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Ha parlato di Eurobond e di massimi sistemi finanziari ma sulla manovra e sul suo futuro di ministro Tremonti non sa più cosa direy(7HC0D7*KSTKKQ(

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www.ilfattoquotidiano.it

€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Domenica 28 agosto 2011 – Anno 3 – n° 204 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

LO SCANDALO PENATI F SPACCA IL PD

Povera Stella

di Marco Travaglio

(FOTO DLM)

“Non lo so, non so giudicare”: sulla rinuncia alla prescrizione che nel partito molti chiedono al suo ex braccio destro accusato di corruzione, Bersani svicola Ma il governatore toscano Rossi attacca: “È un fatto gravissimo e non è il solo” A Pesaro la festa nazionale del Pd si apre in piena bufera giudiziaria. La delusione tra gli stand: “Adesso basta, le mele marce fanno marcire il cesto: pag. 2 - 3 z bisogna buttarle via”

LA NOTTE DI NEW YORK IN ATTESA DELL’URAGANO

Udi Giorgio Meletti ECCO GLI INDIZI CHE PORTANO A ROMA di Monza stanno cercando di caIricomagistrati pire se l’attività corruttiva ipotizzata a cadi Filippo Penati sia da ricondurre all’arricchimento personale o anche al finanziamento del partito pag. 2 z

Udi Antonella Mascali e Ferruccio Sansa FAMIGLIA VINCENZI IN AFFARI CON GAVIO a moglie, Marta Vincenzi, presidente della Lte dell’autostrada Provincia di Genova nel 1999, vendette quoMilano-Serravalle al gruppo di Marcellino Gavio. Nello stesso periodo, il marito ebbe appalti da quello pag. 3 z

Mentre la metropoli si prepara al peggio, l’uragano Irene flagella la costa della North Carolina (FOTO ANSA)

Gramaglia pag. 8 z

SOLDI BUTTATI x Ventiquattromila persone piazzate dal Palazzo

CONSORZI, UNA CASTA DA 7 MILIARDI Per mantenere la prima Casta, quella degli eletti, serve meno di un terzo di quello che si spende per sistemare, spesso, politici trombati

di Daniele

Martini

a Casta di serie B è poco appariscente, quasi anonima. Enti inutili e consorzi che costano più del Parlamento. pag. 5 z

L

Udi Marco Politi

Udi Furio Colombo

L’AVVENIRE IL PREZZO L’ICI E IL GRAN DEI VOTI COMPLOTTO LEGHISTI u Ici e 8 per mille l’Avvenire, il l peggio della Lega Nord Sle idee quotidiano dei vescovi, ha I per l’Indipendenza della chiare: contro la Chiesa Padania si vede nella caduta. è in atto un complotto, anzi l’aggressione di un serpente a due teste: l’una è radicale, l’altra massonica. pag. 4 z

norrore a Tripoli Centocinquanta corpi carbonizzati in un cortile all’interno pag. I - VIII z

Citati pag. 10 - 11z

Avviene nell’estate 2011, parte del rovinoso crollo di Silvio Berlusconi, che ha campato di voti leghisti. pag. 14 z

CATTIVERIE Una ricerca rivela che i poveri sono persone migliori. Ce ne vorrebbero di più. www.spinoza.it

inalmente Giovanni Stella, amministratore delegato di Telecom Italia Media e quindi di La7, noto esperto di banani, ha ufficializzato i motivi del mancato ingaggio di Michele Santoro. In un’intervista al Giornale, il popolare “Canaro” spiega testualmente: “Con Santoro non abbiamo chiuso il contratto solo perché lui pretendeva libertà assoluta... facile chiedere la libertà con i soldi degli altri”. Si prega di soffermarsi sui vocaboli “solo”, “pretendeva” e “libertà”. Soltanto nello Stato semilibero di Bananas un dirigente di successo, braccio destro di un top manager del calibro di Franco Bernabè, può mettere nero su bianco, per giunta sul quotidiano del premier, che la libertà è una pretesa. Talmente assurda da giustificare di per sé (“solo”) il mancato approdo nella sua tv del giornalista televisivo più noto, affermato e redditizio presente sul mercato. Come se l’articolo 21 della Costituzione fosse un optional: “Tutti i cittadini hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Si dirà, e infatti Stella lo dice, che Santoro non voleva “nessun controllo su scaletta, ospiti e filmati”. E “nessun editore può dare carta bianca perché ha la responsabilità finale di quello che va in onda”. Non sappiamo quali editori conosca, a parte se stesso, il dottor Stella, ma in tutto il mondo libero funziona così: l’editore sceglie i giornalisti a proprio gusto in base a criteri professionali; dopodiché questi lavorano come meglio credono, in base alle regole fissate dal contratto nazionale. Che prevede, appunto, libertà assoluta. Se poi l’editore non è soddisfatto di loro, li licenzia per giusta causa. E alla fine è il giudice a stabilire se la causa era giusta o no. Ora, Stella voleva assumere Santoro a La7 perché gli era giunta voce che fosse un valido professionista autore di programmi di successo, con milioni di telespettatori e di introiti pubblicitari. Dunque non sono professionali né finanziari gli ostacoli che han fatto saltare la trattativa. Stella esclude poi che fossero aziendali, per proteggere Telecom da rappresaglie governative (“Trovo singolare immaginare, come fa Travaglio, che si possa usare la piccolissima La7 come spauracchio per difendere il gigante Telecom”). E nega anche che fossero politici (“Se mi avessero chiesto di non prendere Santoro per non dispiacere a Berlusconi, avrei dato le dimissioni”). Dunque perché pretendeva – stavolta il verbo è appropriato – ciò che nemmeno la Rai di Masi&C. aveva mai ipotizzato, cioè di controllare “scaletta, ospiti e filmati”? Temeva forse che Santoro trasmettesse materiale pornografico o comunque contrario al comune senso del pudore? Non scherziamo. E allora – filosofeggia Stella – “Le regole si applicano a tutti, da Lerner a Piroso, solo Mentana non deve riferire a me perché, in quanto direttore, si assume tutte le responsabilità”. Già, anche perché sarebbe curioso un telegiornale che , prima di andare in onda su fatti accaduti magari da tre minuti, deve sottoporre il dvd preregistrato all’imprimatur preventivo dell’editore. Pare dunque che il problema fossero le eventuali cause e querele. Ma anche questa scusa non regge: prima Mentana e poi lo stesso Santoro avevano offerto a Stella di assumersi ogni responsabilità legale sul programma santoriano. A questo punto, spiace dirlo, rimane una sola spiegazione: la paura di Stella, o di Telecom tutta, che Santoro usasse la sua libertà per criticare i politici dai quali la concessionaria Telecom dipende. Ricapitolando: noi di La7 siamo così liberi che, se qualcuno viene a parlarci di libertà, lo meniamo.


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IN FONDO A SINISTRA Il Pd convoca la Commissione di garanzia Sul caso Filippo Penati il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il presidente della Commissione nazionale di garanzia del Pd, Luigi Berlinguer, “hanno ritenuto opportuno che si avvii un’azione di immediata verifica a tutela dell’onorabilità del partito”. Filippo Penati è “invitato a ottemperare al dovere – previsto dallo stesso codice etico del Pd – di informare tempestivamente la Commissione provinciale di garanzia di Milano sui fatti che, allo stato delle indagini, lo hanno investito”. La riunione della Commissione è stata convocata per il 5 settembre al fine di esaminare le iniziative da porre in essere nel quadro di una concreta azione di vigilanza”.

L’Idv a Pisapia: chi ha scelto l’assessore ai Trasporti? La domanda arriva dal commissario Idv a Milano, Stefano Zamponi. Chiede al sindaco: “Ci vuole spiegare perché ha affidato il delicato assessorato, da cui dipende Atm, a un giovane di trent’anni, laureato in Scienze politiche, privo di qualsiasi esperienza nel settore?”. Il sospetto “maligno” che “il prescelto” sia “il pupillo di Penati” nasce dalle notizie relative all’interessamento di Penati stesso per il contenzioso esistente tra Atm e uno dei suoi principali accusatori. Uno di quelli che ha svelato il sistema che i magistrati descrivono con parole pesanti, come quelle che leggete nelle frasi qui accanto tratte dalla requisitoria dei pm.

PENATI FA LA FESTA AL PD Nervi tesi all’apertura della kermesse democratica a Pesaro Militanti pochi (e stufi), Bersani glissa le domande di Sandra

Amurri inviata a Pesaro

re 18.30. Pier Luigi Bersani arriva a inaugurare la Festa Democratica nazionale a Pesaro. Ad attenderlo poche persone se si escludono i dirigenti regionali e provinciali, i deputati e i senatori, gli assessori e i giornalisti. Circondato dalle telecamere in spalla agli operatori e dagli uomini della scorta è impossibile avvicinarlo. Quando si muove per raggiungere il nastro da tagliare, gli chiediamo se possiamo porgli qualche domanda. La risposta è: “Basta domande”. Però, mentre si incammina per passare in rassegna gli stand alle domande risponde, ma sono quelle del collega de La Stampa che – tenuti lontani dalla sicurezza – non ci è dato ascoltare. Non ci diamo per vinti.

O

AL TERMINE del breve tour di una Festa Democratica che nulla ha a che vedere con le gloriose Feste dell’Unità, mentre si sottopone al test che misura il grado alcolico nello stand sulla sicurezza stradale, riproviamo ad avvicinarlo. Niente da fare. Un dirigente dice: “Fa bene a non rispondere a voi che state bene ad Arcore”. Voi chi? Chiediamo facendo finta di non aver capito. “Voi chi? Voi del Fatto Quotidiano”. Parole che rimbalzano sul volto indifferente e sulla bocca che non fa una piega del segretario regionale del Pd Palmiro Ucchielli. Accanto a lui l’assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani che invece un certo imbarazzo lo fa trasparire con un’alzata di

ciglio. Questa la domanda che avremmo voluto fare al segretario Bersani: “Non crede che a Filippo Penati il partito debba chiedere di rinunciare alla prescrizione per evitare di essere espulso? In fondo per molto meno avete cacciato Villari che non voleva dimettersi dalla commissione di Vigilanza Rai...”. In verità Bersani aveva già risposto, si fa per dire, al Fatto Quotidiano che in mattinata per bocca del collega Stefano Feltri al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini gli aveva chiesto se Penati doveva rinunciare alla prescrizione: “Sono scelte individuali, dal partito si è già dimesso e il Pd si augura che non restino zone d'ombra”. E ancora: ma lei, Bersani, al suo posto rinuncerebbe alla prescrizione per farsi assolvere nel merito? “Non lo so, non so giudicare”. Qui alla Festa ha detto ai tg che si tratta di una questione personale che Penati dovrà affrontare e risolvere con i suoi avvocati, mentre il partito nel frattempo aprirà una commissione d’inchiesta interna. Neppure una parola sul fatto che Penati si sia autosospeso dal Pd e dalla carica di vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia ma non da quella di consigliere continuando così a percepire l’indennità prevista. Un tema comprensibilmente troppo imbarazzante visto che Penati non è

Un dirigente approva la “fuga” dai giornalisti: “Fa bene a non rispondere al Fatto, voi state bene ad Arcore”

Pilato Democratico L’illustrazione del segretario Pd è opera di Emanuele Fucecchi

una delle ultime file del partito, ma è stato il capo della segreteria politica del segretario, il braccio destro di Bersani. Eppure la base, donne e uomini in carne e ossa che al Pci prima, al Pds e ai Ds poi, hanno dato l’anima e ora sono nel Pd, chiede di “eliminare” senza indugi chi sbagliando infanga una storia onorata. “Ci stanno facendo calare le braghe ma noi non ci stiamo. Qui bisogna tirare

fuori gli attributi altroché” è la convinzione di Clara, 55 anni che per l’occasione ha indossato il vestito della festa che mostra con fierezza. Le fa eco Mario che di anni ne ha pochi di più: “Noi non siamo come quello lì, hai capito di chi parlo, no?, e siccome non siamo tutti uguali glielo dobbiamo dimostrare. Chi prende soldi in questo partito non ci deve stare, l’ho detto anche un’ora fa al circolo agli altri compagni”. Ma

se i soldi li ha presi per il partito? “Allora che paghi il tesoriere, devono rispondere tutti quelli che hanno sbagliato. Che c’è di difficile da capire? Le mele marce fanno marcire il cesto: bisogna buttarle via” . Insomma loro vorrebbero che il segretario Bersani pronunciasse le stesse parole inequivocabili del governatore della Toscana Enrico Rossi: “Penati farebbe bene a dimettersi anche da consigliere e a stare zitto e ri-

spondere solo nei Tribunali”. Ma il segretario prende tempo, vuole capire, non ha letto le carte, non sa giudicare, e intanto se la cava riducendola a una questione giudiziaria personale. E intanto il suo popolo, quello a cui si rivolge quando parla dalla Festa di Pesaro definendolo “perbene, capace di portare il Paese a una svolta”, chiede che la questione morale diventi una priorità come fortemente auspicava trent’anni fa Enrico Berlinguer. “La nostra forza è anche quella di organizzare una Festa in cui si discuterà dei problemi reali delle nostre proposte per uscire dalla crisi, sono i giovani che sono qui”. Pochi per la verità, se si escludono i ragazzi della band che suona jazz che lo hanno accolto. PRIMA DI ARRIVARE a Pesaro Bersani ha pranzato a Jesi con alcuni industriali marchigiani, tra questi Gennaro Pieralisi area Pdl, ex presidente della Quadrilatero, società nata per la realizzazione di infrastrutture viarie tra Marche e Umbria, ai quali, ci racconta un dirigente del partito, ha anche chiesto un contributo per la Festa. Una Festa quella Democratica che ha smarrito la sua anima: centinaia e centinaia di donne e uomini che per giorni donavano il loro sudore dietro ai fornelli pensando di contribuire a costruire un mondo migliore per i loro figli. Oggi i loro figli, lo dice bene Clara “sono tutti a spasso: i nostri li abbiamo fatti studiare a forza di sacrifici, mentre quelli dei ricchi, dei politici, dei potenti stanno tutti con il sedere al caldo”.

Ora la Procura cerca la strada che porta a Roma NELL’INCHIESTA SULLE AREE EX FALCK I MAGISTRATI CREDONO ALLA TESI DEL “DOPPIO BINARIO DI FINANZIAMENTO”, LOCALE E NAZIONALE di Giorgio Meletti

magistrati di Monza stanno cerIratacando di capire se l’ampia e reiteattività corruttiva ipotizzata a carico di Filippo Penati sia da ricondurre all’arricchimento personale o anche al finanziamento del partito (prima i Ds, poi il Pd). E se i soldi si fermavano alla federazione di Milano o proseguivano il loro cammino fino a Roma. Quest’ultimo è il punto più delicato dell’inchiesta, quello su cui i pm Walter Mapelli e Franca Macchia stanno cercando le prove. Finora ci sono solo forti indizi, basati sui fatti e sulla logica. PRIMO INDIZIO. Il 28 aprile scorso i magistrati convocano Raffaella Agape, ex segretaria di Giordano Vimercati, braccio destro di Penati. Lei avverte della convocazione il portavoce di Penati Franco Maggi. Poi, in-

tercettata al telefono con il marito prima della deposizione, dice: “Quello che so non glielo dico, faccio finta di non sa... io, io non so niente”. Va e in effetti non dice niente. Maggi rassicura Penati con un sms. La Agape, parlando con una persona amica, confida: “Ieri sera a casa mia è venuto Vimercati, chiaramente la cosa si è ripercossa su Roma, cioè, è un casino”. E aggiunge: “Hanno tutti i telefoni sotto controllo”. Anche lei. Commentano i pm, nella richiesta di arresto per Penati respinta dal gip: “Proprio il riferimento alle preoccupazioni romane dà spessore alla tesi del doppio binario

di finanziamento per il piano di lottizzazione Falck: un primo flusso a Penati e (all’epoca) a Vimercati per le esigenze della federazione milanese, un secondo flusso alle persone indicate da Omer Degli Esposti e alle cooperative emiliane per il livello nazionale”. Chi è Omer Degli Esposti? È il vicepresidente della Ccc di Bologna, big delle coop rosse del mattone. Ha raccontato ai magistrati Luca Pasini, figlio di Giuseppe, il costruttore che doveva edificare le ex aree Falck di Sesto San Giovanni, e che per l’operazione si vide chiedere 20 miliardi di lire da Penati: “Durante la

“Ci venne detto che le cooperative avrebbero garantito il livello centrale del partito”

trattativa conobbi Omer Degli Esposti e un certo Salami, come rappresentanti delle cooperative emiliane; ci venne infatti detto, mi pare da Vimercati, che le cooperative avrebbero garantito la parte romana del partito”. Notano i pm: “A dieci anni di distanza Vimercati e Degli Esposti sono ancora coinvolti nell’operazione non più come compagni di avventura di Pasini bensì di Bizzi”. Bizzi è l’imprenditore che ha recentemente acquistato l’area Falck da Luigi Zunino che l’aveva rilevata nel 2005 da Pasini. Ed ecco Diego Cotti, all’epoca genero di Pasini, imprenditore ma militante del Pds, interessato alla carriera politica. È lui a mettere in contatto Penati con Pasini. Penati, secondo Cotti, vuole che siano imprenditori di Sesto a condurre il recupero dell’area Falck, perché più “controllabili”. Dice Cotti ai magistrati: “Vimercati mi fece altresì presente che noi (nel sen-

so del partito, ndr) eravamo decisi a indurre Falck a vendere l’area a soggetti di nostra scelta e che lui avrebbe accettato perché a sua volta interessato a entrare nella compagine degli Aeroporti di Roma (in via di privatizzazione, ndr). SECONDO Cotti, Penati “fece altresì presente da subito che nell’affare avrebbero dovuto entrare anche le cooperative emiliane, più strutturate e più vicine al partito, non quelle locali che sarebbero eventualmente entrate in un secondo momento”. Pasini avrebbe preferito lavorare con le coop locali, che conosceva e stimava. Ma non c’è niente da fare. “L’inferiorità del privato”, commentano i pm, è accentuata dalle dimensioni dell’operazione, tali da superare l’ambito locale e da imporre l’esigenza di rapportarsi, tramite le cooperative, al livello centrale del partito”.


Domenica 28 agosto 2011

IN FONDO A SINISTRA L’accusa dei pm

Gli affari della politica

Riqualificazione con regalo

È desolante che un uomo politico adotti le stesse cautele di un delinquente matricolato

Le indagini dimostrano numerosi e gravissimi fatti di corruzione posti in essere da Penati

di Antonella Mascali

e Ferruccio Sansa a moglie, Marta Vincenzi, presidente della Provincia di Genova nel 1999, vendette quote dell’autostrada Milano-Serravalle al gruppo di Marcellino Gavio. Nello stesso periodo, il marito, l’ingegner Bruno Marchese, ottiene appalti proprio da una società dal gruppo Gavio. A Genova, a meno di un anno dalle amministrative scoppia la polemica, sollevata per prima dall’associazione “Casa della legalità di Genova” in un periodo difficile per Vincenzi. Isolata all’interno del Pd, ha dovuto abbozzare alle primarie e sa che il suo partito non vorrebbe la riconferma.

L

A COMPLICARE la situazione l’inchiesta della procura di Monza su Filippo Penati che ha portato il nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano a cominciare l’esame anche dei documenti sulle diverse compra-vendite delle azioni della Milano-Serravalle al gruppo Gavio. La Provincia di Genova dodici anni fa ha venduto al gruppo piemontese le sue azioni a 1,6 euro ciascuna. Nel 2005 la Provincia di Milano, guidata da Penati, le ha comprate da Gavio a 8,93. Finora non è emersa alcuna illegalità, è bene precisarlo. Ma la critiche politiche stanno imperversando perché il marito dell’attuale sindaco lavora con la sua IGM Engeenering Impianti srl, per la Sinelec s.p.a. del gruppo Gavio anche nell’anno della vendita delle azioni dell’autostrada, come risulta da alcuni documenti che Il Fatto quotidiano ha potuto visionare. Si tratta di opere che riguardano “Il sistema di Telecontrollo per S.A.L.T (società autostrade liguri-toscane, ndr)”. Dopo una perizia e un progetto dettagliato, datato settembre 1999, Sinelec e IGM perfezionano l’accordo nel maggio-giugno 2001. Tra i vari lavori eseguiti “Fornitura e posa in opera Sistema Automazione Caselli“, “Quadri elettrici di consegna e distribuzione” e “Gruppo elettrogeno”. Nella fattura inviata “L’11 luglio 2002” l’IGM, per i lavori che si riferiscono “all’ordine del 10-12-01”, indica come compenso (compreso di Iva) “99.160,07”. Il 12 agosto 2002 la società di Marchese, ottiene un altro appalto sempre dalla Sinelec: “Protezione riguardante le sca-

” “Diciamolo: non ha più niente a che fare con noi”

Enrico Rossi, governatore Toscana (Pd)

La famiglia Vincenzi e gli affari con la Serravalle LEI DECISE DI VENDERE LE AZIONI A GAVIO IL MARITO EBBE UNA CONSULENZA DA LUI

Per approvare il piano di riqualificazione dell’area ex Falck pagato contributo alla politica

(FOTO EMBLEMA)

di Paola Zanca

A Rimini Bersani ha anche detto di non avere elementi per dire se al posto di Penati riuando ho letto le dichiarazioni di Penati ho nuncerebbe alla prescrizione. Lei ne ha? avuto una reazione spontanea: non si può La galera è una cosa seria, non chiedo a Penati di di fronte a una modifica dell’accusa da concus- avvalersi della rinuncia alla prescrizione perché riche elettriche”. “Totale iva bene, a 1,6. Due anni prima, sione a corruzione cantar vittoria perché in non so cosa farei al posto suo, bisognerebbe tronel 1997 il sindaco di Genova esclusa 39.780,00”. questo modo si evita la galera. Come si fa a dire varcisi. Certo, un politico non è un semplice A proposito della Milano-Serra- Adriano Sansa le aveva vendu‘si sgretola l’impianto, eccetera eccetera... ’ Cal- cittadino e avrebbe il dovere di assumersi delle valle, tra i capitoli più contesta- te a 1,19. Poi le venderà anche ma, lo dovrai dimostrare”. Così, Enrico Rossi, responsabilità. Potrebbe scattare un meccaniti c’è proprio quello della ces- il successore, Beppe Pericu. governatore della Toscana ha acceso il compu- smo per cui “tanto più sono onesto, tanto più mi sione operata dalla Provincia Sono ben felice di quella mia ter e trasmesso via Facebook all’ex vicepresiden- oppongo al fatto di essere arrestato”. Però qui di Genova, che deteneva oltre decisione. Il capitale ricavato è te della Regione Lombardia Filippo Penati la sua mi fermo, perché è un tema che riguarda la coservito per lavori pubblici”. il 10% delle azioni. scienza personale. “pena” e la sua “rabbia”. Una scelta che sollevò le proPossiamo chiamarli “anticorpi democratiQuella del segretario Pd le sembra una riteste della Provincia di Milano. E GLI APPALTI del gruppo ci”? sposta imbarazzata? Penati era capo della L’amministrazione lombarda Gavio a suo marito? Per il sinNoi non abbiamo una differenza genetica, sia- sua segreteria politica... non era ancora governata da daco nessun conflitto di intemo uomini come tutti gli altri. Però, c’è un pe- Non mi pare che Bersani mostri imbarazzo, e Penati, ma voleva già acquista- resse: “Non ha mai partecipato questo mi fa confermare la fiducia in lui, mi fa rò. re una parte della quota ligure a una gara con aziende riconQuale? supporre che non abbia niente a che fare con (il 40 per cento, pari al 4,3 per ducibili alla pubblica amminiPossiamo adottare una serie di comportamenti questa storia. All’epoca scelse Penati perché era cento del totale). Ma la Provin- strazione”. che segnino la differenza. un esponente di successo della sinistra al cia di Genova, guidata allora da Accetta di rispondere al Fatto Primo. Nord. Vincenzi, preferì i privati: il di- anche l’ingegner Marchese: Qualsiasi amministratore pubblico coinvolto in Sui guai giudiziari di alcuni esponenti deritto di prelazione dei milanesi “Niente di inopportuno. Ho lavicende giudiziarie in attesa della sentenza non mocratici Bersani è arrivato a parlare di non poteva essere fatto valere vorato per società del gruppo “macchina del fango”. si opponga alla ricerca della verità. solo su una fetta della quota: o Gavio anche prima del ’99 (la Tradotto? Il problema è essere netti, e prima lo si fa meglio si comprava tutto oppure nien- IGM è stata costituita nel 1996, Penati avrebbe fatto meglio a stare zitto. Le sue è. La questione morale bisogna che diventi una ndr) e un anno e mezzo fa ho te. E così finì. parole mi sono sembrate quanto meno inop- discriminante per tutti. Se il caso Penati deve Marta Vincenzi, al Fatto quotidia- fatto il blind- trust. Ora opero portune. essere una cartina di tornasole, però, mi pare no rivendica quell’operazione: solo come consulente tecnico, Secondo. che il Pd abbia adottato un comportamento se“Ho venduto le azioni molto ma da quando mia moglie ha Dimettersi da qualsiasi incarico pubblico. Non rio, che Bersani non ne esca male. incarichi istituzionali non lavoFelice Casson, ex magistrabasta prendere le distanze dal Marta Vincenzi (F E ) ro per società di cui sia azionito e senatore Pd, però dice Pd, servono anche le dimissiosta oggi il Comune di Genova e che quello di Penati non è ni dal Consiglio regionale: lui L’ex vicepresidente prima la Provincia. Ed è una reun caso isolato, che vicende è stato eletto nelle liste del Pd, “autosospeso” gola di famiglia che semmai mi simili si sono svolte anche che ha fatto dell’etica la sua raha penalizzato. Per esempio in altre regioni. gione di vita. non ho partecipato alla gara da E se non se ne va? È vero, ma parliamo di casi 900 mila euro per la gronda auSe resta a fare il consigliere il che non hanno nulla a che vetostradale”. partito deve fare in modo che dere con questo: qui la qualità Tra i clienti segnalati dal sito sia chiaro che non ha più niene la quantità delle accuse è pedell’IGM c’è la Sina s.p.a. di Mite a che fare con noi. santissima, si arriva a inciucialano (“Global service per le inFinora il partito non lo ha re anche nella vita privata, se è frastrutture”), azionista della detto. vero il decadimento che semCiv (collegamenti integrati veServe che il Pd prenda le dibra ci sia. Poi magari si scopriloci). La Civ trai suoi azionisti stanze in maniera molto forte. rà che è tutta una montatura, ha anche l’aeroporto di GenoLe dichiarazioni che ha fatto bene, ma io credo nella giustiva, la banca ligure Carige e la Bersani mi pare che almeno in zia, magari ci mette tempo, Milano Serravalle-Milano tanparte vadano in questa direma alla fine rende onore. Se sagenziali s.p.a. zione. rà tutto falso vorrà dire che ha avuto la pazienza di Giobbe, e io sarò il primo a dire che va riabilitato. Ma come ha fatto il Pd a non arginare questa deriva? giugno 1999 aveva già pronunciato La continuità tra politica e affari è intollerabile, sentenza anche in questo caso di e si verifica in particolare in quei settori come “non luogo a procedere” per reato l’edilizia, l’urbanistica su cui da tempo la sinidi abuso d’ufficio. Allego copia delaro direttore, io non solo sono in- per abuso d’ufficio (assolto per truf- la sentenza e di altri documenti idostra ha rinunciato a proporre una sua politica censurato, ma non ho mai fruito fa e falso)”. Inoltre a pag. 3 nell’ar- nei i quali provano che, nonostante riformista. Dice che il malaffare è proliferato anche di alcuna prescrizione. Cionono- ticolo titolato “Libertà e ingiustizia, il lungo tempo decorso con i danni per la mancanza di idee? stante sul Fatto Quotidiano di sabato ecco chi si è salvato” si legge testual- immaginabili per la mia persona, Una volta parlavamo delle ‘mani sulla città’, par27 agosto 2011, con grande stupore mente: “Carmelo Briguglio (Fli) fu anche per l’accusa di abuso d’uffilavamo di rendite... Nei Paesi dove le aree edie dispiacere, mi ritrovo in compa- prescritto per abuso d’ufficio (as- cio sono stato prosciolto con forficabili sono acquisite dal demanio e poi riasgnia di illustri personaggi, con foto solto, nello stesso procedimento mula piena e senza fruire di alcuna segnate, per esempio, l’interesse pubblico è più in prima pagina sotto il titolo “Io pa- per truffa e falso)”. La notizia è falsa prescrizione. Una fattispecie franlibero. Qui da noi si è teorizzata ‘l’urbanistica go, lui ruba, egli prescrive” e con la e mi meraviglia molto che nono- camente opposta e contraria a concontrattata’ che fa proliferare quel tipo di rapdidascalia a me dedicata “Prescritto stante la sua gravità e il suo impatto testo e finalità dell’articolo che riporti assai discutibili dal punto di vista etico. possa essere stata scritta dal Tuo porta, per quel che mi riguarda, una Da dove si ricomincia quindi? giornale. Preciso quindi che non so- notizia destituita di qualunque fonLa tenuta morale di una classe dirigente si colo nel procedimento di cui si parla damento. Vorrei pertanto invitarTi struisce in tanti modi. Con la passione ideale, la (inchiesta su corsi di formazione), il a dare giusto risalto e collocazione a vigilanza, il controllo democratico, la partecisottoscritto il 28 giugno 2006 fu questa mia doverosa rettifica, tenupazione. Ecco io penso che ci vuole un partito prosciolto con formula piena (“non to conto che il vostro errore (credo) strutturato, che selezioni la sua classe dirigente. luogo a procedere”) dal Giudice per costituisce per me un danno d’imUn partito dove in sezione sanno chi è Enrico le indagini preliminari di Reggio Ca- magine la cui portata puoi facilmenRossi, dove abita, cosa fa. labria (dopo 10 anni e dinanzi al te intuire. Cordialità . Carmelo Briguglio Adesso non è così? Gup, il che è tutto dire) da tutti i rea(Vice presidente vicario Io mi ricordo una bellissima frase di Bersani: ti ascritti (truffa e falso), ma analodei deputati di Fli) “Anche nel Pd bisogna stare con gli occhi apergamente il Gup di Palermo in data 7 ti”. So anche che il nostro elettorato ci chiede molto di più. OTO

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Non si può cantare vittoria perché si evita la galera Si deve dimettere da consigliere

I NOSTRI ERRORI Briguglio non è stato prescritto C


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Domenica 28 agosto 2011

I punti critici della stangata di Ferragosto

L’

BEATI LORO perché non coerente con l’impianto della manovra che ha l’obiettivo di risanare i conti. Altro punto sensibile: l’abolizione delle Province sotto i 300mila abitanti e l’accorpamento dei Comuni sotto i 1.000. Già i vincoli nella prima versione della manovra di Ferragosto erano molto laschi (il conto degli abitanti dipende da un censimento che inizia nel 2011), in più il ministro Calderoli si è

articolo 8 della manovra è quello che interviene sul mercato del lavoro, consentendo ai sindacati di accordarsi a livello aziendale con le imprese per definire regole diverse da quelle dello Statuto dei lavoratori (l’articolo 18) sul licenziamento senza giusta causa. Tremonti ha lasciato intendere a Bersani che questa parte potrebbe essere stralciata, anche

impegnato a ottenere ulteriori garanzie per le Province, soprattutto quelle del nord. Il decreto della manovra attribuisce al Consiglio dei ministri la possibilità di alzare l’Iva e le accise (lo strumento su cui dovrebbe fondarsi la seconda versione della manovra) con un semplice atto amministrativo, anziché con una legge. E questo rischia di essere incostituzionale (viola l’articolo 23).

TREMONTI È KO LA MANOVRA NON LA DECIDE LUI A Rimini parla solo di Europa e in molti lo vedono vicino a dimettersi di Stefano Feltri inviato a Rimini

ltro che ministro dimezzato, ormai di Giulio Tremonti restano frazioni ben più piccole. Al meeting di Rimini viene salutato da un applauso che sconfina nell’ovazione, quando sale sul palco per parlare di Europa. Ma quando si

A

discute di Italia, i toni sono ben diversi. In un capannello il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il punto di riferimento del popolo ciellino, esulta: “Finalmente il Popolo delle libertà si è comportato da partito vero”. Cioè ha preso la manovra di Tremonti, l’ha stracciata e l’ha riscritta sotto la direzione di Gianni Letta, Angeli-

POST-PERICOLOSI

Fischi per Bersani Ma su Facebook

S

embra una pagina del Misfatto, la bacheca personale di Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd comunica alla sua gente: incontro Tremonti al meeting di Rimini per comunicargli le nostre 10 proposte, il nostro no, in particolare all’art. 8 della manovra. A regola avrebbe dovuto ricevere applausi, o quantomeno un sostegno. No, no. Al contrario ecco una lunga, lunghissima serie di sberleffi, prese in giro, accuse o altro. Tipo: “Immagino che dopo sarete andati a mangiare il pesce”; o “Ma del cetriolone globale te ne ha parlato?”. Uno replica: Siete sicuri tutti voi che criticate di essere sempre al di sopra di ogni sospetto?????”. La risposta subito dopo: “Eh sì, buonanotte. Non siamo mica qua a lucidare i Marenghi del Barbarossa”.

Giulio Tremonti al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione (FOTO ANSA)

no Alfano e, ovviamente, Silvio Berlusconi. A cominciare dalla promessa di riduzione di quei tagli agli enti locali (14,5 miliardi all’anno per tre anni è l’effetto cumulato delle manovre 2010-2011) che fanno imbufalire i ciellini fan della “sussidiarietà”, cioè dell’idea di lasciare potere e soldi là dove comandano loro, in Lombardia e sul territo-

Formigoni esulta: meno tagli agli enti locali, ma i ciellini volevano un intervento sulle pensioni rio. Anche Bernhard Scholz, il capo della Compagnia delle opere, il braccio economico di Cl, applaude il ministro ma poi, a margine, conversando con i giornalisti lascia intravedere le sue perplessità: “Io credo che non sia rimandabile un intervento sulle pensioni, qualcuno deve pensare a questi ragazzi

che andranno in pensione con una piccola parte del loro stipendio”. Invece niente, sulle pensioni la Lega non ha ceduto. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si presenta al meeting di Rimini da visitatore (da quando è segretario non lo invitano più come ospite ma ha ancora un legame forte con il movimento) e ne approfitta per incontrare Tremonti. In una chiacchierata a due in cui Formigoni cerca di intrufolarsi, Bersani chiede a Tremonti soprattutto una cosa: di rivedere l’articolo 8 della manovra, quello che riscrive le norme sul licenziamento, visto che con i tagli e il rigore c’entra assai poco. Tremonti, in fondo, non è in disaccordo. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi invece reagisce subito, dettando alle agenzie che “il Pd è appiattito sulla Cgil”. SUL PALCO DI CL, tra il capogruppo del Pdl all’europarlamento, il ciellino Mario Mauro, e il vicepresidente socialista di Strasburgo, Gianni Pittella, Giulio Tremonti parla soprattutto di Europa. Gongola agli applausi, rivendica di aver sempre sostenuto gli eurobond (debito pubblico europeo che garantisce o rimpiazza quello dei singoli Stati). Ricicla l’abituale metafora della “crisi come un videogame”, an-

che se pasticcia con le date (la crisi non è cominciata “cinque anni fa”, ma quattro), chiude con l’inevitabile citazione di don Giussani: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo”. Ma soprattutto il ministro ne approfitta per regolare qualche conto. C’è un attacco, rivolto si suppo-

Le modifiche stravolgono la finanziaria secondo le indicazioni della Lega e di Letta ne anche a Berlusconi, ai “governanti che hanno sempre parlato di crisi ma in realtà pensavano alla fine di un ciclo economico, senza capire che stava cambiando tutto”. E poi una polemica con il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi: “Per tre anni si è fatto finta di scrivere nuove regole per la finanza e sicco-

me erano cose complicate, queste regole ci hanno spiegato che dovevano farle i banchieri e non i governi”. L’allusione è al ruolo del Financial Stability Board, organismo sovranazionale presieduto da Draghi, i cui membri qualche anno fa per Tremonti erano “topi a guardia del formaggio”. Che siano gli ultimi fuochi prima delle dimissioni, magari all’indomani della presentazione degli emendamenti alla manovra lunedì sera? La cosa avrebbe una sua logica: dal Tesoro esce una manovra, il governo la ribalta, il ministro che l’aveva proposta se ne va. Le Province non saranno cancellate, il contributo di solidarietà, se resta, riguarderà una sparuta pattuglia di contribuenti, i tagli agli enti locali verranno limati. I soldi veri si faranno con un aumento dell’Iva che farà impennare i prezzi, alla fine forse ci sarà perfino la patrimoniale, magari nella versione del ministro Roberto Calderoli che, rendendo deducibili le altre imposte pagate, dovrebbe bersagliare solo i patrimoni degli evasori. Perché Tremonti dovrebbe applicare ricette che non condivide? CALMA, DICONO i più stretti collaboratori del ministro. La prima stesura della manovra di Ferragosto (a sua volta una correzione di quella, giudicata insufficiente dai mercati, di luglio) non era un parto tremontiano, ma un’improvvisazione fondata sulla lettera segreta della Banca centrale europea, che chiedeva interventi subito in cambio dell’acquisto dei nostri buoni del Tesoro, appestati dalla crisi di sfiducia. Tanto che, ricordano da via XX Settembre, sulla manovra agostana la faccia ce l’ha messa direttamente Silvio Berlusconi, con Tremonti mero notaio di decisioni prese altrove. Tutto vero, ma se i saldi di bilancio li fissa la Bce e il modo di ottenerli lo negoziano Alfano, Letta, Maroni e Calderoli, comunque Tremonti deve scegliere se restare contando meno o andarsene costringendo Berlusconi a trovare un sostituto capace di mediare tra le mille fazioni della maggioranza. Cosa non facile.

LA TESI Il quotidiano della Cei contro il Gran Maestro del Goi e Staderini

Il serpente a due teste visto da Avvenire di Marco Politi

inalmente risplende la verità. Ici. 8 per Fgazione mille, esenzioni lecite o illecite? La spieè semplice. Contro la Chiesa è in atto un complotto, anzi l’aggressione di un serpente a due teste. L’una è radicale, l’altra è massonica. Così tutto è chiaro e i fedeli cattolici, fra i quali pure abbondano interrogativi in proposito, stiano tranquilli. I nemici della Chiesa cercano un “bersaglio da additare all’odio popolare”. Esplosa la discussione sull’evasione fiscale degli enti ecclesiastici e i sovvenzionamenti statali alla Chiesa, l’Avvenire perde le staffe. Un fondo del direttore attacca radicali e giornalisti, colpevoli di “spacciare leggende nere e cifrati anatemi contro la Chiesa” e denuncia un fantomatico “ordine di attacco… dev’essere detto che la salvezza dell’Italia in crisi sta nel colpire la Chiesa”. Una pagina interna evoca il “mobbing mediatico”. Questi nemici aizzati dai radicali sono spietati. Vogliono (secondo l’editoriale di Avvenire) fulminare di tasse “mense dei poveri, case di accoglienza, oratori, ostelli, scuole, musei”. L’arcidiavolo è il segretario radicale Staderini, la metà della “campagna anti-Chiesa”.

Ma è troppo poco. C’è un’altra metà occulta. Voilà. Gustavo Raffi, Gran Maestro del Goi, la “più antica e numerosa comunione della massoneria italiana”. Dan Brown si dia da fare. È già pronta la trama di un film. Staderini suggerisce all’Avvenire come altri demoni complottatori: “Gatto Silvestro, Gargamella, Lupo Ezechiele e la Regina di Biancaneve”. Per restare con i piedi per terra conviene ricordare pacatamente all’Avvenire che sul Fatto Quotidiano è stata posta sin dall’inizio una domanda fondamentale, che circola nelle teste di tanti cittadini credenti e diversamente credenti. La Chiesa è disponibile o no – di fronte al rischio di crack dell’Italia – a rinunciare volontariamente a una parte delle sovvenzioni statali derivanti dall’8 per mille, visto che tagli pesanti sono imposti a settori vitali come sanità, istruzione, enti locali? È una domanda non acrimoniosa, che nulla disconosce dell’impegno della Chiesa per i più deboli. Il fondo di Avvenire non dà risposta. È un mutismo ostinato. Silenzio continua a esserci sulla stortura del doppio conteggio dell’8 per mille, che utilizza anche le “quote” del sessanta per cento di contribuenti che non vogliono dare soldi alle confessioni religiose o a iniziative umanitarie dello Sta-

to, lasciando al bilancio statale la loro quota di Irpef. Silenzio sulla possibilità, prevista dalla legge istitutiva, di ricalcolare insieme (Stato e Chiesa) il gettito per l’istituzione ecclesiastica. Silenzio sull’obbligo imposto a Stato ed enti locali di pagare due volte la missione dei sacerdoti: una volta con l’8 per mille e un’altra volta ancora con convenzioni per stipendiare il clero in ospedali, case di cura e carceri. Silenzio sull’urgenza di eliminare le zone grigie di elusione fiscale per attività commerciali. Silen-

zio sulla necessità che le diocesi presentino un bilancio pubblico dei propri beni mobili e immobili come avviene in altri paesi europei. Il vicepresidente del Senato Emma Bonino dichiara che gli atti della commissione parlamentare, incaricata di supervisionare la revisione triennale del gettito dell’8 per mille, sono coperti dal segreto. Mente il vicepresidente del Senato? E se non mente, Avvenire concorda sull’urgenza di rendere pubblici i dati? È facile agitare il vessillo della demonizzazione, più difficile – in Italia al-

La pagina di ieri di “Avvenire” dove il quotidiano lancia l’allarme

“Massoni e radicali vogliono tassare mense dei poveri, case di accoglienza, oratori e ostelli”

meno – discutere di soldi e di tasse oggettivamente, senza le categorie di amico o nemico. La posizione dei diavoli radicali è che l’Ici si debba pagare per ogni attività commerciale. Escluse quelle di culto e cura delle anime, formazione del clero, scopi missionari, catechesi, educazione cristiana, assistenza, beneficenza, educazione. Si fatica a vedere in questa formulazione un odio per la Chiesa. Sul giornale dei vescovi un onesto parroco romano scrive di pagare le tasse su un appartamento donato alla parrocchia. Basterebbe un cenno dei vescovi per aprire un’indagine in ogni diocesi. L’Avvenire di ieri ci regala però una perla, da non perdere. L’Opera romana pellegrinaggi – ci informa – “ha sede in Vaticano” e “paga le tasse dovute alla sua attività in territorio italiano”. Delizie del linguaggio monsignorile. L’Opera romana pellegrinaggi è un efficiente e imponente operatore di turismo religioso. Il suo bilancio è sconosciuto. I suoi introiti ancora di più. Ora è ribadito che ha sede in un paradiso fiscale non previsto dal concordato. È “romana” in tutto per tutto, ma basta un saltino e sparisce oltreconfine. “È bella la domenica”, dicono a Genova.


Domenica 28 agosto 2011

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Sprechi e spandi: fiumi di denaro stanziati per senatori e deputati

rima la maxi spesa per la carta utilizzata dai parlamentari che nei prossimi cinque anni dovranno consultare 3 miliardi e 850 milioni di fogli visto che Montecitorio paga un appalto di 38,437 milioni di euro. Così, fallita la rivoluzione digitale di Brunetta, si scopre che anche in Senato non se la passano male.

Caterve di volumi, una produzione di almeno 67 milioni di pagine stampate o riprodotte. I due appalti messi insieme equivalgono a 45 milioni di euro e prevedono miliardi di fogli destinati al cestino. Per rimanere in tema di carta però c’è anche quella utilizzata dagli onorevoli nei gabinetti (non intesi come uffici). Pare infatti

che i magazzini del Senato siano letteralmente pieni di montagne di carta igienica. Acquisti fatti per risparmiare ma chilometri di carta con la quale ci si farebbe il giro della terra. Da segnalare poi, in tema di sperperi, gli 800mila euro per rimborsi spese per deputati che hanno cessato il loro mandato.

L’ALTRA CASTA, QUELLA CHE SPENDE SETTE MILIARDI DI EURO L’ANNO

di Daniele Martini

a Casta di serie B è poco appariscente, quasi sempre anonima, sostanzialmente scialba. Finisce poco o punto sui giornali, non sdottora in tv, non usa macchinoni blu, tutt’al più qualche anonima utilitaria, non ha scorte, non troneggia in uffici grandi come piazze d’armi con le scrivanie di mogano tirate a lucido. Però ci costa molto più dell’altra. Se per mantenere la prima Casta, la Casta per antonomasia degli “eletti”, deputati, senatori, presidenti regionali, consiglieri, sindaci delle grandi città, dobbiamo tirar fuori ogni anno oltre 2 miliardi di euro (calcolo del Sistema informatico sulle operazioni degli enti pubblici-Siope), per l’altra Casta, quella di livello inferiore, il conto è molto più salato, 3 volte tanto, oltre 7 miliardi di euro (calcolo delle stessa fonte). E generalmente in cambio otteniamo poco, molto poco.

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LA CASTA di serie B è una selva di 7mila enti, aziende, consorzi, società, organi collegiali, una specie di foresta pietrificata di sedi, uffici, 24mila consiglieri di amministrazione, presidenti, direttori con stipendi, compensi e spese di rappresentanza per circa 2 miliardi e mezzo di euro all’anno. Gli esperti li chiamano “enti di secondo livello”, cioè di un livello derivato rispetto a quello primario degli eletti, i politici. I rappresentanti degli enti di secondo livello sono nominati, infatti, dai politici e quindi devono tutto a questi ultimi. Rapportato allo schema gerarchico medievale, se i presidenti di regione, sindaci e assessori possono essere considerati i feudatari, gli altri sono i valvassori e i valvassini. Detto in modo più crudo: se i primi ce l’hanno fatta a ottenere un seggio, i secondi spesso sono politici trombati, ai quali viene concesso un contentino e un ripescaggio. Pagato con soldi pubblici, naturalmente. Competenze, merito, professionalità? Non sono

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DENTRO LO STIVALE

Enti inutili e consorzi costano più del Parlamento denti, dirigenti, presidenti etc… Ci sono decine, centinaia di agenzie per il lavoro, lo sviluppo, i rifiuti, il patrimonio, il turismo, la formazione professionale. Nel bilancio della Casta di serie B tutti questi organismi non sono affatto una voce accessoria, anzi, assorbono più della metà delle spese annue, 3,6 miliardi di euro. Però nessuno ci mette il naso, come fossero una specie di manomorta della politica. E come se la Casta di serie B alla fine fosse in realtà di A. ALCUNI di questi enti hanno nomi strambi. Qualche comune mortale sa che cosa sono i Bim o gli Aato o i Cvb? Tradotti significano Bacini imbriferi montani, Ambiti territoriali ottimali acqua/rifiuti, Consorzi per la vigilanza boschiva e anche dopo la traduzione il significato non è che sia tanto più chiaro. I Bim

sono 63, con compiti assai generici, come si deduce, per esempio, dallo statuto di quello per il fiume Brenta in cui si parla di “favorire il progresso economico e sociale della popolazione dei Comuni consorziati”. L’anno passato i Bim sono costati 150 milioni di euro anche se secondo la Carta delle Autonomie sarebbero dovuti sparire. Idem le Comunità Montane: ce ne sono ancora 246 nonostante il governo avesse deciso di cancellarle. In attesa del trapasso, abbiamo pagato 800 milioni nel 2010. Idem i 222 Aato (91 per le acque e 131 per i rifiuti). La loro soppressione era sancita dalla manovra finanziaria del governo nel 2010. Poi ci hanno ripensato e con il decreto Milleproroghe la cancellazione è stata rinviata a dicembre 2011. Ci sono costati altri 240 milioni, tanto per gradire.

La Casta di serie B vista da Marilena Nardi

Una selva di 7mila organi collegiali, una foresta pietrificata di sedi: 24mila persone piazzate dalla politica escluse a priori, ma non abbondano. Benefici per la collettività? Non sempre certificabili, soprattutto in relazione ai costi. Magari poi qualcuno dirà che nonostante le apparenze questi enti, aziende e consorzi in realtà sono utili, utilissimi e senza la loro presenza crollerebbe mezzo mondo e metterne in discussione l’esistenza e le funzioni è da qualunquisti scriteriati. Ma è difficile, per esempio, riuscire a capire perché accanto a un orga-

nismo statale ad hoc per le erogazioni in agricoltura, l’Agea, ente che ha il compito di coordinare e pagare i fondi dell’Unione europea agli agricoltori, poi sono spuntati tanti sotto-enti a livello locale, con le stesse funzioni e lo stesso scopo. Come, per esempio, l’Arsea in Sicilia, l’Arpea in Piemonte, l’Agrea in Emilia-Romagna, l’Artea in Toscana. E via elencando. COSÌ COME non è facile comprendere perché, tanto per fare un altro esempio, la Regione Piemonte che non ha competenze sulle strade avendole trasferite alle Province, poi ha istituito una società apposita per la progettazione delle strade che si chiama Scr. E ancora resta arduo rendersi conto per quale motivo la Regione Lazio abbia promosso una società per incrementare il turismo sulle spiag-

ge, la Litorale Spa, quando già esisteva un’altra agenzia regionale con lo stesso scopo (Agenzia per lo sviluppo del turismo di Roma e del Lazio), più 4 agenzie provinciali per il turismo a Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina, più una quinta a Roma. Cinque anni fa la Regione Sicilia ha istituito una società di promozione del cinema, una specie di Cinecittà isolana, che infatti si chiama Cinesicilia alla quale l’assessorato alla Cultura ha elargito una dote di 2 milioni di euro più royalties tra il 3 e il 5 per cento per ogni progetto avviato. Proprio ora ce n’è uno in corso, “Il giovane Montalbano”, sulla scia della serie famosa di Rai1 con Luca Zingaretti, avviato all’inizio di agosto e coprodotto da Rai-Palomar e Regione Sicilia. Tutte le Regioni italiane hanno istituito per legge propri enti strumentali con uffici, dipen-

I fantasmi di Cuffaro battono cassa

di Lidia

Ravera

Meno male Susanna c’è E si dà da fare “MENO MALE che Susa-anna c’è”, e si dà da fare. Il coro parte spontaneo dal petto dei lavoratori taglieggiati dalla manovra, dal profondo del cuore di tutti quelli che stanno per subire senza fiatare “la tassa sull’onestà”, punizione per i non-evasori. Meno male che Susanna c’è. E reagisce. Con un’iniziativa politica. Non con quattro chiacchiere al bar. Con uno sciopero generale, non con una ragnatela di sottili distinguo. Meno male che Susanna c’è, e ha il senso dell’umorismo. Così, invece di farsi girare come eliche quegli attributi che possiede soltanto metaforicamente, tira dritto col suo sorriso di ferro. E non dà retta a nessuno. “La Cgil va rispettata ma non fiancheggiata”, dice il coordinatore “d’opposizione ma non troppa” ai suoi coordinati, usando un verbo più adatto ai terroristi che ai sindacalisti. “Non ora”, scrive un manipolo di aventi diritto ad aprire bocca, (economisti pidì, ex sindaci di città Fiat, operai sopravvissuti & bocconiani impegnati), non così, non lotte per dare fastidio, semmai un piagnisteo bipartisan o tripartisan. Ma lottare, noooo, non ora! Le donne, tutte quelle con le metafore in subbuglio, offrono alla compagna Susanna una risposta già sperimentata: “Se non ora, quando?”.

DOPO CROSTA ECCO MASSINELLI: HA CHIESTO ALLA REGIONE ARRETRATI PER QUASI 8 MILIONI di Giuseppe Lo Bianco

recordman è lui, Felice Crosta, ex Iin lcommissario della gestione rifiuti Sicilia ai tempi di Cuffaro, il pensionato pubblico più pagato d’Italia, più ricco del presidente Napolitano, dell’ex presidente Ciampi e dei presidenti emeriti della Consulta, Romano Vaccarella e Gustavo Zagrebelsky. La sua pensione è di 1.369 euro al giorno, 41.070 euro al mese, grazie anche al bollo della Corte dei Conti che gli ha riconosciuto arretrati per oltre un milione. MA ADESSO un altro golden-boy dell’era Cuffaro rischia di superarlo in classifica: Marcello Massinelli, 40 anni, braccio finanziario dell’ex governatore: ha presentato alla Regione una parcella di 7,7 milioni di euro per il suo lavoro di liquidatore dell’Ente Acquedotti Siciliani. E siccome la Regione non paga, Mas-

sinelli si è rivolto al giudice: ai tempi Cuffaro non fissò il compenso, così il manager adesso lo pretende in ragione del passivo fallimentare, circa 700 milioni. In tempi di crisi la cifra è apparsa esagerata anche al governatore Lombardo che lo ha invitato a rinunciare alla parcella “nel nome del buon senso”. Parole scomparse dai vocabolari della po-

litica siciliana ma riesumate per fronteggiare la pesante eredità lasciata da Cuffaro: in cambio della sua gestione dell’emergenza rifiuti, culminata con la cancellazione degli Ato (fabbriche mangiasoldi incaricate di garantire il servizio di raccolta e smaltimento che hanno accumulato un debito di circa un miliardo di euro), Cuffaro assegnò a Crosta compensi per 416mila euro.

L’ex governatore Totò Cuffaro (FOTO ANSA)

LA REGIONE ne pagò circa la metà, ma la Corte dei Conti gli riconobbe l’intera cifra, commisurata solo al volume dell’altra grande iniziativa gestita da Crosta, l’affare dei termovalorizzatori, una gara bocciata dall’Ue che ha lasciato la Sicilia in mezzo ai rifiuti e all’improvvisazione. Fallimenti collezionati anche da Marcello Massinelli, con molti sospetti giudiziari. Originario di Ribera (Agrigento), laureato alla Bocconi e frequentatore dei seminari di Aspen, in Colorado, diventato poi il braccio destro di

Cuffaro per i problemi del credito, è stato il brasseur d’affaires di molte vicende siciliane a cavallo tra affari e politica. Iniziò nel ’97 come consulente del Credit Suisse per un prestito di 1.700 miliardi di lire alla Regione; poi, entrato nelle grazie dell’ex governatore, divenne commissario straordinario dell’Ente Acquedotti Siciliani, consigliere di amministrazione del Banco di Sicilia, socio del patto di sindacato di Capitalia, ma anche vice presidente di Airgest, che gestisce l’aeroporto di Trapani-Birgi, e presidente del consorzio per la realizzazione dell’aeroporto di Agrigento. Per questo progetto presentò una relazione dal titolo “L’aeroporto Valle dei Templi diventa realtà”. Si era impegnato, infatti, a portare il placet dell’Enac entro la fine del 2008, rivelò il presidente della Provincia D’Orsi, ma quel parere non arrivò mai per la contrarietà del presidente Vito Riggio. Iniziative mai realizzate, come il centro

commerciale di Villabate che il pentito Francesco Campanella (che lo chiamò in causa) raccontò come un mega conflitto di interessi tra cosche mafiose: osteggiato da quella di Brancaccio, che ne voleva uno analogo sul suo territorio, e sostenuto da quella di Villabate, governata dal boss Nicola Mandalà. QUEST’ULTIMA cosca, raccontò il pentito, sarebbe stata finanziata proprio da Massinelli: nel verbale del 21 settembre 2005 davanti ai pm di Palermo Giuseppe Pignatone, Maurizio De Lucia, Michele Prestipino e Antonino Di Matteo, Campanella riferì le parole che Massinelli gli avrebbe detto: “Questa operazione la dobbiamo fare, Totò (Cuffaro ndr) è informato, è interessato nell’operazione direttamente da me, sono socio dell’operazione e sono colui che fornirà il denaro per effettuarla”. Parole rimaste finora senza alcun riscontro.


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Domenica 28 agosto 2011

Da Napoli l’inchiesta che ha portato in carcere anche Papa

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COSE DI CASTA

d accendere i riflettori sull’associazione segreta, detta la P4, è la Procura della Repubblica di Napoli con un’indagine avviata dai pm Francesco Curcio ed Henry John Woodcock. Coinvolti, tra gli altri, l’uomo d’affari Luigi Bisignani, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa (ora in carcere) e il braccio destro di Giulio

Tremonti, Marco Milanese. Oltre ad alcuni uomini ai vertici della Guardia di Finanza. L’accusa è quella di un’attività di dossieraggio clandestino con l’obiettivo di gestire e manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata anche a controllare appalti e nomine. Questo

l’obiettivo con il quale sarebbe sorta la cosiddetta P4, che avrebbe anche interferito sulle funzioni di organi costituzionali, condizionandone le scelte. Bisignani viene definito nell’imputazione un “soggetto più che inserito in tutti gli ambienti istituzionali e con forti collegamenti con i servizi di sicurezza”.

Ipse Dixit

BISIGNANI CHI? SCARONI LO SMEMORATO

I suoi legami con il faccendiere

Di persone come Bisignani ne ho altre 20 e mi consulto con tutte e 20: chiamo chi conosce la situazione

L’amico è agli arresti e lui precisa: “Da me non ha ottenuto niente” di Giorgio Meletti

a domanda se la sono fatta in molti: perché uno come Paolo Scaroni sentiva il bisogno di consultarsi con Luigi Bisignani? Per l’intervistatore dell’inserto patinato Style del Corriere della Sera ha un “fisico alla Gene Hackman” è “uno dei manager più importanti del mondo”, uno che “un paio d’ore trascorse insieme all’amministratore delegato dell’Eni sono molto, molto interessanti”. Molto, molto interessante anche la risposta di Scaroni alla domanda su Bisignani, suo amico da 37 anni, oggi agli arresti domiciliari per l’inchiesta napoletana sulla cosiddetta P4, dopo una nota carriera di grande intermediatore di relazioni iniziata con la P2 di Licio Gelli, proseguita nell’entourage di Giulio Andreotti e inciampata nella condanna per l’Enimont, “la madre di tutte le tangenti”.

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SCARONI con l’amico Gigi ha condiviso anche il passaggio per le forche caudine della giustizia. Fu arrestato nel luglio del ‘92 con l’accusa di aver pagato mazzette al partito di Bettino Craxi. Prima di patteggiare una condanna a un anno e 4 mesi per corruzione, vuotò il sacco: “Dal 1985 a oggi ho versato al Partito

socialista circa 2 miliardi e mezzo, sempre su richiesta dell’onorevole Balzamo, consegnandogli denaro a volte in contanti e a volte su conti esteri. I socialisti erano in grado di stoppare qualsiasi iniziativa del gruppo Techint, qualora non ci fossimo adeguati al sistema”. Poi, a partire dal ‘91, Craxi gli fece sapere che i pagamenti erano insufficienti, e per rimetterlo di buon umore Scaroni pagò nuovamente: “Transattivamente, convenimmo su un versamento della somma di lire 800 milioni”. Scaroni sembra aver perso la memoria di quel periodo ruggente della sua carriera. Di cui dice solo che “Tangentopoli è stata una faccenda seria, però mi è servita perché mi sono reso conto che, anche quando ero in difficoltà, la mia vita non è

DALL’ESTERO

Il Washington Post scopre la parabola dell’igienista

Come si gestiscono i rapporti

Il top-manager interrogato dai pm di Napoli: “Se Gigi si è speso per me, lo ha fatto a mia insaputa”

Con il giovane Gheddafi Una cena di gala dopo la prima della Scala: Scaroni è con Seif Al Islam Gheddafi. È il 7 dicembre 2006 (FOTO OLYCOM)

stata sconvolta”. Infatti, grazie alle vecchie amicizie socialiste, arriva la chiamata di B. per il vertice dell’Enel nel 2002, a soli sei anni dal patteggiamento della pena, e dell’Eni nel 2005. COSÌ COME il manager vicentino, prossimo al 65esimo compleanno, sembra aver perso la memoria sulla sua amicizia con Bisignani. Minimizza. Bisignani chi? Ecco la sua risposta alla domanda da cui siamo partiti: “Ma io di Bisignani ne ho altri 20 e mi consulto con tutti e 20. Non capisco che cosa ci sia di strano se, rientrando da un viaggio, la mia segretaria mi dice che il presidente del Consiglio mi vuole incontrare e io chiamo chi in quel momento conosce la situazione per sapere che cosa possa volere

da me”. Dunque Scaroni dispone di una rete di “consulenti” in giro per il mondo, a cui chiedere la dritta giusta “ogni volta che devo incontrare un leader mondiale”. Mica male. Infatti alla domanda che segue immediata (“è corretto dire che L’Eni dispone di una rete diplomatica parallela a quella ufficiale?”) il nostro dà una risposta netta: “É un po’ vero e un po’ falso”. E qui scatta la terza domanda, anche questa piuttosto naturale. Bisignani – che viene raffigurato come uno di quei chiacchieroni che stanno nei bar di paese a pontificare e spettegolare sugli affari di tutti gli abitanti – dispensa consigli all’universo mondo per combattere la noia del suo impiego alla Ilte che nessuno sa in che cosa precisamente consista? Pratica una peculiare forma di volontariato? O, come giustamente chiede il giornalista del Corriere a Scaroni, voleva qualcosa in cambio? La risposta del numero uno dell’Eni è più sprezzante della prima: “Non so cosa volesse e le posso dire che ha ottenuto zero”. Som-

mando “di Bisignani ne ho altri 20” con “ha ottenuto zero” viene fuori un ritratto quasi somigliante al “mariuolo” con cui Craxi imprudentemente credette di liquidare Mario Chiesa ai primi di marzo del ‘92. AI MAGISTRATI napoletani che gli chiedevano dei suoi rapporti con l’amico di una vita, indicato come artefice del grande ritorno di Scaroni al vertice dell’industria pubblica, l’interessato ha finto di non capire: “Per ciò che riguarda il Bisignani vi dico che almeno a me non risulta che il Bisignani stesso si sia speso e sia intervenuto per farmi ottenere la suddette nomine. Se lo ha fatto lo ha fatto a mia insaputa”. E alla domanda “Bisignani le ha mai segnalato persone da assumere in Eni?” ha risposto in modo sibillino: “A me personalmente no; non so ad altri”. Come dire, non escludo che il mio amico da 37 anni faccia queste cose, ma non con me, anche se sono il capo dell’Eni. Agosto, Bisignani non ti conosco.

Se l’Eni ha una rete diplomatica parallela? Un po’ sì e un po’no: in alcuni Paesi siamo interessati a tutti i livelli

La bufera di Tangentopoli

Faccenda seria che mi è servita perché mi sono reso conto che la mia vita non è stata sconvolta

PORTFOLIO

Metti un’estate con Nicole

a cura di si.d’o.

Nemiche amiche A Formentera

Minetti sbarca in America e diventa un caso per il LUnaprestigioso The Washington Post che le dedica un servizio. ritratto al vetriolo di una delle favorite del premier. “È il viso di tutto quello che c’è di poco attrattivo nell’Italia di Berlusconi. Zigomi alti e iniezioni di botox per la giovane donna che vorrebbe fare la signora”. Il giornalista annota i capelli marrone lucido della igienista dentale che il presidente del Consiglio avrebbe conosciuto all’ospedale San Raffaele di Milano. “Non ho mai neanche guardato la bocca del primo ministro – avrebbe detto Minetti –. Dermatologia e odontoiatria sono collegati”. Queste alcune delle dichiarazioni di Minetti riprese nell’articolo del quotidiano che non dimentica di sottolineare come la consigliera regionale della Lombardia – la più grande regione d’Italia – “si presentò al lavoro vestita come per una festa”. Di look si parla anche ripercorrendo i suoi trascorsi televisivi. Nel 2009 ha ballato in uno show indossando un provocante vestito da studentessa. Da anonima a “celebrità” per le copertine dei settimanali scandalistici e nelle discoteche, tutto grazie all’amicizia intrecciata con Silvio Berlusconi di cui dice: “Gli piace credere nei (nelle? ndr.) giovani. Ma è troppo occupato e non ha mai tempo per richiamare”. Parole di elogio sull’impegno politico di Nicol Minetti le ha spese il collega consigliere Renzo Bossi. La testata americana ricorda: “Nonostante il modo in cui ha ottenuto il lavoro è sempre stata puntuale e questo è importante”. Eli.Reg.

con l’altra Olgettina, Barbara Faggioli: le due amiche avrebbero litigato per l’amicizia “particolare” della Minetti con Bobo Vieri, con loro sulla spiaggia (FOTO OLYCOM)

Colpo di tacco Stremata dalle fatiche politiche, Nicole Minetti si concede finalmente un po’ di sano shopping milanese (FOTO OLYCOM) Duro lavoro

Bianco Meazza

Impeccabile come sempre, la consigliera regionale partecipa al vertice nazionale del Pdl con la messa in piega appena fatta (non si sa mai chi si può incontrare)

Tra i colori del Trofeo Berlusconi, a San Siro, certo il suo pizzo Sangallo non è passato inosservato. Specialmente quando è stato avvistato accanto al premier

(FOTO LAPRESSE)

(FOTO PHOTOVIEWS)

Bon ton Fascia contenitiva, pareo e ben due cellulari in mano, la consigliera non rinuncia mai alle sue buone maniere (FOTO OLYCOM)


Domenica 28 agosto 2011

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Il ricco paradiso dei quasi 280 “sconosciuti” al fisco

A

GIÙ AL NORD

ltro che paradiso. Secondo i dati che la Guardia di Finanza ha diffuso lo scorso giugno, gli evasori abbondano anche nel Nord est. Nei primi cinque mesi del 2011, sono state scoperte evasioni per 1,6 miliardi di euro. L’Iva non pagata supera i 180 milioni di euro. Sono state accertate 408 frodi fiscali, 380 le persone

COSÌ FAN TUTTI: VENETO DI LOTTA E DI EVASIONE I “fuoribusta” del Gruppo Mastrotto sono un’abitudine diffusa di Erminia Della Frattina

isogna rispettare le leggi, però ci deve anche essere una situazione di lavoro e fiscale che lo permette. In Carinzia la tassazione è al 22 per cento, da noi in Italia sfiora il 60 per cento. Tiri lei le conclusioni”. È appena scoppiato il bubbone della maxi-evasione fiscale in un’azienda della concia nel vicentino e Gian Paolo Gobbo, che al telefono si barcamena, è fuggito a Sappada (“ai confini con la Carinzia”, ci tiene a precisare) per respirare aria pulita. E per assistere alla cottura di tre quintali di risotto ai funghi nei pentoloni giganti messi nella piazza principale della località turistica montana, che aspira così a entrare nel Guinness World record con il risotto ai funghi più grande del mondo. Risotto a parte, per lui che è presidente della Lega nord in Veneto – e sindaco di Treviso –

“B

non sono giornate facili: infatti la telefonata lo irrita molto, e mette giù in malo modo: “Scriva solo quello che ho detto, mi raccomando”. Si sa che in Veneto parlare di evasione fiscale è un tabù, soprattutto quella degli imprenditori – spesso piccole aziende a conduzione familiare, ex terzisti rimasti spiazzati dalla global economy – ma anche di artigiani e commercianti (ieri in un bar abbiamo chiesto lo scontrino per un caffè, ci hanno risposto che non si fa più perché c’è una nuova legge). L’evasione: tutti la fanno, ma nessuno lo dice. COSÌ OGNI VOLTA è un colpo al cuore. Quando le Fiamme gialle scoprono qualche grande evasore la gente veneta ripete ai giornalisti come una litania che nella zona delle concerie tutti sapevano, che è abbastanza normale evadere le tasse, e sotto sotto che è anche giusto. Sono i semi della protesta dove

L’imbarazzo della Lega che vuole tassare gli evasori, ma rischia di perdere il suo elettorato ha “pasturato” la Lega per anni, che siano titolari di partita Iva o imprenditori, dalla concia agli allevamenti del latte poco cambia. E la gente lo ha ripetuto anche ieri quando è affiorato il maxi-buco del Gruppo Mastrotto, la più importante conceria del distretto di Arzignano nel Vicentino, oltre 800 dipendenti, 300 milioni di fatturato e 30 di capitale sociale, con

denunciate, 6 le confische per 14 milioni di euro. E ci sono ben 278 nomi che il fisco italiano non conosceva per niente. Gli evasori “paratotali”, quelli che dichiarano meno del 50 per cento del proprio guadagno) hanno visto un aumento dell’8,5 per cento rispetto al 2010, con 171 milioni di mancati introiti nelle casse dello Stato. E certo non si può dire che,

a differenza di quanto accade al Sud, i lavoratori del Nord est siano tutti in regola: 329 quelli in nero, 204 gli irregolari. Le Fiamme gialle contano di chiudere il secondo semestre di quest’anno con 1.564 verifiche e 21.745 controlli su strada, scontrini e ricevute, 2.588 controlli su automobili, barche, velivoli e case.

Arrestano l’ultimo rapitore, Alessandra Sgarella muore (FOTO ANSA)

stabilimenti in America e Asia. Il Gruppo ha “stratificato” l’evasione a più livelli dai 106 milioni di ricavi non dichiarati grazie alla vendita di pelli in nero (con la compiacenza di centinaia di ditte che le acquistavano) a un sistema di scatole cinesi, società con sede in Lussemburgo che gestivano esentasse il patrimonio dei Mastrotto, agli 800 dipendenti pagati in parte in nero. È il famoso “fuoribusta”. E anche su questo, le giustificazioni si sprecano. “Non è per difenderli, però i titolari hanno detto ai giornali che pagavano in nero le ore degli straordinari: li capisco, è l’unico modo per farglieli fare sennò i dipendenti si rifutano”, è la versione di Mario Pozza presidente di Confartigianato della Marca, Treviso. Anche per lui non è facile: un mare di piccoli e piccolissimi imprenditori come soci che imprecano ogni giorno contro una pressione fiscale che – dicono – li sta strangolando. “Sono appena stato in Sicilia e su venti giorni di vacanza porto a casa due scontrini in tutto, e solo perché li ho chiesti io. Non facciamo gli ipocriti, l’Italia è tutta nella stessa barca, anzi al Sud è peggio” aggiunge Pozza. Anche per il numero uno della Le-

ga nord in Veneto – ça va sans dire – il problema è il Sud. “Come possiamo ragionare quando abbiamo un Sud Italia che produce un’evasione fiscale al 95 per cento? Perché quelli non li controlla nessuno?”. SARÀ ANCHE colpa del Sud ma la situazione è imbarazzante per un partito come la Lega che ha fatto della promessa di diminuire le tasse uno dei suoi cavalli di battaglia, e ora si trova una manovra estiva che invece va nella direzione opposta. E anche l’evasione è un tasto delicato: mentre il bacino elettorale leghista in Veneto è sempre più propenso – o forse lo è sempre stato – alle “scorciatoie” tipo i pagamenti fuori busta degli imprenditori e il (tanto) nero degli artigiani, nella Lega si fanno avanti invece posizioni sempre più intransigenti. Come non capire allora il povero Gobbo, che da Sappada guarda col cannocchiale l’agognata Carinzia dove le tasse sono leggère come un alito di vento? E soprattutto chi glielo dice all’esuberante Calderoli, che ha appena presentato una tassa sull’evasione da inserire nella manovra, che così si perdono altri voti? Povera Lega, altro che Sud.

Rocco e i suoi fratelli di carta EMIGRATO LUCANO A TORINO, FIGLIO DI CALZOLAIO, DIRETTORE DI UNA LIBRERIA

di Nando Dalla Chiesa

l’avrebbe detto che anche Efareachil’autostop? quest’età può succederti di Invece succede, soprattutto se devi arrivare in tempo a prendere un treno a Torino e sei in un paesino delle Alpi di trecento abitanti. Non si accetteranno caramelle dagli sconosciuti, ma lo sconosciuto è gentile e si è reso disponibile appena ha saputo del bisogno, “tanto anch’io devo andare a Torino”. Ha il viso simpatico, un accento da meridionale arrivato al nord da qualche decennio, una Citroen diesel con l’aria veterana. E deve essere un buon lettore: ha un po’ di giornali sul sedile e prima di partire passa per uno di quei crocicchi dove si prendono e si lasciano libri gratis, uno scambio anonimo tra viandanti colti. Si chiama Rocco, Rocco Pinto. E il nome aumenta la simpatia. Profuma di antico, nella vertigine odierna di Lorenzi, Jacopi e Luchi. “Rocco e i suoi fratelli” vien da interloquire senza troppa fantasia. “L’ha detto, io sono proprio Rocco e i suoi fratelli!”. Sorride guidando. “Metta Torino al posto di Milano ed è fatta. Sono lucano anch’io, sono nato a Rapone, in provincia di Potenza ai confini con l’Irpinia, nel 1959. Mio padre faceva il calzolaio ed

era pure bravo, avevamo una piccola trattoria. Mio fratello più grande venne mandato a studiare a Torino, dove c’erano degli zii che lavoravano in cantiere: a quindici anni faceva il falegname apprendista di giorno e la scuola tecnica alla sera, all’Avogadro. Poi arrivammo noi, tutti gli altri. Mio padre, mia madre, io, mia sorella, e altri due fratelli. Andammo a dormire in una soffitta in via Mercanti, due stanze per otto persone perché c’era anche mia nonna. Mio padre andò in cantiere pure lui. Lavorava la pietra: due martelli, una cazzuola e un secchio. Io andai in quinta elementare e scoprii che quasi tutti i miei compagni erano meridionali, una autentica babele di dialetti. Ma la sto annoiando?”. PER CARITÀ. Lo sconosciuto gentile sembra spuntato dal nulla in questo 150esimo anniversario di unità d’Italia per raccontare un pezzo di storia vera, mica le bubbole della Padania o la retorica del Belpaese. “Le medie le feci al Baretti. E lì incominciò la mia nuova vita. Prima di tutto mi innamorai del Toro, ed era una rarità perché i figli degli immigrati diventavano juventini. Poi incominciai a pormi qualche domanda. Lei pensi che al mio paese c’erano sì e no mille abitanti. E che mi trovai in una città smisurata, dove c’erano manifestazioni smisurate, gente che urlava, sassaiole, e quei grandi cartelli con su

scritto ‘Agnelli e Pirelli ladri gemelli’ e io non capivo. Poi qualcosa mi veniva detto dai miei fratelli più grandi, oppure a scuola. Fu lì che trovai un professore di italiano che mi fece innamorare dei libri e della lettura”. Ci siamo, pensi, ora mi dice che mestiere fa. “A casa mia non leggeva nessuno. Io sbagliavo gli accenti e le acca e me lo sarei portato dietro per un bel po’ questo difetto, perché non c’è niente di peggio che una scuola elementare fatta male. Lavoravamo tutti. Un altro mio fratello aveva smesso presto di studiare e faceva il garzone in un bar. Io e l’altro mio fratello andavamo anche noi in cantiere per arrotondare d’estate. No, non abbiamo fatto la fame, perché tutti i maschi portavano soldi a casa e poi lì c’era mia madre, una donna straordinaria, che teneva insieme tutto. Il problema era integrarsi,

semmai”. “Poi feci lo scientifico, e capii sempre di più quel che stava accadendo a Torino. E andai a fare il servizio militare. Accompagnavo un non vedente, un funzionario del Pci, e allora gli leggevo tanti libri ad alta voce, vede come si coltivano le passioni? A volte è il caso. Trovai il mio primo lavoro in università, a Palazzo Nuovo. Un sogno: in libreria, Celid si chiamava, Cooperativa editrice libraria di informazione democratica, era nata dalla contestazione. Feci il fattorino, poi il magazziniere, infine il commesso dietro il bancone. Mi laureai in lettere. La tesi? La feci sulle letture del libraio”. IN CERTI MOMENTI non si ha voglia di fare domande, l’interlocutore dice comunque cose più interessanti di quelle che gli chiederesti. “Be’, sì, di libri un po’ mi intendo. L’ha mai letto Sal-

Rocco Pinto

“A casa mia non leggeva nessuno Io sbagliavo gli accenti e le acca Il problema era integrarsi”

vatore Satta? No? Guardi tenga qui ‘Il giorno del giudizio’, è uno dei capolavori del novecento italiano. Glielo regalo. No, lo tenga. Leggo di tutto, anche se sono esigente: Parise, la Morante... Una volta mi appassionavo alle cronache politiche, ne discutevo con gli amici, ora non ci riesco più. Mi sento disarmato. D’altronde che dovremmo aspettarci quando metà della popolazione non legge neanche un libro all’anno, e questa è la media perché il Sud è uno sfacelo? Il mio sogno è di diventare come il mio professore delle medie e diffondere cultura. Pensi che alcuni anni fa andammo con degli scrittori e Goletta verde per un intero maggio in giro per la Calabria a promuovere la lettura. Ora sto preparando un forum a Matera, con Giuseppe Laterza, Antonio Sellerio, Carla Ida Salviati, per una legge di iniziativa popolare su libri e lettura. Sarà a ottobre. Glielo confesso, ho spinto io per farlo a Matera, è la mia terra”. La stazione di Porta Nuova è arrivata. “Che mestiere faccio? Dirigo la libreria ‘La torre di Abele’ qui a Torino”. C’era da giurarci. Ma questa è la storia di un’Italia, ancora in mezzo a noi, che andava raccontata. Di quando i figli dei calzolai diventavano intellettuali e ogni figlio portava i soldi a casa. E i Rocco, i Giuseppe e i Salvatore rinsanguavano il Nord facendone, da una soffitta, una delle terre più benestanti e progredite al mondo.

di Lucio Musolino

cinico fino alla Ulattianfine:destino dopo una lunga mal’imprenditrice Alessandra Sgarella è morta venerdì notte a 52 anni. Poche ore prima, nel pomeriggio, i carabinieri del gruppo Locri avevano arrestato il latitante della ‘ndrangheta Francesco Perre, l’ultimo dei sequestratori della Sgarella, rapita a Milano l’11 dicembre 1997 e rilasciata a Locri il 4 settembre 1998. Francesco Perre è stato catturato mentre coltivava duemila piante di canapa indiana, in una zona di campagna tra i Comuni di Bova e Palizzi. “Bravi mi avete fregato” è stato l’unico commento del boss Perre mentre il colonnello Valerio Giardina stringeva le manette ai suoi polsi. FINISCE così in carcere l’ultimo esponente dell’Anonima sequestri calabrese. Latitante da 18 anni, Perre è ritenuto vicino al boss Francesco Barbaro detto “u Castanu”. Sulla sua testa pendeva una sentenza definitiva a 28 anni di carcere emessa dal Tribunale di Milano. Con lui erano stati condannati anche Francesco Giorgi, Domenico Perre (fratello di Francesco), Antonio e Francesco Strangio e Giuseppe Anghelone. All’appello, fino ad oggi, mancava solo il latitante con il pallino della canapa indiana. Perre era considerato il cuoco della banda. Di lui, sdrammatizzando i lunghi mesi di prigionia, aveva parlato anche la Sgarella durante il processo. “Fatemelo conoscere, lo porto a Milano a fare il pasticciere” era stata la frase con cui l’imprenditrice commentava le crostate che, nel periodo di detenzione, le preparava l’ormai ex latitante. IN TUTTO 266 giorni di prigionia trascorsi quasi tutti in quattro diverse buche sotto terra. Il rapimento di Alessandra Sgarella ha chiuso una stagione in cui la ‘ndrangheta doveva fare cassa per finanziare il traffico di sostanze stupefacenti. “La notizia della morte di Alessandra Sgarella mi rattrista profondamente” ha affermato il procuratore aggiunto Nicola Gratteri che ha coordinato l’attività investigativa conclusasi con la cattura del latitante. “Siamo passati da un momento di serenità e soddisfazione per l’arresto di Perre – ha aggiunto il magistrato – a una sensazione di grande tristezza”. Inevitabile che la mente vada alla triste stagione dei sequestri di persona. “La Calabria – ha concluso Gratteri – proprio a causa di quel periodo terribile, negli anni ‘80 e ‘90, è stata marchiata come la terra dei sequestratori”.


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Domenica 28 agosto 2011

OCCHIO DEL CICLONE

L’URAGANO IRENE MOSTRA I MUSCOLI MORTI IN NORTH CAROLINA E VIRGINIA Paura e lunghe code davanti ai negozi a New York: evacuate 370mila persone Metro chiusa e trasporti pubblici fermi. Dichiarata l’emergenza in dieci stati di Giampiero Gramaglia

e George W. Bush e la Fema, la sicurezza civile degli Stati Uniti, avessero preso all’arrivo di Katrina solo una frazione delle precauzioni che Barack Obama e il sindaco di New York Mike Bloomberg hanno annunciato per Irene, ci sarebbero sicuramente stati centinaia di morti e un sacco di danni in meno, anche se New Orleans sarebbe uscita comunque semi-distrutta dal passaggio dell’uragano. Nell’agosto 2005 Katrina, che fece quasi duemila vittime e provocò devastazioni senza pari negli Usa dal 1928, superiori agli 80 miliardi di dollari, raggiunse l’intensità massima: oscillava tra forza 4 e forza 5 quando prese alle spalle New Orleans e fece tracimare le sue dighe inadeguate, battendo poi Mississippi e Alabama. Irene, che pure è mostruosamente vasto, è ormai sceso a forza 1, appena sopra una tempesta tropicale, con venti che neppure raggiungono più i 140 chilometri all’ora: è la forza che aveva Isabel nel settembre 2003 quando arrivò su Washington, lasciando senza luce molti quartieri della capitale federale per una settimana.

S

Dunque, Obama, Bloomberg e tutti quanti stanno esagerando? Il gioco delle precauzioni non vale la candela dei rischi? Ieri in serata, quando ancora New York attendeva con paura l’arrivo dell’uragano, in North Carolina si registravano già quattro vittime, mentre un bimbo è morto in Virginia. Per il recente sisma che ha colpito le stesse zone, né a Washington né a New York né altrove, è successo assolutamente nulla, in termini di vittime e di danni: se una cosa del genere fosse accaduta in Cile, o in Cina, l’attenzione mediatica sarebbe stata ancora minore. Perché gli uragani, come i terremoti, devono scegliere bene, se vogliono avere impatto sui media.

cino. E subito diventano star dell’informazione. Così, Obama e Bloomberg prendono il rischio di “iper-reagire”, piuttosto che quello di minimizzare. E, questa volta, le precauzioni sono davvero eccezionali: le simulazioni, a dispetto del calo d’intensità di Irene, dicono che New York potrebbe subire un’ondata di due o tre metri. Il sindaco ha ordinato l’evacuazione di tutte le zone costiere e Obama, prima di lasciare l’isola delle vacanze dei ricchi e famosi, Un’immagine delle coste della North Carolina, spazzate dall’uragano (F A ) Martha’s Vineyard, dove andavano sempre i Kenne- l’uragano (370mila persone han- dagli esperti, tanto per mettersi dy, ha raccomandato ai suoi con- no lasciato le loro case). Ieri mat- al sicuro, se mai non ci azzeccascittadini di attenersi alle indica- tina, il sindaco Bloomberg ha fat- sero, un uragano anomalo, più zioni delle autorità. I newyorche- to le ultime raccomandazioni, grosso che potente, ma anche resi lo stanno facendo: le stazioni di mentre già scrosci di pioggia an- lativamente imprevedibile. Il servizio della Grande Mela sono a nunciano Irene: sarà una notte presidente ha già firmato lo stato secco di benzina, tale è stato lo pericolosa, mettetevi al riparo, di emergenza per alcuni Stati, fra zelo dell’evacuazione. Gli ospe- annunciava ieri pomeriggio. Ma cui quello di New York: un modo dali a rischio sono stati svuotati hotel e ristoranti con vista sull’u- per sbloccare fondi d’urgenza, se (7.000 i pazienti “sfollati”) e i tas- ragano e ai piani alti di edifici ro- necessario. Fra le misure, il blocsisti di New York sfoderano un in- busti annunciano “serate Tita- co, probabilmente per 48 ore, consueto senso civico: corse a ta- nic”, musica, cocktail Irene e ce- dei trasporti aerei da e per la East riffa fissa, per chi cerca riparo dal- na con show. Questo è definito Coast – anche l’Alitalia tiene a terOTO

GLI URAGANI, ad esempio, contano se arrivano sugli Stati Uniti, mentre se si limitano a devastare Cuba e Haiti, o il Messico, hanno importanza solo nella misura in cui scomodano turisti occidentali. Gli uragani, se si scaricano sulla Florida o sull’arco di costa nord-americana dal Texas all’Alabama, o meglio ancora sulla Costa Est, hanno il successo assicurato: non c’è neppure bisogno che facciano vittime e danni come Katrina, basta che li minac-

NSA

Obama in riunione, ieri (FOTO ANSA)

ra i velivoli per Nyc e Boston –, oltre che stop più brevi alla metropolitana, ai ponti che collegano Manhattan alla terraferma, ai trasporti terrestri. Fortuna che è un week-end di fine estate e non una settimana lavorativa. LUNGO il percorso d’Irene la North Carolina con le sottili spiagge delle Outer Banks a rischio: le cronache raccontano già di centinaia di migliaia di utenti senza energia elettrica, ma saranno milioni a conti fatti, in un Paese dove la maggior parte dei cavi sono ancora aerei e un palo che cade manda in tilt la rete. Anche il calendario dello sport subisce i contraccolpi dell’uragano: sarà un week-end senza baseball per milioni di americani e anche gli Us Open di tennis, previsti da lunedì, potrebbero partire con l’handicap. Intanto, tutti con il fiato sospeso: questa mattina il risveglio nella Grande Mela sarà da Day After? O da scampato pericolo? Ieri sera Obama è stato chiaro: “Ci aspettano 72 ore molto lunghe”.


28 AGOSTO 2011

Libia, un posticino al sole

ABBASSO IL PUZZ VIVA IL PARACUL

Mannelli

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Aloi

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NE, di Paolo Aleandri Gheddafi era puzzone pure prima. Ma il nostro Premier, il Mediocre Paraculo, lo invita, lo blandisce, lo esalta, si umilia ed umilia l’Italia facendo le sue riverenze incartato nel doppiopetto come un tacchino foderato col lardo. Poi lo rinnega, fa il protettore dei ribelli, s’affanna come il peggior Alberto Sordi per cercare di salire sul carro dei vincitori. La solita italietta (1911-2011) s’impegna a fare la solita figura di merda. E ci riesce! Gran finale di Frattini, il noto manichino della Upim. A 100 anni dall’impresa di Libia, nella quale inventammo il bombardamento aereo dei civili, la cacciata di Gheddafi ci vede ancora protagonisti con il nostro miglior repertorio di furbizie e slealtà, servilismo verso i potenti e vile arroganza. Tutto il mondo ha visto il nostro premier baciare le mani del dittatore libico e prestarsi alla sua propaganda da operetta, tra finte convertende all’Islam, divise che neanche in una parodia di Mel Brooks e cavalcate berbere. Ma lui aveva il petrolio e noi, si sa, siamo paraculetti: che ce ne frega della dignità, se possiamo tirarci su qualcosa. Poi, scoppia la rivolta. Silvio prova a difendere l’amichetto suo ma quando vede che l’Occidente si schiera con gli insorti cambia bandiera. Non è la prima volta, no? Anzi, è una tradizione nazionale scegliere l’alleato sbagliato e poi tradirlo quando si mette male. Ed è una tradizione esagerare. Non solo sosteniamo i ribelli ma il Silvio, come quei vigliacchi che si fanno gradassi insieme agli amici, gli intima pure di arrendersi. Naturalmente, senza che nessuno sappia assolutamente nulla di quello che sta accadendo. Chi sono i ribelli? Ed è una rivolta, un colpo di stato o una guerra tribale? Chi sono questi del Cnt, futuro governo della Libia? Il capo militare dei ribelli era Younis, ex numero due di Gheddafi. L’hanno ucciso. Chi? Perché? Il segretario generale del Cnt è ‘Abd al-Jalil: è stato ministro della giustizia di Gheddafi e nel 2010 è stato accusato da Amnesty International di arresti illegali e prolungate detenzioni. E via così. Chi sono i buoni? Chi sono i cattivi? Di sicuro, noi siamo paraculi, anche se ci facciamo sputare in faccia sia dagli uni che dagli altri. E, come nel varietà, abbiamo il gran finale: Frattini scopre il piano segreto di Gheddafi, che voleva riempire Lampedusa di negri per distruggere l’Italia. E se ne cadette ‘o teatro. n


TORMENTONI ESTIVI: IL MEETING DI CL

FORMIGONI,

CRONISTORIA DELL’EVENTO CHE HA RILANCIATO LA PAELLA E IL “GRAZIEALCAZZO”.

IL PAPA AI GIOVANI: il bene è meglio del male di Stefano Pisani

DI

FRONTE AD UN’IMMENSA FOLLA DI GIOVANI, IL PAPA RIBADISCE LA POTENZA DEL BANALE: MEGLIO LA PACE DELLA GUERRA, MEGLIO LAVORARE CHE ESSERE DISOCCUPATI, MEGLIO L’AMORE DELL’ODIO, MEGLIO NON AVERE PAURA DEL FUTURO CHE ANGOSCIARSI PERCHÉ NON SI HANNO I SOLDI PER MANGIARE DOMANI.

Giovedì. Arriva il papa. Cominciano gli scontri fra il corteo degli Indignados e i Papa-boys, che non la smettono più di voler porgere l’altra guancia. Venerdì. Primi messaggi papali. Il Pontefice, a sorpresa, per la Giornata Mondiale della Gioventù parla dei giovani. In particolare, esorta ad «aiutare i giovani a trovare un lavoro degno», per scongiurare l’eventualità che un giorno possano arrivare a prendere i voti. Allestiti confessionali portatili per confessioni di massa. Lo stesso papa confessa quattro pellegrini estratti a sorte. Dovevano essere 5, ma uno è stato arrestato mercoledì. Sabato. Il papa torna ad incoraggiare i giovani: «Non abbiate paura del futuro. Non ce l’avete, un futuro». L’acqua in piazza finisce e cominciano a distribuire birra gratis. Il papa non sembra più tanto strano. Domenica. Messa conclusiva. Realizzo che il Vangelo in spagnolo è sexy. n

Martedì. Madrid. XXVI Giornata Mondiale della Gioventù con Benedetto XVI: calcolare il totale. La capitale spagnola si blinda aspettando il papa, ma lui riuscirà lo stesso a entrare. Mercoledì. Un 24enne sta per applicare Ezechiele 25:17 contro un gruppo di laici quando viene arrestato. Il giovane estremista cattolico messicano progettava un attentato da tenere in occasione del discorso di un vecchio estremista cattolico tedesco. La polizia spagnola dichiara: «si tratta di uno studente di chimica che voleva usare contro gli infedeli gas Sarin e uccidere 400 persone in un colpo solo, secondo un’antica liturgia cattolica». Il giovane si difende: «poi avrei detto tre Ave Maria».

AVVISO AGLI EMIGRANTI

I CAMMELLI PASSINO NELL’APPOSITA di Andrea Garello

CRUNA

Benvenuti in Europa, reietti delle ex colonie. Cosa sono quelle facce ossute e seriose, manco foste Steve Jobs che presenta una nuova cazzata ultra tecnologica per terzomondisti col portafoglio pingue. Guardate che la miseria non l’avete inventata voi, perciò fate subito un bel sorrisone sdentato. Siete qui a bussare alla nostra porta senza essere stati invitati, un reato penale nella civilissima Italia, dove la gente lavora e non ha tempo per le gite al mare sulle barchette sovraffollate. Noi lottiamo per costruirci un futuro mentre voi ve ne sbattete allegramente, tanto magari affogate domani. Comodo, eh? Se non lo sapevate qui vige la meritocrazia, per voi, quindi faremo subito una bella selezione. Quelli che scappano dalla fame, malattie e altri contrattempi momentanei se ne tornano dritti a casa. Penserete mica di venirci a rubare il lavoro, sottopagati e in nero così evadete pure il fisco? E poi, chi volete far fesso, con quei fisici da poeti non siete manco utili a raccogliere i pomodori a cottimo e bastonate. Prego avviatevi ai traghetti che vi aspettano per un tour del Mediterraneo, stavolta offriamo noi. Il discorso è

diverso per i rifugiati. Chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni per motivi razziali e/o ideologici è benvenuto. No, un attimo, aspettate a gioire. Il problema è che siete comunque troppi, qui a Lampedusa, tra pezzenti state sempre a farvi la guerra. Le entrate devono essere contingentate, ci sono delle graduatorie da rispettare, sennò la Lega giustamente s’incazza. Per aspirare a un posto da rifugiato dovete essere minorenni, meglio con prole, svariata prole, meglio ancora se vi aspetta anche un coniuge con permesso di soggiorno e un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Se ne siete sprovvisti, procuratevi subito delle belle cicatrici per provare le torture; le scosse elettriche e le violenze sessuali richiedono uno sforzo di immaginazione. Tutti gli altri possono accomodarsi nelle sale d’aspetto, dietro al filo spinato, a cuocersi al sole senza infastidire i turisti, aspettando il prossimo concerto di Baglioni. n

II

saprofita del

moderno di Nicola Baldoni

Al meeting di Cl la sorpresa è Roberto Formigoni: nessuno si è accorto che c'era. Ma il leader immaginario una ne pensa e cento ne fa: come un fungo parassita prolifera dove ci sono le tendenze. E se ieri era vergine, oggi lo è di meno: e si butta a fare il giovane su Internet. Patetico y finàl. Formigoni è partito per il meeting di Rimini per candidarsi a nuovo leader del centro destra. Ma a) nessun giornale se ne è accorto; b) un attimo prima dei dibattiti CL gli ha tolto l’appoggio. Ma quanto ci deve essere rimasto male, povera stella? Da quando ha smesso di essere vergine non se lo caca più nessuno. Negli anni ’80 lo dichiarava ogni 3x2 ricevendo titoloni. Ora, niente. Hai voluto il cilicio? E adesso pedala. Roberto sa che il Pdl è in dismissione e che se non si sbriga a uscire di casa dicendo che quella prese fuoco per colpa del cugino cattivo, è morto. Così il Pdl, barriera contro comunismo e locuste, è diventato “una casta”, piena di “mandarini” e non mandarini qualunque, ma “mandarini della conservazione”, i più feroci. Poi ha dichiarato che vanno azzerati i quadri dirigenti. Invoca popolo e primarie per scegliere il nuovo leader. Ma dov’è, ora, il popolo? Il leader moderno lo sa. Il popolo adesso sta su internet. Se consideriamo quello che gli si propina, il popolo è scemo. Roberto spiega che le parole con cui ricostruire il paese, quelle che “riassumono i nostri valori” sono: “Italia, popolo, rete, Facebook, Twitter,Youtube, merito, innovazione, creatività, passione, sviluppo, sostenibilità, famiglia…”. Come salvare l’Italia con lo sviluppo lo capisco. Come salvarla con Youtube non c’arrivo. Mi collegai. Per 8 volte guardai il video dell’orso che scoreggia, ma proprio non ne venni a capo. Su Flickr ci sono le foto del braccialetto tricolore “in omaggio ai 150 anni dell’Italia” che circonda Colosseo, Torre di Pisa, Big Bang (?!), David. Al David l’hanno messo sul pene. Così non prendono freddo. Né il David né il pene. Poi Roberto si arma di fioretto e in un video disegna nell’aeree la “F” di Frocione o forse di Formigoni, non so, le immagini sono confuse. Poi, meraviglia, le suonerie: “Ciao! Sono Roberto Formigoni”, esordiscono. In folk, rock, rap, dialetto lombardo. Tre giorni che ci penso ma non trovo qualcuno che odio abbastanza da regalargliele. n


LA SCIENZA SI ARRENDE AL MISFRITTO

DILAGA IL VASCOROSSISMO

il bosone di Higgs ce l’abbiamo noi!

BOSSI: “Sono vivo

inutile l’esperimento del CERN: Mentre si sprecano miliardi di euro per l’enorme acceleratore del Cern, con l’idea di scovare finalmente la particella di Dio ovvero il bosone di Higgs, c’è un’Italia alternativa che ha già risolto il problema.

Riccardo Cascino (antagonista integrale, dinamico e strutturato secondo il modello del proletario grosso) e Francesca Piccoletti (anarchica efficientista ed avanguardia della rivoluzione come psicosi), ambedue del Misfatto, hanno catturato a mani nude un bosone di Higgs l’altro ieri, confermando l’impianto teorico della fisica contemporanea. La cattura è stata a suo modo semplice: “Il problema è che si acquattano” - ci ha rivelato Cascino - “e appena li vedi si annichilano. Stavolta, però, ho fatto prima io: l’ho sbattuto per terra con una manata...niente, l’ho preso”. Determinante il contributo della Piccoletti che, visto il bosone, ha urlato una bestemmia toscana particolarmente greve, stordendolo. Il prossimo obiettivo è la cattura di un quark. Si tratta di par-

ticelle che, tenute insieme da una forza incredibile, compongono altre particelle più grosse, tipo gli elettroni. “La forza di coesione non è un problema” - ci hanno confidato i nostri eroi - “Ma quando strappiamo forte, i quark s’acciaccano, si sfragnano. Bisogna essere brutali e pure delicati”. Difficile ma non impossibile. n

grazie ad un cocktail di farmaci ed al rock” I medici: “Riposo assoluto, stop alla legislatura”. Il leader del rock padano non si arrende: in preparazione una versione strumentale dei discorsi più comprensibili. Scatto di rabbia contro Brunetta: “Lo insulto ed è così arrogante che neanche risponde! Chi si crede, Ligabue?”

PROVA SU STRADA:

ecco la fiat FREEMONT da 0 a 100 all’ora in “DUE ORE E 27 MINUTI”di Alessandro Robecchi

VOLUTA DA MARCHIONNE PER IL RILANCIO DELLA FIAT, LA FREEMONT È LA VETTURA DEI RECORD: PESA COME UN PESCHERECCIO, MA CONSUMA COME UNA PORTAEREI – SORGERÀ A TORINO IL MONUMENTO AI PRIMI COLLAUDATORI: TUTTI MORTI PER LE VIBRAZIONI – MOLTO APPREZZATO IL CAMBIO AUTOMATICO: APPENA UNO COMPRA UNA FREEMONT VORREBBE CAMBIARLA AUTOMATICAMENTE CON UNA BMW – CONTINUANO I SUCCESSI FIAT NEL MONDO: VENDUTE IN USA BEN DUE 500, LE HA COMPRATE LAPO. Soltanto qualche mese fa non c’era dirigente italiano, politico o sindacale, che non gli facesse il baciamano. Ora fingono di non conoscerlo. Gheddafi? No, Marchionne, l’uomo del rilancio Fiat, quello del grande lancio della 500 in America dove è riuscito a venderne dieci a collezionisti di scatole di latta per biscotti. “Quel che conta è il prodotto”, ha detto, provocando un’ondata di suicidi tra gli ingegneri Fiat. La grande intuizione di Marchionne infatti è vendere auto piccole agli americani (che non le vogliono) e auto grandi agli italiani (che le vogliono, ma tedesche). Intanto, per fronteggiare gli ingenti debiti, Fiat ha lanciato una grande lotteria: chi ha visto circolare una Freemont? Nessuno, per ora.

NUOVE DICHIARAZIONI SHOCK DEL LEADER CONVALESCENTE

Eppure la Freemont è la nuova speranza del fatturato Fiat. Parla un progettista che chiede di restare anonimo: “Per il design ci eravamo ispirati ai tank sovietici costruiti nel ’41, con sostanziali innovazioni, come i vetri elettrici. Ma purtroppo la forma era troppo slanciata, così abbiamo preso una Dodge Journey, ora fuori produzione, e abbiamo cambiato la mascherina”. Quanto ai consumi, sono abbastanza ridotti, inferiori a quelli dello Shuttle. Problemi per la sicurezza? Risolti brillantemente: la Freemont supera i trenta all’ora solo se trainata da un rimorchiatore. Il prezzo, invece, è italiano, così come il dottor Marchionne, anche se paga le tasse in Svizzera. Ora che il rilancio Fiat è avviato, c’è attesa per i nuovi modelli, tra cui la slanciata Tagliaerba, una spider monoposto che rivoluzionerà il mercato del giardinaggio. n

ANCHE IL VATICANO PRONTO AI SACRIFICI

Tagli alla Trinità: eliminato lo

Spirito Santo

Una nota della Segreteria Vaticana rende noto che la Santa Sede non è insensibile al grido di dolore dell’Italia in crisi. Anche la Chiesa è pronta a tagliare le spese e, in questa ottica, è stato deciso di ridurre la Trinità a Binità eliminando lo Spirito Santo. “Quell’uccello non ce lo possiamo permettere” - ha dichiarato un teologo fiscalista - “Nessuno lo prega e non si capisce bene cosa faccia. Per fare il lavoro divino, due persone bastano e avanzano. Magari, per uscire dalla logica dell’impresa familiare Padre-Figlio, si può eleggere un Amministratore Delegato”. Proteste dei mistici: se non potranno più appellarsi all’illuminazione dello spirito santo, diverranno responsabili di tutte le assurdità che predicano. n

III

Umberto Bossi senza freni. Su Facebook dove il leader della Lega sta trascorrendo la convalescenza dopo la caduta e la frattura alla spalla di qualche giorno fa, il Senatur continua a rilasciare dichiarazioni bomba. E dopo aver dichiarato nei giorni scorsi che “l’Italia andrà a finire male”, “prepariamoci alla Padania”, stoppato il Governo sulle pensioni e attaccato Ligabue, ora Bossi sconvolge i suoi fan con un nuovo post: “Riguardo alle mia condizioni di salute, vi informo che assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e acqua del Po, studiato da una equipe di medici e che mi mantiene in questo equilibrio precario”. Poi il leader del Carroccio ha dichiarato “Mi ritiro da Rockstar”, salvo poi smentirsi un’ora dopo: “Non mi dimetto, i giornalisti non hanno capito, andrebbero presi a legnate”. Poi un nuovo attacco a Brunetta, definito nei giorni scorsi prima “nano di Venezia”, poi “pirla” e ora “bicchiere di talento in un mare di presunzione”. I medici che lo hanno ingessato avvertono: “Le sue condizioni di salute non consentono alcuna attività. Bossi ha bisogno di riposo assoluto, pertanto gli abbiamo chiesto di annullare i suoi prossimi impegni, legislatura compresa”. Ma Bossi non ci sta, e in una intervista a Red Ronnie precisa “Il mio non è ictus, ma male di vivere. Lo stesso male di vivere che da sempre ispira l’operato della Lega”. E rassicura i fan sulle sue condizioni: “Questo non è il mio tramonto, ma l’alba chiara”. n


IV


I RACCONTI DEL Ultimo racconto estivo. Eh, sì, se ne riparla ad Agosto 2012. Dunque, se vi piace il genere, leggete lentamente questo lavoro di Pulsatilla, un acquerello giocato con i colori pastello della memoria che Grassilli ha illustrato da par suo. racconto illustrazioni

di Pulsatilla di Roberto Grassilli

QUi fruga in borsa ed estrae un fascio di banconote contate. Enzo intasca il pizzo, ringrazia per il caffè, saluta e va via. Raccogliendo un po’ di pettegolezzo da giardino, scoprirai che il villino in cima alla strada, quello completamente carbonizzato, è di un signore che non ha mai fatto il caffè a Enzo. Quel giardino senza cancello, invece, è di una signora di Asti che era rimasta indietro di qualche rata. Il cancello gliel’hanno sradicato e portato via. Enzo le ha detto semplicemente: «Si vede che serviva a qualcuno». Qui non studiano marketing. «Dovevi prendere la granita al limone, è il piatto forte di questo bar», dissi con tono di rimprovero all’amico che aveva preso una banale granita di yogurt. «Può fargli assaggiare un cucchiaino di quella al limone?», chiesi alla ragazza dietro il bancone. La ragazza, in evidente difficoltà, si dileguò dietro una tendina filamentosa. «Qual è il problema?», tuonò un grassone emerso dai filamenti, «La mia granita è fatta con puro succo», rombò oscillandomi un dito contro, «è buonissima, non c’è bisogno di assaggiarla». «Lo so che è buonissima, la prendo sempre», tentai di spiegare, «solo che io ho mal di pancia e lui ha già preso yogurt…», e dopo esserci rimbalzati queste identiche battute cinque o sei volte di seguito, con toni sempre più esasperati, ci mandammo a fanculo. In compenso, mi disse l’amico, anche quella di yogurt era molto buona. Quest’anno ho portato mia figlia, che ha la stessa età che avevo io la prima volta che mi hanno portato qui. Qui ho imparato a camminare, a nuotare, ad andare in bici, a baciare, a bere alcol e vomitarlo, a fare l’amore, a litigare per sempre e a fare pace per l’ultima volta. Conosco queste strade muro per muro, oleandro per oleandro, tombino per tombino. I miei coetanei non ci vogliono più venire, perché non ci sono locali, non c’è niente da fare. Preferiscono Ibiza, o Sharm, o Riccione. Poi, l’anno dopo, li rivedi qui, per il ventesimo, trentesimo, quarantesimo anno consecutivo. Alcuni sono rimasti orfani, e adesso sono loro a fare il caffè. «Ma Sharm? Riccione?», e loro fanno spallucce. n Qui ho imparato a camminare, a baciare, a bere alcol e vomitarlo, a fare l’amore, a litigare per sempre e a fare pace per l’ultima volta...

Dagli zero ai diciotto anni ho fatto le ferie qui perché mi ci costringevano i miei; e dai diciotto ai trenta ho fatto le ferie qui per mostrare a tutti dove venivo costretta a fare le ferie dagli zero ai diciotto. Il primo fidanzato che ho portato qui, era di Milano. Il turismo era in crisi: trovammo un appartamento con ingresso, cucina, bagno, due camere e due balconi a quindici euro al giorno. Il milanese lo trovava inspiegabile: «Come mai, in un posto così bello, il turismo è in crisi?». Passammo la notte di ferragosto sulla spiaggia, lui guardava una stella cadere quando fu preso a calci nella schiena dal guardiano dello stabilimento, e mentre tossiva sangue gli fu improvvisamente chiaro come mai, qui, il turismo fosse in crisi. Qui, volendo, dimagrisci. Il bar della spiaggia è chiuso a pranzo perché il gestore va a fare la pennica. Se la sera vai al ristorantino di pesce in riva al mare, puoi aspettare quasi due ore fra primo e secondo perché il cuoco deve guardare la partita. Ovviamente, se ci sono i Mondiali, nessun problema: il ristorante nemmeno apre. Qui, una freccia sul lungomare con scritto

(a pennarello) «PESCE FRESCO TUTTI I GIORNI» conduce a un pianterreno con la porta sempre aperta dove c’è una signora che lava i pavimenti. Sempre: sfrega e sfrega spazzolone e straccio. Di pesce neanche l’ombra, in compenso c’è un invitante odorino di lisoformio. Devi affacciarti e chiedere: «Per caso è qui che vendete il pesce?», e ogni volta la signora gira la testa verso un’altra stanza per chiedere se è lì che vendono il pesce. Arriva il sì dal soggiorno, e poi arriva un signore in ciabatte a confermare personalmente che è lì che vendono il pesce. Ti guardi intorno alla ricerca di un banco di pesce evidentemente a scomparsa, e non trovandone traccia, timidamente ti informi: «Che pesce?». E la risposta (l’unica possibile), anche un po’ seccata, è: «Tutti i tipi di pesce». Qui, volente o nolente, socializzi. La prima volta che passi davanti a un villino, ti attaccano bottone. La seconda ti invitano a prendere il caffè. Percorrere una strada di duecento metri significa mettere in conto almeno quattro caffè. E se provi a tirarti indietro dicendo «No grazie, l’ho appena preso…», certo non potrai rifiutare il latte di mandorla, il latte e menta, la granita di vero agrume, il dolce tipico di frutta secca, i biscottini appena sfornati (i villeggianti indigeni, al contrario tuo, sono provvisti di un forno anche in vacanza, e questo forno lavora febbrilmente per te): passerai ore in quella via che pensavi di attraversare in pochi minuti. Poi, d’amblè, mentre gusti il tuo dolce tipico seduto nel bel giardino, farà capolino fuori al cancello un uomo che hai già visto arrivare in altri giardini e che viene trattato da tutti con gelida cortesia. «Enzo, entrate, c’è il caffè», ma dall’intonazione capisci che a te il caffè è stato proposto con più sincero scodinzolio. Mentre Enzo si scotta le labbra e intinge il biscottino, la proprietaria di casa ...Passammo la notte di ferragosto sulla spiaggia, lui guardava una stella cadere quando fu preso a calci nella schiena dal guardiano dello stabilimento...

V


ILLUSTRAZIONI DI

L’avrete capito subito: il filo rosso che lega i vestitini per il nostro Papa base è filo degli anni ‘80 (che non erano rossi, ma questo non c’entra). Per chi ha l’età, quanti ricordi (e quali! ricordi): Rambo, Conan il Barbaro, Tenerone. Quando i duri erano durissimi, ma un po’ davano anche un brivido di perversa tenerezza, ed i morbidi erano morbidissimi e inquietanti. Ora le cose sono più complicate. Dimenticatele. Prendete le forbicine e via, vestite l’ignudo.

PAPA TENERONE

PAPA BASE

PAPA RAMBO

PAPA CONAN


NOSTRA ESCLUSIVA

LE PREVISIONI PER DODICI MESI

O: R E M U N O IN QUEST , LUGLIO GIUGNO O AGOST

Varato il Picchiarellum:

la legge delega affidata alla settimana enigmistica

Ma anche Borghezio che prende le impronte alle meduse, Ratzinger arredato da Swaroski, la soluzione di tutti i gialli italiani, l’impronta di Scajola sul nuovo corso del Pdl. Sì sono proprio io, il Mago do Sputanamiento, fratello mi- nore del celebre Mago do Nascimento ma altrettanto attendibile. Ho notato che i lettori al Misfatto stanno prendendo confidenza coi veggenti, così ho deciso di anticiparvi nel dettaglio (e parola per parola) cosa succederà di qui all’agosto 2012. Che la forza sia con voi e col vostro espirito. E viva o Flamengo!

te a Potenza Danilo Restivo di ritorno dal delitto di Garlasco, dove aveva visto sporgersi per un attimo dalla finestra Ferraro e Scattone. “Ora” ha detto il ministro della Giustizia “possiamo ben sperare per la verità su Ustica”.

metà delle circoscrizioni estratte a sorte e un proporzionale maggiorato per l’altra metà, senza ripristino delle preferenze per motivi di privacy. Essendo le circoscrizioni dispari, la metodologia per la pratica applicazione del Picchiarellum viene demandata a una legge delega di prossima approvazione che verrà redatta con l’ausilio dei tecnici della Settimana Enigmistica.

Luglio

Giugno

Ratzinger si reca a Castelgandolfo per un breve periodo di riposo. In elegante gonnapantalone bianca di lino crudo, sandali in antilope e collana con croce milleluci di Swaroski, il papa ammonisce i sacerdoti presenti: “Siate testimoni di umiltà nel segno di Cristo”.

Scajola, ultimo cavallo di razza rimasto al Pdl, interviene al convegno dei Promotori della Libertà e sferza subito la platea: “Come va?”. La giustizia italiana arriva tardi ma arriva. Gli inquirenti hanno fatto piena luce su alcuni dei delitti che negli ultimi anni hanno tenuto il Paese col fiato sospeso: zio Michele era in via Poma con Alberto Stasi il giorno dopo la scoperta del cadavere della contessa all’Olgiata mentre Amanda Knox e Raffaele Sollecito, salutato Rudy Guede, incrociavano casualmen-

Agosto

Invasione di meduse al Lido di Jesolo. Borghezio si ustiona gravemente nel tentativo di prendergli le impronte digitali. Tornano spesse mucillagini in Romagna. L’etiope Bikeke si aggiudica il primo Criterium Fellini di corsa campestre al largo di Rimini. Coraggiosa presa di posizione del principe Fasul, esponente dell’ala liberal nella corte saudita: “Anche le donne possono accendere il condizionatore”. Transennata l’Italia. Per gli esperti esiste un concreto pericolo di crollo. (continua)

• •

LE LE FIGURINE FIGURINE DIDI MERDA MERDA

A cura di Alberto Graziani

effediemme effediemme effediemme effediemme 68

GOVERNO BERLUSCONI “Bologna, anniversario della bomba alla stazione: nessun rappresentante del governo”.

(2 agosto 2011)

FABIO FECCI

69 ROBERTO SPECIALE

“Passo indietro dell’Assessore alla toponomastica di Parma: la sua proposta di ribattezzare il Parco Falcone e Borsellino in ‘Sandra e Raimondo Vianello’ aveva suscitato una furia di indignazione”.

“Ponte aereo per le spigole, condannato Speciale: abuso di denaro e risorse pubbliche. Fece portare il pesce da Pratica di Mare a Passo Rolle con aereo della Guardia di Finanza”.

(repubblica.it 10 agosto 2011)

(repubblica.it 14 maggio 2010)

70 BARBARA D’URSO

“Ho tante sorprese per te Francesco questa sera, tante sorprese belle, bella come la sorpresa che tu hai fatto a noi, accettando di essere qui” (Sul maxischermo, Francesco Nuti scoppia a piangere). (Stasera che sera, Canale 5, 16 Gennaio 2011)

VII

Torna bambino! Ritaglia e colleziona le tue Figurine di Merda! Potrai incollarle nel bellissimo Album delle Figurine di Merda che molto presto pubblicheremo, senza alcun timore che non possa essere riempito, visto l’andazzo quotidiano! Potrai scambiare le tue Figurine di Merda con quelle di altri… celo, manca, ti do un Bondi che distrugge Pompei per un La Russa che insulta uno studente… Che tenerezza. Che nostalgia.

67

Le forze politiche trovano un accordo sul sistema elettorale. Per il relatore bipartisan Rocco Buttiglione “si tratta di un miracolo di semplicità che coniuga il meglio del sistema libanese con alcuni accorgimenti della legge uzbeka. Insomma, l’ideale per noi italiani”. Il Picchiarellum prevede un maggioritario proporzionato per

Seguitto fa il Mise anch bosouk face Misfatto - 28 Agosto 2011 Direttore Responsabile Stefano Disegni Caporedattore Paolo Aleandri Art Director Cristina Trovò Segretaria di Redazione Francesca Piccoletti Grafico Paolo Cucci Web Master Riccardo Cascino Direttore Amministrativo Carlo “Bancomat” Pontesilli Prodotto e realizzato da: Imprese Disperate S.r.l. Sede Legale: Via Iberia 20 - 00183 Roma Sede Amministrativa: Studio Pontesilli Via Sant’Erasmo 23 - 00184 Roma


‘Box Populi’ La redazione scrive ai lettori

“Box Populi” è una rubrica di posta inversa: non sono i lettori a scrivere alla redazione ma i redattori ed i collaboratori a scrivere ai lettori. Inviate le risposte a liberiebelli@ilmisfatto.it La lettera ai lettori dello scorso numero era della nostra segretaria di redazione: “una donna che si trovi a lavorare prevalentemente con colleghi maschi, deve lottare per mantenere la sua femminilità o lasciarsi andare verso l'inesorabile deriva dell’omologazione?”

Risponde la lettrice Giovanna Malfiori “È una specie di rapporto di convenienza: tieniti il bello dei rapporti professionali con bassi livelli di ormoni femminili e tralascia il fatto che se andassi in ufficio in pigiama non se ne accorgerebbe nessuno. Sii bivalente: amati perché sei tu e goditi la tranquillità della totale assenza di progesterone. La lucha sigue”.

Replica Isabella Deiana “Secondo me deve mantenere, ovviamente, la sua femminilità, lasciandosi trascinare un po’ dalla goliardia che è sempre divertente.” Così la pensano le lettrici, almeno quelle che hanno scritto.

Ed ora, la domanda di questo numero, posta da Paolo Aleandri: “Cinquantasei anni nel 2011 e, ovviamente, nessun modello per Altra risposta ci arriva da Ursula Gau- invecchiare. Non voglio fare il giovane, per denzi “credimi, lavorare con le donne non è carità! Però metto camicie colorate ed ho i tutta ‘sta gran pacchia! Sfrutta la naturale capelli lunghi, così sembra che lo faccia. vanità dei maschi e cerca di incentivare il loro Come si fa ad essere se stessi senza lato femminile (che tengono celato per vergo- sembrare lo stereotipo del “vecchio ragazgna). Magari un giorno vi scambierete consigli zo” americano? Ed è normale non vergodi bellezza! Quello che è certo è che non gnarsi di rughe e capelli bianchi ma non verrai mai criticata/invidiata per come ti vesti, riuscire mai a trovare il coraggio per ordinacosa mangi etc. Anzi un po’ ti invidio (eheheh) re la Coppa del Nonno? devi essere coccolata come una regina!”

Chiedete

e vi sarà

detto

Che caldo, eh? È il momento di un bagno, di una bibita, di uno sguardo languido ma irresoluto. E, naturalmente, di sottoporre a Barea de Luna i vostri quesiti più scottanti. liberiebelli@ilmisfatto.it.

Una caldo buongiorno. Ho una domanda semplice per la vostra strepitosa rubrica. Agostino P. da Oristano

Quesito:Il Vaticano pagherà le tas-

ESCO, VEDO GENTE, L’idea è questa:

a cura dello studioso di I Ching Antonio Barea de Luna

se per l’enorme patrimonio che ha in Italia?

FACCIO CORTI...

Responso:”Grande

fortuna, nessuna colpa. Riunirsi attorno all’altare e porgere offerte. Raccolta. Occuparsi delle erbacce”. Nessuna perplessità sotto al cupolone per i beni extra territoriali. Animi in pace grazie a compiacenti cavilli burocratici internazionali, di cui beneficia lo Stato Pontificio per evitare le tasse italiane. Invece, una priorità per il Vaticano pare quella di tenere unito il branco, forse per non perdere le donazioni e le offerte dell’8 per mille. Una scomoda gramigna nell’orticello della parrocchia.

l’11 settembre noi del Misfatto saremo alla Festa de Il Fatto alla Versiliana.

Disegnatori, saltimbanchi e fantasisti in scena. Per scongiurare la terribile minaccia del Dibattitosullasatiraesullasuafunzionedagliegiziaigiorninostri, abbiamo pensato di occupare i minuti con qualcosa di meno soporifero: la presentazione di Corti Video realizzati da voi, o almeno da quelli che ci leggono e amano fare queste brutte cose. Durata massima 3 minuti, tema libero, ma con obbligo di utilizzare, in qualsiasi modo decente si ritenga, uno SCOLAPASTA. Il primo che se lo mette in testa è immediatamente squalificato. Premio al primo classificato (giuria seria da costituire) un abbonamento cartaceo per un anno a Il Fatto Quotidiano e un originale di un autore del Misfatto a scelta e se l'autore è d’accordo, con Mannelli saranno cazzi. Al secondo classificato, abbonamento in PDF. Al terzo, birretta e stretta di mano on stage. Spedire i parti in DVD entro e non oltre il 5 settembre a

Nell’Italia di oggi, devastata dall’immagine imbarazzante delle ancelle di Berlusconi, riusciremo ad avere un presidente donna? Carla Mazzini - Roma

Redazione Il Misfatto – Via Iberia 20 – 00183 Roma Per qualsiasi altra informazione, potete contattarci via mail scrivendo a:

liberiebelli@ilmisfatto.it

Quesito: Emma Bonino potrebbe di-

Tra poco saranno due anni. Il 23 settembre 2009 usciva, con questa strip di Stefano Disegni, il primo numero del “Fatto Quotidiano”. La riproponiamo, un po’ per festeggiare e un po’ per meditare.

ventare il prossimo Presidente della Repubblica?

Responso:”Discorso

sincero. Piacere. Un germoglio fortunato preme per uscire alla luce”. Sembra ci siano tutti i presupposti perché la Signora conquisti la fiducia generale con la sincerità e non con l’adulazione. Lei ha voglia di farlo. Che la fortuna sia con lei. Sono passati tanti anni e ancora non si è saputo niente di un caso con troppi lati oscuri. Mi piacerebbe indagare con uno strumento millenario. Elisa Bernardini - Torino

Quesito: Cosa c'è stato davvero dietro il caso di Emanuela Orlandi?

Responso:“Vedere attraverso le cose e

non restare al proprio posto. Chiuso in una prigione recintata di spine. Appartenenza a un gruppo. Trovare la vostra via”. Poche monete e un libro non possono certificare una verità dal gusto amaro. Parlano chiaro però di qualcuno che ha intravisto qualcosa dietro una facciata di copertura. E fatto una mossa di troppo. Qualcun’altro a causa di questo sembra rinchiuso in modo blindato con persone fidate. Un’esistenza forse non rivelata, ma in qualche modo equilibrata. Quasi una vocazione. Se così fosse, da rispettare.

VIII


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LA CADUTA Sicurezza? Più di Baghdad

Tunisi

Niger e Benin rompono il fronte dell’Unione Africana e riconoscono il Cnt quale legittimo rappresentante del popolo libico. L’organizzazione dei 54 Paesi africani, su input del Sud Africa di Jacob Zuma (in foto), ha deciso che non attribuirà al Cnt alcuna legittimità fino al termine degli scontri in Libia. (FOTO ANSA)

per il Cnt: “Tripoli è più sicura di Baghdad” e, il Consiglio è impegnato nella “stabilizzazione” della Libia; il Cnt continuerà a “dare la caccia” al colonnello Muammar Gheddafi. Parola di Mahmoud Shammam, il portavoce del Cnt libico di Bengasi. (FOTO LAPRESSE)

TUNISIA

Malta

Tripoli

Sirte Yefren Hun

Sebha

ALGERIA Ghat

MACELLERIA KHAMIS

NIGER

Accanto alla base del figlio di Gheddafi trovato un deposito con centocinquanta cadaveri bruciati di Stefano Citati inviato a Tripoli

inita la battaglia si scoprono i morti. In quello che è forse stato l’ultimo eccidio prima della fine della battaglia di Tripoli circa 150 prigionieri del regime in disfacimento sono stati uccisi dai miliziani prima di fuggire di fronte ai ribelli. Dentro un vasto cortile trasformato in prigione improvvisata un garage annerito fuma ancora. Dentro, una piramide di resti di cadaveri, le ossa biancastre, le carni annerite: l’odore dolciastro della morte s’appiccica addosso a chi entra. Attorno altri cadaveri, alcuni con polsi e caviglie legate, in parte nascosti da coperte. In un angolo in fondo, due mucchi di terra scavate di fresco. Il dottor Salem Rajab racconta le ultime ore dei massacrati: “Erano oppositori al regime catturati negli ultimi mesi, dopo l’inizio della ribellione, per la maggior parte a Zlitan, e poi a Zawia, a Ghadames – cittadine attorno alla capitale – e anche a Tripoli. Rinchiusi in questo cortile perché vicino alla base di Khamis, il figlio guerrigliero di Gheddafi. Martedì sera, verso le 7,30, abbiamo sentito raffiche di mitra: io e altri che abitano qui attorno abbiamo cercato di andare a vedere cose fosse successo: quattro o cinque dei prigionieri sono riusciti a scappare e, ricoverati al medical centre di Tripoli, hanno dato il numero delle persone che erano dentro. Ma per due giorni non siamo riusciti a entrare. Ci doveva essere ancora qualcuno degli armati di Gheddafi. Solo ieri, quando sono arrivati in massa i ribelli a conquistare la base del 32esimo battaglione, guidato da Khamis. Questa mattina siamo finalmente riusciti a entrare, e abbiamo trovato questo”. Non è chiaro se i prigionieri sono stati uccisi prima che venisse dato fuoco al garage o, come ha spiegato qualcuno degli abitanti accorsi nel cortile, siano stati innaffiati di benzina mentre erano rinchiusi e sia poi stata lanciata una granata dentro.

F

Il Cnt: “A Tripoli è emergenza umanitaria Del Colonnello non abbiamo traccia” IL LEADER del Consiglio nazionale di transizione, Mustafa Jalil, ha lanciato un appello “a tutte le organizzazioni umanitarie” per la situazione a Tripoli. “C’è bisogno di medicine, medicinali di pronto soccorso e materiale chirurgico”, ha detto Jalil, aggiungendo che Muammar Gheddafi e il suo entourage farebbero meglio “a consegnarsi se non vogliono correre il rischio di un’esecuzione sommaria”. Il Cnt conferma di non avere idea di dove si trovi il Colonnello, al quale assicura in caso di resa “un processo equo”. Nelle ultime ore ha continuato a infuriare la battaglia nelle ultime sacche di resistenza dei lealisti del vecchio regime. I ribelli hanno conquistato il villaggio di Jmayl, luogo d’origine del primo ministro deposto, Baghdadi al-Mahmoudi, e la città di Bin Jawad. Per tutta la giornata si è anche combattuto anche nel centro petrolifero di Ras Lanuf dove, secondo la tv satellitare Al Jazeera, la presenza di cecchini ostacolerebbe l’avanzata degli insorti.

Un convoglio blindato supera il confine algerino A bordo c’era il Colonnello? Algeri smentisce

mai pensato di poter vedere scene simili nel mio Paese, le stesse che ho visto in Bosnia. Abbiamo vinto, grazie ai ribelli, ma non sarà finita finché Gheddafi non sarà trovato. E io temo ancora per il mio Paese”. Arriva sulla scena uno dei comandanti dei battaglioni di Misurata, la città portuale che ha resistito un mese e mezzo all’assedio dei gheddafiani; sono arrivati in forze a Tripoli per conquistare il feudo di Gheddafi: sono l’elite dei ribelli, i più determinati ed efficienti di un’armata altrimenti raccogliticcia, esaltata ma spesso incapace. Sono i “ragazzi di Misurata”. Majid Futur è un uomo di mezza età, ha studiato ingegneria meccanica in Scozia, e davanti ai giornalisti si lancia in un numero da istrione: “Qui accanto abbiamo trovato una casa privata piena di armi e munizioni, è da questa mattina che carichiamo casse e le portiamo via: è una casa privata e allora se è così, è giusto che la Nato li attacchi in ogni casa. Siamo stati noi, quelli di Misurata, a trovare questo luogo, siamo noi ad aver conquistato la ba-

FUORI dall’edificio annerito due cellulari della polizia suddivisi in celle in metallo alte un metro per cinquanta centimetri dove i prigionieri potevano stare solo seduti. “Dentro c’erano nove prigionieri, che sono rimasti chiusi dentro per dieci giorni: da bere avevano solo il loro piscio”, spiega senza dubbi un ragazzo. Fuori dal furgone l’aria della sera è ancora arroventata, e si suda a star fermi sotto il sole. “Abbiamo contato circa 70 cadaveri, molti corpi non sono ancora stati trovati: siamo certi che siano stati sotterrati. Domani troveremo la fossa comune”, spiega il dottor Salem che aggiunge: “Non ho

200 km

se di Khamis”. Si ferma e si piega a terra dalla tensione. La battaglia di Tripoli è vinta, ed è finita. Sparuti cecchini possono ancora trovarsi asserragliati in diversi punti della città, ma la città viene considerata libera, fino all’aeroporto, quasi trenta chilometri a sud della Piazza Verde. Ora tocca a Sirte. La città natale e feudo di Gheddafi, ultima roccaforte dei lealisti in Tripolitania. I “ragazzi di Misurata” sono sicuri che il Colonnello degratado a disertore del suo regno e fuggiasco si trovi lì. Ma di lui, come di buona parte dei suoi figli, non ci sono tracce.

Altri avvistamenti anche in Zimbabwe INDIZI diversi portavano a una pista algerina: ieri mattina un convoglio di sei Mercedes sarebbe stato visto passare il confine tra Libia e Algeria, nel deserto. Il consiglio provvisorio di Bengasi si era detto certo che in quelle auto viaggiasse il raìs e la sua ultima scorta. Per il Daily Mail sarebbe invece in Zimbabwe. Ma sono ennesimi avvistamenti improbabili di un fantasma che non smette di ossessionare il suo Paese che si è ribellato e lo sta battendo, alla vigilia dell’anniversario del 42esimo anno di potere. “A Sirte sono bene organizzati, li stiamo accerchiando da ovest e da est, da Misurata e da Bengasi, ma sarà una battaglia difficile. I capi tribù dell’area hanno avuto colloqui con i gheddafiani ma non si fidano di loro. E poi da Sirte i lealisti hanno la via di fuga del mare per consegnarsi alla Nato”, riassume la situazione il dottor Mohammed Fortia, consigliere militare dei ribelli di Misurata. Nel compound che celava dietro lunghe mura la spiaggia privata della moglie di Gheddafi – tutta la capitale nasconde le ville, gli imponenti edi-

Carbonizzati Macabra scoperta ieri ad Abu Salim: decine di cadaveri di ribelli carbonizzati. A sinistra un bimbo gioca con un mitra finto (FOTO FABIO BUCCIARELLI)

fici dove l’elite fedele al raìs viveva un’esistenza di lusso – giace il monumento abbattuto al centro della roccaforte di Bab al Azizyia, il pugno dorato che stringe il caccia americano a ricordo del raid Usa dell’86 che mancò di poco il raìs. È il quartier generale dei “ragazzi di Misurata”, che finiranno di ripulire la capitale per poi andare a Sirte. L’acqua viene distribuita gratuitamente pescando dalle condotte ancora funzionante o con au-

tocisterne. Pane e latte sono gratuiti. In un mercatino i prezzi delle verdure scaricate dai furgoncini arrivati dalle campagne sono aumentate di circa il 30 per cento rispetto a prima. La benzina invece è sempre più cara: da 10 centesimi di dinaro litro a oltre un euro. Un raro negozio aperto, vende scarpe e diversi clienti entrano a provarle. Un bambinetto gioca con un kalashnikov di plastica: si apposta dietro le auto e mima una raffica.

C’ERANO UNA VOLTA le mimetiche

La guerra delle magliette da calcio dall’inviato a Tripoli

Rinchiusi, solo la pipì da bere

Misurata

e fosse un match finirebbe in paSl’Internazionale reggio: ta i ribelli le maglie delMilan e del Milan A. C. sono in egual numero. Ma anche tra i miliziani di Gheddafi sono andate per la maggiore se il giornalista del Corriere della Sera Sarcina, passata la disavventura - anche tragica, per l’uccisione dell’autista che accompagnava quattro reporter italiani - del sequestro, ha ricordato come un tradimento della fratellanza rossonera che uno dei suoi rapitori indossasse una maglia della squadra di Berlusconi, della quale lui è tifosissimo. “Quoque tu Bruto, fili mii”, ha scherzato il reporter ricordando il momento in cui si è trovato di fronte il lealista armato a striscie rosse e nere. Del resto anche tra i giornalisti non

si disdegna di indossare magliette delle squadre di calcio, come è stato costretto in qualche modo a fare - dopo aver perso il suo bagaglio Domenico Quirico della Stampa, con una camicietta con lo stemma del Parsi Saint Germain, la principale squadra di Parigi (di cui è tifoso Sarkozy) e di cui è appena diventato direttore sportivo Leonardo, ex giocatore del Milan e poi allenatore dell’Inter (accusato di tradimento da Gattuso durante la festa scudetto dell’altra squadra di Milano). Anche tra il personale dell’albergo Corinthia il calcio va per la maggiore: uno dei concierge dell’hotel dove sta arrivando la sempre più folta delegazione del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi per prendere il possesso della capitale liberata, riceve i suoi ospiti ogni giorno con la maglietta blu in-

tenso del Chelsea, posseduta dal magnate russo Abramovich che ha appena cacciato l’allenatore italiano, Ancelotti, per ingaggiare la promesssa del futuro Mourinho, il portoghese Villas Boas, per vincere infine la Champions League. Mente a Bengasi i ribelli si dividevano tra Arsenal e Manchester United, qui le maglie delle squadre britanniche che si incontrano per strada si riducono a quella rossa del Manchester. Ma per tutti il top è ormai quella del Barcellona, che surclassa le altre per presenza ed estimatori. In calo la Juventus, con una solo numero 10 di Del Piero incontrato rispetto alle quattro-cinque di Milan (più visto Kakà, ma anche Inzaghi) e Inter (va ancora forte Ronaldo). Ma in uno dei rari negozi aperti ad Abu Salim era esposta in bella mostra la maglia del Real Madrid,

nuova squadra di Kakà dopo il Milan. Per i ribelli libici è difficile rimanere al passo con i tempi nel vortice di cambi di maglie dei loro idoli. Fucile e pallone sono due passioni dei ribelli che, seppur sempre meglio equipaggiati, non smettono le maglie di calcio indossate sotto i corpetti militari. Un Iniesta (numero 9) filtra le macchine al posto di blocco poco fuori dalla base di Khamis, il figlio di Gheddafi al comando delle squadre speciali del 32esimo battaglione, conquistata venerdì. Un altro fan della squadra catalana sta seduto all’ingresso di uno dei palazzi conquistati di fresco. L’azzurro ormai sbiadito di Baggio s’incammina verso casa dopo aver acquistato verdure a un improvvisato mercatino sotto un cavalcavia vicino al lungo mare. Una solitaria maglia della nazionale tedesca girova-

ga davanti all’hotel dei giornalisti. Sulle spalle di uno di loro la scritta in cirillico di un team russo. Un berretto a righe del Milan veglia su un check point del centro-città. Una maglietta che celebra la vittoria mondiale della Spagna fruga nell’immenso hangar-officina schiantato da una bomba Nato nella base del 32esimo battaglione. Un bambinetto con la maglia dell’Inter festeggia con gli amici la fine della battaglia di Tripoli. S. C.

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Mar M edit er

a Lampedusa Bengasi

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LA CADUTA ra n eo

Tobruq

Marsa al Brega

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Prodi: Male l’Ue “Sulla Libia –

Ucciso il numero 2 di al Qaeda in Pakistan.

ha dichiarato Romano Prodi – i Paesi europei hanno atteso decisioni altrui, si sono divisi sul da farsi. È stato così durante il conflitto e ho paura che sarà così anche adesso, nel definire i termini della pace. Serve una nuova Europa”. (FOTO LAPRESSE)

Atiyah Abd al-Rahman, cittadino libico, era stato capo delle operazioni della rete terroristica ed aveva ricevuto l’incarico di numero 2 del gruppo dopo l’uccisione di Osama Bin Laden in Pakistan a maggio in un blitz dei reparti speciali Navy Seals e dopo l’ascesa ai vertici dell’organizzazione di Ayman alZawahiri [nella foto]. Al-Rahman è stato ucciso il 22 agosto nella regione del Waziristan. (FOTO LAPRESSE)

EGITTO

Al Kufrah

SUDAN

CIAD

NELLA PRIGIONE DI ABU SALIM DENTRO L’ORRORE Qui nel ’97 uccisero 1.200 detenuti La rivolta è iniziata per avere giustizia dall’inviato a Tripoli

ona meridionale del quartiere di Abu Salim. Abu Harba è un giovane dottore imprigionato per quattro mesi dal regime. Mostra le celle del carcere dove è stato detenuto: sui muri cartoline, foto di auto e di aerei e la scritta “Allah è grande” composta da tappi di bottiglia.

Z

Trucidati in un grande cortile SIAMO nella famigerata prigione dove nel 1997 mille e duecento persone sono state trucidate in un grande cortile bianco dell’ora d’aria dopo una sollevazione. È stato uno dei momenti di svolta della storia interna del Paese: gran parte dei prigionieri erano originari della Cirenaica, della regione di Bengasi e le loro

famiglie hanno organizzato comitati per conoscere tutta la verità e riottenere i corpi dei loro parenti. Dalla ricerca della verità su Abu Salim è partita una delle scintille della rivolta di metà febbraio nella capitale dell’altra parte della Libia che ha portato alla rivoluzione del 17 febbraio. “Sono stato fermato – racconta Abu Harba – perché portavo delle medicine dalla Tunisia: il mio nome era nella loro lista nera. Mi hanno ficcato in carcere con altri quattro medici: ogni giorno ci venivano a picchiare con tubi di ferro e bastoni”. “Ci portavano in una stanza delle torture: per raggiungerla dovevano camminare per circa dieci minuti incappucciati. Avevamo acqua un’ora al giorno. Quattro giorni fa i carcerieri hanno abbandonato il vasto complesso di edifici e cortili circondati dalle mura

Tra le celle vuote insieme LE PERSONE a Abu Harba, UCCISE DAI LEALISTI medico, A TRIPOLI che lì ha vissuto QUATTRO GIORNI FA da detenuto

20 mila 150 I MORTI DALL’INIZIO DEL CONFLITTO SECONDO IL CNT

e i prigionieri si sono liberati da soli”.

Stratagemmi per sopravvivere RAPIDAMENTE Harba impara stratagemmi e regole che permettono di sopravvivere nel carcere. Un tappeto di bottiglie di plastica vuote rivela come i prigionieri facessero scorte di acqua per bere (benché non fosse potabile) e lavarsi negli stanzoni dove erano rinchiusi. Una corda lanciata da una parte all'altra del cortile che divide i blocchi di celle permetteva di comunicare con un alfabeto morse fatto di strappi ripetuti alla fune. Un videofonino ha ripreso le immagini dell'apertura dei portoncini blindati a furia di colpi con barre di metallo ai chiavistelli. Adesso oltre centocinquanta ex prigionieri sono sulla via del ritorno a Bengasi. Si sono imbarcati a bordo di una nave che li ripoterà al più presto nella capitale cirenaica da dove sono stati portati via anni fa: tra loro oppositori politici che hanno vissuto gli ultimi anni rinchiusi ma hanno avuto la possibilità di partecipare da liberi agli ultimi giorni della Tripoli del colonnello Gheddafi e alla liberazione della Libia dopo quarant’anni di dittatura.. S. C.

L’avamposto

SIRTE, L’ULTIMO FORTINO CHIUSO DAL RESTO DELLA LIBIA NESSUNA NOTIZIA DA SEI MESI di Francesca Cicardi litoranea tra Bengasi e Sirte

desso che Tripoli è caduta Aticamente e i ribelli controllano pratutta la Tripolitania, rimane solo una città importante nelle mani di Gheddafi, dove si terrà forse la battaglia definitiva di questa guerra: Sirte. Città natale del Colonnello, rimasta saldamente sotto il controllo del regime durante questi sei mesi, nei quali neanche una voce dissidente si è fatta sentire pubblicamente. Neanche una manifestazione nei primi giorni della rivolta, nessun tentativo di ribellione poi schiacciato brutalmente come nel resto dei bastioni del rais. Il rappresentante di Sirte nel Consiglio nazionale transitorio, Hassan Druy, spiega al Fatto Quotidiano che il pugno di ferro del regime è così chiuso a Sirte che è stato impossibile organizzare la rivolta, ma adesso i ribelli della città sono pronti per un’operazione simile a quella di Tripoli: “Sappiamo come e chi prenderà i punti strategici, l’ospedale, l’aeroporto e i principali edi-

“Gli uomini del raìs ci chiedevano: siete spie?” IL MISTERO DEI TRE ITALIANI PRIGIONIERI PER UN MESE. IL CONSOLE A BENGASI: “MOLTO SEMPLICE”. MA NON SPIEGA NULLA di Alessandro

Oppes

sentire il console italiano a BenAcenda gasi, Guido De Sanctis, è una vi“molto semplice” quella dei tre connazionali detenuti da un mese a Tripoli e liberati dai ribelli. “Una bella storia, in mano al cattivo e liberati dal buono”. Cosa ci sia di semplice, in realtà, è davvero difficile da capire. Nessuno sa chi siano (a parte i nomi, età e luogo di provenienza), nessuno sa cosa facessero in Libia, o in Tunisia dove sostengono di essere stati catturati, e nessuno ne aveva denunciato la scomparsa finché non sono comparsi – a sorpresa – l’altra sera raccontando una storia piena di lati oscuri. Forse è vero, per saperne di più sul giallo di Vittorio Carella, 42 anni, di Peschiera Borromeo, di Antonio Cataldo, 27enne di Chiusano di San Domenico, in provincia di Avellino, e Luca Boero, 42 anni di Ge-

nova, bisognerà attendere che mettano piede sul suolo italiano. Cosa che potrebbe avvenire molto presto se finalmente riusciranno a imbarcarsi (insieme a tre dei quattro giornalisti italiani sequestrati nei giorni scorsi) su una delle navi maltesi all’ancora nel porto di Tripoli e bloccate fino a ieri sera per ragioni di sicurezza. Luca Boero ha spiegato questo eccesso di riservatezza con il fatto che “qui non ci sentiamo sicuri”, sostenendo di non aver “nessun problema a dare chiarimenti più approfonditi”, ma solo al ritorno in patria. “L’unica cosa che possiamo dire è che siamo stati presi in

Tunisia, vicino a Ben Guerdane, dove avevamo un incontro, e da quel momento siamo stati consegnati alle forze regolari del vecchio regime”. Dicono che le notizie che sono state pubblicate sul loro conto dalla stampa “non rispecchiano la verità”. A cosa si riferiscono? Di sicuro al sospetto avanzato da più parti che si possa trattare di agenti dei servizi impegnati in una delicata missione di intelligence al confine tra Tunisia e Libia. Ma anche l’ipotesi secondo cui sarebbero contractors, impiegati in compiti di sicurezza per un’azienda, o ingaggiati per affiancare e istruire le milizie ribelli, suscita non po-

Rientreranno in nave via Malta insieme a tre dei quattro giornalisti sequestrati

che perplessità. La Farnesina e il Viminale la smentiscono in modo categorico. L’unico a fornire una versione, anch’essa lacunosa, dei motivi del loro viaggio in zona di guerra è Vittorio Carella, interpellato da alcuni degli inviati italiani alloggiati all’hotel Corinthia, lo stesso nel quale i tre si sono presentati venerdì pomeriggio. Carella dice che sono stati invitati in Tunisia come “esperti di sicurezza” per occuparsi della “protezione di proprietà” di alcune persone che avrebbero interessi anche in Italia. La destinazione doveva essere l’isola di Djerba, dove non sono mai arrivati: catturati dalle milizie lealiste, sarebbero stati tenuti per trenta giorni in un carcere, forse quello di Abu Salim. “Volevano sapere se eravamo spie, chi ci aveva mandato, chi ci pagava”, ha detto uno dei tre, ripreso di spalle, in un’intervista al Tg1.

fici pubblici, ma aspettiamo l’aiuto da fuori, siamo troppo deboli per riuscirci da soli”. I RIBELLI starebbero preparando un’offensiva da ovest, da Misurata, e da est, da dove dovrebbe arrivare l’esercito rivoluzionario che si trova a un centinaio di chilometri da Sirte dopo aver conquistato Ras Lanuf. Druy assicura che Gheddafi non dispone di molte truppe a Sirte ma che queste circondano la città a diversi chilometri di distanza e i combattenti ribelli sospettano che lì si trovi il temuto battaglione di Mutassim, uno dei figli del rais. Nel nucleo abitato, i civili lealisti, che sono stati armati dal regime durante i primi giorni delle proteste, dettano legge e i pochi giovani rivoluzionari non dispongono di armi e sono in minoranza. I dirigenti politici e militari di Bengasi vogliono trattare una resa con le tribù di Sirte, che sono un importantissimo appoggio per Gheddafi da sempre e presso le quali adesso potrebbe trovare rifugio. Il presidente ribelle, Mustafa Abdel Jalil, ha detto diverse volte che vogliono evitare uno spargimento di sangue a Sirte, che si fará il possibile per non entrare a sangue e fuoco in città, e ha pregato gli abitanti di non opporre resistenza. Ma per adesso non ci sono risultati: i civili sono troppo spaventati per abbracciare la rivoluzione e le tribù inaccessibili per le trattative. Druy è certo che sarebbero disposte a negoziare, ma è stato impossibile contattarle, perché negli ultimi giorni Sirte è stata completamente isolata: non c’è luce né comunicazioni, e Gheddafi ha parlato al popolo per radio, avvertendo che i ribelli stanno arrivando, per prendere le loro proprietà e le loro donne. “Sirte non ha mai saputo cosa stava succedendo in Libia negli ultimi sei mesi, ha solo sentito la versione ufficiale del regime, e questa settimana non ha saputo che Gheddafi non c’è più, che è finita!”, dice disperato Druy. Per ora, Sirte mantiene il Paese diviso in due e la speranza ancora viva per i fedelissimi del rais.


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

CALCIO IN SCIOPERO

DI CHI È LA COLPA?

Tutti contro tutti. Con poca classe e tanti autogol

di Luca De Carolis

L

a certezza è che il pallone si è coperto di ridicolo, il dubbio è che possa fare persino di peggio. Ovvero, proseguire la farsa fatta di incomunicabilità e dispetti tra presidenti e calciatori, che ha fermato la serie A. Saltata la prima giornata di campionato, traballa anche il secondo turno. La fragile novità è che dalle società arrivano segnali di dialogo. “La situazione non è facile, ma dobbiamo riprendere a lavorare da lunedì” sostiene Maurizio Beretta, presidente della Lega di A. Ieri il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha sentito telefonicamente Beretta e il rappresentante dei calciatori, Damiano Tommasi. Domani li incontrerà separatamente (ma si tratta su una riunione a tre). I punti della contesa sono sempre due: gli allenamenti differenziati per i calciatori, su cui le società vorrebbero decidere senza limitazioni, e il contributo di solidarietà, che secondo i club dovrebbe essere pagato solo dai giocatori. Abete, reduce dal rumoroso naufragio della sua mediazione, proverà a salvare il salvabile. Perché di più non può fare.

Jim Carrey Si dichiara alla collega Emma Stone con un video in rete

Roberto Beccantini

specifico, e al netto dei chili di populismo sollevati da alcune gazzette, sto con Damiamo Tommasi, sto con i giocatori. Di serrata dei presidenti, avremmo dovuto (e dovremmo) parlare, non già di sciopero dei “ricchi cristi” del pallone. Mi risulta che molti allenatori, zavorrati da mercati incompleti e infortuni precoci, per tacere del fuoco amico, abbiano fatto la ola all’annuncio del rinvio. Siamo di fronte a svolte epocali che

– dallo stato giuridico del calciatore a una gestione meno telecentrica del sistema, fino alla crisi della responsabilità oggettiva – imporrebbero dirigenti capaci di guardare uno spicchio di luna e non il solito, rancoroso, dito della pargoletta mano. Merce sempre più rara, nello sport come in politica. Se non tutto, il problema è soprattutto qui. La nobilitate del sindacato si parrà quando le società sfoltiranno le rose e la federazione rivedrà il formato dei campionati: la serie A non può permettersi venti squadre. Allora, non ora. Se mi ordinassero di buttare dalla torre uno fra Abete e Beretta, nel dubbio butterei la torre. Non si sa mai.

Giancarlo Padovan

indiscutibilmente Claudio Lotito (autore del caso-Pandev) e Maurizio Beretta (il cavalier fervente di Lotito), oltre alla mini-Lega dei potenti (Milan, Inter, Juve), dietro di loro c’è la volontà di molti presidenti di mettere le mani sul calcio, convinti come sono che chi spende male (e fa debiti) ha sempre ragione. Non sono tutti uguali e infatti in queste ore sono discretamente scosso dal trovarmi

Gp del Belgio Sotto la pioggia Vettel in pole, Alonso ottavo

Illustrazione di Doriano

Quell’ipocrisia così italiana di stabilire la responsabilità Pfattorima dell’incredibile vicenda che ha slittare di due settimane l’inizio del campionato di calcio, è opportuno chiarire quanto sia improprio parlare di sciopero per una decisione che non comporterà la perdita di un solo euro da parte dei calciatori e di una sola partita tra i loro impegni di lavoro. Stabilito questo, è abbastanza ridicolo e italiano che si sia arrivati a ridosso della data prevista per il calcio d’inizio senza avere chiarito i termini della disputa. Quelli ufficiali erano evidentemente molto pretestuosi e strumentali. I

giocatori sapevano perfettamente quanto fosse impopolare il loro atteggiamento ma non per questo può valere il principio che chi guadagna molto non possa avere diritti per protestare. Per contro sono fin troppo evidenti le colpe dei proprietari dei club, che sono i primi responsabili di avere allargato in numero e qualità le cosiddette rose e di avere concesso compensi irragionevoli. Tutto questo sotto gli occhi di una Federazione e di una Lega che sembrano estranee al buon funzionamento del giocattolo affidato alla loro responsabilità. Chi ha voluto una serie A con 20 squadre? Chi non è stato ancora capace di dirci, ad anni di distanza, chi ha vinto lo scudetto nel 2006?

Pippo Russo

Un errore l’ultimatum i principali responsabili del Sdelesecondo sciopero nella storia calcio italiano sono

L. Einaudi In centomila alla Notte della Taranta “classica” di Melpignano

Rino Tommasi

Io sto coi giocatori remesso che non si tratta né di Pturno sciopero né di serrata, visto che il sarà recuperato, nel caso

Sofia Coppola Il sindaco di Bernalda l’ha sposata con Thomas Mars

in sintonia con Cellino (Cagliari) e, soprattutto, con Roberto Calderoli (che fa il ministro come fosse un presidente). Tuttavia la frammentazione del blocco “bambini viziati andate a lavorare” è sintomatico: il vento dei demagoghi ha perso forza. Premesso che i calciatori hanno ragione sia perché hanno visto rinnegato un accordo che era già stato sottoscritto, sia perché sui soldi del contributo di solidarietà nulla è stato deciso dal governo (e d’altra parte nessuno di loro si è sottratto), forse l’Aic avrebbe dovuto evitare l’ultimatum “senza firma non si gioca”. È controproducente.

È il ribaltone della realtà ome direbbe il signor B., esperto del Crealtà. ramo, questo è un ribaltamento della Perché lo chiamano sciopero e invece è una serrata. Perché l’hanno proclamato i calciatori ma l’hanno imposto i club. E perché gli “Indignados un tanto al chilo” di queste ore, quelli con la bava alla bocca contro “i viziati miliardari che scioperano”, sono in massima parte gli stessi tifosi che li riaccoglieranno adoranti al ritorno in campo. Quella dello sciopero è una vicenda di calcio, certo. Ma parla dell’intero paese. E in miniatura rappresenta perfettamente il dramma d’una classe

dirigente cialtrona. Produttrice di debiti e sfascio, responsabile unica della perdita di competitività internazionale (calcistica e non), e litigiosa su tutto tranne una cosa: la voglia di deregulation come panacea. Per risolvere la crisi? Nossignori. Per prolungare almeno un altro po’ la sopravvivenza dell’allegra palude, semmai. E allora avanti tutta con la distruzione del sindacato calciatori (insipiente di suo, nell’intera gestione della vicenda), con la federazione prossimo obiettivo nel mirino. Il bello (o il brutto) è che alla fine potrebbero vincere loro, i signori della Lega calcio. E riprendere a raccontare la favola del campionato più bello del mondo, specchio fedele del paese più ridicolo degli ultimi 150 anni.


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SECONDO TEMPO

+

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

TELE COMANDO TG PAPI

glio starsene in posticini più tranquilli, tipo Rimini, dove l’inviato al Meeting, Luciano Ghelfi, dice che “Tremonti ha fatto un discorso alto sulle origini della crisi economica”. Sarebbe la solita faccenda del videogame coi mostri che ci inseguono, l’incubo “i cui confini non sono ancora noti”, né tantomeno “siamo giunti al game-over”. Anvedi, dalle dune tripoline alle nostrane sabbie mobili la vittoria è sempre più lontana. Come l’agognata meta del controesodo: tutti in coda ragazzi, si torna a casa, l’estate più corta nel nuovo millennio non è mai cominciata. E adesso è ufficialmente finita.

Formigoni o FormiTony? di Chiara Paolin

g1 T Lunghissima apertura tripolina con l’ospedale degli orrori, “l’odore di morte”, il carcere di Abu Slim “simbolo del regime” con torture quotidiane tra incaprettamenti, elettochoc e donne violentate. Insomma tutto quello che solo un anno fa era il magnifico regno dell’amico Gheddafi in visita a Roma con le tende, le ragazze in adorazione (a pagamento) e i cavalli dei Carabinieri tirati a lustro. Vedi, da un anno all’altro, come cambia l’immagine di un tiranno? Dalla redazione web (esatto, dalla redazione web) un collegamento per mostrare la gente che entra nelle residenze della famiglia del Rais, tuffandosi in piscina e rubando mobili. Per fortuna poi arriva Bersani a dire che la legge deve essere uguale per tutti e vanno riscudati gli evasori. Tranquilli, è ancora l’era del giaguaro. g2 T taliani brava gente, ma la Libia non perdona. In tre hanno saggiato il trattamento d’ospitalità nelle carceri locali: “Che botte, ne abbiamo prese tante”, confessano senza farsi inquadrare dalla telecamera, ma con nome e cognome ben spiattellato in diretta. I tre cercavano lavoro laggiù, roba di sicurezza, però hanno rimediato solo un sacco di legnate: vedi la crisi che disastri combina? Me-

g3 T Maria Cuffaro sostituisce la collega Botteri a New York e ha l’onore di affrontare tutta sola Irene, la supertempesta. Scende per strada, intervista quelli che vogliono cucinarsi una bistecca per l’Hurricane party, poi compare in video sotto la pioggia con addosso un discutibile impermeabile a striscioni neri e blu. Il pastrano le cala sugli occhi mentre i boccoli neri s’inzuppano: chissà se il mitico ciuffo biondo della Botteri avrebbe retto. Per la tempesta vera si passa al match Lega-Pdl. Calderoli fa il gradasso, Maroni amoreggia con Alfano, la Marcegaglia pappagalleggia sulla scarsa efficacia della manovra. Che succederà? Il Pd si consola con Francesco De Gregori in concerto alla festa di Pesaro, l’inviata Elisabetta Margonari fa sentire il soundcheck e l’effetto della chitarra western con le notizie di giornata ha il suo perché. Specie quando si tratta il ‘caso doloroso’ di Penati, come lo chiama Bersani. Formigoni cambia musica grazie a un look Tony Manero: camicia nera, giacca bianca, petto in fuori nel raccontare che grazie a lui gli enti locali sono praticamente salvi e il Pdl è davvero lanciato in pista. La febbre del sabato sera.

Un dittatore tira l’altro

di Fulvio Abbate

ho già detto che Franco Franchi, il comico L’Ciccio palermitano, la faccia di gomma, il doppio di Ingrassia, sognava di fare l’imitazione di Gheddafi in un grande show del sabato sera, magari con sottofondo coreografico, un bel “Cicale Cicale” di Heather Parisi? Se l’ho detto, bene. Non è colpa mia se l’intera ideale palizzata televisiva da assai più di un mese è interamente tappezzata di immagini che giungono dalla Libia, anzi, dalla Quarta Sponda del gagliardo eppure tramontato tempo mussoliniano. Sequenze filmate che, chissà come, sembrano già viste, puro e garantito déjà-vu storico, non per nulla spesso e volentieri vengono accompagnate, a mo’ di compendio, dalla scena del mancato abbattimento della statua del “collega” iracheno Saddam, con la struttura tubolare che fuoriesce dai non meno bronzei pantaloni, e questo alla faccia dei tiranti del tank dell’odiato satana nemico a stelle e strisce. Un espediente narrativo che un po’ testimonia la pigrizia del compilatore del servizio (lo sapete, no, come avviene il montaggio? In modo meccanico, quasi pavloviano: Saddam uguale dittatore dunque Gheddafi uguale a Saddam, e coMonica Maggioni, sì via… ) e un po’ deve conduttrice dello Speciale soddisfare la voglia di Tg1 sulla crisi libica prevedibile catarsi, e così via. Ora, mettendo da parte l’impagabile intervista di Monica Maggioni in abito da piano-bar all’ambasciatore di Libia di Italia vista su Rai1 nei giorni scorsi, Abdulhafed Gaddur, con quest’ultimo che in fluente italiano narra-

va, anzi garantiva, l’esistenza di un Gheddafi “tollerante” ed estraneo a ogni forma di “ingerenza” nel lavoro diplomatico, un governante illuminato, insomma, così fino a un’improvvisa sua mutazione nel dittatore invasato delle ultime settimane, bene, mettendo da parte questa gemma mediatica (a proposito: il sito dell’Ambasciata di Libia in Italia mostra ancora le antiche insegne verdi, e nel contempo risulta “in costruzione”) non si può non fare ritorno al filmato paradigmatico del fortunato miliziano di Bengasi che mostra il trofeo conquistato nel bunker-complesso multi-residenziale di Muammar Gheddafi, quel berretto bianco e rosso da “colonnello” guarnito di greche e sormontato da un enorme fregio quasi imperiale. Il miliziano che lo indossa, innalza anche una grande catena da rapper al collo a favore di una t-shirt grigio fumo, una bizzarra miscela “uniformologica” che lo rende assai più simile a uno sfollato, a un assaltatore dei formi piuttosto che a un combattente, sia pure irregolare. E anche in questo caso, come già poco prima a proposito della statua abbattuta e ridotta a simulacro dell’odiato tiranno da colpire in effige con gesti meccanicamente tribali, diventa d’obbligo fare ritorno ad altre immagini analoghe, sia pure appartenenti a un tempo pre-televisivo. Il ragazzino di Dongo che a un passo dal lungolago mostrava il cappotto trovato addosso a Mussolini durante il suo tentativo di fuga a bordo di un camion tedesco, e poi, va da sé, le divise di Hitler trovate all’interno del bunker della Cancelleria di Berlino dalle avanguardie dell’Armata Rossa sovietica. Tutte immagini che con i tempi che corrono suggeriscono in definitiva un interrogativo finale: vuoi vedere che il berretto del caro Muammar domani stesso ce lo troviamo su ebay con base d’asta mille dollari? www.teledurruti.it

LA TV DI OGGI LO SPORT

I FILM 13.10 RUBRICA SPORTIVA Pole Position (DIRETTA) 13.30 NOTIZIARIO TG1 13.40 RUBRICA SPORTIVA Pole Position (DIRETTA) 14.00 SPORT Automobilismo, Mondiale F1 2011 GP del Belgio: gara (DIR.) 15.45 RUBRICA SPORTIVA Pole Position (DIRETTA) 16.25 PREVISIONI DEL TEMPO Che tempo fa 16.30 NOTIZIARIO TG1 16.35 PRIMA TV FILM La mia fedele compagna 18.00 TELEFILM Il Commissario Rex 18.50 GIOCO Reazione a catena 20.00 NOTIZIARIO TG1Rai TG Sport 20.40 GIOCO Colpo d’occhio 21.30 ULTIMI EPISODI FICTION Ho sposato uno sbirro 2. Ultimi episodi 23.55 ATT. Speciale TG1 1.00 NOTIZ. TG1 Notte

11.25 SPORT Atletica leggera, IAAF World Championships ‘11, Giorno 2 (D) 13.00 NOTIZ. TG2 Giorno 13.30 RUBR. TG2 Motori 13.35 SPORT Atlet. leggera, IAAF World Championships 2011, Giorno 2 (D) 14.30 FILM Hercules 16.00 FILM Basil l’investigatopo 17.15 CARTONI ANIMATI Classici Disney 17.30 RUBRICA SPORTIVA RaiSport Numero 1 18.00 TG2 L.I.S. - Meteo 2 18.05 PRIMA TV FILM La doppia vita di Eleonor Kendall 19.35 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 20.30 NOTIZ. TG2 - 20.30 21.05 TF N.C.I.S.: L. A. 21.50 PRIMA TV TELEFILM Numb3rs 22.30 TELEFILM Cold Case 23.20 RUBR. Rai Sport La Domenica Sportiva

12.00 NOTIZIARIO TG3 Rai Sport Notizie - Meteo 12.10 RUBRICA TG3 Agenda del mondo 12.25 ATTUALITÀ TeleCamere Salute 12.55 CULTURALE Prima della Prima 13.25 ATT. Passepartout 13.55 RUBRICA Appuntamento al cinema 14.00 TG Regione -Meteo 14.15 NOTIZIARIO TG3 14.30 FILM Spaghetti House 16.10 FILM Un genio, due compari, un pollo 18.10 TF Arsenio Lupin 19.00 TG3 -TG Regione TG Regione Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.20 ATT. Pronto Elisir 21.00 ATT. Nati liberi 23.05 TG3 - TG Regione 23.20 EVENTO Speciale Festival della canzone popolare e d’autore 2011 0.15 NOTIZ. TG3

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Ippocrate 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 4 (Esteri) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Tempi dispari (REPLICA) 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 - Meteo 0.30 RUBRICA Tempi dispari (REPLICA) 1.00 NOTIZIARIO TG Rassegna stampa - Meteo

/ Basilicata coast to coast

Sky Cinema Comedy 21,00

14.45 FILM Fratelli coltelli 16.45 FILM Io e Caterina 18.55 NOTIZIARIO TG4 Meteo 19.35 TELEFILM Il Commissario Cordier 21.30 FILM Ufficiale e gentiluomo 23.55 PRIMA TV MEDIASET FILM Frost/Nixon Il Duello

16.45 SPORT Moto GP Indianapolis: Gara 125cc (D) 18.00 NOTIZ. Studio Aperto 18.15 SPORT Moto GP Indianapolis: Gara Moto2 (D) Gara MotoGP (D) 20.50 RUBR. Grand Prix 21.50 FILM Rush Hour Due mine vaganti 23.50 RUBRICA Controcampo - Linea notte

18.05 FILM Quattro per Cordoba 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 REAL TV Chef per un giorno 21.30 DOCUMENTARIO Missione natura (REPLICA) 23.50 NOTIZIARIO TG La7 0.05 FILM Uccellacci e uccellini. Con Totò, Ninetto Davoli

/ Frost/Nixon - Il Duello

Mondiale F1 2011: GP del Belgio

Dopo tre anni di silenzio sul suo coinvolgimento nello scandalo Watergate e le conseguenti dimissioni, l’ex Presidente americano Richard Nixon decise di accettare l’intervista televisiva del vivace giornalista David Frost. Un’intervista leggendaria che rivoluzionò la dialettica politica televisiva. Cinque nominations agli Oscar del 2009, film, regia, montaggio, sceneggiatura e miglior attore protagonista (Frank Langella, nella foto).

Alle 14.00 scatterà il semaforo verde del Gran Premio del Belgio di Formula 1. Dopo la pausa estiva, si correrà sul circuito di Spa-Franchorchamps l’undicesima prova della stagione. Sotto i riflettori il pilota Sebastian Vettel, che con la Red Bull è in testa al campionato del mondo e oggi parte in pole. Gara tutta da giocare per i piloti di Maranello, con il quarto posto di Felipe Massa e l’ottavo di Fernando Alonso nelle qualifiche di ieri.

Rete 4 23,55

SCC=Cinema Comedy SCF=Cinema Family SCM=Cinema Max

19.20 Ong Bak 2 SCM 19.35 La casa dei SCH fantasmi 21.00 Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di SCF fulmini 21.00 L’oggetto del mio desiSCP derio 21.00 Basilicata coast to coast SCC 21.00 Hydra L’isola del mistero SCM 21.10 Snatch - Lo strappo SCH 21.10 Giustizia privata SC1 22.50 Duplex SCC 23.00 The Company Men SC1 23.00 Omicidio per SCM amore 23.00 Segnali dal futuro SCH 23.00 Controcorrente SCP 23.05 Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso SCF 0.25 Un tassinaro a SCC New York

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

14.00 Golf, PGA European Tour ‘11 Johnnie Walker Championship: 4a giornata (D) SP2 15.30 Calcio, Bundesliga 2011/2012 4a giornata HannoSP3 ver - Mainz (Diretta) 17.00 Calcio, Premier League 2011/2012 3a giornata Manchester United - Arsenal (Dir.) SP1 19.15 Calcio, Premier League ‘11/ ‘12 3a g. Tottenham Hotspur - Manchester City (Differita) SP3 20.00 Calcio, Liga 2011/2012 2a giornata Real Saragozza SP1 Real Madrid (Diretta) 21.00 Golf, PGA European Tour ‘11 Johnnie Walker Championship: 4a giornata (R) SP3 22.00 Calcio, Liga ‘11/’12 2a giorn. Siviglia - Malaga (D) SP1 22.45 Automobilismo, IndyCar 2011 GP di Sonoma (Dir.) SP2 2.00 Baseball, MLB Rangers - L. A. Angels of Anaheim (Dir.) SP2

PROGRAMMIDA NON PERDERE

TRAME DEI FILM

Commedia corale, scritta e diretta da Rocco Papaleo, che racconta il viaggio rocambolesco di un gruppo di musicisti diretti al Festival di Scanzano Jonico. Tra incontri esilaranti e vari imprevisti, i musicisti si ritroveranno ad attraversare a piedi la terra lucana in una calda estate: il tragitto diventerà per ognuno un cammino di crescita...Nel cast il cantante Max Gazzè e una brillante Giovanna Mezzogiorno (nella foto).

15.50 FILM Inga Lindstrom 18.00 FILM Lilly Schonauer: Amore appeso a un filo 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.40 VARIETÀ Bikini 21.30 VARIETÀ Lo Show dei Record 0.20 FILM Prigione di vetro

SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion

/ Uccellacci e uccellini Totò e Ninetto si recano a sfrattare della povera gente da una cascina della periferia romana. Strada facendo, si affianca loro un corvo, intellettuale veteromarxista, che racconta di come frate Ciccillo e frate Ninetto cercarono invano di convincere passerotti e falchi a fare amicizia. Dopo aver, tra l'altro, incrociato i funerali di Togliatti e fatto l'amore con una prostituta, i due hanno fame. Il corvo parla e parla: finisce divorato.

La 7 0,05

Rai 1 14,00

Controcampo - Linea notte

Nati liberi “Gli elefanti orfani del David Sheldrick Wildlife Trust di Nairobi”Licia Colò ci porta a conoscere un centro dove vengono recuperati elefantini orfani ai quali, dopo diversi anni, viene data una seconda possibilità. Questo accade grazie al lavoro di uomini come Edwin Lusichi e Julius Shivenga che quotidianamente si prendono cura dei piccoli come fossero delle vere madri naturali. Da qui, ci trasferiamo poi in Thailandia...

Rai 3 21,00

“Prima puntata”.Torna su Italia 1 con un format completamente rinnovato “Controcampo – Linea Notte”, l’approfondimento curato dalla redazione di Sportmediaset sarà condotto dal giornalista Alberto Brandi. Insieme a lui la squadra sarà composta anche da Diego Abatantuono e da Giuseppe Cruciani.Tra le novità, il programma aprirà il microfono ai telespettatori, che avranno così modo di interagire con la tramissione.

Italia 1 23,50


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Domenica 28 agosto 2011

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE Così la Lega ha legato l’Italia di Furio Colombo

l peggio della Lega (leggi “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, partito di secessione e di governo del Paese da cui si invoca la secessione) si vede nella caduta.

I

AVVIENE nell’estate del 2011, parte del rovinoso crollo di Silvio Berlusconi, che ha campato di voti della Lega, ma li ha pagati, a scadenze fisse, carissimi, mantenendo l’alto tenore di vita di un partito quasi inesistente attraverso il governo, il potere e la vita facile dei gerarchi. Ma è anche la caduta interna di un partito privato e carismatico, nel momento in cui l’eccesso di potere e di pretese di altro potere non ha potuto più reggere lo squilibrio fra il disvelamento progressivo di idee ripugnanti, quasi tutte condivise con la peggiore estrema destra razzista d’Europa (dal “respingimento in mare” alla negazione del diritto d’asilo, dall’invenzione del reato di clandestinità alla detenzione arbitraria nei cosiddetti “centri di identificazione”, dalla caccia ai Rom alla tentata segregazione dei bambini nelle scuole) e l’eccesso unilaterale di potere in un governo composto da altre destre, fondate sul danaro, sulla occupazione (con profitto) dello Stato e su un bisogno apparente di “nazione” e “bandiera” continuamente contraddetto e disprezzato dall’interno dello stesso governo. Ma il punto di squilibrio più grave, deliberatamente tenuto in ombra ma non nascosto, non abbandonato, dai portatori del progetto padano, è la secessione, ideologia e politica praticata e predicata da un partito a cui è stata affidata la gestione della polizia e della politica interna italiana, ma anche della politica estera, attraverso il disegno e il controllo di tutta la politica dell’immigrazione, fino al trattato con la Libia. Certo ne ha segnato i suoi aspetti qualificanti e cruciali, un’Italia crudele, indifferente, cieca. L’Italia ha vissuto dunque la lunga e umiliante condizione di essere governata, in parti vitali

e in funzioni essenziali, da un partito anti-italiano, che non si è mai neppure molto preoccupato di nascondersi e camuffarsi. Pensate che, da un lato, il portavoce autorevole della Lega Nord (tre ministri in posti chiave di governo) è un personaggio politico come Borghezio, “d’accordo al 100 per cento con l’assassino norvegese Breivik”. Borghezio è il capo delegazione della Lega Nord al Parlamento europeo. Ha provocato qualche rapido e furtivo dissenso, senza che sia stata chiesta alla Lega alcuna dissociazione formale, o che vi sia stata. E, dall’altro lato, il lato della finzione legale e del parlamentarismo regolare, il deputato Lega Nord Luciano Dussin, scrive il 23 agosto in un editoriale su La Padania: “L’Italia è una famiglia da cui bisogna uscire”. È importante tenere in vista e affiancate queste due facce del partito “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” che si chiama così e giura così (ogni ministro giura sulla Padania prima di recarsi al Quirinale a giurare sulla Costituzione Italiana, ogni comizio del ministro italiano Bossi e del ministro italiano Calderoli si concludono con il grido “Padania libera!”) mentre governa la Repubblica Italiana, mentre disprezza il tricolore, mentre rifiuta, in modo formale e senza incontrare obiezioni istituzionali, ogni evento o celebrazione che abbia riferimento con l’Unità d’Italia. È NECESSARIO infatti respingere il gioco che vuole far apparire il pesante protagonista delle vicende della Lega Borghezio come un personaggio strano e marginale, quando invece quasi ogni immagine lo mostra accanto a Bossi tra i principali attori della politica leghista e degli stravaganti eventi di Pontida, con finti Templari e finti Crociati muniti di elmo e di spadone. È il partito che tende a usare o nascondere la bandiera secessionista a seconda delle dispute politiche interne alla maggioranza, senza mai però dismettere il disprezzo verso l’Italia e i suoi simboli. Il Dussin per bene e il Borghezio nazista ci servono per comporre un’unica immagine

La tonaca e il compasso di Angelo

d’Orsi

eri il direttore di Avvenire, addebitando una campagna mediatica contro la Chiesa alla massoneria, parla di “un film già visto”. Ma di che film stiamo parlando? Antonio Gramsci parlò una sola volta nell’aula della Camera dei deputati, il 16 maggio 1925: si discuteva il disegno di legge Rocco-Mussolini che vietava le “associazioni segrete”. Si disse che era contro la Massoneria: Gramsci colse che si trattava di uno strumento per mettere fuori legge tutte le organizzazioni del movimento operaio, come non mancò di far notare in quel

I

discorso che suscitò violente interruzioni da parte dello stesso Duce, e di qualche suo accolito. “La massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria”, esclamò quell’oratore dalla voce fioca ma dalla tempra fortissima; e aggiunse: “Coi massoni il fascismo arriverà facilmente a un compromesso”. FU COSÌ, anche se formalmente le logge furono sciolte dal regime, ma la massoneria italiana non morì; e del resto i finanziamenti di suoi esponenti al movimento mussoliniano erano stati ingenti, e ne avevano favorito l’ascesa al potere.

Un vero e proprio pacchetto di mischia, stile rugbistico. Lo hanno formato i circa diecimila lavoratori sudcoreani della Financial Industry Union, che ieri hanno manifestato nei pressi dell’Assemblea Nazionale di Seoul per ottenere una maggiore sicurezza e una migliore qualità delle condizioni di lavoro. La scritta sui cappellini gialli recita infatti: Financial Industry Union workers (FOTO ANSA)

che è tetra e pericolosa persino al di là delle intenzioni di molti che partecipano o hanno partecipato alle avventure della Lega, vista spesso e soltanto come partito locale di ricordi e tradizioni, e barriera contro la paura. ECCO il grande collante, la paura. Consente, a Breivik come al leghista di campagna con la finta barba verde, al templare della domenica e al bevitore di ampolle di acqua del Po, di avere paura del passato (il disprezzo per l’Italia, la sua bandiera, la sua liberazione, il suo inno, troppi volti e nomi ed eventi sconosciuti) e – allo stesso tempo – paura del futuro, a cui, una volta caduti nel pozzo del provincialismo più stretto, locale e claustrofobico, è facile dare un volto: lo straniero. Il fenomeno non è solo italiano. Il New York Times del 25 agosto ha dedicato una pagina ai movimenti europei di destra xenofoba e razzista, dalla Svezia all’Ungheria. Non è un caso che la Lega Nord italiana non ci sia. Il camuffamento tiene grazie a due com-

B. ha campato di voti padani, ma li ha pagati cari, affidando a un partito che nella sostanza è razzista la gestione della politica interna ed estera, il disegno e il controllo dei flussi migratori Pur ostentando spesso una reciproca ostilità, la Chiesa cattolica e la Massoneria italiana non si sono mai pestate i piedi, ma sono state soprattutto attente a spartirsi le sfere di influenza Certo, emersero due tendenze, una democratica, antifascista, l’altra, filofascista; anche in passato vi erano state nette demarcazioni, arrivando nel 1908 – sulla scottante questione della laicità della scuola – a una scissione mai più ricomposta. Peraltro anche nella Chiesa di Roma, dichiaratamente ostile alla Massoneria (e for-

(FOTO LAPRESSE / AHN YOUNG-JOON)

plicità. Una è quella della grande stampa Italiana. Ecco alcuni titoli di giornali italiani, mentre Bossi spiega che i giornalisti meritano legnate, che Casini è uno stronzo, che il ministro Brunetta è “il nano di Venezia”, che Tremonti merita una pernacchia e mentre il ministro per la Semplificazione Calderoli precisa: “Questi scribacchini che rompono le palle sono stronzi e comunisti, ma la parola comunisti vuole anche dire stronzi”. VEDIAMO dunque i titoli, rispettosi e prudenti: “Bossi media con il Premier e attacca Casini” (Il Corriere della Sera, 21 agosto 2011); “Calderoli: capitolo chiuso, la previdenza non si tocca” (La Stampa, 22 agosto 2011); “Il Senatur non cede, Berlusconi trovi un’altra strada” (La Stampa, 21 agosto 2011); “Pernacchia di Bossi alla proposta di Alfano” (La Stampa, 22 agosto 2011); “Lega, secessione tattica per spostare sacrifici al Sud” (Il Corriere della Sera, 24 agosto 2011); “Padania,

malmente osteggiata da questa nelle pubblicazioni, più che nelle pratiche), vi furono, e vi sono, com’è noto, tendenze rivali. Accanto alla Chiesa del “popolo di Dio”, la Chiesa degli umili, dei diseredati, vi è stata sempre l’istituzione gerarchica vicina alle soglie del potere, a sua volta esercitante un potere vero e proprio in tutti gli ambiti della vita sociale. Questa seconda Chiesa, che fu accontentata dal fascismo dopo a sua volta averlo sostenuto, di fatto, non fu mai nemica della Massoneria, quella connessa ai gangli del potere. Se andiamo a sfogliare la pubblicistica cattolica troveremo pesanti atti d’accusa contro i “fratelli” del Grem-

Berlusconi frena Bossi” (Il Corriere della Sera, 23 agosto 2011). Intanto si schiera Comunione e Liberazione e mette a disposizione del ministro dell’Interno, che ha appena aumentato la detenzione illegale dei migranti da sei mesi a diciotto mesi nei famigerati “centri di identificazione”, veri campi di concentramento per esseri umani colpevoli di essere scampati al mare e alla guerra, i suoi applausi appassionati, scroscianti e, si deve supporre, cristiani e autorizzati dai Vescovi. Applaudono, i bravi ragazzi di Comunione e Liberazione, evidentemente indottrinati a sottostare alla autorità, quando Maroni dice: “Spero che riprenda il Trattato con la Libia. Quando era in vigore aveva ridotto l’immigrazione del 90 per cento”. Applaudono i ragazzi di Rimini, come se non fossero in grado di capire che, per raggiungere la fermata quasi totale di migrazione in un mondo segnato da un immenso spostamento di popoli, occorre, affollare di cadaveri il

fondo del mare, come facevano scrupolosamente i libici, con navi e armi e ufficiali italiani. Invano lo hanno testimoniato gli scampati e le Nazioni Unite. I ragazzi hanno applaudito, il ministro dei campi di concentramento italiani e degli abbandoni in mare, ha incassato.

biule e del Compasso; lo stesso ci accadrà se frugheremo nella stampa o sui siti Web massonici. Ma si è trattato, perlopiù, di un gioco di ruoli, nel quale, di fatto, due poteri apparentemente non formalizzati nella società, si contendevano l’egemonia, spesso arrivando a intese, queste sì sotterranee, se non a veri e propri accordi formali. Ma mentre la Massoneria finiva per ammorbidire la sua condanna della Chiesa, questa, che pure ha lasciato cadere in tempi recenti la scomunica ai cattolici massoni, faceva pesare la sua forza, specie in determinati momenti, tentata da sempre dalla volontà di piegare e se possibile schiacciare quello che più che nei panni dell’avversario si presentava ormai come il contendente.

compatibilità dei princìpi massonici con la dottrina della Chiesa e che i fedeli membri di associazioni massoniche non potevano accedere alla santa comunione. L’opposizione fu sempre motivata non solo dal carattere segreto dell’organizzazione, ma dal laicismo, razionalismo e “relativismo” delle dottrine massoniche, e dal reiterato coinvolgimento, dei “fratelli”, in azioni volte contro la Chiesa stessa e contro i “legittimi” poteri civili. Oggi, la Chiesa ufficiale, quella del Vaticano e della Cei, è un potente sostegno al potere politico, qui da noi. E davanti a una mobilitazione della pubblica opinione, arcistufa dei privilegi fiscali che quel potere ha concesso al sistema ecclesiastico (una “leggenda nera”, secondo il quotidiano dei vescovi), il tirare in ballo il potere occulto della Massoneria suona a dir poco grottesco. Davvero, come ha scritto Avvenire, si tratta di “Qualcosa che impressiona”.

ANCORA nel 1983, una dichiarazione (firmata nientemeno da Joseph Ratzinger, allora potente Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede) ribadiva l’in-

È LA STESSA persona che ha tenuto per tre mesi senza alcuna protezione da freddo, pioggia e vento, senza tende o acqua o cibo, migliaia di nordafricani fuggiti dalla guerra e approdati a Lampedusa tra marzo e maggio del 2011. Poi, in piena guerra e con l’inganno (la promessa era stata di permettere il transito verso altri Paesi europei) quei profughi sono stati rimandati verso i Paesi della fuga, luoghi di probabile pena di morte. Ecco, questa è la Lega, il punto generatore di cattiva politica e di sentimenti spregevoli. Ha occupato col peggio delle sue idee e della sua politica un pauroso vuoto di civiltà nella vita italiana.


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SECONDO TEMPO

BOX

MAIL Sciopero del calcio e recupero partite

Furio Colombo

7

I giocatori scioperano e salta la prima giornata del campionato di serie A. In merito a questo imprevisto e alle polemiche che sono scaturite, alla vergogna che questi lavoratori dovrebbero avere, molti hanno scritto in abbondanza. Niente paura, le partite saranno recuperate in seguito. Questo è un particolare che mi sfugge: se si tratta di sciopero non c’è nulla da recuperare. In tutti gli scioperi la giornata di lavoro persa si traduce in un calo di fatturato per il datore di lavoro. Mai è accaduto che i ferrotranvieri o i metalmeccanici, e meno ancora i dipendenti pubblici, abbiano deciso di recuperare il giorno di astensione dal lavoro.

aro Colombo, dimmi la verità, in questo circo di confusione che è “la manovra”, in cui ognuno dissente dal vicino di banco ma tutti dicono che, data la gravità del momento, dobbiamo agire tutti insieme, rimpiangi davvero che non ci siano i famosi e favolosi “programmi di approfondimento” in cui voci limpide ed esperte chiariscono tutto?

C

Carlo

CAPISCO e condivido il giudizio suggerito con sarcasmo dalla domanda del lettore. Intorno a ciò che chiamiamo “programmi di approfondimento” e che approfondiscono poco o niente dato il tipo ormai sempre uguale di discussione sovrapposta e incomprensibile, ci sono una serie di stranezze, errori ed equivoci accumulati nel tempo, che hanno aggravato e aggraveranno una situazione malata. Il primo equivoco è il conflitto di interessi. Il fatto che la stessa persona controlli dentro, fuori e contro la Rai, rende distorta qualunque forma di comunicazione. Il secondo è l’ossessiva richiesta (proprio da parte dei fuorilegge titolari del conflitto di interesse) di “bilanciamento”, come se ogni frase dovesse essere seguita da un’altra frase uguale e contraria. E facendo finta che i titolari della maggioranza e del governo non abbiano già parlato 10-20 volte al giorno in tutti i telegiornali. Il terzo equivoco è stato scatenato con bravura calcolata, sempre dai titolari del conflitto di interesse: dopo avere richiesto come un diritto la “voce contraria”, fare in modo che l’avversario non si possa ascoltare o capire, sovrapponendogli un barriera ininterrotta di suoni. Poi c’è l’equivoco

Sandro Lone

I mostri sono loro “Sulla crisi, non siamo ancora al game over. In giro ci sono ancora mostri”. Così ci ha informato Tremonti, lo spiritoso ministro che, all’unisono con Berlusconi, proclamava: “Siamo usciti dalla crisi prima e meglio degli altri”. In qualunque Paese minimamente decente gente così l’avrebbero cacciata a pedate, perché da noi no? Quale aspetto del nostro essere italiani ci rende talmente diversi dagli altri popoli da accettare qualunque vergogna e da interpretare tutto quello che accade come fato ineluttabile? A quale estremo si dovrà arrivare per dire finalmente basta? Tiziana Gubbiotti

LA VIGNETTA

Elogio della fesseria Bravi: un plauso ai calciatori, un plauso agli sfruttatori di lavoro nero, un plauso agli evasori fiscali, un plauso ai politici corrotti, insomma un plauso ai disonesti. Ammiriamo questi personaggi come si ammira Arsenio Lupin anche se è un ladro, come si ammira Totò che vende il Colosseo a un americano. Sì, in fondo forse li invidiamo perché non siamo stati mai capaci di fare come loro. Nella vita abbiamo sgobbato, rispettato le regole, abbiamo avuto senso civico,

A DOMANDA RISPONDO CHI RIMPIANGE I TALK SHOW

abbiamo aiutato chi era in difficoltà, non abbiamo mai rubato (perché non concepivamo il concetto) insomma siamo stati onesti. Come siamo stati fessi! Fabio Tardivelli

Costi del carburante e Prima Repubblica Il segretario del Pd on. Bersani ha recentemente proposto di controllare la filiera dei petroli, al fine di poter limare di qualche misero centesimo il prezzo dei carburanti, il che suona come una beffa

più grande e meno spiegabile perché, come la tremenda legge elettorale, va bene a tutti: sono i politici a parlare di se stessi, gli uni contro gli altri, non gli esperti, i critici, i tecnici, o i cittadini. È come se i film fossero commentati dai registi, le mostre d’arte dai pittori, i romanzi dagli autori. Ma non basta. I partiti nominano le proprie squadrette rigorosamente composte sempre dalle stesse persone, che si alternano nei vari talk show, cinque o sei facce per parte, sempre le stesse, ogni settimana, ogni mese, ogni anno; si insultano in onda, ma col tempo diventano amici. Mai un “deputato ignoto”, un senatore sconosciuto che possa affacciarsi, se non è inviato speciale del suo gruppo. Ignoro perché i titolari, a volte valorosi e coraggiosi, di questi show stiano al gioco, ma stanno al gioco. Vedrete rivelazioni e colpi di scena, in alcuni di questi programmi, ma mai un volto politico nuovo. Facile notare che lo strano fenomeno (i politici parlano di se stessi, e sempre gli stessi politici) avviene solo in Italia. Inevitabile pensare che il forte sentimento di antipolitica venga anche da quelle ossessive immagini ripetute senza tregua in autunno, inverno e primavera di ogni anno, sempre le stesse facce, le stesse parole, le stesse apparenti litigate e sovrapposizioni caotiche di voci, e niente che accada. Poiché un talk show può generare spettacolo (non sempre brutto ma sempre spettacolo) e non politica, impazienza e poi rifiuto e poi rigetto sono risposte fatali nel “pubblico” che sono i disamorati e delusi e disperati elettori. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

quando è sotto gli occhi di tutti che tali merci hanno un prezzo sopravvalutato di oltre il 30%. Mi ricordo bene che molti anni fa, ai tempi della Dc, quei prezzi venivano amministrati dal Cipe. Considerato l’impatto sul rilancio dei consumi penso che bisognerebbe rimettere, dopo anni di pseudo-liberismo sempre a favore dei soliti, quei prezzi sotto il controllo diretto dello Stato, insieme a quelli di assicurazioni, autostrade e tariffe varie. I consumi interni stagnano a causa della fortissima compressione salariale, voluta da governi e industriali interessati, a fronte di vertiginosi aumenti di prezzi e tariffe. Facciamo un passo indietro per farne due avanti: si torni ai prezzi amministrati e si rimettano sotto controllo Eni, Ina-Assitalia, Autostrade. Se poi il segretario del Pd proprio non riesce a dire alcunché di sinistra o di socialdemocratico, dica almeno qualcosa di democristiano. Salvatore Ventagliò

La proposta di Calderoli

be calcolata sul nulla più totale. Sarebbe interessante capire quale soluzione proporrebbe per risolvere il problema della fame nel mondo. Temo di conoscere già la risposta, potrebbe essere quella di dare da mangiare a quelle popolazioni che soffrono. Olga Tonero

I conti della carta Ho lavorato nel ramo carta cancelleria per quarant’anni. I numeri citati nel vostro articolo sulla carta della Casta mi hanno incuriosito. Se i dati proposti sono corretti, 3 miliardi e 850 milioni di fogli, in formato A4 per 5 anni sono paragonabili anche a 7 milioni e 700mila risme. Grosso modo fra i 150 e 170 autoarticolati, quelli lunghi 16 metri e oltre 200 quintali. Un carico di oltre 6mila bancali di carta. Non male. Chi legge tutta questa roba? Chi paga lo sappiamo bene tutti. Giulio Sant

L’ultima di Calderoli: la tassa sull’evasione fiscale. Ci mancava davvero una proposta che già nella sua definizione è una bella contraddizione in termini, come si fa a tassare un evasore? Al massimo si può pensare di scovarlo e fargli pagare quanto dovuto ma non di certo si può pensare di applicargli un’addizionale. Verreb-

Da papà a papà

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Scrivo mentre sono in vacanza con i miei figli. Il maggiore, 10 anni, sta scrivendo una cartolina a un compagno di scuola. Mi ricordo di averne scritte tante alla sua età su quello stesso tavolo. Penso a chi le vorrei scrivere oggi, pa-

Abbonamenti Queste sono le forme di abbonamento previste per il Fatto Quotidiano. Il giornale sarà in edicola 6 numeri alla settimana (da martedì alla domenica). • Abbonamento postale annuale (Italia) Prezzo 200,00 € • 4 giorni Prezzo 290,00 € • 6 giorni E' possibile pagare l'abbonamento annuale postale ordinario anche con soluzione rateale: 1ª rata alla sottoscrizione, 2ª rata entro il quinto mese.

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IL FATTO di ieri 28 agosto 1958 Fu il caso Montesi della Germania di Bonn, un fatto di cronaca dai torbidi risvolti. Storia di una squillo di alto bordo strangolata nei quartieri bene di Francoforte e dei suoi potenti e intoccabili clienti. Storia di Rosemarie Nitribitt, “La ragazza Rosemarie” del film di Rolf Thiele, apologo espressionista dai toni brechtiani, sulla corruzione e gli intrighi dell’alta borghesia ai tempi del “miracolo economico” del dopoguerra tedesco, uscito il 28 agosto ‘58, a un anno dal delitto della call-girl. Ripresa, nel film di Thiele, col volto di Nadja Tiller, prima vamp del cinema germanico postbellico, Rosemarie, ragazza di Dusseldorf entrata in un giro di relazioni equivoche, fu fatta passare per pericolosa spia e ricattatrice, in grado di svelare segreti e nomi eccellenti. E alla fine, misteriosamente eliminata nel suo elegante appartamento di Stifstrasse. In un clima di omertà, di minacce ai giornali, il capro espiatorio perfetto sarà infine tale Heinz Pohlmann, piccolo truffatore amico di Rosemarie, accusato e rapidamente assolto grazie alla difesa di un pool di ambigui principi del foro. Così, senza traccia degli illustri mandanti, si chiuse lo scandalo che aveva fatto vacillare il mito di Adenauer. Giovanna Gabrielli

renti, amici. Nell’era di Internet di molti non saprei neppure l’indirizzo. Una, di certo, la manderei a Florin, di lui un indirizzo ce l’ho, ma la cartolina non arriverebbe. Florin è rom, papà anche lui di tre figli che vanno a scuola, la maggiore Alexandra è già alle medie. Non ha un indirizzo vero perché ha subito numerosi sgomberi in questi ultimi due anni; a quello del novembre 2009 nel mio quartiere, Rubattino, ne sono seguiti tanti altri. Ogni volta è così: lui trova un accordo con qualcuno per collocare il suo camper, pagando un modico affitto con il lavoro che ha, part-time, all’Amsa. Poi dura poco, chiamano la polizia per mandarli via perché vedono che sono in tanti, lì dentro, lui coi figli e la moglie, il fratello con la sua altrettanto numerosa famiglia. Florin mi ha spiegato perché preferiscono stare insieme così numerosi. Hanno paura, vivono nell’insicurezza. Di sera non ci sono luci e tornare al camper, soprattutto per le donne, fa paura. Meglio essere in tanti, meglio che ci siano più uomini insieme, se lui fa tardi sul lavoro, a “casa” c’è il fratello o il nipote maggiore. Si è più sicuri, così, in tanti. In questa situazione una certezza Florin ce l’ha. I suoi figli continuano ad andare nelle loro scuole, quelle del quartiere Feltre vicino a via Rubattino, dove andavano già tre anni fa, iscritti dalla Comunità di Sant’Egidio. Conoscono le maestre, le prof, i compagni, le mamme. È complicato arrivare puntuali, a ogni sgombero ridefinire gli orari, i mezzi pubblici necessari per raggiungere la scuola, ma – mi dice – ci tengo io e ci tengono loro, anche Marius, il più piccolo, in terza elementare il prossimo anno, con quello sguardo attento e curioso che gli ho visto quando l’ho salutato insieme al papà. Conosco Florin grazie alla voglia di andare a scuola dei suoi figli. Ricevono una

borsa di studio attraverso un progetto per l’integrazione scolastica della Comunità di Sant’Egidio. Loro si impegnano a frequentare la scuola con costanza – anche impiegando ogni mattina più di un’ora per arrivarci – e ricevono un contributo mensile per coprire le varie spese (abbonamenti pubblici, materiale scolastico, etc). Questi progetti funzionano coinvolgendo le maestre dei bambini e qualcuno che vede il genitore per sapere come va, se ci sono difficoltà. Con Florin quel qualcuno sono io, una volta al mese, ci incontriamo brevemente e mi aggiorna. Nel secondo quadrimestre dell’anno scolastico appena concluso, la borsa è stata coperta con l’aiuto dell’Associazione genitori della scuola dei miei figli. È stata approvata la proposta, dato che incentivare l’integrazione scolastica è negli scopi dell’Associazione. Ne sono stato felice, non tanto per il piccolo aiuto dato ai figli di Florin, ma per ciò che può significare questa azione, cioè che si possano fare cose concrete, senza esibizione, con il fine di far progredire tutta la comunità a cominciare dai bambini e dalle bambine, e dal garantire a tutti loro un diritto importante e basilare come andare a scuola. Forse nel nuovo anno scolastico amplieremo il progetto e, magari nella prossima estate – se la politica comunale avrà abbandonato la logica degli sgomberi dissennati e intrapreso soluzioni più lungimiranti, concertate, mirate all’integrazione – potrò inviare una cartolina a Florin a un indirizzo sicuro. Guido Maffioli, papà milanese

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Il Fatto Quotidiano 28 Agosto 2011