaventati. Chi dai finestrini di un’auto bloccata, chi da dietro i vetri di una finestra di uno sfarzoso palazzo romano in cui si decide di noi. Senza di noi. Ci guardano e dicono, e scrivono: “È il ritorno del Seicento”, “sono i moti del ‘48”, “È un nuovo ‘68, anzi forse è il ‘69”, “Son tornati gli anni ‘70”, è la nuova Resistenza. E pensare che fino a qualche tempo fa eravamo i figli degli anni ‘80, generazione senza storia e ideali. Non siamo nulla di tutto ciò, o forse siamo tutto, e quindi siamo nuovi. “Noi siamo nuovi, ma siamo quelli di sempre.” Non siamo l’Onda 2, non siamo la Pantera 2, non abbiamo l’ansia e il bisogno di avere un nome, comunichiamo respirando, pensando, discutendo, agendo. Non vogliamo però essere giudicati o definiti per quel che siamo stati, ma per ciò che siamo ora, e soprattutto per quel che riusciremo a fare. Noi siamo. Noi siamo ciò che saremo.


II

venerdì 7 gennaio 2011

Saperi&

www.retedellaconoscenza.it

Università Dopo l’approvazione del ddl e la firma di Napolitano, continua la battaglia contro la

Finanziamenti

La Gelmini è legge, ma può ancora essere fermata

La Befana Gelmini porta nuovi tagli

riforma universitaria. Ora tocca ai decreti del governo e agli statuti negli atenei

consiglio di amministrazione) dovrà elaborare una proposta che sarà poi approvata da cda e senato. Chi non sta nei tempi, secondo la legge, sarà commissariato. I campi di battaglia, quindi, per un movimento studentesco che ha già dimostrato di essere in grado di superare la fase delle canoniche mobilitazioni autunnali, co-

Lorenzo Zamponi

I

struendo cortei radicali e partecipati fino al 22 dicembre, si moltiplicheranno nei prossimi mesi: sia a livello locale, dentro e fuori gli organi collegiali, sia a livello nazionale, con un lavoro di monitoraggio e mobilitazione costante sui decreti legislativi e in particolare sulla riforma del diritto allo studio. Insomma: a prescindere dall’ipo-

tesi di un eventuale referendum, stimolante ma non priva di difficoltà, c’è ancora la possibilità di bloccare la legge Gelmini in alcune delle sue parti più pericolose. Il prevedibile calo dell’attenzione mediatica non deve farci abbassare la guardia, la battaglia continua: il nostro futuro non è ancora scritto.

Luca Spadon

Il nuovo anno è appena iniziato e le università già devono fare i conti con i tagli dei finanziamenti dallo stato. Mentre tutta Italia era impegnata a stappare spumante e a mangiare panettoni, il Ministero della scuola, dell’Università e della Ricerca rendeva pubblico il dato del Fondo di Finanziamento Ordinario dell’anno 2010. Questo dato, che rappresenta il totale dei finanziamenti che le università riceveranno dallo stato, di solito reso pubblico entro l’aprile dell’anno corrente, quest’anno, come nel 2009, è arrivato in ritardo solamente di un anno. Mentre tutti gli atenei erano impegnati nella definizione dei bilanci preventivi per il 2011, cioè nel definire i preventivi di spesa per gli atenei, il ministero finalmente stanziava i fondi per l’anno oramai concluso. Il FFO del 2010 è di circa 7,2 miliardi, appena 300 mila in meno dell’anno precedente. Pochi, si potrebbe obiettare. Peccato le università e la ricerca italiane siano tra le peggio finanziate in Europa e che se altri paesi arrivano

© Mauro Scrobogna / LaPresse

l parlamento ha approvato il ddl Gelmini, il presidente della Repubblica Napolitano l’ha firmato. La riforma dell’università varata dal governo il 28 ottobre 2009, dopo oltre un anno di battaglia, è legge. Alcune delle sue parti più devastanti, come ad esempio la messa a esaurimento del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, sono già vigenti e operanti: niente più concorsi per quel ruolo, ma solo per posti a tempo determinato. Altri dei punti critici della riforma, invece, hanno bisogno di ulteriori passaggi A prescindere per entrare in vi- dall’ipotesi di gore: tutta la par- un eventuale te sul diritto allo referendum, c’è studio, ad esempio, con il rischio ancora la possibilità di smantellamen- di bloccare la legge to del già carente Gelmini sistema di borse di studio, mense e alloggi, è costruita in forma di delega al governo: l’esecutivo ha un anno di tempo per emanare i decreti legislativi che stabiliranno, tra le altre cose, i famosi Lep (livelli essenziale di prestazione), la soglia minima di servizi di diritto allo studio che le Regioni devono rispettare per quanto riguarda, si legge nel testo, «borse di studio, trasporti, asLe mobilitazioni hanno riaperto lo spazio della partecipazione e del cambiamento sistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi». Il governo dovrà stabilire non solo i servizi, ma anche e soprattutto i «requisiti di merito ed economici» necessari ad accedervi. La riforma delterritoriali, sembrava non ci fos- gli studenti due anni dopo. Sen- tazione che coinvolga il mondo la governance, invece, passerà Claudio Riccio dalla prima se spazio per una grande mobi- za l’Onda noi non saremmo quel del lavoro ricattato da un modelal livello locale: tutte le modifidall’altro lato un enorme cor- litazione generale che unisse an- che siamo. Ma in un Paese in cui lo economico fondato sul ricatto, che sancite dalla legge Gelmini, dall’aumento dei poteri del teo che, delegittimando i Palaz- che le vertenze e le mobilitazioni sono saltati tutti gli elementi di i cittadini indignati per la corrurettore all’ingresso di esterni zi del Potere, si incammina, in locali e particolari. Il movimento mediazione istituzionale e tra le zione del nostro sistema politinei consigli di amministrazio- direzione ostinata e contraria, studentesco è riuscito a fare ciò, parti sociali, con un Parlamento co, i trentenni che per primi spene, dalla riduzione delle già li- verso le periferie romane, tra gli ha riaperto uno spazio di possi- e una maggioranza che non san- rimentano la precarizzazione tomitate rappresentanze studen- applausi della cittadinanza Le bilità, se non addirittura di vitto- no e non vogliono ascoltare, ser- tale della propria vita. È possitesche allo spacchettamen- guerre in Medio Oriente e la cri- ria. Non si può però eludere un ve interrogarsi sul senso della bile vincere mettendo il proprio to delle facoltà in dipartimen- si economica da un lato, il movi- nodo: il 23 dicembre la riforma sconfitta e della vittoria. Il tem- cammino di lotte a disposizione ti autonomi, accorpabili e fe- mento altermondialista e per la Gelmini è stata approvata. Molti po della vittoria non si misura di un grande movimento sociaderabili anche con pezzi di al- pace dall’altro avevano palesato giornalisti, pochi studenti si son oggi, qui ed ora. Sbaglia chi pen- le che abbia l’ambizione di poter tri atenei, dovranno infatti es- quanto fosse superata ogni ipo- detti: “Il movimento studentesco sa che si possa oggi vincere una trasformare la società, a partire sere recepite negli statuti del- tesi di fine della storia. La chiu- ha perso”. Nulla di più falso. Solo battaglia con questo parlamen- da questa Italia, a partire da quel le università. Un procedimento sura della stagione dei movi- chi ha una concezione del movi- to. È possibile vincere vertenze e che siamo, mettendo in gioco ciò che normalmente comporte- menti seguita a Seattle e Geno- mento come qualcosa di micro- lotte sul piano territoriale, nelle che saremo, aggredendo il temrebbe anni, ma che invece non va aveva fatto proseguire la sto- vertenziale e di corto respiro può facoltà, negli atenei, nei Comuni po, qui ed ora. In Italia, la peggior potrà durare più di 6 mesi (più ria solo in una direzione. La tra- pensare ad una sconfitta. L’Onda e nelle Regioni. Ma a livello na- classe dirigente di sempre, una altri 3 di eventuale proroga), sformazione dei processi deci- fu parzialmente sconfitta: il suo zionale e internazionale serve classe dirigente incapace, avidurante i quali un apposito or- sionali e di governance globa- obiettivo miope era bloccare la una mobilitazione generale che da e corrotta, ha preparato per gano istituito dalla stessa legge le e l’assenza di orizzonti teorici 133/08. Non ci riuscì. Ma fu solo delinei un’altra idea di società. Il noi il peggiore dei futuri possibiGelmini (15 componenti in tut- sembravano aver reso impossibi- parzialmente sconfitta perché in tema del futuro di una intera ge- li. C’è un treno, destinazione futo, cioè il rettore, 2 rappresen- le la ripresa di movimenti socia- quel “noi la crisi non la paghia- nerazione, declinato dal punto di turo, i cui binari portano ad uno tanti degli studenti, 6 delegati li che non fossero legati al qui ed mo” c’erano le basi della grande vista sociale, è la chiave con cui strapiombo mortale. Dirottiamo del senato accademico e 6 del ora, che non fossero “solo” lotte vertenza sul futuro lanciata da- riaprire una fase larga di mobili- il futuro. Riscriviamolo.

Movimento

Il tempo della vittoria


Lavoro

venerdì 7 gennaio 2011

www.retedellaconoscenza.it

III

Lavoro Marchionne rilancia: il ricatto della delocalizzazione arriva a Torino, e chi non ci sta va cacciato dalla rappresentanza. La Fiom convoca lo sciopero il 28 gennaio

a spendere l’1,3% del PIL il nostro paese spende appena l’0,9%. Quest’anno, inoltre, si aggiunge una novità: il famoso fondo per il merito del FFO, cioè quella quota di risorse assegnate alle università sulla base di criteri meritocratici, è aumentato dal 7 al 10% rispetto all’anno precedente. Qualcuno potrebbe sostenere che è giusto valutare le università in base al merito. Peccato che questi criteri siano alquanto contestabili e frutto solo di calcoli sull’efficienza del sistema che ben poco hanno a che fare con la didattica e la ricerca. Il risultato della scuola del merito proposta dal Ministro Gelmini è un’università sempre meno finanziata dallo stato e che si basa sempre di più sulle tasse universitarie, che negli ultimi anni sono aumentate in molti atenei italiani: a Padova di 300 euro per la fascia massima, a Bari del 15% in ultima fascia, ecc. Le università continueranno a sperare in un nuovo anno migliore, nell’attesa che il Governo smetta di tagliare sull’istruzione e sul futuro dei giovani.

Fiat: il ricatto continua da Pomigliano a Mirafiori Q

to”, passaggio a 120 ore di straordinario obbligatorio rispetto alualcuno quest’estate dile 40 concesse dal CCNL, taglio ceva che Pomigliano sadella pausa da 40 a 30 minuti, rirebbe stato un caso isoschio di slittamento della menlato. Secondo il coro della sa a fine turno, sanzioni indivipropaganda pro-accordo, nell’ex duali ( fino al licenziamento) e stabilimento dell’Alfa vi erano per i sindacati in caso di evengli elementi di eccezionalità per tuali scioperi riguardanti i temgiustificare la stretta disciplipi e l’organizzazione del lavoro, natoria avanzata da Marchionecc – ma addirittura a Torino si è giunti a far fuori quel sindacato che ancora fa del conflitto e della contrattazione la ragione del suo esistere. A chi non firmerà l’accordo infatti – e la Fiom non lo farà – sarà impedito di indire assemblee e di partecipare all’elezione interna dei propri rappresentanti. Le RSU si ri-trasformeranno in RSA, che verranno distribuite pariteticamente tra le organizzazioni firmatarie (15 a testa, nominate dai sindacati), gettando così un colpo di spugna sull’accordo del ‘93 sulle rappresentanze sindacali. È una svolta epocale: l’azienda Italiana più grande fa carta straccia anche dei precedenÈ una svolta ti accordi separaepocale: Fiat ti, guarda più in straccia gli accordi là di Confindustria si accoda), ine usa il ricatto della (che cassa la sponda del delocalizzazione per governo (pronto a imporre un modello metter mano anneocorporativo che sullo Statuto dei Lavoratori) e di alcuni sindacati decisi da tempo a mutar pelle, usando in deEnrico Letta e Maurizio Lupi presentano la nuova legge sul “rientro dei cervelli” finitiva il ricatto della delocalizzazione per fare da apripista ad un modello dai tratti pericolosamente neocorporativi, che se non bloccato in tempo da una poderosa opposizione sociale e politica andrà presto ad estenthink tank di Letta) e l’Intergrup- vissuto in Italia almeno 2 anni) sibile, oggi, in Italia. Non importa dersi anche a tutti gli altri settoCinzia Longo po per la Sussidiarietà ( fondato che studiano o lavorano all’este- che aprire un’impresa, se non si ri del lavoro dipendente. La difl 23 dicembre il Senato del- da Lupi), legata alla Fondazione ro da almeno 2 anni e che oggi ha alle spalle una famiglia facol- ferenza tra garantiti e flessibili, la Repubblica era il teatro di per la Sussidiarietà, uno dei pi- vengono assunti o aprono un’im- tosa in grado di garantire il cre- su cui più volte hanno fatto leun acceso scontro tra mag- lastri della galassia politica, cul- presa in Italia, paghino fino a fine dito, sia impossibile, oggi, in Ita- va gli stessi artefici delle “retorigioranza e opposizione, in turale e soprattutto economi- 2013 l’Irpef su una quota ridotta lia. Caro Letta, caro Lupi, se non che del disumano” incitanti alla diretta tv, sul ddl Gelmini di ri- ca di Comunione e Liberazione. del proprio reddito (20% per le l’avete capito ve lo spieghiamo: guerra tra poveri ed interessaforma dell’università. Peccato L’Intergruppo, in pratica, è il net- donne, 30% per gli uomini). Tut- non stiamo scappando dalle tas- ti a scatenare anche una guerra che, pochi minuti prima, lo stes- work dei parlamentari amici di to qua? No, dai, si parla anche di se. Non si pagano tasse, su red- generazionale pur di mantenere so Senato avesse approvato qua- CL, che in questa legislatura ha casa: le Regioni, se vogliono, pos- diti inesistenti. Stiamo scappan- disarticolato un tessuto sociale si all’unanimità un’altra legge ri- raggiunto i 322 componenti. Ma sono dedicare a questi “cervel- do da un’Italia che non ci dà op- già lacero, si schianta progresguardante il futuro della nostra sorvoliamo un secondo sull’im- li rientranti” una quota degli al- portunità né diritti. Non servono sivamente di fronte al profilarsi generazione. Si tratta della leg- magine agghiacciante di un Par- loggi popolari (non si capisce di sconti fiscali, se il lavoro non c’è. di un comune orizzonte di prege «Incentivi fiscali per il rientro lamento occupato per un terzo quali, dato che, come ha denun- Serve il lavoro. Serve una politi- carietà e di schiavizzazione, tandei lavoratori in Italia», venduta da una lobby trasversale legata a ciato l’Unione Inquilini, sono già ca seria di investimenti su ricer- to per i genitori quanto per i fimediaticamente come «ddl con- un movimento fondamentalista 600 mila le domande non soddi- ca e innovazione. Serve la rico- gli. Oggi più che mai è necessatro la fuga dei cervelli» e defini- religioso, e concentriamoci sulla sfatte per l’assegnazione di un al- struzione di un sistema di rego- rio lanciare una seconda grande ta addirittura «legge Controeso- legge che Letta e Lupi definisco- loggio pubblico). Ecco, questo le contrattuali dignitose. Servo- tappa di quel percorso comindo», in una lettera pubblicata dal no sul Corriere «un passo fonda- dovrebbe farci tornare in Italia: no strumenti di welfare in grado ciato il 16 Ottobre a Roma, coCorriere della sera il 2 gennaio, mentale» per riportare in Italia il uno sconto fiscale, per chi viene di garantire autonomia alla gene- struendo nei luoghi della formadal vicesegretario del Pd Enrico milione di cittadini (in gran parte assunto o apre un’impresa. Non razione precaria. Servono servizi zione iniziative di avvicinamenLetta (primo firmatario del prov- giovani) che ha lasciato il paese importa che avere un contratto sociali minimamente paragona- to allo sciopero dei metalmeccavedimento) e da Maurizio Lupi negli ultimi 4 anni. La legge pre- di lavoro con salario, diritti e pro- bili a quelli che troviamo all’este- nici del 28 gennaio, in modo da del Pdl. La legge è nata dall’in- vede che i laureati under 40 ita- spettive di crescita paragonabili ro. Questa, oggi, è l’alternativa al- renderla una data di lotta più gecontro tra l’associazione 360 (il liani (o cittadini Ue che abbiano agli standard europei sia impos- la fuga. neralizzata possibile.

Parlamento

Francesco Lopomo

ne con la richiesta, oltre ai dubbi provvedimenti sulla produttività, di deroghe al CCNL in materia di diritto di sciopero e sulla malattia. Il caso non si sarebbe esteso, dicevano. E, in effetti, siamo già ben oltre Pomigliano. In pochi mesi infatti, come puntualmente previsto dalla Fiom, la partita si è trasferita su Mirafiori, e le condizioni dettate

dall’azienda sono diventate ancor più feroci. Non soltanto si è riproposto quasi in toto il modello Pomigliano – creazione di una “Newco” (la joint-venture Fiat-Chrysler) e riassunzione di ogni lavoratore con firma individuale sul contratto, uscita temporanea da Confindustria e dal CCNL in vista della futura creazione di un “Contratto dell’au-

La truffa del controesodo

I


IV

In movimento

venerdì 7 gennaio 2011

Globalizzazione e migranti Torniamo a parlarne

Françoise Nielly

una lotta comune a livello globale sul tema delle migrazioni, i dibattiti politici nazionali resteranno impantanati nelle politiche della sicurezza e della carità e gli stessi lavoratori resteranno divisi, perché percepiranno gli immigrati come una minaccia. Una sinistra degna di questo nome dovrebbe essere capace di costruire a livello internazionale due battaglie fondamentali: la prima per il controllo dei movimenti di capitale, facendo percepire ai lavoratori di tutto il mondo che la causa dell’abbassamento dei salari è la migrazione ma la globalizzazione economica, mentre l’altra dovrebbe essere per la ratifica della ConvenzioA Dakar si lancerà ne Onu sulla proteuna Carta Mondiale zione dei diritti dei dei Migranti, per la lavoratori migranti. tratta di un testo libera circolazione Si del 1990 non ratifirai e studenti, è e l’uguaglianza, cato dai paesi euche non c’è più contro il ropei e che importempo da perde- neoliberismo rebbe standard mire nella costrunimi di diritti ai lazione di un movimento di alter- voratori migranti regolari e irrenativa a livello internazionale. golari. Perché non sfidare l’ipoIl tema è emerso chiaramente crisia europea su questi temi? sul caso Fiat dove è chiaro che D’altronde si tratta solo di ripele battaglie dei lavoratori italia- tere cose – a cui si potrebbe agni, serbi e polacchi sarebbero giungere la richiesta di aboliziopiù forti se vedessero una unità ne della legge Bossi-Fini - che i di classe che travalichi i confini movimenti sapevano dire benazionali. Allo stesso tempo, è nissimo a voce alta fino a una chiaro che se non si costruisce dozzina di anni fa.

Nicola Tanno

Q

uasi nessuno ne ha parlato, ma lo scorso autunno si è tenuto a Quito un appuntamento di rilievo internazionale per i movimenti sociali. Nella capitale peruviana si è svolto infatti, dall’8 al 12 ottobre, il Social Forum Mondiale sulle Migrazioni, un appuntamento che ha provato a costruire una nuova agenda politica sul tema delle migrazioni e dei diritti globali. Il lavoro avviato a Quito culminerà nel Social Forum Mondiale che tra poche settimane si terrà in Senegal, dove verrà approvata una Carta Mondiale dei Migranti, un documento che rivendicherá il diritto alla libera circolazione dei cittadini, l’uguaglianza dei diritti e l’opposizione alle politiche neoliberiste che sono la causa della povertà nel Mondo. Sono discorsi, questi, che fuori dall’Europa sono al centro delle riflessioni politiche dei movimenti ma che purtroppo non vivono più di quasi nessuna attenzione delle forze politiche di sinistra italiane, tanto da far sorgere il dubbio che abbiano definitivamente rinunciato ad affrontare il tema perché vissuto con sofferenza dall’elettorato. Il problema è che anche quando è costretta ad esprimere pareri la sinistra si limita ad alternare un atteggiamento “sceriffesco” che prova a inseguire i temi dettati dalla Lega Nord o un solidarismo che appare spesso insufficiente. È possibile invertire la rotta e tornare a porre al centro del dibattito politico un tema che riguarda più di 200 milioni di persone senza limitarlo al-

la sicurezza e alla paura? La sinistra italiana, che dieci anni fa durante una breve ma felice stagione si dimostrò capace di analizzare i problemi locali in chiave globale, non può pensare di continuare ad ignorare il tema e di non ricostruire una relazione con le forze progressiste dei paesi di forte emigrazione, pena un’incapacità ancora maggiore di capire i processi globali. Se c’è una lezione da trarre da quest’autunno di lotte di ope-

Scuola Il rapporto Ocse-Pisa boccia gli studenti italiani, ma solo quelli delle paritarie. Sono i diplomifici ad abbassare la media

Privati di qualità Federico Del Giudice

D

ue rapporti, uno uscito a settembre e l’altro a dicembre, delineano lo stato dell’istruzione in Italia rispetto ad altri trenta paesi. I dati pubblicati dall’Ocse a inizio anno scolastico ci avevano disegnato una scuola con investimenti bassissimi, che collocavano il nostro paese in penultima posizione seguito solo dalla Slovacchia a causa del magro 4,5% di investimenti rispetto al Prodotto Interno Lordo. La percentuale di spesa per l’istruzione sul totale della spesa pubblica è di 9 punti percentuali contro il 13,3 della media Ocse. consegnandoci classi stracolme di studenti (22 studenti per classe contro una media Ocse di 18). I nostri insegnanti, oltre a dover subire il licenzia-

mento più grande della storia re- ni italiani in “lettura e comprenpubblicana, hanno stipendi infe- sione dei testi” si classificherebriori di 11 mila dollari all’anno ri- be di sette posti più in alto. Anspetto ai colleghi degli altri paesi che in “matematiche e scienze” il presi in considerazione. Fin qua ranking nella preparazione degli era tutto prevedibile. La sorpresa studenti italiani scende di cinque è arrivata con il secondo studio, posizioni. Oltre ai tagli alle scuoquello uscito qualche settimana le pubbliche il governo continua fa sulla qualità dell’istruzione. a promuovere gli stanziamenSe guardiamo i dati pubblicati ti per le scuole private, che negli dallo studio Ocse-Pisa vediamo ultimi dieci anni sono aumentacome gli studenti italiani abbia- te di numero, svolgendo spesso il no capacità inferiori alla media ruolo di diplomifici funzionali a degli studenti degli altri paesi in fare due o più anni in uno. Queletteratura, matematica e scien- sto è l’ennesimo colpo alla quaze. Andando però nello specifi- lità di un’istruzione che vedeva co ci accorgiamo che, secondo i nella scuola pubblica il luogo giudati Ocse-Pisa, se dicante gli studennon fosse per i ri- Oltre ai tagli alle ti ma anche giudisultati degli stu- scuole pubbliche il cabile dalla società denti delle priva- governo promuove nel suo ruolo pedate, il punteggio gogico, ruolo scalfigli stanziamenti medio conseguito dall’aziendalizzato dai quindicen- per le private zione crescente.

www.retedellaconoscenza.it

Memorie

Radici nel futuro Per combattere le ingiustizie che da sempre viviamo nelle nostre città, scuole e università bisogna guardarsi indietro. Tener conto di ciò che in passato è avvenuto per far in modo che quegli errori non riaccadano più. Questo è il presupposto fondamentale per capire la memoria storica, per coglierne l’importanza a dir poco fondamentale, per rinnovare quotidianamente le nostre lotte. Proprio per questo la Rete della Conoscenza quest’anno è tra le promotrici della “Carovana delle Memorie” insieme ad A.N.P.I., Libera e all’Istituto “Fratelli Cervi”. Tutelare la memoria di coloro che hanno dato la vita per cambiare radicalmente la società ingiusta in cui viviamo. Portare i valori dell’antifascismo e dell’antimafia nei luoghi della formazione. e nei territori. Questi gli intenti della carovana, che si pone come primo obiettivo indagare il legame che c’è tra mafie, fascismi e potere. Ma che cos’è la “Carovana delle Memorie”? E’ un viaggio, comune nelle nostre radici, da nord a sud, in ricordo delle vittime delle mafie e dei fascismi, per ribadire che la loro memoria è il presupposto fondamentale per il nostro impegno. Non a caso siamo partiti proprio da Portella della Ginestra, ove il primo Maggio del 1947 la mafia, con la collusione di servizi segreti deviati, uccise senza pietà i lavoratori e le lavoratrici scesi per la loro festa. Il nostro viaggio, che intreccerà anche la giornata delle memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie (quest’anno a Potenza), si concluderà a Reggio Emilia proprio il 25 Aprile, giornata che oggi più che mai deve essere riempita di nuovi contenuti e nuove resistenze. Proprio a Reggio, infatti, i sette fratelli Cervi persero la vita per mano della sanguinosa mano nazista. Un incontro tra generazioni, per un “nuovo patto di resistenza”: gli studenti e le studentesse incontreranno partigiani, familiari delle vittime di mafia, persolaità impegnate quotidiamente per il riscatto civile e sociale del nostro paese. Il Fascismo e la Mafia si fondano sull’ignoranza, sulla memoria corta; il nostro impegno, invece, si basa sulla conoscenza e l’approfondimento, per fare in modo che questo viaggio sia solo l’inizio di una nuova resistenza quotidiana.


Intervista

Rete della Conoscenza

venerdì 7 gennaio 2011

V

Beni comuni Lavoro, saperi e beni comuni per un nuovo modello di società Beni comuni Marco Bersani, portavoce del Forum italiano dei movimenti per l’acqua,

fa il punto sulla campagna referendaria e sul tema della ripubblicizzazione dei beni comuni

Lorenzo Zamponi

P

rima di tutto la cronaca: qual è il punto della battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua, dopo la mobilitazione del 4 dicembre? Come sta procedendo la campagna per la moratoria, e quando si saprà se il referendum sarà celebrato quest’anno o rinviato?

La battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua, dopo la consegna del 1,4 milioni di firme nel luglio 2009 e il via libera, nello scorso ottobre, della Corte di Cassazione sulla legittimità dei quesiti e delle firme raccolte, attende ora il pronunciamento della Corte Costituzionale che verrà emesso entro il 10 febbraio prossimo. Dopo questo passaggio, il Consiglio dei Ministri dovrà decidere una data di voto tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011. In caso di elezioni anticipate, l’intero iter viene rinviato di un anno; ma già in passato – ad esempio per i referendum antinucleari del 1987 - il Governo aveva approvato un decreto per far votare comunque nell’autunno. È questa una richiesta che, nel caso, avanzeremo. Mentre ora siamo impegnati nella richiesta di moratoria sugli effetti del decreto Ronchi (che spinge alla privatizzazione definitiva dell’acqua) e sulla soppressione degli Ato, prevista dalla legge 142/2010. Su quest’ultimo provvedimento, abbiamo ottenuto una prima parziale proroga fino al 31 marzo 2011. Sulla moratoria legata al decreto Ronchi ancora nulla ed è un segnale significativo. Perché da una parte è una cartina di tornasole del degrado della democrazia in questo Paese: come si può proseguire con una normativa che gli italiani potrebbero fra qualche mese abrogare. E dall’altra è il segnale di quanto i poteri forti temano il pronunciamento popolare. I movimenti per l’acqua pubblica, in particolare con la campagna referendaria, sono riusciti a porre al centro del dibattito pubblico il tema dei beni comuni, che in quest’autunno è diventato centrale per unire le battaglie di studenti, lavoratori, comunità territoriali in mobilitazione. Come si spiega il successo di questo tema? Dietro il successo della campagna referendaria ci sono quasi dieci anni di lavoro e di radicamento territoriale, fatto di decine e decine di vertenze che hanno contrastato le privatizzazioni già avvenute in

molte zone del Paese. La capacità di far incontrare queste esperienze fra loro, costruendo dal basso il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e di farle convergere in una grande vertenza nazionale è stato il passaggio fondamentale, che ha permesso di scrivere una legge d’iniziativa popolare sulla quale sono state raccolte nel 2007 oltre 400 mila firme e ora di arrivare alla straordinaria esperienza della campagna referendaria. Più in generale il tema dei beni comuni è diventato il quadro dentro cui tutte e tutti rivendichiamo una democrazia diversa e partecipata, uno spazio pubblico che rimetta in campo relazioni sociali cooperative e contrasti la solitudine competitiva in cui i poteri forti vorrebbero relegare l’intera vita delle persone. Ormai da trent’anni esiste una narrazione dominante secondo cui il pubbliIl tema dei co è corrotto e ineffibeni comuni ciente e il privato moè diventato il derno e funzionale. È quadro dentro possibile, oggi, invertire questa tendenza? cui tutte e tutti Io credo di sì. Perché il abbiamo rivendichiamo za, milione e 400 mila di portato nel modonne e uomini che han- una democrazia vimento studendiversa e tesco un ragiono consapevolmente firmato i quesiti referendari partecipata namento che suforse non conoscono tutpera la semplita la complessità del tema acqua, ce battaglia contro la privatizma hanno sicuramente acquisi- zazione di scuola e università, to un’importantissima intuizio- che è già in parte avvenuta, e ne: che questa idea malsana che si pone l’obiettivo della ripubla vita delle persone debba essere blicizzazione dei saperi. Ritieinteramente regolata dal merca- ni che il tema possa ricostruire to ha fatto il suo tempo, va ferma- un’unità tra i movimenti sociata ed occorre invertire la rotta. Ma li tale da cambiare i rapporti di occorre essere chiari anche sul- forza nel nostro paese? la questione del “pubblico”. Nes- Dopo tre decenni in cui la vulgata suno degli attivisti dell’acqua vuo- liberista ha declinato la democrale alcun ritorno al passato, perché zia come binomio di libero mercase per vent’anni le privatizzazio- to più elezioni formali (da esportani hanno potuto dispiegarsi quasi re anche con le armi), occorre oggi senza che le persone se ne accor- la consapevolezza di come il mergessero, è perché per troppo tem- cato sia antitetico alla democrapo il “pubblico” è stato altrettanto zia. Perché nel mercato vale la redistante dai bisogni dei cittadini. gola “un dollaro, un voto” principio Noi diciamo infatti che la gestio- escludente ed antitetico alla regone pubblica è condizione necessa- la “una testa, un voto” che designa ria (perché sull’acqua non si devo- i processi democratici. Per questo no fare profitti), ma assolutamen- credo che l’elemento comune alle te insufficiente se non diventa ge- mobilitazioni per la ripubblicizzastione partecipativa affidata alle zione dell’acqua e dei beni comuni comunità locali. In questo senso e alle lotte per la ripubblicizzaziocredo che su tutta la tematica dei ne dei saperi sia esattamente la ribeni comuni (naturali e sociali) si apertura di uno spazio pubblico e debba parlare di riappropriazione condiviso e la sottrazione di fette sociale ed immaginare anche uno di società all’invadenza del mercastatuto giuridico nuovo che superi to. Ma questo vale anche per l’inla semplice dicotomia tra pubbli- sieme delle lotte per i diritti – penco e privato. so in questo momento allo scontro in atto alla Fiat - anche perché Da qualche mese, con la nasci- ciò che va rimesso in campo è un ta della Rete della Conoscen- nuovo concetto di ricchezza so-

Marco Bersani

ciale, basato su un modello di produzione e di consumo e su un modello di beni comuni e di diritti che ponga al centro i bisogni sociali e ambientali. Lo strumento del referendum è stato, in passato, un’opportunità storica per alcuni movimenti e un boomerang per altre battaglie. Ora c’è chi propone al movimento studentesco di seguire l’esempio e proporre un referendum contro la legge Gelmini. Il dibattito è aperto, e ci piacerebbe avere il tuo punto di vista. Non esistono ricette buone per tutti le stagioni e credo che ogni percorso di mobilitazione debba scegliere gli strumenti più adatti ai propri obiettivi. L’elemento, tuttavia, che ritengo sostanziale credo debba essere la continuità, la reticolarità e la diffusione del conflitto sociale. Il movimento per l’acqua ha potuto cimentarsi con la battaglia referendaria dopo anni nei quali ha dimostrato territorio per territorio di poter metter in crisi i processi di privatizzazione. E anche quando ha deciso di utilizzare lo strumento referendario, ha scelto un insieme di quesiti che, oltre ad eliminare il passato, suggerissero l’orizzonte futuro, quello della gestione pubblica e partecipativa. Analogamente, io credo che il movimento per la ripubblicizzazione dei saperi debba innanzitutto dimostrare di essere in grado di

bloccare la legge Gelmini università per università, facoltà per facoltà, e solo successivamente riflettere sull’eventualità dello strumento referendario, che non può in nessun caso essere un sostituto delle lotte. Inoltre, riguardo allo specifico dei saperi, mi sembra che diventi ancor più complessa la formulazione di quesiti adeguati non solo a rispedire al mittente la legge attuale, ma l’insieme di normative precedenti (e anche di diverso colore politico) che tutte hanno contribuito al devastante risultato attuale. Ma questa è puramente una mia opinione, la lotta è vostra e siete tette e tutti voi a doverne decidere le tappe.

Rete della conoscenza Via IV Novembre 98, 00187, Roma www.retedellaconoscenza.it tel/ 0669770328 inforetedellaconoscenza.it Coordinamento editoriale a cura di: Lorenzo Zamponi hanno collaborato: Roberto Iovino, Roberto Campanelli, Angelo Buonomo, Enrico Consoli, Nicola Tanno, Andrea Aimar, Federico Del Giudice, Cinzia Longo Grafica: Filippo Riniolo Chiuso in redazione alle ore 19.00 La Rete della Conoscenza è il network promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento Universitario www.unionedeglistudenti.it www.coordinamentouniversitario.it

Rete della Conoscenza - numero 6  

Numero 6 de Rete della Conoscenza in allegato con Terra - quotidiano ecologista.

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you