


Ne parliamo con la Dott.ssa Giulia Cazzola e il Dott. Luca Cazzola
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Ne parliamo con la Dott.ssa Giulia Cazzola e il Dott. Luca Cazzola
La perdita di uno o più denti è una condizione più comune di quanto si pensi e può avere conseguenze non solo estetiche , ma anche funzionali . Masticazione, fonazione ed equilibrio dell’occlusione pos-sono risentirne nel tempo, rendendo importante una valutazione tempestiva.
Nel tempo, infatti, la mancanza di un dente può portare anche a spostamenti degli elementi vicini e a una progressiva riduzione del volume osseo, fattori che possono complicare eventuali riabilitazioni fu-ture. Per questo motivo è consigliabile non rimandare la valutazione clinica.

In alcuni casi, inoltre, il paziente tende ad adattarsi alla situazione rinunciando a sostituire il dente mancante, senza considerare le possibili conseguenze a lungo termine sulla funzione masticatoria e sull’equilibrio dell’intera bocca. Un controllo specialistico permette invece di analizzare con precisione la situazione e valutare le opzioni disponibili.
Tra le soluzioni oggi disponibili, gli impianti dentali rappresentano una possibilità consolidata per la sostituzione dei denti mancanti. Si tratta di dispositivi che vengono inseriti nell’osso e che fungono da supporto per protesi fisse, consentendo di ripristinare in modo stabile funzione ed estetica del sorriso.
Prima di intraprendere questo tipo di trattamento è fondamentale una valutazione accurata da parte dell’odontoiatra. Attraverso esami clinici e strumentali è possibile verificare le condizioni dell’osso e dei tessuti, individuando la soluzione più adatta alle esigenze del paziente. Non tutti i casi sono uguali e, proprio per questo, è importante un approccio personalizzato
Gli impianti dentali, se correttamente pianificati e mantenuti nel tempo con una buona igiene orale e controlli periodici, possono rappresentare una soluzione duratura . È però essenziale seguire le in-dicazioni del professionista sia prima che dopo il trattamento, per garantire il miglior risultato pos-sibile. Affrontare la perdita di un dente in modo consapevole significa valutare le diverse opzioni disponibili, senza rimandare. Un intervento tempestivo permette spesso di preservare meglio la salute orale complessiva e di semplificare le eventuali riabilitazioni. Presso la Clinica Odontoiatrica Cazzola è possibile effettuare una consulenza dedicata per valutare le soluzioni più appropriate, inclusa la possibilità di riabilitazione mediante impianti dentali.




Ne parliamo con Stefano Zattara, Titolare di Sentimed Dottore in tecniche audioprotesiche
“Io ci sento ancora bene… ma quando parlano in tanti non capisco più niente.”
Se ti è capitato di dirlo almeno una volta, fermati un attimo.
Perché potresti essere davanti al primo segnale di un problema molto più diffuso di quanto si pensi.
E no, non c’entra il volume.
IL PUNTO NON È “SENTIRE MENO”
La maggior parte delle persone associa il calo dell’udito a una cosa semplice:
“devo alzare il volume”.
Ma nella realtà, il problema più comune è un altro:
senti i suoni, ma perdi le parole
È per questo che:

• in casa, parlando con una persona, riesci ancora a cavartela
• appena c’è più gente… vai in difficoltà
• al ristorante diventa tutto un brusio indistinto Le voci ci sono, ma sembrano “impastate”.
PERCHÉ SUCCEDE PROPRIO COSÌ?
Con il passare degli anni, si riducono alcune frequenze fondamentali per capire le parole.
Non quelle “forti”, ma quelle più sottili.
Sono proprio quelle che permettono di distinguere:
• “f” da “s”
• “p” da “t”
E quando queste informazioni mancano, succede questo:
senti la voce, ma il significato si perde
IL SEGNALE PIÙ CHIARO
(CHE SPESSO IGNORIAMO)
Se ti ritrovi a dire spesso: “Eh?” , “Come?”, “Ripeti…” oppure ti stanchi molto quando devi ascoltare a lungo…quello è già un segnale.
Non grave, ma importante.

IL RISCHIO PIÙ GRANDE: ISOLARSI
SENZA ACCORGERSENE
All’inizio si tende a minimizzare.
È normale.
Poi però succede che:
• eviti le cene con tante persone
• fai più fatica a seguire le conversazioni
• inizi a partecipare meno
E piano piano, senza volerlo, ti allontani dagli altri. Non perché vuoi. Ma perché ascoltare diventa faticoso.
ALZARE IL VOLUME NON BASTA
Alzare la TV o chiedere agli altri di parlare più forte può aiutare…ma non risolve il problema.Perché il punto non è sentire di più. È capire meglio. E per capirlo serve un controllo specifico, che valuti proprio la comprensione del parlato, soprattutto nel rumore.
Se ti riconosci in queste situazioni, non aspettare.
Non perché “sei sordo”.
Ma perché stai perdendo qualità nell’ascolto E la differenza sta tutta lì.
CONCLUSIONE
Sentire non basta.
Capire è ciò che fa davvero la differenza.
E quando inizi a perdere le parole, il rischio è perdere anche il piacere di stare con gli altri.

Se ti riconosci in queste sensazioni, prenota un Controllo dell’udito gratuito su appuntamento presso Sentimed telefonando al 0445 1752550.



Direttore sanitario
L’avvento in commercio di due nuovi farmaci esplicitamente dedicati alla riduzione ponderale rappresenta un evento epocale, una vera e propria rivoluzione copernicana (un “game changer” lo definiscono gli anglosassoni) nell’ambito della terapia di uno dei maggiori problemi che affliggono la popolazione umana, considerando che almeno il 10% della popolazione adulta italiana è affetta da obesità ed il 35% è in sovrappeso.
Questi numeri rappresentano una sfida sanitaria significativa, considerando le comorbilità associate all’eccesso ponderale: dal diabete tipo 2 alle sindromi plurimetaboliche, dalle patologie cardiovascolari alle problematiche ortopediche fino ad una maggiore incidenza di alcune forme tumorali, per non parlare del disagio sociale che molto spesso si associa alle condizioni di sovrappeso.
I due nuovi farmaci, nati inizialmente dalla ricerca di farmaci antidiabetici innovativi, sono la semaglutide e la tirzepatide e appartengono ad una nuova classe di farmaci ai quali, per la prima volta, le organizzazioni internazionali hanno conferito l’indicazione specifica di terapia dell’obesità e del sovrappeso. Sono farmaci che agiscono sui recettori delle incretine, ormoni prodotti dall’intestino che regolano il metabolismo glucidico ed il senso di sazietà, ma a differenza dei precedenti farmaci anoressizzanti (ora non più in commercio per i gravi effetti collaterali), non sono dei semplici soppressori dell’appetito, bensì complessi modulatori del metabolismo energetico. Agiscono come antagonisti dei recettori GLP1 (Glucagon-Like Peptide-1) con conseguente riduzione dell’appetito, rallentamento dello svuotamento gastrico e miglioramento della secrezione insulinica. Entrambi i farmaci si somministrano mediante iniezione sottocutanea settimanale con aumento graduale del dosaggio per minimizzare gli effetti collaterali, peraltro assai infrequenti e limitati a transitorie problematiche gastro intestinali ( stipsi o diarrea, nausea, talora cefalea). Per i trattamenti dei pazienti obesi presso il Centro Medico Iris si è data la preferenza alla semaglutide (agonista selettivo del recettore GLP-1) per la maggiore esperienza clinica (studi su oltre 25000 pazienti con un profilo di sicurezza ben caratterizzato), i maggiori benefici cardiovascolari già nei primi mesi di trattamento con riduzione del 20% di morte cardiovascolare, ictus od infarto non fatale e per la qualità della perdita di peso (84% del peso perso deriva dalla massa grassa), nonché per il costo decisamente più abbordabile rispetto alla tirzepatide a fronte di risultati sul calo ponderale quasi sovrapponibili. La terapia farmacologica va in ogni caso associata a modifiche dietetiche sostenibili e ad un incremento di una regolare attività fisica: l’associazione con modifiche permanenti dello stile di vita è fondamentale per il mantenimento dei risultati a lungo
La riduzione ponderale media è stimata fino al 21% in sei mesi di terapia con significativo miglioramento dei parametri metabolici (Emoglobina glicata, assetto lipidico) ed un deciso miglioramento della funzionalità muscolare. Ma l’aspetto più sensazionale e innovativo di questo trattamento, di cui non si fa menzione nei trailers internazionali (studio SEMALEAN o SELECT), ma che è risultato evidente nella nostra pratica clinica, riguarda le modifiche comportamentali che quasi tutti i pazienti in trattamento hanno riferito: una progressiva indifferenza verso l’assunzione di cibo e di sostanze alcooliche, una netta riduzione delle compulsioni alimentari (fame emotiva con componente edonica ovvero ricerca di cibo, fame fisiologica ma ad una necessità psicologica di assumere qualcosa di consolatorio, specie dolciumi), il che, in aggiunta alla riduzione dell’appetito indotta dal farmaco, facilita enormemente l’adesione ad un protocollo dietetico ipocalorico. Altri aspetti riferiti dalla quasi totalità dei pazienti sono una maggiore dinamicità ed una maggiore propensione ad affrontare una costante attività fisica, una migliore efficacia muscolare ed un miglioramento della qualità del sonno. Il nostro percorso terapeutico prevede una visita medica iniziale per valutare l’effettiva necessità clinica del trattamento, la motivazione del paziente al cambiamento dei suoi stili di vita, la presenza di eventuali controindicazioni (storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide, pancreatite cronica, sindrome da neoplasia endocrina multipla tipo 2), la sostenibilità economica del trattamento. Secondo le linee guida internazionali il trattamento è indicato per adulti con obesità (BMI oltre 30) o con sovrappeso (BMI oltre 27) con almeno una comorbilità correlata (diabete-ipertensione cardiopatia) o per pazienti che non riescono ad ottenere risultati adeguati con modifiche dello stile di vita. Non vi è indicazione per calo ponderale estetico in soggetti normopeso. La valutazione può prevedere l’esecuzione di alcuni esami ematochimici eseguibili presso la nostra struttura. Una volta stabilita l’eleggibilità del paziente, gli verrà fatta la prima prescrizione con tutte le indicazioni dettagliate riguardanti la terapia, concordando un controllo medico mensile per la prescrizione della dose successiva e per il monitoraggio clinico.
Contemporaneamente verrà avviato ad un colloquio con la nutrizionista che elaborerà un percorso alimentare personalizzato e sostenibile nonché una serie di controlli per il monitoraggio del peso e dell’adesione alle prescrizioni dietetiche. Per il paziente che non fosse in grado di incrementare autonomamente la propria attività fisica, il Centro FISIOCORTIANA, nostro associato, è in grado di fornire tutti i supporti del caso con personal - trainers o terapie di gruppo.
Il CENTRO MEDICO IRIS è a disposizione per rispondere a tutte le domande.
Direttore Sanitario: Dott. Roberto De Toni SANTORSO Via Europa, 41 P1-P2 - Tel. 0445 1652758 - 351 5398812
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Ne
“Saran belli gli occhi azzurri… e i nasini un po’ all’insù… ma le gambe, ma le gambe sono belle ancor di più…” celeberrimo ritornello di una canzone di fine anni trenta dell’ormai secolo scorso. Già, le gambe. Simbolo ed espressione di sensualità e seduzione; fulcro della performance fisica negli sportivi; per noi tutti rappresentano l’indipendenza, la capacità e la possibilità di muoversi. Eppure sono moltissimi i pazienti che ogni anno si rivolgono al medico o al farmacista di fiducia per problemi di vene varicose e sintomi come la pesantezza ed il gonfiore delle gambe.
Stiamo parlando del reflusso venoso, che è una condizione patologica, spesso sintomo di insufficienza venosa cronica, in cui le valvole delle vene (specialmente nelle gambe) non si chiudono correttamente, provocando un flusso sanguigno inverso e un ristagno di sangue. Questo accumulo aumenta la pressione venosa, causando vene varicose, pesantezza, edemi e gonfiore. È un problema molto comune, che coinvolge circa il 50% della popolazione adulta, con una maggiore prevalenza delle donne ed è direttamente proporzionale con l’aumento dell’età.
Tra le cause maggiormente coinvolte nel processo della malattia varicosa riconosciamo la familiarità, l’ortostatismo prolungato (stare in piedi per tante ore), l’obesità, le gravidanze, i lavori che obbligano a restare in piedi a lungo (noi farmacisti, ad esempio, i metalmeccanici, i negozianti in genere, cuochi, camerieri, ecc.), come anche lo stare a lungo seduti (autisti, impiegati). Non solo: altri fattori nella genesi della patologia venosa possono essere le frequenti esposizioni a fonti di calore, l’abitudine ad assumere posizioni non corrette, disordini posturali dei piedi, calzature troppo strette e, non dimentichiamolo, i tacchi alti di 5 cm, stipsi, malformazioni vascolari, pregresse trombosi venose.
Generalmente i sintomi più comuni sono una sensazione di pesantezza e dolore alle gambe, crampi notturni, prurito, bruciore, caviglie gonfie, vene reticolari e vene varicose (varici).
Il test del reflusso venoso. Anche per tale patologia la prevenzione è fondamentale. Il test del reflusso venoso è un metodo di misurazione che consente di valutare le condizioni delle vene e, in particolare, il funzionamento delle valvole venose. L’esperienza ci mostra infatti che l’insufficienza venosa delle gambe è troppo spesso sottovalutata eppure il reflusso e il ristagno del sangue che creano tale condizione, se non adeguatamente trattata, espone ad a complicanze serie, anche gravi sino all’ulcerazione degli arti inferiori.
Effettuare una diagnosi precoce è fondamentale per impostare un’efficace terapia preventiva, evitando quindi, o ritardando, la cronicizzazione della malattia. Anche perché NON ci sono controindicazioni per lo svolgimento

Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare, per il prossimo 26 maggio 2026, una giornata in cui è possibile effettuare il Test del Reflusso Venoso nella nostra Farmacia. L’esame proposto si effettua contemporaneamente su entrambi gli arti inferiori ed è caratterizzato da semplicità e velocità di esecuzione, utilizzando il dispositivo VenoScreen® plus che utilizza il sistema della Reografia a Luce Riflessa (Light Reflection Rheography, LRR).
Si tratta di un metodo di misurazione non invasivo, completamente automatizzato, che utilizza un sistema a luce infrarossa, trasmessa attraverso la pelle della parte inferiore della gamba: un sensore fotometrico misura la luce riflessa dalla pelle (misurazione dispersa). L’intensità della luce riflessa fornisce informazioni relative al volume del sangue nella pelle.
In pratica: nella fase Iniziale i piedi sono fermi e il sangue si accumula nelle vene.

Quindi, sollevando alternativamente le punte dei piedi con il tallone poggiato per attivare l’effetto pompa dei muscoli, le vene si svuotano. Ancora: piedi fermi: in condizioni normali, le vene si riempiono lentamente del sangue che affluisce dai piedi. In condizioni patologiche, le vene si riempiono velocemente anche del sangue che refluisce dalla gamba. Viene misurato il tempo di riempimento. Tale procedura dura al al massimo 5 minuti. Sebbene il VenoScreen® plus esamini il sangue in prossimità della superficie, esso è in grado di fornire informazioni relative all’intero sistema venoso in quanto le vene della pelle sono strettamente collegate alle vene profonde.





Ne parliamo con Sabrina Dal Ceredo titolare di Sabrina Estetica specializzata in estetica oncologica Apeo
Curare i piedi è fondamentale perché sono le fondamenta del corpo, le nostre radici, sono essenziali per la postura, l’equilibrio e la deambulazione. Una corretta igiene e cura previene dolori, infezioni (come funghi e verruche), callosità e problemi alle unghie, migliorando la circolazione sanguigna e garantendo il benessere generale.
Sostegno e Postura: I piedi reggono l’intero peso corporeo e influenzano l’allineamento della colonna vertebrale; piedi sani riducono dolori a schiena e gambe.
Prevenzione delle infezioni: Lavare e asciugare bene i piedi, specialmente tra le dita, previene micosi e il piede d’atleta.
Salute della pelle e delle unghie: L’idratazione previene screpolature e talloni secchi, mentre il taglio corretto delle unghie evita l’unghia incarnita.
Circolazione sanguigna: La pianta del piede agisce come un “secondo cuore” (Soletta di Lejars), favorendo il ritorno venoso verso l’alto; il massaggio stimola questa circolazione.
Prevenzione nel diabete: Per i diabetici, la cura quotidiana è cruciale per prevenire ulcere e complicazioni gravi.
Consigli per una corretta cura:
Igiene Quotidiana: Lavare i piedi ogni giorno e asciugarli perfettamente, soprattutto fra le dita per evitare macerazioni.
Idratazione: Applicare creme emollienti per mantenere la pelle elastica e ben idratata.
Pedicure Corretta: Tagliare le unghie dritte e non troppo corte.
Scarpe adeguate: Indossare calzature comode e traspiranti.
In caso di problemi particolari come calli, occhi di pernice duroni, unghie incarnite affidatevi ad una professionista esperta nella cura dei piedi. A volte il fai da te provoca piu’ danni che benefici.
Altrettanto importante è il massaggio.
Massaggiare i piedi è fondamentale per alleviare lo stress, ridurre la tensione muscolare e migliorare la circolazione sanguigna e linfatica. Questo trattamento agisce positivamente su tutto il corpo (attraverso la riflessologia) stimolando il rilassamento, migliorando la qualità del sonno e alleviando dolori comuni come mal di schiena e mal di testa
Rilassamento e Benessere Mentale: Riduce l’ansia e il cortisolo, promuovendo il buon umore grazie al rilascio di endorfine.
Miglioramento della Circolazione e Drenaggio: Favorisce la circolazione sanguigna, riducendo gonfiore, pesantezza e la ritenzione idrica, specialmente dopo lunghe ore in piedi.
Sollievo dal Dolore e Tensione:
Scioglie la rigidità muscolare e articolare su piedi e caviglie, utile per chi soffre di fascite plantare o artrite.
Stimolazione degli Organi (Riflessologia): Secondo la riflessologia, specifiche zone del piede sono collegate a organi interni, migliorando la digestione e la funzionalità generale.
Migliore Postura e Camminata: Aiuta a riequilibrare la postura e migliora la propriocezione (la consapevolezza del corpo nello spazio).
Salute della Pelle: Riduce la secchezza e l’irritazione cutanea sui piedi.





Ne parliamo con la Dott.ssa Marta Comisso
Medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia chirurgia del rachide
LOMBOSCIATALGIA: COS’È E PERCHÉ FA COSÌ MALE?
La lombosciatalgia è un disturbo che affligge molte persone in età adulta. È provocata dall’infiammazione del nervo sciatico e può originare da diverse cause. Le più frequenti sono l’ernia del disco e l’artrosi della colonna vertebrale. Il dolore può essere da lieve e incostante a continuo e molto intenso.

COME INTERVENIRE SUBITO
La prima cosa da fare è senz’altro interpellare il Medico Curante, specie in caso di forte dolore, il quale provvederà a prescrivere una cura antiinfiammatoria e antidolorifica. Qualora il dolore fosse resistente a queste terapie, sarà opportuno rivolgersi ad uno specialista che provvederà a inquadrare il problema tramite una adeguata valutazione clinica e strumentale. L’esame più indicato è la risonanza magnetica che consente di identificare il nervo infiammato e quindi di stabilire la cura più adeguata a risolvere i sintomi.
TERAPIE E SOLUZIONI
Il percorso terapeutico per la lombosciatalgia viene scelto in base a diversi fattori che sono, oltre alla causa scatenante l’infiammazione del nervo sciatico, l’intensità e la durata del dolore. L’approccio iniziale prevede sempre l’uso di farmaci antinfiammatori e analgesici, con l’obiettivo di alleviare i sintomi e controllare l’infiammazione.
Nella maggior parte dei casi, la lombosciatalgia tende a risolversi spontaneamente nel giro di alcune settimane, grazie alla combinazione di terapia farmacologica e riposo. Tuttavia, in situazioni meno frequenti, quando il dolore persiste nonostante le cure convenzionali, occorre valutare l’opportunità di trattamenti più mirati. Tra questi rientrano le infiltrazioni locali, che possono offrire un sollievo diretto alle aree più colpite dall’infiammazione.
Nei casi in cui nemmeno questi interventi risultino efficaci, oppure qualora si manifestino deficit neurologici progressivi, come perdita di forza o di sensibilità agli arti inferiori, andrà considerato il trattamento chirurgico. Gli interventi più comuni comprendono l’erniectomia, ovvero la rimozione dell’ernia del disco e la decompressione radicolare, finalizzata a liberare il nervo compresso. Queste procedure vengono adottate solo dopo aver valutato attentamente l’inefficacia dei trattamenti conservativi e la presenza di sintomi neurologici rilevanti.
RECUPERO RAPIDO? SI PUÒ!
Per favorire un ritorno rapido alle condizioni precedenti l’insorgenza della sciatalgia è fondamentale stimolare gradualmente il nervo sciatico attraverso esercizi di fisioterapia. Questi esercizi sono specificamente progettati per il recupero della muscolatura degli arti inferiori e della colonna vertebrale, poiché proprio da quest’ultima origina il problema. Il percorso di riabilitazione deve essere progressivo e rispettare la soglia del dolore, evitando movimenti bruschi o sovraccarichi che potrebbero peggiorare la situazione.
È importante sottolineare che la lombosciatalgia, nella maggior parte dei casi, è causata da abitudini posturali scorrette mantenute nel tempo. Di conseguenza, oltre al recupero muscolare, occorre prestare attenzione alla correzione della postura quotidiana, adottando comportamenti che favoriscano il benessere della colonna vertebrale e riducano il rischio di nuove infiammazioni. Un approccio consapevole e costante alla fisioterapia e al controllo posturale rappresenta la chiave per un recupero efficace e duraturo.
CONSIGLI PRATICI
Non appena il dolore lo consente, è bene iniziare a camminare, anche solo per brevi distanze.
Questo favorisce la circolazione sanguigna e contribuisce a prevenire l’indebolimento della muscolatura degli arti inferiori e della schiena.

Parallelamente, si possono eseguire semplici esercizi di allungamento della colonna vertebrale e di respirazione: questi aiutano a mantenere la flessibilità, a ridurre la tensione muscolare e a favorire il rilassamento generale.
RACCOMANDAZIONI GENERALI
• Limitare il riposo a letto allo stretto necessario.
• Riprendere gradualmente le attività quotidiane, compatibilmente con la soglia del dolore.
• Eseguire con regolarità esercizi di stretching e respirazione per favorire il recupero.




Ne parliamo con Bianca Gumiero e Fata Lia Rodeghiero

A Chiuppano, dove abito, ci conosciamo tutti. Duemilacinquecento persone ai piedi dell’Altopiano, con quella reputazione di paese di matti che ci portiamo dietro senza dispiacercene troppo.
In poco più di un anno, sette attività di Chiuppano hanno scelto di sostenere I Bambini delle Fate, il progetto di Franco e Andrea Antonello che da oltre vent’anni finanzia associazioni che lavorano ogni giorno con persone con autismo e disabilità nel nostro territorio.
Il meccanismo è semplice: ogni attività contribuisce con una quota mensile, interamente deducibile, che va direttamente alle associazioni della zona. Nessun intermediario, tutto tracciabile. A Vicenza i fondi sostengono il Sanga Bar di Thiene, dove ragazzi con disabilità lavorano e imparano un mestiere, e l’associazione Contro l’Esclusione di Schio, per le autonomie abitative, attiva da quarant’anni.
QUELLO CHE È SUCCESSO DOPO, PERÒ, NON ME LO ASPETTAVO.
Cristina, del panificio Il Fornaio, ha voluto fare un passo ulteriore: accogliere in tirocinio uno dei nostri ragazzi. La sua attività non ha quindici dipendenti, la legge non la obbligava in alcun modo. Ha scelto lei.
Poi sono arrivati Andrea e Luca del Bar Castello, anche loro hanno voluto provare l’esperienza diretta, accogliendo nel locale un ragazzo neurodivergente in alternanza scuola-lavoro. Hanno toccato con mano quanto sia impegnativo insegnare un mestiere a chi parte da condizioni diverse. Non si sono tirati indietro.

In un comune così piccolo è accaduto qualcosa che va oltre il contributo economico: si è costruito un senso di appartenenza. Due attività su sette hanno voluto mettersi in gioco personalmente. Non per dovere, ma per scelta.
CHIUPPANO È SOLO UN ESEMPIO, NON UN CASO ISOLATO.
In due anni di lavoro nell’alto vicentino ho avuto il privilegio di osservare dinamiche simili in diversi comuni della zona. Imprenditori, artigiani e commercianti che ogni giorno scelgono di accompagnare i ragazzi più fragili del territorio verso una vita adulta autonoma e consapevole, sostenuta dalla comunità stessa.
È questa la ricchezza dell’alto vicentino. Non solo un tessuto imprenditoriale solido, ma un tessuto umano che non dimentica nessuno.
Se vuoi capire come funziona, o semplicemente saperne di più, bastano 10 minuti. Chiamaci.
Bianca Gumiero Responsabile Vicenza Fare Impresa nel Sociale 339 4424799 Fata Lia Rodeghiero Responsabile Vicenza Sporcatevi le Mani 346 5916210

Seguici sui nostri canali Fata Lia Rodeghiero Tel. 3465916210 Mail: rodeghiero.l@gmail.com @lia_lafata_ @ibambinidellefate_francoandrea www.ibambinidellefate.it Per le candidature https://ibambinidellefate.it/lavora-con-noi/ Scarica i Bilanci Sociali https://ibambinidellefate.it/chi-siamo/


La sindrome dell’occhio secco è una condizione molto diffusa legata all’alterazione del film lacrimale, il sottile strato che protegge e lubrifica l’occhio.
Quando le lacrime sono insufficienti o di scarsa qualità, l’occhio diventa più esposto a irritazioni e infiammazioni. Non si tratta quindi di un semplice fastidio occasionale, ma di una condizione che può diventare cronica se non trattata correttamente.
Bruciore, lacrimazione e vista offuscata: i sintomi da riconoscere
Chi soffre di occhio secco spesso riferisce una sensazione persistente di bruciore o di corpo estraneo, come se ci fosse della sabbia negli occhi. A questi si possono aggiungere rossore, sensibilità alla luce e difficoltà a mantenere una visione nitida, soprattutto dopo molte ore davanti agli schermi.
Un segnale meno intuitivo, ma molto frequente, è la lacrimazione eccessiva: una risposta dell’occhio che cerca di compensare una scarsa qualità delle lacrime. Riconoscere questi sintomi è fondamentale per intervenire in modo tempestivo.
Le cause più comuni dell’occhio secco
Le cause sono spesso multifattoriali.
L’uso prolungato di dispositivi digitali riduce l’ammiccamento, mentre aria condizionata, riscaldamento e inquinamento contribuiscono al problema. A questi si aggiungono fattori come l’uso di lenti a contatto, alcuni farmaci e i cambiamenti ormonali. In altri casi, alla base vi è una disfunzione delle ghiandole palpebrali, responsabili della componente lipidica delle lacrime.
Rimedi e accortezze da fare nella vita quotidiana

Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante: fare pause regolari durante l’uso dei dispositivi digitali, mantenere una buona idratazione e curare l’igiene delle palpebre può contribuire a migliorare il comfort visivo. Tuttavia, quando il disturbo è persistente, è fondamentale non limitarsi ai rimedi sintomatici, ma approfondire le cause attraverso una Valutazione Specialistica.
L’occhio secco può guarire davvero?
La sindrome dell’occhio secco è spesso una condizione cronica, ma oggi può essere gestita efficacemente, riducendo i sintomi e migliorando la qualità della vita.
Fondamentale è individuare con precisione la causa: per questo è importante prenotare una Visita Oculistica e affidarsi a uno Specialista.

Per alleviare i sintomi dell’occhio secco è possibile adottare alcune strategie semplici ma efficaci. Le lacrime artificiali rappresentano un valido supporto per ripristinare l’idratazione oculare, soprattutto se indicate dallo specialista.
Presso Poliambulatori San Gaetano, Medici Oculisti esperti e Tecnologie Diagnostiche avanzate permettono di analizzare in modo accurato il film lacrimale e distinguere le diverse forme di occhio secco, per impostare trattamenti mirati e realmente efficaci nel tempo.



parliamo con la Dott.ssa
Tatiana Ruaro Pedagogista
Il 27 Marzo e il 17 Aprile, Sala Poleo di Schio ha accolto due serate organizzate dal gruppo Amici del Quartiere in collaborazione con Cooperativa Pedagogika. Incontri pensati per genitori e insegnanti che si interrogano sul mondo dell’adolescenza. La sala era piena eppure, a fine serata, in molti hanno avuto il desiderio di condividere che questi relatori avrebbero meritato ancora più presenze. Un segno dei tempi, forse, perché chi non arriva trainato da migliaia di follower e condivisioni social, fatica a riempire le sale, anche quando ha molto da dire. Il dottor Polito, del resto, è il primo a non cercare quel carro. Con la sua consueta modestia preferisce a qualsiasi palcoscenico, la profondità di un incontro come questo. Raccontare queste due serate non è stato semplice, ma ci tenevo a farlo. Per la prima serata, andata in scena sotto il logo di GenitoriOK un imprevisto tecnico ci ha privati della registrazione. Per la seconda, chi vuole può rivivere tutto, perché trascrizione e registrazione sono disponibili sul sito web e canale YouTube di Iocomerisorsa.
Arianna Montagni, Pedagogista, Pedagogista Clinico®, Mediatrice Familiare e Psicologa, ha aperto la serata mettendo tutti davanti a uno specchio: quante volte chiediamo ai nostri figli di cambiare, senza mai chiederci se stiamo cambiando anche noi con loro? Comunicando e ascoltandoci diversamente. Non è una provocazione retorica. È stato il cuore del suo intervento, costruito attorno a un concetto preciso, la responsabilità condivisa della cura.
Come educhiamo, se non sappiamo per quale ambiente li stiamo preparando? Disarmante!
Ma altrettanto costruttiva è stata la sua proposta.
Carlo dice di puntare su ciò che è universale, strumenti che serviranno comunque, ovunque.
La sintesi in tre parole, sicuri, forti, gioiosi, non è uno slogan. Sicuri vuol dire poter contare su una comunità, su adulti significativi che non li lascino soli.
Forti vuol dire saper stare di fronte al dolore e all’errore senza crollare, perché l’errore non è un fallimento, è la prova che si sta imparando. Gioiosi e non felici, perché la felicità dipende da ciò che si ha e non basta mai, mentre la gioia è legata all’essere, al trovare senso in quello che si fa.
I contenuti di queste due serate risuonano con quello che faccio ogni giorno, anche attraverso il programma Persone Efficaci di Thomas Gordon. Un percorso sulla comunicazione in famiglia e nelle organizzazioni. Non su come “gestire” le persone o i figli, ma su come parlarsi davvero, riconoscere i cortocircuiti tra valori e bisogni, sostituire il giudizio con le parole giuste. Un lavoro che si intreccia con altri approcci che porto nel mio percorso formativo, come la Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg e il modello di gestione dei conflitti di Pat Patfoort. Strumenti diversi, ma con una radice comune, la convinzione che cambiare il modo in cui ci parliamo, a volte, cambia tutto il resto. Scrivimi se vuoi portare questo percorso nella tua scuola, associazione o gruppo di genitori.
La cura, ci ha trasmesso Arianna, non è un sentimento generico, non è l’amore che diamo per scontato. È un impegno reciproco, dichiarato, visibile. Significa dire a noi stessi prima che ai nostri figli cosa stiamo curando, come e perché.
Il secondo intervento della prima serata è stato di Carlo Matteo Callegaro, Pedagogista Clinico, Mediatore Familiare e Docente a contratto presso l’università degli Studi di Verona, con oltre trent’anni di esperienza, che ha fotografato la società in cui crescono i nostri figli con una formula schietta: opaca, opalescente, ambigua, non prevedibile. Non sappiamo in quale mondo diventeranno adulti.
E infine ha presentato i cinque pilastri di GenitoriOK.
La consapevolezza, cioè rompere gli automatismi educativi che ripetiamo senza interrogarci; lo stare di fronte al dolore, restituendo ai ragazzi il diritto di sbagliare; la chiarezza dei valori, che non si trasmettono solo a parole, ma anche con i comportamenti; la gestione delle proprie fragilità, senza usarle come scusa; e infine la creatività, perché in un futuro imprevedibile saranno “i creativi” ad orientarsi meglio.
Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio recita un antico proverbio africano.
Se queste parole risuonano, la community GenitoriOK ti aspetta con i suoi incontri online, confronti, il libro, tutto pensato per chi vuole continuare a pensarci insieme.
La seconda serata del 17 Aprile, è andata in scena sotto il logo di Iocomerisorsa. Protagonista il Dott. Mario Polito, Psicologo, Psicoterapeuta e Pedagogista, oltre che Direttore Scientifico dei contenuti sul Metodo di Studio del mio Progetto di Iocomerisorsa.
Puoi recuperare la registrazione del suo intervento inquadrando il QR code (o digitando il seguente link https://bit.ly/3QpsPJg), in alternativa trovi la trascrizione del suo intervento nel blog di Iocomerisorsa.

Nota: per questo articolo la sintesi della prima conferenza e la trascrizione della seconda mi sono avvalsa del supporto di uno strumento di intelligenza artificiale (Claude, Anthropic). I contenuti sono stati verificati e rielaborati dall’autrice.
Informazioni sull’autore Tatiana Ruaro Pedagogista, Pedagogista Clinico, Facilitatore in Mindfulness - l’intervento di Pedagogia Clinica non identifica una specifica fascia d’età, ma può essere rivolto a bambini e ragazzi, adulti e anziani, gruppi e organizzazioni. Se hai domande scrivi a: info@iocomerisorsa.it Riceve a Schio su appuntamento in presenza e online - Cell. 346 21 95 783 https://www.iocomerisorsa.it


