DELLA MAGNA GRÆCIA
I SANTI
Protopresbitero Basilio Koutsouras
È nato il 6 luglio 1979 a Terpnì provicina di Serres (Grecia) da Atanasio ed Elena. Nel 1997 studia a Firenze presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Storia dell'Arte medievale, seguendo lezioni anche presso il Dipartimento di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna. Contemporaneamente, affresca, secondo i dettami dell'arte bizantina, diverse chiese ortodosse e cattoliche (San Demetrio di Bologna, Ingresso al Tempio della Madre di Dio di Rimini, Santa Marina della Neve ad Urbino). Sua Eminenza Gennadios, Metropolita Ortodosso d'Italia, lo tonsura poi lettore. Dal 2001 al 2004 ha dipinto la chiesa del nuovo monastero ortodosso dei santi Elia e Filarete a Seminara in Calabria. Qui, per la prima volta, è venuto a contattocon la plurisecolare tradizione italogreca, la civiltà e i Santi del Sud Italia, glorificando Dio per aver condotto i suoi passi in queste regioni, rendendolo degno di conoscere da vicino queste terre benedette della Romanità. Inoltre, durante il suo breve soggiorno in Calabria,conosce gli abitanti grecofoni degli sperduti paesini dell'Aspromonte dove prende parte alle funzioni liturgiche dentro le grotte dove i Santi Italogreci vissero, tra le rovine dei monasteri come anche nelle chiese bizantine della zona. Avvertendo sin da allora il bisogno di far conoscere anche ad altri questi testori Protopresbitero Basilio Koutsouras dell'Agiografia Ortodossa, inizia a raccogliere informazioni riguardanti la loro vita dai libri, dai manoscritti ma anche dalla tradizione orale locale. Nello stesso tempo, inizia ad interessarsi allo studio delle particolarità liturgiche italogreche attraverso lo studio dei typikà. Significativa per lui la conoscenza con il monaco Aghiorita padre Cosmàs, di beata memoria, che a quel tempo abitava nel monastero di san Giovanni Theristì, con padre Nilo, con padre Gennadio e con altri padri della regione che gli trasmettono le conoscenze ma anche l'amore per la Magna Græcia. Si laurea presso l'Accademia Superiore Ecclesiastica di Salonicco con la tesi "I Santi Ortodossi del Sud Italia". Nel 2005 è ordinato diacono e nel 2007 presbitero da Sua Eminenza Teologo, Metropolita di Serres e Nigrita. Oggi serve nella parrocchia di san Giorgio di Nigrita. Nel 2017 riceve il titolo di Protopresbitero e nel 2020 l'incarico di padre spirituale. Sposato con Costantina CONTIENE Vogiatzì, con la quale ha due figli: Angelo e Atanasio. AUDIOLIBR La presente opera è dedicata a S.S. Bartolomeo I in occasione del XXX anniversario della sua elezione sul trono della Grande Chiesa di Cristo di Costantinopoli. Nel 2021 coincide anche il XX anniversario della storica e particolare visita di S.S. Bartolomeo in Magna Græcia come anche il XXX anniversario della fondazione della Metropoli d'Italia. Infine, l'opera èdedicata a Sua Eminenza il Metropolita Teologo, con sentimenti di filiale gratitudine, in segno di riconoscenza per il suo amore paterno che lo ha reso degno di tanti doni.
I SANTI
DELLA MAGNA GRÆCIA
E RO
I S A NT I
È nato il 6 luglio 1979 a Terpnì provicina di Serres (Grecia) da Atanasio ed Elena. Nel 1997 studia a Firenze presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Storia dell'Arte medievale, seguendo lezioni anche presso il Dipartimento di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna. Contemporaneamente, affresca, secondo i dettami dell'arte bizantina, diverse chiese ortodosse e cattoliche (San Demetrio di Bologna, Ingresso al Tempio della Audiolibro E-Libro Madre di Dio di Rimini, Santa Marina della Neve ad Urbino). Sua Eminenza Gennadios, Metropolita Ortodosso d'Italia, lo tonsura poi lettore. Dal 2001 al 2004 ha dipinto la chiesa del nuovo monastero ortodosso dei santi Elia e Filarete a Seminara in Calabria. Qui, per la prima volta, è venuto a contattocon la plurisecolare tradizione italogreca, la civiltà e i Santi del Sud Italia, glorificando Dio per aver condotto i suoi passi in queste regioni, rendendolo degno di conoscere da vicino queste terre benedette della Romanità. Inoltre, durante suo breve Scansiona il ilcodice QR soggiorno in Calabria,conosce gli abitanti grecofoni sperduti per leggere ed ascoltare degli on line paesini dell'Aspromonte dove prende parte alle funzioni liturgiche dentro le grotte dove i Santi Italogreci vissero, tra le rovine dei monasteri come anche nelle chiese bizantine della zona. artistica: Apostolos C Vavylis AvvertendoRealizzazione sin da allora il bisogno di far conoscere Narrazione: Ieromonaco Benedetto Colucci anche ad altri questi testori dell'Agiografia Ortodossa, originale in greco: Protopresbitero Basilio Koutsouras inizia Testo a raccogliere informazioni riguardanti la loro vita dai libri,Traduzione dai manoscritti anche dalla tradizione dal greco:ma Ieromonaco Benedetto Colucci orale locale. Nello tempo,Studio iniziaS_recordings ad interessarsi Registrazione, editingstesso & mastering: Volos, Grècia allo studioCOPYRIGHT: delle particolarità liturgiche italogreche RETE MEDIATICA ORTODOSSA attraverso lo studio dei typikà. Significativa per lui la conoscenza con il monaco Aghiorita padre Cosmàs, di Informazioni: +30 6978 55 09 08 vivlos.net@gmail.com beata memoria, che a quel tempo abitava nel monastero di san Giovanni Theristì, con padre Nilo, con padre
DELLA MAGNA GRÆCIA
I S A NT I DELLA MAGNA GRÆCIA Protopresbitero Basilio Koutsouras
Editore: RETE MEDIATICA ORTODOSSA Scrittore: Protopresbitero Basilio Koutsouras Traduzione dal greco: Ieromonaco Benedetto Colucci Revisione dei testi: Daniele Macris, Professore Ordinario di latino e greco Fotografie: Rete, di pubblico dominio Fotografie della visita del Patriarca Ecumenico 2001: Ugo Franco Realizzazione della copertina: Apostolos C Vavylis Impaginazione-cura artistica: Irini Papadopoulou Stampa-rilegatura: LYHNIA s.p.a Τ: +302103410436 www.lyhnia.com COPYRIGHT: RETE MEDIATICA ORTODOSSA Protopresbitero Basilio Koutsouras ISBN: 978-618-85757-1-4
In copertina, la Magna Græcia, un uccello marino e la fotografia della famosa Cattolica di Stilo in Calabria (IX-X sec.), esempio unico dell’architettura bizantina in Sud Italia, con cinque cupole e splendidi affreschi. È dedicata alla Dormizione della Madre di Dio. Sul rovescio della copertina del libro, sfuocato, il tempio greco di Agrigento. Stesa, ai piedi del tempio, la statua bronzea di Icaro, opera dell’artista Igor Mitoraj. Entrambe le opere testimoniano l’ininterrotta presenza della civiltà e dello spirito greco ma costituiscono altresì ombre del passato ombre del passato, avendo ceduto il passo alla promessa, il passo alla promessa salvifica del Vangelo di Gesù Cristo, del Vangelo, di Gesù Cristo. Il simbolo ΜΕΓΑΛΗ ΕΛΛΑΣ-MAGNA GRÆCIA, è costituito dal ciclo ininterrotto dell’esistenza, dalla vite e dall’olivo l’uva e l’oliva (prodotti tipici della regione), l’antico Cristogramma (XR) e il meandro dell’antica Grecia, simbolo per eccellenza dell’Ellenismo.
...mare di Luce...anima Ellenica...mattutino Bizantino
www.magna-graecia.net
Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I durante il suo pellegrinaggio in Magna Græcia nella primavera del 2001.
Sacro Monastero di San Giovanni Theristis, Bivongi (RC) XI secolo.
Venezia, San Giorgio dei Greci e la Scuola Flanginiana, XVII-XVIII sec.
San Giorgio dei Greci e l’Istituto Greco di Studi Bizantini e Post-Bizantini di Venezia, 2021.
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l 22 marzo 2011, Sua Santità il nostro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, durante la sua storica e singolare visita-pellegrinaggio in Magna Græcia, nella sua omelia,tenuta in lingua italiana, nella Cattedrale di Reggio Calabria fece la seguente affermazione: “Venendo in questa terra santificata, osserviamo con commozione che essa non è solo madre e nutrice di molti santi, mane custodisce vivo il culto. Ricordiamo soprattutto i nostri comuni santi come san Costantino di Reggio e di tutta la Calabria. Lui, insieme a Teodoro di Tauriana, Teotimo di Crotone, Stefano di Ipponio (Vibo Valentia), Cristoforo di Santa Domenica (Gerace), Sergio di Nicotera e Teodoro di Tropea, nel VII Concilio Ecumenico, si distinsero come i più instancabili difensori del ripristino del culto delle Sacre Icone e della Fede Ortodossa”. Durante i cinque giorni del suo pellegrinaggio, Sua Santità visitò grotte, pregò tra le rovine di eremi millenari, benedisse monasteri appena restaurati, donati alla Sacra Metropoli d’Italia dalla gentilezza e dall’amore delle autorità politiche locali. Ovunque venne accolto con entusiasmo da parte delle popolazioni locali che in lui videro il Patriarca dei Romei. Le centinaia di Santi della Magna Græcia, terra tormentata e culla di santi, costituiscono un comune punto di riferimento per la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Romano-Cattolica nel cammino del dialogo della riconciliazione, dell’amore, della pace e dell’unità.
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Con grande soddisfazione, dunque, la Sacra Metropoli d’Italia saluta e benedice l’edizione del presente libro con il titolo: “I Santi della Magna Græcia”, complimentandosi con tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. Questo libro presenta quelle sante personalità che la Magna Græcia ha rivelato nel corso della sua storia plurisecolare, rendendoli , da sconosciuti ai più, noti ad un pubblico più vasto. I numerosi Santi, questi astri luminosissimi del cielo spirituale della Chiesa, sono ciò che di più prezioso e di luminoso ha da offrire la bimillenaria presenza cristiana nel Mezzogiorno d’Italia, così come si è formata dopo il suo incontro con la civiltà greca che lì fioriva da secoli. La folla di questi Santi svela la Magna Græcia quale culla e luogo di santificazione e di salvezza per innumerevoli anime che, dall’epoca apostolica, seguirono il messaggio di salvezza del nostro Signore e Dio Gesù Cristo, vivendo e testimoniando la nuova vita in Cristo, sia con il martirio del sangue che con quello della coscienza. Apostoli, Martiri, Pontefici, Asceti, Esicasti e Monaci, amanti dell’esichìa del deserto, valorosi confessori della fede, costituiscono il capitolo più importante della secolare eredità spirituale non solo della Sacra Metropoli d’Italia, ma anche della Chiesa intera. Il Sud Italia, irrigato dal sangue dei martiri e dal sudore degli asceti, continua sino ad oggi a presentare questa immensa, secolare, spirituale tradizione sia agli Italiani che ai pii pellegrini che visitano queste terre santificate Esprimiamo, pertanto, i nostri ringraziamenti sia all’autore che ai curatori per la realizzazione di quest’opera importante e singolare. La lettura delle vite dei Santi, infatti, edifica, consola, rafforza il popolo di Dio nei difficili giorni di miseria spirituale nei quali viviamo.
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Ci auguriamo, perciò, che l’esempio e le virtù dei Santi Italogreci presentati in queste pagine rafforzino la vita spirituale dei lettori e che, con l’aiuto della loro intercessione, riusciamo a divenire tutti compartecipanti e comunicanti della divina comunione che loro già godono nei cieli. Venezia, Campo dei Greci, 1° novembre 2021 Con la benedizione paterna Il Metropolita
d’Italia Policarpo Esarca dell’Europa Meridionale
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ΕΛΛΗΝΙΚΟ ΙΝΣΤΙΤΟΥΤΟ ΒΥΖΑΝΤΙΝΩΝ ΚΑΙ ΜΕΤΑΒΥΖΑΝΤΙΝΩΝ ΣΠΟΥΔΩΝ ΒΕΝΕΤΙΑΣ ISTITUTO ELLENICO DI STUDI BIZANTINI E POSTBIZANTINI DI VENEZIA Castello 3412 - VENEZIA - Tel. 0415226581 - www.istitutoellenico.org - E-mail: info@istitutoellenico.org
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legami tra Grecia e Italia sono molto forti. Affondano, infatti, le loro radici nella nascita delle antiche colonie greche in Magna Græcia e continuano sino ad oggi. Successivamente, con la diffusione del Cristianesimo nel Paese, i Greci costituirono un importante elemento di consolidamento e rafforzamento del messaggio di Cristo. Incontriamo una pleiade di pontefici greci, in particolare sino al secolo VIII, i quali diedero la loro bella testimonianza di fede e introdussero nella liturgia romana una serie di usi e tradizioni liturgiche della Chiesa d’Oriente. Inoltre, durante il periodo bizantino, il Mezzogiorno d’Italia e la Sicilia furono sottoposte sotto la giurisdizione del Patriarcato Ecumenico, venendo quindi organizzate ecclesiasticamente con la fondazione di metropoli e diocesi. Nello stesso tempo, vennero costruiti monasteri, chiese, eremi e asceteri -si stima circa 2.500- nei quali monaci e chierici greci diedero la loro testimonianza di fede sino alle zone più remote. Emerse, quindi, un numeroso gruppo di santi e martiri, in particolare durante le conquiste e gli attacchi arabi, noti con il nome di Italogreci. Gli Italiani del Meridione mantengono ancora viva la loro memoria e custodiscono i luoghi del loro culto. Nonostante molti di essi siano noti nel mondo Ortodosso, tuttavia, ad oggi non esisteva un lavoro di studio sistematico che li comprendesse nella loro totalità.
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Viene a colmare tale mancanza l’opera di padre Basilio, un chierico operoso, che ha dedicato la sua vita allo studio dell’Ellenismo e dell’Ortodossia in Magna Græcia. Il suo libro presenta non solo le vite dei Santi Italogreci , ma anche di tutti quelli che, a prescindere dalla nazionalità, sono stati in relazione coi monasteri italogreci. Si tratta di un lavoro singolare, non solo di semplice catalogazione, poiché contemporaneamente rivela i forti legami dei santi con il loro luogo natale, evidenzia la loro lotta spirituale e la loro continua testimonianza di fede e mette in risalto i continui rapporti tra le due Chiese, d’Oriente e d’Occidente, registra, poi, la continua presenza dell’Ellenismo e della fede ortodossa nella penisola italiana e, infine, presenta le comuni tradizioni religiose culturale che possono costituire una guida per l’unione della Chiesa ai giorni nostri. Pertanto, padre Basilio merita i più fervidi complimenti; da lui attendiamo in futuro altre opere contenenti tutte quelle informazioni della ricca presenza dell’Ellenismo e della fede ortodossa in Italia.
Venezia, 12 novembre 2021 Prof. Vasileios Koukousas
Presidente dell’Istituto
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SU UN LITORALE ITALICO Kimo di Menedoro, un giovane italiota, trascorre la sua vita nelle dissipazioni, come fanno di solito qui nella Magna Grecia, i giovani allevati in mezzo alle ricchezze. Ma oltremodo oggi, contro l’indole sua, è pensieroso e triste. Vicino al litorale, con gran malinconia guarda dove le navi scaricano il bottino fatto in Peloponneso. Prede elleniche: il bottino di Corinto. Oggi sicuramente il giovane italiota sente che non è lecito sente che non c’è posto per le dissipazioni e per il desiderio. POSIDONIATI La lingua ellenica i Posidoniati dimenticarono vivendo tanti secoli mescolati a Tirreni, Latini e altri stranieri. Rimase loro dell’antica patria solo una festa greca, con cerimonie belle, con le lire e gli zufoli, le gare e le corone. E usavano alla fine della festa raccontare le antiche consuetudini e ripetere ancora i nomi greci, comprensibili ormai soltanto a pochi. Quella festa finiva sempre nella tristezza. Perché si ricordavano che anch’essi erano Greci Greci d’Italia un tempo, e come adesso erano decaduti, com’erano cambiati, ridotti a vivere e parlare come barbari e sradicati –ahimè!- dall’ellenismo. (Poesie di C.Kavafis). Dentro l’afflizione dell’infinita mediocrità, che da tutte le parti ci soffoca, mi consola il fatto che da qualche parte, in qualche stanzetta, alcuni testardi combattono con tenacia nel neutralizzare il logorio. Premio Nobel per la Letteratura 1979. (Odysseas Elytis).
Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo...un tempo per demolire e un tempo per costruire... un tempo per tacere e un tempo per parlare...un tempo per la guerra e un tempo per la pace...Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: «Temi DIO e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell’uomo» (Ecclesiaste 3, 1-8; 12,13)
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l presente libro si occupa della storia della Magna Græcia e dei Santi ortodossi che in essa diedero la loro testimonianza di fede e si addormentarono. In questa terra meravigliosa dell’Italia Meridionale, in un luogo bagnato dalla luce e dai colori, accarezzato dalla brezza del Mediterraneo, si sarebbero incontrate, per buona sorte, la Grecità con l’Ortodossia e la Santità. Qui venne fondata dagli antichi greci una seconda patria, un importante centro politico e religioso, faro di fulgida cultura per più di mille anni, che, ancora oggi, costituisce un‘ oasi per il mondo contemporaneo fatto di intrighi, di violenza, d’imposizione, di autoreferenza e di molteplici contraddizioni. Il Cristianesimo penetrò gradualmente in questo luogo attraverso la generosità e l’abnegazione dei primi apostoli e delle schiere numerose di martiri che successero, riservando una sorpresa: lì, i Cristiani,in mezzo alle crudeli condizioni delle persecuzioni romane, contennero l’odio e la malvagità dei pagani con il totale dono di loro stessi a Dio. Lì i monaci eremiti persuasero tutti che la proposta di vita che essi incarnavano con il digiuno e la preghiera, dentro ai monasteri, alle laure, alle grotte della Puglia, della Calabria e della Sicilia, era singolare, irripetibile e interessava tutto il genere umano. Lo stupore e la meraviglia suscitati costituirono il calcio d’inizio che portò ad una fiumana di gente. Ad essi ricorrevano, fedeli e non credenti, ben disposti e malintenzionati, altri con sincera conoscenza di sé, altri per curiosità a travasare “l’acqua di vita” e conoscere così l’unica via attraverso la quale l’uomo si trasferisce in una vita “diversa”.
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Così, la Grecità Ortodossa fiorì, addolcendo la barbarie e divenne colonna del successivo sistema politico europeo. Tuttavia, il traviamento era dietro l’angolo. Il graduale allontanamento dalla verità del Vangelo, l’adulterazione dell’esperienza di vita dei primi Cristiani, la mondanizzazione della Chiesa che si rivestì di forza mondana, insieme alle ambizioni personali e agli intrighi di uomini ecclesiastici e politici, portò allo Scisma tra Oriente e Occidente. Questo allontanamento si rafforzò lungo i secoli con conseguenze paralizzanti per l’unità del mondo cristiano. Per fortuna, Dio, che tutto dispone, ha voluto che agli inizi del XXI secolo si trovassero ai vertici delle due Chiese, antichissime e importantissime sotto tutti i punti di vista, Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e Sua Santità Papa Francesco. La loro simultanea presenza pare essere un segno divino! Mai, d’altronde, nella burrascosa storia dei rapporti tra Oriente e Occidente, non esistette una così grande attesa di un avvicinamento sincero, di un dialogo essenziale e, perché no, di un comune tentativo di ritorno alle radici e tradizioni della Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Con la prima visita di Sua Santità Bartolomeo in Magna Græcia nel 2001, dove si annunciò chiaramente la necessità di una rinascita dei pellegrinaggi e della salvaguardia dell’eredità culturale grecoortodossa, rinacque una speranza. Il ritorno del Patriarca in questi luoghi santi, nel 2019, con la visita ai paesi arbëreshe rinnovò ulteriormente questa speranza. È proprio questo il fine di questo libro. Frutto di una ricerca singolare dello scrittore e di un faticoso tentativo di molti che sono accomunati dal sogno della salvaguardia di questa preziosissima eredità di fede e di cultura di un’epoca che, sebbene disti centinaia di anni, tuttavia commuove ancora. Non sono un teologo, ma un semplice fedele, profondamente innamorato con la parola viva di Dio, e credo che le salde fondamenta che possono e sosterranno i nostri comuni passi verso ...il passato del nostro futuro... siano la Sacra scrittura e i Padri della Chiesa, i nostri comuni Santi, che con la loro vita e la loro morte ci rivelano la strada della verità. Sale, pertanto, dal profondo del cuore la nostra preghiera all’unico vero Dio, il Salvatore Nostro Gesù Cristo, affinché per intercessione - 16 -
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della Sua Santissima Madre la sempre vergine Maria e dei Santi, sia benedetta la rinascita della Grecità Ortodossa nelle terre santificate della Magna Græcia. Questa rinascita beneficherà in molteplici modi entrambi i popoli, facendo scomparire i sospetti e i dubbi di secoli, allontanando i malsani nazionalismi e coltivando una profondo umanesimo basato su Cristo, chiamando tutti all’unità. Nei giorni, durante i quali riflettevo su cosa potessi scrivere in qualità di curatore/coordinatore della presente edizione, è stata annunciata un’importante scoperta archeologica nel mare di Otranto. Gli studiosi, infatti, hanno parlato: “di una totale capovolgimento delle conoscenze odierne circa i rapporti tra la Madre Patria e le colonie magnogreche, dal momento che i reperti trovati quasi integri, a 780 metri di profondità, spostano il tempo dei rapporti economici tra le due parti ancora più indietro, al VII secolo a.C.” “È venuto di nuovo il tempo, ho pensato”, interpretando l’evento come un segno. Siamo sicuri che con la grazia di Dio e la benedizione paterna di Sua Santità il nostro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, Patriarca dei Romei e con l’aiuto e il sostegno di Sua Eminenza Policarpo, Metropolita d’Italia, le campane suoneranno nuovamente per chiamare tutti i fedeli alla festa “della sacra memoria di tutti gli uomini e donne che nel corso dei secoli hanno rispleso in Magna Græcia...” Seminara, Calabria, 28 ottobre 2012. Festa della Santa Protezione della Santissima Theotokos nella Vlacherne. Il miserabile servo
Apostolos Cr. Vavylis (lettore Raffaele) Segretario generale - 17 -
Dintorni di Amalfi, eremo bizantino della Santa Trinità, XII sec.
Taormina, eremo della Madonna della Rocca.
PROLOGO
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er circa 2.500 anni, nel Mezzogiorno d’Italia, fiorì la civiltà greca, in seguito, greco-cristiana-bizantina. Per tale motivo, nel Sud Italia, in Calabria e in Sicilia, ogni aspetto della vita spirituale e culturale era strettamente connesso con il modus vivendi e cogitandi greco. Le radici apostoliche, il rito liturgico ortodosso-orientale del culto, l’arte bizantina, il monachesimo italogreco e la lingua rendevano queste zone del Meridione d’Italia una parte viva dell’Ellenismo e dell’Impero Romano d’Oriente, comunemente noto come Impero Bizantino. Si spiega così il nome di Magna Græcia, Megàli Ellàda, dato sin dall’antichità a queste regioni. Uno dei frutti più importanti di questa civiltà greco-cristiana sono i Santi che questa terra greca ha prodotto ininterrottamente nel corso dei secoli. Santi noti e venerati in tutta l’ecumene cristiana, ma anche Santi dimenticati e scordati da tutti...tranne che da Dio. Mi ritengo benedetto da Dio, perché ha guidato i miei passi in queste regioni, mi ha reso degno di conoscere da vicino queste terre santificate della grecità e di venerare questi santi uomini che vissero sui monti Aspromonte ed Etna. Infatti, dal 2001 sino al 2004, in seguito - 19 -
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all’invito di padre Nilo Vatopedinos, ebbi l’onore di affrescare la chiesa del rifondato monastero dei santi Elia e Filarete a Seminara in Calabria, in un periodo in cui qualcosa sembrava rinascere e rivedere la luce, soprattutto dopo la storica visita di Sua Santità il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo in Magna Græcia, nella primavera del 2001. Infatti, a me, ignaro neogreco, si aprì improvvisamente il sipario di un mondo sì lontano ma familiare. Mi si offrì l’occasione di conoscere la secolare tradizione italogreca, la civiltà e i Santi del Sud Italia. Ebbi l’occasione di prender parte alle celebrazioni nelle grotte dove i Santi Italogreci vissero, nelle rovine dei monasteri così come nelle chiese bizantine della zona. Già dal tempo del mio soggiorno in Sud Italia, cercando di conoscere qualcosa su questi Santi a me sconosciuti e dei quali ero stato chiamato a dipingere le icone, iniziai a raccogliere informazioni sulla loro vita dai libri e dalle loro vite così come anche dalla tradizione orale del posto. Al tempo stesso, nacque dentro di me il bisogno di far conoscere anche ad altri questi tesori dimenticati della spiritualità ortodossa. Inoltre, iniziai ad interessarmi allo studio della liturgia e delle regole monastiche del monachesimo italogreco. Mi imbattei con la natura selvaggia e maestosa, conobbi i «sopravvissuti» ellenofoni dei paesi sperduti di Bova, Roghudi, Vounì, Condofuri, Amendolea e Gallicianò. Li sentii salutarmi in greco e cantare i loro canti con il loro particolare idioma, che affonda le sue radici nell’epoca di Omero. Significativa fu per me la conoscenza con il monaco aghiorita Cosmà di beata memoria che all’epoca viveva al monastero di San
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Giovanni il Mietitore Theristìs in Calabria. Questi, così come i padri Nilo e Gennadio ed altri storici della regione, mi trasmisero il sapere, ma anche il loro amore per la Magna Græcia. Considero, altresì, una speciale benedizione la mia conoscenza con il reverendissimo archimandrita p. Alessio Mandanikiotis, che sempre mi ha incoraggiato a dedicarmi all’edizione di questo Sinassario, sfruttando, in questo modo, tutto il materiale che con il suo aiuto ho raccolto. Grazie al suo costante e prezioso aiuto, durante la stesura del libro, ho cercato di presentare brevemente e, quanto più possibile, in maniera completa, le vite dei Santi della Magna Grecia. Questo Sinassario viene dedicato con gratitudine e devozione filiale al nostro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, in occasione del trentesimo anniversario della sua elezione al Trono Ecumenico di Costantinopoli e del ventesimo dal suo storico “pellegrinaggio” nella terra santificata del Sud Italia. Una visita che, con l’entusiasmo e la commozione che ha suscitato, è sembrata aver ridato vita e speranza ai rimanenti abitanti grecofoni, riportando sulla scena la storia secolare e le radici spirituali del Sud Italia. A questo punto vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato in diversi modi per la realizzazione di quest’opera. Prima di tutti, dal profondo del cuore, il mio vescovo, Sua Eminenza Teologo, Metropolita di Serres e Nigrita (Grecia), con la cui benedizione e preghiera, mi sono dedicato alla stesura della presente opera. Particolari ringraziamenti vanno alla reverendissima Madre Stefania, emerita Abbadessa del Sacro monastero dei santi Elia e Filarete - 21 -
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di Seminara, per la sua ospitalità simile a quella di Abramo e il suo prezioso incoraggiamento. Ringrazio Apostolos Vavylis, prezioso collaboratore nella realizzazione di quest’opera, segretario generale della Rete Ortodossa di Comunicazione, che si è assunto il compito di curare e realizzare l’edizione. Gli sarò per sempre grato per la sua costante, preziosa e discreta presenza a fianco a me. Infine, ringrazio il mio compagno di cammino nei nostri viaggi spirituali e immaginari oltre lo Ionio, padre Benedetto Colucci, l’Idruntino. Protopresbitero Basilio Koutsouras
Nigrita, 17 Agosto 2021 Festa del nostro santo padre Elia il Siceliota
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INTRODUZIONE La Magna Græcia
per 2800 anni faro dell’Ellenismo e dell’Ortodossia per l’Ecumene. Lo spirito ellenico, nutrimento dei Santi della Magna Græcia.
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a presenza del monachesimo greco nel Mezzogiorno d’Italia molto spesso è stata considerata e viene considerata tuttora, in maniera erronea, come un evento isolato, senza alcun rapporto con la storia locale, come qualcosa di spuntato improvvisamente dal nulla. Sembrerà assurdo, ma in Italia, molti libri storici, anche universitari, limitano il monachesimo “bizantino” della Magna Græcia a un’ondata di profughi provenienti dalle zone orientali dell’Impero Bizantino a seguito delle persecuzioni iconoclaste. La storia, invece, ci insegna che nulla avviene per caso e che tutti gli eventi storici sono tra loro collegati. Perciò, al fine di comprendere il fenomeno del monachesimo e dei Santi Italogreci, dobbiamo viaggiare molto indietro nel tempo, prima della nascita di nostro Signore secondo la carne, cioè al tempo dell’antica e gloriosa Magna Græcia, al periodo delle colonie greche. Poiché, è proprio qui, nella civiltà dell’antica Grecia, che si trovano la radici del monachesimo e dei Santi del Sud Italia. - 23 -
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Essi, infatti, nacquero e si formarono dentro questo ambiente culturale, cioè in una società con identità e coscienza culturale greca, in monasteri dove si leggevano e si ricopiavano le opere dei loro antenati: Aristotele, Omero, Platone, Aristofane, Esopo e così via. Nella sua opera “De situ Japigiæ” l’ultimo dotto greco del Salento, Antonio de Ferraris il Galateo (1444-1517 d.C.), scrive: “Io non mi vergogno delle mie origini: sono greco e di ciò mi glorio. Mio padre studiò le lettere greche e latine, mio nonno ed i miei antenati furono sacerdoti greci, quindi non ignorarono la cultura greca, la Sacra Scrittura e la Teologia e furono famosi non per le imprese militari, vale a dire per la violenza, per stragi e saccheggi, ma per la dirittura morale e l’integrità della loro vita”. La presenza greca nel Sud Italia inizia nel secolo VIII a.C. quando i Greci iniziarono a fondare colonie nel Mediterraneo occidentale, in particolare nel Sud Italia e in Sicilia. Questi villaggi ben presto diventarono centri importanti da tutti i punti di vista: culturale, economico e militare, rinomati per arte, scienze, filosofia e educazione. Fu proprio a motivo di tale splendore che il Sud Italia venne ribattezzato con il nome di “Magna Græcia» e gli abitanti greci di essa iniziarono a definirsi “Italioti” e “Sicelioti”, già dal VI secolo a.C. Dalla Magna Græcia la cultura greca si diffuse prima nell’antica Roma e, dopo, in tutta Europa, dal momento che l’Umanesimo così come il Rinascimento iniziarono proprio dal Sud Italia dove, durante tutto il Medioevo e, a differenza del resto d’Europa, la lingua greca non cessò mai di essere parlata e la cultura classica non fu mai dimenticata.
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PÆSTUM, Poseidonia (colonia di Sibari). Zona archeologica.
Secondo Strabone, scrittore della più importane geografia antica, la Magna Græcia, fu abitata dai Greci già dall’epoca della guerra di Troia. Calcide, la metropoli della prima colonia in Italia, fondò nel 734 a.C. in Sicilia la sua prima colonia: Naxos, situata sulla costa orientale dell’isola e, sotto alla quale, vicino all’ingresso meridionale dello stretto di Messina, furono fondate più tardi le città di Lentini e Catania. Nel 734 a.C. i Corinzi fondarono, sempre sulla costa orientale dell’isola, però molto più a sud di Naxos, Siracusa, che più tardi sarebbe divenuta la più potente colonia greca. Inoltre, molto presto, furono fondate a sud altre nuove città: nel 664 a.C. Acrai, nel 644 a.C. Casmene e nel 599 a.C. Camarina. I Megaresi intorno al 729 a.C. fondarono Ibla nella parte meridionale dell’isola, mentre,più tardi, nel 630 a.C., gli Iblei Megaresi fondarono nella zona sud-occidentale Selinunte. I Calcidesi, più o meno nello stesso periodo, sebbene non si sappia esattamente quando, insieme ai Cimei e altri Eubei, - 26 -
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conquistarono Zancle che sarà ribattezzata in Messina, e sulla costa settentrionale, furono fondate Imera e Mylai. Dai Trezeni sulla costa orientale del Sud Italia fu fondata Sibari che fondò sulla costa occidentale opposta Poseidonia (Pæstum). Inoltre, nel 720 a.C., i Calcidesi e i Messeni fondarono Reggio sullo stretto di Messina. Nel 710 gli Achei, più a Sud di Sibari, fondarono Crotone che più tardi fondò altre città, tra le quali spicca Caulonia, situata più a sud. Nel 707 a.C. gli Spartiati fondarono Taranto. Più o meno nella stessa epoca, gli Achei - 27 -
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I Bronzi di Riace (V sec. a.C.). Rinvenuti sulle spiagge di Riace.
fondarono, tra Taranto e Sibari, Metaponto. Nel 690 a.C. i coloni provenienti da Rodi e Creta fondarono Gela che, nel 582 a.C., fondò Agrigento, una delle città più importanti insieme a Siracusa. Nel 683 a.C. i Locresi della Grecia fondarono Locri Epizefiri, patria del legislatore Zaleuco, le cui leggi scritte, scritte intorno al 664 a.C., sono considerate tra le più antiche della Grecia, addirittura quarant’anni più antiche rispetto a quelle di Dracone di Atene.
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La massiva colonizzazione greca, dunque, nel Sud Italia e in Sicilia avvenne in soli 50 anni dal 735 al 683 a.C. Il Sud Italia era abitato in una grande percentuale da Siculi, Itali, Morgeti e Caoni, tribù che rientravano nel gruppo più grande degli Enotri, appartenenti al ramo pelasgico del gruppo Indoeuropeo. Dunque, anche gli abitanti indigeni del Sud Italia e di Crotone. Capo Colonna. gran parte della Sicilia erano imparentati imparentanti con i coloni. Ciò favorì maggiormente l’assimilazione dei primi da parte dei secondi poiché, come ben si sa, i Greci non si limitavano a fondare solo città ma favorivano l’ellenizzazione degli indigeni attraverso la diffusione della lingua, della religione, dei costumi, dei modi di vivere e dei sistemi politici. Quando diciamo che i Greci ellenizzarono le regioni non intendiamo dire che lo fecero imponendosi in maniera assolutistica, con la violenza, senza prendere nulla in cambio. È indiscutibile che anche gli indigeni esercitarono influenza sui coloni e ciò fu favorito dal fatto che molti coloni emigravano senza donne e sposavano donne locali. Per questo, i Greci delle colonie non erano del tutto simili ai Greci della Madrepatria. Essi infatti adottarono abitudini, parole, credenze, miti della gente locale, a punto tale da differire - 29 -
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molto dai Greci della Grecia. La facilità di tale fusione, per la familiarità di entrambe le parti, contribuì allo splendore delle colonie italiche e siceliote. Per questo, nel VI secolo a.C., i Greci del Sud Italia, consapevolmente orgogliosi della loro preminenza, chiameranno il Sud Italia “Magna Græcia”.
La continuità dell’Ellenismo in Magna Græcia Infatti, sino al VI secolo a.C., le colonie ioniche in Asia Minore e le città greche del Sud Italia erano incomparabilmente più ricche, più grandi e più sviluppate, anche in campo nautico, rispetto alle città della Madrepatria. In poche parole, la periferia era più forte del centro. L’ellenizzazione del Sud Italia e della Sicilia fu così totale, mise radici così profonde a punto tale che nemmeno i Romani riuscirono a soppiantarla, né tantomeno i Longobardi, gli Arabi e i Normanni. Basti pensare che, sino al XIV-XV secolo, i documenti pubblici venivano redatti in greco e, sino ad oggi, usanze, abitudini, lingua, toponimi sono greci così come testimonia un altro dotto grecofono del Salento, lo zollinese Domenicano Tondi (1885-1965): “Greci siamo, ma da tremila anni in Italia stiamo… greco parliamo, ma non perché siamo stranieri, ma perché siamo la più vecchia gente del luogo1”. Anche la seguente dichiarazione di Luigi Pirandello,rilasciata nel 1934 in un’intervista a Kostas Ouranis, esprime in maniera molto chiara questa autocoscienza greca che tutt’ora vive negli animi degli abitanti del Sud Italia: 1. Domenicano Tondi, Glossa. La lingua greca del Salento, Ed. Cretesi, 1935.
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“Porto la Grecia dentro di me.Il suo spirito è consolazione e faro per la mia anima. Provengo dalla Sicilia, vale a dire dalla Magna Græcia, e tutt’ora c’è tanto di Grecia in Sicilia. Il metro, l’armonia, il ritmo vivono ancora...d’altronde anch’io sono di origine greca. Si, si, è proprio così, non stupitevi. Il mio cognome «Piranghelos» «Pirandello» non è altro che una sua deformazione fonetica «Pirangelo, Pirandello»”.
Luigi Pirandello davanti al Tempio della Concordia presso Agrigento, 1928.
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Gli inizi del Cristianesimo in Magna Græcia La presenza del Cristianesimo e dei Santi in Magna Græcia risale fin all’epoca apostolica, con il passaggio da Siracusa2 e da Reggio Calabria3dell’Apostolo delle Genti san Paolo e quello degli apostoli Pietro e Marco dalla Puglia, sempre secondo la tradizione. Nel Meridione d’Italia, infatti, l’annuncio evangelico mise salde radici attraverso la predicazione dei Padri Apostolici che furono ordinati dagli stessi apostoli protocorifei: Marciano di Siracusa, Berillo di Catania, Pancrazio di Taormina, Stefano di Reggio etc. Seguirono poi i difficili anni delle persecuzioni durante i quali una moltitudine di gloriosi martiri rafforzò ulteriormente e irrigò con il proprio sangue il giovane albero della Fede in Cristo. Tra questi spiccano le figure eroiche dei santi Euplo, il Diacono, Vito, Alfio, Filadelfo, Cirino e soprattutto le figure delle sante donne Agata e Lucia, che sono venerate in tutto il mondo cristiano.
Comparsa, sviluppo e organizzazione della vita monastica Con la fine delle persecuzioni, assistiamo al passaggio di testimone della vita in Cristo dai martiri ai monaci che cercano di imitare in terra la vita degli angeli. Iniziatore della vita monastica in Sud Italia viene considerato sant’Ilarione il Grande, discepolo di sant’Antonio il Grande, che visse in ascesi per 2. Atti 28, 12 3. Atti 28, 13
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un periodo di tempo in Sicilia. Inoltre, in questa fase iniziale, abbiamo le comunità di carattere monastico di Cassiodoro in Calabria e di santa Melania e di Rufino di Aquileia in Sicilia. Nel percorso storico del monachesimo italogreco sono state vissute tutte le forme della vita ascetica note anche in Oriente (Egitto, Sira, Palestina, Cappadocia etc.). Infatti, oltre alla vita cenobitica. coesisteva la vita eremitica, quale ulteriore testimonianza eroica della vita cristiana e unione più stretta con Dio. Lo testimonia la stessa agiografia italogreca nella quale incontriamo santi reclusi, anacoreti, speleoti, stranieri per Dio, esicasti o, molto spesso, santi che, durante la loro vita monastica, vissero alternatamente tutti questi tipi di vita insieme a quella cenobitica. Nonostante ciò, la vita anacoretica-esicasta rimase sempre il modello spirituale più alto per i Santi Italogreci, unito al farsi stranieri e anacoreti per Dio di luogo in luogo, sull’esempio di Cristo e del patriarca Abramo. Numerosi furono i monaci che scelsero la così detta “via regale o via di mezzo” vivendo in piccole comunità monastiche costituite da due o tre persone, evitando così, non solo i pericoli del deserto e della completa solitudine, ma anche le distrazioni dei grandi cenobi. Nel periodo qui analizzato, i cenobi erano, nella maggior parte dei casi, di piccole dimensioni, costituiti da una piccola chiesa intorno alla quale vi erano piccole capanne di fortuna o piccole celle. Questo è il motivo per cui, nella maggior parte dei casi, non si è salvato nulla se non sporadiche rovine o per lo più i toponimi, testimoni dell’esistenza di un monastero in quel determinato luogo. Non va tralasciato il fatto che l’esistenza di grandi centri monastici comparirà solo dopo il secolo XI.
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I Santi Italogreci suddividevano il loro tempo tra preghiera, studio della parola di Dio e lavoro. I monaci analfabeti o poco istruiti si dedicavano ai lavoro manuali, campestri, di allevamento, mentre, quelli istruiti ricopiavano manoscritti, dediti alla calligrafia e alla composizione di inni. Senza dubbio, non mancavano i muratori, pescatori, sarti, pittori e artigiani. Alcuni monasteri, quelli più economicamente sviluppati, possedevano anche operai laici o addirittura interi paesi, muli e boschi. Diversi, inoltre, erano i monasteri che possedevano istituti di beneficenza come il lebbrosario di Catona e l’ospizio di Scilla. I monasteri furono quinti centri di sviluppo e diffusione della cultura e delle lettere, vere e proprie culle di salvaguardia della cultura secolare e cristiana. Nelle vite di molti Santi, infatti, incontriamo monaci sapientissimi (Nilo il Giovane, Luca il Grammatico, Cipriano di Calamizzi, Bartolomeo di Rossano, Bartolomeo di Simeri) come anche monaci abili ed eccelsi calligrafi (Elia lo Speleota, Nilo il Calabro etc.). Celebri erano anche gli Scriptoria: san Nicola di Calamizzi a Reggio, santi Elia e Filarete a Seminara, san Bartolomeo di Trigona, il Patirion a Rossano, San Nicola di Casole presso Otranto, S. Salvatore di Messina. Oggi, migliaia sono i manoscritti italogreci custoditi presso le maggiori biblioteche di tutto il mondo4. Trattasi di Vangeli, Salteri, Sacramentari, Minei, omelie, opere patristiche, scritti ed opere di autori antichi così come opere di medicina, matematica, retorica, poemi omerici e poesie. Un altro campo nel quale eccelsero i monaci italogreci fu quello dell’innografia. Degni successori di Romano il Melode e Giovanni Damasceno furono Marco di Otranto, Teodoro e 4. Secondo alcuni esperti di paleografia, il 60 % dei manoscritti greci, custoditi nelle diverse biblioteche d'Europa, provengono dal Sud Italia.
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Metodio di Siracusa, Giuseppe l’Innografo, Nilo e Bartolomeo dalla Calabria, Cosma il Supplicante e molti altri. Sulla base di quanto analizzato, si può affermare senza ombra di dubbio che i monasteri italogreci del Sud Italia in nulla furono differenti -per quanto concerne le caratteristiche, la vita e le attività- dai monasteri di Costantinopoli, dell’Asia Minore, della Palestina e della Grecia. Perciò, il monachesimo italogreco è vanto del monachesimo ortodosso orientale del quale costituisce, indiscutibilmente, una parte inscindibile.
Caratteristiche e particolarità dell’Agiografia del Sud Italia e della Sicilia Oltre alla presenza di santi martiri dell’epoca dei tre primi secoli del Cristianesimo, la successiva grande fioritura del monachesimo nel Sud Italia ebbe come naturale conseguenza la comparsa di un gran numero di santi, principalmente fondatori di monasteri, monaci e asceti. Fra loro, solo alcuni sono ovunque noti, essendo state inserite fortuitamente le loro memorie e le loro vite nei Sinassari e nelle raccolte Agiografiche della Chiesa Ortodossa. Alcuni di essi, soprattutto quelli vissuti nel periodo romano e bizantino, appartengono alla comune tradizione della Chiesa Indivisa e perciò passati nei Sinassari Ortodossi e Romano-cattolici. Altri, invece, quelli vissuti all’epoca della conquista normanna5, a causa delle particolari vicende storiche e del loro culto esclusivamente locale, si trovano o solamente nella tradizione agiografica ortodossa o esclusivamente in quella romano-cattolica, a causa dell’ignoranza della loro esistenza da parte di una delle due realtà. 5. Dal 1071 in poi.
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Purtroppo, però, molti sono i Santi che sono assenti da qualsiasi raccolta agiografica e la cui esistenza è nota solo nella tradizione orale del posto o in qualche manoscritto che ne testimonia l’esistenza. Il principale fattore che ha portato a ciò è dovuto al fatto che le due Confessioni si sono approcciate in maniera errata e superficiale a queste figure di santità. Da una parte, i Latini consideravano gli Italogreci eretici e scismatici, dal momento che essi furono senza ombra di dubbio membri convinti della Chiesa Ortodossa d’Oriente, che sentirono madre spirituale la Chiesa di Costantinopoli. Durante tutto il periodo della latinizzazione, ma soprattutto dopo il Concilio di Trento (1545-1563), i Romano-Cattolici provarono in tutti modi a far cadere nell’oblio il culto dei Santi greci. Le loro feste furono sostituite con quelle di santi latini, furono fatte scomparire reliquie e icone così come ogni testimonianza della loro esistenza. Protagonisti principali e menti organizzatrici di tale campagna furono i vescovi latini insieme al loro clero. Dall’altra parte, gli Ortodossi consideravano questi santi “uniati” poiché vivevano in zone dove si era oramai consolidata la giurisdizione della Chiesa d’Occidente. Tale supposizione è tuttavia ingiusta e senza fondamento storico, dal momento che questi santi non accolsero mai le innovazioni latine anzi, mettendo molte volte a repentaglio la loro stessa vita6,rimasero fedeli ai dogmi e alle tradizioni della Chiesa Ortodossa. Abbiamo sì casi di Santi che collaborarono e mantennero rapporti con i conquistatori normanni, i quali molte volte aiutarono la costruzione di qualche monastero, nel tentativo di imitare gli imperatori e nobili bizantini, grandi benefattori dei monasteri. Oppure casi di Santi Italogreci che continuarono a 6. Molti furono i Santi che rischiarono di finire sul rogo con l'accusa di eresia (san Luca il Grammatico, Bartolomeo di Simeri, Giovanni di Matera).
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recarsi in pellegrinaggio a Roma alle tombe degli Apostoli. Ma ciò, in nessun caso, equivale ad un compromesso in tema di fede. Pertanto, nel presente Sinassario sono stati inseriti quei Santi che, nonostante siano vissuti dopo lo Scisma del 1054, in quell’epoca di passaggio tra due mondi completamente differenti dal punto di vista sia culturale che spirituale, tuttavia appartennero alla tradizione e all’eredità spirituale, liturgica, ascetica della Chiesa greco-ortodossa. Inoltre, non va ignorato il fatto che i Cristiani di quell’epoca consideravano lo scisma del 1054 una semplice e temporanea diatriba tra Roma e Costantinopoli, come tante accadevano all’epoca, che si sarebbe risolta in breve tempo. Pertanto, inizialmente, lo scisma non influenzò le vite dei semplici fedeli delle due Confessioni né, tantomeno, i rapporti degli altri Patriarcati con quello di Roma7, almeno sino alla traumatiche esperienze delle Crociate, intorno al XIII secolo, in seguito alle quali lo scisma divenne definitivo e incolmabile8. Oggi, della ricca tradizione agiografica dell’Italia Meridionale si salvano poche vite, in particolare di santi calabresi, e siciliani. Fonti di preziosissime informazioni rimangono le diverse regole dei monasteri e i Menologi dei monasteri e delle chiese cattedrali. In essi si trovano trascritti la maggior parte dei santi locali venerati in Sud Italia. Inoltre, sebbene le vite di molti santi italogreci, originariamente scritte in greco,siano andate perdute, tuttavia, si salvano le traduzioni latine del XVI secolo che, di solito, si trovano 7. Il Patriarcato di Alessandria, ad esempio, continuò ad avere rapporti con Roma sino alla fine del secolo XIII, mandando addirittura rappresentante al Concilio Lateranense del 1215 (Hefele – Leclercq, Histoire de Conciles, v. 2 p. 1318). 8. Si rimanda alla celebre opera del grande bizantinista Steven Runciman, "The EasternSchism".
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nella celebre collezione agiologica Acta Sanctorum o in edizioni autonome. Di altri santi si salvano solo i nomi, annotati in margine ai libri liturgici usati dagli Ortodossi del luogo, altri sono noti per gli encomi, altri peri toponimi, altri vivono nella memoria indelebile del popolo. Secondo K. Krumbacher9, filologo e bizantinista: “Le vite dei Santi Italogreci costituiscono un gruppo a sé stante della tradizione agiografica bizantina”. Infine, oggi, si assiste ad un tentativo di salvataggio e di promozione della memoria di questi santi, sia attraverso la pubblicazione delle loro vite sia attraverso il tentativo di far rivivere il loro culto e la loro memoria proprio nelle zone dove un tempo essi vissero.
9. K. Krumbacher, Storia della letteratura bizantina, vol. I, p. 198 (opera in greco).
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Il periodo bizantino (553-827 d.C.)
Il periodo bizantino in Magna Græcia inizia con la fine delle guerre gotiche (533-553 d.C.) durante le quali l’imperatore Giustiniano con il generale Narsete liberò gran parte della Penisola Italiana dai vari popoli barbari come Longobardi, Vandali, Goti, Unni , che per lungo tempo avevano vessato gli abitanti dell’Impero. Così la Magna Græcia passò ad appartenere amministrativamente all’Impero Romano d’Oriente, seguendo quindi il cammino dell’intera Grecità. Seguì, infatti, un periodo di grande fioritura delle lettere, delle arti, del commercio come anche una continua presenza in Magna Græcia di figure importanti (militari, commercianti, governatori, personalità ecclesiastiche) dell’alta società costantinopolitana. È il periodo durante il quale sul trono del Patriarcato dell’Antica Roma si succedono pontefici italogreci come Agatone, Leone II, Sergio I, Zaccaria, Stefano III e diversi papi greci provenienti dalle diverse zone dell’Impero. - 39 -
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Inoltre, a causa della presenza della nuova religione l’Islam e di altre eresie cristologiche sviluppatesi in Palestina e in Africa Settentrionale, molti monaci ortodossi si videro costretti a cercare salvezza in Sicilia, in Calabria e in Puglia, dove, più tardi, si rifugeranno i monaci perseguitati dagli iconoclasti. Basti pensare che solo nell’anno 733, si registrò a Bari l’arrivo di 1000 monaci! Addirittura, gli storici sostengono che durante l’iconoclastia migliaia di monaci e chierici ortodossi trovarono rifugio nel Sud Italia, portando con loro icone, reliquie e manoscritti. Ciò ebbe come naturale conseguenza una peculiare fioritura del monachesimo e della cultura bizantina in tutta la Magna Græcia, così come ci testimoniano le regole monastiche (typikà) a noi giunte, i testi liturgici, i manoscritti e le rovine dei monasteri e degli eremi. Ancora oggi, in molte zone del Sud Italia, si venerano molte icone che, secondo la tradizione, furono trasportate da Costantinopoli da monaci greci. Il caso più noto e caratteristico è quello della Madonna d’Itria o Odigitria, protettrice della Sicilia, che viene rappresentata mentre viene trasportata dentro una teca di legno sostenuta sulle spalle di due monaci greci. Infine, denotativi della loro provenienza sono anche i titoli di alcune icone che ornano le chiese del Mezzogiorno d’Italia: Madonna Greca, Madonna di Romania, Madonna di Constantinopoli, Madonna del Patirion. Importantissimo fu poi l’evento di portata storica del passaggio della giurisdizione ecclesiastica del Sud Italia da Roma al Patriarcato di Costantinopoli, nell’anno 732-733 ad opera dell’imperatore iconoclasta Leone III come ripicca per l’ortodossia della Chiesa di Roma circa il culto delle Sacre Icone. Da allora, i già preesistenti legami con Costantinopoli si consolidarono e si rafforzarono per molti secoli. Una particolare caratteristica di questo periodo è appunto il grande numero di - 40 -
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vescovi greci del Sud Italia che furono padri sinodali nel 787 al VII Concilio Ecumenico di Nicea in difesa delle Sacre Icone. Il periodo bizantino della storia del Sud Italia si concluse nel IX secolo, quando la regione fu conquistata gradualmente dagli Arabi, lasciando tuttavia forti tracce e un’indelebile influenza in tutti i campi quello socioeconomico, dell’arte, nella vita ecclesiastica e monastica e, in genere, nella cultura e nella vita quotidiana degli uomini.
La conquista araba (sec. IX-XII) La grande fioritura della civiltà bizantina iniziata nel VI secolo nel Sud Italia come naturale continuazione di quella greco antica, fu interrotta bruscamente nel IX secolo, a causa dei continui attacchi arabi che si abbatterono in quell’epoca in quasi tutto il Mediterraneo, nonostante i tentativi bizantini di respingerli. Già nel 740 la piccola isola di Pantelleria fu completamente conquistata, mentre, Siracusa fu costretta a pagare un riscatto in cambio della libertà. Nell’anno 813 gli Arabi conquistarono e saccheggiarono Reggio Calabria, mentre, nell’827, passarono in Sicilia -dalle coste africane- conquistando gradualmente l’Isola, facendo scomparire città, paesi e monasteri, disseminando ovunque il terrore. Palermo cadde nell’ 831, Messina nell’ 843, Enna nell’ 859, Siracusa nell’ 878. Nell’anno 902 Ibrahim II saccheggiò Cosenza e nel 918 conquistò Reggio Calabria. Nel 982, nella battaglia di Stilo in Calabria, le forze arabe vinsero l’esercito del re tedesco Ottone II costringendolo alla fuga. Tra l’847 e l’871 a Bari vi fu un emirato musulmano, nel territorio urbano e suburbano della città di Bari. Esso, malgrado la sua esiguità, fu il più rilevante insediamento islamico nella Penisola - 41 -
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italiana. Ricordiamo, all’incirca nello stesso periodo, emirati a Tropea, Amantea e S. Severina in Calabria. L’unica zona che resistette a lungo fu la zona montuosa della Sicilia orientale che attese a lungo e invano l’aiuto dei Bizantini. Nel 902 furono conquistate e saccheggiate Taorminae Demenna e, infine, nel 965 cade per ultima l’inconquistata Rometta, vicino Messina. Così, per ben due secoli, l’Italia Meridionale soffrì il pesante giogo e il terrore dei crudeli figli di Agar. Invano nel 1038 il generale Giorgio Maniace cercò di allontanarli dalla Sicilia. Ben presto, infatti, fu costretto a far ritorno a Costantinopoli portando in salvo nella Capitale molte reliquie di santi siciliani (Agata, Lucia ed altri). Tuttavia, in quest’epoca comparvero molti figure di santi vescovi, chierici, monaci e laici che diedero la loro bella testimonianza di fede, non accettando la conversione all’Islam e affrontando con eroismo le bestiali torture dei musulmani. - 42 -
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Molti furono i monaci ma anche i laici che si videro costretti a rifugiarsi dalla Sicilia in Calabria, nel Nord Italia ma anche in Grecia, contribuendo così ad una nuova fioritura del monachesimo e in genere della vita spirituale e sociale di quelle zone. Furono fondati o rifondati celebri centri monastici come il Mercurion, il Latiniano, Massafra, Matera o la zone delle Saline e dell’Aspromonte. Si distinsero, inoltre, molte figure di santi italogreci, molti dei quali passarono anche in Grecia (Fantino, Elia il Giovane, Elia lo Speleota, Arsenio di Reggio ed altri). Questi santi, in quegli anni oscuri del dominio arabo,svolsero un’importante opera sociale e filantropica, sostenendo e rafforzando la fede del popolo provato, istruendo i giovani nei monasteri, insegnano la fedeltà alle tradizioni dei Padri e rafforzando il morale della popolazione. Ma, siccome nemmeno in Calabria vi era sicurezza, molti monaci si diressero nel Centro Italia, a Roma e persino in Germania10 dove fondarono monasteri greci, che divennero poi faro della civiltà greco-cristiana nell’Occidente medioevale. Purtroppo, la provata Magna Græcia, indebolita dalla violenza della conquista araba, non tardò a cadere, nel XI secolo,nelle mani dei conquistatori vichinghi, i Normanni. Iniziò, così, il conto alla rovescia per l’Ellenismo del Sud Italia.
10. Il santo calabrese Gregorio di Cassano insieme a dodici monaci fondò ad Aachen il monastero greco dei santi Apollinare e Nicola che rimase ortodosso sino all'anno 1220 quando passò in mano ai monaci benedettini.
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La conquista normanna (1071-XIII secolo) Già dal X secolo, i Tedeschi con a capo il re Ottone I (936-973) tentarono di espandere il loro dominio sulla Penisola Italiana. La stessa politica sarà portata avanti da suo figlio Ottone II che conquisterà la Puglia bizantina,rimanendo tuttavia sconfitto nell’anno 982 dai Musulmani presso Stilo in Calabria. Tuttavia, il pericolo dal Nord non cesserà nemmeno durante il regno di Ottone III (983-1002). Inoltre, durante il secolo XI, compariranno sulla scena i Normanni “gli uomini del Nord”, popoli di guerrieri rozzi e indomiti. Essi, il 23 agosto 1059, nel sinodo di Melfi, promisero al papa di Roma di conquistare per suo conto le regioni del Meridione d’Italia e di sottomettere le popolazioni ortodosse alla Chiesa di Roma. Tuttavia, non va dimenticato che lo Scisma del 1054 non comportò grandi cambiamenti nella vita ecclesiastica della Magna Græcia. Nel 1071, con la caduta di Bari, ultimo bastione dei Bizantini, fu portata a compimento la conquista del Meridione d’Italia da - 44 -
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parte dei Normanni. Si venne, così, a creare il Regno delle Due Sicilie. Nel 1071, i Normanni, con a capo Roberto il Guiscardo e suo fratello Ruggero, dopo aver liberato l’intera Sicilia dagli Arabi, entrarono trionfanti a Palermo, che scelsero come sede del Regno. Trovarono anche il vescovo della città, il greco Nicodemo, che si era rifugiato sulle montagne e lo rimisero sulla cattedra episcopale. Gli Italogreci si trovarono nella dolorosa condizione di obbedire al potere dei Latini Normanni e di appartenere ecclesiasticamente alla giurisdizione del Papa. Tuttavia, all’inizio, i Normanni non esercitarono particolari pressioni sugli Italogreci in materia di fede e di lingua, anzi, cercarono di mostrarsi amichevoli al fine di consolidare il potere. Ci furono addirittura fondazioni di importanti monasteri italogreci proprio ad opera dei Normanni come San Nicola di Casole presso Otranto e del Santissimo Salvatore a Messina11. Ma, la politica ecclesiastica dei conquistatori, in particolare di Ruggero I fu quella di sostituire gradualmente tutti i vescovi italogreci con vescovi latini e di fondare nuove diocesi e monasteri latini al fine di staccare la popolazione greca dal filiale attaccamento alla Chiesa di Costantinopoli. Diversa fu, invece, la situazione per i monasteri greci, a motivo della benevolenza mostrata dai Normanni nei loro confronti, come ad esempio Ruggero I, il quale fondò e restaurò più di venti monasteri, concedendo persino privilegi e indipendenza 11. Il monastero del Santissimo Salvatore di Messina fu completato nell'anno 1132 divenendo uno dei monasteri più importanti del Sud Italia. Era la sede dell'Archimandritato che aveva il controllo di cinquanta monasteri italogreci di Sicilia e Calabria. Dal 1180 i monaci possedevano un lebbrosario presso Catona con il titolo "di san Lazzaro". Nel 1540 Carlo V al fine di costruire il porto di Messina distrusse il vecchio monastero e lo ricostruì all'estremità del porto, vicino al torrente Annunziata). Con il tremendo terremoto del 1908 fu raso al suolo e il titolo dell'Archimandrita venne inserito nel titolo del vescovo romano-cattolico di Messina. I 177 codici greci sono conservati nella Biblioteca regionale universitaria di Messina.
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dai vescovi latini. La stessa politica seguì anche Ruggero II (1112-1154), fondando e restaurando più di trenta monasteri greci. Tuttavia, la fioritura di questi monasteri e la continuità della tradizione orientale non piacquero alla Chiesa Latina che cercò, per questo, di prendere misure per la latinizzazione degli Italogreci. Iniziarono, così, le pressioni e le persecuzioni, l’Uniatismo12 fu usato come mezzo di sottomissione degli Italogreci al potere papale. Oltre all’Uniatismo, un altro pesante mezzo fu quello della Santa Inquisizione. Già dal 1268 Carlo d’Angiò nominò quattro frati domenicani “Grandi Inquisitori”, incaricati di prendere in esame anche i casi degli Ortodossi come quello del celebre monastero del Santissimo Salvatore di Messina che fu esaminato nel 1269. Anche la stessa Santa Sede non tardò ad occuparsi in prima persona di questo problema. Infatti, nell’anno 1289, papa Nicola IV fondò ufficialmente la Santa Inquisizione per il Sud Italia col compito di occuparsi dei diversi eretici, tra i quali rientravano gli Ortodossi in quanto non riconoscevano il Filioque, gli azzimi e il primato papale. Nel Concilio di Melfi del 1284 furono presi duri provvedimenti contro gli “scismatici greci” al fine di provvedere o al loro totale assorbimento o al loro isolamento. Fu così decisa l’aggiunta del “Filioque”in tutti i libri liturgici degli Ortodossi, il divieto per qualcuno di divenire chierico ortodosso anche se entrambi i genitori fossero greci, il divieto per i chierici ortodossi di celebrare in chiesa latine e il controllo annuale da parte di vescovi latini circa l’osservanza e l’attuazione di tali norme.
12. Secondo il protopresbitero padre Giorgio Metallinòs, l'Uniatismo è “un modello politico e religioso, creato dalla classe dirigente della Chiesa Cattolica, per l'occidentalizzazione dell'Oriente non latino per giungere alla sua sottomissione spirituale e politica al potere papale”.
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Con il passare degli anni i provvedimenti dei Latini divennero sempre più austeri sino a giungere l’apice nell’epoca di papa Clemente V (1305-1317) dove si registrò un aumento degli Ortodossi vittime della Santa Inquisizione. Iniziò, così, un’epoca buia per l’Ellenismo e l’Ortodossia nel Meridione d’Italia e una lotta impari di sopravvivenza del monachesimo italogreco che era oramai divenuto“illegale”, diminuendo sempre di più sino a scomparire. Nello stesso tempo, dall’altra parte, iniziò la penetrazione di nuovi ordini monastici (Certosini, Cistercensi, Olivetani, Carmelitani, Agostiniani, Francescani, Domenicani, Minimi etc.). Questi ordini alterarono la genuina tradizione ortodossa monastica, introducendo nuove forme e nuovi ideali di monachesimo. Per gli Ortodossi fu fondato il nuovo ordine dei “Basiliani13” tutt’ora esistente nella Chiesa Romano-Cattolica con massimo rappresentante il celebre monastero di Grottaferrata vicino Roma. Nonostante ciò, questo periodo fu nel campo dell’arte bizantina un periodo di particolare splendore per il fatto che i Re Normanni cercano di imitare la grandezza della corte bizantina. Esempi di tale fioritura sono Cefalù, Monreale, molte chiese di Palermo(Martorana, Cappella Palatina, etc.), Messina, con i monumentali mosaici realizzati da artisti provenienti da Costantinopoli. Inoltre, colti monaci greci, provenienti distinsero nelle lettere e nella conoscenza, Rinascimento europeo. Vale la pena citare celebre umanista il monaco greco Barlaam
dal Sud Italia si sino all’inizio del a questo punto il il Calabro che,per
13. Il termine “Basiliani” o “Ordine di San Basilio”(fondato nel 1579) attribuito al monachesimo italogreco è un'invenzione tardiva di scrittori latini. La Tradizione d'Oriente, infatti, non conosce ordini monastici diversi con diverse tradizioni e fini di vita.
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la sua vasta erudizione, fu nominato Professore dell’università di Costantinopoli al tempo di Andronico III Paleologo carica che mantenne sino al suo scontro con san Gregorio Palamas, oppure l’erudito greco, il calabrese Leonzio Pilato maestro di greco antico di Petrarca e di Boccaccio, il quale tradusse i poemi omerici in latino, rendendoli così noti in tutta Europa.
La decadenza (XIII-XVI secolo) Con la dominazione angioina prima e aragonese poi, il clima per gli Italogreci divenne sempre più asfissiante. Il clero latino era oramai apertamente ostile e opprimente di fronte ai “greci eretici e scismatici”, soprattutto dopo il Concilio di FerraraFirenze. Gli Italogreci si sentivano sempre di più isolati, messi all’angolo e abbandonati da Costantinopoli che iniziava il suo calvario senza quindi poter offrire aiuto ai suoi figli oltre lo Ionio. Il clero greco, non avendo più vescovi ortodossi, né tantomeno la possibilità di acquisire la formazione e l’istruzione necessarie, iniziò il suo decadimento sino a scomparire. Un colpo durissimo fu, nel 1480, la distruzione da parte dei Turchi del monastero di Casole presso Otranto e della sua preziosissima biblioteca, polmone spirituale del Sud Italia. Il cardinale greco Bessarione, archimandrita del S. Salvatore di Messina(1456-1465), tentò di salvare quanti più manoscritti possibili da tutti i monasteri italogreci oramai in decadenza, portandoli a Roma e in altre biblioteche del Nord. Il 29 marzo 1480 un monaco athonita, il greco Atanasio Calceopulos, vescovo di Gerace, con un atto ufficiale nella Cattedrale dell’Assunta presso Gerace, pose fine per sempre al rito greco passando a - 48 -
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quello latino. Era Mercoledì Santo...giorno del tradimento di Giuda. Nel 1539, per ordine dell’Imperatore Carlo V, fu raso al suolo il celebre monastero del Santissimo Salvatore di Messina, sede dell’archimandrita greco, per costruire al suo posto una fortezza. Il 20 gennaio 1573 ci fu l’ultima liturgia greca a Bova, città tutt’oggi grecofona dell’Aspromonte. Promotore di questa latinizzazione forzata fu un altro vescovo greco, Giulio Stavrianos, di Cipro. Nella Domenica di Pentecoste del 1579 nel monastero italogreco dei santi Elia e Filarete di Seminara, con la bolla papale Benedictus Dominus di papa Gregorio XIII viene fondato l’ordine basiliano, sull’esempio dell’ordine benedettino di santa Giustina di Padova! Fu la fine del glorioso monachesimo italogreco. Oramai, a parte l’uso della lingua greca nelle celebrazioni e la barba lunga, nulla più ricordava il genuino, ascetico, esicasta, puro monachesimo ortodosso italogreco. Con la decadenza e la scomparsa della civiltà greco ortodossa nella regione caddero nell’oblio tutti quegli elementi e valori della vita spirituale, liturgica, ascetica e artistica, così fondamentali per tutta la civiltà europea, come anche per l’identità e il senso di vita degli odierni italiani.
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La Puglia Bizantina
La Calabria Bizantina
La Sicilia Bizantina
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La Grecità nel Mezzogiorno d’Italia dopo la caduta di Costantinopoli: i paesi Arbëreshe. In seguito alla caduta di Costantinopoli nel 1453, tutto in Magna Græcia sembrava oramai perduto sia per la Grecità che per l’Ortodossia. Tuttavia, gli eventi storici, così come si svilupparono dopo i momenti drammatici, favorirono e rianimarono in qualche modo l’elemento greco-ortodosso di queste zone. Infatti, la conquista ottomana dei grandi centri dell’Oriente portò alla fuga in Occidente di molti eruditi ed artisti greci. Essi, con la loro presenza, contribuirono agli studi greci, facendo da trait d’union tra l’Occidente europeo e la cultura greca e ponendo così le basi del Rinascimento. Insieme ad essi, fuggirono anche le classi più povere nel tentativo di continuare la loro vita nelle differenti comunità greche d’Italia (Venezia, Ancona, Napoli, Trieste, Brindisi, Lecce, Roma, Messina etc.). Nello stesso tempo, anche nel Sud Italia, abbiamo la presenza di profughi greci tra cui uomini colti che contribuirono al rinnovamento delle comunità italogreche oramai indebolite. Ad esempio, era archimandrita di Messina il cardinale Bessarione1, grande umanista, noto come “Cardinale Niceno” il quale assunse il titolo di Abate Commendatario del Santissimo Salvatore di Messina e in seguito di Grottaferrata presso Roma. Fu lui a redigere la regola dei Monaci Basiliani del Sud Italia. Inoltre, sempre nella stessa città, gli eruditi Andronico Galisioto (1461-1467) e Costantino Lascaris (1466-1501) insegnarono lingua greca, fondando scuole, veri centri di irradiazione dello
1. Al cardinale Bessarione si deve il salvataggio di molti manoscritti italogreci, oggi custoditi a Roma, Venezia e altre biblioteche d'Europa.
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spirito greco2. Il grande desiderio dei Romei sottomessi di sfuggire alle pene della schiavitù rafforzò sempre più l’ondata di profughi verso l’Italia. Così, non solo uomini dell’alta società ma anche gente del popolo, guerrieri, contadini, commercianti insieme alle rispettive famiglie trovarono rifugio sulle montagne del Sud Italia fondando nuovi paesi e comunità3. Soprattutto dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg (1468), migliaia di Arvaniti ma anche di Romei grecofoni dall’Epiro, dall’Albania, dalla Morea, da Creta giunsero in Puglia, Sicilia e Calabria4. Qui si fusero con le popolazioni italogreche, rafforzandole così non solo demograficamente, ma anche culturalmente nella loro lotta di resistenza alla latinizzazione5. Gradualmente, però, la maggior parte dei profughi grecofoni abbandonò i paesi di montagna per stabilirsi nelle grandi città come Palermo, Messina, Napoli dove la presenza dei Greci era storica. Ciò comportò l’omogeneità linguistica dei paesi albanesi con la prevalenza della lingua albanese. La presenza di queste popolazioni greco-albanesi rafforzò, forse per l’ultima volta, la presenza greco-ortodossa nel Sud Italia. Queste comunità greco-albanesi sopravvivono tutt’ora e ammontano a quarantamila abitanti circa. La maggior parte di questi paesi sono “di rito greco”, conservando ancora il rito e la lingua liturgica della Chiesa d’Oriente. 2. Apostolos Vakalopoulos, Storia del Neoellenismo, vol. 1, ed. Stamoulis, p. 376. (opera in greco Ἀπόστολου Βακαλόπουλου, Ἱστορία τοῦ Νέου Ἑλληνισμοῦ, τόμος Α΄, Ἐκδόσεις Σταμούλη 2003, σελ. 376 κ.ἑ.). 3. Nel 1487, al tempo di Ferdinando I, nel Regno di Napoli, servivano nell'esercito 5000 soldati greco-albanesi. 4. Onofrio Buccola, La colonia greco – albanese di Mezzojuso, origine – vicende e progresso, Palermo 1909, pp. 11-14 e 31. 5. P. P. Rodotà, Dell΄ origine, progresso e stato presente del Rito Greco in Italia, Roma 1763, vol. III, pp. 60-61
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Infatti, nonostante l’opposizione e la continua pressione da parte del clero latino, essi sono riusciti a conservare la loro identità culturale e religiosa. È davvero commovente questa loro lotta, spesso sanguinosa, per mantenere la loro identità greco-ortodossa, per rimanere uniti alla loro Madre Chiesa, il Patriarcato di Costantinopoli. Infine, solo nel 1919 e nel 1938, furono fondate rispettivamente le due eparchie di Lungro in Calabria e di Piana dei Greci in Sicilia (ribattezzata nel 1940 in Piana degli Albanesi per ordine di Mussolini). Di particolare importanza è stata nel settembre del 2019 la visita del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Sua Santità Bartolomeo I nei paesi albanesi di Calabria. Una visita che ha rinnovato e ha rafforzato i rapporti e i legami degli abitanti con le loro radici spirituali e con la Madre Chiesa di Costantinopoli. Sino ad oggi, nella canzoni tradizionali, questi Romei emigrati pensano con nostalgia all’Oriente, con la celebre canzone Moj Bukura Moré (Mia bella Morea) che costituisce, diremmo, il loro inno nazionale. Le influenze della lingua e della cultura italiana, senza dubbio, hanno influenzato pesantemente tale popolazione senza tuttavia alterare gli usi, i costumi, la lingua e la particolare identità di queste popolazioni che continuano a vivere in Magna Græcia.
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Madonna Deomene. Mosaico bizantino custodito nel Museo Ecclesiastico di Palermo.
SETTEMBRE
1 SETTEMBRE L’1 di settembre, memoria dei santi martiri Evodio, e Callista, fratelli secondo la carne. La loro
Ermogene
memoria è riportata nella maggior parte dei Minei e Sinassari della Chiesa Ortodossa.
Secondo alcuni antichi martirologi, editi da Ottavio Gaetani1, questi tre martiri erano originari di Siracusa. Di seguito dal sinassario di san Nicodemo l’Aghiorita2 riportiamo il commento circa il loro martirio: «Questi Santi erano fratelli secondo la carne. Greci, vissero al tempo della predicazione apostolica, credettero a Cristo e rinacquero attraverso il Santo Battesimo. In quanto Cristiani furono portati dinanzi al governatore locale. Dinanzi ad esso mostrarono la nobiltà e il coraggio delle loro anime, confessando Cristo. Per questo furono condannati alla morte per spada. In questo modo conclusero la via del martirio, entrando incoronati nel Regno dei Cieli». 1. Ottaviano Gaetani (1566-1620), erudito gesuita e storico. Viene considerato il padre della agiografia in Sicilia. La sua opera principale è Vitæ Sanctorum Siculorum. 2. San Nicodemo Aghiorita, Sinassario dei dodici mesi dell'anno (in lingua greca). Tomo primo. Edizioni Domos, 2005.
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I santi Evodio, Ermogene e Callista
Apolitìkion3 tono IV. I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttibilità da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i persecutori e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessione, Cristo Dio, salva le nostre anime. 3. Nella liturgia bizantina l’apolitikion (canto conclusivo, da ἀπολύω, congedo) è un piccolo inno in onore di un Santo che si canta appunto al termine del vespro, all’inizio del mattutino e nella Divina Liturgia. Essendo delle composizioni piuttosto brevi e di facile memorizzazione, e anche perché caratterizzavano con poche parole tutto il senso d’una festa, finirono con l’essere ripetute più volte nel corso della giornata (di solito, dal Vespro alla successiva Ora IX); i comuni fedeli ne conoscono molti a memoria. Tanto che, per esempio, l’apolitikion originariamente composto per sant’Antonio è stato “adottato” per qualsiasi santo monaco, o quello composto per san Nicola viene usato per la memoria di qualsiasi santo vescovo. N.d.T.
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SETTEMBR E
2 SETTEMBRE
Il 2 di settembre, commemorazione della Santissima Madre di Dio della Montagna (Madonna di Polsi). Si tratta
di una festa mariana locale che risale all’epoca bizantina.
Già dall’epoca bizantina, nel luogo dove si trova l’attuale santuario, esisteva un asceterio bizantino. Con il passare del tempo, però, fu abbandonato, cadendo, così, in rovina. Nell’ XI secolo, un pastore di nome Italo, nel tentativo di ritrovare un bue smarrito, trovò una croce metallica ed ebbe in visione la Madre di Dio la quale gli chiese di costruire in quel luogo una chiesa in suo onore. La richiesta della Madonna fu esaudita e il monastero fu rifondato. Tale monastero fu greco sino al XV secolo. Ogni anno, nel giorno della festa della Madonna, migliaia di Calabresi e Siciliani accorrono al Santuario, il quale per la sua particolare posizione geografica, situato in una valle, tra le aspre e scoscese pendici dell’Aspromonte, rese aride dal sole cocente, ricorda a tutti il glorioso passato ascetico del monachesimo italo-greco che lì fiorì e prosperò per secoli. Apolitìkion della Madonna, dal Liturghikòn4 di Grottaferrata. Tono IV. Benedetto sei tu, o Cristo Dio nostro, poiché hai reso grande la tua misericordia nel monastero della tua purissima Madre, per le sue suppliche, infatti, hai liberato col tuo braccio potente il tuo gregge dal timore delle tribolazioni, dando forza ai tuoi servi, quale Dio filantropo.
4. Λειτουργικόν σύν Θεῷ Ἁγίῳ, Κατά τήν τάξιν τοῦ τυπικοῦ τῆς πανσέπτου Μονῆς τῆς Κρυπτοφέρρης, Ναί µήν καί ἔθος τῶν Ἰταλογραικῶν Μοναζόντων τοῦ Μεγάλου Πατρός ἡµῶν Βασιλείου. Ρώµη, 1683.
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