Skip to main content

IoArch 10 - Sep 2007

Page 1

IOA 10-1a7 DEF

16-09-2007

23:25

Pagina 1

settembre 2007

Vivere la città

Progetto del mese

Under 40

Cultural planning

6

8

10

14

Il cohousing motore di welfare attivo

30 ettari di masterplan nel centro di Milano

Dubai: l’antico comfort delle torri del vento

Il Festival dell’architettura alla Manifattura Tabacchi

ANNO 2 numero 10 euro 2,50 Pubblicità Font srl via Siusi 20/a 20132 Milano tel. 02 2847274 fax 02 45474060 pubblicita@fontcom.it

www.italjolly.it

www.italjolly.it

Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB Milano

TRA URBANISTICA E MERCATO, LA CITTÀ CHE CAMBIA

Quartieri, città, mondo a nascita del computer è emblematica della nostra epoca: per la prima volta nella storia un’invenzione non ha uno scopo preciso: un render non ha nulla a che fare con i calcoli strutturali eppure entrambi vengono generati con la stessa macchina. È l’immaginazione al potere? Forse, accompagnata però all’incertezza. Le nuove domande poste dalla globalizzazione, dall’emergenza ambientale, dalla genetica non trovano una risposta ma cento e nessuna; dopo il Pil quali saranno i nuovi indicatori del benessere? Anche le città sono in cerca di risposte. Luoghi e funzioni che trovano la loro ragione nella spontaneità del “mercato” insieme non fanno una città. Ma intanto le infrastrutture sono quelle di cent’anni fa e gli acquedotti oggi sono meno efficienti di quelli dell’Impero Romano. Il mondo ha un grande bisogno di idee, anche se non lo dà a vedere. Hegel formalizzò la separazione dialettica tra etica e estetica ma ormai la sua sintesi non è più adeguata. Etica e estetica andavano insieme nel mondo greco e insieme generavano l’armonia. Ecco un grande progetto: ritrovare l’armonia. Con questo numero Giovanna Franco Repellini lascia la direzione, assorbita dai mille impegni della sua professione. Desideriamo ringraziarla per il suo fondamentale contributo alla nascita e all’impostazione di IoArchitetto. Sonia Politi

L

ARCHIURBAN /

nuova stagione per l’architettura italiana? Una

MANFREDI CATELLA Amministratore delegato di Hines Italia, gruppo che opera a livello internazionale nello sviluppo immobiliare. Ha precedentemente ricoperto il ruolo di direttore per la Flemings, con la responsabilità per l’attività di asset management in Italia, dopo aver operato nell’ambito della gestione di fondi per conto di Heitman a Chicago e della Cassa centrale delle banche Popolari a Parigi. È autore di numerosi scritti sul risparmio gestito e sulla finanza immobiliare.

L’INTERVISTA

Al centro

la qualità

dell’abitare In primo piano il MODAM (Nicolin Studio Architettura); sullo sfondo il centro espositivo progettato da Grimshaw Architects

Superati gli anni bui dell’edilizia, sta crescendo una committenza illuminata e competente. In grado di immaginare la città futura. Ne parliamo con Manfredi Catella, promotore del progetto Milano Porta Nuova

na laurea in Cattolica con una tesi in economia urbanistica e un master in pianificazione territoriale: Manfredi Catella, 39 anni appena compiuti, un po’ livornese un po’ siciliano, è il golden boy dello sviluppo immobiliare in Italia. Di lui i media si occupano a livello internazionale perchè è riuscito a mettere a segno un goal da fuoriclasse annunciando l’inizio dei lavori per Milano Porta Nuova, il progetto che non coinvolge solo un’area di

U

arch. pier vittorio aureli

Riscoprire le

“

Non sono un amante dei grattacieli, ma non sono nemmeno contrario. A volte è meglio concentrare volumetrie dove ci sono più infrastrutture e servizi. Basta non dimenticare che la bellezza è altrettanto indispensabile

”

città capitali n anni recenti architetti e urbanisti si sono interessati poco ai luoghi fisici della città. Come nell’economia ormai sostituita dalle forme fluttuanti della finanza, il mondo delle transazioni immateriali sembra aver preso il sopravvento su ciò che invece ancora costituisce un aspetto importante dell’esperienza quotidiana della città: la sua forma fisica e simbolica. Negli ultimi vent’anni l’ascesa del modello economico e politico dell’Impero globalizzante e i suoi effetti di crescente

I

mobilità di cose e persone hanno imposto un’idea di città come rete diffusa anziché come luogo politico, sociale e culturale che sottopone il territorio abitato a una dialettica fra centro e periferia. Eppure, malgrado tutto, oggi assistiamo a un ritorno forte dell’idea di centro urbano. Questa idea è riemersa prepotentemente a seguito di eventi simbolici di grande impatto come le manifestazioni di protesta che da qualche anno sono continua a pag. 3 >>>

290mila metri quadrati nel centro della città, ma scalda gli animi dei milanesi che si dividono in due squadre, anche all’interno della stessa famiglia ci sono i Favorevoli e i Contrari. Lui procede senza farsi distrarre, smuove interessi enormi, capitali da capogiro, convince i vertici politici e amministrativi di una città poco portata alla modernizzazione in ambito urbanistico. È garbato e rispettoso anche con la contestazio-

Dall’analisi delle esigenze alla consegna delle abitazioni, complete di manuale d’uso e di marchio che certifica il livello di bioarchitettura applicato all’immobile na cooperativa di costruzioni è un’associazione autonoma di persone che si uniscono per rispondere insieme alla necessità di costruire abitazioni. Fondata nel 1963 e ricca della realiz-

U

continua a pag. 2 >>> continua a pag. 2 >>>

Dispositivi di potere e grandi teatri politici e simbolici, le città capitali sfidano ancora la mediocrità e gli scenari immateriali della globalizzazione


IOA 10-1a7 DEF

16-09-2007

23:27

Pagina 2

2 • IOArchitetto >>> segue dalla prima pagina

Una

nuovi progetti, e la stessa cosa la facciamo in altre città italiane minori, anche sulla costa. Abbiamo tanto lavoro da fare.

nuova

stagione per l’architettura ne, non ha l’aria del furbetto. Ha lavorato presso fondi d’investimento immobiliari in tutto il mondo, a Parigi per le banche popolari francesi, a Chicago per un gruppo privato. Quando è rientrato in Italia, per una decina d’anni si è fatto le ossa in una banca d’investimento anglosassone. Solo nel 2000 entra nell’azienda di famiglia, la Coima, a far quello che gli piace e per cui ha studiato, proprio quando sul tavolo ci sono sfide molto ambiziose. In partnership con il gruppo americano Hines acquista un palazzo del Credito Italiano e subito dopo un grande edificio di Poste Italiane in via Bergognone che diventa l’occasione per una gara di architettura internazionale: “È stato uno dei primi concorsi, vinto poi da Mario Cucinella, e io penso che abbia avviato la nuova stagione dell’architettura italiana” ci spiega. In parallelo inizia a valutare le possibilità d’intervento in zona Garibaldi-Repubblica, Varesine e Isola, un’area che appartiene a oltre venti diversi proprietari. Costituisce un fondo immobiliare italiano, in partnership con Montepaschi Siena, coinvolge altre banche, fondi pensione, assicurazioni; gli investimenti previsti per lo sviluppo del progetto sono di 2,5 miliardi di euro. Ottiene il consenso degli amministratori pubblici mettendo a punto quello che viene considerato in tutta Europa un progetto pilota. “Un progetto appassionante, soprattutto sotto il profilo urbanistico perché sono quat-

italiana?

tro aree distinte, con caratteristiche diverse: Corso Como e Garibaldi con la moda e le discoteche; Repubblica con i grandi alberghi e la finanza; il polo istituzionale con il Pirellone e l’Isola con la sua anima artistica, popolare e multietnica. Un progetto che deve collegare 30 ettari di città dove sorgeranno case, uffici, verde e grattacieli, ma anche diversificare nel momento in cui tocca i confini di questi quartieri. Un lavoro complesso da capire e declinare, molto appassionante. Con quale logica avete lavorato? Al centro di ogni progetto c’è l’uomo, ci sono le persone con le loro esigenze, abbiamo ragionato in questi termini cercando di far bene. Per esempio? Per esempio dando spazio a parchi e giardini, ma con equilibrio e sapendo che il verde non è tutto. Gli spazi pubblici in città non sono meno importanti: piazze e strade dove poter leggere un giornale, mangiare un panino, luoghi dove sia piacevole fermarsi come all’estero, questo penso sia importante. Anche il residenziale deve essere ripensato, perchè si tende troppo a progettare gli edifici dall’esterno, troppo spesso a contare è l’apparenza, mentre si dovrebbe partire dalla pianta, dal dentro quindi dalla persona e non dalla facciata. È indispensabile a mio avviso che si possa sviluppare una prospettiva di architettura differente.

>>> segue dalla prima pagina

Al centro

la qualità

dell’abitare zazione di più di 12 mila alloggi, la bolognese Cooperativa Murri si definisce “cooperativa di abitanti”, a sottolineare l’impegno con cui opera nell’interesse della propria utenza. Il suo raggio d’azione comprende la provincia di Bologna; recente l’ap-

prodo a Rimini. L’intervento prende il via dalle esigenze dei soci per passare all’acquisto dell’area, la progettazione, il coordinamento dei lavori, il collaudo e la consegna degli alloggi, completi di manuale d’uso. Con Stefano Farneti, direttore tecnico, abbiamo affrontato alcune tematiche relative all’abitazione e ai principi

Milano Porta Nuova: il progetto del Gilli Hotel (Studio Architetto Benati)

Come conciliare questo pensiero con lo sviluppo verticale della città, che Hines propone? Io non sono un amante dei grattacieli, ma non sono nemmeno contrario, a volte è meglio concentrare volumetrie dove ci sono più infrastrutture per esempio, sei più vicino alle metropolitane, a tutto quello che ti serve. Ci vogliono i servizi, le infrastrutture, ma non bisogna dimenticare che la bellez-

za è altrettanto indispensabile.

della bioarchitettura, che la Cooperativa applica ai propri interventi edilizi.

Chi partecipa all’acquisto? È un passo importante che vede coinvolta tutta la famiglia. In genere è la donna che fa domande sugli affacci e richiede personalizzazioni. Recentemente abbiamo inserito nei capitolati anche le cucine. Abbiamo fatto questa scelta perché pensiamo che avere il bagno attrezzato e la cucina arredata sia importante per poter dire “abito la casa”, senza altri problemi. È un’iniziativa che ha molto successo.

La consegna del manuale d’uso di una casa è ormai prassi comune? No, sono pochi a realizzarlo. Noi lo facciamo da diversi anni. In esso si trovano tutte le informazioni relative all’edificio e all’alloggio che il socio ha acquistato. Si prende il via dalle concessioni edilizie e i permessi, per passare ai responsabili e gli artigiani (elettricista, idraulico…). C’è poi una descrizione completa dell’edificio con lo schema delle fognature, una sorta di capitolato descrittivo dei materiali (dalle strutture alle finiture) e l’impiantistica. Infine di ogni alloggio è fornita una serie di immagini del grezzo: nelle varie pareti attrezzate si vede dove sono collocati impianti, tubature…

Dove vorrebbe vivere? A Milano, un luogo di estremo interesse, una città intrigante con un territorio in velocissima evoluzione, dove c’è una sfida di qualità, di eccellenza che si sta sviluppando adesso. Oltre a Porta Nuova? Ma certo, stiamo partendo con altre sfide, siamo piuttosto at-

Quale rapporto tra la Cooperativa Murri e la bioarchitettura? Per bioarchitettura intendiamo attenzione progettuale a numerosi particolari. A cominciare dalle condizioni di soleggiamento soprattutto di soggiorni e cucine, con terrazzi esposti a sud con opportune schermature per l’ombreggiamento estivo; d’inverno l’irraggiamento solare è utile per risparmiare energia. Abitazioni con finestre sui lati contrapposti, che assicurano un ottimale ricambio d’aria. Poi l’uso di materiali non nocivi alla salute. Ancora, la riciclabilità, uno dei requisiti suggeriti dal regolamento tipo della Regione Emilia Romagna. Per la coibentazione acustica sotto il pavimento utilizziamo materiali derivati dai pneumatici usati: la loro lavorazione ha un impatto ambientale ridotto e prestazioni

Ville a schiera a Granarolo dell’Emilia.

tivi. Stiamo lavorando con Antonio Citterio, che ha vinto il concorso di architettura privata per un immobile in Ferrante Aporti, una palazzina ex Poste Italiane che trovo molto bella. Ma stiamo valutando anche altri progetti qui a Milano di varie dimensioni, sia ristrutturazioni di edifici, sia veri e propri sviluppi urbani, la stessa cosa la stiamo facendo su Roma dove ci stiamo occupando di diversi

elevate. Si tratta di concetti che le persone hanno compreso e cominciano ad apprezzare, ma che non sono scontati. Vedo molti progettisti bravi, capaci che sono attenti all’esterno, all’impatto visivo ma poi, entrando nelle case, si trovano ambienti non studiati per il benessere di chi le andrà ad abitare. Cosa certificano i vostri tre marchi di bioarchitettura? Oltre a materiali ecologici, utilizziamo sistemi solari attivi (pannelli solari e fotovoltaici) e passivi (finestre e serre addossate); impianti per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana (irrigazione) e per un corretto ricambio d’aria all’interno delle abitazioni; realizziamo tetti verdi per ridurre il surriscaldamento dell’aria nei mesi estivi, murature di tamponamento di grande inerzia termica per favorire condizioni di benessere termoigrometrico; realizziamo impianti elettrici a “stella” per ridurre l’inquinamento elettromagnetico e la valutazione e analisi degli aspetti bioclimatici del sito. I diversi livelli sono attestati da un sistema di autocertificazione composto da tre marchi: Quadrifoglio garantisce prestazioni obbligatorie riguardanti l’uso di materiali ecocompatibili, con riferimento ai requisiti del Regolamento Edilizio tipo della Regione Emilia Romagna; Coccinella unisce ai materiali le prestazioni riguardanti gli impianti; il livello massimo è

Che caratteristiche deve avere uno studio di architettura per lavorare con voi? Non abbiamo preclusioni, e non ci rivolgiamo solo allo star system, cioè ai grandi architetti indiscutibilmente famosi come Piano, Norman Foster che pur ha partecipato alla selezione del master planner di Garibaldi Repubblica. Si è deciso di lavorare con Cesar Pelli, che è una star, ma non da giornale…non so come dire, non è una decisione di esclusione a priori. Noi selezioniamo con grande attenzione i master planner, gli urbanisti con i quali disegniamo l’impostazione strategica del progetto, lo schema. Poi ci occupiamo della definizione della nostra strategia sui singoli edifici e predisponiamo la documentazione per gare private di architettura. Solo per Porta Nuova abbiamo raccolto informazioni su circa 500 studi di architettura, da questi abbiamo selezionato raggruppamenti compatibili ai singoli lotti e alle singole visioni che avevamo. Da qui si sono generate le selezioni e sono stati individuati gli studi. Ci teniamo ad essere la committenza “competente”, non entriamo nel merito della parte estetica, ma sicuramente di quella esecutiva. I criteri di valutazione degli studi con i quali lavoreremo sono molti, diciamo tutti quelli che possono venire in mente a chi legge, criteri che applichiamo in modo abbastanza rigoroso. Chi è il suo architetto? Personalmente mi rivolgo a mia madre. Sonia Politi

ING. STEFANO FARNETI Laureato nel 1979 in Ingegneria civile edile a Bologna. Da più di 25 anni nell’ambiente edile, è direttore tecnico della Cooperativa Murri, al cui interno si occupa dell’acquisizione delle aree, coordina l’attività dell’ufficio tecnico, dalla progettazione alla direzione dei lavori, nonché della definizione degli appalti con le imprese.

Girasole, che garantisce materiali, impianti e prestazioni energetiche certificate. Prosegue la fuga dalle città? È una tendenza in atto a Bologna, alimentata da due cause principali. Da una parte il costo elevato delle abitazioni in città, dall’altra la ricerca di una casa immersa nel verde, lontana dal traffico e dell’inquinamento: le principali caratteristiche richieste dai soci. In mezzo c’è la periferia, nota dolente qui come in tutte le città. Avrebbe bisogno di interventi complessi per portare verde, piazze, spazi da vivere insieme… Meglio abitare in un comune della prima cintura piuttosto che in periferia. Nadia Rossi


IOA 10-1a7 DEF

16-09-2007

23:27

Pagina 3

IOArchitetto • 3 >>> segue dalla prima pagina

Riscoprire le

città

capitali

tornate a conquistare suggestivi e centrali palcoscenici architettonici, le celebrazioni e raduni religiosi che hanno rivelato in tutta la loro potenza politica il potere simbolico di riti e forme che si credevano efficaci solo in tempi lontani, e infine gli attentati terroristici che a differenza di quelli del passato, hanno mirato appunto al cuore simbolico e ideologico delle grandi città. In architettura questo controverso ma sintomatico scenario di riscoperta politica della città come luogo, centro e forma riconoscibile emerge solo quando nei suoi luoghi strategici atterrano i cosiddetti “iconic buildings”, gli edifici-icone dalle forme sempre più bizzarre (e discutibili) che da qualche tempo sono strumenti potenti di marketing urbano e speculazione. Se l’urbanistica si è ormai ridotta alle mappe satellitari e ai dati statistici, l’architettura è ridotta alla sua immagine fatta di poche perle inserite in agglomerati urbani privi di visione e di progetto. La cultura urbana e architettonica sembra dunque vivere un momento di successo mediatico, nel momento stesso in cui attraversa una profonda crisi di rappresentazione culturale e politica. È proprio di fronte a questo scenario di impasse che da qualche anno presso il Berlage Institute di Rotterdam abbiamo iniziato un programma dedicato al tema delle Città Capitali. L’istituzione di questo programma è il tentativo di riconquistare uno sguardo di sintesi sull’idea e la forma fisica della città. Riscoprire l’eccezionale valore politico e culturale delle grandi città capitali vuol dire sfidare gli scenari immateriali della globalizzazione, che vuole il territorio urbano succube di un generico progresso delle forze di mercato e privo di un’anima politica. Ed è proprio contro le vacue illusioni del nuovo che avanza che la nostra ricerca si propone non soltanto di elaborare scenari per le grandi città del futuro ma anche, e soprattutto, di imparare dal loro passato, spesso controverso e non proprio politicamente corretto, ma ricco di insuperabili e ancora raffinate tattiche di rappresentazione urbana. Osservate dall’alto delle nostre presunte virtù democratiche e liberali, le grandi città capitali appaiono come il frutto di un potere dispotico e accentratore. Osservate con spregiudicata capacità analitica la loro forma rivela invece una grande lungimiranza urbana da parte dei soggetti politici che le hanno progettate. Questa lungimiranza è stata tale che è consciamente o incosciamente sopravissuta e anzi ha ecceduto le ragioni di potere, controllo e persuasione che l’avevano sollecitata. L’esempio più clamoroso in questo senso è la Parigi “capitale del XIX secolo”, come la chiamava Walter Benjamin. Sventrata e ricostruita dal Prefetto, il Barone Haussmann, come risposta alla

rivoluzione operaia del 1848, la sua forma fatta di lunghi e diritti Boulevards serviva fra l’altro a spostare velocemente le truppe e a prendere a cannonate gli eventuali insorti senza danneggiare la città. Eppure la sua severa forma nata dal potere dispotico di Napoleone III è stata amata dai libertari Situazionisti che la utilizzarono quale luogo delle loro derive psico-geografiche, fino a diventare lo scenario urbano ideale e irripetibile delle marce di protesta del ‘68. È nel segno di una migliore organizzazione geopolitica del potere che emerge la moderna città capitale. Essa nasce quale esigenza di stabilire un luogo di accentramento del potere nel momento in cui quest’ultimo si organizza della sua forma moderna di Stato-nazione. Con il consolidarsi delle monarchie assolute nella forma di veri e propri Stati, le numerose città europee che nel medioevo erano state caratterizzate da una forte autonomia politica perdono quest’ultima e sono integrate nella nuova rete politica del territorio nazionale. In questo quadro dove il potere politico è diffuso e totalizzante fino ad assumere le sembianze simboliche del Leviatano di Hobbes, sorge l’esigenza di creare un luogo simbolico e logistico centrale. Ciò avviene sfruttando il carisma di antichi centri di potere come nel caso di Roma, o trasformando piccoli centri in veri e proprie luoghi di civiltà culturale come nel caso della Berlino prussiana. Espressioni di vasti ambiti geografici, le città capitali diventano a partire dal XVI secolo centri che eccedono la loro costituzione locale, e diventano così la base della moderna metropoli prima cosmopolita e poi globale. Infatti prima di essere luogo dell’accumulazione finanziaria, le città capitali sono prima di tutto luogo dell’accumulazione del potere culturale oltre che politico. In questo senso la nascita della città capitale è parallela alla nascita del capitalismo stesso, il cui principio di accumulazione sarebbe stato impossibile senza l’armatura politica, culturale e simbolica dello Stato moderno. L’evoluzione della città capitale ha visto il succedersi di progetti di grande respiro politico, formale e strategico oggi purtroppo superficialmente letti unicamente quali imposizioni totalitarie impensabili in un regime politico democratico. Se è vero che la straordinaria coesione architettonica e urbana delle città capitali del passato era alimentata dalla volontà di potere, è anche vero che questa volontà ha saputo manifestarsi attraverso raffinate e spesso strategiche visioni che ancora oggi sopravvivono e costituiscono un riferimento forte nel nostro immaginario geopolitico. In questo senso le città capitali non sono più soltanto dispositivi di potere dello Stato Nazione, ma veri e propri teatri politici

ARCH. PIER VITTORIO AURELI È architetto e docente presso il Berlage Institute di Rotterdam. I suoi studi e progetti si concentrano sul rapporto tra forma architettonica, teoria politica e storia urbana. Aureli ha conseguito il dottorato in urbanistica presso lo I.U.A.V. di Venezia e il PhD in architettura presso la Technische Universiteit di Delft. Attualmente è Visiting Professor presso l’Architectural Association di Londra, la Columbia University di New York e l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Insieme a Martino Tattara ha fondato lo studio Dogma. Recentemente Dogma ha vinto il concorso per una nuova città governativa in Corea del Sud e il premio Chernickov come miglior studio emergente nell’edizione del 2006.

A fianco: il percorso devozionale voluto da Sisto V e i nuovi obelischi che segnano il paesaggio urbano di Roma in un incisione del 1588 Sotto: l’impianto razionalista di Brasilia

nente americano non era abitato da popoli indigeni, è assunto quale forma simbolica facendo diventare il vuoto, lo spazio tra gli edifici il vero simbolo della modernizzazione del Brasile. Oggi occorre riscoprire questi esempi al di là del luogo comune dell’urbanistica totalitaria che ormai serve soltanto come alibi alla mediocrità urbana delle nostre città “democratiche”. La città contemporanea non può più essere solo il diagramma del pluralismo delle forze di mercato. La città deve essere il terreno sul quale sfidare il potere del mercato, quello sì ormai pressoché totalitario, a favore di una sua interpretazione come banco di prova della responsabilità politica. che mettono in scena simboli e ideali magari controversi, ma universali. Tre di questi teatri politici meritano di essere considerati quali autentici capolavori di progetti di città: la Roma di Sisto V, la Mosca di Stalin, e Brasilia di Juscelino Kubischek. Se i Papi del Rinascimento avevano tentato di dominare il caos della Roma medievale con complessi programmi urbani affidati spesso a raffinati e geniali architetti, è Sisto V attraverso l’opera di un mediocre ma abile architetto come Domenico Fontana che in cinque anni, dal 1585 al 1590, realizza questa impresa. Invece di grandiose fabbriche, Fontana sviluppa una visione di assieme della città articolata attraverso interventi puntuali minimi ma di grande impatto simbolico, come le strade processionali che collegano le Basiliche e gli Obelischi che disegnano istantaneamente una nuova geografia della città. La Mosca di Stalin si distingue dagli altri progetti promossi da regimi totalitari del XX secolo, per il fatto che non sono stati imposti soltanto progetti megalomani svincolati dalla struttura della città, ma al contrario il regime ha riformato radicalmente quest’ultima con interventi

strutturali come la costruzione della metro, le Quartali - i grandi blocchi residenziali progettati come vere città autosufficienti e la costruzione di sette grandi grattacieli monumentali che attraverso la loro forma composita erano pensati come la risposta sovietica ai monotoni grattacieli americani. Infine Brasilia che oggi è illegittimamente creduta una città utopica e come tale un fallimento dell’urbanistica modernista, merita ancora di essere rivisitata come un lungimirante progetto di città. Progettata da Lucio Costa attraverso la proposta di un efficace tipo urbano come la superquadra - l’unità residenziale base della città dove Costa ha saputo coniugare il modernismo lecorbuseriano e la tradizione coloniale brasiliana - Brasilia è una delle poche città che ha fatto del paesaggio e del verde non solo una risorsa per lo svago ma il suo stesso tema culturale e simbolico. La posizione nel cuore del Brasile rispecchia infatti il desiderio coltivato dalle forze culturali di questo paese di riscattarsi dalla dominazione coloniale dei Portoghesi che aveva occupato la costa. Il tema del paesaggio “vuoto” dell’entroterra brasiliano, che al contrario di altre parti del conti-

Flashalessandrobelgiojoso Shanghai: il nuovo avanza, supera il vecchio e anche sè stesso


IOA 10-1a7 DEF

16-09-2007

23:42

Pagina 4

4 • IOArchitetto

brevi / camilla morlacchi Lavori in corso

Biennale Rotterdam

Il Teatro Giordano di Foggia

Il

primo premio dellaMaster Class di Form and the City

Coibentazione moderna di ambienti ottocenteschi Non si può parlare di Foggia senza pensare a Federico II, che per primo la fece grande, e a Umberto Giordano, il compositore lirico (Andrea Chenier) che vi ebbe i natali e a cui la città dedicò nel 1928 l’allora Teatro Dauro. Gli attuali lavori di restauro conservativo del teatro Giordano, sottoposto ai vincoli della Sovrintendenza ai Beni Culturali, riguardano in particolare le strutture portanti della copertura in legno (capriate, passerelle, arcarecci, graticci) oltre al totale adeguamento alle vigenti norme di sicurezza. La necessità di realizzare un pacchetto di copertura (impalcato termoisolante e manto di copertura) leggero e portante, ha stimolato la ricerca dei progettisti, che dopo aver valutato diverse soluzioni hanno optato per il sistema Isotec, anche alla luce dell’incidenza di carico permanente (solo 5,100 kg/mq per pannelli in poliuretano espanso rigido di 6 cm di spessore), conseguendo numerosi vantaggi: un’efficace coibentazione, una seconda impermeabilizzazione, una microventilazione e un’efficiente barriera al vapore, elementi che hanno soddisfatto le esigenze progettuali garantendo il funzionamento termoigrometrico dell’intera copertura.

Oggi gli edifici tendono a essere “unici” ma questa unicità li rende ubiqui, cancellando qualsiasi legame con il contesto urbano. Ricercare e ricreare questo legame è stato il tema della Master Class organizzata dalla Biennale di Architettura e sostenuta dal Rotterdam Zuid Pact, un fondo di investimenti immobiliari promosso dalle municipalità locali. Il progetto vincitore è un’ingegnosa proposta per la stazione della metropolitana di Maashaven e l’adiacente silo del grano consistente in una superficie inclinata che congiunge il livello superiore della stazione con l’acqua. La superficie è una copertura

ATTI DI CONSTRUCTA * IN 600 PAGINE TUTTI GLI Un volume, che può essere richiesto

JEUX SANS FRONTIÈRES A ROMA * È il titolo della nona conferenza EPIC

su www.constructa2006.it/atti.html, documenta l’evento biennale promosso e organizzato da fischer Italia con importanti partner industriali. Tre le sezioni: una prima sui momenti plenari dedicati all’innovazione tecnologica e al suo trasferimento, all’architettura dell’efficienza energetica e all’arte di costruire “a regola d’uomo”; la seconda documenta i workshop e le loro case history su flessibilità, efficienza energetica, antisismica applicata, progettazione partecipata; la terza riporta infine il resoconto puntuale della tavola rotonda su come le amministrazioni pubbliche si collocano nei confronti dell’efficienza energetica e della progettazione partecipata.

(European Property Italian Conference) che farà il punto sugli sviluppatori immobiliari italiani che hanno avviato operazioni di successo all’estero, con quale background e quali strategie, con quale ritorno in termini di volume d’affari e di visibilità per i nosri progettisti e le nostre imprese. EPIC analizzerà inoltre i trend e gli andamenti del settore immobiliare nei vari Paesi per confrontarne e valutarne le rispettive opportunità e performance. Appuntamento il 27 e 28 settembre a Roma, St Regis Grand. www.epic.it

* DIVENTA “VERDE” IL PREMIO REVIT BIM

EXPERIENCE Entrambi gli studi vincitori dell’edizione di quest’anno sono impegnati in progetti di architettura sostenibile. Lo studio francese Brunet Saunier è famoso per i suoi “green hospitals” ed è stato uno dei primi a utilizzare il concetto di BIM (Building Information Modeling) con Revit Architecture, per ottimizzare fin dalle prime fasi di progetto la distribuzione degli spazi e le loro possibilità di fruizione, fondamentali quando si progetta un ospedale. Sauerbruch Hutton (con 100 architetti al proprio interno) specializzato in progettazione di uffici e aree commerciali, utilizza Autodesk Revit Architecture dal 2005 per la progettazione di strutture attualmente in costruzione tra cui il KFW Banking Group West Arcade a Francoforte, uno dei più grandi complessi per uffici eco-sostenibili in Europa.

NEL 2006 ULTIMATE 290MILA * NUOVE ABITAZIONI Che diventano 330mila considerando anche quelle illegali, con un trend ancora in crescita (+4,5%) ma non più ai ritmi straordinari del precedente biennio, e che quest’anno inizierà una flessione destinata a protrarsi almeno fino al 2009, secondo il rapporto CRESME-SAIE 2007 che verrà presentato a Bologna il prossimo 23 ottobre.

TOYO ITO PER CERSAIE 2007 * I manifesti di Cersaie sono ormai da collezione. Quello della 25a edizione, in programma a Bologna dal 2 al 6 ottobre, è firmato da Toyo Ito. Architectural guest star di quest’anno Mario Botta, all’incontro “architettura e memoria”, giovedì 4 ottobre alle 10,30 presso il Palazzo dei Congressi del quartiere fieristico di Bologna. www.cersaie.it

CORSO DI FORMAZIONE PER CERTIFICATORI * ENERGETICI SECONDO LO STANDARD DI REGIONE LOMBARDIA Diretto dal professor Attilio Carotti, docente di teoria e progetto di costruzioni & strutture al Politecnico di Milano e di scienza delle costruzioni a Mantova, il corso della durata di 60 ore alternerà a momenti teorici e esercitazioni numeriche workshop per la simulazione di pratici casi-studio relativi a diverse tipologie edilizie, zone climatiche, destinazioni d’uso e stato degli edifici. Il corso, che si si concluderà con un esame di accreditamento, si svolgerà di giovedì e venerdì pomeriggio, dal 15 novembre al 15 gennaio 2008, presso il Politecnico di Milano. Per informazioni e iscrizioni: francesca.clemenza@polimi.it fax 0223994220, tel. 0223994209

LANDSCAPE DESIGNERS A RIMINI * Promosso da Paysage, dalla rivista Architettura del Paesaggio e da SUN-salone internazionale dell’esterno di RiminiFiera, “Architettura del Paesaggio: incontri con i progettisti” è uno spazio espositivo e un ciclo di conferenze nel quale numerosi architetti del paesaggio, tra cui Jean Mus (venerdì 5 ottobre), presenteranno le propri realizzazioni. Il paesaggista è oggi una figura professionale sempre più ricercata da committenti e aziende del settore. 4-7 ottobre a Rimini. www.sungiosun.it

CALL FOR ENTRIES PER IL MASTER IN GARDEN * DESIGN DI ISAD

per negozi, gallerie e ristoranti. Con la sua valenza iconica trasforma un centro servizi urbano in un nuovo elemento del paesaggio. La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 3 giugno alla Kunsthal di Rotterdam. Giuria: Vedran Mimica (Berlage Institute), Christine de Baan (IABR), Mauro Parravicini (OMA), Michelle Provoost (WiMBY!/Crimson), Karin Schrederhof (Rotterdam Zuid Pact), Oliver Thill (Kempe Thill Architects). Docente coordinatore del team dell’Università Tsinghua di Pechino: Brian Chang. Partecipanti al progetto: Xia Guo Fan, Gu Jun, Tang Yang, Zhang Ye.

archimail / riceviamo e pubblichiamo Un parcheggio da ripensare in Piazza S. Ambrogio

Medioevo e modernità o solo infinita tristezza? C'è chi lamenta che in Piazza del Duomo sono stati rimossi i pittoreschi neon degli anni trenta per poi fare un silenzio di tomba su operazioni come quella dei parcheggi in Piazza S. Ambrogio. Di fronte ai dubbi benefici di pochi residenti si accetta una traumatica trasformazione dello spazio antistante la Basilica di S. Ambrogio senza alcuna considerazione per i fondamentali riferimenti che assicurano il residuo baluardo di uno dei principali simboli dell’identità milanese. La trasformazione è da luogo a non luogo... È sufficiente andare a vedere dove questi parcheggi sotterranei sono stati già realizzati per accorgersi dei problemi che generano nella vita della via o piazza e della zona di cui vorrebbero, a parole, portare una funzione utile. Se da una parte permettono il parcheggio sottoterra ad alcuni residenti, il resto è tutto più complicato e insicuro, difficile da gestire quando addirittura non si apportano, come nel caso di Piazza S. Ambrogio, forti squilibri nella trasformazione di un’area di delicatissimo equilibrio storico ambientale. Non si tratta di un’operazione di destra o di sinistra, ma di un’operazione arrogante e insensibile, con enormi possibilità di menomazione della qualità identitaria e culturale di uno dei rari spazi preziosi della città. Speravamo in una decisa posizione da parte delle Istituzioni culturali preposte alla tutela di Milano che non hanno saputo o potuto avere la forza di opporsi lasciandosi convincere dalla favola della cautela o dell'attenzione con cui si faranno i lavori. Architetto Renzo Marrucci, Milano

Eredi Guerrini progetta e produce scale a chiocciola, elicoidali e a giorno, in ferro per interni ed esterni, con gradini in ferro o in legno e inserti in ferro battuto. Realizza inoltre soppalchi per interni in ferro sia per arredamento che per l'industria. Infine, è specializzata nella lavorazione del ferro e della lamiera per tutte le sue applicazioni in edilizia.

Il corso, riservato a laureati in agraria, architettura e ingegneria edile dopo il 31 dicembre 2003, si svolgerà con frequenza obbligatoria dal 22 ottobre al 20 giugno 2008 all’ISAD, via Balduccio da Pisa 16, Milano. Per il corso ISAD bandisce 4 borse di studio, a copertura totale o parziale del costo di partecipazione di 6.850 euro. www.isad.it

NOVITÀ ONLINE * Architectour è un nuovo portale sull'architettura contemporanea. Il database, che presta particolare attenzione agli aspetti d'innovazione tecnica e strutturale, al momento contiene più di 5.000 opere realizzate nel XX secolo e ancora esistenti. Un altro strumento di informazione per i professionisti e per quanti si interessano all'innovazione del patrimonio costruito e all'evoluzione della città contemporanea. www.architectour.net

Eredi di Guerrini Via Stefanardo da Vimercate, 36 20128 M I L A NO Tel. 02 2578823 Fax. 02 27001344 info@guerrinimarco.191.it

U


IOA 10-1a7 DEF

17-09-2007

0:39

Pagina 5

IOArchitetto • 5

pittoresco / francesca orestano

archicontract /

Utile, anzi indispensabile

breviario per l’aspirante

alla

vita incampagna

amenità della vita in campagna ha ispirato scrittori e architetti: Orazio, Virgilio, il pratico Columella inneggiano al vivere rurale, istruendoci su terreni, piante, raccolti, allevamenti di animali e d’api. Nel Settecento, Rousseau e seguaci prescrivono la spontaneità informale e pittoresca della ferme orneé: Ermenonville è il modello di uno stile naturale che, politicamente corretto, farà proseliti ovunque. Ma oggi addentriamoci nella vita in campagna con Flaubert: gli inimitabili Bouvard e Pécuchet in fuga da Parigi investono i risparmi in una proprietà vicina a Caen: orto, campi, alberi da frutta, giardino, fattoria… rimboccate le maniche, col fazzoletto in testa, i cittadini iniziano a lavorare. Bouvard pianta pomodori, ma sotto la pergola. Davanti alla cucina Pécuchet fa scavare una larga buca per il concime e, messo da parte ogni pudore, decide “d’andar per sterco!”. Poi si dedica alle serre: pianta barbatelle, fa margotte, innesti… ma la serra brulica di larve, gli ortaggi sono rachitici, esangui. Si dedica ai fiori: ma pianta la passiflora all’ombra, le viole al sole; soffoca di concime i giacinti, annaffia i gigli durante la fioritura, uccide i rododendri a furia di potarli… Dopo questi fallimenti trovano il manuale di Boitard, L’architetto

L’

dei giardini. Apprendono che vi è il giardino di gusto nostalgico-romantico, caratterizzato da sempreverdi, rovine, tombe, una cappelletta ex-voto; il giardino di gusto tragico con roccioni pericolanti, alberi schiantati, capanne semidistrutte da incendi; quello di tipo esotico, con cactus candelabro del Perù che suggeriscono nostalgie in chi ha viaggiato. Il genere serio offre, come Ermenonville, un tempio a chi si pasce di filosofia; il genere maestoso ha obelischi e archi di trionfo; grotte e boraccine il genere misterioso; un lago il genere sognatore; il fantastico annovera insieme un cinghiale, un eremita, parecchi sepolcri, e una barchetta che attraverso il lago porta a un salottino, dove dal sofà sprizzano getti d’acqua… Gli amici si mettono al lavoro. I grandi tassi del viale diventano due pavoni; la siepe un cubo, un cilindro, delle sedie a braccioli; l’asparagiaia è sacrificata alla tomba etrusca: cioè un cassone in muratura intonacato di nero, alto sei piedi, che ricorda un canile. Quattro abeti del Canada fiancheggiano il monumento che avrà un’urna e un’iscrizione. Un ponte scimmiotta Rialto su un laghetto artificiale senz’acqua; al centro del prato, con cemento e pezzi di granito, gli amici modellano un gigantesco tubero di patata. Infine abbattono il tiglio più

grosso: chi lo vede crederà che l’abbia stramazzato un fulmine. Ma il capolavoro restano i pavoni, potati da Pécuchet. Bouvard si profonde in caldi elogi per l’amico. Questa pittoresca lettura estiva culmina nel Dizionario dei luoghi comuni: CAMPAGNA. I campagnoli sono migliori dei

cittadini, aspirare alla loro sorte. In campagna tutto è concesso, abiti alla buona, scherzi, ecc. Morale: prima di concedersi la vita in campagna - e di progettare un giardino, un orto, un frutteto - leggere Bouvard e Pécuchet.

Camere low energy ome adeguare una struttura turistica alle nuove direttive emanate dalla Comunità Europea e dallo Stato Italiano in materia di prestazioni energetiche degli edifici? La Low Energy Room propone il progetto di una stanza d’albergo dai contenuti tecnologicamente avanzati che permettono la riduzione dei tempi di ristrutturazione, dei costi di gestione e di esercizio per offrire all’ospite il massimo comfort. Alcune delle tecnologie orientate alla riduzione dei consumi integrate al progetto di arredo e di interior: l’utilizzo del cartongesso e di pannelli di insonorizzazione permette l’alloggiamento degli impianti elettrici e meccanici, risparmiando i tempi di demolizione. La climatizzazione con pannelli radianti a parete

C

e soffitto fornisce migliori condizioni di benessere legate allo scambio di calore per irraggiamento e alla bassa velocità dell’aria nel locale. La progettazione illuminotecnica si basa sull’ottimizzazione dei flussi generati da sorgenti a LED, caratterizzate da elevata efficienza luminosa, ridotti consumi uniti alla possibilità di creare flussi più caldi o più freddi. La persiana fotovoltaica garantisce una diminuzione degli apporti di calore contribuendo parzialmente al fabbisogno energetico della struttura. La scelta dei materiali degli arredi e dei rivestimenti è dettata dal principio dell’uso di risorse rinnovabili tramite forestazione controllata. La Low Energy Room sarà esposta a Host - Milano dal 19 al 23 ottobre. www.host.expocts.it

leggi e territorio / agm

Fino a 50 anni di durata per le concessioni di valorizzazione a banca-dati di cui l’Agenzia del Demanio sta completando l’aggiornamento conta 19.600 edifici e 9.200 beni non edificati di proprietà pubblica. È questo il patrimonio immobiliare di cui la legge 410/2001 aveva avviato la dismissione. Ma la domanda è: come far rendere questo immenso patrimonio dello Stato senza intaccarlo con le vendite? Il comma della finanziaria 2007 che modifica la legge 410 con la semplice aggiunta dell’articolo 3bis consente ora all’Agenzia del Demanio di tutelare il patrimonio che resterà pubblico rendendolo comunque disponibile agli investimenti privati, con contratti di concessione fino a 50 anni e canoni di locazione a prezzi di mercato che terranno però conto degli interventi di riqualificazione apportati. Beni e aree demaniali possono così essere messi a reddito, creare sviluppo e profitti per i privati che decidono di investirvi senza per questo impoverire il patrimonio dello Stato. Anzi arricchendolo, dal momento che si tratta spesso di

L

immobili inutilizzati e in condizioni critiche. La tipologia di interventi possibili è molto ampia e va dal semplice recupero conservativo alla nuova costruzione. Possibili anche, nel quadro di accordi di programma con gli enti locali coinvolti, nuove destinazioni d’uso (nel qual caso a carico dei concessionari vi sarà anche una somma pari al 50 o al 100% del contributo di costruzione ex T.U. Edilizia). Nel caso di beni sottoposti a vincolo, la concessione in uso viene preventivamente sottoposta all’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali. L’Agenzia nel frattempo si è attrezzata per garantire procedure trasparenti, dotandosi di un advisor che stima i valori in gioco e la congruità dei canoni e di un comitato tecnico-scientifico che valuta le offerte sui beni messi a disposizione dei privati tramite licitazioni private. Si incomincia a settembre con l’operazione “valore paese”, che riguarda 198 beni di proprietà del Ministero della Difesa per un valore di mercato che supera il miliardo di euro.

Il movimento spiega la sua natura.

Le persiane Ital Jolly, in legno, alluminio e PVC sono perfette nel design, innovative e straordinarie nelle loro caratteristiche estetiche e funzionali. Il movimento spiega la loro natura: si impacchettano a libro nella spalletta del muro quasi scomparendo alla vista grazie al particolare

movimento

che

consente di spiegarsi, ripiegarsi o scorrere senza occupare la facciata esterna. L’anima spiega la loro forza: tiranti di acciaio attraversano le doghe in legno e garantiscono

robustezza

alla

struttura. Progettate per piacere sono nate per durare. Sono garantite 10 anni. Sono Ital Jolly: si spiega la differenza.

persiane ripiegabili e

scorrevoli

info: Ital Jolly spa - Via E. Fermi,8 28060 S. Pietro Mosezzo (No) Telefono +39 0321 468970 www.italjolly.it


IOA 10-1a7 DEF

16-09-2007

23:44

Pagina 6

6 • IOArchitetto

vivere la città /

La coresidenza motore di welfare attivo La condivisione di luoghi è sempre più percepita quale opportunità di socializzazione, conoscenza e risparmio, in cui si recupera il senso della comunità civile a molto tempo le città hanno assunto un ruolo taumaturgico, attirando a sé milioni di persone (il sorpasso della popolazione urbana su quella rurale a livello mondiale è previsto per fine 2007) che spesso si trasformano in solitari cittadini di spazi urbani in grande evoluzione. Territori ibridi nei quali la frammentarietà degli spazi e la loro diffusione incontrollata prevalgono sulla progettualità studiata sulle effettive esigenze delle persone. Per questo i fruitori di tali realtà urbane hanno bisogno di luoghi aggreganti dove si recupera il senso della comunità civile; il condividere luoghi non è un privarsi di spazi vitali, ma un’opportunità di socializzazione e conoscenza. Il cohousing è una necessità percepita e condivisa oltre frontiera, soprattutto nel nord Europa. E in Italia? Un test realizzato a Verona ha dato una risposta positiva. Il 65% delle persone intervistate attraverso un rapido questionario ha risposto favorevolmente alla nuova proposta abitativa. Le motivazioni principali sono la condivisione di spazi comuni, la consapevolezza che questo è un modo possibile per ammortizzare le spese e un nuovo concetto di vivere la città. Ampia la fascia di popolazione interessata da questa formula: dai 20 ai 50 anni, costituita per lo più da giovani coppie o famiglie con bambini che, avendo una vita piuttosto caotica, vedono nel cohousing una risposta ai propri problemi.

D

Largo ai giovani Presentata dall’architetto Emanuela Soave e dalle interior designer Martina Bressan e Isabel Domenighini, “Un cohousing per Verona” è stata la prima di un ciclo di mostre dal titolo La qualità dell’edilizia residenziale dei giovani professionisti, curate dagli architetti Nicola Cacciatori e Carlo Cretella. Una realizzazione resa possibile dal protocollo d’intesa siglato tra Associazione Giovani Architetti della Provincia di Verona e Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Verona. Quest’ultima ha messo a disposizione la propria sede per la rassegna espositiva. www.agav-vr.com

I servizi più desiderati sono legati alla fascia del benessere e alla necessità di spazi per la gestione comune dei bambini. Le principali scelte sono piscina, palestra, baby parking, orto, serra e camera degli ospiti. Elementi che confermano l’importanza di uno stile di vita che mira al benessere e al miglioramento delle relazioni sociali, e la consapevolezza della possibilità di inserire nella progettazione anche ambienti “di lusso” che, considerati i costi elevati, la maggior parte delle famiglie non potrebbe permettersi. Dati certi di coresidenza evidenziano che dopo un periodo iniziale di stabilizzazione della comunità si ha un risparmio fino al 12-15% sulla spesa media mensile di una famiglia. Radici danesi Il primo architetto a occuparsi di cohousing fu Jan GudmandHoyer. I suoi studi sull’argomento iniziano nel 1964; quattro anni dopo prende il via la progettazione di “Farum”, un edificio alla periferia di Copenhagen in cui, oltre alle dimore delle varie famiglie, è compresa una zona comune interna che ospita la scuola. Nel 1976, a seguito del bando pubblicato dall’istituto di ricerca della costruizione per “Alloggi raggruppati con zone a destinazione d’uso comune” nasce la prima comunità di cohousing. Rapidamente il concetto si diffonde per tutto il nord Europa. Frattanto è mutata anche la concezione di coabita-

zione: si sono suddivisi gli spazi a seconda delle esigenze degli inquilini, distribuiti i compiti di gestione in modo uniforme e vengono contemplati nella progettazione nuovi ambienti e ser-

vizi (piscina, palestra, orti, auto comune…). Il cohousing arriva nel Nord America nel 1991, dove ora ci sono più di 130 comunità. Il concetto si è ampliato anche a comunità lavorative: edifici in

cui sono presenti uffici, negozi, studi… che hanno spazi comuni come micro-nido, palestre, mense, sale relax, in modo che le aziende possano offrire più servizi ai propri dipendenti.

efficienza energetica /

Il lato sexy della sostenibilità A Rotterdam la eco-discoteca nata per sensibilizzare i giovani ai problemi ambientali e alle soluzioni per risparmiare energia e risorse nire lo stile di vita contemporaneo e le più avanzate idee e pratiche di sostenibilità creando un insieme piacevole, utile e – perché no? – sexy, in linea con le esigenze dell’utenza più giovane e spesso disattenta nei confronti dei problemi dell’ambiente. Questo il ragionamento alla base della nascita a Rotterdam di The Critical Mass, la prima eco-discoteca, sviluppata da Enviu (community internazionale di imprenditori impegnati sul fronte della sostenibilità ambientale) e il Döll Atelier von Bouwkunst (lo studio dell’architetto Henk Döll). Un locale, meglio: un prototipo di locale, in cui ogni presenza, oggetto e movimento si rifà a principi di riciclaggio, risparmio energetico e sostenibilità in modo nuovo, curioso e divertente. Così le vibrazioni prodotte da chi balla, che impattano soprattutto a livello del pavimento, vengono trasformate nell’energia elettrica con cui si alimenta il club stesso che inoltre sfrutta

U

l’energia e il calore prodotti da pannelli solari e fotovoltaici e da impianti eolici. Nell’ottica di risparmio, ma soprattutto di sostenibilità ambientale, gli scarichi dei bagni utilizzano acqua piovana e anche il sudore dei corpi in movimento, il cui calore genera un ulteriore effetto (il più appariscente) sulle pareti e i sofà, che cambiano colore a seconda della temperatura raggiunta nel locale. Sono rigorosamente biologici gli ingredienti di cibi e bevande che si possono consumare all’interno. Naturali e riciclabili anche piatti, bicchieri e stoviglie. Enviu e Döll hanno lavorato con una serie di esperti in materia di sostenibilità e con un team tecnico dell’Università di Delft del Development Board di Rotterdam e il loro progetto è in continua evoluzione. Connettendosi al sito www.sustainable danceclub.com, chiunque abbia da sottoporre nuove idee e soluzioni trova un apposito link “Post your idea here”. L’auspicio è che l’iniziativa possa “attec-

chire” e generare una gestione sostenibile diffusa in locali al cui interno si ha un gran dispendio di energia (elettrica, termica) e di risorse (prima tra tutte l’acqua). Le tecnologie impiegate sono sostenibili anche da un punto di vista economico e il rientro dell’investimento è assicurato in tempi rapidi. Soprattutto grazie al taglio deciso delle bollette. In alto: Il movimento di chi balla genera energia - foto Döll - Atelier von Bouwkunst Sotto: alcuni flash da The Critical Mass - foto Ruben van den Heuvel

Planivolumetrico e prospetti di un progetto presentato nell’ambito della mostra Un cohousing per Verona. Architetto Emanuela Soave, interior designer Isabel Domenighini e Martina Bressan


IOA 10-1a7 DEF

16-09-2007

23:45

Pagina 7

IOArchitetto • 7

l’archistudio del mese / arch. alice gramigna

tamassociati n collettivo di architettura e comunicazione sociale. Studio tamassociati riunisce professionisti che condividono alcune aspirazioni forti: favorire la crescita democratica delle comunità in cui operano, attivare risorse umane e sociali, aumentare la sensibilità verso i temi ambientali, migliorare la sicurezza sui luoghi di lavoro. L’esperienza degli associati e dei collaboratori comprende competenze nei campi dell’architettura, dell’urbanistica, della progettazione del verde e della tutela ambientale, della conduzione di processi partecipativi,

U

della grafica e della comunicazione sociale. Fin dalla fondazione, nel 1987, tamassociati ha sempre mantenuto una struttura aperta per favorire la più ampia collaborazione e partecipazione ai progetti sia all’interno che all’esterno della propria organizzazione. Si tratta di una scelta operata contro la figura individuale del progettista, a favore di una più marcata consapevolezza del significato sociale e collettivo del proprio operato, tale anche nella fase di creazione e di sviluppo delle idee. La sede principale dello studio è a Venezia, con uffici a Bologna e Parigi.

I soci Massimo Lepore, architetto Raul Pantaleo, architetto e grafico Simone Sfriso, architetto A Parigi Emanuela Not, architetto e grafica A Bologna Simona Ventura, architetto paesaggista Cristiano Silvani, agronomo paesaggista I collaboratori: Marta Gerardi Luciano Miotto Laura Candelpergher Enrico Vianello www.tamassociati.org

Il palo multifunzionale GiraeFFe (con UpO), sistema illuminante in acciaio con finiture in bronzo Sotto: il centro di cardiochirurgia Salam di Emergency a Khartoum, il primo ospedale africano che fornisce assistenza gratuita in un area di 10 milioni di kmq e 300 milioni di abitanti A destra: la nuova sede della Banca Popolare Etica di Padova con il nuovo corpo di collegamento di due palazzine liberty recuperate Foto Marcello Bonfanti

Organo ufficiale dell’Associazione International Centre of Environmental Design

Direttore responsabile Sonia Politi Art Director Giorgio Covucci Redazione Nadia Rossi (caporedattore), Roberta Basaglia, Carlo Ezechieli, Alice Gramigna, Elena Sauter, Julia Woyke Rubriche Monica Amari, Alessandro Belgiojoso, Marco Dolera, Sara Ferrario, Maurizio Molgora, Francesca Orestano, Marco Penati, Hanno collaborato Camilla Morlacchi, Suzanne Nassan Zaatar, Mariella Zoppi © Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione, salvo diversi accordi, non verranno restituiti.

Editore Font srl, via Siusi 20/a, 20132 Milano tel. 02 2847274 - fax 02 45474060 ioarchitetto@fontcom.it Pubblicità Font srl, via Siusi 20/a, 20132 Milano tel. 02 2847274 - fax 02 45474060 pubblicita@fontcom.it Fotolito e stampa Poligrafica Antenore, Padova Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004 Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB Milano Abbonamenti Font srl, via Siusi 20/a, 20132 Milano - tel. 02 2847274 - fax 02 45474060 abbonamenti@fontcom.it Prezzo di copertina euro 2,50 - arretrati euro 5,00 Abbonamento annuale (10 numeri) euro 20,00 Versamento su c.c.p. 64538911 intestato a Font Srl


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:08

Pagina 8

8 • IOArchitetto

il progetto del mese / MILANO PORTA NUOVA

Un grande cantiere

al centro

riporta Milano dell’attenzione internazionale Sono state trovate competenze, risorse, consensi. E i lavori sono partiti sulla base dei masterplan di Cesar Pelli, Lee Polisano e Stefano Boeri utti ne parlano, ma alla fine pochi sanno dire esattamente che cosa è Milano Porta Nuova, il grande progetto che sta per cambiare la fisionomia della città e che in prospettiva è destinato ad investire tutta l’area nord-est, un cono che parte dalla Stazione Centrale e si allunga fino a Rho Pero, dove la fiera di Fuksas è lì ad attendere il nuovo che avanza. Si sa che nasce dalla collaborazione di un team eccellente: 25 architetti di fama internazionale hanno ripensato circa trenta ettari di città tra Garibaldi Repubblica, le Varesine e l’Isola che vengono riunificati e vanno a riconfigurare una delle aree più vaste e strategiche d’Europa. Un’area molto interessante, che faceva gola un po’ a tutti. Era lì, nel cuore di una delle città più ricche e importanti del mondo, in evidente stato di abbandono da oltre trent’anni. I lavori sono appena partiti, e nel giro di qualche anno qui sorgeranno torri, grattacieli, piazze e giardini. Questo diventerà il crocevia di importanti reti di viabilità tra cui le nuove linee della metropolitana (MM5/MM6 si aggiungeranno alle già presenti MM2 e al passante ferroviario). Un progetto strategico, che ricolloca Milano al centro del dibattito internazionale sull’architettura e sulla città del futuro.

T

La localizzazione I 290mila metri quadrati di città coinvolti nel progetto Porta Nuova sono collocati esattamente tra Porta Venezia e Porta Garibaldi. Porta Nuova è il naturale prolungamento di via Manzoni e di via Turati; siamo a soli 1.500 metri dalla Scala. In pochi minuti a piedi sei in San Babila, al Castello Sforzesco, ai giardini di Porta Venezia. In pieno centro. Un’area da ricostruire Già nel XIX secolo, quando la Stazione Centrale di Milano era in piazza della Repubblica i treni che percorrevano la Lombardia attraversavano le aree di Garibaldi, delle Varesine e dell’Isola. Nei primi decenni del XX secolo, la Stazione venne spostata nella sede attuale, lasciando spazio alle Varesine e alla stazione di Porta Nuova. Negli anni sessanta, le Varesine arretrano e viene realizzata la Stazione di Porta Garibaldi. Un’ampia area resta sospesa, incompiuta per oltre quarant’anni.

CORSO

COMO

Lo sviluppo Lo sviluppo prevede nel suo complesso circa 360mila metri quadrati a destinazione terziaria, commerciale, residenziale, espositiva, culturale ed alberghiera e la realizzazione di un parco, di giardini e aree pedonali. Nell’ambito del progetto è in corso di realizzazione la

Residenzia Cino Zucc

ME

LC

HI

OR

RE

GI

OI

A

PORTA NUOVA

Edifici Alti Varesine Caputo Partnership

Uffici Varesine Kohn Pedersen Fox Architects Lee Polisano

A VI

LE

DE

L

LA

LI

R BE

A

O ZI

N

E


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:09

Pagina 9

IOArchitetto • 9

PELLI CLARKE PELLI ARCHITECTS

KOHN PEDERSEN FOX ARCHITECTS

BOERI STUDIO

Planivolumetrico Garibaldi- Uffici Garibaldi

Planivolumetrico Varesine - Uffici

Planivolumetrico Isola - Residenziale

Fondato nel 1976 dall’architetto italoamericano Lee Polisano, che ne è presidente, ha sedi a New York, Londra e Shanghai. Allo sviluppo del masterplan Varesine stanno partecipando anche gli studi Paolo Caputo & Partners, Arquitectonica e M2P che realizzeranno edifici con funzione direzionale e destinazione compatibile.

Fondato a Milano da Stefano Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra, Stefano Boeri ha focalizzato la propria attività nell’ambito dell’architettura, della progettazione urbana, e della pianificazione urbanistica.

mai attraversare una strada. I giardini di Porta Nuova sono collegati a quelli dell’Isola, alla grande piazza e ai percorsi pedonali di Garibaldi, ai ponti e al giardino lineare delle Varesine. Ci saranno oltre 1.500 nuovi alberi nel parco, nei giardini pubblici e lungo gli spazi pedonali. Ci saranno 2 Km di piste ciclabili all’interno dell’area. Tutte le strutture per la viabilità, sia su gomma che su rotaia, saranno invece interrate.

Aspetti finanziari Gli investimenti complessivi previsti per lo sviluppo del progetto Porta Nuova sono di circa 2,5 miliardi di euro, di cui la componente privata si attesta attorno ai 2 miliardi di euro. Più specificamente, l’investimento privato è così ripartito: un contributo in equity di circa 350 milioni di euro e linee di credito per i restanti 1.610 milioni di euro.

Pelli Clarke Pelli è uno studio di architettura full-service di circa 80 professionisti fondato da Cesar Pelli nel 1977 a New Heaven (Connecticut). Nel 1989 l’American Institute of Architects (AIA) lo premia con il Firm Award e nel 1991 lo indica come uno fra i dieci architetti americani viventi più influenti. Nel 1995 gli conferisce anche la medaglia d’oro.

nuova sede della Regione Lombardia ed è previsto l’edificio comunale che accoglierà gli uffici amministrativi. Il piano pedonale Si è pensato a un unico piano pedonale di oltre 160mila metri quadrati, di cui 90mila sono destinati al parco e ai giardini pubblici. Un piano che consente di raggiungere a piedi o attraverso le piste ciclabili ogni quartiere senza dover

L’insieme dei tre masterplan Garibaldi, Varesine e Isola Nella pagina a fianco, da sinistra in senso orario: - area verde e residenziale Isola (Boeri Studio), - nuovi edifici residenziali area Garibaldi (Cino Zucchi Architetti), - le destinazioni d'uso di Porta Nuova: rosso: residenziale arancio: espositivo grigio: direzionale rosa: culturale giallo: retail blu: hotel azzurro: uffici e showroom verde: parchi e aree verdi sabbia: spazi pedonali

Nell’ambito della strutturazione delle tre operazioni sono state costituite tre società di progetto distinte relative a ciascun progetto: Caprera Srl, Varesine Srl, Isola Srl. Con la Hines, il gruppo Ligresti, la Galotti spa, il Monte Paschi, la Tiia Creef, Fondiaria -Sai tramite la partecipata Milano Assicurazioni. I tempi? Si prevede di chiudere i lavori entro il 2012, anche in previsione dell’Expo 2015.

O COMO Residenziale Muñoz e Albin

STAZIONE GARIBALDI

Residenziale Cino Zucchi

Uffici Pelli Clarke Pelli

Residenziale Boeri Studio Showroom e uffici +Arch

Verde e spazi pubblici Land

Hotel Gilli Studio Benati

Isola Community Center

Edificio espositivo Grimshaw Architects I giardini di Porta Nuova Inside Outside MODAM Nicolin Studio

La Nuova Stecca

difici Alti Varesine aputo Partnership

M.

ON

E

GI

OI

A Nuovo Comune di Milano

“Altra Sede” della Regione Lombardia Pei Cobb Freed & Patns.


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:10

Pagina 10

10 • IOArchitetto

under 40 / arch. alice gramigna

comfort delle torri del vento L’antico

ARCH. JOE ZAATAR

Linee tese e orizzontali, muri spessi e poche aperture per dosare l’ingresso di luce e calore nel progetto di Zaatar vincitore del premio "Architettura Sostenibile" Fassa Bortolo 2007

Nato a Beirut in Libano si trasferisce a Milano dove si laurea in Architettura presso il Politecnico nel 2005. Collabora con lo studio Garretti Associati di Milano. Lo scorso giugno ha vinto il primo premio del concorso internazionale Premio Architettura Sostenibile Fassa Bortolo Cultura dell’innovazione nell’edilizia promosso dalla facoltà di architettura di Ferrara, sezione Tesi di Laurea.

I

l rapporto intimo e reciproco tra architettura e ambiente ha ispirato il progetto di struttura alberghiera realizzato dall’architetto Joe Zaatar per inserirsi nel panorama desertico degli Emirati Arabi, a Dubai. All’enfatizzazione del modello “occidentale” che mostra tutta la sua opulenza e indifferenza nei confronti del contesto, è stata preferita un’alternativa capace di raccogliere i suggerimenti di un ambiente fortemente caratterizzato. Alla verticalità dello skyline di Dubai vengono contrapposte linee tese e orizzontali; invece delle grandi vetrate dei grattacieli, ampie superfici murarie e poche aperture in grado di controllare l’intensa luce presente a quella latitudine; giardini ombreggiati e punteggiati di essenze locali prendono il posto di serre superclimatizzate; infine viene posto un fermo allo sperpero energetico di possenti impianti di climatizzazione che tentano di contrastare il calore che penetra dai cortewall attraverso un sistema di impianti integrato con pannelli fotovoltaici. Il comfort degli ambienti interni

Nelle foto, dall’alto in basso: una tradizionale torre del vento in muratura; vista d’insieme del complesso; il suo plastico; vista da sud con le profonde fenditure che consentono l’ingresso della luce; il centro storico di Bastakiya negli anni ’80; infine le coperture a pannelli fotovoltaici mobili

è migliorato dalla riproposizione del tradizionale modello delle torri del vento, l’unico sistema efficace di raffreddamento utilizzato prima dell’avvento dell’elettricità. Aperte ai quattro lati con una divisione interna a “X”, gene-

rano un naturale scambio di pressione che crea una brezza d’aria negli ambienti interni. Nell’antico quartiere di Bastakiya a Dubai se ne trovano numerose in muratura (qui le case hanno muri in pietra di corallo spessi 50 cm lascia-

ti a vista internamente e intonacati esternamente); nel deserto la stessa tipologia di torre è realizzata con materiali facilmente trasportabili: legno e foglie essiccate di palma, teli provenienti da animali di allevamento.

Il complesso alberghiero si divide in due elementi diversamente connotati. La parte degli alloggi è inserita in un corpo dalla forma di un’ampia piastra forata dall’alto per lasciare precipitare la luce zenitale nei patii e sulla quale trovano spazio i pannelli fotovoltaici. La struttura è leggermente inclinata verso sud per riprodurre l’angolo migliore per captare l’energia solare. I pannelli sono pensati mobili: a

fine giornata ruotano di 90° per fare scivolare la sabbia depositata durante il giorno (in caso di necessità, è previsto anche un sistema di auto-pulitura ad acqua). La parte dei servizi trova collocazione nel corpo più alto e compatto che si affaccia a 360° sul paesaggio desertico. Le vetrate sono ricavate in profonde fenditure studiate affinché durante le ore più calde i raggi solari non penetrino direttamente negli ambienti interni. Dalla facciata est di questa grande “roccia” sono ricavati vuoti che offrono agli spazi retrostanti visuali rivolte verso il deserto e altre verso il cielo. Nel hammam maschile il contatto visivo con le dune del deserto è diretto; in quello femminile il sistema dei patii assicura riservatezza garantendo sufficiente ventilazione e luminosità.


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:11

Pagina 11

IOArchitetto • 11

design / marco penati

design /

I vasi di Gulliver

Panton Junior,

Forme grandi, inaspettate, che stupiscono e offono un rapporto nuovo con gli oggetti e le loro dimensioni. n giorno i vasi, le fioriere, hanno cominciato a crescere, ad “andare fuori scala”. Ad assumere colori squillanti ed accesi, finiture brillanti. Passandoci vicino si ha la piacevole sensazione di ritrovarsi Pollicino, rivivendo un diverso e infantile rapporto di proporzione con le cose. Poi si sfiorano questi pachidermi e si scopre che sono caldi al tatto, sonori come vecchi tronchi cavi, rugosi o lisci come pietre levigate dai millenni. L’azienda che li ha inventati e li commercializza si chiama Serralunga. Sembrerebbe un azzeccatissimo marchio inventato da qualche creativo della comunicazione, ed invece i Serralunga sono imprenditori da cinque generazioni. Marco Serralunga è l’attuale giovane titolare, artefice dei vasi giganti. Ma andiamo con ordine, perché la storia è gustosa. La ditta Serralunga, che, detto per inciso sta a Biella in via Serralunga, nasce nel 1825 ed è una conceria, poi lavora il cuoio a scopi industriali: cinghie di trasmissione e simili. Negli anni cinquanta del Novecento aggiunge la lavorazione della plastica, articoli di componentistica industriale. Marco Serralunga si interessa di processi di lavorazione rivoluzionari, e negli anni ottanta va in America e conosce il sistema di stampaggio della plastica a rotazione. Per primo in Italia installa nel suo stabilimento un impianto pilota e comincia a produrre vasi. Il rotazionale è una tecnologia innovativa che consente di produrre oggetti cavi, a “serbatoio” per intenderci. I primi vasi prodotti da Serralunga formalmente risentono ancora di un atavismo che richiama, anche nel colore, il coccio. Ma sono leggeri, e hanno un’intercapedine che migliora l’isolamento del terriccio. Quindi si possono fare grandi e mettere sui terrazzi senza che incombano con il peso. Non è che sia poi facile farli grandi, ma Marco Serralunga capisce che la dimensione straordinaria è premiante.

U

Lampa-Daria, design Luisa Bocchietto, è una lampada di grandi dimensioni: la calotta esterna si rifà al classico lampadario in tessuto. Ha diverse possibilità di accensione.

Flow, design Zaha Hadid, è un vaso dalla forma sinuosa realizzato in polietilene in due versioni, laccata e luminosa e in due misure, 1,2 e 2 metri di altezza.

Una forma che richiama gli elementi naturali uniti a un aspetto tecnico, la base in acciaio, caratterizza Missed Tree, design Jean Marie Massaud. Nei colori bianco, rosso e nero, hanno un’altezza di 159 e 200 cm.

E se oltre ad essere grandi fossero anche belli? E originali? Comincia quindi un serrato rapporto con designer e architetti internazionali, ai quali si chiede semplicemente di progettare un vaso… grande. Nuove strade Nasce così una collezione unica di forme e interpretazioni di un oggetto che dal banale passa allo straordinario. Basta vedere il catalogo per accorgersi di quanto stranianti siano i vasi che lo compongono. Perché dai primi, che interpretavano il concetto in maniera abbastanza minimale, si è arrivati a una completa reinvenzione, fino a ottenere oggetti che vivono da sé. Sculture, dove la funzione del contenere un vegetale diviene quasi accessoria. La tecnologia rotazionale a questo punto è ormai una cultura profondamente assimilata dal-

l’Azienda. Si possono tentare altre strade, le lampade per esempio, ma anche sedute, ta-

nuova da Vitra voli. Un caso speciale è quello delle lampade: grandi, naturalmente. Il materiale opalescente, illuminato dall’interno, le fa sembrare diafane apparizioni. Le finiture poi, sono una novità assoluta: cromate e successivamente tornite a traccia. Dalla sottile fes-sura esce una tenue luce che contrasta con il metallo della finitura. Dove collocare questi straordinari prodotti? All’esterno, naturalmente: parchi, giardini, cortili, piazze. Ma anche in interni, nelle situazioni dove occorra un segno forte, un punto dove focalizzare la percezione di un ambiente. Infatti li si ritrova ormai ovunque nel mondo: negli aeroporti, negli alberghi, nelle fiere. È spettacolare vedere il piazzale ingombro all’inverosimile di oggetti giganteschi pronti per la spedizione, in netto contrasto con l’antica struttura industriale in mattoni rossi, elegante e nobile, parte della quale ospita la fondazione di arte moderna Michelangelo Pistoletto. Siamo fortunati, è una splendida giornata, con momenti di pioggia battente che si alternano a schiarite dove la luce solare batte sulle superfici modulate e gocciolanti.

anton Chair è sempre stata una sedia che piace ai bambini per i suoi colori decisi e allegri, per le sue forme dolci e tondeggianti. Ora, partendo dai progetti originari di Verner Panton e seguendo le sue intenzioni Vitra ha realizzato una nuova versione della classica di Panton. Materiali e proporzioni sono invariati, mentre le dimensioni sono ridotte di circa un quarto rispetto al modello standard. La versione Junior è adatta per bambini in età prescolare e scolare. La nuova Panton Junior ha un’ampia gamma di colori: oltre ai quattro colori classici, arancione, rosso, bianco e nero la versione bimbi è disponibile anche nei nuovi colori rosa chiaro, azzurro chiaro e lime. www.vitra.com

P


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:12

Pagina 12

12 • IOArchitetto

in vetrina / Alti profili

Giovani talenti

Serramenti dal futuro

Maniglie cult Ogni pezzo della collezione di maniglie di Colombo Design esprime una propria distintiva personalità, firmata da designer di fama e giovani talenti. In essi si rispecchia la filosofia aziendale mirata alla produzione - esclusivamente made in Italy di oggetti di design di alta qualità e di grande purezza destinati all’habitat moderno. Le firme che accompagnano l’ultima collezione sono Carlo Bartoli, Marco Acerbis, Angeletti e Ruzza, Michele De Lucchi, Konstantin Grcic, Makio Hauike, Jean Marie Massaud, Alberto Meda, Jasper Morrison, Satyendra Pakhalè, Luca Colombo. Nella foto la maniglia Zelda di Jean Marie Massaud.

Kömmerling, marchio prodotto e commercializzato nel nostro Paese da profine Italia - azienda di profine group, leader europeo nella produzione di serramenti in PVC - presenta la linea Eurofutur Elegance, profili che coniugano eleganza e design. Li caratterizzano forme arrotondate per telai e ante dal design insolito. Una linea completa per porte e finestre con uno spessore costruttivo di 70 mm che usa pannelli standard con vetro isolante e, nella versione base, una struttura a 4 camere.

Per maggiori informazioni: Colombo Design Terno d’Isola (BG) • Tel. 035 4949001 www.colombodesign.it

Per maggiori informazioni: profine Italia Bosaro (RO) • Tel. 0425 466811 www.profineitalia.it

Premiscelati su misura

Fabbisogni ridotti

Consolidamenti sicuri

Oscuramento

calibrato

Betoncino RS è il nuovo prodotto della linea dedicata a ristrutturazione e fondazioni di Fassa Bortolo. Si tratta di un betoncino premiscelato composto da speciali cementi solfatoresistenti, sabbie classificate e additivi specifici da utilizzare per lavori di consolidamento in genere, restauri, micropali, confezionamento di solai e di elementi prefabbricati. Il prodotto è disponibile in tre versioni che differiscono tra loro a seconda delle classi di resistenza, in sacco da 30 kg o sfuso in silo. Betoncino RS è sottoposto ad accurato e costante controllo presso i laboratori aziendali. Le materie prime sono rigorosamente selezionate e controllate.

Finstral offre una produzione di qualità di finestre e porte che arredano lo spazio abitativo, rendendolo più accogliente e confortevole. Tra le novità dell’anno in corso c’è il nuovo sistema di oscuramento in linea con quanto indicato dal D.Lgs311, ai fini di limitare i fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e contenere la temperatura interna degli edifici. Permette un oscuramento ottimale unito a una regolazione variabile dell’intensità luminosa. Le lamelle con sezione a z sono di dimensioni standard da 92 mm. L’azionamento del frangisole avviene con dispositivo a motore e a richiesta con telecomando a distanza.

Per maggiori informazioni: Fassa Spresiano (TV) • Tel. 0422 7222 www.fassabortolo.com

Per maggiori informazioni: Finstral Auna di Sotto (BZ) • Tel. 800 111 999 www.finstral.com

Trasparenze tigrate

Apertura multifunzione

Oltre i vincoli

Luce al lavabo!

Non chiamatela

L’unità che fa

Tutta l’eleganza dell’onice tigrato nel lavabo da terra Nettuno di Margraf. Le quattro pareti laterali che compongono il parallelepipedo sono costituite da lastre tagliate oblique, assemblate a vena ricorrente con incontri a 45°. Stesso procedimento per la vasca di contenimento dell’acqua: quattro pareti e base a vena ricorrente; la piletta di scarico è rivestita in onice. La particolare lucentezza e trasparenza di questa pietra permettono la retro-illuminazione del materiale. Per creare dei giochi di luce possono essere inserite all’interno del parallelepipedo dei faretti che accentuano le venature del materiale, trasformando lo scavato anche in elemento illuminante.

Questa è Giuditta, la finestra multifunzione di Mura. Ruota sull’asse orizzontale, sia all’interno sia all’esterno, e su quello verticale in entrambi i sensi, creando sette diverse direzioni di apertura. A ciò si aggiunge un dispositivo di chiusura ventilata dell’infisso: la finestra si blocca su quattro punti con un’apertura regolabile da 0 a 20 mm su tutto il perimetro: ciò consente un continuo cambio d’aria negli ambienti in tutta sicurezza. Il telaio è certificato UNI 8612, disponibile in alluminio combinato con legno, PVC o acciaio e in una grande varietà di colori ed essenze.

Unico di Olimpia Splendid è il climatizzatore fisso che racchiude in un unico corpo ciò che normalmente negli split è diviso: unità esterna e interna sono infatti unite, l’installazione è semplificata, l’impatto sull’estetica e sulle facciate degli edifici praticamente nullo. La soluzione ideale per superare i vincoli che precludono l’installazione di climatizzatori fissi nei centri storici, negli edifici di pregio e in qualsiasi situazione in cui l’estetica esterna debba essere preservata.

Per maggiori informazioni: Mura Sernaglia della Battaglia (TV) • Tel. 0438 980008 www.murainfissi.it

Per maggiori informazioni: Olimpia Splendid Gualtieri (RE) • Tel. 0522 22601 • www.olimpiasplendid.it

Per maggiori informazioni: Margraf Chiampo (VI) • Tel. 0444 475900 • www.margraf.it

finestra

per due


IOA 10-8a16 DEF

18-09-2007

0:10

Pagina 13

IOArchitetto • 13

Doppio vantaggio

Facciamo il punto

Da scultura a lampada

Di tutti copertura i colori

Sistemi integrati di

Con Isotec ed Elettrotegola di Brianza Plastica si ottiene la perfetta integrazione per un tetto al massimo dell’efficienza energetica, che unisce risparmio di energia e produzione di elettricità. Il sistema termoisolante Isotec ad alta resistenza termica permette di coibentare la copertura risparmiando fino al 40% di energia. Utilizzando infatti gli spessori più elevati (60, 80, 100 e 120 mm secondo le fasce climatiche e del tipo di solaio) si ottengono prestazioni e valori di trasmittanza tali da rispettare i parametri stabiliti dal Dlgs 311 sull’efficienza energetica. A Isotec si può unire il sistema fotovoltaico Elettrotegola, che produce energia elettrica coprendo fino al 100% del fabbisogno domestico.

La tintometria è un elemento prioritario per il settore delle pitture e delle vernici. Impa offre all’edilizia un’ampia gamma di prodotti sia per interni sia per esterni. All’interno della linea HT Innovation è stato realizzato il sistema tintometrico Advance, che permette di creare tinte per prodotti all’acqua e al solvente con un unico sistema di sole 36 paste. Il sistema è stato lanciato con un corredo di 15 mila formulazioni di tinte in grado di rispondere alle richieste più ardite. La ricerca continua ha fatto sì che nel corso degli ultimi mesi i laboratori abbiamo aggiunto e integrato altri 3.000 nuovi riferimenti tinta. Davvero di tutti i colori.

Per maggiori informazioni: Brianza Plastica Carate Brianza (MI) • Tel. 0362 91601 www.brianzaplastica.it

Per maggiori informazioni: Impa San Pietro di Feletto (TV) • Tel. 0438 4548 www.impa.it

Chiodi

luminosi

Dlighting progetta e realizza apparecchi e sistemi che sfruttano al meglio l’evoluzione tecnologica dei led ad alta emissione. Un’interessante applicazione si ha nell’apparecchio kìodo in versione cambiacolore (RGB) o a led bianchi (W). La forma è quella dei comuni chiodi per carpenteria, di cui è riproposta anche la tipica zigrinatura romboidale della testa. La luce è indirizzata in maniera diffusa e lontano dallo stelo, nel pieno rispetto delle normative contro l’inquinamento luminoso che mettono al bando gli apparecchi che disperdono la luce verso il cielo. kìodo è disponibile a stelo lungo (140 cm), corto (75) e da parete (25); il diametro testa è 147 mm.

Per maggiori informazioni: Dlighting Tortona (AL) Tel. 0131 894438 www.dlighting.it

La giusta luce

Protezione

e comfort

Il tessuto tecnico Soltis 86 della francese Ferrari è stato scelto da Renzo Piano per realizzare le tende delle facciate esterne del Museo Paul Klee di Berna. La scelta è stata dettata dalla necessità di proteggere i dipinti dai danni provocati dal tempo e dal sole: i restauratori raccomandavano valori tra i 50 e i 100 lux, mentre nel mese di luglio questi sono regolarmente intorno ai 100mila lux. Il tessuto Soltis 86 (disponibile in una gamma di 23 colori) associa protezione solare e passaggio della luce del giorno ed elimina fino all’86% dell’irraggiamento solare.

Per maggiori informazioni: Ferrari La Tour du Pin Cedex (Francia) • Tel. +33 474976649 www.soltis-textiles.com Un fresco focolare

Il camino che scalda

e climatizza

La gamma oriFlamme di Fondis si è arricchita della linea Carina che unisce comfort ed estetica: offre una visione del fuoco mai raggiunta fino ad ora con un’apertura a vetrata che misura quasi un metro. Questi focolari sono disponibili con vetro curvo o prismatico 16:9, che procura un grande effetto visivo anche grazie alla concezione originale delle porte, nonché nella versione multi-energie TME che unisce al riscaldamento a legna anche una pompa di calore con funzione di climatizzatore. L’architettura interna del focolare è particolarmente curata: l’utilizzo di materiale refrattario reversibile assicura resistenza e durata nel tempo.

Per maggiori informazioni: Fondis Italia Bienate di Magnago (MI) www.fondis.com

Giochi di luci e ombre

Ombre cinesi in cucina L’architetto Jean Nouvel ha progettato l’ambiente Corian ® Nouvel Lumieres di Ernestomeda, dove la cucina è l’involucro ideale di sensazioni in dialogo tra ombre, luci, superfici, applicazioni hi tech e pannelli touch control. Grazie allo schienale retroillumato e alle ante Ice white ad alta traslucenza, gli oggetti all’interno delle colonne proiettano la loro matericità creando un effetto di ombre cinesi che si diffonde in tutto l’ambiente. Un’inedita applicazione è il profilo in plexiglass che incornicia le ante in Corian®. L’isola con zona lavaggio ricavata nel top e il piano di lavoro snack completano l’avveniristica composizione.

Per maggiori informazioni: Ernestomeda Montelabbate Pesaro (PU) Tel. 0721 48991 www.ernestomeda.it Porte al top

Eleganza personalizzabile La porta d’ingresso in alluminio è una soluzione sempre più richiesta. La gamma offerta da Hörmann (oltre 70 varianti) unisce eleganza, lunga durata, un ottimo livello di coibentazione, facilità di pulizia e resistenza agli agenti atmosferici. I modelli TopPrestige Plus si distinguono perché dotati di battente di notevole spessore e di triplice vetro termoisolante. L’isolamento termico aumenta fino al 50% rispetto alle tradizionali porte d'ingresso in alluminio. Nella foto il modello 40 AF TopPrestige Plus con elementi laterali di colore antracite. La pensilina con setto laterale inclinato assicura un migliore riparo da pioggia e umidità.

Per maggiori informazioni: Hörmann Italia Lavis (TN) Tel. 0461 244444 www.hormann.it


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:41

Pagina 14

14 • IOArchitetto

cultural planning / nadia rossi

Ascolto e

partecipazione.

Il fascino discreto di sentirsi alunni Grande vitalità per lo spettacolo della conoscenza in Italia. Si moltiplicano appuntamenti e spettatori. Stefano Boeri ci parla di Festarch, il primo festival dell’architettura in Sardegna che si è svolto all’interno dell’antica Manifattura Tabacchi di Cagliari e arricchirsi reciprocamente.

taliani: pizza, spaghetti e… televisione? Incredibile ma vero, l’ultimo elemento può essere cambiato in cultura. Perché lo spettacolo della conoscenza sta facendo il pieno di spettatori incantati dalla lettura di Dante e da star della matematica, della scienza, della filosofia, dell’architettura. Si moltiplicano festival e rassegne. E poi mostre, danza, musica, teatro. “Gli italiani hanno fame di cultura e preferiscono uscire piuttosto che seguire la tv”, ha affermato il presidente della Siae Giorgio Assuma nel corso della presentazione dell’Annuario dello spettacolo 2006. Al suo interno una sorpresa: lo scorso anno è entrata più gente a teatro (22,5 milioni) che allo stadio (20,4).

I

Esordio esuberante “Il festival è una pausa di riflessione, sollecitata con sempre maggiore urgenza da una platea che non ne può più della chiacchiera mediatica… In fondo partecipare a un festival è un po’ come tornare a scuola: si mettono in moto curiosità, si ricevono risposte non banali né conformiste”, scrive Romano Bodel, direttore scientifico del Festival di Filosofia a Modena. Negli ultimi anni centinaia di migliaia di italiani hanno partecipato a uno o più festival culturali organizzati nella Penisola: un pubblico motivato, disposto a spendere tempo e denaro per la propria formazione. Nel 2006 le diverse manifestazioni hanno raccolto dai 10.000 ai 200.000 visitatori l’una. È dunque perfettamente in media e permette ai suoi organizzatori di trarre un bilancio più che positivo la prima edizione di Festarch, il Festival internazionale di architettura che si è da poco svolto a Cagliari (29 giugno -1 luglio) e ha visto la partecipazione di 30.000 persone. Tema dell’evento che ha raccolto oltre 40 incontri, “Scrivere i paesaggi”. Conferenze, dibattiti, lezioni, tavole rotonde si sono svolti con architetti come Rem Koolhaas, Paulo Mendes da Rocha, Kengo Kuma e Massimiliano Fuksas, fotografi come Gabriele Basilico e Gianni Berengo Gardin, scrittori come Daniele De Giudice, Marco Belpoliti, Lawrence Weschler, Tommaso Pincio e Alessandro Aresu, personalità della cultura come Enzo Mari, Hans Ulrich Obrist e Gilles Clément, giunti da quindici paesi diversi per ragionare sul rapporto tra architettura, paesaggio, società, politica. A Stefano Boeri che con Gianluigi Recuperati ha curato la direzione artistica del Festival, abbiamo rivolto alcune domande. Perché Festarch? Perché la Sardegna in questo momento sta facendo delle scelte

Non solo addetti ai lavori... C’è stato un afflusso incredibile di gente normalissima. Gli abitanti di Cagliari sono venuti per ascoltare, curiosare tra i diversi punti in cui si sono svolti gli eventi, riscoprire un luogo ricco di fascino, fermandosi in una sorta di grande piazza centrale con il bar, le installazioni…una realtà coinvolgente e molto gradevole.

Da monastero a opificio a Fabbrica della Creatività. L’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari ha accolto la prima edizione di Festarch. In essa è stato avviato un progetto di recupero per la creazione di un centro di industria culturale

di grande importanza nel campo della valorizzazione e della tutela del paesaggio. In questa sperimentazione c’è una sorta di doppio movimento: da un lato la decisione di limitare lo sviluppo e proteggere le coste da una crescita selvaggia del turismo costiero attraverso un piano paesistico attento e rigoroso; dall’altro viene favorito uno sviluppo controllato e di qualità dell’architettura. Qui oggi intervengono architetti di grandissima qualità che stanno cambiando il paesag-

gio: uno sviluppo molto interessante. Il Festival ha permesso di approfondire e ragionare su quanto sta succedendo nell’isola, ma soprattutto ha richiamato voci, cultura, opinioni da tutto il mondo per partire dalla realtà locale e allargare gli orizzonti a livello internazionale. Cito solo alcuni tra gli interventi in atto: Gilles Clèment sta realizzando un progetto sulla collina archeologica di Cagliari; Kengo Kuma, all’opera su un quartiere di edilizia economica popolare di

Sant’Elia, Zaha Hadid sta costruendo il Museo mediterraneo dell’arte nuragica e dell’arte contemporanea sul fonte mare di Sant’Elia; Paulo Mendes da Rocha sta lavorando sui collegi universitari… Cosa ha spinto tanti addetti ai lavori a partecipare all’evento? In primo luogo i grandi nomi al centro dei diversi appuntamenti, che ne hanno fatto eventi di grandissimo interesse sia formativo sia informativo. È stata

anche l’occasione per vedere in tre giorni una città bellissima e di approfittare della riapertura della Manifattura Tabacchi, uno spazio dismesso nel centro della città che diventerà nei prossimi anni una sorta di fucina della creatività cagliaritana in rete con le varie iniziative internazionali. Il presidente della Regione Renato Soru ha lanciato l’idea di farne un’agenzia pubblica dell’architettura, dove gli architetti che lavorano in Sardegna e il mondo della scuola possano incontrarsi

Industria culturale L’edificio dell’ex Manifattura Tabacchi in viale Regina Margherita a Cagliari raccoglie tra i suoi muri cinque secoli di storia cittadina. Costruito verso la fine del Quattrocento, ospitò alcuni frati iberici, tra i quali Salvatore da Horta, onorato dalla devozione dei cagliaritani che lo consideravano capace di azioni miracolose. Danneggiato dai cannoni degli spagnoli e abbandonato nel 1717, nei primi decenni dell’800 venne ristrutturato e trasformato in Manifattura Tabacchi, specializzata nella produzione di tabacchi da fiuto, trinciati per pipa e successivamente toscani. Grazie al positivo andamento delle vendite, con l’acquisto da parte dello Stato nel 1884, venne deciso un ampliamento della struttura. All’epoca l’opificio rappresentava un vero mito, essendo uno dei primi stabilimenti industriali in funzione a Cagliari. Protagoniste dell’attività produttiva le operaie specializzate definite “sigaraie”. La mancanza di innovazione tecnologica fu causa dell’arretramento nei confronti di altre realtà produttive nazionali del polo cagliaritano, che chiuse i battenti il 17 dicembre 2001. Questo luogo di memorie per gli abitanti della città, oggi rappresenta un importante simbolo di sviluppo futuro. Sul complesso di 16 mila metri quadri è stato infatti avviato un progetto di recupero per la creazione di un centro di industria culturale, valorizzando il suo ruolo di aggregazione sociale, di attrazione di giovani talenti, di confronto con altre realtà culturali, formative e imprenditoriali a livello locale, nazionale e internazionale. Un progetto complesso che fa capo alla Fabbrica della Creatività e si inserisce all’interno di una strategia di sviluppo locale secondo il modello del distretto culturale evoluto, nel quale la correlazione tra la cultura, nell’accezione più ampia del termine, e il territorio è motore propulsivo di più attività. Pochi gli interventi di cui necessita la struttura che per ampiezza e articolazione si presta a un utilizzo diffuso. La sua “nuova vita” ha preso il via con la prima edizione di Festarch. Ora, largo alle idee.


i

IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:15

Pagina 15

IOArchitetto • 15

archilibri / marco dolera

architetti artisti / marco penati

Alberto Garutti e l’arte negli spazi pubblici l percorso creativo di Alberto Garutti si sviluppa in un primo tempo sperimentando sensibilità vicine al tema dell’abitare, dei luoghi della quotidianità intesi come esperienze conoscitive, esistenziali, tradotti in forme e materiali mutuati dal mondo industriale e artigianale. La laurea in architettura viene ad aggiungersi, ad arricchire l’esperienza dell’artista. La fase più matura e interessante, e anche più originale, lo vede puntare decisamente ad una dimensione pubblica, ad una fruizione più vasta possibile della sua opera. Garutti vuole fortissimamente che le sue opere siano parte di un contesto, che siano create in funzione di esso e abbiano vita traendo da esso una capacità rigenerativa illimitata. E che assumano indipendenza dal suo creatore. Operazione complessa e difficilissima, che Garutti affronta ogni volta con una freschezza immaginativa senza precedenti. I suoi interventi sul territorio non sono forzature, ma interazioni nate dalla conoscenza del luogo, di chi ci abita o ci lavora, oppure occasionalmente lo attraversa. Il più delle volte si tratta di manifestazioni, di segnali che avvertono, che invitano a condividere, incidendo con garbo sui comportamenti. Momenti di grande eleganza esistenziale. Come definire ad esempio l’istallazione del 1998 per la città di Bergamo, dove in piazza si accendono simultanea-

I

Stephan Braunfels

Architettura da tasca storia e arte del costruire Ponte alle Grazie 167 pag -10,00 euro Quando parliamo di architettura parliamo della più completa delle arti: una disciplina in cui si

mente tutti i lampioni ad ogni nascita registrata nel vicino ospedale? Nel 2001 l’operazione si ripete sul ponte sul Bosforo di Istanbul e nella piazza Vrijgdamarkt in Belgio. Titolo di queste opere: “ai nati oggi”. Oppure lo spazio recintato e inaccessibile alle persone, nel parco della villa Manin di Passariano di Codroipo dove la natura può riprodursi liberamente senza intervento artificiale, mentre tutt’intorno l’uomo continua la sua opera di sottomissione e modifica. Idealmente è una zona franca, un “buco” nell’universo dove una minuscola porzione di materia segue sue proprie regole. All’osservatore è dato solo di guardare. Sta alla sensibilità del fruitore, così come succede con una vera opera d’arte, di misurarsi con l’evento, di mantenersi distaccato e indifferente oppure parteci-

Sopra: ai nati oggi, Gent, piazza Vrijgdamarkt; Sotto: come se la natura avese lasciato fuori gli uomini, Villa Manin di Passariano; In basso: piccolo Museion, quartiere Don Bosco, Bolzano

pare emotivamente. Questa partecipazione emotiva si palesa coralmente a Colle Val d’Elsa dove Garutti decide che la sua opera si concretizzi nell’intervento di restauro del teatro Bellini, sede della locale società Corale Vincenzo Bellini. L’indicazione gli viene dalla frequentazione del luogo e dall’ascolto della gente che lì abita. A Bolzano fa costruire invece una piccola stanza vetrata, come se fosse una dependance del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea che sta nel centro storico della città. Lì viene esposta ogni tre mesi una delle opere del Museo, creando occasione di bellezza e di cultura in un quartiere periferico della città. Garutti vuole che l’arte sia utile, che serva allo spettatore e come momento di scambio e di incon-

tro tra gente e territorio. Ma anche provocazione. Per l’ospedale Sant’Andrea di Roma la provocazione è di innescare un meccanismo di “pettegolezzo” sui fatti privati dei dipendenti che si esponevano dichiarando per iscritto e pubblicamente fatti personali, piacevoli e socievoli sulla loro vita all’interno della struttura. Un’operazione rischiosa che ha avuto invece un enorme successo, con un positivo effetto a catena. Garutti è soddisfatto, ha innescato una miccia destinata a durare. Dopo queste opere non potremo più guardare con gli stessi occhi le gigantesche sfere di bronzo o gli enormi aghi destinati a “decorare” una piazza. Nè ad accontentarci di queste forme di intervento artistico nel contesto urbano.

World Watch Institute

State of the world Il nostro futuro urbanizzato Edizioni Ambiente 431 pagg - 20,00 euro “Nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà nelle città e per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione urbana supererà quella rurale. Il XXI sarà quindi il secolo delle città, in esse si combatteranno le battaglie decisive per

intrecciano arte e tecnica, matematica e umanesimo, di importanza basilare per la vita quotidiana. Dalle origini a oggi, l’architettura si è costruita come l’arte che dà luoghi per abitare, lavorare, imparare. Ed ecco allora tipologie, stili, committenze che si intrecciano con la storia, la civiltà, i gusti, i bisogni, le ideologie. Un manuale agile e di facile lettura propone al lettore alcune nozioni sulle quali riflettere e chiarire i criteri che distinguono l’architettura dall’edilizia o dal mero oggetto del mercato immobiliare. Sei i capitoli: gli elementi di un edificio, i materiali, le destinazioni d’uso, storia degli stili architettonici, i personaggi della storia di un edificio, l’urbanistica, suddivisi in rapidi paragrafi per imparare o ripassare. la qualità della vita, dal cui esito dipenderanno i futuri assetti degli ecosistemi”. L’incipit riportato rappresenta il tema che il World Watch Institute tratta in questo volume. Al di là di facili fatalismi o di approssimate previsioni, State of the world presenta un’attenta analisi, corredata da dati e grafici, sullo sviluppo incontrollato delle megalopoli di oggi e soprattutto di domani. I capitoli decostruiscono in vari livelli il metabolismo dei sistemi urbani, considerando come singole entità le infrastrutture, l’inquinamento, il rischio ambientale legato a disastri ecologici e il fenomeno dilagante dello sprawl. Nonostante la lettura del volume riesca a smontare anche gli spiriti più ottimisti, il WWI non si astiene dal presentare incoraggianti segnali di miglioramento, attraverso l’esempio di alcune città che sono riuscite ad elaborare soluzioni ecosostenibili per problemi quali mobilità e rifiuti.

Archiabbonati 10 numeri di IoArchitetto

a solo 20 euro

10 numeri di attualità, interviste, progetti, notizie, informazioni tecniche, prodotti e materiali, nuove idee per la nostra professione. Scegliete la modalità di pagamento preferita compilando il coupon e rispedendolo per posta a

IoArchitetto - Font Srl - via Siusi, 20/a - 20132 Milano, oppure via fax al numero 02 / 45474060 Mi abbono a 10 numeri consecutivi di IoArchitetto al prezzo di 20 euro. Invierete la mia copia a: titolo .................................................................................................................................................. nome e cognome ............................................................................................................................... studio/azienda ................................................................................................................................... via e n° ............................................................................................................................................... CAP ........................... località ..............................................................................

prov .................

ho fatto un versamento di 20 euro sul conto corrente postale n. 64538911 intestato a Font Srl addebitate l’importo di 20 euro sulla Cartasì, VISA o Mastercard n.

scad.

intestata a .................................................................................................................... addebitate l’importo di 20 euro sulla carta American Express n.

scad.

intestata a .................................................................................................................... Nota sulla tutela dei dati personali. Ai sensi del D. Lgs 196/03 la informiamo che i suoi dati saranno utilizzati esclusivamente per assolvere gli obblighi derivanti dalla sua richiesta di abbonamento; che saranno tutelati da Font secondo le modalità previste dal D. Lgs stesso; che lei potrà in qualsiasi momento esercitare i suoi diritti, come descritti dal titolo I Art. 7 del D. Lgs 196/03, tra cui la rettifica o la cancellazione dei dati stessi, semplicemente scrivendo a: Font, responsabile del trattamento dei dati, via Siusi 20/a, 20132 Milano. La richiesta di cancellazione ci impedirà peraltro di proseguire nell’invio delle copie previste dall’abbonamento sottoscritto.


IOA 10-8a16 DEF

17-09-2007

0:16

Pagina 16


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
IoArch 10 - Sep 2007 by Redazione IoArch - Issuu