ANNO X SETTEMBRE 2017 N. 3
IL DIABETE A SCUOLA Esperienza di un’attività di educazione presso gli asili e le scuole di primo e secondo grado, nella provincia di Genova SCREENING DEL PIEDE DIABETICO L'importante ruolo dell'infermiere nella prevenzione
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autori
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Periodico trimestrale dell’Associazione OSDI Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani Via Guelfa, 9 - 40138 Bologna www.osdi.it Autorizzazione del tribunale di Lecce n. 1014 - marzo 2009
editoriale del direttore
di Maria Teresa Branca
lettera del presidente di Katja Speese
articolo originale DIABETE A SCUOLA Esperienza di un’attività di educazione presso gli asili e le scuole di primo e secondo grado, nella provincia di Genova A cura di: Nicola Minuto, Clara Rebora
DIRETTORE RESPONSABILE Maria Teresa Branca
SCREENING PIEDE: L’IMPORTANTE RUOLO DELL’INFERMIERE NELLA PREVENZIONE
VICE-DIRETTORE Roberta Chiandetti
A Cura di: Katja Speese
COMITATO SCIENTIFICO Roberta Chiandetti Maria Teresa Branca
IL BUONO, IL PULITO E IL GIUSTO DEL CIBO A Cura di: Silvio Barbero
ALIMENTAZIONE: QUALI SUGGERIMENTI POSSIAMO COGLIERE DALLA DIETA DELLO YOGA A Cura di: Chiara Orsini
notizie e curiosità dal web PROGETTAZIONE GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA ALTOGRAF 73042 Casarano (Le) Tel. 0833.502319
vita associativa
È ormai tempo per pensare ai programmi autunnali lasciandoci alle spalle il caldo torrido dell’estate appena trascorsa e le vacanze estive. Gli impegni autunnali bussano alla porta e ci costringono a tornare ai ritmi lavorativi e ai problemi quotidiani. La fine dell’estate è segnata da un passaggio netto: l’inizio dell’anno scolastico e con esso tutto ciò che ruota intorno alla scuola e ai suoi impegni. Alunni, insegnanti e genitori sono tutti chiamati dalla campanella dell’inizio delle lezioni per percorrere insieme il cammino pedagogico e formativo. Ma anche gli infermieri e i medici hanno un ruolo importante nella scuola e soprattutto per noi, che ci occupiamo di diabete, la scuola rappresenta un luogo di attenzione verso i bambini con diabete, che si trovano a dover gestire la propria condizione nelle ore di attività scolastica. Le difficoltà che vivono i genitori nell’affidare il proprio figlio all’ambiente scolastico e la preoccupazione che la Scuola non sia un luogo adeguato per far fronte alle problematiche legate alla malattia crea tensione e insicurezza. La somministrazione dell’insulina, l’alimentazione, l’autocontrollo glicemico o la gestione delle eventuali ipoglicemie sono solo alcuni esempi di ciò che a un bambino con diabete deve essere
garantito con il supporto degli insegnanti, che spesso si trovano di fronte a situazioni sconosciute che richiedono responsabilità aggiuntive, creano ansia e apprensione. L’attenzione a questo tema è confermato da una vasta letteratura e molti sono i documenti strategici di intervento integrato per l’inserimento del bambino/adolescente o giovane con diabete in contesti Scolastici, Educativi, Formativi con lo scopo di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all’istruzione, tuttavia, i progetti strutturati sono ancora pochi e spesso si attivano per la sensibilità dei singoli o per la collaborazione delle associazioni di volontariato. A tal proposito, in questo numero della rivista, abbiamo pubblicato un interessante articolo che riporta un esperienza consolidata nella gestione del bambino con diabete a scuola e descrive le attività di educazione presso gli asili e le scuole di primo e secondo grado nella provincia di Genova. Il progetto, nato dalla produttiva collaborazione tra il Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica del Gaslini e l’Associazione Diabete Giovanile di Genova, è ormai attivo da 8 anni e ha prodotto risultati interessanti soprattutto nel numero di insegnanti che si rendono disponibili a seguire i percorsi educativi per aiutare
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di Maria Teresa Branca
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editoriale del direttore
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EDITORIALE DEL DIRETTORE N. 3 settembre 2017
il bambino ma soprattutto per permettere ai genitori di poter lasciare il proprio figlio in un ambiente, non solo sicuro e affidabile, ma anche sereno. La scuola riveste un ruolo importante anche come luogo di prevenzione e di educazione rispetto alle corrette abitudini di vita e all’alimentazione, un argomento che questo numero di In Formazione Osdi, ha particolarmente curato con due articoli, che trattano il tema dell’alimentazione sotto due diversi aspetti ma pur sempre collegati fra loro come due facce della stessa medaglia. Tutti siamo d’accordo nell’affermare che l’alimentazione è fonte di salute e di cura, tuttavia, assistiamo spesso all’abbandono delle buone abitudini alimentari con le note e sgradevoli conseguenze ad esse correlate, come l’insorgenza di malattie associate al consumo e al “benessere”. Occorre, pertanto, recuperare il “valore” del cibo non solo come carburante per il nostro corpo o come elemento di sopravvivenza ma anche come elemento di “cura” e di attenzione al nostro corpo e all’ambiente che ci circonda. Riuscire a modificare abitudini inveterate non è cosa facile e correggere un comportamento è una delle sfide quoti-
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diane più importanti nel nostro lavoro. Probabilmente se le buone abitudini si acquisissero sin da bambini, sarebbe più facile mantenerle nel tempo. È quanto è stato dimostrato in un recente studio statunitense, pubblicato su Medscape: “Garden Project in Schools Linked to Lower BMI in Kids” nel quale 245 alunni di diverse scuole sono stati sottoposti ad un programma di educazione, che prevedeva l’opportunità di lavorare nei giardini per coltivare le verdure che poi venivano preparate in classe. I risultati di questo studio suggeriscono che un’educazione nutrizionale completa nelle scuole può avere un effetto benefico sui tassi di obesità infantile. La vera rivoluzione, quella che cambia l’approccio al sistema Salute, è legata a questo tipo di sinergie e alle relazioni strutturate tra soggetti diversi come la Scuola, il Sistema Sanitario, le Istituzioni che, alla luce di quanto detto, diventano fondamentali e sono quelle che in futuro faranno la differenza in un sistema assistenziale centrato su percorsi di cura a tutti i livelli, da quello preventivo a quello di cura. Buona lettura
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lettera
della presidente di Katja Speese
Carissimi lettori, N. 3 settembre 2017
spero abbiate passato tutti un bel periodo estivo accanto alle vostre famiglie.
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L’estate sta finendo ed un altro anno sta volgendo al termine, come per altro la fine del mio lungo mandato, che mi vede operativa ancora per poco più di 6 mesi. Un mandato caratterizzato da mille difficoltà ma anche ricco di grandi soddisfazioni. Difficoltà dovute alle variabili dei contesti sanitari ed economici. Difficoltà che hanno portato OSDI alla necessità di adeguarsi ai tempi moderni e a rivedere la propria attività formativa attraverso la SFO ed i metodi stessi di fare formazione. Doversi reinventare in un periodo di ridotte risorse economiche non è cosa semplice. Ma nonostante ciò, grazie a chi ha avuto le capacità di vedere lontano, quest’anno OSDI è riuscita a garantire 3 corsi a livello nazionale, con una metodologia completamente innovativa, la Webcommunity, che ha raccolto l’entusiasmo dei partecipanti oltre a garantire 20 crediti ECM a corso. Complessità che ci ha portato anche a riflettere sulla necessità di allargare la nostra visione di crescita culturale e professionale per stare al passo con la realtà che ci circonda e che punta, sempre più, a dare risposte assistenziali adeguate al mutamento demografico a cui stiamo assistendo. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche, infatti, impone la realizzazione di reti assistenziali e nuovi PDTA rivolti all’assistenza e alla gestione di una popolazione di pazienti portatori di un elevato carico assistenziale sul territorio e l’infermiere è il professionista che più di tutti deve essere pronto per fornire le risposte più efficaci ai bisogni assistenziali di questi pazienti. Queste riflessioni ci hanno portato ad intraprendere una sfida importante per l’associazione: la costituzione della Fondazione Chronic Care che nasce, appunto, per creare reti collaborative e opportunità di crescita professionale, che siano in grado di migliorare la nostra qualità formativa e progettuale. Forza e volontà, di chi ha fortemente creduto nell’attività della Fondazione, fanno superare ogni ostacolo, così a meno di un anno dalla sua nascita, la Fondazione sarà presente ad ottobre nell’evento Trentino Sport Days di Riva del Garda con un seminario rivolto alla cittadi-
Tante le attività che ci vedono operativi anche nel periodo estivo ma che ci vedranno ancora più impegnati soprattutto quest’autunno. Attività che richiedono la collaborazione di tutti i soci se vogliamo ottenere risultati di qualità. Mi riferisco per esempio alla compilazioni delle survey attive sul nostro sito. Ogni contributo è fondamentale per raggiungere i risultati attesi, quindi vi ricordo la progettualità IPASVI “Lipodistrofie: analisi della prevalenza e dei risultati di esito” secondo step da compilare da parte dei soci che hanno partecipato al primo step, e il “Progetto applicativo per lo studio e l’implementazione del modulo assistenziale nella cartella My Star connect”. Solo l’unione associativa può dare valore alle progettualità in essere, pertanto confido nella responsabilità personale di ognuno di voi. Per qualsiasi tipo di dubbio o perplessità il CDN rimane a disposizione, tuttavia, nel nostro sito è disponibile uno spazio dedicato “Parlaci di … Modulo Assistenziale” dove ogni singolo potrà esprimersi in merito. L’aggiornamento del Modulo assistenziale, che è in corso su tutti centri, conterrà tutte le segnalazioni ricevute fin’ora. Non è mai troppo tardi per migliorare e migliorarsi. Colgo l’occasione per ricordare che è sempre attiva sul nostro sito www.osdi.it anche la piattaforma Dia&Int che, in collaborazione con AMD, è nata con lo scopo di dare valore e visibilità a quanto le diverse personalità coinvolte nell’assistenza alle persone con diabete fanno quotidianamente, ma per OSDI è un primo passo per identificare le competenze core dell’ infermiere esperto in diabetologia, che dovranno essere definite in un curriculum delle competenze con l’intento di farne un documento formale da presentare alle istituzioni. Un lavoro che dovrà essere accompagnato anche dalla dimostrazione dei processi di cura infermieristici ed esiti di cura ottenibili anche attraverso l’utilizzo del modulo assistenziale, ed è per questo motivo che vi sollecito ad utilizzarlo.
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Come già saprete quest’anno IPASVI ha costituito la Consulta delle Professioni Infermieristiche nella quale OSDI è stata invitata a partecipare. La Consulta nasce per favorire il confronto e la crescita culturale sulle tematiche di interesse per la professione infermieristica sviluppando la collaborazione ed il coordinamento fra le varie realtà culturali. OSDI non poteva non esserci.
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nanza, che ha l’obiettivo di approfondire l’interessante binomio Sport & Salute per rinforzare i concetti base di prevenzione primaria relativi all’alimentazione e all’attività fisica.
Tra le notizie più recenti c’è la pubblicazione del Documento di consenso sul Recepimento Italiano del Forum for Injection Technique and Terapy Expert Recommendations (FITTER) 2015 che potete trovare al seguente link https://osdi.it/notizie/0/all/0/424 a cura del Gruppo Inter-Societario AMD-OSDI sulle tecniche iniettive. Nonostante le difficoltà nel reperire risorse a livello periferico e grazie all’impegno dei singoli direttivi regionali e alla capacità di adeguarsi ai tempi ed ai mezzi disponibili, il calendario degli eventi formativi continua ad essere cospicuo per garantire ai professionisti una formazione continua e di qualità. Ringrazio tutte le sezioni per l’impegno che continuano a non far mancare alla nostra Associazione. Sono iniziati i lavori per il XIII Congresso Nazionale OSDI dal titolo “Diabete e Cronicità: la nuova sfida per i professionisti del futuro” che si terrà a Riva del Garda nei giorni 24-25-26 maggio 2018. Il Congresso Nazionale, da sempre momento tanto atteso dai nostri associati, è un evento che ci vede
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già attivi nella preparazione con l’obiettivo di fornire quanto di più recente e innovativo ci sia da fare per affrontare la sfida del futuro: la gestione delle malattie croniche e del diabete, un argomento che vede tutti i professionisti sanitari coinvolti sinergicamente per dare risposte assistenziali adeguate ai bisogni assistenziali di questa, sempre più numerosa, popolazione di pazienti. Voglio cogliere l’occasione per ricordare che il Congresso Nazionale è il momento formale in cui avviene il rinnovo del Direttivo Nazionale. Il lavoro da fare è tanto e spesso non semplice, tuttavia è un’esperienza di crescita personale e professionale che consiglierei a tutti. Abbiamo bisogno di nuove risorse e di tanta volontà, ma soprattutto, capacità di mettersi in gioco in una nuova esperienza di vita. Vi esorto quindi a riflettere sulla possibilità di una candidatura oppure di stimolare i colleghi che ritenete possano avere delle caratteristiche personali e professionali tali da poter portare un contributo fattivo al nostro gruppo di lavoro e che possano rappresentare al meglio la propria regione, a candidarsi per il biennio 2018-2020. Il primo passo per il cambiamento deve partire da noi stessi!
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In corso anche i preparativi per la Giornata Mondiale del Diabete, principale campagna di sensibilizzazione mondiale sulla prevenzione del diabete. In collaborazione con Diabete Italia e grazie al supporto dei Referenti Regionali saranno previsti, presso i Servizi di Diabetologia e nelle principali Piazze Italiane, una serie di eventi rivolti ad aumentare la consapevolezza sulla malattia diabetica. L’argomento focus di quest’anno è “Donne e Diabete”, dove il tema della prevenzione sarà affrontato in maniera strutturata per ottenere un miglioramento della salute e del benessere per le generazioni future.
AGISCI OGGI PER CAMBIARE DOMANI www.worlddiabetesday.org
La Presidente Katja Speese
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A cura di: Dott. Nicola Minuto, Infermiera Clara Rebora Centro di Riferimento Regionale per la Diabetologia Pediatrica IRCCS Giannina Gaslini
La gestione del bambino con il diabete nelle scuole è un argomento da sempre molto ostico, che solo nel corso degli ultimi anni ha preso campo tra le diabetologie pediatriche come una priorità nella cura della patologia stessa.
L’educazione degli insegnanti e di tutto il personale scolastico alla gestione del diabete deve essere parte integrante del processo di formazione che il team diabetologico fornisce alla famiglia, che si trova improvvisamente immersa in un realtà, all’esordio del diabete, ai più sconosciuta fino a pochi giorni prima. In queste righe, ci preme descrivere l’esperienza di un’attività di educazione presso gli asili e le scuole di primo e secondo grado, nella provincia di Genova, strutturata ormai da 8 anni e nata dalla fattiva collaborazione tra il Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica del Gaslini e l’Associazione Diabete Giovanile di Genova. Il momento dell’esordio del diabe-
te è certamente il momento più critico, soprattutto per i genitori, che da subito chiedono di poter tornare ad una vita “normale”. Una delle prime priorità del team diabetologico è, dopo l’ovvia stabilizzazione del quadro clinico, fornire rassicurazioni sia sul futuro del piccolo paziente, sia sulla gestione della quotidianità. Principale preoccupazione dei genitori è certamente la frequenza del bimbo a scuola, sia dell’obbligo, che asilo e scuola materna, spesso utilizzate dai genitori per poter lavorare e mantenere la famiglia. Da subito, presso il nostro centro, viene proposto ai genitori di fare da tramite con la scuola per organizzare un incontro formativo per l’intero personale scolastico che “ruota” intorno al bimbo con diabete. Sarà quindi la scuola a muovere il primo passo, chiedendo ufficialmente un incontro con il personale del Centro. Alla richiesta rispondiamo con un invito ufficiale, nel quale precisiamo che all’incontro dovrà essere presente il Dirigente Scolastico, tutti gli insegnanti della scuola o dell’intero plesso scolastico, il personale non docente, il personale del servizio mensa e l’eventuale infermiera incaricata dall’ASL per gestire l’insulina dei pasti. L’incontro viene fissato presso la scuola stessa, dopo l’orario di fine lezioni. Da parte nostra tale servizio viene riconosciuto dall’Istituto Gaslini come “servizio esterno”, permettendo quindi al personale di poter partecipare agli incontri in orario lavorativo. Priorità dell’incontro con il personale scolastico è fornire informazione sulla
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gestione del diabete, mantenendo però contestualmente un ambiente sereno, nel quale il bambino possa trovarsi a suo completo agio e in sicurezza. Dal 2009, nel corso degli ultimi 7 anni scolastici, abbiamo quindi organizzato poco meno di 200 incontri nelle varie scuole di Genova e Provincia, informando e formando più di 2500 persone tra personale docente e non. All’incontro si affronta un percorso educativo che inizia sempre con la descrizione di cosa sia il diabete tipo 1 e in particolare le differenze con il tipo 2, che è sicuramente il più conosciuto tra la popolazione e che spesso porta molta confusione tra i docenti. Chiarire che il diabete dell’età pediatrica non ha alcun rapporto con l’alimentazione è già importante di per sé, inoltre in questa parte si sottolineano quali siano i sintomi di allarme del diabete. E’ importante infatti che gli insegnanti abbiano chiaro che, in presenza di un bambino che nel giro di pochi giorni incominci ad urinare e bere più spesso del solito e a dimagrire, va suggerito ai genitori di recarsi in brevissimo tempo dal proprio medico curante o in un Pronto Soccorso. Il secondo argomento trattato verte sulla terapia insulinica: viene spiegata la differenza tra l’ insulina basale, che non ha un rapporto diretto con i pasti e le insuline ad azione pronta, che invece hanno una relazione stretta con i carboidrati assunti ai tre pasti principali. A tal proposito, considerando che molti bimbi della scuola dell’infanzia ed elementare frequentano il tempo pieno, sottolineiamo come sia importante rispettare i tempi di attesa tra l’iniezione di insulina e l’inizio
del pasto e prestare quindi particolare attenzione affinché il pasto non subisca ritardi non programmati. La scuola deve infatti segnalare al servizio mensa la presenza di un bambino con il diabete, non tanto per fornire “diete speciali”, di cui a nostro avviso non c’è bisogno, quanto per garantire che, in caso di ritardo superiore ai 5 minuti, il bimbo o l’adulto che si occupa della somministrazione dell’insulina, ne vengano a conoscenza al fine di ritardare la somministrazione dell’insulina stessa. Nel territorio genovese esiste un servizio infermieristico dipendente dall’ASL che invia personale nelle scuole dei bimbi più piccoli, per somministrare la dose di insulina, decisa dai genitori. Tale servizio, ottenuto grazie all’interessamento del Servizio di Diabetologia e dell’Associazione Diabete Giovanile, permette ai genitori e agli insegnanti di poter gestire molto serenamente il momento del pasto. La scuola, in sostanza, deve solo garantire la puntualità del pasto e il rispetto del Menù programmato e dei tempi di attesa. Il terzo tema affrontato nella discussione è la gestione degli episodi di iperglicemia ed ipoglicemia. Per quanto riguarda i primi, sottolineiamo come non rappresentino un’urgenza e non devono pertanto creare allarme. Ovviamente, nell’ambito della gestione del bimbo con diabete, bisogna fare molta più attenzione alle ipoglicemie. Ribadiamo quindi quali siano i sintomi di sospetta glicemia bassa, peraltro tanto
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Si passa quindi alla fase “pratica” dell’informativa, molto utile e apprezzata dai “discenti”. L’infermiera quindi spiega e mostra come si somministra l’insulina (penne e/o microinfusore), non tanto perché le insegnanti debbano imparare, ma per renderle più consapevoli della terapia che il bimbo affronta quotidianamente. Successivamente, come già detto, viene insegnato a rilevare una glicemia e si invitano i docenti a rilevarla tra di loro. Normalmente, dopo una prima fase di titubanza, la tensione si scarica, man mano che le insegnanti capiscono che la tecnica è veramente molto semplice, non dolorosa e che non si possono fare danni. Ovviamente il punto più delicato dell’incontro è la gestione dell’ipoglicemia grave con perdita di coscienza. Innanzitutto si evidenzia come, nell’esperienza nazionale, i casi siano veramente molto rari e limitati. Anche in questi casi evidenziamo ciò che l’insegnante deve fare e ciò che può fare. In caso di bimbo con perdita di coscienza è obbligatorio, ovviamente, contattare il 118 e rimanere accanto al bimbo stesso. Finiti questi obblighi, il resto è sempre su base volontaria. Sarebbe opportuno posizionare il bimbo in posizione laterale di sicurezza; successivamente è buona norma misurare la glicemia, per confermare che sia bassa e quindi somministrare per via intramuscolare un farmaco, antidoto dell’insulina, che si chiama Glucagone e che rialza la glicemia nel giro di pochi minuti. Nella parte pratica mostriamo sempre come si somministra tale farmaco, sottolineando come non sia possibile fare alcun tipo di danno. Presentiamo, quindi, un vero e proprio “piano di emergenza”, che chiediamo da far adottare da parte del Dirigente Scolastico, individuando, se ce ne fossero, quei docenti che si danno disponibili per controllare le glicemie e soprattutto per somministrare il Glucagone (che la scuola è tenuta a conservare in luogo sicuro e accessibile a tutto il personale). Nella nostra esperienza, dopo la parte pratica del nostro colloquio, il numero dei volontari si incrementa notevolmente, permettendo quindi ai genitori di poter lasciare il figlio in un ambiente, non solo sicuro e affidabile, ma anche sereno. Inoltre, a tutela del personale scolastico, il medico di riferimento e i genitori firmano una serie di
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più sfumati, quanto più il bimbo è piccolo: pallore, cambio di umore, comparsa improvvisa di occhiaie, pianto senza motivo, agitazione, sonnolenza, fame, tachicardia, sudorazione fredda. A questo punto si invitano le maestre a imparare a rilevare una glicemia capillare, che ad oggi viene eseguita rapidamente, in maniera molto semplice (un bimbo di sei anni è in grado di rilevarsela autonomamente) e con una minima quantità di sangue. Questo passo è, a nostro avviso, fondamentale per creare un ambiente idoneo e sereno a gestire il piccolo con diabete. Sottolineiamo come non vi sia obbligo per il personale scolastico di eseguire le glicemie, ma che imparare a farle sia un punto di forza per le docenti stesse che, in presenza di sintomi di sospetta ipoglicemia, potranno, in una trentina di secondi, dirimere il dubbio e agire di conseguenza. La “terapia” dell’ipoglicemia, peraltro, è molto semplice da gestire: somministrando zuccheri semplici (esempio zucchero o succo di frutta) eventualmente associati a carboidrati complessi (esempio crackers), nel giro di pochi minuti, il bimbo si riprende e può tornare a condurre la normale vita di classe. Chi impara, in sostanza, può serenamente decidere di fare una glicemia o meno, chi non impara non la potrà fare. Nel corso degli anni abbiamo registrato che, in presenza di corpi docenti interi che si sono rifiutati di imparare, c’è sempre stato un “pentimento” delle insegnanti per non aver saputo gestire gli episodi ipoglicemici, per cui le stesse ci hanno ricontattato per imparare ciò che avevano rifiutato. Un ottimo mezzo per insegnare a rilevare le glicemie e nel contempo “sdrammatizzare” il contesto è, nella nostra esperienza, far misurare le glicemie tra il personale scolastico.
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manleve relative alle procedure di misurazione della glicemia, alla somministrazione del Glucagone ed eventualmente anche alla somministrazione dell’insulina (firmate sia dai genitori del bimbo, che dal team diabetologico). La nostra informativa è sempre accompagnata da materiale didattico cartaceo e informatico, prodotto dal centro stesso, di supporto a quanto riferito a voce. In questo ultimo anno scolastico sono stati consegnati anche i Poster preparati dalla SIEDP relativi alla prevenzione dell’esordio di diabete in chetoacidosi, da affiggere all’ingresso delle scuole. Il diabete diventa parte integrante del bambino e della famiglia e non può quindi non essere condiviso dalla scuola e dagli insegnanti, con cui il piccolo passa quotidianamente una grande parte della propria giornata.
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Tale descrizione corrisponde a quanto fatto nel nostro territorio grazie alla collaborazione tra Centro di Riferimen-
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to Regionale di Diabetologia Pediatrica del’IRCCS Giannina Gaslini e l’Associazione Diabete Giovanile di Genova. L’attività ha preso anche spunto da raccomandazioni della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), condivise con Ministero e alcune Regioni, che sono riassunte nel sito della SIEDP www.scuolaediabete.it/siedp/. Ci preme però sottolineare come, al di là delle linee guida, la collaborazione tra le varie figure che si snodano attorno al bimbo con diabete, è il punto fondamentale per creare un territorio pronto e sereno ad accogliere il piccolo con diabete e che è la disponibilità dei singoli insegnanti, tutelati dalle istituzioni, la chiave di volta per il raggiungimento dell’obiettivo principale.
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SCREENING PIEDE: L’IMPORTANTE RUOLO DELL’INFERMIERE NELLA PREVENZIONE A Cura di: Katja Speese Infermiera presso Servizio di Diabetologia e Prevenzione e Cura del Piede diabetico, Ospedale S. Maria del Carmine Piazza S. Maria, 6-38068 Rovereto (TN) - Presidente Nazionale Osdi
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INTRODUZIONE Il diabete rappresenta uno dei problemi più rilevanti ed onerosi per il SSN e le prospettive numeriche future sono tutt’altro che rassicuranti. Le stime prospettiche di prevalenza prevedono per il 2035 la presenza di circa 600 milioni di persone con diabete1. I problemi ai piedi, importante complicanza del diabete, sono una fonte di grande sofferenza del paziente e di elevati costi sociali2 . La frequenza e la gravità dei problemi del piede varia da regione a regione e in gran parte è dovuta alle differenze di condizioni socio-economiche, tipo di calzature e gli standard di cura del piede . Le linee guida nazionali ed internazionali suggeriscono, per un’adeguata attività di prevenzione e cura del piede diabetico, la costituzione di un team multi professionale di esperti che dovrebbe includere anche personale con competenze in campo educativo e personale addestrato per la cura del piede diabetico (podologi e/o infermieri addestrati)3. DEFINIZIONE Secondo l’International Consensus on the Diabetic Foot & Pratical Guidelines on the management and prevention of the “diabetic foot”, per piede diabetico si intende un PIEDE CON ALTERAZIONI ANATOMO-FUNZIONALI DETERMINATE DA UN ARTERIOPATIA OCCLUSIVA PERIFERICA E/O DALLA NEUROPATIA DIABETICA, CHE POSSONO SVILUPPARE ULCERAZIONI,
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pertanto i fattori di rischio predisponenti una lesione sono1: • neuropatia diabetica • arteriopatia obliterante cronica periferica • deformità ossea • zone di ipercarico • microtraumi • infezione Concorrono ad un aumento del rischio anche le seguenti condizioni1: • precedenti lesioni e/o amputazioni • deficit di visus • nefropatia diabetica/dializzati • scarso controllo glicometabolico • fumo di sigaretta • utilizzo di calzature non adeguate L’insieme di più fattori di rischio rende la gestione del piede diabetico più complessa ed è per tale motivo che è necessario l’intervento di un team multidisciplinare per un adeguato processo di cura. Fondamentale il contributo delle competenze infermieristiche, non solo in collaborazione con gli altri professionisti coinvolti, ma soprattutto per la prevenzione delle lesioni. OSSERVAZIONE CLINICA L’importante ruolo di prevenzione inizia fin dai primi istanti in cui la persona con diabete arriva in ambulatorio. La capacità di identificare eventuali problemi permette di mettere in atto fin da subito attività educative mirate ad evitare lesioni future. Ad esempio una corretta verifica
SCREENING PIEDE Lo screening del piede ha l’obiettivo principale di definire, attraverso una serie di test, il grado di rischio del piede che stiamo valutando. Questo processo è suddiviso in 4 momenti. Il primo passo è la compilazione di un questionario anamnestico per l’individuazione di eventuale sintomatologia in atto. Per quanto riguarda la Neuropatia diabetica,
Tabella 1. Michigan Neuropathy Screening Inventory – MNSI QUESTIONARIO - MNSI
SI = 1
1 Ha formicolii ai piedi e/o alle gambe? 2 Ha mai bruciori alle gambe o ai piedi? 3 I suoi piedi sono ipersensibili al tatto? 4 Ha mai crampi muscolari alle gambe e/o ai piedi? 5 Avverte mai punture di spillo alle gambe e/o ai piedi?
NO = 0
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il questionario più completo è il Michigan Neuropathy Screening Inventory – MNSI. Il questionario va somministrato leggendo esattamente la domanda come è scritta e non dando interpretazioni personali del quesito.
6 Le dà fastidio il contatto con le lenzuola sulla pelle? 7 Quando entra nella vasca o nella doccia è incapace di distinguere fra acqua calda e acqua fredda? 8 Ha mai avuto ulcere al piede? 9 Il suo medico le hai mai detto che lei ha la neuropatia diabetica? 10 Si sente stanco per la maggior parte del tempo? 11 I suoi sintomi peggiorano durante la notte? 12 Le fanno male le gambe quando cammina? 13 Non si accorge dei suoi piedi quando cammina? 14 La pelle dei suoi piedi è tanto secca da rompersi? 15 Ha mai avuto amputazioni? PUNTEGGIO TOTALE ______/15
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delle scarpe e dei plantari in uso sono il primo passo per prevenire eventuali lesioni da conflitto con le calzature, che in un piede neuropatico sono la principale causa di lesioni. Controllare la corretta o meno cura delle unghie e la presenza di patologie ungueali concomitanti. L’ispezione interdigitale è tra le manovre più importanti, ma spesso sottovalutata: si possono riconoscere macerazioni e/o infezioni micotiche, cha a loro volta possono causare lesioni infette di difficile gestione. La presenza di deformità può essere segno di una neuropatia conclamata (dita a griffe) oppure dare origine a punti di conflitto (alluce valgo, teste metatarsali prominenti o piede di Charcot) aumentando il rischio di lesioni. La stessa ubicazione delle lesioni ci può indicarne l’eziologia, se si presentano a livello plantare e su prominenze ossee, verosimilmente saranno lesioni su base neuropatica. Anche dal trofismo cutaneo possiamo recuperare una serie di informazioni non trascurabili e che posso indirizzare verso una corretta valutazione del rischio di ulcerazione: colore della cute, secchezza cutanea, presenza di fessurazioni. Se per la neuropatia i segni sono piuttosto evidenti, l’arteriopatia/ischemia non sempre è visibile ad occhio nudo, ma l’assenza di peli nelle zone più periferiche (ad esempio sulle dita), il piede freddo ed un colorito bluastro ci dovrebbero far pensare ad un circolo compromesso. Nell’osservazione del piede andranno anche verificate presenza di lesioni quali callosità, vesciche, ematomi, raccolte purulente e quant’altro. Fondamentale che l’ispezione, fatta dall’infermiere, sia documentata con appositi strumenti, che permettano la condivisione con il team di cura, delle problematiche riscontrate. Il passaggio successivo ad una buona osservazione clinica è lo screening del piede.
Successivamente alla compilazione del questionario, l’Infermiere procede con l’esecuzione dei test per escludere o confermare la presenza di una sofferenza delle fibre nervose (indicative per una neuropatia periferica). Monofilamento di Semmens Weinsten 10 g: ha l’obiettivo di andare a testare la sensibilità propiocettiva, cioè quella più profonda che coinvolge l’apparato muscolo-scheletrico raccogliendone i segnali più profondi. Si utilizza un filo di nylon con una pressione di 10 gr andando a toccare, con una specifica
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Fig.1 Esempio di monofilamento
tecnica, punti repere definiti dalle linee guida che sono la base del I dito, il I e V metatarso bilateralmente. Se il paziente percepisce “la pressione” per 2 volte su 3 l’esame è considerato normale 1.
Il diapason può essere utilizzato per la valutazione della sensibilità del piede attraverso attività vibratoria. A vibrazione attivata e pressione costante, appoggiato su una prominenza ossea quale il lato dorsale della falange distale del primo dito, il paziente deve essere in grado di rispondere correttamente a 2 applicazioni su 3 per essere considerato nella norma. Se il paziente non è in grado di rilevare le vibrazioni sull’alluce, si posso utilizzare zone più prossimali, quali malleolo o tuberosità tibiale (1) Lo strumento considerato più valido per riconoscere la neuropatia periferica è il biotesiometro, il deficit della capacità di avvertire le vibrazioni è infatti
predittivo di una successiva ulcerazione. Appoggiando lo strumento sul piede del paziente, le zone sono le stesse che si utilizzano per il diapason, il dispositivo trasmette una vibrazione di intensità variabile. Un piede viene ritenuto insensibile quando la soglia vibratoria è > 25 Volt al biotesiometro. Uno dei primi segni di neuropatia periferica è la scomparsa dei riflessi osteo-tendinei, achillei e rotulei, quindi durante l’esame obiettivo vanno controllati con apposito martelletto. Qualche volta il paziente potrebbe essere particolarmente teso, quindi utile prima di segnalare i riflessi assenti, tentare la manovra di rinforzo. Dopo un’attenta valutazione della sensibilità, il passaggio successivo è valutare il compenso di circolo attraverso il reperimento dei polsi periferici ed il calcolo dell’Indice di Windsor. È chiaro che in assenza dei polsi periferici verosimilmente il grado di ischemia è piuttosto importante, ma attraverso l’indice di Windsor otteniamo un dato oggettivo. L’indice di Windsor oppure ABPI o ABI è il rapporto tra la pressione sistolica della caviglia e del braccio ed è considerato il metodo più efficace per il riconoscimento e la stadiazione dell’Arteriopatia Obliterante Periferica (AOP). Valori di riferimento5: 1.2 = possibili calcificazioni arteriose, analisi della storia clinica per diabete e ipertensione arteriosa
Tabella 2. Test di screening per la neuropatia periferica NEUROPATIA PERIFERICA
DX
SX
1 Monofilamento
0 = normale; 2 = assente
2 Riflessi rotulei
0 = evocabile; 1 = evocabile con rinforzo; 2 = non evocabile
3 Riflessi achillei
0 = evocabile; 1 = evocabile con rinforzo; 2 = non evocabile
4 Sensibilità dolorifica
0 = normale; 1 = ridotto; 2 = assente
5 Sensibilità tattile
0 = normale; 1 = ridotto; 2 = assente
6 VPT alluce
Volts
7 VPT malleolo
Volts
8 Forza muscolare
0 = normale; 1 = ridotto; 2 = assente 0 = no lesioni; 1 = piede secco, distro-
PIEDE
fie, callosità; 2 = deformità; 3 = ulcera; 4 = pregressa amputazione
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Fig.2 Indice di Windsor
Al termine dell’esame, in base al punteggio raccolto, viene definito il grado di rischio ulcerazione del piede esaminato. Esistono strumenti informatizzati che supportano il personale nella corretta classificazione del rischio. In base alla classificazione del rischio
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Nel caso di ipertensione agli arti inferiori o presenza di vasi non imprimibili, l’ABI non può essere ritenuto attendibile bensì sospetta per sclerosi di Monckeberg, in altri termini indica la possibile presenza di calcificazione delle arterie con conseguente incomprimibilità totale o parziale delle arterie tibiali. Deve essere valutato durante questa fase anche la presenza di claudicatio. Anche in assenza di lesioni, se il paziente lamenta uno stato doloroso durante il cammino, questo va approfondito. Nel caso di un ABI alterato, insieme al diabetologo, sarà necessario valutare l’approfondimento diagnostico attraverso ossimetria e/o valutazione con ecocolordoppler arterioso agli arti inferiori2 :
sarà necessario mettere in atto una serie di strategie preventive e di cura mirate a prevenire l’insorgenza di ulcere o il peggioramento delle stesse, di conseguenza, sarà fondamentale programmare controlli periodici in base al livello di rischio come indicato nella tabella 4. L’Infermiere o il Podologo devono essere capaci di eseguire correttamente i test di screening. È un momento delicato perché il risultato potrebbe inficiare i processi successivi di prevenzione e/o di cura. Lo screening del piede deve essere eseguito in un ambiente tranquillo ed il paziente deve essere informato e preparato su quanto andrà ad affrontare. Il professionista inoltre deve essere capace di percepire il grado di collaborazione/attendibilità della persona per evitare falsi risultati inserendo nei test alcune manovre “finte”. EDUCAZIONE ALLA CURA DEL PIEDE Di competenza prettamente infermieristica è l’attività di educazione alla corretta cura del piede, la quale deve essere rivolta a tutte le persone con diabete e con una cadenza periodica in base al livello di rischio. Deve essere insegnato al paziente: • come ispezionare quotidianamente il piede (a livello interdigitale e plantare) • come controllare la temperatura dell’acqua prima di lavare il piede (con il gomito o con un termometro) • come lavare i piedi con acqua tiepida e sapone neutro (evitare pediluvi di durata > a 5 minuti) • come asciugare accuratamente il piede, delicatamente, ma ponendo attenzione all’interdigitale per evitare macerazioni (se necessario può essere suggerito l’utilizzo del phon) • come idratare il piede suggerendo creme idratanti specifiche, quotidianamente, evitando l’applicazione della crema nelle zone interdigitali
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Da 1 a 1.2 = flusso arterioso periferico normale Da 0.8 a 1.0 = minima AOP, controllare le lesioni cutanee periferiche Da 0.5 a 0.8 = moderata AOP, indicati ulteriori controlli vascolari < 0.5 = severa AOP, aumentato rischio di danno tissutale
Tabella 3. Test di screening per la neuropatia periferia POLSI PERIFERICI
DX
SX
1 Polso pedidio
0 = normale; 1 = ridotto; 2 = assente
2 Polso Tibiale posteriore
0 = normale; 1 = ridotto; 2 = assente
3 Pressione sistolica alla caviglia (mmHg) 4 Indice di Windsor
v.n. > 0,95 - < 1,20
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Tabella 4. Livello di rischio per l’insorgenza di lesioni al piede in diabetico e azioni preventive1 IWGDF, International Working Group on Diabetic Foot
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CATEGORIA IWGDF
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RISCHIO
CARATTERISTICHE
FREQUENZE CONTROLLI E AZIONI
Assenza di neu- Controllo ogni 12 mesi. Concordare con ciascun BASSO ropatia sensitiva paziente un programma di gestione che includa l’educazione alla cura del piede Controllo ogni 6 mesi. A ciascuna visita: • ispezionare entrambi i piedi; garantire i presìdi Neuropatia MEDIO per la cura dei piedi sensitiva • esaminare le calzature; fornire adeguate raccomandazioni • rafforzare l’educazione alla cura dei piedi Controllo ogni 3-6 mesi. A ciascuna visita: • ispezionare entrambi i piedi; garantire presìdi Neuropatia per la cura dei piedi sensitiva, segni • esaminare le calzature; fornire adeguate di arteriopatia raccomandazioni, plantari su misura e calzature periferica con o specifiche se vi è indicazione ALTO senza deformità • considerare la necessità di una valutazione o ai piedi di una presa in carico del paziente da parte dello specialista vascolare • verificare e rafforzare l’educazione alla cura dei piedi Precedente Controllo ogni 1-3 mesi. Come al punto preALTISSIMO ulcera o esiti di cedente, prescrizione e controllo di plantari e amputazione calzature specifiche eventualmente su misura
• come tagliare le unghie e che strumenti utilizzare, meglio limarle con limetta di cartone • come controllare le scarpe prima di indossarle, e se sono nuove, consigliare di controllare il piede dopo pochi minuti di cammino Inoltre bisognerà consigliare: • l’utilizzo di calze di cotone bianco (per identificare eventuali tracce di sangue o essudati) senza cuciture e che non stringano • di non utilizzare callifughi o strumenti taglienti per la rimozione delle callosità in autonomia ma di rivolgersi a persone esperte • di non camminare a piedi scalzi • di non usare fonti di calore direttamente sul piede (borse d’acqua calda, caloriferi, camino…) • di utilizzare scarpe comode con punta rotonda e tacco non superiore a 4 cm, se persone a rischio vanno prescritte adeguate calzature di prevenzione L’attività assistenziale dell’Infermiere esperto deve garantire al diabetico un insegnamento su come curarsi quo-
tidianamente il piede proteggendosi dai traumi e dalle infezioni, identificando e correggendo eventuali comportamenti scorretti, ma nel contempo senza perdere di vista l’obiettivo del buon controllo metabolico. E’ infatti il buon controllo glicemico assieme al trattamento degli altri fattori di rischio cardiovascolari che riducono la progressione delle complicanze croniche. L’Infermiere per altro dovrà verificare e monitorare le conoscenze nel tempo programmando follow up regolari e documentando le attività assistenziali ma anche gli indicatori di processo e di esito. Particolare attenzione dovrà essere rivolta alle persone anziane, che vivono sole e con problemi visivi ed economici perciò a maggior rischio di sviluppare lesioni. In questo caso l’Infermiere dovrà coinvolgere i famigliari o il care giver nel processo educativo e di assistenza al domicilio. In caso di riscontro di una lesione dovranno essere date chiare indicazioni su come pulire, disinfettare e fasciare o proteggere la ferita e le modalità di accesso veloce al Servizio diabetologico dedicato.
Tabella 5. Prevenzione: indicazioni delle scarpe e ortesi plantari in funzione della classe di rischio 4 CLASSE
SCARPA PREDISPOSTA
ORTESI PLANTARE
Classe di rischio 0 Prevenzione primaria
Comoda allacciata, suola flessibile o semirigida o rigida.
Classe di rischio 1 Prevenzione primaria con rischio
Bassa o media o alta, suola flessibile o semirigida o rigida antisdrucciolo. Eventualmente, forte bilaterale, zeppa suola e tacco, campanatura suola e tacco, fonda. Bassa o media o alta, suola rigida a barchetta antisdrucciolo, forte bilaterale zeppa suola e tacco, campanatura suola e tacco, fonda o extrafonda. Eventualmente con tomaia personalizzata, punto di rotolamento precoce. Alta, suola rigida a barchetta antisdrucciolo, forte bilaterale, zeppa suola e tacco, campanatura suola e tacco, extrafonda, tomaia personalizzata. Eventualmente punto di rotolamento precoce.
Si se si hanno problemi posturali, funzionali o deficit biomeccanici (ipercheratosi microtraumatiche). Predisposto o su misura. Si sempre, predisposto o su misura, accomodativo o semifunzionale o ibrido. Eventualmente avvolgente sul calcagno.
Classe di rischio 2 Prevenzione primaria con rischio elevato
Classe di rischio 3 Prevenzione primaria con rischio elevatissimo. Prevenzione secondaria.
Si sempre, su misura accomodativo a contatto totale su calco avvolgente sul calcagno in multi densità con scarichi mirati nelle zone di iperpressione.
Si sempre, su misura accomodativo a contatto totale su calco in gesso con presa di impronta libera, avvolgente su tutto il perimetro, in multi densità con scarichi mirati. Eventualmente riempitivi in caso di amputazioni.
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assistenziale di I livello, pertanto, sarebbe auspicabile venissero eseguiti in tutti i diabetici, sia quelli afferenti al Servizio Diabetologico che quelli seguiti dal medico di medicina generale. La formazione del personale che a sua volta educa il paziente è fondamentale all’interno di una strategia preventiva del piede diabetico. È stato dimostrato che tra i pazienti che hanno un esame incompleto del piede il 50% di questi ha subito un amputazione4. Diventa pertanto necessario promuovere modelli organizzativi di assistenza che siano in grado di affrontare efficacemente tali problematiche.
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L’utilizzo di calzature adeguate rappresenta uno dei capisaldi della prevenzione del piede diabetico. Nel caso in cui il paziente fosse assente da rischio non necessita di calzature particolari per l’uso quotidiano, tuttavia si consiglieranno calzature comode, che calzino bene, di materiale morbido evitando i tacchi > a 4 cm. Se necessario indicare una calzatura predisposta in base alla classe di rischio4 che dovrà essere prescritta dal diabetologo come indicato nella tabella 5. Lo screening e la diagnosi del piede diabetico rientrano in un’organizzazione
BIBLIOGRAFIA 1. 2. 3. 4. 5.
The 2015 IWGDF Guidance documents on prevention and management of foot problems in diabetes: development of an evidence-based global consensus Boulton AJ, Vileikyte L, Ragnarson-Tennvall G, Apelqvist J. The global burden of diabetic foot disease. Lancet 2005 Nov 12;366(9498): 1719-1724. Standard Italiani per la cura del Diabete Mellito AMD SID 2016, pag 211 A. Bellingeri - Il Prontuario per la gestione delle lesioni cutanee 2015-2016 R. Nassori, M.Gallinella, M.Aimi –Rassegna: Valore diagnostico e prognostico dell’indice caviglia-braccio – M.D. Medicine Doctor, anno XV numero 5, 20 febbraio 2008
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IL BUONO, IL PULITO E IL GIUSTO DEL CIBO
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A cura di: Silvio Barbero Vice presidente Università di Scienze Gastronomiche Pollenzo
Nella storia dell’umanità, il cibo e l’alimentazione hanno avuto sempre un ruolo centrale. Non solo come evidente elemento di sopravvivenza (viviamo perché mangiamo), ma perché attraverso i modelli di produzione, distribuzione e consumo del cibo si sono determinate le condizioni di qualità della vita, di libertà e di equilibrio con la natura da parte delle comunità. Il cibo è sempre stato fonte di salute e di cura, la tradizione locale e contadina ha sempre, attraverso lo sviluppo di prodotti e specie animali locali, mantenuto in equilibrio questo rapporto. Lo sviluppo quantitativo delle produzioni agroalimentari per molto tempo ha garantito il fabbisogno sempre crescente di cibo e la lotta alla fame. Negli ultimi 30/40 anni lo scenario mondiale si è progressivamente modificato e pur di fronte ad enormi progressi sul fronte della sicurezza alimentare, assistiamo al prevalere di fenomeni negativi. La drammatica perdita di biodiversità ha ridotto a poche varietà e razze il panorama agroalimentare mondiale . Il produttivismo industriale spinto, in agricoltura, ha comportato un uso massiccio ed esagerato di prodotti chimici e la perdita di fertilità dei suoli. La riduzione e la perdita di produzioni locali di piccola e media scala, ha determinato uno spostamento di merci da
una parte all’altra del pianeta, facendo perdere valore a concetti come sostenibilità, identità alimentare, stagionalità, filiera locale. Si può dire che in queste condizioni, il modello di produzione, distribuzione, consumo del cibo che si è affermato, pur rendendo disponibili migliaia di prodotti in tutto il mondo, sta determinando una situazione in cui “il cibo invece che curare rischia di ammalare”. In questa situazione è necessario riflettere sulle conseguenze che un certo modello di produzione alimentare può determinare sulla salute delle persone, ma anche dell’ambiente e sulla sostenibilità complessiva sul Pianeta. Bisogna mettere in discussione stili alimentari e di vita che hanno sviluppato nei paesi ricchi (ma oggi anche in quelli poveri) malattie come il diabete. Bisogna riconsiderare il tema del cibo come una nuova centralità, combattendo la marginalizzazione e la banalizzazione dei problemi alimentari e il concetto di “cibo come semplice carburante”. È necessario aprirsi ad un concetto più olistico del cibo e della gastronomia che analizzi a 360° le conseguenze dei nostri stili produttivi e alimentari. Emerge, in questi contesti e con questa nuova visione, un concetto diverso di qualità alimentare e produttiva che accanto alla scontata esigenza della
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marginalizzati e sottopagati, introdurre il concetto di etica e giustizia sociale come elemento significativo della qualità di un prodotto ridà valore alla ormai sempre più bistrattata economia primaria. In definitiva dobbiamo tornare a dare al cibo un “valore” e non solo un prezzo. E in questo recupero del “valore del cibo” ci sta un pezzo importante della ricerca di un nuovo modello di vita e di alimentazione che potrà portarci non solo salute ma, ricostruendo un equilibrio tra essere umano e ambiente, un vero benessere.
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sicurezza alimentare delle produzioni inserisca altri elementi di valutazione. Tre sono a nostro avviso gli elementi che compongono le linee-guida a cui produttori e consumatori (che noi vorremmo sempre più co-produttori) dovranno in futuro orientarsi: il buono, il pulito, il giusto. Un cibo deve essere buono, deve avere una qualità organolettica che permetta di riconsiderare come valore la sensorialità e il piacere. In un percorso di rivendicazione del diritto al piacere attraverso al cibo (a casa, a scuola, negli ospedali e nelle mense collettive) questo elemento deve essere considerato come necessario e non subordinato a pure logiche economiche. Un cibo deve essere pulito perché la qualità si misura anche sull’impatto che quel prodotto, nelle sue varie fasi realizzative, produce sull’ambiente, sugli ecosistemi, sul paesaggio. La sostenibilità ambientale delle produzione diventa quindi elemento legato alla qualità ma anche al benessere delle persone e della Terra. Un cibo deve essere “giusto”. In un mercato globalizzato, dove l’agricoltura e soprattutto i contadini sono spesso
BIBLIOGRAFIA E LETTURE CONSIGLIATE Petrini Carlo, Buono, Pulito e Giusto, Slow Food Editore, 2016 Petrini Carlo, Cibo e Libertà. Slow Food: storie di gastronomia per la liberazione, Slow Food Editore, 2013 Scaffidi Cinzia, Mangia come parli. Com’è cambiato il vocabolario del cibo, Slow Food Editore, 2014
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ALIMENTAZIONE: QUALI SUGGERIMENTI POSSIAMO COGLIERE DALLA DIETA DELLO YOGA A cura di: Chiara Orsini Maestra di Reiki - Presidente Associazione per la cura dell’ambiente: Pachamama
La medicina tradizionale cinese, come lo yoga, l’ayurveda e le discipline della tradizione indiana, riconoscono l’esistenza di un’energia universale che anima ogni cosa, chiamata Qi. L’energia o prana secondo lo yoga scorre lungo tutto il corpo all’interno di speciali canali energetici, detti meridiani, collegati ai principali organi del corpo. Ad ogni meridiano corrisponde un elemento naturale (terra, acqua, aria, legno, fuoco), un’emozione che lo caratterizza e un momento del giorno in cui tale canale energetico è particolarmente sensibile e attivo. La stimolazione tramite esercizi mirati come nello yoga o la digitopressione di determinati punti di un meridiano porta immediato giovamento all’ organo di riferimento e
di conseguenza a tutto il sistema, essendo tutti gli organi collegati tra loro. Il pancreas e la milza, per esempio, condividono un unico meridiano, che inizia nell’alluce e corre verso l’alto lungo la parte frontale del corpo terminando lateralmente alla cassa toracica con una diramazione interna che arriva sino alla lingua. Sia la milza che il pancreas sono organi spesso chiamati in causa negli ultimi tempi, la milza a causa della diffusione delle malattie immunitarie e delle allergie. Il pancreas, invece, essendo legato al metabolismo degli zuccheri è l’organo che più di tutti risente del cambio di abitudini alimentari nell’era del consumo e del “benessere”.
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quel punto sorge il problema opposto, poiché il pancreas inizierà a produrre meno insulina del necessario, con la conseguenza che non si avrà carenza bensì eccesso di zuccheri nel sangue, situazione tipica del diabete. Questo è ciò che accade nel nostro corpo secondo la medicina tradizionale cinese, la soluzione migliore per arginare il circolo vizioso degli zuccheri passa come sempre per l’alimentazione, vediamo cosa ci consiglia la tradizione indiana. Conoscendo le implicazioni dell’alimentazione con la vita dell’uomo gli antichi yogi hanno dedicato all’arte di cucinare e di mangiare un’attenzione quasi alchimistica. A determinate pietanze viene aggiunto oro o argento in foglia, altre pietanze devono essere essiccate al sole per 40 giorni prima di essere consumate. Inoltre, nella cucina yoga si trovano dappertutto le tre radici “principe”: aglio, zenzero e cipolla. Ancora più importanti sono le indicazioni generali per abitudini alimentari sane. La più conosciuta è certamente masticare bene, facile a dirsi, ma difficile a praticarsi! Ma per una buona assunzione delle sostanze nutritive è della massima importanza anche essere rilassati durante i pasti. Un’altra regola fondamentale è evitare di mangiare per almeno quattro ore prima di andare a letto. Ciò è necessario nel rispetto dei due diversi cicli del corpo, il ciclo del giorno e quello della notte. Durante il giorno il sangue è leggermente acido, in modo da poter meglio digerire e quindi nutrire le cellule. Di notte, invece, è leggermente alcalino, per favorire l’asporto delle scorie dalle cellule e la purificazione del corpo. Mangiare troppo tardi disturba questo processo di depurazione, anche il sovrappeso è spesso causato dal consumo di cibo in ora tarda, quando il processo digestivo è meno agevole. Alcuni di coloro che praticano lo yoga sono diventati veri specialisti in fatto di combinazioni alimentari. Non si può infatti combinare tra di loro tutti gli alimenti, ciò dipende dal fatto che nello stomaco si instaura un ambiente alcalino oppure acido a seconda dei cibi. Alcuni cibi hanno bisogno di succhi gastrici alcalini, mentre altri hanno bisogno di succhi gastrici acidi. Questi due gruppi di alimenti dovranno essere consumati se-
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Dal punto di vista astrologico-psicosomatico, il pancreas è governato dal pianeta Venere, essendo tutto connesso, anche i pianeti influenzano gli organi del corpo. In effetti, il ruolo di primaria importanza del pancreas nel metabolismo degli zuccheri si armonizza molto alla tematica dell’amore tipica del pianeta Venere, infatti, da sempre, si sopperisce alle carenze affettive con i dolci e con lo zucchero. Tuttavia le quantità di zucchero che si assumono oggi sono tali da mettere a durissima prova le funzioni pancreatiche. Negli alimenti che consumiamo normalmente, lo zucchero è talmente concentrato che rappresenta una sferzata sul pancreas di chi li assume. Il pancreas inizia a produrre freneticamente insulina per poter immagazzinare lo zucchero nel fegato, abbassando il valore di quest’ultimo nel sangue. A causa di questa reazione eccessiva dovuta all’iperassunzione di zucchero esso produce un surplus di insulina; ne segue un forte senso di stanchezza che è causato dal brusco abbassamento dei valori dei carboidrati nel sangue stesso. Ciò fa sentire il bisogno di mangiare subito qualcosa di dolce, e così il circolo vizioso ricomincia. In media si risente ogni 2 ore e mezza di questo “shock da zucchero”. La colazione tipica a base di marmellata, caffè zuccherato e cornetto, il dolce dopo pranzo e gli intermezzi a base di zuccheri raffinati tra un pasto e l’altro aumentano, paradossalmente, il rischio di ipoglicemia. L’ipoglicemia si manifesta, come sappiamo, con colpi di sonno, spesso combinati a voglia di cose dolci e con il desiderio di fare un sonnellino. Ciò è dovuto al fatto che il cervello si nutre di zucchero, ovvero di glucosio, così che un abbassamento dei valori di zuccheri nel sangue si fa immediatamente sentire. Quando ci si stende la testa viene meglio irrorata di sangue e il cervello riceve il nutrimento che gli occorre. Spesso questo senso di stanchezza interviene subito dopo i pasti, ma a volte anche dopo parecchio tempo o in determinati orari del giorno. La fase successiva consiste nel fatto che il pancreas, sottoposto ad un superlavoro per troppo tempo, prima o poi smette di funzionare adeguatamente. A
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paratamente ed evitare di introdurli nello stomaco contemporaneamente. L’esempio migliore è quello della verdura e della frutta, che non dovrebbero mai essere assunte insieme durante un pasto. Dopo aver mangiato della frutta dovrebbe passare almeno mezz’ora prima di consumare della verdura e dopo aver assunto verdure dovrebbero trascorrere almeno tre ore prima di mangiare della frutta. Un altro elemento importante è che si dovrebbe iniziare il pasto con della verdura cruda. Se si inizia mangiando qualcosa di cotto, il corpo reagisce aumentando fortemente la produzione di globuli bianchi, come se ci fosse in atto un’infezione. Questa reazione non avviene se si inizia il pasto assumendo vegetali crudi. Anche l’introduzione dei principi yin/yang, basati sulla dieta macrobiotica non è oscuro alla dieta nello yoga, anche se lo troviamo in forma molto diversa e senza l’esclusione del latte e i latticini prevista, invece, dalla macrobiotica. Secondo i principi yoga gli alimenti, come tutte le cose del mondo sono soggetti a tre Gunas o forze : Sattva, Raja e Tamas. Chi necessita di più energia, di più “terrenità” dovrà nutrirsi di molti alimenti che crescono nella terra o bassi sulla superficie del suolo: tuberi, cereali, legumi. Questi hanno in sé le qualità Rajas: attivismo, dinamicità, forza. Chi abbia bisogno invece di rilassamento, distensione dovrà cibarsi di alimenti che crescono su piante alte: frutta, noci e verdura in
foglia. Questi cibi contengono infatti il principio Sattva: rilassamento, armonia, quiete. A questo gruppo appartengono anche il latte e i suoi derivati. Infine, gli alimenti che si deteriorano rapidamente come carne, pesce e uova dovrebbero essere evitati. Essi infatti sono portatori della qualità Tamas, per questo producono inerzia e stanchezza. È evidente che per lo yoga come per molte discipline orientali la dieta vegetariana è quella più consigliata. La carne oggigiorno contiene una notevole quantità di ormoni e di antibiotici, il pesce è contaminato dall’inquinamento dei mari. Inoltre, la macellazione fa sì che gli animali provino per un periodo prolungato una forte paura di morire. L’adrenalina liberata in questa fase rimane nei muscoli ed è sufficientemente simile a quella dell’uomo da essere assimilata dal corpo umano. Ad ogni boccone di carne corrisponde una determinata quantità di stress e aggressività. Dal punto di vista nutritivo, la carne contiene molto acido urico, un prodotto di scarto del ricambio di tessuti muscolari. I nostri reni hanno però una capacità limitata di eliminare gli acidi ed è perciò molto facile che dal consumo di carne si sviluppi un’intossicazione cronica da acido urico. In breve, la carne è un alimento inefficiente, al contrario di quello che ci hanno fatto credere e non bisogna temere che una dieta vegetariana sia troppo povera di proteine, poiché anche senza tener conto del latte e dei suoi derivati, che di per sé forniscono tutte le proteine necessarie, esistono infinite combinazioni di alimenti come legumi e cereali o noci e cereali che forniscono proteine più preziose di quelle contenute nella carne o nel pesce. Senza contare che gli animali sono nostri amici e condividiamo con loro questo Pianeta che ci ospita, probabilmente nessuno avrebbe il coraggio di macellare una mucca dopo averla guardata fissa negli occhi per qualche minuto e molti smetterebbero di cibarsi di carne se conoscessero le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensi. E’ importante puntualizzare che la sana alimentazione dovrebbe essere una scelta e non un dovere. Questo vuol
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do aiuto seguire un corso di cucina vegetariana, in modo che il mangiare non perda le sue componenti di piacere e di gioia. Sicuramente il corpo vi ringrazierà molto presto donandovi un colorito più sano e una sensazione di leggerezza e benessere.
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dire che mangiare cibi naturali e puliti dovrebbe essere un bisogno che il nostro corpo ci comunica e non un’imposizione partita dall’esterno. Certo la decisione di mangiare vegetariano in maniera costante è un grande passo. Per farlo potrebbe essere un vali-
BIBLIOGRAFIA E LETTURE CONSIGLIATE Swami sivananda radha “Kundalini yoga” Ed. Mediterranee, 2000 Mahatma Kaur “ La via del maestro: Filosofia e fisiologia della pratica yoga “ Ed. Mediterranee, 2000 R. Rizzi “La via dello yoga. La conoscenza di sé alla luce degli astri” Ed. Mediterranee 2002
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Il problema della resistenza batterica è noto da tempo. Se gli antibiotici uccidono tutti i batteri pericolosi nella persona o nell’animale al quale vengono somministrati, allora non si sviluppa alcuna resistenza. Ma se uccidono solo quelli più deboli, perché il dosaggio è molto basso o perché il trattamento non viene portato a termine, allora i batteri sopravvissuti saranno più resistenti e trasmetteranno la loro resistenza a tutti i loro discendenti. A loro volta questi saranno selezionati in modo analogo, e la resistenza aumenterà gradualmente. L’unico modo per far sì che gli antibiotici restino efficaci, quindi, è usarli il meno possibile o usarli nei tempi e nei dosaggi corretti. Un recente studio di Public Health England ha scoperto che la proporzione di batteri campylobacter resistenti alla ciproflaxacina, l’antibiotico abitualmente usato in caso di intossicazione alimentare, è cresciuta dal 30 al 48 per cento negli ultimi dieci anni. Se non facciamo qualcosa rischiamo di tornare indietro al diciannovesimo secolo per quanto riguarda la nostra capacità di controllare le infezioni. Anche ferite minori e semplici operazioni diventerebbero potenzialmente mortali. Lo stesso vale per le malattie infettive. Nel diciannovesimo secolo la tubercolosi era la principale causa di morte dei giovani e degli adulti in Europa e in America. Con la scoperta della streptomicina nel 1944, dell’isioniazide nel 1952 e della rifampicina negli anni settanta, ha smesso di essere un grave problema sanitario. Ma adesso la resistenza ai farmaci è diventata tale che almeno 190mila persone in tutto il mondo sono morte di tubercolosi lo scorso anno. Ancora più pericolosa è la pratica di somministrare regolarmente piccole dosi di antibiotico a bovini, suini e polli, sia per evitare il diffondersi di malattie nelle condizioni insalubri e anguste degli allevamenti intensivi, sia per fare in modo che prendano peso più velocemente. Questa pratica è vietata nell’Unione europea, ma è ancora comune in Cina e negli Stati Uniti, dove l’80% per cento della produzione di antibiotici è destinata ad animali. I paesi delle Nazioni Unite hanno di recente firmato una dichiarazione che riconosce l’aumento della resistenza agli antibiotici (Draft political declaration of the high-level meeting of the General Assembly on antimicrobial resistance) Secondo l’OMS “La diffusione della resistenza batterica sta diventando più rapida dello sviluppo di nuovi
NOTIZIE E CURIOSITÀ DAL WEB
PRESERVIAMO L’EFFICACIA DEGLI ANTIBIOTICI UTILIZZANDOLI DI MENO
N. 3 settembre 2017
A cura del comitato scientifico di In...Formazione Osdi
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NOTIZIE E CURIOSITÀ DAL WEB N. 3 settembre 2017
antibiotici e data la scarsità di prodotti sostitutivi, il mondo sta andando verso un’era post-antibiotica in cui malattie comuni torneranno a uccidere” questo è quanto affermato da Margaret Chan, direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità. La dichiarazione dell’Onu chiede di diminuire l’uso di antibiotici per preservarne l’efficacia, facendo invece un migliore uso dei vaccini e investendo più denaro per sviluppare nuovi antibiotici. I NUMERI NERI DELL’INQUINAMENTO I rischi ambientali sono responsabili della morte di 1,7 milioni di bambini al mondo ogni anno. Più di un bambino su quattro muore prima dei cinque anni di età a causa di problemi legati all’inquinamento dell’aria, mancanza di acqua potabile, ambienti malsani. I dati del rapporto “Non inquinare il mio futuro” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenziano le prime 5 cause di morte nei bambini di età inferiore ai 5 anni legate all’ambiente. Ogni anno 570 000 bambini sotto i 5 anni muoiono da infezioni respiratorie, come la polmonite, imputabile all’inquinamento atmosferico e al fumo passivo. 361 000 bambini sotto i 5 anni muoiono a causa della diarrea, a causa di scarso accesso ad acqua pulita. 270 000 bambini muoiono durante il loro primo mese di vita da condizioni, inclusa la prematurità, che potrebbero essere evitate attraverso l’accesso a acqua pulita, strutture sanitarie igienicamente adeguate e riduzione dell’inquinamento atmosferico. 200 000 morti di bambini sotto i 5 anni dalla malaria potrebbero essere evitati attraverso azioni ambientali, come la riduzione dei siti di riproduzione di zanzare o la copertura dell’acqua potabile. 200 000 bambini sotto i 5 anni muoiono da lesioni involontarie attribuibili all’ambiente, come avvelenamento, cadute e annegamento. Secondo l’Oms, gli investimenti nella sicurezza ambientale potrebbero portare a grandi benefici sanitari
LA GRANDE BARRIERA CORALLINA AUSTRALIANA PERDE I SUOI COLORI La Grande barriera corallina australiana rischia ulteriori eventi di sbiancamento. Il fenomeno, che mette a rischio la vita dei coralli, è causato dall’aumento della temperatura del mare. Lo scorso anno il peggior episodio di sbiancamento finora registrato ha ucciso circa un quarto dei
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LA PLASTICA DELL’ARTICO VIENE DA LONTANO La spedizione Tara nel 2013 ha navigato nell’Artico misurando la concentrazione di plastica in vari punti. I dati emersi e pubblicati recentemente su Science Advances sono allarmanti: una zona dell’Artico sta diventando una discarica di plastica. L’area si trova a est della Groenlandia e a nord della Scandinavia. Sul fondo del mare in questa zona si sta probabilmente accumulando la plastica che viene trasportata da sud dalle correnti. Poiché la regione polare produce pochissimi rifiuti, gli autori, Andrés Cózar e colleghi, si aspettavano di trovare una regione incontaminata. Invece le correnti calde che provengono dall’Atlantico trasportano a Nord la plastica prodotta altrove. Anche la natura dei frammenti, invecchiata da una lunga permanenza in mare, sembra confermare che l’origine dell’inquinamento sia lontana e che i rifiuti abbiano viaggiato a lungo prima di raggiungere l’Artico. Poiché in quel punto le correnti che vengono da sud si inabissano, è possibile che gradualmente si stia creando una discarica di plastica.
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coralli dell’area. Secondo un rapporto del WWF per l’Unesco, questo evento ha cambiato la situazione in modo significativo e il piano del governo non è sufficiente per combattere gli effetti del cambiamento climatico.
I ricercatori dell’University College London, con uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Report, mettono in guardia sul pericolo che gli zuccheri assunti con gli alimenti o con le bevande possono influenzare la salute dal punto di vista psicologico. Gli zuccheri aggiunti a cibi e bevande aumentano il rischio di obesità, disturbi cardiovascolari, diabete ma anche disturbi legati alla salute mentale come ad esempio la depressione Lo studio ha coinvolto 10.000 impiegati pubblici tra i 35 e i 55 anni, e ha infatti evidenziato che tra gli uomini che hanno consumato più di 67 g di zucchero al giorno rispetto a quelli che invece ne consumano meno di 40 g, il rischio di sviluppare un disturbo mentale dopo 5 anni è del 23% più elevato. E’ bene quindi attenersi alla raccomandazione dell’OMS e non superare la dose consigliata di zuccheri, come amido, glucosio, fruttosio, che equivale al 5-10% sul totale dell’apporto calorico giornaliero.
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GLI ZUCCHERI IN ECCESSO FANNO MALE ANCHE ALLA MENTE
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GLI ZUCCHERI DELLE BIBITE Le bevande gassate e zuccherate sono spesso bersagli delle campagne sanitarie di prevenzione per l’obesità e negli Stati Uniti, dagli anni settanta, la percentuale media di calorie giornaliere che viene dalle bibite è più che raddoppiata. I nuovi dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, però, dimostrano che la maggior parte degli zuccheri in eccesso presenti nella dieta statunitense non deriva dalle bibite ma dagli alimenti. Quasi il 70% delle calorie degli zuccheri in più assunti quotidianamente vengono infatti da prodotti trasformati come pane, marmellata, dolci e gelato, ma anche salsa di pomodoro, condimenti vari, cracker e cereali misti. In genere sulle etichette gli ingredienti sono elencati per peso in ordine decrescente. Per capire se un prodotto è molto zuccherato dovrebbe bastare controllare se lo zucchero, in una forma o nell’altra, compare ai primi posti. In conclusione i dati evidenziano che la maggior parte degli zuccheri in eccesso consumati negli Stati Uniti in un giorno normale viene dagli alimenti e non dalle bibite.
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PERCHÉ SEMPRE PIÙ GLUTEN FREE?
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Negli Stati Uniti gli alimenti senza glutine sono diventati molto popolari. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine (Time Trends in the Prevalence of Celiac Disease and Gluten-Free Diet in the US Population- Results From the National Health and Nutrition Examination Surveys 2009-2014), sono triplicate le persone che hanno eliminato il glutine dalla propria alimentazione. Eppure, questa tendenza non corrisponde ad un aumento della diffusione della celiachia. Dai dati relativi al periodo tra il 2009 e il 2014 le persone che seguivano una dieta senza glutine, senza avere la celiachia, sono passate dallo 0,52% all’1,69% della popolazione. La percentuale di persone con celiachia è invece rimasta costante, tra lo 0,6 e lo 0,8%. “Ci sono molte ragioni, oltre alla malattia celiaca, che possono giustificare la maggiore popolarità delle diete senza glutine”, scrivono gli autori, che vanno dalla disponibilità a reperire questi alimenti, sia in negozio che oneline, ma anche perchè spesso si pensa che i cibi senza glutine siano più sani. Infine, sono aumentate le persone che eliminano gli alimenti contenenti glutine perché si autodiagnosticano un problema con il glutine.
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In genere si pensa che al movimento di una parte del corpo sia dedicata una specifica area cerebrale. Uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology propone una nuova ipotesi sull’organizzazione del cervello. Secondo il team internazionale di ricercatori, le aree del cervello potrebbero invece controllare la funzione di diverse parti del corpo. Tamar Makin e colleghi hanno studiato il cervello di persone nate con una sola mano. Queste persone utilizzavano le labbra, il braccio della mano mancante e le gambe per eseguire i compiti quotidiani, come aprire una bottiglia. In questi individui l’area del cervello che avrebbe dovuto controllare i movimenti della mano assumeva un compito diverso. Processava infatti le informazioni relative alle parti del corpo che venivano utilizzate in sostituzione della mano. Questo avveniva anche per parti del corpo fisicamente lontane dalla mano. Secondo i ricercatori, “l’area del cervello dedicata alla mano potrebbe controllare non la mano in sé, quanto piuttosto qualsiasi parte del corpo che condivide la funzionalità della mano mancante”.
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I DUBBI DEL CERVELLO
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA Jama Internal Medicine: Time Trends in the Prevalence of Celiac Disease and Gluten-Free Diet in the US Population- Results From the National Health and Nutrition Examination Surveys 2009-2014 Current Biology: Representation of Multiple Body Parts in the Missing-Hand Territory of Congenital One-Handers –Tamar Makin et al, Aprile 2017 OMS -The cost of a polluted environment: 1.7 million child deaths a year, says WHOmarzo 2017 PlosBiology - Lung Basal Stem Cells Rapidly Repair DNA Damage Using the Error-Prone Nonhomologous End-Joining Pathway - January 26, 2017 Science Advances: The Arctic Ocean as a dead end for floating plastics in the North Atlantic branch of the Thermohaline Circulation -Aprile 2017 The Guardian: Great Barrier Reef could face another big coral bleaching event this year www.salute.gov.it
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VITA ASSOCIATIVA
OSDI CALABRIA PRENDERSI CURA DEL DIABETE CATANZARO 23 GIUGNO 2017
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Giornata all’insegna dell’aggiornamento infermieristico a Catanzaro presso l’Università Magna Graecia il 23 Giugno scorso. L’evento formativo, Prendersi cura del diabete , organizzato dalla sezione OSDI Calabria ha visto la trattazione di temi ben apprezzati e molto importanti per la malattia diabetica riguardanti sopratutto i recenti aggiornamenti circa la corretta tecnica iniettiva e l’educazione strutturata, che è alla base dei processi assistenziali. Sappiamo perfettamente come incida sulla spesa sanitaria nazionale la patologia diabetica, spesa sostenuta prin-
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cipalmente dalle complicanze acute e croniche. Percorsi di educazione strutturata consentono, al paziente affetto da malattia cronica, di acquisire le conoscenze e le abilità giuste e necessarie per gestire al meglio la propria malattia perfezionando l’autogestione allo scopo di evitare le complicanze acute e croniche. Proprio di questo si è trattato in questa giornata arrivando a conclusione attraverso non solo le relazioni frontali analizzate ed approfondite dalle dottoresse: Faustina Barbara Scavelli, medico di Medicina Interna e assegnista di ricer-
Per il CDR OSDI Calabria Barbara Greco
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ge l’ambulatorio diabetologico a 360°. I due nuovi consiglieri saranno affiancati agli altri componenti già presenti sul territorio calabrese: consigliere Corrado Antonio, presidente Mariolina Fera e la riconferma della vice presidente Barbara Greco. Auguriamo buon lavoro a tutta l’associazione OSDI per il prossimo biennio.
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ca presso l’Univ. Magna Graecia di Catanzaro; Mariolina Fera, infermiera presso ASP di Amantea e Presidente OSDI sez. Calabria e Raffaella Fiorentino, infermiera presso l’Az. Univ. di Catanzaro e Consigliere Nazionale OSDI; ma anche attraverso i lavori svolti nei vari gruppi di lavoro durante il corso: un paziente diabetico potrà davvero dirsi sufficientemente curato solo quando dal momento della diagnosi: • sarà fatto oggetto di educazione strutturata partendo dal controllo della glicemia e dalla corretta somministrazione dell’insulina, ormai tutto semplificato con l’ausilio tecnologico; • mostrerà una buona compliance a regole comportamentali che lo portano ad avere un corretto stile di vita; • sarà sottoposto in modo strutturato allo screening di tutte le complicanze d’organo per una diagnosi precoce ed una terapia tempestiva. In questa giornata di crescita professionale, si è colto anche l‘occasione di rinnovare il direttivo della sezione calabrese OSDI, dopo una ricca assemblea dei soci con buoni propositi ed iniziative da proporre per il biennio che verrà sono stati eletti due nuovi consiglieri: Emilia Cutullè, infermiera presso l’ASP di Squillace, che si occupa dell’ambulatorio di Diabetologia già da diverso tempo e Maria Bitonti, infermiera presso la Diabetologia dell’Ospedale di Crotone, che svol-
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VITA ASSOCIATIVA
VIII CONGRESSO REGIONALE OSDI CAMPANIA TEAM DIABETOLOGICO ED EDUCAZIONE TERAPEUTICA STRUTTURATA SANT’ANASTASIA (NA) 17 GIUGNO 2017
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Nel complesso monumentale della chiesa di Madonna dell’Arco - retta da oltre 5 secoli dai Padri Domenicani si è svolto, il 17 Giugno 2017, un interessante convegno promosso dal direttivo Osdi Campania dal titolo “Team Diabetologico ed Educazione Terapeutica Strutturata”. Le interessanti relazioni tenute da
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infermieri OSDI e Diabetologi hanno portato alla luce realtà diverse esistenti nella Regione Campania sul tema in oggetto. Da tutte le relazioni è risultato evidente, allo stesso modo, l’importanza del team diabetologico quale supporto per la gestione della malattia diabetica; si è evidenziato come l’educazione terapeutica strut-
VITA ASSOCIATIVA
hanno registrato un discreto dimagrimento e in alcuni casi il risultato è stato particolarmente significativo. Con la dott. Mara Lastretti, psicologa, si è parlato, con un simpatico ed interattivo intervento, dell’aspetto emozionale e psicologico della patologia diabetica e con il dott. A. Cassese si è affrontato il tema dell’organizzazione dell’ambulatorio diabetologico pediatrico. A lavori conclusi si è proceduto alla votazione del nuovo consiglio direttivo OSDI Campania che vede come Presidente eletto il Dott. Francesco Loffredo. Il nuovo direttivo Osdi Campania risulta, dalle votazioni, così composto: Presidente: Francesco Loffredo Past president: Teresa Borrelli Consiglieri: Emanuele Brancaccio, Lina Tuccillo, Giuseppe Alfano Segretaria: Tina Ianniello A tutti gli eletti l’aula ha tributato un caloroso applauso ed un sincero augurio di BUON LAVORO !!! Per il CDR Osdi Campania Teresa Borrelli
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turata, riconosciuta nei L.E.A. in applicazione delle normative vigenti, sia un elemento fondamentale nella gestione della malattia diabetica e come questa si debba avvalere di diverse figure professionali: diabetologo, infermiere dedicato, psicologo, podologo cioè i componenti del team diabetologico. Si è evidenziato inoltre, come l’educazione terapeutica possa essere declinata e DEBBA essere declinata in più momenti educativi: alimentazione, autocontrollo, cura del piede, attività fisica. Nel corso del convegno si è parlato dell’esperienza in itinere del team diabetologico di Volla – Referente dott. M .Russo, diabetologo, Dott. V.E. Iodice, infermiera dedicata in diabetologia, Dott.ssa T. Borrelli, Dott R. Matrecano, coordinatrice infermieristica, Dott.ssa L. Cirella. Esperienza, che ha utilizzato il supporto educativo “Diabete ed obesita’: scacco matto in dieci mosse” (Dott.ssa Natalia Visalli, Dott. V. Mastrilli e cool.), che ha mostrato, già a metà percorso, buoni risultati in termini di dimagrimento e riduzione dell’emoglobina glicosilata; infatti tutti i pazienti coinvolti nel progetto
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O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione. Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni
16 settembre 2017 - Milano - Nh Machiavelli - A ciascuno il suo: tecnologia e accuratezza al servizio della persona con diabete - CLOSING MEETING. A. Menarini Diagnostics 30 settembre 2017 - Napoli - Starhotels Terminus - A ciascuno il suo: tecnologia e accuratezza al servizio della persona con diabete - START UP MEETING. A. Menarini Diagnostics 30 settembre 18 novembre 2017 - Padova - Hotel Galileo - I benefici dell’uso dei dispositivi ottimizzati: focus sui professionisti. Artsana 30 settembre 2017 - Monza - Hotel Helios - Mi prenderò cura di te. L’infermiere e la prevenzione delle complicanze legate al piede. Ascensia 1 ottobre 2017/1 ottobre 2018 - Corso FAD - La qualità dell’automonitoraggio glicemico: vantaggi ed applicazioni. Brunofarmaceutici
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21 ottobre 2017 - Padova - Nh Padova - XIV Congresso OSDI Veneto. In punta di piedi. La prevenzione del piede diabetico. Plurisponsor 21 ottobre 2017 - Spinetta Marengo (AL) - Hotel Diamante - Evoluzione della professione infermieristica in ambito diabetologico. Plurisponsor 28 ottobre 2017 - Colli del Tronto (AP) - Hotel il Casale - VI Congresso OSDI Marche. Aderenza alle cure in diabetologia: una sfida per tutti gli operatori sanitari. Plurisponsor 4 novembre 2017 - Pescara - Aurum - La terapia insulinica con microinfusore. Quali competenze educative e tecnologiche. Plurisponsor 18 novembre 2017 - Napoli - Starhotels Terminus - A ciascuno il suo: tecnologia e accuratezza al servizio della persona con diabete - CLOSING MEETING. Menarini Diagnostics 25 novembre 2017 - Bologna - Hotel Starhotels Excelsior - La persona con diabete al centro del percorso di cura: dalla prescrizione alla raccolta dati. START UP MEETING. Sanofi 25 novembre 2017 - Bologna - Hotel Europa - XII Congresso OSDI Emilia Romagna. La rete assistenziale nella cura del diabete dall’ospedale al territorio. Plurisponsor 1-2 dicembre 2017 - Mesagne (BR) - Tenuta Moreno - XI Congresso OSDI Puglia. Il diabete nel tempo della tecnologia. Plurisponsor 15 dicembre 2017 - Firenze - Hotel Baglioni - Il diabete in ospedale: opportunità e strategie di gestione. Novo Nordisk
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k.speese@osdi.it
Vice Presidente
Elisa Levis
elisa.levis58@gmail.com
Segretaria
Tiziana Risolo
trisolo60@libero.it
Consiglieri
Angela Benetti Roberto Berardinucci Raffaella Fiorentino Marcella Lai Raffaella Lupattelli Vilma Magliano Clara Rebora Salvatore Strano Erika Zasso
angela.benetti1@gmail.com roby.gabry2011@libero.it fiorentinoraffaella@tiscali.it m.lai@osdi.it r.lupatelli@osdi.it vilma.diabetologia@gmail.com clareb62@libero.it salvatorestrano1@gmail.com erikazasso@libero.it
Tesoriere
Michele Galantino
tesoreria@osdi.it
Abruzzo-Molise
Franca Di Ponte
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Calabria
Barbara Greco
barbaragreco72@hotmail.it
Campania
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E. Romagna
Tiziana Risolo
trisolo60@libero.it
Friuli V.G.
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Liguria-Piemonte
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Lombardia
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Marche
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mtsisti@libero.it
Puglia
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Sardegna
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Sicilia
Maria Giuseppa Tripo
piacocciuta@libero.it
Toscana
Andrea Giuseppe Corti
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Trentino A.A.
Manuela Manfrini
manfrini.manuela@apss.tn.it
Umbria
Laura Piastrella
piastrellalaura@gmail.com
Veneto
Fabio Favaretto
fabio.favaretto@aovr.veneto.it
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
Katja Speese
N. 3 settembre 2017
Presidente
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