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Magazine P&F Settembre 2021

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Progetti & Finanza M MA AG GA A ZZ II N N EE

Aut.Mipa/Centro/233/2021

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Immobiliare: traino della ripresa Il Covid ha rivoluzionato anche il mercato immobiliare, sempre più famiglie cercano case con ampi spazi esterni e preferibilmente in periferia. Il dubbio è sempre: acquistare o fittare con tutela?

Intervista al Ministro Franco: «L’economia italiana è in ripresa» P ubb l i c a zi o n e m e nsi l e i n fo r m a to d i g i t a l e su l si to www. p r o g e t t i e f i nanza. i nfo

anno IV •numero 39 • settembre

2021

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MAGAZINE

SETTEMBRE 2021

ITALIA POST COVID: SEGNALI DI CRESCITA SE NE VEDONO

otti Tommaso Mazzi EDITORE

ED ITO RIA LE

In questo nuovo numero del magazine abbiamo avuto l’onore di poter intervistare il ministro Franco, responsabile del Dicastero di Economia e Finanza, sul tema della ripresa economica, delle conseguenze del post covid e dell’attuale situazione delle imprese italiane. Segnali di crescita se ne vedono: “Il Pil del 2021 ha la possibilità di crescere oltre il 5.8% che era stato indicato dagli ultimi calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Portando così a un deficit e a un debito più confortanti rispetto alle previsioni di aprile, che per il 2021 fissavano il primo all’11.8% e il secondo al 159.8% rispetto al Pil. Ma c’è un elemento da considerare. La tragedia del Covid – ha continuato Franco - ha investito come un ciclone l’Italia trovandola già reduce da una stagnazione pressoché ventennale. Di conseguenza l’obiettivo cruciale, in questo momento, è instradare l’economia su un sentiero di crescita strutturalmente più ampio del passato”. Da Crif, azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, è stata portata a termine, in questi giorni, una indagine sulla moratoria dei finanziamenti, segnale che le imprese sono ancora in una fase di difficoltà sul fronte pagamenti. Dall’analisi effettuata è risultato che il 40% delle pmi garantite dai confidi maggiori ha richiesto la moratoria per la sospensione delle rate. Da quando la moratoria è stata varata per minimizzare gli effetti della pandemia sull’economia reale, il 39,4% delle PMI garantite dai Confidi Maggiori ha presentato domanda di moratoria per la sospensione delle rate dei finanziamenti. Questo è quanto emerge dalla ricerca “Confidi e moratoria”, svolta in collaborazione con il prof. Lorenzo Gai dell’Università degli Studi di Firenze, per comprendere gli impatti della moratoria applicata alle posizioni affidate dai Confidi Maggiori. In uno scenario in cui il ruolo dei Confidi continua ad essere fondamentale per sostenere l’accesso al credito delle imprese domestiche, i dati relativi alla richiesta di moratoria ripartiti per settore di attività economica (ATECO) sembrano coerenti con l’andamento dei comparti maggiormente colpiti dal Covid-19. Nello specifico i primi tre settori sono infatti rappresentati da “Altre attività di servizi” (comprendente varie attività, tra cui i servizi per la persona quali parrucchieri, centri estetici, ecc.), “Attività artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento”, “Attività di servizi di alloggio e ristorazione”, tutte con una quota superiore al 50% del totale (54,2%, 53,9% e 53,8% rispettivamente). Seguono le imprese attive nei settori della “Salute e assistenza sociale” e nella “Estrazione mineraria, cave e torbiere”, con una quota prossima al 50%. Tra i settori meno coinvolti nella richiesta di sospensione delle rate, invece, troviamo i settori “Agricoltura, silvicoltura e pesca” e “Attività finanziarie e assicurative” con percentuali del 35% e del 37% circa rispettivamente. “Le prospettive economiche delle imprese per il 2021 sono in miglioramento rispetto al 2020 ma non ancora ai livelli precrisi, soprattutto per quanto riguarda il fatturato che prevediamo attestarsi al -3,1% nel 2021 rispetto al 2019, mentre l’EBITDA MARGIN dovrebbe far segnare un a un -0,4%. Inoltre, i free cash flow saranno ancora mediamente negativi per tutto il 2021. In tale scenario il ruolo dei Confidi sarà quantomai fondamentale nell’accompagnare le imprese in un percorso di ripresa dell’attività economica e di sviluppo digitale e sostenibile, secondo quanto previsto dal PNRR. Bisognerà però guardarle con una vista più ampia, fortemente guidata dai dati e con un approccio più forward looking rispetto al passato. In particolare, i Confidi dovranno continuare a investire nell’evoluzione dei sistemi e processi di valutazione e gestione per migliorare la capacità di analisi dell’impresa e nell’offerta di servizi per sviluppare la relazione oltre il supporto per l’accesso al credito”, commenta Antonio Vito Furio, Credit Union, Local Bank and Guarantee Consortium Market Director – CRIF. Altri interessanti contributi sul tema potrete leggerli all’interno del magazine. Buona lettura e…buona ripresa Italia!


Progetti & Finanza

S O M M A R I O

settembre 2021

M A G A Z I N E

MAGAZINE

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FOCUS: Il settore immobiliare volano dell’economia post covid

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La crisi delle materie prime che frena la ripartenza IL GREENPASS aiuta la ripresa in Italia?

anno IV •numero 39 •Settembre 2021 • Direttore Responsabile Maria Rosaria De Leonardis

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Intervista esclusiva al Ministro dell’Economia Daniele Franco

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Pil Italia 2021 a +6% Tre ragioni per essere ottimisti IN CRESCITA GRAZIE ALLA CAMPAGNA VACCINALE, ALL’EXPORT E ALLA MANIFATTURA. NON MANCANO, PERÒ, I BANCHI DI PROVA NEI PROSSIMI MESI

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Dopo il brillante risultato di crescita nel II trimestre (+2,7% sul precedente, mentre ci aspettavamo +1,2%) e la buona performance degli indicatori congiunturali durante l’estate, l’ipotesi che il nostro Paese possa crescere a un tasso prossimo o superiore al 6% quest’anno e per una volta superare i nostri principali partner europei sta diventando realtà. Ma su quali basi poggia questa ripresa? E, alla luce delle difficoltà a livello internazionale emerse durante i mesi estivi, quanto dobbiamo aspettarci che duri? Ecco tre ragioni per essere ottimisti e altrettanti banchi di prova a breve da superare, secondo l’analisi di Prometeia, contenuta nel Rapporto di previsione di settembre. La scelta di puntare sulla campagna di vaccinazione sta pagando. Al momento in Italia circa il 66% della popolazione ha ricevuto due dosi di vaccino, in linea con gli altri Paesi europei (65% in Francia, 63% in Germania, 77% in Spagna, 65% in UK), mentre gli Stati Uniti (54%), per non parlare di molti Paesi asiatici, sono più indietro. Il fatto che la spesa delle famiglie italiane sia cresciuta del 5% nel II trimestre dell’anno sui tre mesi precedenti, segnala – oltre all’efficacia delle politiche fiscali messe in atto per sostenere l’attività economica e i redditi – il rinnovato clima di fiducia di famiglie e imprese. L’export e la manifattura italiana tengono, dimostrando una grande capacità di adattamento. Nel II trimestre dell’anno l’Italia è stato l’unico tra i grandi Paesi europei ad avere superato i livelli pre-crisi di export di merci, con incrementi diffusi alle principali aree di destinazione, Regno Unito a parte. Anche la produzione industriale ha registrato un’espansione vivace nei primi mesi dell’anno anche se è leggermente rallentata di recente (stimiamo cresca circa dell’1% nel III trimestre). Alcune incertezze emergono,

legate alle difficoltà del settore auto (ma il comparto ha un peso in Italia più limitato che in Germania) e ad alcune carenze negli approvvigionamenti. I conti pubblici vanno meglio del previsto. Il Documento di Economia e Finanza stimava per l’anno in corso un disavanzo all’11,8% e un debito al 159,8%. Ora Prometeia prevede un disavanzo al 9,7% (oltre due punti percentuali di Pil in meno) e un debito al 155,6% (oltre 4 punti percentuali in meno). Questi sono valori molto simili a quelli registrati nel 2020, nonostante la manovra espansiva approvata nei decreti emergenziali sia di dimensioni superiori (93 miliardi nel 2020, 120 miliardi nel 2021). Stanno andando bene le entrate, grazie al buon andamento dei consumi (Iva) e dell’occupazione (Irpef e contributi sociali), ma anche le uscite sono al di sotto delle previsioni (consumi pubblici). Il miglior andamento dei conti pubblici faciliterà la copertura della riforma del fisco e degli ammortizzatori sociali in corso, che dovrebbe contribuire a sostenere la crescita nei prossimi anni. L’andamento dell’inflazione e i rincari attesi della bolletta. Prometeia prevede che il paniere di consumo delle famiglie subisca un rincaro quest’anno dell’1.8% (gli aumenti delle tariffe energetiche dovrebbero contribuire per 0,6 punti percentuali), per poi rallentare già nel 2022. Allo stesso tempo, grazie alla ripresa dell’occupazione e all’insieme delle politiche di sostegno dei redditi messe in atto dal governo, il reddito disponibile nominale è previsto salire di oltre il 5% quest’anno e di circa il 3% nel 2022: i redditi reali cresceranno così nel prossimo biennio a tassi più che sostenuti. Inoltre, siccome i rincari di gas e bollette energetiche sono attesi essere in gran parte transitori (non legati a uno squilibrio strutturale di domanda e offerta), le politiche del governo per

sterilizzarne parte dell’aumento sono appropriate e contribuiranno a sostenere la domanda. Parte della ripresa degli ultimi mesi si deve a quella delle costruzioni. È una ripresa sostenibile? Nel II trimestre 2021 le costruzioni hanno registrato una crescita del 3% rispetto al periodo precedente (+6% nel I trimestre), superando di oltre il 10% i valori pre-crisi. Gli incentivi pubblici, tra i quali spicca il Superbonus del 110%, hanno sostenuto il settore (il 70% degli investimenti ora riguarda ristrutturazioni e non nuove case). La proroga degli incentivi (Superbonus fino a dicembre 2022), i bassi tassi di interesse e l’avvio del Pnrr (in cui è rilevante la componente di investimenti in costruzioni) sosterranno il settore nei prossimi anni. Prometeia stima quindi che gli investimenti in costruzioni crescano di quasi il 22% quest’anno e dell’8% nel 2022. Il livello degli investimenti rimarrebbe comunque ben al di sotto del picco raggiunto nel 2008, prima dello scoppio della bolla immobiliare. La Commissione europea ha dato il fischio di avvio del Pnrr. Dovremo soddisfare un elevato numero di condizioni già per fine anno. Ce la faremo? Non rispettarle vorrebbe dire giocarsi la credibilità̀ sulla capacità di attuare il piano nei tempi e modi concordati, con tutte le conseguenze che questo comporterebbe nella percezione dei mercati e nei rapporti con i partner europei. Anche se molti passaggi in termini di predisposizione della struttura della governance e di norme di semplificazione sono stati già superati, resta da soddisfare gran parte delle 51 condizioni previste per la fine dell’anno, tra cui importanti passaggi parlamentari sulla legge delega di riforma della giustizia e sulla revisione delle politiche attive del lavoro: una sfida non da poco.

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L’agenzia di rating Fitch, sorpresa dalla crescita italiana, rivede al rialzo le sue previsioni

Il green pass aiuta la ripresa? I dati dicono di sì, e l’Italia corre più dell’Europa MARCO ZONETTI

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entre il Paese è diviso dalla diatriba tra entusiasti fautori del green pass e strenui avversari del “passaporto verde”, a partire dal 15 ottobre 2021 quest’ultimo sarà esteso obbligatoriamente a tutti i dipendenti pubblici e privati, e in tutti i luoghi di lavoro: nelle fabbriche, negli uffici e negli studi professionali. A dispetto dei detrattori, tra i quali si annoverano anche diversi intellettuali di Sinistra e personaggi illustri, i dati a disposizione dei tecnici evidenziano tuttavia uno scenario assai roseo per la ripresa, con l’Italia che corre più dell’Europa. Nel primo semestre del 2021, come scrive Il Messaggero, “la produzione nella meccanica è aumentata di quasi il 30 per cento, arrivando poco al di sotto dei livelli del 2019, quelli immediatamente precedenti alla pandemia”. E il dato sorprendente è che, per l’appunto, il nostro Paese appare ancor più virtuoso dell’Europa. “Fatto 100 il volume di produzione di gennaio del 2020, l’Italia è a quota 102, il resto del continente ancora a 97,4. Anche le esportazioni hanno preso a correre. Nell’ultimo rapporto della Sace si stima per quest’anno un aumento dell’11,3 per cento dei beni di valore. Di nuovo si prevede a breve il ritorno a livelli precedenti alla pandemia”. Stando all’Istat, inoltre, a luglio è stato riscontrato un andamento della produzione più soddisfacente rispetto alle aspettative, tanto che la stessa Coldiretti ringrazia l’intro-


duzione del green pass per aver evitato “uno spaventoso crac da 30 miliardi al settore dell’agricoltura, introducendo inoltre flessibilità nel lavoro”. Anche dal punto di vista istituzionale c’è ovviamente ottimismo. Il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti (Lega) sottolinea che “Le decisioni difficili assunte dal governo, come l’obbligo del green pass sul lavoro, sono volte non a limitare la libertà, ma ad aumentarla. Ribadendo: “Abbiamo fatto queste misure per riaprire, mentre l’alternativa era tornare indietro”. Gli fa eco il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio (M5s), liquidando le proteste dei detrattori del passaporto verde: “Il green pass è fondamentale per far decollare la ripresa e renderla sempre più solida, evitando nuove chiusure”. Ancor più ottimista il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (Forza Italia) che snocciola alcuni dati significativi: “Stiamo vivendo un momento magico come Paese, Fauci ha detto che siamo tra i più bravi per la vaccinazione, stiamo uscendo bene dalla pandemia, stiamo crescendo del 6% e forse anche di più: non dovrei dirlo, ma se la strategia del Green Pass funziona viaggiamo verso il 7% di Pil. E’ una congiuntura astrale strepitosa”. Lo stesso Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini (Pd) vede all’orizzonte, grazie al green pass, un autunno di ripresa anche per il mondo dello spettacolo, fra i settori messi in ginocchio e più provati dalla pandemia. Così come l’artigianato, piegato tragicamente dal Covid-19. Secondo

il Presidente di Confartigianato MarcoGranelli: “L’estensione dell’obbligo di green pass apre la strada alla ripartenza dell’economia e all’uscita dalla crisi. Cogliamo segnali positivi e di fiducia dai nostri imprenditori. Consideriamo l’estensione del green pass una misura importante per tutelare la salute dei cittadini e favorire la ripresa dell’economia”. E la ripresa italiana ha peraltro sorpreso anche l’agenzia di rating Fitch, inducendola a rivedere le sue previsioni sul nostro Paese. Nel nuovo Global Economic Outlook, Fitch annuncia infatti di avere “rivisto al rialzo le previsioni di crescita del Pil 2021 per l’Italia al 5,7%, dal 4,8% di giugno”. Una revisione che, sottolinea, “è in gran parte il risultato di un risultato di crescita molto forte nel secondo trimestre con un aumento del 2,7%, al di sopra delle nostre aspettative di +1,4%”. Tutto questo grazie alla “ripresa più rapida del previsto nell’attività dei consumatori” dopo la revoca delle maggior parte delle restrizioni. “Sebbene i casi di variante Delta siano in aumento da luglio, si sono stabilizzati ad agosto e anche il numero di vaccinazioni è migliorato”. La capillare campagna vaccinazioni, stimolata anche dall’introduzione del green pass, ha dato un impulso all’economia che, secondo Fitch, “si è ripresa più velocemente del previsto e gli indicatori anticipatori per il terzo trimestre continuano a sembrare solidi”. La buona notizia è che, secondo le previsioni di Fitch, l’economia italiana potrebbe tornare al livello pre-pandemia nel secondo trimestre del 2022.

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Progetti Finanza&


Green pass = Lotta di classe? La Confindustria voleva il green pass e l’ha ottenuto. I sindacati, a loro volta, sono riusciti ad ottenere il divieto di licenziamento

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Girarci intorno non serve a niente, abbiamo tutti bisogno che le attività economiche, la scuola, gli uffici, la nostra quotidianità, ricomincino a marciare come e più di prima e per questo è necessario che la maggioranza delle persone sia vaccinata. Dovendo ancora studiare il modo e i termini per rendere obbligatorio il vaccino, si è reso obbligatorio il green pass, a tutti gli effetti, un lasciapassare. Fino alla prossima metà di ottobre obbligatorio per accedere ad alcuni luoghi ma, da quella data, obbligatorio per una serie di altre attività. Il presidente del consiglio, Mario Draghi, ha legato l’obbligo del green pass o certificato verde per entrare anche negli uffici pubblici e privati o in fabbrica, alla valenza economica del provvedimento sottolineando quanto questa azione sia importante per il raggiungimento dell’obiettivo di poter “continuare ad aprire o tenere aperto il Paese”. L’economia è in ripresa, in Italia più che nel resto d’Europa, questo trend non si ha nessuna intenzione di invertirlo anzi si vuole renderlo strutturale e questo processo di crescita verrebbe seriamente compromesso in caso di nuove chiusure - lockdown determinati da una eventuale propagazione del virus nel prossimo autunno. Guardando ai dati economici gli imprenditori grandi, medi e piccoli delle industrie delle regioni del nuovo triangolo economico, Lombardia-Veneto-Emilia Romagna, si sono, immediatamente, allineati alle indicazioni del governo , questa volta, dissociandosi anche da indicazioni dettate dai capi politici del loro schie-

ramento i quali cercavano e cercano, tra mille peripezie, di tenersi a galla tra favorevoli e sfavorevoli, tra si vax e no vax cercando di rappresentare un punto di riferimento politico ai pensieri, anche sconclusionati, in vista delle prossime elezioni. Le imprese, così, vengono investite di un ruolo determinante e molto delicato, in questa fase, poiché, toccherà a loro controllare se i propri dipendenti sono in possesso del green pass. E’ molto probabile che questa attività complicherà, non poco, il lavoro delle imprese, piccole o grandi che siano, non sarà certo facile il controllo, rispettando la libertà di scelta di ogni lavoratore. E’ evidente che bisognerà porre la massima attenzione a questi controlli perché non diventino motivo di scontri all’interno di ogni azienda trasformando un’azione in contestazione e lotta di classe. La Confindustria e il suo capo, Carlo Bonomi, volevano il green pass e l’hanno ottenuto, ora bisognerà stare molto attenti perché non degeneri in abuso e motivo per azioni di altro genere. I sindacati a loro volta, anticipando queste eventualità, non proprio remote, sono riusciti ad ottenere il divieto di licenziamento anche se hanno dovuto accettare la possibilità di sospensione dal lavoro, nessun diritto allo smart working, la sospensione dello stipendio e la sostituzione, sia pure temporanea, dei lavoratori privi di green pass. Ancora una volta si evidenzia come niente sarà più come prima e che il virus ha cambiato e continua a cambiare, in modo significativo, la nostra vita sociale e lavorativa.

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I N T E R V I S TA E S C L U S I VA A L R E S P O N S A B I L E DEL DICASTERO DI ECONOMIA E FINANZA

Il Ministro Franco:

«L’Italia è in crescita, ma bisogna pensare al futuro dopo il Pnrr» Daniele Franco placa gli entusiasmi sulla congiuntura positiva e invita il Paese a uno sforzo corale MARCO ZONETTI

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li entusiasmi generalizzati per la ripresa del sistema Italia, favoriti anche dalla campagna vaccinazioni ripresa a spron battuto grazie all’estensione del green pass e da un impatto meno incisivo della variante delta rispetto agli altri Paesi, con una crescita evidente riscontrata dai dati tecnici, trovano il Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco più cauto rispetto all’ondata di ottimismo che invece dilaga nelle Istituzioni e fra i suoi colleghi a Palazzo Chigi. Beninteso, Franco non nega certo il trend espansivo dell’economia italiana, anzi lo sottolinea, ma è decisamente meno proclive a gridare

al boom o a un “nuovo miracolo economico”, per utilizzare un’espressione fin troppo nota. Adelante, Pedro, con judicio, si puedes, insomma. Il Pnrr renderà la nostra economia più dinamica, secondo il titolare del Mef, ma la crescita deve diventare strutturale, senza crogiolarci sugli allori dei dati che appaiono confortanti rispetto agli anni precedenti. Per quale motivo tanta cautela, Ministro Franco? Il Pil del 2021 ha la possibilità di crescere oltre il 5.8% che era stato indicato dagli ultimi calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Portando così a un deficit e a un debito più confortanti rispetto alle previsioni di aprile, che per il 2021 fissavano il primo all’11.8% e il secondo al 159.8% rispetto al Pil. Ma c’è un elemento da

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considerare. Quale elemento? La tragedia del Covid ha investito come un ciclone l’Italia trovandola già reduce da una stagnazione pressoché ventennale. Di conseguenza l’obiettivo cruciale in questo momento è instradare l’economia su un sentiero di crescita strutturalmente più ampio del passato. In che modo? Consolidando il rimbalzo degli investimenti e guardando l’impatto delle misure sul 2025-30 e sul 2050. Guardare avanti anziché guardarci alle spalle, ovvero a com’erano le condizioni dell’economia italiana prima del Covid, insomma… Negli ultimi vent’anni l’Italia è cresciuta quasi quattro volte meno della media europea; il tasso di occupazione del 2019 si assestava al 58%, oltre dieci punti sotto i livelli dell’Unione Europea e il peso degli investimenti pubblici e privati si arrestava al 18% del Pil rispetto alla media del 22% dell’Eurozona. L’Italia del 2019 non è esattamente l’esempio e l’obiettivo ai quali tendere.

Mattarella e il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti hanno parlato di una prospettiva di crescita intorno al 6%, per quanto riguarda il quadro macroeconomico e di finanza pubblica… Lo certifico. Con una percentuale del deficit che potrebbe assestarsi attorno al 10% e un debito destinato ad aumentare considerevolmente meno rispetto ai quattro punti (dal 155,8% del 2020 al 159,8% del 2021) calcolati nell’aprile scorso. Un debito sostenibile? Sì, il nostro debito è sostenibile, anche grazie a un costo medio schiacciato su un 2.4% inusitato per il nostro Paese, e – secondo le proiezioni Mef – destinato a scendere ancora

nei prossimi anni. Ma superata la crisi andrà progressivamente ridotto, con una politica di bilancio prudente che torni gradualmente agli avanzi primari. Quanto conta la campagna di vaccinazione in questo processo? L’andamento della campagna di vaccinazione in Italia così come negli altri Paese è un elemento fondamentale del processo di ripresa. Così come le esportazioni. Delle quali si stima per quest’anno una crescita sull’anno precedente dell’ordine dell’11% che è un miglioramento che ci fa tornare a recuperare ai livelli precedenti alla crisi, a recuperare quanto perduto nel 2020.

Qual è dunque la giusta linea di condotta da adottare secondo lei? Dobbiamo fin d’ora pensare a quello che succederà dopo il Pnrr, e prepararci a uno sforzo corale del Paese, che deve puntare oltre l’orizzonte delle misure di politica economica. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è fondamentale ma non è sufficiente. Il Piano e i fondi comunitari che lo sovvenzionano offrono senz’altro uno slancio decisivo, partendo proprio dal rilancio degli investimenti che nel 2021 evidenziano una ripresa congiunturale del 15%, tali da spingerli all’incirca al 20% del Prodotto Interno Lordo. Dati incoraggianti? Sì, il primo semestre si è chiuso molto bene: la crescita acquisita di Pil per quest’anno, dopo i primi 6 mesi, è pari al 4,7%. Il terzo trimestre sta andando bene. La produzione industriale è tornata ai livelli precrisi. Sono dati importanti che testimoniano che stiamo recuperando la più forte caduta di prodotto che abbiamo avuto dal dopoguerra. Ma è essenziale che questo processo continui. Il Presidente della Repubblica Sergio

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Progetti Finanza&


Il report del direttore dell’agenzia delle dogane sull’impennata dei prezzi della CO2 nell’ETS europeo e i costi enormi di una transizione equa

Economia ed Ecologia:

Il business tutto nuovo delle quote di emissione MARIA PIA ROMANO

L’

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economista, docente universitario e dirigente pubblico Marcello Minenna, già assessore al Bilancio nella giunta comunale capitolina e attuale direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, è autore di un interessante report per Il Sole 24 Ore sull’eccezionale impennata dei prezzi della CO2 nell’ETS Europeo (+82% da inizio anno, più del Bitcoin) in scia alla stretta UE sulle emissioni e al piano fit-for-55. Secondo le stime di Minenna, che è anche responsabile dell’ufficio Analisi Quantitative e Innovazione Finanziaria presso la CONSOB, entro il 2050 il mercato globale dell’anidride carbonica potrebbe valere 22mila miliardi di euro. Sottolineando come i costi di una transizione equa siano di fatto enormi. Andiamo con ordine. Secondo il report dell’economista, nell’altalena del Bitcoin delle altre cripto-valute, nel 2021 un altro asset (non cripto) ha attirato sempre più l’attenzione degli investitori. Parliamo dei certificati di emissione di

anidride carbonica (CO2) come mostra l’andamento degli indici del mercato intercontinentale, l’ICE, basati sui futures relativi ai certificati delle principali aree geografiche. Nei primi otto mesi del 2021 i prezzi delle quote di emissione dell’Unione Europa sono cresciuti da €

33 a € 62, registrando un apprezzamento di oltre l’80% che ha superato addirittura il +62% del Bitcoin. La crescita cospicua di cui sopra si deve alla decisione dell’UE (aprile 2021) “di alzare dal 40% al 55% il target sulla riduzione di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (anno di riferimento del protocollo di Kyoto). Per perseguire questo ambizioso obiettivo lo scorso 14 luglio la Commissione Europea ha presentato una proposta normativa (c.d. fit-for-55) che – oltre a prevedere lo stop completo alle auto inquinanti dal 2035 – contiene un ricco pacchetto di misure che darebbero un’ulteriore stretta all’ETS europeo”. Ma il business delle emissioni non si limita alla sola Unione Europea e pertanto suscita le brame di molti, fra i quali “Nuova Zelanda, Corea del Sud, Canada e California” che “hanno i propri sistemi di scambio delle quote già da diversi anni e molti altri si sono appena affacciati sul mercato o meditano di farlo a breve”. Marcello Minenna sottolinea

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come il rapido aumento dei prezzi dei permessi di emissione, dal canto suo, stia consentendo ai Paesi dell’UE di accrescere le entrate realizzate con le aste. Somme di denaro che la Commissione Europea ritiene debbano essere impiegate “per mitigare l’effetto dei costi della transizione green sui cittadini più vulnerabili, le piccole imprese e gli utenti dei trasporti attraverso la creazione di un Fondo Sociale per il Clima e per aumentare la capacità di fuoco di fondi già esistenti incluso quello per la modernizzazione degli Stati membri a basso reddito”. E tuttavia, gli obiettivi climatici dell’UE che vedono destinare fondi più cospicui stanziati da Next Generation EU ai Paesi dell’Est più dipendenti dai combustibili fossili, potrebbero non essere realizzabili, e le risorse allocate all’Europa orientale non bastare a giungere all’azzeramento delle emissioni nel 2050. Per non parlare degli oneri relativi al green deal a carico degli altri Stati membri, con uno “svantaggio competitivo di molte indu-

strie europee rispetto a concorrenti di Paesi meno virtuosi in materia di clima”. Anche per quanto riguarda la vexata quaestio della carbon tax europea, Minenna rileva la difficoltà di “affrontare seriamente il problema della riduzione/ eliminazione delle emissioni di sostanze inquinanti attraverso iniziative unilaterali”. Sulla carbon tax sarebbe dunque utile “una riflessione approfondita per approdare a una soluzione che permetta di minimizzare le esternalità negative su imprese e consumatori”. Per l’economista è inoltre “evidente che gli sforzi dell’Europa (responsabile dell’8% delle emissioni mondiali) non basteranno ad affrontare adeguatamente il problema del cambiamento climatico se non ci sarà un’azione coordinata a livello globale”. In tutto questo s’inserisce la proposta del Fondo Monetario Internazionale, che ha posto il carbon pricing al centro dei suoi dibattiti con i Paesi membri in relazione alle politiche climatiche, con l’auspicio che esso sia “sostenuto da un

più ampio pacchetto di misure per migliorarne l’efficacia e l’accettabilità». Da qui la proposta del Fondo di adottare un nuovo accordo internazionale (in affiancamento a quello di Parigi) “per fissare un valore minimo (floor) al prezzo dell’anidride carbonica così da favorirne la convergenza verso il livello di equilibrio stimato per il 2030 (almeno $ 75 a tonnellata)”. La discussione sull’apprezzamento dei certificati di emissione e sulla proposta dell’FMI è dunque rinviata alla prossima Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow dal 1 al 12 novembre 2021. Con la speranza di pervenire a una soluzione condivisa tra i vari Paesi (specie Cina, USA, India e UE, i maggiori emittenti di anidride carbonica), al fine scongiurare il rischio che “la questione climatica si tramuti in speculazione e in un aumento delle disparità sociali ed economiche e per non perdere di vista il vero obiettivo che ha molto a che fare con la vita e la stessa sopravvivenza nostre e delle generazioni future”.

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L’IMPATTO DEL COVID SU RISPARMIO E CONSUMI

Perché la crisi pandemica è un unicum nella storia del mondo che ancora dobbiamo comprendere appieno

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Il Fondo Monetario Internazionale, con l’aggiornamento dell’agosto 2021 al suo External Report database, ci permette infine di analizzare elementi più dettagliati riguardo all’impatto che il Covid-19 ha esercitato sull’economia globale, che – per la prima volta nella Storia – ha visto finire contemporaneamente in recessione il 95% dei “sistemi paese” in tutto il mondo. Com’è ovvio, e come abbiamo sperimentato tutti, la prima significativa mutazione è avvenuta a livello dei consumi, calati drammaticamente per via delle misure di confinamento che hanno interessato al tempo stesso cittadini e attività economiche, rimaste chiuse per molti mesi, e in alcuni casi con effimere e catastrofiche riaperture a intermittenza. Dal grafico 1 qui sotto, tratto dal succitato Report dell’FMI, si evince come il mutamento delle abitudini dei consumi globali si sia evidenziato a partire dal secondo trimestre del 2020, causando un calo del 3,2% circa per quanto riguarda la quota attribuibile ai servizi, parallelamente al concomitante aumento di quella relativa ai beni durevoli (cresciuta dell’1,9%) e non durevoli (salita dell’2,8%). Questi dati si ri-

feriscono alle economie avanzate, naturalmente, poiché in quelle emergenti il fenomeno è stato assai meno evidente, soprattutto per quanto riguarda i beni durevoli, e per giunta riassorbito con celerità.

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Quanto poi al diverso andamento dei vari crolli, nella prima fase sono calati vertiginosamente (anche del 50%) i consumi relativi a cultura e svago, con parallela contrazione delle spese per energia, beni durevoli (calati del 30%) e trasporti (- 25% circa). I meno colpiti dalla crisi tra marzo e aprile 2020 sono stati i consumi alimentari (vedi linea arancione dei beni non durevoli), anche perché erano gli unici possibili per via delle restrizioni, e in parte per un re-indirizzamento del potere d’acquisto dei consumatori. Nel maggio 2020 le riaperture hanno rapidamente normalizzato il peso dei consumi alimentari, accelerando la crescita del consumo dei beni durevoli, soprattutto d’importazione. Favorita in questo passaggio, a livello globale, è stata per paradosso la Cina nel secondo/terzo trimestre dell’anno, Paese in posizione più ideale per accogliere il mutamento della domanda. Dicevamo che la recessione globale per il Covid-19 è un unicum nella Storia del mondo, anche paragonata alle più significative crisi economiche dal dopoguerra in poi. Nel grafico 2 qui sotto si evidenzia infatti come le recessioni comportassero un incremento graduale della quota dei servizi, per via del costo inferiore relativo nell’àmbito della riduzione del reddito disponibile. Tale incremento era mediamente più ridotto, parliamo dell’1% circa.

Grafico 2

Ma la stessa anomalia si nota anche nella crescita ascrivibile ai beni durevoli, il cui calo in passato era nell’ordine dell’1% (vedi grafico 3 qui sotto).

E il tasso di risparmio? Nel 2020 mentre i consumi subivano una compressione generale, i tassi di risparmio del settore privato esplodevano simultaneamente in tutte le aree macro-economiche più importanti. Un fenomeno di nuovo sorprendente rispetto alle recessioni del passato. Come evidenzia il grafico 4 sottostante, di fatto, si è assistito nel secondo e terzo trimestre del 2020 a una crescita vertiginosa del tasso di risparmio nelle economie avanzate, salendo da poco meno dello 0.5% fino a sfiorare il 10% del Pil. Un effetto decuplicato rispetto all’andamento osservato durante la grande crisi finanziaria del 2008-2009 (Gfc). Secondo l’FMI, il tasso di risparmio vedrà una sua lenta erosione parallelamente alla ripresa economica globale, al punto che non prima del 2023 potremo osservare un riallineamento dei valori riscontrati durante la Gfc. Molto interessante il dato messo in evidenza sempre dal Grafico 4 qui sotto, che sottolinea come i tassi di risparmio siano cresciuti di più dove il lockdown è stato più rigoroso (come i Paesi nell’estrema destra del grafico), per via del più intenso effetto di compressione artificiale dei consumi.

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Nel 2020 mentre i consumi subivano una compressione generale, i tassi di risparmio del settore privato esplodevano simultaneamente in tutte le aree macro-economiche più importanti

Grafico 4

Ma sempre per quanto concerne l’impennata dei tassi di risparmio nel settore privato, essa non è ascrivibile soltanto ai consumi. Il ruolo più determinante, infatti, è stato giocato dai sostegni governativi al reddito. Il Grafico 5 qui sotto permette di osservare come la crescita sia stata più sostenuta negli Stati Uniti, dove l’inusitato flusso delle misure di sostegno governativo in forma di trasferimenti diretti e bonus (barre gialle) ha fatto crescere, nel secondo trimestre 2020, il tasso di risparmio fino al 20% del Pil. Non è avvenuto così nella zona Euro, dove i trasferimenti governativi hanno avuto un impatto tre volte inferiore.

Grafico 5 Se in Europa la recessione si è fatta sentire nuovamente in tutta la sua brutalità con i nuovi lockdown decisi nel corso dell’autunno-inverno 2021, il piano straordinario del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden subito dopo l’ingresso alla Casa Bianca ha permesso agli USA di scongiurare la contrazione dei consumi malgrado le nuove ondate di contagi. Quanto alla discussa Cina, quest’ultima ha assistito a una crescita del tasso di risparmio inferiore di cinque volte rispetto a quella riscontrata in Europa e negli Stati Uniti, sia grazie all’impatto più contenuto della crisi pandemica sia per l’assenza di sostegni governativi ai consumi minimamente significativi.

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Per concludere, dunque, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, la crisi globale causata dalla pandemia da Covid-19 è stata un’autentica “mosca bianca” nella Storia, con una recessione simultanea che ha visto contrarsi il 95% delle economie mondiali. Essendo una situazione mai osservata prima porta con sé un aspetto inquietante, ovvero che le conseguenze future a medio e lungo termine di quanto è avvenuto a partire dall’inizio del 2020 devono ancora essere vagliate e soprattutto comprese a fondo. La luce in fondo al tunnel, anche quello della scarsa conoscenza del fenomeno, non è ancora stata insomma raggiunta.

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LE TENDENZE DEL MERCATO IMMOBILIARE POST COVID

TUTTI VOGLIONOICASE SMART E SPAZI ESTERNI L’esperienza traumatica del lockdown ha modificato anche le esigenze delle famiglie e rivoluzionato il mercato immobiliare. Si lasciano i miniappartamenti in centro preferendo spazi più grandi, indipendenti e con giardini o terrazzi.

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pochi giorni dal suo ritorno a Manchester il campione di calcio Cristiano Ronaldo ha già cambiato casa. La sua scelta – stando a quanto riportano i tabloid inglesi – sarebbe stata causata dal poco gradito belare delle pecore proveniente dall’area verde attigua alla nuova villa del portoghese. Ma non sono soltanto i super ricchi ad esigere maggiore serenità all’interno delle abitazioni. Si tratta di una tendenza generale che si è venuta a configurare durante la pandemia che, com’è risaputo, ha stravolto le vite delle persone e, contestualmente, anche tutti i luoghi dove si esplica la loro personalità. Senza dubbio le tendenze in materia immobiliare segnano degli stravolgimenti che prima del Covid non sarebbero stati

minimamente prevedibili. Abbiamo provato a riassumerli in questo approfondimento. SPAZI ESTERNI FONDAMENTALI. Se prima ci si soffermava sulla vista dal balcone, adesso le famiglie che acquistano una casa solitamente decidono di spingersi oltre. Gli spazi all’aperto delle case devono essere abitabili e non solo degli affacci. Questa nuova tendenza sempre più diffusa è determinata dal fatto che sempre più persone, durante la fase più dura della pandemia (ma ancora oggi), siano state costrette a lavorare in smartworking e a prediligere gli spazi aperti, laddove le condizioni climatiche lo permettevano. Per lo stesso motivo sono aumentati anche gli spazi di condivisione per il lavoro, con parchi e aree verdi che sono diventate mete privilegiate dei lavoratori “agili”.

STANZE AMPIE E SOLUZIONI INDIPENDENTI. Si sa, il prezzo di un immobile, dipende dalla zona e dalla metratura. Ma laddove ci fosse la disponibilità economica di concedersi uno sforzo maggiore si predilige la presenza di stanze sempre più ampie, in controtendenza al fenomeno che aveva riguardato l’era pre-Covid, durante la quale soprattutto nelle grandi città, gli edifici di nuova costruzione presentava sempre degli spazi calpestabili in riduzione (max 80/100 m²) soprattutto nei condomini. Accadeva ciò anche a causa dei cambiamenti sociali, con le famiglie che non fanno più tanti figli. Ma la pandemia ci ha insegnato l’importanza degli spazi ampi e – purtroppo – anche a non dipendere da altre situazioni che implica relazioni interpersonali. Ecco perché le strutture indipendenti hanno avuto un maggiore appeal rispet-

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FRANCESCO GASBARRO

to alle abitazioni condominiali. TECNOLOGIA OVUNQUE. È indubbio che lo sviluppo delle tecnologie di domotica o smart home abbiano invaso il mercato. Le famiglie, soprattutto quelle più giovani e al passo con i tempi, cercano delle case già adibite a tali funzioni, in modo da poter tenere sotto controllo ogni aspetto del proprio vivere, semplicemente guardando lo smartphone. Questo è possibile attraverso delle app collegate a dispositivi che intercettano la rete wifi di casa e mandano segnali intelligenti. In questo modo si controllano le tapparelle di casa, si monitora la stanza del bambino o si controlla la temperatura direttamente dal proprio telefono cellulare. EFFICIENZA ENERGETICA. Quando si vende o quando si acquista una casa è necessario conoscere la categoria energetica dell’immobile. Una cata-

logazione per lettere che permette di conoscere quanto l’edificio con i suoi servizi siano efficienti dal punto di vista dell’utilizzo di energia, dell’isolamento e dell’utilizzo di materiali conformi alla legge. Nell’era del Superbonus 110% questo tema è diventato preminente in quanto gli acquirenti sono sempre più attenti a quei parametri che poi hanno delle ricadute dirette sullo “spreco” di energia e quindi sui costi delle utenze. Case sempre più autonome dal punto di vista energetico e sempre più isolate con materiali termici adatti fanno le gioie di coloro che acquistano. MODALITA’ DI ACQUISTO EASY. In Italia gli sgravi per gli under 36 hanno mosso ulteriormente un mercato immobiliare già in fermento. Ma oltre a questi incentivi coloro che vogliono acquistare casa vengono in-

golositi anche da formule d’acquisto innovative che, in taluni casi, vengono pensate proprio dagli istituti bancari dove ci si rivolge per richiedere un mutuo. L’insicurezza generata dalla pandemia ha causato maggiore consapevolezza negli acquirenti che ora prestano più attenzione ai passi da compiere. È per questo motivo che stanno avendo un grande successo le formule che si definiscono con la dicitura “Rent-to-buy”, ovvero un affitto di breve termine finalizzato ad un acquisto in un secondo momento. Questa formula permette a chi non ha una grande disponibilità economica iniziale di pagare un affitto, seppure più alto, ma che al momento dell’acquisto definitivo sarà sgravato dal computo totale del valore dell’immobile. In sostanza è un modo per non vanificare le rate dell’affitto e per iniziare a pagare quelle del mutuo futuro.

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I N T E R V I S TA A L U C I A A LT I L I A , R E S P O N S A B I L E D E L P R O D O T T O ‘ A F F I T T O G A R A N T I T O ‘

Immobiliare sicuro

Affitto, ora c’è chi tutela proprietari e affittuari La soluzione di Cred.it Spa, società finanziaria italiana, in collaborazione con le agenzie immobiliari del territorio FRANCESCO GASBARRO

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i è messo di mezzo anche il Covid a rendere più incerta la permanenza degli inquilini nelle case in affitto. Sia a causa della brusca interruzione subita dai percorsi lavorativi e di studio, sia a causa dell’insolvenza che inesorabilmente ha colpito tante persone che hanno perso certezze e denaro. In questo contesto l’esperienza di Affitto Garantito – marchio di proprietà della Cred.it Società Finanziaria Spa – assume un ruolo ancor più importante per salvaguardare e tutelare i proprietari degli immobili da qualsiasi rischio nei confronti degli inquilini e allo stesso tempo aiutare gli affittuari ad onorare il proprio debito. Le peculiarità di queste operazioni di cessione dei crediti vengono spiegate da Lucia Altilia, responsabile del prodotto ‘Affitto Garantito’, un marchio che negli ultimi mesi ha ricevuto diversi riconoscimenti di affidabilità da alcune agenzie di rating europee del settore. Segue la nostra intervista. Quali sono le criticità dei metodi tradi-

zionali utilizzati per mitigare il rischio di insolvenza e quali invece i punti di forza di Affitto Garantito? Nel mercato delle tutele ci sono diverse proposte, come ad esempio fideiussioni bancarie e assicurative. In quelle bancarie riscontriamo diverse criticità tra cui i requisiti per l’apertura di un conto corrente, l’immobilizzazione dei capitali come garanzia per il rilascio delle tutele

(quando manca la liquidità anche attraverso ipoteche su beni) e in ultimo i costi di interesse che vengono applicati anche su base trimestrale. Invece per ciò che concerne le fideiussioni assicurative ormai le grandi compagnie non si assumono più questo rischio, rimangono le piccole compagnie che hanno comunque dei limiti di solvibilità economica e di strumenti. Il nostro punto di

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forza è rappresentato dalla possibilità di accedere alle banche dati per verificare l’indice di solvibilità dell’inquilino e strutturare un piano adeguato alla situazione, un piano che viene strutturato in 24/48 ore dalla richiesta. Entriamo nel merito del prodotto. Con “Affitto Garantito” offrite una soluzione di tipo finanziario, ci può spiegare come funziona? Nello specifico si tratta di un Contratto Preliminare di Cessione dei Crediti futuri in modalità ‘pro solvendo – pro soluto’ che va a tutelare fino a 12 mensilità per i canoni non corrisposti, fino a 3 mensilità per eventuali danni provocati all’immobile, comprensivo anche dei costi condominiali non pagati, e fino a 2.000 euro di spese legali per l’espletamento della pratica di sfratto. La sottoscrizione del contratto viene anticipata da una fase di preistruttoria finalizzata alla valutazione del merito creditizio dell’inquilino (morosità pregresse, segnalazioni bancarie, rapporto rata-reddito), se la verifica va a buon fine viene elaborato un preventivo al cliente

(locatore/locatario) con i massimali previsti dal contratto di cessione crediti. Se accettato, il costo richiesto del servizio sarà pari ad una mensilità, una tantum, per tutta la durata contrattuale. Questo è senza dubbio un vantaggio per chi deve assolvere al pagamento che così può gestire meglio la sua situazione debitoria. Come funziona l’intervento di recupero a seguito del titolo definitivo di sfratto? E quali sono gli ambiti di intervento e il pubblico al quale vi rivolgete? Riguardo all’intervento di recupero la Società acquisirà questi crediti e andrà a recuperare questi importi sul reddito dell’inquilino. Le tempistiche sono determinate dai tempi tecnici del recupero. La soluzione si può applicare sia agli affitti residenziali che a quelli commerciali. Trattiamo tutte le tipologie di affitto, anche quelle che riguardano i capannoni commerciali, le strutture ricettive e i terreni. In linea generale puntiamo molto sulla fase di preistruttoria, perché è la fase in cui riusciamo a delineare bene il profilo di affidabilità creditizia

del cliente. Senza “Affitto Garantito” il proprietario dell’immobile, oltre a procedere legalmente allo sfratto, dovrà anche occuparsi di percorrere tutte le strade per rientrare materialmente in possesso dei suoi locali, sostenendo costi onerosi per le spese legali. Come riuscite a raggiungere il cliente finale? Vi avvalete della collaborazione di agenti presenti sul territorio? Per raggiungere i nostri clienti ci rivolgiamo soprattutto agli agenti immobiliari – contiamo già una rete di oltre 500 professionisti in tutta Italia – i quali, all’atto della stipula del contratto, propongono questa soluzione finanziaria che rappresenta un valore aggiunto, sia per chi prende in fitto l’immobile che per l’agente stesso che con più certezza potrà portare a buon fine il suo incarico. In questo momento puntiamo ad ampliare ancora di più la nostra rete di agenti su tutto il territorio nazionale, per qualsiasi info è possibile contattare il numero 06.94443287 o inviare una mail all’indirizzo info@affitto-garantito. it.

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VA N TA G G I E S VA N TA G G I D E L L E D U E S O L U Z I O N I N E I M U TA M E N T I D E L M E R C AT O I M M O B I L I A R E

Meglio affittare o acquistare casa in regime di pandemia?

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MARCO ZONETTI

on il lockdown e le misure restrittive dovute al covid-19, senza dimenticare il massiccio ricorso allo smart working, che hanno cambiato radicalmente la nostra fruizione della “casa”, è quanto mai attuale il dilemma amletico: meglio l’acquisto o l’affitto di un immobile? Secondo molti, in regime di pandemia, l’investimento in campo immobiliare non è più conveniente, tesi corroborata dai dati catastrofici del mercato nel 2020. E tuttavia, nel 2021 si sta assistendo a un’inversione di tendenza, con una buona ripresa delle compravendite e degli investimenti nel cosiddetto “mattone”. Se durante il primo lockdown nei primi tre trimestri del 2020 la domanda si è fortemente ridimensionata, nel quarto abbiamo assistito invece a un’impennata del 35%, con un conseguente aumento dei prezzi. L’impennata è riscontrabile anche per quanto riguarda l’offerta delle case in affitto: con il suo aumento del 31.4% rispetto al calo delle domande equivalente al 25.8%. Le abitudini di vita sconvolte dal confinamento tra le quattro mura hanno anche cambiato la menta-

lità rispetto alle dimensioni della casa ideale. Se prima ci si accontentava di più di dimensioni ridotte, ora si tende maggiormente a pensare a locali più ampi e soluzioni più comode.

Ma l’interrogativo resta: meglio acquistare o affittare casa nel mondo mutato dall’avvento del coronavirus, che continua a tenere salde le sue grinfie – pur avendo allentato la presa - sulla

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nostra vita? Secondo un recente studio sul mercato immobiliare italiano presentato da Idealista, “il tasso di sforzo” per l’acquisto di una casa è del 25.1%, percentuale equivalente a quella per affittare un immobile, ovvero un quarto delle entrate debbono essere necessariamente destinate a pagare un mutuo o una pigione. Poi ovviamente, per quanto riguarda l’acquisto di una casa, i prezzi cambiano a seconda della città. Se la media italiana è di 1.735 euro al metro quadro, si passa dalle cifre esorbitanti dei 4.460 euro a Venezia o 4.038 euro a Milano, per scendere fino ai 723 euro di Biella o ai 788 di Caltanissetta. Quanto all’affitto, se a Milano il “tasso di sforzo” succitato arriva a 44% del reddito, Roma è più “umana” con il 27%. Dopodiché bisogna considerare alcuni aspetti pratici dell’acquisto rispetto all’affitto e soppesare vantaggi e svantaggi. Nel caso in cui non si riuscisse a pagare mensilmente la rata del mutuo, la banca potrebbe pignorare l’immobile. Come abbiamo visto sopra, il valore di un immobile può variare in base all’andamento del mercato, quindi anche diminuire. L’acquisto di una casa

prevede poi l’anticipo di una cospicua somma di denaro (di solito il 10/20% del prezzo totale dell’immobile), senza contare i costi accessori. Per non parlare di tutti i lavori di manutenzione straordinaria a carico dell’acquirente. Per contro, l’affitto – che resta una soluzione ideale rispetto all’acquisto nel caso in cui non si abbiano le idee ben chiare sulla casa che si vuole comprare - richiede uno sforzo economico ridimensionato, grazie al fatto che non occorre anticipare una somma considerevole. La casa in affitto è perlopiù immediatamente disponibile, e la si può lasciare con il dovuto preavviso senza conseguenze economiche. E tuttavia, l’immobile in affitto non è di proprietà di chi vi abita, costretto a chiedere al proprietario prima di prendere ogni decisione. Il denaro versato per la locazione è a fondo perduto. Alla scadenza del contratto, se esso non viene rinnovato dal proprietario, si può essere costretti a lasciare l’immobile. Che, inoltre, non può subire modifiche di nessun tipo senza il permesso del proprietario. Concludiamo avanzando un ulteriore argomento a favore dell’acquisto

della casa: il calo della rata dei mutui. Dimezzatasi negli ultimi dieci anni grazie al calo record dei tassi della Banca Centrale Europea, consente infatti di risparmiare qualche centinaio di euro mensili. Secondo i dati del Codacons, “per un mutuo da 100.000 euro della durata di 25 anni per l’acquisto della prima casa a Milano, il tasso oggi è intorno allo 0,98%, con una rata da 370 euro mensili. Rispetto a 10 anni fa il livello risulta sensibilmente inferiore. Nel settembre del 2011, infatti, il tasso fisso per un mutuo da 100mila euro per l’acquisto della prima casa era pari al 4,25%, con una rata mensile da 542 euro” sempre secondo il Codacons, sul tasso variabile il risparmio è anche più ampio: “per un mutuo da 100.000 euro della durata di 25 anni per l’acquisto della prima casa, il tasso variabile oggi è pari allo 0,42%, con una rata da 346 euro mensili, contro un tasso al 2,55% di 10 anni fa e una rata di 451 euro”. E tuttavia attenzione ai rincari. Negli Usa, dove l’inflazione è già ripartita, i tassi d’interesse risultano più alti; qualora essa crescesse a sua volta in Europa, non potremmo che attenderci un aumento degli indici anche in Italia.


S U C O F

O B I E T T I V O R E N D E R E P I U ’ A R M O N I C A L’ I M P O S I Z I O N E F I S C A L E

Riforma del catasto: Draghi accelera FRANCESCO GASBARRO

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Il Governo Draghi vuole sfruttare il momento e il largo consenso parlamentare per portare a termine una riforma che si discute da più di 25 anni, ma che nessuno è riuscito mai a tradurre in pratica. Stiamo parlando della riforma del catasto che in sé porta anche una revisione dei parametri fiscali che riguardano le proprietà immobiliare. La discussione sul punto è iniziata già dallo scorso agosto, cioè da quando il MEF ha inserito tale oggetto all’interno dell’atto di indirizzo sulle amministrazioni fiscali per il triennio 2021-2023. La discussione è andata avanti nelle ultime settimane e ora si fa sempre più insistente la voce che un testo possa giungere in Consiglio dei Ministri. Sulla base delle prime indiscrezioni la riforma non piace al centro-destra e anche ad alcune associazioni di categoria che hanno criticato il mancato coinvolgimento sulla discussione e la paventata possibilità che una nuova legge possa aumentare indiscriminatamente il calcolo dell’Imu e dell’Irpef. Ma in cosa consiste questa riforma e perché si è resa necessaria? Il sistema attuale è basato su parametri che risalgono a canoni di affitto di circa 40 anni fa. Stante così le cose, infatti, alcune abitazioni d’epoca ma di pregio e in posizione centrale hanno un valore fiscale minore di quelli di case della stessa superficie in periferia ma nuove. Questo è il paradosso che spinge verso un cambiamento dei parametri. Con la riforma si adopererebbero valori a metro quadrato basati su prezzi e canoni di mercato. In sostanza la riforma prevede il passaggio del calcolo delle rendite catastali in base ai metri quadrati e non più secondo i vani dell’immobile. Ma questa regola sembrerebbe diversificarsi a seconda della collocazione e della tipologia dell’immobile, con l’aggiunta di ulteriori parametri di valutazione. Uno di questi sarebbe una sorta di valore medio di mercato degli ultimi anni. Già da molto tempo, infatti, negli atti di compravendita oltre al valore catastale viene indicato anche il prezzo reale d’acquisto, senza che quest’ultimo abbia impatto sulle imposte da pagare. lnsomma, la riforma dovrebbe fare in modo che per gli immobili di pregio in centro città si paghi di più, a prescindere da quando sia avvenuta la costruzione, rispetto a un edificio nuovo in periferia. Com’è facilmente comprensibile una riforma in questi termini dovrebbe necessariamente contare sull’apporto tecnico di Agenzia delle Entrate e Comuni nella determinazione dei nuovi valori e nel loro aggiornamento periodico. Nella discussione rientrano anche i cosiddetti ‘edifici fantasma’ che si stimano essere circa 1,2 milioni di unità immobiliari in tutta la penisola.

Dopo numerosi condoni e sanatorie alcuni di questi sono proprio scomparsi dai registri e quindi la nuova riforma interverrebbe per creare un nuovo sistema di mappatura che possa riconnettere all’imposizione fiscale tali proprietà. Tra le ipotesi sul tappeto – così come riporta Open - potrebbe arrivare anche l’indicazione di suddividere tutti gli immobili in due grandi gruppi, in base alla destinazione d’uso. Da una parte le unità cosiddette ‘ordinarie’, dall’altra quelle ‘speciali’. Chiaramente ci sarebbero le sottocategorie che caratterizzeranno le abitazioni a seconda della tipologia. Per il momento, anche a causa della contrarietà tout court di una parte della maggioranza (la Lega, nello specifico), il Governo ha affermato la volontà di limitarsi ad individuare delle linee guida di carattere generale. La materia di fatto è parecchio complessa e rischia di diventare anche piuttosto impopolare. Infatti, il motivo principale per il quale da decenni si discute di questa materia, senza giungere ad una vera e propria riforma, risiede nel fatto che una nuova legislazione a conti fatti si andrebbe a tradurre in un inevitabile aumento delle tasse. In un momento in cui l’imposizione fiscale è giunta a livelli altissimi, in corrispondenza ad un periodo già difficile per i postumi della pandemia, il Governo è davvero intenzionato ad aumentare le imposte sulla casa, perseguendo il fine di rendere più omogenea la tassazione?

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Che cos’è la variante Epsilon? No, non è un’ennesima inquietante mutazione del Covid: la “e” sta infatti per Economia, che sta boccheggiando vessata da un debito di ossigeno sempre più preoccupante, date le conseguenze nel breve e nel lungo periodo. Questo perché l’impatto della pandemia non si avverte solo in àmbito clinico e sanitario com’è ovvio, bensì investe anche altri settori con implicazioni difficili da prevedere. All’inizio dell’impennata dei contagi nei primi mesi del 2020, fenomeno che ha travolto di fatto e contemporaneamente tutto il mondo industrializzato, e complici i provvedimenti di chiusura delle attività lavorative messi in atto a livello globa-

le, il meccanismo del mercato internazionale si è fermato più o meno per tutti. Il confinamento, lo stop alla produzione e il crollo generale della domanda di beni – da principio – sono passati in secondo piano rispetto al dramma degli ospedali saturi, delle terapie intensive al collasso e del rischio di mandare in frantumi il sistema sanitario. Ma oggi che, con l’incedere della campagna vaccinale, è imperativo recuperare la produttività perduta nell’ultimo anno, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede il passaggio da una navigazione a vista a una strategia definita nei modi e nei tempi. Un passaggio che però si sta rivelando più difficoltoso del previsto, e con una variabile che fa dormire sonni poco tranquilli: la

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carenza delle materie prime. Materie prime indispensabili per i Paesi cosiddetti trasformatori come l’Italia, e fondamentali per la ripartenza del consumo, della produzione, dell’export, in una parola dell’economia. Di fatto, ci si è accorti con sgomento che manca di tutto e di più: dal legname alla plastica, elementi essenziali per mantenere in vita il settore elettronico, delle comunicazioni, degli elettrodomestici, della componentistica e dell’automotive. Per non parlare del settore edile, che vede – secondo le stime dell’Ance, l’Associazione Nazionale dei costruttori – aumenti del 150% per quanto concerne i preventivi. Il motivo è semplice: il rincaro dei prezzi del calcestruzzo, dei tondini di cemento, dei derivati del bitume e del petrolio, cui si aggiungono i gravi ritardi nelle consegne. L’Ance segnala anche la necessità di ridiscutere – seduti a un tavolo con il Ministero dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture – i contratti già in essere, così come gli appalti e le concessioni. Senza tralasciare i ristori, con verifiche effettuate ogni tre mesi relativamente ai costi di produzione e alle compensazioni delle differenze per gli aumenti superiori all’8% a carico del committente, sia esso pubblico o privato. Compensazioni che, qualora vi fossero successivi cali di prezzi, sarebbero restituite. Ma a cosa si deve la mancanza di materie prime? A dar retta a un report per Bloomberg a cura di Kim Chipman, Enda Curran e Brendan Murray, il fattore scatenante è la “smania da rifornimento” del settore produttivo innescata dal tentativo di affrontare la crescita vertiginosa della domanda di beni. Fra le cause, oltre ovviamente al Covid che ha reso arduo raggiungere i porti asiatici, il report tira anche in ballo i vari blackout occorsi negli USA, per non parlare dell’assurdo incidente avvenuto nel Canale di Suez a marzo 2021, quando l’Ever Given si è incagliato provocando lo sconvolgente stallo di duecento navi, per giunta protrattosi tragicamente per settimane. Restando in tema, non possiamo non considerare la vexata quaestio delle prescrizioni sulle emissioni delle navi da carico, che dal 2020 – complice il nuovo regolamento dell’Organizzazione marittima internazionale – impongono la riduzione della percentuale di zolfo del carburante, costringendo così gli armatori a rottamare le navi più obsolete e a miglio-

rare i sistemi di quelle aggiornabili. La conseguenza? L’aumento dei costi di gestione scaricati sul nolo. Secondo un altro report, poi, quello del Logistic Managers’ Index che negli Stati Uniti analizza le tendenze nel settore logistico, si è assistito nell’ultimo anno a un aumento delle spese per trasporto, stoccaggio e assortimento tale da raggiungere il secondo livello più alto dal 2016. Parallelamente l’impennata esponenziale del commercio online durante il confinamento in casa ha evidenziato la rilevanza delle scorte di magazzino, poiché l’immediata disponibilità di beni garantisce al tempo stesso l’immediata evasione degli ordini, e in ultima analisi la competitività. Con la crescita vertiginosa dell’e-commerce, insomma, si è palesata la necessità di una strategia di efficienza che interessi l’intera filiera, e che preveda la disponibilità di magazzini di dimensioni maggiori per ospitare un quantitativo di merci superiore; magazzini siti in luoghi facilmente accessibili ma di conseguenza più costosi. E c’è un’altra questione di cui tener conto: fintantoché la domanda permarrà ai livelli odierni, i costi per il trasporto non diminuiranno, e qualcuno dovrà pur coprirli con ovvie conseguenze sui prezzi finali. Se osserviamo l’indice statunitense al consumo (eccezion fatta per carburante e cibo), notiamo che nel periodo compreso fra marzo e aprile 2021, esso ha toccato l’incremento più alto fin dal 1982, che equivale più o meno al doppio di quanto avevano preconizzato gli economisti. La Casa Bianca non si è lasciata però cogliere alla sprovvista e si è immediatamente messa in moto per risolvere i problemi di approvvigionamento, identificando quattro settori strategici per la sicurezza nazionale sui quali intervenire. E nei quali mettere in campo risorse per arginare ed eliminare la discontinuità nella cosiddetta catena di approvvigionamento di prossimità. I quattro settori sono: materie prime grezze e minerali, sostanze e principi attivi nel settore farmaceutico, semiconduttori (packaging e produzione) e batterie da alta capacità (per le auto elettriche, per esempio). Ma c’è anche un altro problema da considerare. Pur interagendo nell’ambito di un mercato globalizzato, i singoli mercati non dialogano in maniera equivalente e alla pari. Milena Gabanelli nella sua rubrica Dataroom per il Corriere della Sera, ha evidenziato come – nei primi mesi della pandemia

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– la contrazione della domanda ha determinato anche una riduzione dei prezzi delle materie prime, dinamica di cui ha profittato in particolar modo la Cina per accumulare scorte. La Cina è anche il Paese che ha visto la propria domanda ripartire con diversi mesi di anticipo rispetto al resto del mondo, collocandosi quindi in una posizione di vantaggio inconfutabile. Se poi pensiamo che i cinesi sono estrattori di litio, rame e terre rare, e posseggono le principali miniere di cobalto in Congo, ci rendiamo conto che l’80% delle materie grezze utilizzate per realizzare le batterie al litio provengono dalla Cina, causandone un aumento vertiginoso del prezzo. Per arginare la crescita anomala dei costi di produzione industriale, il regime di Pechino ha annunciato di riversare sul mercato gran parte delle scorte strategiche nazionali di zinco, rame, alluminio e metalli non ferrosi, con il vincolo che i lotti acquistati non siano rivenduti ma trasformati, scongiurando così il rischio di azioni speculative. Ma il Covid ha mutato il mondo creando scompensi di sistema nella cosiddetta catena di produzione del valore, talché si assiste di continuo a strategie industriali poco lungimiranti, complici le quali alcuni Paesi si sono ritrovati a dipendere da altri. Quanto alle materie prime, il loro fabbisogno potrà solo aumentare soprattutto nelle economie occidentali intente a mettere in atto la riconversione industriale per ridurre le emissioni inquinanti. D’altro canto, se nell’ambito di certi settori – come per esempio quello del legname - compensare la suddetta dipendenza dall’estero potrebbe essere un proces-

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Con la crescita vertiginosa dell’e-commerce, insomma, si è palesata la necessità di una strategia di efficienza che interessi l’intera filiera, e che preveda la disponibilità di magazzini di dimensioni maggiori per ospitare un quantitativo di merci superiore so più rapido, in altri come quello dei componenti elettronici si dovrebbero allestire stabilimenti produttivi la cui costruzione e messa in opera richiedono diversi anni. Se la situazione non dovesse normalizzarsi in tempi relativamente rapidi, il tutto andrebbe peraltro a incidere negativamente sulla transizione energetica, uno dei punti cardine del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza. Stando infatti ai resoconti dell’economista Mario Deaglio, professore emerito di Economia internazionale all’Università di Torino, pubblicati sulla rivista online Il Sussidiario.net, la transizione energetica per l’appunto potrebbe subire ritardi considerevoli. I volumi di produzione non sono affatto tornati ai livelli pre-Covid, e la smania di approvvigionamento sopra descritta potrebbe ritrovare un barlume di normalità con l’assestarsi della domanda. I dati di Siderweb smentiscono poi l’assunto che la crisi delle materie prime sia dovuta al Covid: nel 2019 infatti, la produzione di acciaio Inox era già diminuita di un milione di tonnellate rispetto al 2018 (su un totale di 52 milioni), cifra rilevante dal momento che parliamo di una delle materie prime più richieste. E se nel 2005 l’Europa con il suo 35% era il principale produttore di acciaio Inox mentre la Cina navigava sul 13%, oggi la prima si assesta a un magro 12% e la seconda veleggia invece sulla percentuale monstre del 60%. La stessa Indonesia, poi, in soli tre anni è arrivata al quinto posto della produzione mondiale. E chi ci rimette in tutto questo? Ovviamente l’Europa che si vede ritagliare un ruolo marginale nelle esportazioni di acciaio Inox rispetto a quello dei Paesi asiatici. Il tutto con conseguenze preoccupanti sulla crescita del Vecchio Continente, come ha messo in risalto la crisi dovuta al Covid. Che fare allora? Per affrontare la non facile questione di cui sopra, nell’ottobre 2020 è stata siglata l’Alleanza Europea per le Materie Prime, che prevede un pacchetto di misure volte a ridurre – se non a eliminare tout court – la succitata dipendenza dai mercati extraeuropei per quei materiali ormai divenuti indispensabili per la ripresa economica. L’Alleanza si muove su tre direttrici principali a partire dall’estrazione dei metalli presenti in territorio europeo. In sei città, fra le quali Roma, sono stati dunque attivati dei centri di ricerca per individuare le tecnologie caratterizzate dalla minore invasività e dal massimo rendimento. Non solo: si parla anche di potenziamento di tutto il comparto del riciclo delle batterie, nell’ambito del quale l’Europa zoppica rispetto invece a quello dell’alluminio e delle materie plastiche. Tale potenziamento permetterebbe di recuperare una parte delle batterie dismesse con benefici evidenti. In tutto questo, si rivela anche quanto mai necessario e cruciale donare abbrivio a una politica comune europea al fine di siglare accordi industriali e strategici per estrarre e lavorare le materie prime all’estero, garantendo così – seppur nell’ambito di un mercato d’interazioni a livello globale – un minimo di agognata solidità.

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THE SHOW MUST GO ON

come riparte l’industria musicale dopo la pandemia «Personalmente credo che in questo momento sia più importante educare e cercare di far ripartire il settore, osservando tutte le regole» FRANCESCO GASBARRO “The show must go on” cantavano i Queen, un mantra che conosce bene l’industria discografica italiana, chiamata a cambiare pelle e adattarsi alla lunghissima crisi dettata dalla pandemia. Al termine dell’estate 2021, la seconda con una timida ripartenza, per l’intero comparto è tempo di bilanci, tra problematiche irrisolte ed auspici per il futuro. Il parere che abbiamo ascoltato è quello di Enzo Mazza, presidente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italia) che rappresenta circa 2500 imprese produttrici e distributrici in campo musicale e discografico. Sembra quasi un paradosso, ma mentre da un lato vi è stata la crisi nera dello spettacolo dal vivo, con le ombre addensatesi sulle teste di tante maestranze, dall’altro lato c’è stata l’esplosione delle nuove tecnologie di diffusione (come ad esempio lo streaming sulle piattaforme di riproduzione) che hanno consentito alle grandi etichette e agli interpreti di tenere botta durante la pandemia. A confermarlo è lo stesso Mazza, di cui segue l’intervista per Progetti & Finanza. Anche questa estate è stata caratterizzata da una timida ripartenza dei live, seppur con tante limitazioni. Qual è lo stato dell’arte per l’industria musicale? La crisi pandemica e l’interruzione dei live per quasi due anni, indubbiamente, hanno portato a gravi conseguenze per il mondo della musica. Hanno sofferto soprattutto i professionisti a partita iva, i piccoli club, gli artisti in rampa di lancio, fino a quando si è tornati agli spettacoli musicali, l’unica soluzione per mettersi definitivamente alle spalle la crisi. Oggi il settore si interroga sulla sostenibilità di eventi che prevedono delle limitazioni di partecipanti (1000 persone, salvo alcune deroghe) e al contempo il green pass. Con questo tetto di utenti resta molto difficile organizzare eventi, perché i costi del singolo biglietto dovrebbero aumentare a dismisura. 32 Progetti Finanza&

Abbiamo tutti in mente le immagini delle proteste con i bauli nelle piazze. Tante per-

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sone, le cui sorti sono direttamente legate all’andamento dell’industria musicale, hanno chiesto a più riprese degli aiuti economici al Governo. Sono arrivati questi aiuti? Sono bastati, a parer suo? Tantissimi lavoratori ‘atipici’ – per così dire - hanno avuto enormi problemi in questa fase. I ristori sono arrivati ma certamente non sono riusciti a lenire tutte le sofferenze. Ma in tutti i paesi d’Europa è stato così, il miglior sostegno resta sempre la ripartenza del settore. La problematica più grande è quella che riguarda la dispersione dei lavoratori, i quali, per ovviare alle difficoltà, hanno messo le loro competenze a servizio di altri settori rimasti attivi. Molte di queste persone tuttora non sono tornate al loro impiego iniziale, causando un deficit di competenze nel mondo dello spettacolo. Ecco perché oggi è necessario parlare di innovazione nella determinazione delle professionalità, in una legge dello spettacolo organica che possa finalmente prendere in considerazione tutti. L’altra faccia della medaglia riguarda l’età dell’oro degli interpreti musicali italiani. I Maneskin, su tutti, hanno trionfato all’Eurovision e hanno frantumato record internazionali. Come mai questo fenomeno si è sviluppato proprio in questo periodo? Nel periodo della pandemia, l’industria discografica italiana si è difesa bene, valorizzando le nuove tecnologie di diffusione

sulle piattaforme di streaming. I dati sui ricavi diffusi da FIMI confermano questo trend che rappresenta di certo una buona notizia per un settore che ha imparato a monetizzare dalle esigenze moderne dei fruitori di nuova generazione. Quella dei Maneskin è la prima grande affermazione italiana nell’epoca dello streaming ed è avvenuto ciò sia perché queste piattaforme consentono il libero accesso da tutte le parti del mondo con molta semplicità e sia perché finalmente la musica italiana si è livellata sulle tendenze globali, aggiungendo una propria impronta caratteristica. Cosa ne pensa della polemica tra Salmo e Fedez? Qual è il ruolo degli artisti in questo periodo così complicato? Quali sono i suoi auspici per il futuro prossimo? Personalmente credo che in questo momento sia più importante educare e cercare di far ripartire il settore, osservando tutte le regole. Le regole, infatti, sono proprio a tutela dello svolgimento degli eventi. Magari andrebbe discusso il limite massimo di presenze negli eventi di massa che già prevedono il green pass, come avviene all’estero, ma al netto di questo non si devono mai perseguire degli interessi egoistici e personali. Lo abbiamo visto con le discoteche che stanno pagando ancora adesso lo scotto di quanto accaduto la scorsa estate. Oggi ci sono tutte le basi per tornare alla normalità, ma non dobbiamo dimenticare da dove veniamo.

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Progetti Finanza&


INTERVISTA AL DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL TENUTOSI SUL GARGANO

GEGÈ TELESFORO:

«La rivoluzione della musica si chiama green note» Il jazz sveste i panni del contesto urbano e si cala in uno degli scenari naturalistici più importanti del Mezzogiorno e del Mediterraneo

Q 34 Progetti Finanza&

MARCO ZONETTI

ualcosa che è molto più di un semplice esperimento e che si propone come risposta efficace ed apprezzata da pubblico ed addetti ai lavori alle nuove esigenze post-pandemiche del segmento cultura e spettacolo. Inediti (ed ampi) spazi, nuovi concept artistici che danno nuova forma al modo di fare e fruire di uno spettacolo dal vivo, manna dal cielo per le maestranze ferme da quasi un anno e mezzo e per gli spettatori desiderosi di interropere questo prolungato digiuno che ha inciso notevolmente anche sul modo di approcciarsi alla socialità. In Puglia, nella rigogliosa Foresta Umbra riconosciuta nel 2017 come Patrimonio Unesco per le sue ultrasecolari Faggete Vetuste, quest’estate è andato in scena “Green Note – Gargano Jazz&Food”, innovativo progetto di marketing territoriale e culturale promosso da Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese e Parco Nazionale del Gargano, ideato ed organizzato dall’Agenzia Scopro di

Monte Sant’Angelo – in collaborazione con “Elda Hotel”, ed il patrocinio del Comune di Monte Sant’Angelo. Una rassegna di cinque concerti che hanno coniugato ben tre patrimoni Unesco (Faggete vetuste, Jazz e Dieta mediterranea) con delle quinte ed un’acustica unica ed originale e la direzione artistifica affidata una vera e propria icona del jazz italiano, il foggiano Gegè Telesforo. Con il ‘Green note’ la musica jazz sveste i panni del contesto urbano e si cala in uno degli scenari naturalistici più importanti del Mezzogiorno e del Mediterraneo, la Foresta Umbra, dal 2017 Patrimonio mondiale dell’umanità tutelato dall’UNESCO. In questo contesto green le note della musica jazz si lasciano ispirare dai suoni e dalle armonie che la Foresta è in

grado di sprigionare dando vita ad uno spettacolo unico. “Green Note” è nuova ed illuminante frontiere dell’experience turistica e musicale che strizza l’occhio all’ecosostenibilità e, in questa prima edizione, ha visto l’esibizione di grandi artisti del panorama nazionale ed internazionale: Nick the Nightfly, il Fabio Zeppetella 4tet (con Ares Tavolazzi-Roberto Gatto-Roberto Terenzi), il trio Francesca Tandoi/Amedeo Ariano/Luca Bulgarelli, il Gegè Telesforo 4tet (con Dario Deidda/ Domenico Sanna/Michele Santoleri) ed il Guitart 4tet (con Antonio Tosques,

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Dino Plasmati, Bruno Montrone e Marcello Nisi). Ciliegina sulla torta, appunto, la Direzione artistica di Gegè Telesforo che ha vinto il “Jazzit Award” per 10 anni consecutivi dal 2010 al 2019 come miglior voce maschile, che corona un periodo importante caratterizzato da un numero incredibile di concerti a dall’affermarsi delle sue molteplici attività. Telesforo è musicista e vocalist: “Songbook”, libro di spartiti e compilation on line, é la raccolta dei suoi numerosi successi. Il 27 marzo 2020 è uscito il suo nuovo lavoro “Il mondo in testa”. Gegè è anche ricercatore e divulgatore musicale: con il programma “Soundcheck” per Radio24 dove presenta novità ed artisti di tutto il mondo, anche scoperti con un lavoro di ricerca ed approfondimento di grande spessore e qualità, nonché comunicatore tv; con il suo programma “VariazioniSuTema” per Rai5, parla dei musicisti, della loro vita, della loro musica. Il racconto dell’arte e del mestiere della musica, con quella chiave ironica, comune denominatore di denominatore di tutte le

attività di GeGé. “Green Note è davvero qualcosa di rivoluzionario – spiega Telesforo -. Unisce la bellezza e l’unicità di una location straordinaria come gli scorci del Gargano con le nuove esigenze organizzative degli eventi che garantiscano ‘sicurezza’ agli artisti ed al pubblico. Le nuove norme sanitarie, come green pass e tamponi, non sono affatto dei limiti ma protocolli utili e necessari che vanno attuati se vogliamo uscire da questa perenne fase di stasi. L’obiettivo di ‘Green Note’, che sono certo diventerà un grande appuntamento annuale per il panorama artistico nazionale, è anche quello di sviluppare concerti ad impatto a zero, anche da punto di vista acustico, qualcosa di intimo e suggestivo con una full immersion tra la natura ed i cinque sensi di musicisti e spettatori”. Oltre che Direttore artistico, Telesforo si è anche esibito con il suo quartetto nella cornice della Foresta Umbra. “Un’esperienza incredibile, ho vissu-

to sensazioni sul palco mai sentite prima. Inoltre, a differenza del passato, oggi sono felice della stima e dell’affetto dei miei conterranei ed io ricambio con tutta la mia professionalità e l’amore per la musica attraverso la quale cerco di promouovere il più possibile le bellezze di questa terra – sottolinea Telesforo -. Dalle cronache emergono, purtroppo, sempre altre tipologie di notizie, ma ci sono realtà che meritano davvero di essere valorizzate e di emergere per il loro pregio storico-culturale, la loro bellezza, la loro unicità. Ed è per questo che ho accettato con entusiasmo ed orgoglio il ruolo di Direttore Artistico di ‘Green Note – Gargano Jazz&Food’. La Puglia, regione amatissima dai turisti, sta comprendendo che per essere attrattiva tutto l’anno, oltre le splendide spiagge d’estate, deve instire su cultura e spettacoli, puntando anche sulla valorizzazione degli artisti locali. Un’avanguardia ed una lungimiranza molto utili in questo momento in cui si sta riprogrammando le sorti future del mondo dello spettacolo dal vivo”.

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Progetti Finanza&


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MARIA PIA ROMANO

confidi, assicurazioni, agenzie immobiliari, società utilities, Da prima di che telecomunicazioni, la Puglia diventasse di si terrà l’evento nazionale Covid free.

moda, Gallipoli lo era già. Era il ’94 Come vi state attrezzando? Gallipoli ha una responsabilità importravano al Bastione, storico ristorante tante e proprio perché è riconosciuta della città, per discutere le strategie per a livello nazionale come città anche dei superare il governo Berlusconi. E poi giovani, si è scelto di fare nel territorio Gianni Morandi a Lido Pizzo, e tanti altri l’evento. Nulla sarà affidato al caso, vi è vip negli anni hanno scelto la splendida un protocollo da rispettare e che riguarcittadina ionica cantata dal poeta Vitto- derà tutti gli attori del sistema. Abbiamo re Fiore. I ragazzi che ora fremono per una grande responsabilità e non posandare in vacanza a Gallipoli non erano siamo permetterci di perdere la partita. ancora nati, ma la città era già famosa, Stiamo lavorando costantemente per la anche per le sue discoteche. I lidi che buona riuscita dell’evento pilota di giumettevano un po’ di musica nelle notti gno. È chiaro che le Istituzioni fanno il speciali dell’estate: San Lorenzo e Fer- possibile, il resto però richiede un conragosto, quello che è venuto dopo è tributo importante anche dagli esterni. storia, perché Gallipoli ha saputo richia- Ci sono imprenditori che stanno invemare tutto il mondo, con il suo mare stendo su nuove discoteche e, a quanto cristallino, i suoi locali, i suoi eventi. Ora pare, sono già arrivate molte prenotacosa succede? Ne abbiamo parlato con zioni da parte di ragazzi da tutta Italia. il Sindaco Stefano Minerva. Gallipoli tornerà ad essere la capitale Sindaco Minerva, a giugno Gallipoli del divertimento giovanile?

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Gallipoli non torna indietro, o meglio: va avanti. sempre. Nei decenni passati Gallipoli era il punto di riferimento per le famiglie poi, grazie alla visione di imprenditori illuminati, il brand Gallipoli è diventato un’attrattiva per i più giovani. Sono del parere che un target non debba necessariamente escludere l’altro: Gallipoli nell’ultimo triennio è diventato un modello nazionale in grado di coniugare famiglie e cultura, giovani e divertimento. Non a caso gli ingressi dei contenitori culturali della città hanno visto il proprio numero raddoppiarsi. Gallipoli è una città ricca di storia, crocevia di culture, ma è anche una città fresca e giovanile. Come tutti i rapporti di convivenza serve il buon senso e il rispetto delle regole, senza non si può immaginare alcun futuro. La voglia di vivere la notte è tanta, ma siamo reduci da zona rossa e invochiamo che cessi il coprifuoco. Si comincia a parlare di vaccini per i più giovani. Pensa di organizzare centri vaccinali dedicati ai turisti, se ne avrà la possibilità? L’attuale Amministrazione ha dedicato un’attenzione importante al settore sanitario. Mi preme fare una piccola, importante premessa: il nosocomio gallipolino è diventato di primo livello proprio negli ultimi anni e insieme al Distretto Socio Sanitario abbiamo attivato un centro di assistenza medica per i tu-

ANALISI

MONITORAGGIO

VERIFICA DATI AZIENDALI


L’ O S S E R VAT O R I O D O M I N A S U L L AV O R O D O M E S T I C O H A A N A L I Z Z AT O I D AT I R E L AT I V I A L P E R I O D O 2 0 1 9 - 2 0 2 0 , C O N F R O N TA N D O L A S I T U A Z I O N E A L L A L U C E D E L L’ E M E R G E N Z A C O V I D

Il boom del libretto famiglia durante la pandemia Il Libretto Famiglia è uno strumento entrato in vigore nel 2017, in sostituzione dei c.d. “Voucher”. L’attuale normativa sulle prestazioni di lavoro occasionale (art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 di conversione del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50) prevede infatti un libretto nominativo prefinanziato, composto da titoli di pagamento del valore nominale orario 10 euro, spendibili per tre tipi di attività: piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; insegnamento privato supplementare. Sebbene in vigore dal 2017, il suo utilizzo è stato piuttosto modesto fino al 2019, per poi crescere esponenzialmente nel 2020. L’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico ha analizzato i dati relativi al periodo 2019-2020, confrontando la situazione alla luce dell’emergenza Covid. Prima della pandemia, il Libretto Famiglia era utilizzato dalle famiglie italiane per poche categorie di lavori. Infatti, nel 2019 i lavoratori domestici assunti tramite Libretto Famiglia erano poco più di 21 mila. Dal 2020, essendo stato scelto dal legislatore per la gestione del bonus baby sitter, questo strumento ha visto una crescita esponenziale. I lavoratori pagati tramite libretto nel 2020 sono stati 580 mila (+559 mila rispetto al 2019, con un aumento di 27 volte), per un volume economico di 687 milioni di euro a fronte di 63 milioni di ore lavorate. Secondo l’Osservatorio DOMINA, questo incremento è stato determinato sia dall’incentivo statale che dai comporta-

menti delle famiglie per gestire la chiusura delle scuole a causa della pandemia. Confrontando i dati mensili tra 2019 e 2020, prendiamo in esame da un lato i lavoratori assunti tramite Libretto Famiglia e, dall’altro lato, la dinamica delle assunzioni e delle cessazioni dei rapporti di lavoro domestico. Nel 2019 il numero di lavoratori domestici assunti tramite Libretto Famiglia aveva sempre oscillato tra 6 mila e 11 mila unità mensili, senza scostamenti di rilievo. Nel 2020, invece, tale indicatore ha registrato un picco improvviso nel mese di marzo (primo lockdown), superando le 100 mila unità, e ha continuato a crescere fino a giugno, quando ha superato le 300 mila unità. Nei mesi estivi tale numero ha cominciato a diminuire, tornando nell’ordine delle 10-13 mila unità a partire da settembre. Tra i lavoratori beneficiari del Libretto Famiglia, vi è una netta prevalenza di donne (oltre 70%). Tuttavia, questa incidenza ha avuto un andamento poco costante: nel 2019 ha registrato un picco nei mesi di giugno e luglio, sfiorando l’85%, mentre nel 2020 ha registrato una progressione

continua, arrivando a sfiorare il 90%. È possibile, inoltre, analizzare i dati a livello regionale. Confrontando la media di beneficiari mensili tra il 2019 e il 2020, l’aumento è stato di 11,5 volte, con picchi nelle regioni del Sud, di oltre 30 volte. Nel III Rapporto Annuale DOMINA sul Lavoro Domestico 2021 si riscontra che le regioni con un utilizzo maggiore sono state Lombardia, Veneto, Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna. Se prima del Covid in queste regioni l’utilizzo del libretto lavoro non superava i 1.300 lavoratori mensili, nell’anno della pandemia si sono superate le 8 mila unità mensili per Piemonte ed Emilia Romagna, arrivando alle 10 mila per Lazio e Veneto. In Lombardia nel 2020 sono stati pagati tramite libretto di lavoro 19 mila lavoratori al mese. A livello di crescita sono le regioni del Sud ad indicare quella maggiore, dove l’utilizzo mensile è stato in media 30 volte maggiore. In Basilicata nel 2019 mensilmente si sono registrati solo 20 lavoratori domestici pagati tramite libretto famiglia, nel 2020 sono stati 744. Lo stesso per la Sicilia (dai 150 ai 4.591) o per Calabria (dai 61 ai 2040).

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Progetti Finanza&


ENEL investe nello sport si punta al padel AL VIA UNA PARTNERSHIP STRATEGICA SU SCALA INTERNAZIONALE

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Realizzare soluzioni sostenibili per rendere ancora più efficienti le più importanti tappe del campionato di padel in Italia e all’estero: è questo l’obiettivo della partnership siglata da Enel con la Federazione Internazionale Padel e il World Padel Tour. Grazie all’accordo il Gruppo Enel diventa Sustainable Electrification Partner dell’intero circuito FIP e conferma la sua presenza come Presenting Sponsor delle più importanti tappe del World Padel Tour. “La partnership con la Federazione Internazionale Padel e il World Padel Tour è la dimostrazione di quanto per Enel sia importante essere al fianco delle più importanti organizzazioni sportive a livello mondiale” ha dichiarato Roberto Deambrogio, Direttore della Comunicazione di Enel “Grazie a questo accordo forniremo ai partner soluzioni sostenibili che contribuiranno a rendere le tappe dei campionati a impatto zero, un valore aggiunto che si affianca allo spettacolo degli atleti in campo. Siamo convinti che il binomio sport e sostenibilità sia vincente e per questo ci impegneremo sempre di più nel sostenere iniziative come questa”. “E’ motivo di grande orgoglio avere al nostro fianco ENEL, da sempre impegnata nel mondo dell’ambiente e dello sport. La multinazionale dell’energia legherà la propria immagine al movimento del padel diventando Sustainable Electrification Partner della Federazione Internazionale Padel e del FIP TOUR, Presenting Sponsor FIP Gold Milano e del FIP Star Santiago del Cile, Sustainable Electrification Partner del CUPRA FIP Finals e Sustainable Electrification Partner del WPT Master Final – ha dichiarato Luigi Carraro – presidente della Federazione Internazionale Padel. Per la FIP e per il movimento del padel la “sostenibilità” è un fattore trainante che ci sta guidando, in tutti i nostri eventi, verso un nuovo modello di sviluppo. Crediamo convintamente nella sostenibilità come valore centrale e lavoriamo, ogni giorno, per dare concretezza a questo tema sempre più sentito dal grande pubblico in ogni parte del mondo. Il padel è una piattaforma incredibile per veicolare e comunicare determinati concetti in linea con i valori dell’intero movimento.” “È una grande soddisfazione per il World Padel Tour poter riscontrare che la crescita del “WPT” in Italia è davvero eccezionale” ha dichiarato Mario Hernando, Direttore Generale del WPT “Ringraziamo i partner, i promotori locali e la Regione Sardegna per aver

scommesso, ancora una volta, sulla migliore competizione di padel al mondo. Non abbiamo dubbi sul fatto che l’Italia sia già un riferimento per il padel a livello europeo e un’ottima piattaforma per promuovere, tra il grande pubblico, il tema della sostenibilità ambientale”. Nell’ambito della sponsorizzazione sarà Enel X, la business line globale del Gruppo Enel che offre servizi che accelerano l’innovazione e guidano la transizione energetica, a essere partner strategico per il percorso di sostenibilità delle tappe della FIP e del WPT. In particolare la divisione Sustainability & Circular Economy di Enel X collaborerà con NSA Group, società organizzatrice delle diverse tappe, nel misurare le emissioni di CO2 di tutte le tappe FIP e WTP 2021 (Cagliari, Milano, Cagliari, Madrid e Santiago del Cile) e implementare soluzioni e best practice di riduzione e compensazione della carbon footprint per la realizzazione di eventi a impatto zero. L’analisi carbon footprint in conformità con il GHG Protocol, lo standard internazionale che fornisce i principi e i requisiti per progettare, sviluppare, gestire i report sulle emissioni di gas serra per organizzazioni, prodotti e città, sarà accompagnata da una roadmap di carbon neutrality che metterà in evidenza linee guida e soluzioni di riduzione delle emissioni permettendo agli organizzatori e ai gestori delle strutture che ospiteranno le 5 tappe del tour di effettuare scelte sostenibili cogliendo, ad esempio, le opportunità che derivano dall’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Per raggiungere gli obiettivi fissati, grazie al supporto di Enel X, NSA Group lavorerà per neutralizzare le emissioni di scope 1 e 2 delle tappe attraverso l’acquisto di crediti di carbonio sul mercato volontario e nella seconda tappa di Cagliari l’impegno sarà allargato anche alla compensazione delle emissioni scope 3. Nello specifico lo scope 1 riguarda le emissioni dirette generate dall’azienda, la cui fonte è di proprietà o controllata dall’azienda; lo scope 2 le emissioni indirette generate dall’energia acquistata e consumata dalla società; lo Scope 3 tutte le altre emissioni indirette che vengono generate dalla catena del valore dell’azienda.

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SuperBonus 110%

A cura di Dario Gucci Avvocato

Il super “sismabonus” 110% in edifici danneggiati da evento sismico Interessanti spunti ci provengono dalla combinazione della disciplina dell’superbonus 110% ex D.L.34/2020 come convertito dalla legge n. 77/20 e le agevolazioni per la messa in sicurezza degli immobili lesionati da eventi sismici Va preliminarmente ricordato che la normativa agevolativa in tema di comuni terremotati si riferisce agli eventi sismici successivi all’anno 2008. Sono perciò esclusi dalle agevolazioni gli interventi relativi a terremoti precedenti benché di grande portata (si pensi ai fatti all’Irpinia o del Belice) in quanto ritenuti ormai eventi catastrofici “superati” e comunque assorbiti dal lento risanamento del territorio. Due recenti risposte dell’Agenzia delle Entrate, la n. 560 e la n. 563 ambedue del 26 agosto 2021 affrontano tematiche in materia di immobili danneggiati da eventi sismici. In tali provvedimenti, meritevoli di specifica disamina, si arriva alla conclusione che gli interventi eseguiti su una villetta per eliminare le lesioni e ripristinare le condizioni di sicurezza statica dell’immobile possono fruire del Superbonus, considerato che saranno “di riparazione o locali”, come prevede il punto 8.4.1 del testo delle norme tecniche delle costruzioni del 2018. Il Superbonus rafforzato non è fruibile se per l’edificio sito nel Comune colpito dagli eventi sismici in cui è stato dichiarato lo stato d’emergenza era già stato corrisposto il contributo per la ricostruzione - nel caso di specie quello erogato dalla regione Emilia Romagna - per mettere in sicurezza statica l’edificio.

40 Progetti Finanza&

Il primo quesito Con l’interpello n. 560 del 26 agosto 2021 l’istante chiede se può fruire del credito d’imposta al 110% per i lavori che riguardano una villetta a schiera inserita in un complesso orizzontale di più unità abitative, dotata di accesso autonomo dall’esterno e sita in zona sismica 3 e che definisce “di riparazione o locali”, ai sensi del punto 8.4.1 delle Norme tecniche delle costruzioni del 2018. L’Agenzia rappresenta che, in considerazione dell’evoluzione normativa del settore delle costruzioni (consultabile nel testo aggiornato delle Norme tecniche delle costruzioni, approvato con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del 17 gennaio 2018) sono stati rilasciati due diversi pareri della Commissione consultiva per il monitoraggio dell’applicazione del dm 28/02/2017. Tali pareri (prot. n. 3600 del 7 aprile 2021 e prot. n. 7035 del 13 luglio 2021) prevedono che gli “interventi di riparazione o locali”, quelli che favoriscono lo sviluppo della duttilità

della struttura, come, ad esempio, il rafforzamento della struttura dei muri, la cerchiatura di travi e colonne, le catene tiranti, realizzati su una “villetta a schiera”, da un lato rientrano a pieno titolo tra quelli disciplinati dall’articolo 16-bis, comma 1, lettera i) del Tuir, e dall’altro sono conformi all’articolo 119, comma 4, decreto “Rilancio”. In buona sostanza sono tutti interventi agevolabili. Per completezza tecnica si riporta quanto contenuto nella parte descrittiva dell’ultimo parere citato: “Gli interventi locali ammessi ai fini della fruizione delle agevolazioni fiscali sono quelli che privilegiano lo sviluppo di meccanismi duttili o comunque consentono di migliorare la duttilità locale, così da favorire lo sviluppo della duttilità di insieme della struttura. Il ripristino o rinforzo dei collegamenti esistenti tra i singoli componenti o tra parti di essi o la realizzazione di nuovi collegamenti (ad esempio tra pareti murarie, tra pareti e travi o solai, anche attraverso l’introduzione di catene/tiranti, chiodature tra elementi lignei di una copertura o di un solaio, tra componenti prefabbricati) ricadono in questa categoria”. A titolo esemplificativo e non esaustivo, sono quindi certamente da ritenersi ammissibili lavori del tipo di quelli di seguito richiamati: interventi sulle coperture, e più in generale sugli orizzontamenti, o su loro porzioni finalizzati all’aumento della capacità portante, alla riduzione dei pesi, alla eliminazione delle spinte applicate alle strutture verticali, al miglioramento dell’azione di ritegno delle murature, alla riparazione-integrazione-sostituzione di elementi della copertura, ecc.; interventi di riparazione e ripristino della resistenza originaria di elementi strutturali in muratura e/o calcestruzzo armato e/o acciaio, ammalorati per forme di degrado provenienti da vari fattori (esposizione, umidità, invecchiamenti, disgregazione dei componenti ecc.); interventi volti a ridurre la possibilità di innesco di meccanismi locali, quali, ad esempio, l’inserimento di catene e tiranti contro il ribaltamento delle pareti negli edifici in muratura, il rafforzamento dei nodi trave-colonna negli edifici in c.a. contro la loro rottura prematura, prima dello sviluppo di meccanismi duttili nelle travi, la cerchiatura, con qualunque tecnologia, di travi e colonne o loro porzioni, volta a migliorarne la duttilità, il collegamento degli elementi di tamponatura alla struttura di c.a. contro il loro ribaltamento, il rafforzamento di elementi non strutturali pesanti, come camini, parapetti, controsoffitti, etc., o dei loro vincoli e ancoraggi alla struttura principale.” Da una semplice lettura capiamo subito che una vasta gamma di interventi di miglioramento statico rientrano

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nell’art. 119, comma 4 del D.L. 34/20, come convertito. L’Agenzia però, come prevedibile, nel rispondere al quesito non entra nel merito del singolo intervento il quale richiederebbe una fase di controllo a posteriori con delle verifiche tecniche e degli accertamenti di fatto. Precisa però che il contribuente potrà fruire del Superbonus solo se un professionista abilitato attesti che i lavori per l’adozione di misure antisismiche e per la messa in sicurezza statica siano “di riparazione o locali”, fermo restando il rispetto di tutti gli altri adempimenti previsti dalla normativa. Il secondo quesito Con l’interpello n. 563 del 26 agosto 2021 l’istante, proprietario di una villetta sita in un Comune dove è stato dichiarato lo stato di emergenza a seguito degli eventi sismici, chiede se può fruire dell’aumento del 50% del massimale, come previsto dalla legge di bilancio 2021 per le spese eccedenti il contributo previsto per la ricostruzione, anche se il precedente proprietario ha già beneficiato di un contributo erogato dalla regione Emilia Romagna per mettere in sicurezza statica l’edificio. L’Agenzia ricorda che il 4-quater dell’articolo 119 del Dl “Rilancio”, (introdotto dall’articolo 1, comma 66, lettera h), della legge di bilancio 2021), stabilisce che “Nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza, gli incentivi di cui al comma 4 spettano per l’importo eccedente il contributo previsto per la ricostruzione”. La norma, come chiarito anche dalla risoluzione

n. 28/2021, in origine limitata ai soli Comuni del centro Italia colpiti dal sisma del 2016/2017 e a quelli dell’Abruzzo colpiti dal sisma 2009, è stata estesa a tutti i Comuni interessati da eventi sismici avvenuti dopo il 2008 dove sia stato dichiarato lo stato d’emergenza. In tal caso, però, evidenzia l’Agenzia, il Superbonus è alternativo al contributo per la ricostruzione. Nel caso in esame, il contributo per la ricostruzione (Mude Emilia Romagna) è già stato ricevuto dal proprietario (nel caso di specie dal precedente proprietario) e, pertanto, l’istante non può fruire del Superbonus rafforzato (incremento 50% limite di spesa) previsto dal comma 4-quater, considerato che tale agevolazione in quanto alternativa al contributo, presuppone che, sussistente il diritto al contributo se ne formuli una successiva rinuncia formale. Il richiamo specifico al comma 4 indicato nel comma 4-quater dell’art. 119 del D.L. legge 34/2020 come convertito dalla legge n. 77/2020, lascia intendere che il principio di alternatività si pone tra il contributo e l’intera disciplina del superbonus sismico, sia nella forma ordinaria (al 110%) che in quella rafforzata (incremento 50% del limite di spesa ordinario) In tutti questi casi stante l’impossibilità di duplicare le agevolazioni (contributo ricostruzione e bonus fiscale) è preferibile concentrarsi sul secondo di questi due strumenti, operando se del caso una formale rinuncia al primo, in quanto molto più rapido da ottenere attraverso i meccanismi della cessione del credito e dello sconto in fattura, strumenti ormai ampiamente rodati ed utilizzati.


A cura di Bruno Maizzi Vicepresidente nazionale dell’Associazione Movimento Consumatori

Dalla parte dei consumatori

SOS FAMIGLIE FURTO DI IDENTITÀ Dalle segnalazioni che quotidianamente giungono ai nostri Sportelli Movimento Consumatori, rileviamo purtroppo, che in questo particolare periodo pandemico, “le truffe” sono in esponenziale aumento… Dal famigerato pacco in consegna al danno da incidente stradale che ha cagionato un nostro congiunto, che per il quale i lestofanti chiedono telefonicamente un risarcimento in danaro contante, e tante altre diavolerie che gli abili malfattori s’inventano giorno dopo giorno... La truffa che più può ledere un Cittadino, resta comunque IL FURTO DI IDENTITA’(oggi sempre più pericolosamente diffuso su Internet, in particolare sui social network). Può succedere che: dopo un accesso a una centrale rischi - magari dopo la richiesta di un finanziamento per acquistare un bene o di un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della casa o in altre ipotesi in cui è stato richiesto “credito a consumatori”; o perché è stata ricevuta una misteriosa richiesta di pagamento da parte di una finanziaria a cui è stato ceduto un credito apparentemente inesistente; o a seguito di addebiti non autorizzati sul conto corrente o sulla carta di credito; il consumatore scopra di essere vittima di un furto di identità qualcuno si è impossessato dei suoi dati personali e li ha utilizzati per ottenere un prestito a nome suo o effettuare pagamenti online (un caso di furto di identità è il phishing). Le conseguenze potrebbero essere anche gravi: non solo il rischio di dover rispondere per debiti mai contratti, ma anche l’impossibilità di accedere al credito e eventualmente non poter acquistare nei tempi concordati (è consigliato, ad esempio, in caso di acquisto dell’abitazione, prima di firmare qualsiasi proposta d’acquisto, per evitare di perdere la caparra confirmatoria e dover sostenere spese per provvigioni), verificare presso le centrali rischi la propria situazione debitoria (e in ogni caso subordinare la proposta alla condizione della concessione del mutuo da parte della banca).

Cosa bisogna fare in caso di furto di identità? Innanzitutto è necessario chiedere alla società che vanta il credito copia del contratto di credito al consumo. Sarà poi necessario sporgere denuncia alle autorità competenti (il furto di identità è di per sé un reato, in quanto rientra nella fattispecie prevista dall ’art. 494 Cod. Penale di sostituzione di persona , associato al reato di truffa o di furto) e chiedere la cancellazione del debito a tutte le centrali rischi. Nel caso in cui la banca o la finanziaria neghino la cancellazione, potrebbe essere necessario far verificare da un esperto grafologo l’autenticità della sottoscrizione e chiedere in via giudiziaria l’annullamento del contratto. In questa ipotesi, la banca o la società finanziaria potranno essere chiamate a rispondere di illegittima iscrizione a centrali rischi e dovranno risarcire i danni subiti dal consumatore. Ovviamente, per questa e per qualsivoglia altra tipologia di truffa patita, meglio sarebbe farsi seguire da legali esperti in materia “Gli Sportelli del Movimento Consumatori” sono sempre a disposizione delle parti lese. Per ulteriori informazioni e/o assistenza telefonare al 338.7979600 oppure scrivere a puglia@movimentoconsumatori.it


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Digital communication

A cura della dott.ssa Valentina Apicella Esperto in Digital Communication

Le professioni digitali: le nuove frontiere professionali

44 Progetti Finanza&

Se fino a pochi anni fa su internet era possibile trovare idee di lavoro per avere fonti di guadagno alternative, oggi esistono dei veri e propri sbocchi lavorativi e nuove professioni, completamente rivolte al Web. Il post-pandemia, è stato stimato farà nascere circa 200 nuove professioni legate al mondo digitale, molto specialistiche. Come in ogni fenomeno di cambiamento, sono mutate le abitudini, le priorità e di conseguenza i servizi ed i prodotti che si utilizzano quotidianamente. Si pensi allo smart working introdotto durante il lockdown, che ha favorito l’ottimizzazione dei tempi e dei costi, quali quelli relativi al raggiungimento fisico del posto di lavoro, problema esistente soprattutto nelle grandi città, e alle aziende di risparmiare sui costi di locazione e d’affitto. Anche nel settore dell’istruzione si è proceduto con le lezioni e gli esami online nelle università e nelle scuole di ogni ordine e grado durante i mesi di lockdown e pertanto, è stato necessario operare con il pc ed entrare in piattaforme dedicate. Questo ha di fatto cambiato in brevissimo tempo il modo di operare degli insegnanti spinti dalla necessità nel processo di digitalizzazione. Le nuove occasioni professionali provenienti dal mondo del web sono davvero numerose e ricoprono diverse figure, alcune già presenti e che hanno subito il processo di digitalizzazione, altre del tutto nuove inerenti settori digitali specifici. La rivoluzione digitale del Web è iniziata sicuramente con le eCommerce, quando il mondo è diventato un immenso cen-

tro commerciale, i grandi siti di acquisti e vendita hanno contribuito in maniera decisiva allo shopping online, mettendo i venditori e i negozi in una posizione dove digitalizzare la propria attività commerciale è diventata una norma per vendere. Il mercato digitale ha messo d’accordo venditori e compratori, infatti è possibile fare shopping online 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 perché le eCommerce non hanno orari di chiusura. Dall’altro lato, i venditori si sono trovati ad affrontare una fortissima presenza di competitor online, per questo è nata l’esigenza del marketing digitale. La maggior parte dei lavori che hanno a che fare con il marketing digitale, vengono spesso svolti in smart working, sopratutto per quanto riguarda

le figure freelance. Persino gli ingegneri informatici che nella maggior parte dei casi lavorano per un’azienda specifica, in molte situazioni controllano o svolgono le proprie mansioni da remoto. Nel settore del marketing digitale, i Social Media Manager sono figure professionali molto richieste che si occupano dell’immagine e della comunicazione aziendale sui social network insieme alla figura del copywriter, che produce contenuti originali di un blog, un sito oppure valuta ed effettua recensioni di prodotti e servizi. Tali figure sono diventate indispensabili anche nel settore della ristorazione, delle riparazioni dei veicoli, del benessere, della medicina, dello sport, dell’abbigliamento e in tantissimi altri settori.

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A cura dell’Avv.

parere legale

Paolo Caputo

Info e contatti: studiopaolocaputo@libero.it

“Orientamenti in materia di appalti per l’innovazione” c’è la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale europea Gli appalti per l’innovazione possono migliorare la ripresa economica dell’UE dopo la crisi della COVID-19 con investimenti pubblici migliori. Si tratta di uno strumento importante per promuovere la trasformazione della nostra economia verso un’economia verde e digitale. Adottato nel contesto della comunicazione «Una nuova agenda europea per la ricerca e l’innovazione — l’opportunità per l’Europa di plasmare il proprio futuro» e del contributo al pranzo informale dei leader tenutosi a Sofia il 16 maggio 2018, il presente documento di orientamento è aggiornato in seguito all’adozione della strategia europea per le PMI e della strategia industriale, nonché del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Esso mira a sostenere gli acquirenti pubblici affinché possano contribuire meglio alla ripresa economica, alla duplice transizione verde e digitale e alla resilienza dell’UE. I presenti orientamenti illustrano in modo conciso gli aspetti fondamentali degli appalti per l’innovazione: perché sono importanti, chi nutre interesse in merito e in che modo possono essere eseguiti. Il presente documento rispecchia le risposte ricevute nell’ambito di una consultazione pubblica preliminare. Il grado di dettaglio è stato deliberatamente scelto per raggiungere un pubblico di professionisti quanto più vasto possibile (acquirenti, responsabili delle politiche e fornitori) e per suscitare l’interesse di coloro che non hanno mai riflettuto sull’argomento, che non si sono mai sentiti coinvolti. Anche i lettori più esperti troveranno esempi e riferimenti utili in merito alle recenti iniziative. Le direttive del 2014 sugli appalti pubblici hanno adeguato la normativa sugli appalti

pubblici alle esigenze degli acquirenti pubblici e degli operatori economici derivanti dagli sviluppi tecnologici, dalle tendenze economiche e dalla maggiore attenzione rivolta dalla società alla sostenibilità della spesa pubblica. Gli appalti per l’innovazione offrono opportunità non sfruttate per le start-up e lo sviluppo di soluzioni innovative, come sottolineato dalla Commissione nella strategia per le PMI e nel piano d’azione dell’UE sui diritti di proprietà intellettuale di recente adozione. Le norme sugli appalti pubblici non si concentrano più soltanto sul «come acquistare», ma promuovono anche il «cosa acquistare», senza tuttavia dare disposizioni in merito. L’obiettivo di spendere bene il denaro dei contribuenti sta acquisendo sempre più rilevanza rispetto alla mera necessità di soddisfare le esigenze primarie degli organismi pubblici. In occasione di ogni acquisto pubblico, l’opinione pubblica è giustamente interessata a sapere se la soluzione oggetto dell’appalto sia non solo conforme a livello formale, ma anche in grado di generare il miglior valore aggiunto in termini ambientali, di qualità, di efficienza economica e di impatto sociale, e se offra opportunità per il mercato dei fornitori. Gli appalti per l’innovazione rispondono a tutte le questioni summenzionate: permettono infatti il ricorso a soluzioni di maggiore qualità ed efficienza a favore di benefici ambientali e sociali, una migliore efficacia in termini di costi; e nuove opportunità commerciali per le imprese. Inoltre i presenti orientamenti vanno letti unitamente alle linee guida della Commissione del 2019 sulla partecipazione di offerenti e beni di paesi

terzi al mercato degli appalti dell’UE, che trattano anche gli appalti strategici e per l’innovazione, e fornisce agli acquirenti pubblici consigli pratici su come gestire la partecipazione di paesi terzi ai loro appalti pubblici. Il presente documento è strutturato come segue: Capitolo 1 illustra il concetto di «appalti per l’innovazione», la sua dimensione globale e il valore aggiunto. Capitolo 2 definisce il quadro strategico necessario a rendere decisivo il ricorso agli appalti per l’innovazione. Capitolo 3 chiarisce in che modo aprire le porte degli appalti pubblici agli innovatori, tra cui le start-up e le PMI innovative. Capitolo 4 descrive come mettere in atto le procedure di appalto pubblico per modernizzare i servizi pubblici tramite soluzioni innovative e creare crescita e posti di lavoro, in particolare per quanto riguarda la gestione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI). Capitolo 5 fa riferimento a determinati criteri che gli appalti per l’innovazione devono soddisfare per evitare la concessione di aiuti di Stato a un fornitore. Allegati forniscono agli acquirenti informazioni pratiche sui DPI e strumenti per aiutarli a organizzare riunioni con i fornitori. — i funzionari responsabili degli appalti pubblici; — gli utenti finali che beneficiano delle soluzioni oggetto dell’appalto; — i decisori e i responsabili delle politiche, il cui contributo è fondamentale per la creazione di condizioni favorevoli; — i fornitori, i quali possono così apprendere come essere più competitivi negli appalti pubblici presentando le loro soluzioni innovative.


A c u r a d i To m m a s o M a z z i o t t i Presidente C.d.A. Cred.it Spa

economia a 360°

La trasformazione digitale nell’impresa 4.0: segnali di rilancio per l’economia italiana

46 Progetti Finanza&

Ogni impresa sta vivendo la sua quarta rivoluzione industriale e sta affrontando gli effetti prodotti dalla cosiddetta ‘digital transformation’. La vera sfida imprenditoriale risiede nel possedere un nuovo atteggiamento mentale, nuove competenze, nuove risposte. Il Piano Nazionale italiano dell’Industria 4.0 o ‘Impresa 4.0’ si è rivelato fondamentale per accogliere e interpretare al meglio il paradigma dell’Industry 4.0, favorendo dunque un progressivo processo di trasformazione digitale in tutti i settori economici nazionali. Siamo di fronte ad una avanzata dell’innovazione che sta stravolgendo gli atteggiamenti e le dinamiche di tutti gli attori del mercato e che impone loro di adottare nuove procedure operative. E allora, quali dinamiche e procedure operative dovrebbero adottare le imprese per essere sempre più competitive sul mercato per adeguarsi ai cambiamenti che lo stesso produce? Ho voluto approfondire questo argomento nel mio libro ‘Impresa 4.0’ (in vendita su Amazon ndr), che considero utile per comprende nel dettaglio le tematiche fondamentali e imprescindibili per la sopravvivenza e la crescita della realtà imprenditoriale nazionale nell’era dell’Impresa 4.0. All’interno del libro potrai scoprire: quale mindset deve adottare l’imprenditore in questo nuovo scenario di rivoluzione digitale per favorire un progressivo processo di trasformazione aziendale; quali sono le componenti chiave dell’Industria 4.0 e come acquisire dati in tempo reale interagendo con la tecnologia CPS cyber-physical-system (Internet of Things, cloud computing, cognitive computing, big data, intelligenza artificale, cyber security, learning machine, ecc.); come elaborare una Digital Strategy efficace e ottenere valore dall’immensa mole di dati raccolti mediante l’applicazione dei big five (mobile, cloud computing, big data, social media, Internet of Things); quali sono gli strumenti di web marketing aziendale che un’azienda deve sviluppare, la loro importanza strategica e le potenzialità che offrono nell’importante processo di lead generation. Intanto arrivano segnali di forte recupero dell’economia nazionale, un po’ in tutti i comparti, lo rende noto Assolombarda attraverso un comunicato stampa sul tema. Tra aprile e giugno nel manifatturiero sono aumentati, infatti, sia la produzione (+9,3% rispetto ai livelli medi del 2019, periodo pre-Covid) sia l’export (+6,6% rispetto al corrispondente periodo del 2019) e nei mesi estivi sono ripartiti i servizi. Per quanto riguarda il PIL regionale, sono attesi un rimbalzo del +5,4% nel 2021 e un recupero dei livelli pre-Covid anticipato alla fine del 2022. Dai dati riferiti ad agosto, tuttavia, emergono segnali di rallentamento della crescita dell’industria nel Nord Ovest e in Lombardia, su cui pesano le tensioni di alcune materie prime e l’attenuazione della domanda di alcuni settori. Si ridimensiona, infatti, in modo contenuto il clima di fiducia del manifatturiero, dei servizi e dei consumatori e gli indici, anche se non più su livelli record, rimangono vicini ai massimi storici dei mesi precedenti. Sono questi alcuni dei dati evidenziati nel booklet economia a cura del Centro Studi

di Assolombarda, pubblicato su Genio & Impresa (Genioeimpresa.it), il web magazine dell’Associazione. Guardando nel dettaglio i numeri, la produzione manifatturiera lombarda accelera del +9,3%, meglio sia rispetto al totale nazionale (+4,2% Italia nel secondo trimestre 2021 sul 2019) sia rispetto ai benchmark europei (+3,1% Cataluña, -3,7% Baden-Württemberg). Un’accelerazione che coinvolge tutte le imprese, ma in particolar modo quelle di maggiori dimensioni (+14,1% la produzione nel secondo trimestre 2021 rispetto alla media 2019), seguono le medie imprese (+10,8%) e più distanziate le piccole (+4,9%). Nel secondo trimestre del 2021 torna a crescere rispetto al pre-Covid l’export lombardo del +6,6%, al di sopra dello stesso periodo del 2019 e in linea con il totale nazionale (+6,5%). Se tuttavia si considerano i primi sei mesi dell’anno, il dato complessivo delle esportazioni lombarde è limitato ad un +3% rispetto al 2019, risentendo di un recupero tra gennaio e marzo più lento che in molti dei benchmark: +4,1% Italia nel totale del primo semestre, +6,6% Emilia-Romagna, +5,0% Veneto, +6,1% Baden-Württemberg e +5,9% Cataluña. Per quanto riguarda i settori elettronica (+23,5% l’export a gennaio-giugno 2021 rispetto al 2019), l’alimentare (+12,3%), gli apparecchi elettrici (+9,9%) e la chimica (+8,0%) totalizzano risultati superiori al periodo pre-Covid. Dopo una crescita sostenuta nel primo trimestre 2021 con un complessivo +5,9% nel semestre, la farmaceutica, nel secondo trimestre 2021 segna una riduzione. Grazie alla sostenuta performance nel secondo trimestre, si portano sopra ai livelli 2019 anche i metalli (+7,6% nel primo semestre 2021) e la gomma plastica (+5,0%). Nonostante il miglioramento tra aprile e giugno, resta ancora terreno da recuperare per l’automotive (-6,4%), la moda (-7,0%), la meccanica (-2,1%), altro manifatturiero con mobili e design (-1,9%) e legno (-3,2%). Peggiora ulteriormente, invece, il comparto dei prodotti petroliferi, con perdite nel primo semestre 2021 pari a -17,2% rispetto al 2019. Pur attestandosi su livelli storicamente molto elevati, la fiducia delle imprese, in particolare nel manifatturiero nel Nord Ovest, scende da 114,9 in luglio a 113,1 in agosto e nei servizi da 116,7 a 115,7. Una situazione analoga anche nelle maggiori economie europee tranne in Germania dove l’industria tocca un nuovo record. Anche tra i consumatori la fiducia cede ad agosto rispetto al mese precedente come effetto, soprattutto, del deterioramento delle componenti relative al clima personale e al clima futuro, più limitatamente alla situazione corrente. Dopo i cali del 2020, nel secondo trimestre 2021 torna ad aumentare il numero degli occupati con un incremento su base annua di +64mila unità secondo le stime provvisorie dell’Istat. Cresce di 97mila unità rispetto allo scorso anno, la disoccupazione, ma si contraggono, per la prima volta dall’inizio della Pandemia, gli inattivi (-176mila). Un dato che si trasferisce in disoccupazione ma in parte anche in nuova occupazione. Rispetto ai benchmark europei, il tasso di disoccupazione sale sensibilmente in Lombardia (al 6,0% nel 2° trimestre 2021 dal 4,1% del 2020), mentre scende in Cataluña (al 12,3% dal 12,8%), Bayern (al 3,6% dal 3,8%) e Baden-Württemberg (al 4,0% dal 4,2%).

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