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ANNO IX GIUGNO 2016 N. 2

SPECIALE XII EDIZIONE

CONGRESSO NAZIONALE OSDI


norme per gli

autori

Le proposte di pubblicazione saranno accettate a giudizio del comitato di redazione. Ogni articolo esprime il lavoro e/o le convinzioni degli autori i quali assumono la responsabilità di quanto dichiarato. Quando l’articolo esprime o può coinvolgere la responsabilità o l’immagine dell’istituzione di appartenenza o quando gli autori parlano a nome della medesima, occorrerà una liberatoria scritta dei relativi responsabili. La pubblicazione dei lavori è gratuita; il materiale anche originale pervenuto, anche se non pubblicato, non sarà restituito. Gli autori sono tenuti a specificare se la proposta di pubblicazione è stata inoltrata presso altre riviste. Il comitato editoriale si riserva di eseguire, nell’eventualità che appaia opportuno, un lavoro di revisione formale del testo, ferma restando la conservazione dei contenuti espressi dall’Autore, per renderli conformi allo stile della Rivista. La rivista In...formazione OSDI pubblica lavori di interesse didattico, scientifico e assistenziali riguardanti il diabete e gli argomenti correlati. Indicare, oltre al proprio indirizzo, il numero di fax e l’indirizzo e-mail per l’eventuale corrispondenza. La struttura del lavoro dovrà conformarsi alle seguenti indicazioni: - Titolo: il titolo deve essere il più possibile conciso, ma chiaramente esplicativo della natura del lavoro. - Nome dell’Autore (o degli Autori): nomi e cognomi per esteso in lettere maiuscole; accanto a ciascun nome uno o più asterischi con riferimento alla successiva indicazione. - Indicazione, preceduta dal relativo numero di asterischi, per ciascun autore della qualifica o struttura di appartenenza; va indicato l’indirizzo e-mail dell’Autore cui fare riferimento. - Riassunto: il riassunto dovrà essere non superiore alle 300 parole e illustrare succintamente scopo del lavoro e risultati. - I riferimenti bibliografici dovranno essere riportati in calce al lavoro numerati progressivamente in cifre arabe poste tra parentesi quadre: indicando il cognome e le iniziali del nome dell’Autore, il titolo dell’articolo per esteso, il titolo della rivista, il volume (in corsivo), i numeri della prima e dell’ultima pagina e l’anno. Le bozze di stampa inviate agli autori devono essere corrette e restituite entro 4 giorni. Il materiale dovrà essere inviato all’indirizzo e-mail: rivista@osdi.it


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editoriale del direttore

Periodico trimestrale dell’Associazione OSDI Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani Via Guelfa, 9 - 40138 Bologna www.osdi.it

di Maria Teresa Branca

lettera del presidente di Katja Speese

Autorizzazione del tribunale di Lecce n. 1014 - marzo 2009

a cura di: Dott.ssa Nicoletta Musacchio

DIRETTORE RESPONSABILE Maria Teresa Branca VICE-DIRETTORE Roberta Chiandetti

nursing diabetologico

COMITATO SCIENTIFICO Roberta Chiandetti Maria Teresa Branca Lia Cucco

a cura di Lia Cucco

PROGETTAZIONE GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA ALTOGRAF 73042 Casarano (Le) Tel. 0833.502319

La tecnologia può migliorare l’aderenza alle cure nelle persone con diabete?

pag.

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N. 2 giugno 2016

O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I

editoriale

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del

direttore di Maria Teresa Branca

Questo numero della rivista è un edizione speciale, quasi interamente dedicato alla XII Edizione del Congresso Nazionale Osdi, che si è tenuto a Riccione dal 14 al 16 Maggio scorso. Un congresso che ci ha fatto vivere momenti d’intensa emozione che ha coniugato contenuti scientifici di alto valore con momenti di relazione altrettanto importanti. Il tema scelto del congresso è stato quanto mai attuale e di questo va dato merito al responsabile di progetto, Roberta Chiandetti, che ha voluto porre l’attenzione a tutto ciò che ruota intorno a due argomenti chiave: Il Nursing e la Tecn T ecnolo ologia gia. Data l’importanza, l’argomento è stato affrontato da diverse angolazioni, da quella più tipicamente scientifica a quella sociologica. L’idea era di evidenziare come la tecnologia impatti sul nostro modo di vivere, dall’ambito lavorativo e manuale a quello personale

e relazionale. Un processo che possiamo definire una rivoluzione unica e straordinaria avvenuta non in lunghi secoli ma in pochi decenni, e che pertanto rende necessario un approfondimento degli effetti che può generare sul nostro lavoro, sia come potenzialità, sia come rischi collegati. A tal proposito è stato molto interessante l’intervento del sociologo, Dott. Paolo Magaudda, che ha posto l’attenzione al rapporto tra tecnologia, medicina e società e l’inevitabile parallelismo tra il mondo sanitario e il contesto sociale. Il Dott. Magaudda ha lanciato, in una platea numerosa e attenta, diversi spunti di riflessione legati, sia alla fiducia che la società nutre nei confronti delle nuove tecnologie e alle aspettative che i cittadini hanno sulle innovazioni, sia ai dubbi e ai timori che accompagnano l’utilizzo delle tecnologie emergenti o quelle attualmente ritenute controverse. Uno scenario che apre a molte considerazioni e che come professionisti


EDITORIALE DEL DIRETTORE

Non meno interessanti sono state le relazioni riguardanti le innovazioni tecnologiche collegate alla “cura” del diabete. Dal microinfusore all’holter glicemico, dal monitoraggio glicemico allo scarico dati informatizzato, dalle cure innovative al trapianto. Tutti argomenti interessanti ma soprattutto presentati con estrema competenza professionale. Le prossime pagine saranno dedicate ad alcuni di questi temi affrontati al congresso, ma soprattutto abbiamo voluto dare risalto ai contributi regionali, che quest’anno sono stati particolarmente numerosi e interessanti. Questo ci riempie di orgoglio perché è un’altra dimostrazione della crescita professionale degli infermieri e soprattutto dei soci Osdi. Un meritato spazio lo abbiamo riservato ai vincitori della sessione “Poster e Comunicazioni orali”:

presentato un lavoro sull’utilizzo delle penne preriempite nella terapia insulinica del paziente adulto ospedalizzato Giuseppee Russo, Russo infermiere AmbulatoGiusepp rio di Diabetologia, Ex Ospedale Pagliari, D.S.S. 2 Massafra- ASL Taranto, che ha presentato un lavoro sul miglioramento dell’aderenza e del compenso metabolico attraverso lo scarico dei dati del glucometro in pazienti con diabete Tipo 2. Per i restanti contributi scientifici che non siamo riusciti a mettere sulla rivista potrete visitare il nostro sito www.osdi.it nel quale è stato inserito anche il video di apertura del congresso, che merita di essere visto sia da chi non ha avuto la possibilità di essere presente a Riccione ma anche da chi vuole rivivere i momenti di emozione che hanno accompagnato questa interessante manifestazione.

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ci obbliga a ripensare al nostro modo di “assistere”.

Marcco Ganassi G anassi, Infermiere Azienda Mar Ospedaliera Arcispedale Santa Maria Nuova / IRCCS di Reggio Emilia, che ha 5


di Katja Speese

L’ Associazione come innovazione per la qualità della cura Carissimi soci In questa mia “lettera del Presidente”, in linea con il mandato di questo numero di In…Formazione OSDI, leggerete i contenuti che sono stati presentati durante la relazione in Plenaria che aveva lo scopo di fare il punto non solo sul valore dell’Associazionismo, ma anche e soprattutto sul significato che OSDi sta attribuendo sempre più alla cura del diabete e alle competenze necessarie per ottimizzare la presa in carico delle persone che a noi si affidano. L’informazione che in Plenaria non è stata esplicitata ( perché non era ancora stata condivisa con il nuovo CDN) e che probabilmente vi sarà giunta attraverso i vostri referenti regionali o attraverso il nostro sito in questi giorni, è la scelta che la Presidenza ha maturato per meglio affrontare la complessità dell’impatto delle patologie croniche e delle problematiche sociali ed organizzative che anche i professionisti della salute si trovano e si troveranno ad affrontare. L’associazione OSDI , dopo una attenta valutazione di impatto, ha ritenuto opportuno migliorare il proprio assetto organizzativo ricorrendo alla costituzione di un braccio operativo nuovo, che è la FONDAZIONE Osdi Chronic care. La Mission di Osdi sta diventando sempre più articolata e la fondazione , le cui finalità sono definite dall’associazione stessa, avrà il compito di portare avanti tutta la parte relativa alla ricerca scientifica in campo infermieristico, e i vari progetti che l’associazione

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del presidente

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lettera

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riterrà utili per la nostra mission, senza escludere aperture anche al mondo della cronicità in generale. Di questo avremo sicuramente modo di parlarne in maniera approfondita nei prossimi mesi, fermo restando che tutte le novità saranno comunque diffuse tramite il nostro sito. Siamo sempre più convinti che il valore di una associazione si misura dal grado di partecipazione, dalla cooperazione e dal pluralismo delle persone che ne fanno parte ma anche dalle trasformazioni e dalle innovazioni da saper cogliere. Questi principi ci hanno permesso, nel corso degli anni, di raggiungere risultati di grande spessore culturale e professionale e di percorrere la strada dell’evoluzione della figura dell’infermiere e delle sue competenze. A partire dalla stesura delle Raccomandazioni assistenziali in campo diabetologico: position statement Osdi, un volume che si inserisce nel percorso culturale dell’infermiere, perché basato sulla rinuncia dei dogmatismi e delle prassi consolidate per percorre invece, il percorso accidentato e difficile della medicina basata sull’evidenza, in cui ogni raccomandazione, ogni procedura, ogni scelta va motivata in base alle informazioni disponibili in letteratura. Un lavoro che per la sua innovatività ha aperto prospettive di grande interesse nella formazione dell’infermiere e ha dato corso ad altri progetti ambiziosi come il Modulo assistenziale informatizzato. Il grosso lavoro sulle Raccomandazioni assistenziali, infatti, ha fatto emergere in molte occasioni la presenza di numerose zone grigie riguardanti la letteratura scientifica in campo infermieristico sulle quali era necessario investire. Per esempio, la carenza di dati sugli esiti sensibili alle cure infermieristiche, spesso, non ha permesso di formulare delle raccomandazioni basate su forti evidenze. Questa consapevolezza ha gettato le basi per costruire concettualmente il Modulo assistenziale, un progetto avviato nell’ultimo biennio ma che possiamo definire ancora in cammino. Lo scopo principale del modulo assistenziale è stato quello di avere uno strumento che potesse permettere di identificare e registrare le attività, sia autonome che collaborative svolte dall’infermiere e contemporaneamente definire un set di esiti, espresso in un linguaggio omogeneo e misurabile. La finalità futura di questo progetto sarà quella di avere la possibilità di dimostrare, da un lato la qualità del nostro intervento, documentando l’efficacia delle scelte educative ed assistenziali, e dall’altra, la valenza quantitativa delle singole prestazioni, anche attraverso la registrazione d’esito. Inoltre ci potrà consentire di migliorare l’assistenza, attraverso il confronto, formulare delle raccomandazioni e influenzare in maniera coerente, la formazione. Come associazione ci siamo sempre sentiti responsabili nel garantire ai soci gli strumenti formativi che fossero in grado di farci stare al passo coi tempi. La formazione, infatti, è stata sempre al centro della nostra Mission e la revisione del regolamento della Scuola Osdi (SFO) ha messo in pratica l’evoluzione concettuale della “formazione”. La scuola


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è diventata lo strumento pratico per la crescita professionale, perché riteniamo che la conoscenza sia uno dei pregi che una associazione, non solo deve possedere, ma soprattutto deve essere in grado di trasmettere. D’altra parte, l’attuale dibattito sull’evoluzione delle competenze, nella sostanza, si concretizza in una maggiore forza culturale che l’infermiere deve possedere per confrontarsi quotidianamente nel difficile compito dell’assistenza. Una assistenza efficace, infatti, è basata sulle competenze necessarie per gestire le relazioni e per entrare in contatto con ciascuna persona assistita e i rispettivi familiari, in modo per loro significativo. La maggior parte degli studi sul ruolo degli infermieri dimostrano che gli infermieri con competenze specialistiche sono in grado di ridurre la durata dei ricoveri ospedalieri, le riammissioni, gli accessi al pronto soccorso, di conseguenza i costi e il miglioramento della qualità di vita del paziente. Questo presuppone che oltre alle competenze specialistiche siano necessarie modifiche dell’assetto organizzativo, tali da permettere all’infermiere di mettere a frutto le proprie competenze, cosi come avviene nel resto del mondo. Certamente siamo ancora lontani dall’attuazione di tali prospettive, l’infermiere specialist, il cui contributo, come dimostrato dalla ricerca internazionale, è determinante per il miglioramento degli esiti dei pazienti assistiti, esiste solo in alcune realtà decentrate e dipende solo dalla volontà e dalla sensibilità di alcune aziende sanitarie, che propongono queste figure, riconoscendo quello che la letteratura ormai esprime da tempo. In linea generale, siamo ancora in attesa di una definizione delle competenze avanzate dell’infermiere e dalla declinazione delle nuove aree di formazione post laurea. Queste problematiche legate alle lungaggini a cui stiamo assistendo sul famoso comma 566 non ci pongono certo in una situazione di attesa. Osdi continua a credere e a lavorare affinché la figura dell’infermiere sia valorizzata e potenziata. In tutto il mondo, l’assistenza alle persone con diabete rappresenta uno dei principali problemi di organizzazione dei sistemi di tutela della salute, per questo è fondamentale definire quale sia il ruolo degli infermieri in diabetologia. Senza alcun dubbio possiamo affermare che Osdi, pur con tante difficoltà, sta portando avanti questa Mission collaborando con tutti coloro che hanno lo stesso intento, sia nei tavoli tecnici delle istituzioni sia con le altre società scientifiche del settore diabetologico.Uno dei progetti che ci vede coinvolti in questo senso è la collaborazione con AMD in Diabetes Intelligence (Dia&Int) per il quale è stato dedicato un articolo in questa rivista. Katja Speese

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Carissimi,

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A cura di: Dott.ssa Nicoletta Musacchio Presidente AMD

il valore della specificità, sia clinica che

come tutti noi abbiamo avuto modo di riscontrare nel lavoro di ogni giorno, da qualche tempo il nostro dovere di garantire ai pazienti il miglior approccio terapeutico deve fare i conti con le limitate risorse a disposizione. A causa di ciò, anche la capillare rete della diabetologia italiana, modello per la gestione della cronicità che altri Paesi ci invidiano, rischia di essere messa in discussione. Abbiamo l’impressione che non venga percepito –e quindi riconosciuto- il valore del lavoro di squadra, basato su competenze specifiche, che è il fondamento del Chronic Care Model. È quindi cruciale far comprendere alle Istituzioni quale sia oggi il valore delle nostre professioni: dobbiamo far emergere

cronica. La strategia che AMD ha messo a punto per raggiungere questo obiettivo si basa sul progetto Diabetes Intelligence (DIA&INT), attraverso cui vogliamo fornire ai decision maker risposte chiare, anche

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assistenziale, nella gestione della malattia

supportate da dati quantitativamente significativi, semplici e verificabili, su due aspetti chiave: evidenziare quali siano le attività prioritarie di una diabetologia moderna, declinando le competenze specifiche necessarie. Siccome AMD è da sempre convinta del valore rappresentato dal team, che sappiamo essere lo strumento di elezione per ottenere reali risultati di salute, ho ritenuto naturale, imprescindibile, proporre a OSDI di fare insieme questo percorso.

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Crediamo molto in Dia&Int, sul quale stiamo investendo tempo e risorse. Inoltre, con l’obiettivo di dare a questo progetto così strategico un grande impatto comunicativo, con forte attenzione alle relazioni istituzionali, abbiamo anche incaricato un importante ufficio stampa, che ci seguirà in tutto questo percorso.

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Personalmente, e con me tutta AMD, considero un privilegio il fatto che la Presidenza OSDI e il suo CDN abbiano aderito in modo entusiastico a DIA&INT, a riprova di quanto le nostre due Associazioni ritengano che le nostre professionalità siano complementari e sinergiche e debbano

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‘lavorare a braccetto’. Questo lavoro servirà a rendere evidenti le nostre reciproche competenze, specificità e complementarietà, ma anche a far emergere il valore dell’approccio di squadra, che non è mero lavoro di gruppo, come molti oggi confondono. PARTECIPIAMO NUMEROSI, La numerosità del campione oltre a permettere un risultato molto reale ci permetterà di presentarci come un fronte di opinione credibile. Un caro saluto a tutti voi Nicoletta Musacchio Presidente AMD


A cosa servono, nello specifico, i 3 questionari: Il questionario della MATRICE D’IMPATTO è costituito da 19 Outcome e ha l’obiettivo di individuare le Attività che vengono definite prioritarie in ambito diabetologico, ovvero, le attività che hanno una maggiore ricaduta sui risultati attesi nell’assistenza diabetologica. L’elenco dei 19 Outcome è tratto dal Piano Nazionale del Diabete e dal Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete. Ogni singolo Outcome, essendo ‘alimentato’, in misura minore o maggiore, dalle attività che realmente vengono svolte nei centri di diabetologia, verrà incrociato con il questionario sulla FREQUENZA. L’elenco delle attività presenti nel secondo questionario è stato definito sulla base degli Standard di cura italiani sul diabete mellito e delle Raccomandazioni sul trattamento assistenziale di OSDI. Ogni attività viene declinata in una serie di azioni che meglio la qualificano, riguardanti sia il medico che l’infermiere per le specifiche competenze. Partire da una ricognizione del reale è ritenuto fondamentale per rilevare punti di forza e punti di debolezza sui quali riflettere ed agire per un cambiamento possibile e auspicabile, pertanto questo secondo

questionario ha lo scopo di restituire un’istantanea dell’esistente. Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’incominciare… perciò il terzo questionario sulla SPECIFICITÀ mira a raccogliere quelle competenze che noi, professionisti della salute dediti alla cure delle persone con diabete, riteniamo siano specifiche e irrinunciabili per il nostro core curriculum e che dovrebbero renderci interlocutori privilegiati di utenti, professionisti della salute e istituzioni sulla base della nostra formazione ed expertise. Siamo consapevoli che il percorso richiederà un po’ del vostro tempo, che potrà essere frazionato in base alle esigenze e alle disponibilità personali, ma è fondamentale per restituire valore alla nostra professione e per dimostrare quanto importante sia il lavoro che si compie quotidianamente nei centri di diabetologia di tutto il territorio nazionale. Ora più che mai la vostra opinione conta e può fare la differenza nell’ottica di rendere più visibile il nostro operato quotidiano. Attraverso questo strumento avremo la possibilità di documentare e misurare il peso delle attività infermieristiche con il risultato di definire, anche per gli Infermieri, un Curriculum validato delle nostre competenze. Come qualsiasi indagine, per essere efficace e per avere un peso, deve avere la numerosità del campione e quindi ribadiamo il concetto già espresso dalla dott.ssa Musacchio di essere numerosi nella compilazione dei questionari. La piattaforma per i medici è già attiva da mesi, quella dedicata alle attività infermieristiche sarà attiva presumibilmente nel mese di luglio e tutti i soci Osdi potranno accedere tramite il nostro sito. Abbiamo previsto anche una newsletter di remainder, che vi ricorderà periodicamente del progetto.

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Ma che cos’è nella pratica Dia&Int? È un progetto, che vede coinvolti medici, infermieri ed in futuro probabilmente anche i pazienti con l’obiettivo di raccogliere dati riguardanti le attività e le competenze dei diversi professionisti che lavorano nell’assistenza del paziente con diabete. Dati che riguarderanno sia le attività e le competenze espresse sia quelle che noi vorremmo che fossero identificate. Il percorso completo prevede la compilazioni di questionari anonimi mediante una piattaforma web alla quale accedere attraverso il nostro sito www.osdi.it. Sul sito sono presenti, oltre alle spiegazioni del progetto, anche dei tutorial che aiuteranno nella corretta compilazione dei questionari. I questionari sono 3, il primo riguarda la MATRICE D’IMPATTO, il secondo riguarda la FREQUENZA e il terzo la SPECIFICITÀ

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Carissimi soci, doverose due parole di integrazione a quanto scritto dalla Dott.ssa Musacchio che ringraziamo per l’opportunità di coinvolgimento di OSDI in questo importante progetto, il quale, data l’importanza, verrà seguito e sostenuto in maniera complementare anche dalla Fondazione Osdi Chronic care. Lo spirito del progetto è quello di dimostrare come professionalità diverse e definite possano essere non somma, ma espressione sinergica di multiprofessionalità, concretizzata nel lavoro di team, a favore dell’empowerment degli assistiti.

Vi aspettiamo numerosi perché più siamo e migliore sarà il risultato! Un caro saluto M. T. Branca, R. Chiandetti, L. Cucco, K. Speese Gruppo di progetto

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permettetemi 2 righe di commento “a caldo” riguardo all’importante evento appena concluso, prima di lasciarvi proseguire nella lettura della Rivista completamente dedicata al XII Congresso Nazionale OSDI, tenutosi a Riccione, dal titolo Nursing e Tecnologia: conoscenze e organizzazione per la qualità delle cure alle persone con diabete. Il Congresso Nazionale è da sempre un evento molto atteso ed importante per la nostra Associazione. Un evento che ancora una volta ha saputo trasmettere qualità e competenze di valore grazie ai contenuti, ai relatori e ai moderatori. A dimostrazione di ciò tutte le attestazioni di consenso ricevute anche nei giorni successivi al congresso. Abbiamo iniziato il Congresso volutamente con la parola INSIEME. Termine che per noi ha una molteplice valenza. Voce che ci ha accompagnati in questo biennio e che ha reso possibile raggiungere specifici obiettivi con determinati risultati. Insieme è uno dei meriti che ha dato valore alla nostra Associazione, sia a livello di CDN che dei soci ma anche attraverso i rapporti intersocietari, rapporti di rete trasversali, rapporti con le altre Associazioni. La presenza al nostro Congresso di tutti i Rappresentanti delle Società e delle Organizzazioni che hanno collaborato con noi negli ultimi anni ha dato concretezza alla parola INSIEME. Al di là delle competenze e della qualità del nostro Congresso, una caratteristica che ha accompagnato l’evento è stato il clima di affetto dimostratoci da parte dei soci e partecipanti tutti, chiaro segnale che la strada che abbiamo

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Carissimi tutti,

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intrapreso è quella giusta, seppure a volte in salita e con qualche curva…ma è quella giusta. Un personale ringraziamento a Roberta che ha reso possibile l’organizzazione di questo evento e che io ho vissuto come un regalo che mi ha donato delle emozioni che rimarranno indelebili nella mia memoria. Un doveroso e personale ringraziamento alle Segreterie di OSDI e Planning che grazie alla loro Professionalità hanno contribuito in modo ineccepibile alla buona riuscita dell’evento. Un sentito ringraziamento alle Aziende che nonostante il periodo di crisi hanno scelto di esserci dimostrando di credere sempre nel nostro operato quotidiano, nelle nostre competenze e nel mandato associativo. Un ringraziamento personale al CDN che mi ha accompagnato attraverso le mie difficoltà, a chi si è rimesso in gioco pur avendo la possibilità di scendere dal treno ma un ringrazia-

mento personale ai nuovi membri che nonostante il periodo non facile nell’attuale mondo diabete hanno, con coraggio, voluto mettersi in gioco con le proprie candidature. Un caro saluto e ringraziamenti a chi è uscito: Alberto che con la sua calma, discrezione e gentilezza è stato una presenza fondamentale all’interno del CDN; Lia che vivendo il reale valore dell’associazionismo è stato il nostro Cuore Scientifico; ed infine Roberta che nel sostenermi è andata oltre ai semplici oneri di ruolo. Grazie a tutti e buona lettura. A presto! Presidente Osdi Katja Speese


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XII EDIZIONE

CONGRESSO NAZIONALE

OSDI

RICCIONE 12-14 MAGGIO 2016

I congressi non sono tutti uguali perché

nella vita di tutti i giorni segnata da notiziari

può cambiare il target, la portata dell’evento,

che sono bollettini di guerra, Sanità in crisi

la sede o il periodo dell’anno….

dove il bisogno dell’altro spesso non viene

Anche per OSDI questo è stato un Congresso un po’ diverso dal solito, un Congresso nato in un periodo particolare della vita del Consiglio Direttivo Nazionale , segnato dalle dimissioni in rapida successione prima del Vicepresidente e poi del Presidente. C’era bisogno di un segnale, un modo di comunicare contenuti e valori che andasse oltre al significato istituzionale del Congresso e cioè di riunire, all’interno di uno spazio comune, persone e concetti. Da qui al ragionare sul significato della

raccolto. Gli infermieri sono pochi, stanchi ed in

parola INSIEME il percorso è stato breve, perché è sull’INSIEME che una Associazione si deve interrogare e confrontare. Se è vero che l’Associazionismo vive un momento di difficoltà , è anche probabilmente vero che i singoli Soci, o meglio le singole persone, vivono la difficoltà di trovare punti di riferimento, personale e professionale,

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difficoltà, ovunque. Lo dicono tutti, e lo diciamo anche noi. Cosa può quindi rappresentare un Congresso di un’Associazione ormai datata come OSDI? Sicuramente la volontà di esserci, e di esserci “bene”, con qualità rispetto al mondo che cambia ma soprattutto rispetto ai nostri assistiti che cambiano nelle loro esigenze e nei loro bisogni. Ma anche la volontà di fare rete, di lavorare non solo in team ma come squadra vincente rispetto ai cambiamenti profondi che anche il mondo della salute sta subendo. Ed in questi cambiamenti, deve modificarsi anche il linguaggio….non solo aggiornarsi su ciò che si dice, ma anche fornire spunti moderni e tecnologici di comunicazione, al passo con il correre veloce delle cose. Questi sono stati i presupposti nella scelta


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alla realizzazione dei filmati utilizzati che, sono convinta, apriranno un nuovo modo “emozionale” di “fare formazione”. Grazie alle Aziende Partner, le nuove e le storiche, perché è anche grazie al loro contributo che ci è permesso di trovarci e confrontarci. In ultimo, grazie a Voi, per aver partecipato o che semplicemente vi accontenterete di guardare il filmato di apertura sul sito o di leggere le pagine a seguire nella Rivista. Grazie per continuare a credere in OSDI.

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del tema del congresso. Un argomento nuovo rispetto ai precedenti congressi che potesse fornire spunti di riflessione sul rapporto imprescindibile della tecnologia nell’assistenza e per interrogarsi sul reale valore della tecnologia nel diabete. Io credo, che abbiamo centrato l’obiettivo, i partecipanti al congresso hanno dimostrato grande interesse e anche stavolta possiamo dire di essere soddisfatti dei risultati raggiunti. Far parte di un’Associazione non deve essere una scelta da fare “a tutti i costi” ma, al contrario, da percorrere con consapevolezza ed orgoglio, ed è con orgoglio che questo Congresso è stato realizzato! Desidero rivolgere un ringraziamento particolare al CDN uscente, per i momenti di scontro e di incontro che mi hanno regalato e per essersi affidati, ma soprattutto fidati, nella difficile realizzazione di questo XII Congresso Nazionale. Grazie anche a coloro che hanno lavorato alla riuscita dell’evento ed hanno contribuito

Roberta Chiandetti Responsabile di Progetto XII Edizione Congresso nazionale Osdi

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nursing

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diabetologico

a cura di Lia Cucco

Dal Congresso Nazionale OSDI

LA TECNOLOGIA PUÒ MIGLIORARE L’ADERENZA ALLE CURE NELLE PERSONE CON DIABETE? Il crescente onere di malattie croniche a lungo termine richiede ai sistemi sanitari interventi complessi e trasformativi, per f ro n t e g g i a re l a f r a m m e n t a r i e t à , l’inefficienza, l’insostenibilità e l’iniquità. Nel suo ultimo rapporto l’Oms ha ribadito la centralità delle cure integrate,

ovvero mettere le persone e le comunità, e non le malattie, al centro dei sistemi sanitari, e abilitare gli individui a farsi carico della propria salute piuttosto che essere destinatari passivi di servizi. I dati dimostrano che i sistemi sanitari orientati alle esigenze delle persone e delle comunità


NURSING DIABETOLOGICO in alcuni ambiti della cura del diabete come terapia, monitoraggio della glicemia, terapia nutrizionale, attività fisica. CONCETTO DI ADERENZA Il termine aderenza ha sostituito in medicina il termine “compliance”, introdotto da Sackett ,nel 1976 che la definì come: “La misura in cui il comportamento del paziente corrisponde alle raccomandazioni del medico curante” [5]. Tale definizione, che continua ad essere utilizzata in medicina e nella letteratura farmaceutica, è stata messa in discussione [6] perché descrive una relazione medico-paziente (operatore sanitario-paziente) paternalistica, nella quale il medico è l’unico decisore e il paziente ha un ruolo passivo con conseguente assunzione della non compliance come incompetenza e devianza del paziente che non è in grado seguire le istruzioni, mentre il personale sanitario riveste un ruolo di pretesa autorità sui comportamenti e sulle azioni dei pazienti stessi [7]. La sostituzione del termine compliance con quello di aderenza nelle scienze sociali e mediche sottolinea il fatto che il paziente è libero di decidere se seguire le raccomandazioni dei sanitari [8]. In letteratura la definizione di aderenza ha diversi signi-

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diventano più efficaci, costano meno, migliorano la cultura della salute e l’impegno del paziente e sono meglio preparati a rispondere alle crisi sanitarie [1]. Nel complesso approccio alle malattie croniche uno dei problemi sul quale si continua molto a discutere è l’aderenza alle cure, la cui definizione è in continuo divenire. Questo grande interesse deriva dal fatto che nei paesi occidentali l’aderenza al trattamento (farmaci e stili di vita) tra le persone affette da malattie croniche è del 50%, come dimostrato da numerose review [2-3] e impatta negativamente sui risultati di salute in termini di clinica, costi, qualità di vita [4]. Nel 2010 l’International Council of Nurses, nella Giornata Internazionale dell’Infermiere, diffuse l’ importante documento “ Delivering Quality, Servering Communities: Nurses Leading Chronic Care (Garantire la qualità e servire la collettività: gli infermieri alla guida dell’assistenza ai malati cronici) che, dopo sedici anni conserva una sua attualità. Lo cito in questa premessa perché è stato uno dei documenti di associazioni infermieristiche che, in forma organica, affronta il problema della cronicità affermando come gli infermieri assumono sempre più spesso il ruolo di guida nella gestione della cronicità, specificando come questo accada automaticamente in alcuni ambiti, come risultato del numero crescente di persone con malattie croniche, e altrove con l’introduzione dell’infermiere specializzato e l’infermiere di pratica avanzata come risposta strategica ad un bisogno identificato. All’interno del documento si riconosce come gli infermieri debbano lavorare per garantire, attraverso l’aderenza, una maggiore sicurezza alle persone, in termine di salvaguardia della salute, riconoscendo l’educazione come strategia importante per migliorarla e la cooperazione continua tra professionisti della salute, ricercatori, politici e soprattutto pazienti come filosofia organizzativa. Con queste premesse, che fanno riflettere sulla situazione italiana, l’articolo si occuperà di come la tecnologia e l’innovazione possano sostenere l’aderenza - discutendo prima i concetti, non definitivi, di aderenza e tecnologia -

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ficati: l’importanza del paziente di seguire le istruzioni legando se stesso all’osservanza, l’importanza che le azioni o i comportamenti di una persona coincidano con il consiglio o l’istruzione, una collaborazione per ottenere obiettivi accettabili…tanto che, frequentemente, i termini ed i fenomeni dell’aderenza e della compliance vengono usati come sinonimi e in modo intercambiabile [11-12-13- 1415].

La difficoltà concettuale non è solo nella terminologia, ma anche nella misurazione, che dipende dal metodo utilizzato per rilevare i tassi di aderenza dei regimi prescritti [12]. Fattori come le caratteristiche della malattia, il sostegno sociale e finanziario, le convinzioni sulla salute e gli approcci comunicativi degli operatori sanitari, operano contemporaneamente per influenzare le percentuali di aderenza. I ricercatori sono concordi sul fatto che l’aderenza è un complesso multifattoriale e stimolante il comportamento del paziente [16]. Nella pratica clinica la non aderenza, particolarmente negli individui con malattie croniche determina un aumento dei costi sanitari [17]. In relazione all’assunzione dei farmaci, viene anche utilizzato il termine concordanza. Esso rappresenta un concetto complesso descritto come “un nuovo approccio per la prescrizione e l’assunzione di medicinali”. È un accordo raggiunto dopo negoziazione tra un paziente e un operatore sanitario professionale che rispetta le credenze e i desideri del paziente per determinare se, quando e come i farmaci

devono essere assunti. Questa è un’alleanza in cui il professionista sanitario riconosce il primato delle decisioni del paziente circa l’assunzione dei farmaci raccomandati [18]. La concordanza è un termine relativamente recente, utilizzato principalmente nel Regno Unito e riguarda anche gli infermieri prescrittori [ ].. Il suo significato è cambiato nel corso del tempo passando da quello incentrato sul processo di consultazione in cui medico e paziente sono d’accordo sulle decisioni terapeutiche che includono le rispettive posizioni, ad un concetto più ampio che si estende alla comunicazione a supporto del paziente nell’assumere le medicine [19-20]. La concordanza prova a riconcettualizzare il problema della conformità e riconosce che, per molti pazienti, la non conformità è una risposta razionale alle percezioni personali della malattia e del trattamento [21]. Revisioni della letteratura hanno dimostrato che la non conformità è stata spesso il risultato di una prescrizione che non ha tenuto conto delle convinzioni del paziente, delle sue aspettative e preferenze [22-23] e potrebbe essere un indicatore di scarsa comunicazione. Essa, quindi, poggia sul concetto che il lavoro degli operatori sanitari e del paziente nel corso della consultazione è una negoziazione tra pari e lo scopo è, quindi, un’alleanza terapeutica tra di loro. Tale alleanza può, infine, comprendere un accordo o differire. La sua forza sta in una nuova ipotesi di rispetto per il paziente e la creazione di apertura nella relazione, in modo che operatori sanitari e paziente insieme possano procedere sulla base della realtà e non di incomprensione, diffidenza e occultamento [24]. I principi di concordanza si trovano sempre più nell’ambito della ricerca sui servizi sanitari [25] insieme ai termini di aderenza, compliance, osservanza, accettazione, conformità, alleanza. “L’adesione può essere definita come la misura in cui i pazienti seguono le istruzioni date per i trattamenti prescritti. Ma non esiste una definizione di aderenza che rifletta un approccio centrato sul paziente, la natura dinamica del comportamento di aderenza e lo squilibrio di potere implicito che ne


CONCETTO DI TECNOLOGIA La scelta di tecnologia richiama un complesso di conoscenze sui rapporti di causa-effetto tra le variabili prese in considerazione per conseguire gli obiettivi attesi, che si evolvono nel tempo, e trovano applicazioni socialmente rilevanti. I bisogni cui la tecnologia in sanità può dare risposta sono essenzialmente riconducibili al mantenimento e al ripristino delle condizioni di salute degli individui. Pertanto è possibile distinguere le tecnologie in base alle funzioni che svolgono e alle applicazioni in cui trovano spazio (prevenzione, screening, diagnosi, trattamento, riabilitazione, ibrida) nonché alla natura che le contraddistingue e le identifica ( prodotti farmaceutici, preparati biologici e biotecnologici, dispositivi medico- chirurgici, macchinari e attrezzature, procedure mediche e chirurgiche, sistemi di supporto, sistemi organizzativi e gestionali) [28]. Assemblando le due funzioni si determinano le definizioni classiche di tecnologia sanitaria sviluppate da Office of Technology Assessment (OTA) e Organizzazione Mondiale della Sanità secondo le quali l’insieme delle tecnologie sanitarie comprende tutti gli strumenti, le apparecchiature, i farmaci e le procedure mediche e chirurgiche impiegati per promuovere la salute, prevenire e trattare le malattie, per la riabilitazione e le cure a lungo termine, nonché i sistemi organizzativi e di supporto attraverso i quali l’assistenza sanitaria viene fornita. Colpiscono la vastità dell’estensione del concetto che va dal cerotto alla formazione sanitaria e la pre-

conoscenze, della capacità di apprendimento organizzativo che le aziende sono in grado di sviluppare e che compensa l’assenza di una razionalità assoluta nella capacità di governo dell’innovazione” [29]. TECNOLOGIA E ADERENZA Per migliorare l’aderenza, è necessario combinare diverse strategie, comunicati, educative,comportamentali e organizzative, capaci di affrontare una serie di fattori (socioeconomici, del sistema sanitario, del team di cura, della malattia, del trattamento), tra loro interdipendenti, considerando la persona quale soggetto attivo del cambiamento che avverrà prima e meglio se supportato e sostenuto. In ambito diabetologico, negli ultimi decenni, l’evoluzione della tecnologia ha facilitato l’autogestione delle cure e migliorato i risultati di salute in particolare nelle aree del monitoraggio del glucosio, nella somministrazione di insulina e di altri

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senza, sotto lo stesso spazio concettuale, di componenti materiali e immateriali, tangibili e intangibili, che, insieme, costituiscono l’apporto di valore alla salute. Alla tecnologia è strettamente legata l’innovazione che in sanità va vista come “frutto di un processo collettivo di acquisizione delle conoscenze da parte dei diversi portatori di interesse del sistema salute, della rete di relazioni, di diversa natura, che porta alla condivisione delle

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deriva. Il termine concordanza sembrerebbe offrire un approccio alternativo coerente con gli approcci centrati sulla persona per il processo decisionale, ma occorrono ulteriori ricerche per definire meglio che cosa si intenda” [26-27]. Nella pratica clinica la definizione di aderenza maggiormente utilizzata è quella dell’OMS, che la definisce come “il grado in cui il comportamento di una persona, nell’assumere i farmaci, nel seguire una dieta, e/o nell’apportare cambiamenti al proprio stile di vita, corrisponde alle raccomandazioni concordate con i sanitari” [16].

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farmaci, nella terapia medica nutrizionale e nell’attività fisica, aree che saranno oggetto di approfondimento in questo articolo. Non sarà invece trattata l’aderenza determinata dalla tecnologia applicata all’organizzazione delle cure, meritevole di una disamina distinta. AUTOMORITORAGGIO CAPILLARE E CONTINUO Sicuramente la possibilità dell’automonitoraggio capillare è stata una delle grandi rivoluzioni nella cura del diabete, ma nonostante ne sia stata dimostrata l’importanza, l’aderenza all’autocontrollo non è ottimale e le barriere che vengono identificate per la scarsa aderenza offrono ampio spazio all’innovazione tecnologica, in particolare per quanto riguarda il dolore e la discrezionalità, che sarebbe meglio garantita se non fosse più necessario pungersi svariate volte, utilizzando più device, per ottenere valori glicemici precisi. Glucometri che permettono rilevazioni della glicemia tramite sensori sono già in uso [30] e quelli che incorporano la striscia reattiva hanno mostrato un aumento dell’aderenza all’automonitoraggio[31]. La possibilità di monitorizzare i dati delle rilevazioni glicemiche e di scaricarli, è stata utilizzata in numerosi studi, che hanno dimostrato come una maggiore frequenza di automonitoraggio sia associata ad un miglior

controllo glicemico [33-34]. I dati scaricati dimostrano, però, che l’adesione a 4 o più glicemie al giorno è difficile da raggiungere, con tassi variabili dal 31% al 69% [35]. Driscoll. ha rilevato che l’aumento della frequenza dell’automonitoraggio nei bambini tra i 2 e 11 anni avveniva nei 14 giorni prima della visita e pertanto è fondamentale considerare la responsabilità nel trattamento, in particolare nei bambini, per valutare e affrontare le questioni relative all’aderenza [36-37]. Alcuni glucometri sono dotati di calcolatori di bolo che facilitano la stima della dose di insulina e possono aumentare l’aderenza alla somministrazione di una corretta dose e ridurre la paura dell’ipoglicemia [38-39-40]. All’interno di un percorso strutturato di educazione terapeutica, anche il monitoraggio continuo del glucosio offre delle opportunità come strumento educativo e informativo per valutare e motivare l’adesione, ma è un investimento solo se il team curante si fa carico del tempo necessario per l’addestramento e la visione dei grafici e se c’è una discussione franca sulla necessità delle calibrazioni nel cambio dei sensori. L’uso dell’automonitoraggio in continuo del glucosio (CGM) nello studio di Hirsch, ha mostrato che ogni aumento del 10% nell’aderenza è associato a un aumento del 41% nella probabilità di una riduzione del 0.5% nel HbA1c [41], mentre altri studi ne hanno sottolineato i vantaggi nella riduzione della variabilità glicemica [42]. Le barriere specifiche per l’uso del CGM includono la calibrazione, le dimensione del sensore, il ricevitore e il modo di utilizzare i dati [43]. E’ importante sottolineare che le persone devono essere addestrate ed educate all’uso del sensore, a come usare le informazioni e non va sottovalutato il sostegno psicologico [44]. Il vantaggio è direttamente proporzionale alla frequenza d’uso. LA TERAPIA FARMACOLOGICA Le cause della scarsa aderenza farmacologica sono molteplici: il numero dei farmaci, errata interpretazione della prescrizione, dimenticanza, convinzioni sulla

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perché è in grado di garantire solo migliore aderenza [51]. I dati dello studio OSMED relativi al 2015 attestano che in Italia il 63,6% dei pazienti è risultato aderente ai trattamenti ipoglicemizzanti nel 2014 (escluso le insuline), percentuali più basse di aderenza si sono avute per i trattamenti antipertensivi ( 58,9%) e ipolipemizzanti (47,4%), molto spesso necessari nella cura del diabete [52]. L’insulina è usata in tutti i soggetti con diabete di tipo 1 e in quelli con diabete di tipo 2 in scarso controllo. Qualsiasi prevenzione delle complicanze del diabete, richiede una buona aderenza alla terapia insulinica: la mortalità nei soggetti con diabete di tipo 1 ha un tasso più alto rispetto ai non diabetici, principalmente per eventi cardiovascolari [53] e un aumento delle complicanze [54]. Uno dei fattori che può essere coinvolto è la non adesione alla terapia insulinica. Negli adolescenti con DM1 e negli adulti trattati con insulina si rileva una emoglobina glicosilata superiore nei non aderenti [5556] e un aumento del tasso di morte e delle complicanze [57]. Gli studi di morbilità hanno dimostrato che la non adrenza all’insulina è associata a chetoacidosi grave, ipoglicemia e ricoveri ospedalieri [58]. Uno studio del 2012, che ha utilizzato un sondaggio telefonico di 1530 soggetti trattati con insulina (DM1 e DM2), ha

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malattia, scetticismo, motivazioni inconsce, vie di somministrazione, eventi avversi, paura della dipendenza, accessibilità, cambi di terapia (per esempio dopo un ricovero). Nel diabete di tipo 2, la maggior parte degli studi mostrano un’associazione tra aderenza ai farmaci ipoglicemizzanti e HbA1c e questo sembra essere indipendente dal metodo utilizzato per misurare l’aderenza, anche se l’associazione non è sempre evidente nelle popolazioni a basso reddito [45]. Per ricordare l’assunzione della terapia, la tecnologia mette a disposizione dei sistemi di monitoraggio e di avviso sonoro come i MEMS ( Event Monitoring System), sensori che vengono applicati sui tappi dei flaconi dei farmaci, uno per ogni contenitore, che in alcuni studi hanno dimostrato di migliorare l’aderenza [46] ma non nelle persone con DM2 depresse, che anzi presentavano una riduzione nell’assunzione [47]. Il limite maggiore di questi sistemi, al di là dei costi, è che misurano l’apertura del flacone ma non l’effettiva ingestione, che invece può essere monitorata con dei sistemi, approvati dalla FDA, in cui i sensori sono applicati al farmaco e trasmettono l’avvenuta ingestione a uno smartphone. Il sistema permette una condivisione dei dati anche con i curanti [48]. I portali del paziente sono una nuova promettente tecnologia che potrebbe promuovere l’aderenza ai farmaci. Uno studio recente che coinvolge adulti con DM2 ha dimostrato che l’uso del portale, in persone con possibilità di avere un computer e un accesso ad internet, è associato a un miglior controllo glicemico. Inoltre i partecipanti indicano il loro interesse ad aumentare la funzionalità, in particolare per la prescrivibilità dei farmaci [49 -50]. La tecnologia applicata ai farmaci ha portato a nuove formulazioni di molecole e a nuovi devise. Quando si parla di innovazione farmacologica, è importante considerare diversi aspetti e tenere conto, sulla base di appropriate evidenze, che un nuovo farmaco può migliorare lo stato di salute delle persone in modo diverso, sia perché, ad esempio, è efficace sia

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segnalato una non aderenza del 33%, con una omissione o non aderenza di 3,3 giorni nell’ultimo mese [59]. L’adesione può essere diversa anche in relazione al tipo di insulina: nelle persone che richiedono alte dosi del farmaco vengono utilizzate delle formulazioni U 300 (300u/ml) e questo sembrerebbe favorire una maggiore aderenza rispetto alla U 100 [60]. In un recente sondaggio internet, 502 utilizzatori di insulina, reclutati via e-mail, hanno riferito omissioni del 20% in più della metà dei soggetti. I fattori di rischi individuati per la non aderenza sono stati la giovane età, il basso reddito, il numero di iniezioni, interferenza con le attività quotidiane, il dolore o l’imbarazzo [61]. In un altro sondaggio telefonico altre cause aggiuntive di mancata aderenza erano riferite alla mancanza di tempo, viaggi, pasti saltati, impegnativo portarla con sé, troppe iniezioni, evitare aumento di peso, regime troppo complicato [62]. Per la terapia insulinica, nessuna ricerca ha analizzato l’utilizzo di MEMS, ma recenti progressi tecnologici applicati alle penne di insulina permettono di memorizzare le ultime dosi e offrono l’opportunità di valutare i comportamenti di aderenza relativi al dosaggio e alla frequenza di somministrazione, ma non danno informazioni sull’appropriatezza della quantità necessaria di insulina [6364]. Molti studi di utilizzo della penna si sono concentrati sulle preferenze e la soddisfazione degli utenti [65] e hanno dimostrato una migliore precisione di dosaggio, elemento essenziale di aderenza alla terapia, delle penne rispetto a flaconi e siringhe [66-67]. In uno studio su 1156 soggetti con diabete di tipo2, il cambiamento della somministrazione da siringa a penna, ha fatto registrare un’aderenza maggiore dell’80% , mentre era solo del 36.1 con la siringa [68]. L’aumento dell’aderenza è stato associato a una diminuzione di visite per ipoglicemia e dei costi conseguenti. Fino ad oggi studi con messaggi telefonici automatici sono stati utilizzati negli adolescenti. Un intervento a breve termine (14 giorni ) in un piccolo gruppo di pazienti, ai quali veniva mandato un SMS al giorno, ha portato all’aumento del tasso

di iniezione serale nei bambini, ma l’esiguità della popolazione e la brevità dello studio, non permettono generalizzazioni [69]. Le penne per insulina possono eliminare gli errori associati alla precisione del dosaggio, ma non migliorano le competenze matematiche necessarie per calcolare la dose di insulina corretta. Secondo alcuni autori, l’uso eccessivo dei calcolatori di bolo potrebbe portare a un declino delle abilità matematiche che potrebbe essere una criticità in situazioni in cui la tecnologia non è disponibile, ma la dose di insulina deve essere calcolata. La mancanza di competenze matematiche è un fattore di scarsa aderenza, perciò applicazioni per smart phone in grado di assemblare i dati della glicemia, dei contenuto e quella quantità dei cibi, potrebbero aiutare i pazienti a prendere decisioni sul dosaggio dell’insulina e facilitare l’adesione [70-71] . Gli interventi di professionisti sanitari educatori, in particolare infermieri, portano a piccoli miglioramenti dell’aderenza [72] . POMPE PER L’INSULINA L’aderenza al dosaggio di insulina è più facilmente misurabile nelle persone che fanno uso di pompe di insulina perché insulina basale e boli vengono memorizzati per circa due mesi. Sebbene l’uso delle pompe di insulina sia in aumento, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, studi per valutare i comportamenti di aderenza specifici per il microinfusore, non sono stati valutati, mentre la letteratura si è concentrata sulla sicurezza e sull’efficacia [73-74], sulle raccomandazioni per un corretto utilizzo [75-76], su una migliore qualità di vita [77-78] e sul controllo glicemico [79-80]. Il comportamento di adesione più studiato è la mancanza di boli, legati a un aumento delle escursioni glicemiche e del controllo ottimale [81-82]. Nelle Tabelle seguenti, vengono riportati i fattori che possono determinare il fallimento della terapia con SAP, gli ostacoli e le possibili soluzioni [83] ( tratti da: Integrated insulin pump therapy with continuous glucose monitoring for improved adherence: technology update 2015).


NURSING DIABETOLOGICO TERAPIA NUTRIZIONALE La nutrizione risente fortemente di fattori sociali, culturali, antropologici, psicologici. Assumere il controllo della propria alimentazione in una società dove è difficile discernere ciò che è nutriente da quello che non lo è, dove è più importante ciò che si indossa e che ci fa apparire, rispetto a quello che mettiamo dentro di noi e che contribuisce a far star bene il nostro corpo ( e la nostra mente), non è semplice e la tecnologia si sta più orientando nella ricerca di alimenti costruiti (OGM, integratori ecc) piuttosto che nel facilitare scelte nutrizionali sane. Gli studi hanno dimostrato come la terapia nutri-

zionale, indispensabile nel diabete, possa portare a riduzioni significative dell’emoglobina glicosilata [84] . Condurre interviste multiple di richiamo o la visione dei diari sono considerati il gold standard per la valutazione dell’aderenza perché permettono la discussione dei comportamenti di gestione della malattia [85]. Applicazioni su smartphone possono migliorare la precisione sulla dieta e facilitare l’aderenza al monitoraggio, essendo lo smart-phone un oggetto molto diffuso [86]. Metodi per la valutazione oggettiva dell’aderenza alla terapia nutrizionale con l’uso di telecamere indossabili che registrano tutte le fasi della preparazione e dell’assunzione dei pasti, sono stati utilizzati a livello sperimentale [87]. Rimane assente il contributo che la tecnologia potrebbe dare se i governi investissero di più nella prevenzione.

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Come si può constatare, la scelta del paziente e la sua motivazione, la preparazione e la motivazione del team, sono gli ingredienti di successo, anche nelle tecnologie più sofisticate.

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ATTIVITÀ FISICA Attualmente l’ADA nelle sue raccomandazioni afferma che i bambini con diabete dovrebbero essere incoraggiati a impegnarsi in 60 minuti di attività fisica al giorno, mentre gli adulti dovrebbero impegnarsi in almeno 150 minuti settimana, con non più di due giorni consecutivi di riposo. Accelerometri e contapassi sono i dispositivi più comunemente usati per valutare l’ attività fisica negli studi, ma gli accelerometri hanno lo svantaggio di non valutare i movimenti di attività non deambulanti, (per esempio andare in bicicletta) [88]. I contapassi forniscono misure complessive di attività fisica, ma non valutano intensità, frequenza e durata di attività o energia spesa, tuttavia forniscono un metodo semplice di monitoraggio che costituisce una modalità per aderire all’attività fisica e aumentarla [89]. La tecnologia di sensori stretch per valutare l’attività fisica sono ancora in fase di sviluppo [90], sono disponibili applicazioni per smartphone, per promuovere la perdita di peso, ma i programmi non sono basati su evidenze [91-92]. L’uso di sistemi, simili ai CGM, con la capacità di valutare le calorie consumate, le ore di sonno e di attività, disponibili in tempo reale, potrebbero avere il potenziale per migliorare i comportamenti di autocura [93]. Esiste una grande varietà di dispositivi per misurare l’attività fisica i cui report potrebbero essere usati come incentivi all’aderenza [94-95-96-97]. In un contesto di cure primarie, un accelerometro collegato a uno smartphone e webserver (It’ LiFe! Tool) con un protocollo di consulenza per infermieri si è dimostrato efficace per stimolare l’attività fisica, mentre il counseling, senza lo strumento è stato meno efficace [98]. CONCLUSIONI L’esistenza di una sempre più sofisticata tecnologia, fornisce alle persone con il diabete un vantaggio unico per l’autogestione, se confrontato con altre patologie e permette al team di cura di ottimizzare la valutazione dei comportamenti specifici, che possono potenzial-

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mente migliorare l’aderenza al regime di trattamento del diabete [45]. Nella pratica infermieristica, l’uso della tecnologia a favore dell’aderenza, ha come presupposto che si sia compresa la portata del fenomeno della non aderenza in termini di sicurezza per la persona assistita e in termini di costi, che si sia consapevoli della multidimensionalità del fenomeno, che si sia aggiornati sulle tecnologie e motivati alla loro valutazione e applicazione. L’ aderenza alle cure nelle malattie croniche richiede agli infermieri una maggiore assunzione di responsabilità. Dove l’impegno professionale è stato strutturato, come nell’aderenza alla terapia insulinica, si sono avuti risultati positivi, mentre non sembra che questo avvenga per interventi supplementari di medici e farmacisti [72]. Gli interventi per migliorare l’aderenza ai farmaci sono complessi [99-100], necessitano di supporto continuo, consulenza (tra cui l’intervista motivazionale e la terapia cognitivo- comportamentale) [100], supporto nel trattamento giornaliero e supporto a volte ulteriore di familiari e colleghi, ma anche gli interventi apparentemente più efficaci non hanno portato a grandi miglioramenti in aderenza o esiti clinici. La ricerca in questo campo ha bisogno di progressi, tra cui una migliore progettazione di interventi fattibili a lungo termine, misure di aderenza oggettive e studi clinici meglio strutturati [101]. La tecnologia può aiutare se inserita nel piano di cura personalizzato, nel quale sia strumento e non finalità. Un eccesso di tecnologia può essere vissuto come un ostacolo dal paziente, ma non può essere indotto da convinzioni o false credenze degli operatori sanitari che sono tenuti ad un aggiornamento continuo anche sulle nuove tecnologie dei contesti specifici in cui prestano assistenza. E’ uno degli aspetti che differenziano un infermiere generalista dallo specialista, che non solo conosce le tecnologie ma sa valutarne le potenzialità, l’appropriatezza e l’efficacia per proporle e applicarle nei percorsi di cura, in accordo con il paziente e il team.


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NURSING DIABETOLOGICO N. 2 giugno 2016

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Terapia insulinica sottocute nel paziente adulto ospedalizzato tramite penne-preriempite: nuova procedura, aderenza prescrittiva e farmacoutilizzazione

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Comunicazioni Orali e Poster

Ganassi Marco Infermiere, Azienda Ospedaliera Arcispedale Santa Maria Nuova / IRCCS di Reggio Emilia Diabetologia Ospedaliera

Premiato come migliore Comunicazione Orale presentata al Congresso

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Le dimensioni del fenomeno negli ospedali italiani Le modalità di esposizione occupazionale al rischio biologico più frequenti sono quelle percutanea e mucocutanea. La prima si realizza quando l’operatore si ferisce accidentalmente con un oggetto tagliente contaminato, come per esempio un ago, una punta, una lama, un frammento di vetro (75% delle esposizioni totali) (Resoconto interno SIROH gennaio 1992dicembre 2009). La seconda si verifica quando materiale biologico potenzialmente infetto entra in contatto con le mucose degli occhi e/o della bocca e con la cute dell’operatore esposto (25% delle esposizioni totali) (Resoconto interno SIROH gennaio 1992-dicembre 2009). A parità di altre condizioni, altri due elementi

O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I

L’esposizione occupazionale al rischio biologico è un evento grave e frequente, nonché di grande attualità. Nello specifico del rischio biologico occupazionale legato alla gestione del diabete e della terapia insulinica in ospedale ci si riferisce a quello di tutti gli operatori sanitari che a vario titolo si fanno carico dell’assistenza del paziente diabetico. Infatti, per il tipo di mansioni e manovre di loro competenza sia gli infermieri che i medici sono indubbiamente le due categorie maggiormente esposte al rischio di ferite da punta o taglio e conseguenti possibili infezioni qualora gli aghi siano contaminati. L’obiettivo di questa review è principalmente di riassumere quanto presente fino ad oggi in letteratura relativamente alla prevenzione da puntura da ago correlata alla somministrazione della terapia insulinica e introdurre la nostra esperienza personale di team diabetologico in termini di procedura di gestione delle insuline in ospedale.

che aumentano la pericolosità dell’esposizione sono rappresentati dalla profondità della ferita e dal volume di sangue trasferito/inoculato, poiché influenzano significativamente la probabilità di infezione. Le dimensioni del fenomeno sono tutt’altro che trascurabili. Gli operatori sanitari nel mondo sono circa 36 milioni (73% donne) (Rapiti E et al. WHO Environmental Burden of Disease Series, No 11, 2005). Ogni anno, più di 3 milioni di loro si feriscono, durante l’adempimento delle loro mansioni, con un oggetto pungente e/o sicuramente contaminato con almeno un virus tra HIV (170mila esposizioni), HCV (900mila esposizioni) e HBV (2 milioni di esposizioni) (Rapiti E et al. WHO Environmental Burden of Disease Series, No 11, 2005). Le esposizioni percutanee stimate ogni anno nelle strutture sanitarie italiane sono circa 100mila, dato sicuramente inferiore a quello reale a causa dell’elevato numero di mancate segnalazioni (50% circa di quelle che si verificano effettivamente), motivate soprattutto dalla mancanza di tempo e dalla sottovalutazione della gravità dell’evento e dell’importanza di segnalarlo. Del totale delle esposizioni percutanee, circa la metà (46.200) è riferibile a una fonte negativa per HIV, HCV e HBV, un quinto (20.500) a una fonte contaminata con almeno uno di questi tre virus, mentre negli altri casi non è possibile identificare (15.100) o testare (18.200) la fonte (Indagine dell’Associazione Italiana Responsabili Servizi Prevenzione e Protezione Aziende Sanitarie (AIRESPSA) 2002, 2004, 2006; Puro V et al. G Ital Med Lav Erg, 2010). Tra le esposizioni percutanee, il 63% è riferibile a puntura accidentale con ago cavo, il 33% è riferibile a puntura/ferita con altri dispositivi pungenti/ taglienti (tra i quali le lancette pungidito e gli aghi da sutura) e il 4%

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Introduzione

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Comunicazioni Orali e Poster

è riferibile a ferite da altri oggetti/dispositivi (Resoconto interno SIROH gennaio 1992dicembre 2009). Con oltre i 2/3 delle esposizioni accidentali, gli infermieri sono gli operatori più esposti al rischio biologico, compresi gli allievi infermieri durante il tirocinio ospedaliero. La prevenzione delle punture accidentali e le normative a tutela degli operatori sanitari Il rischio di puntura accidentale con siringhe/aghi da insulina o lancette in occasione di prelievi per il monitoraggio glicemico durante l’assistenza al paziente iperglicemico in ospedale è particolarmente elevato: superiore di circa 1/3 rispetto a quello di operatori sanitari che hanno in carico altre tipologie di pazienti. Il volume di sangue con cui si può entrare in contatto in occasione di ferite accidentali con siringhe da insulina contaminate è sufficiente a determinare sieroconversione. Per prevenire questi eventi è importante: applicare precauzioni standard, pianificare pratiche più sicure, introdurre dispositivi in grado di ridurre il rischio di errore (NPDs) e sensibilizzare e informare gli operatori sanitari sui pericoli esistenti. Gli NPDs sono dispositivi medici che incorporano un meccanismo di protezione grazie al quale è possibile prevenire la ferita accidentale durante e dopo l’uso e durante e dopo l’eliminazione del dispositivo stesso. Numerosi studi condotti in diversi Paesi europei, statunitensi e canadesi hanno dimostrano che questi dispositivi preventivi funzionano, tutelando efficacemente la salute degli operatori sanitari. Per evitare l’esposizione percutanea da punture accidentali con aghi, è importante avvalersi di Needlesticks Prevention Devices (NPDs) messi a disposizione dall’evoluzione tecnologica, dopo adeguato programma di addestramento al loro corretto utilizzo, come ad esempio, nel caso

della somministrazione della terapia insulinica con penne pre-riempite, gli aghi autocover, che si rendono automaticamente inutilizzabili dopo una prima iniezione. L’uso di aghi di sicurezza durante la somministrazione di insulina di per sé non basta a garantire la sicurezza, ma è sicuramente un elemento importante nell’ottica di ridurre il rischio di ferita accidentale. Accanto all’uso di questi dispositivi resta cruciale sensibilizzare, informare e formare gli operatori sanitari sui rischi associati alle diverse attività, sull’importanza di attenersi alle procedure di sicurezza, sull’uso efficace degli strumenti di protezione (collettivi ed individuali), sulla necessità di segnalare ogni evento e sui diritti/doveri che riguardano ogni operatore (Prevenzione dell’esposizione occupazionale al rischio biologico, Position Paper May 2012 a cura del Gruppo PHASE). Per la prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario esistono precisi riferimenti legislativi e normativi. La Direttiva 2010/32/EU sulla Prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario, redatta dalla Commissione Europea e adottata dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, integra l’accordo quadro in materia di ferite da taglio e da punta, concordato dalla Federazione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici (FSEP) e dalla Associazione Europea Datori di Lavoro del Settore Ospedaliero (HOSPEEM). L’Italia ha recepito lo scorso anno, con un po’ di ritardo, la Direttiva UE con il Decreto legislativo n. 19 del 19 febbraio 2014 che attua l’accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (GU Serie Generale n.57 del 10-3-2014) - Entrata in vigore del provvedimento: 25/03/2014.


Procedura Aziendale di gestione della terapia insulinica in ospedale: esperienza del team diabetologico dell’Arcispedale Santa Maria di Reggio Emilia

O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I

lunghezza degli aghi non scende mai sotto gli 8 mm e ciò rende le siringhe intrinsecamente più rischiose. Un altro “dettaglio” che rende le penne più sicure è la presenza di cappucci autocoprenti e la possibilità di comprendere se l’ago è già stato utilizzato (quindi, non ulteriormente utilizzabile) attraverso chiari segnali visuali. Uno studio, che ha valutato gli effetti del passaggio da siringhe + flaconi alla penna preriempita nell’uso quotidiano in reparto, ha evidenziato che questa innovazione, nei primi sei mesi dalla sua introduzione, ha permesso di abbattere di ben l’80% il numero di punture accidentali, del 57% il volume di insulina consumata e del 50% i costi complessivi della terapia, rispetto ai sei mesi precedenti (Ward LG et al. Am J Health Syst Pharm, 2011). I costi di acquisto per i dispositivi di sicurezza sono mediamente superiori rispetto a quelli per i dispositivi tradizionali. Tuttavia, numerosi studi rivelano che la significativa riduzione nel numero di NSI e di altre complicanze permette di compensare questo maggior esborso iniziale e, spesso, anche di recuperare gli investimenti.

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L’Italia, oltre ad aver recepito la Direttiva UE con il Decreto legislativo n. 19 del 19 febbraio 2014, ha partecipato ad uno studio internazionale e alla conseguenziale stesura delle Raccomandazioni WISE, raccomandazioni indirizzate a ridurre il rischio associato all’uso di aghi in endocrinologia in occasione del Workshop on Injection Safety in Endocrinology. Lo studio WISE ha dimostrato che il rischio di puntura accidentale e di esposizione a sangue contaminato esiste anche in ambito diabetologico e che questo rischio può essere ridotto attraverso l’adozione di procedure preventive e l’impiego di dispositivi di sicurezza. Oltre alle raccomandazioni operative, le evidenze ottenute nello studio WISE hanno permesso di produrre una “carta del rischio” relativa all’impiego di dispositivi medici che includono aghi, nella quale viene messo chiaramente in evidenza l’elevato rischio di NSI collegato all’uso di lancette per la misurazione della glicemia e quello connesso all’iniezione di insulina (Gentile S et al, 2013). Entrambi questi rischi sono ritenuti di livello “non accettabile”, che deve essere ridotto attraverso adeguate misure preventive e l’introduzione di dispositivi di sicurezza. Due raccomandazioni WISE di particolare rilevanza per la sicurezza degli operatori sanitari riguardano la procedura di iniezione dell’insulina. Nello specifico va scongiurato il rischio di iniezione intramuscolare, utilizzando aghi corti, che riducono anche il rischio di pungersi accidentalmente durante iniezioni effettuate con la tecnica della plica cutanea e vanno promosse azioni educative, per tutti gli operatori sanitari, e l’impiego di device auto-cover/sicuri, su cui sia stata fatta adeguatamente formazione. A riguardo, va sottolineato che mentre per le penne esistono aghi molto sottili (non dolorosi) e di pochi millimetri, nel caso delle siringhe la

All’interno dell’Arcispedale Santa Maria di Reggio Emilia è attivo dal 2002 un team diabetologico costituito da medici e infermieri, che svolge attività di consulenza medica ed infermieristica per i degenti di tutte le Unità Operative. Nello svolgimento di tale attività sono emerse criticità connesse alla dimissione non protetta dei pazienti, spesso effettuata con modalità variabili a seconda dell’UO nella quale erano stati ricoverati e, talvolta, addirittura senza prevedere la consegna di una fornitura di insulina che

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Comunicazioni Orali e Poster

consentisse di raggiungere in sicurezza il Ser-

glicemici nell’intervallo di tempo che va dalla

vizio di Diabetologia Territoriale che se ne fa

dimissione alla presa in carico del Servizio

carico dopo il ricovero. Per questa ragione, dal

Territoriale.

2004, la nostra attenzione si è concentrata sui

Uno dei punti ‘critici’ rilevati nello svolgimento

pazienti che vengono posti per la prima volta

dell’attività di consulenza consisteva nel passag-

in terapia insulinica durante il ricovero ospe-

gio dalla terapia insulinica eseguita dagli infer-

daliero. Pur essendo infatti disponibile la con-

mieri del reparto con siringhe, al momento di

sulenza per tutti i degenti, la dimissione protetta

educazione alla somministrazione con penna,

deve essere garantita sopratutto ai diabetici

alla consegna, nella farmacia ospedaliera, di

che devono essere messi in grado di sapersi

flaconi per siringa utilizzata per pochi giorni

praticare correttamente l’iniezione con insulina,

per poi passare nuovamente a penna appena

sapersi controllare la glicemia ed imparare a

raggiunta la diabetologia territoriale. Pur essendo

gestire l’ipoglicemia e l’iperglicemia . E’ stata

infatti la penna un presidio ‘datato’, essa è nata

pertanto messa a punto una procedura, miglio-

per la terapia domiciliare ed ha faticato ad

rata nel corso degli anni e condivisa non solo

entrare in ospedale, non essendone consentito

con le altre Unità Operative, ma anche e sopra-

un uso promiscuo. La stesura di una procedura

tutto con la Farmacia Interna dell’ospedale, che

specifica, nata dalla collaborazione con la far-

prevede un intervento di educazione terapeutica

macia interna dell’ospedale, ha consentito di

strutturato, con verifica di apprendimento,

tutelare sia il paziente che l’operatore. La penna

eseguito da personale ‘esperto’ (gli infermieri

viene assegnata al paziente,

della Diabetologia), specificamente formato, al

un’etichetta con codice a barre e lo accompa-

termine del quale viene consegnato il cosiddetto

gnerà negli spostamenti da una unità operativa

‘kit Diabete‘, consistente nell’occorrente per

all’altra durante la degenza ed al momento

eseguire la terapia insulinica ed i controlli

della dimissione. Va sottolineato che la procedura

mediante


Protocollo dello studio Il diabete nei pazienti ospedalizzati aumenta il rischio di complicanze, peggiora la prognosi ed allunga la durata del ricovero, determinando un incremento dei costi assistenziali. Per una corretta gestione del paziente diabe-

Metodi: Nel sistema di prescrizione e somministrazione informatizzato è stato inserito un protocollo di prescrizione della terapia insulina SC contenente la definizione del dosaggio e relativi aggiustamenti, indirizzando all’utilizzo in somministrazione di penne pre-riempite e device con sistemi di sicurezza, guidando l’approvvigionamento dei prodotti tramite il gestionale di Farmacia. Contemporaneamente sono stati potenziati i percorsi formativi esistenti (interattivi e a distanza) per i professionisti. Risultati: L’aderenza a 6 mesi alle indicazioni prescrittive e di somministrazione previste è stata valutata per i prodotti a base di insulina ultrarapida e lenta/analoghi: il 97% dei prodotti distribuiti dalla Farmacia è in penne pre-riempite; il 95% delle prescrizioni informatizzate si registra a favore di penne pre-riempite; la corretta somministrazione è confermata da un trend in crescita del consumo di aghi di sicurezza (4° trimestre 2014: 27% vs 1° trimestre 2015: 77%).

O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I

tico ospedalizzato non è sufficiente fare riferimento allo specialista, ma occorre utilizzare protocolli condivisi e ricorrere a strumenti terapeutici di facile e sicuro utilizzo, che favoriscono l’educazione del paziente.

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relativa all’utilizzo corretto delle penne in ospedale va a riempire un vuoto, non essendo a nostra conoscenza, presente in precedenza una procedure per l’utilizzo delle siringhe. Anche l’operatore è maggiormente tutelato, poiché l’utilizzo della penna richiede un minor tempo di preparazione ed esecuzione della terapia ed un tempo minore per l’educazione terapeutica. Per quanto riguarda le punture da ago è invece soltanto l’utilizzo, ora previsto dalla legge, di aghi di sicurezza che previene completamente la possibilità di trasmissione di epatiti ed HIV. Il gradimento della penna da parte degli operatori è stato valutato mediante la distribuzione di un questionario di gradimento, che ha confermato come l’infermiere preferisca di gran lunga la penna rispetto alla siringa. Un breve video garantisce la formazione a distanza per gli infermieri neoassunti. La formazione di tutti gli infermieri dell’azienda ASMN attraverso lo svolgimento di 10 edizioni all’anno di corsi relativi alla gestione del paziente diabetico in ospedale ed al trattamento insulinico endovena è un’altra importante attività del tema diabetologico ospedaliero, che intende con ciò aumentare la cultura diabetologica ospedaliera. In tale modo abbiamo cercato di razionalizzare l’utilizzo dell’insulina all’interno dell’ospedale. Il passo successivo sarà quello di condividere i tempi ed i criteri di attivazione della consulenza diabetologica e di azzerare il numero di pazienti dimessi con insulina che non vengono sottoposti a educazione terapeutica.

Conclusioni: Le penne hanno storicamente dimostrato di garantire al paziente una migliore qualità di vita, maggiore accettazione della malattia, aumentata compliance, riduzione degli errori di somministrazione. La diffusione in ambito ospedaliero di insulina in penne gestite ad personam (one pen, one patient) porta maggiore sicurezza e riduzione del rischio d’errore durante la somministrazione, garantendo continuità ed omogeneità terapeutica tra ospedale e territorio.

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Comunicazioni Orali e Poster

Lo scarico dei dati del glucometro aumenta l’aderenza terapeutica e migliora il compenso metabolico in pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2: il ruolo dell’ infermiere nel team diabetologico. G. Russo, E. Devangelio Ambulatorio di Diabetologia, Ex Ospedale Pagliari, D.S.S. 2 Massafra- ASL Taranto Premiato come miglior Poster presentato al Congresso

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L’automonitoraggio domiciliare rappresenta un vero e proprio strumento terapeutico e recentemente gli algoritmi dell’AMD lo hanno inserito come strumento guida su cui basare le scelte terapeutiche e la personalizzazione della terapia. Tuttavia, spesso i pazienti omettono di esibire i profili glicemici domiciliari per una serie di motivi: alcuni sono riluttanti a trascrivere i dati delle glicemie sul diario cartaceo, altri dimenticano di portare il diario durante la visita o al contrario alcuni esibiscono valori non veritieri. L’infermiere dell’ambulatorio diabetologico svolge un ruolo fondamentale in quanto non solo istruisce ed educa il paziente all’uso corretto del glucometro, ma anche perché motiva il paziente all’uso di quel determinato glucometro a cui è stato educato e ad esibire i profili glicemici nel corso della successiva visita di controllo. Scopo di questo lavoro è stato quello di valutare se lo scarico dei dati

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una riduzione dei valori medi di HbA1C che è andata da 8,6% a 7,1% in pazienti in trattamento con insulina e da 8% a 6,6% in pazienti in trattamento con ipoglicemizzanti orali (rispettivamente prima e dopo 6 mesi).

Metodo

Conclusioni

Sono stati scaricati nella cartella informatizzata i dati relativi alle glicemie di 50 pazienti affetti da diabete tipo 2 (25 in trattamento insulinico e 25 in trattamento con ipoglicemizzanti orali) a cui era stato consegnato il glucometro nel corso della visita precedente effettuata 6 mesi prima. Risultati: In tutti i pazienti in cui è stato effettuato lo scarico dei dati glicemici si è avuta

I risultati preliminari di questo lavoro suggeriscono che lo scarico delle glicemie eseguito dall’infermiere dell’ambulatorio diabetologico rappresenta un valido strumento che aiuta ad educare e a motivare il paziente ad esibire i dati dell’automonitoraggio e che ciò si traduce in aumentata aderenza alla terapia e in un miglioramento clinico.

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delle glicemie domiciliari nella cartella informatizzata potesse aumentare la motivazione e l’aderenza del paziente all’automonitoraggio e se questo si potesse tradurre in miglioramento del compenso metabolico.

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Comunicazioni Orali e Poster

PDTA per il diabete in età pediatrica. La nostra esperienza Barbara Bressan, M. Bonani, E. Emer, M. Perricelli U.S. Diabetologia Pediatrica - Ospedale S. Chiara Trento Il Piano Nazionale Diabete (GU n° 32, 7/02/2013) invita le Regioni e le Aziende Sanitarie all’adozione locale di PDTA specifici per il diabete attraverso la formazione locale di gruppi di lavoro multi-professionali (Diabetologi, MMG, PLS, Direzioni Sanitarie, Associazioni) e ad utilizzare indicatori che permettano la valutazione periodica della performance e della qualità dell’assistenza. Nel settembre 2013 è stato messo a punto dalla U.O Pediatria dell’Ospedale di Trento un PDTA Ideale per la gestione del bambino con diabete. Nel 2014 è stato realizzato il PDTA di Riferimento che è stato sperimentato in una fase pilota da gennaio 2015 a gennaio 2016 e poi deliberato dalla Giunta Provinciale a febbraio 2016. Nel Gruppo di Lavoro del PDTA sono state incluse anche le infermiere che si occupano di Diabetologia Pediatrica. Nella matrice delle attività (n°40) sono state ben individuate n°12 attività di competenza dell’infermiere dedicato alla diabetologia pediatrica.

Metodo Analisi dell’impatto organizzativo a livello infermieristico portato dalla attuazione del PDTA di Riferimento durante la fase pilota da gennaio 2015 a gennaio 2016. Risultati L’utilizzo e l’applicazione del PDTA durante la fase pilota ha introdotto un ambulatorio infermieristico per la rilevazione dei parametri antropometrici, controllo lipodistrofie, esecuzione della HbA1c capillare, controllo dei presidi per la terapia e l’autocontrollo, scarico dati dai glucometri-CGM-microinfusori, consegna del materiale di consumo dei microinfusori, consegna dei questionari sulla qualità di vita. L’infermiere inoltre effettua educazione terapeutica di re-training. Rimane invece da implementare il ruolo dell’infermiere nell’ambito di consulto di telemedicina, incontri motivazionali per adolescenti, Ambulatorio di transizione e istruzione tecnica per l’installazione dei microinfusori di insulina. Conclusioni L’introduzione nella pratica assistenziale di un PDTA ha portato ad una riorganizzazione del servizio che ci proietta in un sistema più orientato all’efficacia, all’efficienza e all’attenzione dei bisogni globali del paziente. Rimangono da implementare alcune attività previste dalla matrice delle attività

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Callegari Roberta Centro di Diabetologia Pediatrica Istituto G. Gaslini, Genova

Un passaggio non ben strutturato può, quindi, risultare fallimentare, con il rischio di drop-out dei pazienti. Metodo Perché la transizione abbia successo la sua progettazione dovrà essere comunicata gradualmente e con serenità, come prevede il documento di consenso SIEDP, AMD, SID che auspica un passaggio visto come un processo e non come un evento occasionale. Tale documento prevede tre fasi di attuazione: la proposta da parte del team pediatrico (TtDP); l’incontro preliminare del paziente con lo staff del centro dell’adulto (TtDA) presso la struttura pediatrica; l’incontro presso l’Ospedale dell’adulto con il TtDP.

età media di 29 anni. Si è verificato il droup out di 1 paziente. Conclusioni Ogni paziente affetto da DM1 ha il diritto di essere seguito in una struttura adeguata alla sua età; il trasferimento è un evento comunque critico nella storia del paziente poiché, se fallisce, può essere motivo di peggioramento della prognosi della malattia. Per tali motivi deve avvenire con il consenso del paziente e della sua famiglia, ad un età variabile in base alle caratteristiche individuali e comunque non prima del completamento dell’adolescenza. Indispensabile risulta perciò organizzare un sistema di scambio d’informazione tra pediatri e medici dell’adulto per uniformare il più possibile i protocolli utilizzati e rendere disponibili informazioni a feed-back sull’andamento dei pazienti trasferiti.

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La “transizione” dei pazienti con DM1 dal centro pediatrico a quello dell’adulto è da sempre un tema delicato, che vede coinvolti pazienti, famiglie e team. Le problematiche sono sia di ordine pratico (il team pediatrico non ha le competenze per gestire eventuali complicanze), che emotive (sensazione di abbandono, diffidenza e timore nei confronti di una nuova realtà, interruzione del rapporto affettivo con il team curante).

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Dal Pediatra Diabetologo al Diabetologo dell’adulto: l’esperienza della transizione tra IRCCS Gaslini e Ospedale Villa Scassi

Risultati La diabetologia pediatrica dell’IRCCS Gaslini in collaborazione con la diabetologia dell’adulto dell’Ospedale Villa Scassi, tra il 2007 e il 2011 ha trasferito 42 pazienti affetti da DM1 con un

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Comunicazioni Orali e Poster

Follow-up infermieristico strutturato: può essere di aiuto nella compliance del paziente in CSII? Cinzia De Rossi, Giorgio Grassi A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino

Introduzione Nel 2014 l'Israel Journal of Healt Policy Reserch pubblica un articolo dal titolo "Structured nursing follow-up: does it help in diabetes care?" in cui si evidenzia come un programma di follow-up strutturato possa migliorare la compliance all'educazione terapeutica del paziente diabetico. Un sistema strutturato tramite check list e follow-up programmato è stato applicato all'educazione terapeutica dei pazienti in CSII presso il centro di diabetologia dell'A.O.U Città della salute e della scienza di Torino. Metodi Si è creata una check-list che valutasse tutti gli aspetti educazionali inerenti l'utilizzo della CSII. Questo strumento viene impiegato per tutti gli incontri di follow-up di educazione terapeutica programmati a un mese, sei mesi e un anno. Risultati Nel 2015 sono stati eseguiti 81 follow-up di pazienti in terapia con CSII. Lo strumento è stato ben accolto dal paziente e dall'operatore, migliorando e facilitando l'educazione terapeu-

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tica. Si è evidenziato un sensibile miglioramento dell'utilizzo del CSII con miglioramento della HbA1c. Conclusione L’importanza del team-working e di figure professionali altamente specializzate permette di massimizzare l’aiuto al paziente diabetico nella complessa gestione della malattia e della terapia con CSII. Il follow-up infermieristico strutturato può essere un valore aggiunto nel miglioramento della compliance e aderenza terapeutica.


Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione. Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni

28 maggio 2016 - Chieti - Hotel Parco Paglia - Terapia insulinica in ospedale: sicurezza dei pazienti e dell’operatore. Multisponsor

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11 giugno / 14 ottobre 2016 - Padova - Hotel Galileo - La filiera dell’essere infermiere in diabetologia: dall’educazione terapeutica strutturata alla produzione degli esiti assistenziali. Sanof

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N. 2 giungo 2016

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Presidente

Katja Speese

k.speese@osdi.it

Vice Presidente

Tiziana Risolo

trisolo60@libero.it

Segretaria

Elisa Levis

elisa.levis@aas5.sanita.fvg.it

Consiglieri

Angela Benetti Roberto Berardinucci Raffaella Fiorentino Marcella Lai Raffaella Lupatelli Vilma Magliano Silvana Pastori Clara Rebola Salvatore Strano Erika Zasso

angela.benetti1@gmail.com roby.gabry2011@libero.it fiorentinoraffaella@tiscali.it m.lai@osdi.it r.lupatelli@osdi.it vilma.diabetologia@gmail.com ariess25@yahoo.it clareb62@libero.it salvatorestrano1@gmail.com erikazasso@libero.it

Tesoriere

Michele Galantino

tesoreria@osdi.it

Abruzzo-Molise

Livia Lina Cavuto

liviacavuto@libero.it

Calabria

Mariolina Fera

mariolinafera@alice.it

Campania

Teresa Borrelli

teresaborrelli@hotmail.it

E. Romagna

Tiziana Risolo

trisolo60@libero.it

Friuli V.G.

Elisa Levis

elisa.levis@aas5.sanita.fvg.it

Liguria-Piemonte

Ernesto Abramo

ernesto.abramo@alice.it

Lombardia

Tiziana Terni

terni.tiziana@libero.it

Marche

Maria Teresa Sisti

mtsisti@libero.it

Puglia

Erika Zasso

erikazasso@libero.it

Sardegna

Lucia Canu

lcanu@aslolbia.it

Sicilia

Maurizio Gandolfo

maurizio-gandolfo@alice.it

Toscana

Andrea Giuseppe Corti

andreagiuscorti@gmail.com

Trentino A.A.

Bruna Barcatta

bruna.barcatta@apss.tn.it

Umbria

Laura Piastrella

piastrellalaura@gmail.com

Veneto

Vanna Cecchin

vannacecchin@alice.it


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