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MAGAZINE P&F MARZO 2021

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Progetti & Finanza MAGAZINE

Questo è tempo di

SuperBonus

Un’opportunità senza precedenti da cogliere al volo da parte di imprese e famiglie. L’esperienza dei cantieri aperti da Gargano Esco

Emergenza abitativa: le soluzioni del Governatore De Luca

Intervista alla Bellanova: «La libertà delle donne è adesso!» P ubb l i c a zi o n e m e nsi l e i n fo r m a to d i g i t a l e su l si to www. p r o g e t t i e f i nanza. i nfo

anno IV •numero 34 • MARZO- APRILE •

2021

E d i to r e P a yc l i c k sr l


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MAGAZINE

MARZO 2021

L’OBIETTIVO COMUNE DEVE ESSERE QUELLO DI TORNARE A LAVORARE, E DUNQUE A VIVERE, A PIENO RITMO Questo numero, possiamo dirlo, ci ha dato davvero grandi soddisfazioni… abbiamo potuto, infatti, ambire ed ottenere la collaborazione e il contributo di grandi personalità, stiamo parlando dell’intervista al Governatore Vincenzo De Luca, sullo scottante tema dell’emergenza abitativa in Campania, o della Viceministra delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, Teresa Bellanova, che ha detto la sua sulla libertà delle donne e la parità di genere. Al centro di questo numero c’è soprattutto un Focus importante, su un argomento che tante volte abbiamo già affrontato, ma che questa volta abbiamo sviscerato in tanti aspetti e novità utili, in altre parole il Superbonus, annoverato tra gli interventi statali più importanti e utili a far ripartire l’economia nei vari settori produttivi del nostro Paese, in questo caso l’edilizia. In ultimo, ma non in ordine di importanza, l’intervista al Direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, che ci ha fornito un quadro decisamente più chiaro su inflazione, ripresa e risparmio e ripercussioni pandemiche possibili. Ripresa? Ormai se ne parla ogni giorno, anche la FIPE-CONFCOMMERCIO ha diffuso un suo comunicato in merito ad una possibile riapertura prevista per il prossimo 26 aprile…basterà a risolvere gli innumerevoli problemi del settore, si chiede? “Ci aspettavamo maggiore coraggio” la Federazione commenta a caldo le prime indicazioni sul prossimo provvedimento del Governo per cui l’attività dei pubblici esercizi potrà riprendere dal 26 aprile prossimo, ma solo all’aperto: “Avere una data per poter ripartire e poter lavorare la sera sono certamente segnali che vanno nella giusta direzione, – sottolinea la Federazione – eppure si tratta solo di un primo punto di partenza, perché troppe imprese restano tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile. È fondamentale avere già nei prossimi giorni una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente sarà importante invitare i comuni a fare tutto quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico agli operatori sfavoriti da questa riapertura parziale”. “In virtù di queste prime riaperture - conclude la Federazione - sarà essenziale che tutti quanti, imprenditori e avventori, dimostrino il massimo senso di responsabilità, rispettando pedissequamente le norme di sicurezza sanitaria stabilite dal Comitato tecnico scientifico. Non possiamo permetterci passi falsi. L’obiettivo comune deve essere quello di tornare a lavorare, e dunque a vivere, a pieno ritmo”. Di incentivi e future ripartenze torneremo a parlare anche nei prossimi numeri, augurandoci sempre che il peggio…sia ormai passato!

otti Tommaso Mazzi EDITORE

ED ITO RIA LE

Buona lettura!


Progetti & Finanza MAGAZINE

S O M M A R I O

marzo - aprile 2021

M A G A Z I N E

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4 Progetti Finanza&

Minenna: «Anche in Europa la ripresa arriverà dopo aver superato il covid» Il Covid come acceleratore del mercato immobiliare

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34 La scuola della felicità esiste davvero

Tutti i record del Bitcoin e i rischi delle cripto-speculazioni

Intervista all «La libertà d donne è ade

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18 Gargano Esco : «Il SuperBonus cambierà il volto dell’Italia»

W W W . P R O G E T T I E F I N A N Z A . I N F O

22

Emergenza abitativa in Campania: le soluzioni di De Luca


06. Minenna: «Anche in Europa la

28. Donna e uomo, nessuna pari opportunità

ripresa arriverà dopo aver superato il covid»

30. Intervista alla Bellanova: «La lib-

10. Il Covid come acceleratore del mercato immobiliare 14. I sostegni di Draghi non bastano placare le piazze

ertà delle donne è adesso!» a

34. La scuola della felicità esiste davvero

38. E-commerce: nuove regole sull’iva

Focus

per chi vende fuori dall’Europa

18. Gargano Esco : «Il SuperBonus cambierà il volto dell’Italia»

40. Quattro per 4.0:

22. Emergenza abitativa in Campania: le soluzioni di De Luca

42. Tutti i record

per la transizione

i nuovi incentivi

del Bitcoin e i rischi delle cripto-speculazioni

26. Superbonus: il caso degli immobili

inutilizzabili e degradati

anno IV •numero 34 •Marzo - Aprile 2021 Direttore Responsabile Maria Rosaria De Leonardis

la Bellanova: delle desso!»

MAGAZINE

MAGAZINE

Progetti & Finanza

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I N T E R V I S T A A L D I R E T T O R E D E L L’ A G E N Z I A D E L L E D O G A N E E M O N O P O L I

«Anche in Europa

la ripresa arriverà dopo aver superato il covid»

L’inflazione, la ripresa, il risparmio, i bitcoin: gli scenari in tempo di pandemia visti da un osservatore particolare: Marcello Minenna

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MARIA PIA ROMANO

l mondo resta un posto pieno di sfide, in cui è stimolante lanciarsi. Un’iniezione di positività in tempi di pandemia che viene da Marcello Minenna, il direttore dell’ Agenzia delle Dogane e Monopoli. Civil servant, economista esperto in matematica finanziaria, Minenna è un esperto di analisi quantitativa applicata all’economia e alla finanza ed al tempo stesso un grande comunicatore, in grado di far appassionare ai temi a lui cari anche i non addetti ai lavori. Lo sa bene il folto pubblico che legge i suoi contributi su Il Sole24 ore o chi lo ha visto in video. Gli italiani e la pandemia: cosa sta accadendo al nostro Paese in questi mesi difficili? Come cambia la percezione del denaro? La pandemia è stata uno shock tanto improvviso quanto violento per il nostro paese, primo ad essere colpito nel mondo occidentale, che ha rivoluzionato le vite e le abitudini di noi tutti in modo inimmaginabile e senza precedenti nella storia contemporanea. Da più di un anno gli italiani hanno a che fare quasi esclusivamente coi numeri su contagi, terapie intensive, decessi, mascherine e, più di recente, vaccini. Per non parlare dei dati poco confortanti sulle prospettive economiche del paese e dell’emergenza occupazionale. Tutto questo alimenta un clima forte incertezza e di preoccupazione per il futuro che a sua

volta influenza il rapporto col denaro e incentiva il risparmio precauzionale, spingendo le famiglie a posticipare i consumi e le imprese gli investimenti. Basti pensare che, nell’ultimo anno, i depositi bancari sono cresciuti di oltre il 10%, e la propensione al risparmio è vicina al 20%, praticamente il doppio rispetto al 2019. In un articolo pubblicato dal Sole24Ore lo scorso 14 marzo, Lei ha dichiarato che “La crescita dei rendimenti nominali a fronte di un tasso di inflazione inchiodato su valori troppo bassi comporta un rialzo dei tassi di inflazione reali”, definendo questa una condizione tossica per un’economia in recessione. Ce ne vorrebbe parlare? Il tasso di inflazione “reale” misura il costo concreto di un debito contratto a tasso fisso. Ad esempio, io ho un mutuo con il 3% di interesse annuo; se l’inflazione quest’anno è al 2% il tasso di interesse “reale” sarà dell’1% e la rata che pagherò tra 1 anno sarà solo nominalmente indicizzata al 3%, ma avrà interiorizzato una svalutazione del 2%. Questo succede con un tasso di interesse reale positivo. Immaginiamo ora il caso in cui l’inflazione quest’anno è al 5%; il mutuo resta al 3%. Il tasso reale però è negativo, al -2%. La rata si sarà svalutata molto di più ed il prestito peserà meno nelle tasche del debitore.

Ora questo fenomeno accade anche per il debito contratto dallo Stato. Con tassi di interesse negativi, il debito pubblico si “erode” più in fretta perché l’effetto dell’inflazione è maggiore di quello dei tassi di interesse pagati ai prestatori. In generale una condizione di tassi di interesse negativi avvantaggia i debitori, specie quelli già messi in difficoltà da una riduzione del reddito disponibile in una fase recessiva dell’economia. I tassi di interesse positivi avvantaggiano invece i creditori perché ottengono più valore dal loro denaro. Se c’è forte domanda di liquidità da imprese e consumatori per consumi ed investimenti perché l’economia va forte, si tratta di una situazione fisiologica che non deve preoccupare. Ma in una recessione profonda, come quella che stiamo vivendo ora, tassi di interesse positivi strangolano i debitori in difficoltà e dunque vanno accuratamente evitati. A proposito del PEPP, il Pandemic Emergency Purchase Programme, il programma pandemico di acquisto titoli della Bce, ci vuole spiegare come sono andate le cose nel 2020 e cosa si pensa di fare nel prossimo futuro? Nel corso del 2020 la BCE ha mostrato di avere uno strumento efficace nel contenere movimenti indesiderati dei tassi di interesse governativi: si tratta proprio del programma pandemico di acquisto titoli (Pandemic Emergency Purchase

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Programme). In poche settimane 1979, la Bundesbank non ha distribu- non è una valuta perché non circola dal lancio è arrivato a rappresen- ito dividendi per via dell’impatto dei come una valuta. I dati mostrano chiatare l’80% di tutti gli acquisti net- costi dei prestiti agevolati. L’impatto ramente come gran parte dei Bitcoin reti di assets settimanali effettuati sui conti pubblici qual è? stino inattivi nei wallets degli utenti per dalla BCE con valori superiori ai La Buba restituisce i dividendi quasi in- lunghi periodi di tempo e non vengano 35 miliardi di € settimanali per un tegralmente al governo tedesco. Quindi negoziati sul mercato. paio di mesi. Dopo il picco prima- se quest’anno la “cedola” della Buba per Di sicuro questo accade perché i costi verile il ritmo si è assestato intor- il governo è azzerata, è come se venisse di transazione della rete Bitcoin restano ai 20 miliardi settimanali lordi. a mancare un’entrata o ci fosse un’uscita no elevati ed hanno dimostrato di ragA fine febbraio 2021 gli acquisti totali del maggiore; la misura è assimilabile ad un giungere livelli insostenibili nei periodi programma avevano raggiunto gli 870 taglio di tasse o ad un aumento di spesa, di maggiore domanda da parte degli miliardi e si stima che per marzo 2022 si di cui però non beneficia solo il cittadino utenti: durante la bolla del 2017 il costo possa arrivare intorno ai 1.700 miliardi, tedesco, ma in senso più ampio quello medio passò da 0,3$ di gennaio ai 50$ di lievemente al di sotto del limite massimo europeo. dicembre mentre da dicembre 2020 ad C’è una ripresa economica in arrivo oggi siamo passati da 1$ a 22$. Inoltre previsto di 1.850 miliardi. Il vantaggio del PEPP è la completa fles- che va salvaguardata o è mera illusio- il network decentralizzato di Bitcoin non è adattabile all’enorme dimensione del sibilità nella determinazione del livello di ne? acquisto necessario per ogni Paese e la La ripresa economica è partita presto sistema finanziario globale. Si consideri rapidità di modifica ed esecuzione dei in Cina, ma fino a qualche mese fa era infatti che il network di pagamento di piani di acquisto settimanali, su cui il bo- rimasta confinata lì. Adesso anche gli VISA processa circa 1.700 transazioni al ard ha pieno controllo. Il PEPP è lo stru- USA si stanno rimettendo seriamente in secondo, mentre quello di Bitcoin può mento ideale – molto più di altri schemi moto e questo avrà degli effetti impor- arrivare nel migliore dei casi a 7 transadi acquisto più standard come il PSPP – tanti per tutta l’economia globale. L’Eu- zioni al secondo. per frenare tempestivamente le tensioni ropa arriverà in ritardo perché i vaccini Ma il punto fondamentale è che gli utensul mercato secondario. vanno a rilento e non è possibile allen- ti tesaurizzano Bitcoin come se fosse La BCE non ha mostrato all’inizio di voler tare in maniera significativa le restrizioni una riserva di valore, un “oro digitale”. incrementare gli acquisti settimanali in all’attività economica. Ma arriverà di si- In questa visione, perde importanza l’efrisposta ai recenti e preoccupanti rialzi curo: tutto sta a creare le condizioni per ficienza come cash digitale nell’utilizzo dei tassi di interesse. Anzi, complici al- non vederla “strangolata” da un costo ec- nelle transazioni quotidiane, mentre accune operazioni di rimborso consistenti cessivo del credito bancario alle imprese quista peso una caratteristica intrinseca a gennaio e febbraio gli acquisti netti di ed alle famiglie e sostenendo sempre del suo design: la scarsità progressiva. titoli si sono ridotti piuttosto che aumen- fortemente con misure fiscali espansive Tuttavia Bitcoin non si comporta come l’economia reale. l’oro, c’è poco da fare. C’è il problema tare. Il 12 marzo la Presidente Lagarde ha Sempre sul Sole24Ore, Lei ha ipotizza- enorme della volatilità del prezzo, che è annunciato ufficialmente un cambio di to che il 2021 potrebbe sancire l’affer- almeno 10 volte quella dell’oro e non ha passo nel ritmo degli acquisti del PEPP, mazione della criptovaluta all’interno paragone in nessuna asset class tradiziopur se all’interno del limite massimo di del sistema finanziario internazio- nale. Nessuno strumento che ambisce a 1.850 miliardi. Non ci si attende comun- nale. In pratica, si sente parlare di diventare riserva di valore può ammetque un’immediata accelerazione ma Bitcoin, meno del principale concor- tere le oscillazioni che si osservano quopiuttosto un graduale incremento delle rente che si chiama Ethereum, ma in tidianamente sui mercati delle cripto-vaoperazioni. Finalmente la BCE fa seguire pochi sanno come funzionano questi lute. Questa enorme volatilità potrebbe alle dichiarazioni i fatti: uno hiatus tra di- “oggetti finanziari”. Si tratta davvero ridursi con l’espansione del mercato e la chiarazione/azione troppo lungo avreb- di oro digitale? Cosa potrebbe accade- crescita della liquidità, ma potrebbe anbe potuto essere controproducente in re in un prossimo futuro? che essere una caratteristica permanentermini di efficacia dello stimolo. In maniera pragmatica, Bitcoin è definito te di Bitcoin. Al momento non è possibile Lo scorso anno, per la prima volta dal dall’uso che ne fanno gli utenti. Bitcoin prevederlo. W W W . P R O G E T T I E F I N A N Z A . I N F O

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Progetti Finanza&


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Ethereum è un altro paio di maniche: più che riserva di valore è una piattaforma decentralizzata di sviluppo software. Da un lato è qualcosa meno di Bitcoin (non c’è l’effetto di scarsità digitale), da un altro è qualcosa di molto più sofisticato perché permette di sviluppare applicazioni molto evolute. Al momento l’andamento del prezzo va a traino del fratello maggiore Bitcoin, ma prima o poi gli utenti ne percepiranno le differenze. Dovendo dare un consiglio ai giovani che in tempi di pandemia possono sentirsi sfiduciati, Lei cosa direbbe? Dove trovare le motivazioni per costruire il futuro? Su che cosa investire oggi? Senza dubbio, i giovani di oggi saranno costretti a crescere più in fretta della generazione precedente. La rarefazione delle occasioni di interazione de visu imposta dalla pandemia è un sacrificio enorme e penso anche difficile da capire per molti di loro, anche perché appartengono a una classe d’età che viene presentata come “meno a rischio” e alcuni potrebbero quindi percepirlo come un sacrificio inutile. Tuttavia, la gioventù è anche l’età dei progetti per il futuro, del rimboccarsi le maniche e (malgrado la pandemia) – il mondo è un posto pieno di sfide e di opportunità meravigliose, oggi più che in passato. Pensiamo ai progressi della scienza e della tecnica, alla possibilità di svolgere moltissime attività stando comodamente seduti a casa. Pensiamo all’ammartaggio di poche settimane fa o agli stessi vaccini anti-Covid realizzati nel record storico di 1 anno. In queste cose vedo molto per cui essere ottimisti e vedo anche indicazioni chiare su dove i giovani dovrebbero investire. Sulla loro formazione, una formazione competitiva e di alto livello sulle nuove priorità che proprio il Covid-19 ha contribuito a portare alla ribalta: sanità, assistenza alla persona, biotecnologia e telemedicina, ma anche ricerca applicata, clima e ambiente, e una marea di nuove specializzazioni e profili professionali come l’ingegneria ambientale, lo studio sulle rinnovabili, la ricerca su nuove e avanzate soluzioni di smaltimento o riciclo dei rifiuti. Questi sono solo alcuni esempi. L’importante è avere una mente aperta e curiosa per il mondo che ci circonda e il coraggio di buttarcisi dentro. Oggi gli italiani che hanno messo i soldi sotto al mattone e tengono ferma una somma pari all’intero PIL sono persone che hanno più di sessantacinque anni e poca propensione all’investimento. Come se ne esce, ammesso che sia possibile farlo? Per uscirne sarà fondamentale ristabilire un solido clima di fiducia tra i cittadini. Lo Stato dovrà fare la sua parte per assicurarsi di spendere bene innanzitutto i soldi pubblici. A sua volta, la spesa pubblica impiegata per rilanciare il Paese sarà un volano incredibile per far ripartire la spesa privata, vale a dire i consumi e, soprattutto, gli investimenti attraverso una

reinterpretazione in chiave moderna del patto sociale. Qualche tempo fa, riflettendo proprio sull’enorme ricchezza finanziaria delle famiglie italiane (ormai oltre € 4.000 miliardi) avevo evidenziato come una parte di questa ricchezza potrebbe essere coinvolta, su base volontaria, in iniziative di supporto all’economia reale in modo finanziariamente sostenibile per il sistema-Paese. In particolare, avevo pensato a proposte d’investimento capaci di creare una connessione più immediata tra l’impegno finanziario richiesto all’investitore e iniziative mirate di sviluppo economico e di politica industriale sotto l’egida dello Stato. Ormai, l’ingegneria finanziaria consente di creare titoli ad hoc che permettono al risparmiatore di scegliere in quale progetto industriale o infrastrutturale investire, in ragione dei propri convincimenti e della sua propensione al rischio. Del resto, qualcosa del genere è previsto dalla stessa Costituzione che all’articolo 47 sancisce che la Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese. Si tratta di calare queste parole nel concreto dell’epoca attuale. Che libro consiglierebbe a chi, non avendo fatto studi specifici nel settore, si appassiona all’economia e vuole capirne di più? Un evergreen molto interessante è il libro “La globalizzazione e i suoi oppositori” scritto dal premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz. È uno di quei libri che, come dico io, ti aprono la testa. E soprattutto è una lettura utile per capire come il mondo è arrivato dov’è oggi, evitando di accontentarsi delle semplicistiche rappresentazioni mainstream che dividono sistematicamente popoli e paesi a colpi di scure tra buoni e cattivi, ricchi e poveri, oriente e occidente. La globalizzazione e la sua “gestione” da parte dei governi e delle istituzioni sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale hanno disegnato l’attuale assetto degli equilibri e degli squilibri a livello planetario. La nostra vita quotidiana e il nostro imprinting culturale ci hanno spinto ad assegnare un giudizio di valore assolutamente positivo alla rimozione delle barriere al commercio globale e all’integrazione fra le economie. Stiglitz invece ci aiuta a capire anche i difetti di un’integrazione guidata da logiche politiche e ideologiche e da interessi di pochi, e a chiederci se la globalizzazione non sia che un remake in salsa buonistica del colonialismo.

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L’ I N T E R V I S T A A F R A N C E S C A B R A T T O L I

Il Covid come acceleratore

del mercato immobiliare

Ecco come la pandemia ha stravolto i canoni del settore secondo Francesca Brattoli consigliera FIMAA Foggia

C’ 10 Progetti Finanza&

FRANCESCO GASBARRO

è un settore economico che durante la pandemia non ha regredito. É il settore della compravendita immobiliare che ha visto nella crisi sanitaria un vero e proprio acceleratore di processi, in quell’inafferrabile rimescolamento di parametri che ha caratterizzato l’ultimo anno e mezzo. A confermare questa crescita degli affari del mattone – intervistata da Progetti&Finanza – è Francesca Brattoli, giovane e intraprendente agente di affari in mediazione immobiliare, nonché consigliera FIMAA Foggia presso la Confcommercio. Il quadro che la stessa Brattoli restituisce, analizzando l’intero settore su scala nazionale, è un quadro che certamente dipinge questo periodo come uno dei più floridi degli ultimi 10 anni, paragonabile soltanto a quanto si verificò all’indomani della crisi finanziaria del 2008. Questo perché quando si determinano degli squilibri economico – finanziari, le persone smuovono

il proprio patrimonio immobiliare o per monetizzare o per fare nuovi investimenti a prezzi più contenuti. “A questo si aggiungono i benefici determinati dalle agevolazioni sulla prima casa, dall’ecobonus e dal sisma-bonus, i quali hanno smosso il settore soprattutto al sud” – dichiara Francesca Brattoli. Secondo quanto riporta la stessa agente, il dato del meridione è addirittura più importante a causa della sommatoria delle compravendite di terreni che, in quest’ultimo periodo, hanno avuto un exploit senza precedenti. Le stime effettuate sui prezzi standardizzati – passibili di variazioni, al netto delle specifiche situazioni e della localizzazione dei beni – ci permette di esemplificare il crollo dei prezzi che ha accelerato le compravendite. “Un immobile che ieri costava 100.000 Euro – aggiunge Brattoli – oggi ne vale 88.000 Euro. Un terreno che nel pre-pandemia valeva 23.000 Euro ad ettaro, oggi vale 18.000 Euro ad ettaro. Questo chiaramente ha consentito a tante persone di fare l’affare che stavano aspettando da tempo, ad un prezzo più contenu-

to, mentre ai venditori di avere liquidità immediata in un momento di necessità”. Con la pandemia sarebbe cambiato anche il target dei venditori e degli acquirenti. “I nostri clienti, soprattutto nel secondo anno di Covid, sono soprattutto esercenti che sono rimasti chiusi durante il lungo periodo di restrizioni – continua l’intervistata – tra questi ci sono molti barbieri ed estetisti che hanno messo in vendita le loro seconde case e i beni ereditati. I target classici sono stati stravolti, ma sono aumentate le categorie di persone che fanno ricorso alla vendita di beni, come stato di necessità. Dal nostro osservatorio aumentano anche gli investitori, mentre diminuiscono le neo-famiglie di giovani sposati”. Sull’andamento del mercato immobiliare chiaramente incidono le modalità di accesso al credito, anche quelle rivoluzionate dal Covid e dalle norma-

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tive varate dal Governo durante lo stato di emergenza. Si allentano, in linea generale, i requisiti per richiedere dei mutui. Ma sono le forme “ibride” e meno impegnative quelle che stanno andando per la maggiore. Tra queste senza dubbio vi è il Rent To Buy, un tipo di contratto, introdotto nel nostro ordinamento dal Decreto Sblocca Italia (D.L. 133/2014 convertito in Legge 164/2014), con cui il proprietario/concedente consegna fin da subito l’immobile al conduttore/futuro acquirente, il quale paga il canone; dopo un periodo di tempo fissato nello stesso contratto il conduttore può decidere se acquistare il bene, detraendo dal prezzo una parte dei canoni già pagati. “Se prima erano tutti diffidenti nei confronti di queste forme di acquisto, oggi è diventata ordinaria amministrazione, per la possibilità di concludere l’acquisto,

magari al termine della pandemia” – sottolinea Brattoli. Se la casa è diventata lo spazio in cui vivere per la maggior parte del tempo, dove lavorare e dove trascorrere anche il tempo libero, è facile intendere che in virtù di ciò siano cambiante anche le necessità e le richieste di chi acquista una casa. “Questo periodo ha determinato una rivalutazione degli spazi esterni che prima venivano sottovalutati” – spiega la consigliera FIMAA. “Le persone cercano sempre più delle soluzioni indipendenti, con un ampio balcone, dove magari praticare

lo smart working e rilassarsi nel tempo libero”. Questi scossoni però non saranno soltanto episodici. Probabilmente un’eredità comportamentale di questo periodo potrà rimanere nonostante l’auspicato superamento della crisi pandemica. “Per i prossimi anni – conclude Francesca Brattoli – rimarrà caldamente consigliato l’investimento del mattone. La casa è ancora l’appiglio più solido per chi decide di fare un investimento. Adesso che abbiamo riscoperto l’importanza dei nostri spazi, non ce ne dimenticheremo così facilmente”.

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Progetti Finanza&


V I A L I B E R A I N R ITA R D O D E L G OV E R N O AG L I A I U T I E C ON O M I C I

I sostegni di Draghi

non bastano a placare le piazze

Tantissime attività tagliate fuori dalla ghigliottina del 30% di perdite sull’anno precedente, restano senza soldi e con le serrande abbassate

A 12 Progetti Finanza&

FRANCESCO GASBARRO

lla fine la montagna ha partorito un topolino. Almeno questo è quanto pensano le decine di categorie che, dopo l’approvazione dell’ultimo decreto “Sostegni”, hanno prolungato ad oltranza la loro protesta, talvolta con episodi di violenza sotto ai palazzi romani del potere. Il primo pacchetto di aiuti varato dall’esecutivo Draghi, per lenire le sofferenze di questa ennesima fase di restrizioni dettate dal Covid, ha diviso la critica, come sempre, tra soddisfatti e non. Lo scorso 19 marzo il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alle nuove misure e l’evento è valso addirittura la prima conferenza stampa per il nuovo Premier, accompagnato dai ministri dell’economia e del lavoro, Franco e Orlando. “Abbiamo fatto il possibile” – aveva commentato in quell’occasione Draghi, a margine dell’enunciazione delle misure per aiutare imprese e famiglie. “È un momento in cui i soldi non bisogna chiederli, bisogna darli”. Infatti il perno centrale del nuovo decreto è stato senza dubbio lo stanziamento di risorse a fondo perduto per imprese e professionisti. Dei 32 miliardi totali, 11 sono destinati a ristorare le aziende che hanno subito delle perdite. Superato il criterio dei Codici Ateco, per individuare i beneficiari degli aiuti è stata introdotta la discriminante del calo di fatturato. Dagli inizi di aprile, infatti, è partita l’erogazione dei ristori pesati sulla mole d’affari dell’azienda richiedente. Soltanto nel caso in cui il fatturato medio mensile del 2020

sia calato almeno del 30% rispetto al medesimo dato del 2019 si può accedere alla misura. Delle deroghe sono previste per le aziende nate nel 2020. Gli aiuti, altresì, possono essere “riscattati” anche sotto forma di sgravio fiscale. Sulla formulazione dei nuovi ristori è insorta – in primis - la categoria dei commercialisti che chiaramente sta avendo una finestra di pochi giorni per gestire le singole istanze dei clienti, dovendo rispondere anche in caso di eventuali errori di calcolo. I commercialisti chiedevano che i dati sul fatturato delle aziende fossero reperiti direttamente dall’Agenzia delle Entrate, sulla scorta degli elementi già in possesso dell’Ente. Sempre in tema di aiuti è stata data maggiore importanza ai settori della montagna, del turismo e della cultura che in precedenza erano stati esautorati dagli aiuti. Ma ad insorgere sono ancora gli operatori del settore agricolo, degli agriturismi e di tutto il comparto della ricettività. Un altro punto divisivo è quello dello stralcio delle cartelle esattoriali dal 2000 al 2010 fino a € 5000 per redditi inferiori a € 30.000. Draghi non ha usato mezzi termini e ha definito questa scelta con il suo nome, un nome echeggiato più volte anche nei passati governi, ovvero un “condono”. Si tratta di multe e imposte non pagate e ritenute non più esigibili, situazioni incancrenite su cui lo Stato ha evidentemente fallito, dichiarando alla fine la sua incapacità nella riscossione. Soprattutto l’area democratica del nuovo esecutivo ha aspramente criticato questa misura che genererebbe iniquità e andrebbe a penalizzare coloro che hanno

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sempre pagato. Importanti sono state anche le misure relative alla legislazione del lavoro. È stata confermata la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 30 giugno 2021 per i lavoratori delle aziende che dispongono di CIG ordinaria e CIG straordinaria (soprattutto industria e agricoltura); e al 31 ottobre 2021 per i lavoratori delle aziende coperte da strumenti in deroga (soprattutto del settore terziario). Ma i sindacati già chiedono di prorogare ulteriormente queste scadenze. Delle proroghe sono state previste anche per la CIG (Cassa Integrazione Guadagni), così come richiesto a più riprese dalle associazioni di categoria. Il reddito di emergenza e il reddito di cittadinanza sono stati rifinanziati. Nonostante la condivisa consapevolezza del nuovo Governo delle necessità di modificare alcuni aspetti di queste misure di welfare, le stesse sono state ritenute necessarie per fronteggiare la povertà dilagante, soprattutto in questo momento. Particolare attenzione è stata prestata agli Enti Locali che sono in prima linea nella lotta contro l’emergenza pandemica e che, a causa delle restrizioni alla circolazione e alle attività private, hanno subito dei notevoli cali di entrate tributarie. Come supporto agli enti territoriali il “dl Sostegni” ha riconosciuto un incremento delle risorse per il ristoro delle minori entrate: 260 milioni per le autonomie speciali e 1 miliardo per gli enti territoriali; un ristoro di 250 milioni di euro per le minori entrate dei Comuni relativi all’imposta di soggiorno; un rimborso delle spese sanitarie sostenute dalle Regioni nel 2020 per l’acquisto di dispositivi individuali e di beni sanitari riguardanti l’emergenza Coronavirus; 800 milioni di euro aggiuntivi destinati al trasporto pubblico locale e il rinvio di alcuni termini, tra cui lo spostamento al 30 aprile (dal 31 marzo) del termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli enti locali. Non poteva mancare il capitolo relativo alle misure di carattere sanitario, per fronteggiare l’aumento dei contagi. È stato previsto infatti un ulteriore investimento per vaccini e farmaci anti-Covid-19, la cui spesa prevista è di 2,8 miliardi, nello specifico 2,1 miliardi per l’acquisto di vaccini e 700 milioni per l’acquisto di farmaci. 345 milioni sono stati destinati al coinvolgimento di medici di medicina generale

nella campagna vaccinale, oltre a specialisti ambulatoriali, pediatri e medici di continuità assistenziale. Ma per avere un quadro reale delle ricadute delle nuove misure bisognerà attendere i prossimi mesi. Quello che salta immediatamente all’occhio, però, è la tempistica. Infatti il primo decreto di aiuti del Governo Draghi arriva a distanza di molti mesi dalle chiusure di dicembre 2020-gennaio 2021, una finestra di restrizioni questa che di fatto rimane scoperta da misure di sostegni, visto che siamo ripiombati in una nuova congiuntura negativa. Le nuove misure, infatti, intervengono sull’ultima ondata di chiusure, quelle della terza ondata, che verosimilmente si prolungheranno fino a dopo Pasqua. Ecco perché ci sono in cantiere nuovi interventi. Poi c’è un vulnus relativo alle risorse stanziate. Dalle prime stime effettuate questi sostegni andranno a coprire soltanto il 5% delle perdite complessive delle aziende italiane. Associazioni di categoria come Confartigianato hanno già definito come “insufficienti” le risorse stanziate dall’ultimo decreto. Le piazze in rivolta sono un altro indicatore del fatto che forse la montagna abbia veramente partorito un topolino.

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Superbonus 110%: Agenzia Entrate e visti di conformità Il soggetto che rilascia il visto di conformità verifica la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai professionisti incaricati MATTEO PALUMBO Una pratica bussola per orientarsi nel mare magnum del Superbonus 100%, un’occasione che seppur contornata da un articolato corredo di documentazione tecnico-amministrativa, costituisce un’occasione storica per cittadini ed imprese. Tra le prime nozioni da conoscere e comprendere vi è il visto di conformità, conosciuto anche come “visto leggero”, introdotto nel sistema tributario italiano dal decreto legislativo n. 241 del 9 luglio 1997, costituisce uno dei livelli dell’attività di controllo sulla corretta applicazione delle norme tributarie, attribuito dal legislatore a soggetti estranei all’amministrazione finanziaria. Il soggetto autorizzato al rilascio del visto è tenuto a predisporre la dichiarazione fiscale, attestare di aver eseguito i necessari controlli mediante sottoscrizione della stessa e a trasmetterla all’Agenzia delle entrate. Attraverso l’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni fiscali il legislatore ha inteso: garantire ai contribuenti assistiti il corretto adempimento di alcuni obblighi tributari; agevolare l’Amministrazione finanziaria nella selezione delle posizioni da controllare e nell’esecuzione dei controlli di propria competenza; contrastare il fenomeno legato alle compensazioni di crediti inesistenti; semplificare le procedure legate alla richiesta dei rimborsi IVA; contrastare indebite cessioni di credito d’imposta o sconti in fattura non dovuti riguardanti interventi di recupero del patrimonio edilizio, di efficienza energetica, di rischio sismico, di realizzazione di impianti fotovoltaici, di colonnine di ricarica e di abbattimento delle barriere architettoniche. Il professionista autorizzato al rilascio del visto di conformità deve rispondere a requisiti professionali di onorabilità e moralità di alto profilo tali da poter offrire garanzia all’Erario e al contribuente, affidatosi alle sue cure, che l’attività posta in essere è conforme alle disposizioni normative disciplinanti la materia. Oltre al visto di conformità il legislatore ha previsto altri due livelli di controllo: l’asseverazione dei dati ai fini dell’applicazione degli studi di settore e la certificazione tributaria. Questa rappresenta il terzo livello di informazione sulla corretta applicazione delle norme tributarie e completa i primi due livelli. Il soggetto che rilascia il visto di conformità verifica la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai professionisti incaricati. È necessario, inoltre, richiedere, sia ai fini dell’utilizzo diretto in dichiarazione del Superbonus che dell’opzione per la cessione o lo sconto: per gli interventi di efficientamento energetico, l’asseverazione da parte di un

tecnico abilitato, che consente di dimostrare che l’intervento realizzato è conforme ai requisiti tecnici richiesti e la corrispondente congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 6 agosto 2020 sono state stabilite le modalità di trasmissione della suddetta asseverazione e le relative modalità attuative; per gli interventi antisismici, l’asseverazione da parte dei professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza, dell’efficacia degli interventi, in base alle disposizioni di cui al decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti 28 febbraio 2017, n. 58 (come modificato dal decreto del 6 agosto 2020 n. 329). I professionisti incaricati devono attestare anche la corrispondente congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. L’asseverazione è rilasciata al termine dei lavori o per ogni stato di avanzamento dei lavori e attesta i requisiti tecnici sulla base del progetto e della effettiva realizzazione. Il soggetto che rilascia il visto di conformità verifica la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai professionisti incaricati. La non veridicità delle attestazioni o asseverazioni comporta la decadenza dal beneficio. Si applicano le disposizioni della legge n. 689/1981. Sono detraibili anche le spese sostenute per il rilascio del visto di conformità, nonché delle attestazioni e delle asseverazioni. I tecnici abilitati rilasciano le predette attestazioni ed asseverazioni, previa stipula di una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500.000 euro, al fine di garantire ai propri clienti e al bilancio dello Stato il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata. Una copia dell’asseverazione riferita agli interventi di efficientamento energetico è trasmessa, esclusivamente per via telematica, all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) secondo le modalità stabilite dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del 6 agosto 2020.

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Ecobonus 110, le spese non detraibili MATTEO PALUMBO

Tra le spese inammissibili vi è il compenso dell’amministratore condominiale per tutti gli adempimenti connessi al Superbonus Il decreto Rilancio del Governo italiano ha introdotto due interesanti misure che prendono il nome di Superbonus e Sismabonus al 110%, entrambi con l’obiettivo di favorire gli interventi di efficientamento energetico e antisismici, nonché l’installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. Il Superbonus è uno strumento attivato per rilanciare rapidamente il comparto dell’edilizia e rispondere alle importanti sfide climatiche ed ambientali previste per il settore civile dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Il Superbonus che incentiva gli interventi di riqualificazione energetica e sismica di edifici residenziali - prevede un’aliquota di detrazione del 110% per le spese sostenute entro il 30 giugno 2022 (ovvero entro il 31 dicembre 2022 e 30 giugno 2023 per specifiche casistiche), da dividere in 5 anni, nel limite massimo di predefiniti valori di detrazione variabili in funzione della grandezza dell’edificio e della tipologia di intervento. A monte dell’investimento, oltre alle opportunità offerte, bisogna certamente conoscere anche le spese inammissibili. Tra di esse vi sono quelle per l’acquisto dei materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse, comunque richieste dal tipo di lavori (ad esempio, l’effettuazione di perizie e sopralluoghi, le spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione); non sono ammissibili anche altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi (ad esempio, le spese relative all’installazione di ponteggi, allo smaltimento dei materiali rimossi per eseguire i lavori, l’imposta sul valore aggiunto qualora non ricorrano le condizioni per la detrazione, l’imposta di bollo e i diritti pagati per la richiesta dei titoli abilitativi edilizi, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico pagata dal contribuente per poter disporre dello spazio insistente sull’area pubblica necessario all’esecuzione dei lavori). Tra le spese inammissibili vi è il compenso dell’amministratore condominiale per tutti gli adempimenti connessi al Superbonus, in quanto costo non strettamente correlato/ collegato agli interventi agevolabili. La spesa per il com-

penso straordinario dell’amministratore non può essere considerata fra quelle ammesse alla detrazione e, dunque, non può essere oggetto né del c.d. “sconto in fattura”, né di “cessione”, ai sensi dell’articolo 121 del decreto Rilancio. Come più volte chiarito, infatti, l’amministratore svolge le proprie funzioni in conformità al mandato conferitogli dal condominio ed eventuali compensi, anche extra, riconosciuti dal condominio ancorché riconducibili alla gestione (straordinaria) dei lavori, non possono rientrare tra le spese che danno diritto al Superbonus. Tale compenso infatti non è caratterizzato da un’immediata correlazione con gli interventi che danno diritto alla detrazione in quanto gli adempimenti amministrativi rientrano tra gli ordinari obblighi posti a carico dell’amministratore da imputare alle spese generali di condominio. Sono escluse dal superbonus anche le spese relative ai corrispettivi riconosciuti al contraente generale per l’attività di mero coordinamento e per lo sconto in fattura applicato. L’Agenzia delle Entrate, richiamando a quanto evidenziato nella circolare n. 30/E/2020, conferma quindi che non si tratta di costi imputabili alla realizzazione dell’intervento, e che quindi resta esclusa la possibilità di beneficiare della detrazione al 110 per cento per tali categorie di spese. Tra le detrazioni non riconosciute si segnalano anche la sostituzione della caldaia (sebbene rientri nei lavori agevolati con il superbonus 110, la sostituzione della caldaia da sola potrebbe non assicurare il salto di due classi energetiche necessario per usufruire del bonus), la linea vita per il rifacimento del tetto (l’isolamento del tetto rientra nelle detrazioni del 110, ma per lavorare in sicurezza sul tetto è necessaria l’installazione della linea vita anticaduta, che è agevolabile solo con la detrazione del 50%), la ventilazione meccanica controllata (come precisato da Enea, non rientra nelle spese agevolate dall’ecobonus 110) e le pratiche per gli abusi edilizi (un immobile infatti che presenta abusi edilizi non può usufruire del bonus per il quale è necessaria la17 Progetti Finanza& conformità urbanistica e catastale).

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S U C O F

Il general contractor che ha sedi in Puglia e Campania, ha già avviato oltre 60 cantieri che usufruiranno delle detrazioni del 110% e molti altri sono già pronti a partire.

Gargano Esco «Il SuperBonus cambierà il volto dell’Italia» S

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ono molteplici gli interventi statali per far ripartire l’economia nei vari settori produttivi del nostro Paese. Tra questi settori, un ruolo importante, lo interpreta quello dell’edilizia alla quale sono state riservate agevolazioni che spaziano dal rifacimento del tetto dell’immobile al cappotto termico alla rimozione e smaltimento eternit, fino ad arrivare all’edilizia industriale e commerciale, con facilitazioni che partono dal 50% fino al 110%. Tutto questo per ridare nuova vita alle abitazioni, o edifici commerciali e industriali, più necessarie di interventi migliorativi in linea con le richieste termo-ambientali attuali. Lo scopo è quello di migliorare la vivibilità di ognuno partendo dal rendere la dispersione termica minima o nulla, la tenuta sismica adeguata, oltre che il decoro e quindi la qualità della vita delle persone che vi abitano o che ci lavorano. Per fare questo bisogna affidarsi ad esperti in grado di realizzare “ad opera d’arte” quanto desiderato e capaci di attuare tutte le richieste dell’apparato pubblico per accedere alla concessione dei bonus. E allora abbiamo incontrato Tommaso Mazziotti, Amministratore Unico della “Gargano Esco” Società

di Edilizia Residenziale, Commerciale, Industriale al quale facciamo qualche domanda al riguardo: Quali attività svolge la Gargano Esco? Gargano Esco è un General Cotractor, impresa di costruzioni, ristrutturazioni e servizi per l’edilizia, specializzata nei

settori residenziale, commerciale, industriale, general contractor. La nostra impresa lavoracostantemente alla ricerca di materiali sempre più innovativi e tecnologie all’avanguardia per gestire interventi di bioedilizia a basso impatto ambientale. Tutti i servizi gestiti da Gargano Esco rispondono alle esigenze

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economiche, ambientali e strutturali dei clienti e garantiscono alti standard qualitativi. Chi lavora in Gargano Esco? Il team di Gargano Esco è composto da grandi professionisti del mondo delle costruzioni e consulenti che quotidianamente si impegnano nella loro professione per fornire al cliente il miglior servizio possibile. All’interno è presente uno staff dedicato ai servizi di ingegneria e gestione di progetti integrati, che possiede le competenze necessarie per porsi come giusto interlocutore tecnico per il cliente finale. Grazie all’esperienza e alle competenze tecniche del nostro team realizziamo progetti di edilizia industriale e commerciale, garantendo un risultato di alta qualità. Collaboriamo costantemente con i migliori architetti e geometri per fornire ai nostri clienti un servizio affidabile e soluzioni efficaci con tempistiche certe. Che obiettivi si pone come general contractor? L’obiettivo finale è decisamente quello di soddisfare la richiesta del cliente, ente, impresa o privato che sia, offrendo un servizio preciso e completo, che va dallo studio di fattibilità fino alla realizzazione finale dell’opera edile. Garga-

no Esco gestisce tutto il processo, dalla progettazione allo sviluppo, in maniera professionale. Quali sono i settori in cui è specializzata la Gargano Esco? I settori di attività sono tre: l’edilizia residenziale innanzitutto, per lo sviluppo di questo business studiamo e attuiamo un progetto partendo dalle richieste e dalle necessità del cliente, i nostri interventi di edilizia residenziale sono studiati caso per caso, personalizzati e adeguati al budget di ognuno. Gargano Esco è impegnata in attività di edilizia industriale e commerciale come

la costruzione di capannoni, uffici, edifici commerciali e industriali: sviluppiamo e realizziamo progetti di edilizia industriale e commerciale, partendo dall’analisi delle necessità del cliente e dallo studio della finalità dell’immobile, mantenendosi sempre nel budget a disposizione. Ma in questo momento il “core business” della Gargano Esco è sicuramente la ristrutturazione di edifici condominiali di qualsiasi tipo, grazie al supporto di strumenti tecnologici avanzati che ci consentono di riqualificare e intervenire in tempi brevi, con il migliore risultato possibile.

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Se parliamo di condomìni, di quali interventi parliamo? Gli interventi riguardano il rifacimento del tetto, quindi copertura, realizzazione dell’isolamento termico o di sostituzione delle lastre in eternit. Cappotto termico: siamo specializzati nella realizzazione di cappotti termici che garantiscono all’immobile un alto grado di isolamento. Risanamento balconi e terrazzi: utilizziamo materiali adeguati per il ripristino ed il consolidamento, parziale o totale, di balconi e terrazzi. Rimozione, smaltimento e sostituzione coperture in eternit: seguiamo il cliente per tutta la procedura di rimozione, smaltimento e sostituzione della copertura in eternit del suo immobile. In questo momento storico tutti i vostri clienti saranno interessati anche e soprattutto ad un discorso di risparmio, verso quali incentivi e agevolazioni li indirizzate? Per tutti gli interventi di edilizia residenziale e commerciale è nostra priorità, già in fase di consulenza iniziale, supportare il cliente ed indirizzarlo verso le migliori agevolazioni fiscali e illustrargli le possibili forme di finanziamenti previste per il tipo di intervento specifico. Se un condominio necessita di un intervento di ristrutturazione, ora è de-

cisamente il momento giusto per farlo! Questo perché sono state prorogate anche per quest’anno e per il prossimo le agevolazioni fiscali che permettono una detrazione pari al 50% per interventi di ristrutturazione e del 65% se si tratta di un intervento di riqualificazione energetica, la novità è che per Ecobonus e Sismabonus le aliquote possono arrivare fino al 85% e al 110% a seconda dei casi. Parliamo allora di Sismabonus e Superbonus, che novità ci sono? Il Decreto rilancio ha previsto un incentivo fiscale finalizzato alla riqualificazione energetica e sismica degli edifici esistenti, parliamo del Super-ecobonus 110%. Questo per cercare di dare un impulso positivo al sistema economico italiano, migliorando la qualità e il valore anche degli edifici più obsoleti. Il Superbonus 110% è stato ufficialmente convertito in legge, N.77/220, delle opere previste dall’art. 119 del D.L.19 maggio 2020, n. 34 (Decreto Rilancio). Affinché gli interventi rientrino tra quelli previsti dal Superbonus 110% è requisito principale che siano finalizzati ad apportare il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o comunque della classe energetica più alta. Gli interventi di miglioramento sismico sono una concreta necessità per

il patrimonio edilizio italiano che è costituito in gran parte da edifici in muratura particolarmente datati. Grazie ai vantaggiosi incentivi fiscali previsti da Sismabonus e Superbonus sarà possibile intervenire su di essi per ripristinarne le piene funzionalità. Gargano Esco si è mostrata subito pronta a cogliere questa grande opportunità a favore dei propri clienti, studiando e approfondendo le tecniche di miglioramento della prestazione antisismica. Quanti cantieri aperti contate ad oggi e dove sono collocati? Ad oggi parliamo di circa 60 cantieri, ma ne partiranno altri 50 nei prossimi due mesi, collocati per lo più tra Campania e Puglia, anche in centri molto piccoli che hanno deciso di affidarsi a noi per valorizzare interi quartieri ‘fantasma’ che dagli anni del tragico terremoto del 1980 non erano stati più toccati, soprattutto a causa di risorse economiche delle quali, purtroppo, le amministrazioni locali non dispongono. Siamo orgogliosi di poter dire che siamo stati degli avanguardisti in un certo senso, uno dei pochi General Contractor, a livello nazionale, che segue tutta la procedura dalla A alla Z, dalla consulenza iniziale alla consegna finale dell’immobile finito.

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MARIA PIA ROMANO

n luogo di rara bellezza, i cui scenari mozzafiato sanno incidersi nell’anima, e al tempo stesso una terra che trema e che piange ancora i suoi morti del disastroso terremoto del 1980. Campania: regione di colori e suggestioni indimenticabili, ma anche di contrasti stridenti, in cui si sgomita per trovare una casa e si urla contro gli abusivi. La crisi dovuta alla pandemia, le modificazioni sociali e i rapidi cambiamenti di natura economica che stanno interessando il comparto abitativo negli ultimi mesi, rendono oggi più che mai necessario un approfondimento delle politiche del settore. In questo momento il mercato immobiliare italiano è caratterizzato dalla scarsità di alloggi in affitto e l’edilizia pubblica sociale appare sottodimensionata e scoraggiata da una fiscalità non adeguata. Abbiamo intervistato il Presidente della Campania Vincenzo De Luca per capire come la Regione si dispone verso i mutamenti e i nuovi bisogni che stanno emergendo e che richiedono risposte urgenti. L’emergenza sanitaria da Covid-19 che si protrae da più di un anno sta

mettendo in ginocchio diversi settori dell’economia e sta aggravando la situazione dei nuclei familiari più deboli: non solo sono moltissime le famiglie che non sono in grado di comprare una casa, ma anche quelle che non riescono a pagare l’affitto con i canoni del libero mercato. Gli ultimi dati ci dicono che il 49% delle famiglie in locazione è in difficolta a pagare il canone. Cosa può fare la Regione Campania? Prima di tutto, bisogna dire che dal 1998 (legge 431) esiste un fondo statale per il sostegno all’affitto, finanziato annualmente, che, però, nel corso degli anni è andato sempre più riducendosi, fino a scomparire del tutto nel 2016, mentre veniva creato un altro fondo, destinato agli inquilini morosi incolpevoli, sottoposti a decreto di sfratto. Purtroppo, nonostante le lodevoli intenzioni, il fondo per i morosi incolpevoli si è rivelato quasi del tutto inutilizzabile, perché il contributo interviene troppo tardi, quando ormai il rapporto tra proprietario ed inquilino è del tutto compromesso, e quindi non ha inciso positivamente sul problema. Per questo motivo, le Regioni hanno chiesto ed ottenuto il rifinanziamento del fondo della Legge 431 nel 2019 ed anche la

possibilità di far confluire le risorse non utilizzate per la morosità nello stesso plafond. Tutto ciò, insieme ad un ulteriore sforzo regionale, ha permesso alla Campania, nel corso del 2020, in piena emergenza Covid, di mettere in campo diverse misure per il diritto alla casa, destinate sia al pagamento dell’affitto, che ai mutui per l’acquisto della prima casa. In particolare, sono stati attivati due bandi per il sostegno alla locazione: il primo prevedeva un contributo massimo di 2.000€ per famiglie con ISEE (indice della situazione economica equivalente) fino a 13.500€, gestito direttamente dalla Regione con procedura on-line, mentre il secondo, destinato più specificamente a coloro che avevano subìto un drastico calo del reddito nei mesi del lockdown, è stato affidato ai Comuni, con procedura rapida, basata su autodichiarazioni, per un contributo di 750 € a famiglia a fronte di tre mensilità di canone (marzo – maggio 2020). Sul primo bando sono state presentate oltre 65.000 domande per un fabbisogno complessivo pari a quasi 100 milioni di euro, e sul secondo si sono registrate, nell’arco di una decina di giorni, più di 40.000 domande, a fronte del-

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le quali risultano erogati 21.181.000,00 euro. Questi numeri evidenziano una crescita esponenziale delle richieste di contribuzione ed il fabbisogno evidenziato è stato di molto superiore a quanto le Amministrazioni sono state in grado di erogare. Quello che pare delinearsi è un generale aumento del fabbisogno, ma ciò pare più motivato da una maggiore sofferenza diffusa più che da cali drastici del reddito, e questo andrebbe molto attentamente considerato per l’attribuzione delle prossime risorse. Chi ha un ISEE di 7000 € e con un calo del 10% ha difficoltà maggiori di chi ha un ISEE di 29mila con calo del 20%. La crisi abitativa deve essere sanata dallo Stato? Quanto Sisma bonus e 110% possono aiutare questa situazione? E’ urgente intervenire sulla disciplina dei fondi statali che ho citato, per poter intercettare con maggiore efficacia il fabbisogno che si va delineando, ed anche per scongiurare l’aumento degli sfratti per morosità. A tal fine sono già in corso interlocuzioni tecniche con il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili e con il Ministero delle Politiche Sociali, per prevedere nuove regole, ad esempio sostituendo l’ISEE ordinario con l’ISEE corrente, che consente di fotografare la reale situazione del nucleo, senza ricorrere alle fantasiose autocertificazioni sul “calo” e sulla “liquidità”, che rendono un cattivo servizio ai Comuni che le devono gestire. Si ritiene assolutamente necessario che il Governo finanzi sia il fondo 431, sia il fondo morosità incolpevole, in maniera importante (molto importante) e con continuità, nell’ordine di almeno 800M€ all’anno, da poter gestire unitariamente o in modo coordinato, anche perché questo permetterebbe di approcciare il problema da un punto di vista almeno parzialmente più strutturale, e potrebbe essere associato a meccanismi di ricontrattazione dei canoni ad esempio o ad altre misure di sostegno alle politiche abitative. In merito agli sfratti, si potrebbe riservare un’aliquota del fondo FSA annualmente disponibile per ciascuna Regione, (ad esempio in rapporto al numero di sfratti certificato) per la concessione di un contributo che agevoli la stipula di un nuovo contratto di locazione, per le famiglie destinatarie di provvedimenti di sfratto, che si trovino in particolari situazioni di disagio ovvero di priorità sociale certificate

dalle Amministrazioni Comunali. Il fondo accantonato può essere gestito da ciascuna regione con modalità a sportello, aperto alle richieste dei Comuni in relazione ai casi concreti e specifici accertati dai comuni stessi. Il sostegno all’affitto o i contributi sui mutui, però, sono misure che non hanno effetto calmierante sul mercato, tutt’altro, quindi è necessario che lo Stato intervenga con una politica di incentivi per aumentare l’offerta di abitazioni, che troppo spesso rimangono libere per mancanza di fiducia da parte dei proprietari, ma anche di controlli e sanzioni, che facciano emergere le tante, troppe, locazioni opache, i pagamenti al nero ed i contratti fasulli, che purtroppo caratterizzano il mercato delle locazioni in Italia. Il Superbonus 110% è una occasione

da sfruttare al massimo: offre la possibilità che vengano eseguiti importanti interventi sotto il profilo dell’efficientamento energetico e dell’adeguamento sismico, ma non solo. Potrebbe ottenere dei risultati positivi indiretti, come censimento degli occupanti e la regolarizzazione del patrimonio? Gli incentivi fiscali attivati dallo Stato per la riqualificazione del patrimonio residenziale non sono solo importanti, ma essenziali per la ripresa e lo sviluppo del settore edilizio, mettendo in moto interventi che non solo non danneggiano l’ambiente perché non consumano nuovo suolo, ma concorrono in maniera determinante alla riduzione del consumo di energia e all’abbattimento delle emissioni inquinanti nelle nostre città, oltre a migliorare la sicurezza dei fabbricati, an-

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Vincenzo De Luca Presidente della Regione Campania (Foto Michele Frascione)

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che in chiave antisismica, in un territorio, come quello nazionale, altamente sismico. Mi auguro che la presenza di questi forti incentivi possa influire in maniera significativa anche sulla regolarizzazione del patrimonio, almeno per l’eliminazione di abusi di lieve entità, in un’ottica di convenienza per il condominio privato. I single, le giovani coppie, gli stranieri, gli studenti sono in difficoltà per mancanza di offerta e costi estremamente elevati degli affitti, ci sono aiuti specifici? Quelli che lei ha elencato sono i fabbisogni abitativi ai quali la Regione da tempo cerca di dare una risposta, improntando la propria disciplina in materia di edilizia pubblica e sociale, in una chiave di mixitè socio-economica e in un’ottica di diversificazione dell’offerta abitativa. La programmazione regionale (vedi le delibere n. 263 e 279/2019, n. 56-84/2021) si muove verso l’obiettivo di un Abitare Sostenibile, con soluzioni al fabbisogno abitativo prioritariamente all’interno del riuso del patrimonio edilizio esistente e incardinando la realizzazione di residenze a canone sociale e/o agevolato in progetti di risanamento e di recupero dei quartieri degradati e di aree ed edifici dismessi. Il quadro delle esigenze abitative diventa sempre più articolato proponendo nuove forme di fragilità sociali legate alla crisi del mercato del lavoro, alle separazioni, agli anziani, agli immigrati, alle famiglie soggette a procedure di sfratto per morosità, spesso incolpevole, oppure agli sgomberi di immobili non sicuri, alla necessità di favorire servizi alloggiativi agevolati agli studenti fuori sede, pertanto viene incentivata la messa in campo di diverse soluzioni alloggiative e di nuove modalità di realizzazione e gestione dei programmi di intervento, in grado di produrre un’efficace sinergia tra pubblico e privato. Gli ex IACP vivono da troppo tempo in condizioni di forte criticità. Cosa si fa per loro? Il ruolo dell’Agenzia Campana per l’Edilizia Residenziale - ACER nella quale sono confluiti i 5 ex IACP della regione Campania, è essenziale nelle politiche abitative regionali. Con la recente nomina del nuovo Direttore Generale, che proviene dall’ACER di Bologna, si è aggiunto un nuovo importante tassello al percorso di trasformazione degli ex IACP, in una prospettiva di modernizzazione e di efficienza, avviata con la riforma regionale. Riforma che ha riguardato anche l’intera disciplina dell’edilizia pubblica, dalla mo-

De Luca: «Il ruolo dell’ ACER è essenziale nelle politiche abitative regionali.»

dalità di assegnazioni degli alloggi, che sarà gestita da una piattaforma regionale aperta a tutti i cittadini, alla gestione più equa dei canoni, commisurati alla tipologia e localizzazione dell’alloggio, nonché all’indice della situazione economica equivalente del nucleo assegnatario, associata a modalità più agevoli di rientro dalla morosità, con la possibilità di rateizzare il pagamento dei canoni arretrati, in misura sostenibile rispetto al reddito, ed anche di usufruire di un contributo di solidarietà, per diminuire o addirittura azzerare l’importo del debito. Tutto questo concorre a rendere maggiormente sostenibile il bilancio corrente dell’Ente. In merito agli investimenti, la Regione punta molto sull’ACER, in particolare per avviare un piano di rigenerazione del patrimonio; l’accesso agli incentivi fiscali, ed in particolare al Superbonus 110% con l’opzione dello sconto in fattura, appare oggi un’occasione irripetibile per realizzare i necessari lavori di messa in sicurezza, in uno all’efficientamento energetico del patrimonio residenziale pubblico gestito dall’ACER sia in proprietà che in convenzione con i Comuni, minimizzando la spesa a carico del pubblico. Consapevoli delle necessità ma anche delle ristrettezze economiche dell’Ente, la Regione ha messo a disposizione dell’Agenzia un fondo di 2 milioni di euro, per anticipare le spese di progettazione e poter candidare il maggior numero di interventi di eco e sisma bonus, ottimizzando l’utilizzo di tali agevolazioni sulla più ampia parte del patrimonio ACER, nonché sul patrimonio comunale affidato in gestione all’ACER. Sanatoria per gli occupanti abusivi: proroga al 30 Giugno 2021. Tutti gli utenti che occupano senza titolo di alloggi di ERP, in possesso dei requisiti previsti dal nuovo Regolamento Regionale, potranno presentare domanda di sanatoria all’ Ente Gestore (ACER, Comune). Pensa che in questo modo risolveremo il problema? La riforma approvata con il Regolamento 11/2019 ha introdotto una nuova disciplina, come ho detto poc’anzi, pertanto, al fine di avviare un nuovo ciclo, ci si è posti il problema di azzerare e ricondurre nella legalità tutte quelle situazioni di occupa-

zioni improprie, molto spesso derivanti da titoli scaduti o situazioni familiari particolari, con l’esclusione assoluta delle occupazioni perpetrate a danno dei legittimi assegnatari. Non so se si risolverà del tutto il problema, non credo, ma almeno avremo sottratto una buona fetta di cittadini dall’illegalità, che in certi contesti, confina troppo spesso con la criminalità. In merito alle disposizioni per il recupero, la valorizzazione e la rivitalizzazione delle aree interne e dei borghi caratteristici della Campania, cosa si è fatto e cosa si pensa di fare in un prossimo futuro? Ci sono incentivi per i borghi? La Campania presenta situazioni di forte divario insediativo e socioeconomico, espresso soprattutto nella contrapposizione tra il territorio costiero e di pianura, più denso di popolazione, attività e infrastrutture, e le zone interne, caratterizzate in prevalenza da condizione di forte marginalità. E’ doveroso promuovere forme di riequilibrio territoriale a scala regionale, basate su rinnovate condizioni di attrattività e accessibilità dei territori marginali, oggi segnati da fenomeni di sottoutilizzo, anche in relazione al patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente. Il compito che è di fronte a noi, oggi, è di rigenerare l’esistente, ed in questa sfida può giocare un ruolo importante la valorizzazione di territori marginali, in particolare di quelli situati nelle aree interne della Campania, ricchi di potenzialità e risorse tra le quali molti complessi di edilizia residenziale e altri beni pubblici (talvolta interi “borghi” storici). Per innescare questo processo è opportuno partire dai siti dove già la SNAI Strategia Nazionale Aree Interne è in fase avanzata di implementazione (come nell’Alta Irpinia) e migliore risulta la potenziale connessione con i territori metropolitani, per poi, progressivamente ampliare il bacino di aree interne da riattivare e ripopolare. In quest’ottica, ad esempio è stato pensato e progettato il Programma Integrato per la Qualità dell’Abitare, che la Regione ha presentato al Ministero delle infrastrutture per ottenerne il finanziamento. Si tratta di un progetto pilota per il ripopolamento e la resilienza delle aree del comprensorio dell’Alta Irpinia e coinvolge

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due comuni della Provincia di Avellino e un comune della provincia di Salerno al di sotto di 5.000 abitanti. È finalizzato alla riqualificazione energetica e sismica degli edifici residenziali pubblici dell’ACER, alla integrazione dei servizi, alla realizzazione di innovativi edifici residenziali sociali e alla costituzione di una Energy Community. L’intento è la rivalutazione del patrimonio immobiliare dismesso e abbandonato di proprietà pubblica, il Borgo di Carbonara ad Aquilonia, completamente abbandonato dopo il terremoto del 1930 (per la quasi totalità di proprietà pubblica), attivando nuove dinamiche abitative e occupazionali, che, partendo dall’assunto che la qualità dei nuovi servizi, la loro diversificazione, il miglioramento della qualità abitativa, unitamente alla qualità della vita già percepita positivamente da più parti nelle aree interne, possa costituire un solido collante da opporre all’emorragia demografica e diventare elemento di attrazione per nuove dinamiche abitative. Sarà inoltre necessario consolidare fortemente la connessione tra i vari comuni coinvolti dal progetto attraverso il recupero delle strade interpoderali, della comunicazione intercomunale, ma anche con l’utilizzo di sistemi di vettori elettrici riforniti da energia eolica che con percorsi anulari brevi (15 minuti a ciclo) possano connettere i comuni con una “metropolitana rurale”. Ci sono dei gruppi strutturati con imprese di ingegneria e general contractor che si stanno proponendo per valorizzare i borghi: come valuta le sinergie pubblico-privato? L’apporto dei privati è generalmente un fattore positivo, perché dà concretezza e prospettive di sviluppo ai progetti. In particolare nelle situazioni in cui è necessario rivitalizzare il tessuto insediativo e produttivo locale, non si può prescindere dall’integrazione delle idee e delle risorse, avendo, però, sempre chiaro il principio guida dell’interesse pubblico, della tutela dell’ambiente e delle comunità locali. Su questo binario si muovono i programmi integrati di valorizzazione per lo sviluppo del territorio, che, a partire dalla sperimentazione effettuata con il primo masterplan pilota dell’area Domitio-flegrea, sono oggi in via di definizione in altri contesti regionali. Il Programma integrato di valorizzazione è lo strumento di area vasta di raccordo tra le previsioni della pianificazione paesaggistica, territoriale e urbanistica e la programmazione delle risorse economiche e finanziarie in modo da consentirne la loro territorializzazione

sia in termini di dotazioni pubbliche, sia di attivazione di forme di partenariato pubblico privato. Per le sue finalità il Programma integrato di valorizzazione, di natura processuale e dinamica, delinea misure di medio e lungo periodo e attiva al contempo azioni a breve termine, tali da determinare le condizioni di contesto per favorire la valorizzazione delle risorse del territorio. Ci sono borghi fantasma, ad esempio quelli colpiti dal terremoto dell’80, che dovrebbero muoversi in questo senso? Il progetto che ho illustrato si muove proprio in questa direzione, ed in tal senso si pone come progetto-pilota per sperimentare un modello di intervento basato su una dimensione produttiva e formativa, in una visione che, attraverso l’innovazione, metta a sistema le risorse del territorio innescando un processo circolare di valorizzazione e sviluppo. A tale scopo, il progetto propone soluzioni innovative di riuso dell’antico borgo quale distretto formativo/produttivo/energetico, in cui neo-artigiani, attraverso la “reinterpretazione” della cultura materiale locale, sviluppino sistemi di produzione contemporanei, che possano alimentare l’innovazione e l’interazione sociale ed allo stesso tempo sostenere settori di crescita economica e di rigenerazione del paesaggio. Fondamentale, in questo percorso di sviluppo sostenibile, che la comunità si riunisca, a partire dal tema dell’energia, intorno al disegno ed alla gestione delle aree e di beni comuni, che diventano parte di un progetto unitario finalizzato al benessere degli abitanti, alla qualità urbana, alla sostenibilità ambientale, alla transizione ecologica. L’eco-rigenerazione delle città, il contrasto alla povertà energetica e al cambiamento climatico: quali sono i piani della Regione Campania? Quelle che lei cita sono le grandi sfide che ci attendono nei prossimi anni e che la stessa Commissione Europea ha fissato come principaliobiettividell’Agenda2030,nelcosid-

dett o “green deal”. Naturalmente sono temi che investono una pluralità di settori di intervento, ma credo che si possa tentare una sintesi a partire proprio dall’esigenza di rispondere al fabbisogno abitativo, nelle sue molteplici e innovative accezioni. La realizzazione di un significativo stock di alloggi sociali e la rigenerazione urbana di molti quartieri delle nostre città può comportare in questo senso, non solo un adeguamento del patrimonio edilizio in termini di sicurezza e prevenzione sismica, di efficientamento energetico e, in chiave di de-carbonizzazione, di elevamento prestazionale e decoro urbano, ma anche l’infrastrutturazione digitale degli edifici, nonché una riqualificazione ambientale di estese porzioni di territorio, in particolare le moderne periferie delle aree metropolitane e urbane, ma non solo, adeguando gli standard urbanistici, migliorando le dotazioni di spazi comuni e aree verdi, contrastando gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. E’ intenzione di quest’amministrazione, inoltre, completare l’iter di approvazione della nuova legge urbanistica regionale, avviato nella scorsa legislatura, che porterà alla definizione di una nuova disciplina decisamente improntata all’obiettivo della riduzione del consumo di suolo e alla promozione della rigenerazione urbana e territoriale, al contrasto dei fenomeni legati al cambiamento climatico, alla sostenibilità ambientale e al rafforzamento della resilienza urbana in un’ottica prioritaria di semplificazione. In ogni caso, sarà fondamentale far riferimento al Piano paesaggistico regionale che costituisce lo strumento principale di guida, indirizzo e governo delle trasformazioni urbanistiche, nonché il quadro di riferimento normativo dei piani e programmi regionali, di area vasta e comunali per lo sviluppo sostenibile del territorio regionale, cui stiamo dedicando grandi energie per la sua redazione e approvazione di concerto con il Ministero della Cultura.


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I L T R AT TA M E NTO D E L L E C AT E G O R I E C ATA S TA L I D E L G R U P P O F NEGLI INTERVENTI EDILIZI ASSISTITI DA ECOSISMABONUS 110%

Superbonus: il caso degli immobili inutilizzabili e degradati AVV. DARIO GUCCI

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Dinanzi allo svilupparsi di interventi edilizi assistiti dai bonus fiscali disposti con il decreto rilancio (cd. bonus 110%) emergono vari dubbi relativi allo stato preesistente dell’edificio su cui intervenire e sui possibili ostacoli all’accesso al beneficio. Preme primariamente affrontare il problema delle unità accatastate nel gruppo F, ossia quelle categorie catastali fittizie nelle quali sono inseriti immobili che versano in un particolare stato di manutenzione o di completamento. Il gruppo F delle categorie catastali comprende vari tipi di entità urbane caratterizzate dal connotato comune della non fruibilità. Ad esempio rientrano in questo gruppo gli edifici in stato di abbandono sprovvisti di agibilità ed i cantieri non terminati, privi cioè di concessioni attive. Le 7 categorie catastali di cui è composto il gruppo descrivono a loro volta le caratteristiche più specifiche del manufatto. Troviamo in questo gruppo la categoria F/2: unità collabenti. Si tratta di strutture inutilizzabili e degradate (ruderi), prive di agibilità e conseguentemente di rendita catastale. Sono quegli edifici fatiscenti che non possono essere utilizzati direttamente senza profondi interventi strutturali. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’accesso agli incentivi mediante risposta n.326 del 9 settembre 2020, ribadendo che, nell’osservanza di quanto previsto per eco-bonus e sisma-bonus e nel rispetto di ogni altra condizione richiesta, è possibile fruire del superbonus anche relativamente alle spese sostenute per gli interventi realizzati su edifici classificati nella categoria catastale F/2. Nello specifico, sono ammessi all’ecobonus solo quegli edifici collabenti nei quali sia presente, anche se non funzionante, un impianto di riscaldamento rispondente alle caratteristiche tecniche previste dal d.lgs. 29 dicembre 2006, n. 311 e che tale impianto sia situato negli ambienti nei quali sono effettuati gli interventi di riqualificazione energetica. Sempre nel gruppo F possiamo individuare due categorie caratterizzate dall’incompletezza del manufatto: F/3: unità in corso di costruzione. Sono edifici con ancora completati. F/4: unità in corso di definizione. Sono in parte assimilabili alla categoria precedente con la differenza che rientrano in F/4 gli immobili privi di destinazione d’uso e consistenza. Più nel dettaglio la categoria F/3 (unità in corso di costruzione) classifica un’unità immobiliare i cui lavori di costruzione non risultano ancora ultimati. Essendo una categoria fittizia, rientrano in F/3 quelle opere in corso di costruzione e per le quali

l’accatastamento è facoltativo. In genere lo si richiede per una cessione di un edificio (o di una parte) al grezzo. Ad esempio possiamo accatastare in F/3 il solo piano interrato o una platea, prima della costruzione della parte fuori terra del fabbricato. La categoria catastale F/4 invece identifica i fabbricati completati, ma non ancora funzionalmente definiti. Un esempio potrebbe riferirsi ad un immobile per uffici i cui lavori risultano ultimati, ma non ancora suddiviso in vani ed unità precise (come nel caso di molte operazioni immobiliari destinate alla vendita). Di queste ultime categorie catastali di immobili vi è il dubbio se spettino o meno gli incentivi fiscali per interventi eseguiti su di essi. Entrando così in tema Superbonus, i fabbricati rientranti nelle categorie F/3 ed F/4 si presterebbero, in linea di principio, ad essere demoliti e ricostruiti, trattandosi di strutture esistenti, sebbene solo in parte realizzate. Trattandosi di opere edilizie in corso di costruzione, l’applicazione degli incentivi in vigore per riqualificazione energetica o miglioramento antisismico, attualmente portati al 110% dal Decreto Rilancio – D.L. n.34/2020, comporterebbe vantaggi economici particolarmente elevati. La decisione della Corte di Cassazione del 15/05/2019 (Ordinanza n. 13043/2019) afferma tuttavia che non possono essere detratte le spese sostenute per i lavori di ristrutturazione e di risparmio energetico se tali lavori sono stati effettuati sul fabbricato ancora in costruzione, risultando, dunque, come lavori di completamento e non di ristrutturazione. Il concetto di “ristrutturazione edilizia” è riferito al recupero di costruzioni esistenti e non in fase di realizzazione alla data di richiesta delle agevolazioni fiscali. Essa definisce gli interventi diretti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e può includere anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Nel caso della citata pronuncia della Cassazione, alla richiesta della detrazione da parte del proprietario dell’immobile non era possibile produrre elementi di prova dell’ultimazione dei lavori, tra cui la certificazione catastale finale, decretando l’applicabilità alle sole costruzioni esistenti alla data di richiesta delle agevolazioni fiscali. Va da sé che gli interventi edilizi agevolati

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devono avere sempre carattere conservativo del patrimonio immobiliare esistente. Secondo questo principio, il completamento di una costruzione avviata ma non terminata non può essere equiparato in alcun modo alla demolizione e ricostruzione di un rudere esistente. Quest’ultimo è un edificio che in passato possedeva una propria destinazione d’uso funzionale allo scopo per cui era stato realizzato e che ne ha perduto la finalità nel corso del tempo. Il recupero di un rudere mediante demolizione e ricostruzione può dunque essere incentivato (pur con i dovuti distinguo previsti dalle norme), mentre sono escluse dai benefici fiscali le opere parzialmente realizzate, a prescindere se completate con la semplice ripresa dei lavori o mediante sostituzione edilizia di quanto già realizzato. In attesa di novità e nuove pronunce sul punto è da escludere l’accesso agli incentivi fiscali per le categorie F/3 (in corso di costruzione), mentre ciò sembra possibile se il fabbricato è accatastato in F/4, in quanto la cubatura risulta compiutamente definita e l’organismo edilizio è sostanzialmente definito nella sua consistenza volumetrica. Proprio di recente l’Agenzia delle Entrate con l’interpello n. 174/2021 si è espressa sul punto ed ha fornito ulteriori chiarimenti che confermano il principio sopra esposto. L’interpello ha riguardato in particolare la presenza di unità in corso di costruzione, ossia “al grezzo”, ricadenti nella categoria catastale F3, poste all’interno di un fabbricato residenziale le cui altre unità sono completate e possono accedere al Superbonus. Le Entrate in sintesi sottolineano che, benché le unità F3 non possano beneficiare della detrazione al 110%, le altre unità residenziali presenti nello stabile possono certamente accedervi. Nella questione posta all’attenzione dell’Agenzia il condominio istante ha deliberato di avvalersi del superbonus previsto dal Decreto rilancio per l’esecuzione di interventi di isolamento termico dell’involucro dell’edificio. L’edificio su cui effettuare gli interventi è costituito da 5 piani fuori terra e composto da 18 appartamenti e 3 magazzini. Tra gli appartamenti, 5 risultano “al grezzo” ed accatastati nella categoria F/3. E’ interessante rilevare come l’istante abbia decritto lo stato di completamento dei lavori rappresentando che tutti gli appartamenti facciano strutturalmente parte del complesso e che quelli censiti catastalmente nella categoria F/3: ai piani 3° e 1°, sono provvisti sia di tamponature sia esterne che interne nonché di intonaci esterni; al piano 4° gli intonaci interni sono solo sbruffati e le unità sono prive di impianti, finestre, infissi interni e pavimentazioni. I proprietari di detti appartamenti non finiti non prevedono una data di ultimazione dei lavori per mancanza di risorse economiche ma ritengono che ad ultimazione dei lavori le unità al

momento incompiute saranno da classificare nelle categorie catastali A/2 od A/3. Va rilevato come questo sia un caso ricorrente nel panorama edilizio italiano soprattutto nel caso di edifici costruiti in proprio da nuclei familiari proprietari dell’area edificabile. L’Istante nell’atto di interpello chiedeva così di conoscere: se l’esistenza di unità immobiliari accatastate nella categoria F/3 preclude la possibilità al condominio di accedere alle agevolazioni previste per il cd. Superbonus; se le medesime unità F/3 partecipano o meno alla formazione dell’importo complessivo di spesa ammissibile ai fini delle agevolazioni previste; nell’ipotesi di accesso al regime del cd. Superbonus, se possono essere eseguite, sulle unità F/3, gli interventi trainati di cui all’articolo 14 del D.L. n. 63 del 2013. In relazione al caso in esame l’Agenzia rispondeva che ai fini della fruizione dei benefici del Superbonus, condizione indispensabile per fruire della detrazione è che gli interventi siano eseguiti su unità immobiliari e su edifici già “esistenti”, di natura residenziale, dotati di impianto di climatizzazione invernale. Nello specifico: le unità immobiliari, iscritte nel Catasto Fabbricati con la categoria F/3 “unità in corso di costruzione”, non sono definibili quali unità “esistenti” di natura residenziale, in quanto sono ancora in corso di costruzione. In particolare, in relazione all’attribuzione della categoria castale F/3, con la circolare n. 9/T del 26 novembre 2001, l’Agenzia del territorio ha precisato che tale identificazione catastale è da ascrivere esclusivamente a categorie fittizie; in tali categorie fittizie vengono inserite su richiesta di parte e senza attribuzione di alcuna rendita gli immobili in attesa della definitiva destinazione. Ne consegue che la fruizione del Superbonus, è preclusa per interventi eseguiti su unità immobiliari F/3 in quanto trattasi di unità in via di costruzione o comunque di completamento. La presenza delle unità immobiliari accatastate nella categoria F/3 non preclude, tuttavia, la possibilità al condominio istante di accedere al superbonus considerato che le restanti unità immobiliari sono diversamente accatastate ed hanno natura residenziale. Ne consegue che le cinque unità immobiliari del condominio accatastate in categoria F/3, “Fabbricati in corso di costruzione”, non possano concorrere alla formazione della spesa massima ammissibile al fine di fruire delle agevolazioni, né tali unità possono usufruire delle detrazioni relative ad altri interventi trainati di efficientamento. Inoltre nel computo della superficie radiante lorda (ai fini della corretta individuazione degli interventi di isolamento termico da effettuare) vanno dedotte le unità rimaste incompiute.

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SECONDO EUROSTAT IN EUROPA 1 MANAGER SU 3 È DONNA. IN ITALIA LA PROPORZIONE SCENDE A 1 SU 5

Donna e uomo, nessuna pari opportunità Essere donna in Italia significa guadagnare meno degli uomini, differenza di retribuzioni e opportunità, condizione rimarcata anche dal presidente del Consiglio Mario Draghi, durante il suo discorso programmatico

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SIMONA DE DONATO

risultati degli ultimi sondaggi commissionati da Linkedin su mondo del lavoro e donne, non si discostano dai precedenti e nessuno di questi fa approdare sulla spiaggia della positività, al solito stipendi più alti e posizioni di vertice appartengono agli uomini. Oltre a guadagnare più delle donne in tutte le fasce di età, gli uomini percepiscono anche un aumento medio della retribuzione maggiore rispetto alle donne. In Italia la retribuzione media annua delle donne è più bassa del 43,7% rispetto a quella degli uomini. Il dato dipende soprattutto dalla difficoltà delle donne di accedere ai ruoli di vertice. Secondo Eurostat in Europa 1 manager su 3 è donna. In Italia la proporzione scende a 1 su 5, ne consegue una discesa del Paese agli ultimi posti della classifica europea. Più si guarda verso le posizioni apicali, più le donne restano sotto al cosiddetto «soffitto di cristallo». Essere donna in Italia significa guadagnare meno degli uomini, differenza di retribuzioni e opportunità, condizione

rimarcata anche dal presidente del Consiglio Mario Draghi, durante il suo discorso programmatico al Senato del mese scorso. Non esiste però nessuno studio scientifico che connoti la leadership secondo il genere e all’epoca del COVID-19, tutto peggiora. E allora perché queste differenze? Le donne vogliono e possono avere successo nel mondo del lavoro senza rinunciare alla propria identità, con regole, linguaggi e riti in uso da imparare e utilizzarli a proprio vantaggio o, almeno, non inciamparci. Vuol dire anche non rinunciare alle caratteristiche distintive del comando al femminile, né alla propria cifra. Tutto questo non è facile, è un talento. La differenza salariale tra uomo e donna, a parità di competenze, nel 2020 aveva ricominciato ad allargarsi, mentre fino al 2018 aveva visto una leggera ma progressiva riduzione delle disparità. Secondo una ricerca della di ODM Consulting, società di consulenza HR di GI Group, il terzo trimestre dello scorso anno, ha visto registrare un calo dell’8,7% della busta paga di lavoratrici

e professioniste, rispetto a quella dei colleghi maschietti. Nel nostro Paese il tasso di occupazione delle donne è uno dei più bassi in Europa, visto che già prima della pandemia, nel 2019, si attestava intorno al 50,1% contro il 68% degli uomini. Una dinamica che in Italia si inserisce in un contesto già difficile ma c’è da ammettere che l’emergenza sanitaria ha finito per dare un duro colpo a guadagni e prospettive occupazionali. I settori più colpiti quelli nei quali la forza lavoro è in gran parte femminile ossia commercio al dettaglio, servizi ricreativi e alla persona. Eppure le donne sono istruite come e quanto gli uomini (più del 50% dei laureati in Italia è donna, con votazioni in media più alte degli uomini), maturano competenze analoghe ma sono ancora sotto-rappresentate. Troppo spesso la donna abbandona il lavoro dopo la nascita dei figli e, ancora oggi, solo il 9% delle posizioni di top management è occupato da donne (SDA Bocconi). Alcuni studi fanno risiedere il problema nella sola cultura aziendale italia-

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na, ma forse sarebbe prima ancora da ravvisare nella cultura in generale italiana, con tracce di maschilismo e macismo ancora evidenti fino ad arrivare ad espressioni più drammatiche con i femminicidi. Per la risoluzione del problema cultura aziendale, secondo gli esperti di ODM Consulting, bisogna intervenire su alcuni punti: cultura e organizzazioni basate sulle diversità e la trasparenza nei progressi; ricompensa e benessere che si traducono in: equo stipendio e reinserimento delle donne nel mondo del lavoro, soprattutto se neomamme; talento e prestazione ossia guardare con oggettività ai percorsi di sviluppo; ambiente di lavoro da intendersi come flessibilità oraria, lavoro agile e valorizzazione della diversità delle persone. Gli stereotipi relativi ai ruoli, da sempre, hanno voluto che debba essere l’uomo a provvedere alle necessità economiche della famiglia (27,9%), che, cosa non del tutto vera, per l’uomo più che per la donna sia importante avere successo nel lavoro (32,5%) e che sempre lui sia poco adatto ad occuparsi delle faccende domestiche. Convinzioni che pesano come macigni se si con-

sidera a come sono effettivamente ripartiti i carichi di lavoro domestico tra donne e uomini (4h08’ al giorno per le prime, 1h47’ per i secondi). Una sproporzione che non riguarda solo gli adulti ma coinvolge anche figlie e figli minori, per giunta atteggiamento che nel tempo, alimenterà quella cultura macista (più forte nel sud Italia) a sfavore delle ragazze. Riassumendo: lo stereotipo tradizionale, che si manifesta in un atteggiamento di bassa legittimazione dei colleghi uomini verso le colleghe; se sei una donna sei più adatta a fare la moglie e la madre piuttosto che la

manager; lo stile di leadership, che impone alle donne di aderire a stili maschili per emergere non è visto di buon occhio, se una donna è determinata e molto diretta viene subito tacciata di aggressività, stesso atteggiamento attuato da un uomo lo rende agli occhi dell’azienda un manager preparato; la competizione in famiglia che si traduce in una contrattazione con il proprio partner per ottenere sostegno alle logiche di carriera. Intanto il mondo del lavoro, tra aziende e istituzioni, perde ogni giorno l’opportunità di sfruttare numerose risorse e competenze per nulla valorizzate.

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MARIA PIA ROMANO

“U 30 Progetti Finanza&

n dato è ass o lutament e certo: n o n possiamo aspettare il 2156 per una vera parità del genere nel nostro Paese. Dobbiamo correre, correre, correre. E soprattutto guardare al Recovery come un’occasione straordinaria per incidere su tutti i punti di criticità in fatto di occupazione femminile e diritto delle donne al lavoro. La libertà e l’autonomia delle donne sono adesso. Il da fare è chiaro: questo obiettivo deve essere trasversale a tutti gli assi che caratterizzano il rilancio del Paese e i risultati andranno costantemente monitorati per essere nella condizione

di rafforzare e correggere anche in corso d’opera la strategia messa in campo”. Teresa Bellanova, viceministra alle infrastrutture e mobilità sostenibili, presidente di Italia Viva, non ha dubbi: serve un nuovo welfare per sostenere, rilanciare, implementare l’occupazione femminile nel nostro Paese, ridurre il gender gap, garantire alle donne, a tutte le donne, di poter essere valore aggiunto dovunque, in tutti i settori sociali, economici, produttivi, nei gangli istituzionali come nei luoghi della politica. Vice Ministra Bellanova, i dati Eurostat diffusi in questi giorni sono preoccupanti: vera parità di genere nel nostro Paese non prima del 2156. A causa della pandemia che ha colpito duramente soprattutto l’occupazione femminile. Preoccupanti è dire poco. Confermano

quanto già altri Osservatori autorevoli ci hanno restituito: le donne hanno pagato e rischiano di continuare a pagare, se non metteremo in campo strategie e strumenti adeguati, il prezzo più alto della pandemia e lo scotto di un Paese che non riesce a ribaltare un paradigma antichissimo e fuorviante. Quale? Abbiamo sempre detto, ed è comodo pensare, che la penalizzazione delle donne sul mercato del lavoro fosse l’esito della crisi economica che nei decenni scorsi si è abbattuta sul nostro Paese. E’ vero esattamente l’opposto: fra i motivi della crisi economica, la carenza delle donne è una causa, non un esito. E d’altra parte non smette di dircelo l’Ocse: una bassa occupazione femminile è un pesantissimo freno alla crescita. Le analisi Eurostat sono recenti ma in questi mesi, come lei dice, anche da altri Osservatori autorevoli sono arrivate stime e valutazioni preoccupanti. Intanto è bene ricordare come questa debolezza non la scopriamo certo oggi. La pandemia ha aggravato e ampliato uno stato di cose. Già nei mesi scorsi l’allarme lo avevano lanciato le Consulenti del lavoro, avvertendo come tra aprile e settembre fossero 402mila i posti di lavoro persi dalle donne in Italia a causa della pandemia. Poi sono arrivati

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s c l u s i v a a l l a S e n a t r i c e Te r e s a B e l l a n o v a , t r a I n f r a s t r u t t u r e e M o b i l i t à S o s t e n i b i l e

bertà delle donne

adesso!»

utonomia alle donne significa una democrazia rachitica. posto su 153 nelle classifiche relative al divario di genere. Una donna su due he lavorano guadagnano in media il 9% in meno dei colleghi uomini» i dati congiunturali Istat di dicembre: 101mila lavoratori in meno registrati a fine 2020, di cui 99mila donne. Quindi la perdita rilevante di lavoro femminile è stata confermata anche dalla nota congiunta Banca d’Italia-Ministero del Lavoro, che ha indicato come tra marzo 2020 e febbraio 2021 i posti di lavoro delle donne, a differenza di quelli maschili aumentanti per 44mila unità, fossero diminuiti di 76.000 unità, con 120.000 posizioni in meno; e quanto sulla minore partecipazione delle donne incidesse anche le difficoltà di conciliazione tra attività lavorativa e carichi familiari. In ultimo, il milione di posti di lavoro perduti nel 2020, stime Istat, e l’altissima percentuale di imprese che ritiene compromessa la possibilità di sopravvivenza: due dati che, se incrociati, sono significativi soprattutto per l’occupazione femminile. Posti di lavoro perduti, si badi bene, nonostante il blocco dei licenziamenti, segno evidente che quanto a lavoro delle donne c’è una doppia fragilità, dovuta ai segmenti coinvolti, dal manifatturiero ai servizi; alle tipologie contrattuali; alla difficoltà e in alcuni casi impossibilità della conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro. Elemento che proprio i dati Eurostat portano in prima linea. Senza possibilità di equivoci. Il nostro

Paese è al 63esimo posto su 153 nelle classifiche relative al divario di genere. Una donna su due non lavora, e quelle che lavorano guadagnano in media il 9% in meno dei colleghi uomini. Tempi di vita-tempi di lavoro. Può essere lo smart working una delle soluzioni? A sentire le donne che in questi mesi hanno lavorato da casa, sembrerebbe di no. La soluzione è una sola: politiche attive. Per le donne e le nuove generazioni soprattutto, e per consentire la permanenza sul mercato del lavoro

di chi il lavoro lo perde. Ma andiamo con ordine. Se il lavoro agile o lavoro a distanza è considerato uno strumento che può contribuire alla conciliazione, lo è perché aiuta a tenere insieme vita e lavoro: riducendo per esempio gli spostamenti per un’organizzazione più flessibile del tempo, o anche introducendo modalità più flessibili nella gestione del lavoro, sostiene e agevola la presenza delle donne e le loro prospettive di carriera. In questi mesi invece abbiamo registrato, proprio a causa della pandemia, una sovrapposizione e

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Meno autonomia e libertà delle donne significa rischio di maggiore violenza di genere, anche domestica, meno possibilità di autodeterminarsi nelle scelte; una società più povera

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una confusione tra smartworking e telelavoro, con una diffusione a tappeto non del primo ma del secondo, molto più rigido. Il rischio evidente è di riportare le donne decine di passi indietro, rinchiudendole in un ambito esclusivamente domestico, a quel punto tornando ad essere divise tra cura della casa, cura dei figli, gestione della didattica a distanza, qualità dell’impiego, legittime aspirazioni professionali. La conferma ci viene peraltro da una indagine Inps condotta tra agosto e settembre 2020: le donne che scelgono di lavorare da casa si sentono cristallizzate nella tradizionale divisione dei ruoli all’interno delle famiglie, con risultati critici quanto a benessere, produttività, prospettive di lavoro professionale. Il che come si intuisce non agevola e determina una distribuzione impari dei vantaggi e degli svantaggi, tanto da piacere, ci dice l’indagine, soprattutto agli uomini. Significherebbe un passo indietro pericolosissimo. Che non possiamo né vogliamo subi-

re. Andrebbero in fumo anni e anni di battaglia e di impegno delle donne e delle forze politiche più avvedute e riformiste. Meno autonomia e libertà delle donne significa rischio di maggiore violenza di genere, anche domestica, meno possibilità di autodeterminarsi nelle scelte; una società più povera e più asfittica, una democrazia rachitica. Può aiutare, secondo lei, il welfare di secondo livello, con singoli accordi nelle singole aziende? E’ uno strumento sicuramente utile e importante ma qui c’è bisogno di una strategia complessiva e di nuovi innovativi strumenti per favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro in tutti i settori produttivi. L’accordo siglato tra Autostrade per l’Italia e parti sociali che riconosce ai lavoratori delle società in smart working e con figli occupati nella didattica a distanza di potersi staccare temporaneamente dalle connessioni di computer e telefonino per seguire i figli è un segnale interessante che aiuta appunto a mettere a fuoco la contraddizione e la difficoltà in

cui si dibattono soprattutto le donne. Noi dobbiamo essere capaci di affrontare e dirimere quella contraddizione. Se la pandemia porterà ancora donne, soprattutto, e uomini a lavorare da casa, sarà obbligatorio affinare e integrare gli strumenti e i perché la conciliazione vita – lavoro, anche nelle case, e finché l’emergenza sanitaria lo rende necessario, sia a misura di donna. Di tutte le donne, e quindi con una flessibilità delle opzioni e un ampio raggio delle soluzioni. Sta pensando alle ricadute positive che avrà il Family Act? Il Family Act è uno degli strumenti strategici e in questo il passaggio dei Decreti attuativi sarà determinante, al Governo e nel Parlamento. L’obiettivo che abbiamo è la messa in campo di una tastiera ampia e flessibile, capace di rispondere pienamente ai bisogni delle donne e al diritto di una totale conciliazione vita-lavoro. Piena occupazione, sostegno familiare, incentivi al lavoro femminile, pari dignità e pari opportunità sono obiettivi irrinunciabili. Per le donne e per gli uomini. Che possono essere i nostri migliori alleati. La piena inclusione delle donne nel mondo del lavoro va di pari passo con la creazione di una società più inclusiva e giusta e di un nuovo welfare. Non possiamo aspettare e mai come in questo caso bruciare le tappe è una priorità assoluta per il Paese. Che libro (romanzo, poesia, saggio o altro) consiglia a chi vuol approfondire il complesso rapporto tra donne e lavoro o, più in generale, addentrarsi nell’universo femminile. Le posso dire quello che sto leggendo in questo momento e che sto trovando bello e coinvolgente: “Il cambiamento che meritiamo”, di Rula Jebreal. Bello perché Rula mette a fuoco il valore e la forza dell’alleanza e delle reti tra donne, che “insieme possono” e perché focalizza quella verità che ognuna di noi custodisce ma che magari non riusciamo a dire con nettezza, specialmente quando si è vittime di violenza, fisica o meno: noi meritiamo il cambiamento. Che è fatto delle storie di ognuna e di come siamo capaci di farle circolare. Mi ha colpito molto una citazione da Chimamanda Ngozi Adichie: “raccontare un’unica storia crea stereotipi. E il problema degli stereotipi non è tanto che sono falsi ma che sono incompleti: trasformano una storia in un’unica storia”.

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Occupazione femminile: si allarga il divario con l’Europa Su 100 posti di lavoro persi in Europa quelli femminili sono 46, mentre in Italia sono 56

Nel devastante anno della pandemia Covid, il virus del gender gap aggredisce pesantemente il già debilitato sistema occupazione femminile in Italia, che ha fatto emergere tutta la sua fragilità e precarietà, sopratutto sul fronte della conciliazione vitalavoro. Su 100 posti di lavoro persi in Europa quelli femminili sono 46, mentre in Italia sono 56. È quanto emerge dal report “Occupazione femminile: si allarga il divario con l’Europa”, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro in occasione della giornata internazionale dei diritti della donna. “È fondamentale, specie in questo particolare momento storico, introdurre misure per rilanciare il livello di partecipazione delle donne e il rafforzamento delle posizioni lavorative ricoperte” spiega la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. “Per farlo sarà necessario, da un lato, potenziare l’offerta e l’accessibilità ai servizi che favoriscono la conciliazione vitalavoro e, dall’altro, favorire l’innalzamento dei livelli di istruzione femminile e di conseguenza le loro competenze al fine di potenziare la loro capacità contrattuale”, evidenzia la Presidente. Tra aprile e settembre 2020 l’Italia ha perso 402 mila occupate rispetto all’anno precedente, registrando una perdita doppia a quella europea. Rispetto ad una riduzione del 2,1% in Europa, infatti, nel nostro Paese si registra una contrazio-

ne del 4,1% delle lavoratrici tra i 15 e 64 anni. In Italia il differenziale di genere nell’impatto della crisi risulta essere più elevato, con un gap di ben 1,7 punti percentuali tra uomini e donne. Tale dato non ha pari in Europa, dove in media uomini e donne registrano la stessa contrazione occupazionale (-2,1%). Oltre alla scarsa partecipazione al mercato del lavoro, inoltre, in Italia la condizione occupazionale delle donne sconta una condizione di fragilità che finisce per renderle più esposte ai rischi di espulsione rispetto agli uomini e alle colleghe di altri Paesi. L’Italia registra tra le 15- 64enni ancora una bassa presenza di donne tra le professioni a più elevata qualificazione. Su 100 occupate solo il 2,3% svolge una professione di carattere manageriale (in EU il 3,7%), il 19,7% una professionale e intellettuale (22,4% in EU), il 16,5% una tecnica (18,2% in EU): sommando queste tre componenti si arriva al 37,5%, valore molto più basso della media europea (44,4%). Ad essere state fortemente colpite dalla crisi anche le lavoratici autonome: tra aprile e settembre 2020 l’occupazione indipendente femminile è diminuita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente di 103 mila unità (-6,4%), praticamente il doppio di quella maschile. Un calo non registrato in altri Paesi comunitari (in media le autonome sono diminuite dell’1,6% e gli uomini dell’1,9%). Dal report e dal confronto europeo emerge anche un altro aspetto importante: la flessibilità del lavoro, sia contrattuale che oraria, nel nostro Paese ha un ruolo più penalizzante che funzionale alle esigenze delle lavoratrici.


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Boom di richieste di credito per far fronte alla liquidità La crescita riguarda sia le imprese individuali (+20%) sia le società di capitali (+34%) Per far fronte al fabbisogno di liquidità, nel 2020 le imprese italiane hanno intensificato la propensione a rivolgersi agli istituti finanziari, tendenza che si è confermata anche nel primo trimestre del 2021 con le richieste di credito che sono cresciute complessivamente del +28,7% rispetto al Q1 2020. È quanto emerge dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. “La pandemia da Covid-19 ha generato uno shock economico senza precedenti, che ha colpito immediatamente e duramente il tessuto economico nazionale, ma va detto che una componente non trascurabile delle imprese italiane partiva da situazioni di liquidità che risultavano già delicate, con una disponibilità di cassa in grado di coprire meno del 50% dei debiti finanziari a breve termine in scadenza, cui va aggiunto un ulteriore 8% di imprese senza particolari margini di manovra” - commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. Per altro, il trend di crescita riguarda sia le Società di capitali, che nei primi tre mesi dell’anno hanno fatto segnare un +34%, sia le Imprese individuali, per le quali l’incremento è stato del +20%. Entrando nel dettaglio, il 38% delle richieste totali proviene dal settore dei servizi, che precede nell’ordine l’industria, con il 36,6%, il commercio al dettaglio, con il 14,5%, e il commercio all’ingrosso, con il 10,9%. “Le previsioni contenute nell’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Pulse di CRIF sottolineano come il crollo del fatturato delle imprese italiane registrato nel 2020 non verrà recuperato interamente nel 2021, quando le stime di crescita sono del +7,5% a fronte di una perdita attesa del 11,1% nel 2020. Al contempo, il rallentamento del ciclo economico continua a condizionare l’andamento dei flussi di cassa delle imprese, che in questa fase patiscono anche l’allungamento dei ritardi nei pagamenti commerciali, specie nei settori

più ciclici ed esposti alle dinamiche dei consumi, che non a caso sono anche quelli più colpiti dalla pandemia. Per molte aziende aumenterà l’esigenza di reperire significativi importi di nuova finanza entro il 2021, fino a coprire il 50% del fatturato per i settori più colpiti. Per far fronte al fabbisogno di liquidità, le imprese hanno fortemente intensificato la richiesta di credito e in parallelo è cresciuto anche l’importo medio” - commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF emerge anche un notevole incremento dell’importo medio richiesto (+61,9%), che nel primo trimestre dell’anno si è attestato a 111.997 Euro. Per quanto riguarda le Imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, le richieste di credito hanno visto un importo medio pari a 41.655 Euro (+44,5% rispetto al corrispondente periodo 2020). L’incidenza dello scaglione fino ai 20.000 Euro arriva a spiegare il 61,5% del totale. Per quanto riguarda le Società di Capitali, invece, l’importo medio richiesto ammonta a 150.212 Euro, segnando un incremento percentuale pari a +60,5%. Nello specifico, oltre la metà delle richieste presenta un importo superiore ai 20.000 Euro. A livello regionale, nel primo trimestre del 2021 si registrano incrementi particolarmente significativi delle richieste di credito soprattutto in Sicilia (+47,8%), Campania (+44,2%) e Lazio (+44,1%), mentre il rimbalzo della domanda è stato più contenuto nelle Marche (+6,0%) e in Toscana (+11,4%). Il Trentino-Alto Adige, invece, è la regione caratterizzata dall’importo medio più elevato (€133.336), seguita da Lazio (€107.351) e Lombardia (€106.785). All’opposto, l’ammontare più basso è stato riscontrato in Valle D’Aosta (€45.174), Sicilia (€55.279) e Sardegna (€57.099).


LA SCUOLA DELLA FELICITÀ ESISTE DAVVERO Accade a Troia, dove l’istituto comprensivo Virgilio Salandra ha dato vita ad un originale progetto, ideato dal professor Mariano Laudisi, nell’orario scolastico è stata introdotta “l’ora di Felicità”

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MARIA PIA ROMANO

el film “L’attimo fuggente” il professor John Keating, Robin Williams, saliva sulla cattedra per incitare a vedere il mondo da angolazioni diverse e spingeva audacemente i ragazzi a scoprire la bellezza della vita: era una voce fuori dal coro e veniva cacciato dalla sua scuola. In un paese in provincia di Foggia, invece, un giovane docente che s’inventa “L’ora della felicità” incontra il consenso dei suoi colleghi ed insieme danno vita alla “scuola della felicità”. Accade a Troia, dove l’istituto comprensivo Virgilio Salandra ha dato vita ad un originale progetto, ideato dal professor Mariano Laudisi. “Ci teniamo tutti ad essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano strani e impopolari, anche se il gregge dice: Non è beeee. “, diceva il professor Keating spronando i ragazzi a rendere le loro vite straordinarie. Oggi più che mai, in tempi di pandemia, si potrebbe vivere la scuola in modo diverso. Ce lo insegna la preziosa esperienza di un piccolo paese

pugliese, dove le utopie diventano progetti, poi si fanno realtà, a cui ci si può aggrappare per trovare un senso. La strada non è mai scontata, la felicità è un attimo, ma è fare il cammino insieme che regala il sorriso. E la consapevolezza di aver percorso un tratto di quella strada insieme a chi, compagni di classe e professori, dimostra di saper ascoltare, entrando in punta di piedi nel complesso paesaggio interiore delle vite degli altri. Come nasce il progetto “La scuola della felicità”? Nell’anno scolastico 2019-2020 ho proposto questo progetto trasversale che, grazie al beneplacito della dirigente scolastica, prof.ssa Maria Michela Ciampi, è stato approvato da tutti i docenti, adottato ed è tuttora in corso. Questo tentativo nasce dal mio interesse per il “metodo danese”. Ho cercato di capire il metodo didattico di questa nazione a cui l’UNESCO ha attribuito il titolo di “Nazione più felice”. Ho, così, tentato di calare alcune componenti fondamentali di questo processo nel sistema scolastico italiano. Sono partito, inoltre, dalla riflessione circa il comandamento biblico dell’ “ama il prossimo tuo come te

stesso”. Credo che tra i messaggi più rivoluzionari della storia ci sia questo comandamento. Ci siamo mai posti la domanda, forse troppo banale, “io mi amo?”. La risposta sembrerebbe così scontata, invece non lo è. Sono convinto che la chiave di tutto, dell’intera esistenza, risieda nell’attuazione di questo amore per se stessi. Noi fingiamo di stare bene. Basti pensare ai social più usati come Facebook o Instagram. Uno scorrere continuo di immagini di benessere e di felicità. Ma allora come si spiegano i dati sempre più allarmanti, specie tra gli adolescenti e tra i giovani, circa l’aumento dei disturbi legati alla psiche, all’apprendimento, alla depressione, all’uso di droghe ed alcool, alla sofferenza da bullismo, all’emarginazione? Lei ha fortemente voluto che nell’orario scolastico ci fosse “l’ora della felicità” in cui ogni alunno potesse scoprire il suo “diritto alla felicità”. Qual è stata la reazione iniziale degli studenti? E dei Suoi Colleghi? Sì, ho ritenuto fondamentale che nell’orario scolastico fosse presente “l’ora della felicità”. Ho trovato un grande entusiasmo da parte dei miei colleghi: c’è stata una grande colla-

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borazione ed empatia non solo tra gli insegnanti della secondaria di primo grado, ma anche tra i docenti dell’infanzia e della primaria. Con gli alunni, dal primo incontro, fino ad oggi, è stata una continua scoperta. Quando trovi la chiave per aprire il loro cuore puoi spingerti a grandi cose. “Il primo requisito per rendere possibile l’educazione è far scoprire la vita e la sua bellezza (…) educare non significa insegnare le buone maniere, ma far riscoprire la gioia di vita”: la scuola della felicità si ispira a Vittorino Andreoli auspicando un’ora della felicità in cui potersi dedicare all’introspezione. Un tempo lento, dunque, per prendersi cura di se stessi. Cosa vi siete proposti di fare e cosa avete poi messo in pratica, fino ad ora? Molteplici sono state le attività messe in campo, specie nel periodo pre-pandemia. L’ alfabetizzazione emotiva è stata condotta con gli stessi strumenti atti al raggiungimento della abilità richieste quali scrivere, leggere, parlare, ascoltare. Importante, per monitorare l’evoluzione del lavoro e avere il polso della situazione, è stata la stesura del diario della felicità: un vero e proprio

diario di bordo in cui sono confluite le nostre attività con tutto il corredo delle sensazioni provate. Grande interesse ha suscitato la scatola della felicità, in cui ogni alunno ha imbucato un bigliettino anonimo per segnalare un disagio, per apportare un suggerimento o per segnalare una situazione particolare. Grazie ai test della felicità abbiamo misurato, in termini percentuali, quali sono i disagi e le paure più comuni sulle quali lavorare. Abbiamo lavorato molto anche sulla poesia, anche spogliandola dai tecnicismi, per gustarne l’universalità del suo messaggio, su brani musicali e ci siamo serviti della proiezione di film scelti per affrontare determinate dinamiche. Quanto è stato difficile portare avanti questo progetto in tempi di pandemia? L’anno scorso a Marzo quando, in maniera del tutto inaspettata, piombammo in lockdown, insieme al mio collega, prof. Vito Tozzi, decidemmo che la scuola della felicità non poteva risultare assente in un momento di così forte smarrimento. In pochi giorni mettemmo su un progetto dal titolo “Una rete di emozioni” visibile su

YouTube. Grazie al prezioso contributo che, in modo gratuito, hanno dato padre Alessio, l’attore Gaetano Doto, la prof.ssa Roberta Sassano, la psicologa Antonella Cappiello e i colleghi della nostra scuola, abbiamo trattato, in ogni puntata, un argomento specifico sul quale i nostri alunni si sono espressi con poesie, pensieri e rappresentazioni iconiche. La ferita, il dolore, la speranza, la relazione sono state le tematiche fin qui affrontate nel corso delle nostre puntate. Quanto sono vicini, o lontani oggi gli adolescenti italiani dagli Hikikomori giapponesi, che si isolano dal mondo trascorrendo lunghi periodi in casa? Ogni individuo ha bisogno di relazioni autentiche, di essere riconosciuto e amato dall’altro. “Abbiamo bisogno di sconnetterci per sentirci realmente connessi”: è il grido d’allarme che arriva dai lavori dei nostri alunni nell’ultima puntata del progetto “Una rete di emozioni”. Dunque, per evitare l’emulazione del noto fenomeno degli hikikomori giapponesi, noi insegnanti, congiuntamente alle istituzioni preposte e alle famiglie, abbiamo una grande responsabilità.

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dimostrato dal metodo danese, con una serie di attività mirate, si otterrebbero ottimi risultati in termini di gestione della classe e di abbattimento della percentuale del fenomeno del bullismo.

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Lei sostiene che viviamo in una cultura estremamente selettiva dove chi “non vale” viene scartato. Ha ascoltato storie di studenti che l’hanno particolarmente toccata? Ne avete mai parlato durante le ore della felicità? Si, è vero. Purtroppo viviamo in una società in cui vige la logica dei talent show. Chi “vale” va avanti, chi no, eliminato. Dalle attività messe in atto emerge una paura smisurata di non essere all’altezza. Per far fronte a questo disagio si assiste, purtroppo, a un continuo sforzo di apparire per ciò che non si è. Purtroppo, a volte, questo disagio sfocia in gesti di autolesionismo, disturbi alimentari, uso di droghe e, in casi più estremi, nella voglia di farla finita con la vita. Queste sono alcune delle situazioni emerse dagli incontri dedicati all’ora della felicità. Però, fortunatamente, ci sono anche dati in controtendenza: alcuni alunni hanno testimoniato la loro presa di coscienza dello stato in cui versavano e, accompagnati e supportati dai genitori, hanno iniziato un percorso finalizzato a una migliore, e più approfondita, conoscenza di se stessi. La vita dell’alunno e non il voto, al centro del processo formativo. Questo ci si prefigge, ma poi si finisce sempre per giudicare con i voti. Come immagina la scuola della felicità in un prossimo futuro, quando ci saremo lasciati alle spalle la pandemia? Spesso, noi docenti, ci sentiamo imbrigliati in alcuni concetti o direttive che, poi, difficilmente riusciamo a calare nella realtà o che forse restano solo su carta. Allora da dove partire? A mio avviso dalla valorizzazione totale dell’individuo: non identificare l’alunno con il voto, spronarlo e onorarlo per il sol fatto che esiste, analizzare in modo accogliente i suoi errori senza stigmatizzarli, dare massimo spazio alle sue emozioni e al suo inconscio. Anche l’approccio con il linguaggio dovrebbe essere corretto. Non ce ne rendiamo conto, ma la parola ha un potere altissimo nel condizionare la nostra personalità. Credo che, dando priorità a questi fattori, si possa ottenere un maggior interesse per la scuola e un approccio ai suoi contenuti più sereno. Ancora, come

Ascoltandola parlare, si percepisce una passione autentica ed un entusiasmo fervente, che infonde speranza in chi le è vicino. Non ha paura che la scuola della felicità possa essere fagocitata dalla routine e i suoi colori così vividi sbiadiscano? Sì, come in ogni lavoro, c’è il rischio di accomodarsi su quanto prodotto o di farsi sopraffare da quella voce interiore che ti spinge a mollare tutto. È questo, purtroppo, un meccanismo di autodifesa della nostra mente che si rifugia in quella comfort zone nel momento in cui si cerca di fare qualcosa di importante per sé e per gli altri. Per questo, la scuola della felicità non è solo per gli alunni, ma anche per i docenti. Per le nostre mani passa l’avvenire: l’uomo del domani, le nuove generazioni, le future classi dirigenti. Ragion per cui, bisogna ri-innamorarsi continuamente del proprio lavoro, per non rischiare di trasformare questa mission in un procedimento di mera riproduzione e divulgazione di nozioni. Lei insegna a Troia, un paese in provincia di Foggia. Siamo al Sud, terra di Puglia, di legami e sapori. Di tradizioni che vibrano sottopelle e di luce intensa. Qui, ci si apre alla scuola della felicità, per la prima volta. Pensare di portare la scuola della felicità in una metropoli come Roma o Milano, sarebbe stimolante? Beh, sarebbe bellissimo, non lo nascondo. Quando ci si impegna con tutte le forze in un progetto, vedere i suoi frutti in realtà più grandi della nostra, darebbe grande gratificazione. Per il momento, però, è giusto continuare con la linea dei piccoli passi. Il mio desiderio, anche in accordo con la dirigente scolastica, sarebbe quello, per il momento, di creare una rete di scuole della felicità. Anzi, ne approfitto per questo spazio, per lanciare il nostro invito a quanti ne fossero interessati. In lei si legge una sincera fascinazione verso l’esperienza Danese e verso i libri di Alessandro D’Avenia. Ha mai pensato di andare a vivere in Danimarca? E di scrivere un libro? Mi piacerebbe visitare i Paesi della regione scandinava sia perché mi affascinano i suoi paesaggi, sia per avere esperienza diretta del loro processo formativo ed educativo. Credo, però, che sia giusto formarsi e confrontarsi il più possibile, con l’obiettivo di restare nel territorio d’origine, nel mio caso il Sud. Se ho in mente di scrivere un libro? Al momento non saprei. Non so se io ne sia all’altezza. Per il momento ho fatto un tentativo: ho scritto due fiabe un po’ particolari. Le ho lette, senza svelarne inizialmente la paternità, ai miei alunni. Sembra siano piaciute davvero. Chissà…

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E-commerce: nuove regole sull’iva per chi vende fuori dall’Europa Il Consiglio dei Ministri, lo scorso 26 febbraio 2021, ha approvato lo schema di decreto legislativo che di fatto recepisce le Direttive Comunitarie

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Nuove regole di imposizione fiscale per le aziende che effettuano vendite attraverso le piattaforme di e-commerce, in favore di altre aziende o di soggetti che si trovano nei paesi extra-UE. Dal 1° luglio 2021, infatti, entreranno in vigore le modifiche alla direttiva Iva 2006/112/Ce riguardanti la semplificazione degli obblighi dei soggetti passivi, comprese le interfacce elettroniche, che cedono beni e prestano servizi a consumatori di altri Stati membri. Il Consiglio dei Ministri, lo scorso 26 febbraio 2021, ha approvato lo schema di decreto legislativo che di fatto recepisce le Direttive Comunitarie n. 2017/2455/UE e n. 2019/1995/UE, al fine di semplificare gli obblighi IVA delle imprese che effettuano operazioni in ambito transfrontaliero. Le nuove regole hanno l’obiettivo di garantire la parità di condizioni alle imprese UE e la semplificazione dell’IVA per quelle impegnate nell’e-commerce transfrontaliero e si inseriscono in un disegno più ampio di armonizzazione dei commerci transfrontalieri (soprattutto dopo la Brexit) e di regolazione dei colossi delle vendite online. Con l’applicazione delle nuove regole si auspicano un aumento delle entrate pubbliche nelle casse dello Stato, una riduzione delle frodi, un maggior numero di pagamenti dell’IVA e l’adeguamento alla digitalizzazione dell’UE. Contestualmente all’introduzione di un’unica soglia annua di 10.000 euro per l’imposizione nello Stato membro di destinazione dei beni oggetto di vendita a distanza intracomunitaria, viene estesa la possibilità di applicare il regime speciale del MOSS (Mini Sportello Unico dell’Agenzia delle Entrate),

mentre per i beni importati da Paesi o territori terzi di valore non superiore a 150 euro è possibile aderire al regime speciale dello IOSS (Import One Stop Shop) o, in alternativa, dichiarare e pagare l’IVA all’importazione per conto degli acquirenti. Le novità, applicabili dal 1° luglio 2021, riguardano essenzialmente le vendite a distanza di beni a favore di consumatori finali, anche attraverso l’intervento di interfacce elettroniche, e i regimi speciali che consentono di accentrare gli obblighi d’imposta degli operatori in un unico Stato membro, evitando l’apertura di una posizione IVA nei singoli Stati

membri di destinazione dei beni. Altre disposizioni riguardano le vendite a distanza, facilitate attraverso l’uso di interfacce elettroniche (Marketplace). Le imprese che effettuano tali transazioni saranno considerate direttamente responsabili dell’applicazione dell’Iva per le seguenti cessioni: vendite a distanza intracomunitarie di beni e vendite di beni già situati nella Ue, se effettuate da soggetti passivi stabiliti al di fuori dell’Unione; vendite a distanza di beni importati da paesi extra-UE in spedizioni di valore non superiore a 150 euro. Francesco Gasbarro

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QUATTRO PE I NUOVI INCE PER LA TRANS

Il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 è il primo mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano. L’investimento consiste in circa 24 miliardi di Euro per una misura che diventa strutturale e che vede il potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione. VINCENZO F. ZEFFIRI

L’

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impresa del futuro sarà digitale, sostenibile e flessibile. E’ quello che emerge osservando gli andamenti dei mercati, le scelte dei consumatori, le performance a cui i top player del mercato ci hanno abituati e, non in ultimo, i contributi che gli stati europei e non solo stanno destinando per agevolare i programmi di trasformazione aziendale. Permettiamoci però uno sguardo prospettico alla storia economica degli ultimi anni. Dalla seconda rivoluzione industriale in poi il ritmo di cambiamento e adattamento delle imprese è decisamente aumentato. Alcune flessioni possono aver richiesto minimi scostamenti. In altri casi invece la necessità di reinventarsi è stata più radicale, portando a veri e propri stadi di evoluzione. Sono poche le imprese che sono sopravvissute, ancora meno quelle che hanno mantenuto la loro forma originaria. Se guardiamo ad esse come comunità sociali ovviamente non c’è di che stupirsi. Man mano che però ci si avvicina ai giorni nostri e quindi è possibile attingere anche dall’esperienza diretta, non si può non notare che in diversi momenti sono proprio queste comunità ad opporre forte resistenza al cambiamento e a rallentare quella che ogni volta si dimostra una svolta necessaria. Le imprese però sono più di semplici gruppi sociali. Chiunque abbia una minima nozione di economia ricorderà il modello classico di impresa per cui in essa intervengono fattori immateriali nei processi di trasformazione e creazione di valore. E’ affascinante rileggere anche le più semplici di queste teorie per capire come oggi ci trovi davanti ad uno dei passaggi più impegnativi nella storia dell’impresa perché tante variabili sono messe in discussione. E’ chiaro che il modo di lavorare sta cambiando, le persone stanno cambiando. E’ altresì chiaro che l’emergenza ambientale (magari non ancora delle dimensioni di quella sanitaria)

rappresenta un grosso punto di attenzione per il futuro e il digitale ha solo mostrato il trailer del proprio avvento. Come in ogni ciclo le nuove tecnologie sono comparse per rimanere ed evolversi ulteriormente. Nella rischiosa partita che ogni imprenditore si trova a giocare in questo momento, la valutazione degli investimenti da fare per sopravvivere e assicurare un futuro alla propria azienda e alle persone che ci lavorano merita tutta la capacità di analisi e giudizio possibile. In Italia spesso si ricorre a forme di finanziamento pubblico, più o meno dirette e velate, per assicurarsi il giro economico di sostentamento. Non è parere di pochi che questa modalità sia debilitante per il sistema paese e di fatto ci porti molto lontano da quell’impostazione liberista che promette il benessere. I sussidi, le sovvenzioni e le agevolazioni non sono però un male a priori e anzi svolgono un ruolo fondamentale nella guida dell’evoluzione economica se ben calmierate. Nell’ambito tecnologico e digitale sono quattro le misure a cui guardare in questo periodo. Il piano Transizione 4.0 (https:// www.mise.gov.it/index.php/it/transizione40) fondato sul recovery fund italiano intende agevolare tutte quelle imprese che vedono nelle tecnologie e metodologie 4.0 una risorsa cruciale per il proprio destino. Il finanziamento del piano permetterà di assicurarne la durata fino al 2023, con uno sguardo che oggi può soddisfare l’orizzonte temporale di una strategia di trasformazione di medio-lungo periodo. 1 – Credito di imposta per beni strumentali nuovi Era una misura esistente che tuttavia vede le aliquote incrementate. Per i beni materiali 4.0 fino a 2,5 milioni di euro l’aliquota è del 50%, se compresi tra 2,5 milioni e 10 milioni di euro l’aliquota è fissata al 30% e tra i 10 milioni e i 20 milioni di euro l’aliquota si attesta al 10%. I beni non 4.0 vengono co-

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ER 4.0: ENTIVI SIZIONE munque sostenuti con una aliquota del 10% per tutto il 2021 e del 6% per il 2022. I beni funzionali all’adozione dello smart working vengono agevolati al 15%. Per i beni immateriali connessi alla rivoluzione 4.0, come indicati nell’allegato B della legge n.232-2016, il credito di imposta è riconosciuto nella misura del 20% fino al concorrere della spesa di 1 milione di euro. 2 – Credito di imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design Anche in questo caso si tratta di una misura già presente che tuttavia subisce alcune modifiche in parte formali, per cui si rimanda al dettaglio del sito del MISE, e in parte sostanziali. Gli ambiti di agevolazione vengono estesi e viene riconosciuta piena dignità anche alle innovazioni di produzione e design. Mentre per la ricerca e sviluppo l’aliquota è pari al 20%, per l’innovazione green e digitale è pari al 15%, per l’innovazione tecnologica di altro tipo e per il design e l’ideazione estetica è pari al 10%, registrando un incremento su tutte le voci. 3 – Credito d’imposta formazione 4.0 Grande attenzione viene posta alle competenze del mondo del lavoro che cambiano. Questa misura giustamente si affianca alle precedenti e sottolinea l’importanza di un intervento congiunto da parte degli imprenditori per fare in modo che qualsiasi innovazione veda il personale dell’azienda pronto e protagonista del cambiamento. Le aliquote previste variano dal 50% per micro e piccole imprese, al 40% per le medie e al 30% per le grandi imprese, con una estensione delle spese ammissibili. 4- Nuovo bando Macchinari innovativi A latere del piano Transizione 4.0, protagonista del mese di aprile 2021 sarà il nuovo bando Macchinari innovativi che dal

13 aprile al 27 aprile vedrà per l’appunto l’apertura del secondo sportello. Rivolgendosi ai territori del sud di Basilicata, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia, il programma di investimento intende agevolare la trasformazione digitale e il paradigma dell’economia circolare. Sempre più dunque digitale e sostenibilità in termini ambientali vengono visti come un binomio forte e degno di investimento. In questo caso, le agevolazioni sono pari al 35% in conto impianti e 40% in forma di finanziamento agevolato per le micro e piccole imprese e invece sono pari al 25% in conto impianti e al 50% in forma di finanziamento agevolato per le medie imprese. (https://www.mise. gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/macchinari-innovativi) Benché diverse aziende, soprattutto piccole e medie, siano ancora totalmente estranee all’ambito della finanza agevolata, forse per paura della pesante burocrazia e della vigilanza da parte degli organi amministrativi, è questo il momento più sensato per guardare a questi strumenti agevolativi come un aiuto per sostenere le proprie scelte di investimento. E’ in quest’ultima affermazione la summa della visione di chi scrive. Valutare e cogliere un’opportunità che si presenta è una pratica intelligente soprattutto se si tratta di navigare in acque incerte ma farsi guidare solo dagli incentivi fiscali senza un programma forte e reale che vede l’azienda come protagonista del proprio percorso è quanto meno un segnale di instabilità. Vale allora la buona pratica di una strategia diversificata e poi calata nell’operatività anche con forme di agevolazioni pubbliche che però necessità di attente analisi e grande maestria. Mai come adesso allora la consulenza di specialisti in innovazione organizzativa e tecnologica è il modo migliore per affrontare con coraggio la complessità di questa rivoluzione in atto e permettere alle idee, ai valori e alla visione che si hanno della propria impresa di farsi strada nel futuro.

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TRA BOLLA SPECULATIVA E OPPORTUNITA’, LE CRIPTOVALUTE SONO IL FUTURO DELLE TRANSAZIONI FINANZIARIE (ANCHE IN ITALIA)

Tutti i record del Bitcoin

e i rischi delle cripto-speculazioni FRANCESCO GASBARRO

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David Barral è un calciatore dell’Internacional de Madrid, squadra che milita nella seconda lega spagnola, ma non è questa la sua particolarità. Barral passerà alla storia come il primo calciatore di un campionato professionistico che è stato pagato in Bitcoin, la criptovaluta più famosa al mondo. Il pagamento, avvenuto grazie alla partnership con Criptan, segna il definitivo sdoganamento dei Bitcoin sul panorama mondiale. Ma dove è destinata ad arrivare questa formula di valore? È una bolla speculativa o è davvero il futuro delle transazioni economiche globali? Per comprenderlo bisogna sapere come e quando prende il via questo percorso. Gli inizi di “Bitcoin” sono celati da un alone di mistero che rendono il tutto ancora meno cristallino ma anche più affascinante. Infatti, questa valuta dematerializzata ha fatto il suo esordio nel 2008, ma non si sa bene da quale mente (o da quali menti) sia stata partorita. Si pensa che sia il frutto del lavoro di un team oppure di una sola persona nota sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. La valuta ha iniziato a essere utilizzata nel 2009, quando la sua implementazione è stata

rilasciata come software open-source e da allora ha avuto un incremento di valore senza precedenti, un valore che oggi si attesta a circa 48.000 Euro per singolo Bitcoin. LA DIFFUSIONE E IL FUNZIONAMENTO.

È impensabile che una valuta digitale abbia avuto una diffusione così rapida, in tempi così brevi. Ma come è potuto accadere questo? Sicuramente perché i possessori di Bitcoin hanno degli indubbi vantaggi. Primo e innegabile van-

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taggio è la libertà con la quale effettuano le transazioni. Non è scontato, ma a differenza di come siamo abituati con le attuali banche, utilizzando i Bitcoin i pagamenti sono istantanei e non prevedono limiti di somma. E questo comporta anche un’altra particolarità, visto che non interviene nessun ente esterno, ad esempio una banca o un ente regolatore e non è previsto nessun costo di commissione. Infatti, Bitcoin è una valuta decentralizzata, senza una banca centrale o un unico amministratore, che può essere inviata da utente a utente sulla rete bitcoin peer-to-peer senza la necessità di intermediari. Le transazioni vengono verificate dai nodi di rete tramite crittografia e registrate in un registro pubblico chiamato blockchain. I bitcoin vengono creati come ricompensa per un processo noto come mining. Possono essere scambiati con altre valute, prodotti e servizi. Da questa impostazione ne è derivata una diffusione senza precedenti, infatti già nel 2017 si stimavano dai 2,9 a 5,8 milioni di utenti unici con un portafoglio di criptovaluta, la maggior parte dei quali utilizzava proprio Bitcoin.

RISVOLTI NEGATIVI E CAMBIAMENTI. Bitcoin è stato criticato per il suo utilizzo in transazioni illegali, per la volatilità dei prezzi e i furti dagli scambi. Alcuni economisti l’hanno definita una bolla speculativa in vari momenti, soprattutto durante le impennate di valore. Bitcoin è stato anche utilizzato come investimento, sebbene diverse agenzie di regolamentazione abbiano emesso avvisi per gli investitori sul bitcoin. Si pensa, infatti, che Bitcoin possa essere veicolo di movimenti illeciti, in quanto appunto non ci sono organismi regolatori, come quelli tradizionali che conosciamo sul denaro materiale. Ma, nonostante questo, anche la criptovaluta, dopo aver fruttato le fortune di alcuni arguti “scommettitori”, si sta trasformando in qualcosa di tangibile. Infatti, nel mondo, sono sempre più diffusi gli ATM per i Bitcoin, dei luoghi dove è possibile vendere e comprare in tempo reale delle criptovalute. In questi sportelli si possono effettuare le operazioni con la valuta corrente e questo di fatto fa venire meno uno dei presupposti del successo stesso del denaro digitale. Nelle città metropolitane, come Praga

ad esempio, questi sportelli sono ormai all’ordine del giorno. Sono meno diffusi ma ce ne sono anche in Italia, soprattutto in alcune aree del nord. Nel Belpaese sarebbero almeno 33 gli ATM di monete digitali, secondo i dati forniti da coinatmradar.com, a testimonianza che anche le criptovalute stiano cambiando pelle, in un certo senso. Al netto dei suoi cambiamenti, però, non si arresta il fenomeno di crescita delle criptovalute. A certificarlo c’è l’esoso investimento di Elon Musk, uno che sa ben fiutare i potenziali exploit. Il patron di Tesla e di tante altre aziende di successo ha investito, proprio attraverso Tesla, la bellezza di 1,5 miliardi di dollari in Bitcoin, facendo aumentare il valore della moneta del 20% in pochissimi giorni. Lo stesso imprenditore ha annunciato che sarà possibile acquistare le Tesla in Bitcoin. Di questo passo, visto il concomitante interesse del visionario sudafricano a popolare Marte in tempi brevi, potremmo immaginare uno scenario in cui Bitcoin diventi la prima moneta a regolare le transazioni tra Pianeti, in un futuro mai così vicino.

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A cura di Bruno Maizzi Vicepresidente nazionale dell’Associazione Movimento Consumatori

Dalla parte dei consumatori

Sovraindebitamento famiglie e imprese ai tempi del Covid-19

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Bruno Maizzi vicepresidente nazionale dell’Associazione Movimento Consumatori, esperto in Consumerismo e Gestione Crisi da Sovraindebitamento, pone a disposizione dei lettori di P&F Magazine le sue conoscenze in materia, rispondendo ai diversi quesiti di quanti, a seguito stato di conclamata crisi economica, in virtù dello stato pandemico in corso, si trovano impossibilitati ad onorare gli impegni assunti con Istituti di Credito, Finanziarie e Fornitori “Stato di Insolvenza” Famiglie & Imprese non fallibili “ex Lege 3/2012 Legge antisuicidio” Lo scopo di questa rubrica è “rendere noto ai cittadini (persone fisiche, professionisti, artigiani, agricoltori e titolari di piccole imprese)” la poco divulgata Legge 3/2012 sul Sovraindebitamento. Ma vediamo nel dettaglio i benefici di detta Legge: Legge 3/2012 “Sovraindebitamento” ancora di salvezza per famiglie e imprenditori in difficoltà. Con il termine “sovraindebitamento” si intende il perdurante squilibrio tra il patrimonio liquidabile e le obbligazioni contratte, tali da impedire al soggetto di adempiere alle stesse attraverso mezzi ordinari. L’istituto della crisi da sovraindebitamento è stata inserita, nell’ordinamento giuridico italiano, mediante decreto legge n.179 del 18 ottobre 2012, convertito con modificazioni dalla legge n.221 del 7 dicembre 2012. In questo particolare momento di crisi economica, si stima che il 75% delle famiglie italiane, si ritrovano “causa COVID-19” in stato di insolvenza con Banche, Finanziarie, Agenzia Entrate Riscossione (ex Equitalia), Enti e soggetti pubblici e privati, etc., a seguito dei troppi impegni finanziari, loro malgrado assunti, nel corso degli anni, determinando una sorta di squilibrio tra l’attivo ed il passivo. A fronte della perdita del lavoro di uno dei coniugi e/o alla avvenuta riduzione dello stipendio e/o per gravi motivi improvvisamente occorsi, il soggetto che è stato portato e/o indotto ad indebitarsi più del dovuto, si ritrova con uno stipendio e/o reddito che non gli consente di poter vivere dignitosamente ed onorare nel contempo gli assunti impegni finanziari. Ovviamente gli aventi diritto “i creditori”, non possono attendere il suo ritorno in bonis, non possono attendere che la sua situazione economica volga al meglio, non possono non far valere i loro diritti, e quindi si vedranno costretti ad agire nelle più opportune Sedi per assicurarsi la restituzione del credito vantato. Spesso il soggetto, dopo una vita di sacrifici è proprietario dell’immobile in cui vive, e su questo che i creditori avranno la possibilità di rifarsi. Poco importa se è l’abitazione in cui lui vive, poco importa se a seguito di vendita all’asta, il suo nucleo familiare non saprà dove alloggiare, poco importa se sono presenti minori in età scolare, anziani e/o disabili, il bene immobile viene dapprima pignorato e poi,

attraverso una procedura, ad oggi più snella e veloce, viene venduto all’asta per il soddisfo dei debiti contratti. Il più delle volte, la vendita all’asta del bene non riesce neppure a soddisfare il 50% dell’intera debitoria, ed il debitore, dopo aver perso il suo unico bene, si ritrova comunque ad essere ancora debitore per la restante non soddisfatta parte. Questo non può che determinare, nei soggetti più deboli, o meglio nei soggetti che hanno un alto grado di moralità, il compimento di estremi gesti… Purtroppo sempre maggiori, nell’ultimo periodo, sono i casi di suicidio registrati in Italia. Ecco perché la Legge 3/2012 “comunemente detta legge antisuicidio” viene definita una mera ancora di salvezza per chi, pur operando con diligenza è caduto suo malgrado in disgrazia. Chi può accedere? -Possono accedere sia il consumatore (impiegati e/o operai sia del pubblico impiego che del privato) che tutti i soggetti autonomi non fallibili, ovverosia a chi è preclusa la possibilità di accedere alle procedure concorsuali previste dalla Legge Fallimentare (artigiani, agricoltori, professionisti, piccoli imprenditori, etc.), che non per colpa, ma per valide e non prevedibili motivazioni, si sono “in buona fede” indebitati più del dovuto. Può accedere il debitore che ha già in corso procedure esecutive (decreti ingiuntivi, pignoramenti, vendita all’asta, etc)? -Certamente sì! Tra l’altro a secondo della natura del debito, si andranno nello specifico a valutare tutti gli elementi di ogni singola esistente debitoria, il che potrebbe sortire anche un legittimo decadimento del debito stesso e/o comunque si potrebbe intentare, a seconda dei casi, anche una sospensione della procedura esecutiva in atto, in attesa che il preposto Piano di ristrutturazione delle debitorie venga dal preposto Giudice “omologato”. Anche immobili al terzo/ quarto avviso di vendita all’asta sono stati salvati grazie alle “procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento”. I creditori vengono di fatto penalizzati da questa Legge? -Diciamo pure che, la Legge 3/2012 , è stata strutturata per disincentivare l’esercizio di azioni di esecuzione individuali da parte dei creditori, inducendoli all’accettazione dell’accordo, ovvero del piano del consumatore in quanto a quest’ultimo è garantita una soddisfazione, seppur parziale, del credito vantato in un lasso di tempo ridotto rispetto all’azione individuale. In conclusione, risulta evidente come la Legge 3/2012, rappresenti una concreta opportunità per liberarsi definitivamente dal peso di debiti diventati insostenibili. Questa legge offre la possibilità di rientrare nel ciclo economico e di tornare a vivere serenamente un nuovo inizio per se e la propria famiglia.

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Digital communication

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La “nuvola informatica” arma vincente per le PMI

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Fino a qualche anno fa parlare di Cloud Computing era per pochi esperti del settore, oggi invece, la nuvola è entrata in numerosi contesti non solo aziendali ma anche del pubblico impiego. Ad accelerare l’adozione di Cloud Services è stata proprio l’emergenza sanitaria che, con sfumature diverse, ha portato ad una riduzione della mobilità degli individui, divieto di assembramento e isolamenti forzati. Le Piccole e Medie Imprese (PMI), che rappresentano - secondo i più recenti dati ISTAT- il 54% della produzione industriale italiana e impiegano circa il 76% della forza lavoro, sono tra le realtà più impattate dalla crisi economica innescata dalla pandemia. L’adozione del Cloud Computing da parte delle PMI è cresciuta al 42%, dopo anni di stallo al 30%. Secondo il report 2019-2020 dell’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del PoliMi, il mercato Cloud in Italia ha superato i 3,34 miliardi di euro, con una crescita del +21% rispetto all’anno precedente. Da ciò è derivata una nuova consapevolezza dei vantaggi insiti nella cosiddetta “nuvola informatica”: per il 43% delle PMI che utilizzano il Cloud, infatti, questo rappresenta ora il modello di sourcing preferenziale per tutte le nuove iniziative. Con la tecnologia Cloud le aziende possono usufruire, tramite server remoto, di risorse software e hardware, il cui utilizzo è offerto come servizio da un provider. Grazie ad una solida infrastruttura cloud, la potenza della macchina, sia essa fisica o virtuale, aumenta a secon-

da delle esigenze e permette prestazioni migliori. Questa flessibilità consente alle imprese di liberare risorse e capacità, umane ed economiche, nell’ottica di promuovere nuovi progetti digitali innovativi. Infine, in qualsiasi momento è possibile aggiungere servizi in base alle necessità. Grazie al Cloud Computing aziende e organizzazioni possono accedere alle infrastrutture IT in modo nuovo, prescindendo dal concetto di possesso e di investimento, in quanto non ci sono più i costi relativi all’hardware. La potenza e l’affidabilità dei data center sono maggiori rispetto ai classici sistemi adottati dalle imprese, infatti, ospitando piattaforme, software e database in remoto, il cloud permette di liberare memoria e potenza computazionale sui singoli computer della propria azienda.

Non essendo limitati all’hardware si ha la possibilità di usare applicazioni cloud in qualsiasi luogo e con qualsiasi dispositivo. Di conseguenza, le applicazioni più richieste sono quelle per la condivisione di file e la collaborazione con essi offrendo, la possibilità di collaborare con il team e lavorare sullo stesso documento in tempo reale evitando sprechi di tempo e lavorando da qualsiasi parte del mondo. L’accesso ai dati è possibile indipendentemente da quello che succede al tablet o al pc e i dati possono essere cancellati e protetti in modo migliore, al fine di evitare che cadano nelle mani sbagliate. La vera sfida è che questo cambio di rotta, rischia di arenarsi in una soluzione provvisoria quando le PMI ritorneranno ad una nuova normalità.

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A cura dell’Avv.

Paolo Caputo

Info e contatti: studiopaolocaputo@libero.it

parere legale

Illegittimo fissare un tetto agli incentivi per funzioni tecniche diverso da quello legale Periodicamente i sindacati presentano alle amministrazioni, che per altro non di rado accettano la suggestione, la richiesta di porre un limite all’ammontare del salario accessorio connesso al risultato, nei confronti dei tecnici coinvolti nelle funzioni tecniche, oggetto degli inventivi previsti dall’articolo 113 del d.lgs. 50/2016. Il ragionamento proposto è all’ingrosso il seguente: poiché i tecnici sono già remunerati mediante le risorse ed i meccanismi previsti dall’articolo 113, è giusto porre un limite, allora, alla percezione dei risultati sul Fondo, allo scopo di evitare sperequazioni con gli altri dipendenti. Si tratta di una richiesta e di in ragionamento platealmente, non tanto illegittimi sotto molti aspetti, ma sostanzialmente irricevibili, soprattutto in riferimento al fine egualitario sottostante. L’idea di fondo è profondamente erronea, laddove ritiene sia possibile e corretto gestire il risultato appunto su basi egualitarie. Ciò che è esattamente uno dei mali più profondi della gestione dei sistemi di valutazione e di incentivazione del lavoro pubblico. I sindacati propongono del risultato una visione chiara: si deve trattare, nella sostanza, di una quattordicesima, sia pure mistificata da performance. Premesso che poiché in media i compensi lordi per risultato nel comparto Funzioni Locali ammontano a 1003 euro annui (secondo il Conto annuale del personale al 2018) sarebbe in effetti opportuno smontare il complesso apparato e, appunto, dare una onesta

quattordicesima a tutti, la normati- posto alle richieste dei sindacati. Che, va attualmente vigente, piaccia o non dunque, non andrebbero minimamente piaccia, è di segno diametralmente op- prese in considerazione.

Il RUP tra irrinunciabili prerogative istruttorie e prerogative a valenza esterna che possono essere disciplinate nella legge speciale di gara Proseguendo le considerazioni sulla competenza/prerogative del RUP, nello scorso contributo si è dato conto del presidio con responsabilità sulla decisione del responsabile unico del sub-procedimento della verifica della potenziale anomalia. Si è evidenziato, pertanto, che il RUP dispone sull’articolazione del procedimento di propria competenza (e più in generale dell’intero procedimento amministrativo dell’appalto e finanche della fase civilistica) ma non può affrancarsi della responsabilità sulla decisione. Rimane da chiarire se sia o meno competente anche all’adozione del provvedimento finale e quindi, se oltre ad un compito istruttorio, il RUP abbia anche competenza sull’adozione dei provvedimenti a valenza esterna a prescindere dal fatto che sia o meno dirigente.


A c u r a d i To m m a s o M a z z i o t t i Diettore generale Cred.it spa

economia a 360°

Coronavirus: l’Europa propone di esentare dall’IVA beni e servizi essenziali in tempi di crisi

50 Progetti Finanza&

La Commissione europea ha proposto nei giorni scorsi di esentare dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) i beni e i servizi che insieme agli organi e alle agenzie dell’Unione mette a disposizione di Stati membri e cittadini in tempi di crisi. La Commissione europea ha proposto oggi di esentare dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) i beni e i servizi che insieme agli organi e alle agenzie dell’Unione mette a disposizione di Stati membri e cittadini in tempi di crisi. Questa proposta è in linea con l’esperienza maturata nel corso della pandemia che ha insegnato tra altre cose che l’IVA applicata ad alcune transazioni finisce per costituire un fattore di costo negli appalti, mettendo a dura prova i bilanci più limitati. Scopo dell’iniziativa odierna è quindi ottimizzare l’efficienza dei fondi dell’UE utilizzati nell’interesse pubblico per far fronte a crisi come le calamità naturali e le emergenze sanitarie, rafforzando per giunta gli organi di gestione delle catastrofi e delle crisi che operano a livello dell’UE, ad esempio nell’ambito dell’Unione europea della salute e del meccanismo di protezione civile dell’UE. Una volta effettive, le nuove misure permetteranno alla Commissione e alle agenzie e organi dell’UE di importare e acquistare in esenzione dall’IVA i beni e i servizi da distribuirsi in risposta a un’emergenza nell’UE. I destinatari possono essere Stati membri o terzi, come autorità o istituzioni nazionali (ad es. ospedali, un’autorità sanitaria o altra autorità nazionale di risposta alle catastrofi). Tra i beni e i servizi che rientrano nell’esenzione proposta rientrano: test diagnostici, materiali diagnostici e attrezzature di laboratorio; dispositivi di protezione individuale (DPI) come guanti, respiratori, maschere, camici, prodotti e attrezzature per la disinfe-

zione;  ende, letti da campo, abbigliamento e alimenti; attrezzature di ricerca e salvataggio, sacchi di sabbia, giubbotti di salvataggio e gommoni; antimicrobici e antibiotici, antidoti contro le minacce chimiche, cure per lesioni da radiazioni, antitossine, compresse di iodio; prodotti del sangue o anticorpi; dispositivi di misurazione delle radiazioni; sviluppo, produzione e approvvigionamento dei prodotti necessari, attività di ricerca e innovazione, costituzione di scorte strategiche di prodotti; licenze al settore farmaceutico, strutture di quarantena, sperimentazioni cliniche, disinfezione dei locali ecc. Paolo Gentiloni, Commissario responsabile per l’Economia, ha dichiarato: “La pandemia di COVID-19 ci ha insegnato che questo tipo di crisi è assai complesso e ha un impatto ad ampio raggio sulle nostre società. È essenziale reagire subito e efficacemente e trovare oggi la migliore risposta possibile per prepararci al domani. Questa proposta va nel senso dell’obiettivo UE di reagire alle crisi e alle emergenze nell’Unione e farà in modo di ottimizzare l’impatto finanziario degli sforzi di soccorso a livello dell’UE per combattere la pandemia e sostenere la ripresa.” La proposta legislativa che modificherà la direttiva sull’IVA sarà ora trasmessa al Parlamento europeo per parere e al Consiglio per adozione. Gli Stati membri adotteranno e pubblicheranno entro il 30 aprile 2021 le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva e le applicheranno dal 1o gennaio 2021.

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