N. 3-4 Marzo Aprile
2017
Esce dal 1949
Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVII- N. 3-4/2017
tti
ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
SE CEDE LA STRUTTURA I PERCHÉ DI UN FENOMENO CHE FA PAURA NEL MONDO
Sovraccarichi, errori progettuali o di esecuzione, mancata manutenzione, burocrazia. Per l’ingegneria maggiori studi e nuove svolte
Intervista
Sicurezza
Occupazione
Sismica
Vigili del Fuoco Il Direttore Saffioti: «Siamo pochi e in emergenza»
Impianti elettrici: l’impianto di terra, un Grande Assente che può far morire
Giovani, decolla il Progetto Liguria contro la fuga dei cervelli
Nuova classificazione e “sisma bonus”, tra criticità normative e opportunità
Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
ALCUNE DELLE PROBLEMATICHE RISOLVIBILI DALLA ARON GENOVA
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Stefano Rolli Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere.
SCALZI FINO ALLA META - I latini riassumevano nel brocardo «tempus regit actum» un principio che, tramandandosi nei secoli, ha finito per diventare fondamentale anche del nostro ordinamento civile e penale: ovvero, semplificando, “quando si compie un atto si applica la norma vigente in quel momento”. Così è anche, mettiamo, per chi costruisce una casa osservando diligentemente le norme edilizie. Ma se, una volta cominciati i lavori, la normativa dovesse cambiare? Ragionando, le possibili alternative possono essere tre: o chi costruisce adegua la costruzione in corsa addossandosi tutti gli oneri conseguenti, o la butta giù e la ricostruisce – e, in questi primi due casi, ci sarebbero un paio di cose da dire sulla certezza del diritto – oppure la completa nel rispetto del titolo edilizio e delle disposizioni vigenti all’epoca del suo conseguimento, magari entro un ragionevole termine di tempo. Quest’ultimo punto è quello generalmente adottato per garantire i diritti basilari dei cittadini e delle imprese. Ed è quanto avveniva nel nostro Bel Paese con la normativa anti simica introdotta dalla Legge 64/1974, che, in occasione di una nuova classificazione del territorio, lasciava due anni per terminare i lavori in corso secondo le vecchie regole. Ma nel 2001, in nome della semplificazione, è stato emanato il DPR n. 380 Testo Unico dell’Edilizia, dove, però, questa norma transitoria di buon senso è stata dimenticata: adeguamento o demolizione. Per fortuna la classificazione sismica è di competenza regionale, così, nelle delibere, è possibile
posticiparne l’entrata in vigore, così da “proteggere” chi si fosse trovato in modo del tutto incolpevole in questa situazione, rispettando quindi il principio del «tempus regit actum». Molte Regioni lo hanno fatto, ma non la Liguria. Prima nell’ottobre del 2008 e, ora, nel marzo 2017, sono state approvate Deliberazioni di Giunta prive del regime transitorio, così da determinare l’immediata entrata in vigore della micidiale norma statale, che, peraltro, prevede sanzioni penali a carico di tutti coloro che non denunciano di avere nuove costruzioni in corso. Si è sempre corsi ai ripari con successivi atti correttivi e di chiarimento, come sta accadendo anche questa volta, ma così non si può più andare avanti. Occorre un pressing nei confronti del Governo affinché ponga rimedio a queste assurdità, perchè sarà pur vero che la Regione avrebbe potuto deliberare con maggior attenzione, ma il problema è nazionale, e lì si deve intervenire una volta per tutte. E questo vale per molte altre norme che riguardano la nostra categoria, per le quali si auspica un atto legislativo regionale semplificatorio di portata generale, con la partecipazione diretta delle professioni tecniche al processo decisionale. Per capirci meglio, è più o meno come organizzare una maratona e, a metà gara, cambiare il regolamento: alcuni atleti vengono fermati dai giudici e costretti a levare le scarpe, perché qualcuno ha improvvisamente deciso che bisogna arrivare scalzi al traguardo. M.M.
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POST-RULLO NUOVE NORME SULLA CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO E NODI NON SCIOLTI
SISMICA, OCCASIONE PERDUTA PER UNA “SEMPLIFICazione” Tra disposizioni nazionali e regionali che si sovrappongono e si contraddicono in modo caotico, qualunque iniziativa può trasformarsi in un disastro, creando confusione ed esponendo professionisti e cittadini al caos interpretativo. Eppure basterebbe adeguarsi a semplici provvedimenti di facilitazione e coordinamento chiesti più volte dagli Ingegneri. Ma occorre anche migliorare l’azione di tutto il sistema ordinistico locale e istituire un tavolo permanente di “monitoraggio normativo” MAURIZIO MICHELINI
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uesto marzo lo ricorderemo per la sismica: professionisti, imprese e anche cittadini in ansia per la nuova classificazione del territorio ligure operata dalla Regione con la DGR n. 216 del 17 del mese (che inizialmente doveva entrare in vigore il 19 aprile, ma poi è stato comunicato dagli amministratori regionali un posticipo al 19 luglio 2017). Tra i tanti Comuni dove i cambiamenti porteranno ad un regime normativo più severo, vale la pena di menzionare Savona e Genova. Ma, a pensarci bene, cosa c’è di male? Avremo immobili più prestanti, potremo chiedere il sisma bonus (D.L. 63/2013, art. 16, comma 1ter – V. servizio a pag. 14) e ci sarà più lavoro per professionisti e imprese. Niente da dire, dunque, ma ancora una volta c’è un problema ben noto a chi legge questa rivista: la stratificazione normativa, tra leggi nazionali e regionali che si sovrappongono in modo caotico, con le conseguenti difficoltà di interpretazione, che possono trasformare qualsiasi buona iniziativa in un disastro. Il timore, in sostanza, è che si ripeta quanto è accaduto nel 2010, quando migliaia di avvisi di garanzia stavano per essere inviati a chi, due anni prima, a seguito della nuova classificazione sismica approvata con DGR 1308/2008, non aveva sospeso i lavori denunciando alla Provincia le opere in corso entro i 15 giorni previsti. Per poi attendere che, nei successivi 30 giorni, l’ufficio tecnico accertasse la conformità alla norme tecniche e decidesse se autorizzare il completamento della costruzione o se ordinarne la demolizione. Un po’ pesantuccio per un imprenditore che, dopo aver magari speso qualche milione di euro per acquistare un terreno con regolare permesso di costruire, arrivato quasi alla fine dell’opera, si è ritrovato con la prospettiva di doverla demolire per via di una non adeguabilità ad una norma che prima non c’era. Forse, più che un Ingegnere, avrebbe dovuto incaricare un cartomante... Situazione dovuta all’art. 104 del Testo Unico DPR 380/2001 (V. box), che si pone in evidente contrasto con i principi di irretroattività, salvaguardia dei diritti acquisiti e proporzionalità dell’azione amministrativa. All’epoca, l’ufficio tecnico della Provincia di Genova, con raccomandata prot. 44383 dell’8 aprile 2010, ha inviato agli Ordini e Collegi professionali una nota interpretativa che andava nella seguente direzione: - in caso di mancato adempimento entro i termini di legge sussiste, per l’ufficio tecnico, l’obbligo di comunicare la violazione 2/
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D.P.R. 380/2001 - Parte II - Normativa tecnica per l’edilizia Art. 104. Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione 1. Tutti coloro che in una zona sismica di nuova classificazione abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione sono tenuti a farne denuncia, entro quindici giorni dall’entrata in vigore del provvedimento di classificazione, al competente ufficio tecnico della regione. 2. L’ufficio tecnico della regione, entro 30 giorni dalla ricezione della denunzia, accerta la conformità del progetto alle norme tecniche di cui all’articolo 83 e l’idoneità della parte già legittimamente realizzata a resistere all’azione delle possibili azioni sismiche. 3. Nel caso in cui l’accertamento di cui al comma 2 dia esito positivo, l’ufficio tecnico autorizza la prosecuzione della costruzione che deve, in ogni caso, essere ultimata entro due anni dalla data del provvedimento di classificazione; nel caso in cui la costruzione possa essere resa conforme alla normativa tecnica vigente mediante le opportune modifiche del progetto, l’autorizzazione può anche essere rilasciata condizionatamente all’impegno del costruttore di apportare le modifiche necessarie. In tal caso l’ufficio tecnico regionale rilascia apposito certificato al denunciante, inviandone copia al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale per i necessari provvedimenti. 4. La Regione può, per edifici pubblici e di uso pubblico, stabilire, ove occorra, termini di ultimazione superiori ai due anni di cui al comma 3. 5. Qualora l’accertamento di cui al comma 2 dia esito negativo e non sia possibile intervenire con modifiche idonee a rendere conforme il progetto o la parte già realizzata alla normativa tecnica vigente, il dirigente dell’ufficio tecnico annulla la concessione ed ordina la demolizione di quanto già costruito. 6. In caso di violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo si applicano le disposizioni della parte II, capo IV, sezione III del presente testo unico. all’Autorità Giudiziaria, a carico dei soggetti responsabili di avere lavori in corso di esecuzione alla data dell’entrata in vigore del provvedimento di nuova classificazione sismica, facendo riferimento a committente, direttore lavori e costruttore ma, anche, al collaudatore e al progettista strutturale; - per costruzioni in corso, ossia iniziate prima del provvedimento
e non concluse, non si intendono solo le edificazioni di nuovi corpi di fabbrica, ma, anche, le opere di modifica di edifici esistenti soggette a denuncia (vedi anche DGR 804/2016); - l’art. 104 del DPR 380/2001 si applica solo nei Comuni che passano ad un regime più severo (es. da zona 4 a 3 o da 3 a 2), tenendo esclusi quelli dove non c’è variazione o dove la nuova zona si riferisce ad un rischio inferiore; - nel modello di denuncia, MOD.SIS 21 Rev.0, era prevista la firma congiunta di tutti i soggetti individuati come responsabili, con l’aggiunta del progettista architettonico, e questo ha reso molto difficile la compilazione che, giova ricordarlo, deve avvenire antro e non oltre 15 giorni. Insomma, burocrazia pura, giusto per dare la mazzata finale al settore immobiliare... E pensare che, prima del Testo Unico, tutto era più semplice. Si applicava l’art. 30 della Legge 64/1974 (V. box) sulla sismica che, al comma 1, escludeva le costruzioni in corso d’opera iniziate prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione, purché fossero ultimate entro due anni. Ma di questa importante disposizione transitoria, nell’art. 104 del DPR 380/2001, non v’è traccia, anche se all’art. 137 (V. box), nell’elencare le norme che rimangono in vigore, si fa riferimento alla Legge 64/1974 che, per alcuni giuristi, costituisce fonte integrativa del Testo Unico. D.P.R. 380/2001 - Parte III - Disposizioni finali Art. 137. Norme che rimangono in vigore 2. Restano in vigore, per tutti i campi di applicazione originariamente previsti dai relativi testi normativi e non applicabili alla parte I di questo testo unico, le seguenti leggi: a) legge 5 novembre 1971, n. 1086; b) legge 2 febbraio 1974, n. 64; ... Legge 64/1974 - Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche. Art. 30. Costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione 1. Non sono tenuti al rispetto delle presenti norme, nelle zone sismiche di nuova classificazione, tutti coloro che abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione purché la costruzione sia ultimata entro due anni dalla data del provvedimento stesso. 2. Il presidente della giunta regionale può per edifici pubblici e di uso pubblico stabilire, ove occorra, termini di ultimazione superiori ai due anni di cui al comma precedente. 3. Qualora però la costruzione non fosse conforme alle norme tecniche di cui al precedente articolo 3 dovrà arrestarsi la costruzione stessa entro i limiti previsti dalle stesse norme. 4. Ove tuttavia detti limiti fossero già stati superati, potrà proseguirsi la costruzione fino al completamento del piano in corso di costruzione. 5. Entro quindici giorni dall’entrata in vigore del provvedimento di classificazione, chiunque abbia in corso una costruzione dovrà farne denuncia all’ufficio tecnico della regione o all’ufficio del genio civile, secondo le competenze vigenti. 6. L’ufficio di cui al comma precedente entro 30 giorni dalla ricezione della denunzia, accertato lo stato dei lavori ai sensi dei commi precedenti rilascia apposito certificato al denunciante, inviandone copia al sindaco del comune, specificando, eventualmente, la massima quota che l’edificio può raggiungere. 7. In caso di violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo si applicano le disposizioni del titolo III
La “mappa sismica” regionale allegata alla DGR 216/2017
Ma allora, che cosa si applica? L’Ordine degli Ingegneri di Genova, con nota prot. 451MM/ac del 22 aprile 2010, ha chiesto al Governo l’abrogazione dell’art. 30 della Legge 64/1974 e dell’art. 104 del DPR 380/2001, contrastanti con i nuovi indirizzi contenuti all’art. 2, comma 2 dell’OPCM 3274/2003, che così recita: «Per le opere i cui lavori siano già iniziati e per le opere pubbliche già appaltate o i cui progetti siano stati già approvati alla data della presente ordinanza, possono continuare ad applicarsi le norme tecniche e la classificazione sismica vigenti». In sostanza, per stabilire cosa si deve fare se cambia la zona sismica, ci sono tre disposizioni nazionali, presumibilmente tutte in vigore, che dicono tre cose diverse; in mezzo ci siamo noi professionisti, che dobbiamo scegliere se fermare le opere per non rischiare le sanzioni o se farle proseguire per evitare che l’impresa fallisca o che i proprietari subiscano danni economici che possono essere di portata tragica. La Regione Liguria, nell’intenzione di migliorare le cose, è intervenuta con l’art. 18 della L.R. 63/2009 (collegato alla Finanziaria 2010): «L’accertamento, ai sensi dell’articolo 104, comma 2, del d.p.r. 380/2001 (...) può essere effettuato sulla base della dichiarazione del progettista, depositata presso i sopraccitati uffici, che attesta la capacità della struttura di resistere agli effetti delle accelerazioni sismiche desunte dal reticolo dei parametri sismici dell’allegato B al decreto del Ministero delle Infrastrutture 14 gennaio 2008...». Ci sarebbe una questione di forma: da Ingegnere, mi piacerebbe non essere costretto a studiare una “legge finanziaria” per sapere come devo progettare in zona sismica. Che è come se i commercialisti dovessero leggere le norme sugli impianti per compilare la dichiarazione dei redditi dei loro clienti... E c’è anche una questione di sostanza: l’autorizzazione a riprendere i lavori, prevista al comma 3 del citato art. 104, deve comunque essere rilasciata, quindi gli uffici tecnici, cui spetta l’accertamento, vengono agevolati solo in parte, e, in attesa di tale autorizzazione, i cantieri restano fermi. Ma, cosa più importante, cosa succede se il progettista non può rilasciare la dichiarazione? I clienti accetteranno l’esito negativo delle verifiche, o si rivolgeranno al “mercato delle patacche”? Il problema non dovrebbe riguardare le previgenti zone 2, 3 e 3S, dove già si doveva progettare con le regole valide per le strutture soggette all’azione sismica; ma, nella zona 4, a certe condizioni, tale obbligo non sussisteva (vedi punti 2.7 e 7 del DM 14.1.2008). In questo caso, passando da zona 4 a 3, occorre verificare se l’opera in corso rispetta i requisiti sismici e, poi, presentare all’ufficio tecnico una dichiarazione di conformità o un progetto di adeguamento, se fattibili, oppure comunicare “serenamente e pacatamente” al cliente che dovrà demolire tutto. Nel 2010, a fronte di questi problemi, la “quasi salvezza” è arrivata solo quando la Regione è tornata sui suoi passi, con DGR 1362, che ha riportato “quasi” tutto il territorio alla precedente classificazione. Della serie, “abbiamo scherzato”. Ma chi è finito nell’area del n. 3-4 - Marzo-Aprile 2017 -
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risolverli con l’ingegno, perché è il nostro mestiere. “quasi” si sta ancora leccando le ferite. Il vero paradosso, però, è che questa tremenda Necessita più che mai lottare per ottenere un intervento di complicazione è stata introdotta dalla Legge di semplificazione normativa generale e di coordinamento a tutti semplificazione 1998, la n. 50/1999, che, all’art. 7, ha i livelli, nel rispetto del principio contenuto all’art. 3, comma 1 delegato il Governo per l’emanazione di testi unici nelle del D.L. 138/2011: «Comuni, Province, Regioni e Stato adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività materie di riordino. Per evitare le nefaste conseguenze del disordine normativo economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è ingenerato dalle norme di riordino e delle complicazioni espressamente vietato dalla legge». conseguenti alle semplificazioni, viene solitamente utilizzato Lo abbiamo invocato nel numero 10-12/2016 di questa rivista, l’escamotage di prevedere, nei provvedimenti regionali di nuova sotto il titolo: “Proposta: facciamo in Regione la semplificazione classificazione sismica, l’entrata in vigore posticipata, e di normativa”. concedere successive proroghe, finché le opere in corso non siano Occorre migliorare l’azione del sistema ordinistico locale in questi nuovi e inediti scenari, che vedono fondersi le materie tecniche state ultimate con le precedenti norme. con quelle giuridiche, definendo sinergie stabili con le Università e Lo ha fatto la Regione Piemonte (vedi DGR 11-13058/2010 e smi). favorendo una formazione professionale interdisciplinare e di alto Lo ha fatto la Regione Lombardia (vedi DGR X/2129/2014 e smi). Non lo ha fatto la Regione Liguria (vedi DGR 1308/2008 e livello. 216/2017), che neppure ha interpellato la Commissione regionale Serve un tavolo permanente di monitoraggio normativo dove evidenziare le criticità, mettere rischio sismico, ricostituita con a sistema le competenze e DGR 1148/2010 per affrontare pervenire a linee condivise di e prevenire problemi di questo ragionevole comportamento tipo, dove siamo presenti, come per i professionisti, e così poter Ordini della Liguria, insieme ad lavorare con maggiore serenità, Architetti e Geologi. consapevolezza e diligenza. Ovviamente, memori di quanto Nel frattempo, il consiglio è è accaduto nel 2010, tra gli sempre quello di operare con operatori di settore si è scatenato prudenza e competenza, matuil panico. rando il proprio convincimento Ma non voglio polemizzare, con la sistematicità dell’Ingeperché, in molte altre occasioni, gnere e con l’apertura mentale la collaborazione istituzionale del giurista. è stata massima: posso citare Il dubbio è legittimo, ma non il piano casa, il prezzario per Tecnica costruttiva anti sismica denominata “gaiola pombalina”, deve ingessare le nostre azioni le opere pubbliche, le iniziative adottata dopo il terremoto di Lisbona del 1755. Si tratta di una gabbia di legno incorporata nelle pareti di muratura. in un atteggiamento di cautela formative per i giovani Ingegneri e, proprio in questa materia, la semplificazione per gli interventi estrema dettato dalla paura di sbagliare o di essere giudicati. Giusto dibattere, ma ad un certo punto le decisioni vanno prese, minori, non soggetti all’autorizzazione sismica (DGR 804/2016). I dubbi non sono pochi, e riguardano anche molti altri ambiti e nei tempi giusti affinché siano efficaci. della nostra professione: siamo chiamati spesso ad asseverare L’Ordine, come ente pubblico preposto a rilasciare pareri, deve il rispetto di norme che neppure è chiaro quali siano, tra accrescere la propria funzione di supporto alle Istituzioni nelle provvedimenti locali, regionali, nazionali ed europei, norme scelte che riguardano i nostri ambiti di competenza; come ente tecniche, circolari, linee guida e, per finire, una giurisprudenza a carattere associativo, deve costituire il punto di riferimento ricca di sentenze che spesso si contraddicono l’una con l’altra o per ogni professionista iscritto all’Albo, sia esso dipendente perdono di significato in quanto riferite a norme poi modificate; o autonomo, pubblico o privato, per rinsaldare lo spirito di colleganza e di condivisione della conoscenza che rendono più sembra di stare in un girone dell’Inferno di Dante... Ma esiste un aspetto positivo: conosciamo i problemi e sappiamo forte la nostra categoria e l’intero Paese.
Dalla DGR 1362/2010 alla DGR 216/2017: l’elenco dei Comuni che passano ad una zona di maggior rischio sismico Passano da zona 4 a zona 3: Altare, Genova (Unità urbanistiche di Albaro, Angeli, Apparizione, Begato, Belvedere, Bolzaneto, Borgoratti, Borzoli Est, Borzoli Ovest, Brignole, Cà Nuova, Calcinara, Campasso, Campi, Carignano, Castagna, Castelletto, Castelluccio, Certosa, Chiappetto, Cornigliano, Crevari, Fereggiano, Foce, Forte Quezzi, Lagaccio, Lido, Maddalena, Manin, Marassi; le altre erano già in zona 3), Massimino, Murialdo, Pallare, Savona Passano da zona 3 a zona 2: Sarzana Passano da zona 3S a zona 2: Alassio, Andora, Badalucco, Bolano, Calice al Cornoviglio, Castellaro, Ceriana, Cervo, Chiusanico, Chiusavecchia, Cipressa, Civezza, Costarainera, Diano Arentino, Diano Castello, Diano Marina, Diano San Pietro, Dolcedo, Imperia, Laigueglia, Lucinasco, Montalto Ligure, Pietrabruna, Pompeiana, Pontedassio, Prelà, Riva Ligure, Rocchetta di Vara,
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San Bartolomeo al Mare, San Lorenzo al Mare, Sanremo, Santo Stefano al Mare, Sesta Godano, Stellanello, Taggia, Terzorio, Varese Ligure, Vasia, Villa Faraldi, Zignago Le opere in corso in questi Comuni sono potenzialmente soggette all’art. 104 del DPR 380/2001. A causa dell’oggettiva difficoltà di capire e coordinare i provvedimenti che repentinamente si susseguono o si sovrappongono, corre l’obbligo di ricordare che quanto viene scritto in queste pagine vale alla data di chiusura della rivista in redazione; le fonti definitive e aggiornate da utilizzare devono essere sempre desunte dai siti istituzionali, tra i quali: www.normattiva.it (norme nazionali e leggi regionali di tutta Italia, numerate) www.burl.it (bollettini ufficiali e atti amministrativi Regione Liguria) www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/classificazione.wp
EDITORIALE
CENTRALI TERMOELETTRICHE: E ORA IL METODO SCIENTIFICO È IL TEMPO DEL RIGORE, CON DECISIONI CHE PERMETTANO DI ATTUARE SCELTE CONSAPEVOLI E PARTECIPATE. IL PROGETTO ENEL “FUTUR-E”, LA SITUAZIONE DEGLI IMPIANTI DI GENOVA E LA SPEZIA E IL CASO DELLA TIRRENO POWER DI VADO LIGURE. PER OGNI PROGETTO DI TRASFORMAZIONE, INELUDIBILE UN’APPROFONDITA ANALISI DEI RAPPORTI COSTI-BENEFICI
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ono 23 in tutta Italia i siti Enel oggetto di trasformazione, per una potenza installata complessiva di 13 gigawatt: Alessandria, Assemini, Augusta, Bari, Camerata Picena, Campo Marino, Carpi, Genova, Giugliano, Gualdo Cattaneo, Larino, La Spezia, Livorno, Maddaloni, Montalto di Castro, Pietrafitta, Piombino, Porto Tolle, Porto Marghera, Porto Scuso, Rossano Calabro, Termini Imerese e Trino Vercellese. Fanno parte del progetto Enel denominato Futur-e (www.enel.it/it/futur-e.html), che vuole rientrare nel concetto, sempre più dilagante, di economia circolare, in pratica un sistema economico in cui circolano idee di rigenerazione. Economia circolare L’esigenza di puntare ad un’economia circolare è stata espressa chiaramente dalla Commissione Ue: «A differenza del modello economico improntato al “prendi, produci e getta”, nei sistemi a economia circolare i materiali e l’energia utilizzati per fabbricare i prodotti mantengono il loro valore il più a lungo possibile, i rifiuti sono ridotti al minimo e si utilizzano quante meno risorse possibili. La transizione verso un’economia più circolare in Europa, oltre a promuovere la competitività, favorire la crescita e l’occupazione e proteggere l’ambiente, ci offrirà prodotti innovativi e più duraturi grazie ai quali risparmieremo soldi e miglioreremo la nostra qualità di vita. La dimensione economica è strettamente legata a quella ambientale e sociale. Un’economia circolare mira a mantenere per un tempo ottimale il valore dei materiali e dell’energia utilizzati nei prodotti nella catena del valore, riducendo così al minimo i rifiuti e l’uso delle risorse. Impedendo che si verifichino perdite di valore nei flussi delle materie, questo tipo di economia crea opportunità economiche e vantaggi competitivi su base sostenibile». In quest’ottica Enel promuove la trasformazione di grandi impianti elettrici in musei, centri polifunzionali e parchi tematici. Spiega come vecchi siti industriali fuori uso possano «rinascere come spazi pubblici grazie alla creatività e al dialogo con le comunità locali» ed annovera illustri esempi di riuso a fini collettivi quali il Tate Modern Museum di Londra, piuttosto che la Power Station of Art di Shangai. Questa è l’idea di Enel, che tuttavia farà i conti, sui territori, con le politiche dei governi locali, che devono (o spesso dovrebbero) interpretare ed attuare nel modo migliore le esigenze della comunità che rappresentano. Veniamo quindi alla Liguria, anch’essa compresa tra le aree occupate da centrali termoelettriche oggetto di trasformazione. La centrale più significativa (in termini di dimensioni del sito e di potenza dei gruppi) è quella della Spezia, intitolata a Eugenio Montale, con 72 ettari di superficie e 1.282 MW di potenza lorda dell’impianto. È ubicata nella zona di Vallegrande, area a prevalente destinazione industriale (è vicina allo storico stabilimento Oto Melara – oggi Leonardo Spa – operante nel settore della difesa).
PAOLO CARUANA
Presidente Ordine Ingegneri La Spezia e della Federazione Ordini Ingegneri Liguria
Le scelte devono tener conto della sostenibilità (Sustainable Process Engineering) con l’analisi e la soluzione delle problematiche relative a salvaguardia dell’ambiente, sviluppo e sicurezza dell’occupazione, ottimizzazione dell’uso delle risorse economico-finanziarie, nel rispetto di una corretta etica ambientale e sociale
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Centrale Enel della Spezia – Immagine di repertorio Enel
Il Ministro Galletti, in una recente visita alla Spezia, ha ipotizzato, diversamente da Enel, una riutilizzazione in ambito industriale, comunque nel settore specifico delle energie rinnovabili e quindi anch’essa rientrante nel concetto di economia circolare. La dismissione della centrale termoelettrica della Spezia è prevista non oltre il termine della naturale scadenza dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), cioè nel 2021. Quella di Genova è una centrale di dimensioni ridotte rispetto alla precedente (48.000 m2 e 295 MW) e si trova sotto la famosa Lanterna, con un edificio che risale agli anni ’20 al suo interno (la sala macchine e caldaie), tra l’altro vincolato dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e Ambientali per il suo valore architettonico e storico.
Centrale Enel di Genova – Immagine di repertorio Enel
A differenza di Spezia, la dismissione della centrale termoelettrica di Genova è prevista, sebbene in fasi graduali, già entro il corrente anno 2017, anche se recenti notizie di stampa ventilano una successiva riapertura. Parlando di Liguria non possiamo certo ignorare la centrale di Vado Ligure, non di proprietà Enel, bensì di Tirreno Power, impianto di potenza complessiva di 1.460 MW (tra turbogas e carbone), in cui sono tutt’oggi in fase di avanzamento interventi di ambientalizzazione previsti dall’AIA (in corso di validità fino al 2025 a seguito di rinnovo della precedente autorizzazione). La centrale è stata al centro di accesi dibattiti e inchieste giudiziarie, imperniate sulla sua compatibilità ambientale, soprattutto in relazione ai gruppi a carbone (660 MW), che hanno portato alla loro definitiva cessazione nel 2016. Nel caso della centrale di Vado per ora non si parla di dismissione, se non limitatamente, appunto, ai due gruppi a carbone. E ora veniamo al tema principale, quello delle proposte. Talvolta sono suggestive, come quella, recente, di trasformazione della centrale Eugenio Montale della Spezia in un parco giochi simile al già noto Gardaland, o viceversa mirate alla mera riconversione in ambito industriale, similmente a quanto già avvenuto a Porto 6/
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Marghera, con la vendita della centrale a soggetti economici che si occupano rispettivamente di logistica portuale, carpenteria metallica ed impiantistica. Al di là delle scelte politiche che i governi locali riterranno di attuare nella loro giusta autonomia, da Ingegneri vogliamo auspicare, come già fatto in altre occasioni, l’applicazione di metodi scientifici e rigorosi, che siano di supporto alle decisioni e permettano di attuare scelte consapevoli e partecipate. Si tratta di una ricetta semplice, che tuttavia spesso sembra non essere stata applicata, altrimenti non si giustificherebbero i fallimenti di iniziative che hanno comportato l’impegno di ingenti risorse sia in termini economici che di occupazione del suolo. Le cosiddette “cattedrali nel deserto”, come definite, sapientemente, alla fine degli anni ’50, da Luigi Sturzo. Casi di cui è disseminato il pianeta, dal Canada al Sudafrica fino in Corea, ma dai quali anche il nostro Paese purtroppo non è stato risparmiato. Dicevamo scelte consapevoli, in quanto basate su una approfondita analisi dei rapporti costi-benefici di ogni progetto di trasformazione, che tenga debito conto degli eventuali costi di bonifica e demolizione, di quelli di realizzazione, comprensiva delle necessarie urbanizzazioni (a seconda della destinazione d’uso), del sistema dei trasporti e della logistica, della compatibilità ambientale e paesaggistica, il tutto corredato da un dettagliato piano economico-finanziario che contenga, oltre all’analisi dei tempi di ritorno degli investimenti, attendibili previsioni dei ricavi e realistiche stime dei costi di esercizio. Scelte partecipate poiché, quando si parla dell’uso di aree così vaste e delle possibili ricadute anche in termini occupazionali, non si può evitare un processo partecipato rivolto, oltre che ai portatori di interessi legittimi, anche alla comunità scientifica, delle Professioni ed ai cittadini stessi, debitamente e preventivamente resi edotti dei rapporti costi-benefici sopra descritti. Il tutto all’insegna della spesso invocata sostenibilità, secondo una metodologia che non a caso viene sintetizzata nell’acronimo SPE (Sustainable Process Engineering), in cui, parallelamente, vengono analizzate e risolte le problematiche relative alla salvaguardia dell’ambiente, allo sviluppo e sicurezza dell’occupazione, all’ottimizzazione dell’uso delle risorse economicofinanziarie, e comunque nel rispetto di una corretta etica ambientale e sociale.
Centrale Enel di Vado Ligure – Immagine di repertorio Tirreno Power
Random LE SFIDE DELL’INGEGNERE D’AZIENDA NELLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Silvio Rossi
Consigliere Ordine Ingegneri Genova, co-referente gruppo di lavoro dipendenti
«Abbiamo raggiunto il 5S in reparto?»; «A che punto è l’infrastrutturazione IT per l’IoT?»; «Qual è il lead time per la 3D printer?». Queste sono solo alcune delle espressioni che si possono ascoltare in questi ultimi tempi nelle sale riunioni di molte imprese a tecnologia avanzata. Tempi in cui il panorama aziendale mondiale sta vivendo una vera e propria trasformazione, definita come la Quarta Rivoluzione Industriale. Che, abbinata alla crescente globalizzazione e condivisione delle informazioni, rende il mercato estremamente sfidante e sempre più popolato da Clienti preparati, verso i quali la leva della competitività industriale fa la differenza nel Win/Loss index delle offerte. All’interno di questo panorama in rapida evoluzione, e dalla complessità tutt’altro che banale, troviamo strategicamente integrata la figura dell’Ingegnere dipendente, alla costante ricerca dal miglioramento continuo (“Kaizen” in termini di Lean Organization) senza il quale tenere il passo del mercato rimarrebbe solo una chimera irraggiungibile per l’azienda. È
quindi compito dell’Ingegnere, anche per sua natura morale, promuovere e sostenere questo modello all’interno dell’azienda, attivando tutte quelle iniziative (come ad esempio la Lean Manufacturing, il Mentoring o la Business Process Reengineering) volte a minimizzare ciò che non aggiunge valore all’azienda (“Muda”); tutto questo si intende, nel rispetto delle linee guida promosse dalla ISO 9001, anch’essa sottoposta negli anni a miglioramento continuo. Mai come oggi, emblema del miglioramento continuo è il paradigma dell’Industry 4.0, nelle sue diverse declinazioni quali la Smart Production, gli Smart Devices e la Smart Energy, che rilasciano il proprio potenziale attraverso l’introduzione massiva di cyberphysical systems (CPS) volti a rendere le macchine sempre più interconnesse a parlanti tra loro (IoT) e garantendo contestualmente una completa integrazione con i sistemi informatici aziendali. L’ingegnere d’azienda trova così in questo scenario il giusto terreno per esprimere le proprie capacità, che si concretizzano attraverso l’attivazione di iniziative e progetti che spesso lo vedono ancora al lavoro sino a tarda sera. Un ruolo dunque complesso e di significativa responsabilità, ma allo stesso tempo affascinamene, e che fa di ogni sfida un momento di crescita per l’azienda e per il ruolo stesso dell’Ingegnere dipendente.
è SALVO L’ARCHIVIO FERRARI: VA AL MUSEO NAVALE Sarà ospitato nel Museo Navale della Spezia l’archivio storico della “Ing. Nino Ferrari srl”, società di costruzioni che fa capo alla famiglia Ferrari, che ha operato per oltre un secolo in molte parti del mondo. Grazie alla disponibilità della Marina Militare, il materiale è già stato portato nei magazzini dell’Arsenale e nel giro di qualche mese sarà trasferito nei nuovi locali del Museo a disposizione di tutti coloro che ne facciano richiesta, in particolare ingegneri, architetti o professionisti che a vario titolo debbano consultarlo per ottenere informazioni su fabbricati e opere da ristrutturare o da verificare in termini di comportamento sismico. La
“Nino Ferrari” ha realizzato, nel territorio nazionale, oltre 1.000 opere infrastrutturali conservando, per tutte quelle progettate in house - la maggior parte tavole progettuali, relazioni di calcolo e fotografie. Si tratta di oltre 14.000 disegni, relazioni e più di 40.000 foto identificabili per committente, per tipologia di opera, e per cronologia, che sono sotto la tutela della Sovrintendenza archivistica Ligure. La Marina Militare, committente in moltissime delle opere in archivio, ha voluto così salvaguardare un patrimonio tecnico importantissimo, altrimenti a rischio di essere disperso, o di non essere più fruibile.
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Random I RACCONTI DI MARE DI TRENTA EX RAGAZZI DEL NAUTICO FRANCESCO GIUSEPPE BOERO Past President Ordine Ingegneri Genova
molti e tutti interessanti…ci proverò. La professoressa ha ritenuto apprezzabili i vari racconti, sia nel contenuto che nello stile, rilevando in ciascuno di essi intrecci con Fra i numerosi avvenimenti storici, politici, economici e di costume nei eventi in programma periodi (in prevalenza anni Cinquanta e Sessanta del per le celebrazioni secolo scorso) in cui gli “scrittori” hanno fatto le proprie del “Bicentenario esperienze sul mare. Ha evidenziato anche la figura del dell’istruzione nautica marittimo di quei tempi, le vicissitudini, le amicizie, il statale a Genova”, senso di responsabilità e la particolare attenzione posta che si sono svolte in alla sicurezza per la salvaguardia sua e dei suoi colleghi collaborazione con compagni di lavoro. Ha parlato altresì delle navi Liberty, l’ITT (Nautico) San che sono state la salvezza dell’Italia uscita malconcia Giorgio di Genova e con dalla seconda guerra mondiale, ma ha preferito limitarsi il Collegio Nazionale a rimarcare il positivo impulso che l’utilizzo dei mezzi di dei Capitani di Lungo trasporto marittimo ha dato alla ripresa dell’economia del Corso e Macchina e il nostro Paese, per lasciare ai successivi relatori il compito supporto dell’Ordine di descriverne le caratteristiche tecniche e la vita di bordo. degli Ingegneri genovese, il 16 febbraio scorso è stato Ha citato inoltre la mitica M/n Sestriere, costruita in Italia e presentato il libro “Navigando sul mare dei ricordi”. La varata nel 1942, punto di forza della nostra flotta mercantile cui realizzazione, ideata dal padre del nostro collega dell’immediato dopoguerra, che ha trasferito negli Usa, Massimo Figari, entrambi ex allievi del Nautico, è opera con il “viaggio della rinascita” (da molti definito anche “la di poco meno di trenta soci che si sono prodigati per seconda spedizione dei Mille”), 50 equipaggi italiani lasciare traccia di alcuni episodi legati (circa mille marittimi) per armare alle loro esperienze di vita vissuta sul altrettante Liberty Ships, acquistate da mare. armatori italiani. I racconti (scritti bene, ma da Il Com.te Oreste Del Conte ha qualcuno a mano) sono stati descritto la progettazione e la raccolti e resi presentabili per costruzione delle Liberty, americane la stampa da alcuni membri del e britanniche, evidenziandone le Navigando Consiglio dell’Associazione ex caratteristiche strutturali, propulsive, Allievi e Docenti dell’Istituto Tecnico sul Mare dei Ricordi nautiche, di carico (rinfuse o Nautico “San Giorgio”, diretti dal combustibili liquidi). A seguire, il D.M. Ivo Degl’Innocenti. Affollata Com.te Aldo Baffo ha raccontato, con e riuscitissima la presentazione, descrizioni, talvolta molto spassose, le nell’Auditorium dell’Istituto di Calata sue esperienze (ante e post diploma) a Darsena a Genova, grazie anche bordo delle Liberty e le sue avventure alla solita eccellente ospitalità nei porti visitati. Infine la signora Nini della Presidenza, rappresentata Cassanello, ha ricordato i lavori, come dalla dirigente scolastica Angela sopra accennato, diretti da suo padre Pastorino e dalla sua vice Marina ed effettuati, primi in Italia, presso le Nicora. Officine Meccaniche Navali Campanella, Un “debutto” atteso con grande di assemblaggio di due tronconi apprensione un po’ da tutti, sia dai componenti galleggianti (parte prodiera e poppiera) della temeraria “trentina” (gli “scrittori”), molti dei quali di due distinte navi Liberty, realizzando il “super-Liberty”, poco abituati alla pubblicazione di propri racconti, sia dal il più lungo tra quelli esistenti a quel tempo: il Boccadasse Consiglio direttivo dell’associazione che ha dato il suo (demolito alla Spezia nel 1962). supporto. Ma a fugare ansie e timori ci ha pensato colei La cerimonia si è chiusa con il tradizionale augurio che riteniamo ormai una vera amica dell’associazione: di “Buon Vento” ai presenti. Tutti gli “scrittori” hanno Maria Stella Rollandi, docente del Dipartimento di navigato su navi che sono state per anni il vanto della Economia dell’Università di Genova, nelle materie marineria italiana, quasi tutte costruite in Italia, eccetto Storia economica e Storia delle relazioni economiche le Liberty acquistate negli States, e in buona parte a internazionali. Gentile ed affabile, è molto stimata per Genova, alla progettazione e direzione dei lavori ed la sua eccellente cultura e per l’elevata competenza altresì alle successive trasformazioni e riparazioni delle nel settore marittimo, nella storia della marineria e quali hanno contribuito sensibilmente nostri colleghi in generale di questioni che riguardano la nautica: ingegneri ormai “Senatori” o quasi, che in tempi recenti accettando di presentare il libro, lo ha impreziosito con abbiamo anche premiato per i 50 o 60 anni di iscrizione ai una stupenda prefazione. nostri Ordini professionali. Ad essi va il nostro più sentito Mi è difficile riassumere i vari passaggi del suo intervento, ringraziamento. Associazione “Ex Alliev i e Docenti Nautico San Giorgio di Genova”
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Random L’ING. BARBAZZA, LO SCRITTORE “CERCAGENOVA” NEL MONDO «Quel giorno di settembre, a Toyama, Giappone, per ripararmi dalla pioggia incessante non trovai di meglio che infilarmi in un porticato. A breve sarebbe arrivata l’auto che mi doveva portare in aeroporto, ma invece di aspettare nella hall dell’albergo avevo preferito uscire e sbirciare le vetrine. Era tutto scritto in giapponese, per me incomprensibile, quindi più che altro cercavo di capire qualcosa guardando gli oggetti esposti e le varie immagini». Stile asciutto, diretto, che in poche righe crea l’ambiente e ti fa entrare subito nella storia. L’incipit è uno dei punti forti del Genovese Volante, al secolo Guido Barbazza, 56 anni, professione ingegnere, che dal primo giugno scorso, dopo una lunga carriera interna, è presidente e Ad del gruppo finlandese Wärtsilä, uno dei primi cinque costruttori al mondo di motori marini e leader nel settore dei traghetti e delle navi da crociera. Per questa sua attività Barbazza passa da un aereo all’altro e di notte, a diecimila metri di quota, scrive racconti. Così, se nel campo del business è noto come manager e tecnico di alto livello, il genovese medio lo conosce perché sulle pagine del Secolo XIX pubblica storie ispirate ai suoi viaggi firmandosi, appunto, il Genovese Volante. Con una particolarità: il suo indubbio talento per la scrittura, Barbazza lo mette al servizio della sua città, di cui cerca le tracce in ogni posto che visita. E le trova. Come riferisce l’inviato del Secolo XIX Alessandro Cassinis nella prefazione, che a suo tempo concordò con lui il taglio della rubrica e ne inventò il nome, finora Barbazza ha scovato «dieci Genova o Genoa e 15 località con lo stesso nome negli Stati Uniti, c’è un grattacielo chiamato Genova a Singapore, ci sono 33 Doria a Chioggia, si può trovare un posacenere dell’Eugenio C. a Mumbai e un ritratto della Lanterna
a Kiel. Come un’erba buona e profumata, Genova pianta radici dove trova un pezzetto di terreno fertile». La storia di cui abbiamo pubblicato l’inizio, uscita il 22 marzo scorso, “Francobolli giapponesi nel segno di Chiossone”, narra le vicende dell’uomo a cui è dedicato il Museo di Villetta Di Negro, il quale fu il “ritrattista dell’imperatore Meiji”. Il libro che raccoglie i racconti di Barbazza – tra l’altro Guinness per il maggior numero di voli aerei documentati (1.764 nel 2013, oggi saliti a 2.200) è edito da Il Canneto (www. cannetoeditore.it), sceglie fra quelle pubblicate dal quotidiano ligure con titolo, manco a dirlo, “Il Genovese Volante” ed è stato presentato il 23 marzo scorso alla Berio di Genova con Cassinis e Nicolò De Mari per l’editore. Nel curriculum dell’ingegnere-giramondo-managerscrittore, anche cinque romanzi e, a testimoniare l’attaccamento per la sua Prà, la fondazione del giornale locale Il Praino (2008) e quello digitale SuPra’Tutto (2014). Gianfranco Sansalone
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Qui Federazione PROGETTO LIGURIA – L’INIZIATIVA DEI GRUPPI GIOVANI INGEGNERI
OCCUPAZIONE, PRIMI PASSI CON REGIONE E UNIVERSITÀ CLAUDIA DORIA, Resp. Gruppo Giovani Ingegneri Genova SIMONE DIMARCOBERARDINO, Resp. Gruppo Giovani Ingegneri Imperia MICHELE CODEGLIA, Resp. Gruppo Giovani Ingegneri La Spezia
U
n importante primo passo per costruire un percorso che conduca alla realizzazione di un programma capace di dare risposta alle esigenze occupazionali dei giovani ingegneri e delle professioni tecniche e per fermare la fuga dei cervelli all’estero. Dopo l’incontro in Regione con gli assessori Ilaria Cavo (politiche giovanili e formazione) e Giovanni Berrino (politiche del lavoro), la nostra sensazione è questa. Freschi di vertenza sullo stesso tema con il ministro Calenda, e supportati dai nostri “Senior” della Federazione regionale degli Ingegneri e degli Ordini liguri, compreso il consigliere nazionale Roberto Orvieto, il 22 marzo scorso abbiamo portato al tavolo la cosiddetta piattaforma delle nostre proposte (V. box) e non possiamo che dirci soddisfatti dell’interesse e della disponibilità dimostrati dai nostri interlocutori, anche quando – bisogna onestamente dire anche questo – alcuni temi erano di competenza di altri assessorati. Ma il primo mattone è stato posto e si va avanti, con nuovi incontri e l’allargamento della base degli interlocutori istituzionali, soprattutto per quanto riguarda le questioni legate ai bandi europei e la loro apertura ai liberi professionisti, così come dice la legge: un tema del resto già oggetto della vertenza Network Giovani con il Ministro allo Sviluppo economico, di cui si è parlato negli scorsi numeri di A&B, il nostro giornale che ha lanciato il “progetto Liguria”. Intanto, questo primo incontro, si è svolto attorno al tema cardine della formazione legata alla nascita di nuove figure professionali, quali ad esempio il BIM specialist o BIM manager. Gli assessori, concordando sull’importanza di queste figure emergenti, legate alla rivoluzione della progettazione, hanno illustrato una panoramica sulle possibili strade da intraprendere, di comune accordo, per mettere in pista corsi specifici che aprano la strada alla qualificazione dei professionisti interessati all’uso di questo nuovo sistema (il Building Information Modelling appunto) che è ormai richiesto anche per partecipare ai bandi pubblici, ma su cui si registrano ritardi formativi in diverse categorie, come gli ingegneri denunciano da tempo (V. A&B n. 3 marzo 2016). Ma i primi frutti hanno cominciato a vedersi già nei giorni successivi all’incontro nel palazzo di piazza De Ferrari a Genova, grazie all’impegno della FROIL e dell’assessore Ilaria Cavo, che si era ripromessa di convocare in tempi brevi un tavolo di confronto tra Regione, Federazione e Università. Promessa non disattesa, visto che in tempi record, il 29 marzo la stessa Cavo ha indetto in Regione un nuovo incontro con una rappresentanza della Federazione Ingegneri della Liguria e lo staff direttivo della Scuola Politecnica dell’Università, con – fra gli altri - il preside Fausto Massardo, il direttore Enrico Dassori e i Dirigenti dei Dipartimenti. 10/
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Positive risposte degli assessori Ilaria Cavo e Giovanni Berrino alle proposte per creare occasioni di lavoro sul territorio e fermare la fuga dei cervelli. L’impegno della responsabile di “politiche giovanili e formazione” per corsi sul BIM. Il sostegno della Federazione mentre si delinea il percorso da seguire
L’assessore Giovanni Berrino
Qui Federazione Incontro molto proficuo, in quanto sono state fissate le basi per una stretta collaborazione tra Ordini Ingegneri della Liguria e la Scuola Politecnica, che darà luogo, a breve, all’organizzazione di eventi congiunti di aggiornamento professionale con il reciproco riconoscimento dei crediti formativi, in cui la Regione potrebbe intervenire col ruolo di facilitatore e, forse, in qualche caso, con propri contributi e/o finanziamenti specifici, attraverso appositi bandi. Il primo passo, insomma, è già diventato un secondo. Ma il “Progetto Liguria” lanciato dai Giovani Ingegneri va avanti e saranno proprio i giovani a fare i prossimi passi.
Le nostre proposte
AFFIDAMENTO CONGIUNTO - Riguarda gli affidamenti degli incarichi per lo svolgimento dei servizi dell’architettura e dell’ingegneria: si potrebbe cominciare a proporlo per servizi di importi inferiori ai 40.000 euro. In attesa del Decreto esplicativo a cura del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è comunque possibile proporre alle singole amministrazioni locali la creazione di una sezione dedicata ai “giovani professionisti” (soggetti iscritti da meno di cinque anni al competente Ordine/ Collegio per l’esercizio della professione e/o con età inferiore a 35 anni) all’interno degli elenchi Regionali. Si può inoltre di incentivare le P.A. a procedere ad affidamenti congiunti tra un professionista “esperto” ed uno “giovane” inserendo il requisito nei bandi come premialità per l’offerente; INTRODUZIONE DI PREMIALITÀ nei bandi di gara per le società con un certo numero di giovani ingegneri dipendenti; RIDUZIONE DEI REQUISITI di fatturato e organico nei bandi di gara per i giovani professionisti; POSSIBILITÀ DI INSERIMENTO NEL CURRICULUM VITAE delle cosiddette “collaborazioni”, anche senza firma del progetto, certificate dal tecnico affidatario; SOSTEGNO AL LAVORO PROFESSIONALE per consentire l’avvio di uno studio professionale in forma individuale o associata e la crescita degli studi nel tempo, anche attraverso la creazione di reti tra Professionisti estendendo le opportunità offerte dalla Garanzia Giovani; TRASFERIMENTO AI PROFESSIONISTI DI REQUISITI E VANTAGGI PER START UP INNOVATIVE da attuare attraverso la possibilità di partecipazione a bandi specifici; accesso a un fondo per la professione ad alto contenuto di innovazione - che potrebbe essere creato attraverso i fondi europei - per avere una garanzia sul credito; accesso a contributi di avvio di studi professionali a fondo perduto, quali l’iniziativa NIDI (Nuove Iniziative Imprenditoriali) della Regione Puglia, o quelle del Lavoro Autonomo per le Regioni del Sud; POLITICA DI RICONOSCIMENTO E INCENTIVAZIONE DEL COWORKING sul modello di quanto già realizzato dal Comune del Milano, istituendo bandi per la costituzione di un elenco qualificato di soggetti fornitori di servizi di coworking; l’erogazione di incentivi economici sia a favore di coworkers sia per cofinanziare spese per l’acquisto
di arredi/ attrezzature e/o per lavori di intervento finalizzati ad una L’assessore Ilaria Cavo migliore fruibilità dello spazio comune; i fondi europei potrebbero offrire copertura finanziaria anche per questo settore; i centri erogatori di coworking potrebbero fornire utile supporto nella gestione delle emergenze; - EMISSIONE DI BANDI CHE INCLUDANO TRA I SOGGETTI BENEFICIARI DELLE AGEVOLAZIONI, OLTRE ALLE PMI E AGLI ORGANISMI DI RICERCA ANCHE AI LIBERI PROFESSIONISTI (es Nuova Sabatini o Smart&Start), secondo quanto previsto dalla legge di Stabilità 2016 e dalla Commissione Europea che hanno esteso gli incentivi europei 2016-2020 anche ai Liberi Professionisti, equiparandoli alle Pmi; BANDI REGIONALI SULLA FORMAZIONE MIRATA per il sostegno di progetti formativi per l’accrescimento della competitività e dell’occupazione delle professioni, come: Data Protection Officer (figura obbligatoria dal 2018); BIM specialist, manager, integrator, operator (Building Information Modelling skills); la presentazione di istanze da raggruppamenti formati da professionalità differenti potrebbe costituire elemento premiante nella valutazione. E ancora EGE (progetto da articolare con l’individuazione di un partner accreditato); studio di lingue estere e così via. CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE PER L’INCREMENTO DELLA COMPETITIVITÀ NEI MERCATI: promozione del sistema proprietario di certificazione delle competenze basato sui concetti di conoscenza e competenza detenuto dagli ingegneri, prima categoria professionale, al posto del mero titolo accademico, spesso fuorviante per individuare la reale specializzazione del professionista; PIATTAFORMA WORKING & WORKING ESTERI dove domanda ed offerta di lavoro possono incontrarsi in elaborazione in seno al CNI a livello nazionale; l’offerta sarà fortemente influenzata da richieste progettuali provenienti dai mercati esteri; la Regione potrebbe collaborare, attraverso le proprie strutture e all’attivazione reciproca, con i Paesi extra-UE, dei programmi già in vigore in Liguria, per il distacco e/o tirocinio di cittadini stranieri residenti nel nostro Paese. n. 3-4 - Marzo-Aprile 2017 -
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Qui Federazione A&B WEB EDITION – I NUMERI DI GENNAIO E FEBBRAIO
DALLA VERTENZA GIOVANI ALLE PROPOSTE SUL BLUEPRINT
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ello spazio di due numeri – quelli di gennaio e febbraio di A&B Web Edition, il mensile della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria in formato pdf che si alterna a quello cartaceo – il Progetto Liguria dei Giovani Ingegneri, impegnati nella vertenza nazionale con il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda è stato presentato, lanciato, sviluppato ed è finito sul tavolo della Regione. Con il supporto degli Ordini territoriali e della Froil. Con i primi riscontri positivi, come viene raccontato nelle pagine precedenti. Ma su febbraio un altro argomento è stato sollevato – con un articolato intervento del vice presidente vicario dell’Ordine di Genova,
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volont ione, dove i Liguria, se c’è la rea upazione nella Reg «Un progetto in fessionisti e occ o, anche se la lau pro ter su ’es i all dat li I . vel a dei cer orking, Incontriamoci» il flusso della fug tegno per il cow re sos ma ti, fer ica per ded i re e anche si arrendono ? Fondi europe ne di infrastruttu ora paga. I rimedi e concorsi, costruzio ent in ingegneria anc dei o pon o ent em aum str l’e ci, e come ori pubbli di province isolat interventi sui lav mento logistico rottura dell’isola SALONE GIANFRANCO SAN rire l’occupazione un progetto per favo ostruire in Liguria erazioni di ri e delle nuove gen o la fuga dei dei giovani ingegne and li Ordini tecnici ferm professionisti deg cervelli? Si può. ta campagna del ri - dopo la sciagura Soprattutto ora che o economico che, per attirare investito upp li ingegneri Ministero dello Svil ona professi lità deg ’alta sull k wor tato Net pun il ha stranieri, retribuzione la alla loro bassa ente ed italiani rapportando ito così tempestivam lo Calenda. reag ha ri gne Inge Car Giovani ministro io farsi convocare dal efficacemente da assieme al Consigl e scorso è aperto, Col quale da dicembr ri, un tavolo sulle misure che il gne re Inge esse li Nazionale deg e e che possono e per l’occupazion governo può adottar te in chiave regionale. lina dec i, e te ann implementa erardino, 38 Simone Di Marcob ato dal vice Se ne fa portavoce nel Network, coordin l’unico ligure a ingegnere edile che sa, è Mas ni Gian CNI del si sta occupando che presidente vicario le iona po di lavoro naz far parte del grup
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se a delle misure mes e, in cui si discute le, fra i quali il neo dei rapporti col Mis del Consiglio naziona dell’Ordine di te punto dagli esperti iden Orvieto, ex pres consigliere Roberto ga per l’ICT, ovvero ha ricevuto la dele gy, l’Ingegneria Genova (che dal CNI munications Technolo Com and n atio orm l’Inf dino, dell’Informazione). erar cob Mar Di tante - dice ine di Imperia - il «Le proposte sono ppo giovani dell’Ord te, responsabile del Gru con i suoi funzionari e le ha apprezza e inat no ministro le ha esam per questo ora stan ne di realizzarle, e ale nzio itori l’inte o terr lo and manifest che a livel Ma noi siamo convinti ione, della pubblica lavorando i tecnici. a Reg volontà politica dell ni risultati». si possa - se c’è la - anticiparle con buo ica polit a dell e amministrazione molta: in Italia gli per la situazione è mila i 700 e mila La preoccupazione a 240 o agli Albi sono circ ri professionisti son ingegneri iscritti ria. Gli ingegneri libe ). CNI del i Stud laureati in ingegne tro i dati del Cen 4 pag. 2) a (V. pag. . a ue mila (seg circa 80
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ri di Genova il momento di essere opera tivi e di iniziar alla cittadina e a dare un seg nza na sulle aree de , alle professioni, al mond ll’ormai ex com o del lavoro loc le attuabile. Occorrer Il primo passo ebbe ben alt ale, Bluep plesso fieris dovrebbe ess ro per comple rint considera tico genoves demolizione ere costituito tare l’idea de e. to che i finan dichiarati dis dell’ex edific l da una rapida ziamenti già ponibili, sono io NIRA, com strettamente preventivati, patibilmente insufficienti. Int tecnici. e an to il con con i tempi corso indett L’edificio ha o dal Comune notevoli proble senza un vin e appena con citore, per l’as mi dovuti all è una struttura cluso, a presenza di segnazione de de ll’id in precarie con ea di sistemazione amianto ed lla progettazio anni. Inoltre, dizioni, non uti del waterfront ne città dall’arch considerate lizzato da mo di Genova reg le im itetto Renzo che non com alata alla Piano, rappre prendono il riu postazioni di sviluppo da ltissimi del tutto. Le senta una pic altre zone di te all’area, so di pensare all cola parte sviluppo - pe navali, l’area a demolizion di diversi edifici, varrebbe r esempio le di piazzale Ke e anche degli fieristico. Sa la pena ripara nnedy e relati rebbe un pic altri volumi ecc. - rimango vo contesto ma zioni colo dell’ex polo no ancora sul a progettare rino, un piano di svi passo in avanti ma non la carta. E, ino documentaz sufficiente ione disponib luppo dell’area ltre, analizza ile sui siti isti ndo la dubbio che le che sia realm tuz ion aff ente raggiungibili, ascinanti “isole” non siano ali, sorge anche il ossia che le poi così facilm Periodico de infrastrutture per la mobilità ente lla Federazi possano one Region (segue a pag.4) ale de
gli O n.rdini de
gli Iniogegner
2 - Febb ra
i dellaWLiguria
2017 -
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Domenico Muccio Palma - e come il primo è stato ampiamente ripreso dai media: l’impatto del Blueprint, l’idea progettuale donata al Comune di Genova dall’arch. Renzo Piano, per il ripensamento del waterfront cittadino. Per Muccio Palma il primo passo da compiere è la demolizione del palazzo Nira e degli altri volumi interessati agli interventi nel polo fieristico, ma è anche necessario porsi il problema di tutta la zona di piazzale Kennedy; delle aree portuali, della viabilità. Da qui alcune proposte: “ingegnerizzare” l’idea di Piano per poterla sviluppare, partire da un’indagine di mercato sui fabbisogni per arrivare a un’idea progettuale di cui viene fornita una traccia in cinque punti principali e infine pensare a «una qualche forma di Partenariato Pubblico Privato, considerato che saranno necessari investimenti privati per raggiungere gli obiettivi». G.S.
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Qui Federazione LE DETRAZIONI FISCALI A CHI ADOTTA MISURE PER LA SICUREZZA
SISMABONUS OCCASIONE DA NON PERDERE CHE COSA CAMBIA CON LE NUOVE NORME PAOLO CARUANA Presidente Ordine Ingegneri La Spezia e Federazione Ordini Ingegneri Liguria
C
i sono voluti, purtroppo, i disastrosi eventi dell’Italia centrale, che hanno ulteriormente incrementato la sensibilità del Governo nei confronti delle problematiche sismiche, ma siamo finalmente arrivati al traguardo che gli Ingegneri, ed in particolare quelli della Liguria (V. A&B n. 6 – 2013) chiedono da anni. Stiamo parlando di una normativa che preveda detrazioni fiscali significative in caso di adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone ad alta pericolosità. La novità era stata preannunciata a novembre in occasione del convegno a Roma “Prevenzione Civile – Dalle emergenze a Casa Italia” (V. A&B n. 10-12 – 2016) ma ora è realtà, grazie alle misure introdotte con la Legge di Stabilità 2017 (n. 232 dell’11/12/2016, in vigore dall’1 gennaio scorso). La quale prevede, all’art.1, sostanziali modifiche all’art.16 del D.L. 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90. Si è passati, infatti: - da una detrazione dall’imposta lorda pari al 65%, fruibile in 10 rate annuali di pari importo (fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro) per interventi antisismici su unità immobiliari riferite a costruzioni adibite ad abitazione principale o ad attività produttive in zone sismiche 1 e 2; - a una detrazione di imposta del 50%, fruibile in cinque rate annuali di pari importo, per le spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su unità immobiliari riferite a costruzioni adibite ad abitazione (non necessariamente principale) e ad attività produttive ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3), per un importo complessivo pari a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno; ma la detrazione fiscale sale al 70% della spesa sostenuta, se dalla realizzazione degli interventi concernenti l’adozione di misure antisismiche deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore; la detrazione fiscale aumenta all’80% se dall’intervento deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori. Se poi gli interventi concernenti l’adozione di misure antisismiche sono realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali, le detrazioni di imposta spettano, rispettivamente, nella misura del 75% (passaggio di una classe di rischio inferiore) e dell’85% se dall’intervento deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori, ed è calcolata su un ammontare delle spese non superiore a 96.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari dell’edificio (V. tabella – fonte Agenzia delle Entrate). Ma vediamo di capire la questione del passaggio alle classi di rischio inferiori: il chiarimento si trova nel documento “Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni”, contenuto nell’Allegato A al Decreto MIT n. 58 del 28/02/17, modificato dal D.M. n. 65 del 7 marzo 14/
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Le facilitazioni, da tempo chieste dagli Ingegneri, previste dalla Legge di Stabilità. Il metodo convenzionale e quello semplificato per la determinazione della classe di appartenenza di un edificio e le “Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni”
Qui Federazione 2017. Il documento definisce otto Classi di Rischio, crescente dalla lettera A+ alla lettera G. La determinazione della classe di appartenenza di un edificio può essere condotta secondo due metodi, tra loro alternativi, l’uno convenzionale e l’altro semplificato, quest’ultimo con un ambito applicativo limitato. Il metodo convenzionale è concettualmente applicabile a qualsiasi tipologia di costruzione, è basato sull’applicazione dei normali metodi di analisi previsti dalle attuali Norme Tecniche e consente la valutazione della Classe di Rischio della costruzione sia nello stato di fatto sia nello stato conseguente all’eventuale intervento. La sua applicazione presuppone la competenza e conoscenza specifica in materia di progettazione antisismica, con l’ausilio di adeguati strumenti software, il cui uso presuppone una formazione specialistica nell’ambito dell’Ingegneria e/o Architettura. Il metodo semplificato si basa su una classificazione macrosismica dell’edificio, è indicato per una valutazione speditiva della Classe di Rischio dei soli edifici in muratura e può essere utilizzato sia per una valutazione preliminare indicativa, sia per valutare, limitatamente agli edifici in muratura, la classe di rischio in relazione all’adozione di interventi di tipo locale. In entrambi i casi si auspica che i Committenti si rivolgano a tecnici qualificati del settore (gli Ingegneri strutturisti esperti in costruzioni antisismiche sicuramente lo sono), che dovranno asseverare, su apposita modulistica, la classe
di rischio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato (V. l’allegato B, facilmente scaricabile in rete, di “Asseverazione ai sensi dell’art. 4 c. 1 del Decreto Ministeriale” relativa alla classificazione sismica di una costruzione). Una grande opportunità, quindi, per i cittadini, di investire risorse private nella prevenzione, a costi ridotti (tenendo conto delle detrazioni fiscali). Esiste tuttavia il problema della capienza di reddito, dal momento che la detrazione in cinque anni presuppone, per poter essere applicata, una tassazione dei redditi commisurata alla detrazione stessa e quindi un’entità delle imposte annuali non inferiore alle detrazioni (comprese quelle derivanti da altre spese detraibili). La Legge ha voluto venire incontro alle esigenze dei cittadini, prevedendo, in luogo della detrazione, la cessione del credito spettante ai fornitori che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati. Non è possibile, invece, cedere il credito a banche e a intermediari finanziari. Le modalità di cessione dei crediti saranno definite con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta, ovviamente, di una grande opportunità anche per i Professionisti e le Imprese del settore in un mercato, come quello dell’edilizia, che mai come oggi ha sofferto una contrazione senza precedenti e che quindi non può che rivolgersi all’ambito delle ristrutturazioni e/o riqualificazioni del patrimonio edilizio esistente.
Il recesso dell’Ordine di Savona dalla Froil In data 14 aprile 2017, mentre il giornale era in fase di chiusura, è arrivata al Presidente e ai Consiglieri FROIL un’email firmata dai Consiglieri dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Savona con la quale si comunica «il recesso con effetto immediato» del Consiglio dell’Ordine di Savona dalla Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria. Nella stessa comunicazione si legge: «Considerato che con la nota prot. 10 del 20/01/2017 i Consiglieri dello scrivente Ordine, preso atto della divergenza di visione circa i compiti e gli obbiettivi che dovrebbero guidare l’attività della Federazione, così come meglio descritti nella soprarichiamata nota, Vi chiedevano un cambio di “rotta” tramite la modifica dello statuto associativo al fine di avere il solo compito di tenere i
rapporti con la Regione e di eliminare qualsiasi compito a carico dei singoli Ordini, precisando che se ciò non fosse avvenuto entro il mese successivo l’OISV sarebbe uscito da FROIL; il mese è abbondantemente passato ma nulla è avvenuto, anzi da parte del Consiglio FROIL si è palesato un atteggiamento di “sufficienza” circa le criticità rappresentate dall’OISV, che non sono mai state ritenute degne di considerazione». Viene precisato inoltre che il Consiglio «si considererà libero da qualsiasi impegno e da qualsiasi onere, economico e no, che siano stati presi a far data dalla nota email del 03/02/2017 e che saranno presi in futuro». La presidenza Froil ha dichiarato che della questione se ne parlerà nella prossima riunione di Federazione.
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Cover IL PUNTO SU FENOMENI STRUTTURALI CHE HANNO DIVERSE SPIEGAZIONI
PERCHÉ IN ITALIA I PONTI CROLLANO? FORSE PERCHÉ CROLLANO OVUNQUE... In Usa ne cadono due all’anno, la media europea è più bassa. Dai problemi di sovraccarico agli errori di progettazione, esecuzione, manutenzione, gestione e burocrazia. Alcuni eventi rovinosi, come quello del Tacoma Narrows bridge (1940), hanno cambiato l’Ingegneria. Ma si sbriciolano anche edifici, capannoni industriali e altre strutture. ANTONIO BRENCICH Consigliere Ordine degli Ingegneri Genova Professore di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Genova
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re 14,45 del 18 aprile 2017, ultimo di una lunga serie, cede il viadotto della tangenziale di Fossano, nel Cuneese (V. foto in copertina). 28 Ottobre 2016: crolla un sovrappasso autostradale in provincia di Lecco, al passaggio di un TIR carico di prodotti siderurgici. 9 Marzo 2017: cede un altro sovrappasso autostradale nei pressi di Ancona durante il sollevamento dell’impalcato per manutenzione straordinaria. E ci fermiamo qui. “La metafora di un Paese a pezzi”, scrivono molti giornali. E in un Paese in cui oltre metà dei 29 milioni di maschi italiani sono altrettanti allenatori di calcio pronti a spiegare gli errori di questo o quell’allenatore, non stupisce che nel caso di Ancora, in poche ore sia un geologo, Mario Tozzi su La Stampa del 10 marzo, ad individuarne le cause: «…risparmiare tempo e denaro, riducendo la sezione dei tondini di ferro, imponendoli lisci invece che “costati” e utilizzando sabbia di mare (praticamente disponibile gratis) invece che di fiume. I sali aggrediscono una struttura metallica già meno robusta e la resistenza del manufatto decade verticalmente. Situazioni di questo tipo sono state registrate più volte nel caso del collasso di manufatti moderni a seguito di alcuni terremoti, come quello de L’Aquila del 2009. Infine nei crolli italiani si registrano con una frequenza, apparentemente maggiore che altrove, “errori” tecnici di vario tipo e natura». Ma… …Ma il ponte di Ancona non era in cemento armato: era una travata mista in acciaio. E allora? Allora facciamo gli Ingegneri, con la I maiuscola. Questo articolo non fa riferimento solo all’Italia, perché di ponti ne crollano molti in tutto il mondo (V. box nella pagina seguente), sia in costruzione sia in esercizio. Per altro, gli Stati Uniti, dotati di un ampio patrimonio di ponti principalmente autostradali, devono fronteggiare spesso molte condizioni critiche: includendo anche quelli minori, ne crollano 2 all’anno. In Europa molti meno. Questo riconduce il crollo di un ponte ad un fenomeno diffuso in 16/
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tutto il mondo, anche quello evoluto, e non tipicamente italiano ma non risponde a una domanda: perché crollano i ponti? Intanto, succede anche ad altre strutture, tra cui diversi edifici e capannoni industriali, ma i ponti fanno più impressione. Sono strutture specifiche nell’Ingegneria Civile in cui il sovraccarico ha effetti pari o superiori a quelli dei pesi propri. In un edificio residenziale, invece, i sovraccarichi effettivi sono circa 1/10 dei pesi propri; le dimensioni delle strutture sono limitate, con luce media delle travi e dei solai da 5 a 6 metri; la tecnologia impiegata è del tutto standard: cemento armato ordinario e disposizione delle armature ripetitiva; gli schemi statici sono molte volte iperstatici (telai sovravincolati). I ponti no, sono uno diverso dall’altro, sono molto più leggeri (rispetto ai sovraccarichi che dovranno sostenere), impiegano tecnologie non standard (strutture miste acciaio-calcestruzzo, travate in acciaio, stralli di sospensione) e hanno schemi statici isostatici o poche volte iperstatici (per le sole travi continue). Proprio da questa loro specificità derivano alcuni crolli che hanno cambiato l’Ingegneria: se tutti gli specialisti conoscono gli effetti aeroelastici sugli impalcati dopo quello del Tacoma Narrows bridge (USA, 1940, V. video su www.youtube.com/ watch?v=e7Pjak3fBA4), non tutti sanno che la sorveglianza sistematica dei ponti e i sistemi informatizzati per la loro gestione – i BMS, Bridge Management Systems – sono stati introdotti dopo il crollo del Silver Bridge (USA, 1967, 46 morti) causato da due fattori concomitanti: stralli a catena isostatica e stress-corrosion che, in soli 40 anni di vita, ha condotto in quel caso alla rottura degli stralli di sospensione.
Ancona - 2017
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Strada Provinciale tra Licata e Ravanusa – 2015
Sovrappasso autostradale ad Annone Brianza, Lecco - 2016
I ridotti margini di sicurezza dei ponti, a causa delle loro specificità, portano in evidenza, con il crollo, gli errori di progettazione, di esecuzione, di manutenzione e di gestione di queste strutture. Tuttavia, se si confrontano, obiettivamente e senza autolesionismo, sulla base di dati statistici e non sull’onda dell’emozione momentanea, le situazioni italiana ed europea con quella americana e, più in generale, quella mondiale, si deve concludere che il livello dell’Ingegneria europea è nettamente ed indiscutibilmente superiore. Le circostanze degli ultimi eventi, poi, richiamano l’attenzione non solo sulla progettazione, che certo è causa di alcuni crolli, ma sulla sua gestione nel tempo (manutenzione ma anche traffico), portando in campo questioni di manutenzione e gestione, quindi sulle procedure di gestione che, probabilmente, sono troppo poco ingegneristiche e troppo burocratizzate da montagne di prodotti cartacei.
Principali ponti in costruzione crollati dal 2010 in Europa
Giugno 2016: Baviera (Germania) Febbraio 2015: Graz (Austria) Settembre 2014: Copenhagen (Danimarca) Settembre 2013: Trondheim (Norvegia), 2 morti
Principali ponti in esercizio nel mondo occidentale crollati dal 2000 (difetti di progettazione/costruzione)
Giugno 2007: sovrappasso autostradale a Minneapolis, Minnesota (USA), 13 morti Settembre 2006: sovrappasso autostradale in Quebec (Canada), 5 morti Novembre 2005: ponte autostradale provincia di Granada (Spagna): 6 morti Maggio 2004: sovrappasso autostrada I-70, Colorado (USA), 3 morti Maggio 2002: ponte sull’autostrada I-40, Oklahoma (USA), 14 morti Luglio 2001: ponte Hakashi (Giappone), 11 morti Settembre 2001: sopraelevata di Port Isabel, Texas (USA), 8 morti
Collasso del ponte Skjeggestad a Vestfold, Norvegia - 2015
Trondheim, Norvegia - 2013
Crolli di ponti con le conseguenze più gravi
Marzo 2016: ponte in costruzione a struttura mista acciaio-cls in India: 27 morti Novembre 2011: ponte strallato in manutenzione (Indonesia), 20 morti Settembre 2007: ponte stradale a Cao To (Vietnam), 55 morti Agosto 2007: ponte stradale nello Hunan (Cina), 34 morti Ottobre 1994: ponte stradale a Seoul (Corea del Sud), 32 morti Aprile 1982: ponte in costruzione in Indiana (USA), 14 morti Luglio 1981: ponte pedonale Hyatt Regency, Kansas City, Missouri (USA), 114 morti Ottobre 1970: ponte in costruzione, Melbourne (Australia), 35 morti Dicembre 1967: ponte stradale Silver Bridge, Virginia (USA), 46 morti Giugno 1958: ponte stradale in costruzione, Vancouver (Canada), 19 morti Ottobre 1952: ponte pedonale a Weldstone (UK), 112 morti n. 3-4 - Marzo-Aprile 2017 -
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Cover IL CICLO DI VITA DELLE STRUTTURE: DURABILITÀ, USO E MANUTENZIONE
MA UN PONTE MUORE DI VECCHIAIA? COME TUTTO, SE NON VIENE CURATO ENRICO STERPI Libero Professionista già Professore a contratto di Scienza delle Costruzioni presso l’Università di Genova
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e strutture, come qualsiasi prodotto, sono soggette a un ciclo di vita che dipende dalla sua progettazione, dalla tecnica e tecnologia costruttiva, dall’utilizzo, dalla corretta e costante manutenzione. A seguito dei tristi eventi di crolli di strutture esistenti, si sta ora diffondendo la necessità di individuare la loro vita utile. Questo aspetto, in passato e tutto sommato ancora oggi, in Italia è stato sempre secondario, ritenendo le strutture di nuova concezione con una vita utile superiore a 50 anni. Il problema è che il costruito del dopoguerra oggi ne festeggia oltre 60, per cui tutti i ponti e gli edifici costruiti nel boom economico, durante la più “spietata” speculazione edilizia che il nostro Paese abbia mai visto, sono arrivati a superare la loro vita utile convenzionalmente ipotizzata. Lo stato dell’arte Le NTC08 (ovvero le Norme tecniche di costruzione specifiche) affrontano il problema al capitolo 2, inserendo il concetto di durabilità delle strutture nei principi fondamentali e definendola come conservazione delle caratteristiche fisiche e meccaniche dei materiali e delle strutture, che sono proprietà fondamentali per garantire il mantenimento dei livelli di sicurezza. Le NTC08 prevedono che la fornitura di componenti, sistemi o prodotti impiegati per fini strutturali, deve essere accompagnata da un manuale di installazione e di manutenzione da allegare alla documentazione dell’opera. Questa impostazione, pertanto, pone il problema della manutenzione per nuove opere o meglio per le nuove strutture all’interno della norma, che prevede sia la predisposizione di istruzioni all’installazione sia istruzioni di manutenzione. Facciamo subito un distinguo per evitare di ingenerare negli animi troppo zelo nell’applicazione della norma, in quanto il livello di istruzioni e di manutenzione deve essere sempre commisurato all’entità dell’opera: ad esempio per la formazione di un nuovo architrave non è necessario avere una documentazione sbrodolata di decine di pagine, in quanto sia le indicazioni di installazione sia quelle di manutenzione si possono sviluppare in poche righe ed al limite qualche schema grafico. Per quanto attiene la vita nominale di un’opera strutturale è definita nel paragrafo 2.4.1 ed è intesa come il numero di anni nel quale la struttura, purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve poter essere usata per lo scopo al quale è destinata. Questa definizione ha al suo interno tutto il contenuto prestazionale che ci si potrebbe attendere, in quanto il fatto che si parta dall’aggettivo “nominale” sta ad indicare che il riferimento a tale vita è convenzionale e non reale; il che di per sé implica che arrivati per esempio alla fine della vita nominale la struttura non necessariamente vada “rottamata”. L’altro aspetto è che porta il mantenimento del requisito di sicurezza, coerentemente alle premesse del capitolo, non più solo sul piano progettuale ma anche sull’utilizzo e soprattutto sulla manutenzione.
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Il problema della “vita nominale” delle opere strutturali è affrontato dalle Norme Tecniche di Costruzione, che definiscono i principi fondamentali per garantire la sicurezza. Ma c’è una data di scadenza, e di conseguenza “prodotti scaduti”? Sicuramente c’è un Piano di manutenzione, che tutela committente, professionisti e utenti.
L’ing. Enrico Sterpi Membro Asce, American Society of Civil Engineers
Cover Credo sia efficace la figura pubblicata sotto, estratta dal libro di David Blockley (“The Nature Of Structural Design and Safety”, John Wiley & Sons, New York, 1980) che riassume molto bene il concetto di utilizzo e sicurezza strutturale conseguente.
L’impostazione della NTC08 e della sua circolare applicativa è quella di non tralasciare gli aspetti legati a durabilità e manutenzione delle strutture. E’ anche vero che impone un passaggio che non grava più solo sul progettista, ma anche sulla committenza poiché utilizzo e manutenzione sono proprio appannaggio di quest’ultima. Al paragrafo 4.2.11 le NTC08 prescrivono i criteri di durabilità delle strutture che devono essere analizzati in un elaborato specifico, ovvero il piano di manutenzione, che ha lo scopo di garantire quegli interventi necessari al mantenimento nel tempo della geometria e delle caratteristiche dei materiali della struttura. Per progettisti, direttori dei lavori e collaudatori, questo aspetto non è secondario, in quanto il committente “entra” con la sua responsabilità di utilizzatore e custode della struttura nel processo costruttivo ed
in particolare nella conservazione. Per cui il piano di manutenzione è un elemento di salvaguardia e tutela della pubblica incolumità durante l’uso della struttura, che deve responsabilizzare il committente dell’opera, ma è anche uno strumento di tutela del professionista, che, se ha ben operato e indicato i limiti di operatività, durabilità e manutenzione dell’opera, avrà uno strumento di difesa in più in caso di contenzioso. L’aspetto manutentivo diventerà pertanto l’elemento cardine anche nel mondo delle assicurazioni, in quanto un’opera manutenuta avrà un fattore di rischio assicurativo ben inferiore ad una “abbandonata a sé”, e pertanto dovrebbe portare ad una riduzione dei premi assicurativi. La data di scadenza Cosa si deve fare alla “data di scadenza”? Messa così, la domanda è mal posta, in quanto si dovrebbe arrivare a questo “appuntamento”, o meglio al termine delle vita nominale, con l’opera manutenzionata ed avere già impostata la procedura di rifunzionalizzazione, in quanto il piano di manutenzione dovrebbe avere la caratteristica di essere dinamico. Una procedura di rifunzionalizzazione dovrebbe avere come obiettivo il controllo della qualità dei materiali e la riverifica della struttura con eventuali proposte di intervento. I prodotti scaduti I prodotti scaduti sono costituiti da tutto il patrimonio storico lasciato in eredità che qui provocatoriamente si indicano con questo termine, ma che fortunatamente scaduti non sono. Per queste strutture in ogni caso la manutenzione non può essere ignorata, anche se hanno superato le centinaia di anni e diversi terremoti. Proprio la loro storia e la loro tecnica costruttiva deve essere alla base degli studi di manutenzione, che sono più complessi rispetto a quelli dedicati ai nuovi. La procedura corretta di verifica sarebbe quella proposta nel capitolo 8 delle NTC08: si giunge ad un giudizio motivato sulla sicurezza strutturale procedendo alla conoscenza del manufatto e alla sua analisi. Da qui deriva la necessità o meno di adeguamenti, miglioramenti o riparazioni e quindi lo sviluppo dei criteri di durabilità residua e quindi del piano di manutenzione. Conclusioni Nell’applicazione dei principi delle NTC08 è prevista la necessità di indicare anche cosa c’è da fare dopo l’ultimazione dell’opera, ed al pari di un qualsiasi prodotto individuare i criteri di manutenzione per il suo mantenimento in servizio. Questa posizione non può che essere condivisibile, visto che prodotti di minor valore rispetto ad una struttura o costruzione e con un impatto nullo sulla pubblica incolumità riportano nutrite istruzioni su come effettuare una manutenzione. n. 3-4 - Marzo-Aprile 2017 -
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Professione PARLA L’ING. SILVIO SAFFIOTI, DIRETTORE LiGURE DEI VIGILI DEL FUOCO
«SIAMO POCHI, ASPETTIAMO RINFORZI» UN “APPELLO” AI GIOVANI INGEGNERI GIULIA DANIELI
S
ilvio Saffioti, dopo cinque anni in Sardegna come direttore regionale è tornato a Genova e ora dirige il comando generale dei Vigili del Fuoco della Liguria. Genovese, laureato in ingegneria meccanica è stato comandante provinciale di Savona e di Genova e anche vicedirettore centrale presso il Dipartimento dei Vigili del fuoco del Ministero dell’interno. La Liguria con i suoi 5.410 chilometri quadrati è una regione dall’orografia complessa ed è spesso oggetto di fenomeni alluvionali, dissesti idrogeologici e incendi boschivi. Solo nel gennaio 2017 sono già divampati circa settanta roghi e nel 2016 se ne sono registrati oltre duecento. Abbiamo chiesto al neo direttore regionale quali sono i suoi piani per i prossimi anni. Ingegner Saffioti, partiamo proprio dagli incendi. Quali sono le misure che intendete adottare per gestire al meglio questi eventi? «La legge quadro sugli incendi boschivi del 2000 prevede che in ogni regione esista una SOUP (sala operativa unificata permanente) attiva 365 giorni all’anno h24, concepita per gestire lo spegnimento degli incendi boschivi. La SOUP organizza in ambito regionale tutte le risorse per lo spegnimento dei roghi e coordina i volontari della Protezione Civile, compresi i mezzi aerei che vengono richiesti al centro operativo COAU (centro operativo aereo unificato) che insieme al dipartimento della Protezione civile assegna i mezzi della flotta antincendi dello Stato nelle varie regioni quando ci sono emergenze. Attualmente la SOUP è composta dal nostro Corpo con il supporto dei Forestali e dell’arma dei Carabinieri perché, in seguito alla legge sul riordino della Pubblica Amministrazione, il corpo Forestale dello Stato è stato smantellato e una grande parte delle risorse è confluita anche nell’Arma. Così è stato finora, ma a partire dal prossimo aprile la SOUP sarà gestita solo da noi grazie alla convenzione che si stipulerà con la Regione Liguria prima della prossima estate». Di quale convenzione si tratta? «È una convenzione che permetterà di incentivare la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi che rafforzerà il Corpo dei VVFF grazie a una regia unica per la gestione delle emergenze e la ripartizione dei fondi disponibili tramite la convenzione di Protezione Civile, del valore di 400.000 euro, stipulata nel 2016 tra Regione Liguria e Vigili del Fuoco. Attraverso l’accorpamento gestionale della SOUP con la centrale operativa di Protezione civile sarà consentita una maggiore capacità di intervento del personale operativo e ci permetterà anche di sopperire a gravi carenze di organico». A proposito di “fattore umano”, qual è la situazione del vostro organico? «Direi pessima, la nostra amministrazione è totalmente gestita a livello centrale e fa capo al dipartimento dei VVFF del ministero degli Interni. Gli organici sono stabiliti per legge e ci sono dei decreti del presidente della Repubblica che stabiliscono l’organico del Corpo Nazionale. Noi non abbiamo nessuna autonomia decisionale per quanto riguarda le assunzioni, dobbiamo far funzionare al meglio le risorse che abbiamo, e sono poche, attualmente siamo sotto organico. Abbiamo gravi carenze che sono peggiorate nel corso degli anni perché c’è stato un blocco delle assunzioni, non 20/
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Non partecipano ai concorsi: «C’è bisogno che rimangano sul territorio» e guardino a un lavoro «interessante con un alto livello di gratificazione». La convenzione con la Regione e le novità degli accorpamenti. L’impegno per incendi e alluvioni. Il “sogno” di un Piano di Emergenza Familiare sul modello americano.
L’Ing. Silvio Saffioti
Professione ci sono stati più concorsi. Oltre al personale di soccorso mancano soprattutto figure nell’ambito tecnico direttivo, che è prevalentemente composto da ingegneri. Un tempo si diceva che il corpo nazionale dei VVFF era il “primo studio di ingegneria d’Italia” perché è un organismo in cui la parte tecnica ha un’importanza notevole, dovremmo essere circa 600 ma in questo momento ne manca una bella fetta, circa 200 e cioè il 30-40% di meno». Finora come avete sopperito a queste carenze? «Per molti anni abbiamo avuto una forma surrogata di organico tramite l’assunzione dei cosiddetti “vigili volontari discontinui” che rispondono “a chiamata” per un periodo di 15/20 giorni. Questa prestazione, ovviamente retribuita, sta terminando perché le risorse che erano stanziate per questi volontari sono state utilizzate per assumere i precari che facevano già parte del nostro corpo. Entro breve saranno assunte 200 persone tramite concorso pubblico nazionale ma purtroppo non saranno sufficienti a coprire le gravi carenze degli organici. Una delle più importanti attività che noi svolgiamo è la prevenzione degli incendi che in Liguria comporta la verifica sui progetti di molte nuove attività, i controlli periodici alle imprese già esistenti, sono decine di migliaia le operazioni soggette al nostro monitoraggio. E poi c’è anche la prevenzione alle imprese a “rischio rilevante” che viene svolta in particolare dalla direzione regionale tramite il “comitato tecnico regionale prevenzione incendi”. In Liguria abbiamo diverse decine di aziende cosiddette “ad alto rischio” alle quali facciamo un continuo monitoraggio e controllo, verifiche e ispezioni periodiche proprio per evitare incidenti alle realtà che svolgono attività pericolose, come gli impianti che trattano sostanze rischiose. Monitorare il pericolo di incidente rilevante è importantissimo e viene svolto soltanto da ingegneri, sono tecnici che hanno esperienza trentennale attualmente, nella nostra direzione ligure ne manca uno e nei comandi ne mancano molti di più». In attesa di altri concorsi cosa si può fare? «So che pochi mesi fa c’è stato un concorso per l’assunzione di personale tecnico e direttivo ma purtroppo nessuno degli ingegneri liguri ha partecipato. Io vorrei rivolgere un appello ai nostri giovani ingegneri: partecipate perché è un’opportunità di lavoro molto interessante e anche il livello di gratificazione è molto alto. La Liguria ha bisogno di una classe dirigente di funzio-
nari tecnici che sia stabile sul territorio, sono necessari ingegneri liguri che si stabiliscano nella nostra regione altrimenti continueremo ad assistere ad un fenomeno di “ricambio” che comporta una dispersione di energie e di ore di formazione. Lavoro nel Corpo da trentaquattro anni e negli ultimi trenta sono stati solo sette gli ingegneri liguri che sono entrati nel corpo nazionale, sarebbe assolutamente necessario che venisse fatto un altro concorso perché a livello nazionale mancano molti ingegneri, all’incirca 200». In attesa che venga implementato l’organico che cosa suggerisce? «E’ chiaro che la Liguria presenta molte criticità, qualsiasi evento leggermente al di fuori dell’usuale può provocare situazioni di emergenza e di grande pericolo. Oltre gli incendi ci sono rischi idrogeologici, industriali, sismici anche se limitati in alcune aree della regione. Da tempo stiamo lavorando per far sì che nelle emergenze ci sia l’ottimale impiego delle risorse disponibili. Quando c’è una criticità abbiamo il supporto di tutto il corpo nazionale quindi le risorse che mancano qui le “importiamo” velocemente dalle regioni vicine. Ma al di là dei problemi di organico io vorrei dare un messaggio importantissimo nell’ambito del soccorso tecnico: quando ci sono emergenze gravi, il fattore fondamentale per migliorare l’efficacia di tutte le nostre attività è far sì che la popolazione impari l’autoprotezione. In passato si è parlato della cultura della sicurezza ed è un primo passo insieme alla consapevolezza dei rischi ma è necessario sviluppare ancora di più la cultura dell’autoprotezione. Per farle l’esempio degli incendi boschivi, se ognuno tenesse pulita la fascia di terreno circostante la propria casa nel raggio di venti metri, evitando di lasciare la vegetazione circostante incolta, in occasione di un incendio potrebbe rimanere chiuso in casa, tranquillo, ed aspettare il nostro intervento. Negli USA, altro esempio, ogni famiglia ha il proprio Piano di Emergenza Familiare perché la FEMA (Federal Emergency Management American) impone ad ogni cittadino di fare il proprio piano di emergenza familiare e di avere pronto in casa un “kit di emergenza” composto da uno zaino con viveri di prima necessità, acqua, torce, radio, caricabatterie del cellulare, documenti personali di identità, medicine indispensabili. Anche questo fa parte della cultura dell’autoprotezione e purtroppo finora in Italia si è fatto molto poco in questo ambito». n. 3-4 - Marzo-Aprile 2017 -
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Professione SICUREZZA RESIDENZIALE, FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA
IMPIANTI ELETTRICI NEI CONDOMINI, PER LEGGEREZZA SI MUORE ANCHE COSÌ CIRO FUSCO
Ingegnere della Sicurezza e Protezione Civile - Ingegnere Energetico e Nucleare
U
n articolo uscito su La Stampa online il 16 gennaio 2017, segnalava con un forte titolo: “Nei condomini un morto al giorno per guasti elettrici”. Mettendo così in evidenza una realtà piuttosto diffusa nel nostro Paese: la mancanza di attenzione verso la sicurezza elettrica in ambito residenziale. Un esempio di questa affermazione è individuabile nelle carenze legate all’impianto di terra condominiale. Può sembrare incredibile, ma una buona parte dei vecchi edifici non dispone di questo sistema di sicurezza, oppure ne ha uno non correttamente realizzato. Eppure in un sistema TT (utilizzato in ambito residenziale) l’impianto di terra è indispensabile per garantire la protezione delle persone dai contatti indiretti, attraverso il metodo dell’interruzione automatica dell’alimentazione, cosi come prescritto dalla norma CEI 64-8. Occorre precisare che questo non è l’unico modo per attuare la protezione dai contatti indiretti, ma in un complesso condominiale risulta molto difficile, se non impossibile, fare a meno di questa strategia di protezione, anche nel caso si faccia ricorso agli altri accorgimenti previsti dalla norma. In alcuni edifici sono stati attuati metodi alternativi, ma non sempre risultano sufficienti a garantire un adeguato livello di sicurezza all’intero complesso condominiale. Ad esempio non è sufficiente l’installazione, nelle sole parti comuni, di corpi illuminanti in Classe II, in quanto l’intervento andrebbe esteso anche alle abitazioni; inoltre andrebbero comunque eliminate tutte le normali prese di forza motrice, in modo da non consentire l’utilizzo di apparecchiature in Classe I, per le quali è richiesto il conduttore di protezione a terra. Ma non basta; andrebbero anche rimosse tutte le masse estranee, come ad esempio le tubazioni metalliche dell’acqua, del gas e del riscaldamento, in quanto queste devono essere connesse a “terra” per evitare che si realizzino pericolose differenze di potenziale. Stessa cosa occorre fare con la calza dei cavi coassiali dell’impianto centralizzato televisivo, a meno che non vengano utilizzate, in tutte le abitazioni, particolari prese TV. Insomma, a conti fatti, oltre alle difficoltà di realizzazione, potrebbe risultare più costoso implementare sistemi di protezione alternativi che eseguire il classico impianto di cui parliamo. Questo non significa che gli altri metodi non siano validi o non vadano utilizzati, anzi in alcuni casi sono addirittura più sicuri, ma difficilmente riescono ad essere applicati a tutte le situazione elettriche presenti in un contesto condominiale. Per fornire qualche informazione in più, si ricorda che l’interruttore differenziale (il cosiddetto salvavita) deve essere opportunamente coordinato con la terra, altrimenti non sarà in grado di intervenire preventivamente nella protezione dai contatti indiretti; ovvero quelli di una persona con una parte conduttrice che normalmente non è in tensione, ma che lo diventa in caso di guasto, come ad esempio può accadere con l’involucro metallico di una lavatrice. In pratica in caso di guasto dell’elettrodomestico, se non c’è appunto l’impianto di terra, il salvavita non potrà interrompere subito l’alimentazione, ma lo farà solo quando una corrente significativa attraversa l’individuo che è entrato in contatto con l’apparecchio guasto. Questa situazione è estremamente rischiosa, e talvolta fatale, a seconda delle condizioni 22/
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L’impianto di terra: è praticamente indispensabile, ma spesso è un fantasma perché il suo ruolo di prevenzione è poco conosciuto ed è sottovalutato. La maggior parte degli incidenti dovuti all’elettricità dipendono da scorretta installazione e scarsa manutenzione. Anche per un impianto citofonico o di videosorveglianza l’installatore deve rilasciare la Dichiarazione di Conformità e, in alcuni casi, è obbligatorio anche il progetto di un professionista iscritto all’Albo. Ma pochi lo sanno
L’ing. Ciro Fusco
Professione ambientali, di contatto e anche soggettive dell’individuo. Occorre precisare che in ambito condominiale, tutto ciò non rappresenta solo una carenza sostanziale di sicurezza, sottolineata dalle norme tecniche, ma si scontra anche con le prescrizioni formali delle disposizioni legislative. Ad esempio, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008) è chiarissimo sul fatto che in ogni ambito lavorativo si debbano garantire le condizioni minime di sicurezza, pertanto occorre che gli impianti elettrici siano eseguiti e manutenuti secondo la regola dell’arte, in pratica come prescritto dalle norme CEI. In relazione al D.M. 37/2008, che disciplina la realizzazione di ogni tipologia di impianto negli edifici, l’art. 6, comma 3, concede misure semplificate di protezione negli impianti antecedenti al 1990, ma tale deroga si riferisce alle sole unità immobiliari ad uso abitativo, pertanto queste semplificazioni non sono applicabili nelle parti comuni di un condominio e naturalmente in ogni ambiente di lavoro. Rimanendo in ambito condominiale, altre anomalie ruotano intorno all’impiantistica elettrica ed elettronica; si tratta di aspetti formali, ma che inevitabilmente si ripercuotono sul livello sostanziale di sicurezza, come accade con la documentazione connessa alla realizzazione degli impianti, in particolare quelli elettronici. Il D.M. 37/2008, richiede che l’installatore, dopo la realizzazione, rilasci la Dichiarazione di Conformità. L’adempimento è stato più o meno recepito per quanto riguarda gli impianti prettamente elettrici, ma non si capisce perché il documento generalmente non viene emesso per quelli elettronici (ad esempio citofonici e di videosorveglianza), che sono sottoposti allo stesso obbligo di legge. Anche gli impianti di ricezione radio-televisivi, che il decreto distingue da quelli elettronici generici, ne sono soggetti. L’abilitazione per la realizzazione degli impianti è rilevabile dalla visura camerale dell’installatore (B per gli impianti elettronici, A per quelli elettrici), inoltre ogni impianto deve essere progettato da un professionista iscritto all’Albo, oppure (nei casi più semplici, determinabili dalle caratteristiche dell’impianto) dal Responsabile Tecnico dell’impresa installatrice. Un impianto elettronico, come ad esempio quello citofonico o di videosorveglianza, deve essere obbligatoriamente progettato da un professionista iscritto all’Albo se coesiste con un impianto elettrico soggetto a progettazione da parte di un professionista (D.M. 37/2008, art 5, comma 2, lettera e). In pratica, per fare un esempio, un impianto di videosorveglianza condominiale è competenza di un professionista se preleva l’alimentazione da una fornitura di energia elettrica con potenza impegnata superiore a 6 kW, oppure se l’edificio è soggetto a normativa specifica, come ad esempio quelli a maggior rischio in caso di incendio, cioè quelli che presentano un’Altezza Antincendio superiore a 24 m. Ultima, ma non meno importante anomalia: molto spesso non viene eseguita una vera e propria
Un tentativo di quadro elettrico in un vano scala: aspettando l’incidente
manutenzione programmata degli impianti, ma si possono osservare solo degli interventi di riparazione su chiamata, a seguito di un guasto. Si ricorda che questi sono molto poco efficaci per garantire il mantenimento nel tempo dei livelli di sicurezza previsti nei singoli casi. In pratica, per assolvere agli adempimenti di manutenzione, è necessario mettere in atto un piano con interventi programmati che prevedano azioni periodiche, indipendentemente dalla presenza di guasti. Dato che anche la manutenzione deve essere eseguita a regola d’arte ed essere opportunamente documentata, è bene seguire le prescrizioni delle relative norme tecniche, come ad esempio quelle della CEI 0-10. Tralasciando, per ragioni di spazio, le situazioni che realizzano anche un elevato rischio d’incendio a causa delle condizioni disperate degli impianti elettrici, si può concludere auspicando che queste anomalie vengano contrastate con urgenza, anche attraverso l’attivazione di appositi controlli da parte delle istituzioni. Sicuramente un contributo efficace per contrastare una situazione a rischio troppo elevato e del tutto inaccettabile è rappresentato dall’informazione, ma soprattutto dal forte impegno dell’Amministratore di condominio, naturalmente con il supporto di tutte le figure coinvolte, tra cui gli installatori e i professionisti, in particolare gli Ingegneri e i Periti Industriali.
Conduttore di terra lasciato disconnesso per anni, in attesa di collegarlo “domani”
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Professione LA NUOVA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
VAS, come È CAMBIATA «UN NUOVO RUOLO PER LE P.A.» NICOLA POGGI
Dirigente Settore Valutazione Impatto Ambientale e Sviluppo Sostenibile Regione Liguria
L
a valutazione ambientale strategica (VAS) è considerata, spesso a torto, un pesante aggravio procedurale dai proponenti i piani e i programmi sottoposti a questo processo. Questa valutazione, che ha fondamento normativo nella direttiva 2001/42/CE e nel Codice dell’Ambiente (D. Lgs. 152/2006), è disciplinata anche dalla Legge regionale 32/2012 modificata dal Consiglio regionale alla fine di marzo. La L.R. 32/2012 a mio avviso è, nell’insieme, una buona legge che, sebbene alcune sue parti siano state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 178/2013, ha richiesto, oggi, sia un intervento di manutenzione legislativa volto ad adeguare la disciplina regionale alle censure mosse dal Giudice delle Leggi, sia l’introduzione di misure di semplificazione amministrativa e di snellimento procedurale che sono obiettivi del Programma di governo per questa Legislatura. La novellata disciplina in materia di VAS valorizza il ruolo delle Autonomie locali, prevedendo che, per i piani, i programmi e loro varianti - la cui approvazione spetta ai Comuni, alle Province ed alla Città Metropolitana - il relativo processo di VAS o la sola verifica di assoggettabilità siano svolti da questi Enti. Ciò pone evidenti problemi per i Comuni di piccole dimensioni ai quali la Regione fornirà il necessario supporto tecnico, specie nella fase di redazione del Rapporto ambientale. Si è, inoltre, previsto che nei casi in cui la VAS rinvia la pianificazione di dettaglio di piccole aree di interesse locale a strumenti urbanistici attuativi, la verifica di assoggettabilità possa essere superata, se sono disponibili gli elementi utili per definire i contenuti progettuali ambientalmente sostenibili di questi strumenti. Un’altra esigenza emersa nell’applicazione dell’attuale legge è il raccordo con la procedura di VIA: a tal fine, la nuova legge stabilisce che l’esito della verifica di assoggettabilità o della VAS di un piano o di una sua variante che costituisce il riferimento per approvare un progetto di per sé sottoposto a VIA, possa stabilire la non necessità di assoggettamento a verifica di compatibilità ambientale del progetto o ne possa individuare i contenuti da sviluppare nello studio di impatto ambientale. Un’ultima esigenza colta dall’intervento normativo è l’accentuazione della componente “salute umana” nella valutazione ambientale, anche di piani e programmi, introducendo la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (VIIAS) che è una combinazione di procedure, metodi e strumenti utili per stimare gli effetti potenziali sulla salute e la loro distribuzione all’interno della popolazione. Semplificazione, valorizzazione delle Autonomie e attenzione per il fattore “salute umana” sono le tre direttrici su cui si muove la modifica della L.R. 32/2012 che possono fare della VAS un processo partecipativo atto a superare i conflitti e a gestire meglio il territorio. 24/
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Il responsabile di settore della Regione che ha seguito le variazioni del testo, illustra i punti chiave che hanno portato alla nuova legge e offre la sua valutazione dei cambiamenti che l’hanno ispirata. Senza nascondere le difficoltà che le nuove procedure potranno creare ai piccoli Comuni. «Ma per loro è previsto un supporto tecnico»
Nicola Poggi
Qui Ordine PRIMA VOTAZIONE IL 29 MAGGIO
IMPERIA, FISSATI I TERMINI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO Vanno a scadenza tutti i Consigli degli Ordini provinciali degli Ingegneri della Liguria. Al momento in cui chiudiamo il giornale in redazione, solo Imperia ha fissato i termini che porteranno gli iscritti alle urne, secondo quanto stabilito dalla legge di riforma delle professioni. I particolari verranno forniti per tempo, con apposite comunicazioni, da ogni Ordine ai propri iscritti aventi diritto. IMPERIA - Salve diverse disposizioni che potrebbero arrivare dal Ministero di Grazia e Giustizia, entro il mese di maggio si dovranno tenere le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine di Imperia. Il consiglio in carica è stato infatti eletto il 3 luglio 2013 e, pertanto, a norma del DPR 8-7-2005 n. 169, la sua naturale scadenza è prevista per il 3 luglio 2017. Le disposizioni che potrebbero arrivare dal Ministero, sarebbero volte ad una riforma del sistema elettorale degli ordini professionali e questa eventualità potrebbe determinare un posticipo delle elezioni stesse a fine anno. Con le riserve del caso dunque e sulla base del regolamento vigente, l’Ordine di Imperia si accinge ad indire le elezioni per il rinnovo del suo Consiglio. In base a quanto previsto all’art. 3 DPR 169/2005, considerato che: • l’elezione del consiglio dell’Ordine deve essere indetta dal consiglio in carica almeno cinquanta giorni prima della sua scadenza; • la scadenza del Consiglio in carica e prevista per il 3 luglio; • la prima votazione deve tenersi il quindicesimo giorno feriale successivo a quello in cui è stata indetta l’elezione medesima, è plausibile che le elezioni si terranno in prima votazione il giorno 29 maggio. L’avviso di convocazione verrà spedito a tutti gli iscritti nell’albo, esclusi i sospesi dall’esercizio della professione, a mezzo posta elettronica certificata almeno dieci giorni prima della data fissata per la prima votazione. L’avviso verrà altresì pubblicato, entro il predetto termine, sul sito internet dell’Ordine e del Consiglio Nazionale. In prima votazione l’elezione sarà valida se avrà votato la metà degli aventi diritto, in seconda votazione, se avrà votato un quarto degli aventi diritto ed in terza votazione, l’elezione sarà valida qualsiasi sia il numero dei votanti. Saranno previsti due seggi: uno presso la sede dell’Ordine degli ingegneri a Sanremo in via della Repubblica, 11, e l’altro presso la sede dell’Ordine degli Architetti sita ad Imperia in Via della Repubblica, 26. L’elettore sarà ammesso a votare previo accertamento della sua identità personale, mediante l’esibizione di un documento di identificazione ovvero il riconoscimento da parte di un componente del seggio. Nell’ipotesi dunque di andare a votazione con il vigente sistema elettorale, ci sarà un sostanziale rinnovo del Consiglio dell’Ordine di Imperia. Infatti, pur non essendo state ancora presentate le candidature, il vincolo del doppio mandato impedirebbe l’eleggibilità di oltre il 50% dei consiglieri attualmente in carica. Enrico Ingenito
Salvo diverse disposizioni ministeriali, che potrebbero intervenire nell’ambito delle attese disposizioni di riforma dlle professioni, ecco i turni fissati per il voto che interessa l’organismo provinciale di rappresentanza degli Ingegneri imperiesi. Urne nel capoluogo e a Sanremo.
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Qui Ordine SAVONA – DISSESTO IDROGEOLOGICO E ICT AL MINIRED 2017
LA PAROLA MAGICA? “INTEGRAZIONE”! Gli ingegneri Valter Amerio e Massimiliano Margarone fanno il punto dopo un giorno di dibattito con molti esperti. Resilienza: nella composizione strutturale e nella compattezza della comunità la chiave del successo. Il ruolo decisivo dell’interdisciplinarietà. La possibilità di prevenire i disastri con i monitoraggi. Le tre “V” dell’evoluzione dei Big Data. Dove scaricare tutte le relazioni.
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GIANFRANCO SANSALONE a capacità di resilienza in caso di calamità naturali? Non dipende dalle risorse a disposizione, né dalle tecnologie. Ma dalla “capacità” della comunità di essere resiliente, utilizzando in modo integrato le tecnologie e l’innovazione frutto dalla ricerca scientifica, le risorse del territorio, il suo tessuto economico e le capacità organizzative esistenti. Due esempi bastano per capirlo. Alluvione del Polesine, novembre 1951. Cento vittime, 180 mila senzatetto, interi paesi distrutti. In un decennio lasciano il Polesine più di 80 mila persone. Dalla sola provincia di Rovigo i circa 358 mila abitanti al momento del disastro, nel 2001 scendono a circa 243 mila, per un’emorragia continua che porta intere famiglie fino in Canada o Nuova Zelanda. Disastro del Vajont, ottobre 1963. Circa 260 milioni di m³ di roccia scivolano, a 108 km/h, nel bacino artificiale sottostante, creato dalla diga del Vajont, con circa 115 milioni di m³ d’acqua; un’onda di piena supera di 250 metri l’altezza della diga, risale il versante opposto, travolge tutti gli abitati lungo le sponde del lago, si riversa nella valle del Piave e distrugge quasi completamente Longarone e i paesi vicini: 1.917 vittime in totale di cui 1.450 proprio a Longarone. L’impatto anche economico e sociale è devastante, ma in un decennio le attività riprendono, il numero degli abitanti si ristabilizza al livello di prima. Nel primo caso la comunità non ha avuto capacità di resilienza, nel secondo sì. MiniRed, 17 febbraio 2017, Palazzo del Comune, Savona. «Il relatore Giovanni Menduni, del Politecnico di Milano e del team tecnico del progetto Casa Sicura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha illustrato le linee guida per la progettazione secondo “Italia Sicura” – racconta l’ing. Valter Amerio, coordinatore dell’evento - nel dibattito sul dissesto idrogeologico ha citato proprio gli esempi di Rovigo e del Vajont e l’ing. Luigi Di Marco ha messo alla base del suo ragionamento le componenti della resilienza. Evidenziando un concetto innovativo: ovvero non è l’aiuto esterno, ma la composizione strutturale della comunità che fa la diversità ed è la vera componente del successo». Giunto alla seconda edizione su iniziativa dell’Ordine degli Ingegneri, Savona ha ospitato per il secondo anno il Red - anzi il MiniRed in attesa di ampliare l’evento – dedicato questa volta a una serie di tematiche tecniche dedicate al dissesto idrogeologico e alle nuove frontiere dell’ITC. Oltre una ventina i relatori provenienti da tutt’Italia, (vedi programma: http://www.red20.org/it/minired-savona-2017) numerosi gli interventi, ottima la partecipazione, saluti del presidente dell’Ordine savonese Fulvio Ricci e intervento introduttivo appunto del coordinatore dell’evento Valter Amerio. Ing. Amerio, se le chiedessi di descrivere brevemente il senso di questa giornata? «Guardi, nella mia slide introduttiva ho usato “La Scuola di Atene”, l’affresco di Raffaello che si trova in una delle quattro Stanze Vaticane, quella della Segnatura, nei Palazzi apostolici. Detto schematicamente, l’attenzione è concentrata su Platone, che puntando il dito in alto ci invita a guardare “oltre le cose”, come presupposto di un pensiero “ascensionale”; e su Aristotele, che tiene il braccio a mezz’aria come per indicarci che davanti a noi c’è la vita di tutti i giorni, in cui applicare nella pratica quotidiana quello 26/
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L’ing. Valter Amerio
L’ing. Massimiliano Margarone
Qui Ordine che abbiamo imparato grazie alla conoscenza. soglia, il peso del terreno e il livello della falda acquifera si alza Allora, se devo considerare l’aspetto scientifico-tecnologico, la e la probabilità che si verifichi uno slittamento aumenta. L’uso di prima cosa che mi viene in mente seguendo gli interventi, è che strumentazione e di sensori installati sul fronte di frana consena breve il futuro non ci riserva risultati derivanti dall’evoluzione te di predire il potenziale pericolo, e di conseguenza fornire allardelle singole tecnologie, ma dall’integrazione di quelle esistenmi e di mettere, in alcuni casi, anche in campo azioni rivolte ad ti. In sostanza non ci si aspetta un’invenzione rivoluzionaria evitarlo. Quindi non solo si possono mettere al sicuro le persone, “risolutrice”, quanto la capacità di utilizzare ciò che c’è già, ma ma addirittura si può anche fermare il disastro. Con le tecnoloin maniera integrata, per migliorare la nostra società e la vita di gie, modelli matematici e geologici, informatica, strumentazione, tutti i giorni ». organizzazione. Ma sono necessari anche investimenti, perché i Lei dice che in sostanza gli esperti sostengono che le tecno- progetti, quelli seri che danno dei risultati tangibili e duraturi nel logie ci sono già, ma è dalla loro integrazione che nascerà tempo, non possono essere realizzati a costo zero. E il punto è qualcosa di nuovo? proprio questo. «Esatto. L’interdisciplinarietà è forse più importante delle tecnoNoi, come Ordine degli ingegneri, cerchiamo di parlare alla logie. Due quindi gli aspetti: uno organizzativo, l’altro tecnologipolitica, ma la politica non c’è e dà l’impressione di non voler co, e la parola magica è “integrazione”. Dipende dagli elementi affrontare il tema con la profondità e responsabilità necessarie». di una comunità sapersi organizzare in modo integrato con il Ma costa di più gestire disastri e celebrare funerali… tessuto economico locale (ma anche con gli ordini professionali «È ovvio. Ma non è vero che manchino le risorse economiche: è che devono parlarsi e tutti devono parlare con gli altri soggetti, che i soldi vengono spesi male. Abbiamo la possibilità di spencome ad esempio le assicurazioni) per creare nuovi modelli derli meglio in quanto ci sono energie, professionalità, metodolodi pianificazione delle opere necessarie, come diceva il prof. gie, tecnologie ed esperienze già acquisite». Menduni. Per ogni opera proposta bisogneL’ICT è stato una delle “gambe” della discusrà indicare accanto ai costi anche i benesione del MiniRed. “Padrone di casa” Masfici che portano alla riduzione del rischio similiano Margarone, dell’Ordine savonese connesso. In uno slogan il territorio si rende ma anche vice presidente nazionale dell’IIC, resiliente attraverso l’interdisciplinarietà e il Comitato Italiano Ingegneria dell’Inforl’integrazione». mazione del Cni, che ha gestito il dibattito I professionisti sono preparati a questo? su questa seconda tematica che ha visto a «Gli ingegneri che oggi operano sul territoconfronto diversi esperti. rio hanno un livello di preparazione medio Parlare di ICT è dire oggi di nuove tecnoloalto, e di conseguenza possono assorbire gie a basso costo, ing. Margarone? con la giusta competenza le innovazioni che «Negli ultimi anni il concetto dell’IoT, l’Interpiù resiliente: stanno arrivando. Sulla capacità di resiliennet delle cose, è maturato: si è passati dal Un territorileofrontie ne ovazio dell’inn re interdisciplinarità e za ancora una cosa. Si è detto che questa classico esempio “monumento che ti parla” a aumenta se c’è lavoro, di conseguenza il qualcosa di molto più concreto, con tangibili tessuto imprenditoriale ed economico nel miglioramenti a livello di efficienza, produtsuo complesso è uno degli aspetti più importività e qualità della vita. È così che vengono tanti. Senza lavoro e presenza di imprese, oggi generati e immessi in rete moltissimi il territorio ritorna ad essere boscaglia. Ad dati provenienti da oggetti connessi di natura Amatrice, al di là di tutto, è stata importante diversa: si tratta della rappresentazione delle la decisione dell’imprenditore Della Valle di creare una nuova in- due prime “V” dei Big Data, ovvero Volume e Varietà. dustria proprio lì: non per niente la prima cosa evidenziata dalla Perché producano realmente un valore aggiunto, questa mole protezione civile è il ripristino del tessuto economico e produttivo variegata di dati deve essere elaborata in tempo reale con una in aree colpite da grosse calamità». terza “V”: la Velocità, ovvero la loro elaborazione in tempo reale. Un altro tema affrontato è la possibilità di prevenire i disaImmaginiamo ad esempio di applicare l’analisi di questi dati alla stri. Quali e come? sicurezza ambientale, aggiungendo per questo dell’intelligenza «Le metodologie sono note e si applicano soprattutto per preveartificiale: potremmo prevedere i fatti alcuni istanti prima che nire le frane. Lovisolo ha portato l’esempio del fiordo norvegese accadano e quindi salvare delle vite. Nella sessione ICT abbiaGeirangerfjord, noto come le sette sorelle, dove nel passato almo potuto esaminare due importanti testimonianze di soluzioni cune frane hanno fatto cadere in acqua detriti che hanno causato IoT e di monitoraggio applicate alla produzione e alla sicurezza onde altissime, con tzunami devastanti, morti e feriti. Ma non è delle strutture. Momenti di grande interesse e anche di crescita l’unico caso. Nel mondo situazioni simili si verificano ogni giorno. professionale». Per predirli in molti casi sono necessari interventi non strutCosa ha lasciato questa edizione del MiniRed, ing. Amerio? turali, come si dice, cioè monitoraggi che consentano di capire «A parte la partecipazione qualificata, ma non di politici e di rapcon 72 ore di anticipo la probabilità che le frane si muovano, e si presentanti di categorie importanti che non si sono fatti vedere, possano attuare piani di evacuazione con 12 ore di anticipo». e interventi tecnici di grande spessore, la decisione di confezioE perché non si fanno? nare e definire progetti sui temi trattati da proporre ai vari livelli «Per prevenire bisogna innanzitutto monitorare dove c’è il poten- dell’amministrazione pubblica, con l’idea di lavorare a livello di ziale pericolo, inserire strumentazione e sensori. In molti casi le bacino con appositi gruppi di lavoro». frane non si muovono all’improvviso ma ci sono dei precursori. Qui le presentazioni in Pdf dei relatori al MiniRed 2017: https://drive.google.com/open?id=0BwybiBlX1zgAcnJwY21wYWVIR2s Quando nevica, piove e l’umidità del terreno è oltre una certa 16 Febbraio 2017 Savona, palazzo del Comune
io 14.00 – 17.30
Mattina: 9.00 – 13.00 / Pomerigg
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Qui Ordine STUDENTI DELLA SCUOLA POLITECNICA AL CORSO DI FORMAZIONE SULLA TERMOREGOLAZIONE, CON DOCENTE IL LORO PROF. DI IMPIANTI TECNICI
GENOVA, ORDINE DEGLI INGEGNERI: UNIVERSITARI A LEZIONE DI ENERGIA Lo “sportello” formativo del mercoledì sulla complessa tematica tecnico-giuridica della contabilizzazione del calore – in funzione fino al 30 giugno – aperto ai ragazzi del 5° anno del Corso di Laurea in Ingegneria meccanica Energia ed Aeronautica. Un’esperienza seguita con attenzione e curiosità PAOLO CAVALLETTI Professore a Contratto Scuola Politecnica Ingegneria corso di Impianti tecnici
L’
idea è nata quasi per caso e ha suscitato subito curiosità e soprattutto adesione immediata: dodici studenti universitari del 5° anno del Corso di Laurea in Ingegneria meccanica Energia ed Aeronautica, il primo marzo scorso hanno così varcato per la prima volta le porte del loro futuro Ordine professionale per seguire un’insolita lezione accademica fianco a fianco con i loro futuri colleghi ingegneri impegnati in un corso di formazione professionale. Argomento: la termoregolazione. Docente: il loro professore di Impianti tecnici, cioè il sottoscritto. A riceverli prima dell’inizio del corso il segretario e il tesoriere dell’Ordine, rispettivamente l’ing. Roberto Zanardi e l’ing. Gianluigi Calzetta, che hanno loro illustrato le funzioni dell’Ordine e le caratteristiche della formazione continua degli iscritti, che per decisione del Consiglio di Genova si svolge in forma completamente gratuita. Lezione insolita, sulla complessa tematica tecnico-giuridica relativa alla contabilizzazione-termoregolazione del calore negli edifici dotati di servizio centralizzato di riscaldamento, ma seguita con attenzione dai ragazzi, che alla fine sono apparsi positivamente colpiti dalla novità. E in effetti l’apertura dell’Ordine all’Università è una strada che può portare frutti positivi e i risultati di questa “lezione mista” lo dimostrano ampiamente. L’iniziativa si è inserita negli “appuntamenti del mercoledì” che sull’argomento l’Ordine della provincia di Genova (con la preziosa disponibilità del Consigliere ing. Maurizio Michelini, esperto nel settore) in collaborazione con Scuola Politecnica, che si avvale del contributo di chi scrive, ha attivato a partire dallo scorso mese di ottobre. Una sorta di “sportello settimanale” che rimarrà aperto fino al 30 giugno. Il servizio si svolge attraverso incontri formativi (due crediti), dalle 17 alle 19, presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri di Genova. Ma visto l’argomento, che coinvolge inquilini, amministratori di condominio e numerose altre figure, oltre agli iscritti, il pubblico è benvenuto. La partecipazione media dei professionisti è attorno a 40 persone ad incontro. Il tema è trattato sotto gli aspetti normativi generali 28/
di tipo sia amministrativo, sia procedurale e tecnico, senza trascurare le varianti alla vigente norma Uni 10200 ancora oggi in revisione dopo l’inchiesta pubblica terminata a giugno 2016. L’aggiornamento degli ingegneri in questo campo è d’obbligo, in quanto la materia è in continua evoluzione con frequenti revisioni successive delle diverse norme UNI, entrata in vigore di nuove, termini perentori da rispettare per gli adeguamenti che sono stati differiti (in extremis negli ultimi giorni dell’anno scorso) al prossimo 30 giugno 2016. Trattati anche casi particolari, ma molto frequenti nelle nostre riviere ad ispirazione turistica e stagionale, di basso utilizzo dell’immobile come le case vacanze; le problematiche del riparto dei consumi involontari anche con riferimento alla produzione di acqua calda sanitaria centralizzata; l’applicazione della domotica ed il suo effetto nel miglioramento dell’efficienza energetica; le tracce metodologiche per la redazione di relazioni di non convenienza di adozione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione, in termini di efficienza di costi valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459 (che per quanto previsto dall’art. 9 c. 5 del D. Lgs 02/2014 e s.m.i. deve essere redatta dal professionista abilitato se ne ricorrano i presupposti e conseguentemente non vengano installati i sistemi di contabilizzazione e termoregolazione del calore).
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Il prof. Cavalletti con alcuni studenti che hanno partecipato al corso
Qui Ordine
FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu
Presidente Paolo Caruana (SP); Segretario Claudia Bedini (SP); Consiglieri Giuseppe Anselmo (IM), Nicola Berlen (SV), Maurizio Michelini (GE), Domenico Muccio Palma (GE), Domenico Pino (IM), Fulvio Ricci (SV), Marco Sartini (GE), Roberto Zanardi (GE). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.787 - Sezione B 239 – TOTALE 7.026 (di cui 6.047 uomini e 979 donne)
GENOVA
IMPERIA
Presidente Marco Sartini Vice Presidente Vicario Domenico Muccio Palma Vice Presidente Riccardo Franchini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Antonio Brencich, Paolo Costa, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi Consigliere Nazionale CNI Roberto Orvieto
Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.
Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.549 - Sezione B 117 TOTALE 4.666 (di cui 4.022 uomini e 644 donne)
LA SPEZIA
Via Vittorio Veneto, 99/2 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com
Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 468 - Sezione B 21 TOTALE 489 (di cui 422 uomini e 67 donne)
SAVONA
Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it
Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Claudia Bedini Segretario Marco Fanton Consiglieri Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Stefano Pasquali, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.
Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Gabriele Calzavara, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 703 - Sezione B 27 TOTALE 730 (di cui 641 uomini e 89 donne)
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.067 - Sezione B 74 TOTALE 1.141 (di cui 962 uomini e 179 donne) n. 3-4 - Marzo-Aprile 2017 -
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m ail b ox «Sulla ripartizione delle spese, come bisogna regolarsi per la contabilizzazione? Troppi pareri diversi, è un’evidente controversia professionale: c’è un modo certo per non sbagliare?»
L’ORDINE: «ECCO REGOLE E METODI DI CALCOLO» Geom. Domenico Cianci (amministratore di condominio in Rapallo GE) - Durante un incontro organizzato da (…) a Chiavari, un tecnico ed un legale hanno affermato non potersi applicare il metodo di ripartizione delle spese semplificato introdotto dal D.Lgs. 141/2016, che prevede l’attribuzione di almeno il 70% ai consumi volontari e consente di non applicare la norma UNI 10200 sulla base dell’asseverazione di un tecnico abilitato. Altri professionisti interpellati sono di parere opposto. Trattandosi di evidente controversia professionale, si chiede cortesemente a quest’Ordine un parere ai sensi dell’art. 5 punto 3 della Legge 1395/1923, valutando l’opportunità di renderlo pubblico, visto l’interesse generale e, inoltre, la scarsa conoscenza in merito alla possibilità di esonero dall’obbligo di installazione dei dispositivi (di cui poco si parla). In attesa di vostro gentile riscontro porgo cordiali saluti. Risponde l’ing. Maurizio Michelini, Consigliere dell’Ordine di Genova, delegato per l’Energia - Grazie per il quesito, la cui attualità ha portato a valutare positivamente l’opportunità di renderlo in forma pubblica su questa rivista. Se un professionista iscritto all’Albo, nell’ambito delle proprie competenze, assevera che «sussistono differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immobiliari superiori al 50 per cento», allora si può applicare il metodo alternativo alla UNI 10200, introdotto dal D.Lgs. 141/2016, che consente di suddividere l’importo complessivo tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 70% agli effettivi prelievi volontari di energia termica e, il resto, come vuole l’assemblea (es. millesimi, metri quadri, metri cubi, potenze installate con eventuali sconti per determinati condomini, ecc.). Stesso discorso se la norma UNI 10200 non è applicabile (es. situazioni da essa non disciplinate). L’art. 9, comma 4 del D.L. 1/2012 prevede, tra l’altro, che il professionista debba rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, indicando i dati della polizza assicurativa per i danni eventualmente provocati nell’esercizio dell’attività professionale e rendendo previamente nota l’entità del compenso, che deve essere adeguata all’importanza dell’opera. Non siamo infallibili, ma, fino a prova di errore o di falso, vale quanto asseveriamo, e il cliente è comunque tutelato. Per quanto riguarda il merito della verifica, è noto che gli appartamenti con maggiori fabbisogni termici siano quelli più esposti, tipicamente al piano inferiore, su terreno o locali non riscaldati, e all’ultimo; quelli più favoriti sono ai piani intermedi, perchè hanno pavimento e soffitto attestati su ambienti riscaldati. Quindi, semplificando al massimo la verifica, è quasi sempre agevole calcolare il fabbisogno (in kWh/m2anno) ddelle unità tra quelle più o meno favorite termicamente (Fmin, Fmax). Ma non è altrettanto chiaro se, per la verifica, la differenza (Fmax - Fmin) sia da rapportare con il fabbisogno più alto o con quello più basso, oppure con quello medio dell’edificio. Le formule più utilizzate sono: FORMULA A: (Fmax - Fmin ) / Fmax > 0,5 (indicata dal MISE) FORMULA B: (Fmax - Fmin ) / Fmin > 0,5 La formula B favorisce la deroga alla UNI 10200, mentre la A la rende statisticamente meno praticabile. Non vi sono dubbi quando Fmin < Fmax / 2, perchè si supera il 50% con entrambe le formule, ma negli altri casi occorre muoversi con prudenza, condividendo la criticità normativa con il condominio e assumendo una decisione motivata da un ragionamento tecnico e giuridico. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, con Circ. n. 5/XIX Sess. del 30/
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23/12/2016, ha pubblicato le linee guida, dove, a pag. 27, riporta la FORMULA A, proposta in un chiarimento del MISE, precisando che «pare corretto seguire detta interpretazione (ma non si ritiene possibile escludere altre possibilità)». Infatti, sia la formula A che la B rispettano il dettato letterale della norma (significato proprio delle parole secondo la connessione di esse), quindi, permanendo il dubbio, occorre indagare sull’intenzione del legislatore (preleggi, art. 12:Interpretazione della legge). A tal proposito, sul sito del Senato, è reperibile il resoconto sommario n. 196 del 16.12.2015, con il parere favorevole (con osservazioni) sull’atto del Governo n. 201 di modifica al D.Lgs. 102/2014, dove è stato proposto di eliminare il riferimento alla UNI 10200 e consentire all’assemblea di scegliere direttamente tra le percentuali prefissate o di assumere percentuali diverse sulla base di una relazione giustificativa, redatta secondo le “regole della tecnica” (buon senso). Il Governo ha recepito solo in parte le osservazioni del Senato, come risulta dal testo poi pubblicato in Gazzetta, ma la ratio che da esse emerge non pare certo quella di impedire all’assemblea di derogare alla UNI 10200, anzi... Per contro, negli edifici in zona di turismo prevalentemente estivo, può accadere che la maggioranza assembleare sia composta da proprietari non residenti, che in inverno fruiscono poco o nulla del riscaldamento, i quali chiedono di fruire della deroga alla UNI 1020 non per una migliore equità di spesa ma, al contrario, per portare la quota dei consumi volontari a valori prossimi al 100%, così da far ricadere sui pochi condomini residenti la quasi totalità del costo dei prelievi involontari. Deontologia vuole che il professionista, caso per caso, cerchi di portare i clienti a decidere per la migliore soluzione di buon senso tecnico, evitando interpretazioni ragionevolmente estranee all’intenzione del legislatore e proprie dell’abuso del diritto. Per quanto riguarda il possibile esonero dall’obbligo di installazione dei dispositivi di termoregolazione e di contabilizzazione, rimando a quanto ampiamente scritto su questa rivista a pag. 6 del numero 7-9/2016, nel relativo supplemento n. 9/2016 “L’Ingegneria liberi l’energia” e a pag. 3 del numero 3-2016, scaricabili dall’apposita sezione del sito di Federazione: (www.federazioneingegneri.liguria.it) o dell’Ordine di Genova (http://ordineingegneri.genova.it). L’art. 9, comma 5, lettere c,d e l’art. 16, commi 6,7 del D.Lgs. 102/2014, così come modificati dal D.Lgs. 141/2016, consentono di derogare se un tecnico abilitato dichiara che non c’è efficienza in termini di costi, ossia che le spese di adeguamento e di gestione del sistema non si ripagano con i risparmi conseguenti ai minori consumi prevedibili.
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Sommario
SOMMARIO 1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di S. Rolli 2 Post-Rullo Sismica, occasione perduta per una “semplificazione” - Maurizio Michelini 5 Editoriale Centrali termoelettriche: e ora il metodo scientifico – Paolo Caruana 7 Random 7 Le sfide dell’ingegnere d’azienda nella quarta rivoluzione industriale - Silvio Rossi 7 È salvo l’archivio Ferrari: va al museo navale 8 I racconti di mare di 30 ex ragazzi del Nautico Francesco Boero 9 L’Ing. Barbazza, lo scrittore “CercaGenova” nel mondo – G. Sansalone 10 Qui Federazione 10 Progetto Liguria – Occupazione, primi passi con Regione e Università – Gruppi Giovani Ingegneri 12 A&B Web Edition Gennaio-Febbraio: Dalla vertenza giovani alle proposte sul Blue Print 14 Sismabonus occasione da non perdere Cosa cambia con le nuove norme - Paolo Caruana 16 Cover 16 Perché in Italia i ponti crollano? Forse perché crollano ovunque… - Antonio Brencich 18 Ma un ponte muore di vecchiaia? Come tutto, se non viene curato – Enrico Sterpi 20 Professione 20 Saffioti, il direttore ligure dei Vigili del Fuoco: «Siamo in pochi, aspettiamo rinforzi» - Giulia Danieli 22 Impianti elettrici nei condomini: per leggerezza si muore anche così – Ciro Fusco 24 Valutazione Ambientale Strategica: come è cambiata «Un nuovo ruolo per le P.A.» - Nicola Poggi 25 Qui Ordine 25 Imperia, le modalità per il rinnovo del Consiglio 26 Savona, al MiniRed dissesto idrogeolodico e ICT La parola magica? “Integrazione” Gianfranco Sansalone 28 Genova, studenti universitari a lezione di Energia con i “colleghi” ingegneri in formazione Paolo Cavalletti 29 I dati di Froil e Ordini provinciali 30 Mailbox 30 Lettera in redazione sulla contabilizzazione
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A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Paolo Caruana (Sp) Segretario: Claudia Bedini (Sp) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Nicola Berlen (Sv), Maurizio Michelini (Ge), Domenico Muccio Palma (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Marco Sartini (Ge), Roberto Zanardi (Ge) Direttore Editoriale: Maurizio Michelini (incarico fino al 23/03/2017)* Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVIII N. 3-4 Marzo-Aprile 2017 Chiuso in redazione il 20 Aprile 2017 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova E-mail: graficalp@graficalp.191.it Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Francesco Giuseppe Boero, Antonio Brencich, Paolo Caruana, Paolo Cavalletti, Michele Codeglia, Giulia Danieli, Simone Dimarcoberardino, Claudia Doria, Ciro Fusco, Maurizio Michelini, Nicola Poggi, Stefano Rolli, Silvio Rossi, Enrico Sterpi Grazie per la collaborazione alle segreterie degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it In copertina: Il viadotto della tangenziale crollato a Fossano (CN) il 18 aprile 2017 (foto Giuseppe Gandolfo) Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.500 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà. Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite. * L’Ing. Michelini ha comunicato che, alla scadenza dell’incarico annuale di Direttore Editoriale, non si è proposto per il rinnovo, come atto di correttezza e rispetto verso il nuovo Consiglio, che si insedierà a seguito delle imminenti elezioni degli Ordini Provinciali.
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