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Magazine P&F gennaio 2022

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Progetti & Finanza M MA AG GA A ZZ II N N EE

Aut.Mipa/Centro/233/2021

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MAGAZINE

GENNAIO 2022

RINCARO TARIFFE ENERGETICHE… FINO A 70 MILIARDI DI EURO IN PIÙ PER FAMIGLIE E IMPRESE. NECESSARIO PUNTARE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA E RICERCARE NUOVE FONTI RINNOVABILI

otti Tommaso Mazzi EDITORE

ED ITO RIA LE

Le associazioni dei consumatori Assoutenti, Adusbef, Codacons, Confconsumatori, Casa del consumatore, Ctcu, Lega Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Associazione utenti servizi radiotelevisivi, unitamente a Legambiente e all’Associazione di Reseller e Trader dell’Energia (A.R.T.E.) hanno presentato oggi al Governo un documento sulla crisi energetica che investe il nostro paese, contenente una serie di proposte per arginare il caro-bollette, ridurre le tariffe in capo a famiglie e imprese anche riformando i meccanismi di prezzo e di fiscalità dell’energia e soprattutto premiare l’efficienza energetica, la ricerca e realizzazione di nuove fonti e gas rinnovabili come l’idrogeno Un vero e proprio “manifesto” della crisi con cui le associazioni si fanno portavoce delle istanze di milioni di famiglie e attività produttive che rischiano di essere stremate dal caro-bollette e di pagare un conto salatissimo che potrebbe raggiungere, entro il 2022, quota 70 miliardi di euro. Si legge nel documento presentato dalle 9 associazioni dei consumatori, dagli ambientalisti e dall’organizzazione dei trader al Presidente del Consiglio Mario Draghi e ai Ministri dello sviluppo economico, dell’Economia e della Transizione Ecologica: “Considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale energetica e i rischi per la ripresa economica e la sostenibilità dei costi energetici per famiglie e attività produttive, si impone l’assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente, per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività presente sul territorio nazionale mentre in parallelo si acceleri la spinta per le rinnovabili e le efficienza per ridurre la dipendenza dall’estero e dalle fonti fossili. Vista la stima di Terna del 21 ottobre 2021, con cui la Società ha dichiarato un maggior costo presunto per il paese nei 12 mesi del 2022 di 40 mld di € considerando un PUN di 150€/MWh; viste le stime effettuate da molte autorevoli organizzazioni correggono questo valore verso l’alto, fino a 60/70 mld di € a seconda dei valori effettivi delle componenti, considerando anche il maggior costo del Gas; ritenuto, quindi, che ricorrano, nella fattispecie, i presupposti emergenziali per la dichiarazione dello stato di emergenza; su proposta delle Scriventi associazioni di imprese e consumatori si propone di: 1) dichiarare per un periodo non inferiore a 12 mesi, lo stato di crisi energetica nazionale, in conseguenza del rischio per il paese dovuto all’aumento delle materie prime energetiche; 2) Istituire con urgenza, un comitato di esperti indipendenti di alto livello e di rappresentanti delle associazioni per supportare il Governo con dati scientifici nelle scelte più appropriate per riorganizzare mercato, infrastruttura e tariffe. 3) Elaborare interventi urgenti mirati sulle seguenti direttrici: • riforma del meccanismo di prezzo basato sui costi di produzione; • riduzione generale e definitiva della componente parafiscale; • revisione dei meccanismi di sostegno per i casi difficoltà economica; • introduzione di un meccanismo di prelievo sugli extra-profitti dovuti dal prezzo marginale attualmente applicato indifferentemente a chi vende energia fossile e/o rinnovabile che consentirebbe di recuperare altri 12 miliardi di euro; • sospensione del “Capacity Market” fino al superamento dello Stato di crisi energetica” con recupero di altri 2 miliardi di euro; • avvio urgente di un piano nazionale di efficienza energetica che coinvolga le imprese, le abitazioni, gli edifici e la mobilità pubblica; • avvio di un piano di efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e privato, con particolare riguardo alle periferie, massimizzando e rivedendo il sistema di incentivi del settore e valorizzando il superbonus fino al 2030. Al più presto va inoltre promosso il nuovo sistema energetico allo scopo di salvaguardare le tasche di famiglie attività delle imprese e per indirizzare la domanda e l’offerta di energia secondo nuovi principi e modelli, opposti a quelli fallimentari che hanno determinato l’attuale crisi – concludono le associazioni. Ringraziamo per questo contributo le associazioni dei consumatori, vi invitiamo alla lettura di questo speciale che approfondirà il tema energetico. Buona lettura!


Progetti & Finanza

S O M M A R I O

gennaio 2022

M A G A Z I N E

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Il Pnrr la grande sfida per la PA, SIAMO PRONTI?

Italia Digitale: esiste un gap generazionale e territoriale Rinnovabili, la grande sfida italiana

anno V •numero 43 •Gennaio 2022 • Direttore Responsabile Maria Rosaria De Leonardis

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Aumenti e rincari ripercussioni dal caffè’ al pane

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Il Pnrr la grande sfida per la PA, SIAMO PRONTI?

Il piano di assunzioni di tecnici ed esperti che cureranno la fase di progettazione, soprattutto per le pubbliche amministrazioni del sud Italia, stenta a decollare FRANCESCO GASBARRO

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L’onorevole Mattia Fantinati – ai microfoni di Progetti & Finanza – analizza lo stato di salute della Pubblica Amministrazione, in relazione alle sfide del PNRR. Il piano di assunzioni di tecnici ed esperti che cureranno la fase di progettazione, soprattutto per le pubbliche amministrazioni del sud Italia, stenta a decollare. Ma l’Italia non ha tempo per fermarsi, perché le scadenze imposte dall’Unione Europea incombono. Secondo il presidente dell’IGF il paese potrebbe pagare un ritardo atavico relativo allo svecchiamento delle competenze. “Per fare le grandi rivoluzioni – spiega Fantinati – servono misure strutturali e non

episodiche. Anche questo Governo ha capito questo concetto e sta tentando di porre in essere un cambio di passo. Dobbiamo entrare nell’ottica che non bastano più le competenze giuridiche per entrare a far parte della PA. Oggi servono soprattutto competenze tecniche e digitali; di questo devono tener conto i concorsi che sono la porta d’accesso verso il pubblico impiego. Devono cambiare le modalità di adesione e i requisiti richiesti da bando, per far sì che i dipendenti pubblici possano rispettare i profili richiesti. Quando ricoprivo l’incarico di sottosegretario – ricorda Fantinati – mi adoperai per attuare un serio turno-

ver su scala nazionale. Cercammo di porre in essere questo passaggio di consegne, non soltanto per sostituire il personale che andava in pensione, ma anche per migliorare la dotazione di competenze, perché questo è ciò che fa la differenza. Oggi il Next Generation UE richiede tempi rapidi e massima efficacia. Non si può pensare che il sistema, così com’è, possa riuscire a fronteggiare questa sfida epocale. Servono giovani in gamba e professionisti nel pubblico impiego, come fenomeno strutturale, per vincere la sfida che ci attende, ma anche per mettere le basi per un futuro più solido”.

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Il presidente dell’IGF Italia, già sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, spiega il processo di svecchiamento e digitalizzazione del pubblico impiego

Italia Digitale: esiste un gap generazionale e territoriale FRANCESCO GASBARRO

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cosa servono le risorse economiche se il capitale umano che deve tramutare in progetti tali risorse non è pronto, o peggio, è addirittura assente? È questo il grande interrogativo che siamo costretti a porci in questo momento storico in cui la grande stagione del PNRR è entrata nel vivo. L’Italia sta cercando di rispettare le stringenti scadenze fissate a livello europeo e per farlo ha bisogno di una pubblica amministrazione snella, efficace e dotata di personale pronto. A ciò si aggiunge la sfida - già in essere da tempo - della digitalizzazione dei servizi al cittadino, un tema sul quale l’Onorevole Mattia Fantinati, già sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, può sicuramente dire la sua. Il deputato veronese è l’attuale presidente dell’Internet Governance Fo-

rum Italia (IGF), l’associazione non profit, multistakeholder che opera in tale contesto riprendendo i principi indicati nella Carta dei diritti di Internet, adottata il 28 luglio 2015 dalla Commissione per i diritti e i doveri in Internet istituita presso la Camera dei deputati. Infatti, l’AgID, l’Agenzia per l’Italia digitale, già nel 2015, su richiesta del Dipartimento della Funzione Pubblica, ha attivato un servizio dedicato a Internet Governance con l’obiettivo di promuovere il modello multistakeholder in Italia e il dibattitto sui temi prioritari che riguardano Internet. Il servizio si occupa soprattutto delle tematiche legate alla PA e di come questa può migliorare i processi che sono alla base del rapporto con il cittadino. Per Progetti&Finanza, Fantinati fa un excursus delle misure poste in essere negli ultimi anni e di quelle di cui il Paese necessiterebbe per fare il

decisivo salto di qualità. Qual è lo stato dell’arte nella pubblica amministrazione relativamente agli organici? Purtroppo la situazione non è delle più rosee. Già tre anni fa, in qualità di sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, feci una ‘fotografia’ dello stato dell’arte e mi accorsi di come la PA amministrazione sia dotata di grandi professionalità che purtroppo non riescono a sopperire alla carenza degli organici. Se a questo aggiungiamo le nuove esigenze in termini di progettualità e digitalizzazione, allora dobbiamo dire che purtroppo non siamo ancora pronti. Tre anni fa la Pubblica Amministrazione italiana risultava essere tra quelle più anziane d’Europa, per età media del proprio personale. Questo ha delle ricadute in termini di digital divide con le competenze che oggi, soprattutto per i pubblici impie-

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gati, sono di fondamentale importanza. Gli uffici devono essere pronti ad accogliere le istanze dei cittadini, a farlo con tempi brevissimi; per questo servono competenze nuove e preparazione. La digitalizzazione della PA è sicuramente una sfida importante, come siamo messi? Da questo punto di vista il quadro è abbastanza eterogeneo. Ci sono degli enti pubblici e dei territori dove il processo di passaggio al digitale sta avendo degli effetti ben oltre le aspettative. Ma purtroppo ci sono ancora molte aree del paese dove il cambiamento non è stato recepito. Credo che il Governo debba impegnarsi su questo fronte, per non rischiare di creare un’Italia digitale a macchia di leopardo. È importante che tutti i livelli della pubblica amministrazione prendano in seria considerazione l’importanza della

tecnologia, anche e soprattutto gli enti locali che sono quelli che hanno maggiore vicinanza al cittadino. In questa direzione va la grande novità dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), a cui hanno aderito praticamente tutti i Comuni Italiani. Tramite questa piattaforma è stato possibile digitalizzare e smaterializzare quasi tutte le pratiche dell’anagrafe, in ultimo anche quella del cambio di residenza. Sicuramente un ottimo risultato raggiunto, nella speranza che ci siano altre esperienze virtuose di questo tipo da attuare quanto prima, nell’interesse del cittadino, ma anche della stessa PA. A causa della pandemia, lo smart working nella pubblica amministrazione rischia di diventare un fenomeno ‘endemico’. Lei cosa ne pensa? Durante tutta la stagione più dura della pandemia abbiamo potuto garantire

dei servizi essenziali proprio attraverso lo smart working. Oggi non mi sento di demonizzare totalmente questo strumento, piuttosto sarebbe più giusto costruire un sistema integrato che possa implementare i servizi in presenza con l’uso del telelavoro. Personalmente riconosco l’importanza del rapporto umano nei pubblici uffici, ma oggi è necessario anche snellire i front office con nuove modalità operative. Dobbiamo studiare un nuovo modello che possa adeguarci agli standard europei, chiaramente senza dimenticare i diritti dei lavoratori che spesso passano in secondo piano quando si parla di lavoro agile. Resterà sicuramente un’eredità di questo periodo ma dobbiamo saperne trarre il meglio. Purtroppo in emergenza sono emerse anche le storture di un sistema basato esclusivamente sul rapporto dematerializzato, ripartiamo dalle cose buone.

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Mattarella Bis: torna al Colle sulle macerie dei partiti La mancanza di accordi ha portato alla rielezione dell’ex (per poco) Presidente

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Alla fine Sergio Mattarella ha tolto le castagne dal fuoco ai partiti. All’ottava votazione in assemblea plenaria, tenutasi lo scorso 29 gennaio, l’inquilino uscente del Quirinale è stato rieletto alla Presidenza della Repubblica con 759 voti (il quorum era fissato a 505). Mattarella, che in lungo e in largo aveva escluso la possibilità del secondo mandato, ha dovuto accettare la volontà del Parlamento “per senso di responsabilità in un momento così delicato” – ha affermato nelle prime parole dopo la votazione decisiva, risultando il secondo Presidente più suffragato dopo Pertini che ottenne 832 voti. SULLE MACERIE DEI PARTITI. La rielezione di Mattarella non è il primo bis per un Presidente della Repubblica. Già Giorgio Napolitano era risalito al Colle alla scadenza del primo settennato. Questo va a consolidare una prassi che va oltre quanto stabilito dalla Costituzione, con i padri costituenti che avevano previsto una durata così lunga proprio per escludere un secondo mandato. Ma il mantenimento dello status quo, questa volta, non ha fatto altro che evidenziare l’inconcludenza dei partiti e l’incapacità dei leader, rimasti ancorati al gioco degli incastri che ha permesso al Governo Draghi di rimanere in vita. Infatti i veti incrociati, le lotte intestine, i tanti nomi bruciati e la mancanza di una vera candidatura, oltre alla mancata elezione di una donna, hanno evidenziato quanto la classe politica sia poco pronta al cambiamento di cui necessita il paese. COLTELLI AFFILATI DOPO IL VOTO. Le prime fibrillazioni, ancora durante le chiame della plenaria, sono emerse in seno al centrodestra. Archiviata la suggestiva fuga in avanti sul nome di Berlusconi, l’asse conservatore si è letteralmente frantumato sul nome della presidentessa del Senato, Casellati. Quest’ultima non ha ottenuto neanche i voti della sua parte politica di riferimento, mostrando quanto sia poco consistente il progetto di un percorso comune. Alla rielezione di Mattarella è finito sul banco degli imputati il Ministro della Lega Giorgetti ai minimi storici

nei rapporti con il suo leader di partito Matteo Salvini. Anche i 5 Stelle non se la passano bene. La rielezione di Mattarella ha aperto un fronte nuovo di confronto tra il ministro degli esteri Luigi Di Maio e il leader pentastellato, l’ex premier Giuseppe Conte. Tra loro è partito un vero e proprio confronto dai toni verbali molto accesi che sancisce l’involuzione del Movimento. LA SINISTRA EVANESCENTE. Anche a sinistra non se la passano meglio. Durante la settimana del voto non una proposta è stata spesa dalla segreteria dem, rimasta ferma ai rifiuti contro le compagini avverse. Enrico Letta ha sottolineato che il PD avesse dei nomi che non avrebbe speso per non “bruciarli” davanti all’opinione pubblica. Ma gli applausi fragorosi emersi dopo la rielezione di Mattarella – tenuto conto delle intenzioni iniziali di quest’ultimo - regalano alla sinistra il ruolo di miglior attore non protagonista. Alla stregua degli altri però partecipa all’attribuzione e alla ripartizione dei meriti per il risultato ottenuto. Mentre il tanto atteso “king maker”, quel Matteo Renzi che dalla forza pivotale di quei pochi seggi di Italia Viva ha sempre contato nelle scelte, questa volta è rimasto marginale. SI RITORNA A LAVORO. La notizia positiva è che, accantonato questo passaggio istituzionale così importante, adesso le istituzioni potranno tornare a lavoro. Oltre al Parlamento anche i consigli regionali, privati dai delegati inviati a Roma, si rimetteranno ad occuparsi di temi importantissimi quali le progettualità del PNRR, gli aiuti alle imprese e l’uscita dalla situazione pandemica. La mossa di rimettere in sella Mattarella, infatti, è finalizzata a garantire una stabilità al Paese, in un momento non ancora del tutto rassicurante. Gli squilibri nella ricerca dell’inquilino del Colle, infatti, avrebbero potuto causare anche una caduta del Governo Draghi. Ma questa eventualità sarebbe stata drammatica viste le sfide che sta portando avanti il Paese. Allora non ci resta che dire “grazie Sergio”, ancora una volta. FRANCESCO GASBARRO

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Cina e resto del mondo un rapporto sul filo della muraglia

12 Progetti Finanza&

In questo momento così delicato per l’economia del nostro pianeta, la Cina sta giocando un ruolo fondamentale nelle scelte che cambieranno l’economia globale. Tra guerre velate e imposizione sul mercato il centro del mondo si è spostato dagli Usa e Russia a Pechino. Per fare il punto sulla situazione abbiamo intervistato Nicola Brienza, Vice Presidente della camera di commercio africana in Cina e residente a Shanghai da 18 anni circa. Oltre ad essere un imprenditore stimato nel paese della Muraglia è stato anche il primo cittadino italiano/cinese candidato al senato italiano per quest’ultima legislatura. Brienza, lei è noto alle cronache come imprenditore e politico che si è fatto da solo in Cina. Per lei la Cina cos’è? «Per me la Cina è un paese straordinario, dove ho lasciato tanti amici e dove mi sono realizzato a livello personale. In un certo senso devo molto alla Cina e credo che la Cina sia e possa essere sempre di più un mercato di sbocco per le aziende italiane». Lei ha vissuto in a Shanghai per oltre 17 anni. Ha visto la Cina diventare una potenza mondiale ed arricchirsi. Perchè è tornato in Italia? «Si, la Cina nelle ultime due decadi è passata dall’essere solamente una fabbrica dell’Occidente all’essere un motore tecnologico ed un mercato enorme. Questo paese mi ha dato l’opportunità di fare business e di vivere questa crescita spaventosa, ma l’Italia è sempre l’Italia, solo qui mi sento a casa mia». Alla luce di quanto si legge oggi relativamente all’immobiliare cinese, la Cina, per lei che la conosce è una “potenza dai piedi d’argilla”? «Certamente in certi casi il credito facile e la fiducia riposta dai risparmiatori cinesi nel “mattone” ha pompato una bolla immobiliare che però non credo verrà mai fatta esplodere. Ma non scherziamo, la Cina è ben altro, è un paese importantissimo ed è prima di tutto la manifattura del mondo». La Cina è sembrata essere per molti anni una potenza benevola. Oggi, in Europa e non solo sembra ingerire pesantemente negli affari interni dei paesi di cui è un partner indispensabile. Cosa crede che voglia la Cina? «La Cina fa i suoi interessi. Semmai dovremmo chiederci se l’Europa fa i propri e se è in grado di far valere il proprio peso in sede negoziale,

specialmente in ambito commerciale. Io credo che i cinesi siano più interessati a livello geo-politico al proprio continente di riferimento ed in particolare ai paesi limitrofi. Investono pesantemente ed in modo “chirurgico” dove hanno un interesse strategico. L’Europa è insieme agli Stati Uniti il vero mercato. Normale che i cinesi cerchino di far pesare la propria forza a proprio vantaggio, cercando nell’Europa un partner e un’opportunità per fare soldi». Quanto conta la Cina in Italia? Ha un peso nella nostra economia? La Cina è un partner ma ancor di più è una grande opportunità. Nel passato è stata per noi semplicemente un “fornitore” per la nostra economia. Sempre di più sta diventando un cliente delle nostre imprese. Oggi la Cina ha un peso nell’economia italiana, investe nel nostro mercato azionario e acquista aziende, le più varie, talvolta rilanciandole e portandole in Cina. Ma il punto è che la Cina non investe molto in Italia, rispetto a quanto fa in Germania o nel Regno Unito. Lei che la Cina la conosce sicuramente più di tanti nostri politici, come si comporterebbe con il “Dragone”? Noi dobbiamo riuscire ad entrare nel cuore dei cinesi, oltre 1 miliardo di consumatori. Vendere prodotti e stile di vita. Tenendo presente le ragioni dei nostri alleati, che comunque fanno affari con la Cina, nonostante tutto. La cosa più importante è capire cosa vuole la Cina da noi e far capire alla Cina cosa vogliamo noi da lei, tenendo presente cosa possiamo realisticamente fare e tenendo presente che la nostra lealtà atlantica è per noi imprescindibile. Noi dobbiamo fare business e intessere relazioni, perché da Democristiano, credo si debba parlare con tutti, a maggior ragione con un paese che per motivi storici ha molti punti d’incontro con l’Italia». Brienza spiega anche come le principali economie mondiali dovrebbero crescere rapidamente fino a metà anno e poi moderare gradualmente man mano che gli impulsi a breve termine si affievoliranno come specificato anche dal report di Goldman Sachs. Si aspetta però “una performance relativamente fiacca in Cina, dove il mercato immobiliare è visto in calo e gli interventi del governo progressivamente meno efficaci. E. Rizzitelli

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Basilicata (Val d’Agri): l’oro nero e il sogno di ricchezza

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L’articolo 1, legge del 17 ottobre 1826 liberalizzò, nel Regno delle Due Sicilie, la ricerca e lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, minerarie, metalliche, semi-metalliche e bitume. L’articolo successivo stabiliva che “in caso di ritrovamento di segni di presenza di sostanze espresse nel precedente articolo e non potendo o volendo il proprietario del terreno intraprendere lo sfruttamento, viene dato diritto di concessione mineraria a chi ne fa richiesta e il concessionario sarà tenuto a dare un compenso al proprietario del fondo, da convenirsi o da arbitrarsi dal giudice”. Il petrolio, da queste parti, da tantissimo tempo non è una novità, già nel XV secolo si trovano testimonianze di gente del luogo che assisteva a “lingue di fuoco” fuoriuscire dalla terra. Accompagnate a questi fenomeni, all’inizio del secolo passato ci furono le prime fuoriuscite di petrolio e la Società Petroli d’Italia ottenne la concessione e l’autorizzazione a fare attività di ricerca. Inizialmente le ricerche diedero solo evidenza di grandi quantità di gas ma, dopo qualche anno, 1933, l’Agip, Azienda Generale Italiana Petroli, costituita dal Governo nel 1926, rilevò la presenza, nel sottosuolo, di petrolio. La zona interessata fu quella di Tramutola, vicino Potenza. La produzione, anche se modesta, servì all’Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale, a far fronte alle primarie necessità e, soprattutto, a superare il periodo di sanzioni che ne impedivano l’importazione dall’estero. Enrico Mattei, dopo aver fondato ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, fece riprendere la ricerca e raddoppiare le perforazioni, 1958, per assicurare al paese la riserva energetica necessaria “a garantire quanto serve ai bisogni delle famiglie e lo sviluppo delle imprese a prezzi più bassi rispetto a quelli praticati delle grandi compagnie internazionali”. La ricerca diede i suoi frutti e vennero scoperti i giacimenti di Grottole, Rotondella, Ferrandina e Pomarico. Il vero sviluppo, però, dell’attività petrolifera in Basilicata iniziò negli anni ‘90 con la scoperta del

giacimento “Tempa Rossa”, nella zona di Corleto Perticara e Gorgoglione, che aveva una capacità di riserva di 400 milioni di barili e, successivamente, con la scoperta dei giacimenti situati nella zona di Camastra-Alto Sauro (Valle d’Agri). Nello stesso periodo il Governo concesse ad Agip l’autorizzazione per ulteriori ricerche in zona Grumento Nova, Caldarosa, Volturino e grazie a tutta questa attività si rese necessaria, 1996, la costruzione, a Viggiano, di un centro per la prima lavorazione del petrolio “Centro Olio Monte Alpi”. Successivamente venne costruito un oleodotto per trasportare il petrolio trattato da Centro Olio alla raffineria Eni di Taranto. Nel 2001 si aggiunse ad Agip, nelle concessioni, il “Centro Olio Val d’Agri”. Nel 2019 il Centro Oli Tempa Rossa, raggiunge la produzione di 50mila barili di petrolio al giorno mentre la Regione Basilicata firma un accordo con Shell, Total e Mitsu. La Regione Basilicata, in virtù degli accordi sottoscritti, riceverà 1,2 euro per ognuno dei 50mila barili estratti ogni giorno: quando l’impianto sarà a regime, considerando una compensazione ambientale di 50milioni di euro ogni cinque anni per cinque quinquenni, somme minori saranno impegnate in azioni di monitoraggio ambientale e, da ultimo ma non ultimo, alla Regione spetteranno 40milioni di metri cubi di gas all’anno per trent’anni. Tutto questo nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute degli abitanti. “Da oggi c’è un’inversione di tendenza, le compagnie petrolifere collaborano per favorire lo sviluppo della Basilicata”(????). I conti non sono difficili da fare e considerando una popolazione di 550mila abitanti, circa, se proprio non si arricchiscono tutti sicuramente gli anni a venire dovrebbero viverli in un ambiente ottimale e diventare la Regione più ambita dal resto degli abitanti la nostra magnifica Penisola e di gran parte del Mondo. Bellezze naturali, paesaggistiche, arte, cultura, storia, eno-gastronomia, non mancano...anzi. ANTONIO CAIVANO

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a ripresa economica globale ha aumentato la richiesta di materie prime ed energetiche, quello che tutti aspettavamo per riprendere a guardare al futuro in maniera ottimistica dopo un periodo complicato (continua, speriamo ancora per poco) che ha creato tanti problemi economici e sociali, ne sta creando altri a livello internazionale. Quali sono i motivi? Guardandoci intorno, non c’è una collina, un pezzo di terra esposto al vento che non abbia la sua bella pala eolica che produce energia, e allora ci si domanda: abbiamo accettato lo scempio del paesaggio in cambio di cosa? Adesso lo sappiamo: in cambio di niente! L’incompetenza, la corsa a pochi spiccioli per i privati e altrettanti per far sopravvivere le casse di Comuni, altrimenti, economicamente falliti non ha consentito di guardare al futuro. Ci si chiede perché, nonostante questi impianti di produzione di energia, anche i paesi che li ospitano continuano a pagare le bollette come tutti. La risposta è semplice, l’energia prodotta viene dirottata verso mercati più remunerativi in mancanza di accordi che prevedessero quote da impiegare in loco o, addirittura, impianti comunali o pubblici

per produrre l’energia necessaria al paese. Apparentemente sogni, nella sostanza incapacità da parte di chi aveva ed ha responsabilità pubbliche. Argomento che richiederebbe più

tempo e spazio per essere trattato nella sua completezza, soprattutto, per non correre il rischio di fare di tutt’erba un fascio. Vediamo cosa sta succedendo. Le

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aziende possono inquinare comprando dallo Stato permessi di emissione di CO2 chiamati con un l’acronimo ETS: Emissions Trading System. Le grandi aziende possono acquistare “permessi di inquinamento”. Aumenta la produzione e aumenta, di conseguenza, la necessità di maggiori permessi. Gli Stati, per costringere queste aziende a passare a sistemi energetici meno inquinanti, aumentano il costo dei permessi, ogni azienda ha la possibilità di comprarne un certo numero. Se la dotazione assegnatale finisce prima del completamento delle necessità aziendali, questa, non potendosi più rivolgere allo Stato per un acquisto extra, può farlo con quelle aziende che o hanno anticipato la conversione a sistemi produttivi meno inquinanti e quindi non hanno utilizzato tutti i loro permessi o a quelle che hanno avuto una produzione più bassa del previsto e quindi ne hanno in eccesso. Intorno a questa operazione si muove, talvolta, una speculazione che si aggiunge all’aumento del costo imposto dallo Stato e quindi aumentano i costi di produzione che vengono caricati (o scaricati?) sui vari prodotti. Nonostante la diffusione di questi impianti di fonti di energia pulita, la maggior par-

te del fabbisogno energetico italiano viene coperto dal gas che, nella gran parte, importiamo. Basta una primavera come quella passata, più fredda e lunga rispetto al solito, e un’estate altrettanto anomala, anch’essa lunga e calda, perché lieviti la domanda di gas, prima per esigenze di riscaldamento e poi per produrre l’energia necessaria per compensare la domanda crescente di elettricità per alimentare condizionatori e impianti di raffreddamento, e, di conseguenza, il prezzo. Il nostro maggior fornitore è la Russia. Problemi politici e una maggiore richiesta da paesi come la Cina e il Giappone, che hanno ripreso prima di tutti a produrre dopo la pandemia, hanno rallentato la fornitura a noi necessaria sia pure con un considerevole aumento del prezzo. Gli aumenti dei costi di produzione e quelli di trasporto condizionano il prezzo di tutto ciò che consumiamo giornalmente. Gli aumenti, stimati, che troveremo sulle bollette di casa, alla pompa di benzina, al mercato, al supermercato, dal panettiere, dal fruttivendolo e così via, porteranno, alla fine dell’anno, ad una, ipotizzabile, maggiore spesa per ogni famiglia di circa 1.300/1.800 euro. Per evitare che queste maggiori

spese cadano solo sulle spalle delle famiglie, con conseguenze economiche e sociali, il Governo, che ha stanziato 1,2 miliardi di euro, ricavi della vendita di ETS, come primo intervento per alleviare la “sofferenza” dei consumatori, sia determinante nel farsi carico di questo problema e chiami a maggiori responsabilità e coinvolgimento sia la Grande Distribuzione che le Società Energetiche che operano sul nostro territorio. La Spagna l’ha già fatto, noi stiamo ancora parlando del perché abbiamo eletto Mattarella a Presidente della Repubblica e non Cartabia o Casellati o Belloni o Draghi. Faccia sparire, in bolletta, gli oneri non direttamente connessi agli obiettivi di sviluppo ambientale e energetico. Si tratta di voci anacronistiche come i costi relativi allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse o quelli a copertura del regime tariffario speciale riconosciuto alla società Rfi per i consumi di elettricità per i servizi ferroviari su rete tradizionale. E’ una crisi, questa, che può essere superata solo muovendosi all’unisono e senza giochi di prestigio che facciano sparire quello che serve ad ogni cittadino, specie ai più deboli, per ritrovarsi con le tasche gonfie di vergogna.

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S U C O F

DALILA CAMPANILE

Intervista esclusiva al deputato simbolo dell’ambientalismo in Italia e Presidente onorario di Legambiente

Ermete Realacci: «Affrontare la sfida energetica producendo nuova bellezza»

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Il nuovo anno comincia segnato dall’impennata dei prezzi dell’energia, rincari sulle bollette che stanno mettendo a dura prova famiglie e imprese. Una questione che riapre il dibattito sulla transizione energetica basata sulle energie rinnovabili, che vede l’Italia ancora indietro rispetto agli obiettivi posti dall’Unione Europea. Sul tema l’ambientalista e fondatore di Legambiente, Ermete Realacci, presidente fondazione Symbola. Transizione energetica verso un sistema basato sulle energie rinnovabili. Siamo davvero così indietro? Sicuramente siamo in movimento ma nettamente in ritardo rispetto agli obiettivi posti dall’Unione Europea. Secondo la tabella di marcia prevista dovremmo installare circa 8000 megawatt all’anno fino al 2030 per raggiungere gli obiettivi fissati: siamo sotto i 1000. Non è lecito essere

ottimisti perché è evidente che procediamo con lentezza nell’attuazione di una transizione energetica degna di questo nome. Perché non riusciamo a tenere il passo? In primo luogo perché l’Italia è appesantita da una lungaggine burocratica insopportabile. Basti pensare che per avere l’autorizzazione per un impianto eolico ci vogliono almeno cinque anni. Quali conseguenze determina questo ritardo? Gli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea sono legati anche allo stanziamento di ingenti risorse nell’ambito del Next Generation e dal PNRR. Sono state indicate tre direzioni: coesione, transizione verde e digitale. Se l’Italia non le rispetta nei tempi previsti rischiamo di perdere queste preziose risorse che invece rappresentano un’opportuni-

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tà per la nostra economia e per l’ambiente. Quali sarebbero i vantaggi per la nostra economia? Le fonti rinnovabili sono un antidoto contro le crisi economiche e le speculazioni. Sono più convenienti economicamente. Richiedono un investimento iniziale forte ma la materia prima utilizzata è a costo zero. Non è possibile aumentare il costo del vento come invece è accaduto di recente con il metano. E le conseguenze di questo aumento stanno pesando sui portafogli delle famiglie e delle imprese con ricadute sulla nostra economia già provata dall’emergenza sanitaria. Se oggi avessimo avuto almeno una parte dei megawatt derivanti da fonti rinnovabili previsti per il 2030, le bollette sarebbero state molto più basse. Saremmo stati al riparo da questo nuovo shock economico. Puntare al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili può tutelare la nostra economia ma anche renderci più competitivi e persino incrementare i posti di lavoro. Questo è uno spunto interessante: quale nesso tra il passaggio alle rinnovabili e l’incremento occupazionale? In questo momento in Italia c’è un forte rilancio dell’edilizia, nel settore si stimano 200mila nuovi posti di lavoro dopo anni di forte recessione. È una nuova edilizia fondata sulla riqualificazione, sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili, favorita da misure come l’ecobonus e il sismabonus: andare in questa direzione significa produrre lavoro ma anche risparmio in termini economici per le famiglie. Un risparmio che si ottiene anche perché finalmente si progettano case efficienti dal punto di vista energetico. Non meno importanti poi i vantaggi per l’ambiente… Indubbiamente. Con le rinnovabili si può finalmente cam-

biare passo, puntando alla salvaguardia dell’ambiente e di conseguenza anche a quella della salute. Si può puntare un’economia al riparo da speculazioni, più pulita. La vera sfida oggi è riuscire a conciliare le ragioni dell’ambiente con quelle dell’economia. E tra le ragioni dell’ambiente non c’è anche la tutela del paesaggio che invece secondo alcune correnti di pensiero rischia di essere deturpato dalla proliferazione selvaggia di alcuni impianti alimentati ad energia rinnovabile, uno per tutti, le pale eoliche? Come ha ricordato anche il presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento, l’Italia è considerata nel mondo un punto di riferimento per quanto riguarda la qualità della vita e la bellezza. Ma la bellezza del nostro paese è tale anche se abbiamo modificato il paesaggio. Pensiamo a Castel del Monte che ha cambiato lo skyline delle colline pugliesi oppure a Venezia. Anche i nuovi interventi legati alle politiche ambientali devono essere all’altezza della nostra storia e possono aggiungere nuove suggestioni al paesaggio. Pesiamo al campo eolico marino di Taranto. Qual è il vero problema paesaggistico di Taranto, le pale eoliche offshore che a stento si vedono oppure lo scenario dell’Ilva? Bisogna affrontare questa sfida adesso mettendo in campo la nostra capacità di produrre nuova bellezza. Bisogna chiedersi anche qual è il futuro che vogliamo? Quello a cui stiamo assistendo come le Olimpiadi Invernali di Pechino dove il 100% della neve è artificiale e si sta consumando energia e centinaia di migliaia metri cubi di acqua? Io penso di no. Cosa fare dunque? Le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e l’innovazione possono aiutarci a costruire un’economia e una società a misura d’uomo, più forti e capaci di affrontare il futuro.

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PARL A IL SINDACO DEL COMUNE FOGGIANO DOVE SI CONCENTRA UNO DEGLI IMPIANTI PIÙ GRANDI D’ITALIA

TROIA, LA CITTÀ DEL FOTOVOLTAICO GIORGIO TERA

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Troia, un piccolo comune in provincia di Foggia vanta oltre ad un bellissimo rosone romanico anche uno degli impianti eolici più grandi di Italia e tra quelli più vasti di Europa. L’azienda Iren, difatti, ha perfezionato, attraverso la controllata Iren Energia, l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Puglia Holding, società che controlla 5 Special Purpose Vehicle. L’operazione ha un enterprise value di 166 milioni di euro e consente il controllo della gestione dei parchi fotovoltaici di Troia, situati nelle località di San Vincenzo e Montevergine nella provincia di Foggia, e del complesso di Palo del Colle, situato in Provincia

di Bari. Gli impianti fotovoltaici della società Puglia Holding hanno una capacità installata di 121,5 MW e una produzione media annua di circa 180 Gwh. Per comprendere a pieno quali ricadute sul territorio abbiamo intervistato il primo cittadino di Troia, Leonardo Cavalieri, che guida la cittadina foggiana già da diversi anni. Il più grande parco fotovoltaico d’Italia è presente a Troia: quali i benefici per il comune e per l’intero territorio? Le compensazioni ammontano a € 1.244.404,00 così ripartite: € 300.000,00 destinare esclusivamente alla realizzazione di misure di com-

pensazione e riequilibrio ambientale individuate dal Comune che potranno consistere nella realizzazione di compensazione degli impatti ambientali, e/o dell’Impianto fotovoltaico, o di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale, che in particolare saranno destinati per Euro 300.000,00 a cofinanziare l’intervento di restauro e valorizzazione dell’ex Chiesa dei Morticelli 124.404,00 per la mitigazione ambientale e manutenzione ordinaria e

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straordinaria del patrimonio anche a verde del Comune di Troia (Villa comunale, marciapiedi, sistemazione aree verdi urbane e interventi sulla Via Francigena di competenza comunale 420.000,00 per lavori urgenti di sistemazione delle banchine stradali lungo la S.P. 115 eseguiti direttamente dal Comune di Troia d) l’ulteriore somma di € 100.000,00 (centomila/00) per attività per attività inerenti bonifiche e rimozione rifiuti su aree ricadenti nel territorio comunale; C’è una larga campagna contro le rinnovabili in prov di Foggia ma in un progetto mondiale di transazio-

ne ecologica quanto aiuta aver facilitato un impianto simile? Non abbiamo facilitato alcunché. L’approvazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili, come ben saprà, è di competenza della Regione e della Provincia, come previsto dalla normativa. Nello specifico, la Regione ha rilasciato l’Autorizzazione Unica e la Provincia ha autorizzato la V.I.A. Il Comune di Troia ha recepito la PAS. Certamente è un contributo importante, ma resta una goccia nel mare. La questione energetica ha bisogno di una visione globale e strategica, non si risolve con singoli interventi,

impianti più o meno potenti. Senza contare che l’impatto sul territorio è altissimo. Penso all’impatto paesaggistico e al consumo di suolo altrimenti destinato all’agricoltura. Una strategia energetica sostenibile non può prescindere da questi aspetti. Cosa manca per aumentare le ricadute sul territorio? (formazione professionale, corsi appositi rispetto al settore della green economy? Le ricadute occupazionali sul territorio sono state inesistenti. Pochi posti di lavoro a tempo determinato, dunque, durante la realizzazione dell’impianto. La formazione fa sempre bene, in ogni settore.

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Nel milleproroghe una misura per 500 euro da utilizzare in sedute

Bonus Piscologo: necessario. 8 italiani su 10 ne hanno bisogno

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Una mano tangibile alla salute mentale arriva dal governo con il bonus psicologo. Con un emendamento nel Milleproproghe sono stati stanziati una ventina di milioni di euro per un contributo a chi chiederà assistenza a psicologi e strutture. Una misura divisi in due: una metà ad Asl e consultori e destinati al potenziamento della rete di assistenza psichiatrica pubblica, l’altra metà distribuita sotto forma di bonus a chi ne avrà diritto in base all’Isee. Un aiuto finanziario a chiunque soffra di un disagio di salute mentale, che può essere causato o meno dalla pandemia, dai lunghi periodi di lockdown o dalle situazioni di stress dovute a dad e smart working. Non ci sono, dunque, distinzioni di età. La misura si concretizzerà in un voucher, erogato dal medico di base, a disposizione di chi soffre di disagi psicologici. Il contributo per il 2022 sarà da 500 euro che si tradurrebbero in un pacchetto di 6-10 sedute da uno specialista. Il voucer verrebbe regolato dall’Isee per agevolare la fasce meno abbienti. Un aiuto che nel 2021 era già stato finanziato e che poi per una serie di problemi fu cassato nel dicembre 2021 con la manovra di bilancio. La misura arriva all’indomani dell’allarme lanciato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi che ha inanellato una serie di dati molto preoccupanti. Secondo l’Ordine in Italia in questi anni ben 8 persone su 10 hanno sviluppato problemi di malessere psicologico strutturato e 2 su 10 disturbi mentali in senso stretto e più severi. Sempre più diffuse sindromi come l’agorafobia o la paura del contatto con altri. Nelle formi gravi si diffonde

anche a macchia d’olio tra i più giovani la sindrome di hikikomori, ossia, un meccanismo di difesa messo in atto come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale tipiche delle società. Nella pratica si resta chiusi in casa davanti ad un pc o uno smartphone evitando il contatto con gli esterni per diversi giorni e nei casi gravi anche anni. “La pandemia di Covid-19 ha letteralmente sconvolto il mondo che tutti eravamo soliti conoscere e vivere nel giro di pochissime settimane – si legge in un report della Fondazione Veronesi che ha analizzatouno studio realizzato dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University. La pandemia di Covid-19 ha impattato in maniera significativa sulla sfera psicologica ed emozionale degli individui. Questo studio preliminare, basato un campione di 2.400 persone, ha rilevato che nel periodo di pandemia il 21% degli intervistati ha notato un peggioramento nei rapporti con il partner e il 13% con i propri figli. Inoltre, il 50% del campione ha rivelato di aver subito un incremento della fatica percepita durante lo svolgimento di attività lavorative e il 70% degli studenti ha invece dichiarato un sensibile calo della concentrazione nello studio. Il servizio sanitario nazionale si prepari agli effetti psicologici derivanti dalla pandemia, sintomatologie come ansia e depressione finora contenute dal contesto emergenziale stesso ma pronte a manifestare i loro effetti a lungo termine. Sarà necessario attenzionare il prima possibile soprattutto le fasce sensibili della popolazione, come bambini, adolescenti, anziani, persone con disabilità». Giorgio Tera

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INTERNET VELOCE A SCUOLA ARRIVA IL PIANO Ministero e Infratel in campo per garantire agli istituti la velocità di 1 giga GIORGIO TERA

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razie al Ministero Dello Sviluppo Economico e a Infratel 8.784 scuole italiane possono viaggiare a 1 giga: questo significa supportare eventuali momenti di dad (didattica a distanza) ma soprattutto avere plessi tecnologicamente avanzati e in grado di supportare le più moderne forme di didattica. Il cronoprogramma è pienamente rispettato, ma è lecito auspicare un’ulteriore accelerazione, per connettere tutte le 35.000 scuole previste dal Piano. Ricordiamo che il «Piano scuola» intende garantire la messa a disposizione di connettività fino a 1 Gigabit/s in download e banda minima garantita pari a 100Mbit/s simmetrici a favore di circa 35 mila plessi scolastici scolastici delle scuole medie e supubblici. In particolare, il Piano Scuola pre- periori statali su tutto il territorio vede il collegamento di tutti i plessi nazionale, nonché il collegamento

di tutti i plessi delle scuole primarie e dell’infanzia statali ubicate nelle aree già interessate da interventi infrastrutturali, nell’ambito del Piano banda ultra larga del Ministero dello sviluppo economico, relativo alle cosiddette «aree bianche» (si tratta di quelle in cui non previsto nessun investimento privato per banda ultra larga nei prossimi tre anni). Le risorse disponibili sono pari a 400.430.898 euro (comprensivi di Iva). Le risorse provengono dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) relative al periodo 2014-2020. Attraverso procedure ad evidenza pubblica sono stati affidati i seguenti servizi: fornitura di infrastruttura fissa idonea a garantire servizi di connettività fino a 1 Gigabit/s in download e banda minima garantita pari a 100Mbit/s simmetrici; fornitura in opera di apparati di utente (CPE), compresa fornitura in opera dei cavi, tubi e materiali di

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posa di installazione e di cablaggio interno all’edificio; servizi di assistenza tecnica e manutenzione, sia a livello di infrastruttura, sia a livello di trasporto, sia di servizio end-to-end, garantiti per cinque anni; servizi di trasporto dati, compresa eventuale fornitura di apparati di trasporto, dalla scuola fino al nodo che offre il servizio di accesso, garantiti per cinque anni. Per l’attuazione del Piano, affidata a Infratel Italia S.p.a, sono previste 4 tipologie di interventi: tipologia A , ossia,

le ad scuointervento pubblico diretto, raggiunte da fibra ottica realizzata o in corso di realizzazione nell’ambito di interventi pubblici; tipologia B, ossia, scuole in prossimità di reti in fibra ottica realizzate (o in corso di realizzazione nel triennio) dagli operatori privati; tipologia C, ossia, scuole con intervento pubblico in concessione, già raggiunte da fibra ottica realizzata o in corso di realizzazione da Open Fiber in regime di concessione e tipologia D , costituita da quelle scuole non dotate di infrastruttura idonea a garantire i requisiti del servizio di accesso a 1Gbit/s simmetrici. Tutti gli inter-

venti che non prevedono oneri per le istituzioni scolastiche, si concluderanno nel 2023. Guardando al Pese il dato non è ancora soddisfacente. Ad oggi, infatti, sono in totale 2.462 i comuni dove il servizio – ottenuto con la copertura fatta con fondi pubblici - è vendibile (731 in più rispetto a dicembre 2020), 1.371 i comuni collaudati positivamente (742 in più rispetto a dicembre 2020), 4.768 i cantieri aperti (1.053 in più rispetto a dicembre 2020). L’apertura dei cantieri è un primo passo verso il collaudo e la vendibilità. Ricordiamo che il piano ha visto l’assegnazione dei bandi a Open Fiber a giugno 2017; è partito in ritardo anche per contenziosi con Tim e aveva come obiettivo coprire tutti gli italiani con almeno 100 Megabit entro il 2020.

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Pecoraro Scanio: «Ambiente e animali ora saranno in Costituzione» Intervista esclusiva al promotore della petizione con 75000 firme che ha portato alla storica modifica della carta costituzionale in difesa della biodiversità e diritti degli animali LUIGI PAOLO INGLESE 30 Progetti Finanza&

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artedì 8 febbraio, la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge che modifica gli articoli 9 e 41 della Costituzione, in materia di tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali. “Una data storica”, il commento che accomuna tutte le parti politiche e associazionistiche, ora che la legge di riforma costituzionale è realtà. “Sì, oggi è una giornata di importanza storica che aspettavamo da 30 anni”l’incipit di Alfonso Pecoraro Scanio, parlamentare, esponente storico dei Verdi, due volte ministro, all’Ambiente e all’Agricoltura, attualmente presidente della fondazione Univerde, avvocato e docente universitario presso le facoltà di Milano, Roma e Napoli. “Il voto della Camera chiude una stagione di eccezionale impegno – ha dichiarato l’ex esponente politico - culminata con la promozione di una mia petizione su Change.org e con testimonial Jimmy Ghione (di “Striscia La notizia”n.d.r.) e la raccolta di ben 75mila firme. L’avevo promesso ed è accaduto: ambiente ed animali sono nella Costituzione”. Un ottimo risultato, presidente. Un traguardo fondamentale che riconosce finalmente all’ambiente un valore fondante nella nostra Magna Charta… “E’ un magnifico punto di arrivo ma il nostro impegno continua – ha proseguito Pecoraro Scanio – ora che il lavoro, le nuove generazioni, l’ambiente hanno il più grande e giusto risalto nella carta fondamentale delle nostre leggi. Era già evidente il valore primario di tutelare la casa in cui viviamo e il diritto ad un ambiente salubre; e ora è altrettanto evidente e confermato dalla legge costituzionale che le attività economiche dovranno rispettare la salute e l’ambiente nostri”. Tutelare l’ambiente ed anche gli animali, ribadiamolo… “Assolutamente sì – ha dichiarato con forza il leader verde e ambientalista – l’impegno mio e di tanti compagni di battaglia è iniziato negli anni ’90: perché nell’articolo 9 della Costituzione c’era la tutela del paesaggio, a cui la giurisprudenza ricorreva sempre per risolvere o avviare a soluzione decine di controversie, ma l’interpretazione – lo hanno verificato in tanti - era da rendere sicuramente più concreta, come è

avvenuto con le modifiche costituzionali appena approvate … sull’altro versante, pensiamo al caso, per esempio, del maltrattamento degli animali. Nessuno può disconoscere il mio, il nostro impegno a dare rilievo penale a quel reato ( legge 189 del 2004, n.d.r.), pur di combatterne o affievolirne la cattiva prassi. E ci siamo riusciti”. Principio della sostenibilità, sviluppo sostenibile che interconnette ambiente, economia e sociale: in questi anni, tali argomenti sono stati affrontati solo in termini di dottri-

na e di leggi. In che modo, d’ora innanzi si costruisce la base di tutte le nostre attività economiche? “E’ evidente che l’immediata conseguenza è supportare il principio dell’ambiente e salute, lavorare sul punto. Faccio un esempio chiaro: i decreti salva-ILVA ora sarebbero scritti in modo diverso…” La interrompo, presidente. Parliamo della chiusura del polo siderurgico ILVA di Taranto e delle gravissime violazioni ambientali che hanno portato alla morte di centinaia di perso-

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ne: un caso aperto dal 2012… “Sì. Alla luce delle riforme appena approvate, casi come quelli potranno essere finalmente affrontati, considerando prioritariamente la protezione dei lavoratori, la salvaguardia ambientale, usando il buon senso e l’ordinaria diligenza professionale, sicuramente non badando soltanto alle esigenze produttive”. Quindi d’ora innanzi ci si dovrà muovere nella direzione di una maggiore tutela dell’ambiente e, di conseguenza, impegnarsi al rafforzamento delle attività di quei magistrati che, come ricordavo prima, si sono limitati a considerare il paesaggio come mero ‘aggancio’ per i loro interventi. E poi occorre una grande spinta culturale. Così gli esiti finali matureranno sicuramente in senso positivo” Un voto quasi plebiscitario, 468 sì, 6 astenuti, un solo voto contrario, tanti peana, tanti sostegni: c’è forse un

nuovo sentimento popolare, una maturità e una sensibilità finalmente acquisite in tema ambientale? “Quale sensibilità… - ha dichiarato Pecoraro Scanio - contano gli anni di martellamento che ci sono stati, l’impegno dei tanti che vi hanno sempre creduto, quello che è accaduto nella cronaca politica e sociale di questi anni: è chiaro che una certa consapevolezza è cresciuta. Il voto può rivelare un conformismo, sicuramente plausibile. Ora, però, non si torna indietro - ha così concluso il Presidente di Univerde – Io, per intanto ringrazio i senatori Ludovica De Petris (LEU) e Gianluca Perilli che non hanno tradito la mia scelta di elettore – avendo votato la De Petris al senato e i Cinquestelle alla Camera – poiché hanno contribuito in modo assai rilevante all’approvazione della legge di riforma costituzionale. E li ringrazio.”

«E’ un magnifico punto di arrivo ma il nostro impegno continua ora che il lavoro, le nuove generazioni, l’ambiente hanno il più grande e giusto risalto nella carta fondamentale delle nostre leggi»

COME E’ CAMBIATA LA COSTITUZIONE “A FAVORE DELLE NUOVE GENERAZIONI” La riforma interviene sull’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. A questi due commi, dal giorno 8 febbraio 2022, è stato aggiunto un terzo comma: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Sempre nel nuovo articolo 9 è stato inserito un riferimento agli animali: “La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Il terzo elemento di modica costituzionale riguarda l’articolo 41. L’articolo è suddiviso in tre

commi. Il primo: “L’iniziativa economica privata è libera” è rimasto inalterato. Al secondo e terzo comma, “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, libertà, dignità umana e…” sono stati aggiunti due nuovi incisi: “alla salute e all’ambiente”. Al terzo comma è stato poi inserito il fine ambientale delle attività produttive. Di qui il nuovo testo: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali e ambientali”.

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MARIA PIA ROMANO

confidi, assicurazioni, agenzie immobiliari, società dilatelecomunicazioni, utilities, Da prima che Puglia diventasse di si terrà l’evento nazionale Covid free. moda, Gallipoli lo era già. Era il ’94 Come vi state attrezzando?

quando D’Alema e Buttiglione si incon- Gallipoli ha una responsabilità imporimprese e professionisti travano al Bastione, storico ristorante della città, per discutere le strategie per superare il governo Berlusconi. E poi Gianni Morandi a Lido Pizzo, e tanti altri vip negli anni hanno scelto la splendida cittadina ionica cantata dal poeta Vittore Fiore. I ragazzi che ora fremono per andare in vacanza a Gallipoli non erano ancora nati, ma la città era già famosa, anche per le sue discoteche. I lidi che mettevano un po’ di musica nelle notti speciali dell’estate: San Lorenzo e Ferragosto, quello che è venuto dopo è storia, perché Gallipoli ha saputo richiamare tutto il mondo, con il suo mare cristallino, i suoi locali, i suoi eventi. Ora cosa succede? Ne abbiamo parlato con il Sindaco Stefano Minerva. Sindaco Minerva, a giugno Gallipoli

tante e proprio perché è riconosciuta a livello nazionale come città anche dei giovani, si è scelto di fare nel territorio l’evento. Nulla sarà affidato al caso, vi è un protocollo da rispettare e che riguarderà tutti gli attori del sistema. Abbiamo una grande responsabilità e non possiamo permetterci di perdere la partita. Stiamo lavorando costantemente per la buona riuscita dell’evento pilota di giugno. È chiaro che le Istituzioni fanno il possibile, il resto però richiede un contributo importante anche dagli esterni. Ci sono imprenditori che stanno investendo su nuove discoteche e, a quanto pare, sono già arrivate molte prenotazioni da parte di ragazzi da tutta Italia. Gallipoli tornerà ad essere la capitale del divertimento giovanile?

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Gallipoli non torna indietro, o meglio: va avanti. sempre. Nei decenni passati Gallipoli era il punto di riferimento per le famiglie poi, grazie alla visione di imprenditori illuminati, il brand Gallipoli è diventato un’attrattiva per i più giovani. Sono del parere che un target non debba necessariamente escludere l’altro: Gallipoli nell’ultimo triennio è diventato un modello nazionale in grado di coniugare famiglie e cultura, giovani e divertimento. Non a caso gli ingressi dei contenitori culturali della città hanno visto il proprio numero raddoppiarsi. Gallipoli è una città ricca di storia, crocevia di culture, ma è anche una città fresca e giovanile. Come tutti i rapporti di convivenza serve il buon senso e il rispetto delle regole, senza non si può immaginare alcun futuro. La voglia di vivere la notte è tanta, ma siamo reduci da zona rossa e invochiamo che cessi il coprifuoco. Si comincia a parlare di vaccini per i più giovani. Pensa di organizzare centri vaccinali dedicati ai turisti, se ne avrà la possibilità? L’attuale Amministrazione ha dedicato un’attenzione importante al settore sanitario. Mi preme fare una piccola, importante premessa: il nosocomio gallipolino è diventato di primo livello proprio negli ultimi anni e insieme al Distretto Socio Sanitario abbiamo attivato un centro di assistenza medica per i tu-

ANALISI

MONITORAGGIO

VERIFICA DATI AZIENDALI


Intervista all’On . Francesca Troiano componente della Commissione Finanze

Caos superbonus, le banche bloccano la cessione del credito FRANCESCO GASBARRO È notizia degli ultimi giorni che diversi istituti bancari abbiano bloccato la cessione del credito per il Superbonus 110%. Una scelta che potrebbe interrompere il proficuo percorso intrapreso in tema di riqualificazione edilizia, anche e soprattutto nell’interesse di tante imprese che hanno finalmente iniziato a lavorare. Anche in ragione di ciò sono più ombre che luci che si addensano su questa misura. Sul caos Superbonus e sulle recenti normative introdotte con il Decreto Sostegni, abbiamo ascoltato la parlamentare, Francesca Troiano, componente della Commissione Finanze alla Camera. In modo particolare la deputata pone l’accento sulle nuove misure che rischiano di far collassare l’intero sistema.

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Onorevole Troiano, il Decreto Sostegni con l’art. 28 ha suscitato una levata di scudi da parte di imprese, operatori del settore e cittadini?

Sono tantissime le mail che arrivano alla mia segretaria parlamentare da parte di imprenditori e professionisti. L’offerta si articolava in tre prodotti per le imprese, tra cui appunto, proprio la cessione crediti, che dopo il decreto sostegni 3 è nei fatti bloccata a una sola operazione. Un tentativo di mettere fine all’esperienza che ha fatto emergere molte frodi nel meccanismo di passaggio dei diversi crediti. Con la riforma lo sconto in fattura disciplinato dall’art.21 comma 1 del DDL 34/2020, potrà essere ceduto all’impresa che fa i lavori o agli istituti di credito e agli altri intermediari finanziari senza facoltà di successiva cessione. Stessa decisione per la cessione dei crediti, il passaggio si potrà effettuare una sola volta includendo gli intermediari finanziari. Ci può spiegare l’iter procedurale dello sconto in fattura? Lo sconto in fattura è un vero e proprio sconto ad opera

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della ditta che effettua i lavori fino a un importo non superiore al costo stesso dei lavori. In pratica, con lo sconto in fattura la ditta che realizza i lavori anticipa al committente la spesa detraibile e può successivamente cedere il suo credito a banche o altri istituti finanziari. Per esercitare l’opzione dello sconto in fattura bisogna trasmettere all’agenzia delle entrate l’apposita comunicazione con la quale si rinuncia al bonus fiscale in favore della cessione o dello sconto in fattura. Quali sono le novità del DDL Rilancio 2020? Assieme allo sconto in fattura, la cessione del credito è una delle novità introdotte dal DL Rilancio 2020. Difatti, prima del 1 gennaio 2020, le spese si potevano solo portare in detrazione dalle imposte future, erroneamente chiamate tasse, le spese sostenute per ristrutturare o riqualificare energeticamente la tua casa. Esempio: in caso di ristrutturazione, spendendo 100.000 euro, si aveva diritto a 5.000 euro da scalare dalle imposte future in 10 anni, sistema tutt’oggi utilizzabile. Poi è stata creata l’agevolazione mediante la quale potresti cedere il tuo credito ad un istituto, sia esso una banca, una compagnia di assicurazione o le Poste, ottenendo subito i soldi, ovviamente è una scelta che va valutata. Tutto questo è storia, visto il cambio in corsa. I crediti prima potevano essere soggetti a diversi passaggi. Il credito era cedibile non solo ad un soggetto. Il DL 4/2022 del 27 gennaio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.21 del 27 gennaio immediatamente operativo, cambia le regole: chi acquista il credito può utilizzarlo solo in

compensazione. I crediti già ceduti al 7 febbraio potranno essere riceduti una sola ulteriore volta ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, stessa decisione per la cessione dei crediti, il passaggio si potrà effettuare una sola volta includendo gli intermediari finanziari. Un disastro per i piccoli operatori economici? Sicuramente. Voglio essere molto chiara sul tema. È importante puntualizzare che la decisione di fermare la cessione multipla dei crediti rischia di danneggiare il comparto edile. Bisogna tenere conto della sicura frenata del PIL, la perdita di posti di lavoro e la riduzione in tema di transizione energetica. Controllare a monte, prevenire abusi e truffe è doveroso ma ciò non deve bloccare una crescita che c’è. Iniziative parlamentari in programma? La norma attuale va rivista al fine di non rallentare le potenzialità di una misura che ha avuto un effetto di crescita notevole. Anche se dobbiamo migliorare nell’indirizzo delle opportunità verso le abitazioni popolari e delle fasce disagiate. Il decreto di sub cessione rischia di bloccare l’economia edile. Una società che acquista crediti fiscali si ritrova nella medesima situazione del contribuente, il quale ha diritto alle detrazioni e rischia di non poter usufruire di tutte le agevolazioni, causa incapienza. Intanto Cassa Depositi e Prestiti, Poste e tantissimi istituti di credito e piccole banche hanno chiuso la saracinesca gettando nel panico totale migliaia di persone. Serve una moratoria, la strada possibile nel brevissimo tempo.

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Progetti Finanza&


BONO à t i l a u q di i t t e g o r p a m r i f

Ffs celebra i 20 anni Infuturo la sfida è al greenwashing Venti anni di attività e 130 soci dai 15 iniziali: sono i numeri del Forum per la Finanza Sostenibile Venti anni di attività e 130 soci dai 15 iniziali. Sono i numeri impegnerà anche nel monitoraggio sia dell’evoluzione nordel Forum per la Finanza Sostenibile che ha celebrato i suoi mativa, sia dei fenomeni e delle tendenze di mercato, con20 anni di attività nell’evento conclusivo della Settimana centrandosi in particolare su investitori istituzionali e retail, SRI 2021 dedicato allo stato dell’arte e alle sfide future della Pmi e terzo settore. Fondamentale sarà per l’associazione finanza sostenibile in Italia. Il Forum dalla sua fondazione il lavoro per la trasparenza e contro il greenwashing e il lavora per promuovere gli investimenti sostenibili attraver- socialwashing, così come proseguire nella promozione del so attività di ricerca, divulgazione e formazione e aggrega dialogo tra investitori e imprese, attraverso iniziative di enGARANZIA ASSISTENZA soci che a diverso titolo promuovono la finanza sostenibile, gagement collaborativo. A queste sfide si accompagnano sull’intervento Servizio completo ad amministratori, stimolando il dialogo tra i diversi attori. «Iprorisultati di questi quelleGaranzia dell’educazione finanziaria e realizzato della comunicazione, anni hanno mostrato le enormi potenzialità della finanza con l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei temi chiaASSISTENZA POST INTERVENTO gettisti e singoli condomini sostenibile e l’importanza del lavoro del Forum su temi di- ve della finanza sostenibile, aumentare la consapevolezza Monitoraggio dei risultati conseguiti e conSEMPLIFICAZIONE ventati ormai centrali nelle agende politiche e nelle strate- dei cittadini e portare il contributo del Forum al dibattito trollo delle performance dei prodotti utilizdegli operatoriresponsabile finanziari – ha commentato Unico gie interlocutore (proget- il presidente pubblico. zati della base associativa e delle attività del Forum del realizzazione, Forum Gian Franco Giannini Guazzugli − È una grande «La crescita tazione, acquisizione credito, soddisfazione celebrare oggi questo anniversario, guar- per la Finanza Sostenibile è andata di pari passo in questi ECONOMIE DI SCALA gestione finanziaria) dando avanti alle prossime sfide che ci attendono in que- anni con gli sviluppi della normativa a livello europeo e con Riduzione dei costideinecessari nelle varie la progressiva integrazione fattori ambientali, sociali sta fase di ripresa verso obiettivi di sviluppo sostenibile». CERTIFICAZIONE governance da parte degli operatori finanziari La prima sfida per il Forum è dare il proprio contributo – e di buona fasi in ragione di una gestione organica Certificazione sulla progettazione dell’interaziende dell’intero – ha dichiarato il segretarioe generale del in termini di divulgazione, formazione e ricerca – al rag- e delle unitaria intervento dell’esecuvento giungimento e sulla procedura di maturazione del degli obiettivi climatici e alla realizzazione di Forum Francesco Bicciato – Spesso il Forum ha avuto con zione contemporanea di un considerevole creditouna fiscale transizione ecologica giusta e inclusiva. Di pari passo, soddisfazione il ruolo di indicare la strada e anticipare tendi interventi l’associazione punta ad accompagnare lo sviluppo della denzenumero ed evoluzioni del mercatoanaloghi Sri. Con entusiasmo racfinanza sostenibile, promuovendo il riorientamento degli cogliamo le sfide del futuro: la trasparenza, la ricerca, la investimenti verso obiettivi di sostenibilità e una sempre divulgazione, il contributo per una transizione giusta e la Sedi&contatti più profonda integrazione dei fattori ambientali, sociali e promozione del dialogo costruttivo con le istituzioni e gli Sede legale nelle politiche aziendali. Il Forum si attori economici E-mail: pubblici e privati». di buona governance

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Progetti Finanza&


SuperBonus 110%

A cura di Dario Gucci Avvocato

Nuovi interessanti chiarimenti sul Superbonus 110%

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Importanti chiarimenti in questo inizio d’anno da parte dell’Agenzia delle Entrate che consentono di affrontare con maggiore serenità gli interventi edilizi agevolati dal D.L. 34 del 2020 (Superbonus 110%) come convertito dalla legge n. 77 del 2020 e successivamente integrato da numerose novelle legislative. Ormai l’Agenzia delle Entrate ad ogni interpello risponde sempre con una lunga di serie di premesse note ai più, ma utili a ricapitolare in modo sintetico la disciplina. Precisa in particolare l’Agenzia: che l’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e da ultimo modificato dall’articolo 1, comma 28 della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di Bilancio 2022) disciplina la detrazione, nella misura del 110 per cento, delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 a fronte di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica (ivi inclusa l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici) nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici (c.d. Superbonus). che le predette disposizioni si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (c.d. “ ecobonus”) nonché per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (cd. “sismabonus”), attualmente disciplinate, rispettivamente, dagli articoli14 e 16 del D.L. 4 giugno 2013, n. 63. che le tipologie e i requisiti tecnici degli interventi oggetto del Superbonus sono indicati nei commi da 1 a 8 del citato articolo 119 del decreto Rilancio mentre l’ambito soggettivo di applicazione del beneficio fiscale è delineato nei successivi commi 9 e10 (ed oggi anche nel 10 bis). che con riferimento all’applicazione di tali disposizioni, sono stati forniti chiarimenti, tra l’altro, con la circolare 8 agosto 2020, n. 24/E, con la risoluzione 28 settembre 2020, n. 60/E, con la circolare del 22 dicembre 2020, n. 30/E nonché con la risoluzione n. 28/E del 23 aprile 2021 a cui l’Agenzia ovviamente rinvia per una completa disamina degli aspetti di carattere generale della normativa sul superbonus. Quanto riportato dall’Agenzia delle Entrate nelle premesse delle riposte ad interpello va attualizzato alla legge di Bilancio 2022 che ha sostituito il comma 8-bis dell’articolo 119 del decreto

“Rilancio”. La nuova disciplina prevede termini differenziati di scadenza del beneficio fiscale in funzione dei soggetti che sostengono le spese ammesse al Superbonus. In particolare, il citato comma 8-bis stabilisce che nel caso di interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici in condominio il Superbonus spetta per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025, con una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione. La detrazione, infatti, sarà pari al 110 per cento delle spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, al 70 per cento di quelle sostenute entro il 31 dicembre 2024 e al 65 per cento di quelle sostenute nel 2025. Una prima riposta, la n. 10 dell’11 gennaio 2022, riguardava dei dubbi sul calcolo della prevalenza abitativa di un complesso immobiliare condominiale a molteplice destinazione d’uso. Nel caso di specie il complesso edilizio in condominio era composto da tre strutture di cui una accatastata D6 (struttura sportiva) e separata dai corpi di fabbrica abitativi. Si poneva la questione se escludere o meno dal calcolo delle superfici detta struttura che, seppur indipendente, era parte integrante del condominio committente i lavori di ammodernamento agevolati dal superbonus 110%. Rispondeva l’Agenzia che in caso di interventi realizzati sulle parti comuni di un edificio in condominio, le relative spese possono essere considerate, ai fini del calcolo della detrazione, soltanto se riguardano un edificio residenziale considerato nella sua interezza utilizzando, come chiarito con la citata circolare n. 24/E del 2020 un principio di “prevalenza” della funzione residenziale rispetto alla superficie dell’intero edificio. Ciò implica che, qualora la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza ricomprese nell’edificio in condominio sia superiore al 50 per cento dell’intera superficie dell’edificio stesso, è possibile ammettere al Superbonus 110% anche il proprietario e il detentore di unità immobiliari non residenziali che sostengono spese, in qualità di condomini, per interventi sulle parti comuni dell’edificio. Qualora, invece, la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza sia inferiore al 50 per cento, il Superbonus riferito alle spese per interventi realizzati sulle parti comuni spetta solo ai possessori o detentori di unità immobiliari destinate ad abitazione ubicate nel medesimo edificio.

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In tale ultimo caso, inoltre, come precisato con la citata circolare n. 30/E del 2020, i soli possessori di unità immobiliari residenziali potranno fruire del Superbonus anche per interventi “trainati” realizzati su tali unità immobiliari, sempreché queste ultime non rientrino tra le categorie catastali A/1, A/8 e A/9, escluse dal beneficio ai sensi del comma 15 del citato articolo 119 del citato decreto Rilancio. Però – ed è importante sottolineare - ai fini del calcolo della superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza vanno conteggiate tutte le unità immobiliari residenziali facenti parte dell’edificio, comprese quelle rientranti nelle categorie catastali escluse dal Superbonus (A/1, A/8 e A/9). In riferimento alla questione prospettata, relativa alla verifica della prevalente funzione residenziale di un condominio composto da tre edifici, si fa presente che tale verifica va effettuata tenendo conto di tutti gli edifici che lo compongono e, pertanto, anche dell’edificio accatastato D6 a nulla rilevando che quest’ultimo non abbia servizi energetici (allacci utenze) in comune con gli altri due edifici e che goda di accesso autonomo dall’esterno. La sussistenza dei requisiti dell’indipendenza funzionale e della presenza di accesso autonomo dall’esterno rileva, infatti, al solo fine di identificare le unità immobiliari unifamiliari o le unità immobiliari all’interno di edifici plurifamiliari e non anche ai fini della individuazione degli edifici in condominio. Nel caso di specie, considerato che la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza è pari al 45 per cento della superficie complessiva dei tre edifici, il Superbonus riferito alle spese per interventi realizzati sulle parti comuni spetta solo ai possessori o detentori di unità immobiliari destinate ad abitazione che potranno fruire della detrazione anche relativamente alle spese sostenute per interventi “trainati” realizzati sulle singole unità immobiliari residenziali sempreché non rientranti tra le categorie catastali escluse dal beneficio (A/1, A/8 e A/9), nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla normativa in esame e ferma restando l’effettuazione di ogni adempimento previsto. Una seconda risposta ad interpello, la n. 40 del 21 gennaio 2022, è ancora più interessante e riguarda il momento di riferimento per l’applicazione della disciplina agevolativa cioè se va tenuto conto dello stato dell’immobile all’inizio lavori oppure alla loro fine. La situazione immobiliare era la seguente: l’istante aveva concluso insieme al coniuge un contratto preliminare per l’acquisto di due unità immobiliari in categoria A/4 facenti parte di un unico edificio destinate in proprietà una all’istante e una al coniuge. Si costituirà così di fatto un cd. “condominio minimo”. L’edificio sarà poi oggetto di interventi di demolizione e ricostruzione al termine dei quali le due unità immobiliari saranno accorpate in una con conseguente fusione catastale. Trattandosi di interventi per i quali spetta la detrazione di cui all’articolo 119 del D.L. n. 34 del 2020 venivano posti nell’interpello i seguenti quesiti:

- se l’intervento può fruire del Superbonus per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2022, atteso che l’intervento sarà effettuato da un condominio e che solo al termine dei lavori di demolizione e ricostruzione le due unità immobiliari saranno definitivamente accorpate; - se i pagamenti effettuati entro i termini di scadenza dell’agevolazione diano diritto al Superbonus anche in caso di ultimazione dei lavori in data successiva a tali termini. Rispondeva l’Agenzia che con la citata circolare n. 30/E del 2020 al quesito 4.4.6 è stato già chiarito che - in analogia a quanto precisato per le spese sostenute per interventi finalizzati al risparmio energetico e per interventi di recupero del patrimonio edilizio, attualmente disciplinati dagli articoli 14 e 16 del D.L. legge n. 63 del 2013- anche ai fini del Superbonus va valorizzata la situazione esistente all’inizio dei lavori e non quella risultante dagli stessi. Tale criterio si applica non solo ai fini della determinazione dei limiti di spesa ammessi alla detrazione ma anche ai fini della individuazione del limite temporale di vigenza dell’agevolazione. Pertanto, nel caso all’attenzione (piccolo condominio che diventa villino unifamiliare), la detrazione spetta, sia pure con le diverse aliquote da poco introdotte dalla legge di bilancio per il 2022, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025, cioè secondo le tempistiche dei condomini. Con riferimento al secondo quesito si fa presente che, come chiarito con la citata circolare n. 24/E del 2020, il Superbonus si applica alle spese sostenute per gli interventi “trainanti” e “trainati” elencati nell’articolo 119 del decreto Rilancio (commi da 1 ad 8), nel periodo di vigenza dell’agevolazione ivi indicato, indipendentemente dalla data di avvio e di ultimazione degli interventi cui le spese si riferiscono. Va, peraltro, precisato che, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione fiscale è necessario che gli interventi oggetto della medesima siano effettivamente completati. In poche parole, sono gli interventi agevolati che debbono ricadere ed essere pagati nella finestra temporale consentita e, anche se inseriti in un programma di lavori più vasto, a nulla rilevano i tempi di ultimazione dei lavori, siano essi agevolati o meno, purché poi effettivamente completati. In conclusione, dalla lettura delle risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate possiamo sottolineare che la disciplina del Superbonus 110% si avvia alla maturità. Finalmente abbiamo delle risposte chiare e soprattutto puntuali da parte dell’Autorità che affrontano gli aspetti più minuziosi della materia e possono ingenerare affidamento e stabilità nei contribuenti che si affacciano alla materia in quanto interessati all’agevolazione fiscale. Occorre solo sperare che la norma, che ha un orizzonte temporale di altri 4 anni e cioè fino al 2025, non subisca troppe modifiche che generino incertezze sia negli operatori che negli utenti finali. Il livello di stabilità interpretativa oggi raggiunto grazie alla copiosa produzione di interventi di indirizzo - cd. prassi amministrativa - è un valore che andrebbe preservato poiché certamente positivo per l’intero settore dell’edilizia.


Digital communication

A cura della dott.ssa Valentina Apicella Esperto in Digital Communication

Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese

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Si chiama così il Piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano della PA presentato dal Ministero per la Pubblica Istruzione con l’obiettivo di qualificare un organico del comparto pubblico che da anni ha subito un processo di ridimensionamento e di invecchiamento dovuto alle politiche di contenimento della spesa pubblica e al conseguente blocco del turn over. Grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dei fondi strutturali europei si intende investire nella formazione dei pubblici dipendenti, con un programma articolato su due aspetti: la collaborazione fattiva con le università e l’emanazione di moduli formativi per l’acquisizione di competenze digitali in collaborazione con enti pubblici e aziende private. Attraverso l’adesione al programma, le amministrazioni proseguiranno un percorso di collaborazione con il Dipartimento della funzione pubblica che mira alla creazione di un grande HUB per la crescita e lo sviluppo del capitale umano e, di conseguenza, alla realizzazione di servizi sempre più efficienti per cittadini e imprese. Le tematiche trattate si inseriscono nel contesto e negli obiettivi del “Piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano delle pubbliche amministrazioni” incentrato sull’upskilling e reskilling del personale della PA e finalizzato all’attuazione del PNRR. Il piano per la valorizzazione del capitale umano della Pubblica Amministrazione prevede innanzitutto l’individuazione delle competenze necessarie attraverso l’organizzazione di una

formazione guidata dagli obiettivi, considerando in particolare la transizione digitale finanziata con i fondi del PNRR. Le competenze così acquisite dai dipendenti permetteranno anche di ottenere avanzamenti di carriera. Sarà necessario investire sulla formazione dei dipendenti già in servizio i quali, potranno seguire corsi di laurea e master a condizione economiche vantaggiose. Il modello di riferimento per la formazione sulle competenze digitali è il progetto Syllabus del Dipartimento della Funzione pubblica che, organizzato in cinque aree e tre livelli di padronanza, descrive l’insieme mini-

mo delle conoscenze che ogni dipendente pubblico deve possedere per partecipare attivamente alla transizione digitale. La formazione si svolge sulla piattaforma online del Dipartimento. Il potenziamento della formazione e dello sviluppo delle competenze del personale, specie in questo particolare momento di riforma della Pubblica amministrazione, è necessario per completare la transizione digitale e investire, con specifiche risorse, incoraggiando i processi di reclutamento e di nuove professionalità e di riqualificazioni professionali del personale in servizio.

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A cura dell’Avv.

parere legale

Paolo Caputo

Info e contatti: studiopaolocaputo@libero.it

NextGenerationEU: le operazioni di finanziamento partono bene La Commissione Europea contribuisce a definire la strategia globale dell’UE, propone nuovi atti normativi e politiche dell’UE, ne sorveglia l’attuazione e gestisce il bilancio dell’UE. Essa svolge inoltre un ruolo significativo nel sostenere lo sviluppo internazionale e nell’erogazione di aiuti. In collaborazione con le altre istituzioni dell’UE, la Commissione europea elabora l’orientamento politico e strategico complessivo dell’UE. Ogni cinque anni, all’inizio di un nuovo mandato della Commissione, il Presidente determina, tra l’altro, le priorità politiche per il quinquennio a venire. La Commissione traduce quindi queste priorità in azioni concrete nel suo programma di lavoro annuale, nel quale viene definito un piano d’azione per i successivi dodici mesi. Per sviluppare e attuare le politiche dell’UE la Commissione europea: propone leggi al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea; aiuta gli Stati membri ad attuare la legislazione dell’UE; gestisce il bilancio dell’UE e assegna i finanziamenti; garantisce, insieme alla Corte di giustizia, il rispetto della legislazione europea; rappresenta l’UE al di fuori dell’Europa insieme al servizio diplomatico dell’UE (il servizio europeo per l’azione esterna). Le politiche dell’UE sono intese ad arrecare benefici ai cittadini, alle imprese e agli altri soggetti interessati nell’UE. Le iniziative proposte dalla Commissione in materia di nuove politiche devono essere concordate internamente secondo una

procedura stabilita. Gli strumenti per legiferare meglio garantiscono che ciascuna nuova politica sia basata su dati di fatto e sulle migliori pratiche disponibili. La Commissione ha pubblicato in questi giorni la sua prima relazione semestrale sul programma di finanziamento NextGenerationEU, riguardante il periodo giugno-dicembre 2021. La relazione illustra in dettaglio una serie di statistiche chiave relative ai prestiti nell’ambito di NextGenerationEU, come i fondi totali raccolti dalla Commissione per il programma nel 2021 (71 miliardi di € di finanziamenti a lungo termine) e i fondi totali erogati agli Stati membri nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza (64 miliardi di €) e ad altri programmi a titolo del bi-

lancio dell’UE. Particolarmente importante è l’entità della domanda di prestiti nell’ambito di NextGenerationEU. L’interesse degli investitori, desiderosi di accelerare la ripresa dell’Europa dalla pandemia di COVID-19, si è mantenuta elevata durante tutto l’anno, producendo richieste di sottoscrizioni da 7 a 14 volte superiori all’offerta. Ciò ha consentito alla Commissione di chiudere le operazioni nell’ambito di NextGenerationEU nel 2021 a condizioni molto favorevoli, raggiungendo in ultima analisi un costo medio di finanziamento dello 0,14%. La Commissione inoltre ha confermato che tutti gli importi dovuti agli Stati membri nel 2021 sono stati pagati rapidamente, meno di 6 giorni lavorativi dal completamento delle necessarie procedure giuridiche. Nel commentare la relazione, il Commissario responsabile per il Bilancio e l’amministrazione, Johannes Hahn, ha dichiarato: “La relazione odierna conferma il successo pionieristico del programma di finanziamento NextGenerationEU. I benefici di questo forte risultato saranno trasferiti agli Stati membri che ricevono sovvenzioni e prestiti del dispositivo per la ripresa e la resilienza. È solo un esempio di ciò che la solidarietà europea può conseguire.” La relazione semestrale della Commissione sulle operazioni di finanziamento di NextGenerationEU è disponibile qui. Maggiori informazioni sull’assunzione e la concessione di prestiti nell’ambito di NextGenerationEU sono disponibili sul nostro sito web.


A c u r a d i To m m a s o M a z z i o t t i Presidente C.d.A. Cred.it Spa

economia a 360°

Caro-energia e imprese a rischio chiusura: in questa congiuntura CCB sostiene Ecoambiente Srl come capofila di un pool da 22 milioni di Euro

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Di fronte agli allarmanti dati diffusi oggi da Arera, il Governo non ha più alibi e deve intervenire per finalizzare gli extra-profitti generati dalle società dell’energia nel 2022. Lo afferma Assoutenti, commentando i dati forniti dall’Autorità secondo cui nel primo trimestre dell’anno le bollette della luce sono cresciute del +131% rispetto allo stesso periodo del 2021, +94% il gas. “Gli extra-profitti incamerati dalle società dell’energia grazie alla differenza tra i costi di produzione e il Pun valgono, secondo le nostre stime, la bellezza di 27,9 miliardi di euro solo nel 2022, un pozzo al quale il Governo può e deve attingere per reperire risorse da destinare alla riduzione delle bollette pagate da utenti e imprese – afferma il presidente Furio Truzzi – Non si tratta di “scippare” per decreto fondi alle aziende produttrici ma di anticipare subito risorse per fermare l’emorragia da restituire poi nei prossimi anni, quando i prezzi si saranno nuovamente abbassati”. “Se l’esecutivo non riuscirà al più presto a cambiare il meccanismo di calcolo del prezzo dell’energia (sistema prezzo marginale) e a trovare al più presto i fondi necessari a contrastare l’escalation di luce e gas, migliaia di piccole imprese saranno costrette a chiudere i battenti nei prossimi mesi, non potendo affrontare gli elevatissimi costi energetici, mentre le famiglie - per le quali chiediamo oggi un innalzamento dei tetti di reddito previsti per la fruizione dei bonus riconosciuti dallo Stato - dovranno tagliare i consumi in tutti i comparti per riuscire a pagare le bollette, con danni incalcolabili per l’economia italiana” – conclude Truzzi. In una congiuntura tanto critica dal punto di vista energetico, arrivano notizie confortanti per quanto riguarda le imprese orientate alla sostenibilità ambientale, Cassa Centrale Banca si è infatti aggiudicata il bando, nel ruolo di capofila di un pool di Banche, per un’operazione di finanziamento da 22 milioni di Euro a sostegno del piano di strutturazione del nuovo servizio di raccolta dei rifiuti da parte di Eco ambiente Srl, società affidataria “in house” della gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Provincia di Rovigo. L’operazione consentirà a Eco ambiente di elevare la percentuale di raccolta differenziata dall’attuale 65% all’80%. Gli

obiettivi del piano di investimenti prevedono una riduzione del 15/20% dei rifiuti totali (pari attualmente a 522 kg/ab all’anno), e una diminuzione dei rifiuti indifferenziati per abitante dagli attuali 176,6 kg a 60-70kg all’anno. Al finanziamento – che ha una durata complessiva di 9 anni ed è coordinato da Cassa Centrale Banca – partecipano 5 Banche: • Banca del Veneto Centrale (Gruppo Cassa Centrale) • Banca Adria Colli Euganei (Gruppo Cassa Centrale) • Banca Popolare Etica • Cassa Centrale Raiffeisen dell’Alto Adige • Banca di Cividale Eco ambiente Srl è stata costituita nel 2012 a seguito di fusione tra le società “Asm Ambiente Srl” ed “Ecogest Srl” ed è controllata interamente dai comuni della Provincia di Rovigo. La società, che ha recentemente rinnovato la concessione per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Provincia fino al 31 dicembre 2050, raccoglie e tratta 121.000 tonnellate di rifiuti all’anno, di cui attualmente il 65% circa viene differenziato negli impianti di proprietà. Il piano di investimenti predisposto prevede la strutturazione del servizio attraverso l’adeguamento di mezzi, contenitori, realizzazione ecocentri e la realizzazione o revamping degli impianti industriali di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani e speciali. Il Finanziamento a supporto del piano di investimenti è stato oggetto di un bando ad evidenza pubblica al quale Cassa Centrale Banca ha deciso di aderire recependo il forte interesse delle due Banche del Gruppo operanti sul territorio: Banca del Veneto Centrale e Banca Adria Colli Euganei. “Questa operazione – commenta Stefano Nicolini, Responsabile del Servizio Corporate Nord -Finanza Strutturata – è un’ulteriore conferma del nostro impegno per la ripresa della competitività del sistema Italia, anche nel perimetro delle attività legate al PNRR. L’operazione perfezionata oggi con Ecoambiente Srl è una dimostrazione tangibile della nostra attenzione alla sostenibilità ambientale e alle sinergie che si possono ottenere facendo sistema con le realtà radicate sul territorio come Ecoambiente”.

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