Direttore principale OSI Markus Poschner
OSI in Auditorio Auditorio Stelio Molo RSI, Lugano
13.01.2022
20.01.2022
27.01.2022
03.02.2022
Robert Kowalski Konzermeister violino
Riccardo Minasi direttore
Bejun Mehta Play&Conduct controtenore
Ilya Gringolts Play&Conduct violino
www.osi.swiss
Informazioni su Kaupo Kikkas
Foto di Kaupo Kikkas pp. 1 e 24-25 (sul passo del San Gottardo), pp. 2 e 10-11 (al Portale AlpTransit di Camorino, in primo piano a pag. 2 Robert Kowalski, Konzertmeister OSI)
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Artisti dai mille volti Musicista, solista, direttore, cantante. Esistono vari ruoli e funzioni nel mondo della musica, con altrettanti termini per definire questi ruoli. Ma – potremmo chiederci - quanto un musicista è solista, e quanto un solista è direttore? E in fondo, non è il direttore lui stesso un musicista, anche se non suona uno strumento? In fin dei conti sono tutti esseri umani che lavorano insieme sul palco come artisti, per creare per noi - il pubblico un’esperienza memorabile, una serata piena di brividi ed emozioni. La stagione dell’OSI nel leggendario Auditorio Stelio Molo della RSI si è svolta negli ultimi anni secondo la formula
Play&Conduct, e anche quest’anno l’idea rimane la stessa: solisti che agiscono come direttori, direttori che si esibiscono come cantanti, musicisti che si propongono come direttori. L’esperienza con un solista che riveste anche il ruolo di direttore arricchisce ulteriormente l’Orchestra, per la quale la stagione OSI in Auditorio rappresenta un momento artistico inedito, con input musicali nuovi e pieni di vitalità. Sono sicuro che questa freschezza verrà recepita anche dal pubblico in sala: vi auguro dunque dei bellissimi concerti in Auditorio, con la nostra OSI e gli artisti straordinari che ci accompagneranno!
Christian Weidmann Direttore artistico-amministrativo Orchestra della Svizzera italiana
Dmitrij Šostakovič Due pezzi per ottetto d’archi op. 11: Prélude e Scherzo Prima esecuzione: Mosca, Mozart Konzertsaal, 9 gennaio 1927. Quartetto Glière e Quartetto Stradivari La dedica dei Due pezzi op 11 è a Volodya Kuvcharov, il miglior amico di Šostakovič ai tempi del Conservatorio di Leningrado, morto prematuramente nel 1925. Kuvcharov non solo fu il primo ascoltatore dell’amico Mitja, ma aveva una rassomiglianza fisica tale da essere considerato come il suo sosia. Franz Schubert Rondò per violino e orchestra d’archi in la maggiore D 438 Prima esecuzione: non nota Quest’opera gioiosa, appartenente al periodo in cui Schubert abitava dal professor Watteroth in seno ad una comunità viennese di studenti, fu forse destinata ad una serata musicale fra compagni di studi, dove il violino solista è accompagnato da un quartetto d’archi che possono essere moltiplicati a piacere. Mieczysław Weinberg Rapsodia su temi moldavi op. 47/3 (trascrizione per violino e orchestra d’archi di E. Nowicka) Prima esecuzione (versione per violino e orchestra d’archi): Varsavia, 30 maggio 2011. Direttore Agnieszka Duczmal, solista Ewelina Nowicka La vita di Mieczysław Weinberg fu quella di un perenne perseguitato: trasferitosi da bambino in Polonia dalla Moldavia per sfuggire ai pogrom antiebraici, scappò a Minsk e a Taškent in Unione Sovietica, unico sopravvissuto allo sterminio nazista di tutta la sua famiglia. Šostakovič divenne suo amico e protettore, salvandolo quando fu arrestato durante l’ultima purga di Stalin, quella contro “i dottori” ebrei, e favorendone la successiva, piena riabilitazione. Grażyna Bacewicz Concerto per orchestra d’archi Prima esecuzione: Varsavia, 18 giugno 1950. Direttore Grzegorz Fitelberg Nella vastissima produzione di Grażyna Bacewicz spiccano molte opere da camera e concertanti dedicate al violino, strumento con cui si era perfezionata seguendo le lezioni del celebre violinista tedesco Carl Flesch. Tale preparazione le consentì di ricoprire prima della Seconda guerra mondiale il ruolo di violino di spalla dell’Orchestra della Radio Polacca, allora guidata da Grzegorz Fitelberg, uno dei più eminenti direttori polacchi, grande sostenitore della musica contemporanea del suo paese.
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OSI in Auditorio 01 Auditorio Stelio Molo RSI Lugano Giovedì 13 gennaio 2022 ore 20.30
Orchestra della Svizzera italiana
Evento dei Concerti RSI. Diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due) e Videostreaming RSI (rsi.ch/musica)
Robert Kowalski, Konzertmeister violino
Dmitrij Šostakovič (1906 – 1975) Due pezzi per ottetto d’archi* op. 11 (1925) - Prélude - Scherzo
Franz Schubert (1797 – 1828) Rondò per violino e orchestra d’archi in la maggiore D 438 (1816) - Adagio - Allegro giusto
10’
15’
_____ Mieczysław Weinberg (1919 – 1996) Rapsodia su temi moldavi op. 47/3 (trascr. per violino e orchestra d’archi di E. Nowicka) (1949) Grażyna Bacewicz (1909 – 1969) Concerto per orchestra d’archi (1948) - Allegro - Andante - Vivo
12’ 14’
*Robert Kowalski, Barbara Ciannamea, Vasyl Zatsikha, Hans Liviabella, Ivan Vukčević, Jan Snakowski, Johann Sebastian Paetsch, Luca Magariello
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Arco di passione fra Polonia e Unione Sovietica Robert Kowalski, nel duplice ruolo di solista e direttore, ha voluto presentare in questo programma soprattutto autori del suo paese che meritano di essere conosciuti al di fuori dei confini nazionali polacchi. Unica eccezione al clima modernista, il Rondò in la maggiore di Schubert, un’oasi di felicità melodica proveniente da un mondo romantico, cancellato dagli orrori delle guerre di cui sono stati testimoni i compositori polacchi e sovietici prescelti. La prima figura a cui Kowalski ha pensato è quella di Grażyna Bacewicz (1909-69), una donna compositrice, già allieva di una docente eccezionale, Nadia Boulanger, all’École Normale de Musique di Parigi, sicuramente considerata la più importante compositrice polacca. «Non c’erano così tante donne capaci di conquistarsi un successo ufficiale nel dopoguerra» precisa Kowalski. Il Concerto per orchestra d’archi fu eseguito durante una manifestazione molto importante, il primo Autunno di Varsavia, e ripreso più volte, anche in America, a Washington, con grande successo. «È considerata un’opera del neoclassicismo polacco, perché in questo linguaggio la Bacewicz ha trovato la sua espressione. In verità è neoclassico solo formalmente, perché da un punto di vista dello stile, del materiale musicale, della tripartizione è decisamente neobarocco». Così nei due pezzi giovanili per ottetto d’archi di Šostakovič, scritti vent’anni prima dell’inizio della profonda amicizia e stima nata con Weinberg, «il neobarocco è nascosto nel classicismo». È un gioco fra forme neo-barocche nel Prélude e complessità sarcastiche nello Scherzo. Come ha scritto il biografo italiano di Šostakovič, Franco Pulcini, «un Prélude 6
meccanico, non melodico» contrasta con uno Scherzo contrappuntistico che procede per incisi interrotti in un frenetico sciamare di suoni nei registri acuti». Infine, la musica di Mieczysław Weinberg (1919-1996) «mi è vicinissima e vorrei promuoverla come fanno altri colleghi più grandi, ad esempio Gidon Kremer. È stata composta nel ’49, molto vicina alla composizione della Bacewicz, ma il suo mondo espressivo è completamente diverso. Tutte le fughe e i traumi della guerra parlano nella sua musica; il vissuto, anche se è più leggero di quanto capita nella sua musica, non dimentica che i suoi genitori erano venuti a Varsavia dalla Moldavia per scappare dai pogrom antisemiti ad inizio Novecento.» L’opinione di Kowalski è che «sotto i temi moldavi Weinberg abbia nascosto temi ebraici», due radici inestricabili, che spesso si confondono l’una nell’altra. Giovanni Gavazzeni
Grażyna Bacewicz, considerata la più importante compositrice polacca. Nella sua produzione spiccano molte opere da camera e concertanti dedicate al violino, strumento in cui si era perfezionata con Carl Flesch.
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Robert Kowalski violino Ruoli attuali Konzertmeister OSI Quartetto Szymanowski Riconoscimenti Concorso Alexandre Tansman 2007 Premio Val Tidone 2005 Premio del Sindaco di Danzica 2000 Particolarità Tutto il programma del concerto è stato pensato da Robert Kowalski con l’idea di presentare musicisti poco conosciuti del suo paese natale come Grażyna Bacewicz
Cognome Kowalski Nome Robert Nascita Danzica 08.02.1985 Strumento Violino
e Mieczysław Weinberg, cittadino sovietico di origine polacca che si sentiva profondamente polacco di educazione. «Volendo poi rompere lo schema dedicato solo alla musica polacca e sovietica chiarisce Kowalski - ho pensato a un altro autore che mi è molto vicino, Schubert, col suo ‘unico’ concerto per violino e orchestra: il Rondò infatti è una specie di mini-concerto per violino. Così mi sono ricollegato anche al successivo concerto di Riccardo Minasi, il 20 gennaio, che includerà anch’esso un brano di Schubert, l’Ouverture in stile italiano. Scegliere Schubert non solo è conforme all’organico cameristico, ma è una soluzione perfetta per creare contrasto con il clima neoclassico e modernista delle altre opere in programma».
Il palcoscenico rispecchia la verità, anche emotiva: davanti al pubblico sono solo, con tutte le mie sensazioni. Una vera sfida, ma pur sempre un dono.
Carl Maria von Weber Euryanthe ouverture op. 81 Prima esecuzione: Vienna, Kärtnertortheater, 25 ottobre 1825. Direttore C.M. von Weber L’ouverture, scritta da Weber per ultima, riassume tutta l’opera Euryanthe attraverso l’utilizzo di molti dei suoi temi principali. Il soggetto è tratto da una leggenda medioevale francese, raccolta in epoca romantica da Friedrich Schlegel: racconta del “valorosissimo” cavaliere Gerhardt che, dopo aver creduto infedele la “virtuosissima e casta principessa Euryanthe di Savoia”, scopre gli inganni e punisce i traditori, lo spietato barone Lysiart e la falsa amica Eglantine. Franz Schubert Ouverture in do maggiore in stile italiano D 591 Prima esecuzione: Vienna, Schottenhof, dicembre 1818. Direttore Otto Hatwig Schubert manifestò un interesse costante per la strumentazione fantasiosa e brillante di Rossini. L’insigne biografo schubertiano Alfred Einstein colse per primo nella sezione centrale dell’Allegro dell’Ouverture in stile italiano in re, gemella di quella che ascolteremo, una citazione, quasi una strizzatina d’occhio, della famosa aria Di tanti palpiti dell’opera Tancredi. E.T.A. Hoffmann Undine ouverture Prima esecuzione: Berlino, Konzerthaus, 3 agosto 1816. Direttore Bernhard H. Romberg Nella primavera del 1817, Carl Maria von Weber si espresse in maniera entusiasta verso l’opera Undine di E.T.A. Hoffmann, esaltandone l’unitarietà: «È uno degli esempi più ingegnosi che ci sia stato regalato negli ultimi tempi. È il bellissimo risultato, realizzato attraverso l’immaginazione e il calcolo degli effetti di tutto il materiale artistico, di un’opera d’arte completa, suggellata da melodie belle e profonde». Ludwig van Beethoven Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica Prima esecuzione: Vienna, Theater an der Wien. Direttore L. van Beethoven Le scarse informazioni sulla prima esecuzione privata dell’Eroica nel palazzo viennese del principe Lobkowitz non registrano nemmeno il compenso ricevuto dall’Autore, che mantenne per sé i diritti dell’opera. L’Eroica ebbe scarsa accoglienza fra i nobili ascoltatori, ad eccezione del principe Luigi Ferdinando di Prussia, che dopo averla udita nel castello dei Lobkowitz a Raudnitz chiese di risentirla più volte.
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OSI in Auditorio 02 Auditorio Stelio Molo RSI Lugano Giovedì 20 gennaio 2022 ore 20.30
Orchestra della Svizzera italiana Riccardo Minasi direttore
Carl Maria von Weber (1786 – 1826) Euryanthe ouverture op. 81 (1823)
8’
Franz Schubert (1797 – 1828) Ouverture in do maggiore in stile italiano D 591 (1817)
13’
E.T.A. Hoffmann (1776 – 1822) Undine ouverture (1816)
10’
Diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due) e Videostreaming RSI (rsi.ch/musica)
_____ Ludwig van Beethoven (1770 – 1827) Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica (1804) - Allegro con brio - Marcia funebre - Scherzo - Finale
47’
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“Undine scompare tra i flutti del Danubio”, raffigurazione d’inizio ‘900 della leggenda nordica di Undine (illustrazione di Arthur Rackham).
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Il romanticismo tedesco, tra Rossini e l’ombra di Beethoven Un gruppo di musicisti e dilettanti viennesi raccolti sotto la direzione del padrone di casa, il violinista e docente boemo Otto Hatwig, suonava opere di Haydn, Mozart e Beethoven, novità di Cherubini, Spontini e pezzi francesi. Franz Schubert era la viola; il fratello Ferdinand il primo violino. Fu Ferdinand a qualificare l’Ouverture in re maggiore (gemella di quella in do maggiore D 591) «un pastiche dello stile italiano e del nuovo dittatore, Rossini», riprendendo la definizione che ne aveva dato la Wiener Allgemeine Musikalische Zeitung. Lo “stile” era conseguenza della febbre rossiniana che aveva colpito Vienna: un enorme successo, fra novembre 1816 e febbraio ’17, aveva salutato la farsa L’inganno felice, il melodramma eroico Tancredi, il dramma giocoso L’Italiana in Algeri. Queste erano le opere di Rossini che Schubert aveva potuto sentire prima di scrivere le sue ouverture italianizzanti. Nell’Ouverture in do maggiore non vi sono citazioni rossiniane dirette, piuttosto una parodia del vitalismo rossiniano, con i suoi tipici passaggi eleganti in terzine e i grandi crescendo. Lo splendido attacco dell’Ouverture gemella in re fa rimanda invece a Beethoven, autore che i viennesi avevano trascurato in quegli anni di furore rossiniano. Accanto a loro, distaccato da Beethoven e dai “rossinomani”, Carl Maria von Weber andava intanto elaborando l’opera romantica tedesca, ricca di elementi soprannaturali e fiabeschi ammirati nella Zauberoper romantica di Hoffmann. Non va dimenticato che sia Schubert sia Hoffmann nutrivano un’ammirazione senza limiti per Beethoven, che a quell’epoca aveva pubblicato presso Steiner l’Ottava sinfonia. Poco più di dieci anni erano passati da
quando il frontespizio della pubblicazione presso il Bureau des Arts et d’Industrie di Vienna recitava: “Sinfonia Eroica, composta per festeggiare il sovvenire d’un grand’uomo”. Schubert e la prima generazione romantica rimarranno sotto l’ombra di opere colossali come la Terza sinfonia, con la quale Beethoven acquisiva illimitata sicurezza nei propri mezzi. La Terza è un’esaltazione dell’eroismo umano, del “grande uomo” che riuniva in sé tutte le virtù e le forze, distribuite in diverse personalità: nel maestoso e lucente primo movimento si esalta la natura pugnace, conflittuale e vittoriosa del generale Napoleone Bonaparte; un corteo funebre in memoria dell’Eroe morto in battaglia richiama il generale inglese Abercromby, caduto nella battaglia di Alessandria del 1801; un deciso ritorno all’incessante attività motoria nello Scherzo introduce il Finale dove si celebra l’Eroe come liberatore-dispensatore di cultura, simboleggiato dalla figura mitica di Prometeo. Il tema, infatti, Beethoven lo prelevò dal suo balletto Le creature di Prometeo, sottoponendolo a una serie di variazioni che sono metafora in musica dell’atto creativo e simbolico di Prometeo, che ruba il fuoco per darlo agli uomini. Giovanni Gavazzeni
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Riccardo Minasi direttore Ruoli attuali Direttore principale Mozarteumorchester Salzburg Artist in Residence Ensemble Resonanz, Elbphilharmonie Hamburg Riconoscimenti International Opera Award, Echo-Klassik Award 2016 Diapason d’Or, BBC Music Magazine Award, Grammophone Choice 2015
Cognome Minasi Nome Riccardo Nascita Roma, 1978 Ruolo Direttore d’orchestra
Particolarità Per Riccardo Minasi la direzione d’orchestra è arrivata naturalmente con l’attività violinistica. «Non so nemmeno come sia successo. A un certo punto, quando ero a capo di un ensemble, sembrava giunto il momento di mettere giù il violino e guardare più in profondità nella partitura». La pratica costante con la musica antica non soltanto gli ha aperto le porte di un repertorio sconfinato, ma gli ha permesso anche di dare uno sguardo più critico alla partitura, di confrontarsi intensamente con le note. «Seguire l’impulso del momento: le sensazioni sono importanti nella musica, ma lo è altrettanto il cervello».
Il passaggio alla direzione è stato quasi automatico, mi sono trovato sempre più spesso a concertare, a dirigere dal violino.
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Georg Friedrich Händel Non fu già men forte Alcide aria dall’opera Orlando Prima esecuzione: King’s Theatre, Haymarket, Londra, 27 gennaio 1733 Georg Friedrich Händel Che più si tarda omai … Stille amare recitativo e aria dall’opera Tolomeo Prima esecuzione: King’s Theatre, Haymarket, Londra, 30 aprile 1728 Georg Friedrich Händel Se in fiorito ameno prato aria dall’opera Giulio Cesare Prima esecuzione: King’s Theatre, Haymarket, Londra, 20 febbraio 1724 Tre opere dell’Händel londinese, fra rispetto dell’opera seria all’italiana e innovazioni: il tutto per la voce del castrato Senesino. Joseph Haydn Sinfonia n. 44 in mi minore Trauersinfonie Prima esecuzione: Castello di Esterháza, 1772 Una sinfonia per nulla lugubre (nonostante il nome) che rappresenta benissimo il periodo Sturm und Drang di Haydn. Wolfgang Amadeus Mozart Sinfonia n. 29 in la maggiore KV 201 Prima esecuzione: non nota Uno dei primi capolavori sinfonici mozartiani, in perfetto equilibrio tra cantabilità italiana e senso formale di scuola austro-tedesca.
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OSI in Auditorio 03 Auditorio Stelio Molo RSI Lugano Giovedì 27 gennaio 2022 ore 20.30
Orchestra della Svizzera italiana
Evento dei Concerti RSI. Diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due) e Videostreaming RSI (rsi.ch/musica)
Bejun Mehta Play&Conduct controtenore
Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) - Non fu già men forte Alcide aria dall’opera Orlando (1733) - Che più si tarda omai … Stille amare recitativo e aria dall’opera Tolomeo (1728) - Se in fiorito ameno prato aria dall’opera Giulio Cesare (1724) Joseph Haydn (1732 – 1809) Sinfonia n. 44 in mi minore Trauersinfonie (1772) - Allegro con brio - Minuetto e Trio - Adagio - Finale: Presto
5’ 6’ 7’ 22’
_____ Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791) Sinfonia n. 29 in la maggiore KV 201 (KV 186a) (1774) - Allegro moderato - Andante - Minuetto - Allegro con spirito
28’
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Dai rigidi modelli del passato verso nuovi orizzonti Le tre arie händeliane proposte questa sera appartengono ad altrettante opere del periodo inglese del compositore sassone, che si stabilì oltremanica nel 1712, dopo esser stato nominato Kapellmeister del principe tedesco Giorgio, Elettore di Hannover, che dal 1714 diverrà re Giorgio I di Gran Bretagna e Irlanda. Saranno anni di gloria e trionfi artistici, ma anche di feroci polemiche, poiché il partito conservatore inglese, che non poteva attaccare direttamente il sovrano “tedesco”, se la prenderà con Händel e la sua musica, a cui verrà contrapposta la tradizione italiana di compositori come Bononcini e Porpora, anch’essi presenti a Londra, fino a costituire l’Opera of the Nobility in ostilità alla Royal Academy of Music. Saranno ben 14 le opere che Händel scriverà per il King’s Theatre di Haymarket, fra cui quel Giulio Cesare che vide protagonisti due “star” dell’epoca come Francesca Cuzzoni (Cleopatra) e, nei panni del protagonista, il celebre castrato Senesino (al secolo Francesco Bernardi): è lui, nella seconda scena del secondo atto, ad intonare l’aria Se in fiorito ameno prato, tipica aria di paragone in forma tripartita in cui il violino solista e la voce si imitano vicendevolmente nell’evocazione del canto degli uccelli. Di questa opera e del Tolomeo, l’ultima opera composta da Händel per il King’s Theatre prima di gravi problemi amministrativi, fu librettista Nicola Francesco Haym: identica anche la coppia protagonista, ma molto differente il clima espressivo. In quest’aria Tolomeo, re d’Egitto, beve volontariamente il veleno che gli è stato portato e dà addio all’amata Seleuce: un’atmosfera cupa, 20
ben caratterizzata nell’articolato recitativo accompagnato che passa dalla sofferenza nell’andare incontro alla morte alla dolcezza nell’evocazione della donna amata. E nel cantabile (Stille amare) Händel unisce l’estrema semplicità della linea vocale all’uso insistito dei mordenti nei violini, tratto distintivo di una sofferenza intima e acuta. Dopo il 1728 non sarà più la Royal Academy of Music a sovvenzionare il teatro londinese (e quindi Händel), ma l’impresario Johann Jacob Heidegger: per il compositore fu l’opportunità di svincolarsi dai rigidi modelli dell’opera seria all’italiana. Orlando, del 1733, tratto dal capolavoro di Ariosto, è una sorta di “opera magica”, libera nelle forme e ricca di diversi influssi musicali: quella eseguita stasera è l’aria d’entrata di Orlando (ancora una volta un ruolo scritto per il Senesino), in cui si dichiara che amore e dovere non devono per forza essere in conflitto. La scrittura vocale, piuttosto fiorita, insiste con una lunga figura di coloratura sulla parola “armi”. La parte sinfonica della serata è composta da due partiture quasi contemporanee e con vari legami ideali tra di loro. La Trauersinfonie, ovvero “sinfonia luttuosa” di Haydn, appartiene al cosiddetto “decennio dello Sturm und Drang”, in cui le rigide categorizzazioni della teoria degli affetti (Affektenlehre) settecentesca si aprivano verso le istanze della sensibilità (Empfindsamkeit) pre-romantica. Ma lugubre, questa Sinfonia n. 44 in mi minore, non lo è per nulla: il sottotitolo si spiega forse con una dichiarazione di Haydn stesso, che anni dopo disse che avrebbe voluto l’Adagio di questa sinfonia per accompagnare i propri funerali. È in effetti la pagina di maggior fascino dell’intera
partitura, che si apre con un Allegro con brio molto vigoroso e scandito, e si chiude con un Finale brillante e virtuosistico, in dialogo serrato tra gli archi e le coppie di oboi e corni. Se la Trauersinfonie viene dalla “gabbia dorata” di Esterháza, la Sinfonia n. 29 di Mozart è il prodotto di un diciottenne che cerca di emanciparsi dal gusto italiano (mediato da Johann Christian Bach), fatto di sinfonie in tre movimenti concisi e dai contrasti marcati. Il nuovo modello era, per alcuni versi, Haydn, con i suoi quattro movimenti, l’uso della forma sonata bitematica (anche al posto del tradizionale Rondò, nel movimento finale) e la solidità
architettonica della costruzione sinfonica. La KV 201 fa parte di una sorta di trilogia sinfonica (dopo le KV 183 e KV 200) composta dopo il ritorno da Vienna, e ne è idealmente il vertice: l’inizio, con quel tema morbidissimo e quasi esitante, non ha nulla della chiarezza motivica tipica di Haydn, e così gli altri movimenti, che alternano la valorizzazione del colore timbrico dei singoli strumenti, impegnati in giochi imitativi, alla saldezza della costruzione formale. Un misto ideale di cantabilità italiana e struttura austrotedesca: il segreto, forse, di tutto il catalogo mozartiano. Nicola Cattò
L’arrivo in Inghilterra del celebre Senesino (al secolo Francesco Bernardi), conteso da due primedonne del teatro musicale dell’epoca, Francesca Cuzzoni e Faustina Bordoni. Proprio il Senesino e la Cuzzoni furono la coppia-star protagonista di molte prime esecuzioni di opere di Händel, fra cui Giulio Cesare e Tolomeo. (litografia, XVIII secolo)
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Cognome Mehta Nome Bejun Nascita Laurinburg (USA) 28.06.1968 Ruolo Controtenore
Bejun Mehta Play&Conduct controtenore Riconoscimenti Premio Traetta 2015 Bejun Mehta ha ricevuto inoltre innumerevoli premi per la sua attività discografica: Echo Klassik (Opera Recital of the Year), Diapason d’Or (2 volte), Le Diamant d’Opéra Magazine, Choc de Classica, BBC Music Magazine Premiere Recording of the Year and Opera Award, Gramophone Award-Contemporary, Edison Klassiek Award. Particolarità Bejun Mehta, cresciuto nel Michigan da genitori indiani (il padre, docente di pianoforte, è cugino di Zubin Mehta), 22
dopo essere stato una straordinaria voce bianca di soprano è diventato un controtenore celebre nel mondo: «È un pregiudizio che i controtenori siano come i ballerini: a 40 anni è finita. Per alcuni è stato così, perché non avevano una buona tecnica. Sono un sostenitore che la voce può rimanere, anche se le carriere dei cantanti si accorciano sempre di più: solo attraverso l’esperienza si raggiunge infatti la profondità, mentre con l’età la voce acquista colori e si può ascoltare più a fondo la propria anima». Da studente ha studiato il violoncello e suonato per un anno nella San Francisco Symphony Orchestra, ora ha incrementato le sue presenze sul podio, forte della sua esperienza “barocca”, perché «dirigere è più che una semplice tecnica di battuta del tempo e la musica “barocca” necessita di maggiori conoscenze di base e di fantasia rispetto ad altri repertori».
I’m continually refining my technique – it’s a never-ending process –, and I think this accounts for the stability and longevity.
Luigi Nono Varianti musica per violino solo, archi e legni Prima esecuzione: Donaueschingen, 20 ottobre 1957. Direttore Hans Rosbaud, solista Rudolf Kolisch Considerato da Nono «un lavoro cameristico scritto per solisti» e non un tradizionale concerto solistico, Varianti unisce il rigorismo della tecnica dodecafonica a una inedita e intensa ricerca di espressività e di sonorità. Jean-Marie Leclair Concerto per violino n. 6 in sol minore op. 10 Prima esecuzione: Chambéry, tra il 1743 e il 1745 Un concerto che riunisce in modo armonioso la cantabilità e l’estro improvvisativo dello stile concertistico italiano con il colore, la sofisticatezza e la nitidezza di scrittura tipici dello stile francese. Franz Schubert Sinfonia n. 4 in do minore D 417 La Tragica Prima esecuzione (postuma): Lipsia, 19 novembre 1849. Direttore August Ferdinand Riccius Il sottotitolo di questa sinfonia giovanile ricorda l’impegno concettuale “eroico” della Terza di Beethoven, la tonalità di do minore evoca la celeberrima Quinta – ma la musica è tutta schubertiana: elegiaca, sentimentale, dalle tinte drammatiche subito stemperate nella dolcezza.
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OSI in Auditorio 04 Auditorio Stelio Molo RSI Lugano Giovedì 3 febbraio 2022 ore 20.30
Orchestra della Svizzera italiana Ilya Gringolts Play&Conduct violino
Luigi Nono (1924 – 1990) Varianti musica per violino solo, archi e legni (1957) Jean-Marie Leclair (1697 – 1764) Concerto per violino n. 6 in sol minore op. 10 (1743) - Allegro ma poco - Andante grazioso - Allegro
16’ 18’
Diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due) e Videostreaming RSI (rsi.ch/musica)
_____ Franz Schubert (1797 – 1828) Sinfonia n. 4 in do minore D 417 La Tragica (1816) - Adagio molto. Allegro vivace - Andante - Menuetto. Trio - Allegro
31’
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Un assaggio di “goûts réunis” Quando Jean-Marie Leclair suonava il suo Stradivari del 1721 lasciava tutti a bocca aperta. La sua tecnica al violino era leggendaria: padroneggiava perfettamente ogni sorta di trilli, bariolages, accordi, note acutissime al limite della tastiera. Pare che, quando non gli bastavano le quattro dita della mano sinistra, tastasse le corde anche con il pollice. Quando componeva per violino poi, da buon francese, annotava tutti gli abbellimenti con una precisione straordinaria, a differenza degli italiani che usavano indicare solo una sobria linea melodica a mo’ di canovaccio, sulla quale poi il solista dava libero sfogo al suo estro. Nei suoi lunghi soggiorni in Italia, Leclair fece proprie le tecniche violinistiche tipiche del belpaese, come la doppia corda, e fece confluire nelle sue composizioni un po’ di quell’inventiva straordinaria e quella cantabilità che tanto ammirava nei suoi maestri italiani. In opere come il Concerto per violino n. 6 in sol minore si realizzò il sogno dei “goûts réunis”, la fusione del gusto francese e dello spirito italiano, molto di moda nel Settecento. Due secoli dopo, anche Luigi Nono riuscì a fondere, a riunire due spinte contrapposte nell’atto compositivo: da un lato il rigorismo seriale che gli veniva dalla tecnica dodecafonica e che non lasciava spazio all’estro estemporaneo, dall’altro la spinta verso l’espressività, verso la scoperta di nuove sonorità. Nelle sue Varianti per violino solo, archi e legni, un’opera disciplinata in ogni suo parametro, Nono creò dapprima innumerevoli varianti possibili dello stesso materiale musicale e poi scelse quelle che più lo portavano verso paesaggi sonori espressivi. Nel comporre, si soffermò a plasmare addirittura il 28
carattere, la struttura e la densità di ogni singolo suono. «La stessa nota viene suonata da uno fino a cinque strumenti, ognuno con una dinamica del tutto distinta – spiega Nono – ciò significa che qui io ho composto direttamente il suono». Anche a Franz Schubert si riconosce la capacità di assimilare i modelli del passato fondendoli con la propria sensibilità e il proprio gusto. Già in tenera età si lasciò guidare da quell’anelito interiore che lo portò ben presto a scrivere in modo personalissimo, come dimostrano i 250 Lieder scritti tra i diciassette e i diciannove anni, tutti di grande originalità, e la sua Sinfonia n. 4, soprannominata la Tragica, completata il 27 aprile 1816 quando Schubert aveva appena diciannove anni. Qualche critico forse poco attento vide il “piccolo” Schubert delle sinfonie giovanili come un alberello nato all’ombra del grande, imponente Beethoven. In realtà, anche se da ragazzo una volta ebbe a dire «…ma chi mai ci riesce dopo Beethoven?», Schubert non cadde mai nella tentazione di emulare ciecamente il celebre Maestro di Bonn. Anzi, in una lettera giovanile ad Antonio Salieri si lasciò sfuggire un commento un po’ scettico nei confronti di alcune musiche di Beethoven, nelle quali regnava a suo parere «una bizzarria che fonde e mescola il tragico con il comico, il gradevole con il ripugnante, l’eroico con i piagnistei, il sacro con Arlecchino. È una bizzarria che getta l’uomo nella follia più che condurlo all’amore, […] spingendolo a ridere piuttosto che elevarlo a Dio». La Sinfonia n. 4 - seppur scritta significativamente in do minore come la celeberrima Quinta di Beethoven - è in realtà un’opera squisitamente schubertiana. È intimistica
come i suoi Lieder, “tragica” ma non troppo, intrisa piuttosto di una tinta sentimentale e patetica, irrequieta nelle armonie, febbricitante e vigorosa e dolce come il suo animo poco più che adolescente. Roberta Gandolfi Vellucci
Il celebre violinista Jean-Marie Leclair, grande protagonista del concerto strumentale galante francese, in una litografia dell’epoca.
Cognome Gringolts Nome Ilya Nascita San Pietroburgo 02.07.1982 Strumento Violino
Ilya Gringolts Play&Conduct violino Riconoscimenti Gramophone Award for Chamber Music 2006 BBC New Generation Artist 2001-3 Concorso Paganini Genova 1998 Concorso Wienawski Junior Division 1997 Concorso giovanile internazionale S. Pietroburgo 1994
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Particolarità Ilya Gringolts suona il violino dall’infanzia («sembra uno stereotipo, ma in Russia un bambino ebreo deve suonare il violino. Così non ho fatto domande all’idea dei miei genitori, ho accolto la proposta di suonare con gioia. Non ero bravo nello sport, così non sembrava perdessi qualcosa»). Come solista, in quartetto e in gruppi da camera, con strumenti originali e tradizionali, come direttore d’orchestra, Gringolts passa dal barocco al contemporaneo, allargando sempre di più i propri orizzonti: «Penso che oggi non si possa suonare solo il repertorio famoso. Credo che nessuno possa più permetterselo. Troverei noioso suonare le stesse cose ripetutamente: desidero continuare ad imparare».
Vor allem reizt mich die Art und Weise, wie die Alte Musik die Neue Musik beeinflusst.
Orchestra della Svizzera italiana (OSI) Orchestra residente al LAC Lugano Arte e Cultura, l’OSI prosegue il suo cammino di successo sotto la bacchetta di Markus Poschner, direttore principale dal 2015. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le accoglienze entusiastiche di pubblico e critica nei maggiori teatri e sale di tutta Europa, dalla Sala dorata del Musikverein di Vienna alla Philharmonie di Berlino, dal Grosses Festspielhaus di Salisburgo alla Kölner Philharmonie di Colonia, dall’Opernhaus di Francoforte al Brucknerhaus di Linz. Due le rassegne principali di cui è regolarmente protagonista l’Orchestra a Lugano: la prima, OSI al LAC, si svolge da autunno a primavera nella Sala Teatro del LAC; la seconda, OSI in Auditorio, a gennaio e febbraio nella sede storica dell’Orchestra, l’Auditorio Stelio Molo RSI a Lugano Besso. La ricca programmazione concertistica vede l’Orchestra collaborare, oltre che con Poschner, con diversi altri direttori e con numerosi solisti di fama internazionale, sia nella Svizzera italiana sia al di fuori dei confini regionali: tra tutti si ricorda Martha Argerich, con cui l’OSI gode di un rapporto privilegiato da quasi 20 anni (in passato la grande pianista argentina ha scelto Lugano quale sede del Progetto che porta il suo nome).
Nel contempo si sta sviluppando una collaborazione stabile con la violoncellista Sol Gabetta, culminata in un nuovo prestigioso festival musicale pluriennale che si svolgerà a Lugano nel periodo di Pentecoste a partire dal 2022, con una prima anticipazione avvenuta a maggio 2021. Altrettanto intensa l’attività discografica, in collaborazione con la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI): già insigniti del prestigioso premio internazionale ICMA nel 2018 per l’Integrale delle Sinfonie di Brahms (SONY Classical), l’OSI e Poschner hanno proseguito nella loro originale e intrigante produzione con una serie di CD dedicati alle opere inedite di Rossini (pubblicati dall’etichetta Concerto Classics). Sono inoltre di rilievo le coproduzioni operistiche e di balletto con il LAC e con diversi partner internazionali. Straordinario infine l’impegno dell’OSI per i più giovani: oltre 11’000 bambini seguono ogni anno i concerti-spettacolo ideati per loro a maggio. Nella formazione musicale dei giovani l’OSI si qualifica per una stretta collaborazione a più livelli con la Scuola universitaria di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana. Open air, cine-concerti e festival estivi -tra cui il Locarno Film Festivalcompletano la programmazione, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio. Informazioni: www.osi.swiss
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Musicisti OSI VIOLINI Robert Robert Kowalski Konzertmeister, Tamàs Major Konzertmeister, Walter Zagato Sostituto spalla, Vasyl Zatsikha Prima parte, Hans Liviabella Prima parte, Barbara Ciannamea-Monté Rizzi Sostituto prima parte, Denis Monighetti, Piotr Nikiforoff, Katie Vitalie, Fabio Arnaboldi, Duilio Galfetti, Irina Roukavitsina-Bellisario, Marco Norzi, Vittorio Passerini, Ekaterina Valiulina VIOLE Jan Snakowski Prima parte, Ivan Vukčević Prima parte, Bianca Marin, Sostituto prima parte, Aurélie Adolphe, Andriy Burko VIOLONCELLI Johann Sebastian Paetsch Prima parte, Luca Magariello Prima parte, Felix Vogelsang Sostituto prima parte, Vanessa Hunt Russell CONTRABBASSI Enrico Fagone Prima parte, Jonas Villegas Prima parte, Erick Martinez Olivo, Sostituto prima parte FLAUTI Bruno Grossi Prima parte, Alessandra Russo Prima parte OBOI Federico Cicoria Prima parte, Marco Schiavon Prima parte
CLARINETTI Paolo Beltramini Prima parte, Corrado Giuffredi Prima parte FAGOTTI Alberto Biano Prima parte, Mathieu Brunet Prima parte CORNI Zora Slokar Prima parte, Vittorio Ferrari Prima parte
TROMBE Sébastien Galley Prima parte, Serena Basandella Prima parte TIMPANI Louis Sauvêtre Prima parte
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Prossimamente... www.osi.swiss
ČAJKOVSKIJ
LAC – Lugano 10. febbraio 2022
Jan Lisiecki
Prokof’ev
Pianoforte
Concerto per pianoforte n. 2
Markus Poschner
Čajkovskij
Direttore
Sinfonia n. 6
Orchestra della Svizzera italiana
Krzysztof Urbański direttore Kian Soltani violoncello
LAC — Lugano 24 febbraio 2022 20.30 OSI al LAC 07
Prevendita e riservazioni: www.osi.swiss
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AMICI DELL’ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA
ISCRIVITI ALL’ASSOCIAZIONE DEGLI AMICI DELL’ORCHESTRA DELLA SVIZZERA ITALIANA IN QUALITÀ DI
Simpatizzante da CHF 50.– anno Sostenitore da CHF 100.– anno Donatore da CHF 500.– anno Benefattore da CHF 3’000.– anno Mecenate da CHF 10’000.– anno Leggio d’oro contributi straordinari nel segno della continuità
Iscrizioni su osi.swiss/it/amici o utilizzando il tagliando allegato
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DESIDERO ADERIRE IN QUALITÀ DI Simpatizzante
Benefattore
Sostenitore
Mecenate
Donatore
Leggio d’oro
Nome
Cognome
Via
CAP, Località
Telefono mobile
Polizza di versamento necessaria?
Sì
Data
No
Firma
Cornèr Banca SA, 6901 Lugano Intestato a: Associazione degli Amici dell’Orchestra della Svizzera italiana 6900 Lugano IBAN: CH68 0849 0000 2874 0700 1
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Partner
Galleria Anfitrite, Lugano Ottici Bistoletti, Lugano Gioielleria @ Berardi 1999, Lugano Farmacia Internazionale Bordoni, Lugano Quartiere Maghetti, Lugano 38
Finanziatori OSI
Altri Comuni Bellinzona Chiasso Locarno Mendrisio
SRG SSR e RSI sostengono l’OSI in qualità di acquirenti di prestazioni
Sponsor Principale Iniziative per bambini e famiglie e sponsor di serata Musikvermittlung sowie Jugend- und Talentförderung Eine kulturelle Stiftung
OSI – Locarno Film Festival Sponsor di serata
Hospitality Partner
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