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Sommario Editoriale

3 Benvenuto 2010 Foto di copertina: Rosanna Andriollo Ezzelino Fotoclub

Gennaio 2010 Mensile di informazione e di cultura della Pro Loco di Romano d’Ezzelino Per la Pro Loco di Romano: Maurizio Carlesso Direttore Responsabile: Dario Bernardi Segreteria: Stefania Mocellin In redazione: Sara Bertacco, Cinzia Bonetto, Maurizio Carlesso, Gianni Dalla Zuanna, Duillio Fadda, Franco Latifondi, Stefania Moccellin, Valeria Orso, Erika Piccolotto, Christian Rinaldo, Silvia Rossi, Maurizio Scotton, Serenella Zen, Giuseppe Bontorin. Via G. Giardino, 77 Romano d’Ezzelino (VI) Tel. 0424 36427 proromano@libero.it Poste Italiane Spa - Sped. A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza

Storia

4 - 5 l’Origine della leggenda Ezzeliniana di Leonardo Pianezzola

Resoconti

6 Natale è… 7 Protezione Civile: sempre presenti! 12 - 13 Tradizione, superstizione, ma, non solo

Società

8 Il Servizio Civile Nazionale 9 Gli Emo: cosa vogliono dirci?

Associazioni 10 Complesso Bandistico e Majorettes

Appuntamenti

11 Carnevale dei Ragazzi 2010 Fellette 1967-2010 15 Passeggiata di San Valentino 2010

Racconti

14 A Mà 16 El Sanguanèl e el Basaìsco 17 L’Arte di saper fare con amore 18 19

Notizie in breve Defunti

eborah lò in Ntoicrion e Gnesotto D r o t n o B aniele Bon bre 2009 di D 16 Novem nato il

Tutti i diritti riservati Quote soci: • ordinario nazionale E 10,00* • ordinario nazionale E 16,00 • estero E 22,00 • sostenitore E 52,00 *quota che non dadiritto a ricevere l’organo d’informazione della Pro Loco ccp. n. 9337772 Aut. Trib. Bassano del Grappa 2/1975 Tranne gli originali d’epoca, non si restituiscono le foto.

FILIALE DI ROMANO D'EZZELINO Via Roma, 62 36060 Romano d'Ezzelino (VI) Tel. e Fax 0424 514112


Il Nuovo Ezzelino Gennaio 2010

EDITORIALE - PAG. 3

Benvenuto 2010 Gentili soci, l’augurio che il nuovo anno sia il miglior anno della vostra vita è Maurizio Carlesso d’obbligo, viste le difficoltà, le problematiche e le situazione che stiamo tutti vivendo, quindi un buon anno colmo di serenità e di salute. La premessa è d’obbligo quando ci accingiamo a ricordare e ricordarci l’importanza della vita e soprattutto del corretto rapporto con gli altri. La nuda cronaca degli ultimi giorni dello scorso anno ha portato alla ribalta la storia di un uomo che, sopraffatto dagli eventi e incapace di leggere nelle maglie della giustizia la sua verità, ha deciso di sacrificare la vita a cui aveva dedicato amore, professionalità, altruismo e dedizione al prossimo. Per motivi giornalistici lo chiameremo Plinio Toniolo, no non è un nome di fantasia è il suo nome e cognome, perché la sua storia merita il rispetto di tutti noi che affrontiamo nel quotidiano il rapporto con gli altri, perché era uno di noi, uno che dedicava con passione il suo tempo libero agli altri, un uomo Pro. La sua vicenda vi sarà nota per l’eco che ha suscitato nei notiziari e sui giornali, la sua vicenda giudiziaria e la sua breve storia si riassumono in brevi note: – Mandato di cattura internazionale emesso dal Tribunale di Berlino – Traduzione degli atti in Italia – Accusa di molestie su minori – Traduzione in carcere a Venezia per la convalida del fermo – Conferma del fermo e traduzione in carcere a Vicenza – Suicidio – Innocenza La nuda sequenza degli eventi e la tragicità dell’episodio hanno lasciato le persone di tutta la nostra zona in uno stato di inquietante, dubbio, indifferenza, colpevolezza, innocenza, ma in altre ha suscitato il forte senso di ricerca della verità e di comprensione. Pur nel tragico gesto di un suicidio, il messaggio per la vita dei suoi congiunti e per la sua comunità è stato forte, come le sue ultime tragiche parole tracciate sullo specchio del carcere di Vicenza con una specie di lacca fatta di acqua e sapone uscita abilmente dalle sue mani di esperto pittore: “Sono innocente e disperato”. Il giorno dedicato alle esequie è stato un lungo giorno di passione, ma anche di rinascita per chi ha partecipato, stretto ai familiari. Entrare in chiesa con un dubbio ed uscirne con una certezza, l’innocenza provata dall’omelia prima e dall’intervento del suo legale poi.

Le amorevoli parole dei parroci e la folla che non riusciva ad essere contenuta dalla grande chiesa davano già per scritta una sentenza di assoluzione. Riecheggeranno per molto tempo nei cuori le parole che abbiamo sentite perché pur conoscendo il nostro amico Plinio, molti covavano un dubbio ed attendevano quanto meno l’esito di un procedimento che era appena partito, prima di schierarsi. Il racconto puntuale fatto a tutta la comunità è stato il film di una vita spezzatasi a 59 anni dopo che Plinio era nato due volte e cioè quando 53 anni fa era stato salvato da una giovane mamma Rom. Esanime, era stato trovato riverso in una roggia di Nove, dove per puro caso la stessa stava passando e per grazia ricevuta è stato possibile sottrarlo alla morte. Come in ogni situazione che rilevi simili occasioni, il sentimento di gratitudine dei genitori di Plinio nei confronti di questa signora e della sua comunità è stato fortissimo sino al punto di “adottarli” e di “aiutarli” per 50 anni. Sino alla sua morte, la mamma di Plinio ha aiutato in ogni modo, ma in particolare finanziariamente, questa famiglia che girovagava per l’Europa. I contatti erano frequenti e, alla sua morte, la madre di Plinio, nelle sue ultime volontà ha indicato al figlio di “non dimenticarsi di che gli aveva salvato la vita” e gli lasciava una somma di denaro affinché provvedesse alle loro necessità in particolare quando fossero ammalati. Nel suo lavoro di abile pittore e laccatore spesso girava l’Europa e quando ne aveva la possibilità incrociava la sua “famiglia” adottiva in particolar modo in Germania e precisamente a Berlino. Da questa bella storia di riconoscenza arrivò alla fine l’impossibilità di continuare ad aiutare all’infinito questa comunità Rom, Plinio lo comunicò loro e nacquero nel 2008 i primi ricatti legati alla richie-

sta di continuare con l’aiuto. Dapprima pressanti richieste passate poi a minacce e ricatti che sono stati prontamente denunciati alle autorità tramite il suo legale, dalle parole ai fatti con un denuncia ignobile fatta da accuse talmente infanganti che Plinio no ha retto. Persone che mai aveva conosciuto e incontrato, lo accusavano di molestie talmente gravi che la giustizia tedesca non ha avuto dubbi ed ha tradotto l’uomo in carcere. L’unico modo di spezzare la sua “catena” è stato il gesto liberatorio affinché i suoi familiari non dovessero sottostare a quanto lui stesso aveva subito, lo spunto che vorrei darvi nel ricordarvi questa triste vicenda vera di un uomo vero è quello di pregarvi di cercare la verità oltre l’apparenza, oltre la notizia pubblicata a tutta pagina perché dietro ad ogni storia non sempre si cela il male, ma può esserci qualcuno che ha bisogno del nostro aiuto per poter vivere e raccontare la sua verità, che pur essendo gridata non riusciamo a sentirla. Come comunità dobbiamo stringerci in situazioni come queste, per far capire che esitiamo e che l’indifferenza a volte lascia il posto alla solidarietà e se ci riusciamo, riusciremo a crescere come persone, per noi e per gli altri. Grazie Plinio per quanto ci hai insegnato con la tua vita da uomo Pro.


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Humani generis inimicum:

l’origine della leggena Ezzeliniana Leonardo Pianezzola Sono in molti a credere che la propaganda politica sia invenzione dell’età contempo-

ranea. Essa, invece, affonda le proprie radici nell’antichità, essendo stata – a memoria d’uomo – un’arma fin troppo spesso usata contro qualsiasi avversario. Nemmeno la Chiesa fu esente dal farne uso, ai tempi in cui il pontefice deteneva sia il potere spirituale sia quello temporale. In veste di avversario del papato, dopo il suo schieramento con la parte imperiale, a patirne le conseguenze fu anche il nostro Ezzelino III. Non si intende di certo qui inserire la sua figura nel novero dei santi, in quanto anch’egli – figlio del suo tempo – reagì duramente a duri attacchi avversari, come parimenti concesse ampi privilegi ai suoi alleati. La leggenda nera che sorse attorno alla sua figura mentre ancora era in vita, tuttavia, ha un’origine squisitamente politica, e trova il suo maggior autore proprio nel suo più grande avversario: la Chiesa di Roma. Ma andiamo per gradi: Ezzelino, è noto, passò tra le righe dell’Impero sotto la protezione di Federico II nel dicembre 1232, ponendosi quindi in aperto contrasto con la politica della Chiesa. Prima di allora egli non era che un potente feudatario locale costretto a destreggiarsi tra le lotte di fazione e la politica comunale. Nel 1227, assieme al fratello Alberico, ebbe una fugace questione contro la Chiesa, la quale accusò entrambi di vessazione nei confronti della chiesa di S.Donato, posta in capo al ponte d’Angarano. In una lettera il pontefice Gregorio IX metteva sotto la sua diretta protezione la chiesa di S.Donato e i suoi beni, definendo i due fratelli “nobili uomini figli di Ezzelino da Romano”. Niente di preoccupante, quindi, trattandosi di un semplice e frequente monito contro dei signorotti locali, ai quali andava comunque riservata la cortesia dovuta al loro rango. Dopo il 1232 per Ezzelino l’aria cominciò a cambiare, in particolare nell’ultimo scorcio di quel decennio quando – grazie anche al fattivo intervento dell’imperatore – il suo potere era già ben consolidato nella Marca Trevigiana. Nel 1239, infatti, Ezzelino occupò manu militari alcune rocche del pedemonte spettanti al vescovo di Treviso. La risposta dello stesso papa Gregorio non si

fece aspettare, minacciando l’anatema contro “Ezzelino da Romano, nemico di Dio e della Chiesa”. La questione rimase irrisolta, e il buon papa Gregorio lasciò il seggio pontificio al suo successore Innocenzo IV. Quest’ultimo, persona decisamente più agguerrita del suo predecessore, nel 1244 reiterò la scomunica contro Ezzelino per la stessa ragione e usando le stesse parole. Se questo può sembrare un sintomo di debolezza da parte del nuovo pontefice, va aggiunto che la sua era però un’azione da condursi più a fondo in quanto, dieci giorni dopo, lo stesso Innocenzo invitava l’inquisitore Rolando da Cremona a indagare e riferire sull’operato di Ezzelino, basandosi su alcune voci che stavano giungendo a Roma in quel tempo: “Da relazioni degne di fede apprendiamo che, come nemico valoroso, e persecutore della Fede, Ezzelino da Romano offende Dio e la Sede Apostolica in molti modi, ma principalmente in sé, disprezzando le chiavi della Chiesa dà ricetto agli eretici, e con essi è partecipe indifferentemente, ed è sospetto di macchiarsi di pratica eretica, e di questo pubblicamente infamato”. Pubblicamente infamato, appunto. E non è difficile scoprire da quali voci giungesse questa diffamazione agli orecchi del papa: si trattava probabilmente di notizie riportate

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da quella moltitudine di frati predicatori che giravano per ogni dove diffondendo la propaganda guelfa ostile all’Impero. Gli stessi frati che – per intenderci – “Ezzelino temeva più di ogni altra cosa al mondo”, com’ebbe a scrivere il cronista – anch’egli monaco – Salimbene de Adam da Parma. L’offensiva di Innocenzo IV non si fermò a questo punto: nel 1245 egli depose – nel corso del Concilio di Lione – l’imperatore Federico II, privandolo dei poteri e quindi destituendo di fatto tutti i suoi sostenitori, tra i quali Ezzelino. Quest’ultimo, per nulla spaventato, proseguì nella sua politica filo imperiale, meritandosi – nel 1248 – una delle più accese lettere di scomunica da parte del papa. Troppo oneroso sarebbe in questo breve spazio riportarne l’intero testo. Ce ne siano sufficienti alcuni estratti: “La rabbia truculenta di un uomo inumano (…) sotto volto umano nasconde un animo ferino, assetato di sangue Cristiano (…) la sua efferata crudeltà, così in tutto s’infiamma, cosicché né la fortuna né la vita degli amici nemmeno risparmia, né qualsiasi sesso o età, né qualsiasi Religione o venerato Ordine, acceca i pargoli innocenti, gli adulti annienta con tormenti diversi (…) empiamente e orrendamente seziona le vittime, castrando – come si dice – tanto le femmine

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quanto le spose, uccidendo la prole futura dei sopravvissuti agli uccisi, come se l’intenzione sia in qualche modo di non far procreare la natura (…) Chi dunque dubita di come egli non perseguiti tanto la persona, quanto la natura umana?” È a questo utile per una buona comprensione da parte del lettore non solamente quel “come si dice” infilato tra le righe, segno inequivocabile di come alcune informazioni giungessero al papa in forma di semplici voci, ma pure come – nello stesso documento – Innocenzo IV, dopo una lunghissima sequela d’invettive, invitasse lo stesso Ezzelino a ricevere l’assoluzione papale dai peccati commessi presentandosi a Roma entro l’agosto successivo. Per niente impaurito nella sua fierezza di ghibellino, Ezzelino non si recò a Roma. Due anni dopo venne a mancare il suo più prezioso alleato: Federico II. Nel periodo immediatamente successivo, mentre in Germania erano in corso le lotte per la successione imperiale, papa Innocenzo – con mano decisamente più morbida – esortava il vescovo di Treviso e l’inquisitore Rolando a far recedere Ezzelino dalla sua politica filo imperiale. In questo modo, il papa sperava di attirare il fiero condottiero tra le fila dei suoi alleati, arrecando così grave danno alla fazione ghibellina del settentrione d’Italia. Ezzelino, invece, si mosse esattamente nel modo che il pontefice intendeva evitare: alleandosi con Oberto Pelavicino marchese di Cremona e vicario imperiale per la Marca del Medio Po. L’alleanza tra i due potenti ghibellini poteva in serio modo compromettere le sorti della politica filopapale nel nord Italia. Il primo abbocco tra i due avvenne nel marzo del 1252. Innocenzo IV, forse avuto sentore di questo fatto, agì d’anticipo promulgando – nel maggio successivo – la bolla “Ad extirpanda” contro gli eretici e i loro protettori, tra i quali, manco a dirlo, rientravano buona parte dei signori ghibellini del nord. Con questa bolla si concedevano ampi poteri agli inquisitori presenti nel territorio, autorizzandoli nell’uso della tortura per far confessare i sospettati d’eresia. Innocenzo IV, tuttavia, sperando di salvare il salvabile e di impedire l’alleanza che già sospettava, nel luglio dello stesso anno giocò l’ultima carta con Ezzelino, definendolo semplicemente – ed è qui sorpren-

dente, a seguito delle precedenti invettive – “nobile uomo Ezelino da Romano”, e invitandolo non solo a presentarsi per scusarsi del suo operato, ma addirittura a scegliere da sé il luogo preferito per incontrare un delegato della Chiesa, fosse questo luogo in Lombardia, nella Marca, in Friuli o persino in Germania. Ezzelino non solo ignorò l’offerta del pontefice ma, anzi, rafforzò la sua alleanza con il marchese Pelavicino. S’era nel 1254 e la reazione del papa non si fece attendere: Innocenzo IV promulgò la crociata contro gli eretici, mirando ad eliminare dalla scena molti sostenitori di Ezzelino e Oberto. In quell’occasione, Innocenzo garantiva l’assoluzione a tutti coloro che avessero combattuto l’eresia, fatta eccezione proprio per Ezzelino e Oberto, ormai entrati a pieno titolo nella lista nera del pontefice. Per nulla intimorito dalle azioni del papa, Ezzelino proseguì nella sua politica d’espansione ghibellina, riallacciando anche i rapporti col fratello Alberico dopo diciotto anni di militanza in parte avversa. Anche per Alberico si profilava la stessa sorte, essendo anch’egli passato – nei documenti papali – da un deferente “nobile uomo” a un più aggressivo “tiranno”, solo per essersi riappacificato col potente fratello. Nel 1258, vani i reiterati tentativi di riportare Ezzelino sulla via della Chiesa, il pontefice, spazientito, lanciò l’offesa finale promulgando una crociata contro la persona di Ezzelino: “scandalo della fede, sciagura d’Italia e macchia del popolo Cristiano, Ezzelino da Romano non deve passare sotto silenzio, né vivere in pace a causa del nostro zelo (…) contro lo stesso Ezzelino, condannato come pubblico eretico, e soggetto alle costituzioni contro gli eretici (…) i prelati della Chiesa, gli altri religiosi e gli uomini secolari di qualsiasi condizione, e ordine, scelgano, e facciano predicare il verbo della Croce (…) e per qualsiasi loro

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servigio concederemo l’assoluzione da tutti i loro peccati, come se si trasferissero in soccorso della terra santa”. Ezzelino era già leggenda mentre era ancora in vita, a causa delle numerose voci che circolavano per tutto il nord, alimentate dalla propaganda guelfa diffusa dai frati predicatori. L’anno successivo, quando venne ferito e catturato nei pressi di Cassano, tutti fecero a gara per vedere in faccia il leggendario “inumano mostro”. Peggio ancora successe al fratello Alberico, trucidato assieme alla sua famiglia nel castello di S.Zenone nel 1260, reo solamente di aver sostenuto la politica fraterna negli ultimi tre anni di vita. A seguito della loro morte vennero distrutti i loro emblemi, i loro castelli, ed una notevole mole di documenti “scomodi” ai vincitori. A narrare la storia dei “perfidi tiranni” dovevano rimanere solamente le cronache di matrice guelfa. Le stesse cronache che hanno alimentato e continuato nel tempo la leggenda nera ancora inestricabilmente legata alla figura di Ezzelino, fiero condottiero appartenente ad una delle più illustri famiglie della Marca Trevigiana.


Natale è… Il Nuovo Ezzelino Gennaio 2010

Per i volontari dei Presepi

Duilio Fadda

RESOCONTI - PAG. 6

Stare insieme con la famiglia e donare agli altri quello che non hanno Valentina E’ una grande festa che ci porta felicità, gioia, amore… ma soprattutto si ricorda la nascita di un Bambino: Gesù. Denis Zen  Stare insieme alla famiglia e aiutare i più deboli e sofferenti di noi. Lucrezia Un giorno di gioia. E’nato Gesù e tutti diventano buoni. Spero vivamente che non ci sia più guerra e violenza nel mondo. Siria Una canzone d’amore nata per tutto il mondo. Davide

E’ finita con questi pensieri scritti da persone… Bambini, Adulti… E non sapremo mai se queste parole sono dettate dalla gioia per il natale, dalla preoccupazione per il futuro o chissà per quale motivo. Sappiamo che questa iniziativa che voleva raccogliere i sentimenti delle persone comuni, quelle che hanno a cuore anche un angolo di pace …cristianamente… l’hanno trovato in questa splendida “Mostra dei Presepi”. Non pensavamo noi, pochi(?!), volontari, collaboratori di trovarci a fine mostra con un risultato così estremamente positivo, noi, invece, pensavamo che: - verranno i soliti espositori, i soliti presepi ed i soliti visitatori. No, non è stato così. La nostra meraviglia si è subito fatta largo quando abbiamo visto all’opera le bravissime pittrici dell’Associazione “La costola”. Hanno intrattenuto il pubblico dei visitatori meravigliandoli con la loro bravura e incuriosendoli con le loro Performance. Lo stupore, poi, è venuto  quando i poeti, i mu-

sicisti si sono esibiti in un palco improvvisato, quando la gente di Romano ha ricordato i tempi di un Natale lontano, ricco più di sentimenti che di carte patinate o di nastri colorati. Erano anni diversi, che avevano profumo di mandarini come ricordava Angèo dei Dori, oppure sapevano di neve e festa familiare con il “far su el Mas’cio” di Sergio Mocellin. Erano anni che non torneranno più e proprio per questo abbiamo voluto ricordarli com’erano perché domani saranno i nostri giovani a raccontare il loro natale. Ma forse loro parleranno, anche, di una mostra dei presepi che ha mantenuto viva la tradizione, religiosa e popolare. Magari non potranno ricordare il profumo dei mandarini come un vero e proprio elisir, ma diranno : - Quella volta ho recitato anch’io davanti ad un pubblico attento ed ho parlato del mio Natale con le Playstation, con i cellulari touch-screen ed i vari giocattoli dell’epoca. Di tutto questo resterà un ricordo talmente importante che varrà più di un preziosissimo regalo, perché sarà l’unico regalo di una vita vissuta serenamente. E dopo il Natale è venuta la Befana. Quella vera! Insomma proprio vera non era, però aveva la scopa aveva il sacco con i regali, con la calza e bella non era davvero.. ma simpatica! Talmente simpatica, che cantava, saltava, fischiava, sembrava… Maria Rosa… si quella simpatica… contradaiola, che tutti chiamano… Maria Rosa Boàro! Ah, era Lei, ma siete sicuri?… Proprio Lei ? Va bene! Speriamo che il prossimo anno, io non debba

fare il Babbo Natale!… Non mi sento pronto!! Vorrei però tornare alla vera e propria manifestazione, quella che ha visto schierati in campo i nostri bravissimi volontari, quelli che hanno reso possibile il miracolo del presepe. Volontari ed espositori si sono uniti ed hanno dato vita a questa bella iniziativa, poi il resto è venuto da sé anche grazie all’amministrazione comunale, ma non dimentichiamo che, dietro a questa, c’è una perfetta macchina che lavora per noi. Tecnici , operai, impiegati e funzionari comunali sono lì, dietro le quinte, ma noi,non immaginiamo quanto essi siano importanti per qualsiasi appuntamento o manifestazione che si svolge in chiesetta. Sono loro che, in definitiva, rendono possibili queste iniziative, quindi… grazie a tutti voi. Mi accingo a chiudere questo breve contributo ricordando che le nostre pittrici de “La Costola” hanno donato le loro opere alla Mostra e che il ricavato delle possibili vendite andrà in beneficenza all’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso Onlus (potrete inoltre destinare il 5x mille all’assoc. Inserendo il C.F. nella casella delle onlus C.F. 03264380241), quindi se volete farvi un regalo compratevi un quadro della mostra con una natività oppure, fatte un bel regalo ad un vostro amico/parente, donate un quadro (acquistandolo), regalandovi così una donazione. Per finire Vi ricordo che i soldi della offerta libera (cassetta rossa uscita mostra) andranno in gran parte alla Città della Speranza come già stabilito con l’amministrazione comunale e, se riusciamo, 500 euro li destineremo ai terremotati di Haiti.


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Protezione Civile: sempre presenti! A conclusione dell’anno 2009, l’Associazione Volontari Antincendi Boschivi e Protezione Sara Bertacco Civile di Romano d’Ezzelino traccia un bilancio conclusivo delle attività svolte sotto la guida del nuovo direttivo. Il Presidente Chemello Giovanni, soddisfatto dell’impegno dei suoi volontari, mette al primo posto tra le attività svolte nell’anno appena concluso l’emergenza terremoto in Abruzzo. “A partire dal mese di aprile 2009, subito dopo aver ricevuto dalla Regione del Veneto la richiesta di aiuti da inviare nelle zone terremotate dell’Abruzzo, la nostra Associazione ha messo a disposizione uomini e mezzi che hanno operato nei vari campi accoglienza, ricevendo le direttive dal COM 4 di Pianola. Agli interventi in Abruzzo, terminati soltanto nella prima settimana di dicembre, hanno partecipato ben 62 dei nostri volontari suddivisi, a turno, in 17 squadre di lavoro per un totale di 6.200 ore lavorative e oltre 25.000 chilometri percorsi.” Il Presidente Chemello ricorda inoltre altri interventi effettuati dall’Associazione: nel mese di maggio una forte perturbazione atmosferica aveva provocato allagamenti nelle zone della frazione di Sacro Cuore ma anche nel comune di Cassola. I volontari hanno messo in funzione le pompe idrovore per liberare dall’acqua gli scantinati di numerose abitazioni; la stessa situazione si è verificata anche nel mese di settembre a Casoni di Mussolente: in questo caso 13 volontari si sono uniti al gruppo di Mussolente per le attività di bonifica. Il 31 ottobre si è svolta invece la prova di evacuazione di tutti gli edifici scolastici presenti nel territorio comunale. “Si è trattato” continua il Presidente Chemello “di una pro-

va molto importante perchè ragazzi e insegnanti hanno potuto mettere in pratica i comportamenti da tenere in caso di emergenza terremoto e hanno conosciuto in modo più approfondito la Protezione Civile e le sue attività al campo base allestito a Villa Negri”. L’anno 2009 si è concluso con gli interventi per l’emergenza neve nel comune di Romano d’Ezzelino: sono stati impiegati tre mezzi di cui uno dotato di lama spartineve e di uno spargisale. Il Presidente Chemello e i suoi volontari, nel ricordare a tutti la presenza della Protezione Civile nel nostro comune, colgono l’occasione per augurare un sereno 2010 a tutti i lettori!

Corso di formazione per la Protezione Civile Nel pomeriggio di sabato 19 dicembre i volontari del Coordinamento “Brenta Monte Grappa” hanno partecipato ad un corso di aggiornamento sulle tematiche della Protezione Civile, organizzato dallo stesso Coordinamento e tenuto dal comandante Cav. Perin Sergio, già capo distaccamento della caserma dei Vigili del Fuoco di Bassano del Grappa. L’occasione, che ha visto riuniti gran parte dei volontari delle nove Associazioni del Coordinamento presso il Cinema Teatro “Valbrenta” di Solagna, è stata propizia per approfondire alcune tematiche relative agli interventi di spegnimento di incendi boschivi e alla sicurezza dei volontari in ambiente operativo. E’ stata inoltre sottolineata l’importanza della collaborazione e della sinergia di intenti tra le varie forze nei casi di interventi di emergenza per incendio e Protezione Civile nel nostro territorio, in particolare tra i volontari della Protezione Civile con specializzazione nell’antincendio boschivo e il personale dei Vigili del Fuoco. L’incontro si è concluso nella sala polifunzionale del Centro Sportivo di Solagna con lo scambio degli auguri natalizi fra tutti i partecipanti. Un ringraziamento particolare al Cav. Perin Sergio, all’Amministrazione Comunale di Solagna, al Capo distaccamento VVFF di Bassano del Grappa Sig. Dalla Rizza Antonio, al Presidente e ai Volontari dell’Associazione A.I.B. e P.C. di Solagna e ai Volontari delle altre associazioni presenti, per la fattiva collaborazione che ha reso possibile la buona riuscita dell’incontro formativo.

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Il servizio Civile Nazionale La legge 64 del 6 marzo 2001 ha istituito il servizio civile con il fine di promuovere la cooperazione e di contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani. Molti sono i volontari che in questi anni si sono messi in gioco vivendo questa esperienza, mettendo in luce il senso di solodarietà e la voglia di impegnarsi dei giovani. I L P N U l’ Anche ePro Loco d’Italia), È un vero impegno di formazione sul campo, un investimen(Unione nazional senta dina e rappreis to in termini di crescita sociale e consapevolezza civica che ce ente che coorita er ad , ne lia co Lo o le Pr potrà essere utile nel futuro per il mondo del lavoro. Tutti i predisponendo a tale proposta riguardano: progetti che nio cittadini, ragazze e ragazzi che hanno compiuto i 18 anni di o im tr a p l e d ia età e non superato i 28, possono presentare domanda per Salvaguardo e artistico; storic o; partecipare alle selezioni. Il servizio è accessibile anche per ri o it rr te l e d e n Promozio i ragazzi che hanno già svolto il servizio civile come obiete ll e d e n io z o m Pro tori di coscienza e servizio militare. . attività culturali Qua il Sernvto impegn izio Ci a vile ?

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Perchè nelle Associazioni Pro Loco? Le Pro Loco da sempre rivestono un ruolo importante tra le organizzazioni che operano in Italia nel settore del turismo, della cultura e nella salvaguardia dell’ambiente. Per quanto riguarda il Veneto, esiste un territorio con molteplici potenzialità ancora da sviluppare, particolarità ai più ignote che si stanno riscoprendo in tempi recenti. Con pazienza e dedizione, le Pro Loco hanno negli anni cercato di recuperare e salvaguardare queste antiche tradizioni, memorie di un passato da rivivere per un futuro da progettare. Il volontario sarà impegnato nell’attività di promozione del territorio realizzando iniziative e progetti di animazione di percorsi naturalistici, culturali, storici ed enogastronomici, promuovendo e diffondendo la cultura locale, le tradizioni, la conoscenza dei beni storico-architettonici ed ambientali. Per tenerti informato sui progetti che l’UNPLI e le Pro Loco presentano visita il sito www.unpliveneto.it


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SOCIETA’ - PAG. 9

Gli Emo: cosa vogliono dirci? Il compito evolutivo per gli adolescenti, come ricorda Erikson, è per de- Cinzia Bonetto finizione quello di differenziarsi dai propri genitori allo scopo di definire una propria identità che li porti nel mondo adulto. Questo passaggio non è privo di sofferenza, poichè avviene nella lotta tra il desiderio di restare bambini protetti dall’ala amorevole dei genitori e quello ritagliarsi il proprio posto nel mondo. Le modalità con cui avviene la tansizione sono diverse tra un ragazzo e l’altro e si manifestano speso in mode e tendenze che, assumendo delle peculiari caratteristiche, creano nei ragazzi un senso di appartenenza. è questo il caso degli Emo, un fenomeno controverso nato tra gli adolescenti americani e inglesi e poi diffuso in tutto il mondo. è stato utilizzato per la prima volta negli anni ’80 per indicare un sottogenere musicale che faceva parte della cosiddetta musica hardcore punk. La parola “Emo” indicava, quindi, band sempre hardcore ma che utilizzavano sonorità più melodiche e ricche e che, quindi, volevano emo-zionare l’ascoltatore durante le esibizioni. Oggi il significato della parola “Emo” si è esteso ed è arrivato ad identificare una vera sottocultura, che coinvolge non solo la musica, ma anche molti altri aspetti della vita dei giovani, della moda agli atteggiamenti. Ma chi sono veramente gli “Emo” e cosa caratterizza la loro identità? Hanno, di solito, tra i 14 e i 19 anni, si caratterizzano anche per un certo tipo di look, che consiste nell’indossare jeans consumati molto stretti e aderenti, t-shirt corte raffiguranti le band preferite, o maglioni larghissimi, capelli che coprono il viso accompagnati da un’imponente frangia asimmetrica, gli occhi bordati di nero e scarpe da ginnastica. Gli accessori sono spesso cinture e collane con borchie e un gran numero di bracciali che coprono i polsi. Non solo, però, un modo di vestire, ma un modo di pensare ed agire che può far paura ai genitori che osservano i figli e non riescono a capire. Capire da dove nasce tutta questa tristezza, questa disperazione. Se “Emo” significa emozione, i ragazzi “Emo” non fanno mistero di qeullo

che provano: piangono davanti agli amici, baciano persono dello stesso sesso o addirittura arrivano a farsi del male procurandosi  tagli sui polsi che vengono nascosti dai bracciali. Stiamo parlando di una cultura dell’emarginazione sociale e della sofferenza profonda, con cui i giovani gridano tutto il loro dolore. Sicuramente una richiesta d’aiuto, la manifestazione di un disagio insostenibile che li rende da una parte emarginati, dall’altra parte di un gruppo, di un sentire comune, di un sentirsi “Emo”. Dietro a questa “filosofia di vita” si nascondono comportamenti autolesionistici che sono il mezzo attraverso il quale l’essere “emo” esprime l’essere un adolescente in difficoltà, rivelando un profondo bisogno di attenzione. Ma quanto è pericoloso questo fenomeno?   gli “Emo” inneggiano, in ultima ipotesi, al suicidio come atto ultimo liberatorio.   Le vecchie generazioni, da che mondo è mondo, sono sempre propense ad allarmarsi per le tendenze dei giovani che, per loro natura risultano esteme rispetto all’epoca storica in cui si manifestano. Talvolta gli adulti hanno ragione a preoccuparsi!


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ASSOCIAZIONI - PAG. 10

Finito un anno, puntualmente si riparte con quello nuovo. Domenica Bontorin

Per il Complesso Bandistico e Majorettes di Romano d’Ezzelino l’anno appena trascorso è stato come sempre ricco di appuntamenti. Abbiamo festeggiato i 30 anni di fondazione del Complesso Bandistico e 15 delle Maiorettes con una bella festa assieme agli ex IL 25 Aprile 2009, come si può vedere dalla foto.

Di solito l’appuntamento più importante dell’anno è quello di fine novembre con il concerto di Santa Cecilia. Un momento particolarmente impegnativo sia per la preparazione musicale, sia per l’organizzazione. Anche quest’anno il risultato è stato positivo, grazie alla preparazione e all’impegno del maestro Gianni Zamborlin nonchè di tutti i suonatori. In seguito, all’interno del direttivo è nata l’idea di riproporre un ulteriore concerto in un ambito più spazioso. Così dopo qualche perplessità iniziale, abbiamo deciso di proporre per la prima volta il Concerto di Natale per il 23 dicembre presso la palestra “San Marco” di Fellette. Lo scopo di questo concerto era quello di offrire a tutta la Comunità di Romano, che di solito vede il Complesso Bandistico e le Majorettes suonare e ballare all’interno di varie manifestazioni sia patriottiche che folkloristiche, uno

spettacolo completo in uno spazio adeguato. Infatti in questa occasione abbiamo avuto modo di apprezzare la bravura dei musicisti che hanno suonato brani classici e moderni, presentati dalla nostra ormai affezionata Eva Farronato, abbiamo ascoltato la bellissima voce di Silvia Bordin che ha accompagnato alcuni brani, ma soprattutto abbiamo avuto la possibilità di vedere lo spettacolo proposto dalle nostre Majorettes che, con le loro coreografie e costumi alcuni anche natalizi, hanno saputo creare l’atmosfera giusta del Natale. Alla fine del concerto è arrivato anche Babbo Natale a distribuire caramelle a tutti i bambini presenti. Per la riuscita di questa serata, Il primo ringraziamento va all’Amministrazione Comunale che con il suo Patrocinio ci ha messo a completa disposizione la palestra e anche in questa occasione ha dimostrato il suo sostegno al nostro gruppo. Grazie anche all’Associazione Commercianti e alla Pro Loco per il rinfresco offerto alla fine del concerto. Un ringraziamen-

to va anche al maestro Gianni Zamborlin, a tutti i sonatori, a Lisa Galvan capitana del gruppo Majorettes, alle Majorettes e in particolare a tutto il consiglio direttivo,che ha creduto a appoggiato questa iniziativa, dimostrando come sempre che con la forza e la determinazione si ottengono ottimi risultati. Speriamo di riuscire a ripetere questo concerto anche il prossimo Natale. Infine, ricordo che domenica 29 Novembre 2009 si sono svolte le votazioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo per il prossimo triennio. Qui di seguito le nuove cariche: Presidente: Bontorin Domenica Vice Presidente: Ceccon Franco Segretaria: Galvan Lisa Tesoriere: Bonato Irene Consiglieri: Bontorin Giampietro, Carlesso Guido, Ceccon Claudio, Fanchin Paola, Galvan Laura, Greco Marco, Rebellato Chiara, Scremin Lucia, Zilio Franco. A nome del Complesso Bandistico e Majorettes di Romano d’Ezzelino, Auguro a tutti un sereno 2010, grazie a tutte quelle persone che ci seguono costantemente e, arrivederci alle prossime manifestazioni. Invito come sempre quanti volessero conoscerci un po’ più da vicino a visitare il nostro sito internet: www.bandaromanoezz.altervista.org


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APPUNTAMENTI - PAG. 11

Carnevale dei Ragazzi 2010 Fellette 1967-2010

Riparte con rinnovato entusiasmo la macchina organizzativa del Carnevale dei Ragazzi a Fellette. La pausa del 2009 fu dovuta a problemi finanziari e organizzativi; lo storico Comitato Organizzatore, integrato da nuovi ed energici collaboratori, ha ritrovato le motivazioni, l’entusiasmo, le energie e le risorse per rimettersi in gioco.

Ed eccoci pronti a riproporre per domenica 7 Febbraio 2010

il Carnevale dei Ragazzi a Fellette.

Alle 14.00 l’apertura della sfilata sarà affidata al Gruppo Bandistico di Crosara di Marostica, accompagnato dal Gruppo Majorettes di Nove. Sfileranno di seguito una decina di carri mascherati costruiti nel territorio bassanese e limitrofi, e gruppi mascherati (tra i quali i bimbi della Scuola dell’Infanzia di Fellette). A stuzzicare il palato di grandi e piccini verrà allestito uno stand gastronomico coordinato dai volontari del gruppo cucina del patronato. Vuol essere questa l’occasione per ringraziare chi ha permesso, con ruoli differenti, la realizzazione dell’evento: la Parrocchia di Fellette, l’Amministrazione Comunale, la Pro Loco, ed i numerosissimi sponsor che hanno creduto nella manifestazione ed hanno contribuito economicamente, nonostante i cattivi segnali che continuano ad arrivare dai più diversi settori.

GRAZIE, …e arrivederci a domenica 7 Febbraio lungo le strade di Fellette. Il Presidente del Comitato Organizzatore Celso Zonta


Tradizione, superstizione, ma, non solo Il Nuovo Ezzelino Gennaio 2010

RESOCONTI - PAG. 12

Maurizio Scotton

Per la tredicesima edizione lo scorso 5 gennaio si è svolta a San Giacomo “Bruxemo a Vecia” un evento che concilia la tradizione popolare legata al Panevin, la superstizione legata alla Befana, con l‘impegno nel volontariato e la beneficenza a favore della Casa di Natale di Aviano. E così, la sera che precede l’epifania, “la sera che precede l’arrivo dei Re Magi” nella tradizione cattolica, mentre la neve scendeva a salutare la befana, Alpini e Donatori di Sangue, accendevano la Vecià ed il calore del falò riscaldava ed illuminava le diverse centinaia di persone presenti. Le note della banda Girasole accompagnavano gli sguardi meravigliati dei bambini e gli occhi colmi di gioia degli adulti che, contagiati dal calore, dall’energia del falò, abbandonavano per qualche secondo la freddezza e l’indifferenza, per tornare nel cuore un po’ bambini.


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Un successo anche quest’anno. Un successo che speriamo ben augurante per tutto il 2010 come hanno indicato le faville. Secondo la tradizione “Falive a matina, toi su el saco e va a farina” (se la direzione delle faville e del fumo è nord o est, sarà un anno funesto. Prendi il sacco e vai ad elemosinare); “Se le falive le va a sera, de polenta pien la caliera” (cioè se la direzione è ovest o sud, sarà un anno fausto, il raccolto sarà buono e quindi la pentola sarà piena di polenta). La manifestazione Bruxemo a Vecia fonda il suo successo sul lavoro gratuito di persone, che hanno condiviso tempo e fatica, con la gioia e l’impegno di chi sa di fare del bene per il prossimo. Un plauso particolare per la disponibilità dimostrata perciò a Maurizio B, Tizano B, Michele S, Mauro B, Luca P, Roberto L, Maurizio S, Massimo D, Gianfranco D, Alfredo F, GiamPaolo C, Graziano D, Mario B, Mario P, Germano L, Claudio Z, Rinaldo M, Roberto L, Adriano D, Alberto F, Giuseppe D, Giuseppe B, Luigi C, Giorgio L, Pietro Z, Nicola S, Diego B, Daniele Z, Bianca, Isetta Antonia. Lo scopo benefico della serata, durante la quale sono

RESOCONTI - PAG. 13

state distribuite le calze ai bambini presenti, fa sì che l’impegno profuso da Alpini e Donatori non si esaurisca in poche ore. I fondi raccolti sosterranno una struttura che accoglie i famigliari delle persone in cura presso il centro tumori di Aviano. Un successo ottenuto grazie al Comune di Romano d’Ezzelino ed in particolar modo il vicesindaco Seraglio, alla parrocchia di San Giacomo, I fondi al Comitato Festeggiamenti, alla Pro loco di raccolti sosterranno Romano d’Ezz., alla Banda Girasole di San una struttura che Zenone degli Ezzelini, presente in gran comaccoglie i famigliari pleto con ben 51 elementi, all’Associazione delle persone in Carabinieri in Congedo che ha brillantemencura presso te supportato la Lucciolata, e dulcis in fundo il centro tumori alla Protezione Civile Antincendi Boschivi di Aviano. che anche quest’anno, come degli angeli custodi, ha sorvegliato il falò. A tutti loro, a quanti partecipando alla serata, hanno contribuito al successo di quest’importante iniziativa un grazie di cuore ed un arrivederci a martedì 5 gennaio 2011.

Tesseramento ed elezione consiglio direttivo Gruppo Alpini San Giacomo Il 2010 appena iniziato ci propone un calendario denso di appuntamenti. I primis il tesseramento e le elezioni del Consiglio Direttivo che si svolgeranno nella nostra sede sabato 6 e domenica 7 febbraio cui seguirà, sabato 13, la consueta Cena Sociale. Fare gruppo, sentirsi uniti e collaborare tutti assieme ci permetterà di continuare sulla strada finora tracciata. Amare la natura e la montagna in particolare, operare per il volontariato e la solidarietà, tramandare lo spirito alpino, sono alcune delle caratteristiche della nostra Associazione. Numerose sono le iniziative, non solo in Italia, che hanno visto gli alpini come positivi protagonisti. Per mantenere vivo questo nostro Corpo tutti assieme dobbiamo fare uno sforzo straordinario e partecipare attivamente alla molteplici attività. In quest’occasione esprimo il mio caloroso invito a tutti gli Alpini in congedo che non sono iscritti ad iscriversi al nostro gruppo o a quello della propria frazione. Chi fosse già nostro socio, all’invito per rinnovare il tesseramento, affianco l’invito a coinvolgere i numerosi Amici degli alpini affinché si associno. Assieme tramanderemo i più alti Valori Alpini nelle varie occasioni d’incontro, di lavoro, di volontariato e perché no, anche di festa! Ti aspetto! Per ulteriori informazioni contattatemi al 0424 31079 - Maurizio Bonato Capogruppo del Gruppo Alpini di San Giacomo, Sezione Montegrappa.


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RACCONTI - PAG. 14

A Mà Gianni Dalla Zuanna

Da qui è nata la mia abilità con la caffettiera. Anche il solo varcare la porta del laboratorio di mamma era un momento a rischio, una prova di coraggio.

Perso nella folla davanti a un centro commerciale vago nei miei pensieri. Ho imparato presto a fare il caffè. Anche a dire bugie diplomatiche, di circostanza. “Buongiorno signora, mamma la stava aspettando.” voleva dire in realtà: “Mamma si augurava che lei arrivasse il più tardi possibile.” “Non si preoccupi, entri pure. Non disturba affatto.” Era la traduzione filtrata di: “Ma ti pare l’ora di andare a rompere le scatole nelle case altrui? Stavamo per metterci a tavola e invece, per colpa tua, ora la cena si fredderà!” mamma faceva la sarta in casa, un lavoro oggi in via di estinzione, sul libro rosso delle specie da proteggere del WWF, ed era brava con ago e filo. Non si limitava, come diceva una canzone del tempo, a cucire vestiti su misura per vecchie signore ed aveva una clientela varia. Persino la mia maestra veniva a farsi fare i vestiti per se e per le figlie. Non era un lavoro facile come può sembrare a prima vista, soprattutto in prossimità di festività e ricorrenze. Allora i tempi diventavano stretti, si respirava nervosismo e tensione e la luce della stanza da lavoro si accendeva all’alba per spegnersi solo a notte fonda. Ricordo ancora consegne fatte di corsa, mentre già suonava la campana che invitava la gente a messa per il Santo Natale… Casa nostra era un porto di mare, sempre sotteso tra la calma piatta e la tempesta tropicale, ma pronto a ricevere chiunque bussasse alla porta. La regola era una sola: sempre e comunque pazienza, cortesia ed ospitalità, da parte di tutti. Da qui è nata la mia abilità con la caffettiera. Anche il solo varcare la porta del laboratorio di mamma era un momento a rischio, una prova di coraggio. Il mio compito non si limitava infatti a servire il caffè o a litigare col merciaio che mi voleva affibbiare una cerniera di un colore che non era proprio uguale al campione che mi ero portato appresso. Ero anche il modello per vedere come

cascavano i capi di abbigliamento dei clienti della mia età. Allora salivo sulla seggiola e mi sottoponevo con rassegnazione alla prova, mentre mamma segnava col gesso qui e là, imbastiva un punto sulle spalle o sulle maniche. Il guaio è che dovevo provare anche i cappotti delle bambine! “Va là, che non ti vede nessuno. Non devi certo vergognarti.” Dentro di me invece mi ribellavo profondamente, ma fortunatamente queste sedute di prova non hanno causato nessuna confusione nella mia psiche. L’unica conseguenza è la mia idiosincrasia ad entrare in un negozio di abbigliamento e a provare più di tre paia di pantaloni. Osservo ragazzi e ragazze al di là del vetro che frugano tra pile di maglioni e di camicie, entrano ed escono dai camerini, si pavoneggiano davanti agli specchi. Chissà quando hanno imparato a fare il caffè. Sto favoleggiando di un mondo che loro non conoscono e non conosceranno mai. Un mondo meno veloce, un po’ più impiccione, ma dove la gente si incontrava, parlava senza la necessità di telefonini e sms. Un mondo dove si aveva anche il coraggio di fare delle scelte diverse da quelle generali, e le cose dovevano soddisfare i nostri gusti, non noi dovevamo soddisfare il gusto generale. Mamma non ha avuto rimpianti quando ha deciso di smettere con ago e filo e di riservare la sua arte solo a noi famigliari. Io sono stato felice quando casa nostra è diventata più tranquilla e serena. Perché allora, in mezzo a questa folla che si accalca, richiamata da insegne e luci, da abiti monocromatici e tutti uguali, provo un’assurda nostalgia?


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APPUNTAMENTI - PAG. 15

Associazioni di volontariato del Comune

Passeggiata di

Comune di Romano d’Ezzelino

San Valentino Fra Colli e Valli Ezzeliniane

SONO PREVISTI 2 PUNTI DI RISTORO LUNGO ILPERCORSO

Domenica 14 Febbraio ore 9.00 Villa Negri

LA PARTECIPAZIONE È LIBERA POSSONO PARTECIPARE ANCHE I BAMBINI IN ETà SCOLARE PURCHÈ ACCOMPAGNATI DAI GENITORI.

GLI ORGANIZZATORI DECLINANO OGNI RESPONSABILITà DERIVANTE LA PARTECIPAZIONE ALLA PASSEGGIATA

ALLE SIGNORE E SIGNORINE SARÀ CONSEGNATO UN GRADITO OMAGGIO

INFO PRO LOCO 0424-36427 - proromano@libero.it


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RACCONTI - PAG. 16

El Sanguanèl e el Basaìsco Sergio G. Mocellin

Adesso la tecnologia e il computer hanno aperto ai nostri ragazzi orizzonti impensabili agli occhi di noi ragazzi di allora. Insieme però hanno anche loro nascosto i piccoli segreti e qualche mistero della natura. Segreti che noi conoscevamo, perché vivevamo in simbiosi con essa. Sapevamo i nomi di tutti gli uccelli della montagna, quando e dove nidificavano. Conoscevamo tutti i frutti selvatici del bosco e del prato. Sapevamo, guardando il cielo, farci le previsioni metereologi anche da soli. Ed eravamo esperti a sfuggire agli scherzi e ai lazzi del Sanguanèl, questo essere misterioso, che popolava le nostre montagne e anche le nostre fantasie. La paura del Sanguanèl ci costringeva quasi ad obbedire ai nostri genitori, perché loro erano al corrente più di noi della sua vita. E quando non c’era lui, ecco il Basaìsco, questo serpentello con la cresta da gallo e che ti fulminava solo con lo sguardo. Questa poesia cerca di ricordare i racconti e di ricreare il clima di quelle stagioni.

Ritorno a che i tempi che mi gero cèo e drìo de ‘na porta scoltàvo, non visto, le storie che i grandi fra lori i contava su del sanguanèl e su del basaìsco.

E ancora gò in mente che ‘a volta in te ‘a stàea che i grandi i parlava de on qualche putèl, e che me’ zia Beta, tocàndose ‘a pansa, piansèndo ‘a giurava, xè sta’ el sanguanèl.

Riguardo a figura, el parèva ‘na bissa, ma drita so’ ‘a testa la cresta de on gàeo, e poco pì grosso del brasso de on omo con sora a la schena on maròn quasi xàeo.

E quando i parlava co’ noàltri tosàti de sòito i parlava con molta prudènsa, parché el sanguanèl el podèva èsser sconto de soto al seciàro o de fianco ‘a cardènsa.

Nessuni disèva de avèrlo mai visto, qualcuno, magari, sbalià par on pèo, ma tuti i lo fava pì rosso del fogo, e quanto a statura, pì o meno, on putèo.

Nessuni podèva vardàrlo in te’ i oci, che tanto no’ ‘l gheva bisogno a becàrte, e in boca on arsènio cossìta cativo sichè el te copàva soltanto a vardàrte.

E apena el sentiva ripètere el nome de colpo el rivàva, fasendo bacano, par torte ‘a baréta o par n’altro dispeto, che el ‘ndava famoso par esser vilano.

Da noàltri, del Grappa, abitava in te’ i boschi o rento a ‘e caverne pì fonde de ‘e vàe, e invesse d’inverno, co’ ‘l fredo che fava, la note el dormiva pì spesso so’ ‘e stàe.

Chissà da che tempi segreti e distanti co’ ‘a xente ‘e vivèva ste’ due creature, e, soto a sto’ celo, da sempre compagne de on mùcio de sogni e de tante aventùre.

Cossì che ogni volta che a qualche famèja sparìva on arnèse , ‘na forca o on restèl, la xente à diseva, col segno de ‘a crose, che rento a che ‘a casa dormìa el sanguanèl.

Ma alòra viveva in te’ i boschi e so’ i còi con el sanguanèl anca n’altra creatura, che ‘a sera ‘a cantàva par farse scoltàre, e solo a sentirla ‘a metèva paura.

E desso che intanto so’ ‘e nostre montagne el clima o l’ambiente no’ ‘l pare pì quel, insieme a ‘e so’ storie i xè andati anca lori: adìo basaìsco, e adìo sanguanèl.

E i mìj me contava che on dì so’ ‘a giassàra el ghesse sporcà tuta ‘a late e el butìro, e dopo corèndoghe intorno a me mama, rideva fa o mato, prendèndola in giro.

Parché el basaìsco, de questo parlèmo, portava le colpe, par tuta la xente, de tute ‘e disgràssie, le rogne e i maeàni, cossì che èa podesse sentirse inocente.


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e t r A ’ L r e p a di s e con far e r o m a

RACCONTI - PAG. 17

L’avvento, il periodo di preparazione spirituale alla nascita di Gesù bambino, quest’anno forse complice l’apertura di un nuovo centro commerciale, è stato caratterizzato da una caccia ai regali da fare e da farsi. Quasi dimenticando la crisi, si è assistito ad una continua corsa da un negozio all’altro attirati dall’oggetto più scontato, reclamizzato, moderno, tecnologico. Questo consumismo esasperato, questo “distaccato” scambio di regali non rappresenta tuttavia il vero spirito del Natale. Dovremmo ritornare alle prime fredde giornate autunnali di molti anni fa quando, nelle nostre famiglie contadine, le nostre nonne e mamme, accendevano la stufa e lontano da occhi indiscreti, iniziavano a realizzare il loro regalo di natale. Per loro nessun dono era superfluo, nessun dono era casuale perché bastava chiudere gli occhi per pochi secondi, e con amore pensare alla persona cara; poi, quasi per magia, lentamente s’iniziava l’opera. La gioia e la felicità di donare le guidava. Ci voleva molto tempo. Il passare delle ore, dei giorni, a lavorare non era un peso anzi, trasferiva al regalo sempre più valore. Frutto di una tradizione culturale, l’arte di saper fare con amore creava da un semplice gomitolo di lana, berretti, sciarpe, guanti, maglioni, ciabatte. Ogni oggetto prodotto era personalizzato e curato in ogni singolo particolare. Esso acquisiva un valore aggiunto impagabile: il valore affettivo. Oggetti che non passano mai di moda, che portano con loro il calore della persona amata e hanno l’essenza stessa del Natale, vale a dire donare se stessi agli altri. Oggi questo sapere antico è quasi dimenticato. Sono ormai poche le persone che attraverso la tradizione del lavorare ai ferri, del cucinare del dipingere saprebbero creare oggetti così preziosi. Riscoprire il piacere di creare, imparare che le piccole cose sono le più preziose, che i regali più importanti sono quelli che “parlano” delle persone che ami, che per realizzarli non bastano cinque minuti ma che richiedono talento, tanto tempo ed impegno. Quest’anno ho ricevuto una sorpresa molto gradita… un berretto di lana, da mia zia… Maurizio Scotton


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NOTIZIE IN BREVE - PAG. 18

Festa classe 1986

Foto di Giovanni Farronato

Finalmente, dopo un po’, anche noi classe 1986 ci siamo ritrovati per una rimpatriata lo scorso dicembre. Pochi ma convinti, aperitivo pazzo, ottima cena‌ risultato? Una frizzantissima serata di festa! Buon anno a tutti, classe! Con la stessa verve di quella sera, auguri soprattutto alle nostre prime mamme, mogli e mariti! ;-D

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NOTIZIE IN BREVE - PAG. 19

Ci hanno lasciato Joani matìoi,

la fortessa della battuta. C’è un Giovanni Tonin del privato, che appartiene a suo fratello, sua sorella e ai suoi nipoti, cui va il massimo del rispetto. Ma c’è il Joani Matìoi che tutti abbiamo conosciuto, il fortessa che  appartiene alla nostra comunità. Quello cui tutti proviamo un affetto così  grande da salire sul pulpito e spinger via l’oratore per dire a voce alta “Joani te ghemo vossuo ben!”. Poco importa se ogni tanto lo vedevamo accanto ad un bicchiere di vino, l’importante era vedere il suo veicolo Ape a significar la sua presenza. Joani apparteneva a noi come la bicicletta di Mario scarparo sotto la finestra della sua bottega, come la Torre Ezzelina al paesaggio del Mardignon. Una cosa che forse pochi han colto in lui era la sua profonda timidezza, dote che probabilmente l’ha portato ad una vita solitaria e al contempo ha dato più risalto alle sue battute da Matìoi. Già, la sua vita solitaria, forse è anche questo il motivo  per cui la grande famiglia di Romano ha sempre avuto un occhio di riguardo nei suoi confronti. Nel nostro profondo sapevamo di un uomo solo ma necessitavamo delle sue battute, delle sue gesta e del suo modo di camminare, necessitavamo del personaggio Joani Matìoi, io per primo. è stato un onore citarlo nel libro della Catina Baja, vederlo interpretato con grande rispetto nello spettacolo teatrale dal suo imitatore per eccellenza, Michele Donazzan. Durante il funerale ho chiesto a Michele cosa direbbe Joani a veder tutta quella gente in chiesa, e lui di rimando, mi risponde come quella volta che fortessa creò una lunga colonna di macchine scendendo dal Grappa “Tuti me invitati questi!”. Il destino ha voluto che il nostro Joani sia stato sepolto proprio di fronte a suo fratello Angelo, così vien ancor più facile pensar che anche stavola fortessa ha avuto l’ultima battuta “dèi fradel, parti co’ a fisarmonica che femo na bea canta!”. Roberto Frison, Compagnia teatrale Mariavercoea, Ass. Culturale Siriola.

Maria Alessio ved. Parolin 77 anni 7 dicembre 2009

Lorenzo Sante Lunardon 72 anni 12 dicembre 2009

Luigi Bertoncello 72 anni 9 dicembre 2009

Oscar De Gaspari 83 anni 21 dicembre 2009

Giovanni Tonin

Agostino Mazzocco

72 anni 23 dicembre 2009

81 anni 6 Gennaio 2010

Punti rinnovo soci E’ possibile ricevere il Nuovo Ezzelino, organo ufficiale dei soci sostenitori. La quota associativa è di E 16 per i nazionali e di E 22 per gli esteri. Sede Proloco di Via G. Giardino 77, San Giacomo Uffici Postali, Centri Parrocchiali, Banca di Credito Cooperativo. Romano Edicola Pirandello, Profumeria Elisir, Tabaccheria e Cartoleria Mirò, Mario Bragagnollo (Moletta), Giovanni Bontorin (pittore), Foto Gastaldello / Arduino, Frutta e Verdura da Silvana.

San Giacomo Edicola Cartoleria Zilio Giovanni, Bar Ca’ Mauri, Bocciofila Ezzelina. Fellette Panificio Bosa, Edicola Cartoleria Brillante, Happy Bar, Trattoria Conte Chantal. Sacro Cuore Speedy Bar (Autolavaggio Scotton).


< BASSANO DEL GRAPPA (VI) < BASSANO DEL (VI) Via Cogo, 34 - TelGRAPPA 0424 382767 Via Cogo, 34 - Tel 0424 382767 < BASSANO DEL GRAPPA (VI) < BASSANO DEL GRAPPA (VI)504777 V. le Vicenza, 93/E - Tel 0424 V. le Vicenza, 93/E - Tel 0424 504777 < BASSANO DEL GRAPPA (VI) < BASSANO DEL GRAPPA (VI) Via Capitelvecchio, Capitelvecchio, 32 32 -- Tel Tel 0424 0424 886961 886961 Via < < BORSO BORSO DEL DEL GRAPPA GRAPPA (TV) (TV) Piazza Canal, Canal, 12 12 -- Tel Tel 0423 0423 910310 910310 Piazza

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