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Presenza 1-6 2025

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www.unicatt.it | www.cattolicanews.it

ANNO 56 - NUMERO UNICO 2025

Il futuro dell’Ateneo si scrive insieme

Il Piano strategico, un processo partecipato in cui tutta la comunità universitaria ha portato la propria voce e incide concretamente sulla vita dell’ateneo


Presenza

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PRESENZA

Sommario

Rivista bimestrale realizzata dalla Funzione Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con il Master in Giornalismo, con la partecipazione del Servizio Pubbliche relazioni dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori © 2025 – Università Cattolica del Sacro Cuore

DIRETTORE Elena Beccalli RESPONSABILE Alessandro Zaccuri CAPOREDATTORE Paolo Ferrari COMITATO REDAZIONALE Luca Aprea, Francesco Berlucchi, Katia Biondi, Nicola Cerbino, Francesco Chiavarini, Sabrina Cliti, Graziana Gabbianelli, Emanuela Gazzotti, Federica Mancinelli, Bianca Martinelli, Antonella Olivari, Agostino Picicco

HANNO SCRITTO Valentina Giusti, Velania La Mendola

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Università Cattolica del Sacro Cuore Largo Gemelli, 1 – 20123 – MILANO tel. 0272342216 – fax 0272342700 e-mail: presenza@unicatt.it www.unicatt.it

Sommario

Piano strategico 2026-2028, la scelta di un processo partecipato Alleanza tra le generazioni, il tema dell’anno per le sedi Un autentico laboratorio di speranza Nuovi spazi per il campus con il Polo San Francesco Investire sull’Africa farà bene a loro e anche a noi Intelligenza artificiale, la rivoluzione è in atto e passa dall’offerta formativa Con la presidente Metsola l’Aula Magna celebra l’Ue Roberto Bolle, passi di danza in ateneo

REDAZIONE ROMANA 2025

L.go Francesco Vito – 00168 – ROMA tel. 0630154295

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Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 94 del 5 marzo 1969

IMPAGINAZIONE Studio Editoriale EDUCatt

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Archeologia e Medicina, a tre ricercatori di Milano e Roma l’ambìto Erc Synergy

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Le nuove vie della ricerca a Piacenza e Roma

Università Cattolica, Archivio generale per la storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Getty Image

Nunc, la nuova piattaforma multimediale

STAMPA

Pari opportunità, il viaggio del Comitato

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Anniversari, per ricordare e guardare avanti TedXUnicatt esplora lo spazio urbano

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Giubilei dei giovani e dell’educazione Doppio incontro della Cattolica col Papa

FOTO ARCHIVIO

Litografia Solari srl

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Andrea Dallavalle, un salto triplo dentro la storia Bilancio di missione 2024, uno sguardo d’insieme sulle attività dell’ateneo

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Questo periodico è associato all’USPI Unione stampa periodica italiana Il numero è stato chiuso in redazione il 4 dicembre 2025

Università Cattolica del Sacro Cuore


Un anno di impegno assiduo e di orizzonti sempre più ampi

PRESENZA

Editoriale

di Elena Beccalli

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uello che si conclude è stato per l’Università Cattolica del Sacro Cuore un anno di impegno assiduo e di rinnovata speranza, di orizzonti internazionali sempre più ampi e di progetti innovativi intrapresi nel solco di una tradizione per noi irrinunciabile. Un anno giubilare, durante il quale si è compiuto il passaggio dal Pontificato di Francesco a quello di Leone XIV. E un anno di riflessioni approfondite e condivise, finalizzate a rendere ancora più efficace e articolata l’elaborazione del Piano Strategico che guiderà le azioni dell’Ateneo nel triennio 2026-2028. L’immagine simbolo di quest’anno è, non a caso, il nuovo Polo San Francesco, che dallo scorso autunno accoglie le studentesse e gli studenti milanesi negli spazi rigenerati dell’ex Caserma Garibaldi. In questo susseguirsi di suggestioni, l’obiettivo rimane immutato: fare dell’Università Cattolica la migliore Università perr il mondo. In questa direzione, un primo significativo banco di prova è stato costituito dalle attività del Piano Africa, che si sono susseguite nel corso dell’anno accademico 2024-2025 e che sono destinate a protrarsi nel tempo, così da consolidarsi in un patrimonio molto più che ideale. La logica di compartecipazione che ha guidato e guida le iniziative del Piano Africa (non meri interventi a favore del Continente, ma un sistema di collaborazioni che coinvolge in primo luogo le Università e gli enti di formazione) si riflette ora nel tema che caratterizza l’anno accademico 2025-2026. L’attenzione si sposta sulla questione – quanto mai urgente – dell’alleanza tra le generazioni, da declinare in ambiti tra loro complementari, quali la trasmissione del sapere, l’invec-

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chiamento attivo e le politiche socio-economiche necessarie per contemperare le istanze di giovani e anziani. Una testimonianza d’eccezione su questo versante è venuta dal Maestro Riccardo Muti, che insieme con l’Orchestra Cherubini ha reso indimenticabile la cerimonia inaugurale del 28 novembre nell’Aula Magna di Milano. Si tratta, anche in questo ambito, di «disegnare nuove mappe di speranza», secondo l’illuminante espressione che dà il titolo alla Lettera apostolica che il Santo Padre ha voluto pubblicare in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione conciliare Gravissimum educationis. «Educare è un compito d’amore che si tramanda di generazione in generazione, ricucendo il tessuto lacerato delle relazioni», scrive tra l’altro Leone XIV nel documento diffuso nei giorni del Giubileo del mondo educativo, al quale anche il nostro Ateneo ha preso parte attraverso un gioioso e partecipato pellegrinaggio. Nella prospettiva della tradizione cristiana, aggiunge il Papa, l’educazione si manifesta nella forma della «costellazione», ossia di «una rete viva e plurale». «L’unità – conclude Leone XIV – è la nostra forza più profetica». L’Università Cattolica del Sacro Cuore è orgogliosa di appartenere a questa costellazione, riconosce l’importanza di questa rete ed è pronta ad assumere la responsabilità di una profezia che è anzitutto profezia di pace. Un mandato che consideriamo imperativo e che rende concreta la missione di un Ateneo per il quale la trasmissione del sapere è sempre intesa come trasmissione del sapere attraverso l’esperienza. Discende da qui la progettualità di un Piano Strategico che si fonda sui prin-

cìpi dell’ascolto e del confronto, mediante il capillare coinvolgimento di tutte le componenti della comunità accademica. Cinque i pilastri individuati, ciascuno in dialogo con gli altri. Il primo riguarda l’istituzione di una scuola di integrazione dei saperi, in grado di potenziare l’interdisciplinarità dell’Ateneo. Il secondo pilastro prevede un’offerta formativa di qualità fondata, da una parte, sul rinnovamento dei contenuti e delle metodologie didattiche con particolare attenzione all’intelligenza artificiale; dall’altra, sullo sviluppo di percorsi di lifelong learning. Il terzo pilastro è la valorizzazione della ricerca e dei ricercatori, con l’obiettivo di rendere ancor più incisivo il nostro profilo di research university. Il quarto pilastro attiene all’internazionalizzazione e si muove lungo due direttrici. Da un lato, l’ampliamento della dimensione globale attraverso accreditamenti, attenzione ai rankingg e ulteriori dual degree dall’altro, un orientamento più identitario, volto a consolidare le reti tra università cattoliche. Il quinto pilastro, il fundraising, fa leva sull’idea del dono come reciprocità, in continuità con la lezione di Papa Francesco. Le linee portanti dell’insegnamento, della ricerca e di un’ulteriore spinta all’internazionalizzazione convergono dunque nella dimensione dell’esperienza, in una felice consonanza tra la visione pedagogica propria di padre Agostino Gemelli e le esigenze espresse dalle giovani generazioni. Ogni giorno, le nostre studentesse e i nostri studenti dimostrano di avere fame di realtà e sete di verità. Ne siamo consapevoli e ci sentiamo responsabili per loro, per noi e per tutti. Di nuovo: per il mondo.

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Piano strategico 2026-2028, la scelta di un processo partecipato di Katia Biondi

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alorizzare il profilo di ateneo cattolico non profit; favorire una piena sinergia tra la dimensione di comunità educante e di research university, sapendo mettere al cuore della vita universitaria le studentesse e gli studenti; essere un luogo non solo di trasmissione del sapere, quanto piuttosto in cui fare esperienza del sapere. Sono i tre principi guida per il Piano strategico dell’Università Cattolica per il triennio 2026-2028 la cui elaborazione si fonda sul coinvolgimento diff uso, collegiale e creativo, aperto anche agli stakeholderr esterni. «Questo Piano prima ancora che un documento, vuole essere un processo», ha precisato il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, nel corso delle presentazioni tenute nei consigli di Facoltà. «Un processo partecipato in cui tutte le componenti della nostra comunità universitaria possano portare la loro voce e incidere concretamente sulla vita dell’ateneo». Il Piano si inserisce in un contesto congiunturale particolarmente complesso: il progressivo calo demografico; i costi elevati per gli studenti fuori sede; la competizione delle università telematiche; le risorse pubbliche in riduzione, soprattutto per gli enti non statali; le sfide e le opportunità legate alle nuove tecnologie, dalla digitalizzazione all’intelligenza artificiale. Ecco perché, per elaborare linee progettuali in grado di affrontare queste complessità, il processo avviato si fonda sull’ascolto e sulla partecipazione di chi quotidianamente vive l’ateneo. Un progetto di ampio respiro, dunque, la cui idea di fondo è

dare corpo all’università migliore perr il mondo. Cinque le aree prioritarie individuate, ovvero cinque pilastri, in dialogo tra loro e incentrati sugli aspetti identitari dell’Ateneo. Il primo pilastro riguarda l’istituzione di una scuola di integrazione dei saperi, che sappia valorizzare l’interdisciplinarità propria dell’ateneo nell’affrontare le grandi questioni del nostro tempo a partire da una prospettiva trasversale, evitando il rischio di un’eccessiva specializzazione e parcellizzazione delle competenze. Il secondo pilastro è un’offerta formativa di qualità fondata su due elementi: il rinnovamento dell’offerta formativa da parte di ogni Facoltà e l’attivazione di percorsi su piattaforma digitale internazionale per accompagnare studentesse e studenti nella formazione continua

abbracciando l’intero arco della loro vita professionale. L’ateneo intende infatti posizionarsi come attore autorevole anche in ambito digitale, senza smarrire l’autentica finalità della didattica. Il terzo pilastro è la valorizzazione della ricerca e dei ricercatori. L’ateneo si propone di rendere ancor più incisivo il proprio profilo come research university. In questa prospettiva, si intende promuovere un ambiente di ricerca favorevole che valorizzi il talento e la progettualità scientifica, tramite bandi finanziati e sostegno ai giovani ricercatori. Il quarto pilastro è l’internazionalizzazione, concentrandosi su due aspetti diversi, ma complementari. Da un lato, incrementando l’attività di tipo mainstream, ovvero ampliando la dimensione globale dell’Università Cattolica attraverso gli accreditamenti inUniversità Cattolica del Sacro Cuore


titari. Si tratta di realizzare iniziative finalizzate non solo alla raccolta di risorse, ma anche al rafforzamento delle relazioni con interlocutori esterni per sostenere progettualità strategiche e garantire l’accesso di giovani meritevoli ma privi di risorse ai corsi dell’ateneo, grazie a borse di studio e prestiti d’onore. L’elaborazione del Piano strategico, che si articola in diverse fasi, caratterizzate da molteplici iniziative, porterà alla stesura di un documento finale, con la volontà che sia il frutto di un effettivo percorso di condivisione e di ascolto.

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penultimi che vogliamo perseguire: non un adempimento amministrativo, mai un documento da archiviare. Il messaggio ascoltato in tanti interventi è stato di gratitudine per la bellezza del trovarsi in occasioni stabili di conoscenza, ancor prima che di confronto.

eicentosessantacinque partecipanti, tra studentesse e studenti, personale docente e tecnico-amministrativo, ricercatori e tra gli alumni, hanno animato i 34 workshop tematici organizzati sui cinque pilastri e hanno, singolarmente o più spesso in gruppi, sia spontanei sia organizzati, caricato 54 proposte progettuali nello spazio dedicato alla call for ideas, presente sulle pagine del sito, e risposto in più di 1.700 alle survey lanciate». Anna Maria Fellegara (nella foto in questa pagina), prorettore vicario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore snocciola alcuni numeri che aiutano a descrivere come la comunità universitaria in questi mesi è «all’opera per la costruzione del Piano strategico 2026-28». Un processo, aggiunge, che «partito con un’ampia fase di ascolto, ha avuto una bella e corale adesione». Com’è stato accolto il Piano? In poche settimane dalla presentazione delle direttrici di metodo e di contenuto, fatta dal rettore nell’accogliente clima dei consigli delle 12 Facoltà, l’organizzazione si è coinvolta e aperta al confronto e ancor prima all’incontro con gli altri. È il primo frutto del metodo partecipato che vede nel Piano strategico una straordinaria occasione di valorizzazione delle persone e di chiarimento dei fini ultimi e Università Cattolica del Sacro Cuore

Dopo la fase di ascolto, qual è la prossima tappa? I tanti e ricchi materiali raccolti, che ci consentono di leggere attraverso le domande e le proposte emerse, cosa c’è nel cuore dell’ateneo, cosa alimenta il nostro senso di appartenenza e anima il nostro impegno quotidiano nella missione di ricerca e formazione, sono sui tavoli di lavoro dei gruppi di approfondimento dai quali attendiamo il concreto disegno delle azioni che ci guideranno nei prossimi anni. Non mancherà una intensa e attenta restituzione sia di quanto sarà stato accolto secondo criteri condivisi e accompagnato nella sua realizzazione, sia di ciò che non entrerà nell’azione di questo triennio. Alcune buone piste potranno essere aperte, delineandone i tracciati, anche se non tutti saranno percorsi nello stesso momento. Come si tradurrà concretamente? La sfida è provare a co-progettare, tenendo in costruttiva tensione l’esigenza di

Cammino sinodale IL PERCORSO IN ATENEO

ternazionali per potenziare i percorsi di studio e migliorare il posizionamento nei ranking internazionali. Dall’altro, esprimendo una cifra più originale che caratterizza l’internazionalizzazione nell’ateneo, proseguendo la realizzazione del Piano Africa e consolidando le reti tra università cattoliche – come Fuce, Fiuc e Sacru – per promuovere progetti congiunti nella ricerca scientifica e nell’offerta formativa a partire da radici valoriali comuni. Il quinto pilastro è il Fundraising, che porti nel tempo alla creazione di un endowment che faccia leva su aspetti iden-

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nche l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha contribuito al Cammino Sinodale delle Chiese in Italia, giunto a compimento nel novembre scorso dopo quattro intensi anni di riflessione e confronto. In questo periodo, più di 370 persone (tra docenti, personale tecnico-amministrativo, studentesse e studenti) hanno partecipato ai 39 Gruppi sinodali attivi nelle diverse sedi dell’ateneo. Il percorso, compiuto nello stile della condivisione e della corresponsabilità, è stato reso ancora più significativo dalla qualificata presenza di rappresentanti dell’Università Cattolica nel Comitato Nazionale del Cammino Sinodale. Tra le esigenze emerse, spicca l’esigenza di una rafforzata dimensione comunitaria, da sostenere attraverso una serie di iniziative concrete, quali la creazione di spazi di condivisione informale negli ambienti di lavoro, una più ampia partecipazione agli organismi rappresentativi e l’istituzione di una Lezione di Sinodalità che con cadenza annuale dia voce a testimonianze di rilevo.

coinvolgimento delle persone e la molteplicità delle aree di intervento, con l’efficienza richiesta dal contesto sfidante e competitivo in cui siamo. Non vogliamo sacrificare la partecipazione e il contributo di chi tra noi guarda con dedizione e spirito di servizio alla nostra Università e ai nostri studenti. Crediamo piuttosto che questo sia lo stile con cui rendere possibile la rigenerazione del nostro ateneo, per renderlo più solido e capace di guardare a obiettivi di lungo termine senza tradire i suoi valori identitari, ma piuttosto rileggendoli nella contemporaneità. La trasparenza con cui sarà condotto il racconto del concreto svolgersi del Piano nei prossimi anni e la comunicazione di quanto emergerà monitorando investimenti umani, organizzativi e finanziari, risultati e impatti, assicurerà coerenza al metodo realmente partecipativo, e potrà contribuire a renderci sempre più responsabili del nostro servire.

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Alleanza tra le generazioni, il tema dell’anno per le sedi di Paolo Ferrari

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nche quest’anno abbiamo deciso di mettere al centro dell’inaugurazione e dei dies academici un tema unitario: l’alleanza tra generazioni». Con queste parole del discorso di inaugurazione dell’anno accademico il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli ha spiegato la scelta che farà da filo conduttore di tutte le cerimonie di avvio dell’attività accademica a Milano e nelle altre sedi. «Un tema che sarà declinato di volta in volta secondo le diverse specificità disciplinari ponendo l’accento sulla trasmissione del sapere; sull’invecchiamento attivo, inclusivo e in salute; sulle politiche socio-economiche per contemperare le istanze di giovani e anziani». Per esplicitare il senso di questa scelta, la professoressa Beccalli ha ricordato che «uno dei principali obiettivi di una realtà accademica libera e creativa come la nostra è proprio costruire ponti tra le generazioni per favorire una condivisione viva del sapere, che non si limiti a una trasmissione di nozioni, teorie e formule dal docente al discente. In altre parole, ciò su cui desidero insistere è una concezione del sapere come patrimonio condiviso tra le generazioni. Ecco, dunque, il filo narrativo che unirà idealmente tutte le cerimonie delle sedi dell’Ateneo». Nel corso del suo discorso, che ha preceduto l’esibizione dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti (nella foto sul palco dell’Aula Magna con il rettore Elena Beccalli), la professoressa Beccalli è tornata più volte sul valore della trasmissione del sapere, plasticamente manifestata dall’orchestra e dal suo direttore nell’inedito allestimento scenografico dell’Aula Magna: «Una lectio magistralis, in parole e musica, che incarna l’idea stessa di sapere tramandato di generazione in generazione e reso vivo dall’e-

sperienza diretta e di dialogo tra epoche». «Il compito di un’università – ha detto la professoressa Beccalli – non è solo quello di trasmettere tecniche, bensì quello di trasmettere il sapere facendone esperienza: questo è il valore culturale dell’educazione. Non esiste un ranking capace di misurare esattamente l’effetto di questo nuovo paradigma educativo, così come non è possibile verificare la trasmissione del valore culturale dell’opera italiana. In entrambi i casi, però, è visibile l’impatto che hanno sulla società. Infatti, così come la musica è una forma di partecipazione civile, così le università sono istituzioni chiamate a educare cittadini consapevoli e attivi». Approfondendo il tema che fa da sfondo a questa e alle prossime inaugurazioni, il rettore spiega che «l’educazione non rappresenta un trasferimento unidirezionale, bensì un processo reciproco tra le generazioni in cui esperienza e innovazione si intrec-

ciano in una dinamica di scambio e co-costruzione dei significati culturali». In chiusura di discorso, il rettore Beccalli ha ricordato che «la scelta di mettere la musica al centro di questa inaugurazione è un invito, se non una vera e propria sollecitazione, a riflettere sulla capacità di saper trasmettere alle future generazioni i valori identitari. Solo mantenendoli vivi, un’università diventa realmente una sinfonia di conoscenza, che educa, ispira e trasforma il mondo». Completando la metafora che ha guidato la cerimonia, ha affermato che «paragonare l’università a un’orchestra significa raffigurarla come una comunità educante, in cui ogni persona – studente, docente, ricercatore, personale tecnico-amministrativo – suona il proprio strumento con dedizione e passione. Come in una sinfonia, non tutti sono solisti, ma ogni parte è essenziale per la riuscita dell’esecuzione».

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Un autentico laboratorio di speranza di Paolo Ferrari

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accontare e approfondire i semi concreti di speranza coltivati quotidianamente dalle dodici Facoltà dei cinque campus dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È il senso del ciclo di iniziative, eventi e dibattiti promosso tra febbraio e giugno dall’ateneo. Avviate nel segno dell’Anno Giubilare, le attività del progetto verranno documentate nel volume Università: laboratorio di speranza, curato dal rettore Elena Beccalli per Vita e Pensiero e disponibile dal prossimo mese di gennaio. «In concomitanza con l’Anno Santo, insieme ai presidi e ai docenti di tutte le sedi abbiamo deciso di realizzare un’Iniziativa di Ateneo sulla Speranza nell’anno giubilare per raccogliere l’appello di Papa Francesco a dare segni concreti di speranza»: così la professoressa Beccalli ha inizialmente motivato il senso di questo mettersi in cammino. A inaugurare il ciclo è stata la Facoltà di Giurisprudenza che il 5 febbraio ha promosso in collaborazione con l’Arcidiocesi ambrosiana il dialogo a più voci dal titolo Ricostruire la speranza: pena e comunità in dialogo, con la partecipazione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Futuro, relazioni, fiducia sono stati termini e concetti che si sono intrecciati il 6 marzo nei vari interventi dell’iniziativa di Scienze della formazione dedicata a Educare attraverso la speranza. Un accostamento non banale al tema giubilare a conferma di una grande ricchezza di valori nella Facoltà che consente, appunto, di guardare con fiducia al futuro. La lezione aperta di Scienze politiche e sociali intitolata Generare speranza in un mondo frammentato si è tenuta il 12 marzo e si è conclusa con la citazione delle parole di Václav Havel: “La speranza non è ottimismo. La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato”. A Roma l’iniziativa si è articolata nella

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due giorni di studio La speranza nella cura: un percorso di fede, scienza e umanità, promossa da Medicina e chirurgia il 12 e il 13 marzo. La prima giornata è stata dedicata al “Ruolo della medicina nella Costruzione della speranza”; la seconda si è concentrata su “La Facoltà di Medicina per l’Africa: una speranza per il cambiamento”. Utopia e speranza nella cultura contemporanea è stato il focus dell’evento del 26 marzo promosso dalla Facoltà di Lettere e Filosofia. Nel tempo presente è difficile mantenere dritta la barra e fare i conti con smarrimento e vuoto. Capita di ascoltare discorsi forieri di resilienza e fiducia che utilizzano metafore edilizie, come il “tempo dei costruttori” citato dal Presidente della Repubblica. «Una virtù che può mettere in moto il cambiamento, la forza di operare il bene, la resilienza per essere creativi nelle avversità. Un seme da custodire, annaffiare, coltivare perché a suo tempo possa portare frutto». È la definizione che suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il servizio dello Sviluppo umano integrale, dà della speranza. Chi opera nel campo economico può essere «artigiano» del cambiamento, come è emerso nell’incontro del 31 marzo promosso dalla Facoltà di Economia. Un itinerario attraverso le lingue e le letterature alla ricerca dei diversi significati che l’uomo e la cultura hanno assegnato alla speranza, è stato quello proposto il 2 aprile a Milano da Scienze linguistiche e letterature straniere nell’evento Le espressioni della speranza nelle lingue e nelle letterature. Si è parlato di Semi di speranza nell’avventura della scienza il 15 aprile a Brescia nell’ini-

ziativa di Scienze matematiche, fisiche e naturali, nel corso della quale il rettore ha annunciato un libro bianco sull’università come laboratorio di speranza, conclusione ideale del percorso di tutte e dodici le Facoltà. Nel mese di maggio, il 5 e il 6, Scienze agrarie, alimentari e ambientali si è fatta promotrice nel campus di Cremona del dibattito “The Hope for a Nourished Planet: which agenda for Catholic Universities?”, un dialogo multidisciplinare e transdisciplinare all’interno della comunità universitaria cattolica in Europa e Africa. Sperare l’insperabile significa investire nei giovani, garantendo loro una promessa di futuro che non può più essere disattesa. È l’invito emerso il 6 maggio dalla Facoltà di Economia e Giurisprudenza di Piacenza, che ha messo in dialogo un qualificatissimo parterre di economisti e giuristi sul tema della speranza. La speranza nel rapporto tra generazioni e nelle decisioni finanziarie è l’incontro promosso il 15 maggio 2025 dalla Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative. C’è una relazione profonda tra finanza e speranza. Gli stessi investimenti finanziari sono atti di fiducia. L’importante è indirizzare le scelte finanziarie verso obiettivi “generativi”, e non limitarsi alla massimizzazione del profitto. La finanza, dunque, può essere strumento di speranza. Cultivating hope: from theoretical models to interventions è stato, infine, il tema scelto il 19 maggio dalla Facoltà di Psicologia con l’obiettivo di capire, da un lato, come le persone sperimentano la speranza o la mancanza di speranza, dall’altro, come sostenere e aumentare il livello di speranza nella popolazione.

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Nuovi spazi per il campus con il Polo San Francesco a cura della redazione

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on l’inizio delle lezioni dell’anno accademico 2025-2026 è entrata in funzione a Milano la prima ala del nuovo Polo San Francesco, che nasce dalla riqualificazione della Caserma Garibaldi di piazza Sant’Ambrogio. L’edificio, di grande interesse storico, dista solo pochi passi dalla storica sede di Largo Gemelli. Il progetto, nella sua complessità e una volta conclusi tutti i passi con gli attori coinvolti, ha una superficie di oltre 53mila mq. In anticipo sulla totalità del progetto, è stata attivata l’ala che corre lungo via Santa Valeria, nella quale trovano posto 36 aule, allestite nella prospettiva di una didattica moderna flessibile, con spazi modulabili e soluzioni innovative. È stata anzitutto favorita la partecipazione attiva e l’interazione durante le lezioni in aula, anche mediante l’introduzione di strumenti specifici quali schermi dotati di tecnologia touchscreen e altre risorse che permettono la condivisione dinamica dei contenuti digitali. Non meno rigoroso il rispetto dei criteri di accessibilità, secondo la metodologia che contraddistingue

tutte le attività dell’Ateneo. Al momento, nelle aule si contano 1.760 posti a sedere, mentre 450 sono i posti destinati agli studenti per lo studio. L’ala del Polo San Francesco ha uno sviluppo complessivo di 11.400 mq distribuiti su quattro piani. L’acquisizione della Caserma Garibaldi fu ipotizzata da Padre Gemelli e si è realizzata durante i mandati rettorali del professor Lorenzo Ornaghi e del compianto professor Franco Anelli, che

hanno personalmente sostenuto l’ideazione di un esteso campus universitario nel cuore di Milano, promuovendo un dialogo serrato e costruttivo con le istituzioni coinvolte. L’iter di approvazione e l’avvio dei lavori sono stati particolarmente complessi sia per la natura stessa dell’edificio sia per il numero di istituzioni coinvolte. L’edifico, costruito tra il 1804 e il 1810 su progetto del colonnello del Genio Militare Gerolamo Rossi, sorge sul preesistente complesso di San Francesco Grande, la più grande chiesa francescana di Milano; successivamente occupato da altri ordini religiosi, fu demolito per fare posto al complesso militare, ultimato nel 1843 dall’architetto Giovanni Voghera. Nel 1848 la caserma divenne sede del quartier generale delle milizie del generale Giuseppe Garibaldi e fu successivamente assegnata alla Polizia di Stato. Adesso si sta trasformando in un “Cantiere di cultura”, come recita il titolo del suggestivo percorso illustrativo che accoglie studenti e visitatori all’ingresso di via Santa Valeria. Università Cattolica del Sacro Cuore


Un ateneo per la pace, nasce un nuovo centro

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di Sabrina Cliti

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er fare la pace occorrono istituzioni di pace. E le università, oggi più che mai, sono chiamate a esserlo». Le parole della rettrice Elena Beccalli risuonano con particolare intensità in questo anno del Giubileo della Speranza, che invita a guardare al futuro con fiducia e responsabilità. L’Università Cattolica ha raccolto l’appello di Papa Francesco unendo la comunità accademica in momenti di riflessione, preghiera e iniziative che mettono al centro il valore della pace come impegno quotidiano. In questo percorso si radica la convinzione, più volte ribadita dalla rettrice, che l’Ateneo sia un vero laboratorio di pace. Un’idea che si traduce nella vita universitaria di ogni giorno: nell’attività formativa, nella ricerca, nella cura delle persone e nei gesti che tengono insieme luoghi e storie diverse, facendo dei valori condivisi una pratica concreta. Questo stesso spirito ha guidato la partecipazione di una delegazione di studenti, docenti e personale alla storica marcia

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Perugia-Assisi. Un cammino vissuto insieme, «un modo per portare nello spazio pubblico la voce di una comunità che crede nel dialogo e nella responsabilità verso le fragilità del nostro tempo», come ha affermato la prorettrice Anna Maria Fellegara, che ha accompagnato il gruppo (nella foto sotto). Per molti dei partecipanti è stato un momento di ascolto autentico, in cui le storie delle vittime dei confl itti, lontani o vicinissimi, si sono intrecciate con il desiderio di contribuire, anche attraverso gesti piccoli ma significativi, alla costruzione di un clima di maggiore consapevolezza e umanità. La stessa logica di prossimità ha orientato l’accoglienza dei giovani specializzandi provenienti da Gaza al Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs. Nei reparti e nei laboratori hanno trovato non solo un percorso clinico e formativo, ma soprattutto un luogo dove ritrovare dignità, sicurezza e possibilità di ripartenza. «Accogliere studenti e pazienti da contesti di confl itto rende visibile la missione dell’Università

Cattolica», ha ricordato la professoressa Beccalli, invitando l’intera comunità «a pregare e riflettere sulla non violenza come via di dialogo, ascolto e rispetto della dignità di ogni persona». Un richiamo che si è intrecciato anche con il programma del Festival internazionale dell’educazione, durante il quale è stato ricordato il celebre discorso “Mai più la guerra” con cui Paolo VI, nel 1965, richiamò le Nazioni Unite – e il mondo intero – alla responsabilità della pace. L’impegno dell’ateneo si sviluppa anche attraverso la ricerca. Il lavoro del professor Raul Caruso, che studia le dinamiche economiche dei confl itti e le condizioni che favoriscono processi di riconciliazione, offre strumenti preziosi per comprendere le radici delle tensioni internazionali e per immaginare modelli più equi e sostenibili di cooperazione. È una prospettiva che mostra con chiarezza come la pace richieda competenza, dialogo e scelte istituzionali lungimiranti. Va in questa direzione l’istituzione dell’International Peace Science Center (Ipsc), che promuove e conduce una rigorosa ricerca scientifica sulla pace, i confl itti armati, la violenza politica e i loro effetti sulle società e sugli stati. L’Ipsc adotta la Scienza della Pace come approccio interdisciplinare delle scienze sociali alla spiegazione e all’evidenza. Nell’intreccio tra testimonianza, accoglienza e ricerca, l’idea di “laboratorio di pace” diventa così realtà viva e condivisa. Un racconto che attraversa l’università, ma che guarda oltre i suoi confini, contribuendo alla costruzione di una società più giusta e più aperta all’incontro. È questa la vocazione profonda dell’Università Cattolica: non solo pensare la pace, ma viverla, praticarla e coltivarla quotidianamente, trasformandola in un impegno comune.

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Investire sull’Africa farà bene a loro e anche a noi di Francesco Chiavarini

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anciato a gennaio dalla professoressa Elena Beccalli durante l’inaugurazione del suo primo anno accademico da rettore, il Piano Africa dell’Università Cattolica è una struttura d’azione dell’ateneo. Il suo obiettivo è portare l’Africa al cuore delle iniziative educative, di ricerca e di terza missione, attraverso una collaborazione continua e proficua, con università, istituzioni, imprese e comunità africane. La direzione del programma è stata affidata a Mario Molteni (nella foto in basso), professore ordinario di Corporate Strategy e fondatore di Altis, Graduate School of Sustainable Management, e dal 2015 ceo di E4Impact Foundation, spin-off dell’Università Cattolica, che promuove la crescita delle professionalità e delle imprese africane.

Professor Molteni, perché l’Università Cattolica ha deciso di lanciare un piano per l’Africa? Direi, innanzitutto, per ragioni ideali. Come spesso ripete il rettore, vogliamo essere la migliore università perr il mondo, cioè al servizio del mondo e non c’è dubbio che l’Africa sia il banco di prova per mettere a frutto questa vocazione. Ma l’Africa è presente anche nella storia stessa dell’Ateneo. Quando padre Agostino Gemelli pensò alla Facoltà di Agraria, aveva in mente l’Africa: era animato dal desiderio di dare un contributo scientifico alla battaglia per sconfiggere la fame nel mondo. Successivamente, molti docenti parteciparono allo sviluppo della cultura nuova che Enrico Mattei con l’Eni aveva portato in Africa.

primari presenti in Africa: la sicurezza alimentare, la salute, l’istruzione. Possiamo fare la differenza, dunque abbiamo la responsabilità di impegnarci.

 Il professor Mario Molteni spiega l’impegno dell’ateneo per il continente africano

Dopo un periodo di relatività tranquillità, molti paesi africani sono di nuovo sprofondati nella violenza. Da economista, ritiene che l’Africa sia anche un buon investimento? L’Africa attraversa ancora grandi difficoltà. Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una grave e crescente instabilità politica ed economica. Tanto che da alcuni Paesi, dove eravamo presenti con iniziative e partnership, ce ne siamo dovuti andare. Tuttavia, il continente africano è anche una grande opportunità. Per tante ragioni. Innanzitutto, la popolazione è giovane e continua a crescere. Poi i paesi africani hanno grandi risorse non solo naturali, ma anche intellettuali: esiste una rete di università con le quali già collaboriamo nella ricerca di soluzioni a sfide co-

muni. Sono convinto che il Piano Africa dell’Università Cattolica farà bene all’Africa, ma anche a noi. Lei hai citato Enrico Mattei. Oggi il governo ha ribattezzato con quel nome il suo piano per l’Africa. Che rapporto c’è tra questa iniziativa governativa e il Piano Africa dell’Università Cattolica? Come quello dell’Ateneo, anche il piano del governo riconosce nell’educazione un pilastro fondamentale su cui costruire una nuova relazione tra Italia e Africa. Ciò ci spinge a proporci come un soggetto privilegiato di attuazione del Piano Mattei, per cui siamo pronti a mobilitare le nostre eccellenze prestando attenzione alle priorità identificate da Roma. D’altro canto, vorremmo che anche il governo si

Ma c’è di più. C’è una motivazione connessa al grande patrimonio di conoscenze ed energie nel nostro Ateneo. Si tratta delle risorse più importanti per rispondere a bisogni Università Cattolica del Sacro Cuore


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mettesse in ascolto: la nostra Università è in grado di proporre interventi originali e fortemente innovativi che meritano di essere finanziati. Abbiamo per esempio recentemente elaborato un grande progetto nella filiera dell’agri-food. E di particolare interesse è il caso del Joint Science Technology Innovation Campus, che presenta la novità di una stretta collaborazione tra ben 11 atenei lombardi: sotto la regia della Regione, realizzeremo un progetto multidisciplinare in partnership con istituzioni di Tanzania, Etiopia, Uganda e Mauritania, quattro Paesi prioritari per il Piano Mattei. L’Università Cattolica è già presente in Africa. Da Altis è nata 10 anni fa E4Impact Foundation, che aiuta le imprese africane a partire e a decollare, anche oltre il continente. Da tempo esiste un Centro di Ateneo, il Cesi, che promuove una molteplicità di progetti di cooperazione e sviluppo internazionale. Che cosa cambia con il Piano Africa? Da un primo monitoraggio è emerso che abbiamo sviluppato 130 progetti in 40 dei 54 Paesi africani. Penso che una larga maggioranza dei docenti dell’Ateneo non lo sapessero, me compreso. Questa nuova consapevolezza ci aiuterà a cogliere nuove opportunità di collaborazione. Dunque, il Piano Africa nasce con il primo obiettivo di mettere a sistema quello Università Cattolica del Sacro Cuore

che già si fa. Ma poi servirà a immaginare iniziative nuove, anche in una prospettiva interdisciplinare. Facciamo qualche esempio. Realizzare un’azione più sistematica per attirare studenti africani nel nostro Ateneo. Ma anche aprire le porte a giovani italiani di origine africana a cui vogliamo offrire la possibilità di venire a studiare in Cattolica. E ancora offrire in Africa programmi online progettati insieme agli atenei locali di cui siamo partner. Sul fronte della ricerca, con i tanti partenariati internazionali di cui la Cattolica è parte, avremo una crescente possibilità di essere coinvolti in grandi programmi europei orientati all’Africa. Cosa ci attende in futuro? Non dimentichiamo, per ritornare al Piano Mattei, che siamo al lavoro per realizzare grandi progetti in cui tutte le “missioni” dell’Università saranno coinvolte: ricerca, didattica e servizio alla società. Questi interventi saranno, in un certo senso, i portavoce di tutto l’impegno per e con l’Africa dell’Ateneo. Mi piace, infine, ricordare che è nostra intenzione offrire nuove opportunità di volontariato e di ricerca in Africa per i nostri studenti. Già ora sono quasi 200 all’anno: e tutti tornano da questa esperienza con intelligenza e cuore dilatati. Con più coraggio, anche in vista del futuro che li attende.

L’anno accademico sull’Africa in un volume

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osa pensano dell’Africa gli africani? Non potrebbe essere che la soluzione ai loro problemi, che sono diventati anche i nostri in un mondo globalizzato, possa venire da questi stessi Paesi? È nel solco di questo interrogativo che il rettore, Elena Beccalli, ha voluto fare dell’Africa il tema conduttore delle inaugurazioni dell’anno accademico 2024-2025 celebrate nelle diverse sedi dell’Ateneo, invitando figure rilevanti di intellettuali e attivisti africani: da Leymah Gbowee (Premio Nobel per la Pace 2011) all’economista Ernest Aryeetey (già segretario generale dell’African Research Universities Alliance) (rispettivamente nella foto accanto), da Firmin Edouard Matoko (vicedirettore per la Priorità Africa e le Relazioni Esterne presso l’Unesco) a Nosipho Nausca-Jean Jezile (ambasciatrice del Sudafrica in Italia e Chair del Committee on World Food Security presso la Fao). Le loro prolusioni, insieme ai quattro discorsi inaugurali del Rettore e agli interventi di don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM, e di Carlo Torti, professore ordinario di Malattie infettive presso l’Università Cattolica, sono raccolti in un volume edito da Vita e Pensiero dal titolo “L’Università Cattolica con l’Africa. Educazione, solidarietà, sviluppo”, a cura della stessa Elena Beccalli. Il risultato non è un nuovo libro sull’Africa, ma una riflessione con l’Africa, da leggere per avere una visione più autentica su questa parte del mondo.

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Intelligenza artificiale, la rivoluzione è in atto e passa dall’offerta formativa di Francesco Berlucchi

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el suo discorso per l’Inaugurazione dell’Anno Accademico 2025-2026, Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha citato le «cinque aree prioritarie, ovvero cinque pilastri», che guidano la costruzione del Piano strategico dell’Ateneo per il triennio 2026-2028. Il secondo di questi pilastri si incentra su «un’offerta formativa di qualità» fondata anche «sul rinnovamento dei contenuti e delle metodologie didattiche, con particolare attenzione agli strumenti dell’intelligenza artificiale». Come ha spiegato il rettore, l’offerta formativa dell’Ateneo «continua a rinnovarsi, affrontando le grandi questioni del nostro tempo». Tra le tematiche più rilevanti vi è sicuramente l’intelligenza artificiale. È nato proprio per questo motivo il nuovo profilo in Filosofia dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, nel campus di Milano, sostenuto da una specifica cattedra sull’IA finanziata da Intesa Sanpaolo. Questo percorso triennale, unico nella sua impostazione, è stato progettato per rispondere alla crescente richiesta, da parte delle aziende, di professionalità flessibili, capaci di coniugare competenze umanistiche con una solida comprensione delle tecnologie dei sistemi intelligenti e della transizione digitale. L’Università Cattolica, inoltre, propone la laurea magistrale in “Linguistic Computing”, nella Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, il master in Digital Innovation & Artificial Intelligence: trend di evoluzione per il settore bancario e assicurativo promosso dal Centro di ricerca su Tecnologie, Innovazione e servizi Finanziari – Cetif e, a partire da marzo 2026, quello in Intelligenza artificiale e Data Science per le imprese ideato da Altis – Graduate School of Sustainable Management. L’ateneo è stato tra i primi in Italia a ideare e proporre percorsi formativi, rivol-

ti alle matricole di tutte le sue sedi, per aiutarli a capire in che modo la nuova tecnologia possa essere utilizzata efficacemente dal punto di vista didattico e professionale. Allo stesso modo, è stato pensato un corso per tutti gli studenti dell’ateneo con l’obiettivo di rendere accessibili i concetti chiave e gli strumenti forniti dall’intelligenza artificiale. A queste due iniziative si sono iscritti quasi 2.500 studenti e studentesse nelle prime due edizioni e si devono agli sforzi fruttuosi profusi da due laboratori di Ateneo: lo Humane Technology Lab (HTLab), diretto da Giuseppe Riva, investiga il rapporto tra esperienza umana e tecnologia, mentre il Teaching and Learning Lab (TeLeLab), guidato da Giovanni Marseguerra, contribuisce al miglioramento e all’innovazione didattica dell’Ateneo offrendo agli studenti un’esperienza formativa di qualità. Sempre grazie al lavoro congiunto di questi due laboratori è nato il percorso “Un’introduzione al ruolo dell’intelligenza ar-

tificiale nell’alta formazione”, al quale si sono iscritti 161 docenti. Attraverso HTLab, inoltre, l’Ateneo partecipa al Dottorato nazionale in Intelligenza artificiale, co-finanziando due borse di dottorato sul tema “Il potenziale dell’AI come Tecnologia Positiva”. E sempre tramite HTLab e TeLeLab, in collaborazione con il Centro Studi di Psicologia della Comunicazione (PsiCom), il progetto Metaversity esplora il potenziale delle tecnologie virtuali per la didattica del futuro in risposta alle sfide dell’apprendimento nell’era digitale. Così, i ricercatori dell’Università Cattolica sono impegnati nella progettazione di esperienze formative che si avvantaggiano delle più evolute tecnologie immersive. Ne è un esempio l’Augmented Learning Companion (ALeC), un agente virtuale 3D in realtà aumentata che supporta lo studente nel processo di apprendimento, attraverso conversazioni basate su una intelligenza artificiale addestrata sul materiale del corso. Università Cattolica del Sacro Cuore


Atenei cattolici d’Europa Il rettore eletto presidente

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di Agostino Picicco

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lena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il 6 giugno è stata eletta a Lovanio presidente della Federazione Europea delle Università Cattoliche Europee (Fuce), la sezione europea della “International Federation of Catholic Universities” (Ifcu). La professoressa Beccalli guiderà la rete accademica che riunisce 62 atenei cattolici, di cui 56 presenti in 17 paesi europei e 6 in Libano. È la prima italiana e la prima donna a ricoprire tale l’incarico di durata triennale. La Fuce, nata nel 1991 e con sede in Francia presso l’Università Cattolica di Lione, costituisce un importante punto di riferimento per l’istruzione superiore e la ricerca scientifica nel

contesto educativo europeo e internazionale. Nel suo programma strategico il rettore Beccalli ha indicato alcune priorità, tra cui rafforzare i partenariati e le alleanze strategiche tra le Università cattoliche europee; promuovere programmi di doppio titolo; istituire programmi di mobilità per docenti, giovani ricercatori e personale tecnico-amministrativo; sviluppare programmi di ricerca congiunti, proponendo periodicamente progetti incentrati sulle principali questioni del nostro tempo. Durante la 28esima Assemblea Generale della Fiuc ospitata, dal 28 luglio al 1° agosto, dall’Università del Valle de Atemajac (Univa), a Guadalajara, in Messico, il rettore Elena Beccalli è stata eletta

per il triennio 2025-2028 vicepresidente della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (Fiuc) e membro del Consiglio di amministrazione dell’istituzione, che riunisce oltre 240 tra atenei e realtà di istruzione superiore, presenti in più di 60 Paesi nei cinque continenti. L’evento ha rappresentato il momento conclusivo delle celebrazioni per il centenario della Federazione, fondata nel 1924 su iniziativa di padre Agostino Gemelli e della Katholieke Universiteit Nijmegen. L’elezione della professoressa Beccalli rappresenta un riconoscimento del ruolo di primo piano svolto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore nello scenario internazionale dell’educazione superiore.

Nuovi presidi a Medicina e chirurgia e a Scienze matematiche, fisiche e naturali materia condensata presso la facoltà Nuovo preside della facoltà di Scienze lessandro Sgambato, ordinario di Scienze matematiche, fisiche e namatematiche, fisiche e naturali di Patologia generale dal 2015 e turali e dal 2024 è Direttore del centro dell’Università Cattolica per lo stesso vicepreside dal 2022, è stato nominadi ricerca Ilamp. quadriennio è il professor Claudio to preside della facoltà di Medicina e Giannetti, ordinario di Fisica della ma- Dal 1° novembre Giuseppe Bonelli chirurgia dell’Università Cattolica, per è il nuovo direttore della sede di teria condensata, eletto nel Consiglio il quadriennio accademico 2025/26Brescia dell’Università Cattolica di Facoltà del 28 agosto, succedendo 2028/29 nell’adunanza del Consiglio del Sacro Cuore. Subentra a al professor Maurizio Paolini. Il di Facoltà del 9 luglio 2025 succeGiovanni Panzeri, che resta professor Giannetti si dendo al professor Antonio direttore della Funzione è laureato nel Gasbarrini, nominato acquisti dell’Ateneo. Il 2001 in Fisica direttore scientifico del dottor Bonelli ha una all’UniverPoliclinico Gemelli. lunga esperienza nel sità degli Laureatosi nel 1991 in mondo della scuola Studi di Medicina e chirurgia per aver ricoperto Milano presso l’Università ruoli dirigenziali dove ha degli Studi di Napoli e aver guidato dal conse“Federico II”, ha con2018 al 2024 l’Ufficio guito il seguito la Specializscolastico territoriale Dottorato zazione in Oncologia e di Brescia, incarico che in Fisica. Dal il Dottorato di Ricerca in ha segnato un legame 2021 è professore Oncologia integrata presso profondo con il territoordinario di l’Università Cattolica, Alessandro Sgambato Claudio Giannetti rio. Fisica della campus di Roma.

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Con la presidente Metsola l’Aula Magna celebra l’Ue di Katia Biondi e Paolo Ferrari

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n inno all’unità europea, ben rappresentato dall’immagine finale di una bandiera con le 12 stelle, mostrata con convinzione dalle studentesse e dagli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con il rettore Elena Beccalli, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto e il presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. È il coronamento dell’incontro che il 29 maggio ha portato i vertici delle istituzioni europee sul palco dell’Aula Magna dell’Ateneo. «L’orizzonte europeo e internazionale è da sempre nelle corde del nostro Ateneo. Questa iniziativa è una conferma del nostro legame con l’Europa, le sue istituzioni, il suo futuro. Anche perché non possiamo pensare che esista un nostro futuro senza quello dell’Europa», ha ricordato il rettore Beccalli. Eppure, «il mondo non sta attraversando una situazione facile. Le difficoltà sono

su varie sponde. Ho incontrato in questi giorni imprenditori che hanno fiducia ma vogliono soluzioni concrete. Il mio obiettivo è aumentare la percentuale di italiani che credono nell’Europa», ha detto Roberta Metsola. Rispondendo alle domande della comunità studentesca, il presidente Metsola ha fatto un appello: «Voglio vedere più giovani e donne candidati. La politica è una missione complessa ma è bella se la fai con i principi e i valori, il rispetto e la tolleranza di cui hanno bisogno le nostre società. Farò del mio meglio affinché più giovani comincino a lavorare nelle istituzioni anche attraverso gli stage. Ogni due anni sono 5mila i ragazzi che vengono al Parlamento Europeo». Nelle sue parole il rettore Beccalli ha indicato un duplice auspicio per la costruzione europea. Il primo, «salvaguardare il binomio competitività-solidarietà, fondamentale per preservare il modello sociale europeo, da più parti considerato il migliore al mondo. Il suo mantenimento ri-

chiede, però, scelte politiche, difficili. Una prima via per attuarlo è rappresentata dalla semplificazione normativa – come suggerisce il rapporto Draghi, e prima ancora il Rapporto Letta. In effetti, il burden reduction è tra gli obiettivi prioritari dell’attuale mandato della Commissione von der Leyen». La seconda suggestione «è relativa al rafforzamento di un’Unione che attraverso la diplomazia trova soluzioni di pace». Tanti i temi emersi dal dibattito animato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e dagli interventi delle studentesse e degli studenti, coordinati dal direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni internazionali Damiano Palano: integrazione del mercato unico, difesa comune, competitività, intelligenza artificiale. Ma anche euroscetticismo, burocratizzazione, dazi e confl itto in Ucraina. Il Ministro Tajani, rispondendo a una domanda sugli scenari di guerra, ha detto che «la pace non è solo “cessate il fuoco” ma deve essere una condizione dell’anima, un valore nel quale ci riconosciamo. Serve un percorso che ci permetta di garantire la sicurezza, che non è soltanto bombe e cannoni ma è tutto un apparato di infrastrutture, ospedali, protezione civile, un sistema efficiente di forze armate e di polizia che possono essere usate per tante altre circostanze. Serve convincere le parti coinvolte a costruire la pace». Il vicepresidente Fitto si è soffermato sulla necessità di una revisione della politica di coesione per affrontare le diverse sfide che abbiamo di fronte. «Semplificazione e flessibilità sono le parole chiave che servono ad avvicinare i cittadini alle istituzioni europee. Il mondo è cambiato e per questo abbiamo messo in campo la revisione delle risorse per la coesione». Università Cattolica del Sacro Cuore


Roberto Bolle, passi di danza in ateneo

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di Emanuela Gazzotti

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er me è molto importante parlare in un contesto universitario a giovani che possono recepire, capire e assimilare il valore dell’impegno quotidiano e dell’importanza di lavorare ogni giorno su sé stessi, a livello fisico e mentale, per creare qualcosa di solido e porre quelle basi necessarie per costruire una professionalità ma, anche a livello umano, per formare la persona». Così l’étoile Roberto Bolle ha aperto DanceTalk, un evento promosso dall’ateneo a Milano in un’Aula Magna gremita di studentesse e studenti lo scorso maggio. L’iniziativa, nell’ambito del progetto OnDance ideato dal ballerino con l’obiettivo di trasformare la città di Milano in una dance hall all’aperto accessibile a tutti, ha visto sul palco in dialogo con Bolle la conduttrice tv Victoria Cabello. Un confronto in cui non sono mancate gag, battute ma anche riflessioni più profonde come il riferimento dell’étoile alla spiritualità legato nella sua vita alla danza dove ha trovato il modo di rapportarsi con sé stesso e con l’assoluto. Tutte le arti, infatti, offrono bellezza e sensazioni alte e per lui rappresentano un modo per dialogare con l’Universo, con il Creato, con Dio. Secondo Bolle, l’arte consente di estraniarsi dalle brutture della realtà quotidiana. Nonostante l’Italia stia vivendo un momento

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15 molto difficile a causa del fatto che diverse compagnie stanno chiudendo, della danza si sente profondamente la mancanza. Le domande di studentesse e studenti sono state poi l’occasione per parlare del rapporto del ballerino con la critica e con i social media. Bolle ha ammesso che le critiche oggi arrivano in modo molto

Quarta stagione per il Pianoforte in Ateneo

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el 2025 il Pianoforte in Ateneo è arrivato alla sua quarta edizione. Frutto dell’intesa tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, e Kawai Pianos di Hamamatsu, l’iniziativa costituisce un’opportunità unica e gratuita per la città di Milano di ascoltare pianisti di fama internazionale. Da marzo a novembre si sono esibiti Monica Zhang, Roberto Prosseda, Dina Ivanova, Mauricio Vallina, Avery Gagliano e, in chiusura, Luca Buratto. La novità di quest’anno è stata la presenza, insieme con pianisti affermati, di giovani talenti emergenti.

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Il progetto, che ogni anno riscuote un grande successo di pubblico, si avvale anche della “piano-culture”, curata dal professor Enrico Reggiani, direttore scientifico dell’iniziativa, oltre che professore di Letteratura inglese e direttore dello Studium musicale di ateneo. Prima dei concerti, si svolgono incontri cultural-musicologici tenuti dal professore, e in particolare rivolti agli studenti del corso “Linguaggi musicali in prospettiva storica”, per approfondire in chiave interdisciplinare alcuni aspetti storici, culturali e musicali dei brani scelti per il programma della serata.

diretto soprattutto attraverso i social e possono ferire. La sua risposta è sempre quella di agire in modo che la sua coscienza sia in pace e questo rappresenta uno scudo in grado di difenderlo. Per quanto riguarda l’uso dei social quello che il ballerino preferisce è Instagram perché meglio si adatta al suo ambiente e gli consente di vedere cosa fanno i giovani ballerini in tutto il mondo ed eventualmente di reclutarne qualcuno, come è successo realmente. In ogni caso Bolle ha dichiarato di usare i social solo a scopo professionale perché rappresentano un ottimo strumento per promuovere la danza. Il gran finale è stato dedicato alla danza, declinata in tutte le sue forme, con l’esibizione sul palco di swing, hip-hop, latino-americano e danza classica. Performance applauditissime dal pubblico e dal rettore Elena Beccalli che ha chiuso la giornata ringraziando Roberto Bolle «per aver portato per la prima volta la danza in Aula Magna».


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La sede di Brescia ha 60 anni Senso e valore di un traguardo di Antonella Olivari

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l 29 novembre 1965 il rettore Ezio Franceschini, inaugurando i corsi della Facoltà bresciana di Magistero, spiegava che, «l’Università nostra altro non fa che portare un piccolo contributo alla grande storia culturale di Brescia, degna di diventare un centro universitario del quale si è facili profeti nel prevedere ulteriori sviluppi». Bresciaa iniziava così a essere città universitaria. «Sessant’anni di presenza non sono pochi» ha detto il rettore Elena Beccalli nel saluto che ha introdotto il concerto lirico sinfonico celebrativo al Teatro Grande di Brescia giovedì 12 giugno. «Siamo un’istituzione qualificata, riconosciuta e riconoscibile» ha aggiunto. «Le numerose attestazioni di merito che si sono susseguite negli anni ci rendono orgogliosi, ma, al contempo, ci spronano a fare sempre meglio. Sono convinta che una delle chiavi di tale successo stia nell’aver saputo interpretare quello che definisco il modello bresciano». Nel 1971 vide la luce la Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, mentre cinque anni dopo fu attivato il corso di laurea in Lingue e letterature straniere nella Facoltà di Magistero. Una decisa

svolta avvenne nel 1991-1992, con l’avvio delle Facoltà di Lingue e letterature straniere e di Scienze della formazione. Negli stessi anni aprì i propri corsi anche la Facoltà di Lettere e filosofia, che poi promuoverà il Dams e la laurea magistrale in Gestione di contenuti digitali per i media, le imprese e i patrimoni culturali (Geco). Nel nuovo secolo sono stati attivati i corsi di laurea triennale e magistrale di Psicologia e la triennale in Scienze del servizio sociale della Facoltà di Scienze politiche e sociali, che ha ampliato la sua proposta

Scienze matematiche, fisiche e naturali a Focus Live

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tudenti, professori e famiglie hanno affollato dal 7 al 9 novembre le Cavallerizze del Museo scienza e tecnologia di Milano nel nome della passione, che ha fatto da guida tematica all’edizione 2025, di cui è stata protagonista l’Università Cattolica, con lo stand animato dai ricercatori della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della sede di Brescia. «La passione è il motore della ricerca» afferma il preside Claudio Giannetti. «La scienza è voglia di scoprire qualcosa di nuovo, mettersi alla prova, interrogarsi su cose di cui non si conosce la risposta.

È il motore che fa sì che lavoriamo in un campo affascinante e che affascina anche i giovani». Ad alimentare la passione, quattro le proposte della Cattolica: il naso elettronico che “annusa” la presenza di malattie, il “robottino tessitore” di opere di StringArt sulla base di un algoritmo, le applicazioni delle leggi della meccanica quantistica per la trasmissione di messaggi crittografati, la costruzione di una pavimentazione con figure geometriche o tasselli ripetuti all’infinito senza sovrapposizioni.

con la triennale in Scienze politiche e delle relazioni internazionali e con la magistrale in Gestione del lavoro e comunicazione per le organizzazioni, oltre che con la magistrale in Lavoro sociale. A completare la proposta formativa della sede di Brescia dal 2024-2025 le facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative e di Economia e giurisprudenza hanno attivato, congiuntamente, la triennale, interamente in inglese, in Business and finance. Da allora a oggi i laureati sono stati più di 26mila. Anche l’investimento fatto con il nuovo campus di via della Garzetta, a nord della città, secondo il modello dei campus americani, ha aumentato l’attrattività della sede anche per gli studenti internazionali. Qui sono ospitati laboratori d’avanguardia dove trovare una sintesi tra le capacità di analisi delle scienze tradizionali e le tecnologie emergenti. La ricerca, infatti, non solo favorisce lo sviluppo di competenze all’avanguardia all’interno di una rete internazionale ma permette agli studenti di fare esperienza pratica e operativa dell’integrazione dei saperi che contraddistingue il nostro Ateneo.

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Giubilei dei giovani e dell’educazione Doppio incontro della Cattolica col Papa di Federica Mancinelli

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rano più di un milione le ragazze e i ragazzi che dal 28 luglio al 3 agosto hanno riempito Roma per partecipare al Giubileo dei Giovani, in una settimana di preghiera, attività culturali, ricreative e artistiche fino al culmine, il 2 e il 3 agosto, con la Veglia e la Messa sulla spianata di Tor Vergata presiedute da Papa Leone XIV. Fra loro anche gli studenti di tutti i campus dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che hanno vissuto, guidati dall’Assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori e dagli assistenti pastorali, uno degli eventi più attesi dell’anno. Accanto agli appuntamenti proposti dal Dicastero per l’Evangelizzazione, gli studenti hanno vissuto una settimana particolare anche nel Campus di Roma dove hanno conosciuto molte realtà significative: al Policlinico Gemelli animatori, personale e docenti hanno presentato le attività di Servizio Civile e delle Associazioni e alcuni dei progetti del Campus Solidale, la rete di volontariato della sede. La settimana è trascorsa tra momenti comunitari di preghiera e la partecipazione alle iniziative

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ecclesiastiche e culturali fino alla Confessio Fidei in Piazza San Pietro con i giovani di tutta Italia e alle grandi giornate finali a Tor Vergata. «Sono molto contento di potervi incontrare: educatori provenienti da tutto il mondo e impegnati ad ogni livello, dalla Scuola elementare all’Università. Come sappiamo, la Chiesa è Madre e Maestra (cfr S. Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et magistra, 15 maggio 1961, 1), e voi contribuite a incarnarne il volto per tanti alunni e studenti alla cui educazione vi dedicate. Grazie, infatti, alla luminosa costellazione di carismi, metodologie, pedagogie ed esperienze che rappresentate, e grazie al vostro impegno “polifonico” nella Chiesa, nelle Diocesi, in Congregazioni, Istituti religiosi, associazioni e movimenti, voi garantite a milioni di giovani una formazione adeguata, tenendo sempre al centro, nella trasmissione del sapere umanistico e scientifico, il bene della persona». Queste le prime parole che Papa Leone XIV ha indirizzato nella mattina del 31 ottobre a tutti i partecipanti al Giubileo del Mondo Educativo, il grande evento che ha riunito per una settimana, a Roma, le realtà, le

istituzioni, le persone che fanno dell’educare le giovani generazioni la propria missione. Fra loro erano più di 2.500 le persone – studenti, docenti, personale amministrativo e tecnico – provenienti da tutte le sedi dell’Università Cattolica, guidate dal rettore Elena Beccalli. Dopo l’Udienza Papale la comunità universitaria si è ritrovata in Basilica per la Messa presieduta da monsignor Claudio Giuliodori e animata dal Coro delle studentesse e degli studenti della sede di Roma: «Quello che stiamo compiendo è un gesto molto significativo per ciascuno di noi e per la comunità dell’Università Cattolica – ha detto il vescovo nell’omelia –. Abbiamo accolto l’invito, formulato nella Bolla di indizione, a vivere il Giubileo come occasione di conversione e di rinnovamento sia a livello personale sia come comunità accademica. Con questo Spirito ci siamo messi anche noi in cammino come pellegrini di speranza e abbiamo attraversato la Porta Santa nella consapevolezza che c’è “bisogno anche di momenti forti per nutrire e irrobustire la speranza, insostituibile compagna che fa intravedere la meta: l’incontro con il Signore Gesù” (Spes non confundit, n. 5)».

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Archeologia e Medicina, a tre ricercatori di Milano e Roma l’ambìto Erc Synergy di Emanuela Gazzotti e Federica Mancinelli

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ue progetti di ricerca firmati da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Archeologia e in Medicina sono i vincitori degli ERC Synergy Grant 2025 dell’European Research Council. Gli ERC sono tra i più ambiti riconoscimenti in ambito accademico in diversi settori disciplinari e premiano progetti di eccellenza che mirano a rispondere a sfide scientifiche di frontiera attraverso collaborazioni internazionali di altissimo livello. Assegnatari degli ERC Synergy Grant 2025 sono la professoressa Caterina Giostra, ordinaria di Archeologia medievale al Dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’arte del campus di Milano per il progetto di ricerca “COCO – Connected Communities in early medieval Europe”, condotto insieme a ricercatori di Leiden University (Olanda), Masarik University Brno (Rep. Ceca), KU Leuven (Belgio), e i professori Massimiliano Papi, associato di Fisica del Dipartimento di Neuroscienze, e Ivo Boskoski, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia Traslazionale al campus di Roma, e dirigente medico Gastroenterologo ad alta specializzazione alla Fondazione

Policlinico A. Gemelli Irccs, per il progetto di ricerca “MULTIPROBE – Real-time endoscopic diagnosis and therapy of gastrointestinal tumors through multimode nonlinear fi bers”, condotto insieme a colleghi di Sapienza Università di Roma e Università di Limoges, in Francia. «Desidero esprimere, a nome dell’intera comunità accademica, la profonda soddisfazione di essere tra gli atenei italiani con il maggiore numero di ERC Synergy Grant 2025 ottenuti. Il successo dei professori assegnatari di questo prestigioso riconoscimento rappresenta un risultato di straordinario rilievo per la nostra Università» dichiara la professoressa Elena

Beccalli, rettore dell’Università Cattolica. «È la conferma della pregevole qualità della ricerca condotta in ateneo in diversi ambiti del sapere, capace di affrontare sfide scientifiche di frontiera grazie a collaborazioni internazionali di elevata reputazione. Questi lodevoli risultati – che si aggiungono a quelli conseguiti nell’anno con ERC Starting Grant, Cost Action e Horizon Europe MSCA – testimoniano l’ambiente favorevole alla ricerca del nostro ateneo e la presenza di eccellenze in molteplici discipline. Tutto ciò consolida la nostra radicata vocazione scientifica da sempre orientata all’avanzamento della conoscenza e al bene comune».

Ivo Boskoski, Massimiliano Papi, Caterina Giostra

Prisma: benessere elevato tra gli studenti, ma non si escludono fragilità

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tudentesse e studenti sono al centro del Progetto Prisma sul benessere psicologico, emotivo e sociale, promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca e da otto atenei italiani. L’iniziativa rientra tra quelle promosse dall’ateneo per implementare il benessere di tutti i membri della comunità universitaria, che si possono trovare nella pagina del sito “Tutela e cura del benessere psicologico in Università Cattolica”. Nel corso del primo anno di attivazione del progetto (i ricercatori stanno iniziando il lavoro relativo al secondo anno e hanno partecipato al

terzo bando) è stato sottoposto agli studenti un questionario redatto da un’équipe coordinata dalla direttrice del dipartimento di Psicologia Antonella Marchetti, composta dal preside della Facoltà Alessandro Antonietti e dagli psicologi Emanuela Confalonieri, Elena Marta e Francesco Pagnini con il supporto della project manager Claudia Carissoli. L’analisi mostra in sintesi che uno/a studente/ssa su quattro vive una condizione generale di benessere elevato, tuttavia, non si escludono momenti di fragilità a livello sociale, legati alla fatica a integrarsi

e a sviluppare un’appartenenza. Emergono una buona soddisfazione per la scelta del corso di laurea e per la percezione della sua utilità per il futuro, risorse personali come grinta e speranza e a livello sociale il sostegno percepito di famiglia e amici. Tuttavia, circa il 30% dei partecipanti supera le soglie cliniche per l’ansia e il 24% per la depressione. Per circa il 60% degli studenti che non presenta sintomi clinici ma non vive neppure un pieno benessere, rafforzare speranza, grinta, reti di sostegno e senso di appartenenza può essere decisivo. (Emanuela Gazzotti)

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Le nuove vie della ricerca a Piacenza e Roma di Sabrina Cliti

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inque progetti finanziati dal Pnrr vedono protagonista la Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza e Cremona. «Un risultato straordinario per una Facoltà di 75 ricercatori» sottolinea il preside Pier Sandro Cocconcelli «che conferma il rilievo nazionale e internazionale della nostra ricerca». Il National Biodiversity Future Centre (NBFC) coinvolge 48 partner e punta a monitorare, preservare e valorizzare la biodiversità negli ecosistemi italiani. Il gruppo coordinato dal professor Edoardo Puglisi integra competenze di agronomi, genetisti, microbiologi, chimici e zootecnici, insieme a esperti economici della Facoltà di Scienze bancarie e assicurative. Nel Centro Nazionale Agritech, guidato dalla professoressa Paola Battilani, la Facoltà sviluppa modelli innovativi per rendere più sostenibili le filiere agroa-

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limentari. Il progetto, che sfiora i due milioni di euro, permetterà di reclutare giovani ricercatori e di allestire un laboratorio MRV model con strumentazioni avanzate. All’interno di Nodes, la Facoltà partecipa alla sezione dedicata all’agroindustria, guidata dal professor Antonio Gallo, per favorire la collaborazione tra ricerca, imprese e istituzioni e promuovere la transizione digitale e sostenibile dei territori. Nel progetto Ecosister, la professoressa Giorgia Spigno coordina le attività su materiali e pratiche per la transizione sostenibile, tra cui biomateriali per l’agricoltura e il packaging, agricoltura rigenerativa e recupero di sottoprodotti agroalimentari, con la valutazione degli impatti economici e ambientali. Infine, OnFoods, coordinato dal professor Pier Sandro Cocconcelli, unisce in un approccio multidisciplinare la Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali e quella di Medicina per coniugare sostenibilità e salute alimentare, riducendo sprechi e rischi nutrizionali e promuo-

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vendo una dieta personalizzata e sostenibile. Cinque progetti, un’unica visione: costruire un sistema agroalimentare innovativo, resiliente e capace di rispondere con efficacia alle sfide globali, mantenendo al centro la qualità della ricerca.

Altems: meno Pronto soccorso, più medici di emergenza

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ervizi di Pronto soccorso e dipartimenti di emergenza: se cala il numero di quelli disponibili a livello nazionale (da 808 del 2011 a 693 del 2023), contemporaneamente aumentano i medici specializzati in emergenza-urgenza che lavorano in ogni singola unità di assistenza (da 3,8 a 6,9 medici per servizio, quasi un raddoppio). Sono solo alcuni dei dati, presentati in giugno, di un’analisi condotta dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari nel campus di Roma, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione delle dotazioni strutturali e la consistenza del contingente del personale medico in servizio nelle strutture di emergenza e urgenza negli ospedali italiani e nelle diverse regioni, osservando i trend di lungo periodo tra il 2011 e il 2023. Un’analisi trasversale degli indicatori disponibili mostra che ogni regione ha una “storia” e le scelte originarie effettuate decenni fa hanno impresso una traiettoria sotto il profilo infrastrutturale e organizzativo che non sembra essere mutata nel tempo. I dati parlano di risorse infrastrutturali “razionalizzate” più che depauperate, e di dotazioni di personale medico specializzato crescente a fronte di una riduzione degli accessi dei pazienti nei PS/ DEA per 1.000 abitanti. Tra il 2011 e il 2023 il trend mostra la disponibilità di più medici per meno ingressi in Pronto soccorso. La fotografia però rimane e impone attenzione per prendere decisioni politiche fondate su elementi oggettivi che possano portare al miglioramento di una situazione che evidentemente sconta altri elementi di criticità. (Federica Mancinelli)

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Nunc, la nuova piattaforma multimediale di Luca Aprea

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l nome completo è Network Università Cattolica; l’acronimo è NUnC, che in latino significa “adesso”, in ideale continuità con la testata storica dell’Ateneo che state sfogliando in questo momento, Presenza. È la nuova piattaforma multimediale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, aperta e accessibile a tutti, pensata per rendere più semplice e immediato l’accesso alla vasta produzione di video e podcast che quotidianamente raccontano la vita della comunità universitaria. Un progetto che nasce dalla volontà di creare uno spazio capace di riunire i contributi multimediali prodotti dall’ateneo conservando l’autorevolezza accademica che da sempre contraddistingue la Cattolica. Raggiungibile attraverso i domini nunc. it e nunc.tv oltre che da una sezione dedicata sulla homepage del sito www. unicatt.it, la piattaforma propone al momento 14 serie podcast e oltre 400 video, che raccolgono i contributi di più di 400 speaker: alle voci istituzionali dell’Università Cattolica, prima fra tutte quella della rettrice Elena Beccalli, si affiancano le testimonianze di grandi protagonisti della cultura contemporanea come la neuroscienziata Maryanne Wolf, f il cardinale José Tolentino de Mendonça, il filosofo Charles Taylor, l’esperto di robotica Hiroshi Ishiguro, lo scrittore Joël Dicker, gli economisti Gäel Giraud e Nicholas Stern e molti altri. L’interfaccia è stata progettata per garantire un’esperienza utente fl uida e intuitiva, con funzionalità di ricerca che consentono di navigare agevolmente tra i contenuti attraverso filtri per topic, speaker e formato. Più di venti le playlist già presenti, che riorganizzano i contenuti relativi a una cinquantina di argomenti diversi. Dalle scienze umane alle discipline economiche, dalla teologia alle nuove tecnologie, ogni playlist rappresenta un percorso tematico curato che guida l’utente attraverso approfondimenti multidisci-

plinari. La piattaforma è pensata non solo per gli studenti e i docenti dell’Ateneo, ma anche per un pubblico esterno interessato alle voci più importanti che l’Università Cattolica ha avuto l’onore di ospitare. Tra le opportunità offerte da NUnC anche la possibilità di seguire in diretta streaming in alta qualità e in modalità responsive, i principali eventi che arricchiscono ogni giorno la vita della nostra comunità accademica. Conferenze, lectio magistralis, tavole rotonde e seminari diventano così accessibili a tutti. Online dal febbraio 2025, la piattaforma, fin dal suo esordio, valorizza le attività di ricerca e di terza missione dell’Università Cattolica attraverso format che coinvolgono i docenti, le studentesse, gli studenti e tutti i protagonisti del nostro tempo coinvolti nelle iniziative promosse nei cinque campus dell’ateneo. Un’attenzione particolare è dedicata alle attività del Piano Africa e alle ricerche sull’Intelligenza Artificiale, che sono tra gli obiettivi principali indicati dalla rettrice per l’anno accademico appena concluso. Il Piano Africa trova su NUnC uno spazio privilegiato per raccontare progetti di cooperazione, scambi culturali e iniziative di ricerca che vedono l’Università Cattolica impegnata in un dialogo sempre più stretto con uni-

versità e istituzioni africane. Allo stesso modo, i contenuti dedicati alla A.I. affrontano le sfide etiche, tecnologiche e sociali offrendo un punto di vista informato e critico su uno dei temi più rilevanti del nostro tempo. Questi e altri temi saranno costantemente approfonditi su NUnC anche attraverso il rilascio di rubriche appositamente realizzate. La piattaforma è destinata a crescere nel tempo, arricchendosi di nuovi contenuti e funzionalità che risponderanno alle esigenze di una comunità accademica in continua evoluzione.

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L’identità delle Alte Scuole in una nuova immagine a cura della redazione

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onte tra l’accademia e la società, protagoniste di progetti di public engagement e di terza missione, le Alte Scuole sono centri di eccellenza nella ricerca, nella formazione avanzata, nella consulenza e coprono un vasto territorio di conoscenze ed esperienze in ambito accademico, scientifico e professionale. Questo posizionamento è reso riconoscibile dai marchi corrispondenti e dalla loro visual identity. Sin dall’origine i marchi delle Alte Scuole risultano da un approfondito percorso di ascolto, analisi e infine progettazione di segni che le rendono distintive. Otto strutture ad oggi (Aseri, Almed, Asag, Altis, Smea, Asa, Altems, Asgp) raccolte in un Sistema che le coordina, caratterizzate da un impianto di branding che ne esalta l’identità e la sostanza. Nate per studiare, interpretare e indirizzare il cambiamento, le Alte Scuole, nel tempo, evolvono e acquisiscono un’impronta sempre più innovativa. Per esprimere chiaramente il loro stile contemporaneo viene realizzato nel 2025 un restyling dei marchi e dell’identità visiva che ha permeato ogni forma e materiale di comunicazione.

Realizzato integralmente all’interno dello Staff grafico creativo della Funzione Comunicazione, il restyling dei marchi delle Alte Scuole è un intervento conservativo con lo scopo di avvicinarle all’ateneo e allo stesso tempo di esaltarne l’originalità. L’approccio architettonico valorizza appieno la matrice grafica della composizione con una soluzione che alleggerisce l’impatto cromatico eliminando i fondi pieni senza rinunciare ai colori specifici di ciascuna. Con questi ultimi si rimodella l’intera struttura dei marchi, pertanto l’elemento figurativo (il pittogramma) e quello nominativo (la parte scritta) sono rielaborati secondo la palette identitaria. Le componenti tipografiche vengono sostituite con quelle del sistema di identità visiva dell’ateneo: l’acronimo con il carattere Salzburgg e la tagline con l’Inter. La denominazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore posta alla base dà maggior forza al posizionamento della singola Alta Scuola pur ribadendo l’appartenenza e l’ancoraggio istituzionali. Mentre i marchi delle Alte Scuole sono il risultato di un intervento di modernizzazione dello stile e della composizione, quello del Sistema è un nuovo sviluppo. Il ruolo del Sistema è inoltre unico e, richiedendo un

design attuale e simbolico, la componente figurativa diventa più incisiva. Il pittogramma si rinnova completamente per acquisire una forma che raffigura la collaborazione tra le strutture e la loro capacità di generare relazioni. Richiamando graficamente il numero 1, soluzione creativa già in essere nella comunicazione delle Alte Scuole per esprimere eccellenza e qualità, l’elemento figurativo del Sistema evoca l’immagine di una vela orientata al futuro, formata da tutti i colori del sistema. L’intero linguaggio visivo segna qui un cambio di passo. L’intervento di restyling riguarda anche l’immagine coordinata e la creatività dei materiali di comunicazione riferiti ai programmi formativi e di ricerca oltre a quelli promozionali. Il nuovo stile ha espressione anche in ambito digitale. Viene realizzato dallo Staff digitale dell’Ateneo il restyling dei siti di ciascuna Alta Scuola mentre all’interno delle stesse strutture trova spazio un nuovo approccio alla comunicazione social e direct. Questi interventi completano così il quadro dei materiali e degli strumenti attraverso i quali si esprimono l’immagine e l’identità delle Alte Scuole.

Il restyling dei siti delle Alte Scuole a riprogettazione dei siti delle Alte Scuole ha rappresentato un intervento ampio e strutturato, volto a rinnovare completamente l’esperienza digitale e a renderla più efficace per utenti e redattori. Gli otto siti sono stati rinnovati

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adottando un template unico e flessibile, progettato con particolare attenzione alla fruizione da mobile. Parallelamente, il passaggio dal vecchio CMS ad Adobe CMS ha consentito di uniformare gli strumenti, formando tutte le persone

coinvolte nella redazione dei contenuti. L’aggiornamento dell’identità visiva, con l’introduzione dei nuovi loghi e degli elementi di branding delle Alte Scuole, ha contribuito a rafforzare la coerenza del sistema.

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Pari opportunità, il viaggio del Comitato di Antonella Olivari

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e Pari opportunità riguardano tutte le persone. E per capirne i reali bisogni l’ateneo ha realizzato tre edizioni di focus team, una survey, un tavolo del benessere, il servizio “Unicattper te”. E poi il viaggio nelle diverse sedi condotto da Raffaella Iafrate, delegata del rettore alle Pari opportunità, e da Rossana Ranucci, direttrice delle Risorse umane, accompagnate dal professor Luigi D’Alonzo, con delega all’inclusione. Un’occasione per far conoscere le attività realizzate dall’ateneo nell’ultimo anno e mezzo in tema di Pari opportunità a favore di studenti, docenti, personale amministrativo. Ma non solo. È stata anche un’opportunità di confronto sui temi della diversità e dell’inclusione, partendo da quanto l’Università Cattolica ha messo in campo in termini di offerta di servizi e iniziative. «Abbiamo avuto la possibilità di ribadire la “filosofia di fondo” e il metodo di lavoro della Task force sulle Pari opportunità, ripercorrendo la strada fin qui percorsa» riferisce la professoressa Iafrate. «È emersa l’importanza della sinergia tra le componenti della comunità universitaria. In ogni sede la presenza è stata mista, tra docenti, studenti e personale tecnico amministrativo. A dimostrazione che le nostre azioni devono riguardare tutte le diverse componenti dell’Università e attivare una sinergia fra di loro».

Da sinistra: Jolanda Renga con la studentessa Marta Carparelli tiene la sua testimonianza a Brescia per le Pari opportunità

Per la professoressa Iafrate «il punto di forza di questa iniziativa è stato il valore dell’incontro concreto e reale con le persone e con i luoghi della nostra università. Incontrarsi e sviluppare nuove relazioni e approfondire i legami già esistenti. Andare “sul posto” in luoghi diversi, tutti bellissimi, accoglienti in città e sedi con storie, territori, dimensioni differenti è stata una ricchezza che ha consentito di prendere maggiormente coscienza dei bisogni e delle risorse di ogni specifica realtà permettendo una maggior aderenza dei progetti alle singole situazioni, nella logica del “conoscere per intervenire e del riconoscere per valutare”». L’impegno è che «questa esperienza di incontro diventi un “rito” per la nostra

università e che ogni anno si possa rispondere con sempre maggiore attenzione alle persone e ai loro bisogni, ribadendo la nostra convinzione di fondo che pari opportunità significa “avere la possibilità di esprimere e affermare l’uguale dignità di tutte le persone nel rispetto della loro unicità differenziante”». Perché come più volte affermato dal professor D’Alonzo «se l’Università non è inclusiva, non è Università. Dobbiamo vivere il concetto di inclusione come asse portante del nostro sistema educativo, vivendolo con passione e competenza, attraverso un lavoro unitario di accoglienza di ogni diversità». Perché «essere pari non significa negare le differenze, ma valorizzarle».

Servizi e iniziative nei cinque campus

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n impegno culturale, didattico e sociale per mettere in atto un cambiamento culturale. In tema di conciliazione vita/lavoro l’Ateneo ha somministrato una survey per capire i fabbisogni di welfare del personale; ha introdotto un “bonus genitori” pari a 1.000 euro per ricercatori e assegnisti con figli di età compresa tra 0 e 3 anni. Ha realizzato in tutte le sedi i Percorsi di Enrichment familiare. A comple-

tamento della survey, la comunità universitaria è stata invitata a esprimersi attraverso i focus teams, giunti alla terza edizione, finalizzati a favorire processi di cambiamento organizzativo. Da qui è nata per esempio l’attivazione del servizio “Unicattperte”, per offrire supporto su come accedere alle diverse opportunità predisposte dall’Università. Diversi i temi affrontati nel corso di

questi mesi; si è parlato di “stereotipi e bias”, di educazione finanziaria delle donne, di come valorizzare il talento femminile nelle carriere Stem. Sono inoltre stati realizzati progetti per il contrasto e la prevenzione alla violenza contro le donne e aderito al protocollo “No Women No Panel” lanciato dalla Commissione europea per promuovere un’equilibrata presenza di genere.

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Anniversari, per ricordare e guardare avanti di Agostino Picicco

Il direttore Aseri Damiano Palano

Aseri, da trent’anni impegnata a leggere il mondo Trent’anni fa, nel 1995, in un profondo contesto di cambiamenti sociale, con il sostegno della Camera di Commercio di Milano nasceva l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (Aseri), collocata nei suggestivi “villini” di via San Vittore 18. Fin da subito ha rappresentato un punto di riferimento per comprendere la complessità della scena internazionale e un laboratorio d’eccellenza per la formazione di qualificati professionisti, «frutto di un’alleanza strategica di successo tra accademia, istituzioni pubbliche e private e società civile» come ha scritto il rettore Elena Beccalli nel messaggio per il trentennale, festeggiato in Ateneo il 4 e 5 luglio, con riferimento alla collaborazione tra istituzioni statali e mondo universitario, al passo coi tempi. Molti alumni dell’Alta Scuola oggi rivestono posizioni apicali nel mondo delle imprese.

La presenza della Cattolica a Cremona ha dato un nuovo impulso alla città chiamata a «passare dall’essere una città con università a una città universitaria» come ha ribadito il sindaco di Cremona Andrea Virgilio. Una storia che racconta «la terribile voglia di università che ha Cremona» e «la voglia di territorio da parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore», come ha ricordato Lorenzo Morelli, coordinatore delle strategie di sviluppo logistico e operativo del polo cremonese dell’Università Cattolica.

cordato che «Altis è una realtà consolidata e riconosciuta nel panorama accademico e professionale, con una solida reputazione dovuta anche alla lungimiranza di aver posto al centro della propria attività didattica e di ricerca il tema della sostenibilità. Inserita nel sistema delle Alte Scuole dell’Ateneo, rappresenta un punto di riferimento per la formazione e la ricerca accademica sul management sostenibile e l’imprenditorialità responsabile».

I vent’anni di Altis

Dipartimento di Pedagogia, la festa per i 40 anni

Altis, la Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica, ha festeggiato i suoi primi vent’anni di attività come punto di riferimento per la formazione e la ricerca accademica nel campo del management e dell’imprenditorialità sostenibili. Il network di docenti, studenti, imprenditori, alumni e partner protagonisti di questo primo tratto di strada dell’Alta Scuola lunedì 27 ottobre si è dato appuntamento nell’Aula Magna dell’Università Cattolica per dare vita a “Venti di cambiamento”, un’occasione speciale per riflettere sulle strade dell’innovazione imprenditoriale e sociale verso il futuro. Nel messaggio inviato per la cerimonia il rettore Elena Beccalli ha ri-

Tre parole chiave hanno ispirato il convegno “Insieme. Sguardi. Futuri” per i quarant’anni dell’attività scientifica del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica lo scorso lunedì 20 novembre. La sintesi del convegno è stata offerta dal direttore del Dipartimento, professor Pierluigi Malavasi: «Una tensione generativa si dipana nei diversi settori di ricerca, nei valori e nelle scelte metodologiche prese, appunto, “insieme”; negli “sguardi” sul mondo dell’istruzione e dell’educazione; nel dialogo con gli ambiti della società che aprono ai “futuri” attraverso l’analisi storica, la letteratura per l’infanzia, la didattica, la tecnologia, la sperimentazione, le scienze motorie».

Il campus di Cremona celebra i primi 40 anni Il campus di Cremona il 7 novembre ha festeggiato i 40 anni di attività nel nuovo campus di Santa Monica, la location, «antica ma attrezzata con le più avanzate tecnologie, ideale per accogliere e formare nuove generazioni di studentesse e di studenti», come ha affermato il rettore Elena Beccalli. Università Cattolica del Sacro Cuore

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Ateneo

Anniversario campus di Cremona

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Rimini

Al Meeting l’esercito pacifico dei volontari di Francesco Chiavarini

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è un filo rosso che ha segnato la presenza dell’Università Cattolica alla 46esima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini alla fine di agosto. Il tratto comune che ha unito gli interventi dei docenti (dieci quelli coinvolti), che ha connesso i convegni e le mostre cui hanno collaborato e che ha attirato quest’anno 800mila visitatori, ciò che insomma ha caratterizzato la presenza dell’ateneo, si può riassumere in un’espressione: “education power”. Erano, d’altra parte, un esempio del potere trasformativo dell’educazione i 123 progetti attivi in 40 Paesi africani promossi dall’ateneo, presentati nello stand “Per il mondo, nel mondo” e richiamati nelle immagini che scorrevano sul grande videowall che ne delimitava lo spazio espositivo. Ed “Education power” è stato anche il tasto su cui ha insistito la professoressa Elena Beccalli, alla sua prima visita da rettore alla manifestazione. Ribadito nel suo dialogo sul futuro delle università con la presidente della Crui Giovanna Iannantuoni, il rettore ha ripreso il concetto anche nel corso del suo intervento sull’Africa, nel quale ha detto che «il dividendo demografico africano sarà una risorsa solo se si riuscirà a garantire a una popolazione giovanissima, oggi ancora condannata alla marginalità, lavoro, e dunque una formazione di qualità». Ma in fondo una prova concreta della capacità dell’educazione di trasformare le persone in meglio, spingendole a riflettere criticamente sulla realtà e a metterle nelle condizioni di dare il proprio contributo, l’hanno offerta anche i tanti studenti impegnati come volontari: su 3mila, 800 erano gli universitari, tra i quali il gruppo più numeroso è stato quello proveniente dall’Università Cattolica a pari merito con quello della Statale. Lorenzo Bracci, 23 anni, quinto anno di Economia e legislazione d’impresa,

al Meeting ha fatto da guida alla mostra “Non si può morire per un dollaro”. Così gli è toccato raccontare alla professoressa Beccalli chi fosse Amadeo Peter Giannini, cui era dedicato il percorso espositivo. «Sapevo che era una missione impossibile – racconta – spiegarle perché è stata importante la figura del fondatore della Bank of America. Ho pensato però che potevo dirle perché è stato importante per me studiarlo. Quello che spinge Giannini a rivoluzionare il mondo del credito, mettendo al centro la fiducia tra le persone invece del mero calcolo economico, è un episodio tragico della sua infanzia: la morte violenta del padre, imprenditore agricolo, ucciso in un eccesso d’ira da un operaio a cui aveva decurtato un dollaro dallo stipendio – da cui il titolo della mostra. Così, durante la visita, ho puntato su questo aspetto e credo abbia funzionato». Ad accompagnare, invece, i visitatori alla mostra “Chiamati due volte. I

martiri d’Algeria” c’era Matilde Tamburoni. Studentessa al secondo anno del corso di laurea in Scienze linguistiche per le relazioni internazionali, durante le lezioni di lingua e letteratura araba con il professor Martino Diez, si è appassionata alla vicenda dei religiosi che negli anni ’90 scelsero di rimanere in Algeria, nonostante l’ondata islamista che insanguinò il Paese nel cosiddetto “decennio nero”. «Quando mi è stato proposto di fare da guida al Meeting, mi è sembrata un’ottima occasione per far conoscere ad altri una storia che parla di fede, amicizia e vita: le tre parole che usa la madre di una delle vittime, la quale, nonostante il dolore, rivendica il senso della scelta compiuta dal figlio». Due giovani scelti tra i tanti con in testa pensieri pieni di significato. Se qualcuno ha ancora qualche dubbio sulla forza dell’educazione, faccia un giro al Meeting il prossimo anno e chieda a loro.

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Per il Festival internazionale dell’Educazione Brescia si scopre città dell’apprendimento

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Brescia

di Paolo Ferrari uasi 4mila presenze per la seconda edizione del Festival internazionale dell’educazione, distribuite negli oltre 50 eventi sparsi per tutto il territorio della città di Brescia. L’iniziativa, andata in scena dal 2 al 5 ottobre 2025 sul tema “La città che apprende. Apprendere nella città”, è stata promossa da Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Brescia Musei, Fondazione Asm, Gruppo La Scuola, InnexHub – Fondazione Aib, Fondazione Teatro Grande, con il sostegno significativo di Fondazione Comunità Bresciana, nonché di Comune di Brescia, Consiglio Regione Lombardia e degli sponsor KPMG, Promotica e con il contributo di Gruppo Foppa-Scuola audiofonetica, Fondazione Comunità e scuola, Fondazione Tovini – Fondazione Togni Cantoni Marca. Il Festival si è avvalso della media partnership di Rai Cultura, Rai Radio 1, Avvenire e Editoriale Bresciana (Giornale di Brescia, Teletutto e Radio Bresciasette). In occasione della Giornata mondiale degli insegnanti, in città si sono alternate lecture internazionali, talk, laboratori per bambini e genitori, spettacoli, mostre, approfondimenti tematici per insegnanti educatori, incontri di formazione per gli studenti delle scuole superiori, attività rivolte al mondo del-

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le imprese. Un ricco palinsesto di appuntamenti che aveva l’ambizione di far emergere “le buone pratiche” che la città educativa ha messo in atto, ma anche linee di azione sul futuro dell’educazione. «Un successo che sorprende e incoraggia, anche per la qualità del dibattito e la varietà dei pubblici» afferma Domenico Simeone, direttore scientifico del Festival e preside della facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica. «L’entusiasmo non è arrivato solo dagli

addetti ai lavori – insegnanti, educatori, operatori sociali – ma anche da cittadini comuni, curiosi di partecipare a un confronto su come si cresce, si insegna e si vive insieme». «La cosa più positiva è stata proprio la partecipazione delle persone comuni, oltre che di insegnanti e genitori – sottolinea Simeone –. Il tema scelto per quest’anno, la città che apprende, si è rivelato centrato: dopo il confronto con ospiti italiani e stranieri gli organizzatori si dicono confortati dalla bontà di questa scelta».

Settimana del dono, le iniziative di Piacenza e Cremona

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ettere al centro della nostra esperienza educativa e formativa la gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto è qualcosa che dà senso ai nostri percorsi. Un appuntamento che ci aiuta a tornare al cuore della nostra ricerca, ridando priorità a ciò che veramente vale e riconoscendo che da ciò che abbiamo ricevuto deve nascere l’impegno a restituire agli altri». Con queste parole la prorettrice Anna Maria Fellegara ha aperto la Settimana del Dono 2025, dal 6 al 10 ottobre nei campus di

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Piacenza e Cremona. L’iniziativa ha invitato studenti, docenti e comunità locali a riflettere sul valore del dono come espressione di responsabilità e giustizia sociale. A Piacenza, il tema “Il dono della giustizia: diritti, doveri, dignità” ha guidato un programma ricco di incontri, mostre e proiezioni. Tra i momenti centrali, il dialogo del 9 ottobre su Abitare la giustizia con Gherardo Colombo, il vescovo Adriano Cevolotto e i docenti Marco Allena, Francesco Centonze e Claudia Mazzucato. Simbolico,

l’affidamento alle matricole del nuovo filare del frutteto del campus, gesto di radicamento e crescita condivisa. Il campus di Santa Monica a Cremona ha vissuto la settimana come un grande momento comunitario, aperto dall’incontro con le associazioni di volontariato e dal Cesi. Tra gli appuntamenti più significativi, l’intervento di Marco Lucchini, segretario del Banco Alimentare e la piantumazione di arbusti dedicati ai corsi di laurea. (Sabrina Cliti)

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Cultura

Festival Soul, la lezione di David Grossman di Emanuela Gazzotti

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è un festival che richiama l’attenzione di tutti i milanesi, parla di anima e di spiritualità e lo fa con scrittori, teologi, filosofi, giornalisti, scienziati, musicisti e intellettuali con uno sguardo interdisciplinare e aperto su orizzonti ancora da esplorare. Dopo la “meraviglia” e la “fiducia” il Soul Festival, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Arcidiocesi di Milano con il patrocinio del Comune di Milano, affronterà nel 2026 il tema “Mistero, il canto del mondo”. L’ultima edizione ha animato la città con un palinsesto articolato: dalle cene monastiche nel Refettorio Ambrosiano agli esercizi spirituali mattutini sulle merlate del Castello Sforzesco, alla lectio magistralis nel carcere di San Vittore, insieme a dialoghi, laboratori e pratiche filosofiche, concerti, alla nuova rassegna Soul Young curata da giovani under 30, per esplorare le declinazioni della fiducia attraverso le tradizioni religiose e spirituali, le arti, la filosofia, l’economia, la scienza, la politica. Aperto dallo scrittore israeliano David Grossman (a destra nella foto con la rettrice Beccalli) lo scorso 19 marzo alla presenza della rettrice Elena Beccalli, il Festival si è interrogato sulla fiducia fragile in un tempo segnato da importanti confl itti. E lo ha fatto in maniera diffusa in luoghi e istituzioni culturali, artistiche, educative, sociali, laiche e religiose della

città, come ad esempio Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Memoriale della Shoah di Milano, Piccolo Teatro di Milano, Triennale Milano, Teatro Franco Parenti e Carcere di San Vittore, Castello Sforzesco, Duomo di Milano, Museo Diocesano di Milano, Sagrestia di Santa Maria delle Grazie. Sono intervenute personalità quali l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini, Marta Cartabia, Pierangelo Sequeri, Antonio Spadaro, José Tolentino de Mendonça, Maryanne Wolf, f solo per citarne alcune. Il festival diff uso sarà anche alla base della nuova edizione di Soul Festival dal 18 al 22 marzo 2026 con un focus sui cosid-

detti “sensi spirituali” capaci di cogliere ciò che sta oltre il visibile, ovvero il lato nascosto della realtà indisponibile alla nostra manipolazione e che tuttavia ci visita. Un mistero inesauribile che si manifesta in particolare nella relazione con l’altro, ma anche in rapporto alla natura, all’arte, alla scienza, alla musica, alla poesia, alla mistica. Tutti ambiti che saranno esplorati grazie a momenti performativi, workshop, laboratori, momenti di meditazione, tavole rotonde guidati da intellettuali, filosofi, teologi, scrittori, artisti, scienziati. L’apertura del festival sarà guidata dallo scrittore spagnolo Javier Cercas.

La Scuola di lettura di Vita e Pensiero n Università Cattolica la casa editrice Vita e Pensiero promuove in collaborazione con la Facoltà di Lettere e filosofia “La Scuola di lettura”, un percorso di ri-affezione per “contagio” all’esperienza della lettura pensato per studenti universitari e adulti. Dal 2023 scrittrici e scrittori diventano maestri di lettura, condividono e si confrontano con i partecipanti sulle risonanze suscitate da un libro a

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loro caro. Gli ultimi incontri sono stati guidati da Gioele Dix, Giorgio Fontana, Federica Manzon, Eraldo Affinati e Massimo Recalcati. Un’altra iniziativa è “I giusti continuano a leggere”, un gruppo di lettori-volontari, aperto a tutti e rivolto in particolare agli studenti universitari, nato nel 2018 in occasione del centenario della casa editrice Vita e Pensiero, che ha voluto coinvolgere

i più giovani nelle azioni di promozione della lettura. Fino a oggi più di ottocento studenti dell’ateneo, e non solo, si sono cimentati nell’avventura della lettura ad alta voce, ricordandoci che la lettura è un atto che, anche se sembra solitario, come scrive la neuroscienziata Maryanne Wolf «ha un impatto civile e politico fortissimo». Fino ad oggi più di 800 studenti si sono cimentati nell’avventura.

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TedXUnicatt esplora lo spazio urbano

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Studenti

di Luca Aprea

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a metropoli non è solo un luogo: è un organismo vivo, pulsante, che evolve e si reinventa costantemente”. Questa visione ha guidato Urban Tales, la decima edizione di TEDxUNICATT organizzata dall’associazione di studenti dell’Università Cattolica Lights Offff, che lo scorso maggio ha riunito agli East End Studios di Milano oltre 300 persone per riflettere sulla città come punto di incontro sociale e culturale, con la conduzione della caporedattrice della Scuola di giornalismo della Cattolica Giuditta Avellina, insieme a Luca Monti. L’evento ha esplorato la complessità dello spazio urbano attraverso prospettive diverse, dalla marginalità alla rigenerazione, dalla percezione della sicurezza alla creatività come strumento di trasformazione. Una riflessione che oggi, in un momento di profondo ripensamento dei nostri modi di abitare e condividere gli spazi comuni, risulta ancora più urgente. Don Claudio Burgio, Cappellano del Carcere minorile Beccaria di Milano, ha posto una questione fondamentale: “Non esistono ragazzi cattivi”. Quando si nasce e si cresce in contesti di emarginazione sociale ed esclusione, la devianza diventa quasi inevitabile. Il suo messaggio è chiaro: il carcere può diventare luogo di riscatto solo se si trasforma in spazio di rieducazione, dove i ragazzi vengono ascoltati e accompagnati con fiducia verso un futuro diverso. Questa stessa attenzione all’ascolto emerge nell’intervento di Davide Fantuzzi, Film Director e co-regista che ha condiviso storie di vite ai margini incontrate durante i suoi viaggi. La sua esperienza di videomaker rivela come sia proprio la sofferenza a rendere l’uomo autenticamente umano, ricordandoci l’urgenza di riconoscere la dignità di ogni persona al di là delle sue condizioni di vita. Daniele Rampello, Ceo & Founder di Rampello & Partners, ha portato l’esempio concreto di progetti di riqualifica-

Università Cattolica del Sacro Cuore

zione urbana che partono dal recupero dell’identità dei luoghi, raccontando il suo quartiere romano, Borgo Pio, come modello di resistenza all’omologazione, dove relazioni di vicinato e memoria collettiva restituiscono dignità sociale allo spazio urbano. Una visione condivisa dalla professoressa Barbara Boschetti, docente di Diritto amministrativo in Cattolica, che ha rivendicato il valore dello spazio fisico contro l’estraneazione del digitale. I luoghi in cui viviamo e cresciamo ci trasmettono una cultura che ci forma: l’alleanza tra diritto, futuro e città passa proprio dalla difesa di questa dimensione concreta dell’esistenza. Un tema cruciale è stato affrontato da Serena Favarin, ricercatrice del Centro di ricerca Transcrime che ha ricordato che nonostante i crimini siano drasticamente diminuiti la sensazione di insicurezza nello spazio urbano è aumentata. Questa paura irrazionale limita la libertà di movimento e la possibilità di vivere pienamente la città. Una comunicazione più consapevole e rispettosa dei dati potrebbe aiutarci a riconquistare gli spazi urbani.

Luca Monti, Programme Manager del Master in Eventi culturali (MEC) dell’Ateneo, ha ricordato che i grandi eventi che cambiano le città, non sono solo quelli di musica o cinema, ma anche quelli di poesia, filosofia ed economia. Il ritorno ai festival di parola rappresenta una riscoperta dell’agorà, creando ponti tra cultura, individuo e spazio fisico urbano. La dimensione creativa è emersa con forza negli interventi finali. Carlo Sabatucci, direttore Creativo di Est Radio, ha condiviso la sua ricerca di uno spazio di riconoscimento, trovato nella creazione di una community. Angela Ferreira, in arte Kruella d’Enfer, street artist e prima speaker internazionale di TEDxUNICATT, ha portato la sua visione dipingendo letteralmente sul palco la città come tela sociale da trasformare attraverso l’arte. La band The Foolz, invece, ha ricordato come i giovani usino la musica per raccontarsi, e che li ha portati fino al palco di X Factor 2024. TEDxUNICATT Urban Tales ha segnato un momento importante per l’associazione Lights Offff, essendo il primo evento realizzato con la licenza Community Plus.

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PRESENZA

Sport

Andrea Dallavalle, un salto triplo dentro la storia di Francesco Berlucchi

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f you fell down yesterday, stand up today diceva Wells. Sembra che Andrea Dallavalle abbia seguito proprio il consiglio dello scrittore britannico ai Mondiali di atletica di Tokyo. Lo ha fatto con la determinazione e la sana cattiveria di chi vuole lasciarsi alle spalle troppi infortuni e qualche risultato sotto le attese. Ritrovando la forma fisica, la concentrazione e la serenità per far fare a tutti gli appassionati di atletica un clamoroso balzo sul divano. Il suo è stato un salto triplo dentro la storia, un 17.64 che gli è valso la medaglia d’argento e ha trascinato l’Italia a quota sei medaglie, pareggiando così lo storico record di Goteborg 1995, poi addirittura superato dalla settima medaglia azzurra dell’immensa Nadia Battoclettii nei 5.000 metri. Un salto con il quale Dallavalle ha stabilito il nuovo record personale, disintegrando di ben 29 centimetri il precedente primato all’aperto stabilito a Grosseto nel giugno del 2021 ai Campionati Italiani Under 23. E, soprattutto, diventando il primo italiano a salire sul podio mondiale del salto triplo. Meglio di lui, a Tokyo, ha fatto solo il cubano naturalizzato portoghese Pedro Pichardo. Ma se la storia di quest’ultimo ci racconta l’ineluttabilità di un predestinato, di un campione che ha

bruciato i record nazionali di entrambi i Paesi che ha rappresentato, già campione olimpico, mondiale ed europeo, è invece la favola di Andrea Dallavalle a riempire gli occhi e i cuori in un pomeriggio italiano di metà settembre. Perché ci ricorda ancora una volta che nello sport, come nella vita, la prima regola è non mollare mai. Il copyrightt più celebre è di Julio Velasco, ma l’esempio concreto più recente è di un 26enne piacentino che di mollare proprio non ne vuole sapere. Del resto, lo ha già dimostrato proprio nella sua città, Piacenza, dove si è laureato, tra un’Olimpiade e l’altra, nella magistrale in Banking and Consultingg dopo aver conseguito la triennale in Economia aziendale – profilo Marketing management, nella Facoltà di Economia e Giurisprudenza.

Già, perché Andrea, nel programma Dual Careerr dedicato agli studenti-atleti, ha scelto due volte l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove si sente a casa, come ci aveva raccontato in un’intervista poco prima della laurea magistrale. Si definisce «figlio dell’atletica», di papà Fabrizio, ex velocista, e mamma Maria Cristina, che fu primatista ai campionati italiani nel salto in lungo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Eppure sostiene di non dovere a loro la sua passione più grande, ma a suo fratello Lorenzo, finalista del triplo agli Europei juniores di Rieti 2013 e ai Mondiali under 20 l’anno seguente. «È tutta colpa sua se ho iniziato a fare salto triplo» ci aveva spiegato. «L’ho sempre visto come un punto di riferimento. Probabilmente è grazie a lui se sono riuscito ad arrivare a questi risultati». Nel 2020 ha cambiato piede di stacco, passando dal destro al sinistro, e l’anno dopo è diventato campione europeo U23. Vicecampione europeo a Monaco 2022 e recordman italiano under 20 e under 23, alle Olimpiadi di Tokyo Dallavalle è stato tra i primi nove. Tre anni fa, a Eugene, si è fermato ai piedi del podio per soli sei centimetri. Poi, nessun circoletto rosso, un’Olimpiade opaca a Parigi e una serie di fastidiosi infortuni. Con quella caviglia destra a dolere e a togliergli la serenità. Fino al 19 settembre 2025. Fino al giorno in cui, a Tokyo, Dallavalle si è rialzato. Entrando, per sempre, nella storia dell’atletica italiana. Università Cattolica del Sacro Cuore


Cortina 26: sport, spettacolo e cultura

PRESENZA

Sport

di Francesco Berlucchi

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oche persone si sono appese al collo una medaglia olimpica, ma chiunque ami lo sport ne ha almeno una nel cuore. Se parliamo di Olimpiadi invernali, è difficile avere la meglio sull’oro più pop, quello dell’esordio olimpico di Alberto Tomba a Calgary nel 1988. Quando Tomba conquistò prima la medaglia d’oro nel gigante, e poi costrinse la Rai a interrompere il Festival di Sanremo per trasmettere in diretta la seconda manche dello slalom speciale. C’è chi ricorderà l’agognato doppio oro del cannibale Ingo Stenmark, nelle stesse specialità, a Lake Placid 1980. O ancora l’oro di Stefania Belmondo nella 15 km a tecnica libera a Salt Lake City, nel 2002. Una medaglia vinta a 33 anni, dieci stagioni dopo il primo oro conquistato ad Albertville. E come dimenticare le imprese dell’eterna Arianna Fontana, l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici invernali, impreziosite dalla doppia affermazione nei 500 metri, prima a Pyeonchang, nel 2018, e quattro anni dopo a Pechino. È la magia dell’Olimpiade, il simbolo più autentico e più puro dello sport come veicolo di pace e di fratellanza. È la culla dello spirito olimpico che arde nella fiamma portata dai tedofori, gli ambasciatori dei valori olimpici che reiterano nei secoli quel rito millenario che celebra l’unione tra sport, cultura e territorio. Chi sa solo di sport non sa niente di sport, potremmo dire, parafrasando Josè Mourinho. Ce lo ha ricordato ancora una volta Daniele Bardelli, docente di Storia dello sport e delle istituzioni sportive, nel suo appassionato viaggio tra i millenni, dai primi Giochi Olimpici, che tradizionalmente si svolsero nel 776 a.C. a Olimpia, fino al difficile rapporto tra le Olimpiadi (antiche, ça va sans dire) e Sant’Ambrogio. Università Cattolica del Sacro Cuore

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L’occasione è stata l’evento “Accendere il futuro, tra valori olimpici e carriere atletiche”, organizzato da Cattolicaper a lo Sport e moderato dalla sua coordinatrice scientifica, Caterina Gozzoli, insieme alla presenza della Fiaccola Olimpica nel Cortile d’onore nel mese di maggio, grazie alla collaborazione avviata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore con Fondazione Milano Cortina 2026 nell’ambito del programma Education Gen26. Quest’ultimo è il progetto educativo ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 che ha lo scopo di creare una legacy formativa duratura, promuovendo l’eccellenza accademica e sportiva attraverso sinergie con le principali università italiane. La presenza della Fiaccola Olimpica all’Università, del resto, ci ha invitato a perseguire quell’aspirazione al raggiungimento di un obiettivo che è propria dello sport, ha spiegato Paola Abbiezzi, direttrice didattica del master Comunicare lo sport, secondo la quale la Fiaccola è anche fonte di ispi-

razione, per studentesse e studenti, a sentire i valori olimpici come fondanti del percorso formativo in vista di un inserimento professionale. Lo ha ribadito, più recentemente, anche Domenico De Maio, Education and Culture Directorr di Fondazione Milano Cortina 2026, nel suo messaggio in occasione dell’evento “Sport Next: Building the Future of Sport”, nel quale è stata presentata la terza edizione del master in Sport Management: Business, Communities, Territories. «Lo sport non è solo agonismo e spettacolo ma è una leva economica, educativa e culturale che genera valore per i territori e per le persone» ha detto De Maio. «L’obiettivo è costruire un’eredità che vada oltre i Giochi Olimpici invernali e continui a generare conoscenza, opportunità e connessione tra mondi diversi. Il dialogo tra le università, le istituzioni e le imprese ci aiuta a immaginare il futuro dello sport. Tanti studenti dell’Università Cattolica sono con noi e stanno costruendo i Giochi giorno dopo giorno».

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PRESENZA

Bilancio di missione

Bilancio di missione 2024, uno sguardo d’insieme sulle attività dell’ateneo di Paolo Ferrari

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n ateneo è contraddistinto, oltre che dall’offerta formativa e dalla ricerca, anche dalla capacità di creare una virtuosa relazione con il contesto sociale. Le Università, non a caso, si qualificano in relazione a un luogo, perché appartengono a una comunità, ne promuovono i valori. In questo senso la reputazione consiste nella riconosciuta capacità di creare valore pubblico. Il Bilancio di Missione 2024, oltre a offrire uno sguardo d’insieme dell’attività dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, illustra lo stile con cui la comunità universitaria risponde alle sue tre fondamentali missioni – formazione, ricerca, disseminazione della conoscenza – esplicitando il valore generato dall’Ateneo. Un valore che emerge anche dalla soddisfazione che studenti e laureati esprimono nel processo di autovalutazione promosso dall’Università, dalla crescente internazionalizzazione e dall’incremento nell’attività di ricerca, attestata dalla partecipazione a prestigiosi bandi e progetti di ricerca e dal deciso miglioramento della posizione dell’ateneo in importanti ranking internazionali. In questa edizione del Bilancio di Missione sono proposte in retrospettiva le attività svolte dall’Ateneo nel 2024, nell’ambito della formazione, della ricerca e del trasferimento del sapere, i cui frutti sono maturati e colti nel corrente anno, come risultato di una semina propositiva e nutrita della stessa speranza dei fondatori: essere luogo di esperienza del sapere e non solo di trasmissione del sapere, una comunità educante e al contempo una research university capace di porsi come punto di riferimento nel panorama universitario italiano, europeo e internazionale. Alcuni fattori in particolare hanno accresciuto questo valore. Innanzitutto una

didattica rinnovata con lo stile dell’education power, orientata a un confronto costruttivo ed etico con le nuove tecnologie, l’evoluzione degli strumenti e le sfide della cultura emergente. In seconda battuta, il sempre maggior sostegno con proprie risorse alla ricerca scientifica nei diversi campi disciplinari di cui si occupano le facoltà e le 146 strutture preposte. Poi, una progettualità animata da finalità strategiche, come il Piano Africa che, rispondendo all’urgente necessità di sviluppo di una realtà di grande potenziale umano, economico e culturale, arricchisce l’Università di un’esperienza unica nel panorama universitario. Un altro fattore è l’impegno verso le fasce più deboli e quelle più meritevoli, con considerevoli investimenti per sostenere il diritto allo studio, insieme all’Istituto Toniolo di Studi Superiori e a EduCatt, con 42,8 milioni di euro. Non ultimo, lo sviluppo di network di università cattoliche in Europa e nel mondo come la Federazione delle Università Europee Cattoliche (Fuce), la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (Fiuc) e la Strategic Alliance of Catholic Research Universities (Sacru), grazie ai quali sono partiti nuovi progetti congiunti di scambio e di ricerca.

Per concludere, l’attenzione ai territori in cui si trovano le diverse sedi e al loro patrimonio artistico, storico e culturale con la riqualificazione di edifici urbani in ottica di sostenibilità, integrazione e conservazione con la ristrutturazione: dopo il complesso monastico Santa Monica, a Cremona, e l’ex Seminario in via della Garzetta a Mompiano – Brescia, della “Caserma Garibaldi” in largo Gemelli, a Milano, ora Polo San Francesco, che garantirà ulteriori 11.500 mq alle attività universitarie. Un ateneo dinamico che si prepara a vivere le sfide che il Piano strategico 2026-2028, con il suo metodo partecipato, sta delineando per l’Università Cattolica del prossimo triennio.

Bilancio di missione 2024

Università Cattolica del Sacro Cuore


José Tolentino Mendonça Semi invece di crepuscoli Vita e Pensiero, Milano 2025 – pp. 76, € 12,00 (Soul)

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n piccolo libro del card. Tolentino Mendonça che contiene una grande verità: abitati dalla malinconia, dal sentimento di un destino incombente, pensiamo alla nostra vita come a una corsa che dalla nascita ci porta verso la fine, ci sentiamo come crepuscoli che preparano il buio; e invece siamo semi, piccoli e magnifici inizi di vita. Siamo semi invece di crepuscoli. Prima uscita della collana «Soul», che intende raccogliere alcuni significativi interventi tenuti durante le varie edizioni dell’omonimo festival milanese di spiritualità, questo libro non rinuncia a riconoscere le difficoltà che affl iggono la nostra vita, ma ci ricorda che, partendo dalle cose più piccole, dagli incontri più semplici, possiamo accorgerci che ogni giorno riceviamo semi e opportunità. Possiamo vederci come terra buona in cui, in silenzio e umilmente, nasce la vita.

Michel de Certeau La cultura al plurale Vita e Pensiero, Milano 2025 – pp. 204, € 20,00 (Cultura e storia, n. 43)

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a peculiarità del pensiero di Michel de Certeau è stata sempre l’attenzione a leggere la storia culturale e sociale intrecciando discipline e metodi diversi, dalla filosofia alla psicoanalisi, alla linguistica. Egli diffidava fortemente delle griglie costruite sul passato per ritagliare i saperi e rifi utava l’idea di azione culturale come pioggia benefica di briciole cadute dalla tavola dei sapienti e dei potenti. Anche questo testo, che vede qui la sua prima traduzione italiana, è intriso della sua capacità di vedere sempre più lontano e in profondità, andando a scoprire le mille reti informali che permettono ai fl ussi di trasmissione culturale di circolare: unico modo per evitare che una società soffochi e muoia. Perché una cultura al singolare traduce sempre, dice de Certeau, il «singolare di un ambiente», imponendo la legge di un potere, mentre la cultura plurale è creazione, magari deperibile, magari confl ittuale, ma sempre relativa a una comunità che cresce e sa cambiare e, alla fine, durare.

Harriet Martineau Sull’educazione A cura di Mariagrazia Santagati Vita e Pensiero, Milano 2025 – pp. 168, € 15,00 (Donne in sociologia)

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el 1849 Harriet Martineau pubblica Household Education, un ampio trattato in cui l’educazione è al centro del progetto sociale della modernità, orientato al progresso scientifico, economico e politico. Intrecciando vita quotidiana e teoria sociale, Martineau elabora una concezione sorprendentemente avanzata dell’educazione nell’orizzonte della giustizia sociale. Obiettivo dell’educazione, secondo l’autrice, è far fiorire le capacità di tutti – donne, poveri, malati, bambini, anziani – nel quadro di un programma di formazione di massa che precede di decenni l’istruzione pubblica obbligatoria. Sono pagine che anticipano i Women’s Studies e i Disability Studies, qui tradotte per la prima volta in italiano. Questo libro restituisce la visione ancora attuale di colei che è ritenuta la ‘madre della sociologia’: un classico della sociologia dell’educazione e della vita quotidiana, indispensabile per la formazione di base.

Università Cattolica del Sacro Cuore

Libri EDUCatt

Le riviste in open access: un sistema aperto per la ricerca

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er sostenere la diffusione della conoscenza e favorire un più ampio accesso ai risultati della ricerca, EDUCatt adotta per le proprie riviste scientifiche il sistema Open Journal Systems (OJS), piattaforma open source sviluppata dal Public Knowledge Project. OJS permette di gestire in modo integrato l’intero workflow editoriale: dalla submission dei contributi alla revisione tra pari, fino all’impaginazione e alla pubblicazione online. Grazie a un ambiente unico e condiviso, autori, revisori, editor e curatori possono seguire con chiarezza ogni passaggio del processo, riducendo i rischi di dispersione dei materiali e garantendo trasparenza, tracciabilità e conformità agli standard internazionali per l’indicizzazione e la diffusione dei contenuti. L’impegno di EDUCatt in questo ambito nasce dal desiderio di offrire un supporto sempre più strutturato alle comunità accademiche che gravitano attorno alle riviste, mettendo a disposizione competenze editoriali e strumenti tecnologici allineati alle pratiche più aggiornate dell’editoria scientifica. I titoli pubblicati – tra cui “L’Analisi Linguistica e Letteraria”, “Centroamericana”, “Sicurezza, terrorismo e società”, “Quaderni di Scienze Politiche”, “TermCD” e “Mosaic” – sono accessibili gratuitamente online e disponibili anche sulle principali piattaforme di distribuzione digitale. A questo insieme si aggiunge il recentissimo “Global Age. Journal of Political Studies and International Thought”, nuova rivista accademica promossa da ASERI. Interamente in lingua inglese, semestrale e peer-reviewed, “Global Age” nasce con l’obiettivo di offrire uno spazio internazionale di dialogo e confronto sulle trasformazioni politiche del XXI secolo. Come sottolinea il direttore Damiano Palano, la rivista intende ospitare contributi provenienti da studiosi di discipline, orientamenti e contesti diversi, mantenendo una vocazione interdisciplinare che si esprime anche nelle sezioni dedicate ai review essays e alle recensioni. I primi due numeri raccolgono interventi di studiosi italiani e internazionali, inaugurando un percorso che vuole proiettare la riflessione politica oltre i confini di ASERI e verso una comunità scientifica globale. Valentina Giusti

PRESENZA

Vita e Pensiero

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Tutti gli sviluppi del Piano Strategico ԐԖ՟ԐԘ‫ڑ̇˷̇ͣڑ‬ɒʧ̻ͣ̇˷ʧȿʧ˓ʧ‫ڑ‬ sul sito dedicato


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