Ricerca emozionale OSDI: risulta5
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LA METODOLOGIA DI RICERCA Emozioni e neuroscienze
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La metodologia di ricerca emozionale: Discovery 90%® Le neuroscienze ci dicono che più del 90% delle mo5vazioni profonde di scelta risiedono a un livello inconscio.
DISCOVERY 90%® SERVE A CAPIRE LE MOTIVAZIONI PROFONDE CHE INFLUENZANO I COMPORTAMENTI DEGLI INDIVIDUI. ESPLORA IL ‘LOBO DESTRO’ DEL CERVELLO, UTILIZZANDO IMMAGINI E METAFORE IN INTERVISTE INDIVIDUALI.
Opinioni, comportamento
Mo5vazioni profonde
COSA?
PERCHÈ?
Discovery 90%® si basa sulle neuroscienze e sulle scoperte di Harvard Business School e MIT Media Labs. 3
La metodologia Discovery 90%® in sintesi
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30x1h30’
Interviste vis-a-vis
c.ca 45 ore
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5-600 ricorrenze
Trascrizioni Creazione database relazionale
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Analisi base dati: identificazione concetti rilevanti
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Raggruppamento concetti ricorrenti
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7 RISULTATI
Creazione mappe mentali
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Execu5ve Summary Risulta5
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Dalle interviste ai da5 stru\ura5 I DATI EMERSI DALLE INTERVISTE SONO STATI ORGANIZZATI IN DUE ‘LIBRERIE’
elementi che ostacolano l’automonitoraggio
elementi che favoriscono l’automonitoraggio 6
Mappa dei principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio
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I principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO 90% INFERMIERE: CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE, PATTEGGIAMENTO, IRONIA
80% 70%
INFERMIERE: È IL PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE
60% 50% 40% FAMIGLIA DEL PAZIENTE: IMPORTANZA DEL SUO COINVOLGIMENTO
30% 20%
PAZIENTE: MODIFICARNE IL ‘MINDSET’ (AUTOMONITORAGGIO à AUTOGESTIONE)
10% 0%
DEVICE: IMPORTANZA DELLA PERSONALIZZAZIONE SUL PAZIENTE
INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING
PAZIENTE: IMPORTANZA DEGLI INCONTRI CON ALTRI PAZIENTI (CONDIVISIONE)
INFERMIERE: È UN FACILITATORE, EDUCA, INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE AUTOMONITORAGGIO: POCHE REGOLE CONSENTONO LIBERTÀ E VITA NORMALE
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Mappa dei principali ostacoli all’automonitoraggio
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I principali ostacoli all’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO PRESCRITTIVO 50% PAZIENTE: NEGAZIONE DELLA MALATTIA
45% 40%
PAZIENTE: CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO
35% 30% 25% 20% PAZIENTE: PAURA DI BUCARSI
15%
PAZIENTE: IMBROGLIA
10% 5% 0%
PAZIENTE: IMPATTO DELL’AUTOCONTROLLO SULLA QUOTIDIANITÀ
PAZIENTE: IL PESO DELLA PATOLOGIA (FATICA, FRUSTRAZIONE)
PAZIENTE: VERGOGNA, STIGMA DELLA MALATTIA, SENTIRSI DIVERSO
PAZIENTE: INSOFFERENZA ALLE REGOLE IMPOSTE PAZIENTE: RIBELLIONE NEI CONFRONTI DELLA MALATTIA
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Execu5ve Summary
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Dalle priorità rilevate suggerimen5 opera5vi
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Suggerimento n. 1 Per facilitare la ‘personalizzazione dell’approccio’: u5lizzare il Modello delle Fasi di Crescita come riferimento per la formazione OSDI sul counseling
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U5lizzare il Modello delle Fasi di Crescita come riferimento per la formazione OSDI sul counseling
PRIORITÀ: l’empatia e la personalizzazione dell’approccio sul paziente, la competenza sulle tecniche di counseling e di comunicazione.
IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: OSDI può utilizzare il Modello delle Fasi di Crescita come piattaforma di riferimento per la formazione sul coaching-counseling ai propri associati. PERCHÉ IL MODELLO DELLE FASI DI CRESCITA È UN RIFERIMENTO VALIDO. 1: è coerente con le teorie scientifiche di gestione relazionale del counseling e della psicoterapia (es. Kubler Ross, Enhancement Behavior Model, TransTheoretical Model). 2: è facile ed intuitivo (ogni infermiere può riconoscervi i comportamenti dei pazienti che incontra nella sua realtà quotidiana).
IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: dalle interviste emerge che gli infermieri gestiscono ciascun paziente in base al proprio background. In realtà, i comportamenti dei pazienti sono riconducibili a 4 PROFILI CARATTERISTICI: BAMBINO, ADOLESCENTE, GIOVANE E ADULTO (Modello delle Fasi di Crescita). Ciascuno dei 4 profili possiede degli elementi caratterizzanti e le strategie più idonee a gestirlo.
I VANTAGGI. 1: minori difficoltà nella gestione del paziente e riduzione degli errori (si identifica il profilo paziente in base al suo comportamento e si mettono in atto le strategie suggerite per quel profilo). 2: minore stress e più soddisfazione per l’infermiere. 3: programmi OSDI di formazione sul counseling strutturata e omogenea per tutti gli associati.
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Suggerimento n. 2 Per facilitare il cambiamento del paziente (da automonitoraggio ad autoges5one): 1‐sfru\are le moderne teorie di Empowerment‐Based Diabetes Self Management 2‐sfru\are la tecnologia dei device più evolu5
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Il paziente deve cambiare la sua ‘forma men5s’: da automonitoraggio ad autoges5one PRIORITÀ: che il paziente abbia un atteggiamento responsabile-partecipe nella gestione della sua malattia. Ma per fare questo egli deve cambiare radicalmente il suo atteggiamento (‘mindset’): dal focus sulla singola misurazione (paziente che subisce l’automonitoraggio) a una gestione più globale e autonoma della propria salute (paziente ‘medico di se stesso’).
IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: 1. formazione specifica sulle tecniche di Motiational Interview e sul modello Empowerment-Based DSME/S. Queste tecniche servono a rendere consapevole il paziente del suo atteggiamento (‘bambino’, ‘adolescente’, ‘giovane’ o ‘adulto’). La consapevolezza del paziente sulle sue resistenze facilita il cambiamento (es. aderenza all’automonitoraggio). 2. far leva sulle potenzialità dei nuovi device di analisi-gestione dello storico dei dati, per favorire lo spostamento di prospettiva dalla singola misurazione, alla visione complessiva sull’andamento della patologia.
LA REALTÀ: la tradizionale ‘patient education’ è stata soppiantata, nelle teorie più moderne di gestione del paziente, dai modelli di ‘patient empowerment’. Questi nuovi modelli, focalizzati sul problem-solving, favoriscono la crescita del paziente verso una maggiore confidenza e autonomia (es. Motivational Interview, Empowerment-Based Diabetes Self Management Education/Support: DSME/S). Inoltre, vi sono alcune funzionalità dei device più moderni che possono favorire l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile della malattia (es. gestione globale dei dati).
I VANTAGGI: 1. valorizzazione del ruolo OSDI come riferimento culturale all’avanguardia. 2: aggiornamento costante degli associati OSDI sulle più moderne teorie di patient-management (autorevolezza internazionale). 3: sfruttamento dell’innovazione tecnologica per incoraggiare l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile e autonoma della sua patologia.
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Suggerimento n. 3 Per favorire la condivisione e la socializzazione fra pazien5: Definire un programma stru\urato OSDI per l’educazione in gruppo dei pazien5
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L’educazione in gruppo aiuta i pazien5 psicologicamente (condivisione) e negli aspef pra5ci (scambio di esperienze)
PRIORITÀ: l’educazione dei pazienti in gruppo favorisce la condivisione e la socializzazione, aiutando a superare le difficoltà ad accettare la malattia, la vergogna, il sentirsi diversi (e puniti dalla malattia), la confusione e il disorientamento.
IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: definire un programma nazionale OSDI per l’educazione in gruppo dei pazienti. Il programma potrebbe prevedere una formazione specifica per i membri dei board regionali (es. 4 ore, su obiettivi, struttura delle attività educative e modalità di gestione del gruppo) e un action plan per l’implementazione con modalità omogenee a livello territoriale.
IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: è emerso che esistono molte iniziative territoriali autonome di educazione in gruppo per i pazienti. Gli obiettivi e i risultati sono positivi, le strutture e i modelli sono i più vari.
I VANTAGGI: 1: conferma della validità dell’educazione di gruppo: alcune resistenze dei pazienti possono essere superate più efficacemente se condivise con altri pazienti (la condivisione fra pari è particolarmente utile con i pazienti con atteggiamento ribelle e insofferente). 2: valorizzazione del ruolo dell’infermiere come ‘educatore’ e coach di gruppi di pazienti. 3. ottimizzazione del tempo degli infermieri e migliori risultati sui pazienti.
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Suggerimento n. 1 ‐ DETTAGLI Per facilitare la ‘personalizzazione dell’approccio’: u5lizzare il Modello delle Fasi di Crescita come riferimento per la formazione OSDI sul counseling
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U5lizzare il Modello delle Fasi di Crescita come riferimento per la formazione OSDI sul counseling
PRIORITÀ: l’empatia e la personalizzazione dell’approccio sul paziente, la competenza sulle tecniche di counseling e di comunicazione.
IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: OSDI può utilizzare il Modello delle Fasi di Crescita come piattaforma di riferimento per la formazione sul coaching-counseling ai propri associati. PERCHÉ IL MODELLO DELLE FASI DI CRESCITA È UN RIFERIMENTO VALIDO. 1: è coerente con le teorie scientifiche di gestione relazionale del counseling e della psicoterapia (es. Kubler Ross, Enhancement Behavior Model, TransTheoretical Model). 2: è facile ed intuitivo (ogni infermiere può riconoscervi i comportamenti dei pazienti che incontra nella sua realtà quotidiana).
IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: dalle interviste emerge che gli infermieri gestiscono ciascun paziente in base al proprio background. In realtà, i comportamenti dei pazienti sono riconducibili a 4 PROFILI CARATTERISTICI: BAMBINO, ADOLESCENTE, GIOVANE E ADULTO (Modello delle Fasi di Crescita). Ciascuno dei 4 profili possiede degli elementi caratterizzanti e le strategie più idonee a gestirlo.
I VANTAGGI. 1: minori difficoltà nella gestione del paziente e riduzione degli errori (si identifica il profilo paziente in base al suo comportamento e si mettono in atto le strategie suggerite per quel profilo). 2: minore stress e più soddisfazione per l’infermiere. 3: programmi OSDI di formazione sul counseling strutturata e omogenea per tutti gli associati.
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(immagine portata da un intervistato
Empa5a, personalizzazione, abilità di counseling e comunicazione… Come ce lo hanno de\o?
“Parlando di tu-e quelle che possono essere le paure legate a questa patologia e così facendo, facendolo parlare e aprirsi, questo ha la funzione di me-erlo a proprio agio, perché se tu
dici al paziente: “cosa pensi? Cosa puoi fare? Cosa credi che sia successo?...”
“… cioè non dire io cosa deve fare, ma lui cosa vuole fare, le sue aspe<a=ve, i suoi programmi che sono sta= interro? dalla diagnosi.. quindi forse questo riesce a tranquillizzarlo, intanto trova un ambiente sereno, tranquillo, amico...” 20
La personalizzazione dell’approccio sul paziente viene fa\a da ogni infermiere in base al proprio background Gli infermieri sostengono l’importanza di PERSONALIZZARE L’APPROCCIO su ogni paziente
In base alla propria preparazione e all’esperienza personale, ogni infermiere ha sviluppato delle strategie proprie per gestire le diverse tipologie di pazienti e le loro resistenze.
Con alcuni pazienti possono essere necessari molti tentativi (e non sempre fruttuosi) per convincerli all’automonitoraggio.
Tutto ciò implica un grosso dispendio di energie per l’infermiere, a volte anche stress e frustrazione. 21
Sarebbe molto u5le se gli infermieri disponessero di ‘linee guida’ per ges5re i vari profili di pazien5 Sarebbe utile che CIASCUN INFERMIERE, INVECE CHE CERCARE DI REINVENTARSI, PER OGNI PAZIENTE, LA STRATEGIA DI GESTIONE PIÙ EFFICACE, FOSSE AIUTATO DA LINEE GUIDA CHE GLI CONSENTANO DI STANDARDIZZARE ALCUNI APPROCCI IN BASE AL TIPO DI PAZIENTE
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I pazien5, in base ai loro comportamen5, si possono ricondurre a 4 profili di a\eggiamento psicologico
Dai comportamenti tipici e dalle resistenze dei pazienti: È POSSIBILE CLUSTERIZZARE I PAZIENTI IN
4 PROFILI
IN BASE AL LORO COMPORTAMENTO OGNUNO DI QUESTE PROFILI, O CLUSTER, È RICONDUCIBILE A
DETERMINATI ATTEGGIAMENTI, CARATTERISTICI DI QUEL PROFILO
LE STRATEGIE PIÙ ADATTE A GESTIRE QUELLA TIPOLOGIA DI PAZIENTE
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I comportamen5 dei pazien5 descrif dagli infermieri sono riconducibili al Modello delle Fasi di Crescita dell’individuo Un’utile chiave interpretativa dell’atteggiamento del paziente riguardo all’automonitoraggio è quella che riconduce il suo comportamento alle Fasi di Crescita dell’Individuo
BAMBINO ADOLESCENTE GIOVANE ADULTO 24
Ogni profilo è cara\erizzato da un aWeggiamento riconoscibile e dalle strategie più idonee con cui l’infermiere può ges5rlo Strategia di gestione più efficace Tipico atteggiamento di quel paziente Tipo di profilo paziente
ACCOGLIMENTO
PATTEGGIAMENTO
RIFIUTO
RIBELLIONE
BAMBINO
ADOLESCENTE
GUIDA
MANTENIMENTO
AZIONE
AUTOGESTIONE
GIOVANE
ADULTO
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Il 5po di resistenza messa in a\o dal paziente consente di capire qual è il suo a\eggiamento rispe\o alla malafa MAPPING FRA I PRINCIPALI OSTACOLI ALL’AUTOMONITORAGGIO E LE FASI DI CRESCITA
DAL DATABASE DELLE INTERVISTE: OSTACOLI ALL’AUTOMONITORAGGIO 1. Infermiere: a\eggiamento prescrifvo 2. Paziente: confusione‐disorientamento 3. Paziente: imbroglia 4. Paziente: impa\o autocontrollo sulla quo5dianità
BAMBINO ADOLESCENTE GIOVANE
5. Paziente: insofferenza alle regole imposte‐ribellione
ADOLESCENTE
6. Paziente: a\eggiamento di ribellione nei confron5 della malafa
ADOLESCENTE
7. Paziente: vergogna, s5gma della malafa, sen5rsi diverso
ADOLESCENTE
8. Paziente: il peso della patologia (fa5ca, frustrazione) 9. Paziente: paura di bucarsi 10. Paziente: negazione della malafa
ADULTO BAMBINO BAMBINO 26
Mappa dei 5pici ostacoli all’automonitoraggio associa5 ai profili paziente
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PAZIENTE COL PROFILO ‘BAMBINO’ Cara\eris5che e strategie di ges5one
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Paziente ‘BAMBINO’: comportamen5 cara\eris5ci
L’atteggiamento di RIFIUTO tipico del profilopaziente BAMBINO
si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI
NEGAZIONE PAURA CONFUSIONE DELEGA
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Paziente ‘BAMBINO’: che forme possono prendere i comportamen5
CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?
NEGAZIONE PAURA CONFUSIONE DELEGA
Paziente che non accetta la diagnosi, nega la malattia, non riconosce i propri comportamenti, non è responsabile, non fa l’autocontrollo perché il dato della misurazione è un’evidenza della malattia. Ha paura della malattia, ha paura di bucarsi. Paziente confuso, disorientato. Paziente deresponsabilizzato, che delega la gestione della malattia ad altri (es. tipicamente il marito che delega alla moglie).
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Paziente ‘BAMBINO’: le strategie più efficaci per ges5rlo (1)
COMPORTAMENTO
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA Il paziente ‘nega’ perché accettare consapevolmente la realtà gli fa troppo male o ne è troppo spaventato (paura).
NEGAZIONE O PAURA
In questi casi bisogna cercare di aiutare il paziente a ‘tirar fuori’ quello che ha dentro. Quindi è fondamentale, come primo passo, costruire una RELAZIONE (abilità di counseling), in modo che il paziente possa riuscire a entrare in contatto con la sua sofferenza e superarla. Solo nel momento in cui il paziente si sia aperto e sia diventato consapevole, è consigliabile un atteggiamento di CONTENIMENTO da parte dell’infermiere (ovvero: l’infermiere si fa carico delle difficoltà del paziente e lo guida, gli dice come superarle. Il controllo della situazione lo prende l’infermiere (‘prendere per mano il paziente’) 31
Paziente ‘BAMBINO’: le strategie più efficaci per ges5rlo (2)
COMPORTAMENTO
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA
DELEGA
Bisogna cercare di ‘isolare’ il paziente (‘stanarlo’), è fondamentale cercare di avere un dialogo diretto con il paziente, per interrompere il circolo vizioso della ‘delega’. Quindi, quando il paziente si presenta sempre accompagnato alla visita di controllo, chiedere di poter parlare solo con lui, in modo da costruire una RELAZIONE (abilità di counseling) direttamente con lui e affrontare le difficoltà che emergono.
CONFUSIONE
il paziente ha bisogno di essere ‘contenuto’ nella suo disorientamento, ha bisogno quindi che l’infermiere, con un approccio di CONTENIMENTO, prenda il controllo della situazione, e lo guidi nel superare le difficoltà. Quindi, l’infermiere deve prendere il controllo della situazione. 32
PAZIENTE COL PROFILO ‘ADOLESCENTE’ Cara\eris5che e strategie di ges5one
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Paziente ‘ADOLESCENTE’: comportamen5 cara\eris5ci
L’atteggiamento di RIBELLIONE tipico del profilopaziente ADOLESCENTE
si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI
INSOFFERENZA ALLE REGOLE VERGOGNA IMBROGLI BUGIE NON ASCOLTA
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Paziente ‘ADOLESCENTE’: che forme possono prendere i comportamen5
CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?
INSOFFERENZA ALLE REGOLE
Paziente che non accetta l’autorità, il dover sottostare alle regole imposte da qualcun altro, che vive le regole (e quindi l’automonitoraggio) come qualcosa che ‘subisce’.
VERGOGNA
Paziente che si vergogna perché si sente ‘diverso’ dagli altri e soffre lo ‘stigma’ della malattia.
IMBROGLI BUGIE
Paziente che imbroglia sui dati, inserisce dati falsi nel diario, dice che il device non funziona e rileva dati sbagliati
NON ASCOLTA
Non ascolta l’infermiere, non riconosce il ruolo dell’infermiere come guida o riferimento. 35
Paziente ‘ADOLESCENTE’: le strategie più efficaci per ges5rlo (1)
COMPORTAMENTO
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA
INSOFFERENZA ALLE REGOLE
Bisogna evitare di ‘imporre’ le regole e sarebbe controproducente un atteggiamento ‘materno’ o contenitivo. In questo caso la strategia più efficace è quella di ‘CO-COSTRUZIONE DELLE REGOLE’, ovvero di far partecipare il paziente alla decisione di come calare i nuovi comportamenti richiesti dalla malattia (automonitoraggio) nella propria realtà. È importante in questa situazione un atteggiamento di ‘NEGOZIAZIONE’ e ‘PATTEGGIAMENTO’.
VERGOGNA
Bisogna cercare di far incontrare il paziente con altri pazienti (incontri fra ‘pari’, CONDIVISIONE IN GRUPPO) per evitare che il paziente si senta diverso, isolato e sia sopraffatto dalla malattia. Evitare l’atteggiamento ‘giudicante’. 36
Paziente ‘ADOLESCENTE’: le strategie più efficaci per ges5rlo (2)
COMPORTAMENTO
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA
IMBROGLI BUGIE
Bisogna evitare il confronto diretto, ovvero giudicare il paziente per l’imbroglio stesso. È importante invece cercare di RESPONSABILIZZARE IL PAZIENTE, oggettivando le conseguenze, chiarire che: (1) il paziente non deve fare l’autocontrollo per ‘fare un piacere all’infermiere’, e che (2) se non fa l’autocontrollo ‘le conseguenze, anche gravi, sono sue e di nessun altro’.
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Paziente ‘ADOLESCENTE’: le strategie più efficaci per ges5rlo (3)
COMPORTAMENTO
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA
NON ASCOLTA
il paziente che ‘non ascolta’ ha un atteggiamento adolescenziale di mancato riconoscimento del ruolo dell’infermiere (non vuole riconoscere l’autorità, in qualche modo cerca di ‘squalificarla’). In quel caso è importante: 1-innanzitutto cercare di farsi ascoltare, attraverso la COSTRUZIONE DI UNA RELAZIONE (suggerimento: con argomenti diversi dalla malattia: cercare un terreno comune di argomenti da condividere). Una volta costruita la relazione: RESPONSABILIZZARE IL PAZIENTE oggettivando le conseguenze, chiarendo che: (1) il paziente non deve fare l’autocontrollo per ‘fare un piacere all’infermiere’, e che (2) se non fa l’autocontrollo ‘le conseguenze, anche gravi, sono sue e di nessun altro’.
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CARATTERISTICHE E STRATEGIE DI GESTIONE Paziente ‘giovane’
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Paziente ‘GIOVANE’: comportamen5 cara\eris5ci
L’atteggiamento di AZIONE tipico del profilopaziente GIOVANE
si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI
DIFFICOLTÀ OGGETTIVE IMPATTO SULLA QUOTIDIANITÀ
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Paziente ‘GIOVANE’: che forme possono prendere i comportamen5
CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?
DIFFICOLTÀ OGGETTIVE IMPATTO SULLA QUOTIDIANITÀ
Paziente con atteggiamento costruttivo: consapevole, responsabile, di accettazione della malattia e del fatto che deve farsi carico di agire in prima persona. È un paziente con un atteggiamento mentale corretto, ma ancora non esperto nella gestione della malattia. Paziente che può essere frustrato o scoraggiato per l’impatto della terapia e dell’automonitoraggio nella sua vita quotidiana. Si scontra con problemi pratici o difficoltà tecniche.
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Paziente ‘GIOVANE’: le strategie più efficaci per ges5rlo (1)
COMPORTAMENTO
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA
DIFFICOLTÀ OGGETTIVE
Questa situazione può essere riconducibile alla confusionedisorientamento, atteggiamento tipico del bambino (anche se riferita a una situazione specifica, e non a un atteggiamento costante del paziente): quindi potrebbe essere utile un atteggiamento di CONTENIMENTO da parte dell’infermiere (prendere il controllo della situazione, guidare per superare le difficoltà). Si possono fruttare le possibilità di personalizzazione del device (utilizzo iniziale semplicissimo –es. singola misurazione-, con evoluzione graduale verso funzionalità più sofisticate –es. pattern management, diario, ecc.-).
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Paziente ‘GIOVANE’: le strategie più efficaci per ges5rlo (2)
COMPORTAMENTO
IMPATTO SULLA QUOTIDIANITÀ
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA Cercare di utilizzare STRATEGIE DI COUNSELING per RIMOTIVARE il paziente anche nei momenti di scoraggiamento su problemi oggettivi (strategia del ‘bicchiere mezzo pieno’). Concentrarsi sui successi, sugli aspetti positivi, su quello che il paziente è riuscito a fare, valorizzare i suoi sforzi (‘come sei bravo’).
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CARATTERISTICHE E STRATEGIE DI GESTIONE Paziente ‘adulto’
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Paziente ‘ADULTO’: comportamen5 cara\eris5ci
L’atteggiamento di MANTENIMENTO tipico del profilopaziente ADULTO
si manifesta attraverso COMPORTAMENTI CARATTERISTICI
AUTOGESTIONE
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Paziente ‘ADULTO’: che forme possono prendere i comportamen5
CHE FORME POSSONO PRENDERE I COMPORTAMENTI CARATTERISTICI?
AUTOGESTIONE
Questo paziente ha modificato il suo atteggiamento mentale. Si Considera un po’ ‘medico di se stesso’, il monitoraggio non è più considerato ‘autocontrollo’, ma fa parte di un atteggiamento più ampio, riconducibile all’autogestione. Si tratta di un paziente responsabile, che ‘non aderisce a un comportamento’, ma ‘adotta un atteggiamento’ corretto nei delle terapie e dell’automonitoraggio. Questo è il punto d’arrivo ideale.
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Paziente ‘ADULTO’: le strategie più efficaci per ges5rlo (1)
COMPORTAMENTO
AUTOGESTIONE
STRATEGIA DI GESTIONE SUGGERITA Il pericolo di questa situazione è che ad un certo punto il paziente potrebbe demotivarsi e regredire alle fasi precedent (in seguito a vari eventi della vita). Per prevenire la DEMOTIVAZIONE o la REGRESSIONE è importante che l’infermiere rimanga il RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE. Non solo in modo ‘passivo’ (perché ci sono dei problemi), ma cercando attivamente il modo di relazionarsi con lui, anche con ‘delle scuse’ di interazione. In una situazione di relazione appagante, il paziente vede l’infermiere come parte della sua situazione di gestione della malattia (dalle interviste: molte volte il paziente vuole vedere ‘il suo infermiere’). In questo modo l’infermiere sarà in grado di intercettare i primi segnali di demotivazione da parte del paziente, e anticipare, contrastandole, la sua regressione verso comportamenti scorretti. 47
Suggerimento n. 1 ‐ DETTAGLI Per facilitare la ‘personalizzazione dell’approccio’: u5lizzare il Modello delle Fasi di Crescita come riferimento per la formazione OSDI sul counseling PERCHÉ?
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La competenza sulle tecniche di counseling e di comunicazione è un fa\ore cri5co nell’afvità degli infermieri
Dalle interviste è emerso l’interesse degli infermieri verso attività formative e ‘guide pratiche’ più orientate a COUNSELING E TECNICHE DI GESTIONE DELLA RELAZIONE COL PAZIENTE (rispetto alla classica formazione ‘scientifica’ sulla patologia)
Il modello basato sulle Fasi di Crescita rappresenta un’ottima PIATTAFORMA CULTURALE DI RIFERIMENTO su cui OSDI può basare COMUNICAZIONE, MATERIALI EDUCATIVI E SERVIZI FORMATIVI rivolti agli associati 49
Perché il Modello sulle Fasi di Crescita è un valido riferimento per i servizi forma5vi OSDI?
Coerenza con la realtà degli infermieri
30x1h30’
Solide basi scientifiche Il modello relazionale basato sulle Fasi di Crescita È COERENTE CON AUTOREVOLI MODELLI DI GESTIONE RELAZIONALE
Interviste vis-a-vis
Il modello delle Fasi di Crescita è identificabile nei comportamenti dei pazienti riportati dagli infermieri nelle interviste.
UTILIZZATI NEL COUNSELING E NELLA PSICOTERAPIA (es. Kubler Ross stages of change, Motivational Enhancement Therapy,TransTheoretical Model).
APPLICABILITÀ PRATICA & SOLIDITÀ SCIENTIFICA
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I vantaggi nell’uso del Modello delle Fasi di Crescita: prospefva degli infermieri
IL VALORE AGGIUNTO PER GLI INFERMIERI • Disporre di una piattaforma di strumenti educativi pratici, in cui l’infermiere possa concretamente riconoscere la sua realtà quotidiana. • Ridurre lo stress e la frustrazione dell’infermiere, che deve continuamente escogitare le strategie più adatte per gestire ogni paziente. • Velocizzare l’intesa con il paziente per portarlo allo ‘snodo’ fondamentale di cambiamento del suo approggio mentale (‘autogestione’ della malattia).
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I vantaggi nell’uso del modello delle Fasi di Crescita: prospefva OSDI
IL VALORE AGGIUNTO PER OSDI • Consente di avere uno schema di riferimento sul modello di counseling/ coaching comune per tutti gli associati OSDI. • Consente di diffondere linee guida su counseling/coaching in cui tutti gli infermieri possano riconoscersi (in quanto il modello corrisponde al reale vissuto degli infermieri intervistati). • Consente di sviluppare i programmi di formazione in modo coerente e strutturato, evitando attività formative indipendenti e disaggregate.
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Esempio di proge\o: formazione su personalizzazione dell’approccio basata sul Modello delle Fasi di Crescita FORMAZIONE SUL MODELLO DELLE FASI DI CRESCITA DELL’INDIVIDUO Dai modelli teorici all’esperienza pratica: facilitare agli infermieri la gestione delle resistenze del paziente all’automonitoraggio. Possibile struttura: • FAD per l’introduzione sul modello e sulle teorie di gestione • Residenziale con simulazioni Alla fine del corso i partecipanti dovrebbero essere in grado di: • Identificare il paziente in base al suo comportamento/resistenze all’automonitoraggio (utilizzando i contenuti del database della ricerca emozionale) • Mettere in atto le strategie più idonee a superare le resistenze del paziente Vantaggi per i partecipanti: • Maggiore efficacia nella gestione del paziente • Maggiore efficienza nell’ottenere i comportamenti più corretti da parte del paziente • Minore stress e maggiori soddisfazioni per l’infermiere 53
Suggerimento n. 2 ‐ DETTAGLI Per facilitare il cambiamento del paziente (da automonitoraggio ad autoges5one): 1‐sfru\are le moderne teorie di Empowerment‐Based Diabetes Self Management 2‐sfru\are la tecnologia dei device più moderni
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Il paziente deve cambiare la sua ‘forma men5s’: da automonitoraggio ad autoges5one PRIORITÀ: che il paziente abbia un atteggiamento responsabile-partecipe nella gestione della sua malattia. Ma per fare questo egli deve cambiare radicalmente il suo atteggiamento (‘mindset’): dal focus sulla singola misurazione (paziente che subisce l’automonitoraggio) a una gestione più globale e autonoma della propria salute (paziente ‘medico di se stesso’).
IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: 1. formazione specifica sulle tecniche di Motiational Interview e sul modello Empowerment-Based DSME/S. Queste tecniche servono a rendere consapevole il paziente del suo atteggiamento (‘bambino’, ‘adolescente’, ‘giovane’ o ‘adulto’). La consapevolezza del paziente sulle sue resistenze facilita il cambiamento (es. aderenza all’automonitoraggio). 2. far leva sulle potenzialità dei nuovi device di analisi-gestione dello storico dei dati, per favorire lo spostamento di prospettiva dalla singola misurazione, alla visione complessiva sull’andamento della patologia.
LA REALTÀ: la tradizionale ‘patient education’ è stata soppiantata, nelle teorie più moderne di gestione del paziente, dai modelli di ‘patient empowerment’. Questi nuovi modelli, focalizzati sul problem-solving, favoriscono la crescita del paziente verso una maggiore confidenza e autonomia (es. Motivational Interview, Empowerment-Based Diabetes Self Management Education/Support: DSME/S). Inoltre, vi sono alcune funzionalità dei device più moderni che possono favorire l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile della malattia (es. gestione globale dei dati).
I VANTAGGI: 1. valorizzazione del ruolo OSDI come riferimento culturale all’avanguardia. 2: aggiornamento costante degli associati OSDI sulle più moderne teorie di patient-management (autorevolezza internazionale). 3: sfruttamento dell’innovazione tecnologica per incoraggiare l’evoluzione del paziente verso una gestione più responsabile e autonoma della sua patologia.
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(immagine portata da un intervistato
Come ce lo hanno de\o?
“Io dico sempre agli ammala@:
lei deve essere il regista della sua mala?a, lei deve imparare una serie di cose per poi farle da sé!....”
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L’infermiere è un riferimento costante per il paziente, che deve ‘cambiare il suo approccio mentale’ per potersi autoges5re L’INFERMIERE ÈIL PUNTO DI RIFERIMENTO NEL PERCORSO DEL PAZIENTE
IL PERCORSO DI GESTIONE DELL’AUTOMONITORAGGIO INIZIA NEL MOMENTO IN CUI IL PAZIENTE COMINCIA LA TERAPIA INIETTIVA
BAMBINO ADOLESCENTE GIOVANE ADULTO
Il passaggio del paziente da soggetto ‘immaturo’ che subisce l’automonitoraggio (bambino, adolescente o giovane), a soggetto adulto, responsabile della propria salute, richiede il verificarsi di un cambiamento fondamentale nel suo approccio mentale. 57
AUTOMONITORAGGIO = REGOLA IMPOSTA = MENO LIBERTÀ
(immagine portata da un intervistato
(immagine portata da un intervistato
‘Autoges5one’ vuol dire che il paziente ha capito che: automonitoraggio = situazione so\o controllo = più libertà
AUTOMONITORAGGIO = SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO = PIÙ LIBERTÀ
Il cambiamento nell’approccio mentale del paziente che si autogestisce vede l’automonitoraggio come un’arma a disposizione del paziente per avere la situazione sotto controllo, e non più come una mera limitazione: quindi, paradossalmente, più libertà
58
Favorire il cambio di prospefva del paziente con i Modelli di Pa5ent Empowerment EMPOWERMENT-BASED DIABETES SELF MANAGEMENT EDUCATION/SUPPORT (DSME/S) È un modello di gestione del paziente che ha l’obiettivo di ‘liberare’ la capacità intrinseca del paziente di prendersi cura (e il controllo) della sua malattia. Si basa su alcuni principi che possono essere così sintetizzati: Le conseguenze delle scelte del paziente (stile di vita, autogestione) ricadono esclusivamente sul paziente stesso. Quindi, QUALSIASI OBIETTIVO DI GESTIONE DELLA MALATTIA DEVE ESSERE DEFINITO DAL PAZIENTE, non richiesto da chi lo gestisce. 59
Favorire il cambio di prospefva del paziente con tecniche di Mo5va5onal Interview LE TECNICHE DI MOTIVATIONAL INTERVIEW SONO COLLEGATE AL MODELLO DI PATIENT EMPOWERMENT Queste tecniche implicano modalità di interazione volte a GENERARE CONSAPEVOLEZZA NEL PAZIENTE su ciò che sente e sulle sue eventuali contraddizioni (es. paziente che dichiara di volersi prendere cura di se stesso • aderire alla terapia-ai controlli, ma che poi non si comporta di conseguenza). La Motivational Interview struttura il dialogo col paziente nel seguente modo: 1. Esplorazione del problema (il passato) 2. Essere consapevole dei propri reali sentimenti (il presente) 1. Definire un piano d’azione (il futuro) 2. Impegnarsi nell’implementare il piano d’azione 3. Azione 4. Valutazione dei risultati, revisione del piano (Funnell, Tang, Anderson 2007
(immagine portata da un intervistato
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La ges5one sul device ‘mobile’ dello storico dei da5 come evidenza concreta dell’autoges5one esercitata dal paziente SELF-MANAGEMENT & GESTIONE DELL’ANDAMENTO COMPLESSIVO DELLA GLICEMIA
Alcune funzionalità dei device più evoluti possono essere ricollegate ad una gestione attiva e responsabile del paziente (e quindi al paziente ideale del modello di PatientEmpowerment). La possibilità di avere sotto controllo (quando, e dove vuole) l’andamento globale della sua glicemia è un aiuto concreto che può rappresentare per il paziente ‘lo specchio della propria autodeterminazione’ (autodeterminazione che, però, deve essere un obiettivo che si è posto il paziente e su cui egli ha deciso di impegnarsi, altrimenti si rischia di ricadere nei comportamenti di resistenza passiva). 61
Integrazione fra: Pa5ent Empowerment + Mo5va5onal Interview + device evolu5 autoges5one L’INTEGRAZIONE FRA: 1 I MODELLI DI PATIENT EMPOWERMENT 2 LE TECNICHE DI MOTIVATIONAL INTERVIEW
(immagini portate dagli infermieri)
3 LE POTENZIALITA’ DEI DEVICE PIÙ EVOLUTI…
…POSSONO FAVORIRE IL PERCORSO DEL PAZIENTE VERSO L’AUTOGESTIONE
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Esempio di proge\o: aggiornamento sulle nuove teorie a\raverso newsle\er con linee guida pra5che PIANO EDITORIALE CHE, ATTRAVERSO NEWSLETTER, FORNISCA AGGIORNAMENTI SU TEORIE E TECNOLOGIE INNOVATIVE Con questo programma si potrebbero aggiornare facilmente, a costi contenuti, gli associati OSDI su temi innovativi (su cui gli intervistati hanno espresso interesse: es. formazione su tecniche di counseling e di comunicazione). Possibile struttura: • Invio bimestrale di newsletter contenente • Aspetti teorici su come l’infermiere può sfruttare l’innovazine (nuovi modelli di gestione del paziente, tecniche di intervista, innovazione tecnologica) • Un mini-leaflet di linee guida pratiche legate all’argomento della newsletter Vantaggi: • Valorizzazione del ruolo e delle competenze degli infermieri • Nuovi stimoli culturali che gli infermieri possono integrare con la loro esperienza pratica • Conferma del ruolo OSDI come riferimento culturale innovativo (con argomenti di portata internazionale) • Sfruttamento dell’innovazione tecnologica 63
Suggerimento n. 3 ‐ DETTAGLI Per favorire la condivisione e la socializzazione fra pazien5: Definire un programma stru\urato OSDI per l’educazione in gruppo dei pazien5
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L’educazione in gruppo aiuta i pazien5 psicologicamente (condivisione) e negli aspef pra5ci (scambio di esperienze)
PRIORITÀ: l’educazione dei pazienti in gruppo favorisce la condivisione e la socializzazione, aiutando a superare le difficoltà ad accettare la malattia, la vergogna, il sentirsi diversi (e puniti dalla malattia), la confusione e il disorientamento.
IL SUGGERIMENTO OPERATIVO: definire un programma nazionale OSDI per l’educazione in gruppo dei pazienti. Il programma potrebbe prevedere una formazione specifica per i membri dei board regionali (es. 4 ore, su obiettivi, struttura delle attività educative e modalità di gestione del gruppo) e un action plan per l’implementazione con modalità omogenee a livello territoriale.
IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: è emerso che esistono molte iniziative territoriali autonome di educazione in gruppo per i pazienti. Gli obiettivi e i risultati sono positivi, le strutture e i modelli sono i più vari.
I VANTAGGI: 1: conferma della validità dell’educazione di gruppo: alcune resistenze dei pazienti possono essere superate più efficacemente se condivise con altri pazienti (la condivisione fra pari è particolarmente utile con i pazienti con atteggiamento ribelle e insofferente). 2: valorizzazione del ruolo dell’infermiere come ‘educatore’ e coach di gruppi di pazienti. 3. ottimizzazione del tempo degli infermieri e migliori risultati sui pazienti.
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(immagine portata da un intervistato
Come ce lo hanno de\o?
“io torno sempre a dire che ci dovrebbe essere un confronto con
altre persone che hanno il tuo stesso problema, che vive le stesse difficoltà, magari qualcuno che ha anche avuto il tuo stesso rifiuto e l’ha poi superato…”
“…Sicuramente aiuta di più una persona con lo stesso problema del paziente rispe<o a me, operatore sanitario. Io posso cercare sempre di trovare il lato posi@vo del problema (in questo caso l’automonitoraggio) dire perché farlo, perché è meglio, però sicuramente il conce-o è molto rafforzato dal gruppo....” 66
La condivisione con altri pazien5 può far superare molte resistenze del paziente e ridurre la sua confusione MOLTI INFERMIERI HANNO SOTTOLINEATO IL VALORE DELL’EDUCAZIONE DI GRUPPO La condivisione ‘fra pari’ consente di risolvere molte resistenze del paziente, in particolare quelle legate a:
• insofferenza verso le regole imposte dall’alto (ci si confronta con altri pazienti che non impongono le proprie regole, ma condividono con gli altri ciò che ‘funziona’ per loro)
(immagine portata dagli infermieri)
• ribellione nei confronti della malattia (profilo paziente ‘ADOLESCENTE’)
• vergogna • sentirsi diversi (si è assieme a persone che hanno lo stesso problema). 67
Esempio di proge\o: un programma OSDI per l’educazione in gruppo a livello territoriale ESEMPIO: PROGRAMMA NAZIONALE OSDI SULL’EDUCAZIONE DI GRUPPO A LIVELLO TERRITORIALE Questo programma consentirebbe di omogeneizzare un’importante attività capillare a livello territoriale, sfruttando il ruolo di coach dell’infermiere come riferimento di gestione del gruppo di pazienti (e familiari). Possibile struttura: • Definizione di un programma a livello centrale (struttura e action plan), effettuata da un board di infermieri OSDI. • Formazione di 4 ore ai consiglieri regionali OSDI su obiettivi e modalità di gestione dei gruppi omogenea su tutto il territorio • Implementazione territoriale Vantaggi: • Alcune resistenze dei pazienti possono essere superate più efficacemente se condivise con altri pazienti (condivisione fra pari: molto utile su pazienti con atteggiamento ‘Adolescenziale’, ribelle e insofferente). • Valorizzazione del ruolo dell’infermiere come ‘educatore’ del paziente • Minore stress e maggiori soddisfazioni per l’infermiere 68
L’espressione spontanea degli infermieri: immagini e verba5m associa5 ai concef (per i primi cinque concef)
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I principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/ INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO DELL’APPROCCIO 90% INFERMIERE: CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE, PATTEGGIAMENTO, IRONIA
80% 70%
INFERMIERE: È IL PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE
60% 50% 40% FAMIGLIA DEL PAZIENTE: IMPORTANZA DEL SUO COINVOLGIMENTO
30% 20%
PAZIENTE: MODIFICARNE IL ‘MINDSET’ (AUTOMONITORAGGIO à AUTOGESTIONE)
10% 0%
DEVICE: IMPORTANZA DELLA PERSONALIZZAZIONE SUL PAZIENTE
INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING
PAZIENTE: IMPORTANZA DEGLI INCONTRI CON ALTRI PAZIENTI (CONDIVISIONE)
INFERMIERE: È UN FACILITATORE, EDUCA, INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE AUTOMONITORAGGIO: POCHE REGOLE CONSENTONO LIBERTÀ E VITA NORMALE
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Importanza dell’empa5a/personalizzazione dell’approccio “Però si può anche modificare perchè le dune sono molto flessibili, (…) Appunto rappresenta il fa-o che, qualcosa sul quale io in primis ho la possibilità e il potere di ges=re e modificare. Dall’altra parte l’altra persona che può decidere se con=nuare per la sua strada o rivolgersi verso di me.”
“far parlare molto il paziente, dei suoi programmi. Cercando di dire… “non è facile” può dire perché è lui ad avere il diabete e non l’operatore, però io penso che il dialogo, lasciare a lui la libera scelta… faccio un esempio banale: se hai l’obbligo di dover fare il controllo 4 volte al giorno, lasciare libera scelta al paziente di decidere quali sono gli orari da dover rispe-are .Lasciarlo libero per conciliare meglio l’autocontrollo e quello che può fare abitualmente. Ovviamente tenendo conto che deve fare l’autocontrollo o prima o dopo i pas@. Clausola importan@ssima. E poi magari man mano portarlo dove l’operatore vuole.”
“Per quanto riguarda l’automonitoraggio e quindi per far si che il paziente, che la persona segua le indicazioni e capisca l’importanza di, è importante pigiare il tasto giusto come per comporre una semplice melodia è importante me-erli insieme e pigiare i tas@ con un tempo e con la successione corre-a e adeguata per creare la melodia, così anche per l’educazione all’autocontrollo, l’educazione terapeu=ca del paziente, bisogna pigiare il tasto giusto con il tempo giusto.”
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I principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO 90% INFERMIERE: CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE, PATTEGGIAMENTO, IRONIA
80% 70%
INFERMIERE: IL PUNTO DI INFERMIERE: È IL PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PER IL PAZIENTE PAZIENTE
60% 50% 40% FAMIGLIA DEL PAZIENTE: IMPORTANZA DEL SUO COINVOLGIMENTO
30% 20%
PAZIENTE: MODIFICARNE IL ‘MINDSET’ (AUTOMONITORAGGIO à AUTOGESTIONE)
10% 0%
DEVICE: IMPORTANZA DELLA PERSONALIZZAZIONE SUL PAZIENTE
INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING
PAZIENTE: IMPORTANZA DEGLI INCONTRI CON ALTRI PAZIENTI (CONDIVISIONE)
INFERMIERE: È UN FACILITATORE, EDUCA, INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE AUTOMONITORAGGIO: POCHE REGOLE CONSENTONO LIBERTÀ E VITA NORMALE
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Infermiere punto di riferimento costante per il paziente “secondo me gli anelli della catena è il rapporto che si instaura tra l’operatore e il paziente e che quindi deve essere una catena che deve essere bella, solida e robusta. Che è un legame che durerà per tanto tempo, probabilmente per tutta la vita.”
“Io ho alcuni pazienti che hanno lasciato la struttura perché si sono trasferiti, spesso vengono per salutare e qualcuno mi dice: “nel momento in cui mi auto monitoro, ho davanti a me, la sua immagine”. E’ qualcosa che ti fa rimanere.Fa capire quanto noi ci diamo in questo mestiere. Io mi sono emozionata.Quindi è importante: giochiamo molto nel quotidiano..”
“le persone che si trovano all’improvviso da sole e non hanno nessuno con cui confrontarsi, le prime cose che chiedono, quando posso chiamare? Noi purtroppo non abbiamo la reperibilità come altri centri, tutta la giornata, dobbiamo dare orari prestabiliti, loro vorrebbero anche la notte.”
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I principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO 90% INFERMIERE: CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE, PATTEGGIAMENTO, IRONIA
80% 70%
INFERMIERE: È IL PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE
60% 50% 40% FAMIGLIA DEL PAZIENTE: IMPORTANZA DEL SUO COINVOLGIMENTO
30% 20% 10%
PAZIENTE: MODIFICARE PAZIENTE: MODIFICARNE IL IL ‘MINDSET’ ‘MINDSET’ (AUTOMONITORAGGIO à (AUTOMONITORAGGIO AUTOGESTIONE) AUTOGESTIONE
0%
DEVICE: IMPORTANZA DELLA PERSONALIZZAZIONE SUL PAZIENTE
INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING
PAZIENTE: IMPORTANZA DEGLI INCONTRI CON ALTRI PAZIENTI (CONDIVISIONE)
INFERMIERE: È UN FACILITATORE, EDUCA, INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE AUTOMONITORAGGIO: POCHE REGOLE CONSENTONO LIBERTÀ E VITA NORMALE
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Modificare la mentalità del paziente: da automonitoraggio a autoges5one “Non si può dire mai di aver finito di scalare, ma un paziente che arriva alla prima cima, è un paziente che ha una visione aperta a 360 gradi, può dire: “quando ero sotto mi immaginavo chissà cosa, ma ora che sono in cima, nonostante la difficoltà rimanga, mi accorgo che non è così come pensavo e quindi posso arrivare alla prossima”.”
“Questa figura femminile stilizzata dà il senso della padronanza, io sono direttore di un sapere e alla fine l’obiettivo nel momento in cui mi avvicino al paziente è di trasferire quest’immagine al paziente, ovvero metterlo in condizione di essere detentore di conoscenze, ma anche di un fare con consapevolezza...”
“L’atteggiamento secondo me è una sorta di ponte di passaggio tra la conoscenza e il comportamento, la manifestazione di un sentimento o di un fare prolungato nel tempo, che differisce dal comportamento perché scaturisce dalla conoscenza. Io so fare. Saprò fare nel tempo è nell’atteggiamento. Col comportamento sono venuto a contatto con una conoscenza e garantisco che su 100 pazienti addestrati, 99 tirano fuori il comportamento. Sull’atteggiamento direi che la percentuale scende molto se non si lavora bene.”.”
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I principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO 90% INFERMIERE: CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE, PATTEGGIAMENTO, IRONIA
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INFERMIERE: È IL PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE
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PAZIENTE: MODIFICARNE IL ‘MINDSET’ (AUTOMONITORAGGIO à AUTOGESTIONE)
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INFERMIERE: IMPORTANZA INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING
DEVICE: IMPORTANZA DELLA PERSONALIZZAZIONE SUL PAZIENTE
PAZIENTE: IMPORTANZA DEGLI INCONTRI CON ALTRI PAZIENTI (CONDIVISIONE)
INFERMIERE: È UN FACILITATORE, EDUCA, INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE AUTOMONITORAGGIO: POCHE REGOLE CONSENTONO LIBERTÀ E VITA NORMALE
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L’infermiere deve avere competenze sulle tecniche di counseling e di comunicazione “però quando ci si mette in situazioni di trasmettere delle conoscenze e delle cose che sai che possono servire al paziente, ci mettiamo in discussione anche noi operatori stessi. Anche la stessa modalità con la quale si trasmette qualcosa determina il risultato.”
“Per far bene una glicemia, se non si riesce ad aprire questa porta, che è il vissuto di questa persona, si può correggere con la terapia fino ad un certo punto, ma se non si entra dentro la persona e non si riesce a capire perché è arrivato a questi valori che vanno male… perché? Cos’è successo? È solo un problema terapeutico o è un problema di vissuto suo personale? Se non si riesce ad aprire questa porta –con l’empatia, con l’ascolto attivo- non si riuscirà mai a capire qual è stata quella determinata situazione che ha sviluppato quell’iperglicemia...”
“due persone stanno mettendo dei mattoncini e salgono su questi mattoncini per poter costruire questo ponte, però se mettono i mattoncini nella posizione giusta e ognuno mette reciprocamente il mattoncino, riescono a costruirlo in modo equilibrato questo ponte… e ricongiungersi nel momento giusto e quindi resistere, stare in piedi e incontrarsi..” “E questo è il nostro lavoro. Non è che io devo metterne di più dell’altro, dev’essere una cosa reciproca.”
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I principali elemen5 che favoriscono l’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’EMPATIA/PERSONALIZZAZIONE DELL’APPROCCIO 90% INFERMIERE: CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE, PATTEGGIAMENTO, IRONIA
80% 70%
INFERMIERE: È IL PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE PER IL PAZIENTE
60% 50% 40% FAMIGLIA DEL PAZIENTE: IMPORTANZA DEL SUO COINVOLGIMENTO
30% 20%
PAZIENTE: MODIFICARNE IL ‘MINDSET’ (AUTOMONITORAGGIO à AUTOGESTIONE)
10% 0%
DEVICE: IMPORTANZA DELLA PERSONALIZZAZIONE SUL PAZIENTE
INFERMIERE: IMPORTANZA DELL’ABILITÀ NEL COUNSELING
INFERMIERE: È UN INFERMIERE: È UN FACILITATORE, EDUCA, INFORMA, RIDUCE LA FACILITATORE, EDUCA, CONFUSIONE
PAZIENTE: IMPORTANZA DEGLI INCONTRI CON ALTRI PAZIENTI (CONDIVISIONE) AUTOMONITORAGGIO: POCHE REGOLE CONSENTONO LIBERTÀ E VITA NORMALE
INFORMA, RIDUCE LA CONFUSIONE
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L’infermiere educa, orienta, guida, riduce la confusione “Ogni volta, partendo anche magari da molto alla larga, devi riprendere un certo tipo di discorse, devi verificare senza far capire che stai entrando nello specifico per verificare determinate nozioni, se son passate, se ha acquisito padronanza di se ed eventualmente riprendere solo alcuni punti in cui ci sono dubbi e poi puoi andare avanti. Il processo educativo è infinito a mio modo di vedere..”
“valeva la pena magari di parlare 5 minuti delle preoccupazioni del paziente più che parlare dell’autocontrollo, perlomeno per vedere...anche perchè quando sono così presi da questi pensieri, riescono a recepire ma non riescono a trattenere tutte le informazioni tecniche che si danno loro. Sembra che ascoltino ma in realtà hanno degli altri pensieri..”
“Perché gli devi far capire tante cose, è comprensibile molte volte che siamo esseri umani, cioè tutte quelle nozioni in un giorno solo, non ci capiscono niente, quindi lo trovo difficile per me e per loro. Se il paziente è reticente già alla terapia, cerchiamo di tenerlo stretto, perché se diluisci le indicazioni e le informazioni, lo perdi.”
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I principali ostacoli all’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO PRESCRITTIVO PRESCRITTIVO 50% PAZIENTE: NEGAZIONE DELLA MALATTIA
45% 40%
PAZIENTE: CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO
35% 30% 25% 20% PAZIENTE: PAURA DI BUCARSI
15%
PAZIENTE: IMBROGLIA
10% 5% 0%
PAZIENTE: IMPATTO DELL’AUTOCONTROLLO SULLA QUOTIDIANITÀ
PAZIENTE: IL PESO DELLA PATOLOGIA (FATICA, FRUSTRAZIONE)
PAZIENTE: VERGOGNA, STIGMA DELLA MALATTIA, SENTIRSI DIVERSO
PAZIENTE: INSOFFERENZA ALLE REGOLE IMPOSTE PAZIENTE: RIBELLIONE NEI CONFRONTI DELLA MALATTIA
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L’infermiere non deve avere un a\eggiamento prescrifvo
“La disponibilità al cambiamento sua, no? Invece spesso noi operatori diamo per scontato che io ti dico quello che tu devi fare e tu lo fai, però non andiamo a vedere qual è la disponibilità sua, perché può essere per lui, cioè le priorità che sono le nostre non sono le sue”
“se sei prescrittivo perdi la persona, si chiude quella porta famosa. Se perdi quella persona, non perdi solo lei, ma innanzitutto perdi te come operatore perché se chiude quella porta il controllo glicemico peggiora.”
“stranamente i ragazzi che abbiamo avuto, io ricordo un caso che è venuto fino all’anno scorso, non accettava niente, non accettava proprio la malattia e di controllarsi le glicemie o non accettava di farsi più insulina al giorno, non accettava...lei ti portava questi diari, 300-350-400 non gliene poteva fregare di meno. La cosa più brutta è che era una ragazza di 13. Abbiamo cercato più di sei mesi con molta tranquillità e alla fine un pochino più duri, non è più venuta. Quindi non so effettivamente se lo devi fare per il bene del ragazzo, però...”
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I principali ostacoli all’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO PRESCRITTIVO 50% PAZIENTE: NEGAZIONE DELLA MALATTIA
45% 40%
PAZIENTE: CONFUSIONEPAZIENTE: CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO DISORIENTAMENTO
35% 30% 25% 20% PAZIENTE: PAURA DI BUCARSI
15%
PAZIENTE: IMBROGLIA
10% 5% 0%
PAZIENTE: IMPATTO DELL’AUTOCONTROLLO SULLA QUOTIDIANITÀ
PAZIENTE: IL PESO DELLA PATOLOGIA (FATICA, FRUSTRAZIONE)
PAZIENTE: VERGOGNA, STIGMA DELLA MALATTIA, SENTIRSI DIVERSO
PAZIENTE: INSOFFERENZA ALLE REGOLE IMPOSTE PAZIENTE: RIBELLIONE NEI CONFRONTI DELLA MALATTIA
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Il paziente può essere disorientato e confuso “Ecco spesso e volentieri non è qui che, non è con me che esprimono. Magari vanno dal medico oppure con altri con i quali condividono. Poi l’altra situazione in cui a me vien da urlare è quando “ma mi hanno detto che...” ma chi gliel’ha detto? “no, il mio amico del bar, la mia vicina, la portinaia...” e allora dico...la mia mano comincia a urlare, in questo senso. Allora io cosa sto qui a dirti? Ecco quella esprime il mio urlo.”
“E poi ci sono quelli in crisi, quelli a cui hai dato una mazzata, puoi dir loro quel vuoi, ma ancora non è il momento. Non riescono ad assimilare. Magari annuiscono, ma non hanno capito nulla.”….”
“non riuscirò mai a capire tutte queste cose” perché quando già gli hai messo la penna, il glucometro, son già in tilt, anche se il glucometro lo usano già normalmente. In due casi mi è successo di vedere questa gente che al momento quasi non riusciva più a farsi il controllo…”
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I principali ostacoli all’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO PRESCRITTIVO 50% PAZIENTE: NEGAZIONE DELLA MALATTIA
45% 40%
PAZIENTE: CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO
35% 30% 25% 20% PAZIENTE: PAURA DI BUCARSI
15% 10%
PAZIENTE: IMBROGLIA
PAZIENTE: IMBROGLIA
5% 0%
PAZIENTE: IMPATTO DELL’AUTOCONTROLLO SULLA QUOTIDIANITÀ
PAZIENTE: IL PESO DELLA PATOLOGIA (FATICA, FRUSTRAZIONE)
PAZIENTE: VERGOGNA, STIGMA DELLA MALATTIA, SENTIRSI DIVERSO
PAZIENTE: INSOFFERENZA ALLE REGOLE IMPOSTE PAZIENTE: RIBELLIONE NEI CONFRONTI DELLA MALATTIA
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Ci sono pazien5 che imbrogliano e dicono bugie “sì e negano, il paziente diabetico è bugiardo, mediamente, perché sa comunque, lo sa, fondamentalmente sa che se è, quel risultato c’è è perché qualcosa non va. Quindi all’evidenza dei fatti lui si arrampica sugli specchi, però dentro di se sa che c’è qualcosa che non è andata. Quando loro ti dicono “ma perché io quella sera ero andata al matrimonio” e sì, però c’è la glicata che parla per 3 mesi e quindi è come la pagella, la pagella di un trimestre, quando alla fine la pagella è la media! Vuol dire che io per 3 mesi ho zoppicato!”
“Molti diari ci vengono compilati dalla stessa penna, c’è scritto tutto il diario, poi magari se controlli lo strumento, i valori sono diversi. Proprio perchè li devi mettere a nudo te stesso, il diario parla. Oppure non fai le glicemie e quindi il diario non parla ma sarai sgridato, come dice qualche paziente “poi il dottore mi sgrida” hai capito?”
“A volte mi trovo, mi rendo conto che sto facendo così. Perchè quando portano il diario e vedo che non è compilato…(…) Fa quello che vuole oppure cerca di farsi vedere bravo, compila e poi l’emoglobina glicata è tutt’altro dico, “ah ti ho beccato..”
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I principali ostacoli all’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO PRESCRITTIVO 50% PAZIENTE: NEGAZIONE DELLA MALATTIA
45% 40%
PAZIENTE: CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO
35% 30% 25% 20% PAZIENTE: PAURA DI BUCARSI
15%
PAZIENTE: IMBROGLIA
10% 5% 0%
PAZIENTE: IMPATTO PAZIENTE: IMPATTO DELL’AUTOCONTROLLO SULLA DELL’AUTOCONTROLLO QUOTIDIANITÀ
PAZIENTE: IL PESO DELLA PATOLOGIA (FATICA, FRUSTRAZIONE)
SULLA QUITIDIANIDÀ
PAZIENTE: VERGOGNA, STIGMA DELLA MALATTIA, SENTIRSI DIVERSO
PAZIENTE: INSOFFERENZA ALLE REGOLE IMPOSTE PAZIENTE: RIBELLIONE NEI CONFRONTI DELLA MALATTIA
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L’automonitoraggio ha un impa\o pesante sulla quo5dianità
“La differenza è centrale sul quotidiano, perché per il paziente il contatto ambulatoriale, è una condizione particolare, può lasciare tutto quanto una volta tornato a casa. Obiettivo nostro è far entrare l’effetto delle visite ecc… nel quotidiano..”
“La catena, le sbarre… una galera. Devono scrivere i valori… Il problema è che l’autocontrollo, che è vero che tutti i reflettometri hanno la memoria quindi il dato rimane, però è molto importante avere anche un diario che possa essere anche alimentare, dove andare a scrivere i valori dei controlli.”
“Una delle cose che più terrorizza il paziente è quello di dire: “da oggi in poi sto a stecchetto, faccio colazione alle 7, cena alla 19 e non posso sgarrare perché devo prendere il farmaco ecc…” mentre oggi le conoscenze e gli strumenti che abbiamo, consentono loro di fare delle scelte in maniera istruita e di poter uscire fuori da questi meccanismi rigidi di gestione della malattia, e quindi poter vivere in maniera relazionale, non soltanto andare al ristorante, am condividere pasti con esigenze della famiglia e così via….”
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I principali ostacoli all’automonitoraggio percentuale di intervistati che ha menzionato, spontaneamente, almeno una volta quell’argomento INFERMIERE: ATTEGGIAMENTO PRESCRITTIVO 50% PAZIENTE: NEGAZIONE DELLA MALATTIA
45% 40%
PAZIENTE: CONFUSIONE‐ DISORIENTAMENTO
35% 30% 25% 20% PAZIENTE: PAURA DI BUCARSI
15%
PAZIENTE: IMBROGLIA
10% 5% 0%
PAZIENTE: IMPATTO DELL’AUTOCONTROLLO SULLA QUOTIDIANITÀ
PAZIENTE: IL PESO DELLA PATOLOGIA (FATICA, FRUSTRAZIONE)
PAZIENTE: PAZIENTE: INSOFFERENZA ALLE REGOLE IMPOSTE INSOFFERENZA ALLE
PAZIENTE: VERGOGNA, STIGMA DELLA MALATTIA, SENTIRSI DIVERSO PAZIENTE: RIBELLIONE NEI CONFRONTI DELLA MALATTIA
REGOLE IMPOSTE
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Il paziente è insofferente, si ribella alle regole imposte “Ciò che gli proibisci o ciò che gli dai come ordine imperativo di far qualcosa, ci fa ritornare un po’ a quelle che sono.. l’essere bambino quando il babbo ti diceva: “stai zitto, stai buono, stai coso” e quindi lo vedevi… l’hai sempre vissuto penso male.”
“Perché ad esempio, io lo vivo con i miei figli. Posso dannarmi quanto voglio, ma non posso aprir loro al testa e farli studiare, posso spronarli, incoraggiarli, aiutarli. Ma se non vogliono farlo, non c’è santo che tenga. E lo stesso vale per le persone. Se non c’è la volontà di cambiare, di aprire la gabbia, io posso star lì quanto voglio, ma non ce la faranno mai.”
“Prima le donne, la depressione, si, si. Lo scrivono perchè dicono “devo stare bene, non posso far tutte queste cose, no, no” proprio il rifiuto “io non posso provarmi la glicemia ma poi sono via...” allora quando uno si comporta così mi chiedo chi me lo fa fare, fai quello che vuoi..”
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Fine del documento
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