Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
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L’Ingegneria liberi l’energia
L’ingegneria liberi l’energia Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova Fiera Internazionale, Salone Nautico, 24 Settembre 2016
Maurizio Michelini - Roberto Orvieto Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
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Atti & Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
L’ingegneria liberi l’energia Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova Fiera Internazionale, Salone Nautico, 24 Settembre 2016
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L’INGEGNERIA LIBERI L’ENERGIA Seminario Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova Fiera Internazionale, Salone Nautico Genova 24 Settembre 2016 Progetto Editoriale e grafico Agenzia ABA Comunicazione - www.abacomunicazione.it Autori Ing. Maurizio Michelini, Ing. Roberto Orvieto Contributi Prof. Ing. Paolo Cavalletti, Prof. Ing. Franco Michelini Coordinamento editoriale Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Oksana Doudko, Maria Rosa Merlo Foto Agenzia Aba News Block Notes n. 9 Supplemento al n. 7-9, Luglio/Settembre 2016, del mensile A&B – Atti e Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria, della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Presidente Paolo Caruana Direttore Editoriale Maurizio Michelini Reg. Tribunale di Genova n. 64 del 25 marzo 1949 – Anno LXVII Direttore responsabile Gianfranco Sansalone rivista@federazioneingegneri.liguria.it - www. federazioneingegneri.liguria.it Editore Nuova Grafica LP www.promogenova.it/grafica-lp Redazione Agenzia ABA News - Genova redazione@abanews.it - www.abanews.it Direzione Editoriale Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova Pubblicato in edizione Pdf su www.federazioneingegneri.liguria.it 2/
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IL SALUTO DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DI GENOVA
L’energia, una grande risorsa da conoscere ma anche da “gestire” chelini, ricorrendo anche un po’ alla fantasia, e ne approfitteremo per parlare di energia a 360 gradi. Io vi parlerò di “rinnovabili” e ne approfitterò per fare il punto della situazione, perché penso sia giusto capire quale sia lo stato dell’arte, dove siamo, Per noi questa che cosa stia facendo il mondo, quali siano le tecè una finestra nologie trainanti, e quindi internazionale, e pensiamo sfatare tanti miti. Anche perché io stesso, facendo che il Salone sia una ricerca per un quotiun obiettivo primario che diano importante - che ha ripreso anche il Sole 24 il capoluogo ligure Ore - mi sono reso conto non debba assolutamente che ormai l’energia rinnovabile trainante passa perdere da due “canali”. Vedremo quali sono, capiremo la un obiettivo primario, che il capocontestualizzazione, cosa luogo ligure non debba assolutaci ha detto l’Europa e cosa mente perdere. Anche per questo sta succedendo nei vari pure all’ultimo minuto perché non Continenti, con un focus in Da sinistra, gli ingegneri Michelini e Orvieto (Foto Aba News) c’era lo spazio disponibile - siamo Italia e in Liguria… riusciti a non mancare. A questo seminario - che Un altro piccolo focus rinon per caso abbiamo tiguarderà l’energia legata tolato “L’Ingegneria libeal mare. Qui al Salone ri le energie” - abbiamo Nautico, del resto, ci troinvitato tutte le categorie viamo nel posto giusto… professionali e a tutti i Quindi mi fermerò e paspresenti dò il benvenuto: serò la parola a Maurizio, ai colleghi, agli architetti, il quale affronterà un ai geometri, ai periti, a argomento importante tutte le altre categorie e attualissimo come la che hanno accolto l’invito, contabilizzazione e la agli amministratori, agli termoregolazione nei installatori, agli amminicondomini, legata a prostratori pubblici. cessi che bisogna gestire Di cosa parleremo è noto. con profonda conoscenza Il titolo è ambizioso: lo della legislazione vigente. abbiamo coniato con il collega Maurizio Mi-
ROBERTO ORVIETO nche quest’anno l’Ordine degli Ingegneri partecipa, con grande orgoglio, al Salone Nautico nella Fiera di Genova, per noi una finestra internazionale. Teniamo molto alla nostra città e pensiamo che questo Salone sia
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IL PUNTO SULLE TRASFORMAZIONI DI UN SETTORE STRATEGICO NON SOLO PER L’ECONOMIA
ORVIETO: «ENERGIE RINNOVABILI: PERCHÉ SONO IL NOSTRO FUTURO» Dott. Ing. Roberto Orvieto Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova o detto nel mio saluto in apertura di questa mattinata di studio, che nel corso del mio intervento avrei affrontato il tema delle fonti e dell’energia rinnovabili. Ma innanzitutto: che cosa vuol dire “rinnovabile”? La nostra coscienza di ingegneri pensa sempre a qualcosa che oltre a essere rinnovabile deve essere anche inesauribile. Ma cosa vuol dire “inesauribile”? Semplicemente che la risorsa energetica si rigenera almeno alla stessa velocità con cui viene consumata.
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Per la prima volta, nel 2015, c’è stato un aumento di oltre il 50% della nuova capacità di generazione di “energia verde” installata, dopo un trend negativo degli ultimi anni Block Notes n.
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Il pubblico in un momento dell’intervento dell’ing. Orvieto (foto Aba News)
La legge italiana, che ha recepito attraverso il Decreto Legislativo n. 28 del 03 marzo 2011 - i contenuti della Direttiva 2009/28/CE, ha finalmente definito cosa sono considerate fonti rinnovabili: il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici. In quest’ultima vedremo un aspetto molto importante su cui si sta lavorando in maniera davvero incessante. Quindi pensate – e tenete in mente
questi aspetti - alle biomasse e alla sostenibilità del ciclo: il mondo e gli orizzonti ci si pongono davanti e anche noi come ingegneri, architetti, professionisti in generale dobbiamo sicuramente “traguardare” (uso un termine di ingegneria ma che può essere applicato a tutte le professioni). Analisi delle fonti energetiche lo stato dell’arte nel globo Vi chiederete: qual è lo stato dell’arte a livello mondiale riguardo le nuove energie rinnovabili? Intanto
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vengono chiamate nuove perché si differenziano dai grandi impianti idroelettrici a cui siamo abituati, i quali nonostante tutto negli ultimi anni conoscono una piccola in crescita. Per la prima volta, nel 2015, c’è stato un aumento di oltre il 50% della nuova capacità di generazione di “energia verde” installata, dopo un trend negativo degli ultimi anni. Questi sono dati statistici raccolti l’anno scorso, nel 2016 sono ancora frazionati. C’è stata una forte coscienza - nel mondo e anche della nostra Regione - per centrare l’obiettivo delle energie verdi, che sono uno degli aspetti della sostenibilità. E di nuovo qui entra “la testa” dell’ingegnere professionista: si parla di sostenibilità quando si guarda tutto il ciclo, perché l’energia viene impiegata e consumata, e quindi se il ciclo è anche un utilizzo efficiente dell’energia, bisogna pensare anche a costruire sistemi energetici efficienti, che possono comunque essere poco energivori, aumentando “la sostenibilità del sistema energia”. Dobbiamo pensare insomma a un ciclo completo. Alcuni dati statistici a livello mondo: la quota delle nuove rinnovabili è stata pari al 53,6% l’anno scorso rispetto al 49% nel 2014, e al 40,2% nel 2013. Vedete quindi che c’è stata una significativa ripresa, una grande sensibilizzazione e una forte impresa. Questo vuol dire nuovo impiego nel settore, occupazione, comunque trend economico che si muove e indotto nel mercato dell’energia. in particolare, nel 2015 sono stati messi in produzione
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134 GW di energie rinnovabili, di cui 62 GW di eolico, 56 GW di fotovoltaico e quantità più modeste di biomasse, waste-to-energy, geotermico, solare termico piccolo idro e tutti gli altri derivati. I due driver trainanti ormai sono centrati: sono sempre l’eolico e il fotovoltaico. I grandi investimenti nel mondo si stanno facendo in questi due settori. Nel 2015 è stato messo in produzione 22 GW grandi progetti idroelettrici - l’accumulo medio eolico può generare una grande energia - e circa 15 GW di nucleare. La parte più preoccupante delle energie messe in produzione nel 2015, in termini di impatto clima, sono circa i 42 GW di energia prodotta dal carbone e i 40 dalle nuove centrali a gas. Non siamo molto distanti – pensate a cosa c’è nel porto di Genova e a cosa sta succedendo a Savona - da queste realtà che tocchiamo con mano tutti i giorni. Analizzando le fonti energetiche nel mondo e la capacità netta di generazione aggiunta relativa, nonostante gli impegni sul Climate Change, i dati che vedete nella “torta”, evidenziano la consistente quota di produzione di impianti energetici da fonti fossili. La fetta azzurra si riferisce alle rinnovabili, e proseguendo in senso orario c’è il carbone, il gas, il nucleare, l’idroelettrico. Quasi il 50%, ancora oggi è preso da una parte di fonti fossili. L’idea sarebbe di eliminare questa parte in completo esaurimento: dobbiamo rendercene conto, ci sono statistiche, ormai, che illustrano con sufficiente precisione quando queste risorse utilizzate in questo modo finiranno. Non essendo rinnovabili, perché non si rige-
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nerano nel tempo in cui vengono consumate, resteremo senza. Gli investimenti nelle nuove fonti nel mondo Riguardo gli investimenti globali nelle rinnovabili, nel 2015 sono cresciuti di un ulteriore 5%, e il totale dell’anno è stato più di sei volte quello del 2004 per un totale di 286 miliardi di dollari (da sei anni ormai superano i 200 miliardi l’anno). C’è un dato molto importante, dal 2011, di ripresa del mercato dell’energia, nonostante tutti gli altri oggi siano asfittici. Nelle barre del grafico ci sono le proporzioni: in alto le eoliche, e sotto la parte del fotovoltaico. Poi c’è un’altra statistica, sulle tecnologie di punta, ricavata da Irena, l’Istituto Internazionale per le Renewable Energy. È un’agenzia che dà dati tutti positivi, quando invece i trend economici effettivamente non lo sono; si occupa di energie rinnovabili, e vede un trend positivo anche nell’ultima parte, quella legata al mare. A questo punto dal pubblico una domanda precisa: «Ma le fonti non rinnovabili, stanno aumentando anche loro percentualmente?» Orvieto: «Non stanno aumentando, però occupano una cospicua quota, come ho già detto prima quasi il 50%, mentre gli orizzonti di tutti i Paesi, dovrebbero convergere verso la totalità delle rinnovabili. Il programma europeo 2016-2020, in questo settore, ha spostato gli obiettivi verso il totale rinnovabile al 2050. Questo è un dato non buono, non positivo, per l’aspetto di sostenibilità mondiale, però c’è, bisogna prenderne atto. C’è in ballo un investimento di 161.000 miliardi di dollari». Guardando invece gli investimenti globali nel 2015 per quanto riguarda la capacità di generazione “per tecnologia”, notiamo che le biomasse, segnano un –29%, il piccolo idrico un -42% e il biofuels, cioè i biocarburanti, il –35%, la geotermica il –23% mentre la marine ancora un –42 per cento. 6/
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I dati sono di questa Agenzia nazionale delle energie rinnovabili e sembrano tutti confortanti, e sono dati economici. Sostiene che l’anno scorso l’installazione di impianti solari ha toccato +26, la parte vento +17%, quella bioenergia +5% come la geotermica, vicine alla marina con +4,8% e l’idrica, la più tradizionale ha visto un incremento del 3%. Questi sono sempre dati mondo, per avere un quadro delle energie di punta e degli investimenti: non sono correlati, quindi dobbiamo pensare all’aspetto economico di flusso e ripresa. In Italia e in Liguria solare ed eolico sul podio Ma in Italia cosa succede? La crescita si è concentrata nel solare, e nell’eolico, però rispetto al mondo, dal 2012/2013 è stata pressoché costante, non c’è stata una crescita. Queste sono le due fonti su cui si è investito di più. Tra il 2010 e il 2012 la capacità rinnovabile installata in Italia è cresciuta di oltre il 50%, da circa 30 a quasi 48 GW. La crescita si è concentrata nel solare (+13,2 GW) e nell’eolico (+2,3 GW) trainata anche dagli incentivi concessi al settore. E in Liguria? Anche qui i dati sono completamente non correlabili perché la nostra terra ha la sue tipicità. Il WWF per verificare se ritenere la Liguria “sostenibile” ha commissionato una ricerca all’Enea: vi invito a cercarla in rete, perché c’è un bello spaccato con tantissime informazioni su come consumiamo l’energia e su come la stiamo producendo. Io ovviamente ho estratto solo quelli salienti che ci servivano oggi, per una breve panoramica. Produzione totale 2014: 7,3 telewattora. Il 6,7% termoelettrico; l’idrico, che riveste la parte più grande, 0,35%; l’eolico 0,12%, il fotovoltaico 0,01%. Le altre Block Notes n.
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parti, gli scarti, sono tutti legati alle biomasse. Quindi si capisce come è orientata ancora oggi la nostra regione. Ecco nella tabella le proiezioni previste al 2020. Abbiamo sempre il fotovoltaico e l’eolico che dovrebbero crescere; c’è un numero 48 produzione di energia. Anche l’idroelettrico dovrebbe crescere, come il biogas. Nella biomassa termica si dovrebbero fare grandi investimenti con conseguenti risultati: 181 ktep per gli orizzonti 2020. Riepilogo: biomassa termica la prima, seguita da pompe di calore, l’aspetto dell’eolico, l’idroelettrico, il fotovoltaico. Ecco su cosa punta dunque la Regione, con le nuove politiche Obiettivo 2020. Sappiamo che dal 2014 il governo è cambiato, ma questi erano i trend che erano stati disegnati. Tutta l’energia che arriva dal mare E vediamo ora i dati relativi agli aspetti dell’energia legati al mare. Sempre più spesso queste 8/
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tecnologie, poco conosciute, vengono utilizzate nella progettazione dei marinas, quindi dei porti. Volevo mostrare, a chi non le conosce, quali sono le tecnologie oggi trainanti e quelle che vengono più utilizzate, nell’ambito marino. Abbiamo ad esempio le correnti marine, che alimentano le turbine sottomarine: guadate gli impianti raffigurati nella slide, funzionano con gli stessi principi delle turbine eoliche e normalmente sono concentrati in Oceano. Nel Nord Europa le correnti marine vengono utilizzate per produrre energia con degli idro-generatori.
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Si sfrutta anche il gradiente salino, l’aspetto osmotico con la miscelazione di acque dolci e salate, creando della sovrapressioni per produrre energia, recuperando cioè questa pressione osmotica generata dalla differenza di salinità. Questa tecnologia sta crescendo grazie alla ricerca, ma ci sono pochissimi investimenti, mentre per quanto riguarda le correnti marine, hanno investito molto la Francia e l’Australia. La forza mare motrice: qui vedete lo spaccato di un impianto che si trova in Francia. Il movimento della marea, che scende e sale, viene incanalato all’interno di tunnel: le sovrapressioni create da uno stantuffo d’aria, producono energia attraverso delle turbine. Nel mondo questa tecnologia viene usata, ma l’efficienza è molto bassa e quindi anche qui non ci sono grandi investimenti. la talassotermia infine. Si sfrutta il gradiente, questa volta non salino ma termico. Questa tecnologia è stata utilizzata soprattutto ai Carabi: energia recuperata tra il gradiente termico della superficie e il fondo del mare. Questo viene utilizzato per produrre energia, e anche in questo caso l’efficienza sicuramente non è molto grande e gli impianti sono costosi.
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Ed ecco la forza del moto ondoso Ma dove vengono effettuati i grandi investimenti per lo sfruttamento del moto ondoso? E come avviene la produzione di energia elettrica attraverso questo “canale”? Ci sono praticamente delle colonne, dei pannelli galleggianti che utilizzano tecnologie in crescita nel mondo e su cui si stanno facendo i maggiori investimenti. Nella quota 4,8% riportata dall’agenzia nazionale delle energie rinnovabili, sono concentrate quasi tutte le tecnologie di questo tipo. Sono numeri piccolissimi. Ci sono alcuni Stati, come Usa, Svezia, Inghilterra, Finlandia, Germania, Portogallo – quest’ultimo a livello europeo detiene una quota di rinnovabili veramente importante - Danimarca, Scozia e Finlandia, che stanno continuando ad investire sull’aspetto del moto ondoso e hanno creato anche impianti importanti. Ecco ora alcune definizioni che descrivono queste tecnologie. Oscillating Water Column (OWC): sfrutta l’oscillazione del fluido all’interno di una camera che spinge l’aria attraverso una turbina.
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Overtopping: sfrutta la risalita dell’onda su una rampa in cui a varie altezze si aprono fenditure per l’ingresso dell’acqua, che viene fatta poi fluire da diverse altezze attraverso turbine idrauliche. Oscillating Wave Surge Converter (OWSC): sfrutta l’oscillazione di piastre galleggianti collegate a pompe idrauliche, a loro volta connesse ad una turbina: le onde che colpiscono la barriera sollevano le piastre galleggianti che comprimono, nel loro movimento, le pompe idrauliche, le quali trasferiscono l’energia immagazzinata nel fluido interno al rotore della turbina. Submerged Pressure Differential: si sfrutta l’oscillazione di una serie di boe immerse nel mezzo acquatico e ancorate al fondo, il cui continuo movimento oscillatorio opera come pistone per pressurizzare l’acqua marina. Point Absorver: si frutta il sollevamento e l’abbassamento di un oggetto in galleggiamento durante il passaggio dell’onda per azionare una pompa idraulica. Attenuator: dispositivo che agisce in maniera simile al sistema precedente, con più segmenti galleggianti collegati fra loro e ortogonali rispetto alle onde in arrivo.
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SUNTO E APPROFONDIMENTO DEL SEMINARIO SULLA TERMOREGOLAZIONE DEI CONDOMINI
contabilizzazione: uscire subito dall’ambiguità, la legge è chiara Dott. Ing. Maurizio Michelini - Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Genova - Consigliere della Camera di Commercio di Genova in rappresentanza delle libere professioni - Direttore editoriale di “A&B”, mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
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lle mie spalle vedete un’immagine che ho voluto proporvi non solo per suscitare un po’ di curiosità, ma per introdurre un tantino di “polemica costruttiva”, perché ci sarà anche quella oggi, che a volte non guasta, soprattutto quando le norme diventano un guazzabuglio. Viene raffigurato un catalogo di pannelli solari termici del 1977 (Figura 1), pubblicizzato in occasione dell’entrata in vigore della Legge 373 del 1976 sul contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici, oltre ad altre proposte di quel periodo per l’efficientamento degli impianti mediante termoregolazione e contabilizzazione. Vi confesso che mi sono un po’ stancato dei convegni in cui si dicono sempre le stesse cose, in cui si leggono slides dove vengono proposte come novità delle norme e delle tecnologie che i nostri colleghi utilizzavano normalmente oltre 40 anni fa. Ben vengano, ovviamente, meglio tardi che mai, ma almeno ricordiamoci di questi colleghi pionieristici e rispettiamo la professionalità di chi ha operato diligentemente nel passato, talvolta utilizzando l’ingegno in mancanza di riferimenti tecnico normativi, ottenen10/
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do risultati talvolta non molto lontani da quelli odierni. Come Ordini degli Ingegneri della Liguria, abbiamo deciso di raccontare la nostra professione spesso in modo spiritoso e comprensibile anche ai non addetti, attraverso la nostra
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no uno dei maggiori freni allo sviluppo del Paese. E francamente non penso fosse questo lo spirito federale che ha animato la riforma costituzionale del 2001. Non penso che per federalismo i cittadini intendessero avere norme diverse tra Stato e Regioni per recepire una direttiva comunitaria sulle valvole termostatiche e i ripartitori... E questa anomalia permarrà finché non sarà modificato l’art. 117 della Costituzione, non per togliere alle Regioni virtuose la possibilità di legiferare meglio su temi che toccano il proprio territorio ma, al contrario, per evitare, nella migliore delle ipotesi, i costi generati da “norme fotocopia” che non hanno ragione per differire da territorio a territorio, oppure, nel nostro caso, evitare sovrapposizioni insensate Sempre più spesso che non permettono di lavorare sereni. dobbiamo scegliere Ecco perchè, con la nostra rivista se applicare una norma A&B, l’anno scorso abbiamo chiesto alla Regione Liguria di regionale o una nazionale abrogare tutta la parte della L.R. che disciplinano esattamente 22/2007 che disciplina la prela stessa fattispecie. stazione energetica degli edifici, compresi gli attestati, e lasciare Questo richiede ampie che trovino applicazione solo le capacità ermeneutiche norme nazionali. Poi ci sono i conflitti tra le nostre per capire, ai sensi dell’art. 117 norme interne e quelle comudella Costituzione, nitarie, che devono essere lette attentamente. chi sia competente Ci sono direttive molto precise e dettagliate, che i giuristi definiscono “self executing”, ossia immeQuindi, se si rispetta la norma diatamente ap plicabili nello Stato nazionale, si può infrangere quella regionale, in quanto più ri- membro anche se non recepite o gida e conservativa, rischiando di mal recepite. Attenzione, questo è un pericolo incorrere nelle sanzioni previste per chi non lo sa, e molti hanno già all’art. 33 della L.R. 22/2007. affrontato il problema con il famoMa di chi è la competenza? so “decreto Lunardi”, che escludeBoh, io sono un Ingegnere, non va dal novero dei rifiuti le terre e un giurista... rocce da scavo secondo una logica Probabilmente, in caso di contenzioso, il Giudice rimetterebbe contrastante con la più ampia definizione di rifiuto contenuta nella la questione alla Corte Costituzionale, che, sempre più spesso, norma europea. Ma arriviamo al punto. deve intervenire per dirimere Oggi, prima di passare alla tratquesti assurdi conflitti tra leggi tazione tecnica e normativa, statali e regionali, di cui si parla troppo poco, ma che costituisco- ricordiamoci anche dell’energia Stato o la Regione. Ma non è facile, anzi, sovente nascono contenziosi che il Giudice rimette alla Corte Costituzionale. E non lo dico per far politica, ma perchè una delle norme accavallate è proprio quella che tratteremo in questo seminario, ossia, l’obbligo di installare i dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione e le relative sanzioni. La Regione Liguria, ritenendosi competente in materia di efficienza energetica, ha “ricopiato” la prima versione del D.Lgs. 102/2014 all’art. 3, comma 10 del R.R. 6/2012, ossia quella che ancora riporta i riferimenti alla norma UNI EN 834, ma, cosa ben più grave, quella non aggiornata con le importanti novellazioni introdotte a livello nazionale dal D.Lgs. 141/2016.
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rivista “A&B”, che non per niente è aperta con la vignetta di uno dei più bravi vignettisti satirici italiani, che leggete ogni giorno nella prima pagina del Secolo XIX, e una rubrica con lo stesso taglio. Il metodo che ci appartiene è proprio quello di analizzare ciò che già esiste prima di proporre riforme e rivoluzioni, specialmente sotto un profilo che non in molti approfondiscono, cioè quello giuridico: ingegneria e diritto. Ci sono norme tecniche non vincolanti che ci dicono come fare bene le cose per operare a regola d’arte - come quelle emanate dall’UNI e dal CEI - e ci sono norme giuridiche cogenti che impongono obblighi imprescindibili a nostro carico, talvolta disallineate rispetto al buon senso e alla prassi, oppure contrastanti tra loro in quanto impartite da organi istituzionali diversi che non si parlano, ma che abbiamo la responsabilità penale, civile e deontologica di conoscere e applicare. Perché spesso il cliente a noi non chiede più: «Ingegnere, mi dimensioni l’impianto elettrico» ma, piuttosto, «Mi segua la pratica», oppure chiede se vi sia o meno l’obbligo di questo o di quell’adempimento, sia esso un attestato di prestazione energetica, un sistema di contabilizzazione o delle valvole termostatiche. Ci chiede cose che sono a cavallo tra le competenze tecniche e quelle giuridiche, ma, a volte, si rientra nella psicologia o nella psichiatria… Questo è il quadro generale del cliente tipo, ma in parte ha ragione, perché oggi la risoluzione del problema tecnico - per il quale abbiamo studiato ingegneria - diviene purtroppo marginale rispetto all’inquadramento normativo. Sempre più spesso, per agire professionalmente, dobbiamo scegliere se applicare una norma regionale o una nazionale che disciplinano esattamente la stessa fattispecie, e questo richiede ampie capacità ermeneutiche per capire, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, se sia competente lo
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Efficienza in termini di costi e vita stimata degli elementi impiantistici Nel trattare la parte energetica vi parlerò di una norma tecnica europea, la UNI EN 15459, che viene richiamata dal D.Lgs. 102/2016 per valutare l’analisi dei costi e dei benefici di un investimento di riqualificazione energetica di un immobile. Questa norma, tra l’altro, indica la vita massima stimata dei principali elementi impiantistici, così da capire se un investimento per la riqualificazione energetica sia o meno conveniente, ma, soprattutto, per garantire l’esistenza di un interesse pubblico sotteso alle leggi che impongono di eseguire opere di adeguamento, altrimenti tali norme si configurerebbero come aiuti di stato mascherati nei confronti delle attività economiche, in contrasto con il diritto comunitario. Non si può aumentare il PIL per decreto. Nè si può pretendere che i cittadini installino i dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione su un impianto prossimo al suo limite di vita, che, magari, sarà abbandonato prima che l’adeguamento abbia dato i suoi frutti in termini di energia risparmiata e soldi spesi. Ad esempio, per le valvole termostatiche, viene indicata una vita massima di 20 anni e un co12/
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sto di mantenimento e di smaltimento finale rispettivamente pari all’1,5% annuo e al 5% del loro valore di acquisto. In questo modo è possibile stimare il costo totale dell’intervento e verificare se i risparmi energetici conseguenti siano sufficienti per ripagarlo in un tempo inferiore alla vita stimata degli elementi impiantistici installati. Poi ognuno decide come crede, ma l’importante è saperlo, specialmente quando si tratta di obblighi normativi: se c’è un obbligo non si discute, ma se il cittadino può decidere in base a valutazioni tecnico economiche, deontologia vuole che queste debbano essere fornite con la massima trasparenza, a costo di mettere da parte gli interessi personali. Basta leggere l’art. 4, comma 1, punto 5 della Direttiva 2010/31/ UE sulla prestazione energetica nell’edilizia: Gli Stati membri non sono tenuti a fissare requisiti minimi di prestazione energetica che non siano efficaci sotto il profilo dei costi rispetto al ciclo di vita economico stimato. La UNI EN 15459 indica in 50 anni il ciclo di vita di un impianto di riscaldamento a pavimento con serpentine ad acqua. I primi impianti di questo tipo ve-
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La norma indica la vita massima stimata dei principali elementi impiantistici, per capire se un investimento per la riqualificazione energetica sia o meno conveniente, e soprattutto, per garantire l’esistenza di un interesse pubblico sotteso alle leggi che impongono di eseguire opere di adeguamento. Altrimenti si configurerebbero come aiuti di Stato mascherati
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in senso lato, da cui il titolo del seminario: “Liberare le energie”, anche quelle che abbiamo dentro di noi, l’energia interiore, vitale, umana. La crisi ci ha fatto diventare delle molle compresse: abbiamo tantissima energia da tirare fuori, ma difficilmente riusciamo a trovare il posto per liberarla o abbiamo la serenità per farlo, quindi rimane inespressa, latente. Dobbiamo favorire questo processo di liberazione culturale, incentivando le sinergie e creando il contesto dove ognuno di noi possa esprimere le proprie competenze nell’interesse comune.
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nivano installati a metà del 1900. Che senso avrebbe intervenire in un impianto di riscaldamento prossimo al suo fine vita? Da qui l’importanza della diagnosi preliminare per verificare le caratteristiche prestazionali dell’immobile, ivi compresa la vita residua stimata delle componenti edilizie ed impiantistiche. Perchè, prima o poi, tutto deperisce e muore, quindi ha senso capire come e dove investire i nostri soldi per ottenere il massimo dei risultati, altrimenti si rischia che la popolazione rispetti le norme con il paraocchi, solo per la paura della sanzione e non per il raggiungimento della loro finalità, che, in questo caso, è quella di risparmiare energia e denaro. Se avessimo risorse economiche infinite si potrebbero anche accettare gli “adeguamenti a qualsiasi costo”, sempre alla ricerca del meglio, senza preoccuparci troppo di verificare quali siano quelli più convenienti ed efficaci; ma così non è, da cui l’interesse pubblico che ha spinto il legislatore europeo e nazionale a seguire la direzione della verifica preliminare di efficienza in termini di costi quale condizione per rendere cogenti queste norme di miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici. Infatti, il D.Lgs. 102/2014 - agli articoli 9, comma 5 e 16 commi 6 e 7 - esclude l’obbligo di installazione dei dispositivi di termoregolazione e/o contabilizzazione nei casi in cui, tramite relazione a firma di tecnico abilitato, risulti la non efficienza in termini di costi. Il decreto recepisce la Direttiva 2012/27/UE che, all’art. 9, prevede che la dimostrazione di non efficienza in termini di costi avrebbe potuto farla lo stato membro, a monte, mediante valutazioni di carattere statistico e climatico. Si tratta di una valutazione di stima, affetta da un certo grado di indeterminatezza intrinseca,
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perchè nessun dato è determinabile con certezza: - non lo è il costo degli interventi, visto che esistono modelli di differente valore sia per le valvole che per i sistemi di contabilizzazione, per cui ha senso utilizzare i prezzi medi di mercato o quelli desumibili dai prezzari ufficiali utilizzati per i contratti pubblici; - non lo è il risparmio energetico conseguente all’intervento, per il quale occorre utilizzare valori medi prudenziali desunti dalle ricerche più autorevoli, visto che il Censis Servizi, nel 2009, ha monitorato alcuni edifici nel passaggio al regime di contabilizzazione, scoprendo che 44,4% di essi non ha conseguito alcun risparmio; - non lo sono i parametri di rivalutazione del costi del combustibile, del costo del denaro, ecc.; - non lo sono gli incentivi fiscali, perchè alcuni condomini potrebbero non riuscire a beneficiarne. Ad esempio, i dati statistici ISTAT dimostrano che, in Italia, l’efficienza in termini di costi è quasi sempre verificata nelle zone climatiche più fredde, quelle classificate con le lettere E e F (es. Milano e Cuneo), che interessano circa il 50% degli abitanti italiani, per i quali è veramente raro poter dimostrare che non sussiste l’obbligo di installazione dei dispositivi entro fine anno. Per le zone A,B,C (es. Lampedusa, Palermo, Imperia), al contrario, è ben difficile che i costi di installazione e di gestione dei dispositivi si ripaghino con i minori consumi in un tempo inferiore al loro ciclo di vita stimato. Merita molta attenzione la zona D (es. Genova), dove siamo statisticamente a cavallo tra l’efficienza e la non efficienza, e tutto può accadere, rendendo quanto
mai determinante e rilevante la verifica preliminare da parte del tecnico abilitato. In questi casi ha senso esprimersi per intorni, per forbici, per insieme di valori. Non ha senso esprimere un dato univoco e preciso quando, a monte, le principali grandezze non sono univocamente determinabili; quindi, aspettiamoci che due professionisti diversi, per lo stesso edificio, pervengano a dichiarazioni contrastanti, pur essendo entrambi convinti di aver ben operato. Quali sono le responsabilità professionali? Il tecnico abilitato non può certo assecondare il cliente, falsando i dati per fornire una relazione di non efficienza finalizzata ad evitargli di installare i dispositivi, oppure di efficienza per non perdere il compenso derivante dalla progettazione e direzione dei lavori di adeguamento o per la paura della sanzione. Sia in un caso che nell’altro, però, può applicare qualsiasi valore ricompreso nella forbice bibliografica, sia per la stima dei risparmi energetici, e di mercato, per la stima dei costi.
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Per la stima dei costi di mercato, non è corretto prevedere apparecchiature di qualità superiore a quella ordinaria, come le teste termostatiche elettroniche con controllo remoto, giusto per aumentare a dismisura i costi e rendere non conveniente l’intervento. Al contrario, non è corretto omettere l’IVA, il costo dell’elettro circolatore a portata variabile, gli oneri professionali di progetto e direzione lavori, gli oneri di lettura dei ripartitori, l’incidenza percentuale di rottura delle apparecchiature e il loro costo di smaltimento a fine vita. Per la stima dei risparmi energetici, il Report RdS/PAR2014/081 di ENEA, a pag. 64, indica il 10%; la UNI/TS 11300-2:2014, invece, opera in termini di rendimento, indicando 0,9 per la contabilizzazione e, se l’impianto non è equilibrato, 0,93 per la termoregolazione in ogni locale, che porta al massimo al 16% circa. C’è poi la questione delle agevolazioni fiscali, previste al 50% in 10 anni, ma non per tutti, infatti non possono usufruirne gli incapienti e quelli che hanno già beneficiato di altri incentivi e non hanno più nulla da detrarre. Block Notes n.
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certificazione energetica deve essere portata a conoscenza dell’acquirente o del locatario. Suona familiare?
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In Italia eravamo partiti bene, grazie alla Legge 373/1976 e al regolamento attuativo DPR 1052/1977, dove si parlava già di termoregolazione e contabilizzazione dei consumi per ogni singola unità immobiliare. Ma, forse, le più importanti disposizioni di incentivazione alla realizzazione di interventi di riqualificazione energetica sono contenute all’art. 26 commi 2 e 5 della Legge 10/1991, tutt’ora in vigore e più o meno trasfuse nell’art. 123 del DPR 380/2001
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Quindi, come dobbiamo comportarci? Per perseguire la finalità di salvaguardia ambientale del decreto, è bene invitare l’assemblea a procedere all’installazione dei dispositivi, comunicando quelli che potrebbero essere i dati stimati più favorevoli in termini di convenienza economica (16% di risparmi, 50% di detrazioni fiscali) e chiarendo che tali dati sono una media, quindi, se i singoli condomini assumono comportamenti virtuosi, come ridurre la temperatura a 18°C e chiudere i radiatori quando non si è in casa, i risultati possono essere ancora superiori. Tuttavia, per trasparenza e deontologia, occorre informare che, applicando il valore più basso della stima di risparmio, è possibile produrre una relazione di non efficienza in termini di costi, e l’assemblea può decidere legittimamente di non procedere all’installazione dei dispositivi, senza incorrere nelle sanzioni previste dalla Legge; la scelta può così essere rimandata a tempi successivi, nell’ambito di una riqualificazione più generale del sistema edificio / impianto che persegua ancor meglio l’interesse ambientale ed economico, per la quale l’assemblea potrà deliberare con la maggioranza semplice degli intervenuti, ai sensi dell’art. 26, comma 2 della Legge 10/1991.
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Peccato che si sono dimenticati di emanare il decreto attuativo. Solo dopo una direttiva comunitaria del 2002 e la minaccia di sanzioni da parte dell’Europa abbiamo reso attuativa questa semplice norma, senza, però, creare le condizioni sociali per comprenderne il vero scopo, che Conoscere il passato non era certo quello di imporre per migliorare il futuro un inutile adempimento buroCon D.Lgs. 192/2005 l’Italia ha cratico ma, bensì, di ingenerare recepito la Direttiva europea 2002/91/CE sul rendimento ener- un percorso virtuoso per valorizzare gli immobili più prestanti e getico in edilizia. incentivare i proprietari ad eseCome Ordine degli Ingegneri di guire opere di efficientamento Genova siamo stati tra i primi a energetico, etichettando come parlare di questo tema e orgaenergivori quelli meno prestanti. nizzare seminari di approfondimento, ricordando che in Italia le Ormai è svilente redigere un leggi c’erano già, anche se erano attestato di prestazione energerimaste in parte disattese per tica sapendo che viene visto da mancanza dei decreti attuativi. tutti come una gabella, peraltro L’art. 30, comma 2 della Legge misera, per essere a posto con le 10/1991 dispone che, nei casi di carte davanti al Notaio o in sede compravendita o di locazione, la di registrazione del contratto, e 14/
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non certo come un documento che fornisce un dato utilissimo per conoscere le spese energetiche alle quali andremo incontro e preferire gli immobili più efficienti rispetto a quelli meno efficienti. La verità è che a nessuno fa piacere pubblicizzare che occorre uno stipendio per pagare il riscaldamento dell’immobile che voglio vendere o affittare; meglio non sapere, o far finta di nulla, dicendo che, tanto, tutti gli immobili sono in classe G; magari per quelli esistenti è anche vero, ma è l’indice di prestazione che rileva ai fini comparativi, non la classe, perchè due immobili in classe G possono consumare uno il triplo dell’altro. Ma la norma è nata proprio per questo, per evitare l’omologazione e premiare chi è migliore, in una sorta di meritocrazia immobiliare che non è mai decollata. Eppure in Italia eravamo partiti bene, grazie alla Legge 373/1976 e al regolamento attuativo D.P.R. 1052/1977, dove si parlava già di termoregolazione e contabilizzazione dei consumi per ogni singola unità immobiliare, resa obbligatoria in tutti gli immobili con concessione edilizia rilasciata dopo il 30 giugno 2000 e, come predisposizione, per le concessioni successive al 18 luglio 1991. Ma, forse, le più importanti disposizioni normative di incentivazione alla realizzazione di interventi di riqualificazione energetica sono contenute all’art. 26 commi 2 e 5 della Legge 10/1991, tuttora in vigore e più o meno trasfuse nell’art. 123 del D.P.R. 380/2001. Vale la pena ricordarle, dandone testuale lettura: 2. Per gli interventi sugli edifici e sugli impianti volti al contenimento del consumo energetico ed all’utilizzazione delle fonti di energia di cui all’articolo 1, individuati attraverso un attestato di prestazione energetica o una diagnosi energetica realizzata da un tecnico abilitato, le pertinenti decisioni condominiali sono valide se adottate con la maggioranza degli intervenuti,
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La cosa più brutta che si può fare per uccidere la speranza dei cittadini è mettere sullo stesso piano chi è stato virtuoso con chi non si è mai preoccupato del rispetto dell’ambiente, obbligando tutti allo stesso adeguamento normativo, a prescindere
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con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio. 5. Per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l’assemblea di condominio delibera con le maggioranze previste dal secondo comma dell’articolo 1120 del codice civile. Ci sono, però, anche dei casi singolari. Ad esempio, si pensa in genere che la temperatura massima degli ambienti sia stata fissata in 20°C + 2°C di tolleranza - dall’art. 4 del D.P.R. 412/1993 - quale norma di maggior rigore nella riduzione dei consumi energetici; invece la norma precedente era più severa, infatti, l’art. 8 del D.P.R. 1052/1977, non consentiva di superare i 20°C + 1 °C di tolleranza. Queste ed altre norme del passato hanno fatto sì che una parte del nostro patrimonio immobiliare sia già stato realizzato o riqualificato seguendo indirizzi energeticamente virtuosi, in base
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a norme non più vigenti o, più semplicemente, secondo buon senso e convenenza economica. La cosa più brutta che si può fare per uccidere la speranza dei cittadini è mettere sullo stesso piano chi è stato virtuoso con chi non si è mai preoccupato del rispetto dell’ambiente, obbligando tutti allo stesso adeguamento normativo “a prescindere”. È per questo che l’Ordine degli Ingegneri di Genova sta condu-
cendo da anni una battaglia di verità e di applicazione secondo buon senso delle norme che via via stano disciplinando sempre più nel dettaglio le prestazioni energetiche degli edifici, ma anche quelle di sicurezza antincendio o sismica, privilegiando la ricerca della prestazione rispetto al mero assolvimento della prescrizione normativa. Occorre valorizzare e premiare ciò che è stato fatto bene anche in assenza di obblighi specifici, e intervenire con maggior efficacia nei casi in cui ne vale maggiormente la pena, ossia, dove c’è la massima efficienza in termini di costi. Statisticamente, 1000 Euro investiti nella termoregolazione e contabilizzazione del riscaldamento a Cuneo portano a risparmi energetici nettamente maggiori rispetto allo stesso intervento eseguito a Catania, dove, magari, ha più senso migliorare la resistenza dell’immobile alle azioni sismiche. Negli anni della ricostruzione post bellica, però, tutte queste norme non c’erano, ma gli impianti di riscaldamento venivano comunque progettati e installati, e oggi noi continuiamo ad usufruirne, vivendo in case calde. Io sono cresciuto andando fin da ragazzo dietro a mio padre, che era Geometra e poi si è laureato in Ingegneria per dedicarsi, prevalentemente, alla termotecnica. Gli ho chiesto di venire oggi a questo seminario per raccontarci la sua esperienza, specie nel periodo in cui si operava in assenza totale di vincoli normativi cogenti. Sono sicuro che sarà preziosa soprattutto per i più giovani, che non hanno vissuto quei momenti, perchè il futuro si costruisce conoscendo il passato. segue a pag 20
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DAGLI ANNI CINQUANTA AD OGGI: VECCHI E NUOVI METODI DI CALCOLO A CONFRONTO
«Impianti, quando contava soprattutto la buona pratica» Prof. Ing. Franco Michelini
si produttori ad inserire nei cataloghi i metodi di dimensionamento, con schemi semplici ed esempi i è stato chiesto di raccontare lo stato dell’ar- pratici, così che le ditte potessero comprenderli e realizzarli anche senza avere specifiche nozioni di te negli anni ’50 e come venivano progettati fisica tecnica. gli impianti termici. In molti casi, la potenza termica dei radiatori veniva All’epoca gli Ingegneri si occupavano più che altro calcolata secondo un metodo approssimativo che delle strutture o degli impianti industriali - come prevedeva, a seconda delle condizioni climatiche quelli petrolchimici, idroelettrici o di distribuzione esterne, da 17 a 24 kcal/ora (20 - 28 W) per metro dell’energia - mentre quelli di riscaldamento degli cubo di abitazione, che venivano ripartite dall’instaledifici abitativi venivano dimensionati direttamente latore a seconda della posizione del locale e della dalle ditte installatrici. condizione più o meno favorevole in termini di diMi ricordo ancora le parole riportate in un famoso spersioni termiche verso l’esterno: valori più alti per libro di costruzioni, l’Ormea del 1955 (Appendice l’ultimo piano e per il piano terreno e, a scendere, Figura 2), che, nella parte dedicate al riscaldamenper i locali esposti a nord, per quelli ad angolo e per to, testualmente diceva che l’incarico per i progetto quelli ai piani intermedi. dell’impianto di riscaldamento «viene sempre Questo metodo, che oggi può essere considerato affidato a ditte competenti, che sono provviste di un’eresia, era invece molto in uso fino alla fine degli tecnici specializzati, cosicché il compito del progettista o del direttore dei lavori della costruzione anni ‘50, tanto da comparire ancora nel manuale del si limita ad un controllo sommario dei dati, forniti Geometra di Gasparelli del 1958 Geometra di Gasparelli del 1958 (Appendice - Figura 3); per scaldalla ditta stessa». Il motivo era semplice: si stava passando dalle stufe dare 100 m3 a 15°C - si desume con 0°C esterni - il o caminetti agli impianti condominiali a radiatori manuale indicava da 1300 a 1800 kcal/h a seconda o serpentine a pavimento, per i quali non c’erano dell’esposizione del locale. Da qui, empiricamente, le norme tecniche, come oggi, ma erano gli stesgli installatori estrapolavano linearmente la formula per le diverse temperature interne ed esterne e così dimensionavano i corpi scaldanti. Quelli più precisi calcolavano le dispersioni dell’involucro edilizio e l’energia per i ricambi d’aria, ma sempre con formule semplificate e riferimenti tabellari,
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Un momento dell’intervento dell’ing. Franco Michelini sui “vecchi” metodi di progettazione degli impianti termici, al seminario dedicato alle nuove norme sulla contabilizzazione. Al tavolo della presidenza, da sinistra, gli ingegneri Orvieto e Michelini (Foto Aba News) 16/
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riconducibili ai manuali disponibili all’epoca, primi tra tutti il Colombo del 1921 (Figura 4) e del 1950 (Figura 5). Poi facevano la sommatoria della potenza di tutti i radiatori, la aumentavano di un 15-20% in rapporto alla complessità ed estensione delle tubazioni di distribuzione e ottenevano la potenza utile del generatore di calore. Lo schema tipo degli impianti condominiali era a due tubi, uno per la mandata e l’altro per il ritorno, a distribuzione verticale, ossia, costituito da una linea orizzontale nell’intercapedine o nei piani fondi, connessa alla caldaia, dalla quale erano derivate le colonne verticali che alimentavano, ad ogni piano, i radiatori. I tubi erano in ferro e, quindi, l’incidenza della posa in opera era notevolmente superiore rispetto ad oggi, perché, ad ogni cambio di direzione, si doveva procedere con taglio, filettatura e posa di una curva. Si passava dal carbone alla nafta, e dalla circolazione naturale a quella forzata, con elettro circolatore installato sul ritorno in prossimità della caldaia, che consentiva di installare tubi di diametro inferiore. Per il dimensionamento gli installatori procedevano empiricamente con diametri crescenti. Per le singole colonne, partivano dall’ultimo piano con 3/8” o 1/2” se i radiatori allacciati erano rispettivamente 1 o 2, passando al diametro commerciale immediatamente superiore ad ogni piano sottostante, secondo la sequenza 3/8” --> 1/2” --> 3/4” --> 1” --> 1”1/4 -->1”1/2. Stesso discorso per il circuito idraulico orizzontale di raccordo delle colonne; ipotizzando 5 colonne da 1”1/2 alla base, partendo dall’ultima, la sequenza era 1”1/2 --> 2” -->2”1/4 --> 2”1/2. La caldaia veniva posizionata in posizione baricentrica, in modo da poter replicare altri rami distributivi come quello già dimensionato. Poi passavano all’elettro circolatore, dividendo la potenza utile della caldaia – espressa in kcal/h - per il salto termico tra andata, 80°C, e ritorno, 60°C, mentre la prevalenza andava dai 4 ai 6 metri di colonna d’acqua, a seconda della complessità del circuito idraulico. Il vaso di espansione, aperto, veniva dimensionato al 7% della capacità dell’inte-
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ro sistema. Queste erano le unità di misura e le modalità adottate dagli installatori dell’epoca, per nulla raffinate ma, comunque, basate su esperienze pratiche e su casi tipo raffigurati nei manualetti che all’epoca giravano di mano in mano, molti dei quali erano distribuiti dalle ditte che costruivano radiatori, caldaie e elettro circolatori (Appendice - Figura 6 - V. foto). Quando gli immobili erano di maggior pregio o di dimensioni rilevanti, che non consentivano all’installatore di ricondursi in un caso tipo, venivamo interpellati noi professionisti. L’interesse pubblico prevalente tutelato dalle norme vigenti all’epoca era concentrato sulla sicurezza antincendio e statica, in base ai regi decreti del 1934 e del 1939, e poco importava, al legislatore, se gli impianti di riscaldamento fossero bilanciati e consumassero poca energia. Solo alla fine degli anni ‘60 si è sviluppata una sensibilità ambientale, prima con la legge 615/66 contro l’inquinamento atmosferico, che riguardava le caldaie, e poi, dopo la crisi energetica del 1973, con la legge 373/76, che considerava anche l’involucro edilizio. Finalmente veniva introdotto il concetto di progettazione integrata del sistema edificio / impianto, superando la precedente abitudine di realizzare la costruzione come si vuole, basta che sia bella e che stia in piedi, tanto poi ci pensa il termotecnico a riscaldarla con l’energia che serve. Oggi sarebbe impensabile, oltre che illegale, un ragionamento simile, ma nel dopo guerra c’erano altre priorità rispetto al fine dimensionamento degli
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Ph Aba News
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Il Biscione di Genova, costruito negli anni Sessanta su progetto degli Architetti Daneri e Fuselli: un è un edificio lungo 540 metri per 33 di altezza, con 384 unità immobiliari e 1.802 radiatori
impianti termici; era già un lusso averli. Non ci si preoccupava troppo delle prestazioni energetiche, anzi, in molti casi si tendeva al risparmio, senza prevedere materiali isolanti o serramenti di qualità. Poi l’installatore, tendendo a sovradimensionare gli impianti, riusciva comunque a compensare queste carenze e, se aveva dubbi o se non riusciva ad applicare le regole empiriche di cui ho fatto cenno, chiamava il professionista, ma eravamo veramente in pochi a quei tempi: forse, a Genova, bastava una mano per contarci tutti. In assenza di norme cogenti, seguivamo i principi della fisica tecnica e della fluodinamica ma, anche, della buona patica, acquisita operando al fianco degli installatori. Ci si rifaceva, per la teoria, agli studi del Rietschel del 1927 (Figura 7) e, per la pratica, al manuale di Rumor e Strohmenger, in particolare, all’edizione del 1957 (Figura 8), dove c’era tutto quello che si doveva sapere per progettare un impianto di riscaldamento. Non c’era il computer, così si 18/
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compilavano le tabelle a mano (Figura 9) e si usava il regolo; ogni realizzazione era su misura. Per capire come i tempi e le tecnologie possono cambiare in pochissimo tempo, basta vedere il listino prezzi di uno dei più importanti produttori di canne fumarie e vasi di espansione, il cui nome era sinonimo di durata nel tempo: la Eternit. (Appendice - Figura 10) La mia esperienza più significativa, nel riscaldamento degli edifici abitativi, è senza dubbio la progettazione del Biscione di Genova; è un edificio lungo 540 metri per 33 di altezza, con 384 unità immobiliari e 1802 radiatori, costruito negli anni Sessanta su progetto degli Architetti Daneri e Fuselli. La centrale termica è stata posizionata al piano strada, al centro, e la distribuzione, anche se più onerosa, è stata fatta con il cosiddetto ritorno inverso. In un edificio di questo tipo non era certo possibile operare secondo gli schemi empirici utilizzati dagli installatori per gli immobili meno complessi, per via dell’eccezionale estensione orizzontale delle tubazioni e delle caratteristiche di esposizione degli ambienti abitati-
vi, dove uno stesso appartamento viene colpito a nord dalla tramontana e, nelle giornate soleggiate, beneficiato a sud dalle ampie superfici vetrate. Quell’impianto ha dato un ottimo risultato, in quanto la caduta di temperatura tra la centrale termica e l’ultimo corpo scaldante era di soli 2 - 2,5°C. Le tre caldaie, da 3 MW complessivi, erano ad olio combustibile ma, recentemente, l’impianto è stato trasformato a gas e dotato di generatori a condensazione; i costi energetici erano e sono tuttora molto bassi. In tema di risparmio energetico e di utilizzo delle fonti rinnovabili, il progetto che più mi ha gratificato è stato quello del complesso scolastico e sportivo di Borzoli. Ho previsto speciali panelli solari termici che venivano dalla Francia, che costituivano parte integrante della copertura, così da risparmiare anche sugli elementi edilizi, oltre ad altri accorgimenti tecnici per il recupero del calore. Potrà sembrare strano, ma quando venivo incaricato per compiere calcoli più approfonditi e analitici, negli edifici di medie
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coibentate, ma anche con i colleghi più teorici, abituati a progettare impianti industriali, che poco avevano in comune con quelli degli edifici. Poi, quando le leggi mi hanno dato ragione, ma mi sono trovato a lottare con mio figlio, Ingegnere, per trovare il giusto equilibrio tra l’approccio umano e quello computerizzato, tra il buon senso e la prescrizione normativa.
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Pur senza obblighi normativi, io progettavo per garantire case calde e energeticamente equilibrate, venivo pagato il giusto e in assemblea rispettavano la mia professionalità. Oggi, da quanto mi dicono, si progetta solo per “essere a norma”
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dimensioni, ossia, di circa 7 piani e 28 appartamenti, i risultati finali non erano molto lontani dalle valutazioni approssimative operate dagli installatori secondo esperienza. Io ho iniziato operando al fianco di una delle più importanti società di installazione dell’epoca; un’esperienza indimenticabile. Era la Ditta Giovanni Battista Narizzano, ancora oggi attiva e condotta dal figlio, Emilio, Ingegnere. Ebbene, seguendo l’esperienza pratica, ho potuto integrare gli studi teorici universitari e pervenire a metodi semi empirici che ho utilizzato fino a quando non sono intervenute le norme tecniche UNI a porsi come riferimento della regola dell’arte. Con l’avvento del metano in città e delle norme di contenimento dei consumi energetici, che hanno determinato l’obbligo della progettazione e della direzione lavori ai fini energetici, è stato possibile proporre e realizzare edifici e impianti più prestanti, passando dalla distribuzione verticale a colonne a quella orizzontale ad anello, poi, con l’avvento del rame, a quella con collettore, fino ai materiali e alle tecniche dei giorni nostri. La progettazione degli impianti asserviti agli edifici abitativi, negli anni ‘50, era un mestiere meno nobile di oggi; ho dovuto lottare molto. Quando ho iniziato a calcolare e progettare impianti termici per gli installatori non ero nemmeno diplomato e dovevo confrontarmi con diplomati e laureati. Quando mi sono diplomato Geometra e mi sono finalmente iscritto all’albo, mi sono trovato a confrontarmi con Ingegneri e Periti, che rivendicavano la competenza esclusiva. Quando mi sono laureato in Ingegneria meccanica, ho dovuto lottare con gli Ingegneri civili e gli Architetti, che progettavano l’involucro edilizio senza pensare alle dispersioni e agli spazi per ospitare tubazioni
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Sono andato in pensione quando mi sono reso conto che questo mestiere stava per essere svilito da migliaia di professionisti che, per 40 euro, fanno finta di rilevare un immobile, mettono i dati nel computer e firmano un documento utile solo per dire che le carte sono a posto, perché lo impone la legge, e non perché il committente lo ritiene utile e necessario. E non sto parlando solo degli attestati energetici. Negli anni passati, forse perchè eravamo di meno, stavamo molto attenti a non mercificare la nostra cultura, e non era una questione di tariffe, perchè in alcuni casi neppure c’erano. Non era neppure una questione di fare cartello, ma solo il buon senso e la convinzione che, per lavorare bene, occorre impiegare tempo, e il tempo è denaro. Poi ho visto che anche mio figlio continua a lottare come me, ma per ragioni sempre meno tecniche e sempre più giuridiche, portandomi a pensare che, ormai, l’aspetto ingegneristico nella nostra pro-
fessione è divenuto meno importante rispetto alla verifica di rispondenza normativa del nostro operato; anche se l’impianto funziona bene e garantisce le migliori prestazioni, ci troviamo in contenzioso legale perché qualcuno dice che c’è un rumore, una crepa, un odore o altri problemi che, quasi sempre, si rivelano pretesti per non pagare. Pur senza obblighi normativi, io progettavo per garantire case calde e energeticamente equilibrate, venivo pagato il giusto e in assemblea rispettavano la mia professionalità. Oggi, da quanto mi dicono, si progetta solo per “essere a norma”, si viene pagati poco o niente e in assemblea è un continuo confronto con chi pensa di diventare Ingegnere o Avvocato navigando su internet. Ma forse si tratta solo di un momento di congiuntura; voglio pensare positivo per le generazioni a venire. La situazione oggi si è evoluta, soprattutto grazie all’informatica e ai nuovi materiali, e offre grandi opportunità nell’ambito della riqualificazione edilizia ed energetica degli immobili esistenti, ma occorre conoscere la loro storia e rispettare i principi progettuali che sono stati utilizzati nel passato. Penso però che sia opportuno, quando si interviene su impianti vecchi, magari nati negli anni ‘30 a circolazione naturale e poi trasformati, conoscere i prodotti e i metodi di calcolo che venivano utilizzati, desumibili dai cataloghi dell’epoca (Appendice - Figure 11, 12, 13, 14). L’augurio che faccio ai giovani è di ricercare le nuove tecnologie e utilizzare i sistemi di calcolo computerizzati, ma senza perdere mai di vista il senso pratico. Se guardo un progetto mi accorgo immediatamente se ci sono degli errori macroscopici o se c’è qualcosa che non va, ed è questo che fa la differenza tra l’uomo e la macchina. Block Notes n.
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no fare. Ma come facciamo a difendere la nostra cultura? Non certo con azioni legali di retroguardia, a difesa del decoro della professione, tutte cassate dalla Magistratura in quanto contrastanti con le nuove norme di abolizione delle tariffe e di libera concorrenza ma, anche, viste dalla popolazione come una difesa lobbistica. Meglio parlare con la gente, spiegando le cose in maniera comprensibile, dando informazioni e istruzioni, a cominciare dalle assemblee di condominio. Basta essere invitati da un condomino.
zeremo per trovare soluzioni semplici, efficaci ed economiche, Non basta solo un corso grazie allo strumento dell’ingedi 80 ore per essere veri gno e della conoscenza. specialisti: spieghiamo Anzi, deontologia vuole che, se la differenza fra noi e loro l’evoluzione normativa e il proTorniamo all’argomento del gresso scientifico consentono di seminario, ossia, la “contabilizrisolvere un problema in modo zazione e termoregolazione nelle più semplice, è un nostro preciso unità immobiliari in condominio, dovere evitare sprechi di risorse alimentate da riscaldamento, e seguire questa strada, inforraffrescamento e/o acqua calda mando il cliente che ci ha incasanitaria, prodotti da una fonte ricati. comune”, così definita nel D. Lgs. In un mondo globalizzato, dove 102/2014. sono sempre meno vincolanti La storia ci insegna che non le riserve di legge a favore delle stiamo parlando di nulla di nuoprofessioni, la sfida del futuro è vo, perché già dal 1978 ci sono di farci conoscere dalle persone norme che prevedono i sistemi di come professionisti che trovano termoregolazione e contabilizzasoluzioni semplici a problemi zione del calore per ogni singola complessi, che presidiano un unità immobiliare. Ci devono chiamare interesse pubblico meritevole di Queste cose a noi serve saperle, tutela, ad esempio la stabilità di anche per emergere culturalperché serviamo a qualcosa, un immobile, il contenimento dei mente rispetto a chi si propone e non solo perché lo prevede la legge, consumi energetici, l’affidabilità al cliente come esperto in enerdi un sistema informativo o gegia senza neppure appartenere intendendo l’iscrizione all’albo stionale o la tutela dell’ambiente. ad un albo professionale, giusto, come garanzia di etica e qualità, Insomma, ci devono chiamare magari, perché ha fatto un corso perché serviamo a qualcosa, e e non come riserva e tutela di di 80 ore e si è iscritto in un elennon solo perché lo prevede la co regionale che lo abilita solo a un privilegio di categoria legge, intendendo l’iscrizione redigere attestati di prestazione all’albo come garanzia di etica e energetica. qualità, e non come riserva e tuOgni occasione è buona per diNon siamo uguali a loro! vulgare il proprio sapere a favore tela di un privilegio di categoria. Chi non è iscritto ad un albo Stesso discorso quando intendella collettività, come recita professionale può anche consigliare gli interventi di riqualifica- l’art. 33 della Costituzione: «L’ar- diamo proporre la realizzazione te e la scienza sono libere e libero di interventi di miglioramento zione energetica, giusto perché prestazionale degli edifici: doblo consente la legge, ma non può ne è l’insegnamento». biamo far passare il concetto progettarli e/o dirigerli, in quanto Più che di marketing personale si tratta di un servizio di interes- dell’opportunità di investire un soggetti alla relazione tecnise pubblico, che può avere il lepo’ di denaro oggi per risparmiaca di cui all’art. 28 della Legge gittimo effetto collaterale di farsi re tanto denaro domani, o per 10/1991. vivere meglio e più sicuri. Noi ingegneri, ma anche tutti gli conoscere e acquisire incarichi, quindi ben venga. Certo, è più comodo dire che altri iscritti agli albi e sottopoAnche noi vendiamo un prodotto, questa o quell’opera deve essesti alla vigilanza di un Ordine o re realizzata così come è scritto Collegio professionale, dobbiamo l’intelligenza e l’ingegno, quindi abbiamo titolo e diritto di properché si tratta di un adeguadivulgare la conoscenza, dire che abbiamo studiato e approfondito muoverlo in ogni forma consenti- mento normativo obbligatorio, ta dal codice deontologico. di una prescrizione secca che la materia, che siamo soggetti Almeno partiamo ad armi pari, non lascia alcuna possibilità al rispetto di un Codice deontoinformando i cittadini sui servidiscrezionale per il tecnico che la logico a garanzia dell’interesse zi che offriamo e fornendo loro progetta e per il committente pubblico di qualità del nostro gli strumenti affinché possano Sarà più comodo, ma è svilente. operato. Noi non ci limitiamo a consiglia- valutarli in base alla qualità della Non abbiamo studiato per prestazione anziché considerar- mettere un timbro e una firma re gli interventi migliorativi, ma ne solo il costo. siamo capaci e abilitati anche su una fotocopia della Gazzetta Poi, in tempi di crisi, saremo per progettarli e dirigerli, cosa Ufficiale o di una norma UNI! ancor più apprezzati se ci sforche altri non sanno e non possoAbbiamo studiato, e continuiamo
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Il virtuosismo imposto per legge diventa omologazione e genera mediocrità, e la società perde l’iniziativa e lo spirito vitale per migliorarsi secondo dinamiche non codificate
culturale ed economico e dagli effetti nefasti dell’anarchia e del populismo. Anche io, come vuole il titolo del seminario, sto cercando di liberare al meglio le energie che sono dentro di me. Perchè è questa la chiave di lettura che caratterizza questa tavola rotonda, dove ci siamo noi tecnici per analizzare i problemi tecnici, ma c’è anche il legale dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, l’avv. Stefano Betti, per affrontare le criticità di natura giuridica. Vedo tra gli ospiti alcuni importanti esponenti delle associazioni di categoria degli installatori e degli amministratori, oltre a colleghi e rappresentanti delle altre professioni tecniche, e questo mi fa piacere, perchè vuol dire
che l’interesse è vivo su questa materia. La prima Direttiva comunitaria sul rendimento energetico nell’edilizia, la 2002/91/CE, ha introdotto un importante concetto, enunciato al punto 15 delle premesse e all’art. 1: (15) I requisiti di ristrutturazione per gli edifici esistenti non dovrebbero essere incompatibili con la funzione, la qualità o il carattere previsti dell’edificio. Dovrebbe essere possibile ricuperare i costi supplementari dovuti ad una siffatta ristrutturazione entro un lasso di tempo ragionevole rispetto alla prospettiva tecnica di vita degli investimenti tramite un maggiore risparmio energetico. Art. 1. Obiettivo: L’obiettivo della presente direttiva è promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l’efficacia sotto il profilo dei costi. ... Stesso principio è contenuto nella Direttiva 2010/31/UE, che ha sostituito la 2002/91/CE: Art. 4. Requisiti prestazionali fissazione dei requisiti minimi di
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a farlo con i crediti formativi, per ragionare e proporre soluzioni su misura, che convincano il cliente a seguirle al di là dell’imposizione normativa, che talvolta serve per stimolare la società, ma che non deve diventare l’unico motivo per cui adottiamo comportamenti virtuosi. Il virtuosismo imposto per legge diventa omologazione e genera mediocrità, e la società perde l’iniziativa e lo spirito vitale per migliorarsi secondo dinamiche non codificate. Imponiamo pure per legge alcuni divieti fondamentali, per evitare gravi danni, ma lasciamo che l’iniziativa economica, la scienza e la cultura possano esprimersi liberamente, senza dover necessariamente seguire schemi normativi per la paura di sbagliare, della serie: vorrei realizzare un edificio avveniristico, con nuove soluzioni, ma la norma non lo contempla e, per paura di essere giudicato, mi adeguo alla normalità, al realizzato. Qui si rischia di guardare troppo indietro e poco avanti. Capisco che questi discorsi siano intrisi di politica e forse anche un po’ retorici, ma è la buona politica che ci salverà dal declino
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tore di calore o del punto di fornitura. Nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento/raffreddamento centrale o da una rete di teleriscaldamento o da una fonte centrale che alimenta una pluralità di edifici, sono inoltre installati entro il 31 dicembre 2016 contatori individuali per misurare il consumo di calore o raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi. Nei casi in cui l’uso di contatori individuali non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, per misurare il riscaldamento, sono usati contabilizzatori di calore individuali per misurare il consumo di calore a ciascun radiatore, salvo che lo Stato membro in questione dimostri che l’installazione di tali contabilizzatori di calore non sarebbe efficiente in termini di costi. In tali casi possono essere presi in considerazione metodi alternativi efficienti in termini di costi per la misurazione del consumo di calore. Quando i condomini sono alimentati dal teleriscaldamento o
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Mentre per l’installazione dei dispositivi ci sono scadenze e obblighi definiti, per la ripartizione delle spese ogni Stato può fare quello che vuole, nel rispetto del principio di pagare ciò che si consuma
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prestazione energetica: Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché siano fissati i requisiti minimi di prestazioni energetica per gli edifici unità immobiliari al fine di raggiungere i livelli ottimali in funzione dei costi. L’Europa viaggia a vele spiegate verso il principio della “prestazione ottimale in termini di costi benefici”, che esalta i cittadini e i professionisti nello studio degli interventi più efficaci, che vengono eseguiti in quanto convenienti, e non perchè c’è una sanzione se non lo si fa. L’Italia, invece, è ancora legata al criterio della “prescrizione”, ossia, è lo Stato che ci dice nel dettaglio che cosa dobbiamo fare per non prendere la sanzione e noi lo facciamo senza ragionarci troppo sopra, che maniman ci stanchiamo il cervello... Poi è stata emanata la Direttiva 2012/27/UE, che riguarda l’efficienza energetica più in generale, non solo nell’edilizia, focalizzando l’attenzione, all’art. 9, sulla Misurazione. Per capire cosa realmente vuole da noi l’Europa per quanto attiene ai dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione, basta leggere i commi 1 e 3: 1. Gli Stati membri provvedono affinché, nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile, finanziariamente ragionevole e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali, i clienti finali di energia elettrica, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda per uso domestico, ricevano a prezzi concorrenziali contatori individuali che riflettano con precisione il loro consumo effettivo e forniscano informazioni sul tempo effettivo d’uso. ... omissis ... 3. Qualora il riscaldamento e il raffreddamento o l’acqua calda per un edificio siano forniti da una rete di teleriscaldamento o da una fonte centrale che alimenta una pluralità di edifici, un contatore di calore o di acqua calda è installato in corrispondenza dello scambia-
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teleraffreddamento o i sistemi propri comuni di riscaldamento o raffreddamento per tali edifici sono prevalenti, gli Stati membri POSSONO introdurre regole trasparenti sulla ripartizione dei costi connessi al consumo di calore o di acqua calda in tali edifici, al fine di assicurare la trasparenza e la precisione del conteggio del
consumo individuale. EVENTUALMENTE, tali regole comprendono ORIENTAMENTI sulle modalità per ripartire i costi relativi al calore e/o all’acqua calda utilizzati come segue: a) acqua calda per il fabbisogno domestico; b) calore irradiato dall’impianto dell’edificio e ai fini del riscaldamento di aree comuni (qualora le scale e i corridoi siano dotati di radiatori); c) per il riscaldamento di appartamenti. Il tutto per incentivare gli interventi di miglioramento prestazionale degli immobili migliorare l’ambiente ma, anche, per risparmiare denaro. Quindi, mentre per l’installazione dei dispositivi ci sono scadenze e obblighi definiti, per la ripartizione delle spese ogni Stato può fare quello che vuole, nel rispetto del principio di pagare ciò che si consuma. L’Italia ha inteso recepire la Direttiva 2012/27/UE con l’art. 4 della Legge di delegazione europea n. 96 del 6 agosto 2013, che così recita: Art. 4. Criterio di delega al Governo per il recepimento della direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE: 1. Al fine di favorire l’efficienza energetica e ridurre l’inquinamento ambientale e domestico mediante la diffusione delle tecnologie elettriche, nell’esercizio della delega legislativa per l’attuazione della direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, il Governo è tenuto a introdurre disposizioni che attribuiscano all’Autorità per l’energia elettrica e il gas il compito di adottare uno o più provvedimenti volti ad eliminare l’attuale struttura progressiva delle tariffe elettriche rispetto ai consumi e ad introdurre tariffe
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Che cosa dice la norma nazionale Ora passiamo alla norma nazionale, leggendola parola per parola, perchè, da quello che sento in giro e che leggo sui giornali, sembra che i pochi l’abbiano fatto. D.Lgs. 102/2014 Art. 9. Misurazione e fatturazione dei consumi energetici ... omissis ... 5. Per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi delle medesime: ... omissis ...
denza a ciascun corpo scaldante posto all’interno delle unità immobiliari dei condomini o degli edifici polifunzionali, secondo quanto previsto norme tecniche vigenti, salvo che l’installazione di tali sistemi risulti essere non efficiente in termini di costi con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459; d) quando i condomini o gli edifici polifunzionali sono alimentati da teleriscaldamento o teleraffreddamento o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento, per la corretta suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento, il raffreddamento delle unità immobiliari e delle aree comuni, nonché per l’uso di acqua calda per il fabbisogno domestico, se prodotta in modo centralizzato, l’importo complessivo è suddiviso tra gli utenti finali, in base alla norma tecnica UNI 10200 e successive modifiche e aggiornamenti. Ove tale norma non sia applicabile o laddove siano comprovate, tramite apposita relazione tecnica asseveOgnuno è libero di pensare rata, differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità quello che vuole ma, immobiliari costituenti il condomisecondo me, nio o l’edificio polifunzionale superiori al 50 per cento, è possibile tra la sovrapposizione suddividere l’importo complessitra legge nazionale e regionale vo tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 70 per cene questa strana carenza di delega, to agli effettivi prelievi volontari sarà ben difficile che di energia termica. In tal caso gli le eventuali sanzioni possano importi rimanenti possono essere ripartiti, a titolo esemplificativo e essere considerate legittime non esaustivo, secondo i millesimi, i metri quadri o i metri cubi utili, tecnica del progettista o del tecni- oppure secondo le potenze instalco abilitato; late. È fatta salva la possibilità, per c) nei casi in cui l’uso di sotto-con- la prima stagione termica succestatori non sia tecnicamente possi- siva all’installazione dei disposibile o non sia efficiente in termini tivi di cui al presente comma, che di costi e proporzionato rispetto la suddivisione si determini in ai risparmi energetici potenziali, base ai soli millesimi di proprietà. per la misura del riscaldamento Le disposizioni di cui alla presente si ricorre, a cura dei medesimi lettera sono facoltative nei condosoggetti di cui alla lettera b), all’in- mini o gli edifici polifunzionali ove stallazione di sistemi di termore- alla data di entrata in vigore del golazione e contabilizzazione del presente decreto si sia già provvecalore individuali per quantificare duto all’installazione dei dispositivi il consumo di calore in corrispon- di cui al presente comma e si sia
b) nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata o da una rete di teleriscaldamento o da un sistema di fornitura centralizzato che alimenta una pluralità di edifici, è obbligatoria l’installazione entro il 31 dicembre 2016, a cura del proprietario, di sotto‐contatori per misurare l’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. L’efficienza in termini di costi può essere valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459. Eventuali casi di impossibilità tecnica alla installazione dei suddetti sistemi di contabilizzazione o di inefficienza in termini di costi e sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali, devono essere riportati in apposita relazione
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aderenti al costo del servizio. 2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Appare incredibile, ma la delega al Governo parla solo di tariffe elettriche, quindi, per la termoregolazione e contabilizzazione, il Governo non poteva emanare decreti con valore di legge. Non sono un fine giurista o un costituzionalista, ma ritengo di poter affermare con sufficiente cognizione di causa che il problema esiste, non tanto per quanto riguarda il contenuto tecnico del D. Lgs. 102/2014, ma per le disposizioni sanzionatorie ivi contenute. Basta leggere la Costituzione: Art. 23 - Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. Art. 76 - L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti. Ognuno è libero di pensare quello che vuole ma, secondo me, tra la sovrapposizione tra legge nazionale e regionale e questa strana carenza di delega, sarà ben difficile che le eventuali sanzioni possano essere considerate legittime.
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già provveduto alla relativa suddivisione delle spese. Art. 16. Sanzioni ... omissis ... 6. Nei casi di cui all’articolo 9, comma 5, lettera b), il proprietario dell’unità immobiliare che non installa, entro il termine ivi previsto, un sotto-contatore di cui alla predetta lettera b), è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare. La disposizione di cui al presente comma non si applica quando da una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione del contatore individuale non è tecnicamente possibile o non è efficiente in termini di costi o non è proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali. 7. Nei casi di cui all’articolo 9, comma 5, lettera c) il proprietario dell’unità immobiliare, che non provvede ad installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per misurare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun corpo scaldante posto all’interno dell’unità immobiliare, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare. La disposizione di cui al primo periodo non si applica quando da una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione dei predetti sistemi non è efficiente in termini di costi. 8. Il condominio alimentato da teleriscaldamento o da teleraffrescamento o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento, che non ripartisce le spese in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 5, lettera d), è soggetto ad una sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro. ... omissis ... Quindi, se non si eseguono verifiche di efficienza in termini di costi, o se tali verifiche danno esito positivo, ogni proprietario è responsabile se non vengono 24/
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installati i dispositivi, e la sanzione è individuale. Per la divisione delle spese c’è più tempo, e la sanzione è unica per l’intero condominio. In sintesi: - l’Europa dice all’Italia: fai installare i dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione entro il 31.12.2016, con l’esclusione dei casi in cui sia dimostrato non esserci convenienza economica; - l’Italia dice ai singoli proprietari delle unità immobiliari interessate dalla norma: installate i dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione entro il 31.12.2016, a meno che un tecnico abilitato attesti in una relazione che non c’è convenienza economica; - l’Europa dice all’Italia: se vuoi, puoi dare degli orientamenti sulle modalità per ripartire i costi, al fine di assicurare la trasparenza e la precisione del conteggio del consumo individuale, come, ad esempio, imporre che ognuno possa leggere i propri consumi in tempo reale o che la divisione delle spese sia proporzionata ai consumi volontari; - l’Italia dice ai proprietari e alle amministrazioni condominiali: dovete obbligatoriamente dividere i consumi secondo la UNI 10200 o, se non è applicabile o se un tecnico assevera che ci sono differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immobiliari superiori al 50 per cento, potete dividerli attribuendo una quota di almeno il 70 per cento agli effettivi prelievi volontari e il resto come si vuole. In sostanza, tanto lavoro per professionisti e installatori. Sotto l’aspetto dell’efficacia ambientale, in Italia ci sono solo il 15,7% di abitazioni servite dal riscaldamento centralizzato, e, se il risparmio energetico stimato è del 10-16%, per ogni 100 euro di consumo abitativo si risparmieranno a spanne circa 2-2,5 euro. Meglio che niente, ma un po’ pochino se si pensa che l’operazione costa circa 6 miliardi di euro, oltre a circa 90 milioni di
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euro annui per le letture e alla necessità, ogni 10 anni, di spendere circa 3 miliardi di euro per cambiare tutti i ripartitori, visto che le pile, normalmente, non si possono sostituire Speriamo che la possibilità di pagare secondo i consumi porti a risparmi superiori a quelli sino ad oggi registrati dalle rilevazioni statistiche. Detto ciò, spero che questa iniziativa legislativa apra la strada verso la diagnosi e la riqualificazione organica dell’intero patrimonio immobiliare italiano - a partire dalla sicurezza antincendio, strutturale, sismica e idro geologica - temi non meno importanti del risparmio energetico. Se il legislatore ha ritenuto sussistere un interesse collettivo ad incaricare un tecnico per applicare o meno la norma UNI 10200 per la divisione delle spese del riscaldamento, con costi mediamente pari a 150-200 euro per unità immobiliare, a maggior ragione riterrà sussistere l’interesse pubblico di redigere il fascicolo del fabbricato, con costi simili. Se il legislatore ha ritenuto sussistere un interesse collettivo nell’obbligare ad installare i dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione, con costi mediamente pari a 1.000-1.200 Euro per unità immobiliare, a maggior ragione riterrà sussistere un interesse pubblico nel dotare ogni cucina di un rilevatore di fughe gas e di un estintore, con costi 5 volte inferiori. Il fascicolo del fabbricato per conoscere le prestazioni dell’immobile e incentivare le opere di miglioramento, dall’energia alla sicurezza Solo dopo i terremoti si sente parlare del “Fascicolo del fabbricato”, ossia, di un documento dove indicare le caratteristiche prestazionali dell’immobile che emergono a seguito di una diagnosi: non solo quelle strutturali, ma anche, quelle energetiche, di sicurezza antincendio, di accessibi-
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Nell’ambito della riforma del Catasto, abbiamo proposto il “Cassetto fiscale dell’immobile”, con la semplice estensione della scheda tecnica catastale già prevista dalle norme vigenti e contenuta nella procedura DOCFA. Basta inserire dei dati in più relativi alle prestazioni dell’immobile
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lità ai diversamente abili, e così via. Io, in rappresentanza delle professioni tecniche, e l’avv. Stefano Betti, come Presidente dell’Associazione Master di Diritto Tributario dell’Università di Genova - di cui sono socio - abbiamo avuto l’idea di proporlo nell’ambito della riforma del Catasto, chiamandolo Cassetto fiscale dell’immobile. Lo abbiamo fatto ufficialmente, in audizione presso la Commissione Finanze del Senato, proponendo la semplice estensione della scheda tecnica catastale già prevista dalle norme vigenti e contenuta nella procedura DOCFA. Basta inserire dei dati in più, come il grado di vulnerabilità sismica o, nel nostro caso, la prestazione energetica attuale e quella raggiungibile, prevedendo degli sconti sulle imposte fiscali che gravano sugli immobili per coloro che operano questa verifica, che risulterebbe quindi a costo zero per i proprietari. Sarebbe un volano per l’economica di settore e garantirebbe una conoscenza a 360 gradi delle caratteristiche degli immobili, utile per conseguire l’efficientamento energetico e il miglioramento dei requisiti di sicurezza, secondo principi a noi cari come quelli che pongono sul professionista la centralità dell’opera: prima si chiama il medico, poi si comprano le medicine e si fanno le cure Trattandosi di una diagnosi interdisciplinare, da condividere con i proprietari e gli utilizzatori degli immobili, questa iniziativa aumenterebbe la cultura generale dei cittadini, lo spirito di colleganza tra tecnici abilitati e le sinergie tra gli iscritti ai diversi ordini e collegi professionali interessati. Oggi, invece, si va in ordine sparso. Nei luoghi di lavoro, quando la valutazione del rischio viene eseguita davvero e non scaricando o acquistando da internet un inutile “stampone”, sono previste
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diagnosi di questo tipo, specialmente per quanto attiene alla sicurezza antincendio, anche se in pochi si preoccupano del microclima e, ancor peggio, di cosa accadrebbe in caso di terremoto o altre catastrofi. Eppure con la recente riforma del condominio, l’amministratore è tenuto ad annotare nel registro di anagrafe condominiale ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni. Discorso analogo per le opere pubbliche, dalla manutenzione straordinaria di un edificio a quella di un ponte, dove è obbligatorio, al termine dei lavori, dotare l’immobile del piano di manutenzione dell’opera, con tutte le caratteristiche e le modalità di intervento negli anni a venire, a tutela di interessi pubblici rilevanti. Per quanto attiene alle prestazioni energetiche, solitamente ci si interessa dell’argomento solo in fase di vendita o locazione dell’immobile, giusto perchè lo
impone la legge. Ora, il Decreto Legislativo 102/2014 ha dato uno scossone per quanto riguarda la termoregolazione e la contabilizzazione, ma in molti continuano a vedere queste importanti norme più come obbligo da rispettare per evitare la sanzione che come opportunità per migliorare le prestazioni del proprio immobile o per risparmiare energia e denaro. In caso di vendita, l’edificio deve essere dotato di un attestato di prestazione energetica, con tanto di sanzione che, a livello nazionale, può arrivare fino a 18.000 euro. Allora, perché non seguire la stessa strada per imporre la conoscenza delle altre prestazioni, non meno importanti, come il comportamento dell’immobile in caso di sisma, di incendio o di alluvione? Perchè non prevedere come obbligatori gli interventi minimali di miglioramento, conseguenti alla diagnosi, così come è stato per la termoregolazione e contabilizzazione ad opera del D. Lgs. 102/2016? Per sapere la verità sugli edifici dove viviamo e lavoriamo, sulle loro caratteristiche, così da evitare di mantenere zone d’ombra su cose che possono anche non piacere, ma che si devono conoscere, tipo impianti pericolosi, scale inidonee, strutture fatiscenti, sedime inadatto, ecc. Il fatto è che non c’è l’abitudine di controllare nemmeno se esiste il rischio che l’immobile possa crollare! Della serie, “meglio non sapere e dormire tranquilli”, cercando di non pensare che tutto ha un inizio ed una fine, dai ponti agli oleodotti, dalle automobili agli impianti di riscaldamento, giusto per fare degli esempi. La prestazione energetica è solo una delle varie caratteristiche dell’immobile, quindi, perchè non estendere la diagnosi anche alle altre? Block Notes n.
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ANALISI STATISTICA MEDIANTE AGGREGAZIONE DI DATI CAMPIONE
L’EFFICIENZA IN TERMINI DI COSTI PER ZONA CLIMATICA RIFERITA ALL’UNITÀ IMMOBILIARE ITALIANA TIPO Studio condotto da Ing. Maurizio Michelini - Consigliere Ordine Ingegneri Genova, referente in materia di energia e impianti Ing. Paolo Cavalletti - Professore a contratto corsi Fisica tecnica e impianti tecnici, Università di Genova - Superficie media: 76,8 mq - Numero medio radiatori: 4,45 - Spesa media annua riscaldamento: 1.111 Euro (IVA compresa) - Costi installazione e gestione dispositivi su 10 anni: 1.125 Euro (IVA compresa) - Zona climatica prevalente di riferimento: E - Numero totale di abitazioni in Italia: 31’208’161 (ISTAT 2011) - Superficie totale: 2’396’691’555 (ISTAT 2011) - Superficie media: 31’208’161 / 2’396’691’555 = 76,8 mq - Numero di stanze: 4.45 (ISTAT 2011) - Percentuale di abitazioni servite da riscaldamento centralizzato: 15,7% (ISTAT 2011) - Numero di abitazioni con riscaldamento centralizzato: 31’208’161 x 0,157 = 4’899’681 - Numero radiatori alimentati da riscaldamento centralizzato: 4’899’681 x 4.45 = 21’803’580 - Numero di abitazioni per condominio: 30 (I numeri del condominio, condominio.it, 2012) - Spesa media annua consumi energetici per famiglia, compresa elettricità: 1’724 Euro (ISTAT 2011, 1’635 Euro rivalutati al 2016, indice ISTAT 1,055) - Spesa media annua energia elettrica per famiglia: 613 Euro (ISTAT 2011, 581 Euro rivalutati al 2016, indice ISTAT 1,055) - Spesa media annua riscaldamento per famiglia: 1’724 - 613 = 1’111 Euro - Zona climatica prevalente (ENEA Report RdS/2012/109, pag.46) A - 0,03% della popolazione Italiana (es. Lampedusa) B - 5,52% della popolazione Italiana (es. Palermo) C - 21,59% della popolazione Italiana (es. Imperia) D - 25,25% della popolazione Italiana (es. Genova) E - 44,85% della popolazione Italiana (es. Masone) F - 2,76% della popolazione Italiana (es. Torriglia) - Vita utile dei dispositivi: 10÷20 anni (UNI EN 15459 e schede tecniche) - Costi di installazione e gestione dei dispositivi, per abitazione: ΣC = 1.125 Euro (compresa (IVA, progetto, direzione lavori, calcolo ripartizione spese e revisione tabella millesimale, oneri di lettura, quota parte elettro circolatore a portata variabile in centrale termica e manutenzioni - Prezziario Regione Liguria, compatibile con analisi ENEA, Report RdS/PAR2014/081, pag.12 e Risparmio energetico nella casa, pag. 17,19, ENEA 2003 rivalutate al 2016) - Percentuale stimata di riduzione dei consumi dopo l’installazione dei dispositivi: 10÷16% (ENEA, Report RdS/PAR2014/081, pag.64, 10% - UNI/TS 11300-2:2014, 16%) - Benefici annui stimati per la riduzione dei consumi: ΣBe = 1’111 x 0,10÷0,16 = 111÷178 Euro
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Tempo di ritorno semplice senza incentivi: SP = ΣC / ΣBe = 1’125 / 111÷178 = 6,3÷10,1 anni (da usare per la verifica di efficienza in termini di costi, prevista dal D.Lgs. 102/2014, necessaria per stabilire se sussiste l’obbligo giuridico di installare i dispositivi entro il 31.12.2016; molti cittadini non possono fruire delle detrazioni fiscali, quindi non è ragionevole computarle in una verifica generale di assoggettamento valida per l’intero condominio) Tempo di ritorno semplice con incentivi 50%: SPi = SP x 0,5 = 3,2÷5,1 anni (da usare in assemblea, per deliberare di installare i dispositivi a prescindere dall’obbligo di legge, ai sensi dell’art. 26, comma 5 della Legge 10/1991, in quanto sempre utili se ben utilizzati, al di là dei dati statistici di risparmio utilizzati per l’analisi di assoggettamento) Estrapolazione dati statistici per altre zone climatiche (Coefficienti di raccordo tra zone climatiche assunti, per analogia, dal metodo di valutazione standardizzata del risparmio specifico lordo RSL di energia primaria conseguibile per singola unità fisica di riferimento in caso di riqualificazione del sistema di generazione, di cui all’art. 4 dell’allegato A alla delibera AEEG n. 103/2003).
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Fonte: 3° Rapporto ANACI - Censis Servizi La vita nei condomìni: litigiosità e risparmio energetico - Roma, settembre 2009 - pag. 22 Block Notes n.
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Conclusioni
Tuttavia, la Direttiva 2012/27/ In Italia ci sono quasi 5 milioni di UE e il decreto di recepimenunità immobiliari in condominio to D. Lgs. 102/2014, pongono che fruiscono del riscaldamento molta prudenza nell’imporre e/o dell’acqua calda sanitaria e/o obblighi specifici per gli edifici antecedenti e legittimamente del raffrescamento centralizzanon dotati di tali sistemi, escluti, ossia, prodotti da una fonte dendo i casi in cui gli interventi comune a più appartamenti o di adeguamento impiantistico edifici. non siano ripagati dai risparmi Di esse, sono in poche a disporenergetici conseguenti, ossia, re della possibilità di prelevare non siano «efficienti in termini e pagare l’energia a consumo, come accade negli immobili ter- di costi» (analisi costi-benefici, moautonomi, ma i costi vengono valutati nell’arco di vita dei dispositivi, secondo la norma UNI EN suddivisi in quota fissa, solita15459). mente legata ai millesimi di poIl decreto, su questo punto, è tenza termica installata, oppure molto chiaro: se un tecnico al vecchio concetto di superficie abilitato dichiara in una relaradiante. zione che non c’è efficienza in Questa situazione, comune a termini di costi, l’installazione gran parte dei condomini, non dei dispositivi diviene facoltatiincentiva al risparmio energetico (ad esempio tenendo chiusi i va e non si applicano le sanzioni previste all’art. 16 del D.Lgs. radiatori quando l’immobile non è utilizzato o migliorando l’isola- 102/2014 per chi non rispetta la mento di pareti, finestre e coper- scadenza del 31.12.2016. Questa esclusione segue il tura), perché ai comportamenti principio di legare l’interesse virtuosi non consegue un proporzionale beneficio economico privato del risparmio economico con l’interesse pubblico della individuale. riduzione dei consumi energetiPertanto, l’installazione dei ci, così da ingenerare comporsistemi di termoregolazione e contabilizzazione dell’energia per tamenti virtuosi, motivati dalla ogni unità immobiliare è sempre consapevolezza di risparmiare da considerarsi una buona pras- (o, magari, di avere una gestione più flessibile) piuttosto che dalla si, a prescindere dagli obblighi sola imposizione normativa, contenuti nel D. Lgs. 102/2014, tanto da essere imposta per leg- che può ingenerare fenomeni ge negli edifici la cui concessione addirittura contrari all’interesse edilizia sia stata rilasciata dopo il pubblico che si vuole perseguire 30 giugno 2000 (D.P.R. 412/1993, (in uno studio ANACI - Censis Servizi del 2009, il 34,4% dei art. 7, comma 3). cittadini intervistati dopo aver Non a caso, l’art. 26, comma 5 installato i sistemi di contabilizdella Legge 10/1991, nell’indivizazione ha dichiarato di non aver duare le opere soggette all’obrisparmiato nulla o, addirittura, di bligo di deposito della relazione tecnica di cui all’art. 28, dispone aver speso di più). È del tutto evidente che l’effiche «per le innovazioni relative cientamento di un impianto di all’adozione di sistemi di termoriscaldamento a Cuneo (zona regolazione e di contabilizzazione climatica F) determini maggiori del calore e per il conseguente risparmi energetici annui rispetriparto degli oneri di riscaldato allo stesso intervento eseguito mento in base al consumo effeta Lampedusa (zona climatica A) tivamente registrato, l’assemblea dove gli oneri di adeguamento di condominio delibera con le sono difficilmente recuperabili, maggioranze previste dal seconvisti i limitati risparmi econodo comma dell’articolo 1120 del mici derivanti dai minori consucodice civile». 30/
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mi. Analogamente, nel caso di impianti già equilibrati, caratterizzati da elevate prestazioni e utilizzati in modo pressoché continuo per l’intero periodo di accensione, i risparmi sono molto contenuti. Va però precisato che, anche se non sussiste l’obbligo giuridico, l’installazione dei dispositivi è sempre da consigliare, perché la stima di efficienza viene fatta con dati statistici e può non considerare gli incentivi, mentre, nei casi concreti, se l’utilizzatore è correttamente informato sull’uso dei sistemi di regolazione, i risparmi reali sono molto superiori e quasi sempre convenienti. Nell’analisi costi-benefici qui condotta, abbiamo voluto compiere l’esercizio mentale posto a carico dello Stato membro dalla direttiva UE, ossia, verificare su base massiva e statistica l’efficienza in termini di costi per un immobile di riferimento, rappresentativo della media prestazionale del patrimonio edilizio nazionale, con e senza detrazioni fiscali. Il risultato dimostra statisticamente che: - nelle zone climatiche A, B, C (es. Imperia) è probabile poter dimostrare che non c’è efficienza in termini di costi, a prescindere dagli incentivi; - nella zona climatica D (es. Genova, Savona, La Spezia), se non si considerano gli incentivi, è probabile poter dimostrare che non c’è efficienza in termini di costi; - nelle zone climatiche E, F è improbabile poter dimostrare che non c’è efficienza in termini di costi, a prescindere dagli incentivi. Nonostante la direttiva sia del 2012, i cittadini italiani non hanno percepito l’utilità, pima di tutto, di interpellare un professionista per verificare se ci sia o meno efficienza in termini di costi, quantomeno per gli edifici
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professionista piuttosto che alle sole logiche di libero mercato, così da evitare l’ulteriore perdita di immagine e di credibilità in un settore già provato dalla svendita massiva degli attestati di prestazione energetica. Il professionista, infatti, opera in piena «autonomia e indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnico», come stabilito all’art. 2, comma 2 del D.P.R. 137/2012 di riforma degli ordinamenti professionali. L’argomento è molto delicato Questo richiamo normativo e e va affrontato con prudenza e deontologico è tanto importanprofessionalità, nell’interesse collettivo di migliorare le presta- te quanto più ci si avvicina alla scadenza del 31.12.2016, non zioni energetiche degli immobili Un simile comportamento avreb- con interventi efficienti in termini potendo escludere, da parte di be consentito di diluire nel tempo di costi e intesi dalla popolazione chi rischia la sanzione, pressioni dirette ad ottenere all’ultimo mogli interventi e limitare l’anoma- come un un’opportunità per rimento una relazione di non effispettare l’ambiente risparmianlia di mercato che, nell’indiffecienza anche nei casi in cui ciò do denaro e non come un mero renza di molti, stiamo vivendo non sia tecnicamente possibile; è onere burocratico imposto dalla negli ultimi due anni, con un lecito, nell’interesse del cliente, fenomeno di eccezionale concen- legge “a prescindere”. assumere i valori più opportuni L’incarico per la verifica di eftrazione di interessi economici nell’ambito di quelli consentiti ficienza in termini di costi, così in un limitato arco temporale e dalla norma e dalla prassi, ma come il supporto professionale su pochi soggetti, che, in buona non si può andare oltre, né, al parte, hanno cavalcato la scarsa nella corretta ripartizione delle spese, rappresentano un presidio contrario, si può operare per propensione ad informarsi della dimostrare a tutti i costi la susdi interesse collettivo, deterpopolazione italiana e sfruttasistenza di un vincolo normativo minante per legare le decisioni to alcune lacune interpretative alla correttezza deontologica del che potrebbe non esserci1. dell’originale testo normativo, ubicati nelle zone climatiche più calde (tipicamente A, B, C, D) e potenzialmente non soggetti all’imposizione normativa. Se così fosse stato, la data del 31.12.2016 avrebbe costituito un termine cogente solo per il 50% circa degli immobili, ubicati nelle zone climatiche più fredde (tipicamente E, F), mentre per gli altri i proprietari avrebbero potuto soprassedere o programmare gli interventi negli anni a venire, magari associati ad un progetto di riqualificazione energetica più ampio e conveniente.
nella direzione «dell’obbligo di adeguamento a tutti i costi». Le leggi vanno interpretate secondo l’intenzione del legislatore, e non pare ragionevole pensare che l’Europa intendesse imporre all’Italia di adeguare circa 22 milioni di radiatori in due anni, o, meglio, nei pochi mesi estivi che consentono di intervenire ad impianto spento.
1 - La trattazione qui condotta, di stipo standard e basata sul panorama edilizio esistente non adeguatamente coibentato, può essere agevolmente estesa agli altri fattori che analogamente influenzano la convenienza economica. Come è noto dalla fisica tecnica, l’energia per il riscaldamento dipende dal salto termico, ma anche dal grado di coibentazione, di rinnovo dell’aria, di efficienza degli impianti ed, ultimo ma non meno importante, dalle condizioni climatiche effettive. Caso analogo alle zone temperate può essere quello di edifici recenti o rinnovati, dove l’efficienza energetica mostra valori di indici di energia primaria già molto bassi, ad esempio, per la presenza di coibentazione, per l’adozione di sistemi VMC o perchè il sistema edificio - impianto è già molto prestante. Si pensi a quelli realizzati dopo l’entrata in vigore della Legge 10/1991 ma non ancora soggetti all’obbligo della contabilizzazione separata per ogni unità immobiliare, oppure a quelli che in modo indiretto sono stati oggetto di riqualificazione parziale dell’involucro o dell’impianto termico. Ad esempio, per chi ha installato la caldaia a condensazione e le valvole termostatiche, è molto probabile poter dimostrare che la sola installazione dei dispositivi di contabilizzazione non è efficiente in termini di costi, così come per gli impianti che godono dell’integrazione con fonti rinnovabili e per gli edifici la cui particolare condizione d’uso determina bassi costi annuali a prescindere dalle prestazioni energetiche (ad esempio, le case di villeggiatura prevalentemente estiva, usati poco d’inverno, con Fuso < 0,3). Il risultato è legato a dati statistici di natura comportamentale, perchè non è tecnicamente possibile conoscere in quanti saranno a regolare correttamente la temperatura ambiente quando avranno la possibilità di farlo, nè è possibile sapere chi potrà fruire o meno degli incentivi fiscali; ciò dipende dalla capacità reddituale di ogni proprietario, dal tempo di occupazione e dall’uso che farà dell’alloggio. Gli impianti di raffrescamento e di acqua calda sanitaria, anch’essi soggetti al decreto, non sono stati presi in esame nella presente analisi, in quanto meno numerosi e statisticamente marginali; stesso discorso per gli impianti di riscaldamento a distribuzione orizzontale (ad anello), molto meno numerosi rispetto a quelli a distribuzione verticale (a colonne), per il quale il decreto prevede ripartitori e valvole termostatiche.. Block Notes n.
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Vista la situazione, ecco i consigli
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autonomamente con tecniche e materiali standard, anche se è questa soluzione è tecnicamente assurda, in quanto potrebbe non permettere la - Chi ha già incaricato l’installatore per adeguare l’impianto entro il 31.12.2016, proceda in lettura coordinata via radio dei dati di consumo ed in contrasto con quanto previsto dalla UNI EN tal senso, pretendendo assicurazioni in merito al 834:2013 che prevede specificatamente che i sisterispetto della scadenza. mi di lettura indiretta siano tutti dello stesso tipo - L’installatore che teme di non riuscire ad in- nel contesto dell’impianto contabilizzato in modo stallare i dispositivi in tutte le commesse assunte, indiretto2. è bene che incarichi tempestivamente un tecnico abilitato per verificare l’efficienza in termini di co- Se il condominio è già dotato dei dispositivi sti, così da dare la priorità agli interventi dove tale di contabilizzazione previsti dalla norma, continui efficienza sussiste e rimandare all’anno prossimo ad utilizzarli secondo le ripartizioni già assunte. gli altri, in quanto esenti dalla sanzione. - Per quanto riguarda i criteri di ripartizione - Se il condominio non ha deliberato nulla, è possibile e consigliabile, per la prima stagione occorre incaricare tempestivamente un professio- successiva all’installazione dei dispositivi, soprasnista che verifichi l’efficienza in termini di costi; se sedere da ogni decisione e verificare con il profesc’è efficienza, i dispositivi devono essere installati sionista se applicare l’attuale norma UNI 10200, entro il 31.12.2016, altrimenti, con il professionista, o se attendere la nuova versione, o se applicare, l’argomento potrà essere meglio approfondito in laddove ne ricorrano le condizioni di applicabilità seguito; la sanzione è a carico del proprietario di dell’art 9 comma 5 lettera d), il metodo semplifiogni singola unità immobiliare, quindi, se non si cato introdotto dal D.Lgs. 141/2016 (almeno il 70% riesce ad operare collettivamente, ognuno proceda secondo i consumi e il resto come si vuole).
2 - Si ricorda che il valore del consumo misurato dal ripartitore è un valore approssimato del calore emesso dalla superficie del radiatore e consumato dall’utente nel periodo di conteggio Gli scarti di misura (errori di misura) rispetto al calore emesso non dipendono unicamente dal ripartitore. Infatti i ripartitori dei costi di riscaldamento non possono essere verificati come si fa con i contatori di calore .A causa delle particolarità sopra descritte, il risultato delle misurazioni non può essere espresso in unità fisiche di energia. Il valore del consumo è quindi adimensionale. Esso si utilizza solamente come valore relativo in rapporto alla somma dei valori di consumo per il calcolo del costo per unità o per gruppo di utenti. Un valore relativo così determinato, partendo da un valore di consumo misurato, può essere interpretato come parte del consumo di calore per il calcolo del costo per unità o di un gruppo di utenti. 32/
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FAQ 1. A COSA SERVE LA CONTABILIZZAZIONE E TERMOREGOLAZIONE NELLE UNITÀ IMMOBILIARI IN CONDOMINIO? A pagare, principalmente, secondo i consumi effettivi di ogni unità immobiliare, i prelievi di energia per riscaldamento e/o raffrescamento e/o acqua calda sanitaria, se prodotta da impianti comuni, consentendo ai singoli utilizzatori di agire sulle regolazioni della temperatura e del periodo di fruizione, come si farebbe con un impianto autonomo.
l’installazione dei dispositivi è sempre da consigliare, perchè la stima di efficienza viene fatta con dati statistici e senza considerare gli incentivi, mentre, nei casi concreti, se l’utilizzatore è correttamente informato, i risparmi reali sono molto superiori e quasi sempre convenienti. www.normattiva.it (atto n. 102, anno 2014 - art. 9, comma 5, lettere b,c,d)
comuni. Per questo, di prassi, si incarica una ditta unica per l’intero condominio e se ne occupa l’amministratore, se esiste. Se, invece, l’assemblea non decide per tempo, allora il condomino deve procedere per conto proprio, per evitare sanzioni.
7. IL CONDOMINO CHE SI TROVA IN DISACCORDO CON LA DECISIONE ASSEMBLEARE DI INSTALLARE I DISPOSITIVI, PUÒ INCARICARE UN PROPRIO 4. CI SARA’ UNA PROROGA AL PROFESSIONISTA E, SE NE 31.12.2016? RICORRONO I PRESUPPOSTI, La data è fissata in una direttiEVITARE L’ADEGUAMENTO va comunitaria, quindi gli Stati NELLA PROPRIA UNITÀ? 2. FA RISPARMIARE? membri non possono disporre Normalmente sì, ma solo se gli diversamente. Tuttavia, l’impian- Se l’assemblea delibera ai sensi del D.Lgs. 102/2014, questa utilizzatori assumono comporta- to normativo presenta profili di ipotesi non è vietata, anche se menti energeticamente virtuosi, incostituzionalità. come tenere a 18-20°C la temwww.normattiva.it (atto n. 96, anno è tecnicamente inopportuna ed peratura ambiente e chiudere le 2013 - art. 4, comma 1 - la delega economicamente sconveniente per l’utente, che, nella migliore valvole quando non si è in casa; riguarda solo le tariffe elettriche) delle ipotesi, si vedrà attribuito il altrimenti si spende di più, come massimo dei consumi desumibili sovente accade quando si diventa 5. SE L’ASSEMBLEA NON dalla potenza termica installata, autonomi. Le statistiche evidenDELIBERASSE O LO FACESSE mentre, nella peggiore, gli verrà ziano un risparmio mediamente TARDI E NON SI RIESCISSE ordinato dal Giudice di acconsencompreso tra il 10% e il 16%. A PROVVEDERE ENTRO tire all’installazione. IL 31.12.2016, I SINGOLI www.enea.it/it/ricerca_sviluppo/ PROPRIETARI RISCHIEREBBERO Il condomino è obbligato a ridocumenti/ricerca-di-sistemaspettare le delibere assembleLA SANZIONE? elettrico/edifici-pa/2014/rdsari assunte ai sensi dell’art. 26, Sì, perchè la norma non si rivolpar2014-081.pdf (pag. 64) comma 5 della legge 10/1991, ge al condominio, ma ad ogni proprietario di unità immobiliare, che consente, a maggioranza, di 3. È DAVVERO OBBLIGATORIO con sanzione da 500 a 2500 euro, approvare le innovazioni relative INSTALLARE I DISPOSITIVI all’adozione di sistemi di termotranne per chi esibisce la relaENTRO IL 31.12.2016? regolazione e di contabilizzazione Sì, tranne nei casi di esclusione, zione tecnica di legittima escludel calore e per il conseguente sione. se un professionista abilitato riparto degli oneri di riscaldafirma una relazione in cui attesta www.normattiva.it (atto n. 102, mento in base al consumo efche non c’è efficienza in termini anno 2014 - art. 16, commi 6,7) fettivamente registrato, senza di costi, ossia, che i risparmi necessitare di alcuna relazione energetici potenziali stimati non 6. IL PROPRIETARIO DI UNA tecnica che dimostri un risparcoprono le spese di adeguamen- UNITÀ IMMOBLIARE PUÒ mio energetico. to e gestione; tale situazione è DECIDERE DI INSTALLARE I riscontrabile nelle zone climatiDISPOSITIVI PER CONTO SUO? www.normattiva.it (atto n. che più calde (es. A,B,C,D), negli Giuridicamente sì, ma, tecnica10, anno 1991 - art. 26, comimmobili caratterizzati da conmente è di difficile attuazione, ma 5) - sentenza Tribunasumi già bassi o quando le opere perchè i dispositivi di contabilizle Roma n.9477/2010 - sentenza di adeguamento sono invasive e zazione devono coordinarsi per la Corte Appello Trento 134/2016) costose (es. impianti a pavimen- lettura centralizzata (devono esto, aeraulici, misti, ecc.). Anche sere tutti uguali secondo quanto 8. È LEGITTIMO STACCARSI nei casi in cui non sussiste l’obdisposto dalle norme tecniche) ai DALL’IMPIANTO CONDOMINIALE bligo giuridico di adeguamento, fini della ripartizione delle spese E RIFIUTARE DI INSTALLARE I Block Notes n.
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DISPOSITIVI? Il Codice Civile lo consente, a certe condizioni, ma è tecnicamente inopportuno, e neppure economicamente conveniente, perchè, con la contabilizzazione, si ottengono benefici analoghi a costi minori. Occorre, inoltre, prestare attenzione a leggi e regolamenti locali, in quanto, in virtù della clausola di cedevolezza del D. Lgs. 192/05, le Regioni posso legiferare sostituendosi allo Stato, introducendo limitazioni e/o impedimenti a tale trasformazione. www.normattiva.it (atto n. 262, anno 1942 - art. 1118, comma 4)
ra d - art. 16, comma 8, penultimo periodo)
11. COME SI DIVIDONO LE SPESE SECONDO I CONSUMI EFFETTIVI? Nel caso di contabilizzazione indiretta, si calcola l’importo dei consumi involontari, connessi principalmente alle dispersioni delle tubazioni e alle regolazioni impiantistiche, ossia, quelli che permangono anche se gli utilizzatori non prelevano energia chiudendo i radiatori (tipicamente non superiore al 30%). Questo importo si divide tra le unità immobiliari secondo millesimi fissi, legati, ad esempio, alla potenza termica installata o ai 9. E PER CHI SI È GIA’ fabbisogni energetici di ogni sinDISTACCATO? gola unità immobiliare. Il resto Non si applica il decreto, fatto rappresenta i consumi volontari, salvo quanto deciso in merito ossia, quelli che l’utilizzatore al pagamento delle spese di può ridurre agendo sulle regolaconservazione e adeguamento zioni individuali, i cui oneri vendell’impianto comune. gono suddivisi secondo le letture dei dispositivi di contabilizzazio10. UNA VOLTA INSTALLATI ne. Il tutto, applicando la norma I DISPOSITIVI, OCCORRE tecnica UNI 10200, che fornisce OBBLIGATORIAMENTE un metodo di calcolo oggettivo, CAMBIARE LE TABELLE MILLESIMALI PER DIVIDERE LE basato su elementi analitici e tabellari. La norma UNI 10200 SPESE SECONDO I CONSUMI può non essere applicata se EFFETTIVI? l’immobile presenta caratteriSì, ma è possibile continuare ad stiche da essa non previste o applicare i vecchi millesimi (di se un professionista abilitato proprietà) per il primo esercizio successivo a quello di installazio- assevera che sussistono diffene dei dispositivi, salvo proroghe, renze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immoperchè, in questo caso, la diretbiliari superiori al 50% (accade, tiva europea non pone scadenze tipicamente, negli edifici non a carico degli stati membri. In coibentati, tra ultimo piano e caso di omissione, la sanzione è a carico del condominio, da 500 a piano intermedio). In questi casi, l’assemblea può applicare il 2500 euro. metodo semplificato, attribuenwww.normattiva.it (atto n. 102, anno 2014 – art. 9, comma 5, lette- do una quota di almeno il 70%
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agli effettivi prelievi volontari di energia termica (quelli misurati dai sistemi di contabilizzazione) e, il resto, a scelta dell’assemblea, secondo criteri di ragionevolezza ed equità (ad esempio, applicando i vecchi millesimi del riscaldamento). www.normattiva.it (atto n. 102, anno 2014 – art. 9, comma 5, lettera d - art. 16, comma 8) 12. QUANDO SI DIVIDERANNO LE SPESE SECONDO I CONSUMI EFFETTIVI, A CONDIZIONI D’USO INVARIATE, GLI ULTIMI PIANI O I PIANI TERRA PAGHERANNO DI PIÙ? Sì, se i vecchi millesimi erano attribuiti in misura inferiore rispetto all’effettiva potenza termica installata, oppure se erano previsti coefficienti correttivi compensativi, finalizzati a socializzare il maggior calore dovuto alle dispersioni della copertura o del pavimento su terra o su locali non riscaldati. La norma UNI 10200, nell’attuale versione, non consente di mantenere o introdurre coefficienti correttivi. Tuttavia, se il professionista abilitato assevera a favore dell’applicabilità del metodo di ripartizione semplificato, tolto il 70% delle spese da dividere secondo le misure dei contabilizzatori, il restante 30% può essere attribuito a scelta dell’assemblea e, quindi, secondo una ripartizione fissa che può tenere conto anche di questi fattori, attribuendo una quota minore alle unità meno favorite. http://www.verticale.net/termoregolazione-e-contabilizzazionedel-calore-ai-9376
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
figura 8
Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini 64/
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
figura 9
Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini 120/
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini 122/
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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figura 11
Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini Block Notes n.
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
figura 12
Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini Block Notes n.
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L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
Block Notes n.
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Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
figura 13
Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini 152/
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Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
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L’Ingegneria liberi l’energia
figura 14
Ordine degli Ingegneri di Genova Seminario “l’ingegneria liberi le energie Salone Nautico - Fiera di genova Sabato 24 Settembre 2016 ore 10:30 - 13:00 Dott. Ing. Maurizio Michelini 156/
Block Notes n.
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Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
Block Notes n.
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Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
158/
Block Notes n.
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L’Ingegneria liberi l’energia
Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
L’Ingegneria liberi l’energia
Block Notes n.
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Fiera Internazionale di Genova - 24 settembre 2016
Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
160/
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