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Dall’informatica la chiave per la medicina territoriale
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La manutenzione per prevenire lutti e disastri
La presentazione della Cattedra Unesco a Genova
ISSN 2611-2337
ESCE DAL 1946 REGISTRATO NEL 1949
Atti e Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
n. 2 I aprile - giugno 2021
SUPERBONUS, 110% DI INCERTEZZE E per le costruzioni ante ‘67 l’equivoco sull’Anno Zero
TUTTI I TRAGUARDI DEL 5G: come cambia la rete delle Telecomunicazioni Trimestrale di informazione a cura dell’Ordine degli Ingegneri di Genova
Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento PostaleDL353/2003(Conv.InL.27/02/04)Art.1Comma 1-MP-NO/TRIMESTRALE-GENOVAANNOLXXII-N.2/2021
il rullo di Rolli
Stefano Rolli Vignettista satirico
PNRR E BONUS EDILIZI: ANDIAMO AVANTI Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), derivato dagli stanziamenti del Recovery Fund europeo (672,5 miliardi di euro, di cui 191,5 per l'Italia, 122,6 in prestito e 68,9 a fondo perduto), si profila un finanziamento per professionisti e imprese nettamente superiore al Piano Marshall per la ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra, che coinvolge gli ordini professionali, in forma diretta nella ricerca dei profili di competenza nelle assunzioni della pubblica amministrazione, e indiretta affinché gli iscritti esercitino la professione con probità e diligenza, agevolando l’attuazione concreta del piano nel rispetto della deontologia. Consultando i media, però, si intuisce che nell’applicazione degli incentivi - a partire dal superbonus edilizio - vengono manifestati ogni giorno dubbi e perplessità, figli degli eccessi di regolazione e di burocrazia che spesso abbiamo segnalato in questa rivista, che rischiano di rallentare, se non addirittura affossare, i buoni propositi di ripresa. Allora concentriamoci sull’obiettivo - ad esempio la messa in sicurezza statica, l’efficientamento energetico e l’abbattimento delle barriere architettoniche - e cerchiamo di raggiungerlo con ingegno e buon senso, seguendo le buone pratiche, in un corretto rapporto costi/benefici (dir. 2010/31 UE). Gli iscritti all’albo operano con indipendenza di giudizio tecnico e intellettuale, seguendo i pareri formulati dal proprio sistema ordinistico o dalle altre Autorità preposte a rilasciarli. Ma non aspettiamoci che sia tutto chiaro: non lo sarà mai, il dubbio fa purtroppo parte del sistema, da sempre, ma non ha mai fermato il nostro ingegno. Andiamo avanti dunque, e superiamo le incertezze con la nostra professionalità. Maurizio Michelini
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cover COME UNA NORMA PER RINNOVARE IL PATRIMONIO EDILIZIO È DIVENTATA UN PASTICCIO LEGISLATIVO
Superbonus 110% e “Ante ’67”: l’equivoco sull’anno "zero" continua Chi ha capito che le costruzioni realizzate prima dell’1 settembre di 54 anni fa godano di una sorta di lasciapassare per ottenere i benefici fiscali e procedure semplificate, si sbaglia di grosso. Questa è solo una delle “bufale” fuorvianti e dei maldestri tentativi di semplificazione, che in realtà hanno complicato la vita a tecnici e cittadini. Necessaria una soluzione per regolarizzare un patrimonio edilizio storicamente caratterizzato da molte irregolarità di modesto livello mai corrette né sanzionate che hanno creato una situazione di difformità diffuse che non hanno più senso.
Carlo Pagliai Ingegnere e urbanista Nel settore edilizio e immobile in queste ultime settimane è tornato a rimbombare una specie di slogan che era (momentaneamente) posto in secondo piano: la dichiarazione “Ante ‘67” (Flaccovio Editore) per gli immobili. In verità il legislatore ha riesumato o forse meglio dire “reinventato” questa dichiarazione anche per la realizzazione dei soli interventi fattibili col Superbonus 110%. Ciò è avvenuto con l’entrata in vigore del nuovo “Decreto Semplificazioni” ovvero il D.L. 77/2021 (articolo 33), da non confondersi con l’altro omonimo provvedimento identificato col D.L. 76/2020 (convertito in legge con modificazioni n. 120/2020). Che poi intendiamoci: sembra che il legislatore stia giocando a fare bisticci con le proprie norme, creando prima delle regole rigide e impraticabili, ed essere costretto a intervenire con diversi correttivi fino a fare maldestri tentativi di deroga (apparenti, direi). Per completezza d’informazione occorre un riassunto delle puntate precedenti. 1) D.L. 34/2020: esso ha introdotto il Superbonus 110%, un provvedimento che modifica, integra e “potenzia” due particolari forme di detrazione fiscale previgenti, cioè il Sismabonus e l’Ecobonus. I principali focus di questa normativa sono la maxi detrazione fiscale edilizia elevata in maniera inedita al 110%, e l’eccezionale
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possibilità di fare la cessione del credito o sconto in fattura. Usando le parole sentite in prima persona, questo meccanismo avrebbe consentire di <<ristrutturare gratuitamente la casa>>; 2) D.L. 76/2020: il provvedimento, tra i diversi contenuti, ha apportato una serie di modifiche alle categorie d’intervento edilizie e alle procedure amministrative proprie del D.P.R. 380/01 e L. 241/90; stiamo parlando dei due principali pilastri che contengono le regole d’ingaggio del settore costruzioni. Tra le molte novità introdotte, compaiono la definizione di Stato Legittimo degli immobili e la definizione sostitutiva delle tolleranze edilizie. Queste definizioni sono strettamente coniugate tra loro, e nel loro insieme hanno avuto un effetto a dir poco “micidiale” che ancora fa fatica a essere metabolizzato dai players del settore immobiliare. In estrema sintesi, qualsiasi istanza amministrativa edilizia (Permesso di Costruire), segnalazione (SCIA) e comunicazione (CILA) deve contemplare la dimostrazione dello Stato Legittimo; si tratta di rendere conto della legittimità e conformità urbanistica dell’intero edificio, immo-
bile, unità immobiliare e di tutte le relative porzioni. Un meccanismo di filtro che ha l’effetto di setacciare gli immobili affetti da abusi edilizi, difformità, illeciti e irregolarità di ogni tipologia. E’ un po’ come dire che gli immobili simili non possono più essere trasformati o interessati da interventi edilizi se non sono pienamente conformi. Già all’entrata in vigore del primo provvedimento, il D.L. 34/2020, iniziai a riflettere quanto sarebbe stato sabotato o frenato dal generale livello d’irregolarità del patrimonio edilizio esistente, un aspetto indiscutibilmente noto al legislatore. Nemmeno a farlo apposta, circa un anno prima del D.L. 34/2020 nel mio libro di urbanistica intitolato “Ante ‘67” avevo fatto intuire che una possibile introduzione dell’obbligo della conformità urbanistica nelle pratiche edilizie avrebbe portato a un blocco del settore. Diciamo che la previsione, nonostante tutto, si è rivelata esatta e soprattutto si è scatenata sul tentativo di avviare una stagione di concreta rigenerazione urbana e insediativa; in verità a comprendere la gravità dei problemi causati dalla mancanza di conformità urbanistica nelle costruzioni, sono
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cover stati impiegati molti mesi, per giungere poi a incolpare la “burocrazia”. E anche qui è stato indicato il colpevole sbagliato. Caso mai si dovrebbe parlare di concorso di colpa, dove il principale correo è il legislatore stesso: prima introduce il Superbonus, e dopo neanche tre mesi introduce norme sull’obbligo di conformità urbanistica sugli edifici (Stato Legittimo). Difficile dire se questa concomitanza di norme siano semplice fatalità o un diabolico piano. Resta il fatto che il legislatore ha dato risposta di semplificazione a questo problema, creato proprio per sua mano, emanando un altro provvedimento correttivo del Decreto Rilancio, cioè il D.L. 104/2020 (Decreto “Agosto”). Con esso è stato aggiunto il comma 13-ter nell’articolo 119 del D.L. 34/2020. Era la disposizione che, in qualche modo, aveva introdotto una forma speciale di Stato Legittimo valevole soltanto per gli interventi rientranti nel Superbonus 110%: fu prevista una particolare forma di eccezione alla regola dello Stato Legittimo coniata pochi mesi prima dal D.L. 76/2020, che sembrava limitare le verifiche alle parti comuni. La norma fu scritta in maniera tale che potevano esservi margini d’interpretazione, in altre parole rimase il dubbio se le verifiche alle parti comuni dovevano riguardare soltanto quelle strettamente interessati dagli interventi Superbonus 110, o se dovevano riguardare tutte le parti comuni indistintamente. Se poi si aggiungevano interventi trainati, questa “semplificazione” finiva i suoi effetti. Anche in questo caso i players del settore da una parte, e i Tecnici professionisti dall’altra, si sono trovati comunque il problema di interpretare questa norma. Sappiamo bene tutti che buona parte degli illeciti, abusi e irregolarità edilizie sono distribuiti un po’ dappertutto nell’edificio, rendendo inutile e inapplicabile anche questa forma di semplificazione introdotta dal D.L. 104/2020. Arrivando ai giorni nostri, il legislatore accoglie le istanze e pressioni lamentose della “burocrazia”, per chiedere semplificazioni agli interventi rientranti nel Superbonus 110%; peccato che i pochi, come lo scrivente, abbiano il coraggio e l’onesta intellettuale di prendere il problema per quello che è davvero. Per semplificare davvero, ormai occorre rivedere l’intera disciplina sanzionatoria, e tirare davvero una riga con certe irregolarità del passato. Quello che suggerisco non è il Quarto Condono edilizio, bensì ritengo sia necessario un “Giubileo urbanistico” che chiuda definitivamente i conti col passato per alcune categorie d’irregolarità sul patrimonio esistente compiuto oltre una certa data. Comunque sia, il legislatore risponde alle pressioni emanando il D.L. 77/2021, e nel nostro caso con l’articolo 33 quale correttivo del Superbonus 110, sostituendo il comma 13-ter art. 119 D.L. 34/2020. La novella apporta diverse modifiche: ad esclusione d’interventi con demolizione e
SUPERBONUS 110% E “ANTE ’67”: L’EQUIVOCO SULL’ANNO ZERO CONTINUA
ricostruzione di edifici, le opere rientranti nel Superbonus assumono qualifica di manutenzione straordinaria, derogando al DPR 380/01. A ciò si aggiungono altre deroghe rispetto a principi fondamentali dello stesso Testo Unico Edilizia: per tali opere è consentito depositare una CILA (ma non è obbligatorio, offre diciamo la possibilità) e consente l’omissione di dimostrare lo Stato Legittimo normalmente previsto dall’art. 9-bis TUE. Anche qui faccio presente che va intesa come norma che incide sulla forma, e non sulla sostanza: non dice che è consentito omettere lo Stato Legittimo perché sia implicitamente da considerare legittimi e non perseguibili le irregolarità comunque già presenti sugli edifici. E sconsiglio anche di confidare nella “immunità” dalla revoca o decadenza dei benefici fiscali ex art. 49 TUE (ma allora esso si applicava su qualsiasi procedimento edilizio, dopo questa norma?). Cari colleghi professionisti, invito a fare un ragionamento: dopo decenni il legislatore estrapola dalla giurisprudenza il corretto modo di lavorare dello Stato Legittimo (D.L. 76/2020), e adesso ci propone l’omissione di questo metodo? Facciamo un parallelo: quanto vi fidereste da farvi operare da un medico in assenza di adeguate analisi e verifiche, sulla base di una semplice occhiata? Suppongo che la risposta sia tendente a zero. E appunto, per quale motivo noi professionisti dovremmo asseverare la realizzazione d’interventi massivi e rilevanti come quelli del Superbonus 110%, senza compiere le necessarie modifiche previste adesso per legge (L. 120/2020) e da decenni di giurisprudenza amministrativa e penale? L’apice della ridicolezza è stato raggiunto proprio dall’art. 33 D.L. 77/2021 che consente la possibilità di eseguire tali interventi Superbonus su edifici risalenti, ritenendo sufficiente l’attestazione che essi siano stati ultimati anteriormente all’1 settembre 1967. A parte il fatto che non si capisce bene chi dovrà attestare queste informazioni o quelle altre richieste (titolo abilitativo che ha originato la costruzione o che l’ha legittimata posteriormente), ma va detto anche stavolta che tale data non costituisce alcuno spartiacque con un ipotetico passato di totale “edilizia libera per tutti”. La legge ponte n. 765/1967 non costituisce un “anno zero” dell’urbanistica italiana, e non lo è neanche la L. 1150/42. Eppure da com’è stata veicolata la norma e da molti giornali, sembra quasi che la dichiarazione Ante ’67 sia un lasciapassare tombale. Ho il dovere di rammentare al legislatore e ai lettori che tale dichiarazione non azzera le responsabilità e la presenza di abusi edilizi, cosi come avviene per le dichiarazioni di compravendite notarili. Essa non ha valore di “sanatoria implicita” o d’immobile non perseguibile dalla legge.
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Credo piuttosto sia un altro tentativo di semplificazione andato a vuoto: il vero problema non è tanto la burocrazia, ma la consapevolezza delle reali dimensioni d’irregolarità del patrimonio edilizio esistente rispetto all’attuale quadro normativo nazionale e regionale. Tra le tante criticità che sollevo da anni riguardanti il patrimonio edilizio esistente, vorrei focalizzare la situazione di prevalente irregolarità causata dalla sistematica assenza di varianti in corso d’opera o varianti finali, perché la normativa e le prassi amministrative non disciplinano ciò. Ed è cosi che oggi spesso ci troviamo di fronte un patrimonio costruito con irregolarità che, nonostante abbia ottenuto perfino l’Abitabilità previo sopralluogo della P.A., risulta quasi impossibile sanare con l’attuale normativa. E’ vero che l’ignoranza non vale come scusante per costruttori e cittadini, ma in questo caso anche la P.A. di allora non poteva non sapere, e quindi ignorare. Come spesso accade, siamo di fronte a “concorso di colpe” perdurato parecchi decenni a cui oggi va posto rimedio, forse con strumenti normativi verosimili ad un Legittimo affidamento. Mi duole dirlo anche da Urbanista: forse la stagione urbanistica repubblicana ha raggiunto un punto di non ritorno che va a conclamare un discreto fallimento delle politiche insediative, o forse meglio dire del rispetto delle regole pianificate e dell’assetto del territorio. Mi domando pure se sussiste ancora un interesse pubblico al ripristino della legalità violata per reprimere immobili e illeciti presenti da molti decenni, per i quali spesso non si è neppure attivata alcuna procedura sanzionatoria. O quanto meno, c’è un interesse concreto per una sottocategoria di illeciti e irregolarità di minor livello? Intendiamoci, non vorrei vedere il salvataggio di certe lottizzazioni abusive o ecomostri, ai quali comunque va trovata rapida soluzione: piuttosto punterei a risolvere la situazione di tutti quegli edifici dotati di licenze e concessioni edilizie, realizzati decenni fa con difformità entro un moderato livello col beneplacito della P.A. (vedi rilascio abitabilità). Tra l’altro la successione delle norme urbanistiche in senso più restrittivo ha portato a classificare come illeciti e difformità alcune tipologie di variazioni che le norme o prassi dell’epoca consideravano escluse dall’obbligo di titolo abilitativo. Ormai i tempi sono maturi e il legislatore deve prendere una decisione politica, in caso contrario continuerà il gioco della coperta corta. E non possiamo più permettercelo. ING. CARLO PAGLIAI: per saperne di più Blog: https://www.studiotecnicopagliai.it YouTube: https://www.youtube.com/carlopagliai Facebook: https://www.facebook.com/carlopagliaipage/ Instagram: https://instagram.com/pagliaicarlo/ Linkedin: https://www.linkedin.com/in/pagliaicarlo/ Podcast: https://www.spreaker.com/user/carlopagliai
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random VIOLAZIONE DIRITTO D’AUTORE SULLE PIATTAFORME ONLINE PRONUNCIA CORTE GIUSTIZIA UE E NUOVE NORME EUROPEE
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Tutto è partito dal ricorso della Corte federale di giustizia tedesca (Bundesgerichtshof) alla Corte di Giustizia Europea in seguito a una richiesta di chiarimenti su come comportarsi in due controversie sollevate da gestori di piattaforme online per la pubblicazione illecita in rete da parte di utenti di opere protette dal diritto d’autore. Il primo caso riguarda il produttore musicale Frank Peterson, che aveva citato in giudizio YouTube e Google, sua rappresentante legale, per la messa in rete, nel 2008, di vari testi (brani dell’album A Winter Symphony dell’artista Sarah Brightman e registrazioni audio private realizzate durante concerti) sui quali ha affermato di detenere i diritti e di non aver mai dato la sua autorizzazione alla pubblicazione. Seconda causa, in campo l’editore Elsevier che ha citato in giudizio la Cyando per la messa in rete, nel 2013, sulla sua piattaforma di hosting e di condivisione di file uploaded, di alcuni manuali di anatomia e medicina con diritti esclusivi riservati e mai concessi ad alcuno per la pubblicazione gratuita. Si tratta delle opere Gray’s Anatomy for Students, Atlas of Human Anatomy e Campbell-Walsh Urology, messe abusivamente in consultazione su uploaded attraverso diverse raccolte di link. La Corte di Giustizia Europea, dopo aver esaminato i casi, ha sentenziato che i gestori delle piattaforme online non sono responsabili della diffusione dei contenuti protetti dal diritto d’autore, salvo il caso in cui non contribuiscano attivamente a dare al pubblico l’accesso a tali contenuti, in violazione del diritto d’autore, o non svolgano attività di controllo e rimozione. «Allo stato attuale del diritto dell’Unione - ha spiegato la Corte - i gestori di piattaforme online non effettuano “una comunicazione al pubblico” dei contenuti protetti dal diritto d’autore che i loro utenti mettono illecitamente in rete, salvo che tali gestori contribuiscano, al di là della semplice messa a disposizione delle piattaforme, a dare al pubblico accesso a tali contenuti, in violazione del diritto d’autore». I gestori delle piattaforme diventano responsabili della violazione del diritto d’autore, qualora «siano concretamente al corrente della
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messa a disposizione illecita di un contenuto protetto sulla sua piattaforma e si astengano dal rimuoverlo o dal bloccarne immediatamente l’accesso». Oppure, nel caso in cui «si astengano dal mettere in atto le opportune misure tecniche per contrastare violazioni del diritto d’autore», o quando «partecipino alla selezione di contenuti protetti comunicati illecitamente al pubblico, forniscano sulla propria piattaforma strumenti specificamente destinati alla condivisione illecita di siffatti contenuti o promuovano scientemente condivisioni del genere». La Corte, infine, precisa le condizioni in base alle quali i titolari dei diritti, in forza della direttiva 2001/29, possono ottenere ingiunzioni giudiziarie nei confronti dei gestori di piattaforme online, e dichiara che il titolare di un diritto d’autore o di diritti connessi, possa ottenere un provvedimento inibitorio nei confronti del gestore, il cui servizio sia stato utilizzato da terzi per violare il proprio diritto senza che tale gestore ne sia stato al corrente, soltanto a condizione che, prima dell’avvio del procedimento giudiziario, tale violazione sia stata previamente notificata e il gestore non sia intervenuto immediatamente per rimuovere il contenuto in questione o bloccarne l’accesso, e per garantire che tali violazioni non si ripetessero. Secondo il commento dei legali di Altalex (www.altalex.com) «si tratta di due casi abbastanza palesi di violazione del diritto d’autore. Tuttavia, mentre il discorso sembra abbastanza lineare per quanto riguarda le richieste degli attori e le problematiche di copyright, torna qui alla luce il problema della determinazione del soggetto responsabile per la violazione: gli utenti, gli ISP o entrambi? Nel 2019 è entrata in vigore la Direttiva n. 790 sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, che all’articolo 17 disciplina l’utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi di condivisione di contenuti online; la Corte di Giustizia non può però applicare tale disciplina a questi casi, visto che si tratta di situazioni antecedenti alla sua entrata in vigore. Per questo, l’Avvocato Generale nel suo parere ha affrontato la questione alla luce della Direttiva 2001/29 (cosiddetta “Infosoc”), della Direttiva 2000/31 (cosiddetta
“ECommerce”) e della Direttiva 2004/48, dovendo stabilire se YouTube e Cyando effettuano una “comunicazione al pubblico” ai sensi dell’articolo 3(1) della Direttiva Infosoc e se possano quindi essere considerati responsabili per la violazione del diritto d’autore di Peterson ed Elsevier». Da qui la precisazione che «l’approvazione della Direttiva 2019/790 ha introdotto alcuni nuovi elementi volti ad aumentare la protezione del diritto d’autore. L’articolo 17(3) prevede infatti che, nel momento in cui un prestatore di servizi di condivisione effettua un atto di comunicazione al pubblico o di messa a disposizione del pubblico, non si applica il safe harbor (non responsabilità del ISP di quanto caricano sulle loro piattaforme gli utenti, a meno che non siano a conoscenza di comportamenti o contenuti illeciti - ndr) previsto dall’articolo 14(1) della Direttiva ECommerce. Tali atti sono quelli che avvengono quando l’ISP “concede l’accesso al pubblico a opere protette dal diritto d’autore o altri materiali protetti caricati dai suoi utenti” (articolo 17(1)). Secondo l’Avvocato Generale, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, l’articolo 17 non si limiterebbe a esplicitare una disciplina che era già presente, implicita, nell’articolo 14(1) della Direttiva ECommerce, ma introdurrebbe una nuova forma di responsabilità nel campo del copyright, non applicabile ai casi di specie. Il parere dell’Avvocato Generale non è un documento vincolante, ma un atto di indirizzo cui la Corte Europea potrà o meno uniformarsi. Nonostante in via generale la tendenza della Corte sia di seguire i pareri, in questo caso il cambiamento di rotta rispetto alla sua giurisprudenza rende la soluzione della questione molto poco prevedibile. Resta il fatto che questo parere si inserisce in un annoso dibattito apportando varie precisazioni originali per cui, nonostante in definitiva l’interpretazione della Direttiva Infosoc è destinata a perdere importanza a seguito dell’entrata in vigore della Direttiva 2019/790, sarà interessante vedere se la Corte ne recepirà i contenuti e come questo influenzerà l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale dei concetti legati alla responsabilità degli ISP».
Ordine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
random "LINEE GUIDA COOKIE E ALTRI STRUMENTI DI TRACCIAMENTO": AGGIORNATE DA UNA DELIBERA DELL’AUTORITÀ DELLA PRIVACY
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Il 10 giugno, il Garante dei dati personali, Pasquale Stazione, riunito con la vice presidente Ginevra Cerrina Feroni, i consiglieri Agostino Ghiglia e Guido Scorza, e il segretario generale Fabio Mattei, hanno deliberato le nuove “Linee Guida cookie e altri strumenti di tracciamento” secondo gli aggiornamenti imposti dalla disciplina comunitaria e dalle altre norme in materia per la privacy nella rete. Alla lunga delibera (https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/ docweb/9677876 è stata allegata una sintesi delle nuove Linee guida che riportiamo di seguito. Oggetto - Cookie e altri strumenti di tracciamento. Normativa - Artt. 122 del Codice e 4, punto 11), 7, 12, 13 e 25 del Regolamento. Cookie ed altri strumenti di tracciamento - I cookie sono di regola stringhe di testo che i siti web (cd. publisher o “prima parte”) visitati dall’utente ovvero siti o web server diversi (cd. “terze parti”) posizionano e archiviano all’interno di un dispositivo terminale nella disponibilità dell’utente (cd. identificatori “attivi”). Analoghe funzioni possono essere svolte da altri strumenti che, pur utilizzando una tecnologia diversa (c.d. identificatori “passivi”), consentono di effettuare trattamenti analoghi a quelli svolti per il tramite dei cookie. Cookie ed altri identificatori tecnici - Sono utilizzati al solo fine di “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dal contraente o dall’utente a erogare tale servizio” (cfr. art. 122, comma 1 del Codice). Non richiedono l’acquisizione del consenso, ma vanno indicati nell’informativa. Cookie analytics prime e terze parti - Sono equiparabili ai cookie e agli altri identificatori tecnici solo se: ● vengono utilizzati unicamente per produrre statistiche aggregate e in relazione ad un singolo sito o una sola applicazione mobile; ● viene mascherata, per quelli di terze parti, almeno la quarta componente dell’indirizzo IP; ● le terze parti si astengono dal combinare i cookie analytics, così minimizzati, con altre elaborazioni (file dei clienti o statistiche di visite ad altri siti, ad esempio) o dal trasmetterli ad ulteriori terzi. È tuttavia consentita alle terze parti la produzione di statistiche con dati relativi a più domini, siti web o app che siano riconducibili al medesimo publisher o gruppo imprenditoriale. Il titolare che effettui in proprio la mera elaborazione statistica dei dati relativi a più domini, siti web o app ad esso riconducibili può utilizzare anche i dati in chiaro, nel rispetto del vincolo di finalità. Cookie e altri identificatori di tracciamento
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random APPROVATE LE MISURE PER LA CYBERSICUREZZA DEL PAESE NASCE ANCHE L’AGENZIA NAZIONALE, NUOVA AUTHORITY
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Istituzione dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, definizione dell’architettura nazionale di cybersicurezza e disposizioni urgenti in materia. Sono questi i provvedimenti contenuti nei 19 articoli del D.L. n. 82 del 14 giugno 2021, pubblicato nella GU n. 140 dello stesso giorno e in vigore dal 29 dello stesso mese (https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto. legge:2021;82), per affrontare il rischio cibernetico, considerato oggi uno dei maggiori per la sicurezza nazionale, conseguenza non gradita di uno sviluppo tecnologico che ha aumentato le attività criminali non solo tradizionali ma anche a livello spionistico e di potenziale compromissione dell’economia dell’intero Paese. La strategia per affrontare questo pericolo prevede diversi atti. Come l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comitato interministeriale per la cybersicurezza, con funzioni di consulenza, proposta e deliberazione ai fini della tutela della sicurezza nazionale nello spazio cibernetico. Il Comitato ha, quindi, il compito di affiancare il Consiglio dei Ministri nelle scelte strategiche, ma anche quello di suggerire all’esecutivo le azioni da intraprendere nell’attuazione di politiche orientate a garantire la sicurezza nazionale. Oltre al Comitato interministeriale per la Cyber security, l’art. 8 del decreto prevede l’istituzione del Nucleo per la cybersicurezza, a supporto del Presidente del Consiglio dei ministri in materia, per la cura degli aspetti relativi alla prevenzione e preparazione ad eventuali situazioni di crisi e per l’attivazione delle procedure di allertamento. L’ente è istituito presso l’Agenzia Nazionale per la Cyber security (art. 7 del D.L.), che avrà natura giuridica di diritto pubblico e sarà l’Autorità nazionale competente e punto di contatto unico - ferme restando le attribuzioni del Ministro dell’Interno in qualità di autorità nazionale di pubblica sicurezza, ai sensi della legge 1° aprile 1981 n. 121 - in materia di sicurezza delle reti dei sistemi informativi, per le finalità di cui al decreto legislativo NIS, a tutela dell’unità giuridica dell’ordinamento;
Ph Agenda Digitale
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sarà inoltre l’ente competente per gli accertamenti ispettivi e per le irrogazioni delle sanzioni previste nel decreto attuativo della direttiva europea, e sarà deputata al rilascio delle cer tific azioni, secondo quanto previsto dal Regolamento Europeo 2019/881 - Cyber Act, il quale Ph Agenda Digitale contempla l’obbligo per gli Stati membri di nominare un’autorità nazionale di certificazione, con l’attribuzione di un pacchetto di poteri minimi, tra i quali si ritrovano quelli istruttori, ispettivi e sanzionatori (Art. 58 Cyber Act). All’Agenzia, quale principale Ente in materia di cyber security, passano le competenze in materia finora detenute da altri organi, fra i quali: ● Ministero dello Sviluppo Economico in materia di sicurezza cibernetica; ● Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica; ● DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza); ● Italia Digitale. ● Il CSIRT italiano di cui all’articolo 8 del decreto legislativo NIS è trasferito presso l’Agenzia e assume la denominazione di: “CSIRT Italia”. ● Il Centro di valutazione e certificazione nazionale, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, è trasferito presso l’Agenzia. Tra i compiti spettanti al nuovo Ente pubblico, fra gli altri anche quelli di: ● stilare il piano annuale di cyber security nazionale; ● sviluppare politiche di prevenzione, analisi e monitoraggio dei pericoli; ● partecipare alle esercitazioni nazionali e internazionali che riguardano la simulazione di eventi di natura cibernetica al fine di innalzare la resilienza del Paese; ● assumere tutte le funzioni in materia di cybersicurezza già attribuite all’Agenzia per l’Italia digitale dalle disposizioni vigenti e, in particolare, quelle di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonché in materia di adozione
di linee guida contenenti regole tecniche di cybersicurezza ai sensi dell’art. 71 del medesimo d. lgs. ● promuovere un quadro giuridico e normativo anche in riferimento all’evoluzione legislativa internazionale con poteri di esprimere pareri vincolanti; ● coordinare, in raccordo con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, in materia di cybersicurezza; ● collaborare con il mondo accademico, della ricerca e del sistema produttivo nazionale, per promuovere iniziative per lo sviluppo di competenze e capacità industriali, tecnologiche e scientifiche. Il Decreto riconosce inoltre la potestà per l’Agenzia di: ● chiudere accordi con le altre Istituzioni e con il settore privato; ● collaborare con il Garante per la Protezione dei Dati personali in relazione agli incidenti di sicurezza che comportano data breach, ma anche per raggiungere alla chiusura di accordi operativi tra le due Autorità. Nell’ambito dell’Agenzia sono nominati, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il Rappresentante nazionale, e il suo sostituto, nel Consiglio di direzione del Centro europeo di competenza per la cybersicurezza nell’ambito industriale, tecnologico e della ricerca, ai sensi dell’articolo 12 del Regolamento (UE) 2021/887. La direzione dell’Agenzia sarà affidata ad un dirigente di prima fascia il cui mandato avrà una durata di quattro anni. Per quanto riguarda la sua composizione, l’Agenzia sarà dotata di un organico con comprovate capacità in materia di cybersicurezza, da selezionare mediante concorso pubblico; potrà inoltre avvalersi di esperti della materia tramite incarichi, a tempo determinato, di soggetti in possesso di alta e particolare specializzazione, per lo svolgimento di attività assolutamente necessarie all’operatività dell’Agenzia o per specifiche progettualità da portare a termine in un arco di tempo prefissato. G. San.
Ordine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
ingegneria e progresso LA QUINTA GENERAZONE “CELLULARE” HA INTRODOTTO SOFTWARIZZAZIONE E INTEGRAZIONE CON IL CLOUD
Tutti i traguardi del 5G, che cambierà la Rete di Telecomunicazioni globale Che cosa significa in concreto la rivoluzione tecnologica che richiama il celebre motto latino “e pluribus unum” (“dai molti uno”, inciso anche nello stemma degli Usa), ovvero i diversi componenti che formano un sistema che si integra e si completa, e con l’ultima evoluzione spalanca le porte ad applicazioni che toccano tantissimi settori produttivi
Prof. Nicola Blefari Melazzi Università di Roma Tor Vergata e Direttore Consorzio CNIT E pluribus unum, ovvero dai molti uno, come si legge anche nello stemma degli Usa per sottolineare che tutti gli Stati insieme formano una sola cosa. Così oggi, la Rete di Telecomunicazioni globale è l’insieme di molte componenti, tra cui il 5G. Internet significa inter-rete. Essa è cioè una rete di reti; non è stata costruita tutta insieme ex novo, ma si è sviluppata unendo reti preesistenti ed eterogenee tra loro, a cui poi ne sono state aggiunte via via altre. È costituita da un certo numero di reti componenti e da alcuni sistemi che le interconnettono e che consentono a terminali appartenenti a reti diverse di scambiarsi informazioni. È un po’ come decidere di federare degli Stati già esistenti, ognuno con la sua lingua, che tramite un sistema di interpreti verso una lingua comune riescono a trovare modo di comunicare. Internet ha federato le reti in area locale, quelle in area metropolitana, la vecchia rete telefonica e poi le reti cellulari. Prima di Internet, un utente di una data rete, ad esempio quella telefonica, poteva colloquiare solo con un altro utente della stessa rete. Grazie ai sistemi e ai protocolli di Internet è possibile lo scambio di dati tra tutti gli utenti di tutte le reti che oggi la costituiscono.
Rispetto alla costruzione di una rete ex-novo, la soluzione Internet ha consentito di realizzare la rete in minor tempo e con minori costi, però con prestazioni peggiori e soprattutto eterogenee: ancora oggi le prestazioni che percepiamo cambiano molto a seconda della parte di Internet in cui ci troviamo e a seconda del percorso che porta dall’origine alla destinazione dello scambio di dati. Viceversa, quando si usa la rete telefonica classica, le prestazioni sono uguali in tutto il mondo. Col tempo però Internet si sta omogeneizzando, soprattutto nella sua parte interna; possiamo paragonarla a una rete stradale, la cui parte interna è costruita da autostrade, omogenee e ad alte prestazioni, mentre la parte periferica è più eterogenea e con prestazioni diverse, con “strade locali” che possono variare da un accesso in fibra ottica a un ADSL o a un collegamento Wi-Fi o cellulare o satellitare, etc. Gli utenti accedono alla parte interna della rete per il tramite di queste reti di accesso, così come si arriva a un’autostrada attraversando strade di quartiere, poi urbane, statali, superstrade etc.
La rete cellulare, nata per supportare conversazioni vocali, si è poi evoluta offrendo anche il trasporto di dati e quindi entrando a far parte di Internet, come una delle sue reti di accesso. Le prestazioni delle reti cellulari sono migliorate col progredire delle loro generazioni e oggi il trasporto dei dati è preponderante rispetto a quello della voce. L’ultima generazione delle reti cellulari, attualmente in corso di realizzazione, è la quinta. 5G non è però solo un’evoluzione in termini prestazionali delle generazioni precedenti, ma introduce degli elementi rivoluzionari: infatti, da un lato continua il percorso di miglioramento prestazionale della rete in termini, ad esempio, di velocità di trasmissione, di densità degli utenti serviti in una certa area, di latenza, di affidabilità e di consumo di energia; d’altra parte, segna una linea di demarcazione rispetto alle reti del passato, perché importanti funzioni della rete sono realizzate in software invece che in hardware. Da precisare che la latenza è il tempo che ci mette un bit (o un segnale qualsiasi) per andare da origine a destinazione; possiamo dire che è il tempo di
Il Cnit: Consorzio di 37 Università con 124 progetti attualmente attivi Il CNIT (https://www.cnit.it), ovvero il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, svolge un ruolo importante in questo quadro. Ente non-profit fondato nel 1995 e riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) è un costituito da 37 università pubbliche con 1.300 afferenti e 100 dipendenti. Ha una capacità provata di immaginare, eseguire e gestire progetti di ricerca e sviluppo. Attualmente ha 124 progetti attivi, tutti da bandi competitivi o da commesse private; ha una provata capacità di amministrare finanziamenti EU (nel programma quadro H2020 il CNIT ha vinto 57 progetti e ne ha coordinati 14, usando i fondi sempre al 100%); ha una
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struttura già esistente. La rete di Atenei pubblici del CNIT si estende sull’intero territorio nazionale ed è per sua natura un luogo neutrale e aperto. L’attività di trasferimento dell’innovazione generata dal sistema universitario verso le aziende costituisce già una sua missione prioritaria. Il CNIT lavora per facilitare la cooperazione tra le università consorziate e per promuovere collaborazioni tra le stesse università ed altri enti di ricerca ed industrie nazionali ed estere, con particolare attenzione alla definizione, alla promozione e alla realizzazione di progetti innovativi e di dimensioni rilevanti. Non gode di finanziamenti pubblici fissi e non competitivi.
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ingegneria e progresso
TUTTI I TRAGUARDI DEL 5G, CHE CAMBIERÀ LA RETE DI TELECOMUNICAZIONI GLOBALE
reazione della rete, da non confondere con la velocità di trasmissione che è quanti bit si riescono a trasmettere nell’unità di tempo. La latenza è importante per servizi con forti esigenze di tempo reale; ad esempio: il semaforo diventa rosso e lo devo comunicare alle automobili che stanno arrivando; non ho bisogno di mandare tanti dati, ma il bit che segnala che il semaforo è rosso deve arrivare subito. Stessa cosa per un bisturi o una macchina utensile comandati a distanza.
tiene anche importanti funzionalità, quali l’autenticazione degli utenti, la loro gestione e tariffazione e la fornitura di servizi più o meno sofisticati in aggiunta al mero trasferimento dei bit generati dagli utenti. Questa descrizione ci consente di capire i due principali elementi di novità di 5G: una parte radio nuova, che si chiama appunto New Radio, e che migliora le prestazioni radio; si tratta di una evoluzione delle generazioni precedenti. La parte rivoluzionaria è la “softwarizzazione”
Tornando alla Rete, invece di usare apparati costituiti da hardware dedicato come oggi, si usano sempre più dei normali computer dotati di software opportuno; la rete quindi diventa un insieme di programmi software, è più efficiente e potrà essere aggiornata con più facilità. Inoltre, si integra pienamente con il cloud, cioè con il modello che prevede la fornitura di servizi, come la memorizzazione o l’elaborazione di dati, solo quando necessario e nella misura desiderata dagli utenti, sfruttando risorse comuni, invece che sistemi localizzati presso gli utenti. Per spiegare meglio la portata e il significato di 5G dobbiamo aggiungere che una rete cellulare è costituita da due parti: 1) una parte radio, che va dal nostro cellulare (o da un qualunque dispositivo 5G) alla stazione radio-base (le antenne che vediamo sulle torri e sui tetti); 2) una parte fissa, che connette tra loro le stazioni radio base e queste al resto della rete fissa e di Internet. In tal modo, i dati, cioè i bit generati da un telefonino, possono arrivare via radio alla più vicina stazione radio-base e da lì andare a un’altra stazione radio-base e poi verso un altro cellulare oppure verso un terminale collegato ad altre reti, ad esempio un telefono fisso in una casa. La parte fissa di 5G con-
della rete e la sua integrazione con il cloud. Questo cambiamento è epocale e ha implicazioni di grande rilevanza, anche in termini di competenze richieste ai tecnici del settore. La rete 5G è stata progettata per rispondere a diverse esigenze: 1. Aumento della capacità di trasportare dati, sia in termini di velocità di trasmissione per singolo utente sia in termini di numero di utenti che possono essere serviti in una certa area geografica. Nel 1950 la popolazione mondiale era di 2,5 miliardi di persone, oggi di 7,7 miliardi. Si tratta di un aumento impressionante a partire da un tempo, gli anni ‘50, non remoto, un tempo in cui i nostri genitori o nonni erano già in vita. Questi quasi 8 miliardi di persone hanno bisogno di più cibo, più medicine, più trasporti ma anche di più capacità di comunicazione. Le reti esistenti non sono in grado di fornire questa capacità. 2. Migliori prestazioni in termini di latenza e di affidabilità: la nuova rete trasporta un singolo dato da origine a destinazione in un tempo minore e lo fa con minori errori rispetto al passato. Nelle generazioni precedenti i dati potevano perdersi o subire alterazioni con maggiore probabilità. 3. Migliore efficienza, minor consumo energetico: alcune sperimentazioni mostrano che 5G consuma fino al 90% di energia in meno per bit trasporta-
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to. Ciò è importante perché dovranno essere trasportati molti più bit che in passato. È importante per il consumo delle batterie, ma anche per i Paesi in cui l’alimentazione elettrica può essere un problema e perfino le stazioni radio-base operano con batterie. 4. Riduzione dei costi, ma soprattutto maggiore flessibilità. La softwarizzazione di rete riduce i costi di installazione, aggiornamento ed esercizio, ma soprattutto offre servizi più flessibili e integrati con il cloud. L’insieme di queste caratteristiche rende possibili nuove classi di servizio sia per utenti umani che non-umani. 5G è molto di più di un telefonino con migliori prestazioni. 5G è uno strumento abilitante. Vedremo in futuro applicazioni e servizi che oggi non possiamo immaginare sia perché magari dipendenti da altre tecnologie sia perché la rete è una infrastruttura di trasporto sulla quale si possono innestare usi svincolati dalla infrastruttura stessa. A oggi sono state definite tre grandi classi di servizio, che potranno però essere affiancate da altre: 1. La prima classe è quella più vicina alle generazioni precedenti: comunicazioni ad alta velocità e densità; ad esempio: gruppo di persone in un treno ognuna delle quali usufruisce di servizi a realtà aumentata/virtuale. 2. La seconda sfrutta le nuove caratteristiche prestazionali di latenza e affidabilità e si chiama appunto: comunicazioni ad alta affidabilità e a bassa latenza; ad esempio: controllo di macchine utensili in una fabbrica, chirurgia robotica a distanza, veicoli autonomi. È evidente che per controllare una macchina a distanza si ha bisogno di bassi tempi di reazioni e di pochissimi errori di trasmissione dei dati. 3. La terza classe sfrutta sia le nuove prestazioni che le caratteristiche di flessibilità di 5G: comunicazioni tra cose; ad esempio: connessione in rete di un grande numero di sensori e di dispositivi attuativi, come in una smart city. Come detto, queste tre classi sono solo le prime definite dagli organismi di standardizzazione ed è difficile prevedere tutto quanto sarà possibile realizzare. 5G avrà un più vasto ecosistema, che include più attori e più complesse relazioni e opportunità commerciali ed ha caratteristiche di maggiore eterogeneità e dinamicità e concorrenza. Anche i settori applicativi saranno attivamente coinvolti nella creazione e fornitura di servizi per gli utilizzatori finali, collaborando alla progettazione e gestione delle applicazioni e alla relativa catena del valore. La rete avrà impatto praticamente in ogni settore: agricoltura, commercio, energia, finanza, manifattura/industria, media,
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ingegneria e progresso salute, sicurezza/safety, trasporti. L’esempio della telemedicina è particolarmente significativo: gli ospedali non sono più sufficienti adesso e difficilmente lo saranno in futuro, se continuiamo a usarli come oggi; devono essere usati per le fasi acute delle malattie, usando la telemedicina per fare prevenzione e assistenza domiciliare. Altri esempi importanti sono i trasporti e la logistica, industria 4.0, la sicurezza/protezione civile, la creazione di dati che abiliteranno altre tecnologie come l’intelligenza artificiale e i gemelli digitali. Ulteriori esempi specifici sono nel campo dei prodotti consumer e riguardano realtà aumentata e virtuale, video in alta definizione senza ritardi, giochi interattivi, uso di applicazioni residenti nel cloud senza ritardi, ad esempio traduzione simultanea; dispositivi di utente indossabili; comunicazioni tra dispositivi ad alta capacità non mediate da server di rete; miglioramento dell’esperienza di vendita a distanza e degli spettacoli. Non bisogna poi dimenticare il mondo dei sensori e del monitoraggio in genere. Tutto questo in un quadro in cui cambia la tipologia degli utenti; la rete è sempre più usata da utenti non umani: macchine, strumenti, sensori. Ciò implica un aumento enorme del numero di “soggetti” connessi e della diversità delle prestazioni viene richiesta. Cambiano inoltre gli schemi di comunicazione: il flusso di informazioni non va solo da un utente a un altro, come avveniva in una telefonata classica, ma sempre più da un utente al cloud e poi eventualmente a un altro utente; si pensi a un messaggio Whatsapp o Instagram; non mando direttamente una foto a un amico, ma la metto su un server da cui poi potrà essere vista da chi lo vuole/può. Inoltre, assumono sempre più importanza comunicazioni non più tra coppie di utenti ma tra gruppi di essi, sia per videoconferenze, sia per trasmissioni diffusive di contenuti audio-video e in prospettiva di realtà aumentata o artificiale. Ciò implica ancora una volta un miglioramento delle prestazioni richieste. Cambiano quindi gli utenti, i terminali e i servizi, ponendo alla rete richieste eterogenee e sfidanti: alla rete telefonica chiedevamo tutti la stessa cosa e con lo stesso terminale: fare una telefonata. Oggi ogni diversa tipologia di terminale e ogni diversa applicazione chiede cose diverse alla rete. Cambiano anche le professionalità richieste per progettare, costruire, installare e gestire le reti e quindi deve cambiare anche l’istruzione e la formazione; il cambiamento non deve però essere inteso nel senso di inseguire le singole tecnologie ma di comprendere le nuove discipline oggi necessarie.
TUTTI I TRAGUARDI DEL 5G, CHE CAMBIERÀ LA RETE DI TELECOMUNICAZIONI GLOBALE
Conclusione? 5G è un po’ come l’elettricità., che ha suscitato paure alla sua introduzione. Nel 1889 a Boston si parlava dell’elettricità come di un demone scatenato e senza freni che avrebbe causato incidenti e malattie e che era molto meno sicuro del gas per illuminare le strade, unica cosa per cui si pensava fosse utile. Ma, in modo più interessante, possiamo paragonare 5G e le reti a larga banda in genere all’elettricità in quanto tecnologia e infrastruttura abilitante che può e sarà usata per tantissimi servizi, molti dei quali oggi non conosciamo. A Boston si pensava all’elettricità solo per l’illuminazione, di certo non per caricare le batterie delle auto elettriche. Le reti sono ormai necessarie come l’elettricità per tantissimi servizi e non possiamo nemmeno prevederli tutti. Con la sua quinta generazione, la rete cellulare è diventata una delle componenti con migliori prestazioni di Internet. Adesso bisogna che analoghi miglioramenti siano apportati ad altre componenti, in termini ad esempio di affidabilità e di latenza. È importante infine sottolineare che la connettività di rete è essenziale per la trasformazione digitale del Paese. Senza infrastrutture di telecomunicazione la trasformazione digitale non è semplicemente possibile, né è possibile abilitare pienamente altre tecnologie, come Intelligenza Artificiale o Blockchain: ha senso pensare di installare un telepass senza avere le autostrade? Bisogna quindi pensare all’ulteriore sviluppo della rete. Quella di telecomunicazioni è uno dei sistemi più complessi mai creati dall’umanità e necessita di una filiera completa per gestirne l’eterogeneità e consentirne l’evoluzione. La filiera deve coprire tutte le fasi del percorso che porta dalle idee e dalla ricerca all’innovazione tecnologica e di servizio e quindi alla nascita e crescita di imprese nazionali.
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Il tema della Rete e dei Servizi di Telecomunicazioni è una condizione necessaria per il rilancio del Paese. Senza una rete, i dati non possono essere generati e trasportati e nemmeno elaborati e usati. Bisogna anche proteggerla, con i suoi dati, da malfunzionamenti, errori ma anche da attacchi, inclusi quelli che sfrutteranno l’intelligenza artificiale; ha ormai una importanza superiore a quelle di altre infrastrutture fisiche; ad essa vanno dedicate le massime attenzioni. Per questo motivo è essenziale dedicare a questo settore tutta l’attenzione che merita, anche nel quadro di Next Generation EU e quindi del nostro PNRR (Piano nazionale ripresa e resilienza). Questi finanziamenti sono un’opportunità di crescita legata alla nostra, italiana, capacità di produrre progetti innovativi e di realizzare infrastrutture, nuovi servizi abilitanti e applicazioni. Servono progetti con visione e di grande respiro ma serve anche capacità di saper spendere i soldi e di saperli spendere bene. Bisogna insomma (ri)costruire una filiera completa delle Reti di Telecomunicazioni, il che è in linea con gli obiettivi generali del PNRR: fornire degli abilitatori che mettano in moto circoli virtuosi e interi settori, lasciando alla fine del piano risultati concreti e duraturi. In questo caso: miglioramento strutturale della ricerca del settore; rafforzamento del legame tra eccellenza scientifica e impresa; capacità di impiegare le TLC nei più diversi settori; trasformazione digitale delle imprese; creazione di nuove imprese e aumento della loro dimensione media. Un’intera filiera, dunque, certo non solo l’acquisto e l’installazione delle componenti fisiche, fibre e rete 5G. La rete e i servizi di telecomunicazioni sono uno strumento trasversale e prioritario, senza il quale le altre componenti del PNRR non hanno semplicemente modo di realizzarsi.
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ingegneria e progresso LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE SANITÀ DELL’ORDINE PER UN MODELLO DI MEDICINA TERRITORIALE / 2
E VENNE L’ERA IN CUI L’INFORMATICA INDICÒ DOVE COSTRUIRE GLI OSPEDALI Le caratteristiche socio-demografiche dei territori diventano requisiti fondamentali per l’organizzazione di tutte le attività e la realizzazione dei vari presidi sanitari: oggi si possono utilizzare modelli geospaziali, che armonizzano metodi informatici geografici (GIS) e analisi decisionale multicriterio (MCDA) per supportare scientificamente chi prende le decisioni. Dai distretti analogici ai servizi in BIM digitale: una sperimentazione tecnologica in Liguria dopo i limiti strutturali esplosi con la pandemia.
Ing. Alberto Cella Esperto edilizia ospedaliera - Comm. Sanità Ordine Ing. Genova Ing. Ilmo Lanza Esperto edilizia ospedaliera - Comm. Sanità Ordine Ing. Genova Dott. Giovanni Lanza Urbanista - Dottorando Politecnico Milano La sanità territoriale, proprio per la definizione intrinseca, deve rappresentare l’offerta distribuita - appunto - di servizi sanitari ed assistenziali sulle aree del territorio specifico. La configurazione Ospedalocentrica dell’offerta di salute, fino a pochi decenni orsono, non ha mai sviluppato alcun modello “urbanistico”, né studi integrati, sulla collocazione delle strutture sanitarie. Ma se nel Medioevo gli ospedali nascevano vicino, o spesso insieme, ai Conventi o alle Università. e a partire dal Rinascimento venivano collocati nelle città e nei Comuni, seguendo un principio quasi campanilistico (che ancora oggi purtroppo influenza le scelte della politica), nel Terzo Millennio il progresso scientifico, basato sull’evoluzione dell’ingegneria, offre sofisticati modelli di analisi grazie a strumenti che usano l’informatica, i database, con lo studio approfondito del territorio per rapporto fra popolazione e bisogni sanitari, capacità di spostamento, distanza fra le strutture di cura e molti altri parametri. Così, se in un settore delicato e costituzionalmente rilevante come la salute prima si decideva in base a ipotesi o convenienze politiche insomma, oggi ci sono i mezzi per operare scelte in base ai reali bisogni dei cittadini. Ed è proprio il progetto che la Commissione Sanità dell’Ordine degli Ingegneri di Genova ha avviato e vuole mettere a disposizione della politica, di chi governa, degli operatori del settore. In poche parole, si può ripensare insomma un modello di sanità efficiente sul territorio in Liguria utilizzando modelli geospaziali, che armonizzano metodi informatici geografici (GIS) e analisi decisionale multicriterio (MCDA), ovvero tecnologie perfezionate e applicate in diversi campi decisionali, che integrate fra loro hanno rivelato enormi potenzialità di supporto decisionale spaziale. Considerando sia i dati geografici sia gli input di coloro che dovranno decidere e attuare i programmi, questi strumenti infatti mostrano tutta la loro utilità quando il problema in esame coinvolge diversi livelli di governo e interessa di-
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rettamente, o indirettamente, il territorio con tutta la sua complessità. Un modello molto interessante di valutazione spaziale per sostenere le politiche di salute pubblica è stato studiato dal Politecnico di Milano (Decision Support System for the Location of Healthcare Facilities, Dell’Ovo e Capolongo 2016) e viene impiegato in due diverse situazioni: • la localizzazione di nuove strutture sanitarie, quando le alternative possibili non sono state ancora definite, e quindi per identificare la migliore tra un insieme specifico (valutazione ex-ante); • la valutazione dell’idoneità di un’area già scelta e, in caso di criticità, per risolvere o minimizzare le criticità emergenti (valutazione in itinere ed ex-post) La combinazione di MCDA e GIS indirizza le decisioni, e le mappe risultanti supportano le fasi di discussione, interpretazione e comunicazione dei risultati, costituendo un aiuto utile alla legittimazione e trasparenza delle scelte operate.
Grazie ai “sistemi GIS” informazioni preziose per intervenire in Liguria
Prendendo spunto da questo esempio, una prima fase operativa di approccio sistematico al problema, nel caso di uno studio esteso appunto alla Regione Liguria, potrebbe svilupparsi così: • Censimento e localizzazione delle strutture sanitarie e degli ospedali pubblici con le loro diverse specializzazioni, dimensioni e anno di realizzazione; • Definizione di un insieme di criteri in grado di descrivere le dinamiche di accesso a servizi ed eventuali carenze nelle coperture assistenziali, risultato del confronto con esperti e stakeholders (amministratori pubblici, direttori generali, funzionari regionali dei settori strategici e Agenzie regionali, ecc.); • Raccolta di informazioni spaziali da diversi database corrispondenti al set di criteri precedentemente identificati in modo da eseguire tutte le operazioni di geoprocessing. • Attribuzione di pesi ai diversi criteri per assegnarne una diversa importanza; • Aggregazione dei risultati ottenuti e dei pesi assegnati per creare una mappatura che mostri carenze e opportunità legate a diverse possibili soluzioni in termini di potenziamento del sistema territoriale. La decisione su dove e come insediare e dimensionare fisicamente e sotto il profilo organizzativo le strutture sanitarie, deve essere supportata dall’analisi comparata di fattori ambientali, sociali, medici, funzionali ed economici, e quindi per stabilirne le più convenienti localizzazioni è essenziale un sistema di valutazione complesso e trasparente supportato da dati numerici e statistici. A tal proposito, i sistemi GIS permettono, a titolo di esempio, di combinare informazioni spaziali riguardanti le caratteristiche orografiche di un territorio, gli usi del suolo e le funzioni presenti, le condizioni socio-economiche e demoOrdine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
ingegneria e progresso
grafiche degli abitanti, eventualmente aggregati in bacini di utenza, e di calcolare l’accessibilità spazio temporale da punti di origine a determinati recapiti, considerando i reali tempi di spostamento usando mezzi di trasporto differenti lungo la rete stradale. Simili tecnologie, ormai ampiamente utilizzate nel campo della pianificazione territoriale, possono così supportare proficuamente le attività di analisi e valutazione proposte in questa sede, offrendo la possibilità di considerare contemporaneamente diversi parametri e di costruire, per ognuno di essi e/o in forma aggregata, indicatori utili all’interpretazione delle dinamiche d’interesse, siano esse legate alla ricerca di aree non coperte dall’assistenza sanitaria di base, o all’individuazione di contesti idonei alla realizzazione di nuove strutture. Allo stesso tempo è possibile modificare i dati di partenza per simulare gli impatti indotti da potenziali trasformazioni e cambiamenti nello status quo, così da valutare ex ante l’efficacia di possibili interventi nel sistema sulla base delle variazioni delle performances degli indicatori selezionati. Sebbene questi strumenti risultino oggi indispensabili per lo svolgimento di simili valutazioni, resta comunque importante sottolineare che si tratta, per l’appunto, di strumenti. La qualità delle elaborazioni dipenderà infatti enormemente dalla disponibilità di dati, che potrebbe essere molto differente da regione a regione, e dalla scelta dei parametri e degli indicatori considerati, che sarà influenzata sia dalla qualità dai dati effettivamente disponibili, sia dalla necessità di mediare fra punti di vista differenti su quali dovrebbero essere i criteri su cui basare questo tipo di indagine. A prescindere da questi limiti, che è comunque bene tenere a mente, questo approccio metodologico può essere significativamente utile nell’immaginare e pianificare la sanità di domani.
Le tre sfide per la scelta dei criteri di pianificazione
Di concerto con l’ing Francesco Goretti di ASL 4 è stata predisposta dalla Commissione dell’Ordine degli Ingegneri una tavola sinottica che confronta la popolazione con le strutture sanitarie presenti, utile per una rappresentazione sintetica (V. illustrazione e legenda in alto in questa pagina). Uno dei campi su cui si gioca la partita della promozione della medicina del territorio, riguarda la scelta dei criteri e degli standard con cui pianificare e valutare la distribuzioOrdine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
E VENNE L’ERA IN CUI L’INFORMATICA INDICÒ DOVE COSTRUIRE GLI OSPEDALI
ne spaziale dei presidi sanitari alle diverse scale geografiche. In particolare, ci troviamo di fronte a tre sfide principali: 1) Definire i criteri quantitativi per l’implementazione della medicina del territorio con cui stabilire una relazione fra il tipo di cure offerto dalle strutture appartenenti a ogni livello della scala gerarchica e il numero massimo di abitanti che queste possono servire; 2) Oltre alla distribuzione spaziale dei diversi servizi basata sul dimensionamento dei bacini d’utenza, sarà importante modulare dinamicamente l’offerta in base alle caratteristiche socio-demografiche dei diversi contesti, prevedendo ad esempio cure domiciliari e di prossimità in territori abitati prevalentemente da popolazioni anziane, senza tuttavia svantaggiare altri profili minoritari che potrebbero richiedere cure diverse; 3) Una vota stabiliti i criteri definiti nei punti precedenti, valutare operativamente la distribuzione spaziale dei servizi esistenti e individuare eventuali carenze cui rispondere potenziando strutture e funzioni già presenti o realizzandone di nuove. In quest’ottica, si può affermare che la localizzazione e l’articolazione delle strutture sanitarie può essere una precondizione per favorire l’immediata capacità di reazione alla diffusione delle infezioni; l’analisi della distribuzione territoriale delle strutture sanitarie, quindi, è importante per programmare l’offerta assistenziale anche in funzione delle diverse condizioni ambientali, sociali ed economiche che possono influenzare la vulnerabilità dei diversi contesti territoriali. Sulla relazione tra condizioni territoriali e diffusione delle malattie, e, di conseguenza, delle modalità con cui prevenirle organizzando l’offerta sanitaria, sono state individuate diverse ipotesi, in particolare le correlazioni più esaminate sono: mutazioni climatiche, inquinamento atmosferico, organizzazione del sistema sanitario, spostamenti dei pendolari, densità urbana e vulnerabilità sociale, ecc. L’approccio non è nuovo: Leonard Finke nel 1792, con la teorizzazione della geografia medica, come riferisce Curzio Sprengel nel suo trattato “Storia prammatica della medicina”, teorizzò l’influenza del clima sulla salute dell’uomo. John Snow studiò la diffusione dell’epidemia di colera del 1854 nel quartiere di Soho a Londra. Durante la sua ricerca delle cause dell’epidemia, utilizzò una piantina dell’area con la localizzazione dei casi nei diversi periodi. Questo metodo La mappa originale disegnata dal medico britannico Dr. John gli permise di Snow (1813-1858), uno dei fondatori dell'epidemiologia medinotare che gli ca, che mostra casi di colera nelle epidemie di Londra del 1854, eventi si con- raggruppati attorno alle posizioni delle pompe dell'acqua.
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ingegneria e progresso centravano attorno ad una pompa dell’acqua e bloccandone il funzionamento riuscì a fermare il diffondersi della malattia. Questi sono solo alcuni esempi di come da tempo è studiata la localizzazione delle malattie e dei fattori che le causano e le propagano. Ma certo non usando quella tecnologia che oggi consente di operare con rapidità, precisione scientifica, capacità di rilevazione e di analisi, estensione del campo di ricerca a una moltitudine di dati che non due secoli, ma appena un ventennio fa era semplicemente impensabile.
E VENNE L’ERA IN CUI L’INFORMATICA INDICÒ DOVE COSTRUIRE GLI OSPEDALI
nalità territoriale. Queste misure appaiono particolarmente urgenti in molte realtà del Paese ascritte nella geografia delle cosiddette aree interne, dove l’indisponibilità di servizi di base (sanitari e non) contribuisce allo spopolamento e all’impoverimento del tessuto socio-economico di contesti già fragili. Il modello di medicina territoriale diventa quindi non solo
Un’organizzazione che si è rivelata poco efficace contro il virus “Covid-19”
Oggi non è un mistero che la pandemia Covid-19 abbia reso evidenti alcuni limiti strutturali dell’attuale Sistema Sanitario Nazionale e della tendenza, ormai consolidata in molte regioni, a prediligere un modello basato sull’accentramento delle funzioni in grandi strutture polispecialistiche, spesso a discapito della qualità della medicina territoriale. Osservando in particolare quanto è accaduto in Liguria, è chiaro che, dopo un primo momento di confusione, in parte causato dalla “originalità” della pandemia e dalle scarsissime conoscenze, anche mediche, si può ritenere che il sistema sia riuscito a far fronte all’emergenza. Un render preliminare del 1999 dell’Ospedale di Vallata Questa organizzazione dell’assistenza sanitaria si è rivelata poco efficace essenziale per migliorare la qualità della vita di chi già abinel contrastare la repentina diffusione spaziale del virus, ta un territorio, ma anche per creare i presupposti per la in particolare durante la prima ondata pandemica, e nel riattivazione e la rivitalizzazione di molte aree fragili, garanfacilitare l’attivazione di presidi di prevenzione e cura, a tendo livelli di assistenza sanitaria e sociale simili a quelli volte anche improvvisati, in modo geograficamente capildisponibili nelle città e nelle aree più dinamiche del Paese. lare sui territori. Le strutture sanitarie (ospedali di I° e II° Tuttavia, è bene chiarire che non si propone di garantire livello, case della salute, poliambulatori, ecc.) hanno inoltre a tutti i cittadini la prossimità spaziale ai grandi ospedali denunciato alcune carenze sia di distribuzione territoriale polispecialistici, ipotesi del tutto irrealistica. Al contrario, si sia di organizzazione interna degli spazi, dei percorsi e di propone di riorganizzare le attività sanitarie secondo un mocarenza delle attrezzature elettromedicali. L’emergenza ha dello gerarchico in cui al paziente siano garantite in prossicertamente posto sotto stress un sistema già provato, momità spaziale tutte le attività di cura e assistenza di base e strandone i lati più fragili, ma ha anche offerto l’opportunità siano invece concentrate in ospedali maggiori le cure di nadi mettere seriamente in discussione i paradigmi dominanti tura specialistica che sarebbe diseconomico decentralizzare. e di innescare un dibattito critico che, si spera, possa conIn questo modo, a ogni livello della scala gerarchica corritribuire tramite idee, proposte e strategie, a promuovere un sponde un relativo bacino di utenza massimo da consideranuovo modello di assistenza sanitaria che sia più accessibire, minore per le attività di base e maggiore per i centri di le e performante. eccellenza. Ancora una volta, si conferma come le caratteIn questa prospettiva è ormai accettato che il modello delristiche socio-demografiche dei territori diventino requisiti la medicina territoriale rappresenta certamente un’opzione fondamentali per l’organizzazione delle attività sanitarie. interessante da approfondire e consolidare, almeno per due ragioni. Sanità ligure: vent’anni Da un lato, l’organizzazione decentralizzata del sistema, fra sofferenze e balzi avanti basata sulla distribuzione capillare di presidi territoriali e atUn esempio di analisi sanitaria territoriale con i vecchi critività di assistenza domiciliare, facilita l’erogazione integrata teri di scelta, sicuramente uno dei primi in Liguria, venne di una serie di servizi di base in una logica di prossimità al sviluppato per il Bando delle aree Metropolitane nel 2000 da paziente, garantendo elevati livelli di cura e prevenzione su un gruppo coordinato dall’allora D.G. della ASL 3, Giuseppe base quotidiana ed evitando il sovraccarico delle strutture “Beppe” Giusti, e al quale l’ing. Alberto Cella partecipò in veprincipali. Dall’altro, è implicita nella logica del modello la ste di tecnico esperto in edilizia ospedaliera. volontà di organizzare l’offerta sanitaria su base territoriale, Breve antefatto: le 20 Unità sanitarie locali, U.S.L., sparse in così da garantire a tutti i cittadini, a prescindere dal contesto tutta la Liguria (nate con la riforma sanitaria del 1978 vennero geografico e sociale di appartenenza, elevati livelli di accesridotte nel 1993 per “razionalizzare “la spesa sanitaria). La sibilità al sistema e disponibilità di cure adeguate. A.S.L. 3 fu la conseguenza dell’accorpamento delle UU.SS. La promozione della medicina del territorio (o, potremmo LL. dalla VIII alla XVI e di metà della XVII, ovvero delle strutdire, della redistribuzione su base territoriale delle funzioni ture ricomprese nei Comuni di Sori, Recco e Camogli fra le sanitarie) si inscrive così nel novero delle misure volte a promuovere l’equità sociale e a contrastare fenomeni di margiquali vi erano l’Ospedale di Recco e l’ex Ospedale di Camogli).
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ingegneria e progresso
Estratto dello studio di riordino ASL 3, Aree metropolitane. Tav. 5
Nella “grande Genova” 8 U.S.L., dalla VIII alla XVI, vennero fuse nell’attuale ASL 3 dalle precedenti unità sanitarie il numero impressionante di 173 unità territoriali: dal piccolo ambulatorio di Montebruno all’Ospedale di Sampierdarena. In ognuna di esse tutte le mattine un dipendente aveva il compito di aprire i locali, che a loro volta dovevano essere illuminati, riscaldati e puliti con evidente ed insostenibile dispendio di
La protesta contro la trasformazione dell’Ospedale di Busalla nel 2000
risorse economiche e di personale. Il gruppo di lavoro individuò l’area per insediare l’Ospedale di Vallata riunificando i vecchi Ospedali della Valpolcevera e trenta strutture in tutta la Provincia per razionalizzare l’offerta di sanità territoriale della ASL; denominate case delle salute, a loro volta suddivise come diremmo oggi in hub and spoke, Il progetto dell’Ospedale del Ponente era rivoluzionario anche per la sua collocazione nell’area dismessa della ex Mira Lanza di cui sfruttava i vecchi edifici ristrutturati quale sede distrettuale in continuità con la sede dell’ospedale. Questa parte del progetto piacque molto alla Commissione Tecnica del Ministero della Sanità che espresse appunto parere favorevole all’intero progetto riconoscendogli un cospicuo finanziamento. Alcune strutture erano dimensionate per offrire risposte saOrdine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
E VENNE L’ERA IN CUI L’INFORMATICA INDICÒ DOVE COSTRUIRE GLI OSPEDALI
nitarie integrate mentre altre erano realtà più piccole ma necessarie a presidiare il territorio. Ad esempio nel distretto 5 la sede di Via Archimede costituiva il polo principale mentre Torriglia e Struppa (il dismesso Istituto Doria E. Brignole) garantivano risposte sanitarie che andavano dai prelievi, agli ambulatori specialistici, al CUP, alle funzioni distrettuali a quelle socio-sanitarie. Le scelte progettuali di distribuzione territoriale dei presidi vennero fatte secondo alcuni parametri che potremmo così sintetizzare: • Bacino di utenza per Comuni o Municipi Grande Genova; • Distanze tra le strutture ed il teorico baricentro della popolazione del relativo bacino di utenza; • Disponibilità di strutture esistenti e costi teorici di adeguamento/ristrutturazione e/o nuova costruzione. Alcune realtà vennero ipotizzate come naturale sostituzione ed integrazione di strutture esistenti ed in generale il lavoro di ridisegno della ASL 3 integrava le “case della salute” con il sistema degli ospedali, mentre non furono né censite né valutate le strutture a residenzialità assistita. Si iniziava a considerare la differenza tra malati cronici e acuti, la riabilitazione decollava all’Ospedale della Colletta di Arenzano ed in quello di Nervi, ma non rientrarono nel disegno complessivo di riordino: erano ancora alieni nel sistema. Esistevano cioè solo Poliambulatori ed ospedali: un esempio l’ex Ospedale di Campoligure, dotato di una sala operatoria nuova e mai utilizzata, era già in trasformazione in una RSA mentre la parte di ambulatori è oggi gestita da privati Nella foto è visibile lo striscione: ”l’Ospedale non si tocca” per l’ex Ospedale Frugone di Busalla, che nel progetto di riorganizzazione dei distretti sanitari era previsto di trasformare in “Ospedale di Comunità” come indicato nella tavola riassuntiva che venne presentata nel 2000 al Ministero della Sanità e venne finanziata con 150 milioni di euro dei fondi destinati alle Aree Metropolitane. La cittadinanza ha difeso a lungo l’ex ospedale Frugone ed è significativo che una delle realtà sanitarie private oggi in maggiore espansione sia nata e decollata proprio a Busalla. Mentre il pubblico cercava di individuare, concertando con popolazione e sindacati, il futuro della sanità cittadina, il privato riempiva il vuoto fornendo un servizio, evidentemente gradito, visto che si è riprodotto in altri Comuni. La stima, all’epoca ancora in vecchie lire, era di circa 2.000.000 di euro per 40 posti letto ed un punto di primo soccorso. Con i fondi dell’epoca, ventun anni orsono, vennero finanziati la casa di salute a Fiumara e alcuni altri interventi limitati e locali nelle strutture esistenti. Oggi è auspicabile che la rivoluzione attesa con il PNRR concretizzi in molte realtà liguri ed italiane la riorganizzazione sanitaria complessiva delle strutture sanitarie basandosi su modelli scientificamente testati di programmazione e pianificazione territoriale. Il Recovery Plan ha previsto 9 miliardi per la Riforma 1.1: Servizi sanitari di prossimità, strutture e standard per l’assistenza sul territorio. Componente a sua volta suddivisa in Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e in Case della Comunità e presa in carico della persona.
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ingegneria e progresso I dati utilizzati nel citato studio di riorganizzazione erano estremamente sintetici ed empirici, semplici fogli di Excel con graficizzazione dei dati stessi: così si procedeva prima dell’avvento di Google ed agli albori di Internet; oggi la moderna tecnologia offre strumenti sofisticati di analisi e di valutazione anche se l’impostazione territoriale dello studio degli inizi dell’anno 2000, nonostante il tempo trascorso, è tutt’ora attuale a conferma che il problema di riorganizzazione delle strutture sanitarie sul territorio era, ed è, un aspetto raramente affrontato su basi scientifiche, con il ricorso a modelli matematici e territoriali che ne organizzino una lettura comparata. Nel 2006, per la valutazione delle aree dell’Ospedale del Ponente, dopo la cancellazione di quello di Vallata, venne sviluppato uno studio mirato alla definizione del concetto di area baricentrica, proprio per ottimizzare la costruzione della nuova struttura, che dovendo servire un’area vasta come appunto il Ponente cittadino meritava attenzione alla valutazione. La scelta in allora cadde su Villa Bombrini che era effettivamente baricentrica tra il confine ideale del semicerchio che partendo da Sampierdarena toccava Pontedecimo ed i Comuni dell’alta valle per poi scendere fino a Sestri Ponente. L’ospedale di Voltri insieme alla Colletta vennero esclusi dal previsto accorpamento. Lo studio era corredato da fogli di Excel con i dati disaggregati: della popolazione, suddivisa per Municipi o Comuni, dei tempi di percorrenza viabilistica nonché la mobilità con mezzi pubblici su ferro e su ruota. È interessante rileggere anche le conclusioni trasmesse all’Assessore alla Sanita che aveva richiesto la valutazione sulle aree; che oltre ad individuare la migliore area funzionale per l’ospedale del Ponente, nel 2006 ipotizzavano: “Città di Genova - Ospedale del Ponente” - Ipotesi nuovo insediamento. L’Ospedale del Ponente Genovese, che si intende costruire, è un complesso immobiliare destinato ad ospitare circa 700 posti letto e le funzioni sanitarie attualmente insediate nei P.O. di Voltri, Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo. (Oggi l’Ospedale di Erzelli non dovrebbe superare 300-350 posti letto, in linea con la lezione della Pandemia ed il superamento dell’Ospedalocentrismo. Ma in generale tutti i nuovi Ospedali devono essere rivisitati per soddisfare correttamente le esigenze e non sprecare risorse-ndr). Le attuali tendenze infatti inducono a concentrare quanto più possibile le tecnologie ospedaliere, sempre più costose e sofisticate, in poche strutture in grado quindi di fornire adeguate risposte al pubblico, decentrando in altre strutture le risposte ai bisogni di cure intermedie, patologie degli anziani, riabilitazione e ambulatori di base. Il complesso dovrà inoltre essere accogliente ed umanizzato, secondo concetti ormai acquisiti e seguendo le più recenti esperienze realizzate anche in altri paesi. Le principali caratteristiche progettuali dovranno basarsi su: Edificio: biocompatibile (risparmio energetico e basso consumo ambientale); innovativo; flessibile per rispondere alle continue innovazioni tecnologiche ed organizzative (non si aveva ancora idea delle problematiche che sarebbero insorte con le pandemie- ndr); ad elevato standard alberghiero; a costi di costruzione sostenibili. Inserimento urbano: riconoscibilità esterna, con impatto sul paesaggio integrato con ambiente vegetale; fruibilità estesa e completa con i mezzi pubblici; accessibilità semplice e differenziata; controllo costante e completo degli ingressi. Funzionamento: ergonomicità per tutti gli spazi ed i servizi; economicità nei costi di gestione; tecnologia avanzata (percorsi meccanizzati, gestione informatica etc.).
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E VENNE L’ERA IN CUI L’INFORMATICA INDICÒ DOVE COSTRUIRE GLI OSPEDALI
Uno studio “anticipatore” per Villa Bombrini Ecco lo schema funzionale studiato nel 2006 per la realizzazione dell’Ospedale del Ponente nell’area di Villa Bombrini. Nonostante risalga a 16 anni fa, lo studio, realizzato con approccio ingegneristico, attraverso fogli di calcolo con Excel, disaggregati, comprendeva già elementi di mappatura che tenevano conto del rapporto abitanti/territorio.
TEMPI DI PERCORRENZA MEDI CON MEZZI PUBBLICI Abitanti % 45 269 SAMPIERDARENA 20,00% 2.961 14 679 CORNIGLIANO 7,00% 2.936 50 355 SESTRI 22,00% 3.061 10 921 SAN TEODORO 5,00% 642 25 829 OREGINA LAGACCIO 12,00% 1.033 46 352 VALPOLCEVERA 21,00% . 385 28 261 PEGLI 13,00% 847
2.174 1.468 4.079 475 833 1.221 998
Ordine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
attualità IL DIBATTITO SUL NUOVO ORGANISMO OPERATIVO DALL’1 GIUGNO PER I REATI FINANZIARI VERSO L’UNIONE
Procura europea: Italia sorvegliata speciale per il rischio frodi nell’utilizzo dei fondi Ue Dalla composizione alle competenze, dall’organizzazione negli Stati membri, ecco come funziona l’EPPO e come si coordina con gli altri soggetti investigativi nazionali ed europei. Nel nostro Paese il più alto numero di Procuratori europei delegati (PED). Il presidente degli Ingegneri Maurizio Michelini: «Compito anche degli Ordini professionali la prevenzione degli atti criminosi rivolti alle opere finanziate con soldi pubblici» a cura del “Centro in Europa” di Genova Dibattito sulla nuova Procura europea (“Cos’è, come funziona, perché ci serve”) il 9 giugno a cura del “Centro in Europa” di Genova in collaborazione con “Europe Direct Genova”, nella sede della prima associazione, in via dei Giustiniani 12, con pubblico (limitato) in presenza e diretta streaming. Dopo l’introduzione della direttrice del “Centro in Europa” Carlotta Gualco e il saluto di Gianluca Saba per il “Centro Europe Direct Genova”, il giornalista Franco Manzitti ha posto la prima domanda ai relatori. MANZITTI - La nuova Procura europea trova proprio in questo periodo di estrema emergenza una sua funzione molto importante, ovvero la sorveglianza del corretto utilizzo dei fondi europei stanziati con il Next Generation EU ed i relativi Recovery Plan nazionali, che all’Italia sono destinati con importi particolarmente ingenti. Perciò alla Procura europea spetta il compito di vigilare, controllare e perseguire, se dovuto, le azioni che saranno collegate alla distribuzione e all’utilizzo dei suddetti fondi. Conviene dunque iniziare con una definizione ed una descrizione più precisa di questo nuovo organismo, la Procura europea, del modo in cui si inserisce all’interno delle istituzioni europee e del sistema giudiziario complessivo nazionale e nell’Europa in generale. FRANCESCO COZZI, Procuratore Capo a Genova - La Procura europea si configura e prende avvio in un momento storico epocale. Negli ultimi anni, a seguito del fenomeno della transnazionalità del crimine, l’Europa e le sue istituzioni hanno iniziato ad occuparsi di settori particolarmente delicati, quali l’attività giudiziaria che in passato era stata affidata unicamente ad organi nazionali. A partire dagli anni Duemila, alcuni organismi europei, quali Eurojust o Europol, svolgono compiti in stretto collegamento con l’attività giudiziaria nazionale. Eurojust è l’agenzia europea per la cooperazione ed il coordinamento dell’attività giudiziaria contro il crimine organizzato; Europol, l’Ufficio europeo di polizia che coadiuva gli organi pubblici degli Stati membri impegnati nella prevenzione e nella lotta contro la criminalità e opera tra due o più Stati UE. Olaf
è l'Ufficio europeo per la lotta antifrode, servizio della Commissione europea che svolge per essa indagini amministrative presso gli Stati membri per conto della Commissione, in collaborazione con i servizi investigativi nazionali e indaga sui casi di frode in danno del bilancio UE, corruzione e gravi irregolarità. Tuttavia Olaf, Eurojust e Europol non possono svolgere indagini penali né promuovere l’azione penale nei casi di frode. L’EPPO (Procura Europea) è un organo indipendente e decentrato dell’UE, e ciò comporta che agisca nell’interesse dell’Unione nel suo complesso. Il Regolamento europeo istitutivo (2017/1939) prevede esplicitamente che esso, nelle sue varie articolazioni, non solleciti né accetti istruzioni “da persone esterne all’EPPO, Stati membri dell’Unione europea, istituzioni, organi, uffici o agenzie dell’Unione”. È composto da magistrati degli Stati membri che hanno la competenza ad accertare, perseguire e rinviare a giudizio davanti ai giudici dei singoli Stati gli autori di reati a danno del bilancio UE secondo le norme sostanziali e procedurali dello Stato in cui si svolgono le indagini e i processi. A tali fini esso coopera con Eurojust. Il livello centrale è composto da un Ufficio centrale nella sede dell’EPPO, in Lussemburgo, formato dal Collegio, dalle Camere permanenti, dal Procuratore capo europeo, dai suoi sostituti, dai Procuratori europei e dal Direttore amministrativo. Il Collegio dell’EPPO è composto dal Procuratore capo europeo e da un Procuratore europeo per Stato membro; gli Stati che attualmente partecipano alla Procura europea, in virtù di una cooperazione rafforzata, sono 22 (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna) AVVOCATO GIUSEPPE GIACOMINI - La Procura europea, dopo la Corte di Giustizia, è per gli Stati membri il secondo importantissimo passaggio nel trasferimento della sovranità nazionale in ambito giurisdizionale a istituzioni sovranazionali, comuni. La sovranità nazionale infatti si esprime specialmente con la politica monetaria e con il sistema giudiziario, in particolare nel settore penale, e non
Il nostro impegno per diffondere le politiche europee Carlotta Gualco direttrice del “Centro in Europa” L’evento “Procura europea. Che cos’è, come funziona, perché ci serve” (9 giugno 2021) ha costituito una sfida per il Centro in Europa (www.centroineuropa. it), da anni impegnato nel favorire l’informazione e soprattutto la discussione sull’operatività “sul terreno” delle politiche - e delle risorse - dell’Unione europea. Una sfida condivisa dalla Commissione europea, che ha dato il suo patrocinio all’iniziativa, e dal Centro Europe Direct di Genova che, assieme alla rete euroOrdine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
pea di analoghi centri in Italia e nella UE, ha il compito di dialogare con i cittadini sulle attività della Commissione e del Parlamento europeo. La sfida consisteva nell’informare un pubblico non necessariamente esperto su un argomento di certo tecnico ma allo stesso tempo straordinariamente significativo nel processo di costruzione europea e nella stessa vita dei cittadini. Il 1° giugno, sotto la guida della Procuratrice europea Laura Kövesi, ha iniziato ad operare la Procura europea, il primo ufficio UE indipendente che investiga e persegue i reati a carico del bi-
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attualità
PROCURA EUROPEA: ITALIA SORVEGLIATA SPECIALE PER IL RISCHIO FRODI FONDI UE
è un caso che, analogamente a quanto avvenne con l’adozione dell’EPPO? della moneta unica, a partire dal Trattato di Maastricht nel 1992, PROCURATORE FRANCESCO COZZI - La struttura periferica della nei primi anni Duemila, anche il processo di istituzione della Procura europea è costituita dai PED, ovvero i Procuratori Europei Procura europea sia stato travagliato e lento. Con l’istituzione Delegati. Per l’Italia questi ultimi si suddividono in nove capoluoghi di distretto, rispettivamente Torino, Milano, Venezia, Bologna, della Procura europea (EPPO, European Public Prosecutor’s Roma, Napoli, Bari, Catanzaro, Palermo. Ad ognuno sono assegnati Office nell’acronimo inglese), infatti, la sovranità nazionale delle due Procuratori delegati; solo per Roma e Milano sono tre. Al mosingole procure degli Stati membri viene trasferita ad un’istituzione mento non tutti sono stati nominati: la procedura prevede che sia europea comune, sebbene avvenga solo per un determinato ambito il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e, rispettivamente penale che riguarda “gli interessi finanziari dell’Unione europea” l’organismo analogo per ogni Stato membro, a designarli, sulla base previsti dalla coeva Direttiva. Nonostante EPPO sembri lontano dal di un concorso interno. Quindici Procuratori delegati sono già stati cittadino singolo, si delinea invece estremamente importante per designati e la procedura di nomina è in atto per i restanti cinque. ogni europeo. Il ritardo nell’istituzione della Procura europea si spiega sicuramente anche con l’emergere della pandemia da CoVid-19, dato che la nomina da parte del Consiglio a Procuratore capo dell’EPPO di Laura Codruța Kövesi, altissimo Magistrato romeno, era già avvenuta nell’ottobre 2019, mentre la nomina dei PED (Procuratori Europei Delegati, European Delegated Prosecutors) ha impiegato un ulteriore anno. I PED operano in completa indipendenza dai Procuratori statali (nazionali) locali degli Stati membri nello svolgimento sul territorio nazionale di competenza delle indagini svolte da EPPO. Le sedi della Procura europea in Italia sono nove, a cui fanno riferimento i venti PED designati. Il numero italiano supera nettamente lo standard previsto dal Regolamento di “almeno” due PED per Stato membro. La ragione sta nel prevedibile alto numero di procedimenti che riguarderanno l’Italia per crimini rientranti nella giurisdizione dell’EPPO: ecco spiegata la particolare attenzione delle istituzioni europee nell’ambito di uso o mal uso dei fondi europei a livello italiano. Relativamente al nostro Paese è bene ricordare che ben 36 miliardi di euro di fondi europei ordinari non sono stati ancora spesi, e a questi vanno aggiunti gli oltre 200 straordinari in via di erogazione entro il 2027. Un momento del dibattito: da sinistra, il Procuratore Capo di Genova Francesco Cozzi, il giornalista Trattandosi di somme di tali entità, le frodi sono comuni. Franco Manzitti e l’avv. Giuseppe Giacomini Una ragione in più perché l’Unione sia in condizione di Da questi capoluoghi dipende l’attività di indagine per i reati che perseguire direttamente questo tipo di crimini. L’attività giudiziaria ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea. dell’EPPO rappresenta anche una rivoluzione nell’ambito delle L’attività dei PED all’interno delle singole procure è autonoma riattività di polizia. Le forze dell’ordine seguiranno per la prima volta spetto al Procuratore capo d’ufficio presso il quale i PED sono rale direttive e le decisioni di organismi non nazionali ma istituiti dicati. I PED hanno la facoltà di svolgere le indagini su tutto il tere gestiti dall’Unione europea, agendo effettivamente per conto di ritorio nazionale, senza alcuna limitazione geografica, naturalmente un’entità federale, diventando quindi polizia “federale”. Per questa coordinandosi e collaborando con gli altri PED sul territorio. Quelli ragione l’attività giudiziaria dell’EPPO influenza estremamente il italiani, non avendo una competenza giurisdizionale circoscritta, si singolo cittadino di uno Stato membro, in modo ancor più diretto rapportano ai singoli giudici italiani di tutti i 139 tribunali sul terdella riforma monetaria europea o delle decisioni tecnocratiche ritorio nazionale. Ad esempio, un Procuratore Europeo Delegato di prese dalla BCE, ben più lontane dalla vita quotidiana delle Torino, che ha la facoltà di indagare su tutto il territorio nazionale persone. Si consideri anche che l’attività giudiziaria dell’EPPO italiano, si può rapportare a qualsivoglia tribunale italiano, come si inserisce nella struttura legale nazionale quanto alla procedura quello di Venezia, Roma o Bari. Al contrario, ad esempio in Francia, mentre, al momento del giudizio, si farà riferimento ai relativi reati i PED sono concentrati nell’area di Parigi e fanno riferimento ad previsti dalla Direttiva così come attuata nei singoli ordinamenti una competenza giurisdizionale, quindi decisoria, dei giudici francenazionali (frodi IVA e in fondi europei, reati doganali, corruzione...). si centralizzati. Non possono mai essere sostituiti nella loro attività - MANZITTI - Come definire l’ambito giurisdizionale in cui l’attività da procuratori statali neppure per un semplice rinvio di udienza. giudiziaria della Procura europea si delinea, quali sono quindi i reati Naturalmente il caso italiano rappresenta un problema, dato che ciò perseguibili e le modalità con le quali scatta una procedura penale lancio dell’Unione. Il suo ruolo centrale sarà vegliare che i fondi europei messi a disposizione dalla UE dopo la pandemia non siano preda della criminalità ma utilizzati efficacemente per la ripresa delle nostre economie e società. Siamo riusciti a realizzare questa sfida grazie a due giuristi di primissimo piano. Il primo è Francesco Cozzi, procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Genova, coordinatore di numerose indagini, come quella del crollo del viadotto Morandi e di molte altre anche su base transnazionale. A lui va
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un ringraziamento particolare perché ha dimostrato, già in passato, di essere consapevole dell’importanza di informare la cittadinanza sul lavoro prezioso che la magistratura e le forze dell’ordine svolgono, anche a livello europeo, contro il crimine. Per il Centro in Europa il dott. Cozzi è intervenuto a due iniziative dedicate a Eurojust, l’organo di coordinamento delle magistrature europee contro la criminalità transnazionale, alle quali era stato ospite l’allora vicepresidente Filippo Spiezia. Il secondo giurista è Giuseppe Giacomini, avvocato specializzato in diritto eu-
ropeo e penale, anch’egli consapevole dell’importanza di un’ampia e corretta informazione sugli sviluppi dell’Unione europea, e per questo autore di numerosi articoli su quotidiani e pubblicazioni. Il terzo protagonista della sfida è stato il giornalista Franco Manzitti, moderatore intelligente e gentile di tanti incontri, presentatore e lui stesso autore di libri. Un ringraziamento va poi ai presidenti degli Ordini dei Giornalisti della Liguria, Filippo Paganini, e degli Ingegneri di Genova, Maurizio Michelini. Quest’ultimo ha colto dal principio il
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attualità
PROCURA EUROPEA: ITALIA SORVEGLIATA SPECIALE PER IL RISCHIO FRODI FONDI UE
complica il compito di un Procuratore Europeo Delegato da un punto di vista procedurale. Questo viene ulteriormente evidenziato dal fatto che egli non possa essere sostituito da un procuratore statale (nazionale) durante l’attività giudiziaria. Ponendo l’esempio di un PED che svolge le indagini per un reato commesso in un’altra località, egli sarà costretto a recarvisi di persona per tutto, a partire dalla convalida di un sequestro fino ad una richiesta di intercettazione telefonica (anche se ciò può avvenire cartolarmente) ed anche in caso egli debba intervenire in udienza. In questo caso infatti egli si recherà nel tribunale in questione a spese del budget della Procura europea a cui appartiene, che gli metterà a disposizione i mezzi per svolgere questa attività. In stretto collegamento a ciò, ne consegue che il PED deve seguire le regole procedurali nazionali dello Stato in cui opera. Quest’attività giudiziaria sarà utile per definire il processo per i reati di interesse finanziario europeo. I reati punibili che cadono sotto la giurisdizione dell’EPPO sono stabiliti dalla Direttiva europea 1371/2017 che viene attuata nel diritto nazionale. Di fondamentale importanza in questo ambito è il principio della prevalenza legale del diritto europeo in rispetto al diritto nazionale. Due fonti principali del diritto dell’UE sono: 1. il Regolamento europeo (1939/2017), che ha istituito l’EPPO; che appunto ha un grado normativo superiore alla legge nazionale, perciò è di attuazione diretta e prevale direttamente sulla normativa statale 2. la suddetta Direttiva 1371/2017. La direttiva, per entrare in vigore, necessita invece della ratifica tramite atto legislativo da parte dei rispettivi parlamenti nazionali. Nel caso italiano la Direttiva è stata attuata con il decreto legislativo n. 75/2020. Quest’ultimo però non definisce i reati “di interesse finanziario dell’UE” in modo analitico. L’art. 22 del Regolamento europeo rimanda agli artt. 3 e 4 della Direttiva, che attuano l’elencazione in via generale dei reati di giurisdizione dell’EPPO. Sono quelli che riguardano le spese relative e non relative agli appalti, le entrate diverse dall’IVA, per esempio i dazi doganali, ed i reati in materia di IVA. La prima categoria, espressa nell’art. 3, riguarda i reati che sono necessariamente lesivi per gli interessi finanziari dell’UE, come le frodi relative a fondi non spesi per gli appalti e l’utilizzo di documenti falsi, da cui consegue l’appropriazione indebita o la distrazione di fondi o beni provenienti dal bilancio dell’UE; i reati dovuti alla mancata comunicazione di informazioni da cui consegue lo stesso effetto, i reati per la distrazione di fondi o beni per fini diversi da quelli per cui erano stati inizialmente concessi e le frodi per spese relative ad appalti perpetrate con azioni od omissioni con l’eventuale utilizzo di documenti falsi, per mancata comunicazione di informazioni per distrazione di fondi e per reati riguardanti entrate diverse dall’IVA (vedi reati di contrabbando), ovvero per le entrate IVA superiori a dieci milioni di Euro. Quindi la recente iniziativa di stanziare 200 miliardi di Euro, rientra potenzialmente nell’ambito giurisdizionale dell’EPPO, che vigilerà sui reati che attengono al fatto di conseguire fraudolentemente oppure di distrarre fondi destinati invece alla “ripartenza e ricostruzione” degli Stati membri, effettivamente tutelando e difendendo loro e i rispettivi cittadini da attività criminali che ledono il rilancio dell’economia nazionale. Prima dell’istituzione dell’EPPO queste attività criminali venivano ruolo importante che gli Ordini possono svolgere per un corretto utilizzo dei nuovi, ingenti fondi europei, in via preventiva rispetto all’intervento della Procura europea. L’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa, a dire il vero lasciata un po’ in sordina in Italia dai media generalisti, riporta in primo piano una sfida ancora maggiore, quella della creazione di una “opinione pubblica europea” che sia in grado di far sentire la propria voce sull’avanzare dell’integrazione europea. Quando ciò è avvenuto, in un passato non remoto, è stato in alcuni
accertate solo in via amministrativa dall’OLAF (Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode, European Anti-Fraud Office) che si occupa di illeciti amministrativi. In aggiunta l’EPPO si occupa dei reati che sono eventualmente lesivi degli interessi finanziari dell’UE, quali il riciclaggio di somme provenienti da delitti che riguardano i fondi europei, l’autoriciclaggio, il favoreggiamento reale, il trasferimento fraudolento di valori, l’appropriazione indebita e l’associazione a delinquere quando incentrata su un’attività criminale legata a fondi europei. È importante ricordare che questi reati devono avere una dimensione transnazionale, in quanto l’EPPO non ha competenza per i reati in materia di imposte dirette che riguardano gli interessi finanziari dello Stato italiano. I reati statali sono pure di competenza dell’EPPO quando sono strumentali rispetto alla commissione del reato finanziario di interesse europeo, includendo anche i reati “indissolubilmente connessi” ai reati già citati, secondo una definizione introdotta nel Regolamento europeo. - L’avv. Giacomini risponde alla domanda di Manzitti in merito all’impatto di questa rivoluzione in ambito giudiziario sulla civiltà giuridica. AVVOCATO GIUSEPPE GIACOMINI - L’attività giudiziaria relativa ai reati transfrontalieri incontra numerosi problemi. La prima questione riguarda la competenza dei singoli Stati membri in ambito transnazionale. Individuato lo Stato competente per il caso aperto, la competenza ad agire di una Procura viene stabilita dal Regolamento e tramite accordi tra le Procure coinvolte dalle indagini anche in altri Paesi aderenti. Semplificando, lo Stato competente ove si svolgerà il giudizio, viene identificato geograficamente, ad esempio, nel luogo di costituzione della struttura criminale responsabile del reato o nel luogo in cui risultano essere stati commessi i reati più gravi su cui indagare. Dopo aver stabilito la competenza di una Procura, la Camera permanente di tre Procuratori europei (le Camere permanenti si trovano nella sede della struttura centralizzata dell’EPPO in Lussemburgo composta dal Procuratore Capo e dal Collegio dei 22 Procuratori europei) ha il compito di monitorare e verificare l’attività giudiziaria dei PED sul territorio, anche indicando la direzione da prendere e/o assumendo decisioni volte al coordinamento dell’indagine nei diversi Paesi in cui potrà svilupparsi. Ricordo ancora che la procedura penale che regola le indagini resta quella del/i Paese/i ove esse si svolgono e che ove l’EPPO chieda il rinvio a giudizio, esso avverrà davanti al Giudice nazionale competente. Il ruolo degli avvocati si inserisce all’interno del quadro presentato. Di fondamentale importanza diventa perciò la competenza tecnica in ambito di reati finanziari e strutture criminali transnazionali, nonché naturalmente di diritto europeo e nazionale. L’avvocato designato alla difesa o all’accusa dovrà sicuramente padroneggiare la procedura e il diritto penale nazionale, dato che le indagini si svolgono sul territorio ed il processo sarà anch’esso celebrato sul territorio. Resta che dovrà tuttavia dotarsi di idonee relazioni logistiche in tutti gli Stati membri ove l’indagine potrà svilupparsi. Non potrà quindi ignorare le procedure penali o di indagine di altri Stati membri coinvolti nel caso considerata la natura transfrontaliera del crimine commesso. Un ulteriore
casi per arrestare quel processo: mi riferisco in particolare al referendum che in Francia (e nei Paesi Bassi) pose fine al percorso della “Costituzione europea”. L’opinione sull’esercizio di democrazia della Conferenza non può che essere positiva. Ma in Italia si avverte la mancanza, almeno per ora, di una riflessione organica delle forze politiche, tutte, sul futuro dell’Europa. Il Next Generation EU - con i relativi Piani nazionali - rappresenta una svolta epocale nell’agire dell’UE e ci è voluta una pandemia per superare gli egoismi nazionali. Ma non è una svolta “per sempre”.
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L’Italia, maggior beneficiario del NGE, dovrebbe porsi per tempo la questione e con questa consapevolezza utilizzarlo al meglio per superare sue antiche lacune strutturali. PS - La sintesi degli interventi del procuratore Cozzi e dell’avv. Giacomini è stata rivista dalla sottoscritta prima e dai diretti interessati poi. Desidero ringraziare Alberto Camera, intrepido studente della Scuola Germanica di Genova e tirocinante del Centro in Europa, che si è cimentato nella prima stesura con risultati davvero apprezzabili. Carlotta Gualco
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attualità problema sorge nell’individuazione della pena da comminare in processo. La Direttiva europea infatti non definisce nel dettaglio la pena per ciascun reato di interesse dell’EPPO ma delega tale compito ai legislatori statali che debbono recepirla. Tanto per capirci, la struttura dei reati sarà comune ma le pene, purché efficaci, dissuasive e proporzionate, sono stabilite non secondo un codice penale europeo ma secondo la volontà del legislatore nazionale di competenza. La libera interpretazione della Direttiva su questo aspetto (e non solo) può dare spazio a disuguaglianze di trattamento, dato che lo stesso reato potrà essere punito diversamente a seconda delle Corti dei diversi Stati membri che, in linea di principio, applicheranno la legge nazionale di recepimento della Direttiva. Occorre dunque avere molto chiare le competenze che un avvocato dovrà possedere per potersi candidare alla difesa/ accusa per un reato “federale” di interesse dell’EPPO. In riferimento alla professione di avvocato, da anni si sta concretizzando una tendenza alla crescente disuguaglianza nella qualità delle pratiche trattate da diversi studi legali o da singoli avvocati (che si riflette nella conseguente remunerazione economica). Ai “grandi studi” vengono infatti affidate pratiche ragguardevoli mentre si ricorre ad avvocati singoli, meno strutturati ed affermati commercialmente, per pratiche di minore rilevanza. Oggigiorno i tratti fondamentali di un avvocato penalista di successo si delineano quindi in un’eccellente competenza tecnica, nell’appartenenza a strutture professionali altamente qualificate, capaci di gestire i casi legali finanziari transnazionali con dimestichezza e celerità decisionale in un ambito territoriale che fa riferimento all’intera Unione europea e non solo al territorio nazionale. Tanto per gli avvocati, quanto per i magistrati, è pertanto necessaria, anche in ambito penale, una capacità manageriale tale da coordinare ed organizzare efficacemente un ufficio, legale o giudiziario, in grado di affrontare questa importantissima sfida. INTERVIENE MAURIZIO MICHELINI, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DI GENOVA - Gli Ordini Professionali giocheranno un ruolo cruciale per l’attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza approvato dal Governo, dato che svolgeranno una funzione di supporto alla pubblica amministrazione nel reperire personale esterno o indipendente competente. Il ruolo dell’Ordine degli Ingegneri è stato fondamentale anche nella stretta collaborazione con il procedimento giudiziario seguito al crollo del viadotto sul torrente Polcevera nel 2018. Durante la demolizione dei resti del ponte, infatti, l’Ordine ha contribuito al mantenimento delle prove valide per la procedura d’indagine, un aspetto non da sottovalutare. Inoltre, relativamente al ruolo per il Recovery Plan, l’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti ed i Collegi professionali istruiranno gli iscritti sulla prevenzione dei crimini che possono sorgere, effettivamente semplificando la procedura di pubblica amministrazione. Il compito degli Ordini professionali consiste dunque nella prevenzione e nella sfida agli atti criminosi rivolti alle opere finanziate dai fondi europei e pubblici, garantendo la qualità sia dell’opera, sia dell’attività lavorativa e la trasparenza nelle procedure di amministrazione pubblica. - La dott.ssa Patrizia Palermo propone una riflessione sulle conseguenze che l’istituzione della Procura europea avrà sull’organizzazione giudiziaria degli uffici sul territorio nazionale. PROCURATORE FRANCESCO COZZI - È opportuno un commento sullo sviluppo della vicenda procedimentale per accertare, reprimere e sanzionare reati contro gli interessi finanziari dell’UE. La nozione di reati “indissolubilmente connessi” rappresenta un elemento del tutto nuovo per il codice processuale italiano. In breve si può ritenere che nella competenza dell’EPPO rientra tutto ciò che è utile ad accertare il reato a danno degli interessi finanziari dell’UE; quindi anche reati di competenza statale ma “funzionali” o “strumentali”, cioè che contribuiscono alla conoscenza dei reati
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dannosi per gli interessi finanziari dell’UE, saranno di competenza della Procura europea. Questa difficoltà nello scindere gli ambiti di competenza delle Procure, europea e statale, potrebbe portare a complicanze e conflitti di competenza, che devono essere risolti tramite la collaborazione tra colleghi, prima ancora che con decisioni da parte della Procura Generale della Corte di Cassazione. Inoltre, è significativo aggiungere che la Procura europea sarà competente per i reati di sua competenza commessi dopo il 20 novembre 2017 ancora in indagine, anche se di recente notizia è la volontà, espressa tramite una direttiva del Collegio della Procura europea, di non voler avocare i procedimenti meno recenti o in fase avanzata di definizione. Invece per i reati commessi dal 1o giugno 2021, data di inizio delle operazioni dell’EPPO, entra in vigore la cosiddetta “doppia informativa” che eviterà dannosi ritardi nella comunicazione tra le diverse Procure, statali ed europee, in modo tale anche da chiarire la competenza delle diverse Procure in anticipo rispetto all’apertura delle indagini, evitando le procedure di avocazione del caso, che aumenterebbero i passaggi burocratici. Un aspetto cruciale per la riuscita della Procura europea è dunque da identificarsi nel meccanismo della collaborazione e cooperazione informativa e consultiva tra le Procure statali ed europee, anche con un occhio di riguardo alla collaborazione con procuratori esteri, data la natura transnazionale di numerosi reati finanziari. L’intero procedimento di indagine e processo è volto alla tutela degli interessi finanziari dell’UE e all’accertamento della verità. Questo comporterà un cambiamento nella mentalità e nell’approccio tipico italiano, forse troppo rigorosamente formalistico. Ciò sarà necessario, in quanto la sfida dei crimini internazionali e transnazionali può essere vinta solamente grazie alla collaborazione e cooperazione tra Procure ed entità transnazionali ed estere. La Procura europea non si attiverà però per reati in cui l’evento dannoso per gli interessi finanziari dell’UE è di grandezza modesta o comunque non ingente. Infatti, per i reati sotto i diecimila euro, l’EPPO non ha competenza, a meno che non riguardi un funzionario europeo o non coinvolga altri Stati. In aggiunta, salvo eccezioni, l’EPPO non dovrebbe occuparsi dei reati con danno inferiore ai centomila euro (ad esempio contrabbando). Riguardo all’IVA invece, per essere di interesse dell’EPPO, il danno della frode dovrà essere superiore a dieci milioni di euro. I criteri per l’identificazione della competenza dell’EPPO sono dunque la qualificazione giuridica e l’entità del danno agli interessi finanziari dell’UE e anche per le vittime del danno, nonché la possibilità per il Procuratore Europeo di svolgere indagini in posizione migliore rispetto al Procuratore Statale. - FRANCO MANZITTI: chiede all’avvocato Giacomini di concludere l’incontro. AVVOCATO GIUSEPPE GIACOMINI - Non si possono tacere alcune perplessità che emergono dall’istituzione della Procura europea. Innanzitutto è da evidenziare una chiara mancanza di capitale umano formato ed istruito in questo campo, dovuta alla carenza di lungimiranza ed efficienza nella mentalità della classe politica italiana degli ultimi decenni che trascende ogni colore politico. La mancanza di competenze adeguate è sicuramente una delle ragioni per cui spesso, in Italia, i fondi europei, che sono in parte anche fondi italiani, non sono spesi o non lo sono efficacemente. A seguito della straordinarietà dei fondi in arrivo sul territorio, l’amministrazione pubblica, compresa l’amministrazione della giustizia, dovrà incrementare significativamente le assunzioni di personale qualificato. Ciò si spiega, almeno in parte, con l’arretratezza della struttura amministrativa pubblica italiana rispetto, ad esempio, a quella della Germania o della Francia. La fase attuale costituisce pertanto un’opportunità unica di crescita per l’Italia, che potrebbe non ripresentarsi in futuro: quella di una radicale modernizzazione della struttura amministrativa nazionale.
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professione OLTRE 6 MILA CONTROLLI ANNUI ARPAL SULLE SITUAZIONI POTENZIALMENTE PERICOLOSE IN VARI AMBIENTI
MANUTENZIONE, PAROLA MAGICA PER PREVENIRE DISASTRI E LUTTI I risultati delle verifiche periodiche di impianti e attrezzature di lavoro spesso in sinergia con datori di lavoro o responsabili delle strutture. Una continua analisi dei rischi che ha portato da un ruolo esclusivamente correttivo ad azioni preventive per arrivare a funzioni predittive. Un campionario di casi veri che fanno capire come a volte anche interventi fatti per aumentare la sicurezza si possono trasformare in trappole senza scampo.
Ing. Dario Lagostena Dirigente resp. Settore Impianti Metropolitani UO Rischio Tecnologico Arpal Ing. Federico Grasso Responsabile Ufficio Comunicazione nello Staff di Direzione generale Arpal Le verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro sono attività a cui è necessario adempiere non solo per rispettare le norme – nello specifico riconducibili al “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” (D. Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 ) – quanto perché sono un momento importante di analisi critica delle strategie manutentive delle aziende. Strategie attraverso le quali è possibile conservare nel tempo le prestazioni e le caratteristiche di sicurezza delle attrezzature di lavoro, contrastando il degrado dovuto all’usura e all’invecchiamento. In ultimo, non certo per importanza, per prevenire incidenti, infortuni e, nei casi più gravi, salvare vite umane. In Liguria l’ente pubblico che svolge un elevato numero di verifiche impiantistiche periodiche (oltre 6.000 l’anno) è Arpal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, che agisce sia per competenza diretta (in ambiente di vita) sia su delega delle Asl (in ambiente di lavoro). Non si tratta di una professionalità molto comune fra le altre agenzie regionali presenti in Italia, tanto che all’interno di Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente istituito dalla legge n. 132/2016, sono solo una minoranza le Arpa a svolgere questo servizio, e in misura ulteriormente ridotta quelle che si occupano di tutte le tipologie di impianti: attrezzature a pressione, impianti elettrici, apparecchi di solle-
vamento, ascensori e impianti termici. Nelle regioni dove ciò non avviene, l’attività è svolta direttamente dalle Asl, che sono titolari della vigilanza in materia di prevenzione e sicurezza in ambiente di lavoro. Nella nostra Arpa, a seguire queste attività si sono succeduti negli anni una lunga serie di ingegneri e tecnici con esperienza pluridecennale nel settore delle verifiche impiantistiche. In questo periodo l’Agenzia è stata protagonista di migliaia di verifiche e sopralluoghi che hanno portato a prevenire situazioni potenzialmente pericolose, controllando la conformità degli impianti ai requisiti di sicurezza e supportando le aziende nell’elaborazione delle proprie strategie di manutenzione. Un argomento che l’incidente del 23 maggio 2021 nella funivia Stresa-Alpino-Mottarone, in Piemonte, dove la cabina è caduta causando 14 vittime, ha fatto tornare improvvisamente di attualità, con riflessione e polemiche proprio sulla necessità assoluta di tenere sempre in perfetta efficienza macchine e apparati di qualunque tipo.
Dalla formazione agli approcci disomogenei verso la sicurezza
La nostra azione di prevenzione si è svolta anche attraverso una diffusione delle nostre conoscenze presso gli operatori del settore, con corsi di formazione svolti tramite associazioni di categoria e scuole professionali. Laddove si sono verificati incidenti, Arpal ha spesso affiancato l’S.C. Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (PSAL) dell’Asl o gli inquirenti per lo svolgimento di perizie e ricostruzioni ex post. Le verifiche periodiche di impianti ed attrezzature di lavoro si basano su un’importante sinergia tra autorità di controllo e datori di lavoro (o responsabili degli impianti): le prime, nel corso delle verifiche periodiche, svolgono un controllo puntuale di terza parte dei requisiti di sicurezza degli impianti e delle attrezzature, i secondi si impegnano a mantenere nel tempo tali re-
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quisiti attraverso un’azione continua di analisi dei rischi e di manutenzione. Quest’ultima ha subito nel corso degli anni un’evoluzione importante da un ruolo esclusivamente correttivo (si interviene solo a valle di un guasto) ad un’azione preventiva (si interviene a scadenze prefissate per prevenire l’insorgere dei guasti), fino ad arrivare addirittura a un’azione predittiva: si stima il tempo residuo prima di un guasto sulla base dell’elaborazione di dati di funzionamento rilevati da una rete di sensori. Nel caso della manutenzione preventiva, è fondamentale che il datore di lavoro la esegua non solo sulla base della propria esperienza, ma seguendo scrupolosamente le indicazioni del fabbricante, che fissa tempi, modi, tipologie e professionalità necessarie per effettuare la manutenzione. Derogare anche solo da uno di questi aspetti rischia di inficiare coperture assicurative, e di far assumere indebitamente al conduttore responsabilità altrimenti attribuibili al fabbricante. Durante i controlli, o in caso di incidenti, viene sempre verificato il registro delle manutenzioni, che deve essere compilato secondo le indicazioni del fabbricante. Nel corso della loro attività professionale sul campo, i tecnici di Arpal si sono trovati di fronte ad approcci alla manutenzione molto disomogenei, da quelle eseguite a regola d’arte con ogni scrupolo, ad assolvimenti formali e sbrigativi che hanno fatto scattare, anche solo dalla semplice analisi della documentazione presentata, diversi campanelli di allarme. Un esempio in tal senso è costituito dalle indagini supplementari previste sugli apparecchi di sollevamento dopo 20 anni di funzionamento o a seguito di incidenti o di sollecitazioni eccezionali (ad esempio in caso di eventi naturali eccezionali). Indagini, previste dal D.M. 11.04.2011, che hanno lo scopo di valutare da parte di professionisti abilitati l’integrità strutturale (attraverso l’esecuzione di controlli non distruttivi), l’idoneità al funzionamento e la vita residua degli apparecchi di sollevamento. Tale attività, importan-
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MANUTENZIONE, PAROLA MAGICA PER PREVENIRE DISASTRI E LUTTI
agendo in buona fede, un rischio che un minimo in più di attenzione anche agli aspetti formali permetterebbe di evitare. A volte, invece, si ha a che fare con aspetti costruttivi non correttamente valutati in fase progettuale, piccoli particolari che possono però dar luogo, sommati ad altri fattori, a situazioni pericolose.
L’esame di casi reali per capire dove si nasconde il pericolo
Gru a torre con una cricca in propagazione da una saldatura
te per la gestione dell’invecchiamento e la prevenzione di lesioni indotte da fenomeni di fatica policiclica, è svolta generalmente in modo adeguato, ma capita di esaminare indagini di qualità scarsa, caratterizzate dalla sola volontà di adempiere formalmente ad un requisito di legge, nelle quali si attesta l’integrità strutturale di parti metalliche senza attenersi alle norme di buona pratica necessarie per l’esecuzione corretta dei controlli non distruttivi. Oppure si riscontra talvolta un aspetto apparentemente banale, ma dalle conseguenze molto più gravi di quanto si possa immaginare. Può succedere che un’azienda assolva correttamente ai suoi obblighi di garanzia rispetto alla sicurezza dei lavoratori, individuando correttamente e per tempo un problema in un’attrezzatura di lavoro, e si attivi per effettuare una adeguata riparazione, con tutte le attenzioni e gli accorgimenti che le conoscenze tecniche ci indicano. Ma se la riparazione o l’intervento sono effettuati senza l’avallo della casa costruttrice, ecco che da quel momento in avanti ogni eventuale futura conseguenza relativa all’impianto sarà imputabile all’azienda utilizzatrice, anche per quegli aspetti che altrimenti sarebbero stati riconducibili a chi lo ha costruito. Il risultato è che, trascurando alcuni aspetti erroneamente percepiti come appesantimenti burocratici, le aziende si accollano inutilmente responsabilità altrui, pur
Uno degli interventi più importanti degli ultimi anni, realizzato da Arpal insieme all’Asl 3 genovese, ha avuto inizio in un cantiere dove si era verificato un grave incidente, il crollo di una gru a torre, fortunatamente senza conseguenze per le persone, causato dall’insorgenza di una cricca in una saldatura della struttura, che si era propagata a uno dei montanti della torre metallica, fino a comprometterne la capacità di resistere alle sollecitazioni ricevute, che nel cantiere erano particolarmente Cabina dell’ascensore obliquo dopo l’incidente nel ponente genovese gravose a causa dell’esposizione al vento. Dato che nel cantiere si trovavano altre responsabilità che non hanno corretdue gru dello stesso modello con lesiotamente valutato. Apparecchi di solni analoghe, Arpal ha supportato Asl levamento, attrezzature a pressione, 3 in un’attività di vigilanza all’interno dei cantieri liguri dove erano utilizzate gru simili. Sono state trovate, nelle sole aree di Genova e Savona, oltre 10 gru a torre caratterizzate da lesioni analoghe a quelle che avevano causato il collasso e che avrebbero potuto portare al crollo, ma con conseguenze anche più pesanti in termini di esiti complessivi dell’incidente. Sulla base di una consulenza tecnica di ufficio svolta dall’Istituto Italiano della Saldatura durante il processo conseguente al crollo, è stato possibile Schema di funzionamento dell’ascensore obliquo e solleaccertare che le lesioni erano causacitazioni all’ancoraggio delle funi traenti
Gru a torre collassata durante una giornata ventosa per la propagazione di alcune cricche sulla struttura: ha tranciato cavi elettrici e distrutto un automezzo parcheggiato, ma fortunatamente senza conseguenze per i lavoratori e le persone.
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te da alcuni errori effettuati dal fabbricante in fase di progettazione. Il problema è stato segnalato all’autorità di sorveglianza del mercato per la Direttiva Macchine e il risultato finale è stato, senza troppo clamore, una campagna di richiamo e sostituzione effettuata dal fabbricante, che ha coinvolto centinaia di gru già operative in tutta Italia e ha permesso di evitare possibili conseguenze scongiurate proprio dall’azione preventiva. Una parte importante di questo lavoro consiste anche nell’accrescere la consapevolezza dei propri obblighi fra i proprietari o i conduttori degli impianti, evitando che datori di lavoro o amministratori si ritrovino investiti di
ascensori, impianti elettrici o termici possono, se non correttamente autorizzati, manutenuti e controllati, dare luogo a pesanti strascichi civili e penali, in un quadro normativo complesso che si è andato evolvendo in più di mezzo secolo. Un’altra situazione investigata da Arpal a supporto degli inquirenti è l’incidente occorso alcuni anni fa a un ascensore obliquo nel ponente geno-
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professione vese. Madre e figlia erano all’interno della cabina che all’improvviso è precipitata per trenta metri, accelerando lungo il pendio fino a schiantarsi a fondo corsa. Lievi ferite per la bambina di tre anni, prognosi riservata per la giovane mamma che, grazie all’abilità dei medici, è riuscita a salvarsi. L’indagine, svolta con tutte le difficoltà connesse all’obbligo di non alterare la scena, si è concentrata sui due golfari di collegamento tra le funi di trazione e la cabina: una modifica apparentemente migliorativa effettuata sui golfari, li ha invece indebitamente sottoposti negli anni a sollecitazioni cicliche di flessione, per le quali non erano stati adeguatamente dimensionati: il risultato finale dell’azione è stato così la loro rottura. A questa grave sequenza si è aggiunto il mancato intervento del dispositivo paracadute, che avrebbe dovuto bloccare la cabina sulle rotaie in caso di rottura delle funi di trazione; proprio durante le verifiche periodiche agli ascensori tradizionali si controlla puntualmente l’efficienza dei sistemi paracadute, attivati da limitatori di velocità. Tali controlli sono agevolati da dispositivi di prova che consentono di simulare un aumento indebito della velocità di discesa della cabina e la conseguente attivazione dei dispositivi d’emergenza. Un altro aspetto da considerare con attenzione è l’importanza di attenersi alle indicazioni dei fabbricanti nell’utilizzo delle attrezzature di lavoro. Un’apparecchiatura in perfetta efficienza può comunque compromettere la sicurezza dei lavoratori, qualora utilizzata in modo non corretto. Per questa ragione dagli anni 90 le attrezzature di lavoro, su disposizione delle corrispondenti direttive di prodotto, devono essere progettate tenendo conto anche dei rischi legati ad un uso scorretto ragionevolmente prevedibile. Ciononostante, non sempre si riescono ad evitare gli incidenti dovuti a utilizzi impropri come in questo caso. Un esempio è costituito dalle piattaforme di lavoro elevabili (PLE) autocarrate, il cui utilizzo in sicurezza si basa sull’orizzontalità dell’autocarro, a meno di lievi scostamenti generalmente contenuti entro un angolo di 5 gradi. Utilizzare la PLE in situazioni di maggiore scostamento dall’orizzontalità può indurre, in determinate posizioni di lavoro, sollecitazioni torcenti sul braccio estensibile tali da causarne il collasso, come purtroppo accaduto anni fa nel ponente ligure. Volgendo lo sguardo da quelle che sono state le verifiche e gli interventi degli anni passati, a cosa sta proponendo la tecnologia e cosa ci riserverà il futuro, bisogna riconoscere che ci si
MANUTENZIONE, PAROLA MAGICA PER PREVENIRE DISASTRI E LUTTI
Due viste differenti della piattaforma di lavoro elevabile collassata per eccessiva sollecitazione torcente sul braccio telescopico dovuta a errato posizionamento del mezzo.
sta affacciando su uno scenario molto interessante dal punto di vista della sicurezza. Se è vero che il concetto di rischio zero non esiste, altrettanto bisogna riconoscere come ci si possa avvicinare a questo limite, considerato fino a qualche tempo fa irraggiungibile, attraverso la copia digitale di processi/ prodotti industriali, sviluppata per predire in anticipo i rischi associati a tali processi/prodotti con sistemi di machine learning. Una soluzione che sta iniziando a dare i primi risultati, valida soprattutto per le realtà più comples-
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se e avanzate tecnologicamente. Serviranno ancora investimenti in ricerca e sviluppo di tecnologia per arrivare a un loro utilizzo massivo, ma anche quando avremo soluzioni di questo tipo disponibili addirittura negli impianti più semplici, manutenzione periodica, controlli, rispetto del corretto utilizzo e delle indicazioni dei fabbricanti resteranno sempre aspetti imprescindibili a garantire la sicurezza di cittadini e lavoratori. Aspetti sui quali Arpal continuerà a vigilare. (Fotoservizio Arpal)
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professione EVENTO DI LANCIO IN TRE SESSIONI CON L’INTERVENTO DI STUDIOSI, MANAGER, ESPERTI DA TUTTO IL MONDO
Energia innovativa, sostenibile e pulita: presentata la Cattedra Unesco a Genova Illustrate le caratteristiche del nuovo corso affidato all’Università ligure e le caratteristiche della rete di Atenei che promuove collaborazioni internazionali. Fra gli argomenti che saranno sviluppati: Ricerca ed educazione sull’energia sostenibile e azioni per il clima, Comunità energetiche, Attività educative attraverso una piattaforma virtuale, Riduzione delle diseguaglianze. Nelle pagine seguenti gli interventi di alcuni relatori su temi specifici.
Prof. Aristide Fausto Massardo Consigliere Ordine Ingegneri Genova Titolare Cattedra uniTwin-Unesco Ge Ing. PhD Daria Bellotti Thermochemical Power Group - UniGe Ing. PhD Massimo Rivarolo Thermochemical Power Group - UniGe UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) è un’organizzazione delle Nazioni Unite con scopi educativi, scientifici e culturali. I suoi Programmi contribuiscono al raggiungimento degli Obiettivi di Sostenibilità fissati dall’Agenda 2030 che furono stabiliti nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015. Il Programma delle cattedre uniTwin/ UNESCO (university twinning and networking system), lanciato nel 1992, promuove la cooperazione internazionale attraverso la condivisione di conoscenze e il lavoro collaborativo. Ad oggi, oltre 700 Cattedre UNESCO e 45 Reti uniTwin sono state fondate, coinvolgendo più di 850 istituzioni in 120 Paesi. Di recente, l’Università degli Studi di Genova, ha ottenuto, all’interno del programma uniTwin/UNESCO, una cattedra sul tema “Innovative, Sustainable and Clean Energy Research and Education” (Unitwin-unesco@unige.it) con l’intento di promuovere collaborazioni internazionali e interuniversitarie per migliorare le capacità istituzionali attraverso la condivisione di conoscenze e il lavoro collaborativo in tema di sostenibilità. La Rete associata alla Cattedra ha l’obiettivo di stabilire nuove iniziative didattiche nel campo dell’energia sostenibile e di generare innovazione attraverso la ricerca e la valorizzazione delle diversità culturali, basandosi su una visione planetaria del problema, come testimonia la presenza
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nella Rete di 13 centri di ricerca da quattro Continenti (Europa, Asia, Africa, America). La Cattedra si inserisce pienamente nell’Obiettivo n. 7 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile “Assicurare un accesso all’energia sostenibile, affidabile, economico e moderno per tutti”, attraverso punti chiave quali la facilitazione dell’accesso all’energia, lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e l’efficienza energetica. Tra gli argomenti di fondamentale importanza che saranno sviluppati dalla Rete, si citano: • Ricerca ed educazione sull’energia sostenibile e pulita e azioni per il clima: attraverso lo scambio di conoscenze ed esperienze relative al contesto Europeo verso altri Paesi e viceversa, promuovendo soluzioni già testate con successo per lo sviluppo di uno scenario energetico ed ambientale energeticamente sostenibile; • Comunità energetiche e città sostenibili, attraverso la diffusione di fonti di energia rinnovabili, tecnologie intelligenti ed ottimizzazione dei consumi; • Attività educative: sviluppo ed utilizzo di una piattaforma virtuale per promuovere webinar, corsi di formazione, lezioni ecc. per la condivisione delle conoscenze. • Riduzione delle diseguaglianze, promuovendo meccanismi per assicurare uno sviluppo equo e sostenibile verso gli altri Paesi. In qualità di sede della Cattedra e soggetto coordinatore, l’Università di Genova promuoverà e organizzerà una piattaforma web per lo scambio di conoscenze, svilupperà laboratori virtuali, organizzerà e svolgerà attività di formazione ed eventi divulgativi, in concerto con altri partner della Rete. In tale ambito, lunedì 14 giugno 2021, si è svolto l’evento online di lancio della Cattedra uniTwin/UNESCO, che ha visto un’ampia partecipazione della comunità accademica, dei membri della Rete della Cattedra e del mondo dell’industria. L’evento era articolato in tre sessioni.
Durante la prima, il Magnifico Rettore, Prof. Federico Delfino, il Direttore del Dipartimento di ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti, Prof. Massimo Capobianco, e il Prorettore alla Sostenibilità, Prof. Adriana Del Borghi, hanno introdotto l’importanza del tema della sostenibilità per l’Università di Genova. In quella centrale, il titolare della Cattedra, Prof. Aristide Fausto Massardo, ha illustrato gli obiettivi ed il Programma della Cattedra, presentando al tempo stesso le attività del gruppo di ricerca Thermochemical Power Group (www.tpg. unige.it) negli ultimi 20 anni in ambito di energia sostenibile e pulita. Quindi è stata la volta di diversi importanti membri della Rete, con ampia partecipazione sia dall’Europa (DLR – Germania, Università Politecnica di Madrid, Università di Vic – Spagna) che da altri continenti (Istituto Tecnologico di Aeronautica Brasile, Università dell’Arizona, Università dell’Este Paraguay, Università di Strathmore Kenya, Centro Nazionale di Ricerca per l’Agricoltura Giordania), che hanno introdotto le proprie esperienze e competenze in ambito di educazione e di ricerca sul tema della sostenibilità. La terza sessione, infine, ha visto la partecipazione di esperti internazionalmente riconosciuti in ambito industriale e di ricerca. Apertasi con l’intervento dell’Ing. Alberto Maestrini amministratore delegato di VARD Norvegia, Gruppo Fincantieri, sul tema della sostenibilità energetica in ambito marittimo nel prossimo futuro, è poi proseguita con la Tavola Rotonda dal tema “Energia sostenibile e pulita per affrontare le sfide mondiali di oggi e di domani”. Alla discussione hanno preso parte numerosi esperti internazionali di diversi settori, quali Andrea Bombardi Vicedirettore Esecutivo di RINA; Paolo Merli Amministratore Delegato del gruppo ERG; Josè Bogarin Direttore del Parco Tecnológico Itaipu; Christer Bjorkqvist Managing Director dell’ETN Office; David Tucker Research Scientist del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America e Philip Butler Senior Specialist - Clean Power Central Technology di Rolls-Royce Holdings plc.
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professione CATTEDRA UNESCO /2 - IL PARERE DEL MANAGER SULLA TRANSIZIONE VERSO L’ENERGIA PULITA
«Una sfida difficile: gli ostacoli sono molti, manteniamo la rotta» Partendo dalla visione del costruttore navale europeo, la risposta a tre domande che mettono al centro la disponibilità delle tecnologie, il mercato del lavoro e le competenze specifiche che spesso mancano nonostante la forte domanda, i costi legati alla trasformazione delle flotta mondiale e all’uso di carburanti puliti, che sono molto ingenti e rischiano di non poter essere sostenuti solo dal settore marittimo.
Ing. Alberto Maestrini CEO Vard Group, società Fincantieri, Norvegia Il settore marittimo è pronto per un futuro innovativo, sostenibile e pulito? Questa domanda è stata sollevata dal professor Massardo in occasione del lancio della Cattedra UNESCO sull’energia pulita innovativa e sostenibile e rappresenta una sfida in un periodo in cui è più difficile del solito fare previsioni affidabili. Il motivo risiede nelle nuove e mutevoli tecnologie, in particolare nella propulsione elettrica, con l’evoluzione post pandemia e con un aumento senza precedenti dei costi delle materie prime. Per rispondere meglio alla sua domanda, credo di dover trovare una risposta a tre domande più specifiche che possano far luce su questo argomento e aiutarci a capire cosa sta guidando questa rivoluzione verso un mondo più pulito. Rispondere a queste tre domande sarà ancora difficile, ma ci darà una visione decisamente migliore. Naturalmente, tutti noi vogliamo avere un mondo più pulito, anche se siamo dipendenti dal petrolio. Il punto non è la nostra volontà, ma la nostra capacità di cambiare il mondo così com’è oggi. Quindi ecco le mie tre domande. Domanda numero uno: abbiamo le tecnologie per rendere l’industria marittima pulita e sostenibile? Se rispondiamo di sì, significa che le tecnologie giuste sono disponibili a un costo accessibile. Domanda numero due: abbiamo le persone giuste per realizzarlo, cioè abbiamo le giuste competenze nelle giuste quantità? Domanda numero tre: chi paga il conto del-
la rivoluzione marittima verde. Ci sarà un costo per la transizione, chi ci aspettiamo che lo paghi? Prima di entrare nello specifico, deve essere chiaro che il mio è il punto di vista del costruttore navale e, in particolare, del costruttore navale europeo, che è influenzato da molti anni di dura concorrenza in un settore che è probabilmente uno dei mercati più aperti al mondo. La nostra industria ha imparato a sopravvivere grazie all’innovazione, ma possiamo continuare a pagare i nostri costi di innovazione e allo stesso tempo diventare più puliti? Gli obiettivi dell’IMO richiedono una riduzione del 50% delle emissioni totali annuali di gas serra (GHG), che impone una riduzione di circa l’85% di CO2 per nave. È una sfida molto impegnativa proprio per le ragioni che costituiscono le risposte alle mie tre domande, come vedremo.
"Lontani" i combustibili puliti, rreale il rischio che non bastino le materie prime necessarie
Partiamo dalla domanda numero uno, se disponiamo delle tecnologie per rendere l’industria marittima pulita e sostenibile. Non descriverò le tecnologie specifiche, perché andrei molto oltre il tema che sto affrontando, ma desidero sottolineare le diverse visioni del mercato. Oggigiorno le navi utilizzano Heavy Fuel Oil (HFO) e gas/gasolio marino (MGO/MDO) per la propulsione e le operazioni di bordo. Emettono gas serra contribuendo al cambiamento climatico globale, e questo è un male. In futuro, HFO e simili potrebbero essere sostituiti da combustibili sintetici come l’idrogeno liquido o l’ammoniaca, che non generano emissioni di GHG, e questo è positivo. Oggi questo non è ancora possibile, dal momento che abbiamo solo il GNL come carburante di transizione per raggiungere i nostri obiettivi climatici. Riduce approssimativamente i GHG del 23% rispetto ai combustibili tradizionali: è sufficiente? Su questo non c’è una risposta univoca; alcuni sembrano essere contrari, ad esempio Maersk non vede il GNL come carburante del futuro. Tuttavia, l’uso dei combustibili puliti come l’ammoniaca e l’idrogeno è ancora lontano, come ha dimostrato il nuovo segretario all’energia statunitense Granholm attraverso il suo “hydrogen shot”, che do-
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vrebbe ridurre il costo dell’idrogeno pulito dall’80% a 1 $ per chilogrammo nei prossimi 10 anni. In generale, come dicono in molti, l’energia che potremmo potenzialmente produrre da fonti rinnovabili è più che sufficiente per soddisfare il fabbisogno mondiale e, allo stesso tempo, per abbandonare quelle fossili. Quest’ultima transizione è necessaria se prendiamo sul serio gli obiettivi climatici. Tuttavia, anche se condividiamo pienamente questo obiettivo, abbiamo un problema chiaro: la disponibilità di materie prime per consentire la transizione. Ad esempio, un veicolo elettrico contiene cinque volte più rame (60-83 Kg) di un’auto dotata di motore a combustione interna, mentre una turbina eolica da 3 megawatt utilizza fino a 4,7 tonnellate di metallo. Non è solo il rame: l’energia pulita sta guidando un super ciclo delle materie prime, in cui rischiamo di rimanere a corto di minerali, anche prima di rimanere a corto di soldi da investire e di luoghi in cui costruire la nostra nuova infrastruttura pulita. Inoltre, contano anche altre tecnologie oltre a quelle verdi, come ad esempio le tecnologie digitali e di sicurezza. Oltre a tutto questo, abbiamo anche bisogno di tecnologie per aumentare la nostra efficienza, altrimenti le industrie europee non sopravvivranno.
Eolico: c’è domanda ma mancano le competenze e ai giovani non interessa
Torniamo ora alla domanda numero due: abbiamo le persone giuste per realizzarlo? Se rimango nella visione del costruttore navale, ciò che vedo in un periodo di mancanza di occupazione a causa del COVID-19 è ancora una difficoltà significativa delle aziende cantieristiche di superare la carenza di risorse. Questo vale anche per le società eoliche offshore che sono caratterizzate da una crescita accelerata della domanda. È il risultato di una forza lavoro che invecchia e della mancanza di giovani disposti a lavorare in questo settore, la cui attrattività è molto bassa e le cui opportunità di carriera sono scarsamente percepite. Se consideriamo le installazioni di capacità previste in termini di megawatt aggiuntivi, escludendo il fabbisogno di forza lavoro per altri segmentidel ciclo di vita del progetto (Continua nella pagina seguente)
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professione CATTEDRA UNESCO /3 - DALL’ACCORDO DI PARIGI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI A UN FUTURO BASATO SULLE FONTI ALTERNATIVE
La “rivoluzione energetica”? ecco quali sono i punti chiave Il rapido dispiegamento di tecnologie più efficienti, l'elettrificazione degli usi finali e la rapida crescita delle rinnovabili svolgono un ruolo centrale. L’Italia si è data obiettivi ambiziosi e i porti si configurano come i luoghi più adatti per avviare la transizione green
Ing. Andrea Bombardi Vice Presidente Esecutivo RINA Spa - Genova
emissione dell’UE, il regolamento sulla condivisione degli sforzi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati membri ed il regolamento sull’uso e cambio di uso del suolo e della silvicoltura. Tutti e tre gli atti legislativi sul clima verranno ora aggiornati al fine di attuare l’obiettivo di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% (alcuni Paesi come la Germania prevedono net zero al 2045 e taglio maggiore del 65% al 2030). Tutti i settori sono coinvolti, fin da subito, al fine di delineare strategie di medio-lungo termine coerenti con gli obiettivi: la trasformazione rivoluzionerà l’intera filiera energetica e molti modelli di business di oggi si trasformeranno in funzione dei nuovi vettori energetici e delle mutate condizioni di domanda e offerta.
In questo scenario, sappiamo che oggi il settore energetico è la fonte di circa tre quarti delle emissioni di gas serra e detiene la chiave per attuare una rivoluzione energetica adottando anche soluzioni transitorie di avvicinamento agli obiettivi finali. I driver chiave di questa rivoluzione sono l’efficientamento energetico, l’utilizzo dell’idrogeno, l’incremento di quote di rinnovabili e l’elettrificazione ove possibile e conveniente. I fattori di accelerazione determinanti saranno l’aumento del costo delle quote CO2 come lo sviluppo di tecnologie e impianti che ne favoriscano la cattura (anche diretta o da biomassa), l’utilizzo e la segregazione oltre che una maggiore consapevolezza per l’ambiente ed il riconoscimento da parte del mercato di aumentate performances in ambito
Quello di Parigi è il primo accordo globale, giuridicamente vincolante, sui cambiamenti climatici: adottato alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) nel dicembre 2015 definisce un quadro internazionale al fine di evitare cambiamenti climatici, contenendo il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, concentrando gli sforzi per limitarlo a 1,5°C. La riduzione delle emissioni globali di anidride carbonica (CO2) a zero entro il 2050 è coerente con tali obiettivi e richiede una completa trasformazione del modo in cui produciamo, trasportiamo e consumiamo energia. Dopo laboriosi negoziati, la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio degli Stati dell’UE hanno recentemente deciso di fissare gli obiettivi climatici comunitari con nuovi target per il 2030. Veniva definito l’obiettivo di riduzione del 40% delle emissioni di gas serra (dai livelli del 1990) entro il 2030, tramite il sistema di scambio di quote di
Genova, evento online, 14 giugno 2021 16.00-16.15 Apertura e sessione di benvenuto • Daria Bellotti, Thermochemical Power Group - Università di Genova (UniGe) • Rettore Federico Delfino - UniGe • Massimo Capobianco, Direttore Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica, Gestionale e dei Trasporti - UniGe • Adriana Del Borghi, Prorettore alla Sostenibilità - UniGe 16.15-17.15 Cattedra UNESCO su “Ricerca e istruzione sull’energia innovativa, sostenibile e pulita” • Massimo Rivarolo, Thermochemical Power Group – Università di Genova (UniGe) 16.15-16.30 Aristide Fausto Massardo: Programma di ricerca e formazione Cattedra UNESCO. 16.30-17.15 Rete Internazionale della Cattedra UNESCO • Peter Kutne, DLR-Germania • Cleverson Brighenti, Instituto Tecnologico De Aeronautica (ITA)-Brasile • Albert Palou Vilar, Universitat de VIC Catalunya (UVIC)-Spagna • Gustavo Arevalos, Universidad Privada del Este (UPE)-Paraguay • Elena Van Hove, Arizone State University (ASU)-USA • Izael Da Silva, Università Strathmore (SU)-Kenya • Teresa Leo Mena, Universidad Politecnica de Madrid
PRESENTAZIONE NUOVA CATTEDRA
(UPM)-Spagna 17.15-18.30 Tavola Rotonda Energia sostenibile e pulita per affrontare le sfide globali di oggi e di domani Moderatore: Francesco Margiocco, Il Secolo XIX Genova 17.15-17.30 Relazione introduttiva • Alberto Maestrini, CEO Vard Group, società Fincantieri, Norvegia: “Il settore marittimo è pronto per un futuro innovativo, sostenibile e pulito?” 17.30-18.30 Interventi • Andrea Bombardi, Vice Presidente Esecutivo RINA, Genova-Italia • David Tucker, National Energy Technology Laboratory, Dipartimento dell’Energia, USA • Paolo Luigi Merli, Amministratore Delegato ERG, Genova • Josè Antonio Bogarin, Direttore Parco Tecnologico Itaipu (PTI), Asuncion, Paraguay • Christer Björkqvist, Ad European Turbine Network Global, Bruxelles-Belgio • Philip Butler, Senior Specialist - Tecnologia Clean Power Central, Rolls-Royce plc, UK • Alberto Maestrini, CEO Vard Group, società Fincantieri, Norvegia 18.30 - Conclusioni Aristide Fausto Massardo - UniGe
(Segue da pagina 23) eolico, più di 480.000 persone richiederanno formazione GWO (Global Wind Offshore) per costruire, installare, gestire e mantenere il settore di energia eolica mondiale onshore e offshore fino al 2025. Questo è un altro ostacolo per la nostra transizione verso l’energia pulita.
il conto della rivoluzione marittima verde? Se guardiamo alla sfida futura della decarbonizzazione della flotta esistente, vediamo una graduale introduzione di nuove tecnologie man mano che diventano disponibili. Dalle navi diesel all’elettrico al gas/ibrido fino alla propulsione finale a zero emissioni di carbonio. Il valore degli investimenti per adeguare la flotta al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’IMO per il 2050 e per gestire la prevista crescita del traffico marittimo nei prossimi de-
cenni è stimato in circa 3.400 miliardi di dollari. Questo costo non può essere sostenuto dal settore marittimo da solo e occorre trovare una soluzione. Questa è un’altra sfida. La mia conclusione è la seguente: molti ostacoli e nessuna vera soluzione in vista. Cosa dovremmo fare? Un mondo pulito è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, non dobbiamo cambiare i nostri obiettivi, dobbiamo mantenere la rotta giusta e concentrarci sulle giuste tecnologie e politiche. Ing. Alberto Maestrini
La decarbonizzazione costerà circa 3.400 miliardi di dollari: occorre trovare una soluzione
Infine, domanda numero tre: chi paga
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ESG. Tali fattori dovranno necessariamente compensare un aumento dei consumi energetici su scala globale quale conseguenza della crescita economica e demografica che si stima essere consistente nei prossimi decenni. Questa rivoluzione energetica comporterà anche una crescente importanza strategica degli asset infrastrutturali per l’energia elettrica oltre che una limitata disponibilità a livello globale di terre rare quali Manganese, Cobalto, Nichel, Litio e Rame, di fondamentale importanza, almeno ad oggi, per l’elettrificazione dei diversi comparti. Il crescente interesse per l’idrogeno e la sua esposizione ad un numero sempre maggiore di utilizzatori è principalmente legato alle sue caratteristiche fisiche: è estremamente leggero, immagazzinabile, reattivo ed ha un alto contenuto di energia per unità di massa. Considerata l’indisponibilità in natura come elemento singolo, la sua potenziale fornitura include la produzione da energia elettrica rinnovabile, biomasse e nucleare oltre che da combustibili fossili che - se combinata con la cattura, l’uso e lo stoccaggio del carbonio (CCUS) - ha impatto zero in termini di emissioni. Inoltre, ricordiamo che oltre all’utilizzo diretto, si può ipotizzare la sua conversione in combustibili liquidi sintetici, metano sintetico e ammoniaca, che possono utilizzare le infrastrutture esistenti riconvertite per il loro trasporto, immagazzinaggio e distribuzione e sostenere l’adeguamento dei processi industriali. Partendo dall’assunto che nessun combustibile è intrinsecamente sicuro, la diffusione di questo versatile vettore energetico, transita necessariamente attraverso valutazioni approfondite in termini di sicurezza: l’idrogeno è infatti un gas a temperatura ambiente presentando sfide specifiche per quanto riguarda lo stoccaggio e il trasferimento in sicurezza; il suo basso contenuto energetico in volume stimola inoltre l’immagazzinamento ad alte pressioni o la sua conversione in altri prodotti. Inoltre l’idrogeno influisce su altri materiali: il cosiddetto “infragilimento da idrogeno” è una sfida significativa per la progettazione di sistemi e componenti compatibili con l’idrogeno come per la verifica di riutilizzo di impianti ed infrastrutture esistenti.
Il rapido dispiegamento di tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico, l’elettrificazione degli usi finali e la rapida crescita delle energie rinnovabili svolgono dunque tutti un ruolo centrale nella riduzione delle emissioni nei diversi settori: secondo IEA, entro il 2050 a livello globale quasi il 90% di tutta la produzione di elettricità proverrà da fonti rinnovabili, così come circa il 25% del consumo di energia non elettrica sarà concentrata nell’industria e nel residenziale. Nel 2050, le rinnovabili forniranno i due terzi del consumo energetico, suddiviso tra bioenergia, eolica, solare, idroelettrica e geotermica. Per quanto riguarda l’Italia, i dati di sintesi del 2019 presentati da GSE, riportano un valore di FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) nell’ambito della produzione di Energia Elettrica pari al 35%; quota che scende al 19,7% nel settore Termico ed al 9% nel settore dei Trasporti. L’obiettivo che l’Italia si è data al 2030 nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) è ambizioso e prevede una quota pari 30% sui Consumi Lordi Finali a partire dall’attuale 18,2%. Il deciso aumento di impianti per lo sfruttamento di energia rinnovabile cui assistiamo e continueremo a verificare nei prossimi anni, determinerà la necessità di adozione di sistemi di bilanciamento delle reti che consentano la sincronizzazione di domanda energetica da parte degli utilizzatori e la disponibilità di energia data da risorse quali vento e sole. I sistemi di accumulo elettrochimici, meccanici e termici presentano dei limiti in termini di potenza immagazzinabile e tempo di accumulo; le migliori performances vengono dall’adozione di sistemi a base chimica - similarmente al gas naturale - quali idrogeno e ammoniaca. Questi ultimi possono aprire a nuovi scenari di commercio internazionale delineando il trasporto via nave e via pipeline dello stoccaggio di “vento e sole” fra le riserve di energia di differenti regioni e stimolando la cooperazione internazionale allo sviluppo di accordi di scambio e infrastrutture dedicate. I porti industriali, ad esempio, possono diventare i centri nevralgici per lo sviluppo dell’idrogeno: oggi molte raffinerie e impianti chimici che lo utilizzano sono collocati in prossimità dei porti, la logistica associata potrebbe beneficiarne dall’utilizzo rifornendo anche navi e sistemi di movimentazione o trasporto pesante oltre che alimentando impianti industriali vicini, come le acciaierie. Nell’ambizioso scenario di azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050, i porti si configurano come i luoghi più adatti per avviare la transizione green essendo in grado di contaminare positivamente le infrastrutture collegate: industrie, sistemi di trasporto, logistica e
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complessi urbani. RINA, come società di servizi (www.rina. org/it) , si propone nel ruolo di system integrator, avendo una visione privilegiata ed indipendente lungo tutti i processi energetici: dall’utilizzo delle risorse energetiche rinnovabili e non, alla loro conversione e successivo trasporto, distribuzione ed utilizzo nei vari settori inclusi la mobilità e l’industria, trattando tutte quelle tematiche trasversali quali l’adeguamento normativo, lo sviluppo tecnologico, la sicurezza, l’impatto ambientale e l’interconnessione dei differenti comparti industriali quale elemento abilitante e di sviluppo verso nuovi assetti più sostenibili. In tema di trasporto dei vettori energetici per esempio, si sta lavorando nell’ambito del riutilizzo di gasdotti esistenti compatibili con percentuali crescenti di idrogeno, per quanto riguarda lo stoccaggio si valuta l’idoneità di bombole e sistemi diversi quali cavità in depositi salini e, potenzialmente, giacimenti depletati di idrocarburi e acquiferi profondi. Nell’ambito della mobilità è fondamentale uno sviluppo vincolato a dedicati sistemi di distribuzione, tanto per la mobilità leggera quanto per quella pesante su gomma, su rotaia e marittima oltre che aerea: tutte offrono opportunità di decarbonizzazione, in particolare la marina e l’aviazione hanno combustibili low-carbon alternativi limitati e rappresentano una opportunità per combustibili a base di idrogeno. Fondamentale è inoltre lo studio di tutti quei processi industriali difficilmente decarbonizzabili al fine di prepararli ai nuovi vettori energetici a minore impatto. In definitiva per l’ambizioso traguardo di neutralità di emissioni di gas serra al 2050, è necessario stabilire un ruolo per l’idrogeno nelle strategie energetiche a lungo termine e definirne i settori chiave di utilizzo promuovendo le azioni di sviluppo specialmente nell’ambito dei combustibili sintetici, dei comparti di produzione di acciaio, alluminio, vetro, ceramica e cemento e della mobilità oltre che studiarne le potenzialità per il trasporto su lunghe distanze, gli utilizzi residenziali ed il bilanciamento delle reti o di accumulo. La ricerca finanziata ed il supporto allo sviluppo di tecnologie di nuova frontiera insieme alla condivisione delle esperienze in differenti settori e la messa a fattor comune delle infrastrutture saranno necessarie per sostenere i costi in questa fase di transizione e per la preparazione dei processi industriali e la creazione di infrastrutture di sicure. La stimolazione della domanda commerciale di idrogeno e gli importanti sviluppi relativi alle tecnologie di cattura, uso e segregazione della CO2 devono essere accompagnate anche dalla contestuale eliminazione delle barriere non necessarie dei regolamenti nazionali, sviluppando normative e standards tecnici armonizzati almeno a livello europeo. FONTI: Net Zero by 2050 - A Roadmap for the Global Energy Sector; GSE, Fonti rinnovabili in Italia e in Europa - 2019
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professione IN SETTEMBRE I RISULTATI DELLE RILEVAZIONI PREVISTE DAL PIANO REGIONALE DI MONITORAGGIO
A caccia del gas Radon, viene dalla terra e nuoce alla salute Sono 227 i Comuni liguri che hanno aderito alla campagna, posizionando circa 1.650 dosimetri in edifici pubblici e privati, che sono stati poi consegnati all’Arpal per le misurazioni dei livelli di radioattività e delle quantità delle altre sostanze nocive. Vittorio Bruzzo Responsabile Settore Ambiente dell’Ordine Ingegneri Genova Il radon (222Rn) è un gas radioattivo, di origine naturale, inodore, incolore e insapore: tutte caratteristiche che non lo rendono percepibile dai nostri sensi e perciò difficile da individuare. Appartiene al gruppo dei gas nobili e pertanto è un gas monoatomico che non reagisce con altri elementi. Deriva dal decadimento dell’uranio (238U) presente in modo ubiquitario in natura in rocce vulcaniche e sedimentarie (basalto, scisto, tufo, granito, pozzolana ecc.) con concentrazioni variabili a seconda della litologia. Gli isotopi del radon si trasformano in altri elementi quali il piombo (inerte), il polonio e il bismuto (ambedue radioattivi) con rapidità variabile: in certi casi trascorrono quasi quattro giorni perché il processo sia ultimato. La concentrazione di radon si misura in Bequerel a metro cubo (Bq/m3) ed esprime il numero di disintegrazioni nucleari che ogni secondo avvengono in 1 m3 d’aria; la rilevazione della presenza di radon avviene mediante l’ausilio di appositi rilevatori. Per le sue caratteristiche chimico-fisiche può liberamente muoversi attraverso i pori del materiale, fuoriuscire facilmente dal sottosuolo e disperdersi rapidamente nell’atmosfera. Tanto maggiori sono gli spazi interstiziali (pori e fratture) del terreno, tanto più radon sarà liberato in atmosfera. In ambiente esterno non raggiunge mai concentrazioni significative ma in spazi confinati, essendo più pesante dell’aria, tende ad accumularsi e può raggiungere concentrazioni dannose per
Fig. 1 - Decadimento con emissione di radiazioni a
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la salute umana. Gli effetti più nocivi del radon non sono però dovuti al gas in sé, bensì dai suoi prodotti instabili di decadimento 226Ra, 222Rn, 218Po e 214Po (Fig. 1) che, veicolati dal particolato aereo, penetrano nell’organismo. Giunti a livello polmonare si fissano sulle superfici dei tessuti e decadono emettendo radiazioni ionizzanti a (particelle formate da due protoni e due neutroni) le quali producono danni fisici al tessuto polmonare immediatamente circostante e danni chimici al DNA innescando processi che possono evolversi in tumore (Fig. 2). Sulla base di approfonditi studi epidemiologici, il radon è stato classificato dall’OMS e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come un Fig 2 - Penetrazione del radon nell’organismo umano e relativi danni elemento cancerogeno per l’uomo (Grupmentre quelle derivanti dall’acqua freatica po 1, oncogeno cersono limitate al 19%; la parte restante si to) ed è ritenuto tra le principali cause di riferisce a altre fonti. morte per tumore ai polmoni dopo il fumo. L’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia Per difendersi dal radon un primo e semper la Protezione dell’Ambiente e per i plice metodo è quello che ne sfrutta l’eleservizi Tecnici hanno svolto un’indagine vata capacità di disperdersi rapidamente a livello nazionale sulle concentrazioni di e facilmente nell’aria, ragion per cui la radon, riportate nella Fig. 3, dove sono caprima prevenzione per combattere queratterizzate, con diverse gradazioni di costo gas è la costante areazione dei locali lore, le concentrazioni medie per regione. nei quali ne è conosciuta la sua presenza. Trattandosi di valori medi, occorre preEsempi di soluzioni adottabili per limitare cisare che sul territorio sono presenti la concentrazione di radon contemplano situazioni puntuali più o meno estese e la realizzazione diversificate dalla quantità, che migra verdi sigillatura delle so l’interfaccia suolo-aria in funzione del vie di accesso, la contenuto di uranio, delle caratteristiche ventilazione natustrutturali, della permeabilità delle rocce, rale o forzata del di diversi parametri climatici (temperavespaio ove esitura dell’aria e/o dell’acqua, velocità del stente, oppure la vento, copertura nevosa, saturazione del depressurizzazioterreno in caso di pioggia, ecc.) che eserne del suolo sotto citano una forte influenza sulla risalita di l’edificio nel caso radon dal suolo, determinando variazioni di fondazione a nella solubilità, oltre che nella rapidità di platea. propagazione e di accumulo del gas con Le emanazioni dal conseguenti possibili diversificazioni dei suolo sono responvalori di concentrazione nelle stesse aree. sabili dell’80% Un altro dato interessante conseguente del radon presenall’indagine condotta dall’Istituto Superiote in atmosfera, Ordine Ingegneri Genova / aprile-giugno 2021 / n° 2
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Fig. 3 - Livelli medi di concentrazione radon per regione
re di Sanità e l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici è riportato nella Fig. 4, dove sono rappresentate le percentuali di abitazioni con li-
velli di concentrazione medio di radon superiore ai 200 Bq/m3. La normativa - In attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, è stato emanato il
D. Lgs. 31 luglio 2020, n.101 che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, che fissa i limiti di 300 Bq/ m3 per gli edifici esistenti e 200 Bq/m3 come obiettivo a cui tendere per le nuove edificazioni. La situazione in Liguria - La Regione Liguria, nell’ambito della predisposizione del Piano Nazionale Radon, con DGR 17 maggio 2019 n. 399, ha approvato il Piano di monitoraggio gas radon in edifici pubblici e privati in Liguria per l’anno 2019-2020. La messa a punto del Piano è stata condotta da un Gruppo di Lavoro Interdisciplinare (GdL - Vedi articolo “Scelte eco-compatibili? Intanto stop al rischio radon” pubblicato sul n. 4 di A&B ottobre-dicembre 2020). I punti di campionamento sono stati individuati presso edifici pubblici e privati. La campagna di raccolta dati è stata effettuata utilizzando un’apposita scheda informativa compilata dal personale incaricato del posizionamento del rilevatore. Nella scheda sono riportati i dati relativi a: 1. Identificazione dell’edificio di installazione del rilevatore 2. Ubicazione del locale di installazione del rilevatore nell’edificio 3. Tipologia del locale di installazione del rilevatore 4. Fruizione del locale di installazione del rilevatore 5. Dati del rilevatore Il rilevatore utilizzato è un dosimetro di tipo passivo denominato CR39 che fornisce misure integrate della concentrazione di radon nel periodo di esposizione variabile da sei a dodici mesi in relazione alla zona territoriale. Si tratta di un piccolo contenitore cilindrico che non necessita di alimentazione elettrica. L’elemento sensibile è costituito da un polimero plastico a stato solido la cui struttura molecolare, se esposta alla radiazione a, subisce modificazioni osservabili mediante microscopi ottici. Dalla lettura dei dati acquisiti e sulla base di altri fattori (tempo di esposizione e fattore di calibrazione del sistema), si determina la concentrazione media di radon durante l’esposizione. I Comuni della Liguria che hanno aderito alla campagna sono stati 227 e, in totale, sono stati posizionati circa 1.650 dosimetri. Terminato il periodo di esposizione i dosimetri sono stati prelevati e consegnati alla sede centrale di ARPAL di Genova per procedere alla misurazione degli stessi. Al termine dell’elaborazione delle informazioni raccolte nella prima campagna, alla quale dovrebbero seguire ulteriori approfondimenti, i risultati saranno oggetto di presentazione pubblica organizzata da ARPAL e Regione Liguria, con la partecipazione del gruppo di lavoro (GdL), attraverso un apposito webinar programmato per il 16 settembre 2021.
Fig. 4 - Percentuale di abitazioni con concentrazioni di radon superiori ai 200 Bq/m3
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professione LA PIATTAFORMA PER GLI ACQUISTI IN RETE DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ED ENTI EQUIPARATI
Gli Ingegneri dell’Informazione possono offrire servizi nel MEPA Una svolta epocale, dopo un lungo lavoro a livello nazionale, ha portato Consip, Spa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, all’inclusione: cinque le categorie merceologiche in cui i professionisti che ne hanno i requisiti possono fare le proprie offerte entrando in un nuovo mercato. Ecco le modalità. Matteo Gentile Responsabile Commissione ITC Ordine Ingegneri Genova Una svolta epocale quella avvenuta il 9 Aprile del 2021, quando CONSIP, società per azioni del Ministero dell’Economia e Finanza, ha incluso la figura dell’Ingegnere dell’Informazione delle sezioni A e B tra i prestatori di Servizi professionali di ingegneria informatica e telecomunicazioni. A partire da quella data infatti, gli Ingegneri dell’informazione regolarmente iscritti all’Albo professionale, possono inserire i propri dati anagrafici nel portale del MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), disponibile all’indirizzo https://www. acquistinretepa.it/opencms/opencms/, all’interno della nuova categoria merceologica “Servizi professionali di ingegneria informatica e telecomunicazioni” e candidarsi per offrire i propri servizi specifici. Il MEPA è uno strumento di e-Procurement pubblico, gestito da CONSIP per conto del Ministero Economia e Finanze, con lo scopo di promuovere un modello innovativo (e quindi, evoluto) per l’ottimizzazione degli approvvigionamenti pubblici. Tramite questa piattaforma, infatti, la pubblica amministrazione (e gli enti equiparati) può acquistare beni e servizi (offerti da fornitori abilitati con fatturato medio di almeno 25.000 euro) per importi inferiori alla soglia comunitaria prevista di 200.000 euro. In particolare, il MEPA è un mercato interamente virtuale in cui le amministrazioni acquirenti ed i potenziali fornitori si incontrano, negoziano e perfezionano on-line contratti di fornitura legalmente validi grazie all’utilizzo della firma digitale. CONSIP, in aprile ha pubblicato l’allegato 47 al Capitolato d’oneri “servizi” per l’abilitazione dei prestatori di “Servizi professionali di ingegneria informatica e telecomunicazioni” ai fini della partecipazione al mercato elettronico della pubblica amministrazione. I professionisti esperti in progettazione, realizzazione e gestione dei sistemi di trattamento e trasporto delle informazioni hanno quindi, finalmente, la loro categoria dedicata sul MEPA. Nell’allegato 47 la categoria è suddivisa in sottocategorie, che rappresentano l’ambito di interesse merceologico nel quale il fornitore (in questo caso il professionista) esprime la propria preferenza ad operare. La sottocategoria verrà visualizzata e messa
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a disposizione nelle richieste di offerta promosse dai Soggetti Aggiudicatori per ottenere l’elenco degli Operatori Economici da poter invitare alle proprie richieste. Nel nostro caso la Categoria di Abilitazione si articola nelle seguenti sottocategorie merceologiche: - Servizi professionali in ambito di pianificazione - Servizi professionali in ambito progettazione sistemi informativi - Servizi professionali in ambito collaudi sistemi informativi - Servizi professionali in ambito direzione lavori - Servizi professionali in ambito innovazione tecnologica In particolare la prima sottocategoria dei Servizi professionali in ambito di pianificazione permette di svolgere, ad esempio, Assessment, Studi di Fattibilità, Stesura Capitolati e documentazione di Gara, Analisi e definizione dei requisiti preliminari, Modellazione Architetture di base, Piano di Progetto Generale. La seconda, Servizi Professionali in ambito Progettazione Sistemi Informativi, ingloba attività di Analisi dei requisiti, Progettazione tecnica, Progettazione funzionale, Progettazione collaudo, Piani di Progetto e di qualità. La terza, Servizi Professionali in ambito Collaudi Sistemi Informativi, permette di espletare i collaudi di impianti, infrastrutture, etc. La quarta, Servizi Professionali in ambito Direzione Lavori, permette di eseguire un Controllo dei Livelli di Servizio del Fornitore, Supporto al DEC (Direttore Esecuzione del Contratto), Misura della Customer Satisfaction. L’ultima sottocategoria, Servizi Professionali in ambito Innovazione Tecnologica, permette invece di svolgere Indagini di Mercato, Prototipazione, Ricerca Industriale Benchmarking di mercato, Analisi di impatto soluzioni innovative, Valutazione di soluzioni in ambito Intelligenza Artificiale, Valutazione di soluzioni in ambito Blockchain, Valutazione di soluzioni in ambito Cloud, Definizione di strategie di Innovazione Tecnologica, Gap Formazione e Addestramento. Il professionista dovrà selezionare almeno una delle sottocategorie previste durante la procedura di abilitazione. Esse potranno essere modificate nell’apposita sezione del sito da parte del professionista abilitato
senza necessità di una nuova domanda di abilitazione. Per tutte le sottocategorie il professionista garantisce la definizione degli obiettivi, la realizzazione delle attività, la verifica dei risultati dei deliverables, il coordinamento e infine certifica la conformità e la compliance rispetto ai requisiti iniziali del servizio richiesto. L’allegato contiene inoltre i codici CPV (Common Procurement Vocabulary), ovvero un dizionario comune degli appalti in cui sono contenuti i codici per identificare i prodotti ed i servizi che gli ingegneri informatici e telecomunicazioni possono offrire in questa categoria merceologica. Per la prima volta, come già detto, viene riconosciuta la figura dell’Ingegnere dell’Informazione. Infatti, nell’allegato 47 al punto 6 si legge: «Il presente Capitolato Tecnico ha ad oggetto “i servizi riservati ad operatori economici esercenti una professione regolamentata ai sensi dell’art. 3 della direttiva 2005/36/CE” (art. 3, lett. vvvv, D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50) per l’affidamento dei servizi relativi alla classificazione CPV indicata al paragrafo 3. Le professioni in cui i servizi resi nell’ambito del presente Capitolato Tecnico sono organizzate nel seguente ordine professionale: il Consiglio nazionale Ingegneri, ai sensi della legge n. 1395/1923, R.D. n. 2537/1925, D. Lgs. 23 novembre 1944, n. 382, Sezione A e B, Settore C, Ingegneria dell’informazione». Oltre che un’importante opportunità lavorativa per gli Ingegneri del cosiddetto “terzo settore”, si tratta di un fondamentale riconoscimento per una figura professionale, spesso non tenuta nella dovuta considerazione per il contributo che è in grado di dare alla Pubblica Amministrazione e alla collettività tutta; gli ingegneri “ICT” infatti dovranno svolgere un ruolo essenziale per lo sviluppo della digitalizzazione del nostro Paese e il loro apporto per l’evoluzione della nostra società sarà sempre più importante nel prossimo futuro. Il lavoro che ha portato a questo importante risultato è partito tempo fa dall’Ordine degli Ingegneri di Roma, ed è stato poi portato avanti parallelamente dal Gruppo di Lavoro “Appalti pubblici in ambito ICT” creato all’interno del C3i (Comitato Italiano Ingegneri dell’Informazione), organismo del CNI, e spinto direttamente dal CNI, anche grazie al Consigliere nazionale ing. Roberto Orvieto di Genova.
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qui ordine SPORTELLO INARCASSA - INIZIATIVE, NEWS E RISPOSTE AGLI ISCRITTI
Fondazione: Bilancio, contributi, pensioni, misure relative al Covid Gianluigi Calzetta
Delegato Ingegneri Genova CND
Esonero parziale dei contributi previdenziali La pubblicazione del Decreto Interministeriale definisce requisiti e modalità di accesso all’esonero parziale del versamento dei contributi previdenziali 2021, per i liberi professionisti iscritti alle Casse (D.L. N. 178/2020). Tutte le informazioni, utili alla miglior fruizione dell’agevolazione prevista dal Decreto, sono fornite sul sito istituzionale e su Inarcassa On line, dove è contestualmente reso disponibile il modello telematico per presentare richiesta. Ogni aggiornamento sarà tempestivamente diffuso. *** Pagamento dei minimi 2021 Il Consiglio di Amministrazione, nella riunione del 28 e 31 maggio, ha deliberato che il pagamento dei contributi minimi 2021 potrà essere effettuato entro il prossimo 31 dicembre senza nessuna sanzione, anche se i MAV/
F24 saranno resi disponibili alle scadenze istituzionali. *** Deroga del minimo soggettivo fino al 31 luglio Per dare tempo agli iscritti di valutare la scelta previdenziale più adatta alla propria situazione in relazione ai requisiti definiti dal decreto di esonero, il Consiglio di Amministrazione, limitatamente all’anno 2021, ha stabilito di posticipare al 31 luglio il termine per richiedere o revocare la deroga al pagamento del contributo soggettivo minimo [art. 4.3 bis RGP]. *** Bonus Covid 2020 esenti da imposte Gli importi erogati da Inarcassa nel 2020, a favore dei professionisti lavoratori autonomi, a titolo di sostegno al reddito per l’emergenza epidemiologica da Covid 19, sono esenti dalle imposte e non concorrono dunque alla formazione del reddito imponibile per l’anno 2020. Si tratta nello specifico delle seguenti misure: • indennità per i mesi di marzo, aprile e maggio, ai liberi professionisti iscritti, a valere sul Fondo appositamente costituito in seno al Ministero del Lavoro, ai sensi dell’art. 44 del DL 18/2020 e dell’art. 78 DL 34/2020 (“indennità ex lege”); • contributo, volontariamente istituito da Inarcassa con fondi propri, in favore degli iscritti titolari di pensione di invalidità ed indiretta ai superstiti, esclusi dal precedente beneficio, alle medesime condizioni di importo e reddituali previste per le indennità ex lege (“bonus”). Entrambi i contributi sono esclusi ai fini fiscali: il primo in base alle istruzioni del DM attuativo del 28/3/2020; il secondo in virtù della risposta n. 173/2021 dell’Agenzia delle Entrate all’interpello n. 956-2811/2020, rivolto ad hoc da Inarcassa a riguardo. *** Sussidi Covid, tutti gli eventi coperti fino al 31 luglio Il Consiglio di Amministrazione di Inarcassa, nella riunione del 28 maggio 2021, ha deliberato di prorogare i termini per il riconoscimento del sussidio per contagio da Covid 19 a tutti gli eventi insorti entro il 31 luglio 2021, data in cui è prevista la cessazione dello stato di emergenza. Le prestazioni saranno liquidate in ordine cronologico, in base alla data di presentazione delle domande, nei limiti dello stanziamento per tale prestazione assistenziale, definito dal Comitato Nazionale dei Delegati nel 2020.
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qui ordine *** Rivalutazione pensioni e contributi 2021 I ministeri vigilanti, con nota del 23 aprile 2021, hanno approvato la rivalutazione ISTAT delle pensioni e dei contributi allo 0,1%, deliberata dal Consiglio di Amministrazione il 29 gennaio scorso. Tutti i valori sono già disponibili nel Regolamento Generale Previdenza e verranno aggiornati nelle pagine del sito istituzionale. *** Approvato il Bilancio Inarcassa 2020 Il Comitato Nazionale Delegati Inarcassa ha approvato il Bilancio consuntivo per l'esercizio 2020. A fine dicembre il patrimonio di Inarcassa a valori correnti di mercato si è attestato a 11,8 miliardi di euro. Il 2020 chiude con una platea di 168.981 associati, ai quali la Cassa garantisce assistenza, tutela sociale e sostegno alla professione, e 38.714 pensionati. Dal lato delle entrate, i dati non hanno risentito dell’emergenza pandemica, che nella primavera dello scorso anno ha causato il blocco totale dell’attività produttiva. Il gettito contributivo nell’anno è stato pari a 1.193 milioni di euro, mentre le prestazioni istituzionali hanno raggiunto gli 888,5 milioni di euro. Il Saldo della gestione previdenziale è risultato nel 2020 pari a 279 milioni di euro, in riduzione di quasi il 30% rispetto al dato dello scorso anno, dinamica legata all’introduzione delle nuove prestazioni assistenziali a favore degli associati per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid 19.
Approfondimenti nel sito ufficiale di Inarcassa: www.inarcassa.it
Firma digitale e Carta Nazionale Servizi a prezzo convenzionato con Aruba per gli Ingegneri iscritti all’Ordine di Genova
Una convenzione, stipulata dal CNI ed estesa agli Ordini regionali degli Ingegneri, per fornire con costi minimi agli iscritti all’Albo la possibilità di ottenere la firma digitale e la Carta Nazionale dei Servizi. È quanto ogni iscritto all’Ordine di Genova può avere grazie agli accordi con l’operatore e provider nazionale Aruba, che fornisce direttamente alle sedi territoriali i kit di firma e/o della CNS tramite appuntamento secondo gli orari prefissati di ricevimento pubblicati sul sito (www.ordineingegneri.genova.it), dove si può trovare la comunicazione della convenzione con i particolari per attivarla. Il costo del kit, convenzionato per gli iscritti all’Ordine degli Ingegneri, è di 3 euro + Iva l’anno, con maggiorazioni in caso di soluzioni diverse dal ritiro personale presso la sede di piazza della Vittoria 11/10 a Genova.
Webinar in settembre: “SCAN to BIM Dalle nuvole di punti ai modelli BIM"
Evento webinar su piattaforma di digitale mercoledì 22 settembre dalle 14 alle 18 su piattaforma Zoom dedicato alla tecnologia 3D e all’uso dei modelli BIM per la progettazione. Le iscrizioni sono aperte dalle ore 14 del luglio alle 12 del 21 settembre, e la conferma verrà data con la trasmissione all'indirizzo di posta elettronica ordinaria registrato nell'albo per gli iscritti del link di accesso alla diretta Zoom. È bene quindi che i partecipanti controllino la propria casella di posta elettronica e che avvisino tempestivamente scrivendo a formazione@ordineingegneri. genova.it nel caso il messaggio non venisse ricevuto in tempo utile. Il seminario, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Genova - responsabile scientifico l’ing. Deborah Savio - durerà 4 ore avrà un costo di 20 euro e sarà aperto agli iscritti all’Albo, che hanno a disposizione 199 posti su 200 previsti.
Al fine del rilascio dei crediti CFP - che in questo caso sono 4 - è obbligatoria la frequenza superiore al 90% delle ore previste e la compilazione della scheda di valutazione di qualità dell’Evento. I crediti verranno caricati entro 60 giorni dalla data del Seminario. L’iscrizione avviene con compilazione del relativo modulo sul sito dell’Ordine (www.ordineingegneri.genova.it => Formazione continua). Per informazioni: Ufficio Formazione - Ordine Ingegneri della Provincia di Genova Mob. 366 2029816, E-mail: formazione@ordineingegneri.genova.it Ma veniamo al programma, articolato in 4 parti della durata di 60 minuti ciascuna. 14.00 Apertura del Webinar ed Introduzione al Seminario. PARTE 1 - Tecnologie di rilievo 3D • Introduzione ai sistemi di rilievo 3D (Laser Scanner Statici, Mobile e Sistemi APR): teoria del rilievo e scelte applicative • Panoramica sulla tecnologia attualmente disponibile sul mercato • Strumenti per la gestione della nuvola di punti: software trattamento dati. PARTE 2 - Tecniche di elaborazione e restituzione dati • Elaborazione e restituzione dei dati richiesti: registrazione (allineamento) delle nuvole di punti e principali tools • Scenari applicativi ed esempi di lavori svolti • Discussione, approfondimenti, domande. PARTE 3 - Introduzione al modello 3D • Dalla nuvola al disegno: esempi di vettorializzazione utilizzando piano di taglio o strumenti di disegno • Generazione del modello 3D tramite Trimble Modeler • Discussione, approfondimenti, domande. PARTE 4 - Dalla nuvola di punti al modello BIM • L’interoperabilità di Tekla Structures con gli strumenti di rilievo: Layout Manager per attività di restituzione da rilievo • La restituzione in BIM per opere strutturali e la generazione assistita della disegnazione • La computazione quantitativa del progetto e la condivisione con il cantiere (Trimble Connect) • Nuvole di punti e raffronto per le attività di AsBuilt • Discussione, approfondimenti, domande. 18.00: Chiusura del Webinar
Ph BIM portale
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qui federazione FROIL - FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it PEC federazione.liguria@ingpec.eu
ORDINI DEGLI INGEGNERI di Genova Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 / 010.593978 Fax 010.5536129 C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu
ORDINI DEGLI INGEGNERI di Imperia Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it
ORDINI DEGLI INGEGNERI di La Spezia Via Vittorio Veneto, 19 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com
ORDINI DEGLI INGEGNERI di Savona Corso Italia, 8/11 17100 Savona Tel. 019.822678, Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it
Presidente Gianni Rolando (IM) Consiglieri GENOVA Maurizio Michelini, Alfonso Russo, Deborah Savio IMPERIA Riccardo Restani LA SPEZIA Pietro Franchetti Rosada, Claudia Bedini SAVONA Diego Pastorino, Marcello Macciò
Presidente Maurizio Michelini Vice Presidenti Paolo Costa, Greta Gualco Segretario Enrico Sterpi Tesoriere Deborah Savio Consiglieri Arturo Antonelli, Vittorio Bruzzo, Andrea Chiaiso, Matteo Gentile, Claudio Firpo, Michele Lanza, Felice Lombardo, Aristide Fausto Massardo, Alfonso Russo, Gianni Vernazza Consigliere Nazionale CNI Roberto Orvieto
Presidente Riccardo Restani Vice Presidente Simone Di Marcoberardino Segretario Fabio Sappia Tesoriere Simone Dimarcoberardino Consiglieri Fabiano Boeri, Enrico Ingenito, Maria Ramella, Giovanni Rolando, Stefàna Rossi, Marco Savini
Presidente Pietro Franchetti Rosada Vice Presidente Nicola Brizzi Segretario Michele Codeglia Tesoriere Simone Tesconi Consiglieri Claudia Bedini, Paolo Ferrari, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Pietro Muscinesi, Roberto Vallarino, Marco Vescovi
Presidente Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Tesoriere Diego Bergero Consiglieri Sara Arri, Ingrid Bonino, Gabriele Calzavara, Marcello Macciò, Federico Mazzetta, Danilo Muraglia, Piero Siccardi, Luciano Vicinanza
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE
al 1 giugno 2021
Genova
Imperia
La Spezia
Savona
Liguria
Sezione A Sezione B
4.502 117
457 25
699 32
999 73
6.657 247
Totale
4.619 di cui 752 donne
482 di cui 74 donne
731 di cui 116 donne
1.072 di cui 182 donne
6.904 di cui 1.124 donne
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sommario A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Periodico a cura dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Codice Fiscale 95045940103 www.ordineingegneri.genova.it - PEC: ordine.genova@ingpec.eu Presidente: Maurizio Michelini Direttore Editoriale: Felice Lombardo Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXXII - Trimestrale Proprietà: Ordine Ingegneri provincia di Genova Rappresentante legale: Maurizio Michelini N. 2 - Aprile-Giugno 2021 Chiuso in redazione il 30 giugno 2021 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivistaingegneri@ordineingegneri.genova.it Editore, impaginazione, stampa: Microart Srl - Il Geko Edizioni - Recco www.ilgekoedizioni.com - info@ilgekoedizioni.com Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Segreteria Redazione: Oksana Doudko Hanno collaborato: Daria Bellotti, Nicola Blefari Milazzo, Andrea Bombardi, Vittorio Bruzzo, Gian Luigi Calzetta, Alberto Cella, Centro in Europa di Genova, Commissione Sanità Ordine Ingegneri Genova, Matteo Gentile, Federico Grasso, Carlotta Gualco, Alberto Maestrini, Aristide Fausto Massardo, Dario Lagostena, Giovanni Lanza, Ilmo Lanza, Maurizio Michelini, Carlo Pagliai, Massimo Rivarolo, Stefano Rolli, Enrico Sterpi. Foto: Arpal, Asl 3, Asl 4, Centro in Europa di Genova, CNIT, Commissione Sanità Ordine Ingegneri Genova, Istituto Superiore di Sanità e per i Servizi tecnici, Carlo Pagliai, Wikipedia. Grazie per la collaborazione alle segreterie e al personale degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona
1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di Stefano Rolli 2 Cover Superbonus 110% e “ante ’67”: l’equivoco sull’Anno Zero continua di Carlo Pagliai 4 Random 7 Ingegneria e progresso Tutti i traguardi del 5G, che cambierà la Rete di Telecomunicazioni globale di Nicola Blefari Melazzi E venne l’era in cui l’informatica indicò dove costruire gli ospedali di Alberto Cella, Ilmo Lanza e Giovanni Lanza 15 Attualità Procura europea: Italia sorvegliata speciale per il rischio frodi nell’utilizzo dei fondi Ue a cura del “Centro in Europa” di Genova Il nostro impegno per difendere le politiche europee di Carlotta Gualco 19 Professione Arpal - Manutenzione, parola magica per prevenire disastri e lutti di Dario Lagostena e Federico Grasso Energia innovativa, sostenibile e pulita: presentata la Cattedra Unesco a Genova di Aristide Fausto Massardo, Daria Bellotti e Massimo Rivarolo - Una sfida difficile: gli ostacoli sono molti, manteniamo la rotta di Alberto Maestrini - La “rivoluzione energetica”? Ecco quali sono i punti chiave di Andrea Bombardi A caccia del gas Radon, viene dalla terra e nuoce alla salute di Vittorio Bruzzo Gli Ingegneri dell’Informazione possono offrire servizi nel MEPA di Matteo Gentile 29 Qui Ordine Sportello Inarcassa: l’attività della Fondazione. di Gianluigi Calzetta News e formazione dall'Ordine di Genova 31 Qui FROIL - Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Nomi e dati degli Ordini provinciali della Liguria
Progetto editoriale: Agenzia Aba Comunicazione www.abacomunicazione.it - info@abacomunicazione.it Redazione giornalistica: redazione@abanews.it In copertina: «Una veduta aerea di Genova (ph Aba News) e un’antenna per il 5G. Questo numero è scaricabile in pdf dal sito dell’Ordine degli Ingegneri di Genova e viene spedito in formato pdf a tutti gli oltre 4.600 iscritti all’Albo degli Ingegneri di Genova e agli altri Ordini provinciali Liguri per l’inoltro ai propri iscritti e ai propri contatti. Viene anche mandato agli Ordini tecnici liguri e nazionali, alle pubbliche istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria. Inoltre una apposita tiratura stampata su carta viene diffusa a vari soggetti e attraverso le attività formative interne e gli eventi organizzati o a cui l’Ordine di Genova partecipa. La riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei testi è consentita purché siano espressamente citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà. Le immagini riprodotte sono dell'Ordine, di autori regolarmente retribuiti o di archivi, oppure sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale all’albo, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite.
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n. 1-3 - Gennaio-Marzo 2018