Periodico di informazione dell’A lto Vicentino
anno XI n. 100 - maggio 2022
Schio: Al Pd adesso ci pensa Gigi Copiello - p.4 ◆ Un milione di metri quadrati di verde - p.20 Thiene: E se coprissimo il Corso di “farfalle”? - p.6 ◆ Una poltrona per cinque - p.16
Numero 100
In occasione del numero 100 del mensile non poteva mancare una foto ricordo con chi questa iniziativa editoriale l'ha iniziata dieci anni fa (Paolo Zami storico editore di Lira&Lira, con il figlio Andrea) e con chi, rilevandone l'attività due anni fa, l'ha proseguita attraverso il "network" La Piazza-Lira&Lira (Paolo Dal Cucco). Ecco dunque, nella foto, da sinistra Paolo Dal Cucco, Andrea Zami, Mirella Dal Zotto, Camilla Mantella, Paolo Zami, Alessandro Berno, Stefano Tomasoni e Elia Cucovaz (manca Omar Dal Maso).
Di mese in mese
Dieci anni e cento numeri dopo
E SchioThieneMese Periodico di informazione dell’Alto Vicentino
Supplemento mensile di
Lira&Lira e La Piazza Direttore Stefano Tomasoni Redazione Elia Cucovaz Omar Dal Maso Mirella Dal Zotto Camilla Mantella Grafica e impaginazione Alessandro Berno Per inviare testi e foto: schiothienemese@gmail.com Per le inserzioni pubblicitarie Pubblistudio tel. 0445 575688
Stefano Tomasoni
bbene sì, abbiamo raggiunto il numero 100 e quindi ci siamo messi in copertina. Foto ricordo a futura memoria. Non sappiamo di chi, ma non si sa mai… Perché cento numeri di una pubblicazione sono niente se si parla di un quotidiano, sono qualcosa se si parla di un settimanale, sono già un discreto numero se si tratta di un mensile, e sono ancora di più se si tratta di un mensile prettamente locale come il nostro. Cento numeri in questo caso sono cento mesi, ovvero – se si toglie la pausa estiva dieci anni. Un arco di tempo tutt’altro che banale, se si parla di un impegno che viene per tutti dopo la propria attività professionale quotidiana ed è alimentato dalla passione e dalla voglia di fare un po’ di informazione locale in libertà, ossia senza l’obbligo né la pretesa di essere esaustivi e senza dover sottostare ad alcuna pressione esterna. Dieci anni fa il mensile nacque da quattro persone che, intorno a un piatto di pasta e a una bistecca, dissero “proviamoci”. I quattro erano il sottoscritto e Mirella Dal Zotto come “nucleo” giornalistico di partenza, Paolo Zami e il figlio Andrea come editori del quindicinale “Lira & Lira”, diffuso a Schio e comuni vicini, prima storica pubblicazione di annunci e pubblicità ideata e fondata agli inizi degli anni Ottanta appunto da Paolo Zami, con un’intuizione vincente che all’epoca fece scuola in Italia (oggi Lira&Lira sta veleggiando nientemeno che verso il numero 1000). In quell’occasione si decise di realizzare un mensile di 24 pagine, fu scelto il nome “SchioMese” e fu inserito come “cuore” del secondo numero del mese di “Lira&Lira”. Si iniziò senza pretese, ma si vide presto
che la cosa funzionava: all’editore piaceva, i riscontri dei lettori arrivavano, noi collaboratori (chiamarla redazione, diciamolo pure, è improprio, benché lo si faccia qui accanto nel colophon) ci si divertiva. Insomma, tutti soddisfatti e avanti un numero alla volta, con una logica di fondo: si fa quel che si può con il tempo che si ha. È andata così per più di otto anni, senza mai – è giusto darne merito agli Zami, padre e figlio – ricevere una sola richiesta di un particolare pezzo da parte dell’editore e senza mai ricevere qualche lamentela per qualcosa che s’era scritto. Chapeau. Poi, all’incirca un anno e mezzo fa, i fondatori – come è normale che capiti nel mondo dell’editoria, che sia grande o piccola come la nostra - hanno deciso che era arrivato il momento di passare la mano e cedere l’attività legata a “Lira & Lira”. A rilevarla ci ha pensato Paolo Dal Cucco, titolare di Pubblistudio, anche lui storico editore di altre due fortunate pubblicazioni simili a quella scledense, ovvero “La Piazza” nella versione diffusa in area thienese e nella versione diffusa in area di Vicenza e dintorni. E Dal Cucco è arrivato subito a noi del mensile con una nuova idea, che partiva dalla volontà di creare una sinergia editoriale e informativa con la sua pubblicazione thienese. Si trattava, in altre parole, di allargare il campo d’azione del mensile a Thiene, aggiungendo un “pacchetto” di pagine dedi-
Di mese in mese cate appunto all’attualità dell’area thienese.Abbiamo risposto con la stessa frase che pronuncia Gene Wilder nel film “Frankenstein junior” quando sbarra gli occhi davanti alla “resurrezione” del mostro che ha appena operato e dice: “Si-può-fare!”. E infatti, detto fatto, il mensile ha inevitabilmente ritoccato il nome della testata aggiungendo “Thiene”, ha aumentato la foliazione a 32 pagine e ha cominciato ad apparire sia su “Lira&Lira” che su “La Piazza” thienese, con una tiratura che a quel punto è raddoppiata fino quasi a 20 mila copie. Ecco dunque che da un anno e mezzo circa usciamo all’interno del nuovo network editoriale composto da queste due pubblicazioni, coprendo insieme a loro un territorio di fatto altovicentino. E adesso arriviamo al numero 100 da quando tutto è partito. Così ci siamo ritrovati, ci siamo fatti la foto ricordo, da abbinare a questo articolo esplicativo, e via. Niente di più. In fondo, 100 è solo un numero tra 99 e 101. E il numero più importante è sempre quello che deve arrivare. Per dirla con il grande Lucio, il mese che sta arrivando tra un mese passerà. Noi ci stiamo preparando, è questa la novità. ◆
Lo Schiocco Il mistero delle scritte di via Baccarini Prima il titolo di una canzone di un gruppo rock, poi addirittura Shakespeare. Chi è e cosa vuole dire il misterioso writer che nelle ultime settimane ha decisamente lasciato il segno per due volte sul muro grigio del condominio d’angolo di via Baccarini a Schio, di fronte alla stazione, ricorrendo a citazioni musicali o letterarie non proprio alla portata di tutti? “Difendere i mostri dalle persone” è la prima frase apparsa in spray rosso sulla parete, che poi è il titolo di una canzone del complesso “Tre allegri ragazzi morti”, gruppo friulano di rock alternativo. Giusto il tempo perché il condominio facesse cancellare la scritta e ripristinare il grigio del muro ed ecco che è apparsa la seconda scritta, tratta stavolta nientemeno che dal “Mercante di Venezia” di Shakespeare: “Tu puoi chiuderere con il passato, ma il passato non chiude con te”. Scritto proprio così, con quello strano errore sulla parola “chiudere” che presenta la sillaba finale ripetuta. Ora il condominio pare aver rinunciato a ripristinare il grigio di fondo. In effetti è probabile che l’ignoto userebbe per la terza volta il muro come personale lavagna. Stavolta magari per proporre il dubbio amletico shakesperiano per eccellenza: Esserere o non esserere? [S.T.]
[4] ◆ Schio Politica
“La politica è prima di tutto avere una visione sui problemi. Io nel sindacato sono sempre partito dai programmi, perché i contenuti sono sempre stati fondamentali. A Schio abbiamo tutto il tempo di concentrarci sul lavoro che abbiamo davanti”.
D’
Stefano Tomasoni
accordo che "largo ai giovani" è sempre un buon principio. Ma se poi succede che l’anziano è più carico e disponibile del giovane virgulto, che si fa? Lo si tiene da parte o lo si richiama in servizio per mettere a frutto la sua esperienza? Il Partito democratico di Schio la risposta se l’è data qualche mese fa, sotto le feste di Natale, quando ha deciso di consegnare le chiavi della sede del partito – e non in senso figurato, visto che davvero ne è stata riaperta una, in via Trento Trieste – nientemeno che a Luigi Copiello. Detto Gigi. Eh sì, proprio il Copiello leader sindacale degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, segretario provinciale della Cisl dal 2007 al 2011, artefice di decenni di lotte ma anche di importanti e delicati negoziati sindacali. Uno capace di confronti accesi con la controparte imprenditoriale (i “paroni”) ma anche di allacciare con gli imprenditori locali rapporti di reciproca stima e rispetto. Appesa la tessera sindacale al chiodo, negli ultimi dieci anni Copiello si è ritagliato uno spazio da autorevole osservatore e commentatore della realtà del lavoro e più in generale della società vicentina e veneta, con analisi ed editoriali sul Corriere del Veneto e su altre testate regionali. Oggi dunque, alla bell’età di 71 anni (è nato a Velo d’Astico nel 1950 e abita a Sandrigo) si è messo in gioco politicamente accettando la carica di segretario del Pd scledense. E in effetti i primi risultati già si vedono a distanza di pochi mesi, considerato che il partito a livello cittadino sembra mostrare un ritrovato dinamismo e una maggio-
Al Pd adesso ci pensa Gigi Copiello All’età non verdissima di 71 anni, Copiello si è messo in gioco accettando la carica di segretario del Pd scledense. E in effetti i primi risultati già si vedono, considerato che il partito a livello cittadino sembra mostrare un ritrovato dinamismo e una maggiore presenza propositiva nel dibattito locale. Riuscirà a innescare un cammino di rinnovamento in vista del 2024?
re presenza propositiva nel dibattito locale. Due esempi concreti sono i convegni organizzati da un lato sui temi della mobilità e della tratta ferroviaria Vicenza-Schio e dall’altro sui temi della formazione e dell’orientamento professionale, con protagonisti di spessore (tra cui il ministro Orlando e un pezzo grosso del Ministero dell’istruzione) e proposte concrete su cui discutere. Insomma, vuoi vedere che per dare una nuova scossa al Pd scledense, in vista delle elezioni Comunali in programma fra due anni, serviva davvero andare a pescare un “grande vecchio” della sinistra vicentina come Copiello? La prima domanda è d’obbligo: perché uno come lei, una vita da sindacalista fino ai vertici provinciali della Cisl, è venuto a fare il segretario del Pd a Schio?
“Tutti gli “over 60” sanno che io sono sempre stato legato a Schio. Qui ho studiato, ho abitato fino al 1987, qui ho lavorato. E co-
nosco tuttora tante persone, direi da sempre. Molto più che a Thiene o nella “valle di là”, a Valdagno. Con Schio ho sempre avuto rapporti stretti. Quattro anni fa mi sono presentato con la lista di Schiopolis insieme con Walter Sperotto, con l’obiettivo di dare un contributo di idee, non certo per essere eletto. Insomma, qui è casa mia. Devo dire che sono fortunato, mi hanno fatto un regalo a chiamarmi”. Curiosità: che scuole ha frequentato, a Schio?
“Il liceo classico Zanella. Io a dire il vero volevo fare l’architetto e pensavo di iscrivermi ai Geometri, ma mio papà disse no: fai il classico e poi quello che vuoi. Fino in seconda liceo io ero ancora convinto di voler fare architettura, ma poi fui rimandato in filosofia dal prof. Giovanardi e quei due tre mesi che dovetti fare con i libri di filosofia in mano mi hanno folgorato sulla via di Damasco: mi sono innamorato della materia e mi sono iscritto a filosofia”.
Schio ◆ [5] Poi in realtà come lavoro ha sempre fatto il sindacalista, giusto?
“Sì. Sono un figlio del ‘68, l’università l’ho fatta in quegli anni. La vocazione delle lotte operaie mi ha travolto”. Ma torniamo al punto, all’incarico da segretario del Pd scledense, che è la vera novità politica degli ultimi tempi a Schio. Stava spiegando come è maturato questo passaggio...
“C’è un problema serio, che è generale, non soltanto locale: i giovani non hanno tempo e disponibilità per impegnarsi nel fare politica, e questo non è un problema da poco. Con i lavori che ci sono adesso le nuove generazioni sono impegnate in modo diverso. Tanti lavorano nel mondo delle imprese, ma gli orari non sono più quelli di una volta, sono andati per aria. I giovani, così, hanno impegni professionali che non favoriscono l’impegno politico. Visto che il problema si era presentato anche qui e rimaneva sul tappeto, è capitato che mi è stata chiesta la disponibilità all’incarico di segretario. Del resto conosco più i problemi di Schio che di Sandrigo, il paese dove abito”. E qui che partito ha trovato?
“Devo dire in tutta onestà che ho trovato elementi molto validi, di livello. Sono stato nominato il 19 dicembre e ho passato le vacanze di Natale qui ad ascoltare e conoscere uno per uno tutti i componenti del direttivo. Ho trovato risorse straordinarie. Dopo aver parlato con tutti, ho fatto un piano di lavoro. Posso dire che i risultati ci sono: sono arrivato che c’erano 93 iscritti, in quattro mesi ne sono arrivati 19 di nuovi. E il primo iscritto dell’anno è stata una ragazza di 17 anni che frequenta l’indirizzo di meccatronica al De Pretto. Una ragazza molto posata, si è proposta via email ed è venuta qui in sede con sua mamma. Il fatto che faccia meccatronica, per un vecchio metalmeccanico come me è un segno del destino”.
È vero che Giovanni Battistella, il capogruppo in consiglio comunale, dopo i primi incontri del direttivo ha scherzato dicendo “mi pare di essere in fabbrica”? Ha portato una logica di organizzazione aziendale dentro il partito?
“Ah bè sì, non ho mica problemi a dirlo. È un modo per organizzare il lavoro. Che alla fin fine vuol dire una cosa: tempi e metodi”.
politica e poi all’organizzazione, il che non è mai stato vero. I contenuti sono sempre stati fondamentali. A Schio abbiamo tutto il tempo di dedicarci ai contenuti”.
La logica dell’organizzazione del processo produttivo in fabbrica, insomma...
Quindi neanche da fare la domanda su chi sarà il “front runner” per le elezioni del 2024...
“La logica che passa per obiettivi e responsabilità. Si tratta di responsabilizzare i singoli su singoli progetti. Su ciascun tema è importante impostare il quadro complessivo, ordinando le priorità e le tempistiche”.
“A chi chiede chi sarà il candidato sindaco del Pd fra due anni rispondo di rifare la domanda fra due anni. Adesso dobbiamo concentrarci sul lavoro che abbiamo davanti. Non ho problemi a dire che oggi una persona importante non si rivolge al Pd se ha in mente di fare il sindaco. Allora ne parliamo fra due anni. Facciamo prima il lavoro che c’è da fare, programmato e progettato. Quando l’avremo fatto, arriveranno i giocatori migliori. Adesso le persone devono sapere che ci stiamo occupando di loro”.
In poche parole, una nuova classe dirigente. Con quale prospettiva, però? Perché alla fine l’obiettivo non è imminente, ma nemmeno lontano, fra due anni si vota.
Abbiamo fatto questa scelta organizzativa volutamente non a ridosso delle elezioni. Con il pensiero che non si può immaginare che a Schio succedano cose diverse e contrarie rispetto a ciò che succede in Italia. Gli orientamenti generali del paese li ritrovi anche qui. La politica a Schio ha sempre contato. Anzi, qualche volta qui sono stati anticipati orientamenti e tendenze politiche che poi sono diventati nazionali, e penso alla collaborazione tra democristiani e comunisti negli anni Settanta: è iniziata a Schio un po’ prima che a livello nazionale. Nel 2024 dunque quale sarà l’orizzonte politico in Italia?” D’accordo, però un progetto politico come quello che avete avviato deve partire, come infatti sta succedendo, avendo un orizzonte di almeno un paio d’anni di tempo. Per maturare.
“Io credo che la politica sia prima di tutto avere una visione sui problemi. Personalmente sono sempre partito dai programmi. Facendo baruffe anche nel sindacato, perché mi accusavano di pensare prima alla
Questo per sottolineare che c’è già stata una svolta?
“Bè, 19 nuovi iscritti da gennaio sono il 20% del totale. Ma la cosa più importante è la qualità. Tra di loro ci sono architetti, ingegneri, professori, avvocati, e persone giovani. Professionisti con competenze alte, gente che mi insegna. Io di urbanistica posso parlare con Gigi Dalla Via, con Dario Tomasi, ma non ne ho più bisogno perché ho in sezione giovani che esercitano, conoscono la materia e le problematiche. Il direttivo è strutturato per gruppi di lavoro che si stanno occupando di tematiche specifiche: la sanità, il sociale, il lavoro, la mobilità, l’attrattività e l’urbanistica, la formazione, la cultura, ora sta nascendo il gruppo dell’ambiente, e altri temi ancora che riguardano le donne, i social media, la comunicazione”.
Politica
Insomma, è il tempo di costruire i contenuti, più che le scatole?
“Io dico una cosa: non può esserci un problema importante di Schio su cui il Pd non abbia una sua opinione, non l’abbia confrontata con la città e con le persone. Non è una scelta, è una necessità che ci deriva dai tempi che viviamo. I problemi di Schio sono problemi politici: nel senso che sono i problemi che si trova ad affrontare anche il Veneto e il paese in generale, dunque non li puoi risolvere qui e ora, in questo angolo di mondo. Penso al problema demografico. Il dato che mi ha impressionato di più è quello che un anno fa ha fornito il presidente de La Casa, Beppe Sola, in un incontro: a Schio ci sono 4500 over 75, fra dieci anni – ormai nove perché uno è già passato - saranno 8200”. In una popolazione che, per allora, se va come negli ultimi anni, si sarà contratta sotto le 39 mila unità.
“Appunto. Vuol dire avere un quarto della popolazione in età di non autosufficienza. È un problema drammatico. Capiamo cosa vuol dire avere entro dieci anni una città che ha questa prospettiva? E non è un problema che qualsiasi amministrazione può risolvere, perché appunto non è diverso da quello che succede in Veneto o in Italia”. Già, ma quindi che si fa?
Gigi Copiello a un gazebo del partito in centro
“Spero che ci sia una maturazione complessiva, non solo da parte nostra, riguardo alle sfide che ci attendono. Perché i problemi che dovremo affrontare hanno bisogno di un’altra prospettiva. Noi daremo il nostro contributo, e speriamo che sia importante. Ma serve una classe dirigente complessiva all’altezza dei problemi che abbiamo davanti. Il lavoro da fare è tanto. Per tutti. ◆
[6] ◆ Thiene Attualità Un’apposita commissione composta da una rappresentanza di esercenti ha già valutato positivamente la possibile installazione dei teli multicolori con effetto di trasparenza
U
Omar Dal Maso
na “zona d’ombra” sul centro storico di Thiene. Nessun riferimento a qualcosa di misterioso e nemmeno alle tipiche “ombre” veneziane da versare nei bicchieri. Il termine ombra va inteso per una volta in senso letterale, e si parla del progetto in via di definizione – a oggi si è conclusa la fase preliminare - che porterebbe all’installazione di teli “ad ali di farfalla” come copertura dello spazio pedonale lungo una porzione di Corso Garibaldi, nel cuore della città. Un’idea collegata alla volontà di migliorare l’arredo urbano del centro storico che sta prendendo corpo: consiste nel dotare la striscia di strada a Ztl (zona a traffico limitato) del Corso, in pratica da piazza Arturo Ferrarin fino al bivio con via Trieste, la via che porta al Bosco dei Preti. Un’opera di abbellimento estetico strutturale che implica inoltre la funzione di garantire ombreggiatura nella stagione più calda, portando refrigerio in contrasto alla calura. Riparando nel contempo dalla pioggia i frequentatori del centro urbano, senza “sporcare” l’ombrello.
Ecco, in questa ricostruzione al computer, come apparirebbe il tratto del Corso con le vele a farfalla spiegate. Sotto, la stessa zona com'è ora.
E se coprissimo il Corso di “farfalle”? Toccherà alla nuova amministrazione comunale decidere se portare avanti o meno un progetto preliminare che piace ai commercianti: dotare l’area Ztl del Corso di teli ad “ali di farfalla” a copertura dello spazio pedonale. Un'opera che avrebbe la funzione di garantire ombreggiatura nella stagione più calda, riparando nel contempo dalla pioggia. Al netto di considerazioni dettate dal gusto personale, l’idea che sembra aver raccolto i consensi, almeno fin qui, da parte dei commercianti del centro, interpellati dal Comune sul tema. Un’apposita commissione composta da una rappresentanza di esercenti ha già valutato positivamente la possibile installazione dei teli multicolori con effetto di trasparenza, considerandola un arricchimento per Thiene e un’occasione di valorizzarne l’attrattiva tra valore estetico e comodità. A confermarlo la presenza nella commissione di Fabio Zardo e Renato Corà, rispettivamente presidente dei commercianti del centro storico e dirigente di Confcommercio Thiene. La proposta nel dettaglio è stata resa nota ufficialmente in Comune a fine aprile, e passerà prima per il vaglio della prossima amministrazione comunale e poi alla fase
di definizione dei finanziamenti pubblici per la sua realizzazione. Sui 700 mila euro complessivi richiesti da preventivo, una fetta ingente è già stata garantita dalla Regione Veneto, per 250 mila euro. Inserita a suo tempo nel Piano per il Distretto Urbano del Commercio di Thiene, la novità rimarrà quindi nel “cassetto” per qualche settimana almeno, in attesa delle elezioni comunali imminenti. L’amministrazione uscente ha deciso di lasciare il progetto come una sorta di eredità al nuovo corso, che potrà decidere di accantonarlo o renderlo esecutivo. Fissati su pali robusti, i teli garantiranno una copertura a ridosso degli edifici di Corso Garibaldi lungo i due lati del percorso pedonale con la tipica pavimentazione del centro storico thienese, coperta da uno strato di elementi in porfido a diversi disegni. Il sistema di teli ombreggianti sono ispirati e richiamano le ali di farfalla, e daranno a seconda della luminosità del giorno un particolare effetto chiaroscuro. In fase progettuale si è tenuto conto anche della disposizione delle bancarelle degli espositori ambulanti per il mercato settimanale del lunedì mattina, oltre che dei balconi degli appartamenti dei residenti e degli uffici dei vari palazzi che sorgono lungo il tratto del Corso interessato. In caso di forte maltempo, chiaramente, onde evitare un “effetto vela” e il pericolo di danni a cose o persone, i teli saranno richiusi attraverso un sistema di ripiegamento dei “bracci” di sostegno. Allo studio anche un sistema di rilevazione del vento attraverso anemometri che permetteranno di agire in maniera preventiva. ◆
[8] ◆ Schio Attualità
C
Chiara Perozzo nel suo ufficio di segretario comunale a Palazzo Garbin
Camilla Mantella
hiara Perozzo è il nuovo segretario comunale di Schio. È la prima donna a ricoprire la carica, anche se lei si affretta subito a precisare che, in passato, era stata preceduta da una collega – la dottoressa Tanda – che aveva prestato servizio per un brevissimo periodo. Potremmo scrivere, quindi, che Perozzo è la prima segretario comunale donna a Schio che ha accettato un incarico a più lunga durata e che si augura di rimanere per molto tempo. Intanto, presta il suo servizio a livello sovracomunale, svolgendo l’incarico anche a Torrebelvicino, Valli del Pasubio e Piovene Rocchette. Come è arrivata a diventare segretario comunale?
“Mi sono laureata in Giurisprudenza nel 1990 e ho subito iniziato la carriera da avvocato. Durante i primi anni di lavoro ho incontrato il segretario comunale di Rosà, che mi ha consigliato di partecipare al concorso nazionale per accedere a questa professione. Conoscevo già piuttosto bene la materia principale del concorso, però devo ammettere che mi sono iscritta senza troppe speranze di riuscita. Concorrevamo in 8500 per 158 posti in tutta Italia. Dopo un paio d’anni, in cui avevo continuato a fare l’avvocato, sono arrivati i risultati degli scritti: ero tra i selezionati.A quel punto mi sono detta che era opportuno sfruttare l’occasione e in una quindicina di giorni ho ripassato il più possibile per prepararmi all’orale”. Ha quindi iniziato subito dopo la carriera da segretario comunale.
“Sì, allora nel momento in cui si superava il concorso si era immediatamete abilitati a esercitare la professione nei Comuni più piccoli. Il mio primo incarico fu a Lusiana, dove sostituii proprio il dottor Livio Bertoia, di cui ora ho preso il posto a Schio. È una coincidenza, ma fa sorridere: la mia carriera è iniziata sostituendolo e presumibilmente si concluderà prendendone il posto nello stesso Comune che lui ha gestito prima della pensione. Nel frattempo ho continuato a sostenere ulteriori prove concorsuali per poter esercitare la professione in Comuni via via più grandi e per anni mi sono spostata tra Vicentino, Trevigiano e Padovano. Quando si è presentata l’occasione di venire a Schio l’ho subito colta. Sono sincera: l’impatto è stato davvero positivo, anche se devo am-
C’è la prima donna segretario comunale Chiara Perozzo è il nuovo segretario comunale di Schio. La incontriamo per conoscerne il percorso professionale e per approfondire quello che sarà il suo ruolo nella macchina amministrativa cittadina.
mettere che trovarsi a fare il segretario per quattro diversi enti contemporaneamente è una vera sfida. Purtroppo, però, è la normalità per noi segretari: siamo in pochi e gli enti da affiancare sono molti di più”.
l’ente, per esempio nei contratti di compravendita per gli espropri. La sua presenza permette al Comune di risparmiare denaro che altrimenti sarebbe speso per professionisti esterni, tanto avvocati quanto notai”.
La figura del segretario comunale spesso non è molto chiara ai cittadini: di cosa si occupa, nel concreto?
Quindi a Schio affiancherà sindaco, giunta e responsabili dei servizi per sostenere ed assicurare la correttezza del loro operato quotidiano.
“Il ruolo del segretario comunale si è molto evoluto nel tempo. Oggi è il principale consulente legale-amministrativo dell’ente e affianca il sindaco per garantire che gli atti amministrativi siano perfettamente legali. Oltre a questo è la figura di riferimento per i vari responsabili dei settori e dei servizi dell’ente, esercitando funzioni di coordinamento che allineino gli indirizzi della parte politica con gli interventi posti in essere da quella tecnica: normalmente un segretario spende molto tempo in riunione, proprio per assicurare che tutta la macchina amministrativa vada nella stessa direzione efficacemente. In questo senso ha spesso responsabilità per quanto riguarda la gestione del personale interno e predispone il Piano Anticorruzione, che assicura che l’azione dell’ente sia trasparente e imparziale. Inoltre esercita il ruolo di notaio per
“Sì. Il lavoro di segretario comunale è molto interessante e vario, porta a conoscere una normativa molto vasta per poter rispondere correttamente a richieste sempre diverse tra loro. Purtroppo la carenza di segretari comunali porta a doversi dividere tra più Comuni e rende più discontinuo l’operato, ma questa professione, anche se poco nota e socialmente riconosciuta, continua a essere affascinante e utile. La consiglierei a tutti i giovani che hanno interesse per le materie legali e la gestione della cosa pubblica: ora l’accesso è più accidentato e passa attraverso un corso-concorso annuale a Roma al termine del quale l’abilitazione non è automatica, perché potrebbe essere possibile che non si superino gli esami finali, ma una volta abilitati dà soddisfazioni, tanto economiche quanto personali”. ◆
[10] ◆ Schio
L'inaugurazione del centro solidale "Il Cedro" alla presenza del sindaco Valter Orsi
Attualità
A
Mirella Dal Zotto
ll’emporio alimentare “Il Cedro” si respira entusiasmo, voglia di fare, di aiutare, di promuovere un’alimentazione corretta. Il motto è “Da spreco a risorsa”: ne parliamo con Christian Sassaro, della Cooperativa Verlata, che dirige il centro da poco inaugurato in città, in spazi delle ex scuole Marconi. “Evitare gli sprechi ed educare a un consumo responsabile per noi sono delle priorità, unitamente alla volontà di provvedere ai bisogni primari dei più deboli, obiettivo per cui l’emporio è nato. Attualmente sono centotrenta le famiglie che si rivolgono a noi; soltanto un mese fa, all’apertura, erano ottantadue. In percentuale, gli italiani sono il 40% e gli stranieri il 60”. Dove recuperate la merce?
“Sono una sessantina i supermercati che collaborano con gli empori regionali: quello di Schio è in lista d’attesa per diventarlo, quelli di Thiene e Villaverla lo sono già; c’è da dire però che alcune catene, anche molto note, preferiscono eliminare il loro surplus piuttosto che impiegare per qualche ora degli addetti che provvedano a rifornirci: e pensare che la legge antispreco del 2018 agevola fiscalmente e soprattutto, dando la merce a noi, non c’è il problema dello smaltimento… Però, si sa, non tutti la pensano allo stesso modo, anche quando i vantaggi, a nostro avviso, superano gli svantaggi. Comunque, noi siamo partiti una decina di anni fa con il gruppo che fa capo ai fratelli Cestaro e ora siamo a cinquanta punti vendita che ci riforniscono a giorni fissi, il martedì e il giovedì, e che sanno che siamo in grado di mantenere anche la catena del freddo”. Qui vediamo prodotti con vari tipi di scadenze, anche brevissime.
“Lavoriamo molto sulle scadenze brevi, così come informiamo su cosa significa la dicitura “preferibilmente entro”, perché ci sono prodotti che si possono consumare
Il “Cedro” trasforma lo spreco in risorsa Negli spazi delle ex scuole “Marconi” è stato aperto un emporio solidale nato con l’obiettivo di educare a un consumo responsabile e venire incontro in vario modo ai bisogni primari dei più deboli.
anche qualche settimana dopo la scadenza consigliata, evitando di eliminarli e senza correre rischi per la salute”. Come sta andando con l’accumulo dei punti per gli acquisti?
“Gli utenti stanno comprendendo che il prodotto di marca porta via più punti, a parità di qualità, di quello non pubblicizzato; stanno capendo che le brioche e le merendine in genere “costano” ben di più di frutta e verdura, che sono più sane; stanno capendo che se prendono tanti prodotti dello stesso tipo poi hanno molti meno punti disponibili per la spesa seguente, e le spese mensili possono essere solo due. È un vero peccato che la frutta e la verdura vengano consumate poco, soprattutto dagli stranieri, ma contiamo che la sana e corretta alimentazione diventi fra qualche tempo un’abitudine. Lavorare “a punti”dovrebbe aiutare molto in questo”. C’è qualcuno che usufruisce contemporaneamente di altri aiuti alimentari?
“Chi non vuole servirsi dell’emporio può recarsi, ad esempio, alla Charitas o alla San Vincenzo, che distribuiscono gratuitamente alimenti a persone indigenti certificate come tali: in questo caso bisogna accettare il contenuto di ogni singolo pacco, non si può scegliere. Incrociamo telematicamente i dati perché non succeda che un singolo si rifornisca da noi e da altri, siamo i primi a non trovarlo corretto. Al Cedro abbiamo un servizio CAF gratuito per calcolare l’ISEE e assegniamo i punti su tre fasce. Funziona un centro di ascolto per stabilire il grado di indigenza e non c’è spazio per coloro che usano furbescamente il reddito di cittadinanza. In questo periodo stiamo dando una mano a una decina di famiglie ucraine attual-
mente in città e anche in questo caso, per essere corretti e trasparenti, chiediamo l’ISEE degli ospitanti. Siamo costantemente in contatto con il centro per l’impiego, per segnalare nominativi di persone in cerca di lavoro. La ventina di addetti volontari del nostro centro di ascolto si sanno coordinare con i centri parrocchiali e i servizi sociali: la rete è trasparente ed efficiente e se “da spreco a risorsa” è il nostro motto, beh, lo deve essere a tutto campo, non solo in quello alimentare”.◆
I dati del Cedro I servizi: oltre al “supermercato”, un centro di ascolto per aiutare nella ricerca di un lavoro, un servizio di counselor per chi è in condizioni psicologiche di difficoltà e incertezza; un CAF a prezzi agevolati; uno spaziobimbi e un’area relax. Canali di rifornimento: aiuti alimentari del fondo nazionale ed europeo; collette presso vari supermercati; raccolte alimentari parrocchiali; donazioni di privati; acquisti di prodotti; iniziativa “Dona nel carrello” della grande distribuzione; eccedenze di alimenti prossimi alla scadenza; esuberi da mense scolastiche; raccolta di ortofrutta da vari produttori. Enti territoriali coinvolti: Associazione “Da Spreco a Risorsa”, Istituto Salesiano Don Bosco, San Vincenzo, Consiglio Centrale Diocesano, Charitas Vicariale, Centro Aiuto alla Vita, Croce Rossa, Ordine Francescano Secolare, Gruppo Sociale e Missionario San Giorgio, Cooperativa Verlata, Consumatori Uniti Italiani.
[12] ◆ Schio Attualità
Don Carlo Guidolin in Duomo e, nella pagina a fianco, durante alcune celebrazioni
“Un aspetto che mi conforta e mi dà fiducia, nonostante i tanti segnali di difficoltà, è che ci siano in tutte le parrocchie dei nuclei di persone che si assumono responsabilità e si impegnano nelle rispettive comunità. È da loro e con loro che bisogna ricominciare a costruire, valorizzando le tante e diverse anime della città”.
“N
Elia Cucovaz
el piccolo, la varietà”. A un anno e mezzo dalla sua nomina ad arciprete, monsignor Carlo Guidolin riassume così, in quattro parole, l’aspetto che più caratterizza ai suoi occhi Schio. “In città convivono tante realtà diverse, ciascuna con la propria identità: dal centro alla collina, passando per i quartieri – spiega –. E all’interno di ciascuna, coesistono tanti modi diversi di interpretare la vita, la socialità e la fede. Una ricchezza che oggi più che mai va difesa e coltivata”. Parroco dell’Unità pastorale “S. Bakita”, monsignor Guidolin, in precedenza rettore del seminario vescovile di Vicenza, ha dovuto farsi letteralmente in quattro per dedicarsi alla cura delle parrocchie che la compongono: San Pietro, Sacro Cuore, Poleo e Santa Caterina. Un mandato pastorale iniziato a settembre 2020, in piena epidemia, e che anche oggi, per guardare al futuro, deve fare i conti con i cambiamenti in atto nella comunità riunita sotto la sua guida spirituale. Monsignor Guidolin, lei è arrivato a Schio in un momento non certo facile…
“Ancora oggi, tanti parrocchiani li conosco solo con addosso la mascherina. Ho fatto il mio ingresso in una dimensione sociale ritirata. Ho visto lo scoraggiamento e anche la paura negli occhi della gente. Non c’è da sorprendersi del fatto che le esperienze degli ultimi due anni abbiano fatto perdere la carica a molte persone e, di conseguenza, abbiano privato di energie tante realtà del tessuto cittadino, di ispirazione religiosa e non solo”.
“C’è da valorizzare le tante e diverse anime della città” Intervista a monsignor Carlo Guidolin, da un anno e mezzo parroco dell’Unità pastorale “S. Bakita”. “In città convivono tante realtà diverse, ciascuna con la propria identità: dal centro alla collina, passando per i quartieri. E all’interno di ciascuna coesistono tanti modi diversi di interpretare la vita, la socialità e la fede. Una ricchezza che oggi più che mai va difesa e coltivata”.
E oggi? Quali sono le sue aspettative?
“Oggi mi sembra che tante persone siano ancora alla finestra, in attesa di capire cosa succederà. Tuttavia un aspetto che mi conforta e mi dà fiducia, nonostante i tanti segnali di difficoltà, è che ci siano in tutte le parrocchie dei nuclei di persone che si assumono responsabilità e si impegnano nell’ambito delle rispettive comunità. È
proprio da loro e con loro che bisogna ricominciare a costruire. Valorizzando le tante e diverse anime della città”. Ci parli di queste anime.
Quello che mi ha colpito della realtà scledense, nonostante il periodo, è la grande varietà che si trova rispetto alla sua dimensione territoriale. Schio è una città accogliente, che dà spazio a tutti. Ne è una pro-
Schio ◆ [13] se, dobbiamo iniziare a pensare che sarà sempre di più così. Un tempo la Chiesa e le parrocchie rappresentavano un punto di riferimento per il corpo sociale nel suo complesso. Oggi, sempre di più, la fede è una scelta. E questo, si badi bene, non è necessariamente un male, in quanto ciò presuppone una consapevolezza, una volontà che va oltre la mera consuetudine. Può essere un punto di ripartenza. Ma bisogna cambiare prospettiva: capire che chi crescerà con i valori cristiani saprà di essere una mosca bianca”. La buona volontà è sufficiente?
va la convivenza tutto sommato serena di tante nazionalità e culture che si vede per le strade del centro. Una città intraprendente, come dimostrano le tante attività economiche e industriali che rappresentano un fiore all’occhiello e un motivo di considerazione ben oltre i suoi confini. Ma anche una città che non ha perduto una dimensione, per così dire, paesana, che si ritrova nei quartieri periferici e nelle contrade…”. La sua considerazione però non riguardava i soli aspetti socio-economici di Schio, o sbaglio?
“Infatti. Questa stessa varietà si riflette in un certo qual modo anche nelle molte sensibilità individuali che convivono in città. Dal punto di vista della fede vissuta, persone profondamente attaccate a forme tradizionali e devozionali di spiritualità coesistono fianco a fianco con altre che invece hanno un approccio molto libero e aperto a esperienze nuove e diverse. E queste sono due facce di un’unica medaglia, entrambe da comprendere e valorizzare in quanto possono dare molto alla comunità cristiana e a tutta la città”. In che modo?
“Con l’impegno quotidiano. Chi è rimasto attivo nelle parrocchie come volontario, animatore, catechista, nei consigli pastorali, nei cori, nella gestione delle strutture, nell’organizzazione di eventi e in ogni altro ambito non è un semplice “soldatino”, un esecutore. Sono uomini e donne che hanno assunto pienamente una responsabilità, che impegnano tempo ed energie, che mettono al servizio della comunità le loro qualità e il loro carisma, che mostrano anche, con l’esempio, le ricadute sociali e culturali della fede”. Pochi ma buoni, insomma...
“Volendo fare una riflessione più ampia, guardando anche oltre la realtà scleden-
“Certo, non è facile, ma è quella che, insieme alla nostra fede, oggi ci permette di andare avanti. Ad esempio le attività nella parrocchia di San Pietro, ancorché ridotte al lumicino, proseguono. Anche al convento di San Nicolò, che dopo la partenza dei frati è stato tenuto aperto da un gruppo di laici, negli ultimi tempi sono venute un po’ meno le forze. Tuttavia rappresenta pur sempre il punto di riferimento per una vivace comunità. Speriamo che questo momento di riapertura e ripresa possa portare nuova linfa”. C’è un tema che chiama in causa il ricambio generazionale?
“Non nascondo il fatto che è una cosa che fa paura. Bisogna dire, comunque, che non riguarda solo le parrocchie, ma moltissime realtà dell’associazionismo e del volontariato. Proprio i giovani e i ragazzi, pur con tante belle eccezioni, sono i grandi assenti nella vita delle comunità. La speranza è che l’esempio di chi si impegna porti i molti che ancora vivono la fede come separata dal vissuto quotidiano a interrogarsi e a mettersi a loro volta in gioco, a non essere più semplici spettatori. È una grande sfida”. Anche perché i fronti su cui impegnarsi nella gestione di una parrocchia sono tanti. Per entrare nel concreto, molti hanno guardato con preoccupazione le transenne che da qualche tempo delimitano le balaustre del duomo. Che cosa sta succedendo?
“Abbiamo riscontrato alcuni segnali di preoccupazione riguardo la stabilità delle balaustre e stiamo progettando un intervento complessivo per riqualificare la facciata e le scalinate.Attualmente sono in corso tutte le verifiche e gli accertamenti necessari. Quindi procederemo al restauro, in base anche alle disponibilità economiche, un passo alla volta. Naturalmente la nostra priorità è la messa in sicurezza”. E per quanto riguarda i segnali incoraggianti?
“Ce ne sono tanti, fortunatamente. In questi giorni, per esempio, è stato pubblicato il programma del SacroFest, organizzato nella parrocchia del Sacro Cuore. È un esempio di come l’impegno di persone appassiona-
Attualità te e competenti possa creare iniziative che vanno nel senso di non restare chiusi in se stessi, ma di vivere la comunità, incrociare mondi diversi, costruire ponti, aprire le porte e lasciarsi interrogare. Non è una semplice coincidenza il fatto che quella del Sacro Cuore sia una parrocchia estremamente vivace, con molte presenze attente alle messe del sabato sera e della domenica mattina, che è stata reintrodotta”. L’unità pastorale, con la parrocchia di Poleo, è anche impegnata nell’accoglienza di alcuni profughi ucraini.
“Certo: la struttura parrocchiale ospita attualmente 9 persone – mamme, bambini e nonne - e questo è un altro bel segnale di accoglienza da parte della comunità di Poleo che è storicamente attiva nel sociale, grazie anche all’attività del gruppo San Giorgio. Inoltre c’è anche l’impegno per mantenere aperta la Casa del Giovane, la cui continuità è stata messa a dura prova dalla pandemia, ma che rappresenta ancora un punto di riferimento importante”. Qual è la situazione nella sua parocchia montana, Santa Caterina?
“È una comunità che, nel suo piccolo, nonostante i residenti siano pochi e in diminuzione, resiste e riesce a prendersi cura della chiesa e degli spazi parrocchiali. Forse quest’anno si riuscirà anche a riportare la festa patronale. Senz’altro un altro piccolo, ma incoraggiante segnale di vitalità e di fiducia nel futuro”. ◆
[16] ◆ Thiene Politica
A contendersi l’eredità del sindaco uscente sono quattro uomini e una donna: Daniele Apolloni, Manuel Benetti, Alberto Ferracin, Giampi Michelusi e Giulia Scanavin.
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Omar Dal Maso
ono schierati sui blocchi di partenza i cinque aspiranti sindaci di Thiene, in lizza per ricevere il testimone, dopo dieci anni e due mandati amministrativi, da Giovanni Casarotto. Entra nel vivo la campagna elettorale locale, a ormai meno di un mese dalla data del primo turno delle Comunali. A contendersi l’eredità del sindaco uscente, dunque, sono quattro uomini e una donna. Quest’ultima, candidatasi per ultima in ordine di tempo, ha scongiurato la totale assenza di una “quota” rosa tra gli aspiranti primi cittadini, in una città che negli ultimi trent’anni ha riservato la fascia tricolore a Maria Rita Busetti (eletta nel 2007) e Marina Maino (1995). Per il rinnovo delle cariche istituzionali del Comune, dunque, i cittadini thienesi saranno chiamati alle urne domenica 12 giugno e, in caso di ballottaggio, due settimane dopo, domenica 26. Seggi aperti dalle 7 alle 23. Saranno 19.278 i thienesi – su 23.254 residenti al 31 dicembre 2021 – che potranno esprimere le personali preferenze sugli aspiranti consiglieri comunali e sul sindaco “prescelto”.
Daniele Apolloni
Una poltrona per cinque Entra nel vivo la campagna elettorale locale, a meno di un mese dalla data del primo turno delle Comunali. I cinque aspiranti sindaci, in lizza per ricevere il testimone da Giovanni Casarotto, sono impegnati da settimane nella campagna elettorale e negli incontri con i cittadini.
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a prima candidatura ufficializzata lo scorso autunno è quella di Daniele Apolloni, 60enne ex parlamentare, di professione consulente per l’amministrazione di immobili. Si tratta per lui della seconda “scalata” al Municipio di Thiene, la prima esperienza nel lontano 1995 in area leghista (in anni successivi all’Udeur), per poi dedicarsi alla politica nazionale e venire eletto come deputato alla Camera. In ambito locale Apolloni negli anni ‘90 ha rivestito il ruolo di vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. A sostenerlo sono le tre liste civiche “Insieme si può”, “Vento nuovo a Thiene” e “Patto civico”. “L’esperienza accumulata prima a Thiene e poi a Roma oggi mi è molto utile così come le amicizie e le conoscenze a livello politico e amministrativo che ne sono conseguite – ha avuto modo di spiegare Apolloni nell’inserto dedicato alle elezioni thienesi pubblicato nell’ultimo numero de “La Piaz-
za” -. Ho deciso di impegnarmi in questa campagna elettorale su richiesta di molti amici delusi nel vedere che Thiene si è trasformata in una città chiusa e convinti che necessiti di un bravo manager per potersi risollevare”.
Manuel Benetti
Thiene ◆ [17]
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l nome di Manuel Benetti ha fatto alla fine convergere i tre partiti di centrodestra (Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia). Il suo è un volto nuovo per la politica thienese, ma molto attivo nell’ambito dell’associazionismo locale, in quanto presidente della Pro loco di Thiene e del consorzio delle Pro loco dell’area Medio Astico. Ha 43 anni, di professione geometra e titolare di un suo studio tecnico, sposato, una figlia. A suo sostegno oltre ai partiti citati anche le due liste civiche “Noi per Thiene” e “Vivere Thiene”. “Mi sono messo in gioco con l’obiettivo di dare un’energia nuova alla città in quanto in questi anni l’ho vista spenta e abbandonata a se stessa – sono le parole di Benetti -. Voglio far riprendere a Thiene la posizione importante che merita e che aveva negli anni passati. Come dico sempre: far tornare Thiene con TH maiuscolo”.
Alberto Ferracin
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hienese doc, Alberto Ferracin è un 59enne agente di commercio candidato del Partito dei Moderati d’Italia. Rappresenta un altro nome “inedito” sul piano dell’amministrazione pubblica, senza alcuna lista civica al seguito. Sposato e con due figli, per quasi trent’anni ha lavorato nell’azienda di abbigliamento di famiglia e ora si occupa di arredi d’interni per strutture alberghiere. È membro dell’associazione “Amici di Thiene” che organizza tra gli altri gli eventi di rievocazione storica “Thiene 1492” e “Natale di Fiaba”. “Mi sono candidato perché Thiene è la città dove sono nato e cresciuto e voglio vederla migliore di come si presenta oggi – ha spiegato anche lui nel recente inserto de “La Piazza” -. Il mio senso di altruismo mi ha spinto a intraprendere questa strada per essere al servizio della mia città. Vengo da una famiglia di imprenditori e non mi spaventano le nuove sfide, tutti siamo in grado di fare politica perché è un qualcosa che ci riguarda da vicino: significa impegnarsi per la propria comunità in prima persona”.
Politica
Giampi Michelusi
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unico amministratore in carica, nel gruppo dei candidati, è Giampi Michelusi. Libero professionista nella consulenza informatica e della comunicazione digitale, è giornalista pubblicista e al di fuori della sfera professionale è apprezzato in ambito artistico come speaker radiofonico e cantante. Ha 61 anni, sposato e con due figlie. Per dieci anni ha affiancato il sindaco uscente Casarotto assumendo più incarichi come assessore allo sport, all’innovazione digitale, al turismo e al tempo libero, occupandosi in prima persona del Centenario del Raid Roma-Tokyo. Sono quattro i gruppi di ispirazione civica a sostenerlo a cui si aggiunge il Partito Democratico: si tratta di “Thiene per Mano”, “Thiene al Centro”, “Thien’è” ed “Equa Thiene”. Per Michelusi continuità e cambiamento possono andare di pari passo. “Casarotto è stato un grande sindaco per la sua città e un grande esempio per chi non aveva le sue stesse idee. Il fatto che provenga dalla sua giunta non significa che non rappresenti il cambiamento che voglio essere. Con lui sono cresciuto, ma apparteniamo a due diverse generazioni e questo particolare momento storico è diverso da quello in cui si amministrava fino a solo un paio di anni fa. Punto a mettere a disposizione una visione strategica più pragmatica maturata in quasi 42 anni di lavoro nel privato, rendendo l’ente più fluido e meno burocratizzato”.
Giulia Scanavin
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iulia Scanavin, mamma di tre figlie, conclude la carrellata è dunque l’unica esponente “rosa” nella... rosa di candidati sindaci. Ha da poco compiuto 50 anni “festeggiati” con il sì alla sua discesa in campo ufficiale, raccogliendo l’invito di una pluralità di voci thienesi. È presidente del Comitato “Orizzonte Thiene”, un gruppo di lavoro su una pluralità di temi civici che ora la sostiene come lista, in abbinata al comitato politico “Liberi a Destra” che ha scelto di affrancarsi da Fratelli d’Italia nella scelta del proprio candidato. Il terzo puntello porta il suo nome, “Giulia Scanavin Sindaco per Thiene”. Libera professionista specializzata in bandi pubblici e aspetti finanziari, pur trattandosi di un esordio in prima persona nell’agorà politico, per lei l’impegno nella vita amministrativa era già presente per esperienze passate in area Lega Nord e poi come guida nel comitato sceso in campo al suo fianco. “Ho deciso di candidarmi perché la politica odierna è completamente scollata dalle esigenze del cittadino e del territorio anche a livello di amministrazione locale. Coltivo il sogno di lasciare alle mie figlie e a tutti i ragazzi thienesi una città migliore di quella attuale, dove li ho visti poco protagonisti negli ultimi anni”.
Ventimila al voto Da questo ventaglio di nomi sortirà il nuovo sindaco di Thiene che quasi ventimila thienesi designeranno attraverso il voto. Si adotta il sistema maggioritario a elezione diretta. Thiene è l’unico comune vicentino in cui è previsto il ballottaggio, riservato ai centri con più di 15 mila abitanti. Per indossare la fascia tricolore già al primo turno serve il 50% dei voti validi più uno, un risultato alquanto improbabile visto il “parterre” dei candidati. Nel caso dunque che si ansasse al ballottaggio, si aprirà la finestra temporale per gli “apparentamenti” e le alleanze in vista della seconda e decisiva tornata del 26 giugno.
[18] ◆ Thiene Politica
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el Thienese si va alle urne per il rinnovo delle amministrazioni comunali anche a Marano e a Villaverla.
A Marano Vicentino sarà corsa a tre per il ruolo di primo cittadino. A presentarsi alla “sfida” che porterà 8.137 elettori maranesi (il dato è del 31/12/2021) ad assegnare gli incarichi per comporre il prossimo consiglio comunale e designare chi indosserà la fascia tricolore, saranno Marco Guzzonato (sindaco uscente, Lista Marano Bene Comune), Vanna Dalla Vecchia (Noi di Marano) e Luca Zanandrea (Marano Domani). Pur sempre citando nomi e simboli di ispirazione civica, si può parlare di formazioni di area centrosinistra a sostenere la candidatura di Guzzonato – in squadra l’ex sindaco Piera Moro tra gli altri - e centrodestra, con l’appoggio del deputato maranese Erik Pretto. Un “nome noto” della politica locale anche per la corsa di Zanandrea, che annovera nelle sue fila l’ex sindaco di Carrà Davide Mattei, da qualche tempo residente in paese. Sette i seggi dove votare. Marco Guzzonato, 40 anni, ricopre anche il ruolo di vicepresidente della Provincia di Vicenza. Nel 2017 è stato tra i più giovani sindaci neoeletti nel Vicentino, incarico che ha svolto fin qui a tempo pieno. Vanna Dalla Vecchia, unica donna a concorrere, a 64 anni sta per concludere la sua esperienza di consigliere di minoranza nel mandato in corso,è artigiana e madre di due figli adulti. Terzo “polo” con il 40enne Luca Zanandrea, attivista locale conosciuto per aver guidato le istanze del Comitato “Quartiere Stazione”, e che con il gruppo di sostegno alla sua candidatura si è dichiarato al di fuori di dinamiche di partito. Dirigente d’azienda, è sposato e anche lui padre di due figli. Non ci sarà ballottaggio, visto che il doppio turno è riservato a realtà locali con più di 15 mila residenti. A Marano erano
Al voto anche Marano e Villaverla A Marano Vicentino in lizza ci sono il sindaco uscente Marco Guzzonato, Vanna Dalla Vecchia e Luca Zanandrea. A Villaverla la sfida è a due, tra Enrico De Peron e Michele Vezzaro.
9.662 nell’ultima rilevazione disponibile, poco più di 8 mila gli aventi diritto al voto. Nuovo primo cittadino sarà dunque chi si aggiudicherà la maggioranza relativa delle preferenze: vale a dire anche una sola scheda in più rispetto agli altri. Al massimo 24 ore dopo la chiusura degli scatoloni, insomma, si conoscerà il nome del sindaco. A Villaverla, dopo la chiusura del ciclo decennale di Ruggero Gonzo, si apre la contesa tra candidati under 45 per quello che sarà il nuovo corso amministrativo del paese. Un assessore uscente, Enrico De Peron, e un volto noto dell’associazionismo locale, Michele Vezzaro, sono gli unici due aspiranti a proporsi per la fascia tricolore e impegnarsi nel prossimo quinquennio a favore dei circa 6.150 abitanti della cittadina.Anche qui come a Marano, dunque, sarà proclamato vincitore colui che otterrà più voti validi. Nel segno della continuità con la giunta comunale e con la maggioranza uscente la candidatura di De Peron, 35 anni. È alla guida della lista civica “Per il nostro paese”. Laureato in Agraria, svolge la professione di insegnante e coordinatore all’Istituto
Parolini di Bassano e come assessore comunale si è occupato di ambiente, ecologia, promozione del territorio e politiche agricole. Prima esperienza in Comune da giovanissimo: nel 2007 fu eletto consigliere a soli 20 anni di età. La proposta di un nuovo corso proviene invece dalla lista civica “Villaverla e Novoledo – Terra Comune” che vede Michele Vezzaro, 44enne, come candidato sindaco. Sposato e padre di due bimbi, Vezzaro è imprenditore nel campo della comunicazione con esperienze pregresse come giurista d’impresa e investigatore privato. Laureato in Giurisprudenza, anche lui è abilitato alla docenza nelle scuole secondarie. Negli ultimi anni, in campo sociale, si è messo a disposizione per il doposcuola delle primarie – è vicepresidente della Scuola dell’infanzia Regina Pacis di Novoledo – e con altri villaverlesi ha lanciato la raccolta fondi a favore dell’Ulss 7 Pedemontana nei primi mesi di ondata di Covid-19. A Villaverla la certezza risiede nel fatto che un nuovo primo cittadino siederà negli uffici di piazza delle Fornaci, e porterà con sé le energie della sua generazione per tracciare, insieme alla sua squadra, il futuro del suo paese. ◆ [O.D.M.]
[20] ◆ Schio Attualità Gli alberi su suolo pubblico da curare sono 7.800. Si tratta perlopiù di carpini bianchi, tigli, aceri riccii e aceri saccarini, ma si punta ad andare sempre di più verso la piantumazione di specie autoctone per l’area di campagna e la fascia periurbana e di specie più resistenti per il centro città e l’area urbana, così da incorrere meno in problematiche fitopatologiche.
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Camilla Mantella
chio ha la fortuna di essere una città circondata dal verde. Quando si imbocca la A31 verso nord, all’altezza di Dueville, la corona di montagne e colline che cingono le nostre zone regala sempre un colpo d’occhio suggestivo. Usciti dal casello di Thiene e imboccata la bretella di via Maestri del Lavoro, poi, il verde si fa ancora più brillante e appare chiaro quanto l’identità scledense sia legata al verde, alla natura, al contatto con la montagna, pur mantenendo un’importante apertura verso la pianura. Ma quanto sappiamo di questo verde? Quanto è esteso? Data la crescente importanza della gestione di un bene comune cruciale per la salubrità dell’ambiente, la vivibilità dei centri urbani e il contrasto agli effetti negativi dei cambiamenti cli-
Un milione di metri quadrati di verde Il verde pubblico scledense copre un’area vasta un milione e duecentomila metri quadrati, quantità già di per sé notevole alla quale vanno aggiunte le estensioni di proprietà privata.
matici, dopo aver analizzato alcuni mesi fa l’aspetto del tema legato alla manutenzione, abbiamo approfondito ora le future prospettive di sviluppo.
I numeri del verde pubblico Nonostante molti dei boschi e dei prati siano di proprietà privata, la quota di verde pubblico scledense gestita dal Comune è davvero considerevole: stiamo parlando di un milione e duecentomila metri quadrati. Di questa metratura, la metà (620 mila mq) è gestita direttamente dall’ente locale attraverso appalti di manutenzione del verde – e di questi 620 mila, circa 500 mila metri quadrati sono parchi, giardini, aiuole o spazi verdi al centro delle numerose rotatorie. Gli alberi da curare con una manutenzione puntuale sono 7.800. L’altra metà della superficie (circa 580 mila mq) comprendono il verde scolastico, amministrato direttamente dalle scuole e dalla Provincia di Vicenza, e il verde gestito attraverso contratti con gli agricoltori del territorio, così che possa essere messo a frutto. I parchi più importanti e frequentati della città sorgono nei quartieri del centro (con la Valletta e il parco del Castello), di Santissima Trinità (con il Parco di via dei Boldù), di Poleo (con il Parco Robinson), di Santa
Croce (con il Parco del Redentore) e di Magrè (con il Parco Inclusivo recentemente inaugurato). Un’estensione considerevole, quindi, che rende più accogliente e vivibile la città, ma che al tempo stesso pone il problema di una corretta manutenzione. “Circa 500 mila metri quadri di prato non sono semplici da gestire. La loro cura dipende molto anche dalle condizioni meteorologiche che possono determinare i periodi e la frequenza di intervento – commenta Alessandro Maculan, assessore alle politiche ambientali, al verde pubblico e alle politiche collinari e rurali -. Un’altra criticità è legata all’abbandono dei micro rifiuti in queste aree (mozziconi di sigaretta, carte...) e in questo caso l’operato dei volontari che con pinze e guanti dedicano il loro tempo a questo tipo di pulizia è prezioso. Non mancano poi gli atti di inciviltà, anche se sporadici e localizzati principalmente nelle stesse zone, che richiedono interventi di ripristino e risanamento».
Aiuole sponsorizzate e contributi volontari Se la gestione del verde comunale è affidata alla società esterna che si aggiudica l’appalto, è pur vero che assegnare a un unico soggetto la cura di aree per loro natura
Schio ◆ [21] molto diversificate potrebbe essere limitante e “appiattire” il paesaggio scledense. Per questo, nell’ultima procedura di appalto, sono state inserite delle formule incentivanti per i concorrenti in grado di ricorrere alla sponsorizzazione per la manutenzione. In parole povere è stato assegnato un maggior punteggio alle ditte che dimostravano di poter realizzare lavori di miglioramento estetico sulle aiuole trovando uno sponsor che si facesse carico del 70% della manutenzione ordinaria, con il restante 30% a carico del Comune. Così da qualche tempo, transitando per le vie della città ci si può imbattere in aiuole sponsorizzate da vivai, garden o attività produttive: spazi che sono stati rinnovati grazie ai fondi di professionisti privati – che di contro beneficiano di cartelli promozionali inseriti nel verde – e che in questo modo hanno regalato maggior varietà a rotonde e angoli che altrimenti sarebbero stati curati a prato o, al massimo, a bassi cespugli sempreverdi. Attualmente le aiuole sponsorizzate sono otto, ma l’obiettivo dell’amministrazione è aumentare numero. Oltre a progetti di sponsorizzazione di questo tipo, che dimostrano una volta in più quanto ormai lo scambio tra pubblico e privato sia indispensabile per gestire il bene comune, importantissimo è il lavoro dei tanti volontari che si fanno carico della manutenzione del verde. Per citarne qualcuno, il piccolo Parco di Via Lioy è interamente curato dai residenti della zona, mentre l’Associazione Artiglieri si occupa dell’area verde di via dei Nogarola. Più avanti, per la rotatoria di via Santissima Trinità è l’Associazione Alpini a fare ma-
Attualità
nutenzione. Prezioso poi anche il contributo del gruppo informale “Schio Siamo Noi”, che periodicamente organizza giornate di raccolta dei rifiuti in giro per la città, con un focus particolare sulle aree verdi.
L’investimento nel verde è destinato ad aumentare Per la cura del verde pubblico cittadino vengono spesi circa 715 mila euro all’anno. Un importo destinato ad aumentare. “Grazie al censimento del verde pubblico, che per noi è uno strumento di controllo strategico senza il quale non sarebbe possibile pianificare azioni e interventi, riusciamo a gestire e a programmare in maniera adeguata i costi – spiega l’assessore Maculan -. Nel prossimo futuro prevediamo di migliorare il verde di Piazza Almerico da Schio, già oggetto di riqualificazione, e di Piazza Statuto, dove verranno reintrodotte delle aree verdi. A Giavenale, invece, preve-
diamo di sistemare le aree esterne accanto alla palestra”. Novità anche per quanto riguarda le aree verdi attrezzate con giochi per bambini, che sono 56 su tutto il territorio comunale e che verranno riorganizzate per evitare eccessive dispersioni. “Il nostro obiettivo ora è quello di migliorare qualitativamente le aree in modo da favorire la loro frequentazione - precisa Maculan -. Tra gli oltre 50 spazi dedicati anche ai bambini, alcuni sono davvero molto contenuti e in certi casi anche particolarmente vicini tra loro. Questa diffusione comporta che ci siano parchi giochi per bambini scarsamente frequentati ed è per questo motivo che abbiamo deciso di razionalizzarne la gestione, attuando azioni di miglioramento specifiche capaci di rispondere ai bisogni delle varie zone della città”.
Nuove varietà arboree In passato gli alberi scledensi sono stati al centro di polemiche tra esperti locali e amministrazione comunale per improvvise morìe di intere zone verdi o per eccessive potature. Fenomeni, questi, spesso legati alla necessità di arginare malattie legate al fatto che si piantavano varietà non proprio in linea con il clima scledense. Ad oggi il verde è composto principalmente da carpino bianco, tiglio, acero riccio e aceri saccarini, ma si punta ad andare sempre di più verso la piantumazione di specie autoctone per l’area di campagna e la fascia periurbana e di specie più resistenti per il centro città e l’area urbana, così da incorrere meno in problematiche fitopatologiche. “Mettere a dimora specie arboree con intelligenza – conclude Maculan - non è soltanto un modo per migliorare il verde pubblico e il benessere della città, ma è anche un’azione di contrasto ai cambiamenti climatici, che rientra nel Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia”. ◆
[22] ◆ Schio
Marcello Cestaro, presidente del gruppo Unicomm e del Famila basket (foto Donovan Ciscato)
Attualità Come proprietario dell’area Lanerossi, Cestaro ha ora davanti a sé una responsabilità quasi storica, quella di contribuire a determinare un pezzo importante della Schio di domani.
C
Stefano Tomasoni
estaro c’è. Tra fine aprile e inizio maggio Marcello Cestaro ha messo a segno due colpi da maestro che lo confermano come il personaggio e l’imprenditore scledense con la maggior capacità di presa sulla città. Dapprima ha acquistato l’area ex Lanerossi storica, che di recente era stata messa all’asta e per la quale è stato l’unico a presentare l’offerta sulla base dei 7 milioni di euro fissati. Poi, pochi giorni dopo, ha messo le mani sull’undicesimo scudetto della sua era come proprietario e sponsor del Famila basket, portando nuovamente il nome di Schio nell’albo d’oro della pallacanestro femminile. L’acquisto dell’area Lanerossi ovviamente è la notizia fondamentale. Di quanto sia importante questa zona abbandonata da decenni per i futuri assetti della città e per la sua attrattività complessiva abbiamo detto nello scorso numero, alla vigilia dell’assegnazione dell’asta. Già circolava il nome di Cestaro come acquirente, ma non era ufficiale. Un dettaglio in più che ora si può aggiungere è che il supermercato di media superficie al quale avevamo accennato e che dovrebbe essere previsto all’interno dell’area, una volta rinata, dovrebbe essere ovviamente della catena Unicomm, e andrà dunque a supportare la presenza commerciale della zona.
Il doppio canestro di Marcello Cestaro In queste settimane Marcello Cestaro ha messo a segno due colpi da maestro che a questo punto ne fanno il personaggio e l’imprenditore scledense che più ha investito risorse sulla città, sia a livello sportivo che di futuro urbanistico. Ha acquistato la storica area Lanerossi e ha vinto l’ennesimo scudetto con il Famila basket.
Ma per approfondire e valutare i progetti urbanistici ci sarà tempo. Per ora c’è soltanto da sottolineare che, con l’entrata in scena di Cestaro, l’area Lanerossi, che rappresenta un “secondo cuore” di Schio e forse la sfida più importante dei prossimi dieci anni, sembra sgomberare gran parte delle nuvole che l’hanno coperta per tutti questi anni e avere davanti a sé una prospettiva più rosea. Perché è di tutta evidenza che se l’area fosse stata acquistata da un soggetto esterno a Schio, magari un fondo immobiliare o una qualsiasi “real estate” milanese, i progetti che quel tipo di proprietà avrebbe sviluppato per l’area sarebbero stati inevitabilmente più lontani e slegati dagli interessi reali della città. Certo il Comune – con questa amministrazione e con quella che verrà nei prossimi anni – manterrà in tutti i casi un ruolo fondamentale di controllo e di indirizzo sul corretto uso degli spazi e sulle destinazioni d’uso, ma sapere che il proprietario del quadrilatero ex rossiano è uno come Marcello Cestaro, un imprenditore locale che nel tempo ha dimostrato di avere a cuore la città, lascia sicuramente più tranquilli. Anche lui ovviamente avrà i suoi piani e le sue aspettative, ma è lecito pensare che saranno di diverso tipo
rispetto a qualcuno senza alcun tipo di legame con la città. L’altro colpo messo a segno dal patròn del Gruppo Unicomm, si diceva, è l’ennesimo scudetto conquistato con il suo Famila. L’anno scorso in finale le arancioni avevano dovuto inchinarsi al Venezia proprio nel finale della partita decisiva, ma quest’anno hanno fatto pace con quella sconfitta piegando seccamente in finale il Bologna, al termine di una stagione condotta ancora una volta da protagonista, come succede ormai da più di vent’anni. Dunque tanto di cappello a Marcello Cestaro. Roba che - se non fosse perché una volta raggiunti gli ottant’anni uno ha pieno diritto di fare soltanto le cose che lo rendono felice ed è dispensato da incarichi pubblici onerosi – è probabile che se si presentasse fra due anni come sindaco sarebbe votato da tre scledensi su quattro a prescindere dallo schieramento. In ogni caso ora, da proprietario dell’area nella quale ha preso il via la storia dell’industria scledense, Cestaro ha ugualmente davanti a sé una responsabilità quasi storica, quella di contribuire a determinare un altro pezzo di storia della città. Non resta che confidare che vada a canestro anche questa volta. ◆
[24] ◆ Schio
I Dance Well Dancers nel parco della Fabbrica Alta
Spettacoli
N
Mirella Dal Zotto
ell’ultimo mese gli spettacoli a Schio sono stati caratterizzati da momenti dedicati alla musica e alla danza, adatti al contesto primaverile.
L’Orchestra Multietnica di Arezzo Bravi, tanti, colorati, simpatici, aperti, liberi, diversi: così sono musicisti e cantanti dell’OMA (Orchestra Multietnica di Arezzo), che si sono esibiti all’Astra di fronte a un pubblico non numeroso, ma attento e partecipe. In platea la Fondazione Teatro Civico aveva invitato anche dei profughi ucraini con le famiglie ospitanti, che hanno apprezzato una serata dedicata all’intercultura e alla pace; la musica, linguaggio universale che unisce i popoli, grazie all’OMA diventa festa di fratellanza; il repertorio del gruppo, guidato fin dal 2007, anno della sua fondazione, dal maestro Enrico Fink, ha alle spalle una notevole ricerca che permette di spaziare dalle musiche arabe a quelle ebraiche, dai ritmi greci a quelli mitteleuropei, dai suoni del Bangladesh a quelli del Mediterraneo. “In questo momento è difficile portare avanti l’idea che la diversità è bellezza, ma noi lo facciamo ugualmente perché ne siamo convinti nel profondo”, ha detto Fink dialogando con il pubblico. Tanti i brani, cantati con grande partecipazione e accompagnati da etniche sinuosità. Molto applaudita, quasi alla fine, la versione della nostra “Bella ciao”, entrata a far parte non solo della tradizione italiana, ma di quella dei più bei canti di libertà in assoluto; significativo ricordare così il 25 aprile. “Culture contro la paura” era il titolo originale dello spettacolo, adatto al momento storico che stiamo vivendo, in cui la cultura e la bellezza, che sempre e comunque salveranno il mondo, sembrano messe a tacere.
Musica e danza, la primavera è servita Nell’ultimo mese gli spettacoli in città sono stati caratterizzati da momenti adatti al contesto primaverile, con l’Orchestra Multietnica di Arezzo, i Dance Well Dancers, uno spettacolo tra danza e concerto e un reading musicale in omaggio ad Andrea Zanzotto.
Dance Well Dancers Venerdì 29 aprile ricorreva la Giornata Internazionale della Danza e la Fondazione, sabato 30, ha promosso due iniziative: nel parco della Fabbrica Alta, i Dance Well Dancers – ricerca e movimento per il Parkinson, hanno dato vita a una coinvolgente performance in cui si sono “raccontati” al pubblico presente, manifestando soprattutto alla fine tutto il loro entusiasmo per un progetto che impegna loro, gli insegnanti e gli organizzatori della FTC dal 2016. Legami forti con il sé, con gli altri e con una danza di liberazione e ricerca; convinti, coinvolgenti, commoventi: così si sono mostrati i Dance Well Dancers ai presenti, che li hanno applauditi a lungo.
danza italiana. Confessiamo la nostra perplessità di fronte a quanto messo in scena a Schio da Valrosso, accompagnato da Daniele Gherrino: non semplice la lettura, ripetitivi fino all’ossessione certi suoni e certi movimenti, anche se indubbiamente voluti. Se l’intenzione era proporre una danza di trasformazione e scoperta, per creare un immaginario inedito, beh, quell’immaginario ci è parso nebuloso, ma la nostra è parziale competenza. Ci permettiamo però un suggerimento, visto che il Festival è in Rete con Vicenza, dove sappiamo esserci stati ben altri momenti dedicati alla danza: l’anno prossimo portiamo a Schio qualcosa di accessibile ai più, che saranno di più e più soddisfatti.
Uno spettacolo di danza-concerto In serata, all’Astra, poche presenze e applausi meno convinti per “Cinque danze per il futuro”, spettacolo di danza-concerto ideato da Davide Valrosso, performer, danz’autore e coreografo del Balletto di Roma, considerato tra i talenti emergenti della
Le “Figure” di Musso e Laquidara Il 4 maggio lo spettacolo musicale “Figure” con Giuliana Musso, Patrizia Laquidara, Saverio Tasca e Andrea Bressan, ha concluso la rassegna Schio Musica all’Astra. S’è trattato di un reading musicale in omaggio ad Andrea Zanzotto, poeta conterraneo di rara sensibilità, cantore di paesaggi e varia umanità. Enio Sartori ha scelto con cura i testi, Giuliana Musso li ha letti con grande pathos, Patrizia Laquidara li ha cantati con la sua particolarissima voce, Andrea Bressan e Saverio Tasca hanno accompagnato entrambe al fagotto e al vibrafono, creando inconsuete sonorità. La sperimentazione linguistica dell’autore, unita a quella vocale e musicale, ha dominato una serata raffinata. Per l’occasione la Fondazione ha anche ripreso Campus The (incontro tra artisti e pubblico), che si è tenuto lo stesso giorno dello spettacolo in Sala Calendoli. ◆
L'Orchestra Multietnica di Arezzo
Schio ◆ [25] Spettacoli La fisarmonica del “Palladio Duo”
Arriva Giacobazzi
Nella chiesa di San Francesco, due giovani e promettenti fisarmonicisti, Martina Filippi e Jacopo Parolo, allievi del Conservatorio “Pedrollo” di Vicenza della classe del prof. Davide Vendramin, hanno regalato al numeroso pubblico presente, sabato 7 maggio, una serata ricca di emozioni. Il concerto, realizzato grazie al bando “Schio Cultura 2022”, ha visto come protagonista la fisarmonica, strumento dalle molteplici sonorità timbriche che il “Palladio Duo” (Filippi-Parolo, appunto) ha messo in luce con un programma che ha spaziato dalla musica classica di Vivaldi a quella più contemporanea di Shostakovic, Semionov e Piazzolla. Il duo di fisarmoniche si è esibito in diverse rassegne degne di nota come allo Sferisterio di Macerata, ai Musei Vaticani e all’Auditorium Parco della Musica di Roma. ◆
“Scoppiospettacoli” di Max Capraro, in questo mese di maggio, ha programmato due serate all’Astra: dopo quella, sabato 14, del comico emergente Max Angioni con il suo “Miracolato”, venerdì 27 maggio, alle 21,sarà la volta di Giuseppe Giacobazzi, alias Andrea Sasdelli, in “Noi – Mille volti e una bugia”. Il comico emiliano, ormai alle nozze d’argento con il suo cabaret, racconterà come si ritrova a essere protagonista di un’epoca veloce, che va dalla bottega sotto casa alle app per gli acquisti, dal ragù cotto sopra la stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone. “Dove finisce la maschera e dove inizia l’uomo?” A questa domanda cercherà di rispondere il comico; tutti noi, che spesso con una maschera conviviamo, vorremmo poterlo aiutare… ◆ [M.D.Z.]
Bach e meditazioni bibliche a S.Francesco La Chiesa di S.Francesco è stata, venerdì 6 maggio, la sede di un concerto classico di altissimo livello: il violoncellista Mario Brunello, che nella sua lunga carriera ha suonato diretto, fra gli altri, da Abbado, Chailly, Muti, si è esibito nella sonata e partita in sol minore di Bach, particolarmente adatta alle meditazioni bibliche proposte da fratel Lino Breda. Il pubblico, numeroso, ha apprezzato. Si è trattato delprimo dei tre incontri programmati per il quarantennale del Centro di Cultura “Card. Elia dalla Costa”: i prossimi si terranno in Duomo il 27 giugno e il 2 ottobre. Le offerte raccolte nel corso della serata a S. Francesco, interamente sponsorizzata da Sella Farmaceutici, verranno devolute al CUAMM-Medici con l’Africa. ◆
[26] ◆ Thiene Sport
Un giorno con gli “spartani” Il centro di Thiene è stato teatro di un’inedita ospitalità offerta ai cultori di una pratica sportiva che va assai di moda e che in molti considerano da “veri duri”: lo Spartan Race. Una sorta di corsa a ostacoli multiformi e con esercizi a corpo libero da affrontare lungo un percorso prefissato.
A
Omar Dal Maso
Thiene sono arrivati gli “Spartani”. Non dalla Grecia, ma un po’ da tutto il Veneto, per via di un’inedita ospitalità offerta dalla città ai cultori di una pratica sportiva che va assai di moda e che in molti considerano da “veri duri”: lo Spartan Race. O meglio, duri e dure, vista la massiccia quota rosa conquistata da chi si cimenta in questa innovativa attività parecchio strong per lo sforzo fisico richiesto. Per chi non ne ha mai sentito parlare o non bazzicava per le vie e le piazze del centro sabato 7 maggio, si tratta di una sorta di corsa a ostacoli multiformi e con esercizi a corpo libero – burpees per gli esperti - da affrontare lungo un percorso prefissato. Se per certi versi assomiglia in parte alle estenuanti prove in stile “marines” americani, il richiamo esplicito va molto più indietro nel tempo, ai guerrieri di Sparta, mitica città-stato che tra realtà e leggenda ha lasciato nell’immaginario collettivo il culto del fisico e dello spirito di sacrificio. Questa è la premessa per raccontare della tappa thienese dello “Spartan Strong Workout Tour”, organizzato da BeWell StaiFit e da Asd Spartan Vicenza e che ha benefi-
ciato del patrocinio del Comune. Oltre agli atleti presenti nei due start, si sono visti tanti curiosi tra piazze, strade e soprattutto aree verdi cittadine per godersi la primizia degli “spartani” del terzo millennio a Thiene. Tra l’altro, si è trattato dell’esordio nel 2022 in Veneto di un “circo” itinerante che sta raccogliendo sempre più adepti e ha saputo superare l’ostacolo più minaccioso, quello di una pandemia che ha limitato al minimo gli eventi di questo genere. Gli iscritti – una novantina divisi in due gruppi, circa un terzo le donne – si sono cimentati in un tracciato urbano di 5 chilometri, non in modalità da gara – la Spartan Race vera e propria – ma piuttosto come seduta di allenamento mirata e seguita da tecnici qualificati. Un allestimento per testare forma e tecnica, oltre che muscoli e resistenza allo sforzo prolungato. Il tutto con iscrizione gratuita previa prenotazione online, al fine di garantire un’organizzazione puntuale e il rispetto delle misure di sicurezza. I più prestanti hanno completato l’anello in meno di due ore, offrendo nel contempo uno spettacolo gradito ai thienesi a spasso per commissioni, shopping o relax che si sono fermati ad ammirare tonicità atletica e caparbietà di carattere dei partecipanti,
impegnati in prove di corsa e di forza – tra cui trainare una slitta – e altro ancora. Nel dettaglio, dopo il ritrovo in Parco Chilesotti nel quartiere Conca, la truppa di sportivi si è mossa lungo Corso Garibaldi. Poi gli step per gli esercizi al Parco del Donatore nell’area verde attrezzata, nel giardino di Villa Fabris e al parco del Bosco, dall’altra parte del “cuore” cittadino. Per più di qualcuno è stata un’opportunità d’oro in vista delle diverse varianti: lo Spartan Sprint (5 km e 20 ostacoli), Spartan Super (13 km e 25) e Spartan Beast (21 km e 30). Oltre ai percorso per i più piccoli (da 4 a 8 anni: 750 metri; da 9 a 13 anni: 1,5 km) occhio alla Hurricane Heat (sfida in stile campo di addestramento militare) e alla Ultra Beast (50 km e 60 ostacoli). Chi si schiera sulla linea di partenza di queste competizioni è pronto ad affrontare di tutto: fango sotto i piedi, muri da oltrepassare, secchi di ghiaia, sacchi di sabbia o catene giganti o ancora tronchi di legno da spostare, barriere di filo spinato sotto cui strisciare e perfino salti da compiere in cerchi di fuoco. Organizzatori e coach per l’evento speciale di Thiene sono stati Fabio Ometto e Andrea Albiero, pionieri vicentini della specialità. “Bisogna prepararsi a 360 gradi per queste gare, puntando sulla forza muscolare ma anche sulla resistenza e sulla tecnica per affrontare al meglio gli ostacoli. Si lavora sull’equilibrio e la postura, con attenzione al risparmio energetico e a tanti altri fattori – spiega Ometto -. Ma la cosa che piace di più dello Spartan è un ambiente ancora sano”. ◆
[28] ◆ Schio Valleogra
S
Stefano Tomasoni
e n’è andata Odilla Lissa Dal Prà. A 88 anni, ha chiuso gli occhi serenamente un giorno di fine aprile, dopo una vita vissuta vicina alle montagne che amava e spesa nel volontariato, soprattutto a favore delle popolazioni dell’Africa. A molti oggi il suo nome risulterà inevitabilmente nuovo, ma c’è chi ricorda ancora bene la sua impresa, compiuta giusto sessant’anni fa, quand’era una giovane ragazza di 27-28 anni di Valli del Pasubio: ideò e realizzò di punto in bianco una statua della Madonna con l’idea di riuscire a installarla in vetta alla Sisilla, sopra il passo di Campogrosso. Cosa che poi davvero avvenne, grazie a un’operazione ardita resa possibile dall’intervento di un elicottero militare della base americana di Vicenza. Fu così che nel 1962 nacque la Madonna della Sisilla. Destinata a rimanere l’unica opera di scultura della giovane Odilla, che, avendo dovuto fermarsi con gli studi dopo la licenza elementare, non aveva alle spalle alcun corso d’arte o frequentazione di atelier di scultori. Un’opera da autodidatta, insomma, eppure di grande delicatezza e pathos, frutto con tutta evidenza di una ispirazione profonda. La storia della Madonna della Sisilla iniziò un giorno d’autunno del 1961 durante un’escursione domenicale a Campogrosso con i genitori. “Quel giorno non mi andava di entrare al rifugio – raccontò poi lei stessa in un opuscolo –. Volevo stare un po’ fuori e godere della bellezza del luogo e chiesi a mio padre il permesso di salire in vetta alla Sisilla. Restai a guardare i monti vicini e sentii che mancava qualcosa a quella perfezione. Fu una cosa immediata realizzare cosa mancava: una statua della Madonna che vegliasse su questi luoghi incantevoli, e la dovevo fare io. Era come se qualcuno non
Odilla accanto alla statua
Odilla Lissa Dal Prà accanto all'elicottero dell'esercito Usa che il 23 maggio 1962 trasportò la statua della Madonna sulla vetta della Sisilla.
Addio a Odilla Lissa Dal Prà, creò la Madonna della Sisilla Sessant’anni fa realizzò – del tutto da autodidatta e sentitasi ispirata a farlo - una statua della Madonna pensata per essere posata in vetta alla Sisilla. Riuscì nell’impresa grazie all’intervento di un elicottero della base americana di Vicenza.
solo mi avesse dato l’ispirazione, ma anche il compito di metterla in pratica”. Dopo qualche giorno Odilla scese alla Deroma di Malo a rifornirsi di creta per iniziare il modello e si mise al lavoro in un piccolo laboratorio nello scantinato della fabbrica che suo padre aveva a Valli. Eccola ancora raccontare le fasi del lavoro: “Non so tuttora spiegarmi come sia uscita questa statua dalle mie mani, che si muovevano da sole. Una volta completato il modello, che era assai imponente, dovevo capire come trasferirlo in un contenitore che si potesse riempire con cemento bianco e marmo, come avevo in mente”. Con l’aiuto della sorella, e senza far trapelare nulla di quanto andava facendo, nemmeno ai genitori, Odilla concluse le fasi del lavoro. A quel punto, però, si poneva la domanda fondamentale: come fare per portare la statua – alta due metri e del peso qualche buon quintale – in cima alla Sisilla? Ci voleva per forza un elicottero. E chi aveva un mezzo del genere, sufficientemente potente, se non l’esercito americano della Ederle a Vicenza? Odilla si spinse a chiamare la base, ma le fecero capire che per avanzare una richiesta del genere avrebbe dovuto appoggiarsi a un’associazione, perché un intervento per un singolo privato non era pensabile. Ed ecco che il destino bussa (letteralmente) alla porta di casa, nella persona di Gino Soldà, il noto alpinista eroe del K2. Soldà arrivò a casa Lissa Dal Prà per chiedere consiglio sui materiali per costruire le prime piste da sci estive in plastica, visto che il padre di Odilla aveva a Valli un’aziendina che lavorava nel settore. L’uomo colse la palla al balzo e
a un certo punto prese Soldà da parte: “Sior Gino, el vegna vedare cossa ga fato me fiola, la xe mata, la vol portare sta statua in sima ala Sisila”, e gli spiegò che aveva perfino chiamato gli americani. Soldà guardò l’opera e disse: “Ma è bellissima, la porteremo in cima alla Sisilla, sarà la Madonna delle Piccole Dolomiti e proteggerà tutti quelli che saliranno in montagna”. Fu dunque Soldà a farsi tramite con la Setaf, dove aveva per amico e compagno di scalata un alto ufficiale. Ottenne la disponibilità di un elicottero, un Sikorsky che imbragò la statua e, il 23 maggio 1962, la trasportò fino ai 1621 metri della vetta. Odilla Lissa Dal Prà aveva così portato a compimento il suo proposito. Nella sua vita non fece più altre opere. Dove invece si è sempre spesa, da allora e fino agli ultimi anni di vita, è stato nel volontariato, fondando e dirigendo per decenni il Gruppo missionario di Valli del Pasubio. “Mia mamma ha sempre sentito fin da giovane un impegno forte verso la collettività – spiega il figlio, Alessandro Galasso -. Il Gruppo missionario in sessant’anni di attività ha lavorato tantissimo per l’Africa e poi anche per i paesi dell’est Europa, portando aiuti concreti sotto forma di alimentari, medicinali,vestiario. Un impegno che nel 2001 le ha valso anche la cittadinanza onoraria da parte della città di Faraoani, in Romania. Ha davvero dedicato la vita a fare del bene agli altri”. E ha lasciato di sé anche una testimonianza visibile a tutti coloro che salgono in cima della Sisilla, a guardare l’arco delle montagne intorno e a salutare quella statua della Madonna nata da un bisogno e da un’ispirazione. ◆
[30] ◆ Thiene Luca Grotto sarà la guida in tutte le camminate tra i sentieri del territorio
Attualità
A
lla scoperta degli stròsoli, termine tipico del dialetto veneto che indica i sentieri, che siano di collina o campagna poco cambia, sparsi tra alcuni dei comuni dell’Alto Vicentino che hanno a cuore la partecipazione dei propri giovani a esperienze che li possano arricchire. A proporlo è l’associazione Radicà, lanciando l’invito ad aderire a 6 passeggiate comunitarie da metà maggio ai primi di settembre, sfruttando il tepore della primavera e il cuore della bella stagione. A guidarle sarà Luca Grotto, alias Barbalbero – è così chiamata la sua originale pagina Facebook -, un 25enne di Zanè che sta coniugando in maniera efficace le sue passioni per la montagna e per la storia attraverso idee creative. Tra cui quella intitolata appunto “Stròsoli”, inaugurata sabato 21 maggio andando a esplorare le pendici del Summano e il suo passato da Santorso, per poi attendere il 22 giugno con ritrovo mattutino (alle 9) a Sarcedo tra “antiche chiese e ville” e il sabato successivo (28/6) stavolta a Zanè, (sempre alle 9) andando a scoprire la vita tra i campi. Dopo il “giro di boa”, si va a Carrè e San Vito a luglio (il 12 e il 26 ancora al mattino) e tappa conclusiva ai primi di settembre a Santomio di Malo (3/9), tra castelli, natura e percorsi della memoria. L’iniziativa si fonda su un prezioso quanto faticoso lavoro di ricerca alle spalle, prima di portare a “spasso” i giovani dell’Alto Vicentino che vorranno unirsi al gruppo e intraprendere una o più delle escursioni. Adatte a tutti, senza richiedere allenamenti o equipaggiamento speciale. Bastano un
Detto tra noi
Sei camminate tra gli “strosoli” Sei percorsi tra storia locale, natura e condivisione di esperienza che da metà maggio ai primi di settembre sono stati pensati per gli aderenti dai 14 ai 29 anni. paio di scarponcini o scarpe da ginnastica, una borraccia, un cappellino e magari uno snack. Ogni itinerario è calibrato sulle tre ore o poco più di cammino, in località non impervie. Range d’età dai 14 ai 29 anni, affidati a Grotto, guida ambientale escursionistica qualificata. Basterà inviare la propria prenotazione, senza alcun costo a carico grazie a dei fondi ad hoc a finanziare le spese assicurative e tutto l’occorrente. Non solo la camminata in compagnia tra i sentieri nel corso dell’uscita, ma anche
Per inviare lettere e contributi a SchioMese, scrivere a: schiothienemese@gmail.com Si prega di inviare i testi soltanto via posta elettronica e di contenere la lunghezza:
testi troppo lunghi non potranno essere pubblicati a prescindere dai contenuti.
Un omaggio al prof. Francis Chiozza Preg.mo Direttore, negli anni Sessanta ero uno studente all’epoca delle grandi contestazioni e frequentavo in via Pasubio, a Palazzo Toaldi-Capra, l’istituto tecnico commerciale “Fratelli Pasini”, sede staccata del “Fusinieri” di Vicenza. A volere fortemente in città una scuola superiore a indirizzo commerciale fu il prof. Francis Chiozza; con rara bontà e grande competenza sapeva tenerci a freno e guidarci in
saper ascoltare la natura e storie di cultura popolare per coinvolgere attivamente i partecipanti. “Il plus che proponiamo è proprio questo – spiega Grotto, fresco di laurea in Storia -. I percorsi sono alla portata di tutti, attraverso sentieri non impegnativi e senza pericoli, unendo lo stare insieme, la natura e l’aspetto divulgativo legato ai luoghi”. Le sei tappe proposte rientrano nel progetto M.A.S.K. con il sostegno di Fondazione Cariverona e Regione del Veneto. ◆ [O.D.M.]
quel periodo di grande fermento. Oltre a darsi da fare per il “Pasini”, il prof. Chiozza si adoperò moltissimo per la creazione di una scuola di arti e mestieri,ora IPSIA “Garbin”, che trovò sede sul retro delle elementari “Marconi”; fu frequentata da un gran numero di giovani che lì ebbero il loro avviamento professionale e che si inserirono poi nella realtà produttiva. Parecchi fondarono con entusiasmo e spirito di sacrificiomolte piccole ditte che
diventarono il cuore pulsante dell’artigianato cittadino. Se consideriamo importante la formazione scolastica, e così dev’essere, dobbiamo al prof. Chiozza un ruolo primario nello sviluppo commerciale e artigianale di Schio. Vorrei tanto, lo ritengo giusto e doveroso, che in zona artigianale-industriale una via fosse dedicata a lui: ha dato tanto senza pretendere nulla e simili figure vanno ricordate. Giovanni Battista Pretto