norme per gli
autori
Le proposte di pubblicazione saranno accettate a giudizio del comitato di redazione. Ogni articolo esprime il lavoro e/o le convinzioni degli autori i quali assumono la responsabilità di quanto dichiarato. Quando l’articolo esprime o può coinvolgere la responsabilità o l’immagine dell’istituzione di appartenenza o quando gli autori parlano a nome della medesima, occorrerà una liberatoria scritta dei relativi responsabili. La pubblicazione dei lavori è gratuita; il materiale anche originale pervenuto, anche se non pubblicato, non sarà restituito. Gli autori sono tenuti a specificare se la proposta di pubblicazione è stata inoltrata presso altre riviste. Il comitato editoriale si riserva di eseguire, nell’eventualità che appaia opportuno, un lavoro di revisione formale del testo, ferma restando la conservazione dei contenuti espressi dall’Autore, per renderli conformi allo stile della Rivista. La rivista In...formazione OSDI pubblica lavori di interesse didattico, scientifico e assistenziali riguardanti il diabete e gli argomenti correlati. Indicare, oltre al proprio indirizzo, il numero di fax e l’indirizzo e-mail per l’eventuale corrispondenza. La struttura del lavoro dovrà conformarsi alle seguenti indicazioni: - Titolo: il titolo deve essere il più possibile conciso, ma chiaramente esplicativo della natura del lavoro. - Nome dell’Autore (o degli Autori): nomi e cognomi per esteso in lettere maiuscole; accanto a ciascun nome uno o più asterischi con riferimento alla successiva indicazione. - Indicazione, preceduta dal relativo numero di asterischi, per ciascun autore della qualifica o struttura di appartenenza; va indicato l’indirizzo e-mail dell’Autore cui fare riferimento. - Riassunto: il riassunto dovrà essere non superiore alle 300 parole e illustrare succintamente scopo del lavoro e risultati. - I riferimenti bibliografici dovranno essere riportati in calce al lavoro numerati progressivamente in cifre arabe poste tra parentesi quadre: indicando il cognome e le iniziali del nome dell’Autore, il titolo dell’articolo per esteso, il titolo della rivista, il volume (in corsivo), i numeri della prima e dell’ultima pagina e l’anno. Le bozze di stampa inviate agli autori devono essere corrette e restituite entro 4 giorni. Il materiale dovrà essere inviato all’indirizzo e-mail: rivista@osdi.it
som ma rio Periodico trimestrale dell’Associazione OSDI Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani Via Guelfa, 9 - 40138 Bologna www.osdi.it
editoriale del direttore di Maria Teresa Branca
lettera del presidente di Katja Speese
Autorizzazione del tribunale di Lecce n. 1014 - marzo 2009
notizie dall’associazione Diabete Italia e dintorni...
DIRETTORE RESPONSABILE Maria Teresa Branca
Sesta Conferenza Nazionale delle Associazioni che opera nell’ambito del Diabete in Italia
VICE-DIRETTORE Roberta Chiandetti
nursing diabetologico
COMITATO SCIENTIFICO Roberta Chiandetti Maria Teresa Branca Lia Cucco
a cura di Lia Cucco
Attività fisica: una potenziale strategia di miglioramento per salute pubblica Mens sana in corpore sano
articolo originale Malattie osteo-articolari e diabete mellito: correlazioni tra una patologia metabolica e la capsulite adesiva Lucia Pagano, Maria Novara
PROGETTAZIONE GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA ALTOGRAF 73042 Casarano (Le) Tel. 0833.502319
vita associativa
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editoriale
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del
direttore di Maria Teresa Branca
L’estate appena passata è ancora carica dei terribili ricordi del terremoto che ha colpito il centro Italia nel mese di agosto. I paesi devastati dalla tragedia e i volti confusi delle persone che abbiamo visto attraverso i media, ci hanno inevitabilmente portato alle amare riflessioni che associano questi tragici eventi. Questo nostro “fragile” Paese colpito ancora una volta da questo nemico imprevedibile, che coglie di sorpresa e sopraggiunge di notte come successe all’Aquila nel 2009, in Emilia nel 2012 e come purtroppo è accaduto anche questa volta. Una tragedia che si ripete e che mette in evidenza le forti carenze del territorio dal punto di vista della prevenzione, anche per quanto riguarda gli edifici pubblici e la precarietà di molte aree delle zone colpite. Questi eventi nella loro drammaticità mettono allo scoperto i punti nevralgici del nostro Paese, tanto meraviglioso quanto fragile ma proprio per questo bisognoso di una cura e di
una attenzione che non sempre gli viene riservata. Questo nostro “fragile” paese mi porta a fare una analogia con il nostro lavoro. Assistere una persona con una patologia cronica cosa vuol dire in fondo? Vuol dire attenzione alla “fragilità”, vuol dire innanzitutto prevenire e poi curare ciò che non siamo riusciti ad evitare, vuol dire avere attenzione ai bisogni e alle necessità delle persone assistite. E se nel nostro Paese si applicasse la regola dell’assistenza? Prevenire i disastri intervenendo sulle fragilità e quindi sul rispetto dell’ambiente e della natura, sulla vigilanza e il controllo delle attività dell’edilizia per mettere in sicurezza sia il patrimonio architettonico del nostro Paese ma anche e soprattutto le persone e le loro case. Non a tutto si può sfuggire ma, ce lo insegna il nostro lavoro, molto si può prevenire o perfino evitare. Invece siamo ancora qua a piangere morti, a vedere paesi distrutti, a vedere persone
EDITORIALE DEL DIRETTORE
tive con lo scopo di ridurre o ritardare l’insorgenza della malattia e delle sue complicanze. Non a caso quest’anno anche la giornata mondiale del diabete (GMD) punterà sul tema della prevenzione e non soltanto nelle piazze ma anche nei luoghi di cura dove verrà organizzata la “set settimana timana della prev pr evenzion enzione”. e”. Nella settimana dal 7 al 13 novembre, infatti, saranno attivate delle postazioni dove i soggetti a rischio di sviluppare il diabete potranno rivolgersi, gratuitamente, per avere informazioni e suggerimenti idonei sullo stile di vita. Per avere indicazioni su come aderire e come attivare le sedi della “settimana della prevenzione” potete visitare il nostro sito w w w.osdi.it o rivolgervi direttamente ai referenti regionali della Giornata Mondiale del Diabete. Tutti noi ci auguriamo di essere numerosi a prestare il nostro volontario contributo per il successo della manifestazione, che da anni ormai ci vede protagonisti e in prima linea.
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perdere in un breve momento tutto ciò che hanno costruito con fatica e impegno nel corso di decenni, a vedere persone che sotto alle macerie hanno lasciato gli sforzi di una vita e a volte anche gli affetti più cari. Persone che meritano non solo la nostra solidarietà ma anche un aiuto concreto. Osdi, come è successo in passato, ha voluto dare il suo modesto sostegno economico alle vittime del terremoto ed ha anche organizzato una rete di soccorso di professionisti volontari, in collaborazione con Diabete Italia, per prestare assistenza specialistica alle persone con diabete colpite dal sisma. Noi tutti ci auguriamo che questi eventi drammatici possano almeno far riflette sull’importanza della prevenzione, che diventa fondamentale per reggere i danni provocati dalla forza di una natura impazzita. Il tema della prevenzione è un argomento molto vicino a noi infermieri e a tutti i professionisti che operano nel campo delle patologie croniche. Il diabete, in particolare, che ha ormai le dimensioni per essere definito una pandemia, necessita di adeguate strategie preven-
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del presidente di Katja Speese
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lettera
Carissimi Soci,
Il nuovo direttivo si è appena insediato e voglio cogliere l’occasione per ringraziare chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco in un periodo particolarmente impegnativo dovuto al costante cambiamento del contesto socio-sanitario ed economico. Un ringraziamento a Clara Rebora, Elisa Levis e Raffaella Fiorentino che hanno scelto di rimanere pur consapevoli del lavoro che le aspetta ma ancor di più ad Angela Benetti, Erika Zasso, Raffaella Lupatelli, Roberto Berardinucci e Salvatore Strano che hanno scelto di saltare su un treno già in corsa tra le varie incognite che il viaggio ci porterà ad affrontare insieme. Un ringraziamento particolare a Tiziana Risolo che ha accettato, il ruolo di Vice Presidente, di accompagnarmi insieme a Marcella Lai, Silvana Pastori e Vilma Magliano in questa stimolante avventura.
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il periodo estivo volge al termine e l’autunno con tutti i suoi innumerevoli impegni associativi è alle porte.
Il nuovo CDN è già a lavoro e nel periodo estivo ha potuto elaborare una serie di progetti, che ci auguriamo possano essere realizzati nel prossimo autunno. Nell’ottica di valorizzare la qualità dell’assistenza da noi professionisti erogata, nonché di favorire l’istituzione ufficiale della figura dell’infermiere esperto in prevenzione ed assistenza diabetologica, è partito, da qualche mese, un progetto di collaborazione con
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AMD, che ci ha visti sinergicamente coinvolti nell’obiettivo di produrre un curriculum validato delle competenze di tutti i professionisti identificando le attività, sia mediche che infermieristiche, ritenute chiave per l’assistenza alla persona con diabete. Questo progetto si chiama Diabetes Intelligence (Dia&Int) e molti di voi hanno già espresso il proprio contributo compilando i questionari del progetto attraverso il nostro sito. Non abbiamo ancora i numeri per essere statisticamente significativi ed è per questo che invito, quanti di voi non l’abbiano ancora fatto, alla compilazione dei questionari per poter portare una voce associativa e professionale forte ed univoca nelle sedi predisposte. All’interno del nostro sito www.osdi.it troverete il link per accedere alla piattaforma con ulteriori approfondimenti riguardo alla progettualità e tutte le istruzioni necessarie per procedere alla compilazione. La sottoscritta con tutti i membri del CDN rimangono a disposizione per ulteriori chiarimenti e supporto nella compilazione ove fosse necessario.
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L’implementazione del Modulo Assistenziale con la registrazione dei dati all’interno della cartella condivisa, utilizzando indicatori che permettano la valutazione periodica delle prestazioni e della qualità dell’assistenza oggi sarà un valore aggiunto per raggiungere l’obiettivo di riconoscimento delle competenze infermieristiche. In aggiunta a quanto sopra descritto, continuano inoltre le collaborazioni con il Ministero della Salute, organismi ed istituzioni pubbliche nazionali nella promozione e nello sviluppo di iniziative atte a migliorare gli interventi a favore delle persone affette da diabete. Colgo l’occasione per ricordare che in data 3 e 4 settembre si è tenuta a Bologna la VI Conferenza Nazionale delle Associazioni che operano in Diabete Italia mentre nella settimana dal 7 al 11 di novembre p.v. si concretizzerà la settimana della sensibilizzazione e della prevenzione che precede la Giornata Mondiale del Diabete 2016. A novembre in programma anche la seconda edizione degli Stati Generali del Gruppo Interparlamentare. Come vi è già stato comunicato la Società Italiana di Diabetologia (SID) e la Federazione Associazione Nazionale Diabetici (FAND) hanno dato recesso dal Comitato di Coordinamento di Diabete Italia. OSDI ha COMUNQUE ritenuto, di confermare la volontà di far parte di Diabete Italia insieme alle Associazioni /Società che continueranno a farne parte. Questo ovviamente non precluderà eventuali collaborazioni scientifiche tra i professionisti delle varie Associazioni e Società Scientifiche. Per concludere con la descrizione delle attività in essere, è stato costituito il primo Gruppo Operativo (G.O.) della Scuola di Formazione (S.F.O.) sulla “Transizione
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Vorrei spendere infine due parole per quanto riguarda alcune situazioni che si vivono a livello regionale. Le difficoltà ci sono in tutti gli ambiti, difficoltà reali che a volte sembrano insormontabili tanto da demotivare soci e referenti dei direttivi regionali. Incomprensioni, gravosi impegni, contesti territoriali locali, situazioni personali e famigliari, risorse economiche sempre in calo. Il CDN non possiede le risposte immediate a tutti questi dilemmi e complicazioni ma siamo disponibili ad accettare proposte fattibili di miglioramento o strategie operative, magari sulla base delle vostre esperienze personali. Vi chiedo con il senso di responsabilità, la dedizione ed il coraggio che ci contraddistinguono di continuare nei vostri percorsi con l’obiettivo di costruire INSIEME un’Associazione di valore e di qualità. Una Associazione determinata a portare avanti gli obiettivi associativi di formazione, sviluppo professionale degli infermieri, ricerca e promozione di iniziative atte a migliorare gli interventi a favore delle persone affette da diabete e malattie croniche.
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dall’ambulatorio età pediatrica all’ambulatorio dell’adulto” che vede come Referente Clara Rebora, consigliere nazionale Osdi Infermiera presso la Diabetologia Pediatrica dell’Istituto Gaslini - Liguria.
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Per quanto possa essere difficile la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare... (Stephen Hawking)
OSDI, raccogliendo la richiesta di tutti i soci di supporto e di aiuto concreto, ha offerto il proprio contributo economico con una donazione a favore delle vittime colpite dal recente terremoto del centro Italia. Inoltre, aderendo all'iniziativa di Diabete Italia, sta attivando una rete di interventi volontari in aiuto alle persone con diabete colpite dal terremoto. Ringraziamo tutti i colleghi che si sono resi disponibili
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Diabete Italia e dintorni ...
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Dal sito www.diabeteitalia.it Diabete Italia Onlus raccoglie le Associazioni italiane fra persone con diabete e fra genitori di persone con diabete e le Società Scientifiche che operano nel campo della Diabetologia. Oltre a rappresentare un momento di incontro, discussione, informazione e formazione, Diabete Italia rappresenta presso le istanze nazionali (Parlamento, Governo e Agenzie governative) gli interessi di chi ha a cuore una assistenza migliore alle persone con diabete. Cosa è Diabete Italia Nata per organizzare in Italia la Giornata Mondiale del Diabete, Diabete Italia è cresciuta in rappresentatività e capacità di azione. Oggi rappresenta a livello nazionale tutti coloro che hanno a cuore l’assistenza alle persone con diabete, ne difende i diritti a livello nazionale e promuove – insieme a Società Scientifiche e Associazioni – il miglioramento dell’assistenza alle persone con diabete. La storia di Diabete Italia Nata nel 2002 con l’obiettivo principale di gestire la Giornata Mondiale del Diabete, Diabete Italia è cresciuta sia in rappresentatività sia in capacità di incidere sulla società e sui decisori attraverso campagne di informazione, attività di incontro e di formazione tese soprattutto al rafforzamento della classe dirigente delle Associazioni.
Anche OSDI è entrata a far parte di questa Associazione di Associazioni, prima con un rappresentante delegato, la collega Daniela Cristofanelli poi, allo scadere del mandato, con due rappresentanti che si
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sono alternati al tavolo del Comitato di Coordinamento e che attualmente rappresentato OSDI all’interno di questa “casa Diabete” , Maria Teresa Branca e Roberta Chiandetti. L’ingresso e la collaborazione
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La lettera della SID ha creato un forte imbarazzo in tutto il “mondo diabete” , sia per i toni utilizzati che per i contenuti non sempre e non tanto condivisibili e anche OSDI si è trovata in disaccordo con la maggior parte delle osservazioni fatte. La posizione dell’Associazione è stata quella di mantenere il proprio Ruolo attivo, assertivo e collaborativo all’interno di Diabete Italia, da esplicitarsi attraverso strumenti e soprattutto strategie comuni che saranno l’oggetto del lavoro del Comitato di Coordinamento nei prossimi mesi. Per intanto, l’attenzione si è coagulata non solo nell’organizzazione della prossima giornata Mondiale del Diabete, ma anche sul recente drammatico e tragico evento che ha colpito al cuore dell’Italia, con il sisma di Marche-Lazio-Abruzzo. Il Coordinamento ha subitamente deciso di mettere a disposizione l’organizzazione Diabete Italia per prestare assistenza specialistica in diabetologia alle persone con diabete delle zone terremotate ed anche OSDI ovviamente parteciperà all’iniziativa sia nei termini organizzativi che di presenza grazie anche ai generosi colleghi che già hanno candidato la propria disponibilità e che da queste pagine desideriamo ringraziare. Ancora alcune riflessioni rispetto la SID, Società con la quale OSDI ha sempre collaborato grazie soprattutto al contributo dei Singoli professionisti che a diverso titolo hanno dimostrato estrema disponibilità e professionalità non esitando a partecipare
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all’interno di Diabete Italia è stato un percorso che si è evoluto nel tempo, è cresciuto insieme alla crescita di consapevolezza dei suoi partecipanti, e molti piccoli passi sono stati compiuti e ci hanno visto protagonisti non solo nelle piazze delle Giornate Mondiali del Diabete ma anche in altre importanti manifestazioni. Alcune testimonianze sono già riportate all’interno del nostro sito (sezione “media”) e si sono rinforzate nella partecipazione dell’attuale Presidente Katja Speese e di Tiziana Risolo all’ultima Conferenza Nazionale delle Associazioni il cui contributo leggeremo a seguire. In realtà molte iniziative sono in cantiere ed il Comitato di Coordinamento sta dimostrando oggi più che mai la volontà di lavorare insieme e di farlo con qualità e rispetto sia della persona con diabete, oggetto vero ed ultimo di intenzioni e sforzi, sia di tutti i professionisti e non che ruotano intorno a chi il problema del diabete lo vive tutti i giorni sulla propria pelle. Tuttavia, proprio come accade nelle migliori famiglie, anche in Diabete Italia qualche incomprensione c’è stata ed in tempi molto recenti, pur condividendo almeno nella sostanza gli obbiettivi e l’attenzione sulla persona con diabete, prima la FAND, poi la Società Italiana di Diabetologia - SID – hanno deciso di formalizzare la propria uscita da Diabete Italia. La SID l’ha fatto con un lettera, datata 8 luglio, indirizzata non solo ai propri Soci ma anche alle Istituzioni ed al mondo del Marketing.
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a molti dei nostri eventi formativi e congressi che, se hanno raggiunto un ottimo livello scientifico, è anche grazie al loro contributo. Appare singolare, leggendo alcuni stralci della lettera inviata, che rimanda ad integrazioni professionali e di cura, la posizione invece mantenuta negli ultimi anni dai vertici SID, che di fatto hanno impedito questa necessaria integrazione dando parere negativo all’ingresso di OSDI nei gruppi di studio GISED e Podopatia diabetica. In un recente incontro tra SID e OSDI, questa posizione di chiusura sembrerebbe poter essere rivista, ma siamo ancora in attesa di vedere “ufficializzato” il riconoscimento del nostro contributo. Ed in questa lettura, appare ancora più singolare che SID abbia deciso, o almeno così è stato comunicato, di istituire un premio da consegnare al miglior “infermiere
educatore”, ma SOLO se socio SID, e SOLO se presente al prossimo Congresso Nazionale SID. Se l’educazione non è degli infermieri ma è di tutti i professionisti competenti, e questo ci insegna il gruppo GISED, qual è il significato di un premio sull’educazione pensato SOLO per un infermiere? E SOLO se Socio SID? L’invito ai SOCI OSDI, neanche tanto velato, è di non aderire ad una iniziativa che riteniamo per certi versi ghettizzante, perché il valore professionale e scientifico non può avere confini di appartenenza. Grazie SID, ma gli infermieri hanno bisogno di essere riconosciuti, fattivamente, nella loro competenza e nella loro autonomia. A seguire, il contributo del Presidente Katja Speese e del Vice Presidente Tiziana Risolo alla VI Conferenza Nazionale del Volontariato.
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notizie dall’associazione Sesta Conferenza Nazionale delle Associazioni che operano nell’ambito del Diabete in Italia Bologna 3-4 settembre 2016
Si è appena conclusa la sesta edizione della Conferenza Nazionale delle Associazioni organizzata da Diabete Italia e che ha visto partecipi 120 persone con diabete facenti parte di varie Associazioni del Volontariato del mondo diabete. Anche OSDI è stata presente in qualità di “Società Scientifica” presente nel Comitato di Coordinamento di Diabete Italia. Durante la Conferenza si sono affrontati temi molto importanti, attraverso interventi dedicati, quali empowerment, aderenza terapeutica, accesso alle cure comprese le problematiche regionali sulla disomogeneità dei percorsi assistenziali. Tutti temi che riguardano aspetti tipici dell’assistenza alla persona con diabete. Assistenza che va erogata da Team multi professionali e multidisciplinari e questo concetto è stato rinforzato in più occasioni
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i referenti regionali delle Associazioni che seguono molto da vicino il processo di applicazione del PND e che hanno messo in evidenza le ancora molteplici criticità regionali ancora presenti legati alla disparità del Servizio Sanitario Nazionale a livello delle singole Regioni. E su queste criticità la Dott.ssa Pisanti ha sollecitato le Associazioni delle varie Regioni a perseguire l’attuazione omogenea dell’assistenza alla persona con diabete nelle singole realtà. Anche l’intervento della nostra Vice Presidente Tiziana Risolo, membro del comitato socio sanitario di Diabete Italia, ha suscitato molto interesse tra i partecipanti trattando il tema dell’empowerment della persona con diabete. Nella sua relazione ha evidenziato il ruolo dell’infermiere nel team diabetologico e
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durante la Conferenza. Importante anche il ruolo delle Associazioni di volontariato e dei diabetici stessi che attraverso siti web e forum si faranno PORTATORI SANI DI AGGREGAZIONE. Aggregazione ed unità di intenti soprattutto per essere portavoce univoci e di sostanza dei loro diritti hanno chiesto le persone presenti a Diabete Italia, chiedendo di continuare a portare avanti la “voce” delle persone con diabete a livello Istituzionale proponendo strade appropriate per un’assistenza alla persona con diabete sostenibile ed efficace. Interessante è stata la sessione sul “Paziente fai da te” che ha preso in esame punti di forza e criticità relativi all’utilizzo del WEB, che è tra i primi metodi di informazione scelta dai pazienti subito dopo il diabetologo. Non è mancata la tavola rotonda con
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l’importanza dell’Educare insieme, condividendo un linguaggio comune. Educare per far acquisire la consapevolezza della malattia, per potenziare le risorse disponibili della persona con diabete finalizzate ad una assunzione di responsabilità nel percorso di cura che la rende la protagonista principale. Terminata la Conferenza siamo già
operativi insieme a DI per l’organizzazione della Giornata Mondiale del Diabete che quest’anno sarà proposta come settimana della prevenzione dal giorno 7 al 11 di novembre. Seguiranno attraverso OSDI ed i Referenti Regionali ulteriori informazioni. Tiziana Risolo Vicepresidente nazionale Osdi
Il 14 novembre 2016 si celebra la Giornata Mondiale del Diabete, un evento che si rinnova dal 1991 grazie all’OMS e all’ONU allo scopo di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica ed è promosso da tutte le società scientifiche internazionali legate alla patologia. Il tema della Giornata mondiale del diabete indicato dall’IDF per il 2016 è:
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Giornata Mondiale del Diabete 2016 - Diabetologie Aperte -
I messaggi chiave che guidano la campagna sono: • Lo screening del diabete di tipo 2 è importante per modificare il suo corso e ridurre il rischio di complicanze. • Lo screening delle complicanze del diabete è una parte essenziale della gestione di tutti i tipi di diabete. Dal 2002 Diabete Italia (Onlus che unisce società scientifiche di diabetologia, associazioni professionali e associazioni dei pazienti e dei genitori di ragazzi con diabete) organizza, promuove e divulga in Italia le iniziative legate alla giornata mondiale del diabete sul territorio nazionale.
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‘Occhi sul diabete’
Per rimanere coerenti con il tema 2016 Diabete Italia, tra le iniziative a carattere locale, vuole promuovere
“La Settimana di prevenzione presso gli Ambulatori di Diabetologia” Nella settimana 7-13 novembre i servizi di diabetologia che avranno aderito all’iniziativa saranno a disposizione gratuitamente dei soggetti a rischio di sviluppare il diabete al fine di individuare i casi di diabete misconosciuto o di prevenire/ritardare l’insorgenza della malattia con suggerimenti idonei sullo stile di vita.
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diabetologico
a cura di Lia Cucco
ATTIVITÀ FISICA: UNA POTENZIALE STRATEGIA DI MIGLIORAMENTO PER SALUTE PUBBLICA Mens sana in corpore sano PREMESSA L’attività fisica è un comportamento così positivo per la salute, ha un così alto potenziale di miglioramento della salute pubblica a fronte di così bassi rischi che merita di essere al centro di qualsiasi futura strategia per la salute pubblica in Europa [1]. È, inoltre, associata con altri tipi di comportamenti positivi, come mangiare sano e non fumare, e può essere utilizzata per aiutare a compiere altri cambiamenti comportamentali[2]. Eppure, a livello globale, un adulto su tre non raggiunge i livelli di attività consigliati: nel 2015, il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che frequentano la scuola non rispettavano le raccomandazioni Oms sui livelli di attività fisica settimanale raccomandati (150 minuti di attività ad intensità moderata). In Europa, le statistiche rilevano come oltre un terzo delle persone in età adulta siano insufficientemente attive [3]: dati recenti rendono noto che, tra le persone di età superiore ai quindici anni, sei su dieci non fanno mai, se non raramente, esercizio o sport, e che oltre la metà pratica solo
raramente o non pratica mai alcun altro tipo di attività fisica, come andare in bicicletta, ballare o fare giardinaggio [4]. Nello stesso tempo, una considerevole porzione degli adulti passa più di quattro ore al giorno in posizione seduta, fattore favorente uno stile di vita sedentario. L’inattività fisica è annoverata tra i principali fattori di rischio per la salute: in Europa l’inattività è ritenuta responsabile ogni anno di un milione di decessi (il 10% circa del totale) e di 8,3 milioni di anni persi al netto della disabilità [Disability-adjusted life years, DALY]. Si imputano ad essa il 5% delle affezioni coronariche, il 7% dei diabetici di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon [5]. Inoltre, continuano ad essere allarmanti i dati su obesità e sovrappeso: in 46 paesi europei (l’87% della Regione), oltre la metà degli adulti è sovrappeso od obesa, ed in diversi casi si arriva a sfiorare il 70%. Anche molti bambini e adolescenti sono sovrappeso e obesi, soprattutto in Europa meridionale. È dimostrato che l’inattività fisica contribuisce allo squilibrio energetico che sta alla base dell’assunzione di peso. A livello sociale, l’inattività ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il
NURSING DIABETOLOGICO La strategia sull’attività fisica per la Regione Europea dell’OMS 2016-2025, elaborata a partire dal Global action plan for the prevention and control of non communicable diseases 2013–2020 [7], è fondata sull’attività fisica quale fattore trainante per la salute e il benessere della Regione europea, con particolare attenzione all’incidenza di malattie non trasmis-
sibili associate a livelli insufficienti di attività fisica e a comportamenti sedentari. Essa riguarda tutte le forme di attività fisica praticabili nel corso della vita, con coinvolgimento in azioni concrete da parte di tutti i governi della Regione europea dell’OMS, in tutti i settori e a tutti i livelli e in ogni paese, affinché tutti i cittadini possano vivere meglio e più a lungo adottando uno stile di vita che contempli lo svolgimento di attività fisica su base regol a re . C o n s e g u i re u n a r i d u z i o n e dell’inattività del 10% entro il 2025 è uno dei nove obiettivi a livello mondiale. Inoltre, aumentare i livelli di attività fisica è un fattore imprescindibile per centrare altri tre obiettivi mondiali: ottenere una riduzione relativa del 25% della mortalità precoce, del 25% della mortalità precoce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche; della prevalenza dell’ipertensione, del diabete e dell’obesità. Un aumento del numero di adulti sedentari è uno dei motivi dell’aumento della prevalenza di diabete di tipo 2 (T2D). Nelle persone con diabete sono raccomandati almeno 150 minuti/settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata
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sistema sanitario e un elevato costo indiretto per l’ aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si stima che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell’inattività sia di 910 milioni di euro l’anno [6]. Nel mondo, la sedentarietà ha un costo di oltre 67 miliardi di dollari l’anno in cure sanitarie e perdita di produttività, con impatti diversi a seconda degli Stati: nei Paesi ad alto reddito, l’inattività fisica è responsabile dell’80,8% dei costi sanitari e del 60,4% dei costi indiretti (come la perdita di produttività); nelle nazioni a basso e medio reddito è invece stato censito il 75% del carico globale di malattia (global burden of disease) associato alla sedentarietà.
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(50-70% della frequenza cardiaca massima) e/o almeno 90 minuti/settimana di esercizio fisico intenso (>70% della frequenza cardiaca massima), distribuita in almeno 3 giorni/settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività. Questo è ritenuto essenziale per migliorare il controllo glicemico, favorire il mantenimento di un peso corporeo ottimale, ridurre il rischio di malattia cardiovascolare, contrastare l’epatosteatosi, migliorare la qualità di vita percepita e ottimizzare il rapporto costo/beneficio della terapia. (Standard di cura). Per questo è suggerito il potenziamento delle attività informative e formative che dovrebbero essere articolate su due livelli: come intervento di sanità pubblica, realizzato da tutti gli operari sanitari e come intervento di counselling avanzato per quesiti, problemi particolari che invece dovrebbero essere gestiti dagli esperti. Si capisce, pertanto, come gli infermieri e gli operatori sanitari tutti debbano avere un ruolo trainante nella lotta alla sedentarietà lavorando non solo con le persone sane e malate di tutte le età, ma anche con le società ed i governi che hanno determinato lo sviluppo di luoghi e ritmi di vita inadatti al movimento. L’articolo si occuperà in particolare degli ostacoli all’attività
fisica nelle persone con diabete e delle metodologie che in letteratura hanno dimostrato maggiori vantaggi nella sua implementazione, essendo gli altri aspetti ampiamente trattati nelle Raccomandazioni di trattamento assistenziale in campo diabetologico 2011-2012 di OSDI e negli Standard di cura per il diabete Mellito 2016, reperibili nei siti delle società (OSDI, AMD, SID). UN GLOSSARIO MINIMO Nel linguaggio quotidiano, il significato attribuito al termine “attività fisica” non è univoco, ma viene interpretato in modo differente da un dirigente sportivo, un atleta o un ginnico della domenica. Noi, invece, abbiamo bisogno di un linguaggio comune, per non generare confusioni tra operatori e tra operatori e pazienti. Le definizioni di seguito riportate si basano sul rapporto della Surgeon General “Attivita fisica e salute” del 1996[8] e sono adottate anche dagli Standard italiani per la cura del diabete mellito 2016. L’attività fisica è definita come un movimento prodotto dalla contrazione di muscoli scheletrici che richiede una spesa in eccesso rispetto alla spesa energetica a riposo, mentre l’esercizio fisico è un movimento corporeo programmato, strut-
La soglia aerobica è il valore minimo dell’intervallo di velocità alla quale vi è costanza di valori di lattato per alcune decine di minuti. Negli atleti è un valore compreso tra il 70-75% della VO2 max e la FC varia tra il 79-89% della FC max. La concentrazione di lattato mediamente si aggira tra 1.9-3 mM ed il quoziente respiratorio tra 0.8-0.95, essendo utilizzati come substrato energetico sia lipidi che carboidrati. E’ la velocità tipica della corsa di maratona per i top runners e caratterizza la resistenza aerobica dell’atleta; sono utilizzate prevalentemente fibre tipo I e in piccola parte tipo II a. La massima potenza aerobico- lipidica è la velocità alla quale si consuma la quantità maggiore di lipidi nell’unità di tempo. L’utilizzazione preferenziale dei lipidi o dei
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non allenati in cui si verifica dopo pochi muniti esaurimento muscolare. Nei soggetti obesi la soglia anaerobica può corrispondere anche al 40-50% della VO2max ed uno degli obiettivi dell’allenamento deve essere proprio l’innalzamento della soglia anaerobica, cioè il miglioramento della capacità aerobica. Questo obiettivo si raggiunge mediante l’esercizio ripetuto (isotonico, aerobico) delle fibre muscolari di tipo I (lente) e di tipo IIa (intermedie) che nel tempo tendono a trasformarsi in fibre lente (rosse, di tipo 1).
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turato e ripetuto, eseguito allo scopo di migliorare o mantenere una o più componenti in buona forma fisica. L’esercizio aerobico, è costituito da movimenti ritmici, ripetuti e continui, degli stessi grandi gruppi muscolari, per almeno 10 minuti ciascuno, ne sono un esempio il camminare, l’andare in bicicletta, la corsa lenta, nuoto e molti sport. L’esercizio contro resistenza è, invece, quella attività che utilizza la forza muscolare per muovere un peso o lavorare contro un carico che offre resistenza; è efficace nel migliorare il controllo glicemico così come la combinazione di attività aerobica e contro resistenza almeno tre volte la settimana secondo un programma definito. Per stimare il costo metabolico di un’attività fisica è usato il Met, unità di equivalente metabolico: 1 Met = 3,5 ml di O2/Kg/h. Il consumo di 1Met/kg/h corrisponde a quello della condizione di assoluto riposo. La capacità aerobica massima, VO2 max, dipende dal grado di allenamento e dalle capacità respiratorie e cardiovascolari, è una caratteristica del patrimonio genetico degli individui (numero di fibre rosse e di mitocondri), si migliora sensibilmente con l’allenamento aerobico e tende a ridursi fisiologicamente con l’età. Nei pazienti obesi sedentari la VO2 max è ridotta e si aggira tra 10 e 25 ml/kg/min, in una persona sedentaria normopeso è intorno a 40 ml/kg/min, mentre negli atleti di fondo (maratoneti, sciatori fondisti, ciclisti) si arriva a circa 90 ml/kg/min. La soglia anaerobica è il valore massimo dell’intervallo di velocità al quale vi è costanza di valori di lattato nel sangue per alcune decine di minuti, è strettamente collegata all’accumulo di lattato ematico e, quindi, alla capacità di utilizzazione dell’acido piruvico da parte del sistema mitocondriale. Negli atleti la soglia anaerobica corrisponde ad un consumo di ossigeno compreso tra l’80-87% della VO2 max, la frequenza cardiaca (sempre secondo valori medi riferiti ad atleti) è compresa tra il 92±4% della Fc max e la lattacidemia raggiunge i 4 mM. Corrisponde ad una velocità che può essere mantenuta fino a circa 1 ora da atleti di fondo ad alto livello, molto meno nei soggetti
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carboidrati (CHO) come substrato energetico è in funzione dell’intensità dell’esercizio fisico: a basse intensità vengono utilizzati in quantità simili lipidi e CHO, ad intensità sub-massimali e massimali aumenta progressivamente l’utilizzazione di CHO, la cui ossidazione produce più ATP a parità di consumo di ossigeno. La massima potenza aerobicolipidica non è la velocità alla quale in percentuale si consuma la maggior parte di lipidi (che corrisponde ad un’andatura molto bassa), ma quella che comporta il maggior consumo assoluto di grassi [9]. GLI ITALIANI E L’ATTIVITÀ FISICA Secondo i dati ISTAT riferiti al 2015, sono 19 milioni e 600.000 le persone da 3 anni in su che dichiarano di praticare uno o più sport nel tempo libero (33%), con un aumento negli ultimi 2 anni del 2.7%. Persiste un forte divario tra maschi e femmine, una sedentarietà più alta nel mezzogiorno e nei piccoli comuni, e l’influenza dal contesto familiare per i bambini (i bambini con genitori sportivi si muovono di più) [10]. Dall’osservatorio PASSI si apprende che gli adulti italiani si suddividono, in uguale percentuale, in tre gruppi: fisicamente attivi, parzialmente attivi e sedentari. I fisicamente attivi sono gli intervistati che dichiarano di praticare attività fisica come raccomandato, ovvero: 30 minuti di attività fisica moderata per almeno 5
giorni alla settimana, o almeno 20 minuti al giorno di attività intensa per almeno 3 giorni a settimana, oppure svolgono un’attività lavorativa che richiede un importante sforzo fisico. La sedentarietà si associa all’aumento dell’età, al genere femminile, a uno status socioeconomico più svantaggiato, per difficoltà economiche o basso livello di istruzione. Il numero di sedentari, ad eccezione del Centro Italia, sembra persino aumentare dal 2008 al 2015, in tutto il Paese, con un maggior numero di sedentari fra i residenti nel Sud Italia (con l’eccezione di Molise e Sardegna) [11]. La quota di persone alle quali è stata consigliata l’attività fisica varia da regione a regione e a seconda delle condizioni sanitarie, ma rimane comunque bassa rispetto alle raccomandazioni consolidate dalla letteratura [12]. COME IMPLEMENTARE L’ATTIVITÀ FISICA Le evidenze scientifiche su attività fisica e diabete hanno la massima forza della raccomandazione e del livello di prova (I A). In passato“Pensavamo che il nostro lavoro fosse di far fare alle persone ciò che avrebbero dovuto fare e ci siamo accorti che tutto questo non funzionava: le persone inglobavano il diabete nella loro vita piuttosto che cambiare qualcosa della vita a causa del diabete” [13]. Ed è questa la sfida da accettare anche per l’attività fisica. Nel Dawn 2, gli infermieri (italiani e non), indicano come l’essere fisicamente
COMPONENTE DEFINIZIONE ASSES
Rilevare attitudini e comportamenti rilevanti
ADVISE
Fornire raccomandazioni per la modifica di comportamenti rilevanti per quel paziente
AGREE
Stabilire obiettivi condivisi, specifici e realistici
ASSIST
Anticipare possibili barriere, fornire soluzioni per i problemi e un piano d’azione complessivo
ARRANGE
Programmare il follow-up (contatti e risorse)
Nelle persone con DM1, la mancanza di conoscenze sulla gestione del diabete durante attività fisica, la gestione del tempo e del lavoro, la distanza e costi dagli impianti sportivi, l’imbarazzo, l’immagine corporea, la mancanza di motivazione e le condizioni atmosferiche sono indicate come ostacoli in un recente studio qualitativo [16]. Per gli operatori è importante individuare le barriere interne ed esterne a un regolare esercizio fisico per sviluppare i contenuti, i metodi e le campagne dell’intervento e identificare e discutere le possibili soluzioni [17].
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Le barriere interne includono fattori che potrebbero essere influenzati dal processo decisionale del singolo. A causa di questi fattori, l’individuo sente che le ragioni, gli obiettivi e benefici dell’esercizio fisico sono insufficienti rispetto ai costi dell’esercizio (dolore, stanchezza, disagio, emozioni negative). Barriere interne includono emozioni come la vergogna [18 19],la pigrizia [20- 21 22 ], la paura dell’attività [23-24-25]. Alla base di questi sentimenti ci sono cattive condizioni di salute o il sovrappeso [26-27]. Soggetti in sovrappeso spesso si trovano a disagio nell’affrontare l’esercizio [18-19]. La sensazione di essere troppo grasso per l’esercizio è una barriera comune tra adulti in sovrappeso e anche tra gli adolescenti [28]. Negli adulti situazioni di vita difficili e la mancanza di tempo sono fattori frequenti. La difficoltà di reperire il tempo viene imputata al lavoro o a doveri domestici [28]. Le barriere esterne includono fattori che sono indipendenti dal processo decisionale di un individuo, come il tempo [29] o le barriere culturali [30]. Questi fattori sono influenzati anche dalla scarsità di impianti sportivi. La mancanza di sostegno sociale influenza la motivazione all’attività fisica [31] . Alcune di queste barriere potrebbero essere prese in considerazione come fattori motivanti: il sovrappeso/obesità potrebbe essere un motivo in più per cambiare i comportamenti di salute [32], cosi come il dolore, la stanchezza o sintomi di depressione, che da un’ adeguata attività fisica potrebbero trarre miglioramento [33]. Un esercizio regolare aiuta ad aumentare la qualità e la quantità di sonno [34] e il sonno sufficiente migliora il controllo del peso [35] mentre la durata del sonno breve è associata a sovrappeso e l’obesità [36]. Il semplice incoraggiamento all’attività fisica, però, è meno utile rispetto ad una attività strutturata: l’esercizio fisico strutturato, aerobico, di resistenza o una combinazione di entrambi della durata di almeno 12 settimane si associa ad un miglioramento del controllo metabolico nel diabete tipo 2, maggiori benefici si
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attivi sia l’area relativa all’autogestione del diabete che maggiormente necessita di sostanziali miglioramenti [14]. In generale, gli ostacoli che maggiormente si incontrano riguardano la motivazione dei pazienti e degli operatori, la fattibilità, la gestione della terapia ipoglicemizzante in particolare dell’insulina. Un approccio pratico, utilizzato dagli infermieri per diversi problemi del paziente (es il fumo o il passaggio alla terapia insulinica..), è quello delle 5 A, una serie sequenziale di step per facilitare l’autogestione e il cambiamento dei comportamenti [15]. La valutazione delle barriere e delle preoccupazioni di ogni individuo rappresenta parte fondamentale di questo approccio.
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ottengono per una durata superiore a 150 minuti a settimana. È efficace solo se associato alle indicazioni dietetiche [37]. Nello studio IDES, studio randomizzato controllato su pazienti diabetici tipo 2 sedentari, il gruppo di intervento (EXE) svolgeva 2 sessioni di esercizio misto (aerobico e/o di resistenza) a settimana con supervisione, per un totale di 150 minuti, ottenendo una adesione al programma nell’80% dei pazienti. Nei soggetti con DM2 si assisteva a un aumento progressivamente crescente dei benefici sui parametri metabolici al crescere del dispendio energetico (in METs/h/sett). L’intervento comprendeva un incontro iniziale di 30 minuti, counseling con check list, contatto telefonico dopo un mese, 7 incontri individuali di 15 minuti ogni 3 mesi per discutere del diario [38]. Lo studio di Moldest[39], è invece basato sull’empowerment dei pazienti. Il team è stato formato con un corso teorico e interattivo con un metodo educativo strutturato [40].
La sperimentazione ha avuto la durata di 1 anno e l’intervento si è focalizzato sulla capacità dei partecipanti di migliorare il proprio self-management, in particolare nello sviluppare le proprie capacità di monitorare e controllare il diabete e capire quali cambiamenti nel proprio stile di vita fossero necessari. Il team educativo composto da infermieri, dietisti, fisioterapisti e 250 general practitioners (GPs) ha condiviso le conoscenze teoriche e l’esperienza del lavoro svolto, con la supervisione di uno psicologo. Il paziente raggiunge l’empowerment quando ha: sufficiente conoscenza per prendere delle decisioni razionali, sufficiente controllo, sufficienti risorse per implementare le proprie decisioni, sufficienti esperienze per valutare l’efficacia delle proprie decisioni. A un anno si è avuta una riduzione significativa dell’emoglobina glicosilata, del peso corporeo, della glicemia a digiuno, pressione arteriosa e circonferenza vita nelle donne, oltre a un miglioramento della qualità di vita e un aumento
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partecipanti sono stati pesati e sono stati rivisti i dati di auto-monitoraggio. L’intervento sullo stile di vita nel gruppo intensivo è riuscito a produrre perdita di peso sostenuta e miglioramenti nel fitness cardiovascolare nei 4 anni di follow-up. Il gruppo di intervento ha anche sperimentato miglioramenti significativamente maggiori rispetto al gruppo di cura usuale in tutti i fattori di rischio cardiovascolari in media in tutto periodo, con l’eccezione di LDL C, dove, dopo aggiustamento per l’uso di farmaci, i miglioramenti sono stati simili nei due gruppi. Se l’intervento strutturato è fondamentale per avere successo, alcuni fattori facilitanti sono da tenere in considerazione. In una indagine qualitativa in pazienti con diabete di tipo 2, mentre erano arruolati in uno studio randomizzato sull’attività fisica con esercizi aerobici, di resistenza o combinati, fattori agevolanti l’esercizio fisico sono stati individuati nel supporto della famiglia, nel senso di benessere, avvertito già a tre mesi, nei risultati ottenuti, nella possibilità di divertimento, nella perdita di peso e nella presenza di un personal trainer [44], dati confermati anche da un altro studio dove in particolare il supporto sociale rivestiva una grande importanza [45]. I fattori psicosociali associati ad una maggiore attività fisica riguardavano: eseguire lavori agricoli, avere un lavoro ( attività fisica svolta lavorando, maggior tempo in cui si sta in piedi, cammino per parlare con colleghi invece che usare il telefono, modalità per raggiungere il posto di lavoro). Invece tra i fattori che influenzano l’attitudine al cambiamento verso l’attività fisica erano maggiormente rilevanti la riduzione dello stress, la presenza di una rete amicale, il riconoscimento dei risultati da parte di altri soggetti. Per il supporto sociale, particolarmente rilevante si è dimostrato l’appoggio di familiari e conoscenti (aumenta la motivazione, aiuta a mantenerla nel tempo e riduce lo stress).
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dell’attività fisica Strategie di counselling (inteso come una consulenza il cui scopo terapeutico è quello di sostenere l’individuo nella decisione, favorendo una visione realistica di sé, delle proprie risorse, e dei propri limiti e dell’ambiente in cui si trova ad interagire) si sono rivelate efficaci nel mantenimento dell’attività fisica in persone con DM2 [41]. La checklist del contenuto delle sessioni pianificate includeva una successione di azioni: motivare, cioè spiegare i benefici che derivano da un regolare esercizio fisico, pianificare insieme un programma step-by-step, per l’acquisizione di abilità cognitive e comportamentali per il raggiungimento degli obiettivi (selfefficacy), ovvero acquisire la capacità di attivare comportamenti di selfmanagement, tenere conto dei desideri per la scelta degli esercizi (piacere), supportare, coinvolgendo membri della famiglia o amici, capire se è in una situazione di reale cambiamento del comportamento, aiutare ad affrontare gli ostacoli, invitare a tenere un diario del tipo e della durata dell’attività fisica [42]. In un altro trial [43] la metodologia dell’ intervento intensivo comprendeva modificazione della dieta e l’attività fisica ed è stato progettato per indurre almeno una perdita di peso del 7% alla chiusura e di mantenere questa perdita di peso negli anni successivi. I partecipanti del gruppo di intervento avevano un obiettivo calorico (1200-1800 in base al peso iniziale), con <30% delle calorie totali dai grassi (< 10% da grassi saturi) e un minimo del 15% del totale delle calorie da proteine. L’obiettivo era di almeno 175 minuti di attività fisica a settimana, con attività simili per intensità come camminare a ritmo sostenuto. Tra le strategie comportamentali, sono stati stressati l’automonitoraggio, la definizione degli obiettivi e la capacità di problem solving. I partecipanti sono stati visti settimanale per i primi 6 mesi e 3 volte al mese per i successivi 6 mesi, con una combinazione di gruppo e singoli contatti. Durante gli anni 2-4, sono stati visitati singolarmente, almeno una volta al mese, contattati un’altra volta ogni mese per telefono o e-mail, e hanno ricevuto una serie di lezioni di gruppo. Ad ogni sessione, i
CONCLUSIONI Mens sana in corpore sano (Giovenale (Satire, X, 356) non è solo un modo di dire visto che studi recenti hanno dimostrato che l’esercizio muscolare ha effetti
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benefici su tutto l’organismo, tessuto cerebrale compreso [46 ].Abbiamo avuto, però, nell’ultimo secolo una trasformazione antropologica che ci ha cambiati da camminatori instancabili in sedentari motorizzati portando a un innalzamento delle patologie legate all’invecchiamento, conseguenti al progressivo accumulo cellulare di danni molecolari da stress ossidativo, radicali liberi, scorie tossiche …quelle patologie neurologiche degenerative, demenza senile, sarcopenia, diabete, arteriosclerosi che trovano un agente preventivo, quasi un antidoto naturale, nell’attività muscolare per la sua capacità di generare restrizione calorica e molecole
che mantengono l’equilibrio metabolico. The Lancet serius nel luglio 2016, ha pubblicato quattro paper su sedentarietà, e mortalità correlata, l’impatto economico dell’inattività fisica sedentarietà e alcuni esempi virtuosi di interventi. Nel testo si ribadisce l’importanza dell’attività fisica, indipendentemente dal tempo passato seduti e di come uno stile di vita fisicamente attivo ( almeno un’ora al giorno di attività fisica) sia adeguato per ostacolare gli effetti negativi derivanti dallo stare seduti per 8 ore ogni giorno e a ridurre il rischio di morte per una malattia cronica. Particolare attenzione è rivolta all’abitudine molto comune di guardare la televisione: farlo per tre ore al giorno aumenta il rischio di morte e sembrerebbe un rischio maggiore rispetto al rischio di morire correlato alla sola sedentarietà, probabilmente perché passare tante ore davanti alla televisione può essere la spia di uno stile di vita sedentario, oppure il guardarla dopo cena avrebbe ripercussioni sul me-
tabolismo o per la maggiore propensione a fare spuntini [47].Riflettere su una abitudine cosi diffusa e cosi nociva, ci porta a considerare come avere uno stile di vita attivo sia un’abitudine influenzata da una serie complessa di variabili sociali e individuali. Come fare a facilitare il cambiamento? La bacchetta magica non esiste e anche gli operatori sanitari, come i pazienti, vorrebbero risultati immediati, ma nelle malattie croniche non è così. L’educazione funziona solo se ci si mette in gioco e gli operatori possono fare la differenza, lavorando per trovare un rapporto simbiotico con le regole imposte dalle preoccupazioni economiche e considerando le zone grigie degli studi che dovrebbero sollecitare la sperimentazione e la creatività. Esplorare le difficoltà dei pazienti, oltre che le nostre, è fondamentale. Un piccolo studio recente, le riassume in quattro temi principali: il corpo come una barriera per l’attività fisica a causa delle limitazioni funzionali; le sfide logistiche, tra cui la mancanza di tempo e la consapevolezza di dove esercitare; essere fisicamente attivi con gli altri, fornendo un senso di impegno reciproco e divertimento; definizione degli obiettivi e di auto-tracking, che è stato visto come un’opportunità per tenere traccia del miglioramento fisico nel corso del tempo[48]. Si è dimostrato vantaggioso lavorare per la self efficacy del paziente pianificando le azioni (quando, dove, come svolgere attività fisica), rinforzando i progressi ottenuti, dando delle istruzioni, ma evitando di consegnare un set di compiti, o consigli sull’automonitoraggio del comportamento. Concentrarsi sulle abilità cognitive e comportamentali [49-50] può essere utile nella promozione dell’attività fisica nelle persone anziane [51], anche quando sono ricoverate, favorendo la competenza degli infermieri [52], che deve essere specifica ed avanzata se si lavora con i bambini con DM1 [53]. Le tecnologie di coaching sembrano avere effetti positivi, ma sono necessari maggiori studi [54], mentre, per il futuro, ci sono sempre più prove a supporto dei benefici potenziali cardiometabolici di
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fondo urbano di PM 2,5, per una concentrazione globale (22 ?g/m3 ) i benefici dell’attività fisica sono risultati di gran lunga superiori ai rischi da inquinamento atmosferico, anche con i livelli più estremi del mobilità attiva. Nelle zone con concentrazioni di PM 2,5 di 100 ?g/m3, i danni supererebbero i benefici dopo 1 ora e 30 min di bicicletta al giorno o più di 10 ore di cammino al giorno: i punti più inquinati di alcune nostre città hanno livelli medi annui di PM 2.5 di 24 ?g/m3 [60 ]. Aumentare l’ attività fisica in termini di tempo dedicato e numero di persone che la praticano, necessita di ulteriori sforzi da parte di tutti gli operatori sanitari, ma è necessario un cambiamento filosofico che riconsideri le scuole, l’assetto urbanistico, i trasporti, le attività ricreative, la salvaguardia dell’ambiente a misura di essere umano, che si è evoluto perché ha camminato. Esempi virtuosi già esistono (Bus Rapid Transit System, pedibus, sistemi premianti per chi va a lavorare a piedi, Coordinated Approach to Child Health nelle scuole ecc), ma la necessità di nuovi, potenti investimenti nella prevenzione primaria e in quella secondaria per le malattie croniche, nonostante leggi e proclami, non è ancora una priorità del nostro sistema sanitario. Gli infermieri avrebbero molto da proporre in termini di organizzazione, competenze presenti e da implementare, per rispondere ai nuovi bisogni di salute. Lo sforzo è di cercare con quali parole e con quali azioni far arrivare il messaggio.
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HIITL (High Intensity Interval Training (HIIT) in persone selezionate. I vantaggi di questa tecnica sono il minor tempo necessario per mantenere ed incrementare il livello di allenamento (10-15 minuti almeno al 90% dellaVO2 massima del soggetto con 10 minuti di riscaldamento da ripetere 3 volte a settimana) e la possibilità di praticarla a casa o all’aria aperta, ottenendo gli stessi effetti metabolici di un’ attività fisica aerobica prolungata [55-56-57]. La vera sfida è, però, cercare l’attività fisica nella vita delle persone che curiamo: camminare e andare in bicicletta, quando le risorse fisiche lo permettono, ha un notevole impatto sui costi sanitari. In uno studio del 2012 [58] che ha analizzato l’effetto di queste attività su 7 malattie associate con la sedentarietà (diabete, cancro della mammella e del colon, demenza, malattie cerebrovascolari, depressione e cardiopatia ischemica), si è stimato che in 20 anni, con 3.4 km di bicicletta o 1.6 km di cammino al giorno, la riduzione di tali patologie negli ambienti urbani porterebbe il SSN inglese a risparmiare circa 17 miliardi di sterline l’anno. E’ del 2015 una review che, analizzando 30 studi sull’impatto sanitario/ambientale e la mobilità, enfatizza i notevoli benefici per la salute della mobilità attiva, indipendentemente dal contesto geografo[59]. Su questa problematica, un’altra recentissima pubblicazione ha quantificato il rischio/beneficio della mobilità attiva rispetto ai livelli di inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2,5). Per la media di
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ARTICOLO ORIGINALE N. 3 settembre 2016
MALATTIE OSTEO-ARTICOLARI E DIABETE MELLITO: CORRELAZIONI TRA UNA PATOLOGIA METABOLICA E LA CAPSULITE ADESIVA Lucia Pagano* Maria Novara** *Medico Specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa ** Già Collaboratore Professionale Sanitario Esperto presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico- Vittorio Emanuele” di Catania. E-mail: luciana.pagano@alice.it
Oltre alle complicanze più conosciute, secondarie a micro o macroangiopatia (retinopatia, cardiopatia, vascolopatia, nefropatia e neuropatia), il diabete mellito è spesso associato ad un interessamento dell’apparato muscolo-scheletrico in grado di determinare una severa limitazione funzionale osteo-articolare, con importante peggioramento della qualità di vita del soggetto. Nei pazienti con diabete è pertanto importante inquadrare questi disturbi in un quadro globale, che consideri appunto il paziente in toto e non solo una determinata area corporea, il tutto attraverso un approccio multidisciplinare che veda da una parte protagonista la classe medica e dall’altra la classe infermieristica in un ottica di Riabilitazione in senso lato che comprenda quel nursing collaborativo che, basandosi sulle evidenze disponibili, punti ad un eccellente programma di informazione e di educazione nei confronti dei pazienti diabetici, dei caregivers e in generale della popolazione tutta, essendo sicuramente questo il modo migliore per ridurre la numerosità di tali eventi.
INTRODUZIONE Un’associazione tra diabete e patologie osteoarticolari è stata suggerita fin dal XVIII secolo, sebbene non fosse stato confermato un collegamento diretto. Nel 1936 è stata descritta per la prima volta un’associazione tra diabete e artropatia neurogena. Oltre una decade successiva, sempre in presenza di diabete, è stato descritto un quadro di iperostosi anchilosante dei ligamenti longitudinali anteriori della colonna vertebrale. Dal 1954 è stata riconosciuta un’associazione tra diabete e spondilosi iperostotica, confermata dopo circa 20
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anni. Nel diabete mellito, sia tipo 1 che 2, il coinvolgimento delle strutture articolari è molto più frequente di quanto osservato nella popolazione generale ed è correlato alla durata della malattia, all’età e al sesso dei pazienti. Le alterazioni del connettivo sono alla base della maggior parte delle complicanze tardive del diabete e possono essere attribuite a modificazione della quantità e qualità delle macromolecole strutturali della matrice extracellulare (1). Queste alterazioni coinvolgono la membrana basale dei vasi della retina, del muscolo cardiaco, dello scheletro,
CENNI ANATOMICI: LA SPALLA L’articolazione della spalla è struttura anatomica il cui scheletro, composto da omero, scapola e clavicola, si raccorda in due articolazioni fondamentali: la glenoomerale e l’acromion-claveare. L’articolazione gleno-omerale, detta anche scapolo-omerale possiede la particolarità di lavorare sospesa nel vuoto ed è costituita dall’estremità sferoidale della testa omerale che ruota su una superficie della scapola, detta glena consentendo al braccio di compiere una rotazione vicina ai 360° nello spazio. L’articolazione acromion-claveare è formata dall’estremità della clavicola e da una parte della scapola chiamata acromion; le due ossa si affrontano mantenendo il reciproco rapporto mediante una spessa capsula e robusti legamenti tesi fra di loro. (Figura 1) Queste articolazioni, racchiuse da capsule fibrose, sono stabilizzate da un apparato legamentoso e muscolare assai com-
plesso che garantisce alla spalla un ampio raggio di movimento nello spazio ed una potente e sicura leva articolare. Il complesso muscolare, che consente la rotazione del braccio e la sua elevazione, è indicata come cuffia dei rotatori, cui è sinergico il muscolo deltoide. Ad essere più precisi la cuffia dei rotatori è un complesso muscolo-tendineo costituito dall’insieme di cinque muscoli e dai rispettivi tendini (tabella 1). Per aiutare la spalla a muoversi più facilmente del liquido sinoviale lubrifica la capsula della spalla e l’articolazione.(3) CAPSULITE ADESIVA: DI COSA SI TRATTA Capsulite adesiva della spalla o “spalla congelata” o “Frozen Shoulder”, è un termine che fu coniato per la prima volta nel 1934 dal grande chirurgo Dr Ernest Amory Codman, che ne descrisse per primo in modo memorabile le caratteristiche definendone i criteri diagnostici che ancora oggi vengono utilizzati. Si tratta di un problema non frequentissimo nella popolazione generale, ma sicuramente più comune nei diabetici, spesso disabilitante, che si manifesta con dolore diffuso alla spalla, associato ad una perdita di motilità in tutte le direzioni e patologia intra-articolare scarsa o assente. La capsula articolare, è una sorta di manicotto di tessuto connettivo denso che avvolge la articolazione sostenendo e stabilizzando
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Fig. 1 Anatomia della spalla
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delle fibre muscolari (come nelle miocardiopatie ), del sistema nervoso, la capsula del cristallino e la membrana basale trofoblastica della placenta, sia nel diabete gestazionale che nella gravidanza diabetica. Una delle maggiori difficoltà, nel tentativo di comprendere le manifestazioni muscolo-scheletriche del diabete, consiste nel fatto che spesso la nomenclatura è poco chiara o confusa. Particolarmente complessa è la terminologia che descrive le anomalie delle estremità superiori: mano diabetica, sindrome spalla-mano diabetica, sindrome della mano rigida e ridotta mobilità articolare. Uno dei motivi di questa mancata chiarezza è che ci sono cambiamenti fisiopatologici comuni che si manifestano in grado variabile ed in varie componenti del tessuto connettivo. Inoltre, a causa della comune fisiopatologia si può frequentemente osservare nello stesso paziente la simultanea presenza di più di una condizione. In questo articolo tratteremo una delle tante alterazioni a carico della spalla, di interesse Fisiatrico ed Infermieristico, che hanno una incidenza maggiore nel diabetico rispetto alla popolazione generale (2), nel dettaglio ci occuperemo della capsulite adesiva.
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Tabella 1: TENDINI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI
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SOVRASPINATO o sovraspinoso
Con la sua azione abduce e ruota all’esterno (extraruota) il braccio, in sinergia con l’azione del deltoide
SOTTOSPINATO O INFRASPINATO
Con la sua azione ruota esternamente il braccio e rinforza la capsula dell’articolazione scapolo omerale, stabilizzandola.
SOTTOSCAPOLARE
Con la sua azione adduce e ruota verso l’interno il braccio (intrarotatore).
PICCOLO ROTONDO
Con la sua azione, sinergica nei confronti dell’infraspinato, ruota debolmente verso l’esterno il braccio.
CAPO LUNGO DEL BICIPITE
L’azione generale del bicipite è quella di flettere l’avambraccio sul braccio, e flettere il braccio sulla spalla. Ha inoltre il compito di supinare il palmo della mano durante la flessione dell’avambraccio.
i due capi ossei che la formano. Nei pazienti affetti da capsulite adesiva la capsula non presenta segni di infiammazione, ma va incontro ad una fibrosi, aumentano cioè alcune cellule dette fibroblasti e miofibroblasti che producono bande fibrose, responsabili di retrazione e rigidità della capsula. L’artroscopia conferma una marcata riduzione e perdita di adattamento dell’articolazione gleno-omerale. La sua fisiopatologia sarebbe legata alla presenza Fig. 2 Quadro di alcune citochine (TGF-b, PDGF) presenti sinottico patologie spalla nel diabetico: nel liquido sinoviale che avrebbero il ruolo di stimolare i fibroblasti e, quindi, la procapsulite adesiva
liferazione del collagene e la conseguente fibrosi della capsula. È stato ipotizzato anche che la rigidità della capsula sia associata ad una forte tensione del legamento coraco-omerale sull’intervallo dei rotatori. In ogni modo, finora l’eziologia di questa affezione rimane incerta e questo è uno dei problemi che rende difficile una corretta e precoce diagnosi differenziale e, di conseguenza, una adeguata terapia. Sebbene i pazienti possano guarire spontaneamente in pochi anni, la prognosi è peggiore nei diabetici, la sindrome può ripresentarsi ed alcuni pazienti con una patologia grave possono diventare disabili (4). È una patologia di più frequente riscontro nell’arto non dominante, nelle donne e dopo i 40 anni di età. (figura 2) Si manifesta con una progressiva perdita della motilità, anchilosi della spalla e atrofia del cingolo scapolo-omerale. Un’associazione tra capsulite adesiva e diabete mellito è ben documentata(5)(6): la capsulite è stata riscontrata nell’11% di un gruppo di 800 soggetti diabetici, rispetto ad una prevalenza del 2.5% dei controlli. Inoltre, nella casistica di una clinica reumatologica, è stata osservata una ridotta tolleranza al glucosio nel 28% dei pazienti con capsulite adesiva rispetto
• II fase di IRRIGIDIMENTO PROGRESSIVO (frozen): è la fase più facilmente riconoscibile poiché la spalla è ormai bloccata, “congelata”. I sintomi dolorosi possono effettivamente migliorare in questa fase, ma la rigidità rimane. Durante i 4-6 mesi di fase “congelata” le attività quotidiane possono essere molto difficili. • III fase di RISOLUZIONE o scongelamento (thawing): vi è la risoluzione spontanea pur senza trattamento aggressivo, anche se permane, nella maggior parte dei casi, una limitazione funzionale.
al 12% dei controlli, appaiati per età e sesso. È stato anche segnalato che i diabetici hanno un’incidenza di capsulite adesiva bilaterale otto volte maggiore rispetto ai controlli. Secondo quest’ultimo studio, i pazienti con capsulite adesiva e nessuna altra causa evidente, andrebbero pertanto studiati per una patologia diabetica, soprattutto se la capsulite adesiva è bilaterale. L’incidenza di capsulite adesiva risulta correlata alla durata del diabete. Le fasi attraverso cui questa patologia si sviluppa sono sostanzialmente tre. (tabella 2). Tuttavia il decorso clinico non segue, necessariamente, la tipica progressione dei tre stadi. Anche il pieno recupero della mobilità articolare della spalla non è sempre l’esito comune al termine delle tre fasi e di ciò devono essere consapevoli tutti: medici, fisioterapisti, infermieri e pazienti. DIAGNOSI Per una precoce e corretta diagnosi occorre sottoporsi a una visita specialistica fisiatrica, nell’ambito della quale si procederà ad una accurata raccolta anamnestica, ad una attenta valutazione clinica ed alla prescrizione di esami strumentali. Riguardo a questo punto ci sentiamo di incoraggiare i medici di medicina generale, i medici diabetologi, gli infermieri e tutti coloro che spaziano nel difficile
mondo del paziente diabetico ad incoraggiare un incontro tra il medico Fisiatra ed il paziente diabetico, non solo per la diagnosi ed il trattamento della capsulite adesiva, argomento di questa trattazione, ma anche per le innumerevoli problematiche che il diabetico può presentare, problematiche che se trattate adeguatamente dal medico fisiatra possono rendere migliore la qualità di vita del paziente affetto da diabete. Detto ciò, ritornando a dettagliare gli aspetti diagnostici della capsulite adesiva, è importante far seguire alla raccolta anamnestica ed all’ esame obiettivo l’esecuzione di una da una radiografia della spalla in A-P, ascellare e out-let del sovra-spinoso. Queste proiezioni radiografiche permettono allo specialista di quantificare la riduzione dello spazio articolare ed escludere altre patologie come l’artrosi, la tendinopatia calcifica o una pericolosa lussazione posteriore misconosciuta. L’ecografia, la risonanza magnetica (RMN) e la TAC sono spesso indispensabili per una diagnosi differenziale e per un corretto protocollo di trattamento in quanto offrono informazioni aggiuntive sull’integrità della cuffia dei rotatori e della cartilagine articolare oltre a essere molto utili nello studio delle complicanze di questa patologia. Clinicamente la diminuzione del movimento passivo è una delle caratteristiche che distingue la spalla congelata da altre pato-
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• I fase DOLOROSA o congelamento (freezing): di non facile identificazione né per il paziente, che spesso non ritiene la sintomatologia - anche se molto fastidiosa - segnale di un problema importante, né per il medico fisiatra che, nella ricerca di patologie più comuni, come una sindrome da attrito o una rottura della cuffia, allunga il tempo di valutazione, consentendo alla fibrosi di evolvere rapidamente. Questo è uno dei motivi che limitano i benefici in un precoce trattamento riabilitativo Nella fase di “congelamento”, il dolore aumenta inesorabilmente e progressivamente. Appena il dolore peggiora la spalla perde movimento. Il congelamento di solito dura da 6 settimane a 9 mesi.
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Tabella 2: FASI ATTRAVERSO CUI SI SVILUPPA LA CAPSULITE ADESIVA
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logie che affiggono questa articolazione, specie nei diabetici, come la lesione della cuffia dei rotatori. I sintomi dolorosi della spalla sono, infatti, spesso confusi con altre patologie come la tendinopatia calcifica, la rottura della cuffia dei rotatori, l’artrite o la tendinite. Un altra caratteristica di questa patologia è che la limitazione articolare si registra su tutti i piani del movimento e soprattutto in rotazione esterna. (7) TERAPIA Gli obiettivi del trattamento sono: • la risoluzione del dolore • ed il recupero della mobilità articolare Esiste un trattamento conservativo ed un trattamento chirurgico.
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TRATTAMENTO CONSERVATIVO
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Il trattamento conservativo consiste in: una terapia farmacologica, che si avvale dell’utilizzo di antidolorifici (FANS), terapia fisica (tens, tecarterapia, ultrasuoni, etc.), mobilizzazione passiva e attiva assistite in acqua e in palestra da parte di un terapista della riabilitazione. Sarebbe auspicabile che la mobilizzazione avvenisse in acqua, possibilmente idroterapia in una piscina riscaldata. Attivato questo primo momento riabilitativo, seguirà un programma di esercizi domiciliari con il fisioterapista, con ausili quali elastici e carrucole. Nel dettaglio il medico fisiatra prescriverà al paziente: • Esercizi di allungamento e mobilizzazione: per migliorare il range di movimento della spalla e minimizzare la perdita di tessuto muscolare. Questi esercizi vanno eseguiti più volte al giorno (almeno tre), senza sforzare i movimenti, inizialmente sotto la supervisione di un terapista, poi anche in completa autonomia; • Calore: può contribuire ad allentare il blocco articolare grazie all’aumentata vasodilatazione locale. Particolarmente utile risulta l’applicazione di calore umido (fanghi, paraffina, bagni o impacchi) per dieci minuti prima di iniziare gli esercizi di allungamento. Se si ha la possibilità sarebbe molto utile svolgere gli esercizi di mobilizzazione attiva/passiva in una
vasca di acqua calda (35-36°C), proprio per sfruttare a pieno l’effetto benefico di calore e movimento; • Altre terapie fisiche come ultrasuoni, laserterapia, tens e tecarterapia vengono talvolta impiegate per accelerare il recupero, come sovraccennato.(8) Un importante step terapeutico è rappresentato dall’approccio farmacologico iniettivo intraarticolare o extrarticolare e più precisamente nello spazio sub acromiale (9), attraverso iniezioni sia di steroidi (solitamente una), che di acido ialuronico (solitamente 3), con una frequenza di 1-2 volte la settimana a seconda della gravità della sintomatologia dolorosa. Per quanto concerne tale trattamento sarà quindi il medico fisiatra a stabilire non solo la sede delle iniezioni, il numero e la frequenza delle sedute ma anche il tipo di acido ialuronico da utilizzare (ad esempio per quanto concerne il peso molecolare). (tabella 3) Durante tutto il periodo riabilitativo andranno evitati movimenti bruschi ed impegnativi come il sollevamento di carichi pesanti con il braccio dolente. Solitamente la fase gelida è la meno sensibile ai trattamenti, perciò il persistere di dolore e ridotta mobilità in questa fase, non deve demoralizzare il paziente che anzi, deve continuare e persistere con le terapie intraprese. Nel secondo periodo, caratterizzato da maggiore instabilità, la terapia fisica può avere un suo ruolo precipuo (alcuni autori la sconsigliano nella fase di raffreddamento). Lo sblocco articolare in anestesia “plessica” è un’alternativa alla mobilizzazione passiva nelle rigidità con blocco elastico (capsulare), allorquando le terapie appena citate non abbiano sortito i risultati sperati. Questo trattamento è tuttavia Tabella 3: TERAPIA INFILTRATIVA a) Iniezioni di steroidi (DepoMedrol – Kenacort): danno un beneficio solo nel sollievo del dolore a breve termine ma scarsa efficacia a lungo termine. b) Iniezioni di acido ialuronico per lubrificare l’articolazione.
TRATTAMENTO CHIRURGICO L’artroscopia consente di effettuare in un unico tempo la capsulotomia selettiva o circonferenziale ( a 360°) della capsula articolare e il trattamento di patologie concomitanti come lesioni della cuffia dei rotatori e/o tendinopatie calcifiche. (11) A differenza del trattamento a cielo aperto, l’ intervento in artroscopia non necessita della sezione del sottoscapolare, consentendo pertanto un precoce inizio del programma riabilitativo. Già in seconda giornata dall’intervento infatti, è possibile iniziare la riabilitazione anche in acqua, sfruttandoda subito i benefici dell’idrochinesiterapia sul recupero attivo e passivo della mobilità. In casi selezionati,
RICOVERO E RIABILITAZIONE La durata media del ricovero è di 24 ore; il paziente viene dimesso nella mattinata successiva all’intervento, salvo complicazioni. Non si posiziona il tutore. Fin dal giorno successivo all’intervento chirurgico, il paziente deve intraprendere esercizi quotidiani di mobilizzazione passiva della spalla onde evitare l’instaurarsi di rigidità. Possono essere necessari alcuni mesi di fisioterapia. In media il recupero funzionale ed il ritorno alle normali attività quotidiane si ottiene in 4-5 mesi ma può richiedere anche periodi più lunghi.
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questa tecnica chirurgica, permette inoltre l’ utilizzo di dispositivi farmacologici antiaderenziali finalizzato a favorire un recupero post-chirurgico rapido e meno doloroso. In letteratura sono riportati risultati migliori del trattamento artroscopico rispetto al trattamento conservativo soprattutto nell’ambito delle rigidità secondarie in particolare nei pazienti diabetici.
PREVENZIONE Il modo migliore per evitare l’aggravarsi della capsulite è contattare subito il medico fisiatra, se si sviluppa un dolore alla spalla tale da limitarne il movimento. Per evitare le recidive, è utile un’adeguata attività fisica, specie in acqua, dal nuoto all’aquagym. CONCLUSIONE Sono molte le componenti che entrano in gioco quando bisogna venire ad una conclusione riguardante il paziente con diabete e sintomi muscolo-scheletrici (12) (13). Nel caso della capsulite adesiva il trattamento dei pazienti è volto ad incrementare l’ampiezza del movimento dell’articolazione bloccata. La precoce terapia fisica e riabilitativa che comprende esercizi ed utilizzo di mezzi fisici può essere di aiuto. Una eventuale immobilizzazione può, invece, condurre ad una ulteriore limitazione del movimento. Durante la terapia fisica è importante il trattamento del dolore che include l’uso di farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), sia come analgesici che come antiinfiammatori. L’uso intra-articolare di
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controindicato nelle rigidità extracapsulari, nei pazienti osteoporotici e negli esiti di ritardata o viziosa consolidazione delle fratture. Questa procedura viene praticata in sala operatoria e consiste in due fasi: prima fase- L’Anestesista effettua l’anestesia del plesso brachiale; seconda fase- lo specialista Ortopedico manipola l’articolazione cautamente al fine di eliminare le aderenze capsulari e di conseguenza di risolvere il blocco articolare. Al termine della procedura vengono effettuate radiografie di controllo e, se indicato dal chirurgo, viene posizionato un catetere perineurale che consentirà al paziente d’intraprendere il protocollo riabilitativo precocemente e senza dolore. La dimissione avviene il giorno successivo al trattamento con una prescrizione relativa al programma riabilitativo e una prescrizione relativa alla gestione del catetere perineurale (se utilizzato). Il 90% dei pazienti sottoposti a trattamento fisioterapico ha una attenuazione del dolore ed un miglioramento della mobilità entro le prime 6 settimane. I risultati della mobilizzazione in narcosi sono contrastanti. Dati della letteratura suggeriscono che il 50%-90% dei pazienti trattati ha un miglioramento del quadro clinico.(10) Alla mobilizzazione deve necessariamente seguire un intenso ciclo fisioterapico. Può però succedere che questi trattamenti risultino del tutto inefficaci. Se ciò accade il paziente dovrà rivolgersi al medico per esaminare l’eventualità di un intervento chirurgico.
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glucocorticoidi ed acido ialuronico in tale situazione, quasi sempre risulta utile nel ridurre il dolore ed aumentare la mobilità.(14) Questo trattamento può determinare un incremento della glicemia per 2448 ore dopo l’iniezione e per tale motivo appare utile controllare i livelli glicemici e, se necessario, adeguare il trattamento normoglicemizzante. Raramente possono essere necessarie mobilizzazioni della spalla in anestesia generale, al fine di incrementare l’ampiezza del movimento che talora, tuttavia, non sono in grado di determinare miglioramenti significativi. Nei casi gravi di capsulite adesiva, il paziente può non recuperare l’intera mobilità e diventare disabile. Una chiara comunicazione tra fisiatri, terapisti, diabetologi, ortopedici,
altri medici competenti per le patologie che possono interessare un paziente diabetico ed infermieri è la chiave per ottenere il controllo della terapia al fine di raggiungere un outcome positivo.(15) Puntualizzando il ruolo dell’infermiere riteniamo che, in collaborazione con le altre figure mediche e non, abbia il dovere di effettuare uno specifico programma educazionale sulla prevenzione, diagnosi ed eventuale cura della capsulite adesiva e delle altre patologie osteo-articolari e muscolo-tendinee che interessano il paziente diabetico, sicuramente con una incidenza superiore rispetto a quella della popolazione generale. Ciò può senz’altro essere la chiave di svolta per una situazione allo stato attuale spesso misconosciuta ed ignorata.
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LE DOTTORESSE LUCIA PAGANO E MARIA NOVARA SI RENDONO DISPONIBILI PER QUALUNQUE CHIARIMENTO O EVENTUALE APPROFONDIMENTO DA PARTE DEL LETTORE
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OSDI SARDEGNA STRUMENTI INFORMATIZZATI A SUPPORTO DEL GOVERNO ASSISTENZIALE 9 APRILE 2016
Si è svolto il 9 aprile 2016 presso l’ hotel Su Baione ad Abbasanta (OR) il corso ECM dal titolo STRUMENTI INFORMATIZZATI A SUPPORTO DEL GOVERNO ASSISTENZIALE. Osdi Sardegna parte con il suo programma dopo soli due mesi dal rinnovo delle cariche del Consiglio Direttivo, così composto: • presidente Lucia Canu • past president Simonetta Mamusa • vice presidente Pasqualina Corsi Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito da parte del nuovo Consiglio Direttivo si è passati alla presentazione dell’evento ECM, evento fortemente voluto e progettato a richiesta dei suoi iscritti .
Il percorso clinico assistenziale alle persone con diabete deve nascere dal confronto multiprofessionale e multidisciplinare, per consentire lo sviluppo e le modalità sistemiche di revisione e valutazione della pratica clinico assistenziale, atti a garantire comportamenti appropriati dei professionisti della cura ed interventi assistenziali efficaci e misurabili. La finalità è quella di garantire un percorso clinico educativo centrato sul Paziente, focalizzato sulla prevenzione delle complicanze e sul benessere fisico, psicologico e sociale delle persone con diabete. Promuovere e garantire al team diabetologico la documentazione delle attività assistenziali erogate, attraverso l’accesso a strumenti informatizzati a supporto del governo assistenziale e verificare e dimostrare la qualità delle cure. Il titolo chiaro ed esaustivo ha appassionato tutti i partecipanti. L’evento ha avuto come gradito ospite il Dott. Pierpaolo PATERI, Presidente dell’IPASVI di Cagliari e Consigliere del Comitato Centrale della Federazione Nazionale IPASVI. Nel suo saluto ha ribadito l’utilità e il valore delle associazioni come la nostra e ci ha incoraggiato a fare sempre meglio. Lucia Canu, neo eletta Presidente dell’OSDI Sardegna nonchè coordinatrice infermieristica della U.O. di Diabetologia della Asl n. 2 di Olbia ha presentato il
VITA ASSOCIATIVA Si è discusso, si è parlato, si è stati insieme, si sono condivise le esperienze. OSDI Sardegna si propone di dare ai colleghi sempre il meglio, di fornire sempre più spunti di riflessione, di camminare tutti insieme per raggiungere obiettivi, grandi o piccoli, riguardanti si il lato tecnicoprofessionale ma prestando la debita attenzione al lato umano dell’Infermiere, alla sua preparazione, ricordando che la tecnica deve essere accompagnata dalla passione per questa professione. Concludo salutando calorosamente tutti quelli che hanno collaborato e partecipato con noi a questo evento ECM. Per il Consiglio direttivo OSDI Sardegna Tatiana Lai
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Consigliere Nazionale Marcella Lai la quale ha portato i saluti e gli auguri per un proficuo lavoro della nostra presidente nazionale Katja Speese. I lavori sono iniziati con un primo intervento a cura della Dottoressa Francesca Spanu, medico diabetologo e dirigente medico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari, che ha brillantemente introdotto il discorso della telemedicina e trasmissione in tempo reale dei test glicemici. Corona l’intervento della Dottoressa Francesca Spanu , Adele Porru, Infermiera in forza al servizio di diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari con un approfondimento mirato sugli aspetti tecnici dell’automonitoraggio glicemico e chetonemia “Self Management”, procurando numerosi spunti di discussione e confronto tra la platea. Di seguito l’esposizione dei casi clinici da parte di Simonetta Mamusa, Infermiera in forza al servizio di Diabetologia dell’Ospedale di San Gavino – ASL 6 di Sanluri e Tatiana Lai, Infermiera presso l’Ospedale San Marcellino di Muravera (CA) - ASL 8 che hanno trattato il punto di vista del Paziente e il punto di vista dell’Infermiere sull’importanza dell’autocontrollo glicemico. Si è continuato con i lavori di gruppo, curati da Maura Serena Ledda, Infermiera presso la U.O. di Diabetologia della ASL 2 di Olbia e Lucia Canu, con tema la “valutazione delle abilità nello scarico dei dati: i pro e i contro” con il supporto di un Infermiere esperto. Dopo la pausa pranzo le colleghe Maura e Lucia hanno presentato i lavori di gruppo in plenaria con grande successo, suscitando interesse e partecipazione, coinvolgendo tutti i presenti in una ampia discussione. I lavori sono proseguiti con Pasqualina Corsi, Capo Sala presso il Servizio di Diabetologia del P.O. Zonchello di Nuoro con il lavoro dal titolo “tecniche di somministrazione e siti di iniezione dell’insulina”. A seguire il Dott. Giancarlo Tonolo, Direttore della U.O. di Diabetologia della ASL 2 di Olbia, che ha descritto con chiarezza gli ipoglicemizzanti orali: il difficile equilibrio, l’efficacia e la sicurezza.
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VITA ASSOCIATIVA
OSDI SICILIA IL CONTROLLO GLICEMICO IN GRAVIDANZA PALERMO 27 FEBBRAIO 2016
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Il 27 febbraio 2016, nell’aula polifunzionale dell’ospedale Buccheri La Ferla FBF di Palermo, ha avuto luogo il corso di aggiornamento ECM per trenta soci OSDI “Controllo glicemico in gravidanza” il cui
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obiettivo è stato fornire le conoscenze necessarie per trattare la donna gravida affetta da diabete gestazionale. Determinanti sono state a tal proposito le due relazioni del Dott. Rizzo ovvero: ”Le nuove Linee Guida per lo screening e la diagnosi del Diabete Gestazionale “ e “ Diabete gestazionale: rischi, prevenzione e cure“. Il dott. Rizzo ha illustrato chiaramente le modificazioni fisiologiche del metabolismo glucidico in gravidanza soffermandosi sullo screening, la diagnosi e la gestione del diabete gestazionale. Le relazioni, molto apprezzate e molto interessanti, hanno dato vita ad un accorato dibattito e ad una accesa interattività con il docente. Successivamente ha preso la parola la Dott.ssa Lo Piccolo con la relazione “L’alimentazione nel Diabete Gestazionale” facendo una breve disamina sulla corretta alimentazione nella donna gravida. Un argomento ricco di interesse soprattutto se pensiamo che la cura del diabete gestazionale consiste innanzitutto in una dieta appositamente studiata per fornire il nutrimento adeguato alla mamma e allo sviluppo del feto. A seguire si sono creati tre gruppi di lavoro che, sotto la guida dei tutor: Paternostro, Saputo e Vitale hanno lavorato su tre distinti casi clinici. Alla fine dei lavori sono stati discussi con tutta l’assemblea i casi elaborati nei gruppi dando vita ad un interessante e stimolante dibattito.
VITA ASSOCIATIVA zativa, ma soprattutto, non mi stancherò di ripeterlo, per la disponibilità, l’attenzione, la voglia, l’entusiasmo e le competenze dei relatori e dei tutor. La voglia di costruire insieme è determinante per ottenere buoni risultati e queste occasioni sono i luoghi in cui ci si confronta e si cresce professionalmente. I partecipanti hanno apprezzato l’evento esprimendo anche la necessità di organizzare nuovi incontri. Per il Direttivo Osdi Sicilia Donatella Pardo
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Dopo il lunch si è svolta la seconda parte del corso con le relazioni del presidente, M. Gandolfo, del past president, S. Strano e del segretario/consigliere D. Pardo che si sono soffermati sull’importanza dell’autocontrollo, della corretta somministrazione della terapia insulinica e la necessità di migliorare la comunicazione con le donne “straniere”. I titoli delle loro relazioni sono state rispettivamente: “l’importanza dell’autocontrollo in gravidanza”, “istruzioni alla terapia insulinica e siti di rotazione“, “multietnicita’ e gravidanza “. In generale possiamo affermare che, nonostante le difficoltà che il presidente, M. Gandolfo, ha dovuto affrontare e superare per la realizzazione dell’evento, è stata un’esperienza positiva e ben riuscita per location, catering, segreteria organiz-
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Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione. Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni
fino al 22 ottobre - FAD - Tecnologia e Diabete: Opportunità per un’assistenza efficace. Roche Diagnostics fino al 9 maggio 2017 - FAD - Nuovi approcci per la semplificazione della cura della terapia del diabete. Lilly 24 settembre 2016 - Bagnaria Arsa (UD) - Mulino delle Tolle - Update in diabetologia. Bayer 14 ottobre 2016 - Padova - Hotel Galileo - La filiera dell’essere infermiere in diabetologia. Sanofi 14 ottobre 2016 - Mesagne (BR) - Tenuta Moreno - Update 2016 su Neuropatia Diabetica - Autocontrollo Glicemico e Telemedicina. Roche Diabetes Care Italy 15 ottobre 2016 - Milano - Hotel Michelangelo - XII Congresso regionale Lombardia. La valutazione delle capacità di prendersi cura di sé nelle persone con diabate. Plurisponsor
18 novembre 2016 - Germaneto (CZ) - Percorso diagnostico terapeutico per la gestione integrata del paziente diabetico. 19 novembre 2016 - Palmanova (UD) - Salone d’onore - Approccio condiviso alla prevenzione e cura del piede diabetico. A. Menarini Diagnostics 26 novembre 2016 - Varazze (SV) - Hotel El Chico - Microinfusore e follow up strutturato. Roche Diagnostics
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5 novembre 2016 - Perugia - Relais dell’Olmo - VIII Congresso OSDI Umbria. Evoluzione del pianeta diabete: dal curare al prendersi cura. Plurisponsor
26 novembre 2016 - Trento - Quid Hotel - Dall’esordio all’accettazione. I diversi modi di rifiutare il diabete. A. Menarini Diagnostics 26 novembre 2016 - Pescara - Sede da definire - Congresso OSDI Abruzzo. Il diabete dalla prevenzione alla cura: un percorso dentro la cronicità. Plurisponsor 3 dicembre 2016 - Padova - Sala Convegni - Dalle nuove raccomandazioni sulla tecnica di iniezione alle moderne terapie iniettive. BD - Becton Dickinson
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Presidente
Katja Speese
k.speese@osdi.it
Vice Presidente
Tiziana Risolo
trisolo60@libero.it
Segretaria
Elisa Levis
elisa.levis58@gmail.com
Consiglieri
Angela Benetti Roberto Berardinucci Raffaella Fiorentino Marcella Lai Raffaella Lupatelli Vilma Magliano Silvana Pastori Clara Rebola Salvatore Strano Erika Zasso
angela.benetti1@gmail.com roby.gabry2011@libero.it fiorentinoraffaella@tiscali.it m.lai@osdi.it r.lupatelli@osdi.it vilma.diabetologia@gmail.com ariess25@yahoo.it clareb62@libero.it salvatorestrano1@gmail.com erikazasso@libero.it
Tesoriere
Michele Galantino
tesoreria@osdi.it
Abruzzo-Molise
Livia Lina Cavuto
liviacavuto@libero.it
Calabria
Mariolina Fera
mariolinafera@alice.it
Campania
Teresa Borrelli
teresaborrelli@hotmail.it
E. Romagna
Tiziana Risolo
trisolo60@libero.it
Friuli V.G.
Elisa Levis
elisa.levis58@gmail.com
Liguria-Piemonte
Ernesto Abramo
ernesto.abramo@alice.it
Lombardia
Tiziana Terni
terni.tiziana@libero.it
Marche
Maria Teresa Sisti
mtsisti@libero.it
Puglia
Erika Zasso
erikazasso@libero.it
Sardegna
Lucia Canu
lcanu@aslolbia.it
Sicilia
Maurizio Gandolfo
maurizio-gandolfo@alice.it
Toscana
Andrea Giuseppe Corti
andreagiuscorti@gmail.com
Trentino A.A.
Bruna Barcatta
bruna.barcatta@apss.tn.it
Umbria
Laura Piastrella
piastrellalaura@gmail.com
Veneto
Vanna Cecchin
vannacecchin@alice.it