Periodico della Comunità Pastorale di Rebbio e Camerlata
Dicembre 2024 / anno 66
il Focolare
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Preghiera del Giubileo Padre che sei nei cieli, la fede che ci hai donato nel tuo figlio Gesù Cristo, nostro fratello, e la fiamma di carità effusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo, ridestino in noi, la beata speranza per l’avvento del tuo Regno. La tua grazia ci trasformi in coltivatori operosi dei semi evangelici che lievitino l’umanità e il cosmo, nell’attesa fiduciosa dei cieli nuovi e della terra nuova, quando vinte le potenze del Male, si manifesterà per sempre la tua gloria. La grazia del Giubileo ravvivi in noi Pellegrini di Speranza, l’anelito verso i beni celesti e riversi s u l m o n d o intero la gioia e la pace del nostro Redentore. A te Dio benedetto in eterno sia lode e gloria nei secoli. Amen
Franciscus
Trimestrale della comunità di Rebbio e Camerlata Registrato presso il Tribunale di Como: autorizzazione n. 4/2017del 1/6/2017 Direttore responsabile: Lattanzi Enrica
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In questo numero Preghiera del Giubileo La riflessione di don Giusto Vegliate, è Natale! Natale è... La parola a don Saverio Un semplice chiarimento Camerlata, domenica 13 ottobre Semplicemente grazie Camerlata, domenica 3 novembre Natale, tempo di accoglienza di Gesù e di tutte le novità che porta con sé Dalla Visita pastorale Sentirsi a casa nelle nostre comunità Camerlata, 6 ottobre In festa per gli anniversari di matrimonio San Martino Per far sorridere il cielo In Via Lissi 110 anni della scuola del sole che ride In ricordo di Felice Pagani Il passo e la meta In memoria di Luigi Fortunato La gratitudine nel ricordo In oratorio Ben arrivato, Luca! Casa de Arte Percorsi di danza e teatro Contatti utili Orari SS. Messe Periferie al centro Un’altra Como è possibile Alebbio 1954-2024/1 Una storia lunga 70 anni Calendario liturgico Anagrafe parrocchiale
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La riflessione di don Giusto
Vegliate, è Natale! L’invito a capire il progetto di Dio e a realizzarlo: un sogno e una preghiera. Vegliate, pregate: sono le parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli, a noi e all’umanità. A tutti noi è capitato di vegliare qualche notte per il mal di denti, oppure in attesa di un esame, di un’operazione, della nascita di un figlio, oppure del primo giorno di lavoro. Ma si tratta di qualche notte o poco più. Gesù dice “Vegliate” come attitudine permanente, non occasionale, e vegliare significa cercare di capire il progetto di Dio e realizzarlo. Capire è uguale a conoscere in profondità e se hai passione per la conoscenza non ti addormenti, non ti lasci addormentare dagli strilloni, dai demagoghi, dai populisti, ma ti lasci attrarre da uomini e donne veri, profondi nel pensiero e ancor più nell’agire. Io stimo e invidio molto le persone profonde nella capacità di analisi del nostro mondo e della Chiesa, ma stimo ancor di più coloro che passano subito dal pensare all’agire e lo fanno insieme, in gruppo, in comunità. Chi pensa seriamente in positivo al futuro della città di Como? Mi sembra una piccolissima minoranza. Tanti capiscono, si rendono conto, ma sono pigri, non vogliono affrontare la fatica della lotta per il cambiamento sociale, altri si sono rassegnati ed altri ancora allontanano, narcotizzano le sfide. Chi è “sveglio” non si preoccupa del consenso perché sa che Gesù è con lui e va diritto all’obbiettivo. Chi è sveglio fa “rete” con gli svegli e non si preoccupa dei conformismi, della ragion di Stato, della diplomazia e dell’essere più avanti o più indietro degli altri.
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5 Chi è sveglio si innamora del bene comune e da esso, dalla sua corrente, si lascia trascinare, senza sapere dove la corrente lo porterà. Sogno la città di Como che primeggi in Italia nell’accoglienza, nella tessitura di relazioni di pace tra i popoli: città di frontiera cuore pulsante d’Europa e del mondo. Sogno e prego perché ciò accada. Ti auguro un Natale povero e che ti cambi la vita.
Giusto Della Valle
Natale è... Natale è essere fratelli contro l’ingiustizia la diseguaglianza l’emarginazione nonostante il dolore l’incomprensione e l’indifferenza. Natale non è una corsa frenetica ai regali non è sfoggiare un luccicante albero ultimissimo modello illuminazione istantanea-elettronica -intermittente.
Il Natale non è un’abbuffata di dolci farciti salati, alla vaniglia , al cioccolato, alla crema. Non è una abbuffata di antipasti di carne arrosto. di vino bianco, rosso e spumanti. Natale è avere il coraggio di amare senza distinguere il buono dal cattivo, senza guardare il colore della pelle, è avere il coraggio di vivere senza odio senza imbroglio senza fare a meno della verità
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La parola a don Saverio
Un semplice chiarimento Dopo cinque anni di intensa attività pastorale, don Xeres torna a Morbegno per dedicarsi allo studio e alla ricerca. Cari amici, il mio servizio nella Comunità pastorale di Rebbio e Camerlata sta per concludersi. Ho pensato doveroso esporre in breve i motivi di questa decisione che – dico subito, per chiarezza – è anche mia, avendola concordata con i miei Superiori. Cinque anni fa – pur essendo già impegnato nell’insegnamento a Como e a Milano, nonché nell’Archivio diocesano - mi venne chiesto di svolgere anche un “piccolo” (così mi dissero) servizio pastorale. Volentieri! Quando però ho saputo che si trattava di Rebbio e Camerlata, nacquero in me molti timori, data la vastità e la complessità dei due quartieri. Con la piena comprensione di don Giusto, mi è parso opportuno concentrarmi soprattutto su Camerlata, in modo da limitare il mio impegno e aiutare questa antica parrocchia a mantenere la propria identità. Da qui, forse, è nato l’equivoco che ci fosse ancora un “parroco” di Camerlata. Del resto potevo forse limitarmi a presiedere le messe festive? Non dovevo anche prendermi cura delle persone? Così le attività cominciarono a moltiplicarsi: la conoscenza (anzi, una vera e propria ricerca sul campo) degli anziani e degli ammalati nel quartiere o nelle case di riposo; alcuni gruppi di catechismo;
qualche iniziativa culturale; alcuni momenti principali per la comunità di Camerlata (come le feste patronali di S. Brigida e di S. Carpoforo). E poi tante persone che conosci o ti interpellano… Come dire di no? Come non seguirle nella preparazione al matrimonio? Come non assisterle, per quanto possibile, nella malattia o in altre difficoltà? Come non accompagnarle incontro a Dio, nell’ora della morte? Nonostante ciò, mi rendevo sempre più conto di non conoscere la gran parte delle persone, ammalati e anziani compresi; così pure, non sono riuscito a entrare in dialogo con i gruppi giovanili presenti nella comunità; e quante altre mancanze, per non dire della quasi totale assenza nei confronti della parrocchia di Rebbio…! Certo, non si può fare tutto, direte. Ma c’è un altro lato della medaglia: dovevo continuare anche ad occuparmi degli studi e delle ricerche che – da oltre 40 anni – mi hanno portato ad approfondire la storia della Chiesa e, in particolare, di quella di Como, per raccogliere e tramandare il patrimonio culturale e spirituale di questa lunga esperienza. Ebbene: in questi cinque anni mi sono trovato a ridurre al minimo questa attività, quasi fino a trascurarla completamente. Allora ho
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7 cominciato a pensare se fosse giusto lasciar perdere un lavoro che svolgevo per la diocesi. In sostanza: non riuscendo a conciliare i due impegni; anzi, trovandomi carente su entrambi i lati, ho capito che avrei dovuto buttarmi da una parte o dall’altra. Avrei potuto dedicarmi totalmente all’attività pastorale, così arricchente nell’incontro e nella condivisione di tante vicende umane e di fede! Tuttavia, alla gioia per la bella esperienza che ho potuto vivere in questi anni - e di cui ringrazio Dio -, si accompagnava il dispiacere di non poter continuare, con la calma e il tempo necessari, nella conoscenza della grande tradizione della nostra Chiesa locale che avevo sempre coltivato. La quantità informe di scritti e appunti da sistemare, riordinare, integrare, esigeva, ed esige, un lavoro lungo e impegnativo. Sarà proprio questo il compito principale che mi occuperà per i prossimi anni, quelli che Dio vorrà concedermi. Risiederò a Morbegno, nei due locali di mia proprietà, ampliati con altri nei quali collocare la mia consistente biblioteca (e mio strumento primo di lavoro). Svolgerò anche un servizio pastorale in due piccole parrocchie (Albaredo e Bema) appese alla montagna sopra Morbegno, con meno di 300 persone, l’una, e meno di 100 l’altra: si tratta di un impegno necessariamente contenuto, non paragonabile a quello attuale, e comunque limitato alla domenica e alle feste. Immagino sia difficile per molti comprendere come la prospettiva dello studio possa aver prevalso, in me, su quella della parrocchia: io stesso mi sono tormentato a lungo, e ho tentato in ogni modo di salvare “capra e cavoli” (come si dice) ma, a
un certo punto, si deve decidere. E ogni de-cisione, proprio perché comporta un di-stacco, è sempre dolorosa. E lo è anche per me, credetelo. Lo dico con grande affetto e riconoscenza per tutti Voi. don Saverio Xeres
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Camerlata, domenica 13 ottobre
Semplicemente grazie Il Consiglio Pastorale, a nome dell’intera comunità, ha espresso un sentito ringraziamento a don Saverio per il suo prezioso servizio. Caro don Saverio, siamo purtroppo arrivati ai titoli di coda: questi cinque anni di tua presenza in mezzo a noi nella comunità pastorale Camerlata-Rebbio sono scappati via: sembra ieri il tuo atterraggio nelle nostre comunità, col tuo stile schivo, la tua riservata sensibilità, le tue intuizioni. Tutti noi del Consiglio Pastorale Parrocchiale che tu (in collaborazione con don Giusto) hai fortemente voluto e progettato nella sua composizione e funzionalità, ti siamo grati di averci educato come comunità di preghiera innanzitutto, ma anche di riflessione, valutazione dei bisogni e concreta operatività. Nonostante il tuo incarico diocesano nell’insegnamento e nello studio,
ti sei profuso con generosa presenza nei diversi ambiti dell’attività parrocchiale: l’istituzione e la formazione della commissione liturgica insieme a Stefano; una continua collaborazione con le catechiste nella preparazione dei ragazzi e relativi genitori a ricevere i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana; una capillare animazione della nostra Corale con nuovi impulsi tra cui il rinnovo dell’organo e la regolare presenza di un “coretto” anche alla messa prefestiva; hai sostenuto e aiutato a rivitalizzare il gruppo caritativo della S. Vincenzo; hai avuto anche un ruolo di scelte ponderate nella Commissione Affari Economici stimolando in particolare la valorizzazione della chiesa sorella di S. Carpoforo. Sei stato capace di contatti empatici e stimolanti con i componenti delle varie comunità straniere presenti sul nostro territorio, sino a coinvolgerle nelle feste patronali e a ottenere rappresentanti delle comunità Filippina, di El Salvador e dello Sri Lanka nel Consiglio pastorale. E infine, come non sottolineare la tua discreta e consolante presenza, capace di compensare sofferte solitudini, nelle case dei numerosi malati cronici, grandi anziani e disabili della nostra parrocchia. Tutte queste persone sono oggi dispiaciute perché si sentono “orfane” di
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9 un caro amico che le aveva “coccolate” accompagnandole alla Misericordia e alla Consolazione del Padre. Sarà anche impossibile dimenticare la tua intensità nelle celebrazioni eucaristiche, l’averci proposto momenti di Adorazione Eucaristica comunitaria, il tuo personale saluto a ciascuno di noi alla fine delle celebrazioni, le tue impreviste prestazioni musicali all’organo…
Per tutte queste cose ti diciamo ‘Grazie!’: sei entrato nei nostri affetti e ci auguriamo che tu possa essere anche capace di qualche graditissimo ritorno sul “luogo del delitto”! Il Consiglio Pastorale di Camerlata
Camerlata, domenica 3 novembre
Natale, tempo di accoglienza di Gesù e di tutte le novità che porta con sé La riflessione di don Alberto Erba, nuovo collaboratore nella nostra comunità: nel segno del servizio e della gratitudine. Per me a ottobre si è trattato di accogliere la proposta del nostro vescovo di venire a dare una mano alle comunità di Camerlata e Rebbio. In questo momento sto scrivendo a pochi giorni dalla Messa in cui mi avete accolto, domenica 3 novembre, al termine della quale don Giusto, oltre a presentarci reciprocamente, voi e me, ha anche presentato sinteticamente le realtà oggi presenti nel vostro/nostro territorio. La serenità e la gratitudine che porto con me rispetto al nostro incontro eucaristico e al rinfresco che ne è seguito viene dal fatto di aver visto – spero e penso senza sbagliarmi – una comuni-
tà accogliente. Una comunità anziana, come età e forse più profondamente come saggezza e, proprio per questo, una comunità vitale e accogliente. In che modo mi pare di aver colto questo? Anzitutto nel grande affetto e nella riconoscenza che mi sono arrivati da molti di voi nei confronti di don Saverio. La commozione per come si è posto umanamente e pastoralmente non ha impedito il manifestarsi anche di una vera accoglienza da parte vostra, seppur sofferta, della sua scelta, con voi condivisa, di allontanarsi da questo servizio così come dalla sua abituale vita in seminario, per dedicarsi all’ultima fatica di ricerca e studio a cui ha intenzione e
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10 in cui gli è chiesto di spendersi a favore dell’intera diocesi. Non è scontata per me questa accoglienza, che mi è parso di riconoscere da parte vostra. In secondo luogo, vi ho visti sereni mentre don Giusto parlava di questo quartiere di Como, che è probabilmente molto diverso rispetto all’epoca in cui molti di voi qui sono nati e cresciuti. Con le sfide e occasioni che questo oggi comporta. Non mi sono arrivati, né prima né dopo Messa, rimpianti per i tempi che furono o atteggiamenti ansiosi o preoccupati per il futuro che ci attende. In questo colgo una comunità accogliente verso le situazioni sociali e il cambiamento in atto. Segno che, se si provano a guardare e ad affrontare le situazioni, esse possono diventare strada per un cammino. Con Gesù che sempre viene per farsi trovare e accompagnarci. Infine io stesso mi sono sentito accolto, senza la pretesa che io sia come don Saverio o che io faccia come lui. Anche in questa percezione spero di non sbagliarmi. Ho trovato in questo una corrispondenza con il mio
desiderio di stare tra voi e di cercare di servire questa comunità per quello che sono e attraverso le possibilità che avrò modo di mettere a disposizione. Si tratta di venire per le Messe del sabato e della domenica e di accogliere la richiesta di chi vuole confessarsi. Se nel tempo nascerà dell’altro non potrà essere da parte mia nella direzione di una pastorale ordinaria, bensì di qualcosa che sia in continuità coi servizi che già vivo qui a Como, in particolare il seminario e alcune realtà di povertà o di incontro con giovani, poi l’annuncio e la formazione alla fede. Essermi sentito accolto, in questo senso, da voi e da don Giusto, mi rasserena e mi consente di coltivare il desiderio a cui mi pare mi abbia condotto il Signore: quello di immaginare, attendere e riconoscere i sentieri, in parte anche nuovi, che Lui stesso può donare alla sua Chiesa in questo nostro oggi. Buon Natale allora, proprio oggi, in accoglienza, Alberto
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Dalla Visita pastorale
Sentirsi a casa nelle nostre comunità Il vescovo Oscar, dal 20 al 22 settembre, ha incontrato le diverse realtà del Vicariato, tra riflessione e preghiera. Un filo rosso che fa da sfondo alla visita del Vescovo Oscar al vicariato di Rebbio è il tema dell’abitare, come suggerito da don Rossano Quercini, vicario foraneo, nella chiusura dell’assemblea di sabato 21 settembre. Abitare vuol dire calore, accoglienza, un luogo dove sentirsi al sicuro, dove si lavora insieme, integrandosi e collaborando, in conclusione un luogo dove tutti possano sentirsi a “casa”. Durante la cena di venerdì 20 settembre, all’oratorio di Rebbio, abbiamo sperimentato come la comunità cristiana possa diventare casa accogliente per tutti, per chi in questo momento non ha una casa o per chi viene da altri paesi. Abbiamo condiviso con il Vescovo il momento della cena come un momento di famiglia, con una buona pastasciutta italiana, ma anche con piatti con il sapore e il profumo dell’Afghanistan, del Pakistan, dell’Ucraina, dell’Eritrea, dell’Albania, del Salvador e di diversi paesi africani, preparati da persone che, pur provenendo da paesi lontani, a Rebbio tentano di sentirsi a casa. Nella celebrazione d’apertura ad Albate, il Vescovo nel suo commento al Vangelo ha sottolineato come Maria di Magdala, attraverso un atto di Misericordia ricevuto, scopra il vero
significato dell’amore e di una vita donata. È stato molto apprezzata l’opportunità che il Vescovo ha dato di un saluto personalizzato a ciascuno dei presenti alla celebrazione. Durante l’Assemblea di sabato 21 settembre a Breccia abbiamo constatato quanto la preparazione della visita pastorale ci abbia dato l’opportunità di conoscerci all’interno del vicariato: abbiamo incontrato volti ormai familiari e amici, con cui abbiamo condiviso le gioie e le difficoltà del pezzetto di Chiesa in cui viviamo, e ha fatto nascere il desiderio di continuare a lavorare insieme. Questo ha portato a una visita preparata con cura, ma ha avuto anche come risultato che in qualche modo ci sentiamo un po’ a casa in ogni parrocchia. La visita pastorale è stata l’occasione per portare a termine una riflessione condivisa nei vari ambiti della vita ecclesiale delle diverse parrocchie e comunità pastorali del vicariato: da qui l’impegno sottolineato anche dal Vescovo di avere il coraggio di scelte operative condivise. L’incontro del sabato sera con i giovani a Muggiò è stato il racconto di comunità diverse, ma unite dallo stesso spirito. Ciascun gruppo di adolescenti e giovani ha condiviso i propri vissuti, quello che più li ha fatti emozionare
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12 e guardare in profondità durante l’estate, e le attività dell’anno. Dentro a questo dialogo con il Vescovo non sono mancate domande ed osservazioni su come riuscire a vivere l’oratorio come luogo di relazioni belle e gioiose, avendo anche il coraggio di esporre le difficoltà che ci possono essere. La S. Messa di chiusura a Camerlata S. Brigida, domenica 22 settembre, ha visto la presenza soprattutto delle persone impegnate nei diversi ambiti delle attività pastorali. Poche presenze di famiglie, bambini e giovani… Come in una famiglia ci si rattrista quando qualcuno manca alla festa, così anche per noi c’è il rammarico per chi resta al di fuori o ai margini, e non partecipa al momento più importante per una comunità cristiana, che è la messa, la mensa della Parola e del Pane, soprattutto in un giorno importante per
la presenza del nostro Pastore. D’altra parte il Vescovo stesso ci ha ricordato che la comunità cristiana è sempre più destinata ad essere piccolo gregge: a noi è richiesto il coraggio di uno stile di vita evangelico, perché la comunità cristiana possa attrarre chi è lontano, non per proselitismo, ma per la ricchezza della testimonianza. Il Vescovo Oscar ci ha incoraggiato a non contarci e ad andare avanti nei momenti di fatica; noi gli chiediamo che ci aiuti a individuare quali sono i passi più importanti da fare, perché ognuno possa sentirsi “a casa” nelle nostre comunità. Alcuni membri del Consiglio Pastorale di Vicariato
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Camerlata, 6 ottobre
In festa per gli anniversari di matrimonio Cinque coppie hanno festeggiato un momento importante della loro vita insieme. Il 6 ottobre in concomitanza con la ricorrenza della Beata Vergine del Rosario, la nostra comunità ha ricordato gli anniversari di matrimonio significativi. Nel vangelo di questa domenica Gesù evidenzia il valore del matrimonio come unione guidata dallo Spirito Santo. Così anche Maria, la prima dei credenti, è divenuta nel momento dell’Annunciazione per opera dello Spirito Santo la madre del Signore. Essa è dunque sposa dello Spirito Santo prima ancora che sposa di Giuseppe. Le coppie festeggiate erano cinque, emozionate e gratificate dalla presenza di don Saverio e dalla sua omelia che ha costituito il valore aggiunto alla coin-
volgente celebrazione. Ricordare gli anniversari serve a lucidare e donare nuova brillantezza a quel tesoro che è il matrimonio. Dio non ci vede più come singoli ma come coppia unita nello Spirito Santo e quindi ci invita a considerarci una comunione d’amore. Festeggiare un anniversario serve a interiorizzare il nostro valore come famiglia. Siamo stati fortunati, gli anni che viviamo insieme sono una benedizione che a molti non è concessa. Un grazie di cuore a don Saverio e a tutti coloro che hanno partecipato con palpabile affetto alla nostra gioia.” Nicoletta
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San Martino
Per far sorridere il cielo La festa patronale è stata momento di riflessione e occasione di incontro delle diverse realtà che compongono la parrocchia. Anche quest’anno la nostra parrocchia ha onorato la festa del suo santo patrono sabato 9 e domenica 10 novembre con un programma ricco di iniziative. Eppure, non si è trattato solo della doverosa riproposta di una celebrazione annuale, ma anche di un’occasione per prendere coscienza dell’attualità del messaggio del santo di Tours.
Un concerto, tra tradizione e novità Ad inaugurare le celebrazioni, dopo la S. Messa prefestiva del sabato, il tradizionale appuntamento musicale alle h. 21.00: quest’anno è stato di scena il coro Valle del Lambro di Besana Brianza, diretto dal maestro e organista Marco Villa, che aveva già partecipato alla Masterclass di musica organistica tenutasi in settembre presso la nostra parrocchia. Proprio per valorizzare il nostro organo, per il cui restauro si raccolgono fondi e organizzano iniziative, il maestro Villa ha aperto il concerto proponendo alcuni brani di musica sacra per solo organo con musiche di Pozzoli, Picchi, Marziale e Mariani. È seguita l’esecuzione del coro che ha presentato un repertorio di canti popolari e di montagna, alternando sapientemente pezzi molto noti come Monte Canino o la Montanara a scelte più ricercate, tratte dal patrimonio popolare non solo lombardo, ma anche piemontese, valdostano e provenzale. I brani, eseguiti in polifonia con grande professionalità, hanno coinvolto un pubblico forse non numeroso, ma attento ed appassionato. Martino, un santo attuale E poi è stata la volta della domenica: già di primo mattino il piazzale della chiesa si è popolato di bancarelle, da
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15 quella della frutta e della verdura di Agrisenna a quella dei piccoli lavori di artigianato del gruppo I colori di Cate o al banchetto delle torte preparate dalle mamme della scuola dell’Infanzia di via Lissi. Non solo un mercatino colorato e vario, ma soprattutto un mosaico di segnali delle tante iniziative solidali che testimoniano la progettualità vitale della nostra parrocchia. Alle h. 10.00 è stata celebrata da don Giusto la S. Messa solenne animata dalla corale: nell’omelia don Giusto ha sottolineato l’attualità della figura di San Martino, ex militare romano che ha rinunciato alle armi per una vita di fede all’insegna della carità. Una storia, quella del santo di Tours che interpella ancora oggi le coscienze dei cristiani chiamati a schierarsi in un mondo sempre più dominato dalla logica della guerra e sempre più segnato da una povertà in aumento. L’omelia di don Giusto ha proposto interrogativi provocatori invitando i fedeli a chiedersi da che parte stanno rispetto alle sfide del nostro tempo: l’appello alla pace, la lotta alla povertà, al diritto ad una casa per tutti. Don Giusto ha valorizzato anche i disegni esposti davanti all’altare ad opera dei bambini della scuola primaria di via Giussani, che quest’anno si sono ispirati al tema della pace e hanno cercato di rispondere ad una domanda significativa “E tu che meraviglia vuoi donare ad un bambino che vive in un paese in guerra? Fallo sorridere con il tuo disegno, dona meraviglia”. Una festa per tutti E dopo la messa festa per tutti: la comunità salvadoregna si è esibita nei balli tradizionali proposti nel piazzale davanti alla chiesa. Per il pranzo, invece, come è consuetudine, si è optato per la cucina regionale italiana, valtellinese
per la precisione: pizzoccheri e bresaola per tutti. Ci siamo trovati quasi in duecento, distribuiti tra la sala del bar ritrovo e la sala Don Bosco, ed è stato bello vedere le tavolate composte dalle tante realtà della nostra parrocchia: le famiglie della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, la corale, gli educatori e i volontari dell’accoglienza, gli ospiti accolti, compresi gli ultimi arrivati dall’Afghanistan, dalla Nigeria e dal Mali tramite i corridoi umanitari, e poi tante famiglie di parrocchiani contenti di ritrovarsi a tavola tutti insieme per una volta. “Per far sorridere il cielo” nel pomeriggio è stata la volta delle varie proposte di intrattenimento per tutte le età: tombolata per gli anziani, tornei di calcio per i giovani, spettacolo dei burattini per i più piccoli. E per tutti caldarroste e frittelle. Un’ esperienza di condivisione semplice, ma intensa. Ci siamo portati a casa gli spunti di riflessione proposti da don Giusto nell’omelia, l’allegria dei bambini, quest’anno presenti in buon numero tra bimbi delle famiglie accolte in parrocchie e bimbi delle famiglie residenti nel quartiere, le quattro chiacchiere piacevoli tra amici e conoscenti. “Per far sorridere il cielo” bastano a volte uno spazio e un’occasione per stare bene insieme: la festa di S. Martino e il sagrato della nostra chiesa possono donare un po’ di meraviglia a tutti noi. Sofia Petruzzi
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In Via Lissi
110 anni della scuola del sole che ride Dalla fine di settembre alla fine di ottobre si sono susseguiti momenti di festa e di incontro per ricordare l’importante traguardo. Il 28 e 29 settembre è stato un weekend indimenticabile in cui abbiamo celebrato i 110 anni della nostra amata Scuola Materna! Sabato sera, le note celtiche della Celtic Harp Orchestra hanno incantato il Teatro Nuovo, creando un’atmosfera magica. Domenica, la festa è proseguita con una Santa Messa che ha riunito famiglie, bambini ed ex alunni, seguita da un pomeriggio all’insegna del divertimento: lancio dei palloncini, musica, giochi, un goloso pranzo e la tanto attesa torta di compleanno. È stato bellissimo vedere come un semplice palloncino colorato, lanciato verso il cielo, potesse esprimere tutta la gioia e l’affetto che leghiamo a questa scuola. Un luogo dove i bambini crescono sereni e i genitori si sentono parte di una grande famiglia. Il 26 ottobre abbiamo vissuto un’avventura unica: l’aperitivo al buio! Grazie alla collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, abbiamo varcato la soglia di un mondo diverso, dove la vista non era più il nostro principale alleato, ma abbiamo potuto sperimentare un viaggio sensoriale straordinario, dove il buio è stato la nostra tela e i nostri sensi i pennelli. In questo aperitivo al buio, abbiamo abbandonato le nostre certezze e ci siamo
affidati completamente alle nostre altre percezioni. L’olfatto, il gusto, il tatto e l’udito sono stati i nostri compagni di viaggio, guidandoci attraverso un’esperienza indimenticabile. Insomma abbiamo potuto scoprire nuovi sapori, percepire profumi inaspettati ed ascoltare suoni amplificati. Ci siamo connessi con noi stessi e con gli altri in un modo completamente nuovo chiudendo gli occhi e lasciandoci trasportare in un avventura al buio! I festeggiamenti si sono poi conclusi con la cena del 23 novembre, alla quale abbiamo invitato i precedenti presidenti, componendi dei vari Consigli di Amministrazione, le maestre attuali e che son passate dalla nostra scuola, soci, genitori e nonni che a vario titolo hanno contribuito, nel corso degli anni, a rendere la nostra scuola un luogo di crescita, apprendimento e gioia per tanti bambini. Insomma in tanti, insieme abbiamo Un traguardo così importante, perché “Nulla di ciò che fai per i bambini è sprecato”. Un’emozione che unisce generazioni In questi giorni, abbiamo condiviso momenti unici, riscoperto vecchie amicizie e stretto nuovi legami. È stato un piacere incontrare le nuove famiglie del quartiere e far conoscere la nostra
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17 scuola a chi ancora non la conosceva. Vedere i sorrisi dei bambini, la loro voglia di giocare e la loro curiosità ci ha riempito il cuore di gioia. E’ proprio vero: nulla di ciò che facciamo per i bambini è sprecato, soprattutto quando lo facciamo con amore! Un grazie a tutti Un ringraziamento speciale va a tutte le maestre, che con la loro passione e dedizione rendono ogni giorno speciale per i nostri piccoli. Grazie anche ai genitori, che con il loro impegno contribuiscono a mantenere viva questa splendida realtà. La nostra scuola è un tesoro da custodire e tramandare alle future generazioni.
110 anni di storia sono un traguardo importante, ma siamo già proiettati verso il futuro, pronti a scrivere nuovi capitoli di questa bellissima avventura. Un inno alla vita In questi giorni di festa, abbiamo respirato un’aria di gioia e spensieratezza che ci ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. La storia della nostra scuola si è riunita in un grande abbraccio, unendo generazioni diverse. Sorrisi, gentilezza, condivisione, gioco: questi sono gli ingredienti che rendono la nostra scuola un luogo speciale. Marco Ponte con il C.d.A., lo staff della scuola ed i volontari
In ricordo di Felice Pagani
Il passo e la meta Piccoli gesti e semplici frasi che raccontano di una via fondata su una speranza piena di immortalità. Una parola, un gesto, un modo di dire, un colore. Tanti potrebbero essere gli spunti da cui partire per raccontare una persona, per descrivere una vita. Eppure nessuno di questi sarebbe mai esaustivo della ricchezza e della profondità racchiuse in un’esistenza, in una vita intera. Per mio papà ho scelto due frasi, da lui espresse, che svelano quale sia stato il suo modo di essere, il suo stile, il suo passo nello stare al mondo e la meta del suo camminare. La prima frase l’ha pronunciata lo scorso
anno quando, malato di Parkinson, era ospite presso la struttura “Casa Divina Provvidenza” di Como. E racconta il suo passo, il suo camminare su questa terra, poggiando il piede sulla roccia ferma della fede. “Dio sa quello che fa! E non chiede mai troppo” mi ha detto. E scrivendo ora, lo rivedo mentre parla: la voce sottile, le mani che si muovono con un tremito incontrollabile, il corpo dimagrito, seduto su di una carrozzina. Tutto sembrerebbe fragile, segnato dalla malattia, dalla sofferenza, ma non
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18 la certezza che dimora nella sua anima, la fede solida e ferma che lo porta a dire: “Dio sa quello che fa! E non chiede mai troppo”. Dio sa quello che fa e tutto il nostro lamentarci passa in secondo piano. Dio sa quello che fa e anche la malattia diventa testimonianza. Dio sa quello che fa e il passo non vacilla. L’altra frase invece è stata una risposta
pronta e senza alcun tentennamento a una domanda che mio fratello, don Aurelio, ha rivolto ai miei genitori lo scorso mese d’agosto, quando ci siamo ritrovati nella cappella della Rsa per celebrare la messa, poco prima della festa dell’Assunzione, giorno in cui mia mamma festeggia il compleanno. Solo noi quattro eravamo presenti a quella celebrazione, quasi una preghiera familiare. Durante la funzione mio fratello domanda: “Papà che cosa chiedi a Gesù in questa messa?” E mio padre, con la lucidità di pensiero che lo ha sempre contraddistinto, anche nella malattia, con una rapidità degna di un velocista pronto per la corsa, senza alcuna esitazione risponde: “Di ritrovarci tutti insieme in paradiso”. Avrebbe potuto chiedere tante altre cose: la salute, lo stare bene, altri giorni, la pazienza e la forza per sopportare la malattia. Niente di tutto questo. “Di ritrovarci insieme in paradiso”. Papà ha chiesto il bene più prezioso, il paradiso, per sé e per noi, nella certezza che quella è la meta vera verso cui andare, il luogo verso cui muovere i nostri passi, a cui indirizzare il cammino. Queste due frasi raccontano la vita di Felice. “Dio sa quello che fa! E non chiede mai troppo” è il passo della sua fede. L’andare senza timore, pur nella difficoltà e nella prova. La testimonianza di chi ha fondato la propria casa e la propria vita sulla roccia. “Ritrovarci tutti insieme in paradiso” è la meta di questo camminare. È la certezza che questa vita non finisce con la morte. È l’esempio vivo di una speranza piena di immortalità. Concludo ricordando le parole di mio fratello, don Aurelio, espresse nell’omelia del funerale, lo scorso 15 ottobre: “Ciao papà” non addio ma “A Dio”. Anna Pagani
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In memoria di Luigi Fortunato
La gratitudine nel ricordo Dal monastero della Visitazione il grazie di suor Sara Maria Maddalena al suo papà. “Non c’è nulla che possa sostituire l’assenza di una persona a noi cara. Il vuoto resta aperto. Non è vero dire che Dio riempie il vuoto. Egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione sia pure nel dolore. Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in gioia silenziosa. I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso”. (D. Bonhoeffer)
Così, papà, ci accompagnerà.. il tuo sorriso limpido e rassicurante con cui accoglievi tutti; la tua bontà e il tuo cuore grande e generoso; la tua fede semplice e forte; la tua presenza attenta e discreta accanto a ciascuno. Grazie per questo e per tutto quello che ognuno di noi ha vissuto con te! Ora che sei ancor più vicino a Dio, aiutaci a fare altrettanto. Ti vogliamo bene, papà Luigi! suor Sara Maria Maddalena e le sorelle della Visitazione
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In oratorio
Ben arrivato, Luca! Da qualche mese è presente, nella comunità pastorale, il nuovo educatore, che si occupa di pastorale giovanile. Buongiorno, sono Luca Bolzonella, ho 24 anni e vengo da Grandate. Sono un educatore professionale della cooperativa Pepita, una realtà milanese che da circa vent’anni lavora negli oratori (e non solo) fra le province di Milano, Como, Lecco, Varese, Lodi e Perugia.
Sono cresciuto a Bregnano e fin da piccolo ho partecipato alle proposte offerte dalla parrocchia come il catechismo, il Grest e i campi estivi. Proprio in oratorio sono venuto a conoscenza di Pepita, dove poi ho iniziato a lavorare. Attualmente sto seguendo anche la parrocchia di Cassina Rizzardi, nella quale lavoro da circa tre anni. Da settembre ho iniziato a lavorare anche qui a Rebbio e Camerlata con l’incarico di seguire la pastorale giovanile in oratorio. In questi primi due mesi ho incominciato a conoscere i vari gruppi e le esperienze proposte dalla parrocchia e posso dire di aver trovato una realtà molto viva. Credo fermamente che sarà sempre più importante muoversi come una comunità unita e aperta a tutti cercando sempre di offrire e dare il meglio. Come diceva padre Pino Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa si può fare molto”. Con l’augurio, quindi, che possiamo lavorare, pur sapendo che nessuno di noi è perfetto, ma uniti, concludo ringraziando ancora per l’accoglienza che mi avete riservato in questi primi tempi. Luca
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Casa de Arte
Percorsi di danza e teatro L’associazione ha riproposto da ottobre le sue iniziative al Teatro Nuovo di Rebbio. Casa de Arte collabora con al parrocchia di Rebbio da dieci anni e presso il Teatro Nuovo da cinque anni, proponendo i propri percorsi di danza, eventi e iniziative nel mondo dell’arte, per i bambini i giovani e gli adulti, coinvolgendo artisti del territorio e collaborando con le associazioni.
Per tutti gli interessati a partecipare ai percorsi o a conoscere le iniziative dell’associazione o per proporre attività, contattare Elena Parravicini al mattino tutti i giorni della settimana cell. 3284948814. Per le news visitate il sito www.casadeartedanzacomo.it
Contatti utili
Orari SS. Messe
Don Giusto Della Valle (parroco) tel. 031 520622 cell. 366 7090468 e-mail: giustodellavalle@gmail. com Don Alberto Erba (collaboratore parrocchiale) Scuola Materna V. Lissi, tel. 031520630 Missionari Comboniani: tel. 031 524155
Chiesa di S. Martino Feriali: ore 8.30 Prefestivi: ore 17.30 Domeniche e festivi: ore 7.30 – 10.00 – 18.00
Chiesa di S. Brigida Venerdì: ore 8.30 Sabato e prefestivi: ore 18.00 Domeniche e festivi: ore 10.00
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Periferie al centro
Un’altra Como è possibile Sempre più urgente la necessità di promuovere una ‘Ciclabile dei Parchi’ nella zona sud della città.
Abitando nella frazione di Rebbio, ma per certi versi anche in quella di Camerlata, una cosa è del tutto evidente: gli interventi di riqualificazione che sono in grado di trasformare i quartieri sostanzialmente adibiti a dormitorio in nuove e vitali centralità urbane, sono ancora troppo pochi. Il progetto ad esempio denominato della “Rebbio che vorrei”, suscitato dalle proposte dei residenti, ha consentito la realizzazione degli orti sociali di via Ennodio e la riqualificazione del parco Negretti; si è trattato di una modalità partecipativa spinta dal desiderio di migliorare la qualità della vita, di favorire la “mobilità dolce” e la socializzazione, nonché di valorizzare le risorse ambientali locali. Le amministrazioni comunali succedutesi nel tempo - salvo qualche sparuta opera - finora hanno trascurato questi spazi di corona, mentre al contrario i soggetti privati si sono dati molto da fare. Così il territorio è stato interessato da numerosi interventi aventi come finalità l’insediamento di nuove strutture commerciali della grande distribuzione, alcuni già realizzati (Esselunga, Aldi, Coop), ma anche il “Padel Resort”, una ristrutturazione di edifici con finalità ricettiva esclusiva (campi da padel appunto, un ristorante gourmet con bistrot e lounge bar, e tanto altro), alcuni
in fase di costruzione (Lidl, Decathlon). La Parrocchia invece sta lavorando intorno alla rifunzionalizzazione dell’edificio concesso in comodato d’uso situato in via Ennodio - strada strategica per il quartiere che peraltro andrebbe recuperata dal degrado e dotata di illuminazione pubblica - il quale è prospiciente al parcheggio denominato piazzale Louis Braille, dove si è svolta la molto partecipata versione 2024 della “Rebbio in festa”, una tre giorni ricca di attività con incontri, concerti, teatro, animazione per bambini, bancarelle e molto ancora. Iniziativa che ha dimostrato che un anonimo posteggio può diventare un luogo della socialità ed una nuova centralità urbana, recuperando le peculiarità che sono tipiche dei piccoli comuni, come lo era anche Rebbio almeno fino al 1937. Con riferimento alla città capoluogo è evidente la scarsa dotazione di infrastrutture dedicate alla mobilità dolce a fronte dei problemi causati dal traffico veicolare privato (congestionamento urbano, smog, incidentalità, pericolo, ecc.). Difficilmente però ritorneremo al trasporto ecologico di un tempo magari con le “mitiche filovie”, mentre la qualità dell’aria nella città di Como non è troppo buona. Sarebbe quindi necessario promuovere maggiormente
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23 la mobilità dolce, magari realizzando una pista ciclopedonale al servizio della zona sud della città, della quale è già stato indicato un possibile tracciato approssimativo, che in buona parte ricalca quello proposto da FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), denominato “Pedemontana”, e da Legambiente Como. Si tratterebbe di una infrastruttura per la mobilità su due ruote, e per i pedoni, lungo la direttrice Est-Ovest che connetterebbe il campeggio posto sulla piana di Lazzago, con piazza Camerlata, passando per il quartiere di Rebbio. La sua denominazione potrebbe essere la “Ciclabile dei Parchi”, perché ne lambirebbe almeno tre: il Parco Negretti, il da costituire Parco dei Gelsi (comprendente l’area demaniale attigua al cimitero), il parco della Spina Verde (con imbocco a Camerlata). La stessa ciclabile potrebbe poi proseguire per la convalle attraverso il vecchio Ospedale Sant’Anna.
Quindi con opere dal costo relativamente contenuto si aumenterebbe la vivibilità del quartiere, dotandolo di una infrastruttura qualificante che per buona parte insisterebbe su aree di proprietà pubblica. Quello di cui non abbiamo più bisogno è una realizzazione di dotazioni “a spot”: un tratto qua, un altro là… senza soluzione di continuità, e senza una effettiva utilità di quanto si sta realizzando perché non c’è a monte una progettazione sovraordinata e razionale di ciò che si intende poi realizzare. Andare oltre la “politica di piccolo cabotaggio del rattoppo delle buche” ed avere un’idea di città che metta al centro le aspettative di qualità della vita dei residenti ed anche dei possibili turisti, questa è la direzione giusta; mettendo le periferie al centro, periferie dove non mancano le competenze e la consapevolezza politica che “un’altra Como” è possibile. Andrea Rinaldo
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Alebbio 1954-2024/1
Una storia lunga 70 anni I primi passi della società sportiva nata in oratorio.
Nel secondo dopoguerra, attorno alla casetta di legno che al tempo costituiva l’oratorio, iniziarono ad essere organizzate in modo strutturato alcune manifestazioni sportive. Fatto curioso è che quella casetta di legno era un residuato bellico, che durante la guerra era posizionato accanto allo stadio Sinigaglia e fungeva da deposito militare. Nel 1953 e nel 1954 vengono dunque organizzate le “Olimpiadi dei ragazzi”, dove i giovani del quartiere possono cimentarsi in differenti discipline sportive. Intanto, sempre nel 1953, e precisamente l’11 di ottobre, viene inaugurato il campo da basket dell’oratorio: a buon auspicio del crescente movimento sportivo rebbiese, in quello stesso giorno la RAI trasmette per la prima volta “La domenica sportiva”. La grande partecipazione riscontrata nelle diverse manifestazioni sportive, impone di dotarsi di una struttura ufficiale e cosi’, il 12 ottobre 1954, nasce l’Unione Sportiva Alebbio, che prende il nome dall’antica denominazione del borgo. Viene definito lo statuto, il primo presidente è Enrico Bianchi, con don Virgilio Levi a fungere da assistente ecclesiastico. Luciano Roncoroni realizza il primo simbolo dell’Alebbio, che unisce i cerchi alla fiaccola olimpica. Mentre gli atleti rebbiesi sono impe-
gnati a tenere alto il nome del borgo nelle prime competizioni, la notte del 23 gennaio 1955 la casetta di legno, ovvero l’oratorio, va a fuoco: in poco più di un ora, non rimane che un ammasso fumante di macerie. Nulla si salva, ma un’incredibile gara di solidarietà, che unisce autorità laiche ed ecclesiastiche, consente, già nel luglio di quello stesso anno, di posar la prima pietra del nuovo oratorio. Viene allora organizzata la III “Olimpiade dei ragazzi” cui presenzia anche il direttore della Gazzetta Dello Sport: tra tutti i giovani giovanissimi gli atleti che in quei primi mesi si cimentano, soprattutto nel calcio, nella corsa e nel tennis tavolo, emerge un ragazzo che farà molta strada: Antonio Ghelfi, che diventerà un calciatore professionista, raggiungendo la serie A e diventando una delle bandiere del Calcio Como. ...e la storia continua. Andrea Camporini Per Alebbio 1954
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25 31 Luglio 1955, viene posata la prima pietra per il nuovo oratorio
Una delle prime formazioni US Alebbio, tra i ragazzi si riconosce, secondo accosciato da sinistra, Antonio Ghelfi
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Calendario liturgico Comunità Pastorale Rebbio-Camerlata dal 16 al 24 dicembre Novena di Natale a Rebbio: ore 20.30 martedì 24 dicembre a Camerlata: ore 22.00 S. Messa della Natività di Gesù a Rebbio: ore 23.00 Veglia animata dai giovani ore 24.00 S. Messa della Natività di Gesù mercoledì 25 dicembre Natale del Signore SS. Messe come da orario festivo giovedì 26 dicembre Santo Stefano a Rebbio e Camerlata: S. Messa ore 10.00 martedì 31 dicembre a Rebbio: ore 17.30 S. Messa e canto del Te Deum a Camerlata: ore 18.00 S. Messa e canto del Te Deum celebrazione di apertura dell’Anno Santo 2025 domenica 29 dicembre in cattedrale ore 15.00 mercoledì 1 gennaio Festa di Maria SS. Madre di Dio - Giornata Mondiale della Pace a Rebbio: ore 10.00 – 18.00 SS. Messe a Camerlata: ore 10.00 S. Messa lunedì 6 gennaio Epifania SS. Messe orario festivo a Rebbio: ore 14.30 ritrovo dai Missionari Comboniani, inizio Processione del S. Bambino (Via Lissi – chiesa), Vespri, Benedizione Al termine premiazione concorso PRESEPI
domenica 12 gennaio a Rebbio e Camerlata: ore 10.00 S. Messa e festa dei Battesimi celebrati nel 2024 18 – 25 gennaio Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani domenica 26 gennaio Festa di San Giovanni Bosco Patrono Oratorio domenica 2 febbraio Festa patronale di S. Brigida
a Camerlata: ore 10.00 S. Messa concelebrata
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Anagrafe parrocchiale Ci hanno preceduto nella casa del Signore Rebbio 45 Gianoli Clara 46 Ostinelli Graziano 47 Salerno Sebastiano 48 Bellotti Giancarla 49 Greco Anna 50 Pavia Mario 51 Tobia Gerardo 52 Fortunato Luigi 53 Siciliano Vittorio
54 Guanziroli Carlo 55 Pagani Felice 56 Peverelli Angela 57 Rossi Riccardo 58 Greco Marisa 59 Bilancia Michele 60 Bianchi Barbara 61 Marrazzo Giovanni 62 Buongiorno Rosaria 63 Rizzo Carlo
Camerlata 11 Salvadori Arena 12 Bini Noemi 13 Galvan Plinia 14 Meroni Alberto 15 Pontassuglia Giovanni 16 Del Grande Luigi 17 Gadola Elvira
Battezzati nella Fede della Chiesa e dei Genitori Rebbio 11 Travella Lara 12 Villanuova Salvatore 13 Corti Melissa 14 Iwegbu Daniel Irawc 15 Iwegbu Glory Ngozi
16 Jessem Michael Ihiokpa 17 Meya Rivera Karla Elodie 18 Umweni Okuomose Benjamin
Camerlata 3 Spezzaferro Gabriele 4 Mercado Stella Rose
Uniti nel sacramento del matrimonio Rebbio 7 Tucciarello Maicol e Tolino Alessia, celebrato a Guanzate 8 Casartelli Mattia e Maglia Ilaria, celebrato a Grandate Camerlata 3 Pennino Luca e Signoriello Giada, celebrato a San Carpoforo
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Comunità Pastorale di Rebbio e Camerlata CONCORSO PRESEPE INSIEME 2024 XIV EDIZIONE
La Comunità Pastorale propone il seguente tema:
“Per loro, Maria Giuseppe e Gesù, non c’era posto in albergo…” E neanche a Como. Con il concorso presepi di quest’anno vogliamo raccontare di chi a Como, nella nostra città, non trova posto per abitare e di chi, invece, vive in palazzi dorati. Il concorso è aperto alle famiglie, alle scuole, alle associazioni di quartiere e a tutti coloro che amano costruire un presepe. Coloro che vogliono partecipare possono dare la loro adesione in parrocchia oppure telefonando entro il 24 dicembre ai seguenti numeri: Molteni Angelo (3484883100) - Don Giusto (3667090468) I presepi saranno valutati da un’apposita commissione e saranno premiati quelli ritenuti più attinenti al tema. Tutti i partecipanti saranno successivamente contattati per concordare il giorno e l’ora della visita della commissione per la valutazione. La premiazione avverrà il giorno lunedì 6 gennaio 2025 nel pomeriggio Partecipiamo numerosi per rendere il nostro quartiere più vivo e aperto a tutti