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Abbraccia la vita - estratto

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ANSELM GRÜN

Abbraccia la

v ta

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Titolo originale dell’opera: Das Leben umarmen © Vier-Türme GmbH Verlag, 2026 - Münsterschwarzach Abtei, Germany Represented by AVA international GmbH, Munich, Germany by arrangement with Giuliana Bernardi Literary Agent Traduzione dal tedesco di Fabrizio Iodice Le citazioni bibliche sono tratte da La Sacra Bibbia nella versione ufficiale a cura della Conferenza Episcopale Italiana © 2008, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena Immagine di copertina: © Kobsoft / Shutterstock

PAOLINE Editoriale Libri © FIGLIE DI SAN PAOLO, 2026 Via Francesco Albani, 21 - 20149 Milano www.paoline.it • www.paolinestore.it edlibri.mi@paoline.it Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l. Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo (MI) ISBN 978-88-315-5960-7

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e cose che ci rendono felici

Per me, abbracciare la vita significa abbracciare le cose belle che incontro nella natura o nell’arte. Le accolgo affinché mi mettano in contatto con la bellezza che ho dentro, con la dimora interiore a cui il bello vorrebbe condurmi. Al tempo stesso, però, vuol dire anche abbracciare il giorno appena trascorso, l’anno passato e il tempo della mia intera esistenza. Quando abbraccio la vita, guardo con gratitudine a tutto questo e nell’abbraccio grato si trasforma in ricchezza ciò che mi ha oppresso e sopraffatto. Ogni esperienza vissuta diventa mia. Mi fa sentire prezioso e ricco dentro. Al termine di una conferenza, mi piace invitare i presenti a mettersi in piedi e a incrociare le mani sul petto, affinché ciascuno abbracci sé stesso. La croce rappresenta tutti gli opposti che 5 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


sono in noi. Così abbraccio ciò che in me è forte e ciò che è debole, il sano e il malato. Fuggendo in Egitto, Maria stringe a sé il suo bambino e, come lei, anche io abbraccio il bambino ferito che è in me e che si sente abbandonato, trascurato, inadeguato. L’angelo avvolge il bambino per proteggerlo dai pericoli. Invece di ribellarci alla vita che ci viene imposta, è meglio abbracciarla. Allora non sentiremo più il mondo e l’esistenza come ostili e minacciosi, anzi, diventeranno parte di noi, saranno interiorizzati e smetteranno di opprimerci. Sta a noi scegliere se lamentarci della vita subita o se abbracciarla. Quando riusciamo ad accoglierla, essa si trasforma e noi entriamo in contatto con il nostro vero Io, con il nostro spazio sacro interiore, inaccessibile a ciò che del mondo ci assilla, uno spazio in cui siamo liberi dalle aspettative e dai giudizi altrui e dove siamo totalmente noi stessi, senza il tormento continuo di doverci affermare o giustificare. Auguro dunque a tutti voi che i pensieri contenuti in questo libro possano aiutarvi ad abbracciare la vita, sperimentando così, in quest’epo6 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


ca tempestosa, le cose belle, quelle che ci rendono felici e che sono in noi e che, se siamo aperti, incontriamo anche all’esterno. Vostro p. Anselm Grün

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a vita è bella

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«N

utre l’anima solo ciò che le dà gioia », dice Agostino. Noi diventiamo quello che siamo non soltanto grazie a ciò che ci nutre e che mangiamo. Il cibo vero, nutrimento della nostra anima, è la gioia che proviamo per le cose. L’anima si sazia con la gioia e in questo modo acquista forza ed energia. La gioia ha potere curativo, perché risana interiormente l’uomo e gli dona vitalità e piacere. Lo fa uscire dall’isolamento in cui la sua paura lo tiene prigioniero e lo spinge alla solidarietà con gli esseri umani. La gioia mette in moto qualcosa dentro di noi, è una forza che risana e stimola. Suscita vitalità e spinge ad agire in modo tale da recare beneficio anche ad altri. «La gioia è espressione di una vita ben vissuta», dice il filosofo greco Aristotele. La gioia più intensa è di chi riesce ad attuare le proprie capacità e non incontra alcun ostacolo, interiore o esteriore, nell’esprimersi. Strutturando con creatività la propria vita, si esperisce la gioia.

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osso scegliere se essere felice o lamentarmi di fronte a una qualsiasi difficoltà. Decidere di gioire non significa trascurare gli aspetti negativi della vita. Piuttosto significa non fermarsi all’oscurità. Anche nel buio veder brillare ancora una luce. Ricercare la luce in tutto ciò che ci viene incontro. La gioia è espressione di vitalità e pienezza di vita, di una vita trascorsa all’insegna della passione, sviluppando tutte le capacità donate da Dio. La gioia è espressione di armonia interiore, è il segno di una riconciliazione con sé stessi. È una decisione a favore della propria esistenza: non si desidera altro e non si guarda la vita altrui. La gioia ha a che fare anche con la decisione di essere sé stessi: mi permetto di essere così come sono. Smetto di sminuirmi continuamente, di confrontarmi con gli altri. Io sono io. Sono creato da Dio. Sono figlio amato di Dio, figlia amata di Dio.

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hi sa vedere la bellezza della creazione ha ogni giorno migliaia di occasioni per gioire. Aprendo la finestra al mattino presto, mi rallegro dell’aria fresca che invade la mia camera e al sorgere del sole mi allieta la dolcezza dell’aurora. Provo gioia per un bel sentiero, per il silenzio donato dal bosco. Assaporo il profumo degli alberi o del prato, mi dà contentezza la vita intorno a me, con il cinguettio degli uccelli, il fruscio delle foglie, il silenzioso ondeggiare dei fili d’erba, il frinire dei grilli. Mi basta restare del tutto immerso nell’attimo e percepire coscientemente la natura. Allora ho motivi sufficienti per gioire. La bellezza della creazione in sé è sufficiente a suscitare in noi la gioia, ma occorre essere aperti per questo. Quando prendo coscienza della bellezza della creazione e ne godo, ne sento l’effetto salutare: fa bene non solo al corpo, ma anche all’anima; i miei occhi brillano e in me sboccia la vita.

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ossiamo rendere la vita più bella. Non ci limitiamo a incontrare la bellezza della creazione, siamo noi stessi a crearla. Possiamo rendere bello questo mondo, imprimervi una traccia di bellezza e offrire così un contributo essenziale affinché il mondo sia più umano e gli esseri umani migliori. Il bello infatti, avvicina l’uomo a ciò che di sano e di bello si trova nella sua anima. Il bello fa bene all’anima. Mi sono sempre chiesto in che modo il bello agisca su di me, come operi con la mia anima e il mio corpo, e ho concluso che esso è un rifugio per l’anima, un luogo in cui riposare in mezzo alle inquietudini della vita. Ritengo che concentrarsi sul bello sia un modo per trovare conforto nell’esistenza terrena, con tutte le minacce e i pericoli a cui siamo esposti. Proprio quando sono completamente immerso nel lavoro quotidiano, ho bisogno del bello in quanto rifugio dell’anima e consolazione per il profondo sconforto che talora incontro parlando con la gente.

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er alcuni, che di norma hanno difficoltà con la Chiesa o con la fede cristiana, il bello è il luogo in cui sperimentare Dio o per lo meno in cui essere aperti alle impronte che Dio ha lasciato nel mondo. Così oggi, nella nostra società secolarizzata, il bello è la dimensione in cui dialogare su credo e assenza di credo. Per molti può costituire un approccio laico alla spiritualità. La bellezza, tuttavia, è più di un’apparenza esteriore. Un corpo è bello se è espressione di un’anima bella. In fin dei conti, una persona è bella quando guarda a sé stessa con amore. L’aggettivo «bello» (schön), in tedesco, ha in effetti un legame con il verbo «guardare» (schauen). La bellezza ha sempre a che fare con l’amore e solo chi si guarda con amore è bello. Chi si odia è brutto. Questo vale anche per il rapporto con gli altri: chi odia gli altri li rende brutti e diviene brutto anche lui. Chi invece guarda gli altri con amore ne scopre la bellezza: la bellezza è nell’altro. Ma bisogna essere disponibili a coglierla, e la vera condizione per poterlo fare è l’amore; serve uno sguardo d’amore verso l’altro.

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il nostro giudizio a farci trovare bello qualcosa, ma di per sé la bellezza non ha alcun effetto benefico. Qualcosa ci fa bene solo se lo troviamo bello. In fin dei conti non facciamo altro che infondere nelle cose il nostro senso della bellezza. Secondo Platone, il bello nel mondo terreno è manifestazione di quello divino. Vedere il bello, dunque, ci mette in contatto con la nostra anima che, prima di incarnarsi nel corpo, lo ha contemplato nella sua forma originaria. Secondo il filosofo, in principio l’amore nacque dalla bellezza e, da quel momento in poi, è scaturito ogni bene per gli dèi e gli uomini dall’amore per il bello. Quando l’anima coglie il bello, si risveglia, si rafforza e mette ali eterne.

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ndice

Le cose che ci rendono felici 5

La vita è bella 9

Profondamente radicati eppure liberi 29

Non perfetti eppure completi 57

Cammini diritti e cammini tortuosi 85

Invecchiare 117

Abbracciare la vita 145

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