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L’Italia sceglie la
Transizione digitale
Dall’innovazione tecnologica alla formazione le imprese avranno un ventaglio di opportunità per sbarcare nel futuro
Il Sottosegretario Messina:«Governo pronto alla transizione»
ZOOM scommette sui giovani con fondo da 100 milioni P ubb l i c a zi o n e m e nsi l e i n fo r m a to d i g i t a l e su l si to www. p r o g e t t i e f i nanza. i nfo
anno IV •numero 35 • MAGGIO
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MAGGIO 2021
INVESTIRE NELLA RICERCA E NELL’INNOVAZIONE: FONDAMENTALE PER LA CRESCITA DELLE IMPRESE!
otti Tommaso Mazzi
ED ITO RIA LE
Secondo “L’origine delle specie” di Darwin non è la più intelligente delle specie a sopravvivere, non è nemmeno la più forte, la specie che sopravvive è quella in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente in cui si trova. Per le aziende la teoria formulata da Darwin nel 1963 non è mai stata tanto attuale come oggi, l’innovazione dei prodotti e dei processi rappresenta l’unico strumento per adattarsi ai cambiamenti che stiamo vivendo. Innovare i processi di una azienda o i prodotti non significa semplicemente comprare macchinari nuovi o software da scaffali di centri commerciali, innovare è partire da uno studio approfondito dei processi attuali o dei prodotti venduti e da lì capire se esistono tecnologie già presenti sul mercato e, da queste, creare modelli nuovi cuciti sulle reali esigenze dell’azienda. Innovare un’azienda è spesso sinonimo di costi e di investimenti; quanto maggiori saranno le attività di ricerca e sviluppo attuate, tanto maggiori saranno i costi da affrontare e, poiché non è detto che ci sia un ritorno economico dalle attività di ricerca, molte aziende tendono a non evolvere, a non innovare, pur di non investire. Con il mio libro ‘Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo. Guida pratica su come innovare la tua impresa a costo zero’. (Acquistabile su Amazon – N.d.R.) ho voluto dimostrare che è possibile fare innovazione nelle aziende a costo zero. Il libro è pensato sia per le aziende che hanno deciso di innovare ma che spesso si trovano a non avere le risorse necessarie, sia per i consulenti d’azienda, commercialisti e fiscalisti, a cui spesso gli imprenditori, le aziende e i manager si rivolgono per reperire le risorse necessarie a portare avanti progetti di ricerca e/o sviluppo. Molto spesso anche i manager dell’innovazione o le software house si sono trovate in situazioni in cui i clienti non erano in grado di sostenere i costi legati a investimenti su nuove tecnologie a causa della difficoltà nell’accesso a finanziamenti bancari o a causa di budget limitati. È necessario ribadire che l’evoluzione delle aziende passa necessariamente per l’innovazione e, in un contesto fiscale come quello italiano in cui i margini delle aziende sono ridotti all’osso, il Credito d’Imposta per Ricerca e Sviluppo rappresenta un’opportunità che non ci si può far sfuggire. Ho voluto per questo condividere le mie esperienze e le mie conoscenze con altri imprenditori e con i professionisti che supportano le aziende in modo da far conoscere a tutti questo strumento, anche perché la Legge di Stabilità 2019 ha avuto il pregio di aver esteso l’arco temporale in cui è possibile usufruire di tale credito. Sono certo che dalla lettura del libro le aziende potranno trovare degli spunti e delle valide opportunità per crescere e per non perdere questo treno. Inoltre, sul mio sito internet www.tommasomazziotti.com verranno pubblicati periodicamente tutti gli aggiornamenti sul credito d’imposta o su altri strumenti quali il credito d’Imposta in Formazione 4.0. Se vorrai potrai seguire le mie attività anche su Linkedin o su Facebook o contattarmi per un consiglio su un progetto da avviare o uno già avviato, oppure potrai scrivermi o chiamarmi per una consulenza al fine di sfruttare al meglio le opportunità messe a disposizione dai crediti d’imposta. Non perdere l’opportunità per investire in Ricerca & Sviluppo! Buona lettura!
Progetti & Finanza MAGAZINE
S O M M A R I O
maggio 2021
M A G A Z I N E
10 06 CHI VUOLE INVESTIRE IN ITALIA? Lombardia boom in salita per affitti e acquisti di case
08
Burocrazia: ecco quanto pesa sulle imprese italiane
IDROGENO a Modena il primo Hub per nuove sperimentazioni
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Intervista al v Messina: L’idea del Go un’infrastrutt di reti fisse e mobili per l’inclusione s
20 La transizione passa attraverso la formazione
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Transizione digitale un’opportunità da non perdere per le imprese
06. Burocrazia: ecco quanto pesa sulle 22. ZOOM
scommette sui giovani e lancia un fondo da 100 milioni
imprese italiane
08. Lombardia boom in salita per affit- 24. IDROGENO a Modena
ti e acquisti di case
il primo Hub per nuove sperimentazioni
10. Chi vuole investire in Italia? 13. E-commerce, nuova disciplina UE
26. Riaprire le discoteche, si può? 28. Al Praja il primo evento Covid Free
su IVA
d’Italia
FOCUS
14. Transizione Digitale il primo pilastro 30. L’ ESTATE 2021 PARTE del recovery
CON ENTUSIASMO E CONSAPEVOLEZZA
16. Transizione digitale un’opportunità da non perdere per le imprese
glie
18. L’idea del Governo: un’infrastruttura di reti fisse e mobili per l’inclusione sociale 20. La transizione passa attraverso la
formazione
32. Gallipoli: Città per giovani e fami-
34. Casa Smart agli italiani piace sempre di più 36. A tu per tu con Federico: spopolamento, aree interne, dissesto idrogeologico, sanità anno IV •numero 35 •Maggio 2021 • Direttore Responsabile Maria Rosaria De Leonardis Realizzazione editoriale e pubblicita’ Pay Click Srl Piazza IV novembre, 4 20124 Milano Tel. +39 02 82396397
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Burocrazia: ecco quanto pesa sulle imprese italiane LE MAGGIORI CRITICITÀ SI RISCONTRANO AL SUD, MA IN TUTTE LE REGIONI I LIVELLI DI EFFICIENZA SONO SOTTO LA MEDIA UE
L’
MARIA PIA ROMANO
Italia terzultima nei Paesi Ocse per qualità della P.A. e la cattiva burocrazia frena la produttività delle imprese, ostacolandone la crescita. Ammonta a 57,2 miliardi di euro il costo che ogni anno grava sulle imprese italiane “a causa del cattivo funzionamento della nostra burocrazia che - avvolta da un coacervo di leggi, decreti, ordinanze, circolari e disposizioni varie - rende sempre più difficile il rapporto tra le imprese e la Pubblica amministrazione”. E’ quanto sottolinea la Cgia il cui Ufficio studi ha provato a stimare a livello provinciale/regionale a quanto ammonta il peso della burocrazia sulle imprese calcolando l’incidenza del valore aggiunto sui 57,2 miliardi di euro di costo annuo elaborato dall’Istituto Ambrosetti. “In questa simulazione, ovviamente, risultano essere maggiormente penalizzate quelle realtà territoriali dove è maggiore la concentrazione di attività economiche che producono ricchezza. La provincia dove il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione è superiore a tutte le altre è Milano con 5,77 miliardi
di euro. Seguono Roma con 5,37, Torino con 2,43, Napoli con 1,97, Brescia con 1,39 e Bologna con 1,35 miliardi di euro” sottolinea la Cgia. Le realtà imprenditoriali meno “soffocate” dalla burocrazia sono quelle di Enna (87 milioni di euro), Vibo Valentia (82 milioni) e Isernia (56 milioni di euro). La Cgia rileva come “al netto delle disposizioni prese dalle singole regioni, in questi ultimi mesi il Governo ha approvato una dozzina di decreti, costituiti da oltre 170 pagine, per fronteggiare l’emergenza Covid-19”. Molti dei quali, segnala la Cgia, pressoché indecifrabili. “In Italia - sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo commentando il rapporto sulla burocrazia e le imprese - si stima vi siano 160.000 norme, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000”. Dunque, inefficienze e scarsa qualità dei servizi erogati impattano sulla crescita del nostro Paese causando una perdita di circa 70 miliardi e facendo scivolare l’Italia dalla 20esima alla 33esima posizione nel confronto internazionale, il terzultimo sui 36 Paesi
Ocse. Sono, in sintesi, i risultati di un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla qualità della burocrazia e il suo impatto sulla crescita economica del Paese. Le valutazioni sulla qualità della burocrazia nella comparazione internazionale sono ricavate dal “Quality of Government Index dell’Università di Goteborg”, indicatore composto da tre pilastri: livello di corruzione, caratteristiche della legislazione e osservanza della legge, qualità della burocrazia in senso stretto. Quindi è un indice che, oltre alle singole procedure burocratiche, dà conto anche dei loro effetti sui comportamenti e le performance dei legislatori e dei cittadini. Il ritardo della qualità della nostra burocrazia rispetto a quella delle economie avanzate ha probabilmente a che fare anche con i ritardi del nostro Paese sull’innovazione tecnologica e sul capitale umano della P.A., con un pesante impatto sulla crescita. Se l’Italia avesse, ad esempio, la stessa qualità dell’amministrazione della Germania, tra il 2009 e il 2018 la crescita cumulata sarebbe stata del 6,2% invece del 2,3% e il livello del prodotto lordo sarebbe più elevato di circa 70 miliardi di euro.
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Lombardia boom in salita per affitti e acquisti di case I prezzi di vendita degli immobili residenziali sono aumentati del 3,6%. Milano resta la città più cara d’Italia, cresce la richiesta in periferia
E
ffetto yo-yo nel mercato immobiliare. Sale il costo del mettone, scendono le compravendite: in cima alla classifica nazionale la Lombardia e Milano. Il mercato immobiliare italiano, secondo i dati Istat, nel 2020, nonostante la pandemia, ha registrato un balzo dei prezzi medi delle abitazioni dell’1,9%, il più marcato dal 2010. Questo a dispetto di un calo delle compravendite, scese del 7,7% in un anno. I prezzi salgono soprattutto al Nord, ma tornano a crescere anche nel Mezzogiorno e nelle Isole mentre sono stabili nelle regioni del Centro. L’ andamento, spiega l’Istituto di statistica, si spiega con il fatto che i valori risentono solo in parte, e comunque in ritardo, della diminuzione della domanda. Contribuiscono a sostenere i prezzi anche condizioni creditizie per i mutui che rimangono estremamente favorevoli e compensano, almeno in parte, le ricadute economiche della pandemia. Milano ha registrato un incremento dei prezzi delle abitazioni addirittura del 12%, quinto
anno consecutivo con il segno più. Nel capoluogo lombardo i valori superano così i livello del 2010. Piccola risalita dei prezzi anche a Roma (+ 0,8%) dopo tre anni di flessioni. Medesimo incremento a Torino dove però soffre il comparto delle abitazioni nuove (- 2,2%). prezzi di vendita degli immobili residenziali sono aumentati del 3,6%, mentre nel secondo si assiste a una flessione dei canoni dello 0,7%. A guidare, dunque, questa classifica è la Lombardia, dove la richiesta media di chi vende casa nella regione è di 2.225 euro al metro quadro. Alla fine del mese di marzo le cifre richieste per gli affitti, invece, sono di poco superiori ai 14 euro al metro quadro. Il primato, come riportato da Immobiliare.it, è del capoluogo di regione: Milano si conferma anche in questa prima parte dell’anno la città più cara per acquistare un immobile residenziale in Lombardia. Con i 4.782 euro al metro quadro in media richiesti da chi vende casa, la capitale italiana della moda fa registrare un aumento che sfiora il 2% sui prezzi delle abitazioni. E tra-
scina anche la crescita della provincia (+0,8%), dove mediamente vengono richiesti 1.866 euro al metro quadro. Per quanto riguarda il resto della regione, le oscillazioni dei prezzi nel primo trimestre dell’anno sono contenute quasi ovunque con un’unica eccezione. Sondrio è infatti il capoluogo di provincia con le performance meno brillanti: se in città si perde meno di un punto percentuale, in provincia se ne perdono quasi 4. Sul fronte locazioni, invece, ci sono oscillazioni più rilevanti in alcune città e molte in negativo. Il caso più rilevante è ancora una volta quello di Sondrio: se in città il mercato resta stabile, in provincia si registra una brusca flessione, di quasi 17 punti percentuali, anche se i costi restano più alti: 8 euro al metro quadro contro i 7 necessari in città. Il record dei canoni appartiene invece sempre a Milano, con oltre 18 euro al metro quadro (-2,1% nel trimestre). Superano la soglia dei 10 euro al metro quadro anche i valori di Como (11,80 euro al metro quadro) e di Monza (11 euro al metro quadro).
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CHI VUOLE INVESTIRE IN ITALIA?
I paesi UE strizzano l’occhio alle infrastrutture ancora da costruire L’Italia si prepara ad amministrare la fetta più ampia del Recovery Plan, fondi messi a disposizione da tutta l’Europa che serviranno verosimilmente anche a svecchiare l’industria e adattarla alle nuove esigenze di transizione ecologica FRANCESCO GASBARRO
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ul sito del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) è da poco comparsa una pagina web dove vengono elencati 10 buoni motivi per cui un investitore dovrebbe investire in Italia. Può sembrare una misura spot, ma in realtà risulta essere un buon identikit del perfetto investitore che il Belpaese sta cercando, in un momento in cui la pandemia ha accelerato i processi di crisi aziendale. Tra queste 10 motivazioni vi sono: il posizionamento geografico, l’esperienza nel settore manifatturiero e nell’export, una forza lavoro altamente qualificata, un’ineguagliabile attrattività turistica e una certa “apertura” agli investimenti esteri. Volendo approfondire questo ultimo passaggio, dovremmo certamente tener presente il fatto che l’Italia si prepara ad amministrare la fetta più ampia del Recovery Plan (209 miliardi), fondi messi a disposizione da tutta l’Europa (attraverso il Next Generation EU) che serviranno verosimilmente anche a svecchiare l’industria e adattarla alle nuove esigenze di transizione ecologica. Questo anche nel tentativo di arginare le grandi crisi industriali dettate dal fatto che le aziende, in mancanza di regole armoniche sull’impo-
sizione fiscale nell’area Euro, siano portate a delocalizzare anche quando non ci sono perdite, con il risultato della perdita di posti di lavoro. Ma, nonostante questo, c’è un settore che pare non soffrire questo passaggio storico complicato che ha invertito tutti i parametri in negativo ed è quello delle infrastrutture, settore che viene visto con interesse dagli investitori esteri. Sembra piuttosto singolare ma l’Italia è il paese europeo nel quale molti grandi fondi di investimento internazionali intendono investire di più nelle infrastrutture strategiche. A riferirlo è un importante studio realizzato subito dopo la fine del primo lockdown da uno dei maggiori network di consulenza e revisione (EY) e riportato dal Data Room di Milena Gabanelli. Attualmente – secondo quanto riportato dal Mise - le imprese multinazionali hanno un peso crescente nell’economia italiana: esse impiegano l’11% della forza lavoro, producono più del 20% del fatturato nazionale e ad esse è riconducibile il 26% dei beni nazionali esportati (Istat, 2014). Secondo l’FDI Confidence Index, l’Italia si colloca al tredicesimo posto per gli investimenti stranieri, superando i Paesi Bassi, la Svezia e l’Irlanda (A.T. Kearney, 2017). La
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maggior parte di questi investitori sceglie i settori del turismo e appunto delle infrastrutture. Le infrastrutture sono, ovunque nel mondo, uno dei motori per far ripartire l’economia, perché creano ricchezza e occupazione. Ma perché proprio l’Italia è il Paese più attrattivo, e non la più affidabile Germania, Francia o Gran Bretagna? La risposta è nei numeri: da noi il divario fra i progetti in cantiere e quelli da realizzare è più ampio rispetto al resto d’Europa, a causa della mancanza cronica di investimenti. In sostanza ci sono più spazi per costruire nuove cose, rispetto a paesi dove c’è già tutto e la saturazione non permette di programmare nuovi interventi. Il capitale privato, come abbiamo detto, è disposto a mettere più soldi sul tavolo delle infrastrutture italiane. Il 44% dei 56 interlocutori rappresentativi dei maggiori fondi globali (come Macquarie, BlackRock, Blackstone, Brookfield, ecc) sta facendo piani per investire di più in Italia nei prossimi 12 mesi, anche alla luce dei nuovi impegni presi dal governo per sveltire le procedure di appalto dopo la ricostruzione in tempi record del ponte Morandi. Un altro settore che porta ad investimenti mirati anche in Italia è quello dell’informatica e delle tecnologie. Ogni aspetto dell’economia che ha per vettore lo strumento di internet è destinato ad un pubblico largo, per questo c’è tutto l’interesse a coprire la più ampia fetta di popolazione. Anche in Italia aumenta la presenza di fondi di investimento sulla sicurezza informatica, sull’archiviazione e sulle infrastrutture di rete. Accanto a questo c’è l’immancabile e inarrestabile corsa dei colossi del web e dell’e-commerce che puntano a migliorare il servizio sui territori, creando anche occupazione. La regolamentazione di questa occupazione e al contempo la tassazione di questi giganti del web saranno le sfide che l’Europa (e l’Italia nello specifico) dovrà saper affrontare per far sì che gli investimenti siano strutturali e non soltanto episodici.
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E-commerce, nuova disciplina UE su IVA MATTEO PALUMBO
Le nuove regole dell’Unione Europea entreranno in vigore dal 1° luglio 2021 garantendo parità di condizioni alle imprese dell’Unione europea L’e-commerce non è una moda passeggera ed è in atto una vera e propria rivoluzione digitale che dal 1° luglio interesserà anche le regole UE sull’IVA. In seguito alla pandemia e al conseguente spostamento online di rivenditori e consumatori, i dati del primo trimestre del 2021 confermano che le abitudini di spesa formatesi nel corso dell’anno e delle festività natalizie del 2020 sono destinate a restare, e l’Italia è il Paese europeo che fa segnare i maggiori margini di crescita. Emerge dai dati relativi al primo trimestre del 2021 dello Shopping Index, il report trimestrale di Salesforce. Infatti, nel primo trimestre del 2021 l’e-commerce globale è cresciuto del 58% su base annua contro il 17% del primo trimestre 2020. Italia prima in Europa e quarta nel mondo per accelerazione nel primo trimestre dell’anno. Il commercio digitale globale in aumento del 58% contro il 17% dell’anno scorso. Le categorie di prodotti che hanno registrato la crescita di fatturato maggiore nel primo trimestre su base annua sono articoli sportivi (101%),elettrodomestici (96%), borse di lusso (95%). A fronte di tale evoluzione, giungono anche novità amministrative sul fronte IVA. Le nuove regole dell’Unione Europea entreranno in vigore dal 1° luglio 2021 garantendo parità di condizioni alle imprese dell’UE e semplificando le regole IVA per le imprese impegnate nell’ecommerce transfrontaliero. La riforma intende rimuovere gli ostacoli alle vendite transfrontaliere online e risolvere le questioni relative ai regimi dell’IVA sia per quanto riguarda le vendite a distanza, sia per le importazioni di modesto va-
lore. Tra le principali novità, l’attivazione del nuovo portale One Stop Shop (OSS) al quale tutti i venditori online potranno registrarsi, in uno Stato membro dell’UE, e ridurre del 95% le procedure burocratiche. È prevista inoltre l’abolizione delle soglie per le vendite a distanza all’interno dell’UE che saranno sostituite da un parametro UE comune di 10 mila euro, al di sotto del quale i servizi di telecomunicazione, radiodiffusione ed elettronica e le vendite a distanza saranno comunque soggetti all’IVA. Sarà invece obbligatorio sottoporre ad IVA tutte le merci importate nell’Unione Europea, ciò sarà possibile grazie ad un apposito portale, Import One-Stop Shop, che renderà più agevoli le dichiarazioni e i pagamenti dell’IVA. L’innovazione apportata dall’introduzione delle nuove regole comporterà un aumento nelle entrate pubbliche degli Stati membri, la riduzione delle frodi, un maggior volume dei pagamenti dell’IVA ed infine l’adeguamento dei pagamenti IVA alla digitalizzazione dell’Unione Europea. Utilizzando lo Sportello Unico ci si potrà registrare in uno Stato membro dell’UE e far valere tale registrazione in tutta l’UE, nonchè dichiarare e versare l’IVA dovuta su tutte le vendite transfrontaliere ammissibili effettuate nell’UE nel solo Paese in cui ci si è registrati. Gli acquirenti potranno così conoscere il prezzo totale (IVA inclusa) che pagheranno al momento della vendita, avranno il vantaggio di una consegna più rapida delle merci e se acquistano da un marketplace o da un venditore che utilizza lo sportello unico, non subiranno imposte/dazi imprevisti sulle merci
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FOCUS
TRANSIZIONE DIGIT IL PRIMO PILASTR DEL RECOVERY 236 miliardi di Euro complessivi di cui 191,5 derivanti del Recovery and Resilience Facility europeo, per cambiare il volto dell’Italia portandola finalmente nel futuro.
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VINCENZO F. ZEFFIRI
è grande attesa per la realizzazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che da noi, in Italia, concretizza sforzi congiunti anche derivanti dal Recovery Fund europeo. Lo stesso Capo del Governo, Mario Draghi, ha puntualizzato alle Camere che “Sbaglieremmo tutti a pensare che il PNRR sia solo un insieme di progetti, di numeri, obiettivi, scadenze. Nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese”. E se tanto non basta ad aumentare la curiosità e l’aspettativa, guardando le cifre in ballo si sgranano gli occhi per l’impatto che questo ardimentoso programma potrà avere. Stiamo parlando di 236 miliardi di Euro complessivi di cui 191,5 derivanti del Recovery and Resilience Facility europeo, 31 dal Fondo complementare e 13,5 dal programma React-Eu. Della prima cifra è bene tenere presente che solo 68,9 miliardi di Euro sono concessi nella forma di sovvenzioni, mentre la restante parte corrisponde a prestiti. Il programma è molto articolato e illustra bene le direttrici su cui il Governo punta per lo sviluppo del Paese. Si tratta di sei pilastri così organizzati: 1.Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura 2.Rivoluzione verde e transizione ecologica
3.Infrastrutture per una mobilità sostenibile 4.Istruzione e ricerca 5.Inclusione e sociale 6.Salute Il primo tra questi punta chiaramente sulla digitalizzazione e innovazione. La precisazione è d’obbligo perché, per la verità, anche negli altri pilastri si ritrovano tantissimi riferimenti alla rivoluzione digitale e alle nuove tecnologie, viste sempre più come strumento per l’innovazione e non come tema a se stante. Focalizzando ora però il primo pilastro, questo è a sua volta diviso in tre sottoprogrammi: 1. Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione Immancabile il programma per l’aggiornamento della Pubblica Amministrazione in ottica digitale, essendo stato specificatamente richiesto e sottolineato dall’Europa, punta a realizzare infrastrutture e servizi digitali al servizio dei cittadini e a semplificare le procedure esistenti. Grande attenzione è posta anche per il reclutamento e l’aggiornamento delle competenze. 2. Digitalizzazione, innovazione e capacità di comunicazione del sistema di produzione Gli obiettivi che intende perseguire il secondo sottoprogramma sono relativi alla transizione digitale e all’innovazione del sistema produttivo in ottica 4.0, agevolando la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, alla
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ITALE RO Y creazione di una infrastruttura di comunicazione d’avanguardia tecnologica e alla promozione delle filiere di produzione innovative e del Made in Italy. Continuano quindi ad essere supportati tutti i piani di transizione digitale 4.0 esistenti con nuovi fondi per le PMI. Saranno centrali gli investimenti per lo sviluppo della rete in fibra ottica e mobile cellulare di quinta generazione che, unitamente alla rete di comunicazione satellitare nell’ambito dell’economia spaziale, sono al centro del contributo del Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. 3. Turismo e cultura L’ultimo sottoprogramma relativo al Turismo e alla Cultura colpisce certamente per la sua collocazione in questo pilastro. Volendo cogliere positivamente il segnale, si può pensare ad un rinnovato interesse e ad una promettente scommessa su uno dei nostri asset nazionali più importanti, quello dei beni culturali e della rete turistica. Un’altra chiave di lettura è quella di una direzione, chiara e incontrovertibile, di innovazione in questi difficili settori proprio in ottica digitale. Compaiono così tra gli obiettivi del sottoprogramma quelli della rigenerazione culturale e del turismo sostenibile che sempre più negli ultimi anni hanno identificato negli strumenti tecnologici digitali validi e preziosi alleati. Come si diceva però i riferimenti al digitale sono molto
presenti anche negli altri pilastri, forse con meno forza direttiva ma con altrettanta valorizzazione dell’opportunità offerta. Così nella rivoluzione energetica si fa riferimento all’efficienza energetica e alla mobilità sostenibile, nell’istruzione e nella ricerca si focalizza su nuovi poli e competenze per una società digitale e nella sanità si parla a chiare lettere di telemedicina e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale. Questi riferimenti sono preziosi per comprendere la forte integrazione del piano complessivo e su come le varie linee di intervento potranno trovare intersezioni e consolidarsi a vicenda. Con la speranza di superare l’emergenza sanitaria e la crisi economica, le opportunità per le aziende e i professionisti ICT sembrano essere davvero importanti ma anche tutti gli altri settori potranno certamente beneficiare di questo ingente piano di investimenti. Resta fermo il dibattito ancora aperto sulla linea che prenderà il Governo ovvero quella delle centralità delle persone e delle competenze come vero motore della ripartenza, anche per agevolare la ri-occupazione di una fetta importante della popolazione, e non di meno la valutazione degli impatti e dei ritorni di ciascuno degli investimenti che verrà fatto. Queste le speranze di chi scrive e certamente anche di coloro che hanno esperienze, dirette o indirette, di programmi così ambiziosi.
FOCUS Si tratta di un cambiamento innovativo, per migliorare i processi di produzione, per incrementare la competitività delle nostre aziende fornendo capacità di remunerazione dei fattori produttivi.
Transizione digitale un’opportunità da non perdere per le imprese VINCENZO F. ZEFFIRI La rivoluzione digitale in atto ha assunto negli anni varie etichette che via via si sono evolute, volendo portare con sé il senso di una crescente espansione di principi motori. L’iniziale piano Industria 4.0 focalizzava da un lato il mondo dell’industria come target di riferimento e un set di tecnologie, che assumeranno il connotato di tecnologie 4.0, a definire lo spazio di azione delle innovazioni supportate. Si è giunti a parlare in diversi contesti di Filiera 4.0, facendo procedere la soglia della rivoluzione oltre i confini aziendali, verso paradigmi di integrazione verticale della filiera produttiva. Oggi siamo di fronte ad una nuova stagione – per usare un termine frutto appunto dell’epoca digitale – di programmi di incentivo e supporto all’innovazione digitale delle imprese. E’ il termine “transizione” ad attrarre l’attenzione della ricerca di un senso nel tumultuoso cambiamento che stiamo vivendo. Il richiamo è a un’azione in corso, ormai avviata e in atto in maniera irrevocabile. La nostra società tutta è definitivamente in transizione verso il paradigma digitale. Negli ultimi anni si sono susseguiti eventi, iniziative, bandi pubblici e privati, fondi e svariate attività di “awareness” e “dissemination” – altri due termini chiavi di questo processo – che hanno ampiamente definito e più volte ridefinito i contorni delle possibilità che il digitale propone nella nostra quotidianità, privata e lavorativa, e nel nuovo modo di fare business. Le grandi aziende tecnologiche hanno certamente precorso i tempi e si sono portate avanti con ingenti investimenti in infrastrutture e tecnologie che non ancora hanno trovato quel largo impiego che si spera di raggiungere. La speranza in questo caso non è solo un riflesso della moda del momento. Se infatti si poteva pensare che il settore ICT e quindi i suoi clienti
fossero stati investiti della prima ondata di rinnovamento dagli anni 90’ solo per smuovere un po’ l’economia, l’emergenza sanitaria e la crisi economica mondiale ha definitivamente convinto la maggioranza che il paradigma digitale è arrivato per rimanere e dettare le regole nel prossimo futuro. E’ proprio qui che si instilla la speranza, sia privatistica, sia governativa, di poter individuare negli strumenti e nella filosofia digitale un “vaccino tecnologico” che contenga i danni economici e anzi permetta un recupero e un rilancio. Strumenti e filosofia digitale sono dei riferimenti tutt’altro che prosastici. La rivoluzione digitale, cominciata ben prima del piano Industria 4.0, porta con sé e realizza i cambiamenti degli utenti dei sistemi produttivi, urbani e dei servizi del ventunesimo secolo. Bisogna riconoscere che il settore del marketing e quello della comunicazione hanno fatto da apripista in questa scoperta e conquista del mondo digitale. L’avvento dei social network, la costruzione di una realtà altra da quella tangibile e confinabile a livello geografico, poggiata solidamente ma anche fluidamente sulle tecnologie dell’informazione, hanno dato quel senso di ebrezza e potenzialità sconfinate che hanno spinto, giorno dopo giorno, ad assestare colpi e passi significativi nel progresso digitale. Basta guardarsi indietro. Solo vent’anni fa la maggior parte delle tecnologie che usiamo oggi e nel modo in cui le usiamo oggi nemmeno esistevano. Da un punto di vista tecnico l’origine di questa trasformazione è dovuta alla disponibilità di risorse di calcolo con migliori prestazioni e costi più contenuti, insieme alla tecnologia di Internet. La maggioranza delle tecnologie che oggi definiamo 4.0 sono state tutte teorizzate e in diversi casi anche prototipizzate già alla fine del secolo scorso. La vera novità sta nella
portata che possono raggiungere grazie alle infrastrutture oggi disponibili. Questo ha cambiato tutto. Mentre i tecnologi digitali si davano da fare per far evolvere le prestazioni computazionali e i modelli di calcolo, i professionisti del business e del marketing vedevano sempre più chiare le possibilità che si aprivano. Si parla di pilastri della rivoluzione digitale per armonizzare questo conglomerato di argomenti, determinanti e vincenti solo se opportunamente combinati. La linea di trasformazione è abbastanza semplice da ripercorre ma lascia sgomenti per l’impatto delle sue conseguenze e opportunità – per i più audaci si intende. La possibilità di risorse computazionali e di connettività di migliore qualità e a minor prezzo permette di disporre di grandi quantità di dati, i famosi “big data”, che rappresentano il nuovo petrolio. Naturalmente l’abilità sta nel saperli interrogare e sfruttarli per ottenere un effettivo vantaggio competitivo. Si fa spazio allora un set di nuove strategie aziendali, cosiddette “data-driven”, dove evidenze e decisioni possono davvero essere supportate da riscontri reali e, nel migliore dei casi, possono addirittura basarsi su stime affidabili del futuro. Il valore dei dati è dunque tutto concentrato nella capacità di sfruttarli. Questi dati possono nei fatti riferirsi a qualsiasi tipo di oggetto o scenario monitorato. I professionisti del marketing tramite gli strumenti dei social network e poi dei market digitali ci hanno visto la possibilità di avvicinarsi talmente tanto ai clienti da poter ridefinire la strategia operativa centrandola su di essi. E’ questa una delle grandi rivoluzioni che vanno sotto il cappello di rivoluzione digitale ma che in realtà comporta un cambio di prospettiva, abilitato dai giusti strumenti. La “customer centricity” è un elemento che, come consumatori, oggi consideriamo imprescindibile nelle nostre scelte di acquisto e che, per questo stesso motivo, le imprese non possono più ignorare. Il cambiamento umano però non avviene solo nel mondo dei consumer. Anche all’interno dell’azienda le relazioni, i talenti e, in primis, la cultura vengono completamente rimodellati per percepire, catturare e sfruttare le
peculiarità del nostro tempo, dell’impatto delle tecnologie e dei fenomeni sociali su tutte le generazioni che si trovano a convivere e a creare un nuovo modello di società. L’azienda a ben vedere è totalmente immersa nella società e nei casi più illuminati non ha confini con i suoi clienti e con essa. Le tecnologie digitali si sono dimostrate però anche validi alleati per due caratteristiche che definiremmo altrettanto imprescindibili nel business: l’agilità e la flessibilità. In altri termini l’impresa oggi deve riuscire a mettere in campo novità e a riconfigurarsi con grande velocità, scaricandosi di tutti i fardelli che caratterizzavano le grandi società che sembravano intramontabili dal dopo guerra in poi. Accanto al fattore tempo, si staglia il fattore forma. Qui nuovamente il Covid-19 ci ha dato grandi lezioni di business. Non è un caso che la leva più considerata nel 2020 come portatrice di cambiamento in ottica digitale sia stata proprio l’emergenza sanitaria. L’azienda di oggi e con ogni probabilità del futuro deve saper cambiare forma per rispondere ad uno scenario in continua e anche repentina mutazione. L’opportunità imperdibile della transizione digitale, già suggerita nel titolo di questa riflessione, si configura a ben vedere allora come una necessità e forse come un’imprescindibilità per le aziende che puntano a garantirsi un futuro solido. C’è da dire che davvero l’ultima Legge di Bilancio e il Ministero dello Sviluppo Economico hanno moltiplicato le possibilità di ricevere interessanti sovvenzioni pubbliche per agevolare questo processo di transizione (ne parlavamo nello scorso numero). E’ anche doveroso puntualizzare che nel corso degli ultimi anni, lo sguardo del Legislatore e dei professionisti dell’innovazione digitale si è sempre più allargato. Oggi le tecnologie abilitanti come Internet of things, Cloud computing, System integration, Augmented reality, Big data analytics, rappresentano solo degli strumenti che se sapientamente usati possono dare luogo a infinite e personalizzate combinazioni. Ogni impresa in altri termini può definire il proprio percorso di transizione digitale e il proprio obiettivo, guardando ad esempi di buone pratiche solo come fonte di ispirazione. Ecco, quindi, il valore delle iniziative di awareness e dissemination – di cui si diceva prima - dei progetti digitali che più che presentare delle ricette preconfenzionate devono raccontare storie di successo, mettendo bene in luce tutte le difficoltà del caso perché anche altri imprenditori e professionisti possano in parte rivedersi in esse. Il dialogo è aperto e le opportunità da cogliere sono davvero tante. Sia allora anche questa riflessione fatta insieme un’occasione di maggiore consapevolezza promotrice di piccole e grandi rivoluzioni digitali.
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I N T E R V I S TA E S C L U S I VA A L L A S O T T O S E G R E TA R I A A L M I N I S T E R O D E L L ’ I N N O VA Z I O N E T E C N O LO G I C A E L A T R A N S I Z I O N E D I G I TA L E
L’idea del Governo:
un’infrastruttura di reti fisse e mobili per l’inclusione sociale Assuntela Messina:« Connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026, in anticipo rispetto all’Europa»
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MARIA PIA ROMANO
e competenze digitali sono un importantissimo strumento di inclusione sociale perché permettono la partecipazione attiva al lavoro di domani e, di conseguenza, allo sviluppo del Paese che verrà. Non possiamo consentire che il digitale diventi un ulteriore strumento di esclusione ed emarginazione.”: questa la ferma convinzione di Assuntela Messina, Sottosegretaria di Stato al nuovo Ministero dell’Innovazione Tecnologica e la Transizione digitale, guidato da Vittorio Colao. Nella squadra del Governo Draghi dal 24 febbraio scorso, originaria di Barletta, la Sottosegretaria con grinta e abnegazione si sta attivando affinché la gigabit society non resti una promessa, ma diventi realtà in tempi ragionevoli. Si punta in alto, con connessioni a 1Gbps in tutta Italia entro i prossimi cinque anni, perché oggi più che mai si deve puntare sull’innovazione e sulla digitalizzazione, diritti primari dei cittadini. In diversi momenti si è parlato del piano di transizione digitale ponendo l’accento sulle infrastrutture per col-
mare il Digital divide, questo anche prima dell’obiettivo europeo del 2030. La pandemia ha mostrato i limiti delle nostre infrastrutture: è davvero un aspetto così prioritario? Indubbiamente è un aspetto prioritario. L’emergenza pandemica è stato uno stress-test che ha messo in risalto le debolezze del Sistema Paese in molti ambiti. Il divario digitale è emerso con più forza rispetto ad altre criticità, soprattutto a causa delle caratteristiche di questa crisi sanitaria, in cui il distanziamento sociale è stato il primo argine al rischio di contagio, obbligando a utilizzare le modalità di lavoro agile o la didattica a distanza. In questo contesto, molte famiglie e tante imprese si sono trovate impreparate o del tutto sprovviste dei mezzi per potersi adattare alle nuove modalità di studio o di lavoro. Se già prima del Covid-19 l’adeguamento infrastrutturale del nostro Paese era sentita come un’esigenza a cui rispondere con urgenza, dopo l’esperienza dell’ultimo anno sappiamo che lo sviluppo di un’infrastruttura di reti fisse e mobili ad altissima capacità è una priorità assoluta per garantire non solo la crescita economica del Paese, ma anche per permette-
re ai cittadini di esercitare pienamente i loro diritti, come quello all’istruzione. L’obiettivo che ci poniamo è ambizioso: garantire connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026, con qualche anno di anticipo rispetto all’obiettivo europeo. A prescindere dalle tecnologie utilizzate, è fondamentale fare in fretta per permettere a cittadini e imprese di cogliere i benefici della trasformazione digitale e per realizzare pienamente la promessa della gigabit society. Gli investimenti per la transizione digitale rappresentano, nelle varie declinazioni, la fetta più importante del recovery fund. Ci saranno nuove modalità per assicurare l’efficacia degli impatti raggiunti, oltre che la formale coerenza di spesa nei vari bandi e iniziative di finanziamento a cascata? Tutto il Piano è soggetto a un rigido sistema dotato di un coordinamento centralizzato, svolto dal Ministero dell’economia e delle finanze, per il monitoraggio e il controllo sull’attuazione degli interventi e di un’apposita Cabina di Regia per garantirne l’avanzamento e i progressi in termini di spesa e raggiungimento di risultati e obiettivo, assicurando un dialo-
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Digital hub e incubatori o anche misure dirette sulle fasce più colpite dalla crisi economica dovuta la pandemia? Portare a termine ogni singolo intervento previsto in materia di transizione digitale senza accompagnare i cittadini, la Pubblica Amministrazione e le imprese verso un serio percorso di acquisizione e consolidamento delle competenze digitali vorrebbe dire aver compiuto uno sforzo del tutto inutile. Le persone sono e devono essere al centro del nostro PNRR e, in particolare, dell’opera di digitalizzazione del Paese. I dati ci dicono che in Italia più della maggioranza dei cittadini non possiede competenze digitali di base. Di conseguenza, non può che essere il La società del futuro è tutta orientata primo punto all’ordine del giorno la real digitale, ma anche attenta alla so- alizzazione di misure mirate per dare a stenibilità ambientale e certamente tutti, a partire dalle categorie più escluflessibile per rispondere ad ogni situazione. Le misure che verranno messe in campo permetteranno una reale integrazione tra queste dimensioni? In che modo? L’impianto del Piano italiano di Ripresa e Resilienza è fortemente incentrato sulla transizione digitale e su quella ecologica, che ne costituiscono a tutti gli effetti i due pilastri. Questi non sono pensati come politiche di settore o misure circoscritte ma, al contrario, come veri e propri processi di trasformazione della società e dell’economia nazionale, che procedono in parallelo e in perfetta integrazione. La sostenibilità ambientale è un’esigenza irriducibile se si intende prendere sul serio la lotta ai cambiamenti climatici, come l’Italia e l’Europa si sono da tempo impegnati a fare. Non è un caso che tutti gli interventi previsti dal Piano siano sensibili all’impatto ambientale, tanto da essere stati valutati e approntati in linea col principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente (“do no significant harm” – DNSH) che ispira tutto il Next Generation EU. Anche in fase di attuazione, dunque, non mancherà l’attenzione verso l’aspetto dell’impatto e della sostenibilità degli interventi da realizzare. go costante con la Commissione europea e gli enti attuatori degli interventi. Ogni amministrazione poi, per gli interventi di propria competenza, sarà responsabile dei controlli sulla regolarità delle procedure e delle spese, resi più semplici dal fatto che è prevista una contabilità separata per l’utilizzo delle risorse del PNRR. Insomma, rispetto all’ordinario controllo amministrativo per l’utilizzo di risorse finanziarie e in linea con quanto raccomandato dalla Commissione, sul PNRR ci saranno attività di verifica e controllo molto serrate, per prevenire ed evitare irregolarità e garantire l’efficace ed efficiente realizzazione degli interventi.
se o a maggior rischio di esclusione, gli strumenti necessari per sfruttare le tante opportunità offerte dal mondo digitale. Il PNRR prevede, infatti, interventi specifici per formare le persone alla digitalizzazione e sviluppare nuove competenze, che vanno dal rafforzamento delle competenze digitali del personale scolastico, dei docenti e degli studenti, passando per un rilevante investimento sugli ITS e una nuova centralità dei percorsi di studio STEM, fino ad arrivare a tutti gli strumenti che saranno messi a disposizione delle imprese per puntare sulla formazione del loro capitale umano. Ne sono un esempio le varie possibilità fornite da Transizione 4.0, attraverso il quale anche le PMI potranno beneficiare di strumenti e incentivi per la valorizzazione e l’upskilling digitale del loro personale.
Come il Ministro ha confermato in diverse interviste, c’è grande attenzione alle persone, che sono il vero fulcro della transizione digitale. L’Europa punta sul reskilling per combattere disoccupazione e rispondere alla crescente necessità di figure specialistiche in ambito tecnico digitale. Avete già ipotizzato delle modalità di attuazione? Si prevedono tutte misure mediate da enti quali scuole, università,
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Assuntela Messina, Sottosegretaria di Stato al nuovo Ministero dell’Innovazione Tecnologica e la Transizione digitale, guidato da Vittorio Colao.
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LA TRANSIZIO PASSA ATTRAVE LA FORMAZIO MARIA PIA ROMANO
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Il Bonus Formazione 4.0 è un incentivo economico per stimolare le imprese ad investire nella crescita dei dipendenti, da cogliere in questa fase di passaggio dall’era analogica a quella digitale. L’esperienza di due startup leader nazionali nella formazione aziendale e Ricerca&Sviluppo: Finaform e Payclick
a serietà della formazione e l’efficacia della promozione si rivelano fondamentali oggi più che mai nella strategia di comunicazione e crescita aziendale. Il Bonus Formazione 4.0 è un incentivo economico per stimolare le imprese ad investire sulla formazione del personale nelle tecnologie abilitanti, per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. A questo importante strumento possono aderire le società e le imprese residenti e operanti in Italia, quelle estere con attività organizzative estese sull’intero territorio nazionale italiano e anche le società non commerciali residenti con esercizi commerciali rilevanti per il reddito d’impresa. FinaForm, tramite una strutturata piattaforma FAD, Formazione a Distanza, fornisce corsi su misura per ogni specifica attività aziendale, da seguire direttamente dalla propria postazione di lavoro o tramite app sul proprio smartphone. “Con le tecnologie abilitanti, previste dal Piano Industria 4.0, l’esigenza di innovazione incontra la possibilità di potenziare le skills dei dipendenti, attraverso la loro formazione.”: è questa la ferma convinzione degli esperti FinaForm che sottolineano: “L’importanza che ormai riveste la tecnologia digitale nella nostra società è in continua crescita. E i benefici che può apportare al business sono innumerevoli. Senza considerare che le aziende che si rinnovano di continuo sono molto più allettanti per i clienti. Per avere un maggiore vantaggio competitivo non è più sufficiente inseguire l’innovazione: bisogna comprenderla, gestirla, attuarla. Come? Attraverso la formazione continua dei collaboratori e dipen-
denti. Il Bonus Formazione 4.0, in quest’ottica, è il mezzo più adeguato per ottenere risultati concreti.”. In pratica, cosa offre FinaForm alle aziende? Sicuramente servizi di consulenza e formazione altamente specializzata. “La nostra esperienza e il nostro know-how mirano a soddisfare le richieste delle aziende interessate alla formazione, puntando su un’offerta completa e variegata. La competenza di consulenti e professionisti che fanno parte del nostro team permettono di offrire servizi di qualità, in grado di rispondere alle richieste di un mercato in costante evoluzione.”. Vengono individuate le soluzioni tecnologiche più adatte, la formazione on demand si può seguire dove e quando si vuole e, soprattutto, FinaForm cura direttamente la pratica e l’azienda riceve il bonus direttamente in F24. Per calcolare il beneficio che si può ottenere, basta inserire la partita Iva e si avrà immediatamente il calcolo del credito d’imposta. Altro aspetto fondamentale oggi per le aziende è la promozione. Le aziende che vogliono distinguersi su un mercato sempre più competitivo, non possono prescindere dall’utilizzo di: Direct E-Mail
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ONE ERSO ONE Marketing, Programmatic Adv, Social Media Adv, Notifiche Push, Permission Marketing e SEM. Pay Click Srl è una Start Up Innovativa Riconosciuta e Centro di Ricerche Accreditato con alto contenuto tecnologico ed innovativo. A chi si rivolge? “Ci rivolgiamo alle imprese interessate a promuovere i loro prodotti o servizi: i responsabili del marketing proporranno una prima fase di analisi del mercato, con opportunità e minacce (SWOT), per poi passare al progetto strategico e operativo.”, spiegano da Pay Click e sottolineano: “Il progetto definirà obiettivi, tempistiche e soprattutto media e strumenti operativi: programmi di immagine coordinata, branding, grafica di prodotto, packaging, stampati, siti web, video, webmarketing e social media marketing sono solo alcuni degli strumenti che utilizziamo per ottenere una strategia integrata e vincente. La nostra
mission è quella di ottenere risultati misurabili nel breve periodo senza però perdere di vista gli obiettivi a lungo termine in termini di branding e percezione del mercato.”. Le attività gestite da Pay Click per il cliente sono sempre corredate da Attestazione Scientifica di conformità alle Specifiche Direttive del Ministero dello Sviluppo Economico per l’Ammissibilità al relativo Beneficio di Credito d’Imposta che è fruibile nella compensazione trasversale dei tributi di ogni ordine e grado. In pratica, cosa si prefigge di fare Pay Click? “Accompagnamo le imprese ad intraprendere una strada di un corretto posizionamento con il web marketing strategico. Questo significa lavorare con un metodo dai passaggi chiari e definiti, da rispettare rigorosamente: ricerche e analisi della concorrenza; definizione di un template grafico su cui basare l’architettura di sito; costruzione dei contenuti del sito in ottica marketing oriented; indicizzazione del sito basata su parole chiave selezionate dopo un’attenta analisi dei contenuti; attività di promozione tramite social media.” Pay Click Srl è specializzata nel web marketing strategico e utilizza una serie di strumenti innovativi per la promozione di brand, prodotti e servizi su Internet. Grazie a loro, ad esempio, digital transformation, cloud, big data, cyber security, realtà aumentata, prototipazione, posizionamento brand, sentiment analysis e brand reputation, analisi statistiche dei risultati a servizio della competitività non saranno più un problema da risolvere, ma un’avventura da vivere fino in fondo, per crescere insieme nel nome dell’innovazione.
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Dopo un 2020 all’insegna dei record, che ha visto le entrate totali schizzare del 600% rispetto a quelle registrate nel 2019 la piattaforma di web meeting crea un fondo per App innovative nel campo della formazione aziendale a distanza
ZOOM
scommette sui giovani e lancia un fondo da 100 milioni
FRANCESCO GASBARRO
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urante la pandemia le piattaforme di web streaming hanno avuto un grande successo, poiché sono state utilizzate per accorciare le distanze tra le persone. Tra queste c’è senza dubbio Zoom, le cui quotazioni sono letteralmente schizzate nel 2020, con un incremento stimato del 600% rispetto all’anno precedente. Anche per questo motivo, l’azienda fondata da Eric S. Yuan ha deciso di ricambiare la fiducia degli utenti, lanciando un fondo di 100 milioni di dollari per finanziare sviluppatori e startupper con idee innovative. Entrando nel merito, lo Zoom Apps Fund – questo il nome del fondo - prevede che le società in portafoglio ricevano investimenti iniziali tra i 250mila e i 2,5 milioni di dollari per creare soluzioni che diventeranno fondamentali per lo stesso Zoom. Questa sorta di mecenatismo dei tempi moderni, infatti, è chiaramente volto ad aumentare i settori di competenze della compagnia di conferenze, in modo da migliorare il proprio ecosistema di innovazione e al
contempo premiare tanti giovani imprenditori intenzionati a piazzare sul mercato un’App o un sito di servizi. A conferma di questo obiettivo vi sono anche le parole del founder di Zoom. “Ho fondato Zoom nel 2011, quasi dieci anni fa. Senza il supporto dei primi investitori, Zoom non sarebbe quello che è oggi”, ha affermato Eric S. Yuan, fondatore e ceo di Zoom. “Quello che ho imparato nell’ultimo anno è che dobbiamo mantenere le riunioni produttive e divertenti. La mia speranza è che lo Zoom Apps Found permetterà ai nostri clienti di collaborare in maniera ancora più fluida e, allo stesso tempo, aiuterà gli imprenditori a creare nuove attività, man mano che la nostra piattaforma si evolve”. Probabilmente questo nuovo venture capital non sarebbe stato possibile senza l’incremento di entrate che la piattaforma Zoom ha avuto negli ultimi anni. Infatti, l’azienda attualmente - secondo Forbes - detiene un patrimonio di 14,3 miliardi di dollari ed è diventata nell’accezione comune uno dei sinonimi per eccellenza del termine videoconferenza, grazie all’affidabilità e alla facilità del servizio. Inoltre,
la revoca del blocco dopo 40 minuti dall’attivazione nel giorno del Ringraziamento ha contribuito allo sviluppo di un sentiment positivo delle persone nei confronti del brand. Nell’ottica di un’ulteriore maturazione e con l’idea di continuare a crescere anche quando auspicabilmente sarà conclusa la pandemia, l’azienda ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura, sondando altri settori della connettività che tanto possono cambiare gli usi e costumi delle persone, in quel corollario di azioni che definiscono la socialità tra individui. Ecco perché questo risulta essere il momento giusto per interrogarsi sul futuro. Basti pensare che, dopo l’annuncio della messa in commercio del vaccino per il Covid-19, Zoom Video Communication ha fatto registrare in quel giorno un crollo in borsa del 17%, questo perché le sorti dell’applicativo ormai si ritengono fortemente collegate all’isolamento dettato dall’emergenza sanitaria. Tuttavia, secondo diversi analisti, il titolo dovrebbe reggere anche dopo la pandemia. Infatti, nonostante il netto calo osservato in quell’occasione, le quotazioni si sono riprese insieme alle vendite,
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con le previsioni di ricavi riportate per il quarto trimestre del 2020 che si sono attestate tra gli 806 e gli 811 milioni di dollari. Certamente, con la possibilità di tornare ad incontrarsi fisicamente, sarà difficile aspettarsi gli stessi risultati degli ultimi mesi del 2020 ed è plausibile che si assisterà ad un tasso di abbandono rilevante degli utenti che detengono una versione a pagamento dell’abbonamento. Ciononostante, secondo gli analisti, le prospettive nel lungo periodo della piattaforma potrebbero confermare il valore del servizio anche dopo la fine della pandemia. Come insegnano tutte le buone prassi della programmazione aziendale è proprio nei momenti di incertezza che si programma il futuro, per aprirsi a nuovi successi. In questo processo di costruzione di nuovi significati, quindi, possono giocare un ruolo fondamentale delle menti giovani, delle idee creative e delle innovazioni da mettere subito in campo. Ecco perché risulterà decisivo l’apporto che daranno le candidature al nuovo progetto “Zoom Apps Found”. In uno scenario del genere si può immaginare come Zoom potrà riuscire a mantenere il
suo ruolo da leader del settore e accrescere il valore dei propri titoli, anche se magari non ai ritmi mostruosi a cui si è abituata lo scorso anno. Il futuro e adesso: Zoom guarda con interesse ad aziende che abbiano già un prodotto valido con un potenziale
sul mercato, disposte a sviluppare applicazioni, integrazioni, hardware, API, SDK per migliorare la piattaforma. Per candidarsi basta compilare il form online su https://explore.zoom.us/ docs/en-us/fund/apply.html e inviare un breve video di presentazione.
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IDROGENO
a Modena il primo Hub per nuove sperimentazioni FRANCESCO GASBARRO
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Anche su questa testata, a più riprese, abbiamo parlato dell’importanza dell’idrogeno, come elemento che sarà al centro del processo di innovazione tecnologica dei prossimi decenni. Questa prospettiva è avallata anche dall’ultima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di cui una corposa parte è incentrata sulla svolta “green” del settore della viabilità e dei trasporti. Ecco perché si è resa necessaria la creazione di un Polo Nazionale per le tecnologie ad idrogeno che diventi un punto di riferimento per tutta Italia. Questo hub di innovazione nascerà a Modena, entro la fine del 2021, e avrà l’obiettivo di incentivare lo sviluppo del settore e contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei. In questo centro di ricerca, attra-
verso una collaborazione tra pubblico e privato, saranno poste le basi per degli studi strategici da applicare a tutti i settori economici, con ricadute positive sia dal punto di vista dell’innovazione che certamente per ciò che riguarda l’ambiente. Il Polo Nazionale dell’idrogeno nascerà dall’idea della Snam, azienda leader nel settore delle infrastrutture energetiche in Europa, da tempo impegnata sull’applicazione pratica di quel concetto che oggi definiamo “transizione energetica”. Un obiettivo talmente importante che il nuovo Governo Italiano, presieduto dal Premier Mario Draghi, ha deciso di perseguire istituendo un Ministero ad hoc, ovvero quello della “Transizione Ecologica e Sviluppo Sostenibile”, in aggiunta al Ministero dell’innovazione tecnologica e della transizione
digitale. Al progetto modenese prenderanno parte attivamente anche gli studenti e i ricercatori, attraverso la presenza dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. A quello emiliano si affiancheranno poi altri hub: uno con il Politecnico di Milano e uno oltreoceano, in collaborazione con una prestigiosa università degli Stati Uniti. Nel dettaglio, l’hub modenese si occuperà di tre ambiti di operato: l’automazione delle filiere produttive di elettrolizzatori e celle a combustibile, un prototipo di stazione di rifornimento di idrogeno realizzato nell’università con tecnologia italiana e nuove applicazioni a supporto dei veicoli a guida autonoma, nonché soluzioni IoT (Internet of Things) e AI (intelligenza artificiale) per la mobilità del futuro. Il centro di
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L’iniziativa di Snam in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia, ecco in cosa consiste
ricerca aprirà le porte a start-up e provider tecnologici che potranno sviluppare le loro soluzioni e trovare potenziali applicazioni. Ma l’Emilia Romagna si sta già distinguendo per l’applicazione dell’idrogeno, elemento “green” che esce così definitivamente dal piano teorico e sbarca sul piano pratico. Infatti, a Carpi, sta per nascere il primo impianto di riscaldamento a idrogeno installato in un edificio scolastico. Accadrà ciò presso l’istituto tecnico Meucci di Carpi, grazie ad un sistema autoprodotto che funzionerà tramite un parco fotovoltaico installato ad hoc a fianco della scuola. La proposta progettuale è stata illustrata in Provincia, a Modena, e l’intervento fa parte del nuovo bando per i servizi energetici dell’ente, che riguarderà 88 edifici di proprietà. Tra
questi spicca dunque il Meucci, dove l’impianto sarà gestito nei prossimi sette anni dalla cooperativa Coopservice di Reggio Emilia: è lei, infatti, che si è aggiudicata il nuovo “Servizio Energia per gli Edifici della Provincia Di Modena”, non solo quindi per il Meucci ma anche per palestre e altre strutture, da 25 milioni di euro. Da questo esempio virtuoso si può ben intendere che sicuramente, nei prossimi anni, nasceranno tante altre realtà di questo tipo in tutta Italia, magari prendendo le mosse dalle innovazioni che avranno luogo proprio all’interno del nuovo Polo Nazionale modenese. Sono stati gli stessi promotori, in un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, a spiegare la mission del nuovo progetto legato alla promozione dell’idrogeno. “La
missione dell’Hydrogen Innovation Center è costruire un’alleanza strategica tra imprese e mondo della ricerca per consolidare la filiera italiana dell’idrogeno e favorire la nascita di nuove aziende e progetti, anche attraverso l’avvio di un programma di accelerazione” - spiega Cosma Panzacchi, Evp Hydrogen di Snam. “L’obiettivo è proporre i primi progetti al mercato ed estendere la rete di partnership anche all’estero entro i prossimi due anni”. Ascoltando queste parole è facile immaginare che nei prossimi anni possano già intravedersi in commercio delle autovetture completamente ad idrogeno, degli impianti di riscaldamento domestici ed altri applicativi che consentiranno una riduzione notevole dell’inquinamento e dell’utilizzo dei combustibili fossili.
L’INTERVISTA A SERGIO CERRUTI, DISCOGRAFICO E PRESIDENTE AIF
Riaprire le discoteche, si può? «Quasi sicuramente non faremo in tempo ad avere l’immunità di gregge entro giugno-luglio: ci saranno ancora i giovani che si sentiranno invincibili e avranno, giustamente, voglia di ballare, ma lo potremo fare davvero?» MARIA PIA ROMANO
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“Vorrei che riaprisse tutto, ma mi interrogo sulle reali possibilità che questo avvenga. Attualmente ci sono tante proposte per la riapertura, dettate dall’entusiasmo delle esperienze europee di Liverpool e Barcellona. C’è da dire che al momento non è operativo un protocollo specifico per tutte le tipologie gli eventi e, forse, c’è una differenza nell’educazione civica delle persone.”: Sergio Cerruti, Presidente AFI, Associazione Fonografici Italiani, è cauto sull’argomento discoteche ed eventi estivi. Cerruti è uno storico produttore discografico e disc jockey italiano. Dal 2019 ricopre la carica di Vicepresidente di Confindustria Cultura Italia e dal 2020 è anche Presidente del Gruppo Media, Comunicazione e Spettacolo di Assolombarda. “Già lo scorso anno in un’intervista a Libero dichiarai che le discoteche non andavano riaperte. Sarebbe stato meglio tenere tutto chiuso dall’inizio, invece di chiudere il 14 agosto.”, ricorda oggi quando gli chiediamo cosa pensa delle riaperture. Colpa della gente che si è ammassata, lo abbiamo visto nelle
immagini dei telegiornali dello scorso anno, di una pandemia che ci ha fatto lo sgambetto quando credevamo di essercela ormai lasciata alle spalle: non si può negare che l’estate 2020 sia stato anche il tempo dei viveur che si sono riuniti nei locali di grido della Sardegna, riportando sulle prime pagine il temuto Coronavirus, che si credeva morto e sepolto con l’inverno. I focolai, invece, erano dietro l’angolo, inattesi e terribili, poi la seconda ondata autunnale e poi la terza. Quest’anno il nostro asso nella manica sono i vaccini, ma forse non è ancora abbastanza. “Quasi sicuramente non faremo in tempo ad avere l’immunità di gregge entro giugno-luglio: ci saranno ancora i giovani che si sentiranno invincibili e avranno, giustamente voglia di ballare, ma lo potremo fare davvero? Mi rendo conto che si deve pensare di riaprire per tempo, eppure il rischio c’è ed è grande. Se io fossi un legislatore e fossi responsabile della salute di milioni di persone, probabilmente ci penserei a lungo prima di disporre della riaperture che potreb-
bero generare dei focolai.”, sottolinea con grande pragmatismo Sergio Cerruti, che afferma: “I teatri riaprono, i cinema riaprono, con pubblico contingentato, con l’attenzione massima alle distanze. Ma la spesa vale l’impresa? Quanti riapriranno davvero e quanti non ce la faranno? Dobbiamo chiedercelo perché il settore degli eventi è un settore al collasso: molto spesso, ad esempio, non possiamo permetterci di organizzare gli eventi sapendo che il pubblico pagante sarà dimezzato.”. In queste condizioni, quindi, pensare di programmare una stagione estiva per le discoteche e gli eventi sembra molto arduo. All’aperto il pericolo di contagio appare molto ridotto, tuttavia il rischio esiste. E il “rischio calcolato” di cui parlano i governanti pare impossibile da applicare al settore discoteche e concerti. “Si potrebbero fare tamponi a tappeto, come nell’esperimento di Barcellona, allora avrebbe un senso, ma puntare sull’autocertificazione no: basta una persona che dichiara il falso a trasformare una serata di divertimento in una pericolosa occasione di
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trasmissione del virus. Dobbiamo fare tutti i conti con la cultura italiana: è solo il Governo incapace, oppure siamo noi italiani refrattari alle regole? Penso che la verità sia nel mezzo.”, spiega Cerruti, che sottolinea: “Abbiamo un Governo che punta sul Cash back e sulla Lotteria degli Scontrini, per dare 150 euro a chi registra una carta di pagamento, e poi lascia gli imprenditori in serissime difficoltà, con ristori ridicoli rispetto ai fatturati degli anni passati. Tutto questo è assurdo per un imprenditore. Gli italiani in genere si sono comportati bene, poi non manca qualche personaggio particolarmente creativo che non rispetta le regole e finisce in prima pagina perché fa più notizia del cittadino per bene che porta la mascherina e disinfetta le mani, attenendosi alle disposizioni del Governo.”. Non ha remore nel dichiararsi preoccupato sul futuro del settore, Sergio Cerruti: “Io da italiano mi sforzo di pensare positivo, se guardo i dati, però, non posso nascondere la mia preoccupazione. I soldi per i ristori non ci sono, siamo fortemente indebitati e la pressione fi-
scale diventa insostenibile. Vedo difficile trovare un modo per disinnescare la rabbia sociale: i ristori non bastano e la gente è sempre più sofferente. I giovani sostengono di aver perso un anno di vita per colpa del virus, e li capisco, ma se hai un morto in famiglia la visione cambia completamente.”. Il comportamento di ognuno di noi è fondamentale e, in particolare, vale per tutti quei giovani che si sono dimostrati irresponsabili, hanno finito
per contrarre il virus e contagiare gli adulti. Un grande invito alla responsabilità, dunque, è quello che arriva da proprio da colui che ha sempre sostenuto che la musica lo sveglia e lo fa andare avanti, che è il mezzo migliore per esprimersi e relazionarsi con le persone. Ora è il tempo di riflettere seriamente prima di agire, per il bene comune.
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P a r l a P i e r p a o l o P a r a d i s o , a m m i n i s t r a t o r e d e l l o c a l e d i t e n d e n z a d i G a l l i p o l i
Al Praja il primo evento Covid Free d’Italia
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Sarà il Praja di Gallipoli, storica discoteca in località Baia Verde, la location italiana scelta per il primo evento Covid-free del nostro Paese, data quasi certa al momento è il 5 giugno. La voglia di riaprire è tanta, intanto si tengono le dita incrociate per questa serata speciale che vedrà duemila giovani con gren pass protagonisti dei primi balli all’aperto senza distanziamento e senza mascherina. Se tutto andrà bene, la stagione 2021 delle discoteche potrà ufficialmente avere inizio. “C’è un protocollo sanitario redatto e firmato da esperti del settore (i professori Antonio Cascio del Policlinico di Palermo, Matteo Bassetti del San Raffaele di Genova e Pier Luigi Lo Palco, assessore alla Sanità e al Welfare della Regione), al quale ci atterremo scupolosamente. Si stanno mettendo a punto in queste ore gli ultimi dettagli.”, spiega Pierpaolo Paradiso, amministratore del Praja, che sottolinea: “Potranno accedere in discoteca le persone vaccinate, non è certo se basterà solo la prima dose o ci vorrà anche la seconda; chi è guarito dal Covid da non più di sei mesi; chi ha fatto un tampone antigenico presso un laboratorio nelle trentasei ore che precedono l’evento (non quarantotto come per i viaggiatori).”. Se tutto, come si spera, andrà bene, le discoteche potranno aprire, a patto di attenersi al protocollo. Ma
cosa significa in termini economici sostenere anche la spesa del tampone per poter andare a ballare? “Ci siamo organizzati con dei laboratori della zona e abbiamo ottenuto la possibilità di fare il tampone antigenico con soli dieci euro.”, spiega Paradiso, che aggiunge: “Sicuramente per giugno e luglio non avremo raggiunto l’immunità di gregge, gli under 40 probabilmente non saranno vaccinati, ma noi ci rendiamo disponibili per vaccinare i giovani. Abbiamo già pensato a tre hub vaccinali: uno nel nostro grande parcheggio, uno in Baia Verde, nella Piazza degli Aceri, l’altro in zona Lido San Giovanni. Siamo pronti a dare il nostro contributo per lavorare nel rispetto assoluto della salute dei nostri clienti e di tutti. Lo scorso anno siamo stati chiusi il 16 agosto, a Gallipoli si è ballato e non ci sono stati casi, il tracciamento ha funzionato. Quest’anno con il protocollo e i vaccini, ci si auspica che le cose possano andare bene.”. In quest’incertezza generale, però, la stagione è stata programmata? “Abbiamo la nostra programmazione sulla quale abbiamo investito: c’è il locale, ci sono gli artisti, c’è il protocollo, l’unico problema attualmente sono le assunzioni. A regime il Praja dà lavoro a circa duecento persone. Non ci possiamo permettere di fare contratti finché non saremo certi della riapertura.”
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L’ ESTATE 2021 PARTE CON ENTUSIASMO E CONSAPEVOLEZZA MARIA PIA ROMANO
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“Il mare senza servizi zoppica: è fondamentale ora più che mai lavorare in sinergia per ottenere buoni risultati nelle settimane che verranno.”: in tempi di ripartenza post zone rosse e arancioni a causa dell’emergenza sanitaria da Covid19, è cautamente ottimista Mauro della Valle, Presidente della Federazione Imprese Demaniali, che vede associate insieme numerose aziende che svolgono la propria attività sul demanio marittimo. Negli anni scorsi Della Valle si è occupato di problematiche che interessavano non solo le imprese balneari, ma anche le aziende strategicamente connesse con il demanio stesso, come i ristoranti, i noleggi di imbarcazioni e le darsene, che spesso e volentieri vengono abbandonate al proprio destino. La Federazione Imprese Demaniali, che aderisce a Oasi Italia, si propone di essere una giuda professionale per tutto il comparto, alle prese con i lavori per una ripartenza in sicurezza, nel rispetto delle normative antiCovid volute dal Governo e con la ferma volontà di garantire un’estate sicura e godibile per i villeggianti. “La categoria dei balneari non ha beneficiato di alcun ristoro, perché nel 2020 non ci sono stati i ribassi temuti, anzi, in generale si può dire che luglio e agosto dello scorso anno siano andati bene: ogni giorno avevamo le attività piene e ci siamo sforzati di curare nei minimi dettagli il protocollo antiCovid, che rimane invariato rispetto allo scorso anno.”, sottolinea della Valle, che spiega: “Oltre ai 10 mq di area riservata ad ogni ombrellone con sdraio e lettino, a cui si può aggiungere un terzo pezzo. Dobbiamo garantire la tracciabilità delle persone che vengono nei nostri lidi, assicurare igiene con disinfezione costante non appena il cliente cessa di usufruire del lettino o della sdraio, in più stiamo lavorando da tempo sulle gestione delle prenotazioni on line o telefoniche, per evitare gli assembramenti vicino alle casse e consentire alle persone di defluire più agevolmente. Già lo scorso anno molti lidi si sono dotati anche di steward e hostess che accompagnavano le persone al proprio ombrellone, non lesinando consigli su dove andare e cosa vedere per trascorrere una vacanza indimenticabile. Esperienza da ripetere. Nel 2020, ad esempio, in Salento sono stati coinvolti gli studenti dell’Istituto ITES Olivetti di Lecce, che si sono
occupati con garbo ed entusiasmo dell’accoglienza dei turisti che arrivavano al lido.”. Il Presidente Della Valle è certo che in Puglia si possa far molto, ma non risparmia una nota critica nei confronti di chi ha stabilito un criterio di priorità per le vaccinazioni: “Con i nostri 1000 chilometri di costa e le nostre strutture possiamo garantire un’accoglienza di tutto rispetto anche per i turisti più esigenti. Il nostro auspicio sarebbe quello di arrivare prima possibile ad avere i pass turistici, che documentino l’avvenuta vaccinazione o la guarigione. Intanto si potrebbe pensare di inoculare i vaccini al nostro personale, sempre a contatto con il pubblico. I bagnini, ad esempio, dovrebbero essere vaccinati perché assicurano il soccorso in mare e, al momento del bisogno, quando ci si slancia a fare un intervento di primo soccorso non si pensa a mantenere le distanze, ma a salvare le vite umane.”. Intanto, si è alacremente al lavoro per garantire riaperture in sicurezza e assicurare l’accoglienza migliore possibile al turista. “In Italia molto dipende dalle sensibilità regionali: In Friuli Venezia Giulia, in Liguria e in Emilia sono state messe in atto delle politiche vincenti, gli atri territori si muovono, ma devo ammettere che per la maggior parte sono i privati a garantire la qualità. Non solo l’igiene sui lidi, ma i parcheggi e i trasporti fanno la differenza. Non esiste, poi, un promozione dell’Italia nel suo insieme, ma ci sono gradevoli iniziative regionali, che invitano i turisti a godere delle bellezze di questa o quella regione. Non dimentichiamo che a livello internazionale la Grecia ha saputo far bene, dichiarando le sue isole Covid free e raccogliendo già da tempo le prenotazioni di inglesi e tedeschi, più di quanto non stia avvenendo in Italia.”. L’augurio è quello di poter lavorare in tranquillità: la volontà e l’entusiasmo non mancano, si confida nel buon senso di tutti e si va avanti con un sorriso sincero, perché chi accoglie sa bene che deve essere fiero della propria struttura e della propria terra. Buona estate a tutti!
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MARIA PIA ROMANO
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Da prima che la Puglia diventasse di moda, Gallipoli lo era già. Era il ’94 quando D’Alema e Buttiglione si incontravano al Bastione, storico ristorante della città, per discutere le strategie per superare il governo Berlusconi. E poi Gianni Morandi a Lido Pizzo, e tanti altri vip negli anni hanno scelto la splendida cittadina ionica cantata dal poeta Vittore Fiore. I ragazzi che ora fremono per andare in vacanza a Gallipoli non erano ancora nati, ma la città era già famosa, anche per le sue discoteche. I lidi che mettevano un po’ di musica nelle notti speciali dell’estate: San Lorenzo e Ferragosto, quello che è venuto dopo è storia, perché Gallipoli ha saputo richiamare tutto il mondo, con il suo mare cristallino, i suoi locali, i suoi eventi. Ora cosa succede? Ne abbiamo parlato con il Sindaco Stefano Minerva. Sindaco Minerva, a giugno Gallipoli
si terrà l’evento nazionale Covid free. Come vi state attrezzando? Gallipoli ha una responsabilità importante e proprio perché è riconosciuta a livello nazionale come città anche dei giovani, si è scelto di fare nel territorio l’evento. Nulla sarà affidato al caso, vi è un protocollo da rispettare e che riguarderà tutti gli attori del sistema. Abbiamo una grande responsabilità e non possiamo permetterci di perdere la partita. Stiamo lavorando costantemente per la buona riuscita dell’evento pilota di giugno. È chiaro che le Istituzioni fanno il possibile, il resto però richiede un contributo importante anche dagli esterni. Ci sono imprenditori che stanno investendo su nuove discoteche e, a quanto pare, sono già arrivate molte prenotazioni da parte di ragazzi da tutta Italia. Gallipoli tornerà ad essere la capitale del divertimento giovanile?
Gallipoli non torna indietro, o meglio: va avanti. sempre. Nei decenni passati Gallipoli era il punto di riferimento per le famiglie poi, grazie alla visione di imprenditori illuminati, il brand Gallipoli è diventato un’attrattiva per i più giovani. Sono del parere che un target non debba necessariamente escludere l’altro: Gallipoli nell’ultimo triennio è diventato un modello nazionale in grado di coniugare famiglie e cultura, giovani e divertimento. Non a caso gli ingressi dei contenitori culturali della città hanno visto il proprio numero raddoppiarsi. Gallipoli è una città ricca di storia, crocevia di culture, ma è anche una città fresca e giovanile. Come tutti i rapporti di convivenza serve il buon senso e il rispetto delle regole, senza non si può immaginare alcun futuro. La voglia di vivere la notte è tanta, ma siamo reduci da zona rossa e invochiamo che cessi il coprifuoco. Si comincia a parlare di vaccini per i più giovani. Pensa di organizzare centri vaccinali dedicati ai turisti, se ne avrà la possibilità? L’attuale Amministrazione ha dedicato un’attenzione importante al settore sanitario. Mi preme fare una piccola, importante premessa: il nosocomio gallipolino è diventato di primo livello proprio negli ultimi anni e insieme al Distretto Socio Sanitario abbiamo attivato un centro di assistenza medica per
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di storia, crocevia di culture, ma è anche una città fresca e giovanile. pporti di convivenza serve il buon senso e il rispetto delle regole, senza non si può immaginare alcun futuro» i turisti nel centro storico. Attualmente abbiamo anche organizzato l’hub vaccinale per l’intero territorio quindi, come si può evincere, siamo sempre in prima linea per rispondere alle esigenze della comunità. Non dico di no, ma non posso dare certezza di quel che sarà: viviamo un periodo dinamico, fluido. Se necessario, faremo il possibile per rispondere a questa esigenza. Nel 2021 i contagi sono stati tanti anche a Gallipoli. La popolazione ha paura ora, in vista dell’arrivo dei turisti, italiani e stranieri? Gallipoli ha passato, come tante realtà, un periodo cupo. Come i fiori, abbiamo atteso la primavera per poter sbocciare. Ora stiamo iniziando nuovamente a vivere con il sole dentro, ma quanto accaduto ci ha segnati. Ci è servito per capire che il pericolo è dietro l’angolo ma questo ci ha reso maggiormente attenti, non paurosi. Gallipoli è una città di mare e il suo popolo sa come rispondere agli attacchi che vengono dall’esterno. È nel DNA, così come lo è il valore dell’accoglienza. Siamo un popolo che vive anche di turismo, non respingiamo chi ci sceglie. Ci sono le navette private che portano i giovani in discoteca. Pensate di organizzare anche un servizio di trasporto comunale per evitare assembramenti? Gallipoli dispone già di un servizio di trasporto pubblico, ma non destinato
al popolo della notte. In realtà i lavoratori del settore lo scorso anno hanno già dato prova di grande professionalità e responsabilità. Sono sicuro che quest’anno non saranno da meno. I lidi che diventano discoteche nel pomeriggio e fino al calar del sole. E poi le feste notturne. Resteranno ricordi o tornerà la musica in spiaggia? Non è ancora trascorsa una settimana
da quando il colore della nostra regione è cambiato; è prematuro fare previsioni ma la volontà di tornare alla normalità è tanta. Sono dalla parte dei lavoratori, da chi ha sofferto per questa pandemia e da chi ha visto il proprio futuro sempre più in bilico. Provare insieme a restituire certezze è forse utopico ma è la nostra missione. Con un solo must: insieme.
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CASA SMART AGLI ITALIANI PIACE SEMPRE DI PIÙ Connesse, automatizzate e “intelligenti”: le case degli italiani si stanno popolando sempre più di nuove tecnologie e di dispositivi elettronici di ultima generazione. Tanto che anche la spesa dedicata a questo settore è cresciuta, addirittura del 17% nell’ultimo anno
FRANCESCO GASBARRO
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In inverno è davvero molto comodo accendere i riscaldamenti direttamente dallo smartphone, prima di tornare a casa, per trovare il giusto tepore, una volta rincasati. Oppure cambiare canale alla tv con la propria voce, senza doversi alzare dal divano per cercare il telecomando. Queste sono soltanto alcune delle cose che si possono fare all’interno di una “smart home”, ovvero una casa intelligente e iperconnessa, improntata alle innovazioni tecnologiche più recenti. I dati di diffusione della domotica fanno ben capire quanto questa tendenza si stia radicando negli usi e costumi degli italiani. Infatti, secondo una stima di GFK – riportata da Immobiliare.it - la spesa dedicata a questo settore sarebbe cresciuta del 17% nell’ultimo anno. La tecnologia, dunque, dopo aver invaso le nostre vite, non poteva non invade-
re anche lo spazio dove le nostre vite si realizzano, ovvero le nostre case, a maggior ragione in tempi di pandemia e isolamento. Oggi risulta ormai sdoganato il concetto di “domotica” ovvero quella scienza che si occupa di applicare l’informatica e l’elettronica alle abitazioni per renderle più moderne ma anche più confortevoli. Si tratta di una disciplina che si sta diffondendo sempre più nell’ambito delle nuove costruzioni, ma anche come adattamento e miglioria per gli edifici più datati. Un grande impulso verso questa trasformazione tecnologica delle case è dato anche dai bonus governativi per i lavori di efficientamento energetico. Infatti, grazie ad Ecobonus e Superbonus è sempre più facile dotarsi di infissi che si aprono e si chiudono attraverso un comando dello smartphone, di calda-
ie intelligenti che mantengono stabili le temperature degli ambienti (anche per singola stanza) e di veri e propri software che monitorano il profilo energetico della casa, da tutti i punti di vista. Ma è un semplice vezzo tecnologico o c’è anche una certa utilità? Sicuramente l’automazione di un edificio porta a migliorare la qualità della vita, rendendola maggiormente confortevole. I sistemi di automazione attuali si basano su attuatori che richiedono poco spazio e che non alterano l’estetica degli spazi in cui vengono istallati. Va considerato però che, in un mondo in cui ci si iscrive in palestra per perdere qualche chilo, non è sempre un vantaggio la limitazione dello sforzo fisico. Il rovescio della medaglia però riguarda senza dubbio una serie di facilities che possono agevolare la vita di persone anziane o diversamen-
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te abili, in quanto tutto diventa più accessibile. Basti pensare alla possibilità di aprire le persiane senza doversi sporgere, oppure una finestra da tetto o semplicemente un serramento non facilmente raggiungibile, o anche srotolare ed arrotolare tutte le tapparelle della casa con un semplice click, così come azionare un riparo a seguito di una pioggia improvvisa senza il rischio di bagnarsi. Va considerato anche l’aspetto del risparmio energetico che è sicuramente il tema più importante di tutta questa trasformazione in atto. A tutto questo si aggiunge chiaramente anche il settore della sicurezza. In una sorta di universo distopico del Grande Fratello divenuto realtà, le nostre abitazioni risultano essere sempre più invase da telecamere guidate da remoto. L’abbinamento di sistemi di sicurezza antitrusione
ed antieffrazione all’automazione è indubbiamente un altro beneficio. Una finestra con chiusura automatica può essere dotata di un sensore magnetico responsabile del monitoraggio e della comunicazione dello stato della finestra, aperta o chiusa, che avvisa in caso di passaggio di un corpo estraneo. I sensori di movimento mandano delle notifiche agli smartphone che avvisano gli inquilini di possibili pericoli all’interno dello spazio sorvegliato. Naturalmente il requisito imprescindibile per tutte queste tecnologie abbinate alla casa è la presenza di una rete internet WI-FI piuttosto stabile. Infatti, il sistema di utilizzo di tutti i device della domotica chiaramente non può funzionare senza una buona rete che possa supportare tutti i dispositivi. Nell’epoca dell’im-
plementazione infrastrutturale della rete 5G la casa risulta essere un vero e proprio terminale di connessione che gestisce tutto via etere. Poi c’è la diffusione dei dispositivi di controllo vocale commercializzati da Google e da Amazon (Alexa, Echo Dot, ecc) che risulta essere un altro acceleratore. Con questi dispositivi è superfluo addirittura maneggiare lo smartphone per muovere gli oggetti in casa. Basta pronunciare una parolina magica all’indirizzo del microfono incorporato che questi eseguono in autonomia il comando, mandando un segnale al terminale cercato. I detrattori diranno che, in questo modo, tutto ciò che succede in casa sia nelle disponibiltà di un server sconosciuto. Ma vuoi mettere la comodità di spegnere la luce, per andare a dormire, senza doversi alzare dal letto?
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Il parlamentare del M5S traccia la strada per la risalita e per garantire un futuro ai piccoli Comuni, cuore pulsante del Belpaese, ma a rischio estinzione
A tu per tu con Federico:
spopolamento, aree interne, dissesto idrogeologico, sanità MAURIZIO D’OTTAVIO
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A tu per tu con il parlamentare del MoVimento 5 Stelle, il molisano Antonio Federico componente delle commissioni Affari sociali, Questioni regionali, Ambiente, Territorio e Lavori pubblici. Con lui abbiamo aperto un focus sui problemi che attanagliano i piccoli Comuni, Superbonus, ma anche sulla possibilità di riaprire la questione delle aree interne con la fiscalità di vantaggi, nonché una maggiore offerta di servizi in fatto di sanità pubblica. Federico, Progetti&Finanza annovera il Superbonus tra gli interventi statali più importanti e utili a far ripartire l’economia del Paese. Quali novità ci sono sul tema nell’interlocuzione tra Parlamento e Governo? L’importanza del Superbonus 110% non la sostengo io o soltanto il Movimento 5 Stelle, ma è certificata da Confindustria, Ance, Abi, ed è testimoniata da tecnici, amministratori locali e tantissimi cittadini. È importante che Draghi abbia annunciato la proroga del Superbonus, ma ora serve un altro passo avanti da parte del governo. Le nostre richieste sono chiare: tempi certi, quindi proroga almeno a tutto il 2023 per tutte le
tipologie di edifici coinvolti; coperture adeguate, stanziando fondi aggiuntivi rispetto ai 18 miliardi già disponibili; estensione della misura al settore turistico ricettivo. A questo aggiungo che è stato appro-
vato un mio ordine del giorno collegato al dl Sostegni appena approvato, che chiede al Governo di concedere ai Comuni la possibilità di assumere tecnici per espletare tutte le pratiche legate al Superbonus, allo stesso tempo imple-
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Antonio Federico componente delle commissioni Affari sociali mentando il Fondo già esistente allo gistico e culturale. La strategia mira scopo. ad attivare iniziative imprenditoriali e commerciali con nuove modalità di riIl Giro d’Italia esalta le bellezze naturali- cettività quali ospitalità diffusa e alberstiche e architettoniche dei piccoli bor- go diffuso, per rivitalizzare il tessuto soghi che tuttavia rischiano di scompari- cio-economico dei luoghi, contrastando re. Il Governo cosa prevede per evitare lo spopolamento. quella che sarebbe una vera tragedia. Bisogna sostenerli ascoltandone le esi- Nell’agenda politica nazionale non ci genze e sfruttandone i punti di forza. sembra che la questione delle aree Bisogna essere in grado di rendere la interne sia un tema considerato. pandemia un’opportunità di rilancio Eppure la stragrande maggioranza per i piccoli borghi. Intanto proprio in degli italiani vive nei piccoli comuquesti giorni saranno finalmente distri- ni sulla dorsale appenninica. Quali buiti ai Comuni delle aree interne e a in futuro le strategie da mettere in quelle più svantaggiate del Paese 30 campo per valorizzarne le potenzialimilioni di euro, relativi al 2020, per in- tà e di conseguenza arrestare lo spocentivare nuove attività nei centri fino a polamento? 5 mila abitanti. Il Pnrr prevede il rafforzamento della Sono risorse già previste anche per il Strategia nazionale aree interne, per 2021 e 2022, ed essendo l’iter ormai contrastare la marginalizzazione e il definito, la loro assegnazione sarà sicu- declino demografico di queste zone, atramente più veloce. traverso la promozione e la tutela della Servono poi interventi strutturali e di ricchezza del territorio e delle comunità prospettiva. Nell’ambito del Pnrr è pre- locali, delle risorse naturali e culturali, visto un Piano Nazionale Borghi con cui e la creazione di nuovi circuiti occupavalorizzare il patrimonio di storia, arte, zionali. cultura e tradizioni dei piccoli centri e Il Piano destina alle Aree interne circa il loro potenziale naturalistico, paesag- 830 milioni di euro e implementerà la
SNAI attraverso interventi aggiuntivi per migliorare i servizi scolastici, sanitari e di mobilità, sostenere l’imprenditoria giovanile e il reinserimento abitativo e produttivo, potenziare le infrastrutture sociali, ambientali e digitali. Fiscalità di vantaggio. Chi abita in montagna paga le stesse tasse di chi risiede lungo la costa. Eppure ha meno servizi e opportunità di lavoro. Quando si capirà che per incentivare le coppie a fare figli e vivere in territori periferici la prima cosa da fare è azzerare la tassazione e offrire servizi? Lo abbiamo capito da tempo tanto è vero che in quel solco ci siamo mossi nel Governo Conte quando abbiamo puntato sulla fiscalità di vantaggio per le imprese del Mezzogiorno che hanno potuto contare su un importante taglio del costo lavoro per i propri dipendenti. Bisogna accelerare su questi strumenti che facilitano l’occupazione. A tal proposito ricordo le 2800 appena sbloccate nelle PA del Sud. Se pensiamo alle giovani coppie, invece, sottolineo che ad esempio, il decreto Sostegni bis incrementa di 290 milioni il fondo di garanzia per l’acquisto
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della prima casa, in favore dei giovani, oltre ad introdurre una serie di esenzioni da imposte di registro, catastali e ipotecarie. E poi ricordo il già annunciato assegno unico per le famiglie: un contributo mensile fino a 250 euro per ciascun figlio fino ai 21 anni di età, maggiorato dal terzo figlio e nel caso di disabilità; un assegno che racchiude svariate micro misure che rendevano difficile e molto laborioso accedervi. In merito ai servizi il primo pensiero corre alla sanità. Qual è la ricetta per rendere fruibili ed efficienti le piccole strutture ormai dilaniate da tagli e soppressioni. Ed ancora, perché molte Regioni eludono quanto previsto per i presidi di “area particolarmente disagiata” riconosciuti solo sulla carta ma non nei fatti? Uno dei temi prioritari in sanità è proprio il gap che riguarda le aree interne e periferiche del nostro Paese, laddove gli aspetti demografici e l’orografia del territorio, con forte dispersione della popolazione residente, rende obbligatorio un approccio differente. La missione “salute” del PNRR dovrà spiegarsi attraverso l’integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali. Tradotto: rafforzare la medicina di prossimità incentrata sulla persona. Servono strutture intermedie per l’assistenza sanitaria territoriale domiciliare e per l’integrazione ospedale-territorio gli investimenti ammontano a 7 miliardi di euro, con servizi sanitari di prossimità, case della comunità, assistenza domiciliare, telemedicina e cure intermedie. Dissesto idrogeologico, tema a lei molto caro. Quando in Italia si capirà che per scongiurare il fenomeno bisogna prevenire nonché creare un serio piano di sostenibilità ambientale? Serve un cambio di modello, una nuova cultura di sostenibilità ambientale e serve anche superare ogni tipo di reticenza quando poi questa sostenibilità deve essere messa “su campo”. Intanto però bisogna agire. Faccio un esempio: a fine febbraio i Ministeri di Economia e Interno hanno dato l’ok al decreto che individua i Comuni beneficiari del contributo per investimenti relativi ad opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Per il 2021 questi contributi ammontano a 1 miliardo 850 milioni di euro e sono stati previsti nella Legge di Bilancio 2019. Parliamo di 8176 opere
ammesse di cui 2146 già finanziate e riguardanti interventi contro il rischio idrogeologico. Inoltre è già previsto un incremento delle risorse pari ad 1 miliardo 750 milioni di euro per l’anno 2022, per far scorrere la graduatoria e dar risposta anche agli altri progetti. Infrastrutture. Sud Italia decisamente indietro rispetto alle regioni Nord. Come si sopperisce a questo gap che poi risulta vitale per lo sviluppo dei territori. Con la programmazione e con gli investimenti, in questo preciso ordine. In questo senso il Pnrr fornisce un determinante banco di prova e un’opportunità unica. Arriveranno tante risorse per tanti progetti, ma ad essere premiati saranno i territori che hanno saputo programmare negli anni. Il Pnrr non è una lista della spesa da compilare: coinvolge solo quei progetti che hanno un iter avanzato di approvazione. E sarà altrettanto importante saper spendere presto e bene le risorse a disposizione. È questa la sfida più grande per il Mezzogiorno. Federico, ci dica la verità: oggi le Regioni hanno ancora motivo di esistere? Oppure si va nella direzione delle macroregioni? Serve innanzitutto un cambio di mentalità. Penso soprattutto alle piccole
regioni come il mio Molise. Bisogna smetterla di ragionare con l’autocommiserazione e sperare che un Governo, di qualsivoglia colore o natura, stabilisca che un territorio debba avere un trattamento di riguardo solo perché piccolo e marginale, magari nonostante una disastrosa gestione amministrativa e politica. Bisogna invece saper dialogare con tutte quelle energie positive che in armonia con la storia e la vocazione di un territorio, vogliano investire su di esso soldi, risorse ed intelligenze. Ma prima di tutto questo serve che la politica sappia cosa chiedere alla propria terra e dove condurla. A quel punto la macroregione può trasformarsi in opportunità di sviluppo. Lei è un politico molisano. Perché negli ultimi tempi la “sua” regione è salita alla ribalta nazionale come quella che non esiste? Le rispondo con una battuta: forse a noi molisani piace questo tipo di retorica e quindi ci abbiamo giocato contribuendo a diffonderla. E nel tempo abbiamo continuato a farlo anche perché questa battuta ha finito per portare alla nostra terra molta più visibilità rispetto a quanto abbiano fatto le politiche di qualsiasi governo regionale negli ultimi decenni.
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SuperBonus 110%
A cura di Dario Gucci Avvocato
Il General Contractor ed il bonus 110 %
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Con due recenti risposte l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’applicabilità del superbonus 110% nel caso di affidamento dei lavori ad un contraente generale. Trattasi della Risposta a interpello n. 254 del 15 aprile 2021 e della Risposta a interpello n. 261 del 19 aprile 2021. In modo pressocché uniforme in ambedue le risposte viene evidenziato che nel caso di appalto completo – dalla progettazione preliminare alla consegna del realizzato – ad un unico soggetto dell’intervento assistito da superbonus 110, il contribuente che affida l’appalto potrà accedere al Superbonus ed esercitare l’opzione per lo sconto in fattura in relazione ai costi che l’impresa, in qualità di “contraente generale”, gli fatturerà per la realizzazione dei singoli interventi oggetto di agevolazione, ivi compresi quelli relativi ai servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione (visto di conformità e asseverazione). L’agenzia individua il contratto in un mandato senza rappresentanza. Sono invece escluse dalla agevolazione le spese di mero coordinamento pagate al general contractor in analogia con quelle dell’amministratore di condominio per lo svolgimento degli adempimenti dei condomini connessi all’esecuzione dei lavori e all’accesso al Superbonus (Circolare n. 30/2020). A) Interpello n. 254. Il caso di un privato che affida i lavori a contraente generale Nella Risposta n. 254 l’istante è un contribuente che riferisce di volere realizzare interventi su un edificio unifamiliare dotato di impianto autonomo idrico, di scarico, di riscaldamento, di adduzione del gas ed elettrico ed avente accesso autonomo direttamente da strada pubblica. Il Contribuente precisava che l’immobile oggetto di intervento era un edificio unifamiliare dotato di impianto autonomo idrico, di scarico, di riscaldamento, di adduzione del gas ed elettrico ed avente accesso autonomo direttamente da strada pubblica. Tale edificio è costituito da una unità immobiliare con destinazione d’uso residenziale (categoria A/4) e una unità immobiliare con destinazione magazzino (categoria C/2). Su tale edificio egli voleva realizzare i seguenti interventi che avrebbero permesso il salto di due classi energetiche: isolamento termico a cappotto delle superfici disperdenti opache per una superficie maggiore del 25% e precisamente isolamento delle pareti verticali disperdenti e del tetto; installazione di impianto fotovoltaico e batteria di accumulo; sostituzione degli infissi. Rappresentava di aver dato in appalto tutti gli interventi a un unico soggetto che agiva come contraente generale che risultava così incaricato sia del servizio di esecuzione degli interventi edili (fornitura e posa in opera) sia dei vari servizi di progettazione dell’opera. Il contribuente nell’interpello precisa che:
le opere sarebbero state fatturate dal fornitore unico che agisce come contraente generale al raggiungimento di 3 stati di avanzamento lavori corrispondenti al 30%, 60% e 100% delle lavorazioni; la progettazione sarebbe stata eseguita e fatturata dal predetto fornitore unico alla consegna ed approvazione dei documenti progettuali; i servizi di coordinamento in materia di sicurezza e di salute durante la realizzazione dell’opera di cui all’articolo 92 del decreto legislativo 81 del 2008, la redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.), la direzione dei lavori e la contabilità dell’opera, l’asseverazione sul rispetto dei requisiti tecnici e la corrispondente congruità delle spese sostenute di cui all’articolo 119 comma 13 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta di cui al medesimo articolo 119, l’esecuzione del servizio di responsabile dei lavori, sarebbero stati eseguiti da professionisti incaricati dall’Istante, secondo le modalità pattuite con ogni singolo professionista. Si specifica che i professionisti incaricati emetteranno fattura al fornitore unico secondo i tempi definiti nei rispettivi accordi che possono prevedere pagamenti a stato avanzamento lavori oppure al termine dei lavori. Il contribuente istante chiarisce di aver dato mandato senza rappresentanza al fornitore unico che agisce come contraente generale il quale per pagare le fatture ai professionisti con addebito del relativo importo a suo carico, a sua volta, in virtù del predetto mandato, potrà pagare ai soggetti coinvolti le fatture relative ai servizi professionali e, successivamente, potrà fatturare all’Istante il medesimo importo, senza alcun ricarico, applicando lo sconto in fattura ed indicando esplicitamente in fattura la dicitura “ compenso per servizi professionali svolti dal professionista” in maniera ben distinta dall’importo fatturato per i lavori. Tutto ciò premesso chiede se possa ricevere da un unico contraente generale: sia i servizi di progettazione e realizzazione delle opere con successivo accesso all’opzione dello sconto in fattura, sia gli ulteriori servizi connessi alla realizzazione dei prospettati lavori senza pagamento di sovrapprezzo, accedendo per questi ultimi allo sconto in fattura, in quanto costi detraibili ai fini del Superbonus. Va sottolineato come nella complessa procedura di ottenimento del bonus il committente incarichi direttamente dei professionisti che svolgeranno le pratiche amministrative e fiscali attinenti l’agevolazione nonché tutti i servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori. Detti tecnici saranno tutti remunerati dal contraente generale. Quest’ultimo, secondo l’ipotesi del contribuente, opererebbe nei confronti dei professionisti quale mandatario senza rappresentanza. In tale veste il contraente generale riceve le fatture dei vari professionisti e li remunera direttamente per poi esporre nelle proprie fatture al committente i costi dei servizi professiona-
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li. Al committente attraverso il meccanismo dello sconto in fattura a fronte della cessione del credito fiscale pervengono così delle fatture “a zero” comprensive dei lavori e dei servizi professionali accessori. B) Interpello n. 261. Una ESCO come contraente generale (General Contractor). Nella risposta all’interpello n. 261 l’Agenzia delle Entrate conferma quanto sopra detto in merito al caso di Superbonus 110%. In questo caso però l’istante è una ESCO ossia Energy Service Company che realizzerà in qualità di General Contractor presso vari clienti, privati cittadini o condomini, interventi di riqualificazione energetica finalizzati alla fruizione delle detrazioni di cui all’articolo 119 e seguenti del decreto-legge del 19 maggio 2020, n. 34, convertito con la legge 17 luglio 2020, n. 77 ovvero il Superbonus 110%. L’interpellante opererà presso i propri clienti in qualità di contraente generale, (cd. General contractor), offrendo con sconto in fattura agli stessi sia il servizio di fornitura e posa in opera degli interventi di riqualificazione energetica, sia il servizio di progettazione dell’opera. Tale servizio di progettazione è svolto da professionisti abilitati che talvolta hanno un rapporto di dipendenza con l’interpellante e talvolta sono collaboratori o società terze. L’interpellante, inoltre, intende proporre ai propri clienti anche l’esecuzione di tutti i servizi professionali associati all’opera stessa e necessari per l’ottenimento delle detrazioni fiscali di cui al Superbonus di seguito elencati: coordinamento in materia di sicurezza e di salute durante la realizzazione dell’opera di cui all’articolo 92 del decreto legislativo n. 81 del 2008; redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica; direzione dei lavori e contabilità dell’opera; asseverazione sul rispetto dei requisiti tecnici e corrispondente congruità delle spese sostenute di cui all’articolo 119, comma 13 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (di seguito, decreto Rilancio); visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta di cui all’articolo 119, comma 11 del decreto Rilancio; esecuzione del servizio di responsabile dei lavori, come descritto dall’articolo 92 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Va sottolineato come in questo caso sia la società esecutrice a proporre al cliente i propri professionisti essendo la Esco dotata di una struttura tecnica interna, ma potendo eventualmente la stessa avvalersi anche di servizi professionali di terzi. Ciò che rileva è che i servizi professionali offerti siano funzionali – leggasi necessari – al compimento delle opere edili che rientrano nel beneficio fiscale denominato “Superbonus 110%”. L’Agenzia delle Entrate nelle due risposte ai rispettivi interpelli è molto chiara. Nel primo caso l’istante è un privato, nel secondo è una società di servizi energetici integrati (progettazione, impiantisca, finanziamenti ed altro) ma le conclusioni della Agenzia sono le stesse. Nella risposta n. 254 si ritiene che l’Istante soggetto privato potrà accedere al Superbonus ed esercitare l’opzione per lo sconto in fattura: in relazione ai costi che l’impresa, in qualità di “ contraente generale”, gli
fatturerà per la realizzazione di interventi specifici oggetto di agevolazione, inclusi quelli relativi ai servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione (visto di conformità e asseverazioni); in particolare, essendo necessario, ai fini del Superbonus e dell’esercizio dell’opzione, che siano documentate le spese sostenute e rimaste effettivamente a carico del committente/beneficiario dell’agevolazione, nella fattura emessa dal “ contraente generale” per riaddebitare all’Istante le spese relative ai servizi professionali, o in altra idonea documentazione, deve essere descritto in maniera puntuale il servizio ed indicato il soggetto che lo ha reso. Appare chiaro che il riconoscimento dello sconto in fattura da parte del fornitore unico anche per servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione è consentito, a condizione che gli “effetti complessivi” siano i medesimi di quelli configurabili nell’ipotesi in cui i professionisti che rendono i servizi in questione avessero effettuato direttamente lo sconto in fattura al committente, beneficiario dell’agevolazione. Infatti, nella stessa risposta all’interpello n. 261 l’Agenzia chiarisce che in merito alle prestazioni degli altri professionisti «si determina il medesimo fenomeno che caratterizza l’affidamento in subappalto della realizzazione degli interventi, seppur senza la previsione di alcun margine attribuito a GC in relazione alle prestazioni professionali». Poiché l’Agenzia, con la Circolare n. 30/E del 2020, rimane ferma sul principio che sono agevolabili tutte le spese caratterizzate da un’immediata correlazione con gli interventi che danno diritto alla detrazione - specificando che tra le predette spese non rientrano i compensi riconosciuti all’amministratore per lo svolgimento degli adempimenti dei condomini connessi all’esecuzione dei lavori e all’accesso al Superbonus - da ciò desume anche l’esclusione dall’agevolazione dell’eventuale corrispettivo corrisposto al contraente generale per l’attività di mero coordinamento svolta e per lo sconto in fattura applicato, trattandosi, anche in questo caso, di costi non “direttamente” imputabili alla realizzazione dell’intervento. Seguendo tale logica rimangono però inesplorati alcuni aspetti: il caso in cui il contraente generale offra lui stesso il servizio tecnico facendo sì che il committente incarichi i tecnici interni alla propria struttura. In tal caso non si comprende la ratio di una descrizione “aggravata” in fattura dei servizi professionali con indicazione nominativa dei tecnici; il caso in cui il contraente generale ottenga dai propri fornitori di servizi professionali a prezzi più vantaggiosi – magari grazie a dei preventivi contratti quadro a prezzi più contenuti e comunque ribassati - che il committente finale da solo non otterrebbe. In tal caso non si comprende perché il cliente finale debba beneficiare di tale sconto attraverso il meccanismo individuato dall’Agenzia di mero ribaltamento dei costi dei professionisti terzi. Sono sconti di cui normalmente si avvale solo il grande operatore che assicura però al professionista un flusso di incarichi costante. Lo sconto sui servizi professionali frutto di economie di scala è ben distante dal compenso per “mero coordinamento” indicato dall’Agenzia come attività non meritevole di agevolazione. Essendo la questione connotata da caratteri di novità, su detto aspetto non rimane che attendere un miglior approfondimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
A cura di Bruno Maizzi Vicepresidente nazionale dell’Associazione Movimento Consumatori
Dalla parte dei consumatori
La nostra guida per contrastare le truffe “utenze domestiche” Continua la nostra opera di sostentamento famiglie in difficoltà causa il perdurare dello stato pandemico. Oggi, a seguito molteplici segnalazioni, ci occupiamo della Truffe “utenze domestiche”, molto in voga in quest’ultimo periodo. Centinaia di Agenzie dislocate non solo sull’intero territorio italiano, ma anche in Romania, in Albania ed altri Paesi dell’est europeo, sono a caccia di nuovi contratti di luce, gas e telefonia, telefonando o meglio importunando i cittadini, in qualsiasi momento della giornata, a volte anche a sera inoltrata…, per proporre migrazioni verso altri nuovi gestori, al fine di accaparrarsi un nuovo cliente. Fin qui, nulla da eccepire “è il loro lavoro” ed è giusto che si prodighino per produrre guadagni. Ma, nell’attimo in cui, il loro prodigarsi è fondato su mendaci asserzioni, atte ad indurre con l’inganno l’Utente ad accettare la migrazione delle utenze, questo modus operandi è da intendersi vera e propria Truffa! Ma vediamo nel dettaglio come agiscono i lestofanti: -Contratti Porta a Porta: -si presentano, di solito sono in due ben vestiti, con tanto di giacca e cravatta, con cartellino d’identificazione (quasi mai leggibile e/o artefatto con la scritta ENEL) appuntato sul bavero della giacca, suonano a tutte le porte, e tra le tante, qualche malcapitato li riceve. Immediatamente riferiscono che sono stati incaricati per un controllo al contatore del gas, in quanto è stato segnalato un consumo errato in eccesso, e che quindi sono in loco per sanare l’anomalia, riconoscendo la restituzione di somme pagate in più dall’Utente. L’ingenuo Utente, al solo sentir parlare di risparmio e/o addirittura del vedersi riconosciute dei soldi in più elargiti, si pone a disposizione dei due solerti Agenti. Questi chiederanno di visionare le Fatture sia dell’energia elettrica che del gas, il Documento di Riconoscimento e Codice Fiscale, e qualche volta, per dare credibilità alla restituzione delle somme, anche il Codice IBAN (al tutto scatteranno fotografie con il loro telefonino), ed il gioco è fatto. Il malcapitato, si vedrà arrivare, da lì a qualche giorno, una lettera di benvenuto nella nuova Società di Energia Elettrica e Gas. -Contratti Call Center: la chiamata telefonica è quella, ad oggi più in voga, e viene utilizzata sia per l’utenza di telefonia, che per quella di luce e gas. Nello specifico, la tecnica utilizzata per far migrare l’utenza telefonica è la seguente “il malcapitato viene telefonato (chissà come già conoscono la Società Telefonica attuale gestore della nostra linea), poniamo fosse Vodafone, quindi il lestofante ci riferisce “chiamo dalla Vodafone, le volevo comunicare che dal prossimo mese, ci sarà un aumento in Fattura di €.10,00, per cambio condizioni contrattuali, ma se non accetta tale aumento è libero di cambiare “senza alcuna spesa e/o penale” per un gestore più conveniente. Al momento la Società telefonica più conveniente risulta essere (ad esempio) la Wind Tre che le offre lo stesso servizio a €.29.90 tutto compreso e ribadisco senza alcuna spesa, se lo desidera domani la faccio contattare dall’Agente”. Il poverino, ascoltato con attenzione il solerte Funzionario di Vodafone, che a seguito del paventato aumento, propone addirittura una tariffa migliore rispetto all’attuale, ovviamente accetta di essere contattato il giorno seguente. E purtroppo per lui, si
ritroverà a migrare dal suo attuale gestore con il nuovo, ad una tariffa che non sarà certamente quella telefonicamente promessa, in quanto “verba volant, scripta manent”. Ancor di più, una volta migrato con il nuovo gestore telefonico, al malcapitato giungerà una esosa Fattura dal vecchio, nel quale saranno contabilizzati costi di penali, eventuali rate di modem non ancora pagate, costi di disattivazione, etc., che dovrà comunque riconoscere, altrimenti si vedrà segnalato nell’apposito registro SIMOITEL “sistema informativo sulle morosità intenzionali nel settore telefonico”. Per l’Utenza energia elettrica, la telefonata tipo, che induce inconsapevolmente a migrare dal proprio gestore, è la seguente: -buongiorno signore (in un italiano stentato…), sono Maria del Servizio Elettrico nazionale, nella sua provincia dobbiamo sostituire i contatori, mi può prendere la sua bolletta ed indicarmi i dati (Nome, Cognome e Codice Fiscale dell’intestatario, nonché il Codice POD per l’utenza elettrica e PDR per quella di gas). L’ingenuo interlocutore sentendo Servizio Elettrico Nazionale, di solito non ha difficoltà nel fornire quanto richiesto, ritrovandosi magicamente con un nuovo gestore delle sue utenze. L’Utente più attendo, si rifiuta di fornire i propri sensibili dati, e al diniego, la Sig.ra Maria, parte in quarta –se non me li fornisce lei si ritroverà senza energia elettrica perché noi siamo i proprietari dei contatori e quindi le saranno tolti. Alla minaccia c’è qualcuno che abbocca, e anch’egli si ritroverà ad essere inconsapevolmente cliente di altra Società. Ma come fare per difendersi? Ci sono delle regole da seguire… La prima è quella di non ricevere nessuno in caso di visita a casa e non fornire loro la possibilità di visionare Fatture e Contatori. Nessuna Azienda manda i propri Agenti a controllare e/o a proporre restituzione di denaro…, tranne la Società che gestisce la Locale Distribuzione, che dovrebbe “uso il condizionale” effettuare le letture reali ai misuratori ogni quattro mesi, ed in tale occasione, non verrà mai richiesto dal letturista, di visionare la Fattura relativa all’utenza. Nel caso in cui, si viene telefonati, il consiglio è non rispondere a numeri sconosciuti e/o una volta ascoltato chi è il chiamante, meglio sarebbe essere scortese e chiudere immediatamente la telefonato e/o un semplice “la ringrazio non mi interessa”, il dilungarsi nell’ascoltare le mendaci asserzioni e/o credere di essere più scaltri di loro, non è convenevole. Loro “sono addestrati” per carpire la buona fede dell’Utente. Ad ogni buon modo, è opportuno sapere che: - in caso di adesione ad un’offerta sia di telefonia, che di luce e gas, stipulata “fuori dai locali commerciali”, ovvero a porta a porta o tramite call center, il consumatore può esercitare, senza costi e spese, il suo legittimo diritto di ripensamento entro i quattordici giorni dalla sottoscrizione contrattuale, a mezzo Racc. A/R e/o a mezzo PEC. Per qualsivoglia ulteriore delucidazioni le Sezioni Movimento Consumatori Puglia sono a disposizione dei Cittadini, Utenti e Consumatori (vedi indirizzi su www.movimentoconsumatoripuglia.it ) o telefonare al numero 338.7979600 o scrivere a: puglia@movimentoconsumatori.it
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Cloud computing e GDPR, compliance e accountability
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L’utilizzo dei servizi in cloud comporta numerosi vantaggi per le imprese, i professionisti e la Pubblica Amministrazione, soprattutto in ragione dell’abbattimento della spesa di tipo informatico. A questo, si aggiungono i vantaggi derivanti dalla comodità di avere a disposizione le proprie informazioni e i propri dati praticamente in ogni luogo e in ogni momento, semplicemente tramite una connessione internet. L’utilizzo di tali infrastrutture non esula però da alcune importanti problematiche inerenti per lo più alla riservatezza dei dati caricati sulla “nuvola”, alla sicurezza degli stessi, alla dipendenza da uno specifico fornitore, all’individuazione della legge applicabile e alla disciplina sull’accesso ai dati. Una delle maggiori problematiche relative alla riservatezza è rappresentata dal fenomeno del loss of control, ossia dal rischio per l’utente di perdere il controllo sui dati immessi nella “nuvola”. A tal proposito, il General Data Protection Regulation (GDPR), riconosce la responsabilità (accountability) in capo al titolare del trattamento, il quale, insieme al responsabile del trattamento, deve mettere in atto, ai sensi dell’art. 32, comma 1, lett. b), misure tecniche ed organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio. Tali misure comprendono, tra le altre, “la capacità di assicurare su base permanente la riservatezza, l’integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento”. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha infatti sottolineato che: “l’adozione di
servizi esternalizzati non esime le imprese e le amministrazioni pubbliche, che se ne avvalgono per la gestione del proprio patrimonio informativo, dalla responsabilità che vengono loro attribuite, in particolare, dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali”. Al problema della perdita di controllo dei dati è strettamente connesso il rischio che il Cloud Provider (CP) trasferisca i dati caricati sulla “nuvola” in Paesi terzi rispetto all’Unione Europea. Il CP ha infatti la possibilità di modificare il data center su cui vengono archiviate le informazioni, a volte anche senza che l’utente finale abbia la possibilità di venirlo a sapere. Il problema descritto non si pone quando il trasferimento avviene all’interno dei
confini dell’Unione europea, in quanto l’art. 1, par. 3, GDPR prevede espressamente che “la libera circolazione dei dati personali nell’Unione non può essere limitata né vietata per motivi attinenti alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali”. Per essere GDPR compliant, ossia essere conformi al Regolamento europeo per la protezione dei dati, bisogna prestare attenzione, nel momento della scelta del CP, ai documenti contrattuali, ai Service Level Agreement (SLA), e a tutta la documentazione esistente anche in materia di privacy, valutando accuratamente anche l’impatto che possibili minacce e vulnerabilità possono avere sui dati personali trattati.
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A cura dell’Avv.
parere legale
Paolo Caputo
Info e contatti: studiopaolocaputo@libero.it
Decreto su semplificazioni e governance del Pnrr: il testo approvato in Consiglio dei Ministri Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, del Ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco, del Ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, del Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, del Ministro della cultura Dario Franceschini e del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, ha approvato un decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure. Dalla data di entrata in vigore del decreto: – fino al 31 ottobre 2021, in deroga alle norme in vigore che prevedono un limite del 30 per cento, il subappalto non può superare la quota del 50 per cento dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture. Sono comunque vietate l’integrale cessione del contratto di appalto e l’affidamento a terzi della integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni che ne sono oggetto, così come l’esecuzione prevalente delle lavorazioni ad alta intensità di manodopera. Infine, il subappaltatore deve garantire gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto e riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e normativo non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l’applicazione degli stessi
contratti collettivi nazionali di lavoro; – dal 1° novembre 2021, viene rimosso ogni limite quantitativo al subappalto, ma le stazioni appaltanti indicheranno nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni che devono essere eseguite obbligatoriamente a cura dell’aggiudicatario in ragione della loro specificità. Inoltre, le stesse dovranno indicare le opere per le quali è necessario rafforzare il controllo delle attività di cantiere e dei luoghi di lavoro e garantire una più intensa tutela delle condizioni di lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori e prevenire il rischio di infiltrazioni criminali, a meno che i subappaltatori siano iscritti nelle white list o nell’anagrafe antimafia; – il contraente principale e il subappaltatore sono responsabili in solido nei confronti della stazione appaltante. Per gli interventi del PNRR è previsto un unico affidamento per la progettazione e l’esecuzione dell’opera sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica. L’aggiudicazione avverrà sulla base
del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che tiene conto anche degli aspetti qualitativi oltre che economici. Per assicurare la più ampia condivisione delle opere da realizzare, il decreto legge rafforza lo strumento del “dibattito pubblico” e le attività della Commissione istituita presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili per il confronto con la società civile e gli enti territoriali. Tutte le informazioni relative alla programmazione, alla scelta del contraente, all’aggiudicazione ed esecuzione delle opere saranno gestite e trasmesse alla banca dati dei contratti pubblici dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) attraverso l’impiego di piattaforme informatiche interoperabili; le commissioni giudicatrici effettueranno la propria attività utilizzando, di norma, le piattaforme e gli strumenti informatici. La banca dati degli operatori economici è accorpata alla Banca dati dei contratti pubblici e verrà gestita da ANAC.
A c u r a d i To m m a s o M a z z i o t t i Diettore generale Cred.it spa
economia a 360°
Il Credito d’Imposta in Ricerca e Sviluppo. La mia guida pratica su come innovare la tua impresa
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Il Credito d’Imposta in Ricerca e Sviluppo è uno strumento di finanza agevolata volto ad incentivare gli investimenti in innovazione delle imprese. Quest’agevolazione, istituita col Decreto-legge 145 del 2013 e concepita all’interno del piano nazionale impresa 4.0, è indirizzata a qualsiasi tipo d’impresa (società di capitali, società di persone, ditte individuali, enti non commerciali, imprese agricole, consorzi; sono escluse le società sottoposte a procedura concorsuale) che vogliano investire nell’innovazione, a prescindere da dimensioni, settore operativo, regime contabile o forma giuridica. Occorre precisare che questo incentivo è stato recentemente riformato dalla legge di bilancio 2020, che ha modificato incisivamente la norma rispetto al 2019, ma questo lo vedremo più avanti. La prima domanda che mi pongono i clienti, così come spesso i loro consulenti, è: “ma è vero che esiste questo credito?”. La mia risposta è sempre la stessa: “certo, se vi affidate alle persone giuste!”. Proprio al fine di fornire quante più informazioni dettagliate e precise sull’argomento ho deciso di pubblicare un libro ‘Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo. Guida pratica su come innovare la tua impresa a costo zero’. (Acquistabile su Amazon – N.d.R.) Lo scopo di questo libro è quello di diffondere la consapevolezza che esistono strumenti che permettono alle aziende di evolversi, di innovarsi, praticamente a costo zero. Senza innovazione non c’è evoluzione e, come Darwin insegna, si va verso l’estinzione. Il momento storico che stanno vivendo le imprese, ricco di idee e di tecnologia, denominata Impresa 4.0, ci ha portati ad interfacciarci con argomenti quali i big data, la machine learning, gli algoritmi predittivi, l’intelligenza artificiale ecc., ma pochissime aziende sono state in grado far fronte ad investimenti in questa
fase di transizione tecnologica. Questo mi ha spinto con entusiasmo a supportarle ogni giorno, tramite i loro manager e consulenti, anche grazie a questo manuale di supporto. Il credito d’imposta in R&S è una leva importantissima per l’innovazione delle aziende che non può essere relegata alla conoscenza di pochi privilegiati, magari sempre gli stessi! Il primo capitolo è una breve introduzione su che cos’è il credito d’imposta in R&S. Nei capitoli 2, 3, 4 e 5 entrerò nel dettaglio delle disposizioni del MISE, dell’Agenzia delle Entrate e farò una breve panoramica sulle tabelle di correlazione con il Manuale di Frascati e il Manuale di Oslo. È doveroso in via preliminare fornire una definizione di “Credito d’Imposta”: Credito d’imposta è ogni genere di credito di cui sia titolare il contribuente nei confronti dell’erario o di un ente pubblico con potestà tributaria-impositiva. Un credito di imposta può essere destinato a compensare i debiti, a ridurre le imposte dovute oppure, quando ammesso, se ne può richiedere il rimborso, ad es. in sede di dichiarazione dei redditi. Lo Stato centrale o le amministrazioni territoriali e locali spesso agevolano imprese e privati per investimenti, acquisti o altro, non attraverso finanziamenti ma tramite appunto questo strumento. Il credito d’imposta non è un finanziamento, il primo ha a che fare con le imposte (si acquisisce o si genera un credito che permette di pagare meno tasse o contributi), il secondo, invece, ha la finalità di far ottenere all’impresa una provvista di capitale (liquidità, titoli, altro) da enti pubblici, banche, investitori, persone fisiche.
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