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L'alloro e la spada

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Un tuffo nella storia

ANTICA GRECIA: 397 A. C.

Nadia Vittori è nata in provincia di Cremona. Esperta di narrativa storica per ragazzi, con la Casa Editrice Raffaello ha pubblicato vari romanzi della serie “Un Tuffo nella Storia”.

Il libro è dotato di approfondimenti online su www.raffaellodigitale.it

E 7,50

L’ALLORO E LA SPADA

Milione è un giovane spartano che, insieme ad alcuni compagni, si sta allenando per le gare olimpioniche. Ad Atene, durante la sua preparazione, incontra la giovane Melissa, nobile fanciulla ateniese, prescelta per un’importante cerimonia. Mentre tra loro nasce una profonda amicizia, attorno ai due ragazzi ruota il mondo frenetico dei giochi, fatto di fatica, di sudore, di speranze, ma a volte anche di truffe e di sotterfugi. Una bella avventura che ti avvicinerà all’universo greco, un mondo variegato di mille sfaccettature e realtà differenti.

Nadia Vittori

AL TEMPO DEI GRECI

Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE,­ GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).

Nadia Vittori

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un tuffo nella storia

AL TE MPO DE I

GRE CI Collana di narrativa storica per ragazzi diretta da Luigino Quaresima


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I a Edizione 2005

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Tutti i diritti sono riservati

Š 2005 Raffaello Editrice http://www.grupporaffaello.it Printed in Italy

Ăˆ assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questo libro senza il permesso scritto dei titolari del copyright.


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Illustrazioni di

caba & chesi


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Il furto dell’anatra 3L=NP= = # -EHKJA

Stavamo rientrando in file ordinate verso la nostra caserma. Il sole, ormai basso all’orizzonte, aveva acceso il cielo di mille colori. Era un trionfo di rossi, di viola, di oro, un tramonto splendido‌ ma io a malapena ci badavo. Ero troppo stanco: per tutto il giorno eravamo stati impegnati in corse sotto il sole rovente e nel pomeriggio avevo dovuto sostenere tre combattimenti di fila. Le mie gambe protestavano ad ogni passo e sapevo di avere una grossa vescica sul piede destro, dove un laccio troppo stretto dei sandali mi aveva tagliato la pelle. Non vedevo l’ora di godermi un bagno fresco e di stendermi sulla mia branda di paglia asciutta. E soprattutto non vedevo l’ora di mettere qualcosa sotto i denti. Il mio stomaco si lamentava già da un pezzo per la fame e mi sentivo debole e stanco. I miei compagni comunque non erano ridotti meglio e, mentre continuavo a marciare, li guardavo con sim-

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patia. Nessuno aveva voglia di ridere o di cantare, avanzavamo tutti con un unico pensiero: tornare al più presto in caserma e riposare, dopo esserci riempiti la pancia per bene. Attraversammo le porte della città. Era sempre un’emozione varcare l’ingresso della Porta Sacra, passare sotto l’enorme statua di Hera che, severa e solenne, allungava il suo sguardo a protezione della città. Sbirciai di sottecchi il mio compagno di destra e notai che anche lui, come me, aveva drizzato le spalle e assunto un comportamento più marziale. La fatica della giornata era già quasi dimenticata. Stavamo entrando a Sparta, la mia città. Dovevamo entrarci da veri Spartani. Il nostro istruttore ci osl’angolo del… servò sfilare, protetto dal pilastro di sinistra della porSparta, una delle maggiori poleis ta. Quando gli passai accangreche, era situata nella Laconia, to notai con piacere che, per regione del Peloponneso. una volta, il suo viso arcigno aveva assunto un’espressione soddisfatta: il terribile Ipparco, terrore di tutti gli allievi, era compiaciuto di ciò che stava osservando. Anche Policleto, il mio compagno di destra, l’aveva

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notato e mi bisbigliò con un angolo della bocca: - Stasera si mangia! Annuii con vigore. Era già capitato che tutta la compagnia avesse saltato la cena per un’entrata in città non proprio perfetta o per un allineamento ritenuto non abbastanza impeccabile. La via diritta davanti a noi era gremita di gente. Schierate lungo la strada lastricata, le bancarelle di un mercato offrivano agli ultimi acquirenti della giornata le mercanzie rimaste. Le grida dei venditori si levavano alte e insistenti, per invogliare anche i clienti più restii. Un uomo muscoloso e abbronzato dal sole urlava a squarciagola: - Guardate che meloni, gente! Sono i più dolci di tutto il Peloponneso! Ma che dico? Di tutta la Grecia! Chiamo gli dei a testimoni! Se trovate un melone più dolce dei miei, vi restituisco il vostro denaro! Il suo vicino sghignazzò. - Che ti succede, Licandro? Tua moglie Santippe ha minacciato di picchiarti se torni a casa anche con un solo melone? Il venditore di meloni scoppiò a ridere. - Hai indovinato, Demetrio! E da quel che vedo… e accennò con un cenno sconsolato della testa al suo banco, ancora zeppo di frutti - sento già il bastone di Santippe sulle mie spalle! E mimò il gesto di uno che si protegge da una scarica

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di legnate, facendo ridere tutti i presenti. Anche a noi sfuggĂŹ un sorriso, ma lo sguardo inflessibile del nostro istruttore ci zittĂŹ immediatamente. Mentre si marciava in cittĂ , era severamente proibito ridere, chiacchierare con il compagno, guardare con insistenza i passanti. A volte mi sembrava che fosse proibito persino respirare.


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Quindi inorridii quando mi accorsi dei due ragazzi davanti a me nella fila, che, incuranti del regolamento, stavano sommessamente bisbigliando tra loro. Se Ipparco li avesse notati, la pena sarebbe stata tremenda. Quei due però sembravano non curarsene e continuavano a sussurrare. Allungai il collo per cercare di afferrare i loro discorsi. - Allora che dici, Apelle? - stava chiedendo Luciano. - Sei d’accordo con me? L’altro annuì con un cenno della testa e io feci giusto in tempo a domandarmi su che cosa dovesse trovarsi d’accordo, quando notai il gesto fulmineo di Luciano che, con un’incredibile noncuranza, passò accanto a una bancarella del mercato, allungò il braccio e afferrò al volo un’anatra per il collo, nascondendola immediatamente sotto il corto mantello. Sbarrai gli occhi, incredulo e spaventato allo stesso tempo. Non osavo neppure pensare all’ira di Ipparco, se si fosse accorto del furto. Continuavo a marciare, con lo sguardo fisso in avanti, senza neppure battere le palpebre, per paura di attirare anche con un solo gesto la curiosità dell’istruttore. Un attimo dopo un grido si levò alto alle nostre spalle: - Al ladro! Al ladro! Qualcuno mi aiuti! Sono stato derubato! Il venditore si era accorto della sparizione della sua anatra e chiamava il mondo intero in suo soccorso. Tut-

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