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Cyrano de Bergerac

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i Classici Raffaello

De Bergerac C yranO

Edmond Rostand

Libero adattamento di Gabriella Santini

Raffaello i Classici

Editor: Patrizia Ceccarelli

Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini

Adattamento: Gabriella Santini

Illustrazioni: Elisa Patrissi

Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti

Team grafico: Raffaella De Luca

Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello

I Edizione 2026

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© 2026

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Cyrano de Bergerac

Libero adattamento di Gabriella Santini

Illustrazioni di Elisa Patrissi

Personaggi

Cyrano de B ergerac

Spadaccino dei cadetti di Guascogna, è anche scrittore e poeta.

C ristiano de N euvillette

È un nuovo cadetto di Guascogna, giunto dalla Turenna. Biondo, con i baffi e affascinante.

R ossana

È amatissima da Cyrano e da Cristiano. Di notevole bellezza, arguta e pungente.

E nrico le B ret

Amico caro di Cyrano, è suo compagno di studi e d’armi. Leale, onesto e saggio.

C onte de G uiche

Uomo di corte molto potente, è amico di re Luigi XIII. È ambizioso, opportunista, falso e malvagio.

F rancesco L ignière

Poeta, scrittore e libertino, è amico di Cyrano; come lui, è un abile spadaccino.

C apitano C arbone

Capitano dei cadetti di Guascogna, è un uomo forte, leale e dai principi saldi.

C ipriano R agueneau È uno dei pasticceri più famosi di Francia. Ha una pasticceria rosticceria a Parigi.

L isa R agueneau

Moglie del pasticcere Ragueneau, è giovane e bella. È anche molto gelosa del marito.

Visconte de Valvert

È un nobile fedele al conte de Guiche, il quale vorrebbe fargli sposare Rossana.

È un attore noto e apprezzato dai parigini; non da Cyrano, però, che lo reputa un imbroglione.

B ellerose

È il direttore del Teatro della Porta. È un uomo ambizioso.

Prologo

La rivalsa degli sfigati

Parigi, viale Saint–Martin numero 18, Théâtre de la Porte, secolo XXI

Farid, Sara, Orlando e io, Maddalena, siamo appena riusciti ad arrivare a viale Saint–Martin. Un antico teatro dell’800 dalla facciata sfarzosa è davanti a noi: brilla, sorride, ci invita a entrare, col suo portone aperto. Sono giorni che organizziamo questa uscita segreta: dovrà andare tutto bene sennò saranno guai.

– Che ne dite, ragazzi? Entriamo? – domanda Sara. – Sei sicura, Maddy, che è proprio questo il Teatro della Porta? – mi chiede Orlando, il solito indeciso cronico.

– Questo è il numero 18, e questo è un teatro: tutto corretto – rispondo. – Se siamo davvero interessati a un corso intensivo di recitazione, siamo nel posto giusto.

– Noi-siamo-super-interessati! – esclama Farid, esagerando il tono della voce.

– Il corso di recitazione è la nostra unica arma –dice Sara. – Vogliamo essere ammessi nel gruppo teatrale della nostra scuola, sì o no?

Noi tre facciamo cenno di sì.

– Finora i nostri nemici giurati, i VIP, ci hanno snobbato, deriso ed escluso ogni volta – mormoro.

– Non ci resta che diventare bravi, bravi davvero!

– Così non avranno più scuse – dice Farid. – Non potranno più canzonarci.

– Saremo bravi e basta – ripeto io, come un mantra.

– Che la finissero tutti di chiamarci GLI SFIGATI!

Così noi quattro varchiamo la soglia.

All’interno, ci ingoia la penombra: un buio quasi assoluto governa tutto; forse è colpa del Sole di fuori o forse di altro...

I nostri passi rimbombano, il corridoio ci porta nella platea del teatro: velluto rosso e decori, poltrone, lampadari scintillanti e...

– Chi cercate? – esclama un vocione dal palco.

Strizziamo gli occhi cercando di mettere a fuoco: intravediamo soltanto un’ombra grande, con una specie di strano cappello.

– Siamo qui per partecipare a un corso di recitazione –dico incerta parlando all’ombra. – Un corso intensivo, dicono.

Il palcoscenico sembra vuoto e solitario, ombre a parte.

– Ah, sì, certo – mi risponde il nulla, scuro come una notte senza Luna.

Poi, il vocione tace; sentiamo passi cadenzati scendere una scaletta, affrettarsi lungo un corridoio, rimbombare in platea.

D’improvviso, il nero diventa tanti colori e l’ombra scura si materializza...

Compare un uomo. È grande, con un enorme cappello a tesa larga, decorato con piume rosse. Indossa un abito da moschettiere, dei guanti, un cinturone pesante e grossi stivali di pelle scura.

Il tizio ci fa un inchino, si toglie il cappello e si risolleva. Poi, con una faccia luminosa e intelligente, ci sorride.

– Io e il mio pennacchio vi diamo il benvenuto! –esclama, con vocione da attore consumato.

– Pennacchio? – chiede, incerto, Farid.

– Ma certo! Questa bella appendice che mi precede di un quarto d’ora! – risponde, indicando il suo nasone, che è davvero davvero...

– GRANDE! – esclamo io, intendendo il fatto che, finalmente, c’è un adulto informato a cui chiedere info. Lui fa una faccia strana; un brillio di rabbia gli illumina gli occhi. Deve aver frainteso.

– Intendevo... intendevo – mormoro.

– Non importa. Lascia perdere, ragazzina.

– Con chi abbiamo l’onore di parlare? – domanda Orlando. Usa il tono che regala ai grandi, tipo ai prof, al dirigente scolastico o a certi genitori, quelli noiosi, severi e rigidi come bastoni.

Di nuovo l’inchino e di nuovo il saluto. Poi...

– Piacere ragazzi, il mio nome è Ercole Savignano!

Voi invece, siete i futuri talenti di questo teatro, giusto?

Vorremmo ridere, invece esibiamo quattro facce strane, tra l’incredulo e lo speranzoso.

– Io sono Maddalena – sussurro.

– Io, Farid.

– Piacere, mi chiamo Sara.

– E infine, eccomi! I nemici mi chiamano Nano, e si capisce anche il perché – conclude Orlando, indicando la sua statura. – Sono piccolo come uno gnomo ma vorrei tanto essere un gigante.

– Noi siamo qui, perché... – inizio a spiegare. Peccato che quello mi interrompa, dicendo:

– Perché avete tanti nemici, giusto?

Ci guardiamo l’uno l’altro, temendo che il tipo possa leggere nei pensieri.

– Tanti nemici, tanto onore! – continua Ercole Savignano, facendoci l’occhiolino. – Gioite, dunque, poiché ispirare amore solo per una maschera esteriore dev’essere uno strazio, per un cuore nobile. L’anima vostra cancella ogni viso.

Stavolta, siamo noi quattro ad azzardare un buffo e scoordinato inchino. Che parole! Che concetto! D’altri tempi, tempi di scaramucce, cavalieri e dame.

– Piuttosto, non perdiamoci in chiacchiere –esclama Ercole, – sedetevi comodi in prima fila, indossate questi e ascoltatemi con attenzione... Ho da raccontarvi una storia sensazionale che vi servirà da lezione.

Ci porge quattro cappelli con le piume, simili al suo, e quattro gorgiere bianche e rigide. Li teniamo tra le mani, incerti.

– Storia? Quale storia? – chiedo, disorientata.

– Fatti veri, non chiacchiere! Vi racconterò una commedia eroica in cinque atti, una immensa avventura, vissuta dal protagonista tra il 1640 e il 1655. È stata scritta dal francese Edmond Rostand nel 1897 e recitata in questo teatro per la prima volta nello stesso anno.

– Forte! Adoro le storie! – interrompe Orlando.

– Io, le avventure! – aggiunge Farid.

– E io, i teatri! – dico io.

– A me piacciono le commedie! – conclude Sara.

Il tipo ci lascia fare. Incredibile! Per essere un adulto, è fantastico.

Riprende a parlare, come se nulla fosse:

– La commedia eroica è basata sulla vita vera di Cyrano de Bergerac, abile spadaccino, poeta genialoide, di carattere irrequieto, nemico dei potenti corrotti e amante della libertà. E non solo della libertà, ehm...

– Dev’essere stato un gran bel tipo – esclama di getto Farid.

– Ebbene, bello, direi di no. Diciamo piuttosto... dotato – si schermisce Ercole.

– Dotato? – chiedo, curiosa.

– Di un naso che, quando lui beve, pesca nel bicchiere. Che pare un attaccapanni o una bacinella! Dotato di un naso fatto a tromba, che chissà come rimbomba! Non si può veder passare un tal nasone senza che qualcuno esclami: “Oh, ma che esagerazione!”.

Lui tenta di sogghignare, a noi, però, non viene affatto da ridere; piuttosto, capiamo fin troppo bene che cosa intenda. I sorrisi spariscono. Ciascuno di noi ripensa a sé stesso.

– I cappelli e le gorgiere che vi ho dato non sono oggetti come gli altri. Indossateli e vedrete! – ci distoglie Ercole, con voce imperiosa.

Senza replicare, infiliamo i cappelli piumati e agganciamo le gorgiere candide al collo.

– Ebbene, ora, bando alle ciance! Chiudete gli occhi e concentratevi: state per fare un viaggio a ritroso nel tempo... Finirete nel ‘600, epoca di trine, merletti, parrucche, spade e duelli, amor cortese e sfide; tempo di borghesi, nobili, popolani, ladri, dame e re!

Noi gli ubbidiamo, poco convinti ma molto curiosi. E chiudiamo gli occhi.

Come d’incanto, alle parole di Ercole si aggiungono delle immagini e sono vivide, così vivide che potrebbero persino essere vere. Le cavalchiamo come destrieri e loro ci trascinano via. Ci liberano dallo spazio–tempo e ci tuffano nell’altrove, in un passato lontano lontano.

Primo atto

Al Palazzo di Borgogna

SCENA 1

Scommesse, sorprese e amori

Siamo a Parigi, ragazzi miei, ed è l’anno 1640. Tanto, tanto tempo fa. Nella Sala del Palazzo di Borgogna, uno dei più lussuosi della città, brilla un teatro con una grande platea e lunghe file di palchi. Enormi lampadari carichi di candele sono abbassati fino a terra ma ancora spenti.

Fuori dà spettacolo un tremendo temporale.

Cavalieri e dame, borghesi, valletti e marchesi stanno prendendo posto.

Il lampionaio si avvicina ai lampadari, accende le candele e li solleva: lo spettacolo sta per iniziare! Tra il pubblico, però, c’è una strana tensione, poiché l’attore principale, Montfleury, è stato minacciato da Cyrano di Bergerac, lo spadaccino più famoso di Francia...

Se reciterà, saranno guai, poiché è stato graziato da Cyrano a patto che per un mese non si faccia vedere.

Invece l’attore, forte di amicizie potenti, ha deciso di non ubbidire. È nei camerini a prepararsi.

Alcuni spettatori stanno scommettendo sulla reazione di Cyrano; tra cui, Ragueneau, pasticcere e rosticcere, famoso per dolci e cibi e per la fissa per la poesia, e gli ufficiali Le Bret e Lignière. Entrambi appartengono alla Compagnia dei cadetti, nobili spadaccini del re. La Compagnia è la stessa di Cyrano.

I tre stanno chiacchierando e Lignière ne approfitta per presentare agli altri un ragazzo seduto vicino a lui.

– Lui è Cristiano de Neuvillette! Proviene dalla Turenna, e nuovo di qui.

Ragueneau guarda il ragazzo: ha un bel viso, è biondo e con i baffi.

– Sono qui da poco. Entrerò domani nella Compagnia dei cadetti.

– Ah, bene – risponde Ragueneau. – Nuove conoscenze e atmosfera elettrica, stasera!

– Vero – riconosce Le Bret, – Cyrano è bravissimo a creare scompiglio.

– Speriamo almeno che nessuno commenti il suo naso – aggiunge Ragueneau, – sennò questo teatro si trasformerà in un ring!

– Perché? – chiede Cristiano, incuriosito.

– Detto tra noi, Cyrano ha un tale naso che pare una bacinella! Ma si può dire solo quando lui non c’è. Su questo punto, è molto suscettibile.

Dopo un po’, Lignière prende da parte Cristiano e mormora:

– Sono entrato con voi per aiutarvi ma ora ho voglia di bere. Me ne vado all’osteria. Voi restate pure: adesso siete in compagnia.

– Non potete lasciarmi! Sapete che sono qui per scoprire il nome della parigina di cui sono innamorato... Muoio d’amore per lei! Occupa sempre quel palco in fondo a destra; quello ancora vuoto...

– L’ho capito, ma la signora non arriva... e io me ne vado a bere. Voi morite d’amore, ma io di sete!

Per fortuna, una venditrice si avvicina con una cassetta piena di cibi e di bevande.

– Del moscato? – chiede.

– Aggiudicato! – risponde Lignière e beve con avidità. Dato che ha bevuto, decide di restare un altro po’.

Il ragazzo tira un sospiro di sollievo.

All’improvviso, nella sala, scende uno strano silenzio: è appena entrata la bella Rossana Robin; prende posto nel palco a destra, in compagnia della sua governante. L’abito di Rossana è di un verde che cambia tono con la luce.

Anche Cristiano si accorge che la ragazza è arrivata; così esclama:

– Lignière, è lei! Ditemi il suo nome!

– Maddalena Robin, detta Rossana. Orfana, colta e cugina di Cyrano di Bergerac! Lui la difende a spada tratta; e che spada! Tutti i cuori battono per lei.

– Non ho speranze: vengo dalla campagna e non sono elegante né colto.

– Potrebbe anche amarvi, chissà; ma ci sono degli impedimenti.

Un signore alto, elegante ma non bello, le si avvicina e le dice qualcosa.

– Quello è uno degli impedimenti: il conte Antonio

De Guiche, amico del re! È innamorato di lei nonostante sia sposato con la nipote di Richelieu. Vorrebbe far sposare Rossana al visconte De Valvert, che è il secondo impedimento! Rossana non lo vuole e non cede, ma

De Guiche è potente. Tutta questa storia l’ho scritta in una mia canzone... Se volete, ve la canto.

– Non ora. E buonasera! – esclama Cristiano.

– Vado ad affrontare quel De Valvert! Dovrà vedersela con me.

– Restate! Vi guardano! – sussurra Lignière, indicandogli Rossana. A forza di bere, ora è brillo.

– Piuttosto, sarò io ad andarmene: altri vini mi aspettano.

Infatti, si alza e si allontana, barcollando. Cristiano, invece, fissa Rossana, paralizzato, perché lei lo guarda.

Così lui si perde. Ne approfitta un ladro, che gli si avvicina e gli infila una mano in tasca alla ricerca del portafoglio.

Intanto De Guiche, lasciata Rossana, si dirige verso il palcoscenico e chiama a gran voce De Valvert. Quello si volta e risponde.

– Eccolo! Quello è De Valvert! Furfante! – esclama Cristiano. – Lo sfiderò a duello, gettandogli in faccia il mio guanto, come si fa tra gentiluomini!

Detto fatto, infila la mano in tasca in cerca del guanto e ci trova quella del ladro. Allora, la trattiene e grida:

– Che ci fa la tua mano nella mia tasca?

– Cercava compagnia! La tua mano nella mia! –cantilena quello, tentando di scherzare. Poi, liberandosi dalla stretta, scappa. Cristiano lo insegue.

Rossana, che ha visto tutto, lancia un’esclamazione.

Intanto Cristiano raggiunge il ladro, lo blocca e gli afferra i polsi.

– Se mi lasciate andare vi svelo un segreto che vi tornerà utile.

– Sentiamo...

– Il vostro amico Lignière ha le ore contate! La sua canzone contro De Guiche è stata la sua condanna a morte. Stasera, cento uomini lo squarteranno.

– Qual è il luogo dell’agguato?

– Sulla riva sinistra della Senna, vicino al Louvre, alla Porta di Nesle.

Cristiano molla i polsi dell’uomo. – Come faccio a trovare Lignière?

– Provate in tutte le osterie di Parigi: al Frantoio dorato, alla Pigna, alla Cintura straripante, alle Due torce o ai Tre imbuti! Lasciate un biglietto con un messaggio per lui in tutti questi posti.

– Corro! Venduti e assassini... cento contro uno! Vigliacchi!

Così Cristiano esce dal teatro e corre via sotto la pioggia.

In sala viene battuto il primo colpo, e tutti si immobilizzano in attesa. Poi, altri tre colpi, e il sipario si apre. Un brusio felice sale dal pubblico.

Sul palcoscenico, un omone alto e grosso, vestito con colori appariscenti e con una parrucca riccioluta appare a sorpresa in una nuvola di fumo. È Montfleury! Il pubblico applaude a scroscio.

L’attore inizia a recitare, accompagnato da una cornamusa, finché...

– Furfante! – strilla un vocione. – Non ti avevo cacciato per un mese?

– È lui! – urla Le Bret. – È Cyrano!

– Re dei buffoni, fuori dalla scena! – insiste il vocione.

– Ma io... veramente – esita Montfleury, – dovrei... vorrei recitare.

– Rifiuti di andartene?

– Recitate, Montfleury! – gridano dai palchi e dalla platea.

L’attore, incitato dal pubblico, ricomincia.

– Ah... adesso mi arrabbio davvero – strilla Cyrano, apparendo in platea.

A braccia incrociate e baffi ritti, Cyrano tiene il cappello obliquo e sfoggia un nasone incredibile, informe come un peperone e violaceo come una melanzana! Lo precede di parecchi passi, come un enorme balcone.

– Emetti un altro suono e ti sculaccerò il faccione! –urla Cyrano. E sale le scale e si avvicina al palcoscenico, infuriato.

– Questo è troppo! – esclamano tutti i marchesi, in piedi.

– Montfleury, fuori di qui o ti affetto come una mortadella!

Poiché l’attore rimane sul palco, Cyrano salta sopra le poltroncine, supera dei valletti che tentano di placcarlo e si dirige verso Montfleury.

Tutti i marchesi si mettono davanti all’attore, ma Cyrano balza sul palco e tenta di colpirlo.

– Chi vuol essere sforacchiato per primo? Nessuno si fa avanti? – sfida anche il pubblico che chiede a gran voce lo spettacolo.

Tutti restano muti, così Cyrano taglia le corde che tengono sollevato il telone del fondale, che precipita, ricoprendo i marchesi e l’attore.

Il boato del pubblico è seguito da una cascata di risate. Anche Rossana ride, compiaciuta per il coraggio del cugino.

– Come farò con l’incasso? Dovrò restituire tutto... –si lamenta intanto Bellerose, direttore del teatro.

– Ecco la prima cosa intelligente che sento! Prendete questo borsello e tacete! – dice Cyrano e gli lancia il suo borsello, con dentro ben cento scudi.

Bellerose si china, lo raccoglie, sbircia e gli sorride.

Infine urla al pubblico:

– Lo spettacolo è finito! Tutti fuori! Alla prossima serata!

Molti spettatori si alzano, altri restano incerti mentre alcune dame infilano le mantelle. Dal palco, Rossana sorride a Cyrano e lo saluta con la mano. Lui risponde con un inchino, toccandosi la falda del cappello.

E la guarda finché uno spettatore non gli si avvicina, chiedendogli sottovoce:

– Ce l’avete un protettore?

– No. Ma ho una protettrice! – risponde Cyrano, accarezzando l’elsa della sua spada. – Girate sui tacchi adesso!

L’uomo lo guarda in faccia, per qualche istante. Non l’avesse mai fatto...

– Guardate il mio naso, signore? Per caso, è dipinto a righe o a pois?

– Non mi permetterei mai di guardarlo! Lo giuro!

– Dunque, vi fa orrore? Oppure è troppo grande?

– Ma no, io lo trovo piccolo piccolissimo; anzi, minuscolissimo!

– Ma davvero? Enorme è il mio naso! Mi inorgoglisce la mia appendice: è segno di dignità! Invece, la vostra è una faccia così spoglia!

Infine Cyrano gli molla uno schiaffone, così il pubblico che era già fuori dal palazzo, torna di corsa in teatro per non perdersi il fuori programma. Lamentandosi per il dolore, il tipo scappa via.

– Chi troverà di nuovo interessante il centro del mio viso conoscerà la mia spada! – sfida ancora Cyrano. Solo il silenzio risponde.

SCENA 2

Duello o esercizio di stile?

– Cyrano è solamente un presuntuoso – esclama intanto De Guiche, – audace, sì, ma troppo permaloso!

Chi ha voglia di affrontarlo?

– Ci penso io! – strilla Valvert. E scende dal palco, sfidandolo così:

– Voi, ecco... voi avete un… un naso, che è, ehm, grande. Tanto.

– Tanto? – gli fa eco Cyrano, osservandolo di sbieco.

– Tutto qui?

– Ma, come? Non mi minacciate con la spada?

– No; e perché? Siete così incapace di parlare!

Potevate dire molte altre cose! Bastava variare il tono. Per esempio, potevate creare degli esercizi di stile...

Sono molto alla moda, sapete?

Valvert è ammutolito; lo osserva, senza capire. E pure Le Bret e Ragueneau: a Parigi, è famosa la suscettibilità di Cyrano sul tema “naso”.

– Dicevamo degli esercizi di stile... – riprende

Cyrano. – Quindi, cominciamo! Ecco, per esempio, potevate esprimervi in stile aggressivo, così:

– Signore, se io avessi un naso di tal stazza, me lo amputerei in una piazza!

Oppure in stile amichevole:

– Mio caro Cyrano, ho visto che quando bevete vi si inzuppa nella tazza. Meglio procurarvene una adatta per una simil mazza!

O anche in stile descrittivo:

– Il vostro naso è una rocca, un picco, un belvedere, uno scoglio! Ma no, che dico? Una penisola!

O in stile curioso:

– A cosa serve quel lungo divano? Da scrittoio o da portaombrelli?

E in stile grazioso:

– Amate a tal punto gli uccelli che vi preoccupate di stendere questo ponte per fargli posare le zampette?

In stile truce:

– Con questo strumento, quando fumate la pipa, dal naso vi escono tali sbuffi e vapori, che qualcuno grida sempre: “Al fuoco! Al fuoco!”.

In stile previdente:

– Con questo gran peso sulla faccia, fate attenzione a non inciampare!

In stile tenero:

– Mettetegli un ombrellino prima che il Sole ne faccia un crostino!

In stile pedante:

– Soltanto l’animale che il commediografo Aristofane chiama ippocampelofantocamaleonte doveva avere tanta carne su tanto osso in fronte.

In stile insolente:

– È di moda questa zanna? Per il cappello, è un comodo appendino.

In stile enfatico:

– Nessun vento, o naso magistrale, può raffreddarti, eccetto il Maestrale!

In stile drammatico:

– È come il mar Rosso quando ha l’emorragia.

In stile ammirativo:

– Che pubblicità, per una profumeria!

In stile lirico:

– È una fontana; e voi, un tritone!

In stile ingenuo:

– Quando si visita questo monumento?

In stile contadino:

– Ma è una rapa gigante o un melone piccolino?

E potrei continuare senza freni – conclude Cyrano.

– Invece, voi, Valvert, siete stato capace di dire soltanto:

“Avete un naso che è grande.” Che pochezza!

Il pubblico applaude, ammirato. Quell’uomo è un portento.

– Giunti a questo punto, però, la mia signora è intorpidita – esclama Cyrano, indicando la sua spada.

– Bisogna che io la muova.

Si libera del cappello, che lancia a un bambino che lo fissa, ammirato, e del mantello, che getta a terra. Infine, sguaina la spada.

– E sia! – risponde l’altro, inforcando la spada e tirando fendenti.

D’un tratto, dal buco del suggeritore sul palco, spunta un grosso gatto dal pelo rossiccio e dalla coda folta. Sfoggia un cappello rosso con le piume nere mentre un cinturone da cadetto gli fa da collare.

Il pubblico scoppia in un applauso fragoroso, che fa tremare le assi di legno del palcoscenico.

– ARTIGLIOOO! – gridano in tanti, riconoscendolo.

Il bambino che ha preso il cappello dice al papà:

– Hai visto? Arriva anche Artiglio, il gatto di Cyrano! Che serata!

– È solo un buffo gatto...

– No! È famoso da quando lo spadaccino lo salvò dall’annegamento! Da allora, lo segue dappertutto. E partecipa alle sue imprese. Io lo adoro!

Nel frattempo, Cyrano e Valvert si fronteggiano mentre Artiglio corre veloce intorno a loro, creando un cerchio invalicabile.

– Vi stupirò! Guerreggiando con la mia signora, comporrò una ballata.

– Quale signora? – chiede Valvert.

– La mia spada! Lei non tradisce mai, e ama, ama visceralmente!

– Ma a quale ballata vi riferite? – chiede Valvert tentando di difendersi.

– La ballata del duello che, a palazzo di Borgogna, il signor di Bergerac ha con una carogna. E finisce col visconte che perisce e con Cyrano che gioisce!

Così molla un fendente perfetto, che colpisce il nemico in piena pancia.

– CY–RA–NO! CY–RA–NO! IL MIGLIOREEE! – lo acclama il pubblico.

Artiglio fa un buffo inchino, chinando capo e cappello e piegando le zampe. Poi, scodinzolando, sparisce nello stesso buco da cui è venuto.

Il pubblico è in delirio: le donne gettano fiori dai palchi, gli ufficiali lo circondano per congratularsi.

Quando la folla si placa e la gente comincia a uscire dal teatro, Bellerose chiama lo spegnitore di candele e il portiere e dice loro:

– Pulite e chiudete tutto, ma non spegnete nulla: torneremo dopocena per le prove. Domani è un altro giorno per il mio teatro.

Poi, il direttore saluta tutti e se ne va a cena.

– E voi? Non cenate? – chiede anche il portiere prima di andarsene.

– Io? ... No – risponde Cyrano.

Lui e Le Bret escono per ultimi, e si avviano lungo la Senna.

È buio pesto e ha smesso di piovere. I passanti sono pochi e frettolosi.

Il bambino che ha preso il cappello, li rincorre e lo ridà a Cyrano, con un sorriso. Quello lo ringrazia con una carezza; poi, il bambino sparisce.

– Non hai fame? Io sì – esclama Le Bret.

– Certo, ma gli ultimi cento scudi li ho distribuiti a teatro. Erano la mia risorsa finale, un’eredità paterna che ora non c’è più.

– Sei un incosciente! Hai nemici dappertutto e nessun protettore. Duelli col mondo intero a caccia di verità e giustizia. Te ne freghi persino se a guardarti c’è Richelieu, l’uomo più potente di Francia dopo re Luigi!

– È stato un bel gesto, però! Memorabile! – dice Cyrano e fa spallucce.

– Ma ora come farai?

– Vivrò modestamente.

Vicino a loro, una giovane venditrice nella sua bancarella ricolma di frutta, formaggi e latte dice a Cyrano:

– Ho io tutto ciò che vi serve! Prendete!

Colpito, lui si inchina. – Siete molto gentile, ma io non posso accettare.

– Vi prego! Mangiate qualcosa! Per me è un piacere.

– D’accordo, grazie – le dice. In realtà, accetta soltanto qualche acino d’uva e mezzo bicchiere di vino. Il suo orgoglio glielo impedisce.

– Non essere sciocco, Cyrano – lo rimprovera l’amico. – Approfitta della gentilezza altrui. Ne doni sempre tanta anche tu!

– È troppo poco ciò che avete gradito – ripete la ragazza.

– Prenderò la vostra mano. E le fa un baciamano degno di una regina.

– Grazie, signore – bisbiglia lei, confusa e felice.

– Di nulla, buonasera.

SCENA 3

Segreto svelato, consiglio dato!

– Cyrano e Le Bret continuano la passeggiata.

La Senna è un nastro d’argento anche senza luce lunare.

Il temporale ha lasciato lungo le strade molte pozzanghere, che sembrano specchi di donna: riflettono la città, abbellendola.

– Perché odi così tanto Montfleury? So della sua disonestà e del fatto che non ha rispettato i patti; la tua, però, è una reazione esagerata.

– Con le donne, Montfleury è un viscido rospo. Una sera, ha osato uno sguardo di troppo... sembrava un lumacone che scivolava sul più bel fiore.

– E chi sarebbe il “più bel fiore”? – chiede Le Bret, fissandolo.

– ... Uno dei tanti.

– Incredibile! TU AMI?

– Amo. È così impossibile?

i Classici Raffaello

è un marchio del Gruppo Editoriale Raffaello Questo volume sprovvisto del talloncino a fronte è da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE, GRATUITO, fuori commercio. Esente da I.V.A. (D.P.R. 26-10-1972, n° 633, art. 2 lett. d).

Pubblicata per la prima volta nel 1897, Cyrano De Bergerac è una celebre commedia teatrale in cinque atti, un’opera amata in tutto il mondo per la freschezza e l’originalità del testo.

Rispettando i personaggi, la divisione in scene e la trama, l’autrice propone un adattamento altrettanto originale e coinvolgente, in cui quattro ragazzi di oggi vivono un viaggio a ritroso nel tempo, proprio nel teatro in cui fu rappresentata la prima commedia di Rostand. I ragazzi impareranno a conoscere il famoso spadaccino e vivranno a caldo tutte le sue avventure e disavventure. Non mancheranno emozioni e sorprese finali.

Edmond Rostand fu un famoso scrittore, poeta e autore di testi teatrali, vissuto nella Francia di fine ‘800 e inizio ‘900. Quando, nel 1897, andò in scena la prima recita del “Cyrano”, egli temeva un fiasco e un disonore. Invece alla fine ci furono venti minuti di applausi.

Gabriella Santini è scrittrice di romanzi, racconti, articoli per giornali e sceneggiature per cartoni animati. Progetta anche giochi di intrattenimento ed educativi. È docente universitaria e ha vinto numerosi Premi di letteratura per ragazzi.

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