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MAGAZINE P&F GIUGNO 2021

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Progetti & Finanza M MA AG GA A ZZ II N N EE

ITALIA A TRAZIONE TURISTICA

Uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia si propone oggi di essere trainante per la ripresa

Come gli Uffizi di Firenze hanno resistito anche al Covid P ubb l i c a zi o n e m e nsi l e i n fo r m a to d i g i t a l e su l si to www. p r o g e t t i e f i nanza. i nfo

anno IV •numero 36 • GIUGNO

2021

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MAGAZINE

GIUGNO 2021

IL NUOVO VOLTO SOSTENIBILE DEL TURISMO È GIÀ REALTÀ

otti Tommaso Mazzi

ED ITO RIA LE

Come si viaggerà nell’epoca del post-covid19? Si tornerà a quei fenomeni di overtourism che hanno travolto le nostre città d’arte negli ultimi anni o si percorreranno rotte di turismo culturale inedito e sostenibile? Quali sono le tendenze in atto e le strategie da seguire per poter ripensare in chiave green il turismo, uno dei settori principali dell’economia del Belpaese? Di questo si è parlato nel focus “Verso un nuovo turismo culturale e sostenibile”, promosso da ItalyPost con la collaborazione della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e PromoTurismo FVG nell’ambito del progetto Interreg Creatures. Ad animare il dibattito un parterre di esperti e professionisti del settore: Fabio Renzi, segretario generale Fondazione Symbola, Monica Abbiati, responsabile p.o. Siti UNESCO e Itinerari Culturali Regione Lombardia, Martha Friel, docente di Management del turismo Università IULM. Certamente la pandemia ha stravolto totalmente il nostro modo di concepire le vacanze, già dallo scorso anno, infatti, le strutture ricettive si sono dovute adeguare con servizi più restrittivi, turnazioni e capienze ridotte. Quest’anno, per chi potrà permetterselo, sicuramente la scelta ricadrà su situazioni quanto più sicure e ‘isolate’, la gran parte opterà quasi esclusivamente per ville singole con piscina o resort esclusivi con servizi ad personam. Fortunatamente l’istituzione del ‘Green Pass’ contribuirà a fornire maggiore tranquillità a tutti, il relativo decreto è stato firmato lo scorso 17 giugno, si realizzano dunque ora le condizioni per l’operatività del Regolamento Ue che, a partire dal prossimo 1° luglio, garantirà la piena interoperabilità delle certificazioni digitali di tutti i Paesi dell’Unione. Grazie a questo certificato i cittadini dell’Ue avranno piena libertà di movimento sul territorio europeo. Resta comunque una certezza, nonostante la ripresa anche il settore turistico ha subito una forte crisi, il Presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, è intervenuto a commento dei dati sull’impatto della pandemia sull’occupazione nelle imprese del turismo diffusi dall’Ente Bilaterale Nazionale, l’organismo paritetico costituito dalle associazioni datoriali del settore e dai sindacati, dichiarando: “I negativi dati sull’andamento dell’occupazione nel Turismo confermano l’ampiezza e la gravità dell’emergenza economica generata dalla pandemia. Tutte le imprese del turismo, a cominciare dai pubblici esercizi, hanno subito una drastica riduzione di occupati, che si traduce in mancanza di reddito per centinaia di migliaia di famiglie e in una pericolosa dispersione di qualificate competenze costruite faticosamente negli anni. Occorre anzitutto mettere le imprese nelle condizioni di lavorare, riaprendo senza più alcuna restrizione e continuare con le misure di sostegno per accompagnarle nell’uscita dalla crisi, perché i prossimi mesi non saranno facili. Politiche sul lavoro, come lo sgravio sulla contribuzione, consentirebbero di trattenere competenze e dare prospettive certe di lavoro. Serve, inoltre, dare priorità alla vaccinazione dei nostri addetti perché c’è bisogno di ricostruire un rapporto di fiducia con la clientela fondato anche sulla sicurezza sanitaria”. Noi ci auguriamo che anche sotto l’ombrellone abbiate la possibilità di continuare a leggere il nostro magazine e ad aggiornarvi attraverso il nostro portale e i nostri canali social. Buona lettura!


Progetti & Finanza MAGAZINE

S O M M A R I O

giugno 2021

M A G A Z I N E

12 24 L’Italia pronta a ripartire grazie al turismo

Il Covid alimenta le paure: italiani a caccia di polizze

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UFFIZI: il segreto di un museo che ha resistito anche al covid Ospitalità: parola d’ordine Sostenibilità

28

PINUCCIO ri con il turismo in formato d’asporto

34 Campionati europei Campioni d’ingaggi

4 Progetti Finanza&

W W W . P R O G E T T I E F I N A N Z A . I N F O

30

Influencee una piattaforma dedicata ai giovani influencer


06. Mutui prima casa: scatta il bonus per i giovani under 36

22. PINUCCIO

risponde con il turismo in formato d’asporto ha resistito anche al covid

10. Il Covid alimenta le paure: italiani a caccia di polizze

28. Ospitalità: parola d’ordine Sostenibilità

12. L’Italia pronta a ripartire grazie al turismo

30. influencee una piattaforma dedica-

14. Turismo digitale: 10 trends per cavalcare l’onda 16. Il nuovo ministero del turismo 18. I parchi divertimento pronti a ripar-

ta ai giovani influencer

32. Lotteria degli scontrini:

flop

il grande

34. Campionati europei Campioni d’ingaggi

tire in sicurezza

21. ESTATE 2021, tutti vogliono la casa al mare

anno IV •numero 36 •Giugno 2021 • Direttore Responsabile Maria Rosaria De Leonardis Realizzazione editoriale e pubblicita’ Pay Click Srl Piazza IV novembre, 4 20124 Milano Tel. +39 02 82396397

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MAGAZINE

Progetti & Finanza

isponde o

attività nei campi

MAGAZINE

FOCUS

08. Agricoltura, un nuovo futuro per le 24. UFFIZI: il segreto di un museo che

Pec: payclicksrl@pec.net P. Iva: 04167300716 Sito web www.progettiefinanza.info Progetto grafico Alessandro Gisoldi Pay Click Srl Viale degli Artigiani, 9 71121 - Foggia (FG) Foto: Stock.adobe.it Stampa Grafiche Loia - Fg Testata giornalistica registrata al Tribunale di Foggia n. 3 del 28/04/2021 ................................................ E’ vietata la riproduzione anche parziale dei testi e materiale fotografico

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Progetti Finanza&

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Mutui prima casa: scatta il bonus per i giovani under 36 Al via le agevolazioni per i giovani under 36 che vogliono comprare la prima casa. Dal 24 giugno è infatti possibile presentare domanda per il mutuo garantito all’80 per cento e per ottenere l’esenzione dalle imposte

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6 Progetti Finanza&

MARCO ZONETTI

omperare una casa senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato sembrava per i giovani italiani un sogno proibito destinato a non realizzarsi mai, e invece ecco arrivare incoraggianti notizie per gli under 36 intenzionati ad acquistare la loro prima abitazione. Dal 24 giugno 2021 è infatti attivo il “bonus prima casa”, ovvero una speciale misura dello Stato facente parte del Decreto Sostegni bis, che garantisce circa l’80% della quota capitale del mutuo per la prima abitazione di proprietà. A determinate condizioni e rispondendo a una serie di requisiti, insomma, tutti coloro che non abbiano ancora compiuto i 36 anni di età saranno in grado di accedere al Fondo di garanzia sui mutui per la prima casa, così da poter ottenere un prestito dalla propria banca di fiducia per un ammontare pari all’80% del prezzo di acquisto della casa, quando di norma siamo nell’ordine del 50% della quota capitale. Il Governo Draghi prevede stanziamenti per 290 milioni di euro nel 2021 (vale a dire oltre cinque volte i 55 milioni di euro previsti nella bozza) e di 250 milioni di euro nel 2022. Per presentare la domanda vi sarà tempo fino al 30 giugno 2022 e, di seguito, sono elencati tutti i requisiti necessari tratti dalla Gazzetta Ufficiale. In primo luogo hanno diritto al bonus tutti coloro che non abbiano compiuto 36 anni al momento del rogito e il cui Isee non superi i 40mila euro annui. Da ribadire che, per accedere al bonus, non occorre un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Occorre tuttavia presentare determinate condizioni, ovvero: -È tassativo non possedere altri immobili, ubicati ovunque, e ricevuti in precedenza con il suddetto bonus, In caso contrario, sarà necessario cederli. - Nel caso in cui si sia titolari, anche di quote, di un’abitazione nello stesso Co-

mune in cui è sita la casa che s’intende acquistare, l’abitazione dovrà essere ceduta entro un anno dal rogito. Entro 18 mesi da quest’ultimo, sarà a questo punto necessario trasferire la propria residenza nel Comune ove è sito l’immobile che si è intenzionati ad acquistare. - Quest’ultimo non dev’essere considerato “di lusso”, come le ville con parchi privati, case comprensive di piscina e campi da tennis, e quindi non deve rientrare nelle categorie catastali A1, A/8 e A/9. Il bonus prima casa under 36 approvato dal Consiglio dei Ministri prevede inoltre alcune agevolazioni. Chi possiede i requisiti necessari sopra elencati, per esempio, non è tenuto a versare l’imposta sostitutiva né le imposte di registro, di bollo e ipotecaria. E sia che si acquisti l’immobile da un privato sia che si acquisti da un’impresa, per quanto concerne le tasse di rogito sono azzerate di fatto le tre imposte previste di registro, catastale e ipotecaria. La somma da versare risulta quindi di 320 euro complessivi, per tasse ipotecarie, tributi speciali catastali e imposta di bollo. Stralciata invece dal decreto la riduzione delle tariffe notarili del 50% sugli atti di acquisto della prima casa, riduzione che era prevista da principio nella bozza. Secondo un esempio di Altroconsumo: “Per una casa con rendita catastale di

1000 euro e prezzo di mercato di 300.000 euro, in caso di acquisto da privato il risparmio è di 2410 euro ma solo se si ha un reddito Isee entro i 40.000 euro. in caso di acquisto da impresa si matura un credito d’imposta di ben 12.000 euro cui si somma il risparmio di 600 euro sulle imposte di registro ipotecaria e catastale”. Ulteriori informazioni utili riguardano poi l’utilizzo del credito d’imposta ottenuto. Nel caso in cui si acquisti o si venda da un’impresa soggetta a Iva, quest’ultima dev’essere pagata al venditore, ma chi acquista matura per l’appunto un credito d’imposta non rimborsabile e che si può spendere nelle modalità qui sotto elencate: •per pagare imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute su atti e denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito; •per compensare somme dovute a titolo di ritenute d’acconto, di contributi previdenziali o assistenziali o di premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali. • per pagare l’Irpef dovuta in base alla dichiarazione dei redditi da presentare successivamente alla data dell’acquisto. Come già illustrato, la domanda per il bonus può essere presentata fino al 30 giugno 2022 alla banca nella quale viene richiesto il mutuo per l’acquisto della prima casa, compilando un modulo che si può reperire anche sul sito del Mef o della Consap. Una volta ricevuta la domanda, la banca la inoltrerà alla Consap che è tenuta a rispondere entro venti giorni. Mentre, al momento del rogito, saranno riconosciuti gli sconti sulle imposte sopra elencati. Necessario ricordare che la prima casa non è l’abitazione principale, di conseguenza non occorre che l’acquirente vada a viverci, purché abbia la residenza nel Comune in cui l’acquista e soddisfi tutti gli altri requisiti previsti dalla Legge.

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Agricoltura, un nuovo futuro per le attività nei campi Con il concetto di Agricoltura 4.0 si intende l’evoluzione dell’agricoltura di precisione, realizzata attraverso la raccolta automatica, l’integrazione e l’analisi di dati provenienti dal campo

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gricoltura non fa più rima con il clichè di arretratezza e impiego dequalificante, tutt’altro. Sostenibilità, conoscenza, efficienza sono i tre elementi, e i principali vantaggi, che le aziende agricole cercano nell’Agricoltura 4.0. Ottenere più sostenibilità, non solo produttiva, ma anche ambientale e sociale, per le loro attività sul campo. Più conoscenza, trasparenza, consapevolezza delle dinamiche in cui sono coinvolte, dai processi interni, a quelli con la filiera dei fornitori, fino a quelli che riguardano la concorrenza. Più efficienza, sia di processi che di attività, che permette riduzione dei costi, minori tempi di lavoro e produzione, migliore controllo di gestione e maggior produttività e risultati. Con il concetto di Agricoltura 4.0 si intende l’evoluzione dell’agricoltura di precisione, realizzata attraverso la raccolta automatica, l’integrazione e l’analisi di dati provenienti dal campo, come per esempio le caratteristiche fisiche e biochimiche del suolo, tramite sensori e/o qualsiasi altra fonte terza. Tutto questo è abilitato dall’utilizzo di tecnologie digitali 4.0, che rendono possibile la creazione di conoscenza e il supporto all’agricoltore nel processo decisionale relativo alla propria attività e al rapporto con altri soggetti della filiera. Le potenzialità dell’Agricoltura 4.0 non sono quindi a solo beneficio degli attori della produzione primaria, le aziende agricole, ma anche degli attori a monte (fornitori di input vari) e a valle della filiera agroalimentare (consumatori, distributori, trasformatori, ecc.). Per cogliere questi benefici è necessaria la valorizzazione integrata di diverse tipologie di dati tra più attori e attività della filiera, superando l’attuale gestione a compartimenti stagni. Il rapporto congiunto Prospettive Agricole OCSE-FAO 2020-2029 sottolinea la costante esigenza di investire per realizzare sistemi alimentari produttivi resilienti e sostenibili, viste le attuali incertezze. Il re-

port sostiene infatti che, nel prossimo decennio, circa l’85% della crescita della produzione globale di coltivazioni deriverà da migliori raccolti grazie al maggiore utilizzo di input, investimenti in tecnologie di produzione e da migliori pratiche di coltivazione. La Legge di Bilancio 2021 ha previsto numerose normative per il sostegno ed il supporto del settore agricolo nell’affrontare la trasformazione digitale di mezzi ed impianti, la più importante è quella relativa al credito d’imposta. Infatti, la Legge 178/2020 ha delineato le agevolazioni fiscali accessibili alle imprese e previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0. La nuova disciplina ha introdotto l’incentivo fiscale del credito d’imposta per l’acquisto di nuovi beni strumentali, l’obiettivo è quello di incentivare i nuovi investimenti da parte delle aziende in beni strumentali nuovi e ordinari e in tecnologia 4.0. Inoltre il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi è stato esteso fino al 31 dicembre 2022, con modifiche e novità indicate in manovra che si applicano agli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020. Il credito d’imposta 2021 prevede ulteriori sostegni al settore dell’agricoltura. La co-

pertura è prevista anche per le macchine agricole nuove che, indipendentemente dal loro livello tecnologico, rientrano tra i beni ordinari e possono godere del contributo del 10%. Inoltre, per le macchine agricole dotate di tecnologia 4.0 è previsto un contributo del 50% perché rientrano tra i beni 4.0. Si precisa che i beni in oggetto di analisi devono essere destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato italiano. Nel caso delle macchine agricole, un’ulteriore precisazione riguarda i trattori e le mietitrebbie e le dotazioni necessarie per rientrare tra i beni 4.0, quali: presenza di telematica con funzione di trasferimento dati e sistema di guida automatica – idraulica o con motorino elettrico al volante. Per tutte le altre macchine agricole, le dotazioni variano a seconda della natura della macchina, ma restano comunque validi i due vincoli fondamentali dell’automazione e dell’interconnessione. Sulla tipologia di beni che rientrano nel credito d’imposta la discriminante è rappresentata dall’apporto tecnologico del bene, oggetto di investimento, alla trasformazione digitale dell’impresa. Nello specifico: 50% dell’investimento e fino a 2,5 milioni di euro per macchine agricole con tecnologia 4.0; 10% dell’investimento e fino ad un massimo di 2 milioni di euro per tutte le altre macchine agricole. Le novità più rilevanti per il credito d’imposta 2021 sono: la retroattività, come anticipato i benefici della nuova normativa partono infatti dal 16/11/2020 e coprono gli investimenti fino al 31/12/2021; il potenziamento delle aliquote agevolate, il credito d’imposta per gli investimenti in beni materiali/immateriali “generici” è del 10% per il 2021, per mentre nel 2022 tornerà al 6%; l’accorciamento del periodo di fruizione, è infatti utilizzabile in 3 rate annuali di pari importo, esclusivamente in compensazione a mezzo F24. MATTEO PALUMBO

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IL COVID ALIMENTA LE PAURE:

italiani a caccia di polizze Più di 7 individui su 10, pari a oltre 30,7 milioni di italiani, hanno dichiarato di aver sviluppato paure che non avevano prima della pandemia MARCO ZONETTI

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impatto dell’emergenza Covid sulla psiche degli italiani è testimoniato visibilmente da un non trascurabile dettaglio riscontrabile proprio in queste ore. Nel giorno in cui cadeva l’obbligo d’indossare le mascherine all’aperto, momento che sulla carta avrebbe dovuto rappresentare una sorta di liberazione da una lunga schiavitù, ecco che per le strade delle nostre città le mascherine sui volti dei passanti erano ancora tantissime, con molti cittadini fermamente determinati a mantenerle anche nei prossimi mesi, a prescindere dall’andamento della pandemia. Certo, le contrastanti notizie sugli incombenti pericoli delle varianti, quella Delta in primis che secondo alcuni vanificherebbe anche il margine di protezione del vaccino, non aiutano a distendere il clima già inquieto e a sedare le paure dei cittadini. Paure aumentate, secondo uno studio degli istituti di ricerca MUp Research e Norstat, per almeno 30.7 milioni di italiani. Paura degli assembramenti, paura d’incontrare le persone (anche familiari) ed esserne contagiate o contagiarle, paura di entrare nei ristoranti e in generale nei locali, paura dei mezzi pubblici come veicolo privilegiato di contagio, e così via. Se tutti da sempre si era più o meno consapevoli di essere “appesi a un filo”, il mutamento radicale delle abitudini dovuto all’emergenza sanitaria e le restrizioni della libertà imposte dall’alto per ragioni di sicurezza nazionale con sce-

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nari fino ad allora visti solo nei film catastrofici o horror, ha radicalmente mutato per molti l’approccio nei confronti del futuro, anche da parte di chi non è stato toccato dal Covid direttamente, o indirettamente attraverso amici e familiari. L’insicurezza nei confronti del futuro, anche prossimo, e la messa in discussione delle certezze fondamentali che avevamo sempre date per scontate ha quindi finito, nel caso di non poche persone, per esercitare un’influenza radicale sul comportamento e sulla visione della vita. I reportage insistenti sui contagiati dal Covid che, da un giorno all’altro, finivano in terapia intensiva con la possibilità concreta di non uscirne più né di rivedere più i propri cari hanno quindi innescato in molti casi una sorta di corsa alla tutela integrativa, testimoniata dall’aumento esponenziale delle polizze assicurative. Il tutto alimentato anche da una più diffusa sfiducia nel sistema sanitario nazionale, che ha mostrato tragicamente i propri limiti proprio durante l’emergenza Covid-19, sia nella prima sia nella seconda ondata dei contagi. Tanto che, secondo il “Rapporto sulla sanità pubblica, privata e intermediata - oltre il Covid-19, un secondo pilastro per la protezione della salute”, pubblicato nel febbraio 2021 da Intesa Sanpaolo Rbm Salute e dalla Fondazione Censis su un campione di 10mila italiani “due su tre mostrano una forte preoccupazione per la protezione della propria salute a causa della pandemia”. E ancora: “Il 90,8% degli italiani richiede maggiore protezione in caso di nuova emergenza sanitaria” e “oltre 1 su tre dei cittadini è interessato a rispondere a questa esigenza attraverso una polizza sanitaria (+50% rispetto alla rilevazione 2019)”. Dati confortati anche da un’altra rilevazione, quella dell’Osservatorio Nomisma e Crif “The World after lockdown” (Il mondo dopo il lockdown) risalente allo scorso gennaio, secondo la quale, nel 2021, il 17% degli italiani sarebbe intenzionato ad

aumentare la spesa per le polizze sanitarie integrative. Un fenomeno che si accompagna da un lato al progressivo invecchiamento della popolazione e dall’altro all’aumento delle famiglie in difficoltà, intenzionate a difendersi da spese impreviste, come per l’appunto quelle mediche. La pandemia, calata improvvisamente come una spietata scure sulla vita dei cittadini, ha ovviamente esacerbato quanto sopra. A proposito di assicurazioni integrative, secondo i dati del succitato studio degli istituti di ricerca MUp Research e Norstat, più di quattro milioni di individui hanno dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza vita, e per 750mila era la prima volta in assoluto. In Italia, questo fenomeno è tanto più interessante, specie per quanto riguarda le polizze vita, che da noi sono sempre state assai meno popolari che in altri Paesi ben più aggiornati di noi in materia assicurativa, come gli Stati Uniti. Fra gli intervistati, più di mezzo milione (546.038 pari al 3,1%), hanno dichiarato di non aver fino ad allora mai sottoscritto una polizza infortuni/sanitaria/malattia e di averlo fatto per la prima volta dopo lo scoppio della pandemia. Numeri che raddoppiano nel caso di persone fra i 70 e i 74 anni di età, considerati la fascia più a rischio. Oltre 520mila persone, poi, hanno stipulato coperture assicurative sanitarie specifiche. Interessante sarà capire se l’aumento della sottoscrizione delle polizze conoscerà un arresto nel momento in cui dovessimo – e ce lo auguriamo di cuore – lasciarci definitivamente alle spalle la pandemia, o se il fenomeno si sarà ormai così radicato da divenire fisiologico. Per ora le società assicurative hanno senz’altro fiutato la tendenza lanciando sul mercato diversi pacchetti e offerte di polizze sanitarie mirate a soddisfare le richieste dei tanti italiani che hanno sviluppato un nuovo approccio all’assistenza privata.

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Progetti Finanza&


S U C O F

FOCUS

L’ITALIA PRONTA RIPARTIRE GRAZI AL TURISMO Vaccinazioni e GREEN-PASS portano una ritrovata libertà che consentirà non solo di viaggiare ma anche di accedere in sicurezza a locali ed eventi.

I 12 Progetti Finanza&

MATTEO PALUMBO

l turismo è ad un epocale punto di svolta dopo lo shock economico-occupazionale della pandemia che ha messo in ginocchio il settore. Dal 1° luglio è entrato ufficialmente in vigore il Certificato Digitale Europeo Covid, il cosiddetto ‘Green Pass’. Il documento dotato di QR code, in formato cartaceo o digitale, consentirà ai cittadini dell’Unione europea di varcare i confini nazionali senza essere soggetti a restrizioni. Una ritrovata libertà che consentirà non solo di viaggiare ma anche di accedere in sicurezza a locali ed eventi. Bruxelles ha, infatti, rivolto un invito agli Stati membri affinché trovino un accordo per utilizzare il Green Pass per garantire l’ingresso a festival, teatri, concerti e ristoranti. Per ottenere il pass è necessario possedere uno dei seguenti requisiti: aver completato il ciclo di vaccinazione, essere risultati negativi a un tampone, oppure essere guariti dal Covid-19 e avere sviluppato gli anticorpi. La piattaforma europea alla base del meccanismo dei Green Pass è stata realizzata a tempo record e i funzionari Ue hanno fatto sapere che tutti gli Stati membri (e i sei vicini Andorra, Islanda, Liechtenstein, Monaco, Norvegia e Svizzera) sono pronti a partire con il mutuo riconoscimento dei certificati. È comunque previsto un periodo di transizione di sei settimane (fino al 12 agosto)

durante il quale possono essere presentate altre prove di vaccinazione e/o test per varcare i confini nazionali. In questo rinnovato contesto, oltre la metà degli italiani (53,4%) ha deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi anche se solo il 4,1% ha già prenotato. Sul versante opposto, il 46,6 per cento ha scelto di non partire, di cui circa 4 milioni per impossibilità economiche (8,2%). Cinque le regioni più gettonate per l’estate 2021: Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna e Sardegna. Prevale la tradizione con poco meno di 6 italiani su 10 che opta per il mare, bene anche il prodotto “Città d’arte, cultura e borghi” (12,7%) e “Montagna e naturalistico” (9,1%). E le previsioni per l’estate? Si stimano 39 milioni di arrivi (italiani e stranieri) che generano quasi 166 milioni di presenze con un incremento rispettivamente pari all’11,9 per cento e al 16,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Ad incidere positivamente sulla tendenza in crescita dei flussi turistici, anche l’introduzione del pass vaccinale annunciato dal Governo per la seconda metà di maggio. Il green pass, accolto positivamente da ben 10 milioni di italiani quale azione prioritaria per una vacanza in sicurezza, alimenterebbe la spesa turistica per oltre 1,7 miliardi di euro. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Demoskopika in collaborazione con il Corso di laurea in

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economia e management del Dipartimento di diritto, economia, management e metodi quantitativi dell’Università del Sannio. Da giugno a settembre dell’anno in corso, Demoskopika stima oltre 4,1 milioni di arrivi in più rispetto allo stesso periodo del 2020 con una crescita pari all’11,9 per cento: 38,8 milioni di arrivi nel 2021 a fronte dei 34,7 milioni di arrivi dello scorso anno. La crescita dei turisti si ripercuote positivamente anche sull’andamento dei pernottamenti. L’Istituto di ricerca stima in 165,7 milioni le presenze per l’estate alle porte rispetto ai 142,6 pernottamenti del 2020: poco più di 23 milioni di presenze turistiche in più con una crescita pari al 16,2 per cento. Saranno principalmente cinque le destinazioni regionali a trainare la ripresa del settore turistico italiano e che, pertanto, hanno ottenuto il maggior livello di interesse nelle scelte dei turisti. In cima alle mete turistiche più ricercate dagli italiani per i prossimi mesi si posizionano, infatti, Puglia con 1,9 milioni di arrivi (+13,6%) e 10,6 milioni di presenze (33,9%), Toscana con 4,1 milioni di arrivi (+13,4%) e 19,1 milioni di presenze (23,3%), Sicilia con 1,7 milioni di arrivi (+13,2%) e 6,5 milioni di presenze (23,6%). E, ancora, Emilia-Romagna con 4,5 milioni di arrivi (+12,9%) e 23,1 milioni di presenze (26,3%), Sardegna con 1,5 milioni di arrivi (+12,8%) e

8,2 milioni di presenze (20,0%). A riscuotere, inoltre, un livello di interesse medio-alto altri cinque sistemi turisti regionali: Campania con 1,9 milioni di arrivi (+12,5%) e 8,5 milioni di presenze (18,1%), Calabria con 981 mila arrivi (+12,1%) e 6,2 milioni di presenze (19,8%), Liguria con 1,6 milioni di arrivi (+12,2%) e 6,3 milioni di presenze (16,4%), Lazio con 2,6 milioni di arrivi (+11,6%) e 8,5 milioni di presenze (8,5%) e, infine, Veneto con 5,3 milioni di arrivi (+11,4%) e 22,4 milioni di presenze (7,4%). Oltre la metà di italiani hanno scelto di andare in vacanza nei prossimi mesi: il 28,7% sta pensando di programmare una vacanza per i prossimi mesi, il 20,6% ha deciso di partire anche se manifesta ancora qualche indecisione mentre solo il 4,1% ha già prenotato la villeggiatura. Prevale la vacanza “nazionalista”: l’86,8% degli italiani pronti a “fare le valigie” per andare in vacanza, la trascorreranno nel Belpaese. Sul versante opposto, il 13,2% ha scelto di recarsi oltre confine: l’11,1%, in particolare, ha in programma una meta europea mentre il 2,1% opta per una destinazione internazionale. Da evidenziare, infine, che la propensione degli italiani per una vacanza all’estero ha registrato un incremento significativo rispetto allo scorso anno, quando, in particolare, questo orientamento era stato indicato appena dal 7,8% del campione intervistato.


FOCUS Se la voglia di uscire e tornare a vivere non verrà smentita, ci si attende certamente un’estate più ricca per il nostro turismo nazionale

Turismo digitale, 10 trends per cavalcare l’onda VINCENZO F. ZEFFIRI

Belle giornate, caldo e magari anche un’accumulata stanchezza durante questo anno difficile fanno subito venire in mente la voglia di partire e scordarsi per un po’ delle innumerevoli difficoltà del periodo che stiamo vivendo. Ma come sempre se c’è chi si riposa soprattutto d’estate, c’è anche chi lavora più duramente per assicurare tutti i servizi turistici che nel nostro Paese rappresentano uno dei pilastri dell’economia. Lontano dall’intenzione di fare considerazioni sulle politiche del settore e dello stato attuale, in questo spazio si vuole puntare ad uno sguardo nuovo sugli strumenti digitali e su come questi stiano rinnovando tutte le dimensioni della nostra realtà. Il turismo non è certo da meno e bene lo sa chi da anni ormai si affida agli strumenti digitali per organizzare impeccabili gite fuori porta o low-budget viaggi all’estero. Se l’estate scorsa abbiamo assistito a scene di assoluta normalità sulle nostre spiagge, certamente oggi ci si chiede che cosa sia successo a livello macroscopico a questo settore, cosa sia cambiato veramente rispetto al passato e soprattutto cosa aspettarsi quest’anno. Il mercato del turismo digitale italiano ha sempre dimostrato un incremento del fatturato anno su anno dal 2015 al 2019 raggiungendo 15,7 miliardi di euro. Certo, il passato 2020 con le grandi incertezze dovute alla situazione sanitaria globale doveva creare un impatto significativo ma solo oggi possiamo stimare la decrescita grazie allo studio condotto dall’Osservatorio Innovazione digitale del Turismo della School of Management del Politecnico di Milano (https://www.osservatori.net/it/ ricerche/osservatori-attivi/innovazione-digitale-nel-turismo). Il calo è stato del 60% con un risultato di 6,2 miliardi di euro. I

trasporti restano la categoria per cui maggiormente si ricorre agli strumenti digitali con il 60% del volume totale, seguiti dagli acquisti di soggiorni presso strutture turistiche, con il 34%, e di pacchetti e tour organizzati. E’ interessante notare come si sia avuto una crescente rilevanza degli strumenti di marketing digitale diretti che ammonta al 66% rispetto al 33% di quelli indiretti. Tale rapporto sottolinea il ritorno di investimento sulle tecnologie digitali che la pandemia ha definitivamente accelerato. Dallo studio condotto emergono dieci tendenze che sono estremamente interessanti per analizzare gli impatti, non a caso al plurale, del digitale sul turismo nella nostra nazione: il neverending tourism ovvero l’estensione spazio temporale dell’esperienza di viaggio, abilitata dal digitale, con un dato interessante di enti che offrono ai clienti l’acquisto di prodotti enogastronomici o di artigiano pari al 42%; la destagionalizzazione del turismo e l’holiday working, raggiungendo ben il 39% di strutture che hanno ospitato clienti in remote working; l’escursionismo e la scoperta di territori vicini che assumono il nome di turismo di prossimità; l’attenzione alla sostenibilità, con ben l’83% di aziende che ha messo in campo almeno un’azione di tutela delle tematiche socio-ambientali; il journey del turista nelle sue varie fasi, ricerca, decisione, prenotazione, realizzazione e attività post travel sempre più digitale e naturalmente contactless; basti pensare, tra le principali novità, che oltre il 30% delle strutture offre la possibilità di fare il check-in online, il 14% offre assistenza tramite chatbot e il 13% offre il tour virtuale delle camere in fase di valutazione;


i già citati investimenti sui canali diretti di marketing e customer care; un crescente investimento in sistemi di analisi dati e previsionali anche in real time per gestire meglio le incertezze fino al 18% delle aziende del campione; un evidente cambio di passo sulle politiche di flessibilità offerte e sui piani di sicurezza a garanzia di un turismo sicuro; la digitalizzazione delle agenzie che se pur in un primo momento quasi dimenticate dal piano di rilancio del turismo, trovano nuova fiducia e presenza nei percorsi digitali turistici; l’aggregazione in gruppi e associazioni di categoria per fare massa critica, aiutarsi a vicenda e allineare le proprie politiche e azioni di ripartenza. Come ogni indagine di mercato, i dati disponibili si basano sul consolidato dello scorso anno ma per il 2021 certamente non ci sia aspetta flessioni nelle tendenze di digitalizzazione del settore e anzi ancora più forti accelerazioni. Alcuni esempi sono già visibili. Proprio in linea con il decimo e ultimo trend, si sono organizzati alcuni borghi sotto i cinque mila abitanti con l’iniziativa “Salotti dei borghi d’Italia”, finalizzata allo sviluppo ecosostenibile e alle forme di turismo di prossimità e slow. Il coinvolgimento della popolazione residente permette una dimensione più autentica di conoscenza del territorio che si concretizza in eventi e veri e propri salotti fisici in cui far convergere cittadini e forestieri (https://www.tipthetrip.com/). Ben diversa è la situazione delle grandi città che lottano per modelli di organizzazione sostenibili e sempre più smart. Tra queste solo alcune si sono già dotate di nuove proposte

di fruizione del patrimonio e del territorio di cui sono centro d’attrazione, benché resistano comunque le grandi capitali mondali dell’arte della nostra penisola. Con ottimismo, l’Università degli studi di Milano Bicocca (https://bnews.unimib.it/blog/pronti-partire-come-cambia-il-turismo-post-covid) stima che il 90% degli italiani resterà nel Bel Paese per le ferie estive, nutrendo il mercato locale e scoprendo e riscoprendo le bellezze nascoste e già note che da ogni parte abbondano. Ci si attende una crescita del mercato del turismo del 10-12% rispetto l’anno scorso per via della maggiore serenità dovuta al piano vaccinale e ad un cambiamento nel comportamento del turista che ormai riesce a gestire il rischio derivante dalla situazione epidemiologica e valorizza le iniziative delle aziende del settore per favorire nuove forme più sicure, flessibili e sostenibili. Se la voglia di uscire e tornare a vivere le esperienze comuni vista negli ultimi mesi di riapertura non verrà smentite, ci si attende certamente un’estate più ricca per il nostro turismo nazionale. La speranza di chi scrive e forse di chi legge è quella che nessuna occasione venga sprecata e i passi fatti nell’utilizzo delle tecnologie digitali per garantire un’esperienza nuova e sicura non vengano abbondonati per tornare indietro ma, anzi, siano forieri di nuovi e significativi investimenti prima ancora del tanto atteso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR. Dopo tutto - e in confidenza - la promessa di un neverending tourism alletta forse più che di quello stagionale, una volta l’anno, in un continuo fisico virtuale che ci fa sentire sempre un po’ in vacanza.

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I L M I N I S T E R O A D H O C P E R I L T U R I S M O C R E AT O P E R D A R E I L G I U S T O P E S O A D U N S E T T O R E C O N TA N T O P O T E N Z I A L E

Italia e Turismo: la voglia di rialzarsi del paese parte proprio da qui

Garavaglia: «Noi abbiamo nel Recovery un fondo dedicato alla ristrutturazione delle strutture ricettive di ogni tipo che vale 1,8 miliardi e che con l’effetto leva può arrivare a oltre 3 miliardi»

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MARCO ZONETTI

rima della crisi del Covid, il valore del Turismo, settore economico fra i più vitali del nostro Paese, valeva oltre il 13% del Pil italiano. Piagato dalle misure restrittive per contenere la pandemia, secondo l’istituto Demoskopica, ha contato nel 2020 ben 237 milioni di presenze in meno rispetto al 2019. Una catastrofe, senza giri di parole. Ormai giunti a metà del 2021 e all’inizio del periodo estivo da sempre il più proficuo per il settore, si scorgono incoraggianti segnali di ripresa, corroborati anche da dati sempre più confortanti sul coronavirus in Italia, sospinti dalla campagna vaccinale. E con una significativa differenza rispetto all’annus horribilis del 2020: l’impegno di un Ministero dedicato, nato con il Governo Draghi al fine di rilanciare il Turismo nel Belpaese. Ministero presieduto da Massimo Garavaglia (Lega), già Sottosegretario di Stato e Viceministro all’Economia. Appena insediato nel marzo 2021, il Ministro parlava di un piano in otto punti per rilanciare il settore, fra i quali spic-

cavano il passaporto sanitario, il gioco di squadra con Regioni e Comuni per promuovere il brand Italia e, ovviamente, il Superbonus al 110%. Superbonus per il quale il decreto sarà presto pronto e che si prevede semplificato, con regole e procedure assai agevoli. “Basterà un foglio solo” ha dichiarato lo stesso Ministro Garavaglia, a detta del quale il decreto “va nella direzione di uno sgravio dell’80%” con il dispiego di “risorse importanti”. “Noi abbiamo nel Recovery, e quindi già approvato dall’Europa” annuncia Garavaglia, “un fondo dedicato alla ristrutturazione delle strutture ricettive di ogni tipo che vale 1,8 miliardi e che con l’effetto leva può arrivare a oltre 3 miliardi di euro”. Nel piano in otto punti annunciato a marzo, si parlava di “efficientamento 110% delle strutture alberghiere”, cui il Ministro tiene particolarmente. “Abbiamo messo questo miliardo e 800 milioni nel Recovery Plan e indipendentemente dalle scelte di bilancio nazionale lo facciamo, perché abbiamo la necessità di migliorare le strutture ricettive, non solo gli alberghi, anche b&b e agriturismo“. E ancora: “Si parla di 1,8 miliardi di euro che poi diventano 3 con l’effetto leva e la

decontribuzione per la cassa integrazione. Si deve quindi uscire dall’intervento dello Stato e aiutare le aziende a fatturare. Perché il vero obiettivo è tornare a far fatturare le imprese il prima possibile”. Iniziative delle quali sono parte integrante, fra le altre cose, tax credit, credito d’imposta e sussidi diretti. Sempre secondo il Ministro, l’intenzione è quella di approntare un decreto che riprenda il concetto del 110%, ma che lo estenda allargandone il campo d’azione rispetto all’efficientamento energetico. Per esempio “se qualcuno deve rifare gli arredi va bene anche per quello, e poi anche estendere le categorie dell’efficienza energetica, comprenderemo anche l’illuminazione. Soprattutto ci si vuole concentrare non solo sull’estensione delle categorie di beneficio per gli operatori ma anche e soprattutto sulla semplificazione e quindi su uno strumento molto più snello e facile da utilizzare. Sarà un bonus 110% con le regole del 65%”. Le reazioni all’annuncio del Ministro sono state positive. Il Presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ha accolto con entusiasmo il Superbonus all’80% auspicando che il decreto arrivi a bre-

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vissimo, così da profittare di settembre e ottobre. Mentre il Segretario del Partito Democratico Enrico Letta si è detto contento che il Ministro abbia recepito la battaglia tutta dem di estendere il Superbonus al settore turistico, al centro – secondo Letta – di un emendamento al decreto Sostegni bis presentato dal gruppo dei deputati che fanno capo al Pd. Con gli exploit dell’Italia agli Europei di Calcio, che hanno riportato una parvenza di “normalità” dopo un anno fosco, qualche settimana fa è inoltre stato stipulato l’accordo del Ministero del Turismo Ministero con la Sottosegretaria di Stato con delega allo Sport Valentina Vezzali, che ha definito il protocollo d’intesa di “alto valore simbolico” per rilanciare anche il turismo sportivo, così diffuso nel nostro Paese e che, complice il Covid, ha subìto una battuta d’arresto nel 2020. “Abbiamo appena chiuso l’accordo con le Regioni per una banca dati comune sulle strutture ricettive”, ha ricordato inoltre il Ministro. “I dati raccolti finiranno in un “hub digitale: faremo un accordo con le principali organizzazioni internazionali del turismo digitale dicendo che chi viene si deve iscrivere lì. Chi non lo fa, vuol dire che non vuole essere in regola”. Istituito anche un portale informativo sui piccoli borghi, che l’anno scorso hanno spopolato. Già, un elemento peculiare visto nel 2020 e che pare essere significativo anche nel 2021, è senz’altro il cosiddetto “turismo di prossimità”, che ha visto per l’appunto i piccoli borghi innescare un inusitato interesse da parte dei viaggiatori italiani, impossibilitati ad andare all’estero. Nel 2020, il “turismo di prossimità” ha visto due nostri connazionali su tre attratti dalla scoperta di prodotti e tradizioni meno conosciuti rispetto alle località più in voga. Un trend captato per esempio dal Direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt, che con l’iniziativa “Uffizi Diffusi” ha condotto a riscoprire capolavori e opere d’arte in varie località, riportando molti italiani a visitare il proprio Paese, che spesso prima conoscevano meno di quanto conoscessero New York, Londra o Berlino. Per quanto riguarda invece la presenza degli stranieri in Italia, i dati sono anch’essi incoraggianti. Secondo uno studio di Demoskopika, infatti, si evidenzia nel nostro Paese una crescita significativa dei turisti provenienti dall’Estero. Per il settore alberghiero, il tutto potrebbe tra-

dursi per l’estate 2021 - quanto al sistema di accoglienza alberghiero ed extra-alberghiero - in 7,2 milioni di arrivi e 25,1 milioni di presenze con un incremento pari rispettivamente al 29.2% e al 15.3% rispetto al periodo compreso fra giugno e settembre del 2020. La preferenza più spiccata è per le località marittime, che vengono scelte da metà del campione intervistato (48.4%), e a seguire si classificano la montagna (15.1%), e cosiddette “città d’arte, cultura e borghi” (12.3%). La vacanza in agriturismo, invece, è prediletta dall’8% del campione sondato. Nella top 5 delle regioni preferite da visitare troviamo al primo posto il Trentino Alto-Adige, seguito da Toscana, Sicilia, Puglia e – un po’ a sorpresa – la Lombardia. Secondo invece i dati del Centro studi turistici per Assoturismo, si parla per l’estate 2021 di 33 milioni di arrivi e 140 milioni di pernottamenti solo nelle strutture di accoglienza “ufficiali”, un incremento del

20,8% rispetto al 2020 per un fatturato complessivo di 12,8 miliardi di euro. Mete preferite il Sud e le isole (+23,9%) rispetto al Nord (poco oltre il +20%) e al Centro (+18,6. Per quanto riguarda le strutture, prevalgono di poco quelle extralberghiere (+21,6%) su quelle alberghiere (+20,2%). In generale, tirando le somme, siamo ancora lontani dalle cifre del 2019 e dell’era pre-covid, ma in netta ripresa rispetto al 2020. Gli italiani – e non solo – hanno voglia di ricominciare a viaggiare e l’impossibilità (e il timore) l’anno scorso di raggiungere le mete internazionali hanno risvegliato in molti l’interesse per il nostro Paese, con la riscoperta dei piccoli borghi e di tante località magari meno rinomate che però rendono la nostra Italia unica al mondo. Si spera inoltre che, con l’istituzione di un Ministero ad hoc per il Turismo, il patrimonio paesaggistico, artistico e culturale italiano possa essere valorizzato (e fruito) finalmente come merita.

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I PARCHI DIVER PRONTI A RIP IN SICURE Nel complesso, è prevista una media di 50 mila presenze ogni giorno nei 230 parchi permanenti italiani. L’anno scorso, il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all’apertura, 5 aziende italiane sono passate sotto il controllo di fondi di investimento stranieri e si sono persi 10.000 posti di lavoro stagionali. MATTEO PALUMBO

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ì dove dovrebbero esserci infiniti sorrisi, c’è una valle di lacrime. La fabbrica del divertimento, prova, non certo con poca fatica, a ripartire dopo l’annus horribilis del Covid-19. Dopo una lunga trattativa con il Governo, il 15 giugno (per le zone gialle, da fine maggio per quelle bianche) è la data che ha finalmente segnato la riapertura di tutti i parchi divertimento, tematici e luna park dopo un lungo periodo di stop che ha causato ingenti perdite agli oltre 200 parchi dislocati lungo il territorio italiano. Il comparto, che conta circa 230 aziende, è stato fino ad oggi tra i più colpiti dalla crisi, con perdite tra il 70 e l’80%, non solo a causa della perdurante chiusura, ma anche a causa degli ingenti costi fissi legati alla manutenzione delle strutture (attrazioni, spazi verdi, scenografie, ecc…) e al mantenimento degli animali. A ciò va aggiunta la sistematica assenza di ristori e di agevolazioni fiscali, a differenza di quanto avvenuto per altri settori altrettanto colpiti dalla crisi.Il comparto dei Parchi Permanenti Italiani raggruppa oltre 230 realtà in Italia tra parchi a tema (come Leolandia e Mirabilandia), parchi faunistici (come l’Acquario di Genova e Zoom Torino), parchi acquatici (come Aquafan Riccione e Caribe Bay) e parchi avventura per un totale di 25.000 posti di lavoro (10.000 fissi e 15.000 stagionali) e ricavi totali per 400 milioni di euro nel 2019, cifre che salgono rispettivamente a 100.000 occupati e 2 miliardi di euro di ricavi considerando l’indotto, composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e simili. Nel 2019 i parchi della Penisola hanno totalizzato oltre 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia, a cui si sommano 1,5 milioni di stranieri, per un totale di 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, segno che il comparto sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella composizione dell’offerta turistica del nostro Paese.

Il desiderio di normalità è testimoniato dalle prenotazioni, raddoppiate rispetto allo scorso anno. Nel complesso, è prevista una media di 50 mila presenze ogni giorno nei 230 parchi permanenti italiani. Nel 2019 sono stati un milione e 200 mila gli ingressi al parco di Capriate, 40 milioni di euro il fatturato. Nel 2020, con soli tre mesi e mezzo di apertura su otto, il fatturato è stato di 10 milioni, con altrettanti di perdita effettiva (200 milioni a livello nazionale). Cresce anche il numero di richieste di informazioni in arrivo dall’estero: nel 2019 i visitatori stranieri sono stati 1,5 milioni. Un dato che fa ben sperare in merito ad un possibile ritorno degli ospiti stranieri nei parchi, che nel 2019 sono stati 1,5 milioni. “Un nodo importante da sciogliere -osserva Giuseppe Ira, presidente dell’associazione Parchi Permanenti Italiani e di Leolandia- è quello dei ristori: le imprese turistiche possono accedere a finanziamenti a tasso agevolato e a lunga scadenza che per noi sarebbero di vitale importanza. Il Ministro Garavaglia, che ringrazio per la disponibilità, ha annunciato che sta studiando l’emissione di mini-bond, e ha riconosciuto la legittimità della nostra richiesta di passare sotto la competenza del Turismo, garantendo che si attiverà per valutare i necessari interventi sul piano tecnico normativo”. L’anno scorso, il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all’apertura, 5 aziende italiane sono passate sotto il controllo di fondi di investimento stranieri e si sono persi 10.000 posti di lavoro stagionali. Fino al 2019 il settore generava un giro d’affari superiore ai 400 milioni di euro, quota che saliva a 2 miliardi di euro aggiungendo l’indotto composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzioni e altri servizi collaterali. I numeri espressi dal settore nel 2019 mostrano come quella dei parchi divertimento

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RTIMENTO PARTIRE EZZA sia un’industria che esprime numeri molto interessanti e offre un prodotto che è amato da milioni di ospiti, nell’ambito della filiera turistica, alla quale purtroppo ancora non appartiene formalmente. Il settore si è rivelato in crescita, con risultati di grande rilievo: il numero dei visitatori ha raggiunto i 19,5 milioni con un +10,7 per cento rispetto ai numeri del 2018. Anche il volume d’affari ha registrato un incremento percentuale di + 2,99 punti rispetto alla stagione precedente, superando i 391,5 milioni di euro. Interessante anche l’andamento registrato nei 12 mesi che confermano come i ricavi di parchi a tema, parchi acquatici e zoo siano fortemente stagionali, nonostante i mesi di apertura. Luglio e agosto 2019 hanno fatto ottenere in media il 51 per cento del fatturato annuale. Le rilevazioni riferite al Nord Est, con i grandi e numerosi parchi del Veneto e dell’Emilia Romagna, hanno registrato 7,839 milioni di ingressi che hanno generato un volume d’affari di oltre 236 milioni di euro, e un incremento di oltre 2 punti percentuali rispetto al 2018. Il Nord Ovest, con Lombardia, Liguria e Piemonte, ha registrato 4,7 milioni di presenze e un volume d’affari di oltre 73 milioni di euro, con un bel + 5 per cento di aumento del fatturato in confronto agli esiti del 2018. L’area del Centro, con Lazio Marche, Toscana e Umbria, ha richiamato 3,77 milioni di ospiti, e un volume d’affari di 43,6 milioni di euro, confermando i dati 2018. Infine il Sud e le Isole maggiori, con oltre 88.000 ingressi e oltre 19 milioni di fatturato, I numeri del 2019 confermato il gradimento degli ospiti italiani e stranieri per questa popolare forma di spettacolo e divertimento. I parchi tematici, acquatici , gli zoo e gli acquari offrono momenti di grande divertimento e impiego del tempo libero. I dati sui prezzi praticati dai parchi nel 2019 offrono una lettura interessante, se messa in relazio-

ne con il volume d’affari. Due anni fa il costo medio del biglietto per accedere ai parchi divertimento è diminuito del 7,88 per cento, mentre il fatturato è salito di circa il 3 per cento rispetto al 2018. Certamente c’è anche da considerare anche l’incremento del 10 per cento di visitatori, tuttavia si registra una accresciuta capacità di saper offrire al pubblico opportunità di spesa anche dopo che è stato superato il tornello: Si favorisce l’acquisto di cibi, bevande e merchandise in un contesto che evidentemente offre “esperienze”, più che prodotti, di valore. con una crescita del 3,5 per cento dei risultati 2018. Ma, ora è tempo di guardare avanti. Per la ripartenza in sicurezza del settore, il Governo ha emanato le linee guida per la prevenzione del Covid-19. Chi vuole recarsi nei parchi divertimento deve, innanzitutto, prenotare il biglietto con congruo anticipo e consultare le regole del parco su modalità di pagamento, contingentamento degli ingressi e informazioni di base. L’ingresso è vietato in caso di rilevazione della temperatura corporea uguale o superiore a 37.5° e a chi non indossa correttamente i presidi di protezione individuale; la mascherina, però, non è obbligatoria nei parchi acquatici. All’interno del parco devono essere garantiti alti standard di igiene e sanificazione, dispenser con gel disinfettante, porte e finestre aperte e disinfezione di tutto ciò che viene utilizzato dal pubblico (sdraio, armadietti per il guardaroba, audioguide e così via). Inoltre bisogna disinfettare le mani prima di indossare i dispositivi di sicurezza delle giostre, cinture, caschi e altre imbragature. L’accesso ai parchi divertimento sarà consentito soltanto su prenotazione e tramite pagamento online, ciò per evitare gli assembramenti di persone alle casse e contingentare gli ingressi.

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ESTATE 2021, tutti vogliono la casa al mare FRANCESCO GASBARRO

Da Nord al Sud, gli esperti parlano di boom senza precedenti di acquisti di residenze in località marittime “Sono al telefono con Jean Pierre dalla Francia, gli sto comunicando che tutte le case al mare sono già state vendute e che purtroppo dovrà desistere dalla sua idea di acquistarne una”. A riportarci questo siparietto è Maurizio Alfieri, da vent’anni nel settore immobiliare turistico, presidente Confcommercio FIMAA Foggia e grande esperto delle soluzioni abitative nelle mete turistiche del sud Italia, dal Gargano alla Costiera Amalfitana. Tra i mesi di maggio e giugno c’è stata una vera e propria corsa all’acquisto delle case nelle località balneari, in vista delle vacanze 2021, che saranno forse le prime dopo la lunga stagione della pandemia. A detta del nostro intervistato si tratta di un ‘movimento’ spasmodico ma consapevole, incoraggiato anche dalle misure di incentivo che stanno facendo ripartire il mercato immobiliare. Ma cosa cercano le famiglie che stanno acquistando le case al mare in questo periodo? “Abbiamo assistito giovani famiglie con figli piccolissimi al seguito, cercano soprattutto degli appartamenti grandi, con doppia camera da letto, comodamente accessibili e con un grande giardino”. Gli affari immobiliari in questo periodo fanno segnare un picco della curva che in realtà è la coda lunga di ciò che si è verificato a partire dal gennaio 2019. Il ‘mattone’ nelle zone turistiche ha avuto dalla pandemia un vero e proprio slancio, considerata la voglia che hanno le famiglie di svagarsi e di riprendersi il proprio tempo libero.

Si sono accorciati anche i tempi per chiudere gli affari. “Bastano 20-25 giorni e il gioco è fatto” – sottolinea Alfieri. “Gli acquirenti sono molto precisi nelle richieste e, con la facilità dell’accesso al credito si riescono facilmente ad acquistare delle case che hanno un valore solitamente inferiore ai € 100.000”. Questa spasmodica richiesta ha fatto sì che in pochissimi mesi terminasse la disponibilità di immobili nelle zone turistiche, un fenomeno ricorda nelle modalità quanto accaduto negli anni ‘90-2000, al passaggio dalla Lira all’ Euro. A confermarlo è lo stesso Alfieri. “Siamo sold-out già da qualche settimana. Al momento stiamo trattando soltanto gli affitti che sono diventati più strutturali e non soltanto episodici. La gente sta sfruttando questo periodo di ripartenze per assicurarsi una sistemazione stabile nelle località turistiche, preferendo la casa di proprietà all’alloggio in hotel o in altre strutture ricettive”. Ma è un fenomeno che può durare nel tempo? “Sicuramente la situazione che stiamo vivendo oggi non ha precedenti negli ultimi venti anni” – conclude Alfieri. “Dovremmo valutare bene gli indicatori attuali anche in relazione al ritorno del turismo estero. Oggi stiamo trattando soprattutto italiani che desiderano una sistemazione in Italia. Ma con la riapertura definitiva delle frontiere tante logiche potranno cambiare e forse anche Jean Pierre potrà godersi le bellezze del nostro paese”.

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S U C O F

Il comico (volto noto di Striscia e Rai scoglio24) propone un nuovo format per conoscere le località pugliesi: il turismo a kilo consegnato a casa con un podcast.

PINUCCIO risponde con il turismo in formato d’asporto

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e meraviglie delle città del sud Italia ‘recapitate’ a casa degli spettatori, come se fosse una vera e propria consegna delivery, modalità tanto in voga nei tempi di pandemia. Alessio Giannone, in arte Pinuccio, volto noto di Striscia La Notizia, durante il periodo più duro del lockdown ha inventato un format di intrattenimento e divulgazione che ha avuto proprio l’obiettivo di trasportare – quanto meno con la fantasia – i suoi followers tra le bellezze architettoniche delle città note e meno note del meridione. Basta ascoltare un podcast o guardare un video di “Turismo d’Asporto” per essere catapultati in posti incantati della Puglia, della Calabria o di altre Regioni, accompagnati dalla simpatica narrazione di Pinuccio e dell’immancabile Sabino. Abbiamo chiesto proprio all’inventore di questo nuovo strumento di divulgazione, tanto apprezzato sui social network, di spiegarci il senso e le prospettive del progetto. Come nasce il progetto di “Turismo d’asporto” e quali prospettive ha in questo periodo di ripartenze e di riaperture? Il progetto nasce durante la pandemia. Ad un certo punto abbiamo capito quan-

to fosse importante far vedere e sentire quei luoghi che le persone avrebbero voluto visitare ma non potevano farlo in quel momento. Per lavoro ho girato per tanti posti bellissimi e in queste occasioni abbiamo fatto anche parecchie riprese che poi abbiamo utilizzato in questo format. Adesso per fortuna la vita sembra riprendere, assieme al turismo, quindi ‘Turismo d’asporto’ cambia pelle e si prefigge l’obiettivo di far scoprire al turismo di massa dei luoghi meno noti che rimangono spesso in secondo piano, ma che hanno tanto da offrire. Sono tante le città del sud Italia raccontate nei podcast e nei video di Turismo D’Asporto, con l’inseparabile ironia del fido Sabino. Ma c’è una città su tutte che ti ha colpito? O una particolarità da raccontare? Impossibile dire una città su tutte. Sono tutte belle e metterle in competizione tra loro non sarebbe giusto. Però con il lavoro che abbiamo fatto abbiamo conosciuto tante leggende che rimangono sconosciute ai più. Perché i luoghi con i loro monumenti caratteristici li conosciamo tutti, quello che non conosciamo sono le storie che si sono verificate in quei luoghi. Come ad esempio nel Castello di Monte Sant’Angelo, in Puglia, dove abbiamo

FRANCESCO GASBARRO

scoperto che si tenevano delle feste piuttosto particolari… Credo che, al giorno d’oggi, siano queste curiosità ad attirare i turisti, quelli attenti, al di là dei concetti mainstream che già conoscono tutti e che diventano dei luoghi comuni nella promozione turistica istituzionale degli Enti. A proposito di promozione istituzionale. Le città italiane, soprattutto quelle del sud Italia, spesso non sanno ancora raccontarsi e promuoversi bene, spesso attingono a dei luoghi comuni che non vengono apprezzati all’estero. Che cosa servirebbe per fare un salto di qualità? Per fare il salto di qualità bisognerebbe capire che il turismo è cambiato. Bisogna prendere coscienza che il turismo di massa stia distruggendo le città. Le famose “experience” che vengono tanto pubblicizzate dalle Regioni in realtà non esistono. E così si attira sempre un turismo superficiale che, in un certo senso, è irrispettoso del territorio. Ci vorrebbe un turismo culturale che non vuol dire necessariamente attirare persone colte, piuttosto far capire alle persone che cos’è davvero il nostro territorio, con le sue eccellenze, ma anche i suoi limiti e le sue regole da rispettare. Se tu vuoi una piscina di fronte al mare devo spiegarti perché

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non posso offrirti questo servizio, perché c’è un territorio unico da conservare e da rispettare. E poi ci sono anche dei luoghi che sono rimasti un po’ fuori dalla narrazione collettiva ma che comunque risultano attrattivi dal punto di vista turistico. Avete visitato alcuni di questi luoghi? Cosa c’è da mettere in evidenza? Abbiamo dei luoghi bellissimi che sono totalmente trascurati dalle politiche promozionali istituzionali. A partire dalla Puglia, ma in tutte le regioni d’Italia, in realtà. Ho visitato questi posti sia per le puntate di “Turismo D’Asporto” ma anche perché sono un grande appassionato di località sottovalutate. Ricordo che quando abbiamo visitato gli scavi archeologici di Canosa, in Puglia, non siamo riusciti a trovare un B&B nei paraggi, certo non ci aspettavamo di trovare la stessa ricettività che per esempio hanno dei luoghi come Polignano o Matera, ma senza dubbio questo fatto mi ha lasciato perplesso. Per questo tipo di territori ci vuole uno sforzo maggiore che vuol dire in termini pratici educare il turista che viene in Italia a scoprire tutto – non solo Venezia, piuttosto che Roma o Milano - ma ad esempio scoprire le grandi bellezze dimenticate che ci sono lungo la dorsale appenninica.

Dopo il successo in video “Turismo d’Asporto” è diventato anche un podcast, un format molto in voga in questo periodo, nonostante l’immagine sia ancora del tutto preponderante. Ecco, quanto è difficile raccontare le bellezze dei luoghi soltanto attraverso le parole? Durante un podcast puoi riprodurre dei suoni e la nostra Italia, essendo immersa nella natura e bagnata quasi tutta dal mare, detiene tantissimi suoni caratteristici. Basterebbe rimanere in silenzio per sentire le cicale, il soffio del vento, le onde che si infrangono sugli scogli; tante espressioni sonore che spesso ci sfuggono ma che hanno un valore inestimabile perché influiscono sulla creazione di una certa atmosfera. È un altro tipo di comu-

nicazione e, posso dire, un tipo di comunicazione che arriva ad un turista che è quel prototipo di turista che a me piace. Quale sarà il seguito di questo progetto? Lasceremo il tempo alla gente – adesso che si può – di visitare i posti di persona. Poi a settembre torneremo con un focus specifico sui parchi naturali, in modo particolare quelli meno conosciuti, che sono veramente un patrimonio del nostro paese e che serbano tantissime sorprese. Ci sono molti parchi che andrebbero valorizzati per quello che sono al loro interno e per le tante esperienze che possono offrire. L’obiettivo è quello di spodestare Alberto Angela? Non mi permetterei mai. È un gigante.

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IINNTTEERRVVIISSTA T TT O RS E EEGI R K EE TA S CRHI AM I D T TA EESSCCLLUUSSIIVA VA AALL LDAI RSEO TO A L M I N I S T E R O D E L L ’ I N N O VA Z I O N E T E C N O LO G I C A E L A T R A N S I Z I O N E D I G I TA L E

UFFIZI:

il segreto di un museo che ha resistito anche al covid Nonostante la grande crisi che ha investito la cultura la galleria più famosa al mondo ha tenuto bene facendo registrare presenze record nel 2020. MARCO ZONETTI

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Il 75% dei visitatori e il 78% degli introiti in meno. Questo, nel 2020, il bilancio agghiacciante per i musei secondo i dati del sistema statistico nazionale del Ministero della Cultura. Fra le regioni che più hanno sofferto le chiusure dei musei e dei parchi archeologici statali, troviamo Lazio, Puglia, Toscana, Piemonte, Veneto, Liguria e Lombardia per quanto riguarda i visitatori, mentre per gli introiti sono state penalizzate maggiormente Campania, Lazio, Toscana e Puglia. Particolarmente piagati i siti archeologici come il Colosseo e Pompei, che hanno perduto tra l’84% e l’85% per visitatori e introiti. Fra i musei meno scalfiti dalla pandemia, spicca in cima alla top 30 dei più visitati nel 2020 la Galleria degli Uffizi, diretta fin dal 2015 da Eike Schmidt, riconfermato nel 2019. E che, come il suo stesso museo, ha vissuto sulla sua pelle il dramma del virus, essendo risultato positivo al Covid nel novembre dello scorso anno. Il contagio e la conseguente quarantena non hanno tuttavia fermato il solerte storico dell’arte tedesco, uno dei massimi esperti e conoscitori di scultura euro-

pea del Rinascimento e Barocco con oltre 200 pubblicazioni scientifiche al suo attivo. Schmidt ha infatti rivendicato cifre piuttosto consolatorie per il suo museo nell’annus horribilis succitato: “Nel 2020 abbiamo avuto complessivamente

1.206.175 visitatori (Uffizi: 659.043; Palazzo Pitti: 198.270; Giardino di Boboli 348.862)” ha dichiarato all’Associazione Stampa Estera in Italia, “il 27,5% dell’anno precedente, nonostante il Covid e tutto quello che ha comportato in ter-

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mini di chiusure e restrizioni. Questo ci posiziona al settimo posto tra i musei d’arte di tutto il mondo - nel 2019 eravamo al nono posto in classifica”. E ancora: “Tuttavia, nel 2020 abbiamo riscontrato anche degli sviluppi molto positivi: le popolazioni cittadina e regionale si sono riappropriate dei nostri musei, sia in presenza che attraverso i media digitali. Inoltre abbiamo visto un incremento come mai prima nelle visite e interazioni con gli Uffizi da parte dei giovani fino a 25 anni”. Un risultato attribuito al cosiddetto “effetto Socrate-Ferragni”, con le pubblicizzatissime visite agli Uffizi da parte delle due giovani influencer Martina Socrate, star di Tik Tok, e ovviamente Chiara Ferragni. E i dati sono oltremodo incoraggianti: la fascia di età 19-25 è passata dal 6,1% del 2019 al 14,3% del 2020. “Una crescita del +134,4% rispetto all’anno precedente” segnala soddisfatto Schmidt. Fresco di trasferta in Puglia per presenziare sul palco del TedxBarletta, il “direttorissimo” ha insistito proprio sul rinnovato rapporto tra musei e giovani, sui quali a suo parere occorre pun-

tare capillarmente nel prossimo futuro. “Siamo i custodi dei tesori artistici, ma è importante trasmetterli alle generazioni future per far sì che non vadano persi” ha dichiarato alla Gazzetta del Mezzogiorno. Analizzando anche com’è cambiato il rapporto tra l’uomo e l’Arte durante la pandemia, periodo che ha visto gli Uffizi visitati da un maggior numero di italiani rispetto al passato. “L’esperienza del Covid tra chiusure e distanziamento sociale ha creato nuove norme di comportamento: l’anno scorso gli italiani hanno riscoperto le bellezze del loro Paese”, commenta Schmidt, il quale reputa “cosa sana conoscere le bellezze vicine e poi spostarsi. I fiorentini erano esperti dei musei di New York, Parigi, Londra ma non di quelli della loro città e regione”. Da questo assunto nasce dunque la strategia denominata “Uffizi Diffusi”, con l’estensione del museo su scala regionale e l’invio in “trasferta” delle opere della Galleria in musei più piccoli, in altri comuni della Toscana ma anche a Forlì e Ravenna, allo scopo di apportare benefici culturali ed economici alle località interessate, rivitalizzando così

prestigiosi monumenti come la Villa Medicea dell’Ambrogiana a Montelupo Fiorentino, tanto per fare un esempio fra molti. Una dinamica che si muove di pari passo alla tendenza delineatasi nel 2020 con i viaggi internazionali “proibiti” dalla pandemia, ovvero quella della riscoperta dei piccoli borghi e del turismo di prossimità. L’iniziativa degli “Uffizi Diffusi”, a parere del direttore Schmidt, potrebbe servire anche da modello per le altre città d’arte e per altri territori. “L’idea è però di trasformare tutto questo in un network stabile” dichiara il direttore Schmidt, “al punto di avere una parte del nostro sito web appositamente dedicata ai musei toscani e alle iniziative degli Uffizi Diffusi. Sarà una grande operazione in fieri: via via, ogni anno, si aggiungeranno sempre nuove iniziative, piccole e grandi”. Secondo Schmidt, anche il 2021 non sarà rose e fiori, tanto che sottolinea: “Per i musei non aspettiamo la ripartenza vera prima dell’anno prossimo. Dal 2022 ci aspettiamo il ritorno alla grande richiesta che c’era prima”. Questo grazie anche alle quindici nuove sale dedicate alla pittura del ‘500 fiorentino e romano

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inaugurate il giorno della riapertura al pubblico. Quanto all’estero, il direttore si sta impegnando con diligenza per organizzare esposizioni, “tese a suscitare interesse non solo per la Toscana, ma anche per l’Italia”. E pochi giorni fa Eike Schmidt ha aggiunto un altro trofeo al suo carnet. La “Notte Europea dei Musei” in programma a Firenze lo scorso sabato 2 luglio, è stata infatti un grande successo. Ben 1562 persone sono accorse ad ammirare i capolavori degli Uffizi. Promossa dal Ministero della Cultura, l’iniziativa che ha previsto l’ingresso nella fascia oraria compresa fra le 19 e le 22, e al costo simbolico di un solo euro, ha segnato il ritorno alle aperture serali dopo la brusca interruzione dovuta al covid. “È un dato che non può che farci piacere” ha commentato lo stesso Schmidt riguardo al successo della Notte europea, “ma soprattutto un segno tangibile del desiderio fortissimo delle persone di tornare a godere della bellezza e dei piaceri della vita dopo lo stop forzato di un anno e mezzo imposto dalla pandemia”. E ancora: “È stata una ottima occasione per godere dei capolavori del museo in una luce diversa, più intima, quella del tramonto e della sera, ed anche, perché no, per un brindisi alla ripartenza sulla bellissima terrazza degli Uffizi”. Allusione allo splendido panorama che si gode dalla terrazza sulla Loggia dei Lanzi, affacciata su Piazza della Signoria. Intanto, per quanto riguarda la regione che ospita la Galleria degli Uffizi, è in pieno fulgore la campagna “Rinascimento senza fine”. Rinascimento inteso come periodo storico-culturale, ma anche nel senso di “rinascita” e “ripartenza”. Come ha spiegato il presidente Eugenio Giani, “‘Rinascimento senza fine’ punta su un progetto di promozione turistica e di identità, che vuol delineare i tratti distinti-

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vi della Toscana […] Un disegno strategico coordinato e sviluppato dall’assessorato regionale al turismo, mettendo in campo risorse consistenti per consentire la ripartenza ad un settore cruciale”. Francesco Palumbo, direttore di Toscana Promozione Turistica, sottolinea invece che la campagna punta “sui prodotti turistici individuati come nuove motivazioni di viaggio e contestualmente mira a favorire la promo commercializzazione delle imprese creando opportunità di mercato alle loro offerte, rafforzando il brand della Toscana attraverso i suoi asset strategici ma anche dando visibilità a nuove proposte in linea con le tendenze attuali”. Una strategia di rilancio del turismo nella regione piagato dal covid, dunque, che nell’emergenza ha peraltro fatto di necessità virtù. Benché, infatti i protagonisti principali di “Rinascimento senza fine” siano i paesaggi, il mare, le tavole conviviali e intime, la perfetta e suggestiva simmetria delle piazze toscane e la meraviglia dei monumenti, senza contare l’edonismo del relax psicofisico con le tante e rinomate località termali, l’iniziativa dona abbrivio anche ai nuovi stili di vita nati dalla pandemia, come quello di lavorare in smart working connessi con ogni angolo del mondo, sullo sfondo delle meraviglie toscane come per esempio le verdi bellezze della Val d’Orcia. Smart working che si abbina necessariamente all’opzione del “long stay”, ovvero del lungo soggiorno di oltre due settimane, per conciliare gli obblighi del lavoro con il relax di una vacanza con tutti i comfort. Anche questo è “rinascimento”, in fondo. Sulla scia degli Uffizi e della strategia di Eike Schmidt, anche la campagna della regione Toscana si propone di raggiungere, oltre al grande pubblico, i cosiddetti Millennials, ovvero chi è nato a partire dagli anni Ottanta, e la generazione X, quella degli under 24. La prima campagna di marketing di “Rinascimento senza fine” avrà come destinazione il già citato turismo di prossimità (Centro e Nord Italia), per poi dipanarsi anche verso Germania, Francia, Regno Unito, Olanda e Svizzera e, successivamente, anche oltre, fino ai mercati di lungo raggio. Questo, ovviamente, in base alla situazione sanitaria globale (ultimamente con particolare attenzione alla preoccupante variante delta) e ai movimenti delle prenotazioni. Parte integrante della campagna, il portale visittuscany.com, gestito da Fondazione Sistema Toscana e vetrina di tutte le offerte degli operatori che hanno aderito all’invito e all’occasione offerta dalla Regione.

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Ospitalità:

parola d’ordine Sostenibilità FRANCESCO GASBARRO

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È stato un periodo che ha messo a dura prova il settore della ricettività che, in epoca di pandemia e di conseguente blocco del turismo, ha dovuto subire un duro colpo. Ecco perché quando un gruppo affermato pubblica con trasparenza il proprio bilancio questo diventa motivo di studio, per capire quanto abbiano perso gli operatori della ricettività durante questo lungo anno e mezzo segnato dal Covid-19, ma anche per iniziare a prospettare i cardini della ripartenza. Il Gruppo HNH Hospitality S.p.A., tra i primi operatori alberghieri indipendenti italiani, ha approvato il bilancio 2020, con data di chiusura al 31 ottobre, che evidenzia una perdita netta di 3,7 milioni e fornisce un’indicazione su quello che è stato il momento di interruzione del flusso turistico per l’emergenza sanitaria. Il Gruppo ha registrato dal 1° novembre 2019 al 31 ottobre 2020 ricavi complessivi delle gestioni dirette pari a 21,4 milioni, in calo del 34,3% se confrontato con il 2019, quando tuttavia il periodo era stato ridotto a 10 mesi per il cambio di data di chiusura dell’esercizio. “Il bilancio 2020 è stato pesantemente condizionato dalla pandemia” – afferma sulle colonne di Progetti & Finanza, Luca

Boccato, Amministratore delegato del Gruppo. “Tutto sommato, lo scenario che avevamo delineato a marzo 2020, all’inizio della crisi, era anche peggiore. Siamo riusciti a limitare i danni con attenzione sui costi e chiusure mirate. Abbiamo ragionato come un settore che gode solitamente di ottima salute, non snaturandoci anche in un periodo di difficoltà. In altri periodi ci saremmo allarmati tantissimo per una perdita del 5%, nel 2020 è stata addirittura del 60% a livello generale e questo ci ha insegnato che anche il nostro settore può essere fragile”. Per capire la portata di questi dati bisogna sapere che il Gruppo HNH Hospitality si occupa di resort e di hotel di lusso in città come Roma, Milano, Venezia e Jesolo. Il gruppo nasce nel 1999 dall’intuito imprenditoriale e dall’esperienza alberghiera della famiglia Boccato. Negli anni, HNH Hospitality ha realizzato una crescita costante e calibrata grazie ad una gestione familiare, coniugata a una visione economico finanziaria che l’ha portato con successo nel settore della gestione e dello sviluppo alberghiero. Per fatturato e numero di camere è diventato uno dei principali operatori indipendenti italiani, nel seg-

mento degli hotel 4 e 5 stelle, con un totale di 15 strutture, grazie anche alla collaborazione con catene alberghiere internazionali come IHG, Hilton e Best Western. Nonostante questo, così come reso noto dai dati pubblicati, la pandemia si è fatta sentire e ha modificato in negativo anche alcuni dei principali indicatori di performance. In particolare, il REVPAR (Revenue Per Available Room) che ha subito un forte calo rispetto l’anno precedente (47,83 vs 95,2), a causa del particolare anno di recessione mondiale, ma sostanzialmente in linea con il mercato dei competitor. L’ADR (prezzo medio di vendita delle camere) ha registrato un calo del 15,1%, passando da € 120,3 del 2019 a € 102,4 del 2020. L’occupazione media delle camere (OR-Occupancy Rate), invece, ha risentito maggiormente dell’attuale situazione sanitaria passando dal 79,1% del 2019 al 46,7% del 2020. Luca Boccato legge con lucidità gli indicatori di questo periodo. “Il primo semestre dell’anno fiscale 2021, purtroppo, è proseguito nel solco di quanto visto nel corso del 2020. Totale assenza di traffico Leisure e un mercato Business comunque limitato, hanno condi-

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zionato significativamente la domanda e, conseguentemente, le performance. Da qualche giorno stiamo assistendo ad una graduale, ma costante, ripresa della domanda. Le prospettive per il segmento Leisure, grazie al mercato di prossimità allargato a tutta la zona Euro, con la partenza del Green Pass, va migliorando di giorno in giorno. La diffusione dei vaccini potrebbe regalarci un’estate migliore delle attese in tutte le destinazioni dove siamo presenti con i nostri hotel”. I risultati del primo semestre 2021, dunque, risultano ampiamente al di sotto delle attese a seguito di un anno come il 2020 che ha presentato inaspettatamente una situazione pandemica mondiale, ma dalla fine di maggio qualcosa è cambiato. I dati della pandemia si sono attenuati e, essendo venute meno le restrizioni, la gente è tornata a viaggiare. La fotografia del momento del dottor Boccato, anche al netto di ciò, è densa di buoni auspici: “Al momento possiamo dire che le mete di mare in tutta Italia stanno andando sorprendentemente bene. Le città che non sono ancora tornate ai livelli precedenti al Covid sono Venezia e Verona che naturalmente, in condizioni di normalità, godono di un turismo internazionale che ancora pur-

troppo non si vede, anche a causa delle differenti situazioni che riguardano gli altri paesi. In generale le famiglie stanno tornando ad affollare le città turistiche. Il segmento del turismo medio-alto è quello che ha risentito meno della crisi, mentre per quanto riguarda le scelte delle famiglie comuni sta gravando sicuramente il paventato sblocco dei licenziamenti che impone ragionamenti e calcoli, in vista di un futuro sempre più incerto”. Per l’intervistato la parola d’ordine che deve animare un nuovo ciclo del settore dell’ospitalità, dopo il Covid, è “sostenibilità”. “Per troppo tempo abbiamo pensato a saturare le città con la presenza di strutture ricettive, oggi abbiamo capito che questo modello non è più sostenibile. Tutte le scelte devono avere una prospettiva e devono adeguarsi alla logica della qualità, più che della quantità. È un insegnamento che porteremo con noi dopo l’auspicata fine di questa lunga fase di chiusure”. Durante la chiusura degli alberghi l’aspetto che non è venuto meno è quello della manutenzione degli immobili. Ma nelle scorse settimane, con il decreto semplificazioni, il settore alberghiero è stato tagliato fuori dall’accesso al cre-

dito del Superbonus 110%, causando le ire di Federalberghi. Per Boccato si tratta di un’opportunità perduta. “Al netto della mia opinione personale su questa misura – spiega dal’AD di HNH – sarebbe stato utile contare sul Superbonus per l’ammodernamento delle strutture. L’ospitalità italiana si basa sulla tradizione che è un punto di forza ma anche un punto di debolezza, visto che le strutture risultano essere datate. In Italia soffriamo di un ritardo cronico rispetto ai nostri competitor europei sugli standard che riguardano l’ampiezza delle strutture e la loro manutenzione, ecco perché una misura di incentivo avrebbe potuto giovare”. Sono tanti gli insegnamenti che resteranno ben fissi nella memoria degli operatori economici al termine della lunga fase del Covid, ammesso che questa sia veramente la fase conclusiva. “Siamo confidenti nel fatto che i prossimi mesi saranno positivi” – conclude Boccato. “L’incertezza partirà da settembre-ottobre, ma la speranza è che la campagna vaccinale possa proseguire a buon ritmo, in modo da declassare definitivamente la pericolosità del Covid e garantire a tutti la possibilità di spostarsi anche nei mesi autunnali”.


5 RAGAZZI METTONO ONLINE UNA PIATTAFORMA PER MICRO INFLUENCER CON “0” BUDGET

INFLUENCEE

una piattaforma dedicata ai giovani influencer MAURIZIO D’OTTAVIO Tra le varie voci di spesa di un’azienda in merito al budget dedicato al marketing e all’advertising, dal 2020, ha visto una sempre maggiore importanza quella riservata all’influencer marketing. Nel mondo, le aziende hanno speso in influencer marketing circa 8 miliardi di dollari, con un +30% nel 2020. Si tratta, ad oggi, di una delle attività di marketing più ingaggianti che esistano sul web e partono dal presupposto che un qualsiasi utente che ha almeno qualche migliaio di follower sui propri profili social possa, in un modo o nell’altro, pubblicando un contenuto che mostra una brand o un servizio/ prodotto, guidare le intenzioni di acquisto dell’utenza.

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Influencee.it è un’idea tutta italiana di creare una piattaforma automatizzata in aiuto ad aziende e agenzie di comunicazione per la creazione e gestione di campagne di influencer marketing. L’idea è di quattro giovani imprenditori, Giorgia Palazzo, Irene Penserini, Manuel Arlotti e Giuseppe Bonaccorso

che, in pieno lockdown hanno visto, grazie al loro diretto coinvolgimento nel mondo del marketing, la curva degli investimenti nelle campagne di influencer crescere con cifre a due zeri, ma anche a causa della pandemia che ha dirottato le loro energie. Infatti, in origine, il team era impiegato nel creare una piattaforma di listing dedicata al mondo delle feste, dove un utente potesse trovare locali, fornitori, artisti, intrattenitori che prestavano i loro servizi per feste private. Il covid ha stravolto tutto. E forse, in meglio… Da qui, il progetto di Influencee: una piattaforma che non solo raccoglie e cataloga liste di influencer, utenti social dalla grande fan base che hanno il potere di “influenzare” le decisioni di acquisto dei propri follower, ma anche di, in prospettiva, permettere l’avvio di campagne di influencer marketing in modo del tutto autonomo da parte di chi usufruisce del servizio. Più di 70 aziende interessate e 300

influencer iscritti in meno di due settimane. “Non ci aspettavamo questo interesse. E pensare che non avevamo attivato nessuna campagna pubblicitaria!” il commento a caldo di Manuel Arlotti, Sales e Growth hacker della piattaforma che ci racconta la storia di Influencee.it, una startup Saas nata durante la pandemia. “Avevamo messo su un sito per la prenotazione di sale e location per feste ed eventi e poi…pandemia. Non nego che lo sconforto è stato tanto.” I 5 ragazzi avevano iniziato un anno prima la costruzione di un sito per feste ed eventi dedicandosi anima e corpo al progetto “ognuno di noi lavorava in ogni minuto libero per Partidea, il nostro progetto iniziale. Poi il covid ha cambiato le carte in tavola. Il nostro in fondo è un team super digitale: ognuno di noi ha un background di agenzia e non volevamo demordere. Così ci siamo reinventati”. Questo progetto parte da due presupposti. Il primo riguarda i numeri del merca-

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to: è di oltre 8 miliardi di euro il valore del budget pubblicitario speso dai brand, direttamente o indirettamente, in campagne di influencer marketing. Con una tendenza a crescere che non prevede di esaurirsi nel breve tempo. Il secondo è inerente alla poca trasparenza attuale nella restituzione dei dati e dei risultati delle performance di campagna per le aziende stesse. È nata così Influencee, un punto di riferimento per influencer e per brand creator: un hub che mette in contatto le aziende con i brand ambassador più seguiti del web. “Abbiamo pensato – prosegue Arlotti – che in un periodo così difficile le vendite degli e-commerce e in genere dei negozi online sarebbero schizzati alle stelle. Così ci è venuto in mente di utilizzare la nostra expertise per creare un logo in cui far comunicare seller e buyer. Gli influencer erano uno degli svaghi principali durante la pandemia. L’intrattenimento su stories e reel ha aiutato molti a superare i periodi di crisi. “Acquistare online è sempre stato com-

plicato, e i target più adulti, come la generazione dei nostri genitori, hanno sempre manifestato ritrosia. Gli influencer li hanno aiutati a sbloccarsi, e a superare il digital divide.” Pietro Palazzo da Roma, Giorgia Palazzo e Giuseppe Bonaccorso da Milano e Manuel Arlotti e Irene Penserini da Rimini hanno costruito un business fatto di persone e per le persone. “Gli influencer sono come il vicino o l’amico esperto a cui chiedere consiglio.

Sono il motore propulsivo degli e-commerce” commenta Irene. Solo con le tecniche di growth hacking hanno raccolto più di 300 influencer “300 sì, ma poi effettuiamo una scrematura. Il nostro lavoro consiste proprio nel rendere più trasparente questo mercato. Influencee.it è direttamente collegata con API agli accessi di Instagram e questo ci consente di monitorare i risultati reali degli influencer.”

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L O S T R U M E N T O S T U D I AT O E C R E AT O P R I N C I PA L M E N T E P E R P R O M U O V E R E E D I F F O N D E R E L’ U S O D E L L A M O N E T A E L E T T R O N I C A

Lotteria degli scontrini: il grande flop MARCO ZONETTI

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La lotteria degli scontrini è stata un flop? Questo sembrerebbe lo spietato verdetto per lo strumento studiato e creato principalmente per promuovere e diffondere l’uso della moneta elettronica. Introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 (articolo 1, commi da 540 a 544, Legge n. 232 dell’11 dicembre 2016), e rinviato più volte per diversi motivi fra cui il Covid, è ufficialmente partito il primo febbraio 2021, ma nonostante l’entusiasmo iniziale, ha finito per rivelarsi un fallimento decretato anche dalla Corte dei Conti, che ha bollato come “limitata e settoriale” l’adesione all’iniziativa. La bocciatura della lotteria degli scontrini e del cashback da parte della Corte dei Conti spicca nel Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2021 pubblicato il 28 maggio 2021, documento nel quale si evidenzia che solo il 22% degli esercenti ha partecipato con un’operazione almeno. Dati non ritenuti adeguati dallo stesso Ministero delle Finanze per valutare e giudicare la resa del cashback, il quale ha finito per essere “non classificato”. L’idea della “Lotteria” con il suo connotato ludico di concorso legato a estrazioni settimanali, mensili e una annuale, con possibilità di vincite fino a 5 milioni di euro, pareva sulla carta uno stimolante incentivo a far prediligere la moneta elettronica, così come il cashback con la possibilità di un rimborso del 10% sugli acquisti effettuati con un minimo di cinquanta transizioni semestrali. Senza contare il premio extra da 1500 euro per i primi centomila che avessero effettuato il maggior numero di transazioni nel semestre. Ma alle apparentemente allettanti esche di cui sopra gli italiani hanno dimostrato di non voler abboccare. Il 30 aprile 2021 risulta infatti che fossero in 4.6 milioni ad aver scaricato dal portale ufficiale della Lotteria degli Scontrini il codice alfanumerico da esibire al momento dell’acquisto nei negozi. Ma solo 3.2 milioni hanno finito per utilizzarlo di fatto. E se si pensava che tale misura potesse aiutare piccoli e medi esercenti piagati dal covid, i dati segnalano invece una scarsa diffusione in queste due categorie rispetto alla preponderanza dei supermercati e della grande distribuzione con il 54.4% delle operazioni effettuate. Quanto alle fasce esaminate, il 43% del totale si concentra in quella superiore a 500mila euro, mentre risulta alquanto modesto l’apporto delle fasce fino a 50mila euro: un 6% che sale al 9% nelle fasce comprese fra i 50mila e i 100mila euro. Il motivo principale del flop pare risiedere nel rallentamento delle attività commerciali dovuto alla difficoltà nella partecipazione, innescando così un progressivo disinteresse da parte dei consumatori nei confronti dell’iniziativa, di fatto respinta tout court in Valle D’Aosta, Campania e Sardegna, sebbene più “popolare” in Lombardia, Emilia-Romagna e Marche.

Le stesse estrazioni mensili risultano ai consumatori troppo lontane fra loro, disincentivando così l’entusiasmo a proseguire pedissequamente con gli acquisti. Una “falla” nel sistema che nel mese di giugno 2021 tenta di essere riparata da una determinazione congiunta fra l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli introducendo le estrazioni settimanali con relativi premi più ricchi. Lo scarso interesse nei confronti della Lotteria degli Scontrini veniva già preconizzato nel marzo 2021, con aspre lamentele da parte di Confesercenti e Confcommercio, che dal canto suo denunciava gli altissimi costi e la bassissima adesione, nonché i problemi tecnici relativi all’adeguamento dei registratori di cassa per partecipare alla lotteria, che penalizzavano moltissimi esercenti. Il tutto gravato dal continuo altalenarsi tra zone rosse e arancioni, che senz’altro non hanno giovato al commercio né tantomeno all’iniziativa. Tutte critiche alle quali si era unita fin da subito Giorgia Meloni che aveva parlato di un cospicuo spreco di denaro, chiedendo al Governo di cambiare direzione puntando invece sui ristori per i commercianti. La stessa misura del cashback, poi, favorirebbe i “furbetti del Supercashback”, tanto che la Corte dei Conti ha sollecitato interventi volti a limitare il numero di operazioni effettuabili con lo stesso operatore nell’arco della stessa giornata, oltre a definire “eccessiva” la misura del relativo premio, 1500 euro ai primi 100mila utenti per numero di operazioni nel semestre”. Una bella gatta da pelare. Ma se le misure statali per incentivare l’uso della moneta elettronica vengono bocciate dalla Corte dei Conti, non possiamo non citare – in controtendenza - un’indagine Ipsos realizzata per Ayden, secondo la quale oltre il 63% delle transazioni vengono effettuate attraverso soluzioni cashless, con il 95% della popolazione che usa le carte e il 29% orientato verso i cosiddetti nuovi “pagamenti intelligenti”. Addirittura l’80% sosterrebbe di preferire in assoluto i metodi di pagamento diversi dal contante. Contante che, rilevazioni a parte, in ogni modo continua a resistere in Italia, in particolar modo al Sud, e che – nonostante tutto – è destinato a non scomparire, almeno in Europa. Ce lo dice addirittura Fabio Panetta, responsabile alla Bce su un futuro euro digitale: «L’Eurosistema è impegnato a preservare il ruolo del contante. Stiamo adottando misure concrete affinché esso rimanga ampiamente accessibile e accettato come mezzo di pagamento, anche qualora fosse introdotto l’euro digitale». Oltre a preservare la privacy, secondo Panetta, le banconote in euro rappresentano tangibilmente l’integrazione europea. Tra lotterie con scarse adesioni, furbetti del cashback e così via, gli accaniti fedelissimi della cara e vecchia moneta sonante possono dunque dormire sonni tranquilli, insomma.

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Progetti Finanza&


Campionati europei Campioni d’ingaggi La classifica dei calciatori europei più pagati in questo momento.

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Il campionato europeo di calcio si sta disputando, per la prima volta, con la formula itinerante, formula già bocciata da quasi tutti, con partite ospitate in diverse nazioni anziché in una sola, e mai come in questa circostanza a tenere banco non sono gli aspetti tecnici ma quelli economici. Tutte le trasmissioni e giornali sportivi, gira e rigira, finiscono sempre per parlare dello stesso argomento: i soldi. Siamo stati un popolo di “commissari tecnici”, poi siamo diventati, o meglio ci hanno fatti diventare, un popolo di virologi e i più attenti e assidui frequentatori, in poltrona da casa, di trasmissioni televisive sul tema, anche epidemiologi, ora siamo tutti esperti di economia e, sempre i più attenti eccetera eccetera eccetera, esperti di alta finanza, non per colpa o merito del PNRR ma semplicemente perché le società di calcio sono in cattive acque economiche e ognuno conosce la ricetta giusta per tirarle fuori. Ogni volta il termine di paragone di guadagni sproporzionati e immeritati, rispetto alla quasi totalità dei “poveri cristi”, coinvolge i nostri politici, eppure, se vogliamo farli sentire dei poveracci, non c’è bisogno di scomodare capitani d’industria piuttosto che grandi manager di aziende internazionali, basta sfogliare l’album delle figurine dei calciatori per accorgersi che questi ragazzi, adesso, capita l’antifona, restano a giocare il più a lungo possibile, sicuramente oltre l’età di ragazzi, viaggiano su cifre quasi impronunciabili per i “poveri cristi”, di cui sopra, come noi: centinaia di migliaia o, addirittura milioni, di euro al mese. Talvolta ci si meraviglia delle attenzioni e delle cure rivolte a questi ragazzi ma come si può fare diversamente visto il capitale che rappresentano per le società che li ingaggiano? Questi giovanotti sono delle vere e proprie industrie in movimento, nel senso che si muovono, si allenano, corrono. Per avere idea, però, di cosa stiamo parlando bisogna, per forza, fare qualche cifra e allora vediamo quanto guadagnano e chi sono quelli impegnati a correre e segnare gol in questo campionato europeo di calcio. Solo alcuni, non tutti, giusto per avere un riferimento concreto per i nostri sogni di inizio estate: Al primo posto c’è Cristiano Ronaldo, giocatore della Juventus e della nazionale portoghese, il suo guadagno lordo annuale è di sessanta milioni di euro a cui aggiungerne circa una ventina tra sponsor e pubblicità. Al secondo posto, ma distaccati di parecchio, ci sono tre giocatori della Francia: Kylian Mbappè (Paris Saint Germain), Paul Pogba (Manchester United) e Antoine Griezmann (Barcellona), ognuno guadagna ventitre milioni di euro all’anno. Si differenziano per i guadagni da sponsor e pubblicità: cinque milioni per Griezmann, sei per Pogba, quattordici per Mbappè. Proseguendo troviamo Robert Lewandowski (Bayern Monaco)

giocatore della nazionale polacca. Il “poveretto” si deve accontentare di ventidue milioni di euro di ingaggio e appena quattro milioni tra sponsor e pubblicità. Un po’ staccato troviamo Gareth Bale (Real Madrid/Tottenham), capitano della nazionale del Galles, con sedici milioni di euro di ingaggio e sei di sponsorizzazioni e pubblicità. E i nostri? Una cosa è certa, a queste cifre non si avvicinano, poveretti. Il primo è Gianluigi Donnarumma (ex Milan) con un ingaggio di sei milioni di euro all’anno. Non ci sono riferimenti di sponsor e/o pubblicità, per lui e anche per gli altri. Segue a ruota Leonardo Bonucci (Juventus) cinque milioni e mezzo di euro all’anno. Lorenzo Insigne (Napoli) quattro milioni e mezzo di euro all’anno. Federico Bernardeschi (Juventus) quattro milioni di euro all’anno. Giorgio Chiellini (Juventus) tre milioni e mezzo di euro all’anno. Chi tiene tutti a debita distanza è Lionel Messi (Bar-

cellona) argentino, con settantasette milioni di euro lordi all’anno, a cui aggiungerne quaranta tra sponsor e pubblicità. E le donne nostrane che giocano a calcio? Le calciatrici italiane sono lontanissime dai guadagni dei colleghi uomini anche se, adesso che sono state riconosciute professioniste, qualcosa di più del semplice rimborso spese di prima, una calciatrice di serie A guadagnava come rimborso spese circa 1.200,00 euro lordi al mese, dovrebbero riuscire a guadagnare. Comunque, non si sentano sole e abbandonate, le nostre, poiché, nell’elenco dei primi cento sportivi più pagati al mondo, non risulta esserci una donna, men che meno una giocatrice di calcio. Per gli amanti e solo per loro, una curiosità: gli sportivi più pagati sono quelli di basket, calcio e football. “Tutto il resto è noia….” Antonio Caivano

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SuperBonus 110%

A cura di Dario Gucci Avvocato

I BENEFICI DELL’ECOSISIMA BONUS 110% IN UNO STABILE IN COMUNIONE INDIVISA

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La normativa originaria sul “bonus 110” contenuta nel D.L. n. 34/20 poi convertito con la legge n. 77/20 non prevedeva la possibilità di godere delle agevolazione fiscali denominate “superbonus 110%” in caso di interi edifici in comunione. Ciò era spiegato dalla circolare 24/20 dell’Agenzia delle Entrate la quale chiariva che il beneficio non spettava per interventi realizzati sulle parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti. Di recente con la legge finanziaria per il 2021 è stata introdotta la possibilità di intervenire su edifici non condominiali composti da 2 a 4 unità abitative con una novella all’art 119 del citato “Decreto rilancio”. Veniva dunque introdotta con la legge 30 dicembre 2020

n. 178 una nuova formulazione del comma 9 lettera a) del citato art. 119 che prevede ora oltre alle vecchie ipotesi anche “gli interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche”. La volontà del legislatore è quindi stata chiara: estendere i noti benefici del decreto rilancio anche a tutte quelle situazioni in cui l’edificio composto da più immobili sia un’unica proprietà di un unico soggetto o anche di più soggetti tra loro in comunione. E’ il caso non infrequente in cui l’intero stabile composto da più appartamenti si di proprietà di una coppia di coniugi o di una compagine di eredi che rimane in comunione indivisa. La novella introdotta dalla finanziaria per

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il 2021 (Legge 178/20) denota una particolare attenzione alla proprietà edilizia familiare, lontana dai grandi centri urbani dove prevalgono i condomini con numerosi appartamenti, e comunque alle situazioni proprietarie più piccole che fino a questo momento erano rimasti ingiustificatamente escluse. Dalla novella legislativa conseguono due considerazioni, una sul piano civilistico e l’altra sotto l’aspetto fiscale In ambito civilistico va rilevato che mentre nel citato Decreto legge n. 34/20, come convertito dalla legge n. 77/20, vi è una regolamentazione organica delle modalità di formazione della volontà condominiale di eseguire gli interventi agevolati, nulla invece si dice sulla formazione della volontà all’interno delle comunioni ordinarie da poco ammesse al beneficio. Nel silenzio della norma agevolativa ci dobbiamo pertanto rifare al Codice civile il quale all’art. 1108 fissa le regole della maggioranza all’interno di qualsivoglia comunione ordinaria. “Art. 1108 c.c. Con deliberazione della maggioranza dei partecipanti che rappresenti almeno due terzi del valore complessivo della cosa comune, si possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento della cosa o a renderne più comodo o redditizio il godimento, purché esse non pregiudichino il godimento di alcuno dei partecipanti e non importino una spesa eccessivamente gravosa. Nello stesso modo si possono compiere gli altri atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, sempre che non risultino pregiudizievoli all’interesse di alcuno dei partecipanti…” Il Codice civile, quindi, prevede che la maggioranza possa imporre la propria volontà di fare i lavori ai comproprietari restii. Per la sua formazione sono richiesti i due terzi delle quote di proprietà. La norma però prevede una salvaguardia per i dissenzienti dinanzi a spese gravose o ad innovazioni che pregiudichino i loro interessi (ad esempio che li privino del godimento di una parte del bene in comunione). Per scongiurare dette ipotesi la maggioranza dovrebbe quindi assicurarsi che, eseguiti i lavori, il godimento del bene rimanga immutato da parte di tutti i partecipanti alla comunione; inoltre l’approvazione dei lavori va condizionata alla loro gratuità, come di fatto concesso dalla disciplina agevolativa dell’ecosisma bonus. Detta gratuità inoltre non deve essere assoluta in quanto il codice pone il limite della spesa eccessivamente gravosa. Da ciò consegue che la maggioranza potrebbe vincolare i dissenzienti a sostenere delle modeste spese propedeutiche ai lavori quali ad esempio lo studio di fattibilità. Sul piano pratico occorre pertanto indire una riunione dei comproprietari, anche sulla falsariga delle assemblee condominiali, e redigere un apposito verbale di riunione

che stabilisca quanto sopra. Relativamente alle modalità di convocazione queste sono chiarite nella sottonotata sentenza: “L’assemblea dei partecipanti alla comunione ordinaria, diversamente da quanto stabilito per il condominio degli edifici, è validamente costituita mediante qualsiasi forma di convocazione purché idonea allo scopo, in quanto gli artt. 1105 e 1108 c.c. non prevedono l’assolvimento di particolari formalità, menzionando semplicemente la preventiva conoscenza dell’ordine del giorno e la decisione a maggioranza dei partecipanti.” “Cass. civ. Sez. II Sent., 12/12/2017, n. 29747 Quanto al trattamento fiscale dei lavori su stabili in comunione, nel silenzio della norma occorre rifarsi alla disciplina già affrontata nel caso di comproprietà di un singolo immobile in condominio; la cosa è molto frequente in quanto è il caso di un appartamento in condominio posseduto da una coppia di coniugi in regime di comunione legale oppure di un appartamento in condominio rimasto in proprietà a dei coeredi. L’Agenzia delle entrate per detti casi ha chiarito nelle linee guida (Circ. 24/2020 al punto 1.2) che la detrazione, così come lo sconto in fattura o la cessione del credito, (ovvero le tre modalità di fruizione dell’agevolazione) spetta a chi tra i familiari sostiene le spese, a prescindere dalla quota di proprietà dell’immobile. Requisito essenziale è il possesso o comunque la detenzione dell’immobile da parte di colui che sostiene l’intervento. In parole semplici può farsi carico della questione fiscale anche un solo comproprietario. In tal modo si rende irrilevante ai fini del beneficio fiscale il coinvolgimento nell’intervento di tutti i comproprietari dell’immobile potendo attivare il beneficio anche un singolo che però: partecipi al possesso dell’immobile (cioè non ne sia di fatto escluso dal godimento) sul piano anche solo formale, sostenga le spese dell’intervento. La ratio di tale interpretazione certamente non restrittiva trova origine nel dettato normativo che fissa il limite economico dell’intervento sulla base del numero di unità immobiliari coinvolte e non sulla base del numero di comproprietari del singolo immobile. Il principio di cui sopra ben può essere così esteso anche al nuovo caso, consentito dalla citata novella legislativa, in cui il proprietario o i comproprietari posseggono non un solo appartamento in condominio ma tutto lo stabile composto da distinte unità immobiliari nel limite da 2 a 4. In conclusione, la novella amplia sicuramente la platea dei possibili beneficiari dei bonus fiscali e, ponendo un occhio di riguardo alle strutture di proprietà familiare, rende la disciplina più aderente alla realtà del tessuto edilizio nazionale.


A cura di Bruno Maizzi Vicepresidente nazionale dell’Associazione Movimento Consumatori

Dalla parte dei consumatori

GRUPPO D’ACQUISTO ENERGIA: “INSIEME PER OTTENERE IL TRATTAMENTO MIGLIORE!” Cresce in maniera esponenziale il numero di famiglie che, causa lo stato pandemico, si ritrovano in obiettive difficoltà economiche, che non permette loro, non solo di onorare compiutamente gli impegni in precedenza assunti (Mutui, Finanziamenti, Prestiti, etc.), ma addirittura di aver serie difficoltà ad affrontare in maniera agevole le esigenze di vita quotidiana, e ancor di più, quelle relative alle utenze domestiche (energia elettrica e gas naturale). Diverse Società eroganti questi primari servizi, ad onor del vero, si sono, e tutt’ora si stanno prodigando in favore degli Utenti, comprendendo il particolare periodo, ma la stragrande maggioranza di queste, in particolar modo le nuove emergenti Società erogatrici, ancora poco radicate sul territorio, non hanno disponibilità e/o mera volontà di andare incontro agli Utenti, e pertanto, a seguito di morosità, i malcapitati, si ritroveranno “loro malgrado” a vedersi sospendere inesorabilmente il servizio. Una volta sospeso, non ci sono possibilità di riattivarlo, se non dopo l’avvenuto integrale pagamento del dovuto. Come Associazione Movimento Consumatori, siamo quotidianamente coinvolti da questi penosi dolorosi casi, che vedono famiglie, anche con anziani e/o con piccola prole, costretti a patire della mancata fruizione dei servizi di primaria necessità. Come già in precedenza detto, non siamo una Associazione che dispone di fondi da poter erogare in favore delle famiglie in difficoltà, ma nel contempo, siamo ad offrire quanto di nostra competenza e possibilità, attraverso servizi di tutela e sostegno sia legale che psicologico, cercando comunque di interagire con le diverse Società, al fine di trovare comunque una soluzione al problema, ma a volte, per le motivazioni sopra esposte, non sempre le Società erogatrici, sono disponibili a comprendere lo stato d’indigenza in cui attualmente versano gli utenti. Pertanto, in considerazione del fatto che abbiamo in corso un Progetto con la Regione Puglia “Assessorato alle Attività Economiche, Artigianali e Commerciali” realizzato con Fondi M.I.S.E. Riparto 2020 (ai sensi del D.M. 30/08/2020), avente come obiettivo di “fornire supporto ai cittadini in questo periodo di emergenza sanitaria e socio-economica”, oltre ad occuparci di Famiglie in stato di Sovraindebitamento L.3/2012 “Legge Antisuicidio”, abbiamo deciso di ampliare il nostro raggio d’azione in favore dei Cittadini, stabilendo una sorta di collaborazione con l’Associazione A.I.P.A.S. “Associazione Italiana Punto d’Ascolto e Servizi onlus”, che già detiene un proprio Gruppo d’Acquisto Energia.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste e soprattutto, quali e quanti saranno i benefici per gli Utenti: GRUPPO D’ACQUISTO ENERGIA “INSIEME PER OTTENERE IL TRATTAMENTO MIGLIORE!” Il concetto è semplice: mettendosi insieme, si riesce a spuntare non solo un prezzo migliore, perché il fornitore può contare sulla vendita di un volume garantito, ma anche un consono post vendita, che tuteli l’utente. Questa è la realtà e questo rappresenta il futuro del nostro Paese! Una vera rivoluzione in un Paese dove lo switching da un operatore all’altro resta ancora un salto nel buio per tanti cittadini, utenti e consumatori, a differenza del resto d’Europa. Negli ultimi dieci anni, infatti, quasi un terzo degli italiani ha cambiato fornitore di elettricità e neppure un quarto per il gas naturale. Gli italiani, cercano di non sbilanciarsi neanche a cambiare profilo tariffario restando clienti dello stesso gestore. Questo, solo ed esclusivamente per paura delle beffe che potrebbero essere dietro l’angolo…, come del resto spesso accade. Anche noi come M.C., siamo a promuovere e divulgare il concetto che, i vecchi detti non sbagliano mai “chi lascia la strada vecchia per la nuova…” Ma, migrare verso nuovo più conveniente Gestore, sapendo di essere tutelati da un Gruppo d’Acquisto è sinonimo di tranquillità, in quanto non sarà solo quella di spuntare il Prezzo migliore, ma soprattutto di ricevere un Servizio ineccepibile, sano e nel pieno rispetto delle norme sancite dalla preposta Autorità Garante. Il consumerismo insegna che il potere forte non è rappresentato dalle Aziende, ma dai Cittadini, Utenti e Consumatori, unici in grado di regolare il mercato. Ma, affinché si verifichi questo, bisogna unire le forze.


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Digital communication

A cura della dott.ssa Valentina Apicella Eperto in Digital Communication

Boom dell’e-commerce nell’era Covid

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La pandemia ha profondamente cambiato le abitudini d’acquisto degli italiani, accelerando la trasformazione digitale delle imprese e aumentando la presenza online dei cittadini di tutte le fasce di età, non solo tra i più giovani. Durante il lockdown, ben il 64% italiani si è avvicinato per la prima volta all’e-commerce, contro una media europea del 55%. E insieme al food la moda ha assunto un ruolo di primo piano. L’era Covid ha spostato verso lo shopping online di abiti, calzature e accessori l’8% degli italiani, portando la quota di consumatori che fanno abitualmente acquisti in rete al 30% del totale. E la tendenza a comprare attraverso le piattaforme digitali delle aziende della moda sembra essere irreversibile. Il 10% continuerà ad evitare gli esercizi commerciali fisici, il 27% in futuro si dirigerà sempre di più verso il web. Tali tendenze comporteranno per le imprese investimenti sulla digitalizzazione con l’acquisizione di piattaforme per l’e-commerce, prevedendo, anche una applicazione per lo smartphone, che è ormai il device maggiormente utilizzato per gli acquisti. La moda sarà in cima alle preferenze anche al termine dell’emergenza sanitaria, a conferma del fatto che la strada sembra tracciata. Il 30% continuerà a privilegiare l’abbigliamento, seguito dai prodotti per la casa e dall’elettronica. Tutto facendo tesoro della brand reputation delle maison. La stragrande maggioranza degli italiani (65%) controlla infatti le recensioni online dei clienti che hanno già utilizzato il servizio prima di procede-

re all’acquisto. Durante la pandemia è stato rilevato anche il boom del modello click&collect, con un incremento annuale del 349%, un sistema sempre più utilizzato dai consumatori che consente di acquistare online e ritirare presso un punto vendita fisico. Lo sviluppo dei servizi digitali ha interessato tutti i comparti, dalla telemedicina al marketing online, con una richiesta in crescita da parte delle imprese di professionisti in possesso di nuove competenze. In particolare, è atteso un forte incremento in alcuni ambiti come il food&grocery (+56%), l’home living e l’arredamento (+30%) e l’abbigliamento online (+21%). Rialzi considerevoli sono previsti anche per le vendite su internet di elettronica di consumo (+18), con un deciso aumento

anche per l’editoria online (+16). È innegabile che, nel corso della pandemia, il digitale abbia giocato un ruolo chiave, e quanto sia emerso l’elevato livello di arretratezza del nostro Paese in termini di digitalizzazione e di perdita di produttività registrata negli ultimi anni. Quello che è ormai chiaro è che per assicurare produttività e rimanere competitivi, risultano imprescindibili investimenti mirati in tecnologie all’avanguardia, innovazione e formazione. La spinta alla trasformazione digitale del Paese è uno tra gli obiettivi previsti dalle riforme del PNRR che coinvolge pubbliche amministrazioni e imprese: un ruolo chiave sarà giocato dal piano Transizione 4.0, tra misure a sostegno degli investimenti e creazione di competenze.

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A cura dell’Avv.

parere legale

Paolo Caputo

Info e contatti: studiopaolocaputo@libero.it

“ QUALI RIFORME PER LA RIPARTENZA” L’evoluzione del diritto del lavoro e l’importanza della formazione Negli ultimi 20 anni sono state realizzate importanti riforme che hanno cambiato profondamente la modalità di gestione dei lavoratori durante la prestazione lavorativa e con essa le tutele presenti. Il Forum One Lavoro “2021 - Quali riforme per la ripartenza”, organizzato da Wolters Kluwer con la collaborazione di Dottrina Per il Lavoro, svoltosi il 22 giugno in live streaming, è stato occasione per fare il punto sulla situazione delle riforme, evidenziandone aspetti critici e le potenziali soluzioni. “Dopo un anno di profonda trasformazione, il Forum One Lavoro 2021 si è posto come obiettivo principale quello di indicare ai professionisti alcuni punti fermi, senza dimenticare che dobbiamo guardare al futuro unendo formazione e interpretazioni degli esperti”, ha sottolineato in apertura dei lavori Andrea Salmaso, VP Sales e Customer Engagement di Wolters Kluwer Legal & Regulatory Italia. “Il Forum One Lavoro è un momento di riflessione condivisa, uno stimolo per lo sviluppo di soluzioni digitali adeguate alla contingenza e tese all’evoluzione del diritto del lavoro. Sempre di più la tecnologia e il mondo digitale sono la base per la trasformazione, sia gestionale che formativa”, ha affermato Pierfrancesco Angeleri, Managing Director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia. Nell’ambito dell’incontro, si sono confrontati sui potenziali interventi legislativi o interpretativi coerenti con la singola riforma e con l’attuale panorama giuridico/economico diversi professionisti

del settore oltre ad esponenti del mondo istituzionale tra cui gli ex ministri del lavoro Cesare Damiano, Elsa Fornero, Maurizio Sacconi e Tiziano Treu. Tra le misure che più hanno impattato nel mondo del lavoro nell’ultimo anno c’è inevitabilmente il blocco dei licenziamenti. Se questo tema ha avuto molta risonanza, altrettanto spazio mediatico non è stato dedicato però agli incentivi all’assunzione, come ha evidenziato Eufranio Massi, Esperto di Diritto del Lavoro e Direttore del sito www.dottrinalavoro.it. “Per premiare chi assume nuovo personale il legislatore nazionale, regionale e comunitario ha, nel corso del tempo, previsto un intricato puzzle di incentivi contributivi. Le disposizioni tendono sempre più ad accavallarsi rendendo caotico il quadro nel quale aziende e professionisti si trovano a dover operare e non è sempre semplice scegliere lo sgravio più aderente alle esigenze. I benefici correlati alle assunzioni vanno valutati non soltanto sotto l’aspetto dello sgravio contributivo, ma anche dei vantaggi economici e normativi che non sono,

assolutamente, secondari. Le riflessioni sul tema potrebbero continuare ma occorre non dimenticare che l’assunzione di una persona deve, innanzitutto, essere condizionata dalle sue capacità professionali, anche potenziali, dal tipo di percorso che si intende offrire all’interno dell’impresa, dalle attitudini e dalle caratteristiche personali e, infine, dalle agevolazioni. Queste sono numerose, “slegate” tra di loro e, talvolta, particolarmente difficili da utilizzare. Manca, a mio avviso, una strategia di insieme e, sovente, manca una stretta correlazione con la realtà che si sta vivendo” – ha sottolineato Massi. Il Forum si è concluso con la tavola rotonda che ha visto protagonisti gli ex ministri del lavoro Cesare Damiano, Elsa Fornero, Maurizio Sacconi e Tiziano Treu, moderati da Paolo Stern, consulente del Lavoro e presidente Nexumstp SpA, in cui si è affrontato il tema della ripartenza anche in ambito di normative sul diritto del lavoro. Fonte: Comunicato Stampa Wolters Kluwer


A c u r a d i To m m a s o M a z z i o t t i Diettore generale Cred.it spa

economia a 360°

La Formazione 4.0, un valore aggiunto per le imprese orientate alla crescita!

42 Progetti Finanza&

Innovare i processi di una azienda o i prodotti non significa semplicemente comprare macchinari nuovi o software da scaffali di centri commerciali, innovare è partire da uno studio approfondito dei processi attuali o dei prodotti venduti e da lì capire se esistono tecnologie già presenti sul mercato e, da queste, creare modelli nuovi cuciti sulle reali esigenze dell’azienda coinvolgendone il personale. L’innovazione non può prescindere dalla formazione del personale all’uso e alla conoscenza delle nuove tecnologie. Far acquisire nuove conoscenze al personale coinvolto in progetti di innovazione e portare l’azienda verso l’Industria 4.0 è spesso sinonimo di costi e di investimenti; quanto maggiori saranno gli investimenti attuati in innovazione, tanto maggiori saranno i costi da affrontare per formare il personale dipendente coinvolto. Questo molto spesso scoraggia le imprese che rinunciano all’innovazione con il rischio di perdere anche quote di mercato. Molto spesso anche i manager dell’innovazione o le software house si sono trovati in situazioni in cui i clienti non erano in grado di sostenere i costi legati a investimenti in nuove tecnologie a causa della difficoltà nell’accesso a finanziamenti bancari o a causa di budget limitati. Il mio ultimo libro ‘Credito d’Imposta Formazione 4.0’ è un vero supporto fattivo per i fornitori di tecnologia e per le imprese interessate ad innovare a costo zero, il libro è strutturato in modo da guidare l’azienda passo dopo passo per capire tutti i meccanismi e la documentazione da produrre al fine dell’ottenimento del credito d’imposta per la Formazione 4.0. Nei vari capitoli spiegherò come funziona il Credito di Imposta in Formazione 4.0, alla luce delle novità normative introdotte dalla legge di bilancio 2020, analizzerò nel dettaglio le finalità, i destinatari della misura e come si calcola, approfondirò

la normativa di riferimento, ivi incluse le varie circolari che si sono susseguite, infine spiegherò esattamente il processo da seguire per avviare un percorso formativo destinato al personale dipendente e beneficiare del credito d’imposta in Formazione 4.0, sia nel caso in cui l’azienda lo faccia internamente che nel caso tu ti rivolga ad una società di formazione certificata EA37. Con questo libro l’azienda avrà la possibilità di incrementare lo sviluppo e la resilienza dell’impresa o dell’impresa che assisti, tra le materie abilitatiti ci sono nozioni di cui l’imprenditore e il suo personale dipendente non potrà fare a meno. Con questo libro ho voluto dimostrare che è possibile fare innovazione nelle aziende arricchendo le competenze del personale interno a costo zero. Come già precisato l’evoluzione delle aziende passa necessariamente per l’innovazione e, in un contesto fiscale come quello italiano in cui i margini delle aziende sono ridotti all’osso, il Credito d’Imposta per la Formazione 4.0 rappresenta un’opportunità che non ci si può far sfuggire. Ho voluto condividere le mie esperienze e le mie conoscenze con altri imprenditori e con i professionisti che supportano le aziende in modo da far conoscere a tutti questo strumento. La Legge di Stabilità 2020 ha avuto il pregio di aver esteso l’arco temporale in cui sarà possibile usufruire di tale credito, rimodulando la somma massima a cui poter accedere parametrata alle dimensioni dell’impresa. Sono certo che dalla lettura di questo libro i consulenti potranno trovare degli spunti per far crescere l’azienda o per aiutare le imprese clienti a non perdere questa opportunità.

W W W . P R O G E T T I E F I N A N Z A . I N F O


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