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ANNO VII MARZO 2014 N. 1

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CONGRESSO NAZIONALE OSDI

Il diabete Tipo 2 e l’anziano: un percorso sostenibile? Trieste 22-24 Maggio 2014

LA SALUTE DI GENERE NEL MONDO GLOBALIZZATO


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O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I

editoriale

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del

direttore

“La salute salut e di gener gen eree nel nel mon m ondo do globalizzat glob alizzatoo” è il titolo dell’articolo che ci propone Lia Cucco, nella Rubrica del Nursing. Si tratta di un lavoro che, per diversi motivi, merita tutta la nostra attenzione. Innanzitutto, affronta un argomento nuovo e da cui potremo ricavare suggerimenti interessanti per il nostro lavoro quotidiano. La Medicina di Genere è una branca recente delle scienze biomediche, che ha l’obiettivo di riconoscere e analizzare le differenze derivanti dal genere di appartenenza sotto molteplici aspetti. La finalità di questa innovativa disciplina è arrivare a garantire a ciascuno, secondo le sue caratteristiche specifiche, il miglior trattamento possibile sulla base delle evidenze scientifiche. L’idea che uomini e donne presentino delle differenze importanti e che, queste differenze, svolgano un ruolo cruciale in medicina, risale alla metà degli anni Ottanta. Per “differenze di genere” s’intendono non soltanto i

di Maria Teresa Branca

caratteri sessuali degli individui, ma anche e soprattutto un insieme di specificità, che scaturiscono sia dalla differente fisiologia e psicologia, sia dai diversi contesti socioculturali di riferimento. In sintesi, si è maschi o femmine non solo in base al sesso, ma anche in ragione di altri aspetti della fisiologia dell’organismo e agli specifici ruoli che ricopriamo nella società. Appare evidente come, nell’educare il paziente, queste nuove frontiere non vanno sicuramente sottovalutate. La stessa malattia, infatti, nell’uomo e nella donna, può presentare sintomatologia, decorso, prognosi e risposta farmacologica differenti. A riguardo, Lia Cucco ci propone un resoconto puntuale e dettagliato, come sempre, di tutti i fattori costituenti la differenza di genere nel nostro contesto, in funzione del fatto che conoscere ci permette di garantire un approccio alle cure mediche e infermieristiche personalizzato.


Infine vorrei ricordare l’articolo del collega Marco Ganassi, infermiere presso la Diabetologia Ospedaliera I.R.C.C.S Santa Maria Nuova Reggio Emilia, tema la Consulenza Infermieristica, col quale ci fornisce un quadro

EDITORIALE DEL DIRETTORE

dettagliato di come l’unità operativa in cui opera si sia organizzata per sviluppare la consulenza infermieristica al paziente con diabete e di come quest’ultima risponda ai bisogni assistenziali reali dei pazienti, che spesso, dove questo tipo di organizzazione non è prevista, si trovano a vagare senza meta tra un servizio e l’altro. La loro esperienza che vanta anni di attività, si è dimostrata molto utile e i numeri lo documentano. Purtroppo, però, non tutte le realtà sono uguali e nella maggior parte dei casi la consulenza infermieristica stenta a decollare o trova molti ostacoli alla sua concretizzazione effettiva. Ci auguriamo che rendere note queste esperienze funga da stimolo per non scoraggiarsi, per diffondere modelli che possano essere utilizzati in altri contesti e per svolgere la nostra professione in modo responsabile e consapevole.

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Il numero è ricco anche di altri contributi e di informazioni relative alla nostra associazione. Oltre ai resoconti delle attività regionali, presentiamo una descrizione del tradizionale incontro annuale tra CDN e CDR, con qualche dettaglio di come si sono svolte le due giornate di confronto. Abbiamo il programma dell’imminente Congresso Nazionale, che ci vedrà impegnati a Trieste dal 22 al 24 Maggio, dove ci auguriamo di incontrarci tutti per assistere alle conferenze proposte dagli stimati relatori che interverranno. Il tema del congresso quest’anno verte sulle problematiche del diabete nella persona anziana, un argomento complesso sia dal punto di vista assistenziale che organizzativo. Entrambi gli aspetti verranno affrontati nelle tre giornate congressuali che, sicuramente, saranno arricchenti per la nostra attività.

Buona lettura e Buona Pasqua a tutti

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notizie dall’associazione a cura di Roberta Chiandetti

Carissimi tutti, poche parole in questa mia ultima lettera da Presidente dell’Associazione OSDI. E’ stato un biennio molto intenso, ricco di difficoltà e criticità ma anche di sfide e suggestioni per leggere la realtà attuale come una realtà che può offrire spazi e opportunità, nuovi e interessanti. E’ stato un biennio caratterizzato da una contrazione economica, una difficoltà sociale, politica e di governo che ha messo in luce nuove aree di povertà e di disagio sociale e sanitario. Ciò ha determinato una nuova consapevolezza del pubblico, della necessità di governo della cosa pubblica ma anche della salute pubblica e a pieno titolo gli infermieri sono stati ancora una volta identificati come fra gli attori principali del Sistema Salute Nazionale. Il dibattito sulle competenze è ancora aperto ma il ruolo che viene proposto all’interno del Piano Nazionale per la malattia diabetica è un Ruolo di primo piano, un ruolo attorno al quale tutta la comunità scientifica dovrà interrogarsi e capirne il significato per poterlo rappresentare ed agire nel modo più corretto, efficiente e soprattutto efficace possibile. E’ un momento importante per la nostra storia professionale; un momento che non dobbiamo lasciarci scappare. E ancora una volta mi preme sottolineare l’importanza, proprio in queste situazioni, di fare gruppo, di esserci, di dare il proprio contributo. Abbiamo cercato di lavorare sulla comunicazione, dando anche al nostro sito una veste completamente nuova, più fruibile e aperta ad interlocutori diversi. Ci siamo sperimentati in un nuovo modo di fare formazione attraverso la FAD, per poter raggiungere un numero maggiore di colleghi e diffondere conoscenze e competenze partendo anche dall’esperienza. Abbiamo cercato di esserci, “anche là dove conta” attraverso e grazie il supporto di partner “storici” quali AMD, Diabete Italia, SID, insieme ai quali stiamo percorrendo da anni la stessa strada, ma anche con le Aziende che da sempre colloquiano con noi e con la persona con diabete, meta finale di tanti viaggi intrapresi.


Grazie a tutti e...ad maiora!!!

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E in questo mio personale viaggio, non posso dimenticarmi di tutto il CDN che ha condiviso con me anche i momenti più difficili di questo mandato e che voglio ringraziare sentitamente. Grazie a Giovanni, Maria Teresa, Alberto, Anna, Anna Maria, Claudio, Clara, Elisa, Gemma, Giuseppe, Lia, Raffaella. Grazie a Elisa Bellini, Direttore della Scuola Formatori OSDI e a tutto il Direttivo SFO: Daniela, Giuseppe, Lucia, Monica. È anche grazie al loro contributo che Osdi è Provider con una valutazione di eccellenza e ciò è per Noi motivo di orgoglio e di vanto. Grazie a tutti i CDR che dimostrano sempre e comunque la volontà di crescere e confrontarsi. Mi piacerebbe potervi incontrare tutti a Trieste, per il Nostro XI Congresso Nazionale, anche se so che ciò non sarà possibile. All’interno della rivista troverete il programma di quelle che spero possano essere due giornate dedicate proprio a questi argomenti per noi di grossa attualità. A farci da cornice, una città stupenda, che spero sappia accoglierVi con calore e festosità. Ancora un ultimo grazie, a tutti quelli che mi hanno sostenuto ma anche a chi mi è stato contro, perché se è vero che ciò che conta non è la meta ma il viaggio, io ho avuto il privilegio di fare un viaggio che mi ha insegnato molte cose.

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a cura di Maria Teresa Branca

CONGRESSO NAZIONALE CDN e CDR BOLOGNA 28 FEBBRAIO - 1 MARZO 2014 I presidenti delle sezioni regionali Osdi si sono incontrati con il Direttivo Nazionale per esporre la programmazione delle attività regionali e per evidenziare le eventuali criticità registrate durante lo svolgimento dell’operato della sezione.

Quasi tutti i Presidenti regionali hanno lamentato la difficoltà al coinvolgimento degli associati, che risultano sempre meno interessati a mettersi a disposizione dell’associazione e a dare il proprio contributo. Questo problema


VITA ASSOCIATIVA ciati che beneficerebbero della partecipazione gratuita rispetto a coloro che non hanno desiderio di far parte dell’associazione. La difficoltà a reperire fondi per le attività formative risulta essere un altro problema trasversale che i Presidenti hanno evidenziato. Ciò nonostante, le attività presentate sono state numerose e anche quelle in programma risultano altrettanto consistenti. La Presidente R. Chiandetti, condivide la carenza delle sponsorizzazioni, nota anche a livello nazionale, e invita i Presidenti a considerare meno la forma e più la sostanza, in sintesi suggerisce soluzioni alternative come l’utilizzo dei mezzi che abbiamo a disposizione (ad esempio sale aziendali, mense, ecc), che hanno un costo inferiore, pur garantendo uno standard formativo di alto livello.

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risulta essere trasversale a quasi tutte le regioni e hanno evidenziato come molto spesso possa derivare da una mancanza di tutela dei soci. Spesso si assiste a spiacevoli situazioni in cui i soci sono esclusi dalla partecipazione ai percorsi formativi, organizzati da Osdi, per vedere le sale piene di colleghi che, pur non essendo iscritti, partecipano gratuitamente agli eventi. A gran voce si è levata la necessità di porre rimedio a queste situazioni ed è per questo che il CDN, già peraltro a conoscenza della situazione da tempo, ha reso obbligatorio il pagamento di una quota di iscrizione per i corsi organizzati dall’Associazione. Questo argomento è stato ribadito in più occasioni dalla Presidente Nazionale, R. Chiandetti, che ha spiegato innanzitutto che i nostri corsi devono essere diretti ai soci e, qualora, altri colleghi siano interessati a partecipare, è necessario imporre loro il pagamento della quota di iscrizione al corso stesso. Questo potrebbe essere un timido segnale di tutela verso gli asso-

Le due giornate sono state ricche di spunti di riflessione per un miglioramento dinamico delle attività. Mettere in comune

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le esperienze è sempre arricchente, favorisce il confronto e lo sviluppo di visioni nuove. Il rammarico di molti è stato quello di vedere in sala solo i Presidenti regionali e non, come succedeva in passato, anche altri membri dei CDR. Purtroppo la riduzione delle risorse, anche degli sponsor che hanno permesso l’incontro, ha comportato questa scelta obbligata. La raccomandazione della Presidente è stata quella di invitare i Presidenti regionali a farsi

portavoce di queste due giornate nei confronti dei CDR per favorire lo scambio di informazioni e di conseguenza uniformare i comportamenti. A tal proposito è nostro dovere ricordare chi ha permesso la realizzazione di queste due proficue giornate. Un sentito ringraziamento alle aziende BD e ABBOTT da parte di tutti noi. Per il Direttivo Nazionale Maria Teresa Branca


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XXII CONGRESSO REGIONALE OSDI VENETO MESTRE 23 NOVEMBRE 2013

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LE CULTURE AL CENTRO DEI PERCORSI ASSISTENZIALI PER IL PAZIENTE DIABETICO DI ALTRA ETNIA: L’EDUCAZIONE TERAPEUTICA TRA AUTOCONTROLLO E TERAPIE

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XXII Congresso Regionale OSDI Veneto E’ stata Mestre, la cittadina situata al margine della Laguna Veneziana e che funge da porta d’accesso a Venezia, ad ospitare il 23 novembre il XXII Congresso OSDI Veneto. Il clima si è presentato piovoso sin dalle prime ore del mattino ma è stato sufficiente incontrare i primi colleghi per ritrovare l’entusiasmo e l’energia necessaria a rendere questa giornata straordinaria. Alle 9.30, tutti gli iscritti erano presenti cosi pure i relatori, i membri del direttivo ai loro posti. Le candidature per il rinnovo del direttivo erano esposte, lo spazio per le votazioni era stato creato e allora si …

potevamo davvero iniziare. Silenzio, abbassiamo le luci creiamo un po’ d’atmosfera ed è il video “25 anni di OSDI Veneto” che apre il nostro congresso. Otto minuti di immagini che racchiudono 25 anni di attività, immagini che, oltre a sottolineare i passaggi fondamentali della nostra sezione, hanno portato alla luce numerosi ricordi a chi si è riconosciuto nella video clip. Simpatici ricordi per i soci storici ma anche un modo nuovo di presentare l’associazione a chi ancora non la conosce. Il sottofondo musicale “Heal the World” di Michael Jackson e “Mamma Mia” degli Abba che hanno accompagnato le imma-


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Tematica questa individuata dal direttivo, consapevole della difficoltà di trovare materiale tra la letteratura, ma proprio alla luce di questa difficoltà abbiamo deciso comunque di cogliere la sfida e di costruire un percorso formativo che si basasse, oltre alle conoscenze reperibili in letteratura, anche sull’esperienza che alcuni servizi di diabetologia hanno fatto in questi anni. Allo stato attuale le migrazioni stanno producendo un rimescolamento etnico e culturale a livello mondiale, ciò porta a un confronto tra differenti culture, religioni, razze e idee sociali a cui non siamo preparati.

La relazione del Dr Nogara, attuale Presidente AMD Veneto e Trentino Alto Adige, ha messo in evidenza che, pur non esistendo una normativa specifica, la qualità dell’assistenza diabetologica per gli immigrati regolari è garantita e sovrapponibile in egual modo a quanto il SSN offre alla popolazione Italiana residente. Diversi sono i rapporti dei costi: per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento della malattia sono, almeno per ora, inferiori nella popolazione di altra etnia rispetto la popolazione italiana, tuttavia la spesa per la cura delle complicanze nella popolazione straniera è a tutt’oggi ancora inadeguata rispetto ai reali bisogni. E’ ipotizzabile quindi che, un continuo aumento della popolazione straniera diabetica giovane, soprattutto per alcune etnie, in Italia e nel Veneto, richiederà approcci differenziati da parte dei servizi socio-sanitari con relativa richiesta di maggiori competenze infermieristiche, sempre

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gini del video, hanno contribuito a creare un clima coinvolgente e ad introdurci verso il tema del convegno. “Le culture al centro dei Percorsi assistenziali per il paziente diabetico di altra etnia: l’educazione terapeutica tra autocontrollo e terapie”.

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più orientate al soddisfacimento di bisogni assistenziali specifici. La dott.ssa Lombardi ha dato una approfondita visione delle peculiarità delle persone di altra etnia di cui dovremo tener conto nei nostri approcci educativi: ha specificato come la componente razziale e quindi genetica è legata alla presenza di grasso viscerale prevalente anche nei non obesi, e come l’insulino resistenza e le basse concentrazioni di adiponectina (molecola che induce un forte effetto lipolitico e di consumo dei grassi di deposito migliorando la sensibilità al glucosio) metta queste popolazioni a rischio di complicanze cardiovascolari. L’aspetto culturale connesso alla lingua, alla religione ma anche alle tradizioni e abitudini, al concetto di salute/malattia, gli aspetti psicologici/sociali associati alle problematiche ambientali o di clandestinità, piuttosto che lavorative o familiari richiedono buone capacità di ascolto e di accoglienza da parte dell’operatore sanitario; va considerata pertanto l’importanza del mediatore culturale la cui funzione non è rappresentata soltanto dall’essere un tramite linguistico ma deve essere visto come un vero ponte culturale tra immigrato e operatore dei servizi. La delicatezza della dott.ssa Andaloro ci ha accompagnati negli ambiti pediatrici presentandoci una fotografia della tipologia dei bambini di famiglie migranti nel nostro Paese, spostandosi poi dai dati

epidemiologici e focalizzando l’attenzione sul fatto che queste famiglie fanno emergere non solo problematiche di accoglienza in senso generale ma anche notevoli difficoltà di tipo assistenziale. Soddisfare quindi il bisogno di accoglienza non diviene solo una risposta di tipo emergenziale ma rappresenta la prima tappa verso l’integrazione. Ma quale percorso assistenziale per queste tipologie di persone? Ma soprattutto, come dovrebbe cambiare il percorso per le persone di altra etnia? La letteratura avanza poche risposte per l’ambito di interesse infermieristico, dice la dott.ssa Bernardi, quasi il fenomeno non fosse oggetto di ricerca. In chiavi di diversità di vissuti\approcci\reazioni\necessità educative è importante quindi percorrere altre strade di ricerca quali potrebbero essere: le esperienze degli esperti ma anche le testimonianze dei pazienti… Avvalersi dei PDTA, oltre a qualificare il contributo infermieristico alla tutela e cura della salute, deve anche permetterci di evitare il rischio di cadere nell’efficientismo organizzativo con conseguente appiattimento dell’offerta. L’infermiere educatore deve essere in grado di leggere le esigenze “particolari” e “personali” per poter attivare risposte personalizzate sia per natura che per tempi, che contraddistingue le diverse popolazioni. L’educazione terapeutica deve essere connotata da personalizzazione e unicità della relazione.


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loro disponibilità ad entrare nel nostro gruppo. Lo spirito di appartenenza, la volontà di condividere obiettivi, la spinta a realizzare progetti, essere traino per coinvolgere altri colleghi, la forte consapevolezza del proprio ruolo, queste sono state le principali motivazioni di Silvia e Vanna. Quindi un grazie sincero e benvenute!!! E non poteva mancare, prima di lasciarci, un momento di festa tra il direttivo, i soci presenti, le carissime colleghe Patrizia e Katia del direttivo OSDI Trentino nostre ospiti sempre pronte a sostenerci nei momenti cruciali! Un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa straordinaria giornata, dove la straordinarietà è scaturita dalla semplicità, dalla autenticità e dall’affettuosa vicinanza di tutti i presenti!! Un caro saluto da Iva Manfroi che passa il timone a Fabio Favaretto, da Maria Grazia, Monica Silvia e Vanna Direttivo Osdi Veneto

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Questa teoria trova ampio consenso nelle esperienze portate dai colleghi Davide Navetti e Sabrina Cozza in ambito educativo sia con i bambini e le loro famiglie che con l’adulto. Individuano nella lingua e nelle abitudini alimentari le maggiori criticità riscontrate ed evidenziano quindi nella personalizzazione delle cure la risposta più efficace ai bisogni educativi e di salute. Ma il valore aggiunto di questa giornata è stata la presenza di Kaur Navnett ”principessa” nella sua cultura. Con garbo e simpatia ci ha confermato l’importanza del rapporto che l’operatore sanitario riesce ad instaurare con la persona diabetica. …“Chiedete anche ai pazienti di cosa hanno bisogno” ha affermato la dott.ssa Bernardi riferendosi alla costruzione dei PDTA e la nostra “principessa”, con la semplicità di giovane diabetica, ci ha tracciato il suo vissuto fatto di emozioni e sentimenti, ci ha descritto gli stati d’animo che l’hanno accompagnata dal giorno della diagnosi sino ad ora e quella che è oggi la sua quotidianità di giovane studentessa alla quale va la nostra ammirazione e la nostra gratitudine per il contributo che ha saputo dare a questa giornata. Giornata che si è conclusa con la presentazione dei due nuovi componenti eletti a far parte del nuovo direttivo,Vanna Cecchin e Silvia Di Benedetto, che accettando di mettersi in gioco, hanno dato la

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SEZIONE REGIONALE OSDI PUGLIA BARI 10 OTTOBRE 2013

IL DISAGIO PSICOLOGICO NEL PAZIENTE CON DIABETE DI TIPO 1 Il giorno 10 ottobre 2013, si è svolto a Bari presso l’Una Hotel Regina il convegno OSDI Puglia sul tema “Il disagio psicologico nel paziente con diabete di tipo 1 ”. All’evento sono intervenuti in qualità di relatore: il Prof. Francesco Giorgino (professore ordinario di endocrinologia Università “Aldo Moro” di Bari), il Dott. Ferdinando De Muro (dottore in Tecniche psicologiche, Ordine degli Psicologi della Regione Puglia) e la Dott.ssa Catia Silvia Tempone (infermiera del Centro Antidiabetico, Ospedale F. Fallacara Triggiano Bari). In qualità di moderatori: il Dott. Antonio Giagnorio (infermiere coordinatore U.D.T., Sannicandro Garganico ASL FG) e la Dott.ssa Lea Filograsso (infermiera del Centro Diabetologia Bari). L’inizio dei lavori è stato preceduto dall’intervento della neo eletta Presidente OSDI Puglia Dott.ssa Maria Grazia Accogli. Il suo intervento si è concentrato essenzialmente su alcune importanti riflessioni inerenti il diabete e su come esso sia elemento condizionante della vita quotidiana di chi ne è affetto, che impone l’obbligo di una terapia impegnativa: per la sua durata, per le modalità di somministrazione e per l’adeguamento ad un regime di controllo su tutti i principali aspetti della vita. È ormai dimostrato da molteplici ricerche che l’impatto maggiore del diabete

sulla società è dovuto, non tanto alla malattia in se, quanto alle complicanze: tra queste una di quelle che ha un grosso peso, sia economico che sociale, è sicuramente l’ipoglicemia. Il verificarsi di episodi di ipoglicemia incide negativamente su molti aspetti della vita quotidiana, diversi studi hanno dimostrato che, le persone che hanno diversi episodi di ipoglicemia, specie se gravi, tendono a diminuire l’adesione alla terapia e agli stili di vita raccomandati. Altro importante intervento è stato quello del Presidente dell’Associazione Pazienti Diabetici di Bari, dott. Giuseppe Traversa, presente, non solo in qualità di Presidente ma anche come paziente diabetico, il quale ha portato la sua personale esperienza e ha reso noto quelli che sono gli obiettivi dell’Associazione, in particolare ha ringraziato l’Osdi per l’impegno costante nella formazione del personale infermieristico finalizzato all’assistenza della persona con diabete. Nella prima parte del convegno, anche il prof. F. Giorgino ha trattato l’importante tematica dell’ipoglicemia; nella sua relazione dal titolo “Cura del diabete: a che punto siamo? Il futuro della terapia, le nuove insuline e i microinfusori di nuova generazione” è emerso che l’utilizzo delle nuove terapie insuliniche, che saranno in commercio a breve, potrà ridurre il rischio


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zione col paziente diabetico all’interno di una visita standard. Il secondo aspetto concerne l’individuazione della figura professionale che tipicamente si relaziona per primo con il paziente diabetico. Oltre il 67% del tempo di una visita standard ad un paziente diabetico è riservato alla relazione. Ma in cosa consiste tale tipo di relazione? Il rapporto Dawn Italia riporta che due pazienti diabetici su tre accusano disturbi psicologici di vario tipo. Ciò vuol dire che, nella maggior parte dei casi, l’operatore sanitario interagisce con soggetti che, oltre al diabete, soffrono di disturbi psicologici quali stress, ansia, depressione. Questo implica la necessità di investire in competenze relazionali e comunicative. L’operatore sanitario si trova dunque a gestire comunicazioni complesse dove richieste esplicite si confondono con richieste non esplicite e spesso inconsapevoli. Tipicamente la prima figura professionale che entra in contatto con il paziente diabetico è l’infermiere, per questo motivo sarebbe auspicabile, se non necessario, che le competenze relazionali siano presenti nel bagaglio delle skills di ogni infermiere. Quindi è importante, per gli operatori sanitari, accrescere la conoscenza di se, essere più competenti nella metacognizione della relazione con il paziente e saper riconoscere tempestivamente emozioni e sentimenti disfunzionali. L’importanza dell’argomento e l’esigenza di affrontare tale tema in maniera approfondita, sono stati, ancora una volta, comprovati dalla attiva partecipazione e dal feedback positivo registrato dai partecipanti. Il direttivo Osdi PUGLIA

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di ipoglicemia e rendere la vita del paziente molto più facile. Lo studio Begin Once Long, sulla nuova insulina Degludec, ha dimostrato che il farmaco ha una durata d’azione maggiore di 24 ore con un effetto metabolico distribuito uniformemente nell’arco della giornata; la sua ridotta variabilità di assorbimento assicura un profilo glicemico più stabile con una riduzione dell’emoglobina glicata. Nella seconda parte del convegno la dott.ssa Catia Silvia Tempone, nella relazione “L’infermiere e il microinfusore”, ha spiegato l’importanza dei sistemi di somministrazione dell’insulina e la funzione del microinfusore; ha completato il suo intervento con una dimostrazione pratica sulla gestione e l’applicazione di questo device. Infine, nella terza parte del convegno, è stato trattato, dal Dott. Ferdinando De Muro, il tema degli stili comunicativi nella relazione con il paziente diabetico, dalla relazione è emerso che l’aspetto psicologico è alla base della cura del diabete, svolge un ruolo fondamentale nel disease management e nella compliance alla terapia. Il dott. De Muro, dell’ordine degli psicologi della Regione Puglia, ha curato la comunicazione introduttiva affrontando il delicato argomento della relazione operatore sanitario-paziente. Un argomento che sta a cuore agli infermieri e che rappresenta uno degli aspetti da presidiare così come si evince anche dal rapporto DAWN ITALIA (Diabetes Attitudes Wishes & Needs). Dai dati del Dawn, infatti, emergono diversi aspetti di cruciale importanza. Il primo aspetto riguarda la quantità di tempo dedicata alla rela-

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VIII CONGRESSO REGIONALE OSDI TOSCANA FIRENZE 23 NOVEMBRE 2013

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Il 23 novembre2013 si è tenuto, presso il Centro Formazione “Il Fuligno” a Firenze, l’VIII Congresso OSDI Toscana: “Il diabete mellito tipo 1: il ruolo dell’infermiere esperto nel team di cura” La formazione infermieristica in ambito diabetologico, nella nostra regione, si è concentrata maggiormente nell’affrontare le problematiche clinicoassistenziali del diabete di tipo 2,delegando la cura del DMT1 alle figure professionali che operano all’interno dei centri specialistici, creando una “gap” di conoscenze fra le due tipologie di diabete,

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soprattutto negli infermieri che non operano in tali settori specifici. Dai corsi effettuati negli ultimi anni era emerso un grande interesse da parte dei professionisti che operano nei vari settori dell’area medica, di creare un evento che affrontasse le problematiche di questa tipologia di diabete; per questo motivo il Congresso quest’anno si prefigge l’obiettivo di creare un momento formativo che sottolinei la specificità dei bisogni clinico-assistenziali del DMT1, partendo dagli aspetti clinico-terapeutici, passando per quelli relazionali, fino ad arrivare alle


Presidente Past President

Marilena Carnevale Cristiano Beltrami

Consiglieri

Landini Cristina Bartolini Emanuele Di Domenico Luigia Corti Andrea

Un ringraziamento va ai consiglieri uscenti Annalisa Agostini e Salvatore Castagna per il contributo dato durante gli anni del loro mandato e a tutti i soci partecipanti, agli sponsor che hanno dato il loro contributo alla realizzazione del Congresso, ai relatori e ai moderatori intervenuti. Il Consiglio Direttivo OSDI Toscana

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Regionale per il diabete in età adulta AUOP di Pisa e dell’Inf. Beltrami Cristiano della Diabetologia e Malattie Metaboliche ASL 10 Firenze. Le indicazioni all’applicazione dell’Holter glicemico e del microinfusore hanno scatenato un accesa discussione tra i partecipanti. La chiusura dei lavori è stata affidata alla dott.ssa Baggiore Cristiana della ASL10 di Firenze che ha descritto i “Percorsi Diagnostico-Terapeutici del DMT1” e all’Inf. Beltrami che ha esposto “Il ruolo dell’infermiere dedicato o esperto nella gestione del DMT1. Durante il Congresso si sono svolte le votazioni per il rinnovo del CDR che risulta così formato:

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nuove tecnologie, e sottolineando infine l’importanza del lavoro in Team tra le varie figure infermieristiche che sono dislocate lungo il percorso assistenziale. L’evento è stato aperto ufficialmente dal Presidente regionale in carica Cristiano Beltrami che, evidenziando l’importanza e l’attualità dell’argomento trattato, ha introdotto le autorità invitate a presenziare l’evento. In tale occasione abbiamo avuto la partecipazione graditissima del Consigliere Nazionale OSDI Lia Cucco. Le relazioni della dott.ssa Guasti Monica, dell’Inf. Corti Andrea e dell’Inf. Guidozzi Loredana, della AOU Anna Meyer di Firenze, hanno messo in evidenza le varie problematiche inerenti al DMT1 nel bambino in età pediatrica e le strategie della gestione: Gli argomenti successivi, incentrati sul ruolo del Team multiprofessionale, sono stati illustrati dalla dott.ssa Pancani Francesca e dall’inf. Sannino Claudia della Diabetologia e Malattie Metaboliche USL6 di Livorno e dalla dietista Fumagalli Alice dell’ASL 10 di Firenze: in particolare gli argomenti trattati sono stati l’attività fisica e il counting dei carboidrati nel DMT1. La seconda parte della giornata congressuale si è aperta con la relazione della dott.ssa Leopardi Anna della Diabetologia e Malattie Metaboliche ASL10 di Firenze, “La Tecnologia applicata al DMT1”, seguita da quella dell’inf. Marilena Carnevale con “Il ruolo dell’Infermiere nella gestione del CSII e del CGM” del Centro di Riferimento

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nursing

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diabetologico

a cura di Lia Cucco

LA SALUTE DI GENERE NEL MONDO GLOBALIZZATO LA SALUTE DI GENERE NEL MONDO GLOBALIZZATO Sicuramente qualcuno dei colleghi ricorderà Yentl, un film del 1983 diretto da Barbra Streisand, nel quale si racconta di una ragazzina ebrea della Polonia del 1904 che si travestì da uomo per poter studiare i testi sacri (Talmud), ma rinunciò all’amore per non essere“una vera donna: moglie, madre, cuoca, una compagna ignorante e incapace di pensieri autonomi”. Il film ha sicuramente a che fare con la discriminazione di genere, ma anche con un articolo “The Yentl syndrome” che compare nel 1991 sul New England Journal of Medicine [1] a firma di Bernardine Healy, direttrice dell’ Istituto Nazionale di Salute Pubblica. In esso l’autrice descriveva i risultati di due studi che evidenziavano una persistente discriminazione di trattamento tra donne e uomini affetti da coronaropatia: le donne ricevevano meno cure, avevano più errori di diagnosi e venivano sottoposte a interventi chirurgici non risolutivi. E’ il primo articolo che documenta l’esistenza di una questione femminile in medicina. A questo

intervento si fa risalire la nascita della medicina di genere. Per medicina di genere “si intende la distinzione in campo medico delle ricerche e delle cure in base al genere di appartenenza, non solo da un punto di vista anatomico, ma anche secondo differenze


LE DISUGUAGLIANZE DI GENERE E LA SALUTE Quando le differenze che le diverse culture attribuiscono ai ruoli maschili e femminili si irrigidiscono in regole e valori

NURSING DIABETOLOGICO

socialmente accettati che vanno a costituire classi di genere, il più delle volte questa divisione provoca delle notevoli diseguaglianze nell’accesso al cibo, all’istruzione, alle cure mediche e al lavoro remunerato. Le donne nella stragrande maggioranza dei casi sono rappresentate nelle classi più basse o addirittura ne è impedita la nascita, come alle 3 milioni di bambine “non nate ”in India [2] che fanno parte di 100 milioni di donne che mancano nel mondo perché soppresse ancora nell’utero o nella prima infanzia per il peso di genere legato al loro sesso [3]. La Commissione OMS sui determinanti sociali della salute definisce l’equità nella salute come “l’assenza di differenze ingiuste e evitabili o rimediabili nella salute tra gruppi di popolazione” [4]. Essendo tra i più importanti determinanti sociali, le norme e le relazioni di genere continuano a condizionare il modo in cui i sistemi sanitari sono organizzati e i servizi vengono erogati, spesso a detrimento delle ragazze e delle donne o delle persone che non si inquadrano nei ruoli di genere accettati [5].

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biologiche, funzionali, psicologiche e culturali”, perché l’essere uomo o donna non identifica aspetti solo fisiologici, biologici o comportamentali diversi, ma definisce anche differenze nei ruoli, nei comportamenti e nelle attese che le culture codificano nell’appartenenza al genere. Il genere viene descritto dall’OMS come “la definizione socialmente costruita di donne e uomini. E’ l’immagine sociale della diversità di sesso biologica, determinata dalla concezione dei compiti, delle funzioni e dei ruoli attribuiti a donne e uomini nella sfera pubblica e privata”. Il riconoscimento di una differenza di genere produce un “gender effect “effetto di genere - che consiste nell’interrogarsi su come il fatto di essere uomini o donne - non solo sessualmente maschi o femmine, ma anche portatori di particolari ruoli sociali e culturali – possa influenzare il rischio di sviluppare malattie, la loro percezione e il conseguente impatto sulla qualità della vita. La salute di genere non ha però ancora pieno titolo nella programmazione di interventi di tutela della salute, nell’eziologia, nei fattori di rischio, nei trattamenti o nella diagnosi. La medicina è ancora prevalentemente maschio-centrica e la differenza sessuale è confinata nelle malattie prevalentemente di origine biologica-ormonale nelle donne e lavorative, sociali, ambientali negli uomini. L’intento di questo articolo, lungi dall’essere esaustivo sulla medicina di genere, è di suscitare curiosità sull’argomento e solleticare l’avvio di una riflessione collettiva sui modi in cui i pregiudizi di genere possono minare la salute delle donne o anche degli uomini, ma anche di come usare le nuove scoperte della medicina di genere per un’assistenza più competente nella differenza.

La necessità di porre attenzione alla salute delle donne fu evidenziata con forza nel 1992 dall’Assemblea Mondiale della Sanità (organo legislativo dell’OMS) che ne rilevò il carattere di visibilità e urgenza. Due anni più tardi, dalla Conferenza di Vienna sulla salute della donne in Europa Centrale ed Orientale - La salute delle donne conta - prese l’avvio l’iniziativa “Investire nella Salute delle Donne “che nel suo programma declinava: uguale riconoscimento di diritti umani a uomini

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e donne, pari investimenti in salute, l’empowerment, la promozione di servizi adatti alle donne, le relazioni tra uomini e donne, la salute legata a tutte le fasi della vita (life course). Quest’ultimo punto riconosceva l’importanza di un approccio preventivo life course nelle patologie non infettive. Infatti in diversi studi [6-7] si confermava che buona parte delle patologie dell’età adulta avevano origine nell’infanzia e nell’adolescenza, che l’ iponutrizione durante la gravidanza e i primi anni di vita aumentava notevolmente il rischio di patologie, in particolare quelle croniche. Questi soggetti erano frequentemente nati da madri con basso reddito in condizioni di svantaggio sociale. Altri studi hanno dimostrato che la relazione tra patologie coronariche, ipertensione e insulino - resistenza con basso peso alla nascita sono particolarmente sfavorevoli per chi è in sovrappeso in età adulta e che le conseguenze sulla salute si ripercuoteranno anche sulle generazioni future, in particolare per le malattie cardiovascolare [8 – 9]. Nel 1998 nel Programma OMS/WHO Health for All in the 21 Century [10] viene riconosciuta per la prima volta l’importanza di porre attenzione al genere quando si

lavora per la salute. L’approccio life course è stato ripreso dall’OMS/WHO nel 2005, nel rapporto annuale di salute globale denominato: Preventing chronic diseases: a vital investment, dall’ OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) con Health at a Glance 2009 [11] e dal libro bianco della Commissione Europea “Un impegno comune per la salute: approccio strategico dell’UE per il periodo 2008-2013”. Volendo dare a questo grafico una lettura di genere, potremmo dire che le disuguaglianze di genere riguardanti le madri malnutrite, hanno generato una disuguaglianza nella salute dei figli che si perpetuerà fino alla vecchiaia, con un carico di polipatologie poco studiato nella sua complessità. Esistono evidenze che mostrano come, accanto a fenomeni che toccano allo stesso modo individui e situazioni di vita, ci sia un accrescimento del gender bias con nuovi tipi di disuguaglianze di genere. E’ un esempio paradigmatico l’epidemia di HIV/AIDS in Africa: il basso livello economico,la discriminazione di genere, la violenza aumentano la vulnerabilità delle donne nei confronti dell’infezione dell’HIV. Nel mondo le donne


STEREOTIPI E CONOSCENZE: IL CASO DELLA FARMACOLOGIA DI GENERE E DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI C’è culturalmente una resistenza alla medicina di genere, pensata ancora come esclusiva per le donne: in realtà essa è vantaggiosa per tutti i generi e le categorie, non solo maschi e femmine, perché è a partire dalla conoscenza delle differenze che è possibile garantire un approccio alle cure mediche e infermieristiche, personalizzato. Un sistema di cure neutro è vantaggioso? Proviamo a riflettere insieme su due questioni che in tempo di crisi vengono spesso citate per il loro costo e in cui la neutralità è stata usata: il consumo dei farmaci e le malattie cardiovascolari. Dai dati Istat sappiamo che le donne risultano le maggiori consumatrici di farmaci. La prima descrizione di una differenza di genere nell’uso dei farmaci è del 1936,

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quando si evidenziò che nelle ratte femmine la dose ipnoinducente dei barbiturici era inferiore del 50% rispetto ai maschi. Nonostante ciò, negli studi in fase preclinica e clinica la variabile sesso/genere non è stata considerata, con conseguente produzione di una terapia farmacologica confezionata sul corpo maschile [13-14]. Studi al femminile avrebbero dovuto considerare le fasi mestruali, i contraccettivi, la menopausa…, con costi maggiori per la ricerca, o per ritiro dal commercio di farmaci con effetti collaterali nella donna. Anche il problema etico è stato rilevante, essendo il corpo di donna capace di concepire. Così la sperimentazione è saltata completamente e non si è tenuto conto delle interazioni tra genotipo, cultura, ambiente, che sono i cardini della risposta farmacologica, oltre ai cambiamenti ormonali legati al sesso e all’età, alla composizione corporea e alla dimensione. Le conseguenze negative sono soprattutto evidenti nei farmaci con basso indice terapeutico, nei farmaci lipofili, che tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo, nella metabolizzazione per le interferenze tra enzimi,estrogeni e progestrinici. Inoltre le donne hanno un rischio maggiore di 1.5, 1.7 volte di sviluppare reazioni avverse ai farmaci, con conseguente maggior numero di ricoveri rispetto ai maschi. I fattori che maggiormente concorrono sono una particolare suscettibilità femminile ai farmaci, inclusi farmaci di largo consumo come antiaritmici, antibiotici, antiistaminici, antibiotici ecc, la politerapia, le fluttazioni ormonali [1516]. Le reazioni avverse inoltre, portano ad una maggiore interruzione della terapia. E’ dal 1993 che la Food and Drug Administration chiede alle industrie farmaceutiche di tener conto del genere nella farmacocinetica. La neutralità, ricondotta al corpo di uomo, non ha garantito la migliore offerta a tutti i generi. Differenze di genere riguardano organi ed apparati diversi da quelli specifici maschili e femminili, in particolare il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso e il sistema immunitario. Vi è un numero

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sono il 50% delle persone affette da HIV, nell’Africa sub Sahariana sono il 60%, ma tra i 15 e i 24 anni la percentuale di infette sale al 75%. A questa iniquità se ne aggiunge un’altra terribile: il 57% delle donne siero-positive dei paesi a basso e medio livello di sviluppo riceve durante la gravidanza il trattamento profilattico a tutela del feto, ma solo il 30% riceve un trattamento per la sua infezione e quindi per la propria salute. Se parliamo di cancro alla mammella nel mondo, tra le donne che muoiono giovani (da 15 a 49 anni) il 72% vive nei paesi in via di sviluppo. In Uganda la parola cancro non esiste in molti dialetti: una donna vede un bozzolo crescere nel suo seno e non pensa al cancro: non è nel suo vocabolario [12]. Nel Global Gender Gap Report 2013 sulla disparità di genere, l’Italia, su 136 Paesi, è al 65° posto per quanto riguarda la scolarizzazione, al 72° per la salute, al 44° per l’accesso al potere politico e al 97° per la partecipazione alla vita economica [13].

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crescente di elementi, ad esempio, per dimostrare che gli uomini e le donne differiscono in termini di incidenza, presentazione dei sintomi, prognosi di molti altri problemi di salute,oltre a quelli della salute riproduttiva, come malattie a trasmissione sessuale, HIV / AIDS, malattie cardiovascolari, BPCO, depressione, disturbi d’ansia e disturbi autoimmuni. Le malattie cardiovascolari sono attribuite nell’immaginario collettivo al sesso maschile, invece in Europa sono la prima causa femminile di morte, seguite da cancro (26%), malattie respiratorie (6%), suicidi e incidenti (5%), altre cause (20%). È oggi risaputo che le coronaropatie si presentano in modo diverso negli uomini e nelle donne e richiedono una scelta oculata dei farmaci [17-18-].

Le donne sperimentano la malattia coronarica in modo diverso rispetto agli uomini: segni e sintomi possono essere vaghi, e pertanto non vengono segnalati e riconosciuti come di natura cardiaca. Inoltre le donne non hanno interiorizzato la minaccia del rischio cardiovascolare, anche con una significativa storia di famiglia, e ritardano l’accesso ai servizi sanitari per infarto acuto del miocardio [19-2021]. Se pensiamo che fino a poco più di dieci anni fa non erano disponibili stent metallici adatti alle coronarie delle donne, più strette di quelle degli uomini, possiamo capire come il corpo di donna sia stato pensato maschile, fatta eccezione che per gli organi riproduttivi e gli ormoni. La donna diabetica presenta rispetto alla non diabetica un rischio maggiore di quello tra un uomo diabetico e uno non diabetico [22].

Le cause, non del tutto ancora chiare, sembrano essere svolte dalla obesità viscerale e dai fattori di rischio associati [23]. Un ruolo importante sembrerebbe rivestito dai fattori genetici, ormonali [24, 25,26,] e comportamentali [27] che potrebbero anche essere la causa di inferiore risposta biologica ai vari trattamenti. Altri fattori possono avere un ruolo determinante: la disparità nella qualità delle cure, la minore percezione del rischio da parte delle pazienti ma anche dei medici, con minimizzazione nella prevenzione [28]. Tra le malattie cardiache, la sindrome di Tako-Zubo, il morire di crepacuore, colpisce nel 95% le donne, per una sorta di scarica di catecolamina di origine emotiva o fisica [30]. In Cecenia le donne strette tra matrimoni forzati, tanto lavoro e l’assoluto divieto di esprimere emozioni, muoiono in gran numero di “crepacuore” [30]. Un aspetto su cui gli infermieri stanno indagando e che richiederebbe una particolare attenzione è la possibile correlazione tra storie di abusi (pedofilia, violenza domestica e violenza sessuale) e malattie cardiovascolari, per capire come l’abuso possa aumentare il rischio cardiovascolare e non solo quello depressivo [31]. In Italia circa 5 milioni di donne hanno subito stupri o tentativi di stupro, almeno una volta nella loro vita, sono circa 6 milioni 743.000 le donne vittime di violenza fisica o sessuale (il 32%), 5 milioni hanno subito violenze sessuali (24%) e 3 milioni e 961.000 violenze fisiche (19%) (dati Istat riferiti al 2006). In un lavoro pubblicato su Lancet, nel 2008, che ha riguardato 24.000 donne dei paesi poveri o in via di sviluppo, si è ribadito come la violenza subita abbia gravi conseguenze sulla salute anche a medio e lungo termine. [32]. CONCLUSIONI La salute e la medicina di genere, possono essere obiettivi strategici per l’appropriatezza della prevenzione e della cura perché partono dal riconoscimento


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problemi di reperimento del cibo che mettono in difficoltà il trattamento della loro stessa malattia [34-35-36]. Che fare? Nell’editoriale dell’ultimo numero di AIR si propone una provocazione: “le professioni sanitarie devono essere laboratori di diritti che hanno come vocazione e misura di legittimità quella di creare ponti che si oppongono alla frattura e ai vuoti delle disuguaglianze e degli standard imposto dai tagli” [37]. La riflessione è se la salute di genere è una parte dell’assistenza o se è l’assistenza.

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e dalla necessità, sostenuti da evidenze scientifiche, dello studio delle differenze tra le funzioni vitali di uomini e donne e della loro esperienza relativa alla stessa malattia. Ciò si rende necessario perché conosciamo ancora poco il corpo di donna o di bambino o di anziano o di un grande anziano, avendo privilegiato quello dell’uomo adulto, nel suo ruolo sociale attivo, a cui deve tornare dopo il trattamento reso necessario dalla malattia. La salute di genere mette in discussione la neutralità del corpo, rivendicandone la complessità anche in funzione del tempo biologico, dello spazio-ambiente, delle relazioni, dell’empowerment. E’ importante che questo processo sia incoraggiato e strutturato nella formazione, anche se gli infermieri hanno da tempo posto attenzione al genere e alla complessità antropologica dell’assistenza:”L’infermiere presta assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della persona”. (Articolo 4 codice deontologico). In tempo di crisi economica le donne con figli hanno frequentemente la responsabilità di soddisfare i bisogni di salute delle loro famiglie e si trovino di fronte a

Violenze sulle donne Onu [33]

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BIBLIOGRAFIA SALUTE DI GENERE 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17.

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L’analisi del contesto sanitario attuale impone una riflessione approfondita e sistematica su come il personale che eroga assistenza possa dedicarsi alla risposta dei bisogni manifestati dal paziente. Il contesto assistenziale può essere analizzato attraverso i tre attori dell’assistenza: l’utente, il professionista e l’organizzazione. L’utente che si trova a dovere utilizzare il sistema sanitario, è sempre più informato, legge, utilizza i mezzi informatici e ha dalla propria parte Associazioni che lo supportano e dalla quale attinge ulteriori informazioni. In genere queste Associazioni o Comitati operano anche all’interno delle organizzazioni sanitarie quali organismi privilegiati per la rilevazione e il miglioramento della qualità dei servizi erogati al cittadino, promuovono e favoriscono la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali aziendali e si offrono come strumento di collegamento fra la struttura erogante la prestazione sanitaria e l’utente. Il professionista che opera per la salute ha il compito di aggiornarsi sulle tematiche che riguardano la propria attività (E.C.M.) ed è al contempo chiamato a lavorare secondo evidenze provate e condivise dal mondo scientifico internazionale. Questo comporta conoscenza di base, studio continuo e confronto, poiché utilizzare conoscenza scientifica serve per dare risposte efficaci ai pazienti. Diventa quindi fondamentale la continua analisi dei pro-

cessi assistenziali e terapeutici anche perché la pratica quotidiana rivisitata in quest’ottica, porta all’acquisizione della consapevolezza che la troppa sicurezza o la mancanza di confronto su pratiche date “per scontate” induce a inadeguatezza delle prestazioni o addirittura genera errori che non possono essere ritenuti accettabili sulla persona. Essere posti nella condizione di valutare il risultato della prestazione erogata induce un’ulteriore attenzione a ciò che si sta facendo, al perché lo si fa e al miglioramento che si potrebbe generare da atteggiamenti, anche lievemente diversi dalla routine, che si potrebbero mettere in atto. L’Organizzazione intesa come Ente ha l’obbligo di coordinare gli altri due attori in funzione delle richieste dell’uno e delle risposte possibili generate dal secondo, con una tensione sempre maggiore alla integrazione fra i ruoli, secondo la normativa cogente e secondo criteri di efficacia ed efficienza finalizzati al miglioramento delle prestazioni diagnostiche, curative e preventive. In un contesto come quello sopra descritto può nascere la proposta dell’attivazione della consulenza infermieristica. L’Infermiere è un operatore sanitario che in possesso di titolo di studio che abilita allo svolgimento della professione e iscritto ad un albo professionale è responsabile della assistenza generale infermieristica. Inoltre con la legge 42/1999

O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I

Ganassi Marco S.S.D. Diabetologia Ospedaliera I.R.C.C.S Santa Maria Nuova Reggio Emilia

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LA CONSULENZA INFERMIERISTICA DIABETOLOGICA IN OSPEDALE

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gli Infermieri emergono come professionisti con un campo proprio di autonomia, attività e responsabilità. Sempre nel 1999 il Codice Deontologico Infermieristico sottolinea che “l’assunzione di responsabilità nell’ambito delle diverse aree deve avvenire in base al livello di competenza raggiunta e in caso di necessità l’infermiere può ricorrere al supporto di esperti”. Quindi l’Infermiere assume responsabilità in funzione delle sue competenze e riconosce che l’integrazione è la migliore possibilità per affrontare le problematiche del cittadino. Lo Zingarelli definisce consulente il professionista o la persona di provata capacità tecnica a cui ci si rivolge per avere informazioni o consigli nella materia di sua competenza. Il passo di integrazione quindi fra la normativa vigente e la pratica è il creare la possibilità per gli infermieri, attraverso l’analisi dei processi assistenziali, di rilevare le problematiche emergenti e rispondere a queste anche servendosi dell’aiuto di esperti. A commento del Codice Deontologico si può riportare il passo di Calamandrei/D’Addio “per fornire consulenze utili (a colleghi o ad altri operatori) bisogna

assumere precise responsabilità sulla base di un’alta professionalità, da acquisire e migliorare continuamente e nella consapevolezza che tali prestazioni sono talmente specifiche da risultare insostituibili”. Quale potrebbe essere una esemplificazione nelle Unità Operative di applicazione della consulenza infermieristica? Dall’analisi del contesto sociale e dalle sollecitazioni dei Comitati dei Cittadini e dalla Associazione Diabetici, l’Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia S. Maria Nuova, ha riscontrato la necessità di un intervento educativo durante la degenza ordinaria al paziente diabetico trattato con insulina. L’analisi delle criticità ha riscontrato che nell’anno 2002 sono stati ricoverati circa 3000 casi di degenti con diabete, quale patologia principale o correlata alla diagnosi di ingresso, su questi, altamente frequente era la richiesta di intervento di consulenza medica diabetologica, ma si è evidenziato che l’assistenza correlata diventava insufficiente per quanto riguarda l’impatto dietologico alla malattia, la gestione del controllo delle glicemia capillare, la somministrazione della terapia insulinica e la relativa gestione del materiale. Per tutti questi eventi ci si affidava alla


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è ora più sicura, con la garanzia che ha ricevuto le corrette istruzioni e l’educazione sull’automonitoraggio e la terapia insulinica insieme a tutti i materiali diagnostici e terapeutici richiesti (glucometro, strisce reattive, penne per insulina). Siamo convinti che l’intervento altamente strutturato operato dal team diabetologico ed in particolare dall’infermiere esperto sia uno strumento educativo fondamentale per il paziente diabetico insulinizzato per la prima volta durante una degenza ospedaliera, utilizzabile in tutte le unità operative dell’ospedale. L’utilità va ben oltre la prevista dimissione sicura, ma rappresenta un consistente miglioramento dell’assistenza globale al paziente, sia in termini di qualità che di costi (minore richiesta di riammissioni ospedaliere).

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buona volontà dei singoli infermieri e alla loro conoscenza del problema “diabete”. Per cui frequentemente il riscontro dei Centri Territoriali era che il paziente dimesso vagasse senza avere ben chiaro quello che dovesse fare per affrontare la propria malattia, non sapesse gestire la propria malattia dal punto di vista pratico e non avesse materiale sufficiente per potere arrivare ad accedere all’appuntamento del Centro Diabetologico Territoriale. Lo studio sulle possibili risposte e delle risorse ha evidenziato che un Infermiere, per proprie motivazioni personali, da anni seguiva il problema, frequentando corsi e studiando e approfondendo le tematiche legate al paziente diabetico. Si è così strutturata la “Consulenza Infermieristica per il paziente diabetico” che consiste in un’ora dedicata al singolo paziente, da svolgersi nell’ambulatorio diabetologico o al letto del diabetico, attivata dal reparto di degenza secondo una richiesta preordinata, durante la quale si informa il paziente o un suo familiare sull’autosomministrazione dell’insulina, sull’autocontrollo glicemico domiciliare e la compilazione corretta del diario glicemico; si informa inoltre su come riconoscere i sintomi della ipoglicemia, si fissa un incontro con la Dietista e dopo una prima verifica di apprendimento, si consegna un Kit con il materiale necessario ad arrivare alla prima visita presso il Centro Territoriale. Al termine della consulenza viene anche consegnata al paziente una lettera di dimissione infermieristica ove sono riportate informazioni sulla consulenza e dove viene assegnato l’appuntamento al Centro Territoriale a cui è destinato il paziente. L’attuazione di questa nuova attività educativa fornita attraverso il nostro programma di consulenza infermieristica ha avuto effetti positivi significativi. Il numero complessivo di consulenza è aumentato considerevolmente nel corso degli anni, dimostrando che il servizio fornito è stato riconosciuto come cruciale per tutti i pazienti diabetici ospedalizzati. La dimissione di un paziente diabetico

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Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione. Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni

15 novembre 2013 - 15 novembre 2014 - Corso Online - Corso FAD. Il paziente con diabete: strategie di cura. Sponsor Roche 16 dicembre 2013 - 16 dicembre 2014 - Corso Online - Corso FAD. Iniezioni di insulina in sicurezza. Sponsor Artsana 15 gennaio - 31 dicembre 2014 - Corso Online - Corso FAD. Dalla cura di sé alla cura del paziente diabetico: comunicazione ed educazione terapeutica. Sponsor Sanofi 28 febbraio - 1 marzo 2014 - Bologna - Hotel Europa - Incontro Direttivo Nazionale - Direttivi Regionali OSDI 2014. Sponsor Abbott / BD

21/22 marzo 2014 - Pollenzo (CN) - Albergo dell’Agenzia - Emozione in azione. Il controllo emozionale per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi 22 marzo 2014 - Trento - Hotel Adige - La gestione del paziente diabetico: la presa in carico sul territorio. Sponsor Sanofi 5/12 aprile 2014 - Bologna - Poliambulatorio S. Isaia - Le competenze infermieristiche nell’educazione terapeutica alla persona con diabete e famiglia. Plurisponsor

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7/8 marzo 2014 - Brescia - Colombaro di Cortefranca - Relais Franciacorta - Emozione in azione. Il controllo emozionale per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi

12 aprile - 10/11 ottobre 2014 - Torino - NH Ambasciatori - Tecnologie avanzate per la cura del diabete: il microinfusore e CGM. Plurisponsor 7 giugno 2014 - Vicenza - Sede da definire - Oltre l’episodio ipoglicemico: focus su aspetti clinici-assistenziali. Sponsor Lifescan 22/24 maggio 2014 - Trieste - Stazione Marittima - XI Congresso Nazionale OSDI: il diabete tipo 2 e l’anziano: Un percorso sostenibile?

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Presidente

Roberta Chiandetti

r.chiandetti@osdi.it

Past President

Maria Teresa Branca

mtbranca@alice.it

Vice Presidente

Giovanni Lo Grasso

g.lograsso@osdi.it

Segretario

Giuseppe Frigau

giufri@tiscali.it

Consiglieri

Gemma Annicelli Lia Cucco Raffaella Fiorentino Elisa Levis Alberto Pambianco Clara Rebora Anna Hai Satta Anna Maria Tesei Claudio Vitiello

gemma.annicelli@libero.it lia.cucco@fastwebnet.it fiorentinoraffaella@tiscali.it elisa.levis@aopn.fvg.it alpamb@libero.it clareb62@libero.it annasattahai@libero.it amtesei@asl9.marche.it claudio.vitiello@alice.it

Tesoriere

Michele Galantino

tesoreria@osdi.it

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Tutto il CDN si associa al dolore che ha colpito il collega Giuseppe Frigau per la perdita del suo caro PapĂ

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Abruzzo-Molise Calabria Campania E. Romagna Friuli V.G. Lazio Liguria Lombardia Marche Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino A.A. Umbria Veneto

Roberto Berardinucci Francesca Corazzieri Nunziata Di Palma Simonetta Fantini Valentina Toffoletti Paola Saltarelli Vincenzo Rapino Mariarosa Cattaneo Manuela Montoni Vilma Magliano Maria Grazia Accogli Simonetta Mamusa Salvatore Strano Marilena Carnevale Patrizia Contrini Raffaella Lupatelli Fabio Favaretto

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