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Lo sport che vorrei

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Paola Ancilotto

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Editor: Patrizia Ceccarelli Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini Testi: Paola Ancilotto Illustrazioni: Pietro Nicusanti Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti Team grafico: Raffaella De Luca Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello

I Edizione 2026 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1 0

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Tutti i diritti sono riservati © 2026 Raffaello Libri S.p.A. Via dell’Industria, 21 60037 - Monte San Vito (AN) www.ilmulinoavento.it www.daileggiamo.it Printed in Italy È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di ­questo libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright. L’Editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, nonché per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti.

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Paola Ancilotto

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Illustrazioni di Pietro Nicusanti


Due amici inseparabili

– Mi raccomando, Simone, ieri hai fatto allenamento ma domani c’è la partita, non devi perdere il ritmo-gara! Fate anche i tiri da lontano. Tu e Denis siete portieri e dovete allenarvi con la presa alta del pallone, è la cosa fondamentale per stare in porta. – Sì, papà, dopo i compiti ci alleniamo… – risponde Simone, annuendo con la testa. – Ah, ultima cosa: a prenderti verrà la mamma appena può e tu… – … muto! Lo so papà. A Simone la risposta esce ormai automatica. Il padre gli arruffa i capelli e lui, appena fuori dalla macchina, se li riaggiusta, appiattendosi il ciuffo. Con suo padre ha imparato che la cosa migliore da fare è non ribattere, soprattutto quando si parla di sport. Prima di suonare il campanello dell’amico, ripensa alle parole di Chandra: Veniamo a tifare per voi domattina alla partita di calcio, a patto che tu e Denis veniate alla nostra partita di pallavolo nel pomeriggio. Chandra e Gioia sono due compagne simpatiche. Simone ha voglia di tifare per loro, è molto meno felice che loro lo vengano a vedere perché teme di fare una figuraccia. 5


Scosta il ciuffo dalla fronte, quasi a scacciare il pensiero negativo, e suona il campanello di Denis. Sale i gradini a due a due e sorride al pensiero dell’episodio divertente di quella mattina a scuola. – Perché non c’eri stamattina? – gli chiede entrando e togliendosi la felpa. – Niente di che, dovevo fare una visita. Perché, cosa mi sono perso? – chiede Denis vedendo l’espressione divertita di Simone. – È stato da morire dal ridere… abbiamo usato la strategia del piccolo Elia con la maestra. – E ha funzionato ancora? – Alla grande! Simone si prepara al racconto con l’imitazione della voce, la mimica facciale e gestuale della maestra. – A un certo punto lei ci ricorda che venerdì ci sarebbe stata la prova di matematica e dice che oggi avrebbe interrogato. A me cominciano a tremare le ginocchia sotto il banco, guardo l’ora, mancavano 20 minuti al suono della campanella… era la fine! Allora lancio uno sguardo terrorizzato a Gioia e lei capisce subito. – Che top! – esclama Denis, appoggiando le mani incrociate dietro la nuca in un suo gesto tipico di relax che lo fa sembrare ancora più alto. Sopravanza di una spanna Simone, pur essendo più giovane di dieci mesi. Simone continua il racconto: – Gioia alza la mano e dice, con la voce più tenera che può: “Maestra, come sta il piccolo Elia?”. La maestra si è improvvisamente illuminata, ha sorriso a trentadue denti e ha cominciato a raccontare degli ultimi progressi del suo 6


amatissimo bambino. Ogni volta che sembrava esaurirsi il suo racconto, Chandra e Gioia a turno, con una domanda, riaccendevano il suo entusiasmo. – Ahahah, e il resto della classe? – Tutti con lo sguardo vigile come al solito. Siamo stati impeccabili attori. – Insomma, un nuovo successo! – Yeaahaa! – conferma Simone ridendo. – Il monologo materno è stato interrotto solo dalla campanella e… niente interrogazioni! – Figo! – esclama Denis. I due battono cinque. – A proposito, Chandra e Gioia hanno una partita di pallavolo importante e mi hanno chiesto se andiamo a vederle. In cambio vengono a vederci giocare… Denis sorride tranquillo. – Ottimo. Avremo un tifo come si deve. – Già… qualcosa mi dice che saranno le uniche, però, a tifare come si deve – sospira Simone tirando fuori i quaderni di italiano e matematica. – Abbiamo fatto abbastanza compiti – esclama ad un certo punto Denis. – Giochiamo? – Un momento, hai già finito il problema? Quelli con le frazioni e le percentuali mi fanno impazzire… – Diciamo che ti fa impazzire la matematica. È semplice, guarda… Denis con pazienza spiega tutti i passaggi all’amico, che in breve conclude il problema soddisfatto. – Perché non ci insegni tu matematica? Sei più chiaro della maestra. 7


Ridono e sgombrano velocemente il tavolo. – Due tiri? – chiede Simone. – Scommetto che te l’ha suggerito tuo padre… – fa Denis. – Sì, sì. È proprio fissato. Ci tiene così tanto, mi ha detto che dobbiamo esercitarci… magari facciamo cinque minuti di Rocket League, o di Wii-Sport, così non racconto balle e giochiamo a calcio! – Va bene… poi però Dungeons & Dragons! – E stasera rifacciamo “Mima il titolo”. Ho in mente un film che non indovini di sicuro. Ridendo, si mettono a giocare. Stanno bene insieme, sono amici dal primo giorno della scuola materna. Pare che sia stato per via di un… lupo verde. Sì, proprio così: al piccolo Simone, a tre anni, si rovesciarono alcune gocce d’acqua sul foglio su cui aveva appena disegnato una palla verde. La palla si era deformata, scatenando il pianto del piccolo. Un bambino biondo, seduto di fronte a lui, aveva allora trasformato quel pastrocchio nel muso di un lupo e Simone, asciugate le lacrime e riacceso il sorriso, gli aveva aggiunto due occhi gialli. La maestra chiamò quel disegno il “lupo verde di Simone e Denis” e lo appese al muro dell’aula. Quel lupo inaugurò la loro amicizia. In seguito, ad ogni inizio di anno scolastico si cercavano e automaticamente finivano in banco insieme. Se Denis dimenticava la merenda, e qualche volta gli capitava nella fretta di uscire, Simone era pronto a dividere la sua con lui; se a quest’ultimo mancava una sola figurina per chiudere una serie, Denis era disposto a cedergli la sua. E se l’uno era più appassionato per la matematica, l’altro lo era per l’italiano, ma entrambi davano per scontato l’aiuto reciproco. 8


Quando c’era qualcosa da decidere o da scegliere, Denis non aveva dubbi o tentennamenti, sembrava sapere esattamente cosa fare e per Simone funzionava da bussola, da sonar-scansa ostacoli. Più di qualche volta Simone aveva pensato Denis è un genio. Nel tempo l’amicizia è diventata sempre più salda. Con il calcio hanno rafforzato il loro legame, pur giocando in squadre diverse. Simone e Denis sono davvero inseparabili.

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La partita

Il giorno dopo – Hai preso tutto? – dice il padre a Simone. – Sì, la borsa l’ho controllata stamattina. Non manca niente, sono pronto! Con suo padre gioca d’anticipo, sa che si deve preparare tutto la sera prima. – Mi raccomando, fatti valere. Ricorda, stai sempre molleggiato sulle gambe, il pallone può arrivare all’improvviso e devi essere pronto a scattare. – Ti comporterai benissimo, ne sono certa! – sorride la mamma. Simone, sforzandosi di rendere più energica possibile la voce, esclama: – Oggi li stendiamo i Giaguar, alla fine avranno il… muso nella polvere! È il motto inventato da suo padre. La scuola, un prefabbricato a due piani color carta da zucchero, si trova esattamente a metà strada tra due quartieri. Ciascuno ha la propria squadra di calcio: i Kangur e i Giaguar. 10


Gli abitanti di Villorca, forse perché hanno un centro storico, si sentono un po’ superiori a quelli di Simea, che ricambiano con un una certa diffidenza nei loro confronti. I due quartieri sembrano aver trovato nella sfida calcistica dei giovanissimi un terreno di sfogo. La scuola sta lì, giusto in mezzo, una sorta di arbitro a regolamentare e contenere l’eccessivo campanilismo dei due sobborghi. Da un lato dell’edificio c’è il campo da calcio, più che dignitoso per le dimensioni, dove si disputano quasi ogni domenica le partite, mentre due volte alla settimana si svolge un allenamento comune delle due squadre. La tribuna è una struttura in cemento con tre ordini di gradoni su cui prendono posto familiari e amici dei giocatori. Naturalmente i più, prima di sedersi, puliscono i seggiolini da foglie secche e polvere. Simone e gli altri sono ancora negli spogliatoi, locali ampi e puliti. L’allenatore Oscar prende il fischietto e il pallone e grida: – Pronti? Fuori tutti! Mi raccomando… fatevi onore e soprattutto divertitevi! Oggi ci sono tanti spettatori, facciamo vedere cosa abbiamo imparato in allenamento. – Ecco i magnifici Giaguar, i gialli di Villorca, che entrano in campo! Denis il numero 1, Edo e Masud, i difensori, Tommy e Checco centrocampisti con i numeri 4 e 5 e infine gli attaccanti Filippo e Robby, maglie 6 e 7! – urla nel suo microfono personale Mattia, speaker delle sfide domenicali. Ci sa fare con la cronaca sportiva e la cosa dà un’aria di ufficialità alle partite, oltre a renderle più divertenti. 11


Si piazza sul lato opposto rispetto alla tribuna, lungo la rete che delimita il campo dal lato del parcheggio e della strada, per non essere disturbato dai tifosi, ma sembra fare apposta a scaldarne l’ugola e ad eccitarne l’animo, tanto che le grida dalla tribuna investono tutta l’area e quasi fanno oscillare l’alto seggiolone su cui Mattia è seduto. – Ed ecco entrare i viola di Simea, i fantastici Kangur… Simone il numero 1, Giorgio e Carletto, maglie 2 e 3, difensori, seguono i centrocampisti Beppe e Toni e infine gli attaccanti, Loris e Abdul, coi numeri 6 e 7! Un bell’applauso! L’entrata in campo delle squadre è sempre un momento esaltante, applausi, fischi e incitamenti. Simone non guarda verso la tribuna, non vuole neppure sapere quali sono le compagne presenti perché sa che “non deve mai distrarsi” come dice papà. Lui vorrebbe fare solo allenamenti, mai le partite. “Riflessi pronti! Niente figuracce oggi!” dice a sé stesso, ma si affaccia il solito timore. “Speriamo non mi arrivino tiri troppo forti e non mi scivoli il pallone tra le mani”. Si allontana il ciuffo-pensiero dagli occhi. La partita inizia. – Attenzione, attenti spettatori! – urla Mattia. – Il numero 5 dei Kangur trova un varco, Beppe intercetta e serve un pallone rasoterra a Loris. Il 6 scatta in avanti veloce e crossa al centro… Masud dei gialli intercetta, la palla arriva a Tommy che stoppa di petto e lancia subito in avanti, Filippo scatta, anticipa il difensore e prova un passaggio per Robby, ma il portiere Simone esce e blocca la palla con le mani, prima che possa diventare pericolosa… Bella parata! 12


L’urlo entusiastico del padre di Simone sovrasta le altre voci del pubblico. Si confronta con i padri vicini e sembra mimare la parata del figlio. Spiega pure il giusto gesto tecnico. Nei successivi minuti poco si muove in campo e l’attenzione dello speaker è calamitata da ciò che invece si muove in tribuna. Infatti, le grida dei tifosi più scalmanati, fratelli maggiori e loro amici cui si unisce qualche genitore, spingono i nonni con i nipotini a spostarsi verso gli spalti alti, per evitare di sentire critiche e insulti gratuiti. Oltretutto, man mano che il gioco prosegue gli spettatori si alzano, costringendo chiunque a stare in piedi e a tirare il collo. Sono comportamenti visti e rivisti, purtroppo la situazione non cambia. Intervallo. Simone entra nel bagno degli spogliatoi, dal cui finestrino è visibile uno scorcio di tribuna, e tutto soddisfatto cerca di vedere se le sue compagne sono sedute da quel lato… macché, niente. Chissà dove sono. Vuole restare concentrato sulla gara, sa che sta giocando bene. Al rientro in campo, le urla dei tifosi montano di nuovo fragorose. La palla si avvicina alla porta dei Kangur e sembra dare slancio alla voce di Mattia: – Siamo al 38° minuto e l’azione diventa spettacolo: il cross di Edo dei Giaguar dalla fascia trova Filippo che si alza sopra la difesa e colpisce di testa. La palla è lenta, sembra innocua ma… attenzione attenzione: va in rete! Fantastico! Gol, la partita si è sbloccata.1 a 0! Il portiere Simone si è distratto e la grande tempestività di Filippo ha fatto un gol da manuale! 13


La tribuna esplode. – GIAGUAR! GIAGUAR! FILIPPO SEI UNA BOMBA! SIMONE-MANI-DI-SAPONE! Quella presa in giro, ben scandita in forma di cantilena, è stata inventata da un genitore dei Giaguar e ormai lo accompagna a ogni gol preso, rendendo pesante qualsiasi suo errore, anche quello più accidentale. Impossibile scrostarsela di dosso… Simone accigliato scaccia il ciuffo e cerca ancora con lo sguardo le compagne in tribuna. Adesso le vede, sedute in seconda fila. C’è pure Cosima, un’amica di quinta C. Sono circondate da gente in piedi e sembrano quasi intimorite da tanta esuberanza. – FUORIGIOCO! ARBITRO VENDUTO!! ANNULLA IL GOL!!! Su un sottofondo ritmato “GIAGUAR! GIAGUAR!”, Oscar convalida il gol. La partita si chiude 1 a 0 per i Giaguar. La tifoseria dei Kangur è polemica, qualche adulto si spinge in campo e inizia a discutere con Oscar, mentre in tribuna continuano le provocazioni in un clima di confusione e prese in giro. Simone ha le gambe molli. Adesso. Prima invece gli si erano irrigidite, mentre gli risuonava il monito paterno Fai attenzione, ogni errore può diventare un gol. Sentirsi il solo responsabile del risultato negativo gli taglia letteralmente le gambe. Vorrebbe sprofondare, tanto è il disagio che prova, già immagina lo sguardo contrariato di Toni, Loris e Abdul, i migliori della squadra. 16


Stavolta ci sono anche le amiche… Perché mai deve sentirsi a disagio pure con loro, che sono sportive e dunque sanno bene che ci sono alti e bassi nel gioco? Eppure… Le urla dei tifosi lo riscuotono. Che cosa ci sta a fare lui lì, in mezzo a quel caos di voci? Guarda la fisionomia dei suoi tifosi sulle tribune, gli sembra stravolta. Forse se lo immagina solo, forse è lui che esagera, ma sente troppa aggressività e la cosa lo inquieta. “Perché tutti si schierano come se si trattasse di vita o di morte?” pensa. “Non è che un gioco…” Già, un gioco in cui lui, però, è sempre lo sconfitto. Serra labbra e mascella fino a sentir male ai denti. Si scosta il ciuffo dalla fronte con gesto rabbioso prima di andare a cambiarsi.

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Divertirsi o soffrire?

Simone si cambia in fretta, non partecipa alle chiacchiere del dopo-partita. Saluta poi con un sorriso mesto i compagni di squadra e trova il coraggio di dire: – Peccato che i Giaguar ci battano sempre… Scusate per il mio errore sul gol… sono un disastro… – Tranquillo – esclama Giorgio col sorriso, – non è che noi siamo dei fuoriclasse, eh? Neanche la nostra difesa è all’altezza. Solo che tu stai in porta e se sbagli si vede di più. – Grazie… – ribatte Simone. Passa poi accanto a Filippo e gli dice: – Ti ho risparmiato una delle mie parate super, se no col cavolo che avresti segnato! La risposta non si fa attendere: – Fortuna tua che non l’hai presa in faccia… la mia cannonata ti avrebbe steso. I ragazzi ridono e si salutano. Denis accaldato e sorridente si avvicina a Simone e dandogli una pacca sulla spalla gli dice: – Invece, hai giocato bene, altrimenti sarebbe finita 2–0! Non puoi sempre guardare solo gli errori. Senti, non abbiamo finito con Dungeons and Dragons ieri… perché non vieni da me domani? 18


– Sì, mi faccio accompagnare subito dopo pranzo, così abbiamo più tempo. Simone si avvia al parcheggio dove lo aspetta suo padre. Per fortuna l’amico, sempre pronto a sdrammatizzare, in un attimo gli ha fatto dimenticare il gol preso. Fuori, gli vanno incontro Gioia, Chandra e Cosima. – Ciao Simo, abbiamo fatto il tifo per te, ma le nostre voci sono state coperte dai tifosi intorno, urlavano tutti come assatanati! Chandra è imbronciata. Anche Gioia è arrabbiata. – È vero. Sono davvero insopportabili… poi si sentono offese pesanti! Ma chi si credono di essere?!? Non te la prendere Simo, sono maleducati e basta… Simone per un attimo si tuffa nello sguardo blu cobalto dell’amica. – Per loro io ormai sono Simone-Mani-di-sapone. E sai cosa mi dà più fastidio? Il fatto che non sarebbe mai venuto in mente a un tifoso giovane quell’epiteto, e che quella rima si è incollata al mio nome… persino a me viene in mente mani di sapone quando qualcuno mi chiama… che rottura! E che vergogna! Scuote testa e ciuffo con stizza. – Lo so, il tifo sleale fa male… – ammette Gioia. – Cerca di infischiartene più che puoi, è l’unica soluzione. – Io per fortuna non ho il problema del pubblico nel mio sport, guai se qualcuno fiata mentre mi esibisco – interviene Cosima, che pratica ginnastica artistica, – ma vi assicuro che gli interventi del mio allenatore sono anche peggiori! Lui ci chiede sempre il massimo delle prestazioni. 19


– Guardate che anche noi nel volley abbiamo i nostri bei problemi – interviene Gioia. – Io per esempio ho paura di sbagliare le battute… – Fai quella più semplice… – suggerisce Simone. – Scherzi?! L’allenatore non vuole… Mi dice di tirare forte e cercare il punto. E io ho paura di tirare fuori. – Vedrai che non ne sbagli una… – fa Denis. – Contro la Volley Academy?! – Gioia sgrana i suoi occhioni blu. – Hanno Debora, lei è un mostro a schiacciare! Ci stracceranno! – conferma Chandra, stringendosi nelle spalle e concentrandosi su una ciocca di capelli. Ha preso i capelli corvini dalla madre indiana e la statura dal padre australiano, ma non è una schiacciatrice. – Dai, non pensare al risultato. Il gioco è gioco – esclama Simone, prima di salutarle e avviarsi alla macchina, dove lo stanno aspettando. Quando sale, l’espressione seria dei genitori lo riporta immediatamente alla partita e allora anche lui assume un’aria contrita. – Ho filmato gli ultimi minuti e il tuo errore – dice suo padre bruscamente, – così possiamo analizzarlo bene e capire cosa hai sbagliato. E anche avere la prova del… – Hai filmato solo quello? – lo interrompe Simone. – Sì, solo quello, neanche me la sentissi. Comunque ci vuole un altro allenatore, Oscar è poco aggiornato sugli schemi di gioco, si vede da fuori… E poi non vi fa mai esercitare sul quadrato di smarcamento, che è basilare… “Non poteva filmare invece la mia presa nel primo tempo?” si chiede Simone. “Ho evitato un gol sicuro”. 20


Un attimo prima gli era risuonato il consiglio che gli dava sempre Oscar per incoraggiarlo: Esci deciso, non importa se sbagli… – … e non vedo l’ora di rivedere con calma l’azione – continua suo padre. – Secondo me era un palese fuorigioco perché Filippo era oltre la vostra linea. Spero si veda anche il difensore più vicino… Appena a casa la verifica viene fatta, ma il video non prova il fuorigioco e il papà di Simone diventa ancora più nervoso. A pranzo il flop del ragazzo aleggia sulla tavola come una nube pesante: il padre ha un’espressione corrucciata e delusa, lo sguardo della mamma è mesto. – Ancora un po’ di pasta? Hai consumato tanto oggi, mangi troppo poco… C’è del formaggio, se vuoi. – Grazie, non ho più fame... Il padre si alza da tavola con in mano il telefono, è molto deciso. – Vieni, guardiamo l’azione nei dettagli… Simone è costretto a rivedere sul divano almeno una decina di volte quella azione e a sorbirsi una miriade di consigli, suggerimenti e imposizioni. Si vergogna, non vede l’ora di andare in camera sua. Alla prima piccola pausa del monologo paterno, si inserisce: – Voglio fare esercizi di matematica prima di andare al Palazzetto dello Sport a vedere la partita di pallavolo delle mie amiche. Di fronte agli impegni scolastici, qualsiasi genitore è costretto ad arrendersi. 21


– Bravo. E con chi vai? – chiede sua madre. – Col papà di Chandra – risponde Simone, avviandosi per il corridoio. Come un’eco gli giungono le voci della madre. – È chiaro che il calcio non è il suo sport preferito… come dico io da tanto… E del padre che taglia corto: – Ancora con questa storia? Il calcio forma il carattere, è lo sport migliore alla sua età. Chiusa la porta della camera, finalmente resta il silenzio. Simone si allunga sul letto e chiude gli occhi. Ha imparato a concentrarsi sul respiro per sgombrare la testa dai pensieri. Una pratica consigliata da Oscar, prima di un calcio di rigore o di punizione. In campo c’era giusto il tempo per due o tre respiri, ma a Simone era capitato di sperimentarla un po’ più a lungo e in diverse occasioni. Una sera che faticava ad addormentarsi aveva funzionato a meraviglia e pure a scuola con un ragazzo di quarta C che lo derideva. Senza quella strategia del respiro, Simone gli avrebbe di sicuro risposto in malo modo. Inoltre la cosa gli dava una certa sicurezza: il fatto di avere sempre a disposizione qualcosa di pratico e semplice come il respiro per liberarsi del tutto o almeno per attenuare ansia, rabbie e fastidi, lo induceva a pensare “Non sono in balia degli eventi”. Stavolta, però, l’evento da fronteggiare è un tal groviglio di sensazioni, vischioso e soffocante, da fargli temere di non farcela a liberarsene. Si sente stretto in lacci setosi, stringhe sottili e fili di nylon, col movimento bloccato o fortemente limitato, costretto a un respiro corto, trattenuto… incapace di reagire… 22


Vorrebbe sparire, urlare, correr via, non sa neanche lui cosa lo farebbe sentire meglio… Avesse avuto almeno un fratello! Magari le occhiate indagatrici e le aspettative dei suoi genitori si sarebbero disperse, si sarebbero suddivise in parti eguali. Niente, neanche quello aveva. Per fortuna ci sono le amiche, gli amici… ancora mezz’ora e li avrebbe raggiunti.

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Il corso di mimo

– Avete sentito che tifo esagerato ieri alla nostra partita? – dice Gioia. Con Simone e Denis sta commentando la sua partita di volley. Sono appena oltre il cancello di scuola, dove si fermano solitamente prima del campanello d’entrata. – Sì, ma voi siete state bravissime a rimontare tutti quei punti nel secondo set – dice Denis. – Tu vedi sempre il bicchiere mezzo pieno… – commenta Chandra. – Peccato non sia servito a nulla. Io ho buttato almeno tre battute – fa Gioia. – Ho fatto pena, eh? Simone non è d’accordo. – Ma no, diciamo che non sei abbastanza cattiva… E le sorride. – Senti chi parla… Guanto di velluto! – lo canzona Denis. – Poi c’è sempre qualcuno del pubblico che grida nel momento sbagliato… – conferma Chandra, pensando a un certo epiteto. – Secondo il nostro allenatore perdiamo perché non siamo concentrate in ogni situazione – fa Gioia. Lei vive con la madre e una sorella. Il padre è rimasto a lavorare nel loro Paese, la Moldavia. 24


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Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE,­GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).

Simone gioca a calcio ma non è competitivo e non sopporta il tifo sleale. La pensano allo stesso modo il suo migliore amico Denis, le amiche pallavoliste Gioia e Chandra e la ginnasta Cosima. Suo padre, ex-allenatore di calcio, lo vorrebbe invece campione. Quando la scuola organizza un corso di mimo a teatro, scoppia il conflitto: Simone vuole partecipare, suo padre gli nega l’autorizzazione. Ragazzi, genitori, allenatori e l'intero paese sono coinvolti. Servirà un Piano Smorza-tifosi... Un romanzo sull'idea di sport oggi, tra divertimento e agonismo.

Paola Ancilotto ha dedicato alla sua città, Venezia, testi in rima. Da insegnante si è divertita a scrivere commedie e a metterle in scena con i ragazzi. Ha pubblicato fiabe, favole, audiolibri e biografie, vincendo anche Premi letterari.

Consigliato a partire dai 9 anni

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