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Febbraio 2011

INDIALOGO

n. 21

Supple m e n t o d i I n d i a l o g o . i t , a u t o r i z z . N . 2 d e l 16.6.2010 del Tribunale di Pinerolo

150 anni fa i moti per l’unità anche a Pinerolo


Buone News A cura di Gabriella Bruzzone

aumenta la coscienza verde

Il 2011 Anno internazionale delle foreste In questi ultimi anni si è andata sempre più rafforzando una sorta di “coscienza verde”, ovvero una consapevolezza maggiore verso l’ambiente e le sue risorse: molti Paesi hanno attuato politiche ambientali di sensibilizzazione, sono stati organizzati concerti per raccogliere fondi a favore del rimboscamento, la raccolta differenziata ha subito una forte spinta da parte delle amministrazioni comunali. Così anche il 2010 ha lasciato in eredità al suo successore alcune importanti campagne da realizzare, prima fra tutte la proclamazione del 2011 come anno internazionale delle foreste. L’obiettivo dell’ONU, appoggiato fortemente anche dal governo italiano, è quello di valorizzare le risorse boschive fondamentali per l’equilibrio ambientale. A questo proposito l’Italia ha visto l’iniziativa della regione Lombardia che ha annunciato la piantumazione di ben 300.000 piante su tutto il territorio entro marzo. Il piano, che propone l’ampliamento della superficie forestale, si pone due scopi principali: il primo è il potenziamento delle zone verdi nelle aree urbane, il secondo è di favorire le attività legate alla lavorazione del

legno. Il progetto rientra nel Programma di Sviluppo Rurale della regione Lombardia e sarà finanziato dall’Unione Europea e da fondi regionali. Altra novità eco-sostenibile è il divieto, a livello mondiale, della distribuzione dei sacchetti di plastica. Molti negozi e supermercati si sono già muniti delle nuove sportine biodegradabili realizzate in fibra di mais e alcune grandi catene stanno addirittura provvedendo alla distribuzione di borse in tela. Già qualche anno fa era scoppiata una sorta di moda tra le star per una shopper di fibre naturali – il cui nome è “I’m not a plastic bag” - realizzata da una stilista inglese che proponeva con questa la sostituzione dei più nocivi sacchetti di plastica. Inoltre, Lorenzo Frattini, presidente Legambiente dell’Emilia Romagna, sostiene che la messa al bando dei sacchetti di plastica non danneggerà nessuno, anche perché i produttori di plastica erano avvisati da tempo; anzi, il Piemonte ha favorito un’azienda del novarese che si è buttata nella produzione di mater-B - ovvero l’ingrediente derivato dall’amido di mais per la creazione delle nuove sporte - riuscendo, nel giro di due anni, a triplicare la sua produzione.

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| Editoriale | La celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia è un invito a ripensare il patto fondativo che 150 anni fa ci ha fatto nazione. E se il caso anche a riaggiustarlo. Ma oltre agli aggiustamenti è necessario anche liberarsi dall’incultura, specie della nostra storia locale, e dalla faziosità e dall’odio distruttivo che a livello politico sta mettendo a repentaglio l’unità del paese. Ai più è praticamente sconosciuto, come afferma Seglie del Cesmap, il ruolo primario che ha avuto Pinerolo nella realizzazione del processo unitario, sia finanziando la spedizione del mille sia capeggiando i movimenti insurrezionali piemontesi. Per molti “via martiri del 21” ha qualcosa di enigmatico, di misterioso. Nel 1821 ebbero inizio i movimenti insurrezionali capeggiati a livello locale da Santorre di Santarosa e Guglielmo Moffa di Lisio. In quel periodo ebbe iniziò in Pinerolo, sull’onda di questo slancio ideale, anche un periodo di grande sviluppo economico ed edilizio: ponti, strade, ferrovie (la linea Torino-Pinerolo è inaugurata nel 1854) che facilitano la comunicazione e i commerci. La città acquisisce un nuovo assetto urbano. È il caso di dire che grandi idealità e grandi valori - come le grandi frontiere kennediane - vanno di pari passo con lo sviluppo e il progresso. È un insegnamento è una memoria di cui abbiamo un estremo bisogno oggi. Antonio Denanni PINEROLO INDIALOGO DIRETTORE RESPONSABILE Antonio Denanni Hanno collaborato a questo numero: Fiammetta Bertotto, Michele Barbero, Silvio Ferrero, Emanuele Sacchetto, Beatrice Gouthier, Valentina Voglino, Gabriella Bruzzone, Francesca Noardo, Maurizio Allasia, Andrea Obiso, Mario Rivoiro, Massimiliano Granero, Nadia Fenoglio, Giulia Antonucci Con la partecipazione di Elvio Fassone PHOTO Giacomo Denanni, Irene Lo Bianco

Pinerolo Indialogo, supplemento di Indialogo.it Autorizzazione del Tribunale di Pinerolo n. 2 del 16/06/2010 REDAZIONE Tel. 0121397226 - Fax 1782285085 E-mail: redazione@pineroloindialogo.it

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Buone news

ANNO INTERNAZIONALE DELLE FORESTE

eventi

PINEROLO E I 150 ANNI DELL’UNITÀ

Primo piano

EDUCATORI PER PROFESSIONE E PASSIONE

visibili&invisibili

UNA TONNELLATA DI LINGOTTI D’ORO

nuvole sopra i 20

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Politica in città

GIOVANILI RIFLESSIONI ELETTORALI/1

Pinerolo come la vorrei/3

UN SANO CLIMA INTELLETTUALE E SPIRITUALE

delibere comunali

GENNAIO 2011

tendenze

L’OMBRA DEGLI E-BOOK

Giovani@scuola

ORIENTAMENTO ALLE SUPERIORI

appunti di viaggio

LA FORTEZZA DI LUXOR

sociale &volontariato

AMNESTY INTERNATIONAL

Personaggi

CHIARA PERCIVATI

teatro

JULIE E SAM

arte&architettura

L’ARCHIVIO STORICO DI PINEROLO

sport

IL DOWNHILL GIAMPIERO GIOIA

musica

GLI INFRANTI MURI

lettere al giornale

RISPONDE ELVIO FASSONE

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EVENTI

Febbraio: giovani e memoria A cura di Francesca Noardo

i 150 anni dell’unitÀ d’italia

Il ruolo di primo piano di Pinerolo

«È stato uno dei punti di partenza verso i moti del Risorgimento» Sono in corso gli ultimi preparativi per le celebrazioni della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Al centro dell’evento, che avrà il suo clou il 17 marzo (data simbolo in cui 150 anni fa il re Vittorio Emanuele II assunse il titolo di re d’Italia), c’è l’invito a ripensare il patto fondativo che ci ha fatto nazione. Le varie iniziative attivate in tutta Italia hanno il fine di far rivivere alle generazioni odierne, specie quelle giovani, il clima, gli eventi e lo spessore culturale di quegli anni. Anche nel Pinerolese sono stati istituiti diversi comitati. A Pinerolo se ne occupa l’associazione Cesmap, Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica, di cui abbiamo intervistato il direttore, prof. Dario Seglie, che è pure direttore del Museo Civico di Archeologia e Antropologia. «Sono stati ricostruiti gli eventi pinerolesi più importanti dell’epoca del Risorgimento - afferma Seglie -, riprendendo le fonti storiche, iconografiche e monumentali, che evidenziano come Pinerolo abbia avuto un ruolo di primo piano negli avvenimenti scatenanti i moti unitari. La maggior parte dei

Pinerolesi è ignara della parte avuta dalla città nel processo unitario, ed è convinta che la nostra zona sia rimasta ai margini: invece è stata uno dei punti di partenza di un percorso che ha portato agli atti fondanti del Risorgimento». Le Premesse Per capire gli eventi, bisogna afferrare il clima di quell’epoca. Siamo nel periodo della Restaurazione, che cancella in Italia e in Europa gran parte dell’ammodernamento sociale e delle innovazioni portate dall’epoca napoleonica, vero spartiacque tra l’epoca antica e la modernità. In questo periodo maturano gli ideali “giacobini” riassumibili in Liberté, Egalité, Fraternité!, che infiammano gli animi delle classi borghesi e di una parte dell’aristocrazia (in particolare le nuove leve che avevano frequentato le accademie napoleoniche). Il frutto di questo fermento sono i noti (o troppo poco noti) MOTI del ’21. Più concretamente la richiesta al sovrano sabaudo di una Costituzione e la successiva unificazione dell’Italia, in modo da ridurre notevolmente l’influenza austriaca nel Lombardo–Veneto, allora molto presente, e scomoda. I Protagonisti pinerolesi È da questo contesto che a Pinerolo nascono i primi movimenti, dove emergono alcuni personaggi, in primis le figure di: Guglielmo Moffa Di Lisio, che parlamenterà a Torino con il Principe Carlo Alberto per la concessione dello Statuto; Santorre di Santa Rosa, cadetto di cavalleria a Pinerolo e Roberto Pavia Di Scandaluzza, ufficiale di cavalleria a Pinero-

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5 lo, nonchè capo della Carboneria Pinerolese, molto attiva, che appoggerà il movimento. Reggeva allora il Regno di Sardegna, per conto del sovrano Carlo Felice, il nipote Carlo Alberto di Savoia - Carignano, formato alla scuola di guerra di Fontainbleu. Non era perciò estraneo agli ideali napoleonici. I Fatti Il 10 Marzo 1821 da Pinerolo partono 300 cavalleggeri verso Alessandria. Fermatisi a Carmagnola emettono il primo proclama di richiesta della Costituzione; si dirigono poi verso Torino dove viene loro concessa da Carlo Alberto, che proclama inoltre ministro della guerra Santorre di Santa Rosa. Quando il re Carlo Felice rientra da Modena revoca la Costituzione, e reprime la ribellione (anche con l’aiuto austriaco). Ne conseguono espatri, esili e impiccagioni, per lo meno in effigie. Un’altro protagonista è il capo pinerolese della rivolta Demetrio Turinetti di Priero, Marchese fondiario della val Chisone, sposato e morto a Pinerolo. I suoi beni furono sequestrati fino al 1831, quando Carlo Alberto diventa re concedendo allo Stato sabaudo lo Statuto Albertino, in vigore fino al 1948 quando fu sostituito dalla nostra attuale, sudata, Costituzione. Pinerolo si pregia così di festeggiare questo 190° anniversario, prendendo come data di partenza quel 10 marzo 1821, da cui sgorgheranno le vicende del Risorgimento, tra le cui file si contano anche due garibaldini pinerolesi, che proseguiranno fino all’Unità d’Italia, il 17 marzo1861. Per questo a Pinerolo le celebrazioni cominceranno una settimana prima che nel resto d’Italia, il 10 marzo (12 per questioni logistiche), e continueranno fino al 17 marzo, data ufficiale delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, giorno che sarà, inoltre, festa nazionale.

Itinerari risorgimentali per i 150 anni dell’Unità d’Italia” Rivolto a volontari fra i 15 e i 29 anni

La Provincia di Torino ha avviato, in preparazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il progetto denominato “2011 Itinerari”. Uno studio condotto dall’università di Torino sul territorio ha individuato 11 percorsi risorgimentali da valorizzare. Per l’allestimento di questi itinerari, la Provincia di Torino ha deciso di dare via a un progetto, GiovaniTOCultura, per coinvolgere volontari fra i 15 e i 29 anni disposti a collaborare alla costruzione dei progetti. L’individuazione di un numero circoscritto di siti, con finalità e valore anche simbolici ed esemplari, ha reso necessaria una selezione; sono stati scelti luoghi ritenuti rappresentativi ed emblematici. Il comune di Pinerolo è inserita in 5 di questi itinerari. Per partecipare al progetto come volontario bisogna rivolgersi alla Provincia o al proprio Comune.


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NO PRIMO PIA

6 A cura di Valentina Voglino

un “mestiere” in aumento nel territorio

Educatori per lavoro e per vocazione «Si ha a che fare sia con l’agio che con il disagio» Li vedi passare di tanto in tanto sotto i portici, o seduti in un bar a prendere un caffè. Con loro, spesso, un gruppo di adulti un po’ eccentrici o dei bambini scalmanati; lavorano però anche in ospedale, nelle scuole,nelle ASL, fianco a fianco con gli assistenti sociali, per progetti di vario genere ed entità. Hanno studiato, fanno il loro lavoro con un’innata passione, tanta pazienza, e spesso, hanno tanti punti interrogativi sopra la testa. Spesso quando dicono il mestiere che fanno, vedono spuntare facce perplesse e stupite. La gente non sa chi sono e cosa fanno e nella peggiore delle ipotesi, come risposta ricevono: “Poverino!!!”. Ma ci sono abituati, fanno spallucce e continuano per la loro strada. Sono educatori! Per fare questo mestiere servono una preparazione e una formazione che non si limitino solo allo studio accademico. È ne-

Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani

cessario fare un percorso di tirocinio e di formazione “sul campo” perchè ciò consente alla persona di imparare a saper essere e saper fare compensando quanto è ricavabile dalle metodologie didattiche tradizionali. Cercando sul vocabolario, salta agli occhi questa definizione: ”Si definisce educatore colui che realizza un’azione educativa ovvero che contribuisce alla crescita umana della persona”. Ma cos’è un’azione educativa? Educare significa “tirare fuori”, mentre insegnare significa “mettere dentro”. Se volete fare arrabbiare un educatore, chiamatelo maestro o peggio: animatore! Conoscendo e chiacchierando con alcuni educatori che operano sul territorio pinerolese abbiamo cercato di farci un’idea riguardo al mondo in cui lavorano. Il mestiere dell’educatore passa dal lavoro in asilo, al lavoro con minori in forti difficoltà familiari e sociali; dalla comunità di recupero per tossicodipendenti; alle strutture manicomiali; dalla disabilità alla senilità. È un lavoro che ha a che fare sia con l’agio che con il disagio e in linea di massima, in qualsiasi settore si operi, si tratta di accompagnare l’utente nell’accettazione della sua difficoltà e trovare insieme con lui il metodo per lui migliore per poter vivere in questa società in modo positivo e costruttivo. La distinzione fra agio e disagio è fondamentale per capire di cosa si tratti. Secondo l’OMS l’agio è una condizione di pieno benessere psicofisico e sociale. La parte difficile da ottenere è ovviamente quella sociale, poiché è difficile stare bene senza farsi carico dei problemi sociali esistenti e, ovviamente,


7 bisogna tendere all’agio ampio, non solo individuale, poiché è chiaro che non si può star bene da soli. Il benessere va condiviso, poiché tutto è basato sulle relazioni. Gli educatori che lavorano con l’agio fanno un lavoro di prevenzione: spesso lavorano con i minori, in situazioni famigliari estremamente complicate e dove la tutela del bambino è la massima priorità. Lavorando sull’agio cercano in tutti i modi di prevenire la comparsa del suo opposto per mano di droga, microcriminalità o tante altre variabili che non si immaginano nemmeno. E che cos’è il disagio? È mancata accoglienza, sessualità inespressa o espressa male, aspettative frustrate o diversità non accettata. Si sente a disagio il migrante non accolto, il disabile davanti ad una barriera architettonica, il ragazzino vittima dei bulli. Il lavoro dell’educatore è da fare senza pregiudizi di sorta, attenti ai bisogni e alle difficoltà di chi ti sta davanti, soprattutto ascoltando, senza mai la pretesa di dover insegnare. Tale lavoro è fatto anche di progetti specifici per ogni singolo utente, di programmi e di attività. Tutti aspetti importanti, ma importante è soprattutto stabilire una buona relazione e una conoscenza della persona che si ha davanti. Spesso l’educatore si trova davanti ad un alto tasso di frustrazione, poiché l’impegno, l’investimento, il tempo e la fatica che si dedicano ad un particolare caso o ad un progetto, non finiscono sempre bene: talvolta il tossicodipendente ricomincia a drogarsi, o il tanto agognato lavoro per un utente psichiatrico non va a buon fine. Spesso è così e la sensazione è sempre la solita: rabbia, senso di impotenza, smarrimento. Poi, però, molto poco poeticamente, e molto più concretamente, ci si rimbocca le maniche e si ricomincia una nuova esaltante avventura. Sono gli educatori!

Intervento educativo di ippoterapia


ANI DIRITTI UM

Visibili & Invisibili Di Massimiliano Granero

tra dittatura e rivoluzione tunisina

Una tonnellata di lingotti d’oro

Tanto scalpore ha fatto la notizia della partenza precipitosa della moglie di Ben Alì, la ex premier dame della Tunisia, dal suo paese. Una rocambolesca fuga via aerea alla volta di Gedda, in Arabia Saudita. Dove già si era rifugiato l’amato maritino Zine El-Abdine. Tuttavia la signora Ben Alì, nata Leila Trabelsi, parrucchiera, prima di prendere il volo pensò bene di passare un attimo in banca a prelevare una tonnellata e mezzo di lingotti d’oro, per un valore totale di 45 milioni di euro. E, come il ladro gentiluomo nato dalla penna di Ponson Du Terrail, tutto questo denaro lo ruba. Infatti la banca era la Banca di Tunisia e i soldi erano quelli che la famiglia del dittatore aveva messo da parte dopo 23 anni di regime. Ma questo è solo uno degli ultimi colpi di coda di un governo malato e morente. La nostra attenzione è rivolta a come questo (stra)potere fu acquisito

da Ben Alì nel 1987. Il testimone gli fu passato pacificamente dall’allora presidente Habib Bourghiba. Il leader della lotta per l’indipendenza dalla Francia nel 1956 e colui che traghettò il paese verso la modernità. Di cui però rimaneva solo un corpo di vecchio, un demente accecato dalla lotta all’integralismo islamico. Risultò inevitabile una instabilità politica che si rivelò un male sociale ed economico. Per evitare una guerra civile ormai alle porte un concerto di potenze occidentali, in prima linea Francia e Italia, decise di deporre l’anziano presidente. E come sostituto fu scelto, dietro consiglio e sotto pressione dei servizi segreti delle due nazioni, nell’indifferenza internazionale, uno dei signori della guerra del paese, l’allora ministro dell’Interno Ben Alì. Un colpo di Stato pilotato, a danno, come sempre succede, dei più deboli e degli invisibili.

tra oNORE E DISONORE

Il sindaco di Pagani Marcello Torre

Ci sono luoghi in cui ancora oggi combattere la mafia è considerato un disonore. Ed è un disonore persino non favorirla, non schierarsi accanto ad essa. Un caso eclatante è quello di Pagani, una città grande quanto la nostra Pinerolo, situata nell’Agro Nocerino Sarnese. Qui nel 1980 un sindaco coraggioso, non un buono ma un giusto, si oppose ai progetti della camorra. Si tratta di Marcello Torre. Membro di una delle famiglie più “potenti” di Pagani, mosca bianca all’interno di un partito quale la DC in cui la corruzione dilagava da tempo, fu ucciso l’11 dicembre 1980 per non aver concesso aiuti illeciti ai suoi concittadini. Aiuti per la ricostruzione dopo il terribile terremoto dell’Irpinia, aiuti di cui la comunità paganese non aveva veramente bisogno, fondi che servivano invece dove il terremoto era stato devastante e assas-

sino. Ma soprattutto soldi su cui volevano mettere le mani gli imprenditori mafiosi della zona. Divenuto un personaggio scomodo fu quindi assassinato a soli quattro mesi dalla sua elezione, per ordine dello stesso Raffaele Cutolo. E dopo il danno, anche la beffa. A trent’anni di distanza infatti la giunta comunale concede un busto e la intitolazione della principale piazza cittadina all’ex sindaco. Una cerimonia in pompa magna per l’inaugurazione, a cui partecipano politicanti vari. E a cui partecipiamo anche noi giovani di Libera, insieme a Don Ciotti. Salvo poi tirarsi indietro e rimangiarsi la parola data. Fortunatamente un altro paese caro a Torre, Praiano, decide di prendersi tale onere e onore. Fortunatamente ci sono luoghi, ancora oggi, in cui non è un’onta esser giusti.

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SOCIETÀ

Nuvole sopra i 20 A cura di Fiammetta Bertotto

aGricoltura BioloGica

Dal passato i mezzi per salvare il futuro Intrecciando lo sguardo con vari giornali, ho realizzato che fosse necessario riportare alla mente un tema importante come quello dell’ambiente. Del resto, il mondo, la natura, così come li conosciamo sono un’eredità giunta dalle popolazioni e dai comportamenti passati e così come li conosceremo o, almeno, così come si svilupperanno, sarà ovviamente conseguenza delle azioni di oggi. Tra i vari argomenti, poi, che hanno a che fare con un tema tanto generale, soffermarci sullo sfruttamento delle risorse e del territorio agrario credo sia particolarmente congeniale al pinerolese, ricco di campi coltivati. Innanzitutto, cosa s’intende per alimentazione sana e rispettosa dell’ambiente? Si tratta della “famigerata” agricoltura biologica la cui novità consiste fondamentalmente nel rifiuto sia dell’uso di sostanze chimiche di sintesi, che degli OGM (organismi geneticamente modificati) e nello sfruttamento di tecniche di coltivazione come, ad esempio, la rotazione delle colture. In tale apparentemente rivoluzionario procedimento, si riflette la sempre più pressante esigenza di “ristrutturare” il paesaggio agrario e l’ecosistema, sviluppando una singolare attenzione a pratiche in realtà tipiche delle società arcaiche e che, oggi, tornano rinnovate e vivificate per mezzo della memoria e della ricerca di un’etica specifica nella produzione e nel consumo. Un documentario del 2009, Paesaggi del mondo Agricoltura, ecologia e futuro nel Pinerolese – Inverno, curato dai giovani Andrea Fenoglio e Dario Mometti (vincitori, tra l’altro, di un premio all’ultimo Torino Film Festival con l’opera Il popolo che manca) fa intuire che il problema ecologico è sentito anche e soprattutto dalle generazioni più recenti e, raccogliendo le esperienze di gestori di aziende agricole di Bibiana, Torre Pellice, Val Germanasca, Frossasco, Buriasco e Cumiana, fornisce un’idea chiara di come sul territorio pinerolese ci si stia muovendo ormai da anni nella direzione di un miglioramento e di una maggior attenzione all’ambiente, preoccupandosi di risolvere i danni ormai compiuti e di costruire comunità ca-

paci di gestire problematiche e soluzioni su scala locale e globale. Tuttavia, vi è un’altra faccia della medaglia, giacché, per quanto in tutto il Piemonte l’agricoltura biologica sia praticata su 40 mila ettari di coltivazioni e coinvolga oltre 2150 operatori, essa non è di fatto ancora così economicamente accessibile; secondo una recente indagine di Altroconsumo, infatti, i prodotti venduti in negozi bio arrivano a costare anche il 200% in più. Quindi, anche se la domanda di prodotti agroalimentari da parte dei consumatori cresce a ritmo veloce e costante, per ora il consumo effettivo di biologico si mantiene basso (in Italia viaggia intorno al solo 3% del mercato totale). Il motivo di questo sovrapprezzo è da ricercarsi nella quantità di prodotti, generalmente inferiore rispetto all’agricoltura convenzionata, e nel maggiore e più intensivo utilizzo di manodopera. Ci vorrà, quindi, probabilmente molto tempo prima che si riesca a rivoluzionare davvero l’ottica di produzione in un senso intrinsecamente eco sostenibile; in ogni caso, il sentiero è stato tracciato: non resta che aspettarne le evoluzioni.

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POLITICA

In Città A cura di Emanuele Sacchetto

“cronacHe” Giovan ili di Politica

Il terremoto elettorale/1: l’ala sinistra Elezioni in vista anche per Pinerolo, quella piccola ma imponente roccaforte, assediata negli ultimi mesi da continue scosse di terremoto, incendiata da focosi piromani, avvelenata da una politicante mela bella lucida e succosa, a cui tutti prima o dopo hanno dato un morso. Un guerriero morente, la nostra città, sfinito da una campagna d’odio palese, resa ancor più tesa dallo strappo di chi avrebbe dovuto unire, per il “bene del paese”. Ma tutto passa. La quiete torna, cala la nube tossica che copriva le strade. E quel che ci rimane sono macerie. Ma non c’è tempo per piangere, “..non bastano le lacrime a impastare il calcestruzzo”. Bisogna ricostruire. E in fretta. Le elezioni sono alle porte e allora su, montiamo un bel sorriso! Non conta la spina nel fianco, bisogna ricompattare le fila, forti, uniti, amici (almeno per la campagna elettorale) per contrastare il nemico comune. E allora si buttano i pezzi vecchi, ormai passati, candidando gente giovane e fresca! Ed ecco infatti spuntare il Paladino Democratico Buttiero, a consolidare le fila dei suoi. Dopo lo scisma con gli alleati Moderati causato dall’ Imperator Covato Magno c’è diffiden-

za alla Tavola dei Democratici su chi siano i dissidenti da cacciare. Sguardi sinistri si aggirano nell’ombra di palazzo, lettere di Segreteria di partito, comunicati stampa e piccioni viaggiatori sono il modo più sicuro per comunicare nelle trattative di alleanze. Ma poi giunge la notizia tanto attesa, Covato Magno getta la corona del suo partito. Abdica in favore del suo degno successore, il quale, ancora con la spada sguainata dietro la schiena, non tarda a fargli giungere i più cordiali ringraziamenti, sottolineando l’importanza di dar spazio alle nuove leve della politica! Insomma i sorrisi tornano a spuntare sulle facce lunghe dei nostri Paladini. L’ombra incombente delle primarie è scampata. Certo rimane la minaccia dei Comunisti e dei Vendoliani. Bisogna tentare di convincerli ad un’alleanza strategica. I Vendoliani si sono schierati con Covato Magno. Dunque una partita persa per i Paladini Democratici. Rimangono i Comunisti. Loro non sanno ancora. Devono capire le loro idee, sono un partito nato da poco in fondo. Forse hanno dei dubbi, se tentare il tutto per tutto per una poltrona insieme agli ‘amici’ Crociati Moderati o se prendere falce e martello ed affrontare, eroicamente soli, questa crociata! Gli schieramenti si stanno formando (e questa è solo l’ala sinistra!!). Siamo tutti qui, frementi nell’attesa di conoscere le ultime alleanze per questa guerra santa. Per ora non si è ancora parlato del nemico. L’ombra giunge da destra, e bisogna difendere la Gerusalemme pinerolese dalla minaccia araba. Saranno sangue, sorrisi, odio, amicizia, pugnalate alle spalle, strette di mano. Sarà tutto. E come al solito, sarà niente.

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EL EZ IO NI 11 CO Pinerolo come la vorrei /3 MU NA di Bruno Manghi LI 20 11

Un clima spirituale e intellettuale che contrasti il provincialismo

I giovani sperimentino il mondo e stabiliscano legami più lunghi in Europa Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città. Questa volta interviene Bruno Manghi, sociologo

Muoviamo da un’evidenza: Pinerolo e le sue contrade limitrofe di valle o di pianura, rappresenta una comunità di elevato benessere, non solo rispetto al pianeta ma anche nel contesto europeo. Per noti motivi non lo vediamo dalle denuncie dei redditi, ma dal livello dei consumi privati e famigliari. A ciò si aggiunge un sistema di servizi più che dignitoso. Senza dimenticare il contesto naturale e paesaggistico che va preservato ma che ancora tiene. Rispetto ad altri centri di provincia abbiamo qui una certa vivacità, una popolazione molteplice e varia, un tono culturale e sociale apprezzabile. Ciò si è costruito in una lunga storia che ha visto il confronto tra valdesi e cattolici, che grazie alla tradizione militare ha attratto energie dal resto d’Italia, che ha fruito di un’industrializzazione di qualità non di rado collegata al resto del mondo. La nuova generazione sarà certamente un fattore di arricchimento. Queste note positive ed innegabili ovviamente non debbono nascondere sofferenze personali e sociali, disuguaglianze inaccettabili, disagi profondi. Alla vigilia del domani il futuro di Pinerolo è ovviamente sfidato da grandi questioni. Anzitutto sappiamo ormai di avere un pianeta dove “ci sono anche gli altri”, dove l’occidente non può più spadroneggiare, e dove è probabile che esso entri in

una fase di impoverimento, ovviamente relativo. Il che metterà a dura prova progetti personali disegnati sulle cose di ieri e ci indurrà, dopo un inevitabile smarrimento, a sperimentare diversi stili di vita e di lavoro. La difficoltà di tali appuntamenti è piuttosto forte poiché una società benestante e vecchiotta si immalinconisce tenendo gli occhi puntati sul passato. Qui scatta il ruolo dei più giovani, di energie mentali e spirituali alla ricerca di speranze fondate. L’insidia è ovviamente un certo non spiacevole provincialismo, mentre ciò che serve è che i nostri giovani vivano e sperimentino il mondo, stabiliscano legami più lunghi in Europa ed oltre, esplorino possibilità inedite. Agli adulti e agli anziani il compito non tanto di proteggere quanto di aiutare le energie che crescono. Come si è visto non ho voluto parlare di politica o amministrazione che pur sono cose assai importanti, ma di un possibile clima spirituale e intellettuale che contrasti il provincialismo sedentario e che è visibile in tante piccole cose presenti già ora nella nostra comunità.


ZIONE

AMMINISTRA

Pinerolo A cura di Silvio Ferrero

mese di dicemBre-Gennaio 2011

Delibere della Giunta comunale Delibera 511 del 31.12.2010 Associazione turistica Pro Loco Pinerolo - allestimento carro allegorico e gruppo figuranti citta` di Pinerolo. Concessione utilizzo gratuito palestra

uso gratuito Teatro Sociale e Patrocinio

Delibera 512 del 31.12.2010 Interventi idrogeologici in via Grosso, via al Colletto e via Davico - Approvazione progetto preliminare.

Delibera di giunta del 19.1.2011 Organizzazione seminario sull’orientamento alla formazione delle professioni di cura.

Delibera 513 del 31.12.2010 Campo Sportivo Comunale di Riva Via Bessone - Approvazione progetto preliminare “Opere di riqualificazione e di adeguamento normativo impianto di riscaldamento e produzione A.C.S.

Delibera di giunta del 19.1.2011 Deliberazione di approvazione rendiconto cantiere lavoro L.R. 34/08 - esercizio 2009.

Delibera 514 del 31.12.2010 Lavori di bitumature strade comunali - anno 2011 - approvazione progetto preliminare Delibera 515 del 31.12.2010 Gestione associata Sportello Unico attività Produttive rinnovo convenzioni con il comune di None e con il comune di Cantalupa. Delibera 516 del 31.12.2010 Approvazione bozza atto di impegno unilaterale presentato dalla soc. Edilcam per asservimento a pubblico uso area destinata a parcheggio in Viale Castelfidardo Delibera 527 del 31.12.2010 Deliberazione di adesione al progetto P.O.W.E.R. Delibera 1 del 12.1.2011 Autorizzazione al CUEA a dare in uso alcuni locali siti nella propria sede al S.I.O.I. Delibera 2 del 12.1.2011 Concessione patrocinio all’Associazione Senza Confini per utilizzo gratuito del centro sociale di San Lazzaro. Delibera 3 del 12.1.2011 Concessione patrocinio all’Associazione ACAT per utilizzo gratuito del centro sociale di San Lazzaro. Delibera 4 del 12.1.2011 Evento organizzato dall’Associazione Ali d’Argento per la raccolta fondi per la costruzione del monumento in memoria delle vittime della strada – richiesta

Delibera di giunta del 19.1.2011 3° programma di attuazione - PNSS progetto preliminare per la sicurezza stradale - approvazione in linea tecnica.

Delibera di giunta del 19.1.2011 Concessione patrocinio all’Associazione O.P.S. per utilizzo gratuito del centro sociale di San Lazzaro. Delibera di giunta del 19.1.2011 Concessione patrocinio all’Associazione Alcolisti Anonimi per utilizzo gratuito del centro sociale di Via Clemente Lequio. Delibera di giunta del 19.1.2011 Autorizzazione al sindaco a stare in giudizio ed a rappresentare l’ente nel procedimento contenzioso tributario proposto dal sig. Franco Manassero avverso l’avviso di pagamento TARSU 2008 n.11020100008671201700 emesso dal Comune di Pinerolo Delibera di giunta del 19.1.2011 Serata di presentazione del tour de France utilizzo gratuito del teatro sociale per il 26 gennaio 2011.

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Pinerolo

NTI

APPUNTAME

A cura di Silvio Ferrero

mese di FeBBraio-marzo 2011

Eventi e manifestazioni 5-6 febbraio 2011 Stadio Olimpico del Ghiaccio – Coppa Italia Short Track 6-13 febbraio 2011 Di Festa Teatrando – Nonsoloteatro 12-13 Stadio Olimpico del Ghiaccio – Trofeo Interregionale Pattinaggio Figura 1-18 Stagione Teatrale 2010-2011: 1° Febbraio ) FILOSOFI ALLE PRIMARIE - Partite a scacchi da Platone a Ratzinger 18 Febbraio RUSTEGHI I nemici della civiltà da I Rusteghi di Carlo Goldoni 26 febbraio 2011 Carnevale al Palaghiaccio, dalle ore 15 alle ore 18 27 febbraio 2011 Concorso Ippico Ludico Pony- Cavallerizza Caprilli Carnevale 2011 – Pinerolo Sabato 19 Febbraio ore 16,00 “- Arrivo di Gianduia e Giacometta alla Stazione Ferroviaria di Pinerolo assieme alle Maschere ospiti - Sfilata sino al Comune e Saluto alla Città e consegna dal Sindaco delle Chiavi della Città - Passeggiata in Città Domenica 20 Febbraio ore 14,30 Sfilata dei Carri Allegorici per le strade di Pinerolo Domenica 27 Febbraio ore 15,00 ”Festa d’Argento” al dancing Macumba Giovedì 3 Marzo Giovedì grasso ore 16,00 “Festa in compagnia - Centro Sociale di Via Lequio ore 15,30 “Carnevale dei Bambini” - Salone dei Cavalieri (V.le Giolitti) Sabato 5 Marzo ore 15,00 “Danze in compagnia” presso il Centro Sociale di S. Lazzaro ore 20,00 “Un ballo in maschera” - Grandi Veglioni di Carnevale nei locali e discoteche del Pinerolese

Domenica 6 Marzo ore 15,00 “Danze in Compagnia” presso il Centro Sociale Via Bignone Da Lunedì 21 Febbraio a Martedì 8 Marzo Visite di Gianduia e Giacometta alle scuole, agli ospedali, alle case di cura per anziani ed agli istituti assistenziali - Per informazioni chiamare il nr. 0121.374477 Da Sabato 19 Febbraio a Martedì 8 Marzo Serate, feste, balli mascherati, proiezioni, spettacoli vari (coordinamento a cura di Ascom e CNA Commercio) Serate gastronomiche a tema nei ristoranti aderenti Aperitivi a tema nei bar e pub aderenti Anche nel 2011, saranno Piero Bordunale ed Anna Formento a vestire i panni di Gianduja e Giacometta, le tradizionali maschere piemontesi che da sempre sono il simbolo del Carnevale di Pinerolo. Lunedì 7 Marzo ore 15,00 “Tutti in Maschera” - Festa in maschera per i ragazzi al Dancing Macumba – Corso Torino Martedì 8 Marzo ore 15 e 17 “Carnevale dei Bimbi al Cinema ” (Film da definire) Proiezione film nella Sala5Cento del Cinema Italia (Via Montegrappa 2 – a cura Città di Pinerolo) ore 16,30-19 “Festa di Carnevale per le Tre Età” al Circolo Sociale organizzata da UniTre di Pinerolo ore 10 “Una Mimosa per le Signore”- Saletta del Börg (C.so Torino 27)

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SOCIETÀ

Tendenze A cura di Massimiliano Malvicini

cultura Giovanile e nuove tecnoloGie

L’ombra degli e-book Il 2009 è stato l’anno del contatto: ebook, innovazione o minaccia? 2010, il dibattito è all’ordine del giorno e sul tema, forse un po’ tardi, ma comunque ancora in tempo, ormai si confrontano non solo gli appassionati di nuove tecnologie, ma anche intellettuali e scrittori come l’ita-

liano Umberto Eco. Secondo un articolo del New York Times, oggi gli e-book rappresentano circa il 10% del mercato totale dei libri. Sembra che questa percentuale sia destinata a crescere in maniera esponenziale nei prossimi mesi: secondo alcuni editori la fetta di mercato rappresentata dagli e-book dovrebbe aumentare del 50% o addirittura raddoppiare nel corso del 2011. Quale sarà, allora, il futuro dei libri di cellulosa ed inchiostro? Sul questa rilevante tematica l’autore de “Il nome della Rosa” aveva scritto “Monologo interiore di un e-book” a cui affidava le sue riflessioni, abbastanza scettiche sulla diffusione dei nuovi apparecchi elettronici. Oggi non ha del tutto cambiato idea e anche se rifiuta recisamente l’ipotesi dell’avvento di un futuro esclusivamente controllato all’e-book. Nonostante questo giudizio comune, molti intellettuali ammettono la possibilità che internet, per la sua facilità di diffusione,

possa rappresentare un fattore positivo dato che potrebbe attrarre nuovi lettori. Tuttavia la questione del rapporto fra l’editoria tradizionale e quella digitale resta per molti versi ancora aperta e spinosa. Se l’idea per il futuro è quella di archiviare milioni di e-book in biblioteche virtuali, scaricabili ad un prezzo più accessibile dei libri di carta, è recente la proposta di Google ad autori ed editori di rinunciare al copyright in cambio di una somma forfettaria. D’altra parte l’industria culturale cartacea in questi anni ha sempre guardato con forte sospetto il mercato degli e-books per paura di alimentare la fiorente e pervasiva pratica della pirateria, la quale, ad onor del vero, ha finora parzialmente risparmiato i libri rispetto ad altri prodotti culturali (cinema e musica in testa). Alcuni dati sembrano, però, smentire ogni probabile incompatibilità tra il formato cartaceo e quello elettronico, rinviando, forse per sempre, l’idea di uno scontro frontale fra concezioni diametralmente opposte nella distribuzione e presentazione di un opera in cui l’una è destinata a soccombere all’altra. E’ allora possibile un’integrazione fra le caratteristiche dei due formati? Forse sì. Occorrerebbe, da un lato, integrare la maggiore capacità di interattività, di approfondimento e d’indicizzazione fornita dagli e-books, con le peculiarità del libro che si presenta come oggetto, non solo intellettuale, ma anche fisico a cui i lettori restano sostanzialmente fedeli ed affezionati sia per il suo valore, sia per il carattere particolarmente comodo ed ergonomico della sua fruizione, non legata alla presenza di un sistema informatico o di alimentazione elettrica.

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SOCIETÀ

Giovani@Scuola A cura di Nadia Fenoglio

FeBBraio Per Gli studenti È temPo di scelta

Orientamento alle nuove superiori Per i ragazzi della terza media è tempo di scelte responsabili. Si avvicina il termine del bando di iscrizione alla scuola superiore, fissato al 12 febbraio, e per i quattordicenni di terza media è questa la prima occasione per pensare coscientemente al proprio futuro. Una scelta, questa, talvolta avvertita come una pesante incombenza da cui districarsi quanto prima, talvolta come un’imprecisata fatalità che sceglierà per noi. Fatto sta che la decisione di orientarsi tra licei e istituti professionali, richiesta agli studenti in uscita dalla scuola media, rappresenta la prima decisione autonoma sul domani che verrà. Decisione complicata, peraltro, all’interno di una scuola duttile, che cambia a seconda dello stampo voluto dal fabbro. Come di consueto, nei mesi di dicembre e gennaio le singole scuole superiori del Pinerolese si sono impegnate negli incontri di “Porte aperte”, strutturati in attività di visita a classi e laboratori dei vari istituti e alla presentazione dell’offerta formativa a ragazzi e genitori. Iniziativa di confronto e sintesi è stato invece il “Salone dell’orientamento” che si è tenuto il 15 gennaio presso la scuola media statale “Filippo Brignone” di Pinerolo (via Einaudi, 38) e che ha dimostrato una significativa presa sui ragazzi interessati dall’evento. Nella medesima sede, presso gli stands di scuole superiori e agenzie formative si sono raccolti studenti, genitori e insegnanti per discutere insieme di scuola, e di scuola che cambia. Prima fra tutte le novità in cantiere per il prossimo anno scolastico c’è l’accorpamento dell’istituto tecnico “Leon Battista Alberti” di Luserna San Giovanni all’istituto “Ignazio

Porro” di Pinerolo, a seguito dell’approvazione di tale proposta da parte della giunta provinciale. Nell’ambito della centralizzazione amministrativa del nuovo istituto, clausola importante per l’Iis della Val Pellice è l’assicurato mantenimento della sede di Luserna San Giovanni come garanzia formativa per la popolazione della comunità montana, sebbene la succursale di Torre Pellice, oggi ospite dell’indirizzo “Turismo”, confluirà nella sede lusernese. Al via, per il rilancio dell’istituto, anche due nuovi indirizzi di studio: il liceo scientifico delle Scienze applicate e il corso professionale per i Servizi socio-sanitari. Una ridefinizione dell’offerta formativa si è verificata, già dal corrente anno scolastico, anche in altre scuole pinerolesi: al Curie è stato avviato il liceo scientifico opzione Scienze applicate; al Porporato l’indirizzo Scienze umane e Scienze Umane opzione economico sociale che sostituiscono rispettivamente i licei “Sociopsicopedagogico” e “Scienze sociali”; al Buniva gli indirizzi Amministrazione, finanza e marketing e Costruzioni, ambiente e territorio, il primo a sostituzione del “Corso ragionieri” e il secondo del “Corso Geometri”. Ad inaugurare un piano di studi atipico per il Pinerolese è il Collegio Valdese di Torre Pellice, che il prossimo anno scolastico aprirà i licei musicale e coreutico, improntati sullo studio teorico e pratico della musica, l’uno, e sullo studio e sull’applicazione coreografica della danza, l’altro. In ogni caso, dunque, quella dell’orientamento è una scelta di responsabilità, perché orientarsi nel traffico significa essere padrone del proprio percorso, passo dopo passo.

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SOCIETÀ

Appunti di viaggio di Angelica Pons

la “Fortezza” di luXor

Splendente di fascino e storia In prossimità dell’imbarcadero di Luxor, sul lato Est del Nilo, si trova una piazzola di scarabei di marmo rosa che è divenuta, ai tempi nostri, il ritrovo di intraprendenti marinai. Vi sono giunta una calda sera d’agosto. Un gruppetto di ragazzi di dieci-dodici anni giocherellava in attesa di turisti da accompagnare in feluca: approfittavano di qualsiasi scusa per fare conversazione, offrendo gite su barche... inaffondabili: “chip price” e “no banana”. Arrampicati su uno scarabeo gigante, Mauro ed io aspettavamo Abdul, ma fummo accalappiati: “Italiani?”. “Torino?”. “Juventus! Del Piero!”. “Ueeeeee!!!!!”. E non ci fu più pace, finché riuscimmo a spiegare che aspettavamo un amico egiziano che ci aveva invitati a conoscere la sua signora: era l’affìtta-bici. Di fronte a questo fatto, iniziarono a considerarci due di loro, con semplicità e simpatia. Nella mitologia ed iconografìa egiziana, lo scarabeo, sin dai tempi dell’Antico Regno, significava sole nascente, che a sua volta è simbolo di vita che rinasce. E’ questa la ragione per cui venivano intagliati oggetti di questa forma in turchese o nell’alabastro, oppure ottenuti con fusioni in oro, infilati sotto le bende delle mummie, appiccicose di resine e olii. Il nostro soggiorno a Luxor stava terminando, purtroppo, e la cittadina, accogliente e curata, ci aveva conquistato con tut-

to il suo fascino antico e la cordialità dei suoi abitanti. Splendente di luce e di storia, Luxor, era “la fortezza” per i primi invasori arabi, Tebe per gli storici greci, Waset per gli egiziani; noi l’avevamo percorsa tutta e con ogni mezzo, persino su un carretto di legname trainato da un ciuchino nero guidato da un bambino, molto fiero dei suoi ospiti stranieri. Eravamo rimasti affascinati dalle piramidi naturali nel deserto che nascondevano le tombe reali, e i templi e dai mausolei scolpiti dai maestri artigiani nella notte dei tempi ed ora sferzati dal vento e cotti dal sole abbagliante. Ma più di tutti ci aveva lasciati a bocca aperta l’immenso anfiteatro naturale di Deir el Bahri. Vi sorge il tempio dedicato ad Hator, dea della gioia e dell’amore, che racconta la storia di una donna, l’unica regina donna, Hatchepsut, che emerge imperiosa dall’anonimato e dalla tradizione che l’avrebbe voluta silenziosa e sottomessa. Il nome si ricorda facilmente: c’è un’assonanza con la pastasciutta! Ma lei, vedova e reggente, si impegnò, con la collaborazione del suo architetto-amante, in una serie di opere architettoniche incantevoli e di ampio respiro, tra cui questo grande tempio fuori dagli schemi. Fu assassinata dal figliastro Tutmosi IV, che geloso ed egocentrico, come tutti i re, deturpò a colpi di scalpello i ritratti della regina incisi sulle pareti, per farli sostituire dai suoi.

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SOCIETÀ

Sociale&Volontariato A cura di Valentina Voglino

amnestY international

Un impegno per la libertà e la giustizia Dopo qualche puntatina locale, torniamo a parlare di una pagina di volontariato di grande respiro internazionale: AMNESTY INTERNATIONAL, Organizzazione Mondiale per i Diritti dell’Umanità. Nel 1961, l’avvocato inglese Peter Benenson lancia dalle colonne del quotidiano di Londra The Observer un “Appello per l’amnistia”: il suo articolo, intitolato I prigionieri dimenticati, racconta la vicenda di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà. Due anni dopo, nel 1963, a Londra, viene creato il Segretariato Internazionale di Amnesty International. L’anno dopo, Amnesty conta l’adozione della causa di 1367 prigionieri, 329 dei quali vengono successi- v a mente rilasciati. Da lì al Premio Nobel per la pace, il passo è breve: nel 1977, l’as- sociazione, infatti, lo riceve per aver “contribuito a rafforzare la libertà, la giustizia e conseguentemente anche la pace nel mondo”. Negli anni 80 la svolta: Amnesty decide di estendere il proprio mandato anche ai rifugiati politici; mentre negli anni 90 allargherà il proprio impegno, mirandolo a promuovere tutti i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, a combattere gli abusi commessi dai gruppi armati di opposizione e a includere tra i prigionieri di coscienza le persone imprigionate a causa del proprio orientamento sessuale. Sempre nello stesso periodo, decide di sviluppare il proprio lavoro sull’impatto delle relazioni economiche sui diritti umani e di intensificare le sue attività in favore dei difensori dei diritti umani e contro l’impunità. Di fatto, ad oggi, l’associazione agisce per “prevenire e porre fine a gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione, nell’ambito della propria opera di promozione di tutti i diritti umani”.

Le campagne in atto sono molte, a partire da quella forse più famosa, contro la pena di morte, considerata una punizione crudele, inumana e degradante, abolita da ormai più della metà dei paesi del mondo. È certificato che non abbia effetto deterrente e, in più, viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta ad innocenti. Quanto basta per indignarsi e chiedere ad alta voce che tutto ciò finisca. Grande merito riguardo all’abolizione della pena di morte, va ad Amnesty International, poiché, nel 1977, anno in cui partecipò alla Conferenza internazionale sulla pena di morte a Stoccolma, i paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi, il numero d e i paesi abolizionisti ha superato quello dei mantenitori, che sono 58. Molte altre sono le iniziative intraprese da Amnesty: dalla campagna contro la violenza sulle donne, a quella sulle strategie fallimentari della “guerra al terrore” e il rispetto dei d i r i t t i umani. Dal 1975 nasce ufficialmente la Sezione Italiana di Amnesty International. Nello specifico, a Pinerolo è attivo il Gruppo Giovani, contattabile all’indirizzo mail ai.piemonte@amnesty.it. Si può contribuire alla causa in svariati modi: firmando gli appelli on line, acquistando le bomboniere o altri manufatti del mercato equo e solidale, o diventando soci. Per ulteriori approfondimenti: www.amnesty.it.

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E PINEROLES

Personaggi A cura di Michele Barbero

cHiara Percivati

Una giovane pinerolese alla Scala Chiara Percivati, pinerolese, diplomata in clarinetto è allieva da un anno e mezzo all’Accademia della Scala. Chiara, descrivici il corso che segui all’Accademia. Si tratta di un perfezionamento diviso in due ambiti, orchestra e musica da camera. Io sono iscritta al secondo, che prevede un repertorio incentrato principalmente sul XX secolo. Le lezioni sono tenute da membri dell’orchestra della Scala, e c’è la possibilità di tenere diversi concerti al Teatro. L’organizzazione è a volte un po’ lacunosa, ma a parte questo è un’esperienza bellissima e stimolante. Più in generale, come è strutturata in Italia la formazione nel campo della musica classica? Innanzitutto bisogna conseguire il Diploma, per l’ottenimento del quale sono necessari dai sette ai dieci anni, a seconda dello strumento. La riforma approvata qualche anno fa ha però introdotto notevoli cambiamenti. Il Diploma è stato equiparato a una laurea di primo livello, cui seguono due diversi tipi di biennio: uno propedeutico all’insegnamento, un altro a indirizzo esecutivo (volto cioè più esplicitamente a quanti vogliono suonare in orchestra). Il problema però è che in Italia questo percorso tende ad essere un po’ fine a se stesso, poco orientato dal mondo lavorativo. Così, anche se sulla carta la riforma ha aumentato il valore dei titoli conseguiti, in realtà essi rischiano di essere ben poco spendibili. Per entrare in un’orchestra, infatti, ciò che conta è sì disporre di un Diploma (il voto è tutt’altro che fondamentale), ma soprattutto suonare bene al momento dell’audizione. Una volta usciti da un biennio, però, in genere si è ancora del

tutto impreparati per affrontare con successo questo tipo di selezione. All’estero le cose vanno in modo diverso? Direi di sì. Non a caso, purtroppo, molti scappano dall’Italia appena possono, diretti soprattutto nel Nord Europa. In Germania, ad esempio, le orchestre riservano alcuni posti per i tirocinanti delle Accademie, una pratica del tutto assente nel nostro Paese. Più in generale, direi che da noi è carente l’alta formazione: vi sono molte scuole, troppe, che forniscono titoli spesso inflazionati. In tutta la Francia, per rendere l’idea di quanto sia differente la situazione all’estero, le scuole di specializzazione postconservatorio sono soltanto due. Questo non significa, beninteso, che in Italia vada tutto male: anche qui ci sono realtà qualificanti e di qualità, come le Accademie di Santa Cecilia e della Scala, o la Scuola di Fiesole. Alla luce di quanto dici, sembrerebbe che anche nel tuo campo sia piuttosto difficile, almeno in Italia, l’inserimento nel mondo del lavoro... Di certo non è semplice, specialmente a seguito dei tagli che hanno colpito il settore con l’ultima finanziaria. I teatri, inclusa la Scala, sono costretti a ridurre le serate, e molte orchestre stanno chiudendo per mancanza di fondi. Tutto ciò in un contesto già di per sé meno fiorente che altrove: per ritornare alla Germania, lì la musica classica è molto più radicata e diffusa, ogni cittadina ha la sua orchestra professionista, la gente affolla i concerti. Qui le cose sono ben diverse. Tuttavia, bisogna cercare di non lasciarsi prendere dal pessimismo: altrimenti, tanto vale scegliersi un’altra vita!

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ARTE& COLO SPETTA

Teatro A cura di Maurizio Allasia Fotografie M.A.

sul Palcoscenico Pinerolese

“La signorina Julie” e “Un finale per Sam” Dopo la prima produzione Teatro Sociale di fine 2010, il 2011 del palcoscenico pinerolese è iniziato con l’anteprima nazionale de “La signorina Julie” di August Strindberg, nella versione di Valter Malosti e con l’acclamato ritorno al teatro della torinese Valeria Solarino. Il testo del drammaturgo svedese, nella messa in scena del regista Premio Ubu, viaggia in una direzione torbida e tesa, in un conflitto di pulsioni etiche e sociali tra il servo Jean e la sua nobile padrona, entrambi contrastati dalla figura didascalica e inquietante della cuoca Kristin, la brava Viola Pornaro. Le scene di Margherita Palli, con la geniale intuizione di creare una parete frontale della casa interamente calpestabile dagli attori in scena e utilizzata come una sorta di sipario orizzontale, e la parte tecnica affidata al sempre ottimo G.U.P. Alcaro conducono lo spettacolo ad un finale crepuscolare, tragicamente classico nel sacrificio ultimo della sua protagonista. Se occorre dare atto che la forza scandalosa che Strindberg intendeva trasmettere con il suo testo si perde fisiologicamente nella realtà di oggi, è pur vero che un’eccessiva aderenza filologica ha penalizzato la regia di Malosti, in particolare nel suo personaggio, lontano dall’ispirazione linguistica ed elettrica dell’Arnolfo de “La scuola delle mogli”, ma probabilmente affinato nelle repliche successive. Buona la prova di Valeria Solarino, sebbene a tratti troppo di maniera, in una Julie tremante e intensa nella sua lucida pazzia e volontà di sovversione culturale. Una ribellione, costretta sulla sedia a rotelle, è quella di Roberto Herlitzka, signore solitario del teatro italiano e memorabile Aldo Moro di Bellocchio: “Elisabetta II”, opera dell’austriaco Thomas Bernard inedita in Italia, è la fluviale

confessione dell’anziano e incattivito industriale Herrenstein, annoiato dal (solito) salotto borghese tanto affollato quanto inutile, tra ripetizioni ossessive, ironie intellettuali e una caustica caduta finale. Una prova impressionante di Herlitzka, da manuale dell’attore alle voci “interpretazione del testo” e “uso della voce e del corpo”, che sopperisce parzialmente alla regia decisamente convenzionale e statica di Teresa Pedroni, quasi più attenta alla forma che a scelte teatrali davvero innovative. La vera novità teatrale del mese è andata in scena al Mulino di Piossasco, dove l’associazione culturale Crab convince pienamente con la sua seconda produzione, “Un finale per Sam”, un aggiornamento postumo e futuro del “Finale di partita” di Beckett: Al e Clay, interpretati dagli autori e registi Pierpaolo Congiu e Antonio Villella, sono la trasposizione diretta di Hamm e Clov del testo originale e il riferimento indiretto e clownesco a Vladimiro ed Estragone di “Aspettando Godot”. Una scrittura perfetta, equilibrata, comica e annichilente, un tentativo continuo e fallimentare di suicidio reciproco in uno scenario post-televisivo e mediaticamente ingordo. Uno schermo alle spalle dei due attori trasmette sul video le figure reali dei due teatranti, creando una prospettiva metateatrale mai banale, dove il “fare teatro” emerge e trascina, tra l’ottimismo della creatività e il pessimismo della crisi culturale. Un finale, non per Sam ma per il pubblico, che non si può dimenticare, dove la rappresentazione vive e riceve gli applausi, mentre gli attori giacciono cadaveri sul grigio suolo di un palcoscenico, trascinati fuori scena come pezzi di scenografia, ennesimi, insensati protagonisti alla ricerca del Teatro.

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ARTE

Arte&Architettura A cura di Francesca Noardo

Gentilezza e documenti di raro PreGio

l’archivio storico di Pinerolo Chi ha avuto a che fare con un progetto o una ricerca di architettura o altro non può fare a meno di consultare un archivio. E credo che chiunque l’abbia fatto può confermare la buonissima opinione che lascia l’Archivio Storico di Pinerolo. Oggi l’archivio raccoglie una gran quantità di documenti, di notevole importanza, fino al XIV secolo, anche frutto dell’aggregazione di importanti archivi privati. In primis, risalente al 1868, primo nucleo dell’attuale biblioteca, vi è la donazione di Alliaudi: circa 4000 libri, documenti d’archivio sulla storia di Pinerolo, tutti i suoi manoscritti. Succedono le donazioni Bernardi, Caffaro, etc. Si aggiungono poi i libri rari derivanti dalla soppressione degli ordini religiosi, a suo tempo incorporati. Importante la donazione “de Geneys”, per il fondo Manoscritti e Libri rari e preziosi e numerosi sigilli. I De Geneys erano imparentati con altolocate famiglie inglesi, da cui le lettere ai sovrani del ‘600 e ‘700; furono poi Ministri del Regno di Sardegna, si può dunque immaginare l’importanza dei documenti nelle loro mani. Il principale problema, come racconta il Direttore Gian Piero Casagrande (in foto), è la mancanza di spazio: i documenti con più di settant’anni dovrebbero confluire tutti nell’archivio, ma la saturazione degli attuali spazi non lo permette e oggi si fermano a fine ‘800 – inizio ‘900. Altra questione è la conservazione dei locali, che al momento presentano puntuali degradi che se peggiorassero potrebbero mettere in pericolo parte della documentazione. Il vasto materiale è gestito e messo a disposizione in modo esemplare. Quando preparati al peggio si entra in un archivio, ci si aspetta di dover combattere strenuamente per carpire, quasi rubare, il maggior numero di informazioni, prima di pagare per il gran favore ed essere cacciati,

sempre che non ci si scontri con autorizzazioni e altre richieste al limite dell’assurdo. Prima occasione di stupore si ha quindi quando si viene accolti dal personale molto disponibile e molto preparato, che fornisce tutte le informazioni e documenti richiesti, aggiungendo sua sponte suggerimenti e approfondimenti. Secondo attimo di incredulità, quando chiedendo di consultare la cartografia, viene fornito un catalogo di fotografie ad alta risoluzione delle mappe in archivio, con relativa descrizione e viene offerto di caricarle direttamente su una chiavetta usb. Una parte delle mappe e dei catasti settecenteschi, con le valbe acquerellate, è stata fotografata una decina d’anni fa ed è ora a disposizione. Come spiega il Direttore, la cosa agevola molto le ricerche quando si cercano notizie riguardo alla propria casa. Dulcis in fundo (non per essere veniali, ma in onore al diritto del cittadino di accessibilità e fruizione dei Beni Culturali Pubblici), tutto il materiale documentario è riproducibile gratuitamente, col solo vincolo di fornire successivamente all’archivio elaborati e pubblicazioni per cui viene utilizzato.

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MUSICA

Calcio giovanile A cura di Mario Rivoiro Blind Luck Records

GruPPi emerGenti oltre il Pinerolese

Gli Infranti Muri

Questa volta vi parlo di una realtà musicale astigiana, zona di buon cibo, buon vino e anche di buona musica. Loro si chiamano Infranti Muri e quando li sento per intervistarli sono in studio di registrazione per terminare il loro nuovo lavoro, ma soprattutto per prepararsi alla finale di domenica con altri otto artisti in gara per San Remo giovani. Quando nasce il vostro gruppo e chi sono i componenti? Gli Infranti Muri nascono nell’agosto del 2009 e sono formati da Claudio Luisi (voce e chitarra), Francesco Damonte (batteria), Giacomo Langella (chitarra) e Lee Boyes (Basso). Iniziano a comporre brani di stampo post-grunge. Molto presto decidono, pero’, di dare una svolta alla propria musica fondendo rock con innesti elettronici trance e techno. Come si chiama il vostro disco e dove lo possiamo trovare? Il nostro album è nella fase di lavorazione finale; crediamo che l’uscita sarà a breve. Purtroppo non possiamo ancora anticiparvi nulla sul titolo A proposito di San Remo la tensione è alta? No, noi siamo sereni e tranquilli... Qualsiasi sia il risultato continueremo il nostro lavoro. Cosa significa per voi essere arrivati sino alle finali per San Remo giovani? Ci sono in voi momenti di incredulità e di scazzi dovuti al raggiungimento di questa meta? Sanremo è per noi un incoraggiamento, segno che la nostra musica è apprezzata... Ci sono momenti in cui ci rendiamo conto che siamo all’interno della selezione per il fe-

stival più importante d’Italia, ma questo non può darci altro che una carica in più ad andare avanti. Qual è la vostra etichetta discografica e come è nata la collaborazione? È la Bliss Corporation di Torino. La collaborazione è nata dopo l’ascolto di un demo. Massimo Gabutti ha ritenuto i brani interessanti e così, affiancati dal nostro produttore artistico Gianfranco Randone, cantante degli Eiffel 65, abbiamo iniziato la registrazione di un album vero e proprio. Avete in previsione un tour primaverile o estivo? Sicuramente all’uscita dell’album programmeremo una serie di date, ma al momento non c’è ancora nulla di definito. Quali sono i progetti futuri, San Remo a parte? Ammazzarsi di concerti! Dopo un lungo periodo di registrazione in studio non vediamo l’ora di salire su un palco e scoprire anche in live il potenziale dei pezzi. Bene, ringrazio gli Infranti Muri per questa breve intervista da Roma visto che sono a prepararsi per Domenica in e speriamo di vederli scendere dall’emozionante scala dell’Ariston di San Remo.

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SPORT

Calcio giovanile A cura di Andrea Obiso

a Pinerolo non solo curlinG, ma ancHe doWnHill

Il downhill Giampiero Gioia

Una delle tante discipline poco conosciute nel pinerolese è senz’altro il downhill. Per conoscerla meglio abbiamo incontrato il Campione Regionale ed Italiano in carica nella categoria “Elite Master” Giampiero Goia.

Giampiero, da quanto tempo pratichi questo sport ed in quale occasione ne sei venuto a conoscenza? Faccio downhill da circa tre anni; la prima occasione che ho avuto di provare questa disciplina è stato alle Des Alpes prima e a Prali poi, dove vi è la possibilità di affittare biciclette appositamente predisposte per questo sport. Da allora, non mi sono più fermato. Puoi spiegarci di preciso in cosa consiste il downhill? Il downhill è uno sport che si pratica nei boschi, bisogna completare un particolare percorso di circa 3-4 chilometri in bicletta,

attraversando una moltitudine di ostacoli, sia naturali, ad esempio rocce, radici; che artificiali, come bancali di legno, salti creati appositamente in terra e quant’altro. Immagino che sia l’abbigliamento che la bicicletta non siano comuni. Assolutamente no, tutte le biciclette sono munite di biammortizzazione e di un sistema di sospensioni particolarmente avanzato. La maggior parte di esse, inoltre, sono realizzate in alluminio, compresa la mia, anche se da quest’anno cominciano a vedersi le prime bici in carbonio. Per quanto riguarda l’abbigliamento è molto simile a quello utilizzato nel motocross: casco integrale, protezioni alle ginocchia, ai gomiti ecc... La tua categoria, la “Elite Master”, come si colloca nel quadro italiano del downhill? Per quale squadra corri? La “Elite Master” è la massima categoria amatoriale, quella da cui si può fare il salto

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23 di qualità per passare ai semiprofessionisti o ai professionisti. Attualmente corro per la Bikecafè. Parlaci un pò dei tuoi risultati... L’anno scorso ho vinto il Campionato Regionale, disputatosi a Prali, e la Coppa Italia, a Sestriere. Negli anni passati mi sono sempre classificato nei primi dieci mentre attualmente mi trovo fra i primi tre. A livello locale il downhill è più diffuso rispetto al resto d’Italia? Direi di sì. Al di fuori del Piemonte ci sono poche gare di downhill, infatti anche quest’anno la Coppa Italia si disputerà interamente a Sestriere. Anche se il livello è dilettantistico, vi sono sponsor per le attrezzature? Certo, la bicicletta mi viene fornita dalla Scott, mentre l’abbigliamento dalla O’Neal Esiste una federazione italiana del downhill? L’Italia è ben rappresentata a livello internazionale? La Federazione a cui facciamo riferimento è quella di tutte le discipline ciclistiche, la Federazione Ciclistica Italiana. Attualmente non ci sono italiani fra i primi ciclisti downhill al mondo, fra i più veloci

nell’intero panorama vi sono l’australiano Sam Hill, e il britannico Steve Peat. Quali sono le prossime gare in cui possiamo vederti in azione? A metà marzo cominciano i Campionati Regionali in Liguria, mentre a fine giugno ci saranno le gare a Prali e a fine luglio a Sestriere. A metà luglio inoltre parteciperò al Campionato Assoluto italiano che si terrà a Scopello. Il Campionato Assoluto consiste in una gara unica per l’assegnazione del titolo di Campione Italiano Assoluto. Fino ad ora il mio miglior risultato in questa competizione è il sesto posto. In bocca al lupo Giampiero!


SOCIETÀ

Lettere al giornale Risponde Elvio Fassone

i 150 anni dall’unitÀ d’italia

Recuperare l’ethos che la ispirò Stanno avviandosi le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Quale senso dare a questo evento?

E’ vero, stiamo commemorando il 150° anniversario dell’unità dell’Italia. Ma, sotto la buccia della retorica, è doveroso chiedersi: siamo davvero uniti? intorno a quale realtà? Spetta agli storici dire che cosa ha caratterizzato il Risorgimento, nel bene e nel male. Ma tocca a noi chiederci se, celebrando un’unità, c’è davvero qualche cosa che ci unisce. La risposta non è confortante. Non siamo uniti intorno ai modi secondo i quali questa unità si è compiuta: per gli uni fu un errore, per altri una prepotenza, per tanti un motivo di rancore reciproco. Non siamo uniti intorno alla religione: i credenti veri sono una minoranza; altre religioni si affacciano con dinamiche di forte espansione; l’unità cristiana della società civile è un ricordo. Non ci lega una “koiné” culturale, quella per cui tutti o quasi tutti hanno un patrimonio di riferimenti condiviso, possono parlare di nomi e di fatti sapendo che l’interlocutore ha le stesse conoscenze, e gli stessi orientamenti di senso. Non siamo uniti intorno alla lingua, sconciata nei dialetti televisivi e nell’anglofonia alla moda. Non intorno alla nostra storia, raramente condivisa, raramente apprezzata. Non intorno alle istituzioni, usate e non servite da chi se ne vuol fare veicolo di successo personale. Non intorno ad un ethos condiviso, poiché quello imperante ha i caratteri del “grande fratello”, del successo, dell’invidia per l’harem, o del “che male c’é?” Allora quale unità? E’ sorprendente quanto questo 2011 sia diverso dall’altra celebrazione, quella del centenario nel 1961. Allora l’Italia stava affacciandosi al boom dopo essersi risollevata dalle macerie e dalla desolazione della guerra; stava adoperandosi per realizzare le grandi direttive della Costituzione, prima congelata, ed ora operante; stava offrendo al mondo un’immagine di sé vitale e generosa, quella

di un popolo - come disse J.F.Kennedy - che rappresentava l’esperienza più incoraggiante del dopoguerra, e poteva fungere da riferimento per un nuovo Risorgimento internazionale. Questo era allora. Che cosa è cambiato per trasformarci in un Paese diviso e rancoroso, apatico e cinico, impaurito e rassegnato? Che cosa può sollevarci da questa abulia, che ci ha trasformati da cittadini-soci in monadi egoiste? Due indicazioni ci aiutano. Mentre tutte le istituzioni raccolgono un pauroso discredito da parte dei cittadini, una si salva: quella del presidente della Repubblica, garante della Costituzione e dell’unità nazionale. In lui i più credono. E mentre tutto gronda apatia e scetticismo, una data si sottrae al disinteresse: quella domenica del giugno del 2006, nella quale una marea di cittadini si recò alle urne, nonostante l’invito ad andare al mare, per difendere, appunto, la nostra Costituzione dallo stravolgimento cui la voleva sottoporre la riforma dei c.d. quattro saggi della baita di Lorenzago. Io non riesco a pensare, per risollevarci e per ritrovarci, a cosa più concreta di quel documento che catalizzò le energie del dopoguerra, le volontà di uomini vinti, e le trasformò nel progetto di vincitori: la Costituzione. Non per farne un feticcio, ma per recuperare un poco di quell’ethos che la ispirò, e che per almeno 30 anni riuscì a mobilitare energie morali collettive. Se questo 2011 può ricostruire un embrione di unità, deve essere quella di un patriottismo costituzionale. Riscoprire il senso della solidarietà, e saper accettare qualche sacrificio per essa. Riportare al centro la tutela della persona, anche quelle così destrutturate da essere ansiose di vendersi senza percepirne il disvalore. Riaffermare l’inviolabilità dei diritti: anche dei nuovi cittadini, gli immigrati; anche dei lavoratori, spossessati delle loro conquiste; anche degli “invisibili”, privi di peso e di voce. Costruire una nuova immagine del potere, che non sia abuso e vergogna, ma guardi ai cittadini, e agisca per elevarli. Avere un’idea di futuro, che non sia solo l’oggi spostato di 24 ore.

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Pinerolo Indialogo Febbraio 2011  

Magazine d'informazione e di cultura locale per il dialogo tra generazioni