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E 8,30 Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE, GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).
Prese in giro, piccole invidie, esclusioni e... perdita di autostima
Vincitore Premio Montessori
Questo racconto ha vinto il Premio Montessori per l’anno 2007.
Non trattatemi così!
insegnano nella scuola secondaria di primo grado. Sono marito e moglie e condividono molte cose, tra cui la passione per le storie dedicate ai ragazzi. Famosi autori di narrativa, hanno pubblicato racconti per le maggiori Case Editrici italiane. Sono gli autori della serie “Distructor” (Raffaello Ragazzi).
Non trattatemi così!
Silvio Conte - Mariella Ottino
SILVIO CONTE e MARIELLA OTTINO
Il bullismo al femminile è di marca anzitutto psicologica: è fatto di pettegolezzi, esclusioni, prese in giro, piccole bugie... Emma, ragazzina semplice, timida, spontanea e brava a scuola, diviene a poco a poco la vittima designata di un gruppo di sue compagne di classe, capitanate da Federica. Federica è una ragazzina viziata, ambiziosa, decisa, una che ama vestire alla moda e essere al centro dell’attenzione dei genitori e degli insegnanti. Anche le sue amiche hanno paura di lei, del suo giudizio, delle sue reazioni. Ad un certo punto, però, le “bulle” vanno oltre e decidono di imporre le loro regole: dalla presa in giro passano alla cattiveria perfida, e Emma precipita in un vortice fatto di terrore e isolamento. Fino a quando non sente qualcuno al suo fianco... Attraverso un delizioso romanzo adolescenziale, ambientato tra i banchi di una scuola media di una piccola città d’Italia, e grazie ad un’abilità narrativa esemplare e sempre coinvolgente, gli autori ci portano a riflettere sulle motivazioni psicologiche, le cause e le conseguenze di una problematica sociale molto importante e di estrema attualità.
Silvio Conte - Mariella Ottino
Prese in giro, piccole invidie, esclusioni e... perdita di autostima
Per volare con la fantasia
Collana di narrativa per ragazzi
Redazione: Emanuele Ramini
Ufficio stampa: Salvatore Passaretta Team grafico: Letizia Favillo
Ia Edizione 2009 Ristampa 6 5 4 3 2 1
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Tutti i diritti sono riservati © 2009
Raffaello Libri Srl Via dell’Industria, 21 60037 - Monte San Vito (AN) www.raffaelloeditrice.it www.grupporaffaello.it e-mail: info@ilmulinoavento.it http://www.ilmulinoavento.it Printed in Italy
È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questo libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright.
Silvio Conte - Mariella Ottino
Non trattatemi cosĂŹ! Prese in giro, piccole invidie, esclusioni e... perdita di autostima
Capitolo
1
Di nuovo insieme Emma
Emma guardò attraverso i vetri della macchina
la sua nuova città, e, come le accadeva sempre quando qualcosa la spaventava, cominciò a sognare. Questo era il suo difetto, ma era anche la sua qualità più grande. Sognare rendeva bella la vita, anche quando era brutta. E negli ultimi mesi era stata molto brutta: era bastato un incidente, e le risate, la gioia, le vacanze, i regali, le feste di Natale e di compleanno, e tutte le certezze se n’erano andate. La felicità era sparita. Era rimasta sola con la mamma e le due sorelline, senza il papà, a condividere tristezza e smarrimento. Ed erano arrivati anche i problemi di soldi: carte, documenti, fatture, bollette, debiti. Sotto il peso del dolore e delle preoccupazioni la mamma aveva rischiato di crollare, o forse era crollata. La zia Elena, sorella del papà, le aveva fortunatamente trovato un piccolo appartamento nella sua città e un lavoro. Un lavoro provvisorio, come commessa in un supermercato, perché la mamma, con un diploma mai usato, aveva sempre fatto la moglie e la madre a tempo pieno. Ma era tutto cambiato rispetto a prima. Tutto finito! Anche per Emma. Dire addio alla loro città, alla maestra, alle com5
Capitolo 1
pagne: ecco un altro dolore. Come fare, allora, a non sognare? Tutto a un tratto, la mamma la strappò ai suoi sogni. Erano appena arrivati alla nuova casa. - Emma! non vedi che sono carica come un somaro?! Emma prese in braccio Martina, la più piccola, e chiamò Chiara, la seconda. - Vieni, Chiara. Entriamo e andiamo a vedere la nostra cameretta - le disse. Erano belle, le sorelline, paffute e buone. Le volevano bene. Lei era la sorella maggiore, da imitare in tutto: instancabile inventrice di giochi, bravissima narratrice di storie, una più bella dell’altra. La mamma, a sentire la sua voce, improvvisamente passò dall’irritazione alla commozione, e mentre entrava in casa con le braccia cariche cominciò a piangere; non era certo quella la casa che aveva immaginato per le sue bambine. E che lei e Roberto avevano sognato a occhi aperti mille volte! Dalla cameretta delle bambine, sistemata con i tre letti uno sopra l’altro perché lo spazio era minimo, arrivò la voce di Emma. - Questo è il nostro castello! Chi sale in cima alla torre? - Io! - gridarono le sorelle insieme. - Chi sta sotto, vicino al ponte levatoio? - Io! - gridarono ancora tutte e due. Emma si mise a ridere, poi prese in braccio Martina e la fece sedere sul lettino più basso. - Oh, ma sulla torre stanno le guardie. Le principesse stanno nella sala del trono. - E dov’è la sala del trono? - È qua. Sulla torre più alta, invece, ci starò io, che sono il vostro cavaliere! 6
Di nuovo insieme
La mamma sorrise, nonostante tutto. Brava Emmina: lassù in alto, nel terzo letto a castello, ci doveva stare lei, che era la più grande, e nel lettino più basso Martina, la loro piccolina. - E io? Dove sto io? - intervenne Chiara. - Nella camera più segreta, dove verrà a trovarti di nascosto il tuo principe! - E dov’è la camera più segreta? - È qui! Emma fece sedere Chiara sul secondo letto. La mamma rimase ad ascoltare le tre voci infantili che ormai si accavallavano. Era stanca. Stanca. Piena di tristezza, di sconforto, e anche di paura. Ma le bambine erano tranquille, grazie a Emma. Emma: prima figlia, primo amore della mamma e del papà. Che cosa avrebbe fatto senza di lei?
Federica
La mamma spostò lo sguardo dal mobile di antiquariato appena comprato e guardò Federica, osservandola compiaciuta. Sua figlia stava scrivendo, seria, precisa. Prima aveva fatto gli esercizi al pianoforte, e prima ancora la sua lezione di equitazione. Be’, era un’impresa stare dietro a quella bambina! A volte era persino spaventata dalla sua intelligenza. Occuparsi di lei era una grande responsabilità, anche perché Riccardo, suo marito, era spesso lontano per lavoro. Stava facendo una carriera importante, ma all’educazione di Federica teneva moltissimo. Figlia unica e superamata, per lei sognavano un destino eccezionale e una carriera favolosa, ricca di soddisfazioni e di successi. 7
Capitolo 1
Federica era una ragazzina alta e chiara di carnagione, con i capelli castani e gli occhi azzurri. A parte gli occhi non aveva ereditato niente da sua madre. Il resto era tutto del papà: il naso aquilino, il mento un po’ pronunciato, le orecchie un tantino a sventola… Non era bellissima, certo… si sorprese a pensare la mamma, ma era un tipo. Così snella, aveva il personale giusto, quello che andava di moda. Non avrebbe dovuto fare sacrifici per la linea, lei! E poi, con la sua intelligenza! “L’unica cosa che sarà difficile” le diceva sempre suo marito “sarà scegliere la strada che la porterà più in alto!” - Mamma... - la voce leggermente nasale di Federica la strappò alle sue meditazioni cariche di compiacimento - non mi dovevi dire una cosa? - Una cosa? - Sì. Nella voce di Federica vibrò una nota di impazienza. - Me l’hai detto prima. Ma non ti potevo stare a sentire. Dovevo fare gli esercizi di solfeggio. - Ah, già! È vero. Come fai a ricordarti di tutto? Sai chi è tornata, nella nostra città? La tua amichetta dell’asilo. Quella che giocava sempre con te. Eravate inseparabili. - Ma chi? - Emma. Ecco come si chiamava. Emma. Ti ricordi di lei? Certo che se la ricordava: una bambinetta bionda e paffuta, più bassa di lei, che le dava sempre la mano e le voleva un gran bene. Ricordava che da piccole giocavano con le formine nella sabbia.
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Di nuovo insieme
- Dovrai essere gentile con lei, Federica. Il suo papà è morto in un incidente, e, stando a quello che mi hanno detto, oltre a lei ci sono altri due bambini, o bambine, e pochi soldi. Povera Emma! Con quella sua madre senza cervello! Tre bambini uno dietro l’altro, e nessuna sicurezza economica… Io non so! Sarà in classe con te, cara. Aiutala, sii comprensiva. Federica ingoiò un sorriso seccato, ma anche un po’ compiaciuto. - Certo, le darò una mano - disse. E le sembrò di ricordare che quella Emma ne avesse bisogno. Avevano frequentato insieme la scuola materna e la prima elementare, poi lei si era trasferita. E ricordava bene che la maestra le diceva sempre: “Emma, non ti distrarre! Emma, non guardare per aria. Emma, non pasticciare il quaderno!”
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Capitolo
2
Primo giorno di scuola
E
mma! Li hai presi i sacchetti dell’asilo per le bambine? - Sì. - Guarda, eh, quando attraversi la strada! - Sììì! - Ricordati di andarle a prendere alle quattro! - Lo so! - Emma, passa a comprare il latte fresco e il pane. - Me l’hai già detto tre volte! - Io vado, eh? Non ti incantare davanti allo specchio, e chiedi a Martina se ha fatto la pipì, prima di uscire. Ah, Emma... - Uffa! Che c’è ancora? - ...Buon primo giorno di scuola! Emma abbandonò lo specchio per rincorrere la madre e attaccarsi al suo collo. La baciò e la ribaciò, come faceva lei, con trasporto. - Buon lavoro, mamma. - Sei contenta di andare a scuola, Emma? - Felice! Sono già andata a vederla: è una bella scuola, sai? Dipinta di verde, e ha un aspetto simpatico. E poi la zia mi ha comprato trentasei matite colorate, e tu le penne con il gel! Le adoro, quelle penne! Non farò neanche un errore se scriverò con quelle penne. Nemmeno un errore. - Non ti distrarre, eh? Non metterti a pasticciare il diario. Non scarabocchiare i libri, che mi sono costati un occhio. 10