N.3 Marzo
2016
Esce dal 1949
Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale DL 353/2003 (Conv. In L. 27/02/04) Art. 1 Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVII- N. 3 Marzo 2016
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ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
INNOVAZIONE: BIM, IL FUTURO È OGGI. CHI SI FERMA È PERDUTO
La rivoluzione del 3D che ha cambiato per sempre l’approccio alla progettazione
Termoregolazione
Cert’Ing
Formazione
Red 2016
Contatori della discordia, guida per non sbagliare
È on-line la nuova piattaforma nazionale
Quella a distanza è più vicina per tutti
A Savona le giornate nazionali dell’ingegneria
Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
ALCUNE DELLE PROBLEMATICHE RISOLVIBILI DALLA ARON GENOVA
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A COSA SERVE LA LEGGE SE NON SI LEGGE? - Capita spesso sentire frasi tipo: “Dobbiamo sbrigarci, perché la legge impone l’adeguamento entro il...”, a proposito dei cosiddetti “adeguamenti normativi” intesi come obbligo di modificare una situazione esistente secondo nuovi requisiti a cui prima non era soggetta. Questo accade principalmente per la prevenzione incendi, il contenimento dei consumi energetici e la sicurezza degli impianti. Visto che questo può comportare notevoli costi sociali, una domanda sorge spontanea: in quali termini siamo obbligati a intervenire anche su ciò che è efficiente e in regola rispetto alle norme previgenti? In effetti, leggendole bene, si scopre che le disposizioni sono quasi sempre modulabili, secondo il principio prestazionale di ragionevole utilità e attuabilità in termini di costi e di risultati. Tutto qui, basta leggere, ma in pochi lo fanno. Si preferisce chiedere pareri, farsi dire da altri come stanno le cose, anziché trarre conoscenza diretta dalla fonte e maturare un proprio convincimento. Così, talvolta, si tende a generalizzare i comportamenti ed affrontare in modo semplicistico ciò che, invece, il legislatore disciplina caso per caso. Tipico esempio, l’art. 9, c. 5 del D. Lgs. 102/2014, sulla termoregolazione e contabilizzazione individuale del riscaldamento nel condominio: in pochi verificano l’efficienza in termini di costi per sapere se le opere di adeguamento impiantistico sono convenienti e obbligatorie. Normalmente lo sono, e ben vengano nell’interesse dello sviluppo sostenibile, ma perché darlo sempre per scontato? Perché omettere questa importante verifica e, se non c’è convenienza, premiare chi è stato virtuoso nel passato? È come andare in farmacia e acquistare una medicina senza sapere se si sta male... Ovvero, magari, spendere 100 euro all’anno di contabilizzazione per risparmiarne 90 di riscaldamento. M.M.
IL RULLO DI... ROLLI
Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere. n. 3 - Marzo 2016 -
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POST-RULLO TERMOREGOLAZIONE E CONTABILIZZAZIONE NEL CONDOMINIO
I CONTATORI DELLA DISCORDIA GUIDA NELLA GIUNGLA NORMATIVA I dubbi applicativi del D.Lgs. 102/2014 che possono generare problemi di interpretazione PAOLO CAVALLETTI Professore a contratto Università di Genova, corsi di Fisica tecnica ambientale e Impianti tecnici MAURIZIO MICHELINI Consigliere Ordine Ingegneri Genova, referente per energia e impianti
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elle assemblee di condominio non si parla d’altro. E la convinzione diffusa è che, entro il 31 dicembre prossimo, occorra indiscriminatamente e obbligatoriamente installare i dispositivi di contabilizzazione dell’energia termica per ogni unità immobiliare degli edifici plurifamiliari dotati di riscaldamento centralizzato, incaricando un professionista per il progetto e la diagnosi dei singoli appartamenti. Che fornirà, per ognuno, la quota millesimale fissa per i prelievi involontari, da ripartire secondo i millesimi del riscaldamento, e la quota variabile per i prelievi volontari, da ripartire secondo le misure effettive dei singoli alloggi. Sarà vero? Per saperlo “basta” leggere il combinato disposto art. 9 comma 5 e art. 16 commi 6,7,8 del D.Lgs. 102/2014, interpretato e applicato secondo i principi contenuti all’art. 9 della Direttiva 2012/27/UE, seguendo, come riferimento operativo, le norme tecniche UNI EN 15459:2007 (per capire se c’è efficienza in termini di costi e, quindi, se sussista o meno l’obbligo di installazione dei dispositivi) e UNI 10200:2015 (per ripartire i prelievi volontari, che ci siano o meno i dispositivi), queste ultime acquistabili sul sito UNI per 153 euro oltre IVA o consultabili gratis per gli Ingegneri iscritti all’Ordine. Dopo di che, è bene leggere le motivazioni che hanno portato l’UE ad aprire la procedura di infrazione n. 2014/2284, dove, in particolare, per l’art. 9, viene contestata all’Italia la
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mancata definizione delle modalità per dotare i clienti finali di contatori individuali, così da preludere ad un imminente correttivo. (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/docnonleg/31322.htm) Terminata questa analisi, emerge un dato: le modalità applicative del D.Lgs. 102/2014 sono molteplici e tutt’altro che scontate. Il principio dettato dalla direttiva 2012/27/UE è garantire una misurazione dell’energia che sia trasparente e precisa, il più possibile legata agli effettivi prelievi volontari degli utenti, anche mediante interventi di adeguamento degli impianti esistenti, a condizione che ci sia convenienza economica nel realizzarli. Agli Stati membri viene lasciata ampia facoltà di verificare se sussista o meno tale convenienza e di indicare eventuali “orientamenti” per la suddivisione delle spese. L’art. 9, comma 5, lettera b del decreto, prevede che il contatore individuale di energia termica (tipico per gli impianti a distribuzione orizzontale, detti “ad anello”) debba essere installato dall’impresa di fornitura del servizio (?), con tanto di sanzione a suo esclusivo carico. L’obbligo viene meno solo se un professionista dimostra che non è fattibile o efficiente in termini di costi; nel caso, è il condominio che deve provvedere all’installazione di ripartitori e valvole termostatiche sui corpi scaldanti, ai sensi dell’art. 9, comma 5, lettera c del decreto, salvo che un professionista non dimostri che non è fattibile o
efficiente in termini di costi, proponendo metodi alternativi, nella massima libertà di applicazione dell’esperienza e dell’ingegno. Quindi, se l’installazione dei dispositivi di termoregolazione/contabilizzazione si può fare e conviene, allora è obbligatoria, altrimenti è facoltativa. Nella maggior parte dei casi la convenienza c’è e l’obbligo sussiste; tuttavia, non sono poche le situazioni in cui gli impianti sono già equilibrati e i costi ottimizzati, e vanno salvaguardate rispetto “all’adeguamento a tutti i costi”. Si pensi a coloro che, virtuosamente, hanno rinnovato le centrali termiche con l’installazione di caldaie a condensazione, valvole termostatiche ed elettrocircolatori a portata variabile; siamo proprio sicuri che i soli contabilizzatori porteranno a risparmi tali da ripagarsi? Sotto il profilo strettamente tecnico, il contabilizzatore non costituisce, di per sé, fonte di risparmio energetico, ma permette solo una diversa ripartizione della spesa totale tra gli utenti; resta l’innegabile funzione di “deterrente all’uso”, inducendo a “tenere chiuso” il corpo scaldante per risparmiare; però, in questo caso limite, se la temperatura dell’ambiente permane sotto i 18°C, si incentivano fenomeni di condensa e muffa, con risvolti importanti sui soggetti allergici, insorgenza di patologie respiratorie e conseguente spostamento del centro di costo sociale dall’Energia alla Sanità (e ai negozi di maglioni e cappotti...); non a caso, la forbice 18-20°C costituisce requisito igienico sanitario, ai sensi dell’art. 4, comma 2 del D.M. Sanità 5.7.1975. Statisticamente, fatte salve le abitazioni ad uso saltuario tipiche delle località di vacanze, è raro che, dalla termoregolazione e contabilizzazione, consegua un risparmio energetico superiore al 15% indicato nella letteratura specializzata (V. punto 2.2.4. della pubblicazione “La contabilizzazione del calore negli edifici domestici e del terziario”, attuata da Renael e Apat con il coordinamento di Are Liguria). www.renael.net/public/documenti/181/ Contabilizzazione%20calore_def.pdf Anche se non si installano i dispositivi, occorre comunque verificare la corretta suddivisione delle spese. Si tratta, infatti, di un obbligo inderogabile contenuto all’art. 9, c. 5, lettera d del decreto, che dispone: «L’importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo quanto previsto dalla norma tecnica UNI 10200 e successivi aggiornamenti». La UNI 10200:2015, alla prima pagina, riporta testualmente: «La norma stabilisce i principi per l’equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale e acqua calda sanitaria in edifici di tipo condominiale provvisti o meno di dispositivi per la contabilizzazione dell’energia termica». Quindi, se i dispositivi ci sono, si divide secondo le letture; se non ci sono, si divide secondo la potenza termica installata e verificata in ogni appartamento, intesa come massimo prelievo potenziale volontario, a condizione che ogni condomino possa ridurre tale potenza e, mediante dichiarazione di un professionista, ottenere dall’amministrazione la proporzionale diminuzione delle
spese (fino anche ad arrivare al distacco, consentito dal novellato art. 1118 c.c.). Non è invece chiaro se si possano o meno stabilire quote fisse per i prelievi involontari o per altri correttivi, non menzionati nel decreto. In punto di diritto, se il decreto parla di prelievi volontari e tace su quelli involontari, allora questi non dovrebbero essere presi in esame, se non come eventuale componente residua legata ai volontari, e la UNI 10200:2015 si applicherebbe solo per questi ultimi (ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit). Vero è che la UNI 10200:2015 disciplina anche i prelievi involontari, ma, secondo autorevoli fonti, il fatto che non sia pubblicata in Gazzetta le preclude la possibilità di introdurre, rispetto al decreto, ulteriori obblighi la cui inosservanza incida sul regime sanzionatorio, per il quale vale la riserva di legge (V. sentenza TAR Lazio 5413/2010). Qui i giuristi si dividono tra chi ritiene tassative le disposizioni del decreto, e chi, invece, pensa che ancora esista una certa discrezionalità dell’assemblea condominiale nel coniugare il rispetto dei principi normativi con la pace sociale e la prevenzione del contenzioso che, inevitabilmente, si verrebbe a creare con chi, specialmente se inquilino, dovesse pagare molto di più per ottenere lo stesso servizio. A propendere per una certa elasticità è il fatto che il decreto si riferisce alle “spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento”, lasciando la possibilità di trattare in altra sede le perdite passive non recuperate, che non riscaldano nessuno, ma anche gli oneri fissi, diversi dalla manutenzione, che restano immutati anche se uno o più utenti chiudono i propri corpi scaldanti; la UNI 10200:2015 ne fa menzione nell’appendice A, punti A.2 e A.3, stimando perdite passive del 25% (di cui 7% non recuperate) per gli impianti a distribuzione verticale e 20% (di cui 5% non recuperate) per quelli a distribuzione orizzontale. Entro tali limiti percentuali, potrebbero trovare ragionevole spazio le scelte marginali del condominio, ma questa decisione, così come tutte le altre che non attengono alla sfera prettamente tecnica del professionista, spettano all’assemblea sovrana, che ha il diritto di essere informata ma che, da parte sua, deve approfondire la materia per essere in grado di capire, valutare e, non per ultimo, gratificare economicamente la qualità della nostra consulenza. La priorità, per il professionista, è di operare secondo legge e nel rispetto del codice deontologico; siamo così sicuri che, in questo settore, le scelte che stanno dominando il mercato lo siano? Nel dubbio, è bene assumere le decisioni in condivisione formale con l’assemblea condominiale e con l’amministratore, mettendo in evidenza tutte le criticità e le alternative che la norma consente, così nessuno potrà mai dire: Ingegnere, se fosse stato più chiaro avrei deciso diversamente e avrei ottemperato ai doveri spendendo meno. (l’argomento verrà approfondito dagli autori in un articolo che prossimamente uscirà sulla rivista “La Termotecnica”) n. 3 - Marzo 2016 -
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EDITORIALE A SAVONA, IN APRILE, MEETING NAZIONALE DI QUATTRO GIORNI
ALLA RICERCA DI NUOVE FRONTIERE ECCO L’INGEGNERIA DEL FUTURO
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he cosa è l’Ingegneria? La parola deriva dal latino ingenium e dalla stessa radice deriva il termine italiano “ingegno”. Nel significato originario, per ingegnere veniva inteso un uomo intelligente, pratico, capace di risolvere problemi. Oggi l’Ingegneria può definirsi l’arte di applicare la scienza per soddisfare i bisogni umani. Negli ultimi 30 anni l’Ingegneria ha visto moltiplicare i campi di applicazione, si è passati da 3 rami principali - civile/meccanica/navale - ad un numero indefinito di specializzazioni attuali che spaziano dalla chimica, alla medicina, all’energia, alla gestione, all’alimentare. La norma ha cercato di semplificare gli indirizzi professionali ed ha proposto 3 diversi indirizzi - civile/industriale/ informazione - ma naturalmente non ha potuto fermare l’evoluzione e la crescita del settore. Il continuo evolversi della tecnica e della tecnologia ha influenzato notevolmente anche l’ingegneria. Anche quei rami della nostra bella professione che sono più tradizionali e che con maggiore difficoltà riescono a fare entrare nei propri processi e nei propri sistemi le novità hanno dovuto cedere il passo alle continue innovazioni. Altro passo di sviluppo naturalmente hanno tutti quei settori più giovani dell’ingegneria che fanno dell’innovazione il loro pane quotidiano; elettronica, gestionale, informatica, biomedica ed altri ancora sono in continue e veloce evoluzione e sono loro, molto spesso, a dettare i tempi dello sviluppo tecnologico. In questi ultimi 40 anni l’ingegneria è passata da essere una professione statica, ben definita anche se con limiti molto ampi e in cui il professionista era un punto fisso nella società ad una nuova visione di un professionista che è super specializzato con grandi competenze su settori molto limitati, alla continua ricerca di ulteriore approfondimento e specializzazione, e soprattutto avido di nuove frontiere. Oggi è l’ingegneria che cerca, e molto spesso trova, nuove frontiere tecnologiche, poco tempo prima impensabili, per migliorare e progredire la vita dell’uomo verso nuovi traguardi. La società moderna ha capito che lo sviluppo e l’innovazione hanno assoluto bisogno di scienza, ma di una scienza semplice, una scienza applicabile alle cose di tutti i giorni: l’Ingegneria appunto. La continua evoluzione e soprattutto la progressiva nascita di molte specializzazioni ha proprio questo scopo, cioè la necessità di poter applicare la scienza a tutti i campi che interessano la vita umana. È proprio questa la scommessa che gli Ingegneri liguri tutti, ma in particolare gli Ordini di Savona e Genova, hanno fatto: creare un evento culturale intorno alle nuove forme di ingegneria e soprattutto amalgamarlo con un unico filo conduttore: è il Riviera Engineering Day, che si terrà a Savona dal 5 all’8 aprile (Vedi servizi da pag. 18). Naturalmente la scommessa è proprio sul tema scelto: il turismo. Si, il turismo. Apparentemente non ha nulla a che vedere con l’ingegneria ma noi, che amiamo la nostra terra e crediamo nel suo sviluppo e nel suo futuro, vogliamo invece dimostrare il contrario: l’unico possibile sviluppo della Liguria per il futuro è il turismo e l’ingegneria, con tutte le sfaccettature e le sue possibilità, con le sue capacità e le sue idee, può proporre un modello nuovo che possa essere da guida verso il futuro. 4/
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FULVIO RICCI Presidente Ordine Ingegneri Savona
Dai cambiamenti della professione agli obiettivi per creare sviluppo grazie alle tecnologie e all’ingenium. La scommessa degli Ordini liguri per ridare fiato, con gli strumenti della scienza, all’economia della regione
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MANCANO I DOCENTI: A RISCHIO I CORSI DI INGEGNERIA NAVALE A GENOVA E NAUTICA A SPEZIA Più di mille sono gli iscritti, ma i docenti si fermano a tredici, troppo pochi per garantire lezioni e attività accademiche. Così per i corsi di Ingegneria navale a Genova e Ingegneria Nautica alla Spezia, da tempo suona la campanella d’allarme: l’Università di Genova sostiene che non può procedere a nuove assunzioni (il personale docente dovrebbe essere il doppio) per il blocco imposto dal ministero, alcuni dei professori sostengono che l’Ateneo potrebbe invece utilizzare la dotazione straordinaria per scongiurare il pericolo. Fatto sta che il polo Marconi di Spezia, costituito nel 1992, ad esempio, nel giro dei prossimi tre anni potrebbe sparire in virtù della spending review che taglia il turn over. Lo ha confermato alla Nazione l’ing. Dino Nascetti, ex ammiraglio, ingegnere, presidente di Promostudi, che guida da anni il prestigioso polo scientifico, frequentato da studenti che arrivano da tutt’Italia. «Il problema è grave e riguarda non solo noi e Genova – ha dichiarato - ma anche le facoltà delle università di Napoli e Trieste. Tutto il settore navale è alla canna del gas. Se non viene cambiato il quadro normativo, non ci sarà ricambio dei professori che andranno in pensione. Ogni cinque in uscita ne entrerà uno. In questo modo si salveranno le facoltà più numerose come ingegneria, medicina, scienze politiche, che a livello accademico hanno i numeri per vedersi attributi i punti organico, a differenza di ingegneria navale. Le università di Genova, Napoli e Trieste hanno intenzione di avviare un’azione comune. Obiettivo: un’assegnazione straordinaria per far fronte alle carenze che potrebbe accadere tra circa tre anni, quando lasceranno per limiti di età una quindicina di professori. In quel caso i corsi non avranno più sostenibilità». Ma la situazione non è uniforme, specialmente nei punti di vista. Di fronte a un quadro così difficile, che rischia di spegnere, già a partire dal 2017 poli di formazione che garantiscono lauree finora ambite e tenute d’occhio da numerose aziende che assumono gli elementi più promettenti subito alla fine del corso di studi, alcuni parlamentari liguri, come Mara Carocci e Mario Tullo del Pd (e il ministro Roberta Pinotti, sollecitato dal sindaco di Spezia Roberta Pinotti) hanno garantito di aver mosso dei passi verso il governo per chiedere un intervento straordinario, rivolto anche a Trieste e Napoli. 6/
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Un laboratorio del Polo navale di Spezia
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LEGAMBIENTE: LA NUOVA LEGGE UN’ARMA IN PIÙ MA LE ECOMAFIE IN LIGURIA SPADRONEGGIANO I dati del rapporto di Legambiente sulle ecomafie parlano chiaro: la Liguria è la regione del Nord più colpita dall’assalto delle ecomafie con 1.526 infrazioni accertate, 1.704 denunce, 8 arresti e 217 sequestri effettuati. Questi dati piazzano la regione all’ottavo posto in Italia e Genova entra nella top ten e primeggia al Nord nel settore dei rifiuti con 289 reati insieme all’assalto del cemento illegale con il 5,7 degli illeciti a livello nazionale. È dal 1994 che Legambiente conduce la sua battaglia contro i reati ambientali ma ora ha a disposizione una nuova arma: nel maggio scorso è stata infatti approvata la nuova legge sugli ecoreati e la parola ambiente è entrata entra nel Codice penale italiano: i principali reati ambientali che fino a poco tempo fa erano considerati “minori”, e quindi solo contravvenzionali, con l’introduzione della nuova
normativa sono passati al rango di veri e propri delitti. «La nuova legge sugli ecoreati - spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – anche se non è una riforma “perfetta”, è certamente uno strumento utile ed efficace per tutelare l’ambiente, i cittadini e la loro salute, ma anche per far emergere quell’imprenditoria sana che è rispettosa della legge e della legalità. Per la nostra regione la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti presentata la all’inizio dello scorso febbraio, ha dimostrato quanto siano torbidi gli interessi esistenti e presenti sul nostro territorio e la necessità, anche per le forze dell’ordine, di essere dotati di strumenti amministrativi che favoriscano le indagini e l’affermazione di una ecogiustizia». G. D
CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI INARCASSA PER LA CRISI, MODIFICHE AL SISTEMA SANZIONATORIO Il Comitato Nazionale dei Delegati di Inarcassa ha approvato il “Progetto sanzioni” che riduce le multe per ingegneri e architetti in ritardo con il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, riconoscendo le obiettive difficoltà dovute alla crisi di mercato. Il “Progetto sanzioni” riduce le multe per i liberi professionisti e introduce una maggiore gradualità nei versamenti. Con la modifica dell’art. 10, c. 1 del Regolamento Generale di Previdenza 2012, l’inadempimento viene correlato al tempo con una scala crescente, penalizzando in modo più che proporzionale il ritardo reiterato. In particolare: 0,5% mensile per i primi dodici
mesi di ritardo; 1% mensile dal tredicesimo al ventiquattresimo mese di ritardo; 1,5% mensile dal venticinquesimo mese al trentaseiesimo; 2% mensile dal trentasettesimo mese fino al quarantottesimo; 60% fisso dal quarantanovesimo mese di ritardo. Inoltre, vengono ridotte le aliquote indicate, connesse all’entità dell’importo, a favore degli iscritti che complessivamente abbiano maturato un debito per i contributi dovuti e non pagati: del 50% per un debito pari o inferiore a 10.000 euro; del 30% per un debito tra 10.001 e 15.000 euro; del 20% per un debito compreso tra i 15.001 e 20.000 euro. n. 3 - Marzo 2016 -
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LIBERE PROFESSIONI: LA COMMISSIONE UE CHIEDE L’ADOZIONE DI UN CODICE DEONTOLOGICO UNICO A TUTTI GLI STATI MEMBRI L’idea era contenuta in una direttiva europea di dieci anni fa (2006/123/CE) ricordata dal Parlamento europeo in una risoluzione approvata il 13 ottobre dello stesso anno. All’inizio di febbraio scorso è tornata di attualità con un invito formale della Commissione europea agli Stati membri ad adottare un codice di condotta comune per le libere professioni. Allo scopo, un apposito gruppo di lavoro della Commissione ha pubblicato il rapporto “Linee guida per incentivare le professioni liberali in Europa” per ovviare ai problemi che nascono in caso di prestazioni di servizi a livello internazionale se i codici deontologici
NOMEN NOMINE
di Giulia Danieli
AIOICI Laureato in Ingegneria meccanica, 50 anni, Ettore Pollicardo, presidente e amministratore delegato di Bureau Veritas Italia, è stato riconfermato per due anni al vertice di Aioici, Associazione Italiana Organismi Indipendenti Certificazione e Ispezione. CONFINDUSTRIA DELLA SPEZIA Francesca Cozzani, 58 anni, è la nuova presidente di Confindustria La Spezia. Laureata in Economia e Commercio all’università di Genova con un master in gestione aziendale, guida dal 1994 l’azienda di famiglia fondata dal padre nel 1946. La società, che porta il suo cognome, è tra le aziende leader mondiali nel settore delle valvole automatiche per compressori. Succede a Giorgio Bucchioni. FEDERAZIONE DEL MARE La Federazione del Mare, l’organizzazione che riunisce il gruppo nazionale delle attività marittime, ha confermato per il prossimo biennio il presidente Paolo d’Amico e il vicepresidente Umberto Masucci. Presidente d’onore della federazione resta il pastpresident Corrado Antonini.
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o di condotta tra un Paese e l’altro sono diversi. Il rapporto accoglie l’istanza sollevata dal Ceplis, il Consiglio europeo delle professioni liberali che aveva invitato le associazioni di categoria professionali dei vari Paesi Ue a incoraggiare i rispettivi governi a proporre un codice etico unico. Secondo il Ceplis – e la Commissione Europea che ha chiesto agli Stati membri ad arrivare a un accordo su questo fronte - una Carta europea dovrebbe contenere standard su «confidenzialità professionale, formazione professionale, indipendenza e imparzialità, onestà e integrità, supervisione e supporto, assicurazione professionale e possibili conflitti con istanze religiose o morali».
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GRUPPO MESSINA Roberto Ferrari, già amministratore delegato e direttore generale del Trieste Marine Terminal del Gruppo Messina, è il nuovo direttore generale del Terminal di Genova dello stesso gruppo. Ferrari dovrà sviluppare i programmi di crescita e sviluppo dei nuovi mercati. MINISTERO DEI TRASPORTI E DELLE INFRASTRUTTURE L’ex presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo, è stato nominato Consigliere del dicastero per i temi della portualità e della logistica. Seguirà l’iter del decreto legge sulla riforma della governance delle Autorità e il Piano della Logistica e della Portualità. PROCURA DELLA REPUBBLICA DI GENOVA Il plenum del Csm ha eletto il nuovo Procuratore generale di Genova: la dott.ssa Valeria Fazio. Già procuratore capo della Repubblica a Casale Monferrato in Piemonte, Fazio è subentrata a Vito Monetti.
Qui Federazione SICUREZZA - INADEGUATA LA LEGGE N. 43/2013
TROPPE CADUTE DALL’ALTO: NORME REGIONALI DA RIVEDERE CLAUDIA BEDINI
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ono circa 35 mila (esattamente 34.868) ogni anno gli infortuni nei cantieri edili italiani dovuti a cadute dall’alto. Lo dicono i dati dell’Inail. E questo dimostra che la normativa specifica vigente, in materia di sicurezza, non è rispettata. Per la cronaca, si tratta del D. Lgs. 81/2008, titolo IV, capo II, che tratta il rischio dei lavori in quota all’interno dei cantieri temporanei e mobili e le misure di protezione collettive e individuali obbligatorie. In Liguria la prima legge regionale sulle “Norme per la prevenzione delle cadute dall’alto nei cantieri edili” è la n. 5 del 15 febbraio 2010: sosteneva in sostanza che tutti i tetti degli edifici avrebbero dovuto essere dotati di un sistema di ancoraggio permanente “linea vita” (dispositivi a cui agganciarsi in caso di lavori in quota per essere in sicurezza) installata con requisiti rispondenti alle norme UNI EN 795. Ma con la legge 43 del 17 dicembre 2013 la stessa Regione Liguria modificava la normativa precedente eliminando l’obbligo della “linea vita” per alcune casistiche di interveni in copertura (prima esteso praticamente a una vastissima gamma di lavori che si eseguono sui tetti) come i lavori di manutenzione ordinaria, salvo quando interessa il manto di copertura, lavori su impianti tecnici, telematici, fotovoltaici ed effettuando quindi una specie di “sconto” sulla sicurezza. In questi casi, insomma, “ai sensi dal d.lgs. 81/2008 e successive modificazioni ed integrazioni”, si può ricorrere ai ponteggi. Senza evidentemente considerare che per un lavoretto da 30 minuti nessuno costruisce
Secondo i dati Inail sono circa 35 mila ogni anno gli infortuni di questo tipo in Italia. La Regione Liguria ha modificato, peggiorandola, la normativa preesistente soprattutto riguardo la presenza di un sistema di ancoraggio permanente “linea vita” per i lavori in quota
Un dispositivo “linea vita” montato su un tetto n. 3 - Marzo 2016 -
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Qui Federazione
un’impalcatura che costa centinaia di euro e pochi sono quelli che calcolano davvero il rischio effettivo. Lo dimostrano le statistiche. Altre leggi regionali, invece, fanno esplicito riferimento alle norme vincolanti UNI di riferimento 11578/15 (che sostituisce la vecchia 795/02) per le caratteristiche dei dispositivi; EN 11560/14 per la configurazione in copertura di sistemi di ancoraggio ed il loro utilizzo contro la caduta dall’alto mediante sistemi di arresto caduta; EN 363, DPI impiegabili. È del tutto evidente che la normativa ligure è da rivedere, e la Federazione degli Ordini degli Ingegneri è pronta a dare il suo contributo. Anche perché la legge è carente anche sotto altri profili importanti, perché non tratta ad esempio i punti accesso e le loro caratteristiche di sicurezza in copertura, non disciplinandone i percorsi e la loro identificazione inequivocabile da parte degli operatori; è priva di normativi per cui vengono rese possibili le più disparate progettazioni dei sistemi anticaduta (ad esempio è possibile progettare un sistema utilizzando solo dispositivi di tipo A - ancoraggi puntuali - senza prevedere un ancoraggio fisso a centro copertura dove l’operatore possa stare definitivamente agganciato evitando di modificare continuamente la posizione di ancoraggio, creando criticità alla sicurezza).
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Qui Federazione LIBERI PROFESSIONISTI E AUTONOMI – LE MISURE ILLUSTRATE DAL SEN. SACCONI
GIOVANI OBERATI DAI COSTI. IL JOBs ACT PROMESSO DAL GOVERNO CLAUDIA BEDINI
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n ingegnere neo laureato under 35 deve spendere 1.713 euro per intraprendere la professione; se invece è over 35 allora la spesa raddoppia. Lo rivela il Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri. Il 60% di questo importo va a favore di Inarcassa, mentre il resto viene impiegato per esame di Stato, tassa di abilitazione, iscrizione all’Albo professionale e tasse di concessione governative. Il costo sarebbe sopportabile se ci fosse lavoro per i neo ingegneri e i corrispettivi fossero congrui e certi. Purtroppo in meno di 5 anni il mercato dei servizi di ingegneria ha perso più di un quarto del suo valore, passando da oltre 20 miliardi di euro a poco più di 15. Secondo dati elaborati dal Centro Studi, gli importi posti a base di gara nei bandi per i servizi di ingegneria sono infatti crollati da 1,2 miliardi circa del 2009 a neanche 400 milioni di euro nel 2014. La crisi si ripercuote anche sulle donne: a fronte di una percentuale di occupazione pari al 72% riferita al 2012, si scende ora sotto al 65%. A questo si somma l’onere per la formazione continua, che fra l’altro può essere detratta fiscalmente solo al 50%. E, infine, ma non per importanza, c’è anche la spesa per l’assicurazione professionale, diventata obbligatoria in questi ultimi anni. Il CNI si occupa da tempo del tema, e già al 60°congresso nazionale si era parlato di jobs act e di nuove frontiere per i giovani, e la stessa cosa si è fatto lo scorso 4 marzo a Bologna, all’Assemblea del Consiglio Nazionale degli Ingegneri su “Obiettivo Lavoro”, dove sono stati chiesti al governo strumenti efficaci che consentano ai professionisti di fronteggiare la crisi, come agevolazioni fiscali, nuove forme di walfare, il ripristino dei corrispettivi (tariffe). Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione Lavoro del Senato e relatore del Jobs Act autonomi, ha informato l’assemblea che il Consiglio dei Ministri ha esaminato il disegno di legge appunto del Jobs Act degli Autonomi, già definito come una sorta di testo unico per il lavoro autonomo collegato alla Legge di Stabilità 2016 – che è già passato alla Camera e ora è all’esame del Senato, e che mette in atto una serie di nuove misure per i liberi professionisti iscritti all’Ordine, gli autonomi e i piccoli imprenditori iscritti alla Camera di Commercio. Fra queste, la possibilità di detrarre al 100% le spese per formazione e aggiornamento professionale fino a un massimo di 10.000 euro; l’assoggettamento al nuovo rito del lavoro di tutte le controversie e i contenziosi che riguardano il lavoro autonomo; l’applicazione, come facoltà del professionista, degli interessi di mora per i ritardati pagamenti; la possibilità di congedo di maternità e paternità per i professionisti iscritti alla gestione separata INPS con il medesimo trattamento economico riservato ai lavoratori dipendenti; l’introduzione del concetto di “lavoro agile” per chi effettua prestazione professionale nei locali dell’Impresa e con limite massimo di orario come stabilito nei contratti collettivi nazionali; l’obbligo da parte delle P.A. di favorire l’accesso dei liberi professionisti alle gare di appalto; l’equiparazione dei lavoratori autonomi alle pmi per l’accesso ai fondi strutturali EU 2014/2020; la possibilità di stipula di un’assicurazione anti insolvenze, con detrazione fiscale della spesa; la possibilità di sospendere premi assicurativi e contributivi in caso di malattia o infortunio grave; l’annullamento delle clausole contrattuali cosiddette “abusive” eventualmente introdotte dai committenti ai danni dei professionisti.
Secondo il Centro studi del Cni, per avviarsi alla professione, un neo laureato under 35 deve spendere 1.713 euro, il doppio se supera questa età
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IL FASCICOLO DEL FABBRICATO PER LA SICUREZZA DELLE ABITAZIONI
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Edi attivazione della conferenza dell’informazione – è uscito subito Web Stato-Regioni dopo lo scoppio di una villetta a per intervenire Sanremo per una fuga di gas. GIONI e rendere più sicure L’ennesimo incidente di questo TO-RE A T S ZA 6 FEREN I: 201 A C ON T R ARE L le abitazioni private, tipo è stato colto dagli ingegneri IV O T T E DI A GONO PPI, MZA” ANC H OPON O C ERI PR N S mediante strumenti G liguri per rilanciare la loro E , G Z LI GLI IN VATE I C ROL NO SICURE R P legislativi come, ad I proposta di un “piano sicurezza ZIONvano “PIA esempio, il “fascicolo pote URGER LE ABI TaA per le abitazioni private” ma e rs fo PE incidenti in Liguriosctehenute dai tecniaicnai è del fabbricato”, punto anche per fare un punto s i gli ’anz soluzion e del 30 gennaioSaunnremo per , 5 molti Nel 201 vitati: ecco le nott tta a Garko La lle el di partenza per la vi ri della situazione, con i dati a ab e eG in un è morta essere ti della Direzioneo, s; l’attor ival, si ga di ga tesa del Fest i da l Fuoc una fu a per tic in at ia econdo dei Vigili de di te ed prevenzione dei rischi pi forniti dalla Direzione ione m se ale dei suo os region in Liguria le L’attenz più alta. 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In quanti lo tto condizioni di degrado ta te le ui hi a rc eg n es gio zioni (a ne Re ecializza rispettano? In che modo si rilevano sp odico della Federazio e/o obsolescenza di Peri i dati? E chi si cura della sicurezza parti architettoniche, strutturali ed degli edifici dove non è previsto impiantistiche», sia per individuare «per quanto l’amministratore? riguarda le parti strutturali, i cosiddetti “indici di Il primo numero 2016 del mensile “A&B” della vulnerabilità e di danno”, con indagini a vista finalizzate Federazione degli Ordini degli ingegneri liguri – che all’emissione di un giudizio di sicurezza strutturale». come è noto viene diffuso via web a circa 11 mila Un obiettivo per il quale Federazione e Ordini liguri indirizzi, tra iscritti e altri soggetti, tra istituzioni, stanno lavorando costantemente, in piena sintonia amministratori pubblici, associazioni e mondo con gli organismi nazionali. Esce
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LEGGE SISMICA, CHIESTO UN INCONTRO CON LA REGIONE
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n incontro della Federazione ligure degli Ordini degli Ingegneri con l’assessore regionale alle infrastrutture, all’ambiente e alla difesa del suolo, Giacomo Giampedrone, è stato chiesto dal presidente Paolo Caruana per confrontarsi sui temi della sismica, normata in Liguria dalla L.R. 29/1983 e s.m.i. Un argomento questo su cui da tempo lavora l’apposito gruppo di lavoro della Federazione (Claudia Bedini, Diego Bergero, Diego Fonsa, Enrico Ingenito, Daniele Guerrieri, Domenico Pino, Fabio Sappia) e che è stato rilanciato, suscitando un forte interesse nei media liguri, dal numero di febbraio di “A&B web edition”, uscito nell’occasione in edizione speciale di otto pagine, con il contributo di diversi specialisti del settore. La notizia che ha suscitato maggiore interesse è che per effetto della legge regionale – più volte contestata nel passato e per la quale gli Ingegneri avevano presentato perfino un esposto al Tar poi ritirato perché la vecchia giunta regionale aveva iniziato un percorso di modifica mai però portato a termine – sono ben 35 i Comuni liguri classificati secondo criteri sismici sbagliati. Questo porta, in caso di ristrutturazioni o costruzioni, all’obbligo di richiesta di autorizzazione sismica dove è perfettamente inutile e all’esecuzione di lavori in zone caratterizzate da un maggiore rischio sismico senza che invece venga avviato alcun iter autorizzativo. Ma non basta: vista la carenza di organico degli uffici pubblici, le Province di Imperia e La Spezia hanno chiesto e ottenuto la collaborazione dei rispettivi Ordini degli ingegneri per l’espletamento delle pratiche, che in qualche caso hanno tempi di attesa che vanno da 6 mesi a un anno e anche oltre. Da qui la richiesta della Federazione di modificare le disposizioni introdotte nella L.R. 29/1983 dall’art. 20 della L.R. 50/2012, definita un “pasticcio” dal giornale, che dedica alla normativa regionale un’approfondita inchiesta.
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Cover INNOVAZIONE – IL “BUILDING INFORMATION MODELING”
LA RIVOLUZIONE DEL BIM È QUI COSÌ È CAMBIATA LA PROGETTAZIONE GIANFRANCO SANSALONE
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ualcuno l’ha paragonato alla rivoluzione portata dal computer rispetto alla macchina per scrivere. Altri, entrando nel caso specifico, hanno fatto l’esempio del passaggio dal tavolo da disegno, con l’uso della lametta e del tecnigrafo, al programma Cad per la progettazione grafica al computer. Ora questo salto al BIM, il Building Information Modeling, è l’ennesima innovazione storica, che fa passare dal Cad a una nuova generazione di progettisti, con una carica rivoluzionaria che fa sembrare il Cad come il vecchio foglio di carta e questo sistema la classica astronave. Ma è proprio così ing. Caruana? «Si, è proprio così». Paolo Caruana, come impiantista usa il BIM, e come presidente della Federazione regionale ligure degli Ordini degli Ingegneri lo promuove e spiega che in questo “sistema” – perché non è solo un software – c’è il futuro della professione e chi non si adegua è perduto. Soprattutto, dice, perché sempre più spesso ci si troverà a lavorare in modo integrato con altre professionalità tecniche, come gli architetti che in questo campo sono molto più avanti – e se si presenteranno progetti specie nel settore pubblico dove lavorare con il Building Information Modeling sta diventando sempre più un obbligo, si rischia di rimanere tagliati fuori. Anche perché il nuovo Codice degli appalti ne prevede esplicitamente, più di prima, l’utilizzo, come vedremo.
Paolo Caruana, Presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri liguri: «Non è solo un software, ma un nuovo approccio al lavoro che stenta ad affermarsi nella nostra professione. Ma bisogna colmare il ritardo altrimenti c’è il rischio di perdere un treno importante». Intanto ne tiene conto anche il nuovo Codice degli appalti
Un elaborato relativo al progetto impiantistico del sistema di illuminazione e distribuzione di energìa elettrica: gli elementi tecnici (in blu) corrispondono a quelli effettivamente realizzati e sono componenti reali e non mere rappresentazioni grafiche tridimensionali
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Cover Dove sta la rivoluzione, presidente, nell’imparare a usare un nuovo software? Attenzione, non è solo questo. La rivoluzione sta nel capire innanzitutto che sono cambiati il mercato e le sue esigenze. Che il BIM rappresenta una trasformazione del modo di ragionare, che noi come ingegneri siamo in ritardo e se non saremo capaci di adeguarci sarà poi difficile prendere un treno già in corsa. Il BIM ha fatto il suo esordio da tempo nella progettazione industriale, nell’impiantistica, per la realizzazione di tubi petrolchimici, nella progettazione navale. Nell’edilizia è in uso da qualche anno, ma non in maniera massiva. Se facciamo una proporzione tra la diffusione di questo strumento il suo uso nel lavoro che c’è da fare, ci accorgiamo che la sproporzione è enorme. C’è un forte gap rispetto ai progettisti ingegneri che lo utilizzano rispetto all’esigenza di utilizzarlo velocemente per progetti complessi e strutturati. Facciamo un esempio rispetto al CAD, così ci capiamo meglio. La principale differenza è che attraverso il CAD si può eseguire la traduzione di elementi grafici per rappresentare un oggetto, ma ognuno lavora indipendentemente dagli altri. Il BIM invece innanzitutto presuppone che tutti gli specialisti che lavorano allo stesso progetto lo facciano in team e operino avendo come elemento comune la conoscenza perfetta del software: e questo è già un elemento che rappresenta una crescita professionale. In secondo luogo è la qualità – e il modo - di quello che si va a costruire che cambia completamente: è come passare da un manufatto artigianale a un prodotto industriale. Non ci sono più margini di errore Andiamo ancora sugli esempi che è più facile capire: dobbiamo costruire un fabbricato, mettiamo un palazzo. Cosa cambia? Tutto. Il metodo tradizionale prevede che il progettista
esegua il progetto architettonico, quindi l’ingegnere strutturista inserisca dentro i suoi elementi strutturali e quello impiantistico gli impianti tenendo conto del progetto precedente. Ognuno lavora in maniera coordinata sulle sue mappe, ma queste non sono sovrapponibili. Ora, nonostante il coordinamento e la migliore professionalità che i progettisti possono esprimere, può succedere che la non sovrapponibilità delle mappe possa far sfuggire anche all’occhio più allenato incompatibilità fra gli elaborati grafici che si rivelano inevitabilmente solo quando viene il momento del lavoro operativo in cantiere. Ed è solo lì che possono essere apportati i correttivi, con tutto quello che ne consegue in termini di tempo e di costi. Invece con il BIM che cosa cambia? Cambia innanzitutto che il team lavora, sempre sotto il coordinamento di un capogruppo, ognuno col suo applicativo dello stesso pacchetto. Che il progetto nasce tenendo conto di tutti i dati che vengono inseriti e che diventano non elementi grafici, ma oggetti veri e propri visibili nello spazio geografico vero in cui devono stare, nelle esatte dimensioni e caratteristiche che hanno e se in una qualunque fase della progettazione avviene un errore, viene respinto. È come costruire un oggetto vero dove la porta è una porta reale e se è più larga di un centimetro rispetto all’apertura e non ci sta, viene respinta. Il margine di errore, sostanzialmente, è nullo, e non possono verificarsi conflittualità o incompatibilità fra il lavoro del progettista architettonico, dello strutturista o dell’impiantista, perché vengono subito rilevati e risolti. Ma non solo. Come dicevo, dall’involucro della struttura architettonica alle sue componenti (infissi, porte, finestre, serramenti e quant’altro), alla parte strutturale (travi, pilastri ed elementi che compongono l’ossatura dell’edificio) e tutto ciò che è a corredo come dotazione impiantistica (riscaldamento, condizionamento, impianti elettrici), tutto nasce con dimensioni reali in una resa realistica quasi simile agli ambienti dei videogiochi.
L’intero edificio, apparentemente simile ad un rendering fotorealistico, in realtà è la visualizzazione degli elementi costruttivi nel loro insieme, in una ricostruzione esattamente corrispondente all’eseguito. Nell’immagine l’edificio rappresentato anche nella copertina del giornale, realizzato in Brasile: una palazzina uffici con 600 posti di lavoro e adiacente fabbricato servizi adibito a mensa, spogliatoi e servizi (Progetto Piacentini Ingegneri per conto di Piacentini Costruzioni)
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Cover Quali sono gli altri vantaggi, a parte quello che ha già detto e lo “sballo” della resa tridimensionale in qualità digitale? Intanto quello che ho già detto non è poco. Ma in effetti c’è dell’altro. Alla fine del lavoro, il software consente di fare qualunque tipo di verifica dimensionale, fisica, di calcolo, e di estrapolare un computo metrico e numerico preciso di tutto quanto è stato usato per realizzare l’opera: dai quintali di cemento ai chilogrammi di ferro, dal numero di oggetti fisici all’esatta dimensione degli impianti, dagli oggetti alla quantità dei materiali di qualunque tipo utilizzati. Questo consente di essere più precisi e veloci nel calcolare i costi.
Nel nuovo Codice degli appalti ora è premiale, poi sarà obbligatorio Passiamo al nuovo Codice degli appalti (che sostituisce il vecchio D. Lgs n. 163/2006, il regolamento appalti Dpr n. 207/2010 e tutte le norme approvate negli ultimi anni che hanno modificato la disciplina in materia di appalti pubblici e che vengono abrogate) approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 marzo scorso e che entro il 18 aprile prossimo, dopo il parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, dovrà recepire tre direttive europee. Al momento il testo, affrontando la progettazione in materia di lavori pubblici, sostiene che essa «si articola secondo tre livelli di successivi approfondimenti tecnici, in progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo», e fra le caratteristiche che bisogna assicurare cita il «progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture» e «l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici». Ing. Caruana, sembra proprio che parli del BIM… Si. Proprio il BIM è stato fino all’ultimo momento uno dei punti cruciali del testo. Il ministro Del Rio aveva previsto che sarebbe diventato obbligatorio subito per le gare pubbliche, invece nella versione del testo del 19 febbraio le
Un dettaglio costruttivo dell’impianto idrico-sanitario di un edificio; con il BIM equivale ad una “radiografia” in cui è possibile individuare i singoli componenti. Ogni conflitto con gli elementi architettonici e strutturali è preventivamente affrontato e risolto
Le origini del BIM Il BIM, acronimo di Building Information Modeling (in italiano Modello d’Informazioni di un Edificio), in realtà è un sistema costruttivo che si applica in genere a tutte le costruzioni, comprese le infrastrutture. La definizione si trova nelle pubbicazioni del prof. Charles M. Eastman del Georgia Institute of Technology che risalgono alla fine degli anni ‘70 del Novecento. Ripreso e diffuso dalla Graphisoft nel 1987 con il lancio dell’idea della costruzione di edifici virtuali con ArchiCAD, il termine fu ampiamente lanciato all’inizio del 2000 negli Usa grazie alle pubblicazioni tecniche di Jerry Laiserin, fino a diventare di uso comune per identificare il processo di sviluppo, crescita e analisi di modelli multidimensionali virtuali generati da appositi software. Il BIM si distingue dalla progettazione CAD perché va oltre la simulazione grafica tridimensionale della geometria di un impianto o un edificio, ma definisce tutto il ciclo di vita dell’opera costruita tenendo conto della localizzazione geografica; della geometria; la proprietà dei materiali, dei componenti, dei sistemi, degli elementi tecnici; le fasi di realizzazione, le operazioni di manutenzione fino allo smaltimento di fine ciclo. E impone il lavoro di gruppo dei vari specialisti
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secondo le varie competenze con un coordinamento che garantisce un risultato finale senza errori. Gli Ingegneri guardano a un tavolo europeo Gli ingegneri vedono il BIM come un sistema armonizzato per gestire l’intero processo edilizio, dalla fase preliminare, per passare all’azione della fase esecutiva, fino alla conduzione della manutenzione: ovvero un intero ciclo di vita della costruzione. Cardine fondante è costruire un repository, con dati sempre univoci, che accompagnerà la costruzione per tutta la sua esistenza. Oggi non esiste una norma nazionale, un preciso standard da seguire per applicare il BIM alle costruzioni, ma gli ingegneri presenti nei comitati tecnici dell’UNI stanno facendo un grande lavoro di armonizzazione da portare al tavolo europeo del CEN, come è stato ricordato anche in un recente seminario organizzato dall’Ordine di Genova. Per questo è basilare puntare ad una filosofia di sistema, alla stregua di un sistema qualità, che viene inserito in una azienda, e non avvalersi solamente dell’utilizzo di un software applicativo. La filosofia e le funzioni Così come viene spiegato anche dal Cni e viene propo-
Cover cose erano diverse. Il suo utilizzo, da “obbligo” è diventato facoltà. A partire da sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, cioè dal 18 aprile, le stazioni appaltanti potranno richiederne l’uso per le nuove opere e per i servizi sopra la soglia comunitaria. In seguito però il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dovrà individuare, con un decreto, le pratiche e i sistemi di
monitoraggio per rendere lo strumento, con una tempistica graduale, obbligatorio, anche in relazione agli importi e alla tipologìa delle opere e servizi da affidare. Per ora insomma sarà un’introduzione premiale per chi usa questo strumento nella partecipazione a gare pubbliche, ovvero un vantaggio che fa acquisire punteggio. Poi diventerà via via un obbligo per tutti.
Le canalizzazioni degli impianti di condizionamento sono tra gli elementi più “invasivi” nell’ambito della realizzazione di un edificio ad elevata componente tecnologica, ma attraverso il BIM è possibile assemblare le varie parti di impianto verificandone la congruenza e la compatibilità con il resto della costruzione. Il computo metrico estrapolato grazie al BIM analizza e valuta analiticamente i materiali, i pezzi assemblati e gli accessori indispensabili per la realizzazione dell’impianto.
sto nei corsi di formazione organizzati dagli Ordini degli Ingegneri in tutt’Italia, il BIM è una “mentalità nuova”, un modo di lavorare diverso, collaborativo, che ha il pregio di coinvolgere nello stesso obiettivo tutti coloro che lavorano allo stesso progetto già fin dalla prime fasi della progettazione (V. intervista a Caruana) attraverso l’utilizzo di standard comuni e di rappresentazioni product-oriented che consentono, attraverso visualizzazioni 3D, di condividere le informazioni, con tutti i partecipanti al processo di sviluppo, compresi gli investitori. Ognuno – utilizzando ovviamente i pacchetti software – è in grado di accedere alle stesse informazioni incrementando i dati che servono per costruire il prototipo che simula lo sviluppo dell’edificio, che si presenta con caratteristiche fisiche molto vicine alla realtà percepita dagli esseri umani. Secondo la Stanford University, che ha diffuso i contenuti di un’analisi del Centre for Integrated Facilities Engineering (CIFE) l’utilizzo del BIM può consentire fra le altre cose: l’eliminazione fino al 40% di cambiamenti non preventivati; la riduzione fino all’80% del tempo richiesto per generare un preventivo di spesa; una precisione nella stima dei costi con un margine d’errore massimo del 3%; un risparmio fino al 10% del valore del contratto attraverso l’eliminazione di divergenze e incompatibilità
degli elaborati eseguiti con gli attuali metodi; la riduzione del 7% dei tempi per la realizzazione del progetto. La diffusione e l’uso all’estero Secondo i dati diffusi dalla compagnia di consulenza europea Arch-Vision nel 2013, il BIM non è usato in maniera uniforme nei vari Paesi. Considerando un’indagine condotta fra progettisti e imprese, i Paesi Bassi risultano al primo posto nell’utilizzo (con il 51%), seguiti dalla Gran Bretagna (33%). In Italia, secondo, questo studio, solo il 10 per cento dei progettisti utilizza questa procedura, e il dato colloca il nostro Paese nelle ultime posizioni considerate in classifica. L’uso del BIM, sta comunque diventando lentamente uno standard diffuso in tutto il mondo per la costruzione degli edifici, al punto che in Europa si sta gradualmente integrando la legislazione per i contratti pubblici. Nel Regno Unito il governo sta attuando una strategia per incrementarne fortemente l’uso entro quest’anno. Gli utilizzatori di BIM vengono censiti, a livello internazionale, anche da alcuni siti indipendenti, che elencano gli utilizzatori dei loro prodotti (come ad esempio Revit Inside, sul database http://revitinside. blogspot.it/)
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A SAVONA DAL 5 ALL’8 APRILE
ECCO LE GIORNATE DELL’INGEGNERIA Red 2016, ovvero Riviera Engineering Days, quattro giorni a Savona – dal 5 all’8 aprile 2016 – dedicati all’ingegneria. Alla quintessenza dell’ingegneria, intesa come capacità di utilizzare l’intelligenza per trovare soluzioni ai problemi e migliorare la vita dell’Uomo. Se come ingegnere per antonomasia, convenzionalmente, si usa indicare Leonardo Da Vinci (senza dimenticare le piramidi, i romani e le invenzioni degli antichi cinesi…), si capisce subito quale sia l’intento del convegno ligure, al quale parteciperanno ingegneri, operatori economici, amministratori pubblici e di grandi realtà private, studenti, professionisti e ospiti provenienti da tutt’Italia. L’ingegneria nel corso degli anni ha subito una continua evoluzione che ha portato alla nascita di nuove discipline (V. l’editoriale di Fulvio Ricci a pag. 4), ma è l’Information Communication Technology (ICT), ovvero l’Ingegneria dell’Informazione, che oggi ha caratteristiche importanti e singolari. Da un lato costituisce infatti il “sistema nervoso” della società moderna basata sulla tecnologia che domina ogni campo della nostra vita, dalle telecomunicazioni alla biomedicina. Dall’altro lato sembra non occupare, nel mondo delle professioni, il ruolo che merita e solo negli ultimi anni si sta rivelando come la più nuova e moderna specializzazione ingegneristica, anche se ancora molti sono coloro che svolgono mansioni legate a questo delicato e importante settore senza avere competenze certificate. Ed è per questo che Red 2016 è dedicato in particolare all’ingegneria dell’informazione e a come essa sia propulsiva per lo sviluppo di comparti economici importanti come il turismo o l’energia. Gli eventi di Red 2016 sono organizzati – con il patrocinio di Regione Liguria, Provincia di Savona, Consiglio Nazionale Ingegneri e Federazione Regionale Ordini Ingegneri Liguria – dagli Ordini degli Ingegneri delle Province di Savona e Genova, dal Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione e dal Campus Universitario di Savona. Il programma completo – consultabile online su www.red2016.org/programma.pdf nella versione sempre aggiornata – è pubblicato nelle pagine seguenti.
Una tappa importante sull’eccellenza italiana che si rivolge anche all’opinione pubblica ARMANDO ZAMBRANO Presidente Consiglio Nazionale Ingegneri
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ed 2016, con tutti gli interessanti eventi in programma, è un’iniziativa dell’Ordine di Savona che va nella direzione tracciata dal Consiglio Nazionale, finalizzata a porre l’eccellenza dell’ingegneria italiana all’attenzione non solo degli addetti ai lavori ma dell’intera opinione pubblica. Si tratta di una sottolineatura necessaria se consideriamo il momento di grande difficoltà che vive la nostra professione, chiamata a fronteggiare una crisi senza precedenti che ha avuto un forte impatto in termini di contrazione del mercato e di fatturati. È possibile superare questo momento difficile soltanto puntando sulla qualità e sulle capacità degli ingegneri italiani, da sempre riconosciute a livello mondiale, oltre che sull’efficacia della loro organizzazione ordinistica. Siamo in grado di svolgere un ruolo determinante in vari settori che vanno dalla protezione e la corretta gestione del territorio alla riqualificazione del patrimonio edilizio, dall’energia alle tecnologie dell’informazione. Gli ingegneri sono in grado di fare la loro parte perché hanno competenze e capacità. In questo senso, Red 2016 è una tappa importante di un percorso che, come Cni, ci apprestiamo a celebrare attraverso un’importante Conferenza sull’eccellenza dell’ingegneria italiana nel mondo, in programma a Roma dal 28 al 30 aprile. 18/
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I TURISTI NON ARRIVANO DA SOLI: SERVE UN MOTORE DI SVILUPPO Le competenze dell’ingegnere si misurano in questo campo nella capacità di gestire l’innovazione, nuovi modelli sociali e gestionali, la sperimentazione con un occhio rivolto alle grandi tendenze della nostra epoca. Il 6 aprile una giornata sul tema ROBERTO FORMATO empre più spesso, nei progetti di sviluppo locale, si fa cenno al turismo quale motore per un rinnovato sviluppo economico e sociale. Molte amministrazioni si affrettano così a ideare piani di marketing nella convinzione che una buona promozione e l’organizzazione di attraenti eventi possano aiutare ad acquisire una quota crescente di mercato. Tale fiducia non è mal riposta. La domanda turistica a livello internazionale è in costante aumento: il numero dei viaggiatori cresce globalmente al ritmo del
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Professione 3-4% l’anno e il settore viaggi e vacanze vale poco meno del 10% del PIL e dell’occupazione mondiale. Non tutte le destinazioni però ne beneficiano allo stesso modo. In Italia i flussi turistici negli ultimi 10 anni sono stati condizionati dalla crisi economica, che ha portato i connazionali a ridurre del 7,6% i pernottamenti. La crescita della domanda straniera ha compensato in parte tale diminuzione, ma non dappertutto. Le presenze turistiche nel bel Paese sono cresciute del 6,3% tra il 2005 e il 2014, ma la Liguria, più condizionata dal turismo dei connazionali, ha visto la propria domanda ridursi del 2,6%. Per la regione segnali incoraggianti, da confermare nei prossimi anni, sono arrivati nel 2015, con l’estate che ha visto le presenze complessive crescere del 3,3% rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto al contributo dei turisti che hanno pernottato in strutture extralberghiere, in aumento del 7,2%. I dati rivelano la necessità di rinnovare l’offerta e i prodotti turistici collegati. Si tratta tuttavia di un’operazione tutt’altro che semplice. Il turismo, tra tutti i comparti economici, è sicuramente il più complesso, non solo perché è composto da attività molto eterogenee (ricettività, trasporti, gestione di risorse culturali e naturali), ma soprattutto perché queste afferiscono, quanto a pianificazione e realizzazione, a soggetti e livelli istituzionali completamenti diversi. Gli inglesi lo definiscono un “wicked problem”, ovvero un problema/opportunità che non può essere affrontato semplicisticamente, ma che richiede una grande capacità di sperimentazione, progettazione e apprendimento, con un occhio rivolto alle grandi tendenze della nostra epoca: la sostenibilità, le nuove energie e i cambiamenti climatici, l’invecchiamento della popolazione. I progetti turistici si connotano dunque sempre più per l’alto livello di innovazione. Nel partenariato tra pubblico e privato per la realizzazione delle infrastrutture; nella ricerca di diversificate fonti finanziarie per sostenere gli investimenti, la manutenzione del territorio e il rinnovamento delle strutture ricettive; nei modelli sociali e gestionali per il sostentamento della gestione dei beni culturali e naturali, ed anche nella progettazione di prodotti “esperienziali” capaci di soddisfare le nuove esigenze della generazione “millennium”. Senza dimenticare l’importanza di adottare modelli decisionali e attuativi trasparenti e coinvolgenti, assicurandone l’accountability attraverso appropriati sistemi di misurazione e valutazione delle performance. Un quadro che delinea uno scenario di opportunità da cogliere per le competenze dell’ingegnere, che trova proprio nelle sue adattabili competenze e nella sistematizzazione e risoluzione di problemi complessi la propria naturale vocazione professionale. Mercoledì 6 aprile, nell’ambito di Red 2016, a Santa Caterina di Finale ligure, intera giornata dedicata all’ingegneria del turismo (V. programma), con la partecipazione di specialisti e amministratori pubblici.
NELLE SMART GRID L’INCONTRO TRA INFORMAZIONE ED ENERGIA L’8 aprile il confronto su un tema che assume sempre più rilevanza: quello della continua integrazione e gestione delle reti intelligenti, tassello fondamentale delle future “Smart City” e della Pan-European network MASSIMILIANO MARGARONE el contesto della Smart Polygeneration Grid del Campus di Savona, la Smartgrid classificata da European Electricity Grid Initiative (EEGI) tra le 40 più importanti in Europa in termini di innovazione e coerenza con gli obiettivi del dipartimento Europeo dell’Energia e tassello fondamentale delle future Smart City, a Red 2016 l’8 aprile è prevista una giornata dedicata ai temi dell’ingegneria in ambito “energy”, con importanti relatori di livello nazionale e regionale (V. programma). L’applicazione delle tecnologie informatiche alle reti intelligenti per il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica è uno dei tasselli fondamentali per la realizzazione della Pan-European network, la futura rete elettrica europea globale. I nuovi target climatici europei impongono una revisione del sistema di trasmissione e distribuzione dell’energia a livello europeo. Il target 40/27/30 aggiornato al 2015, che sostituisce il 20/20/20, prevede nel 2030 una riduzione del 40% delle emissioni di CO2 e un aumento delle energie rinnovabili al 27%. Per raggiungere questi obiettivi è necessario intervenire a qualsiasi livello: da quello tecnologico, a quello regolatorio, a quello della definizione delle competenze e dei programmi formativi. In questo contesto, le tecnologie attualmente disponibili fanno da sfondo a un dibattito tra ricercatori, industria, stakeholder e ingegneri sul tema delle Smart Grid. In particolare gli ingegneri dei tre settori sono chiamati a definire e a rendere operative le normative, a curare la progettazione dei sistemi, a definire i “gap” tra ciò che tra le tecnologie rende disponibile per la progettazione delle soluzioni e ciò che richiede un ulteriore sforzo di ricerca e sperimentazione. Negli ultimi anni molte risorse sono state impiegate nella realizzazione di dimostratori e nello svolgimento di studi per la definizione di Key Performance Index (KPI) per la valutazione dell’efficacia delle reti intelligenti di energia. Oggi la tecnologia è pronta ad affrontare un approccio Smart Grid a livello europeo, ovvero lo sviluppo di una rete integrata, sicura, con una percentuale sempre più elevata di fonti rinnovabili. Durante la giornata nazionale verranno in particolare trattati i temi della cyber security, della business continuity e del cloud applicati all’energy. Le tecnologie ICT sono infatti un elemento essenziale per il controllo dello scambio di energia all’interno della rete globale e per l’interfacciamento con quella mondiale, in particolare contribuisce a garantire la continuità di servizio, la sicurezza contro gli attacchi e la fornitura di servizi all’utente finale per la gestione dei consumi di energia in ambito regionale e domestico finalizzati a migliorare la qualità della vita delle persone.
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Professione IL PROGRAMMA
Martedì 5 Aprile
L’Ingegnere per l’Uomo ed il Territorio
Terminal Crociere, Porto di Savona Moderatore Gianfranco Sansalone, giornalista Ore 10.00 - Registrazione Ore 10,30 - APERTURA LAVORI Fulvio Ricci, Presidente Ordine Ingegneri Savona Monica Giuliano, Presidente della Provincia Il ruolo dell’Ingegneria nella società: una risorsa di sviluppo per la Liguria e l’Italia Roberto Orvieto, Presidente Ordine Ingegneri Genova Gianni Massa, Vice Presidente CNI • Big Data: l’evoluzione dell’analisi massiva dei dati - Andrea Ridi, Rulex • Prepararsi all’esperienza turistica con la realtà virtuale - Giovanni Landi, ETT Tavola rotonda - Modera Gianfranco Sansalone Durante l’evento sarà possibile vivere un’esperienza di realtà virtuale utilizzando la tecnologia Oculus Rift Ore 13 Pausa Ore 14.00 - Registrazione pomeridiana Moderatore Diego Pastorino, Tesoriere Ordine Ingegneri Savona 14,30 APERTURA LAVORI - Nicola Berlen, Vice Presidente Ordine Ingegneri Savona • Business Continuity & Disaster Recovery shore side model Augusto Fedrani, Costa Crociere • Tecnologia avanzata e integrata dell’operazione. Massimo Giarda, SARPOM Srl, Esso Italia • Automazione avanzata nel nuovo terminale - Fabio Tampalini, Dirigente APM Terminals, Technology Integration Manager • METODI Engineering: storia di un’internazionalizzazione sottovoce Andrea Pastorino, Responsabile tecnico, Metodi Engineering • Gestione intelligente dell’energia e dell’efficienza a bordo e a terra Prof. Federico Silvestro, Università di Genova, e Gianni Viano, Softeco Pausa • Interoperabilità dei sistemi Port Management Information System (PMIS) e SafeSeaNet a tutela dell’ambiente – Capitano di Fregata (CP) Paolo Ferrero, Responsabile del centro di controllo del traffico marittimo attivato presso la Capitaneria di Porto di Savona • Il Port Community System di Savona (PCS): l’ICT al servizio della logistica portuale - Autorità Portuale di Savona
Mercoledì 6 Aprile
Ingegneria del turismo per la crescita dell’economia locale
Santa Caterina (Finale Ligure) Moderatore Gianfranco Sansalone, giornalista Ore 10.00 - Registrazione Ore 10.30 - APERTURA LAVORI - Fulvio Ricci, Ordine degli Ingegneri Provincia di Savona • Un’idea del territorio - Giuseppe A. Ozenda di Carpasio • Ingegneria del turismo - Roberto Formato, Ricercatore Cnr • Turismo e Liguria - Giovanni Toti, Presidente Regione Liguria Tavola rotonda - Modera Gianfranco Sansalone Ore 13 Pausa Ore 14.00 – Registrazione pomeridiana Moderatore Gianfranco Sansalone APERTURA LAVORI - Massimiliano Margarone, Vice Presidente Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione • Ecosistema innovazione - Giuseppe De Nicola, Ampioraggio, Confindustria • Open Data e Agenda Digitale: rendere disponibili le informazioni per favorire lo sviluppo del turismo - Marco Bucci, Amministratore Liguria Digitale • Tecnologia digitale nel settore del turismo - Angelo Berlangeri, Presidente dell’Unione Provinciale Albergatori di Savona • Innovazione e competenze: Professione, giovani e territorio Matteo Aragone, Genova 2021, ALUMNI ISICT Pausa • Semplificazione normativa e sviluppo sostenibile - Maurizio Michelini, Consigliere Ordine Ingegneri e CCIAA Genova • San Nazaro: un modello replicabile di efficienza energetica - Roberta Morgano, Presidente Società Partecipata del Comune di Genova • Imprese quali opportunità di finanziamento tra pubblico e privato Emanuele Porcile, Group manager Sanpaolo Invest, banca Fideuram AGGIORNAMENTI PROGRAMMA: www.red2016.org
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Giovedì 7 Aprile
Gli innovatori del Cloud computing
Terminal Crociere, Porto di Savona Moderatore Roberto Prefumo, Ordine degli Ingegneri Provincia di Savona Ore 9.30 – Registrazione Ore 10.00 APERTURA LAVORI – Maria Alessandra Binaghi, Segretario Ordine degli Ingegneri Provincia di Savona - Augusto Fedriani, Costa Crociere “Mobile First, Cloud First” la strategia Microsoft per la Digital Transformation • Intervento – Lorenzo Barbieri e Roberto Filipelli, Sales and Business Development Director Microsoft Italia • La sfida dell’innovazione nella progettazione del software – Raffaele Rialdi, DotNetLiguria • Un Cloud completo, Integrato e sicuro per un business moderno e flessibile - Emanuele Ratti, Country Leader Systems Oracle Italia Luigi Scappin, Sales Consulting and Business Development Director, Oracle Italia • La trasformazione digitale con il cloud: il punto di vista di IBM Marco Balzarotti, IBM Cloud Architect Ore 13 Pausa Ore 14 Registrazione pomeridiana Modera Eva Perasso, Corriere della Sera Ore 14.30 • Work the way you live - Luca Politi, Google • Il percorso di trasformazione verso il cloud a supporto dell’innovazione attraverso un’architettura e modello operativo ibridi e sicuri - Rodolfo Rotondo, Business Solution Strategist VMware Ore 18,30 Tavola rotonda - modera Eva Perasso, Corriere della Sera
Venerdì 8 Aprile
Smartgrid per un impiego intelligente dell’energia
Campus Universitario Savona Moderatore Massimiliano Margarone, Vice Presidente Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione Ore 10.00 – Registrazione Ore 10.30 APERTURA LAVORI: Fulvio Ricci, Presidente Ordine degli Ingegneri Provincia di Savona Mario Ascari, Presidente Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione Angelo Valsecchi, Consigliere e referente settore C, CNI • Il sistema energetico del futuro per soddisfare gli obiettivi dalla strategia europea “20-20-20” alla ”40-27-30” - Giuliano Monizza, Former Group Vice President Power Product Division ABB • Il punto di vista del centro studi: i dati sulla sicurezza ICT Bruno Lo Torto, Centro Studi CNI • Smart Grid Italia: una rete di professionisti e imprese Michele De Nigris, Ricerca Sistema Energetico Italiano • Intervento sul progetto Energy Team Gabriele Calzavara, Ordine degli Ingegneri Provincia di Savona • Applicazioni per la gestione delle reti di energia: dalle Smartgrid all’efficienza energetica - Ugo Moretto, Presidente Softeco Ore 13 Pausa Ore 14.00 - Registrazione pomeridiana Moderatore Aldo Loiaconi, CTI Liguria Ore 14.30 • La sfida per la Cyber Security: proteggere i sistemi OT, IoT e Smart Grid – Francesco Perna, Head of Cyber security and Continuity Management, Enel • I progetti “Smart Polygeneration Microgrid” e “Sustainable Energy Building” – Federico Delfino, Università di Genova • Visita alla Smart Polygeneration Microgrid del Campus di Savona • Applicazioni Internet of Things nelle soluzioni di efficientamento energetico – Giacomo Corvisieri, Head of innovation Lab. Palermo, Italtel • Gestione delle reti di energia: il progetto SmartGen, labeled EEGI – Prof. Stefano Massucco, Università di Genova • Cloud e Smartgrid – Beppe Ugolotti, Nice • Competenze e innovazione - Enrico Pio Mariani, Ordine degli Ingegneri Provincia di Milano, CROIL Tavola rotonda - Modera Aldo Loiaconi, CTI Liguria CHIUSURA LAVORI: Fulvio Ricci, Presidente Ordine degli Ingegneri Provincia di Savona
Professione GLI INGEGNERI DELL’INFORMAZIONE GARANZIA DI SICUREZZA
IL PROGETTO DEL CNI VERSO L’AGENZIA PER L’ITALIA DIGITALE
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e l’ingegneria digitale è la specializzazione ingegneristica del Terzo Millennio, la delicatezza di mansioni come la gestione ad esempio di dati personali attraverso strumenti informatici che possono rendere estremamente semplice la loro diffusione (e anche vendita a fini speculativi) a danno della privacy e della sicurezza, non può che passare attraverso professionisti che non solo hanno una formazione specifica nel campo, ma sono legati ad obblighi deontologici che li rendono affidabili e soprattutto monitorabili in ogni momento dai propri ordini professionali. Al contrario della miriade di self-made-man, di “praticoni” e di numerose altre figure che nel campo dell’informatica magari se la sanno cavare anche bene, ma che non rispondono a nessuno dei loro comportamenti e che sfuggono alle maglie dei controlli. Quasi come dire che un conto è affidare una pratica legale a un avvocato, laureato in giurisprudenza, abilitato dopo un esame di Stato e iscritto a un Ordine che lo legittima a svolgere la sua professione e al quale risponde per eventuali errori o abusi; altro invece è mettersi in mano a un pur bravissimo conoscitore di codici che ha studiato per passione, ma la cui attività non è controllata da nessuno, non conosce la deontologia e gli obblighi formativi. Bene, questo è – per dirla in termini comprensibili a tutti – il punto che il Consiglio nazionale degli ingegneri ha posto all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) a proposito della gestione di tutte le mansioni-chiave di sua diretta competenza, chiedendo che vengano presidiati da ingegneri con competenze specifiche, i soli che offrono appunto garanzie non solo di professionalità ma anche di correttezza e sicurezza. «Devo dire – commenta Angelo Valsecchi, consigliere nazionale e responsabile del cosiddetto “terzo settore” per il CNI – che abbiamo notato una grande apertura nei nostri confronti: il nostro ruolo di terzietà ci viene riconosciuto perché le nostre proposte non sono viste “a favore” dei colleghi, ma del committente, e quindi che si riversano a beneficio della collettività. E questo è una visione corretta e importante, che supera il ricorso alle figure normate dalla legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate». Negli incontri fra le delegazioni, alle quali hanno partecipato anche il Presidente del Cni Armando Zambrano e Claudio Celeghin, della Direzione Generale di AgID, l’Ordine degli ingegneri ha messo intanto a disposizione le competenze dei propri iscritti. «In futuro – spiega Valsecchi - la nostra intenzione è definire un accordo di princìpi in cui si afferma esplicitamente che per determinate azioni le competenze sono esclusive degli ingegneri e vorremmo fare anche dei ragionamenti sui grandissimi appalti, quelli ad esempio in cui gli ingegneri diventano terzisti. Il nostro intento è creare anche una collaborazione per portare le Pubbliche Amministrazioni a tener conto del parere del Cni, che è emanazione del ministero della Giustizia: questo è un altro aspetto fondamentale per la tutela del committente. Ci deve essere un regolamento di princìpi dove i nostri iscritti possano operare in trasparenza e in concorrenza, ma nel rispetto dei princìpi etici ma soprattutto a tutela appunto dei committenti, che spesso sono pubblici. Ad esempio, abbiamo già iniziato ad affrontare anche il tema dell’opportunità della presenza di nostri ingegneri informatici all’interno del nuovo Consiglio dei Lavori Pubblici, che si insedierà fra un paio di anni. Il Consiglio rimane in carica per un quinquennio
Valsecchi: aperta la strada per la collaborazione dell’Ordine in vista dell’impiego degli specialisti nei posti-chiave in cui è necessario contare su affidabilità e deontologia per la delicatezza di compiti che toccano anche la privacy. Gli altri punti del programma che in questa prima fase ha trovato aperture e consensi
Angelo Valsecchi
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Professione e avere come punto di riferimento degli ingegneri per tutto quello che riguarda le scelte tecniche relative….non è una necessità della nostra categoria, ma del Paese. Ad esempio il Consiglio ha il compito fra l’altro di approvare i progetti nazionali per una nuova autostrada…ebbene per quanto riguarda la parte informatica le decisioni potrebbero essere prese dagli ingegneri specializzati, utilizzando le loro competenze». Il CNI, come ha ricordato il presidente Zambrano nella circolare inviata agli iscritti dopo l’incontro con l’AgID «già vanta una presenza ed una collaborazione in Accredia, e può fornire un supporto importante alla crescita digitale del Paese ed alla certificazione delle competenze, servendosi della collaborazione di organizzazioni “satellite”, come la Scuola Superiore di Formazione per l’Ingegneria e l’Agenzia per la Certificazione delle competenze professionali (CertIng)». Il CNI, del resto, fa riferimento agli standard definiti in ambito europeo (E-CF) per profili e competenze nel settore ICT, «assumendo il ruolo di protagonista nella definizione della norma UNI 11506 e offrendo il proprio contributo anche ai fini dell’elaborazione di ulteriori norme UNI del medesimo settore (ad es. UNI 116211/4)». Da qui, sottolinea Valsecchi, «anche la nostra candidatura per valutazioni e pareri a supporto dell’Agenzia Italia Digitale, visto che il sistema ordinistico ad esempio ha titolo rispetto alla redazione di schemi di contratto per l’acquisto di beni e servizi informatici e telematici, che rientrano nelle competenze dell’Agenzia Italia Digitale» (L. 134/2012 art. 20, comma 2, e D. Lgs. 177/2009, art. 3). Ma oltre che nei settori immateriali, come possono essere quelli legati all’ingegneria dell’informazione, in Cni si è candidato a dare il suo contributo anche in altri “materiali”. Quali sono Valsecchi? «Si pensi ad esempio al campo della biomedica: oggi un chirurgo potrebbe eseguire dagli Usa un intervento a cuore aperto su un paziente che sta in una sala operatoria in Italia, utilizzando tecnologia frutto del lavoro di un ingegnere informatico…questo è un esempio pratico. Oppure, in altri campi come ad esempio la ricerca o l’iperconnessione delle per-
Che cos’è l’agid
Istituita dal governo Monti, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) è un organismo pubblico sottoposto ai poteri di indirizzo e vigilanza del presidente del Consiglio dei Ministri o di un ministro da lui delegato. Funzioni e compiti sono attribuiti dalla legge, e il suo scopo è di perseguire il massimo livello di innovazione tecnologica nell’organizzazione e nello sviluppo della pubblica amministrazione, al servizio di cittadini e imprese. AgID sostituisce, ereditandone funzioni e competenze, le precedenti Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, DigitPA e Dipartimento per l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Fra le sue finalità, stabilite dallo Statuto, approvato nel febbraio 2014: assicurare il coordinamento informatico dell’amministrazione statale, regionale e locale, per progettare e monitorare l’evoluzione strategica del sistema informativo
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sone con disabilità oggi si usa tutto quello che è ingegneria dell’Informazione, e che spesso si confonde con i computer senza pensare ad esempio agli orecchi bionici, o quella App caricata sul cellulare che riconosce gli oggetti e aiuta i ciechi a scansarli… Anche tutto questo è ingegneria dell’Informazione, è tutta competenza che oggi sta nel mondo delle aziende con ricadute che possono andare dal campo del clima, della sicurezza… Probabilmente la prossima guerra si farà con i sistemi informatici, e proprio sulla cyber security ci sono due direttive del governo già dal 2011 che vanno nella direzione della sicurezza dell’informatica. Poi ci sono i campi della medicina, della sburocratizzazione della PA, dello studio delle modalità di archiviazione dei dati… gli ingegneri sono in prima linea nel processo civile e telematico, perché se non avessero predisposto loro le piattaforme su cui oggi si opera, difficilmente si potrebbe attuare il processo civile telematico. Perché non è solo il personal computer ma tutto quello che è connesso alla dematerializzazione, alla sburocratizzazione, all’efficentamento anche dell’intero “sistema Paese”. Proprio grazie al processo civile telematico si pensano di migliorare dell’1% il Pil nazionale, ma se non c’è già un software, una programmazione o un’autostrada telematica dove trasferire i dati, se c’è un ingegnere che la progetti, si rimane fermi al palo». Se è per questo in Corea del Sud tutto il territorio è coperto dal wi-fi, mentre in Italia si parla ancora bisogna decidere se dev’essere libera o a pagamento... «Se pensiamo – commenta Valsecchi - che negli anni ‘60 le autostrade hanno unito il Paese dal punto di vista dei trasporti di merci e persone, oggi dobbiamo costruire e percorre autostrade informatiche per riunirlo dal punto di vista della comunicazione virtuale, dello scambio dei dati, del trasferimenti delle idee… Basti pensare alle stampanti in 3D: io faccio un progetto a casa mia, lo mando in uno studio all’altro capo d’Italia e con una stampante a tre dimensioni possono vedere il prodotto e toccarlo immediatamente così come si percepisce in maniera più vicina alla realtà rispetto a un semplice disegno» Gianfranco Sansalone della P.A. favorendo l’adozione di infrastrutture e standard che riducano i costi sostenuti dalle singole amministrazioni e migliorino i servizi erogati; perseguire l’ottimizzazione della spesa in materia informatica delle P.A., attraverso il monitoraggio della relativa spesa corrente e il supporto alle amministrazioni pubbliche nazionali e locali nel raggiungimento di obiettivi di standardizzazione e revisione dei processi interni e di ottimizzazione della spesa informatica complessiva; svolgere i compiti necessari per l’adempimento degli obblighi internazionali assunti dallo Stato nelle materie di competenza; promuovere l’innovazione digitale nel Paese e contribuire alla creazione di nuove conoscenze ed alla diffusione di nuove opportunità di sviluppo economico, culturale e sociale collaborando con le istituzioni e gli organismi europei, nazionali e regionali con finalità analoghe anche attraverso accordi strategici; emanare linee guida, di regolamenti e standard; promuovere iniziative di alfabetizzazione informatica per i cittadini.
Professione CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE – FINO A LUGLIO IN FASE SPERIMENTALE
CERT’ING: È ON-LINE LA PIATTAFORMA NAZIONALE ROBERTO ORVIETO*
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opo più di un anno di lavoro, dell’Agenzia Nazionale per la Certificazione delle Competenze degli Ingegneri, la piattaforma Cert’ing è ora on-line (www.cni-certing.it). Il lancio ufficiale è avvenuto lo scorso 6 marzo, a Bologna, in occasione all’assemblea dei presidenti, nel contesto dell’assemblea Nazionale degli ingegneri: il sito è stato presentato ufficialmente e sono state illustrate le funzionalità della nuova applicazione, web-based, per gestire l’intero processo di certificazione. La piattaforma seguirà una fase di sperimentazione che durerà fino al primo di luglio, data cruciale, dopo la quale il Consiglio Nazionale invierà un comunicato che raggiungerà ogni singolo ingegnere iscritto ad ogni Ordine territoriale, avvertendolo che è possibile certificare volontariamente le proprie competenze, con un sistema di certificazione Nazionale. Ci aspettiamo che questa azione massiva “svegli” parecchi Ordini territoriali che non hanno ancora attivato il proprio organismo di gestione. Ma non vogliamo dimenticare che già oggi la piattaforma è aperta, funzionante e perfettamente accessibile da tutti gli iscritti: se si entra e si fa un click su “Richiedi certificazione” parte il processo. Quindi che cosa accade se oggi un iscritto, di un Ordine non attivo, richiede di certificare le proprie competenze? L’Agenzia agisce centralmente scrivendo all’Ordine territoriale di competenza e, se questo dichiara una data di avvio del proprio organismo, avverte l’iscritto; in caso contrario, in accordo con l’Ordine territorialmente competente, l’Agenzia propone un Ordine vicino, già attivo, per certificare il collega. Purché il processo possa essere seguito anche da un altro organismo di gestione: non bisogna dimenticare che il documento di certificazione è sempre firmato dall’Ordine territoriale in cui il richiedente è iscritto, in quanto la dipendenza giuridica è afferita all’Ordine di appartenenza. Ma vediamo di ripercorrere la genesi di questa certificazione volontaria delle competenze, dibattuta in tanti eventi dell’Agenzia Nazionale in tutto il territorio Italiano, condiviso con UNI, componente del Consiglio direttivo, ed Accredia.
Il lancio ufficiale nell’assemblea dei presidenti del 6 marzo a Bologna. L’Ordine di Genova pronto da tempo, chi si è già iscritto sarà presto certificato. Le opportunità offerte dal nuovo strumento gestito da un’apposita Agenzia nazionale del CNI
Roberto Orvieto prima del suo intervento su Cert’Ing all’assemblea dei presidenti di Bologna
La “spinta” arrivata dall’Europa Parte un forte impulso dall’Unione Europea ai Paesi membri affinché, in un periodo di crisi economica globale, si dotino degli strumenti legislativi che consentano al maggior numero di persone e ai giovani in cerca di occupazione, di far emergere il “grande capitale” (così viene definito) rappresentato dalle competenze professionali. La maggior parte dei Paesi del mondo valorizza questo capitale, valutando i profili in base al livello di conoscenza, di competenza e di aggiornamento, sostenendo che questo bagaglio matura soprattutto in percorsi di crescita e di studio non formali. L’Italia dimostra di rispondere alle sollecitazioni rivolte centrando gli obiettivi dettati dall’UE, anche per mezzo del un recente Decreto Legislativo n. 3 - Marzo 2016 -
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Professione 13/2013, che promuove proprio «la crescita e la valorizzazione del patrimonio culturale e professionale acquisito dalla persona nella sua storia di vita, di studio e di lavoro, garantendone il riconoscimento, la trasparenza e la spendibilità». Gli ingegneri italiani individuano un importante compito, costituendo una propria Agenzia Nazionale per la Certificazione delle Competenze, che mira ad allinearsi a queste volontà, promuovendo la mobilità geografica e professionale, favorendo l’incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, accrescendo la trasparenza degli apprendimenti e la chiara riconoscibilità delle competenze acquisite dall’ingegnere nel corso della propria carriera professionale. La Comunità Europea sostiene che in un’economia globalizzata la concorrenza aumenta non solo in relazione al costo del lavoro ma anche grazie alle competenze ed è convinta che non ci si possa permettere di lasciare “sommerse” e non perfettamente leggibili le competenze dei cittadini europei in età lavorativa. Dopo questa prima fase di lavoro sul processo di certificazione ed approntamento della piattaforma web, l’Agenzia Nazionale affronterà una seconda indispensabile fase di azione, basata sulla comunicazione, finalizzata alla conoscenza del progetto e che avrà come target tutti gli operatori economici di settore, la politica nazionale, le associazioni di categoria europee ed internazionali. Due livelli di certificazione e quanto costa certificarsi È possibile ottenere due tipi differenti di certificazione, di cui si differenzia anche il marchio, apponibile su ogni documento di carattere professionale: Cert’ing (primo livello) e Cert’ing plus (secondo livello). Per ottenere la prima occorre aver conseguito un’esperienza professionale di almeno 4 anni nel comparto specifico, mentre per Cert’ing plus di almeno 7 anni nel settore di specializzazione specifico. 24/
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La certificazione, come tutti i processi di qualità, è sottoposta a revisioni periodiche, e far certificare le proprie competenze innesca un processo di auto-apprendimento volontario, nel settore e comparto specifico, che viene verificato dai valutatori anche all’atto della revisione triennale. Quindi, prescindendo dal livello di certificazione, all’ingegnere certificato vengono riconosciuti 15 Crediti Formativi Professionali addizionali, per ogni anno, rispetto a quelli autocertificati, pertanto si totalizzeranno così gli ambiti 30 CFP richiesti per ogni anno come da regolamento Nazionale sull’Aggiornamento della Competenza Professionale. Quanto costa certificarsi? Per Cert’ing 150 Euro e per Cert’ing plus 250 Euro (al netto di IVA). Il prezzo pagato all’Agenzia è calcolato esclusivamente per sostenere l’intero processo di certificazione, dai compiti centrali, fino al piccolo riconoscimento dato ad ognuno dei tre valutatori. Si consideri anche che il Disegno di legge sulle partite IVA, approvato lo scorso 28 gennaio dal Consiglio dei Ministri, prevede l’integrale deducibilità - fino al limite annuo di 10 mila euro, nella misura del 100% - delle spese sostenute proprio per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze. Ordine di Genova, le modalità Infine, l’Ordine di Genova ha attivato il proprio Organismo di gestione già dallo scorso anno, ma su suggerimento dell’Agenzia Nazionale, per renderlo operativo ha atteso il lancio della piattaforma Cert’ing. Gli ingegneri che hanno colto questa opportunità, presentando già l’istanza lo scorso anno, verranno così certificati a breve. Il percorso sul sito: www. ordineingegneri.genova.it -> home -> CERT’ing.
* Consigliere dell’Agenzia Nazionale e Presidente del Comitato Tecnico Nazionale Cert’Ing
Professione INCHIESTA – NEL MONDO DEL LAVORO È ANCORA MARGINALE NEI RUOLI DIRIGENZIALI. MA NON SOLO
QUANDO “COMANDA” LEI INGEGNERE, PROFESSIONE DONNA GIULIA DANIELI
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a prima donna ingegnere, Emma Strada, si è laureata nel 1957 a Torino, quasi sessant’anni fa. Nel 2014, Amalia Ercoli Finzi, torinese, prima ingegnere aerospaziale donna, ha partecipato alla missione Rosetta per scoprire con una sonda spaziale se nel nucleo di una cometa esistessero o meno quelle molecole che sono i mattoni della vita. Mentre la lombarda Samantha Cristoforetti, prima donna in Italia a laurearsi al Politecnico di Milano in Ingegneria aerospaziale, nel 2015 ha stabilito il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo (199 giorni), unica astronauta non uomo negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. Eppure la presenza femminile negli ambiti scientifico-tecnologici è da sempre molto scarsa, e per di più le statistiche (Gender Gap Report 2015) dicono che in tutte le categorie di lavoro le donne guadagnano dal 7 al 10% in meno rispetto ai loro colleghi maschi. Nel nostro Paese attualmente sono 88 mila le donne ingegnere, di cui 957 in Liguria. Dove nell’ultimo anno accademico si sono laureate in 301 contro 772 uomini: gli indirizzi preferiti dalle donne, secondo i dati forniti dall’Università di Genova, sono ingegneria Biomedica e Civile e Ambientale (31 laureate ognuno nel 2015), Industriale-Gestione energia e ambiente (16), Chimica (13) nella Triennale, e Bioingegneria (41), Yacht Design (17), Chimica e Civile Ambientale (15 ognuno) nella Specialistica (V. box con tabella). Ma come è vissuta la professione in due degli ambiti che per numero di lauree sembrano rispettivamente fra le più e le meno ambite, almeno in Liguria? Enrica Cattaneo, ingegnere civile, direttore dei lavori per l’Inps, progettista e RUP (Responsabile Unico del Procedimento per gli appalti pubblici): «Sui 34 responsabili tecnici dell’Inps che operano su tutto il territorio nazionale, sono l’unica donna. Dirigo l’ufficio ligure e sovente, oltre che responsabile della parte progettuale, ricopro anche il ruolo di direttore dei lavori soprattutto per l’impiantistica. In sostanza mi occupo della
Il ruolo - Nei ruoli di vertice, la prevalenza maschile è netta: il 71% dei dirigenti e il 58% di quadri sono uomini, anche se la presenza femminile nelle posizioni di rilievo delle società è diventata più rilevante negli ultimi 10 anni: le donne dirigenti sono passate dal 24% del 2004 al 29% del 2013. Aumento probabilmente dovuto anche all’applicazione della legge sulle “quote rosa”, approvata dal Parlamento nel 2011 che ha imposto la presenza femminile nei Cda delle aziende quotate in Borsa e nelle società a partecipazione pubblica. La retribuzione - In Italia gli uomini guadagnano in media il 7,2% in più rispetto alle donne (dati di Gender Gap Report 2015) e anche se il nostro Paese nella classifica dei 28 Stati europei è al quarto posto dietro Slovenia, Malta e Polonia; comunque tutti principali Paesi europei mostrano una differenza di stipendio molto al di sopra del 10%.
In Italia sono 88 mila, di cui 957 in Liguria. Ma cosa ne pensano le protagoniste? Rispondono Enrica Cattaneo, ingegnere civile, e Maria Grassi, che ha scelto l’elettronica
Il percorso di studi - In Italia la percentuale di laureate in scienze tecnologiche è 5 volte più bassa di quella maschile. Ma la scarsa presenza femminile negli ambiti scientifico-tecnologici è un problema in tutte le nazioni occidentali, tanto da indurre i governi Usa ed europei a promuovere azioni specifiche. Si considera che in Europa ci sono circa 900.000 posti vacanti in ICT e che con una percentuale femminile nel settore pari a quella maschile, il Pil europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di euro l’anno. Le donne in Italia sono solo il 23% degli iscritti nei corsi di laurea in Ingegneria e la minore presenza femminile si riscontra nei corsi di informatica, meccanica, elettrotecnica, energetica e aerospaziale. A livello nazionale, il massimo di presenza si registra invece nell’ingegneria clinica, gestionale, ambiente e territorio.
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Professione manutenzione e delle strutture strumentali. Le persone che lavorano con me in cantiere sono solitamente collaborative, ma devo ammettere che molto dipende dal ruolo che rivestono, perché di solito confrontarmi con il direttore tecnico o il capocantiere non mi dà nessun problema; a volte invece riscontro una scarsa collaborazione da parte di alcuni operai che evidentemente ritengono sia più difficoltoso avere a che fare con una donna». Maria Grassi, ingegnere elettronico, è invece libero professionista. In Liguria, nel 2015 le laureate in ingegneria elettronica sono state solo 4 (26 maschi) nella specialistica; nessuna in quella triennale (4 maschi). «Mi occupo – spiega Maria Grassi - di impianti e lavoro, sia in Liguria sia in Piemonte e Lombardia. Nel mio studio siamo prevalentemente donne e specializzate in progettazione e prevenzione incendi. Quando è necessario svolgiamo anche la direzione dei lavori. In cantiere non abbiamo mai trovato ostacoli né atteggiamenti particolari da parte di colleghi o operai, ci rispettano sempre tutti. Abbiamo a che fare con diverse professionalità, dal funzionario tecnico statale all’impiantista e tutti sostengono sempre che noi donne siamo molto più pignole e questa è una cosa che ci fa sorridere perché riteniamo sia un complimento. Seguire la direzione dei lavori è un aspetto molto interessante della progettazione la cui caratteristica più rilevante è proprio la collaborazione fra colleghi. Ricordo ancora la prima volta: ero molto giovane e all’inizio della mia carriera mi chiamarono per una sostituzione; nonostante i timori iniziali me la cavai bene, anche perché ho ricevuto la massima collaborazione di tutti gli uomini del cantiere». Ma se per quanto riguarda i rapporti lavorativi sembra che le cose stiano andando sempre più verso una parità di
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relazione, rimane ancora il problema del divario salariale tra uomo e donna, come ha recentemente sottolineato Ania Lopez, consigliere del Cni al convegno “Ingenio al femminile”, appuntamento annuale che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri dedica appunto al ruolo e al valore del lavoro della donna nelle professioni tecniche: «Il Fmi – ha sottolineato - calcola una perdita di Pil pari al 15% in Italia per colpa della discriminazione delle donne. Abbiamo più volte puntato il dito contro il gap salariale delle nostre professioniste rispetto ai colleghi uomini». Anche secondo il Gender Gap Report 2015 del World Economic Forum, la differenza di stipendio tra uomo e donna vale oltre 3.200 euro l’anno a parità di lavoro. L’Italia è al 41° posto su 145 Paesi e, se guardiamo alle opportunità economiche delle donne, solo Turchia e Malta sono peggio di noi in Europa. Con un gap altissimo nelle funzioni dirigenziali e a parità di studio: gli uomini laureati guadagnano il 36,3% in più delle donne con identici studi. Anche, se, come mostrano diverse statistiche, le donne con laurea triennale o magistrale sono in notevole aumento e hanno superato il numero dei laureati maschi, presentando spesso carriere universitarie migliori. Infine, proprio per affrontare le tematiche femminili nel mondo del lavoro, dal 1957 è attiva AIDIA, Associazione italiana donne ingegneri e architetti (www.aidia-italia.org) “rete” al femminile che favorisce scambi di idee, valorizza il ruolo operativo della donna e incentiva la partecipazione delle giovani alla vita lavorativa. AIDIA promuove iniziative di aggiornamento, studio e ricerca nel campo professionale ed è un “osservatorio” della condizione femminile nel settore tecnico. Ha sezioni su tutt’Italia, Liguria compresa.
Qui Ordine GENOVA – LA NUOVA PIATTAFORMA PER L’AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
FAD, LA FORMAZIONE A DISTANZA SEMPRE A “PORTATA DI DEVICE” ROBERTO ORVIETO Presidente Ordine Ingegneri Genova
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ià nel 2014 il Consiglio Nazionale Ingegneri, nel definire le linee di indirizzo per l’aggiornamento della nostra competenza professionale, contrariamente ad altre categorie, non aveva posto alcun limite alla formazione attraverso la modalità “a distanza”, credendo fin da subito nell’efficacia di questo strumento. Pertanto l’intero bagaglio formativo richiesto ogni anno all’ingegnere può essere acquisito con le metodologie previste dalla formazione a distanza. Ma definiamo che cosa si intende precisamente per “Formazione A Distanza” (FAD) nel sistema di aggiornamento della competenza professionale degli ingegneri: FAD è l’insieme di quelle attività formative la cui fruizione, tramite l’utilizzo di tecnologie dell’informazione, può avvenire indipendentemente dal luogo e dal momento della loro produzione, con sistemi in grado di certificare, per ciascun discente, il completamento dell’attività didattica, la partecipazione attiva al corso, la tracciabilità di ogni azione svolta durante il collegamento e il superamento delle prove di valutazione. Particolare interesse riveste la FAD asincrona che permette di fruire di contenuti formativi, oltre che in luoghi differenti (FAD sincrona), anche in tempi diversi da quelli della loro produzione. Per erogare l’aggiornamento professionale in modalità FAD asincrona, rispetto alle equivalenti attività di tipo frontale, è necessario dotarsi di un sistema di gestione della formazione a distanza (LMS), capace di gestire i corsi o moduli formativi, l’interazione e la preparazione dei discenti, il loro percorso nell’attività formativa. Il Learning Management System, permette quindi la completa gestione della FAD, consentendo un accesso profilato del discente (tramite credenziali personali), un’offerta di corsi formativi, materiali didattici scaricabili, un forum tematico per l’interazione tra discenti e Mentor e Tutor del corso. Affrontando un corso formativo scopriremo che questo è diviso in un certo numero di lezioni o moduli (Learning Objects) di senso completo per uno specifico argomento, della durata non superiore a 15 minuti. Sarà sempre prevista una verifica dell’apprendimento (necessario superare almeno l’80% dei quesiti) per l’acquisizione degli attesi Crediti Formativi. La FAD non ha distinzione di “peso” rispetto alla formazione frontale: per ogni ora acquisiremo 1 credito formativo professionale. Ovviamente sarà prevista la possibilità di interruzione a piacere di ogni sessione formativa a distanza. Ora siamo quindi in grado di capire che cos’è la FAD e cosa invece viene spesso “confuso” con questa modalità di apprendimento. Un esempio comune è quello di un evento erogato in streaming, che prevede quindi docenti e discenti in luoghi differenti, nel quale però la presenza dei discenti viene tracciata dai soggetti autorizzati (o dagli Ordini territoriali) in un luogo convenuto: questa modalità di apprendimento non è considerata FAD. Invece FAD significa, libertà di non essere necessariamente in un luogo convenzionale ma di avere solamente a disposizione un device capace di connettersi al LMS dell’Ordine di Genova, tramite la Web, e poter
L’Ordine provinciale genovese gestisce completamente i corsi (a costo zero come quelli frontali e in linea con le apposite linee di indirizzo del CNI) soprattutto per i colleghi spesso fuori sede. I contenuti formativi caricati nel sistema di gestione Learning Management System raggiungibile dal sito istituzionale. Si parte, in testing per 30 giorni, con la deontologia (cinque ore, 5 CFP). Ecco le modalità
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Qui Ordine interagire così con i servizi offerti. I contenuti formativi caricati nel sistema di gestione LMS saranno di tipo SCORM (Shareable Content Object Reference Model), un modello, confezionato secondo uno standard, che consente lo scambio di contenuti in maniera indipendente dalla piattaforma LMS, permettendo così anche il riutilizzo dei contenuti stessi. L’Ordine di Genova ha realizzato un progetto per l’esplorazione del mercato, il testing e l’acquisizione di un sistema LMS semplice, efficiente e capace di soddisfare requisiti conformi alle linee di indirizzo per l’aggiornamento della competenza professionale del Consiglio Nazionale.. La piattaforma acquisita è in grado di gestire sessioni virtualmente illimitate di FAD asincrona. Il passo compiuto è importante perché il “mercato della formazione”, tramite i soggetti autorizzati dal CNI, offre molteplici corsi FAD, talvolta di poveri contenuti, ma sempre a pagamento: l’Ordine di Genova, con l’ormai espressa volontà di garantire l’aggiornamento della competenza professionale a costi zero per i propri iscritti, fornirà similmente i corsi FAD per garantire l’aggiornamento annuale a costo zero. Più dei tre quarti degli iscritti al nostro Ordine sono colleghi dipendenti o colleghi che si trovano spesso o normalmente fuori sede: sono loro che hanno difficoltà a frequentare gli eventi formativi messi a disposizione dall’Ordine in modalità frontale. Per questo è stato avviato il progetto FAD, per non porre limiti all’aggiornamento professionale e servirli con un’offerta formativa che possa raggiungerli senza limiti geografici, né limiti temporali predefiniti. Dopo il nostro progetto di FAD, a costo decisamente
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contenuto, crediamo in una progressiva attivazione di altri Ordini territoriali, a partire da quelli riuniti nella Federazione Ligure, in quanto, vista la portabilità e riusabilità dei contenuti SCORM in diverse piattaforme LMS, questo potrebbe portare ad avere un buon bouquet di contenuti per Ordine a costi condivisi sempre più bassi. Il primo contenuto sperimentato è quello sulla “deontologia professionale”, obbligatorio per i nuovi iscritti, della durata di 5 ore, erogato interamente in FAD, che darà diritto ad acquisire 5 CFP. Terminata questa fase di testing (si prevedono almeno 30 giorni), si metterà ufficialmente in linea la piattaforma LMS, raggiungibile dal sito istituzionale dell’Ordine di Genova e si caricheranno i primi contenuti, che verranno creati proponendo ai docenti, che già hanno risposto o che faranno domanda nella sezione di “offerta eventi formativi” presente sul sito istituzionale, di collaborare per il confezionamento di nuovi moduli formativi con i requisiti SCORM. Nonostante ci siamo concentrati sulla bontà dei contenuti e non sugli “effetti tecnologici”, per poter creare anche corsi a basso costo, la produzione di contenuti FAD prevede un forte coinvolgimento del docente, un corposo lavoro di registrazione ed elaborazione di ogni Learning Objects, dei test relativi e del successivo confezionamento e creazione del pacchetto (authoring), per ottenere finalmente lo SCORM caricabile nel LMS. Non ci rimane quindi che attendere la comunicazione delle credenziali per accedere alla piattaforma LMS dell’Ordine di Genova, che verranno comunicate via PEC agli iscritti, con le relative istruzioni per l’utilizzo. Buona FAD a tutti!
Qui Ordine IMPERIA – IL BLOCK NOTES DI “A&B” DEDICATO A SANREMO
LA CITTÀ DEI FIORI E I SUOI MILLE VOLTI
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al dopoguerra verso il Terzo Millennio: oltre mezzo secolo di urbanistica a Sanremo”: il nuovo Block Notes supplemento di questo numero di “A&B”, firmato dall’ing. Ivano Amoretti, è un lungo excursus che parte dal 1945, quando la città contava circa 30 mila abitanti e DAL DOPOGUERRA dopo la guerra era stata distrutta dai bombardamenti, e arriva al ENNIO: VERSO IL TERZO MILL 2000, raccontando i difficili anni della ricostruzione, lo scandire LO OLTRE MEZZO SECO dei decenni con le loro differenze e peculiarità, l’edilizia pubblica e privata, il primo Piano regolatore generale e le sue varianti, le DI URBANISTICA O norme urbanistiche che si sono succedute, le opere pubbliche EM A SANR grandi e piccole, gli interventi privati, le amministrazioni Ivano Amoretti comunali, le grandi imprese, i professionisti… Il tutto visto con gli occhi di un ingegnere che quegli anni li ha vissuti tutti intensamente ed è ancora sulla breccia: classe 1932, sanremese di nascita, Ivano Amoretti si è laureato a Genova negli anni Cinquanta ed è ancora sulla breccia, decano dell’Ordine della Provincia di Imperia. Amoretti ha scritto, con sguardo acuto e linguaggio talvolta pungente, un saggio critico sull’urbanistica a Sanremo che è 7 anche un atto d’amore per la sua città: ricorda – dell’ultimo cinquantennio del millennio scorso – fatti e misfatti dell’urbanistica, citando circostanze, nomi, grandi e piccole opere che hanno disegnato la città come la vediamo ora. «Ha vissuto quegli anni – scrive fra l’altro Mauro Ausonio, tesoriere dell’Ordine imperiese nella sua prefazione - che hanno visto Sanremo uscire dalla Seconda Guerra Mondiale ed espandersi, da un punto di vista edilizio, come non mai». Del resto, lui stesso ha partecipato da protagonista alle scelte urbanistiche della città: «visto l’aumento esponenziale delle auto – si legge nella sua biografia - si interessa dei problemi del traffico urbano e produce alcune soluzioni locali (senso unico e rotatoria di Corso Garibaldi, corsia preferenziale alla Foce, parcheggio di piazza Mercato), due studi generali e un Piano del Traffico per Sanremo, programmi di calcolo automatico dei flussi di traffico». Un saggio che si legge con piacere ed interesse: il Block notes è scaricabile, come tutti gli altri prodotti da “A&B”, dal sito della Froil: www.federazioneingegneri.liguria.it => Ivano Amoretti A&B Atti e Bollettino => Block Notes Block Notes
Regionale Federazione li Ingegneri degli Ordini deg ria Ligu della
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Qui Ordine
FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 – 16121 Genova - C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it -PEC federazione.liguria@ingpec.eu
Presidente Paolo Caruana (SP); Segretario Claudia Bedini (SP); Consiglieri Domenico Pino (IM), Giuseppe Anselmo (IM), Fulvio Ricci (SV), Nicola Berlen (SV), Maurizio Michelini (GE), Domenico Muccio Palma (GE), Roberto Orvieto (GE), Roberto Zanardi (GE). ISCRITTI COMPLESSIVI ALBI PROFESSIONALI INGEGNERI LIGURIA Sezione A 6.823 - Sezione B 238 – TOTALE 7.061 (di cui 6.096 uomini e 965 donne)
GENOVA
Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 - 010.593978 Fax 010.5536129 - C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordingenova.it info@ordineingegneri.genova.it
IMPERIA
Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 - C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it
Presidente Roberto Orvieto Vice Presidenti Domenico Muccio Palma, Marco Sartini Segretario Roberto Zanardi Tesoriere Gianluigi Calzetta Consiglieri Arturo Antonelli, Laura De Biasio, Andrea Del Grosso, Claudio Firpo, Diego Fonsa, Riccardo Franchini, Maurizio Michelini, Mauro Nalin, Silvio Rossi, Aldo Signorelli.
Presidente Domenico Pino Segretario Mauro Ausonio Tesoriere Enrico Ingenito Consiglieri Giuseppe Anselmo, Fiorenzo Borro, Simone Di Marcoberardino, Lorenzo Falciola, Gianluigi Pancotti, Riccardo Restani, Fabio Sappia, Gian Paolo Trucchi.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 4.579 - Sezione B 117 TOTALE 4.696 (di cui 4.064 uomini e 632 donne) al 29 febbraio 2016
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 467 - Sezione B 19 TOTALE 486 (di cui 421 uomini e 65 donne) al 29 febbraio 2016
LA SPEZIA
Via Vittorio Veneto, 99/2 - 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 - C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com
SAVONA
Corso Italia, 8/11 - 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it
Presidente Paolo Caruana Vice Presidente Daniele Guerrieri Tesoriere Claudia Bedini Segretario Marco Fanton Consiglieri Michele Codeglia, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Stefano Pasquali, Simone Tesconi, Marco Vescovi, Gianfranco Zucconi.
Presidente Fulvio Ricci Vice Presidente Nicola Berlen Tesoriere Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Consiglieri Diego Bergero, Franca Briano, Daniele Cabrini, Gabriele Calzavara, Claudio Gagliolo, Marcello Macciò, Danilo Muraglia.
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 708 - Sezione B 28 TOTALE 736 (di cui 647 uomini e 89 donne) al 29 febbraio 2016
ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE Sezione A 1.069 - Sezione B 74 TOTALE 1.143 (di cui 964 uomini e 179 donne) al 29 febbraio 2016
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m ail box Una lettera critica del vice presidente dell’Enpa di Savona proposito del nostro intervento sui “buchi” della L.R. 23/2000 che parla, in caso di aperture di cantieri, dell’obbligo di spostare gli animali e poi riportarli nella collocazione originaria. Ma non parla solo delle colonie di randagi: la norma cita anche “gli altri” e questo può aprire situazioni paradossali, come avevamo scritto e ribadiamo nella risposta del direttore.
«QUELLO SPIRITO FUORI LUOGO SUI GATTI» MA IL PROBLEMA È UNA LEGGE SCRITTA MALE Dr. Ing. G.B. Buzzi, vicepresidente ENPA Savona - Spettabile redazione, mi riferisco all’intervento in prima pagina di G. San. sull’articolo 8 della legge regionale 23/2000 sulla tutela delle colonie feline. Oltre ad essere iscritto all’Ordine dal 1978 sono anche, da molti anni prima, volontario dell’ENPA di Savona ed estensore dell’articolo incriminato, che proposi ad un consigliere regionale, che lo accolse e lo presentò nella discussione del disegno di legge, ottenendone l’approvazione. In quasi 16 anni di applicazione della norma, almeno in provincia di Savona dove come volontario mi occupo anche di questo settore, non vi sono state interruzioni dei lavori o altri problemi; le imprese che si trovavano (e si trovano) a costruire in zone dove sono presenti colonie di gatti liberi, a parte qualche rara e iniziale manifestazione d’insofferenza, hanno subito condiviso lo spirito collaborativo della norma; in pratica si tratta di svolgere nel sito un veloce sopralluogo assieme alla volontaria che si occupa della colonia, individuare un piccolis-
simo spazio (fuori del cantiere) dove continuare a sfamare e curare i gatti e spostarvi le minuscole attrezzature necessarie. I lavori non hanno mai avuto interruzioni e siamo vissuti più o meno tutti felicemente, i costruttori, le gattare, i volontari dell’ENPA ed i gatti. È cosi grave secondo G. San.? Si è reso necessario proporre ed ottenere l’emanazione della legge, che tanta inutile ironia ha suscitato nel giornalista, perché prima erano diffusi casi di arroganza ed insensibilità, in cui le imprese demolivano tutto senza alcuna pietà o riguardo e senza neppure ascoltarci. Invece rondini, quasi scomparse, meglio rondoni, piccioni e pipistrelli, sono tutelati da leggi nazionali e siamo sempre riusciti, con reciproca comprensione a conciliare le esigenze degli animali e quelle delle imprese. È infatti bastato parlarsi. Le colonie di vermi, scarafaggi, tarme e formiche - stia sereno il signor G. San. - non sono tutelate da alcuna legge. Distinti saluti
Risponde Gianfranco Sansalone, direttore di “A&B” – Egregio ing. Buzzi, le confesso che sull’argomento ci siamo andati giù pesanti volutamente. Un corsivo – il mio, G.San. – decisamente provocatorio; una simpatica vignetta di Stefano Rolli, il più bravo sulla piazza e non solo; e a seguire ben quattro pagine firmate dall’ing. Maurizio Michelini, che quando ci si mette commenta leggi e decreti con inchiostro al cianuro. Volevamo, speravamo di attirare l’attenzione per denunciare il modo in cui spesso si legifera in questo Paese e aprire una nuova battaglia. Contro i gatti e gli animali? Ovviamente no, e dispiace che il nostro intento sia stato da lei frainteso. L’obiettivo non erano certo loro, come avrà modo di considerare se rileggerà con maggiore serenità tutto il servizio (corsivo, vignetta e rubrica “controrullo”) nel suo complesso, dedicato appunto alla legge regionale n. 23/2000 che impone in caso di apertura di cantieri pubblici o privati di spostare e poi riportare nella collocazione originale eventuali colone di gatti e “di altri animali”. Lo specifica proprio l’art. 8, di cui lei ci informa di essere stato a suo tempo l’ispiratore. Della sua sensibilità non si può che darle atto e riconoscerle ogni merito. Ma il legislatore, quando scrive e fa approvare una legge, deve anche chiedersi gli effetti che questa può creare. De jure, come amano dire gli avvocati, se nel caso in specie una norma obbliga a riportare nella sede originaria non solo i gatti, ma anche “gli altri animali” (si intende “tutti” gli altri animali) e chi è tenuto a rispettarla non lo fa, è chiaro che commette un illecito. E in questa situazione si possono trovare i direttori dei lavori, i proprietari e tutti coloro che si rendano responsabili di un eventuale non rientro in sede degli animali “sfrattati”. Da qui l’apparente ironia: quindi anche colonie di vermi, piccioni e altri uccelli a cui sarà distrutto il nido: e inoltre formiche, tarme, scarafaggi? “Apparente” perché un obbligo così genericamente formulato – in caso
di contenziosi, creati in buona o cattiva fede – può aprire autentiche voragini con conseguenze paradossali. Da qui la battuta sul fatto che non esistendo animali di serie A e di serie B, a termini di legge anche i topi fuggiti in seguito all’apertura di un cantiere, una volta finiti i lavori devono avere il diritto di veder ripristinata la loro tana ed essere riportati a casa. O le rondini o i rondoni a cui si è pur scrupolosamente ricostruito il nido. Ma se non si riesce a convincerli a rientrare, si possono configurare responsabilità a carico dei direttori dei lavori che li hanno cacciati? Ma se fosse lei il direttore dei lavori e qualcuno – magari i condomini di fronte, ai quale ha creato qualche problema, giusto così per fargliela pagare, la denunciassero in base all’art. 8 della legge 23/2000 – ci troverebbe qualcosa da ridere? Forse quando lo leggerebbe sui giornali si divertirebbe, ma alla prima parcella del suo avvocato le assicuro che il buon umore le passerebbe. Finora però non è mai avvenuto nulla di male, dice lei, tutto è filato liscio, perché dovrebbe succedere? Perché c’è sempre una prima volta potrei risponderle. Oppure perché ci sono organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta che nel settore edile oggi usano sempre più i codici e non i proiettili per ricattare, minacciare, fare pressioni, arrivare allo scopo, tanto è vero che mica per niente i figli dei boss studiano giurisprudenza e aprono studi legali. Invece le rispondo perché quando il legislatore scrive le norme deve evitare di precostituire situazioni che invece di semplificare l’attività di chi lavora e la vita dei cittadini, possano rischiare di complicarle. Come vede i gatti, gli animali domestici e anche gli altri non c’entravano proprio nulla, non erano l’oggetto dell’ironia e della satira ma solo il tramite per ribadire una volta di più, nella maniera più efficace possibile – e se mi consente anche abbastanza chiara – un concetto che questo giornale negli ultimi due anni ha ripreso più volte. Ricambio i saluti e auguro i migliori successi all’Enpa per la sua utilissima attività. n. 3 - Marzo 2016 -
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Sommario
SOMMARIO 1 Il Rullo... di Rolli Vignetta a cura di S. Rolli 2 Post-Rullo I contatori della discordia: guida nella giungla normativa - Paolo Cavalletti, Maurizio Michelini 4 Editoriale Alla ricerca di nuove frontiere, ecco l’ingegneria del futuro - Fulvio Ricci 6 Random 9 Qui Federazione 9 Troppe cadute dall’alto: norme regionali da rivedere Claudia Bedini 11 Giovani professionisti oberati dai costi. Il Jobs Act promesso dal governo - Claudia Bedini 12 A&B Web Edition Gennaio: Un piano per la sicurezza nelle abitazioni 13 A&B Web Edition Febbraio: Legge sismica, chiesto un incontro con la Regione 14 Cover La rivoluzione del bim è qui: così è cambiata la progettazione - G. Sansalone 18 Professione red 2016 - Le giornate dell’Ingegneria 18 Una tappa importante sull’eccellenza italiana che si rivolge anche all’opinione pubblica Armando Zambrano I turisti non arrivano da soli: serve un motore di sviluppo - Roberto Formato 19 Nelle Smart Grid l’incontro tra informazione ed energia - Massimiliano Margarone 20 red 2016 - Il programma 21 agenzia per l’Italia Digitale: la proposta del cni Angelo Valsecchi 23 Cert’Ing: la piattaforma nazionale è on-line Roberto Orvieto 25 Ingegnere, professione donna, quando “comanda” lei - Giulia Danieli 27 Qui Ordine 27 Fad, la formazione a distanza sempre a “portata di device” - Roberto Orvieto 29 Bloc Notes: La storia urbanistica di Sanremo di Ivano Amoretti 30 La Federazione e gli Ordini provinciali della Liguria 31 Mailbox
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n. 3 - Marzo 2016
A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria - Codice Fiscale 95045940103 PEC: federazione.liguria@ingpec.eu www.federazioneingegneri.liguria.it Presidente: Paolo Caruana (Sp) Segretario: Claudia Bedini (Sp) Consiglieri: Giuseppe Anselmo (Im), Nicola Berlen (Sv), Maurizio Michelini (Ge), Domenico Muccio Palma (Ge), Roberto Orvieto (Ge), Domenico Pino (Im), Fulvio Ricci (Sv), Roberto Zanardi (Ge) Direttore Editoriale: Maurizio Michelini Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVII N. 3 – Marzo 2016 Chiuso in redazione il 29 Marzo 2016 Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova E-mail: graficalp@graficalp.191.it www.promogenova.it/grafica-lp/ Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Claudia Bedini, Gianluigi Calzetta, Paolo Caruana, Giulia Danieli, Roberto Formato, Massimiliano Margarone, Maurizio Michelini, Roberto Orvieto, Fulvio Ricci, Stefano Rolli. Grazie per la collaborazione alle segreterie degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona In copertina: Edificio realizzato in Brasile su Progetto Piacentini Ingegneri per conto di Piacentini Costruzioni Progetto editoriale: Agenzia Aba News abanews@abacomunicazione.it www.abacomunicazione.it Progetto grafico: Movie & Fashion Group Srl info@moviefashiongroup.com www.moviefashiongroup.com Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, vengono spedite 10.500 copie cartacee a tutti gli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle pubbliche istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà Le immagini riprodotte sono della Federazione, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale per gli iscritti agli albi provinciali dell’Ordine, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite
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