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Anno VII - Numero 13 - Giugno 2018

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Il Paese

Notiziario di Tavernerio

Solidarietà femminile La scelta di dedicare questo numero alla solidarietà femminile mi ha incuriosita ed entusiasmata; le esperienze di questi ultimi mesi sono state una conferma dell’esistenza di questo principio specificatamente declinato al femminile e dunque la proposta di scrivere qualcosa su questo tema mi ha spinta ad approfondire alcune riflessioni personali. Grazie al supporto e alla preziosa collaborazione di tante volontarie, insegnanti, casalinghe, scrittrici, viaggiatrici ed “energiche” pensionate in questa prima parte dell’anno abbiamo sviluppato e realizzato progetti di integrazione sociale e di promozione culturale a mio avviso di grande importanza. Con queste brillanti e generose donne - e anche con un discreto numero di uomini, ad essere sincera - abbiamo approfondito temi importanti e li abbiamo sviluppati attraverso la presentazione di libri, di saggi, di spettacoli o altri eventi culturali. Ogni singolo momento è nato da un’idea, da un’intuizione o da un bisogno che dapprima condiviso si è poi trasformato in un obiettivo concreto e partecipato. (Continua a pag. 3) Periodico distribuito gratuitamente - Anno VII - n. 13 - Giugno 2018

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Oggi la rete rappresenta uno degli ambienti che se da una parte favorisce la creazione di legami sociali, libere interazioni e stimoli per le nuove generazioni, dall’altra oscilla in un limbo di incertezze e di rischi. Rappresentazione estrema della libertà di manifestazione del pensiero, il mondo di internet occupa senza dubbio uno dei primi posti nel ranking degli strumenti di comunicazione che maggiormente favoriscono le interconnessioni tra soggetti. È tuttavia necessario che gli ambienti online siano utilizzati con estrema cautela, sensibilità, consapevolezza e lungimiranza. È senza dubbio lecito pensare che una chiacchiera all’interno di un forum o in una chat privata possa abbattere le barriere spazio-temporali, garantendo la possibilità di comunicare più velocemente e in modo più tempestivo ed efficiente. Il rischio, tuttavia, è quello di oltrepassare il limite di sicurezza e servirsi dei social networks, come Facebook o Whatsapp, per crearsi delle identità differenti da quelle reali e dare forma ad una vera e propria vita parallela. Immaginate un parco con delle persone che vi camminano, ci sono Carlo che parla del più e del meno con Giovanni, Federica che corre, Tommaso invece è al telefono con il suo datore di lavoro, con il quale sta discutendo animatamente. In questo caso parliamo chiaramente di conversazioni “faccia a faccia”, che non subiscono delle manipolazioni interpretative tra i soggetti, ma viceversa rappresentano una tradizionale modalità di conversazione. Pensate ora alle medesime persone che, discutendo tra di loro, vengono poste in un altro contesto, completamente diverso da un parco: la rete. Ecco che in quest’altro caso Tommaso, nascondendosi dietro ad uno schermo, ha due possibilità: o rimanere fedele alla sua identità reale, rispettando la sua personalità, o crearsi un’identità totalmente distante dal reale. Il più delle volte Tommaso deciderà di assumere delle maschere. Mettendosi davanti ad uno schermo, i volti degli interlocutori verranno immaginati per quello che penseranno di essere, e non per quello che realmente sono. Questo per dire che tra un caffè al bar con un’amica e una conversazione Whatsapp, io preferisco la prima; che tra una partita di tennis e un videogioco online, io preferisco ancora la prima. E voi? Buona lettura. Francesca Selvini

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Solidarietà femminile Pensare al plurale Il bilancio di previsione Le direzioni della pianificazione Alla ricerca della natura Associazione Raggi di luce Il basket e la matematica Associazione Le Sorgenti di Rovascio ed il volontariato Associazione Mago Libero Associazione Rosa dei Venti: trattoria solidale Benvenuto Don Giorgio Ponzate, quell’antico che profuma di nuovo Novità all’Istituto Comprensivo: scacchi a scuola per sviluppare la logica Il “Qrious” progetto tra Matarò, Sleaford e Tavernerio C.C.R. Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze Il sistema di Protezione civile Il fiore di loto

28 “Io ti porto a casa” una storia di donne per le donne 29 Venite bambini, siete i benvenuti 30 Villa Santa Maria ampia ulteriormente i propri servizi sanitari 31 Scuola di italiano per stranierii 32 21 marzo 2018:Auditorium comunale: giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia 34 Musica a Tavernerio all’inizio del Novecento 36 Lo chiamavano El Gabina 37 Dottor Gatti: venticinque anni a Tavernerio 38 La Sciura Maria 39 La nascita di Venere 40 Una parola, un pensiero: Donna 41 Perchè un tiglio 42 Un albero e la panchina 42 Della statua di Maradona non si è saputo più nulla 44 Le donne e il cinema 45 Poesie 46 Notizie dal Comune

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Solidarietà femminile (Continua da pag. 1) Esperienze esemplari come quelle di Laura Solera Mantegazza, decisa sostenitrice della formazione professionale per le donne nella Milano di fine ‘800, o di Anna Maria Mozzoni, promotrice dell’Associazione Generale di Mutuo Soccorso femminile, o ancora di Elvira Majno che iniziò la sua attività con la Guardia ostetrica diurna e notturna gratuita per le donne più povere, o infine esperienze più vicine nel tempo come quella di Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus, eletta a Strasburgo in qualità di membro GREVIO e incaricata di verificare l’attuazione della Convezione di Istanbul. Sono esperienze che lasciano

nella storia una traccia indelebile di scelte coraggiose, fatte per declinare la solidarietà fra donne nei rispettivi e specifici contesti storici. Quando le donne hanno cominciato a pensarsi come gruppo sociale e non più come il ‘sesso debole’ di vecchio stampo patriarcale, si è iniziato a ragionare in termini di solidarietà e sussidiarietà. Per sopravvivere, prima ancora di potersi distinguere, dovevano necessariamente incontrarsi, aiutarsi, sostenersi, avevano bisogno di stare unite per combattere i luoghi comuni e le apparenze. Con grande coraggio e determinazione hanno superato barriere e sconfitto antichi retaggi culturali fino a conquistare nuovi e migliori diritti e un’idonea posizione sociale. Oggi le ’donne’ sono indipendenti, lavorano, fanno figli e li crescono anche senza i rispettivi padri, diventano

Un gruppo di ragazzine di ritorno dalla raccolta di legna nei boschi che circondano il nostro comune posano per l’obiettivo civettuoloSede: Comune di Tavernerio Comitato di Redazione: Giusi Giuliani Registrato al Tribunale di Como col n.6/2012 Romano Meroni Stampa: GRAFFIETTI STAMPATI S.n.c. Giovanni Moiana Ermanno Trombetta S.S. Umbro Casentinese Km 4,500 - S.S. 71 01027 Momtefiascone (Viterbo) - Italy Collaboratori esterni Direttore responsabile Sara Di Stefano Francesca Selvini Distribuito gratuitamente in n. 3.200 copie. Francesca Bianchi Segretaria di redazione: In caso di mancato recapito segnalare al seguente Stefania Riso Sabrina Mantegazza indirizzo di posta elettronica: Laura Tiburzi redazione.il paese@comune.tavernerio.co.it. Angelica Maesani Sul sito internet del Comune è disponibile la versione del notiziario in formato digitale. www.comune.tavernerio.co.it. Chiuso in redazione il 13/06/2018 Il Paese Notiziario di Tavernerio Anno VII - Numero 13 Giugno 2018

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manager di aziende ad alto livello ed occupano posti di prestigio anche in contesti istituzionali: è quindi evidente che l’agire delle donne all’interno della società ha cambiato nel tempo i connotati ed i suoi campi di azione. Ecco allora che la solidarietà femminile nel corso dei secoli si è manifestata sempre più apertamente fino a riappropriarsi del suo valore più profondo: essere solidali è fondamentale per salvaguardare il benessere di tutte e di tutti ed è necessario insegnarlo, o meglio trasmetterlo, anche ai nostri figli, mostrandolo noi stesse quotidianamente nelle azioni comuni, nel linguaggio e nel pensiero. Da ognuna delle donne con le quali condividiamo la quotidianità possiamo imparare a guardare le cose da un punto di vista diverso, a cogliere sfumature sottili e prima invisibili, a dare valore a principi sottovalutati, ad agire con delicata gentilezza o con determinazione, ad accogliere le fragilità e a trasformarle in risorse. Alle donne che sto incontrando e scoprendo in questa travolgente esperienza va, con queste poche righe, il mio più sincero ringraziamento. Federica Trombetta Assessore alle politiche sociali e cultura

Suggerimenti per letture sul tema Stefan Bollmann, Elke Heidenreich “Le donne che leggono sono pericolose” Rizzoli, 2007 “Le donne che leggono sono pericolose perché non si annoiano mai e qualunque cosa accada hanno sempre un via di fuga: se ne infischiano se le fai troppo soffrire perché loro s’innamorano di un altro libro, di un’altra storia, e ti abbandonano”. Mariapia Bonanate “Donne che cambiano il mondo” Mondadori, 2004 Venti donne, ciascuna pioniera in un’arte, un campo, un’attività. Da Zaha Hadid a Ella Fitzgerald, da Frida Khalo a Estée Lauder. Ma anche sportive, attiviste, poetesse. Un nuovo libro porta alla scoperta di tutte quelle donne che con il loro contributo hanno o stanno cambiando il mondo. Nedjma “La traversata dei sensi. Racconto intimo” Einaudi, 2009 Zobida, il cui nome «profuma di burro gustoso e si scioglie sulle labbra come zucchero», è una vedova un po' avanti negli anni, pressoché analfabeta, ma grande esperta di faccende d'amore. A lei ricorrono le donne del villaggio come a una saggia consigliera - anche un po' fattucchiera e maga - per ricevere aiuto e suggerimenti. Franca Valeri “Le donne” Einaudi, 2012 Amiche d'infanzia, madri, figlie, amanti atroci, inviano lettere tenere o sfacciate, si perdono in soliloqui deliranti durante la manicure, stilano pagine d'amore calde, folli e crudeli, digitano sul cellulare messaggini innocenti o terribilmente astuti, mail capaci di liquidare in poche perfide righe un'intera esistenza. Valerie Monfort “Donne che comprano fiori” Feltrinelli, 2017 Intorno a un negozio di fiori di Madrid che frequentano abitualmente, si riuniscono cinque donne, ognuna con un bagaglio, una storia, tanti pensieri. Tutti differenti.

La serena felicità di una mamma con le sue piccole perle. 4 Il Paese imp.definitivo 13 bis.indd 4

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Pensare al plurale

A volte dimentichiamo che alcuni nostri comportamenti dettati dall’opportunità del momento possono avere effetto su altre persone. Se abbandoniamo dei rifiuti per strada, chi li vedrà avvertirà un senso di disagio. Se imbrattiamo con delle scritte un muro, la sensazione di disagio sarà la stessa. Se mettiamo i nostri rifiuti domestici nel cestino fuori di casa riempiendolo completamente, chi avrà la necessità di gettare un fazzoletto sporco se lo terrà in tasca. Se non raccogliamo gli escrementi del nostro cane qualcuno dovrà schivarli sul marciapiede o, peggio, si porterà un bel ricordino a casa. Se non paghiamo la tassa dei rifiuti o la paghiamo meno di quello che dobbiamo, gli altri pagheranno una quota più alta per lo stesso servizio. Se parcheggiamo negli spazi dei disabili, chi ne ha diritto non potrà usufruirne. Se non paghiamo le tasse, le amministrazioni comunali avranno meno soldi per la manutenzione delle scuole e delle strade e offriranno servizi peggiori. Se non educhiamo i nostri figli al rispetto del prossimo

e li giustifichiamo quando qualcuno ci dice che si comportano male, ci sarà qualche bambino che tornerà da scuola piangendo per le prepotenze ricevute. Ma se invece si pensa al plurale allora le idee possono diventare contagiose e coinvolgere sempre più persone. Allora c’è chi regala il suo tempo per controllare che il nostro territorio, con i suoi corsi d’acqua e i suoi boschi, sia in sicurezza. Chi decide di prendere guanti e rastrello per ripulire dai rifiuti un’area verde. Oppure chi aiuta i bambini ad attraversare la strada quando al mattino vanno a scuola. C’è chi si mette a disposizione per accompagnare le persone in difficoltà a fare le visite mediche e chi porta un pasto a domicilio a chi non può provvedere da solo. Ma capita anche che qualcuno si inventi una piccola scuola gratuita dove insegnare la lingua italiana e aiutare le persone ad integrarsi nella nostra comunità. E mentre i genitori apprendono qualcuno accudisce i loro figli. E non dimentichiamo chi è impegnato nelle associazioni, nelle consulte, nei comitati civici e dona il suo tempo per organizzare gite, eventi, feste e serate informative per farci sentire una comunità di persone. Che bella la comunità dove sempre più persone, in piena solidarietà, sviluppano idee per aiutare gli altri! Che bella la comunità dove gli adulti danno il buon esempio ai piccoli cittadini per una cultura orientata all’impegno sociale e all’educazione civica! Grazie a tutte le persone che pensano al plurale. Il Sindaco Mirko Paulon

Nella foto del 1951 un’istantanea che mostra la grande partecipazione della gente di Tavernerio e dei paesi limitrofi in occasione della grande alluvione che causò ben sedici norti Il Paese 5 imp.definitivo 13 bis.indd 5

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AMMINISTRAZIONE

Il bilancio di previsione

vizio sulla base delle necessità gestionali delle singole aree. Assicurate le coperture finanziarie per il coerente funzionamento del livello esecutivo, si è provveduto al reperimento delle risorse da destinarsi alla realizzazione delle scelte politiche principali. Per brevità riassumerò in cinque punti il percorso decisionale seguito nella definizione delle priorità amministrative: • La filosofia con la quale si intende affrontare la tematica “lavori pubblici” è la medesima dello scorso anno, stante gli ottimi risultati ottenuti. Si intende garantire la copertura delle opere e della manutenzione dell’esistente, introducendo, in coerenza con le linee programmatiche del Documento Unico di Programmazione (DUP), un importante ed atteso intervento di moderazione del traffico e messa in sicurezza della via Risorgimento (€ 60.000). Viene inoltre individuato il centro paese come ambito di spesa prioritaria per il 2018. Ulteriori interventi quali, la riqualificazione della via Benedetto Croce, il rifacimento delle asfaltature e la messa in sicurezza del sistema viario, hanno trovato e troveranno finanziamenti specifici in bandi già individuati. A tal proposito sottolineo che a fine marzo stata richie-

Nella seduta consiliare del 27 gennaio sono stati discussi numerosi punti all’ordine del giorno, sei dei quali erano propedeutici alla successiva approvazione dello strumento di programmazione più importante dell’attività amministrativa: il bilancio di previsione finanziario per gli anni 2018, 2019 e 2020. La programmazione è il processo di analisi e valutazione, che consente di organizzare le attività e le risorse necessarie per la realizzazione di fini sociali e la promozione dello sviluppo economico e civile della comunità locale. Il bilancio di previsione finanziario è il documento nel quale vengono rappresentate contabilmente le previsioni di natura finanziaria riferite a ciascun esercizio compreso nell’arco temporale considerato nei documenti di programmazione dell’ente. Attraverso il bilancio di previsione gli organi di governo di un ente definiscono la distribuzione delle risorse finanziarie tra i programmi e le attività che l’amministrazione deve realizzare, in coerenza con quanto previsto nel Documento Unico di Programmazione (DUP). Il bilancio di previsione finanziario è almeno triennale e svolge le seguenti finalità: • politico-amministrative in quanto consente di definire l’indirizzo amministrativo e di controllare l’attività degli organi esecutivi; • di programmazione finanziaria poiché descrive finanziariamente le informazioni necessarie a sostenere le amministrazioni pubbliche nel processo di decisione politica, sociale ed economica; • di destinazione delle risorse a preventivo attraverso la funzione autorizzatoria, connessa alla natura finanziaria del bilancio; • di verifica degli equilibri finanziari nel tempo e, in particolare, della copertura delle spese di funzionamento e di investimento programmate. • informative in quanto fornisce informazioni agli utilizzatori interni (consiglieri ed amministratori, dirigenti, dipendenti, organi di revisione, ecc.) ed esterni (organi di controllo, altri organi pubblici, fornitori e creditori, finanziatori, cittadini, ecc.) in merito ai programmi in corso di realizzazione, nonché in merito all’andamento finanziario della amministrazione. La funzione politico amministrativa di indirizzo e controllo è svolta dal Consiglio, che la esercita attraverso l’approvazione del bilancio. L’attuale bilancio ha inteso, in primo luogo, far fronte La posa della prima pietra dell’Asilo Bagliacca, recentemente sotalle esigenze specifiche proposte dai responsabili di ser- toposto ad alcuni restauri. 6 Il Paese imp.definitivo 13 bis.indd 6

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Una bella immagine della Tavernerio risalente agli anni 1960 vista dalla località Pra di bossi, dove ora sorge la nuova parrocchiale dell’Eucaristia

sta alla Regione la concessione di spazi finanziari per 120.000 € per la realizzazione di un progetto di asfaltature che riguarderà sia il capoluogo sia le frazioni. Un ulteriore concessione di spazi (per 160.000 €) è stata richiesta ed ottenuta per la realizzazione del progetto di rifacimento della copertura sulle strutture dell’Asilo Bagliacca e messa in sicurezza della facciata prospiciente la via Provinciale consentendo il ripristino definitivo degli spazi al piano superiore dell’edificio e la creazione di una via di fuga in caso di incendio, utilizzabile anche dagli uffici comunali. Questo intervento realizza l’obbiettivo strategico di valorizzazione del patrimonio riconducibile ad edifici scolastici e comunali attraverso interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per la salvaguardia dei beni immobiliari, la sicurezza degli utenti e della cittadinanza, la riqualificazione energetica ed il conseguente abbattimento delle spese di gestione. • Verranno incrementate le entrate derivanti dalla lotta all’evasione con la volontà di perseguire l’economicità di gestione nelle spese di funzionamento e garantire risorse significative con le entrate proprie del Comune anche mediante controlli e accertamenti sui tributi locali. Per tale motivo si potenzierà l’attività dell’ufficio tributi incrementando l’orario di presenza del personale. Il maggior costo verrà totalmente coperto dal maggior gettito derivante dagli accertamenti relativi alla lotta all’evasione.

• Per rispondere alle esigenze e bisogni della comunità attraverso interventi istituzionali sia diretti, che attraverso il consorzio dei servizi sociali e la valorizzazione delle reti tra associazioni, si è fortemente voluto mantenere un investimento ampio con margine di sicurezza nel settore sociale. • Nell’ottica di una maggior efficienza dei servizi e senza voler gravare sui contribuenti non si prevedono aumenti tariffari di nessun genere, anzi verrà introdotta una riduzione della TARI relativamente ad alcune categorie specifiche in funzione della loro riconosciuta attività sociale. Le tariffe relative ai costi a domanda individuale rimarranno invariati ad eccezione del costo della mensa scolastica che fisiologicamente dovrà adattarsi alle variazione ISTAT (5 centesimi di € a <?>pasto). • È stato fortemente voluto un segnale positivo di impulso specifico all’Assessorato alle Associazioni, tempo libero, sport e all’Assessorato all’Ambiente con un contributo di 5.000 € da destinarsi a progetti specifici proposti dalle associazioni. Sono inoltre stati stanziati 10.000 € da destinarsi ad interventi di sensibilizzazione e riqualificazione ambientale, in particolare per ridisegnare e ottimizzare l’utilizzo dell’area verde di pertinenza dell’attuale struttura scolastica e per l’organizzazione di giornate del verde e di percorsi formativi sulla salvaguardia ambientale e delle risorse naturalistiche. Alessandro Bianch, Assessore al Bilancio, Tributi e Pubblica Istruzione Il Paese 7

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AMMINISTRAZIONE

Le direzioni della pianificazione Una domanda che tutti ci siamo posti, in sé semplice, ma molto complessa è: in che territorio voglio vivere? La domanda presenta delle contraddizioni che non è facile sciogliere: nessuno vorrebbe si costruisse più, poi certamente si cerca una casa, magari più grande, magari per i figli, o magari si vorrebbe andare a fare la spesa a un minuto da casa e non a Como o ad Erba. Allora come si fa? Non esiste una risposta univoca, vera per tutto e tutti; essa dipende essenzialmente dal territorio e dall’ambiente in cui si vive. Ci sono territori più generosi e altri ove la natura ha riservato altre peculiarità. Tavernerio, secondo me, appartiene ad uno dei primi, senza dubbio. Il mondo è cambiato, anche a Tavernerio; non siamo più negli anni 80 o 90 e ce ne siamo sicuramente accorti. Allora si era in un periodo diverso rispetto a oggi, convinti che, passati gli errori degli anni 60, gli anni del boom economico, si potesse continuare a crescere senza troppi limiti o troppe preoccupazioni. Oggi alla soglia del 2020 si sente sempre più spesso il bisogno di fermarsi, di rallentare, di non permettere alla frenesia e alla corsa di prendere il sopravvento. Allora gli spazi verdi, le passeggiate diventano “cose” da salvaguardare

E riscopriamo il nostro territorio, le sue ricchezze, i sentieri, i fiumi, il verde. La pianificazione attuativa inserita nelle regole che governano il nostro territorio ha tenuto conto di questa esigenza moderna delle genti di oggi? Dobbiamo leggerlo, è una fatica, ma se abbiamo la pazienza di farlo scopriamo che ci lascia delle speranze. Ci sono gli edifici esistenti, quello che già c’è. Magari con qualche terreno libero fra cinque o sei case ma considerato come già edificato. Ci sono i piani di trasformazione che riguardano la riconversione delle vecchie industrie dismesse o di quelle ancora in attività che vorrebbero cambiare, oppure le aree vuote all’interno di comparti già edificati. Poi ci sono i “vecchi” piani di lottizzazione, anche se oggi si chiamano in modo diverso, e sono le aree libere ove costruire ex novo in grande. Non è certamente un piano urbanistico da buttare quello vigente, ma va indirizzato. Se i piani di riconversione delle industrie sono 5 e riguardano comparti che vanno sicuramente riqualificati, come la palazzina Sartoris e la ex tessitura Bagliacca, i piani di lottizzazione sono addirittura 10 di cui 4 nella sola Ponzate. Le valutazioni sullo sviluppo del territorio devono necessariamente essere affrontati portando la risposta alla domanda iniziale (in che territorio voglio vivere?) verso due punti precisi: la crescita dei cittadini di Tavernerio e dei loro figli (non delle speculazioni edilizie) e la conversione di ciò che fu un bene per il paese portando lavoro e benessere in qualcosa che, al passo con i tempi, torni a farlo. Paolo Lazzaroni Assessore all’Edilizia, all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici

La Brianza vista da Ponzate, una delle incomparabili visioni del nostro territorio da mantenere per le future generazioni di Tavernerio 8 Il Paese imp.definitivo 13 bis.indd 8

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AMMINISTRAZIONE

Alla ricerca della natura Quest’anno Tavernerio sembra dipingersi di verde grazie a molti progetti legati alla cura dell’ambiente. Primo fra tutti il progetto “Ecoschool”, promosso dall’Istituto “don L. Milani”, ossia la riqualificazione del giardino della scuola ad opera di bambini e ragazzi che frequentano l’istituto stesso. Il giardino, infatti, diventerà più bello grazie a manufatti realizzati utilizzando materiale di riciclo: fioriere e giochi da tavolo permanenti (come per esempio una scacchiera), mangiatoie e nidi per uccelli. Ci saranno aiuole con erbe aromatiche, piante profumate come i gelsomini, serre didattiche e orti sinergici, percorsi sensoriali … insomma un’esplosione di natura. Ad aiutare i nostri ragazzi e bambini in questa impresa ci saranno gli insegnanti, ma anche i nonni ed altri volontari. Un aiuto davvero speciale è arrivato dagli alpini in congedo: mani esperte e grande competenza in materia di “giardinaggio e coltivazione”. Il progetto sarà poi valutato a livello regionale e … chissà … speriamo di riuscire ad ottenere la bandiera verde come lo scorso anno!!! Un’altra bella iniziativa arriva dalla fondazione “Rosa dei Venti” che ha dedicato tre giornate a “dona il tuo tempo al Parco” il 24/2, 24/3 e 21/4. Il tutto nasce per coinvolgere attivamente la comunità e il territorio nella cura del parco di Villa Plinia, per poter condividere con la cittadinanza questa importante risorsa. Sono stati organizzati anche dei laboratori a carattere ambientale e delle visite alle arnie delle api. Infine anche l’amministrazione comunale, che fin da subito ha mostrato grande sensibilità verso il tema della cura del territorio, ha deciso di collaborare con le as-

sociazioni e la popolazione per la realizzazione di tre giornate dedicate al verde pulito. La prima effettuata il 15/4 – data scelta anche dalla Regione Lombardia – ha interessato la zona intorno al santuario dedicato a San Fereolo. Per le altre due giornate la data è ancora da stabilire. Per il nostro amato paese la cura e l’amore per il territorio devono essere una priorità ed è importante partire proprio dalla scuola, dalle associazioni e dall’amministrazione. Oriana Molinaro Assessore alle Associazioni, all’Ambiente e allo Sport

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associazioni ASSOCIAZIONE RAGGI DI LUCE

Rieccoci puntuali a condividere con voi le periodiche quattro chiacchiere sulla nostra Associazione. L’inverno, ormai declinato, si è diviso tra le consuete e partecipate attività di movimento, pomeriggi danzanti e gare di burraco. Dopo l’emozionante mostra di Caravaggio vista a gennaio, un’altra meravigliosa retrospettiva dedicata alla pittrice messicana Frida Kahlo, al Mudec di Milano, ci ha visti rapiti dalle sue opere, quadri, foto e documenti che raccontano l’artista a 360 gradi; vita e opere fortemente segnate dalla dolorosa vicenda biografica. Una visita culturale molto interessante è stata quella alla Certosa di Garegnano, detta anche “Certosa di Milano”, situata alla periferia NordOvest della città, in stile manierista, voluta da Giovanni Visconti, Arcivescovo e Signore di Milano, nel 1349. È un complesso bellissimo, che racchiude affreschi fatti dal maestro e dagli allievi della scuola del Caravaggio. A conclusione della giornata quattro passi in Gae Aulenti, la piazza circolare sopraelevata più moderna, internazionale ed affascinante di Milano con i suoi grattacieli “luccicanti” ed il “giardino verticale”, il primo grattacielo al mondo con piante piantumate su balconi e terrazze, progettato dall’Architetto Stefano Boeri. Una gita nella natura è stata la visita

ai giardini di Villa Taranto a Verbania, “uno splendore per gli occhi” e l’Isola di San Giulio-Lago d’Orta, un autentico gioiello naturale a fior d’acqua con notevoli bellezze artistiche. Il 7 - 8 luglio visiteremo la città di Aosta e le valli Ferret e Veny. Un motivo di grande soddisfazione per l’Associazione, è stata la massiccia adesione al breve soggiorno pasquale in Liguria a Diano Marina con circa 100 soci partecipanti, un autentico successo. Fra poco, altri soci partiranno per il soggiorno di una settimana in Sicilia, a Selinunte (TP) tra templi dorici e mare cristallino. Per chi ama il Teatro, a breve si apriranno le iscrizioni per l’abbonamento alla stagione teatrale 2018/2019 al Piccolo Teatro di Milano e Teatro d’Europa, di Milano.

Per chi ama spettacoli più “leggeri”, verranno programmati, come d’abitudine, Musical e Commedie fuori abbonamento. Vi aspettiamo numerosi. Buona estate e serene vacanze a tutti. Tutte le informazione sulle attività proposte le troverete presso la Segreteria dell’Associazione nei seguenti orari: lunedì – martedì – mercoledì – giovedì – dalle ore 10 alle ore 11,30 Il nostro sito Web: www.raggidilucetavernerio.it La nostra mail: raggidilucetavernerio@gmail.com Facebook Raggi di Luce Tavernerio Il Direttivo Nelle foto, dall’alto il portale romano di Aosta, il tempio dorico di Selinunte, l’isola di San Giulio sul lago d’Orta, il forte di Baar in valle d’Aosta, un autoritratto di Frida Kahlo esposto al Mudec di Milano, il complesso della Certosa di Garegnano, e l’interno dello stesso. Sotto, i magnifici giardini fioriti di Villa Taranto sul Lago Maggiore.

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TROFEO GIOVANI 2018 E’ stata condotta la 18a edizione del torneo dal 19 maggio al 10 giugno nella palestra delle scuole medie e nell’attiguo campo all’aperto, quest’anno un’importante novità, il “Trofeo Giovanissimi 18a edizio-

ne per il torneo di Tavernerio (denominato ormai da anni “Trofeo giovani”) organizzato dal basket Tavernerio e patrocinato da comune e federazione pallacanestro, dedicato alle categorie minibasket.

Quindi 3 settimane molto intense con 4 partite al giorno dal lunedì al venerdì (inizio alle 19.30) per arrivare alle 8 di sabato e domenica (inizio alle 15.30). Si stima una presenza di circa 700800 persone come atleti e ancor più come spettatori nell’arco delle 3 settimane. Si spera che il bel tempo accompagni la manifestazione in modo da permettere la piena riuscita. Roberto Anghileri

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Il basket e la matematica

Grazie alla trentennale gestione del commissioner David Stern – dal 1984 al 2014 – l’NBA si è trasformata, a detta di molti, nella Lega professionistica più seguita al mondo. Nella sua opera di rinnovamento, senza dubbio Stern è stato aiutato dalla grande qualità dei giocatori che gli sono passati tra le mani: da Magic a Bird, da Jordan a Shaq, fino ad arrivare a Kobe e LeBron. L’espansione del marchio NBA però non è attribuibile soltanto alle capacità tecniche dei giocatori, ma anche e soprattutto ad una dirigenza in grado di vendere il prodotto NBA nel miglior modo possibile. Oltre ad una conduzione ineccepibile della sfera del marketing, David Stern è sempre stato attento agli sviluppi tecnologici che avrebbero potuto contribuire al miglioramento della Lega. Le nuove tecnologie, infatti, hanno fornito alla pallacanestro e agli sport americani, nel corso degli anni, molti strumenti innovativi. Il primo a portare la statistica nello sport è stato Billy Bean, General Manager (GM) di una squadra professionistica di baseball, stravolgendo tutte le carte in tavola. Il metodo usato da Billy è la sabermetrica.

ispirato appunto al film di cui parlavo sopra). I concetti del moreyball sono semplici. Alzare il ritmo del gioco. Alzando il ritmo del gioco in logica vuol dire più possessi, e quindi una maggiore produttività offensiva. Il miglior tiro è il tiro libero. I tiri liberi sono i tiri a più alta percentuale di realizzazione e ti consentono di segnare pochi punti a gioco fermo.

Mi spiego meglio: la sabermetrica è, in parole povere, l’analisi del baseball attraverso la statistica. Bean è stato il primo quindi a usare la statistica come UNICO metodo per arrivare a una decisione. Quando sceglieva i giocatori, non guardava peso, altezza e velocità, ma solamente la loro efficienza nel conquistare una base. Un metodo così innovativo non può che essersi espanso rapidamente in tutti gli sport americani, basket compreso, oltre a essere stato di ispirazione al film “ Moneyball-l’arte di vincere” (consiglio a tutti la visione). Il primo a seguire questa strada nel basket fu Daryl Morey, GM della squadra degli Houston Rockets. Dal 2006 ad oggi, Morey ha reso Houston una delle squadre più competitive di tutta l’NBA, giocando un basket che sfrutta al massimo tutte le caratteristiche dei propri giocatori. Tutto normale, fino qui. La novità sta però nell’aver estremizzato questo concetto andando così a inventare un nuovo stile di gioco ribattezzato moreyball (nome

Tiro da 3 e niente tiri dal midrange. I tiri dal midrange, i cosiddetti “tiri dalla media distanza”, sono quelli a percentuale più bassa e quelli che vengono marcati più spesso, di conseguenza meglio fare uno o 2 passi indietro e prendersi un tiro da 3 smarcato, preferibilmente dagli angoli perchè è a una distanza più ravvicinata (50 cm circa). Ma questa moreyball funziona? Direi di si, basti guardare la classifica. Tutta l’NBA sta prendendo questa direzione e al giorno d’oggi sulle panchine oltre agli allenatori e preparatori atletici ci sono anche matematici laureati in statistica che analizzano dati e partite, oltre alla presenza di telecamere sul soffitto delle arene, con software adatti per convertire tutte le informazioni in statistiche utili all’analisi dell’allenatore e dello staff . Io, da giocatore appassionato quale sono, non apprezzo moltissimo questi metodi che si basano sulla “catalogazione” dei giocatori attraverso dei numeri, amo il brivido dello sport e l’adrenalina che può trasmettere Ormai le statistiche possono prevedere praticamente il 95% dell’andamento di una partita o di una stagione che sia, ma nessun numero mi darà mai l’emozione che mi trasmette un canestro e la tensione che si prova stando in campo nelle azioni finali di una partita equilibrata: ovvero il restante 5%. Daniele Gatti

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associazioni Associazione Le Sorgenti Rovascio ed il volontariato oggi La nostra associazione, in data 16/02/2018, come dall’art. 5 dell’atto costitutivo, ha rinnovato le cariche del Consiglio Direttivo per il triennio 2018/2020. Dalla disponibilità dei presenti e dalla votazione effettuata, il C.D. risulta così composto dai sigg.: Molon Osvaldo presidente, Casartelli Marisa vice presidente, Di Gregorio Domenico segretario, Manfreda Michele e Gatti Maria revisori del conto, Frontera Kate, Berardi Carlo, Suppa Cosimo, Molon Luca. In questi anni di attività abbiamo rispettato gli scopi dell’associazione: - promuovere attività ricreative, sportive, culturali rivolte a grandi e piccini; - riunire e socializzare coloro che hanno interessi comuni: ragazzi, adulti, donne, pensionati; - tutelare, migliorare e valorizzare l’ambiente presentando proposte ai competenti responsabili degli uffici comunali; - sviluppare rapporti di collaborazione con le altre realtà associative del nostro territorio. Con la convenzione stipulata con l’Amministrazione Comunale gestiamo il Centro Civico di Rovascio effettuando la piccola manutenzione, la pulizia della sala e di tutta

l’area, l’apertura e la chiusura del Centro in occasione delle riunioni/ feste dei cittadini che ne hanno chiesto l’utilizzo, il taglio dell’erba, ect,. Siamo riusciti a formare con Suppa il “Gruppo Calcio Rovascio” composto da giovani del nostro territorio, che si riuniscono e si allenano durante la settimana e a giugno organizziamo il Torneo di calcio che vede impegnate diverse squadre formate da ragazzi del nostro comune e di quelli limitrofi. In occasione del rinnovo delle cariche in scadenza, abbiamo invitato gli abitanti della nostra frazione, attraverso locandine affisse per le vie e con volantini porta a porta, a presentarsi non soltanto per essere iscritti come nuovi soci, ma per conoscerci, essere informati sul programma delle iniziative prestabilite e degli obbiettivi prefissati. Speravamo nella presenza dei componenti dei nuovi nuclei familiari che si sono formati negli ultimi anni, ma.......... non solo gli abitanti nuovi, e quelli vecchi? …. in quanti si sono presentati? Pochissimi, i giovani assenti, minori motivazioni, poco tempo a disposizione, e pertanto non si può pensare neanche ad un eventuale riciclo! A cosa si assiste in queste occasioni? Ad una rotazione dei ruoli tra i gli stessi componenti che ne facevano parte precedentemente! L’attività di volontariato è un dono grande, il volontariato è la prova concreta che il denaro non è tutto; che si può fare qualcosa per il proprio ambiente per passione e non per interesse, che si può spendere il proprio tempo gratuitamente, per amore. Abbiamo un centro civico a disposi-

zione, un luogo di incontro per ritrovarci, e insieme alle due chiacchiere si può imparare il gusto di mettersi al servizio per gli altri, ascoltare opinioni diverse, accettare nuove proposte di iniziative da svolgere; fare volontariato deve far parte della propria vita, deve essere piacevole! Le persone manifestano una maggiore necessità di dedicare più attenzione a sé stessi ed alle proprie famiglie. Si tende a chiudersi in sé stessi, anzichè rivolgersi verso gli altri. Spesso si preferisce fare il secondo lavoro, stare davanti alla Tv o ad Internet, comunicare “in solitario” con i vari social network, piuttosto che mettersi insieme e fare qualcosa di buono e di utile. La nostra grande soddisfazione è la partecipazione degli abitanti della nostra frazione alle manifestazioni che organizziamo, noi ci crediamo e con incalcolabili sforzi non ci arrendiamo e proseguiamo nel nostro cammino con la realizzazione delle attività programmate nel corso di ogni anno da gennaio a dicembre. Con l’intervento e la collaborazione di altre persone siamo disposti ad accettare altre iniziative e proposte che possano sviluppare ed arricchire ancora di più la vita della nostra frazione; parliamone però!!! Cordiali saluti Il Consiglio Direttivo

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associazioni

Associazione Magolibero Continuano con successo i nostri eventi ed alcuni sono diventati delle gradite consuetudini. Da ottobre sono partiti i corsi d’inglese organizzati insieme al prestigioso British Institute dopo l’orario scolastico con numerose classi in tutto il comprensivo rivolte ai bambini dai 6 ai 14 anni. Anche lo scorso 31 ottobre abbiamo pensato a una serata “di paura” in Auditorium dove abbiamo trasmes-

so gratuitamente per tutti i nostri associati il film “Coraline e la porta magica”. Ringraziamo nuovamente i ragazzi della consulta che ci hanno aiutato ad addobbare l’auditorium per l’occasione. Il 26 novembre grande partecipazione per il nostro laboratorio natalizio: abbiamo realizzato insieme a molti bambini e a due care nonne un fantastico pupazzo di neve con calzini, bottoni e tanta fantasia. E non potevamo certo mancare ad “Accendiamo il Natale” il 10 dicembre dove, oltre ad aver contribuito alla realizzazione delle decorazioni del grande albero in piazza, eravamo presenti con dei tavoli adibiti a laboratori. Carnevale è iniziato ufficialmente il 25 gennaio con la cena e il falò della Giubiana organizzato insieme ai nostri amici della Pro Loco, dello Sci Club Boletto e del gruppo 4ever in fest. La festa in maschera, poi, si è svolta domenica 11 febbraio all’esterno del Centro Civico con animazione, giochi, merenda e premiazioni alle mascherine più belle. Inoltre abbiamo donato un regalino a tutti i bambini che hanno partecipato alla gara degli indovinelli.

Appuntamenti Aprile Giovedì 19 aprile rinnovo del direttivo con nuove forze e idee, naturalmente l’invito a partecipare attivamente all’organizzazione della nostra associazione è caldamente aperto a tutti i genitori. Maggio Grande Festa di compleanno di Magolibero con una piacevole sorpresa. Meravigliosa gita fuori porta. Laboratorio per la festa della mamma: i bambini hanno creato un pensierino con le loro mani da regalare alle loro mamme. Siamo stati presenti anche alla festa di San Fereolo il 27 maggio con un laboratorio. Giugno Immancabili cena e festa di fine scuola insieme al Mago Salamino, ormai un appuntamento fisso che non smette mai di farci divertire. Da definire ancora la data per l’ormai mitica tendata, che comunque riproporremo anche quest’anno. … e poi altre idee e altri progetti che vi sveleremo in futuro. Se volete rimanere sempre informati su tutto ciò che facciamo vi invitiamo a visitare la nostra pagina Facebook (cercate @magoliberotavernerio) oppure il nostro sito web https://www.magolibero.it dove è possibile anche iscriversi alla nostra newsletter. Per contattarci scrivete a info@ magolibero.it. Sostenete la nostra associazione partecipando alle nostre iniziative, ci rende orgogliosi e ci stimola a fare sempre meglio. Vi aspettiamo sempre numerosi! Alessandra Busti Vicepresidente associazione genitori Magolibero

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Associazione Rosa dei venti: Trattoria solidale Trattoria Solidale è un progetto che, in collaborazione con la “Pro Loco di Tavernerio” e gli “ospiti delle due Comunità Terapeutiche” della Fondazione, nasce dalla volontà di aprire al pubblico un laboratorio attivo da tempo con un preciso scopo terapeutico e riabilitativo che, oltre a dedicarsi alla preparazione dei pasti, accoglie i commensali con calore e buon cibo, ottimi ingredienti per

coltivare relazioni umane. Il nome deriva da trattore, “oste” che a sua volta proviene dal francese “traiteur”, derivato di traiter, “trattare, preparare”. Con il nostro invito, vogliamo promuovere uno dei cardini della quotidianità comunitaria: l’alternanza in cucina che, con cadenza mensile, si trasforma, in servizio aperto al pubblico, gestito da ragazze e ragazzi ospiti delle comunità terapeutiche della Fondazione Rosa dei Venti. “Curare, Contenere, Crescere tramite l’utilizzo di più mani che, coordinate tra loro, modellano, compongono, assemblano, mischiano, schiacciano... cucinano.” Proponiamo un menù ricco, gustoso, preparato con amore, frutto di collaborazione e, utilizzando prodotti stagionali, in armonia con l’ambiente. L’adolescente e l’operatore ogni giorno operano come veri professionisti che rispolverano arte e mestiere, felici di accogliere in questa occasione te, i tuoi cari e i tuoi amici per condividere il piacere di un pranzo un po’ speciale nel magico contesto di Villa Plinia. Il Direttivo

UNA UNATESTIMONIANZA TESTIMONIANZA 9 9April Solidale– –Villa Villa Plinia April2018 2018 -- La La Trattoria Trattoria Solidale Plinia LastFriday Friday II was to to help cook a charity dinnerdinner at the at teenagers’ home “ “Last wasinvited invited help cook a charity the teenagers’ Villa Plinia, Fondazione Rosa dei Venti onlus in Tavernerio, Lombardia. home Villa Plinia, Fondazione Rosa dei Venti onlus in Tavernerio, LomSince I completed my chefs course at Accademia di Chef in Milan in Februabardia. ry I was very keen to put into practice all that I have learned about the Italian Since I completed mythe chefs course at Accademia di Chef Milan inthe Fecuisine and especially regional kitchen of Lombardia andin I accepted bruary I was veryakeen practice all that I have challenge to cook meal to forput +/-into 30 invited guests together withlearned the staff about and some of the teeneger the home. the regional kitchen of Lombardia and the Italian cuisine andat especially arrived the before the ossibucchi and familiarise I Iaccepted theday challenge to event cooktoa prepare meal forthe +/-3630 invited guests together myself with the kitchen and the teenagers that were going to assist me. ” I was with the staff and some of the teeneger at the home. surprised and impressed with their interest and dedication”, they took to the I arrived dayand before the event to prepare the 36and ossibucchi familiatasks of the peeling chopping vegetables admirably were veryand responsive rise myself withtothe kitchen andmenial the teenagers that were to assist me. to my requests help even with task of washing up going and fetching water spring source. It was a real pleasure to work and with dedication”, them, to respond ” from I wastheir surprised and impressed with their interest they to their questions the food to teach them howadmirably to prepare it andwere to took to the tasks ofabout peeling and and chopping vegetables and see and hear them interact. All of these teenagers have enormous problems in very to my requests even withthey menial of washing theirresponsive lives and when I have visitedto onhelp past occasions were task sometimes rude upand anddespondent but fetching water from source. It was real pleasure here theytheir were,spring positively engaging in aconversation andto work withhelping them, me to respond their questions the food to teach actually prepare atocomplex dinner of about four courses for and 30pp. The how nightto itself was although total success, guests them prepare it and toquite see stressful, and hearathem interact.with Allall ofthe these teeenjoying their meals and the teenagers and me very pleased with our efforts. nagers have enormous problems in their lives and when I have visited on I hope to be invited back to cook again for the “Trattoria Solidale” as I think it past were rude and despondent but new hereskills they is a occasions great way ofthey getting thesometimes guys engaged in ‘Team-work’ learning were, positively engaging in conversation and which actually meeffect prepare and doing something very productive & creative hashelping a positive on a their complex dinnerand of results four courses 30pp. well-being in only for benefits for all parties involved as well as a pleasurable evening the guests withstressful, good foodaand The night itself wasfor although quite totalwine! success, with all the Thank you to Luca & Elisa Mingarelli for giving me this opportunity and good guests enjoying their meals and the teenagers and me very pleased with luck to all the guests and staff at Villa Plinia “ our efforts. Catharina Arundel Chef di origine olandese I hope to be invited back to cook again for the “Trattoria Solidale” as I Il Paese 15 imp.definitivo 13 bis.indd 15

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realtà del territorio BENVENUTO DON GIORGIO

Domenica 7 gennaio Benvenuto don Giorgio! La scritta campeggia sullo striscione appeso al muro della Chiesa dell’Eucaristia. Sono trascorsi quasi quattro mesi da quando i parrocchiani di Tavernerio e Solzago hanno salutato don Alessandro, che ora svolge la sua missione pastorale a Sondrio. Ai primi di dicembre, il Vescovo Mons. Oscar Cantoni ha nominato Parroco di Tavernerio e Solzago don Giorgio Cristiani. 63 anni, originario di Fino Mornasco, fu ordinato sacerdote nel 1978, per sei anni vicario a Cermenate e, successivamente, nella parrocchia di Lipomo, nel 1992, venne eletto parroco di Bizzarone, dove rimase fino al 2008, anno in cui assunse l’incarico di parroco di S. Agata in Como. Sotto il portico e prima dell’inizio della liturgia, il Sindaco e un rappresentante laico della Comunità Parrocchiale leggono un messaggio di accoglienza e benvenuto. Nei due interventi è forte la sottolineatura della vivacità delle persone che vivono a Tavernerio e Solzago e il richiamo all’attenzione verso i ragazzi e i giovani: una buona formazione consentirà loro di essere l’asse

portante per il futuro della comunità parrocchiale, ben integrata in quella civile, nel rispetto delle diversità e, allo stesso tempo, della complementarietà dei ruoli. La figura del parroco si inserisce in questo ambiente e, acquisite le conoscenze, con competenza e caparbietà, ne diventa regista e attore per stimolarne la crescita e la condivisione. Tutti i presenti partecipano all’emozione del momento con un applauso. Si apre il portone della Chiesa. I sacerdoti concelebranti entrano in processione e precedono Mons. Vescovo che,

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sulla soglia, simbolicamente consegna le chiavi a don Giorgio e gli conferisce il nuovo mandato. Il Vicario foraneo don Alfonso Rossi dà lettura del decreto vescovile di nomina. Due rappresentanti per ogni Comunità, don Giorgio, il Vicario foraneo e il Vescovo sottoscrivono i verbali di ingresso per le parrocchie di San Martino in Tavernerio e San Giovanni Battista in Solzago. Mons. Cantoni prende la parola. In esordio, evidenzia l’eccezionalità e l’importanza del momento che si sta vivendo. Le Comunità accolgono un nuovo pastore e devono essere preparate a condividere insieme un cammino di fede, sentendosi “gli uni membra vive degli altri, tutti parte di un unico Corpo”. Richiama i passaggi che hanno contraddistinto i lunghi anni del ministero di don Giorgio: la stima e l’affetto che si è guadagnato sono testimoniati dalla folta presenza di ex parrocchiani e di numerosi confratelli. Dedica una menzione particolare agli ultimi parroci precedenti: don Silvio Bernasconi, “che ha edificato la nuova chiesa nella quale ci troviamo” e don Alessandro Di Pascale, “per la saggezza pastorale, unita alla bontà, che ha dimostrato negli anni del suo servizio”. Cita don Lorenzo e don Carlo che “affiancheranno il ministero pastorale di don Giorgio”, proseguendo il loro compito di vicario e collaboratore parrocchiale. Ringrazia i Missionari Saveriani per l’opera che da decenni svolgono a Tavernerio e afferma di averli esortati a mantenere una presenza in parrocchia, “a vantaggio soprattutto della animazione missionaria … propria del loro carisma”. Si sofferma poi a puntualizzare l’importanza della collaborazione fra ordinati e laici per giungere alla costruzione della “Chiesa in uscita”, auspicata da Papa Francesco. Ricorda le doti umane di don Giorgio e lo “spirito di

umiltà e obbedienza”, mostrati negli anni di servizio alla Chiesa. Conclude formulando a don Giorgio l’augurio di inserirsi gradualmente nelle due parrocchie e annunciare realmente Cristo: a sostegno dell’impegnativo compito, non mancheranno la preghiera del Vescovo e la benedizione del Signore. Il rito dell’introduzione prosegue con le espressioni di volontà da parte di don Giorgio di assunzione dell’incarico e di adempimento dei doveri propri del ministero. Alle esortazioni del Vescovo, don Giorgio enuncia un “sì” convinto. Mons. Cantoni, prima di lasciare l’assemblea, lo invita ad assumere la presidenza della celebrazione. Don Giorgio si presenta alla nuova Comunità con una breve omelia, concentrata su pochi punti. Ringrazia per l’accoglienza. Si scusa anticipatamente nel caso dovesse deludere le aspettative. Domanda permesso per poter bussare nella vita, alle porte delle case e all’amicizia dei nuovi parrocchiani, promettendo di farlo con discrezione. La cerimonia, ben organizzata, è molto partecipata. I canti accompagnano i vari momenti. L’assemblea spesso applaude in segno di condivisione e incoraggiamento. La Chiesa è gremita: non solo persone di Tavernerio e di Solzago, ma anche fedeli provenienti dalle parrocchie di Como S. Agata e della vicina Lipomo. Il clima è festoso. Al termine della celebrazione, i presenti scendono nelle sale dell’oratorio, dove è stato preparato un momento conviviale. Don Giorgio è circondato da vecchie conoscenze e nuovi parrocchiani: un saluto, qualche parola, una stretta di mano e l’augurio di buon lavoro. Elio Maltagliati

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realtà del territorio Ponzate, quell’antico che profuma di nuovo Alcune volte si ha come la sensazione che non ci sia nulla di nuovo da scrivere. Il tempo scorre secondo ritmi cadenzati da un calendario che si ripete, e sembra che solo le disgrazie possano sfuggire alla routine. Accade così anche nel piccolo borgo di Ponzate, dove la stagione del bel tempo arriva puntuale come le primule, annunciandosi con qualche bella giornata di sole che – non si sa come – s’impadronisce del cielo scalzando le nebbie del mattino. Bisogna saperne approfittare e magari abbozzare una passeggiata salutare in valle, o su alla chiesetta di san Nicola. Il verde e il secco si alternano ancora in un prodigioso duello. Sì, proprio come quello di cui parla la liturgia pasquale, tra la morte e la vita. E sappiamo chi vince, in chiesa come nel bosco. Dicevo, le novità scarseggiano. O meglio, bisogna andarle a scovare nel ripetersi sempre nuovo di quello che abbiamo buttato troppo presto nel cestino dell’ovvio. Ed è un esercizio che dobbiamo compiere ogni giorno, rubando tempo e potere alla noia. Penso ad esempio a quel misterioso legame che unisce la più importante festività fissa – il Natale – alla più solenne festività mobile – la Pasqua – in un tempo che di anno in anno oscilla dai tre ai quattro mesi, e sono i mesi in cui l’inverno con fatica cede il passo alla primavera. La luce s’allunga, la notte perde terreno. Tempo del gelo e del risveglio. Quest’anno la Pasqua è caduta nel giorno del “pesce d’aprile”, facendoci ricordare che uno dei più antichi

simboli cristiani è proprio un pesce, disegnato sulle pareti delle catacombe a indicare, con l’acronimo del vocabolo greco, “Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore”. Quale suggestione è, ogni anno, l’accensione di un fuoco nuovo sul sagrato della chiesa di Santa Brigida – quello su cui quaranta giorni prima si era consumato con i coriandoli e le stelle filanti il carnevale dei ragazzi – e l’ingresso nella chiesa buia di un popolo armato di candele al seguito del cero pasquale. Sette giorni prima c’era stata, sempre in quel luogo, la processione degli ulivi, e la comunità l’ha vissuta con la morte del cuore per la tragedia capitata alla cara Franca, proprio lì sotto, vicino alla fontana della piazza. Ecco una novità di cui avremmo fatto a meno! Le giornate s’assomigliano come i bambini rumorosi dopo il catechismo. Tutti uguali, eppure ciascuno con il suo volto e la sua storia. Dovremmo imparare l’arte dell’accorgersi, del capire le differenze, dell’indovinare i bisogni. Una comunità piccola come la nostra rischia di conoscersi, ma di non saper riconoscersi. C’è l’assuefazione del sapere tutto e il rischio di chiudere la porta del cuore. Per questo c’è sempre bisogno di riaprire gli occhi come se fosse la prima volta. Ce lo ha ricordato il dono della Spirito Santo fatto in modo tutto particolare a undici ragazzi della nostra comunità, che, per imparare a coniugare il Dono ricevuto, si erano lasciati lavare i piedi dal don nella sera del Giovedì Santo.Anche la natura si veste ogni anno degli stessi colori che già preludono all’estate. Ecco, non sono gli stessi colori dell’anno scorso. Anche i fiori amano ripetersi, magari crescono nello stesso posto, ma profumano di novità. Don Agostino Clerici

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Novità all’Istituto Comprensivo di Tavernerio: scacchi a scuola per sviluppare la logica

Grazie al contributo dei Comuni di Tavernerio e di Albese per il diritto allo studio, l’Istituto Comprensivo ha inserito nell’offerta formativa curricolare il progetto innovativo “A scuola di Re”, che prevede l’intervento di un istruttore qualificato in tutte le classi della scuola primaria per tenere un corso di dieci ore di scacchi. Il progetto è in linea con le indicazioni nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo d’istruzione del MIUR - e con la dichiarazione 0050/2011 “Progetto scacchi a scuola” approvata dal Parlamento dell’Unione Europea nel marzo 2012 per la diffusione di progetti educativi in contesto scacchistico per favorire crescite sane a scuola. Attraverso il gioco degli scacchi si possono promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere, la concentrazione e l’attenzione, al fine di “imparare a imparare”, riconoscere le difficoltà, gli errori e le strategie per superarli: tutte competenze necessarie a rendere l’alunno capace di sviluppare autonomia nello studio. Inoltre, l’insegnamento degli scacchi, con una didattica interdisciplinare in ambito scolastico, può accrescere significativamente anche le capacità di apprendimento delle diverse materie curricolari e favorire lo sviluppo del pensiero computazionale (coding) come le ricerche degli ultimi 35 anni hanno dimostrato”.

“Come amministrazione – ha dichiarato il Sindaco di Tavernerio Mirko Paulon – abbiamo aderito alla proposta di un progetto legato all’apprendimento del gioco degli scacchi convinti che questa disciplina possa favorire la formazione dei nostri alunni in una fase così importante della loro crescita. Ringraziamo il dirigente scolastico e il personale docente per averci dato l’opportunità di inserire questa innovazione che migliorerà l’offerta formativa e didattica del nostro istituto scolastico”. GIOVANI SCACCHISTI CRESCONO Il 5 marzo 2018 presso la scuola San Vincenzo di Erba si sono svolti i Campionati Sportivi Studenteschi di scacchi.È stata una edizione da record! Gli studenti e le studentesse coinvolte sono stati/e oltre un centinaio in una vera “festa degli scacchi e dello sport”. Per la prima volta anche i nostri alunni si sono cimentati in questa gara, con impegno e successo. Nella categoria Ragazzi (maschile-misto) l’istituto ha schierato tre squadre: A (Gatti Sofia, Lomazzi Filippo, Casartelli Pietro, Noseda Elia), B (Ramponi Riccardo, Biondi Filippo, Colombo Fausto, Angelucci Filippo) e C (Bonetti Riccardo, Triscari Matteo, Ferrario Niccolò e Fusaro Alberto). La squadra Tavernerio C si è classificata prima con 16 punti, Tavernerio A terza con 13,50, Tavernerio B quarta con 8,50. Quindi l’IC Tavernerio si è classificato per la fase regionale che si è svolta il 12 aprile ad Erba presso il Centro Espositivo Lariofiere. Nella categoria Cadetti ha fatto il suo esordio la squadra composta da Cifone Luca, Iannazzo Valerio, Taborelli Giacomo e Casazza Tommaso. Il dirigente scolastico Prof. Flavio Pavoni

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realtà del territorio Il “Qrious” progetto tra Matarò, Sleaford e Tavernerio… Il progetto internazionale “THE QRIOUS PROJECT” di cui avevo dato anticipazione nel precedente numero de “Il Paese” è entrato nel vivo durante il primo semestre 2018 coinvolgendo i nostri ragazzi delle classi 2’ medie inferiori e docenti di Tavernerio. Mentre l’esperienza degli studenti è raccontata negli articoli da loro redatti e a cui vi rimando, ci tengo invece a riportare qui qualche elemento di insieme del progetto e di possibile rilevanza in termini di valori che come associazione di promozione sociale intendiamo cogliere dall’esperienza. Il progetto è nato dall’amica ed associata Laia Codina Portet, ora ricercatrice a Cambridge (UK) e ha messo in rete diversi ricercatori delle Università di Cambridge e Harvard, differenti musei (Institut Botànic de Barcelona - Spagna, British Museum -Regno unito, Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, Museo e Giardino Botanico Villa Carlotta- Lago di Como) e alcune fondazioni e associazioni -tra cui Ami-Ki. I destinatari del progetto sono studenti (medie inferiori e superiori) che, attraverso attività di ricerca e labora-

tori in aula e nei musei sviluppano contenuti didattici e formativi secondo percorsi coordinati. La dimensione internazionale del progetto prevede momenti di sintesi e di comunicazione in lingua inglese tra gli studenti delle diverse scuole. Il progetto è ovviamente sostenuto e garantito in termini di coerenza didattica dai docenti. Come citato, Ami-Ki si è resa parte attiva (senza alcun impegno economico sul progetto) anche attraverso specifiche attività dei propri associati e referenti di associazione: il più rilevante è stato il contributo di Paola Raimondi (co-fondatrice dell’associazione e Maestra D’Arte) che ha proposto dei Workshop di Arte proponendoli nelle tre scuole coinvolte (IC Tavernerio, Grup Escoles Mataró, Spain, Carre’s Grammar SchoolSleaford,UK). Le sessioni di laboratorio sono state pretesto di una visita presso le scuole partner di progetto e utili occasioni di conoscenza reciproca e discussione di possibili ulteriori esperienze di collaborazione; in particolare, alla data di redazione del presente articolo sono in pieno sviluppo ipotesi di ulteriori attività tra Partner di progetto e di possibili gemellaggi tra le scuole e territori…ovviamente, le visite sono state anche occasione per momenti di convivialità con “vecchi” e nuovi amici dell’associazione. Il progetto, che potrà estendersi nel prossimo anno anche alle classi di Albese, è nominalmente aperto a tutte le scuole (medie inferiori e superiori) interessate e al contributo di specialisti e professionisti. Informazioni ufficiali del progetto sono disponibili su: https:// qrious2017.wordpress.com/) Dario Montermini - Ami-Ki A.P.S.

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QRIOUS PROJECT: un progetto basato sulla curiosità 2 sulla voglia di scoprire cose nuove Quest’anno a scuola abbiamo intrapreso un nuovo progetto chiamato Qrious Project. Questo progetto ci invita ad essere curiosi del mondo che ci circonda. La curiosità infatti è la base di tutte le scoperte avvenute nella storia e fatte dai nostri antenati. Il progetto prevedeva varie attività, una di queste è stata la lettura e comprensione di due testi interessanti che hanno stimolato la nostra curiosità. Il primo testo parlava della tassidermia che è l’arte di preparare a scopo scientifico le pelli degli animali in modo da renderne possibile la conservazione. Il secondo testo ci ha raccontato la vita di Keith Haring e del suo famosissimo murales a Pisa. Keith Haring era un celebre artista americano di Street Art. Sulla base di queste letture abbiamo creato delle mappe concettuali e assimilato informazioni utili ed interessanti. In un secondo momento abbiamo guardato dei filmati alla LIM sugli argomenti già affrontati e una presentazione del Museo di Storia Naturale di Calci. Il filmato del museo ci ha affascinato e ci ha entusiasmato molto. Tutti volevamo partire e andare subito a Pisa. Per preparaci adeguatamente all’uscita didattica programmata abbiamo fatto molte ricerche sulla meravigliosa città toscana e, dopo averla conosciuta e scoperta, siamo partiti il 23 gennaio 2018 per i nostri due giorni di avventure. Questa splendida gita ha previsto la visita del Museo di Storia Naturale di Calci, Piazza dei Miracoli, la Piazza dei Cavalieri e la fondazione Piaggio a Pontedera. Ci siamo divertiti parecchio e imparato moltissime cose nuove e curiose. Tornati a Tavernerio il 24 gennaio 2018, abbiamo iniziato a preparaci per l’intervista che avremmo dovuto fare due settimane dopo con i ragazzi di una scuola spagnola. Via Skype ci siamo raccontati le nostre esperienze e le rispettive gite didattiche. Grazie a questa intervista abbiamo rafforzato il nostro inglese e conosciuto altri ragazzi della nostra età. Questo progetto ci ha aiutato a stimolare la nostra curiosità e insegnato che non si finisce mai di scoprire nuove realtà.

Qurious project,

Questo progetto è stato proposto a noi ragazzi delle classi seconde dell’Istituto Comprensivo di Tavernerio, con l’intento di renderci un po’ più curiosi riguardo ai fatti o alle esperienze che viviamo. Il progetto comprende delle interviste via Skipe, in lingua inglese, con l’Inghilterra e la Spagna, che ci aiuteranno a conoscere meglio e ad utilizzare dei nuovi termini inglesi. La nostra avventura è iniziata con l’indimenticabile gita a Pisa, dove abbiamo visitato il rinomato museo di storia naturale.

Ci siamo divertiti molto durante i due laboratori: costruire la nostra camera delle meraviglie e la caccia al tesoro. Durante il primo laboratorio abbiamo imparato a classificare gli oggetti, prima in base alla bellezza (in modo soggettivo) e poi seguendo il criterio scientifico (in modo oggettivo), mentre, durante il secondo laboratorio, ci siamo spostati in un’altra sala del museo, alla ricerca degli oggetti scritti sulle nostre cartelle. Abbiamo imparato a lavorare in gruppo, in squadra e ad osservare con più attenzione ciò che ci circonda. Credo che questo progetto ci aiuterà a diventare delle persone più curiose, intente a scoprire ciò che ci circonda, senza fermarci alle apparenze.

THE QRIOUS PROJECT

Il progetto Qrious (Qrious project) è un progetto che noi ragazzi e ragazze della seconda media dell’Istituto Comprensivo di Tavernerio stiamo affrontando. Questo progetto è nato nel 2016 a Cambridge (Regno Unito), lo scopo è quello di avvicinare noi studenti alla scoperta di alcuni grandi scienziati e naturalisti, il cui lavoro ha contribuito a modificare il pensiero scientifico e il modo in cui le persone interagiscono con la scienza. Tramite attività in classe, visite ai musei, scambi interscolastici e workshop, stiamo scoprendo, tra le altre cose, l'importanza di viaggiare, costruire reti di corrispondenza e di confronto con le altri classi partecipanti al progetto. Il 23 e il 24 gennaio 2018, noi alunni insieme ad alcuni professori abbiamo fatto un’uscita didattica di due giorni a Pisa. Durante il primo giorno, abbiamo visitato il museo di storia naturale dell’Università di Pisa (è un museo situato a Calci, in Provincia di Pisa. Fa parte del sistema museale di Ateneo dell'Università di Pisa e, fondato nel 1591, è una delle istituzioni museali più antiche del mondo). Qui ci siamo divisi nelle due classi (2°A e 2°B) e ci siamo alternati in due attività ludico-didattiche dedicate alla Galleria Storica: "Caccia ai tesori del Museo" e "La camera delle meraviglie". La "caccia al tesoro" ci ha permesso di calarci nel ruolo di "curiosi investigatori" in cerca di diorami, specie estinte, preziosi reperti e fossili, mentre "La camera delle meraviglie" ci ha trasformati in giovani museologi creativi, capaci di allestire cinque diverse camere per poi convertirle in altrettanti musei riordinando in modo scientifico i reperti. Il Museo ha contribuito al progetto proponendo un percorso storico con approfondimento su Paolo Savi, celebre direttore ottocentesco. Savi in cinque anni porta a compimento 170 tassidermie.(La tassidermia è la tecnica di preparazione e conservazione dei corpi degli animali per la visualizzazione, come per la messa a punto dei cosiddetti "trofei di caccia" o per l'esposizione nei musei) di mammiferi e 1274 di uccelli, che ancora oggi sono parte integrante delle collezioni storiche del museo. Tra questi compaiono anche i primi diorami (un'ambientazione in scala ridotta che ricrea scene di vario genere) mai realizzati. Il giorno dopo, invece, abbiamo visitato Piazza dei Miracoli nel centro di Pisa. Il Paese 21

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realtà del territorio Tornati a Tavernerio ci siamo subito messi all’opera per preparaci per una videoconferenza, avvenuta il giorno 15 febbraio, con alcuni studenti di una scuola di Barcellona, i quali stanno svolgendo tutte le attività proposte dal Qrious come stiamo facendo noi. La lingua e i problemi tecnici ci hanno causato alcuni contrattempi, ma siamo lo stesso riusciti a scambiarci le informazioni ricavate dalle nostre uscite e dai nostri laboratori. Di queste videoconferenze, ne avremo altre con altre scuole di Cambridge, per questo ci stiamo già preparando.

Visita al museo di storia naturale Si è svolta il 23 gennaio 2018, i ragazzi delle classi 2°dell’Istituto Comprensivo di Tavernerio si sono recati al museo per Il Progetto Qrious Project – Curiosity, dedicato alle collezioni storiche e alla curiosità. Ha condotto gli studenti alla scoperta di alcuni scienziati e naturalisti il cui lavoro ha contribuito, nel corso dei secoli, a modificare il pensiero scientifico e il modo in cui le persone interagiscono con la scienza. Il Museo ha contribuito al progetto proponendo un percorso storico con approfondimento su Paolo Savi, il più importante direttore del Museo. La visita è stata divisa in due parti, “la caccia al tesoro” e “la camera delle meraviglie”. Durante la caccia al tesoro gli studenti si sono calati n el ruolo di curiosi investigatori e hanno cercato diorami, specie estinte, preziose collezioni e reperti fossili. Durante l’altra attività, invece, hanno esplorato la nuova Camera delle Meraviglie, realizzata sulla base dell’inventario del 1626, poi si sono trasformati in museologi creativi e hanno allestito cinque camere delle meraviglie per poi convertirle in altrettanti musei riordinando in modo scientifico i reperti.

zati e nel secondo abbiamo visto e poi creato un’esposizione di oggetti che appartenevano alle antiche “Camere della Meraviglie”, che un tempo raccoglievano antichi e insoliti oggetti provenienti da tutoo il mondo. La visita ha suscitato in noi grande curiosità e interesse. Dopo i laboratori abbiamo mangiato in uno splendido giardino di ulivi. Dopo la pausa pranzo abbiamo continuato la visita della altre stanze del museo: quella dei cetacei, l’acquario, che è uno dei più grandi d’Europa, e quella dove sono conservati i minerali. Tutte le stanze ci hanno veramente impressionato tanto che ognuno di noi havoluto comprere un piccolo ricordo nel negpzio del museo. Alla fine della visita eravamo veramente esausti ma al contempo felici. Dopo esserci ripresi siamo tornati sull’autobus che ci ha portato nella città di Pisa dove c’era il nostro hotel. Il mattino successivo ci siamo alzati freschi ed entusiasti all’idea che avremmo visitato la città. Abbiamo fatto colazione e subito ci siamo preparati per andare a visitare Piazza dei Miracoli . Siamo rimasti colpiti dalla quantità del marmo bianco che contrastava con il blu del cielo ed il verde del pratoe anche dalla maestosità dei monumenti. Purtroppo siamo potuti entrare a visitare solamente il Duomo, uno spettacolo affascinante. Abbiamo anche visto Piazza dei Cavalieri, dove si trova l’Università Normale di Pisa. La nostra avventura non era finita qui, ci aspettava ancora il museo della piaggio a Pontedera. Qui ci è stata raccontata la storia della Piaggio, abbiamo visto un filmato della varie pubblicità della Vespa e abbiamo creato uno slogan su di essa. Purtroppo la nostra esperienza a Pisa era finita. È stata una fantastica gita piena di emozioni, di sorprese e di divertimento... INDIMENTICABILE!!!

In gita a Pisa col Progetto Qrious Noi alunni delle classi seconde della scuola media di Tavernerio quest’anno abbiamo svolto il progetto “Qrious”. Questo progetto comprendeva dei lavori in classe, un collegamento via Skype con ragazzi di altri Paesi europei e la visita al Museo di storia naturale della Certosa di Calci (Pisa). Siamo partiti il 23 gennaio alle 6 di matina e dopo quattro ore siamo giunti a destinazione. All’interno del Museo abbiamo fatto dei laboratori: il primo era una caccia al tesoro sugli animali tassidermiz-

La piazza dei Miracoli di Pisa

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La mafia è vicina Il giorno 1 marzo è stato riconosciuto come “giornata mondiale della Legalità”, così nell’auditorium di Tavernerio si è tenuto un incontro alla presenza del Prefetto di Como, di un noto magistrato e di un giornalista per parlare di mafia, in particolare della presenza della ’ndrangheta in Lombardia. Il primo intervento è stato quello dell’ex –sindaco di Tavernerio, il quale ha raccontano della dedica del centro Civico a Rosario Livatino. Egli era un magistrato di Canicattì che combatteva la mafia senza volere scorte o macchina protetta. Una mattina stava andando in tribunale quando venne ucciso in macchina da una banda di mafiosi. Si è deciso di dedicare a lui il centro civico perché si voleva fosse il simbolo della Legalità e dell’aggregazione nel nostro piccolo paese. È seguito l’intervento del magistrato che ha parlato dell’ndrangheta in Lombardia e di alcuni fatti successi. L’ndrangheta è un’organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa originaria della Calabria. È l’unica mafia presente in tutti e 5 i continenti del mondo e secondo una indagine di Demoskopika, nel 2013 attiva in 30 nazioni con 400 cosche e 60.000 affiliati di cui 40.000 in Calabria. Negli anni ’50 alcuni mafiosi calabresi si trasferirono in Lombardia nella stagione estiva per fare degli studi sull’economia della regione e per cercare un luogo adatto per infiltrarsi; nel periodo di permanenza al nord lavoravano normalmente nelle aziende. Di solito questa infiltrazione avveniva prevalentemente in piccoli paesi perché, a causa della poca popolazione presente sul territorio, le persone erano in fede tra di loro; quindi era più facile intromettersi e creare con legame di fiducia con gli abitanti. Così, a partire dagli anni ’70, in Lombardia cominciarono a formarsi le “locali”, gruppi organizzati di criminalità mafiosa, tra cui le principali furono quelle di Erba, Cermenate, Varese, Inverigo, Asso-Canzo e Mariano Comense. In questo periodo avvenne anche il primo attentato di stampo mafioso, a Varese. Un gruppo di appartenenti alla locale del luogo aveva il compito di uccidere una magistrato e sapendo che ogni mattina frequentava un bar, un giorno si presentarono in moto in quel bar e, senza togliersi il casco, entrarono, estratta la pistola, lo uccisero prima di scappare. Come reagì lo Stato? Lo Stato si trovò di fronte da un lato alla crudeltà e alla freddezza con cui operavano i mafiosi, dall’altro ai silenzi e alle paure dei cittadini che con la mafia dovevano confrontarsi. Iniziò così a cercare di trovare leggi e punizioni per gli appartenenti alle associazioni mafiose. Fu così che nel 1982 fu inserito nel codice penale l’articolo 416-bis, il quale fa delle associazioni mafiose un reato punendo chiunque si organizzi per costituire

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un’associazione con finalità mafiose cioè che tendono a intimidire e a assoggettare psicologicamente ed economicamente gli altri. A questo articolo è strettamente collegato l’articolo 41-bis dell’Ordinamento penitenziario italiano, il quale sottopone i soggetti mafiosi arrestati a un carcere “duro”, isolato dalle altre persone per non rischiare che riescano a comunicare con gli altri dandogli direttive. Terzo e ultimo intervento è stato quello del Prefetto, il quale ha spiegato i tre tipi di silenzi della mafia: Il silenzio di chi acconsente Il silenzio di chi ha paura Il silenzio dei collusi C’è silenzio di chi acconsente cioè di coloro che stando in silenzio concordano e collaborano con i mafiosi, c’è il silenzio di chi ha paura di denunciare allo Stato i maltrattamenti subiti dalle cosche mafiose e infine c’è il silenzio di coloro che inizialmente pensano che la mafia possa dar loro una mano e aderiscono alle scelte mafiose diventando a loro volta nel tempo vittime della mafia stessa. Gli interventi, sebbene difficili, sono stati molto interessanti e motivo di riflessione davanti ad un problema che, nonostante molti credessero solo al sud, è presente anche nella nostra regione. Articoli a cura delle classi 2A e 2B della scuola media di Tavernerio Il Paese 23 16-06-2018 18:02:51


realtà del territorio

Le liste erano formate da alunni delle classi 2°A e 2°B con ugual numero di maschi e femmine per lista.

Come si vota il C.C.R. di Tavernerio? Si vota per persona I votanti sono gli alunni delle classi 5° elementari, 1°C.C.R. 2°-3° media Consiglio comunale Gli eletti sono i 9 alunni che ricevono il maggior numero di voti da ciascuna lista dei ragazzi e delle ragazze GIi altri 9 ragazzi più votati formano l’opposizione o minoranza Gli altri alunni formano le commissioni che aiutano il ANNO 2017/18 – BREVE VADEMECUM E BI- CCR nei diversi ambiti di lavoro LANCIO D’ESPERIENZA per il FUTURO C.C.R. Il nostro bilancio Dove è nato? E perché? Cosa avremmo potuto fare meglio? È nato in Francia nel 1979 per creare una struttura in Interagire di più tra di noi e il Comune cui i giovani possano essere in prima persona portavoce Raccogliere le idee degli alunni delle altre classi e trovadei propri interessi all’interno del proprio Comune. re dei momenti di incontro e confronto più frequenti Organizzare meglio il lavoro delle commissioni e COS’È IL CCR? dell’opposizione Replica il Consiglio Comunale in ambito scolastico Azioni svolte con successo. Quali sono i primi passi per eleggere il C.C.R di Partecipazione alla giornata del 2 giugno ad Albese con Tavernerio? Cassano 1. Lettura del regolamento comunale Sagra di San Fereolo gestione di uno stand della scuola 2. Formazione delle liste (omogenee ed eterogenee) e raccolta fondi per le nostre attività annuali (circa 200 3. Scelta degli incarichi per lista: sindaco, segretario, as- euro) sessore all’ ambiente, assessore allo sport, assessore alla Fiaccolata di Natale (aiuto organizzazione per i canti cultura e tempo libero, assessore all’istruzione, assessore dei bambini della primaria): dalla mattina abbiamo laalla solidarietà e disabilità, assessore al bilancio… vorato, costruito il palco, aiutato i grandi, sostenuto i 4.Scelta del nome della lista, motto, stemma bimbi la sera. La Campagna elettorale del CCR 2017/2018; cosa è Lancio dei palloncini festività dell’Immacolata. stato fatto da noi ragazzi? Abbiamo contribuito e partecipato ad alcuni eventi orCi siamo confrontati, abbiamo discusso e abbiamo pub- ganizzati dal Comune, ad esempio la serata del 21 marblicizzato ogni lista all’interno della scuola, anche con zo sulle Mafie. volantini autoprodotti per far conoscere le proposte a Abbiamo imparato a lavorare insieme con alcuni obiettutti i nostri elettori: i nostri compagni della primaria e tivi precisi confrontandoci e discutendo secondaria. Cosa stiamo ultimando? Giornata dell’intercultura in collaborazione con il centro di alfabetizzazione degli adulti presso il Centro Civico Livatino Partecipazione alla giornata del verde pulito e gara ecologica nell’ambito del nostro progetto Eco-schools (scuola aperta 12 maggio); commemorazione del 25 Aprile

I NOSTRI MIGLIORI AUGURI AL FUTURO C.C.R.

I componenti del nuovo C.C.R. al momento del loro insediamento

CCR 2017/18: Martina Marangelli (sindaco), Tommaso Casartelli, Lucia Mornati, Allegra Montermini, Cesare Lanfranchi, Luca Giametta, Valerio Iannazzo, Costanzo Camilla, Chiara Favoni Opposizione 2017/18: Giacomo Taborelli, Mattia Rainaldi, Lorenzo Perrotti, Ilaria Caldera, Giulia Lomazzi, Tommaso Frangi, Rigamonti Giorgio, Giuliani Corinne, Giulia Ostinelli

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Il sistema di Protezione civile

Nella mattinata di sabato 17 febbraio 2018, presso l’auditorium di Tavernerio, si è tenuto l’incontro “Il Sistema di Protezione Civile Comunale – approfondimento sul nuovo codice della protezione civile – decreto legislativo 2/1/18 num. 224” organizzato dalle amministrazioni di Tavernerio ed Albese con Cassano. Hanno partecipato all’evento Bruno Corda (prefetto di Como), Chiara Braga (deputato proponente della legge delega di riordino della protezione civile), Giuseppe Zamberletti (già ministro per il coordinamento della protezione civile), Fabrizio Curcio (già capo dipartimento della protezione civile), Stefano Casartelli (coordinatore AIB e DOS della Comunità Montana del Triangolo Lariano), Marco Longhi (presidente gruppo volontari antincendio Tavernerio), il sindaco di Tavernerio Mirko Paulon e quello di Albese con Cassano Alberto Gaffuri. Sono stati esaminati i vari aspetti della protezione civile sia in ambito locale che nazionale, con approfondimen-

ti di carattere giuridico e legislativo a cura di C. Braga, F. Curcio e G. Zamberletti. Le parole “chiave” emerse dagli interventi sono state: Prevenzione Il sistema di protezione civile non s’improvvisa. Per essere operativi ed intervenire nel minor tempo possibile (e continuare a farlo per tutta l’eventuale durata dell’allerta), i volontari che ne fanno parte devono poter contare su attività formative ed esercitazioni, su una preparazione costante ed aggiornata, su mezzi efficienti per spostamenti rapidi, su un sistema di comunicazione in grado di fornire dettagli e notizie il più possibile precisi sul meteo e sulla situazione in corso. Collaborazione Il monitoraggio del territorio deve essere continuo. Per esempio nel corso dell’ultimo grande incendio che ha devastato le nostre montagne (fine ottobre 2017), molte sono state le difficoltà di accesso ai “luoghi del fuoco”. È importante che tagliaboschi, cacciatori, escursionisti, appassionati di mountain-bike, segnalino alle autorità competenti eventuali difficoltà riscontrate nei luoghi frequentati (frane, sentieri maltenuti o interrotti, deviazione di corsi d’acqua). Educazione Per educazione s’intende riuscire a fornire, da parte delle istituzioni, le informazioni necessarie al cittadino per mantenere un comportamento il più possibile corretto nelle varie fasi di evoluzione del pericolo, che vanno dalla segnalazione del pericolo stesso (anche attraverso

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realtà del territorio il canale dei social che a volte si rivela essere “un’arma a doppio taglio” se non viene utilizzato nel modo giusto), alla fase acuta (con eventuale coinvolgimento diretto), al post-emergenza. Il cittadino, da parte sua, dovrà quindi attenersi scrupolosamente alle istruzioni di comportamento che gli sono state indicate. La scuola potrebbe essere il luogo “ideale“ per cominciare a fare della formazione. Coordinamento (dell’emergenza e del dopo emergenza) È fondamentale riuscire a trovare equilibrio tra le forze che compongono la protezione civile (volontari e non), i cittadini, gli amministratori locali e lo Stato. L’aiuto non finisce con il cessare del pericolo ma continua con il risanamento del territorio, con la ricostruzione, con il re-inserimento della popolazione ove ce ne fosse bisogno. Il succedersi delle fasi deve trovare tempi e metodi che non possono essere lasciati al caso ma necessitano di un coordinamento globale e attento su vari livelli e che possa sfruttare al meglio le risorse disponibili. La Comunità Montana Triangolo Lariano, nell’ambito delle attività formative che svolge per mantenere aggiornati i volontari di protezione civile con specializzazione antincendio boschivo, sabato 7 aprile ha organizzato un’esercitazione che si è svolta nel Comune di Tavernerio. Tutti ricordiamo l’incendio che, dal 27 ottobre 2017 ai primi di novembre, colpì i boschi di Tavernerio; le fiamme furono fermate in prossimità alle cascine sopra il paese, dopo aver distrutto 250 ettari di boschi. L’esercitazione “Burdiga 2018”, di cui i volontari Antincendio Boschivo di Tavernerio hanno coordinato lo svolgimento, ha simulato lo scenario degli ultimi giorni dell’incendio che è realmente avvenuto, ma ipotizzando che

le fiamme continuassero ad avanzare verso il paese. Un centinaio di volontari antincendio boschivo della Comunità Montana Triangolo Lariano, affiancati da altre squadre provenienti dalla provincia di Como e Monza Brianza, dalle 8 del mattino di sabato hanno allestito una linea di difesa sopra le cascine a monte di Tavernerio. Mediante l’elicottero del servizio AIB elitrasportato di Regione Lombardia sono stati posizionati dei moduli antincendio al limitare del bosco. Le squadre si sono alternate in una serie di attività per tutta la mattinata, montando vasche per la raccolta d’acqua, posizionando moduli antincendio, realizzando linee tagliafuoco e simulando la bonifica dopo l’incendio. Per la collaborazione alla stesura dell’articolo si ringrazia Stefano Casartelli, Coordinatore Gruppo Volontari Antincendio di Tavernerio, Coordinatore Servizio Regionale AIB elitrasportato base di Erba, Coordinatore Volontari AIB Comunità Montana Triangolo Lariano Sabrina Mantegazza

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Il fiore di loto

Conversazione telefonica tra me e la mia amica Betta di qualche tempo fa … “Ciao Betta sto organizzando una serata in pizzeria con le altre ragazze, ci sei?“ - “Sì certo, volentieri, non il giovedì però.” - “Come mai no il giovedì? “ - “Sono al gruppo buddista” - “Al gruppo buddista? Ma dove? A Como o a Milano?”-“ Macchè! Qui a Tavernerio!” Probabilmente molti di voi, come me, ignoravano l’esistenza di un gruppo buddista qui nel nostro paese … Sono uomini e donne che si sono avvicinati a questa “filosofia di vita” per i motivi più disparati: chi per curiosità dopo i racconti di un amico, chi a causa di una sofferenza, chi dopo lunga riflessione. In realtà i gruppi sono due (circa 30 persone). Per i loro incontri si ritrovano in due case private ogni giovedì dalle 20 alle 21.30 circa. Il primo e il terzo giovedì del mese sono dedicati allo Zadankai (parola giapponese che significa riunione di discussione): seduti in cerchio ogni membro porta le sue esperienze riguardo un determinato argomento deciso in precedenza. Ci si racconta per incoraggiare gli altri e anche per fare il punto sulla pratica individuale; si parte da come si era, sottolineando quanto è servita la pratica per maturare il cambiamento. Il secondo giovedì è riservato al meeting di settore: ci si divide in giovani, uomini e donne e l’incontro verte su argomenti più conformi alle diverse esigenze dei membri che appartengono allo stesso settore. Il quarto giovedì è dedicato allo studio: prendendo spunto dalla rivista “Buddismo e società” si cerca di approfondire un tema trovando punti d’incontro con i passi del Gosho. “Con il termine Gosho (dal giapponese go -prefisso onorifico-, sho –scritti-) si intende la raccolta di tutti gli insegnamenti, i trattati, le lettere che Nichiren Daishonin scrisse ai suoi discepoli, autografi o ricopiati dall’originale autografo andato perduto, e dagli insegnamenti orali che vennero trascritti dal suo successore, il secondo patriarca Nikkō Shonin (fonte Wikipedia). I gruppi di Tavernerio fanno parte dell’istituto buddista italiano affiliato all’organizzazione “Soka Gakkai Internazionale“ che riunisce coloro che nel mondo seguono e praticano il Buddismo insegnato appunto dal maestro giapponese del 13° secolo Nichiren Daishonin citato sopra. La scuola di Nichiren ha origine, a sua volta, dagli insegnamenti di Shakyamuni o Siddharta Gautama, il fondatore storico del Buddismo che visse in India circa 2500 anni fa. Nichiren scoprì che il Sutra del Loto

(considerato una delle scritture buddiste più importanti) contiene il cuore di tutti gli insegnamenti buddisti e della verità alla quale Shakyamuni si era risvegliato. Questo sutra rivela un principio universale, la natura di Budda. Il termine Budda significa infatti il “risvegliato” e il Budda storico scoprì che tutti gli esseri umani hanno dentro di sé il potenziale per ottenere l’illuminazione, chiamata anche Buddità e tre sono gli elementi per farla emergere: la fede, la pratica (per sé e per gli altri) e lo studio. L’oggetto di culto del Buddismo di Nichiren è il Gohonzon, un mandala iscritto su una pergamena redatta in caratteri cinesi e sanscrito conservato nelle case dei praticanti. La preghiera si basa sulla recitazione di Nam myoho renge kyo. Mattina e sera i fedeli seguono un rito che unisce alla recitazione della frase appena citata la declamazione di due passi del Sutra del Loto. In essi viene spiegato che ogni persona è potenzialmente un Budda e la vita è eterna (principio della reincarnazione). Questo rito viene chiamato “gongyo”, termine giapponese che significa “pratica assidua”. Il significato della frase Nam myoho renge kyo è il seguente: Nam – devozione / Myoho – ciclo di vita e morte / Renge – letteralmente fiore di loto, che produce fiori e semi nello stesso momento. Questo fatto simboleggia che la vita è di per sé un susseguirsi incessante di cause ed effetti simultanei/ Kyo – sutra. Con la collaborazione di alcuni membri del gruppo, ho cercato di fare questa piccola introduzione alla pratica buddista, ma se siete interessati ad avere notizie e informazioni più dettagliate, potete scrivere all’indirizzo mail buddismogruppitavernerio@gmail.com e sarete contattati al più presto. Sabrina Mantegazza Il Paese 27

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realtà del territorio

“Io ti porto a casa” una storia di donne per le donne

Con grande piacere e vivo interesse, nel tardo pomeriggio del 10 marzo, abbiamo potuto ascoltare dalla voce della giornalista e scrittrice Laura D’Incalci una storia lunga 60 anni, quella della Casa della Giovane di Ponte Chiasso, che una donna, Irma Meda, con alcune sue amiche, aprì nel lontano 1957 per offrire un rifugio a donne frontaliere che a volte, la sera, al di qua della frontiera non avevano neppure un posto dove dormire. Nel tempo la casa ha continuato ad offrire accoglienza - e non solo un tetto sotto il quale passare la notte - a tante donne, ampliandosi e trasformandosi dal punto di vista organizzativo sia per inserirsi in un diverso quadro istituzionale e giuridico, sia per rispondere a bisogni sempre nuovi. Le donne che con Irma collaboravano e che ne proseguirono l’azione dopo la sua prematura scomparsa mostrarono e mostrano ancor oggi una sensibilità tutta particolare ed una acuta capacità di cogliere i segni dei tempi, le necessità delle nuove ospiti della casa, l’importanza dell’apertura al territorio. Quello che non è mai cambiato nel corso del tempo nello spirito della casa e che si avverte entrandovi è quell’attenzione a tutto campo alla donna che vi abita, la globalità dello sguardo focalizzata sulla persona con tutti i suoi bisogni e le sue attese, ben lontana da un puro assistenzialismo e ben determinata a costruire insieme alla persona un percorso che la possa portare ad una vita autonoma e ricca di significato. “Ho trovato qui, in un paese straniero, lontana da casa, una vera famiglia: non ero mai sola … ma non mi hanno mai trattato come una poveretta da aiutare … Mi sono sentita accolta e amata e ho trovato il coraggio di affrontare la vita, darmi da fare, migliorare la mia condizione … In queste persone che sanno amare ed aiutare chi è nel bisogno senza chiedere niente ho visto

la presenza di Dio nella mia vita.”* La fede era un elemento imprescindibile in Irma e nelle sue amiche, anche in quelle che ancora trasmettono una scelta di servizio profondamente radicata nel cuore. Afferma un’educatrice: “Non dico che non si possa organizzare un’iniziativa d’accoglienza o di aiuto sociale avendo altri orientamenti, magari da atei. Dico che questa opera è nata da persone che vivevano la fede, ispirate tutti i giorni dal Vangelo incarnato in ogni azione, in ogni piccolo gesto.”* Su questa radice si innesta un’impresa lunga sessant’anni ma ancora ‘giovane’ che si trasmette nel tempo e si contagia. La Commissione Biblioteca * Laura D’Incalci - Io ti porto a casa. Irma Meda: una donna per le donne. - Itaca Edizioni. 2017

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VENITE BAMBINI, SIETE I BENVENUTI!

C’era una volta e c’è ancora a Tavernerio una piccola biblioteca, nascosta al secondo piano di un grande edificio marrone che tanti, tanti anni fa era una scuola elementare. Proprio in quella scuola molti dei vostri nonni, delle vostre mamme e dei vostri papà hanno imparato a leggere, scrivere e contare. Bello, no? Dietro a un grande tavolo pieno di libri lavora lì da tanti anni Monica, bibliotecaria sempre accogliente e sorridente. La conoscete? L’anno scorso, senza essere né una fata né tantomeno una strega, ha saputo compiere una magia. Pof ! Una sera ha riunito intorno al suo grande tavolo pieno di libri uno strano gruppo di persone. Tutte femmine. Tutte diverse. Alcune si conoscevano, altre no. Alcune lavorano con i bambini, altre no. Alcune sono mamme, altre sono nonne, altre sono zie. Alcune hanno i capelli corti e grigi, altre li hanno biondi e lisci o mossi e castani. Una, forse, tra un po’ di tempo li avrà azzurri. Tutte hanno una grande passione: i libri. Sapete che ne nascondono sempre almeno un paio nella borsa? Se per caso conoscete una di loro provate a spiare… Tutte hanno imparato che quando leggono un bel libro ad alta voce intorno a loro si riuniscono tanti bambini. È il potere della lettura. Quella sera, in quella biblioteca, intorno a quel grande tavolo marrone, hanno scoperto che avevano in comune il desiderio di far conoscere questo potere a tutte le famiglie con bambini piccoli. Da allora, ogni mese, scelgono un sabato pomeriggio e organizzano una specie di festa dei libri: invitano i bambini che ancora non frequentano la scuola prima-

ria ad ascoltare le storie contenute nella loro infinita collezione di libri. È una strana festa. Non si corre, non si gioca, non si mangia e non si beve ma ci si diverte tantissimo. Credete non sia possibile? Vi racconto quello che succede. Quando i bambini arrivano si siedono su morbidi materassi colorati e per mettersi più comodi si tolgono anche le scarpe. Qualcuno incrocia le gambe, qualcuno appoggia la testa a un cuscino, qualcuno si accoccola in braccio alla mamma. Qualcuno si siede vicino al nonno. Qualcuno prende per mano un amico. E poi, quando sono arrivati proprio tutti, da una vecchia valigia esce il primo libro. Le lettrici lo aprono e i bambini entrano nel magico mondo delle storie. Mamme, papà, nonni, tate…fate silenzio! Si legge! Le lettrici indossano una maglietta bianca con sopra una bel disegno fatto da un signore famoso. Si chiama Altan ed è il papà della Pimpa. La conoscete? Altan lo ha disegnato pensando proprio a voi. C’è un bambino in braccio ad un adulto che gli sta leggendo un libro. E’ una mamma? Una nonna? Una maestra? O forse un papà con i capelli lunghi? Non importa chi sia l’adulto: è qualcuno che ha voglia di leggergli una storia e di insegnargli a volare libero come una farfalla gialla. Qualcuno che sicuramente gli vuole bene. Ma torniamo alla nostra festa! Cosa succede dopo che si sono letti tutti i libri contenuti nella valigia? Le sorprese infatti non finiscono lì. Quella piccola biblioteca, nascosta al secondo piano di un grande edificio marrone che tanti, tanti anni fa era una scuola elementare, è aperta tutti i giorni! Potete tornarci quando volete e con chi volete per prendere in prestito i libri che più vi piacciono, portarli a casa per leggerli e farveli leggere. Se invece vi piace ascoltare proprio la voce di noi lettrici, ci trovate in biblioteca tutti i mercoledì pomeriggio! Saremo felici di rivedervi! Barbara di N.p.L. Il Paese 29

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realtà del territorio

Villa Santa Maria amplia ulteriormente i propri servizi sanitari: nuovi corsi di psicomotricità in acqua e ambulatorio per la psicopatologia dell’età evolutiva Villa Santa Maria amplia ulteriormente l’offerta dei propri servizi sanitari. Il Centro ha attivato una serie di nuove prestazioni sanitarie nel Polo territoriale di neuropsichiatria infantile, che opera in regime convenzionato con il Sistema sanitario regionale, così come con Assicurazioni e Mutue integrative private e anche in regime di solvenza. Attivi dal mese di marzo sono i corsi di Psicomotricità in acqua, che offrono ai bambini fino a 6 anni la possibilità di svolgere nella piscina terapeutica della struttura attività che favoriscono lo sviluppo psicomotorio. I corsi, di gruppo o individuali, sono tenuti da personale altamente specializzato: terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e terapisti della riabilitazione. Le lezioni sono volte a stimolare in modo consapevole e giocoso l’acquaticità nei bambini, a coinvolgere i piccoli nell’esplorazione dell’ambiente acquatico e a favorire la loro interazione con gli altri attraverso la condivisione del gioco. Tutto ciò garantisce benefici non solo dal punto di vista motorio, ma anche sensoriale e psicologico, rafforzando autostima e autocontrollo. Già pienamente operativo anche l’ambulatorio che si occupa di psicopatologia dell’infanzia, della preadolescenza e dell’adolescenza. Obiettivo dell’attività è quello di offrire ai genitori e ai famigliari un servizio al quale rivolgersi ai primi segnali di disagio dei ragazzi, in modo da fare uno screening precoce su forme di malessere che possono evolvere in disturbi anche molto gravi.

Sempre più spesso, infatti, si registrano in bambini e adolescenti alterazioni delle condotte alimentari, ritiro scolastico o sociale, disturbi della sfera emotivo-affettiva e disturbi del comportamento. Sarà invece attivato nei prossimi mesi il nuovo ambulatorio odontoiatrico realizzato con il cofinanziamento della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca onlus. Il servizio, che sarà operativo grazie alla convenzione sottoscritta da Villa Santa Maria con il corso di Laurea in Igiene Dentale dell’Università degli Studi dell’Insubria, sarà rivolto alla popolazione pediatrica con disturbi del neurosviluppo. “Questi nuovi servizi offerti in regime ambulatoriale e aperti anche a chi non frequenta abitualmente il Centro ci consentono di rendere ancora più completo e accurato il percorso clinico e riabilitativo nella nostra struttura, garantendo nel contempo una risposta professionale e puntuale alle esigenze che con sempre più forza emergono dal territorio”, spiega la dottoressa Gaetana Mariani, presidente e direttore generale di Villa Santa Maria. “Anche queste nuove prestazioni sono organizzate in modo da garantire ai pazienti la ricerca dell’eccellenza, grazie all’impiego di personale altamente qualificato che da sempre caratterizza le nostre attività”. Una serie di impegni accanto ai quali prosegue anche quello nell’attività di ricerca scientifica. Nelle scorse settimane la Fondazione VSM di Villa Santa Maria ha infatti partecipato al terzo Convegno nazionale AIRA (Associazione Italiana Ricerca Autismo), che ha riunito a Roma i principali soggetti italiani attivi nella ricerca sui Disturbi dello spettro autistico. La Fondazione ha portato il proprio contributo attraverso la partecipazione del Vicepresidente e Responsabile scientifico, professor Enzo Grossi, il quale ha presentato un focus sul tema del Cammino in punta (Tip-toe Behaviour). Un comportamento che affligge circa il 30% dei soggetti autistici e sul quale la Fondazione VSM è diventata, grazie agli studi svolti negli ultimi anni, punto di riferimento a livello internazionale. Emanuela Aiani

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Scuola di italiano per stranieri

C’è un posto, al Centro Civico 21 di Via Risorgimento (Tavernerio), dove un gruppo di uomini e donne sta dando vita ad una scuola particolare. È la Scuola di Italiano per Stranieri che ha preso il via il 19 Marzo 2018 dall’iniziativa di un gruppo di volontari con l’autorizzazione e partecipazione del Comune di Tavernerio. Una scuola “senza muri”, anzi, una scuola che i muri si prefigge di abbatterli per creare ponti che facciano incontrare persone di culture, estrazioni sociali, e storie di vita diverse. Ponti fatti di parole, ponti immateriali eppure tangibili come le persone che quelle parole pronunciano. Una scuola che mi ha fatto pensare ad una frase del libro “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda: “Ho risposto che sì, lo parlavo abbastanza bene (l’italiano). Ma non era solo quello. Se parli direttamente con le persone trasmetti un'emozione più intensa, anche se le parole sono incerte e la cadenza è diversa; in ogni caso, il messaggio che arriva assomiglia di più a quello che hai in testa, rispetto a quello che potrebbe ripetere un interprete (…) perché dalla bocca dell'interprete non escono emozioni, escono parole, e le parole sono solo un guscio.” Ecco, questo è l’obiettivo ambizioso che i volontari e gli studenti, per la maggior parte donne, si sono preposti. Volontari e studenti lavorano insieme, giorno dopo giorno, per far sì che persone che non parlano la stessa lingua possano comunicare, “rompere i gusci e fare uscire emozioni e non solo parole”. Volontari e studenti vivono tutti a Tavernerio e dintorni. Il viaggio degli studenti, però, è partito da più lontano. Nigeria, Turchia, Marocco, Sri Lanka, Pakistan ed El Salvador sono alcuni dei paesi di provenienza dei 19 studenti di questa Scuola di Italiano. C’è chi è in Italia da più di 10 anni e chi ha ancora lo sguardo spaesato del nuovo arrivato. C’è chi ha visto nascere i propri figli qui, chi arriva con il sogno di dare alla propria famiglia una vita diversa e chi sogna di ricongiungersi, un giorno, alla propria famiglia rimasta indietro. C’è chi sa già fare delle frasi semplici, chi ha già studiato l’italiano e chi lo legge per la prima volta sulla lavagna. Nonostante le loro differenze tutti sono a scuola per lo stesso motivo. Di motivazione ne hanno tanta perché tornare a scuola è una scelta coraggiosa ma necessaria se vogliono impa-

rare l’italiano, farsi capire e magari, un giorno, trovare un lavoro. M., ad esempio, è arrivata dalla Turchia nel 2008 con il marito. Allora, N., 7 anni, e I., 2 anni e mezzo, le figlie di M., non erano ancora nate. Ora, N. ha iniziato ad andare a scuola alle elementari di Tavernerio e allora anche M. ha deciso di rimettersi sui banchi. I., dal canto suo, ha degli occhi così grandi ed espressivi che non le servono parole per comunicare emozioni, almeno per ora. S., invece, è un ragazzo nigeriano da 10 mesi in Italia. Alla scuola di Italiano ha deciso di venirci con la moglie. Dice che quella di Tavernerio non è l’unica scuola di Italiano che frequenta, ma “qui capisco di più quello che gli insegnanti mi dicono”. I nigeriani come S. e la moglie B. sono la nazionalità più rappresentata tra gli studenti della scuola. Tra loro ci sono anche O. e J., due giovani ragazze nigeriane, che alle lezioni vengono con i figli. Il piccolo F., il figlio di quasi 3 anni di J., è la gioia e la disperazione delle babysitter che si occupano dei bambini durante le lezioni. Infine, E. si è trasferito a Ponzate dal Salvador. Ora vive con la sorella e il nipotino ma i suoi figli sono rimasti in Salvador. E. sogna (chissà di che lingua sono fatti i sogni?) “di imparare l’italiano e trovare un lavoro” ma soprattutto sogna i suoi figli che guarda diventare grandi sul piccolo schermo del suo telefonino. M., S., B., O., J. ed E. sono solo alcuni dei nomi e delle storie degli studenti che si possono incontrare tra i banchi della Scuola di Italiano di Tavernerio. Tanti sono, anche, i nomi e le storie dei volontari della Scuola che M. e gli altri studenti ora definiscono “amici”. In qualsiasi lingua, con qualsiasi cadenza la si pronunci, la parola amico trasmette sempre emozioni. E siccome noi umani prendiamo decisioni in base a ciò che sentiamo e sappiamo, è importante trasmettere parole e informazioni che veicolino emozioni appropriate e ci facciano prendere decisioni sempre migliori. Le informazioni contenute in questo articolo sperano proprio di contribuire a questo. Alessandra, volontaria della scuola di italiano per stranieri Il Paese 31

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radici 21 marzo 2018 Audiorium comunale Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia La serata, organizzata in modo impeccabile dalla Commissione Biblioteca, è stata aperta con la memoria di Rosario Livatino, il

giudice “ragazzino” di Canicattì’, ucciso dalla mafia nel 1990 all’età’ di 38 anni mentre si recava al tribunale di Agrigento senza macchina blindata e senza scorta. Persona schiva, rispettosa e quasi timida, ma intransigente e determinata nel portare avanti un lavoro consapevolmente rischioso per la sua vita. La scelta di commemorare Rosario Livatino è legata al fatto che il nostro Centro Civico è stato dedicato a lui il 29 settembre del 2000 dal sindaco pro tempore Fabio Rossini. Perché fu fatta questa scelta? Allora il Centro si stava popolando rapidamente di associazioni di volontariato, iniziative culturali pubbliche e private, servizi sanitari, biblioteca ecc. Urgeva la costituzione di un regolamento che permettesse di stipulare convenzioni coi vari fruitori, in modo da permetterne una sana e civile convivenza, e di evitare la prevaricazione di un gruppo sull’altro. Questa tendenza alla prevaricazione e alla appropriazione di spazi e beni comuni assomiglia in qualche modo al comportamento delle mafie: ecco perché la dedica ad una vittima della mafia: doveva essere un auspicio, quasi un’ala protettrice per il nostro Centro e per tutta la società di Tavernerio. Ma 20 anni fa la mafia era sentita come un fenomeno lontano. Oggi sappiamo che già negli anni cinquanta essa cominciava ad estendersi sul nostro territorio, e oggi vi è ormai purtroppo molto diffusa. La scelta di quella dedica perciò oggi risulta ancora più preziosa. Dopo l’illustrazione da parte del giornalista Paolo Moretti della storia della diffusione della mafia sul nostro territorio (trattasi sostanzialmente della mafia calabrese, la ndrangheta), il giudice Vittorio Nessi traccia l’identikit della “nostra” mafia: le “filiali” settentrionali della mafia (le “locali”) non hanno il volto sanguinario della mafia di origine e non si occupano di droga o di armi. Qui i mafiosi sono affaristi, si radi-

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cano nei piccoli centri col metodo “amicale”. Faccio un favore a te che sei nel bisogno. Spesso si tratta di imprenditori in difficoltà economiche. L’imprenditore crede di salire su un pullman da cui scendere non appena avrà restituito i danari ricevuti. In realtà il mafioso affarista non ha lo scopo di riavere il prestito ma di impossessarsi della azienda riciclando danaro sporco. L’imprenditore non scenderà più dal pullman. La sua impresa non sarà in grado di affrontare il futuro liberamente e competitivamente perché il merito sarà sacrificato ad altri interessi. Le generazioni future saranno tarpate perché troveranno “i pozzi inquinati”. È fondamentale trovare la forza di spezzare la catena prima che si consolidi irrimediabilmente. Un utile strumento oggi a disposizione è l’informazione giudiziaria: una relazione con l’obbligo del segreto e dell’anonimato nella quale l’interessato non sarà coinvolto e che darà origine ad indagini autonome da parte dell’autorità giudiziaria.

La semplice percezione della presenza della mafia le conferisce l’impunità e la capacità di condizionare i rapporti sociali. Un reato magmatico e sfuggente di questo tipo non era perseguibile fino all’approvazione nel 1982 della legge n.646 (legge RognoniLa Torre) che introdusse il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso (art. 416 bis, del codice penale). Moretti descrive tre tipi di silenzi di fronte al fenomeno mafioso. C’è il silenzio di chi teme rappresaglie: è una posizione che tenderà a peggiorare nel futuro e che andrebbe combattuta con l’informazione giudiziaria. Poi c’è il silenzio del colluso, come quello dell’imprenditore che ha ricevuto un finanziamento e poi c’è il silenzio di chi vede il malavitoso come un benefattore e come tale lo accetta. Vengono poi descritte le modalità dell’inserimento della mafia nelle amministrazioni comunali. La mafia predilige l’accesso agli appalti pubblici, specie quelli piccoli, e specialmente quelli che prevedono

movimento di terra. La mafia così ha modo di dare lavoro in cambio del voto, per poi inserirsi nella compagine amministrativa. Occorre gestire attentamente le gare d’appalto e sorvegliare le attività economiche, specie quelle commerciali: spesso il passaggio di proprietà di un’attività commerciale o la soluzione improvvisa di una difficoltà economica sono segni che la mafia si è sostituita al gestore iniziale. Utile sorvegliare che gli oneri di urbanizzazione non vengano ottenuti in cambio di vantaggi illeciti. Necessario l’accesso ai cantieri per accertare se la ditta che ha vinto l’appalto non abbia subappaltato ad altre ditte a loro volta collegate con organizzazioni mafiose. Il Prefetto Bruno Corda sottolinea l’idea della presunta superiorità morale dei Lombardi, per cui pensiamo di essere immuni da questo fenomeno criminale. In realtà descrive con esempi illuminanti che gli imprenditori lombardi accettano spesso di trattare con la mafia in nome di un “sano” pragmatismo. Infine rivolgendosi a tutti noi sottolinea che la piramide mafiosa è indipendente dal merito. Se la Comunità fa riferimento al merito, taglia le basi della mafia. Così il modo migliore per combattere la mafia è mettere al vertice della piramide amministrativa del Comune persone meritevoli. I genitori del giudice Livatino, non potuti essere presenti alla cerimonia dell’inaugurazione del centro Civico, inviarono al Sindaco questo telegramma: GENITORI GIUDICE ROSARIO LIVATINO GRATI ET COMMOSSI ONORE AMATISSIMO FIGLIO SENTITAMENTE RINGRAZIANO ET INVIANO AUGURI PROGRESSO NOBILE CITTA’. Era una supplica gridata che il nostro paese progredisse nella legalità. Ed era uno zampillo di acqua fresca quando diceva che se ciò avviene, anche un piccolo paese è una nobile città. Fabio Rossini Il Paese 33

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radici Musica a Tavernerio ai primi del Novecento Raccolte di ricordi e fotografie ci permettono di ricostruire una narrazione delle esperienze musicali che qualche vivace compagnia di ragazzotti taverneriesi organizzò sul principio del ’900. In quegli anni il paese era ancora un centro agricolo, ove si coltivavano soprattutto granoturco, frumento, segale e patate. Oltre che al lavoro dei campi, alcuni abitanti si dedicavano a piccole attività commerciali e artigianali o erano impiegati come operai in località limitrofe. Uno dei fattori aggreganti fra la gente fu appunto la musica. Del primo gruppo che si formò, proprio a inizio secolo, abbiamo scarse notizie: suonavano quegli strumenti a canna multipla chiamati “firlinfeu”, ma che a Tavernerio si preferiva qualificare col più prosaico “fregamüsùn”. I componenti, circa una ventina, avevano un presidente, il contadino Ercole Casartelli, e un vicepresidente, Pietro Gatti. La loro sede si trovava presso il “Circolo” di via V. Veneto, un’osteria in cui si tenevano anche riunioni di tendenza socialista. La nascita dell’ensemble si inscrive all’interno di una moda fiorita in territorio brianzolo e che portò

alla ribalta parecchie bande del genere. I musicisti apprendevano i brani e li suonavano senza usufruire di partiture. Conoscevano invece molto bene il proprio strumento, per averlo essi stessi costruito con le canne del lago di Montorfano. I fregamüsùn fabbricati erano di differente tonalità. Si utilizzavano però anche fiati a canna singola, simili al flauto a becco. Di altra qualità erano gli strumenti impiegati dall’orchestrina a plettro “Spera in bene”, fondata nel 1924 da alcuni amici classe 1906. Era il periodo in cui formazioni analoghe si costituirono anche altrove, probabilmente per emulare il “Circolo Flora” di Como, già attivo dal secolo precedente. La sede degli “Spera in bene” era nella “curt di Fabrìzi”, all’interno della stanza denominata

“dei cavaléé”, ove in precedenza si allevavano bachi da seta. Il locale ospitava un camino su cui era stato elegantemente dipinto il nome del gruppo. Ogni giovedì sera bambini ed anziani si radunavano per ascoltare le prove, dirette dal maestro Zaccaria Muscionico di Camnago, flautista conosciuto in zona e direttore dell’orchestrina del suo paese e di vari gruppi musicali svizzeri. L’organico arrivava a ventuno componenti, i quali suonavano mandolini, mandole, chitarre, violini, clarinetti, flauti e contrabbassi. I musicisti erano giovani operai o contadini o semplici artigiani, fra i quali un sarto, un fabbro e maniscalco, un materassaio, un calzolaio. Avevano come presidente Luigi Noseda, fattore in villa Bossi. Il gruppo, che animava soprattutto le serate a ballo, faceva uso di partiture, alcune delle quali sono giunte fino a noi. Una di esse è dedicata proprio all’ensemble: si tratta di una polka di anonimo intitolata “Circolo Spera in bene”. Dell’orchestrina a plettro non si ha più notizia dopo il 1932. In quel periodo una nuova combriccola di

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giovani meditava di costituire una formazione ben diversa, che potremmo definire “folcloristica”. Si tratta dei “Rabadan”. Un nome, un programma. Il vocabolario di milanese del Cherubini definisce il termine “Rabbadan” come “Chiassata, Romorio, Baccano, Diavoleto”. Così anche il vocabolario comasco del nostro Pietro Monti chiarisce che “Rabadàn/Rapatàn” sta per “Baccano di gente in festa e convito”. Dei venti e più musici, una parte eseguiva melodie popolari (di cui non ci è noto il repertorio) con fisarmoniche, violini, violoncello, clarinetti e filicorni. Gli altri fornivano un sottofondo di

di zangola, modificata in modo da somigliare al “putipù” napoletano: lo sfregamento verticale del bastone all’interno del recipiente produceva un suono cupo. Sotto la direzione di Giacomo Riva, detto “Giàcum Puiàn”, mosaicista originario di Albese ma residente a Tavernerio, nell’agosto 1934 i Rabadàn vinsero un concorso per bande a Tartavalle Terme. Le fotografie rivelano che il maestro esibiva un look particolare: dagli occhiali finti, ai baffetti, al copricapo, tutto concorreva a farne un personaggio stravagante. Gli altri membri del gruppo erano della stessa estrazione sociale degli “Spera in bene”. I “Rabadan” però suonavano a memoria, come si addice a una banda popolare, e parteciparono a iniziative importanti per il paese, quale l’inaugurazione della Fonte Plinia nel 1936. Più tardi, la guerra pose fine anche a questa fantasiosa esperienza. Delle vicende qui ricordate non è rimasta memoria scritta, se non in qualche modesta partitura degli “Spera in bene”. A narrare dei protagonisti, sono le poche fotografie pervenuteci e che, incrociate con i racconti orali, contribuiscono a ricostruire un quadro di memorie da sottrarre all’oblìo. Le fonti non possono purtroppo riferirci nulla dell’aspetto sostanziale, quello sonoro. Pertanto chi ne ha, lavori di fantasia. Rita Pellegrini

“rumori”, ottenuti con percussioni costruite dagli stessi esecutori: piatti, martelli, tamburelli, violini, viulùn, fracàss, tamburo, grancassa, penagia, triangolo. Su alcuni di questi strumenti artigianali varrà la pena di soffermarsi. Violini e viulùn erano esemplari alquanto bizzarri, con corde in ferro, catene di bicicletta, pezzetti di metallo, campanellini e campanacci. Il “fracàss” equivaleva al “triccaballacche” dell’Italia meridionale: uno strumento in legno formato da tre martelletti paralleli, decorati da sonaglietti e incernierati da due telai. Sul martelletto centrale fisso battevano quelli esterni. La “penagia” infine era una sorta Didascalie Alla pagina precedente: sotto. “Spera in bene” con mandolini, mandole, chitarre, chitarrone, bassetto (7 settembre 1924) In alto,Valentino Casartelli, materassaio della classe 1906, suona il mandolino negli “Spera in bene” (1924). In basso, violino artigianale per fare fracasso, costruito da “Mario del Mèla” e successivamente suonato da Ezio Casartelli In questa pagina: I “Rabadan” nella piazza di Tavernerio per l’inaugurazione della Fonte Plinia (luglio 1936) In basso I “Rabadan” in viaggio verso Tartavalle con la popolazione di Tavernerio (12 agosto 1934). Il Paese 35

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radici Lo chiamavano El Gabina

Questa è la storia di un uomo, del suo lavoro speciale, e dei luoghi che ha attraversato tante volte con semplicità e amore. Il lavoro di “el Gabina” non cominciava, bensì finiva, col sorgere del sole: lui accendeva, curava e spegneva i lampioni di tutta Como, senza sosta, in ogni stagione, e lo fece per quasi trent’anni. Giuseppe Carlo Aiani si era meritato il soprannome de “El Gabina” grazie al suo lavoro nella cabina al piano terra di Torre Gattoni, a Como, da cui controllava i quadri elettrici dell’illuminazione pubblica. A seguito della riforma elettrica, con una cerimonia simbolica nel 1978 restituì le chiavi di quel luogo così speciale, ma fino all’ultimo giorno di lavoro, il sole ha scandito i suoi ritmi. Carlo partiva in bus da Solzago verso Camnago e da lì verso Como, anticipando il tramonto e aspettando l’alba: d’inverno lavorava dalle 4 del pomeriggio alle 8 o 9 del

mattino, e d’estate dalle 8 di sera alle 5 del giorno dopo. Accompagnato da una radio (come si vede in alcune foto dell’epoca), passava le notti davanti a un quadrante lungo sei metri che rappresentava i quartieri della città: un movimento sospetto alle lancette dei quadri significava un calo di tensione o un guasto, e lui lasciava la famosa “cabina” e si recava in bici verso il luogo che rischiava di rimanere senza luce per risolvere direttamente lui il problema o chiedere supporto alla società di Milano proprietaria dell’impianto. Sembrava che non dormisse mai. Tornato all’alba dal lavoro, andava nei campi o vendeva la verdura per aiutare i genitori oppure dimostrava le sue grandi abilità pratiche

curando instancabilmente la casa e l’orto. Aveva sempre un gesto gentile per tutti e con gli anni è diventato una parte essenziale della comunità: negli anni ‘90, don Alberto, parroco di Ponzate, non cominciava l’incanto dei canestri senza il suo battitore d’asta migliore! Nato nel 1922, ha vissuto la sua vita a Chiassino (Ponzate) vedendo cambiare la frazione nel corso degli anni. Partito per il militare e poi per la guerra, per anni non si è saputo nulla di lui. Ha vissuto la prigionia in Germania fino ai 24 anni e poi, un giorno di luglio, è sceso dal tram alla fermata del Gnocchetto, di ritorno al pese natio, e la prima persona che ha incontrato è stata Anna, sua futura fidanzata e moglie. A Solzago prima della guerra c’era un alimentari della famiglia Trombetta che negli anni era diventato una pista da ballo, il luogo di ritrovo della zona; così “da Rosetta” si prestò anche come spazio perfetto per la festa di matrimonio di Carlo e Anna. Lorena e Adriano, i loro figli, giocavano all’aperto, controllati e curati dagli occhi di nonni e zii, ma poco prima dell’imbrunire, quando Carlo “el Gabina” si incamminava verso Como, per i bambini era il momento di rincasare. Effettivamente, la famiglia si riuniva davvero solo di sabato, quando i ritmi di vita coincidevano. Anna, la moglie, ricorda che hanno sempre vissuto con un grandissimo rispetto reciproco e le loro scaramucce si limitavano a un’ostinata discussione su come distribuire i nuovi fiori in giardino. C’è un passato fatto di persone come Carlo detto “el Gabina”, che con la loro attività quotidiana non solo hanno lasciato un ricordo indelebile nelle loro famiglie, ma hanno anche contribuito allo sviluppo di tutta la comunità. APPROFONDIMENTI: L’ELETTRICITÀ E TORRE GATTONI La storia di torre Gattoni si sovrappone più volte a quella dell’elettricità a Como.

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La torre, posta all’incrocio tra viale Varese e via Cattaneo, era già di proprietà della famiglia Gattoni quando, sul finire del ‘700, passò a Giulio Cesare Gattoni, amico stretto di Alessandro Volta. Insieme installarono il primo parafulmine di Como sulla torre stessa, e nelle stanze interne vennero organizzati un laboratorio di fisica e un museo di scienze naturali. La torre medioevale era caratterizzata da una totale chiusura nella parte inferiore per proteggere la città da invasioni nemiche, mentre era aperta nella parte superiore. Nel 1927, a ridosso delle celebrazioni per la commemorazione della morte del grande scienziato Alessandro Volta, si potenziò l’illuminazione pubblica della città. Si decise di trasferire nella stanza a piano terra della torre il grande quadro di comando “Bourelly e Zunhaleg – Milano”, come recita la targa bronzea su di esso riportata, e di aprire una porta dal lato esterno delle mura. All’interno trovavano spazio anche trasformatori, commutatori, valvole e isolatori. A completare la dotazione della stanza c’era un orologio dell’orologiaio comasco Panzeri, un semplice letto e una scrivania. Tuttora, a quelli che accedono a questo spazio sospeso nel tempo, si apre un mondo speciale, con il calendario fermo a quando Carlo Aiani, il custode, restituì le chiavi di questo scrigno. Laura Tiburzi

Dottor Gatti: venticinque anni a Tavernerio

Solitamente si pensa che i racconti siano creati per i bambini ed i ricordi un bagaglio degli anziani. Queste poche frasi non vogliono essere un racconto che spesso è frutto di fantasia o un semplice elenco di ricordi che potrebbe annoiare. Vorrei solo dire della mia esperienza fatta di 25 anni di lavoro qui in paese come medico di famiglia anche se sarebbe riduttivo definirlo solo un lavoro. Vestendo questo ruolo ho potuto conoscere, apprezzare ed a volte rimproverare persone condividendo i loro eventi. Tanti momenti in cui il mio ruolo mi ha portato ad essere partecipe, spesso con l’animo dell’amico, di figlio o anche di padre, di ciò che è stata la vita di molti. È anche vero che la sanità è cam-

biata molto in questi anni portando con sé il rischio di cambiare quel rapporto diretto ed umano tra il paziente ed il suo medico di fiducia. Ma tornando al nostro scorcio sul quarto di secolo, mi fa pensare ed un po’ sorridere il fatto di essere ormai il medico più “vecchio” del paese come età e come storia professionale. E pensare che il mio primo timido ingresso a Tavernerio come dottore di famiglia fu addirittura 30 anni fa proprio sostituendo il Dr. Redenti che da poco ha lasciato l’attività di medico di base… Vivere le mie giornate a Tavernerio mi ha portato ad un quotidiano contatto con tutte le tipologie di realtà del paese così da portarmi ad accettare di condividere anni di vita amministrativa nella quale ho cercato di traslare il mio modo di pensare e la mia esperienza. Ecco. Questa è la storia e la mia “scatola” di ricordi in cui comunque so che molto spazio c’è ancora. Dott. Gatti Fabio

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radici La sciura Maria La sciura Maria era lì. Semplicemente, con un sorriso, pane e marmellata. “Ué, Maria, ta séet a cà?” – “Sicür” – “U d’andà dal dutuur. Varda ti ul mè Luigino”. “Ué, Maria, incöö stu mia bén” – “Lásum i fiö e tira ‘l fià” Eccola la sciura Maria, modernamente chiamata solidarietà femminile, aiuto, sostegno, comprensione, consultorio, nido famiglia, baby parking… Pacchetto completo, tutto in una! Ripagata con tre zucchine e due uova, sosteneva, diremmo noi moderni, la psiche delle mamme impegnate. Potevano essere gli anni trenta, quaranta o cinquanta, poco importa, quando tutto girava in un cortile, attorno ad un senso molto umano di solidarietà femminile. La donna aveva bisogno, ma non perché fosse incapace, semplicemente perché si accettava la sua umanità, con i conseguenti limiti e difetti, sofferenze e impegni. Mi ha sempre incuriosito la frase, motto ormai delle vecchie generazioni, “si stava meglio quando si stava peggio”. Perché? Perché le nostre nonne farebbero volentieri a meno del progresso? Ma è chiaro! Oggi, per incontrare la sciura Maria o investi almeno la metà del tuo stipendio o devi telefonare, aspettare che ti richiami sul cell, (quale dei cell? – a casa? – userà mica whatsapp? – forse con una mail – ma se va tra le spam???) pregare che l’appuntamento non si sovrapponga al lavoro, al corso di danza della figlia, alla partita di calcio del figlio, al weekend in montagna, alla riunione del comitato, alla palestra, al corso di nuoto del marito, alla cena con le amiche, alla colazione all’asilo, all’ora di punta… altrimenti non arrivo più da quella sciura Maria che cinquant’anni fa abitava nel mio stesso cortile ad un 38 Il Paese imp.definitivo 13 bis.indd 38

campanello di distanza dal mio. Il progresso è importante, insostituibile a volte, ma ha tolto l’attenzione da quella genuinità di rapporti che limitavano esaurimenti e depressioni. Quanti problemi oggi! Non va più bene neanche il pane e marmellata della sciura Maria, primo perché ha il glutine e secondo perché la marmellata è piena di zucchero, c’è l’obesità infantile e la carie ai denti. C’è anche la questione che è meglio non sgridare il bambino, prima che abbia ripercussioni psicologiche… però se si fa male, ecco, vedi, avresti dovuto fermarlo, avresti dovuto metterlo seduto e non fargli fare quella cosa pericolosa. La sciura Maria non sa più come comportarsi, non va più bene nulla. Allora visto che vanno di moda anche le denunce ha visto bene di chiudersi in casa e di dare solidarietà femminile solo a pagamento – zucchine e uova, meglio quelle del supermercato, così è tutto dichiarato. Ha aperto fior di assicurazioni – il bambino si fa male, non si fa male, deve andare dallo psicologo, dal dentista o dal nutrizionista, no problem, paga l’assicurazione – e firmato mille moduli, autodichiarazioni, per togliersi furbamente da ogni responsabilità… per forza che dopo costa metà del nostro stipendio! E le mamme sono sole. Sono sole con 39 di febbre, sole con la loro stanchezza, con il loro sentirsi incapaci di gestire il tutto; si sentono quasi in colpa del fatto di essere state inghiottite dai mille impegni che la società di oggi richiede ad una donna. Sole e stanche, inquiete, sempre sull’orlo di

una crisi di nervi. Altro che psicologo, dentista e nutrizionista per i bambini curati dalla sciura Maria… sono le mamme ad aver bisogno! Sono sole nonostante stiano spuntando come funghi luoghi per nidi (per bambini 0-3 anni); doposcuola, prescuola (per bambini 6-14, non un anno in più); campi estivi, invernali, pasquali (per tutti, ma devi scegliere se solo mattina o pomeriggio, mattina e pomeriggio, metà mattina e due quarti di pomeriggio, intera o mezza pensione, se ritardi due minuti paghi la mora… ok, guardo altrove) … esistono persino i baby parking, parcheggi azzurri per bambini 0-6 anni, altrimenti fondamentalmente fatti tuoi. Devi iscriverti, firmare, pagare, rifirmare, fotocopia della carta d’identità, codice fiscale del figlio, tuo e del nipote (non si sa mai). Firma qui, qui e qui… anche sul muro così vedono tutti che hai firmato… alt! C’è la privacy! Allora sul muro non firmare… Che fatica! Ma è proprio così necessaria questa fatica? Forse sarebbe meglio richiamare la sciura Maria dicendo “Aiutami, perché mi fido di te”, “Aiutami, perché tu sei donna come me e mi capisci”, “Aiutami, perché da sola non posso fare tutto”, “Aiutami, perché sono umana”, “Aiutami, perché sto crollando”, “Aiutami, perché altrimenti fallisco veramente”, “Aiutami, che poi ti aiuto e aiutandoci è tutto più facile”. La vita è un uragano perché nonostante i 5647 amici di facebook, siamo sole. La vita è caotica perché nonostante l’immediatezza dei contatti, nessuno è disponibile. La vita è frenetica perché pensiamo di essere “Wonder Woman”, ma siamo umane. La vita è stressante perché non c’è più la sciura Maria. Facciamo un passo indietro, smettiamo di lamentarci o di impazzire. Richiamiamo la sciura Maria, permettiamole di dare pane e marmellata – va beh, se proprio siamo celiaci troverà una soluzione! – e di accoglierci sulla porta con un sorriso. E noi, ogni tanto, trasformiamoci in sciura Maria… c’è sempre una mamma che vorrebbe suonare il campanello e a cui dare un pizzico di solidarietà! ChiaMarty

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cultura La nascita di Venere In un corridoio del Centro Civico di Tavernerio è esposta una stampa dal titolo “la nascita di Venere”. Il dipinto originale è di Sandro Botticelli ed è conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Risale al 1485 e fu commissionato al pittore da Lorenzo de’ Medici. Venere è una delle maggiori dee romane e viene associata all’amore. Ci sono diverse versioni della sua nascita, la più nota risale a Esiodo. Secondo il poeta, quando Saturno recise i genitali del padre Urano per vendicare Gea, sua madre e sposa dello stesso Urano, dai genitali che caddero in mare il sangue ed il seme in essi contenuti divennero schiuma dalla quale, presso l’isola di Cipro, emerse Afrodite (aphròs in greco significa schiuma). Secondo un’altra leggenda, la dea sarebbe nata a Porto Venere, da qui il nome Venere. Il dipinto è senza dubbio una delle opere d’arte più famose del ‘400 italiano, così densa di significati allegorici e richiami

all’antichità. La scena rappresenta la dea Venere in equilibrio su una conchiglia che ha preso forma da onde e spuma. Naviga sospinta a sinistra dal soffio di Zefiro, personificazione dei venti di ponente, abbracciato alla moglie, la ninfa Clori o la brezza del vento Aura, un vento che fa increspare il mare e muovere la chioma dorata di Venere. Sul dorso i due personaggi hanno le ali, di un colore marrone che si confonde con i lunghi capelli ondulati e castani di Zefiro. Essi volano, rivolti verso destra con le gambe piegate, ed hanno il compito di spingere a riva la fanciulla. Alla destra del quadro, a sinistra della dea, sulla riva dell’isola di Cipro è rappresentata l’ancella Ora, che le porge una veste ricamata. Dal punto di vista d’insieme il quadro è piuttosto geometrico: la figura principale si trova in mezzo e le sagome secondarie, che convergono verso la testa di Venere, ai bordi. La dea, come unica veste, ha solamente i suoi lunghi e folti capelli, in parte trasportati dal vento. La testa reclinata volge allo spettatore uno sguardo che si potrebbe definire malinconico. L’inconfondibile espressione sul volto della dea è quella che caratterizza tutte le figure femminili di Botticelli. La dea che si copre con le braccia

il seno e il basso ventre è in una posa classica; il suo volto dovrebbe rappresentare Simonetta Cattaneo Vespucci, nobildonna del Rinascimento amata da Giuliano de’ Medici (cugino del committente), cantata da artisti e poeti fiorentini per la sua bellezza senza paragoni e che morì giovanissima di tisi a soli 23 anni; lo sguardo triste sarebbe a ricordare il lutto. Come il David di Michelangelo rappresenta l’ideale di bellezza maschile, la Venere di Botticelli è divenuta il canone universale della bellezza femminile. Nel dipinto si leggono anche dei riferimenti alla famosa opera poetica “Delle Stanze” di Agnolo Poliziano, (contemporaneo di Botticelli e massimo poeta neoplatonico della corte Medicea), a sua volta ispirata dalle “Metamorfosi” di Ovidio e da altri classici latini e greci. Non a caso è stato fatto un parallelismo tra Venere e l’anima cristiana, che nasce dalle acque del battesimo. L’opera è il primo esempio in Toscana di pittura su grande tela, infatti sono stati cuciti insieme due grandi teli di lino sui quali è stata stesa una base di gesso tinto con un po’ di blu per dare un particolare tono azzurrato a tutto il dipinto; abbondante è l’uso dell’oro per le lumeggiature. Paolo Mantegazza

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cultura Una parola, un pensiero DONNA La delicata questione sul ruolo della figura femminile nella società è ancora oggi oggetto di dibattiti e scontri dal gusto particolarmente acre; questa sempreverde attualità del tema mi spinge a parlarne, ma, non volendomi soffermare sulla descrizione degli schieramenti chiamati in causa, mi limito ad una riflessione sulla donna nel suo naturale e necessario carattere di unicità, che poi sarebbe la maternità. La donna è prima di tutto madre: qualsiasi donna – sposata, con o senza figli, nubile, consacrata, giovane, vecchia – è madre e, oserei dire, la donna è donna perché è madre, perché naturalmente pensata e creata per essere madre. La maternità arriva dunque ad assumere un significato più ampio del concreto e pratico “Crescere un figlio”, non si ferma alla maternità biologica, diventa un concetto che incarna un insieme di valori umani che la donna è chiamata a vivere e trasmettere alla società in generale, perché naturalmente predisposta ad essi; mi preme citare l’intervento della religiosa Maria Bernard Alima durante il Sinodo dei Vescovi Africani a Roma del 2009: “Dio ha dotato la donna di doni specifici affinché si prendesse cura della vita ”…la maternità consiste nella cura della vita, significa avere dentro di sé la preoccupazione per la conservazione della vita altrui, quindi della salute altrui e l’amore per la vita stessa. Accoglienza, gratuità, dono di sé, compassione, tenerezza, pazienza, previdenza, solidarietà,

attenzione, bontà, comprensione... tutti princìpi fondamentali, indispensabili per dare la vita, per proteggerla e crescerla come solo una madre può fare. Infatti la donna come madre ha questa particolarità, il sentirsi chiamata in prima persona all’azione verso l’altro, in quanto creata nella prospettiva di nutrire la forma di vita più innocente e genuina, ancora ingenua nella sua purezza e incapace di sostenersi da sé: il figlio. Davanti ad una creatura appena nata la madre non può delegare il proprio ruolo, così ci insegna la possibilità di un amore disinteressato che non crede che il sacrificio per l’altro sia soffocare, annientare se stessi e la propria libertà. Quello della madre verso il figlio è un atto empatico, frutto di nove mesi di affetto così intenso che ha congiunto per sempre due corpi e due anime facendoli vivere così in un’eterna consonanza. Un accenno allora all’empatia… “mettersi nei panni dell’altro”, così si potrebbe facilmente sintetizzare; Edith Stein (monaca, filosofa e mistica tedesca) ci dà una definizione molto più completa: “un genere di atti, nei quali si coglie l’esperienza vissuta altrui”, cioè comprendere “dati soggetti estra-

nei e le loro esperienze”; detto in termini più semplici, quando io vedo e mi confronto con l’amico che mi confida una sua sofferenza, non solo tento di immedesimarmi immaginandomi in una situazione che in verità non sto vivendo, ma davvero provo esattamente quello stesso dolore e solo in questo modo posso dirgli “soffro con te”. Una canzone recita “tutte le tue gioie sono le mie, tutti i tuoi dolori sono i miei, tutto ciò di cui hai bisogno ne ho bisogno anche io, tutto ciò che sogni lo sogno anche io” e anche nei classici si legge “nulla che sia umano mi è estraneo”. Questa capacità straordinaria la vediamo connaturata nella donna attraverso la sua maternità, perché per natura il suo animo è pensato per accogliere il riflesso di qualunque malessere dell’animo dell’altro, chiunque esso sia. Ecco allora la missione della donna oggi, in questo momento, nel luogo in cui si trova: prendere consapevolezza dei valori empatici che la maternità pone innati in lei e portarne testimonianza attiva alla società. Il mondo si aspetta questo dalla donna, che nel piccolo del proprio quotidiano sia seminatrice di piccoli gesti che ci insegnino a rimettere al centro l’umanità. Angelica Maesani

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Perchè un tiglio

La bella iniziativa, proposta dalle mamme dei ragazzi nati nel 1999, assume un valore particolarmente importante in un momento storico in cui lo scorrere del tempo appare sempre più rapido ed i rapporti tra le generazioni sempre più distanti. Pensare ad una panchina e ad un albero che con la sua chioma fornisce ristoro e protezione alle nuove generazioni, che speriamo trovino il giusto tempo per crescere serene, mi sembra veramente un bel modo di trasmettere valori importanti. Vorrei dare anche io un contributo a questa forma di comunicazione tra generazioni fornendo un piccolo spunto di riflessione. La scelta di un tiglio come essenza arborea non è affatto casuale. Intanto si è voluto valorizzare una specie propria della nostra fascia forestale, quella delle caducifoglie submontane. Questa pianta era molto amata nel primo dopoguerra, molti ricorderanno i tigli piantati attorno al centro civico di Solzago in memoria dei giovani soldati caduti durante la guerra. Sembrerà incredibile, ma Mario, l’esperto giardiniere che l’ha messo a dimora, ha dovuto faticare per trovarlo arrivando fino a Pistoia poiché nessuno dei vivai di zona lo coltiva più. Il tiglio è pianta nobile, addirittura sacra in alcune culture, il suo legno chiaro e leggero viene utilizzato per la costruzione di strumenti musicali e statue di santi, le sue foglie a forma di cuore hanno ispirato numerose leggende. Una tra tutte riguarda Sigfrido, eroe germanico che si immerse nel sangue del drago Fafnir per cercare l’immortalità, ma una foglia di tiglio gli cadde tra le scapole rendendolo vulnerabile alle armi del nemico Hagen. Il povero Sigfrido troverà per questo motivo la morte proprio sotto le chiome di un

secolare tiglio. Questa pianta è molto amata anche dagli insetti, in particolare dalle api che approfittano delle sue abbondanti e profumatissime fioriture per raccogliere un nettare altrettanto profumato ed in grado di produrre ottimo miele. Proprio ai suoi fiori sono attribuite delle qualità medicamentose conosciute fin dall’antichità e ancora oggi confermate dalla farmacopea. I fiori di tiglio contengono mucillagini, tannini e soprattutto dei flavonoidi ad azione sedativa e calmante, utili nelle malattie da raffreddamento e nelle tossi. Il profumo delle sue fioriture, che è particolarmente intenso e piacevole, si sprigiona durante le calme

serate a metà di giugno annunciando l’arrivo dell’estate. Certamente questo profumo è in grado di lasciare profondi ricordi nelle menti dei poeti che spesso lo citano come elemento della memoria Scrive Hermann Hesse: “… questa è la grandiosità di ogni gioia, che giunge senza che la si sia guadagnata e non può essere venduta, è libera ed è per ognuno un dono di Dio, come il profumo dei fiori di tiglio portato dal vento.” Ed ecco che una panchina ed un albero diventano testimonianza di un legame tra generazioni, luogo di crescita serena, di conoscenza del passato e del presente, origine di nuovi ricordi. Alessandro Bianchi Il Paese 41

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cultura L’albero e la panchina

ritrovate, abbiamo deciso di raccogliere un contributo da destinare alla scuola; sono emerse alcune idee su come impiegare il denaro e alla fine abbiamo deciso di appoggiare il progetto “Eco-school” regalando un albero e una panchina per il parco. In accordo con il comune di Tavernerio e con l’istituto, è stato scelto un tiglio, pianta che può raggiungere notevoli dimensioni ed essere molto longeva. Lì vicino è stata installata una panchina rossa: per sedersi, per riposare, per fermarsi e godere delle gioie dell’albero nel susseguirsi delle stagioni. Il 12 di maggio, nell’ambito dei festeggiamenti per “Eco-school”, si è tenuta una piccola cerimonia durante la quale il nostro dono è stato “ufficializzato”. Erano presenti alcune persone dell’amministrazione comunale, alcune di noi, alcuni insegnanti e alcuni dei nostri ragazzi ormai “grandi” ma comunque un po’ emozionati nel ritornare in un luogo così carico di ricordi … Speriamo che la nostra iniziativa sia piaciuta anche alle mamme con figli nati nell’anno 2000, 2001, 2002, etc. e che la tradizione di “un pensiero alla scuola da parte delle mamme dei diciottenni” continui … Ringraziamo di vero cuore tutte le “mamme ex-alunni del ’99” che hanno partecipato!!!Un particolare ringraziamento va al giardiniere Mario, a Bruni Outdoor e al donatore anonimo che, con il suo generoso contributo, ci ha permesso di raggiungere la cifra necessaria alla realizzazione del progetto Sabrina Mantegazza

Quando sei genitore prima o poi ti capita che tuo/a figlio/a arrivi a compiere i fatidici 18 anni … E allora ti fai prendere un po’ dall’emozione … Quel frugoletto che avevi accolto urlante tra le tue braccia anni prima, adesso si è fatto adulto (o quasi), potrà votare, prendere la patente dell’auto, forse prima o poi troverà un lavoro, se ne andrà di casa, chissà … Inevitabilmente ti fai assalire dai ricordi e vai a cercare le foto (digitali e non) di quando era piccolo/a e le metti in fila. Ne viene fuori un percorso di crescita fatto di impegno, di fatiche, ma anche di gioie, di conquiste, di conoscenza, di socializzazione e nel quale la scuola ha giocato un ruolo importante: scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di 1°grado. Anche a noi mamme con figli nati nel 1999 è capitata la stessa cosa e ci è sembrato bello ringraziare quella scuola dove i nostri ragazzi hanno passato buona parte del loro tempo prima di accedere alle superiori: l’istituto comprensivo di Tavernerio “don Lorenzo Milani”. Siamo partite con la creazione di un gruppo Whatsapp, a poco a poco si sono aggiunti diversi contatti di mamme di ex-alunni e dopo una sera- (Nella foto potete vedere la targa che è stata mesta in pizzeria dove alcune di noi si sono sa vicino al tiglio e alla panchina)

Della statua di Maradona non si è saputo più nulla Della statua di Maradona, signori miei, che doveva essere eretta nella piazza di Ponzate, non si è più saputo nulla. Il sottoscritto, ormai cittadino onorario, aspetta. E intanto si gode la meraviglia delle stagioni che trasformano i boschi ponzatesi. C’è stata la parata di gialli e di rossi che hanno incendiato gli alberi in autunno e poi la grande meraviglia dell’inverno. Abbiamo avuto neve e gelo. I boschi sono diventati merletti in una sinfonia di silenzio e scricchiolii. Il sottoscritto si è fatto, in via del tutto dilettantistica, alcune belle partite di caccia, in cui ha inseguito cornacchie e gazze ladre, uccelli, questi ultimi, lasciate che ve lo dica, decisamente juventini. Poi è arrivata la pioggia. E i boschi sono stati innaffiati di primule gialle e lavati a dovere. I ruscelli si sono gonfiati e le valli si sono messe a cantare. Il sottoscritto le ha gioiosamente percorse avanti e indietro correndo all’impazzata con le orecchie al vento. Valli meravigliose, signori miei, veri e propri angoli di paradiso. La preferita mia è quella che si apre sotto i ruderi della chiesetta detta dell’Addolorata, che pare custodirla. Addolorata di che, si è chiesto il sottoscritto? Forse del fatto che durante la partita Napoli/ Juve, giocata nell’inespugnabile fortino del San Paolo, il fortino è stato invece orrendamente espugnato. Goal di Gonzalo Higuain, signori miei, il traditore, al dodicesimo minuto. Una tragedia. Il sottoscritto, come del resto vari tifosi ponzatesi (fra cui il signor Ciro), non ci ha dormito per svariate notti. Tornando alla valletta custodita da ciò che resta della piccola chiesa, va detto inoltre che si tratta davvero di un luogo decisamente magico, avvolto da un respiro di bellezza che lo sovrasta e inonda. Davanti a questi ruderi un giorno incontrammo uno dei volontari impegnato nel restauro del piccolo edificio sacro. Dato che sul tetto della chiesa sventola il tricolore, io mi permisi di chiedere, molto gentilmente, se potesse essere aggiunta pure la bandiera del Napoli, il cui azzurro avrebbe ulteriormente illu-

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delle portentose prediche agostiniane è quella in cui il parroco esordì dicendo: abbiamo tutti il bicchiere pieno. E di cosa? A seconda dei gusti, signori miei. Di merlot, di prosecco, di cabernet, di acqua minerale Lete (sponsor ufficiale del Napoli), di grappa, di limoncello. Insomma fate voi. Il dato di fatto è che ciascuno ha quanto gli serve per vivere in pace. In quanto Dio, un tipo che certo non bada a spese, per affrontare i disagi dell’esistenza, ha dato a tutti la stessa identica dose d’amore, simboleggiato appunto dal liquido versato nel bicchiere di ciascuno. Ma non finisce qui, signori miei. Questo amore liquido, -aggiunse don Agostino-, va versato in altri calici, travasato, insomma messo in circolazione. Bisogna fare della vita, -disse-, un traffico d’amore. E a proposito di traffico, mi colpì pure la predica in cui, sempre parlando dell’amore, don Agostino lo paragonò ad un’autostrada a tre corsie. Nella prima corsia, -spiegò-, circola l’amore per se stessi (che non è, badate bene, un amore di serie B, in quanto se uno non ama se stesso lo sfido ad amare Dio e il prossimo), nella seconda corsia scorre l’amore per il prossimo e nella terza quello per Dio. A questo punto, scusatemi tanto, ma il sottoscritto fra sé e sé, si permise di aggiungere una quarta corsia: quella dell’amore per il Napoli, jamme! E ora veniamo al tasto dolente È successo, signori miei. Quanto dal sottoscritto massimamente scongiurato, è accaduto: Napoli è uscito lasciando il Vesuvio a casa. E cioè in una gelida notte d’inverno la femmina con cui vivo, mi fece un bel discorsetto. Gennarì, mi disse, questa sera tengo un impegno nella chiesa di Ponzate. Extra

messa, Gennarì. Sarà una cosa lunga e noiosa, a base di preghiere e di canti che non finiscono più. Don Agostino e tutti i parrocchiani ponzatesi, tra cui i tifosi del Napoli come te, ovviamente sarebbero felici di vederti, magari pure sul pulpito, che si sa, Gennarì, quanto ti stimino. Io però, per il tuo bene, penso sia meglio che tu te ne resti a casa. Signori miei! Io la guardai come se mi stesse dicendo: Gennarì, domani non vai allo stadio. E tuttavia chinai il capo. Il capobranco è lei, signori miei, e se lei prende una decisione, la decisione è quella. Prima di uscire comunque mi disse, Gennarì, già che sei a casa bello tranquillo, prova a chiedere a santa Brigida di farti uno dei miracoli suoi. Vedrai che se glielo chiedi con i dovuti modi, santa Brigida ti esaudisce. Dopo di che girò i tacchi e pure la chiave nella toppa e sparì. E io, signori miei, rimasi solo come un cane, appunto. E dopo un po’ mi misi appunto a conversare con questa santa settentrionale, addirittura irlandese, nota per aver trasformato l’acqua in birra. E cioè le chiesi, molto cortesemente, se non potesse per caso operare un miracolo simile trasformando il contenuto della mia ciotola da crocchette in risotto alle quaglie. Come andò a finire, signori miei? Le crocchette rimasero crocchette. E il sottoscritto fu indotto a formulare le seguenti due ipotesi: o santa Brigida è una santa scansafatiche che i miracoli li fa soltanto quando decide lei o è una santa un poco leghista e ce l’ha con me perché sono di Napoli Ilaria Maccabeo

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minato la valle sottostante. Il volontario, altrettanto cortesemente, mi rispose di no. Di azzurro però erano pieni i suoi occhi mentre ci raccontava che la chiesetta era stata dedicata alla sua amatissima moglie Milena, scomparsa dopo un calvario durato ben sette anni. Come le spade che trafiggono il cuore della Madonna, ci fece anche notare. Quanto ai pregi di Ponzate, signori miei, è necessario indicare la presenza di un antro delle meraviglie: la bottega di alimentari, altrimenti detto Minimarket. Situato nella piazzetta dove dovrebbe essere eretta la statua di Maradona, si tratta davvero di un piccolo paradiso. Vi si trova di tutto, dai prodotti per l’igiene casalinga ad una ricca selezione di salumi e formaggi. Nell’esercizio, gestito da un gioviale droghiere e frequentato dalla Ponzate bene, capita frequentemente che, dalla sua postazione dietro al bancone della salumeria, il proprietario, ingrembiulato e sorridente, lanci al volo, direttamente nelle fauci del sottoscritto, avanzi di culatelli o piccole altre ghiottonerie suine. Se sono presenti avventori, e se il droghiere fa canestro, al lancio riuscito segue un immancabile applauso. Ed è normale che a quel punto il sottoscritto si aspetti un bis. Per quel che riguarda invece le funzioni del sabato sera non ne ho persa una, signori miei. E vi dirò pure che da alcune delle prediche di don Agostino, parroco davvero straordinario, con l’unico –perdonabile- difetto di essere interista, il sottoscritto ha tratto interessanti spunti di riflessione. Soprattutto da quella in cui veniva commentata la parabola delle dieci vergini stolte. Esse, avendo dimenticato l’olio per tenere accesa la lanterna, mentre attendevano lo Sposo, incorrono nella sventura di chiederlo in prestito ad altre dieci vergini più accorte, ma decisamente più pitocche che rispondono: l’olio nostro è nostro e ce lo teniamo stretto, andate piuttosto a procurarvene dai rivenditori autorizzati. Ora, signori miei, essendo mezzanotte, di rivenditori autorizzati aperti molto probabilmente non ce ne stava manco uno. Tuttavia don Agostino commentò la faccenda scagionando le dieci vergini taccagne dall’evidente reato di pitoccheria. Il sottoscritto rimase basito. E, permettetemi la considerazione: se fossero state vergini napoletane non c’è dubbio che l’olio sarebbe stato condiviso. Un’altra

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cultura Le donne e il cinema Nell'ultimo anno 2017, in un periodo in cui il cinema viene criticato per gli abusi contro le donne, il cinema al femminile fa passi da gigante. Sempre più spesso vengono portate nelle sale molte più storie al femminile e non solo a livello di protagoniste ma anche a livello di registe. Con il film “Wonderwoman” del 2017 diretto da Patty Jenkins il cinema femminile è scoppiato, portando scalpore e successo ma anche, come sempre, molte critiche. Ci sarebbero una miriade di film di cui mi piacerebbe parlare; un sacco di film con delle protagoniste da prendere come esempio per la loro forza e determinazione. Ma quelli che fino ad ora mi hanno più colpita, e di cui vi parlerò, sono: “Il diritto di contare” (2017) di Theodore Melfi e “Pomodori verdi fritti, alla fermata del treno” (1991) di Jon Avnet. Tutti e due i film hanno come protagoniste delle donne. Donne forti e passionali, che cercano di affrontare le sfide che la vita pone loro a qualsiasi costo, cercando, e creando alleanze anche dove non ne sarebbero potute nascere. Queste donne ci insegnano a non mollare mai, ad essere donne e ad essere fiere di esser tali. Nel “Il diritto di contare” di Theodore Melfi, vediamo come protagoniste tre donne di colore, madri di famiglia e grandi lavoratrici. Le tematiche base dei film sono quelle della lotta contro la discriminazione e la parità dei sessi. Le tre protagoniste sono dei geni. Sono tre donne che lavorano alla Nasa in tre reparti diversi: Kathrine Johnson è una calcolatrice umana e si ritrova a lavorare al progetto della Space Task Group con l'incarico di calcolare la rotta esatta dell'atter-

Nella foto le protagoniste del film “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” raggio della navicella Mercury-Atlas 6 che manderà il primo americano in orbita, non potendo però far riconoscere a suo nome le sue teorie, Dorothy Vaughan si occupa di gestire e distribuire gli incarichi alle altre matematiche ma non può ambire a una promozione a capo gruppo per via delle questioni razziali e infine Mary Jackson cerca di seguire il suo sogno ossia diventare un ingegnere spaziale e ottenere una laurea. Nonostante tutti gli ostacoli legati al colore della loro pelle e al fatto di essere le prime donne ad ottenere degli incarichi del genere, la loro amicizia non vacilla mai, sostenendosi l'un l'altra nella vita di tutti i giorni. È un film che colpisce molto a livello sentimentale dall'inizio fino alla fine, insegnandoci ad essere fiere e sicure di noi in quello che facciamo nella quotidianità. “Pomodori verdi fritti, alla fermata del treno” di Jon Avnet racconta una stupenda e profonda amicizia tra donne; un’amicizia che quasi si confonde con l'amore. Anche se il tema di fondo è sempre quello della lotta per l'uguaglianza delle razze, viene tutto trattato come una favola (un racconto all'interno di un racconto), un racconto di un amicizia senza pregiudizi. È un film che fino alla fine ti tiene sulle spine e che nei momenti giusti ti fa esultare con

TOWANDA!!! Idgie Threadgoode e Ruth Jameson sono due ragazze completamente diverse: Idgie è un maschiaccio mentre Ruth è la ragazza perfetta e la figlia perfetta. Inizialmente non si possono né vedere né sopportare, ma ad avvicinarle saranno gli stessi valori e, soprattutto, lo stesso dolore iniziale: la morte di Buddy, fratello maggiore di Idgie e fidanzato di Ruth. Le due passano molto tempo insieme fino a quando Ruth annuncia il suo matrimonio; un matrimonio che si rivelerà un inferno per la povera Ruth e sarà Idgie a salvarla da questo incubo, assumendosi la colpa di un misterioso omicidio. Il film però tratta anche la scoperta della femminilità e dei poteri con cui essa può essere utilizzata nel giusto modo, senza abusarne. Questa storia viene raccontata da Ninny, una anziana in una casa di cura, alla casuale visitatrice Evelyn. Anche loro due si troveranno a vivere a loro volta una travolgente amicizia, aiutandosi l’una con l’altra. Infatti Evelyn, una casalinga con un matrimonio in crisi e con moltissimi problemi esistenziali, sarà in grado di crescere e trovare la forza di cambiare vita grazie ai racconti di Ninny ed alla propria determinazione .Spero che anche a voi questi film possano parlare e lasciare qualcosa di essenziale ed educativo. Sara Di Stefano

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poesia Solo per oggi Solo per oggi, sarò felice. Solo per oggi, cercherò di adattarmi a quello che è, e non tenterò di adattare ogni cosa ai miei desideri. Solo per oggi, mi prenderò cura del mio corpo. Lo terrò in esercizio, lo curerò, lo nutrirò, non ne abuserò né lo trascurerò, di modo che sarà una perfetta macchina. Solo per oggi, cercherò di rafforzare la mia mente. Studierò qualcosa di utile. Non lascerò poltrire il mio cervello. Leggerò qualcosa che richieda sforzo, impegno, ragionamento ed applicazione. Solo per oggi, eserciterò il mio spirito in tre maniere: renderò a qualcuno un buon servizio, senza che se ne accorga; farò almeno due cose che preferirei non fare, soltanto per esercizio. Solo per oggi, cercherò di essere simpatico. Mi mostrerò come meglio posso, vestirò decorosamente, parlerò sottovoce, agirò con cortesia, sarò generoso di lodi, non criticherò nulla ne troverò ad alcuno dei difetti, e non cercherò di correggere chicchessia. Solo per oggi, cercherò di vivere soltanto per questa giornata, senza affrontare in una sola volta tutti i problemi della mia esistenza. Per dodici ore posso fare delle cose che se dovessi fare per tutta la vita mi spaventerebbero. Solo per oggi, avrò un programma. Metterò per iscritto quello che ho intenzione di fare ad ogni ora. Forse, non lo seguirò scrupolosamente, ma in ogni modo un programma lo avrò. Mi eliminerà due malanni: la fretta e l’indecisione. Solo per oggi, non avrò paura di nulla; in particolare non avrò paura di essere felice, di godere del bello, di voler bene a tutti e di credere che quelli che amo mi amino.

Ul nost paées Ai pè di muntagn dèl triangul larian stà lì Tavernée cun tutt i so paisan: cunt i fraziun de Ruvasc, Sulzaagh e Punzaa, a nord ovest gh’èmm la lucalità d’Uraagh. Paar che ga sia staa un castèll in di an indrée induè mò gh’è la gèsa de San Martin: un belée! Ai cunfin de Sulzaagh sa trova San Feriöö che cun la sua féra la fà cuur grand e fiöö. E ‘se dì dèl Cösa, dèl nost bèll turéent? Che pürtropp l’à faa anca dèl maa a tanta géent quant nel cinquantun gh’è staa l’aluviun che l’à creaa ‘na gran brüta situaziun! Quèst ù legiüü su “Tavernée de scuprì” e la storia l’è bèla, devi propi dì. Mo gh’émm la gèsa növa ai pè dèl paées, asuciaziun tra Tavernée e Albées, gh’émm l’ “Arci”, ul circul ricreatiiv induè sa pò truvas par tanti mutiiv, cumitaa di genituur, siit par j anzian, grüpp spurtiiv par giuvinott e tusan, par vècc e giuvin atività cultürai, cumedi in dialètt, seraat müsicai.... tütt rob impurtaant cumé i nostar dutuur che in di ambulatori lavuran a tütt i uur! Grazie a “Ul paées” periodich d’infurmaziun induè podum savè tütt i situaziun. De ‘stù paées tüttcoos ù minga dii, ma rob che ù pudüü savè, che ù sentii. Mì sun nassüda a Comm, ma da tanti an sun chi e l’è giust savè quèicoss d’un bél paées inscì.

Solo per oggi, mi concederò una mezz’ora tutta per me, in modo da considerare la mia vita un po’ dall’alto.

Sa festegia Tavernée al dì de San Martin, cerchémm de vuregh ben tütti a ‘stù bèl paesin!!!

Alexis Carrel

Emilia Noseda Fontana Il Paese 45

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NOTIZIE DAL COMUNE TESTAMENTO BIOLOGICO Legge sulle Dichiarazioni Anticipate nei Trattamenti sanitari n.219 del 2017 (DAT) In attuazione della legge 22 dicembre 2017, n. 219: “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, il nostro Comune ha istituito il Registro comunale delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (DAT). Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal richiedente presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro. Nessun comune può fornire indicazioni sulle disposizioni che devono essere contenute nelle dichiarazioni e non assume in alcun caso la funzione di fiduciario, in quanto detto trattamento di dati sensibili non può essere eseguito da questa amministrazione. Si precisa che il registro non è pubblico. Possono prendere visione delle informazioni ivi contenute il dichiarante, e solo se espressamente indicati nella dichiarazione sostitutiva di atto notorio consegnata al Comune, il medico di famiglia e i sanitari che avranno in cura il dichiarante, il fiduciario e il supplente del fiduciario, se nominati, il notaio che ha redatto l’atto, gli eredi del dichiarante, se espressamente individuati. COSA OCCORRE: Sono accettate e annotate solo le dichiarazioni rese da cittadini maggiorenni che risultino residenti nel Comune di Tavernerio all’atto della richiesta. Il trasferimento della residenza in altro Comune o all’estero non comporta comunque la cancellazione dal Registro. PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE: Tranne nel caso in cui venga redatta dal notaio, la dichiarazione deve essere presentata personalmente dal dichiarante al funzionario incaricato previo appuntamento (tel. 031421223 int.1). Il funzionario comunale incaricato della tenuta e dell’aggiornamento del registro che riceve la dichiarazione, rilascerà un’attestazione riportante il numero progressivo di registrazione nel Registro delle DAT. Sarà in ogni momento possibile modificare o revocare la dichiarazione, attraverso successiva dichiarazione, da rendersi con le medesime modalità. Per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi all’ufficio stato civile (http://www.comune.tavernerio.co.it/po/mostra_news. php?id=468&area=H) CARTA D’IDENTITA’ ELETTRONICA La carta d’identità cartacea è andata “in pensione”: da lunedì 28 maggio 2018 il Comune di Tavernerio infatti rilascia di regola solo la Carta d’identità elettronica, che sostituisce obbligatoriamente il tradizionale documento su carta (la nuova CIE è stata introdotta dall’articolo 10 comma 3 del D.L. n. 78/2015, convertito in legge n. 125/2015).Il nuovo documento di identificazione viene rilasciato ai cittadini italiani, comunitari e stranieri, al posto della vecchia carta d’identità cartacea, la quale rimane emissibile solo in casi di urgenza documentata. La nuova Carta d’Identità Elettronica è tecnologicamente evoluta e difficilmente falsificabile pertanto il Ministero dell’Interno, seguendo gli impegni con l’Unione Europea, ha imposto ai Comuni, con la circolare 4/2017, il rilascio esclusivo del documento digitale. La CIE è stampata non dal Comune, in tempo reale, ma dal Poligrafico dello Stato e viene recapitata al domicilio indicato dal cittadino entro 6 gg lavorativi. COME SI FA Per richiedere la carta d’identità elettronica è necessario prenotare il servizio mediante l’Agenda CIE e presentarsi direttamente nella data ed ora scelti, muniti della ricevuta di prenotazione. La nuova Carta d’Identità Elettronica non viene rilasciata subito allo sportello, ma arriva presso il proprio domicilio (o altro recapito) entro 6 giorni lavorativi. Allo sportello, infatti, viene compilata la richiesta, acquisiti tutti i dati, la foto, le impronte digitali e la firma del cittadino. La richiesta viene poi inviata telematicamente al Ministero che si occupa della produzione e dell’invio della CIE all’indirizzo indicato. Per i cittadini minorenni è richiesta la presenza di almeno un genitore e del minore (sempre). Per la carta di identità valida per l’espatrio, i minori DEVONO PRESENTARSI con ENTRAMBI i genitori per l’assenso. Se uno dei genitori non può recarsi in Comune per l’assenso, può inviare via email, fax o consegnare all’altro genitore, l’apposito modello (disponibile presso l’Anagrafe o al link in calce a questa pagina) e la fotocopia della propria Carta d’identità. Dichiarazione in merito alla donazione di organi e tessuti Durante l’emissione della carta d’identità è possibile esprimere il proprio consenso o diniego alla donazione di organi e tessuti sottoscrivendo il modulo di adesione. COSA OCCORRE Residenza nel Comune di Tavernerio. Nr. 1 fototessera recente (non più di 6 mesi). Vecchia Carta d’identità scaduta o in scadenza (è possibile chiedere il rinnovo da 180 gg. prima della scadenza) 46 Il Paese imp.definitivo 13 bis.indd 46

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NB: il rilascio della CIE è possibile solo alla scadenza naturale del documento o nei 180 gg precedenti. Denuncia di furto o di smarrimento (effettuata presso il Comando dei Carabinieri, al Commissariato di Pubblica Sicurezza o al Comando di Polizia Municipale) e altro documento di riconoscimento con fotografia. Per i minorenni, presenza di almeno uno dei genitori. Per l’espatrio, assenso di entrambi i genitori. Se uno non può presentarsi, può inviare per email, fax o consegnare all’altro genitore l’apposito modello sottoscritto con fotocopia del documento. Per cittadini stranieri extra UE: permesso di soggiorno in corso di validità o documentazione che provi il rinnovo in corso (ricevuta postale della presentazione del rinnovo e fotocopia del permesso scaduto). QUANTO COSTA Il costo della carta d’identità elettronica è di 22,20 euro. Il costo del duplicato della carta d’identità elettronica è di 27,35 euro. Il pagamento avviene in contanti allo sportello DOVE? Ufficio Anagrafe - Comune di Tavernerio - Via Provinciale, 45 tel. 031 421223 int. 1 - email: anagrafe@comune.tavernerio.co.it QUANTO TEMPO SERVE Tempo allo sportello: circa 20 minuti Termine: Il documento viene inviato a casa (o presso altro indirizzo indicato dal cittadino) entro 6 giorni lavorativi.

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SERVIZIO TELEGRAM E NOTIFICHE ALLERTE TRAMITE SMS COMUNICAZIONI DEL COMUNE DI TAVERNERIO DIRETTAMENTE SUL TUO CELLULARE

22038 Tavernerio (Como)

Il Comune di Tavernerio ha attivato il servizio di comunicazione tramite l’applicazione Telegram per ricevere comunicazioni di allerta, notizie, informazioni e aggiornamenti in tempo reale. Le notizie diffuse attraverso il canale Comune di Tavernerio ( https://t.me/ComuneTavernerio ) sono quelle di interesse pubblico, come avvisi con carattere di urgenza, informazioni su eventi, scadenze, disservizi improvvisi e temporanei. Se non disponi di uno smartphone o non vuoi installare Telegram puoi iscriverti ugualmente al servizio, che verrà svolto, esclusivamente per avvisi con carattere di urgenza, tramite l’invio di SMS, compilando questo modulo di richiesta, da far pervenire all’ufficio protocollo comunale. (http://www.comune.tavernerio.co.it/c013222/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20280 http://www.comune.tavernerio.co.it/c013222/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20281)

SANTA CLAUS ARTICOLI NATALIZI

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La

LAVANDERIA di Via Risorgimento invia una cordiale ringraziamento a tutta la sua affezionata clintela Il Paese 47 imp.definitivo 13 bis.indd 47

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NUMERI UTILI Uffici comunali

La Direzione e la Redazione de “Il Paese” augurano a tutti gli abitanti di Tavernerio salutari e riposanti vacanze

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Anagrafe031.42.12.23 int. 1 AreaAffari Generali 031.42.12.23 int. 3 Area Finanziaria Tributaria 031.42.12.23 int. 4 Area Sociale 031.42.12.23 int. 5 Area Tecnica - Manutentiva Lavori pubblici 031.42.12.23 int. 2 Area Tecnica - Urbanistica Edilizia Privata Biblioteca 031.42.81.68 Polizia Locale 031.33.54.340-338.70.16.154 Protezione Civile 031.42.12.23 int. 2 Segretario Comunale 031.42.12.23 int. 3 Le Sante Messe Tavernerio Sabato 17.30, Domenica 8.30/10.30/17.30 Solzago Sabato 18.00, Domenica 10.30 Ponzate Domenica 10.00 sabato e giorni feriali 18.00 Padri Saveriani Domenica 7.30/9.00 Polo Sanitario Punto Prilievi Lunedì, mercoledì e venerdì 7.309.00 (ritiro ref 9.30-10.00 Segreteria ambultatori Lunedì 8.30-11.30, martedì 8.309.45, mercoledì 17.00-18.30, giovedì 8.30-9.45 e 16.00-18-00, venerdì 8.30-9.45 Dott. Gatti Lunedì 8.30-12.30, martedì 14.30-18.45, mercoledì 8.3012.00, giovedì 14.30-18.45, venerdì 8.30-12.00. (su app.) Dott. Micieli Lunedì pomeriggio fino alle 19.00, martedì dalle 08.00, mercoledì pomeriggio fino alle 19.00, giovedì mattino dalle 08.00, venerdì mattino dalle 08.00. (su app.). Dott. Benzi Lunedì e mercoledì 14.00-17.00 martedì, giovedì e venerdì 10.0013.00. Dott. Spagnoli Martedì 17,00-19,00 Venerdì 10,00-13,00 Dott. Gambino Lunedì 16-18 Martedì 9-12 (su appuntamento) Mercoledì e venerdì 11,30-12,30 (su appuntamento) Giovedì 16,30 18,30 su app. 16-06-2018 18:04:01


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Anno VII - Numero 13 - Giugno 2018 by Redazione ilPaese - Issuu