Progetti & Finanza M MA AG GA A ZZ II N N EE
C’è un Bonus per ogni cosa Ci sono agevolazioni per acquisti e investimenti in vari campi e settori economici. Iniziative che hanno come unico obiettivo la spinta dei consumi.
Reddito di Cittadinanza: Top e Flop del sostegno targato M5S P ubb l i c a zi o n e m e nsi l e i n fo r m a to d i g i t a l e su l si to www. p r o g e t t i e f i nanza. i nfo
anno IV •numero 37 • LUGLIO
2021
E d i to r e P a yc l i c k sr l
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MAGAZINE
LUGLIO 2021
DAL SUPERBONUS AL BONUS PRIMA CASA, DAL BONUS TV AL BONUS BEBÈ: I VANTAGGI FISCALI PER RISOLLEVARE IL NOSTRO BELPAESE!
otti Tommaso Mazzi EDITORE
ED ITO RIA LE
A fare da apripista per la lunga serie di bonus varati dal Governo è stato il Superbonus 110% insieme all’Ecobonus, che ancora stanno facendo tanto discutere ma che hanno dato una forte sferzata, in termini di ripresa, al settore edilizio, altrettanto vantaggiose sono state le agevolazioni destinate alle famiglie, agli affitti, alle categorie dei lavoratori colpiti particolarmente dalla pandemia o per chi abita nelle zone più in difficoltà del nostro Paese. I provvedimenti a cui i cittadini hanno potuto accedere quest’anno, sono davvero tanti, ne riassumiamo i vantaggi di quelli principali e vi invitiamo ad approfondire il resto all’interno di questo numero del nostro magazine. Il Superbonus 110% ha compreso numerose possibilità di intervento, la detrazione è pari appunto al 110% della spesa sostenuta con un rimborso su cinque anni. Il Superbonus rientra nel Decreto Rilancio ed è stato prorogato fino al 2023. Il bonus è usufruibile per determinati interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici Per quanto riguarda invece l’Ecobonus, sono tre le diverse aliquote e la detrazione fiscale verrà riconosciuta per i lavori di riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Si tratta di una detrazione fiscale Irpef ed Ires del 110, 65 e 50%, in base alle diverse tipologie di lavori che verranno effettuati. Condizioni diverse si applicano invece per il Bonus facciate, la detrazione prevista per questa agevolazione fiscale è del 90% ed è valida per tutti gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti. Gli edifici possono essere di qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali, purché si trovino nelle zone A e B, individuate dal decreto ministeriale n. 1444/1968, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali. Infine, restando in campo edilizio, è da segnalare il bonus ristrutturazione-recupero edilizio. Sono state rinnovate, fino al 31 dicembre 2021, anche le agevolazioni sugli interventi di ristrutturazione di casa: ciò prevede che è ogni cittadino possa usufruire di una detrazione del 50% su tutte le spese sostenute con un tetto massimo di 96mila euro. Seppur in misura ridotta, altre piccole agevolazioni potranno incentivare all’acquisto di mobili o zanzariere ed ammortizzare i costi di luce e gas, affitto, acquisto della prima casa, o piccoli elettrodomestici come tv e pc, occhiali, auto, bici, cultura, o servizi per i bebè, asili nido e animali. Su alcuni provvedimenti sono già intervenute le associazioni di consumatori, come ‘Consumerismo No Profit’, che reputa il bonus tv, varato dal Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, totalmente insufficiente, e che non eviterà alle famiglie italiana una nuova stangata dovuta all’obbligo di dotarsi di un decoder o di un nuovo televisore compatibile con i nuovi standard di trasmissione. “100 euro come sconto massimo sull’acquisto di un nuovo apparecchio televisivo sono una cifra irrisoria, se si considera che i televisori venduti nei negozi stanno subendo sensibili rincari dei prezzi a causa della carenza di microchip e della crisi mondiale delle materie prime – spiega il presidente Luigi Gabriele – Se poi si considera che in Italia sono circa 10 milioni i televisori che dovranno essere sostituiti perché non compatibili con il nuovo segnale, i fondi stanziati appaiono del tutto inadeguati: chi ha un apparecchio obsoleto e vorrà continuare a vedere i programmi televisivi dovrà acquistare un nuovo televisore a prezzi sensibilmente più alti rispetto al passato, o dotarsi di un apposito decoder il cui prezzo varia dai 30 ai 250 euro”. “Senza contare che il bonus tv non sarà legato all’Isee e, pertanto, potrà essere richiesto da tutti i cittadini, con la solita corsa all’incentivo che finirà per premiare i più veloci lasciando a bocca asciutta tutti gli altri” – conclude il presidente di Consumerismo. Anche nei prossimi numeri continueremo ad aggiornarvi su tutte le novità fiscali e sui nuovi decreti varati. Quest’anno non ci concederemo la solita pausa estiva, la nostra attività di informazione non si ferma, saremo attivi sia su questo canale che sulla pagina Facebook e sul sito del magazine. Dunque, a presto per altre novità!
Progetti & Finanza MAGAZINE
S O M M A R I O
luglio 2021
M A G A Z I N E
08 14 Bonus, Superbonus, Extra bonus, chi più ne ha…
Vi racconto com’è la vita di un Navigator
10
Pubblica Amministrazione, la digitalizzazione passa dalle nuove competenze
Le sardine tornano a galla con il Rinascimento Green
30
Carbon Tax «È ora che l’U faccia pagare chi inquina»
34 La vittoria agli europei spinge anche il PIL
4 Progetti Finanza&
W W W . P R O G E T T I E F I N A N Z A . I N F O
Rinascimento Green: il futuro dell’Italia passa da qui
28
20. Tiramani: «Caro reddito
08. Bonus, Superbonus, Extra bonus,
22. Il mondo del lavoro post-covid:dal
10. Mobili, elettrodomestici e tv: Ora è il momento di rivoluzionare la vostra casa
26. Ilva di Taranto: conciliare salute e
12. Super bonus a che punto siamo con la proroga
13. Bonus sociali: lo stato al fianco di chi ha bisogno
14. Pubblica
Amministrazione, la digitalizzazione passa dalle nuove competenze
16. LA RIFORMA BRUNETTA:
la Pubblica Amministrazione veloce e digitale
18. Reddito di Cittadinanza. Vi racconto
nanza hai fallito»
di cittadi-
blocco dei licenziamenti alle fabbriche che chiudono
lavoro si può! Ma occorrono scelte coraggiose
28. Rinascimento Green: il futuro dell’Italia passa da qui
30. Le sardine tornano Rinascimento Green
a galla con il
33. Carbon tax «È ora che l’Ue faccia
pagare chi inquina»
34. La vittoria agli europei spinge anche il PIL
com’è la vita di un Navigator
anno IV •numero 37 •Luglio 2021 • Direttore Responsabile Maria Rosaria De Leonardis Realizzazione editoriale e pubblicita’ Pay Click Srl Piazza IV novembre, 4 20124 Milano Tel. +39 02 82396397
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Progetti & Finanza
FOCUS
chi più ne ha…
MAGAZINE
Ue e
06. E piano piano in Italia spariscono i contanti
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Progetti Finanza&
W W W . P R O G E T T I E F I N A N Z A . I N F O
E piano piano in Italia spariscono i contanti Digitalizzazione dei pagamenti, cashback, banche senza contanti, bancomat in mano: ecco come cambia il mondo degli istituti finaziari ed il rapporto con il denaro degli italiani ANTONIO CAIVANO
6 Progetti Finanza&
Non solo in Italia i problemi che maggiormente riguardano la finanza pubblica e l’assetto economico sociale delle democrazie moderne, sono la lotta all’evasione e quella al riciclaggio di denaro dalla dubbia provenienza. In Italia, secondo stime recenti, l’evasione fiscale raggiunge cifre importantissime, si parla di circa 300 miliardi di euro ogni anno. L’evasione, naturalmente, riguarda diversi aspetti, il primo e più importante, in termini di cifre evase, è quello delle imposte dirette: Irpef, che viene applicata su quanto produce una persona che lavora; Ires, imposta su quanto produce una società; Irap, imposta delle regioni sulle attività produttive; Imu, imposta dei comuni sulle abitazioni di proprietà eccetto la prima casa. Non ci addentriamo volutamente in questo campo, non è il momento e non è ciò in cui vogliamo coinvolgervi. L’evasione, quindi, derivante solo dal mancato pagamento o dall’impossibilità dello stato di prelevare quanto dovuto da questi soggetti evasori, è pari a poco meno della metà dell’intero importo: 115 miliardi di euro. L’economia sommersa, tutte quelle attività che sfuggono alla normale tassazione i cui guadagni rientrano nel sistema economico attraverso fenomeni tipici del riciclaggio contribuendo, in questo modo, alla valutazione del prodotto interno lordo ma senza alcun riscontro oggettivo ed identificabile. Tipico di questo tipo di economia sono gli scambi, irregolari, tra persone e imprese sia di lavoro (es. nero) che di acquisto di beni e servizi al di fuori delle norma e con, apparenti, vantaggi immediati (es. colui che propone di pagare la prestazione di lavoro in contanti con una cifra ridotta rispetto ad un pagamento a fronte di fatturazione). Quest’ultimo tipo di economia detta anche “sommersa” produce una perdita di prelievo da parte dello Stato di circa 100 miliardi di euro, a cui aggiungerne circa 20 derivanti da prestazioni di lavoro da parte di chi un lavoro ce l’ha già. Per ultima, ma non ultima, l’economia attribuibile alle attività della criminalità organizzata per la quale si stima un mancato prelievo, in termini di tasse, pari a circa 40 miliardi di euro. Vale la pena
sottolineare un aspetto importantissimo: ogni Stato con i soldi che introita attraverso la tassazione eroga servizi ai propri cittadini, tutti coloro che appartengono a questo tipo di economia “sommersa” usufruiscono, come tutti, dei servizi di cui necessitano e messi a disposizione dallo Stato, senza per questo partecipare ai costi. E’ bene che ognuno di noi abbia molto chiaro in mente questo semplicissimo concetto ed eviti, se mai l’avesse fatto in passato, di considerare un “dritto” chi, con sistemi illegali, si sottrae ad un atto di civiltà assoluto. Per combattere questi fenomeni disastrosi per l’economia di qualsiasi Stato, e contro il maggiore e migliore standard di vita di ognuno, si sono messe in campo le azioni più svariate e, talvolta, fantasiose. L’ultima in ordine di tempo è stata il “cashback” che, sintetizzando, permetteva, per il momento è sospesa l’operazione, di ricevere una sorta di premio in termini di percentuali di rimborso su quanto speso purché il pagamento fosse stato effettuato con una carta di credito o bancomat precedentemente registrata su un sito del Governo. Per i grandi capitali evasi o portati all’estero si sono susseguite varie forme di condono o transazioni “amichevoli”. I risultati al momento non parlano di grossi successi anche se la strada, che non intendono ab-
bandonare gli Stati maggiormente coinvolti dal fenomeno, e il nostro ci entra eccome, è quella del pagamento elettronico, e la digitalizzazione di una serie di operazioni economiche e finanziarie, quindi la scomparsa, in tempi relativamente brevi del contante. Alcune banche hanno già annunciato che non opereranno più con i contanti e si sono attrezzate per soddisfare le richieste dei clienti, e per non correre il rischio di perderne qualcuno nostalgico, incentivandone l’uso dei sistemi digitali con veri e propri sconti e/o vantaggi di ogni genere sui loro rapporti economici ed operativi. La strada è tracciata e tutti gli istituti di credito stanno procedendo in questa direzione. Come sempre, purtroppo, mentre l’Europa procede ad alta velocità, noi siamo ancora su un accelerato di ferroviaria memoria, e se ciò impatta relativamente sulle transazioni nel nostro Paese, diventa un vero problema per tutte le società, imprese ed operatori economici, che hanno a che fare con l’estero rischiando di penalizzare le attività di export e di import. Non era proprio ieri ma non è molto lontano il tempo in cui i lavoratori passavano nell’ufficio del capo, il 27 di ogni mese, a ritirare il mensile o la paga, messa in una busta, ed era moneta frusciante. Ci si abituava anche al profumo oltre che al “suono”.
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FOCUS Il 2021 è l’anno in cui si è vista l’attuazione di una serie di agevolazioni per acquisti e investimenti in vari campi e settori economici: dall’edilizio al tecnologico passando per la famiglia e i rubinetti. Iniziative che che hanno come unico obiettivo la spinta dei consumi
Bonus, Superbonus, Extra bonus, chi più ne ha… ANTONIO CAIVANO
I
l piano di ripresa economica per il Paese è stato approvato e, a breve, partiranno i primi investimenti/lavori. Sono in tanti a parlare di analogie con il “piano Marshal”, dal nome del suo ideatore, George Marshall, Chief of Staff dell’esercito degli Stati Uniti che inventò il Piano di ricostruzione dell’Europa (European Recostruction Plan) post seconda guerra mondiale. L’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, ha calcolato che il 1,5 miliardi di dollari che arrivò in Italia con il Piano Marshall, corrisponde a 164 miliardi di euro, non molto meno dei 206 del Recovery fund previsti oggi. Allora servirono ai vari Einaudi, De Gasperi, Di Vittorio, ad attuare scelte politiche, economiche e sociali che portarono l’Italia al centro dell’attenzione mondiale per i risultati raggiunti, tutti al di sopra delle aspettative. Il miracolo economico italiano ci vide protagonisti di una crescita economica e di sviluppo che avrebbe caratterizzato gli anni dal secondo dopoguerra in poi. Attualizzare quei contenuti, potrebbe essere interessante per non disperdere le intuizioni che tanto servirono e che altrettanto ci servirebbero oggi. Allora, come ora, si passò attraverso scelte politiche, economiche e sociali che, in alcuni casi, rivoluzionarono il presente e il futuro del Paese. La sinistra comunista si contrappose in ogni modo alla realizzazione del piano Marshal, ritenendolo uno “strumento dell’imperialismo americano” e il sindacato, fino ad allora, unitario, nonostante avesse assunto una posizione dialettica attenta alle novità e pronto a collaborare per cogliere e correggere i limiti della politica governativa, visse una storica scissione che lo portò alla divisione in tre gruppi CGIL, CISL, UIL. Anche allora vennero
fissati dei paletti per ricevere gli aiuti economici previsti. L’Italia, che l’America aveva deciso di aiutare economicamente anche con l’obiettivo di non farla cadere nelle mani della sinistra, si sarebbe vista bloccare il “piano per l’Italia, come disse lo stesso Marshall, se le elezioni del 18 aprile 1948 fossero state vinte dal Fronte popolare. Così oggi l’Europa vigila e vigilerà che gli investimenti abbiano valore sostanziale e non di facciata fissando, in termini percentuali d’investimento, alcuni punti determinanti per il raggiungimento di obiettivi di progresso economico e sociale del nostro Paese. Perché ciò avvenga sono stati elaborati piani d’investimento che si proiettano verso un futuro più tecnologico, più rispettoso della natura, più inclusivo per i più deboli e zone disagiate, dando l’opportunità a tutti di partecipare mettendo a disposizione una serie di facilitazioni e contributi per interventi e acquisti. Quelli che riportiamo sono solo alcuni esempi,suggeriamo di verificare, volta per volta, se l’intervento o l’acquisto del momento rientra in qualcuna delle tante possibilità che lo Stato mette a disposizione. Bonus e agevolazioni per l’acquisto della prima casa per i giovani under 36: diciamo che un aspetto essenziale, oltre l’età, è il limite Isee di 40.000,00 euro l’anno; Digital bonus o super bonus fibra: non riguarda l’acquisto di computer o tablet ma l’installazione della fibra ottica negli edifici (alberghi, ospizi, caserme, case di cura, ospedali ecc.) nell’ambito del finanziamento 110%, sono escluse le abitazioni private; Bonus mobilità regionale: agevolazioni per l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico al fine di limitare l’uso delle auto
private e più inquinanti; Super bonus 110%: possibilità di effettuare l’isolamento termico, sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e riduzione del rischio sismico nei propri condomini o abitazioni indipendenti; Bonus idrico: 1.000 euro da utilizzare entro il 31 dicembre 2021 per le spese di sostituzione di sanitari, rubinetti e soffioni doccia che favoriscono un minor consumo di acqua. A questo incentivo potrà accedere anche chi svolge un’attività professionale nel qual caso il credito di imposta potrà arrivare a 5mila euro per ogni immobile utilizzato per un’attività commerciale o istituzionale; Bonus auto: bonus di ulteriori 2.000 euro per veicoli elettrici e ibridi, aggiuntivi agli incentivi esistenti, bonus di 1.500 euro per gli euro 6 di ultima generazione; Bonus per acquisto auto elettrica: bonus fino al 40% per l’acquisto di un’automobile elettrica entro 2021 per chi ha un Isee inferiore ai 30mila euro e il costo dell’auto sia inferiore a 30mila euro; Bonus mobili ed elettrodomestici: bonus fino ad un massimo di 16mila euro di detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici; Bonus tv: sconto fino a 50 euro per cambiare i vecchi televisori; Bonus kit digitalizzazione: smartphone in comodato d’uso, internet gratis per un anno, abbonamento a due organi di stampa e l’app IO per i pagamenti digitali alla P.a. e il cashback di Stato. Il beneficio è concesso a un solo
soggetto per nucleo familiare con un Isee sotto i 20 mila euro; Bonus per acquisto occhiali da vista: un voucher da 50 euro per l’acquisto di occhiali da vista o lenti a contatto, il contributo sarà riconosciuto solo per chi ha l’Isee fino a 10mila euro; Bonus locatori: il bonus locatori prevede un contributo a fondo perduto per chi affitta una casa abbassando il canone di locazione fino al 50%, l’importo massimo del bonus è di 1.200 euro l’anno; Bonus bebè: per tutti i nati nel 2021, l’importo varia secondo l’Isee; Assegno unico per i figli: dal 1° luglio 2021 arriverà l’assegno unico per i figli per tutti i lavoratori, sia autonomi che dipendenti, ma anche per disoccupati e incapienti. L’importo dell’assegno varierà in base all’Isee e potrà arrivare fino a 250 euro al mese per figlio; Bonus figli disabili: assegno di 500 euro al mese per madri sole, disoccupate o monoreddito, con un figlio che abbia una disabilità di almeno il 60%; Bonus caregiver familiari (badante): bonus legato all’Isee. Poiché ogni piano di sviluppo/ripresa non è solo una questione di quantità di denaro a disposizione, ma anche di scelte politiche, economiche e sociali, come ci hanno dimostrato Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Giuseppe Di Vittorio. Ci auguriamo che gli attuali legislatori dimostrino di essere degni eredi di questo “enorme” passato.
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Progetti Finanza&
Mobili, elettrodomestici e tv: Ora è il momento di rivoluzionare la vostra casa Con i bonus da utilizzare entro la fine del 2021 si potranno rottamare il vecchio Televisore, i divani e frigoriferi con sconti immediati o detrazioni fiscali
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utti gli aspetti della vita quotidiana hanno un bonus di riferimento, inteso come credito fiscale oppure proprio come forma di sostegno a fondo perduto. A maggior ragione all’interno della casa, vero punto di riferimento per le famiglie, sono in aumento le forme di agevolazione che interessano diversi ambiti. Senza dubbio il Legislatore ha ritenuto fondamentale lo sforzo che le giovani coppie fanno per attivare un nuovo focolare domestico e quindi ha voluto “premiare” in qualche modo quanti sono intenzionati a fare questo salto decisivo, con un occhio di riguardo all’efficientamento energetico e alla riqualificazione. In quest’ampia platea di bonus ci sono sicuramente il Superbonus110%, volto ad efficientare l’abitazione dal punto di vista energetico e strutturale, ma anche l’ecobonus che riguarda soprattutto gli impianti di riscaldamento/raffreddamento. Senza dimenticare le forme di incentivo sull’acquisto della prima casa per gli under 36. Ma in questo spazio di approfondimento vogliamo accendere i riflettori su quei bonus che riguardano sempre le abitazioni ma che sono meno conosciuti e quindi anche meno sfruttati. In quanti sapevano, infatti, che tra le agevolazioni fiscali del Superbonus rientrano anche i mobili e gli elettrodomestici? L’ultima Legge di bilancio prevede la possibilità di fruire di sconti fiscali per gli arredi degli appartamenti, all’interno del pacchetto lavori per il recupero edilizio. La misura è stata pensata per agevolare la realizzazione di lavori di ristrutturazione degli immobili. Il bonus mobili ed elettrodomestici, consiste nella detrazione del 50% fino a 16.000 euro di spesa e continuerà ad essere legato ai lavori di ristrutturazione. Il bonus mobili spetta solo per gli immobili nei quali sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione edilizia ammessi in detrazione fisca-
le. Vi è, comunque, l’obbligo di comunicazione all’ENEA delle spese sostenute, adempimento necessario ma non vincolante per l’accesso al bonus mobili ed elettrodomestici. La detrazione è riconosciuta per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni). L’agevolazione spetta, così come per il superbonus e altre agevolazioni, ai proprietari degli immobili; ai titolari di diritti reali sugli immobili (uso, usufrutto, etc) e in ogni caso deve trattarsi di soggetti titolari del diritto che abbiano sostenuto le relative spese e quindi siano a lui intestati bonifici e fatture. Nel frattempo, il mondo delle telecomunicazioni insegue le nuove tecnologie. Dal 1° settembre, infatti, tutte le trasmissioni televisive dei canali italiani passeranno in codifica MPEG-4, un modo per livellare il segnale televisivo verso l’alta definizione. Di regola, tutte le tv e i decoder acquistati
dopo il 2018 dovrebbero essere compatibili, mentre quelli di data antecedente saranno inutilizzabili. Ecco perché è stato previsto un bonus per la rottamazione della vecchia tv. L’agevolazione consiste in uno sconto del 20% sul prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 100 euro, che si può ottenere rottamando un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018 (dopo averlo consegnato direttamente al venditore o ad un’isola ecologica). Il bonus rottamazione Tv si rivolge a tutti i cittadini in quanto non prevede limiti di ISEE. In particolare, verrà riconosciuto un bonus per l’acquisto di un televisore per ogni nucleo familiare fino al 31 dicembre 2022. Le risorse destinate alla misura sono complessivamente 250 milioni di euro. Il provvedimento individua tre requisiti per beneficiare dell’incentivo: residenza in Italia, rottamazione di un televisore e il pagamento del canone di abbonamento al servizio di radiodiffusione.
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SUPERBONUS:
a che punto siamo con la proroga? MARCO ZONETTI
12 Progetti Finanza&
“Sono sinceramente orgoglioso di questa misura su cui sto lavorando ormai da più di un anno, e che siamo riusciti a realizzare nel momento più grave dell’emergenza sanitaria del 2020”. Questo il commento dell’on. Riccardo Fraccaro, ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Conte bis, a proposito del Superbonus 110%. La sua introduzione rientra nell’ambizioso progetto di convertire il sistema produttivo al fine di renderlo inclusivo e sostenibile, e permette a tutti i cittadini di rendere – gratuitamente – le proprie abitazioni più sicure ed efficienti. La misura si divide in 2 tipologie d’interventi: il Super Ecobonus relativo ai lavori di efficientamento energetico e il Super Sismabonus per quelli di adeguamento antisismico. L’incentivo consiste in una detrazione del 110% sulle spese sostenute nel periodo compreso fra il 1° luglio 2020 e il 30 giugno 2022, da suddividere fra gli aventi diritto in 5 quote annuali e, per la parte di spesa effettuata nel 2022, in 4 quote annue di pari importo. Per quanto concerne gli IACP, la scadenza entro la quale è possibile detrarre le spese è prorogabile al 31 dicembre 2022, e al 30 giugno 2023 nel caso in cui al 31 dicembre 2022 sia stato ultimato il 60% dei lavori. Per quanto riguarda i condomini, invece, la scadenza si estende fino al 31 dicembre 2022 qualora sia stato completato almeno il 60% dei lavori al 30 giugno 2022. Per accedere al Super Ecobonus occorre realizzare almeno un intervento definito “trainante”. Come ad esempio l’isolamento termico dell’involucro dell’edi-
ficio, plurifamiliare o unifamiliare; la sostituzione degli impianti termici con impianti cosiddetti centralizzati; la sostituzione degli impianti termici in edifici unifamiliari o nelle unità immobiliari ubicate in edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e godano di uno o più accessi autonomi dall’esterno. Effettuato almeno uno degli interventi trainanti, è possibile realizzare anche interventi definiti “trainati”, vale a dire schermature solari; installazione di impianti fotovoltaici e di impianti di domotica; eliminazione di barriere architettoniche; sostituzione d’infissi e così via. A patto che l’insieme degli interventi trainanti e trainati comporti almeno il miglioramento di 2 classi energetiche dell’edificio in questione o dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente sita all’interno di edifici plurifamiliari. Per usufruire del Super Sismabonus, basta invece realizzare un intervento di adeguamento antisismico. In tal caso è
possibile beneficiare della detrazione del 110% anche per l’installazione di sistemi di accumulo e d’impianti fotovoltaici. Per ottenere la detrazione, l’edificio in questione dev’essere però ubicato nelle zone sismiche 1, 2 e 3. Il beneficiario del Superbonus può scegliere l’opzione dello sconto in fattura. L’impresa e le imprese che hanno effettuato i lavori applicano cioè uno sconto fino al 100% del valore della fattura dando modo al cittadino di realizzare i lavori senza il minimo esborso di denaro. L’impresa si vedrà riconoscere quindi un credito d’imposta pari al 110% dello sconto applicato, da utilizzare in quote annue di pari importo cinque (o in quattro per le spese sostenute nel 2022). In alternativa, il cittadino può sostenere direttamente il costo dei lavori, scegliendo poi se utilizzare la detrazione in compensazione per versare meno tasse o cedere il diritto d’imposta a terzi (fra cui gli istituti di credito).
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DOPO ANNI DI PROCLAMI HANNO VISTO LA LUCE UNA SERIE DI INIZIATIVE P E R A I U TA R E B I S O G N O S I E FA M I G L I E C O N F I G L I
BONUS SOCIALI
lo stato al fianco di chi ha bisogno MARCO ZONETTI Dopo anni di proclami, arriva la tanto attesa semplificazione burocratica della P.A. Tra i primi provvedimenti a godere di tali benefici è il “Bonus Sociale”. Come stabilito dal D.L. 26 ottobre 2019 n. 124, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157 dal 1° gennaio 2021 i bonus sociali per disagio economico saranno riconosciuti automaticamente ai cittadini/nuclei familiari che ne hanno diritto, senza che questi debbano presentare domanda. E’ uno sconto sulla bolletta, introdotto dal Governo e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, per assicurare un risparmio sulla spesa per l’energia elettrica, il gas e l’acqua alle famiglie in condizione di disagio economico (e per quanto riguarda il Bonus Elettricità anche per chi ha familiari con problemi fisici che li costringono ad utilizzare delle apparecchiature elettromedicali e, quindi, a consumare di più). Infatti il bonus è previsto per situazioni di “disagio economico” (per famiglie con reddito ISEE non superiore a 8.265 euro o per famiglie numerose con più di 3 figli a carico con ISEE non superiore a 20.000 euro) e per “gravi condizioni di salute” (disagio fisico dovuto a casi in cui una grave malattia costringa all’utilizzo di apparecchiature mediche alimentate con l’energia elettrica indispensabili per il mantenimento in vita). Possono accedere al Bonus anche i titolari del Reddito di cittadinanza, in base alla legge 28 marzo 2019, n. 26, anche se la soglia ISEE è superiore a 8.265 euro. Si tratta di una iniziativa importante per consentire che l’accesso a beni indispensabili come l’elettricità il gas e l’acqua sia davvero un diritto per tutti i cittadini,
prima ancora che un’attività economica. Lo sconto del bonus serve infatti a combattere la povertà energetica, consentendo alle famiglie in condizione di disagio e alle famiglie numerose un risparmio sulla bolletta elettrica e del gas che resta anche in caso di cambio del venditore o del tipo di contratto (per esempio se si passa da un contratto dal mercato di maggior tutela ad uno nel mercato libero). Con questo principio il Bonus è stato poi esteso anche al Servizio Idrico, che a differenza di elettricità e gas è un servizio in concessione affidato al gestore locale che è unico per ogni territorio. Inoltre, in aggiunta, uno dei componenti del nucleo familiare ISEE deve risultare titolare di una fornitura elettrica/gas/idrica per usi domestici attiva (o sospesa per morosità) o usufruire di una fornitura centralizzata gas/idrica attiva e per usi domestici. Il cliente avrà modo di verificare in bolletta l’applicazione del bonus, perché il venditore dovrà mettere in evidenza tale voce. I bonus sociali luce e gas sono applicati direttamente in bolletta nel caso in cui uno dei componenti del nucleo familiare sia risultato intestatario di una fornitura diretta (individuale) con i requisiti di cui sopra. Invece, nel caso in cui il nucleo familiare usufruisca di una fornitura centralizzata (condominiale) viene riconosciuto l’intero importo alla famiglia disagiata una volta l’anno, nel caso del bonus idrico con assegno circolare intestato al componente del nucleo familiare che ha presentato la DSU e recapitato all’abitazione del nucleo familiare, nel caso del bonus gas con bonifico domiciliato intestato al componente del nucleo familiare che ha presentato la DSU e ritirabile presso qual-
siasi sportello di Poste italiane (le modalità e le tempistiche per il ritiro del bonifico saranno comunicate agli interessati mediante apposita comunicazione; i termini per i ritiro del bonifico sono stati significativamente estesi rispetto a quelli previsti nel precedente sistema “a domanda”). Infine, se il cliente chiude l’utenza o viene effettuata la voltura ad altro utente - perché, per esempio, cambia residenza e si trasferisce in altra abitazione - l’ammontare di bonus restante verrà erogato in un’unica soluzione e non potrà essere richiesto un nuovo bonus per l’anno di competenza da nessuno dei componenti del nucleo familiare di appartenenza. Il bonus viene erogato in continuità anche quando il cliente decida di cambiare contratto o fornitore. L’agevolazione, sarebbe dovuta partire il 1° gennaio, invece ha iniziato ed essere attiva da luglio dopo gli aggiustamenti di Arera, l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente. L’Authority, con la sua ultima delibera, ha modificato alcuni aspetti richiesti dalle osservazioni del Garante della Privacy. Si tratta di aggiustamenti mirati a disciplinare il passaggio di dati tra l’Inps e il Sistema informativo integrato (Sii) gestito dall’Acquirente Unico, la banca dati con le informazioni su forniture elettriche, gas e i gestori idrici competenti per territorio. Nella delibera viene stabilito che nella bolletta sintetica successiva al 30 giugno 2021 dovrà essere presente una comunicazione che informa il cliente che se ha diritto ai bonus sociali, i suoi dati personali trasmessi con il modello Dsu per la definizione dell’Isee saranno trattati da Arera in conformità alle indicazioni contenute nell’Informativa Privacy.
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Progetti Finanza&
L ’ A N A L I S I D I M A R C O C A R LO M A G N O C O M P O N E N T E D E L C O M I TAT O UNICO DI GARANZIA DELL’ENTE, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO D E I M I N I S T R I , D E L C N E L E D E L L ’ A G E N Z I A D E L L E E N T R AT E
Pubblica Amministrazione, la digitalizzazione passa dalle nuove competenze
«Decenni di tagli, di mancato turn over, hanno fortemente indebolito le nostre Pubbliche Amministrazioni, sia dal punto di vista numerico che professionale»
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VINCENZO F. ZEFFIRI
l processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è una delle condizioni fondamentali perché la società e il mercato italiani possano beneficiare della rivoluzione digitale a pieno, svecchiando e snellendo procedure e uffici ormai obsoleti. È l’Europa stessa che ce lo chiede con veemenza e che ci invita ad investire parte dei fondi previsti dal PNRR su questa sfida. Già da qualche mese si sono visti i primi passi verso un rinnovo profondo degli enti pubblici. La transizione digitale è un processo complesso e che investe profondamente diverse componenti di qualsiasi ente o azienda che intende percorrerla. Accanto alle tecnologie 4.0, sono determinanti soprattutto le competenze di manager e operatori che guidano la rivoluzione digitale e ne assicurano l’implementazione con efficacia ed efficienza. Queste ultime due caratteristiche, così inflazionate nei contesti gestionali, portano con sé una grande complessità e una articolata struttura di conoscenze, competenze, abilità ed esperienza sul campo che devono essere opportunamente combinate e fungere da casset-
ta degli attrezzi per i coraggiosi pionieri della digitalizzazione. Se si considera il contesto della PA in Italia il livello di difficoltà aumenta notevolmente richiedendo anche - o forse soprattutto - capacità gestionali e politico-negoziali di spicco. Il quadro appare davvero ricco di elementi e per analizzarlo abbiamo intervistato il dott. Marco Carlomagno, laureato in giurisprudenza, economia e sociologia, giornalista pubblicista, segretario generale FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, in servizio presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e componente del Comitato Unico di Garanzia dell’ente, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CNEL e dell’Agenzia delle Entrate. La situazione del personale nella Pubblica Amministrazione in termini di età e competenze è critica agli occhi di molti e richiede interventi. Qual è il suo punto di vista? Decenni di tagli, di mancato turn over hanno fortemente indebolito le nostre Pubbliche Amministrazioni, sia dal punto di vista numerico che professionale. L’età media ormai si aggira sui 55 anni, con punte che arrivano a 60 in alcuni
Ministeri, e la mancata formazione, ridotta a puro adempimento burocratico, quando viene fatta, non è in grado di aggiornare le competenze alle nuove sfide che la digitalizzazione ci impone. Una situazione quindi critica in molti casi, nonostante l’impegno del personale che viene troppo spesso lasciato solo. A partire dal concorso indetto per i tecnici nelle regioni del Sud, fino ai nuovi concorsi prospettati per il PNRR, si assiste ad una spinta nel potenziamento più che rinnovo delle competenze della PA. Spesso si parla di contratti triennali eventualmente rinnovabili. Le competenze richieste nelle prove sono solo in parte attinenti ai ruoli e solo nel recente concorso indetto dalla regione Emilia-Romagna per figure manageriali si faceva riferimento alla valutazione delle soft skill (group role play, individual role play e BEI). Emergono dunque secondo lei criticità nelle modalità e nella capacità di attrazione della PA? Come dicevo per decenni è mancata una politica di reclutamento seria e troppo spesso il precariato è stato un modo per aggirare con contratti a tempo determinato i vincoli assunzionali, provocando
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un fenomeno di difficile gestione, più volte censurato dall’Unione Europea. Il PNRR e i compiti assegnati alle PA per gestire i Piani dovrebbero portare finalmente ad un cambio di paradigma, tornando ad investire in modo organico e programmatico sulle risorse umane. Purtroppo le prime azioni del Governo Draghi in tale direzione sono assolutamente insufficienti. Si continua con la logica dei contratti a termine e, soprattutto, non si risolve il problema dell’ordinamento professionale che ormai è desueto, risalente a più di venti anni fa. In buona sostanza si cercano nuove professionalità, altamente professionalizzate, offrendo loro un contratto a termine e un inquadramento professionale non adeguato, con retribuzioni che non superano i 1.500 euro lordi mensili. Un mix che renderà un flop lo sbandierato piano di assunzioni del Ministro Brunetta. Se a questo aggiungiamo pure un certo dilettantismo nella predisposizione delle prove di esame, affidate a società esterne che evidentemente non avevano nelle loro banche dati quesiti specifici per le professionalità richieste e che hanno predisposto prove generaliste, in molti casi con evidenti errori, il quadro si fa certamente più preoccupante. Di recente ha discusso in altre interviste le ricadute di questa situazione. Chi sarà a farne le spese? Bisogna reinternalizzare le procedure di reclutamento coniugando la velocità di espletamento con la specificità delle posizioni richieste. Superare la politica del precariato prevedendo forme di reclutamento che prevedano anche momenti di formazione lavoro dopo la selezione, ma che siano mirate poi al mantenimento di queste professionalità selezionate e formate. Occorre accompagnare tale processo con la riscrittura dell’ordinamento professionale, per dare una giusta collocazione non solo a tali professionalità ma anche a chi in questi anni già era in servizio e ha permesso alle Amministrazioni di funzionare in una situazione di sostanziale abbandono. Se non si interviene in tale direzione a farne le spese sarà il Paese tutto che rischia di non colmare il gap con le altre economie avanzate. Se l’Europa e la situazione socioeconomica richiedono all’Italia forti cambiamenti soprattutto nel settore pubblico, quali sono gli interventi già posti in essere e quelli che secondo lei dovrebbero essere adottati quanto prima per una transizione digitale
delle competenze della PA? In questi anni abbiamo visto situazioni che potremmo definire a macchia di leopardo; qualche grande Amministrazione come l’Agenzia delle Entrate o l’Inps si sono dotate di infrastrutture tecnologiche capaci di delineare un modello mirato alla realizzazione di un’interfaccia diretta con l’utenza e con processi lavorativi tecnologicamente avanzati. Gran parte delle altre Amministrazioni pubbliche invece, spesso anche per le ridotte dimensioni, sono rimaste al passo. Fino ad oggi è mancata una vera cabina di regia, nonostante il proliferare di Enti e Agenzie centralizzate che avrebbero dovuto assicurare la dovuta governance a questo processo, e le best practices, ove realizzate, sono dovute a iniziative da ricondurre direttamente al partner tecnologico. Ritengo che per operare in senso fattuale sulla transizione digitale nelle PA bisogna mettere a fattore comune le linee di azione, investire sulla rete e sulla banda larga, sulle dotazioni,
rendendole disponibili in modo diffuso, e soprattutto agire sui processi lavorativi e sui modelli organizzativi. Per molti, transizione digitale significa ancora la mera informatizzazione di atti cartacei, di procedure obsolete e oscure, incomprensibili ai cittadini e foriere di inaccettabili ritardi per le imprese. Inoltre, andranno finalmente realizzate banche dati comuni e interconnesse, che evitino la duplicazione di adempimenti per i fruitori dei servizi. Infine, occorre garantire il decollo del lavoro agile, oggi di nuovo oggetto di un parziale dietro front rispetto alle potenzialità che l’emergenza pandemica aveva comunque evidenziato, in quanto può essere un importante fattore di sviluppo, costringendo le Amministrazioni a modernizzare i processi lavorativi, le capacità di interazione, le dotazioni informatiche e la qualità delle proprie reti, superando gli attuali modelli iper-gerarchici che costituiscono un freno alla transizione digitale.
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Progetti Finanza&
Il “decreto Covid” è legge: prove rapide e computer based, nel rispetto di precise linee guida del Comitato Tecnico Scientifico
LA RIFORMA BRUNETTA: la Pubblica Amministrazione veloce e digitale MARIA PIA ROMANO
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on le prove digitali e le selezioni rapide volute dalla Riforma Brunetta, ora divenuta legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la Pubblica Amministrazione entra in una nuova era, dicendo addio alle lunghe procedure del passato. Cambiano i concorsi pubblici e il Ministro Renato Brunetta lo annuncia sul suo profilo Facebook, con un lungo post e un video esplicativo, a riprova della ferma volontà di comunicare in maniera veloce, e accessibile a tutti. La disciplina delle prossime procedure concorsuali è contenuta nell’art. 10 della legge 76/2021 derivante dal decreto legge n.44/2021, i cosiddetto “decreto Covid”. Le nuove prove saranno, a quanto pare, esclusivamente computer based, più rapide, più trasparenti e notevolmente snellite rispetto a quelle a cui eravamo abituati fino ad ora. “Addio carta e penna, la Pa entra finalmente nella modernità. D’ora in poi prove digitali, selezioni rapide e trasparenti, stop al gigantismo dei concorsi.
L’articolo 10 è stato il primo atto della scommessa sul capitale umano pubblico che abbiamo messo al centro della ripresa”, commenta con orgoglio il Ministro Brunetta, che sottolinea: “In due mesi, grazie alla riforma, abbiamo sbloccato migliaia di posti di lavoro, occasioni preziose per i giovani, che più degli altri hanno sofferto questo periodo di pandemia. Grazie alla collaborazione di tutti, è passata la linea del governo senza indulgere a conservatorismi e battaglie di retroguardia. Voglio ringraziare anche i parlamentari che saggiamente hanno ritirato emendamenti che rischiavano di sgonfiare la portata innovativa della norma. Premiamo il merito, valorizziamo i percorsi formativi e i titoli di studio per le figure di alta specializzazione, facciamo tornare l’Italia ad avere fiducia nel futuro”. Conclude poi: “Con il “decreto reclutamento”, che completerà il pacchetto unitario di accompagnamento del Pnrr insieme alle semplificazioni e alla governance, nel pieno rispetto del cronoprogramma, introdurremo anche
procedure straordinarie per selezionare le figure professionali necessarie all’attuazione celere del Piano. Lo faremo garantendo massima trasparenza e massimo rigore, sempre guidati dall’articolo 97 della Costituzione”. Le modalità di selezione nel pubblico impiego saranno tutte digitali, rapide e trasparenti. Da maggio scorso, molti concorsi sono ripartiti o sono in fase di avvio, per un totale di 12mila posti di lavoro, grazie al nuovo Protocollo per lo svolgimento delle prove selettive in piena sicurezza, validato dagli esperti del Comitato tecnico-scientifico. Come cambiano, in pratica, i concorsi nel pubblico impiego con il decreto Covid? Ecco quali saranno le modalità di selezione per vari tipi di concorsi. Per i concorsi a regime post emergenza Covid, le modalità obbligatorie prevedono: una sola prova scritta e una prova orale; per i profili ad alta specializzazione tecnica, una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche
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delle posizioni bandite ai fini dell’ammissione alle fasi successive; l’uso di strumenti informatici e digitali nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali, sulla tracciabilità e sulla sicurezza. La commissione definisce, in una seduta plenaria, procedure e criteri di valutazione, omogenei e vincolanti per tutte le sottocommissioni, che saranno pubblicati sul sito dell’amministrazione contestualmente alla graduatoria finale. Per i concorsi già banditi, per cui non è stata sostenuta alcuna prova, restano le modalità in vigore sino al perdurare dello stato di emergenza. Inoltre, è previsto l’uso degli strumenti informatici e digitali nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali, tracciabilità, sicurezza. Per i concorsi da bandire, le modalità obbligatorie consistono: in una sola
prova scritta (la prova orale è eventuale); in una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite ai fini dell’ammissione alle fasi successive; nell’uso degli strumenti informatici e digitali con rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali, tracciabilità, sicurezza. I concorsi pubblici già banditi, quelli che saranno banditi durante lo stato di emergenza e quelli a regime prevedono delle modalità di selezioni eventuali, a cui sarà possibile ricorrere con le risorse disponibili. Per i profili ad alta specializzazione tecnica, ad esempio, ci potrà essere una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite ai fini dell’ammissione alle fasi successive. I titoli e
l’eventuale esperienza professionale possono concorrere al punteggio finale in misura non superiore ad un terzo (con riapertura del bando e pubblicità); l’eventuale videoconferenza per la prova orale; sedi decentrate; l’eventuale non contestualità garantendo comunque trasparenza e omogeneità delle prove. Il tutto nel rispetto delle linee guida del Comitato tecnico scientifico. Il nuovo protocollo per i concorsi pubblici validato dal Comitato tecnico scientifico prevede, ad oggi, tra le altre cose: la massima durata della prova in presenza di 1 ora; l’effettuazione del tampone nelle 48 ore antecedenti la prova; sedi decentrate per limitare al massimo gli spostamenti; l’obbligo di indossare la mascherina FFP2 che sarà fornita dall’organizzazione.
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Reddito di Cittadinanza
Vi racconto com’è la vita di un Navigator
«Non è vero che il RDC ha scoraggiato la ricerca del lavoro, vi spiego il perché» FRANCESCO GASBARRO
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Da due anni a questa parte l’intera classe politica si interroga sull’efficacia dello strumento del Reddito di Cittadinanza (RDC), voluto dal Governo Giallo verde nel primo mandato del premier Conte. Se da un lato la misura di sostegno al reddito ha aiutato alcune famiglie in difficoltà, c’è tutto un campionario di casi di furbetti che hanno approfittato di questo assegno mensile. Per avere un punto di vista privilegiato sul tema abbiamo intervistato un navigator, ossia uno di quei tremila tutor assunti dall’ANPAL Servizi per supportare gli operatori dei Centri per l’Impiego nella realizzazione di un percorso che coinvolga i beneficiari del Reddito di Cittadinanza. Sergio Izzi (38 anni) racconta la sua esperienza al fianco dei beneficiari RDC della Puglia e, senza mezzi termini, elogia la misura, pur riconoscendone i limiti. Infatti, in questi due anni Sergio ha avuto modo di conoscere il mercato del lavoro e capire pregi e difetti del Reddito di Cittadinanza. Il suo superamento non è stato mai del tutto scongiurato, oggi a maggior ragione il tema è tornato in auge perché il Covid ha messo ulteriormente a dura prova il tessuto sociale
e quindi la politica vorrebbe dirottare queste risorse. Attualmente sarebbero più di 2,8 milioni le persone che ricevono l’assegno mensile, una misura che ha stravolto il sistema delle politiche del welfare in Italia. Ma si tratta di una forzatura improntata all’assistenzialismo o una misura necessaria per lenire le sofferenze della pandemia? Sergio Izzi non ha dubbi. “Non voglio fare l’avvocato difensore del RDC,
ma chi pensa che i beneficiari siano dei nullafacenti, che preferiscono ricevere l’assegno piuttosto che andare a lavorare, si sbaglia di grosso. La maggior parte degli assegni – spiega Izzi sulle colonne di Progetti & Finanza – si attesta sui 580 Euro di media, a cui vanno sottratti gli importi garantiti per gli affitti o i mutui. Sono persone con un grado di istruzione bassissimo e con un’età già avanzata. In ragione di ciò queste persone si ritro-
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vano con pochi spiccioli in tasca, non è pensabile che preferiscano il reddito al lavoro. Vi assicuro che la gente ha ancora voglia di lavorare, non è vero che il reddito abbia fatto rilassare chi era alla ricerca di un impiego. Bisogna piuttosto interrogarsi su quanto sia dignitosa l’offerta di lavoro che c’è in giro, in termini di diritti, compensi e ore lavorative”. Non è tutto oro quel che luccica, chiaramente c’è sempre un rovescio della medaglia. A partire dal fenomeno del lavoro nero in concomitanza con la percezione del sostegno economico, fino ad arrivare ai furbetti che lo percepiscono pur non avendone diritto, magari facendo una vita tra lussi e sfarzi. “Ma se vengono scoperti questi casi vuol dire che i controlli funzionano” – sottolinea il nostro intervistato – “non possiamo pensare di rimuovere uno strumento utile, in virtù del fatto che esistano alcuni casi limite. Altrimenti dovremmo rimuovere anche le pensioni di invalidità per tutti i falsi invalidi che ci sono. Piuttosto bisogna continuare con i controlli per garantire equità”. Sullo sfondo c’è un contesto nazionale che ha visto aumentare i beneficiari
durante la pandemia. Eppure, con la diminuzione dei contagi le aziende hanno aumentato le commesse, l’economia si è rimessa in moto e quindi questo vuol dire per forza di cose nuove possibilità di impiego, soprattutto nel settore dei servizi e del turismo. Sono queste le realtà imprenditoriali che hanno attinto in maniera importante dalle liste di reclutamento dei centri per l’impiego. In Puglia, nella Regione dove opera Sergio Izzi, sono le aziende di trasformazione dei prodotti agricoli che hanno aggiunto in organico ex percettori. Alcuni numeri, riportati dal nostro intervistato, testimoniano un certo fermento: “Con un’azienda del territorio ci eravamo accordati per l’assunzione di 400 unità da reperire nei mesi estivi, ebbene – spiega Izzi – siamo riusciti a trovarle in una sola settimana, a testimonianza di quanta buona volontà ci sia da parte dei lavoratori. Potremmo fare molto di più, è vero, ma attualmente siamo soltanto tre navigator in un territorio con 3000 beneficiari”. Poi ci sono i Comuni che, seppur in ritardo rispetto alla tabella di marcia, hanno avviato dei Progetti di Utilità Collettiva (PUC) con ricadute
positive sui territori che si esplicano in lavori socialmente utili, dalla gestione degli spazi comuni agli interventi nel verde pubblico. Le storie belle ci sono e vanno raccontate: “Alcuni percettori, a causa di alcune problematiche di salute, su diposizione dell’INPS, avevano la possibilità di non sottoscrivere il Patto per il Lavoro e percepire comunque l’assegno. Hanno deciso comunque di prendere parte ai progetti di inserimento lavorativo, a testimonianza del fatto che il lavoro sia vita ma soprattutto dignità”. Per il futuro Izzi si augura che anche i detrattori del RDC si convincano dell’efficacia della misura: “Le stesse persone che oggi lo criticano appartengono a quella classe politica che ha letteralmente smantellato il sistema dei centri per l’impiego e che oggi pretende un repentino cambio di passo. Certo, servono delle migliorie a partire dall’interscambio dei dati su scala nazionale tra le piattaforme informatiche, fino ad arrivare alla formazione attiva sulle reali necessità delle aziende; ma con il tempo tante cose potranno essere perfezionate sulla base delle esperienze avute in questi anni”.
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Progetti Finanza&
I L PA R L A M E N TA R E FA L E P U LC I A L P R O V V E D I M E N T O S I M B O LO D E L G O V E R N O C I N Q U E S T E L L E AUSPICANDONE PRESTO L’ABOLIZIONE
Tiramani:
«Caro reddito di cittadinanza hai fallito» FRANCESCO GASBARRO
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Il Reddito di Cittadinanza (RDC) è diventato nuovo terreno della contesa politica, in un momento storico in cui si intravede una timida ripresa economica dopo la pandemia. Da una parte ci sono il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, già da tempo in trincea rispetto alla paventata possibilità che l’assegno mensile possa essere abolito; poi c’è la destra che ne chiede il definitivo superamento e l’assegnazione delle relative risorse a politiche attive del lavoro che creino occupazione. Mentre l’ex premier Giuseppe Conte, nuovo leader pentastellato, si erge a massimo difensore del Reddito di Cittadinanza risulta interessante il parere di un’altra forza che compone l’attuale e variegata maggioranza del Governo Draghi, quella Lega che durante l’esecutivo Giallo-Verde aveva avviato, tre anni fa, il percorso di una misura che ha certamente stravolto il sistema del welfare italiano. Per approfondire il punto di vista del ‘Carroccio’ abbiamo intervistato l’onorevole Paolo Tiramani (38 anni, Lega) componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e sindaco di Borgosesia (VC), nonché imprenditore del settore delle pulizie. I suoi incarichi hanno tutti dei collegamenti, a
vario titolo, con il mondo del lavoro e quindi il suo parere restituisce un’analisi lucida e attinente sui temi del Reddito di Cittadinanza. In linea con l’idea del suo partito, Tiramani più che criticare la misura in sé, sottolinea la mancata attuazione di alcuni suoi aspetti fondativi da cui appunto ne scaturirebbe l’attuale
inefficacia. “In passato il centrosinistra aveva dato vita al REI (ndr. Reddito di Inclusione) come prima misura di contrasto alla povertà a carattere universale. Questa misura – evidenza l’onorevole Paolo Tiramani ai microfoni di Progetti & Finanza – risultava essere più snella e funzionale
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soprattutto per gli Enti pubblici che potevano facilmente impiegare i percettori per lavori di pubblica utilità. Io sono tra quelli che all’epoca aveva votato convintamente il Reddito di Cittadinanza perché come era stato presentato poteva avere un senso, seguendo quello che doveva essere il modello tedesco. Ma a distanza di alcuni anni dalla sua entrata in vigore è sotto gli occhi di tutti che il RDC sia rimasto soltanto un sussidio permanente che non porta a nessuna forma di lavoro vero”. Ad essere venuta meno sarebbe la cosiddetta ‘fase 2’, quella dell’affrancamento dall’assegno mensile e dell’inserimento (o reinserimento) nel mondo del lavoro. Per fare questo servirebbero maggiore funzionalità per tutti i centri per l’impiego, un sistema di interscambio tra le banche dati con un maggiore ruolo attivo dei navigator e politiche di formazione, in risposta alla crescente domanda di manodopera specializzata. “Tanti sono gli aspetti da migliorare – evidenzia Tiramani – partendo dai navigator, 3000 persone assunte il cui operato fino ad ora è stato impalpabile. Le agenzie del lavoro, nonostante tutto, continuano a non funzionare e, se non
si individuano i correttivi, ritengo che dopo tre anni si possa cominciare a ragionare sul definitivo superamento del Reddito di Cittadinanza”. Con molta onestà l’intervistato riconosce che, in tempi di pandemia e di crescenti difficoltà economiche, la misura di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà, sia stata comunque necessaria a lenire i disagi dei nuclei più esposti. “Ma in un’ottica di auspicata ripresa economica qualcosa deve cambiare – secondo Tiramani – perché adesso le imprese cercano manodopera, anche ben retribuita, ma nessuno vuole più andare a lavorare perché c’è il ‘salvagente’ del Reddito di Cittadinanza”. Allo stato attuale, il Reddito di Cittadinanza sta provando ad entrare nella sua fase matura, ovvero quella dell’attuazione dei PUC (Progetti di Utilità Collettiva) da attuare nell’ambito degli enti locali. È un tema molto caro a Tiramani perché da anni amministra un Comune della provincia di Vercelli dove, così come in tanti centri d’Italia, il personale non è mai abbastanza per gestire tutti gli aspetti della cosa pubblica. “Con lo strumento del Rei – riporta
l’esponente leghista – riuscivamo più facilmente ad impiegare i percettori in progetti di utilità pubblica, con il Reddito di Cittadinanza tutto questo diventa più complicato, a causa di tanti ostacoli posti dalla burocrazia e dalla normativa sulla privacy che non consentono di disporre delle liste con i nominativi. Mancano dei decreti attuativi chiara e ancora una volta si tratta di un’opportunità persa per dare un senso alla misura”. Con lo sguardo rivolto al futuro ogni politica attiva del lavoro deve per forza interfacciarsi al PNRR e alle sue finalità. Per la prima volta da molti anni a questa parte ci sono tante risorse da spendere, che però sono ben vincolate ad alcuni obiettivi tematici da perseguire. È un’opportunità senza precedenti per creare posti di lavoro in settori innovativi, ma chiaramente tutto questo dovrà andare di pari passo con la pianificazione delle misure di welfare che andranno fatte con risorse proprie dello Stato. Non è chiaro se il Governo Draghi stia pensando di superare il RDC, ma l’onorevole Tiramani non ha dubbi: “Spero che l’attuale esecutivo intervenga subito, vanno creati nuovi posti di lavoro, per dare un futuro solido al nostro Paese”.
I NT E RV I S TA A L S E G R E TA R I O G E N E R A L E F I M C I S L R O B E RTO B E N AG L I A .
Il mondo del lavoro post covid: dal blocco dei licenziamenti alle fabbriche che chiudono «Per ogni euro investito in transizione ecologica o digitale, almeno un altro deve essere investito in piani sociali» MARIA PIA ROMANO
L’
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emergenza sanitaria, era prevedibile, ha portato con sé anche un’emergenza economica che oggi più che mai merita di essere affrontata, per scongiurare pericolose tensioni che indebolirebbero ancora di più il tessuto produttivo italiano. Secondo il Decreto Legge del 30 giugno 2021, n. 99, cioè il c.d. Decreto Lavoro approvato dal Governo per introdurre nuove misure per lavoratori, imprese e fisco, è prevista una proroga del blocco licenziamenti solo per alcuni settori. Per altri, invece, i licenziamenti sono sbloccati dal 1° luglio: si tratta dell’industria manifatturiera e dell’ edilizia. Il blocco licenziamenti è prorogato fino al 31 ottobre 2021, invece, per i settori che sarebbero maggiormente colpiti dall’emergenza da Covid-19 e per cui non vi è stato ancora segnale di ripresa, ovvero abbigliamento, tessile e calzaturiero. Si tratta delle categorie che rientrano nella classificazione delle attività economiche Ateco2007, con i codici 13, 14 e 15. Solo per questi settori è possibile richiedere i trattamenti di cassa integrazione ordinaria (CIGO) e assegno ordinario (AO) per Covid, per un periodo massimo di 17 settimane, fino al 31 ottobre 2021. C’è da aspettarsi che i datori di lavoro delle Ateco 13, 14 e 15 lo facciano, visto che molte attività arrancano e l’attività risulta ridotta, se non sospesa. Il blocco dei licenziamenti, che, lo ricordiamo, era stato introdotto per la prima volta con il Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, ovvero il c.d. Decreto Cura Italia, a quanto pare non sarà ripristinato. Il blocco era previsto inizialmente solo per 60 giorni, quindi fino al 16 maggio 2020. Era destinato a tutti i datori di lavoro indipendentemente dal numero di dipendenti. Il blocco prevedeva il divieto di licenziare. Con la Legge 24 aprile 2020, n. 27 di conversione del Decreto Cura Italia è stata poi introdotta l’esclusione da tale divieto per i licenziamenti legati al personale che subentrava in contratti di appalto. Lo stop è stato poi
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prorogato in diversi decreti emergenziali, fino a che non è stato limitato alle aziende in cui venivano utilizzati gli ammortizzatori sociali straordinari, previsti per l’emergenza Covid, con il Decreto Sostegni (Decreto Legge 22 marzo 2021, n.41). Mentre la situazione in alcuni casi diventa tesa e richiama l’attenzione dell’opinione pubblica con le proteste di piazza, abbiamo ascoltato il Segretario Generale FIM CISL Roberto Benaglia. La sua esperienza sindacale inizia da giovanissimo con diversi incarichi territoriali e nazionali a partire dai primi anni ’80. Eletto Segretario Generale dal 13 luglio 2020, Benaglia si occupa da sempre di contrattazione, innovazione nel campo del mercato del lavoro, della formazione continua, delle politiche attive, del welfare contrattuale. Mentre l’Italia, emergenza sanitaria permettendo, si prepara ad andare in ferie, alcuni lavoratori dell’industria manifatturiera hanno avuto l’amara sorpresa del licenziamento. Lei cosa ne pensa? Purtroppo siamo costretti ad affrontare una nuova emergenza occupazionale, che aggrava il fronte delle aziende in crisi. Nel nostro settore metalmeccanico abbiamo oltre 80 tavoli di crisi storiche aperti al MiSE: Whirlpool, ex-Embraco, Piombino, Jabil, ecc.. Questa è la cartina di tornasole che il MiSE sta fallendo la sua missione sulle rendustrializzazioni, che si somma ad uno sterile sistema di politiche occupazionale, visto che siamo forse l’unico paese in Europa che ha contemporaneamente una disoccupazione giovanile a due cifre e aziende che hanno difficoltà a trovare professionalità. In questi giorni, come se non bastasse, si sono aggiunti nuovi casi: la Giannetti Ruote, la Gkn Driveline e ultima in ordine di tempo la fabbrica di cuscinetti Timken di Brescia. Qui lo sblocco dei licenziamenti c’entra fino ad un certo punto. Sono tutte aziende della componentistica auto, alcune anche di proprietà di fondi finanziari e come sap-
piamo, il settore dell’automotive è epicentro della transizione ecologica e digitale. Un settore che non ha superato i contraccolpi della pandemia: oggi le immatricolazioni sono ancora al -25% sotto la fase pre-pandemica, gli impatti in termini sociali ed economici su tutto il settore e la filiera della componentistica senza politiche di sostegno rischiano di essere davvero pesanti. Parliamo di un settore che fa oltre 11% del Pil nazionale, non possiamo essere distratti, servono risorse e politiche di settore straordinarie se vogliamo evitare che il pacchetto “Fit for 55” si traduca per l’Italia in uno tsunami economico, industriale e sociale. Detto ciò, la nostra industria manifatturiera sta andando molto bene, i dati ci parlano di una ripresa consistente. Questa ripresa però va sostenuta, le risorse del Recovery Plan sono un’occasione storica per modernizzare il paese e dare una spinta alle nostre imprese, a patto però che si mettano le mani ai tanti lacci e laccioli che per anni hanno frenato il paese: sburocratizzazione, accesso al credito, investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, tempi certi della giustizia e un nuovo sistema formativo che veda un diverso rapporto tra impresa e lavoro. Abbigliamento, pelletteria, calzature e tessile sono, secondo lo Stato, i settori ancora in crisi che stentano nella ripresa. Le pare una fotografia veritiera della situazione del nostro Paese, oppure si potrebbe dare una diversa interpretazione ai dati? Si certo, il sistema moda Italia ha avuto insieme al turismo e alla ristorazione pesanti danni, a questi si sommano anche tutta quella serie di piccoli artigiani e commercianti che nell’anno e mezzo di lock-down hanno visto pesanti perdite. Molti di loro hanno chiuso e probabilmente non riapriranno. Per questi servono misura straordinarie. L’industria metalmeccanica, devo essere sincero, ha tenuto bene alla pandemia, anche grazie ai protocolli per la sicurezza messi in piedi grazie al sindacato le
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aziende hanno continuato a lavorare. Il problema semmai è di prospettiva, come dicevo, se settori importanti per l’occupazione e l’economia come quello dell’automotive sono al centro della grande transizione ecologica e digitale, non da meno sono altri settori metalmeccanici che con la trasformazione digitale avranno importanti impatti. Sul piano contrattuale abbiamo introdotto col rinnovo del CCNL dei metalmeccanici a febbraio di quest’anno importanti novità: dal sistema dell’inquadramento, alla formazione, al welfare…ma non basta, perché siamo davanti a trasformazioni epocali: clima, digitale, demografia e il lavoro è l’epicentro di queste grandi trasformazioni. Per non lasciare dietro nessuno per ogni euro investito in transizione ecologica o digitale, almeno un altro deve essere investito in piani sociali che rendano sostenibile la transizione. Secondo il Ministro del Lavoro Orlando, bisogna utilizzare l’ondata di finanziamenti del Recovery Plan per responsabilizzare le imprese e legarle con forza al Paese dove operano e dal quale ricevono sovvenzioni. Lei è d’accordo? Pensa che sarà difficile da mettere in pratica questo proposito? Siamo in un economia di mercato non possiamo obbligare le aziende a restare se vogliono delocalizzare, ma possiamo fare altro. Io userei i fondi del Recovery Plan per creare un “ecosistema” favorevole alle imprese, a partire dalle infrastutture e dallo snellimento della nostra burocrazia elefantiaca. Abbiamo i migliori metalmeccanici al mondo, se creiamo anche le condizioni perché le imprese possano lavorare meglio non credo che ci sia tutta questa voglia di delocalizzare. Possiamo poi fare come fanno nel resto d’Europa, rendere cioè i licenziamenti costosi e onerosi per le imprese e fondi che intendono dismettere attività in Italia. Ogni procedura di esubero deve prevedere, come avviene nel resto dell’UE, piani sociali e procedure per cui le aziende non liquidino decine di lavoratori con una e-mail in barba a sindacato, territorio e politica, ma si siedano ad un tavolo per trovare insieme una soluzione lavorativa. Alta tensione dopo i casi GKN in Toscana e Whirpool in Campania: si ipotizzano sanzioni alle multinazionali che delocalizzano. Cosa ne pensa Fim Cisl? Solo le sanzioni, senza piani industriali e procedure che prevedono un iter certo in cui vengono coinvolti sindacati, governo e impresa per la ricerca di una soluzione servono a poco. Eventuali sanzioni rischiano solo di allontanare eventuali investitori. Già qualche altro ministro pochi anni fa aveva messo in campo una legge anti-delocalizzazioni, risultato? Provvedimenti di questo tipo servono a poco serve piuttosto come dicevo sopra politiche che rendano costosi i licenziamenti da una parte e dall’altra creare le condizioni perché aziende e multinazionali investano sempre più nel nostro Paese. GKN e Whirlpool non sono paragonabili in questo senso. La prima, di proprietà di un fondo finanziario, è dentro l’indotto di un settore in forte trasformazione e la proprietà non è un soggetto industriale, il che rende tutto molto più complicato. In questo senso dovremmo ragionare quando si affrontano processi di reindustrializzazione fino a che punto valga la pena affidarsi a fondi finanziari che hanno nel loro obiettivo il trimestrale e non lo sviluppo industriale. Su Whirlpool la situazione è un po’ diversa, siamo davanti ad un soggetto industriale che non ha mandato un avvocato a trattare dopo aver inviato le lettere di licenziamento. Questo non significa che sia meno grave, perdere 350 posti di lavoro nel Mezzogiorno del Paese non è la stessa cosa che nel nord del Paese. E’ una vertenza che si trascina da tre anni e che ha visto tre differenti governi tante promesse ma zero soluzioni. Oggi il tempo è scaduto ma non possiamo permetterci di perdere quei posti di lavoro, chiediamo a Whirlpool ulteriore
tempo, 13 settimane per trovare una soluzione dentro le pieghe del recovery plan. Il Decreto Lavoro ha anche istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il “Fondo per il potenziamento delle competenze e la riqualificazione professionale” (FPCRP), con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro per l’anno 2021. Queste risorse finanzieranno i progetti formativi rivolti ai lavoratori beneficiari di trattamenti di integrazione salariale per i quali è programmata una riduzione dell’orario di lavoro superiore al 30%, calcolata in un periodo di 12 mesi, nonché ai percettori della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI). Come giudica l’istituzione di questo fondo? E’ finalmente una buona misura. Non possiamo più aspettare quando parliamo di politiche attive che sono indispensabili per tutelare i lavoratori. La formazione è l’assets immateriale strategico su cui investire maggiormente se vogliamo mantenere la nostra economia ai primi posti dei paesi industrializzati al mondo. Le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, richiedono e richiederanno nuove competenze e un continuo aggiornamento. In questi anni lo abbiamo visto in tante imprese metalmeccaniche, il digitale insieme alla robotica ha trasformato le nostre fabbriche e le competenze necessarie. Bene, quindi, potenziare il fondo per le competenze. E’ una cosa che la Fim e la Cisl chiedevano da anni, in tutto il periodo di lock-down nelle aziende in crisi i lavoratori in cassa integrazione non hanno potuto fare neanche un ora di formazione, è assurdo. Ma servirebbe uno sforzo in più, inserire dentro la riforma degli ammortizzatori causali legate ai cambiamenti legati alle transizioni digitali ed energetica, aiuterebbe a mettere in campo ulteriori risorse per piani sociali di ricollocamento. La formazione ha senso se riusciamo a far incrociare la domanda e l’offerta di lavoro, uscire dalla regionalizzazione delle politiche sociali per il lavoro semplificando e rendendo facile il dialogo tra domanda e offerta di lavoro sarebbe un grande passo avanti delle politiche attive del nostro Paese che oggi scontano tassi di collocamento da zero virgola.
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Ilva di Taranto : conciliare salute e lavoro si può! Ma occorrono scelte coraggiose Sul possibile futuro dello stabilimento siderurgico ha le idee chiare il coordinatore provinciale Usb Taranto, Franco Rizzo
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Nel contesto tarantino, in cui ormai da diversi anni ci si interroga sulle prospettive economiche future, cresce il consenso attorno all’Unione Sindacale di Base, che in riva allo Jonio, è nato proprio all’indomani della nota vicenda del sequestro dell’area a caldo dell’allora stabilimento siderurgico Ilva, gestito dalla famiglia Riva, avvenuto nel luglio del 2012. Un’organizzazione sindacale sui generis dal momento che non esita ad ammettere anche la possibilità di chiudere la fabbrica e riconvertire l’economia locale, diversificandola. E’ per questo che il coordinatore provinciale Usb Taranto, Franco Rizzo, alla domanda se sia possibile conciliare salute e lavoro, risponde così: “Ne sono certo, ma vanno fatti passi decisivi e coraggiosi. Non siamo nelle condizioni di continuare a dialogare con l’attuale gestore dello stabilimento, unicamente perché l’interlocutore è sordo alle richieste che provengono dai lavoratori e dalla comunità jonica, stanchi di vedere calpestati i propri diritti. Parliamo del diritto al lavoro, e ancor prima del diritto alla salute e alla vita. Dipendenti dello stabilimento, quelli che non sono in cassa integrazione, sono costretti ad operare in condizioni di estrema precarietà, dal momento che gli impianti sono ormai fatiscenti, e quindi pericolosi. Paradossalmente, in determinati reparti, vengono messi in cassa integrazione proprio gli addetti alla manutenzione. Spesso, anche di recente, abbiamo registrato incidenti che solo per caso non hanno causato conseguenze tragiche per la vita dei lavoratori. Quindi nessuna stabilità occupazionale e nessuna sicurezza sul lavoro.
Per quel che riguarda la città, diverse e autorevoli le argomentazioni scientifiche che parlano di numeri in crescita per quel che riguarda le malattie, anche infantili, che sono ritenute conseguenza dell’inquinamento di derivazione industriale. Da qui il bisogno e la richiesta di rinnovamento che parte dalla città. Raccogliamo questa esigenza per dire che ormai non è più tempo di rimandare. A Taranto, va intrapresa la strada della svolta, giocando la carta dell’accordo di programma, con il contributo di tutti, enti locali, sindacati, ambientalisti, cittadini... Vanno chiuse le fonti inquinanti e vanno fatti investimenti in una direzione diversa, per assicurare il posto di lavoro agli attuali dipendenti e ai lavoratori ex Ilva in Amministrazione Straordinaria, e per restituire una città vivibile ed un’aria respirabile ai tarantini. La comunità tutta si interroga da tanto sulla possibilità di tenere insieme diritto al lavoro e diritto alla salute e al rispetto dell’ambiente. Senza ombra di dubbio sappiamo che questa possibilità esiste, ed è tempo di attuarla, ma bisogna che la politica faccia scelte importanti a Taranto, come ha fatto in passato per Genova o Trieste. Negli ultimi dieci anni sono andati letteralmente in fumo circa 5 miliardi, utilizzati per alimentare la cassa integrazione; queste risorse, peraltro pubbliche, avrebbero potuto essere utilizzate per dare un’opportunità di sviluppo diverso, e quindi finalmente dignità, ad una città che è da troppo tempo sotto minaccia occupazionale.
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INTERVISTA AL PORTAVOCE DELL’INIZIATIVA ANNALISA CORRADO
RINASCIMENTO GREEN: il futuro dell’Italia passa da qui MARCO ZONETTI Mai come in questo momento che vede riaffacciarsi i fantasmi di bui periodi della Storia con nuove pandemie che hanno messo in ginocchio l’economia globale, la parola “Rinascimento” evoca un senso di rinascita e di ricostruzione di un mondo migliore. Vista l’emergenza ambientale sempre più pressante, dalla quale nascono proprio i fantasmi di cui sopra, tale Rinascimento non potrà che essere green. Rinascimento Green, iniziativa indipendente nata a fine 2019 “dal basso” e divenuta in breve tempo una realtà imprescindibile, si prefigge lo scopo di rendere finalmente l’Italia un modello di sostenibilità, coinvolgendo la società civile per dare vita a un “green new deal”. Ovvero un piano economico-sociale che, partendo dalla stretta correlazione fra ambiente, salute ed economia, combatta le diseguaglianze della società mettendo al tempo stesso fine alla crisi climatica.
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Portavoce di Rinascimento Green è l’ingegnere meccanico Annalisa Corrado, che da anni si occupa di ambiente ai più alti livelli per realtà come AzzeroCo2, Kyoto Club e Green Italia. Oltre a essere ideatrice del progetto Green Heroes con Alessandro Gassmann e autrice dell’ap-
prezzatissimo libro Le ragazze salveranno il mondo (People), nel quale racconta un secolo di lotta a difesa dell’ambiente portata avanti da un gruppo di donne straordinarie, da Greta Thunberg a Rachel Carson, da Jane Fonda ad Alexandra Ocasio-Cortez, passando per la premio Nobel Wangari Maathai e così via. Ad Annalisa abbiamo posto alcune domande sulla situazione italiana in relazione alle politiche ambientali, anche a livello di misure istituzionali. “Per la prima volta il G20 ha riconosciuto l’interconnessione tra clima, ambiente, energia e povertà: non era un passaggio scontato, finora erano considerati settori separati”. Queste le parole del Ministro della Transizione Ecologica Cingolani durante i lavori del G20 a Napoli. C’è finalmente speranza che i grandi della Terra abbiano compreso la cruciale importanza delle politiche green? A parole, è palese che non si possa più far finta di non vedere la realtà dei fatti e la situazione preoccupante dal punto di vista ecologico e ambientale. Quando invece si tratta di concretizzare, siamo invece ancora terribilmente indietro. Tanto per fare un esempio del divario tra pa-
role e fatti, nel momento in cui si chiede che entro il 2035 si chiuda definitivamente la vendita delle auto a combustione, ecco che si scatena l’immediata levata di scudi e la strenua difesa dello status quo. Secondo lei la Politica stenta ad abbracciare la “svolta green” per paura di scelte impopolari e per timore di perdere il consenso? Non solo. Se a livello territoriale si teme di scontentare l’elettorato e di perdere voti, a livello più generale ci si continua a genuflettere ai poteri forti e ai colossi industriali. Ed è un fenomeno del tutto trasversale: si sono succeduti esecutivi di destra e di sinistra, ma le politiche ambientali sono rimaste immutate. Per fare un esempio: da anni gli ambientalisti mettevano in guardia sul destino segnato della plastica monouso, eppure i governi hanno sempre fatto orecchie da mercante. L’Italia ha anche un altro problema atavico: quello di non sfruttare intelligentemente le tante eccellenze che operano nel nostro Paese. Per restare in argomento, basti pensare a Catia Bastioli con la sua Novamont, una delle società più all’avanguardia nel settore delle bioplastiche. Da un lato, dunque, si è impreparati o non preparati a sufficienza, e
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dall’altro si tende a non profittare di chi le competenze le ha acquisite ai massimi livelli. Cosa ne pensa in tal senso del Superbonus 110%? Lo reputo una grandissima opportunità, nonché uno strumento coraggioso e visionario. Anziché aumentare il consumo di suolo pubblico, l’idea di riqualificare gli edifici residenziali già esistenti, che sono spesso dei colabrodi, alimentati da sistemi vetusti che, come minimo, peggiorano esponenzialmente la qualità dell’aria, è lodevole. E tuttavia nutro qualche riserva. In primis per quanto riguarda la sua durata effimera, che potrebbe aprire spazio a speculazioni e a investimenti al ribasso. Lo scopo principale del Superbonus non dovrebbe essere quello di puntare alla riqualificazione tout court bensì di mirare a una riqualificazione che passi per la massima incentivazione delle tecnologie migliori sotto ogni punto di vista. Anche il salto di due sole classi energetiche è troppo esiguo, ed è un sistema complicatissimo che non insiste a dovere sull’approvvigionamento dei materiali, aprendo di conseguenza la strada a distorsioni pericolose. Uno strumento non perfetto così com’è, dunque, ma senz’altro perfettibile.
COSA È IL RINASCIMENTO GREEN Rinascimento Green è un’iniziativa indipendente, o “dal basso”, nata nel 2019 con lo scopo di promuovere in Italia un nuovo Green New Deal, ovvero un nuovo progetto che coinvolga vari settori della società civile per una rinascita in chiave ecologista. Rinascimento Green parte dal presupposto che le sfide ambientali, economiche e quelle che riguardano la salute dei cittadini siano più che mai interconnesse, e che sia necessario occuparsi dell’una guardando anche alle altre. Un’opportunità per “cambiare rotta” e costruire un futuro modello di società – specie dopo la pandemia – creando nuovi posti di lavoro e affrontando al tempo stesso la crisi climatica. Rinascimento Green si propone dunque di realizzare infrastrutture digitali, bonificare le zone avvelenate del Paese, costruire una rete elettrica urbana ed extraurbana, proprio attraverso un green deal che permetta di affrontare l’emergenza ambientale attraverso un’economia sostenibile in un sistema completamente rinnovato e inclusivo. Baluardi dell’iniziativa sono: 1) il cambiamento del paradigma economico, atto a ridurre i consumi per evitare di sfruttare molte più delle risorse che abbiamo a disposizione; 2) l’abbandono del solo parametro del PIL per misurare la salute del Paese, introducendo anche altri parametri che valutino la qualità della vita (salute, gender gap, occupazione, equità sociale, istruzione, accesso ai servizi, benessere), i progressi nella lotta alla crisi climatica e la diversità ecologica; 3) la creazione di una società più equa attraverso una ripartenza inclusiva che sia in grado di ridurre le diseguaglianze, favorendo la partecipazione attiva dei cittadini, la trasparenza e la responsabilità condivisa. In questa direzione si sono mosse le due partecipatissime assemblee pubbliche, in Emilia-Romagna e Calabria, denominate AssembraMenti che, nell’aprile 2021, hanno portato rispettivamente alla designazione di quindici e dodici idee per la transizione ecologica da presentare alle due amministrazioni regionali. Portavoce di Rinascimento Green è l’ingegnere meccanico Annalisa Corrado, e una delle menti dell’iniziativa è Mattia Santori, leader delle Sardine.
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Le sardine tornano a galla con il Rinascimento Green MARCO ZONETTI
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Chi pensava che le Sardine fossero un fenomeno passeggero e legato a un preciso momento storico superato inesorabilmente dall’avvento della pandemia con relative restrizioni da Covid-19, deve necessariamente ricredersi. Il movimento capitanato da Mattia Santori, infatti, è quanto mai vivo, attivo e sempre più partecipe alla vita politica e sociale, non solo dell’Emilia Romagna ma anche di tutta Italia. La nuova avventura delle Sardine con Rinascimento Green ne è la prova. Collettivo di associazioni che si pone l’obiettivo di ridisegnare le politiche nella lotta contro i cambiamenti climatici (quanto mai attuale vista la recente catastrofe in Germania), Rinascimento Green ha ricevuto il prezioso apporto di quindici idee per favorire la transazione ecologica dell’Emilia Romagna, scaturite nel corso di “AssembraMenti”, una due giorni organizzata nell’aprile scorso da Santori e dalle Sardine che ha coinvolto oltre 300 persone, un evento poi replicato anche in Calabria. Idee che mirano a creare reti di cittadini che hanno a cuore l’ambiente e il progetto di lasciare un mondo migliore per le nuove generazioni. Dalla creazione di una banca della Terra all’introduzione di premi per chi riduce i consumi e utilizza fonti rinnovabili, all’iniziativa di piantare 150 milioni di alberi nuovi entro il 2030 e così via. “La dimostrazione pratica dello straordinario potenziale che hanno le iniziative dei cittadini dal basso”, ci dice lo stesso Mattia Santori, reduce dalla Pre-Agorà del Pd tenutasi a Bologna il 21 luglio 2021, nella quale ha “bacchettato” lo schieramento progressista per la mancanza di coraggio nel portare avanti determinate scelte per quanto riguarda l’ambiente e la sostenibilità. Esistono partiti o schieramenti più o meno virtuosi nel campo ecologico in Italia? Il Centrodestra è meno attento alle tematiche ambientali, mentre Pd e M5s sono più sensibili all’argomento. Ma se i grillini scontano a tutt’oggi il populismo iniziale e un approccio in un certo senso fantasioso all’ecologia che poi si è scontrato con la realtà dei fatti, i dem affrontano il tema con criteri più scientifici e ragionati, salvo poi spesso non metterli in pratica per paura di portare a termine azioni impopolari dal punto di vista del consenso. Tanto che, se in Calabria eravamo già persuasi che la giunta di Centrodestra fosse meno interessata a recepire le nostre idee, non ci aspettavamo certo il tiepido interesse dimostrato da quella di Centrosinistra in Emilia-Romagna.
In un Paese perennemente in campagna elettorale e la politica troppo concentrata sul consenso per effettuare scelte audaci e impopolari, la mobilitazione delle Sardine è quanto mai necessaria allora… Lo conferma il grande riscontro ottenuto da AssembraMenti, con cui siamo riusciti a radunare virtualmente cittadini interessati ma meno informati sulle tematiche ambientali, cittadini a loro volta più informati, attivisti, rappresentanti istituzionali e così via. Un’iniziativa spontanea tesa a divulgare notizie corrette e a sensibilizzare il maggior numero di persone sui temi ecologici. Un incontro e al tempo stesso una condivisione di energie e di passioni, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti che saranno sempre più cruciali in futuro. E, per affrontarne le sfide, le quindici idee scaturite da quell’incontro costituiscono un ottimo baluardo.
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confidi, assicurazioni, agenzie immobiliari, società utilities, Da prima di che telecomunicazioni, la Puglia diventasse di si terrà l’evento nazionale Covid free.
moda, Gallipoli lo era già. Era il ’94 Come vi state attrezzando? Gallipoli ha una responsabilità importravano al Bastione, storico ristorante tante e proprio perché è riconosciuta della città, per discutere le strategie per a livello nazionale come città anche dei superare il governo Berlusconi. E poi giovani, si è scelto di fare nel territorio Gianni Morandi a Lido Pizzo, e tanti altri l’evento. Nulla sarà affidato al caso, vi è vip negli anni hanno scelto la splendida un protocollo da rispettare e che riguarcittadina ionica cantata dal poeta Vitto- derà tutti gli attori del sistema. Abbiamo re Fiore. I ragazzi che ora fremono per una grande responsabilità e non posandare in vacanza a Gallipoli non erano siamo permetterci di perdere la partita. ancora nati, ma la città era già famosa, Stiamo lavorando costantemente per la anche per le sue discoteche. I lidi che buona riuscita dell’evento pilota di giumettevano un po’ di musica nelle notti gno. È chiaro che le Istituzioni fanno il speciali dell’estate: San Lorenzo e Fer- possibile, il resto però richiede un conragosto, quello che è venuto dopo è tributo importante anche dagli esterni. storia, perché Gallipoli ha saputo richia- Ci sono imprenditori che stanno invemare tutto il mondo, con il suo mare stendo su nuove discoteche e, a quanto cristallino, i suoi locali, i suoi eventi. Ora pare, sono già arrivate molte prenotacosa succede? Ne abbiamo parlato con zioni da parte di ragazzi da tutta Italia. il Sindaco Stefano Minerva. Gallipoli tornerà ad essere la capitale Sindaco Minerva, a giugno Gallipoli del divertimento giovanile?
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Gallipoli non torna indietro, o meglio: va avanti. sempre. Nei decenni passati Gallipoli era il punto di riferimento per le famiglie poi, grazie alla visione di imprenditori illuminati, il brand Gallipoli è diventato un’attrattiva per i più giovani. Sono del parere che un target non debba necessariamente escludere l’altro: Gallipoli nell’ultimo triennio è diventato un modello nazionale in grado di coniugare famiglie e cultura, giovani e divertimento. Non a caso gli ingressi dei contenitori culturali della città hanno visto il proprio numero raddoppiarsi. Gallipoli è una città ricca di storia, crocevia di culture, ma è anche una città fresca e giovanile. Come tutti i rapporti di convivenza serve il buon senso e il rispetto delle regole, senza non si può immaginare alcun futuro. La voglia di vivere la notte è tanta, ma siamo reduci da zona rossa e invochiamo che cessi il coprifuoco. Si comincia a parlare di vaccini per i più giovani. Pensa di organizzare centri vaccinali dedicati ai turisti, se ne avrà la possibilità? L’attuale Amministrazione ha dedicato un’attenzione importante al settore sanitario. Mi preme fare una piccola, importante premessa: il nosocomio gallipolino è diventato di primo livello proprio negli ultimi anni e insieme al Distretto Socio Sanitario abbiamo attivato un centro di assistenza medica per i tu-
ANALISI
MONITORAGGIO
VERIFICA DATI AZIENDALI
M A R C O C A P P A T O S P I E G A L’ I D E A D I U N A T A S S A S U L L E E M I S S I O N I D I A N I D R I D E C A R B ON I C A F I N A L I Z Z ATA A F E R M A R E I L R I S C A L DA M E NTO G LO B A L E
CARBON TAX «È ora che l’Ue faccia pagare chi inquina» MARCO ZONETTI Un milione di firme entro luglio 2021 per la carbon tax europea, un obiettivo che obbligherà la Commissione Ue a dare seguito alla proposta di Stop Global Warming, iniziativa lanciata da ben ventisette premi Nobel e poi trasformata in campagna di sensibilizzazione per opera dell’attivista ed ex europarlamentare Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e fondatore del movimento di cittadini europei sullo sviluppo sostenibile Eumans. La Carbon Tax è, in parole semplici, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica finalizzata a fermare il riscaldamento globale, costruendo al tempo stesso – attraverso per l’appunto gli introiti derivati dalla riscossione dell’imposta – un “tesoretto” utile a detassare il lavoro e finanziare la tanto annunciata conversione green. “La nostra proposta è semplice” illustrava nel 2018 lo stesso Marco Cappato al Fatto Quotidiano: “fissare a 40 euro il costo di ogni tonnellata di Co2 emessa dai combustibili fossili”. Per poi, nel giro di dieci anni, “aumentare il prezzo a 100 euro, in modo da dare il tempo agli operatori economici di fare investimenti adeguati sulle rinnovabili. A pieno regime si parla di oltre 100 miliardi di ricavi annui per l’Unione europea, a cui vanno aggiunti altri 20-30 miliardi derivanti da un’ulteriore tariffa sulle importazioni extra-continentali del carbone (per evitare che le aziende spostino le produzioni all’estero)”. Tre anni più tardi, dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19, l’attivista radicale è ancor più convinto della sua battaglia per la carbon tax. Come dichiara a FSNews: “Abbiamo semplicemente pen-
sato di tradurre la dichiarazione di alcuni economisti premi Nobel in una proposta politica. A maggior ragione in un momento come questo, con la pandemia che distrugge posti di lavoro e le emissioni che devastano il pianeta”. Secondo Cappato, “abbandonare i combustibili fossili deve essere conveniente dal punto di vista economico. Fare i moralisti dell’ecologia non serve. Non possiamo illuderci di poterci salvare solo attraverso comportamenti individuali virtuosi, come fare la raccolta differenziata, mangiare meno carne e spostarsi in bicicletta. Se non si trasforma profondamente l’intero sistema economico, gli sforzi personali non basteranno. I cambiamenti culturali, da soli, sono troppo lenti”. Alla luce di quanto avvenuto con la pandemia, dunque, ad avviso di Marco Cappato, è necessario riconsiderare il rapporto tra esseri umani ed ecosistema. Insistendo a non intervenire sulle emissioni di CO2 e sull’inquinamento, “le conseguenze in termini di salute e vite umane saranno molto più gravi e durature di quanto è accaduto con il Covid-19”. Rag-
giunto il margine di un milione di firme sulla carbon tax, commenta l’ex europarlamentare: «Ho fiducia che a quel punto potranno accoglierla e studiare una legge europea. Il problema è che non resta più molto tempo, non solo per le firme, ma per mantenere una condizione di vita decente sulla Terra». Tra le adesioni, quelle di diverse decine di sindaci italiani, fra cui Virginia Raggi (Roma), Beppe Sala (Milano), Dario Nardella (Firenze), Luigi De Magistris (Napoli), Giorgio Gori (Bergamo), Leoluca Orlando (Palermo), Antonio DeCaro (Bari), Federico Pizzarotti (Parma), Matteo Ricci (Pesaro) e tanti altri. Senza contare i primi cittadini di varie città europee, fra cui Dublino, Francoforte, Eindhoven, Dortmund e Monaco. A questi si sono aggiunti tre ex commissari europei (Emma Bonino, Violetta Bulc, Vytenis Povilas), il presidente dell’Assemblea Onu all’epoca degli Accordi di Parigi Mogens Lykketoft, l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani dal 2008 al 2014 Navanethem Pillay, il comitato di EarthDay e moltissimi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo.
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La vittoria agli europei spinge anche il PIL Si stima un aumento del Prodotto interno lordo di minimo lo 0,7% pari a circa 11/12 miliardi
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Una data che ricorderanno non solo gli sportivi ma tutti quanti. Una giornata in cui l’Italia è stata al centro dell’attenzione sportiva, e non solo, sia in Europa che nel Mondo. Finalista e vincitrice del Campionato Europeo di Calcio a Wembley contro l’Inghilterra e finalista, con Matteo Berrettini, del torneo di tennis di Wimbledon, dove il nostro rappresentante è stato sconfitto, ma ricevendo elogi unanimi per l’impegno e la sportività nel riconoscere la superiorità dell’avversario. Una bellissima immagine dell’Italia che, attraverso lo sport, ha conquistato l’Europa e il Mondo. Un’immagine vincente anche nella sconfitta. Molto bene ha sintetizzato, il pensiero di tutti gli italiani, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo la squadra di calcio, gli accompagnatori, i dirigenti e Matteo Berrettini, anch’egli in compagnia dei dirigenti della FIT (Federazione Italiana Tennis), finalista, sconfitto, a Wimbledon: Vi ringrazio per l’onore reso allo sport e al Paese, ha detto il Presidente Mattarella, siete stati accompagnati dall’affetto degli italiani e li avete ricambiati rappresentando nel miglior modo possibile lo sport e l’Italia. A Matteo Berrettini ha detto: arrivare a giocare la finale del torneo di tennis di Wimbledon è già un grande traguardo, ma la rimonta e la conquista del primo set equivale a una vittoria, considerando, soprattutto, che giocava contro il numero uno al mondo, Novak Djokovic. Complimenti a tutti davvero. Anche il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha voluto incontrare tutti i componenti la squadra di calcio, accompagnatori, dirigenti e Matteo Berrettini: Avete rafforzato in tutti noi, ha detto il Presidente del Consiglio, il senso di appartenenza all’Italia e l’orgoglio di essere italiani, ci avete messo al centro dell’Europa, ci avete fatto emozionare, commuovere, gioire, abbracciare. Lo sport insegna, unisce e fa sognare, è un ascensore sociale, è un argine al razzismo e uno strumento di coesione. Anche il Papa, dal letto d’ospedale dov’era ricoverato, ha voluto far giungere agli Azzurri e a Berrettini parole di elogio per la vittoria e per la magnifica prestazione. Un’Italia dal volto pulito, grintoso, sorridente, che esalta lo spirito di squadra o riconosce la superiorità dell’avversario pur non arretrando di un millimetro il proprio impegno. Questa Italia ha coinvolto tutti noi, che tanto avevamo bisogno dopo circa due anni di problemi e restrizioni, e non solo. Anche i Paesi nostri partner commerciali sono stati “affascinati” da questa Italia tanto che esperti di economia valutano il traino di questi
risultati ottenuti trasmettendo un’immagine positiva e propositiva del nostro Paese in un aumento del PIL di minimo lo 0,7% pari a circa 11/12 miliardi di euro. Questi risultati si otterranno grazie ad una maggiore spesa interna e ad una maggiore esportazione di prodotti “made in Italy”. Riferimenti positivi di questo genere li troviamo già, senza voler andare troppo lontano, nel 2006 quando l’Italia vinse il Campionato del Mondo di Calcio in Germania. In quella circostanza si ebbe una crescita, tra maggiori consumi interni ed export, del 4%. La differenza di numeri tra il 2006 e oggi è data, soprattutto, dal fatto che i rapporti commerciali con la Germania sono sempre stati ottimi e in quella circostanza ebbero un’impennata notevole. I nostri vicini tedeschi, pur essendo stati sconfitti dalla nostra squadra o, forse, proprio per questo, tifarono per noi durante la finale contro la Francia, mentre l’Inghilterra, pur essendo un Paese partner, non manifesta segnali positivi in tal senso anzi, è notizia di questi giorni che continuano ad arrivare disdette da parte degli Inglesi di prenotazioni di vacanze nelle nostre località turistiche. E’ indubbio che le affermazioni sportive, per la visibilità che hanno, creano un traino economico notevole e che a tirare la cordata sono soprattutto le maggiori squadre di calcio, Juve, Inter, Milan, Roma, Napoli o personaggi di altri sport che si affermano nelle loro discipline, che con le loro affermazioni o con la partecipazione a tornei internazionali, tipo la Champions League o tornei tipo Internazionali di Tennis di Roma, creano un indotto economico sul quale gli operatori degli alberghi, dei trasporti, guide turistiche, ristoranti eccetera eccetera eccetera, contano eccome. E’ più facile, ora, comprendere l’impegno che ogni squadra mette per raggiungere determinati obiettivi e quanto importante sia, non solo per le casse della loro società, la loro affermazione nelle competizioni internazionali. E’ altresì evidente che l’interesse immediato si materializza nella città protagonista della performance ma seguendo le indicazioni di cui parlavamo prima l’effetto traino che si crea per altri settori produttivi, magari allocati a chilometri di distanza, può essere significativo. Lo sport che veicola ed esalta lo spirito di una squadra, di un atleta, di una nazione è quello che trasmette azioni positive e voglia di condividerle, la stessa voglia che incrementa il PIL e ci fa vivere tante (speriamo per il futuro) “notti magiche”. Antonio Caivano
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SuperBonus 110%
A cura di Dario Gucci Avvocato
IL SUPERBONUS 110 E LA VENDITA INFRAQUINQUENNALE DELL’IMMOBILE
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I vantaggi del superbonus 110 si estendono anche alla disciplina della rivendita infraquinquennale dell’immobile. E’ il caso affrontato con l’istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate n. 204 del 24 marzo 2021 Si trattava di un’unità immobiliare inserita in un condominio mimino composto da sei unità abitative. Il condominio aveva deliberato interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico, con miglioramento di due classi sismiche e interventi di efficientamento energetico con miglioramento di almeno due classi. Interventi tutti che fruiscono delle detrazioni di cui all’articolo 119 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 come convertito dalla legge n. 77/21. A detti lavori si aggiungeva quale intervento “trainato” la sostituzione dei serramenti dell’unità immobiliare come deciso dal singolo proprietario. Sia il condominio che il singolo proprietario optavano per lo sconto in fattura applicato dall’impresa esecutrice: in particolare per le spese relative all’intervento “trainante” condominiale la parte di competenza dell’Istante ammontava ad euro 70.000 mentre le la spesa individuale “trainata” di sostituzione dei serramenti ammontava ad euro 10.000. Il condomino proprietario intanto sottoscriveva contratto preliminare di vendita della predetta unità immobiliare e, trattandosi di vendita infraquinquennale, si domandava se, ai fini della determinazione della plusvalenza tassabile, poteva dedurre dal prezzo di vendita sia la spesa per la ristrutturazione condominiale sia quella per la sostituzione dei serramenti interni così per complessivi euro 80.000. E’ noto infatti che in caso di rivendita speculativa dell’immobile abitativo, cioè di immobili rivenduti nei 5 anni dall’acquisto e non adibiti prevalentemente a prima casa, la differenza positiva tra il prezzo di rivendita e quello di originario acquisto costituisce per il venditore reddito imponibile ai fini Irpef ricadente nella categoria dei redditi diversi. Da tale plusvalenza si possono ovviamente dedurre le spese di manutenzione straordinaria sostenute nel periodo. La questione posta è se anche le spese non materialmente sostenute in virtù del meccanismo dello sconto in fattura possano abbattere la citata plusvalenza. In questo caso l’Agenzia delle entrate si è espressa in senso favorevole aderendo alla tesi del contribuente, peraltro con argomentazioni convincenti. Precisava infratti l’Agenzia delle Entrate che: L’art. 119 del D.L. 19 maggio 2020 n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020 n. 77, ha introdotto nuove disposizioni che disciplinano la detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, spettante nella misura del 110 per cento delle spese stesse a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici effettuati su unità immobiliari residenziali. Dette disposizioni si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (cd. ecobonus) nonché per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (cd. sismabonus) già disciplinate, rispettivamente, dagli articoli 14 e 16, del D.L. 4 giugno 2013, n. 63, convertito dalla legge 3 agosto 2013 n. 90.
Il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese relative a taluni specifici interventi finalizzati alla riqualificazione energetica e alla adozione di misure antisismiche degli edifici (cd. interventi “trainanti”) nonché ad ulteriori interventi, realizzati congiuntamente ai primi (cd. interventi “trainati”). In entrambi i casi, gli interventi devono essere realizzati: - su parti comuni di edifici residenziali in “condominio” (sia trainanti, sia trainati); - su edifici residenziali unifamiliari e relative pertinenze (sia trainanti, sia trainati); - su unità immobiliari residenziali funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno site all’interno di edifici plurifamiliari e relative pertinenze (sia trainanti che trainati); - su singole unità immobiliari residenziali e relative pertinenze all’interno di edifici in condominio (solo trainati). L’articolo 121 del medesimo decreto Rilancio, inoltre, stabilisce che i soggetti che sostengono, negli anni 2020 e 2021, spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, per taluni interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui ai citati articoli 14 e 16 del decreto legge n. 63 del 2013, ivi inclusi quelli che accedono al Superbonus ai sensi del predetto articolo 119 del decreto Rilancio, nonché per gli interventi di installazione di impianti fotovoltaici e di installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari (cd. sconto in fattura). In alternativa, i contribuenti possono, altresì, optare per la cessione del credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari con facoltà di successiva cessione. Successivamente l’articolo 1, comma 66, lettere a) e f) della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021) ha modificato l’articolo 119 del decreto Rilancio, prevedendo che il Superbonus si applica alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022. (Non ci si sofferma sul punto in quanto la disciplina del Superbonus è tuttora oggetto di proroga nell’ultimo decreto cd. “sostegni bis” in discussione al Senato) Come precisato nelle circolari interpretative il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese relative a taluni specifici interventi finalizzati alla riqualificazione energetica e alla adozione di misure antisismiche degli edifici (cd. interventi “trainanti”) nonché ad ulteriori interventi, realizzati congiuntamente ai primi (cd. interventi “trainati”). La maggiore aliquota del 110% si applica solo se gli interventi “trainati” sono eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi “trainanti” di isolamento termico dell’edificio o di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e sempreché assicurino, nel loro complesso,
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il miglioramento di due classi energetiche. Con riferimento alla condizione richiesta dalla norma che, ai fini dell’applicazione dell’aliquota più elevata, gli interventi “trainati” siano effettuati congiuntamente agli interventi “trainanti” ammessi al Superbonus è stato precisato che tale condizione si considera soddisfatta se le date delle spese sostenute per gli interventi trainati, sono ricomprese nell’intervallo di tempo individuato dalla data di inizio e dalla data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti. Ciò implica in sintesi che, ai fini dell’applicazione del Superbonus, le spese sostenute per gli interventi “trainanti” devono essere effettuate nell’arco temporale di vigenza dell’agevolazione, mentre le spese per gli interventi “trainati” devono essere sostenute nel periodo di vigenza dell’agevolazione e nell’intervallo di tempo tra la data di inizio e la data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi “trainanti”. Date queste premesse va ricordato che il Legislatore ha assoggettato a tassazione i guadagni (rectius, la plusvalenza) derivanti dalle cessioni immobiliari poste in essere con l’intento speculativo, che si presume sussistere quando intercorre un arco temporale inferiore a cinque anni tra la data di acquisto o costruzione dell’immobile e quella di vendita dello stesso. Infatti ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera b), del T.U.I.R. si considerano redditi diversi “le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari”. Il comma 1 del successivo articolo 68 del T.U.I.R. stabilisce che tali plusvalenze sono costituite “dalla differenza tra i corrispettivi percepiti nel periodo di imposta e il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo.”. Quindi, condizione per l’imponibilità della plusvalenza è che la cessione dell’immobile intervenga entro cinque anni dall’acquisto o dalla costruzione del cespite con esclusione dei beni acquisiti per successione e delle unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari. In ordine alle modalità di calcolo della plusvalenza la Corte di Cassazione ha affermato, con la sentenza n. 16538 del 22 giugno 2018, che: “premesso che il prezzo di acquisto od il costo di costruzione deve essere incrementato dei soli costi inerenti al bene, (...) sono a tal fine rilevanti le spese incrementative. Per spese incrementative, in giurisprudenza, s’intendono “quelle spese che determinano un aumento della consistenza economica del bene o che incidono sul suo valore, nel momento in cui si verifica il presupposto impositivo. Non possono, quindi, essere incluse tra le spese incrementative quelle che non apportano maggior consistenza o maggior valore all’immobile, perché attengono solo alla manutenzione e/o alla buona gestione del bene”. Sulla base di tale principio, la Corte di Cassazione così conclude: “sono costi inerenti al bene, in quanto tali deducibili ai fini della determinazione della plusvalenza tassabile, solo quelli che attengono al costo di acquisto (spese notarili, di mediazione, imposte di registro, ipotecarie e catastali, cioè i costi inerenti al prezzo di acquisto (...) o che si risolvono in aumento di valore del bene, perdurante al momento in cui si verifica il presupposto impositivo (ad esempio, le spese sostenute per liberare l’immobile da oneri, servitù ed altri vincoli, oppure le spese che abbiano determinato un aumento della consistenza economica del bene). D’altro canto, non rientrano
negli oneri deducibili le spese che attengono alla normale gestione del bene e che non ne abbiano determinato un aumento di valore, perdurante al momento in cui viene realizzata l’operazione imponibile. L’onere della prova della deducibilità del costo grava sul contribuente, che deve dimostrare, non solo di aver sostenuto le spese, ma anche la loro inerenza ed il carattere incrementativo del valore del bene”. Tanto premesso, nel caso di specie l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che le spese per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico e di efficientamento energetico, deliberati dall’assemblea del condominio, per la parte imputata all’istante, nonché le spese sostenute per la sostituzione dei serramenti nel proprio appartamento, rientrano tra le spese incrementative, nell’accezione formulata dalla Cassazione nella richiamata sentenza, trattandosi di spese che non attengono alla normale gestione del bene e che ne hanno determinato un aumento di valore, perdurante al momento in cui viene realizzata l’operazione imponibile. Tali spese, pertanto, possono essere considerate, ai fini del calcolo della plusvalenza della cessione infraquinquennale dell’immobile, ai sensi del citato articolo 68 del TUIR, tra i costi inerenti all’immobile medesimo. Quindi volendo esprimere quanto sopra in una formula avremmo: prezzo di vendita - prezzo di acquisto - spese incrementative dal valore (lavori di miglioramento antisismico ed energetico) = plusvalenza da tassare Risulta irrilevante, ai predetti fini, la circostanza che le spese in questione diano poi, in presenza dei requisiti richiesti dalla normativa, diritto al Superbonus di cui al citato articolo 119 del decreto Rilancio. Risulta, altresì, irrilevante, ai medesimi fini che per le predette spese si eserciti l’opzione, ai sensi del citato articolo 121 del medesimo decreto Rilancio, per il cd. sconto in fattura, trattandosi solo di una modalità alternativa alla fruizione diretta della detrazione. Si noti come nella maggior parte dei casi le spese incrementative costituite dai lavori del superbonus 110 possono abbattere notevolmente la plusvalenza da tassare con considerevole beneficio fiscale. Addirittura in molti casi avremmo che le spese sostenute abbattono completamente l’incremento di valore (plusvalenza tassabile) rendendo “esente da irpef” l’operazione di vendita. In caso contrario detta plusvalenza rientrerebbe nel calcolo complessivo dell’imponibile irpef a titolo di reddito diverso o in alternativa ex art. 1, comma 496, della legge n. 266 del 2005 (finanziaria 2006) sconterebbe a richiesta del contribuente in seno all’atto di vendita un’imposta sostitutiva del 26%. E’ la stessa Agenzia delle Entrate che esclude ogni diversa interpretazione. Ciò perchè ragionando diversamente si determinerebbe nei fatti, sottoponendo a imposizione una maggiore plusvalenza ex articolo 68, comma 1, del T.U.I.R, una tassazione del beneficio derivante dalla fruizione della detrazione fiscale o, in alternativa, dalla omologa fruizione dello sconto in fattura; tale ultima ipotesi è da escludere. In conclusione a seguito della citata istanza di interpello n. 204 l’Agenzia si è espressa in modo chiaro ed univoco in favore del contribuente. Sono così agevolate le operazioni di acquisto e rivendita di appartamenti da parte del privato in concomitanza di interventi assistiti da superbonus 110%. Il privato potrebbe così rivendere in serenità ad un prezzo superiore l’immobile rinnovato grazie alle agevolazioni fiscali, senza però incorrere nella severa tassazione delle plusvalenze infraquinquennali o comunque limitandola notevolmente.
A cura di Bruno Maizzi Vicepresidente nazionale dell’Associazione Movimento Consumatori
Dalla parte dei consumatori
SOS Famiglie Sovraindebitate causa covid-19 Continua senza sosta la nostra Azione, di cui al “Progetto D. M. 10 agosto 2020, art. 2 e Avviso Mise del 30 settembre 2020 per la destinazione delle risorse riferite all’emergenza sanitaria da Covid-19 da parte delle Regioni, ai sensi dell’art.148 L. 388/2000 – Iniziative a vantaggio dei consumatori”, volta a sanare situazioni di Sovraindebitamento delle famiglie, che in questo particolare pandemico si ritrovano, loro malgrado, in obiettive difficoltà economiche, con il fondato rischio di perdere il loro bene più prezioso “la propria abitazione” frutto di tanti sacrifici. Attraverso la Sezione Attività Economiche Artigianali e Commerciali della Regione Puglia “Dirigente la pregevole Dott.ssa Francesca Zampano e l’onnipresente insostituibile ed infaticabile Funzionaria Dott.ssa Giulia De Marco”, abbiamo avuto come associazione Movimento Consumatori, la possibilità di potenziare i nostri Sportelli Territoriali, ed i frutti non sono tardati a giungere, ovvero già diverse penose situazioni hanno trovato soluzione, attraverso la Legge 3/2012 “Legge su Sovraindebitamento”, e/o mediante “Saldo e Stralcio” dell’intera situazione debitoria. In ordine di tempo, l’ultima famiglia che ha potuto beneficiare del nostro operato è stata una di Foggia, che l’Istituto Bancario Creditrice aveva già ottenuto l’avvio della Procedura di Vendita all’Asta della loro unica abitazione, per mancato pagamento delle rate di mutuo. E’ logico il dover pensare “senza conoscere l’intera vicenda” che, l’Istituto di Credito bene ha fatto “per recuperare le somme erogate per l’acquisto dell’immobile” porlo all’asta, in considerazione del fatto che, il debitore non ha adempiuto a quanto contrattualmente stabilito, ovvero al preciso e puntuale pagamento delle rate mensili. Ma, avendo piena contezza delle vicissitudini patite da parte dei malcapitati debitori, ci si può rendere conto che il più delle volte, sia per occorse non prevedibili cause, che per mancanza di buonsenso ed elasticità dei creditori, si pone con le spalle al muro un intero nucleo famigliare. E’ opportuno quindi, nel caso di specie, scendere nei dettagli, al fine di poter meglio comprendere l’incresciosa situazione, in cui “due onesti e meritevoli coniugi” si sono ritrovati: -i coniugi in questione, perché godevano di una solida situazione lavorativa “entrambi impiegati in un’Azienda privata”, avevano richiesto ed ottenuto un Mutuo fondiario per acquisto prima casa, che puntualmente per oltre sette anni, provvedevano ad onorare il pagamento della rata mensile contrattualmente stabilita. Improvvisamente e senza opportuno preavviso, causa crisi del mercato ed esubero personale dell’Azienda,
si vedevano sospesi dal lavoro “senza cassa integrazione, ma con la sola prevista disoccupazione”, con ovvio conseguenziale sensibile riduzione del reddito mensile. Al verificarsi dell’inaspettato evento, immediatamente si recarono presso l’Istituto di Credito, documentando l’incresciosa situazione, chiedendo una necessaria rinegoziazione del Mutuo, al fine di poter ridurre la rata mensile in essere. Contrariamente alle legittime aspettative, ricevettero un netto perentorio diniego, il che costrinse i malcapitati, a fare una scelta “pagare la rata di mutuo e non far sopravvivere l’intero loro nucleo familiare formato anche da piccola prole” o “essere morosi nei confronti della Banca e continuare a vivere in maniera quasi decorosa”. Ebbene, in considerazione del fatto che, la rata del mutuo ammontava a circa €.1.000,00, e che loro ne percepivano attraverso la disoccupazione circa €.1.300,00 complessive, non c’era tanto da scegliere... con sole €.300,00 mensili, non avrebbero potuto sfamare e mandare a scuola i figli, non avrebbero potuto pagare le vitali utenze domestiche e quant’altro… Decisero quindi, di non pagare l’obbligazione. A dire il vero, hanno anche tentato di depositare mensilmente €.500,00, per parziale pagamento della rata di mutuo, al fine di non decadere dal beneficio del termine, ma anche questo tentativo, atto a dimostrare comunque la volontà di non volersi esimersi dall’impegno assunto, non venne considerato, in quanto dopo nove mesi di morosità, l’Istituto inoltrava Racc. A/R, nella quale comunicava l’unilaterale decisione di “decadenza del beneficio del termine” e iscrizione dei debitori “in blacklist dell’apposita Banca Dati. Dopo due anni circa, entrambi i coniugi, venivano riassunti regolarmente sempre dalla stessa Azienda, e perché ritornati ad avere la primitiva redditività mensile, si recarono nuovamente in Banca, sia per dare la buona notizia, che per richiedere il tornare in bonis. Ma anche questa volta, vennero sorpresi dal fatto che, detto Istituto di Credito aveva, nel frattempo ceduto il credito in sofferenza ad altra Società, e dovevano quindi interpellare questa. Interpellata la nuova Società creditrice, la stessa si mostrava disponibile al rientro, ma per il richiesto rientro in bonis, dovevano innanzitutto pagare in un’unica soluzione il debito pregresso ammontante a circa €.22.000,00, e nel contempo onorare le rate mensili scadenti di circa €.1.000,00. Cosa assolutamente impossibile per i debitori, poiché a seguito del lungo periodo di inattività, non potevano disporre di cotanta somma, e ne tanto meno, potevano richiedere ulteriore credito ad una qualsivoglia Società Finanziaria, perché a seguito dell’insolvenza, erano iscritti nel Registro dei Cattivi Pagatori.
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A cura della dott.ssa Valentina Apicella Esperto in Digital Communication
Pagamenti digitali, in forte crescita il contactless
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La pervasività delle tecnologie sta apportando cambiamenti radicali nell’utilizzo del denaro che si sta gradualmente digitalizzando prospettando un nuovo scenario di mercato con nuove opzioni e nuovi attori. Sono sempre più diffuse e competitive le app e le piattaforme digitali per i pagamenti virtuali e proprio questi ultimi costituiscono un territorio molto interessante della digital transformation. Secondo l’ABI il numero di operazioni da dispositivi mobili è salito in media del 71% nel 2018, i bonifici e i giroconti sono aumentati, nello stesso periodo, del 131% e i pagamenti diretti tra persone del 72%. È raddoppiato non solo il numero di persone che utilizzano il mobile per gli acquisti, oggi stimato in un milione, ma anche la spesa media annua pro-capite, valutata in 500 euro a persona. Si è assistito ad una trasformazione notevole del modo in cui le imprese e i consumatori spostano denaro. Con la diffusione delle tecnologie IoT e wearable, si prevede che il numero di dispositivi connessi con accesso ai servizi finanziari si espanderà raggiungendo i 10 miliardi entro il 2024. Per i consumatori e le imprese i pagamenti significheranno un accesso sempre più economico e facile per movimentare denaro. L’adozione rapida dei pagamenti elettronici dipenderà anche dall’ascesa di “portafogli digitali universali”, che consentiranno pagamenti sia online che in negozio, nonché funzionalità più ampie, come trasferimenti di denaro person-to-person e pagamento delle bollet-
te. La ricerca di un’esperienza di pagamento semplice farà decollare i contactless payment, infatti, sono soprattutto i pagamenti contactless a essere raddoppiati e ad aver trainato la crescita del settore: oggi una transazione su quattro è contactless. Stanno emergendo soluzioni di pagamento multicanale, in cui l’esperienza di acquisto e di pagamento in-store, online e mobile, si integrano e creano nuove opportunità di incontro tra merchant e cliente, dando a quest’ultimo anche il vantaggio di una maggiore comodità e flessibilità. La maggiore immediatezza del processo di acquisto e l’accettazione di ogni metodo di pagamento garantiranno molteplici benefici anche attraverso l’offerta di nuovi servizi a valore aggiunto. Il mercato, anche a seguito della pande-
mia Covid-19 e alla conseguente impennata della diffusione dell’e-commerce, sta crescendo esponenzialmente generando un cambiamento culturale nelle abitudini di consumo. Un’alta percentuale dei consumatori ha modificato le proprie abitudini di pagamento in seguito alle preoccupazioni per un eventuale contagio. Alcune spinte all’utilizzo di tali modalità arrivano anche dalle normative: diversi paesi stanno definendo incentivi ad hoc e incrementando la soglia al di sotto della quale non sarà necessario inserire il codice PIN, evitando in tal modo che gli utenti siano costretti a toccare i terminali. I consumatori e le aziende stanno modificando i loro comportamenti riducendo il contatto e utilizzando nuovi device e metodi di accesso ai servizi, tra i quali spiccano i mobile wallet e i pagamenti da remoto.
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A cura dell’Avv.
parere legale
Paolo Caputo
Info e contatti: studiopaolocaputo@libero.it
“Orientamenti in materia di appalti per l’innovazione” c’è la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale europea Gli appalti per l’innovazione possono migliorare la ripresa economica dell’UE dopo la crisi della COVID-19 con investimenti pubblici migliori. Si tratta di uno strumento importante per promuovere la trasformazione della nostra economia verso un’economia verde e digitale. Adottato nel contesto della comunicazione «Una nuova agenda europea per la ricerca e l’innovazione — l’opportunità per l’Europa di plasmare il proprio futuro» e del contributo al pranzo informale dei leader tenutosi a Sofia il 16 maggio 2018, il presente documento di orientamento è aggiornato in seguito all’adozione della strategia europea per le PMI e della strategia industriale, nonché del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Esso mira a sostenere gli acquirenti pubblici affinché possano contribuire meglio alla ripresa economica, alla duplice transizione verde e digitale e alla resilienza dell’UE. I presenti orientamenti illustrano in modo conciso gli aspetti fondamentali degli appalti per l’innovazione: perché sono importanti, chi nutre interesse in merito e in che modo possono essere eseguiti. Il presente documento rispecchia le risposte ricevute nell’ambito di una consultazione pubblica preliminare. Il grado di dettaglio è stato deliberatamente scelto per raggiungere un pubblico di professionisti quanto più vasto possibile (acquirenti, responsabili delle politiche e fornitori) e per suscitare l’interesse di coloro che non hanno mai riflettuto sull’argomento, che non si sono mai sentiti coinvolti. Anche i lettori più esperti troveranno esempi e riferimenti utili in merito alle recenti iniziative. Le direttive del 2014 sugli appalti pubblici hanno adeguato la normativa sugli appalti
pubblici alle esigenze degli acquirenti pubblici e degli operatori economici derivanti dagli sviluppi tecnologici, dalle tendenze economiche e dalla maggiore attenzione rivolta dalla società alla sostenibilità della spesa pubblica. Gli appalti per l’innovazione offrono opportunità non sfruttate per le start-up e lo sviluppo di soluzioni innovative, come sottolineato dalla Commissione nella strategia per le PMI e nel piano d’azione dell’UE sui diritti di proprietà intellettuale di recente adozione. Le norme sugli appalti pubblici non si concentrano più soltanto sul «come acquistare», ma promuovono anche il «cosa acquistare», senza tuttavia dare disposizioni in merito. L’obiettivo di spendere bene il denaro dei contribuenti sta acquisendo sempre più rilevanza rispetto alla mera necessità di soddisfare le esigenze primarie degli organismi pubblici. In occasione di ogni acquisto pubblico, l’opinione pubblica è giustamente interessata a sapere se la soluzione oggetto dell’appalto sia non solo conforme a livello formale, ma anche in grado di generare il miglior valore aggiunto in termini ambientali, di qualità, di efficienza economica e di impatto sociale, e se offra opportunità per il mercato dei fornitori. Gli appalti per l’innovazione rispondono a tutte le questioni summenzionate: permettono infatti il ricorso a soluzioni di maggiore qualità ed efficienza a favore di benefici ambientali e sociali, una migliore efficacia in termini di costi; e nuove opportunità commerciali per le imprese. Inoltre i presenti orientamenti vanno letti unitamente alle linee guida della Commissione del 2019 sulla partecipazione di offerenti e beni di paesi
terzi al mercato degli appalti dell’UE, che trattano anche gli appalti strategici e per l’innovazione, e fornisce agli acquirenti pubblici consigli pratici su come gestire la partecipazione di paesi terzi ai loro appalti pubblici. Il presente documento è strutturato come segue: Capitolo 1 illustra il concetto di «appalti per l’innovazione», la sua dimensione globale e il valore aggiunto. Capitolo 2 definisce il quadro strategico necessario a rendere decisivo il ricorso agli appalti per l’innovazione. Capitolo 3 chiarisce in che modo aprire le porte degli appalti pubblici agli innovatori, tra cui le start-up e le PMI innovative. Capitolo 4 descrive come mettere in atto le procedure di appalto pubblico per modernizzare i servizi pubblici tramite soluzioni innovative e creare crescita e posti di lavoro, in particolare per quanto riguarda la gestione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI). Capitolo 5 fa riferimento a determinati criteri che gli appalti per l’innovazione devono soddisfare per evitare la concessione di aiuti di Stato a un fornitore. Allegati forniscono agli acquirenti informazioni pratiche sui DPI e strumenti per aiutarli a organizzare riunioni con i fornitori. — i funzionari responsabili degli appalti pubblici; — gli utenti finali che beneficiano delle soluzioni oggetto dell’appalto; — i decisori e i responsabili delle politiche, il cui contributo è fondamentale per la creazione di condizioni favorevoli; — i fornitori, i quali possono così apprendere come essere più competitivi negli appalti pubblici presentando le loro soluzioni innovative.
A c u r a d i To m m a s o M a z z i o t t i Presidente C.d.A. Cred.it Spa
economia a 360°
Per il Superbonus 110% e il bonus casa, tutti i chiarimenti dal MEF sulla cessione dei crediti senza SAL
42 Progetti Finanza&
Nel caso in cui si intenda optare per la cessione e/o per lo sconto in fattura della detrazione relativa agli interventi indicati nell’articolo 121 del decreto Rilancio e diversi da quelli che danno diritto al Superbonus 110% per i quali non siano stati previsti SAL, il contribuente ha la facoltà di esercitare l’opzione senza dover tenere conto dello stato di avanzamento degli interventi. Sull’argomento è intervenuto il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Claudio Durigon, in risposta ieri 7 luglio all’interrogazione 5-06307 Terzoni avente ad oggetto “Chiarimenti sulla fruizione del Superbonus fiscale in relazione allo stato di avanzamento dei lavori”. Riporto il testo integrale della risposta di Durigon all’interrogazione. Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti richiamano la circolare n. 30/E del 2020 dell’Agenzia delle entrate, in cui sono contenuti chiarimenti in materia di Superbonus e degli altri bonus edilizi. In particolare, gli Onorevoli osservano che, come riportato dal quotidiano «Italia Oggi» del 26 maggio 2021, in un videoforum dedicato, risulterebbe confermata la posizione dall’Agenzia delle entrate in base alla quale «...l’opzione per la cessione e/o sconto, alternativa alla detrazione diretta, resta condizionata dall’avanzamento dei lavori (Sal) limitatamente agli interventi che fruiscono del 110 per cento. Qualora si tratti, invece, di detrazioni ordinarie (per esempio, 50 e 65 per cento) per le quali non siano stati previsti Sal, il contribuente ha facoltà di eseguire la detta scelta in qualsiasi momento, senza dover tenere conto dello stato di avanzamento degli interventi...». Tanto premesso, gli Onorevoli interroganti chiedono conferma di quanto sopra riportato e, in caso contrario, se si ritenga opportuno specificare che l’invio della comunicazione per lo sconto in fattura prima del completamento dell’intervento non comporti conseguenze per i contribuenti in buona fede, nel caso in cui l’intervento sia stato completato e siano stati rispettati tutti gli adempimenti previsti dalle specifiche discipline. Al riguardo, sentiti i competenti Uffici dell’Amministrazione finanziaria si rappresenta quanto segue. L’articolo 119 del decreto Rilancio ha introdotto, tra le altre agevolazioni, il cosiddetto Superbonus che eleva al 110 per cento l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° lu-
glio 2020 al 30 giugno 2022, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. L’articolo 121 del medesimo decreto ha previsto, per i soggetti che sostengono negli anni 2020 e 2021 spese per la realizzazione degli interventi elencati al comma 2 di tale disposizione, la possibilità di optare alternativamente per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto (fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi) e/o per la cessione di un credito d’imposta (di ammontare pari alla detrazione spettante). Il comma 1-bis del citato articolo 121 stabilisce che: «L’opzione di cui al comma 1 può essere esercitata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori. Ai fini del presente comma, per gli interventi di cui all’articolo 119 gli stati di avanzamento dei lavori non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo e ciascuno stato di avanzamento deve riferirsi ad almeno il 30 per cento del medesimo intervento». La norma specifica che l’esercizio dell’opzione può essere effettuato anche in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori. Trattasi, tuttavia, di una facoltà disciplinata dalla norma che non impedisce la possibilità di esercitare comunque l’opzione qualora non siano previsti stati di avanzamento dei lavori. In conclusione, in base al tenore letterale della norma, è possibile sostenere che, nel caso in cui si intenda optare per la cessione e/o per lo sconto in fattura della detrazione relativa agli interventi indicati nell’articolo 121 e diversi da quelli che danno diritto al Superbonus per i quali non siano stati previsti SAL, il contribuente ha la facoltà di esercitare l’opzione senza dover tenere conto dello stato di avanzamento degli interventi. Pertanto, qualora per l’effettuazione di un determinato intervento (ad esempio, la sostituzione della caldaia per il quale spetta la detrazione di cui all’articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013) non siano previsti SAL, può essere esercitata l’opzione per la cessione del credito corrispondente alla detrazione o per il cosiddetto sconto in fattura, facendo riferimento alla data dell’effettivo pagamento, ferma restando la necessità che gli interventi oggetto dell’agevolazione siano effettivamente realizzati.
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