Periodico di informazione dell’A lto Vicentino
anno X n. 93 - ottobre 2021
Schio: Quelli che comprano plastic-free - p.6 ◆ Soccorritori in prima linea da 25 anni - p.10 Thiene: Il cielo è tricolore sopra Thiene - p.8 ◆ Zanè, si costruisce la scuola primaria unica - p.12
A Schio arrivano i nuovi bidoni del “secco” Da ottobre sono entrati in scena i nuovi bidoni “unifamiliari” per la raccolta del rifiuto secco, il cui uso sarà in vigore “ufficialmente” con il nuovo anno. Chiariamo con l’assessore all’ambiente Maculan alcuni dubbi ancora diffusi: come si usano, chi li deve usare, quando si devono esporre…
Di mese in mese
L’odissea per prenotare una visita al call center dell’Ulss
U
Stefano Tomasoni
na nuova mobilitazione generale in difesa della sanità pubblica del territorio è andata in scena nei giorni scorsi con una marcia dal PalaRomare di Schio all’ospedale di Santorso, promossa dal Comitato Sanità pubblica Alto Vicentino. Hanno aderito oltre 80 associazioni e cooperative, in una replica della manifestazione di un paio d’anni fa, con analoga marcia per sensibilizzare sulle sorti della sanità locale. Stavolta non hanno partecipato i sindaci del territorio, per non mettere il cappello delle istituzioni a un’inizia-
SchioThieneMese Periodico di informazione dell’Alto Vicentino
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Lira&Lira e La Piazza Direttore Stefano Tomasoni Redazione Elia Cucovaz Omar Dal Maso Mirella Dal Zotto Camilla Mantella Grafica e impaginazione Alessandro Berno Per inviare testi e foto: schiothienemese@gmail.com Per le inserzioni pubblicitarie Pubblistudio tel. 0445 575688
tiva che aveva contenuti di protesta, in un momento nel quale, secondo gli amministratori, la nuova dirigenza dell’Ulss si sta adoperando per cambiare le cose in meglio: “Questa direzione ha una marcia in più, sta dimostrando di risolvere i problemi” ha commentato alla stampa locale il sindaco di Thiene Gianni Casarotto. Si spera ovviamente che abbiano ragione i sindaci e che la situazione dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri, oggi in molti casi al limite dell’emergenza, sia destinata a migliorare davvero. Che non sia un compito facile è assodato, visto che è noto ormai a tutti il problema di fondo, ossia la sempre più preoccupante carenza di medici con la quale deve fare i conti non soltanto l’Ulss 7, ma tutto il sistema sanitario nazionale. C’è una generazione di sanitari che sta andando in pensione e non ci sono sufficienti giovani leve che possa andare a sostituirla. Così gli ospedali e i Pronto soccorso hanno organici sempre più scarni e la mole di lavoro per il corpo medico e paramedico – già comprensibilmente sotto stress per quasi due anni di emergenza sanitaria affrontata in modo eroico - diventa sempre più pesante, con il risultato beffardo che più di qualcuno finisce col rispondere alle sirene della sanità privata, che offre ambienti di lavoro meno da “prima linea” e retribuzioni migliori, con il risultato che la coperta già corta si scopre sempre di più. In tutto questo, però, c’è un servizio di cui si parla di rado, ma che a quanto pare sta vivendo la sua parte di problemi. Quello delle prenotazioni poliambulatoriali. Già, prenotare una visita al call center del Cup dell’Ulss 7 è diventata un’odissea. Capita infatti di provare a telefonare invano per giorni per prendere un appuntamento, scontrandosi con il muro di gomma del sistema automatico che impedisce di fatto di entrare in contatto con chicchessia.
Appena presa la linea l’odissea ha inizio: “Se desidera prenotare una visita nel distretto sanitario 1 Bassano digiti 1, se desidera prenotare una visita nel distretto sanitario 2 Alto Vicentino digiti 2”. Seguono altri due cicli di “se desidera questo o se desidera quello” e poi, arrivando al dunque, la voce registrata avvisa di “tenere a portata di mano l’impegnativa e la tessera sanitaria”. Si commette l’errore di credere di essere a buon punto, ma parte una musichetta di intrattenimento intervallata dall’avviso “resti in attesa, verrà messo in contatto con il primo operatore libero, oppure le verrà offerta la possibilità di lasciare il numero per essere richiamato”. Passano 8 minuti (otto) di musica e di “resti in attesa” e infine la voce si scusa “per il protrarsi dell’attesa” e invita a lasciare il numero. Cosa che però si rivela inutile, perché nessuno più richiama né quel giorno né mai. Provando e riprovando, sorbendosi per l’ennesima volta il percorso “digita questo e digita quello” e le frasi pre-registrate, può anche capitare che la voce decida di risparmiarti gli 8 minuti di attesa e passi direttamente alla formula “ci scusiamo per l’attesa ma i nostri operatori sono ancora tutti occupati”, facendo cadere la linea. Così, a colpi di prove da 10 minuti l’una, un giorno via l’altro, dopo più di una settimana ci si ritrova a non essere ancora riusciti a prenotare la visita. Ci sarebbe l’opzione della prenotazione online, attraverso il sito dell’Ulss. Ma non si può pretendere che tutti siano pratici di prenotazioni via web, di certo non lo si può pretendere da chi ha un’età avanzata e non ha nessuno che possa aiutarlo nell’incombenza. E in ogni caso non è la stessa cosa: al telefono parli con una persona che è lì apposta (ed è sempre cortese e disponibile, di questo va dato atto) e con la quale si può dia-
Di mese in mese logare, incrociare le disponibilità reciproche e ricevere magari più opzioni di scelta, mentre al computer al massimo ricevi poi una mail con una data e stop. O anche no, visto che l’esperienza diretta dice che nemmeno dopo aver fatto la prenotazione online arriva alcuna mail di risposta con una data. Insomma, la prenotazione telefonica al Cup è diventata un’esperienza non semplicemente snervante, ma di fatto quasi impossibile. Un disservizio, quindi. Non può stupire se poi la gente si rivolge alla sanità privata, dove – pagando - in un quarto d’ora fissa l’appuntamento per due o tre giorni dopo. Quantomeno l’Ulss ha azzeccato la musichetta di sottofondo nelle pause di attesa, ossia il vecchio motivetto dell’Intervallo che la Rai mandava in onda negli anni Settanta nelle pause tra una trasmissione e l’altra, con le immagini in bianco e nero dei paesini più sperduti e arretrati dell’Italia rurale o di greggi al pascolo. La scelta giusta per tornare con la memoria a quando le cose andavano meglio. Quanti ricordi... ◆
Lo Schiocco C’era una volta a Santa Maria Tra la chiesetta di Santa Maria e la scalinata che sale verso il Castello esisteva un’area giochi attrezzata con uno scivolo a casetta, un’altalena e due o tre di quelle simpatiche sagome colorate di animaletti a dondolo. Poi - siccome da quelle parti giravano balordi e perditempo, i giochi venivano vandalizzati e lo scivolo era ormai diventato un ricettacolo di frasi e disegni volgari poco adatti a un pubblico di infanti - s’è deciso di alzare bandiera bianca e si è tolto tutto, lasciando l’area spoglia. È rimasta, come ricordo del tempo che fu, l’insegna d’ingresso al giardinetto, che continua a definire “parco giochi” quello che ormai è uno spiazzo “parco di giochi”, ovvero avaro di divertimenti. E ricorda anche cosa si può fare e cosa no in quell’area. Per esempio è ancora consentito andare sull’altalena. Basta portarsela da casa. [S.T.]
[4] ◆ Schio Copertina
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L’assessore Alessandro Maculan accanto ai nuovi bidoni prima dell’inizio della consegna, nei mesi scorsi
Stefano Tomasoni
nuovi bidoni per il rifiuto “secco”, quelli che gli scledensi sono andati a ritirare nei mesi scorsi al punto consegna vicino al palasport, sono entrati in scena. Piano piano, però. Per i primi tre mesi, ossia da ottobre a fine anno, usare il bidone sarà facoltativo: si può decidere di cominciare da subito così da abituarsi per tempo, ma si può anche aspettare l’entrata in vigore ufficiale del nuovo modello, il 1° gennaio prossimo. Riassumiamo di cosa si tratta. Di fatto non cambia la modalità di raccolta, perché gli addetti continueranno a passare il martedì mattina a ritirare porta-a-porta il rifiuto secco di ogni famiglia (ma a regime lo faranno una volta ogni due settimane). Non si tratta più, peraltro, di lasciare per strada il sacco nero, ma andrà esposto il bidone, all’interno del quale si possono ora inserire vari sacchi di qualsiasi tipo. È il sistema del bidone porta-a-porta, insomma. Adottato già da 5 anni a Santorso, ma poi con modalità simili anche a Marano, S.Vito e Monte di Malo. La faccenda del “bidone di famiglia” sembra meno complicata di quanto possa sembrare, però si coglie tra gli scledensi una serie di dubbi e perplessità sulla “convivenza” con questo nuovo oggetto piuttosto ingombrante, dubbi legittimati anche dal fatto che la regole imposte dalla pandemia hanno impedito finora al Comune di fare una campagna di informazione simile a quella del 2016, quando si partì con il porta-a-porta. Abbiamo rivolto dubbi e domande direttamente all’assessore all’ambiente Alessandro Maculan.
Partiamo dall’inizio, assessore. Dal porta-a-porta con il sacco, introdotto a Schio nel 2016, arriviamo adesso al porta-a-porta con bidone. Perché?
“Il porta-a-porta era nel nostro mandato già nel 2013, perché in questi sistemi c’è un aumento dell’autocontrollo del cittadino e i risultati si vedono. Nel 2016 ci siamo appunto arrivati. Un Comune, del resto, è chiamato ad aumentare la propria percentuale di raccolta differenziata per adeguarsi agli standard di legge, dunque il nostro obiettivo è quello di mettere in campo il miglior sistema di raccolta che permetta di raggiungere questo scopo. Ora, sia a livello nazionale che locale, là dove viene attuato un sistema di raccolta porta-a-porta del rifiuto secco con quantificazione e lettura del numero di conferimenti, si nota un innalzamento della percentuale della raccolta differenziata, ar-
Nuovi bidoni del secco, istruzioni per l’uso (e altre cose da sapere) Da ottobre sono entrati in scena i nuovi bidoni “unifamiliari” per la raccolta del rifiuto secco, il cui uso sarà in vigore “ufficialmente” con il nuovo anno. Chiariamo con l’assessore all’ambiente Maculan alcuni dubbi ancora diffusi: come si usano, chi li deve usare, quando si devono esporre…
rivando ai limite che la legge imporrebbe. Nella legge regionale l’obiettivo era il 76% entro il 2020, nel nostro territorio ad averlo raggiunto sono pochi e Schio è uno di questi, siamo appunto al 76% calcolato con il metodo regionale Arpav, che è molto più severo. Con il metodo nazionale Ispra siamo quasi all’84%”. Qundi il porta-a-porta in questi 5 anni ha migliorato l’efficacia della differenziata?
“Nel 2015, prima di passare al nuovo sistema, eravamo a una percentuale del 65%, però questo è il calcolo che fa il gestore nel momento in cui raccoglie il rifiuto. Il problema era quanto rifiuto veniva poi realmente recuperato, perché soprattutto per alcune frazioni come il multimateriale il grado di impurità all’interno di quanto veniva raccolto era molto elevato: la soglia accettata è il 20% di frazione estranea, noi avevamo impurità che arrivavano al 50%. C’era un po’ di tutto, perfino microonde, se-
die o altri oggetti la cui destinazione era l’ecostazione e che invece venivano abbandonati nelle campane sotto casa. Di fatto, metà del multimateriale veniva scartato e tornava indietro, per essere poi termovalorizzato. Significava che il dato del 65% non era reale. Essere passati nel 2016 dalle campane al porta-a-porta con i sacchi ha portato a un calo immediato del 35% della quantità di rifiuto secco: da 4 mila tonnellate siamo scesi a 2.800 nel primo anno e poi ci siamo stabilizzati intorno a 2500 tonnellate l’anno. Questo è il più grande risultato e l’evidenza della differenza dei due modelli: per Schio ha voluto dire 1500 tonnellate in meno di secco conferito”. Passare ora dall’attuale porta-a-porta col sacco al porta-a-porta col bidone consentirà di fare un altro passo avanti?
“Esatto. Si dice spesso che questo è un cambio di sistema di raccolta, in realtà il
Schio ◆ [5] modello è lo stesso: avremo sempre un sistema porta-a-porta spinto, ma cambia il contenitore: al posto del sacco c’è un bidone”. Però magari il cittadino dirà che andava meglio prima, quando lasciava il sacco fuori e stop, mentre adesso si ritrova con un bidone oggettivamente ingombrante da gestire.
“E qui si arriva al perché si va verso il bidone. L’utilizzo del sacco è a tutti gli effetti una soluzione intermedia tra il sistema stradale di campane a un sistema porta-a-porta con contenitore. Il sacco per noi era una novità che andava messa in pratica e capìta, anche dal cittadino, e ha consentito di testare il modello. L’evoluzione naturale è arrivare al bidoncino, per creare un’efficienza sistemica nella raccolta, però prima abbiamo voluto fare dei passaggi, per i quali ormai la città è matura. Il bidone consente anche di fare un’economia di gestione. I sacchi neri usa e getta avevano ciascuno un microchip e avevano un costo elevato: in 4 anni, dal 2016 al 2020, abbiamo speso quasi 100 mila euro di sacchi microchippati. D’ora in poi il microchip non è più nel sacco, ma nel bidone, dentro il quale si può mettere il sacco che si vuole”. Cioè non è più necessario avere il sacco nero? Si può usare qualsiasi sacchetto?
“Si, può essere di qualsiasi colore, materiale e dimensione. Si può usare il sacco della spesa, un sacco piccolo o uno grande”. Allora vediamo: arriva il camion dei rifiuti, aggancia il mio bidone e lo svuota. Come calcola la quantità di rifiuto che ho dentro?
“No, chiariamo: come anche con i sacchetti, non è importante il volume occupato all’interno del bidone importante: si calcola il singolo svuotamento. Il macchinario ha un’antenna che legge il chip, tutte le letture vengono caricate sul sistema informatico del gestore, qualche giorno dopo il dato viene pubblicato in piattaforme private, ogni utente avrà il proprio account con cui poter monitorare lo stato dei suoi conferimenti. Perché poi in base a quello si pagherà una parte della Tari”. Perciò se sono “distratto” (è un dolce eufemismo) e metto fuori il bidone con dentro un solo sacchetto mi viene conteggiato uno svuotamento, così come se invece aspetto di riempirlo con tre o quattro sacchetti?
“Sì. il principio è quello della razionalizzazione dei conferimenti. Questo sistema, a regime, consentirà di passare a raccogliere il secco una volta ogni 2 settimane, anziché una volta a settimana. Ci sarà probabilmente qualche mese di rodaggio in cui continuerà la raccolta settimanale, ma l’obiettivo finale è arrivare a un passaggio a settimane alterne. Si avrà così, a regime, anche un dimezzamento dei mezzi
che passano per la raccolta, il che vuol dire minor costo del servizio erogato, con un risparmio per i contribuenti”. Insomma, il bidone – non il sacco - è il sistema più conveniente per monitorare la produzione di quella parte di rifiuto che non va in raccolta differenziata?
“Sì, ma serve anche per trasformare la Tari in una tariffa puntuale, andando a premiare chi produce meno rifiuto secco, che pagherà meno”. Vediamo alcuni dubbi pratici sul bidone: l’impressione è che da un lato sia piuttosto ingombrante e dall’altro poco solido. Il continuo svuotamento non rischia di usurarlo facilmente?
“Soltanto il sistema in funzione potrà dirci l’effettiva resistenza, però se guardiamo le cifre investite dovremmo essere tranquilli, perché si è scelto un prodotto di fascia intermedia-alta. I bidoni che abbiamo adottato sono leggermente più robusti di quelli usati a Santorso e a S.Vito, dove pro-
Il porta-a-porta con uso di bidone, dice l’assessore Maculan, è il sistema più conveniente per monitorare la produzione di quella parte di rifiuto che non va in raccolta differenziata: “E per trasformare la Tari in una tariffa puntuale, andando a premiare chi produce meno rifiuto secco, che pagherà meno”. blemi non ne sono stati finora manifestati, a parte magari qualche caso singolo che può sempre esserci. Sull’ingombro, sembra si sia diffusa la convinzione che il bidone si debba tenere in casa. Questo non è assolutamente vero. Il bidone va preso da tutti coloro che hanno lo spazio esterno di pertinenza, da chi ha un garage nel quale tenerlo o, nel caso di condomìni, da coloro che hanno uno spazio condominiale adibito al deposito dei bidoni. In mancanza di questi requisiti esiste il modulo di esenzione”. E per i condomìni del centro?
“Se non rientrato in questi requisiti sono esentati. Ci sono condomìni nel quale ogni utente ha un proprio garage: là è possibile tenere il bidone. Se però questo garage è interrato e vi è una rampa di accesso, allora in quel caso è possibile chiedere il modulo di esenzione. In ogni caso, se abito in con-
Copertina dominio non devo portare il bidone per le scale, né sono costretto a usare l’ascensore. Devo prendere il bidone solo se ho un garage capiente e accessibile”. In quanti finora hanno chiesto l’esenzione?
“La situazione attuale è di circa 250 richieste, ne abbiamo in sospeso circa altrettante, per le quali ci saranno dei sopralluoghi di verifica. Poi ci sono da considerare le persone con invalidità. In totale si tratta del 4-5% delle 16 mila utenze cittadine, una percentuale simile a quella che era prevista all’inizio”. Ma c’è qualcuno che controlla la veridicità di quel che si dichiara nelle richieste di esenzione?
“Verranno realizzati dei controlli a campione. Credo peraltro sia difficile che uno vada a dichiarare il falso, anche perché se c’è un’obiettiva difficoltà si rientra già nei requisiti per l’esenzione. Ovviamente il sistema funziona più bidoni ci sono: meno sono le eccezioni e più funziona. Fino a quando si rimane entro il 5-10% di esenzioni, l’economia di scala la si raggiunge”. Altre domande pratiche: quando si porta fuori il bidone?
“Quando è pieno, nel giorno della raccolta, che sarà sempre il martedì. Quindi il bidone va esposto il lunedì sera. La città verrà divisa in due macro-zone: Ava farà la raccolta una settimana nella zona A e una settimana nella zona B, come avviene ora per carta e plastica”. Ma in una via dove abitano 40 famiglie, il lunedì sera ci si ritroverà con una sfilata di 40 bidoni per strada?
“No, questo verrà smentito dalla pratica. Se tutti esponessero sempre il sacco, con la raccolta quindicinale ogni utenza farebbe 26 svuotamenti all’anno, ma i dati statistici di Ava, basati su contesti dove il sistema è già in uso da anni, mostrano una realtà diversa”. Cioè di fatto non tutti hanno necessità di esporre il bidone nello stesso giorno?
“Esatto. La percentuale di esposizione, cioè ogni quante case di una via si trova il bidone, è del 15%: una su sette. Questo con la raccolta settimanale. Con la raccolta quindicinale si sale al 24%, uno su quattro. Poi ovviamente si vedrà a conti fatti. Io sono convinto che le comodità del sistema saranno apprezzabili a posteriori: inizialmente si vede solo il disagio, ma ricordo le contestazioni che ci furono anche nel 2016, poi tre mesi dopo l’avvio del porta-a-porta tutti si erano convinti. E i risultati sono arrivati subito”. ◆
[6] ◆ Schio Attualità
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Le foto a corredo dell’articolo sono scattate nei due negozi scledensi che seguono la filosofia “Zero waste”
Camilla Mantella
l mese di ottobre si è aperto con la Youth4Climate, la Conferenza dei Giovani sul Clima a Milano, e si chiuderà passando il testimone alla COP26, la Conferenza Internazionale sul clima che si terrà a Glasgow a partire dal primo novembre. Fari puntati, quindi, sul cambiamento climatico e sulla riduzione dell’inquinamento, che passa necessariamente da una presa di coscienza tanto collettiva quanto individuale. Il movimento zero waste – zero produzione di spreco e rifiuto – nasce proprio per questo: essere persone più accorte rispetto a quello che si utilizza e contribuire così ad una maggiore sostenibilità del luogo in cui si vive, con ripercussioni positive sulla produzione e lo smaltimento di materiali inquinanti. Ma a Schio esistono alternative d’acquisto zero waste? Possiamo fare una spesa plastic free? È un’alternativa riservata solo a chi ha più risorse economiche? Abbiamo provato a capire come sia possibile fare una spesa ad impatto ambientale quasi zero, concentrandoci sui prodotti di maggior consumo che accomunano la maggior parte delle famiglie: i beni alimentari e quelli per la cura e l’igiene della casa e della persona.
No agli imballaggi, agli sprechi, all’inquinamento e allo sfruttamento del lavoro dei produttori Quando si entra da “èSenza”, punto vendita aperto a metà febbraio 2021 in via Pietro Maraschin, qualche metro più in là della chiesa del Sacro Cuore, quello che colpisce è la luce, gli allestimenti in legno del negozio e la quantità colorata di dispenser che offrono cereali, legumi, semi, di qualsiasi tipo e varietà. Da “èSenza”, infatti, si compra solo il prodotto, senza l’involucro: il cliente può portare da casa i propri con-
Quelli che comprano plastic-free A Schio alcune nuove realtà consentono un consumo consapevole e ad impatto ambientale quasi zero. Le abbiamo conosciute.
tenitori, oppure può trovare in negozio sacchettini di carta o di cotone da poter poi riutilizzare ad ogni nuova spesa. La varietà dei beni offerti è ampia – ed in costante crescita – ma è chiaro che non ci troviamo in un supermercato tradizionale: qui non ci sono scaffali colorati, alta musica di sottofondo, prodotti collocati sugli scaffali in modo da promuoverne uno piuttosto che l’altro. Ci si concentra sull’essenziale, sulle materie prime e sulla promozione di uno stile alimentare sano e consapevole. “èSenza, lo dice il nome stesso, significa rinuncia gli imballaggi, all’inquinamento, allo sfruttamento del lavoro e agli sprechi”, spiega Ornella che, assieme a Martina, gestisce il negozio. “Selezioniamo prodotti del territorio da aziende soprattutto a con-
duzione familiare che conosciamo personalmente, oppure, per i beni che non si trovano localmente, ci affidiamo a produttori riconosciuti per l’attenzione alla sensibilità ambientale e sociale. Desideriamo offrire alle persone alimenti buoni, in tutti i sensi: buoni da mangiare, perché genuini e autentici, buoni per l’ambiente, perché a filiera corta e/o distribuiti senza imballaggi, buoni per le persone che li producono, perché pagati ad un prezzo corretto che evita sfruttamento del lavoro e condizioni sociali disagiate”.
Informati, curiosi o con speciali necessità alimentari: il cliente-tipo I clienti passeggiano per il negozio accompagnati dalle persone che lo gestiscono, che consigliano e illustrano le opzioni disbonibili, che spaziano dalle verdure ai formaggi, dalle alternative vegan alla pasticceria pronta, dai vini – da piccole cantine selezionate – alle birre artigianali. “Questo negozio è un progetto di famiglia”, continua Ornella. “Desideravamo condividere ricerche fatte in anni di consumo attento e poter offrire alle persone un’alternativa sostenibile per la propria spesa. Siamo feli-
Schio ◆ [7] ci di accogliere persone che hanno già fatto ricerche su questo mondo – così da scambiarci pareri e punti di vista – ma riceviamo anche persone che seguono una dieta e quindi hanno bisogno di alimenti che difficilmente trovano nella grande distribuzione e semplici curiosi che, provando qualche prodotto, poi tornano contenti della qualità che hanno sperimentato. La nostra pasta costa più di quella del supermercato: ma alla base ha ottimi cereali, viene lavorata con tecniche rispettose della qualità e, alla fine, una minore grammatura risulta saziante e nutriente tanto quanto un quantitativo maggiore di un prodotto industriale tradizionale”. Mentre Martina ci mostra il corner del negozio dedicato alle alternative escosostenibili alla pellicola e alla carta da forno, riutilizzabili e sane, l’occhio cade sui detergenti per la casa sfusi, che una coppia di ragazzi sta acquistando dopo essersi portata da casa alcuni contenitori personali. “Con l’acido citrico in polvere si ottengono degli ottimi ammorbidenti, liquidi anticalcare e brillantanti per lavastoviglie”, interviene Ornella. “Pensiamo a quanti detersivi usiamo quotidianamente, quante confezioni in plastica usa e getta impieghiamo per pulire casa: con un paio di flaconi costantemente riutilizzati possiamo tagliare sprechi enormi, detergere le nostre abitazioni in maniera sicura e, alla fine dell’anno, risparmiare molto”.
Quando lo zero waste riguarda i più piccoli Erica, invece, ci accoglie nel corner “Poropo’”, allestito da novembre 2019 all’interno della libreria “Il Colore del Grano” di Magré. “Nel 2012 cercavo un regalo per un’amica che sarebbe presto diventata mamma”, racconta, “e mi sono imbattuta nel mondo dei pannolini per bambini lavabili. Di natura sono una persona molto curiosa, per cui ho approfondito molto l’argomento anche se allora non mi toccava personalmente. Quando poi sono diventata io mamma, qualche anno dopo, la scelta di usare pannolini lavabili per il mio bimbo è stata naturale per molte ragioni: la prima, per il benessere di mio figlio, che con i tradizionali prodotti usa e getta soffriva di forti dermatiti, la seconda, per opportunità economica, dato che un parco pannolini lavabili, a seconda della qualità e della
quantità acquistata, costa dai 200 ai 700 euro e dura fino allo spannolinamento, mentre per coprire lo stesso periodo con le alternative tradizionali si spendono dai 1000 ai 3000 euro, la terza, per rispetto dell’ambiente in cui viviamo, dal momento che usando lavabili riutilizzabili ogni famiglia impiega 20-24 pannolini contro i circa 6000 che servono normalmente”. All’inizio Erica si è dedicata al noleggio di pannolini lavabili, per poi prendere coraggio e aprire una sua attività di vendita diretta. “Fondamentale è la rete locale di maternage”, spiega. “Il dialogo con le ostetriche e i professionisti del settore è fondamentale, perché se è vero che passare ai pannolini lavabili è zero waste, è pur vero che le motivazioni che spingono una famiglia verso questo mondo sono spesso diver-
conferenze e si occupa anche della commercializzazione di prodotti per la cura della persona – come gli shampoo solidi, ottimi e durevoli –e di coppette mestruali e assorbenti e intimo lavabile per le clienti che soffrono l’usa e getta o che sono stanche di investire il proprio denaro su prodotti per l’igiene tassati come beni di lusso. E sono soprattutto le più giovaniad avvicinarsi al mondo delle eco-mestruazioni, che porta con sé tutta una serie di considerazioni legate alla consapevolezza del proprio corpo e ad una convivenza meno problematica e più naturale con il ciclo mestruale.
se dall’attivismo ambientale: molti delle mamme e dei papà che seguo desiderano approfondire questo argomento prima di tutto per il benessere dei loro bambini e la cosa meravigliosa è che, quando si cerca lo stare bene, molto spesso si finisce per abbracciare alternative che hanno anche delle ripercussioni positive sull’ambiente in cui viviamo”. Oggi Poropo’, attento a tutta la filiera di approvvigionamento e alla selezione di fornitori che rispettino i migliori standard ambientali e sociali, organizza incontri e
L’idea alla base: limitare la produzione di rifiuti e consumare meno e meglio “L’importante è non avvicinarsi allo zero waste solo perché fa moda”, conclude Erica. “Non ha nessun senso, ad esempio, comprarsi le cannucce biodegradabili perché sono carine e poi non usarle mai: alla base di questo movimento c’è il non produrre proprio rifiuto, consumando in modo selettivo ed accorto. La mia esperienza mi porta ad essere fiduciosa: durante il lockdown molte famiglie hanno dovuto fare i conti con i rifiuti prodotti stando tutti insieme in casa e, avendo più tempo a disposizione, i più curiosi hanno iniziato a sperimentare alternative ecologiche. La domanda del mercato mi ha portata ad aprire un e-commerce e a curare un profilo Instagram – ed ora vendo anche oltre i confini dell’Alto Vicentino continuando a curare l’aspetto informativo del mio lavoro, che è quello che preferisco.Assieme ad alcuni comuni del circondario, inoltre, abbiamo proposto ai cittadini un bonus locale per l’acquisto di pannolini lavabili e l’iniziativa ha avuto davvero un buon riscontro, anche perché viene affiancata da incontri formativi con i futuri genitori, spesso molto dubbiosi soprattutto rispetto alle modalità di lavaggio, che possono invece essere tranquillamente gestite. Abbandonare l’usa e getta e cercare alternative sostenibilifa anche risparimiare la comunità: abbiamo appurato che per ogni famiglia che non utilizza i pannolini tradizionali, i comuni risparmiano dai 400 ai 500 euro di costi per l’abbruciamento dell’indifferenziato prodotto, denaro che può essere investito in altro modo a sostegno della comunità”. ◆
Attualità
[8] ◆ Thiene Attualità
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Aerei come quelli che compirono la trasvolata Roma-Tokyo di cent’anni fa. Sotto, la rotta seguita dalla spedizione di Ferrarin
Omar Dal Maso
i sono fatte attendere un anno in più rispetto al programma iniziale, ma alla fine le Frecce (tricolori) hanno... sfrecciato sopra Thiene. Cospargendo di sfumature rosse, bianche e verdi il cielo ed elettrizzando ben più persone dei 3.500 “spettatori” ospitati all’Aeroporto Ferrarin di Rozzampia, ma i tanti vicentini nel week end del 16 e 17 ottobre sono rimasti per una manciata di minuti con lo sguardo all’in su a osservare e applaudire le evoluzioni dei piloti italiani “eredi” di memorabili imprese aeree. Chiamati a ripercorrere e omaggiare le gesta di un secolo prima dell’aviatore thienese Arturo Ferrarin. Il tutto con un anno di ritardo a causa del prolungarsi della pandemia che ha costretto a ridurre la mole di eventi legati al centenario dell’impresa portata a termine nel 1920: il Raid (o Trasvolata) Roma-Tokyo. Nemmeno il Covid-19 e le titubanze connesse sono “riuscite” ad annullare il gran finale promesso con protagonisti i bolidi dei cieli. Con l’esibizione della flotta inviata dall’Aeronautica Militare Italiana si sono chiusi ufficialmente i festeggiamenti che hanno visto Comune di Thiene, Aeroporto, associazioni locali, Biblioteca Civica e altre componenti a collaborare per ricordare il pilota. Una curiosità: quello delle Frecce Tricolori non costituisce il primo sorvolo con evoluzioni sincronizzate degli aerei dal fumo verde-bianco-rosso, bensì del terzo della storia thienese. Già 26 anni prima sull’Altovicentino (era il 1995) avevano bissato la presenza del 1976, la prima assoluta. A quei tempi ad assistere dalle tribune e dai prati di Rozzampia c’era una folla oceanica di gente, mentre stavolta l’accesso alla pista è stato garantito a 3.500 sguardi curiosi e ammirati – tutti a sedere e in distanziamento - in ragione delle normative vigenti anticovid-19. Nel corso del grande evento conclusivo è stato inaugurato un monumento dedicato
Il cielo è tricolore sopra Thiene Le celebrazioni per il Centenario della Trasvolata Roma-Tokyo – in parte interrotte a causa della pandemia – si sono concluse con lo spettacolo della flotta delle “Frecce” sopra l’aeroporto di Rozzampia
al Centenario del volo Roma-Tokyo, creato per ricordare a lungo l’aviatore Ferrarin e la pagina di storia scritta insieme all’altro pilota veneto Guido Masiero, che giunse a destinazione in Giappone al pari del thienese ma senza aver percorso via aria tutte le tappe concordate del raid. Furono i soli a raggiungere la destinazione d’Oriente, tra gli 11 velivoli partiti dalla pista romana di Centocelle. Con due lutti tra i partecipanti. Questo dopo aver toccato una trentina di città dell’Eurasia: tra le altre Valona in Albania, Salonicco in Grecia,Aleppo, Smirne (oggi Izmir), Bassora, Baghdad, Karachi, Delhi, Calcutta, Rangoon, Bangkok, Canton, Shangai, Pechino, Seul, Osaka e infine la capitale nipponica. Insieme ad Arturo, giovane rampollo 25enne della famiglia di industriali tessili, con l’aiuto del motorista Gino Capannini, una sorta di “scudiero” che ha accompagnato il cavaliere dei cieli fino a compimento
dei 18 mila chilometri percorsi a tappe, in oltre tre mesi di avventurosa missione – dal 14 febbraio, il giorno seguente al compleanno di Ferrarin, al 31 maggio 1920 – ideata da Gabriele D’Annunzio e dal poeta/amico Harukichi Shimoi. “Sorvolando” anche varie peripezie a bordo di una biplano Sva 9 del Regio Esercito. Impiegando poi oltre cento ore di volo effettivo (112 secondo le cronache dell’epoca), prima di venire accolti a Tokyo e in generale negli scali intermedi in Asia come eroi. Un modellino in cartone pieghevole è stato regalato al 2020 agli alluni delle scuole della città. Agli studenti delle superiori, inoltre, è stato rivolto un Corso di Cultura Aeronautica che ha preceduto le celebrazioni. Da ricordare, nel carnet di eventi portati a termine il recente annullo filatelico con l’effigie del pilota thienese, le mostre in Aeroporto e in Bibliotecaa Thiene, le nuove edizioni di libri sulla trasvolata e su Ferrarin tra cui un libro di Gaetano Dal Santo e un volume di Luigino Caliaro, il Museo nell’hangar un ciclo di incontri cinematografici in Auditorium, gli aerei Siai U-28 dell’Aeronautica con il logo del Centenario in visita a Rozzampia, laboratori per ragazzi, esposizioni, un podcast ascoltabile, i maxi cartelloni installati all’ingresso della città, il Concerto Italo-Giapponese e perfino un presepio sul tema lo scorso Natale. Ma non si tratta di un elenco esaustivo. ◆
[10] ◆ Schio Attualità L’attività principale è la formazione: dai tradizionali corsi di primo soccorso a corsi specifici sulle manovre salvavita pediatriche. I progetti più ambiziosi riguardano la formazione nelle scuole e la formazione delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine.
C
Camilla Mantella
onoscere le manovre base del primo soccorso possono salvare una vita. L’AIS – Associazione Italiana Soccorritori - si occupa anche e soprattutto di questo: fare divulgazione e formare le persone perchè possano essere parte attiva del benessere della comunità. Dal soccorritore volontario che si dedica continuativamente all’intervento in casi di emergenza al soccorritore occasionale che si trova nella situazione di poter salvare una vita. Carlo Zattra, presidente della sezione di Schio dell’AIS, spiega di cosa si occupa l’associazione a cui numerosi concittadini dedicano il loro tempo libero. Quando e perché nasce la sezione scledense dell’AIS?
“La Sezione nasce nel 1996 per volere di una decina di volontari impegnati nella Protezione Civile, mossi dalla volontà di conoscere qualcosa in più sul soccorso sanitario. In breve tempo, grazie anche a favorevoli input esterni, si è deciso per la costituzione della sezione e l’organizzazione del primo corso di Primo Soccorso rivolto a tutta la cittadinanza. Da allora le richieste formative sono costantemente cresciute: negli anni si sono formati i primi istruttori BLSD (Basic Life Support Defibrillation, procedura di soccorso con l’uso del defibrillatore, ndr) e nel 2013 abbiamo aperto un centro di formazione accreditato alla Regione Veneto per la formazione e la certificazione per l’uso dei defibrillatori semiautomatici. Di cosa vi occupate principalmente?
“La nostra attività principale è la formazione: dai tradizionali corsi di primo soccorso a corsi specifici sulle manovre salvavita pediatriche fino a corsi per preparare sanitari e non all’uso di strumenti tecnolo-
Soccorritori in prima linea da 25 anni La sezione scledense dell’AIS, Associazione Italiana Soccorritori, festeggia i suoi primi 25 anni di attività, forte di un gruppo di volontari e associati che si impegnano nell’intervento in situazioni di necessità e nella formazione sul territorio.
gici per migliorare le performances negli interventi di soccorso. I nostri progetti più ambiziosi riguardano la formazione nelle scuole e la formazione delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine, con un focus particolare sulla cardioprotezione, che non può che coincidere con la capillarità degli interventi formativi e con la tempestività nell’applicazione di manovre che seguano le linee guida internazionali. Nostri allievi, tra gli altri, sono i carabinieri del comando provinciale di Vicenza, gli agenti della polizia penitenziaria di Vicenza, i militari della missione “Strade Sicure” e gli Alpini del 6’ Reggimento di San Candido”.
Come è composto il vostro gruppo? Quanti sono i volontari? Qual è la loro età media?
“Siamo circa 200 soci, tra i quali 40 volontari attivi e 15 istruttori internazionali certificati e registrati alla centrale operativa del 118. L’età media è molto giovane, sui 35 anni, ma già con un’esperienza decennale nella formazione in materia”. Come si entra a far parte dell’associazione? Si segue una formazione particolare?
“L’iter per entrare in Associazione è fatto di step che partono dalla frequenza di un corso di primo soccorso tenuto dai nostri medici per poi passare all’affiancamento agli istruttori esperti e alla formazione alla rianimazione cardiopolmonare. Si può poi affrontare il corso istruttori e, per chi desidera diventare un formatore, è necessaria moltissima esperienza sul campo”. In quali situazioni intervenite più di frequente?
“Oltre alla formazione ci dedichiamo a servizi come squadra di primo intervento in accordo con il Comune di Schio, con il quale abbiamo sviluppato una proficua collaborazione. La nostra presenza si è intensificata durante la pandemia a supporto degli sportelli per le vaccinazioni o a garanzia della totale sicurezza nello svolgimento di manifestazioni e di eventi aperti al pubblico. I nostri sforzi, quindi, non sono venuti meno nemmeno in “zona rossa”. Per tutte le nostre attività abbiamo sempre goduto della fiducia e della disponibilità dell’Ulss, che dobbiamo ringraziare, del Comune di Schio e di tutti gli enti che hanno una missione simile alla nostra. Un ringraziamento sentito va anche ai medici e ai tecnici che seguono la nostra formazione a titolo gratuito, e ai ragazzi dell’AIS, un gruppo di persone straordinarie che dedicano il proprio tempo con passione ed enorme altruismo alla collettività. È sempre possibile cercare di donare, in qualsiasi forma, un po’ di nostro al bene comune. Il grazie di una persona in difficoltà ripaga degli sforzi di anni e sono proprio questi grazie lo ‘stipendio’ di tutti noi volontari”. ◆
[12] ◆ Thiene
Qui e nella foto sotto, due momenti della cerimonia di posa della prima pietra del nuovo polo scolastico unico
Attualità La nuova scuola è in via di costruzione su un terreno di fronte all’ingresso alle Medie intitolate a Don Lorenzo Milani. Nascerà un polo scolastico unico.
T
Omar Dal Maso
utti in posa per una foto e per celebrare la... posa della simbolica prima pietra della nuova scuola primaria unificata di Zanè. In via di costruzione “da zero” su un terreno proprio di fronte all’ingresso alle Medie intitolate a Don Lorenzo Milani, creando così un polo scolastico unico nella cittadina dell’Altovicentino che conta oggi circa 6700 mila abitanti. A un centinaio di metri in linea d’aria, inoltre, sorgono anche una scuola dell’infanzia e l’annesso asilo nido. A “fondersi”, praticamente a metà strada nell’ampio lotto di via De Gasperi, saranno le primarie del “Centro” – la scuola Dante Alighieri – e delle “Campagne” – la Papa Giovanni XXII -, togliendo un’altra fetta di campanilismo dalle due località o meglio dire parrocchie che costituiscono il paese. Lo stabile che sta per sorgere, su un terreno da 25 mila metri quadrati, sarà pronto ad accogliere i bambini zanediensi dalla prima alla quinta elementare tra due anni se la tabella di marcia sarà rispettata. Quindi in vista della fine estate 2023. Buona parte degli attuali alunni del primo ciclo di studi, insomma, potranno posare la cartella nella nuova sede. La cerimonia di apertura di lavori si è svolta nel mattino di sabato 25 settembre scorso, una data attesa a Zanè vista l’importanza dell’istituto nascente, perfino epocale se si considera la portata storica della futura chiusura delle due ex “scuole elementari” che hanno visto passare tra banchi e cattedre migliaia di alunni cresciuti da queste parti, e centinaia di maestre e maestri. Niente “bagni di folla” nonostante l’evento si sia svolto all’aperto nel cortile che ospita la tanto amata “ricreazione”, in rispetto delle normative antiCovid-19. Oltre agli amministratori locali presenti per l’occasione la autorità in rappresentanza di Regione Veneto e
Zanè, si costruisce la scuola primaria unica Con la cerimonia di posa a Zanè è iniziata la fase di costruzione del plesso che manderà in pensione gli storici istituti dedicati a Dante Alighieri (per il Centro) e a Papa Giovanni XXIII (Campagne).
Provincia di Vicenza, Roberto Ciambetti e Cristina Balbo, delegata all’edilizia scolastica. Presente anche l’assessore del Comune di Vicenza Silvio Giovine. Spesa “in conto” che supera i 10 milioni di euro a conti fatti, compresi i lavori su parcheggio e strada che connetteranno la nuova area in via di edificazione alla viabilità, in prossimità della Sp 349 che attraversa Zanè verso Pio-
vene Rocchette a nord e Thiene a sud. L’edificio comprensivo di queste opere accessorie di collegamento costerà 6,6 milioni di euro, di cui 3 coperti da un fondo ministeriale. Per ora il plesso ha assunto la denominazione di Scuola Primaria Unitaria, con il sindaco Roberto Berti ha delineare il progetto, le tempistiche, le modalità di costruzione in due stralci e gli albori di un iter iniziato nel 2014 e che troverà com-
pimento in 24 mesi, grazie al concorso di più persone ed enti che hanno supportato il Comune a reperire le risorse “milionarie” necessarie. Previste 16 aule per la didattica in classe, più altri spazi per laboratori multimediali, linguistici, oltre alla mensa e alla sala docenti. Una moderna palestra e un auditoriuma disposizione non solo delle attività scolastiche in senso stretto rientrano invece nel secondo stralcio di interventi, qui gravati da 3,7 milioni di spesa prevista. A portare freschezza e colori nel corso della mattinata di festa anche una delegazione di ragazzi che frequentano le primarie a Zanè, accompagnati dall’ex preside Cristiano Rossi, dalla vicaria Eliana Bragiola e da alcuni insegnanti. Alcuni tra questi si sono alternati al microfono, leggendo al pubblico dei testi sulla scuola che sognano come luogo di crescita, di socializzazione e di “ascensore” verso la vita adulta. Questi pensieri originali, scritti su carta, sono stati poi inseriti insieme a un quotidiano, al discorso inaugurale del primo cittadino e ad alcune monete in un pozzetto che verrà poi inglobato nelle fondamenta della struttura.A suggellare poi l’unione anche “spirituale” delle due località, che corrispondono di fatto alle due parrocchie del paese, la benedizione anche qui “unificata” al cantiere offerta da don Lucio Fabbian e don Luigi Codemo, in rappresentanza delle comunità di fedeli e concittadini.◆
Schio ◆ [13] Attualità
Gli “Amici nella lettura” insieme alla “4 Novembre” Ha ripreso vita da qualche tempo la meritoria attività che per anni avevano svolto i “Tessitori di Voce”, realtà di volontari che portavano la lettura dei libri negli ospedali e nei luoghi di cura. Adesso i nuovi “Amici nella lettura” operano all’interno dell’Associazione 4 Novembre.
U
Mirella Dal Zotto
na decina di anni fa, nel 2012, a Vicenza nacquero i “Donatori di Voce”, sotto l’egida della Fondazione Zoè e della compagnia teatrale “La Piccionaia”. L’intento fu fin da subito quello di diffondere la lettura ad alta voce a servizio delle persone degenti nelle strutture sanitarie. Nello specifico un gruppo di volontari, dopo essere stato formato per la lettura ad alta voce, dedicava poi parte del proprio tempo per leggere dei brani, accuratamente scelti, ai pazienti di alcune strutture ospedaliere. In un secondo momento il nome divenne “Tessitori di Voce” e l’attività si è via via sviluppata coinvolgendo circa 150 volontari in diversi ospedali e realtà di cura, come Santorso, Vicenza, Mestre, Mirano, Milano e Bergamo: una rete ideale di appassionati lettori di tutte le età e di tutte le provenienze culturali. All’ospedale di Santorso i “Tessitori di Voce” hanno iniziato a operare alla fine del 2014, grazie all’interessamento delle coordinatrici, Arcisa Stefani ed Elide Romagnoli. “Ci avvicendavamo all’ospedale in medicina, chirurgia, cardiologia, ortopedia, fisiochinesiterapia, pediatria, geriatria e SOAP e ogni giorno leggevamo in uno o due reparti, dandoci il turno – spiega Stefani -. Abbiamo letto molto anche a Villa Miari, la residenza per anziani di Santorso, e siamo stati operativi, per poco purtroppo, nei poli vaccinali di Schio e di Thiene: lì abbiamo
iniziato nella primavera del 2018, con grande soddisfazione dei bambini, delle mamme e degli operatori sanitari del settore”. “Alla fine del 2019 però, poco prima dello scoppio della pandemia – precisa Romagnoli - la Fondazione Zoè ha deciso di non sponsorizzare più l’attività di volontariato. Per tentare di continuarla presso l’ospedale di Santorso, i lettori, circa una cinquantina, dopo una lunga, appassionata e impegnativa ricerca di associazioni che potessero ospitare questo tipo di attività, hanno potuto orientarsi solamente presso la “LaAV” (Lettori ad Alta Voce), con sede principale ad Arezzo. Essa comprende diversi circoli in
Italia e quindi è stato istituito anche quello di Schio, ma l’iniziativa non ha dato l’esito sperato per mere questioni burocratiche. Infatti la legislazione vigente impedisce il dialogo di una struttura pubblica con associazioni che non hanno sede e iscrizione all’albo delle associazioni di volontariato del Veneto; inoltre, per la legge del terzo settore, i volontari, oltre alle necessarie assicurazioni, devono essere in possesso di una
È nata una collaborazione proficua che ha portato un gruppo di quindici lettori, rinominato “Amici nella lettura”, a entrare nella “4 Novembre”, che così si è arricchita di un nuovo modo di fare storia e memoria. formazione specifica sulla sicurezza per potere accedere ai reparti ospedalieri. Da ultimo, il Covid ha infierito ulteriormente, facendo forzatamente terminare qualsiasi tipo di iniziativa in ospedale e RSA”. “La volontà di proseguire comunque in un’attività culturale strettamente legata al sociale è però rimasta viva – continua Elide Romagnoli. – Visto e considerato che potevano essere effettuate solo letture all’aperto, nell’estate del 2020 l’Associazione 4 Novembre ci ha proposto di collaborare agli eventi organizzati sul Monte Novegno. Questi appuntamenti rievocativi lungo le trincee della Grande Guerra, pensati con gli altri gruppi della stessa associazione (accompagnatori, ricercatori e rievocatori) sono stati tre e hanno fatto registrare ottimi risultati di partecipazione e coinvolgimento. Da qui è nata una collaborazione proficua che ha portato quest’anno un gruppo di quindici lettori, rinominato ‘Amici nella lettura’, a entrare come associati. Così l’Associazione 4 Novembre si è arricchita di un nuovo modo di fare storia e memoria e noi lettori abbiamo trovato casa: le nostre attività sono ora visibili sul sito www.4novembre.it”. “Il desiderio di riprendere le letture nelle strutture sanitarie però non è cessata – conclude Arcisa Stefani - anzi si spera che possa riprendere presto nuova vita, sia perché l’organizzazione ben strutturata della 4 Novembre ci assicura serenità e sicurezza, sia perché la nostra Ulss ha dimostrato tutto il suo interessamento anche mettendo a disposizione di noi lettori, nel dicembre 2020, alcuni posti per frequentare il necessario corso sulla sicurezza. Questo fa ben sperare in una ripresa dell’attività per cui siamo nati: ricordiamo con tanta nostalgia momenti che ci riempivano il cuore e non dimentichiamo i ringraziamenti che ci rendevano felici perché sapevamo di aver instaurato delle relazioni importanti, gratuite, disinteressate, umanamente pregnanti e per questo ricche e gratificanti”. ◆
[16] ◆ Schio Attualità
In attesa di capire quale sarà il futuro di questi organi di partecipazione di base, abbiamo chiesto ad alcuni fra i candidati eletti e non eletti le loro valutazioni sul presente e futuro dei consigli di quartiere.
I
Elia Cucovaz
consigli di quartiere scledensi, all’indomani delle elezioni in cui cinque circoscrizioni su sette non hanno raggiunto il quorum del 15% necessario per rendere valido il voto, appaiono come un’istituzione che barcolla… ma non molla. Se la soddisfazione è palpabile in Centro (dove il CdQ torna dopo sette anni di stop) e a Giavenale, il mancato rinnovo dei direttivi a Ss. Trinità, Poleo, Magrè e al Tretto (dove le votazioni non si sono nemmeno svolte per il ritiro delle candidature all’ultimo minuto) non può non essere fonte di delusione. Ma questo flop - rappresentato dalla percentuale di affluenza media che nel complesso è stata di poco superiore al 13% - non sarà la pietra tombale sull’esperienza dei consigli di quartiere. “Nonostante la scarsa affluenza alle urne, di cui vanno comprese e possibilmente affrontate le cause - spiega infatti il consigliere comunale delegato ai consigli di quartiere, Sergio Pavan (Noi Cittadini) -, come amministrazione continuiamo a credere nei CdQ e sosterremo quelli che sono riusciti a costituirsi, come anche quelli che non ce l’hanno fatta, se sarà confermata la volontà di portare avanti questa forma di servizio alla comunità”. In attesa di capire con quali modalità ciò potrà avvenire, abbiamo chiesto ad alcuni fra i candidati eletti e non eletti di condividere le loro valutazioni sul passato, presente e futuro dei consigli di quartiere che da anni sono alla ricerca di una nuova identità.
Il ritorno del Centro In uno scenario complessivamente al di sotto delle aspettative, una sorpresa in posi-
Passano solo il Centro e il Centro del mondo Le elezioni dei Consigli di quartiere sono state un mezzo flop: soltanto il Centro (che non ce la faceva da 7 anni) e Giavenale hanno superato il quorum del 15%, tutti gli altri sono andati sotto e non hanno potuto eleggere il nuovo consiglio.
dell’area e sulla quale riteniamo sia mancata la necessaria condivisione e un’adeguata comunicazione. I singoli cittadini, però, senza un contesto istituzionale, difficilmente possono far sentire la propria voce. Questo è stato uno dei motivi che mi hanno spinto a candidarmi, cosa che è sempre stata lontana dalla mia indole. Il secondo motivo è il desiderio di veder meglio valorizzato un patrimonio culturale cittadino unico come la nostra archeologia industriale”. “Il consiglio di quartiere - aggiunge Riccardo Piazzo, neo presidente della prima circoscrizione e “veterano” del CdQ - è importante perché è il più piccolo mattone della vita politica cittadina. Il nostro compito, portato avanti come pura forma di volontariato, è quello di “fiutare” le esigenze della comunità e farci loro interprete nelle sedi opportune. Ed è quello che, con la bella squadra che si è creata, intendiamo fare aprendo almeno una volta al mese un punto di ascolto dei residenti a palazzo Toaldi Capra. Riteniamo così di poter gettare le basi per una sempre maggior condivisione e parSergio Pavan - Marco Barban (Giavenale) - Roberto Veronese (Centro- A. Rossi) tecipazione alla vita cittadina tivo è stata la performance del Quartiere “Centro-A.Rossi”. Alle precedenti elezioni la prima circoscrizione cittadina era stata l’unica a restare orfana del Cdq per la scarsa affluenza. Questa volta, invece, con 653 votanti su 4.058 aventi diritto, pari al 16,09%. è stata fra le due a superare il quorum - sebbene solo per 45 voti - e quindi a poter formare il direttivo. Abbiamo chiesto il perché a Roberto Veronese, che con 107 preferenze è stato il più votato della circoscrizione e che ha assunto la carica di vicepresidente del CdQ 1. “Credo che la ragione sia da ricercare nella delusione per alcune decisioni calate dall’alto, in particolare sul quartiere Rossi - spiega Veronese - Una fra tutte: la nuova viabilità, che a parere di molti residenti non risolve, anzi, i problemi di traffico
Schio ◆ [17] con l’obiettivo di rendere il quartiere - e con esso tutta la città - sempre più bella, appetibile, sicura”.
La conferma di Giavenale Se il centro città è stata la sorpresa positiva di queste elezioni, il vero vincitore è il “centro del mondo”. A Giavenale quasi un quarto degli aventi diritto (24,25%) si è recato alle urne per il rinnovo del CdQ: ben 475 su 1.958. Del resto il quartiere numero 5, quasi un paese dentro la città, storicamente è uno dei più affezionati al proprio consiglio. E un quarto dei votanti ha indicato sulla scheda il nome di Marco Barban, che con 117 preferenze è stato il candidato più votato non solo della sua circoscrizione, ma di tutta la città. “In realtà penso di avere un merito molto piccolo per questo risultato: probabilmente ero solo la persona più conosciuta fra i candidati per via della mia partecipazione sportiva e a varie attività di quartiere - premette Barban -. Più che sul risultato dei singoli credo sia importante focalizzarsi su quello collettivo: la comunità ha confermato l’attenzione verso un’istituzione che ritiene importante per la salvaguardia di alcuni servizi utili per tutta la comunità. E questo va senz’altro riconosciuto come merito del direttivo precedente: il loro ottimo lavoro è stata la dimostrazione migliore dell’utilità del CdQ”. Barban, che non ha assunto cariche nel direttivo (il consiglio sarà presieduto da Bruno Saccardo), delinea così il programma dei prossimi anni: “In primis, cercare di mantenere e ripristinare i servizi esistenti: ad esempio far ripartire le sale polivalenti, che sono un vero tesoro per la nostra comunità, ancora bloccate a causa dell’emergenza Covid. In secondo luogo ascoltare le persone e cercare di agevolarle nelle loro piccole e grandi esigenze. Terzo: tenere unito il quartiere e cercare di coinvolgere le persone che desiderano mettersi in gioco, in modo da poter assicurare un futuro al consiglio di quartiere”. Per un pugno di voti S. Croce non è riuscita a raggiungere il quorum necessario al rinnovo del CdQ per soli 45 voti. “La delusione più grande - spiega Mattia Marchioro, unico fra i presidenti uscenti che si era ricandidato - è quella di non essere riusciti a por-
tare avanti alcune attività che avevamo iniziato nel precedente mandato: la creazione di un’area sportiva per il basket e la pallavolo, il miglioramento della rete ciclopedonale di quartiere, l’apertura di un collegamento stradale più diretto verso il centro, l’acquisizione di un sistema di videosorveglianza mobile da mettere a disposizione della città… D’altra parte accettiamo il risultato: il quorum è un elemento importante di legittimazione di un’entità come il consiglio di quartiere e se non lo si raggiunge è giusto trarne le dovute conseguenze. In ogni caso la no-
stra squadra, un gruppo positivo e affiatato, è ancora pronta a mettersi al servizio del quartiere nella forma che sarà individuata con l’amministrazione comunale. Con la speranza che alla prossima tornata i cittadini riconoscano l’utilità del consiglio di quartiere e lo sostengano alle urne”.
Ripensare i consigli di quartiere? Sergio Gecchelin è stato presidente del Quartiere 3, Ss. Trinità-Piane-Ressecco, dal 1999 fino alle ultime elezioni, fallite a causa di una partecipazione pari a poco più dell’8% degli elettori (peggio ha fatto solo il
Attualità quartiere 4 Magrè-M.Magrè-Cà Trenta, con il 5,97%). Pur non essendosi ricandidato in questa tornata, è naturale che nelle sue parole ci sia una certa amarezza. “Il problema principale - afferma Gecchelin - è che il CdQ non ha più il ruolo attivo che aveva avuto in passato: oggi è più facile per un cittadino segnalare i piccoli problemi attraverso servizi come il Cityweb piuttosto che passare dal consigliere di quartiere. Inoltre anche la partecipazione alle decisioni amministrative si era ridotta a ben poca cosa. Ma se il consiglio deve restare solo per gestire i centri civici e organizzare manifestazioni, che senso ha? Ci sono già associazioni che svolgono egregiamente queste attività e altre possono nascere. Sarà la prossima amministrazione comunale che dovrà decidere fra cinque anni come rispondere a queste domande. Io, da parte mia, continuerò il mio impegno per la comunità nel mondo associativo”.
Tretto “autonomo” Un discorso a parte va fatto per il Tretto. Nel quartiere montano infatti la cittadinanza non ha potuto esprimere il suo voto perché le elezioni sono fallite ancor prima di cominciare. La circoscrizione era stata l’unica che aveva rivendicato uno “statuto speciale” per il proprio consiglio, nella forma di una associazione in discontinuità con il precedente CdQ. All’ultimo però i candidati si sono tirati indietro in blocco a causa di ruggini e attriti interni che ormai da anni affliggono il direttivo. “Siamo pronti a partecipare alla gestione dei servizi importanti che il quartiere eroga alla comunità, a partire dagli ambulatori - spiega uno dei candidati mancati, Giovanni Gonzato, già presidente dimissionario - ma con una formula diversa da quella del Consiglio di Quartiere, che ci dia più autonomia interna pur nel rispetto dei regolamenti comunali. Per poter far del bene al nostro territorio, che ne ha tanto bisogno, serve una realtà che ci metta al riparo da chi, purtroppo, vuol solo mettere i bastoni fra le ruote e che permetta invece di valorizzare la voglia di fare di chi ha a cuore il quartiere e vuole impegnarsi per la comunità”. ◆
[18] ◆ Thiene Attualità
A
ltri due appuntamenti “rosa”, dedicati al genere femminile ma in realtà a tutti coloro che ogni giorno si adoperano per erigere una barriera a quelle malattie di origine oncologica che aggrediscono le donne, in particolare il tumore al seno. Senza dimenticare le patologie analoghe di tipo urologico per gli uomini, allo stesso modo da informare sul tema della prevenzione, la prima “arma” contro questi mali. La necessità di ampliare la prevenzione rappresenta una priorità assoluta, da divulgare con le iniziative di Thiene Autunno Rosa, rassegna proposta dall’assessorato alla Famiglia e alla Persona e realizzata in collaborazione con Lilt, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, l’Ana (Associazione Nazionale Alpini) e il Centro di Medicina Thiene. Un primo incontro, svolto lo scorso 30 settembre, ha inaugurato il ciclo serate, che continua e si conclude con altre due serate, sabato 23 e 30 ottobre. “L’amministrazione comunale prosegue nell’attività di sensibilizzazione della cittadinanza alla prevenzione – spiega l’assessore Anna Maria Savio - e lo fa grazie al supporto operativo di associazioni ed enti sensibili che ben volentieri si sono resi disponibili alla collaborazione con il Comune”. Thiene Autunno Rosa è stato inaugurato all’Auditorium Fonato con un dibattito con medici specialisti sul tema “Donna e uomo alla prova del 50: le buone regole della prevenzione” a cura della Lilt di Vicenza. Partecipanti al tavolo aperto di dialogo e confronto sono stati Annamaria Savio, assessore alla Famiglia e alla Persona, Cesare Benedetti presidente Lilt provinciale Vicenza, i dottori Andrea Carraroli ginecologo, e Mojtaba Rahmati urologo, specialisti della Lilt di Thiene. Al centro dell’incontro il tema dell’approssimarsi dei 50 anni di età e la concomitanza di quei controlli che si rendono opportuni a tutela del proprio stato di salute. Argomenti cruciali messi in evidenza dagli specialisti sono stati da un lato la menopausa per la sfera femminile e dall’altro la prevenzione urologica per quella maschile, rispondendo alle domande del pubblico. Seguirà sabato 23 ottobre dalle 18.30 alle 21.30 in piazza Ferrarin il video mapping “E tu al posto mio?” con la partecipazione di Artedanza di Lucy Briaschi.
Un’alleanza “rosa” per la prevenzione Un ciclo di tre incontri prepara e informa gli “over 50” sui pericoli che si nascondono nei mali oncologici e sull’efficacia della diagnosi precoce.
“Ogni donna può ritrovarsi, così all’improvviso, dentro una storia di tumore al seno. Fermati. Pensaci. Previeni”. È questo il concept della nuova campagna di sensibilizzazione alla prevenzione del tumore al
“In questi anni abbiamo lavorato per promuovere l’analisi precoce all’insorgenza dei tumori, in particolare al seno, e la partecipazione agli eventi organizzati ha ottenuto ottimi risultati – dice l’assessore Anna Maria Savio -. La prevenzione è ancora l’arma più efficace che abbiamo a tutela della nostra salute”.
seno, ideata e realizzata dal Gruppo Centro di Medicina a sostegno delle Associazioni Provinciali della Lilt di Ferrara, Treviso, Venezia, Vicenza e Padova alle quali il Centro di Medicina Thiene donerà parte del
ricavato delle mammografie eseguite nel mese di ottobre 2021. Ricordando che oggi una neoplasia maligna su tre nelle donne è un tumore mammario, e soprattutto che grazie alla prevenzione l’87% delle donne in Italia continua a vivere a distanza di 5 anni dalla diagnosi precoce. Chiuderà il calendario sabato 30 ottobre al Teatro Comunale la testimonianza di Francesca Radossi, in dialogo con Elena Munaretto in “Nascosto in un tulipano”. La serata vedrà la partecipazione di Artedanza e l’intervento musicale di Chiara Turra e Carlo Grendene. L’ingresso è libero ed eventuali offerte saranno devolute alla Lilt. “Ringrazio Lilt, Ana e il Centro di Medicina Thiene – conclude Anna Maria Savio – e confido che le iniziative in calendario riscuotano l’interesse della popolazione. In questi ultimi anni abbiamo lavorato per promuovere l’analisi precoce all’insorgenza dei tumori, in particolare al seno, e la partecipazione agli eventi organizzati ha ottenuto ottimi risultati. Oggi è molto importante continuare in questa battaglia per la salute e non bisogna assolutamente abbassare la guardia. La prevenzione è ancora l’arma più efficace che abbiamo a tutela della nostra salute e di quella dei nostri cari”. ◆[O.D.M.]
[20] ◆ Schio Il personaggio
“Sono nata nel 1932 nel posto più bello del mondo, al Maso Anselmi. Là ho avuto tanto, tutto, ho ricordi bellissimi. Quando voglio sognare penso a quando ero là”.
I
Stefano Tomasoni
n attesa di compiere 89 anni fra pochi giorni, Maria Teresa Zattera Facci continua a danzare. Si muove con movimenti giusti per la sua età, cadenzati e senza strappi, al ritmo di un musica dolce e rilassante. Le braccia disegnano onde nell’aria, il corpo si stende e si flette. Tutt’intorno a lei almeno altre venti persone di varie età compiono gli stessi gesti, seguendo la stessa musica. Maria Teresa sta seguendo una lezione di Dance Well, il programma che la Fondazione Teatro Civico organizza dal 2016 proponendo una pratica artistica attraverso l’espressione del proprio corpo. Un’attività ottimale per le persone con il Parkinson, ma in realtà rivolta a chiunque: giovani, anziani, danzatori, coreografi. Maria Teresa, che per sua fortuna problemi di salute non ne ha, ha scoperto questo “spazio espressivo” nel 2016, alla bell’età di 83 anni, reduce dal lutto più difficile per un anziano, la perdita del compagno di una vita, e da allora è una delle frequentatrici più assidue delle lezioni. Vederla muoversi felice in questa danza elegante dà conferma che si può vivere una vecchiaia serena e ricca di interessi, si può veleggiare verso i novant’anni con il sorriso sulle labbra, lo spirito fresco e la voglia di fare ancora tante cose. Soprattutto se c’è il dono che, quando l’età avanza, vale più di qualsiasi tesoro: una memoria salda e lucida, a cui attingere in qualsiasi momento per un tuffo nell’archivio dei ricordi.
Il posto più bello del mondo Lei, Maria Teresa, è nata e ha vissuto i primi anni al Maso Anselmi, zona SS.Trinità, poco oltre quella che oggi è Casa Charitas. Il padre era mezzadro e aveva la cura del podere e della terra intorno. Una vita semplice e all’aria aperta, che per una bambina di pochi anni aveva il fascino di un mondo nuovo da scoprire.
E adesso Maria Teresa danza A 89 anni Maria Teresa Zattera Facci è l’esempio della vitalità e di come prendere al meglio l’età che avanza: è una delle più grandi affezionate di “Dance well”, lo spazio espressivo danzante che la Fondazione Teatro Civico organizza dal 2015. È entrata in Lanerossi a 14 anni, ha avuto un matrimonio lungo 60 anni. Adesso vive in pieno la sua vita, con la voglia di fare ancora tante cose.
“Sono nata nel posto più bello del mondo – ricorda tornando indietro di oltre 80 anni -. Là ho ricevuto tanto, tutto. Ho provato due volte ad andare a vedere com’è adesso, una volta con mio figlio e una volta con mia amica, ma non abbiamo potuto entrare, peccato. Là ho ricordi bellissimi, con mia mamma, mio papà, una zia e uno zio e i miei nonni. Mia mamma e mio papà erano poveri poveri, io ero la più grande di sette fratelli. Mettevo la mano nell’erba, sentivo la rugiada, e tutta SS.Trinità era prato. Quando voglio sognare penso a quando ero là. Ricordo la festa della Befana di quando avevo quattro anni: allora i regali erano dei mandarini e una bambola di pezza e la sera mio papà è entrato in camera portando dentro un odore che non ho mai dimenticato, un misto di stalla e di mandarino. Quando c’era da portar fuori le bestie a volte a me davano una mucca da tenere, si chiamava Tombola, era vecchia e lenta, bisognava stare attenti e tirarla via quando cercava di mangiare i germogli degli alberi da frutto”.
A sei anni, però, Maria Teresa deve lasciare il suo paradiso. Non per un grande viaggio, si tratta di spostarsi al Maglio, direzione Giavenale, ma il distacco da Maso Anselmi è duro. “Nel 1938 il padrone del terreno disse a mio papà che con la famiglia numerosa che aveva non sapeva come poteva fare a portare avanti il maso. Mio papà, che era una persona povera ma era signore nel dire e nel fare, non ha aspettato che glielo dicessero un’altra volta: siamo partiti e siamo andati ad abitare al Maglio. Era San Martino, in novembre, mi ricordo quando siamo arrivati al Maglio, si sentiva il rumore della roggia, da lontano vedevo il maso che avevamo lasciato, andavo in soffitta e lo guardavo. Vedevo l’aurora, i contadini che lavoravano la terra. Era bello… Adesso è tutta SS.Trinità”.
Quattordici anni e via alla Lanerossi Quell’anno Maria Teresa avrebbe potuto cominciare le elementari, ma i genitori vo-
Schio ◆ [21] levano che andasse alle Maraschin e si poneva il problema della distanza da coprire ogni giorno a piedi dal Maglio. Troppo impegnativo. Finì che quell’anno la bambina che sognava ancora il suo maso frequentò l’asilo alle Canossiane, cominciando la scuola l’anno dopo. Suo malgrado dovette poi fermarsi alle soglie della quinta per cominciare a dare un mano in casa. Fin quando a 14 anni arrivò l’occasione di entrare alla Lanerossi. “La” fabbrica, all’epoca. Il lavoro sicuro. Capitava già dagli anni delle elementari che Maria, nel tragitto dal Maglio al centro, “prendesse su” strada facendo qualche bambino più piccolo da accompagnare all’asilo Rossi, o da riportare a casa al ritorno. Un giorno riaccompagnò a casa una bambina che stava ai Nani, e la vita prese una prima svolta importante. “Una sera porto a casa questa bambina e fuori di casa trovo il papà ad aspettarla – racconta Maria Teresa -. Mi fa: ma tu quanti anni hai? Avevo compiuto da poco 14 anni. E con il lavoro? Vado sempre all’ufficio collocamento a vedere se ce n’è, ho risposto. E lui: allora tu domani ti fai dare lo stato di famiglia e vieni alla Lanerossi, quando ti fermano di’ che devi andare nell’ufficio di Costalunga. Allora ho capito chi era… era della Cgil, Giovanni Costalunga, una gran brava persona. Ho fatto come mi ha detto, sono andata, mi hanno fatto fare la visita medica e alla fine mi hanno preso. Ho fatto 4 anni di apprendistato come rammendatrice, in regola, poi ho cominciato a prendere lo stipendio intero. Come prendevo la busta paga la davo a mia mamma. Ho lavorato lì 15 anni, poi ho dovuto smettere perché mi sono sposata che stavo per compiere 23 anni, ho avuto presto i primi tre figli e a 28 anni, non potendo più tenere insieme lavoro e famiglia, mi sono licenziata”.
La visita del Duce Maria Teresa ricorda anche il giorno che a Schio arrivò in visita Benito Mussolini. Era il 25 settembre 1938, e il Duce passò per una città inevitabilmente listata a festa, andando a inaugurare anche lo stadio di atletica. “Quella volta era tutto imbandierato in città. Con mia nonna stavamo passando dalle parti del Sacrario di SS.Trinità e la polizia ci ha fermato: non si può passare perché adesso arriva il duce, ci hanno detto. Mia nonna ha risposto che dovevamo andare a casa, su al Maso, allora ci hanno lasciato attraversare la strada. Quando siamo arrivati a casa ho detto: papà, è tutto imbandierato a Schio perché passa il duce, noi cosa mettiamo fuori? E lui: i panesèi dei to fradei! Una volta i panesèi che si mettevano ai bambini piccoli erano un quadrato di stoffa con l’orlo, adesso i pannolini si buttano via.
Il personaggio
Mio papà era fatto così: aveva fatto la prima guerra mondiale, era partito a 19 anni, ed era tornato contento perché non aveva ucciso né ferito nessuno”.
Sessant’anni insieme Sei anni fa Maria Teresa ha perso il marito, Giuseppe Facci. Una brutta caduta poco fuori l’abitazione di via Monte Zevio, dalle parti dell’ex ospedale, mentre stava andando in centro, poi mesi di degenza, l’ultimo periodo trascorso alla Casa. Un dolore grande. “È mancato a ottobre del 2015, per tre giorni siamo riusciti a fare i 60 anni di matrimonio, abbiamo festeggiato alla Casa, siamo andati fuori in giardino, e intanto arrivavano le famiglie dei miei figli, con le mogli, i nipoti. È stato tanto bello lo stesso. Dopo tre giorni è morto. Abbiamo avuto una bel-
la vita insieme, sono arrivati cinque figli. Eravamo due caratteri diversi, ma si sa, gli opposti combaciano. Dopo sposati, nel 1955, siamo andati ad abitare a Poleo. La prima volta che siamo andati in chiesa mi sono sentita dire: bisogna che vai di là, perché le donne vanno da quella parte e gli uomini da quest’altra. Quando siamo stati a casa ho detto: cosa? Ma se quei da Schio in diression de Roma i xe a Vicensa, qua a Poleo i xe ancora su al Novegno! Io ero sempre andata al Duomo di Schio o alle Canossiane, mai sentito una roba del genere”. Qualche tempo dopo, Maria Teresa stava sfogliando Lira&Lira e si è imbattuta in un articolo che parlava dell’iniziativa di Dance Well al Civico, degli incontri di danza di gruppo. “Ho pensato: vado. Quando mi sono presentata, ho detto all’insegnante: sono venuta a vedere se posso fare qualcosa, ho 83 anni… Mi ha riposto: qui non c’è niente di giusto e niente di sbagliato. Come dire: cosa c’entrano gli anni che hai? E da allora ho cominciato e non ho più smesso, sono sempre venuta. Mi piace perché si fa movimento e poi mi diverto. Ho fatto tante amicizie nuove, è bello stare in gruppo, perché non c’è nessuna critica, nessuna osservazione: ognuno ha il suo carattere e la sua storia, ma si è tutti uguali”. Al Civico ci va perlopiù a piedi. Da casa, è già una discreta passeggiata. “I figli vogliono venire a prendermi, ma a me piace anche venire a piedi, è ginnastica, e mi piace vedere Schio, attraversare la piazza. La mattina esco quasi sempre. Due volte alla settimana vado al cimitero, al mercato ci vado se ho qualcosa da comperare. Cammino tanto, quasi tutti i giorni”. Cammina e danza, Maria Teresa.Altroché.◆
[22] ◆ Thiene Attualità
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opo il “saluto” del Liceo Corradini che con il nuovo anno scolastico ha lasciato le residue sedi staccate di via Del Prete trasferendosi nella cittadella degli studi di Thiene, anche l’area esterna verde attigua all’ex stabile del Liceo Scientifico si prepara alla nuova destinazione. Diventerà un parcheggio (sterrato per il momento) per automezzi, capace di ospitare almeno 60 stalli, regalando quindi un nuovo spazio di sosta a due passi dal centro storico di Thiene. Si tratta di un’opera funzionale a più esigenze che sarà completata in un lasso di tempo breve, su complessivi mille metri quadri di spazio disponibile, in attesa di definire nel futuro prossimo la destinazione finale dello stabile. Il sorgere di un nuovo parking centrale è una buona notizia in particolare per gli esercizi pubblici del cuore della città, che si priverà di uno spazio – di proprietà del Comune e concesso in uso per decenni – altrimenti inerte. Di fatto era costituito da un prato utilizzato per le corse campestri e attività di educazione fisica all’aperto per gli studenti, da settembre “sloggiati” verso la seconda sede del liceo, nuova di zecca. Il cantiere di lavori tra le via Del Prete e San Francesco è stato inaugurato ai primi di ottobre. Oltre che ai clienti dei negozi e ai visitatori del centro storico di Thiene, l’area
Un parcheggio all’ex Corradini I circa mille metri quadrati di parco utilizzato in passato per le attività all’aperto degli studenti del Corradini diventerà un parking a ridosso del centro storico.
di sosta sarà utile a chi si recherà alle scuole secondarie di primo grado “Bassani” che sorgono sull’altro lato della strada e a chi frequenta le Opere Parrocchiali o l’Auditorium Fonato, a distanza di meno di 100 metri dal Duomo di Thiene. Si tratta, insomma, di un’opera strategica in vista di una definizione dettagliata prevista per l’anno venturo. “L’accesso da via Carlo del Prete e l’uscita pedonale su via S. Francesco – afferma l’assessore ai lavori pubblici, Andrea Zorzan – offriranno sicurezza e comodità.
Non vogliamo perdere né tempo né l’opportunità di rendere sin d’ora fruibile l’area, che sarà strategica, lo dico anche in qualità di assessore al Commercio, per il periodo natalizio, in cui vorremo tornare a vedere fiducia, allegria e voglia di superare la pandemia. Sarà al momento un parcheggio sterrato e verrà inserito come futura opera pubblica nel prossimo bilancio e Piano opere pubbliche 2022, così da poter divenire un parcheggio di qualità degno del cuore di Thiene”. ◆ [O.D.M.]
Il mercato torna “franco” (come nel 1492) Torna la tradizionale festa autunnale dal sapore antico, seppur con qualche limitazione dovuta alle regole anticontagio.
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l centro di Thiene si è restituito la festa che celebra il suo passato, ritrovando quel presente di vita lasciato sospeso dopo l’edizione 2019 della Rievocazione del Mercato Rinascimentale. Si è svolto tutto senza intoppi nel corso del week end del 9/10 ottobre, un primo banco di prova ad alto afflusso di persone e con 500 figuranti in abiti d’epoca che all’aria aperta si sono esibiti e hanno servito chi ha scelto il centro storico della città per un balzo all’indietro di oltre 500 anni, al 1492. Un’occasione propizia per provare a respirare non solo l’atmosfera dei secoli del Rinascimento italiano, ma anche per gustarne i sapori in una scenografia curata nei minimi dettagli come d’abitudine, a parti-
re dai costumi della vita contadini e mercantile del ‘400 e ‘500. Il “mercato franco” è quindi tornato, superando con successo gli ostacoli posti dalla pandemia e permettendo agli artisti di esibirsi, a partire dagli immancabili sbandieratori, danzatori e giocolieri, ma anche a decine di volontari di sfilare per il corso Garibaldi, tra nobili dame dalle sfarzose vesti e popolani a indossare abiti tipici dei mestieri feudali. Fondamentale come sempre lo sforzo portato in campo dall’associazione “Amici di Thiene”, capitanata da Bepi Restiglian, riuscita ad adattarsi alle restrizione e a offrire comunque uno spettacolo complessivo apprezzato e sorrisi in quantità, soprattutto alle famiglie con bimbi piccoli rimasti ad
ammirare personaggi e arti figli del passato antico, tutto intorno alle bancarelle allestite con prodotti a tema e all’interno delle mura del Castello di Thiene, punto focale della manifestazione.Al resto ci hanno pensato i colori dell’autunno e una temperatura tutto sommato gradevole che hanno accompagnato i visitatori. ◆ [O.D.M.]
[24] ◆ Thiene Attualità
Tutti a “pedibus” sulla nuova ciclopedonale Un nuovo tratto di ciclopedonale a Centrale di Zugliano, utile collegamento casa-scuola per 140 alunni che hanno aderito all’iniziativa del “Pedibus”.
È
spettato al “torpedone” dei bimbi del Pedibus il taglio del nastro di un nuovo tratto di strada ciclopedonale a Centrale, nell’area est della frazione di Zugliano che ospita la locale scuola primaria di recente costruzione. Un’opera esterna funzionale al raggiungimento dell’istituto “Bassi-Graziani”, con inaugurazione inserita nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile. Il nuovo percorso va a sostituire parte dello sterrato preesistente che presentava problemi di percorribilità in caso di maltempo. È stato completato tra via Bacchiglione – quartiere che ospita decine di abitazioni private – e la struttura dedicata agli alunni delle
primaria che giusto 8 anni fa, all’apertura dell’anno scolastico 2013/2014, fu consegnata proprio a loro e agli insegnanti. E gli alunni ne costituiscono i principali fruitori: bimbi che ogni mattina si accodano alla linea 3 del Pedibus attraverso il tratto di campagna tra il quartiere residenziale e la scuola. A salutarli e dare loro il “via libera” il sindaco locale Sandro Maculan, accompagnato dall’assessore ai lavori pubblici Franco Brazzale. L’intervento concluso in estate è costato alle casse pubbliche circa 35 mila euro. “Un’opera che permette a tutti, ma in particolare a studenti e famiglie di raggiungere la scuola in bici e a piedi utilizzando un percorso dedicato – ha spiegato il primo cittadino al varo ufficiale -. Finora era ne-
cessario utilizzare una capezzagna che in caso di pioggia diventava fangosa e disagevole. È prevista anche la possibilità di illuminare con luci a Led. Stiamo proseguendo nell’attività di messa in sicurezza del territorio per promuovere l’utilizzo della bici e gli spostamenti sostenibili”. Sono ben 140 gli studenti zuglianesi che hanno aderito all’iniziativa, sostenuta da un bonus dedicato per chi sceglie il percorso casa-scuola a piedi o in bicicletta, o in alternativa anche il car pooling. Per chi l’ha abbracciata, infatti, il Comune ha messo a disposizione un voucher del valore di 40 euro in materiale scolastico da spendere nei negozi presenti sul territorio comunale. ◆ [O.D.M.]
Schio ◆ [25]
Le rondini di Converio... studiano legge Una scultura dell’artista scledense è stata posizionata negli spazi degli studi di Prospettiva Diritto in zona stazione.
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n stazione ferroviaria, posizionato su un cippo in cemento, fa bella mostra di sé un volo di rondini sopra un mondo pazientemente forgiato da Mario Converio: è l’ultima scultura dell’artista scledense, commissionata dai professionisti di Prospettiva Diritto, gruppo di legali che da alcuni anni ha realizzato la propria nuova sede negli spazi ristrutturati degli ex magazzini adiacenti alla stazione e che aveva richiesto all’artista un’opera dedicata al viaggio. La scultura ha avuto anche un momento di presentazione “ufficiale” alla presenza del sindaco Valter Orsi. “Questa iniziativa fa parte del percorso di recupero che stiamo cercando di alimentare nella zona della stazione dove operiamo” spòiegano a Proispettiva Diritto. “Chi, più delle rondini, gira il mondo e lo conosce così bene da tornare allo stesso punto di partenza? - osserva da parte sua
l’autore –. Stavolta poi le Belle Arti, che a suo tempo mi hanno fatto spostare il volo di gabbiani posizionato nel cortile di Palazzo Fogazzaro, mi hanno accordato il permesso di mettere le mie rondini in zona stazione”. La scultura, che richiede non solo estro e fantasia ma anche una notevole potenza e forza nel forgiare il ferro (non si sa dove la trovi, Converio, che non è proprio nato ieri…), è stata esposta per la prima volta alla mostra “Mutazioni epocali”, organizzata da ArteOltre lo scorso settembre a Palazzo Fogazzaro, dove ha potuto essere ammirata in anteprima da chi da anni segue lo scultore scledense pluripremiato e dai tanti curiosi che si avvicinano alle sue creazioni. Mario Converio nelle sue opere unisce il realismo all’interpretazione affidata alla sensazione primordiale: la passione che mette in tutte le sue creazioni viene trasmessa al pubblico, che la sente e la sa apprezzare. ◆ [M.D.Z.]
Attualità Il Gran Premio di via Leonardo da Vinci In via Leonardo da Vinci, la strada che va verso Poleo e che stimola la velocità come un circuito di Formula 1, è risaputo che più volte gli incidenti stradali accaduti sono stati mortali. Dopo l’ultimo, avvenuto nel dicembre scorso, era stato promesso un autovelox fisso con controllo da remoto, ma non si è ancora visto. Esisteva un tempo un rilevatore di velocità semaforico, che faceva il suo dovere come deterrente, però è stato tolto perché “non poteva essere posizionato in una strada ad alta comunicazione”. E così, nonostante tre attraversamenti pedonali ben illuminati, in quella via si continua a correre, sia verso Poleo che dal lato opposto, verso l’ex ospedale; da dicembre a oggi a rimetterci le penne è stato qualche animale di passaggio, ma gli abitanti della zona, stanchi di promesse, sanno che arriverà il botto mortale per l’essere umano, è solo questione di tempo. Suggeriamo alla polizia locale di pisizionarsi in qualsiasi tratto di quella strada e verificare se c’è qualcuno che rispetta i limiti: se non si mette l’autovelox, si può sempre istituire un appetibile premio in denaro per chi va ai 50km/h. È garantito che non sarà oneroso, il consorzio spenderà poco o niente. [M.D.Z.]
Mega-murale finito, bel colpo d’occhio Si tratta dell’opera “Cilindro in dissolvenza”, che l’artista scledense, scomparso nel 2013, realizzò nel 2009.
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ome anticipato nel numero scorso quando ancora era in fase di realizzazione, è stata completata sulla parete ovest del Faber Box, l’attesa opera di street art concordata dal Comune con l’artista “Acme 107”, specializzato in questo tipo di realizzazioni pittoriche. Il mega-murale, intitolato “Scledum”, occupa uno spazio di quasi sedici metri di larghezza per venti di altezza ed è stato creato in poco più di una settimana; rappresenta le immagini più evocative e significative del territorio a partire da Alessandro Rossi, la Fabbrica Alta e il Giardino Jacquard. Im-
magini del passato industriale affiancate ad altri simboli locali del presente, come gli stessi spazi del Faber Box, e a immagini del paesaggio scledense. «Questo disegno fonde la storia di ieri con quella di oggi rappresentata dal Faber Box, spazio innovativo di studio e svago dove i giovani si ritrovano e dove hanno la possibilità di elaborare nuove opportunità per il futuro», spiega “Acme 107”. Dopo aver caldeggiato già lo scorso anno la realizzazione doi un’opera di questo tipo proprio su quella parete, ci pare di poter dire che ne sia valsa la pena: il colpo d’occhio c’è tutto. ◆ [S.T.]
[26] ◆ Schio Spettacoli
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Mirella Dal Zotto
l quarantennale di Schio Teatro Ottanta, storica compagnia di prosa scledense fondata da Antonio Balzani e Pietro Bertoncini, ricorreva lo scorso anno e parecchia carne al fuoco era stata messa per celebrarlo a dovere. Ma la pandemia ha bloccato tutto. Soltanto per un anno, però, perché a inizio ottobre è stato proposto un articolato programma di eventi per raccontare “La saggia follia dei sognatori”: bel titolo per i quarant’(un) anni di una compagnia che fa dell’amore per il teatro una missione. Schio Teatro Ottanta programma con passione e dedizione, nella consapevolezza del valore culturale ed educativo del teatro, le sue “Botteghe” (corsi per bambini, ragazzi, giovani e adulti), organizza spettacoli adoperandosi per realizzarli dal vivo in un momento ancora difficile, sostiene il Centro Studi Teatrali “Giovanni Calendoli”, ricerca e produce opere del teatro greco classico. Gli iscritti sono ben centocinquanta, dimostrazione tangibile che a Schio “fare teatro” è tradizione ma anche innovazione. Accanto agli estratti antologici di cavalli di battaglia scelti ad hoc, la compagnia, nel secondo fine settimana di ottobre, ha allestito allo Spazio Shed una mostra con un vastissimo materiale: foto, documenti, manifesti, costumi… i primi “reperti” risaliva-
Schio Teatro 80 si mette in mostra La compagnia teatrale scledense, nel secondo fine settimana di ottobre, ha allestito una mostra con un vastissimo materiale: foto, documenti, manifesti, costumi… Una riuscita iniziativa nell’ambito delle attività per i quarant’anni di vita. no addirittura agli anni del Dopolavoro Lanerossi. Nelle foto, visi noti e meno noti che hanno lasciato o sono rimasti, documenti battuti con gloriose Olivetti, copie di pubblicazioni specializzate, locandine, opuscoli, tanta roba sullo Schiofestival, noto a suo tempo in ambito nazionale, costumi raffinati affidati a mani sapienti. Partecipare è stata un’emozione, un salto indietro nel tempo e uno in avanti, perché verificare tra i giovani e i meno giovani un entusiasmo simile per il palco inietta la precisa consapevolezza che il testimone passa di generazione in generazione con sempre nuove idee, immutata passione ed energia.
Vogliamo chiudere con il significativo messaggio che ben spiega il titolo in locandina: “Nello spettacolo teatrale ci si immerge nella follia, compiendo un viaggio divertente e inaspettato in cui, in un gioco di salti illogici, si materializzano sulla scena i più famosi personaggi, tanti ‘buffoni’ che si spogliano per dirci finalmente il vero e ci raccontano follie d’amore, follie nate dall’odio e dalla sete di potere. E tu, caro pubblico, devi farti attraversare dalla follia, metafora dell’indecifrabile, dell’indicibile, dell’ambiguità della vita, dei sentimenti e delle passioni; quasi che solo le parole del folle possano dire ogni cosa”. Si aprano tutti i sipari, e non si chiudano più. ◆
Una scultura di Giancarlo Scapin alla Triennale di Milano Si tratta dell’opera “Cilindro in dissolvenza”, che l’artista scledense, scomparso nel 2013, realizzò nel 2009.
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’è anche un’opera di Giancarlo Scapin, lo scultore scledense scomparso nel 2013 all’età di 70 anni, tra gli autori in esposizione a “Fittile. L’artigianato artistico italiano nella ceramica contemporanea”, mostra in allestimento dal 4 settembre a fine ottobre alla Triennale di Milano. Il compianto artista è presente con un’opera in grès smaltato dal titolo “Cilindro in dissolvenza”, realizzata nel 2009. “Fittile” propone un affascinante viaggio attraverso la ceramica artistica italiana. Per il noto architetto Stefano Boeri la mostra segna il ritorno della ceramica da protagonista in Triennale: “Negli anni, Triennale ha dedicato grande attenzione alla ceramica mettendo in scena il lavoro di alcune figure centrali – da Gio Ponti a Gui-
do Andlovitz, da Tomaso Buzzi ad Anselmo Bucci – e le importanti ricerche ed esperienze dell’Ente nazionale per l’artigianato e le piccole industrie, o della Società Italiana Ceramica Laveno”. La presenza di “Cilindro in dissolvenza” alla mostra in Triennale, dunque, rappresenta un importante riconoscimento della qualità dell’opera di Scapin. L’artista scoprì la ceramica in Francia grazie al maestro svizzero Daniel de Montmollin. Dopo questo incontro decise di lasciare gli studi filosofici e di iscriversi all’Istituto d’Arte di Firenze, specializzandosi poi nei maggiori centri ceramici italiani. Nel 1977 tornò a Schio, aprendo il suo studio e proseguendo la ricerca sui materiali ceramici con l’uso di diverse tecniche di lavorazione.
Nella sua vita ha svolto un’intensa attività espositiva sia in Italia che all’estero. Nel 1999 fu nominato membro dell’Accademia Internazionale della Ceramica di Ginevra. Oggi le sue opere sono presenti in musei e collezioni private di tutto il mondo e gli eredi stanno lavorando alla realizzazione dell’“Archivio Giancarlo Scapin” che raccoglie le sue opere e i suoi scritti. ◆ [S.T.]
[28] ◆ Schio Spettacoli
Paolini, Pennacchi, Balasso e gli altri All’Astra e al Civico si vedranno vecchie conoscenze per gli appassionati di prosa del territorio. Tra loro Marco Paolini, Giuliana Musso, Andrea Pennacchi, Natalino Balasso, Marta Dalla Via, Stivalaccio Teatro e Patrizia Laquidara.
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Mirella Dal Zotto
on si vive di solo teatro ma, come scriveva Shakespeare, “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, per cui senza teatro un po’ si muore. Dopo quasi due anni di pandemia, abbiamo la necessità di riprenderceli, i sogni: magari piano, con prudenza, ma vogliamo tornare a emozionarci assistendo a spettacoli dal vivo, chiacchierare nel foyer, stare insieme con una risata, un commento, un semplice caffè. Ben lo sanno alla Fondazione, dove hanno presentato il calendario di Schio Grande Teatro, Schio Musica, Schio Teatro Popolare e Vieni a Teatro con mamma e papà. Sono stati chiamati a raduno alcuni tra gli artisti più affezionati al teatro scledense e al suo territorio. All’Astra e al Civico si vedranno vecchie conoscenze che a Schio hanno dato molto, e ricevuto altrettanto da un pubblico da sempre curioso e attento: Marco Paolini (a cui è affidata l’apertura), Giuliana Musso,Andrea Pennacchi, Natalino Balasso, Marta Dalla Via, Stivalaccio Teatro e Patrizia Laquidara, per i quali Schio non è solo una data nella tournée, ma simboleggia un rapporto umano e artistico fatto di progetti speciali e condivisione di esperienze. In vista dell’attesa riapertura del Teatro Civico dopo il terzo lotto di lavori, si è scelto di spostare la programmazione in avanti rispetto agli scorsi anni. Saranno otto gli spettacoli di Schio Grande Teatro (5 al Teatro Astra e 3 al Teatro Civico) e avremo a Schio, oltre agli artisti menzionati sopra, Alessandro Bergonzoni, Geppi Cucciari, Silvio Orlando, Matteo Cremon. Schio Musica rinnova l’offerta con quattro appuntamenti, tutti al Civico: dopo il concerto di riapertura, ospiti della rasse-
gna saranno Patrizia Laquidara, Giuliana Musso,Andrea Bressan e Saverio Tasca, con uno speciale omaggio in parole e musica al poeta Andrea Zanzotto; ascolteremo il jazz di Fabrizio Bosso e Rosaro Giuliani, tra i più amati interpreti del panorama jazzistico internazionale e in chiusura avremo un festoso concerto con l’Orchestra Multietnica di Arezzo, che porterà al Civico sonorità da tutto il mondo in un turbine di culture e colori. Tornerà inoltre anche la rassegna Schio Teatro Popolare, con tre appuntamenti al Teatro Civico: ci saranno i vicentini Marta Dalla Via e Stivalaccio Teatro, poi la compagnia ligure degli Evasi con un pluripremiato testo del veronese Roberto Ross.
“Vieni a teatro con mamma e papà”, dedicato alle famiglie la domenica pomeriggio, come in passatovedrà alternarsi alcune tra le migliori proposte del teatro ragazzi italiano. Accanto alla stagione continueranno le attività formative e i progetti di comunità della Fondazione: i laboratori di Campus Lab dedicati alle scuole superiori, le classi di danza di Dance Well ricerca e movimento per il Parkinson e il progetto di coprogettazione con sessanta cittadini di Schio “Lovers – innamorarsi del teatro”. Proseguirà l’importante collaborazione con il Teatro Comunale Città di Vicenza e con il Festival Danza in Rete Vicenza-Schio. E adesso, tutti, ma proprio tutti, a teatro. ◆
Il programma - sabato 13 novembre, all’Astra, Marco Paolini in “Sani!” - giovedì 2 dicembre, all’Astra, Natalino Balasso in “Balasso fa Ruzante”, regia di Marta Dalla Via - giovedì 16 dicembre, all’Astra, Alessandro Bergonzoni in “Trascendi e sali”, interpretato e diretto con Riccardo Rodolfi - venerdì 28 gennaio, al Civico, Patrizia Laquidara e Giuliana Musso in “Figure-dedicato a Zanzotto” - sabato 5 febbraio, al Civico, Andrea Pennacchi in “Una piccola Odissea”, scritta, diretta e interpretata in prima persona - venerdì 11 febbraio, al Civico, Marta Dalla Via in “Le parole non sanno quello che dicono” - venerdì 25 febbraio, all’Astra, Silvio Orlando in “La vita davanti a sé”, diretto e interpretato dallo stesso Orlando - venerdì 4 marzo, al Civico, Rosario Giuliani e Fabrizio Bosso in “Connection”, tutto jazz
- venerdì 11 marzo, al Civico, la Compagnia Opus Ballet proporrà “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi con la coreografia di Aurelie Mounier - venerdì 18 marzo, al Civico, Stivalaccio Teatro in “Céa Venessia”, scritta e diretta da Marco Zoppello - venerdì 25 marzo, all’Astra, Geppy Cucciari in “Perfetta”, spettacolo scritto e diretto da Mattia Torre - venerdì 1 aprile, al Civico, la Compagnia degli Evasi in “Hotel Blues” di Roberto Ross - venerdì 8 aprile, al Civico, Matteo Cremon in “Oscillazioni”, di Vitaliano Trevisan - giovedì 21 aprile al Civico concerto dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. “Vieni a Teatro con mamma e papà” partirà il 30 gennaio, al Civico, con cinque spettacoli in calendario.
[30] ◆ Thiene Spettacoli
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Omar Dal Maso
a Euripide a Steinbeck, da Shakespeare a Pirandello, da Austen a Ozpetek circumnavigando i gusti “spettacolari” degli affezionati del Teatro Comunale di Thiene. Pur facendo tutti gli scongiuri del caso, stavolta sarà ripartenza vera per la stagione di prosa, che riprende dopo l’interruzione di quella 2019/2020, e la cancellazione quasi totale di quella in programma un anno fa.Tante energie e risorse rese vane dalla pandemia, ma la tradizione e la voglia di tornare in platea è stata più forte di ogni scoramento tra gli organizzatori, che si sono rimboccati le maniche per allestire 11 (triplici) spettacoli in cartellone più due “extra”. In tutto, in realtà, viste le repliche previste nel carnet di eventi, saranno 35 le opportunità di accedere in teatro e gustarsi una “puntata” della rassegna thienese, giunta alla 41esima edizione. Per la gioia non solo dei palati fini della recitazione e della cultura in generale, ma anche di chi di teatro vive, come le compagnie che con emozione genuina stanno tornando sui palcoscenici. Mancano ormai pochi giorni al primo sipario scoperto, con circoletto rosso sulla data di martedì 26 ottobre, per poi proseguire fino a fine aprile 2022 con titoli, attori e compagnie tra i più applauditi della produzione teatrale italiana. “Sono lieto di questa ripartenza – così il sindaco, Giovanni Casarotto – e auspico che la stagione possa svolgersi con continuità e nell’interezza della sua proposta. Ringrazio il nostro fedele pubblico e chi vorrà scoprire, magari per la prima volta, la bellezza del teatro. Ringrazio gli sponsor, da sempre al nostro fianco e Arteven, garanzia di qualità e professionalità, oltre a gli uffici comunali. Un grazie particolare va a Silvano Guarda e all’assessore Maria Gabriella Strinati, che per dieci anni ha saputo essere un punto di riferimento nella scelta dei cartelloni, nell’attenzione al pubblico, nella capacità di coniugare il classico e il moderno, intercettando bisogni e desideri degli spettatori. Un lavoro non facile, reso ancora più delicato per la congiuntura economica sfavorevole e poi per la pandemia, ma svolto egregiamente, con cuore e passione”. Ad aprire la stagione sarà Massimo Popoli-
Il cartellone dice trentatré (più due) Tra spettacoli e repliche, prende il via un carnet di 33 serate (con l’aggiunta di due “extra” di grande qualità dedicati alla favola di Alice) che segnano la ripartenza del Teatro Comunale, con ospiti attori e compagnie di massimo livello nazionale.
zio con lo spettacolo “Furore”, tratto dal romanzo di John Steinbeck, in scena martedì 26 ottobre con repliche il 27 e 28. Il secondo appuntamento è con Ambra Angiolini, sulla scena il 16, 17 e 18 novembre con “Il Nodo” di Johanna Adams. Con “Io Sarah, Io Tosca” (30 novembre più 1 e 2 dicembre), torna a Thiene Laura Morante, attrice al Comunale lo scorso dicembre come testimonial di “Schiusi - I teatri sono vivi”, il video promozionale di Arteven e Comune di Thiene. Il 14, 15 e 16 dicembre il sipario si aprirà su “Il Marito Invisibile”, commedia scritta e diretta da Edoardo Erba con Maria Amelia Monti e Marina Massironi. Un classico della letteratura inglese “Orgoglio e Pregiudizio”, di Jane Austen, andrà in scena nelle serate del 18, 19 e 20 gennaio 2022 per la regia di Arturo Cirillo. Il mese di febbraio si aprirà (l’1, il 2 e il 3) con uno spettacolo di Ferzan Ozpetek, che ne firma anche la regia, dal titolo “Mine Vaganti” con Francesco Pannofino. Si prosegue con Vanessa Incontrada che porterà
in scena il 15, 16 e 17 febbraio “Scusa sono in riunione … ti posso richiamare?”, commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta. Il 15 marzo, con repliche al 16 e 17, il sipario si aprirà su “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello con Gabriele Lavia e Federica Di Martino. Un classico della tragedia greca in scena il 29, 30 e 31 marzo nella drammaturgia di Anna Zago e la regia di Piergiorgio Piccoli, “Clitennestra – I morsi della rabbia”. Il 5, 6 e 7 aprile la penna di Georges Simenon regalerà una storia permeata di eros e di noir, “La camera azzurra”, con Fabio Troiano, Irene Ferri, Giulia Maulucci e Mattia Fabris. A chiudere in bellezza il 19, 20 e 21 aprile sarà il “Re Lear” di Glauco Mauri e Roberto Sturno. La favola di Alice sarà protagonista nei due extra: il 26 e 27 febbraio i Momix proporranno “Alice nel paese delle meraviglie”. Il 10 marzo il Circus-Theatre Elysium porterà in scena “Alice in wonderland”, basato sulla leggendaria storia di Lewis Carroll e coreografie con ballerini e acrobati sul palco. ◆