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A&B n. 10/12 anno 2016

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N.10-12 Ottobre Dicembre

2016

Esce dal 1949

Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVII- N. 10-12 2016

tti

ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

LIGURIA CHIAMA ROMA: “PACCHETTO PROPOSTE” PER LE EMERGENZE Gli Ingegneri chiedono una svolta epocale «Basta leggi tutto compreso, ma metodologie prestazionali» Le norme che in Regione non funzionano

Professione

Leggi

Imperia

Cni

Così rischia di andare perduto lo storico archivio della “Nino Ferrari”

Il pasticcio delle norme incostituzionali all’italiana

Autorizzazioni sismiche, l’Ordine si ferma: Provincia inadempiente

Orvieto Consigliere Nazionale, Sartini Presidente a Genova

Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria


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Stefano Rolli Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno isuoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere.

IL RULLO DI... ROLLI

IN NOME DELLA LEGGE... MA QUALE? - In virtù dell’art. 117 della Costituzione, profondamente riformato dal governo Amato e confermato dagli italiani con referendum il 7 ottobre 2001 (prove di federalismo), la cui revisione è stata bocciata dal referendum costituzionale del 4 dicembre scorso voluto da Renzi, le Regioni possono legiferare in tutte le materie tranne quelle riservate allo Stato, come, ad esempio, la tutela dell’ambiente, la moneta, ecc. Esiste, però, un elenco di materie di legislazione concorrente, per le quali spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato, che devono restare uniformi in tutto il territorio nazionale, come, ad esempio, la tutela e sicurezza del lavoro, la tutela della salute, la protezione civile e il governo del territorio, ecc. Sono materie dove gli Ingegneri operano quotidianamente. Ma, leggendo le norme statali, specialmente quelle antecedenti alla riforma, non è poi così chiaro quali siano questi principi fondamentali, nè quali siano gli ambiti delle singole materie. L’isolamento termico di una parete sta dalla parte dell’edilizia, di competenza regionale, o dell’ambiente, di competenza Statale, visto che serve a risparmiare energia per ridurre lo sfruttamento delle risorse e le immissioni climalteranti? Il problema è serio, perchè, se la Regione legifera in una materia di sua esclusiva competenza, lo Stato non può più intervenire, neppure di fronte ad una norma pessima che minaccia lo sviluppo economico del territorio, in quanto legittima sotto il formale profilo costituzionale. Sono migliaia le leggi regionali sfornate dalle assemblee regionali che si affiancano o si sovrappongono a quelle nazionali, molte volte disciplinando una specifica materia in maniera diversa. Gli interessi politici locali portano spesso a percorrere ardite strade che producono – come ha spesso denunciato questo giornale – situazioni non certo semplici per i cittadini e i professionisti, sui quali grava la responsabilità civile, penale e deontologica di scegliere quali norme seguire. È giusto avere leggi adattate alla particolarità e tipicità dei territori, ma senza esagerare; è cosa recente che in Liguria i codici di allerta meteo fossero numerici mentre in altre regioni colorati, oppure gli attestati di prestazione energetica a barre anziché a lancette, e così via. Di questo passo, per passare da una regione all’altra, dovremo studiare un manuale di istruzioni con esame finale al casello autostradale, e questo non aiuta la semplificazione normativa di cui tanto abbiamo bisogno. M.Mich.

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POST-RULLO SULLA BASE DELL’ESPERIENZA NAZIONALE GIà ACQUISITA

PROPOSTA: FACCIAMO IN REGIONE LA “SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA” Sovrapposizione di leggi, norme palesemente sbagliate, ricorsi… La potestà legislativa esercitata dalle Regioni spesso crea situazioni poco gestibili e non certo favorevoli all’economia. E allora perché non operare una sistematica semplificazione condivisa con le professioni, come si era iniziato a fare a livello centrale quando c’era l’apposito Ministero? MAURIZIO MICHELINI

È

da un po’ che non si parla più di semplificazione normativa. Forse perchè l’argomento non è cool, non si rivolge alla pancia della gente e non fa litigare gli ospiti dei talk show. Quando tento di proporlo la risposta spesso è: «Guarda che i problemi sono altri: chi non arriva a fine mese non mangia la semplificazione normativa». Ok, viva la demagogia, viva il populismo, viva il sensazionalismo della notizia a tutti i costi, ma ora basta! Le antinomie provocate dalla stratificazione normativa, in Italia, sono il problema dei problemi, risolto il quale la crisi svanirebbe quasi da sola, senza tanti interventi emergenziali o “a spot” dove, sempre più sovente, la cura è peggio della malattia. Talmente importante che, fino a pochi anni fa (2011), c’era un Ministero ad hoc per la sola semplificazione normativa. Ne ho fatto parte, come tecnico, dal 2010. Ma attenzione, ho anche delle critiche: semplificare non vuol dire solo tagliare norme o accorparle in testi unici; occorre modificarle per renderle armonizzate e chiare nella loro applicazione, facendo attenzione che la nuova produzione legislativa non sia affetta dagli errori del passato e che “la semplificazione non porti complicazioni”. All’epoca avevamo sperimentato un sistema di valutazione qualitativa prestazionale degli interventi normativi, definito “verifica tecnico operativa della norma agli stati limite di applicazione simulata”. Un gruppo di lavoro, rappresentativo dei principali destinatari

della norma, faceva finta che questa fosse già in vigore, simulando gli scenari di applicazione, dai più comuni fino ai casi limite che, notoriamente, ingenerano i maggiori contenziosi a scapito dei cittadini e della P.A. L’ufficio legislativo apportava le correzioni e rimetteva a noi la nuova versione della norma, che tornava in verifica, secondo il più classico dei sistemi di controllo in retroazione. Insomma, approccio ingegneristico anche nel diritto... Tra l’altro era divertente, perchè, nella simulazione, si consideravano tutti i tipi di atteggiamento umano nei confronti dell’imposizione normativa: furbo, criminale, disinvolto, ignorante, omissivo, superficiale e, solo per ultimo, quello in buona fede, visto il ridotto numero di persone che notoriamente lo praticano... Il metodo funzionava, ma è morto assieme al Ministero per la Semplificazione Normativa, che ha perso la parola “Normativa” e si è accorpato con quello della Pubblica Amministrazione. Perché non riabilitarlo a livello regionale? Giusto per cancellare o modificare tutte quelle leggi che ostacolano l’economia del territorio. Mi risulta che gli Ordini e Collegi professionali sarebbero ben lieti di collaborare, così come le associazioni rappresentative del mondo economico e dei cittadini. Lo abbiamo già fatto nei momenti di criticità, come quello successivo all’alluvione del 2014, con ottimi risultati. D’altronde, l’art. 37 del R.D. 2537/1925, al punto 6, attribuisce al Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti la funzione

Art. 117 della Costituzione: ecco chi legifera, su che cosa e perché 1. La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. 2. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civi-

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le e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; n) norme generali sull’istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno; s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. 3. Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti

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di dare (a gratis...) «i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto». Della serie: chiedi e ti sarà dato... Tra l’altro, per il pubblico amministratore, non è male poter dire di aver compiuto una scelta in base ad un parere previsto per legge, dato da un pubblico organismo elettivo che, solo come Ingegneri, in Liguria, conta oltre 7 mila iscritti. Per la verità, in materia di edilizia ed urbanistica, da qualche tempo la Regione Liguria ci interpella per avere le nostre considerazioni sui disegni di legge e su altri atti, accogliendo spesso le nostre proposte emendative, e questo è un segnale positivo e confortante. Occorre ora estendere quest’approccio alla fase antecedente, quando si decide se, dove e come intervenire. Intendiamoci, non sto parlando di interferire nell’autonoma sfera decisionale di un Consiglio o di una Giunta, ma, al contrario, di fornire un supporto tecnico, esterno e indipendente, che alzi il livello di consapevolezza dei problemi e delle possibili soluzioni: conoscere per deliberare. Le leggi regionali che si sovrappongono a quelle nazionali o comunitarie, in Liguria sono molte, e quasi mai è percepibile l’interesse territoriale che le dovrebbe animare. Anzi, il più delle volte fanno solo confusione, almeno nel nostro settore. La potestà legislativa regionale deve essere esercitata con ragionevolezza e nell’interesse dei cittadini; al di là degli aspetti giuridici, non serve legiferare a tutti i costi, ma occorre intervenire solo dove le tipicità territoriali lo richiedono o dove la norma nazionale è lacunosa, per il tempo in cui non viene sistemata, dopo di che si torna a quella nazionale. Altrimenti accade come per l’energia, dove la L.R. 22/2007, in principio molto utile per superare alcune criticità iniziali del D.Lgs. 192/2005, si è poi trasformata in una affannata rincorsa al decreto, così da dover essere definitivamente abrogata, a fine 2016, nella parte in cui disciplina la prestazione energetica degli edifici (come da noi proposto su “A&B Web Edition” di ottobre 2015). Discorso simile per la L.R. 16/2008 sull’edilizia, che deve continuamente aggiornarsi al T.U. nazionale D.P.R. 380/2001 ogni qualvolta questo viene modificato; si pensi al travagliato recepimento dell’istituto della SCIA, non ancora aggiornato al D.Lgs. 222/2016, entrato in vigore l’11/12/2016, o alle semplificazioni in materia di agibilità degli immobili, dove la norma regionale ancora prevede il rilascio del provvedimento da parte dei Comuni quando quella nazionale, per ridurre tempi e contenzioso, impone di utilizzare solo la segnalazione certificata. Abbiamo un elenco di leggi e regolamenti regionali inutili e dannosi, da abrogare o modificare magari in un unico provvedimento di semplificazione e armonizzazione. Vogliamo semplificare? Facciamolo!

A PAG 30 - Contabilizzazione calore: «Quando il condominio non sente, non vede, non parla» di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 4. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. 5. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. 6. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite

Autorizzazione Sismica: se anche la Corte Costituzionale ci ha dato ragione...

In questo giornale abbiamo più volte contestato alla Regione Liguria (es. “A&B Web Edition” febbraio 2016) che non poteva assoggettare all’autorizzazione sismica preventiva ex art. 94, D.P.R. 380/2001 i Comuni ubicati in zona 3 (rischio basso), né poteva escludere quelli in zona 2 (rischio medio). Nel 2013 abbiamo presentato un ricorso al TAR, sollevando il vizio di legittimità costituzionale dell’art. 20 della L.R. 50/2012, che modificava la L.R. 29/1983, introducendo una tabella con 35 Comuni liguri penalizzati da una maggiore burocrazia; lo abbiamo poi ritirato per sopravvenuta carenza di interesse, dato che la Regione aveva modificato la norma con l’art. 22 della L.R. 12/2015. Ma ora che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima tale modifica (sent. 272/2016, V. notizia a pag. 9), bisogna che la Regione torni sui suoi passi anche riguardo l’art. 20 della L.R. 50/2012, allineandosi alla norma nazionale. Non ne gioveranno gli uffici pubblici, a corto di personale, già intasati dalla richiesta di pratiche non dovute.

http://blog.openpolis.it/2016/12/01/la-corte-costituzionale-eil-conflitto-tra-stato-e-regioni/11896

da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. 7. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. 8. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. 9. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. 10. La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni. 11. Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

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EDITORIALE

ORVIETO: «I MIEI TRE HASHTAG PER IL CNI» I nuovi consiglieri nazionali sono stati chiamati ad un’operazione di estrema sintesi, fornendo delle “parole programmatiche”: io ho marcato tre linee che ho chiamato “vision-ing”, “net-work-ing” e “servizi_Ord-ing”. Roberto Orvieto

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n solo giorno per votare, lunedì 14 novembre, e 106 Ordini territoriali, che esprimono la voce dei circa 260 mila ingegneri italiani, sono stati chiamati a rinnovare il loro Consiglio Nazionale, eletto l’ultima volta nel 2011. Per una scelta voluta dal territorio e dai gruppi di lavoro di macro-area collegati al CNI uscente, a cui ho attivamente partecipato in questi ultimi anni, mi trovo in lista. Dopo 23 giorni, il 7 dicembre, dal Ministero della Giustizia arriva la ratifica ufficiale di quello che gli exit poll avevano rivelato praticamente subito: OfficinaCNI, la lista a cui appartengo, ha conquistato tutti i 15 seggi del Consiglio. Secondo i termini di legge, ho solo due giorni di tempo per decidere se dimettermi da Consigliere e Presidente dell’Ordine di Genova, per affrontare questo nuovo importante impegno o continuare il mandato sul mio territorio: in totale accordo con il mio Consiglio mi dimetto accettando l’incarico nazionale. Prima di qualunque altra cosa, mi sembra giusto e doveroso ringraziare chi mi ha accordato la sua fiducia per la seconda volta in tre anni, e rivolgere un plauso ai validi colleghi e amici dell’altra lista, che non sono riusciti ad avere una rappresentanza nel nuovo Consiglio Nazionale, auspicando una necessaria cooperazione per condividere idee, progetti e programmi, dal nostro prezioso territorio Ligure. Ma un grazie davvero sentito va al mio Consiglio di Genova col quale in questi tre anni ho condiviso un’esperienza che ha dato tanti frutti, trasformando insieme il nostro Ordine.

Il nuovo lavoro

I concetti su cui ho lavorato durante le tante riunioni di marco-area e che ho fortemente voluto nella stesura del programma per l’ingegneria italiana dei prossimi 5 anni, si intrecciano con la comunicazione e la nostra valorizzazione, si immergono nell’organizzazione e nelle politiche del lavoro, passando per la “messa a sistema” delle preziose risorse territoriali. Sono un ingegnere elettronico e non l’ho mai dimenticato, nonostante la mia vita professionale mia abbia fatto diventare un esperto in impianti tecnologici e ingegneria antincendio. I nuovi consiglieri nazionali sono stati chiamati ad un’operazione di estrema sintesi, fornendo degli hashtag programmatici: io ho marcato tre linee che ho chiamato “vision-ing”, “net-work-ing” e “servizi_Ord-ing”. #VISION-ING significa costruire un piano di azione e di comunicazione capace di riconfigurare la nostra figura di ingegneri da follower in “opinion” leader. Siamo dei bravi tecnici e mai come oggi c’è bisogno di smontare e rimontare processi con elementi più semplici che li rendano più fluidi ed efficienti. Spesso dimentichiamo che siamo più di 200 mila ingegneri appartenenti al sistema ordinistico: muovendoci in maniera organizzata e coordinata, la nostra voce diventa davvero importante. Nei Paesi anglosassoni, durante un determinato periodo dell’anno gli ingegneri pubblicano la Vision, frutto dello studio di gruppi di lavoro specializzati sui temi di governance e sulle scelte tecniche della politica, e tutti i riflettori sono puntati su di loro, i media attendono l’opinione o la “Visone” dei tecnici più importanti del Paese sulle scelte intraprese dal governo. Questo è un bell’esempio di comunicazione coordinata, a voce unica, forte. La nostra figura di oggi nella società è molto lontana da quella di un tempo: è necessario ripensare alla nostra figura e funzione di oggi in un mondo esponenzialmente cambiato economicamente, tecnicamente e socialmente. Partendo dai bisogni è possibile ridisegnare il rapporto con la politica, il mercato, i cittadini. #NET-WORK-ING significa “connettività”, connettere risorse in rete. È necessario partire da un assunto: l’ingegneria italiana è valutata come la più quotata nel mondo. 4/

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Un progetto che aiuta anche la Liguria nel sostegno ai networking fra studi professionali, nella conoscenza delle opportunità europee e nella libera circolazione delle professioni, nell’abitudine ad avere come riferimento il Mondo. La possibilità di costruire una piattaforma unica per i servizi comuni a tutti i 106 Ordini territoriali. Per la regione, un nuovo punto di riferimento verso governo e istituzioni Libero professionista, 50 anni, l’ing. Roberto Orvieto è iscritto all’Ordine Ingegneri di Genova dal 1994, dove è stato Consigliere fin dai primi anni 2000. Nell’ottobre del 2013 viene eletto presidente dell’Ordine genovese che conta circa 4.700 iscritti. Orvieto è il primo genovese eletto nella storia al CNI. Laureato in ingegneria elettronica, titolare dal ’94 dell’omonimo studio di ingegneria, è specializzato nella progettazione di impianti tecnologici e speciali; inoltre, con l’arrivo dell’ingegneria antincendio (FSE) segue la materia, e la insegna da diversi anni. Ha progettato e diretto importanti realizzazioni, coordinando opere complesse in Italia e all’estero


Se il nuovo CNI riuscirà a realizzare un nuovo Dipartimento o Agenzia per l’Estero potrà offrire risorse e progetti alle politiche estere del nostro Paese, supportando le azioni di relazione con un ausilio professionale specializzato e qualificato. Le politiche del lavoro dovranno costituire obiettivo primario, partendo da un progetto di accrescimento della cultura di tutta la categoria verso le politiche europee e la realizzazione di link Europa-Mondo per garantire la libera circolazione degli ingegneri e dell’ingegneria italiana. Non va trascurato che questo Consiglio Nazionale rimarrà in carica fino al 2021, traguardando tutti gli obiettivi previsti per il 2020 e contenuti in programmi come Horizon. Mentre “Net-work-ing” come politica “micro” significa favorire il lavoro di network fra studi professionali nel nostro Paese, visto che la crisi non ci permette più di avere grandi strutture per essere competitivi sui mercati: i grandi studi multi-risorsa di una volta si sostituiscono con strutture snelle, formate da piccole realtà che contengono eccellenze: è qui che il sistema volontario di certificazione delle competenze professionali Cert’ing, sistema proprietario degli ingegneri italiani ed unico in tutte le professioni, costituisce la nuova opportunità. #SERVIZI_ORD-ING significa fornire servizi agli Ordini e agli iscritti. Dopo la riforma tutti gli Ordini sono stati subissati di nuovi compiti, e dal più piccolo al più grande (alcuni con difficoltà), usando un metro delle risorse che è in funzione del numero degli iscritti di ciascuno, compiono quotidianamente le medesime procedure e le medesime azioni. Allora perché non mettere a sistema i procedimenti comuni costruendo un’applicazione a servizio di tutti? È forse necessario un nuovo Dipartimento dell’innovazione che possa raccogliere le eccellenze territoriali e le metta a fattore comune: questo porterebbe a valorizzare gli Ordini più piccoli, anch’essi importante realtà, avamposto capillare degli ingegneri, presidio territoriale che è fondamentale conservare, contrariamente alle logiche di accorpamento provinciale.

Il. nuovo Consiglio Le elezioni per il Nuovo Consiglio nazionale dell’Ordine degli Ingegneri si sono svolte il 14 novembre. Tutti gli eletti, della Lista OfficinaCni del presidente Armando Zambrano, rimarranno in carica 5 anni, fino al 2021. Non ce l’ha fatta l’altra compagine, che si era costituita nel corso del Congresso di Palermo, ma non ha ottenuto nemmeno un consigliere. Stefano CALZOLARI, Ordine di Milano Giovanni CARDINALE, Ordne di Arezzo (nuovo) Gaetano FEDE, Ordine di Enna Michele LA PENNA, Ordine di Potenza Ania LOPEZ, Ordine di Viterbo (Sezione B) Massimo MARIANI, Ordine di Perugia F. Antonio MONACO, Ordine di Bologna (nuovo) Gianni MASSA, Ordine di Cagliari Roberto ORVIETO, Ordine di Genova (nuovo) Angelo D. PERRINI, Ordine di Bari, (nuovo) Luca SCAPPINI, Ordine di Verona (nuovo) Raffaele SOLUSTRI, Ordine di Ancona Angelo VALSECCHI, Ordine di Lecco Remo VAUDANO, Ordine di Torino (nuovo) Armando ZAMBRANO, Ordine di Salerno

Armando Zambrano: «Continuità ma anche un ruolo più forte» Riconfermato per acclamazione dopo che la sua lista ha conquistato tutti i posti in Cni, il presidente degli Ingegneri italiani ci illustra il suo programma. «Quella marcia in più dei liguri» GIANFRANCO SANSALONE Presidente Armando Zambrano, le elezioni del 14 novembre, con la vittoria della lista “OfficinaCni” che ha conquistato tutti i 15 posti in Consiglio, hanno portato una squadra parzialmente rinnovata. Questo sottintende un rinnovamento anche del programma di lavoro del CNI? E in quale direzione? Il nuovo CNI, come annunciato nel programma elettorale, si muoverà in continuità con il lavoro della passata consigliatura. Non sarà esattamente la stessa cosa ma seguirà la linea intrapresa, con la quale abbiamo fatto un lungo percorso verso semplificazione e sburocratizzazione per dare agli iscritti servizi più efficienti e adeguati ai tempi. Per esempio? Il completamento della Fondazione del CNI. Questo nuovo organismo, fondato alla fine del 2014, sta diventando un grande centro servizi per gli ingegneri. Diviso in dipartimenti, sta inglobando, con un piano che dovrebbe concludersi entro il prossimo febbraio, una serie di soggetti finora separati, con dispendio di energie e di risorse, mentre sotto lo stesso tetto non solo si avranno maggiore efficienza e risparmi, ma si potranno stabilire efficaci sinergie. Parlo ad esempio del Centro Studi, già inglobato a luglio; dell’Agenzia Nazionale CertIng per la Certificazione volontaria delle competenze degli ingegneri, passata anch’essa a luglio e della Scuola di formazione assorbita a novembre. In Fondazione troveranno posto anche eventuali altre strutture operative di servizi che verranno costituiti in futuro. Intanto continueremo a confrontarci con il governo, assieme alla Rete delle professioni tecniche, sui temi istituzionali e soprattutto su quello dell’occupazione giovanile, fra i più scottanti per il futuro della categoria. Il governo, appunto. Avete già preso contatti con il nuovo premier Gentiloni? Con Gentiloni direttamente non ancora. Ci siamo incontrati nei mesi scorsi con il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda - che è stato confermato - dopo la vicenda del dépliant col quale il ministero aveva invitato gli investitori stranieri a venire nel nostro Paese sostenendo che offre non solo grande qualità e ma anche professionisti come gli ingegneri a costi minori che altrove. Della fortunata serie gli ultimi saranno i primi… Abbiamo protestato decisamente chiedendo più che di ritirare il dépliant di essere ascoltati sulla politica del governo per continua a pag 7

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EDITORIALE

SARTINI: «SULLA ROTTA DI CERT-ING E SERVIZI» IL NUOVO PRESIDENTE DELL’ORDINE DI GENOVA FA IL PUNTO DEL LAVORO SVOLTO FINORA, CHE SARÀ PORTATO AVANTI IN CONTINUITÀ CON IL PROGRAMMA DEL CONSIGLIO GUIDATO DA ORVIETO, PASSATO AL CNI, E SPIEGA LE SUE LINEE GUIDA

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arissimi Colleghi, con l’elezione a consigliere del CNI, Roberto Orvieto, ottemperando al DPR 169/2005, ha dovuto rassegnare le proprie dimissioni da consigliere territoriale e quindi anche da Presidente. In qualità di Vice Presidente sono quindi subentrato alla carica di Presidente dell’Ordine di Genova, mentre il suo posto in Consiglio è stato preso dal primo dei non eletti avevnti diritto, l’ing. Paolo Costa. Il mio futuro compito, pertanto, sarà quello di dare continuità al programma già in corso. Il lavoro svolto dal mio predecessore, sostenuto dalla collaborazione fattiva di tutti i componenti del Consiglio, ha portato una grande visibilità dell’Ordine di Genova nell’ambito delle Istituzioni e anche della città. I nostri principali obiettivi hanno riguardato la valorizzazione del ruolo dell’ingegnere all’interno della società e delle Istituzioni, abbiamo conquistato nel tempo posizioni sempre più strategiche nei processi decisionali delle Istituzioni stesse. Abbiamo rinnovato fortemente la visione dell’Ordine verso la città, cercando di essere anche un’agenzia culturale per la valorizzazione di un patrimonio di conoscenze da mettere a servizio di tutti. Sono state tante le occasioni durante le quali il nostro Ordine ha dato prova di operosità e anche di solidarietà. È noto che Genova e tutta la sua provincia da anni oramai convive con eventi alluvionali di enorme portata che devastano il suo territori: l’appello che abbiamo fatto ai nostri iscritti nell’occasione delle ultime due alluvioni ha avuto un grande successo: alla “chiamata” hanno risposto in tantissimi ingegneri, più di trecento e tutti hanno prestato gratuitamente la loro opera di consulenza ai cittadini. E poi la presenza alle edizioni del Salone Nautico, con i tanti dibattiti che hanno animato il pubblico e i prestigiosi relatori, l’organizzazione di convegni come il Partenariato Pubblico e Privato e Ingenium, i tanti incontri con la cittadinanza che hanno cercato di dare delle risposte ai molti interrogativi riguardanti la nostra professione. È stato grande anche il lavoro sul fronte delle competenze professionali che ha permesso di dare risalto agli iscritti. Cert-Ing è un importante progetto nazionale che vuole valorizzare il patrimonio culturale e professionale degli ingegneri. Se si considera che nel 2015 è diminuito il numero dei laureati in ingegneria che hanno conseguito l’abilitazione professionale, è evidente che sempre meno neolaureati scelgono di esercitare la libera professione. Le cause sono molteplici: l’introduzione degli obblighi di legge, come la formazione continua e l’assicurazione RC obbligatoria, ma anche e soprattutto la profonda crisi che negli ultimi anni ha colpito il settore delle costruzioni e delle opere pubbliche. In un momento così difficile per il mondo del lavoro, io penso che Cert-Ing sia uno strumento essenziale, perché promuove la mobilità geografica e professionale, favorisce l’incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro e accresce la trasparenza degli apprendimenti e la spendibilità delle certificazioni in ambito nazionale ed europeo. Con la riforma delle professioni si è cercato di consolidare l’immagine degli Ordini Professionali e l’Ordine genovese si è preoccupato di aumentare le conoscenze per valorizzare ancora di più la competitività nei mercati, accrescendo la competenza professionale e l’aggiornamento tramite la formazio6/

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marco sartini

«ll lavoro realizzato ha portato una grande visibilità dell’Ordine di Genova nell’ambito delle Istituzioni e anche della città, con la valorizzazione del ruolo degli ingegneri e dell’ingegneria e una presenza di primo piano in diverse iniziative prestigiose. La riforma ci ha dato nuovi compiti, non ultimo quello della formazione, con corsi quasi sempre gratuiti. Continueremo su questa strada, con un’attenzione particolare all’occupazione» In Consiglio subentra il primo dei non eletti, l’ing. Paolo Costa Libero professionista, 51 anni,laureato in ingegneria meccanica è titolare dal 1993 dello studio tecnico Sartini. Specializzato in ingegneria forense, si occupa di infortunistica, sicurezza stradale e sul lavoro e della ricostruzioni delle cause di incendi e scoppi in campo penale. Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri dal 2000, vice Presidente dal 2009, già Presidente della Federazione degli Ordini Ingegneri della Liguria nel 2001-2003 e nel biennio 2012-2013. L’ing. Sartini è anche socio fondatore del Country Group italiano dell’European Association for Accident Researchand Analysis.


ne obbligatoria e vorrei ricordare anche che i nostri corsi sono quasi tutti gratuiti. Offriamo formazione specialistica e qualificante e la redazione di elenchi specialistici, oltre la certificazione delle competenze Cert-Ing. Abbiamo anche dato visibilità all’Ordine di Genova all’interno del CNI, partecipando attivamente a diversi gruppi di lavoro e personalmente ho fatto parte del gruppo di ingegneria forense che si è attivato per la redazione di un albo dei CTU e dei Periti univoco per tutta l’Italia. Il nostro team ha lavorato nella redazione di un documento in merito alle tariffe giudiziarie che presto verrà divulgato in tutti i Tribunali e ha anche predisposto le linee guida per l’ingresso nel mondo del Processo Civile Telematico. La principale funzione dell’ordine è quella di dare un servizio agli iscritti, di comunicare con gli iscritti e con le Istituzioni. Oltre ai compiti istituzionali si è cercato di creare maggiore accessibilità al mercato del lavoro, si è riusciti, in accordo con UNI, a fornire a costi calmierati, la possibilità per tutti gli iscritti di accedere alle norme. È presente da tempo un servizio legale continuo, abbiamo banche dati per bandi e concorsi e molte altre iniziative sono ancora in cantiere, l’uso gratuito di strumentazione professionale è una di queste.

Primi incarichi nel CNI: Angelo Valsecchi è il nuovo Segretario La conferma di Armando Zambrano alla presidenza del CNI è avvenuta per acclamazione nel corso della prima riunione del nuovo Consiglio Nazionale degli Ingegneri, dopo le elezioni. Nella stessa seduta sono state definite anche le cariche interne. Gianni Massa (già vice Presidente) è stato eletto vice Presidente Vicario. Giovanni Cardinale è il nuovo vice Presidente. Per la carica di Consigliere Segretario la scelta è caduta su Angelo Valsecchi. Confermato, infine, il Consigliere Tesoriere:resta Michele Lapenna.

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aprire un confronto sui grandi temi come occupazione giovanile e jobs act del lavoro autonomo. Risultati? Il Ministro si è impegnato a rivedere il contenuto della brochure e a confrontarsi con i nostri giovani. Inoltre ha proposto di attivare un tavolo di confronto fra tutte le realtà professionali interessate per condividere un pacchetto di modifiche normative efficaci per il mercato. E, su nostra richiesta, ha dato la sua disponibilità ad intervenire per semplificare la procedura di finanziamento di soggetti certificatori come UNI e CEI, valutando infine con molto interesse il nostro contributo su temi come l’energia, la manifattura 4.0, il ruolo delle professioni nel contesto europeo, le politiche per attrarre investimenti. Insomma, i contatti ci sono e continueranno. Presidente, il tema del ruolo e della gestione degli Ordini professionali è più che mai di attualità. Questo nuovo Consiglio durerà in carica 5 anni. Diamo un attimo per scontato che questa squadra riuscirà a realizzare tutti i punti del programma che si è prefissata. A fine mandato come sogna lei l’Ordine funzionante con i progetti già concretizzati? Lo sogno innanzitutto con un sistema di certificazione delle competenze, il nostro CertIng, affermato e consolidato, capace di garantire la professionalità degli ingegneri e le loro esperienze favorendone la mobilità a livello nazionale e internazionale e aprendo una nuova modalità per offrire certezze di occupazione a una categoria che ha moltissime specializzazioni e potenzialità. Sogno la formazione come “patrimonio acquisito” e irrinunciabile da parte dei colleghi, strumento puntuale di aggiornamento e soprattutto fra i servizi primari organizzati dall’Ordine secondo le diverse esigenze degli inscritti. Infine, vedo gli ingegneri, con gli altri professionisti tecnici, rafforzati nel loro ruolo di Consulenti del Governo, delle Regioni e degli Enti locali, come dice la legge, quando vengono prese decisioni che necessitano di competenze scientifiche per offrire maggiori garanzie agli interessi dei cittadini. Alle elezioni per il nuovo CNI si è presentata un’altra lista, con componenti anche importanti del vecchio Consiglio, che non ce l’ha fatta perché quella vincente ha conquistato tutti i seggi a disposizione. Questo potrebbe determinare problemi interni nella categoria oppure finita la competizione i fili si riannoderanno? Non dipende certo da chi ha vinto una competizione elettorale con una risposta direi entusiasmante da parte dei colleghi di tutt’Italia. Non ci ha fatto certo piacere che un consigliere ed alcuni componenti da noi scelti per guidare il consiglio, e a latere del CNI organismi scelti, con i quali abbiamo lavorato per anni con gli stessi obiettivi, abbiano deciso di staccarsi per imboccare un’altra strada. I risultati hanno premiato ampiamente questa squadra e le idee che ha portato avanti. È chiaro che le porte sono aperte a tutti coloro che vorranno collaborare per realizzare il programma che gli iscritti, con il loro voto, ci hanno dato mandato di realizzare. La Liguria ha espresso un suo consigliere nazionale, l’ing. Roberto Orvieto. Senta Zambrano, gli ingegneri italiani come vedono questa regione piccola ma spesso anticipatrice a livello nazionale di fenomeni economici, politici e produttivi? Le posso dire che conosco abbastanza bene la Liguria, ci vengo spesso e la considero molto ricca di risorse, forse perché ha questo sbocco sul mare che da sempre rappresenta un’apertura verso il mondo. Io vedo che ingegneri liguri sono presenti ovunque, hanno realizzato opere straordinarie, hanno una base di conoscenze e cultura eccezionali, che dovrebbero mettere ancor di più a disposizione di tutta la categoria. Venire a un convegno a Genova è come seguire un evento internazionale insomma. È un fatto veramente di merito, e come ingegneri dobbiamo consentire sempre di più di sviluppare questa loro tendenza all’internazionalizzazione, alla capacità di sviluppare rapporti con tutto il mondo. Questo è un valore aggiunto che ora non è più solo degli Ordini liguri, ma è diventato del Consiglio. * L’ing. Armando Zambrano è Presidente del CNI dal 2011 e rappresenta la Rete delle Professioni Tecniche italiane, costituita nel 2013, che comprende Ordini e Collegi professionali che raggruppano oltre 600 mila professionisti.

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Random GENOVA, E IL BRUCO NON C’È PIÙ Povero Bruco, che fine ingloriosa. Quasi un trentennio fa, quando l’architetto Gambacciani rilanciò la nuova Corte Lambruschini, nella vecchia Borgo Pila, il complesso a fianco della stazione Brignole, quel serpente colorato di vetro metallo, era stato costruito per consentire il passaggio in sopraelevata di 18 mila persone al giorno – cifre da metropoli – su corso Buenos Aires. In una prima fase per passare da un lato all’altro con un’apertura verso via Venti, con l’intenzione di proseguire su due versanti ad opera finita: su uno fino alla stazione Brignole, sull’altro con un corollario di negozi sotterranei in una galleria commerciale verso piazza della Vittoria. La società costruttrice, Aram, finisce però per abbandonare l’opera, con i suoi 60 metri di altezza e i due miliardi di lire spesi, per il rifiuto del Comune di farsi carico di un’opera che costa troppo, non piace a molti, rimane incompleta e si guadagna presto il poco onorevole titolo di ecomostro. La gente invece che usarla, non la adopera perché l’apparato concepito con tre scale mobili, otto fisse e numerosi ascensori, è sempre guasto, è scossa dal vento e i cittadini ci passano sotto senza nemmeno guardarla, così diventa rifugio ideale per i sentatetto. Senza considerare le disavventure amministrative giudiziarie che negli anni si trova ad affrontare, fino alle più recenti, quando – in occasione dei lavori per la copertura del Bisagno - il pretesto viene colto al volo per levarsela dai piedi. E in sole tre notti, senza nemmeno tanti disagi al traffico, esattamente come viene annunciato dagli assessore comunali ai lavori pubblici e alla protezione civile Gianni Crivello e alla mobilità Anna Dagnino, nella notte tra sabato 10 e domenica 11 e nella prima mattinata di martedì 13 dicembre, il vecchio Bruco scompare per sempre, tagliato a pezzi. Su richiesta degli abitanti, una

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sezione sarà utilizzata per sistemare il ponticello Tassara sul Rio Gaxi a Molassana, dove sono in corso il ripristino degli argini, lungo i sentieri dell’Acquedotto storico. G.San.

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Random SISMICA, LA CONSULTA BOCCIA IN PARTE LA L.R. 12/15 “pREVENTIVA AUTORIZZAZIONE” PER I CASI SOGGETTI A SCIA Come dobbiamo orientarci ora che anche la Consulta ha dichiarato anticostituzionali alcuni articoli della L.R. 12/2015? Tempi duri, tempi di snellimento, semplificazioni, questo è quello che ci fanno credere, ma tutti noi conosciamo il lungo percorso che dobbiamo seguire in qualità di progettisti, per poter posare la prima pietra. Il 2016 ci ha portato un bel regalino di fine anno. No, non parlo dell’imminente aggiornamento alle nuove NTC tanto attese ed in fase di pubblicazione, ma dell’ulteriore stangata che la Corte Costituzionale ha voluto regalare a tutti noi strutturisti, esprimendosi con la sentenza 272/2016 del 16 Dicembre in merito all’incostituzionalità degli artt. 20, comma 1, e 22 della legge della Regione Liguria 7 aprile 2015, n. 12. In pratica, non è più applicabile l’articolo che sottraeva tutti gli interventi sul patrimonio edilizio soggetti a SCIA, dall’obbligo di preventiva autorizzazione sismica ai sensi della L.R. 50/2013. Come tutti sappiamo l’introduzione dell’autorizzazione sismica preventiva aveva portato notevole scompiglio nella procedura strutturale, abituati a consegnare la pratica e avviare gli escavatori, oggi dobbiamo necessariamente attendere l’autorizzazione provinciale con la conseguenza per alcune province, quella di Imperia in particolare, di allungare notevolmente il tempo di avvio dei lavori edilizi, settore già in crisi. La L.R. quindi, pur mantenendo i criteri di sicurezza, era stata ben accetta dai progettisti, perché, se da un lato limitava solo ad alcune pratiche specifiche il percorso dell’autorizzazione

sismica, dall’altro migliorava le tempistiche di rilascio. Pertanto le pratiche strutturali collegate alla disciplina della SCIA sono state presentate come mero deposito, salvo naturalmente i casi particolari per le nuove costruzioni, indipendentemente dal fatto che l’intervento rientrasse o meno in quelli della DGR 804/16 (ex 1184) per i quali non è espressamente richiesta l’autorizzazione sismica. Tra panettoni natalizi e botti di fine anno, l’incostituzionalità dei due articoli della L.R. 12/15 è passata quasi inosservata; secondo la Consulta, violerebbe infatti i principi fondamentali della materia e i livelli essenziali delle prestazioni su diritti civili e sociali che spettano solo allo Stato, e nello specifico la Liguria avrebbe «abbassato il livello di prescrizioni e di tutela in materia di interventi edilizi in zona sismica», perché l’esclusione dalla preventiva autorizzazione sismica degli interventi sul patrimonio edilizio soggetti a SCIA, contrasta con il principio fondamentale secondo cui nelle zone sismiche, l’autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione condiziona l’effettivo inizio di tutti i lavori, nel senso che in mancanza di essa il soggetto interessato non può intraprendere alcuna opera, pur se in possesso del prescritto titolo abilitativo edilizio. Ne deriva, quindi, che gli interventi soggetti a SCIA, oggi devono necessariamente ottenere preventivamente l’autorizzazione simica, salvo quelli rientranti nella DGR 804/16. Ing. Fabio Sappia Consigliere delegato alle strutture Ordine di Imperia

AGEVOLAZIONI E FINANZIAMENTI EU DAL 2 GENNAIO Dal 2 gennaio sono diverse le agevolazioni e i finanziamenti regionali, che ricadono sotto le varie azioni europee per l’accesso al credito, azioni di start-up, sostegno all’innovazione, e così via. Fra le azioni dei Bandi Por Fesr 2014-2020, sono ad esempio previsti 10 milioni di euro per progetti di investimento in innovazione (per micro, piccole, medie e grandi imprese in forma singola e associata) con domande fino al 16 febbraio (procedura off-line dal sito filse.it dal 23 gennaio): “Sostegno alla valorizzazione economica dell’innovazione attraverso la sperimentazione e l’adozione di soluzioni innovative nei processi, nei prodotti e nelle formule organizzative, nonché

attraverso il finanziamento dell’industrializzazione dei risultati della ricerca”. L’art. 17 della legge regionale n. 27 del 29 dicembre 2015 invece dispone, dal 2016, l’esenzione quinquennale del pagamenti Irap per le nuove attività produttive intraprese sul territorio ligure a partire dall’1 gennaio al 3 dicembre 2016. Queste e altre iniziative possono essere consultate sul sito della Filse, la Finanziaria ligure che si occupa dei finanziamenti regionali, o su quello della Regione, www.regione.liguria.it. Fondi Europei, oppure Bandi concorsi e avvisi, credito agevolato, contributi.

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Qui Federazione 2016, BILANCIO DEL PROGRAMMA SVOLTO DALLA FEDERAZIONE

UN ANNO DI IMPEGNO: GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI MENTRE IL LAVORO CONTINUA PAOLO CARUANA Presidente Federazione Ordini Ingegneri Liguria e Presidente Ordine Ingegneri della Spezia

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passato ormai un altro anno e, com’è consuetudine, è tempo di riassumere le attività che hanno caratterizzato la Federazione e che, con il sostegno e l’operato degli Ordini Provinciali, gli Ingegneri della Liguria sono riusciti a svolgere. All’inizio del 2016 molte erano le questioni sul tappeto, anche in ambito regionale, a cominciare da quelle relative alla normativa sismica. La Federazione aveva evidenziato le incongruenze della L.R. 50/2012, con l’errata classificazione introdotta dall’elenco allegato alla normativa stessa, come pure aveva messo in luce le criticità locali (soprattutto nelle Provincie del levante e del ponente ligure) determinate dall’accumulo delle istruttorie, che ha rischiato di paralizzare l’intero comparto dell’edilizia. La denuncia dell’Ordine di Imperia – ne parliamo a pag. 25 - che descrive una situazione non più sostenibile e ormai al collasso, non fa che confermare che gli allarmi della Federazione e degli Ingegneri imperiesi in particolare, e ripresi più volte dal nostro giornale, non erano previsioni pessimistiche, ma una lucida analisi della realtà, tra l’altro sotto gli occhi di tutti gli operatori ormai da tempo. Gli Ordini liguri hanno iniziato l’anno con una serie di iniziative di grande interesse, dal RED (Riviera Engineering Day) a Savona, incentrato sulla valorizzazione del territorio ligure attraverso il turismo ma anche occasione per avvicinarsi al mondo dell’ingegneria e affrontare temi come big data, energia e cloud computing, a Tutela Spezia nell’estremo levante, con dibattiti e sessioni tematiche sul dissesto idrogeologico e sulle prospettive legate alle possibilità di interventi di mitigazione del rischio, comprese le campagne di sensibilizzazione nelle scuole mediante la diffusione dell’App “Io non cedo”. Sotto l’attenta guida dell’Ordine di Genova ha preso corpo la piattaforma CertIng, per la certificazione delle competenze, e sempre da Genova è partita l’operazione verità sul Dlgs 102/2014, che ha voluto mettere in evidenza gli aspetti, spesso trascurati, ma fondamentali, dell’approccio ingegneristico alla normativa UNI 10200 sulla contabilizzazione. Ma la Federazione ha affrontato anche le tematiche delle nuove frontiere della Professione, con l’avvento del BIM e delle tecnologie informatiche che stanno trasformando l’attività progettuale in un anello fondamentale della filiera delle costruzioni edilizie, sempre più sistema organico, in evoluzione rispetto ai precedenti scenari di attività disaggregate e spesso contrastanti. Le relazioni con gli organi della Regione sono state intense, con la partecipazione ad audizioni e confronti sulle tematiche più disparate, dall’urbanistica alla difesa del suolo, all’energia e agli altri argomenti correlati. Il tutto in un rapporto molto costruttivo nel quale si è messo in evidenza il ruolo pubblicistico degli Ordini nella propria funzione fondamentale di supporto alla Pubblica Amministrazione nei processi decisionali. In quest’ottica la partecipazione della Federazione, a fianco delle Associazioni Datoriali ed degli altri Ordini e Collegi, nel rinnovamento e pubblicazione del nuovo Prezziario Regionale, è stato un passo avanti nella direzione di una corretta quantificazione dei costi da assumere come basi di riferimento per la realizzazione delle Opere Pubbliche in ambito regionale. 10/

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Dai rapporti con la Regione Liguria per intervenire su normative strategiche come sismica, urbanistica, difesa del suolo, energia e tante altre, fino alle iniziative dei vari Ordini provinciali: dal Red di Savona a Tutela Spezia, dall’operazione-verità di Genova sui contabilizzatori alla crisi di Imperia con la Provincia fino alle varie iniziative di solidarietà


Qui Federazione Poi, nel mese di agosto, i gravi eventi sismici di Amatrice ed Accumoli hanno riproposto la tematica dei rischi naturali ed hanno fatto mettere in moto, nella fase postemergenziale, le squadre degli agibilitatori, come prova generale delle neo-costituite sezioni territoriali dell’IPE, che, in coordinamento regionale sotto la guida della sezione già operativa della Spezia, hanno fornito i propri tecnici con tempestività e spirito di volontariato. Infine, in occasione del Salone Nautico, l’Ordine di Genova ha promosso ed approfondito ulteriormente il dibattito sui temi dell’energia, con un titolo significativo della giornata: “L’Ingegneria liberi l’energia”, con la partecipazione di figure di spicco provenienti dal mondo accademico e delle Istituzioni. Intanto gli scambi di proposte e i confronti con la Regione sui temi della sismica producevano, grazie al gruppo di lavoro regionale della Federazione, un documento che ha dato origine ad una D.G.R. sugli interventi da non assoggettare a regime autorizzativo, mentre lo stesso gruppo

ha anche predisposto la modulistica regionale per la denuncia delle opere in cemento armato e/o in zona sismica (vedi box), da sottoporre all’approvazione degli uffici del Dipartimento Ambiente e Territorio. Insomma un anno pieno di attività ed impegnativo per tutti, che ha confermato come la partecipazione e la collaborazione tra i quattro Ordini può generare processi e iniziative importanti per gli Ingegneri ma anche e soprattutto per il territorio sul quale essi operano. Di tutto questo abbiamo dato adeguatamente conto a tutti gli iscritti – ma anche a un target esterno, istituzionale e non, molto ampio – attraverso questo nostro mensile, che nella sua edizione cartacea e in quella elettronica è stato più volte ripreso dai media, confermando così il ruolo centrale assunto dagli ingegneri nella comunità ligure. Quindi Buon nuovo Anno a tutti, nell’auspicio di un 2017 all’insegna della crescita economica e dello sviluppo sostenibile sotto tutti i profili, a cominciare, ovviamente, da quello ambientale.

Sismica, proposto modello unico di denuncia Il 6 dicembre è stata inviata all’Assessorato Infrastrutture della Regione Liguria la proposta di modifica della D.G.R. 1662/2013 relativa alle definizioni degli interventi di sopraelevazione e di ampliamento sugli edifici esistenti in zone classificate sismiche e, con essa, la proposta di modello unico di denuncia ai sensi dell’art.63/ art.95 del D.P.R. 380/2001, da adottare come modulistica unificata, nell’ottica della semplificazione ed armonizzazione delle procedure in ambito regionale (nell’immagine, il frontespizio).

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Cover MISSIONE SICUREZZA: EMERGENZE, LE PROPOSTE DEGLI INGEGNERI

GRANDI RISCHI: BASTA “SPEZZATINI” LA SOLUZIONE È IL COORDINAMENTO PAOLO CARUANA Presidente Federazione Ordini Ingegneri Liguria e Presidente Ordine Spezia

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l quadro è chiaro: l’Italia è un Paese esposto a molteplici fattori di rischio, che troppo spesso sono stati affrontati con una logica settoriale, talvolta influenzata da fattori emotivi, soprattutto a ridosso degli eventi. La costituzione di una cabina di regìa nazionale, nella quale inquadrare tutte le problematiche e attraverso la quale analizzare e definire la destinazione delle risorse disponibili, offre per la prima volta la possibilità di una visione olistica della problematica dei rischi. il compito è di interpretare un sistema complesso (quello dei rischi, appunto), che può trovare soluzione solo in un approccio interdisciplinare e multidisciplinare che superi definitivamente l’approccio analitico, basato sulla suddivisione di sistemi complessi nei “componenti” che li costituiscono. Solo una visione di questo genere consentirà di abbandonare la logica delle emergenze, che tanto è costata al nostro Paese in termini di salute, vite umane e danni economici, questi ultimi stimati in circa 242 miliardi di euro dal 1944 al 2012 (vedi tabella CRESME). Un’indagine condotta da ANIA (Associazione Nazionale tra le Imprese Assicuratrici) su base dati ISTAT, CRESME e OMI, stima il valore del solo patrimonio edilizio residenziale esposto a rischio terremoto ed alluvioni in quasi 6.000 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo il patrimonio edilizio industriale e l’esposizione agli altri rischi (vulcanico, di frana, di incendio boschivo, di incidente rilevante – industriale) i numeri diventano impressionanti, equivalenti alla somma dei PIL nazionali dell’ultimo decennio. E allora, ci si chiederà, qual è la soluzione che gli Ingegneri propongono? Molto semplicemente noi affermiamo che oggi, finalmente, abbiamo a disposizione tutti gli strumenti conoscitivi, le tecniche, le professionalità ed i mezzi per intervenire con una pianificazione di medio-lungo periodo, come già per altro si è annunciato nei programmi

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Nonostante qualche passo avanti, cifre impressionanti: dal 1944 al 2012, gli interventi in stato di crisi in Italia sono costati 242 miliardi in salute, vite umane e danni economici; e il valore del solo patrimonio edilizio residenziale a rischio terremoto ed alluvioni è stimato in quasi 6.000 miliardi di euro. “Programmazione” per invertire la rotta


Cover di governo espressi tramite la struttura di missione Italia Sicura. Occorre perseverare in questo cammino superando ogni possibile ostacolo, allargando la visione alle tipologìe di rischio meno evidenti ed alla ribalta della cronaca, ma comunque persistenti e spesso significativi per entità, misurata attraverso i fattori di esposizione, vulnerabilità o pericolosità del rischio stesso. Ma proprio perché si tratta di una pianificazione a lungo termine, durante la quale i governi e le relative politiche si potranno alternare vicendevolmente, occorre che i piani e le intenzioni siano ampiamente condivisi, superando i punti di vista di parte e gli interessi dei singoli. A ridosso del recente insediamento del nuovo esecutivo gli Ingegneri chiedono che la prevenzione dei rischi e la mitigazione degli stessi siano il primo punto del programma di Governo.Questa volontà era emersa nel convegno svoltosi presso la sede del CNR a Roma, in Piazzale Aldo Moro, il 24 novembre, sotto la regìa del Direttore della Struttura di Missione, Dott. Mauro Grassi, con la partecipazione di illustri relatori, a partire dal Ministro Galletti, il Capo dipartimento della protezione civile Fabrizio Curcio, Erasmo D’Angelis e il sottosegretario alla presidenza del consiglio De Vincenti. In aula anche tanti nomi della Protezione civile nazionale e della ricerca, dal presidente dell’Ispra Bernardo De Bernardinis, all’assessore alla Protezione civile della Regione Emilia Romagna Paola Gazzolo, alla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini al deputato Ermete Realacci, ai rappresentanti della Rete delle Professioni Tecniche, tra i quali il Presidente del CNI Armando Zambrano e del CNG Maurizio Savoncelli. Lo stesso titolo del convegno era emblematico: “Prevenzione civile - Dalle emergenze a Casa Italia” , a significare, al di là del ruolo primario dell’organismo (Protezione Civile), capitanato da Fabrizio Curcio, quanto sia diventato ineludibile investire risorse umane e materiali sulla prevenzione. La prevenzione è da sempre il leitmotiv della nostra rivista, nella quale abbiamo denunciato frequentemente le carenze ed i ritardi in tal senso, sia da parte delle Istituzioni, sia più in generale nel processo culturale che deve necessariamente coinvolgere operatori economici, professionisti e cittadini comuni. Ora, per quanto emerso durante il convegno, è in itinere un cambio di passo, che parte anzitutto dalla reale disponibilità di risorse economiche, ma soprattutto da una pianificazione che, per la prima volta dopo lunghi anni, sembra guardare ad un’ottica di medio-lungo periodo e non si ferma alle emergenze.

I numeri in gioco sono significativi, se si pensa che, tra prevenzione antisismica, dissesto idrogeologico, interventi su edilizia pubblica e scolastica e fondi per infrastrutture, ricerca e innovazione, nel periodo dal 2017 al 2032 sono previste assegnazioni per 47,5 miliardi. Il Capo Dipartimento, ha messo in evidenza il ruolo imprescindibile dei Tecnici, sia fase emergenziale e in quella, ormai avviata, della pianificazione, in una sinergia che vede partecipi centri di ricerca, università e ordini professionali. Ma soprattutto ha lanciato un monito: “Non innamoriamoci del rischio di turno”, sotto l’enfasi emotiva dell’ultimo evento occorso, trascurando o sottostimando gli altri rischi a cui purtroppo la popolazione risulta esposta, da quello vulcanico, a quello idrologico, per finire ai rischi non correlati a cause naturali, quali quelli industriali. Nella prevenzione, e specificamente in quella del rischio sisimico, dovremo comunque fare i conti con la peculiarità del nostro Paese, ricco come nessun altro nel mondo di un patrimonio storico che spesso non è solo monumentale ma anche residenziale. Di qui lo sforzo, sia culturale che di ricerca, per trovare soluzioni, diverse dalla delocalizzazione, efficaci sotto il profilo tecnico ma nello stesso tempo compatibili con la bellezza ed il valore delle nostre città storiche. Ma sul percorso da seguire sono emerse alcune proposte, in particolare quella del CNI illustrata dal Presidente Armando Zambrano, che ha evidenziato come, pur in un’ottica di gradualità e di compatibilità, si debba necessariamente andare verso l’obbligatorietà dell’adeguamento o miglioramento sismico, così come si debbano introdurre misure specifiche di prevenzione del rischio idrogeologico nella pianificazione urbanistica. In questo senso ben vengano gli incentivi previsti dal piano di Italia Sicura che prevede oltre 11 miliardi di euro per incentivi (distribuiti tra eco-bonus e sismabonus). Insomma, sembra che le tessere di questo enorme puzzle si stiano lentamente trasformando in un piano strategico che sembra fatto finalmente di azioni, e in un’espressione di patriottica memoria siamo a dire “tiremm innanz!”, affinchè questo percorso virtuoso non subisca arresti o ritardi alla prima difficoltà o all’intoppo burocratico di turno, che certamente nel nostro Paese non ci facciamo mancare, al pari dei rischi di ogni genere a cui risultiamo esposti. Se proprio ci dobbiamo “mettere in sicurezza” (espressione più volte contestata sulle pagine della nostra rivista), ebbene che lo si faccia nei confronti della burocrazia che ingessa spesso anche le migliori iniziative e i progetti più ambiziosi.

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Cover EMERGENZE, LE PROPOSTE DEGLI INGEGNERI A GOVERNO E REGIONE LIGURIA

UNA SVOLTA DAVVERO CORAGGIOSA? APPLICARE IL METODO PRESTAZIONALE GIANFRANCO SANSALONE

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l governo continuerà sulla strada delle riforme. Il messaggio è molto semplice: non abbiamo finito e soprattutto non abbiamo scherzato. Ci sono capitoli da completare e altri su cui concentrare i nostri sforzi. Non perché poco si sia fatto fin qui, ma per la distanza fra gli sforzi fatti e i risultati raggiunti. E l’obiettivo del completamento delle riforme non è un mio puntiglio, ma un’esigenza del Paese, perché fa bene all’economia». Sono passate da poco le 11,30 di giovedì 29 dicembre, quando nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera, il premier Paolo Gentiloni entra nel merito del programma di governo nella tradizionale conferenza stampa di fine anno davanti a oltre duecento operatori dei media italiani e stranieri. Le parole chiave, aggiunge, sono «lavoro, giovani e Sud». In circa due ore e mezzo, pressato dalle domande dei cronisti, il Presidente del Consiglio affronta i problemi più scottanti dalla politica interna a quella estera. Ma è solo nelle prime parole della sua introduzione che ricorda una delle grandi emergenze naturali del Paese, per non tornarci più: «In questo momento di rendiconto – dice - non bisogna dimenticare i disagi che abbiamo vissuto. Il primo è quello che deriva dal terremoto. Il fatto che sia avvenuto per scosse successive che hanno allargato l’area, non ci ha fatto rendere conto forse fino in fondo, come comunità nazionale, della sua gravità ed estensione, che non ha precedenti recenti. Ma la reazione delle comunità locali, oltre che di tutte le forze dell’ordine, del volontariato, è stata straordinaria e rapida; adesso è la fase più difficile e deve coinvolgere situazioni differenti, perché Amatrice, come Accumoli, Arquata, e poi l’enorme cratere che coinvolge centinaia di migliaia di italiani oggi alle prese con i problemi della ricostruzione, del lavoro, dell’agibilità delle loro case, saranno la nostra priorità». Senza una politica di lungo respiro gettare almeno le basi per costruirla Come non partire da qui per parlare delle grandi emergenze, dei grandi rischi che questo Paese continua a correre mentre sembra continui ad essere del tutto assente una politica di lungo respiro che li affronti tutti insieme secondo un metodo che non sia quello del “dopo”? Forse non è del tutto così – finanziamenti vengono stanziati, strutture straordinarie vengono mantenute (vedi #Italia Sicura), incarichi vengono distribuiti da governo e da Regione - ma siamo sempre qui a leccarci le ferite con problemi e calamità a cui sembra non si riesca a trovare percorsi frutto di soluzioni dettate da esperti e non da politici. L’Italia dunque rimarrà per sempre il Paese sospeso nel terrore dei rischi idrogeologico, sismico, ambientale, vulcanico, industriale, chimico e così via? In Liguria gli ingegneri non hanno dubbi: voltare pagina vuol dire avere in linea generale il coraggio di abbandonare – da parte della politica – il metodo prescrittivo (basato sulla pura applicazione delle norme) che

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Uscire dall’impasse davanti alle catastrofi si può: cambiando mentalità e modo di legiferare, responsabilizzando le professioni tecniche e aprendo un nuovo orizzonte rispetto alla burocratizzazione avviata negli anni ’50-’60. Come affrontare i rischi più urgenti? La risposta degli specialisti su dissesto idrogeologico, sismica, ambiente, industria.


Cover finora ha guidato qualunque azione di governo, sia nazionale che regionale, e aprire finalmente a quello prestazionale. Ovvero? «Ovvero – risponde Roberto Orvieto, neo consigliere nazionale ligure del CNI - ogni situazione è diversa e non può essere inquadrata con le stesse norme ritenute soddisfacentemente sicure per tutte le situazioni. Le leggi di natura tecnica dovrebbero avere una cornice e poi essere concepite in modo da lasciare ai tecnici qualificati il compito di prendere le decisioni su come agire, caso per caso, attingendo alla propria professionalità e assumendosi le proprie responsabilità, uno standard questo usato invece in tutto il mondo. Un solo esempio: in zona sismica, nessun professionista serio costruirebbe un immobile senza usare tutte le tecniche necessarie dovute al contesto garantendo la massima riduzione del rischio possibile. Se c’è una norma che prescrive larghezza dei muri e quantità di cemento, basta seguire quella e qualunque cosa succeda non ha alcuna responsabilità. Ma chi ha stabilito che tutte le situazioni sono uguali? Questo dovrebbe valere per tutti i rischi, per tutte le opere. È un cambiamento di mentalità che dovrebbe letteralmente sovvertire il modo di ragionare della politica. Una rivoluzione da fare assieme ai tecnici». Processi lunghi. Ma nel frattempo, cosa si può fare per dare risposte preventive ai rischi più elevati? Vista l’emergenza abbiamo chiesto ad alcuni specialisti quali possono essere alcune soluzioni urgenti da proporre a Governo e Regione per evitare di stare in bilico in situazioni che si avvicinano all’irreversibilità. EMERGENZA DISSESTO IDROGEOLOGICO – Armando Zambrano: «Semplificazione delle procedure, #Italia Sicura più efficiente, interventi più rapidi a livello locale. Noi ci siamo» – Per quanto riguarda il risanamento della situazione idrogeologica, l’Ordine nazionale degli ingegneri e la Rete delle professioni tecniche hanno fornito alla struttura di missione #Italia Sicura le loro proposte per costruire delle linee di indirizzo nazionali. Fra i punti qualificanti, spiega il presidente del CNI e della “Rete”, Armando Zambrano, «quelli della burocrazia, della semplificazione delle procedure. Volevamo che si utilizzassero poteri straordinari per semplificare le procedure e le normative soprattutto nell’affidamento degli incarichi professionali, e questo purtroppo non è avvenuto. Se questo progetto è giusto nelle sue linee principali, l’applicazione non è stata certo un successo. Eppure è stata creata una struttura con il compito di distribuire utilmente e intelligentemente le risorse, di gestire anche novità importanti come il Fondo rotativo per pagare le progettazioni…».

Che fare a questo punto? «Il problema è sempre quello della burocrazia. Bisogna pensare intanto che si faccia una struttura di missione più efficiente e a percorsi diversi, anche per gli altri rischi, come quello sismico, chimico, vulcanico, ambientale e così via. E che ci si metta in grado di intervenire concretamente in tutte le situazioni, ad esempio anche a livello locale, per gestire l’intervento complessivo e in maniera più rapida. Elaborando linee nazionali insieme agli Ordini per sviluppare attività sia di diffusione delle conoscenze, sia di formazione non solo dei professionisti ma anche della popolazione, cosa verso cui abbiamo dato la nostra disponibilità». EMERGENZA SISMICA – Enrico Sterpi: «Rendere obbligatoria la certificazione sismica degli edifici» – Enrico Sterpi, ingegnere civile e ambientale e fra le altre cose dottore di ricerca in Ingegneria strutturale e geotecnica presso l’Università di Genova, autore di numerose pubblicazioni, centra subito l’obiettivo senza giri di parole: «Il mondo scientifico e tecnico internazionale - esordice - sta cercando, con approcci prestazionali, di rompere schemi preconcetti consolidatisi negli ultimi ‘50 anni che si sono dimostrati forieri di una standarizzazione ingegneristica che non è propria dei problemi di sicurezza sismica, dove si ha a che fare in genere con un costruito storico che ha ben poco di standard, e che male si riesce ad analizzare con un approccio prescrittivo. Basti pensare allo scempio degli anni ‘80 e ‘90 negli edifici in muratura con l’inserimento di cordoli previsti nella circolare del 1981. Questo approccio dovrebbe concretizzarsi in normative più semplici, non certo in testi normativi di oltre 600 pagine con circolari applicative di analoga dimensione. Andrebbe razionalizzato il tema eventualmente chiarendo gli aspetti concettuali delle analisi e dei livelli di sicurezza da raggiungere, assumendo quale base di riferimento per i sistemi standard gli eurocodici». E la gestione della massa di pratiche strutturali oggi dettate dall’attuale apparato legislativo? «È una burocrazia eccessiva che determina un consumo di risorse che vengono sottratte allo studio ingegneristico dei problemi, attivando un meccanismo di “paraculismo” in cui diventa essenziale più stare attenti a compilare inutili e stupidi moduli per evitare sanzioni Enrico Sterpi

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Cover penali su aspetti formali che non procedere a migliorare analisi e comprensione dei problemi. Io ritengo sia da abolire la dicotomia tra deposito sismico e non sismico: dovrebbe esserci un unico deposito, soprattutto se la strategia è quella di un controllo da parte dello Stato. I passi formali dovrebbero essere ridotti ed in alcuni casi anche le sanzioni penali dovrebbero essere rimodulate in sanzioni amministrative. C’è bisogno di una visione nuova, moderna, di avviare un processo di reale sburocratizzazione. Questo sistema nasce dopo gli anni ‘50-’60 quando c’era un’evoluzione caotica e sregolata di città alimentate dall’entusiasmo della ricostruzione post-bellica e di una rivoluzione industriale moderna. Oggi sono mutate le regole urbanistiche ed edilizie, c’è più attenzione ad evitare pure speculazioni, per cui è possibile togliere quei paletti che hanno sopraffatto il mondo ingegneristico relegandone le potenzialità in forza di principi limitati a situazioni non generali come dovrebbe essere». Quali sono le cose più urgenti da fare? «Si parla molto di rischio sismico, ma non molto è stato fatto dalle amministrazioni e dagli enti. Prenda le verifiche di vulnerabilità: sono state spesso dimenticate, mentre sono uno strumento utile a comprendere se gli edifici hanno criticità importanti. Gli esempi virtuosi di applicazione di schede di vulnerabilità sono pochi: non vengono commissionate non tanto per il loro costo ma per la paura delle responsabilità se non ci sono le risorse per sistemare le problematiche. La certificazione sismica degli edifici, per come è concepita, dovrebbe superare questo problema e diventare obbligatoria per tutti gli edifici pubblici e privati. Auspico inoltre che i metodi di calcolo dei parametri di risposta meccanici non siano fatti su base convenzionale, ma impongano l’esecuzione di analisi strutturali permettendo al progettista o al certificatore di scegliere i migliori modelli strutturali. Un buon incentivo sarebbe un sistema premiante per chi fa effettuare la valutazione, a prescindere dal risultato, ad esempio con la detassazione sull’immobile o sul reddito, la riduzione iva per l’esecuzione degli interventi e il potenziamento dei bonus in funzione dell’obbiettivo che si vuole raggiungere, oltre che incentivi su demolizioni, ricostruzioni e delocalizzazioni quando gli edifici sono evidentemente non adeguabili o non migliorabili». Interventi possibili a livello regionale? «Ritengo si debba rivedere sostanzialmente l’impianto normativo per renderlo più razionale. L’ultima revisione ha introdotto un ulteriore passaggio per il deposito che non ha alcun senso logico o fine di controllo: pura burocrazia senza che la collettività possa goderne un vantaggio. Sarebbe auspicabile che la Regione Liguria avviasse un piano di informatizzazione unico per tutto il territorio da mettere a disposizione di tutti i Comuni per 16/

evitare che ognuno adotti un proprio sistema informatico rendendo ingestibili le procedure di deposito. Riguardo il profilo di classificazione sismica, dovrebbe essere rivisto per le zone 3S, e soprattutto andrebbero rimodulati gli interventi soggetti ad autorizzazione sismica o controllo obbligatorio». RISCHIO AMBIENTALE – Gian Giorgio Parodi: «Un’analisi urgente, settore per settore, con autorevolezza e procedure per proposte che recuperino i ritardi della P.A.» – Laureato in Ingegneria Industriale Chimica nel 1957, Gian Giorgio Parodi ha una lunghissima esperienza professionale e come dirigente, ad altissimi livelli, nel settore industriale, con la partecipazione diretta alla progettazione o allo smantellamento di numerose grandi industrie, e la consulenza come CTPM della Procura in numerosi casi importanti. «In Liguria – sostiene - la situazione reale è resa molto complessa da ritardi in ogni settore, molti dei quali spiegabili solo con valutazioni di opportunità politica, e appare giusto affrontare con metodologie diverse la neutralizzazione delle emergenze incombenti ed il riassetto del territorio e del tessuto urbanisticologistico». Fra i tanti casi cita l’emergenza ambientale, la situazione emergenziale «del sistema urbano di evacuazione acque meteoriche e dei liquami, inclusi i depuratori ed anche lo stato di stabilità e di manutenzione dei muri di contenimento e dei terrapieni su cui insistono palazzi e strade pubbliche e private ormai da decine di anni e per alcuni da cento e più», ricordando «il disastro “di via Digione a Genova”; dal punto di vista ambientale è recente – aggiunge - il sequestro della Centrale Termica a Carbone di Vado Ligure, che ne ha determinato la fermata definitiva, il problema nell’area Porto-Centro Storico di Genova per la presenza di insediamenti di industria pesante a poche decine di metri da quartieri densamente abitati. Nell’ambito del Municipio Centro Est, che fa da contorno all’arco del Porto Storico, si raggiungono densità abitative superiori ai 200 ab/ Gian Giorgio Parodi: ha e nei quartieri

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Pre-Molo-Maddalena dati epidemiologici recentissimi inducono a considerazioni preoccupanti». Le norme, anche europee, e la giurisprudenza - da ricercarsi in alcune sentenze della Cassazione – per sapere come comportarsi - non mancano, sostiene Parodi. Ma come intervenire nell’immediato sulle emergenze? «Soltanto da un’analisi settore per settore spiega - è possibile individuare una serie di interventi condivisi, con carattere di urgenza, da utilizzare con l’autorevolezza della professionalità ed il peso delle esperienze nazionali ed internazionali, per iniziare ad interrompere drasticamente, con le procedure più opportune e con realistiche proposte risolutive, la gestione delle emergenze perenni da parte delle Amministrazioni Pubbliche» RISCHIO INDUSTRIALE – Marco Sartini: «Gli incidenti sul lavoro tra carenza di attenzione e stanchezza» – L’emergenza dettata dal rischio industriale è fra le più variegate e tocca la salute dei lavoratori e quella dei cittadini, l’ambiente di lavoro e quello esterno. Basti pensare alle malattie professionali, agli incidenti, all’inquinamento ambientale dovuto a emissioni e scarichi, a scoppi, incendi… Da Stoppani a Iplom, dall’Acna alle grandi industrie a rischio rilevante che hanno operato per decenni nel cuore dei quartieri popolari genovesi, per fare qualche esempio, la galleria sarebbe lunghissima. Ma c’è un aspetto particolare su cui si sofferma Marco Sartini, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, specializzato in ingegneria forense, quotidianamente alle prese con casi di infortunistica e sicurezza sul lavoro e nella ricostruzioni, come consulente della Procura, delle cause di incendi e scoppi. Ed è quello appunto degli incidenti sul lavoro. «Dal DPR 547/1955 sull’antinfortunistica, sostituito dal D. Lgs. 628/1994 – spiega – tanto tempo è passato, e oggi si fa riferimento alla recente legge quadro sulla sicurezza. Sulla base della mia esperienza posso dire due cose: gli imprenditori pagano caro il prezzo di un infortunio all’interno della propria azienda, per questo vengono richieste consulenze specializzate. Assumersi la responsabilità di un incidente non è uno scherzo, non

Ph Aba News

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si possono attribuire le cause di un sinistro con rapidità e senza un’indagine approfondita. Nelle aziende riscontro una classe dirigenziale particolarmente informata sulla normativa vigente: gli imprenditori conoscono bene la materia in quanto un infortunio verrebbe a costare troppo, e per questo adottano tutte le misure possibili per prevenirlo. Purtroppo la stessa attenzione spesso non si riscontra da parte dei lavoratori, che si sentono forse eccessivamente tutelati dalle norme di sicurezza. Questo porta un atteggiamento al lavoro poco prudente, certamente connesso alla fretta ed alla sottovalutazione del pericolo. L’operaio, anche se consapevole delle leggi che lo proteggono, a volte sottovaluta l’importanza della sua attenzione che, in primis, gli garantisce l’incolumità. A volte basterebbe la normale diligenza della persona comune per evitare l’infortunio. Invece la fretta, la superficialità con la quale, spesso, si affrontano i lavori, portano al peggio. La casistica, infatti, parla chiaro: i periodi peggiori sono, solitamente, i fine turno, quando l’attenzione è ridotta. Percentualmente gli infortuni sono calati anche grazie all’attuale normativa che garantisce i luoghi di lavoro molto più sicuri e idonei. Ma tutto questo non basta» Se la causa primaria, nello specifico, rimane l’errore umano, sarà sempre più necessario verificare che i sistemi di controllo già in atto, frutto di metodologie prestazionali, siano applicati per salvaguardare la sicurezza anche attraverso automatismi. Automatismi attuati tramite una formazione che deve essere sempre più specifica e che deve rispondere alle reali necessità del lavoro.

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Cover LE SQUADRE DI INGEGNERI COORDINATE DALLA SEZIONE IPE DI SPEZIA

RILIEVI DA RIFARE, I LIGURI TORNANO NEL CENTRO ITALIA SCOSSO DAL SISMA Dopo la seconda forte scossa di ottobre, gli immobili dichiarati agibili sono nuovamente da revisionare. I professionisti spezzini e di Massa qualificati, organizzati dall’unica associazione “per l’emergenza” costituita finora nella regione, ricominceranno a gennaio. Si stima ci siano 80 mila sopralluoghi da effettuare FABRIZIO FERRARI Coordinatore Sezione IPE della Spezia

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ome prima e per ora unica sezione IPE (Ingegneri per l’emergenza) costituita in Liguria, abbiamo avuto il nostro “battesimo del fuoco” dopo il terremoto del 24 agosto scorso. Da quel giorno di distruzione e morte, ci coordiniamo per fornire aiuto secondo le attività richieste dalla Protezione civile e siamo punto di riferimento per gli Ordini liguri (per il momento La Sezione spezzina dell’IPE con il presidente dell’Ordine provinciale Paolo Caruana i colleghi savonesi, finché non ultimeranno e il Coordinatore Fabrizio Ferrari iscritto al N.T.N. e già esperto di emergenza postle procedure per costituire la propria sezio- sismica e alluvionale con presenze all’Aquila 2009 e nello Spezzino nel 2011 ne IPE, sono iscritti a Spezia) e per quello toscano di Massa nelle attività tecniche in segno di solida- ben 6 squadre. Eccole, per ordine di partenza: 1. Nicola Brizrietà con le popolazioni colpite dal sisma del centro Italia. zi-Simone Merani; 2. Fabio Castagna–Marco Schiaffino; 3. Gli Ordini degli Ingegneri liguri hanno messo a disposizione Riccardo Reboa-Emiliano Bertella; 4. Domenico Rollo– i propri iscritti e noi li abbiamo resi operativi conciliando le Gianluca Mazzoni; 5. Guia Boggio- Gaia Scintu; 6. Graziano disponibilità secondo le richieste. Bonelli– Valentina Zambelli. Tuttavia, nonostante le richieste, al momento non tutti gli in- Le squadre inviate sono state sistemate logisticamente ed gegneri iscritti al NTN (Nucleo Tecnico Nazionale), in queste indirizzate ai vari COC (Centri Operativi Comunali) e COM province hanno potuto far parte delle missioni, a causa della (Centri operativi Misti) dalla Sezione IPE di Rieti, organizzamancata organizzazione dei previsti corsi abilitanti. ta in maniera eccellente dalla presidente nazionale IPE Ing. Comunque, dal 13 settembre al 18 dicembre, composte Patrizia Angeli che, sin dall’inizio dell’emergenza, ha dato nell’Ordine dagli Ingegneri, sono partite dalla nostra regione la propria disponibilità personale in maniera continuativa. I

«Primi ad arrivare dalla Liguria, è stata un’esperienza indimenticabile» NICOLA BRIZZI Partenza da Spezia, ore 8,30 di martedì 13 settembre, direzione Rieti, appuntamento presso la sede DI.CO.MAC. (Dipartimento di Comando e Controllo della Protezione Civile Nazionale) Squadra P309, composta da me e dal mio collega di studio ing. Simone Merani, la prima a partire delle 6 squadre di professionisti abilitati alla compilazione delle ormai note schede AeDes messe a disposizione dall’Ordine degli Ingegneri della Spezia, di cui siamo soci volontari. Partiamo con la nostra auto, anticipando le spese del viaggio e rinunciando a giorni di lavoro per mettere la nostra conoscenza e le nostre capacità a servizio di chi ne ha bisogno. La crisi sismica in atto è quella generata dall’evento del 24 agosto con epicentro localizzato nella valle del Tronto tra Accumuli ed Arquata. È difficile per un ingegnere, abituato a maneggiare numeri, tabelle e grafici, raccontare in poche righe i giorni trascorsi al fianco dei Sindaci e dei cittadini che ancora adesso stanno attraversando momenti terribili. Puntuali arriviamo presso la sede DI.CO.MAC. per l’accreditamento, 18/

dove ci viene attribuito un numero di squadra impresso su un badge ed assegnata la destinazione (Centro di Coordinamento Regionale di Arquata), quindi si riparte, per Ascoli Piceno, dove alloggeremo 7 notti. È quasi buio, percorri la Salaria e all’improvviso guardi un bellissimo borgo, molto simile a quelli di cui noi liguri andiamo fieri, in 120 secondi si è trasformato in un mucchio di sassi disposti in ordine casuale, come se fosse scaricato brutalmente da un grosso camion dotato di ribalta. Siamo a pochi metri da Pescara del Tronto, si respira dolore, le tende blu della protezione civile sono disposte in ordine al bordo della strada, ma sembrano disabitate; si nota solo un continuo via vai di camionette di Polizia, Carabinieri, Finanza, Vigili del Fuoco... Un brivido percorre la schiena e di colpo tutti i dubbi e le paure sull’essere più o meno adatto a svolgere il compito assegnato e che ti hanno accompagnato lungo tutto il viaggio per Rieti svaniscono. In quel momento senti che qualcosa puoi fare anche tu per loro, e all’improvviso dimentichi clienti, commesse, appuntamenti e cantieri. Sei arruolato.

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Cover Assenza di verticalità

turni di lavoro sono stati previsti di durata settimanale, dal martedì al martedì; ogni squadra è stata autonoma sotto il profilo dei trasporti, le spese di pernottamento sono state sostenute per il 50% dall’Ordine della Spezia, le altre spese sono state a carico della Protezione Civile. Nel corso delle attività del gruppo Spezzino nel 2016, sono stati effettuati circa 200 sopralluoghi, compiuti mediante la compilazione della Scheda AeDES prevista, che hanno dato esiti di agibilità nell’ordine del 50% circa dei casi. Tuttavia, la scossa del 29 ottobre, avvenuta posteriormente alla totalità dei sopraluoghi effettuati, ha nuovamente reso inutilizzabili le agibilità rilasciate, essendo la stessa di magnitudo superiore a quella originaria del 24 agosto, con necessità di reiterare il sopralluogo ed il successivo giudizio di agibilità. Così a oggi restano validi i giudizi di agibilità “D” ed “E”, mentre tutti gli altri necessitano di revisione. Si stima, al momento, che i sopralluoghi da effettuare siano circa 80.000, e per questa ragione la sezione IPE spezzina ha dato nuovamente disponibilità a coprire le zone dell’emergenza nel corso del 2017, con turni e calendari Edificio a San Cassiano (prima del 30 ottobre) da stabilirsi. L’IPE è nata il 29 giugno 2016, come associazione nell’ambito del Consiglio Nazionale Ingegneri, cui partecipano previo quota associativa, gli Ordini territoriali. Attraverso i propri iscritti promuove attività ai fini di solidarietà civile, sociale e culturale e per fornire interventi e consulenze qualificate sia in fase di prevenzione che negli interventi durante le Emergenze di Protezione Civile, così come previsto al comma 1, art. 2 DLgs. 24.2.1992 no. 225 (Legge istitutiva della Protezione Civile). Nella sezione spezzina, che dispone di un proprio ufficio operativo H24 presso la Sede dell’Ordine, sono confluiti tutti gli iscritti che, avendo partecipato a specifici corsi di formazione, ed in particolare quello di 60 ore per la “Gestione dell’emergenza sismica, rilievo del danno e valutazione dell’agibilità”, che sono entrati di diritto nel Nucleo Tecnico Nazionale come definito dal DPCM 5.5.2011, e che pertanto sono abilitati alle operazioni di rilievo del danno post sismico ed alla emissione dei giudizi di agibilità sugli edifici abitativi. Gli iscritti per al NTN per l’Ordine di Spezia, escludendo gli ingegneri dipendenti pubblici che lo sono automaticamente, sono, al momento, 16, ovvero coloro che hanno frequentato con profitto il corso tenuto dall’Ordine degli Architetti della Edificio in Località Terro (dopo il 30 ottobre) Spezia e Massa Carrara dall’1 Ottobre al 10 Dicembre 2015. Le giornate trascorrono rapidamente tra un appuntamento e l’altro ed il buio ti sorprende ogni sera ancora sul campo. Ogni giorno percorri circa 300 km e compili una media di 10 schede riguardanti per lo più fabbricati che mostrano sulla loro “pelle” ferite a volte guaribili, a volte no. Pranzo al sacco, ogni giorno due panini forniti dall’organizzazione ed una bottiglietta d’acqua, consumati seduti su una panchina, riflettendo sul lavoro svolto e sull’esito delle valutazioni, consapevoli della responsabilità professionale ma soprattutto umana nel definire un edificio agibile o meno. La domenica Tonino ci viene incontro e ci dice che a pranzo la domenica non si può mangiare sulla panchina. Ci invita alla sua tavola imbandita in modo semplice, ma ci sentiamo a casa. Il lavoro è duro sia dal punto di vista fisico che mentale, ma la forza è alimentata dagli sguardi delle persone che incontri. Ti accolgono con gli occhi lucidi, quasi non riescono a parlare, spesso si emozionano, ma tutti ti trasmettono gratitudine e questo ti riempie il cuore di orgoglio. Rimangono le riflessioni che maturano tornando verso casa ed i ricordi. Un’esperienza unica che porterò sempre nel cuore come porterò nel cuore i tanti colleghi provenienti da ogni parte d’Italia, con i quali ho condiviso una dura settimana di lavoro. Ricordo la gioia di quelli ai quali dicevamo che potevano lasciare la tenda e rientrare a casa perché era sicura nonostante qualche

segno lasciato dal sisma, ma soprattutto penso spesso a tutte quelle famiglie alle quali con dolore abbiamo dovuto dire di abbandonare la loro casa perché invece non era abbastanza sicura. Il 30 di ottobre poi è “passato” ancora il terremoto, così dicono là, come se il terremoto fosse un’onda che vedi arrivare, ti attraversa e se ne va. È stato più intenso, pari a 6.5 punti della scala Richter, ma non ha fatto vittime. Questo è il massimo risultato che potevamo ottenere, la più grande gratificazione per il lavoro svolto dai tecnici che hanno operato sul territorio che con il loro contributo, seppur minimo e limitato nel tempo, hanno fatto sì che, nonostante i crolli, non ci siano state altre vittime. Non voglio entrare nel merito delle scelte tecniche o del perché di tanti crolli, ma l’esperienza vissuta sul campo ha confermato che costruire bene si può ed equivale a salvare la vita a centinaia di persone. Ritengo che sia necessario cambiare approccio rispetto al passato per fare fronte alla fragilità dei nostri territori. La gestione dell’emergenza deve essere progettata in tempo di pace. È necessario passare dalle politiche dell’emergenza a quelle della prevenzione. Parallelamente credo sia necessario procedere con la formazione di tecnici specializzati capaci di portare sul campo le proprie competenze al servizio della collettività, uniformando quanto più possibile la capacità di giudizio.

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Professione LA SPEZIA – ALLARME PER LO STORICO ARCHIVIO DELLA “NINO FERRARI”

CENT’ANNI DI COSTRUZIONI, e I PROGETTI RISCHIANO DI SPARIRE LUCA LOTTERO GIANFRANCO SANSALONE

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’è il lavoro di quattro generazioni di ingegneri nell’archivio che raccoglie il lavoro della “Nino Ferrari”, storica azienda spezzina la cui attività è cessata nel 2007. Circa 15 mila tavole relative a più di 1.500 opere realizzate in Italia e all’estero, con tanto di relazioni di calcolo, più circa 50 mila fotografie. Una testimonianza della storie delle costruzioni che si dipana lungo oltre un secolo e un patrimonio di valore inestimabile per chi, dovesse aver bisogno, per motivi pratici, di questa documentazione. Un patrimonio che, però, rischia di andar perduto se nessuno se ne prenderà carico. Si, perché quando l’ing Nino cominciava la sua carriera, il calendario segnava 1905. «In questo momento – spiega l’ing. Fabrizio Ferrari, il nipote che sta gestendo questo difficile momento dell’impresa di famiglia – siamo noi a custodire gli archivi, ma la società è in liquidazione e i locali verranno presto alienati. E o si trova una nuova collocazione fruibile ai professionisti che volessero accedere alle carte, oppure la Sovrintendenza archivistica inscatola tutto e lo porta a Genova, rendendolo di fatto non fruibile». Il tempo stringe dunque. Il passaggio di proprietà dell’archivio va realizzato entro il 2017, o tutto andrà perduto. «Stiamo trattando con la Marina Militare – spiega Fabrizio Ferrari – che è disponibile a ospitare gli archivi. C’è una trattativa piuttosto avanzata per far sì che, in cambio della possibilità di usufruire dei fascicoli che la riguardano, mantenga consultabili gli altri. Anche il Comune della Spezia si è impegnato per una soluzione, ma ancora non l’ha trovata». Ogni anno, Ferrari riceve molte richieste di consultazione, ma riesce ad soddisfarne solo 5 o 6. Succede spesso, infatti, che diversi Comuni o altri soggetti si facciano vivi anche per opere non realizzate dall’azienda. «Visto il nostro ruolo, abbiamo fascicoli – spiega l’ing. Fabrizio – con documenti completi su varie realizzazioni. E proprio per questo, se non trovassimo un accordo accettabile, piuttosto che aprire gli scatoloni per la SoprintendeA piuttosto che mandarlo a Genova dalla sovrintendenza preferiremmo fare una donazione a chi si impegni a mantenere l’archivio consultabile». Il suo passaggio alla Marina sembra, oggi, la via più percorribile. Circa un terzo delle opere realizzate dall’azienda, d’altronde, sono di natura militare e, proprio per questo, a ulteriore complicazione. sono top secret. Ma perché è così importante che i documenti non vadano perduti o sepolti in un magazzino? «Di tutti i nostri progetti – spiega Ferrari – abbiamo sempre conservato anche le relazioni di calcolo. Questo è un vantaggio notevole in tutti quei casi in cui c’è bisogno di fare un adeguamento o una verifica sismica di un fabbricato pubblico o strategico. Chi volesse mettere mano a una delle nostre opere, accedendo ai documenti conoscerà inoltre i materiali usati per l’opera, i carichi e i sovraccarichi e tutte le informazioni tecniche relative alla struttura». Non si tratta dunque di un vezzo nostalgico, della volontà di tenere accesa la memoria storica su un’importante azienda del territorio. Mantenere fruibile l’archivio è anche una concreta necessità di risparmio di tempo e risorse, per i costruttori e per le Pubbliche Amministrazioni. «Durante le verifiche sismiche – sottolinea Ferrari - il livello di conoscenza consente un minor approfondimento progettuale e anche una minore spesa per l’eventuale adeguamento, e disponendo dei disegni e delle relazioni di calcolo il

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Dopo oltre un secolo di lavoro con opere realizzate anche all’estero, e soprattutto per la Marina Militare, l’azienda è in liquidazione. Il suo patrimonio documentaristico – più di 1.500 fascicoli e 50 mila fotografie – sta per finire in scatoloni della Soprintendenza archivistica e dimenticato, mentre non cessano le richieste di consultazioni

Il fondatore dell’impresa, l’ing. Nino Ferrari (1875-1941)


Professione

L’Ing Fabrizio Ferrari

livello di conoscenza aumenta. Questo è fondamentalmente il vantaggio economico, e siccome noi abbiamo costruito tantissimi edifici pubblici e strategici (alla Spezia il Palazzo del governo e la Questura, poi vari ospedali e tante altre cose) in questo il pubblico ha un vantaggio; tant’è vero che quest’archivio è stato posto sotto tutela dalla Sovrintendenza archivistica ligure, e questo da una parte ci fa molto onore dall’altra ci crea problemi perché presto i locali saranno alienati». Le opere della Nino Ferrari sono quasi tutte di natura pubblica o strategica. Tra le oltre 1.500 realizzate si trova

davvero di tutto: moltissime abitazioni e opere infrastrutturali come ponti, viadotti, centrali elettriche, strade e gallerie. Tra le tante realizzate per i militari, il circolo di Marina di Taranto, il primo fabbricato in Italia provvisto di aria condizionata. Difficile, con una storia del genere, stabilire quali siano le più importanti. «in Israele – ricorda Ferrari – tra il 1989 e il 1998 abbiamo fatto un’opera gigantesca: il più grande deposito sotterraneo di carburante al mondo, nel deserto del Negev. È in grado di conservare 80 mila metri cubi di carburante. Dove? È assolutamente top secret. Anche la centrale elettrica più grande d’Europa, a San Giacomo Al Vomano in Provincia di Teramo, è opera nostra. Come quelle Vado Ligure, Tavazzano e (in parte) di La Spezia». Nell’archivio (che, secondo Ferrari, potrebbe stare in una stanza di 60/70 metri quadrati), i fascicoli sono ordinati secondo una precisa suddivisione cronologica e tipologica, e disposti in 16 portalucidi e 3 antiche cassettiere in legno: «Fino a circa il 1960 i lucidi erano conservati arrotolati in mobili a cassetto, da quegli anni in poi nei rec porta-disegni». Delle 1.500 opere eseguite, un migliaio sono state progettate internamente, soprattutto per il Ministero della Difesa ma anche per grandi committenti pubblici come Anas, Autostrade e diversi Comuni e amministrazioni in generale. Una miniera di conoscenze che, soprattutto in una terra fragile come la Liguria in cui la natura non fa sconti alle costruzioni pubbliche e strategiche mal pensate e mal eseguite, non può e non deve svanire nel nulla.

Due immagini riprese dall’archivio dell’azienda spezzina

Nino Ferrari, dalla Spezia progetti e opere nel mondo La società fondata dell’ingegner Nino Ferrari nasce ufficialmente nel 1918, con il nome di “Ing. Nino Ferrari Cementi Armati”. Fondatori sono lo stesso Nino e il signor Primo Ferrari, conosciutisi durante i lavori per la costruzione del ponte sul fiume Magra a Caprigliola, opera (realizzata tra il 1907 e il 1910 da Nino Ferrari) per l’epoca all’avanguardia. In seguito l’impresa muterà il nome in “Società Ing. Nino Ferrari in n.c.”, per poi passare, nel 1941, a “Ing. Nino Ferrari Impresa Costruzioni Generali Srl”, che manterrà fino alla chiusura, nel 2006. Dalle opere di interesse pubblico, la società allargherà le proprie competenze a quelle di interesse militare, che col tempo

diventeranno la sua principale attività. Attiva nella Libia quando questa era colonia italiana e nella ricostruzione nel secondo dopoguerra, la sua storia si è spesso incrociata a quella del BelPaese. Col crescere delle opere pubbliche e strategiche, militari e civili, arrivano anche riconoscimenti importanti. È iscritta all’Albo Nazionale Costruttori e all’Albo Fornitori Appaltatori della Difesa–Nato e inoltre Enel, Ferrovie dello Stato, Alta Velocità Ferroviaria e SNAM la definiscono “impresa qualificata”. Il 2 giugno 1989 l’ultimo presidente, Franco Ferrari, viene nominato Cavaliere al Merito del Lavoro e l’impresa diviene, nel 1996, capogruppo di imprese di costruzioni operative.

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Professione L’IDEA PROGETTUALE DELL’ING. VINCENZO CAMAIORA PROPOSTA AL CNI

LA MEDIATECA CHE PROMUOVE L’ITALIA IN TUTTO IL MONDO

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idea è semplice ma nello stesso tempo più impegnativa di quanto possa sembrare. Tu non vieni in Italia? È l’Italia che viene da te, ovunque ti trovi nel mondo. E ti fa vedere le sue bellezze artistiche, culturali, architettoniche, sfruttando le tecnologie avanzate e parlando la tua lingua. In modo che tu possa esserne talmente colpito da goderne si, ma anche da farti fare il possibile per venire a vedere da vicino cosa offre il Paese più bello del mondo. Un moderno portale turistico? No, ce ne sono già tanti, e per tutti i gusti. Quella che Vincenzo Camaiora, coordinatore della Commissione Industria presso l’Ordine degli Ingegneri di Spezia e con una grande esperienza di lavoro all’estero ha voluto chiamare “Mediateca Nazionale Multilingue Bella Italia”, è un’idea progettuale che in realtà mette in campo diverse specializzazioni e discipline che fanno capo soprattutto all’ingegneria dell’informazione e che hanno portato dal 3D alla realtà virtuale, dalla realtà aumentata alla tecnologia “sensoristica”. Tutte quelle applicazioni per capirci, che oggi consentono di entrare tanto in un museo o in una struttura ludica e di immergersi in ambienti con la possibilità di interazione via “touch” con effetti sensoriali di altissima qualità. Presentata al premio “Scintille” del CNI, per Camaiora – autore di diversi progetti, alcuni premiati, come il PAT per l’estrazione di energia dai piccoli rivi, sia a Scintille sia al Festival della Scienza di Genova – l’idea progettuale per la realizzazione della Mediateca è meritevole di attenzione da parte del Ministero delle Belle Arti e per le prime risorse si potrebbe ricorrere allo strumento del PPP (Partenariato Pubblico Privato). E già, perché ora per il suo autore sarebbe tempo di arrivare al sodo e trovare dei partner per trasformare l’idea in realtà. Partendo, com’è naturale, dal reperimento dei finanziamenti. «Sono sempre più convinto – spiega – che la Mediateca Nazionale Multilingue Bella Italia possa diventare volano di attrazione turistica per il nostro Paese, perché non esiste una cosa nel genere. Ma bisogna sviluppare il progetto e trovare il modo di veicolarlo attraverso la Rete. Già questo ci metterebbe all’avanguardia nel mondo. Perciò credo che potrebbe occuparsene un gruppo di lavoro all’interno del Cni e farne un progetto pilota. Io penso al lontano Giappone ad esempio: dove qualcuno voglia ammirare la Cappella Sistina e non guardi solo una foto, ma con le tecnologie che esistono già, collegandosi alla Mediateca, vada nei Musei Vaticani ed “entri” magari nella volta di Michelangelo o nel Giudizio Universale, o in una qualunque delle scene rappresentate ritrovandosi egli stesso in mezzo al popolo, agli apostoli, ai santi… Come se fosse “dentro” i quadri. E la stessa cosa può fare in una serie di luoghi storici e artistici di tutt’Italia, vivendo emozioni uniche, scoprendo il nostro Paese in modo indimenticabile. Sicuramente una promozione turistica insolita ed efficace». G.San.

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Multilingue, basata sulle più moderne applicazioni derivanti dall’ingegneria dell’informazione – dal 3D alla mixed reality, alla tecnologia sensoristica – punta a “dare un assaggio” molto efficace e “scioccante“ del nostro patrimonio artistico, culturale, storico e architettonico, utilizzando le più moderne tecnologie a chi vive lontano da noi, per incrementare il turismo.


Professione Attualità “TELE ALLERTA METEO” DÀ L’ALLARME IN TEMPO REALE

IL CACCIATORE DELLA PIOGGIA I Comuni della Valle Scrivia si sono dotati di centralina e pluviometro che grazie a una app invia segnali su cellulari e display quando l’acqua del fiume supera i limiti. E fa tante altre cose

Marco Bova e una delle sue installazioni

L’idrometro di Montoggio

Il display a Manesseno di Sant’Olcese

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arco Bova si definisce artigiano, più che inventore. Nel 1998 ha aperto un’azienda che porta il suo nome, e negli ultimi anni si è dedicato alla realizzazione di apparecchi e software per la prevenzione di disastri naturali in caso di allerta meteo. La sua ultima creazione, chiamata Tele Allerta Meteo, è stata acquistata da diversi comuni della Valle Scrivia, oltre che da quelli di Noli e Sant’Olcese. Si tratta di una piccola centralina collegata a diversi strumenti quali idrometri e pluviometri, capace di mandare un sms o una notifica in tempo reale agli iscritti all’omonima app (scaricabile su iOs e android) quando, ad esempio, le acque di un fiume superano il livello di sicurezza. Inoltre compie numerose altre azioni di allerta, come l’accensione di display luminosi, l’attivazione di torrette o sirene o la segnalazione sulla mappa presente null’apposito sito web. «Così – spiega Bova – siamo in grado di allertare gli iscritti con 15/30 minuti di anticipo. Ho fissato il livello di soglia di innesco con l’aiuto di geologi e idrologi. Altri esperti hanno fissato soglie più alte per le emergenze, ma così si rischia di dare l’informazione quando l’emergenza è già in atto». L’automatizzazione è ciò che, più di tutto, caratterizza la sua invenzione: «È l’unico sistema – sottolinea infatti – che legge in tempo reale le notizie dell’Arpal sulle allerte e le comunica subito ai cittadini. Non mi risulta ci siano altre app del genere. L’iscrizione al servizio viene filtrata dai Comuni a cui ci si iscrive. Tramite un breve questionario si indica, ad esempio, la zona di residenza e vengono mandate informazioni mirate ai singoli utenti». Quarantaquattro anni e una qualifica di tecnico impiantista di sistemi elettronici, parla della sua attività come di una passione, più che di un mestiere: «L’azienda – racconta – è tutta la mia vita artigianale. Senza grossi aiuti da università o altro, spesso mi trovo a competere con dei colossi, ma in questi casi uno ci mette il cuore. Tanti lo fanno per i soldi, per me vengono in secondo piano, anche se si tenta ovviamente di recuperare quello che si può». E i risultati sembrano arrivare. Tele Allerta Meteo è oggi un marchio registrato, e lo strumento sembra godere della fiducia dei sindaci che lo hanno adottato. Chi ha preso seriamente la proposta è l’Unione dei Comuni della valle Scrivia, di cui fanno parte Montoggio, Busalla, Casella, Crocefieschi, Isola del Cantone, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna e Vobbia Mauro Fantoni, sindaco di Montoggio: «L’idrometro ci consente di misurare il livello delle acque del fiume mentre il display, in piazza, informa i cittadini del meteo in caso di allerta. A inizio 2017 daremo l’incarico per l’attuazione del progetto (che poi andrà in gara d’appalto) per la sostituzione dell’attuale ponte, che con le voltine nell’alveo del fiume tende a generare un “effetto diga” con gli alberi che cadono quando ci sono le piene, con uno a campata unica - V. A&B n. 12/2015 - «Ecco il progetto del ponte che ho donato al mio paese», di Sergio Barosso), ndr - abbiamo a disposizione fondi regionali, provenienti dalle accise sulla benzina, per 1 milione e mezzo di euro». «Una centralina – spiega Bova – costa intorno ai 5 mila euro, e lo stesso i display bifacciali». Luca Lottero n. 10-12 Ottobre-Dicembre 2016 -

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Qui Ordine IMPERIA – “STOP” DELL’ORDINE ALLA COLLABORAZIONE CON LA PROVINCIA

SISMICA, PINO: «ORA BASTA, ATTENDIAMO SOLUZIONI CONCRETE»

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ultimo elemento a dimostrare quanto la Liguria in materia sismica sia, senza alcuna ironia, “terreno sdrucciolevole” pure a livello legislativo, è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale, che il 16 dicembre (sentenza 272/2016) ha dichiarato illegittimi l’art. 20 e 21 della LR 12/2015 sull’abbattimento delle barriere architettoniche e le regole antisismiche, perché scavalcano e contraddicono la normativa nazionale. Risultato: cambiano nuovamente le carte in tavola sull’obbligo della documentazione antisismica e sugli interventi in materia di barriere architettoniche (V. servizio a pag. 9). Una novità che si inserisce in un quadro già estremamente complesso che affligge da tempo l’Imperiese. Giusto per dire: dopo due anni di fattiva collaborazione fra l’Ordine degli Ingegneri – grazie alle prestazioni volontarie di decine di suoi iscritti - e la Provincia, accordo nato per smaltire centinaia di domande antisismiche presentate da imprese e cittadini, ci si ritrova nuovamente bloccati per la storica carenza di personale dell’Ente pubblico e della mancanza di specifiche competenze interne. Dal 2014 l’accordo firmato dal Presidente Domenico Pino, sostenuto dal Consiglio dell’Ordine, con i responsabili della Provincia, era stato rinnovato più volte, con l’assicurazione che la situazione si sarebbe risolta. Questo ha portato quasi all’azzeramento dell’istruttoria di tutto l’enorme arretrato, nell’interesse dell’intera economia locale. Ma il 6 dicembre scorso gli l’Ordine degli ingegneri, dopo gli ennesimi inconcludenti incontri ed appelli - constatato che non era in atto alcun provvedimento amministrativo finalizzato alla soluzione dei problemi, che anzi tendevano ad aggravarsi - ha deciso di fare un passo indietro chiedendo il rispetto degli accordi e una riorganizzazione dell’ufficio che garantisse finalmente i tempi di legge per il rilascio delle Autorizzazioni sismiche, evitando ulteriori disagi ad un’edilizia già fortemente in crisi sul territorio. Non solo: ma la situazione è talmente grave su tutto il territorio provinciale, che sono diversi i soggetti che hanno già fatto o stanno pensando di fare ricorso contro il blocco delle pratiche edilizie che impedisce di realizzare lavori già urbanisticamente autorizzati e quindi cantierabili, con gravi danni non solo per i privati ma anche per la pubblica amministrazione. Presidente Domenico Pino, in poche parole, come si è giunti a questa situazione, e soprattutto come se ne esce? «Glielo dico in poche parole. Poi giudichi chi deve farlo, e sia chiaro di chi sono le responsabilità in una vicenda che sta toccando vette assurde. Nell’ottobre-dicembre 2014, ci eravamo coordinati con il dirigente della direzione operativa ambiente della Provincia di Imperia, l’ing. Lauretti, che aveva creato l’ufficio di supporto al settore Cemento armato per dare una mano nell’espletamento delle pratiche sismiche, che avevano un tempo di attesa medio di circa un anno. Con circa 36 ingegneri strutturisti

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Nonostante gli impegni presi per sanare una situazione che colpisce il settore edilizio, e l’impegno degli ingegneri che hanno riportato quasi in pari l’istruttoria delle pratiche antisismiche, praticamente nulla è cambiato per risolvere le carenze del settore nell’Ente Pubblico

Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Domenico Pino


Qui Ordine volontari, avevano formato 12 commissioni riportando i tempi a un livello accettabile. L’anno successivo l’ing. Lauretti va in pensione e l’allora dirigente ing. Migliorini chiede all’Ordine il rinnovo della convenzione, specificando che però può gestire solo 4 commissioni. Nel 2016 alla Migliorini subentra l’ing. Mauro Balestra, che a giugno ci chiede un’ulteriore proroga. Noi accettiamo ponendo la condizione che la Provincia nel contempo si attrezzi, perché è l’amministrazione pubblica che deve fornire questo servizio. Risposta della Provincia: non abbiamo risorse, aspettiamo risposte dalla Regione. Nel frattempo va in pensione anche il geologo provinciale, del quale non è mai stato nominato un sostituto e da allora le pratiche ricominciano ad accatastarsi in quanto mancano del necessario parere geologico, nonostante vengano esaminate dalle nostre commissioni. Malgrado le nostre nuove pressioni perché la situazione venga risolta, non si trova una soluzione all’emergenza. Per cui abbiamo capito che, in tali condizioni e nonostante il contributo dei nostri specialisti volontari, le Autorizzazioni simiche avrebbero continuato ad avere ritardi in quanto mancava la volontà politica di risolvere il problema. Il Consiglio dell’Ordine ha quindi deciso di interrompere la collaborazione non rinnovando ulteriormente la convenzione con la Provincia». Quindi? «Quindi ci consideriamo parte lesa, a nome non solo dei professionisti che hanno fin qui lavorato gratuitamente, ma anche di tutti i tecnici che non riescono a portare avanti i loro progetti perché gli uffici della Provincia sono intasati e nessuno mette in campo misure efficaci; così come per le imprese edili e i cittadini che stanno perdendo tempo e denaro». Chi subisce i maggiori danni presidente Pino? «La crisi dell’edilizia colpisce tutti. Il fatto è che non ci si rende conto che non sanare queste situazioni crea effetti a catena che distruggono l’economia di un’intera provincia e colpisce le stesse istituzioni. Il problema non è quello dell’obbligo del rilascio dell’Autorizzazione sismica “preventiva”, prevista per legge ed assolutamente motivata nel caso di strutture che hanno una certa rilevanza dal punto di vista della pubblica e privata incolumità. Ma il fatto che l’obbligo sia esteso a quasi tutti gli interventi edilizi, per cui anche i piccoli interventi sono sottoposti alla stessa istruttoria, allungando ulteriormente i tempi di attesa. In merito si vuole sottolineare che, grazie all’intervento della nostra Federazione, è stata recentemente modificata e migliorata la DGR che stabilisce i cosiddetti interventi “non rilevanti”, per i quali non è necessario ottenere l’autorizzazione sismica preventiva» La legge che istituisce l’autorizzazione sismica prevede che l’istruttoria si concluda entro sessanta giorni. Il nostro giornale ha denunciato recentemente una serie di anomalie, nella classificazione dei Comuni sismici effettuata dalla Regione, per cui risulterebbero sottoposti ingiustamente all’Autorizzazione sismica mentre altri ne sarebbero esclusi nonostante il loro valore dell’accelerazione al suolo sia superiore a quelli attualmente soggetti, determinando pertanto un’applicazione incongrua della legge. Oggi sono 21 i Comuni imperiesi, nei quali risiede la maggior parte della popolazione provinciale, dove per l’esecuzione di lavori edilizi è richiesto il rilascio dell’Autorizzazione Sismica Preventiva. G. San.

Il palazzo della Provincia di Imperia

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Qui Ordine LA SCOMPARSA DEL CONSIGLIERE DI GENOVA, ING. SIGNORELLI

CIAO ALDO, MAESTRO DI INGEGNERIA È mancato il 23 dicembre dopo una malattia affrontata con grande forza d’animo e dignità, esattamente 40 anni dopo la laurea. Strutturista apprezzato per la sua professionalità e le sue qualità umane, lascia molti “allievi”. Proprio su questa rivista la sua ultima, preziosa “lezione” sulla sismica ROBERTO ZANARDI E IL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DI GENOVA

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ella serata dell’antivigilia di Natale, fra le braccia della moglie e dell’anziana mamma, ci ha lasciato a 64 anni l’Ing. Aldo Signorelli, Consigliere dell’Ordine di Genova dal 2013. In silenzio, da par suo, dopo un’impari lotta che, ancora una volta, ne ha esaltato la dignità e l’immensa forza d’animo. La sua eredità sarà per tutti, e non solo per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, di frequentarlo, di volergli bene. E consiste nel suo impeccabile stile di vita, basato sulla bontà, la morale, l’impegno e l’entusiasmo. Che ha applicato soprattutto nella sua professione, sempre svolta con classe, etica e bravura. E con impareggiabile arte. A questo proposito, come non mai potrebbe essere calzante quanto disse Thomas W. Wilson, accademico, rettore, presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la Pace: «Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale L’ing. Aldo Signorelli più resistente nell’edilizia è l’arte». E di arte Aldo ne ha sempre avuta tanta. Anche quando era un giovane “discolo” che si burlava di tutti, come ricorda Mamma Ina, donna d’altri tempi, che con commozione ci racconta di Aldo e del fratello, sempre uniti, nei giochi e nella vita. Aldo ha voluto diventare Ingegnere per passione e la sua famiglia, con orgoglio e non pochi sacrifici, lo ha subito sostenuto. Pochi giorni prima di Natale 1976 – a pensarci, quarant’anni fa esatti! - ecco la Laurea in Ingegneria Civile Edile. Ovviamente con lode. Quindi Esame di Stato, immediata iscrizione al nostro Ordine ed inizio di una libera professione che lo vede impegnato in tutte le attività della progettazione delle strutture: dalle opere edili alle industriali, dalle stradali alle marittime, alle geotecniche. Utilizzando materiali Cover tradizionali come calcestruzzo, acciaio, legno, ed innovativi, come Cover DOPO IL SISMA IN CEN TRO ITALIA – PARLA le composizioni miste. L’INGEGNERE STRUTTU RISTA Di studio in studio e, talvolta, in associazione con alcuni stimati DALLA SC OSSA DI TE RREMOTO AL PROGETTO PER “R Colleghi genovesi. Superando momenti difficili, nei quali è l’uomo ESISTERE” che guida l’ingegnere. Sino alla creazione di quello che, crescendo ALDO SIGNORELLI a scossa sismica esprim e un’oscillazione repentina del suolo e del sottoe maturando, ha sempre avuto come principale obiettivo: uno studio suolo, caratterizzata da una significativa accelerazion Che cosa succede dura e del piano sul quale si insediano gli edifici i quali nte tendono a mantenere “per un movimento tellurico, iniziale configurazione e inerzia” la loro quindi subiscono stati di con tanti giovani, alcuni di essi già conosciuti, ai quali trasmettere il spostamento differenziati diverse altezze e sollecitazion come si mitiga l’azione alle i conseguenti (più accentuate inferiori). ai livelli altimetrici sismica sugli edifici esist enti L’azione sismica è calcol suo insegnamento professionale e di vita. abile - in base alle Norm e si aumentano le gara e NTC 2008 di cui al D.M. 233 del 14/01/2018 (che si nzie rifanno agli Eurocodici) per quelli di nuova seguendo una procedura che porta all’identificazione dell’accelerazione orizzo Aldo è stato per loro un faro, un sicuro rifugio dal mare in tempesta. ntale sismica massima in costruzione. Tra imposizio funzione di uno studio identif icativo della sensibilità o ni della predisposizione al sisma del territorio. legislative e caratteristiche Il valore dell’accelerazione Ma il suo insegnamento è andato oltre. Nei visi tristi ed addolorati dei pres sismica orizzontale massi tazio nali, il ruolo centrale ma a è stabilito zona per zona dalla vigente Norm a Tecnica ed è localmente del progettista amplificato dai fattori topografici e di sottosuolo dello specifico sito in base suoi ragazzi una certezza: ce la faranno, perché Aldo sarà sempre alle caratteristiche intrinseche dei fabbricati oggett o di progettazione (morfo logia e materiali usati per le strutture che il progettista decide): la norma propone dei parametri riduttivi dell’azione sismica in ragion con loro, con noi e con tutti coloro che sapranno vederlo ancora. e della relazione tra l’azion e e la “risposta” stessa sismica fornita dal fabbri cato. Non potendo il Progettista intervenire sui valori dell’ac Proprio nel numero scorso di “A&B”, il mensile della nostra celerazione orizzontale massima (desunti sulla base di analisi geognostiche e di studi statistici), questi può comunque operare nell’ambito della progettazion e strutturale - individuando le caratteristiche costruttive meno vulnerabili Federazione, ha lasciato il suo ultimo contributo per tutti i colleghi all’azione tellurica. Si tratta quindi di valutare come bilanciare opportunamente duttilità e resistenza degli elementi che compongono la struttura del fabbricato. Il Progettista attribuisce liguri e non solo. Gli era stato chiesto, nell’ambito del servizio di all’intelaiatura strutturale un comportamento che deve essere dissipativo e dimen siona gli elementi principali (pilastri) con resistenza tale da garantire il mante nimento dell’integrità degli copertina sul sisma nell’Italia centrale, di spiegare fra l’altro in elementi portanti. Nel caso di un evento sismico impor tante e pericoloso, il criteri o di sacrificare anticipatamente taluni elementi (travi) consentono che si plasticizzino (senza rompe così da contenere e limita maniera semplice perché lo capissero tutti – visto che la rivista non è rsi) re i danni alla struttura e salvaguardare le persone. La duttilità dell’apparato strutturale consente un compo rtamento del fabbricato in cui l’energia del sisma viene dissipata attraverso letta solo da ingegneri – che cosa succeda durante un terremoto. Lui deformazioni cicliche che, nell’ottica di privilegiare la salvaguardia della vita umana, ficano l’apparato edilizio e in parte anche quello struttu in certa misura sacrirale. Ne consegue che gli effetti aveva riso, ma aveva risposto con la consueta gentilezza: «In maniera dell’accelerazione sismic a massima (stabilita dal D.M. 14/01/’08) per ogni località del territorio nazion ale, possono essere ridotti a seconda delle caratteristic he costruttive del fabbricato semplice perché capiscano tutti cosa sia un movimento tellurico? Beh, fin’anche nell’ordine dell’80%. Tale constatazione dimos tra che un’impostazione e poi uno sviluppo accort progetto strutturale posso o del non garantisco, ma posso provarci». Basta leggerlo per capire. no significativamente aume ntare il grado di affidabilità dell’opera. Un dimen sionamento fondato sulle caratteristiche prestazional che l’immobile vuole assicu i rare per il proprio arco di vita, può garantire dunqu un’assai aumentata sicure e *** zza a parità di magnitudo tellurica. La definizione della capacità del fabbricato a far fronte alle azioni sismic del progettista che ha gli he è nelle possibilità strumenti per bilanciare Ai familiari dell’Ing. Signorelli, a nome di tutti gli ingegneri e degli Ordini la tutela della vita umana il mantenimento delle funzio con ni in relazione alla vita dell’op ritorno del sisma”. era e al “periodo di della Liguria esprime le sue affettuose condoglianze la Federazione regionale degli Ordini liguri, a cui si associa la direzione di questo giornale.

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L’ing. Aldo Signorelli

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Qui Ordine LA SPEZIA – Consegna a fine anno

LA SPEZIA – L’iniziativa con Comune e Lions

FINALMENTE PIAZZA VERDI TORNA ALLA CITTÀ

GLI INGEGNERI IN MISSIONE NELLE SCUOLE

Ma se le discussioni non si placano, almeno si capisca l’importanza di avere norme certe e iter semplificati in particolare nelle opere pubbliche

Inizia il “tour” nell’ambito di “Tutela Spezia”. Specialisti in cattedra spiegano ai ragazzi il rischio idrogeologico e illustrano la app “Io non cedo”

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el bene o nel male, nonostante i ritardi e le polemiche, Piazza Verdi è stata restituita ai cittadini il 30 dicembre, nella nuova configurazione architettonica ed artistica di Daniel Buren. Lasciamo ai critici d’arte, come già facemmo nella nostra rivista web di oltre un anno fa (ottobre 2015), gli opinabili giudizi estetici che, a nostro avviso, fanno parte della sfera personale, limitandoci ancora a riflettere su una vicenda che è un fulgido esempio di quanto siano diventate purtroppo anche opinabili le materia dell’edilizia ed in particolare delle opere pubbliche. Una storia iniziata a metà del 2012 e conclusa alla fine del 2016 infatti fa discutere ancora in merito alla fruibilità degli spazi e la promiscuità tra area pedonale e transito dei mezzi pubblici. Ma forse ha insegnato quanto sia necessario, soprattutto nelle opere pubbliche, disporre di norme certe e di iter autorizzativi semplificati, pur nel giusto rigore e rispetto delle leggi. Paolo Caruana

La nuova Piazza Verdi in versione by night e, sotto, com’era in origine

Immagine didattica tratta dai seminari “Io non cedo” per le scuole

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partito a ottobre in occasione della manifestazione Tutela Spezia, ed ora si sta concretizzando, il tema di studio “Io non cedo” promosso dal Distretto Lions 108 tb, in collaborazione con gli Ingegneri e l’IPE, per la formazione e l’informazione sulle problematiche connesse al dissesto idrogeologico. Il “tour” nelle scuole inizierà dal Liceo Classico Lorenzo Costa della Spezia (l’11 gennaio) e avvierà il programma di incontri con gli studenti delle scuole medie superiori, in cui si affronteranno i temi del rischio idrogeologico, cercando di sensibilizzare i giovani sull’argomento, nell’intento primario di diffondere, attraverso loro e le loro famiglie, la cultura della prevenzione e le norme di autoprotezione. I giovani da sempre sono il veicolo migliore per la diffusione delle informazioni, soprattutto oggi che la Rete si è estesa a livello planetario, con il ruolo sempre più importante rivestito dai social network. Per facilitare la comprensione e l’apprendimento, durante gli incontri sarà presentata l’App “Io non cedo”, attraverso la quale gli studenti, nel linguaggio a loro più congeniale, potranno assumere informazioni sugli allerta meteo, la viabilità, l’apertura o meno delle scuole e potranno consultare le norme di autoprotezione da adottare in caso di eventi naturali. Il progetto, condiviso e supportato, oltre che da IPE (Associazione Nazionale Ingegneri per le Emergenze) anche dal Comune della Spezia, ha già suscitato molto interesse anche oltre i confini provinciali e regionali. Paolo Caruana

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Qui Ordine IL RICONOSCIMENTO AGLI INGEGNERI ISCRITTI ALL’ORDINE DA 50 E 60 ANNI

IL PREMIO ALLA CARRIERA AI “SENATORI” GENOVESI Il presidente Marco Sartini: «Gli ambiti in cui vi siete espressi con operosità e ingegno sono molti, e per noi e per i nostri giovani colleghi rappresentate un esempio da seguire». Alla cerimonia presenti diverse autorità

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I neo Senatori e grandi Senatori dell’Ordine di Genova insieme, al centro in ultima fila, con il presidente genovese

ome ogni anno, si è svolta presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri di Genova la cerimonia di consegna degli attestati di iscrizione all’Albo professionale agli ingegneri iscritti da 50 e 60 anni. Tra gli altri, erano presenti: don Massimiliano Moretti cappellano del Lavoro, Alberto Pandolfo e Cristina Lodi in rappresentanza del sindaco Marco Doria, Carlo Podenzana Bonvino della Facoltà di Ingegneria di Genova ora Scuola Politecnica, Luciano Piccinelli presidente del Collegio dei Geometri e l’avvocato Carlo Iavicoli, per l’Ordine degli avvocati. Sono state consegnate le medaglie d’oro in segno di stima per la lunga e apprezzata attività professionale. I diciassette ingegneri che hanno raggiunto il traguardo dei 50 anni sono: Guido Abate, Giorgio Agnese, Franco Marco Astuti, Luigi Bignardi, Giuseppe Borneto, Giorgio Buldorini, Andrea Buti, Giovanni Farina, Giuseppe Guicciardi, Giuseppe Nostro, Andrea Ognio, Ennio Paolucci, Piero Pizzamiglio, Valentino Robiglio, Gianfranco Scarsi, Gior-

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gio Stella, Alfredo Carlo Vitali. Come di consueto, il Consiglio ha deciso di festeggiare anche tutti coloro che, già insigniti del titolo di senatore dell’Ordine, hanno conseguito i 60 anni di iscrizione all’Albo professionale consegnando loro una targa commemorativa. Nove sono gli ingegneri che quest’anno hanno raggiunto questo importante traguardo: Vittorio Bravo, Oscar Fabbri, Giacomo Frediani, Giustiniano Incarnati, Sergio Levi, Giuseppe Moretti, Gianluigi Noce, Massimo Viezzoli, Pier Giovanni Zuccarelli. «Ringrazio a nome del Consiglio e di tutto l’Ordine – ha commentato il neo presidente dell’Ordine genovese, Marco Sartini - i nostri colleghi senatori. A pochi giorni dalla mia elezione è per me una grande gioia incontrare chi ha saputo costruire una lunga e onorata carriera. Sono molti gli ambiti in cui vi siete espressi con operosità e ingegno, siete per noi e per i nostri giovani ingegneri un esempio da seguire» Giulia Danieli

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Qui Ordine

FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu

Presidente Paolo Caruana (SP); Segretario Claudia Bedini (SP); Consiglieri Giuseppe Anselmo (IM), Nicola Berlen (SV), Maurizio Michelini (GE), Domenico Muccio Palma (GE), Domenico Pino (IM), Fulvio Ricci (SV), Marco Sartini (GE), Roberto Zanardi (GE). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.810 - Sezione B 239 – TOTALE 7.049 (di cui 6.077 uomini e 972 donne)

GENOVA

IMPERIA

Presidente Marco Sartini Vice Presidente Domenico Muccio Palma Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Antonio Brencich, Paolo Costa, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi Consigliere Nazionale CNI Roberto Orvieto

Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.

Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.580 - Sezione B 117 TOTALE 4.697 (di cui 4.055 uomini e 642 donne) a dicembre 2016

LA SPEZIA

Via Vittorio Veneto, 99/2 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com

Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 465 - Sezione B 20 TOTALE 485 (di cui 421 uomini e 64 donne) a dicembre 2016

SAVONA

Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it

Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Claudia Bedini Segretario Marco Fanton Consiglieri Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Stefano Pasquali, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.

Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Gabriele Calzavara, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia.

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 698 - Sezione B 28 TOTALE 726 (di cui 639 uomini e 87 donne) a dicembre 2016

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.067 - Sezione B 74 TOTALE 1.141 (di cui 962 uomini e 179 donne) a dicembre 2016 n. 10-12 - Ottobre-Dicembre 2016 -

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m ail b ox «Contabilizzazione: l’amministratore ci ha convinti per l’adeguamento, d’accordo con un installatore e un “esperto” suo dipendente. Confusione, poca voglia di informare ma anche di essere informati»

L’ORDINE: «CONTA L’INDIPENDENZA DI GIUDIZIO DEL PROFESSIONISTA» F.M. Genova (il lettore, che ha fornito generalità complete e indirizzo, ha chiesto di essere indicato con le sole iniziali) - Qualche mese fa viene fatta l’assemblea condominiale ove viene anche discusso l’imprescindibile OBBLIGO di applicare i contabilizzatori sui termosifoni. L’amministratore afferma che si tratta di norme europee INDISCUTIBILI, e ci presenta un certo signore X che avrebbe valutato la imprescindibile necessità di applicare suddetti contabilizzatori. Il Sig. X descrive la funzione dei contabilizzatori che porterebbero ad un sicuro risparmio e parla della ditta Y che sarebbe la migliore nel campo per applicarli. Non ci viene offerta la possibilità di vedere i preventivi di almeno altre 2 ditte per poterli confrontare e quindi decidere di conseguenza. Non ci informano che per Genova, zona climatica C, mediante una relazione professionale “super partes” sarebbe possibile dimostrare che non esiste efficienza in termine di costi e quindi il condominio sarebbe stato esentato dall’onerosa operazione. Neppure ci informano che persone anziane o malate costrette a rimanere in casa tutto il giorno sarebbero fortemente danneggiate dal fatto che pavimenti, soffitti e pareti circostanti al loro appartamento sarebbero più fredde a causa del fatto che i vicini hanno chiuso le valvole termoregolatrici perché in ufficio, quindi loro per sopravvivere dovrebbero spendere ancora di più per mantenere tutti i termosifoni in buona funzione. Per non dire se i suddetti, si trovano all’ultimo piano sotto al terrazzo condominiale ed esposti anche a nord… poveretti! Le parole dell’amministratore pare siano cosi “convincenti” che la “imprescindibile operazione” viene approvata dall’assemblea. Successivamente si vengono a scoprire 2 cose interessanti: 1) il sig. X, il tecnico che ha proposto la ditta Y per applicare i contabilizzatori, è un DIPENDENTE DELLA STESSA DITTA Y; 2) il sig. X, possedendo un appartamento nel condominio che è vuoto

da tempo, è molto interessato all’applicazione dei contabilizzatori per poter tenere tutto l’inverno i termosifoni chiusi onde pagare il minimo di riscaldamento. Nell’assemblea successiva si è parlato ancora dei problemi dei contabilizzatori, che l’amministratore non era stato in grado di spiegare. Alcuni condomini non sono d’accordo sul fatto che suddetti contabilizzatori emettano radiazioni elettromagnetiche (contabilizzazione elettronica) e non gli era stato ancora detto che se si desidera la contabilizzazione manuale la lettura comporta costi aggiuntivi di circa € 5,00 per ogni contabilizzatore. Inoltre non si era stati informati che suddetti contabilizzatori hanno una vita massima di 10 anni e poi devono essere sostituiti, con costi ulteriori che rendono ancora più improbabile la “convenienza” dell’operazione. Non essendo l’amministratore in grado di dare alcuna risposta ai quesiti, egli stesso decide di riunire i Consiglieri del condominio assieme al signor X (il grande esperto scelto dall’amministratore) ed al proprietario della ditta Y (già prescelta dall’amministratore per l’esecuzione dei lavori) per ricevere risposte professionali ai quesiti. Purtroppo, con grande sorpresa e perplessità dei Consiglieri presenti, neppure il grande esperto signore X è in grado di fornire risposte adeguate (e neppure il signor Y proprietario delle ditta prescelta ivi presente) e, quindi, chiede ulteriore tempo per informarsi adeguatamente (no comment!). In tale occasione, dati gli inconvenienti temporali che si moltiplicano, io suggerisco ancora di far fare con urgenza una perizia da un esperto qualificato in grado di dimostrare che la contabilizzazione per il nostro condominio non è conveniente. Vengo guardato dagli altri consiglieri presenti con scetticismo, come se facessi delle osservazioni inutili, senza alcun senso e valore! Questa purtroppo è la realtà della situazione! Sono ancora in attesa di una risposta documentata: che cosa posso fare?

Risponde l’ing. Maurizio Michelini, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Genova - La lettera racconta una storia un po’ confusa (es. Genova è in Zona D, non C), ma meritevole di rispetto, perché fa emergere la drammaticità di una situazione che da tempo segnaliamo su questa rivista: i cittadini non sono informati. Eppure le fonti di informazione non mancano. Dal 1923, in caso di controversia professionale (cioè uno dice una cosa e un altro dice l’opposto), si può chiedere un parere all’Ordine degli Ingegneri (L.1395/1923, art.5, p.3), che, in quanto ente pubblico, risponde oggettivamente e sopra qualsiasi interesse di parte, come farebbe un Giudice. Alcune risposte alle domande più frequenti sono pubblicate in home page su www.ordineingegneri.genova.it, nella sezione dedicata al D.Lgs. 102/2014. Poi c’è il sito www.normattiva.it, che pubblica gratis il testo delle norme, così da maturare una propria consapevolezza della verità. Tornando alla lettera, la risposta è direttamente contenuta nell’articolo 16, comma 7 del D.Lgs. 102/2014: «Il proprietario dell’unità immobiliare, che non provvede ad installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun corpo scaldante posto all’interno dell’unità immobiliare, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare. La disposizione di cui al primo periodo non si applica quando da una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione dei predetti sistemi non è efficiente in termini di costi».

La norma è diretta ai singoli proprietari, che possono decidere se: 1. Incaricare un professionista per verificare se vi sia efficienza in termini di costi e, in caso negativo, soprassedere all’installazione dei dispositivi (eventualmente delegando l’amministratore, se esiste). 2. Tralasciare questa opportunità e installare i dispositivi, in quanto già convinti dell’utilità della contabilizzazione; se la decisione viene assunta in assemblea, con la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio, diviene obbligatoria per tutti (Legge 10/1991, art. 26, comma 5), anche in presenza di una relazione di non convenienza economica disposta da uno o più condomini dissenzienti. Non vedo invece nulla di strano nel comportamento dell’amministratore che ha portato in assemblea una ditta di fiducia con un preventivo, visto che, da quanto leggo, i singoli proprietari non hanno proposto ditte per eseguire i lavori, nè professionisti per verificare se fossero o meno obbligatori. Semmai è strano chiedere ad un installatore di dispositivi impiantistici se sia o meno utile installare dispositivi impiantistici e, magari, aspettarsi che dica di no... Per queste cose ci sono i professionisti iscritti all’albo. Proprio su questo tema, fino a giugno 2017 l’Ordine degli Ingegneri di Genova tiene una tavola rotonda permanente ogni mercoledì, dalle 17 alle 19, presso la sede di Piazza della Vittoria 11/10, aperta alla cittadinanza, alle Istituzioni e agli operatori di settore (iniziativa pubblicizzata sul sito dell’Ordine; coordinamento 335.8098459). Il lettore è invitato.

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n. 10-12 - Ottobre-Dicembre 2016


n. 10-12 - Ottobre-Dicembre 2016 -

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Sommario

SOMMARIO 1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di Stefano Rolli 2 Post-Rullo Proposta: facciamo in Regione la Semplificazione Normativa - Maurizio Michelini 4 Editoriale

«I miei tre hashtag per il CNI» - Roberto Orvieto

5 Armando Zambrano: «Continuità ma anche un ruolo più forte» - Intervista di Gianfranco Sansalone 6 Sulla rotta di Cert-Ing e servizi - Marco Sartini 8 Random Genova, e il Bruco non c’è più 9 Sismica, la Consulta boccia in parte la L.R. 12/15 9 Agevolazioni e finanziamenti Eu dal 2 gennaio 10 Qui Federazione Un anno di impegno: gli obiettivi raggiunti mentre il lavoro continua - Paolo Caruana 12 Cover - Emergenze, le proposte degli Ingegneri Grandi rischi: basta “spezzatini” la soluzione è il coordinamento - P. Caruana 14 Una svolta davvero coraggiosa? Applicare il metodo prestazionale. La parola agli specialisti G. Sansalone 18 Rilievi da rifare, i Liguri tornano nel Centro Italia scosso dal sisma - Fabrizio Ferrari 18 «Primi ad arrivare dalla Liguria, un’esperienza indimenticabile» - Nicola Brizzi 20 Professione ”Nino Ferrari”: cent’anni di costruzioni, e i progetti rischiano di sparire - Luca Lottero, G. Sansalone 22 La mediateca che promuove l’Italia in tutto il mondo - G. Sansalone 23 Attualità Il cacciatore della pioggia - L. Lottero 24 Qui Ordine Sismica, Pino: «ora basta, attendiamo soluzioni concrete» - G. Sansalone 26 Ciao Aldo Signorelli, maestro di ingegneria Roberto Zanardi e il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Genova 27 La Spezia: Finalmente Piazza Verdi torna alla città / Gli Ingegneri in missione nelle scuole – P. Caruana 28 Il premio alla carriera ai “senatori” genovesi Giulia Danieli 29 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria 30 Mailbox Contabilizzazione: un lettore racconta la sua esperienza

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A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Paolo Caruana (Sp) Segretario: Claudia Bedini (Sp) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Nicola Berlen (Sv), Maurizio Michelini (Ge), Domenico Muccio Palma (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Marco Sartini (Ge), Roberto Zanardi (Ge) Direttore Editoriale: Maurizio Michelini Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVII N. 10-12 Ottobre.Dicembre 2016 Chiuso in redazione il 30 dicembre 2016 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova E-mail: graficalp@graficalp.191.it www.promogenova.it/grafica-lp/ Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Claudia Bedini, Nicola Brizzi, Gianluigi Calzetta, Paolo Caruana, Giulia Danieli, Fabrizio Ferrari, Luca Lottero, Maurizio Michelini, Roberto Orvieto, Gian Giorgio Parodi, Domenico Pino, Stefano Rolli, Fabio Sappia, Marco Sartini, Enrico Sterpi, Armando Zambrano, Roberto Zanardi Grazie per la collaborazione alle segreterie degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Progetto grafico: Movie & Fashion Group Srl In copertina: Panoramica di Genova e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (foto Aba News) Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.500 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà. Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite.

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