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“Teppisti”, li definisce Cameron. Sono storie diverse, ma colpisce che dicessero la stessa cosa Mubarak e Gheddafi y(7HC0D7*KSTKKQ( www.ilfattoquotidiano.it

Giovedì 11 agosto 2011 – Anno 3 – n° 190

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€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

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Mi chiamo Brunetta, risolvo problemi di Marco Travaglio

ra partita benino, ieri, la Borsa di Milano. Niente di trascendentale, ma neanche malaccio. I mercati, un po’ per celia un po’ per non morir, si erano bevuti persino la promessa del Cainano sul “pareggio di bilancio entro il 2013”. Poi, d’improvviso, s’è sparsa la voce che aveva parlato Brunetta. E non c’è stato più nulla da fare: perdite a rotta di collo. Intendiamoci, nessuno è andato a leggere ciò che aveva effettivamente detto Brunetta, intervistato dal prestigioso Sallusti sull’autorevole Giornale. È bastato sapere che aveva detto qualcosa. Il fatto stesso che avesse esternato ha riportato alla memoria una circostanza che i mercati, più per disperazione che per convinzione, avevano rimosso: tra i ministri che dovrebbero garantire il pareggio di bilancio, c’è anche Brunetta. Di botto Piazza Affari s’è trasformata in una selva di mani aperte che battevano sulle rispettive fronti: oddio, Brunetta! Di qui il nuovo precipizio. Se poi gli operatori avessero avuto la forza di leggersi il testo dell’intervista, sarebbe andata pure peggio. Avrebbero appreso, infatti, che il mini-stro “ha una ricetta” e, per soprammercato, “preme sull’acceleratore” (quello manuale, si capisce). Idee nuove? Discontinuità? Macché: “Dobbiamo solo completare l’opera stando esattamente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi”. Cioè continueranno a fare esattamente quel che han sempre fatto: debiti. Negli anni ‘80, mentre il debito pubblico schizzava dal 60 al 120% del pil, Brunetta era uno dei consiglieri più ascoltati di Craxi e De Michelis, assieme a Sacconi e Tremonti. Intanto B., con la Fininvest, accumulava 4.500 miliardi di lire di debiti e nel ’94 dovette scegliere fra due alternative: portare i libri in tribunale o entrare in politica. Entrò in politica, così da allora i debiti glieli paghiamo noi. E ora che i nodi vengono al pettine, di chi è la colpa? Della “sinistra”, ormai da tempo estinta nel mondo reale, ma non in quello fiabesco di Renatino il Breve: il commissariamento del governo italiano è una “balla della sinistra” e “la crisi economica ha messo a nudo le ipocrisie della sinistra”. Purtroppo per lui, la terribile “sinistra” negli ultimi 10 anni ha governato meno di 2. E la destra 8. Ma lui non si lascia impressionare dall’aritmetica, lui è oltre: “Le ricette che tutti invocano per non soccombere noi le avevamo già scritte. Alcune sono solo rimaste imbrigliate nei riti della politica e nell’antiberlusconismo militante”. E ora – annuncia il mini-stro a un Sallusti scettico persino lui – il governo farà “in tre mesi” ciò che non ha fatto in 17 anni: “Il tempo dei rinvii è finito”, dunque sotto con “riforma fiscale e assistenziale”. Costi della politica? “Fatto”: per “allineare i costi italiani a quelli europei” bastano “tre settimane, ma stando larghi”. Così “da settembre a dicembre si può incardinare quasi tutto. Nel 2012 vediamo i risultati, nel 2013 raggiungiamo il pareggio e rivinciamo le elezioni”. Ma stando larghi. Che ci vuole? Di che si preoccupano quei cacadubbi di Trichet, Merkel e Sarkozy? C’è Brunetta, quello che sfiorò più volte il Nobel per l’Economia (l’ha detto lui), quello che negli anni ‘80 scavava il buco nel bilancio dello Stato e ora si candida a riempirlo, ovviamente a spese dei precari, pensionati, lavoratori, disoccupati. I soliti. Fortuna che il Giornale non è compreso nelle mazzette della Bce e dei governi europei. Dunque ci sono buone speranze che nessuno si sia ancora accorto che Brunetta è ministro. Già è un casino convincerli a fidarsi di B. e Tremonti, figurarsi di lui. Ora però, prima che torni a esternare, è forse il caso di fare qualcosa. Si potrebbe avvertire Francoforte, Berlino e Parigi che si tratta di un simpatico burlone che gioca a fare il ministro. O informarli che, quando parla di “mercati”, intende quelli delle gondole a Venezia. O raccontare che è caduto dal marciapiede. O murarlo vivo in una scatola di fiammiferi. Ma stando larghi.

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Immagine simbolo Un enorme cratere, causato da infiltrazioni d’acqua, ha squarciato la notte scorsa l’asfalto a Casalnuovo (Napoli), inghiottendo un camion della raccolta rifiuti. Raffaele Di Monda (42 anni e due figli), era alla guida del mezzo ed è morto sul colpo. Salvi gli altri due componenti della squadra (FOTO ANSA)

Caselli pag. 11 z

Disastro Borsa di Milano (-6,6%), mezzo milione di giovani licenziati. Il Paese sprofonda, ma il governo annuncia un decreto fantasma. Preparano lacrime e sangue, ma non per tutti I mercati impazziscono ma Udi Luca Telese Udi Alessandro Rosina l’esecutivo ha le idee confuse CHE INSULTO LA GIUSTA RABBIA Consiglio dei ministri dopo IL NUOVO LUSSO DEI RAGAZZI Ferragosto. Incontro inutile iciamo che si chiama Clara, ma il nome non è a questione giovanile rischia di sfuggire di con le parti sociali. Sindacati quello, perché quello del personal shopper mano. Il rischio di deragliare è alto. I moe imprese delusi. Camusso è un mestiere che richiede riservatezza: “L’u- tivi sono sostanzialmente due. Il primo è, (Cgil): “Sciopero generale nica promozione che mi serve è un cliente che ovviamente, l’inadeguatezza della classe dise colpiti i più deboli” pag. 2 - 3 z passi il mio bigliettino a un altro”. pag. 5 z rigente. pag. 18 z

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MERCATO DEI SENATORI “B. RICATTATO”

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SPRECHI x Ecco la Casta che non sente la crisi

Vergogne Esperto per le rane di Calabria, i soldi verdi, in Sicilia dei poveri per la Miss si spende anche così Organici che scoppiano in Regione, ma il governatore prende consulenti per valutare Fierro pag. 4 z “le consulenze”

Incarichi, nomine e duemila dirigenti. L’esercito di Palermo che non ha visto Amurri pag. 4 z tagli

nLondra

Udi Ferruccio Sansa

Cameron reprime una rivolta che non capisce

SAVONA RADDOPPIA IL CARBONE

pag. 6-7z

egione Liguria e governo Rla centrale centrale sono d’accordo: con le ciminiere

(FOTO ANSA)

Nuova inchiesta a Napoli. I pm indagano Cosentino e l’ex assessore Sica per le minacce a Caldoro e Berlusconi Lillo pag. 10 z

CATTIVERIE Bersani in aula chiede le dimissioni di Berlusconi. Se gli premi il petto dice anche altre frasi (www.spinoza.it)

La centrale di Savona (FOTO M. MOLINARI)

in mezzo alle case deve raddoppiare. Ma i cittadini sono preoccupati per l’inquinamento e un tasso di mortalità già anomalo. pag. 9 z


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Nell’Italia reale mezzo milione di giovani a spasso

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VORAGINE ITALIA

numeri fanno paura: oltre 427 mila giovani nel 2010 hanno perso il posto di lavoro che avevano nel 2009. E il Nord Italia va peggio della media nazionale per evoluzione del mercato del lavoro giovanile (ragazzi sotto i 35 anni). È quanto emerge da un'indagine elaborata da Datagiovani secondo cui quasi il 20 per cento dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009 e circa il 60 per cento è a

spasso da più di un anno. Da rilevare poi che sono circa 686 mila gli under 35 che cercano lavoro da oltre un anno. E sorpresa: il Sud ha reagito meglio alle dinamiche di involuzione, creando più posti di lavoro rispetto alla media nazionale e più stabili. Ma l'indice di evoluzione globale mostra come le regioni del Centro e parte del Nord, dopo un 2009 pessimo, stiano recuperando, mentre il Sud non dà segni di ripresa.

427 mila UNDER 35 LICENZIATI IN UN ANNO

LA TREGUA È FINITA Mentre la Borsa sprofonda B. convoca un tavolo per discutere sul nulla. L’ira di Confindustria e Cigl di Stefano

PALAZZO CHIGI La rivolta dei giornalisti a prassi è normale: il governo convoca un Consiglio Lse dei ministri o un vertice di altro genere, non spiega c’è una conferenza stampa, ma lo decide all’ultimo secondo. I giornalisti che non possono rischiare di perdersi le comunicazioni del governo, devono aspettare per ore al gelo dell’aria condizionata della minuscola saletta stampa di Palazzo Chigi. Ieri però si è vista una scena che è un po’ il segno dei tempi: dopo ore di attesa, arrivano le parti sociali. Parla solo Emma Marcegaglia, pochi secondi. Non ha niente da dire, il governo era senza idee, il vertice è stato inutile, anche la presidente degli Industriali è in forte imbarazzo perché Berlusconi e Tremonti stanno svuotando un’iniziativa lanciata proprio da Confindustria e Cgil. “Bene, grazie”, dice svelto il presidente dell’Associazione delle banche italiane, Giuseppe Mussari. Si alzano tutti e se ne vanno. Vietato fare domande. E allora scatta la rivolta dei giornalisti: una giornalista del Tg3 comincia a urlare senza microfono, chiede come possano pensare tutti di continuare così senza far nulla, mentre la Borsa perde fino al 6 per cento in un giorno. La Marcegaglia, tentenna, Luigi Angeletti della Uil si guarda attorno spaesato. Cominciano a urlare in tanti, “Perché venite a questi vertici?”, oppure “Che ci avete chiamati a fare qui?”. I cronisti si assiepano attorno al bancone dove di solito siede il governo. I cameramen si disperano perché tutti sono in piedi, “impallando” le telecamere. Ma di risposte non ne arrivano. Gli unici che potrebbero fornirle, Berlusconi, Sacconi o Tremonti, non si fanno vedere. Neppure dai giornalisti. Figurarsi dagli elettori. Ste. Fel.

Feltri

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a frase è attribuita al sottosegretario Gianni Letta e rende bene il senso della giornata: “Tutto precipita, valutiamo ogni ipotesi”. Mentre il governo è riunito con le parti sociali – imprese, sindacati e banche – a Milano, la Borsa subisce il suo colpo più duro di queste settimane disastrose: -6,65 per cento, con i titoli bancari falcidiati dai ribassi. A Roma la politica sembra ormai consapevole della gravità della crisi, che non viene più negata neppure dal governo, ma lenta nella reazione. Il Consiglio dei ministri si riunirà martedì 16 o giovedì 18 per varare un decreto legge che conterrà la manovra “ristrutturata”, come dice il ministro del Tesoro Giulio Tremonti. Ristrutturata come? Chissà. IL VERTICE DI IERI con le parti sociali è stato un colpo a salve, riassunto in una conferenza stampa di pochi secondi in cui ha parlato solo Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che non aveva alcuna novità da annunciare. Anche da formule prudenti, però, qualche cambiamento traspare. Primo: la concordia tra parti sociali e governo è già finita, il fronte comune contro la cristi si sta già sfaldando. La Marcegaglia dice: “Il tema del

mercato del lavoro è una questione che dev'essere in totale ed esclusiva disponibilità delle parti”. Che significa: il governo non pensi di modificare per decreto le regole del lavoro, magari con la scusa che lo richiede la Banca centrale europea, perché sindacati e imprese fanno da soli, con gli accordi interconfederali. Invece, violando gli accordi pre-

cedenti, durante il vertice Letta ha provato il colpo di mano: “Allora convochiamo un tavolo sul lavoro con Sacconi”. La Marcegaglia e il segretario della Cgil Susanna Camusso si sono ulteriormente seccate. Secondo punto: la Cgil da ieri “non esclude lo sciopero generale” se i sacrifici non saranno davvero condivisi, lascia capire la Camusso, dopo un

incontro che definisce “non all’altezza dei problemi che abbiamo e della trasparenza che sarebbe necessaria”. Perché, e questo è un punto che ha irritato tutte le parti sociali, il governo non ha rivelato nei dettagli i contenuti della lettera della Banca centrale europea che ha imposto di cambiare la manovra da 48 miliardi (in cambio dell’acquisto da

Il tavolo convocato dal governo con le parti sociali (FOTO LAPRESSE)

IL TERREMOTO

MERCATI IMPAZZITI, PIAZZA AFFARI SPROFONDA. L’EUROPA BRUCIA 174 MILIARDI di Vittorio Malagutti Milano

er farla breve si potrebbe liPdi ordinaria quidarla come una giornata follia, l’ennesima. Ma l’ondata di vendite che ieri ha provocato il crollo di tutti i principali mercati dell’Occidente dice anche qualcos’altro, qualcosa di peggio. Quel frenetico crescendo di ribassi suona come la conferma definitiva della crisi di nervi in cui sono precipitati i grandi investitori internazionali. Voci che fino a qualche settimana sarebbero state accolte con una semplice alzata di spalle, adesso provocano movimenti di qualche punto percentuale anche su titoli importanti. Se poi, come è successo ieri, iniziano a circolare indiscrezioni (smentite) su una prossima correzione al ribasso del giudizio delle agenzie di rating sul debito della Francia, che è ancora una tripla A, il massimo, allora parte davvero il diluvio. E le Borse

più deboli finiscono per pagare il conto più salato. A cominciare da Milano, che con un ribasso del 6,65 per cento ieri ha fatto segnare il calo più consistente dal marzo 2009. La tempesta ha investito i titoli finanziari, a cominciare dalle banche, che nelle ultime due sedute erano state risparmiate dai ribassi. Il bollettino di giornata segnala che i due principali istituti nazionali, Intesa e Unicredit, hanno perso rispettivamente il 13,7 e il 9,4 per cento. Per dare un’idea della situazione basta segnalare che nel solo mese di agosto (8 sedute di Borsa) Intesa ha perso addirittura un terzo del suo valore. Dall’inizio dell’anno il bilancio è negativo di oltre il 40 per cento. Con questi livelli di prezzo ha ormai poco senso fare riferimento ai tradizionali parametri con cui gli analisti valutano banche e aziende in genere. Di questi tempi incertezze e timori hanno cancellato ogni approccio razionale. Il

tutto amplificato dall’uso di strumenti derivati e dagli algoritmi che fanno scattare le vendite via computer al raggiungimento di determinate soglie di prezzo. Ieri, per dire, nel primo pomeriggio sono cominciate a circolare voci sulla crisi della francese Société Générale (SocGen), uno dei più grandi istituti d’Europa. Le indiscrezioni, rilanciate via Internet dai social network, hanno subito provocato una colossale ondata di vendite. Risultato: SocGen è arrivata a perdere fino al 24 per cento trascinandosi dietro i principali titoli bancari francesi e presto il panico si è allargato al resto d’Europa. La banca transalpina, che peraltro viaggia al ribasso ormai da settimane, ha smentito tutto. Poche ore prima il presidente Nicolas Sarkozy, rientrato di corsa dalle vacanze, aveva convocato un vertice d’emergenza con i suoi ministri per discutere misure per la crescita e nuovi tagli al bilan-

cio. Obiettivo: mettere a tacere le voci di difficoltà per il debito francese. In questo clima però le parole servono a poco. Così, Parigi e Francoforte, affossate dal crollo dei titoli bancari, hanno chiuso la giornata con ribassi superiori al 5 per cento. Londra ha limitato i danni, ma ha perso comunque più del 3 per cento. Mentre Wall Street già in apertura ha azzerato i guadagni del 4 per cento di martedì sera, per poi oscillare al ribasso tra il 2 e il 3 per cento. Milano paga un dazio supplementare perché ai problemi del debito e dalla scarsa crescita si aggiungono le incertezze della politica. I risultati interlocutori (per usare un eufemismo) dell’incontro di ieri tra governo e parti sociali non contribuiscono certo a migliorare la situazione. E pensare che sul fronte dei titoli di Stato la giornata di ieri è trascorsa senza scosse, con la Banca centrale europea che ha proseguito negli acquisti di Btp. Lo

spread (differenziale di rendimento) sui Bund tedeschi è quindi rimasto intorno a 280. Anche l’asta dei Bot a un anno si è chiusa senza tensioni con rendimenti in calo al 2,95 contro il 3,67 del mese scorso. Una notizia positiva, quindi, per le casse dello Stato. Il guaio vero, però, è che all’orizzonte non si vede nessuna notizia che convinca i grandi investitori internazionali a

smettere di vendere i titoli targati Italia per cercare rifugio verso investimenti considerati più sicuri. Che possono essere, di volta in volta, l’oro, il franco svizzero, i titoli di Stato americani (anche dopo la bocciatura di Standard & Poor’s). Si sono rivisti flussi consistenti di acquisti perfino sullo yen. E pensare che solo cinque mesi fa il Giappone è stato travolto da terremoto e tsunami.

Gli investitori bersagliano i titoli bancari Giù anche Parigi per i timori sul debito

-6,65% IL TONFO REGISTRATO IERI DA PIAZZA AFFARI


Il Financial Times: “L’ultima chance per Berlusconi”

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Giovedì 11 agosto 2011

VORAGINE ITALIA

iò di cui l’Italia soffre in misura maggiore non è tanto un debito di super dimensioni quanto piuttosto di un super deficit di leadership politica”. Così il Financial Times in un editoriale intitolato “l'ultima chance per Silvio di ridurre il debito”. “È difficile dire – sottolinea il quotidiano economico britannico – se gli italiani stiano perdendo la loro

fiducia in Silvio Berlusconi più di quanto i mercati finanziari ne stiano perdendo nell’Italia”. Con l’Italia “nell’occhio del ciclone”, si tratta per il premier Silvio Berlusconi “di una delle ultime chance per mettere avanti gli interessi della nazione a quelli suoi personali”. Quello di cui l’Italia ha bisogno “urgente”, sottolinea il Ft, sono le riforme strutturali.

RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL IN EUROPA

120% %

Ora candidano Brunetta

Grecia 142,8%

% 140% 121,5 %

Italia 119%

% 100% Germania 83,2% Francia 81,7%

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Spagna 60,1% 55,6%

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parte di Francoforte dei nostri Buoni del Tesoro già in circolazione, da cui gli investitori fuggono). Ma qualcosa si comincia a capire. Il ministro Tremonti ha spiegato che l’obiettivo immediato di bilancio è il se-

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guente: deficit al 3,8 per cento del Pil (invece che il previsto 3,9) nel 2011 e all’1,5-1,7 per cento nel 2012 (anziché il 2,7 per cento), fino ad arrivare al 2013 con il pareggio di bilancio. La correzione è quindi tutta sul prossimo anno, per circa un punto di Pil in più: circa 16 miliardi. Dove trovarli? LA LEGA e anche la Confindustria si oppongono a ogni forma di patrimoniale, ma Umberto Bossi ha anche giurato che le pensioni non si toccano. “Escludo qualsiasi tipo di patrimoniale”, ha detto ieri il capogruppo leghista alla Camera Marco Reguzzoni, molto vicino anche a Berlusconi. Per la verità in questi giorni continuano a circolare almeno due ipotesi di imposta patrimoniale: un intervento straordinario sui redditi più elevati studiato, pare, dall’Agenzia

Camusso: “Pronti allo sciopero” Marcegaglia: “Chi ha di più, paghi di più”

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delle Entrate, e una nuova imposta sulla seconda casa, inglobata dentro l’Imu (l’imposta municipale unica) che viene introdotta dal federalismo fiscale. Questa seconda soluzione avrebbe il notevole vantaggio di essere meno appariscente e di non rievocare il prelievo forzoso sui conti correnti del 1992 a opera del governo Amato. E dire che perfino la Marcegaglia, con una posizione inedita per l’associazione degli industriali, arriva a dire: “Credo sia giusto che in questo momento di emergenza per il Paese chi ha di più possa dare un po’ di più”. I numeri diffusi ieri da Tremonti, però, allontanano l’idea della patrimoniale. Perché quella è una misura da applicare subito, nel caso si faccia. Non avrebbe senso annunciarla adesso e poi aspettare il 2012 per introdurla, i capitali da tassare fuggirebbero in Svizzera. E quindi? Resta dunque l’ipotesi dell’intervento sulle pensioni, partendo da quelle delle donne nel settore privato (alzare l’età per le pensioni di vecchiaia a 65 anni). Si attendono le comunicazioni di oggi di Tremonti alle commissioni parlamentari per capire (forse) qualcosa di più. Ma è sempre più diffusa l’impressione che il governo non annuncerà nulla finché non avrà concordato anche i dettagli con la Bce.

IL TRACOLLO DI PIAZZA AFFARI 16.137

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-3,05% -5,45% 1.800$ LONDRA

PARIGI

-5,13% -5,49% FRANCOFORTE

MADRID

I SOGNI DEL MINISTRO SUL GIORNALE DEL PREMIER

2010

IL PREZZO RECORD DELL’ORO È CORSA AL BENE RIFUGIO

di Sara Nicoli

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i sicuro, ieri mattina Giulio Tremonti ha avuto un momento di scoramento. Perché pare che proprio non gli abbia fatto piacere vedere il faccione di Renato Brunetta in prima pagina sul Giornale, intervistato niente di meno che dal direttore Alessandro Sallusti. Titolo di un’intervista a tutto campo che proprio non lascia spazio a interpretazioni: “L’Italia a posto entro tre mesi” e dopo una lunga disamina su come Brunetta farebbe assai meglio il mestiere di ministro dell’Economia al posto suo. “Da settembre a dicembre – ecco le parole magiche del ministro della Pubblica amministrazione Brunetta – si può incardinare quasi tutto, nel 2012 cominceremo a vedere i risultati, nel 2013 raggiungiamo il pareggio e rivinciamo le elezioni”. DAVVERO MEGLIO di Mago Merlino, per dirla con Di Pietro. Ma il vero calcio a Tremonti, che si sentiva così forte dopo il patto con Bossi alla festa leghista di Gemonio, è giusto un po’ più in basso: “La politica dei tagli lineari ha fallito, andiamo oltre”. Come? Con le privatizzazioni, per esempio: “Basta prendere il decreto Ronchi – ecco l’altra ricetta di Brunetta – togliere l'acqua e applicarlo su luce, gas, spazzatura, trasporti. Cosa che, come dice Bersani, ci chiede l'Europa”. Pare che alla citazione di Bersani, il professore di Pavia abbia avuto il secondo sobbalzo della mattinata, per via del messaggio subliminale contenuto in tutta l’architrave dell’intervista; l’era Tremonti, insomma, quella del “sempre no” e dei soli tagli e, soprattutto, del “faccio tutto io” può considerarsi finita; appena usciti da questo momento d’impasse, il Cavaliere archivierà definitivamente la pratica con “l’amico” Giulio. Che l’altra sera, mentre lui era ancora in Sardegna, aveva avuto l’ardire di pronunciare una parola tabù: patrimoniale. Già, la tassa sulle rendite. Pare che proprio non se ne possa fare a meno di innalzare la tassa sulla ricchezza dal 12,6 per cento al 20, ma Berlusconi ha gridato al telefono come un ossesso “non se ne parla nemmeno!”. E lì anche Tremonti pare che abbia perso le staffe, ricordando che poi non è che ci si può inventare molto di più. Però, per il Cavaliere mettere la patrimoniale, seppur una tantum, accompagnata casomai da un’altra misura, sempre una tantum, per tassare le seconde case (o di anticipare l’Imu), equivale al suicidio eletto-

rale. Epperò quella misura (peraltro emanabile proprio per decreto) avrebbe fatto entrare subito nelle casse almeno 8 miliardi di euro. Tremonti ha tentato in ogni modo di spiegare che anche la Lega, nonostante i problemi di facciata e l’intemerata di Marco Reguzzoni alla Camera (“No alle privatizzazioni, ma non si devono toccare neppure le pensioni”; e allora, cosa?) ci sarebbe potuta stare sul fronte di una patrimoniale una tantum. E che a Bossi, poi, ci avrebbe pensato lui, ma niente. Berlusconi è stato inamovibile: “No, no e poi ancora no!”. Risultato: ieri mattina, di misure possibili ancora scritte non ce n’erano, ma l’odore di una patrimoniale comunque necessaria riempiva ancora l’aria. Tanto che Giorgio Stracquadanio, fedelissimo del Cavaliere e meno, ma molto meno di Tremonti, si è subito affrettato a tirare un altro calcione al titolare dell’Economia. “Lo dico subito per chiarezza, se c’è una patrimoniale, io non la voto anche se il governo mette la fiducia!”. Dopo di lui anche altri ‘falchi’ del Pdl hanno cominciato a svolazzare

Una doccia fredda per Tremonti che aveva appena ritrovato la Lega

sinistramente sulla testa di Tremonti, primo fra tutti Fabrizio Cicchitto: “Le misure le decideremo dopo l’incontro con le parti sociali, stavolta si fa gioco di squadra”. Come dire: nessuna fuga in avanti del titolare del ministero di via XX Settembre. SE NON L’AVEVA ancora capito, il professore di Pavia se l’è sentito ripetere durante il vertice del Pdl di ieri sera in via dell’Umiltà: va bene lavorare su privatizzazioni e liberalizzazioni, ma guai a mettere una patrimoniale – anche mascherata – che eroderebbe in modo definitivo quel che resta dell’elettorato pidiellino. Per questo, per capire che cosa aveva in testa davvero Tremonti, il Cavaliere lo ha convocato per un super-vertice a Palazzo Grazioli con Bossi e Alfano; tante carte sul tavolo, l’idea di far cambiare opinione a Bossi sulle pensioni, ma anche una possibile eurotassa una tantum all’orizzonte. Il tutto da concludersi il 18 agosto, nel Consiglio dei ministri straordinario che dovrà dare quelle risposte che le parti sociali ieri non hanno avuto. Succederà, forse, proprio il giorno del compleanno di Tremonti (64 anni). E chissà se quel giorno qualcuno avrà il fegato di cantargli, non senza sarcasmo, “tanti auguri a te...”?

lnterviste mirate Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta (FOTO ANSA)


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Niente parco per i Vianello A Parma restano Falcone e Borsellino

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VORAGINE ITALIA

l parco di Parma intitolato a Falcone e Borsellino, i due magistrati uccisi dalla mafia, non sarà dedicato a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Lo ha assicurato l’assessore alla toponomastica Fabio Secci, dopo le proteste sollevate dalla proposta di intitolare il parco ai due attori. Martedì si era dimesso Marco Capra, docente universitario e

componente della commissione toponomastica, assente alla riunione del 3 agosto che aveva deciso la nuova intitolazione. Capra ha lasciato la commissione perché riteneva la scelta “inopportuna”. Ieri però è arrivata la marcia indietro della giunta. Secci ha spiegato che scriverà una lettera ai familiari dei due magistrati “per spiegare loro come sono

andati veramente i fatti”. L’idea iniziale era quella di dedicare a Falcone e Borsellino i viali in costruzione della stazione: ma le polemiche hanno cambiato i piani dell’assessore. “Lo faccio per stoppare le strumentalizzazioni verso due eroi dell’antimafia” ha spiegato Secci. Irritato, per quello che bolla come un “attacco politico di bassissimo livello” nei suoi confronti.

VERGOGNE DI CALABRIA Il Governatore prosciuga il fondo dei poveri per finanziare Miss Italia e radio private di Enrico Fierro

norevole, cosa farà per i poveri?”. “I poveri? Cazzu io non ci avevo pensato”. Cetto La Qualunque, trasposizione in chiave satirica del politico calabrese, ormai superato dalla realtà, risponde così. Perché per i poveri in Calabria va anche peggio. Quanti sono? L'indice di povertà nella regione è del 26 per cento, calcola l'Istat, sette volte in più della Lombardia (appena il 4), e non poteva andare diversamente in una realtà dove solo il 40 per cento della popolazione ha un lavoro e il 42 della famiglie rischia di precipitare nel baratro dell'indigenza. Per i poveri la Regione Calabria, quella degli spot milionari dei Bronzi che giocano a morra e fuggono dal museo, i soldi c'erano, ma sono stati dirottati altrove. È una bella inchiesta firmata da Eugenio Furia per il settimanale Corriere della Calabria ad informarci che il fondo destinato alle famiglie indigenti è stato “definanziato”. Alleggerito dalla giunta regionale del governatore Giuseppe Scopelliti, che come un Robin Hood alla rovescia toglie ai poveri e al loro “Fondo per le famiglie” per dare ai ricchi e con delibera di somma urgenza. Come se fosse una catastrofe, una calamità imprevista e disastrosa.

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Un milione e 500 mila euro, 2/3 dirottati per “Miss Italia nel mondo”, il resto a Rtl, seguitissima radio privata dei fratelli Surace, calabresi di Vibo Valentia, per alcune serate sul lungomare. Dove, informa la cronaca, il presidente-governatore Scopelliti, ex golden boy della destra dura e pura poi passato alla corte berlusconiana, si esibisce, tiene serate, mette musica, commenta, invita a ballare e divertirsi. Lo chiamavano “Pappalone”, gli amici, ora a Reggio lo chiamano “Peppe Dj”. E i poveri? Che aspettino, la smettano di lamentarsi e leggano bene lo slogan della performance radiofonica di Scopelliti: “No problem. W l'Italia”. È la Calabria, il “modello Reggio”: festa, farina, forca e consulenze. Che alla regione abbondano. Impiegati, dirigenti e funzio-

Scopelliti ha assunto un fotografo amico per seguirlo Stipendio: 41 mila euro

nari sono un esercito, ma si deve ricorrere a contratti con figure esterne all'amministrazione per svolgere alcune delicatissime e imprescindibili funzioni. Quella di fotocinereporter a disposizione del governatore-visir, ad esempio. È uno dei primi atti della giunta Scopelliti. È necessario filmare e fotografare le gesta del governatore e allora si sceglie un fotografo reggino molto amico di Scopelliti per una spesa di 41 mila 976 euro l'anno. “Senza parametri, leggi o contratti collettivi nazionali”, denuncia il Direr (il sindacato dei quadri direttivi), che protesta anche per gli arruolamenti nell'ufficio stampa della giunta. “Le nomine intuitu personae sono illegittime in quanto in palese violazione delle norme per l'accesso agli impieghi della Pubblica amministrazione e per il conferimento di incarichi di consulenza”, denuncia il sindacato che manda esposti e carte alla Procura della Repubblica di Catanzaro e alla Corte dei conti. NON SOLO consulenze, ma anche incarichi esterni per dirigenti “comandati” da altre amministrazioni. La Regione Calabria ha in organico 164 dirigenti, ma non bastano, perché ne sono stati aggiunti almeno altri 32 "esterni", a conti fatti il 19 per cento, molto al di

sopra della dotazione prevista dalla legge Brunetta del 2009 che fissava un tetto massimo del 10. CALABRIA dei miracoli. Dove a un certo punto la politica vuole emendarsi, la casta rinunciare a sprechi e privilegi e decide di combattere la piaga delle consulenze. Sconfinata prateria per clientele e sperpero di danaro pubblico. La Regione Calabria è ovviamente dotata di un suo ufficio legislativo, ma non basta, perché il Consiglio regionale ha bisogno di propri "consulenti giuridici", spesa 200 mila euro, che si aggiungono ai "consulenti esperti in attività studi e ricerche in materia giuridica al fine della semplificazione legislativa", altri 180 mila euro. Ma come combattere la piaga consulenze? Con una Commissione, o meglio una Autorità, suona molto meglio e fa impressione, "per la valutazione delle attività di consulenza". La istituì la giunta regionale precedente di centrosinistra, ma le nomine (tre membri) le ha fatte il centrodestra. Figure di "provata professionalità" e soprattutto autonome dai partiti. Li hanno pescati fra i tanti dirigenti della Regione? No: li hanno chiamati dall'esterno. Per indagare sulle consulenze si nominano nuovi consulenti. Miracoli calabresi. Presidente è il professor Pier-

paolo Chiappetta, candidato-trombato alle ultime regionali con la lista "Scopelliti presidente", vice, Paolo Spadafora, Udc, candidato alle ultime comunali, terzo componente la professoressa Filomena Maria Smorto, dell'Università di Messina. Il presidente incasserà un gettone di 45 mila euro l'anno, la metà dello stipendio di un dirigente, gli altri due membri qualcosa in meno. È il modello Reggio che Giuseppe Scopelliti ha esportato in tutta la Regione. Quando era sindaco della Città dello Stretto portò Lele Mora e Valeria Marini (60 mila euro per una passeggiatina sul lungomare), Costantino Vitaliano e altri cavalli della scuderia del manager organizzatore dei festini berlusconiani. Festa, farina e forca. E i poveri? "Cazzu io non ci avevo pensato".

A dispetto degli organici saturi sono stati presi consulenti per valutare le “consulenze”

Sicilia, una nomina ogni tre giorni GLI ASSESSORI REGIONALI SFORNANO ESPERTI A RITMO DI RECORD: SPESI 700 MILA EURO IN SEI MESI di Sandra Amurri inviata a Palermo

faccia della volontà di inAca,llafliggere seri tagli alla politila Regione Sicilia osserva

una tabella consulenze che registra una media di un incarico ogni tre giorni. Da gennaio 2011 ad oggi, in sei mesi, ha nominato 79 esperti per oltre 700 mila euro, almeno 100 mila euro al mese. Il presidente Raffaele Lombardo alcuni giorni fa ha annunciato che ci metterà mano. Eppure due nomine fresche fresche sono state assegnate il 2 agosto: tremila euro, per esempio, alla dottoressa Giovanna Perricone per studiare i problemi delle rane verdi, noto componente della famiglia degli anfibi che rende la Sicilia famosa nel mondo. Ma ci sono anche le consulenze a suon di chitarra: 4.800 euro a docenti di una scuola di Barcellona Pozzo di Gotto. A cui si aggiungono quelle affidate dall’assessore alla Cultura a Roberto Ferrari e Sebastiano Torcivia. Il primo per occuparsi del “supporto tecnico per la definizione del partenariato pubblico-privato nei beni culturali siciliani e la progettazione del distretto storico-ar-

cheologico di Aidone, Morgantina e Piazza Armerina mediante l’utilizzazione degli strumenti programmatici disponibili tra cui le misure di aiuto alle imprese”. Il secondo del servizio di pianificazione e controllo strategico. Costo: 8.263,32 ciascuno. NONOSTANTE le battaglie dei Cobas-Codir (il sindacato fondato da Dario Matranga e Marcello Minio) e le notizie diffuse puntualmente su LiveSicilia da Accorsio Sabella, i politici siciliani vanno avanti imperterriti. L’assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale, Mario Centorrino, per esempio, ha nominato Giuseppe Italia, per le “problematiche della Pubblica istruzione alla luce della normativa statale di riforma del settore”: dal 25 maggio al 24 novembre percepirà 12.394,98 euro lordi. Soli 7.230,41 euro per Saveria Attaguile nominata dall’assessore alle Risorse umane Elio D’Antrassi, per coadiuvare il lavoro al servizio di pianificazione e controllo strategico. Per il controllo strategico e il servizio di pianificazione l’assessore all’Economia fino al 30 settembre ha incaricato Pietro Luigi Matta per

un compenso di 10.191,42 euro lordi. Un fiume in piena: ci sono le consulenze assegnate ai massimi esperti per competenze specifiche nel settore come Francesco Micali, vicepresidente dell’associazione “Giovani di Giampilieri” (il villaggio devastato il 1 ottobre 2009 dal nubifragio) che nel curriculum scrive di possedere “esperienza maturata come pianista di pianobar per serate e organista per matrimoni su richiesta, attività come professore privato di latino, greco, storia, filosofia e avvio allo studio del pianoforte”. Lui in cambio di 22 mila euro lordi si occuperà di “informazione alla cittadinanza delle zone alluvio-

La dottoressa con l’incarico alle rane verdi, il pianista di pianobar alle zone alluvionate

nate e di progettazione e ripresa economica e sociale del territorio”. Non siamo riusciti a sapere se lo farà a tempo di musica. Ma oltre duemila dirigenti – tanti ne ha la regione grazie a una legge voluta dall’allora presidente dei Ds ora deputato del Pd Angelo Capodicasa che ha promosso i funzionari in dirigenti – non dovrebbero bastare per risolvere i problemi? IL RECORD lo detiene Elio D’Antrassi, Risorse agricole, con 11 consulenze, circa 80 mila euro. Seguito dal presidente Raffaele Lombardo con otto nomine che ha prorogato fino a tre volte con un esborso per i contribuenti di oltre 180 mila euro da inizio anno. A pari merito compare Andrea Piraino, assessorato alla Famiglia. Mentre a quota 7 c’è Pier Carmelo Russo alle Infrastrutture, 6 quelli nominati da Gaetano Armao all’Economia, ai quali vanno aggiunti 3 consulenti richiesti dal Ragioniere generale. E ancora, 5 sono gli esperti di cui Marco Venturi ha chiesto l’ausilio alle Attività produttive, 65 mila euro. La consulenza più veloce è stata quella data per il solo mese di aprile al consulente Giuseppe Casella,

per il supporto tecnico sulle tematiche del settore e lo sviluppo delle attività agricole in cambio di 922 euro. Tre mesi invece, in cambio di 4.150 euro quella di Giovanni Savasta per occuparsi del collaudo tecnico-amministrativo in corso d’opera relativo “all’esecuzione dei lavori della prima fase inerenti al Piano di ri-

qualificazione del Centro storico aziendale Luparello, centro regionale per l’attività del vivaismo nel settore agricolo”. Infine nome sicuramente impegnativo come il compenso, 13.953,60 euro a Rosalia Nicolosi per occuparsi dell’implementazione del progetto “Rural development players – Ruraland”.

LETTURE DA SPIAGGIA

di fd’e

CICCHITTO CHE STAI A DI’

I

eri in varie località balneari sono state transennate le edicole per disciplinare l’acquisto del “Foglio”. Sulle spiagge si è sparsa infatti la voce di un pezzo di Fabrizio Cicchitto che inizia così: “L’articolo di Umberto Ranieri costituisce una seria sollecitazione perché ripropone la togliattiana analisi differenziata e la gramsciana esigenza di non sottovalutare l’avversario”. Per gli sfortunati rimasti senza copia letture collettive sulla sabbia, interrotte da ululati di giubilo in questo passaggio: “L’adozione di politiche restrittive e di austerità contraddicono alla radice l’endiadi modernizzazione-sviluppo che è intrinseca al berlusconismo”.


Giovedì 11 agosto 2011

Fiera del Levante: 9 mila domande per 200 posti Si assume per sorteggio

U

VORAGINE ITALIA

n sorteggio pubblico. Questa la modalità con cui la Fiera del Levante ha assunto in via temporanea 242 addetti (hostess, steward, impiegati), più le riserve, in vista della prossima edizione, la 75°, della campionaria in programma dal 10 al 18 settembre. In tutto erano state presentate via internet oltre 9mila domande, delle quali 8702 corrette. Il

Illustrazione di Marilena Nardi

sorteggio, attraverso una procedura di generazione di numeri casuali tramite il sito internet Random.org, è stato effettuato nel Palazzo del Mezzogiorno della Fiera, alla presenza di un notaio. Il presidente della Fiera, Gianfranco Viesti, ha motivato così la scelta: “Il mercato del lavoro è in condizioni pessime, specialmente al Sud. La via maestra sarebbe stata una meditata selezione,

affidata ad una qualificata agenzia di reclutamento delle risorse umane. Ma l’alto numero di domande presentate avrebbe dilatato tempi e costi. Di qui l’idea di ricorrere a una modalità economica e democratica, visto che viene data pari dignità a coloro che hanno presentato online la loro candidatura. I criteri scelti - ha concluso Viesti hanno garantito la piena parità tra uomini e donne”.

Quelli che per un baule di Gucci spendono quanto una casa UNA PERSONAL SHOPPER RACCONTA LE “PASSEGGIATE” PER SODDISFARE I VIZI D’ÉLITE di Luca Telese

enta, per farle capire posso raccontarle un aneddoto?”. Diciamo che si chiama Clara, ma il nome non è quello, perché il personal shopper è un mestiere che richiede riservatezza e discrezione: “L’unica promozione di cui ho bisogno è quella di un cliente che passi il mio bigliettino a un altro e dica: ‘È unica’”. Clara lavora nel “triangolo delle Bermuda”, a Roma: ovvero in quel circuito di strade che collega Piazza del Popolo, Fontana di Trevi e Piazza Navona: “Mi chiamano gli alberghi, vendendomi al cliente come un gadget esclusivo, oppure il tam tam di chi si è trovato bene. Se vuole che le spieghi cosa sia il lusso glielo dico io”. E l’aneddoto? Clara sorride: “Tempo fa una delle più celebri avvocate romane è stata derubata della borsa. Donna tosta, molto prestigiosa, appariva scossa agli appuntati che raccoglievano la denuncia. Le fanno: ‘Aveva molti soldi nella borsa?’. E lei: ‘I soldi non contano’. E loro. ‘Aveva dei documenti importanti, nella borsa? E lei: ‘Nulla che non si possa riprodurre’. E loro: ‘Allora tutto a posto, no?’”. Chiedo alla personal shopper: “Avevano ragione?”. Lei ride sonoramente: “Ecco, vede cos’è il lusso? L’avvocata di grido non poteva raccontare che la cosa più preziosa che aveva nella borsa era la bor-

S

sa stessa. Una Kelly di Hermes”. Di che valore parliamo? “Come minimo 20 mila euro. Dipende dal modello. Se è Cocco possono essere 30 mila”. ECCO, anche la lingua del lusso ha le sue regole. Se ti dicono “Cocco” non si parla di fibre vegetali, ma – ovviamente – di coccodrillo. “Il vero problema delle Kelly non è il costo, però”. E cosa, allora? “È che non te la compri come se fosse un ninnolo. Quelli che ti dicono ce l’hanno prenotata, sparano una balla. Per comprare una Kelly al volo devi avere un santo in paradiso, conoscere un direttore, oppure dire al cliente: ‘Prendiamo l’aereo privato e voliamo a Parigi, forse posso fare un miracolo. Se entri nel negozio come un comune mortale non te la vendono nemmeno se piangi”. E se non c’è l’aereo privato? “Possiamo an-

La forbice tra ricchi e poveri si allarga Non c’è limite all’offensivo superlusso

che prendere un volo di linea: ma vuol dire che lei non ha ancora capito cosa sia il lusso”. Provi a chiedere a Clara chi siano i suoi clienti. Altro sorriso, sospiro: “Un attore, un cantante, un industriale che viene a Roma a firmare un contratto o sua moglie, magari Robert Plant che è qui per un concerto come è accaduto pochi giorni fa, Madonna... Chiunque. Conta la dotazione economica”. Sta cambiando il mercato? “Non ci sono più le ‘passeggiate’ da 10 mila euro. Le mezze cose. O si spende tanto, o nulla”. Facciamo un esempio di come parte la passeggiata. “Ad esempio da quell’oggetto che ha colpito anche lei. Il baule in cocco della Gucci. Ha il guardaroba, i cassetti, è tutto foderato. Fare una passeggiata con un cliente vuol dire entrare in una dimensione di racconto. È molto bello dire che si parte con un baule per riempirlo”. E quanto costa il baule in cocco da rivestire di sogni? “Più o meno 60 mila euro. Ma comprando altro si può avere anche uno sconto” (e meno male). Torniamo alle Kelly: “Ci sono in cocco, in pelle, o in struzzo. Sono il lusso vero, quello di chi ha gusto. So di una deputata che ne ha più di 50, ma il nome non glielo dico”. Ma ci saranno altre borse, vero? “Certo. Anche la Birkin in cocco fa la sua figura: 33 mila euro. Quando un marito vuole fare un regalo che non lascia dubbi, si muove così”. Oppure?

Berlusconi e Fini, c’eravamo tanto odiati UN ANNO DOPO LA CAMPAGNA SULLA CASA DI MONTECARLO “GIORNALE” E “LIBERO” SI SCOPRONO MORBIDI di Fabrizio d’Esposito

l 10 agosto 2010, di martedì, il Giornale di Feltri e Sallusti e ISantanché infila il quattordice-

simo titolo consecutivo a nove colonne sull’affaire finiano di Montecarlo: “La bella vita del cognato. Giancarlo Tulliani ha perfino la Ferrari”. In totale, in prima pagina, ben sei titoli contro il presidente della Camera cacciato dal Pdl. Tra cui: “Mandiamo a casa Fini: già raccolte 35mila firme”; “Franco Zeffirelli: ‘Gianfranco deve lasciare: ha offeso la democrazia’”; “Paolo Di Canio: ‘Faceva la morale a tutti, invece per la sua famiglia...’”. Nello stesso giorno il gemello Libero di Maurizio Belpietro offre ai suoi lettori l’undicesimo titolo antifiniano (il quotidiano degli Angelucci non esce il lunedì): “Fini non poteva non sapere. Fino al 2008 il presidente della Camera viveva nella stessa casa di Giancarlo Tulliani. Strano che per un periodo sia stato all’oscuro del nuovo indirizzo del parente a Montecarlo”. Poi un retroscena gridato sotto al titolone: “Berlusconi non avrà pietà dell’ex alleato. La strategia per segare le gambe al Fli”. Alla vigilia di Ferragosto, arriva pure la

pistola fumante che incastra il traditore: “I mobili inchiodano Fini”. Una fattura della Scavolini e la preziosa conferma di un testimone del mobilificio Castellucci di Roma, sull’Aurelia: “Il presidente era al tavolo con lei e l’arredatore, lavoravano al progetto per quella casa”. A DISTANZA di un anno esatto dall’estate di Montecarlo, ieri Giornale e Libero hanno fatto un altro scoop fotocopia sul presidente della Camera. Ma di bel altro tenore. Il Giornale: “Segnali di disgelo tra Berlusconi e Fini”; Libero: “Miracoli della crisi: contatti Cav-Fini”. La conferma che è davvero duro e senza vergogna il mestiere del berlusconiano. Un anno fa la clava, oggi il ramoscello della pace. Che cosa è successo? Davvero c’è in atto un riavvicinamento tra i due che potrebbe culminare con un incontro pubblico di pace? I falchi finiani di Fli smentiscono tutto e danno la loro versione: “Bonaiuti (il portavoce di Palazzo Chigi, ndr) ha dato la velina ai due quotidiani di regime. Berlusconi è alla canna del gas, talmente disperato che cerca un contatto con Fini. Ma Gianfranco con Casini è stato chiaro: ‘Chi tocca Silvio

muore, il premier è ai minimi storici’”. Così il paradosso è che il Futurista di Filippo Rossi, ultrà dell’antiberlusconismo finiano, ha gridato anche stavolta alla “macchina del fango”: “Continua a girare la macchina del fango che accusa Fini di voler incontrare gli zombie”. Ora, che nei prossimi giorni ci possa essere un “contatto istituzionale” tra i due, considerata la grave crisi in atto, è possibile. Ma è da escludere una pace “politica” che possa riportare Fli nel perimetro di questo centrodestra a guida berlusconiana. Dice il falco Carmelo Briguglio: “Io ogni giorno faccio una dichiarazione per chiedere le dimissioni

Feltri, Sallusti e Belpietro spingono per la pace, ma dimenticano i sanguinosi insulti

di Berlusconi. Il Terzo Polo è compatto”. In pratica, Fini non è geloso di Casini che “parla” con il Pdl e il proconsole Italo Bocchino non starebbe mediando con Angelino Alfano per un colloquio tra i due ex confondatori del partito dell’amore. EPPURE , la campagna per il riavvicinamento prosegue senza soste. Parole distensive per Fini e Fli arrivano ormai da tutti gli ambienti del Pdl: da Cicchitto, La Russa, persino dalla Santanché. Ad alimentare la clamorosa suggestione è stata la stretta di mano tra Berlusconi e Fini il 3 agosto scorso alla Camera. Il Cavaliere vorrebbe adesso Casini e Fini nel

centrodestra con la promessa di uscire di scena nel 2013. Sarcastici gli irriducibili finiani: “Come se non lo conoscessimo. Impossibile fidarsi”. E impossibile dimenticare Montecarlo. La vita privata di Fini sbattuta per più di un mese in prima pagina e la sua compagna Elisabetta Tulliani descritta una rampante velina di facili costumi. Il 30 luglio 2010, Feltri iniziò così il suo editoriale sul Giornale: “Deo gratias. Salvo contrordini, Fini dovrà fare le valigie e sloggiare dal Pdl”. Titolo: “Un po’ di pace aiuterà il governo”. Oggi si cerca una pace diversa e la stampa di regime si adegua. Gli ordini del Capo non si discutono mai.

Copia e incolla Ora Libero e Giornale sperano nella pace tra B. e Fini, nell’estate 2010 hanno condotto la campagna sulla casa a Montecarlo che era di An e in cui poi abitava il cognato di Fini

“Il solitario. Il diamante pulito, semplice, importante: ovviamente da tre carati. Parliamo di cifre con cui si compra un appartamentino”. Marchi di sicuro impatto? “Un braccialino Cartier in platino, o di oro rosa. Qui torniamo ai 30 mila euro. Vedi, la cosa difficile del mio mestiere è spendere velocemente, ma dando soddisfazione al cliente”. Cosa vuol dire? “Che se tu dici, ‘Compriamo un Rolex’, a parte il supercafone nessuno si eccita. Oppure ti fa: ‘Quanto costa?’, e qualsiasi risposta tu dia è quella sbagliata. Ma se invece spieghi, ed è vero, che conosci un orologiaio che ha comprato in un’asta un Rolex gf master del 1957 con quadrante tropicale, spiegando che era quello che usavano i comandanti, allora il prezzo non è più importante”. Per noi invece sì: “Parliamo di 50-60 mila euro”. È PER QUESTO che scelgono te? “Io credo di funzionare perché so dare a ognuno quello che vuole… Sei un esteta raffinato? Sei una siliconata danarosa?”. Cosa compra la siliconata danarosa? “Fai un salto a via del Babuino e gli fai vedere la collezione all’ultimo grido. I bracciali e i gioielli di Chopard: sono tutti con fattezze animalesche – gufi, civette, felini – tempestati di brillanti, gemme e realizzati in oro. La cosa che colpisce, ovviamente sono i diamanti”: Quanto ci vuole? “Anche mezzo milione di euro. Il bello è che il primo ad avere l’idea dei ninnoli a forma di animali è stato Cartier. Ecco, quando spiego questa cosa a un cliente, gli do un’informazione che spesso non sa”. E abiti, vestiti? “Gli stranieri, ma anche gli italiani, spesso rimangono stupiti di quanto costi relativamente poco Armani rispetto alla qualità che offre. Ci sono dei ricconi che quando gli prendo una parure per mille euro pensano che sia un errore…”. E chi volesse l’ebbrezza dell’inaccessibile? “Gli racconti la storia della vera Chatuches...”. Raccontala anche a noi: “È fatta con il sottogola delle caprette del Cachemire, la regina d’Inghilterra ne poteva comprare solo tre all’anno, e adesso sono sempre più costose e rare perché sono cacciate anche dai cinesi e ci vogliono quattro mesi per ricamarla”. E la paccottiglia? “I telefonini tempestati di diamanti. Li trovi molto bene a Milano. Ma io giro un subappalto, non c’è divertimento”. Curiosità? “Ho visto un deputato del Pd con una meravigliosa Toledo, una penna incisa in oro. Un oggettino carino, si aggira sugli 800 euro…”. E la cosa curiosa? “Per carità, oggetto elegantissimo, e per nulla dispendioso. Solo che lui si è imbarazzato e mi ha detto: ‘Un regalo di mia madre!’, come per giustificarsi”. Ma per te il lusso cos’è? “Come tanti italiani è una cosa con cui lavoro. Ma che non mi posso permettere”.


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FUMO DI LONDRA

QUI LONDRA

Il flop della video-sorveglianza con 4 milioni di telecamere

Il pugno duro di Scotland Yard: più di mille arresti

Mezzo milione di telecamere non hanno impedito il caos. Londra è disseminata di occhi elettronici. Anche a Croydon, il quartiere travolto dai disordini, dove 500 telecamere controllano i 300 mila residenti. Nella zona c’è una stazione di controllo con venti monitor, collegabili alla stazione di polizia locale o direttamente a Scotland Yard. Secondo alcuni studi, ogni londinese viene ripreso in media 300 volte al giorno. Nel complesso, in Inghilterra sono attive oltre 4 milioni di telecamere, una ogni 14 cittadini.

Sono almeno 1186 le persone fermate dalla polizia britannica per la rivolta che sta interessando diverse città dell’Inghilterra. A Londra i fermi sono stati 768 e 105 persone sono state incriminate. Tra Manchester e Salford sono stati effettuati 113 fermi, 109 nel West Midlands (20 incriminati) in relazione ai disordini avvenuti a Birmingham, Wolverhampton e West Bromwich. A Nottingham sono state fermate 90 persone, 50 a Liverpool. Nove fermi si registrano a Gloucester, 13 a Leicester, 19 a Bristol, 15 a Thames Valley. Le cifre sono state fornite in serata dalla Bbc.

ZUFFA INGLESE

Ormai violenze in tutto il Paese, altri tre morti a Birmingham: investiti mentre difendevano i propri negozi di Sabrina Provenzani Londra

I

l quarto giorno, Londra si risveglia militarizzata. I 16 mila agenti in tenuta antisommossa lungo le strade hanno funzionato da deterrente e la notte è filata via senza violenze. Il premier David Cameron esulta per quella che considera una vittoria politica e nella mattinata di ieri, dopo la seconda riunione del comitato di emergenza, dice: “Avevamo bisogno di una controffensiva e

VIDEOSPETTACOLO

l’abbiamo avuta”. La linea dura continua: le forze dell’ordine sono autorizzate ad utilizzare non solo pallottole di gomma ma, se necessario, anche cannoni ad acqua. Poi recupera anche sul terreno simbolico: “Abbiamo visto il peggio della Gran Bretagna, ma anche il meglio: i milioni di persone che hanno collaborato con la polizia nelle operazioni di pulizia della città”. Si riferisce ai volontari che, dalla mattina di martedì, si sono dati appuntamento via twitter per ripulire, letteralmente, la

di Luca Telese

GRANDE FRATELLO IN VOLO C

osa succede se la guerriglia diventa videospettacolo? Wired ha scritto (giustamente) che la rivolta in Inghilterra ha distrutto l’Illusione del Grande Fratello nella città più videosorvegliata d’Europa. Vero, verissimo. Ma questo riguarda solo la sicurezza, non la qualità del racconto, non l’impatto potente dell’immagine nelle nostre case. Perché le rivolte nei sobborghi inglesi fanno molto di più che profanare l’illusione di sicurezza dei circuiti chiusi, e inducono una nuova innovazione, se chi si ribella agisce con una presunzione di impunità. Sollevano il punto di osservazione della tv dalla terra al cielo, concedono all’elicottero di Sky un vantaggio che non è solo sui concorrenti, ma è nell’invenzione di una nuova lingua di racconto. Quelle vedute aeree, che fanno assomigliare l’accerchiamento e la distruzione di un’auto della polizia ad una operazione di Von Clausewitz (o a una partita). Sky si fa metafora. Satellite e veduta aerea cambiano anche noi che guardiamo, ci fanno tornare spettatori terzi. Non è rassicurante che l’estetica del grande fratello ceda il passo alla meccanica ipnotica del videogame.

città. Un appello al Nuovo Esercito della Moralità, chiosa un giornalista della Bbc. Però l’incendio si è propagato ad altre città inglesi: Manchester, Birmingham, Salford. Quasi un travaso. L’INCIDENTE più grave avviene a Winson Green, Birmingham, nella notte di mercoledì. Una piccola ronda di residenti come se ne sono viste tante negli ultimi giorni decide di passare la notte in strada: sono negozianti e proprietari per niente tranquillizzati dalle rassicurazioni della polizia e pronti a difendersi da soli da eventuali saccheggi. Passa una piccola processione di auto. Gli occupanti gridano insulti al gruppo. Non è chiaro se ci sia una reazione ma, secondo i testimoni, una delle auto inchioda all’improvviso, ingrana la marcia indietro a velocità folle, prende in pieno i fratelli Shazad Ali e Abdul Mussavir, 32 e 30 anni e Haroon Jahan, 21. Le ambulanze, tre, ci mettono 20 minuti ad arrivare, perché queste sono notti insonni per troppa gente, la strada è intasata da più di ottanta persone. I soccorritori tentano invano di rianimare i feriti. Tariq Jahan, il padre di Haroon, la vit-

Contestato il sindaco a Tottenham: “Qui c’era l’inferno e tu eri in vacanza”

tima più giovane, ieri ha avuto la forza di rilasciare una breve intervista televisiva: “Haroon è stato ucciso mentre tentava di proteggere la sua comunità. Era un ragazzo meraviglioso. Non accuso nessuno per la sua morte. Non accuso il governo, né la polizia. Ma fra uno, due giorni al massimo, il mondo si dimenticherà di lui. A nessuno importerà più”. Ma non tutti a Winson Green hanno parole di pace. I ragazzi uccisi appartenevano alla comunità islamica e, secondo testimoni, i presunti assassini a quella afrocaraibica. Qualcuno sostiene che le vittime fossero un obiettivo premeditato e promette vendetta. Dopo ripetuti inviti alla calma, le autorità hanno aperto un’inchiesta per omicidio e arrestato un 32enne, di cui hanno sequestrato l’auto. A Manchester la polizia, intorno alle 18 di mercoledì, aveva intimato agli esercizi commerciali del centro di chiudere. Ma non è riuscita a impedire che gruppi di ragazzi incappucciati spaccassero vetrine, incendiassero auto, svaligiassero negozi e dessero alle fiamme il negozio di Miss Selfridges. Secondo alcuni testimoni, spesso i poliziotti avrebbero avuto la peggio e sarebbero stati costretti a ripiegare sotto una pioggia di pietre e bottiglie incendiarie. Su Youtube si possono rintracciare brevi interviste o registrazioni in cui i saccheggiatori dichiarano di essere motivati dall’odio per i ricchi, ma un video esclusivo sul sito del Telegraph mostra un gruppo di giovani incappucciati chiacchierare amichevolmente con Dominic Noonan, il re dei gangster di Manchester: uno con più di 40 capi d’accusa e 22 anni di prigione alle spalle, già protagonista, nel

Lo sguardo terrorizzato dietro una vetrina spaccata, simbolo dei tumulti inglesi di questi giorni (FOTO ANSA, LAPRESSE)

2007, del documentario Un ganster molto inglese di Donald McIntyre. Scotland Yard continua a diffondere le immagini dei saccheggiatori riprese dalle telecamere a circuito chiuso di negozi o centri commerciali devastati e invita la popolazione a segnalarli alle autorità. Intanto, gli arrestati in totale sono più di mille con i tribunali di Londra costretti agli straordinari per sbrigare l’inattesa mole di lavoro. La capitale

sembra riprendere il suo ritmo frenetico. Ma Tottenham High Road, dove è scoppiata la scintilla sabato sera, mercoledì è ancora transennata: vetrine spaccate, edifici anneriti dal fumo, saracinesche abbassate. Decine di poliziotti impediscono l’accesso. Bisogna passare da dietro. Si raduna una piccola folla. Al centro, il casco di capelli rossi di Boris Johnson, il sindaco di Londra. Dopo essere stato contestato il giorno prima a Clapham Jun-

QUI SANTIAGO DEL CILE

“PIÑERA COME PINOCHET”: MANGANELLI SUGLI STUDENTI di Alessandro Oppes

non c'è più, è caduto Iannildatiranno un ventennio, è morto sei fa. Ma il suo nome risuona forte negli slogan della protesta studentesca, sfociata in violenti scontri e centinaia di arresti, l’altra sera a Santiago del Cile. “Y va a caer, y va a caer, la educación de Pinochet”, cadrà il sistema educativo di Pinochet, urlavano a gran voce le decine di migliaia di giovani e i loro professori, scesi in piazza per chiedere il rafforzamento della scuola pubblica, in una nuova tappa del lungo braccio di ferro instaurato con il presidente Sebastian Piñera, il primo rappresentante della destra asceso al Palazzo della Moneda dalla fine della dittatura. Quasi quattrocento le persone fermate e 78 i feriti al

termine di una giornata di enorme tensione in tutto il Paese, conclusasi a tarda sera con un assordante cacerolazo (il battere ritmico, e snervante, di mestoli e posate contro pentole e casseruole, proprio come nei giorni più bui della repressione e dei desaparecidos). Secondo gli organizzatori, sono stati 150 mila i dimostranti nella sola Santiago, e quasi mezzo milione in tutto il Cile. Ma il sottosegretario all’Interno, Rodrigo Ubilla, riduce la cifra a 70 mila manifestanti, ammettendo che non più di duemila sono scesi in piazza con l’intenzione di provocare disordini. Il governo lamenta i “gravi danni alla proprietà pubblica e privata” da parte dei violenti: tra le accuse formulate alle persone arrestate, l’incendio di diverse auto-

mobili, l’assalto a un commissariato dei carabineros (55 gli agenti rimasti feriti nella giornata di scontri) e furti in alcuni appartamenti di un edificio residenziale. Gruppi di incappucciati hanno anche innalzato barricate nel centro della capitale. Nonostante la giornata di violenze, il governo ha sostenuto in un primo momento di essere pronto ad aprire una fase di dialogo con i rappresentanti degli studenti e dei professori. “Ce lo chiede il Paese”, ha detto al quotidiano La Tercera il viceministro Ubilla. Ma a smentirlo nella sostanza è stato poco dopo il portavoce del capo dello Stato: la Moneda è disponibile a negoziare solo sul piano in 21 punti presentato la settimana scorsa dal ministro dell’Educazione e già respinto dagli studenti. I leader

del movimento, in prima fila la giovane e popolarissima Camila Vallejo, mantengono perciò intatto il loro scetticismo. Avevano fissato un termine di sei giorni (scaduto ieri) perché l’esecutivo fornisse “una risposta reale alle nostre richieste”. Ultimatum respinto al mittente dal governo Piñera, così come la proposta alternativa di convocare un plebiscito per dirimere la controversia. Una via ritenuta impraticabile secondo la legislazione vigente. Già per oggi, perciò, sono annunciate nuove manifestazioni. E il 18 agosto ci sarà uno sciopero generale. Ma Piñera, a questo punto, sa di avere un problema molto serio: in pochi mesi, è diventato il presidente meno popolare del Cile dal ritorno alla democrazia.


Giovedì 11 agosto 2011

FUMO DI LONDRA Paradossi L’Iran: “Stop alla repressione londinese”

Sudafrica Sconsigliati viaggi nella ex madrepatria

“Condanno fermamente la repressione e l’uccisione dei dimostranti a Londra”. Lo ha detto ieri il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad durante la conferenza stampa tenuta dopo il consiglio dei ministri a Teheran. Lo ha riferito l’agenzia Irna, spiegando che Ahmadinejad ha definito i dimostranti come “la vera opposizione in Gran Bretagna”, invitando Londra a fermare la repressione. Il presidente iraniano ha poi chiesto l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per punire Londra a causa del “deplorevole comportamento della polizia nei confronti dei cittadini”.

Il ministero degli Esteri del Sudafrica ha diramato oggi un avviso nel quale si sconsiglia ai connazionali di effettuare viaggi “non essenziali” in Gran Bretagna, ex potenza coloniale e madrepatria in quanto cuore dell’Impero britannico di una parte della propria popolazione, a causa dei gravi disordini in corso da alcuni giorni nelle principali città. Una portavoce governativa, Clayson Monyela, ha poi precisato che le autorità seguono continuamente l’evolversi della situazione nel Regno Unito insieme all’ambasciata a Londra, che “è a pronta disposizione di qualsiasi cittadino sudafricano il quale possa farne richiesta”.

il primo ministro

La linea dura paga, siamo pronti a usare anche i cannoni ad acqua sui ‘rioters’

Cameron mostra i muscoli ma non capisce FRANCESCONI, ECONOMISTA A LONDRA: LA DISUGUAGLIANZA È ORMAI INTOLLERABILE di Roberta Zunini

l professor Marco FrancescoIeconomico ni conosce bene il mondo anglosassone. Do-

ction è venuto a Tottenham a chiedere scusa ai residenti. Ma è passato troppo tempo dal terribile sabato di violenze che ha devastato la zona e la gente qui sa che buona parte di quel tempo il sindaco lo ha passato in vacanza. “Boris, dovevi venire prima”, grida una donna! Quando hanno ucciso Mark eri in vacanza. Quando è scoppiato l’inferno eri in vacanza. La notte di Hackney eri in vacanza!”. Johnson cerca di replicare, ma alla donna

si uniscono altre voci. Lo staff lo circonda, lo guida lontano, verso una via laterale senza uscita. La polizia improvvisa un cordone di protezione, poi, quando il piccolo gruppo di contestatori si placa, il sindaco fila via di lato, al riparo delle transenne. “Il piano è rimuoverle entro oggi”, spiega un agente . Può darsi che a Tottenham l’Operazione Pulizia riesca entro la notte. Perché la gente recuperi la fiducia nelle istituzioni ci vorrà più tempo.

po la laurea in Bocconi, ha ottenuto, 15 anni fa, il titolo più prestigioso, il Phd, in Economia alla New York University. Oggi insegna Economia del lavoro all’Università dell’Essex ed è ricercatore all’Istituto per gli Studi fiscali di Londra e per la Federal Reserve. Sta lavorando a un programma di ricerca internazionale con il premio Nobel per l’Economia James Heckman. Professore, perché il premier inglese Cameron si comporta come se fosse il capo della polizia, imponendo la linea dura, militarizzando le città, e non cerca invece di capire perché sono scoppiate rivolte così violente? David Cameron fin dall’inizio del suo mandato ha mostrato di non essere interessato a riconoscere le esigenze di tutte le parti sociali. Pensate solo che gli insegnanti non scioperavano da

un secolo. Con la sua politica autistica, Cameron è riuscito a far imbestialire tutti, persino insegnanti e medici. Il suo programma politico-economico è di corto respiro, non ha una visione e si è basato sui tagli al welfare, con la finalità di far quadrare i conti, di eliminare subito il deficit statale. Cameron non si rende conto che economie complesse come le nostre non possono essere rimesse in sesto in modo così semplice. Infatti le cose non stanno andando bene e i mercati non l’hanno seguito. Certo, si tratta di un problema generale, ma il modello anglosassone strutturato sulla finanza e non su una politica industriale e del lavoro è quello più in sofferenza. Lei e il premio Nobel per l’Economia James Heckman state lavorando a una ricerca sull’origine della disuguaglianza economica a partire dai primi anni di vita. Come legge ciò che sta accadendo in Inghilterra? A mio avviso ci troviamo di fronte alla prima rivolta dei consumatori. I ragazzi non hanno as-

saltato le panetterie, ma i negozi che vendono prodotti tecnologici e beni di lusso. Bisogna fare attenzione però a non lasciarci sviare: questi giovani, appartenenti alla fascia sociale più bassa, sono cresciuti in una società impostata sul modello consumista. Per loro l’ipod o il telefonino di ultima generazione sono importanti quanto il pane. Possedere questi beni tecnologici li illude di non essere esclusi dalla società. Con la crisi scoppiata nel 2008 e i tagli allo stato sociale hanno perso la speranza di poter

“Il governo di Sua Maestà ha fatto imbestialire tutti con i tagli allo stato sociale”

“È il prezzo dell’emarginazione” UN ARTICOLO SULL’INDEPENDENT SCATENA IL DIBATTITO. VIAGGIO TRA I COMMENTI NELLA RETE in atto uno scontro fra chi vive nella legalità e chi, privato di tutto, ha fatto dell’illegalità la sua bandiera, Èsostiene in un articolo sull’Independent – sul quale in Inghilterra si è scatenato il dibattito – Camila Batmanghelidjh, fondatrice delle organizzazioni “The Place to Be” e “Kids Company” che si occupano proprio di cercare di reinserire i ragazzi fuorilegge, sottolineando che, per chi come lei lavora per strada, i riot “non sono una sorpresa”, ma “il prezzo della mancanza di cura” che la società ha inflitto loro. “L’insidioso dilagare di comportamenti antisociali è paradossalmente favorito dall’establishment”, denuncia, citando, più che l’operato della polizia, che anzi elogia, la totale mancanza di offerte che la società riserva ai gioFACEBOOK Paul Robinson è spaventato e allo stesso tempo dispiaciuto, perché questa rivolta è la dimostrazione che il multiculturalismo ha fallito. Infatti sottolinea che la maggior parte dei rivoltosi parla un inglese con accento straniero. Yazin Ali, chiaramente di origine straniera,

vani delle periferie. “Essere continuamente deprivati in una società ricca costituisce un’umiliazione ripetuta. Il comportamento selvaggio è una possibilità che abbiamo tutti. Alcuni di noi sono stati così fortunati da non dovervi ricorrere per sopravvivere, altri, esausti dal fallimento, possono essere giustificati, perché sono stati costretti a ricorrervi”, spiega, citando il caso di un gruppo di ragazzi di Brixton seguiti dalla sua organizzazione, che non hanno partecipato ai disordini, perché “finalmente, si sentono parte di una comunità”. I fatti di Londra sono solo una rivolta di selvaggi o c’è altro? Il dibattito in Inghilterra e non solo si è infiammato anche sul Web. Pubblichiamo alcune opinioni tratte da Internet.

scrive di non aver paura dei poliziotti, perché se loro sono in centinaia, noi siamo in migliaia. Mark Joiner e soprattutto Aidan Skin, dai cognomi tipicamente inglesi, si scambiano opinioni dal tono razzista: “Avremmo dovuto essere più duri con gli immigrati, anzi avremmo dovuto usare il

pugno di ferro!”. In tanti dicono che bisogna sbatterli tutti fuori dal Paese e far tornare bianca l’Inghilterra. Prevale da parte degli inglesi appartenenti al ceto medio una lettura che stigmatizza l’ingratitudine degli immigrati. TWITTER Jaderayne ha inviato vari twit, tutti solidali con i

rioters, perché non si tratta, secondo la ragazza, di pazzi o delinquenti ma giovani frustrati in lutto per il loro futuro. Ma è una delle poche inglesi a pensarla così.Twitter però è usato soprattutto per darsi appuntamento o per raccomandare di evitare alcune zone: “Andatevene da qui perché stanno arrivando”. I messaggi informano anche sulle armi realmente usate dalla polizia. Laurie Penny scrive: “Non si sa quali armi stia usando la polizia, forse pallottole di gomma o forse solo cannoni ad acqua e ancora non sappiamo perché tutto questo è accaduto” ILFATTOQUOTIDIANO.IT I commenti si dividono a metà. Indipendente è il più coinvolto e scrive: “Nessun cenno da parte di nessuno alla Polizia che, prima di

aver provocato la rivolta uccidendo uno dei nostri disarmato, ha provocato la morte di altre 300 persone nei suoi commissariati negli ultimi anni senza che nessun poliziotto sia mai stato incriminato”. Liberale risponde ironico: “Per dirla tutta, la colpa è della Polizia Inglese, si sono svegliati troppo tardi. Il primo giorno, la polizia è stata impotente o quasi, e gli hanno fatto fare un po’ di tutto. Dal secondo giorno altri scansafatiche hanno capito che la Polizia non era in grado di controllarli e si sono uniti alla “protesta” rubando qualche Tv al Plasma qua e là durante il tragitto. Non c’era nessuna “palese” ragione politica o sociale dietro questa rivolta, solo un occasione di fare casino e rubare impunemente alla luce del sole”.

ottenere un giorno un lavoro che permetta loro di acquistare ciò che il modello culturale “consumista”, imposto dai mercati, ha fatto passare come essenziale. La diseguaglianza economica-sociale in questi ultimi anni è aumentata, ma con i tagli alla scuola, ai sussidi di disoccupazione e alla edilizia pubblica, una buona fetta della popolazione giovane si sente perduta. E vede nel contempo poche persone diventare sempre più ricche. I giovani del ceto medio non hanno più alcuna speranza di emergere. Lei e Hackman a che punto siete arrivati con la vostra ricerca? Pensiamo che gli interventi socio-educativi andrebbero fatti in età prescolare, ma ciò implica costi altissimi. Se i ragazzi non possono consumare e acquistare, si sentono emarginati? Se non si può acquistare, la vita è senza senso. Ma, ripeto, è frutto del modello culturale ed economico liberista, nato dal Tacherismo. La disoccupazione è diventato il problema più grave del Paese? Fino a tre anni fa la disoccupazione era a livello fisiologico, intorno al 4%. Oggi siamo all’11%. Non solo la percentuale è triplicata in un tempo brevissimo, ma non si vedono misure che possano frenarla. Fare il paragone con la Germania è grossolano, perché i tedeschi hanno fatto una politica industriale lungimirante dal dopoguerra, ma anche in Inghilterra avrebbero potuto adottare il cosiddetto work sharing, cioè la condivisione del costo del lavoro tra Stato e settore privato, per evitare il licenziamento brutale. Così il lavoratore continua a mantenersi aggiornato, percepisce uno stipendio di poco più basso e l’azienda divide le spese con lo Stato Potrebbero esserci rivolte anche in Italia? lDi certo i sintomi attuali sono molto preoccupanti. Nel nostro Paese non c’è una politica industriale seria dagli anni ‘70. Ci si affida al liberismo come a una panacea.


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Giovedì 11 agosto 2011

VIDEO D’AGOSTO

ELEFANTE RAI RaiNews si dedica al Parlamento ma il direttore Mineo denuncia: “Per l’azienda contano solo i tg” di Chiara

Paolin

O

ggi RaiNews trasmetterà un evento storico per l’Italia: i lavori delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato nell’incredibile data dell’11 agosto 2011. Il direttore, Corradino Mineo, è pronto. Sarà il nostro 11 settembre? Sarà una giornata particolare, e noi la seguiremo per intero. Aggiungendo i commenti di ospiti che spiegheranno il significato concreto degli eventi. Il Tg1 Economia e RaiParlamento avranno una finestra, in mattinata. Era ora che qualcuno facesse qualcosa. Mah, anch’io mi aspettavo di più, comunque siamo qua e volentieri assolviamo al nostro ruolo. Siamo stati addosso alla crisi fin dal primo momento, ora non la molliamo di certo. Come mai in tivù nessuno si è dato da fare per riaprire spazi di dibattito, con il terremoto che stiamo vivendo? Ormai i canali generalisti sono degli elefanti: quando il palinsesto è fatto non si può più toccare. Gli accordi commerciali schiacciano tutto. Noi invece siamo rimasti operativi, nonostante le ferie. Però le immagini simbolo di questi giorni, le fiamme di Londra, sono arrivate da Sky. Loro hanno la base europea proprio lì, è chiaro che godono di un grande vantaggio tecnico. Ma anche noi siamo stati in trincea, e gli ascolti ci hanno premiato: la nostra media giornaliera è doppia rispetto alla loro, mentre sui picchi d’ascolto ce la battiamo praticamente alla pari, e spesso vinciamo noi. Sono numeri.

“Ormai i canali generalisti sono monoliti, il palinsesto non cambia neppure di fronte alla crisi” Eppure, guardando i due canali, l’impressione è che Sky sia molto più aggressiva sul tema crollo totale. Spiegazione semplicissima: loro hanno i mezzi, noi no. Cioè 103 giornalisti non sono abbastanza? Spiego subito. Il nostro modello organizzativo risale al 1998. Non è mai stato adattato. Dobbiamo andare in onda come in un teatro di posa: niente regista, zero operatori di camera, nessuna grafica interattiva. Siamo lì fermi come statuine.

Il direttore di RaiNews Corradino Mineo (FOTO ANSA)

E lei non si lamenta? Certo, ma per la direzione contano solo il Tg1, il Tg2, il Tg3. Noi non abbiamo le postazioni mobili in città, come Sky, nè possiamo chiedere appoggio alle sedi regionali. Semmai dobbiamo noi fornire contenuti alle reti, come la mattina di Rai3 o altri servizi per i canali internazionali. Forse la maltrattano per farla andar via, è da un po’ che se ne parla. Può essere, ma credo ci sia un altro problema dietro. Le news non interessano a nessuno? Sicuramente non sono mai state in cima ai pensieri dei dirigenti. Tutta la partita si gioca sui telegiornali, sugli approfondimenti di prima o seconda serata. La rete all news è tuttora un oggetto troppo moderno e troppo poco gestibile per scatenare la rissa. Ma qualcuno avrà voglia di mettere le mani sul mezzo: i margini di cre-

scita non mancano. Scherziamo? Rispetto al 2010 siamo il canale Rai con la crescità più significativa. vanno bene anche Rai3, i canali dei ragazzi e Rai4, ma noi cresciamo più di tutti. Aver raggiunto stabilmente una media del 2% di share sull’intera offerta televisiva, con fasce del 4%, è un ottimo risultato. È quello che faceva La7 prima di Mentana. E a voi che servirebbe per ottenere l’effetto Mentana? Come potreste rimbalzare nell’interesse degli italiani? Ci vorrebbe prima un sincero interesse della dirigenza nel ridare slancio al canale, la volontà di organizzare meglio le cose, di pensare il prodotto per le esigenze di oggi. Coprire l’informazione sette giorni su sette per ventiquattro ore è un impegno enorme. Avevo quattro vicedirettori e due se ne sono andati: non li hanno mai sostituiti. Nè ho segnali in merito. Ma il direttore generale, Lorenza Lei, che le dice? Si sta verificando un’allarmante bonaccia. Tutto tace. Nessuno le ha chiesto un impegno in più durante queste settimane di panico? Magari. Avrei risposto con entusiasmo a qualsiasi richiesta. Non è arrivato nulla di nulla. Però l’accusano di fare cose mosce, troppa gente che parla e poche immagini forti. Sarà per quello? Ripeto: dobbiamo stare fermi lì, i mezzi esterni sono scarsi, invito gente che possa dire qualcosa di interessante per creare un racconto, una narrazione. Se dovessi competere con Sky sulle notizie nude e crude sarebbe un disastro. Io le guardo la Cnn, la Bbc e le altre. Ma poi devo fare con quello che ho.

INDISCREZIONI TIVÙ DAL VIDEO AL WEB

IL NUOVO SANTORO SU CIELO? SKY: “CADIAMO DALLE NUVOLE”

I

l quotidiano ‘Libero’ ieri ha sganciato la notizia in prima pagina: Michele Santoro ha un progetto fatto e finito per il prossimo anno televisivo, da trasmettere su Sky tramite il canale Cielo. Proponendo cosa, esattamente? Un talk show, un magazine sull’attualità, un nuovo contenitore d’informazione. Un progetto cui, dice ‘Libero’, parteciperà anche il ‘Fatto Quotidiano’. “Le voci sono voci, ma la verità è semplice spiega Cinzia Monteverdi, membro del cda Fq -. Come abbiamo detto da tempo, esiste l’ipotesi di fondare una nuova società, alla quale parteciperebbero anche Santoro e ‘il Fatto’, per mettere in piedi un progetto multipiattaforma. Potrebbe essere il veicolo giusto per riportare Santoro sugli schermi, ma non c’è nulla di stabilito”. Al momento, dunque, solo ipotesi. Santoro potrebbe decidere davvero di produrre un suo programma ‘chiavi in mano’ chiedendo al ‘Fatto Quotidiano’ la disponibilità a entrare in società insieme ad altri soggetti, compreso un azionariato popolare. Il nuovo ‘Annozero’, o come si chiamerà, sarebbe il primo frutto della società, un esperimento destinato al sistema multipiattaforma: canali digitali e web tv. “Sono in vacanza e per il momento non ho nulla da dire - commenta Michele Santoro -. Ma quel che c’è scritto su ‘Libero’ non corrisponde a verità. Dopo le ferie prenderò le mie decisioni”. Quel che invece è già certo, per l’editoriale Il Fatto, è uno sviluppo della web tv. Dopo le sperimentazioni dei talk show on line ’Telebavaglio’ nel 2010 e del più recente ‘È la stampa bellezza’, l’idea è di sviluppare altri contenuti originali. “La web tv dovrebbe decollare tra fine settembre e ottobre - conferma la Monteverdi -, ma questo non ha nulla a che vedere con i progetti di Santoro. Se arriveranno sue proposte, le esamineremo con grande interesse, è chiaro, ma abbiamo i nostri piani di sviluppo”. Anche il canale Cielo smentisce trattative con Santoro. “Cadiamo dalle nuvole” è l’appropriata reazione aerea, mentre è confermato il programma di approfondimento affidato all’ex direttore di Skytg24, Emilio Carelli. L’altra voce tutt’ora circolante su Santoro è un accordo da trovare con La7 ora che il direttore di Rai3, Paolo Ruffini, ha annunciato il suo passaggio alla rete (C .P.) Telecom. L’estate porterà consiglio.

IL NEOSEGRETARIO LUCIO BRIGNOLI

GIOVANI PADANI CRESCONO (ALL’OMBRA DEL TROTA) di Paola

Zanca

emmeno per i giovani leghisti, Nla politica questo agosto che ha costretto a non andare in vacanza,

è tempo di mare. Renzo Bossi, figlio prediletto del Senatur, è rimasto inchiodato a Gemonio fino a lunedì scorso per il summit con il ministro Tremonti voluto da papà. E ieri ha dovuto mettersi a combattere con le agenzie di stampa che hanno ripreso la notizia di Vanity Fair: il Trota, conosciuto per non essere propriamente un secchione, si sarebbe iscritto al Cepu per delle straordinarie lezioni di economia a domicilio, per di più gratuite. Una “bella balla ferrago-

stana” che Renzo si è affrettato a smentire, pur confermando di essere stato folgorato dall'istruzione via tutor. “Faccio un corso di inglese con la Cepu e l’insegnante lo incontro, per comodità, nella sede della Lega in via Bellerio, una volta alla settimana, quando gli impegni me lo permettono – spiega il figlio di Bossi – E non è vero che io non paghi i corsi. Semplicemente, come fanno in molti, ho un conto aperto che saldo semestralmente, a seconda del numero di ore realmente fatte”. E i conti aperti (questa volta quelli interni al partito) sono quelli che, suo malgrado, si è trovato a “pagare”, Lucio Brignoli, neo segreta-

Lo scontro per la guida del movimento

Magari sono fesso e non me ne sono accorto, ma Renzo ha altro per la testa

rio dei Giovani padani, anche lui costretto a un Ferragosto funestato dalle polemiche. “Un maronita”, lo definisce l'Unità, raccontando che la sua nomina sarebbe arrivata con un blitz, per fermare le ambizioni del “cerchio magico” che al suo posto avrebbe preferito il Trota in persona. TRENTUN’ANNI, bergamasco, è nella Lega dal '96, quando non era nemmeno maggiorenne. E non ci sta a sentirsi dire che è arrivato alla guida del movimento giovanile del Carroccio solo per sbarrare la strada a Renzo Bossi. “Magari sono fesso ma non me ne sono accorto - dice Brignoli - Della sua candidatura non si è mai parlato, non ne abbiamo mai discusso”. A dir la verità, nemmeno lui ha intenzione di candidarsi. “Dubito”, dice, anche perchè “alla mia età non sono di primo pelo nemmeno io”. Spiega di aver accettato di guidare questa “fase di transizione” perché il tempo di Paolo Grimoldi, suo predecessore, era scaduto da tempo. “Ha 36 anni, fa il deputato, deve seguire il

collegio. Ha preferito fare un passo indietro”. Ma il fatto che non si sia aspettata l’assemblea federale in autunno, alimenta la tesi che il blitz “anti-Trota” fosse urgente e necessario. Brignoli liquida i retroscena come “cose che faccio fatica ad afferrare”. E comunque non ci crede, che Renzo si voglia candidare. Lo voterebbe? “Se si candidasse sì, ma ha altro per la testa”. Sostiene Brignoli che di mettersi a coordinare i giovani padani Bossi junior non abbia nessuna voglia. “Sicuramente pensa a cose più politiche, meno organizzative”. Lucio ha 15 anni di militanza alle spalle. Ha preso 90 alla maturità (scientifica) anche se non si è ancora laureato. Candidato alle provinciali del 2008, è finito terzo dei non eletti, e adesso è capo di gabinetto alla provincia di Bergamo. Renzo, pluribocciato agli esami di Stato (e ora iscritto al Cepu) invece è già consigliere regionale in Lombardia. Possibile che ai giovani padani non dia fastidio l’ascesa del figlio del capo? “Nella Lega l’indicazione del capo si rispetta, qualsiasi essa sia - dice Brignoli -

Renzo Bossi ha preso le preferenze, è stato eletto”. La procura di Brescia sostiene che abbia beneficiato anche dei dossier dell’assessore Monica Rizzi, utili a scoraggiare potenziali avversari. “Questo lo accerterà la magistratura. Se fosse vero, sarebbe molto grave. Comunque - aggiunge Brignoli - Anche i giovani padani hanno lavorato per lui”. BRIGNOLI ce la mette tutta per non dare l’impressione che, sotto sotto, l’idea che Renzo sia un “protetto” del cerchio magico qualcuno la covi. Lui “maroniano” non si sente: “L'ho scoperto ieri dai giornali. Io sarei più fedele a Maroni? Lo stimo, lo rispetto, è un politico di razza, un grande ministro dell'Interno, un militante, ma io sono fedele a Bossi”. Inutile ricordargli che arriverà il giorno in cui la Lega si dovrà emancipare, che forse sarebbe il caso di mettere su un partito che ragiona con la propria testa, non solo con quella del capo. “Speriamo arrivi più tardi possibile. Spero, quel giorno, di essere un vecchio padano”.


Giovedì 11 agosto 2011

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ITALIA MALATA

LA CENTRALE INQUINA E RADDOPPIA A Savona il progetto per l’impianto a carbone con la benedizione Pdl-Pd di Ferruccio Sansa

P

aura di respirare. Di infilare dentro di te un nemico invisibile. A Vado, Quiliano, Savona, in tanti vivono così. Strana storia quella della centrale a carbone di Vado Ligure. Delle sue sorelle, come quella di Porto Tolle, si parla perché, incredibilmente, erano sorte vicino a un parco naturale. Di questa, cresciuta in mezzo a una città, quasi nessuno sa nulla: da quarant’anni brucia fino a 5000 tonnellate di carbone al giorno. E pensare che, secondo gli esperti, gli effetti arrivano a 48 chilometri: fino a Genova, fino a località turistiche come Varigotti e Loano. A luglio il governo e la Regione Liguria hanno approvato il progetto di ampliamento. Ma a protestare contro il nuovo impianto da 460 Megawatt (che si aggiungerà inizialmente ai due esistenti da 330 Megawatt l’uno) c'è solo chi vive all’ombra delle due ciminiere. È letteralmente così: case, scuole, ricoveri per anziani dal 1970 sono a pochi passi dai camini di 200 metri. Ma adesso la gente ha deciso di dire basta, sventolando gli studi sugli effetti delle centrali a carbone. A diffonderli non sono fanatici, ma gli esperti dell’Ordine dei Medici. I dati annuali sulla mortalità maschile per tumore ai polmoni su 100.000 abitanti parlano di 54 decessi in Italia, 97 a Savona e 112 a Vado.

Statistiche, ma se vai in via Pertinace qualcuno dà nomi e volti ai numeri. A ogni finestra corrisponde una storia. Suggestione? A Vado da decenni si sono concentrate industrie inquinanti che hanno dato lavoro, ma bruciato perfino la vegetazione delle colline. L’Ordine dei Medici aggiunge: “La stragrande maggioranza delle emissioni inquinanti nel comprensorio Vado-Quiliano-Savona provengono dalla centrale elettrica (circa il 78,5% per il PM 2,5 solo per i gruppi a carbone)”. D’ACCORDO, non esistono studi che dimostrino il rapporto tra le morti per tumore, ictus, infarti e la centrale. Ci voleva la procura, guidata da Francantonio Granero, che ha incaricato esperti come Paolo Crosignani, Paolo Franceschi e Valerio Gennaro e ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo (a carico di ignoti). “Intanto l’ampliamento è già stato approvato”, allarga le braccia Stefano Milano che dalla sua libreria nel cuore di Savona ha raccolto firme contro il colosso della Tirreno Power. “Intorno alla centrale ruotano interessi economici e politici”, aggiunge mostrando le lettere di protesta di cittadini, associazioni e quasi tutti i partiti. Con due assenze: Pd e Pdl. Già, Vado e la sua centrale, come Taranto con l’Ilva, strette nella tenaglia “salute contro occupazione”. Mario Molinari,

giornalista d’inchiesta, respinge l’alternativa secca: “Utilizzando studi americani su una centrale simile e parametri dell’Unione Europea, i medici dell’associazione Moda hanno quantificato i danni a salute e coltivazioni di una centrale a carbone in 36,5 milioni all’anno (142 milioni i costi complessivi). Un danno molto maggiore del beneficio dato dall'impianto (dove lavorano 250 persone, ndr)”. Così ecco il paradosso: tutti i 18 comuni interessati hanno votato contro l’ampliamento. Durante l’ultima campagna elettorale per le regionali, i candidati si sono espressi contro il carbone. E poi? Il progetto è stato approvato. Una decisione che ha sollevato le critiche della Curia sulle pagine del Letimbro, il giornale diocesano di Savona: la decisione “contraddice con forza le posizioni di alcuni partiti che sostengono la giunta Burlando i quali, in campagna elettorale, avevano ribadito il “no”. Ma che cosa prevede l’accordo? Renzo Guccinelli, assessore alle Attività produttive della Regione, spiega: “Sarà realizzato un nuovo gruppo a carbone da 460 megawatt. Ci vorranno sei anni. Allora si abbatterà uno dei due gruppi vecchi e, dopo altri tre anni, si abbatterà il terzo. A quel punto valuteremo l’opportunità di dare parere favorevole alla costruzione di un ulteriore gruppo per il quale non è previsto alcun automati-

La centrale di Savona contro cui i comitati stanno organizzando la protesta: le ciminiere svettano in mezzo alle case (FOTO M. MOLINARI)

Accordo tra il governo e la Regione Liguria Ma anche De Benedetti ci guadagna smo”. Insomma, impianti nuovi al posto di quelli con quarant’anni di vita. Ma un aumento di potenza della centrale. Nel frattempo, l’accordo prevede una serie di prescrizioni, tra cui l’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale). Una vittoria per l’ambiente, secondo la Regione: “Tirreno Power non era disposta a realizzare un impianto interamente a metano come chiedono i cittadini”, racconta Renata Briano, assessore all’Ambiente. Perché non sostituire semplicemente i due vecchi impianti senza ampliamenti? “L’azienda

I DATI IN PROVINCIA

I MEDICI AVVERTONO: QUI GIÀ SI MUORE DI PIÙ a mortalità generale standardizzata “L dell’intera Provincia di Savona è risultata significativamente più elevata rispetto alla media regionale in entrambi i sessi, con un eccesso di 1356 decessi fra i maschi e 1308 negli anni dal 1988 al 2004”. È scritto in uno studio dell’Ordine dei Medici di Savona. Che scende nei dettagli: “A Quiliano fra i maschi i tassi di mortalità per centomila abitanti sono stati 288, a Vado Ligure addirittura 327 (240 in Italia). Ancora maggiore la discrepanza fra Italia e provincia di Savona per le femmine: il tasso per centomila abitanti è pari a 140 per l’Italia contro i 199 per Savona. A Vado Ligure si arriva a 211”. Non c’è solo il cancro: “Le malattie ischemiche del cuore sono forse le patologie più frequentemente causate dall’esposizione all’inquinamento, in particolare alle polveri sottili… si nota un incremento rispetto alla media regionale sia fra i maschi (+ 16,4% in provincia di Savona, + 32% a Savona, + 45,6% a Vado , +49,1 % a Quiliano) che fra le femmine (+ 21,9% in provincia di Savona, + 36,7% a Savona, +41,6% a Vado, + 56,9% a Quiliano)”. Poi gli ictus: “La mortalità risulta fortemente più elevata in provincia di Savona rispetto alla media regionale, sia fra i maschi (+ 36,8%) , che fra le femmine (+22,6%)”. Certo, i dati non si riferiscono alla centrale. Non è stato studiato scientificamente l’effetto del carbone di Vado.

E’sorprendente: dopo 40 anni nessuno ha pensato a redigere uno studio attendibile che poteva salvare migliaia di vite. “L’accordo appena siglato prevede finalmente lo studio epidemiologico, come condizione per l’ampliamento. Senza dati non si costruisce il nuovo impianto”, sostengono i comitati che sperano in quest’ultima arma. L’ASSESSORE all’Ambiente della Regione, Renata Briano, però avverte: “Le analisi vanno fatte, ma i lavori partiranno senza ritardi... Anche perché aspettare

l’indagine per aprire i cantieri sarebbe un’imposizione che va contro il principio, accolto da tutti, di migliorare la situazione ambientale. Le analisi vanno fatte dopo che sono stati migliorati gli impianti”. Tesi bocciata dai comitati: “Assolutamente no, così se i risultati delle analisi fossero allarmanti ormai l’ampliamento della centrale sarebbe cosa fatta e dovremmo tenercelo per decenni”. Così quasi un mese fa hanno scritto una lettera alla Regione chiedendo subito lo studio epidemiologico. Finora non è arrivata risposta. (F.S.)

Smog Si paga già un caro prezzo agli insediamenti industriali nel Savonese (FOTO M. MOLINARI)

L’assessore all’Ambiente: “Studiamo meglio i rischi, ma senza ritardare i lavori”

non era disposta. Al massimo avrebbe adeguato gli impianti, ma si sarebbe inquinato di più che con il nuovo progetto”. I CITTADINI, però, parlano di “resa” per ambiente e salute. Come Gianfranco Gervino di Uniti per la Salute: “I gruppi non potevano restare come sono, ma per legge e senza condizioni dovevano essere adeguati alle migliori tecnologie. Invece continuano a funzionare. In pratica si è contrattato l’ampliamento con il rispetto delle norme. È incredibile”. La Regione non è la sola favorevole all’accordo. Tirreno Power difende il progetto: “Gli studi per ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale sono in corso, ma dovranno tenere conto dei miglioramenti che ridurranno le emissioni del 40%”. Non era meglio valutare prima di ingrandire? “Diventerà una delle centrali più pulite d’Europa”. Ma i dati dell’Ordine dei Medici? “Ognuno può diffondere i dati che crede. L’accordo prevede un Osservatorio che monitorerà l’impatto della centrale”. ANCHE altre figure di spicco sono per l’ampliamento. Fabio Atzori, presidente dell’Unione Industriali, ha commentato: “Per Savona è come aver vinto al Superenalotto”. Una frase che ha sollevato polemiche: “Atzori – ricorda Molinari – è amministratore delegato della Demont che lavora con Tirreno Power”. C’è chi ricorda che il vicepresidente degli industriali savonesi, è Giovanni Gosio, manager Tirreno Power. La questione scuote equilibri immutabili del potere locale.

Che dire, per esempio, di Luciano Pasquale definito da Claudio Scajola “manager di grande caratura”? Pasquale, anche lui sponsor dell’operazione Tirreno Power, è un recordman delle poltrone savonesi: già presidente dell’Unione Industriali è oggi numero uno della Camera di Commercio e presidente della Carisa, la banca cittadina. Senza contare cariche varie, soprattutto nelle società autostradali (legate al gruppo Gavio). Tirreno Power vanta un appoggio trasversale. I comitati hanno inviato una lettera a Carlo De Benedetti, imprenditore tessera numero uno del Pd e proprietario attraverso Sorgenia del 39% delle quote di Tirreno Power. “È una lotta impari – racconta Molinari – Tirreno Power ha mezzi inesauribili: compra pubblicità sui quotidiani, tappezza la città di manifesti e sponsorizza iniziative del Comune”. A Vado Ligure, però, delle questioni di potere interessa poco. Nel torrente Quiliano, l’Arpal nel 2009 ha rilevato la presenza di metalli pesanti e di idrocarburi policiclici aromatici cento volte superiore alla legge. I medici parlano di “molto probabile derivazione dalla centrale a carbone”. Per i responsi definitivi bisogna attendere l’indagine epidemiologica. Intanto si può andare alla farmacia Mezzadra o a quelle di Quiliano. “C’è una diffusione notevole di malattie respiratorie”, dicono i farmacisti. I clienti presentano la ricetta. Molti non hanno bisogno di parlare. Il codice 048 sulla prescrizione vuole dire una cosa sola: tumore.

A GROSSETO lo show va a energia di bicicletta ai voluto lo spettacolo? E allora pedala. Stasera H andrà in scena il primo show italiano pensato per essere alimentato direttamente dal pubblico tramite l’utilizzo di biciclette che producono energia. È questa una delle novità più originali dell’edizione 2011 di Festambiente, la manifestazione annuale di Legambiente organizzata a Rispescia, nel Grossetano, per i turisti che scelgono aria buona e idee intelligenti per rifocillarsi. Lo spettacolo della Banda di piazza Caricamento si intitola 'Musicycle’ ed è prodotto dall’associazione Echo Art. Mentre sul palco gli artisti della Banda si esibiscono, il pubblico può disporsi sulle dieci speciali biciclette e pedalare generando così l’energia sufficiente per alimentare l’amplificazione degli strumenti musicali. Musicycle è un progetto nato due anni fa in occasione del Womex di Copenaghen, meeting internazionale di world music, e ha lo scopo di divulgare un’educazione rivolta alle fonti rinnovabili attraverso un’esperienza originale che passi dalla musica e dal divertimento.


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CRICCHE CONTINUE

“B. RICATTATO DA CHI COMPRAVA SENATORI” I pm: i segreti sulle mosse contro Prodi usati per far carriera nel Pdl di Marco Lillo

S

ilvio Berlusconi è stato ricattato da Ernesto Sica, un politico della periferia campana con il quale aveva comprato i senatori della sinistra alla fine del 2007 per far cadere il Governo Prodi. È questa l’ipotesi sulla quale da ottobre del 2010 lavora in gran segreto la Procura di Napoli. Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che il pubblico ministero Alessandro Milita ha appena notificato agli indagati la richiesta di proroga per le indagini che si annunciano lunghe e delicate. Ernesto Sica, 40 anni, ex assessore e sindaco Pdl di Pontecagnano, insieme a Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania, sono indagati per concorso in estorsione e minacce a corpo dello Stato. Quest’ultimo reato, previsto dall’articolo 338 del codice penale è stato contestato di recente nell’ indagine della Procura di Trani contro Berlusconi per le pressioni sull’Agcom al fine di far chiudere Annozero. Berlusconi non è indagato ma nelle carte della Procura il suo ruolo è ambiguo.

DA UN LATO infatti i pm lo descrivono come una vittima del ricatto esercitato da Sica nei primi cinque mesi del 2009, conclusosi con la sua nomina ad assessore. Dall’altro il Cavaliere è descritto come un premier ricattabile da un sindaco di periferia perché due anni prima lo aveva scelto come complice nella

compravendita dei senatori. Il premier ha molto da temere dall’inchiesta napoletana. Una volta terminate le indagini sul “ricattatore” Sica in quel di Napoli, non si può escludere che le carte sul “ricattato” Berlusconi siano trasmesse a Roma per valutare la sussistenza di eventuali reati. Anche perché Berlusconi proprio per l’istigazione alla corruzione di altri senatori del centrosinistra è già stato indagato e prosciolto nel 2007-2008. Proprio per paura che Sica riaprisse quel capitolo chiuso con una denuncia sull’attività comune di “corruzione”, il premier fece nominare il sindaco di Pontecagnano, in provincia di Salerno, celebre per la festa della pizza, assessore all’avvocatura della Regione Campania. Sica, per arrivare fino alla poltrona di Governatore della Campania, cercava di fermare la corsa del rivale Stefano Caldoro veicolando notizie false su fantomatiche frequentazioni di transessuali. Ma mentre preparava il suo dossier per far fuori Caldoro, al telefono il 27 gennaio del 2010, insieme all’amico Arcangelo Martino parlava di un piano B, che sarebbe entrato in azione “se questo dovesse mantenere quella posizione”. L’ “analisi B”, come la chiamava Martino, per l’accusa è proprio il ricatto a Berlusconi. L’inchiesta è soprannominata scherzosamente dagli investigatori partenopei, per differenziarla da quella di Henry John Woodcock e Francesco Curcio, la “P3 bis”. Il nome discende

Silvio Berlusconi, in alto Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia, sotto Ernesto Sica, ex assessore della Campania e aspirante governatore (FOTO ANSA)

Indagati i vertici del partito in Campania, il coordinatore Nicola Cosentino e l’ex assessore Ernesto Sica

dal cielo, per il pm Milita, ma è stata ottenuta grazie al ricatto su Caldoro e Berlusconi. Ecco perché la compravendita dei senatori del 2007 non interessa Capaldo mentre è il presupposto logico dell’indagine per minacce a Napoli. Il reato, secondo la Procura di Napoli, si consuma il 19 maggio del 2009. Quel giorno l’azione intimidatoria e ricattatoria di Sica viene portata a termine anche grazie a Cosentino che si fa ambasciatore delle sue richieste.

dalla sua origine. L’indagine avviata da Milita (inizialmente insieme al collega Giuseppe Narducci, oggi assessore alla legalità di De Magistris) parte dalle carte dell’inchiesta romana sulla P3, appena conclusa dai pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli. Mentre a Roma però i pm contestano a Cosentino e Sica la diffamazione e la violenza privata per il dossier fasulli contro il rivale Caldoro, la Procura di Napoli ipotizza reati più gravi: l’estorsione, punita con la reclusione fino a dieci anni, e le minacce a corpo dello Stato, punite fino a sette anni. Se Roma vede il bicchiere mezzo vuoto (Sica non è riuscito a diventare presidente), Napoli lo vede mezzo pieno: la sua nomina ad assessore della giunta campana non è piovuta

PER L’ACCUSA, “la nomina di Sica è stata imposta a Caldoro” ed è figlia dei colloqui di Sica stesso con Denis Verdini e Silvio Berlusconi. I vertici nazionali del partito erano terrorizzati, secondo l’accusa, dalla minaccia di Sica di rivelare i suoi trascorsi con Berlusconi e cercavano disperatamente di procurarsi una copia della denuncia che il sindaco di Pontecagnano voleva presentare. Sica fu imposto a Caldoro dal vertice del Pdl di Roma per “l’elevata capacità ricattatoria”. Ecco perché a Napoli è stato contestato a Cosentino e Sica il reato di minaccia al corpo amministrativo. Se a Trani la “vittima” era l’Agcom, qui è la Regione Campania. L’intimidazione di Sica di rivelare quello sapeva su Berlusconi e Caldoro ha prodot-

NUOVI GUAI A MONZA

LA FINANZA NELLA CASSAFORTE DI PENATI di Davide Vecchi Milano

are Metropoli”, l’associazione usata da Filippo Pe“F nati per finanziare la propria

attività politica dal 2008 a oggi (come scoperto e rivelato dal Fatto Quotidiano a fine luglio), entra nell’inchiesta della Procura di Monza sull’ex presidente della Provincia di Milano, indagato per corruzione, concussione e finanziamenti illeciti. Il pm Walter Mapelli ha firmato il decreto di perquisizione con cui la Guardia di Finanza ieri si è presentata negli uffici del commercialista dell’associazione, Carlo Angelo Parma, e nella sede milanese in via Galilei.

GLI UOMINI delle Fiamme Gialle hanno sequestrato estratti conti, ricevute di versamenti in contanti, copie di bonifici, elenchi di finanziatori e tutta la documentazione relativa ai trasferimenti economici tra l’associazione e i comitati elettorali di Penati per le provinciali del 2008 e per le regionali del 2010. Un giro di soldi che sfiora il milione di euro

proveniente per lo più da aziende e privati già legati da rapporti diretti con la Provincia guidata da Penati e con le società controllate, prima su tutte la Milano Serravalle. O la Tem (Tangenziale Esterne di Milano) dove il presidente di Fare Metropoli, Pietro Rossi, siede nel cda (come rappresentante proprio di Milano Serravalle) al fianco di Bruno Binasco, indagato dalla procura di Monza per aver finanziato illecitamente con due milioni di euro Penati. Binasco, già arrestato nel 1993 per aver finanziato illecitamente il Pci tramite il “Compagno G” Primo Greganti, è oggi amministratore del gruppo Gavio (che tra autostrade e costruzioni fattura oltre 6 miliardi di euro ed è primo azionista di Impregilo). Secondo alcuni testimoni, Binasco non solo conosceva l’associazione Fare Metropoli, ma è stato più volte visto nella sede di via Galilei. Tra i documenti sequestrati ieri ci sono anche i versamenti compiuti a partire dal 2008 da Pietro Di Caterina, l’imprenditore che ha creato dal niente una fortuna grazie ad appalti pubblici e costruzioni a Sesto San Giovanni e che agli inquirenti ha già raccontato di aver raccolto nel

2001, per conto di Penati (allora sindaco di Sesto), tangenti per oltre due milioni di euro pagate dall’imprenditore Giuseppe Pasini per poter edificare sulle aree ex Falck. DA ALLORA il “sistema Penati” è diventato più complesso. Fino ad arrivare alla nascita dell’associazione Fare Metropoli nel dicembre 2008, pochi mesi prima delle elezioni provinciali. L’elenco dei finanziatori dell’ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani è lungo. C’è la Banca Popolare di Milano guidata da Massimo Ponzellini. E la banca di Legnano, il cui cda è presieduto da

Sequestrati documenti su trasferimenti in denaro per il finanziamento delle elezioni del 2008 e 2010

Enrico Corali, nominato da Penati nel board di Expo 2015. Versa contributi anche il gruppo Intini, gigante delle costruzioni di Sesto San Giovanni, in rapporti con Penati, prima nella sua veste da sindaco dell’ex Stalingrado d’Italia, poi in quella di presidente della Provincia. Il gruppo Intini partecipa attivamente a Fare Metropoli attraverso due sue società per azioni: Sma e Milanopace. Quest’ultima sta realizzando il complesso edilizio “Le torri del Parco” che prevede investimenti per 100 milioni di euro ed è stato progettato dall’architetto Renato Sarno, altro indagato nell’inchiesta della

Filippo Penati (FOTO DLM)

to per la Procura una coartazione della volontà prima dei vertici del Pdl e poi del presidente Caldoro che non fu libero di scegliere l’assessore e si ritrovò una serpe in seno fino al giorno delle dimissioni di Sica (dopo l’esplosione dello scandalo P3) il 16 luglio del 2010. L’inchiesta, affidata da Milita ai Carabinieri del Reparto operativo di Napoli, muove da un’intercettazione e da due verbali. L’intercettazione è del 23 gennaio del 2009. Quel giorno Sica incontra Verdini a Viareggio e gli chiede senza successo la candidatura a presidente della e Campania. All’uscita chiama Martino infuriato: “Sappia il pre-

sidente che non mi fermo. Io racconterò da agosto 2007 fino ad oggi quello che è successo”. PER SPIEGARE il senso di quella frase è stato sentito due volte Arcangelo Martino. Nel primo verbale del 17 settembre, depositato nell’inchiesta P4, ha detto al pm: “ Sica affermava di essere creditore di Berlusconi, affermando di avergli “dato una mano” per la caduta del Governo Prodi avendo, a suo dire, agito per convincere tre Senatori della maggioranza nel passare con l’opposizione”. Il secondo verbale invece è ancora segreto.

INDAGATO per mafia assessore ai beni confiscati per voto di scambio politico mafioso ed è Èdellaindagato cugino di Nicola Ferraro, ex consigliere regionale Campania arrestato in passato per associazione

mafiosa. Un curriculum che non ha impedito ad Angelo Ferraro di essere nominato assessore di Casal di Principe, in provincia di Caserta, terra di Gomorra. Non solo, al neo assessore sono state affidate le deleghe all’istruzione, alla programmazione delle opere pubbliche, all’urbanistica e – dulcis in fundo – ai beni confiscati alla camorra: “Lo conosco personalmente e ho grande stima di lui – dichiara senza imbarazzo il sindaco Pasquale Martinelli, che guida una giunta di centrodestra – ognuno risponde di persona davanti alla legge e anche davanti ai Dio per la storia personale e non per i rapporti di parentela. Altrimenti assessori e consiglieri a Casal di Principe dovremmo prenderli da fuori perché chiunque nella nostra città, me compreso, ha o parenti camorristi o gira nell’orbita dell’organizzazione, visto che l’intera Casal di Principe viene considerata legata alla cosca. E poi Angelo è impegnato nel sociale, in particolare con la scuola calcio che coinvolge 400 ragazzi sottratti alla strada”.

procura di Monza. C'è anche la Stilo immobiliare finanziaria srl, di cui rappresentante è l’amico Antonio Percassi, il costruttore bergamasco ex calciatore da poco presidente dell'Atalanta, nonché amministratore unico della Finser Spa, altra società che versa contributi. In Finser siede anche Vittorio Bianchi, amministratore delegato della Stilo immobiliare. NEI PROSSIMI GIORNI i pm, Mapelli e Macchia, analizzeranno il materiale sequestrato per verificare l’esistenza o meno di finanziamenti illegali. E stabilire se l’associazione Fare Metropoli è stata usata da Penati per raccogliere fondi e poi versarli ai comitati elettorali, camuffando così i reali finanziatori. Dovranno inoltre accertare la provenienza dei continui e ripetuti versamenti effettuati in contanti. Non solo. Secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, i ver-

samenti di almeno tre società sono irregolari: mancano infatti le delibere delle rispettive assemblee dei soci, senza le quali per legge si configura automaticamente il reato di finanziamento illecito. Le tre società sono la già citata Finser, Gestione Multiservice e Pessina costruzioni. Quest'ultima è un gigante dell’edilizia con sede a Sesto San Giovanni e appalti in essere anche con l’autostrada Milano Serravalle. Ha realizzato i restauri delle biblioteche Vaticane, la nuova sede della Regione Lombardia, Malpensa 2000; e si è aggiudicata la gara per gli hotel alla nuova Fiera di Milano. Le perquisizioni si sono protratte per circa cinque ore. Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno avuto difficoltà ad accedere agli uffici di Fare Metropoli. Eppure, ieri in serata, Penati ha divulgato una nota: “I documenti sono stati esibiti e messi a disposizione immediatamente”.


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POLTRONE GIREVOLI

NELLE SOCIETÀ DEL TESORO IL RINNOVAMENTO DEI SOLITI NOTI Tremonti mischia le carte, ma il mazzo non cambia di Daniele

Martini

L

a novità più rilevante in questa tornata ferragostana di nomine ai vertici delle aziende statali sta nel fatto che, forse, questa volta Marco Milanese, il collaboratore più stretto del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha potuto metterci lo zampino. Milanese è indagato proprio per aver architettato magheggi per la scelta dei manager, in pratica barattando le cariche in cambio di tornaconti personali. Fuori gioco lui e contemporaneamente anche l’altro funambolo delle nomine pubbliche, Luigi Bisignani, c’è da sperare che la scelta dei dirigenti Enav (l’assistenza al volo), Sogei (il braccio armato e informatico del fisco), Poligrafico e Zecca dello Stato, non sia roba da suburra, ma farina del sacco della politica nella sua accezione non mercantile e del ministro alla riconquista di quella credibilità piuttosto intaccata dalle traversie di queste settimane.

quel controllo era sostanzialmente insufficiente. Per il resto, sotto il sole delle nomine di nuovo non c’è granché. Sempre le stesse facce, da Massimo Varazzani a Maurizio Prato, che si scambiano i ruoli, come in una specie di gioco dei quattro cantoni in versione manageriale e per di più moltiplicano le poltrone. Tre per Varazzani, addirittura quattro per Prato, con buona pace della moralizzazione e della lotta alle retribuzioni multiple. Pure la scelta di Maurizio Federico D’Andrea, a prima vista una new entry, a ben guardare risponde anch’essa agli stanchi criteri consueti, essendo uno dei cento graduati della Guardia di Finanza trasmigrati ai vertici delle aziende, le stesse che fino

a un attimo prima, magari, avevano il compito di sottoporre a verifica e controllo. Prima della nomina a presidente Sogei e consigliere Enav, D’Andrea era il capo del servizio audit di Telecom. TUTTO CIÒ come se per i vertici delle aziende statali non ci fosse necessità di rinnovamento e non ci fossero neppure alternative ai soliti noti. Se in ambito sociale, insomma, si è rotto l’ascensore del ricambio, anche per quanto concerne le aziende di Stato risultano inceppati i

Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e delle Finanze (FOTO DLM)

meccanismi di sostituzione. Varazzani non solo torna a distanza di circa otto anni con la carica di vicepresidente nello stesso ente, l’Enav, da cui era stato più o meno forzosamente allontanato quando era amministratore unico, ma in appena 48 ore, tra lunedì e martedì, colleziona la bellezza di tre nomine, appunto. Oltre a quella dell’Enav, Tremonti gli consegna la poltrona di consigliere d’amministrazione della Sogei e infine anche quella assai più importante di amministratore delegato di Fintecna, la gemma della corona di quel mondo che un tempo si chiamava delle partecipazioni statali, con oltre 2 miliardi di liquidità. All’ente del volo Varazzani va ad affiancare Guido Pugliesi, altro manager pubblico di lunghissimo corso che come in una lunga staffetta nel 2003 aveva a sua volta sostituito proprio Varazzani all’Enav ponendo fine alla breve parentesi di quest’ultimo (appena un anno). La car-

Al vertice di Enav, Sogei e Poligrafico nominati uomini di fiducia del ministro

SIGNIFICATIVO a questo proposito è il comunicato ufficiale che ha accompagnato le nomine, laddove si dice che il ministro ha voluto marcare un “processo di rafforzamento del controllo nelle aziende partecipate dallo Stato”, come ad ammettere implicitamente che fino a oggi

riera di Varazzani, del resto, sembra contrassegnata da frequenti toccate e fughe: nel 2008 ancora Tremonti lo aveva voluto come amministratore unico della Cassa depositi e prestiti, il forziere pubblico che avrebbe dovuto essere il perno della nuova stagione economica nazionale e che, invece, almeno finora non ha brillato granché. Dopo appena due anni Varazzani si dimise per dedicarsi a incarichi minori a fianco del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. ALLA FINTECNA Varazzani prende il posto di Maurizio Prato, un manager passato senza soluzione di continuità dagli uffici Iri della Prima Repubblica al fianco di Romano Prodi all’Alitalia statale ultima maniera e infine alla direzione dell’Agenzia del Demanio e della stessa Fintecna. Prato, però, non lascia quest’ultima società, rimane con la qualifica di presidente, e per ora almeno non se ne va neppure dall’Agenzia del Demanio, dove il suo mandato scade il 14 agosto e non è certo che venga sostituito. Nel frattempo Tremonti gli affida anche il doppio incarico di presidente e amministratore delegato del Poligrafico con il compito di risolvere la spinosa faccenda della carta d’identità elettronica al posto di Ferruccio Ferranti e Roberto Mazzei, sodale di Bisignani, finito nel gorgo delle polemiche e delle inchieste.

Napoli, la strada inghiotte un camion NELLA NOTTE SI APRE UNA VORAGINE IN UNA STRADA DI CASALNUOVO. UN MORTO E DUE FERITI di Stefano Caselli

La voragine profondissima apertasi in una strada secondaria di Casalnuovo (Napoli) (FOTO ANSA)

ercorreva quella strada Pl’autocompattatore ogni giorno, alla guida deldella rac-

colta dei rifiuti. Era da poco passata la mezzanotte, la luce . lungo via Romano Strettola a Casalnuovo - periferia nordest di Napoli - era saltata. Un uomo e una donna, a lato della strada, hanno cercato di avvertirlo, ma Raffaele Di Monda, 42 anni, non ha potuto accorgersene. Il camion è precipitato all’improvviso all’interno di una voragine profonda una decina di metri e larga 25 che ha squarciato l’asfalto. Di Monda è morto sul colpo, inutile l’ultimo, disperato tentativo di frenata. A bordo del camion, aggrappati alle sbarre posteriori, c’erano gli altri componenti della squadra, Antonio Siviero e Augusto Pellegrino, entrambi di 57 anni. Se la sono cavata con qualche frattura e ferita, Pellegrino è ancora in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita. LA VORAGINE, che ricorda altri casi analoghi già verificatisi in passato nell’area napoletana, è stata provocata da infiltrazioni d’acqua, non è ancora chiaro se di origine fognaria e per difetti dell’acquedotto. La tragedia avrebbe potuto avere un bilancio ben peggiore se non fosse accaduta in una notte

Gli abitanti della via hanno tentato invano di avvertire il conducente prima dello schianto d’estate. Proprio di fronte al cratere, infatti, c’è una scuola elementare e ogni giorno, all’inizio e alla fine delle lezioni, la strada è affollatissima da bambini e genitori. È stato proprio il custode della scuola, insieme alla figlia, a tentare inutilmente di fermare il conducente del camion: “Stavamo in casa - racconta Valentina Corcione - abbiamo sentito un rumore stranissimo, quasi come un terremoto. Poi è andata via la corrente e siamo corsi in strada. Era tutto buio e dalla strada vedevamo sgorgare acqua. Vista quella buca profondissima, abbiamo cominciato a urlare con tutta la voce che ave-

vamo in gola cercando di bloccare le auto che percorrevano corso Umberto. Poi è arrivato il camion...”. SOLO in mattinata - appurato che per il conducente non c’era più nulla da fare - è stato possibile estrarre la carcassa dell’autocompattatore con due autogru. Il bilancio avrebbe potuto aggravarsi intorno alle 2 e 30, nel pieno dei soccorsi. La voragine, infatti, ha avuto un ulteriore cedimento. Per timore di nuovi crolli si è reso necessario allontanare dalle loro abitazioni 25 famiglie di un vicino condominio. Sotto accusa finisce la rete idrica, vecchia e pie-

na di rappezzi, e il sottosuolo martoriato dalle costruzioni realizzate sulle grotte sottostanti. Su questo episodio, che ha delle significative analogie con il crollo di un anno fa di Afragola, tenterà di fare chiarezza l’inchiesta disposta dalla Procura di Nola: “Attenderemo l’esito dell’inchiesta - annuncia il vicesindaco di Casalnuovo - e per ora non mi sembra serio attribuire responsabilità, però un problema nella gestione della rete idrica esiste a Casalnuovo e se emergeranno responsabilità, siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale procedimento nei confronti dei responsabili”.

“Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari della vittima - scrive in una nota Legambiente Campania - è necessario individuare in tempi brevi gli eventuali responsabili per una tragedia che non può essere solo colpa del destino cinico e baro. Quella voragine apertasi improvvisamente grida verità e giustizia. Nel nostro Paese manca la cultura di una manutenzione ordinaria quotidiana del territorio mentre si continua a puntare sulla politica del rattoppo basata su interventi emergenziali e straordinari. E i risultati, come ci insegnano le tragedie, sono sotto gli occhi di tutti”.

Bevete “energy drink”, ve lo dice il ministro Meloni

nfoenergydrink.it è un siIti per to pieno di facce sorridensmontare “i falsi miti”

sugli energy drink, ossia Red Bull, Burn e affini: non è vero che sono vietati in molti paesi, non è vero che fanno male, non è vero che una lattina equivale a cinque caffè, eccetera. Una legittima promozione di Assobibe, l’Associazione italiana produttori bevande analcoliche, visto che il consumo, in Italia, è molto al di sotto della media Ue. Peccato che nel sito compaia anche il banner del Ministero della Gioventù. Non solo: il sito ospita un intervento del ministro Giorgia Meloni e la promozione governativa per l’uso “appropriato” degli energy drinkè anche una news di “Governo informa”, in cui si dice che il sito in questione, “nato dalla collaborazione tra il ministro e Assobibe” intende fornire notizie “attendibili” su “ingredienti e sicurezza del prodotto”.

LA PARTNERSHIP istituzionale, di per sé, suona un po’ stonata. Definire poi “attendibili” le informazioni di un sito palesemente promozionale suona comico: “Sono bevande analcoliche funzionali – si legge –, con un effetto stimolante e combinazioni uniche di ingredienti quali caffeina, taurina, vitamine e altre sostanze aventi un effetto nutrizionale e fisiologico”. Detta così, vien quasi voglia di farsi una lattina. A patto di non leggere il Salvagente oggi in edicola. L’energy drink sarà pure analcolico, ma stando al settimanale (e basta farsi un giro al sabato sera in una città italiana qualunque) i consumatori più affezionati sono adolescenti, che prediligono queste bevande perché, se mischiate con i superalcolici, eliminano quel fastidioso sentimento di stordimento tipico della sbronza. O, meglio, lo ritardano, e può capitare di non accorgersi di essere ubriachi fino a quando non cessa l’effetto stimolante di caffeina e taurina. Il risultato, a volte, è l’intossicazione. Si tratta di un abuso, che nemmeno Assobibe si sognerebbe di negare, tuttavia anche il consumo “semplice” non è così innocuo come sembra pensare il ministro Meloni. Una ricerca dell’American Journal of Medicine denuncia il pericolo di “alterazioni cardiovascolari indicatori predittivi di patologie cardiovascolari”, mentre secondo Pediatricsgli ingredienti “sono poco studiati e potenzialmente tossici”. Perché la Meloni sponsorizza in prima persona bevande che non sono esattamente infusi salutari? Domanda inutile a cui nessuno risponde. (Ste.Ca.)


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ALTRI MONDI

50 ANNI FA, IL MURO Berlino commemora i giorni della vergogna In 200 morirono tentando di lasciare la Ddr utta la Germania si fermerà per un minuto, sabato prossimo, per commemorare la giornata della vergogna, la data d’inizio della costruzione del Muro di Berlino. Era la notte del 13 agosto 1961 quando il governo comunista della Ddr avviò la posa del filo spinato, e subito dopo dei primi blocchi di cemento, fino ad erigere un muro di 155 chilometri di lunghezza e tre di altezza per arginare la fuga a Ovest dei cittadini della Germania Orientale: se dal 1949 erano scappati in 2 milioni e mezzo, negli anni del Muro appena in 5000 riuscirono a sfuggire alla vigilanza dei temibili Vopos e raggiungere il mondo libero. Ma almeno in 133, secondo i dati ufficiali (e più probabilmente in 200) caddero falciati dalle guardie di confine. Fino al 9 novembre 1989 quando, caduta ormai la Cortina di ferro, anche il Muro di Berlino venne spazzato via.

T

ltre seicento atleti fuggirono dalla ReOno bollati pubblica Democratica Tedesca. Furocome “traditori” e molti furono perseguitati dalla polizia segreta della Germania dell’Est, la Stasi. Tra quanti riuscirono a trovare scampo in Occidente il ciclista Jürgen Kissner. Una mostra allestita a Berlino racconta le loro storie. “Continua a pedalare; tieni il ritmo!”, abbaia un uomo magro con i capelli grigi. “Non stare alla corda”, aggiunge. Cronometro in mano, Jürgen Kissner se ne sta in piedi accanto alla pista del velodromo di Colonia e il suo entusiasmo cresce a ogni passaggio dei suoi allievi. “Spingi”, urla al ciclista che gli passa accanto pedalando con impegno. “Alza il culo dalla sella, ragazzo!”.

KISSNER, 68 anni, insegna all’Università dello Sport di Colonia dove lavora come allenatore due volte la settimana percependo un compenso di 32 euro e 40 centesimi l’ora. Questo istruttore diplomato ha introdotto il ciclismo nel curriculum scolastico qualcosa come 40 anni fa. Gli allievi lo chiamano per nome, “Jürgen”, ma solo pochissimi conoscono la sua storia. Kissner è stato due volte campione nazionale di ciclismo nella Germania Est. Poi ha vinto il campionato nazionale nella Germania Ovest e alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968, ha vinto l’argento con il quartetto della Germania occidentale nell’inseguimento a squadre su pista. È uno degli atleti più forti fuggiti in Occidente. Prima di scappare erano lodati come cittadini esemplari, dopo venivano marchiati come traditori. Kissner è originario di quello che oggi è il Land del Brandeburgo e non gli fu consentito di iscriversi all’Università dello Sport perché secondo i comunisti la sua famiglia apparteneva alla borghesia reazionaria in quanto suo padre faceva il medico. Per questa ragione decise di fuggire in Occidente. Oggi, in occasione del 50° anniversario della costruzione del Muro di Berlino, Kissner ha accettato che il suo passato, assieme a quello di tanti altri, venisse utilizzato come materiale per una mostra organizzata dal Centro di storia dello sport tedesco. La mostra si chiama “Gli atleti traditori e lo Zov”. L’acronimo sta per “Zentralen Operativen Vorgang”, un dipartimento della

TENSIONE AL CONFINE

Spari e accuse tra le Coree

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omenti di forte tensione nel mare a occidente della penisola coreana, per scambi di colpi di artiglieria tra nord e sud. Il luogo delle esplosioni è lo stesso dove nel novembre scorso si arrivò quasi alla guerra fra le due Coree, e dove a marzo fu affondata una corvetta sud coreana.

SIRIA

Il regime Assad fa altre vittime

L’era dei “blocchi” Sopra, l’inizio della costruzione del Muro, il 13 agosto 1961. In alto a sinistra, il Checkpoint Charlie. Qui accanto, le prime picconate che segnano la riapertura del confine con l’Ovest, il 9 novembre 1989. A sinistra, la linea che indica dove sorgeva il Muro (FOTO ANSA / LAPRESSE / MILESTONE)

Gli atleti “traditori” di Jörg Kramer

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Kissner il ciclista fuggì dalla tromba dell’ascensore

Tedeschi dell’Est e dell’Ovest festeggiano la caduta del Muro alla Porta di Brandeburgo (FOTO ANSA)

Stasi che aveva il compito di raccogliere informazioni sugli atleti fuggiti dalla Repubblica Democratica Tedesca. Le notizie così raccolte venivano utilizzate per adottare misure di ritorsione nei confronti dei traditori e delle loro famiglie. La mostra multimediale, voluta e organizzata dall’artista Laura Soria, è incentrata sulla storia di quel periodo e sulle vicende personali degli atleti coinvolti ed è stata inaugurata il 22 luglio scorso nella sala Willy Brandt di Berlino. NEGLI ARCHIVI della Stasi sono stati trovati i dossier di 615 atleti fuggiti in Occidente tra il 1950 e l’agosto del 1989. Ma si ritiene che il numero degli atleti sotto “sorveglianza” fosse notevolmente superiore. La Stasi, tramite lo Zov, “processò” 63 atleti nella speranza di risalire a eventuali complici e di smantellare la rete che aiutava la gente a fuggire dalla Ddr. Tra gli atleti fuggiti, alcuni, come il mezzofondista e primatista mondiale Jürgen May, si avvalsero dell’aiuto di persone esperte che svolgevano questa attività a pagamento mentre altri, quali il ginnasta Wolfgang Thune, riuscirono a fuggire approfittando dei viaggi all’estero per partecipare alle gare internazionali. Kissner riuscì nel

suo intento nel 1964 con l’aiuto di un vecchio compagno di scuola. A Colonia erano in calendario alcune gare di selezione in vista delle Olimpiadi di Tokyo dove le due Germanie si erano accordate a presentare una squadra unica. Gli atleti della Germania Est, a differenza della stragrande maggioranza dei loro connazionali, potevano vedere il mondo e in molti casi fu proprio questa relativa libertà a far nascere il desiderio di fuggire in Occidente. Ogni viaggio era un’occasione di fuga. Kissner riuscì a fuggire arrampicandosi lungo la tromba dell’ascensore che ospitava i ciclisti della Nazionale della Ddr. Il giorno dopo la sua fuga la Stasi portò sua madre a Colonia. La polizia segreta usava spesso i familiari come strumento di pressione per far recedere dal loro intento gli atleti che erano riusciti a scappare. Vedere sua madre avrebbe dovuto – secondo la Stasi – commuovere Kissner e indurlo a tornare in patria. Ma l’amico del ciclista riuscì a far arrivare segretamente la madre di Kissner nel luogo dove il figlio si na-

scondeva accertandosi che il taxi non fosse stato seguito dall’agente della Stasi che aveva il compito di sorvegliarla. In una pensioncina Kissner e sua madre ebbero la possibilità di parlare e spiegarsi. In seguito la madre mentì alla Stasi dichiarando che il figlio era irriconoscibile e che era stato probabilmente drogato. Gli agenti della Stasi archiviarono il caso come sequestro di persona. Kissner aveva raggiunto il suo scopo, ma ben presto ebbe un dispiacere. L’amico che lo aveva aiutato a fuggire raccontò la storia della sua fuga a un tabloid. “Mi vendette”, dice Kissner. A Kissner andarono 500 marchi tedeschi mentre l’amico si mise in tasca una bella somma a cinque cifre. Ciò mise fine alla loro amicizia. CI FURONO anche problemi con i suoi nuovi compagni di squadra. Kissner faceva parte del quartetto della Germania Ovest alle Olimpiadi di Città del Messico. Erano i favoriti nella specialità dell’inseguimento a squadre su pista. Ma nel corso della finale contro la Danimarca, Kissner dette una leggera spinta a un compagno. Si trattò di un gesto istintivo per evitare una caduta e comunque di un gesto che non arrecò alcun vantaggio al quartetto tedesco. Comunque sia i dirigenti della Germania Est presentarono ricorso e i danesi, che pure avevano perso in pista, conquistarono la medaglia d’oro. Kissner, il “porco comunista” della squadra, si sentì responsabile dell’accaduto e decise di abbandonare lo sport attivo e di dedicarsi all’attività di insegnante e allenatore. Ha vinto in carriera 249 gare e a causa della “durezza degli allenamenti” ha avuto due ernie. Secondo lui il doping esisteva sia all’Est che all’Ovest. In Germana Est gli atleti prendevano una sostanza chiamata Um (Unterstutzungsmittel). In Germania Ovest la sostanza illecita era genericamente chiamata “sostanza medica” o Mv (Medizinischesmittel). Ma Kissner non sa essere più preciso. Un inverno a Kienbaum, dove la squadra era in ritiro in vista dei Giochi Olimpici, agli atleti fu somministrato uno “sciroppo caldo”. In seguito Kissner venne a sapere da un medico dello sport di Lipsia che probabilmente aveva ingerito una mistura contenente arsenico, allo scopo, forse, di stimolare la formazione di globuli rossi e di aiutare il fegato. Oggi quando ne parla, Kissner scrolla le spalle e se la cava con una battuta: “Forse è per questo che riesco a bere così tanto”. (c) 2011 Der Spiegel Distributed by The New York Times Syndicate Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

A

ncora vittime nella repressione scatenata dal regime di Assad. Undici persone sono state uccise nella città di Homs quando le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco in maniera indiscriminata contro i residenti del quartiere di Baba Amro. Le nuove violenze sono avvenute poco dopo la dura dichiarazione pronunciata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, secondo il quale la Siria “sarebbe un posto migliore senza Bashar el Assad”, un leader “che ha perso legittimità”. Ieri a tarda notte, la situazione in Siria è stata affrontata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.

SHANGHAI

Salpata la prima portaerei cinese

L

a prima portaerei cinese, la Varyag, comprata dieci anni fa dall’Ucraina, è salpata ieri per la prima volta dal porto di Dalian, nel nord-est del paese, per un “test di navigazione”. L’evento, oltre a suscitare una prevedibile ondata di orgoglio nazionalistico, è destinato a creare preoccupazione tra i paesi vicini, alcuni dei quali hanno in corso dispute con Pechino sui confini marittimi.

AFGHANISTAN

Chinook abbattuto uccisi i talebani

S

ono stati uccisi tutti i talebani responsabili dell’abbattimento, sabato scorso, di un elicottero della Nato in Afghanistan. A bordo del Chinook viaggiavano 30 militari Usa dei reparti speciali Navy Seals, tutti morti nell’attacco. Il contingente internazionale Isaf precisa che il gruppo di talebani è stato sgominato in un raid aereo.


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

EPIDEMIE ESTIVE

UNA ‘LECTIO’ NON SI NEGA A NESSUNO Cantanti, giornalisti, politici... Tutti in cattedra di Elisabetta Ambrosi

C

os’hanno in comune Franco Frattini e il grande maestro di Ermeneutica biblica Haim Baharier? Sono entrambi dei “magister”. Perché se volessimo stare alla filologia, chi tiene una lectio magistralis, “lezione del maestro”, dovrebbe essere, appunto, tale. Così, il ministro degli Esteri, di recente intervenuto alla Scuola Centrale del Partito comunista cinese, può a buon diritto definirsi collega dell’allievo di Levinas, ospite per una lectio su un versetto della Genesi all’ultima edizione della Settimana Internazionale dei Diritti di Genova. Stesso dicasi per il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, che, grazie a una lectio magistralis con cui chiuderà l’edizione 2011 della Scuola per la democrazia ad Aosta, può van-

tarsi di saperne quanto il filosofo Agamben, che terrà la sua lezione magistrale al prossimo Festival della lettura di Pordenone. D’altronde, all’ultima Milanesiana, Sgarbi è stato magister al pari esatto di Umberto Eco. INSOMMA, mentre da un lato non ci sono più maestri, il contagio della lectio magistralis – luogo privilegiato per denunciare l’assenza di maestri – si sparge in lungo e in largo. Strumento principale di diffusione è il festival culturale (ma anche le Summer School o i Saloni). Stagioni preferite per la trasmissione, l’estate e l’inizio dell’autunno. E proprio come ognuno si fa il suo festival, anche città e province, o associazioni di categoria, producono magister a propria immagine e somiglianza. All’ultimo Festival dell’Impegno civile a San Cipriano d’Aversa protagonista di lectio magistralis è stato il regista Giuliano Montaldo. Il Festival francescano di Reggio Emilia incoronerà a settembre magister, con tanto di musica dal vivo, il critico Walter Gatti. Il Salone internazionale della ceramica per l’edilizia e l’arredobagno, sempre a settembre a Bologna, prevede lectio degli architetti Kazujo e Mendini. Il quale annuncia una “lectio alla rovescia”: domande degli studenti e risposte. “Un ti-

po di lezione simile potrebbe al massimo essere definita una quaestio, non certo una lectio magistralis”, puntualizza il professor Benedetto Vertecchi, docente di Pedagogia sperimentale all’Università di Roma Tre e dunque uno con le carte veramente in regola. “D’altronde oggi l’uso di questa espressione è stravolto. Chi volesse usare questa definizione dovrebbe almeno conoscere la sua origine. Invece, l’utilizzo attuale non contiene nessuno degli elementi originali. Al massimo potrebbe chiamarsi “lectio doctoralis”, oppure semplicemente ‘conferenza’”. Già, ma per il nostro occhio pro-

Cristiano Doni “Sono innocente, il tempo mi darà ragione”

vinciale “conferenza” sa di polverosa banalità, mentre il latino aggiunge una misteriosa aulicità. Solo che, come nel caso del portiere dello stabile che chiama “dottò” chi gli sembra tale, anche in quello della lectio è l’assegnazione del compito che sembra fare ormai il maestro, con conseguente capovolgimento del senso originario dell’espressione: non più ascolto della saggezza degli antichi attraverso l’interpretazione di un raffinato esegeta, ma esposizione dell’“io” di opinionisti. Magari ottimi, ma trasformati impropriamente in guru. Se di testi da commentare non c’è più traccia, almeno nei festival più

Al Pacino Sarà alla Mostra di Venezia con il docufilm su Oscar Wilde

schio bancarotta, risvegli dal coma, ira, primavera dei popoli, matrimoni reali e shoah. Oltre alle lectio magistralis di Flavio Caroli, Vittorio Sgarbi, Claudio Strinati e Giacomo Rizzolatti, tantissimi gli ospiti speciali. Per dare un’idea degli estremi: Lucetta Scaraffia ed Emanuela Folliero, Maurizio Belpietro e il mago Zurlì, Umberto Scapagnini e (ancora) Remo Bodei, Antonio Mastropasqua e Tiberio Timperi, Vespa e Mentana. Riapparsi anche

Dirty Dancing Arriva il remake diretto dal coreografo dell’originale

me salvare i giovani che si drogano?”, “Qual è il confine tra vita e la morte?”, “Caso Cricca, il ruolo dei media è un bene?”, “È vero che la Orlandi è ancora viva?”, “Quale sarà la sorte di Berlusconi?”. SI HA COME il sospetto, però, che le domande rimarranno inevase, come più direttamente hanno ammesso Sansonetti, Mannheimer e Bocchino nell’incontro: “Sei di destra o

Illustrazione di Doriano. In basso, Paolo Romani (FOTO DLM)

QUEI pochi che sanno alla sua forza educativa e culturale, ha la capacità di susciparlare a tanti tare curiosità, attenzione, interesse in un pubblico vario e rima che si diffondesse la moda di spac- non necessariamente specializzato. InP ciarla per qualunque esternazione più somma il maestro che parla di Euripide o o meno estemporanea di qualsiasi perso- di Hegel, è in grado di inserire nel suo naggio dello spettacolo o della scuola degradata, la lectio magistralis è stata una pratica invalsa solo in ambito accademicouniversitario, dove peraltro è nata. Si tratta di una lezione di un maestro conosciuto e rinomato per le sue rare competenze e la sua autorevolezza di magister appunto. La lectio magistralis, nel Medioevo, consisteva nella lettura di un testo antico, spiegato e commentato da un professore autorevole dell’università. Per esteso, si è cominciato a considerare magistralis non ogni lezione tenuta in qualsiasi luogo accademico, ma quella della persona che, grazie

Kessler Festeggiano il 75° compleanno tornando sul palcoscenico

discorso argomenti di portata generale ma non generica, e di esporli con quella semplicità sovrana che deriva da una complessità risolta. Cultura è una vasta forma della memoria che sa avvicinare temi apparentemente lontani ed è una visione chiara che le parole rendono con chiarezza visibile a tutti. Alcuni esempi di lectiones magistrales nel senso più autentico del termine sono quelle tenute in Santa Lucia, l’aula magna dell’Università di Bologna nei giovedì dei maggi odorosi da una decina d’anni. (Giovanni Ghiselli)

strutturati, come quello della Filosofia di Modena, i titolari di lectio restano piuttosto autorevoli. Certo, la cattura del filosofo-scienziato-giurista da festival, da Vattimo a Bodei, dalla Hack a Rodotà, procura una certa monotonia nei nomi, ma garantisce qualità. Altrove, invece, i criteri per la scelta dei magister restano misteriosi. Al recente Festival del contemporaneo Popsophia a Cititanova Marche si sono alternati, oltre all’immancabile Galimberti su “Dove stiamo andando?”, Giorello e Aldo Busi, Bodei e Platinette. Anche sotto il cielo di Cortina la varietà non manca. All’ormai decennale rassegna di “Cortina Incontra” si parla, in ottica rigorosamente bipartisan, di cibo, ri-

Gianfranco Micciché e Riccardo Villari (“Con la cultura si mangia”) e i coniugi Bertinotti (Fausto nell’incontro “Dove va la sinistra?”, Lella su “Moda e mode”). A caratterizzare la rassegna sono soprattutto gli inquietanti punti interrogativi a cui le “grandissime personalità”, “gli uomini saggi”, “i parterre d’eccezione” sono chiamati a dare risposte. “Co-

Ogni città ha il suo festival e ogni festival ha i suoi assi. Non sono mancate le prolusioni di Platinette e del Mago Zurlì

di sinistra? Boh”. E che il ministro Brunetta renda meglio in veste di chef che di relatore su “I prossimi centocinquant’anni” (era presente in entrambe le versioni). I nuovi maestri appaiono altri: da Bonolis a Frizzi, dalla Ricciarelli a Montesano, da Orietta Berti a Rossana Casale, protagonisti di eventi speciali. Insomma, buttata al secchio la scienza, “Non ci resta che amare”, come recita la conferenza con Moccia. O consolarci con l’incontro finale “L’immensità di Johnny Dorelli”, con tanto di premio alla carriera. Evento che nel programma di qualche giorno fa aveva un altro titolo: “Tenetevi Frank Sinatra, noi abbiamo Johnny Dorelli”. Peccato per la modifica, quella sì che era una verità.


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SECONDO TEMPO

PA LL ONE/ G ONFIATO

AI PIEDI DELL’OLIGARCA Eto’o è solo l’ultima follia, pagata a peso d’oro, del patron dell’Anzhi. Un tycoon del Daghestan col vizio del calcio di Pierluigi G.Cardone

uleyman Abusaidovic Kerimov: un nome che dice poco, ma significa tanto, almeno nel mondo del pallone sgonfiato. È passato anche in Italia. Nel 2004 voleva la Roma, ma gli hanno risposto dasvidania, “arrivederci a mai più”. Si dice che dietro il “niet” di casa nostra ci fosse Berlusconi: l’amico Putin non ha mai amato i tycoon, meglio non fargli dispetto, seppur calcistico. Così Kerimov è tornato a casa sua, a Machackala, la capitale della Repubblica autonoma del Daghestan (Russia), a gennaio scorso si è comprato la squadra dell’Anzhi e ha deciso di farne il club più forte del pianeta. Come? Acquistando i giocatori migliori del mondo con la tecnica del baratto: tu campione ti accontenti del poco fascino del calcio (e del clima) sovietico, e io ti ricopro di quattrini.

S

SEDUZIONE del denaro: ci è cascato il brasiliano Roberto Carlos, ne hanno approfittato alcuni suoi connazionali meno famosi (Jucilei e Diego Tardelli) e ora sta per cedere Samuel Eto’o, lusingato – ora i calciatori dicono così – da un’offerta da 20 milioni di euro annui. All’Inter ne andrebbero solo 18: spiccioli, ma se il camerunense decide di andarci, Moratti dovrà fare di necessità virtù. Nessuno sul pianeta Terra può pagare tanto. Altro che sceicchi: Suleyman Abusaidovic Kerimov è fatto di un’altra pasta. Pasta Santa Madre Russia. 45 anni, secondo Forbes il 36° uomo più ricco del pianeta, sposato, tre figli, vita privata come il suo portafogli: senza limiti.

Armata russa Suleyman Kerimov (in alto con l’amico ceceno Ramzan Kadyrov) sta facendo grande il piccolo Anzhi con spese folli nel calcio d’Occidente. Il primo gioiello arrivato nella sua squadra (a sinistra) è stato il brasiliano Roberto Carlos (a destra in una “particolare” seduta d’allenamento) (FOTO ANSA/LAPRESSE)

Nel 2004 Suleyman Kerimov voleva la Roma. Ora si diverte facendo shopping di campioni E furbo, molto furbo. Titolare di quote considerevoli in colossi come Gazprom, Sberbank e Polymetal, l’oligarca ha capito al volo che in Europa occidentale lo avrebbero spennato con leggi e cavilli, e così ha deciso di mettere in pratica l’antica legge di Maometto e della montagna: voi non mi vendete la squadra blasonata? E allora mi compro diret-

tamente il blasone, allettando i vostri campioni con ingaggi faraonici. Detto, fatto. Fotogrammi di una vita da presidente-tycoon. 16 gennaio scorso: nell’algido aeroporto della capitale del Daghestan, sbarca il primo pezzo da novanta, il 38enne Roberto Carlos. Fa freddo, la vodka pure, invece i tifosi sono caldi. È un’operazione immagi-

ne: sulla scia dell’ex terzino dell’Inter, infatti, accettano la valanga di milioni altri prospetti di campioni (Joao Carlos, Jucilei, Diego Tardelli), uno dei simboli del calcio russo (Yuri Zirkov, dal Chelsea), un centrocampista seguito da mezza Europa (l’ungherese Balazs Dzsudzsak) e ora il trascinatore camerunense dell’Inter. Chi sarà il prossimo? Forse il brasiliano Ganso. Lo vuole lo sceicco del Psg di Leonardo? Kerimov mette sul tavolo 50 milioni in contanti, difficile pareggiare un’offerta del genere. Eppure non sono mancati i rifiuti eccellenti. Uno lo ricordano tutti: Gennaro “Ringhio” Gattuso,

MOSTRE&LEGALITÀ

“AVVERTIMENTO”, L’ARTE CHE BATTE LA PAURA di Claudia Colasanti

tempo è quello di una processione: riIcaltuale, lento, solenne. Una sagoma biancammina sin dalle luci dell’alba per le

strade di Marzamemi, non lontano da Siracusa, esponendo un vassoio con una testa di un maiale mozzata, rivolta verso l’alto. È l’imbrunire di una calda giornata di fine luglio e la cera con cui è stata realizzata la scultura si è quasi liquefatta. La prima tappa di Avvertimento, progetto di “arte pubblica” ideato dall’Associazione Culturale PASS/O si è conclusa al tramonto, rimandando la prosecuzione del rito nel mese di agosto, nella vicine Scicli e Sciacca. PASS/O, inizialmente composto dagli autori Sasha Vinci, Maria Grazia Galesi e Daniele Marranca, è un gruppo impegna-

La scultura simbolo della mostra itinerante

to attivamente, sin dalla sua costituzione, nella promozione dell’arte contemporanea in Sicilia. Non solo, perché l’approccio con cui si pone sul territorio è prevalentemente etico e sociale, con uno sguardo rivolto alle suggestioni scaturite dalle metafore creative e visive. UN CONCETTO chiaro e diretto, un pugno nello stomaco per chi guarda, la simbolica testa di maiale mozzata attorno cui ruota tutta l’impostazione di Avvertimento, che si apre con un monito: “Una Sicilia nuova è già nata sotto i nostri occhi. Una Sicilia onesta, che ama cooperare, riconoscere il valore e l'impegno. Per tutti un suggerimento”. Non una semplice scultura, ma un’azione artistica che tende all’interazione con l’elemento sociale e al rapporto verso l’altro, nella scia teorica di quella denominata come “arte pubblica”, per una fruizione della creatività che entra nel tessuto sociale e nella struttura urbana della città, a stretto contatto con il pubblico. Le opere sono pensate per il luogo, non poste su un piedistallo, rivestendosi di una forte origine sociale. Scrive Martina Tolaro nella presentazione: “Le sculture sono riprodotte in serie, ognuna di esse uguale all’altra. Sono immobili, mute, refrattarie. Tutte con lo stesso sorriso beffardo, quasi voglia esorcizzare l’atto violento di cui sono vittime”. Ancora in alcune realtà sicule ricevere un avvertimento ti cambia la vita: sei subito meno libero. “Non puoi più superare quella linea che qualcuno ha tracciato per te,

distruggendo la tua esistenza e confinandoti nelle tue paure. Epurato però dalla minaccia, anche un avvertimento può diventare qualcosa di costruttivo, tramutandosi in un suggerimento, un segno di libertà”. L’ICONA cruenta dell’avvertimento mafioso si trasforma in opera, in un invito a ragionare in maniera diversa, a risvegliare la coscienza, e ad impegnarsi con gli altri per la legalità. La testa mozzata dell’animale imbrattata di colore rosso – prima una, poi centinaia tutte uguali – rielaborano il gesto intimidatorio per tramutarlo in atto creativo, artistico, dialettico. Scrive ancora la Tolaro: “Si tratta di un sistema di norme trasformazionali dettate e scaturite dall’arte, capace di organizzare un cyber-spazio sociale entro il quale, direbbe Pierre Lévy, l’intelligenza collettiva prende il posto dell’intelligenza individuale”. Il 9 agosto l’icona scultorea di Avvertimento, riprodotta in cento esemplari, è giunta a Scicli per coinvolgere altrettanti spettatori, che l’hanno trasportata e colorata di rosso lungo il “torrente di pietra”, per poi raggiungere la Camera del Lavoro. Il 18 agosto, Sciacca ospiterà gli esemplari nel Palazzo del Comune. Nel mese di dicembre, le teste verranno installate presso la galleria Ka’ Contemporanea di Modica assieme ai contributi artistici e alla documentazione realizzati durante la performance. Con la speranza che ogni testa-simbolo continui a svolgere il proprio compito “incarnando i valori di una Sicilia che è già nata sotto i nostri occhi”.

troppo nazional-popolare per sentirsi chiamare mercenario. Anche la gloria iberica Raul ha deciso di rimanere dove sta, perché lo Shalke 04 e il grigio della “mineraria” Gelsenkirchen è sempre meglio del freddo polare russo. KERIMOV ci è rimasto male, ci proverà con qualcun altro. Eh sì, i risultati non sono ancora quelli sperati. In campionato l’Anzhi è arrivato undicesimo: un’onta da cancellare al più presto. Spendere per dimenticare. E per affabulare. Ne sa qualcosa il “cocco” Roberto Carlos, che il giorno del suo 38esimo compleanno ha ricevuto dal suo presidente un regalino niente male: una fiammante Bugatti Veyron da 1,25 milioni di dollari. Donne e motori, altre passioni di Kerimov. Ma i vizi, quando si coniugano, fanno guai seri. Altro giro (di vodka) altra corsa (in auto). Il 26 novembre 2006, l’oligarca è a Nizza. A bordo della sua Ferrari Enzo c’è una modella mozzafiato, sfrecciano a folle velocità, si

schiantano contro un albero. La più bella di casa Maranello si spezza in due e prende fuoco. Lei miracolosamente illesa, lui in fin di vita. I medici temono che non possa mai recuperare completamente, e invece dopo qualche mese l’oligarca viene dimesso. Ha visto la morte in faccia, ora è il momento degli sfizi. Il calcio è uno di questi. L’importante è che non prenda esempio dal suo fraterno amico Ramzan Kadyrov. L’attuale premier della Cecenia, infatti, è anche il presidente del Terek Grozny, la squadra della capitale caucasica. Anche lui voleva divertirsi (e creare consenso) grazie al calcio e per far ciò ha assoldato Ruud Gullit come allenatore. Con il Terek relegato al terz’ultimo posto del campionato russo, l’ex tulipano milanista è stato esonerato. “Pensa più alle discoteche e ai bar che alla squadra” ha detto Kadyrov a margine della cacciata. Il rischio di distrarsi nelle notti russe c’è: Eto’o è avvisato. Male che vada, altro giro (di vodka) altra corsa (nell’auto di Carlos).

CALCIOPOLI La Juve va alla guerra o scudetto del 2006 è quello dei prescritti”: parola del “L presidente della Juventus, Andrea Agnelli. Ieri, in una conferenza stampa a Roma, Agnelli ha ribadito le accuse

all’Inter, “rea” di aver vinto a tavolino il titolo 2005-2006, e al Consiglio federale, che il 18 luglio scorso non ha revocato quella decisione, presa dalla Figc in piena Calciopoli. “Quello scudetto lo avevamo vinto noi sul campo con 91 punti, ma qualcuno se lo è visto recapitare sul tavolo” ringhia il presidente bianconero, che annuncia una battaglia nelle aule di giustizia “per riavere i nostri scudetti revocati” (2005 e 2006, ndr). Già ieri la Juventus ha presentato un ricorso al Tribunale nazionale di arbitrato dello sport (Tnas), a cui chiede di “quantificare i danni subiti, di cui vogliamo il ristoro”. L’avvocato del club, Michele Briamonte, allarga il campo: “Presenteremo un esposto al procuratore del Lazio della Corte dei conti, e ne abbiamo immaginato un altro alla prefettura del Viminale. Se non raggiungessimo gli obiettivi, investiremmo il Tar, il Consiglio di Stato e le procure ”. Immediata la replica del patron dell’Inter, Massimo Moratti: “Spero che prima o poi Agnelli vada in vacanza, così si rilassa”. ldc


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SECONDO TEMPO

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IL PEGGIO DELLA DIRETTA

TELE COMANDO TG PAPI

sulle barricate, il terzo polo distingue ma anche no. Unico fotogramma sintetico e materico, il camion pieno di immondizia inghiottito da un’enorme voragine a Casalnuovo, vicino Napoli. L’autista è morto schiacciato, la gente intorno guardava giù pensando a com’è fragile il mondo su cui camminiamo sicuri. Ma, bando alle tristezze: sappiate che in Toscana la tigre è ancora in giro, avvistamenti quotidiani, il gioco continua.

Il finto pubblico di Chiara Paolin

g1 T Tremonti riferirà, ma le premesse sono già ottime. Marco Reguzzoni, leghista, riesce a dire

che il governo sta lavorando “per dare anche ai giovani la pensione”. Con la Borsa verso un traumatico -7 e le parti sociali che hanno lasciato il tavolo del presunto dialogo più arrabbiate che mai, suona quasi dolce cullarsi nell’ultima illusione, nel tenero volgere del celodurismo sulla soffice promessa di un futuro in ciabatte stragarantito. Via subito a Londra, veloci veloci, a raccontare i danni subìti dai commercianti per colpa “dei ragazzini”. E poi, un fondamentale avviso a mamme e papà: i vostri pargoli in vacanza studio sono al sicuro, lasciateli lì a studiare l’english. Francesca Grimaldi compare da piazza Colonna per ridadire che anche in Italia si sta tranquilli: dietro di lei un fondale di piazza, gente che sorride, ma è vero pubblico e l’effetto photoshop crea subito una patina anni Cinquanta.

g2 T Il gioco delle Borse in altalena è serio sì o no? Di sicuro il balletto della politica fa sorridere anche di più: il governo è compatto nell’affrontare le parti sociali, l’opposizione sta

g3 T Paolo Mieli, editorialista del Corriere della Sera e addetto alla riflessione storica nel ser-

vizio pubblico, ha la faccia scura quando viene chiamato a commentare la giornata da sballo. “Se crolla una diga è inutile cercare di metterci una pezza” sorride commentando le reazioni italo-francesi al massacro dellle Borse e del minacciato declassamento per Parigi (dopo quello già arrivato per Roma). Parte il servizio sulla misteriosa manovra, l’unica certezza confessata dal premier è che “qualcosa è cambiato”. Quelli della Irisbus, azienda campana che produce i bus Fiat e rischia mille posti di lavoro, sanno di che si tratta: “Vergogna, andate a lavorare, ci avete preso tutti in giro” urlano gli operai davanti a Palazzo Chigi. Secondo Giuliano Giubilei, che compila la nota politica, la quadratura del cerchio è una chimera su cui incombe la tagliola Ue: Berlusconi non vuole la patrimoniale, Tremonti si è ringalluzzito e Bossi ha retto l’urto dei maroniani. “Confusione, affanno, giochetti – traduce Mieli –. Per questo si rimanda tutto al 18, non si sa ancora che fare”. Soccombere?

Big Rocco: basta la parola

di Nanni Delbecchi

a quale “Sex and the city”, ma quale Mr. Big. È arrivaM to Big Rocco a bordo della sua

motoape rossa fiammante e non ce n’è più per nessuno. Lo sbarco ha luogo in tarda serata sulle reti Sky, dove Rocco Siffredi è protagonista del nuovo spot che promuove l’offerta su cui la piattaforma di Rupert Murdoch ha il vero monopolio, quella dei film per adulti (in realtà ha anche il monopolio per l’informazione, ma quella gliel’ha ceduta la Rai in comodato d’uso). Atmosfera anni Cinquanta, alla Pupi Avati, che vira improvvisamente al Tinto Brass quando scopriamo che sulla motoape troneggia un enorme würstel; e che Siffredi stesso è un venditore di hot dog con tanto di papillon e bustina in testa, alle prese con una cliente che ha già l’acquolina in bocca. Poche battute, ma pregnanti. “Come lo vuole? Medium, regular o… Big Rocco?” Che domande. “Big Rocco!” Basta la parola, come si diceva una volta per il confetto Falqui. Una spruzzata di senape e il Big Rocco è servito per la felicità di colei che verrà prontamente definita “intenditrice”. Come una volta c’era Michele l’intenditore, che rico-

nosceva a occhi chiusi il sapore del whisky di puro malto, ora c’è l’intenditrice di würstel, quella che non si accontenta di un salsicciotto qualsiasi, né si ferma al “languorino” che non dava tregua alla contessa dei Ferrero Rochè. Questa esige il Big Rocco. D’altronde solo così (sono sempre parole di Siffredi) le sarà possibile scoprire che “il gusto ha una nuova dimensione. Nuova per lei ma, onore al merito, non per Big Rocco, la cui ultima performance si ricollega con encomiabile coerenza ad altre, precedenti sortite pubblicitarie. Sempre per le luci rosse di Sky lo avevamo visto aggirarsi tra modellini e miniature e francobolli per poi concludere: “Alcune piccole cose possono essere magiche, ma con quelle grandi ti diverti di più”. Per non parlare di un'altra interpretazione magistrale, questa volta legata alla patata fritta. Quando, in accappatoio e costume da bagno, Siffredi ci invitava a mangiare quella certa tal marca con argomentazioni incontrovertibili: “Io di patatine ne ho prese tante. Gustose, fragranti, anche tre alla volta, con la sorpresa. Fidatevi Rocco Siffredi nello spot che promuove l’offerta dei film per adulti sulle reti Sky

di uno che le ha provate tutte”. Con la marginale obiezione della patatina “con la sorpresa” (che non saremmo troppo desiderosi di sperimentare), mai si era visto, come si rivede oggi, un testimonial più in simbiosi con l’oggetto del suo spot. Per quanti fermenti lattici possa ingurgitare la Marcuzzi, quante parole d’onore ci possa dare Francesco Amadori e quanti tortellini ci possa preparare con le sue mani Giovanni Rana, non c’è comunque partita. La simbiosi tra Big Rocco e il würstel fa impallidire anche la santa alleanza tra Ernesto Calindri e il Cynar, l’aperitivo a base di carciofo, due entità che per decenni si sono ritenute inseparabili. Non c’è bisogno di essere intenditori (come in effetti non siamo) per rendere omaggio all’unico, incontrastato divo maschio di un mondo dove tutte le altre star sono di sesso femminile. Come Big Rocco non c’è nessuno. Non lo è nemmeno il suo stagionato emulo Big Silvio, nella cui sala delle feste, pur costantemente affollata di vere intenditrici, c’è sempre di mezzo almeno un Lele Mora o un Emilio Fede. Senza contare che, per essere beato tra le donne, a Big Rocco lo pagano. Big Silvio, invece…

LA TV DI OGGI 13.30 NOTIZIARIO TG1 TG1 Economia 14.10 ATTUALITÀ Verdetto Finale 15.00 TELEFILM Il Maresciallo Rocca 4 16.50 ATTUALITÀ TG Parlamento 17.00 NOTIZIARIO TG1 17.10 PREVISIONI DEL TEMPO Che tempo fa 17.15 TELEFILM Heartland 17.55 TELEFILM Il Commissario Rex 18.50 GIOCO Reazione a catena 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.30 DOCUMENTI DA DA DA 21.10 DOCUMENTARIO Superquark 23.35 DA SOVERATO EVENTO Magna Grecia Film Festival 2011 0.30 NOTIZIARIO TG1 Notte - Che tempo fa 1.05 RUBRICA Appuntamento al cinema

14.00 TELEFILM Ghost Whisperer 14.50 PRIMA TV RAI TELEFILM Army Wives 15.35 TELEFILM Squadra Speciale Colonia 16.20 PRIMA TV RAI TELEFILM Las Vegas 17.05 PRIMA TV TELEFILM 90210 17.45 NOTIZIARIO TG2 Flash L.I.S. - Meteo 2 Rai TG Sport 18.15 NOTIZIARIO TG2 18.45 TELEFILM Cold Case 19.35 TELEFILM Senza traccia 20.25 PROGRAMMA GENERICO Estrazioni del Lotto 20.30 NOTIZIARIO TG2 21.05 PRIMA TV RAI TELEFILM Private Practice “La parte difficile” “I peccati del padre” “Delusioni” 23.25 NOTIZIARIO TG2 23.35 DOCUMENTARIO La Storia siamo noi “Una mattina d'agosto”

TRAME DEI FILM

14.00 NOTIZIARIO TG Regione - TG Regione Meteo - TG3 - Meteo 3 14.45 NOTIZIARIO TGR Piazza Affari - TG3 L.I.S. 14.55 TELEFILM The Lost World 15.40 FILM Salvate la tigre 17.20 DOCUMENTARIO GEOMagazine 2011 18.55 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 3 19.00 NOTIZIARIO TG3 TG Regione - TG Regione Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.15 TELEFILM Sabrina vita da strega 20.35 SOAP OPERA Un posto al sole 21.05 PRIMA TV TELEFILM Sulle tracce del crimine “La foresta nera” “La baby-sitter” 23.05 NOTIZIARIO TG Regione 23.10 ATTUALITÀ TG3 Linea notte estate

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Meridiana - Scienza 1 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 3 (Interni) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Consumi e consumi 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 23.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 0.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo

/ Proposta indecente

/ 20 sigarette Film toccante e personale su una delle pagine più dolorose della nostra storia contemporanea: l’attentato a Nassirya, raccontato da Aureliano Amadei, unico sopravvissuto di quella strage terribile. Amadei racconta, in prima persona, la sua drammatica esperienza mettendosi dietro la macchina da presa e realizzando - come ha egli stesso dichiarato - “un film di sentimenti, più che di guerra”.

Sky Cinema 1 21,10

Film “scandalo”di inizio anni Novanta. Una giovane coppia, interpretata da Demi Moore e Woody Harrelson, parte alla volta di Las Vegas sperando di riuscire a vincere una bella somma. Guarda caso perdono tutto. Fortuna vuole che un milionario (l’affascinante Robert Redford) perda la testa per la bella mogliettina e proponga uno scambio: un milione di dollari per una sola notte d’amore.

Rete 4 23,25

/ Malcolm X Film di denuncia di Spike Lee,“Malcom X”può essere letto in modo triplice: come manifesto per i neri d’America, come biografia o come parabola di un personaggio che è diventato anche un martire per la sua causa. Grande prova di Denzel Washington, sempre a suo agio diretto da Lee, non per nulla candidato all’Oscar come migliore attore protagonista (lo sconfisse Al Pacino per “Profumo di donna”).

La7 0,15

11.00 REAL TV Forum 13.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 13.40 SOAP OPERA Beautiful 14.45 FILM Rosamunde Pilcher: L'arco di Cupido NOTIZIARIO TGCom Meteo 5 (ALL'INTERNO) 16.20 TELEFILM Il Mammo 16.50 FILM E-mail d'amore 18.50 GIOCO La Stangata 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.40 VARIETÀ Paperissima Sprint 21.20 FILM Il mio West NOTIZIARIO TGCom Meteo 5 (ALL'INTERNO) 23.15 NOTIZIARIO TG5 Numeri in chiaro 23.45 TALK SHOW Il senso della vita - Story 1.10 NOTIZIARIO TG5 Notte - Meteo 5 Notte 1.40 VARIETÀ Paperissima Sprint (REPLICA) 2.20 NOTIZIARIO TG5

12.25 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo - Sport 13.40 PRIMA TV CARTONI ANIMATI Detective Conan 14.10 CARTONI ANIMATI I Simpson 15.00 TELEFILM How I Met Your Mother 15.30 TELEFILM Gossip Girl 16.20 TELEFILM The O.C. 17.10 TELEFILM Hannah Montana 18.05 SIT COM Love Bugs 18.30 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo - Studio Sport 19.25 TELEFILM C.S.I. Miami 20.20 TELEFILM Standoff 21.10 PRIMA TV MEDIASET TELEFILM White Collar “Il lancio della moneta” “Il ritratto” 23.00 TELEFILM The Closer “Il potere dell'avvocato” “Linea del destino” 0.45 RUBRICA SPORTIVA Poker1mania

11.30 NOTIZIARIO TG4 Meteo - Vie d'Italia notizie sul traffico 12.00 TELEFILM Wolff 13.00 TELEFILM Distretto di Polizia 3 13.50 REAL TV Il tribunale di Forum - Anteprima 14.05 REAL TV Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum 15.10 TELEFILM GSG9 Squadra d'Assalto 16.15 SOAP OPERA Sentieri 16.35 FILM Rapimento alla Casa Bianca 18.55 NOTIZIARIO TG4 Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempesta d'amore 20.30 TELEFILM Renegade 21.10 FILM Sorvegliato speciale 23.25 FILM Proposta indecente 1.45 NOTIZIARIO TG4 Night News

8.30 TELEFILM Dio vede e provvede 10.25 REAL TV Le vite degli altri 11.25 TELEFILM MacGyver 12.30 TELEFILM Diane, uno sbirro in famiglia 13.30 NOTIZIARIO TG La7 13.55 FILM Investigazione letale 16.25 DOCUMENTARIO La7 Doc “Mistery Files Rasputin” 17.00 TELEFILM L'ispettore Barnaby “La mela marcia” 19.00 REAL TV Cuochi e fiamme (REPLICA) 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ In Onda 21.10 LA VALIGIA DEI SOGNI PRESENTA FILM Basta guardarla 23.30 RUBRICA La valigia dei sogni 24.00 NOTIZIARIO TG La7 0.15 FILM Malcolm X 3.35 DOCUMENTI La7 Colors

PROGRAMMIDA NON PERDERE

 In Onda

 La valigia dei sogni

Nuovo appuntamento con l’approfondimento condotto da Luisella Costamagna e Luca Telese. Ospiti il direttore de “Il Fatto quotidiano”Antonio Padellaro e il direttore de “Il Tempo” Mario Sechi. Al centro del dibattito, l’esito dell’incontro del ministro dell’economia Giulio Tremonti con le Commissioni Bilancio e Affari Costituzionali in merito alla crisi economica e tutti i principali temi dell’attualità politica.

Questa settimana la Valigia dei sogni accompagna i suoi telespettatori alla riscoperta di “Basta guardarla”, commedia cult di e con Luciano Salce. Simone Annicchiarico viaggerà per piazze e teatri, da Formello ad Amelia, svelando i segreti della pellicola assieme a chi su quel set c’era davvero: la sceneggiatrice Jaja Fiastri, gli attori Carlo Giuffré, Pippo Franco e Maria Grazia Buccella.

La7 20,30

 Superquark E’ una storia che dura da 500 milioni di anni e vede come protagoniste alcune delle creature marine tra le più esotiche e meravigliose della terra. Il corallo è il più grande architetto della natura e le barriere coralline presentano la più grande biodiversità di qualsiasi ecosistema. Questa sera, a “Superquark”, duemila ore di riprese straordinarie condensate per raccontare la fragile vita della barriera corallina.

Rai 1 21,10

La7 23,30


Giovedì 11 agosto 2011

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SECONDO TEMPO

MONDO

WEB

CASSAZIONE DIXIT

Riciclaggio: Web senza legge a sentenza arriva dalla SeconLrischia da sezione della Cassazione e di rivoluzionare il modo

di intendere il fenomeno del phishing, ovvero il riciclaggio di denaro rubato in Rete. La vicenda da cui è scaturita la sentenza è quella di una coppia di piccoli imprenditori, condannati sia dal Gup che dalla Corte d’appello di Palermo a un anno e quattro mesi di reclusione per riciclaggio. I due avevano ricevuto 6 mila euro da una presunta, importante società finanziaria e poi avevano “girato” il denaro sui conti correnti di alcuni utenti russi. Peccato, però, che i soldi in questione erano stati rubati via Web a una società sportiva emiliana. La dinamica appena descritta è il fenomeno del phishing. Come funziona? Semplice. Il ladro telematico invia milioni di mail a ignari utenti della Rete spacciandosi per una società ben conosciuta dalle potenziali vittime. Nel messaggio in questione, di solito si offre un lavoro a condizioni vantaggiose o altre opportunità di guadagno

SCF=Cinema Family SCC=Cinema Comedy SCM=Cinema Max

19.05 Giorni contati SCH 19.15 Saigon SCM 19.25 Hachiko SCP 19.30 Corky Romano SCC Agente di seconda mano 19.35 Senti chi parla 2 SCF 21.00 Maga Martina e il libro magico del draghetto SCF 21.00 Colpo grosso al Drago Rosso SCM 21.00 Amore a prima vista SCC 21.00 Antwone Fisher SCP 21.10 Prima tv Sky 20 sigarette SC1 21.10 La casa dei fantasmi SCH 22.35 Daddy Sitter SCF 22.35 La linea SCM 22.35 Anno Uno SCC 22.45 Battle in Seattle SCH 22.50 A-Team SC1 23.05 He got game SCP 0.10 Il Tagliaerbe SCM 0.20 Per amare Ofelia SCC 0.40 A Christmas Carol SCH 1.10 Resident Evil: Afterlife SC1 1.40 Il bagno turco Hamam SCP

RADIO

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

17.00 Calcio, Incontro amichevole Da Villar Perosa Juventus A - Juventus B (Diretta) SP1 18.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Montreal: ottavi di finale (Diretta) SP2 19.00 Calcio, Incontro amichevole Germania - Brasile (R) SP1 20.00 Golf, The 2011 PGA Championship Dall'Atlanta Athletic Club, Johns Creek, GA 1a giornata (Diretta) SP3 21.00 Calcio, Copa Sudamericana 2011 Secondo turno Flamengo - Atletico Paranaense (Differita) SP1 22.00 Sport estremi, Red Bull Cliff Diving 2011 Yucatan (Highlights) SP2 22.30 Wrestling, Wrestling WWE Experience Episodio 6 SP2 23.30 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Montreal: SP2 ottavi di finale (Diretta) 0.00 Calcio, Incontro amichevole Da Villar Perosa Juventus A SP1 Juventus B (Replica)

A “Radio3 Mondo” il ricordo dell’11 settembre 2001 Ci sono eventi che cambiano la storia. La cultura, l’economia, le relazioni di un intero Paese possono essere messe a dura prova da fatti di forte impatto. È questo il caso dell’attentato alle Torri Gemelle, dell’11 settembre 2001. Con il crollo delle Twin Towers è venuta meno la sicurezza dell’intero Occidente. Molte cose sono accadute da allora, e dopo l’uccisione di Osama bin Laden sembra essere stato messo un punto al lungo lutto americano, durato un decennio. In Afghanistan il surge è avviato e i soldati statunitensi stanno progressivamente abbandonando l’Iraq. Il mondo intero, dopo questi dieci anni, mostra un volto completamente diverso. Roberto Zichittella ne parla con Alessandro Gisotti, giornalista di RadioVaticana e autore del libro “11 settembre - Una storia che continua”.

Radiotre 11,30

Europa amarissima per la Samsung. L’azienda coreana, infatti, è stata costretta dalla Corte regionale di Dusseldorf a sospendere sia la vendita che la promozione pubblicitaria del suo ultimo prodotto, il di Pierluigi G.Cardone tablet Galaxy 10.1. Il divieto – che ha efficacia in tutto il territorio europeo – è stato il naturale effetto dell’accoglimento, da parte della Corte tedesca, della richiesta della Apple, che si è scagliata contro l’azienda concorrente perché, secondo quanto sostenuto dalla è LO SCONTRINO DIVENTA DIGITALE società di Steve Jobs, la Samsung NEGLI STATI UNITI LA CARTA È UN RICORDO avrebbe infranto il copyright di alcuni La carta perde colpi, la quotidianità non ne risente. elementi dell’iPad 2 utilizzandoli e L’ultima tendenza che arriva dagli Stati Uniti ne è la integrandoli nella creazione del dimostrazione: sono sempre di più i negozi e le Galaxy 10.1. Ora Samsung ricorrerà in catene commerciali che sostituiscono il tradizionale appello. scontrino di carta con una ricevuta digitale, magari da inviare al cliente tramite mail. La decisione di Apple, quindi, che dal 2005 ha abolito nei suoi store lo scontrino, sta facendo scuola, tanto che già si prefigura la nuova moda: quella di corredare la ricevuta telematica di acquisto con la foto del prodotto comprato, magari per postarlo con facilità su Facebook.

Steve Jobs e l’iPad 2, uno dei loghi di Facebook, padre Roberto Busa e la home page di Ufunk.com

LO SPORT

I FILM SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion

facile; tutte le soluzioni scelte dal phisher, comunque, contengono un link a cui collegarsi per seguire le procedure. Chi ci casca è perduto, perché per accedere alle offerte bisogna fornire i propri dati, tra cui quelli bancari, che così entrano nella disponibilità del phisher, per cui diventa un gioco da ragazzi rubare i soldi, trasferirli a complici e far ripartire il circolo vizioso. È quanto avrebbero fatto anche i due imprenditori siciliani, almeno a sentire Gup e Corte d’appello. In Italia, però, non sono condannabili, perché la Suprema Corte ha stabilito che per integrare il reato di riciclaggio occorre il dolo e non basta la “colpa con previsione”. In altre parole, per essere colpevoli di riciclaggio serve la “consapevolezza concreta della provenienza da delitto del denaro transitato sui conti correnti”. I difensori degli imputati, invece, sono riusciti a dimostrare che il contratto stipulato dai loro clienti sembrava una cosa seria. E così il phishing diventa legale.

è TABLET, LA GUERRA DEI COPYRIGHT GERMANIA, BATTAGLIA IN AULA TRA APPLE E SAMSUNG

È MORTO IL “PADRE” INFORMATICO DON BUSA, UNA VITA PER LA SCIENZA

Si è spento all’età di 97 anni padre Roberto Busa, scienziato di statura mondiale. Frate gesuita, ai più il suo nome risulterà sconosciuto. Eppure è stato un pioniere dell’informatica linguistica, inventore dell’Index Tomisticus, monumentale lemmatizzazione dell’opera omnia di Tommaso d’Aquino e dei testi a lui più strettamente collegati. Un’opera che gli ha richiesto quasi 40 anni di lavoro e ricerca, un’impresa raccolta in 56 volumi che ha visto la luce anche grazie alla collaborazione tecnica della IBM, l’azienda che finanziò e sostenne la sua ricerca per indicazione del suo fondatore Tom Watson. Padre Busa è stato anticipatore dell’ipertesto attivo di Internet ben quindici anni prima delle ricerche di scienziati americani come Nelson e Enghelbart. Scienziato, intellettuale, studioso di fama mondiale, pioniere degli studi linguistici nell’informatica, il frate inizia negli anni Quaranta la sua attività di ricerca nella scienza che ha promosso e inventato e tra i suoi collaboratori, sorprendentemente, troviamo anche Papa Giovanni Paolo I, che sostenne l’opera di Padre Busa, che considerava scienziato dalle doti immense. Lo scienziato gesuita risiedeva dagli anni Sessanta all’Aloisianum di Gallarate, assieme ai grandi decani gesuiti, come il cardinale Carlo Maria Martini di cui era amico e interlocutore. La sua intensa attività di ricerca gli è valsa l’istituzione del “Roberto Busa Award”, la massima onorificenza del settore. Nel 1992 fondò la Scuola di è LIBERA ARTE IN LIBERA RETE Lessicografia ed SU UFUNK, CHI HA TALENTO PUÒ ESPORRE Ermeneutica, Siete un artista, un pittore, un fumettista, costituita all’interno un musicista o un fotografo, avete delle della Facoltà di opere che considerate meritevoli di è AL MARE CON FACEBOOK Filosofia della attenzione, covate dentro di voi il ESTATE, UN ITALIANO SU TRE LO USA Pontificia Università desiderio di uscire allo scoperto e farvi Al mare o in montagna cambia Gregoriana. notare, ma non avete un posto dove poco: d’estate gli italiani utilizzano poter esporre? Da oggi potete farlo, (Pasquale Rinaldis) Facebook come e più che online, su un sito che mette a d’inverno. È quanto emerge da disposizione i propri spazi agli artisti un’indagine del Codacons che, emergenti: si tratta del sito indagando sulle spiagge della Penisola, ha scoperto www.ufunk.com che permette, senza come un italiano su tre non rinuncia al social network doversi nemmeno registrare e neanche sotto l’ombrellone. L’associazione a difesa dei gratuitamente, di accedere a una delle più consumatori ha calcolato che sono almeno cinque le grandi risorse esistenti di arte connessioni giornaliere dei vacanzieri, che postano contemporanea. Si tratta di un vasto commenti delle loro vacanze per condividerle con museo virtuale per di più in continuo parenti e conoscenti o chattano con gli amici. Sono le “aggiornamento”. Un luogo dell’arte donne, inoltre, quelle a non poter proprio rinunciare a aperto, dove, appunto, poter condividere Facebook: oltre il 60 per cento delle intervistate, con la grande comunità virtuale della infatti, ha confessato di utilizzarlo in ogni frangente del Rete i frutti del proprio lavoro e loro tempo libero. creatività. E su Ufunk è possibile trovare opere di qualunque tipo, di designer, registi, documentaristi e illustratori classici. (Pas .Rin.)

feedback$

Commenti all’articolo “La casta si mette in piazza” di Fabrizio d’Esposito su IlFattoQuotidiano.it

è HO PROVATO con Google Maps a cercare in Italia quali città hanno dedicato una via al grande filosofo e sociologo Herbert Marcuse e mi è venuto fuori come risultato solo via Marcuse a Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento! Com’è possibile? Sono incredula! Erika è POLITICI vergognosi e amanti del rischio personale! Questi gaglioffi non hanno capito che con queste azioni sfidano il popolo oppresso dalle tasse e da una economia oppressiva sempre con i deboli. La corda è tesa e temo che a breve si spezzerà con fragore. Da tempo come storico medievale spiego che ci sarà una novella Rivoluzione Francese come quella del 1789, ma occorre che l’oppressione economica avanzi ancora di qualche passo. Adesso ci siamo davvero vicini e ne vedremo delle belle per i ladroni oligarchi della casta! Volpe è CHE SCHIFO . Questa vergognosa toponomastica la dice lunga sulla boriosa supponenza della nostra classe politica. Perfino in questo periodo in cui tutto il Parlamento ed il governo hanno perso credibilità non solo di fronte agli italiani ma pure di fronte agli altri Paesi, i politici continuano nella loro autoglorificazione dedicando vie e città a parenti stretti. Deplorevole manifestazione della decadente fine di un periodo politico. Una specie di versione rinnovata di “Salò e le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini. Alberto A è BEN VENGA intitolare strade, vie, piazze agli avi di questi luridi cialtroni. Anzi, dovrebbero mettere pure delle loro statue in giro per il Paese, così ci sarà più gusto quando, messi loro in galera e gettate le chiavi, ne avremo di schifosi simboli da abbattere! Guido P. è VORREI tranquillizzare gli intraprendenti intitolatori. Quando la cronaca (specie quella giudiziaria) calerà il sipario su di voi, subentrerà la storia. Verrete ricordati come i peggiori governanti della storia repubblicana; i più incapaci, i più immorali e i più ridicoli. L’ultimo titolo vi appartiene di diritto da 16 anni, quindi potevate risparmiarvi questa ultima fatica. bigcalm è NON C’È FONDO al male che questa classe politica e soprattutto di centrodestra riesce a fare, con gli italiani che immobili sperano ancora che il cambiamento ed il miglioramento avvenga da solo. Non servono gli eroi, servono cittadini consapevoli e con memoria che ricrei quel sano interessamento dal basso e che giudichi questa classe politica, il voto – se vogliamo migliorare e non cadere ancora più in basso – dovrà spazzarli via ma tutti devono fare la loro piccola parte mauritius


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Giovedì 11 agosto 2011

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE Orgogliosi di essere Casta di Maurizio

Viroli

e parole e i comportamenti di molti politici italiani sembrano indicare che siamo di fronte a una casta che ha perso il senso della vergogna. Non solo compie azioni che violano i più evidenti principi di decoro morale, ma lo fa anche senza alcuna sofferenza o imbarazzo. Fra i tanti esempi, basta pensare al presidente della Regione Lazio, la sig.ra Polverini, che si permette di rispondere “io sono io” al giornalista del Fatto Quotidiano Carlo Tecce che, come era suo dovere, le chiedeva spiegazioni sull’uso di un elicottero della Protezione civile per intervenire in un’evidente situazione d’emergenza come la sagra del peperoncino di Rieti.

L

LE SUE PAROLE rivelano una tale tracotanza che tanto valeva rifilasse uno schiaffo al bravo giornalista. Schiaffo poi puntualmente promesso da un suo sodale: “Vada via, cretino, altrimenti la prendo a schiaffi. Non ha capito? Le do uno schiaffo”. Sarebbe bello poter credere che la sfrontatezza sia privilegio dei servi di Berlusconi. È del resto fin troppo noto che l’arroganza verbale e fisica sono un carattere tipico degli animi servili. Purtroppo non è così. La buona vergogna che impedisce di offendere la dignità delle persone pare essersi illanguidita anche fra gli avversari della corte. Ne è prova il comportamento del presidente Massimo D’Alema che pochi giorni or sono ha rivolto a Luca Telese, nel Transatlantico di Montecitorio, queste parole: “Voi de Il Fatto siete tecnicamente fascisti…”. Poi, racconta Telese, “si toglie gli occhiali da presbite, li infila nel taschino con un

gesto ampio del braccio, mi dice con tono di sfida: ‘Sa, quando ero ragazzo, di solito, dopo che facevo questo gesto, l’interlocutore che si trovava al posto dove lei è ora, poco dopo si ritrovava con il naso sanguinante’”. Segni ancora più eloquenti della fine della vergogna è l’uso spudorato della menzogna. La menzione d’obbligo è qui per l’avvocato Maurizio Paniz che non ha tradito il benché minimo imbarazzo a dichiarare al Senato che B. telefonò in questura “non per esercitare pressioni” ma “nella convinzione che Ruby fosse nipote di un capo di Stato” e che “il premier credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Io so perfettamente che una decina, quindicina di giorni prima della telefonata alla Questura di Milano del 27 maggio, Berlusconi ha incontrato Mubarak con altre personalità. E in quell’occasione ha scherzato sulla vicenda di Ruby. Dunque, pensava davvero che Ruby fosse una parente. Ci sono le deposizioni di ministri che erano presenti, quella dell’interprete, di uomini dello staff. Lo dicono le carte”. Ammettiamo che il parlamentare fosse in buona fede: non avrebbe dovuto vergognarsi di dire una cretinata simile e pretendere di essere preso sul serio? PROBABILMENTE i giovani faranno fatica a crederci, ma la nostra storia offre molti esempi di politici e di intellettuali che sentivano fortissimo il sentimento della vergogna. Quando la madre di Sandro Pertini presentò al Duce domanda di grazia per il figlio trasferito nel 1932 presso il Sanatorio giudiziario di Pianosa, le scrisse una lettera che non ha bisogno di commento: “Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di na-

La generazione delle tre C di Alessandro

Rosina*

a questione giovanile rischia di sfuggire di mano. Il rischio di deragliare è alto. I motivi sono sostanzialmente due. Il primo è, ovviamente, l’inadeguatezza della classe dirigente. A risentire maggiormente degli effetti negativi delle trasformazioni mal governate sono i nuovi entranti. Chi non ha posizioni già consolidate. Chi ha meno strumenti di protezione e difesa. Chi ha un futuro tutto da costruire e vorrebbe farlo a partire da solide fondamenta da metter nel presente. Chi ha energie ed intelligenze da metter in campo ma vede che il gioco non è equo e che il banco non è proprio al di sopra delle parti. Insomma i giovani.

L

Il secondo motivo deriva da una mutazione antropologica nelle nuove generazioni. I giovani di oggi, sotto molti aspetti, sono diversi da quelli di ieri. Chi oggi ha meno di trent’anni appartiene ad una generazione molto più attiva e partecipativa rispetto a quella precedente. Molto meno disposta ad accettare passivamente il peggioramento delle proprie condizioni. Sono i “Millennials”, termine coniato negli Stati Uniti per indicare chi ha compiuto la maggiore età nel XXI secolo. RISULTANO - nelle varie indagini condotte in tempi non sospetti - molto convinti delle proprie capacità, ma anche più decisi a farle valere. La loro maggiore attitudine e competenza verso le

Proseguono le proteste di gruppi di siriani residenti in Turchia in nome della difesa dei diritti umani. “In Siria lo Stato sta puntando le armi contro il suo stesso popolo”, ha dichiarato il premier turco Erdogan, un tempo alleato del governo siriano. Il messaggio ad Assad è molto chiaro: “Stop immediato a ogni tipo di violenza e spargimento di sangue”.

scosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna, quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l'amore, che io sento per la mia idea?”. Norberto Bobbio, negli ultimi anni della sua vita, rivelò in un’intervista a un giornalista di destra che il suo comportamento nei confronti del fascismo era

(FOTO LAPRESSE)

L’ostentazione del privilegio riguarda i servi di Berlusconi, ma non solo loro La vergogna che impedisce di offendere la dignità delle persone pare essersi estinta anche fra gli avversari della corte Connessi, aperti al cambiamento e “Confident”, ovvero sicuri di sé I ventenni di oggi sono del tutto diversi dai coetanei delle generazioni precedenti. Perciò la loro inquietudine è più pericolosa nuove tecnologie, sperimentata sin dall’adolescenza, ha favorito il prodursi di uno spiccato senso di fiducia nei propri mezzi. Più che cercare di farsi accettare dal mondo adulto, sembrano piuttosto avere la pretesa di cambiarlo, di adattarlo alle proprie aspettative ed esigenze. Dopo di loro nulla sarà più come prima. Per ora scalpitano osservando con desolazione la lentezza con la quale la generazione dei padri sta pas-

-gna-va-mo. Ce ne ver-go-gna-va-mo. (...) Mi vergognavo prima di tutto di fronte al me stesso di dopo, e poi davanti a chi faceva otto anni di prigione, mi vergognavo di fronte a quelli che diversamente da me non se l’erano cavata”.

stato la grande vergogna della sua vita: “Mi chiede dunque perché fino a oggi non abbiamo parlato del nostro fascismo? Ebbene perché ce ne ver-go-gna-va-mo. Ero, come posso dirlo?, come posso dirlo senza mascherarmi nell’indulgenza con me stesso?, ero immerso nella doppiezza, perché era comodo fare così. Fare il fascista tra i fascisti e l’antifascista con gli antifascisti (...) è stata una catastrofe tale che alla fine noi abbiamo dimenticato, anzi abbiamo rimosso. L’abbiamo rimosso perché ce ne ver-go

SI SAREBBE tentati di pensare che la ragione principale dell’affievolirsi della vergogna nella casta italiana è il loro sentimento di onnipotenza. Ritengono che a loro tutto sia lecito. Sanno che le parole più offensive e i comportamenti

sando il testimone e l’irresponsabile dilapidazione del mondo che dovranno ereditare. A caratterizzarli - come emerge dalle ricerche sui loro specifici atteggiamenti e comportamenti - sono in sintesi 3 C. “Confident”: credono soprattutto in se stessi e muoiono dalla voglia di emergere. “Connected”: sono nativi digitali e considerano la rete uno strumento essenziale per creare consapevolezza e coordinare progetti e azioni comuni. “Open to Change”: sono i migliori alleati del cambiamento. Se c’è offerta credibile la sostengono. Se non c’è, la fanno germinare dal basso. Ovunque c’è del nuovo, che si tratti del voto ad Obama, o delle rivolte nel Nord Africa e nei paesi Arabi, o dell’indignazione verso il

malgoverno in Europa, il loro contributo non manca. Perché allora in Italia la loro voce si è sentita finora così poco? Quello che abbiamo indicato come primo motivo per l’esplosione del conflitto c’è tutto. La nostra classe dirigente è senz’altro una delle peggiori del mondo sviluppato. Il paese non cresce da troppo tempo. Il debito pubblico è da decenni a livelli indecenti. Il welfare per i giovani è pieno di buchi. Si investe poco nelle opportunità che possono dare i settori più innovativi. Basso è soprattutto l’investimento in ricerca e sviluppo. La recessione, poi, ha ancor più inasprito la già precaria condizione dei giovani italiani. Nel 2010 oltre 400 mila under 35 si sono trovati a fare retromarcia rispetto all’occupazione posseduta nel 2009. Siamo diventati la più grande fabbrica di Neet: i dati Eurostat riferiti al 2009 ci indicano come il paese in Europa con maggior numero di giovani che non studiano e né lavorano. Oltre due milioni di persone. Un esercito immobile o quasi. Se si scuotesse nulla potrebbe

più immorali saranno giudicati benevolmente dal loro capo, dai loro sodali e dall’opinione pubblica che li vota. Si sentono profondamente diversi, più grandi e più in alto rispetto ai milioni di cittadini che non agirebbero mai come loro perché sono frenati dalla buona vergogna. E nella loro ammirevole generosità ci hanno regalato anche un altro tipo di vergogna, quella di essere italiani e di dover rispondere infinite volte alla domanda “ma come avete fatto a ridurvi così?”. viroli@princeton.edu

rimanere più come prima. Ed invece lentamente scivoliamo. Pochi però stanno veramente male. Pur con difficoltà, l’ammortizzatore sociale della famiglia di origine tiene. I più dotati e dinamici se ne vanno all’estero, con l’esito che i veri indignados italiani li troviamo fuori confine. I figli degli immigrati stanno ancora peggio, ma l’ondata vera deve ancora arrivare. Siamo un paese che ha avuto una forte emigrazione, ma molto più recente rispetto a Francia ed Inghilterra. Tra i nuovi nati la quota dei figli di stranieri sono molti, ma tra i ventenni ancora relativamente pochi. IN ITALIA per ora c’è solo un brusio di sottofondo. Difficile pensare ad una sollevazione violenta nel breve periodo. Ma che dai Millennials italiani possa partire una mossa a sorpresa - nuova, inattesa, creativa - che contribuisca a mettere in crisi il penoso status quo che li tiene sotto scacco, è del tutto ragionevole sperarlo. *professore di Demografia alla Cattolica


Giovedì 11 agosto 2011

pagina 19

SECONDO TEMPO

MAIL Le indennità della casta per comprare i Bot

Furio Colombo

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Non si riesce a diminuire i privilegi e le indennità, ma la soluzione c´è. Obbligare la casta ad impegnare i tre/quarti delle indennità parlamentari (per senatori, deputati, consiglieri regionali) ad acquistare Bot pluriennali (almeno decennali). Se rimettono in piedi la baracca Italia avranno diritto alla restituzione del solo capitale, altrimenti i soldi vanno incamerati dallo stato italiano. Va ricordato che un quarto di indennità parlamentare corrisponde a circa 6000 euro, più i rimborsi. Non è davvero poco.

BOX A DOMANDA RISPONDO ALLA FINE CHI PAGA

C

aro Colombo, sento alla radio, vedo in televisione, leggo sul “Fatto” progetti economici di tutti i tipi e le dimensioni. Le formule di salvezza si rincorrono, ma alla fine, quando qui in Italia si deve dire su cosa si fonda la supermanovra, vengono fuori salari e pensioni. E si parla persino di “accompagnamento dei disabili”, eventualmente da tagliare per il bene della Repubblica. Capisco bene o in troppi ragionano male? Rolando

Mavolio

Tagliate l’8 per mille invece che i diritti

PURTROPPO capisci bene. Ogni giorno un nuovo o vecchio personaggio tra quelli che hanno responsabilità nel governo o in Parlamento, viene avanti con proposte che sono sempre divise in due parti. Parte prima: si descrive una nuova Repubblica fondata sulla trasparenza, il buon governo, l’accurato tornaconto, in cui la lotta all’evasione sarà spietata, e ingenti risorse del paese saranno rese disponibili per la famosa crescita. Parte seconda: bisogna però intervenire subito. Ecco l’elenco: le donne andranno in pensione a 65 anni; i pensionati daranno un loro contributo o tassa e si scopre che le “pensioni d’oro” cominciano molto presto, non nella vita ma nella cifra: appena al di sopra delle pensioni più misere va già bene per dare un taglio. E poi, siccome è tempo che una mano severa vada a rivedere tutte le pensioni di invalidità che potrebbero essere false, si gettano nel panico i vari invalidi, facendo sapere che, se necessario, si possono tagliare le indennità di accompagnamento (che spettano ai casi di

La domanda senza risposta è la seguente: si parla di tagliare con l’ennesima finanziaria fondi per i più deboli e bisognosi, per scuole, sanità, pensioni di invalidità e relativo accompagnamento e asili nido. Ma prima di toccare questi settori non sarebbe il caso di eliminare o almeno diminuire in modo consistente l’8 per mille? Il silenzio, su qualsiasi argomento, del Vaticano in questi ultimi mesi è palese, ma la politica che fa? Gabriele Bianco

Basta con le trivellazioni, l’ambiente è una risorsa Sono rimasta molto colpita dall’articolo riguardante le trivella-

assoluta necessità, a situazioni che non si possono fingere). Ricordiamolo: il cosiddetto “accompagnamento” è un assegno di 450 euro per persone assolutamente non autonome. E ricordiamo che lo Stato provvede alla sopravvivenza dei cittadini disabili con “pensioni” intorno ai 250 euro mensili. Ora, che si vada a scavare qui per salvare la Repubblica sembra in effetti poco creativo da parte degli economisti ed esperti che ci dicono ogni giorno di essere in pieno controllo della situazione. S’intende che si situa qui il problema del costo della politica, che richiederebbe ben altro coraggio da parte di tutti i protagonisti (cominciando dalle persone per bene, che ci sono, nella politica, ma si fanno sentire poco e hanno avuto poco da dire finora) e da parte dei presidenti di Camera e Senato. Occorrono con urgenza cifre vere e – ripeto – decisioni coraggiose, che vuol dire ben altro rispetto a ciò che si è detto finora. Ma questo vale anche per tutto l’impianto pubblico del Paese, che vuol dire chi e come vi lavora, e non i servizi resi ai cittadini. Avrete notato invece che, per prima cosa, si tende a tagliare il servizio ai cittadini. Se tutto ciò resta allo sbando, i sentimenti diventano estremi e si perde il controllo. Ciò che accade in queste notti a Londra non è così estraneo né così locale come molti vorrebbero dirci. Una crisi grave richiede di agire subito, di agire in grande e di non nominare neppure i piccoli sostegni ai disabili non autonomi, a cui, semmai, andrà dedicata una parte dei nuovi risparmi. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

LA VIGNETTA Turismo assolutamente inutile, uno alla Cultura che è invisibile mentre abbiamo un Paese con un potenziale di ricchezza ambientale, turistica, culturale che, se valorizzate come si deve, consentirebbero all’Italia di vivere senza bisogno di inventarsi nulla, tantomeno trivellazioni da alcuna parte, terra o mare che si voglia. Abbiamo un’economia allo sfascio e non guardiamo ad ambiente, turismo e cultura come a risorse immense che porterebbero, non solo lustro e prestigio all’Italia, ma anche ricchezza, sviluppo, posti di lavoro. Giulia Giacomini

Bersani lasci stare gli slogan meglio le filastrocche

zioni al largo di Pantelleria. Ha ragione Zingaretti. Se ne parla troppo poco, la gente non sa cosa può accadere in casa nostra all’insaputa dei più, nell’indifferenza generale. Alziamo il livello di guardia, allertiamo non solo chi possa avere più voce in capitolo, ma la massa, il popolo. Non è vero che le persone non si interessano. Siamo stanchi di accettare decisioni che vengono prese a nostra insaputa e che avranno effetti devastanti sulle nostre vite e, quel che è peggio ed irrimediabile, su quelle delle genera-

zioni a venire. Vogliono cercare il petrolio nel Mediterraneo: un mare chiuso, popolato da isole fantastiche. È assurdo, il disastro ambientale che ne deriverebbe non ha proporzioni, ma quello culturale sarebbe ancora peggio. Come si fa a non capire che la ricchezza, limitandoci a considerare il nostro Paese, risiede proprio nella straordinaria diversità ambientale che lo caratterizza. Il Mediterraneo ha contribuito a far grande il nostro Paese. Abbiamo un ministro per l'Ambiente inesistente, ne abbiamo uno al

Dopo anni di menzogne da parte di chi ci governa, finalmente tutti riconoscono che la situazione economica dell’Italia è arrivata quasi al “default”: tanto è vero che le misure intraprese dal Governo per uscire da questa “impasse” ci vengono dettate in maniera perentoria dalla Germania, dalla Francia e dalla Bce che non si fidano più di noi. Purtroppo Napolitano continua a ripetere che, in questo grave momento, opposizione e maggioranza dovrebbero collaborare, perché sarebbe l’unica strategia vincente per non fare cadere il Paese nelle grinfie della speculazione internazionale. Mi chiedo come faccia ad essere ancora così ot-

timista da insistere su questa proposta di collaborare con politici che hanno votato all’unanimità la versione che Ruby era la nipote di Mubarak, hanno votato all’unanimità le leggi “ad personam”, hanno votato all’unanimità la fiducia a un governo di un Presidente del Consiglio i cui interessi divergono da quelli della Nazione. L’unico che ancora sembra disposto a raccogliere questo appello è Bersani ma ormai anche la sua monotona teoria del “passo in avanti “ e del “passo indietro” non se la “fila” più nessuno. Visto che siamo un Paese ridicolo e lui un uomo di spirito, potrebbe apportare una simpatica variante a ciò che sostiene, integrandola con la filastrocca della “Bella lavanderina” trasformandola così: “Oltre ai passi, fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta , guarda in su guarda in giù dai un bacio a chi vuoi tu”. Giancarlo Merlo

Altro che ricchi e poveri il problema sono gli evasori Non mi trovo d’accordo con quanto scritto due giorni fa dal lettore Domesi, secondo cui il governo è sorretto ”dal ceto sociale dei ricchi”. Se così fosse, non si capisce perché i consensi maggiori siano venuti dal Sud, che non è un’area del paese che può definirsi ricca. Ridurre il tut-

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IL FATTO di ieri11 agosto 1925 In una celebre lettera indirizzata a Casa Ricordi l’11 agosto 1925, Franco Alfano, il giovane compositore napoletano, al quale era toccata l’ardua impresa di consegnare alla storia il finale di Turandot, l’opera incompiuta di Puccini, morto improvvisamente l’anno prima, aveva così indicato la sua idea compositiva, “…un agitato musicale fremebondo, sonorissimo, con intercalare di trombe e cori, l’unico a tener desto il pubblico fino all’ultimo momento…”. Un accorgimento melodico carico di suspense, destinato ad accompagnare la svolta psicologica di Turandot, l’algida principessa cinese trasformata in femmina appassionata, apparso a molti come un’indebita manipolazione del credo pucciniano. In effetti l’inquietante storia della sanguinaria principessa di Pechino, dei suoi impossibili enigmi e dell’eroico principe Calaf, carica di implicazioni esotiche e psicanalitiche, poco ha a che fare con l’happy end di vago sapore hollywoodiano composto da Alfano, così distante dal contesto drammatico e straniante dell’opera. Attraversata da torbidi simbolismi e rimasta monca per mala sorte. Ma forse anche per una più sottile abdicazione del Maestro a immaginare un qualunque finale degno del mito di Turandot. Giovanna Gabrielli

to a una guerra tra ricchi e poveri non centra il cuore del problema. Tralascerei affermazioni nette,associandomi al fatto che è tempo che paghi chi non ha mai pagato o pagato molto poco. Roberto Sicilia

Diritto di Replica Gentile direttore, ancora una volta siamo costretti a rispondere alle ennesime imprecisioni contenute nell’articolo di Daniele Martini (2 agosto). Nessuna guerra impari di FS contro Arenaways. Il 6 maggio Arenaways ha richiesto a Rete Ferroviaria Italiana, come previsto dal Prospetto Informativo Rete (PIR), il collegamento Santhià-Torino Lingotto-Livorno, con partenza alle ore 5.25 da Santhià e ritorno da Livorno alle 17.30. La richiesta è stata fatta a orario già in corso e ha comportato, per RFI, la necessità di rendere compatibili i nuovi collegamenti di Arenaways sia con i treni già operativi sia con le necessarie attività manutentive programmate per la rete ferroviaria.Grazie al minor traffico e alla mancanza di attività di manutenzione programmate RFI è riuscita, comunque, a soddisfare la richiesta di Arenaways: fermata a Torino Lingotto alle 5.21, posticipata il sabato e la domenica alle 6.34, per il treno in direzione mare; e il ritorno da Livorno alle 18.15. Soluzione che Arenaways ha accettato dopo aver verificato con RFI che non c’erano alternative. Come vede nessuna guerra, solo la necessità di ottimizzare al meglio il traffico ferroviario. Per quanto riguarda poi le gravi illazioni circa le presunte minacce fatte da Mauro Moretti, Ferrovie dello Stato Italiane si riserva di tutelare la propria immagine nelle opportune sedi. Ufficio Stampa Ferrovie dello Stato

I dirigenti di Arenaways confermano al Fatto che avrebbero preferito altri orari per i loro “treni del mare”, ma purtroppo non sono riusciti ad averli. Di fronte al prendere o lasciare, alla fine hanno dovuto accettare gli orari messi a disposizione da Rfi (Rete ferroviaria italiana). La minaccia dell’amministratore Fs, Mauro Moretti, di cancellare la “car ta tutto treno” dei pendolari liguri in relazione alla vicenda dei “treni del mare”, non è ovviamente un’invenzione del Fatto. Ne ha parlato pubblicamente in più di un’occasione l’assessore ligure ai Trasporti, Enrico Vesco, e anche numerosi giornali se ne sono occupati. Tra gli altri: Il Secolo XIX, Repubblica, Corriere della Sera e Avvenire. Nell’edizione di Alessandria del 18 giugno La Stampa ha riportato perfino una precisazione di Moretti in cui egli stesso dava conto di una burrascosa telefonata al presidente ligure, Claudio Burlando, per informarlo che “l’ingresso del nuovo operatore (Arenaways, ndr) avrebbe fatto decadere l’accordo tra Trenitalia e Regione” per la “carta tutto treno”. Daniele Martini

I nostri errori Per una svista, nel numero dello scorso 6 agosto abbiamo pubblicato una foto del matrimonio di Paola Concia, senza precisare che l’immagine era di proprietà di “Vanity Fair”. Ce ne scusiamo con i colleghi di Vanity e con i lettori.

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