parole LEGGERE
storie ad alta leggibilitĂ
Cani, gatti, rospi e altre persone Paola Valente
parole LEGGERE storie ad alta leggibilitĂ
Editor: Paola Valente Consulente Scientifica: Raffaela Maggi Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini Progetto grafico e impaginazione: AtosCrea, Raffaella De Luca Copertina: Mauro Aquilanti Ufficio stampa: Francesca Vici
I Edizione 2019 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1
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Paola Valente
CANI, GATTI, ROSPI E ALTRE PERSONE
Illustrazioni di
Chiara Bordoni
Cara lettrice e caro lettore, in questi racconti abbiamo cercato di ricordare come eravamo da bambini, qual era il nostro immaginario, cosa ci piaceva leggere. Per qualche bambino, allora come adesso, leggere è faticoso. La collana parole LEGGERE nasce da una ricerca fatta con alcuni vostri coetanei che hanno delle difficoltà di lettura e che ci hanno dato suggerimenti per rendervi il tutto più scorrevole e piacevole. Per facilitare la comprensione del lessico, è stato strutturato un apposito spazio nel quale troverete semplici ed efficaci spiegazioni di sostantivi , aggettivi , verbi e delle espressioni idiomatiche . Inoltre, potrete utilizzare questo spazio per prendere appunti, scrivere sinonimi, segnare nuovi termini poco conosciuti. Alla fine, sono presenti giochi e attività che stimoleranno la vostra partecipazione e il vostro interesse. Buona lettura!
Raffaela Maggi Consulente Scientifica
TRE GATTI IL SABATO SERA
Non pretendo che mi crediate, ma vi assicuro che sto per raccontarvi la pura verità. Abito in una casetta fra i campi insieme a tre gatti: il Rosso, il Nero e il Grigio: siccome li ho adottati uno alla volta, a distanza di due mesi uno dall’altro, c’è un po’ di confusione nei nomi. Il Rosso è un gatto con il pelo tutto nero, il Nero ha il pelo tutto grigio e il Grigio ha il pelo rosso. Si chiamano così perché il Nero ha profondi occhi neri, il Rosso ha il naso rosso come una fragola e il Grigio all’inizio si chiamava Gigio ma mio padre pretese che gli cambiassi il nome perché si chiama Gigio pure lui.
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prelibati: gustosi
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Come tutti i gatti, essi trascorrono il loro tempo a sonnecchiare, a cacciare invano topi e uccellini, a mendicare del cibo, a strofinarsi contro le mie gambe e a grattare il divano. Come tutti i gatti, sono molto indipendenti, non ubbidiscono ai comandi, anzi, fanno esattamente il contrario di ciò che vorrei. Da qualche tempo avevo notato una cosa che mi faceva riflettere molto. I miei tre gatti sono dormiglioni e schiacciano parecchi pisolini durante la giornata ma la domenica vanno praticamente in coma: si stendono sul tappeto del soggiorno e non si rialzano piÚ fino al giorno dopo, salvo per mangiare e per fare un bisognino. La sera prima spariscono nel nulla e ritornano sfiniti la mattina seguente. Era un mistero e intendevo scoprirlo. Cominciai a fantasticare sulle attività dei miei felini: avevano forse una fidanzata dal lungo pelo candido oppure trascorrevano la notte del sabato a casa della mia vicina, un’amabile vecchietta che non smetteva mai di offrire loro dei bocconcini prelibati? Partivano per una spedizione punitiva contro i due mastini del contadino che di notte erano costretti nel loro recinto? Salivano sui tetti a guardare la luna miagolando?
Un sabato sera decisi di levarmi la curiosità una volta per tutte e di seguirli di nascosto. Prima di tutto mi vestii di nero: maglia nera, pantaloni neri e mi coprii i capelli con una calza nera. Poi feci finta di andare a letto, mi distesi sotto le coperte e cominciai a ronfare. Forse esagerai anche un po’ ma i miei gatti ci cascarono.
Vennero a controllare sull’uscio della camera. Sentivo il loro respiro e, fra le palpebre socchiuse, vedevo i loro grandi occhi luminosi che mi scrutavano. A un tratto si girarono all’unisono con le code alte e si diressero in cucina. Erano silenziosi come indiani, con quelle zampe felpate che sfioravano appena il pavimento.
all’unisono: nello stesso momento
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Mi alzai dal letto cercando di non fare nessun rumore e sbirciai. Il Rosso si avvicinò allo sportello del frigorifero, si sollevò su due zampe e lo aprì. La luce del frigo illuminò una scena inaspettata. Il Nero afferrò con un artiglio l’involucro del prosciutto e lo tirò per terra. Poi il Grigio prese tre fette di affettato fra i denti.
“Brutti ladruncoli ingrati” pensai. Ma il Grigio non mangiò il prosciutto: lo tenne delicatamente in bocca senza farlo cadere mentre gli altri due, rimesso a posto il cartoccio con un colpo di muso e di coda, richiusero il frigo. La cucina fu di nuovo buia.
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I tre gatti uscirono dalla gattarola che avevo fatto aprire apposta per loro nella porta di ingresso. M’infilai le scarpe nere e uscii anch’io. Alla livida luce della luna, feci appena in tempo a scorgere la coda rossa del Nero sparire sotto a un cespuglio. Mi precipitai fuori dal giardino. Dov’erano andati? Eccoli là, in fila indiana in mezzo al campo: vedevo le loro code e la punta delle orecchie fra l’erba che si apriva e non c’era un filo di vento. Cominciai a seguirli tenendomi abbastanza lontano in modo che non se ne accorgessero. A un tratto però si fermarono tutti e tre. Forse avevano sentito il fruscio dei miei passi. Si appiattirono nell’erba. Rimasi immobile con il cuore che mi batteva in gola. I miei vestiti neri nella notte nera sarebbero bastati per non farmi scoprire? Per fortuna, i tre ripresero il cammino ma questa volta procedevano a zig zag come per ingannare eventuali inseguitori. Un campanile scoccò dodici colpi che rimbombarono nell’oscurità e nella mia povera testa. Che cosa mi era saltato in mente? Era meglio se fossi rimasto nel mio letto.
si appiattirono: si schiacciarono a terra
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Alla fine del campo c’era un fossato pieno d’acqua. I gatti, come ombre eleganti, lo saltarono senza problemi. Io fu costretto a entrarci, mi inzuppai le scarpe e i pantaloni fino al ginocchio. Dopo il fossato il terreno saliva dolcemente formando una collinetta. La luna appariva e spariva tra nubi leggere come garza. La sua luce illuminò un fienile abbandonato. Dal tetto semi crollato spuntavano le travi corrose dal vento. Strisciai letteralmente fino all’ingresso del fienile e la situazione dei miei vestiti peggiorò di molto. Il grande portone era socchiuso e una lama di luce, fuoriuscendo dall’edificio, avvolgeva con un alone glorioso un enorme gatto color sabbia con la coda spezzata, un occhio solo e il collo massiccio intorno al quale spiccava un collarino dorato. Trattenendo il respiro, sollevai la testa quel tanto che bastò per vedere i miei tre gatti consegnare a quel temibile guardiano le fette di prosciutto ed entrare, a un cenno imperioso di quest’ultimo, nel fienile.
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