Enán Burgos
All’alba del sacro
Pleamar
© Enán Burgos PLEAMAR 2012 Tutti i diritti riservati
traduzione di Armando Cimino
“ Il modo nel quale le nostre leggi cercano di regolare le folli e vane spese per la buona tavola e i vestiti sembra essere contrario al suo scopo. L’ unico vero mezzo sarebbe d’instillare nell’uomo il disprezzo dell’oro e della seta come di cose vane e inutili…” Montaigne.
FINE
Imprevedibili I miti Che muovono i morti Benché’ costantemente presenti Ogni giorno Più’ difficili a discernere Chiamano in causa Per ironia Questo tempo che ci consuma
GRIDO
Questa vita senza ritorno A ogni passo Il bianco il nero Nessun andare Sortilegio di una linea Che la limita l’assedia Ora l’attraversa
Brutalizzata dal trionfo delle immagini
ANTICAMENTE
L’oscuro richiamo delle strie E questa pagina Insozzata a dismisura Mentre la mano esita
RITMO
Spirale Che l’occhio reclama Nel bianco Inizia la riduzione Attira l’ultima intromissione Sul nostro viso
I ND E F I N I T O
Fissità
Della superficie Visione lontana La spada dell’usura Seziona lo spazio
DOPPIO
Cancellato ogni orpello D’un tratto il profilo ridotto al minimo La traccia del corpo spinta verso il vuoto Dove il sentiero si eclissa
SOLITUDINE
L’uno e l’altro L’insolita distanza L’utopia di credere Che il nero e il bianco Vanno insieme Mano nella mano In questo mondo coloniale
INDOMITA
Avvertiamo La stretta estrema La gestazione Che si compie Come lussuria Che introduce Mi sembra La parola tabĂš
SELVAGG IO
L’audacia di generare Tratteniamo un rifiuto dentro di noi Maria vergognosa di se stessa Tossico seno Che cerca allora Una morale
EPIFANIA
L’ora è venuta Senza potersi presagire L’ultimo raggio accade Anche se gli dei sono morti Redazione del sacro
QUI
Sfruttamento sempre più intenso Dell’abisso creativo Dove è passata la vita Nella stessa profondità Sentire l’utopia
GIOCO
Dicevi Nel cuore dell’intimità Che per noi due Sarebbe andata diversamente Salvo perdere il nostro amore
Confusi ancora dalla giovane età
FESTA
Big-bang globale L’espansione mette radici In Africa In Europa In Asia Più o meno durevole Partecipa alla rovina Delle speranze
DISFATTA
Eccoci Innalzati sulla cima Divenuta nostra terra Che privi di orientamento e origine Oltraggiamo Allorché l’immagine di noi
Offuscata o leggibile Comanda il Verbo
CHIUSURA
Sui nostri campi in rovina Resistenza PiĂš o meno Di noi Espropriati Che immaginiamo Un avvenire peggiore
ONG
Presenti Agli occhi del mondo Per l’osservazione Senza secondi fini Con la scusa Di caritatevoli catastrofi
S V I LU P P O
Durevole Le loro inarrivabili strategie Cozzano contro le sevizie Messe in opera
PROPAGANDA
Anche dopo le catastrofi Gergo rapace -Preghiamo per i nostri mortiOsa dire Il termine “Pace� Nella sua bocca Suona spaventoso
SONDAGGIO
Sappiamo bene Che mentono
Per delle ragioni Imparziali
MEDIA
Mettono radici massicciamente Fino al midollo del reale Difficile a immaginare la vita Senza i loro dispacci planetari
MONDO
Globale Dove la delocalizzazione Ogni giorno Crescente Si paga In vite umane
STORIA
Liberale Sospettosa Degli uomini Più che delle donne Che si fanno la guerra Suppongo Per la gloria D’ingannare la noia
MEMORIA
Il vecchio gallo Centenario In realtà Prigioniero Di rochi canti E di metodi Da massacro
CONCETTI
Logici senza sensibilità Scarni o vuoti Sono migliori per L’ingozzamento
CULTURA
Massificata Espansa Un supermercato di parte Dove i giacobini Che ci comandano Progettano La fine dell’arte
VIAGGIO
Ai paesi estremi Per sfuggire Alle influenze Dei grandi racconti
Liminari
EDONISMO
Ci dicono del piacere Che parla Del presente Che finisce Prima di cominciare
PARADOSSO
Ben presto l’alba Mescolata al declino Che rende illusoria L’avventura
VIOLENZA
Inedita Dichiarata
Legittima Che una volta ancora va A distruggere tutto In questo senso Nulla è cambiato
CRESCITA
Ufficialmente Prevedibile Si tratta più Di ridurre che d’ingrandire Fatta forse Più di rifiuti e rottami
OGGI
Il tempo è tetro Nessuna possibilità Di percepire la luce L’opacità è quasi perfetta
E la lanterna di Diogene Sospetto Si sia spenta a bella posta
E M E RG E N Z A
Nella buona e nella cattiva sorte Ma i ruoli si sono invertiti L’originario sogno di potere Si impossessa dello spirito
SONNO
Saldi Ecco la parola felice Malgrado Da qualche parte altrove Anche se in apparenza Lo ripeto Gli dei si sono eclissati Lo sciamano posseduto
Che viaggia in sogno Raggiunge l’alba del sacro
TRAGEDIA
Uomo Tributario anche Del livello cresciuto delle acque Quello che gli interessa È costruire una torre Per sfuggirvi Di preferenza solo O con la famiglia e qualche babbeo Come Noé
DEMOCRAZIA
Qualcuno a Atene Già diceva “Gli uomini non hanno preso niente dagli dei” Si vede dunque
Da questa riflessione Che vive condizionata Prigioniera dell’orgoglio degli uomini E di gente scaltra che la rende cieca
RETORICA
Nel bel mezzo di propositi Poco gradevoli Ci abituiamo Alle loro scempiaggini Facendo nostra L’immondizia
POLITICA
Declinante Indegna del modello greco Si può comparare l’incomparabile? Passiamo il nostro tempo A coronare feticci
Addestrati di nascosto per ingannarci
IMPERO
Perpetuo In tutta evidenza spietato Le parole sono presto censurate Prive di animo soprattutto le immagini Si vendono o si comprano Con superficialitĂ in serie Con la convinzione di aiutare A sentirci dentro il progresso
DIALOGO
Talvolta parlare Ăˆ necessario Anche se la parola Mille volte si trova Ai margini della veritĂ
ORIZZONTE
Umano Storico Non è fisso La sua linea Miraggio ondeggiante Riabilitata Insegue il suo crepuscolo Del quale avremmo ben torto A non illuminarci
FONDO
Privi di riferimenti Miserie Fisiche e morali La sua espansione nel mondo PiĂš duratura che effimera Reclama sforzi Da parte dei solitari
ECONOMIA
Orientata più a nuocere che a piacere
TEMPI
Davvero Pene capaci di far piangere Che richiamano il Paradiso L’immortalità Cioè Una vita Per forza Illimitata Anche se la morte distesa Scava ogni giorno
SCHERMO
Nero Devotamente installato
Se è là È per sfidarci La constatazione è amara Le sue conseguenze nefaste Come eco di valanga Restiamo indifesi Sepolti In attesa che la corrente In città sia ristabilita
LUCE
Ancora da conquistare Benché viviamo In un tempo Parente della fine prossima
TERRA
Villeggiatura Come aprirsi all’idea
Che la frontiera tra La natura e lo spirito Ogni giorno ci predice Che l’opulenza crea l’indigenza?
PAURA
Inaridisce la vita
VIRTUALE
Promessa d’un altro mondo Che non abbiamo mai avuto Eppure è sempre stato là Sotto i nostri occhi Osserva il nostro avvicendarsi Assenti alla sua magia
REALE
Punto di vista che s’affranca
Da ogni educazione costrittiva Che chiamo identitaria Gregge del futuro Senza guida né pepiniera Come se una saggezza Di tipo cosmogonico Derivante dalla mera evidenza Ancorasse lo sguardo dell’uomo Al paesaggio spirituale
FEDE
Insensata Di fronte all’entusiasmo soprannaturale All’occorrenza senza dottrine Che le nuocciano né la portino A diventare scrittura
SPAZIO
Senza limiti assoluti
Consapevole dell’intimo s’interroga Sulla divisione delle particelle Senza cedere un solo istante Alla peste delle misurazioni
SCIENZA
Progresso E con esso in definitiva Le tecniche di guerra Sappiamo bene che tutto ciò finirà male È per questo forse Che la sua luce ci nasconde La nefandezza dei suoi dilemmi
NIENTE
Sulla terra
RELIGIONI
Si affrontano In un combattimento di retroguardia Di questa devastazione il sacro diviene Fatalmente la vittima Il sacro che ci insegna Che la nostra vita è divina
SORPRESA
Dal benestante che immagina Che la sua situazione E’ principesca E religiosamente proclama Che il proprio patrimonio lavora tenacemente Solidarmente Per il bene di tutti
AMAREZZA
Il mondo é morto insieme a noi
PACE
Sulla terra Il giorno in cui gli uomini Rinunceranno ai propri privilegi
SACRA
L’amicizia
ALBA
Dove sarà possibile la bellezza
L I B E R T A’
Più lontana che mai
AMORE
Ti dichiariamo guerra
SENSO
Parola svalutata
ESSERE
Condizionato Privo di essenza Inibito Passivo Inquieto Risale la china
TRACCIA
Sbiadita Condannata all’oblio
ESILIO
Mai dimenticato
F E L I C I T A’
Possibile Ma abiurata
CIELO
Troppo banale
CAMMINO
Inesplorato
POP
Da spazzare via
Signature numérique de Enán Burgos DN : cn=Enán Burgos, c=FR, o=PLEAMAR, ou=Poesía, email=enanburgos@gmail.com Motif : Sono l'autore di questo documento Lieu : Montpellier France Date : 2012.07.14 11:00:56 +02'00'
Realizzazione: PLEAMAR DIGITAL 4, rue Bonnie, 34000 Montpellier Pubblicato in digitale Associazione Bouge de l’Art 12 / 07 / 2012 http://pleamareditorial.free.fr http://enanburgos.free.fr