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/RisultatiDiscovery90

Page 1

Ricerca
emozionale
OSDI:

 risulta5

1


LA
METODOLOGIA
DI
RICERCA
 Emozioni
e
neuroscienze

2


La
metodologia
di
ricerca
emozionale:
Discovery
90%®
 Le
 neuroscienze
 ci
 dicono
 che
 più
 del
 90%
 delle
 mo5vazioni
 profonde
 di
 scelta
 risiedono
a
un
livello
inconscio.

DISCOVERY
 90%®
 SERVE
 A
 CAPIRE
 LE
 MOTIVAZIONI
 PROFONDE
 CHE
 INFLUENZANO
 I
 COMPORTAMENTI
 DEGLI
 INDIVIDUI.
 ESPLORA
 IL
 ‘LOBO
 DESTRO’
 DEL
 CERVELLO,
 UTILIZZANDO
 IMMAGINI
 E
 METAFORE
 IN
 INTERVISTE
 INDIVIDUALI.

Opinioni,
comportamento

Mo5vazioni
profonde

COSA?

PERCHÈ?

Discovery
90%®
si
basa
sulle
neuroscienze
e
sulle
scoperte
di
Harvard
Business
School
e
MIT
Media
Labs.

 3


La
metodologia
Discovery
90%®
in
sintesi

1

30x1h30’

Interviste vis-a-vis

c.ca 45 ore

2

5-600 ricorrenze

Trascrizioni Creazione database relazionale

3

Analisi base dati: identificazione concetti rilevanti

5

4

Raggruppamento concetti ricorrenti

6

7 RISULTATI

Creazione mappe mentali

4


Execu5ve
Summary
 Risulta5

5


Dalle
interviste

ai
da5
stru\ura5
 I DATI EMERSI DALLE INTERVISTE SONO STATI ORGANIZZATI IN DUE ‘LIBRERIE’

elementi che ostacolano l’automonitoraggio

elementi che favoriscono l’automonitoraggio 6


Mappa
dei
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio

7


I
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE
 DELL’APPROCCIO
 90%
 INFERMIERE:
CAPACITÀ
DI
 COMUNICAZIONE,
PATTEGGIAMENTO,
 IRONIA

80%
 70%

INFERMIERE:
È
IL
PUNTO
DI
 RIFERIMENTO
COSTANTE
PER
IL
 PAZIENTE

60%
 50%
 40%
 FAMIGLIA
DEL
PAZIENTE:
IMPORTANZA
 DEL
SUO
COINVOLGIMENTO

30%
 20%

PAZIENTE:
MODIFICARNE
IL
 ‘MINDSET’
(AUTOMONITORAGGIO
à
 AUTOGESTIONE)

10%
 0%

DEVICE:
IMPORTANZA
DELLA
 PERSONALIZZAZIONE
SUL
PAZIENTE

INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’ABILITÀ
NEL
COUNSELING

PAZIENTE:
IMPORTANZA
DEGLI
 INCONTRI
CON
ALTRI
PAZIENTI
 (CONDIVISIONE)

INFERMIERE:
È
UN
FACILITATORE,
 EDUCA,
INFORMA,
RIDUCE
LA
 CONFUSIONE
 AUTOMONITORAGGIO:
POCHE
REGOLE
 CONSENTONO
LIBERTÀ
E
VITA
 NORMALE

8


Mappa
dei
principali
ostacoli
all’automonitoraggio

9


I
principali
ostacoli
all’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
ATTEGGIAMENTO
 PRESCRITTIVO
 50%
 PAZIENTE:
NEGAZIONE
DELLA
 MALATTIA

45%
 40%

PAZIENTE:
CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO

35%
 30%
 25%
 20%
 PAZIENTE:
PAURA
DI
BUCARSI

15%

PAZIENTE:
IMBROGLIA

10%
 5%
 0%

PAZIENTE:
IMPATTO
 DELL’AUTOCONTROLLO
SULLA
 QUOTIDIANITÀ

PAZIENTE:
IL
PESO
DELLA
PATOLOGIA
 (FATICA,
FRUSTRAZIONE)

PAZIENTE:
VERGOGNA,
STIGMA
DELLA
 MALATTIA,
SENTIRSI
DIVERSO

PAZIENTE:
INSOFFERENZA
ALLE
 REGOLE
IMPOSTE
 PAZIENTE:
RIBELLIONE
NEI
CONFRONTI
 DELLA
MALATTIA

10


Execu5ve
Summary

3

Dalle
priorità
rilevate

 
suggerimen5
opera5vi

11


Suggerimento
n.
1
 Per
facilitare
la
‘personalizzazione
dell’approccio’:

 u5lizzare
il
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
come
 riferimento
per
la
formazione
OSDI
sul
counseling

12


U5lizzare
il
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
come
riferimento
per
la
 formazione
OSDI
sul
counseling

PRIORITÀ: l’empatia e la personalizzazione dell’approccio sul paziente, la competenza sulle tecniche di counseling e di comunicazione.

IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: OSDI può utilizzare il Modello delle Fasi di Crescita come piattaforma di riferimento per la formazione sul coaching-counseling ai propri associati. PERCHÉ IL MODELLO DELLE FASI DI CRESCITA È UN RIFERIMENTO VALIDO. 1: è coerente con le teorie scientifiche di gestione relazionale del counseling e della psicoterapia (es. Kubler Ross, Enhancement Behavior Model, TransTheoretical Model). 2: è facile ed intuitivo (ogni infermiere può riconoscervi i comportamenti dei pazienti che incontra nella sua realtà quotidiana).

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: dalle interviste emerge che gli infermieri gestiscono ciascun paziente in base al proprio background. In realtà, i comportamenti dei pazienti sono riconducibili a 4 PROFILI CARATTERISTICI: BAMBINO, ADOLESCENTE, GIOVANE E ADULTO (Modello delle Fasi di Crescita). Ciascuno dei 4 profili possiede degli elementi caratterizzanti e le strategie più idonee a gestirlo.

I VANTAGGI. 1: minori difficoltà nella gestione del paziente e riduzione degli errori (si identifica il profilo paziente in base al suo comportamento e si mettono in atto le strategie suggerite per quel profilo). 2: minore stress e più soddisfazione per l’infermiere. 3: programmi OSDI di formazione sul counseling strutturata e omogenea per tutti gli associati.

13


Suggerimento
n.
2
 Per
facilitare
il
cambiamento
del
paziente

 (da
automonitoraggio

ad
autoges5one):
 1‐sfru\are
le
moderne
teorie
di

 Empowerment‐Based
Diabetes
Self
Management
 2‐sfru\are
la
tecnologia
dei
device
più
evolu5

14


Il
paziente
deve
cambiare
la
sua
‘forma
men5s’:

 da
automonitoraggio

ad
autoges5one
 PRIORITÀ: che il paziente abbia un atteggiamento responsabile-partecipe nella gestione della sua malattia. Ma per fare questo egli deve cambiare radicalmente il suo atteggiamento (‘mindset’): dal focus sulla singola misurazione (paziente che subisce l’automonitoraggio) a una gestione più globale e autonoma della propria salute (paziente ‘medico di se stesso’).

IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: 1. formazione specifica sulle tecniche di Motiational Interview e sul modello Empowerment-Based DSME/S. Queste tecniche servono a rendere consapevole il paziente del suo atteggiamento (‘bambino’, ‘adolescente’, ‘giovane’ o ‘adulto’). La consapevolezza del paziente sulle sue resistenze facilita il cambiamento (es. aderenza all’automonitoraggio). 2. far leva sulle potenzialità dei nuovi device di analisi-gestione dello storico dei dati, per favorire lo spostamento di prospettiva dalla singola misurazione, alla visione complessiva sull’andamento della patologia.

LA REALTÀ: la tradizionale ‘patient education’ è stata soppiantata, nelle teorie più moderne di gestione del paziente, dai modelli di ‘patient empowerment’. Questi nuovi modelli, focalizzati sul problem-solving, favoriscono la crescita del paziente verso una maggiore confidenza e autonomia (es. Motivational Interview, Empowerment-Based Diabetes Self Management Education/Support: DSME/S). Inoltre, vi sono alcune funzionalità dei device più moderni che possono favorire l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile della malattia (es. gestione globale dei dati).

I VANTAGGI: 1. valorizzazione del ruolo OSDI come riferimento culturale all’avanguardia. 2: aggiornamento costante degli associati OSDI sulle più moderne teorie di patient-management (autorevolezza internazionale). 3: sfruttamento dell’innovazione tecnologica per incoraggiare l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile e autonoma della sua patologia.

15


Suggerimento
n.
3
 Per
favorire
 
la
condivisione
e
la
socializzazione
fra
pazien5:
 Definire
un
programma
stru\urato
OSDI

 per
l’educazione
in
gruppo
dei
pazien5

16


L’educazione
in
gruppo
aiuta
i
pazien5
psicologicamente
 (condivisione)
e
negli
aspef
pra5ci
(scambio
di
esperienze)

PRIORITÀ: l’educazione dei pazienti in gruppo favorisce la condivisione e la socializzazione, aiutando a superare le difficoltà ad accettare la malattia, la vergogna, il sentirsi diversi (e puniti dalla malattia), la confusione e il disorientamento.

IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: definire un programma nazionale OSDI per l’educazione in gruppo dei pazienti. Il programma potrebbe prevedere una formazione specifica per i membri dei board regionali (es. 4 ore, su obiettivi, struttura delle attività educative e modalità di gestione del gruppo) e un action plan per l’implementazione con modalità omogenee a livello territoriale.

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: è emerso che esistono molte iniziative territoriali autonome di educazione in gruppo per i pazienti. Gli obiettivi e i risultati sono positivi, le strutture e i modelli sono i più vari.

I VANTAGGI: 1: conferma della validità dell’educazione di gruppo: alcune resistenze dei pazienti possono essere superate più efficacemente se condivise con altri pazienti (la condivisione fra pari è particolarmente utile con i pazienti con atteggiamento ribelle e insofferente). 2: valorizzazione del ruolo dell’infermiere come ‘educatore’ e coach di gruppi di pazienti. 3. ottimizzazione del tempo degli infermieri e migliori risultati sui pazienti.

17


Suggerimento
n.
1
‐
DETTAGLI
 Per
facilitare
la
‘personalizzazione
dell’approccio’:

 u5lizzare
il
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
come
 riferimento
per
la
formazione
OSDI
sul
counseling

18


U5lizzare
il
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
come
riferimento
per
la
 formazione
OSDI
sul
counseling

PRIORITÀ: l’empatia e la personalizzazione dell’approccio sul paziente, la competenza sulle tecniche di counseling e di comunicazione.

IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: OSDI può utilizzare il Modello delle Fasi di Crescita come piattaforma di riferimento per la formazione sul coaching-counseling ai propri associati. PERCHÉ IL MODELLO DELLE FASI DI CRESCITA È UN RIFERIMENTO VALIDO. 1: è coerente con le teorie scientifiche di gestione relazionale del counseling e della psicoterapia (es. Kubler Ross, Enhancement Behavior Model, TransTheoretical Model). 2: è facile ed intuitivo (ogni infermiere può riconoscervi i comportamenti dei pazienti che incontra nella sua realtà quotidiana).

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: dalle interviste emerge che gli infermieri gestiscono ciascun paziente in base al proprio background. In realtà, i comportamenti dei pazienti sono riconducibili a 4 PROFILI CARATTERISTICI: BAMBINO, ADOLESCENTE, GIOVANE E ADULTO (Modello delle Fasi di Crescita). Ciascuno dei 4 profili possiede degli elementi caratterizzanti e le strategie più idonee a gestirlo.

I VANTAGGI. 1: minori difficoltà nella gestione del paziente e riduzione degli errori (si identifica il profilo paziente in base al suo comportamento e si mettono in atto le strategie suggerite per quel profilo). 2: minore stress e più soddisfazione per l’infermiere. 3: programmi OSDI di formazione sul counseling strutturata e omogenea per tutti gli associati.

19


(immagine portata da un intervistato

Empa5a,
personalizzazione,
abilità
di
counseling
e
 comunicazione…
Come
ce
lo
hanno
de\o?

“Parlando
 di
 tu-e
 quelle
 che
possono
essere
le
paure
 legate
a
questa
patologia
e
 così
 facendo,
 facendolo
 parlare
 e
 aprirsi,
 questo
 ha
 la
 funzione
 di
 me-erlo
 a
 proprio
agio,
 perché
se
tu

dici
 al
 paziente:
 “cosa
 pensi?
 Cosa
 puoi
 fare?
 Cosa
 credi
 che
 sia
 successo?...”

“…
cioè
non
dire
io
cosa
deve
fare,
ma
lui
cosa
vuole
fare,
le
sue
aspe<a=ve,
i
suoi
 programmi
 che
 sono
 sta=
 interro?
 dalla
 diagnosi..
 quindi
 forse
 questo
 riesce
 a
 tranquillizzarlo,
intanto
trova
un
ambiente
sereno,
tranquillo,
amico...”
 20


La
personalizzazione
dell’approccio
sul
paziente
viene
fa\a
da
 ogni
infermiere
in
base
al
proprio
background
 Gli infermieri sostengono l’importanza di PERSONALIZZARE L’APPROCCIO su ogni paziente

In base alla propria preparazione e all’esperienza personale, ogni infermiere ha sviluppato delle strategie proprie per gestire le diverse tipologie di pazienti e le loro resistenze.

Con alcuni pazienti possono essere necessari molti tentativi (e non sempre fruttuosi) per convincerli all’automonitoraggio.

Tutto ciò implica un grosso dispendio di energie per l’infermiere, a volte anche stress e frustrazione. 21


Sarebbe
molto
u5le
se
gli
infermieri
disponessero
di
‘linee
guida’
 per
ges5re
i
vari
profili
di
pazien5
 Sarebbe utile che CIASCUN INFERMIERE, INVECE CHE CERCARE DI REINVENTARSI, PER OGNI PAZIENTE, LA STRATEGIA DI GESTIONE PIÙ EFFICACE, FOSSE AIUTATO DA LINEE GUIDA CHE GLI CONSENTANO DI STANDARDIZZARE ALCUNI APPROCCI IN BASE AL TIPO DI PAZIENTE

22


I
pazien5,
in
base
ai
loro
comportamen5,
si
possono
ricondurre
a
 4
profili
di
a\eggiamento
psicologico

Dai comportamenti tipici e dalle resistenze dei pazienti: È POSSIBILE CLUSTERIZZARE I PAZIENTI IN

4 PROFILI

IN BASE AL LORO COMPORTAMENTO OGNUNO DI QUESTE PROFILI, O CLUSTER, È RICONDUCIBILE A

DETERMINATI
ATTEGGIAMENTI,
 CARATTERISTICI
DI
QUEL
 PROFILO

LE
STRATEGIE
PIÙ
ADATTE
A
 GESTIRE
QUELLA
TIPOLOGIA
DI
 PAZIENTE

23


I
comportamen5
dei
pazien5
descrif
dagli
infermieri
sono
 riconducibili
al
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
dell’individuo
 Un’utile chiave interpretativa dell’atteggiamento del paziente riguardo all’automonitoraggio è quella che riconduce il suo comportamento alle Fasi di Crescita dell’Individuo

BAMBINO ADOLESCENTE GIOVANE ADULTO 24


Ogni
profilo
è
cara\erizzato
da
un
aWeggiamento
riconoscibile
e
 dalle
strategie
più
idonee
con
cui
l’infermiere
può
ges5rlo
 Strategia di gestione più efficace Tipico atteggiamento di quel paziente Tipo di profilo paziente

ACCOGLIMENTO

PATTEGGIAMENTO

RIFIUTO

RIBELLIONE

BAMBINO

ADOLESCENTE

GUIDA

MANTENIMENTO

AZIONE

AUTOGESTIONE

GIOVANE

ADULTO

25


Il
5po
di
resistenza
messa
in
a\o
dal
paziente
consente

 di
capire
qual
è
il
suo
a\eggiamento
rispe\o
alla
malafa
 MAPPING FRA I PRINCIPALI OSTACOLI ALL’AUTOMONITORAGGIO E LE FASI DI CRESCITA

DAL
DATABASE
DELLE
INTERVISTE:
OSTACOLI
ALL’AUTOMONITORAGGIO
 1.  Infermiere:
a\eggiamento
prescrifvo
 2.  Paziente:
confusione‐disorientamento
 3.  Paziente:
imbroglia
 4.  Paziente:
impa\o
autocontrollo
sulla
quo5dianità

BAMBINO ADOLESCENTE GIOVANE

5.  Paziente:
insofferenza
alle
regole
imposte‐ribellione

ADOLESCENTE

6.  Paziente:
a\eggiamento
di
ribellione
nei
confron5
della
malafa

ADOLESCENTE

7.  Paziente:
vergogna,
s5gma
della
malafa,
sen5rsi
diverso

ADOLESCENTE

8.  Paziente:
il
peso
della
patologia
(fa5ca,
frustrazione)
 9.  Paziente:
paura
di
bucarsi
 10. Paziente:
negazione
della
malafa

ADULTO BAMBINO BAMBINO 26


Mappa
dei
5pici
ostacoli
all’automonitoraggio

 associa5
ai
profili
paziente

27


PAZIENTE
COL
PROFILO
‘BAMBINO’

 Cara\eris5che
e
strategie
di
ges5one

28


Paziente
‘BAMBINO’:
comportamen5
cara\eris5ci

L’atteggiamento di RIFIUTO tipico del profilopaziente BAMBINO

si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI

NEGAZIONE PAURA CONFUSIONE DELEGA

29


Paziente
‘BAMBINO’:

 che
forme
possono
prendere
i
comportamen5

CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?

NEGAZIONE PAURA CONFUSIONE DELEGA

Paziente che non accetta la diagnosi, nega la malattia, non riconosce i propri comportamenti, non è responsabile, non fa l’autocontrollo perché il dato della misurazione è un’evidenza della malattia. Ha paura della malattia, ha paura di bucarsi. Paziente confuso, disorientato. Paziente deresponsabilizzato, che delega la gestione della malattia ad altri (es. tipicamente il marito che delega alla moglie).

30


Paziente
‘BAMBINO’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(1)

COMPORTAMENTO

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA Il paziente ‘nega’ perché accettare consapevolmente la realtà gli fa troppo male o ne è troppo spaventato (paura).

NEGAZIONE O PAURA

In questi casi bisogna cercare di aiutare il paziente a ‘tirar fuori’ quello che ha dentro. Quindi è fondamentale, come primo passo, costruire una RELAZIONE (abilità di counseling), in modo che il paziente possa riuscire a entrare in contatto con la sua sofferenza e superarla. Solo nel momento in cui il paziente si sia aperto e sia diventato consapevole, è consigliabile un atteggiamento di CONTENIMENTO da parte dell’infermiere (ovvero: l’infermiere si fa carico delle difficoltà del paziente e lo guida, gli dice come superarle. Il controllo della situazione lo prende l’infermiere (‘prendere per mano il paziente’) 31


Paziente
‘BAMBINO’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(2)

COMPORTAMENTO

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA

DELEGA

Bisogna cercare di ‘isolare’ il paziente (‘stanarlo’), è fondamentale cercare di avere un dialogo diretto con il paziente, per interrompere il circolo vizioso della ‘delega’. Quindi, quando il paziente si presenta sempre accompagnato alla visita di controllo, chiedere di poter parlare solo con lui, in modo da costruire una RELAZIONE (abilità di counseling) direttamente con lui e affrontare le difficoltà che emergono.

CONFUSIONE

il paziente ha bisogno di essere ‘contenuto’ nella suo disorientamento, ha bisogno quindi che l’infermiere, con un approccio di CONTENIMENTO, prenda il controllo della situazione, e lo guidi nel superare le difficoltà. Quindi, l’infermiere deve prendere il controllo della situazione. 32


PAZIENTE
COL
PROFILO
‘ADOLESCENTE’

 Cara\eris5che
e
strategie
di
ges5one

33


Paziente
‘ADOLESCENTE’:
comportamen5
cara\eris5ci

L’atteggiamento di RIBELLIONE tipico del profilopaziente ADOLESCENTE

si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI

INSOFFERENZA ALLE REGOLE VERGOGNA IMBROGLI BUGIE NON ASCOLTA

34


Paziente
‘ADOLESCENTE’:

 che
forme
possono
prendere
i
comportamen5

CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?

INSOFFERENZA ALLE REGOLE

Paziente che non accetta l’autorità, il dover sottostare alle regole imposte da qualcun altro, che vive le regole (e quindi l’automonitoraggio) come qualcosa che ‘subisce’.

VERGOGNA

Paziente che si vergogna perché si sente ‘diverso’ dagli altri e soffre lo ‘stigma’ della malattia.

IMBROGLI BUGIE

Paziente che imbroglia sui dati, inserisce dati falsi nel diario, dice che il device non funziona e rileva dati sbagliati

NON ASCOLTA

Non ascolta l’infermiere, non riconosce il ruolo dell’infermiere come guida o riferimento. 35


Paziente
‘ADOLESCENTE’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(1)

COMPORTAMENTO

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA

INSOFFERENZA ALLE REGOLE

Bisogna evitare di ‘imporre’ le regole e sarebbe controproducente un atteggiamento ‘materno’ o contenitivo. In questo caso la strategia più efficace è quella di ‘CO-COSTRUZIONE DELLE REGOLE’, ovvero di far partecipare il paziente alla decisione di come calare i nuovi comportamenti richiesti dalla malattia (automonitoraggio) nella propria realtà. È importante in questa situazione un atteggiamento di ‘NEGOZIAZIONE’ e ‘PATTEGGIAMENTO’.

VERGOGNA

Bisogna cercare di far incontrare il paziente con altri pazienti (incontri fra ‘pari’, CONDIVISIONE IN GRUPPO) per evitare che il paziente si senta diverso, isolato e sia sopraffatto dalla malattia. Evitare l’atteggiamento ‘giudicante’. 36


Paziente
‘ADOLESCENTE’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(2)

COMPORTAMENTO

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA

IMBROGLI BUGIE

Bisogna evitare il confronto diretto, ovvero giudicare il paziente per l’imbroglio stesso. È importante invece cercare di RESPONSABILIZZARE IL PAZIENTE, oggettivando le conseguenze, chiarire che: (1) il paziente non deve fare l’autocontrollo per ‘fare un piacere all’infermiere’, e che (2) se non fa l’autocontrollo ‘le conseguenze, anche gravi, sono sue e di nessun altro’.

37


Paziente
‘ADOLESCENTE’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(3)

COMPORTAMENTO

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA

NON ASCOLTA

il paziente che ‘non ascolta’ ha un atteggiamento adolescenziale di mancato riconoscimento del ruolo dell’infermiere (non vuole riconoscere l’autorità, in qualche modo cerca di ‘squalificarla’). In quel caso è importante: 1-innanzitutto cercare di farsi ascoltare, attraverso la COSTRUZIONE DI UNA RELAZIONE (suggerimento: con argomenti diversi dalla malattia: cercare un terreno comune di argomenti da condividere). Una volta costruita la relazione: RESPONSABILIZZARE IL PAZIENTE oggettivando le conseguenze, chiarendo che: (1) il paziente non deve fare l’autocontrollo per ‘fare un piacere all’infermiere’, e che (2) se non fa l’autocontrollo ‘le conseguenze, anche gravi, sono sue e di nessun altro’.

38


CARATTERISTICHE
E
STRATEGIE
DI
GESTIONE
 Paziente
‘giovane’

39


Paziente
‘GIOVANE’:
comportamen5
cara\eris5ci

L’atteggiamento di AZIONE tipico del profilopaziente GIOVANE

si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI

DIFFICOLTÀ OGGETTIVE IMPATTO SULLA QUOTIDIANITÀ

40


Paziente
‘GIOVANE’:

 che
forme
possono
prendere
i
comportamen5

CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?

DIFFICOLTÀ OGGETTIVE IMPATTO SULLA QUOTIDIANITÀ

Paziente con atteggiamento costruttivo: consapevole, responsabile, di accettazione della malattia e del fatto che deve farsi carico di agire in prima persona. È un paziente con un atteggiamento mentale corretto, ma ancora non esperto nella gestione della malattia. Paziente che può essere frustrato o scoraggiato per l’impatto della terapia e dell’automonitoraggio nella sua vita quotidiana. Si scontra con problemi pratici o difficoltà tecniche.

41


Paziente
‘GIOVANE’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(1)

COMPORTAMENTO

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA

DIFFICOLTÀ OGGETTIVE

Questa situazione può essere riconducibile alla confusionedisorientamento, atteggiamento tipico del bambino (anche se riferita a una situazione specifica, e non a un atteggiamento costante del paziente): quindi potrebbe essere utile un atteggiamento di CONTENIMENTO da parte dell’infermiere (prendere il controllo della situazione, guidare per superare le difficoltà). Si possono fruttare le possibilità di personalizzazione del device (utilizzo iniziale semplicissimo –es. singola misurazione-, con evoluzione graduale verso funzionalità più sofisticate –es. pattern management, diario, ecc.-).

42


Paziente
‘GIOVANE’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(2)

COMPORTAMENTO

IMPATTO SULLA QUOTIDIANITÀ

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA Cercare di utilizzare STRATEGIE DI COUNSELING per RIMOTIVARE il paziente anche nei momenti di scoraggiamento su problemi oggettivi (strategia del ‘bicchiere mezzo pieno’). Concentrarsi sui successi, sugli aspetti positivi, su quello che il paziente è riuscito a fare, valorizzare i suoi sforzi (‘come sei bravo’).

43


CARATTERISTICHE
E
STRATEGIE
DI
GESTIONE
 Paziente
‘adulto’

44


Paziente
‘ADULTO’:
comportamen5
cara\eris5ci

L’atteggiamento di MANTENIMENTO tipico del profilopaziente ADULTO

si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI

AUTOGESTIONE

45


Paziente
‘ADULTO’:

 che
forme
possono
prendere
i
comportamen5

CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?

AUTOGESTIONE

Questo paziente ha modificato il suo atteggiamento mentale. Si Considera un po’ ‘medico di se stesso’, il monitoraggio non è più considerato ‘autocontrollo’, ma fa parte di un atteggiamento più ampio, riconducibile all’autogestione. Si tratta di un paziente responsabile, che ‘non aderisce a un comportamento’, ma ‘adotta un atteggiamento’ corretto nei delle terapie e dell’automonitoraggio. Questo è il punto d’arrivo ideale.

46


Paziente
‘ADULTO’:
le
strategie
più
efficaci
per
ges5rlo
(1)

COMPORTAMENTO

AUTOGESTIONE

STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA Il pericolo di questa situazione è che ad un certo punto il paziente potrebbe demotivarsi e regredire alle fasi precedent (in seguito a vari eventi della vita). Per prevenire la DEMOTIVAZIONE o la REGRESSIONE è importante che l’infermiere rimanga il RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE. Non solo in modo ‘passivo’ (perché ci sono dei problemi), ma cercando attivamente il modo di relazionarsi con lui, anche con ‘delle scuse’ di interazione. In una situazione di relazione appagante, il paziente vede l’infermiere come parte della sua situazione di gestione della malattia (dalle interviste: molte volte il paziente vuole vedere ‘il suo infermiere’). In questo modo l’infermiere sarà in grado di intercettare i primi segnali di demotivazione da parte del paziente, e anticipare, contrastandole, la sua regressione verso comportamenti scorretti. 47


Suggerimento
n.
1
‐
DETTAGLI
 Per
facilitare
la
‘personalizzazione
dell’approccio’:

 u5lizzare
il
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
come
 riferimento
per
la
formazione
OSDI
sul
counseling
 PERCHÉ?

48


La
competenza
sulle
tecniche
di
counseling
e
di
comunicazione
è
 un
fa\ore
cri5co
nell’afvità
degli
infermieri

Dalle interviste è emerso l’interesse degli infermieri verso attività formative e ‘guide pratiche’ più orientate a COUNSELING E TECNICHE DI GESTIONE DELLA RELAZIONE COL PAZIENTE (rispetto alla classica formazione ‘scientifica’ sulla patologia)

Il modello basato sulle Fasi di Crescita rappresenta un’ottima PIATTAFORMA CULTURALE DI RIFERIMENTO su cui OSDI può basare COMUNICAZIONE, MATERIALI EDUCATIVI E SERVIZI FORMATIVI rivolti agli associati 49


Perché
il
Modello
sulle
Fasi
di
Crescita
è
un

 valido
riferimento
per
i
servizi
forma5vi
OSDI?

Coerenza con la realtà degli infermieri

30x1h30’

Solide basi scientifiche Il modello relazionale basato sulle Fasi di Crescita È COERENTE CON AUTOREVOLI MODELLI DI GESTIONE RELAZIONALE

Interviste vis-a-vis

Il modello delle Fasi di Crescita è identificabile nei comportamenti dei pazienti riportati dagli infermieri nelle interviste.

UTILIZZATI NEL COUNSELING E NELLA PSICOTERAPIA (es. Kubler Ross stages of change, Motivational Enhancement Therapy,TransTheoretical Model).

APPLICABILITÀ PRATICA & SOLIDITÀ SCIENTIFICA

50


I
vantaggi
nell’uso
del
Modello
delle
Fasi
di
Crescita:
 prospefva
degli
infermieri

IL VALORE AGGIUNTO PER GLI INFERMIERI • Disporre di una piattaforma di strumenti educativi pratici, in cui l’infermiere possa concretamente riconoscere la sua realtà quotidiana. • Ridurre lo stress e la frustrazione dell’infermiere, che deve continuamente escogitare le strategie più adatte per gestire ogni paziente. • Velocizzare l’intesa con il paziente per portarlo allo ‘snodo’ fondamentale di cambiamento del suo approggio mentale (‘autogestione’ della malattia).

51


I
vantaggi
nell’uso
del
modello
delle
Fasi
di
Crescita:
 prospefva
OSDI

IL VALORE AGGIUNTO PER OSDI • Consente di avere uno schema di riferimento sul modello di counseling/ coaching comune per tutti gli associati OSDI. • Consente di diffondere linee guida su counseling/coaching in cui tutti gli infermieri possano riconoscersi (in quanto il modello corrisponde al reale vissuto degli infermieri intervistati). • Consente di sviluppare i programmi di formazione in modo coerente e strutturato, evitando attività formative indipendenti e disaggregate.

52


Esempio
di
proge\o:
formazione
su
personalizzazione
 dell’approccio
basata
sul
Modello
delle
Fasi
di
Crescita
 FORMAZIONE SUL MODELLO DELLE FASI DI CRESCITA DELL’INDIVIDUO Dai modelli teorici all’esperienza pratica: facilitare agli infermieri la gestione delle resistenze del paziente all’automonitoraggio. Possibile struttura: • FAD per l’introduzione sul modello e sulle teorie di gestione • Residenziale con simulazioni Alla fine del corso i partecipanti dovrebbero essere in grado di: • Identificare il paziente in base al suo comportamento/resistenze all’automonitoraggio (utilizzando i contenuti del database della ricerca emozionale) • Mettere in atto le strategie più idonee a superare le resistenze del paziente Vantaggi per i partecipanti: • Maggiore efficacia nella gestione del paziente • Maggiore efficienza nell’ottenere i comportamenti più corretti da parte del paziente • Minore stress e maggiori soddisfazioni per l’infermiere 53


Suggerimento
n.
2
‐
DETTAGLI
 Per
facilitare
il
cambiamento
del
paziente

 (da
automonitoraggio

ad
autoges5one):
 1‐sfru\are
le
moderne
teorie
di

 Empowerment‐Based
Diabetes
Self
Management
 2‐sfru\are
la
tecnologia
dei
device
più
moderni

54


Il
paziente
deve
cambiare
la
sua
‘forma
men5s’:

 da
automonitoraggio

ad
autoges5one
 PRIORITÀ: che il paziente abbia un atteggiamento responsabile-partecipe nella gestione della sua malattia. Ma per fare questo egli deve cambiare radicalmente il suo atteggiamento (‘mindset’): dal focus sulla singola misurazione (paziente che subisce l’automonitoraggio) a una gestione più globale e autonoma della propria salute (paziente ‘medico di se stesso’).

IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: 1. formazione specifica sulle tecniche di Motiational Interview e sul modello Empowerment-Based DSME/S. Queste tecniche servono a rendere consapevole il paziente del suo atteggiamento (‘bambino’, ‘adolescente’, ‘giovane’ o ‘adulto’). La consapevolezza del paziente sulle sue resistenze facilita il cambiamento (es. aderenza all’automonitoraggio). 2. far leva sulle potenzialità dei nuovi device di analisi-gestione dello storico dei dati, per favorire lo spostamento di prospettiva dalla singola misurazione, alla visione complessiva sull’andamento della patologia.

LA REALTÀ: la tradizionale ‘patient education’ è stata soppiantata, nelle teorie più moderne di gestione del paziente, dai modelli di ‘patient empowerment’. Questi nuovi modelli, focalizzati sul problem-solving, favoriscono la crescita del paziente verso una maggiore confidenza e autonomia (es. Motivational Interview, Empowerment-Based Diabetes Self Management Education/Support: DSME/S). Inoltre, vi sono alcune funzionalità dei device più moderni che possono favorire l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile della malattia (es. gestione globale dei dati).

I VANTAGGI: 1. valorizzazione del ruolo OSDI come riferimento culturale all’avanguardia. 2: aggiornamento costante degli associati OSDI sulle più moderne teorie di patient-management (autorevolezza internazionale). 3: sfruttamento dell’innovazione tecnologica per incoraggiare l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile e autonoma della sua patologia.

55


(immagine portata da un intervistato

Come
ce
lo
hanno
de\o?

“Io
 dico
 sempre
 agli
 ammala@:

lei
 deve
 essere
 il
 regista
 della
 sua
 mala?a,
 lei
 deve
 imparare
 una
 serie
 di
 cose
 per
 poi
farle
da
sé!....”

56


L’infermiere
è
un
riferimento
costante
per
il
paziente,
che
deve
 ‘cambiare
il
suo
approccio
mentale’
per
potersi
autoges5re

 L’INFERMIERE ÈIL PUNTO DI RIFERIMENTO NEL PERCORSO DEL PAZIENTE

IL PERCORSO DI GESTIONE DELL’AUTOMONITORAGGIO INIZIA NEL MOMENTO IN CUI IL PAZIENTE COMINCIA LA TERAPIA INIETTIVA

BAMBINO ADOLESCENTE GIOVANE ADULTO

Il passaggio del paziente da soggetto ‘immaturo’ che subisce l’automonitoraggio (bambino, adolescente o giovane), a soggetto adulto, responsabile della propria salute, richiede il verificarsi di un cambiamento fondamentale nel suo approccio mentale. 57


AUTOMONITORAGGIO = REGOLA IMPOSTA = MENO LIBERTÀ

(immagine portata da un intervistato

(immagine portata da un intervistato

‘Autoges5one’
vuol
dire
che
il
paziente
ha
capito
che:
 automonitoraggio
=
situazione
so\o
controllo
=
più
libertà

AUTOMONITORAGGIO = SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO = PIÙ LIBERTÀ

Il cambiamento nell’approccio mentale del paziente che si autogestisce vede l’automonitoraggio come un’arma a disposizione del paziente per avere la situazione sotto controllo, e non più come una mera limitazione: quindi, paradossalmente, più libertà

58


Favorire
il
cambio
di
prospefva
del
paziente

 con
i
Modelli
di
Pa5ent
Empowerment
 EMPOWERMENT-BASED DIABETES SELF MANAGEMENT EDUCATION/SUPPORT (DSME/S) È un modello di gestione del paziente che ha l’obiettivo di ‘liberare’ la capacità intrinseca del paziente di prendersi cura (e il controllo) della sua malattia. Si basa su alcuni principi che possono essere così sintetizzati: Le conseguenze delle scelte del paziente (stile di vita, autogestione) ricadono esclusivamente sul paziente stesso. Quindi, QUALSIASI OBIETTIVO DI GESTIONE DELLA MALATTIA DEVE ESSERE DEFINITO DAL PAZIENTE, non richiesto da chi lo gestisce. 59


Favorire
il
cambio
di
prospefva
del
paziente

 con
tecniche
di
Mo5va5onal
Interview
 LE TECNICHE DI MOTIVATIONAL INTERVIEW SONO COLLEGATE AL MODELLO DI PATIENT EMPOWERMENT Queste tecniche implicano modalità di interazione volte a GENERARE CONSAPEVOLEZZA NEL PAZIENTE su ciò che sente e sulle sue eventuali contraddizioni (es. paziente che dichiara di volersi prendere cura di se stesso • aderire alla terapia-ai controlli, ma che poi non si comporta di conseguenza). La Motivational Interview struttura il dialogo col paziente nel seguente modo: 1.  Esplorazione del problema (il passato) 2.  Essere consapevole dei propri reali sentimenti (il presente) 1.  Definire un piano d’azione (il futuro) 2.  Impegnarsi nell’implementare il piano d’azione 3.  Azione 4.  Valutazione dei risultati, revisione del piano (Funnell, Tang, Anderson 2007

(immagine portata da un intervistato

60


La
ges5one

sul
device
‘mobile’
dello
storico
dei
da5
come
 evidenza
concreta
dell’autoges5one
esercitata
dal
paziente
 SELF-MANAGEMENT & GESTIONE DELL’ANDAMENTO COMPLESSIVO DELLA GLICEMIA

Alcune funzionalità dei device più evoluti possono essere ricollegate ad una gestione attiva e responsabile del paziente (e quindi al paziente ideale del modello di PatientEmpowerment). La possibilità di avere sotto controllo (quando, e dove vuole) l’andamento globale della sua glicemia è un aiuto concreto che può rappresentare per il paziente ‘lo specchio della propria autodeterminazione’ (autodeterminazione che, però, deve essere un obiettivo che si è posto il paziente e su cui egli ha deciso di impegnarsi, altrimenti si rischia di ricadere nei comportamenti di resistenza passiva). 61


Integrazione
fra:
Pa5ent
Empowerment
+
Mo5va5onal
 Interview
+
device
evolu5

autoges5one
 L’INTEGRAZIONE FRA: 1 I MODELLI DI PATIENT EMPOWERMENT 2 LE TECNICHE DI MOTIVATIONAL INTERVIEW

(immagini portate dagli infermieri)

3 LE POTENZIALITA’ DEI DEVICE PIÙ EVOLUTI…

…POSSONO FAVORIRE IL PERCORSO DEL PAZIENTE VERSO L’AUTOGESTIONE

62


Esempio
di
proge\o:
aggiornamento
sulle
nuove
teorie
 a\raverso
newsle\er
con
linee
guida
pra5che
 PIANO EDITORIALE CHE, ATTRAVERSO NEWSLETTER, FORNISCA AGGIORNAMENTI SU TEORIE E TECNOLOGIE INNOVATIVE Con questo programma si potrebbero aggiornare facilmente, a costi contenuti, gli associati OSDI su temi innovativi (su cui gli intervistati hanno espresso interesse: es. formazione su tecniche di counseling e di comunicazione). Possibile struttura: • Invio bimestrale di newsletter contenente • Aspetti teorici su come l’infermiere può sfruttare l’innovazine (nuovi modelli di gestione del paziente, tecniche di intervista, innovazione tecnologica) • Un mini-leaflet di linee guida pratiche legate all’argomento della newsletter Vantaggi: • Valorizzazione del ruolo e delle competenze degli infermieri • Nuovi stimoli culturali che gli infermieri possono integrare con la loro esperienza pratica • Conferma del ruolo OSDI come riferimento culturale innovativo (con argomenti di portata internazionale) • Sfruttamento dell’innovazione tecnologica 63


Suggerimento
n.
3
‐
DETTAGLI
 Per
favorire
 
la
condivisione
e
la
socializzazione
fra
pazien5:
 Definire
un
programma
stru\urato
OSDI

 per
l’educazione
in
gruppo
dei
pazien5

64


L’educazione
in
gruppo
aiuta
i
pazien5
psicologicamente
 (condivisione)
e
negli
aspef
pra5ci
(scambio
di
esperienze)

PRIORITÀ: l’educazione dei pazienti in gruppo favorisce la condivisione e la socializzazione, aiutando a superare le difficoltà ad accettare la malattia, la vergogna, il sentirsi diversi (e puniti dalla malattia), la confusione e il disorientamento.

IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: definire un programma nazionale OSDI per l’educazione in gruppo dei pazienti. Il programma potrebbe prevedere una formazione specifica per i membri dei board regionali (es. 4 ore, su obiettivi, struttura delle attività educative e modalità di gestione del gruppo) e un action plan per l’implementazione con modalità omogenee a livello territoriale.

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: è emerso che esistono molte iniziative territoriali autonome di educazione in gruppo per i pazienti. Gli obiettivi e i risultati sono positivi, le strutture e i modelli sono i più vari.

I VANTAGGI: 1: conferma della validità dell’educazione di gruppo: alcune resistenze dei pazienti possono essere superate più efficacemente se condivise con altri pazienti (la condivisione fra pari è particolarmente utile con i pazienti con atteggiamento ribelle e insofferente). 2: valorizzazione del ruolo dell’infermiere come ‘educatore’ e coach di gruppi di pazienti. 3. ottimizzazione del tempo degli infermieri e migliori risultati sui pazienti.

65


(immagine portata da un intervistato

Come
ce
lo
hanno
de\o?

“io
 torno
 sempre
 a
 dire
 che
 ci
 dovrebbe
 essere
 un
 confronto
 con

altre
 persone
 che
 hanno
 il
 tuo
 stesso
 problema,
 che
 vive
 le
 stesse
 difficoltà,
 magari
 qualcuno
che
ha
anche
avuto
il
 tuo
 stesso
 rifiuto
 e
 l’ha
 poi
 superato…”

“…Sicuramente
 aiuta
 di
 più
 una
 persona
 con
 lo
 stesso
 problema
 del
 paziente
 rispe<o
 a
 me,
 operatore
 sanitario.
 Io
 posso
 cercare
 sempre
 di
 trovare
 il
 lato
 posi@vo
 del
 problema
 (in
 questo
 caso
 l’automonitoraggio)
 dire
 perché
farlo,
perché
è
meglio,
però
sicuramente
il
conce-o
è
molto
rafforzato
dal
 gruppo....”
 66


La
condivisione
con
altri
pazien5
può
far
superare
molte
 resistenze
del
paziente
e
ridurre
la
sua
confusione
 MOLTI INFERMIERI HANNO SOTTOLINEATO IL VALORE DELL’EDUCAZIONE DI GRUPPO La condivisione ‘fra pari’ consente di risolvere molte resistenze del paziente, in particolare quelle legate a:

• insofferenza verso le regole imposte dall’alto (ci si confronta con altri pazienti che non impongono le proprie regole, ma condividono con gli altri ciò che ‘funziona’ per loro)

(immagine portata dagli infermieri)

• ribellione nei confronti della malattia (profilo paziente ‘ADOLESCENTE’)

• vergogna • sentirsi diversi (si è assieme a persone che hanno lo stesso problema). 67


Esempio
di
proge\o:
un
programma
OSDI
per

 l’educazione
in
gruppo
a
livello
territoriale
 ESEMPIO: PROGRAMMA NAZIONALE OSDI SULL’EDUCAZIONE DI GRUPPO A LIVELLO TERRITORIALE Questo programma consentirebbe di omogeneizzare un’importante attività capillare a livello territoriale, sfruttando il ruolo di coach dell’infermiere come riferimento di gestione del gruppo di pazienti (e familiari). Possibile struttura: • Definizione di un programma a livello centrale (struttura e action plan), effettuata da un board di infermieri OSDI. • Formazione di 4 ore ai consiglieri regionali OSDI su obiettivi e modalità di gestione dei gruppi omogenea su tutto il territorio • Implementazione territoriale Vantaggi: • Alcune resistenze dei pazienti possono essere superate più efficacemente se condivise con altri pazienti (condivisione fra pari: molto utile su pazienti con atteggiamento ‘Adolescenziale’, ribelle e insofferente). • Valorizzazione del ruolo dell’infermiere come ‘educatore’ del paziente • Minore stress e maggiori soddisfazioni per l’infermiere 68


L’espressione
spontanea
degli
infermieri:
 immagini
e
verba5m
associa5
ai
concef
 (per
i
primi
cinque
concef)

69


I
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/ INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE
 PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO
 DELL’APPROCCIO 90%
 INFERMIERE:
CAPACITÀ
DI
 COMUNICAZIONE,
PATTEGGIAMENTO,
 IRONIA

80%
 70%

INFERMIERE:
È
IL
PUNTO
DI
 RIFERIMENTO
COSTANTE
PER
IL
 PAZIENTE

60%
 50%
 40%
 FAMIGLIA
DEL
PAZIENTE:
IMPORTANZA
 DEL
SUO
COINVOLGIMENTO

30%
 20%

PAZIENTE:
MODIFICARNE
IL
 ‘MINDSET’
(AUTOMONITORAGGIO
à
 AUTOGESTIONE)

10%
 0%

DEVICE:
IMPORTANZA
DELLA
 PERSONALIZZAZIONE
SUL
PAZIENTE

INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’ABILITÀ
NEL
COUNSELING

PAZIENTE:
IMPORTANZA
DEGLI
 INCONTRI
CON
ALTRI
PAZIENTI
 (CONDIVISIONE)

INFERMIERE:
È
UN
FACILITATORE,
 EDUCA,
INFORMA,
RIDUCE
LA
 CONFUSIONE
 AUTOMONITORAGGIO:
POCHE
REGOLE
 CONSENTONO
LIBERTÀ
E
VITA
 NORMALE

70


Importanza
dell’empa5a/personalizzazione
dell’approccio
 “Però
 si
 può
 anche
 modificare
 perchè
 le
 dune
 sono
 molto
 flessibili,
 (…)
 Appunto
 rappresenta
il
fa-o
che,
qualcosa
 sul
 quale
 io
 in
 primis
 ho
 la
 possibilità
e
il
potere
di
ges=re
e
 modificare.
 Dall’altra
 parte
 l’altra
 persona
 che
 può
 decidere
 se
con=nuare
per
la
sua
strada
o
 rivolgersi
verso
di
me.”

“far
 parlare
 molto
 il
 paziente,
 dei
 suoi
 programmi.
 Cercando
 di
 dire…
 “non
 è
 facile”
 può
 dire
 perché
 è
 lui
 ad
 avere
 il
 diabete
e
non
l’operatore,
però
io
penso
che
 il
 dialogo,
 lasciare
 a
 lui
 la
 libera
 scelta…
 faccio
un
esempio
banale:
se
hai
l’obbligo
di
 dover
 fare
 il
 controllo
 4
 volte
 al
 giorno,
 lasciare
libera
scelta
al
paziente
di
decidere
 quali
 sono
 gli
 orari
 da
 dover
 rispe-are
 .Lasciarlo
 libero
 per
 conciliare
 meglio
l’autocontrollo
e
quello
che
può
fare
 abitualmente.
 Ovviamente
 tenendo
 conto
 che
 deve
 fare
 l’autocontrollo
 o
 prima
 o
 dopo
 i
 pas@.
 Clausola
 importan@ssima.
 E
 poi
 magari
 man
 mano
 portarlo
 dove
 l’operatore
vuole.”

“Per
 quanto
 riguarda
 l’automonitoraggio
 e
 quindi
 per
 far
 si
 che
il
paziente,
che
la
persona
segua
le
 indicazioni
 e
 capisca
 l’importanza
 di,
 è
 importante
pigiare
il
tasto
giusto
come
 per
 comporre
 una
 semplice
 melodia
 è
 importante
 me-erli
 insieme
 e
 pigiare
 i
 tas@
con
un
tempo
e
con
la
successione
 corre-a
 e
 adeguata
 per
 creare
 la
 melodia,
 così
 anche
 per
 l’educazione
 all’autocontrollo,
 l’educazione
 terapeu=ca
 del
 paziente,
 bisogna
 pigiare
 il
 tasto
 giusto
 con
 il
 tempo
 giusto.”

71


I
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE
 DELL’APPROCCIO
 90%
 INFERMIERE:
CAPACITÀ
DI
 COMUNICAZIONE,
PATTEGGIAMENTO,
 IRONIA

80%
 70%

INFERMIERE: IL PUNTO DI INFERMIERE:
È
IL
PUNTO
DI
 RIFERIMENTO COSTANTE RIFERIMENTO
COSTANTE
PER
IL
 PER IL PAZIENTE PAZIENTE

60%
 50%
 40%
 FAMIGLIA
DEL
PAZIENTE:
IMPORTANZA
 DEL
SUO
COINVOLGIMENTO

30%
 20%

PAZIENTE:
MODIFICARNE
IL
 ‘MINDSET’
(AUTOMONITORAGGIO
à
 AUTOGESTIONE)

10%
 0%

DEVICE:
IMPORTANZA
DELLA
 PERSONALIZZAZIONE
SUL
PAZIENTE

INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’ABILITÀ
NEL
COUNSELING

PAZIENTE:
IMPORTANZA
DEGLI
 INCONTRI
CON
ALTRI
PAZIENTI
 (CONDIVISIONE)

INFERMIERE:
È
UN
FACILITATORE,
 EDUCA,
INFORMA,
RIDUCE
LA
 CONFUSIONE
 AUTOMONITORAGGIO:
POCHE
REGOLE
 CONSENTONO
LIBERTÀ
E
VITA
 NORMALE

72


Infermiere
punto
di
riferimento
costante
per
il
paziente
 “secondo me gli anelli della catena è il rapporto che si instaura tra l’operatore e il paziente e che quindi deve essere una catena che deve essere bella, solida e robusta. Che è un legame che durerà per tanto tempo, probabilmente per tutta la vita.”

“Io ho alcuni pazienti che hanno lasciato la struttura perché si sono trasferiti, spesso vengono per salutare e qualcuno mi dice: “nel momento in cui mi auto monitoro, ho davanti a me, la sua immagine”. E’ qualcosa che ti fa rimanere.Fa capire quanto noi ci diamo in questo mestiere. Io mi sono emozionata.Quindi è importante: giochiamo molto nel quotidiano..”

“le persone che si trovano all’improvviso da sole e non hanno nessuno con cui confrontarsi, le prime cose che chiedono, quando posso chiamare? Noi purtroppo non abbiamo la reperibilità come altri centri, tutta la giornata, dobbiamo dare orari prestabiliti, loro vorrebbero anche la notte.”

73


I
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE
 DELL’APPROCCIO
 90%
 INFERMIERE:
CAPACITÀ
DI
 COMUNICAZIONE,
PATTEGGIAMENTO,
 IRONIA

80%
 70%

INFERMIERE:
È
IL
PUNTO
DI
 RIFERIMENTO
COSTANTE
PER
IL
 PAZIENTE

60%
 50%
 40%
 FAMIGLIA
DEL
PAZIENTE:
IMPORTANZA
 DEL
SUO
COINVOLGIMENTO

30%
 20%
 10%

PAZIENTE: MODIFICARE PAZIENTE:
MODIFICARNE
IL
 IL ‘MINDSET’ ‘MINDSET’
(AUTOMONITORAGGIO
à
 (AUTOMONITORAGGIO  AUTOGESTIONE)
 AUTOGESTIONE

0%

DEVICE:
IMPORTANZA
DELLA
 PERSONALIZZAZIONE
SUL
PAZIENTE

INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’ABILITÀ
NEL
COUNSELING

PAZIENTE:
IMPORTANZA
DEGLI
 INCONTRI
CON
ALTRI
PAZIENTI
 (CONDIVISIONE)

INFERMIERE:
È
UN
FACILITATORE,
 EDUCA,
INFORMA,
RIDUCE
LA
 CONFUSIONE
 AUTOMONITORAGGIO:
POCHE
REGOLE
 CONSENTONO
LIBERTÀ
E
VITA
 NORMALE

74


Modificare
la
mentalità
del
paziente:

 da
automonitoraggio
a
autoges5one
 “Non si può dire mai di aver finito di scalare, ma un paziente che arriva alla prima cima, è un paziente che ha una visione aperta a 360 gradi, può dire: “quando ero sotto mi immaginavo chissà cosa, ma ora che sono in cima, nonostante la difficoltà rimanga, mi accorgo che non è così come pensavo e quindi posso arrivare alla prossima”.”

“Questa figura femminile stilizzata dà il senso della padronanza, io sono direttore di un sapere e alla fine l’obiettivo nel momento in cui mi avvicino al paziente è di trasferire quest’immagine al paziente, ovvero metterlo in condizione di essere detentore di conoscenze, ma anche di un fare con consapevolezza...”

“L’atteggiamento secondo me è una sorta di ponte di passaggio tra la conoscenza e il comportamento, la manifestazione di un sentimento o di un fare prolungato nel tempo, che differisce dal comportamento perché scaturisce dalla conoscenza. Io so fare. Saprò fare nel tempo è nell’atteggiamento. Col comportamento sono venuto a contatto con una conoscenza e garantisco che su 100 pazienti addestrati, 99 tirano fuori il comportamento. Sull’atteggiamento direi che la percentuale scende molto se non si lavora bene.”.”

75


I
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE
 DELL’APPROCCIO
 90%
 INFERMIERE:
CAPACITÀ
DI
 COMUNICAZIONE,
PATTEGGIAMENTO,
 IRONIA

80%
 70%

INFERMIERE:
È
IL
PUNTO
DI
 RIFERIMENTO
COSTANTE
PER
IL
 PAZIENTE

60%
 50%
 40%
 FAMIGLIA
DEL
PAZIENTE:
IMPORTANZA
 DEL
SUO
COINVOLGIMENTO

30%
 20%

PAZIENTE:
MODIFICARNE
IL
 ‘MINDSET’
(AUTOMONITORAGGIO
à
 AUTOGESTIONE)

10%
 0%

INFERMIERE: IMPORTANZA INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’ABILITÀ
NEL
COUNSELING
 DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING

DEVICE:
IMPORTANZA
DELLA
 PERSONALIZZAZIONE
SUL
PAZIENTE

PAZIENTE:
IMPORTANZA
DEGLI
 INCONTRI
CON
ALTRI
PAZIENTI
 (CONDIVISIONE)

INFERMIERE:
È
UN
FACILITATORE,
 EDUCA,
INFORMA,
RIDUCE
LA
 CONFUSIONE
 AUTOMONITORAGGIO:
POCHE
REGOLE
 CONSENTONO
LIBERTÀ
E
VITA
 NORMALE

76


L’infermiere
deve
avere
competenze
sulle
tecniche
di
counseling
 e
di
comunicazione
 “però quando ci si mette in situazioni di trasmettere delle conoscenze e delle cose che sai che possono servire al paziente, ci mettiamo in discussione anche noi operatori stessi. Anche la stessa modalità con la quale si trasmette qualcosa determina il risultato.”

“Per far bene una glicemia, se non si riesce ad aprire questa porta, che è il vissuto di questa persona, si può correggere con la terapia fino ad un certo punto, ma se non si entra dentro la persona e non si riesce a capire perché è arrivato a questi valori che vanno male… perché? Cos’è successo? È solo un problema terapeutico o è un problema di vissuto suo personale? Se non si riesce ad aprire questa porta –con l’empatia, con l’ascolto attivo- non si riuscirà mai a capire qual è stata quella determinata situazione che ha sviluppato quell’iperglicemia...”

“due persone stanno mettendo dei mattoncini e salgono su questi mattoncini per poter costruire questo ponte, però se mettono i mattoncini nella posizione giusta e ognuno mette reciprocamente il mattoncino, riescono a costruirlo in modo equilibrato questo ponte… e ricongiungersi nel momento giusto e quindi resistere, stare in piedi e incontrarsi..” “E questo è il nostro lavoro. Non è che io devo metterne di più dell’altro, dev’essere una cosa reciproca.”

77


I
principali
elemen5
che
favoriscono
l’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE
 DELL’APPROCCIO
 90%
 INFERMIERE:
CAPACITÀ
DI
 COMUNICAZIONE,
PATTEGGIAMENTO,
 IRONIA

80%
 70%

INFERMIERE:
È
IL
PUNTO
DI
 RIFERIMENTO
COSTANTE
PER
IL
 PAZIENTE

60%
 50%
 40%
 FAMIGLIA
DEL
PAZIENTE:
IMPORTANZA
 DEL
SUO
COINVOLGIMENTO

30%
 20%

PAZIENTE:
MODIFICARNE
IL
 ‘MINDSET’
(AUTOMONITORAGGIO
à
 AUTOGESTIONE)

10%
 0%

DEVICE:
IMPORTANZA
DELLA
 PERSONALIZZAZIONE
SUL
PAZIENTE

INFERMIERE:
IMPORTANZA
 DELL’ABILITÀ
NEL
COUNSELING

INFERMIERE: È UN INFERMIERE:
È
UN
FACILITATORE,
 EDUCA,
INFORMA,
RIDUCE
LA
 FACILITATORE, EDUCA, CONFUSIONE

PAZIENTE:
IMPORTANZA
DEGLI
 INCONTRI
CON
ALTRI
PAZIENTI
 (CONDIVISIONE)
 AUTOMONITORAGGIO:
POCHE
REGOLE
 CONSENTONO
LIBERTÀ
E
VITA
 NORMALE

INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE

78


L’infermiere
educa,
orienta,
guida,
riduce
la
confusione
 “Ogni volta, partendo anche magari da molto alla larga, devi riprendere un certo tipo di discorse, devi verificare senza far capire che stai entrando nello specifico per verificare determinate nozioni, se son passate, se ha acquisito padronanza di se ed eventualmente riprendere solo alcuni punti in cui ci sono dubbi e poi puoi andare avanti. Il processo educativo è infinito a mio modo di vedere..”

“valeva la pena magari di parlare 5 minuti delle preoccupazioni del paziente più che parlare dell’autocontrollo, perlomeno per vedere...anche perchè quando sono così presi da questi pensieri, riescono a recepire ma non riescono a trattenere tutte le informazioni tecniche che si danno loro. Sembra che ascoltino ma in realtà hanno degli altri pensieri..”

“Perché gli devi far capire tante cose, è comprensibile molte volte che siamo esseri umani, cioè tutte quelle nozioni in un giorno solo, non ci capiscono niente, quindi lo trovo difficile per me e per loro. Se il paziente è reticente già alla terapia, cerchiamo di tenerlo stretto, perché se diluisci le indicazioni e le informazioni, lo perdi.”

79


I
principali
ostacoli
all’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO INFERMIERE:
ATTEGGIAMENTO
 PRESCRITTIVO PRESCRITTIVO
 50%
 PAZIENTE:
NEGAZIONE
DELLA
 MALATTIA

45%
 40%

PAZIENTE:
CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO

35%
 30%
 25%
 20%
 PAZIENTE:
PAURA
DI
BUCARSI

15%

PAZIENTE:
IMBROGLIA

10%
 5%
 0%

PAZIENTE:
IMPATTO
 DELL’AUTOCONTROLLO
SULLA
 QUOTIDIANITÀ

PAZIENTE:
IL
PESO
DELLA
PATOLOGIA
 (FATICA,
FRUSTRAZIONE)

PAZIENTE:
VERGOGNA,
STIGMA
DELLA
 MALATTIA,
SENTIRSI
DIVERSO

PAZIENTE:
INSOFFERENZA
ALLE
 REGOLE
IMPOSTE
 PAZIENTE:
RIBELLIONE
NEI
CONFRONTI
 DELLA
MALATTIA

80


L’infermiere
non
deve
avere
un
a\eggiamento
prescrifvo

“La disponibilità al cambiamento sua, no? Invece spesso noi operatori diamo per scontato che io ti dico quello che tu devi fare e tu lo fai, però non andiamo a vedere qual è la disponibilità sua, perché può essere per lui, cioè le priorità che sono le nostre non sono le sue”

“se sei prescrittivo perdi la persona, si chiude quella porta famosa. Se perdi quella persona, non perdi solo lei, ma innanzitutto perdi te come operatore perché se chiude quella porta il controllo glicemico peggiora.”

“stranamente i ragazzi che abbiamo avuto, io ricordo un caso che è venuto fino all’anno scorso, non accettava niente, non accettava proprio la malattia e di controllarsi le glicemie o non accettava di farsi più insulina al giorno, non accettava...lei ti portava questi diari, 300-350-400 non gliene poteva fregare di meno. La cosa più brutta è che era una ragazza di 13. Abbiamo cercato più di sei mesi con molta tranquillità e alla fine un pochino più duri, non è più venuta. Quindi non so effettivamente se lo devi fare per il bene del ragazzo, però...”

81


I
principali
ostacoli
all’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
ATTEGGIAMENTO
 PRESCRITTIVO
 50%
 PAZIENTE:
NEGAZIONE
DELLA
 MALATTIA

45%
 40%

PAZIENTE: CONFUSIONEPAZIENTE:
CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO DISORIENTAMENTO

35%
 30%
 25%
 20%
 PAZIENTE:
PAURA
DI
BUCARSI

15%

PAZIENTE:
IMBROGLIA

10%
 5%
 0%

PAZIENTE:
IMPATTO
 DELL’AUTOCONTROLLO
SULLA
 QUOTIDIANITÀ

PAZIENTE:
IL
PESO
DELLA
PATOLOGIA
 (FATICA,
FRUSTRAZIONE)

PAZIENTE:
VERGOGNA,
STIGMA
DELLA
 MALATTIA,
SENTIRSI
DIVERSO

PAZIENTE:
INSOFFERENZA
ALLE
 REGOLE
IMPOSTE
 PAZIENTE:
RIBELLIONE
NEI
CONFRONTI
 DELLA
MALATTIA

82


Il
paziente
può
essere
disorientato
e
confuso
 “Ecco spesso e volentieri non è qui che, non è con me che esprimono. Magari vanno dal medico oppure con altri con i quali condividono. Poi l’altra situazione in cui a me vien da urlare è quando “ma mi hanno detto che...” ma chi gliel’ha detto? “no, il mio amico del bar, la mia vicina, la portinaia...” e allora dico...la mia mano comincia a urlare, in questo senso. Allora io cosa sto qui a dirti? Ecco quella esprime il mio urlo.”

“E poi ci sono quelli in crisi, quelli a cui hai dato una mazzata, puoi dir loro quel vuoi, ma ancora non è il momento. Non riescono ad assimilare. Magari annuiscono, ma non hanno capito nulla.”….”

“non riuscirò mai a capire tutte queste cose” perché quando già gli hai messo la penna, il glucometro, son già in tilt, anche se il glucometro lo usano già normalmente. In due casi mi è successo di vedere questa gente che al momento quasi non riusciva più a farsi il controllo…”

83


I
principali
ostacoli
all’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
ATTEGGIAMENTO
 PRESCRITTIVO
 50%
 PAZIENTE:
NEGAZIONE
DELLA
 MALATTIA

45%
 40%

PAZIENTE:
CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO

35%
 30%
 25%
 20%
 PAZIENTE:
PAURA
DI
BUCARSI

15%
 10%

PAZIENTE: IMBROGLIA

PAZIENTE:
IMBROGLIA

5%
 0%

PAZIENTE:
IMPATTO
 DELL’AUTOCONTROLLO
SULLA
 QUOTIDIANITÀ

PAZIENTE:
IL
PESO
DELLA
PATOLOGIA
 (FATICA,
FRUSTRAZIONE)

PAZIENTE:
VERGOGNA,
STIGMA
DELLA
 MALATTIA,
SENTIRSI
DIVERSO

PAZIENTE:
INSOFFERENZA
ALLE
 REGOLE
IMPOSTE
 PAZIENTE:
RIBELLIONE
NEI
CONFRONTI
 DELLA
MALATTIA

84


Ci
sono
pazien5
che
imbrogliano
e
dicono
bugie

 “sì e negano, il paziente diabetico è bugiardo, mediamente, perché sa comunque, lo sa, fondamentalmente sa che se è, quel risultato c’è è perché qualcosa non va. Quindi all’evidenza dei fatti lui si arrampica sugli specchi, però dentro di se sa che c’è qualcosa che non è andata. Quando loro ti dicono “ma perché io quella sera ero andata al matrimonio” e sì, però c’è la glicata che parla per 3 mesi e quindi è come la pagella, la pagella di un trimestre, quando alla fine la pagella è la media! Vuol dire che io per 3 mesi ho zoppicato!”

“Molti diari ci vengono compilati dalla stessa penna, c’è scritto tutto il diario, poi magari se controlli lo strumento, i valori sono diversi. Proprio perchè li devi mettere a nudo te stesso, il diario parla. Oppure non fai le glicemie e quindi il diario non parla ma sarai sgridato, come dice qualche paziente “poi il dottore mi sgrida” hai capito?”

“A volte mi trovo, mi rendo conto che sto facendo così. Perchè quando portano il diario e vedo che non è compilato…(…) Fa quello che vuole oppure cerca di farsi vedere bravo, compila e poi l’emoglobina glicata è tutt’altro dico, “ah ti ho beccato..”

85


I
principali
ostacoli
all’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
ATTEGGIAMENTO
 PRESCRITTIVO
 50%
 PAZIENTE:
NEGAZIONE
DELLA
 MALATTIA

45%
 40%

PAZIENTE:
CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO

35%
 30%
 25%
 20%
 PAZIENTE:
PAURA
DI
BUCARSI

15%

PAZIENTE:
IMBROGLIA

10%
 5%
 0%

PAZIENTE: IMPATTO PAZIENTE:
IMPATTO
 DELL’AUTOCONTROLLO
SULLA
 DELL’AUTOCONTROLLO QUOTIDIANITÀ

PAZIENTE:
IL
PESO
DELLA
PATOLOGIA
 (FATICA,
FRUSTRAZIONE)

SULLA QUITIDIANIDÀ

PAZIENTE:
VERGOGNA,
STIGMA
DELLA
 MALATTIA,
SENTIRSI
DIVERSO

PAZIENTE:
INSOFFERENZA
ALLE
 REGOLE
IMPOSTE
 PAZIENTE:
RIBELLIONE
NEI
CONFRONTI
 DELLA
MALATTIA

86


L’automonitoraggio
ha
un
impa\o
pesante
sulla
quo5dianità

“La differenza è centrale sul quotidiano, perché per il paziente il contatto ambulatoriale, è una condizione particolare, può lasciare tutto quanto una volta tornato a casa. Obiettivo nostro è far entrare l’effetto delle visite ecc… nel quotidiano..”

“La catena, le sbarre… una galera. Devono scrivere i valori… Il problema è che l’autocontrollo, che è vero che tutti i reflettometri hanno la memoria quindi il dato rimane, però è molto importante avere anche un diario che possa essere anche alimentare, dove andare a scrivere i valori dei controlli.”

“Una delle cose che più terrorizza il paziente è quello di dire: “da oggi in poi sto a stecchetto, faccio colazione alle 7, cena alla 19 e non posso sgarrare perché devo prendere il farmaco ecc…” mentre oggi le conoscenze e gli strumenti che abbiamo, consentono loro di fare delle scelte in maniera istruita e di poter uscire fuori da questi meccanismi rigidi di gestione della malattia, e quindi poter vivere in maniera relazionale, non soltanto andare al ristorante, am condividere pasti con esigenze della famiglia e così via….”

87


I
principali
ostacoli
all’automonitoraggio
 percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE:
ATTEGGIAMENTO
 PRESCRITTIVO
 50%
 PAZIENTE:
NEGAZIONE
DELLA
 MALATTIA

45%
 40%

PAZIENTE:
CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO

35%
 30%
 25%
 20%
 PAZIENTE:
PAURA
DI
BUCARSI

15%

PAZIENTE:
IMBROGLIA

10%
 5%
 0%

PAZIENTE:
IMPATTO
 DELL’AUTOCONTROLLO
SULLA
 QUOTIDIANITÀ

PAZIENTE:
IL
PESO
DELLA
PATOLOGIA
 (FATICA,
FRUSTRAZIONE)

PAZIENTE: PAZIENTE:
INSOFFERENZA
ALLE
 REGOLE
IMPOSTE
 INSOFFERENZA ALLE

PAZIENTE:
VERGOGNA,
STIGMA
DELLA
 MALATTIA,
SENTIRSI
DIVERSO
 PAZIENTE:
RIBELLIONE
NEI
CONFRONTI
 DELLA
MALATTIA

REGOLE IMPOSTE

88


Il
paziente
è
insofferente,
si
ribella
alle
regole
imposte
 “Ciò che gli proibisci o ciò che gli dai come ordine imperativo di far qualcosa, ci fa ritornare un po’ a quelle che sono.. l’essere bambino quando il babbo ti diceva: “stai zitto, stai buono, stai coso” e quindi lo vedevi… l’hai sempre vissuto penso male.”

“Perché ad esempio, io lo vivo con i miei figli. Posso dannarmi quanto voglio, ma non posso aprir loro al testa e farli studiare, posso spronarli, incoraggiarli, aiutarli. Ma se non vogliono farlo, non c’è santo che tenga. E lo stesso vale per le persone. Se non c’è la volontà di cambiare, di aprire la gabbia, io posso star lì quanto voglio, ma non ce la faranno mai.”

“Prima le donne, la depressione, si, si. Lo scrivono perchè dicono “devo stare bene, non posso far tutte queste cose, no, no” proprio il rifiuto “io non posso provarmi la glicemia ma poi sono via...” allora quando uno si comporta così mi chiedo chi me lo fa fare, fai quello che vuoi..”

89


Fine
del
documento

fine

90


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